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U NIV ERS ITÀ D EG L I STUD I DI BRESCIA

Dipartimento di Economia e Management

CONTABILITÀ GENERALE E
BILANCIO

Prof. Veneziani Monica


L'attività economica dell'impresa e la gestione aziendale:
il ruolo del bilancio
venerdì 19 febbraio 2016

ATTIVITÀ ECONOMICA
L'attività economica è l'insieme delle operazioni il cui obiettivo è la produzione e il consumo di beni economici (beni che
soddisfano i bisogni delle persone, e che quindi hanno un valore).
L'attività economica viene svolta da istituti (dove si approfondiranno le imprese).
L'impresa (istituto) per svolgere l'attività economica in modo duraturo ed autonomo deve soddisfare la condizione di
economicità, ovvero deve rispettare l'equilibrio reddituale (R > C) e l'equilibrio monetario (Ent. > Usc.) nel medio e lungo
periodo; ciò è possibile grazie alla dinamica finanziaria (operazioni legate ai finanziamenti esterni)

REDDITO ≠ MONETA
Esempio:
19/04 ricavo di vendita: 1000 → Vendita a credito (30gg)
19/04 [cassa 0; credito 1000]

19/04 acquisto di materie prime: 300 → pagamento in contanti


[dinamica finanziaria banca -300]

19/05, dopo 30 giorni, [cassa 1000; credito 0]


[dinamica finanziaria banca +300]

Dinamica reddituale ≠ dinamica monetaria; le mancanze vengono colmate dalla dinamica finanziaria (per far fronte alle
esigenze dell’impresa): operazioni di raccolta delle risorse finanziarie.

L'IMPRESA RISPETTA LA CONDIZIONE DI ECONOMICITÀ?


Per determinare se l'impresa rispetta la condizione di economicità è necessario determinare, misurare e valutare il
sistema delle operazioni svolte dall'impresa(attività economica).
Ciò viene fatto attraverso il sistema di contabilità generale che si basa su precise regole e strumenti e il cui prodotto
finale è il bilancio d’esercizio.

Il bilancio d'esercizio è obbligatorio per legge. Il bilancio d'esercizio è una sintesi periodica (si riferisce ad un certo
periodo di tempo: 12 mesi) dell'economia dell'impresa (situazione economica, situazione patrimoniale, situazione
finanziaria/monetaria). Il bilancio d'esercizio è uno strumento informativo verso terzi e verso i soci

Il bilancio d'esercizio è formato da:


1) Una parte descrittiva (la parte descrittiva prende il nome di nota integrativa o relazione sulla gestione)
2) Una parte quantitativa
○ Conto economico (fornisce informazioni quantitative sul profilo reddituale → costi e ricavi)
○ Stato patrimoniale (fornisce informazioni quantitative sul profilo patrimoniale e finanziario → investimenti e
fonti di finanziamento)
○ Rendiconto finanziario (fornisce informazioni quantitative sul profilo monetario → entrate ed uscite)

Il bilancio d'esercizio prevede quindi:


- Logica contabile
- Regolamentazione

L'attività economica è l'insieme delle operazioni poste in essere dall'azienda le quali si svolgono in base a tre macro-
processi:
- Gestione: è l’insieme delle operazioni direttamente finalizzate alla produzione/consumo di beni economici per il
perseguimento dei fini aziendali; la gestione è il fenomeno da osservare tramite bilancio
- Organizzazione, riguarda
○ Struttura organizzativa
○ Gestione del personale
- Rilevazione: raccolta sistematica (con criteri) di dati e informazioni relative alle operazioni di gestione; la
rilevazione è la rappresentazione di tali informazioni finalizzate alla valutazione dell’economicità.

Gestione e rilevazione vengono supportate dal sistema di contabilità generale e bilancio, il quale descrive le
modalità di osservazione del fenomeno di gestione.

Le operazioni utili per misurare periodicamente l'economicità sono:


• la gestione
• la rilevazione

IL SISTEMA DI CONTABILITÀ GENERALE E BILANCIO

Lezione 1 Pagina 1
IL SISTEMA DI CONTABILITÀ GENERALE E BILANCIO
Il sistema di contabilità generale e bilancio è composto da tre elementi:
1. Un metodo di rilevazione (registrazione delle operazioni svolte dall'impresa): la partita doppia
2. Strumento di raccolta delle informazioni: il conto T
3. Regole di registrazione
L'obiettivo finale è il bilancio di esercizio, ossia la rappresentazione periodica degli effetti economici, patrimoniali,
finanziari e monetari della gestione.

GESTIONE
Le operazioni di gestione che vengono registrate in contabilità generale e bilancio sono (classificazione delle operazioni
di gestione):
A) In relazione alla tipologia del legame ambientale
○ operazioni di gestione esterna (oggetto della contabilità generale e bilancio)
○ operazioni di gestione interna
B) In relazione alla tipologia/natura dei valori
○ operazioni di gestione che danno origine a valori reddituali
○ operazioni di gestione che danno origine a valori monetari
C) In relazione alla tipologia di operazioni svolte o di gestioni parziali (raggruppare le operazioni in gruppi omogenei)
○ gestione caratteristica
○ gestione patrimoniale
○ gestione finanziaria
○ gestione tributaria

a)
• Gestione esterna: insieme delle operazioni fondate sullo scambio monetario; queste operazioni hanno una
rilevanza diretta in bilancio
• Gestione interna: insieme delle operazioni finalizzate al trasferimento interno di condizioni produttive; queste
operazioni hanno una rilevanza indiretta in bilancio

b)
• Gestione reddituale: insieme delle operazioni legate al ciclo economico-tecnico (acquisto-trasformazione-vendita);
la gestione reddituale costituisce la base di riferimento per la rilevazione di costi e ricavi; la gestione reddituale
racchiude i valori economici
• Gestione monetaria: insieme delle operazioni per le quali si origina un effetto monetario; la gestione monetaria
racchiude i valori monetari (entrate/uscite)

Tutte (o quasi) le operazioni di gestione esterna vengono rilevate (registrate) nel sistema di contabilità generale e
bilancio (CO.GE.BIL) evidenziando due profili: il profilo monetario e il profilo reddituale o economico
La rilevazione avviene in base al metodo della partita doppia il quale si fonda su un utilizzo convenzionale dei segni
algebrici + & - tale per cui (la sommatoria dei valori di segno + è uguale alla sommatoria dei valori di
segno -)

N.B. i valori monetari guidano il segno


i valori economici assumono segno contrario a quello stabilito dai valori monetari

Esempio 1:
Vendita di prodotti finiti 1000 Conti/mastri
Operazione di gestione esterna
Pagamento ricevuto in contanti CASSA RICAVO VENDITA PRODOTTI FINITI

○ Valore monetario (entrate/uscite)


○ Valore economico (costi/ricavi) + - + -
a. Cassa +1000
Rilevazione dell'operazione in giornale 1000 1000
b. Ricavo vendita prodotti finiti -1000

Esempio 2:
Acquisto di materie prime 500 Conti/mastri
Pagamento in contanti Operazione di gestione esterna
CASSA COSTO ACQUISTO MATERIE PRIME

a. Valore monetario + - + -
b. Valore economico
500 500
Giornale
i. Cassa -500
ii. Costo acquisto materie prime +500

Lezione 1 Pagina 2
SINETSI:

Valori Entrate + Costi - Valori economici


monetari che assumono
che guidano segno contrario ai
il segno valori monetari
Uscite - Ricavi -

Gestione esterna (Bilancio) Gestione interna

Operazioni di scambio con Operazioni di trasformazione fisico tecnica


terzi: (imprese manifatturiere)
Gestione - Acquisti Operazioni di trasferimento spazio-
monetaria - Vendite temporale
- Costi lavoro (imprese commerciali)
- Costi reperimento risorse Trasferimenti interni
Gestione Incasso e pagamento Trasferimento interno di fondi monetari
reddituale (banche)

c) Gestioni parziali
• Gestione caratteristica: insieme delle operazioni che identificano l'attività principale dell'impresa e nella pratica
sono tutte le operazioni tar clienti, fornitori, lavoratori e impresa
• Gestione patrimoniale: insieme delle operazioni legate all'investimento del surplus monetario prodotto dalla
gestione caratteristica (investimento intitoli, in immobili non strumentali, etc.)
• Gestione finanziaria: insieme delle operazioni legate al reperimento di risorse finanziarie (prestiti bancari, mutui,
etc.)
• Gestione tributaria: insieme delle operazioni legate al carico fiscale

Focus sulla gestione caratteristica


Gestione esterna Gestione reddituale Gestione monetaria

ACQUISTI COSTI USCITE


Input

E
Beni a utilizzo Beni a utilizzo C
semplice (materie ripetuto O
EQUILIBRIO Gestione EQUILIBRIO N
prime) (impianto) REDDITUALE finanziaria MONETARIO O
M
I
C
Trasformazione Gestione I
jjjieconomica iiiinterna Dinamica reddituale T
≠ À
Dinamica monetaria

VENDITA RICAVI ENTRATE

Gestione esterna Gestione reddituale Gestione monetaria

Lezione 1 Pagina 3
Le caratteristiche del bilancio
lunedì 22 febbraio 2016

DA COSA È FORMATO IL BILANCIO


Il bilancio prevede una parte quantitativa e una parte qualitativa

A) Tavole quantitative
A1) conto economico (tavola obbligatoria in base alla normativa italiana) costi/ricavi
A2) stato patrimoniale (tavola obbligatoria in base alla normativa italiana) investimenti/finanziamenti
A3) rendiconto finanziario (obbligatorio dal 2016 nel bilancio ordinario in base alla normativa italiana)
entrate/uscite
A4) tavole della variazione nella composizione del patrimonio netto (obbligatoria per certe informazioni in
base alla normativa italiana) focus sulle movimentazioni del patrimonio netto

B) Documenti qualitativi/quantitativi
B1) la nota integrativa (obbligatoria): spiega i valori numerici si stato patrimoniale e conto economico
B2) la relazione sulla gestione(generalmente obbligatoria ma diventa opzionale per legge, come per il
rendiconto finanziario, per le piccole imprese che optano per il bilancio in forma abbreviata)
B3) la relazione degli organi di controllo (obbligatorie in presenza dell’organo di controllo in quanto stabilita
per legge):
□ la relazione del Collegio Sindacacele: deve svolgere un'attività di controllo di tipo contabile ed
organizzativo
□ la relazione del Revisore Contabile: deve focalizzarsi sulla regolarità contabile

A1) Conto Economico


- Si rileva il profilo reddituale (rappresentato dai costi e ricavi d’esercizio) delle operazioni di gestione
[esterna]
- I valori reddituali si riferiscono ad un preciso e specifico periodo di tempo: periodo amministrativo
della durata di 12 mesi (per comodità molte volte si sceglie come inizio 1/1)
- Si rilevano costi e ricavi che sono valori FLUSSO (perché si costituiscono giorno per giorno nell’arco dei
12 mesi)
COSTI: impiego (consumo) fattori produttivi
RICAVI: cessione di fattori o prodotti o servizi

Dalla contrapposizione di costi e ricavi (nei 12 mesi) di ottiene il reddito di esercizio:


□ Utile se R > C
□ Perdita se C > R

- Finalità primaria del bilancio per il legislatore (italiano) è la determinazione del reddito d’esercizio
(dalla contrapposizione di costi e ricavi di esercizio riferenti al periodo amministrativo). Il conto
economico si può presentare in:
□ forma scalare (codice civile)
□ forma tabellare a sezioni contrapposte (esercizio/operativo)

CONTO ECONOMICO (in forma tabellare)

+ COSTI (più) - RICAVI (meno)


(e le rettifiche di ricavo) (e le rettifiche di costo)

All'interno dei costi vanno rappresentati solo e soltanto i costi e ricavi di competenza dell'esercizio (12
mesi) dalla cui contrapposizione si ottiene il risultato o il reddito di esercizio, ovvero un utile (R > C)
una perdita (C > R)

A2) Stato Patrimoniale

Lezione 2 Pagina 4
A2) Stato Patrimoniale
 Viene rilevato il profilo patrimoniale/finanziario/monetario delle operazioni di gestione
 Si parla di valori FONDO: la determinazione delle condizioni patrimoniali attive e passive avviene in un
determinato momento, prendo il valore del 31/12
 Condizioni patrimoniali
□ Attive: attività, investimenti
□ Passive: passività, fonti di finanziamento
Attività - passività = patrimonio netto

Lo stato patrimoniale si presenta nella seguente forma:

SP
+ -
800
1000
P. NETTO: 200

- Il legislatore richiede una forma a sezioni contrapposte


- N.B. nello stato patrimoniale vi sono: valori monetari (numerari), ovvero le entrate e le uscite;
inoltre tra le attività vi sono valori rappresentativi di processi in corso o investimenti ad utilizzo
ripetuto nel tempo
- Lo stato patrimoniale collega esercizi passati, presenti e futuri

LEGAMI TRA CONTO ECONOMICO E STATO PATRIMONIALE (A1+A2)


- Il conto economico è specifico per ogni periodo amministrativo
- Lo stato patrimoniale collega i diversi periodi amministrativi (SPt0 SPt1 SPt2)

SP
CE
+ -
+ -
attività passività
costi ricavi

PN
Utile d'esercizio Perdita d'esercizio

oppure

Il risultato d’esercizio (utile/perdita) deriva dalla contrapposizione di costi e ricavi di competenza dell'esercizio
(concetto economico), in termini temporali si parla di periodo amministrativo (12 mesi, concetto temporale in
genere 1/01-31/12).

- Le due tavole sono strettamente collegate tra di loro


- Il PN varia, da periodo amministrativo a periodo amministrativo, per effetto del risultato d’esercizio prodotto
dalla gestione in 12 mesi
- Il conto economico è specifico di ogni periodo amministrativo
- Lo stato patrimoniale è la tavola di collegamento tra più periodi amministrativi

Esempio:

Lezione 2 Pagina 5
Esempio:

SP 31/12/T0 = SP 1/1/T1 SP31/12/T1


+ - + - + -

ATT. PASS. ATT. PASS. ATT PASS

PN PN PN

CE 1/1/T1 ---> 31/12/T1

+ -
Incremento del
C R patrimonio

Utile
d'esercizio

LE COMPONENTI DEL PATRIMONIO NETTO:


- Il risultato di esercizio (utile o perdita) rappresenta il collegamento principale tra conto economico
e stato patrimoniale
- Il capitale sociale (nelle passività in quanto impegno dell’impresa nei confronti dei soci)
- Riserve (nel caso di utili, esse si formano con la destinazione dell’utile d’esercizio)

A3) Rendiconto Finanziario


Il rendiconto finanziario è una tavola quantitativa che permette di studiare il profilo monetario o
finanziario della gestione; in particolare indica le cause di variazione della risorsa monetaria (o
finanziaria) di riferimento ; in genere tale risorsa è di tipo monetario ed è la liquidità della cassa.
○ Vengono rilevate entrate e uscite (valori flusso) nel periodo amministrativo (1/1 - 31/12);
esse sono la causa delle variazioni di rendiconto finanziario (liquidità)
○ Il rendiconto finanziario si costruisce a partire dagli schemi di CE e SP
○ Ha una forma scalare oppure a sezioni contrapposte
○ Per quanto riguarda il contenuto i flussi monetari vengono raggruppati per gestioni parziali:
caratteristica, patrimoniale, finanziaria, tributaria e area straordinaria.

Esempio sul rendiconto finanziario


GESTIONI entrate (+)/ uscite (-)
1) Gestione caratteristica +600
(incasso credito verso clienti +1200, pagamento debito verso fornitori -600)

2) Gestione patrimoniale - 2000


(acquisto titoli -3000, vendita azioni +1000)

3) Gestione finanziaria + 1500


(rimborso mutuo – 3000, nuovo finanziaria + 4500)

4) Gestione tributaria - 10
(pagamento imposte -10)
VARIAZIONE LIQUIDITA’ + 90
Liquidità iniziale 210 + Variazione liquidità 90 = 300

A4) Tavola di variazione della componente del patrimonio netto

Lezione 2 Pagina 6
A4) Tavola di variazione della componente del patrimonio netto
La tavola di variazione della composizione del patrimonio netto
ha la funzione di spiegare le cause analitiche della variazione di PN nei 12 mesi

Esempio
VALORI CAP. SOCIALE RISERVE UTILE/PERDITA VALORI FINALI PN
VALORI INIZIALI 1/1/T1 100’000 4’000 + 2’000 106’000
Aumento di Capitale Sociale 30’000 - - +30’000
operazioni Distribuzione dividendi - - - 1000 -1’000
1/1-31/12
Destinazione utile T1 - 1000 -1’000 0
Utile T1 - - +1500 +1500
VALORI FINALI 130’000 +5’000 +1’500 +136’500

B1) Nota Integrativa


- Documento descrittivo che fornisce informazioni qualitative/quantitative aggiuntive rispetto alle
tavole di stato patrimoniale, conto economico, rendiconto finanziario (se presente), tavola
variazione PN.
- La nota integrativa ha inoltre una funzione esplicativa (spiega) ed integrativa dei valori numerici
delle tavole di sintesi o quantitative.
- Il contenuto della nota integrativa è stabilito dalla legge.

B2) Relazione sulla Gestione


- La relazione sulla gestione fornisce informazioni sull’andamento della gestione in termini
qualitativi e quantitativi.
- È disciplinato dalla legge ma in modo meno vincolante rispetto alla nota integrativa; si hanno:
○ informazioni sulle condizioni ambientali e al mercato in cui opera l’impresa
○ informazioni sulle condizioni interne dell’impresa (scelte d’investimento, attività di ricerca e
sviluppo, sui rapporti con le altre imprese del gruppo…)
○ informazioni sul profilo reddituale-patrimoniale-finanziario dell’impresa.

Esempio:
Rappresentazione in CE/SP/RF/NI/RdG degli impianti di una impresa

1/01 socio apporta capitale sociale in contanti per 2000 euro


1/02 acquisto impianto per 1000
10/06 acquisto impianti per 600
15/10 cessione impianto per 300
31/12 viene determinato dagli amministratori il costo di utilizzo dell’impianto (AMMORTAMENTO) in funzione
dell’uso dello stesso nei 12 mesi di 200 euro (AMMORTAMENTO)

1. STATO PATRIMONIALE
L'impianto è una condizione produttiva a fecondità ripetuta, costo pluriennale, condizione produttiva
rappresentativa di processi in corso al 31/12

STATO PATRIMONIALE

ATTIVITÀ + PASSIVITÀ -

IMPIANTI Patrimonio Netto

Impianti:
□ +1000 acquisto → costi pluriennali
□ +600 acquisto
□ -300 vendite
1300
-200 ammortamento (costo d'esercizio)

1100 valore netto impianto 31/12/TT


2. RENDICONTO FINANZIARIO

Lezione 2 Pagina 7
2. RENDICONTO FINANZIARIO
Valore iniziale di liquidità: 2’000
Acquisto impianto: - 1000
Acquisto Impianto: -600
Vendita impianto: + 300
Liquidità nel periodo : - 1300
VALORE FINALE CASSA: + 700 (inserito in SP+)

3. CONTO ECONOMICO
Ammortamento: + 200

4. COLLEGAMENTO TRA LE TAVOLE


R.F: cassa finale + 700

CE SP

costi + ricavi - attività + passività -


0
ammorta Impianto 1100 Cap. sociale 2000
200 perdita Cassa 1800 Perdita - 200
d'esercizio
TOT. 1800 TOT. PASSIVITÀ 1800
200

CE: costi + 200, ricavi 0  perdita 200 (perché C > R)


SP: ATTIVITÀ [+ impianto 1100; + cassa 1800], PASSIVITÀ [- capitale sociale 2000; perdita -200]

5. NOTA INTEGRATIVA
 Informazioni legate alla costituzione degli impianti (cui si aggiunge la quota di ammortamento in
termini percentuali; Es. "l'impianto è ammortizzato al 20%)
 Movimentazioni (tabella) e sulla quota di ammortamento)

6. RELAZIONE SULLA GESTIONE


Commento sulle scelte di investimento e disinvestimento degli impianti

Lezione 2 Pagina 8
La natura dei valori del bilancio
venerdì 26 febbraio 2016

LOGICA DI FORMAZIONE DEL BILANCIO


Esempio:
costruzione e collegamenti tra le tavole di sintesi: CE (riguarda la dinamica reddituale), SP (riguarda la dinamica patrimoniale e la dinamica
finanziaria), RF (riguarda la dinamica monetaria) e tavola di variazione del patrimonio netto (riguarda la dinamica delle variazioni del
patrimonio netto)
1) Costruire le tavole ed i documenti qualitativi e quantitativi (nota integrativa e rendiconto sulla gestione)
2) Individuare i collegamenti tra le tavole su un periodo di due anni
 1/1/T0…31/12/T0
 1/1/T1…31/12/T1

Dati anno T0:


- 1/1 apporto di capitale sociale in contanti per 1'000 euro
- 10/02 acquisto materie prime per 300
- 30/09 costo del lavoro per 50
- 10/10 acquisto impianto per 200: costo pluriennale (nel CE solo ammortamento)
- 31/10 vendita prodotti per 320
- 31/12 stimato costo di utilizzo impianti → ammortamento per 100
- 31/12 valutare le rimanenze finali di magazzino per 180

CE 31/12/T0
SP iniziale 1/1/T0

+ att. - pass. + costi - ricavi

Cassa 1000 Cap. sociale 1000 Acquisto mat. prime 300 Ricavi vendita p. finiti 320
Lavoro 50 R. finali 180
Ammortamento 100

Tot. Costi 450 Tot. Ricavi 500

Tot. A pareggio 500 Tot. A pareggio 500

RF 31/12/T0 SP 31/12/T0

+ -
Entrate di Gest. Car 320
Uscite G.C. -550
Cassa 770 Cap. sociale 1000
Impianto (V.N) 100 Utile 50
Variazione liquidità -230
R.F. 180
Liquidita 1/1 +1000
Tot. Att. 1050 Tot. Pass. 1050
Tot. Par. 1050 Tot. Par. 1050
Liquidità 31/12/T0 770

TAVOLA DELLA VARIAZIONE DEL PN al 31/12/T0


VALORI INIZIALI Capitale Sociale Riserve Risultato d’ES Valori finali
Valori iniziali 1000 1000
Utile T0 50 50
Valori finali 1000 50 1050

PN iniziale = 1000 (cap. sociale)


PN finale = 1050 Variazione di 50 → (dinamica reddituale)

Nota integrativa 31/12/T0: descrizione dei criteri di valutazione relativi ad impianto e magazzino; tabella di

Lezione 3 Pagina 9
Nota integrativa 31/12/T0: descrizione dei criteri di valutazione relativi ad impianto e magazzino; tabella di
movimentazione dei valori in stato patrimoniale e conto economico.

Relazione sulla gestione al 31/12/n: descrizione delle decisioni di investimenti e disinvestimenti, descrizione
della situazione economica, patrimoniale, finanziaria dell’impresa.

DATI ANNO T1
30/06/T1 Acquisti: 0
30/06/T1 costo del lavoro 50
31/12/T1 ammortamento impianti 100
31/12/T1 rimanenze finali 0

Profilo reddituale 31/12/T1 Profilo monetario al 31/12/T1

+ costi - ricavi Entr. 480


Usc. -50
Lavoro 50 Vendite 480
Ammort. 100 Rim. F. 0 Δ Liquidità 430
Rim. Iniziali 180 Val. iniziale 770

Tot. Costi 330 Tot. Ricavi 480 Val. finale 1200


Utile 150

Tot. Par. 480

Profilo patrimoniale 31/12/T1

+ att. - pass.

Cassa 1200 CS 1000


Imp. 0 Utile T0 50
RF 0 Utile T1 150

Tot. 1200 Tot. 1200

TAVOLA DELLA VARIAZIONE DEL PN al 31/12/n1

VALORI INIZIALI Capitale Sociale Riserve Risultato d’esercizio Valori finali


Valori iniziali 1000 50 1050
Destinazione utile +50 -50
Utile T1 +150 + 150
Val. finale 1000 50 150 2000

P.N. Valore iniziale: 1050


P.N. Valore finale: 1200 Variazione di 50 → (dinamica reddituale)

Lezione 3 Pagina 10
Il periodo amministrativo e l'esercizio
venerdì 26 febbraio 2016

REDDITO GLOBALE E REDDITO D'ESERCIZIO


Le operazioni di gestione sono svolte in modo continuativo e sono tra loro strettamente collegate dal punto di vista
spaziale e temporale.
La gestione è unitaria lungo tutta la vita dell’impresa.
Esiste una esigenza di misurazione periodica ai fini della valutazione dell’economicità, quindi vi è necessità di spezzare la
continuità delle operazioni di gestione.
Le operazioni di gestioni si dividono in due gruppi:
- operazioni concluse a fine del periodo amministrativo
- operazioni ancora in corso a fine periodo amministrativo
Il reddito viene considerato strumento di misurazione dell’economicità.
Il reddito globale riferisce all’intera attività dell’impresa e il reddito d’esercizio (o di periodo) si riferisce a periodi limitati
della vita dell’impresa (generalmente 12 mesi).

Esempio:
evidenziare le relazioni tra reddito globale, reddito d’esercizio e dinamica monetaria

Dati si riferiscono all’intera vita dell’impresa (2 anni)


- Banca iniziale per apporto dei soci 1000 (capitale sociale)
- Acquisti 300 (10 quantità X 30 P. unitario)
- Vendite 800 (10 quantità X 80 P. unitario)
- Impianto 200
- Costo lavoro 100

anno 1: banca iniziale 1000; acq. 300 (10x30); vendita 320 (4x80), acq. Impianto 200; lavoro 50; Rim. Finali 180; ammortamento 70
anno 2: lavoro 50; vendite 480 (6x80); Rim finali 0; ammortamento 130

Il magazzino (rimanenze finali) viene determinato calcolando le unità acquistate meno quelle vendute e valorizzate al costo di acquisto o al
valore di mercato se esso è più basso

REDDITO GLOBALE E DINAMICA MONETARIA:

Anno 1
Conto economico (dinamica reddituale) Rendiconto finanziario (dinamica monetaria)
Stato Patrimoniale (dinamica patr./fin.)

Entrate +320 + att. - pass.


+ costi - ricavi
Uscite -550
Cassa 770 Cap. Sociale 1000
Acquisto mat. p. 300 Vendita 800
Var. liquidità -230 Imp. netto 130
Amm. impianto 70 Rim. Finali 180
Liq. Iniziale +1000 RF 180
Lavoro 50

Liq. finale 770 T. Att. 1080 T. Pass. 1000


Tot. Costi 420 Tot. Ricavi 500
Utile Es 80 T. Par. 1080 T. Par. 1080

Tot. P 500 Tot. P 500

Anno 2
Conto economico (dinamica reddituale) Rendiconto finanziario (dinamica monetaria)
Stato Patrimoniale (dinamica patr./fin.)
+ att. - pass.
+ costi - ricavi Entrate +480
Lavoro 50 Vendita 480 Uscite -50 Imp. netto 0 Cap. Sociale 1000
Amm. 130 Rim. Finali 0 Cassa 1200 Utile T1 1080
Rim. Iniziali 180 Var. liquidità +430 RF 0 T.P. 1080
Liq. Iniziale 770 Utile T2 120
Tot. Costi 360
Utile Es 120 Liquidità finale 1200 Tot. att. 1200 Tot pass. 1200

Tot. P 480 Tot. P 480 T.P. 1200

Utile T1 + Utile T2 = Utile Globale (si consideri che la vita dell'impresa è di due anni) → 80+120=200

Lezione 3 Pagina 11
Utile T1 + Utile T2 = Utile Globale (si consideri che la vita dell'impresa è di due anni) → 80+120=200
Variazione di liquidità T1 + Variazione di liquidità T2 = Variazione di liquidità globale → -230+430=200

Ne consegue che:
1. Dalla misurazione del reddito alla fine della vita dell'impresa si ottiene che il reddito globale è uguale alla
variazione globale di liquidità (teoricamente si afferma che la dimensione reddituale corrisponde alla dimensione
monetaria lungo l’intera vita dell’impresa)
2. Dalla misurazione del reddito su periodi inferiori all'intera vita dell'impresa si ottiene che il reddito di esercizio è
diverso dalla variazione di liquidità di esercizio (nei periodi inferiori alla vita dell’impresa il reddito d’esercizio è
diverso dalla liquidità d’esercizio); tuttavia reddito d'esercizio (utile/perdita) = variazione di liquidità
d'esercizio (entrate/uscite)

PERIODO AMMINISTRATIVO E PERIODO D'ESERCIZIO


Il periodo amministrativo è un concetto temporale mentre il periodo d'esercizio è un concetto economico.

La gestione, di acquisto e di produzione, è unitaria (ovvero all'interno di essa vi possono essere operazioni iniziate e
concluse nell'anno; oppure ancora da concludersi) ma vi è un'esigenza di misurazione periodica della dinamica
economica e finanziaria. Si applica quindi il principio di competenza: la ripartizione dei costi e dei ricavi su diversi periodi
della vita dell’impresa (al periodo Y vengono imputati costi e ricavi inerenti solo al periodo Y).

Relativi al PRINCIPIO DI COPETENZA si hanno:


- Competenza temporale
Si basa su un concetto di tempo fisico. I costi e i ricavi vengono ripartiti in funzione della manifestazione
dell’operazione indipendentemente dai legami economici che l’operazione ha tra un periodo e l’altro.
In contabilità le operazioni vengono rilevate in ordine cronologico, cioè al momento della loro manifestazione:
periodo amministrativo (il bilancio si riferisce ai 12 mesi)

- Competenza economica
Si basa su un concetto di tempo economico. I costi e i ricavi sono correlati tra di loro, cioè vengono ripartiti in
funzione degli impianti economici tra più periodi diversi, indipendentemente dalla manifestazione numeraria
dell’operazione (ossia manifestazione numeraria che comporta la registrazione in contabilità).
Esercizio (periodo d'esercizio): il bilancio si riferisce ai 12 mesi e rileva gli impatti economici della gestione che si
sviluppa in 12 mesi.

COME SI COSTRUISCE IL BILANCIO


1/1
………………….
………………….
………………….
PERIODO …………………. Si rilevano le operazioni di gestione
AMMINISTRATIVO …………………. esterna in ordine cronologico in
…………………. base alla competenza temporale
…………………. [giornale e mastro]
………………….
………………….
31/12

Si passa dalla competenza temporale alla competenza economica;


e quindi dal periodo amministrativo all'esercizio

Con data 31/12 si inseriscono in contabilità due tipologie di operazioni:


- Operazioni di integrazione di costi e ricavi
- Operazioni di rinvio di costi e ricavi
Con la finalità di determinare i costi ed i ricavi di competenza dell'esercizio e quindi costruire
il Conto Economico; successivamente si costruiscono Stato Patrimoniale e Rendiconto
finanziario

Esempio

Lezione 3 Pagina 12
Esempio
Operazione 1/10/T0: pagamento di una assicurazione annuale di 1800

+ 1/10 -

Costo assicurazione a Banca 1800

Costo assicurazione Banca

+ - + -

1800 1800

Tutti i costi e i ricavi vengono rilevati in ordine cronologico fino al 31/12 in base alla loro manifestazione numeraria

In data 31/12 dobbiamo chiederci se tutti i costi e i ricavi, in base alla competenza temporale, sono di competenza
economica dell'esercizio; dunque si passa dal periodo amministrativo all'esercizio → Conto Economico

1/10/T0 31/12/T0 30/9/T1 Costo per assicurazione


3 mesi + -
1800 $ Costruire
CE/SP/RF 1800
1350

Costi e ricavi di
competenza Saldo costo = 450
economica
1800/12 mesi x 3 mesi di competenza anno T = 450 COSTO DI COMPETENZA PER L'ANNO T0

Operazione:
Rinvio di costi al 31/12

+ 31/12 -

Operazione rinvio "risconto attivo" a costo per assicurazione 1350

Risconto attivo Conto Economico

+ - + -
450
1350
Costo
assicurazione

PERIODO AMMINISTRATIVO
Il periodo amministrativo è un concetto temporale; è l'intervallo di tempo a cui il bilancio fa riferimento.

Caratteristiche del periodo amministrativo:


 Lunghezza
a. 12 mesi: periodo base di riferimento per il bilancio di esercizio (viene anche chiamato periodo legislativo di
riferimento per il bilancio di esercizio)
b. Il periodo amministrativo risulta inferiore a 12 mesi per esigenza di controllo interno o per esigenze di
comunicazione esterna (relazioni trimestrali o semestrali per società quotate o a fronte di particolari eventi
quali inizio e fine dell'attività dell'impresa o a fronte di operazioni straordinarie)

 Individuare il momento di inizio e di fine del periodo


Considerando il Bilancio di Esercizio (12 mesi) non sempre il periodo amministrativo coincide con l’anno solare
perché la decisione è funzione del momento in cui i processo produttivi in corso (a fine periodo amministrativo)
sono minimi al fine di ridurre il più possibile le operazioni di valutazione di costi e ricavi che impattano su diversi
periodi amministartivi.
In Italia, la maggior parte delle imprese considerano l’anno solare, ma alcune imprese hanno un periodo

Lezione 3 Pagina 13
In Italia, la maggior parte delle imprese considerano l’anno solare, ma alcune imprese hanno un periodo
diverso come le aziende di abbigliamento che hanno una chiusura per ½ o dopo il periodo saldi, o le
imprese vitivinicole che hanno chiusura del 30/06.
La scelta del periodo amministrativo dipende dal tipo di attività economica svolta.
Per creare il bilancio di deve essere il passaggio dal periodo amministrativo all’esercizio, questo attraverso
le operazioni di integrazione e rinvio.

ESERCIZIO
L'esercizio è u concetto economico definito come unità economica relativa
a) Unità
Con il concetto di unità si fa riferimento al sistema di operazioni economicamente correlate, cioè nel conto
economico vi sono solo i costi ed i ricavi di competenza dell'esercizio che sono tra loro correlati.

Esempio: anno 1 acquisto impianto 1000 (ammortamento 20 anni): ricavi di vendita per 500, costo relativo all’utilizzo dell’impianto è
50 (ammortamento).

b) Economica
Significa che si vanno a valutare gli aspetti economici (e non monetari) della gestione

c) Relativa
Significa considerare un periodo temporale limitato rispetto all’intera vita dell’impresa.
Nel bilancio d’esercizio si determina quindi il risultato d’esercizio (Utile o Perdita) che è il risultato prodotto dalla
gestione nel periodo amministrativo di 12 mesi (N.B. → reddito di esercizio ≠ reddito globale)

PASSAGGIO DAL PERIODO AMMINISTARTIVO ALL'ESERCIZIO


Passare dal periodo amministrativo all'esercizio significa individuare e aggregare i valori relativi a tutte le operazioni che
economicamente sono riconducibili al periodo amministrativo Ty indipendentemente dal periodo temporale di prima
rilevazione

T-1 T T+1

1/1 31/1
Apertura SP Operazioni di
Rilevazione
integrazione e
operazioni
rinvio
in CO.GE.
Si passa dal periodo
amministrativo
all'esercizio e si
costruiscono SP e CE

Esempio:

T-1 T T+1

Op. 1; Op. 2; Op. 3 -----------------------> Op. 3; Op. 2


Op. 4; Op. 5 <---------------------- Op. 4; Op. 5
Op.6 ---------------------------------> Op. 6 -------------------------------------> Op. 6

Numero operazioni Momento di rilevazione Effetto economico Esempi di operazioni di gestione


1 T T - Acquisto materie prime
- Costo del lavoro
2 T T1 - Materie acquistate ma non usate
- Impianto acquistato ma non usato
3 T T/T1 - Affitti
- Pagamento anticipato
4 T1 T - Interessi attivi di conto corrente bancario
5 T1 T1/T - Interessi attivi e passivi con pagamento posticipato
6 T-1 T-1/T/T+1/ (e anni - Impianto disponibile e utilizzato in più periodi
successivi)

Lezione 3 Pagina 14
La determinazione de reddito di esercizio e del capitale di
funzionamento
lunedì 29 febbraio 2016

LE OPERAZIONI DI INTEGRAZIONE E RINVIO

Periodo Amministrativo 31/12 Esercizio


competenza temporale competenza economica

- Operazioni di integrazione
- Operazioni di rinvio → principio di competenza economica

1. Quali valori generano 2. Cosa sono e come si


queste operazioni? rilevano in CO.GE.

1. Quali valori generano queste operazioni?

Esempio:
Operazione Competenza 31/12 Competenza economica
temporale operazioni integrazione e
rinvio
Acquisto materie 1500 Rinvio per Rimanenze finali RF 600 (rimanente finali)
prime(1/4)
Acquisto impianto (1/5) 10’000 rinvio Valore netto 8'000 in quanto 2'000 quota
ammortamento
Costo lavoro (30/07) 2’000 integrazione T.F.R. 200
Crediti 1/9 verso clienti 5’000 rinvio Svalutazione crediti per 300

CONTO ECONOMICO 31/12/T1

+ -

Acq. Mat prime 1500 (1) Rimanenze finali 600 (2;3)


Ammortamento (3) Ricavi 5000 (1)
Lavoro 2000 (1)
TFR 200 (1;2)
Svalutazione 300 (2)

LEGENDA
1) quantità economiche certe
2) quantità economiche stimate
3) quantità economiche congetturate

1. quantità economiche certe

Lezione 4-5 Pagina 15


1. quantità economiche certe
Derivano da un processo di misurazione oggettivo, i valori sono oggettivi (quantità per prezzo), richiamano un
concetto di verità, si riferiscono a operazioni rilevate durante il periodo amministrativo.
2. quantità economiche stimante
Derivano da una misurazione soggettiva, valori soggettivi. Valori che approssimano la realtà, valori generalmente
verificabili in futuro, si riferiscono ad operazioni rilevate a fine periodo amministrativo.
3. quantità economiche congetturate
Derivato da una misurazione soggettiva basata su ipotesi gestionali future date le condizioni produttive del
presente, valori soggettivi, valori per i quali si cerca una congruenza con la realtà. Derivano da esperienze di
scissione del valore del bene nel tempo, si riferiscono a operazioni rilevate a fine periodo amministrativo

Nel bilancio d’Esercizio convivono quantità economiche certe, stimate e congetturate. Quindi in bilancio vi è un
grado di soggettività nei valori che determinano il reddito di esercizio (che perciò è un valore congetturato). La
rappresentazione è quindi soggettiva ma comunque fedele alla situazione economica dell’impresa.

2. Cosa sono e come si rilevano (le operazioni di integrazione e rinvio) in CO.GE.


○ Le operazioni di integrazione consistono nella rilevazione di costi e ricavi di competenza dell’esercizio la cui
manifestazione numeraria (di moneta) non si è però ancora verificata a fine periodo amministrativo (il
pagamento o incasso dell’operazione è posticipato).
○ Le operazioni di rinvio consistono nella rideterminazione di costi e ricavi di competenza futura la cui
manifestazione numeraria è già avvenuta nel corso del periodo amministrativo (il pagamento o l’incasso è
anticipato).

REGOLE DELLE OPERAZIONI DI INTEGRAZIONE E RINVIO


1. hanno data di rilevazione 31/12, ovvero alla fine del periodo amministrativo
2. in partita doppia muovono un conto di Conto Economico ed uno di Stato Patrimoniale

TIPOLOGIE DI OPERAZIONI DI INTEGRAZIONE


1) Ratei Attivi (Stato patrimoniale +)
Ratei Passivi (Stato patrimoniale -)

Sono valori di SP a cui corrispondono ricavi (ratei attivi) o costi (ratei passivi) di competenza dell’esercizio con
manifestazione numeraria posticipata rispetto alla chiusura del periodo amministrativo

Esempio 1
In data 1/02/T1 si incassano interessi attivi relativi ad un titolo di breve durata, posticipati quadrimestrali di valore 400

+ 31/12 -

Ratei attivi a Interessi attivi 300

Ratei attivi Interessi attivi SP CE


+ - + -
300 300
Ratei att. Int. att.

300 300

Esempio 2:

Lezione 4-5 Pagina 16


Esempio 2:
In data 1/03/T1 si pagano interessi passivi posticipati semestrali per 600 euro.

+ 31/12 -

Interessi passivi a Ratei passivi 400

Ratei attivi Interessi attivi SP CE


+ - + -
400 400
Ratei pass. Int. Pass.

400 400

+ CE -

integrazione integrazione
di di
costi ricavi

SP
+ -
ratei ratei
attivi passivi

2) Fondi rischi futuri (Stato Patrimoniale -)


Fondi oneri futuri (Stato Patrimoniale -)

Sono valori di Stato patrimoniale che accolgono costi di competenza dell’esercizio relativi a rischi o spese futuri. Il
costo di competenza è denominato accantonamento e corrisponde al costo di competenza dell’esercizio.
L’accantonamento ha la funzione di non far ricadere quote di costi di competenza di esercizi precedenti sul Conto
economico di esercizi futuri.
Il fondo è uguale alla sommatoria degli accantonamenti rilevati in ogni esercizio.

Esempio1
Fondo manutenzione impianti

Il fondo manutenzione è un fondo spese (oneri) future, iscritto a SP-, e accoglie la sommatoria delle quote di costi per la
manutenzione di competenza dei vari esercizi

Anno 1 Utilizzo impianto


Anno 2 Utilizzo impianto
Anno 3 Utilizzo impianto
Anno 4 Inizia la manutenzione

Il fondo manutenzione si forma anno per anno dalla sommatoria delle quote di accantonamento (costi di esercizio) rilevati al 31/12
in ogni CE riferito al periodo amministrativo di utilizzo dell'impianto (quota di costo= accantonamento a fondo)

Anno 1:

Lezione 4-5 Pagina 17


Anno 1:
Accantonamento a fondo manutenzione impianto: 100
+ 31/12 -

Accantonamento F.M.I. a Fondo Manut. Impianto 100

↓ ↓
CE SP

+ - + -

100 100

Anno 2:
Accantonamento a fondo manutenzione impianto: 150

+ 31/12 -

Accantonamento F.M.I. a Fondo Manut. Impianto 150

↓ ↓
CE SP

+ - + -

150 250

Anno 3:
Accantonamento a fondo manutenzione impianto: 50

+ 31/12 -

Accantonamento F.M.I. a Fondo Manut. Impianto 50

↓ ↓
CE SP

+ - + -

50 300

Anno 4:
Pagamento in data 1/10 dei servizi di manutenzione impianti per 300

+ 1/10 -

Accantonamento F.M.I. a Banca 300

SP

+ -

3) Trattamento di fine rapporto (TFR)

Lezione 4-5 Pagina 18


3) Trattamento di fine rapporto (TFR)
○ Debito TFR (SP-)
dato dalla sommatoria di TFR rilevate (di competenza) in ogni esercizio
○ Quota TFR (CE+)
quota di costo di competenza dell’esercizio

La quota TFR è il costo di competenza dell’esercizio relativo alla remunerazione differita a favore dei
lavoratori dipendenti. La remunerazione complessiva finale è il debito TFR per l’impresa.

Esempio:
Anno1 Anno 2 Anno 3 Anno 4
CE+ Quota TFR 100 CE+ Quota TFR 200 Quota TFR 250 Il lavoratore recede dal contratto:
SP- Debiti TFR 100 SP- Debiti TFR 300 Debiti TFR 550 liquidazione del TFR per 550

Anno 1:
+ 31/12 -

Quota TFR a Debito TFR 100

↓ ↓
CE SP

+ - + -

TFR Deb. TFR


100 100

Anno 2:
+ 31/12 -

Quota TFR a Debito TFR 200

↓ ↓
CE SP

+ - + -

TFR Deb. TFR

200 300

Anno 3:
+ 31/12 -

Quota TFR a Debito TFR 250

↓ ↓
CE SP

+ - + -

TFR Deb. TFR


250 550

Anno 4:

Lezione 4-5 Pagina 19


Anno 4:
Pagamento in data 1/1/T4 pari a 550

+ 1/1/T4 -

Debito TFR a Banca 550

Debito TFR

+ -
550
550

4) Fatture da ricevere (SP-): corrispondono ad operazioni di acquisto


Fatture da emettere (SP+): corrispondono ad operazioni di vendita

Sono valori di Stato Patrimoniale e si riferiscono a scambi commerciali già effettuati per i quali però, alla chiusura
del periodo amministrativo, manca momentaneamente la documentazione necessaria (fattura) per la rilevazione
in contabilità generale.

Esempio:
+ 31/12 -

Acquisti materie prime a Fattura da ricevere 1000

↓ ↓
CE+ SP-
Esempio 2:

+ 31/12 -

Fattura da ricevere a Vendita materie prime 500

↓ ↓
SP- CE+

+ CE -
Acquisto Vendita

1000 500

SP
+ -
Fattura Fattura
da da
emettere ricevere

500 1000

5) Imposte

Lezione 4-5 Pagina 20


5) Imposte
Imposte (CE+)
Debiti tributari (SP-)

Le imposte sono di costi di competenza con manifestazione numeraria futura (le imposte si rilevano al 31/12, ma il
pagamento di esse dell’anno n avviene in T+1)
Esempio:
+ 31/12 -

Imposte a Debiti tributari 800

↓ ↓
CE SP
+ - + -
imposte Deb. tributari
800 800

T+1: pagamento imposte per 800

+ 31/12 -

Debito tributario a Banca 800

Debito TFR

+ -
800
800

TIPOLOGIE DI OPERAZIONI DI RINVIO

1) Risconti attivi [SP+]


Risconti passivi [SP-]
Sono valori di Stato Patrimoniale a cui corrispondono quote di costo (risconti attivi) o quote di ricavo (risconti
passivi) da rinviare ad esercizi futuri perché di competenza futura pur essendosi già manifestata la dimensione
numeraria.
Si riferiscono ad operazioni già rilevate in contabilità generale in base alla competenza temporale
(pagamento/riscossione anticipata).
I risconti attivi (SP+) corrispondono a rettifiche di costi, mentre i risconti passivi (SP-) corrispondono a rettifiche di
ricavi.

Esempio 1
1/09 pagamento anticipato di un premio di assicurazione annuale per 1800 euro.
Assicurazione (ven) a Banca (vfp) per 1800 euro.
Costo registrato 1800 euro (dal 1/09/t al 1/09/t1), ma costo di competenza unicamente dal 1/09/t al 31/12/t
Bisogna stornare dal 1/01/t al 1/09/t1 ovvero 8 mesi: (1800/12)*8= 1200 euro.
Bisogna togliere 1200 euro in quanto di competenza di n1 e non di n.
Risconto attivo (conto acceso ai costi sospesi - dare) a Assicurazione (rettifica di costo - avere) per 1200.

Esempio 2

Lezione 4-5 Pagina 21


Esempio 2
In data 1/11 incasso da parte dell’impresa di un affitto attivo semestrale per 600 euro, pagamento
anticipato.
Banca (vfa) a Fitti attivi (vep) di 600 euro.
Ricavo registrato di 600 euro dal 1/11/t al 1/05/t1, ma il ricavo di competenza è solo dal 1/11 al 31/12.
Bisogna stornare il ricavo dal 1/1/t1 al 1/05/t1, ovvero 4 mesi: (600/6)*4= 400 euro di competenza t1.
Fitti attivi (rettifica di ricavo – dare) a Risconto passivo (conto acceso ai ricavi sospesi – avere) per 400.
Il saldo nel mastrino Fitto attivo avrò (600-400) 200 euro in dare che sarà inserito in CE-, mentre nel
mastrino risconto passivo avrò il saldo di 400 in avere che sarà inserito in SP-

2) Ammortamento
Quota di ammortamento [CE+]
Fondo di ammortamento [SP-]

Il fondo di ammortamento è la somma delle quote di ammortamento rilevate ogni anni sino al termine della vita
utile del bene (immobilizzazione materiale e immobilizzazione immateriale)

L'ammortamento individua quote di costo di competenza dell’esercizio rappresentative della partecipazione di


immobilizzazioni materiali (es. impianti, fabbricati, attrezzature..) ed immobilizzazioni immateriali (brevetti,
licenze,…) alla formazione del reddito di esercizio

N.B. → L’ammortamento viene calcolato anche in % sul saldo del mastrino impianti (ovvero sul costo storico,
quindi se acquisto 800 e vendo 200 l’ammortamento sarà calcolato esclusivamente su 600 e non per giorni, solo
SUL SALDO).

FOCUS: LE IMMOBILIZZAZIONI
Immobilizzazioni immateriali (brevetti e licenze) sono soggette ad ammortamento
Immobilizzazioni materiali (fabbricati, impianti) sono soggette ad ammortamento
Immobilizzazioni finanziarie (titoli, partecipazioni) NON sono soggette ad ammortamento

N.B. → l'ammortamento non dev'essere calcolato su immobilizzazioni materiali ed immateriali in costruzione

Esempio:
Costi di acquisto impianto (costo storico) = 900
Durata economica (vita utile impianto) = 3 anni
La quota di ammortamento impianto è costante: 900/3= 300, quota annuale di ammortamento.
Valore netto contabile (costo storico – fondo ammortamento)

Anno 1 Anno 2 Anno 2 Anno 4


Q. Amm. 300 CE+ 300 CE+ 300
F. Amm. 300 SP- 600 SP- 900
Val. netto 900-600= 900-600= 900-600=
contabile 300 300 300

3) Rimanenze finali

Registrate in CE- (avere) in quanto rettifiche di costi e SP+ attivo.


Le rimanenze finali sono grandezze comuni a due esercizi. Con la rilevazione di rimanenze finali si rinviano al futuro
costi legati agli acquisti di materie prime effettuate nell’esercizio ma non ancora utilizzate nell'esercizio.
Le rimanenze finali vengono calcolate moltiplicando i costi d'acatisto per la quantità rimanente al 31/12
(RF = costi d'acquisto x quantità al 31/12)

Esempio:

+ 31/12 -

rimanenze finali (SP) a rimanenze finali (CE) 1000

Lezione 4-5 Pagina 22


CE1 SP1

+ - + -
RF RF
1000 1000

Anno 2
CE2

+ -

RT
1000

4) Svalutazione crediti
Svalutazione crediti [CE+]
Fondo Svalutazione crediti [SP-]

La svalutazione individua quote di costo di competenza dell’esercizio legate al probabile mancato incassi di
crediti sorti nell’esercizio, quindi il fondo svalutazione crediti ha la funzione di evitare che costi di
competenza dell’esercizio ricadano su esercizi futuri.

I crediti nominali riguardano i crediti generati da fattura, mentre il fondo svalutazione crediti è dato dalla
sommatoria di quote di svalutazione in ogni periodo amministrativo, si calcola così il valore netto dei crediti
nominali dato dalla differenza da questi due (valore netto crediti = crediti nominali - sfondo svalutazione crediti)

La percentuale di svalutazione dei crediti viene calcolata sul saldo del mastrino crediti (come
l’ammortamento).

Esempio
Anno 1 crediti 1000, al 31/12 la svalutazione è pari a 100
Svalutazione crediti (ven) a Fondo svalutazione Crediti (avere) per 100
Anno 2: incasso crediti
Se riscuoto l’intera somma: 1/03: Cassa a crediti v/cl per 1000 (in SP avrò Fondo S.C. per 100 in passivo)
Se riscuoto 900: Cassa (vfa) 900, Fondo svalutazione crediti (vfa) 100 a Crediti c/cl 1000
Se riscuoto 800: Cassa (vfa) 800, Fondo svautazione Crediti (vfa) 100, perdita su crediti (ven) 100 a Cr v/cl 1000

5) Svalutazione investimenti finanziari


Fondo svalutazione investimenti finanziari [SP-]
Svalutazione investimenti finanziari [CE+]

Essa individua quote di costo di competenza dell’esercizio legate al valore minore rispetto al costo di acquisto
dell’investimento finanziario.
Svalutazione investimenti finanziari /titoli/partecipazioni a Fondo svalutazione Investimenti finanziari

Esempio
Acquisto titoli 1/09 per 1500, al 31/12 tali titoli valgono 1000 quindi vengono svalutati per 500
1/09: Titoli (ven pluriennali imm. Fin.) a Banca (vfp) per 1500
31/12: Svalutazione titoli (ven) a Fondo svalutazione Titoli per 500

6) Rivalutazione
Stato patrimoniale + [Il valore del bene da rivalutare]
Conto economico - [Rivalutazione+]

La rivalutazione individua le quote di ricavo (rivalutazione) al maggior valore del bene in SP+
Esempio:

Lezione 4-5 Pagina 23


Esempio:
vengono rivalutati TERRENI per 1000 perché terreni agricoli diventano terreni edificabili a seguito
del cambiamento del Ramo regolatorio comunale.
Al 31/12 Terreni (ven pluriennale) a Rivalutazione terreni (ce avere) per 1000

N.B. → I terreni non vengono mai ammortizzati

7) Capitalizzazione dei costi


Costruzioni di economia/immobilizzazioni in corso [SP+]
Incrementi lavori in corso (rettifica dei costi) [CE-]

Con la capitalizzazione dei costi si individuano costi da rinviare al futuro perché di competenza futura, iscrivendoli
a SP+. L’operazione si riferisce a costruzioni interne che verranno ammortizzate una volta che sono pronte all’uso:
impianto costruito internamente.

Esempio:
costruzione di un impianto in economia (all’interno dell’impresa)
Costi sostenuti per la produzione dell’impianto interno:
○ lavoro 50,
○ energia 100,
○ consulenza 50

31/12 Costruzione in economia (SP+) a Incremento lavoro in corso (ce avere) per 200
O se la costruzione è terminata
31/12 Impianto a incremento lavoro in corso (ce avere) per 200
Dal T+1 l’impianto verrà ammortizzato.

Lezione 4-5 Pagina 24


La formazione del bilancio di esercizio
lunedì 7 marzo 2016

LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO DI ESERCIZIO E DEL RELATIVO CAPITALE DI FUNZIONAMENTO


Nel bilancio di esercizio si determinano il reddito di esercizio e il relativo capitale di funzionamento perché le valutazioni
vengono effettuate ipotizzando le imprese in funzionamento; se l'impresa invece non è funzionante si deve redigere il
bilancio di liquidazione: si determinano il reddito e il capitale di liquidazione e tutte le valutazioni vengono effettuate
considerando l'impresa in liquidazione

N.B. Reddito di esercizio e capitale di funzionamento ≠ reddito e capitale di liquidazione

FASI OPERATIVE DI COSTRUZIONE DEL BILANCIO DI ESERCIZIO


Periodo amministrativo 1/01- 31/12, impresa manifatturiera industriale

Fase 1: dal 1/01 al 31/12


Rilevazione delle operazioni di gestione in ordine cronologico, ovvero in base alla competenza temporale. La rilevazione
dell’operazione avviene secondo due aspetti:
- aspetto numerario, che detta il segno
- aspetto economico, che prende segno contrario
La rilevazione dell’operazione deve avvenire in libro giornale e in libro mastro.

Fase 2: avviene al 31/12


Bisogna costruire il primo bilancio di verifica che è la sintesi delle rilevazioni in contabilità generale.
Il bilancio di verifica è una tavola bilanciante la cui finalità è di verificare la correttezza formale delle rilevazioni
effettuate in CO.GE.

Fase 3: avviene al 31/12


Indica il passaggio dalla competenza temporale alla competenza economica e si rileva in contabilità le operazioni di
integrazione e di rinvio (aggiornate sia in libro giornale che libro mastro).

Fase 4: avviene al 31/12


Bisogna costruire il secondo bilancio di verifica che è identico al primo ma ha al suo interno nel nuove operazioni di
integrazione e rinvio.

Fase 5: avviene al 31/12


bisogna costruire tavole di Stato Patrimoniale e Conto Economico.

Stato Patrimoniale Conto economico

+Attività -Passività + Costi - Ricavi


O O E rettifiche di E rettifiche di
investimenti Fonti di finanziamento costo ricavo

Valori rappresentativi dei processi in Valori di competenza dell'esercizio,


corso: ovvero valori economici di esercizio
- Valori numerari
- Valori finanziari
- Valori economici pluriennali

Esempio:

Lezione 6 Pagina 25
Esempio:
Determinazione del reddito di esercizio (CE) e del relativo capitale di funzionamento (SP)

Con la costruzione del bilancio di esercizio si determinano due grandezze:


- il reddito di esercizio
- il capitale di funzionamento o patrimonio netto.
Le valutazioni vengono effettuate considerando l’impresa in funzionamento e non in un suo stato particolare.
Se le valutazioni vengono effettuate considerando l’impresa in liquidazione allora si ha un bilancio di liquidazione e il
reddito e il capitale sono di liquidazione.
Il reddito e il capitale di funzionamento sono diversi dal reddito e del capitale di liquidazione, quindi il bilancio di eser cizio
è diverso dal bilancio di liquidazione, in quanto il bilancio di esercizio viene fatto con il criterio dell’impresa in
funzionamento mentre il bilancio di liquidazione con il criterio dell’impresa in liquidazione.

FASE 1: operazioni di gestione cronologiche


1/01 apporto di capitale sociale in contanti per 700 euro
1/01 Azionista c/sottoscrizione (vfa) a Capitale Sociale (vep) di 700
1/01 Cassa (vfa) a Azionista c/sottoscrizione (vfp) di 700

10/02 acquisto di materie prime per 100 euro, pagamento dilazionato con bonifico bancario in data 10/04 80 e per il
resto in T1.
10 /02 Materie prime c/acquisti (ven) a debiti v/fornitori (vfp) per 100

12/03 acquisto impianti per 500.


Pagamento tramite banca per il 50% in data 30/05, il resto verrà pagato in n1.
12/03 Impianto (ven pluriennale) a Debito v/fornitori (vfp) per 500

10/04 debiti v/fornitori (vfa) a Banca (vfp) per 80


30/05 debiti v/fornitori (vfa) a Banca (vfp) per 250

15/11 vendita prodotti per 120, incasso in pari dati per 100 il resto verrà incassato in T1.
15/11 credito v/cliente (vfa) a merci c/vendite (vep) per 100
15/11 Banca (vfa) a credito v/cliente (vfp) per 100

30/11 pagamento tramite banca stipendi ai dipendenti per 50


30/11 Salari e stipendi (ven) a Banca (vfp) per 50

1/12 Pagamento tramite banca premio assicurazione trimestrale per 180


1/12 Assicurazione (ven) a Banca (vfp) per 180

FASE 2:

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FASE 2:
CONTI VALORI + VALORI - SALDO + SALDO -
Capitale Sociale 700 700
Banca 100 560 460
Cassa 700 700
Materie prime c/acq 100 100
Debiti v/fornitori 330 600 270
Impianti 500 500
Credito v/clienti 120 100 20
Merci c/vendite 120 120
Salari e stipendi 50 50
Assicurazione 180 180
TOTALE 2080 2080 1090 1090

FASE 3:Operazioni di fine periodo

Rimanenze finali: 40
Materie prime (V accesa ai ricavi sospesi – dare) e Rimanenze finali (ce – avere) per 40

Svalutazione crediti: 20
Svalutazione crediti (ven) a Fondo svalutazione crediti (sp) per 20

Ammortamento impianto 10%


Amm. Impianto (ven) a Fondo Ammortamento impianti (sp) per 50

TFR
TFR (ven) a Debito per TFR (vfp) per 15

Imposte: 30
Imposte (ven) a Debiti per imposte (vfp) per 30

Recupero il costo non di competenza dell’anno n (assicurazione)


Risconto attivo (v accesa ai costi sospesi – dare) a assicurazione (avere) per 120

FASE 4: costruzione CE e SP (copio i saldi dei mastrini nelle tabelle giuste)


CE: Costi (325) – ricavi (160) = 165 euro di perdita d’esercizio (in ce avere per far quadrare la tabella).
SP: tot. Attivo (920) , tot. Passivo (1085) quindi non quadra per 165 (la perdita d’esercita) che va inserita in attività per
fare totale a pareggio.

FASE 5: chiusura saldi e tavole

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Il bilancio secondo la normativa civilistica
venerdì 11 marzo 2016

LA REGOLAMENTAZIONE CONTABILE
La regolamentazione contabile italiana ha subito modifiche dall'1/01/2016:
- D.Lgs. 139/2015 in seguito recepimento Direttiva UE 2013/34 con conseguenti modifiche al codice
civile: cod. civ.: art. 2423 e segg.).Tali modifiche riguardano i principi contabili emanati
dall’Organismo Italiano di Contabilità (O.I.C.) (n. 27, con progetti di aggiornamento in corso)
Sono previsti tre modelli di bilancio:
○ c.d. ordinario
○ Abbreviato (art. 2435-bis c.c.)
○ Micro imprese (art. 2435-ter c.c.)
- D.Lgs. 127/1991 (recepisce Direttiva n. 349/1983) e D.Lgs. 139/2015: recepimento Direttiva UE
2013/34 e modifiche al D.Lgs. 127/1991. Tali modifiche riguardano i principi contabili emanati
dall’Organismo Italiano di Contabilità (ref.: O.I.C. n. 17 v. 2015)

Il D.Lgs. 38/2005 e succ. mod. riguarda il regolamento CE n. 1606/2002 e prevede l'introduzione nella
legislazione italiana dei principi contabili internazionali IAS/IFRS (Framework e standard operativi);
vengono inoltre individuate le società che devono o possono utilizzare gli IAS/IFRS.

Il bilancio secondo i principi contabili internazionali IAS/IFRS


CONSOLIDATO INDIVIDUALE
SOCIETÀ QUOTATE a Obbligo dal 2005 Obbligo dal 2006
SOCIETÀ CON STRUMENTI Obbligo dal 2005 Obbligo dal 2006
FINANZIARI DIFFUSI a
BANCHE, FINANZIARIE, SIM, SGR a Obbligo dal 2005 Obbligo dal 2006
ASSICURAZIONI QUOTATE a Obbligo dal 2005 Obbligo dal 2006, se non
prepara bilancio consolidato.
Normativa italiana se lo presenta
ASSICURAZIONI NON QUOTATE a Obbligo dal 2005 Divieto: ref. normativa
italiana
SOCIETÀ CHE REDIGONO IL Facoltà dal 2015 Facoltà dal 2005
CONSOLIDATO (E LORO
CONTROLLATE E COLLEGATE)
ALTRE IMPRESE N/A Facoltà dal 2014 b
SOCIETÀ MINORI (art. 2435-bis e N/A Divieto
2435-ter)

a) E loro imprese controllate e collegate


b) Modifica introdotta con l'art. 20, c. 2, lett. a), D.L. 24 /06/2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla L. 11/08/2014,
n. 116.

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BILANCIO INDIVIDUALE DI ESERCIZIO SECONDO IL CODICE CILIVE
La finalità principale che guida il legislatore nel dettare le norme sul bilancio è la tutela di tutti i soggetti
terzi con interessi verso l'impresa; quindi il bilancio è lo strumento informativo principale sulla
situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell'impresa; perciò il legislatore definisce gli aspetti
giuridici fondamentali per la formazione del bilancio di esercizio osservando la tutela dei terzi
(stakeholder)

La normativa italiana sul bilancio è così strutturata:


- Norme generali
- Norme specifiche
Le norme si strutturano su 3 livelli gerarchici + 1, rappresentato dai principi contabili nazionali

NOME GENERALI
2427 e 2427 bis → nota integrativa
1 2428 → relazione sulla gestione
2429 → controllo bilancio
2435 bis → bilancio in forma abbreviata
Obiettivo Bilancio CLAUSOLA art. 2423 2345 ter → bilancio micro-imprese
Linee guida GENERALE

Regole applicative generali 2


PRINCIPI GENERALI DI art. 2423 bis
Caratteristiche qualitative
REDAZIONE DEL BILANCIO

3 artt. 2423 ter [tavole] 2425 [C.E.]


Regole applicative
CRITERI DI RAPPRESENTAZIONE E DI 2424 [S.P.] 2425 bis [C.E.]
specifiche
VALUTAZIONE 2424 bis [S.P.] 2425 ter [R.F.]
2426 [c. di valutazione]

PRINCIPI CONTABILI

NORME PARTICOLARI

PRINCIPI CONTABILI
Sono principi economico-ragionieristici da impiegare nella predisposizione del bilancio a supporto delle scelte operative;
quindi possono essere definiti come l'insieme dei criteri, delle procedure, dei metodi e delle tecniche a supporto:
- contabilizzazione (scritture)
- valutazione (delle singole voci di bilancio)
- rappresentazione (nelle tavole di sintesi)

I principi contabili sono pubblicati da


A) Soggetti nazionali
PASSATO → CNDCR (Consiglio nazionale dottori commercialisti ragionieri) che ha 20 principi contabili
PRESENTE → OIC (Organismo italiano contabilità) che ha rivisto per contabili CNDCR, pubblicato nuovi principi
contabili e pubblicato documenti interpretativi ai principi contabili
B) Soggetti internazionali
PASSATO → IASC/IAS organismo anglosassone che inizialmente ha publicsto 29 standard IAS (international
accounting standanrd)
PRESENTE → IASB (International accounting standard board) che ha pubblicato standard IFRS, rivisto proceduti,
pubblicati IFRS per piccole medie imprese, progetto di convergenza con FASB per unico corpus principi
I principi contabili, all'interno del sistema legislativo, hanno il ruolo direttamente collegato al contesto economico-giuridico
del paese:
- ITALIA che si basa sulle Civil law dove prevale la legge scritta: i principi sono regole operative coerenti con la LEGGE, i
principi contabili ruolo subordinato alla legge e i principi contabili hanno funzione integrativa, interpretativa e suppletiva.
- MONDO ANGLOSASSONE (UK-USA) che si basa sulle Common Law dove prevalenza giurisprudenza sulla legge scritta: i
principi considerati sono a pari livello della legge

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La clausola generale
venerdì 11 marzo 2016

I LIVELLO GERARCHICO: CLAUSOLA GENERALE [art. 2423]


Comma 1
Chi deve redigere il bilancio? Il bilancio viene redatto dagli amministratori, coloro che hanno la
responsabilità. Il bilancio è costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico, dal rendiconto
finanziario (dal 2016) e dalla nota integrativa
Come è composto il bilancio?
Il Bilancio in senso stretto ha la forma tabellare vincola (conto economico e stato patrimoniale) e
forma
qualitativa/quantitative libera nel rispetto di un contenuto minimo imposto dalla legge (nota
integrativa).
Il bilancio in senso ampio contiene, oltre a quanto contenuto nel bilancio in senso stretto, la
relazione della gestione, relazione degli organi di controllo.

Comma 2
La CLAUSOLA GENERALE indica un principio di ordine superiore ovvero:
A) Rappresentazione veritiera
B) Rappresentazione corretta
C) Chiarezza
D) Obbligo di andare oltre la legge per garantire la completezza informativa e soddisfare così la
clausola generale [2423/3]
E) Rilevanza opzionale (non si deve mai applicare qualora dovesse andare contro la clausola
generale) [2423/4] → nuovo concetto introdotto dal D.Lgs. 139/2015
F) OBBIGLIO di non applicare la legge, quando in casi eccezionali si violerebbe la clausola
generale [2423/5]

a) Rappresentazione veritiera
La rappresentazione veritiera e corretta costituiscono obiettivo del bilancio, per essa si intende
credibilità e congruenza con la realtà.
Veritiero non significa vero, per la presenza in bilancio di valori stimati e congetturati.
Veritiero significa ammettere discrezionalità tecnica nelle valutazioni, ma non arbitrarietà.
Veritiero significa avere le competenze tecniche necessarie in fase valutativa.
Veritiero significa ottenere valori coerenti con la dinamica economica e la situazione aziendale
presente e futura.

b) Rappresentazione corretta
Si realizza attraverso:
○ il rispetto della normativa e dei principi contabili
○ la comunicazione non deve essere deviante e ciò si realizza con comportamenti in buona
fede e con la chiarezza espositiva
○ la correttezza in senso economico, per evitare rappresentazioni false della situazione
economica, patrimoniale e finanziaria dell’impresa.

c) Chiarezza
È il principio guida nella predisposizione del bilancio. Ciò significa porre i destinatari del
bilancio in condizioni di comprendere dal punto di vista formale (rappresentazione dei valori in
bilancio) e da un punto di vista sostanziale (processo di formazione dei valori) le modalità di
formazione del reddito di esercizio e del capitale di funzionamento, nonché le caratteristiche
della situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’impresa.
Vi sono quattro regole funzionali al raggiungimento e al miglioramento della chiarezza:
○ Il contenuto dello Stato patrimoniale e del Conto economico è rigido ed imposto dal
legislatore
○ Nel bilancio vi è la distinzione obbligatoria, indicata in nota integrativa (dal 2016), tra
valori della gestione ordinaria e i valori derivanti dalla gestione straordinaria (ossia legati

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valori della gestione ordinaria e i valori derivanti dalla gestione straordinaria (ossia legati
ad eventi straordinari). Es: divieto di sommare debiti con crediti oppure costi con ricavi
○ Valutazione autonoma degli elementi eterogenei (attività/passività; costi/ricavi), ovvero
divieto di compenso di partite (elementi di bilancio)
○ Possibilità di inserire informazioni aggiuntive nelle tavole di Stato Patrimoniale e Conto
Economico, rispetto allo schema previsto dalla legge

d) Completezza informativa [art. 2323, comma 3]


Per rispettare clausola generale, vi è l’obbligo di fornire informazioni aggiuntive relative alle
singole problematiche di ciascuna impresa. Es: nei periodi di crisi si trovano spesso informazioni
aggiuntive sulle scelte di ristrutturazione del debito, sui piani di rientro verso le banche, etc.

e) Rilevanza opzionale [2423/4]


La rilevanza è un concetto introdotto con il decreto 139/2015 e richiama il concetto di
materiality presente nell' IAS/IFRS.
La rilevanza è opzionale e attiene a tutti gli aspetti propri della contabilità, ossia la rilevazione
collegata alla valutazione ed alla disclosure (informazioni da fornire).
Permane però l'obbligo di corretta tenuta delle scritture contabili; in altre parole tutti gli
accadimenti del periodo amministrativo vanno registrati in CO.GE. però non tutti i criteri di
rilevazione, valutazione ed informazione possono essere applicati se producono effetti
irrilevanti ai fini della clausola generale. Es1: il nuovo criterio di valutazione del costo ammortizzato per
la valutazione degli strumenti finanziari può non essere applicato se i suoi effetti sono irrilevanti, nel rispetto
della clausola generale (la rappresentazione chiara veritiera e corretta della situazione economica,
patrimoniale e finanziaria dell'impresa); Es2: la suddivisione dei ricavi per aree geografiche in nota integrativa
può essere omessa se ritenuta irrilevante ai fini della clausola generale, nel rispetto della clausola generale;
Es3: le informazioni in nota integrativa sulla composizione dei ratei e dei risconti possono essere se ritenute
irrilevanti, nel rispetto della clausola generale

Concetti fondamentali relativi alla rilevanza:


○ Le semplificazioni che si possono introdurre nell'applicazione del concetto di rilevanza
devono essere ben ponderate; quindi si definiscono semplificazioni rilevanti se
considerate singolarmente e nel loro insieme se sono tali da influenzare le decisioni
economiche degli utilizzatori. In questo caso si devono fornire tutte le informazioni
senza alcuna omissione
○ Il giudizio di significatività viene elaborato sulla base delle caratteristiche dell'impresa e
della natura della semplificazione. Es: in un'impresa farmaceutica dove l'attività di ricerca e
sviluppo è fondamentale non devono essere introdotte semplificazioni contabili su tali voci di bilancio
○ Il giudizio sulla rilevanza è soggettivo ed è un giudizio professionale (lo danno gli
amministratori) tenuto conto delle esigenze informative degli utilizzatori del bilancio

La rilevanza viene considerata su due livelli


1) La rilevanza nel bilancio complessivo (la più importante); si calcola in base a:
- parametri quantitativi stabiliti dalla prassi professionale
□ identificazione di un valore di bilancio (fatturato utile, imposte, totale attivo,
etc.)
□ identificazione di un parametro percentuale
 Fatturato (0,5-1%)
 Attivo (0,5-2%)
- parametri qualitativi stabiliti dalla prassi professionale, riguardano:
□ la tipologia di impresa
□ la natura del valore oggetto di valutazione
2) La rilevanza applicate alle singole voci di bilancio

In nota integrativa le imprese devono illustrare i criteri applicativi per stabilire la rilevanza
delle voci di bilancio ammesse e delle relative informazioni ammesse; tutto questo nel rispetto
della clausola generale

f) Obbligo di non applicazione della disposizione di legge per garantire rispetto la clausola

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f) Obbligo di non applicazione della disposizione di legge per garantire rispetto la clausola
generale [2423, comma 5]
I casi eccezionali non sono definiti in modo specifico.
NON è caso eccezionale l’inflazione o la perdita di esercizio.

Esempio: cambio piano regolatore comunale per causa esterna; ciò causa una rivalutazione del terreno che
passa da agricolo a edificabile
Terreno agricolo 1’000
Terreno edificabile 2’500
Variazione di 1'500 adeguamento valore in bilancio

NON deve essere applicato l'art. 2426, che riguarda, in tutti i suoi punti, i criteri di valutazione.
Se avviene (casi eccezionali) la deroga, allora vi è l'obbligo di dare informazioni aggiuntive in
Nota Integrativa sulla deroga ed esiste un vincolo alla destinazione degli utili derivanti dalla
deroga (per rispettare la clausola generale)

Esempio:
RIVALUZIONE BENE IMMOBILE in caso eccezionale: obbligo deroga 2426 per rispettare la clausola generale.
Informazioni in nota integrativa: motivazione della deroga e effetti economici e finanziari della deroga.
Vincolo alla destinazione utili da deroga.
Bene immobile 1'000 (costo acquisto), caso eccezionale 1'500, ammortamento 20%
Sp iniziale + immobile 1'000, Sp in corso d’anno + immobile 1'500, riserva valutazione sp- 500, Sp finale sp +
immobile 1200, sp - riserva libera 100 e riserva valutazione 400.
Sp annon2 sp + immobile 900, sp- riserva val. 300 riserva libera 200
Vendita bene immobile zero. Riserva vincolata/valutata zero, riserva utile 500

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I principi di redazione del bilancio di esercizio
venerdì 11 marzo 2016

II LIVELLO GERARCHICO: PRINCIPI GENERALI DI REDAZIONE DEL BILANCIO [art. 2423-bis]


Particolare attenzione per:
1) principio continuità
2) principio funzione economica
3) principio prudenza

1) Continuità [art. 2423-bis, comma 1]


Principio base in funzione del quale il bilancio d’esercizio deve essere costruito. Il bilancio deve
essere predisposto considerando la prospettiva di funzionamento dell’impresa.
Quindi i criteri, le correlate ipotesi alla base di stime e congetture e le informazioni sulle prospettive
evolutive della gestione devono essere coerenti con tale principio per determinare il reddito di
esercizio e il capitale di funzionamento.
Senza il principio di continuità si redigono altri bilanci (che non sono il bilancio di esercizio), come ad
esempio il bilancio di liquidazione.
Il principio di continuità si applica su due livelli:
a) A livello di impresa nel suo complesso
Per rispettare il principio di continuità operativamente le valutazioni vengono effettuate
considerando il business plan (documento di programmazione); nel business plan sono
presenti: una sima dei redditi futuri, una stima dell'indebitamento futuro e una stima del
Patrimonio Netto futuro
b) A livello di valutazione delle singole voci di bilancio
Per rispettare il principio di continuità operativamente è necessario far riferimento alla
sostenibilità (verificare se il valore del bene è economicamente corretto) del valore dei
beni durevoli

Esempio:
impianto (bene durevole) con costo storico 10'000 e Ammortamento 4'000; per cui: Valore Contabile 6’000
Il Valore Contabile di 6000 è sostenibile? economicamente corretto? Utile in futuro?
 SI; valore netto congruo?
○ SI (ammortamento)
○ NO (se parziale)
 NO; svalutazione totale del bene con riduzione del reddito

2) Funzione economica [art. 2423-bis, comma 1]


In base a tale principio le operazioni devono essere rilevate considerando la realtà economica
sottostante agli aspetti formali.
Tale principio si riferisce:
a) modalità contabilizzazione delle operazioni
b) richiamo della prevalenza della sostanza economica sulla forma giuridica delle operazioni di
gestione

In Italia vi è un richiamo limitato al principio della prevalenza della sostanza economica sulla
forma giuridica. Un esempio tipico è la contabilizzazione del contratto di leasing finanziario.
Tale contratto (il leasing finanziario) è contabilizzato con il metodo patrimoniale nelle tavole di
Stato Patrimoniale e Conto Economico; tale metodo pone però l'accento sull'aspetto formale
del contratto. In Nota integrativa si devono dare tutte le informazioni relative alla
contabilizzazione del leasing in base al metodo finanziario; tale metodo evidenzia l'aspetto
sostanziale del contratto.

Esempio:

Lezione 7-8 Pagina 33


Esempio:
LEASING FINAZIARIO
Funzionamento (due soggetti):
○ IMPRESA: stipula il contrato di leasing e paga canoni periodici. L'impresa utilizza l'impianto in oggetto
del leasing per tutta la durata contratto. Alla scadenza vi è la possibilità di riscattare il bene ad un
prezzo minore di quello d’acquisto.
○ SOCIETA’ DI LEASING: presta il bene in base alle condizioni del contratto. La società incassa i canoni
periodici e alla fine del contratto o ritira il bene o lo cede in proprietà.

Contabilizzazione da parte dell'impresa


a) prevalenza della forma giuridica, metodo di contabilizzazione patrimoniale che in Italia si applica a SP e CE
→ SP zero, CE + (costi) canoni leasing (il leasing non viene contabilizzato a Stato Patrimoniale perché
formalmente non è di proprietà dell'impresa)
b) sostanza economica (in N.I. informazioni contabili leasing in base alla sostanza economica) → SP+ impianto
al netto ammortamento, SP- debiti finanziari v/soci leasing, CE+ ammortamento, interessi passivi

3) Prudenza [art. 2423-bis, comma 1,2,4,5; art. 2426]


La prudenza è il principio di redazione del bilancio più importante in Italia (chiaramente subordinato
alla clausola generale)

2423-bis/1,2
La prudenza si sostanza principalmente nel divieto di contabilizzare componenti positivi di redito
non realizzati anche se di competenza dell’esercizio e nella necessità di contabilizzare componenti
negativi di competenza anche se non realizzati ma di competenza dell'esercizio.
Vi è un'asimmetria di comportamento tra le rilevazioni di componenti positivi e negativi di reddito di
competenza. In Italia vi è la prevalenza del principio di prudenza sui principi di competenza e
realizzazione.

Esempio:
Titoli c/acquisto 1’000
31/12 1'200 a bilancio 1'000 (200 utile non realizzato)
31/12 800 a bilancio 800 (-200 perdita di competenza)

2423-bis/4 (prudenza e competenza)


Il principio di prudenza comporta tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell’esercizio,
anche se conosciuti dopo la chiusura.

Esempio:
Il periodo amministrativo è fino al 31/12, ma l’approvazione della bozza del bilancio viene fatta al 31/3/t1 e
l’approvazione del bilancio dall’assemblea dei soci entro il 30/04/t1.
Al 23/04/t1 vengono svalutati crediti per l’anno t
15/03/t1 cliente fallisce svalutazione del 100%
25/03/t1 concordati preventivo rivedere svalutazione del 10%.

2423-bis/5
Il principio di prudenza comporta anche il divieto di compenso di partite, ovvero il divieto di
sommare tra loro valori relativi a componenti del patrimonio e del reddito aventi segno opposto (ad
esempio crediti con debiti, utili con perdite, costi con ricavi)

Collegamento prudenza [art. 2426]


Il principio della prudenza costituisce la guida nell’applicazione dei criteri di valutazione (art. 2426
c.c.).
È principio guida nelle operazioni di integrazione e rinvio; inoltre tale principio si sostanzia
nell’utilizzo del criterio di valutazione del costo (di acquisto o di produzione), il quale rappresenta il
valore massimo attribuibile all’elemento di bilancio da valutare (eccezioni previste dalla legge: lavori
in corso e partecipazioni valutate a PN).
Funzione del principio è evitare la sopravvalutazione del reddito e del PN, a tutela dei terzi esterni
all'impresa.
Il principio prudenza è guida nelle operazioni di integrazione e rinvio.
Esempio

Lezione 7-8 Pagina 34


Esempio
VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE FINALI DI PRODUZIONE
Costo prodotti finiti 6'000 (in magazzino). Il valore di mercato è 10'000 quindi vengono valorizzati a 6'000.
Il valore del mercato è 5'000 quindi vengono valorizzati a 5'000 (si prende il minore valore tra costo e valore di
realizzo presunto).
Il principio di prudenza è comunque subordinato alla clausola generale (1^ livello), cioè alla rappresentazione chiara,
veritiera e corretta. Divieto eccesso prudenza.

Il principio di prudenza è comunque subordinato alla clausola generale (la rappresentazione chiara
veritiera e corretta della situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell'impresa); questo
comporta il divieto all'eccesso di prudenza

Esempio:
Cr v/cliente 1'000 possibilità parziale mancato incasso per 600 quindi 400 euro incasso stimato e 600 svalutazione al
31/12.
Tutte le svalutazioni > 600 sono vietate (eccesso di prudenza).

4) Individualità valutativa [Art. 2423-bis, comma 5]


Tale principio richiama la chiarezza e la prudenza.
In base a tale principio è necessario evitare compensazioni tra elementi dell'attivo e del passivo e tra
componenti positivi e negativi di reddito. Significa quindi valutare separatamente elementi
eterogenei facenti parte anche di singole voci di bilancio

Esempio:
Magazzino A Costo 10'000 valore di mercato 8'000 bilancio 8’000
Magazzino B Costo 20'000 valore di mercato 23'000 bilancio 20’000
Rimanenze finali 28’000

5) Realizzazione [art. 2423-bis, comma 2]


Tale principio richiama in modo implicito i principi di prudenza e di competenza. Si riferisce (tale
principio) al concetto di utili realizzati, quindi il riferimento è verso i componenti positivi di reddito.
I ricavi si considerano realizzati quando avviene uno scambio esterno:
- Nel caso di vendita di beni → il ricavo è realizzato attraverso il trasferimento della proprietà)
- Servizi → il ricavo è realizzato con l’erogazione del servizio
La regola relativa al principio di realizzazione prevede che in bilancio possono essere iscritti
esclusivamente utili realizzati alla chiusura dell'esercizio

PRUDENZA/REALIZZAZIONE
Anche la prudenza realizzazione richiama asimmetria nella rilevazione dei componenti positivo e
negativi di reddito.
In particolare i componenti positivi vengono rilevati se realizzati e di competenza mentre i
componenti negativi vengono rilevati anche se non realizzati ma sono di competenza.
Vediamo dunque che il principio di prudenza prevale su quello di realizzazione e di competenza.
CE +: componenti costo di competenza realizzati e non realizzati
CE -: componenti ricavo di competenza realizzati

Esempio:
RAPPORTO TRA REALIZZAZIONE PRUDENZA E COMPETENZA
TITOLI acquistati al valore di 1'000: si presentano 3 casi:
31/12 a) 1'000 variazione zero a bilancio 1’000
b) 800 variazione – 200 a bilancio 800
Rispetta realizzazione No, prudenza Sì, competenza Sì
c) 1'100 variazione +100 a bilancio 1’000
Rispetta realizzazione No, prudenza No, competenza Sì
Quindi poiché i titoli vengono rilevati per 1'000 si dimostra la prevalenza della prudenza rispetto agli altri principi.

6) Competenza (economica) [art. 2423-bis, comma 3; Richiamo ai comma 2 e 4 dell'art. 2423-bis]

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6) Competenza (economica) [art. 2423-bis, comma 3; Richiamo ai comma 2 e 4 dell'art. 2423-bis]
Applicare il principio di competenza economica significa ricercare le correlazioni tra costi e ricavi
relativi ai fatti di gestione (o equivalentemente costi e ricavi di competenza dell'esercizio) al fine di
determinare il risultato economico della gestione (o risultato di esercizio) indipendentemente dai
relativi flussi monetari.
Vi è quindi un richiamo esplicito all'indipendenza tra dimensione economica e dimensione
monetaria.

FOCUS sulla correlazione tra costi e ricavi nel Conto Economico


Quando costi e ricavi sono di competenza?
○ Il ricavo è di competenza dell'esercizio se è avvenuto uno scambio esterno che ha
comportato il trasferimento della proprietà o la somministrazione di un servizio.
○ Il costo è di competenza quando è stato sostenuto per il consumo di risorse necessarie al
conseguimento del ricavo.

La correlazione costo-ricavo può essere:


 diretta (Es: consumo materie prime che per la produzione dei prodotti finiti che
poi saranno venduti)
 indiretta (Es: ammortamento di un bene immobilizzato che partecipa alla
produzione di prodotti finiti)

Se il costo NON è correlabile al ricavo, sarà di competenza di esercizi futuri (Es: tutti gli
elementi attivi del capitale).

Il principio di competenza viene richiamato in modo implicito dal comma 2 dell'art. 2423-bis cod. civ.
il quale stabilisce che vengono contabilizzati solo gli utili di competenza realizzati alla data di
chiusura del bilancio.

Il principio di competenza viene richiamato in modo implicito dal comma 4 dell'art. 2423-bis cod. civ.
il quale stabilisce che vengono contabilizzati rischi e perdite di competenza dell’esercizio, anche se
conosciuti dopo la chiusura del bilancio.

Anche il principio di competenza è subordinato al principio di prudenza (gli utili sperati non
realizzati, anche se di competenza non vengono rilevati)

7) Comparabilità (Continuità valutativa) [art. 2423-bis, comma 6]


Obbligo applicazione medesimi criteri di valutazione nel tempo, per garantire la comparabilità (il
confronto) tra diversi periodi amministrativi dei valori che formano il reddito d’esercizio ed il capitale
di funzionamento.
La deroga avviene in casi eccezionali. Essa dev'essere motivata in Nota Integrativa e devono essere
inoltre indicati (sempre in nota integrativa) gli effetti economici e patrimoniali di tale deroga
(Esempio: valutazione partecipazioni dal criterio del costo al criterio del patrimonio netto, a causa delle nuove
politiche valutative del gruppo del quale l’impresa fa parte)

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Criteri di rappresentazione e di valutazione
venerdì 11 marzo 2016

III LIVELLO GERARCHICO: CRITERI DI RAPPRESENTAZIONE E DI VALUTAZIONE


 art. 2423-ter cod. civ. (fornisce indicazioni generali sulle tavole di sintesi e fornisce tre
indicazioni specifiche: adattamento delle tavole, comparazione tra due periodi e divieto di
compenso di partite)
 Criteri di rappresentazione dei valori nelle tavole (SP → 2424 e 2424-bis; CE → 2423-2423-bis;
RF → 2425-ter)
 Criteri di valutazione → art. 2426 cod. civ

Lezione 7-8 Pagina 37


art. 2423-ter cod. civ.
venerdì 18 marzo 2016

L'art. 2423-ter ha per oggetto le tavole di sintesi (stato patrimoniale e conto economico); tali tavole
sono tavole vincolate, hanno cioè una struttura rigida. Il legislatore prevede, negli articoli specifici
(2424 e 2425) un ordine classificatorio delle voci ben definito. Inoltre in Nota Integrativa vi deve
essere l’informazione relativa alle singole voci iscritte in bilancio osservando il divieto di compensi
tra partite.
Queste tre regole sono funzionali alla chiarezza e alla comparabilità tra le imprese nel tempo.
Valgono per tutte le imprese, salvo leggi speciali per banche e assicurazioni.

L'art. 2423-ter cod. civ. introduce eccezioni alla forma vincolata delle tavole.
A) Facoltà di suddivisione (nelle tavole) delle voci precedute da numeri arabi (Es: SP+ → B)
Immobilizzazioni II) Immobilizzazioni materiali 2)impianti a) inpianto di tipo w b) impianto di tipo XI)
B) Facoltà raggruppamento (nelle tavole) voci per importi irrilevanti, ma con dettaglio in Nota
Integrativa (Es: B) Immobilizzazioni II) Immobilizzazioni materiali 1'000 in N.I. vi dev'essere il dettaglio delle
imm. mat.)
C) Obbligo di aggiunta di voci nelle tavole
D) Obbligo di adattamento delle voce nelle tavole, per meglio rappresentare l'attività tipica
dell'impresa (funzionale alla chiarezza). Es1: Soc. trasp. Navale → immobilizzazione → flotta; Es2: Società
editoriali → immobilizzazioni immateriali → testate; Es3: Società Calcistica → immobilizzazioni immateriali →
diritti per prestazioni giocatori

Articolo 2423-ter ultimo comma:


- obbligo comparabilità tra due periodi;
- obbligo di informazioni in Nota Integrativa per impossibilità di adattamento tra un periodo e
l'altro;
- obbligo di indicare in Nota Integrativa l'adattamento operato che deve essere replicato anche
nel periodo precedente
- DIVIETO di compenso tra partite (ultima riga dell'art. 2423-ter). È quindi necessario inserire
separatamente a Stato Patrimoniale attività e passività e a Conto Economico costi e ricavi

Esempio:
Bilancio T: Ricavi 10'000 e sc. Pass. 3'000 che devono essere indicate separatamente.
Nel Bilancio T1 si decide, come imposto da legge, di indicare i ricavi al netto degli sconti, quindi
Bilancio T1: Ricavi 10'000 e sconti passivi 1'000.
Questo figurerà nella nota integrativa, in CE risulteranno ricavi per 7000 euro anno n e 9000 euro T1.

Per quanto riguarda il divieto di compenso tra partite previsti dal legislatore vi sono delle eccezioni:
1. IMMOBILIZZAZIONI al netto dei fondi ammortamento e (SP+)
2. CREDITI al netto del fondo svalutazione (SP+)
3. Ricavi e costi al netto di sconti e abbuoni (CE)
4. Magazzino al netto del fondo svalutazione magazzino (SP)
5. Rimanenze come differenza tra Rimanenze Finali e Rimanenze iniziali (CE)

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Criteri di rappresentazione nelle tavole: lo Stato
Patrimoniale
venerdì 18 marzo 2016

Stato patrimoniale [art. 2424 cod. civ]


A) La forma della tavola
B) La struttura (contenuto) della tavola a macroaree
C) I criteri di classificazione voci (il criterio finanziario di II livello si riferisce ai crediti e ai debiti)

a) LA FORMA
La tavola può presentarsi con forma a sezioni contrapposte (verticale) oppure con forma scalare (orizzontale)
Tra le due forme previste dalla IV Direttiva e poi dalla Direttiva 34/2013 il legislatore italiano ha scelto la forma più
aderente alla tradizione contabile: la forma a sezioni contrapposte

Stato Patrimoniale (a sez. contrapposte)

+ -

Investimenti Fonti di finanziamento:


○ Patrimonio netto
○ Debiti

La forma a sezioni contrapposte ha una struttura vincolatala quale prevede diversi livelli di classificazione:
- Raggruppamento B) Immobilizzazioni
- Sotto raggruppamento II) Immobilizzazioni materiali
- Classe di valore (voce) 1) Terreni e fabbricati
- categoria analitica a) Fabbricato xx

b) LA STRUTTURA (O CONTENUTO) DELLO STATO PATRIMONIALE

ATTIVO PASSIVO
A) CREDITI V/SOCI A) PATRIMONIO NETTO (Apporto soci, risultato della
B) IMMOBILIZZAZIONE (investimenti durevoli) gestione)
I) IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI - CAPITALE SOCIALE
II ) IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI - RISERVE
III) IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE - RISULTATO DI ESERCIZIO
C) ATTIVO CIRCOLANTE (investimenti disponibili) B) FONDI RISCHI E ONERI (Eventi futuri incerti
I) RIMANENZE dell’ammontare o nella data)
II) CREDITI C) TRATTAMENTO FINE RAPPORTO
III) ATTIVITA’ FINANZIARIE D) DEBITI
IV) DISPONIBILITA’ LIQUIDE - DEBITI COMMERCIALI
D) RATEI E RISCONTI ATTIVI - DEBITI FINANZIARI
E) RATEI E RISCONTI PASSIVI
TOTALE TOTALE
CONTI D’ORDINE in calce allo stato patrimoniale ABROGATI in Nota integrativa
Le informazioni su beni di terzi presso l’azienda, impegni, garanzie e passività potenziali sono fornite in nota
integrativa

c) I CRITERI DI CLASSIFIACZIONE DELLE VOCI

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c) I CRITERI DI CLASSIFIACZIONE DELLE VOCI
I criteri di destinazione per l'attivo sono:
○ Per destinazione economica, in base alla scelta gestionale; (I livello)
○ Finanziario, in base alla durata dell'investimento considerando i 12 mesi come riferimento; (II livello)

Le voci dell’attivo sono classificate prima di tutto in base alla destinazione economica, questo è il criterio di
primo livello che prevale sul criterio finanziario (detto anche di secondo livello).
Il criterio finanziario è quindi subordinato al primo.

I criteri di classificazione del passivo sono:


○ Criterio dell'origine o del soggetto finanziatore (I livello); In base a tale criterio nelle fonti di finanziamento
viene effettuata una netta separazione tra i mezzi propri (Patrimonio netto) e i debiti verso terzi.
○ Finanziario (II livello); in base a tale criterio nei debiti è necessario indicare la quota OLTRE i 12 mesi

Nel passivo non compaiono i fondi rettificativi dell’attivo (fondi ammortamento/fondi svalutazione); inoltre per
alcuni debiti non è immediatamente evidente la natura commerciale/finanziaria

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Criteri di rappresentazione nelle tavole: il Conto
Economico
venerdì 18 marzo 2016

Conto Economico [art. 2425 cod. civ]


A) La forma
B) I criteri di classificazione delle voci
C) La struttura (il contenuto) del conto economico

a) il conto economico è in FORMA scalare


 la forma scalare ha un potenziale informativo maggiore rispetto a quella a sezioni contrapposte:
evidenza risultati intermedi della gestione

b) il CRITERIO DI CLASSIFICAZIONE delle voci è per natura


 il criterio di classificazione per natura è quello più coerente con la tradizione contabile italiana.

Bisogna tenere in considerazione che la IV direttiva CEE prevedeva due opzioni per natura (quello
adottato) e per destinazione. La classificazione per natura individua il legame diretto tra l’operazione
rilevata e la sua natura economica mentre nella classificazione per destinazione assume rilevanza la
funzione economica nella quale il fattore produttivo è utilizzato

c) La STRUTTURA (o contenuto) del Conto Economico


A) Valore della produzione Gestione caratteristica
con inclusione di alcuni valori della gestione patrimoniale
B) Costi della produzione e dei componenti straordinari
Differenza tra valore e costi della
I° risultato intermedio
produzione (A-B)
C) Proventi e oneri finanziari Gestione patrimoniale + Gestione
D) Rettifiche di valore attività finanziarie finanziaria
Risultato prima delle imposte
II° risultato intermedio
Imposte
Reddito Netto

FOCUS SUL CONTENUTO DEL CONTO ECONOMICO


A. Valore della produzione
Il valore della produzione è il valore delle attività complessivamente svolte dall’impresa, indipendentemente
dalla destinazione (mercato/produzione)

Riguarda:
 Ricavi di vendita (destinazione il mercato)
 Variazione del magazzino dei prodotti finiti, semilavorati e lavori in corso (destinazione il magazzino):
RIMANENZE FINALI - RIMANENZE INIZIALI
 Incrementi per lavori interni o in economia (costruzioni interne)
 Altri ricavi (voce residuale ad esempio fitti attivi)

B. Costi della produzione


I costi della produzione sono i costi correlati alle attività svolte

Riguardano
 Acquisto materie prime, sussidiarie
 Costi per servizi
 Costo godimento beni di terzi
 Costo per lavoro
 Ammortamenti e svalutazioni

Lezione 9-11 Pagina 41


 Ammortamenti e svalutazioni
 Variazione delle rimanenze in magazzino (materie prime, merci, consumo, sussidiarie): RIMANENZE
INIZIALI - RIMANENZE FINALI
 Accantonamenti
 Oneri diversi

C. Proventi e oneri finanziari


Fanno riferimento alla remunerazione degli investimenti finanziari (proventi da partecipazioni, proventi
finanziari su titoli, azioni, ecc.) e all’onerosità dei finanziamenti di terzi (Interessi passivi su finanziamenti,
interessi passivi bancari, ecc.).
Contiene anche valore dell’operatività sui cambi (per le quali è ammessa la compensazione di partite).
Sono state poi introdotte le voci «imprese sottoposte al controllo delle controllanti» (D.lgs 139/15) ed è
stata introdotta la categoria degli strumenti finanziari derivati (D.lgs 139/15).

D. Rettifiche di valore attività finanziarie

Riguardano:
 svalutazioni
 rivalutazioni
di attività finanziarie derivanti dal processo di valutazione di fine periodo

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Criteri di rappresentazione nelle tavole: il Rendiconto
Finanziario
giovedì 31 marzo 2016

Rendiconto Finanziario [art. 2425-ter cod. civ.]


FINALITÀ
Il Rendiconto Finanziario è un documento che esprime le cause generatrici (fonti e impieghi) della
variazione di una definita risorsa finanziaria o monetaria (la liquidità) in un prescelto periodo
temporale (12 mesi).
La tavola del Rendiconto finanziario è complementare e derivante alle altre tavole di sintesi: il Conto
Economico (la rappresentazione dei riflessi reddituali delle scelte gestionali) e lo Stato Patrimoniale
(la rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria a una certa data).

IL D.Lgs. 139/2015
L'art. 2425-ter stabilisce che dal rendiconto finanziario devono risultare, per l’esercizio a cui è riferito
il bilancio e per quello precedente, l’ammontare e la composizione delle disponibilità liquide (come
risorsa), all’inizio e alla fine dell’esercizio, ed i flussi finanziari (le cause generatrici di variazione di
risorse o le fonti/gli impieghi delle risorse) dell’esercizio derivanti dall’attività operativa.
La forma del Rendiconto Finanziario è libera; la struttura (contenuto) invece deve evidenziare i flussi
operativi, d'investimento e di finanziamento, più i valori iniziali e i valori finali della risorsa.

OIC 10
Il principio contabile OIC 10 è di recente approvazione; esso pone la liquidità come unica risorsa di
riferimento, stabilisce per la forma un unico modello in forma scalare e una struttura coerente con la
previsione del D.Lgs. 139/2015.
Il principio OIC 10 si basa quindi su principi contabili internazionali, prevede un'elevata oggettività,
un contenuto condiviso ed è caratterizzato da una semplice interpretazione dei flussi elementari
(fonti o impeghi).

LA RISORSA DI RIFERIENTO
La risorsa di riferimento per il Rendiconto Finanziario è la liquidità; esistono tuttavia due livelli di
liquidità:
- Liquidità immediata
○ denaro e valori in cassa/assegni
○ depositi bancari
○ depositi postali
- Liquidità netta (più usata)
○ differenza tra liquidità immediata e liquidità negativa

LA FORMA
La forma prevista dal principio OIC 10 per il Rendiconto Finanziario è quella scalare, la quale deriva
dalla determinazione di risultati parziali e/o intermedi.
Esiste però possibile utilizzare anche la forma a sezione contrapposte la quale evidenzia le
connessioni tra impieghi e fonti derivanti dalla medesima gestione.

LA STRUTTURA (CONTENUTO)

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LA STRUTTURA (CONTENUTO)
La forma (e la struttura) a sezioni contrapposte si presenta nel seguente modo:
Gestione/Area Fabbisogni/impieghi Fonti
Gestione operativa Flusso negativo Flusso positivo
Investimenti Investimenti in immobilizzazioni: Disinvestimenti di immobilizzazioni
materiali materiali
  immateriali immateriali
 finanziarie finanziaria
Costi di periodo specifici Proventi di periodo specifici
Investimenti: Disinvestimenti:
titoli titoli
partecipazioni partecipazioni
immobili / beni non strumentali immobili / beni non strumentali
altre attività patrimoniali altre attività patrimoniali
  crediti di finanziamento   crediti di finanziamento
TFR pagato
Altri fabbisogni con valenza pluriennale
Finanziamenti Rimborso di finanziamenti Nuovi finanziamenti
Oneri finanziari

Rimborso di capitale sociale Aumento di capitale sociale


Dividendi Cessione di azioni proprie
Acquisto di azioni proprie

La forma (e la struttura) scalare si presenta nel seguente modo:


± Risorsa finanziaria a inizio periodo (1)

± Flusso gestione «operativa» (a)

± Flusso investimenti (b)


– Investimenti in immobilizzazioni materiali/immateriali/finanziarie
– Trattamento fine rapporto pagato
– Altri fabbisogni con valenza pluriennale
+ Disinvestimenti di immobilizzazioni materiali/immateriali/finanziarie
–/+ Costi/proventi di periodo specifici
– Investimenti in titoli/partecipazioni/Concessione di crediti di finanziamenti
+ Disinvestimenti di titoli/partecipazioni/Rimborsi di crediti di finanziamento

± Flusso gestione finanziaria (c)


–/+ Rimborso di finanziamenti (quota capitale)/Nuovi finanziamenti
– Oneri finanziari
– /+Rimborso/aumento di capitale
– Dividendi
–/+ Acquisto/cessione di azioni proprie

± Variazione risorsa finanziaria (2) = (a) + (b) + (c)

± Risorsa finanziaria a fine periodo (3) = (1) + (2)

La struttura prevista dal principio OIC 10 prevede una distinzione tra:


A) Gestione operativa
B) Attività di investimento
C) Attività di finanziamento

a) La gestione operativa riguarda:

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a) La gestione operativa riguarda:
○ I flussi per operazioni di acquisizione, produzione e distribuzione di beni e servizi
○ I flussi per operazioni non comprese nelle altre due aree (ad es. interessi pagati/incassati
e dividendi incassati)
b) L'attività di investimento riguarda:
○ L'acquisto e vendita di immobilizzazioni materiali, immateriali, finanziarie
○ L'acquisto e vendita di attività finanziarie non immobilizzate
c) L'attività di finanziamento riguarda:
○ L'ottenimento e restituzione di disponibilità liquide come capitale di rischio
○ L'ottenimento e restituzione di disponibilità liquide come capitale di debito

FLUSSO DELLA GESTIONE OPERATIVA


Il flusso della gestione operativa risponde alla seguente domanda: "la gestione operativa assorbe o
produce liquidità?"

Il metodo diretto per calcolare il flusso finanziario della gestione operativa prevede che si faccia la
somma algebrica tra
+ Ricavi netti (valore positivo)
- Costo del venduto finanziario (valore negativo);
si ottiene così il flusso economico, che coincide con la liquidità potenziale

I costi non finanziari invece sono dati dalla somma di:


+ Ammortamenti/svalutazioni immobilizzazioni materiali
+ Ammortamenti/svalutazioni immobilizzazioni immateriali
+ Trattamento fine rapporto
+ Accantonamenti ai fondi non inseriti nel circolante
= Costi non finanziari

Il flusso monetario rappresenta l'effettivo flusso di liquidità; esso è dato dalla somma algebrica del
+ Flusso finanziario della gestione operativa (flusso potenziale)
+  Variazioni decrementative dell'attivo corrente
‒  Variazioni incrementative dell'attivo corrente
+  Variazioni incrementative del passivo corrente
‒  Variazioni decrementative del passivo corrente

Esempi di attivo corrente sono i crediti v/clienti, il magazzino, i ratei e risconti operativi (su
affitti/canoni/premi assicurazione); esempi di passivo corrente sono i fornitori gestione corrente, gli
anticipi gestione corrente ed i debiti v/enti previdenziali.

CONSIDERAZIONI DI SINTESI
Il rendiconto finanziario, come le altre tavole di sintesi, deve essere completato da informazioni di
commento (composizione risorsa, criteri per determinarla, interpretazione dei risultati) di norma
assenti. È inoltre necessaria una comparazione temporale, vi è la necessità di riclassificazione e vi è
l'esigenza di costruzione del rendiconto finanziario in fase di analisi di bilancio.

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Criteri di valutazione (art. 2426 cod. civ.)
venerdì 1 aprile 2016

Aspetti generali
I criteri di valutazione sono regole operative per attribuire un valore alle singole attività e passività di
stato patrimoniale; il criterio di valutazione base (per quanto riguarda l'Italia) è il costo. Esistono due
categorie di costo:
- I costi di acquisto
- I costi di produzione
Il costo è il valore di riferimento nelle operazioni di bilancio ed è coerente con il principio della
prudenza ovvero il valore massimo attribuibile ad un bene.

Vi sono altri criteri che possono generare valori maggiori del criterio dei costi:
a) criterio del patrimonio netto che viene utilizzato nelle valutazioni delle partecipazioni cr
imprese collegate e controllate e che costituiscono immobilizzazioni finanziarie. Il criterio
consiste nel valutare la partecipazione in base al valore del Patrimonio Netto della partecipata.
È un criterio opzionale al costo.
b) criterio della percentuale di completamento che si applica nella valutazione dei lavori in corso
su ordinazione e consiste nel valutare i lavori considerando costi sostenuti e ricavi previsti in
base alla competenza economica. È un criterio opzionale al costo.

Altri criteri che servono per verificare la congruità di una valutazione effettuata in base al criterio del
costo; sono quindi criteri con funzione di controllo, ciò significa che vengono utilizzati quando si
presume necessaria una svalutazione dei beni oggetto di valutazione. Tali criteri sono:
c) criterio del presunto valore di realizzo per valutare la congruità delle rimanenze, dei titoli e dei
titoli e crediti
d) criterio del valore d’uso per valutare le immobilizzazione materiali e immateriali

Criterio di valutazione con riferimento ad alcuni strumenti finanziari è


e) Il criterio del fair value (prezzo di mercato)

Sintesi dei criteri di valutazione ammessi dalla normativa italiana (art. 2426):
- Criterio di costo → criterio principale
- Criterio del patrimonio netto
- Criterio della percentuale di completamento
- Criterio del presunto valore di realizzo
- Criterio del valore d'uso
- Criterio del fair value

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Le valutazioni di bilancio: le immobilizzazioni materiali
lunedì 4 aprile 2016

Definizione
Le immobilizzazioni materiali sono:
- fattori produttivi ad utilizzo durevole
- beni tangibili
- in prevalenza beni strumentali all’attività tipica dell’impresa
Quindi sono beni che presentano un forte vincolo con il processo produttivo e questa è una
caratteristica molto rilevante in fase valutativa.

Tipologie
1. Terreni e fabbricati
- i terreni non sono ammortizzati
- fabbricati strumentali o non strumentali
- pertinenze: costruzioni leggere

2. Impianti e macchine (beni direttamente strumentali all’attività produttiva)


- impianti generici
- impianti specifici
- macchine automatiche
- non automatiche

3. Attrezzature industriali e commerciali (beni indirettamente strumentali all’attività produttiva)


- attrezzature di laboratorio
- attrezzature di officina
- utensili di ricambio

4. Altri beni
- automezzi
- utensili e macchine d’ufficio
- mezzi di trasporto interno
- mobili
- imballaggi

PROBLEMI VALUTATIVI

Determinazione del valore originario


Il valore originario è il valore economico del bene il quale, in base alla teoria economico-aziendale
dipende da due parametri:
- Il prezzo di mercato
- Il valore d'uso (valore recuperabile dall'attività dell'impresa)

Come si valutano le immobilizzazioni materiali in prima iscrizione in bilancio?


Dipende dalle modalità d’ingresso del bene:
a) acquisto esterno
b) apporto o conferimento dei soci
c) costruzione interna

a) In caso di acquisto esterno il valore originario, e quindi economico, si determina attraverso il


costo d’acquisto più oneri accessori [art. 2426 cod. civ.], ovvero costi necessari per rendere il
bene funzionante (ad esempio: costi di trasporti, costi di collaudo, costi di montaggio, etc.)

Esempio:
costi di impianti pari 1'000, oneri per il collaudo 200 e il valore di primo iscrizione sul bilancio è 1'200 euro
che è anche il valore da ammortizzare.
b) In caso di apporto o conferimento dei soci il valore originario o valore economico del bene è

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b) In caso di apporto o conferimento dei soci il valore originario o valore economico del bene è
dato dal valore peritale, cioè il valore che deriva da una perizia di esperto. Questo valore è
soggetto a valutazione successiva all'apporto e verifica da parte dell'organo di controllo [art.
2343: problematiche in sede di costituzione di una impresa]

c) In caso di costruzione interna il valore originario o il valore economico del bene è dato dal
costo di produzione; il costo di produzione è dato [art. 2426 cod. civ.]:
○ Costi diretti, ovvero quei costi direttamente imputabili al bene (esempio: costo di
materie prime)
○ Quote di costi indiretti, ovvero costi relativi a fattori produttivi strettamente ma non in
modo univoco legati al bene in costruzione. Il legame deve essere dimostrabile. I costi
vengono ripartiti sulla base di ipotesi
○ Oneri finanziari*
Tali costi devono essere riferiti al costo di produzione del bene

Sono esclusi i costi amministrativi, costi generali e costi commerciali perché non sono
strettamente legati alla produzione del bene.
Quindi nel costo di produzione vi sono i costi dell'area produttiva più oneri finanziari i base a
determinate caratteristiche

Esempio costo di produzione (punti 1 e 2):


- acquisto materie prime 1'000  costo diretto
- costo consulenza specifica 200  costo diretto
- costo del lavoro del responsabile dell’intera produzione 600  costo indiretto (deve essere ripartito)
CRITERIO DI RIPARTO: numero di ore di lavoro dedicato alla costruzione di impianto.
1'000 + 200 + 50 (quota ripartita) = 1'250 costo di produzione

Gli *oneri finanziari: nel costo di produzione possono essere compresi gli oneri finanziari alle
seguenti condizioni: deve esistere un legame diretto con il bene in costruzione.
Questo legame è presente se:
a) esiste da un punto di vista temporale congruenza tra tempo di produzione e durata
del debito finanziario;
b) esiste coincidenza tra durata del periodo di produzione del bene e disponibilità del
finanziamento
Inoltre l'art. 2426 stabilisce che vi è possibilità di capitalizzazione di oneri finanziari fino a
quando il bene è pronto all’uso

Esempio:
Se all’inizio dell’anno t il bene è pronto all’uso, la capitalizzazione dei costi si ha nell’anno t -1 e nell’anno n si
inizia ad ammortizzare il bene.

Gli oneri finanziari possono essere considerati oneri accessori nel caso di acquisto esterno?
(ovvero possiamo capitalizzare gli interessi passivi di un mutuo usato per acquistare un bene
da un fornitore?)
○ interpretazione restrittiva della norma: NO
○ interpretazione permissiva: SÌ (solo con riferimento agli acconti)

Modificazione del valore originario


Vi sono tre cause di modificazione del valore originario (cioè il valore di prima iscrizione in bilancio
dell'immobilizzazione materiale):

a) AMMORTAMENTO
b) SVALUTAZIONE
c) RIVALUTAZIONE

A) AMORTAMENTO
Secondo la teoria economico-aziendale l'ammortamento è il processo con il quale si effettua la
ripartizione del valore di un bene (immobilizzazione materiale e immobilizzazioni immateriali)
sulla sua durata economica.

La quota di ammortamento rappresenta la partecipazione del bene al processo di produzione

Lezione 12-15 Pagina 48


La quota di ammortamento rappresenta la partecipazione del bene al processo di produzione
economica e quindi alla determinazione del risultato di esercizio

Le quote di ammortamento si determinano attraverso la predisposizione di un piano di


ammortamento.
Nel costruire il piano di ammortamento si deve considerare che il piano di ammortamento è
flessibile e che deve essere coerente con le ipotesi di gestione.
Nella realtà vi è la necessità di adattamento del piano di ammortamento.

Gli elementi che compongono il piano di ammortamento sono:


1. valore originario
 costo di acquisto + oneri accessori (se da acquisto esterno)
 costi di produzione (se da produzione interna)
 valore peritale (se da conferimento)

1. valore di recupero
Il valore di recupero è il valore emergente alla fine della vita economica del bene, ovvero
in fase di cessione.
Il valore di recupero si considera quando:
 è un valore rilevante
 è elevata la probabilità di realizzazione
 esiste la ragionevole certezza nella determinazione della sua entità

In caso contrario (se manca anche solo una di queste condizioni) il valore di recupero è
zero.

Nella maggior parte dei casi il valore di recupero è uguale a zero e quindi:
valore da ammortizzare = valore originario-valore di recupero

2. durata economica del bene


La durata economica corrisponde alla residua possibilità di utilizzo del bene soggetto ad
ammortamento. Essa è influenzata dalle ipotesi di gestione sull’utilizzo del bene nel
processo produttivo.
La durata economica può essere inferiore alla durata fisico-tecnica per diverse ragioni:
innovazione tecnologica, politiche di manutenzione, disponibilità finanziarie,
connessione del bene (es. impianto) con altri beni del processo produttivo.

4. criteri di riparto del valore nel tempo (valore da ammortizzare = valore originario - valore
di recupero) ovvero modalità attraverso le quali si distribuisce il valore da ammortizzare
sulla durata economica del bene.

I criteri di riparto si distinguono in due categorie:

4.1) I criteri aritmetici più utilizzati sono:


- a quote costanti (il più utilizzato)
- a quote crescenti
- a quote decrescenti

Esempio:
Impianto  valore da ammortizzare 1'000, durata economica 10 anni
Quote costanti  10% (100/10 anni)
Quote crescenti  ad esempio il 5% e poi aumento la percentuale lungo la quota
economica
Quota decrescenti  ad esempio 20% e poi diminuisco lungo i 10 anni

In generale i criteri aritmetici sono caratterizzati da una miglior semplicità di


applicazione, ma non sempre permettono una precisa correlazione tra costi
e ricavi.

4.2) Criteri economici (o funzionali)

Lezione 12-15 Pagina 49


4.2) Criteri economici (o funzionali)
Con tali criteri di riparto è necessario individuare parametri espressivi delle
modalità di impiego del bene lungo la sua durata economica.
Sono criteri utilizzati in contabilità analitica (o dei costi). Sono soggettivi che
richiedono continui adattamenti. Per definire la quota di ammortamento
possono essere adeguati diversi parametri.
Nella realtà sono poco utilizzati e permettono una precisa correlazione tra
costi e ricavi, ma sono più complessi e difficili da gestire.

Esempio1
Valore da ammortizzare 100'000; durata economica 5 anni = 2'500 h di lavoro.
Anno t = l’impianto ha lavorato 150 h. il criterio riparto è uguale alle ore di lavoro per
anno.
Parametro = ore di lavoro 100'000 *150 /2'500 = 6'000 (quota di ammortamento anno
t).

Esempio 2
Diritti televisivi (immobilizzazioni immateriali) di 1'000 e durata economica 3 anni.
I diritti televisivi sono strettamente collegati ai ricavi pubblicitari.
I ricavi pubblicitari sono così ripartiti: 1 anno 80%, 2 anno 10%, 3 anno 10%
Calcolare la quota di ammortamento applicando il criterio di riparto che più rispetta la
correlazione costi e ricavi. (se usassi criterio aritmetico: 33% in quanto ripartisco in 3
anni)
Secondo il criterio economico che è in relazione ai ricavi pubblicitari, ovvero ammortizzo
al 80% anno 1, 10% anno 2 e 10% anno 3.
In questo caso il criterio economico corrisponde al criterio aritmetico con quote
decrescenti.

Cosa NON è l’ammortamento:


○ Un criterio per la determinazione del valore congruo delle immobilizzazioni materiali e
immateriali perché l’ammortamento presuppone che il valore su cui si calcola, sia già un
valore economicamente congruo.
○ Politica di stabilizzazione dei redditi quindi l’ammortamento viene calcolato
indipendentemente dalla situazione economica dell’impresa. L’ammortamento è legato
all’utilizzo del bene nel processo produttivo.

Ammortamento: art. 2426 comma 2 cod. civ.


i. Costo immobilizzazioni materiali e immateriali  valore da ammortizzare
ii. Beni ad utilizzo limitato nel tempo  utilizzando tali beni nel processo produttive essi
perdono di valore
N.B. i terreni non perdono di valore e quindi non sono ammortizzati.
iii. Ammortamento sistematico  significa che l’ammortamento deve essere calcolato sulla
base del piano di ammortamento coerente con le ipotesi di gestione e
indipendentemente dalla situazione economica dell’impresa. Ammortamento
sistematico NON significa ammortamento a quote costanti.
iv. La Residua possibilità di utilizzo è la durata economica
v. Possibilità di modifica dei criteri con indicazioni in Nota Integrativa  piano di
ammortamento è flessibile

B) SVALUTAZIONE
La svalutazione è la seconda causa di modificazione del valore originario (problemi valutativi).
La svalutazione (art. 2426 comma 3 cod. civ.) avviene se vi è una perdita di valore di un bene
(immobilizzazione materiale o immateriale). Si applica quando il valore economico del bene
risulta, a fine esercizio, DUREVOLMENTE inferiore al valore netto contabile del bene stesso
(valore netto contabile = valore di prima iscrizione (o costo storico) – fondo ammortamento).
Il momento in cui si verifica la congruità del valore del bene è la chiusura dell'esercizio (es.
31/12).
Il confronto al 31/12 avviene tra:
○ valore economico (valore di mercato oppure valore d’uso)
○ valore netto contabile
se il valore economico è inferiore al valore netto contabile e la differenza rappresenta una

Lezione 12-15 Pagina 50


se il valore economico è inferiore al valore netto contabile e la differenza rappresenta una
perdita DUREVOLE di valore vi è l’obbligo di svalutazione: il bene è iscritto in bilancio al minor
valore che corrisponde al valore economico.

Esempio:
Impianto al 31/12 che ha valore economico di 1'000, il suo valore netto contabile 1200 (1’500 -300)
La variazione di 200 (1’000-1'200) è durevole?
- NO: non si svaluta e quindi il bene è inserito a 1’200
- SI: obbligo di svalutazione pari a 200 e quindi il bene è inserito a 1’000

Il presupposto per la svalutazione si manifesta se il minor valore è DUREVOLE (OIC 9 →


strumento di valutazione, il business plan, su cinque anni), la valutazione di tale situazione
avviene considerando cause interne e esterne all’impresa:
○ condizioni di mercato: sei il bene prodotto dall’impianto non ha più un mercato questa è
una causa possibile di svalutazione
○ obsolescenza non prevista dell’impianto
○ cambiamento di destinazione del bene
○ scelte di ridimensionamento dell’attività

N.B. La svalutazione è l’unica modalità di riduzione di valore per i beni a durata NON limitata
nel tempo, ad esempio i terreni.

L'art. 2426 comma 3 indica l’obbligo di svalutazione se ricorrono i presupposti ma vi è anche


l'obbligo di RIPRISTINO DEL VALORE se vengono meno le cause che avevano portato ad una
precedente svalutazione.
Il ripristino di valore è pari, al massimo, all’entità della precedente svalutazione sino al costo
storico.

Esempio
Anno t  svalutazione di 400
Anno t+1  rivalutazione al massimo di 400

Comparazione tra ammortamento e svalutazione


AMMORTAMENTO SVALUTAZIONE
1. Distribuzione di un valore congruo sulla durata 1. Si attiva per rendere congruo un valore sovrastimato.
economica del bene Quindi la svalutazione permette di ottenere un valore
congruo da sottoporre all’ammortamento

2. Si calcola a seguito di un utilizzo ordinario del bene 2. Si calcola a seguito di eventi non previsti
(immobilizzazione materiale o immateriale)

3. Si calcola in base ad un piano specifico (piano di 3. Fa riferimento al valore economico del bene da
ammortamento) confrontare con il valore netto contabile (si valuta se la
variazione di prodotto è durevole)

4. Ha caratteristiche di sistematicità (calcolati ogni anno 4. Ha caratteristiche di straordinarietà


sulla durata economica in base al piano di
ammortamento)

3) RIVALUTAZIONE
La rivalutazione è la terza causa di modificazione del valore originario. Si applica alle
immobilizzazioni immateriali (ad eccezione dell'avviamento)

Riferimenti civilistici:
a) art. 2426 comma 3 → ripristino di valore
b) artt. 2423, 2423-bis
c) norme particolari sulla rivalutazione.

Tali riferimenti civilistici corrispondo a tre diversi tipi di rivalutazione:

Lezione 12-15 Pagina 51


Tali riferimenti civilistici corrispondo a tre diversi tipi di rivalutazione:
a) Rivalutazione per ripristino di valore [in riferimento all’art. 2426/3]
È obbligatoria se vengono meno le cause della precedente svalutazione. Il valore
massimo del ripristino è pari al valore della precedente svalutazione.
b) Rivalutazione economica e volontaria [in riferimento agli artt. 2423 e 2423-bis]
Avviene per ragioni speciali (ad esempio la rivalutazione di un terreno che da agricolo
diventa edificabile: il terreno agricolo valeva 100 e il terreno edificabile vale 200; si
presenta quindi l'obbligo di valutazione)
È obbligatoria la motivazione in nota integrativa e vi è inoltre un vincolo alla
distribuzione degli utili derivanti dalla deroga.
c) Rivalutazione monetaria [norme particolari sulla rivalutazione]
Può essere effettuata solo se prevista da leggi speciali (l’ultima del 2008). Le
immobilizzazioni materiali possono essere valutate per effetto di una legge. Questa
legge viene generalmente emanata in presenza di inflazione.
La rivalutazione monetaria è facoltativa ed è soggetta ad imposizione fiscale (ad esempio
per un fabbricato che vale 1'000 vi è rivalutazione monetaria di 2'000, la rivalutazione
monetaria è 1'000. Vi è un'imposta sostitutiva di 100 che è decisa dallo stato e che viene
registrata nei debiti; la riserva di rivalutazione di 900 viene registrata in Patrimonio
Netto).

COSTI DI MANUTENZIONE, RIPARAZIONE E AMMODERNAMENTO

1. Costi di MANUTENZIONE (ordinaria o sistematica): sono azioni finalizzate a mantenere la


capacità operativa del bene. Da inserire a Conto Economico +

2. Costi di RIPARAZIONE sono azioni finalizzate a ripristinare la capacità operativa del bene.
Inseriti a Conto Economico +

3. Costi di AMMODERNAMENTO sono azioni finalizzate ad incrementare la capacità operativa del


bene; quindi il bene aumenta di valore. Inseriti a Stato Patrimoniale + ad incremento del
valore del bene; si fa quindi un'operazione “Capitalizzazione di costo” (Ad esempio: impianto
(500) + costi di ammodernamento (100) = SP+ impianto 600)

Lezione 12-15 Pagina 52


La valutazione delle immateriali
lunedì 18 aprile 2016

DEFINIZIONE E TIPOLOGIE
Le immobilizzazioni immateriali sono costi relativi a fattori produttivi pluriennali che non possiedono
il carattere della fisicità.

Le condizioni generali di iscrizione in bilancio in base al codice civile sono:


a) sostenimento di un costo
b) riconoscimento dell’utilità pluriennale
c) autonoma identificabilità cioè; si deve trattare di investimenti specifici ed identificabili (ad
eccezione dell’avviamento)

Vi sono quattro tipologie di immobilizzazioni immateriali:


1) ONERI PLURIENNALI [art. 2426/5 cod. civ.: costi capitalizzati]
B.I.1 → Oneri di impianto e ampliamento
B.I.2 → Costi di sviluppo

2) IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI IN SENSO STRETTO


B.I.3 → Brevetti e diritti di utilizzo opere dell’ingegno
B.I.4 → Concessioni, licenze e marchi
B.I.7 → altre immobilizzazioni immateriali

3) AVVIAMENTO
B.I.5 → avviamento

4) IMMOBILIZZAZIONI IN CORSO E ACCONTI (valenza finanziaria)


B.I.6 → immobilizzazioni in corso e acconto

ONERI PLURIENNALI (1)


a) Costi di impianto e ampliamento (costi legati alla costituzione e all’aumento del C.S.)
b) Costi di sviluppo

A) Costi di impianto e ampliamento


Sono costi relativi alla costituzione dell'impresa, all'aumento del capitale sociale, ad operazioni
straordinarie e a quotazioni in borsa

B) Costi di sviluppo
Sono costi sostenuti per attività finalizzate a sfruttare economicamente un'innovazione (di
prodotto o di processo).

Condizioni per la capitalizzazione dei costi di ricerca applicata e dei costi di sviluppo:
○ attività identificate: l’attività deve essere riconducibile a nuovi prodotti o processi
specifici;
○ fattibilità di realizzazione: tecnica, finanziaria e economica: il prodotto o processo nuovo
deve portare a margini positivi ovvero ricavi > costi.

Queste condizioni vanno verificate:


○ al momento della capitalizzazione
○ alle singole date di chiusura del bilancio in cui si devono verificare le condizioni di
congruità del valore (eventuale svalutazione).

Quali sono i FATTORI PRODUTTIVI i cui costi possono essere capitalizzati?

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Quali sono i FATTORI PRODUTTIVI i cui costi possono essere capitalizzati?
I fattori produttivi i cui costi possono essere capitalizzati sono tutti i costi relativi ai fattori
impiegati nella fase di sviluppo.
NON si possono capitalizzare costi dell’area amministrazione e commerciale.

Considerazioni generale sui problemi valutativi


- Valore originario
Per Costi di impianto/ampliamento
Il valore originario è uguale al costo di acquisto più oneri accessori
Per Costi di ricerca e sviluppo
Il valore originario è pari al costo di produzione (in base all’art. 2426/1 questo costo è
dato da costi diretti + quote di coste indiretti + oneri finanziari se vi sono le condizioni).

- Modifica del valore originario


a) ammortamento: avviene sulla base di un piano di ammortamento, è sistematico, dura al
massimo 5 anni come stabilito dall’art. 2426/5 e generalmente è a quote costanti.
b) svalutazione: avviene quando il valore economico immobilizzazioni materiali è minore
del valore netto contabile → perdita durevole
c) rivalutazione: unica tipologie che si manifesta nella realtà è la rivoluzione per ripristino
di valore. È poco applicabile alla pratica.

Condizioni specifiche di iscrizione degli ONERI PLURIENNALI a Stato Patrimoniale [art. 2426/5]
Possibilità di capitalizzarli con il consenso del collegio sindacale che è un organo di controllo la cui
presenza in azienda è stabilita per legge in funzione della capitalizzazione dell’impresa.
Se i costi non vengono capitalizzati essi vengono inseriti in Conto Economico+ (sono un costo)

IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI IN SENSO STRETTO (2)


a) Diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzo opere dell’ingegno
b) Concessioni, licenze, marchi
c) Altre immobilizzazioni immateriali

A) diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzo opere dell’ingegno


Il Brevetto industriale si riferisce a processi o prodotti ed è l’insieme composto di conoscenze
dotato di tutela giuridica per un certo periodo di tempo (20 anni), in tale periodo che si
deposita il brevetto si ha l’utilizzo esclusivo dello stesso. Il brevetto viene depositato e da quel
momento diventa un riconoscimento giuridico.
I diritti di utilizzo di opere dell’ingegno si riferiscono a opere scientifiche, software… che hanno
ottenuto un riconoscimento giuridico.

Problemi valutativi:
○ Acquisto esterno → costo di acquisto + oneri accessori
○ Produzione interna → costo di produzione (che deriva dal costo relativo all’attività di
ricerca e sviluppo che si è svolta a monte del brevetto)
○ Acquisto della diponibilità a titolo di utilizzo → fase iniziale in cui il costo viene
capitalizzato a SP+

Modificazione del valore originario


- ammortamento (in genere è a quote costanti) → ha una durata massima di 20 anni che
corrisponde alla durata della tutela giuridica; l’ammortamento potrebbe avere una
durata minima a 20 anni se valore economico minore del valore netto contabile (durata
del valore economico minore della tutela giuridica).
- svalutazione → avviene se il valore economico è minore del valore netto contabile
durevolmente
- rivalutazione → è molto rara e utilizzata solo per il ripristino valore.

B) Concessioni, licenze e marchi

Lezone 16-17 Pagina 54


B) Concessioni, licenze e marchi
CONCESSIONI: autorizzazioni per l’utilizzo di un bene pubblico (beni demaniali). La concessione
è un provvedimento amministrativo che autorizza all’uso di un bene pubblico.
Il provvedimento attribuisce potestà sul bene pubblico.

LICENZE: autorizzazioni per l’utilizzo di un bene privato o per lo svolgimento di una certa
attività. La licenza deriva da un provvedimento di natura privata; solo in certi casi i
provvedimenti possono avere natura pubblica.

Problemi valutativi:
- Valore originario: inserite al costo di acquisto più oneri accessori
- Modifica del valore originario:
 ammortamento → a quote costanti e durata corrispondete alla durata temporale
dell’autorizzazione,
 svalutazione → se il valore economico è minore del valore netto contabile
durevolmente; questo si verifica quando le cause esterne modificano riducendo il
valore della concessione e licenza;
 rivalutazione → è molto rara e utilizzata solo per il ripristino valore.

MARCHI: segno distintivo (di una impresa, prodotto) con riconoscimento giuridico.
Deve essere depositato per ottenere il riconoscimento e quindi la tutela giuridica

Quella dei DIRITTI SIMILI è una categoria residuale e riguarda: l'indirizzario clienti e le
conoscenze specifiche non brevettate.

Problemi valutativi:
- Valore originario: inserite al costo di acquisto più oneri accessori
- Modifica del valore originario:
 ammortamento → a quote costanti e durata corrispondete alla durata temporale
dell’autorizzazione,
 svalutazione → se il valore economico è minore del valore netto contabile
durevolmente; questo si verifica quando le cause esterne modificano riducendo il
valore della concessione e licenza;
 rivalutazione → è molto rara e utilizzata solo per il ripristino valore.

C) Altre immobilizzazioni immateriali


È una categoria residuale

Vi sono due tipologie di immobilizzazioni immateriali che rientrano in questa categoria:

○ costi sostenuti su beni di terzi non autonomi (ad esempio le ristrutturazioni su immobili
in locazione)

 Valore originario: costo di acquisto più oneri accessori o costo di produzione


 Valutazioni successive (modifica del valore originario):
□ Ammortamento: quote costanti lungo la durata del contratto di locazione
□ Svalutazione: valore economico minore durevole del valore netto contabile
□ Rivalutazione: per ripristino di valore

○ Software

Classificazione in stato patrimoniale:


a) Produzione interna del software:
□ Protezione giuridica → in B.I.3 [inserito in brevetti e opere dell'ingegno]
□ senza protezione giuridica → in B.I 7 [inserito in altre immobilizzazioni
immateriali]

b) Acquisto esterno del software:

Lezone 16-17 Pagina 55


b) Acquisto esterno del software:
□ Acquisto del solo diritto all’utilizzo:
 B.I.4 [licenze]
 B.I.7 [utilizzo opere dell'ingegno]
□ Acquisto di tutti i diritti → B.I.7 [inserito in altre immobilizzazioni
immateriali]

PROBLEMI VALUTATIVI:
 Valore originario: costo di acquisto + oneri accessori o costo di produzione
 Modificazione del valore:
□ Ammortamento: in genere a quote costanti lungo durata economica
□ Svalutazione: se il valore economico < valore netto contabile durevolmente
□ Rivalutazione: solo per ripristino valore

AVVIAMENTO (3)
L'avviamento è la capacità di un'impresa o di un gruppo di imprese di produrre redditi in misura
superiore a quelli "ordinari" rispetto al settore di appartenenza.
È quindi l'insieme di risorse intangibili non identificati in modo specifico (come ad esempio
l'immagine, la reputazione, ecc.)
L’avviamento viene iscritto in Stato Patrimoniale tra le immobilizzazioni immateriali (SP+ → B.I.5)

In bilancio viene rilevato solo l'avviamento acquisito a titolo oneroso per l'acquisto di aziende o rami
d'azienda.
Vi è il divieto di contabilizzare in bilancio il proprio avviamento (avviamento interno)

Per determinare il valore dell'avviamento dell'azienda acquisita da inserire in bilancio si sottrae al


valore dell'attività dell'azienda il totale passività della stessa azienda (escluso PN) a valori correnti:
Tot attività di una azienda – totale passività della stessa azienda (escluso PN) a valori correnti

Esempio
Tot attività di una azienda – totale passività della stessa azienda (escluso PN) a valori correnti è 1'700, ma il prezzo di
acquisto è 2'000 quindi il maggior valore dato all’azienda è 300 che è l’avviamento.

Art. 2426/6: problemi di contabilizzazione e di valutazione dell’avviamento


- L'iscrizione dell'avviamento tra le immobilizzazioni immateriali avviene con il consenso del
collegio sindacale (ove previsto)
- L'avviamento deve essere a titolo oneroso (è necessario pagare un prezzo a fronte
dell’avviamento d’acquisto); l’avviamento si acquisisce con operazioni di fusione tra imprese,
conferimento, acquisto di partecipazioni (valutate con metodo del PN).
N.B. vi è il divieto di contabilizzare l’avviamento interno dell’impresa.

PROBLEMI VALUTATIVI:
 Valore originario: costo di acquisto
 Modificazione del valore:
□ Ammortamento: avviene in base ad un piano d'ammortamento (generalmente a
quote costanti) ed ha una durata pari alla vita utile stimata; se ciò non è possibile
l'ammortamento ha una durata massima di 10 anni.
In ogni caso in nota integrativa è necessario dare informazioni sulla durata
dell'avviamento
□ Svalutazione: SOLO se valore economico minore del valore netto contabile
durevolmente
□ NO RIVALUTAZIONE

Focus: immobilizzazioni immateriali e IAS/IFRS

Lezone 16-17 Pagina 56


Focus: immobilizzazioni immateriali e IAS/IFRS
- Costi impianto e ampliamento → CE+
- Costi di sviluppo → SP+ (se sussistono le condizioni di valore pluriennale)
- L'avviamento non viene ammortizzato ed è considerato a vita utile indefinita; viene
eventualmente svalutato quando il valore economico < valore netto contabile (non è sempre
necessaria la condizione di durevolezza).
La valutazione del valore congruo avviene una volta l'anno

Lezone 16-17 Pagina 57


Leasing
venerdì 22 aprile 2016

Il leasing finanziario può essere stipulato sia sulle immobilizzazioni materiali che sulle
immobilizzazioni immateriali

Con il leasing finanziario, vi è il trasferimento al locatario della maggior parte dei benefici e dei rischi
legati al bene oggetto di leasing.
Al termine del contratto vi è la possibilità di riscatto del bene (proprietà del bene).

È necessario distinguere:
1. natura giuridica del contratto:
○ locatore (proprietario)
○ locatario (utilizzatore del bene)
2. natura economica del contratto
○ locatore (finanziatore)
○ locatario (finanziario).

La modalità di contabilizzazione
- Ha una visione giuridica del contratto (metodo patrimoniale): in stato patrimoniale e conto
economico;
- Ha una visione economica del contratto (metodo finanziario): in nota integrativa

METODO PATRIMONIALE METODO FINANZIARIO


- contabilizzazione dei canoni in base alla - iscrizione a Stato Patrimoniale (immobilizzazione)
competenza economica (CE+) del valore del bene al momento della
disponibilità
- indicazione nei conti di ordine dei canoni - iscrizione a SP- (passività) del debito v/società
ancora da pagare in Nota Integrativa (se leasing
rilevanti) - a Conto Economico + contabilizzazione quote di
- se avviene il riscatto: iscrizione a Stato ammortamento lungo la durata economico del
Patrimoniale del bene (immobilizzazione) e a bene; sempre a CE+ si possono avere svalutazioni
Conto Economico + iscrizione ammortamento o rivalutazioni a certe condizioni
lungo la residua durata economica
- a CE+ contabilizzazione degli interessi passivi sulla
durata del contratto di leasing
CONCENTRAZIONE dei costi lungo la durata del DISTRIBUZIONE dei costi lungo la durata
contratto di Leasing economica del bene

In Italia si usa il metodo patrimoniale nelle tavole, mentre il metodo finanziario in Nota Integrativa.

Lezone 16-17 Pagina 58


La valutazione dei titoli e delle partecipazioni
venerdì 29 aprile 2016

INVESTIMENTI FINANZIARI
Gli investimenti finanziari vengono raggruppati in SP+ in due voci:
- Immobilizzazioni finanziarie (B.III)
- Attività finanziarie (C.III)

Gli investimenti finanziari possono essere di due tipi:


- investimenti strumentali all’attività tipica
- investimenti patrimoniali
○ per la temporanea disponibilità di risorse finanziarie
○ per scelta di diversificazione del rischio
○ per ricercare una maggior remunerazione

Vi sono diverse motivazioni alla base delle scelte di investimento che portano a diversi riflessi contabili.

Vi possono essere diverse tipologie di strumenti finanziari:


a) partecipazioni: quote di capitale in un’altra impresa; sono investimenti in capitale a rischio (azioni) perché
l’azionista può ricevere dividendi e il rimborso delle azioni.
b) titoli: quote rappresentative di un debito emesso da un altro soggetto; sono investimenti in capitale di debito
(titolo obbligazionario) che danno diritto ad interessi attivi periodici + un rimborso alla scadenza del debito.
c) azioni proprie: ovvero quote di capitale nella stessa impresa
d) crediti finanziari: prestiti concetti dall’impresa ad altri soggetti; in genere ciò avviene nei gruppi di persone.

Criteri di classificazione:
SI utilizza il criterio gestionale: la classificazione degli investimenti finanziari avviene in base alla destinazione econom ica
(motivazione legata all’investimento).
Esse vanno classificate in:
- Immobilizzazioni finanziarie, se gli investimenti hanno caratteristiche di destinazione durevole delle risorse
(investimento strategico)
- Attività finanziarie, se gli investimenti presentano caratteristiche di destinazione temporanea delle risorse
(investimento specifico).

Esempio:
• Partecipazioni in B al 90%:
• investimento strategico per l’attività tipica  B III
• investimento temporaneo speculativo, vendita entro 12 mesi  C III
• Partecipazioni in B al 20%:
• investimento strategico per l’attività tipica  B III
• investimento temporaneo speculativo, vendita entro 12 mesi  C III
• Titoli di stato scadenza 8 anni:
• destinazione durevole  B III
• destinazione temporanea  C III

Definizione specifica delle prime 3 categorie di investimento finanziario (crediti finanziari: rinvio al criterio di
valutazione del costo ammortizzato)
A) Partecipazioni
A1) partecipazioni in imprese controllate
A2) partecipazioni in imprese collegate
A3) partecipazioni in imprese controllanti
A4) partecipazioni in imprese sottoposte la controllo delle controllanti
A5) partecipazioni in imprese in altre imprese
B) Titoli
C) Azioni proprie (figurano in Patrimonio Netto con riserva specifica negativa)

ANALISI DELLE PARTECIPAZIONI (artt. 2359 cod. civ. e ss.)

Lezione 18-19 Pagina 59


ANALISI DELLE PARTECIPAZIONI (artt. 2359 cod. civ. e ss.)

A1) Partecipazioni in imprese controllate


L’impresa A controlla l'impresa B in quanto possiede una partecipazione di controllo in B la quale rappresenta la
maggioranza dei diritti di voto (50%+1) nell’assemblea dell’impresa B (controllo legale); si dice che l’impresa A detiene il
controllo legale della impresa B.
Oppure se l’impresa A non ha il 50% +1 dei voti nell'assemblea di B può essere che A abbia un'influenza dominante su B;
si dice che l'impresa A detiene un potere di controllo di fatto su B.
Il controllo di fatto si manifesta quando:
- si è in presenza di un azionario diffuso
- l’impresa A domina nel consiglio di amministrazione di B
- si è in presenza di vincoli contrattuali di A verso B.

Il controllo può essere:


- diretto: A possiede il 60% di B)
- Indiretto: A possiede il 60% di B ma B possiede il 100% di C; quindi A controlla direttamente B, ma allo stesso
tempo indirettamente C.

A2) Partecipazioni in imprese collegate


L’impresa A possiede una partecipazione collegata in B quando:
- l’impresa A nomina alcuni amministratori in B
- l’impresa A partecipa attivamente nelle scelte gestionali di B
- tra A e B vi sono forti legami economici.
Quindi nel caso di partecipazione (di A) in imprese collegate (B) A esercita una notevole (NON dominante) influenza su B.

Nella definizione di influenza notevole vi è una presunzione di legge: il legislatore considera imprese collegate quando la
quota partecipativa di A in B è maggiore o uguale di 20%. La percentuale scende al 10% (come soglia minima) nel caso in
cui le collegate (impresa B) siano imprese sono quotate.

A3) Partecipazioni in controllanti


In questo caso l’impresa B (controllata di A) possiede una quota partecipativa nel capitale sociale della controllante (A).
Le partecipazioni in controllanti sono soggette a vincoli di legge:
- L'ammontare di partecipazioni in controllanti deve essere al massimo il 20% del capitale sociale della controllante
(A) in partecipazioni e in ogni caso la controllata (B) non ha diritto di voto di assemblea nella controllante (A)
- La controllata (B) deve avere riserve disponibili in Patrimonio Netto pari al valore della partecipazione nella
controllante (A)
- La controllata (B) deve costituire riserve indisponibili pari al valore delle partecipazioni della controllante (A) fino al
momento della verifica.

A4) Partecipazioni in imprese sottoposte la controllo delle controllanti


Quella delle partecipazioni sottoposte la controllo delle controllanti è una voce nuova inserita in bilancio dal D.Lgs.
139/2015 per rendere più trasparenti i rapporti di gruppo nel caso di holding e sub -holding

A5) Partecipazioni in altre imprese


Quella delle partecipazioni in altre imprese è una categoria residuale che contiene tutte le partecipazioni diverse da
quelle sopra descritte.

ANALISI DEI TITOLI


I titoli possono essere (dove non vi sono altre sotto-classificazioni):
- Obbligazionari
- Titoli di Stato

ANALISI DI AZIONI PROPRIE

Lezione 18-19 Pagina 60


ANALISI DI AZIONI PROPRIE
Con l'investimento finanziario in acquisto di azioni proprie l'impresa acquista le proprie azioni (l'impresa A acquista
azioni di A). Anche in questo caso però vi sono vincoli legislativi simili all'acquisto di partecipazioni in controllanti, qu ali:
• l'ammontare di azioni proprie deve essere inferiore al 10% del Capitale Sociale
• L'impresa deve rilevare a Patrimonio Netto una riserva indisponibile pari al valore delle azioni proprie sino al
momento della loro vendita o annullamento.
In base al D.Lgs 139/2015 le azioni proprie non vengono rilevate tra le attività di Stato Patrimoniale ma viene
movimentata una riserva a Patrimonio netto

FOCUS SUL PATRIMONIO NETTO


Il patrimonio netto viene inserito nelle passività dello stato patrimoniale ed è composto da capitale sociale, riserve e
risultato d’esercizio.
Il capitale sociale è dato dal numero delle azioni per il valore nominale di ogni azione.
Il risultato d’esercizio è l’utile o la perdita calcolata nel Conto Economico
Le risorse sono di vari tipi:
- riserva straordinaria (riserva disponibile che si forma per destinazione dell'utile)
- riserva rivalutazione (si genera nel corso di rivalutazione)
- riserva azioni proprie (indisponibile fino alla vendita di azioni proprie)
- riserva legale (per legge si genera con la destinazione del 5% dell’utile di esercizio)
- riserva delle riserve di partecipazioni a Patrimonio Netto (si genera con la valutazione di alcune
partecipazioni col metodo del Patrimonio Netto)
- Riserva di valutazione degli strumenti finanziari derivati a fair value
- riserva statutaria (si genera quando prevista dallo statuto)

SINTESI SULLE PARTECIPAZIONI


Le partecipazioni è il possesso del capitale sociale di altre imprese che può essere dal 0% al 100%.
Tutte le partecipazioni che controllano dal 50% al 100% del capitale sociale si chiamano azioni in controllate.
Si parla di controllo e quindi di influenza dominante e dominio sulla società.
Tutte le partecipazioni che controllano dal 20% al 50% del capitale sociale si chiamano azioni in collegate.
Mentre tutte le partecipazioni dal 10% al 20% del capitale sociale si chiamano azioni in collegate quotate.
In azioni collegate il potere è minore.
Per legge dallo 0% al 10% si possono avere azioni proprie, fino al 20% ci sono azioni in controllanti più azioni in altre
imprese.
Fino al 50% le azioni in controllate nel caso di controllo di fatto per influenza dominante.
Se si possiede più del 50 % delle azioni di una azienda si ha il controllo legale.
Fino al 20% si hanno azioni in collegate per influenza notevole sulle decisioni aziendali.

INVESTIMENTI FINANZIARI (Criteri di valutazione) [art. 2426 cod. civ.]


Riferimenti legislativi rispetto alle immobilizzazioni finanziarie (partecipazioni, titoli, azioni proprie).
- art. 2426/1 → riguarda la determinazione del valore originario (prima iscrizione in bilancio); si applica il criterio
generale: costo di acquisto + oneri accessori
- art. 2426/3 → riguarda le modifiche del valore originario (iscrizioni successive alla prima), ovvero la svalutazione
per perdita durevole (valore economico contabile < valore contabile durevolmente), e la rivalutazione per
ripristino valore; NO l'ammortamento
- art. 2426/4 → riguarda la valutazione in prima iscrizione e le successive dalle partecipazioni immobilizzate in
controllate e collegate; queste partecipazioni possono essere valutate con il criterio del patrimonio; il criterio del
patrimonio netto è opzionale al del costo

Riferimenti legislativi per le attività finanziarie (nell’attivo circolante: partecipazioni, titoli, azioni proprie).
- art. 2426/9 → in prima iscrizione il valore originario è uguale al costo di acquisto + oneri accessori mentre nelle
iscrizioni successive la modifica del valore originario avviene al minore tra costo di acquisto e valore di
realizzazione sul mercato. Quindi per le attività finanziarie quando il valore di mercato è inferiore al valore del
titolo avviene sempre la svalutazione: non è necessario che la perdita sia durevole.
Un'ulteriore causa di modifica del valore originario è la rivalutazione per ripristino di valore.

VALUTAZIONE DEGLI STRUMENTI FINANZIARI

Lezione 18-19 Pagina 61


VALUTAZIONE DEGLI STRUMENTI FINANZIARI

Criterio del costo (immobilizzazioni finanziarie)


Tutte le immobilizzazioni finanziarie possono essere valutate al costo:
- prima iscrizione → valore originario = costo di acquisto + oneri accessori
- modifica del valore originario → svalutazione per perdita durevole, rivalutazione per ripristino di valore se
vengono meno le cause della svalutazione precedente (la valutazione massima è pari alle svalutazioni precedenti)

Esempio:
valore immobilizzazione finanziaria nel tempo
Acquisto t 1'000
Valore negli anni: t1 800, t2 700, t3 1’100

In BILANCIO
T: 1'000,
T1 valuto a 800 iscrivendo che il 200 di perdita è di natura durevole oppure la iscrivo a 1'000 perché valuto la perdita di 2 00 come
temporanea (non ci sono paletti che la indicano durevole).
T2: valutata 700 se la svalutazione di 300 è durevole oppure a 1'000 se considerata temporanea (ma visto che è il secondo ann o che
ho svalutazione, è più corretta valutarla 700)
T3: se si riputa che le cause della svalutazione persistono allora le valuto a 700, oppure se le cause sono venute meno
le iscrivo a 1'000.

Caratteristiche della valutazione al costo:


Il costo di acquisto identifica il valore massimo attribuibile all’immobilizzazione finanziaria;
Non si considerano le oscillazioni temporanee di valore quindi si svaluta solo in caso di perdita durevole;
Vi è l’obbligo di rivalutazione se vengono meno le cause di svalutazione.

FOCUS:
A) Concetto di svalutazione durevole
B) Determinazione del valore di svalutazione

a) Svalutazione durevole
Per determinare quando avviene la perdita durevole di valore bisogna studiare le relazioni tra il valore del titolo e
il patrimonio netto dell’emittente.
In particolare è necessario ricercare le cause economiche che vengono definite rilevanti e gravi collegando il valore
dell’immobilizzazione finanziaria con le condizioni finanziarie dell’emittente.
Le cause possono essere:
• Esterne all'emittente (crisi di settore, di economia generale o evoluzione tecnologica elevata)
• Interne all’emittente: (eccessivo indebitamento, perdite di esercizio ripetute, difficoltà sul mercato di
sbocco, impianti obsoleti, ecc.)

Per determinare come tali cause si riflettono sul valore di riferimento bisogna determinare il valore oggetto della
svalutazione (B)

b) Determinazione del valore della svalutazione


Per determinare la svalutazione bisogna stimare la perdita durevole; le modalità variano in funzione del tipo di
investimento finanziario:
• Investimenti in titoli quotati: bisogna fare il confronto tra il valore di acquisto e il prezzo di borsa (ad
esempio: acquisto al tempo t al prezzo 1'000 , il prezzo di borsa a t1 è 600; bisogna fare un'analisi delle cause
se sono gravi; si ha una perdita durevole di 400 → SP+ t1 600)
• Investimenti in partecipazioni non quotate:
- in imprese controllate o collegate: il business plan
- in altre imprese: bilancio pubblico e si controlla la dinamica del patrimonio netto dell’emittente

Esempio
Nell’anno t vengono acquistate partecipazioni in B di 1'000, e il suo patrimonio netto è 1'000.
Nell’anno t4 il patrimonio netto di B è 600: analisi delle cause del minor valore e se la perdita di 400 è durevole si svalut a a SP+ 600.
Titoli non quotati: bilancio dell’emittente e si controlla la variazione del P<t dell’emittente, capacità di reddito, indebit amento,
situazione di liquidità.

La legge (art. 2426/3 cod. civ.) introduce una particolarità che riguarda la valutazione al costo delle immobilizzazioni

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La legge (art. 2426/3 cod. civ.) introduce una particolarità che riguarda la valutazione al costo delle immobilizzazioni
finanziarie di partecipazioni in controllate e collegate;
- se il valore delle partecipazioni valutate al costo è minore al Patrimonio Netto proporzionale dell'emittente allora
non vi sono obblighi informativi
- se il valore della partecipazione in B iscritta nello Stato Patrimoniale di A, che deriva dal criterio del costo, è
maggiore del valore della partecipazione in B valutata in base al metodo del PN e l'impresa A redige il bilancio
consolidato allora bisogna dare informazioni in nota integrativa per giustificare il maggior valore, oppure
- se il valore della partecipazione in B (sempre valutata al costo) è maggiore della frazione di PN di B ma l'impresa A
non costruisce il bilancio consolidato (unico bilancio di un gruppo di imprese) allora A non deve calcolare il valore
della partecipazione utilizzando i due criteri (costo e patrimonio netto) per poi confrontarli ma è sufficiente
confrontare il costo con la frazione di Patrimonio netto di B

Esempio
A possiede l’80% del capitale di B allora A decide di valutare B al costo per un valore di 1'000.
Se A costruisce il BILANCIO CONSOLIDATO è necessario confrontare la valutazione della partecipazione in B con i 2 metodi poss ibili:
- al costo 1’000
- al Patrimonio netto 900
Il legislatore permette l’iscrizione nel bilancio di esercizio di A della partecipazione in B al valore di 1'000 (costo) solo con adeguate
informazioni in Nota Integrativa che giustificano il maggior valore rispetto al metodo del patrimonio netto.
OPPURE
Se A NON costruisce il bilancio consolidato, il confronti avviene tra valutazioni della partecipazioni di B al costo e la fra zione di patrimonio
netto di B.
B al costo è 100, al patrimonio netto 1'000.
La frazione al patrimonio netto (1'000 *80%) è 800. Il legislatore permette l’iscrizione della partecipazione in B a 1'000 co n informazioni in
nota integrativa per giustificare il maggior valore.
Se la partecipazione in B viene valutata al costo ha un valore minore rispetto al metodo del patrimonio netto.
NON vi sono obblighi informativi.
Costo 1'000  registro questo senza informazioni in N.I.
Frazione PN 1’700
Metodo PN 1’600
Ratio: principio della prudenza per evitare una ingiustificata sopravvalutazione dell’attivo.

Criterio del costo (attività finanziarie)


Attivo circolante  CIII SP+
ref. art. 2426, comma 9 cod. civ.

Il criterio al costo è l'unico ammesso per le attività finanziarie:


1. iscrizione : costo di acquisto + oneri accessori
2. valutazioni successive: al minore tra il costo e il valore presumibile dall'andamento di mercato; la svalutazione è
quindi obbligatoria anche per perdite di valore temporanee. La verifica di valore avviene la termine di ogni
esercizio. Vi è inoltre un obbligo di rivalutazione per rispristino di valore (cioè se vengono meno le precedenti
cause di svalutazione) fino al valore massimo delle precedenti svalutazioni

Esempio: valore titolo  valutazione in bilancio negli anni


Anno t → acquisto di attività finanziarie in attivo circolante a 1’000
Anno t1 → 900
Anno t2 → 950: registro 950 SOLO se sono venute meno le cause della svalutazione
Anno t3 → 800
Anno t4 →1'100: registro 1'000 SOLO se sono venute meno le cause della svalutazione, se no 800

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Criterio del patrimonio netto
Il criterio del Patrimonio Netto è adottabile solo per partecipazioni di controllate e collegate

ESEMPIO introduttivo al criterio del Patrimonio Netto e di sintesi sul il Criterio del costo
- Acquisto da parte di A di partecipazioni in Patrimonio netto di B anno t = 200
controllate per l'80% di B (A  80% di B)
- Costo acquisto di B nell'anno t = 160 PN di B 31/12/t 230
- Al 31/12/t B ha conseguito un utile di 30 PN al 31/12/t1 250
- In T1 vengono distribuiti dividenti per 20
- Al 31/12/t1 B realizza un utile di esercizio di 40

SP A: metodo del costo nella valutazione di B SP B: metodo di valutazione al PN di B

t Partecipazioni Partecipazioni
finanziarie controllate finanziare controllate
160 160 (200*80%)

31/12/t 160 184 (230*80%)

31/12/t1 160 200 (250*80%)

In caso di perdita di esercizio in B il PN di B diminuisce; allora se si valuta al costo il valore della partecipazione
diminuisce se la perdita è durevole; invece in caso si valutazione al Patrimonio Netto il valore della partecipazione
diminuisce perché il valore della frazione di patrimonio netto diminuisce

Sul criterio del costo nel caso di partecipazioni in controllate e collegate (immobilizzazioni finanziari) vi sono:
• Vantaggi:
○ semplicità applicativa
○ il costo rappresenta il valore originario degli scambi (poiché rappresenta il valore originario dello scambio)
○ permette la misurazione del ritorno diretto sull'investimento
• Svantaggi:
○ il criterio di costo determina un valore solo in parte dipendente dalla dinamica economica della partecipata
(perdita durevole)
○ non è possibile collegare secondo competenza il valore della partecipazione con i risultati economici della
partecipata

Il criterio del PN permette il collegamento tra valore della partecipazione e il valore del PN della società partecipata. Il
presupposto per applicare il metodo del PN è il legame tra partecipata B e partecipante A.
Il criterio del Patrimonio Netto è opzionale al costo nella valutazione di partecipazione in controllate e collegate
(immobilizzazioni finanziarie)

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Valutazione delle partecipazioni immobilizzate in
controllate e collegate
lunedì 2 maggio 2016

Il criterio del PN (più preciso rispetto al metodo del costo) permette di collegare il valore della
partecipazione con il PN della partecipata

art. 2426, comma 4


I PARAGRAFO:
○ limite di applicazione riguarda le immobilizzazioni finanziarie in controllate e collegate
○ facoltà di utilizzo del criterio del PN
○ riferimento specifico alla frazione percentuale del PN posseduta dall’impresa
○ riferimento al bilancio della partecipata e obbligatorio l’analisi dell’ultimo bilancio della
partecipata per capire l’entità del suo PN

Il bilancio dell’impresa controllata o collegata che va considerato è quello approvato in tempi


più recenti del consiglio di amministrazione.
Se le date di chiusura del bilancio della partecipante e della partecipata sono diverse devo
notare:
○ se la differenza temporale è inferiore a 3 mesi → vi è possibilità di utilizzare il bilancio
della controllata/collegata al 31/12 nel rispetto di certe condizioni:
 la diversità temporale è costante
 è necessario considerare gli eventi rilevanti accaduti nel periodo di diversità tra le
date dandone informazione in nota integrativa
 è necessario indicare tali eventi in nota integrativa.
○ se la differenza temporale è maggiore di 3 mesi → non è possibile utilizzare il bilancio
della controllata/collegata ed è necessario predisporre un bilancio specifico di B con
data di chiusura uguale a quella della partecipante (31/12);

L'art. 2464/4, nel primo paragrafo, introduce regole di comportamento in sede valutativa; in
particolare dispone che:
○ bisogna tenere conto dei dividenti distribuiti dalla partecipata
○ bisogna effettuare le rettifiche tipiche del bilancio consolidato

Esempi
1) distribuzione di dividenti da parte della controllata/collegata; quindi diminuiscono il PN e quindi il
valore della partecipazione nella controllata/collegata
2) ammortamento sull’avviamento; dove diminuiscono il PN e quindi il valore della partecipazione nella
controllata/collegata
3) rettifiche degli utili infragruppo; dove la partecipante controlla il 100% della controllata/collegata e (la
partecipante) al 31/12 detiene tutti i prodotti in magazzino; è quindi necessario eliminare gli utili
infragruppo per non contabilizzarli due volte:
 nel valore delle rimanenze finali (SP+)
 nel valore delle partecipazioni in B (SP+)

Con riferimento al primo paragrafo dell’art. 2426/4 la dottrina economico-aziendale prevede


due metodi di applicazione del criterio di valutazione a PN:
a. metodo semplice: confronta direttamente il valore della partecipazione con la frazione
di PN della partecipata;
b. metodo complesso: confronta il valore della partecipazione con la frazione di PN della
partecipata dopo le rettifiche tipiche del bilancio consolidato. Il metodo complesso è
quello previsto dal legislatore

II & III PARAGRAFO:

Lezione 18-19 Pagina 65


II & III PARAGRAFO:
Il secondo e terzo paragrafo si riferiscono all'applicazione del criterio del patrimonio netto in
due momenti:
○ prima applicazione (II paragrafo)
○ applicazioni successive (III paragrafo)

Prima applicazione:
In prima iscrizione del valore della partecipazione nella contabilità della partecipante
bisogna confrontare il costo di acquisto della partecipazione nella controllata/collegata
con la frazione del PN della controllata/collegata; si possono avere varie situazioni:
1) costo acquisto > frazione di PN, a causa:
□ di un cattivo affare
□ di un avviamento oppure di un maggior valore corrente delle attività della
controllata/collegata
2) costo acquisto = frazione di PN, non va fatta alcuna operazione
3) costo acquisto < frazione di PN, non vi sono obblighi informativi particolari
□ per un buon affare → la differenza va a riserva non disponibile del PN)
□ future perdite previste nella controllata/collegata → la differenza va a fondo
rischi e oneri: SP-)

Applicazioni successive:
Nelle applicazioni successive il valore della partecipazione iscritta nel bilancio della
partecipante è dato dal confronto tra il valore iniziale di iscrizione e il valore della
frazione di PN della controllata/collegata al termine dell’esercizio, considerando le
rettifiche per la costruzione del bilancio consolidato (metodo complesso nelle
applicazioni successive)

Il metodo di contabilizzazione della partecipazione nelle applicazioni successive del


criterio del Patrimonio Netto prende il nome di metodo integrale; ciò implica che sia gli
incrementi di valore sia i decrementi transitano a conto economico → decrementi da
contabilizzare a CE+ (costi) e incrementi da contabilizzare a CE- (ricavi).
Nel caso di incrementi, in sede di approvazione del bilancio della partecipante, la parte
di rivalutazione della partecipazione nella controllata/collegata viene destinata a riserva
non disponibile (si libera quando la controllata/collegata distribuisce l'utile)

Esempio:
Fasi successive di applicazione del metodo del Patrimonio netto e vi deve essere confronto tra valore
in prima iscrizione e frazione del patrimonio netto di B di fine periodo considerando le rettifiche
tipiche del bilancio consolidato.

Caso 1:
Valore iniziale: 700, frazione di PN (dopo rettifiche bilancio consolidato): 500 quindi variazione: - 200
Al 31/12 svalutazione partecipazione a partecipazione 200
SPA : 500, CEA in costi 200
Dal punto di vista contabile il metodo patrimoniale è uguale al metodo integrale

Caso 2:
Valore iniziale: 700, frazione di PN (dopo rettifiche del bilancio consolidato): 900, variazione: + 200
Se si usa il metodo patrimoniale (NON PIÙ IN VIGORE):
al 31/12 partecipazione (SP+) a riserva non disponibile (SP-): 200
Non si registra nulla in conto economico
Se si usa il metodo integrale considerando che B distribuisce 120 di dividendi verso A quindi A ha un
utile finale di 320 (formato da 200 per rivalutazione e 150 come differenza di altri ricavi e costi)
al 31/12 partecipazione (SP) a rivalutazione (CE) per 200
CEA → Costi 100; Ricavi 250 + rivalutazione 200 = 450; Utile 450-100= 350
SPA → +: partecipazione 900; -: riserva disponibile 150; +: riserva non disponibile 200
La divisione dell’utile nelle due riserve avviene in sede di approvazione del bilancio

Esempio completo sulla valutazione delle partecipazioni in controllate e collegate (immobilizzazioni

Lezione 18-19 Pagina 66


Esempio completo sulla valutazione delle partecipazioni in controllate e collegate (immobilizzazioni
finanziarie) con il criterio del patrimonio netto

A controlla il 25% di B (collegamento)


Il PN di B contabile (non a valori di mercato) è 1'700, il costo di acquisto di B è pari a 625 e l’acquisto
avviene nell’anno t.
In caso di maggior valore, in prima applicazione, questo viene attribuito ad avviamento (riconosciuto in
B), il quale viene ammortizzato in 4 anni.
Nell’anno t1 i dividenti distribuiti da B sono in tutto 100 rispetto ad un utile totale pari a 400.
Nell’anno t1 vi è una vendita da B verso A di beni con un utile interno pari a 120.
Al 31/12/t1 l’impresa A detiene tutti i beni acquistati da B, in magazzino.

Valutazione della partecipazione in B nell’anno t e t1 con il criterio del Patrimonio Netto


Valore di prima iscrizione (dato dal confronti tra costo di acquisto e patrimonio netto B e valor
contabili):
Costo di acquisto 625, la frazione (1’700*25%) è 425, variazione +200 (maggior valore pagato) e va
registrato come avviene e poi ammortizzati per 4 anni.
Il legislatore afferma che in caso di maggior valore la partecipazione viene iscritta in base alla frazione
del PN di B sommato al maggior valore, quindi la partecipazione avviene a 625, ma in Nota Integrativa
si deve indicare la composizione del valore.
Anno n: acquisto al 31/12
Partecipazione (SP) a Banca (CE) 625

Anno t1:
Al 31/12/t1 quanto vale la partecipazione di B? confronto tra valore iniziale (625) con frazione del PN
di B considerando le rettifiche da bilancio consolidato.
In B si ha un utile pari a 400 – dividendi a 100 – utile infragruppo 120 = variazione PN di B 180 e la
quota di partecipazione di A è 25% quindi +45 a cui bisogna togliere la quota di ammortamento
sull’avviamento (200/4) inglobato nel valore della partecipazione quindi si ha una variazione negativa
di 5.
31/12 anno t1
Svalutazione partecipazione (CE) a partecipazione (SP) per 5
In SP si ha una partecipazione dal valore di 620.

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La valutazione delle rimanenze di magazzino
venerdì 6 maggio 2016

DEFINIZIONE
Le rimanenze di magazzino identificano processi economico produttivi in corso (a fine periodo
amministrativo).
La valutazione comporta la determinazione del valore dei beni esistenti in magazzino o in fase di
realizzazione alla data di chiusura del bilancio.

Dal punto di vista contabile nel conto economico si ritrovano nei costi le esistenze iniziali, mentre nei
ricavi le rimanenze finali. Le rimanenze finali sono anche investimenti e quindi si trovano nelle
attività dello Stato patrimoniale al 31/12/t e si ritrovano nel conto economico t+1 come esistenze
iniziali.

TIPOLOGIE
Contabilmente ci si trova nell’attivo circolante, nella voce rimanenze e quindi SP+
1) MATERIE PRIME: sono beni destinati alla trasformazione fisica.
Tra le materie prime sono inoltre comprese e le materie sussidiarie (imballaggi) e le materie di
consumo (carburante). Le materie sussidiarie e di consumo sono beni di supporto al processo
di produzione e vendita.
2) PRODOTTI IN CORSO DI LAVORAZIONE: beni intermedi al processo di produzione (beni senza
un mercato di riferimento).
3) LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE: beni in costruzione relativi a commesse esterne
pluriennali; hanno bisogno di una valutazione specifica.
4) PRODOTTI FINITI: beni ottenuti internamente a seguito del processo produttivo di
trasformazione fisica. Sono beni destinati alla vendita.
Nei prodotti finiti vi sono merci ovvero beni acquistati all’esterno destinati alla vendita.
5) ACCONTI: somme di denaro versate ai fornitori di beni classificate tra le rimanenze.

PROBLEMI VALUTATIVI (o determinazione del valore di fine periodo amministrativo)


La teoria economico-aziendale individua tre criteri di valutazione:
1) Criterio del COSTO: è criterio base previsto dal codice civile ed è il criterio più vicino al
principio di prudenza. Comporta il rinvio dei costi sostenuti per quei beni che non hanno avuto
la manifestazione dei ricavi (beni in magazzino).
Il criterio del costo è un criterio semplice adatto nel caso di produzione e commercializzazione
di beni; è però un criterio che non permette la piena correlazione tra costi e ricavi; infine l'utile
è iscritto al momento della realizzazione del ricavo
2) Criterio del RICAVO NETTO PREVISTO: tale criterio valuta il magazzino comportando
l’anticipazione dei ricavi al netto dei costi futuri; il legislatore lo utilizza come criterio di
controllo nelle valutazioni di costo (valore di realizzazione possibile in base all'andamento del
mercato). Questo criterio è adatto per quei beni che hanno un mercato di riferimento
3) Criterio di SCISSIONE DEL MARGINE IN CORSO DI FORMAZIONE (il legislatore lo sceglie in via
opzionale):
Il criterio complesso che rispetta pienamente il principio di competenza, comporta la
ripartizione del margine (ricavi-costi) in corso di formazione tra i periodi in cui si svolge il
processo produttivo.
Questo criterio è opzionale al criterio costo previsto dal legislatore per la valutazione dei lavori
in corso su ordinazione.
È il criterio più adatto per la valutazione delle rimanenze di quei beni con lunghi processi
produttivi.

In sintesi:

Lezione 20-21 Pagina 68


In sintesi:
1. criterio del costo → è il principale
2. criterio del ricavo netto previsto → ha funzione di controllo
3. criterio scissione del margine → è opzionale al costo solo per i lavori in corso su
ordinazione

Esempio:
Confronto tra i tre diversi criteri di valutazione del magazzino (rimanenze finali)
ricavi finali t1 = 1'000
in t1 il lavoro pluriennale (commessa) è concluso
costi sostenuti nell’anno t = 600
costi nell’anno t1 = 100
margine atteso = 300 (1’000-700)
Analizziamo la valutazione:
1. criterio del costo: rimanenze finali 600 anno t
2. criterio del ricavo netto previsto: (1'000 – 100 costi futuri) = 900
3. criterio della scissione margine in formazione (1’000*85,7%) = 857
L’85,7% deriva da costi t 600 + costi t1 100 = 700 e 600 è l’85,7% di 700.

ANNO t ANNO t+1

Costi Ricavi Utile Costi + rim. iniziali Ricavi Utile


1) costi 600 R.F. 600 Zero 1) costi 100 + 600 1’000 300
2) costi 600 R.F. 900 300 2) 100+ 900 1’000 Zero
3) costi 600 R.F. 857 257 (300*85,7%) 3) 100 + 857 1’000 43

Applicando i tre criteri vi è una differente distribuzione nel tempo dei risultati economici.

Criterio del costo


Il costo si distingue in:
a) Costo di produzione
b) Costo di acquisto (costo effettivo)

A) COSTO DI PRDUZIONE
Vi sono due problematiche:
○ la configurazione di costo
○ il momento temporale di riferimento per la scelta della configurazione di costo

○ configurazione di costo
La tipologia prevista per la valutazione delle rimanenze finali è il costo pieno, che
comporta il considerare tutti i costi sostenuti per la produzione dei beni relativi ai
fattori produttivi utilizzati nel processo produttivo.
Il costo pieno è dato da costi variabili (variano in funzione del volume prodotto, ad
esempio le materie prime) + quote costi fissi (non variano in funzione del volume
prodotto, ad esempio l'ammortamento degli impianti).
I costi fissi vengono ripartiti in base a certi criteri (criteri di riparto) tipici della
contabilità analitica

○ il momento temporale di riferimento per la scelta della configurazione di costo


In base al momento temporale di riferimento i costi si classificano in:
□ costi standard (costi obiettivo definiti in sede di programmazione)
□ costi effettivi (costi determinati a consuntivo cioè al termine dell’attività
produttiva)

B) COSTO DI ACQUISTO
Il costo di acquisto (costo effettivo) è il criterio utilizzato per valutare le rimanenze dei beni
acquistati all'esterno
Vi sono cinque tecniche di determinazione del costo di acquisto (costo effettivo):

Lezione 20-21 Pagina 69


Vi sono cinque tecniche di determinazione del costo di acquisto (costo effettivo):
1. tecnica del costo specifico: si considerano i costi specificamente attribuibili ad un bene
2. tecnica del costo medio ponderato (CMP): si calcola un valore medio da applicare alle
rimanenze
 CMP di acquisto: costo totale acquisto/totale quantità acquistata
 CMP di periodo: (Valore R.I. + costo tot. Acquisto) / (quantità R.I. + tot. quantità
acquistata)
 CMP progressivo: comporta la rideterminazione del valore medio dopo ogni
singolo acquisto
3. tecnica del F.I.F.O. (first in first out): valutazione rimanenze finali a prezzi più recenti
4. tecnica del L.I.F.O. (last in first out): valutazione delle rimanenze finali avviene a prezzi
più remoti (è vietata l'applicazione a livello internazionale; in base ai criteri IFRS
l'applicazione italiana avviene per motivi fiscali, in particolare si parla di L.I.F.O. a scatti)
 L.I.F.O. di periodo: considera i valori per la valutazione delle rimanenze in base ai
diversi momenti di acquisto;
 L.I.F.O. a scatti: motivi fiscali
 L.I.F.O. continuo: comporta la rideterminazione del valore ad ogni acquisto
5. tecnica del COSTO CORRENTE la valutazione del magazzino avviene utilizzando l’ultimo
prezzo d’acquisto, la funzione di controllo nella valutazione del magazzino.

Esempio
Determinazione del valore delle rimanenze finali in base alle 5 tecniche (il costo specifico si considera
all'acquisto numero 3)
Testo: RI = 0, RF = 350

I movimenti del magazzino sono i seguenti:


numero quantità Prezzo unitario Costo totale
1 100 10 1’000
2 200 11 2’200
3 350 12 4’200
4 600 13 7’800
5 200 14 2’800
6 100 15 1’500
Totale 1’550 19'500 (tot. costo)

1. COSTO SPECIFICO → 12 unità pagate 350, RF= 12*350 = 4’200


2. COSTO MEDIO PONDERATO d'acquisto → 19’500/ 1'550 = CMP unitario 12, 58 quindi 12, 58*
350= 4'403 R.F.
3. FIFO → valorizzazione delle R.F. in base ai prezzi più recenti: 100*15 = 1'500, 200*14 = 2'800 e
50*13 = 650 li sommo e quindi 4'950.
4. LIFO → valorizzazione delle R.F. (350) in base ai prezzi più remoti
100*10 = 1'000, 200* 11= 2'200 e 50*12= 600 e quindi R.F. 3’800
5. COSTO CORRENTE → valore dell’ultimo acquisto 15*350 = 5’250 (valore di controllo)

L.I.F.O. A SCATTI
Il LIFO a scatti era una tecnica per la valutazione delle rimanenze finali utilizzata in
passato per fini fiscali.

a) in prima applicazione  le R.F. vengono valutate a CMP di acquisto


b) in applicazioni successive si adotta una valutazione stratificata del magazzino (si parte
sempre dalla valutazione dell'anno precedente)
1. quantità iniziale = quantità finale  nessuna variazione di valore
2. quantità iniziale < quantità finale  l’incremento viene valutato a CMP di
periodo
3. quantità iniziale > quantità finale  il decremento viene valutato in base agli
acquisti più recenti
Valutazione delle Rimanenze Finali [art. 2426/9-10 cod. civ.]

Lezione 20-21 Pagina 70


Valutazione delle Rimanenze Finali [art. 2426/9-10 cod. civ.]
Le rimanenze vengono valutate al minore tra il costo (di acquisto o di produzione) e il valore di
realizzazione (valore di controllo) presumibile di mercato.

Il COSTO si divide in:


- costo di acquisto + oneri accessori → costo effettivo dei beni acquistati che possono essere
beni fungibili (LIFO, FIFO, CMP) o beni non fungibili (COSTO SPECIFICO).
- costo di produzione (se prodotto internamente) → è dato dal costo pieno: quote costi variabili
+ quote costi fissi; il costo di produzione si applica sui beni che hanno subito un processo
produttivo (prodotti finiti, semilavorati, prodotti in corso di lavorazione) mentre per quanto
riguarda i lavori in corso su ordinazione è opzionale rispetto alla tecnica dei corrispettivi
maturati

Il VALORE DI REALIZZO è un valore di controllo preso dal mercato che viene utilizzato se esso è
minore del costo di produzione.
Infatti, in base a quanto indicato dal codice civile, se il valore di realizzo è minore del costo di
produzione si svaluta il magazzino.

Esempio
valutazione delle rimanenze finali al FIFO è pari a 5'000, mentre la valutazione delle rimanenze finali al valore del
mercato è pari a 4'800 quindi è obbligatorio svalutare il magazzino per 200.

Obbligo imposto dal cod. civ. (art. 2426 comma 9) è di indicare in nota integrativa la differenza, se
significativa e positiva, tra l’applicazione dei metodi ragionieristici (costo medio
ponderato/FIFO/LIFO) e il valore corrente.

Esempio
LIFO rimanenze finali 3'800 (valore del magazzino al 31/12), questo valore va confrontato col costo corrente che è
5'500
Non bisogna fare svalutazioni perché il costo al LIFO è minore del costo corrente (in base a quanto imposto dal
codice civile)
Poiché la differenza tra lifo e costo corrente è rilevante, è necessario indicare il valore della variazione in nota
integrativa.
In SP ci sarà magazzino (+) 3'800, in CE rimanenze finali 3'800 e in nota integrativa: indicazione di 1'700 pari alla
differenza positiva tra costo corrente e valutazione a LIFO.
Se negli anni successivi vengono meno le cause di svalutazione è obbligatoria la rivalutazione.

Lavori in corso su ordinazione (commesse pluriennali) [art. 2426/11]


Sono lavori di durata pluriennale, si riferiscono ad un cliente specifico (colui che ordina i lavori), il
prezzo della commessa è determinato o, in ogni caso, determinabile.

Può essere determinato:


- a corpo: si valuta l’intero lavoro
- a misura: prezzo per unità fisica
- misto

Le modalità di liquidazione del corrispettivo sono:


- acconti: liquidazione intermedia in base allo stato di avanzamento di lavori;
- anticipo: liquidazione effettuata prima della fine dei lavori o all’inizio dell’attività;
- ricavo: liquidazione definitiva che può essere parziale (se vi sono acconti o anticipi) o totale.

Criteri di valutazione
Vi sono due possibili criteri di valutazione sia in base alla teoria economica aziendale sia in base al
codice civile:
a) Criterio del contratto completo (teoria economica aziendale) = criterio del costo di produzione
(codice civile)
b) Criterio della percentuale di completamento (teoria economica aziendale) = criterio della
scissione del margine in corso di formazione (codice civile)
Il legislatore sceglie il criterio della scissione del margine in corso di formazione (b) in quanto

Lezione 20-21 Pagina 71


Il legislatore sceglie il criterio della scissione del margine in corso di formazione (b) in quanto
permette un maggior rispetto del principio di competenza e quindi la clausola generale

a) Caratteristiche del criterio contratto completo


La rilevazione dei ricavi al completamento della commessa, sono quindi “ricavi realizzati”.
La rilevazione dei costi avviene secondo competenza e rinvio tramite le Rimanenze Finali;
quindi l'utile viene registrato alla consegna del bene.
Gli anticipi e gli acconti hanno valenza finanziaria, le stime valutative sono limitate ai costi
della commessa e quindi il bilancio, seppur veritiero, non fornisce una piena rappresentazione
veritiera e corretta.

b) Caratteristiche del criterio della percentuale di completamento


La rilevazione dei ricavi in funzione dello stato di avanzamento dei lavori, quindi si parla di
"ricavo maturato".
La rilevazione dei costi per competenza e quindi l'utile viene rilevato secondo competenza in
base allo stato di avanzamento dei lavori.
Gli acconti e anticipi hanno valenza finanziaria.
Vi è un ampio ricorso alle stime: ricavi attesi, costi da sostenere, criteri di misurazione dello
stato di avanzamento dei lavori.
Tali stime possono essere quantitative (ore di lavoro, chilometri, ecc.) oppure
quantitativo/monetari (% costi sostenuti rispetti ai costi totali).
Questo criterio (criterio della percentuale di completamento) permette una migliore
rappresentazione veritiera e corretta in bilancio circa i valori in corso su ordinazione.

Esempio
Confronto tra i due criteri opzionali di valutazione dei lavori in corso su ordinazione.

Testo:
Lavoro in corso su ordinazione durata 3 anni
Ricavi totali = 300, costi totali = 200 (di cui 25% (50) I anno, 40% (80) II anno, 35% (70) III anno).
Gli acconti sono pari a 100 il primo anno, 80 il secondo anno (aspetto finanziario).
La valutazione del magazzino dei tre anni applicando i due criteri possibili.

Soluzione:
Criterio del contratto completo Criterio della percentuale di completamento

CONTO 1 2 3 CONTO 1 2 3
ECONOMICO ECONOMICO
Costi sostenuti 50 80 70 Costi sostenuti 50 80 70
Rimanenze iniziali - 50 130 Rimanenze iniziali - 75 195
Rimanenze finali 50 130 0 Rimanenze finali* 75 195 -
Ricavi - - 300 Ricavi - - 300
MARGINE 0 0 100 MARGINE 25 40 35

Da tenere in considerazione delle rilevazioni degli acconti (che non sono ricavi, ma anticipi) che è uguale per i
due criteri di valutazione e per entrambi gli anni.
Anno 1: Banca a clienti /acconti a 100
Anno 2: Banca a clienti c/acconti a 80

* criterio della scissione del margine: le rimanenze finali vengono valutate in base ai ricavi che si
realizzeranno e la percentuale di lavoro.

Anno 1 300 (ricavi) * 25% (stato di lavorazione) = 75 (ricavo maturato)

Anno 2 300 (ricavi) * 65% (stato di lavorazione dato da 25% anno 1 + 45% anno 2) = 195 (ricavo maturato)
Se si guarda il margine si nota che la somma è pari all’utile del criterio 1 solo che è diviso in base alla
produzione.

Anno 3: rilevazione della fattura di vendita (uguale per i due criteri)


Clienti c/acconti 180, crediti v/clienti 120 a ricavi 300.
Tutto questo ha valenza finanziaria (e quindi va a SP+)

Lezione 20-21 Pagina 72


Tutto questo ha valenza finanziaria (e quindi va a SP+)

Applicando i due diversi criteri di valutazione si ottiene una differenza distribuzione temporale del margine
lungo la durata della commessa.
Nel caso del contratto completo vi è una prevalenza del principio di prudenza e realizzazione quindi viene
realizzato un utile a fine commessa, mentre nella scissione del margine vi è una prevalenza del principio di
competenza quindi l'utile è maturato lungo la durata del lavoro pluriennale.

Sintesi art. 2426/11


- La valutazione è opzionale nel caso del
○ criterio di produzione (contratto completo)
○ criterio della percentuale di completamento (che è il criterio dei corrispettivi contrattuali
maturati che poi il criterio della scissione del margine)
- Vi è invece l'obbligo di applicare il criterio dei corrispettivi contrattuali maturati fronte della
ragionevole certezza dei lavori da stimare (costi attesi, ricavi attesi); vi è quindi un obbligo
condizionato.
- Si applica alle commesse pluriennali
- Nel caso di perdita essa non va ripartita ma deve essere attribuita interamente al periodo in
cui si manifesta

Lezione 20-21 Pagina 73


La valutazione dei crediti
lunedì 9 maggio 2016

VALUTAZIONE DEI CREDITI


Nello Stato Patrimoniale si ha un criterio di classificazione principale in Stato Patrimoniale+ che è il
criterio gestionale che divide i crediti in: crediti di finanziamento e crediti commerciali (o di
funzionamento). Tutti i crediti commerciali, indipendentemente dalla durata, vanno registrati in
Attivo Circolante, mentre i crediti finanziamento nelle immobilizzazioni finanziarie.
Il criterio di classificazione subordinato: il criterio di liquidità impone che per i crediti di
finanziamento si deve indicare la quota scadente ENTRO i 12 mesi mentre e per i crediti commerciali
si deve indicare la quota scadente OLTRE i 12 mesi.

TIPOLOGIE
a) crediti v/clienti
b) crediti v/gruppo di imprese (che possono essere) controllate, collegate, controllanti, imprese
sottoposte al controllo delle controllanti
c) crediti v/stato: tributari, per imposte anticipate
d) crediti v/altri soggetti

- Esposizione in bilancio al netto del fondo svalutazione crediti


- Bisogna considerare i rischi associati ai crediti:
1. rischio di credito (inesigibilità del credito)
2. rischio di cambio (per valuta)

1. Valutazione del rischio di credito


Il rischio di credito può riguardare sia i crediti in valuta nazionale sia i crediti in valuta
estera; tali crediti in generale devono essere valutati in base al presumibile valore di
realizzo.
A fine esercizio si devono stimare le eventuali perdite su crediti attraverso: il controllo
del rispetto delle scadenze da parte del cliente, un'analisi del settore di attività relativo
al cliente il grado di frazionamento dei crediti.

Operativamente i crediti (commerciali) vengono diversificati per tipologia di rischio:


 crediti di normale esigibilità: svalutazione a forfait in base all’andamento storico
del portafoglio dei clienti;
 crediti di dubbia esigibilità: valutazione analitica del credito e si determinazione
dell’effettivo grado di esigibilità del credito;
 crediti inesigibili: valutazione analitica del credito, svalutazione completa del
credito e cause forti di inesigibilità (es: fallimento del cliente).

Operativamente ci sono due modalità di copertura del rischio di credito:


 copertura interna del rischio di credito attraverso la costituzione del fondo
svalutazione crediti
 copertura esterna attraverso un'assicurazione (pagamento premio annuo); la
parte non coperta dall'assicurazione viene coperta dal fondo svalutazione crediti

2. Valutazione del rischio di cambio


La valutazione del rischio di cambio (art. 2426, comma 8-bis) avviene mediante un
elemento discriminante che è la collocazione dell’elemento patrimoniale in bilancio dei
valori:
A) di attivo circolante
B) immobilizzati

a) Valori di attivo circolante

Lezione 22 Pagina 74
a) Valori di attivo circolante
Dal 1/1 al 31/12 vi sono gli utili e le perdite effettive sui crediti, mentre gli utili e le
perdite presunti sui crediti si trovano a cavallo dell’anno.

Contabilmente:
□ data di origine del credito: la rilevazione del credito avviene al tasso di
cambio del giorno;
□ data di incasso del credito che può essere:
- prima del 31/12 e si rilevano utili e perdite effettive
- dopo il 31/12 si rilevano utili e perdite presunte

Regola di valutazione per elementi dell’attivo circolante:


Per posizioni ancora aperte al 31/12 (data di incasso del credito DOPO il 31/12) si
applica il tasso di cambio del 31/12
La collocazione in bilancio della differenza in cambio va a CE 17-bis) → utili o
perdite su cambi

Vi possono essere due situazioni relative agli utili e perdite su cambi presunti:
1. perdite presunti su cambi > utili presunti su cambi → non si fa nessuna
operazione
2. perdite presunte su cambi < utili presunti su cambi → bisogna
destinare il valore netto (utile presunti – perdite presunte) in una
riserva non disponibile fino alla chiusura delle operazioni in valuta.
La destinazione a riserva avviene in sede di approvazione del bilancio

Esempio: rischio di cambio → attivo circolante


Settembre anno t vendita in dollari 10'080, al cambio euro/dollaro 1,40 e incasso al 30/06/t1.
1. rilevazione dell’operazione al primo settembre al cambio del giorno (10'080 dollari/1,4)
= 7'200 euro
Crediti v/clienti (vfa) a vendite (vep) di 7’200
2. al 31/12 ci possono essere due casistiche: a)1,5 euro/dollaro b)1,3 euro/dollaro
Caso a) 10’080/1,5 = 6720 quindi vi è una perdita presunta di 7’200-6720= 480
Caso b) 10’080/1,3= 7754 quindi vi è un utile presunto 7754-7200=554 e si invia a riserva
non disponibile.

b) Valutazione rischio di cambio per le immobilizzazioni


È necessario individuare due momenti:
1) data di prima iscrizione dell’attività immobilizzata in contabilità al tasso di
cambio del giorno
2) ad ogni chiusura dell’esercizio:
 se il cambio è migliorativo → non vi è nessuna variazione (non viene
rivalutata l'immobilizzazione)
 se il cambio è peggiorativo → si valuta la perdita presunta su cambi
◊ se la perdita è durevole → svalutazione (al cambio peggiore)
◊ se la perdita è temporanea → nessuna operazione

Lezione 22 Pagina 75
Criterio del costo ammortizzato
lunedì 9 maggio 2016

Il criterio del costo ammortizzato è stato introdotto con il D.Lgs. 139/2015

Il criterio del costo ammortizzato riguarda la valutazione dei crediti commerciali e finanziari (durata
superiore ai 12 mesi); riguarda inoltre i crediti infruttiferi ed i crediti con tasso di interesse diverso
dal tasso di mercato

1) Rilevazione iniziale = valore nominale + costi di transazione [Crediti a SP+; Debiti a SP-]
2) Valutazioni successive
a) Determinazione del T.I.R. (tasso interno di rendimento) o tasso di rendimento effettivo;
se non è possibile si utilizza il tasso di mercato
b) Se esistono costi di transazione è necessario effettuare la ripartizione dei costi di
transazione lungo la durata del credito sulla basa di un criterio finanziario (e non
temporale)

Lezione 22 Pagina 76
I fondi rischi e oneri
lunedì 16 maggio 2016

COLLOCAZIONE E TIPOLOGIA
I fondi vanno collocati in SP- (passività) nella voce B) FONDI RISCHI ED ONERI
1) Trattamento di quiescenza: liquidazione al termine del rapporto di lavoro per soggetti non
dipendenti
2) Fondo imposte (ha natura tributaria)
3) Altri fondi: fondo manutenzione, fondo garanzia prodotti, fondo concorsi
4) Strumenti derivati

I costi d’esercizio che incremento i fondi vanno registrati in CE+ in 12) accantonamento rischi 13)
altri accantonamenti

CARATTERISTICHE
I fondi servono per la copertura di rischi e oneri:
- sono di natura determinata (non sono ammessi fondi generici)
- gli oneri sono di natura certa; i rischi sono di natura probabile → i fondi rischi hanno una
natura certa; i fondi rischi hanno una natura probabile
- Alla data di chiusura del bilancio non è nota la data di manifestazione del rischio (perdita) o
dell'onere
- Alla data di chiusura del bilancio il valore relativo alla futura spesa (onere) o all'eventuale
rischio è ragionevolmente stimabile

Date le caratteristiche di cui sopra i fondi rischi e oneri sono diversi dai debiti o dalle riserve di
Patrimonio Netto.
I fondi rischi e oneri sono diversi dalle riserve in quanto l’accantonamento dei fondi fa sì che si
modifichi il reddito netto di esercizio in quanto l’accantonamento va inserito in CE.
Le riserve di utili hanno rilevanza solo in SP e non in CE e quindi si formano per la determinazione del
Reddito Netto

Il fondo rischi e oneri è diverso dai debiti e diverso dai debiti per TFR
VALORE EVENTO DATA MANIFESTAZIONE
DEBITI Certo certo Certa (tranne TFR)
FONDI ONERI incerto certo Incerta
FONDI RISCHI incerto incerto Incerto

a) Fondi oneri
identificano costi di competenza dell’esercizio ma con manifestazione numeraria futura
incerta nel valore e nella data di manifestazione → fondo per manutenzioni

b) Fondi rischi
sono costituiti a fronte di potenziali rischi di futura manifestazione (incerti nel valore/evento/
data manifestazione) i cui effetti economici sono di competenza dell’esercizio o di esercizi
precedenti → fondo per contenziosi

I debiti, indicati nella voce D), entro i dodici mesi vanno valutati al valore nominale mentre oltre i
dodici mesi vanno valutati al costo ammortizzato; inoltre anche i debiti infruttiferi ed i debiti con
tasso di interesse diverso dal tasso di mercato vengono valutati al costo ammortizzato

Il TFR (trattamento di fine rapporto), indicato nella voce C), ha natura di debito e viene valutato al
valore nominale che viene determinato rispetto a regole specifiche di calcolo (INPS)

Lezione 23 Pagina 77
Esempio: fondo rischi per contenziosi
L’impresa ha una vertenza in corso ed effettua le seguenti stime:
31/12/t → stima rischio 600, 31/12/t1 → stima rischio 600.
In t2 si chiude il procedimento, risarcimento richiesto al 30/06 di 1'000 oppure di 1'500.

31/12/t
Accantonamento fondo rischi (dare, CE+) a Fondo rischi contenziosi (avere, SP-) di 600
31/12/t1
Accantonamento fondo rischi a fondo rischi contenziosi di 600

Anno t2
30/06 risarcimento 1’000
Fondo rischi contenziosi (vfa- SP+) di 1'200 a banca (vfp, SP-) di 1'000, sopravvenienza attiva (vep, CE-) di 200.

30/06 risarcimento 1’500


Fondo rischi contenziosi (vfa, SP+) di 1'200, sopravvenienza passiva (ven, CE+) di 300 a banca (vfp, SP-)
di 1'500.

Lezione 23 Pagina 78
Strumenti finanziari derivati
lunedì 16 maggio 2016

STRUMENTO FINANZIARIO
Lo strumento finanziario è un qualsiasi contratto che dia origine ad un'attività finanziaria per
un'impresa e, di contro, una passività finanziaria o uno strumento rappresentativo di capitale per
un'altra

A) Attività finanziaria:
- Diritto contrattuale a ricevere denaro o altre attività finanziarie
- Diritto contrattuale a scambiare strumenti finanziari con un’altra entità a condizioni
potenzialmente favorevoli
- Quota di patrimonio netto di un’altra entità
B) Passività finanziaria
- Contratto che comporta un obbligo di consegnare denaro o altra attività
- Scambiare strumenti finanziari a condizioni potenzialmente sfavorevoli
C) Strumento rappresentativo di capitale
- Partecipazione residua nel patrimonio netto di un’entità

Esempi di strumenti finanziari sono:


- Crediti/ debiti di funzionamento
- Crediti/debiti di finanziamento (mutui, prestiti, finanziamenti…)
- Prestiti obbligazionari
- Azioni e categorie da esse derivate (warrant, prestiti obbligazionari convertibili, ecc.)
- Strumenti derivati (IRS, swap, option, futures, embedded)

CLASSIFICAZIONE
Gli strumenti finanziari si dividono in:
- Strumenti finanziari non derivati:
○ Caratteristiche «oggettive» dello strumento
○ Destinazione funzionale
- Strumenti finanziari derivati:
○ Di copertura
○ Speculativi

STRUMENTI FINANZIRI DERIVATI


Un derivato è uno strumento finanziario che possiede quattro caratteristiche:
1) Il suo valore varia come conseguenza della variazione di un parametro, c.d. «sottostante»:
(tasso di interesse, prezzo di merci, tasso di cambio, indice, rating di credito)
2) Non richiede un investimento netto iniziale (o tale investimento è minimo e minore di quanto
richiesto dal mercato)
3) È regolato a data futura
4) È di tre tipi:
○ copertura flussi di cassa
○ copertura valore attività/passività
○ speculativo

Esistono tre categorie di derivati finanziari:


1) Contratti a termine
Strumenti che prevedono lo scambio di un bene a una data futura e ad un prezzo
prefissati al momento della stipula del contratto

2) Opzioni

Lezione 23 Pagina 79
2) Opzioni
Strumenti che attribuiscono all’acquirente il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare (nel
caso delle opzioni call) o di vendere (nel caso delle opzioni put) attività finanziarie
(azioni, obbligazioni, valute, strumenti
finanziari derivati) o reali (merci e commodity) ad un prezzo prefissato (strike price) ad
una certa data (opzione europea) o entro la stessa data (opzione americana)
3) Swap
Strumenti mediante i quali due partisi impegnano a scambiarsi tra di loro, a date
prestabilite, flussi di cassa secondo uno schema convenuto

VALUTAZIONE DELLO STRUMENTO FINANZIARIO DERIVATO


Il criterio di valutazione dello strumento derivato è il fair value

- Lo strumento derivato di copertura dei flussi di cassa registra la variazione di fair value a
riserva di copertura
- Lo strumento derivato di copertura del valore attività/passività registra la variazione di fair
value a Conto Economico, adeguando il valore di attività/passività
- Lo strumento derivato speculativo registra la variazione di fair value a Conto Economico

Lezione 23 Pagina 80
Le imposte differite e anticipate
venerdì 20 maggio 2016

La normativa civilista serve per costruire il bilancio di esercizio ed è diversa dalla normativa fiscale
che serve per determinare il carico fiscale.

Bilancio di esercizio in Conto Economico è caratterizzato da:


- Reddito ante imposte: viene modificato in dichiarazione dei redditi in base alla normativa
fiscale: la dichiarazione dei redditi si determina base imponibile fiscale, su cui si calcolano le
imposte correnti (che non corrispondono alle imposte di competenza)
- Imposte di competenza: si calcolano tenendo conto delle imposte differite anticipate, e
correnti; infatti:
imposte di competenza = imposte correnti + imposte differite – imposte anticipate;
in sede di dichiarazione dei redditi si generano varie tipologie di imposte che servono per
determinare la imposte di competenza
- Reddito netto: si determina attraverso il principio di competenza

Tipologie di imposte
- Imposte di competenza: rappresentano il costo di competenza legato al carico tributario;
- Imposte correnti: rappresentano l’uscita monetaria per normativa fiscale, vengono
determinati in base alla normativa fiscale in sede di dichiarazione dei redditi
- Imposte differite e anticipate: si generano perché esistono differente temporali o
momentanee tra:
○ il momento in cui si contabilizza il valore in bilancio in base alla normativa civilistica
○ il momento in cui quel valore assume rilevanza fiscale in base alla normativa fiscale.

A Conto Economico si rilevano le imposte di competenza (costo di competenza):


imposte di competenza = imposte correnti + imposte differite – imposte anticipate

Imposte anticipate
Si rilevano quando il reddito imponibile fiscale > reddito civilistico ante imposte (CE+) perché non
viene riconosciuto fiscalmente un costo di competenza economica.

Esempio: svalutazione dei crediti


Bilancio civilistico: in base al principio di competenza  svalutazione crediti al 6%
FISCALMENTE  la valutazione ammessa in base alla normativa fiscale è pari allo 0,5% dei crediti

I anno: crediti per imposte anticipate (CE+) a Imposte anticipate (CE-)


II anno: avviene il riconoscimento fiscale del costo e si chiude l’operazione
Imposte anticipate (dare) a crediti per imposte anticipate (SP+)

Imposte differite
Si generano imposte differite quando reddito imponibile fiscale < reddito civilistico ante imposte
ovvero perché non viene riconosciuto fiscalmente un ricavo di competenza.

Esempio: plusvalenza da alienazione


Il bilancio civilistico prevede con il principio di competenza di inserire tra i ricavi di CE la plusvalenza
Fiscalmente: in base alla normativa fiscale la plusvalenza viene ripartita su 5 anni
Reddito ante imposte ha una variazione negativa rispetto la base imponibile fiscale

I anno:
imposte differite (CE+) a fondo imposte differite (SP-)
quando avviene il riconoscimento fiscale del ricavo
Fondo imposte differite (storno da SP-) a imposte differite (CE-)

Imposte correnti

Lezione 24 Pagina 81
Imposte correnti
Le imposte correnti vengono contabilizzate al 31/12 dell'anno t ma il pagamento avviene nell'anno
t+1

Esempio: contabilizzazione delle imposte correnti al 31/12/t


Imposte correnti (CE+) a debiti tributari (SP-)
Il pagamento avviene in t1
Debiti tributari a banca

Collocazione in bilancio
- CE civilistico: imposte correnti, differite e anticipate: dichiarazione dei redditi da cui risultano
le imposte di competenza
- SP civilistico:
attivo: crediti tributari e crediti per imposte anticipate
passivo: debiti tributari e fondo imposte differite
- Nota Integrativa: prospetto che indica il passaggio da imposte di competenza a imposte
correnti differite e anticipate

Lezione 24 Pagina 82
La Nota Integrativa e la Relazione sulla Gestione
lunedì 23 maggio 2016

NOTA INTEGRATIVA (artt. 2427, 2427-bis) e RELAZIONE SULLA GESTIONE (art. 2428)
Nota Integrativa e Relazione Sulla Gestione sono documenti qualitativi/quantitativi con la funzione
di interpretare le tavole di sintesi e per la relazione sulla gestione la dinamica economica
dell’impresa.

Essi hanno tre funzioni:


1. funzione descrittiva (NI) che permette la completa comprensione dei valori delle tavole (SP e
CE)
2. funzione interpretativa (NI/Relazione sulla Gestione) che dà informazioni aggiuntive, rispetto a
SP e CE, utili per leggere il bilancio in chiave economica
3. funzione esplicativa (RG) per meglio definire il contesto economico nel quale si svolge l’attività
di impresa

LA NOTA INTEGRATIVA
La Nota Integrativa è una parte integrante del bilancio e include le informazioni necessarie per la
lettura e l'interpretazione dei valori di Stato Patrimoniale e Conto Economico

La nota integrativa prevede:


- INFORMAZIONI FONDAMENTALI, il cui contenuto minimo è stabilito dalla legge (artt.2427 e
2427-bis)
- INFORMAZIONI SUBORDINATE, che devono essere fornite nel caso si verifichino determinati
fenomeni (articoli collegati al 2427: 2423; 2424;2426)

Le informazioni fondamentali presenti nella Nota Integrativa (artt.2427 e 2427-bis) si


classificano in:
a. criteri di valutazione: ovvero bisogna indicare i criteri usati per ciascun elemento
patrimoniale
b. approfondimenti richiesti su specifiche voci, ad esempio variazioni tra periodi dei valori,
composizione delle voci di bilancio (ad esempio la voce crediti diversi devono essere
specificati) e dati non quantitativi
c. motivazione a fronte di scelte valutative
d. informazioni aggiuntive rispetto ai dati delle tavole, ad esempio metodo finanziario del
leasing

LA RELAZIONE SULLA GESTIONE


La Relazione sulla Gestione è un documento che correda il bilancio. Non è parte integrante del
bilancio ed è obbligatorio solo se il bilancio è fatto in forma c.d. ordinaria, mentre non lo è se il
bilancio è informa abbreviata.

Il contenuto è suddiviso in due parti:


- INFORMAZIONI DI ORDINE GENERALE (hanno una struttura meno vincolata della nota
integrativa perché dipendono dalla forma che crede più idonea il relatore del bilancio);
riguardano:
○ andamento economico complessivo e dei singoli settori di attività in cui opera l’impresa
(analisi economica)
○ dettagli su ricavi, costi e investimento dell’impresa
○ descrizione dei rischi principali per l’impresa (ad esempio, rischio di credito, di valuta
estera, ecc.)
○ ulteriori informazioni in funzione della complessità e delle dimensioni dell’impresa
(bisogna creare degli indicatori finanziari indici di bilancio e indicatori non finanziari

Lezione 25 Pagina 83
(bisogna creare degli indicatori finanziari indici di bilancio e indicatori non finanziari
indici quantitativi sul business).
Sono obbligatorie le informazioni sul personale e di tipo ambientale (es. certificazioni
sulla qualità è rispetto dell’ambiente)

- INFORMAZIONI DI ORDINE SPECIFICO sono previste dal legislatore in riferimento a:


○ Attività di ricerca e sviluppo
○ Rapporti con imprese del gruppo
○ Evoluzioni prevedibile della gestione
○ Utilizzo di strumenti finanziari

Lezione 25 Pagina 84
Bilancio in forma abbreviata e il bilancio per le micro
imprese
lunedì 23 maggio 2016

IL BILANCIO ABBREVIATO (art. 2435-bis)


Il bilancio in forma abbreviata si applica per le imprese di minori dimensioni e vi è possibilità di
applicarlo se per due esercizi consecutivi NON vengono superati due limiti sui tre previsti:
parametro dimensione
ricavi 8800 €/K
attività 4400 €/k
dipendenti 50

È diverso del bilancio ordinario perché vi è meno articolazione nella struttura dello Stato
Patrimoniale e del Conto Economico (art. 2435-bis), la Nota Integrativa presenta una forma
semplificata e NON vi è l'obbligo di inserire la relazione sulla gestione e il rendiconto finanziario;
inoltre vi è la possibilità di non applicare il criterio del costo ammortizzato

IL BILANCIO PER LE MICRO IMPRESE


Il bilancio per le micro imprese può per le imprese può essere applicato se per due esercizi
consecutivi NON vengono superati due limiti sui tre previsti:
parametro dimensione
ricavi 350 €/K
attività 175 €/k
dipendenti 5

Il bilancio per le micro imprese prevede per le tavole di Stato Patrimoniale e Conto Economico gli
stessi criteri che si applicano per il bilancio informa abbreviata, non vi è l'obbligo della Nota
Integrativa, della relazione sulla gestione e del rendiconto finanziario, vi è la possibilità di non
applicare il criterio del costo ammortizzato e vi è il divieto di rilevazione dei derivati

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