AIOP 8 Sgrò S. 2009
AIOP 8 Sgrò S. 2009
PROTESI IMPLANTARE
Ogni viso ha i propri tratti
caratteristici individuali, che
devono essere presenti an-
che nella protesi e nell'ana-
tomia del sorriso. Le forme
individuali inconfondibili de-
vono essere comprese e te-
nute in debita considerazio-
ne. La base è sempre la me-
desima: le protesi provviso-
rie utilizzate devono essere
osservate, analizzate e mo-
dificate sufficientemente a
lungo e in accordo con il
paziente. In questo modo,
prima di realizzare la prote-
si definitiva, è ancora possi-
bile apportare piccole modi-
fiche. L’esempio seguente il-
I pazienti che nell’area anteriore hanno restauri, con materiale di insufficiente qualità che Introduzione
stanno fallendo, possono aver perso molte caratteristiche sia di posizione, morfologiche,
che biologiche, della struttura dento-gengivale. Quando si tenta di ripristinare la valen-
za estetica di un sorriso, bisogna prendere in considerazione le specifiche caratteristiche
del volto di ogni singolo paziente, individualizzando il restauro protesico. Le regole ge-
neriche per la creazione del sorriso1-3 non sono altro che delle linee guida generiche:
queste, infatti, non considerano la morfologia individuale e intrinseca dei denti e come
l’estetica si relazioni con le specifiche caratteristiche del volto di ogni singolo paziente,
ma sono solo un ausilio generale, all’iniziale orientamento del dispositivo protesico.
Se si seguono semplicemente tali generiche linee guida, pertanto, si rischia di ottenere
restauri protesici che appaiono artificiali e privi delle necessarie note individuali. Pertan-
to chi desidera ottenere risultati estetici e funzionali ottimali, deve disporre di buone co-
Viene qua descritto un caso apparentemente semplice, dove si illustrano la sequenza e Caso Clinico
i passaggi richiesti per mantenere sempre sotto controllo, dal provvisorio alla finalizza-
zione della restaurazione lo sviluppo del caso, che preso con la dovuta professionalità,
risulta essere complesso per estetica, funzionalità, ecc..
La paziente è una donna sana di 38 anni (Fig. 1) con due corone in metallo-ceramica
sui denti 11 e 21. La paziente ha inoltre un ponte adesivo con estensione sul 23 man-
cante e cementato palatalmente sul 24, con del composito, per mezzo di un braccetto
(Figg. 2-4). Le ragioni principali dell’insoddisfazione della paziente erano in primis di or-
dine antiestetico, chiedendoci di correggere:
• l’aspetto morfologico sgradevole delle corone sui centrali;
• la cattiva corrispondenza del colore sia dei due centrali che dell’elemento in estensio-
ne in posizione 23;
• le periodiche decementazioni del ponte adesivo.
L’analisi estetica del sorriso ha messo in luce i seguenti problemi:
• errata proporzione tra le due corone anteriori;
• errata proporzione tra i sei denti anteriori;
• irregolarità delle parabole e degli zenith gengivali nonché la recessione del margine
gengivale del 22;
• la linea del sorriso piatta che non segue la curvatura del labbro inferiore;
• l’accentuata distanza tra incisivi superiori, lo spesso labbro inferiore e un sottile labbro
superiore, poco supportato (Fig. 5).
Fig. 1 La situazione della com-
Il piano di trattamento ha previsto: posizione facciale prima del
• la sostituzione delle corone esistenti con corone in ceramica integrale; trattamento.
Fig. 2 Visione laterale destra della compo- Fig. 3 Visione anteriore della composizio- Fig. 4 Visione laterale sinistra della compo-
sizione dentofacciale prima del trattamento. ne dentofacciale prima del trattamento. sizione dentofacciale prima del trattamento.
Consegna In occasione del primo appuntamento, dopo l’appuntamento che aveva informato la pa-
dei primi provvisori ziente del piano di trattamento, è avvenuta la consegna dei provvisori iniziali (Fig. 6). Im-
mediatamente dopo è stato inserito l’impianto in posizione 23 ed è stato eseguito l’inne-
sto connettivale a livello del 22. Il ponte Maryland adesivo è stato modificato creando
delle ritenzioni macromeccaniche, in modo da utilizzarlo come provvisorio, durante la fa-
se di integrazione dell’impianto stesso.
La seconda fase di chirurgia implantare con l’avvitamento di un pilastro di guarigione, è
stata eseguita 4 mesi dopo l’inserzione dell’impianto. In questa occasione è stato anche
rilevato il colore, sono state controllate le preparazioni dentali dei due centrali ed è sta-
ta presa un’impronta utilizzando del polivinilsilossano. In questa fase non si procederà al-
la preparazione dei laterali per l’esecuzione delle faccette in ceramica feldspatica, che
saranno rimandate al momento dell’inserimento dei provvisori definitivi.
Dalla visione delle fotografie del volto della paziente risulta che:
• il viso ha una forma rettangolare/ovale4;
• il labbro superiore è più sottile e perciò meno sostenuto rispetto al labbro inferiore;
• il sorriso è asimmetrico poiché, per un vezzo del labbro inferiore, scopre maggiormen-
te il lato sinistro della bocca mettendo completamente in evidenza i denti posteriori in-
feriori compresa la gengiva;
• l’arcata dentale superiore nella visione prospettica mostra i denti posteriori più bassi ri-
spetto al piano occlusale.
Nella prescrizione medica viene richiesta la realizzazione di:
• una ceratura di analisi;
• tre elementi provvisori su 11, 21 e 23;
• un pilastro implantare provvisorio in oro sul 23;
• due faccette provvisorie pre-limatura su 12 e 22.
La filosofia dell’eccellenza a cui si ispira ogni operazione eseguita nel laboratorio di co-
lui che scrive guida anche l’iter lavorativo delle restaurazioni provvisorie, che per rigore
e precisione non si differenzia da quello delle restaurazioni definitive tranne che nella ti-
pologia dei materiali utilizzati.
L’impronta, infatti, viene disinfettata5 e condizionata6 in modo che il materiale da impron-
ta non interagisca negativamente, sotto l’aspetto chimico-fisico, con il materiale utilizzato
per la costruzione del Modello Implantare Estremo® MIE®7 (Fig. 8), i cui monconi sfilabi-
li serviranno per eseguire, con l’ausilio del microscopio, il contorno coronale del terzo cer-
vicale e la chiusura del margine di fine preparazione dopo la costruzione dei provvisori
definitivi.
Il modello superiore viene sviluppato utilizzando una resina Epossidica particolare (Me-
talliepox®)7 che ha la caratteristica, a differenza del gesso, di rimanere integra lungo tut-
to l’iter lavorativo. Il modello inferiore, sviluppato invece dal protesista, viene rifinito eli-
Fig. 12 Tragitto transmucosale del model- Fig. 13 Ceratura del 23 perfettamente con-
lo, conformato in modo da sviluppare un’a- tenuta dal tragitto transmucosale del model-
natomia intracrevicolare della restaurazio- lo adeguatamente conformato.
ne, che condizioni il tessuto gengivale ad
assumere una corretta anatomia zonale.
Fig. 11 Ceratura del 23 tolta dal modello.
Si noti la differenza di forma, tra l’anatomia
del terzo cervico-coronale e la circonferen-
za del tragitto transmucosale, trasferita dal
pick-up esistente in commercio. (Fotografia
allo stereomicroscopio Zeiss OPMI 19-FC;
ingrandimento 9x).
Fig. 14 Ripristino di un’adeguata proporzio- Fig. 15 Mascherina in silicone per la valu- Fig. 16 Analogo implantare utilizzato al di
ne tra 22 e 23. tazione degli spazi necessari alla realizza- fuori del modello e giunzione con pilastro
zione del Pilastro Telescopico Implantare sovrafondibile, il tragitto transmucosale co-
Estremo® PTIE® e del materiale estetico lato in cera, da rifinire raccordando con la
provvisorio, per la ricostruzione del 23. giunzione, per definirne la precisione. (Fo-
tografia allo stereomicroscopio Zeiss OPMI
19-FC; ingrandimento 9x).
Fig. 17 Sovraffusione in lega aurea. Si notino i canali di Fig. 18 Rifinitura, assestamento e lucidatura
raffreddamento e la perfetta unione tra la lega del pila- del tragitto transmucosale e della superficie di
stro da sovrafondere e la lega fusa, che non è sconfina- connessione con l’impianto. (Fotografia allo ste-
ta sulla superficie di connessione con l’impianto. reomicroscopio Zeiss OPMI 19-FC; ingrandi-
mento 9x).
gombro spaziale del 23 per eseguire l’adeguato disegno geometrico del Pilastro Telesco-
pico Implantare Estremo® PTIE®7 (Fig. 15). Viene effettuata poi la ceratura della zona trans-
mucosale su un pilastro sovrafondibile, che sarà però rifinita sull’analogo implantare da
laboratorio utilizzato al di fuori del modello7 (Fig. 16).
Dopo avere eseguito la sovraffusione con lega aurea (Silhouette 65 SF della Leach & Dil-
lon Dental Alloy, Allentown, U.S.A.) (Fig. 17), il PTIE® viene assestato sull’analogo implan-
tare da laboratorio utilizzato al di fuori del modello, rifinito e lucidato nella zona trans-
mucosale (Fig. 18) e poi trasferito e assestato sul modello. Qui viene rifinito il disegno
geometrico del PTIE®7 tramite fresaggio.
Fig. 19 Rifinitura e attenta valutazione del- Fig. 20 Lato palatale rifinito e lucidato dei Fig. 21 Lato labiale rifinito e lucidato dei
l’aspetto funzionale dei provvisori. provvisori inseriti sul modello in gesso, con- provvisori. Si notino le masse traslucenti da
tenente la porzione gengivale intatta. pure a colorate nelle zone incisali, le mas-
se traslucenti colorate nel terzo medio e nel-
le zone interprossimali e lo smalto bianca-
stro nell’equatore del terzo cervicale.
Fig. 22 Provvisori definitivi terminati. Si notino i gu- Fig. 24 La Chiave di Gesso Estrema® ESK® che
sci pre-limatura di solo smalto delle due faccette trasferisce nel cavo orale l’esatta posizione spa-
realizzate su preparazioni eseguite sul modello, ziale dei gusci pre-limatura delle due faccette.
che poi il protesista ribaserà con resina del colo-
re dei provvisori di 11 e 21, nella cavità orale.
Fig. 23 PTIE® elettrodepositato in oro a 999‰. Si noti la porzione transmucosa-
le estremamente lucidata, il profilo di emergenza rispetto alla superficie della com-
ponente di ingaggio con l’impianto, la particolare geometria del fresaggio e la
superficie sabbiata per migliorare l’aderenza con il cemento provvisorio di fissag-
gio. (Fotografia allo stereomicroscopio Zeiss OPMI 19-FC; ingrandimento 6x).
ritenzione delle restaurazioni con il cemento di fissaggio provvisorio e viene eseguita un’e-
lettrodeposizione in oro a 999% del PTIE® (Fig. 23).
Viene costruita sul modello una particolare chiave di trasferimento e posizionamento (Chia-
ve di Gesso Estrema® ESK®) che permette di trasferire nel cavo orale l’esatta posizione
spaziale delle faccette (Fig. 24). Queste verranno ribasate dal protesista nel cavo orale
soltanto dopo avere verificato che la Chiave di Gesso Estrema® ESK® contenente le fac-
cette, alloggi perfettamente sui denti della paziente e che le faccette non interferiscano
con le preparazioni dentali da lui effettuate.
Vengono poi riportati e costruiti in resina, sul pick-up che verrà utilizzato dal protesista per
prendere l’impronta definitiva, il tragitto transmucosale del PTIE® e la porzione del terzo
cervicale del 2330-33 (Figg. 25). In tal modo viene trasferita sul modello di lavoro de-
finitivo, l’architettura gengivale determinata nel cavo orale dall’anatomia del contorno cer-
vico-transmucosale del provvisorio e del pilastro del 23, che verranno portati dalla pa-
ziente per circa 7 mesi prima che il protesista possa prendere l’impronta definitiva34,35.
Viene costruito, in resina composita fotopolimerizzabile, il Portaimpronta Implantare Estre-
mo® PIE® forato per tecnica di pick-up7,24,36-40, dotato di stop occlusali e linea mediana
per posizionare correttamente il portaimpronta all’interno del cavo orale, di ritenzioni a ni-
do d’ape per aumentare l’aderenza del materiale elastomerico7,41,42 e di un foro per per-
mettere la fuoriuscita quasi totale, del pick-up dal bordo libero del portaimpronta. Pertan-
to il protesista, quando prende l’impronta, applica sulla superficie del portaimpronta che
circonda il pick-up una piccola quantità di monomero e di bonder, unisce il pick-up al por-
taimpronta con un po’ di composito e poi lo fotopolimerizza (Fig. 26). Tali accorgimenti
permettono di collegare saldamente e mantenere un’esatta posizione spaziale del pick-up
rispetto ai denti, all’impianto e al portaimpronta, per cui, quando viene avvitato l’analogo
da laboratorio, viene evitato qualsiasi errore di spostamento spaziale del pick-up e quin-
I laterali sono stati preparati utilizzando mascherine1 in silicone basate sull’impostazione Consegna dei provvisori
data dalla ceratura10 di tutto il gruppo 12-23, che ha permesso la realizzazione dei prov- definitivi
visori definitivi (Fig. 27).
Il Pilastro Telescopico Implantare Estremo® PTIE®7 è stato avvitato all’impianto utilizzan-
do la Dima Implantare Estrema® DIE®7; si è verificata la relazione tra le preparazioni dei
due laterali e la posizione dei gusci pre-limatura delle due faccette provvisorie, per mez-
zo della Chiave di Gesso Estrema® ESK® e quando si è accertato l’esatto posizionamen-
to dell’ESK® su tutti i riferimenti dentali, si è effettuato il ribasamento con resina acrilica,
dei gusci delle faccette provvisorie, servendosi dell’ESK® per riportare nell’esatta posizio-
ne spaziale morfo-funzionale, i gusci pre-limatura delle due faccette (Figg. 28, 29).
Per il fissaggio dei provvisori sono stati impiegati cementi privi di eugenolo (Tempond NE
e Tempond Clear della Kerr (Fig. 30). Una volta cementati tutti i provvisori, è stata utiliz-
zata una piccola quantità di resina acrilica, applicata palatalmente nelle zone interstizia-
li alle corone adiacenti alle faccette, per stabilizzarle ulteriormente: ciò ha permesso di
aumentare la ritenzione delle faccette provvisorie a lungo termine.
Fig. 28 La Chiave di Gesso Estrema® ESK® uti- Fig. 29 La ribasatura dei gusci pre-limatura del-
lizzata per posizionare i gusci pre-limatura le faccette provvisorie tramite l’ESK®.
delle faccette provvisorie. Si noti l’ingombro del-
l’emergenza buccale del PTIE®.
Fig. 30 I provvisori definitivi appena cementati. Fig. 31 Il sorriso con i provvisori definitivi ad una
settimana dalla cementazione.
Durante tutto il tempo di permanenza sono state eseguite delle piccole modifiche alla mor-
fologia dei provvisori, per adattarli alle componenti facciali della paziente, per quel che
riguarda l’aspetto funzionale ed estetico e una volta raggiunti i risultati desiderati dal pa-
ziente, dal dentista e dall’odontotecnico sia sul piano estetico che su quello funzionale
(Figg. 31, 32), è stata presa l’impronta finale.
In questa fase si è utilizzato il sistema del doppio filo retrattore attorno ai denti per le co-
rone dei due centrali, mentre per i denti con le faccette si è utilizzato un solo filo retratto-
re (Fig. 33) e nell’area attorno all’impianto, è stato utilizzato il pick-up modificato, sia nel-
la sua morfologia, dove sono state aumentate le sue ritenzioni meccaniche, che nella mor-
fologia della zona transmucosale, dove viene riportata l’esatta anatomia della zona ba-
sale del pilastro provvisorio, compreso il terzo cervicale della corona provvisoria del 23.
Fig. 34 Le due impronte ricevute in labora- Fig. 35 Modello in Lega Estrema®7 e Me- Fig. 36 Elettrodeposizione dell’impronta
torio da utilizzare per la costruzione delle talliepox®7 della porzione da 13 a 23 di da cui verrà sviluppato il MIE®7. Si noti l’e-
restaurazioni definitive. cui, dopo la segmentazione, verranno uti- lettrodeposizione intorno all’analogo im-
lizzati soltanto i monconi dei due centrali. plantare da laboratorio che riproduce esat-
tamente il tragitto transmucosale.
Fig. 38 Lato labiale delle preparazioni sul MIE®. Fig. 39 Analogo implantare da laboratorio
che riproduce esattamente sul MIE® dove
costruiremo il lavoro definitivo, la posizio-
ne spaziale e il disegno geometrico con
l’ingaggio, della testa dell’impianto non-
Fig. 37 Analogo implantare da ché il perimetro e il tragitto transmucosale
laboratorio inglobato nella resi- del 23 della paziente, esattamente trasfe-
na epossidica contenuta nello rito (vedasi Fig 69).
scavo tronco-conico festonato
della base di plexiglass e in-
gabbiato tra i perni in modo da
aumentare la stabilità del singo- e precise, tutte le informazioni e posta grande attenzione all’esatto alloggiamento di tutte
lo segmento del MIE®. le relazioni funzionali ed estetiche, fornite dal protesista con le varie registrazioni.
Dopodiché rifiniti i vari montaggi, si ripristina la pulizia e la funzionalità meccanica del-
l’articolatore, questo viene poi settato per effettuare il lavoro, regolando a 25° l’inclina-
zione condilare, il Bennet progressivo a 10° e il Bennet immediato a 1 mm29, come si
evince dai vari lavori scientifici pubblicati tra i più accreditati, di Lundeen, Lee, Shryock,
Gibbs, Preiskel, Bellanti, Sakamura, Hobo e altri.
Vengono quindi sezionati e rifiniti i monconi, sviluppati dall’impronta più precisa e detta-
gliata dei due centrali, che serviranno per la costruzione delle cappette in ossido di al-
luminio densamente sinterizzato. Queste saranno poi trasferite e assestate sui monconi del
MIE®7, con l’ausilio del microscopio, per effettuare la ceramizzazione delle corone.
Sul MIE®7, sviluppato invece dall’impronta più precisa e dettagliata dei laterali, viene la-
sciata intatta l’intera porzione gengivale e vengono eseguite la modellazione dei denti
Fig. 40 Ceratura effettuata per la realizzazione della restaurazio- Fig. 41 Ceratura del pilastro per provvisori in plastica con ingag-
ne definitiva, che riproduce la morfologia del provvisorio defini- gio antirotazionale, utilizzata, per la definizione del disegno
tivo, trasferita sul MIE®, tramite montaggio crociato, e definita nei geometrico del PTIE®.
dettagli anatomici.
in cera (Fig. 40) e la ceramizzazione delle corone. Queste, dopo la realizzazione del-
la perfetta chiusura marginale sui monconi sviluppati singolarmente, verranno nuovamen-
te trasferite e assestate sui monconi del MIE®7, con l’ausilio del microscopio, per effet-
tuare l’esatto controllo funzionale statico e dinamico.
Viene realizzata una mascherina in silicone della ceratura per valutare l’ingombro spa-
ziale del 2311 ed eseguire l’adeguato disegno geometrico del PTIE®7 (Figg. 41, 42).
Dopo la scansione del PTIE®7, i dati raccolti vengono trasmessi via modem all’impianto
produttivo della Nobel Biocare in Svezia per la sua riproduzione in ossido di zirconio sin-
terizzato ad alta densità, stabilizzato con ittrio47-50 (Fig. 43). Il PTIE®7 ricevuto, del qua-
le viene verificato l’adattamento sull’analogo implantare da laboratorio utilizzato al di fuo-
ri del modello, viene trasferito sul modello e rifinito con gommini affinché risieda perfet-
tamente anche sull’analogo del modello e nella zona transmucosale (Fig. 44). Solo allo-
ra viene rifinito il disegno geometrico del PTIE®7 tramite fresaggio con frese diamantate51
a grana grossa e spray di aria e acqua, per evitare il surriscaldamento, che ne lede l’in-
tegrità strutturale (Fig. 45). Le porzioni di spalla della zona transmucosale, che il sistema
Cad/Cam Procera della Nobel Biocare non ha realizzato per motivi tecnici, in quanto
non è in grado di riprodurre angolazioni oltre i 30°, vengono ripristinate utilizzando la
specifica ceramica zirconia per spalla (Fig. 46). Dopo aver sabbiato la piccola porzio-
ne del pilastro, dove va aggiunta la ceramica, si sottopone l’ossido di zirconio a uno spe-
ciale trattamento termico denominato Trattamento Termico Estremo per Zirconio® TTEZ®,
distensivo delle tensioni e dei possibili cambiamenti di inversione cristallina, accumulate
durante la creazione dell’esatto disegno strutturale. Questa cottura consiste nel portare con
incremento termico di 35° al minuto le strutture alla temperatura di 1090° con il vuoto e
argon, si stabilizza a tale temperatura per 5 minuti, dopodiché vengono rilasciati vuoto
e argon, si ripristina nuovamente solo argon alla pressione di 100 mmHg e si porta al-
la temperatura finale di 1190° stabilizzando per 20 minuti. Dopo freddata si sottopone
a bollitura la struttura, in acqua pura per uso farmaceutico, in un pentolino di ceramica
per 15 minuti, poi al pilastro vengono applicati e sinterizzati, prima il bonder che sarà
cotto a 1040° e poi la massa spalla a 1050°, la ceramica viene rifinita, adattata per-
fettamente alla zona transmucosale del MIE®, lucidata e sottoposta alla cottura di auto-
lucentezza (Figg. 47-50).
Viene costruita la Dima Implantare Estrema® DIE®7 in resina termoindurente, modifican-
done la composizione chimico-fisica e la modalità di cottura per renderla, più stabile e
rigida7 (Fig. 51).
Vengono inviate all’impianto produttivo della Nobel Biocare le scansioni di 11, 21 e 23
per la riproduzione di tre cappette in ossido di alluminio densamente sinterizzato.
Per la costruzione delle faccette viene effettuato il duplicato di 12 e 22, dal quale ven-
gono sviluppati i relativi monconi in materiale refrattario, sottoposti a degasificazione me-
diante cottura in forno sottovuoto fino a 1022°, mantenuti per 11 minuti e poi in atmo-
sfera fino a 1052°, mantenuti per 7 minuti (Fig. 52). Viene applicata e sottoposta a cot-
tura a 1000° per 2 minuti la ceramica feldspatica T-Glass SHOFU Vintage Halo, viene
inserita la ceratura di 11, 21 e 23 sui relativi monconi, vengono stratificati e sottoposti
a cottura a 940° C per 1 minuto le dentine intensificate e i vari traslucenti, vengono stra-
tificati e sottoposti a cottura a 930° C per 1 minuto le dentine e i vari smalti, viene effet-
tuata una cottura di lucentezza, che può comprendere anche qualche aggiunta di cera-
mica e i supercolori, a 920° C per 1 minuto e infine le faccette vengono rifinite.
Le cappette Procera ricevute (Fig. 53), alle quali, per motivi di colorazione della zona
cervicale dei denti naturali, viene ridotto l’intero perimetro del margine in senso orizzon-
tale da 0,2 a 0,4 mm (Fig. 54), vengono assestate non solo sui monconi segmentati ma
anche sui monconi del MIE®, dove avverrà la stratificazione della ceramica. Le cappet-
te vengono trattate con frese di ceramica diamantata e acqua, vengono sabbiate con os-
sido di alluminio marron-rossiccio brasiliano purissimo (Perio-R-Blast) da 50 µ a 2,5 atmo-
sfere, vengono messe in un recipiente contenente tetracloruro di carbonio e immerso in
un bagno a ultrasuoni alla temperatura di 80° per 5 minuti, vengono svaporate e sotto-
poste poi a bollitura con acqua pura per uso farmaceutico in un pentolino di ceramica
per 15 minuti.
Vengono poi realizzate le corone in ceramica integrale su 11, 21 e 23, stratificando la
ceramica Nobel Rondo Alumina: viene effettuata una prima applicazione e relativa cottu-
ra di massa spalla, seguita da una seconda applicazione e cottura di correzione (Fig. 55)
e successivamente vengono applicate le masse dentinali con croma intenso “Chromatizer”
a valore alto e le masse traslucenti da colorate a pure, che vengono sottoposte a cottura,
creando una superficie molto irregolare e spigolosa (Fig. 56) che serve a far circolare la
luce all’interno delle restaurazioni come avviene nei denti naturali poiché i contrasti di lu-
ce, creati dall’alternanza delle varie masse nonché dall’assorbimento, dalla riflessione, dal-
la rifrazione e dalla diffusione della luce, ne permettono la circolazione all’interno delle re-
staurazioni anche grazie all’irregolarità e alla spigolosità degli strati della ceramica che
conferiscono vitalità ai denti realizzati. Con la stessa modalità vengono stratificate le den-
Fig. 55 Corona in ceramica in- Fig. 56 Applicazione di masse dentinali Fig. 57 Stratificazione delle masse dentina-
tegrale dopo la cottura della “chromatizer” e di masse traslucenti da pu- li e geometria del taglio dentinale.
massa spalla. Si noti il grado di re a colorate in modo da formare una super-
precisione ottenuto fino a que- ficie irregolare e spigolosa che risponde
sto punto. (Fotografia allo ste- positivamente all’eccitazione da parte del-
reomicroscopio Zeiss OPMI la luce. (Fotografia allo stereomicroscopio
19-FC; ingrandimento 6x). Zeiss OPMI 19-FC; ingrandimento 6x).
Fig. 59 Anatomia fisiologica e funzionale delle restaurazioni de- Fig. 60 Canino finito. Si noti la Fig. 61 Visione distale dell’11.
finitive realizzata utilizzando frese al carburo di silicio e diaman- precisione marginale e la con- Si noti l’anatomia del contorno
tate su turbina con acqua e gommini abrasivi e prelucidanti su mi- tinuità tra contorno coronale e coronale labiale e palatale, l’in-
cromotore. contorno transmucosale del pi- clinazione graduale dell’area
lastro. (Fotografia allo stereo- funzionale e la precisione mar-
microscopio Zeiss OPMI 19- ginale. Si è scelto di eliminare
FC; ingrandimento 9x). la ceramica nelle due zone del
margine della preparazione
dove mancano i prismi di smal-
to perché in fase di cementa-
zione essa si sfalderebbe, ge-
nerando un’imprecisione dan-
tine del corpo dei denti e viene realizzato il taglio dentinale per l’applicazione delle suc- nosa sotto l’aspetto dell’integri-
cessive masse ceramiche in base allo schema della stratificazione del colore rilevato sui tà meccanica della ceramica
denti naturali (Fig. 57). Vengono applicati e inseriti i traslucenti opalescenti da puri a co- e fisiologica gengivale. (Foto-
grafia allo stereomicroscopio
lorati, che variano in base al valore rilevato dei denti naturali e i vari smalti alternati ai tras-
Zeiss OPMI 19-FC; ingrandi-
lucenti opalescenti e fluorescenti mediante stratificazione a segmentazione sia verticale che mento 6x).
orizzontale e i Modificatori Smaltei Opalescenti “Mother-of-Pearl”. I denti vengono costrui-
ti con un volume totale leggermente più grande (Fig. 58) in modo da:
• annullare l’effetto della contrazione da cottura della ceramica;
• definire anatomicamente i denti, effettuando una sola cottura di dentine e smalti e uti-
lizzando soltanto il nucleo della massa ceramica che è qualitativamente migliore52;
• finire i denti con tre cotture, compresa la cottura unica di lucentezza, supercolore e cor-
rezione finale della massa spalla.
Le qualità fisiche della ceramica restano inalterate e le restaurazioni hanno un aspetto più
vivo in quanto le varie masse sono sinterizzate ma non vetrificate e risultano meno stres-
sate dalle poche cotture subìte. Infatti, quanto maggiori sono le cotture tanto più variano
i coefficienti di dilatazione e contrazione termica della ceramica52, che possono gene-
rare sollecitazioni di trazione radiale, invece che di compressione radiale e causare fal-
limenti. Inoltre il basso numero di cotture a cui viene sottoposta la ceramica determina una
relazione ottimale tra le restaurazioni e i denti naturali in termini di Valore, Croma, Opa-
lescenza, Iridescenza e Fluorescenza.
Infine i denti in ceramica vengono rifiniti, definendone l’anatomia, e prelucidati con spe-
cifici gommini (Fig. 59).
Fig. 65 Visione labiale di 12 e 11. Fig. 66 Visione d’insieme delle restaurazio- Fig. 67 Visione labiale di 21, 22 e 23. Si
ni definitive. noti il rapporto armonico tra le forme, l’e-
strema lucidatura della superficie cervicale
della ceramica, su cui si riflette la Lega
Estrema® del MIE®, e la tessitura superficia-
le peculiare di ogni distretto dentale.
A questo punto il protesista fisserà un appuntamento nel suo studio per una prova delle restau-
razioni prima della loro definitiva finalizzazione sotto l’aspetto della precisione (Figg. 60, 61)
e sotto l’aspetto funzionale (Fig. 62), fisiologico (Figg. 63, 64) ed estetico (Figg. 65-68).
Ogni manufatto protesico per essere eccellente deve essere unico poiché unica è la per-
sona che lo porta. Non esistono regole fisse per realizzare restaurazioni che possano ve-
ramente essere definite naturali. Conoscenze, competenze, esperienza e capacità rela-
zionali devono confluire sinergicamente per raggiungere risultati ottimali. A tale scopo il
protesista e l’odontotecnico devono acquisire con scrupolosità tutti i dati, le informazioni
e le aspettative del paziente per concordare insieme la realizzazione di un manufatto pro-
tesico individualizzato, ineccepibile per anatomia, funzione, precisione ed estetica, che
rispecchi la personalità del paziente53 e che realizzi una perfetta integrazione di lungo
periodo nell’ambiente biologico del cavo orale.
Una volta completati i restauri definitivi, si è proceduto alla rimozione dei provvisori. Al Cementazione dei restauri
momento della rimozione del PTIE®7 provvisorio, è apparsa evidente la trasformazione definitivi
della zona transmucosale con un tessuto periimplantare sano e quasi del tutto maturato.
È stato pertanto avvitato, con il torque di serraggio previsto, il PTIE® definitivo in ossido
di zirconio, utilizzando la DIE®7 (Fig. 70), che permette il supporto, i vari trasferimenti dal
cavo orale al modello e viceversa e l’esatto posizionamento sull’impianto. Il perfetto ac-
coppiamento del DIE®, che ingrana con estrema precisione con il particolare profilo geo-
metrico del PTIE®7, ne determina una resistenza alla rotazione indotta dal serraggio del-
la vite di connessione fungendo appunto da controrotazione.
Le due faccette in ceramica feldspatica sono state cementate sotto diga con un cemento
resinoso fotopolimerizzabile (Rely X veneer cement, 3M Espe) (Fig. 71). Le tre corone in
ossido di alluminio e ceramica allumina (Procera, Nobelbiocare) sono state cementate con
un cemento resinoso autopolimerizzabile (Panavia X, Kuraray).
Il confronto, tra le foto prima e dopo il trattamento, dimostra l’importanza di una morfologia
dentale individuale in armonia con le caratteristiche del volto del paziente (Figg. 72-81).
Ogni volto ha caratteristiche individuali e tale individualità deve essere trasferita sia ai re- Conclusioni
stauri protesici che alla morfopsicologia53 del sorriso. Se si applicano linee guida generi-
che alla costruzione del sorriso senza comprendere e modificare la morfologia dentale in-
dividuale, si finisce per creare un restauro protesico anonimo ed innaturale. I casi come quel-
lo presentato in questo articolo portano troppo spesso il dentista ad incorrere facilmente nel-
l’errore di considerarli semplici e di poterli portare a termine in tempi brevi. Tuttavia, proprio
Fig. 69 Impianto e tessuti periimplantari Fig. 70 PTIE® in ossido di zirconio trasferi- Fig. 71 Cementazione sotto diga delle fac-
del 23. Si noti che i tessuti, sono sani e to e posizionato esattamente dal MIE® al cette in ceramica feldspatica.
quasi del tutto perfettamente maturati, intor- cavo orale tramite la DIE® che, ingranan-
no al contorno coronale emergente dal do con precisione sulla particolare geome-
margine del pilastro e all’angolo di emer- tria del fresaggio del PTIE®, oppone resi-
genza dall’impianto, della porzione trans- stenza alla rotazione durante il serraggio
mucosale del pilastro. Si noti come non della vite fungendo da contro-torque.
collassano, nonostante la rimozione della
corona provvisoria e del PTIE® provvisorio.
Fig. 72 Lato sinistro della composizione dento- Fig. 73 Volto della paziente Fig. 74 Lato destro della composizione dento-
facciale della paziente una settimana dopo la mentre sorride soddisfatta una facciale della paziente mentre dialoga con il
cementazione. Si notino la progressione pro- settimana dopo la cementazio- team odontoiatrico un mese dopo la cementazio-
spettica, la naturalezza degli spazi interdentari ne. Si notino il carattere indivi- ne. Si notino la diversa conformazione anatomi-
incisali, lo specifico carattere anatomico di ogni duale delle singole restaurazio- ca delle labbra dovuta al ripristino del naturale
dente e il miglioramento del rapporto, dei den- ni e il loro rapporto armonico sostegno da parte dei denti, il miglioramento del
ti ricostruiti, con il labbro inferiore. con la composizione facciale. loro rapporto con le labbra e la specifica domi-
nanza individuale di ogni dente.
Fig. 76 Lato destro della composizione dentale della paziente in Fig. 77 Visione frontale della composizione dentale della pazien-
occlusione un mese dopo la cementazione. Si notino i tessuti intor- te. Si notino la simmetria radiante data dall’equilibrio tra forze di
no alle restaurazioni di 12, 11 e 21 che stanno recuperando il lo- separazione e forze di coesione, che conferisce vitalità e dina-
ro equilibrio fisiologico dopo la cementazione; i dettagli anatomi- mismo alla composizione dentale, e il dinamismo della luce ge-
ci, come linee di transizione angolo-assiali, tessitura superficiale, nerato dai contrasti tra colori, tra opacità e traslucenze, tra linee
anatomia tridimensionale di terzo inciso-palatale e terzo inciso-la- e strutture, che soddisfano la percezione visiva.
biale, che caratterizzano e personalizzano i denti; il contorno co-
ronale, spostato in posizione labiale per stimolare e sostenere le lab-
bra, che comunque, si armonizza con il contorno gengivale.
Fig. 78 Lato sinistro della composizione Fig. 79 Visione frontale della composizio- Fig. 80 Lato sinistro della composizione
dentale della paziente in occlusione un ne dento-facciale della paziente mentre dento-facciale della paziente otto mesi do-
mese dopo la cementazione. Si notino i dialoga con il team odontoiatrico sette me- po la cementazione. Si noti che i tessuti in-
tessuti intorno alla restaurazione del 23 si dopo la cementazione. Si noti che la cur- torno alle restaurazioni di 11, 21, 22 e 23
che si stanno modificando stimolati dall’a- vatura del labbro inferiore segue l’arcata su- continuano a modificarsi e a migliorare il lo-
deguata anatomia dei contorni coronale e periore e che il sorriso ha una progressio- ro rapporto con le restaurazioni e che la pa-
transmucosale; la tridimensionalità dei den- ne prospettica armonica. pilla tra 21 e 22 ha occupato gran parte
ti, e in particolare del rapporto tra terzo in- dello spazio fisiologico a sua disposizione.
ciso-palatale e terzo inciso-labiale; le linee
di transizione angolo-assiali e le qualità ot-
tiche delle restaurazioni analoghe a quel-
le dei denti naturali.
per le caratteristiche specifiche del volto del paziente, l’utilizzo di denti senza individualità
con forme dentali generiche avrebbero compromesso il risultato del trattamento che sareb-
be apparso scadente. Risultati individuali davvero buoni possono essere ottenuti solo con
un dialogo continuo che veda la partecipazione dell’odontotecnico, dell’odontoiatra prote-
sista e del paziente, e il tempo dedicato nelle fasi dei due set di provvisori, ha permesso
l’ottenimento di un risultato in armonia con le caratteristiche individuali della paziente.
Ringraziamenti Gli Autori ringraziano la dottoressa Ines Capobianco per il prezioso contributo dato al-
la revisione di questo articolo.
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Basil Mizrahi
Clinical Lecturer, Eastman Dental Institute - Diplomat, American Board of Prothodontics -
Specialist in Prosthodontics and Restorative Dentistry
39 Harley Street - W1G 8QH London - Inghilterra
Tel. +44 (0) 207 436-3194 - Fax +44 (0) 207 323-1679
info@[Link] - [Link]
ERRATE CORRIGE
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