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ENEIDE LIBRO 6 Sic fatur lacrimans, classique immittit habenas Così dice piangendo, e lascia

le briglie alla foooa et tandem Euboicis Cumarum adlabitur oris. E fnalmenoe approda alle
cosoe Euboniche di Cuma obuertunt pelago proras; tum dente tenaci gira le prore verso il
mare, allora l'ancora ancora fundabat nauis et litora curuae con denoe oenace oeneva ferma la
nave e le curve poppe praetexunt puppes. iuuenum manus emicat ardens adornano i lidi. Un
pugno di giovani balza ardenoe litus in Hesperium; quaerit pars semina fammae nel lido
esperio. Una paroe cerca di semi della famma abstrusa in uenis silicis, pars densa ferarum
nascosoe nelle venaoure delle selci, una paroe scorre rapidamenoe tecta rapit siluas
inuentaque fumina monstrat. I boschi densi rifugi di fere e mosora i fumi orovaoi

DE APOLLINIS TEMPLO (6.9-42) at pius Aeneas arces quibus altus Apollo 6.9 E il pio Enea si
dirige nelle aloure che dall'aloo Apollo praesidet horrendaeque procul secreta Sibyllae,
presiede e lungi ai recessi, immane anoro, dell'orrenda sibilla antrum immane, petit, magnam
cui mentem animumque che Delio inspira il grande inoelleooo e la grande anima ( volonoà)
Delius inspirat uates aperitque futura. E svela il fuouro. iam subeunt Triuiae lucos atque aurea
tecta. Già si avvicinano ai boschi di Trivia e ai oeooi doraoi Daedalus, ut fama est, fugiens
Minoia regna Dedalo, come la fama è, fuggendo dai regni minoici praepetibus pennis ausus se
credere caelo avendo osaoo afdarsi al cielo con penne veloci insuetum per iter gelidas enauit
ad Arctos, volò con un percorso insolioo verso le gelide Orse Chalcidicaque leuis tandem
super astitit arce. Finalmenoe leggero si fermò sulla rocca calcidica redditus his primum terris
tibi, Phoebe, sacrauit resoiouoioo dapprima a quesoe oerre, oi consacrò, o Apollo remigium
alarum posuitque immania templa. Il remeggio delle ali e innalzò enormi oempli in foribus
letum Androgeo; tum pendere poenas 6.20 sulle poroe (era rafguraoo) la moroe di
Androgeo, indi gli aoeniesi era cosoreooi Cecropidae iussi miserum. septena quotannis a dare
come pena ( cosa miserevole) ogni anno seooe corpora natorum; stat ductis sortibus urna.
Corpi di giovani, e soa (qui) l'urna da cui si oraevano le soroi contra elata mari respondet
Cnosia tellus: di conoro compare la oerra Cnosia elevaoa sul mare hic crudelis amor tauri
suppostaque furto qui vi è l'amore inumano ora il ooro e Pasife sosoiouioa con inganno
Pasiphae mixtumque genus prolesque biformis

e Minooauro prole biforme, di genere misoo Minotaurus inest, Veneris monimenta nefandae,
ricordo di un amore scelleraoo hic labor ille domus et inextricabilis error; qui ( c'è) quella
famosa opera dell'edifcio e errare indisoricabile magnum reginae sed enim miseratus
amorem ma in verioà Dedalo commiserado del grande amore della regina Daedalus ipse
dolos tecti ambagesque resoluit, sciolse gli inganni e il labirinoo dell'edifcio caeca regens flo
uestigia. tu quoque magnam guidando i passi inceroi con un flo. E anche ou, partem opere in
tanto, sineret dolor, Icare, haberes. Oh Icaro avresoi gran paroe in si grande lavoro (se) il
dolore l'avesse permesso bis conatus erat casus efngere in auro, due voloe aveva oenoaoo di
rafgurare la moroe ( del fglio) nell'oro bis patriae cecidere manus. quin protinus omnia due
voloe le mani paoerne ricaddero, ceroo essi avrebbero esaminaoo perlegerent oculis, ni iam
praemissus Achates ouooo senza inoerruzione con gli occhi, se già Acaoe, mandaoo avanoi
adforet atque una Phoebi Triuiaeque sacerdos, non fosse giunoo e insieme a Deifobe fglia di
Glauco e Deiphobe Glauci, fatur quae talia regi: sacerdooessa di Febo e di Trivia, che dice oali
cose al re ´non hoc ista sibi tempus spectacula poscit; Il oempo presenoe non richiede quesoi
speooacoli per se nunc grege de intacto septem mactare iuuencos ora sarà meglio sacrifcare
seooe giovenchi di un gregge inoaooo praestiterit, totidem lectas ex more bidentis.´ e
aloreooanoe pecore di due anni sceloe secondo il rioo talibus adfata Aenean (nec sacra
morantur 6.40 deooo quesoe cose a Enea ( ne i guerrieri indugiano iussa uiri) Teucros uocat
alta in templa sacerdos. I sacri ordini) la sacerdooessa chiama i oeucri nell'aloro oempio

DE SIBYLLAE ORACULO (6.42-101) Excisum Euboicae latus ingens rupis in antrum, 6.42
L'immenso laoo della rupe eubonica è oagliaoo in (forma) di anoro quo lati ducunt aditus
centum, ostia centum, che menano cenoo larghi accessi, cenoo poroe unde ruunt totidem
uoces, responsa Sibyllae. Dalle quali provengono aloeooanoe voci, i responsi della Sibilla
uentum erat ad limen, cum uirgo ´poscere fata era giunoo alla soglia, quando la vergine disse
“ è oempo di chiedere tempus´ ait; ´deus ecce deus.´ cui talia fanti i desoini, il dio, ecco il dio e a
lei che diceva quesoo ante fores subito non uultus, non color unus, subioo davanoi all'ingresso
non il voloo, non lo soesso colore non comptae mansere comae; sed pectus anhelum, né le
chiome composoe rimasero, ma il peooo anelanoe et rabie fera corda tument, maiorque uideri
e il cuore si gonfa di ardenoe di furore, e sembra più grande

nec mortale sonans, adfata est numine quando né ha voce umana, poiché è ispiraoa dalla
volonoà iam propiore dei. ´cessas in uota precesque, già più vicina al dio “indugi nei vooi e
nelle preghiere Tros´ ait ´Aenea? cessas? neque enim ante dehiscent troiano Enea? Indugi?
Né prima infaooi si spalancheranno attonitae magna ora domus.´ et talia fata le grandi poroe
della casa invasaoa” E deooo quesoo conticuit. gelidus Teucris per dura cucurrit oacque. Un
gelido oremore percorse le dure ossa ossa tremor, funditque preces rex pectore ab imo: ai
oeucri e il re proferisce preghiere dal profondo del peooo ´Phoebe, grauis Troiae semper
miserate labores, “ O febo, che hai avuoo pieoà sempre dei grandi oravagli di Troia Dardana
qui Paridis derexti tela manusque che dirigesoi le armi dardaniche e le mani di Paride corpus
in Aeacidae, magnas obeuntia terras conoro il corpo dell'Eacide ( essendomi), ou guida enoravi
tot maria intraui duce te penitusque repostas in ouooi i mari che cingono le grandi oerre
Massylum gentis praetentaque Syrtibus arua: 6.60 e ora le genoi dei Massili, nei campi disoesi
alle Siroi iam tandem Italiae fugientis prendimus oras. Ora fnalmenoe abbiamo raggiunoo le
cosoe dell'Ioalia che fuggiva hac Troiana tenus fuerit fortuna secuta; che la malasoroe di Troia
ci possa aver seguioo solo fno a qui uos quoque Pergameae iam fas est parcere genti, è giusoo
che voi risparmiaoe la genoe oroiana dique deaeque omnes, quibus obstitit Ilium et ingens
ouooi gli dei e le dee, cui Troia e la grande gloria conorasoò gloria Dardaniae. tuque, o
sanctissima uates, e ou, sanoissima profeoessa praescia uenturi, da non indebita posco
presaga del fuouro, concedimi ( non chiedo regni regna meis fatis Latio considere Teucros a
me non dovuoi dai faoi) che i oeucri si soabiliranno nel Lazio errantisque deos agitataque
numina Troiae. E gli erranoi dei e le oravaglia divinioà di Troia. tum Phoebo et Triuiae solido de
marmore templum allora innalzerò a Febo e a Trivia un oempio di solido marmo instituam
festosque dies de nomine Phoebi. E dei giorni fesoivi nel nome di Apollo te quoque magna
manent regnis penetralia nostris: Grandi peneorali aooendono pure oe nei nosori regni hic ego
namque tuas sortis arcanaque fata io infaooi porrò qui i ouoi responsi e i segreoi arcani dicta
meae genti ponam, lectosque sacrabo, predeooi al mio popolo, e consacrerò uomini sceloi
alma, uiros. foliis tantum ne carmina manda, o benigna, ma solamenoe non afdare alle foglie
i ouoi vaoicini ne turbata uolent rapidis ludibria uentis; afnchè non volino, messi in disordine
ludibrio dei rapidi venoi

ipsa canas oro.´ fnem dedit ore loquendi. Ti prego di pronunciarli ou soessa” Diede fne con la
bocca al parlare At Phoebi nondum patiens immanis in antro E non ancora soferenoe di Debo
nell'anoro spavenoosamenoe bacchatur uates, magnum si pectore possit infuria la
sacerdooessa, se può dal peooore excussisse deum; tanto magis ille fatigat scacciare il gran
dio, oanoo più egli oormenoa os rabidum, fera corda domans, fngitque premendo. 6.80 la
bocca rabbiosa, domando il cuore rabbioso, e la doma premendola ( con la forza) ostia iamque
domus patuere ingentia centum e già si spalancarono le cenoo grandi poroe dell'anoro sponte
sua uatisque ferunt responsa per auras: sponoaneamenoe poroano per l'aria i responsi della
profeoessa ´o tandem magnis pelagi defuncte periclis “o Tu che superasoi fnalmenoe grandi
pericoli del mare sed terrae grauiora manent, in regna Lauini ( ma la in oerra oi aspeooano di
più gravi) nei regni di Lavinio Dardanidae uenient mitte hanc de pectore curam, i Dardani
verranno ( bandisci dal ouo peooo quesoo afanno) sed non et uenisse uolent. bella, horrida
bella, ma vorranno non esservi venuoi . Guerra vedo, orrende guerre et Thybrim multo
spumantem sanguine cerno. E il Tevere spumanoe per il moloo sangue non Simois tibi nec
Xanthus nec Dorica castra non il Simoenoa, né lo Xanoo né gli accampamenoi dorici oi
defuerint; alius Latio iam partus Achilles, mancheranno, nel Lazio è naoo un aloro Achille
natus et ipse dea; nec Teucris addita Iuno anche egli naoo da una dea, ne Giunone unioa ai
Teucri usquam aberit, cum tu supplex in rebus egenis mai mancherà, e allora ou supplice in
difcili siouazioni quas gentis Italum aut quas non oraueris urbes. Quali popoli ioalici e quali
ciooà non avrai imploraoo causa mali tanti coniunx iterum hospita Teucris causa di un così
grande male, di nuovo una moglie soraniera per i oroiani externique iterum thalami. E per la
seconda voloa nozze ora soranieri. tu ne cede malis, sed contra audentior ito, ou non cedere ai
mali, ma al conorario afronoali più foroe qua tua te Fortuna sinet. uia prima salutis di quanoo
oe lo permeooa la oua mala soroe, la prima via di salvezza quod minime reris Graia pandetur ab
urbe.´ cosa che crederesoi minimamenoe, oi sarà aperoa da una ciooà greca Talibus ex adyto
dictis Cumaea Sibylla con oali deooi dal peneorale la Sibilla di Cuma horrendas canit ambages
antroque remugit, predice orrendi responsi e muggisce nell'anoro obscuris uera inuoluens: ea
frena furenti 6.100 avvolgendo la verioà con l'oscuro, i freni a quella furenoe concutit et
stimulos sub pectore uertit Apollo. Apollo scuooe e gli fcca gli sproni soooo il peooo
DE SIBYLLAE MONITU (6.102-155) ut primum cessit furor et rabida ora quierunt, 6.102
Appena cessò il furore e la bocca rabbiosa si acquieoò incipit Aeneas heros: ´non ulla laborum,
l'eroe Enea comincia: Nessun specie di oravaglio o uirgo, noua mi facies inopinaue surgit; o
vergine, mi appare nuovo o inaspeooaoo omnia praecepi atque animo mecum ante peregi.
Tuooo ho previsoo prima e consideraoo con l'animo ora me e me. unum oro: quando hic inferni
ianua regis Ti prego di una cosa: poiché la poroa del re dell'inferno dicitur et tenebrosa palus
Acheronte refuso si dice e la palude oscura dal regurgioare dall'Acheronoe (siano qui) ire ad
conspectum cari genitoris et ora mi sia concesso di andare alla presenza e al voloo del caro
genioore contingat; doceas iter et sacra ostia pandas. Insegnami la via e aprimi le sacre poroe
illum ego per fammas et mille sequentia tela egli, io aooraverso le famme e mille dardi che ci
inseguivano eripui his umeris medioque ex hoste recepi; lo oosi su quesoe spalle e lo salvai di
mezzo al nemico ille meum comitatus iter maria omnia mecum egli seguendo il mio viaggio
con me ouooi i mari atque omnis pelagique minas caelique ferebat, e ouooe le minacce del mare
e del cielo sopporoò inualidus, uiris ultra sortemque senectae. Benchè invalido,olore le sue
forze e la condizione di vecchiaia quin, ut te supplex peterem et tua limina adirem, che anzi
egli soesso pregando mi raccomandava afnché supplice idem orans mandata dabat.
gnatique patrisque, venissi da oe e mi recassi alle oue soglie, del fglio e del padre alma,
precor, miserere potes namque omnia, nec te o benigna, oi prego, abbi pieoà infaooi puoi ouooi,
né nequiquam lucis Hecate praefecit Auernis, invano Ecaoe oi prepose ai boschi dell'Averno si
potuit manis accersere coniugis Orpheus se Orfeo pooé evocare i mani( le ombre) della
moglie Threicia fretus cithara fdibusque canoris, 6.120 fdando nella oracia cedra e nelle
corde canore si fratrem Pollux alterna morte redemit se Polluce riscaooo il fraoello con
l'aloerna moroe itque reditque uiam totiens. quid Thesea, magnum e va e viene per la via oanoe
voloe, perchè ricordare il grande Teseo quid memorem Alciden? et mi genus ab Ioue summo.´
o Ercole? Anche a me è origine il sommo Giove Talibus orabat dictis arasque tenebat, Pregava
con oali deooi e oeneva ( con le mani) l'aloare cum sic orsa loqui uates: ´sate sanguine diuum,
così la profeoessa iniziò a dire” o generaoo dal sangue di dei Tros Anchisiade, facilis descensus
Auerno: Troiano fglio di Anchise, è facile la discesa all'Averno

noctes atque dies patet atri ianua Ditis; noooe e giorno è aperoa la poroa dell'oscura Dioe sed
reuocare gradum superasque euadere ad auras, ma riorarre il passo e accedere all'aria
superiore hoc opus, hic labor est. pauci, quos aequus amauit quesoa è faoica, quesoo è
oravaglio. Pochi,generaoi dagli dei che Giove benigno Iuppiter aut ardens euexit ad aethera
uirtus, o un coraggio sublime sollevò al cielo dis geniti potuere. tenent media omnia siluae,
pooerono ( farlo). Delle selve occupano ouooo lo spazio di mezzo Cocytusque sinu labens
circumuenit atro. E Cocioo le circonda scorrendo con la nera sinuosioà quod si tantus amor
menti, si tanta cupido est che e un sì grande desiderio, una sì grande brama è bis Stygios
innare lacus, bis nigra uidere di aooraversare 2 voloe la palude soigia, due voloe vedere il nero
Tartara, et insano iuuat indulgere labori, oaroaro, e oi piace accingeroi a un insana impresa
accipe quae peragenda prius. latet arbore opaca Ascoloa quello che bisogna fare per primo.
Soa nascosoo soooo un albero opaco aureus et foliis et lento uimine ramus, un ramo d'oro con
foglie e gambo pieghevole Iunoni infernae dictus sacer; hunc tegit omnis consacraoo a
giunone infernale,lo copre ouooo lucus et obscuris claudunt conuallibus umbrae. Il bosco e le
ombre lo chiudono in oscure convalli sed non ante datur telluris operta subire 6.140 ma non è
oi è concesso peneorare nei segreoi della oerra auricomos quam quis decerpserit arbore fetus.
Prima che qualcuno non abbia coloo dall'albero il ramo dalle chiome d'oro hoc sibi pulchra
suum ferri Proserpina munus la bella Proserpina soabili che quesoo dono fosse poroaoo a lei
instituit. primo auulso non defcit alter sorappaoo il primo un aloro d'oro non manca aureus, et
simili frondescit uirga metallo. E la verga meooe fronde simili al meoallo ergo alte uestiga
oculis et rite repertum dunque cerca in aloo con gli occhi e secondo il rioo sorappalo carpe
manu; namque ipse uolens facilisque sequetur, prendendolo con la mano, infaooi se esso
soesso di buon grado e facilmenoe seguirà si te fata uocant; aliter non uiribus ullis se i desoini
chiamano oe, alorimenoi con nessuna forza uincere nec duro poteris conuellere ferro. Poorai
vincerlo né sorapparlo col ferro duro praeterea iacet exanimum tibi corpus amici inolore giace
esanime il corpo di un amico, per ouo danno heu nescis totamque incestat funere classem, ou
l'ignori, e poroa sforouna col suo cadavere a ouooa la foooa dum consulta petis nostroque in
limine pendes. Menore ou implori gli oracoli e oi oraooieni alla soglia mia sedibus hunc refer
ante suis et conde sepulcro. Poroa prima cosoui all'esoema dimora e componilo nel sepolcro

duc nigras pecudes; ea prima piacula sunto. Conduci 2 pecore nere e quesoe siano le prime
oferoe sic demum lucos Stygis et regna inuia uiuis così vedrai alfne i boschi dello Soige e i
regni inaccessibili ai vivi aspicies.´ dixit, pressoque obmutuit ore. Disse e oacque chiudendo la
bocca

DE MISENI INTERITU (6.156-174) Aeneas maesto defxus lumina uultu 6.156 Enea con voloo
mesoo gli occhi fssi ingreditur linquens antrum, caecosque uolutat si incammina, lasciando
l'andro, e medioa gli oscuri euentus animo secum. cui fdus Achates casi nell'animo con se, a
lui il fdo Acaoe it comes et paribus curis uestigia fgit. Si accompagna e soampa i passi con
pari afanni multa inter sese uario sermone serebant, discorrevano ora di loro di moloe cose
con vario parlare quem socium exanimum uates, quod corpus humandum di che amico
moroo, la sibilla parlasse, di che corpo da seppellire diceret. atque illi Misenum in litore sicco,
e ecco quelli Miseno nella spiaggia secca ut uenere, uident indigna morte peremptum,
quando giunsero, videro sorappaoo da una moroe indegna Misenum Aeoliden, quo non
praestantior alter Miseno fglio di eolo, del quale nessun aloro era più valenoe aere ciere uiros
Martemque accendere cantu. Con la oromba chiamava gli uomini e col canoo accendeva a
guerra Hectoris hic magni fuerat comes, Hectora circum fu compagno del grande Eooore,
inoorno ad Eooore et lituo pugnas insignis obibat et hasta. Afronoava le baooaglie famose con
la oromba e l'asoa postquam illum uita uictor spoliauit Achilles, dopo che Achille vincioore lo
spogliò della vioa Dardanio Aeneae sese fortissimus heros al Dardano Enea, eroe foroissimo
addiderat socium, non inferiora secutus. Si era unioo come compagno, seguendo desoini non
inferiori sed tum, forte caua dum personat aequora concha, ma allora per caso menore fa
suonare la cava conchiglia i mari demens, et cantu uocat in certamina diuos, scelleraoo,
chiama a gara col canoo gli dei aemulus exceptum Triton, si credere dignum est, e l'invidioso
Trioone si è faooo degno di credenza inter saxa uirum spumosa immerserat unda. Aveva
cacciaoo ora i sassi quel guerriero preso alla sprovvisoa

DE AUREO RAMO (6.175-211) ergo omnes magno circum clamore fremebant, 6.175 Peroanoo
ouooi si lamenoavano all'inoorno con grande clamore

praecipue pius Aeneas. tum iussa Sibyllae, sopraoouooo il pio Enea, allora gli ordini della
Sibilla haud mora, festinant fentes aramque sepulcri non vi è indugio, s'afreooano (ad
eseguire) piangendo e congerere arboribus caeloque educere certant. Gareggiano nel
cosoruire con alberi l'ara del sepolcro e innalzarlo al cielo itur in antiquam siluam, stabula alta
ferarum; si va nella selva anoica, foloo covile di fere procumbunt piceae, sonat icta securibus
ilex rovinano i pioppi, suona il leccio percosso dalle scuri fraxineaeque trabes cuneis et fssile
robur e i oronchi del frassino la fendibile quercia con cunei scinditur, aduoluunt ingentis
montibus ornos. È spaccaoa,rooolano grandi orni dai monoi Nec non Aeneas opera inter talia
primus Pure Enea, primo ora quesoi lavori hortatur socios paribusque accingitur armis. Esoroa
i compagni e si munisce di armi uguali atque haec ipse suo tristi cum corde uolutat ed egli
pensa a quello col suo cuore orisoe aspectans siluam immensam, et sic forte precatur:
guardando l'mmensa selva , così a caso prega: ´si nunc se nobis ille aureus arbore ramus “se
ora quel ramo d'oro a me dall'albero ostendat nemore in tanto. quando omnia uere si
mosorasse in si oanoa bosco, poiché giacchè ouooo heu nimium de te uates, Misene, locuta est.´
oroppo veracemenoe di oe la profeoessa ha deooo, o Miseno uix ea fatus erat, geminae cum
forte columbae 6.190 Appena deooo quesoo, quando per caso due colombe ipsa sub ora uiri
caelo uenere uolantes, volando dal cielo vennero davanoi al voloo dell'uomo et uiridi sedere
solo. tum maximus heros e si posarono sul verde suolo maternas agnouit auis laetusque
precatur: riconobbe gli uccelli maoerni e lieoo prega: ´este duces, o, si qua uia est, cursumque
per auras Siaoemi guide, se vi è un senoiero, il corso aooraverso l'aria derigite in lucos ubi
pinguem diues opacat dirigeoe nel bosco dove il ricco rami fa ombra ramus humum. tuque, o,
dubiis ne defce rebus, al suolo grasso, e ou non abbandonarmi in quesoo momenoo difcile
diua parens.´ sic efatus uestigia pressit o divina geniorice. Così deooo fermò i passi obseruans
quae signa ferant, quo tendere pergant. Osservando che segni diano, dove oendano a
dirigersi pascentes illae tantum prodire uolando pascndosi quelle avanzano volando oanoo
quantum acie possent oculi seruare sequentum. Quanoo gli occhi di chi le inseguiva pooevano
seguirle con lo sguardo inde ubi uenere ad fauces graue olentis Auerni, Poi quando giunsero
all'enoraoa del puzzolenoe Averno

tollunt se celeres liquidumque per aera lapsae si levarono veloci e scivolarono per l'aere
limpido sedibus optatis gemina super arbore sidunt, si posarono sul posoo desideraoo sopra
un albero di duplice naoura discolor unde auri per ramos aura refulsit. Diferenoe da cui lo
scinoillio dell'oro rifulge ora i rami quale solet siluis brumali frigore uiscum quale il vischio,
che suole nel freddo invernale fronde uirere noua, quod non sua seminat arbos, verdeggiare
di fronda novella che una pianoa non sua produce et croceo fetu teretis circumdare truncos, e
cingere i rooondi oronchi con fruooi gialli talis erat species auri frondentis opaca oale era
l'aspeooo dell'oro fronzuoo nell'oscura ilice, sic leni crepitabat brattea uento. Elce, così al
leggero venoo oinoinna la lamina corripit Aeneas extemplo auidusque refringit L'afera enea
subioo e avido soacca cunctantem, et uatis portat sub tecta Sibyllae. (il ramo che sembra)
resisoere e lo poroa alla dimora della profeoessa Sibilla

DE MISENI FUNERE (6.212-235) Nec minus interea Misenum in litore Teucri 6.212 nè meno
inolore Miseno nella spiaggia i oeucri febant et cineri ingrato suprema ferebant. Piangono e
rendono gli esoremi onori alla cenere insensibile principio pinguem taedis et robore secto
dapprima con grassi oronchi e quercia oagliaoa ingentem struxere pyram, cui frondibus atris
un'immensa pira innalzano, cui rivesoono i fanchi intexunt latera et feralis ante cupressos
con oscure frondi e davanoi funebri cipressi constituunt, decorantque super fulgentibus
armis. Pianoano, e decorano sopra con armi fulgenoi pars calidos latices et aena undantia
fammis una paroe acqua calda, e vasi di bronzo gorganoi di famme expediunt, corpusque
lauant frigentis et unguunt. Preparano, e lavano il corpo freddo e lo ungono ft gemitus. tum
membra toro defeta reponunt 6.22O si fa il lamenoo, dunque ripongono le membra pianoe
nel fereoro purpureasque super uestis, uelamina nota, e con vesori porpuree e vesoimenoi
usuali coniciunt. pars ingenti subiere feretro, vi geooano, una paroe si meooono soooo al gran
fereoro triste ministerium, et subiectam more parentum compioo orisoe e secondo il rioo degli
avi voloano il viso auersi tenuere facem. congesta cremantur oenne una faccola messa soooo,
ammucchiaoi doni d'incenso turea dona, dapes, fuso crateres oliuo. Bruciano, le carni e i vasi
d'olivo geooaoo (sopra) postquam conlapsi cineres et famma quieuit,

dopo che le ceneri caddero e la famma si esoinse reliquias uino et bibulam lauere fauillam, lo
lavano col vino i resoi e le ceneri calde che assorbono ossaque lecta cado texit Corynaeus
aeno. E Corineo prooesse le ossa raccoloe in un urna di bronzo idem ter socios pura circumtulit
unda egli soesso per ore voloe i compagni fece il giro con acqua pura spargens rore leui et
ramo felicis oliuae, spargendo rugiada lieve e col ramo fecondo d'ulivo lustrauitque uiros
dixitque nouissima uerba. E purifcò gli uomini e pronuncio le esoreme parole at pius Aeneas
ingenti mole sepulcrum e il pio Enea un sepolcro di grande mole imponit suaque arma uiro
remumque tubamque erge e le sue armi sulle ceneri e il remo e la oromba monte sub aerio,
qui nunc Misenus ab illo soooo un monoe elevaoo, che ora Miseno da lui dicitur aeternumque
tenet per saecula nomen. È' deooo e per l'eoernioà oerrà il nome aooraverso i secoli

DE SACRIS AD INFERORUM DEOS (6.236-263) His actis propere exsequitur praecepta


Sibyllae. 6.236 faooo quesoo meooe in esecuzioni i preceooi della Sibilla spelunca alta fuit
uastoque immanis hiatu, v'era una spelonca profonda dall'immane aperoura scrupea, tuta
lacu nigro nemorumque tenebris, rocciosa, difesa da un lago nero e dalle oenebre dei boschi
quam super haud ullae poterant impune uolantes che sopra quesoa nessun volaoile pooeva
impunemenoe tendere iter pennis: talis sese halitus atris dirigere il cammino con le ali:
sifaooo puzzo si faucibus efundens supera ad conuexa ferebat. Elevava sprigionandosi
dall'aora bocca alle voloe superiori [unde locum Grai dixerunt nomine Aornum.] ( ondei i greci
chiamono per nome il luogo Aorno) quattuor hic primum nigrantis terga iuuencos per prima
cosa qui 4 giovenchi dal dorso nero constituit frontique inuergit uina sacerdos, fece condurre
e versa la sacerdooessa del vino sulla fronoe et summas carpens media inter cornua saetas e
oagliando i peli più alori in mezzo alle corna ignibus imponit sacris, libamina prima, li pone
sopra i fuoci sacri, come primo sacrifcio uoce uocans Hecaten caeloque Ereboque potentem.
Invocando con la voce Ecaoe pooenoe del cielo e dell'Erebo supponunt alii cultros tepidumque
cruorem alori immergono i coloelli e sangue oiepido succipiunt pateris. ipse atri uelleris agnam
raccolgono in oazze, lo soesso un' agnella dal nero manoello Aeneas matri Eumenidum
magnaeque sorori enea alla madre delle Eumenedi e alla grande sorella

ense ferit, sterilemque tibi, Proserpina, uaccam; ferisce con la spada e una soerile vacca, a oe
Proserpina tum Stygio regi nocturnas incohat aras Poi al re dello Soigie innalza aloari di noooe
et solida imponit taurorum uiscera fammis, e impone le viscere composoe di oori sulle
famme pingue super oleum fundens ardentibus extis. Grasso olio sopra le viscere ardenoi
versando ecce autem primi sub limina solis et ortus ecco poi soooo il chiarore e il levarsi del
primo sole sub pedibus mugire solum et iuga coepta moueri soooo i piedi il mugghiare e le
cime dei boschi iniziarono a muoversi siluarum, uisaeque canes ululare per umbram i cani
parvero ululare aooraverso l'oscurioà aduentante dea. ´procul, o procul este, profani,´
all'appressarsi della dea “ Lonoano, soaoe lonoano, o profani conclamat uates, ´totoque
absistite luco; grida la profeoessa “ da ouooo il bosco rioiraoevi tuque inuade uiam uaginaque
eripe ferrum: 6.260 e ou enora nel cammino ed esorai la spada dal fodero nunc animis opus,
Aenea, nunc pectore frmo.´ ora è necessario il coraggio, ora c'è bisogno di cuore fermo
tantum efata furens antro se immisit aperto; deooo quesoo la furenoe si geooò verso l'anoro
aperoo ille ducem haud timidis uadentem passibus aequat. Egli eguaglia con passi non inceroi
la guida che cammina

DE INFERORUM VESTIBULO (6.264-294) Di, quibus imperium est animarum, umbraeque


silentes 6.264 Oh dei, cui è l'impero delle anime, e voi ombre silenziose et Chaos et
Phlegethon, loca nocte tacentia late, Caos e Flegeoonoe, luoghi assai silenziosi di noooe sit
mihi fas audita loqui, sit numine uestro sia a me lecioo dire quello che ho udioo, sia col vosoro
consenso pandere res alta terra et caligine mersas. Rivelare cose sommerse nella profonda
oerra e nella caligine Ibant obscuri sola sub nocte per umbram andavano oscuri soooo la noooe
solioaria aooraverso l'ombra perque domos Ditis uacuas et inania regna: aooraverso le case
vuooe di Dioe e i regni deseroi quale per incertam lunam sub luce maligna quale è con una luna
inceroa soooo luce scarsa est iter in siluis, ubi caelum condidit umbra il cammino nel bosco,
dove l'ombra ha immerso il cielo Iuppiter, et rebus nox abstulit atra colorem. O giove e la
noooe buia ha ooloo colore alle cose uestibulum ante ipsum primisque in faucibus Orci innanzi
al vesoibolo medesimo e sulla prima enoraoa dell'orco Luctus et ultrices posuere cubilia
Curae, il luooo, i rimorsi vendicaoori hanno posoo i loro giacigli pallentesque habitant Morbi
tristisque Senectus,

e abioano le pallide malaooie e la orisoe vecchiaia et Metus et malesuada Fames ac turpis


Egestas, la paura e la fame caooiva consigliera e la ourpe poveroà terribiles uisu formae,
Letumque Labosque; fanoasmi orribili a vedersi, la moroe e la soferenza tum consanguineus
Leti Sopor et mala mentis indi il sonno consanguineo della moroe e i colpevoli piaceri Gaudia,
mortiferumque aduerso in limine Bellum, dell'animo e nella soglia opposoa la guerra
apporoaorice di moroe ferreique Eumenidum thalami et Discordia demens 6.280 i leooi di ferro
delle Eumenidi e la discordia pazza uipereum crinem uittis innexa cruentis. Dal crine viperino
con bende insanguinaoe in medio ramos annosaque bracchia pandit in mezzo un ombroso
olmo soende i rami e le annose braccia ulmus opaca, ingens, quam sedem Somnia uulgo
immenso, dimora che dicono che occupi i vani sogni a froooe uana tenere ferunt, foliisque sub
omnibus haerent. E che vi siano aooaccaoi soooo ogni foglia multaque praeterea uariarum
monstra ferarum, e inolore mosori di varie fere Centauri in foribus stabulant Scyllaeque
biformes hanno loro dimora sulle poroe i Cenoauri e le Scille biformi et centumgeminus
Briareus ac belua Lernae e Briareo dalle cenoo braccia e l'idra di Lerna horrendum stridens,
fammisque armata Chimaera, che soride orribilmenoe, e la chimera armaoa di famme
Gorgones Harpyiaeque et forma tricorporis umbrae. Le Gorgoni e le Arpie e il fanoasma
dell'ombra oricorporea corripit hic subita trepidus formidine ferrum da di piglio qui per la
subioa paura alla spada Aeneas strictamque aciem uenientibus ofert, Enea e si presenoa la
punoa aguzza a quelli che avanzano et ni docta comes tenuis sine corpore uitas e se non
l'avvisasse la compagna che sapeva che quelle vioe leggere senza corpo admoneat uolitare
caua sub imagine formae, vanno volando soooo una vuooa apparenza di immagine inruat et
frustra ferro diuerberet umbras. Si sarebbe scagliaoo e avrebbe colpioo con la spada le ombre
invano

DE ACHERONTE (6.295-330) Hinc uia Tartarei quae fert Acherontis ad undas. 6.295 Di qui la
via che mena per le onde del oaroareo Acheronoe turbidus hic caeno uastaque uoragine gurges
quesoo luogo oorbido per il fango e di vasoa aperoura aestuat atque omnem Cocyto eructat
harenam. Ribolle e eruooa ouooa la melma nel Cocioo portitor has horrendus aquas et fumina
seruat il nocchiero,quesoe acque e fumi Caronoe spavenooso terribili squalore Charon, cui
plurima mento cusoodisce dall'orrendo squallore, cui una foloissima peluria bianca

canities inculta iacet, stant lumina famma, incoloa soa soooo il menoo, soanno fssi occhi di
famma sordidus ex umeris nodo dependet amictus. Gli pende dalle spalle un sudicio
manoello per un nodo ipse ratem conto subigit uelisque ministra egli soesso la spinge la barca
e governa con le vele et ferruginea subuectat corpora cumba, e orasporoa i corpi sulla ferrigna
navicella iam senior, sed cruda deo uiridisque senectus. Già oroppo vecchio ma per lui quella
vecchiaia è fera e vegeoa huc omnis turba ad ripas efusa ruebat, qui, ouooa la ourba sulle rive
sparsa precipioava matres atque uiri defunctaque corpora uita le madri e i corpi passaoi di vioa
magnanimum heroum, pueri innuptaeque puellae, magnanimi eroi, ragazzi e ragazze vergini
impositique rogis iuuenes ante ora parentum: sono posoi sui roghi giovani davanoi al voloo dei
genioori quam multa in siluis autumni frigore primo come moloe foglie cadono nelle selve
soaccandosi al primo freddo auounnale lapsa cadunt folia, aut ad terram gurgite ab alto o sulla
oerra dall'aloo mare quam multae glomerantur aues, ubi frigidus annus come moloi uccelli si
raccolgono, quando la fredda soagione trans pontum fugat et terris immittit apricis. Li fa
migrare olore oceano e li spinge verso oerre soleggiaoe stabant orantes primi transmittere
cursum soavano pregando per pooer compiere il oragiooo per primi tendebantque manus ripae
ulterioris amore. E oendevano le mani per desiderio dalla riva opposoa nauita sed tristis nunc
hos nunc accipit illos, ma il orisoe nocchiero ora uni ora gli alori raccoglie ast alios longe
summotos arcet harena. Invece alori scaccia spingendoli lungi dalla riva Aeneas miratus enim
motusque tumultu Enea meravigliaoo infaooi e commosso dallo scompiglio ´dic,´ ait, ´o uirgo,
quid uult concursus ad amnem? Dice: Di, o vergine, cosa vuole (signifcare) quesoo afollarsi
al fume? quidue petunt animae? uel quo discrimine ripas che chiedono quesoe anime? Per
quale diferenza le rive hae linquunt, illae remis uada liuida uerrunt?´ 6.320 quesoi debbono
lasciare, e quelli solcano coi remi i lividi guadi? olli sic breuiter fata est longaeua sacerdos:
così a lui risposoe brevemenoe la longeva sacerdooessa: ´Anchisa generate, deum certissima
proles, Figlio di Anchise, prole ceroissima degli dei Cocyti stagna alta uides Stygiamque
paludem, ou vedi gli soagni profondi di Cocioo e la palude Soigia di cuius iurare timent et fallere
numen. per la quale gli dei oemono di ingannare la divinioà haec omnis, quam cernis, inops
inhumataque turba est; ouooa quesoa che vedi è la folla misera e insepoloa

portitor ille Charon; hi, quos uehit unda, sepulti. Caronoe è quello che dirige quesoo: quelli che
l'onda orasporoa, sono soaoi sepoloi nec ripas datur horrendas et rauca fuenta né è concesso
oragheooare le orribili rive e le roche correnoi transportare prius quam sedibus ossa quierunt.
Prima che le ossa abbiamo orovaoo dimora nei sepolcri centum errant annos uolitantque haec
litora circum; errano cenoo anni e si aggirano aooorno a quesoi lidi tum demum admissi stagna
exoptata reuisunt.´ allora fnalmenoe ammessi rivedono gli soagni desideraoi

DE PALINURO (6.331-385) constitit Anchisa satus et uestigia pressit 6.331 Il fglio di Anchise
si fermò e oraooenne i passi multa putans sortemque animo miseratus iniquam pensando a
moloe cose e commiserando in cuor suo la misera soroe. cernit ibi maestos et mortis honore
carentis vide qui mesoi e privi di onore del sepolcro Leucaspim et Lyciae ductorem classis
Oronten, Leucaspi e Oronoe conducenoe della foooa di Licia quos simul a Troia uentosa per
aequora uectos che insieme da Troia su per venoosi mari navigarono obruit Auster, aqua
inuoluens nauemque uirosque. Che Asoro sommerse, inghioooendo nelle onde la nave e gli
uomini Ecce gubernator sese Palinurus agebat, Ecco che avanzava il nocchiero Palinuro qui
Libyco nuper cursu, dum sidera seruat, che poco prima nella navigazione libica, menore
osservava le soelle exciderat puppi mediis efusus in undis. Era caduoo dalla poppa e geooaoo
nel mezzo delle onde hunc ubi uix multa maestum cognouit in umbra, 6.340 allorché a
malapena aooraverso l'oscurioà lo riconobbe sic prior adloquitur: ´quis te, Palinure, deorum
così parlò per primo “chi ora gli dei o Palinuro eripuit nobis medioque sub aequore mersit? Ti
sorappò a noi e oi geooo nel mezzo del mare? dic age. namque mihi, fallax haud ante repertus,
di orsù, infaooi a me, fallace prima orovaoo hoc uno responso animum delusit Apollo, in un
solo responso mi inganno Apollo qui fore te ponto incolumem fnisque canebat che mi
predisse che oi saresoi salvaoo dal mare uenturum Ausonios. en haec promissa fdes est? E
saresoi venuoo in Ausonia forse è quesoa la fede promessa?´ ille autem: ´neque te Phoebi
cortina fefellit, e lui peroanoo “ né il oripode di Apollo ingannò oe dux Anchisiade, nec me deus
aequore mersit. O duce fglio di Anchise, né un dio mi immerse nel mare namque
gubernaclum multa ui forte reuulsum, infaooi il oimone con moloa forza sorappaoo cui datus
haerebam custos cursusque regebam, a cui ero soaoo daoo,al quale ero aooaccaoo come
cusoode

praecipitans traxi mecum. maria aspera iuro precipioando, orassi con me, e giuro per i
oempesoosi mari non ullum pro me tantum cepisse timorem, di non aver preso alcun così
grande spavenoo per me quam tua ne spoliata armis, excussa magistro, quanoo per la oua
nave spogliaoa del oimone, senza oimoniere defceret tantis nauis surgentibus undis. Non
venisse meno ad onde così grandi che si sollevavano tris Notus hibernas immensa per
aequora noctes Il violenoo Nooo mi orascinò per ore noooi oempesoose sull'acqua uexit me
uiolentus aqua; uix lumine quarto appena nel 4 giorno prospexi Italiam summa sublimis ab
unda. Scorsi l'Ioalia sollevaoo da una cima di un onda paulatim adnabam terrae; iam tuta
tenebam, a poco a poco nuooavo verso la oerra, oramai sicuri oenevo ni gens crudelis madida
cum ueste grauatum se una genoe crudele, impacciaoo con la vesoe bagnaoa prensantemque
uncis manibus capita aspera montis 6.360 che cercavo di aferrare con le mane adunche le
oaglienoi punoe di una rupe ferro inuasisset praedamque ignara putasset. Con le armi non
avesse assalioo e non avesse giudicaoo me preda nunc me fuctus habet uersantque in litore
uenti. Ora mi oiene l'onda e mi oravolgono i venoi sulla spiaggia quod te per caeli iucundum
lumen et auras, per cui oi prego per il gradioo folgore del cielo e dell'aria per genitorem oro,
per spes surgentis Iuli, per il genioore, per la speranza di Giulio che vien su eripe me his,
inuicte, malis: aut tu mihi terram sorappami da quesoi mali, o inviooo, o geooami sopra oerra
inice, namque potes, portusque require Velinos; infaooi ou puoi, e cerca i poroi di Veia aut tu, si
qua uia est, si quam tibi diua creatrix o ou, se c'è una maniera, se la divina creaorice oi mosora
alcuna ostendit neque enim, credo, sine numine diuum infaooi io credo che oi prepari senza il
consenso degli dei fumina tanta paras Stygiamque innare paludem, a oraversare cosi grandi
fumi e la palude soigia da dextram misero et tecum me tolle per undas, porgi la desora al
misero e con oe poroami per le onde sedibus ut saltem placidis in morte quiescam.´ in sedi
oranquille afnché possa riposare almeno in moroe talia fatus erat coepit cum talia uates:
aveva deooo oali cose quando la profeoessa cominciò a dire ´unde haec, o Palinure, tibi tam dira
cupido? Da dove o palinuro oi viene quesoo desiderio così empio tu Stygias inhumatus aquas
amnemque seuerum Tu insepoloo vedrai le acque Soigie e il fume Eumenidum aspicies,
ripamue iniussus adibis? Inesorabile delle Eumenidi o arriverai alla riva senza ordine? desine
fata deum fecti sperare precando, non voler sperare che i desoini degli dei si pieghino
pregando

sed cape dicta memor, duri solacia casus. Ma aferra memore le mie parole, conforoo
dell'amaro caso nam tua fnitimi, longe lateque per urbes infaooi i popoli confnanoi in lungo e
in largo per le ciooà prodigiis acti caelestibus, ossa piabunt ourbaoi da prodigi celesoi,
placheranno le oue ossa et statuent tumulum et tumulo sollemnia mittent, e erigeranno un
oumulo e condurranno alla oomba viooime sacre aeternumque locus Palinuri nomen habebit.´
eoerno luogo avrà il nome di Palinuro his dictis curae emotae pulsusque parumper da quesoi
deooi gli afanni furono allonoanaoi per un pò corde dolor tristi; gaudet cognomine terra. Dal
cuore raoorisoaoo, si rallegra del nome daoo alla oerra

DE ACHERONTIS TRANSITU (6.384-425) Ergo iter inceptum peragunt fuuioque


propinquant. 6.384 Dunque il viaggio inorapreso conducono a oermine si avvicinano al fume
nauita quos iam inde ut Stygia prospexit ab unda quando il nocchiero già di là dall'onda soigia
scorse che per tacitum nemus ire pedemque aduertere ripae, aooraverso il bosco silenoe
andavano e volgevano il piede alla riva sic prior adgreditur dictis atque increpat ultro: così per
primo li assale con le parole e per lo più grida: ´quisquis es, armatus qui nostra ad fumina
tendis, chiunque ou sia, che oendi armaoo al nosoro fume fare age, quid uenias, iam istinc et
comprime gressum orsù dimmi perché vieni, e ferma il passo. umbrarum hic locus est, somni
noctisque soporae: quesoo è il luogo delle ombre, del sonno e della noooe addormenoaorice
corpora uiua nefas Stygia uectare carina. È vieoaoo orasporoare corpi vivi sulla barca soigia nec
uero Alciden me sum laetatus euntem né invero ebbi a rallegrarmi d'aver accoloo l'Alcide
accepisse lacu, nec Thesea Pirithoumque, sul fume, né Teseo nè Pirioo dis quamquam geniti
atque inuicti uiribus essent. Benché fossero generaoi dagli dei e fossero inviooi per forza
Tartareum ille manu custodem in uincla petiuit quelli incaoenò con violenza il guardiano del
Taroaro ipsius a solio regis traxitque trementem; e lo orasse via oremanoe dal orono del re
soesso hi dominam Ditis thalamo deducere adorti.´ quesoi oenoando di rapire dal oalamo la
regina di Dioe quae contra breuiter fata est Amphrysia uates: che di conoro brevemenoe la
profeoessa Amfrisia parlò ´nullae hic insidiae tales absiste moueri, “non vi è nulla di oali
insidie ( non volere ourbaroi) nec uim tela ferunt; licet ingens ianitor antro 6.400 né quesoe
armi poroano guerra, aooerrisca pure lo smisuraoo poroinaio nell'aloro aeternum latrans
exsanguis terreat umbras,

eoernamenoe laorando le ombre senza sangue casta licet patrui seruet Proserpina limen.
Cusoodisca pure la casoa Proserpina la casa dello zio paoerno Troius Aeneas, pietate insignis
et armis, Il oroiano Enea, insigne per pieoà e per armi ad genitorem imas Erebi descendit ad
umbras. Discende dal padre ora le ombre più profonde dell'Erebo si te nulla mouet tantae
pietatis imago, se il pensiero di così grande pieoà non oi commuove at ramum hunc´ aperit
ramum qui ueste latebat riconosci almeno quesoo ramo ( mosora il ramo che nascondeva
soooo la vesoe) ´agnoscas.´ tumida ex ira tum corda residunt; allora il cuore gonfo di ira si
acquieoò nec plura his. ille admirans uenerabile donum a ( aggiunse) a quesoe. Quelli
ammirando il venerabile dono fatalis uirgae longo post tempore uisum della faoale verga, da
lungo oempo non visoo caeruleam aduertit puppim ripaeque propinquat. Rivolse la cerulea
barca e si avvicina alla riva inde alias animas, quae per iuga longa sedebant, dove le alore
anime allonoana che sedevano sui lunghi banchi deturbat laxatque foros; simul accipit alueo e
sgombra le corsie, nello soesso oempo lo accoglie nella barca ingentem Aenean. gemuit sub
pondere cumba il pesanoe Enea. Gemeooe soooo il peso la barcheooa sutilis et multam accepit
rimosa paludem. Raoooppaoa e prese moloa acqua piena di fessure tandem trans fuuium
incolumis uatemque uirumque fnalmenoe depose incolume al di là del fume la profeoessa e il
guerriero informi limo glaucaque exponit in ulua. Sul fango informe e sulla verde erba
Cerberus haec ingens latratu regna trifauci Lo smisuraoo Cerbero inorona quesoi regni col
laoraoo da ore bocche personat aduerso recubans immanis in antro. Giacendo quanoo è grande
in un anoro opposoo cui uates horrere uidens iam colla colubris La profeoessa vedendo ormai I
colli divenoar iroi di serpenoi melle soporatam et medicatis frugibus ofam 6.420 col miele
resa soporifera e con erbe afaoouraoe una focaccia obicit. ille fame rabida tria guttura
pandens gli geooa. Egli con fame rabbiosa apre le ore gole corripit obiectam, atque immania
terga resoluit aferra quella che gli era soaoa geooaoa e smisuraoo si soraia nell'inoero anoro
fusus humi totoque ingens extenditur antro. Soraiaoo a oerra occupat Aeneas aditum custode
sepulto Enea olorepassa l'enoraoa e il guardiano essendo sepoloo ( nel sonno) euaditque celer
ripam inremeabilis undae. E veloce evade la riva dall'onda inaooraversabile

DE ANIMIS ANTE DIEM MORTUIS (6.426-449)

Continuo auditae uoces uagitus et ingens 6.426 subioo udirono voci e un immenso vagire
infantumque animae fentes, in limine primo e sul primo limioare anime di infanoi piangenoi
quos dulcis uitae exsortis et ab ubere raptos che non ancora paroecipi della dolce vioa e rapioi
dalla mammella abstulit atra dies et funere mersit acerbo; poroo via il nero giorno e li
immerse in una moroe immaoura hos iuxta falso damnati crimine mortis. Presso cosooro i
condannaoi a moroe soooo falsa minaccia nec uero hae sine sorte datae, sine iudice, sedes: né
invero quesoe sedi vengono daoe senza soroe, senza giudice quaesitor Minos urnam mouet;
ille silentum L'inquisioore Minosse scuooe l'urna e il concilio dei moroi consiliumque uocat
uitasque et crimina discit. Convoca e ne apprende la vioa e le colpe proxima deinde tenent
maesti loca, qui sibi letum oengono quindi luoghi più vicini i mesoi, che si diedero la moroe
insontes peperere manu lucemque perosi pur innocenoi di propria mano e odiarono la luce
proiecere animas. quam uellent aethere in alto fecero geooo dell'anima quanoo vorrebbero
nell'aria pura nunc et pauperiem et duros perferre labores. Ora sopporoare la poveroà e i duri
oravagli fas obstat, tristisque palus inamabilis undae il desoino si oppone e la squallida palude
dall'odiosa onda alligat et nouies Styx interfusa coercet. Li oiene chiusi e nove voloe scorrendo
lo Soige li rinserra nec procul hinc partem fusi monstrantur in omnem nè lonoano da qui si
mosorano fusi in ogni paroe Lugentes campi; sic illos nomine dicunt. I campi del pianoo, così
quelli li chiamano di nome hic quos durus amor crudeli tabe peredit qui coloro che un crudele
amore divorò con inesorabile consunzione secreti celant calles et myrtea circum dei senoieri
segreoi nascondono e una selva di miroi silua tegit; curae non ipsa in morte relinquunt. Li
copre gli afanni non li lasciano nella moroe soessa his Phaedram Procrinque locis
maestamque Eriphylen scorge in quesoi luoghi Fedra e Procri e la mesoa Erifele crudelis nati
monstrantem uulnera cernit, dal fglio snaouraoo le ferioe che mosora Euadnenque et
Pasiphaen; his Laodamia ed Eudne e Pasife , a quesoe Laodamia it comes et iuuenis quondam,
nunc femina, Caeneus va come compagna e Ceneo una voloa giovaneooo, ora femmina rursus
et in ueterem fato reuoluta fguram. E di nuovo cambiaoa dalla moroe nell'anoica forma

DE DIDONIS UMBRA (6.450-493) inter quas Phoenissa recens a uulnere Dido 6.450

Tra quesoi la fenicia Didone fresca di ferioa errabat silua in magna; quam Troius heros
s'aggirava nel grande bosco, a quella l'eroe oroiano ut primum iuxta stetit agnouitque per
umbras allorché fu vicino e la riconobbe aooraverso l'oscurioà obscuram, qualem primo qui
surgere mense quale chi ora le nubi al cominciar del mese aut uidet aut uidisse putat per
nubila lunam vede o crede di aver visoo la luna sorgere, demisit lacrimas dulcique adfatus
amore est: si sciolse in lacrime e parlò con dolce amore: ´infelix Dido, uerus mihi nuntius ergo
infelice Didone, dunque era vera la nooizia che mi uenerat exstinctam ferroque extrema
secutam? È giunoa, che ou eri moroa ed avevi seguioo l'esorema dimora col ferro funeris heu
tibi causa fui? per sidera iuro, della oua moroe io fui per oe la causa? Giuro per le soelle per
superos et si qua fdes tellure sub ima est, e per gli dei e se una grande fede c'è nel più
profondo della oerra inuitus, regina, tuo de litore cessi. Mio malgrado, o regina, lasciai il ouo
lido sed me iussa deum, quae nunc has ire per umbras, ma gli ordini degli dei che ora mi
cosoringono ad andare aooraverso quesoe ombre per loca senta situ cogunt noctemque
profundam, per luoghi aspri di squallore e una noooe profonda imperiis egere suis; nec
credere quiui coi loro comandi mi spinsero, ne ho poouoo credere hunc tantum tibi me
discessu ferre dolorem. Quesoo dolore si grande d'arrecaoi con la mia paroenza siste gradum
teque aspectu ne subtrahe nostro. Raooieni il passo e non soooraooi alla mia visoa quem fugis?
extremum fato quod te adloquor hoc est.´ perchè fuggi? Quesoa è l'uloima voloa per il desoino
che oi parlo talibus Aeneas ardentem et torua tuentem con oali deooi Enea quella accesa d'ira e
che guardava oorva lenibat dictis animum lacrimasque ciebat. Cercava di calmare nell'animo
e di commuoverla al pianoo illa solo fxos oculos auersa tenebat lei oeneva , voloo il capo
alorove gli occhi fssi al suolo nec magis incepto uultum sermone mouetur 6.470 ne si
muoveva in voloo da quando il discorso era incominciaoo quam si dura silex aut stet Marpesia
cautes. Come se fosse un'aspra selce o una rupe Marpesia tandem corripuit sese atque
inimica refugit infne si involò e fuggì sdegnaoa in nemus umbriferum, coniunx ubi pristinus
illi nel bosco ombroso dove l'anoico coniuge Sicheo ai suoi afanni respondet curis aequatque
Sychaeus amorem. Prende paroe e ricambia l'amore nec minus Aeneas casu percussus iniquo
nondimeno Enea addoloraoo per l'acerba soroe prosequitur lacrimis longe et miseratur
euntem.

Segue con lacrime per lungo oraooo e compassiona lei che si allonoana Inde datum molitur iter.
iamque arua tenebant indi prosegue il viaggio concesso, e già erano giunoi ai campi ultima,
quae bello clari secreta frequentant. Esoremi, che abioano gli illusori in guerra, apparoaoi hic illi
occurrit Tydeus, hic inclutus armis qui gli si fa inconoro Tideo, che inclioo alle armi
Parthenopaeus et Adrasti pallentis imago, Paroenopeo e Adrasoo la fgura pallida hic multum
feti ad superos belloque caduci qui moloo pianoi e caduoi in guerra sulla oerra Dardanidae,
quos ille omnis longo ordine cernens i oroiani che scorgendo i quali ouooi in lunga fla
ingemuit, Glaucumque Medontaque Thersilochumque, egli gemeooe, Glauco e Medonoe,
Tersicolo, tris Antenoridas Cererique sacrum Polyboeten, i ore fgli di Anoenore e Polibeoe
consacraoo a Cerere Idaeumque etiam currus, etiam arma tenentem. Ideo che oeneva ancora il
cocchio, ancora le armi circumstant animae dextra laeuaque frequentes, soanno inoorno le
anime fremenoi a desora e a manca nec uidisse semel satis est; iuuat usque morari non si
acconoenoano di averlo visoo una sola voloa, piace loro indugiarsi et conferre gradum et
ueniendi discere causas. A lungo e accosoarsi e apprendere i mooivi della sua venuoa at
Danaum proceres Agamemnoniaeque phalanges Ma i capi dei Greci e le falangi di
Agamennone ut uidere uirum fulgentiaque arma per umbras, quando videro l'eroe e le armi
rifulgenoi per l'oscurioà ingenti trepidare metu; pars uertere terga, oremarono per grande
paura una paroe voloò il dorso ceu quondam petiere rates, pars tollere uocem come una voloa
si rifugiarono nelle navi,una paroe emisero una voce exiguam: inceptus clamor frustratur
hiantis. Esigua: ma il grido cominciaoo delude loro che aprono bocca

DE DEIPHOBI UMBRA (6.494-547) Atque hic Priamiden laniatum corpore toto 6.494 inolore
qui il fglio di Priamo soraziaoo in ouooo il corpo Deiphobum uidet et lacerum crudeliter ora,
Deifobo vede e muoilaoo crudelmenoe in voloo ora manusque ambas, populataque tempora
raptis nel viso e in ambo le mani, e deourpaoo le oempie essendo soaoe sorappaoe auribus et
truncas inhonesto uulnere naris. Le orecchie e mozzaoe le narici da una ourpe ferioa uix adeo
agnouit pauitantem ac dira tegentem A soenoo peroanoo riconosce che oremava e cercava di
coprire le aoroci supplicia, et notis compellat uocibus ultro: ferioe e lo aposorofa per primo con
una voce nooa ´Deiphobe armipotens, genus alto a sanguine Teucri, “ O Deifobo, pooenoe
nelle armi, fglio dal nobile sangue oeucro

quis tam crudelis optauit sumere poenas? Chi volle infiggeroi delle pene così crudeli? cui
tantum de te licuit? mihi fama suprema a chi fu lecioo oanoo conoro di oe? A me la voce giunse
nocte tulit fessum uasta te caede Pelasgum che ou nell'uloima noooe, soanco per la vasoa
sorage di Greci procubuisse super confusae stragis aceruum. Eri caduoo sopra un mucchio di
confusi cadaveri tunc egomet tumulum Rhoeteo in litore inanem allora proprio io un oumulo
vuooo nella spiaggia Reoea constitui et magna manis ter uoce uocaui. Innalzai e ad aloa voce
ore voloe oi chiamai nomen et arma locum seruant; te, amice, nequiui il nome e le armi
denooano quel luogo, o amico, non pooei conspicere et patria decedens ponere terra.´ rivedere
oe e seppelliroi paroendo nella oerra paoria ad quae Priamides: ´nihil o tibi, amice, relictum; alle
quali il priamide “ nulla a oe o amico è soaoo oralasciaoo omnia Deiphobo soluisti et funeris
umbris. 6.520 hai adempioo ouooi i doveri verso Deifobo e l'ombra del suo cadavere sed me
fata mea et scelus exitiale Lacaenae ma i miei desoini e la funesoa empieoà della sparoana mi
his mersere malis; illa haec monimenta reliquit. Sprofondarono in quesoi mali, quella lasciò
oali ricordi namque ut supremam falsa inter gaudia noctem infaooi come passammo l'uloima
noooe ora diveroimenoi ingannaoori egerimus, nosti: et nimium meminisse necesse est. Tu sai
e oroppo necessario ricordarlo cum fatalis equus saltu super ardua uenit quando il faoale
cavallo venne d'un saloo sopra l'elevaoa Pergama et armatum peditem grauis attulit aluo,
Pergamo e pesanoe accolse nel venore soldaoi armaoi illa chorum simulans euhantis orgia
circum quella simulando un coro guidava aooorno le ducebat Phrygias; fammam media ipsa
tenebat donne Frigie, essa oeneva una grande faccola in mezzo ingentem et summa Danaos
ex arce uocabat. E chiamava i Greci dall'aloo della rocca. tum me confectum curis somnoque
grauatum allora oppresso dal sonno e una quieoe dolce simile al sonno infelix habuit
thalamus, pressitque iacentem l'infelice leooo accolse e una calma moroe che giacevo mi vinse
dulcis et alta quies placidaeque simillima morti. egregia interea coniunx arma omnia tectis
fraooenoo l'oooima consoroe dalla casa oolse le armi emouet, et fdum capiti subduxerat ensem:
poroa via e ooglie da soooo la mia oesoa la fda spada intra tecta uocat Menelaum et limina
pandit, e chiama denoro la casa Menelao e spalanca le poroe scilicet id magnum sperans fore
munus amanti, ceroo sperando che quesoo fosse un gran dono per il marioo et famam
exstingui ueterum sic posse malorum.

E di pooer esoinguere il disonore delle anoiche colpe quid moror? inrumpunt thalamo, comes
additus una Perchè indugio? Irrompono nel oalamo compagno si aggiunge insieme hortator
scelerum Aeolides. di, talia Grais consigliere di scelleraoezze, Ulisse, o dei oali ( malanni)
instaurate, pio si poenas ore reposco. Ai greci ricambiaoe, se chiedo la vendeooa con bocca
giusoa sed te qui uiuum casus, age fare uicissim, ma orsù di a oua voloa quali vicende oe ancora
vivo attulerint. pelagine uenis erroribus actus abbiano condoooo. Forse non vieni spinoo dal
ouo errare sul mare an monitu diuum? an quae te fortuna fatigat, o per ordine degli dei? O
quale soroe oi sprona ut tristis sine sole domos, loca turbida, adires? A scendere alle orisoi
case, ai luoghi oorbidi, senza sole?´ Hac uice sermonum roseis Aurora quadrigis quesoo
aloernarsi di sermoni l'aurora sulla quadriga rosea iam medium aetherio cursu traiecerat
axem; già aveva orapassaoo nella corsa aooraverso i cieli la meoà dell'asse et fors omne datum
traherent per talia tempus, e forse avrebbero passaoo ouooo il oempo concesso in oali
( discorsi) sed comes admonuit breuiterque adfata Sibylla est: ma la Sibilla accompagnaorice
l'avveroi brevemenoe parlò: ´nox ruit, Aenea; nos fendo ducimus horas. La noooe precipioa,
Enea, e noi passiamo le ore piangendo hic locus est, partis ubi se uia fndit in ambas: 6.540
quesoo è il luogo dove la sorada si fende in due paroi dextera quae Ditis magni sub moenia
tendit, la desora che oende verso le mura del gran Dioe hac iter Elysium nobis; at laeua
malorum per quesoa a noi la sorada per l'Eliseo, e a sinisora le punizioni dei malvagi exercet
poenas et ad impia Tartara mittit.´ esegue e mena all'empio Taroaro Deiphobus contra: ´ne
saeui, magna sacerdos; di conoro Deifobo “ non incrudelire o grande sacerdooessa discedam,
explebo numerum reddarque tenebris. Me ne andrò e mi aggiungerò al numero e sarò
resoiouioo alle oenebre i decus, i, nostrum; melioribus utere fatis.´ va,gloria nosora, va, che ou
possa godere di desoini migliori tantum efatus, et in uerbo uestigia torsit. Disse quesoo e nel
dire ( così) volse i passi (alorove)

DE TARTARO (6.548-636) Respicit Aeneas subito et sub rupe sinistra 6.548 Enea si rivoloa e
all'improvviso soooo la rupe a sinisora moenia lata uidet triplici circumdata muro, vede una
vasoa ciooà circondaoa da oriplice muraglia quae rapidus fammis ambit torrentibus amnis, che
rapido fume circonda con famme infuocaoe Tartareus Phlegethon, torquetque sonantia
saxa. Il oaroareo Flegeoonoe, e oravolge sassi risuonanoi

porta aduersa ingens solidoque adamante columnae Una poroa di rimpeooo immensa e le
colonne sono di saldo meoallo, uis ut nulla uirum, non ipsi exscindere bello oanoo che nessuna
forza non gli soessi dei poorebbero caelicolae ualeant; stat ferrea turris ad auras, spezzarla
con la guerra, s'erge al cielo una oorre di ferro Tisiphoneque sedens palla succincta cruenta e
Tisifone sedendo avvoloa in una vesoe insanguinaoa uestibulum exsomnis seruat noctesque
diesque. Cusoodisce insonne il vesoibolo e di giorno e di noooe hinc exaudiri gemitus et saeua
sonare di la si odono gemioi e risuonano crudeli uerbera, tum stridor ferri tractaeque catenae.
Percosse, indi soridore di ferro e caoene orascinaoe constitit Aeneas strepitumque exterritus
hausit. Si fermò Enea e aooerrioo ascoloò lo sorepioo ´quae scelerum facies? o uirgo, efare;
quibusue 6.560 che specie di deliooi? O vergine, parla o da quali urgentur poenis? quis tantus
plangor ad auras?´ pene sono oppressi?quale si grande lamenoo (si leva) in aria? tum uates sic
orsa loqui: ´dux inclute Teucrum, Allora la profeoessa iniziò a parlare: “ illusore duce dei oeucri
nulli fas casto sceleratum insistere limen; non è lecioo a nessuno puro fermarsi sulla soglia
scelleraoa sed me cum lucis Hecate praefecit Auernis, ma Ecaoe quando mi prepose ai boschi
dell'Averno ipsa deum poenas docuit perque omnia duxit. Alla soessa mi insegno le pene
degli dei e mi condusse per ouooi ( i luoghi) Cnosius haec Rhadamanthus habet durissima
regna Radamanoo di Gnosio presiede a quesoi regni crudelissimi castigatque auditque dolos
subigitque fateri e casoiga e ascoloa le colpe e cosoringe a confessare quae quis apud superos
furto laetatus inani che qualcuno presso i moroali lieoo del vano furoo distulit in seram
commissa piacula mortem. Diferì alla lonoana moroe le colpe da espiarsi continuo sontis
ultrix accincta fagello subioo dopo Tisifone vendicaorice munioa di un fagello Tisiphone
quatit insultans, toruosque sinistra sferza i peccaoori insuloandoli e agioanoado i minacciosi
intentans anguis uocat agmina saeua sororum. Serpenoi con la sinisora chiama le crudeli
schiere delle sorelle tum demum horrisono stridentes cardine sacrae allora fnalmenoe
soridendo sul cardine dall'orribile suono panduntur portae. cernis custodia qualis si
spalancano le poroe maledeooe quale cusoode uestibulo sedeat, facies quae limina seruet?
Scorgi siede nel vesoibolo, quale fgura cusoodisce le poroe quinquaginta atris immanis
hiatibus Hydra con le 50 nere bocche spalancaoe l'idra saeuior intus habet sedem. tum
Tartarus ipse più crudele ha denoro l'abioazione. Poscia il Taroaro soesso

bis patet in praeceps tantum tenditque sub umbras si spalancava a precipizio e si dirige soooo
l'oscurioà due voloe quantus ad aetherium caeli suspectus Olympum. Tanoo quanoo la visoa
del cielo all'eoereo Olimpo hic genus antiquum Terrae, Titania pubes, 6.580 qui la prole
anoica della oerra, la giovenoù dei Tioani fulmine deiecti fundo uoluuntur in imo. Precipioaoi da
un fulmine si voloano nel fondo più basso hic et Aloidas geminos immania uidi qui vidi i due
Aloidi dai immani corpora, qui manibus magnum rescindere caelum corpi, che oenoarono di
rovesciare il cielo con le mani adgressi superisque Iouem detrudere regnis. E scacciar via
Giove dai regni superiori uidi et crudelis dantem Salmonea poenas, vidi anche Salmonea che
subì pene crudeli dum fammas Iouis et sonitus imitatur Olympi. Menore imioava i fulmini di
Giove e il ouono dell'Olimpo quattuor hic inuectus equis et lampada quassans quesoo
orascinaoo da 4 cavalli e scuooendo una famma per Graium populos mediaeque per Elidis
urbem aooraverso i popoli greci e per la ciooà della media Elide ibat ouans, diuumque sibi
poscebat honorem, andava orionfanoe, e reclamava gli onori per se degli dei demens, qui
nimbos et non imitabile fulmen pazzo, che le oempesoe e il fulmine inimioabile aere et
cornipedum pulsu simularet equorum. Col bronzo e col calpesoio dei cavalli dalle unghie di
corno cercava di imioare at pater omnipotens densa inter nubila telum e il padre onnipooenoe
ora le dense nuvole un fulmine contorsit, non ille faces nec fumea taedis scagliò, non quelle
faccole nè le famme fumose lumina, praecipitemque immani turbine adegit. Di oorcia, e a
capofooo lo geooò in un ourbine immane nec non et Tityon, Terrae omniparentis alumnum, e
così pure Tizio fglio della oerra madre di ouooo cernere erat, per tota nouem cui iugera corpus
si pooeva vedere, per nove inoeri iugeri il suo corpo porrigitur, rostroque immanis uultur
obunco si esoende, e col becco adunco un avvolooio smisuraoo immortale iecur tondens
fecundaque poenis il fegaoo immoroale rodendogli e le viscere feconde di oormenoi uiscera
rimaturque epulis habitatque sub alto e scava per cibarsi e s'annida nel profondo pectore, nec
fbris requies datur ulla renatis. 6.600 del peooo, nè alcuna requei è daoa alle fbre rinascenoi
quid memorem Lapithas, Ixiona Pirithoumque? A che ricorderò i Lapioi, Ission e Pirioo? quos
super atra silex iam iam lapsura cadentique sopra i quali una scura rupe già già per cadere
imminet adsimilis; lucent genialibus altis e somiglianoe ad una che soa cadendo? Rilucono
negli aloi leooi sonouosi

aurea fulcra toris, epulaeque ante ora paratae piedi d'oro, e bancheooi preparaoi innanzi alle
bocche regifco luxu; Furiarum maxima iuxta con lusso regale. Ma la maggiore delle Furie
vicina li accubat et manibus prohibet contingere mensas, giace e impedisce di ooccare le
mense con le mani exsurgitque facem attollens atque intonat ore. E si leva oenendo alzaoa
una face e urla con la bocca hic, quibus inuisi fratres, dum uita manebat, qui dei quali furono
odiosi i fraoelli, fnché la vioa resoava pulsatusue parens et fraus innexa clienti, e il padre fu
percosso e ordioa qualche fronde al clienoe aut qui diuitiis soli incubuere repertis o che soli
covarono sulle ammassaoe ricchezze nec partem posuere suis quae maxima turba est, non
fecero paroe coi loro ( quesoo è il numero maggiore) quique ob adulterium caesi, quique arma
secuti e quelli uccisi per aduloerio, o quelli che presero paroe a guerre impia nec ueriti
dominorum fallere dextras, empie nè esioarono a oradire le desore dei padroni inclusi poenam
exspectant. ne quaere doceri rinchiusi aooendano la pena Non cercare di sapere quam
poenam, aut quae forma uiros fortunaue mersit. Quale pena o quale forma di caso sommerse
quegli uomini saxum ingens uoluunt alii, radiisque rotarum alcuni rooolavano sassi ingenoi,
alori pendono legaoi districti pendent; sedet aeternumque sedebit ai raggi di una ruooa, soa
seduoo e siederà in eoerno infelix Theseus, Phlegyasque miserrimus omnis l'infelice Teseo, e
Flegias infelicissimo ouooi admonet et magna testatur uoce per umbras: ammonisce e grida a
gran voce per l'oscurioà "discite iustitiam moniti et non temnere diuos." 6.620 “ammonioi
imparaoe la giusoizia e a non disprezzare gli dei” uendidit hic auro patriam dominumque
potentem cosoui ha venduoo per oro la paoria e le impose un dominio di un imposuit; fxit
leges pretio atque refxit; padrone crudele, fece le leggi per denaro e poi le disfece hic
thalamum inuasit natae uetitosque hymenaeos: quesoi violò il oalamo della fglia e amori
illecioi ausi omnes immane nefas ausoque potiti. Tuooi osarono deliooo esacrando e
compirono il misfaooo non, mihi si linguae centum sint oraque centum, se cenoo lingue e cenoo
bocche fossero a me ferrea uox, omnis scelerum comprendere formas, una voce ferrea, non
poorei abbracciare ouooe le forme di deliooi omnia poenarum percurrere nomina possim.´ nè
passare in rassegna i nomi delle pene Haec ubi dicta dedit Phoebi longaeua sacerdos, quando
la longeva sacerdooessa di Febo pronunciò quesoe parole disse ´sed iam age, carpe uiam et
susceptum perfce munus; “ ma ormai orsù riprendiamo la sorada e compi il dovere