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Montagne360. Maggio 2015, € 3,90. Rivista mensile del Club alpino italiano n. 32/2014. Poste Italiane Spa, sped. in abb.

Post. - 45% art. 2 comma 20/b - legge 662/96 Filiale di Milano

La rivista del Club alpino italiano

Cent’anni fa iniziava anche per l’Italia il


la grande guerra
conflitto che insanguinò l’intera Europa
maggio 2015 € 3,90
Montagne360
Editoriale
orizzonti e orientamenti

Insieme per costruire il CAI del futuro


In questo mese di maggio 2015 iniziano le manifestazioni e libero confronto di visioni quasi certamente diverse ma
a ricordo dell’evento determinante per il secolo scorso, la tutte frutto di approfondimenti e confronti. Il CAI del
Prima guerra mondiale. Anche il CAI ricorda quest’anni- futuro non vuole né deve essere qualcosa calato dall’alto,
versario con iniziative diverse: dalle pubblicazioni editoriali non è così che funziona. Faccio appello affinché nei territori
all’organizzazione di escursioni sui luoghi teatro di quella i Gruppi Regionali, con le loro articolazioni, e le Sezioni
terribile carneficina che, oltre a portare lutti e disagi, fu valutino e condividano sia le necessità e le difficoltà sino a
anticipo di altrettanti nefasti eventi. Non potremmo d’altra oggi riscontrate, sia le esperienze già positivamente speri-
parte non ricordare un evento che così da vicino coinvolse mentate. Contiamo anche sull’apporto di Soci che portino
uomini legati al nostro Sodalizio, il Club stesso, le nostre esperienze vissute anche in altre strutture del Volontariato
famiglie e, per molti, anche i territori di residenza. Lascio sociale. Durante i miei incontri con le Sezioni nelle diverse
ad altri l’avvio della trattazione dei fatti ai quali è dedi- regioni, ricordo spesso che il CAI si “realizza” soprattutto
cato questo numero di Montagne 360. Voglio invece qui nelle tante attività che ciascuna di esse organizza. Certo
richiamare i temi attuali che coinvolgono e coinvolgeranno esiste anche il “CAI in via Petrella a Milano” ma l’operatività
il nostro Sodalizio nei prossimi mesi sino alla celebrazione della Sede centrale è a supporto di quella svolta dalle nostre
del 100° Congresso del CAI dedicato a: “Quale volontariato articolazioni più vive che sono le Sezioni e gli Organi tec-
per il CAI del futuro”. nici. Affermarlo sembra un’ovvietà perché dovrebbe essere
Nel corso degli ultimi decenni la società ha subìto trasfor- noto a tutti i Soci, ma non è sempre così. A volte si è portati
mazioni radicali che, specialmente in questi ultimi anni, a considerare la Sede Centrale un pesante e farraginoso
hanno portato ad accelerazioni impensabili e certamen- meccanismo anziché un facilitatore delle tante attività del
te non prevedibili. La società digitale con tutte le sue territorio. Questa è la critica che spesso si muove alle tecno-
articolazioni e la crisi economica che oramai dal 2008 strutture centrali di molte Associazioni tipo la nostra, per
condiziona il nostro agire, convivono con noi modificando lo più dovuta a una superficiale conoscenza dell’operatività
il nostro vivere quotidiano spesso in modo a noi quasi e delle difficoltà, anche normative, che si frappongono allo
inconsapevole. Gli stessi valori ai quali facciamo costante svolgimento del lavoro quotidiano. E’ comunque costan-
riferimento, non sono cambiati nei principi ma oggi li pro- te l’impegno di rendere sempre più efficiente il supporto
poniamo all’interno di scenari diversi. Per restare fedeli che la Sede centrale offre e che potrà in futuro offrire. Se
alle motivazioni statutarie, che sono ancora attuali nei loro potessimo per esempio mettere in rete le eccellenze che si
principi, e non incorrere nel rischio latente di museifica- realizzano nel territorio, avremo contribuito significativa-
zione della nostra Associazione s’impone una rivisitazione mente a proporre innovazione organizzativa già confortata
anche coraggiosa del CAI. Ma cambiare non è semplice. dall’esperienza testata. Non basta saper fare, serve anche far
Ci è stato lasciato un imponente patrimonio culturale e sapere, sia al nostro interno, sia alla società nella quale ope-
tecnico costruito in oltre un secolo e mezzo, un patrimo- riamo, un mondo esterno al quale talvolta sembra vogliamo
nio il cui valore è riconosciuto da tutti: noi non possiamo “occultare” il nostro fare.
vivere logorandolo o peggio senza operare perché esso Infine, perché un congresso incentrato sul “volontariato”?
non solo conservi il proprio valore, ma che costantemente Perché l’attività sociale già oggi vive delle difficoltà, anche
rafforzato sia la base su cui costruire il CAI di domani. per crisi vocazionale. La disponibilità di tempo libero
Chi ha operato prima di noi ci ha lasciato questa gran- in futuro sarà inesorabilmente ridimensionata. Quanto
de eredità costruita superando difficoltà spesso ben più ridimensionata? Una previsione esatta è difficile. L’innalza-
gravi di quelle attuali, certo allora disponevano di tempi mento dell’età pensionabile, la diversa organizzazione del
più lunghi per adeguare attività e proposte alle esigenze mondo del lavoro e di altri aspetti della vita non sono varia-
che col passare degli anni mutavano e necessitavano di bili indipendenti né ininfluenti rispetto alla futura disponi-
rinnovamento. Oggi non sono più cosi! La necessità del bilità di tempo, né di quella attuale. La mutazione dei tempi
cambiamento non riguarda solo il rapporto e le proposte mostra segni evidenti che non c’è consentito ignorare. Forse
dirette al mondo giovanile che tuttavia resta il giacimento né uscirà un Club alpino un po’ diverso dalla nostra conce-
più importante cui trasmettere le nostre motivazioni e per zione abituale, ma sarà ancora una valida proposta per una
garantire il futuro dell’Associazione, ma è ampia e gene- società in cui i nostri valori troveranno comunque un posto
rale. Non intendo ora fare l’elenco degli argomenti che degno del nostro passato. Non ci sono consentiti rinvii sono
aku.it saranno portati in discussione in sede congressuale, c’è chi dati a noi ora l’opportunità e il dovere di operare perché ciò
ci sta lavorando e mi auguro che ci si possa avvalere del avvenga. Excelsior!
più ampio contributo da parte di chi opera nel Sodalizio. Umberto Martini
ON

OP

-LI I risultati del 100° Congresso devono scaturire dal sincero Presidente generale CAI
NE SH
maggio 2015  /  Montagne360  /  1
Sommario
maggio 2015

Montagne360
La rivista del Club alpino italiano maggio 2015 € 3,90

La grande guerra
Cent’anni fa iniziava anche per l’Italia il
conflitto che insanguinò l’intera Europa

Montagne360. Maggio 2015, € 3,90. Rivista mensile del Club alpino italiano n. 32/2014. Poste Italiane Spa, sped. in abb. Post. - 45% art. 2 comma 20/b - legge 662/96 Filiale di Milano
01 Editoriale Giornata in
Ogni giorno le notizie CAI su
05 News 360 grigioverde www.loscarpone.cai.it
al passo del
Falzarego.
Ci trovi anche su facebook 
08 La Grande Guerra Foto M. Vianelli twitter  e flickr 
10 Le montagne dallo spazio
Mario Vianelli
12 La Guerra in montagna
Enrico Camanni
18 Il Cammino del Centenario
Roberto Mezzacasa
26 Morte di una guida
Mario Vianelli
34 Punta Linke: il “museo” più alto
d’Europa

36
Luca Calzolari
Sotto i reticolati del Pal Piccolo
08
R. Lenardon, M. Potleca
42 Portfolio
Morire per Trento/Sterben für
Trient
a cura di Museo Storico Italiano della
Guerra di Rovereto

48
48 Montagne a pedali: 35 itinerari
per tutti i gusti 48
54
L. Calzolari, P. Rivara, S. Alinovi
54 Federica Mingolla
58 Un sogno chiamato Alpamayo
Massimo De Paoli
66 In cammino nei parchi
Filippo Di Donato
70 Cronaca extraeuropea

48 48
72 Nuove ascensioni
74 Libri di montagna 58
01. Editorial; 05. News 360; 08. The Great War; 01. Editorial; 05. News 360; 08. Der Große Krieg; 01. Editorial; 05. 360 News; 08. La Grande
10. Mountains from space; 12. The mountains 10. Berge vom All aus; 12. Krieg in den Bergen; Guerre; 10. Les montagnes vues de l’espace;
and the war; 18. World War Fist centennial 18. Das Leben des Hundertjährigen; 26. Tod 12. Les montagnes et la guerre; 18. Le chemin
march; 26. Death of a guide; 34. Punta Linke: eines Bergführers; 34. Punta Linke: das höchste du centenaire; 26. Mort d’une guide; 34.
Europe’s highest “museum”; 36. Under the “Museum“ Europas; 36. Unter den Netzen des Punta Linke: le musée plus haute d’Europe;
fence of the Pal Piccolo; 42. Portfolio: Dying for Pal Piccolo; 42. Portfolio: Sterben für Trento; 36. Sous les barricades du Pal Piccolo; 42.
Trento / Sterben für Trient; 48. Mountain Bike: 48. Radelnd durch die Berge: 35 Wege für Portfolio: Mourir pour Trento / Sterben für
35th itineraries for all purposes; 54. Federica jeden Geschmack; 54. Federica Mingolla; 58. Trient; 48. Mountain bike: 35 itinéraires pour
Mingolla; 58. A dream called Alpamayo; 66. Ein Traum namens Alpamayo; 66. Unterwegs tous; 54. Federica Mingolla; 58. Un rêve nommé
Walking trough the parks; 70. International in den Parks; 70. Internationales; 72. Neue Alpamayo; 66. Promener dans les parcs; 70.
news; 72. New ascents; 74. Books about Besteigungen; 74. Bücher über Berge News international; 72. Nouvelles ascensions;
mountain. 74. Livres de montagne.

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Un sogno chiamato Alpamayo, p.58 News 360
Laguna 69 e il Nevado Chacraraju. Foto Massimo De Paoli

Concorso per la ricostruzione


del Bivacco Fanton
A disposizione delle altre Sezioni i 273 progetti arrivati al CAI Auronzo

essere utile ad altre Sezioni CAI che ne


avessero bisogno. Tutti gli elaborati per-
venuti sono a disposizione, anche se gli
interessati dovranno contattare i singoli
progettisti, che detengono la proprietà
intellettuale».
A questo proposito la sezione CAI di Au-
ronzo intende realizzare una mostra dei
migliori progetti pervenuti da allestire
durante l’estate a cui affiancare anche un
catalogo per la consultazione dei lavori
svolti.
«La metodologia seguita è risultata vin-
cente e funzionale, anche se, certo, ha
richiesto molto impegno sia dal punto
di vista temporale che economico. Per
questo motivo mi sembra giusto sfruttare
quello che abbiamo fatto».
Parole confermate da Francesca Bogo,
presidente della Fondazione Architettura
Belluno Dolomiti (partner del progetto):
«da un lato ci sono molti professionisti
che hanno lavorato sulla specificità del
sito e dunque sull’unicità del contesto,
alla ricerca della massima integrazione
ambientale. Dall’altra ci sono coloro che
hanno lavorato sull’astrazione dagli spe-
cifici dati dell’intorno; ovvero sulla messa
a punto di una soluzione standardizzabi-
le, universale».
La conclusione del concorso non rap-
L’attuale bivacco Fanton presenta la fine del progetto, bensì ne
sancisce l’inizio vero e proprio con il
prossimo affidamento dell’incarico per
È stato lo Studio Associato Demogo di alle Marmarole, 1000 metri più in alto., la progettazione definitiva-esecutiva del
Treviso, di Simone Gobbo, Alberto Mot- causa avverse condizioni meteo. nuovo bivacco ed il contemporaneo avvio
tola e Davide De Marchi, ad aver vinto il «Hanno partecipato al concorso ben 273 della raccolta fondi per la realizzazione
concorso di idee promosso dal CAI Au- gruppi. Ci aspettavamo una buona parte- dell’opera. In primis, sottolineano dalla
ronzo per la ricostruzione del Bivacco cipazione, ma non così elevata», ha com- Sezione, verranno ricercati finanziamen-
Fanton. mentato il Presidente della Sezione Ca- ti europei, nazionali, regionali o locali
Il bivacco sarà spostato dalla sua posizio- dorina di Auronzo Massimo Casagrande. ma contemporaneamente verrà aperta
ne attuale in Alta Val Baion (1750 m) alla Casagrande ha evidenziato un elemento una sottoscrizione rivolta ai privati. Sono
posizione inizialmente prevista fin dal a nostro avviso molto importante: «tut- giunte molteplici attestazioni di stima
1963, in Forcella Marmarole (2661 m). ti i progetti che sono pervenuti sono di nei confronti dell’iniziativa con impegni
La collocazione in Val Baion era stata in- qualità mediamente ampia, sono diver- al cofinanziamento a fronte di un’opera
fatti scelta per motivi logistici, ovvero per sificati e applicabili in contesti differenti. innovativa inserita in uno straordinario
la difficoltà a trasportare i materiali fino Si tratta di materiale prezioso, che può contesto ambientale.

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News 360
Speleologia Osservatorio ambiente a cura di CCTAM
Soccorso alpino: in Lombardia una legge La nuova polizza per i Soci contro gli infortuni in
Echi sotterranei fonti d’energia rinnovabili: si, ma con discernimento. per scoraggiare le richieste improprie
a cura di Massimo (Max) Goldoni attività personale in montagna è già un successo
La legge regionale 65/2015 “Disposizioni in materia La nuova polizza contro gli infortuni che dovessero derivare dall’attività
di interventi di soccorso alpino e speleologico in zone personale in montagna, ad esempio nell’alpinismo, escursionismo, spe-
impervie, recupero e salvataggio di persone infortunate o leologia e sci-alpinismo piace ai Soci CAI. Appena partita ha già raccolto
Grigna (LC), nuova profondità in situazioni di emergenza”) votata dal Consiglio regionale molte adesioni. L’abbiamo presentata nel numero scorso di M360, qui la
raggiunta nel Complesso del lombardo lo scorso marzo, ha introdotto per ha introdotto ricordiamo in sintesi. La polizza è riservata ai Soci del Club alpino italiano,
Releccio “la compartecipazione dei costi a carico dell’utente per che hanno potuto sottoscriverla a partire da marzo 2015. Per quest’anno
Durante le ultime esplorazioni i soli interventi privi di rilevanza sanitaria”, norma che ha il periodo di copertura va dal 1 marzo al 31 dicembre. Gli anni successivi
all’Abisso W le Donne (condotte da fatto molto discutere in Lombardia e non solo. Dopo un andrà dal 1 gennaio al 31dicembre. Per attività personale si intende quella
InGrigna! e amici) si è incrementata la proficuo percorso di confronto sottolineano la Presiden- distinta dalle attività istituzionali e sociali, già coperte dalla polizza legata
profondità della grotta. Dall’ingresso te del CAI Lombardia Renata Viviani (il cui mandato si alla iscrizione al Sodalizio. L’intento del Sodalizio, nell’aggiungere questo
più alto all’attuale fondo del complesso è appena concluso) e il Presidente del Soccorso alpino servizio al pacchetto assicurativo già a corredo del “bollino” è quello di
carsico vi è ora una differenza di quota lombardo Danilo Barbisotti si è giunti a << una norma permettere a tutti di godere della montagna in sempre maggior tranquil-
di ben 1313 metri. L’ennesima collina “solarizzata” o una dell’Autorità per l’Energia, la necessità applicabile su tutto il territorio regionale, … limitando la lità. Nella formula base, Combinazione A il cui premio è di 92,57 euro, i ca-
torre eolica abbattuta a terra da raffi- di impianti di accumulo delle sovrappro- sua applicazione alle attività sportive e turistiche, garan- pitali assicurati sono in caso di morte €. 55.000, di invalidità permanente
Immersione al Fontanon di che di vento (Cilento febbraio 2015) non duzioni non programmabili, con ulteriori tendo la gratuità dell’elisoccorso per i casi sanitari.>> €. 80.000, rimborso spese di cura €. 1.600 e la diaria di ricovero giorna-
Goriuda, nel Parco delle fanno più notizia. Nemmeno si evidenzia ripercussioni economiche e ambientali. Unico fattore non totalmente chiaro – preoseguono i due liera €. 30,00. Nella Combinazione B, i capitali assicurati sono più elevati:
Prealpi Giulie (UD) come la producibilità specifica media de- Le FER sono sicuramente il nostro futuro, Presidenti – è l’aggravante dell’imprudenza, per i soli casi morte €. 110.000), invalidità permanente €. 160.000, spese di cura €
L’esplorazione speleosubacquea di fine gli impianti eolici italiani (intorno a 1600 ma necessitano di una seria valutazione non sanitari, elemento «non privo di criticità, ma non viene .1.600), diaria di ricovero giornaliera €.30. Il premio per questa formula
febbraio ha permesso di individuare Wh/W = ore anno a P nominale) confermi costi/benefici, visti i problemi economi- definito a chi spetti accertare l’imprudenza e quali siano i è pari a €. 185,14. Per maggiori informazioni consultare la Sezione Sede
nuove possibili prosecuzioni. che la ventosità turbolenta e incostante ci e gestionali e gli effetti sull’ambiente, punti di riferimento per definirla». Centrale nel sito www.loscarpone.cai.it (Circolare 2/2015)
Protagonisti D. Cobol e D. Coltelli del della nostra penisola non è confacente specie montano. C’è bisogno di capire e
C.A.T., G. Graglia del S.C.S.F. Costa e A. ad una sostenibile elettroproduzione eo- di discutere e il CAI non si tira indietro,
Dorigo del “Michele Gortani”. lica. Né fa notizia che le produzioni eolica portando il suo piccolo contributo con il
e fotovoltaica, nate disordinatamente nuovo quaderno CCTAM n.7 dedicato al
È #sconfini il tema Edizione 2015 della Rigantoca
Nuovi studi su l’Uomo di sul territorio, stanno destabilizzando tema Energia e Ambiente: buona lettura del Dolomites UNESCO La sezione di Sampierdarena del CAI organizza domenica 14 giugno l’edizione 2015 del-
Altamura l’equilibrio gestionale delle reti elettriche, per un’energia migliore! LabFest 2015 la Rigantoca, maratona non agonistica e non competitiva sui sentieri di montagna della
L’Uomo di Altamura è stato scoperto producendo, come da recenti delibere www.cai-tam.it/energie-articolo Provincia di Genova, giunta alla quindicesima edizione. L’appuntamento prevede un
nel 1993 nella grotta di Lamalunga Un appuntamento per far riflettere sul percorso di oltre 40 km, con un dislivello di circa 1950 m. in salita e 1200 m. in discesa,
(vicino ad Altamura-Bari). Lo studio tema del confine – ad esempio una mostra, in un contesto di media montagna. Si parte dalle alture del Righi (GE) e si raggiunge il
del materiale genetico, estratto dai Web & Blog un convegno, un concerto, la proiezione paese di Caprile (comune di Propata) passando per il Monte Antola. In concomitanza è
resti fossili, lo ha individuato come di un film-documentario, un progetto in programma la Mezzarigantoca, con un percorso più breve, ma sempre impegnativo,
Neanderthal. La notizia è stata montagnesottosopra.blogspot.it scolastico – che si svolga fino a dicembre di oltre 20 km. Partenza dalla località di Avosso (Casella) e arrivo a Caprile,passando
pubblicata sulla rivista Journal of 2015 nel territorio dolomitico Patrimonio per il monte Antola. Le iscrizioni chiudono il 9 giugno, il modulo è scaricabile dal sito:
Human Evolution. dell’Umanità UNESCO. Questa tipologia di www.caisampierdarena.org
eventi può rientrare nel calendario condiviso
23 Maggio, Convegno a Cala dell’edizione 2015 del Dolomites UNESCO
Gonone-Dorgali LabFest, il festival delle genti e per le genti
L’ormai prossimo appuntamento
Bilancio positivo per i “Villaggi degli alpinisti senza frontiere”
delle Dolomiti, organizzato dalla Fondazione
in Sardegna è su “La storia delle Dolomiti UNESCO, il cui evento principale «Il Progetto ha risposto pienamente alla strategia di promozione di una forma di turi-
immersioni nelle grotte sommerse del si terrà l’ultimo fine settimana di agosto smo sostenibile in ambiente alpino, da sempre portata avanti dal Cai. Il nostro Gruppo
Golfo di Orosei”. Sarà una completa ad Auronzo di Cadore (BL). Nel Centenario regionale e le Sezioni del territorio si sono impegnati nella realizzazione del progetto,
rassegna di impegnative esplorazioni. dell’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra primo e fondamentale modello di turismo formativo che speriamo abbia replicazione».
è stato scelto come tema il confine, declina- Queste le parole del Presidente del CAI Veneto Francesco Carrer, rilasciate in occasione
Il XXII Congresso Nazionale di bile in più modi: luogo di scontro, spazio di della conferenza di chiusura del progetto transfrontaliero Italia-Austria “Villaggi degli
Speleologia è a fine maggio incontro e limite. Gli eventi saranno promos- alpinisti senza frontiere” a Zoppé di Cadore lo scorso 14 marzo. Un’esperienza che ha
Il Congresso si terrà dal 30 maggio “Tracce di sentieri, pensieri e punti di vista di un escursionista curioso”. Questa è la si attraverso la rete di comunicazione della attivato la collaborazione tra diverse realtà, tra quelle austriache di Kartitsch, Obertil-
al 2 giugno a Pertosa e Auletta (SA). frase riportata nell'home page di un blog dove, nelle intenzioni del gestore Luca De Fondazione. Per partecipare, gli organizza- liach e Sillian e quelle italiane dei tre comuni della provincia bellunese di Forno di Zoldo,
Quasi un centinaio di relazioni in Ronch, “non ci sono gradi che possano servire a misurare le emozioni”. tori degli eventi (ad esempio una Sezione Cibiana e Zoppé, i primi nel nostro Paese a sperimentare i Villaggi degli alpinisti. Tra gli
programma, durante il quadriennale Nel sito sono riportate le descrizioni delle escursioni effettuate dal blogger, per CAI) devono segnalare la propria iniziativa obiettivi degli organizzatori c’è stato il coinvolgimento delle vallate e delle popolazioni
appuntamento sulla ricerca lo più in Friuli Venezia Giulia, che riportano sia i più tecnici e oggettivi, che le e spiegare in che modo essa è attinente al residenti. Ora i tre comuni, con la collaborazione del CAI, continueranno a portare avanti
speleologica in Italia. Il tema del 2015 sensazioni ed emozioni provate dal protagonista durante il cammino. Presenti tema del confine a: dolomiteslabfest@dolo- gli intenti dell’iniziativa. Per il futuro sono interessati a essere coinvolti anche i comuni
è “Condividere i dati”. anche due sezioni dedicate alle foto e ai video. mitiunesco.info (dolomitesunescolabfest.it). della Lessinia con la locale Sezione CAI (info: www.villaggidellalpinismo.iT).

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La Grande Guerra 
Il numero di maggio di «Montagne360», cogliere guardandola attraverso l’az- conflitto è forse il modo migliore per co-
mese in cui ogni anno si tiene l’Assem- zurro del cielo la prima linea del fronte gliere di cosa era fatta la guerra in mon-
blea dei Delegati del CAI, è spesso un italiano: all’inizio del conflitto e dopo tagna, in questo numero presentiamo il
numero “speciale”. Quello di quest’an- un mese di combattimenti. La Grande Cammino del Centenario, una iniziativa
no è quasi interamente dedicato alla Guerra è piena di piccole e grandi storie, delle Sezioni Cai venete. E poi libri e
memoria della Prima guerra mondiale. come quella di Sepp Innerkofler la guida mostre, come “Morire per Trento/Ster-
Il nostro Paese è entrato in guerra nel alpina austriaca che morì in circostanze ben für Trient” che si tiene al Museo Sto-
maggio del 1915, cent’anni dopo nello misteriose, o quella di un microcosmo rico Italiano della Guerra di Rovereto.
stesso mese iniziamo un piccolo viaggio carsico dove i soldati vivevano in un sot- Della Prima guerra mondiale parleremo
nella storia della Grande Guerra, guar- tosuolo che era una mescolanza di grot- ancora nei prossimi numeri presentan-
data attraverso la lente della montagna. te e trincee. Un altra storia è quella del dovi le iniziative del Sodalizio, convegni,
Dopo una introduzione, il nostro viaggio recupero dell’avamposto di Punta Linke, percorsi, riflessioni e stimoli su quel
parte dallo spazio. I satelliti ci offrono la che oggi, alloggiato tra roccia, ghiaccio pezzo di storia italiana che ha coinvolto i
possibilità di una visione d’insieme del- e baraccamenti, è il “sito archeologico” nostri antenati. Non resta che augurarvi
le montagne della guerra, così come se della Grande Guerra più alto d’Europa. buona lettura.
fossimo astronauti il nostro occhio può Andare a toccare con mano i luoghi del (l. c.)

Guerra e memoria
in Europa negli anni della Belle Epoque. un capo all’altro dell’Italia e si avventa alla
Scrisse a proposito Stefan Zweig: «Riflet- frontiera orientale, dove i cannoni la ripe-
tendo sul passato, qualora ci si chieda per- teranno agli echi delle terre che aspettano
ché l’Europa scese in guerra nel 1914, non la liberazione: guerra! È l’ultima guerra
si possono addurre né argomenti razionali dell’indipendenza. (…) L’ultimo capito-
né fattori di provocazione: non ebbe nul- lo del risorgimento! » E il poeta Corrado
la a che fare con le idee e nemmeno con Govoni tuonava: «Bella è la guerra! (…)
banali questioni di frontiera. La prima gli uomini si sentirono uomini finalmente
guerra mondiale non si può spiegare al- / plasmati d’odio e di ferocia / assetati di
trimenti che con un surplus di forza, una sangue e di vendetta / solo vestiti dei loro
tragica conseguenza di dinamiche interne istinti belluini (...) È bello seminare coi
del Continente in cui le energie accumula- fucili / questa vecchia carcassa della terra
te per quarant’anni cercavano uno sbocco / arare coi cannoni / gli smisurati campi
violento». delle nazioni.»
Una sorta di suicidio collettivo dei popoli Sembra che sia trascorso ben più di un se-
Foto Mario Vianelli

europei, che dominavano in mondo nel- colo. E il centenario diventa occasione di


la stretta del colonialismo e che da allora memoria e di rilettura degli eventi passati
contarono sempre meno sullo scenario ma non ancora pienamente metabolizzati.
mondiale. Non a caso nell’immaginario È notizia recente la proposta di legge che
collettivo europeo è la Grande Guerra: chiede la riabilitazione dei soldati italiani
Il 24 maggio 1915 l’Italia entrava in guer- quella che ha cambiato per sempre il ruolo fucilati dopo processi sommari davanti a
ra a fianco della Triplice Intesa contro gli del continente e che è stata il germe del- corti marziali improvvisate, senza che gli
ex alleati degli Imperi Centrali, già coi- la seguente guerra mondiale e di tutti gli accusati avessero la possibilità di un’ade-
volti nel sanguinoso conflitto dall’agosto eventi cruciali del secolo scorso, fino alla guata difesa.
dell’anno precedente. Una guerra diversa creazione dell’Unione Europea. Un continente travagliato da secoli di
da tutte le precedenti, dove la tecnologia Ma erano anche anni di ferventi nazio- guerre ora vive in pace e si è inoltrato nel
e gli armamenti moderni ebbero un ruo- nalismi e di esaltazione futurista della difficile cammino di una reale unione,
lo decisivo e micidiale, spazzando via le guerra come antidoto antiborghese che senza dimenticare il proprio passato ma
strategie ottocentesche e vanificando il avrebbe forgiato un nuovo ordinamento con la consapevolezza che ogni genera-
valore individuale dei combattenti. Una dei popoli. Il 24 maggio 1915 il Corrie- zione riscrive la sua interpretazione della
guerra, anche, senza un vero perché, se re della Sera scriveva in prima pagina: storia.
non l’esplosione delle energie accumulate «Guerra! La parola formidabile tuona da Mario Vianelli

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Le montagne dallo spazio
a cura di Mario Vianelli

Sul fronte del basso Isonzo le avan- di sanguinosi assalti contro postazioni erano avanzati nel Trentino meridiona-
guardie italiane si mossero a rilento, pressoché impredibili, difese da retico- le, nell’alta Valsugana e nel Primiero,
consentendo agli austro-ungarici di far lati, trincee ed armamenti moderni che nella conca d’Ampezzo e nel Livinallon-
saltare i ponti principali. La 2ª Armata moltiplicavano il numero delle vittime go, in tutto l’alto Isonzo e nella pianura
avanzò invece con facilità nell’alta valle fino a cifre sconosciute in precedenza. friulana fino a giungere ai piedi della
dell’Isonzo, prendendo Caporetto il 25 Il 23 giugno iniziò la Prima battaglia prime alture carsiche. Fino all’autunno
maggio e stabilendo una testa di ponte dell’Isonzo secondo il piano del generale del 1917 – con l’eccezione della Stra-
sulla sponda orientale del fiume. Il 27 Cadorna che prevedeva lo sfondamento fexpedition della primavera 1916, che
maggio furono occupate Aquileia e Gra- del fronte tramite poderose “spallate”: interessò soprattutto la zona degli alto-
ISS Crew/ Image Science & Analysis Laboratory, NASA Johnson Space Center (2)

do, e nei giorni successivi proseguirono ma fu soltanto la prima di una lunga se- piani – il fronte rimase sostanzialmente
gli attacchi lungo gran parte del fronte, rie di inutili carneficine. immutato, con soltanto modesti avanza-
con modeste avanzate italiane. Nel set- Nell’immagine satellitare in apertura la menti pagati un carissimo prezzo di vite
tore alpino la 4ª Armata italiana il 28 linea rossa segue la frontiera del 1915, umane.
maggio occupò Cortina, abbandona- che correva dal confine con la Svizzera L’immagine di questa pagina mostra in-
ta dagli austro-ungarici all’inizio delle fino alle coste adriatiche della laguna di vece, con una forte angolazione, il Friuli
ostilità; la 1ª Armata occupò il passo del Grado. Come si vede, il saliente trentino con il golfo di Trieste e l’Istria, in pratica
Tonale e alcune posizioni nel Trentino giungeva a poche decine di chilometri il teatro di guerra orientale del fronte
meridionale prima di essere bloccata dalla pianura lombardo-veneta e l’inte- italiano. La linea azzurra segue il tor-
dalle difese nemiche. Il 16 giugno gli ita- ra vallata dell’Isonzo rientrava nell’Im- tuoso corso dell’Isonzo, fiume attorno al
liani raggiunsero dopo durissimi scontri pero austro-ungarico; l’unico tratto di quale si sono sviluppati i più feroci com-
la cima del Monte Nero, sulla sinistra confine attestato lungo lo spartiacque battimenti: ben undici battaglie princi-
idrografica dell’Isonzo e dominante la idrografico era nel settore delle Alpi pali – le famose “spallate” di Cadorna – e
conca di Caporetto. Ma ben presto il Carniche. La linea gialla mostra invece un’infinità di scontri minori che termi-
fronte si stabilizzò e il conflitto assunse la situazione un mese dopo l’inizio del narono soltanto nell’ottobre 1917 con il
i caratteri che avrebbe mantenuto nei conflitto, all’inizio della Prima battaglia crollo del fronte italiano fra Tolmino e
tre anni successivi: una guerra di po- dell’Isonzo. Grazie anche agli arretra- Caporetto e l’allestimento di una nuova
sizione, fatta di interminabili attese e menti strategici del nemico gli italiani linea di resistenza sul Piave.

GLI INIZI DELLA un nemico indebolito da quasi un anno


di massacri sul fronte orientale si sa-
d’Ampezzo, il Primiero e l’alta Valsuga-
na dove la frontiera tagliava trasversal-
GRANDE GUERRA rebbe conclusa con una rapida vittoria. mente le valli; tali zone furono perciò
All’inizio delle ostilità sul fronte italiano sgombrate all’inizio del conflitto dagli
furono impiegati circa mezzo milione di austriaci, che si attestarono in posizioni
Nel maggio del 1915 la frontiera fra uomini, a cui inizialmente si contrappo- arretrate e più facilmente difendibili, ri-
l’Italia e l’Impero austro-ungarico cor- sero soltanto 80.000 soldati austro-un- ducendo in tal modo anche la lunghezza
reva lungo la linea stabilita nel 1866, garici, in parte inquadrati nelle milizie del fronte.
al termine della guerra che permise territoriali, male armate e scarsamente All’alba del 24 maggio 1915 le avanguar-
all’Italia, pur sconfitta militarmente, di addestrate. Il disegno strategico italiano die del Regio Esercito presero l’iniziati-
annettere il Lombardo-Veneto. Era un prevedeva un’azione offensiva/difensiva va varcando in molti punti il confine. I
confine quasi interamente montuoso. Se per contenere gli austroungarici nel loro primi colpi di cannone vennero sparati
si esclude il breve settore della pianura saliente trentino, incuneato nell’Italia contro le truppe nemiche asserragliate
friulana, i punti più bassi erano in cor- settentrionale, per concentrare gli sforzi a Cervignano del Friuli che, poche ore
rispondenza della valle dell’Adige, attra- offensivi nel settore dell’Isonzo. L’obiet- dopo, divenne la prima città conqui-
versata a sud di Rovereto (130 m), e del tivo a breve termine era la conquista di stata. Contemporaneamente la flotta
lago di Garda (65 m). A ovest di questa Gorizia, a cui doveva seguire uno sfon- austro-ungarica lanciò una rappresaglia
linea si sfioravano i 4000 metri di quo- damento in profondità che avrebbe do- contro l’ex-alleato bombardando, quasi
ta nel massiccio dell’Ortles-Cevedale, vuto portare a Trieste e poi a Vienna. senza trovare resistenza, numerosi por-
mentre a est si toccava la massima alti- La conformazione del fronte determinò ti adriatici fra cui Ancona, Senigallia,
tudine nella Marmolada (3342 m). gli eventi dei primi giorni di guerra. Sul Potenza Picena, Rimini e Porto Corsini,
Agli italiani, avendo loro dichiarato fronte alpino gli austriaci occupavano senza provocare gravi danni se non ad
guerra all’ex alleato, spettava l’iniziati- quasi ovunque le posizioni dominanti Ancona, dove morirono 63 militari e ci-
va. Il Capo di Stato Maggiore, generale e strategicamente più vantaggiose, con vili e furono colpiti il cantiere navale e il
Cadorna, riteneva che la guerra contro alcune notevoli eccezioni come la conca duomo di San Ciriaco.

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La guerra in montagna
Nel 1915 i contendenti si trovarono ad affrontare per
la prima volta le insidie e le difficoltà ambientali della
guerra in alta quota
di Enrico Camanni - foto archivio Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto

T
utti i conflitti nascono per un confine. È neanche quando parlano, sono commilitoni e
A fronte, dall’alto:
batterie italiane in così anche tra vicini di casa. Nella pro- stranieri allo stesso tempo. Soprattutto non ca-
azione clamazione di guerra del 24 maggio 1915 piscono il campo di battaglia letteralmente ar-
re Vittorio Emanuele III scrive agli uomini in rampicato sul fronte alpino, quel crinale assurdo
Difese in val di Ledro partenza per il fronte: e terribile – forse anche bello agli occhi degli al-
«Soldati di terra e di mare! Il nemico che Vi ac- pinisti romantici, non dei soldati-contadini delle
In questa pagina:
costruzione di cingete a combattere è agguerrito e degno di Voi. pianure e del meridione d’Italia – che va deli-
camminamenti in Carnia Favorito dal terreno e dai sapienti apprestamenti neandosi, o meglio chiudendosi, dal Passo dello
dell’arte, egli Vi opporrà tenace resistenza, ma il Stelvio ai calcari del Carso triestino. Si snoda
vostro indomabile slancio saprà di certo superar- senza alcuna pietà umana dai ghiacciai del Ceve-
la. Soldati! A Voi la gloria di piantare il tricolo- dale e dell’Adamello allo specchio d’acqua dolce
re d’Italia sui termini sacri che la natura pose ai del Garda, per attraversare la Vallagarina e risa-
confini della Patria nostra…» lire gli altipiani del Pasubio e di Asiago, la Cima
La parola “nemico” è scritta in minuscolo per d’Asta, le Dolomiti di Fassa, Ampezzo e Sesto, le
sminuire la consistenza dell’avversario, al contra- Alpi Carniche e Giulie, e poi giù fino all’Adriatico.
rio il Vi e il Voi edulcorati dalla maiuscola segna- Un’interminabile esse coricata che scende, sale
no il Valore dei combattenti italiani che vengono e ridiscende le latitudini geografiche e le quote
da ogni regione della penisola, mischiano i dia- altimetriche, cavalcando creste e dirupi ghiac-
letti più improbabili e talvolta non si capiscono ciati senza particolare riguardo per l’uomo, e

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nemmeno per la natura, solo per le fantasie degli rapidamente abbandonate perché non erano po-
strateghi che individuarono i “termini sacri che sti per gli uomini.
la natura pose ai confini della Patria”. Fu una bi- La ragione s’appanna, le parole s’ingarbugliano,
slacca invenzione, ma i combattenti non lo sanno l’iperbole umilia la poesia. Il vate Gabriele D’An-
ancora. nunzio canta: «Beati i giovani che sono affamati
«Un’ulteriore provocazione della modernità nei e assetati di gloria, perché saranno saziati. Beati
confronti del territorio alpino – spiega l’antropo- i misericordiosi, perché avranno da tergere un
logo ed ex presidente del CAI Annibale Salsa – è sangue splendente»; l’alpinista viennese Guido
stata quella di erigere la linea spartiacque, cioè il Lammer predica: «Il rombo fremente di ciò che
paradigma idrografico, a fondamento delle socie- è grande gorgoglia nei nostri cuori come la fon-
tà alpine, quando per secoli il fattore caratteriz- te argentea della purezza». Il vecchio continente
zante della civiltà delle Alpi è stato il paradigma inneggia al sacrificio eroico e alla morte reden-
etnografico, per quel ruolo di cerniera che la cate- trice, e il mondo alpino precipita nel baratro
na alpina svolge tra versanti contigui…» degli estremismi e dei nazionalismi. La guerra
Sarebbe ingenuo fingere che la barriera alpina spazza ogni aspirazione giovanile, cancellandone
non abbia costituito un ostacolo naturale per i il senso e perfino la memoria. Le Alpi orientali
A fronte, dall’alto:
soldati romani, o i pellegrini medievali, o gli eser- soldati italiani nelle
diventano fabbriche di dolore e distruzione, gli
citi di ogni epoca, ma la frontiera militarizzata è retrovie. Al centro, in alpinisti sono uccisi nelle trincee, a volte da que-
salita sulle creste delle Alpi solo in età moderna, terzo piano, Robert gli stessi alpinisti stranieri, ma non nemici, con
per andare incontro al bisogno di razionalizza- Musil cui avevano diviso ore meravigliose sulle pareti
zione geopolitica degli stati-nazione. La teoria del Tirolo.
Trasporto di truppe
molto artificiale dello spartiacque “naturale” si
è scontrata con una storia ben più complessa di In questa pagina:
La Grande Guerra scaraventa sulle
uomini e donne di montagna, che avevano sapu- deposito di munizioni Alpi migliaia di uomini destinati a
to costruire frontiere mobili, aperte e permeabili, a Campomolon, presso
Folgaria
una tranquilla vita di pianura
imparando ad attraversare i valichi per scambiar-
si saperi, spose e mercanzie. Trinceramento sul
Tutto si altera nello stordimento nichilista che
Monte Baldo induce i dirigenti dell’Alpenverein austriaco a
I soldati vengono da ogni regione sostenere che «l’alpinismo fu una scuola dura e
d’Italia e talvolta non si capiscono seria in preparazione della guerra. La piccozza e
neanche quando parlano lo scarpone sul campo di battaglia diventano im-
portanti come il fucile e la baionetta». La Società
La guerra d’alta quota del 1915-1918, rinominata degli Alpinisti Tridentini risponde con la stessa
Guerra Bianca secondo l’estensione di una fortu- enfasi: «Si videro allora i nostri giovani, come
nata definizione, scardina completamente e per colpiti da una voce divina, scotersi, accettare la
sempre queste consuetudini, imponendo la teo- lotta, lanciarsi a capo fitto nella battaglia».
ria delle Alpi-baluardo delle nazioni e fissando Lo storico Diego Leoni osserva che «la guerra do-
sulle creste il teatro del conflitto. Prima, durante lomitica fu l’estensione al massimo grado dell’al-
e dopo la Grande Guerra, la scelta arbitraria di pinismo, dei processi di interazione tra uomo e
collocare fronti e frontiere sui crinali è enfatizza- ambiente e di riempimento, da parte della civiltà
ta e sacralizzata al punto da identificare la cate- urbana, del “vuoto” della montagna. Da questo
na alpina con il confine “naturale” degli stati e la «Indispensabili sono la camicia di flanella di punto di vista, la guerra rappresentò il “pieno”
montagna con la patria stessa: lana, la maglia di lana da mettere sotto la cami- assoluto di uomini, di tecnologie, di costruzioni,
«Ora, al confine che il lor sangue bagna, cia, il berretto di lana detto passamontagna… e di potenziale distruttivo e costruttivo. Il soldato-
nel loro nome tu diventi Storia, se dovete rimanere a lungo sulla neve al freddo è alpino arrivò dove l’alpinista non era mai arriva-
e assurgi al cielo, immagine di gloria, assolutamente necessario lottare contro il sonno to, usando chiodi, scale, scavando nella roccia e lì
patria Montagna», scrive Bortolo Belotti. e il gelo… e se non avete occhiali affumicati, an- stanziandosi per mesi e anni».
«Oh, ridate l’Italia alle sue fonti! nerite, prima di partire, con un turacciolo brucia- La Grande Guerra scaraventa sulle Alpi migliaia
Straniero in Patria è il popolo che beve to, la pelle dell’occhio». I soldati d’Italia pensano di uomini altrimenti destinati a una tranquilla
l’acque de’ fiumi suoi contaminate ancora a una guerra di pianura, alla lotta per i vita di pianura. La guerra trascina il popolo sulle
da barbaro pastore: oh, riportate fiumi e le città, e invece sono destinati a difende- montagne e lo obbliga a scoprire un mondo seve-
l’Italia alla sua neve», re montagne senza vita sopra i tremila metri e a ro e ignoto, astrusa frontiera nel cuore dell’Eu-
aggiunge Giovanni Bertacchi. conquistare cime che in tempo di pace avrebbe- ropa contadina e industriale. I soldati contadini
Nel maggio 1915 i soldati non sanno ancora di ro potuto interessare al massimo qualche escur- si accorgono all’improvviso che tra l’Italia e l’Au-
andare a battersi e morire per dei pezzi di roccia sionista sfaccendato, o un cacciatore di camosci stria ci sono le montagne, che lassù passano i
e ghiaccio, anche se molti di loro hanno ricevuto distratto dalla sua preda. Vette che prima della confini delle nazioni, che bisogna morire per del-
le Istruzioni per combattere i pericoli del freddo: guerra erano rapidamente scalate e altrettanto le rocce dove i ricchi andavano a divertirsi.

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roulette russa e i soldati bersagli senza volto. Non sulle creste
e sulle pareti delle Alpi, dove i soldati-montanari condivisero
qualcosa di più solidale delle pallottole, come osserva Mario
Isnenghi esplorando il mito della Grande Guerra:
«I battaglioni e i reggimenti alpini… sorgono su un fondo di
tradizione e sentimenti comuni, relazioni di parentela e di
conoscenza sopra cui matura uno spirito di corpo robusto e
durevole come in nessun’altra arma di fanteria… Una rete di
valori che umanizzano e rendono ancora in qualche modo
cavalleresca la guerra tra alpini e Kaiserjäger.»
Se la Prima guerra mondiale fu uno sporco insieme di me-
dioevo e Novecento, in cui le spade e i coltelli delle baionette
convissero con i motori, la chimica e la modernità, la Guerra
Bianca fermò il tempo a una dimensione primordiale e im-
pose delle regole più vicine ai ritmi della natura che ai co-
mandamenti dei generali. Uomini e animali lavorarono in-
sieme come compagni: alpini e muli, cavalli da soma, asini,
perfino i cani sui ghiacciai.
Se la Grande Guerra prese slancio dall’ambigua utopia di fe-
Neanche il generale più invasato o il poeta più vi- licità e progresso che scaldava gli animi nel nuovo secolo, la
sionario avrebbe scelto di combattere in cima alle Guerra Bianca – rimarca Isnenghi – si combatté «senza odio
montagne: la guerra è già abbastanza assurda di e senza speranza», con il proverbiale fatalismo dei montana-
per sé. Ma nessuno decide a tavolino l’ambientazio- ri, soffrendo e cantando, bestemmiando e pregando, cercan-
ne di un conflitto, nessuno può scegliere dove si ver- do di non farsi e non fare troppo male.
serà il sangue. Nello scontro militare del Quindici- Eppure nel Quindicidiciotto le Alpi diventarono un immen-
diciotto tra l’Italia e l’Austria-Ungheria lo scenario so cimitero a cielo aperto, completamente sfigurate da una
di guerra fu determinato dalla linea di un confine spartana ma devastante architettura di guerra che scavò
surreale che cavalcava le cime delle Alpi orientali, e strade e camminamenti fino a tremila metri, costruì città di
non appena “riposava” in una valle o in una pianura roccia, legno e vertigine, addomesticò le pareti a strapiombo
era brutalmente riproiettato in alto, sulle creste di e spianò le punte delle montagne. La Guerra Bianca è in-
ghiaccio e di roccia. cancellabile perché ha stravolto la carne delle persone e dei
luoghi, violentandoli entrambi, cambiandoli per sempre.
Il generale più invasato o il poeta Solo l’industria dello sci di pista, molti anni dopo, proverà
più visionario non avrebbe scelto di a imitare quella presa di campo sostituendo ai mortai i can-
combattere in cima alle montagne noni da neve.
Oggi resta il ferro spinato sui campi rocciosi delle battaglie e
Sul confine che separava il Regno d’Italia dall’Impe- il ferro ritorto nelle croci dolenti dei cimiteri di guerra. Ci è
ro austro-ungarico bisognava innanzi tutto pensare rimasta solo la memoria del metallo: coltelli, lame, pugnali,
a sopravvivere, poi a difendersi, infine ad attaccare. una parentesi di riposo; la seconda una moltitudi- In questa pagina: baionette, strumenti chirurgici, forbici, pinze, cesoie, pistole,
La sbandierata vittoria restò sempre un’opzione te- ne di macchine che sfornano proiettili alle Officine soldati del genio sul moschetti, mitraglie, caricatori e proiettili d’ogni sorta. Gli
monte Pagano - Tonale altri materiali – il legno delle baracche, la corda delle scale,
orica e velleitaria sulle Alpi, dove si combatteva una meccaniche Dora di Torino; la terza una moltitudi-
guerra nella guerra, isolati dal mondo e dalla civil- ne di croci bianche al cimitero militare di Gallio. È L’albergo di Andraz
il cuoio delle fondine – se li è ormai mangiati la monta-
tà, e anche dall’informazione. In alta montagna, su la tragica, efficacissima sintesi del processo bellico incendiato gna, seccandoli o marcendoli.
pareti a picco e con inverni a trenta gradi sotto zero, del Quindicidiciotto: vita, macchina, morte. Eppu-
l’alba del nuovo giorno era già una vittoria. «Anche re per rappresentare la Guerra Bianca andrebbe ag- Monte Zugna,
esplosione di una
l’Italia ha la sua Grande Muraglia, e non lo sa – ha giunta una quarta fotografia: la montagna. Non per
granata
scritto Paolo Rumiz –. Ignora di possedere l’unico sentimentalismo alpino ma perché la montagna
fronte di montagna d’Europa, un balcone scolpito era il secondo nemico, o l’alleato imprevisto. Infatti A fronte: tende di un
su nevi eterne, monoliti di dolomia, fiumi e stra- le Alpi non furono un semplice scenario di guerra: ospedale da campo
piombi. Un monumento che non ha la tristezza diventarono strategia esse stesse, ne determinaro-
fangosa della Polonia o della Francia del Nord, e no i tempi e le risposte, i successi e le sconfitte. E
non ha niente a che fare con l’onda lunga delle step- influenzarono pesantemente l’etica dello scontro.
pe oltre i Carpazi. Il nostro fronte non si misura in Non è retorico affermare che la guerra d’alta mon-
lunghezza, ma in altezza». tagna mitigò l’atroce anonimato della guerra di
All’ingresso del Museo della Guerra di Rovereto trincea, dove ci si uccideva senza incontrare uno
s’incontrano tre immagini in bianco e nero: la pri- sguardo, un nome, una voce. Nelle spaventose fosse
ma fotografia mostra una moltitudine di soldati in delle pianure e degli altipiani la battaglia era una

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Il Cammino del
Centenario
Un grande progetto delle sezioni venete del CAI: dieci
itinerari alla scoperta dei resti della Grande Guerra
dall’altopiano di Asiago alla Marmolada
di Roberto Mezzacasa

Questo progetto muove i suoi primi pas- i passi e i segni in questi nostri giorni, so- per interrogarli e capire. Solo i luoghi sono
si da una significativa apertura che suona stituendo lo zaino alla bisaccia, gli scar- rimasti, testimoni unici e al tempo stesso
di buon auspicio. Il titolo “Cammino del poni ai calzari. Il cammino è elevazione, protagonisti.
Centenario” racchiude, a ben guarda- è arricchimento, è rapporto empatico, è Non tappe di un itinerario escursionistico,
re, una fortunata combinazione crono esperienza di luoghi e di persone. ma somma di rivisitazioni, come sostie-
spaziale. Il “Centenario” ispira ed anima il cammi- ne il suo ideatore Roberto Mezzacasa, di
Già il termine “cammino” è fortemente no, racchiude, nella rotondità della cifra, rintocchi profondi come quelli di Maria
evocativo di tanti significati che spesso una ricorrenza di ampia portata, mondia- Dolens, di memorie rigenerate per fornire
richiamano mistica e spiritualità combi- le nella sua tragicità che coinvolge altri una nuova bussola alle generazioni future.
nate in una ricerca, forse più interiore che numeri, ad esempio i milioni di caduti dei Un plauso a tutti coloro, persone, Enti, As-
estetica, lunga, tenace, paziente. Il cercare vari fronti. sociazioni, che hanno sostenuto e lavorato
e il vedere, il percepire e il meditare, lungo Tornare su questi luoghi è dovere morale, per dar vita a questo moderno pellegri-
un filo interminabile, da macinare passo scevri, almeno auspichiamo, da intenti naggio, ideato per ridare dignità ai tanti
dopo passo. celebrativi e glorificatori, nella convin- caduti, spesso raccolti in misere spoglie
Abbiamo ereditato tanti cammini seco- zione che non può esserci conoscenza dilaniate, destinate a restare ignote per
lari, perfino millenari, da remote genera- reale degli eventi storici senza il contatto sempre.
zioni in movimento dalla notte dei tempi fisico coi luoghi. Un cammino che non è Francesco Carrer
verso una meta, e ancora ne ripercorriamo un’escursione ma un ritorno nei luoghi, CAI, GR Veneto

A fronte: fotomontaggio ottenuto


mettendo assieme due elementi
dell’Ortigara: il Cippo Italiano e
l’austriaca Kaiser Karl Strasse

Pressi di Passo San Pellegrino,


ricoveri italiani del Colifón

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Per l’estate 2015 il Cammino del
parallele, alla distanza media di una ventina di chilometri, mantenendosi
Centenario si svolgerà nel mese di
in prossimità del confine con il Veneto. Esse attraversano quindi la Valsu-
luglio con il seguente calendario
gana, il Tesino, le Valli di Primiero, le Vette e le Alpi Feltrine, le Dolomiti
Agordine e quelle Zoldane, le maestose Dolomiti di Ampezzo e quelle del
Cadore: splendide località di montagna che all’improvviso si trovarono ad Sabato 4: giornata dedicata a Vittorio Corà -
essere l’involontario palcoscenico di un’immane tragedia, che ha lasciato trasferimento ad Asiago per la sosta notturna,
segni ancor’oggi in parte visibili. deposizione corona al Sacrario Militare, sfilata at-
Il Cammino ripercorre le stesse strade di allora, spesso costruite col con- traverso la città coi muli del Reparto Salmerie di
tributo determinante della popolazione locale, uomini e donne contenti di Vittorio Veneto, presentazione del Cammino del
lavorare perché adeguatamente retribuiti. Quelle stesse strade, quelle mu- Centenario e del libro “La Linea Gialla”.
lattiere, quei sentieri oggi costituiscono l’ossatura portante dell’escursioni- Domenica 5: giornata dedicata a Vittorio Corà -
smo dolomitico e quindi di un importante settore economico: opere costa- incontro dei gruppi presso il Sacrario di Asiago,
te tanta fatica e giunte fino a noi come un’eredità culturale da preservare e nuova sfilata attraverso la città, fino alla contrada
da conservare, e troppo spesso invece dimenticate e trascurate, deturpate Ébene, coi muli del Reparto Salmerie di Vittorio
da usi impropri al punto che molti pezzi sono andati irrimediabilmente Veneto, poi partenza per il Monte Ortigara (pos-
perduti. Chi vorrà dimenticare la pigrizia urbana per camminare nei luo- sibili varianti).
ghi della guerra, sarà ripagato dalla scoperta di pezzi importanti della no- Martedì 7: incontro dei gruppi nella località Van-
stra storia, incastonati nella magnificenza del paesaggio alpino. Potrà così nini di Cismón del Grappa (Canale del Brenta),
scoprire le opere militari austriache del Monte Chiesa prima di salire sulla poi Strada del Genio, poi ci si sposta sul versante
vicina Ortigara; entrare nelle colossali strutture del Forte Lìsser, oppure opposto del canale per andare a visitare il Forte
percorrere le gallerie del Passo Brocón e di Forcella Fierollo. Non mancano Coldarco e il Forte Lìsser, situati entrambi nella
le vere salite, come quelle al Monte Cauriól, alle Vette Feltrine e al Monte parte orientale dell’Altopiano dei Sette Comuni
Zélo, preludio degli splendidi pascoli di Forcella Staulanza, di Forcella Àl- (possibili varianti).
leghe, del Passo San Pellegrino e di Malga Ciapèla. Mercoledì 8: monte Castelletto, Forcella Fierol-
E sarà come viaggiare nel tempo, un’esperienza utile per capire come sia lo, Cresta del Frate, Val di Rava (ambito di Cima
stato possibile vivere, o meglio sopravvivere, per mesi e mesi dentro quei d’Asta, sottogruppo di Cimón Rava, possibili va-
freddi ricoveri scavati nella roccia – quando non nella neve e nel ghiaccio – rianti).
mentre all’esterno c’era chi montava di sentinella nella tormenta. Venerdì 10: Col della Boia (Passo Brocón, tra Tesi-
no e Canàl San Bovo).

I
l significato del Cammino del Centenario sta escursionisti desiderosi di scoprire alcune delle in- Pressi di Passo San Sabato 11: Monte Cauriòl (Lagorài Orientale, pos-
tutto dentro il fotomontaggio d’apertura, che numerevoli vestigia della Grande Guerra presenti Pellegrino, in primo sibili varianti).
piano i tabià (fienili) di
negli intenti dell’autore dovrebbe esprimere nell’arco di montagne che va dall’Altopiano dei Set- Lunedì 13: rifugio Boz, Passo Finestra, Passo Alvìs
Valfredda, a sinistra in
questo concetto: si moriva ovunque, perciò tutte le te Comuni alla Marmolada. alto Cima Uomo e Passo e Pass de Mura (Alpi Feltrine, possibili varianti).
strade, mulattiere o sentieri della Grande Guerra Lo scopo del Cammino del Centenario è tornare delle Cirelle Mercoledì 15: Róit, Sella del Col dei Ciót, Forcella
portano ad una colonna mozza. Si moriva dove si in quei luoghi per ricordare i fatti e per onorare i Fólega (Monte Celo, o Zélo, nel basso Agordino,
combatteva, si moriva in trincea sotto le bombe e si caduti e poi per cercare di capire – interrogando A fronte: Canale del sottogruppo della Schiara – Talvéna, possibili va-
Brenta, particolare della
moriva anche dove non si è mai combattuto, sotto la montagna, le pietre e le opere – come sia stato rianti).
Strada del Genio
le valanghe, sotto le frane, o per le durissime con- possibile versare tanto sangue. Dunque visite, non Giovedì 16: spiz Zuèl (riservato all’alpinismo gio-
dizioni in cui si era costretti a vivere e a lavorare, semplici escursioni, ad alcuni luoghi della Grande vanile, Zoldo Alto, tra i monti Pelmo e Civetta).
si moriva ovunque e per tanti motivi, ecco perché Guerra che furono teatro di cruente e famose bat- Venerdì 17: Forcella Staulanza, Crep del Fen, For-
al termine di ogni strada, di ogni sentiero troviamo taglie, come l’Ortigara e il Monte Cauriól, e ad al- cella Àlleghe, Crepe sotto Pioda (Zoldo Alto, tra i
un’ideale colonna mozza. tri meno noti che facevano parte della cosiddetta monti Pelmo e Civetta, possibili varianti).
Il progetto è nato da un’idea dell’autore che pre- Linea Gialla, una linea di resistenza arretrata dove Sabato 18: trasferimento al Passo San Pellegrino
vedeva di effettuare una serie di sopralluoghi e di non si è mai combattuto, ma dove si moriva ugual- per la sosta notturna; possibile visita al Museo
verifiche in alcuni siti ove sono presenti significa- mente. Il percorso non è continuo ma è suddiviso in di Someda (rivolgersi a Livio Defrancesco 334
tive opere militari; al termine dei venti sopralluo- dieci tappe, ma meglio sarebbe dire visite disgiunte, 8222082).
ghi eseguiti, sono stati individuati i dieci siti di cui che possono essere percorse come escursioni di una Domenica 19: Passo San Pellegrino, Forca Rossa,
è composto il Cammino del Centenario. Ciò è stato giornata. Malga Ciapèla (possibili varianti).
possibile grazie al patrocinio e al contributo della Quindi il Cammino del Centenario è articolato in Nei giorni liberi potranno avere luogo iniziative di
Regione Veneto, del CAI GR Veneto e dell’ANA e visite, spesso ad anello, assimilabili ad altrettante vario genere. L’adesione all’iniziativa non com-
grazie alla partecipazione ai sopralluoghi di ele- escursioni disposte lungo due linee: quella del fron- porta la partecipazione all’intero “Cammino del
menti delle sezioni del CAI di Belluno e di Asiago e te vero e proprio – la prima linea dove per anni si Centenario”.
di alcuni Gruppi Alpini aderenti all’ANA che gravi- alternarono guerra di posizione e violenti scontri – Per informazioni e prenotazioni rivolgersi al
tano nell’area del Bellunese e delle valli di Primiero. e la Linea Gialla, composta di una serie di fortifica- Consigliere regionale Cai Alessandro Farinazzo:
Gli stessi volontari che hanno eseguito i sopralluo- zioni che avrebbero dovuto arrestare il nemico nel cell 348 3922136 e.mail:
ghi nel prossimo mese di luglio ripeteranno i dieci malaugurato caso di cedimento del fronte. alessandro.farinazzo47@gmail.com
percorsi per accompagnare gruppi organizzati di Nel Trentino orientale le due linee corrono quasi

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1

Una scelta di tre degli itinerari del Cammino del Cente- quanti sbocchi avesse; circa a metà del colle ci sono
Itinerario nario, i primi due lungo la Linea Gialla, l’ultimo lungo la altre gallerie, una di esse ha una lunghezza davvero
linea del fronte notevole, unica pecca la roccia rossastra non sempre
affidabile. Ci sono anche altri elementi d’interesse: il
1. Pressi di Passo Col della Boia panorama circolare - che comprende le Prealpi Venete,
Brocón, Col della Boia Difficoltà: E lungo la linea di cresta del Col della Boia e la Cima d’Asta, una parte del Lagorài e delle Pale di San
tratto attrezzato del
dalla cima di questo alle gallerie situate a metà altezza Martino - ci sono le fioriture che hanno reso famoso
Trodo [sentiero] dei Fiori
del colle; T la restante parte del percorso questo modesto colle e poi c’è una curiosità che forse
Dislivello in salita e in discesa: 510 m non tutti sanno: la stele posta sul Passo Brocón – dove
Lunghezza del percorso: 8 km in seguito è stata apposta la lapide che ricorda gli 11
Tempo di percorrenza, visite comprese: 5 ore alpini travolti da valanga il 9 marzo 1916 – fu eretta dal
Stato dei sentieri e della segnaletica: buono governo austriaco nel 1908 al termine dei lavori di co-
Rifornimento idrico: a Passo Brocón struzione della strada.
Il sentiero CAI-Sat 396 - conosciuto come “Trodo dei
Fiori”, dove Trodo sta per sentiero - inizia al Passo Bro- Forcella Staulanza, Crep del Fen, Forcella
cón (l625 m), accanto all’Albergo Pizzo degli Uccelli, e Àlleghe, Crepe sotto Pioda
sale per ripidi pascoli puntando alla forcella che separa Difficoltà: E nel breve tratto tra Forcella Àlleghe e l’im-
il Pizzo degli Uccelli (a destra) dal Col della Boia, local- bocco della galleria delle Crepe sotto Pioda, T nella ri-
mente detto Col del Boia. Da questa forcella si può ar- manente parte
rivare sulla cima del Col della Boia (2066 m) sia andan- Dislivello in salita: 425 m
do a sinistra (facile), sia andando a destra per sentiero Dislivello in discesa: 625 m
molto panoramico che segue la rocciosa linea di cresta Lunghezza del percorso: l0 km (con arrivo a Palafa-
Estate 1916, schizzo del settore affidato alla IV Armata del colle (percorso attrezzato con corda metallica). Il vèra)
sentiero di sinistra arriva direttamente all’ingresso del- Tempo di percorrenza, visite comprese: 6 ore e 30
La linea di colore nero corrisponde alla prima linea, quella di colore zando i preesistenti forti del Cadore e dell'Agordino e costruendo, la galleria principale, quello di destra porta invece sulla minuti
giallo corrisponde alla linea di "resistenza ad oltranza”, convenzio- col contributo determinante della popolazione locale, centinaia cima del colle, dove c’era un osservatorio. I sentieri che Stato dei sentieri e della segnaletica: buono quasi
nalmente detta “Linea Gialla”, una serie di fortificazioni concepite di gallerie e centinaia di chilometri di trincee. Tutte queste opere solcano questo colle sono tutti di origine militare. ovunque
dallo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano per contenere e respin- erano collegate tra loro da un’efficiente rete di strade, mulattiere e L’elemento di maggiore interesse di questa visita è co- Rifornimento idrico: a Forcella Staulanza, Casera Ve-
gere l'eventuale attacco di ingenti forze nemiche se ci fossero stati sentieri, che ancor’oggi sono parte importante della rete escursio- stituito dalla grande fortezza in caverna scavata pochi scovà e Casera Pioda
cedimenti nella linea del fronte. La Linea Gialla fu realizzata utiliz- nistica dei luoghi di guerra. metri sotto la cima del Col della Boia: difficile stabilire A poche centinaia di metri di distanza dalla Forcella

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Staulanza (17 66 m), si trova forse la più grande fortez-
za in caverna del settore bellunese della Linea Gialla.
Per raggiungerla si seguono le indicazioni per la “Pale-
stra di Roccia” e per le “Gallerie di Guerra 15/18” (sen-
tiero CAI 472); mezz’ora dopo si arriva all’imbocco del-
la prima galleria che controllava la Forcella. Poi si sale
pochi metri e si arriva sulla cima del Crep del Fen (l854
m), dove c’era l’osservatorio: qui il panorama è circola-
re, ma la scena è dominata dalle pareti incombenti del
Pelmo. Pochi metri più in basso dell’osservatorio c’è
l’ingresso della galleria principale che si dirama in tre
bracci secondari, ognuno con diversi sbocchi in dire-
zione di Selva e di San Vito di Cadore. Affacciandosi ai
finestroni si vedono i monti Cernèra, Lastói de Formìn,
Croda da Lago, Rocchetta e naturalmente il Pelmo che 2
domina la scena con la sua mole massiccia e imponen-
te. Terminata la visita si torna a Forcella Staulanza, si
prendono le automobili e si arriva al bivio con la stra-
da sterrata che conduce alle casere di Fontanafred-
da e Vescovà. Dal bivio si prosegue a piedi, si supera
Casera Vescovà e si arriva a Forcella Àlleghe (l850 m)
per sentieri militari, poi si scende un po’ verso Àlleghe
seguendo il vecchio sentiero 564. Ben presto si abban-
dona questo sentiero e si segue la vecchia mulattiera
di guerra, molto malandata, che conduce all’imbocco
della galleria delle Crepe sotto Pioda. La galleria prin-
cipale è lunga una cinquantina di metri, da essa si di-
ramano quattro brevi gallerie che sbucano nella solida
parete di roccia verticale affacciate sulla linea di cresta
di Fernazza e di Fertazza, lo storico confine tra la Val
Fiorentina “tirolese” e la valle del Cordévole “bellune-
se”, noto fin dall’epoca romana. Al termine della visita 3
si può scendere ad Àlleghe; oppure salire per un canali-
no roccioso (solo per esperti) che conduce sul sentiero
del Rifugio Coldài, ma si può anche tornare a Forcella loro povere cose, riuscirono a conquistare la cima della 2. Zoldo Alto, il alto a dx
Àlleghe e da qui arrivare al parcheggio di Palafavèra. montagna: impresa epica quanto inutile! il Monte Pelmo, al centro
in basso Forcella Álleghe
Si parte da Malga Laghetti, dopo avere percorso in
e sentiero del Rifugio
Monte Cauriòl auto, muniti del necessario permesso, una strada Coldài
Difficoltà: EE privata che inizia a Refavaie. Poco più su si cominciano 3. Lagorài Orientale,
Dislivello in salita e in discesa: 950 m a trovare le prime testimonianze interessanti, come i trincee italiane del
Lunghezza del percorso: l3 km ruderi del Comando Italiano e quelli della chiesetta Monte Cauriòl
Tempo di percorrenza, visite comprese: 7 ore che si spera sarà presto ricostruita. Poi si sale a lungo
Stato dei sentieri e della segnaletica: i sentieri del accanto a una vecchia frana e si arriva alle trincee del
Cauriòl sono tutti difficili da mantenere in esercizio, luogo di non ritorno degli Alpini del “Feltre” che, arrivati
sono ripidi sia sui prati, sia sulle balze rocciose della a questo punto, non poterono far altro che continua-
cima, perciò il loro stato non potrà mai essere defini- re a salire su per le rocce che li separavano dalla cima
to buono, nonostante gli sforzi ammirevoli del Gruppo della montagna. La cima del Cauriòl è aguzza, al pun-
Alpini di Caorìa to da potere accogliere solo poche persone e qui ci si
Rifornimento idrico: nessun punto affidabile oltre Mal- rende conto di cosa fosse la guerra in montagna e di
ga Laghetti come fosse possibile, con una mitragliatrice ben piaz-
Abbiamo scelto di salire sul Monte Cauriòl (2495 m) zata, fermare 1’avanzata di interi reparti. Dalla cima
per la “Via degli Alpini” e provare a immaginare la fati- del monte si scende alla sella che separa il Cauriòl dal
ca, i patimenti, la paura, la rabbia degli Alpini del Bat- Cauriòl Piccolo, ancora oggi segnato dalle numerose
taglione Feltre che “al tramonto del 26 agosto” 1916, strutture militari austriache, poi si scende per la “Stra-
arrancando su quella ripida erta, sotto l’incessante da Italiana” e si torna a Malga Laghetti, passando per
fuoco nemico, col fucile in mano, l’elmetto in testa, lo il Passo Sàdole che era un’altra inespugnabile fortezza
zaino con sopra la coperta e il badile e dentro tutte le austriaca.

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Morte di una guida
Il 4 luglio 1915 Sepp Innerkofler morì presso la cima
del monte Paterno in circostanze mai del tutto chiarite.
La sua fine suscitò grande impressione e rivelò la cruda
realtà della guerra in montagna
di Mario Vianelli

Q
uesta è la storia di una tragedia avvenuta località dolomitiche di grande importanza stra- Il settore bellico di
un secolo fa, nelle prime settimane della tegica e teatro di vere carneficine – come Mon- Lavaredo visto dal
Grande Guerra. Il protagonista della vi- te Piana, Som Pouses e il Col di Lana –, mentre Frankfurter Wurstel.
A sinistra, in ombra, il
cenda fu Sepp Innerkofler, alpinista, guida alpina l’irreale profilo delle Tre Cime era già celebre da monte Paterno; a destra
e imprenditore di Sesto in Pusteria. Lo scenario decenni fra gli appassionati di montagna. Il rifu- il rifugio Locatelli, ex
fu invece una scabra distesa di pietre, rocce e pa- gio costruito nel 1882 ai piedi del Sasso di Sesto, Dreizinnenhutte
reti, un mondo ostile ma di incomparabile bellez- oggi intitolato ad Antonio Locatelli, era affollato
za, al cospetto delle pareti nord delle Tre Cime di in estate da gitanti e alpinisti che da Misurina, da A destra: la “pattuglia
volante” di Sepp
Lavaredo e di un orizzonte irto di crode e di mon- Landro o da Sesto salivano fin lì per ammirare il Innerkofler, al centro
tagne fin dove lo sguardo è capace di spingersi. trittico delle pareti nord, veduta fiabesca che rac- con la corda a tracolla
Il settore di Lavaredo fu un teatro di guerra se- chiude la più autentica essenza delle crode dolo-
condario rispetto ad altri, ma gli eventi bellici che mitiche: verticalità, eleganza, vertigine. Gestore
vi si svolsero ebbero grandissima notorietà. Prima del rifugio era Sepp Innerkofler, famosa guida
dell’inizio delle ostilità erano in pochi a conoscere che i benestanti potevano ingaggiare per scalare

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Banda militare italiana A destra: agosto
a Forcella Lavaredo, 1918: il figlio di Sepp
confine fra Italia e Innerkofler, Gottfried,
impero Austroungarico vicino alla bara del padre
all’inizio delle ostilità recuperata sulla cima
del Monte Paterno

In basso: la bara di
Sepp ai piedi del Monte
Paterno durante le
operazioni di trasporto
della salma al cimitero
di Sesto

qualche facile cima e guadagnare così vedute an- chiodati. Poco dopo sposò Maria Stadler dalla conflitto, raccontando la pericolosa guerra di pat- nell’Alta Val Fiscalina e a sinistra della Lista ver-
cor più ampie: ne tornavano pieni di entusiasmo, quale ebbe sette figli, due dei quali morti ancora tuglie con l’efficacia del protagonista. so il Monte Giralba, dove Purcher ed io vediamo
e in tal modo la fama di Sepp si era diffusa ben al bambini. Sorprende innanzitutto l’incredibile resistenza e circa 20 uomini. Magnifica discesa con gli sci fino
di fuori della sua vallata. La sua tragica fine sulla Dal 1898 e fino alla sua distruzione nel 1915 fu la capacità di muoversi velocemente. alla chiusa di valle e poi al Dolomitenhof. Parte-
cima del Paterno, proprio sopra il rifugio, ebbe il gestore del rifugio Dreizinnen (dove si trova “21 maggio: partito alle 6 del mattino per il Mon- cipiamo al ballo.”
perciò vastissima eco in tutt’Europa. Fino ad al- l’attuale Locatelli), già allora una delle principa- te Paterno. Neve pessima; si possono osservare
lora la guerra in montagna era stata considerata li mete dolomitiche. Ebbe anche partecipazioni senza difficoltà gli italiani dietro la Forcella Lava- “Sveglia alle 3 del mattino. Alle 8
più “umana” e in un certo senso più cavalleresca nella gestione del rifugio di Monte Elmo e del redo che schierano le loro batterie e sgomberano parte da Prato Piazza il 1° colpo,
delle orrende mattanze che insanguinavano altri Zsigmondy e nel 1908 costruì l’albergo Dolo- le strade dalla neve. (…)” seguito a brevi intervalli da molti altri”
fronti. Ma la morte di una famosa guida nel cor- miten in val Fiscalina. Alla soglia dei suoi cin- “22 maggio: partenza alle 3 del mattino per il
so di un’azione prettamente alpinistica frantumò quant’anni Sepp Innerkofler era quindi non sol- Rifugio Zsigmondy; molto faticoso, 3 ore. Da lì, “23 maggio: domenica di Pentecoste. Raggiun-
ogni illusione residua: anche qui la guerra era in- tanto la guida più famosa dell’alta val Pusteria, go il Rifugio Tre Cime e proseguo con Purcher,
nanzitutto assurdità, morte e patimenti. ma anche un benestante che poteva guardare con il caporale Hofbauer e Gottfried sino alle pendici
fiducia al futuro della sua famiglia. della Cima Ovest di Lavaredo. Abbiamo incon-
l settore di Lavaredo fu secondario, Ma nel maggio del 1915 la guerra che aveva già trato una pattuglia di italiani e uno di loro mi ha
ma gli eventi bellici che vi si portato tanti suoi compaesani a morire nelle preso subito di mira con il suo fucile. (…) La sera
svolsero ebbero grande notorietà lontane pianure orientali raggiunse anche le sue arriva la notizia della dichiarazione di guerra. Il
montagne. Benché esente dall’obbligo di leva per Alla soglia dei suoi rifugio viene subito sgomberato. Ricevo insieme
Josef Innerkofler, detto Sepp, nacque nel maso ragioni di età, il 19 maggio Sepp Innerkofler si cinquant’anni Sepp con Forcher l’ordine di andare sul Monte Paterno
Unteredam presso Sesto il 28 ottobre 1865, ulti- arruolò volontario negli Standschützen, assieme Innerkofler era quindi per osservare il nemico. Trascorriamo la prima
mo di quattro fratelli di una famiglia di appas- a due fratelli e al figlio maggiore Gottfried. La sua non soltanto la guida notte di guerra. Sdraiato sul nudo tavolaccio, non
sionati di montagna e di veri e propri alpinisti. Il preziosa esperienza fu messa a frutto dal coman- più famosa dell’alta val riesco a prendere sonno anche perché sono molto
padre avrebbe voluto per lui il mestiere di scal- do, che lo pose a capo di una pattuglia di rico- Pusteria, ma anche un stanco.”
pellino, ma Sepp preferì trovare lavoro in una gnitori. Iniziò subito un’instancabile attività che benestante che poteva “24 maggio: sveglia alle 3 del mattino e pron-
segheria, dedicando ogni momento libero alla consisteva nel sorvegliare le mosse del nemico e guardare con fiducia ti a salire sul Paterno. (…) Alle 8 parte da Prato
caccia dei camosci ed all’esplorazione delle mon- nell’indirizzare il tiro delle artiglierie, ma anche al futuro della sua Piazza il primo colpo, seguito a brevi intervalli
tagne della sua vallata, esperienze che gli valsero nel confondere gli osservatori italiani mantenen- famiglia. Ma nel maggio da molti altri. Alcuni cadono anche a Sesto, ma
il brevetto di guida alpina nel 1889. Negli anni se- dosi in continuo movimento: gli uomini della del 1915 la guerra che io credevo che l’intera faccenda fosse molto più
guenti la sua fama come guida crebbe in parallelo “pattuglia volante” comparivano all’improvvi- aveva già portato tanti animata e non limitata a singoli tiri di artiglieria!
alla sua sua notorietà alpinistica, definitivamen- so su una cima o dietro a una forcella, facendo suoi compaesani a Forcher ha una scatoletta, che riscaldiamo con
te affermata con la prima salita alla cima Piccola credere che le forze austriache fossero molto più morire nelle lontane una candela: è tutto il nostro pasto di mezzogior-
di Lavaredo per la parete nord, assieme a Hans numerose che nella realtà. Nonostante questa pianure orientali no dopo avere saltato anche la prima colazione,
Helversen e Veit Innerkofler, una via tutt’altro infaticabile attività, Innerkofler trovò il tempo di raggiunse anche le sue
che facile se si pensa che fu salita con gli scarponi annotare gli avvenimenti di quei primi giorni del montagne.

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così come si usa in guerra. E noi faremo anche
Sepp Innerkofler
Sentieri e cime
della Guerra Partigiana
questa senza perdere il buon umore. Però qui si
soffre il freddo; è già mezzogiorno e non si vede
ancora il sole. Gli italiani piazzano 2 cannoni
campali e il destino del Rifugio Tre Cime sembra
ormai segnato. Scendiamo alle 5 del pomeriggio.
“25 maggio; a tarda notte mi viene detto che do-
vrò essere sul posto già alle 7 del mattino. Salgo
con Filler sul Paterno, mentre Holzer e Pacher
Sui crinali della storia
si appostano sulla forcella. Alle 8 inizia il bal-
lo. Dobbiamo dirigere il tiro che proviene dalla
con Enrico Brizzi
Croda dei Rondoi (…) L’obiettivo è la batteria ita-
liana di Forcella Lavaredo. (…) Ormai abbiamo
spinto gli italiani a fare fuoco da Forcella Lavare-
do sul Rifugio Tre Cime: lo colpiscono al quinto I racconti e gli
tentativo e il Rifugio comincia a bruciare. Men- itinerari selezionati
tre scrivo queste righe sulla parete del Paterno,
le fiamme divorano la costruzione e il rogo fra
i monti fa un’impressione grandiosa. Laggiù il
fuoco, mentre quassù battiamo i denti dal fred- • Le Valli Piemontesi
do. (…) Adesso, grazie al Cielo, è arrivato il sole.
Il tutto mi sembra più interessante che pauroso • Cogne e il Gran
e terribile. Verso le 2 del pomeriggio riceviamo Paradiso
l’ordine di rientrare. Il capitano mi chiama per
dirmi che domani dovrò tornare sul Paterno. A • Le Grigne
mezzanotte mi viene ordinato di trovarmi lassù
alle 7 del mattino”. a respingere il contrattacco dei rinforzi italiani • Le Dolomiti
E così via, in un massacrante tour de force che
proseguirà per tutto il mese di giugno.
quando, inspiegabilmente, arrivò dal comando di
Brunico l’ordine di ripiegare, in seguito motivato
di San Lucano
Nei primi giorni di guerra la zona era poco pre- con la necessità di risparmiare le truppe in vista
di un’offensiva italiana. A malincuore il capita-
• I Monti della Carnia
sidiata dagli austriaci: appena duecento soldati
con due mitragliatrici sparsi lungo molti chilo- no Jaschke, comandante dell’azione, ordinò ai • L’Appennino
metri di un fronte che non avrebbe certamente suoi uomini di ritirarsi: dalla cima del Paterno le
retto a un’offensiva determinata; eppure anche guide osservarono incredule quanto stava acca-
bolognese
dendo. Anton Mörl ricorda che: “Sepp e Forcher
A malincuore il capitano Jaschke, erano furenti: era stata perduta un’occasione ec- Sentieri e cime
comandante dell’azione, ordinò ai cezionalmente favorevole. Ciò doveva costare più della Guerra PartiGiana

suoi uomini di ritirarsi tardi molto sangue, e al Sepp la vita.” Carte 1:35 000
Compreso quanto fosse pericoloso lasciare al ne-
qui gli italiani tardarono a prendere l’iniziativa, mico le posizioni di cresta, nei giorni seguenti gli
perdendo il vantaggio iniziale. italiani occuparono Forcella Passaporto e la cima
Dopo avere rinforzato l’artiglieria con l’arrivo di del Paterno. Un cannone da montagna fu porta-
due obici da campagna nell’alta valle di Campo to con enorme sforzo fin quasi in cima al monte, Dopo avere rinforzato ▲ Sei itinerari scelti: escursionismo
e trekking di più giorni

di Dentro, furono quindi gli austriaci a sferrare all’aerea Forcella del Camoscio da dove si poteva- l’artiglieria con ▲ Tutti i rifugi e i numeri utili

il primo attacco contro la batteria italiana nasco- no colpire i ricoveri austriaci addossati alle pen- l’arrivo di due obici da
sta dietro Forcella Lavaredo; l’occupazione del dici orientali di Torre Toblin. campagna nell’alta Allegato a Meridiani Montagne N° 74 - Direttore Responsabile Marco Albino Ferrari - Errestampa (Orio al Serio - BG)

valico avrebbe anche spostato il fronte su posi- Il tentativo di scacciare gli italiani dal Paterno con valle di Campo di
zioni più difendibili. Dopo un breve cannoneg- un assalto di sorpresa, il 4 luglio, fu un insucces- Dentro, furono quindi IN ALLEGATO
giamento piccoli reparti austriaci mossero verso so che ebbe come epilogo la morte di Innerkofler. gli austriaci a sferrare LA CARTINA INEDITA
la forcella da ovest, costeggiando la base delle Sepp era contrario all’azione perché ben sapeva il primo attacco contro
pareti delle Tre Cime, e da nord, con un distac- che la sua pattuglia di assalitori sarebbe stata la batteria italiana
camento salito a occupare Forcella Passaporto, sicuramente scorta e bersagliata. Ma alla fine nascosta dietro
posizione pericolosa sul fianco dello schieramen- l’insistenza del capitano Wellean, da poco giunto Forcella Lavaredo;
to italiano; sulla cima del Paterno gli uomini di al comando e ignaro dei rischi di questo fronte, o l’occupazione del valico
Sepp Innerkofler tenevano i difensori inchiodati semplicemente il senso del dovere, lo convinsero ad avrebbe anche spostato
al riparo con un preciso fuoco di fucileria. Rag- accettare l’incarico. Pare che il suo commento con- il fronte su posizioni più
giunta la forcella, gli attaccanti si apprestavano clusivo sia stato: “Non può assolutamente riuscire; difendibili.

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IN EDICOLA
Ufficiali austriaci nei
pressi di Forcella di Alpe
Mattina, al cospetto
delle Tre Cime di
Lavaredo

ci lasceremo la pelle tutti”, e che proibì al figlio Got- nel tersissimo cielo, alte le mani armate di un
tfried di seguirlo con queste parole: “Basta che la masso, rigata la fronte di rosso da una scheggia
mamma pianga per uno solo di noi”. della prima bomba. «Ah! No te vol andar via?».
L’assalto doveva avvenire contemporaneamente Prende giusto la mira, scaglia con le due mani il
contro Forcella del Camoscio e contro il presidio masso. Il Sepp alza le braccia al cielo, cade river-
della Cima del Paterno. La neve ghiacciata e il so, piomba, s’incastra nel camino Oppel, morto.”
buio rallentarono la salita, mentre i difensori fu- Un’altra versione vuole che fu centrato da un
rono allertati dal rumore dei sassi smossi e dal colpo sparato dalle postazioni italiane delle Tre
fuoco di copertura dell’artiglieria austriaca. Così Cime o di Pian di Cengia; il figlio minore di In-
i sei uomini della pattuglia delle guide, dopo aver nerkofler, Josef, appostato presso Forcella di San
scalato il difficile spigolo nord nord ovest del Pa- Candido, ha sostenuto in seguito che il padre fu
terno (la prima salita, nel 1896, era dello stesso vittima di una scarica di fucileria austriaca che
aveva lo scopo di proteggere la sua ascensione;
Innerkofler fu vittima del senso del altri ancora dissero che, una volta giunto in cima,
dovere che lo spinse ad assumersi nell’incerto chiarore dell’alba la guida fu scam-
rischi dall’esito inevitabile biata per un alpino e bersagliata dagli austriaci.
Nei giorni seguenti la tragedia il suo corpo fu
Innerkofler) furono accolti dal lancio di pietre e recuperato con difficoltà dagli alpini che gli die-
da fucilate. dero un’onorata sepoltura sulla cima del monte. All’alba del 4 luglio 1915
All’alba del 4 luglio 1915 Innerkofler morì pochi Nell’agosto del 1918 le sue spoglie furono traslate Innerkofler morì pochi
metri sotto la cima, dopo aver lanciato alcune nel cimitero di Sesto, dove tuttora riposano nella metri sotto la cima del
bombe a mano. Le circostanze della sua fine sono tomba di famiglia. Paterno, dopo aver
ancora misteriose ed hanno alimentato il prolife- Non si saprà mai con certezza come andaro- lanciato alcune bombe
rare di ipotesi. La versione italiana dell’epoca è no le cose. La fine di Sepp Innerkofler assume a mano. Non si saprà
che Sepp fu abbattuto da un masso scagliato da la dimensione epica di una tragedia sacrificale: mai con certezza come
un alpino del presidio sommitale, versione tra- la guida fu vittima di un senso del dovere asso- andarono le cose. La
mandata nel colorito racconto di Antonio Berti, luto e indiscutibile che lo spinse ad assumersi fine di Sepp Innerkofler
che in quel tempo prestava servizio come uffi- quotidianamente rischi dall’epilogo pressoché assume la dimensione
ciale degli alpini proprio nel settore Lavaredo: inevitabile. di una tragedia
“Eccolo, è giunto a dieci passi dalla cima. Si fa il A un secolo di distanza, il coraggio della valorosa sacrificale: la guida fu
segno della croce e con ampio arco di mano lan- guida suscita ancora ammirazione e anche com- vittima di un senso del
cia la prima bomba oltre il muretto della vedetta mozione perché, tragedia nella tragedia, la sua dovere assoluto che lo
della cima. Lancia la seconda e poi la terza. D’im- morte avvenne sotto gli occhi dei figli Goffried spinse ad assumersi
Tra le più leggere del segmento con soli 870 gr di peso, Salyan è il nuovo modello da avvicinamento tecnico
provviso appare, dritta, sul muretto della vedetta e Josef, allora diciassettenne, che seguirono con quotidianamente rischi
di Asolo studiato per affrontare con il massimo grip vie ferrate, attività di guida e soccorso, trekking.
della cima, la figura di un soldato alpino, – Piero binocolo la sua salita dalle postazioni austria- dall’epilogo pressoché
La suola Vibram® assicura precisione nella fase di arrampicata, mentre la tecnologia Anti-Shock contribuisce
1
De Luca del battaglion Val Piave – campeggiante che. E pare un crudele scherzo del destino che inevitabile.
all’assorbimento dell’impatto e al confort generale della calzatura. Con Salyan ai piedi, ti senti leggero,
sicuro, comodo e hai più energie per affrontare al meglio la tua prestazione.
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Punta Linke: il “museo”
Qual è la storia dell’avamposto di
Punta Linke?
«A Punta Linke, come nella maggior

più alto d’Europa


parte del fronte d’alta quota, non erano
possibili manovre massicce di truppe
o grandi battaglie, ma si fronteggiava-
no piccoli gruppi di soldati intenti ha
controllarsi a vicenda al fine di evitare
di Luca Calzolari possibili incursioni da parte nemica.
Lo sforzo maggiore da ambedue le parti
non era certo quello bellico, ma quello
di riuscire ha creare sulle montagne del-
la linea del fronte una rete di sostenta-
mento per le proprie truppe che hanno
dovuto presidiare quelle scomodissime
e remote postazioni interrottamente per
più di tre anni. Era vitale mantenere i
contatti con il fondovalle: per questo si
costruirono moltissime teleferiche che
fungevano da cordone ombelicale e fa-
cilitavano il trasporto in quota del ma- scorso, quando lo scioglimento estivo queste postazioni si può effettivamen-
teriale necessario. Anche Punta Linke ebbe una notevole accelerazione; così, te capire il dramma della guerra in alta
rappresentava il terminale di un sistema negli ultimi decenni, piano piano dai montagna».
teleferico che garantiva la sopravvivenza ghiacci riemerse la storia che avevano Quali sono le attività che svolgete?
di tutto il sotto-settore austro-ungarico gelosamente racchiuso. Iniziò quindi la «Il museo è impegnato in primo luogo
denominato Vioz. La teleferica che ar- corsa al recupero di questo materiale: chi nel mantenimento del sito e della sua
rivava dal fondovalle aveva la stazione lo faceva per passione, chi per curiosità, fruibilità, ma un aspetto non seconda-
completamente scavata all’interno del chi per trarne un guadagno; ma questi rio è il lavoro per fare conoscere questa
ghiacciaio a venti metri sotto la cima e il recuperi casuali decontestualizzavano i realtà e per mantenere la memoria degli
collegamento con la stazione di parten- reperti, facendo perdere a questi oggetti eventi del periodo bellico».
za del tronco superiore, che si trovava al la loro capacità di raccontare la storia del Un sito archeologico così in alto è dif-
di la della cresta, venne realizzato con luogo del ritrovamento. Per questo i col- ficile da raggiungere? È accessibile a
un tunnel di circa trenta metri, in par- laboratori del museo di Pejo cercarono tutti?
te scavato nel ghiaccio ed in parte nella di arginare, per quanto possibile, queste «Il sito si può raggiungere soltanto a pie-
roccia». razzie incontrollate dando il via a dei pro- di con un percorso che inizia dall’arrivo
Quanto tempo sono durati i lavori? getti mirati di intervento sulle postazioni degli impianti di risalita a quota 3000.
«Alla fine del conflitto l’abbandono delle storicamente più interessanti. Tra queste Il sentiero porta al rifugio Vioz (3535
postazioni austriache fu caotico e fret- Punta Linke, dove nel 2005 cominciaro- m) si snoda su ghiaioni e creste roccio-
toloso per la rapida avanzata in Trenti- no ad uscire dal ghiaccio le prime parti se e mantiene in tutto il suo tracciato un
no dell’esercito italiano, quindi rimase della costruzione della stazione e venne livello di difficoltà medio. Dal rifugio si
abbandonato e sparso sul territorio tut- effettuato il primo intervento di recupe- deve raggiungere la cima omonima a

U
n museo della memoria allog- ed è il risultato di un importante progetto In questa pagina:veduta panoramica da to quel materiale che fino a pochi gior- ro. Nel 2008 iniziò, in collaborazione con 3665 metri e da lì si attraversa un tratto
giato fra cunicoli nella roccia di recupero partito nel 2009 grazie al la- Punta Linke verso il Cevedale. ni prima doveva sostenere migliaia di la provincia di Trento, il Progetto Linke pianeggiante del ghiacciaio prima di ar-
Pagina a fronte: allestimento museale
e nel ghiaccio e baraccamen- voro di un’equipe interdisciplinare che ha soldati. Nei fondovalle il recupero da allo scopo di allestire un un sito visitabile rivare alla Cima Linke. Tutto il percorso
all’interno di un baraccamento dei tempi
ti militari risalenti a un secolo fa. Tutto voluto preservare e restituire al pubblico della guerra
parte della popolazione locale fu imme- per mantenere la memoria degli even- è privo di pericoli e le difficoltà non sono
questo a 3629 metri di altitudine presso le testimonianze della guerra, rimaste co- diato, ma nelle postazioni d’alta quota ti di un secolo fa, ma che voleva anche rilevanti; visti i dislivelli da affrontare e
Punta Linke, non lontano dal rifugio Vioz perte dei ghiacciai per quasi un secolo e la storia di quel determinato posto a chi la neve del primo inverno di pace coprì essere un progetto pilota nel campo del l’altitudine bisogna aver una buona pre-
nel gruppo dell’Ortles-Cevedale. Ma in- riemerse con il loro arretramento. Chie- lo visita, ma di farlo entrare nella storia tutto quello che vi era stato lasciato. Per recupero dell’archeologia bellica». parazione fisica».
nanzitutto un vero e proprio sito dell’ar- diamo al direttore Maurizio Vicenzi qual- rivisitando dopo quasi cent’anni gli stes- anni questo materiale divenne fonte di Cosa trova un visitatore a Punta Quanti visitatori avete avuto sino a
cheologia bellica che permette di cono- che informazione in più sull’interessante si luoghi che durante la Prima Guerra sostentamento per le popolazioni, che Linke? ora?
scere le condizioni di alloggiamento e di iniziativa. Mondiale furono teatro di guerra. Perciò salivano nelle postazioni per recuperare «La visita del sito è un’immersione nel- «Il sito è stato aperto al pubblico lo scor-
vita dei soldati che dovevano presidiare i responsabili del museo di Peio hanno utensili, attrezzature varie, materiali da la storia perché tutto è stato mantenuto so 14 luglio dopo 6 anni di lavori,ed è
ininterrottamente anche le postazioni Come è nata l’idea del museo più alto cercato per anni sul territorio qualcosa costruzione, abbigliamento viveri, e mol- come è stato trovato: esso rappresenta rimasto aperto sino al 14 settembre per
più remote e disagiate. Punta Linke rien- d’Europa? che andasse oltre il racconto e che fosse to altro ancora. Alcune delle postazioni a uno squarcio della vita che per anni si è tutti i fine settimana con un affluenza
tra nel grande museo del Comune di Peio «Premetto che non è un museo ma un in grado di mantenere viva la memoria di quota più alta vennero invece inglobate svolta lassù. Solo visitando direttamente di 830 visitatori, e questo nonostante
che raccoglie oltre 2000 reperti bellici vero e proprio sito archeologico. La gran- un evento quasi unico nella storia: il por- dai ghiacciai che le custodirono al loro il territori e ripercorrendo i sentieri usati le condizioni meteorologiche stagionali
provenienti dal fronte Ortles-Cevedale, de differenza sta nel non voler raccontare tare la guerra a quote cosi elevate». interno sino agli anni Novanta del secolo cent’anni fa dai soldati per raggiungere particolarmente avverse».

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Sotto i reticolati del
Pal Piccolo
Memorie della Grande Guerra e storie di speleologia
di Paolo Rucavina e Michele Potleca

Sul monte Pal Piccolo, a ridosso del passo di Mon- margine settentrionale sono più alte di quelle La grotta di Timau
te Croce Carnico (UD), si trova un’interessante e meridionali, contornanti a oriente la piccola con- 165/89FR si apre
travagliata area delle Alpi Carniche al confine tra ca della casera Pal Piccolo di sopra. A est il Pal alla base del Monte
Gamspitz, a circa 2 km
Italia e Austria. Un luogo in cui si è aspramente Piccolo digrada con una serie di conche e dossi,
a sud del Monte Pal
combattuto nella Grande Guerra, ma dove ora detti il Dosso del Cammello (Kamelrücken), fino Piccolo, 50 metri sopra
regna la pace: unico muto testimone delle pas- ai piedi del Freikofel, dente di roccia simile a un la Strada Statale per il
sate tragedie un museo all’aperto. Un luogo dove torrione medioevale; la sua parete settentrionale, passo di Monte Croce
si può camminare seguendo il percorso dell’Alta allora in mano austriaca, cade a picco sulla valle Carnico. È articolata da
un sistema di 200 metri
Via Carnica e rimanendo affascinati dalla varietà del torrente Anger, mentre il versante italiano,
di gallerie parzialmente
dei paesaggi che denotano una struttura geolo- dopo un risalto di roccia quasi verticale, risulta sovrapposte, 60 delle
gica complessa, caratterizzata da rocce antiche meno dirupato. quali utilizzate un
e tormentate. In questo microcosmo, dove gli tempo per scopi bellici,
ingressi di grotte naturali si aprono accanto a La sommità del Pal Piccolo è con opere in muratura,
scale e feritoie in
trincee scavate dai soldati nel duro calcare, sono un altopiano tormentato da ottimo stato di
state scoperte recentemente un chilometro di valloncelli, cocuzzoli e doline conservazione. Le sette
nuove gallerie all’interno di un’antica voragine feritoie costituiscono
“scomparsa”, nel mezzo della terra di nessuno tra Su questo altopiano austriaci e italiani costruiro- delle entrate naturali,
i reticolati delle prime linee contrapposte. no sistemi difensivi sempre più massicci e artico- o semimurate, che si
aprono sulla parete
lati sfruttando anche anfratti e cavità naturali: in
del monte per una
Le grotte sul Pal Piccolo certi punti le postazioni contrapposte erano così lunghezza di 50 metri.
Percorrendo la strada statale 52bis da Udine ver- vicine da poter essere raggiunte dal lancio delle La grotta si presenta a
so l’Austria, le Alpi Carniche si parano innanzi bombe a mano. Il Pal Piccolo è così diventato uno più piani, ai quali si può
maestose come un’imponente muraglia interrot- dei maggiori esempi di sistemi trincerati costruiti accedere mediante una
scala di barre di ferro
ta da un unico valico agevole: il passo di Monte in alta montagna. L’associazione “Amici delle Do-
piegate ad U e infisse
Croce Carnico (Plöckenpass, 1360 m). Nei tempi lomiti – Dolomitenfreunde” , fondata da Walther saldamente nella roccia.
di guerra questo punto di debolezza nella conti- Schaumann, ha qui realizzato un museo storico Foto M. Potleca
nuità dei monti era fondamentale per le opera- all’aperto, recuperando e restaurando oltre 50
zioni del XII Corpo d’armata italiano che presi- opere di fortificazione dei due eserciti, compresa
diava tutta la linea di combattimento dal Monte la teleferica di servizio per la vetta del Pal Piccolo,
Peralba al Monte Rombon. A ovest del passo si ricostruita su modello d’epoca.
ergono i bastioni calcarei della Creta delle Chia- Nella parte italiana attualmente risultano censi-
nevate (Kellerspitzen, 2718 m) e quelli del Monte te nel catasto grotte della regione Friuli Venezia
Coglians (Hohe Warte), che con i suoi 2780 me- Giulia ben 55 grotte che si aprono nei calcari pa-
tri è la vetta più alta del Friuli Venezia Giulia; a leozoici mediamente carsificabili. La prima se-
oriente, invece, le più mansuete cime del Pal Pic- gnalazione di grotte sul Monte Pal Piccolo si deve
colo (Kleiner Pal, 1866 m), Cuelat (Freikofel, 1757 a Michele Gortani (1912) che nel suo famoso li-
m) e Pal Grande (Grosser Pal, 1809 m), divenne- bro intitolato Mondo Sotterraneo cita: “Voragini
ro tristemente famose per i furiosi combattimen- sul Monte Pal Piccolo – Calcari neodevonici, in
ti avvenuti tra il 1915 e il 1917. strati quasi orizzontali, presentano la stessa scul-
Il Pal Piccolo non ha una vetta unica, ma la sua tura dei calcari mesotriassici sul Monte Cuc. Una
sommità forma un piccolo altopiano tormenta- buca più profonda delle altre è riserva d’acqua
to da valloncelli, cocuzzoli e doline che gli con- per la casera Pal Piccolo di sopra (1774 m)”; tale
feriscono il tipico aspetto carsico; le cime del buca risulta catastata con il numero 315 Fr. La

36  /  Montagne360  /  maggio 2015


casera fu distrutta quasi certamente durante l’in- Freezer, ove il Club Alpinistico Triestino (CAT), Una condotta nelle Per raggiungere testimonianza del passaggio dei primi esploratori. fantomatica “Voragine sul Pal Piccolo” menziona-
tenso bombardamento austriaco all’alba del 14 nello stesso anno, aveva rinvenuto interessan- Gallerie basse, risulta l’altipiano del Pal Nel 1991 i triestini della XXX Ottobre esplorarono ta dal Gortani e di cui si pensava di aver perso le
evidente il piano di Piccolo dove sono
giugno 1915 e i ruderi, difficilmente identificabili ti prosecuzioni, portandone lo sviluppo a quasi la Grotta Labyrinth (5021/2791 Fr), scoperta l’an- tracce, situata nel bel mezzo delle linee di com-
faglia e il suo ruolo presenti le maggiori
perché confusi ai resti militari, non hanno aiuta- mezzo chilometro. speleogenetico. cavità ed il museo di
no precedente: lo sviluppo è di 270 metri e la pro- battimento tra militari italiani e austro-ungarici.
to di sicuro a ritrovare la voragine “scomparsa”! Nel 1988 gli speleologi del GTS estesero le ricer- Foto M. Potleca guerra all’aperto si fondità, 90 metri, la pone tra quelle con maggior Vista l’infelice posizione e il pozzo d’accesso di 14
che sull’altipiano del Pal Piccolo, rilevando oltre percorre per circa un'ora dislivello. Contemporaneamente furono scoperte metri questa cavità non fu sicuramente utilizza-
Soltanto negli anni Settanta del 40 cavità, nelle maggior parte dei casi utilizzate il comodo sentiero e rilevate altre grotte minori con evidenti segni di ta per scopi militari, ma alla base del pozzo e nei
secolo scorso cominciarono le come ricoveri per le truppe, depositi o rifugi tem- CAI 401 tracciato sulla
vecchia mulattiera di
adattamento per alloggi militare come la Grotta dintorni dell’ingresso si possono ancora rinve-
esplorazioni moderne poranei. E alcuni nomi non lasciano dubbi: Grot- approvvigionamento
del ghiaccio (4548/2550 Fr), FJ2 (4548/2550 Fr) nire residuati bellici a testimonianza dei furiosi
ticella della Trincea (2098/941 Fr), Condottina italiana della prima e la Voragine del Pal Piccolo (281/315 Fr), solo per bombardamenti delle artiglierie. Proprio in que-
Molte grotte naturali tra il 1915 e il 1917 venne- del Filo Spinato (5291/2928 Fr), Pozzetto delle guerra mondiale. citarne alcune. sta zona il 14 giugno del 1915 tre gruppi d’assalto
ro parzialmente adattate ed esplorate, anche se Bombe (5294/2931 Fr), Cavernetta dei Caricatori Foto M. Potleca Qualche anno dopo ci fu l’inaspettata scoperta di austro-ungarici sbucarono dalle cime nord del Pal
soltanto nelle parti iniziali, dai militari; di queste (5295/2932 Fr). un abisso verticale nel settore est del Pal Piccolo: Piccolo sorprendendo i militari del XX battaglio-
visite però non abbiamo documentazioni scritte Va sicuramente ricordata in modo particolare la è l’Abisso Taiada (6971/4111 Fr), con un dislivello ne della Regia Guardia di Finanza (unità costiera
ma solo labili tracce lasciate in grotta da questi Grotta 1° sul sentiero Vetta Sciapò-Pal Piccolo di –215 metri, esplorato dal Gruppo Speleologico inspiegabilmente schierata in alta montagna); fra
avventurosi esploratori. (4743/2654 Fr), una grande caverna esposta a Bertarelli CAI di Gorizia. La scoperta aprì nuove i numerosi caduti, anche il comandante del repar-
Soltanto negli anni Settanta del secolo scorso sud, visibile anche da lontano, che protegge l’im- prospettive per l’area, la prima grotta ad anda- to maggiore Giovanni Macchi.
cominciarono le prime esplorazioni moderne da ponente edificio a più piani eretto dagli alpini del mento verticale della zona.
parte del Circolo Speleologico e Idrologico Friu- battaglione Monte Granero. Dal grande portale Successivamente, ricerche sistematiche e scavi I gruppi d’assalto austriaci
lano (CSIF) e vennero scoperte diverse cavità d’ingresso si dipartono varie gallerie e cunicoli sono stati intrapresi dagli speleologi del GTS e del sbucarono dalle cime nord del Pal
naturali, tra cui la Grotta Freezer (2090/829 Fr). per un centinaio di metri di sviluppo. Nel 1990 GSC (Gruppo speleologico Carnico) nella Grotta Piccolo sorprendendo gli italiani
gli stessi speleologi esplorarono la Grotta Ricove- Un sentito di Monte Croce Carnico e nella soprastante Grotta
ringraziamento a:
Le esplorazioni recenti ri Cantore (4820/2688 Fr), che si sviluppa dietro Freezer che, dopo la scoperta del loro collegamen- In tempi recenti il Gruppo Speleologico Grotta
“Amici delle Dolomiti -
Nel 1987, grazie alle gare di arrampicata sporti- quella che era la sede del comando operativo del Dolomitenfreunde” per
to, nel 2005, hanno formato un sistema ipogeo di Continua ha cominciato ad esplorare interessan-
va sulle pareti della “Scogliera” del Monte Cro- settore Pal Piccolo. Per accedervi bisogna infilarsi il supporto logistico quasi un chilometro e mezzo di sviluppo per oltre ti sistemi di gallerie naturali nella zona del Dosso
ce, alcuni speleologi iniziarono a frequentare tra i ruderi del ricovero prima di proseguire nel e a Gianni Benedetti 200 metri di dislivello. del Cammello, sede di importanti ricoveri di re-
la zona. Ed è proprio alla base di questa parete labirinto ipogeo all’interno della montagna per (Gruppo Triestino Nel 2011 il Gruppo Speleologico Grotta Continua trovie dove erano schierate le riserve di settore.
oltre 1000 metri. Durante il rilievo delle gallerie Speleologi) per il lavoro
che gli uomini del Gruppo Triestino Speleologi di Trieste (GC) trovò una notevole prosecuzione Nonostante si tratti di ampie gallerie facilmente
di ricerca storico-
(GTS), dopo un breve scavo, scoprirono la Grotta interne, furono notate tracce di nerofumo lascia- bibliografica delle
tra i massi di frana nella Voragine di Piano Mac- percorribili e sfruttabili, finora non è stata rin-
di Monte Croce Carnico (4582/2583 Fr). La ca- te dalle torce dei militari italiani e alcuni bran- esplorazioni nell’area del chi (2091/830 Fr), portandola a un chilometro venuta alcuna traccia di presenza umana, tanto
vità giunge vicinissima alla soprastante Grotta delli dei loro pastrani nei cunicoli più stretti a Pal Piccolo di sviluppo. E si scoprì che questa cavità era la meno militare.

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La Grande Guerra nel settore del Pal Piccolo
di Roberto Lenardon

All’inizio delle ostilità i comandi austro-unga-


rici si accorsero in breve che il Regio Esercito
italiano non era lo strumento micidiale che
temevano. Nella zona del passo di Monte Cro-
ce Carnico, considerato un fronte secondario,
i primi scontri fra le truppe furono caratteriz-
zati dall’esitazione e dalla mancanza di ordini
precisi. Le cime dei monti erano percorse da
pattuglie italiane di finanzieri e di alpini – que-
sti ultimi inquadrati nei battaglioni Tolmezzo
e Val Tagliamento – sporadicamente impe-
gnate in scontri a fuoco brevi ma violenti. Il
Pal Piccolo era stato il primo monte a essere
occupato stabilmente dagli alpini, ma non si
era provveduto alla costruzione di trincee e ri-
pari per gli uomini, sfruttando soltanto i ripari
naturali che l’asprezza del terreno carsico of-
friva in abbondanza.
Il 14 giugno la cima del Pal Piccolo era oc-
cupata da un reparto della Regia Guardia di
Finanza. All’alba le scarse artiglierie austro-
ungariche iniziarono un furioso bombar-
damento, seguito dall’attacco alla cima: i
finanzieri, colti di sorpresa, si ritirarono nella 1/2 cober
conca della Casera, e poi oltre le cime Sud.
Così avanzando le truppe austroungariche si
esposero però al fuoco diretto delle artiglierie
italiane appostate sul Monte Tierz e a Muse,
cober_maggio_15
vicino Cleulis, che iniziarono a colpire gli at-
Gli adattamenti del primo tratto della grotta di Timau
taccanti. La battaglia continuò per due giorni,
(165\89FR) a scopo bellico
sotto un continuo fuoco d’artiglieria, finché le
due parti ristettero: gli italiani padroni delle
cime Sud, gli austroungarici delle cime Nord,
la conca della Casera a dividere i contendenti. Bibliografia storica
Iniziò allora una terribile guerra di posizione
che costò la vita di decine di soldati al giorno, Walther Schaumann, Grande Guerra tra le montagne.
con i contendenti a pochi metri di distanza, al Alpi Carniche Orientali. Passo di Monte Croce Carnico.
precario riparo di muretti di pietre e sacchet- Da Tolmezzo a Hermagor, Tassotti (collana La grande
ti a terra, esposti al fuoco dei cecchini, delle Dall’alto: cartina della zona dove sono visibili guerra 1915-18), 2002
le linee contrapposte sul Pal Piccolo (1917)
bombarde e dell’artiglieria.
E i soldati si trovarono ben presto ad affronta-
Un gruppo di alpini italiani, sullo sfondo il
Antonio Scrimali e Furio Scrimali, Alpi Carniche
re anche le avversità climatiche di una guerra Cellon o Creta di Collinetta, il Pizzo di Collina Escursioni e testimonianze sui Monti della Grande
in alta montagna: nell’inverno del 1916 la neve e la Creta delle Chianevate. (Archivio “Amici Guerra, Ed. Panorama, 1999
raggiunse i sette metri di spessore! Il 24 ot- delle Dolomiti”)
tobre 1917 scattò l’offensiva austro-ungarico- Cartografia
La caratteristica cima del Pal Piccolo con
germanica che, sfondando la linea del fronte
la cupola corazzata che aveva funzione di
a Plezzo e a Tolmino, travolse l’intera II Arma- osservatorio, sullo sfondo il Cellon o Creta di Corrado Venturini, Evoluzione geologica delle Alpi
ta italiana e portò la linea del fronte sul Piave. Collinetta, il Pizzo di Collina e la Creta delle Carniche, Carta geologica delle Alpi Carniche. 2 fogli
Le truppe italiane abbandonarono le monta- Chianevate. La zona del Monte Pal Piccolo e 1:25.000, Museo Friulano di Storia Naturale, Udine,
del passo di Monte Croce Carnico è ricca di
gne della Carnia. Dopo due anni e mezzo la 2006
postazioni, baraccamenti, camminamenti e
pace e il silenzio finalmente ritornarono sulle
trincee, la gran parte risistemate ad opera
vette che avevano visto la follia umana nella dell’Associazione “Dolomitenfreunde - Amici Carta topografica nº 09, Alpi Carniche – Carnia
peggiore delle sue espressioni: la guerra. delle Dolomiti”. Foto M. Potleca Centrale, scala 1:25.000, Ed. Tabacco, 2003

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Portfolio

Morire per Trento/


Sterben für Trient
A cura del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto

Da domenica 22 marzo 2015 è aperta al provveditore del Museo della Guerra – In queste pagine immagini
Castello di Rovereto la mostra “Morire erano sorretti da ragioni differenti ma vi- dell’allestimesto della mostra al Museo
per Trento/Sterben für Trient. Soldati vevano gli stessi pericoli, le stesse difficol- Storico Italiano della Guerra.
Foto Marco Leonardi Scomazzoni
italiani ed austro-ungarici sul fronte tren- tà nel rapporto con le gerarchie militari,
tino della Prima guerra mondiale/Ita- la stessa traumatica esperienza dell’ucci-
lienische und österreichisch-ungarische dere e dell’essere esposti alla possibilità di
Soldaten an der Tiroler Front im Ersten morire. Lo spazio dell’esposizione – pro-
Weltkrieg” allestita dal Museo Storico segue Zadra – non permette di illuminare
Italiano della Guerra. La mostra, divisa ogni aspetto della Prima guerra mondiale
in tre parti, illustra i principali avveni- ma mette il visitatore nelle condizioni di
menti che hanno caratterizzato il fronte farsene un’idea personale ed equilibrata
trentino del conflitto tra il 1915 e il 1918, e di considerare, accanto alle motivazio-
dal passo dello Stelvio alla Marmolada, e ni politiche ed economiche del conflitto,
racconta, attraverso brani di lettere, diari l’esperienza dei combattenti, i loro pen-
e memorie, come i soldati austro-ungarici sieri e i loro sentimenti mentre venivano
e quelli italiani vissero quella drammati- mandati, da una parte e dall’altra, a “mo-
ca esperienza. I frammenti della vita sul rire per Trento”.
fronte riportati nei racconti dei combat- Nella mostra non c’è un punto di vista na-
tenti sono accompagnati da immagini e zionale privilegiato e i visitatori, siano ita-
oggetti che fanno parte delle collezioni liani, austriaci o tedeschi, troveranno un
del Museo della Guerra ma arrivano an- allestimento rispettoso delle loro diverse
che da alcuni musei della Rete Trentino provenienze e origini. I cento anni trascor-
Grande Guerra. si dalla guerra ci permettono di ripensare,
Nella prima parte la mostra mette in ri- senza animosità e senza nazionalismi quel
salto le diverse memorie della Grande conflitto che segnò la vita di milioni di
Guerra che sono state elaborate in Italia uomini e di donne e di guardare a quella
e in Austria nel corso del Novecento e il vicenda come ad una pagina tragica della
lavoro svolto da molti soggetti (istituzio- nostra storia che abbiamo saputo superare
ni, musei, associazioni) per conservare le dando vita ad un’Europa unita”.
testimonianze materiali del conflitto. Il Tutti i testi in mostra (schede storiche e
percorso prosegue presentando il modo citazioni) sono proposti in italiano e in
in cui il Regno d’Italia e l’Impero austro- tedesco. “Morire per Trento/Sterben für
ungarico entrarono in guerra attraverso le Trient” è aperta al Castello di Rovereto
parole d’ordine della politica e della pro- fino a gennaio 2016 dal martedì alla do-
paganda, l’organizzazione degli eserciti e menica dalle 10 alle 18 ed è stata realiz-
le principali vicende sul fronte trentino. zata con il contributo della Provincia di
La terza parte, mettendo in primo piano Trento (assessorato alla cultura); rientra
diverse citazioni tratte da lettere, diari e inoltre nel programma ufficiale per le
memorie di dieci italiani e di altrettanti commemorazioni del Centenario della
austro-ungarici, racconta come i com- Prima guerra mondiale a cura della Presi-
battenti dei due eserciti si scontrarono su denza del Consiglio dei ministri (Struttu-
questo fronte. ra di missione per gli anniversari di inte-
“Questi soldati – sottolinea Camillo Zadra, resse nazionale).

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Montagne a pedali
ma nella nostra era tecnologica la biancheria possibili rischi.
ha ancora un bel peso, e anche tutto il resto non Montagne a pedali tratta anche della filosofia
scherza”. Il nostro Coppola ci fa rivivere le emozioni cicloescursionistica, e non solo, del CAI, sia at-

trentacinque itinerari per


di AlpiBike, il nome che ha dato alla traversata. traverso le parole di Paolo Zambon, presidente
della Commissione Centrale per l’Escursionismo,
In tutte le proposte si sottolinea ma soprattutto in quelle del Presidente generale
l’approccio consapevole alla Umberto Martini: “In montagna, ci sono solo due

tutti i gusti
montagna e alla sua frequentazione limiti d’ordine generale che condizionano il mo-
vimento: le caratteristiche morfologiche del terri-
Montagne a pedali è stato realizzato grazie al con- torio e della sua viabilità, e la necessità di tutelare
tributo di numerosi Soci CAI e del Gruppo Ciclo- un ambiente naturale fragile. Al di fuori di tali
escursionismo, che hanno proposto e descritto i limiti la libertà di scelta del modo di spostarsi è
Una nuova iniziativa di CAI, Corriere della Sera e 35 itinerari presenti nel volume. Ampia la gamma assoluta, senza limiti di tempo o di spazio, se non
offerta: escursioni per le famiglie e per i più esper- quelli suggeriti dalle necessarie precauzioni di si-
Gazzetta dello Sport dedicata al cicloescursionismo. ti. In tutte le proposte si sottolinea l’approccio curezza. Per questo motivo il Club Alpino Italiano
Una guida per escursioni in mountain bike in stile CAI: consapevole alla montagna e alla sua frequenta-
zione, il rispetto per l’ambiente e per gli escursio-
ha ritenuto utile proporre una guida che, coeren-
temente ai propri principi di tutela dell’ambiente
cultura, rispetto dell’ambiente e dei pedoni nisti a piedi. Nelle Alpi sono quindici gli itinerari naturale e di salvaguardia della salute personale
presentati che spaziano dalla Liguria al Friuli-Ve- non solo dia indicazioni sugli itinerari, ma an-
di Luca Calzolari nezia Giulia passando da Piemonte, Lombardia, che proponga comportamenti rispettosi tanto
Trentino-Alto Adige e Veneto. Le proposte sulla dell’ambiente quanto degli altri escursionisti

“I
n principio fu la strada. Perché la strada – scrivono nel volume Piergiorgio Rivara e Marco A fronte: Sulla cima dorsale appenninica e sulle isole sono 20: Emilia- utenti a piedi degli stessi sentieri e territori”.
era fatta di fuoristrada. Solo una fettuccia Lavezzo, del Gruppo Cicloescursionismo del CAI del monte Branzi con Romagna, Toscana, Molise, Umbria, Basilicata, Nelle pagine che seguono vi proponiamo un itine-
l’Appennino parmense
tracciata dagli uomini e arata dai carri, ma – la mountain bike è un attrezzo relativamente solo per citarne qualche regione. E poi Sicilia e rario di cicloescursionismo (Tellaro e Montemar-
sullo sfondo.
scabrosa e scandalosa”. Marco Pastonesi, giornali- recente nella pratica dell’escursionismo montano. Foto Piergiorgio Rivara
Sardegna. Non mancano i consigli per prepararsi cello), che non troverete tra quelli proposti nel
sta della Gazzetta dello Sport, nel suo contributo La tradizione associa le origini della mountain al meglio alle escursioni in modo da diminuire i volume in uscita. Una guida imperdibile.
per il volume Montagne a pedali, ci trasporta in un bike a un gruppo di giovani americani, tra di loro,
pezzo di storia del ciclismo e del suo rapporto con Gary Fisher, Joe Breeze, Charlie Cunningham,
il fuoristrada e la verticalità della montagna. “La Tom Ritchey. Essi utilizzarono le vecchie Schwinn
strada era terra e sassi, cioè fuoristrada, soprattutto Excelsior, un modello di bici “ballonet” in uso
quando il gruppo cominciò a considerare non solo ai fattorini e ai portalettere degli anni Trenta e
il ciclismo orizzontale, fatto appunto di orizzonti in Quaranta.” Continuando nella lettura scopriamo
chilometri o miglia, ma anche quello verticale, fatto che la mountain bike arrivò in Italia in occasione
appunto di vertici, altitudini e dislivelli. La prima del Salone del Ciclo e Motociclo di Milano, nel
montagna fu inserita nel Tour del 1905, alla sua ter- Novembre 1983, dove fu notata da alcuni redattori
za edizione. Era il Ballon d’Alsace, il pallone d’Alsa- della rivista «Airone». Questi si rivolsero alla
zia, nei Vosgi, al confine orientale della Francia: un Cinelli, nota fabbrica di biciclette, e insieme
panettone alto 1247 metri”. progettarono il primo modello italiano di mountain
La grande capacità di affascinare del ciclismo sta bike, cui diedero il nome di un piccolo uccello
forse anche nel fatto che prima della motorizzazio- arrampicatore: il “Rampichino”. Nicolò Lurani
ne di massa la bicicletta è stata uno dei principali e gli altri redattori di «Airone» sperimentarono
mezzi di trasporto, e la fatica delle gambe che spin- il rampichino come mezzo per l’escursionismo
gono sui pedali era esperienza comune. In quegli “ideando e realizzando una traversata a cavallo
anni la bicicletta era anche la compagna di tanti delle valli piemontesi del Grana, Maira e Varaita, ai
alpinisti: “Era l’estate del 1952. Pochi soldi, strade piedi del Monviso”. La storia prosegue nel racconto
sconnesse e quasi zero traffico, l’alpinista austriaco di Lavezzo e Rivara sino ad arrivare ai giorni nostri. * Il CamminaItalia è
non dispone di una vettura propria, i mezzi pub- Nel tempo molti Soci CAI si sono avvicinati a questa stata una manifestazione
blici sono limitati, prendono tempo. Ricorrerà alla forma di escursionismo, portando nella pratica del del CAI, organizzata
da Teresio Valsesia nel
bicicletta. Il veicolo d’eccellenza per gli spiriti liberi. cicloescursionismo l’etica del Sodalizio. Tra questi,
1995 e nel 1999, durante
Costa niente, parti e torni quando vuoi, il viaggio Claudio Coppola, che nel 2005 realizzò “la prima la quale una grande
diventa parte integrale dell’impresa.” L’alpinista di traversata in solitaria delle alpi in mountain bike staffetta tra le sezioni ha
cui parla Lorenzo Cremonesi nell’articolo che tro- seguendo lo spartiacque principale. 50 tappe, 2300 camminato per tutte le
vate nel volume, è Herman Buhl. chilometri e 60.000 metri di salite (sette volte montagne italiane, dalla
Sardegna a Trieste, allo
I tempi cambiano e la bicicletta diventa strumento e mezzo l’Everest). – scrive Coppola e prosegue
scopo di inaugurare il
di un nuovo modo di avvicinarsi alla montagna: – La linea guida del percorso è stata quella del Sentiero Italia, il trekking
nasce la “bici da montagna”. “Comparsa in CamminaItalia*. Seguirla però è costato molta più lungo del mondo,
California nei primi anni Settanta del secolo scorso, fatica: venti chili di bagaglio, sembra impossibile circa 7000 km

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In discesa sul sentiero selciato che
conduce a Tellaro. Sullo sfondo
Portovenere e l’isola di Palmaria

Tellaro e Montemarcello il parcheggio. Un altro parcheggio si trova salendo


Un’escursione tra i boschi della Ligura orientale, direttamente da Ameglia dall’altro lato del paese Itinerario
fra borghi marinari e fortezze militari, (nord).
con il mare sempre in vista
di Piergiorgio Rivara e Stefano Alinovi - Montemarcello è una frazione del comune ligure di 1. Lerici, Palmaria e isola
foto di Piergiorgio Rivara Ameglia, nella Val di Magra in provincia della Spezia, del Tino
distante dal capoluogo comunale circa 5 chilometri.
Il suo territorio fa parte del Parco naturale regionale
Lunghezza: km 24 di Montemarcello-Magra istituito nel 1985. Il paese
Dislivello: 830 m dal 19 aprile 2006 fa parte del circuito dei borghi più
Durata: 2,5/3 ore belli d’Italia. Il borgo è situato a 266 metri sul livello
Quota massima: 740 m del mare presso la cima del promontorio del Caprio-
Percentuale di: asfalto 45% , sentiero 55% ne e offre al visitatore una vista panoramica della val
Cartografia: Bassa Val di Magra – Parco di Monte- di Magra e del sottostante golfo della Spezia. Sullo
marcello-Magra. Club Alpino Italiano sezione di Sar- sfondo fanno bella mostra di sé le affilate cime delle
zana. Edizioni 4Land Alpi Apuane, mentre il crinale appenninico appare più
Punti acqua: bar a Tellaro dolce verso nord. Nel territorio, inglobato nell’omoni-
Scala difficoltà CAI : MC / MC (BC) mo parco naturale regionale, è presente, sulla vetta
Itinerario consigliato soprattutto da autunno a inizio del Monte Murlo, un orto botanico sulla flora locale.
primavera. Partiamo dal parcheggio proprio all’ingresso del
Località di partenza: Montemarcello, parcheggio grazioso borgo di Montemarcello. Ci dirigiamo
pubblico prima del paese dal lato sud. Montemar- verso il paese sulla provinciale senza entrare nei
cello è raggiungibile in 20 minuti (14 km) dal casello caratteristici carrugi che percorreremo al ritorno.
dell’A12 di Sarzana (SP). Seguire la provinciale 432 Subito fuori dal paese svoltiamo a sinistra in
per Ameglia e proseguire per Bocca di Magra e Mon- direzione di Lerici ma subito dopo imbocchiamo sulla
temarcello fino all’ingresso del paese dove è posto destra il primo sentiero della giornata (0,5 km) con

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2. Veduta da sco alla sinistra (segnavia MTB); occorre sollevare la
Montemarcello bicicletta per entrare nel bosco ma poi inizia un deli-
del promontorio di
zioso sentiero che sale con alcuni stretti tornanti fino
Portovenere e delle Isole
Palmaria e Tino ad una sterrata più larga, dove si svolta a sinistra e si
3. Il capoluogo Ameglia segue il sentiero fino alla cima del monte Branzi (363
svetta davanti alle cime m), crocevia di sentieri. Da qui si gode di un’ampia
innevate delle Apuane veduta sulle cime dell’alta Lunigiana. Si segue poi a
4. Caratteristici
destra il sentiero che riporta in breve su una strada
terrazzamenti in località
Redarca ghiaiata. Al km 14,5 tenere la sinistra e dopo un tor-
5. Nella galleria del forte nante a sinistra proseguire in quota fino ad attraver-
Chiodo sare la strada proseguendo dal lato opposto. Si passa
sotto il forte del monte Rocchetta e in breve si comin-
cia a scendere per un piacevole singletrack sistema-
to da bikers locali. Al suo termine si incontra il sentie-
ro che da Zanego scende ad Ameglia (18,2 km), qui
si svolta a sinistra e si prosegue la divertente discesa
2 sul bel sentiero selciato fino al capoluogo. Da Ame-
glia inizia la risalita su strada che - con vista costante
sulle Apuane, la costa e la foce del fiume Magra - ci
una discesa breve ma tecnica che ci ricorda che ci riporta in quattro piacevoli chilometri a Montemar-
troviamo in terra ligure, dove spesso i sentieri sono cello. Qui è consigliato attraversare in bicicletta (con
molto impegnativi. Ritornati su asfalto facciamo attenzione) i suoi suggestivi carrugi e merita sicura-
soltanto cento metri prima di riprendere un bel mente una visita il forte Chiodo, situato accanto al
selciato in salita che attraversa di nuovo la strada parcheggio, recentemente restaurato e riaperto al
poco più in alto. Si prosegue dritto e si arriva in breve pubblico, e, come curiosità, l’annesso “museo” del
al bivio per la salita verso l’orto botanico (1,8 km) ciclismo che trova spazio nei suoi locali interni e che 5
dove è consigliato fermarsi sul bordo della scogliera ospita maglie d’epoca e altre memorabilia.
per ammirare la veduta su Portovenere e sull’isola
Palmaria, panorama che ci accompagnerà per il resto
della discesa verso Tellaro. Attraversata la strada si
sale fino al punto più alto del percorso presso l’orto Il Parco regionale sulla vetta di Monte Murlo (365 m) sul pro- contraerea. Tra l’ottobre 1944 e la Libera-
botanico del parco regionale sulla cima del Monte Montemarcello-Magra montorio del Caprione, il sistema collinare zione la batteria, nelle mani dei tedeschi,
Murlo. Da qui si ritornano ad ammirare le alte cime Al confine tra Liguria e Toscana, il Parco che divide il golfo della Spezia dalla pianura fu utilizzata per difendere la Linea Gotica.
delle Apuane e la pianura costiera che si perde in regionale Montemarcello-Magra include del fiume Magra. Si tratta di un sito di no- Di proprietà del Comune di Ameglia la bat-
lontananza verso la Versilia. un territorio di 4320 ettari, ricco di valenze tevole pregio floristico e di grande valenza teria militare è stata concessa in gestione
3 Si inizia a scendere su un sentiero ripido e sconnesso naturali, storiche e culturali. panoramica che offre una splendida vista pluriennale all’Ente Parco Montemarcello-
(OC) e in breve si arriva al crocevia di Zanego. Qui si Il mare e la costa con borghi marinari di for- sulle Alpi Apuane e sulla foce della Magra. Magra per valorizzarla e riconvertirla a
prosegue sul sentiero selciato che con una meravi- te attrattiva e incantevoli spiagge lasciano Le sezioni nelle quali è diviso l’Orto sono finalità turistico-ricettive. Gli interventi di
gliosa discesa ricca di scorci suggestivi tra gli ulivi e il posto alla Val di Magra con le sue zone rappresentative di alcune delle coperture restauro delle strutture originarie della Bat-
i terrazzamenti ci conduce fino ai carrugi di Tellaro. umide ricche di biodiversità e, nell’entroter- vegetali che si ritrovano nel Caprione. Il teria ne hanno assicurato la conservazione,
Questo tratto è molto frequentato dagli escursionisti ra, alle verdi colline della Val di Vara. Oltre percorso guidato permette di osservare le promuovendo la conoscenza e l’afflusso
ed è quindi d’obbligo prestare attenzione e control- all’area fluviale, di grande pregio naturali- specie presenti nelle diverse sezioni: gariga, turistico di un bene importante dal punto di
lare la velocità. In paese vale sicuramente la pena stico e storico-culturale è il promontorio macchia mediterranea, pineta di pino vista storico, culturale, architettonico e del
scendere fino al mare per una foto ricordo. Si risale del Caprione, ideale punto di partenza per d’Aleppo, querceto caducifoglie, piante del- paesaggio. Il recupero del forte, inaugurato
superando una serie di faticosi ma divertenti gradini molte escursioni. la tradizione popolare. Per i piccoli visitatori nel 2014, ha comportato il restauro conser-
fino alla piazzetta di Tellaro da cui si riprende la stra- Ma il Parco non è solo un insieme di è stato predisposto un percorso a loro vativo delle strutture, della galleria, delle
da verso Lerici, con vista dall’alto su calette dal co- paesaggi unici, è anche un laboratorio di dedicato, alternativo a quello tradizionale, murature e la ricostruzione di una delle due
lore blu cobalto. Questo tratto di strada asfaltata va progetti di conservazione e riqualifica- chiamato “Il cammino dei sensi”. torrette, andata in gran parte distrutta. È
percorso con prudenza perché è piuttosto trafficato. zione ambientale che ruotano sul Centro stata inoltre consolidata e completata una
Si supera il bivio che scende a Lerici proseguendo Regionale Fauna Minore, sull’Orto botanico casermetta destinata all’accoglienza dei
dritto fino al km 10, dove si volta a destra e, dopo sei- di Montemarcello e sul Centro Studi sulle Il forte Chiodo visitatori e sono stati realizzati nuovi volumi
cento metri, si lascia la strada principale per salire, aree protette e gli ambienti fluviali, punto di La batteria militare “Generale Chiodo” è destinati ad attività ricettiva extra-alber-
sempre su asfalto, in direzione della Rocchetta. Al km riferimento per i parchi fluviali italiani. stata realizzata nei primi anni del Nove- ghiera. Lungo tutta la galleria sono esposti
12, in corrispondenza di un tornante a destra si lascia cento dal Genio Militare come postazione pannelli illustrativi della storia del forte.
l’asfalto e si prosegue dritto per una stradella vicinale anti-nave per la difesa orientale del golfo
4
che sale ripida tra i campi e le case (località Redarca). L’orto botanico di montemarcello di La Spezia. All’ingresso dell’Italia nella Maggiori informazioni su
Al km 12,5 si abbandona la strada per salire nel bo- L’Orto Botanico di Montemarcello sorge seconda guerra mondiale fu riconvertita in www.parcomagra.it

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Federica Mingolla
Dalla palestra cittadina per l’arrampicata indoor alle
grandi pareti francesi, tutto in una manciata di anni.
E con la voglia di andare avanti ed esplorare tutte le
dimensioni della scalata

C
Federica Mingolla in hi non la conosceva deve aver fatto un bella cosa. E così ho partecipato alle competizio-
arrampiacata sulle balzo sulla sedia, dopo aver sentito della ni giovanili, prima ai macroregionali, poi agli ita-
pareti del Verdon.
sua ripetizione di Tom et je ris, il capola- liani, e due anni dopo ho preso parte alla Coppa
Foto Elio Cacchio
voro realizzato nel 2008 da Bruno Clément sulla Italia senior. Intanto, con la supervisione del mio
Rivière gauche delle Gorges du Verdon, una linea allenatore alla Sasp, ho migliorato il mio stile e la
di 60 metri valutata 8b+ e sospesa su un vuoto mia progressione in arrampicata. Un paio d’anni
da vertigine. Ma Federica Mingolla, torinese, dopo facevo già il 7b di corda, per dire. Poi ho avu-
vent’anni compiuti da poco, una delle giovani to un momento di stasi, e per un breve periodo mi
scalatrici italiane più forti e dotate, non se la tira sono fatta consigliare da Stefano Ghisolfi su come
affatto, anzi sembra persino stupita dal clamo- allenarmi. Poi Donato Lella mi ha preso sotto la
re suscitato dalla sua salita dello scorso ottobre. sua ala e, nel giro di qualche mese, ho ottenuto
Prima di lei, tra gli italiani, ci erano riusciti solo dei risultati importanti: sono riuscita ad arrivare
Jacopo Larcher e Andrea Polo, ma per la clim- in finale in Coppa Italia, a salire sul podio, e ad
ber piemontese la vicenda non passa attraverso arrivare seconda. Tutto nello stesso anno, il 2013».
il filtro delle classifiche. Con più di una ragione, Non abbiamo ancora parlato della roccia…
perché si tratta anche di un traguardo personale «Mi ci sono dedicata di più nel 2014, trascurando
importante, se si pensa che Federica arrampica un po’ le gare. Per la verità la falesia l’ho comincia-
solo da cinque, sei anni. ta seriamente due anni fa. Di tanto in tanto saltavo
gli allenamenti indoor per andare a scalare fuori,
«La roccia l’ho avvicinata da piccola, con le mie cosa che non faceva molto piacere al mio allena-
sorelle, a cinque, sei anni. Era un gioco, e mio pa- tore. Ma arrampicare all’aperto per me è un’espe-
dre ci faceva provare qualche passaggino, che noi rienza irresistibile, avevo voglia di uscire e metter-
salivamo con gli scarponcini. Poi, per undici anni, mi alla prova sulla roccia».
ho praticato il nuoto agonistico. Solo quello, e for- E il tuo spirito di competizione, dove è andato
se qualche passeggiata in montagna. Finché ho a finire?
scoperto che vicino a casa mia c’era una palestra «Non sono molto competitiva nei confronti degli
per l’arrampicata indoor. Mia sorella aveva comin- altri; lo sono invece verso me stessa: se decido di
ciato a frequentarla con la scuola e si era iscritta chiudere un tiro duro, lo provo in competizione
«La prima volta, mentre a un corso propedeutico. Diceva che era una cosa con me stessa. In gara,invece, a volte prendo le
ero impegnata su uno divertente, e così ho voluto provare anch’io. La pri- cose un tantino alla leggera. E comunque, due
dei muri della palestra, ma volta, mentre ero impegnata su uno dei muri anni fa, sono riuscita a fare un passaggio di grado:
un allenatore mi ha della palestra, un allenatore mi ha visto e mi ha sono passata dal 7c, 8a lavorato all’8b, 8b+. Sem-
visto e mi ha chiesto chiesto da quanto tempo arrampicavo. Quando ha bra poco, ma è stato un passaggio difficile, come
da quanto tempo scoperto che quello era il mio debutto, è rimasto dire dal 6b al 7a. Un salto importante».
arrampicavo. Quando stupito e mi ha invitato a frequentare un corso re- Ti sei accorta subito delle tue doti in arrampi-
ha scoperto che quello golare. Era il 2009. Sulle prime non sapevo cosa cata? All’inizio eri consapevole di essere più
era il mio debutto, è dire: ci ho pensato su e alla fine ho accettato. E brava di tanti altri?
rimasto stupito e mi ha così ho cominciato ad arrampicare con la società «È una percezione che non ho mai avuto: ho sem-
invitato a frequentare sportiva Sasp, che mi ha permesso di avere una bra arrampicato solo per passione. Mi sono trovata
un corso regolare. Sulle preparazione adeguata». a muovermi sulle difficoltà, ad escogitare un modo
prime non sapevo cosa E le gare? di passare sui tratti duri, solo perché mi piaceva.
dire, ma alla fine ho «Ho cominciato presto, quasi subito, mi hanno Quello che per me ha sempre avuto importanza
accettato». trascinato i compagni, dicevano che erano una è il risultato personale, più che il piazzamento in

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Klaus Dell’Orto/Climbing Technology
gara, e le emozioni che puoi provare salendo una volta, perché la sera mi ritrovo sempre molto stan- In questa pagina: una nel vuoto, non riuscivo a comunicare con i compagni».
via, che non cambierei mai con un podio. Ho co- ca e poi devo pure studiare. Invece non sono parti- giornata di bouldering. E l’arrampicata sui blocchi?
minciato a fare gare solo perché il mio ragazzo le colarmente tecnologica: sono una che, per dire, si Foto archivio Federica «Mi piace molto. A Novalesa, ad esempio, c’è un blocco alto 10 metri, di 7c+, e
Mingolla
faceva, e così ho voluto provare anch’io. Però mi compra il cellulare usato di un amico; poi, certo, prossimamente vorrei salirlo. Il sito è stato aperto da poco, e mi piacerebbe fre-
sono sempre piaciute molto le cose nuove, e da capita anche a me di usare i social, però non passo A fronte: Federica quentarlo. Poi mi è piaciuta molto l’esperienza del Melloblocco: l’anno scorso ho
questo punto di vista volete mettere la falesia? La il mio tempo con il cellulare all’orecchio». Mingolla in salito cinque blocchi gara e mi hanno anche chiamato sul palco, e poi il posto è

Via Trenker, Prima torre del Sella


roccia vera per me è stata una rivelazione, mi ha Sei una multitasking per natura… arrampiacata. davvero stupendo, mi ha entusiasmato».
fatto riscoprire l’arrampicata». «Adoro fare un sacco di cose, sono iperattiva». Foto Elio Cacchio Due parole sulle vie che ritieni più belle, e non necessariamente le più dure…
Quando cerchi un risultato – una via difficile, E la montagna? Ci hai mai pensato? «Direi un certo 8a+ al settore Red Up, ad Albenga Poi la via Quarto potere a
un passaggio particolare – come ti comporti? «Ho fatto dei trekking con mio padre, qualche Campambiardo: non per l’estetica del posto, ma proprio solo per i movimenti
«Ci penso spessissimo, l’obiettivo diventa un ferrata. Da bambina avevo paura dell’esposizione, della scalata. Poi, ovviamente, Tom et je ris in Verdon. E infine parecchie vie di
pensiero costante: lo visualizzo mentalmente, mi ora non più. Mi piace lo scialpinismo, non ho mai Kalymnos, ma soprattutto una, vicino alla Grande grotta, un pochino più a de-
concentro, mi ripasso la via nella testa, guardo in smesso. Ho cominciato a sciare da piccolissima, stra, Punto Caramelo, un 8a+ che ho salito al tramonto ed è stata uno spettacolo».
continuazione dei video. Prendiamo ad esempio la con mio padre, e ho sempre continuato. Poi mi Ti piacerebbe imparare ad attrezzare qualche via?
vicenda del Verdon: mi sono vista almeno un cen- piace tantissimo viaggiare». «Di recente una guida alpina, un amico, mi ha fatto provare a chiodare, usando i
tinaio il video di Monique Forestier, che è stata la Il posto più lontano in cui hai scalato? cliff. Voglio provarci di nuovo. Dev’essere proprio bello, quando ti ritrovi di fronte
seconda ripetere la via. E l’ho fatto non tanto per «Il più lontano? Singapore; il più selvaggio, invece, un parete di roccia che ti piace, riuscire a modellarci su una via»
capire i movimenti, ma perché quella storia mi sti- il Vallone di Unghiasse, in Val Grande di Lanzo». E l’idea dell’arrampicata sportiva in montagna?
molava tantissimo e dentro di me faceva scattare Quali sono i siti di scalata in cui ti senti a casa? «È un mio obiettivo, ogni tanto ci penso. Come penso anche a un futuro come
una molla importante. Mi veniva voglia di andare «Kalymnos, un posto stupendo, con vie lunghe, di guida alpina. Chissà.… Non molto tempo fa ho fatto un po’ di dry tooling, e
in Verdon e di provare quel tiro». resistenza. Mi basta chiudere gli occhi per ritro- con le picche mi sono trovata benissimo. E adesso voglio provare con le cascate
Com’è di solito la tua giornata? varmelo davanti e sentire il rumore del mare. Vici- ghiacciate».
«Sono al secondo anno di università, frequento no a casa, mi sento a mio agio ovunque. Il Verdon Quanto ti alleni?
# ASCENT # BE UP
Imbracatura polivalente, Innovativo assicuratore /
la facoltà di Scienze motorie, dove le lezioni sono mi ha colpito molto, ma lì ho scalato solo Tom et «Se faccio corda, tre, quattro ore al giorno. Se sto in palestra, sui muri bassi, e sviluppata per alpinismo discensore studiato per
quasi sempre la mattina, dalle 8.30 alle 14, poi mi je ris, e ci sono rimasta quattro giorni in tutto. Ma faccio preparazione muscolare, due ore e mezza, tre». e arrampicata su ghiac- alpinismo, falesia, vie a
cio. Struttura ergonomi- più tiri e trad. Permette
alleno in palestra, alleno dei ragazzini al B Side, a voglio tornarci, e scalare vie lunghe. Prima di quel Vorresti assomigliare a qualcuno? Hai qualche mito tra gli arrampicatori? ca robusta che garanti- di dare corda veloce-
Torino. Nel periodo di esami studio molto. Ma per momento il Verdon non lo avevo mai visto». «Non ci ho mai pensato. Forse qualcuno che frequentava la palestra. Sto comin- sce un ottimo sostegno mente e in modo fluido.
lombare. Quattro fibbie Per mezze corde o cor-
fortuna ho anche una vita sociale». Ti ha impressionato? ciando solo ora a interessarmi della storia dell’arrampicata sportiva. Conosco i di regolazione e ampi de gemelle Ø 7.3÷9
portamateriali. Tre taglie mm o corde singole Ø
I tuoi riferimenti culturali? «Non particolarmente, ma non me lo figuravo ragazzi della mia età, e poi Luisa Iovane, Jenny Lavarda, Adam Ondra, Manolo». disponibili. 410 g (M/L). 8.5÷10.5 mm. 85 g
«La musica? Tutta, indistintamente. Ho anche tanto strapiombante: mi sono affacciata sulla via, I tuoi sponsor?
suonato la chitarra per sette anni. Poi leggo: mi ma dall’alto non riuscivo a scorgere l’attacco: per «Per me sono stati fondamentali, hanno costituito uno stimolo a migliorarmi.
piacciono i libri di Ken Follett, un pochino anche vederlo mi sono dovuta calare con la corda. C’è Devo ringraziarli davvero».
la fantascienza, ma senza esagerare; e meno di una stato anche un momento in cui, appesa alla corda, Per gentile concessione di Petzl
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per alpinismo e arrampicata su:
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www.climbingtechnology.com
Un sogno chiamato Tre amici alpinisti e un desiderio coltivato per anni:
salire la perfetta piramide di ghiaccio della famosa cima

Alpamayo
della Cordillera Blanca
di Massimo De Paoli*

Campo alto
sul ghiacciaio

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In questa pagina:
Svalicando il colle sud
dell’Alpamayo, a quota
5600 metri

A fronte: sulla cresta


nord del Tocllaraju

A
lle sei del mattino la luce dell’alba che sammarinesi; alpinisti per passione, in realtà tutti
avvolge le vette bianchissime della Cor- e tre amici veri da oltre vent’anni perché condi-
dillera Blanca peruviana ha qualcosa di vidiamo una grande passione per il volo libero in
magico, soprattutto se la si guarda da 6000 metri. deltaplano.
Su qualunque montagna l’alba è magica, ma qui lo Riccardo – indubbiamente il più forte di noi alpi-
è in maniera speciale: sarà la rarefazione e la lim- nisticamente parlando, ex atleta della nazionale
pidezza dell’aria, sarà la suggestione dei luoghi, le sammarinese di sci – ha mollato il posto sicuro in
luci, non so. Ma così è. banca per fare il maestro di sci, e adesso vive sulle
25 agosto 2014, ore 6, con Riccardo e Miguel affon- Alpi buona parte dell’anno. Uno che pratica tutto
do i ramponi sul ghiaccio della tormentata cresta quel che si può praticare in montagna. Michele in-
sommitale dell’Alpamayo. Davanti a me il baratro vece è da sempre un animale acquatico, che abbia-
del versante est, dietro la canaleta di uscita della via mo strappato all’acqua liquida e portato sull’acqua
dei francesi, da cui siamo saliti. solida. Olimpionico di nuoto in gioventù e da sem-
Quasi mi commuovo. Girandomi vedo la pirami- pre (e tutt’ora) surfista instancabile, ha raccolto la
de del Santa Cruz (6260 m) con la cima illumi- nostra provocazione del Perù e per mesi si è lasciato
nata dalla prima luce del sole, giallo rosata. Dopo trascinare su vie di neve e ghiaccio, dall’Abruzzo
quattro ore di “spicozzate” finalmente realizzo dove al Monte Bianco, in un tour de force che si è con-
sono. Sulla punta della montagna dei miei sogni. A cluso con una notte all’addiaccio tra le pietre della Davanti a me il baratro
sud, praticamente accanto a noi, il Quitaraju. Ad cima del Corno Grande del Gran Sasso pochi giorni del versante est, dietro
est la schiena di drago del Pucajirca, da cui arriva la prima della partenza, a quasi 3000 metri, sotto la la canaleta di uscita
luce. Un po’ più distante verso sud un’altra stupen- pioggia. Passando anche per un sabato pomeriggio della via dei Francesi, da
da piramide: l’Artesonraju, quello della Paramount trascorso dentro la cella di surgelazione di un amico cui siamo saliti.Non è
Picture, dietro al quale è tutto uno schieramento di di Riccione che produce piadine, a meno 30°C, per un sogno, sono proprio
punte bianche, a perdita d’occhio, su cui svetta lo provare la tenuta dei sacchi a pelo. E poi vengo io, lì. Ci abbracciamo,
Huascaran, il più alto di tutti. innamorato delle montagne da sempre, ma inna- mentre sbucano dal
Non è un sogno, sono proprio lì. Ci abbracciamo, morato anche del Perù da quando, da bambino, ho canale anche Fredi e
mentre sbucano dal canale anche Fredi e Hugo, i letto un libro sulla storia degli Incas; ci ero già stato Hugo, i nuovi amici
nuovi amici peruviani, con noi da tre giorni. due volte con la famiglia per vedere i luoghi leggen- peruviani, con noi da
Per anni ho sfogliato libri e riviste, e guardato foto dari immaginati nei libri, e dove sognavo di torna- tre giorni. Per anni ho
su internet dell’Alpamayo. Sognando. Ed ora sono re da alpinista. L’obiettivo era quello di salire tre sfogliato libri e riviste,
proprio su quella cima. o quattro vette della Cordillera Blanca, ma il vero e guardato foto su
Siamo partiti dall’Italia il 10 agosto, con in tasca obiettivo, inutile nasconderlo, era l’Alpamayo. Me internet dell’Alpamayo.
il patrocinio CAI: io, Riccardo Stacchini e Miche- n’ero invaghito come può succedere con una donna. Sognando. Ed ora sono
le Piva, un veronese trapiantato a Rimini e due Un cuop de foudre che mi segnava da anni, e ormai proprio su quella cima.

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avevo contagiato gli altri due. Almeno la volevamo ospedale una vallata dove non ne esistevano e ge- Le nostre tracce sulla
vedere quella montagna! stiscono quattro rifugi in posizioni strategiche in vetta del Tocllaraju
La sua sopravvivenza

te
Nel 2013 avevamo contattato l’associazione peru- diverse quebradas (valli interne) della Cordillera

n
ige
viana di guide “Don Bosco en Los Andes” di Mar- Blanca, diventati punti di riferimento e di appoggio
è fatta di tanti piccoli 5x1000.

dir
i-
carà e lì è iniziata la pianificazione del nostro sogno. fondamentali per trekker e alpinisti.

n
an
La Don Bosco en Los Andes, di cui tratta l’articolo A Lima, prima di rientrare in Italia, abbiamo vo-

0
,5
di Laura Bellomi pubblicato su «Montagne360» luto conoscere Padre Ugo, tanta era la curiosità

ino
St

om
nel novembre scorso, è nata dall’iniziativa di Padre di incontrare un uomo che ha generato così tante ell
aG

iac

raio
ara

G
Ugo de Censi, salesiano lombardo dell’Operazione opere. Lo abbiamo incontrato nella sua casa men- ,3 Andr
ea Cr

le
8 otti, 2

ni - ope
e
Mato Grosso (OMG), in Perù dal 1976. Un perso- tre faceva colazione con caffelatte e un mix impres-

ch
an 4 ann
ni

Mi
i-m
naggio veramente carismatico e vulcanico, seguito sionante di medicine! Un novantaduenne appa- -b usicis
ari ta
sta

o, 46 an
dall’Italia da tantissimi volontari che operano o rentemente inossidabile, tanto carismatico quanto
hanno operato in Perù e in altri paesi del Sudame- lucido, che ci ha accolti come vecchi compagni di

anavin
rica in favore dei più poveri. Il supporto e l’orga- strada, ascoltando i nostri racconti e chiedendoci
nizzazione degli uomini della Don Bosco sono stati di dare il nostro aiuto. Mi ha ricordato un vecchio

Pa
olo
Luca Sc
determinanti: efficientissimi, professionali, premu- sacerdote milanese morto dieci anni fa, che molto

Pe
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rosi e veri appassionati di montagna, ci hanno con- ha inciso nella mia vita, e che come Padre Ugo ema-

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sentito di concentrarci sull’essenziale, senza doverci nava qualcosa di simile alla santità solo a vederlo e ella Se
Angela Argirò, 27 anni - mod

i, 5
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dedicare alle questioni logistiche come l’approvvi- sentirlo parlare. I frutti concreti di entrambi sono o ta

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gionamento di cibo e la ricerca dei portatori e degli talmente evidenti da non poter essere ignorati, a zz -f

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arrierios, i conducenti di muli e cavalli usati negli prescindere dal credo religioso. E su richiesta di Pa- 4 an

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avvicinamenti. La guida assegnataci, il bravissimo dre Ugo abbiamo in seguito anche partecipato ad
Non fargli -c a,

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Miguel Martinez, ci ha anche portato fortuna, dato alcune serate tra Romagna, Marche e Veneto per Pa
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che, in una stagione meteorologicamente molto illustrare la nostra spedizione e le opere dell’OMG
mancare Lil
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instabile, durante le salite abbiamo sempre avuto in Perù, assieme ad alcuni dei loro volontari italiani,

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il tuo.

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giornate splendide. con cui è nata in questi mesi una bella amicizia.

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Le attività e quindi le entrate della Don Bosco en Fra questi nuovi amici voglio ricordare Pierluigi

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los Andes, oltre ad aver creato lavoro per figli della Valente, per tutti “Bigi”, gestore del Centro Casarot-

ni
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cordigliera che diversamente sarebbero emigrati a to di Marcarà, nostra base di appoggio nella valle

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, 24 an

i, 4
Lima, servono anche a finanziare le opere dei vo- di Huaylas. Da lì, come prima uscita di ambienta- ario

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lontari dell’Operazione Mato Grosso, che in quella mento e acclimatamento, abbiamo percorso la que- anni

terosso

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splendida regione di Ancash costruiscono case per brada Llanganuco, dominata dall’impressionante Pucc
Gaia

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ato
i più poveri, fanno funzionare asili, scuole e due parete nord dell’Huascaran Norte, grandiosa mon-

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efficientissimi centri di formazione professionale tagna alta 6.664 metri; la parete a tutt’oggi è stata

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Salvato
che abbiamo visitato; inoltre hanno dotato di un salita soltanto da Renato Casarotto nel giugno 1977

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nni - c i - medico
Marina Nicodemi, 31 ann

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rciante

i - pensionato
Giuseppe Lo Monaco, 83 ann

Enpa ringrazia per questo spazio.

- ristoratrice
ghi, 41 anni
Luana Gessa

- segretaria
lle, 34 anni
Cristina Ava

5x1000 all’Enpa. Un gesto umano al cento per cento.


Sostegno al volontariato 80 116 050 586
62  /  Montagne360  /  maggio 2015
In discesa dal colle sud
5.600 m verso il campo
alto sul ghiacciaio, alla
base della parete sud
ovest dell’Alpamayo

in 17 giorni di difficilissima e pericolosa scalata. Nevado Ishinca (5530 m) e poi sul grandioso e non
Una parete veramente “grandiosa e impenetrabile”, semplice Nevado Tocllaraju, (6050 m), che in lin-
come scrisse lui stesso. Da un tornante della strada gua quechua significa “trappola di ghiaccio”, lungo
polverosa che sale verso un passo, a quota 3900, la gelida e ventosa cresta nord. Una salita spezzata
siamo saliti al rifugio Perù, piazzato a 4760 metri in due giornate, con un campo in tenda sulla more-
su una terrazza panoramica naturale circondata na all’inizio del ghiacciaio, a 5000 metri di quota.
dalla straordinaria corona delle cime dei nevados Dalla vetta di questa bellissima montagna, salita al
Huandoy, del Pisco, del Chopicalqui, ma soprattut- buio delle prime ore del mattino, lo spettacolo del
to della doppia mole degli Huascaran. I rifugi della sole che sorge dal mare di nubi sopra alla foresta
Don Bosco sono, a tutti gli effetti, rifugi “alpini”, co- amazzonica è stato da brividi, e non solo per i 15
struiti secondo i nostri standard, quindi ben fatti, gradi sottozero! E infine è stata la volta del nostro
accoglienti, e in posizioni veramente ottimali. Per vero obiettivo: l’Alpamayo (5950 m) e la sua straor-
poterli costruire Padre Ugo dovette trattare negli dinaria parete sud ovest. Aiutati dal buon Dio che
anni Novanta direttamente col governo Fujimori. ci ha regalato ancora giornate splendide prima del
Le strutture sono state realizzate a costo zero, gra- maltempo, dopo tre giorni di avvicinamento lungo
zie al lavoro di centinaia di volontari. All’interno la bella e selvaggia quebrada Santa Cruz, e tre notti
del rifugio Perù ci sono fotografie che ritraggono in tenda a temperature sempre più rigide, abbiamo
file lunghissime di persone cariche di mattoni, pie- salito in piolet i 500 metri di dislivello della via dei
tre e travi. Tre chilometri per 900 metri di dislivel- francesi: la direttissima alla vetta, all’inizio facile
lo. Nessun elicottero e nessuna teleferica! ma poi sempre più ripida fino agli 80° circa del Poco distante dal
Attualmente il rifugio Perù è gestito da Massimi- tratto terminale. Le condizioni del ghiaccio erano rifugio Perù c’è uno
liano di Lecco, volontario della OMG, e così sem- buone ed eravamo i primi a salire, seguiti da una degli angoli più belli
bra veramente di essere a casa. Non è un caso in- cordata di statunitensi: una situazione veramente di tutta la regione:
fatti che assieme a statunitensi, francesi e spagnoli, ideale. la famosa Laguna
noi italiani siamo i maggiori frequentatori di quelle Undici tiri di corda per salire, senza grossi proble- 69, di un blu che
montagne. Così, in una regione lontana e sperdu- mi se non il freddo, otto calate in corda doppia per sembra finto, nella
ta, assieme allo spagnolo la nostra è la lingua più scendere; e poi i nostri portatori Cirillo e Antonio quale si specchia la
parlata. che alle 9.45 ci hanno accolto di ritorno al campo spettacolare parete sud
Poco distante dal rifugio Perù c’è uno degli angoli alto, sul ghiacciaio alla base della montagna, con del Nevado Chacraraju
più belli di tutta la regione: la famosa Laguna 69, una fantastica minestra calda. (6112 m), solcata
di un blu che sembra finto, nella quale si specchia Con gli occhi, i cuori e gli animi ricolmi di bellez- verticalmente da una
la spettacolare parete sud del Nevado Chacraraju za e di gratitudine per un’esperienza veramente serie interminabile
(6.112 m), solcata verticalmente da una serie inter- grandiosa (e parecchi amici in più) dopo 24 giorni di canalete parallele
minabile di canalete parallele di ghiaccio. Uno dei siamo tornati a casa. Non solo avevamo raggiunto di ghiaccio. Uno dei
tanti 6000 che conta pochissime vie di salita e po- i primi due obiettivi prefissati: divertirci e tornare tanti 6000 che conta
chissime ripetizioni, scalato per la prima volta da a casa dalle nostre famiglie, ma anche il terzo: sca- pochissime vie di
Lionel Terray nel 1959. lare l’Alpamayo. salita e pochissime
Nei giorni seguenti, con muli e portatori, abbiamo Anche i sogni apparentemente proibiti a volte si ripetizioni, scalato per
raggiunto il rifugio Ishinca, a 4300 metri di quo- possono realizzare. Bisogna provarci. la prima volta da Lionel
ta nell’omonima quebrada, per le salite sul facile * L’autore è socio del CAI di Rimini Terray nel 1959.

64  /  Montagne360  /  maggio 2015


In cammino nei parchi
L’identità del sentiero e la tutela del territorio
tra cultura e natura
di Filippo Di Donato*

C
A fronte: Gran Sasso amminare libera la mente. Nella sua in- L’iniziativa è un potente strumento di coesione.
d’Italia, Ferrata Brizio. terpretazione può diventare arte, per la La montagna richiama l’attenzione di soci, citta-
Foto Filippo Di Donato leggerezza che racchiude e le possibilità dini, amministratori pubblici, mass media, sul
che offre. Dopo la prima fase di assestamento il valore dell’escursionismo e delle aree protette per
In questa pagina:
insieme nella faggeta. corpo si abbandona al ritmo del cuore che pul- frequentare, conoscere e tutelare: un messaggio
Foto Alessandro De Ruvo sa leggero e alle gambe che rispondono agili. Le fortemente sostenuto dalla Commissione Centra-
spalle e le braccia assecondano il movimento e le per la Tutela dell’Ambiente Montano del CAI.
lo sguardo segue il sentiero, osserva l’ambiente Camminare fa scoprire le bellezze dei piccoli bor-
circostante e i panorami lontani. Quando decido ghi montani, porte di accesso alla montagna, con
un’escursione la anticipo sempre mentalmente le storie, le tradizioni e l’artigianato. Ci sono poi le
e così la pregusto e mi preparo all’esperienza. ricadute indotte per il tessuto sociale e la qualità
Una percezione sempre confortata e amplifi- della vita. La tematizzazione dei sentieri tra natura
cata dalla realtà vissuta. La natura è generosa e e cultura, con paesi, montagne, centri visita, musei
pronta a dare, e il sentiero è il mezzo migliore per (anche all’aperto) è tra gli obiettivi della giornata,
avvicinarla. senza dimenticare gli itinerari enogastronomici
Per tutti noi l’occasione giusta per camminare è il che utilizzano i cibi locali.
prossimo 31 maggio, la giornata “In cammino nei Il CAI-Gruppo Lavoro Sentieri (GLS) della Com-
parchi”. Si tratta della 3ª edizione di un appunta- missione Centrale per l’Escursionismo e la TAM
mento nazionale voluto dal Club alpino italiano invitano a camminare ovunque, fuori dalle mura
e dalla Federparchi. Si celebra così anche la 15ª cittadine, lungo i fiumi, sulle colline, nelle valli e
giornata nazionale dei sentieri del CAI, con l’im- in montagna. Aderire alla giornata è semplice in
portante impegno nella manutenzione dei sentieri quanto ogni Sezione/Area protetta/Associazione/
e nella concretizzazione della Rete Escursionistica Ente, potrà organizzare e pubblicizzare iniziati-
nazionale (REI). ve che avranno per tema i sentieri: dall’auspicata

maggio 2015  /  Montagne360  /  67


uscita per la manutenzione o intervento di segna-
letica all’inaugurazione di un sentiero ripristina-
to, da una conferenza a un corso di sentieristica,
un’escursione, una mostra, e via dicendo.
Gli interessati devono compilare il modulo di ade-
sione - rintracciabile all’indirizzo www.cai-tam.it/
gnsincamminoneiparchi2015 – che, completato
nei dati, si chiede inviare entro il 10 maggio 2015
per diffondere e fare eco alle iniziative. Le adesio-
ni e la descrizione dell’attività proposta, saranno
riportate in un e-book di presentazione così da

ORIENTATI AD ALTA QUOTA


documentare attraverso le esperienze la variegata
vetrina della società e dei suoi cambiamenti.
Per informazioni sono consultabili i siti www.cai-
tam.it e www.cai.it e per le comunicazioni si può Durante le escursioni hai bisogno di orientarti.
scrivere a: gns.cai@gmail.com . Con Pro Trek al polso sei sicuro di avere sempre le giuste coordinate.
FederParchi nel 2010 ha siglato un accordo con il Il PRW-3500-1ER è il nuovo orologio Pro Trek impermeabile fino a
CAI, ribadito nel 2014, per l’armonizzazione della 20 bar, radio controllato, a ricarica solare e dotato dell’innovativo
segnaletica dei sentieri secondo gli standard na- sistema “Triple Sensor ver. 3” ideale per avere la massima precisione
zionali del CAI. Una scelta vincente ed efficace che il 24 maggio celebra l’istituzione del primo parco Nascita di un segnale. di misurazione ad alta quota.
migliora la sicurezza dell’escursionista e facilita la svedese, nel 1909, e pone attenzione all’Ecoturi- Foto Alessandro De Ruvo
scelta del sentiero secondo interesse e competen- smo e alla Carta Europea del Turismo Sostenibile.
za. Di riferimento, nella promozione del territorio, La montagna è determinante per la sostenibilità
il Sentiero Italia e il progetto nazionale “Sentieri, e la biodiversità, temi di attualità verso i quali si
rifugi e aree protette, in una montagna viva per indirizzano iniziative internazionali e interessi
cultura e natura” che unisce percorrenza, acco- scientifici e sociali. A tutto questo si affianca il va- TRE SENSORI
glienza e sostenibilità. Il Sentiero Italia, da Santa lore del paesaggio d’Italia in tutte le sue possibili
Bussola Premendo COMP
Teresa di Gallura, fino a Trieste, con oltre 6000 declinazioni.
il display si trasforma
chilometri di sviluppo, attraversa aree protette e * L’autore è Presidente Cctam del CAI in bussola per
incontra una successione di luoghi, eventi e situa- orientarti ovunque
zioni che fanno dell’Italia il più incredibile e mera- tu sia.
viglioso scrigno di diversità (biologica e culturale),
con il camminare scandito dalla sequenza “cam- Le prime adesioni per il 31 maggio 2015 - www.cai-tam.it
Barometro Premendo BARO
minare per conoscere, conoscere per amare, ama-
re per tutelare”. Nella frequentazione e nell’agire • Le Sezioni CAI Vasto e Alto Appennino Bolognese di Porretta Terme nel Parco ottieni informazioni
inerenti la pressione
in montagna le norme del Bidecalogo, documento Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise per un’escursione al Monte Amaro di Opi atmosferica e le tendenze
CAI del 1981, rivisitato nel 2013, ci indicano auto- e nella Val Fondillo (referente Giuseppe Celenza - giuseppecelenza@virgilio.it). metereologiche.
regole e modalità da diffondere e adottare. • La Sezione CAI Castrovillari nel Parco Nazionale del Pollino per il ripristino
Nel 2014 la 2ª edizione “In cammino nei Parchi” di un antico sentiero alla Grotta del Monte Manfriana (referente Francesco
ha interessato 47 Aree protette con 90 eventi in Pugliese - aquilapollino@gmail.com).
Altimetro
Premendo ALT
diverse Regioni e 67 sezioni CAI che si sono messe • La Sezione CAI Varese nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano per ricevi i dati aggiornati
D
a disposizione. Il CAI ha sottoscritto intese con 12 un Trekking di 4 giorni, dal 30 maggio al 2 giugno, lungo il tratto iniziale dell’Al- C che riguardano
Parchi nazionali iniziando il 1997 con il PN Dolo- ta via dei Parchi, dal Passo della Cisa al Passo del Cerreto (referente Roberto
B
l’altitudine.
A

miti Bellunesi e a seguire, PN delle Foreste Casen- Andrighetto - roberto.andrighetto@gmail.com).


tinesi-Monte Falterona e Campigna, PN del Gran • La Sezione CAI Ortona nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano in
Sasso e Monti della Laga, PN della Maiella, PN escursione a Punta Licosa e Monte Licosa (referente Francesco Sulpizio -
Monti Sibillini, PN Cilento e Vallo di Diano, PN francescosulpizio@gmail.com).
dell’Appennino Tosco-Emiliano, PN d’Abruzzo- • La Sezione CAI Lucca nel Parco Regionale Alpi Apuane per la manutenzione
Lazio e Molise, PN della Sila, PN Pollino, PN delle del sentiero n.139, zona Pania della Croce (referente Simone Nannizzi - simo-
5 Terre e PN dell’Arcipelago Toscano. A queste si ne.nannizzi@tin.it).
devono aggiungere le intese regionali (Umbria, • La Sezione CAI Pontedera in Toscana per la pulizia e segnaletica sentieri n.140
Liguria e Piemonte sono eccellente guida) e poi e 144 del Monte Pisano (referente Andreini Donatello - dandreini@alice.it).
c’è la Sicilia che è l’unico esempio nazionale di ge- • La Sezione CAI di Castel di Sangro in Abruzzo per il Ripristino Sentiero del
stione CAI di ben tre aree protette regionali legate Ventennale (referente Giovanni Torrini - giovanni.torrini2@tin.it). PRW-3500-1ER
all’ambiente ipogeo. • La Sezione CAI di Lanciano nel Parco Nazionale della Majella in escursione
L’evento “In cammino nei parchi”, rientra tra le sull’anello di Cima Macirenelle da Palombaro (referente Gianfranco Cavasinni
iniziative della “Giornata europea dei parchi” che - gianfrcavas@gmail.com)
www.protrek.eu/it
68  /  Montagne360  /  maggio 2015 maggio 2015  /  Montagne360  /  69
Cronaca extraeuropea
a cura di Antonella Cicogna e Mario Manica temuto primo traverso della 14a lunghezza. materiale al minimo. Yvon Chouinard e TM Nose (880 m, VI 5.14a o 5.9 A2 - Warren
antcico@yahoo.com Ed è molto importante, perché nei cinque Herbert iniziarono la salita nel 1965 con due Harding, Wayne Merry, George Whitmore,
precedenti tentativi dal basso nel corso degli sacconi di soli 25 chili a testa e un esiguo 1958) aveva rifiutato persino Ray Jardine,
anni, Tommy e Kevin non sono mai andati numero di bolt. I due uscirono in cima dopo l’inventore dei friend. Poi arrivò lei. Grande.
oltre al dodicesimo tiro. 8 giorni, esausti, dopo aver piantato l’ultimo Lynn Hill. E adottò un approccio diverso.
Il campo base-portaledge è a metà di bolt a disposizione e aver bevuto il loro Al suo primo tentativo aveva liberato tutti
Dawn Wall. Caldwell ingrana la sesta. Il 3 ultimo sorso d’acqua. 33 tiri, VI 5.9 A2. i tiri fino a Camp VI, Great Roof incluso,
gennaio supera il 15° tiro (5.14d - secondo Muir Wall fu anche la prima via di El Cap che finora nessuno era riuscito a fare da
traverso) al secondo tentativo. Scegliendo ad essere salita in solo, nel 1968 da Royal primo. Alcuni tiri più in alto, sui Changing
di superare il 16° tiro per la variante Loop Robbin. Nel 1994 Scott Cosgrove , Kurt Corners (27° tiro), un chiodo piantato
di 5.14a (8b+), evitando così il micidiale Smith e Greg Epperson tenteranno di in un passaggio chiave di dita bloccò la
lancio dinamico di 2, 6 m orizzontali (Dyno salirla in libera attraverso una variante (al progressione in libera sulla parete sudovest.
Pitch, 5.14d), Caldwell dopo 14 giorni di 21° tiro) di sette lunghezze chiamata “Shaft Hill ritornò in cima alcune settimane più
parete si ritroverà alla cengia Wino Tower Variation”. Alla prima libera integrale della tardi con Brooke Sandahl a rimuovere quel
con 20 tiri in rotpunkt. Ha superato tutte linea mancherà una manciata di metri. chiodo. E lavorò sodo a quei movimenti
le lunghezze chiave della via. Jorgeson è Sarà solo con Tommy Caldwell e Nick altamente tecnici. Poi ritornarono alla base
invece in stallo. Sta affrontando da giorni Sagar nel 2001 che la via a sinistra di Triple e iniziarono la loro salita rotpunkt dal basso.
la quindicesima lunghezza. «Le prese più Direct, alla parete sudovest di El Capitan, Lynn salì il Grande tetto al primo tentativo
piccole e affilate che avessi mai visto. sarà interamente liberata per The Shaft. per passare ai Changing Corners. Con una
Posizioni tra le più precarie mai affrontate. Quest’anno a salire Muir Wall 5.13b/c per bizzarra sequenza di movimenti superò
Non era solo una questione di potenza. Non questa variante si è letteralmente lanciato il tiro ancora al primo tentativo. E dopo
si poteva sbagliare una sequenza, una presa, Alex Honnold. In cordata con lo storico quattro giorni di libera spettacolare Hill e
un passo. Serviva il momento perfetto, compagno Josh McCoy, Honnold ha salito Sandhall erano in cima al Nose liberato.
l’aderenza perfetta», ricorda Jorgeson. in rotpunkt tutti i tiri in sole 12 ore senza L’anno dopo la Hill con Steve Sutton lo salì in
Finalmente, con Caldwell che attende più mai cadere e sempre da primo di cordata. libera in velocità, realizzando la prima salita
in alto, il momento della perfezione arriva Un exploit che ha preceduto di solo qualche in giornata di The Nose. Ed è proprio a lei
col cielo coperto. Dopo sette giorni e 11 giorno un altro splendido risultato: la salita che lo scalatore olandese Jorg Verhoeven ha
tentativi, Kevin libera il tiro 15. Quello stesso in libera di PreMuir (5.13c/d) in quattro dedicato la sua salita in libera di The Nose,
giorno si metterà alle spalle anche il lancio giorni, in cui Mc Coy e Honnold hanno salito lo scorso novembre. Realizzata in tre giorni,
alla sedicesima lunghezza (9a), che però portandosi con sé i sacconi e alternandosi si tratta della quarta libera, prima europea.
terminerà l’indomani. Con 610 metri di salita sui tiri. «Ho superato il Great Roof al primo colpo
sotto i piedi, i due si riabbracciano sulla «The Shaft Variation è una versione il secondo giorno e i Changing Corners il
NORD AMERICA 1 di 5.14b (8c) e 2 di 5.14d (9a). Si tratta El Capitan. cengia Wino il 12 gennaio. Hanno di fronte a lievemente più semplice della PreMuir, mattino seguente dopo due cadute. Tanto di
EL CAPITAN (Yosemite – California) della via multi-pitch più difficile al mondo, Foto Pappleby (Wikimedia Commons). sé difficoltà di 5.11 e 5.12 con un passaggio quindi mi è sembrata più fattibile, anche cappello a Lynn Hill per la sua libera di venti
Dawn Wall con la concentrazione più alta di massime di 5.13. In altri due giorni il duo americano se più diretta e più ovvia», ha raccontato anni fa!».
Che fosse l’uomo del nulla è impossibile, difficoltà in libera e in sequenza. Placche con costanza nel mettere assieme i pezzi raggiungerà la cima. Foto sul sito: www. Honnold. «Il mio obiettivo era di salirla in
Tommy Caldwell ce lo aveva già fatto verticali su microprese taglienti come rasoi; della linea: un puzzle difficilissimo. «Un kevinjoergeson.com libera. Il fatto di non cadere mai lungo la via è
intuire quando in Patagonia, con Alex sezioni in cui si progredisce lungo distese continuo analizzare la parete nei minimi stato un ulteriore bonus!».
Honnold, l’anno scorso aveva realizzato rocciose lisce come il vetro e senza prese particolari per trovare le sequenze che Muir Wall/Shaft Variation e PreMuir Wall
la prima completa traversata di tutte le evidenti; offwidth esagerati, diedri poco potessero consentirci di arrivare in cima», Fu la prima via su El Capitan che aborrì le The Nose
creste maggiori del Fitz Roy in quattro accennati. Fessure profondissime. Il tutto, ha raccontato Caldwell. Spesso la notte, corde fisse e che concepì la salita come un Nel 1993 già alcuni grandi climber avevano
giorni. Quest’anno Caldwell si è ripetuto quindi, da affrontare sfoderando i più diversi per trovare l’aderenza migliore. E nei mesi gioco di squadra di soli due componenti, con provato ad affrontarlo in libera. Ma The
all’accademia suprema di big-wall, su stili di arrampicata, ad un livello di maestria più freddi: novembre, dicembre. I due
El Capitan a Yosemite. Là dove la storia tecnica e psicologica che solo pochi eletti al vivranno pause forzate per infortuni nel
dell’arrampicata su grandi pareti ha avuto mondo posseggono. 2011 e 2013. Momenti di scoraggiamento
inizio e continua ad evolversi. Il risultato della cordata Caldwell-Jorgeson e altri di nuova forte motivazione. I tiri
Il 14 gennaio scorso l’americano ha messo a è stato frutto di un duro e lungo lavoro. Il chiave sono il 14 (5.14d), il 15 (5.14d) e il Da sinistra: The
Great Roof, Il
segno, con il connazionale Kevin Jorgeson, pensiero di salire in libera Dawn Wall, fino 16 (5.14c). Il 18 novembre 2014 Caldwell
grande tetto, al tiro
la prima libera di Dawn Wall, parete sud-est: in cima, nasce in Caldwell nell’inverno del libererà il traverso del quattordicesimo tiro 22 di The Nose, El
la sezione più difficile, liscia e verticale di El 2007. Gli ci vorrà un anno di esplorazione per (il quindicesimo lo realizza in rotpunkt nel Capitan. Yosemite,
Cap. La cordata ha salito un’unica linea che trovare la linea. Per due anni lavora da solo, 2013). Le lunghezze più difficili di Dawn Wall USA. Foto Mario
collega “Mescalito”, “New Dawn” e “Adrift”, dedicando spesso interi periodi in parete. sono state liberate. Più di cento giorni di Manica
più varianti, fino in cima. Diciannove giorni Nel 2009 si unirà Kevin Jorgeson. Su El Cap sforzi dal 2007. È il momento di partire dal
El Capitan, il
senza mai toccare terra. 32 tiri per quasi non ha mai scalato. Ma è un boulderista basso e salire tutti i tiri in libera, in one push. monolite di granito
1000 metri di iperverticalità, di cui 8 di 5.12 fortissimo. E il granito di Yosemite plasma Si parte. È il 27 dicembre 2014. Il 1 gennaio più grande al
(7a+), 2 di 5.13a (7c+), 1 di 5.13b (8a), 7 di il suo stile da quando è un ragazzino. Il 2015 Caldwell e Jorgeson hanno entrambi mondo. Yosemite,
5.13c (8a+), 2 di 5.13d (8b), 4 di 5.14a (8b+), binomio sarà esplosivo. I due lavoreranno liberato quattordici tiri di linea. Tra cui il USA. Foto M. Manica

70  /  Montagne360  /  maggio 2015 maggio 2015  /  Montagne360  /  71


Nuove Ascensioni
a cura di Carlo Caccia Punta Corrà, parete sudest: sulle tracce di Mellano & C.

Nel cuore delle Alpi Graie: la storia continua


La Punta Giuseppe Corrà (3337 m) si chiama lasciare nulla a parte le soste utilizzate per
così dal 1959, quando Andrea Mellano ed Ed- le calate. La conca della parte alta, racchiu-
mondo Tron la salirono per la parete sudest de- sa tra i crestoni dove passano le vie Mellano
dicandola al «valoroso alpinista cui va il merito e Manera, non permette purtroppo una linea
di aver esplorato buona parte delle montagne autonoma. La via offre l’arrampicata più bella
della zona» (Berutto e Fornelli, Alpi Graie Me- e sostenuta della parete e si svolge su roccia
ridionali). Nel 1967 Ugo Manera e Pietro Giglio buona, a tratti ottima». Per una ripetizione, ol-
firmarono una via a destra della precedente tre a piccozza e ramponi per l’avvicinamento,
mentre nel 1981 fu il turno di Gian Carlo Grassi occorrono corde da 60 metri, una doppia serie
e Massimo Ala, passati più a sinistra. Fin qui la di Camalot dallo 0.3 al 2, un Camalot 3, dadi e
storia: ora tocca alla cronaca, datata 17 agosto una scelta di chiodi.
2014 e con Luca Brunati, Luca Enrico e Mat-
teo Enrico autori della Via del tetto a sette che Punta Corrà (3337 m, Alpi Graie Meridionali,
si sviluppa per 250 metri, con difficoltà fino gruppo Gura-Mulinet-Martellot), parete su-
al VII grado, nel settore della Manera-Giglio. dest, “Via del tetto a sette” (250 m, VII) – Pri-
In azione sulla Punta Clavarino, durante
Ma lasciamo la parola ai primi salitori: «La via ma ascensione: Luca Brunati, Luca Enrico e la prima salita della Via del canalone
è stata aperta in maniera tradizionale, senza Matteo Enrico, 17 agosto 2014 grigio. Foto archivio M. Blatto

Alpinismo di ricerca sulla Punta Clavarino


La Punta Luigi Clavarino (3260 m) è la vetta scalata di circa 300 metri, con difficoltà di V
più settentrionale del gruppo Gura-Mulinet- grado, risolta da Blatto e Alessandro Lolli a
Martellot. Il nome ricorda «quell’uomo destra della parte superiore della cresta sudest
egregio che tanto contribuì con gli scritti e e a sinistra dello Sperone dei francesi di Gian
coll’operosità al benessere delle Valli di Lanzo»: Carlo Grassi e compagni (1981). L’attacco può
Lanzo e le sue tre valli: come dire la culla Val Grande, val di Ala e val di Viù: eccole, Un momento della prima salita della Via del così Luigi Vaccarone nel 1885, un anno prima essere raggiunto direttamente per un canale
dell’alpinismo torinese, dove il vero pio- dalla più settentrionale alla più meridio- canalone grigio sulla Punta Clavarino. che Giuseppe Corrà e compagni firmassero la sul fianco destro della cresta sudest oppure
Foto archivio M. Blatto
niere fu però un topografo svizzero, per la nale, pressoché parallele e chiuse a ovest prima ascensione alpinistica della montagna. percorrendo le prime quindici lunghezze della
precisione ticinese, di nome Antonio Toni- dallo spartiacque alpino principale lungo Nel 1910 M. Debenedetti e P. Girardi salirono la Didattica 99 (soluzione consigliabile, che
ni. Un po’ come le Grigne, vien da pensare: cui corre il confine italo-francese. E in in val Grande: un alpinista e scrittore cresta sudest: una via “raddrizzata” nel 1999 da offre la possibilità di una lunga ascensione su
le montagne di Lecco “scoperte” dai mila- fondo alla val Grande, quindi nelle im- che a questi luoghi, nonché ai personaggi Marco Blatto e Renato Rivelli con la Didattica difficoltà classiche che richiede protezioni
nesi. Ma questa è un’altra storia, lontana mediate vicinanze del limite orografico menzionati, deve la sua poliedrica pas- 99 che supera direttamente le difficoltà veloci, fettucce, piccozza e ramponi).
una buona fetta di arco alpino dall’Úja di e politico, si apre il luogo delle “antiche sione per la montagna. L’attività di Blat- aggirate dai pionieri. Blatto e compagni hanno
Ciamarella e dall’Úja di Mondrone violate sere” di Gian Piero Motti: il Vallone di Sea to in val Grande è fatta di diverse prime inoltre firmato una variante sul Torrione Palozzi Punta Clavarino (3260 m, Alpi Graie Meridiona-
nel 1857 dall’ingegner Tonini. In seguito, «che per parecchi chilometri si inoltra ascensioni e ripetizioni in libera: giorna- (3042 m) della stessa cresta e la difficile Via li, gruppo Gura-Mulinet-Martellot), “Via del ca- La Punta Clavarino con il tracciato della
come riassume l’intramontabile Enciclo- da Forno Alpi Graie nel cuore delle Alpi te all’insegna dell’avventura in un angolo delle placche sulla parete est. Il 20 agosto 2014, nalone grigio” (300 m, V) – Prima ascensione: Via del canalone grigio.
pedia della montagna, «Baretti, Barale, Graie Meridionali». Così Motti nel 1983 delle Alpi dove negli ultimi tempi, grazie infine, è arrivata la Via del canalone grigio: una Marco Blatto e Alessandro Lolli, 20 agosto 2014 Foto archivio M. Blatto
Francesetti, Corrà, Martelli, Vaccarone, sulla «Rivista della montagna», introdu- anche al recupero del bivacco Ferreri-
furono i più assidui e costanti esploratori cendo una lunga monografia che «non si Rivero nel Vallone della Gura, è in corso
di queste valli. Praticamente ne salirono occupa delle grandi montagne che coro- una sorta di risveglio alpinistico. Così, Chiodo solitario sulla Poire du Mulinet
ogni vetta, spesso in compagnia di guide nano il vallone, ma invece delle bastio- nel 2014, il severo gruppo Gura-Mulinet-
abili e famose, appartenenti alle dinastie nate rocciose che caratterizzano i fianchi Martellot (in pratica la cresta di confine a Il “chiodo solitario” del titolo è quello lasciato il 27 settembre 2014
dei Castagneri, dei Ferro Famil, dei Cibra- della sua prima metà». Pareti dove «si è nord del Vallone di Sea, servita dal bivac- da Marco Blatto e Stefano Giaccone lungo la via Tempo scaduto
rio e dei Ricchiardi». Da un libro all’altro: imposta la dimensione dell’arrampicata co Ferreri-Rivero e dal rifugio Daviso) ha che si sviluppa per 210 metri, con difficoltà di VII e A1, sul fianco
abbiamo tra le mani Alpi Graie Meridio- pura» grazie a “pionieri moderni” come visto la nascita di tre vie nuove di cui due nordest della Poire du Mulinet (2874 m) che affiora tra i ghiacciai
nali della collana “Guida dei monti d’Ita- «Isidoro Meneghin, amante della crea- dello stesso Blatto. Si tratta di creazioni sud e nord del Mulinet al cospetto della Punta Corrà. La via è stata
La Poire du Mulinet con il
lia” del CAI-Tci. E come sempre è un zione e della scoperta», poi «Gian Carlo in stile tradizionale sulla Punta Corrà, aperta con chiodi (lost arrow e lamette) e protezioni veloci lascian- tracciato della via Tempo
piacere perdersi tra le cinquecento e passa Grassi, anch’egli profondamente legato sulla Punta Clavarino e sulla Poire du do in parete, come anticipato, soltanto un chiodo. Per una ripeti- scaduto. Foto archivio M.
pagine firmate da Giulio Berutto e Lino alle Valli di Lanzo», e infine «Ugo Mane- Mulinet; linee di ricerca che danno nuo- zione, oltre a piccozza e ramponi per l’avvicinamento (che richiede Blatto
Fornelli che, pur non proprio recentissi- ra, che sembra migliorare, come il buon va linfa alla storia alpinistica delle valli di circa tre ore e mezza), occorrono quindi chiodi, dadi e friend.
Per le relazioni delle
me – sono del 1980 –, restano un punto vino, con il passare degli anni». Lanzo – un secolo e mezzo dopo Tonini e
salite e altre informazioni
di riferimento imprescindibile per chi Più recentemente, nel 2000, il Vallone di trent’anni dopo le “antiche sere” di Motti Poire du Mulinet (2874 m, Alpi Graie Meridionali, gruppo Gura- l’indirizzo e-mail di Marco
vuole conoscere le montagne delle valli di Sea è stato oggetto della guida di Marco – e di cui vi raccontiamo tutto (o quasi...) Mulinet-Martellot), via “Tempo scaduto” (210 m, VII e A1) – Prima Blatto è:
Lanzo e le loro vicende alpinistiche. Blatto, che da due decenni è attivissimo in queste pagine. ascensione: Marco Blatto e Stefano Giaccone, 27 settembre 2014 marcalp65@gmail.com

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Libri di montagna
a cura di Linda Cottino • Victor Saunders • Vincenzo Dal Bianco il collezionista
Cime inafferrabili Civetta
a cura di Leonardo Bizzaro e Riccardo
a una seconda all’inizio degli Alpine Studio, 170 pp., 18,00 € Nuovi Sentieri Ed., 175 pp., 28,00 € Decarli, Biblioteca della Montagna-Sat
anni Settanta che però il suo
autore non poté veder pub- Oltre Manica sono
blicata, è stato riproposto nel i numi tutelari
2011. Il libro è un documen- dell’alpinismo e
to storico eccezionale, ricco dell’esplorazio-
di dettagli e relazioni par- ne. Ma in Italia
ticolareggiate, preciso nella l’opera letteraria
collocazione dei fatti e nella Sarà l’arrivo di Mirella Tenderini al La “parete delle pareti” negli anni di Harold William
descrizione dei luoghi come timone della collana Oltre confine, dei pionieri, tra il 1895 e il 1911, con Tilman, detto Bill,
solo un autore-alpinista può ma dopo il Ghiaccio sottile di Mick le prime ascensioni compiute su ed Eric Shipton è
fare, narrativo anche nel cor- Fowler, Alpine Studio compone quella muraglia a nord-ovest, che stata pressoché
redo fotografico, che include un nuovo tassello di letteratura sempre ha affascinato gli scalatori. dimenticata. Del
Dal Piave al fronte alpino riproduzioni di lettere e tele- alpinistica di piena e gustosa È questo il classico che Bepi Pelle- primo il nostro mercato editoriale è riuscito
Suggestioni di lettura nelle novità in libreria grammi, schizzi e disegni. Il tradizione anglosassone. Victor grinon, con la sua Nuovi Sentieri, a sfornare appena Uomini e montagne (Cda
secondo volume, uscito a fine Saunders appartiene a quella ripropone di Vincenzo Dal Bianco, & Vivalda, 2001), del secondo sono usciti
2014, è il frutto di una lunga generazione di scalatori inglesi – che sin dal 1956 ha firmato guide Conquistatori di vette (Mondadori, 1967), per
Alcuni forse storceranno il che per Laterza ha pubbli- un’interessante monografia e approfondita esplorazione oltre a Fowler, pensiamo a Yates, e ricerche dedicate alla montagna Leonardo Da Vinci nel 1953 Assalto all’Eve-
naso, ma voglio aprire la ru- cato una ricerca d’archivio, di Alessandro Marzo Magno sul terreno: l’autore Hans- Cave, Bullock, Simpson e molti cui fu legato in maniera speciale. Il rest, splendidamente tradotto da Fosco Ma-
brica di questo mese con un restituendo voce alla storia dal titolo inequivocabile: Pia- Joachim Löwer e il fotografo altri – che, giovanissimi negli anni volume raccoglie una ricca docu- raini, e Quel mondo inesplorato nel 2001 da
pensiero chiaro e asciutto, di tanti attraverso le lettere e ve. Il, anzi “la” Piave, come Udo Bernhardt si sono calati Ottanta del secolo scorso, hanno mentazione di prima mano della Cda & Vivalda. Poco, degli oltre venticinque
che traggo da un'affermazio- i diari di alcuni protagonisti per secoli il fiume fu chiama- nelle viscere delle montagne lasciato il segno su immense, fase di iniziale esplorazione alpini- volumi pubblicati dal 1936 al 1977 tra l’uno
ne di Filippo Zolezzi sul suo di quell’immane carneficina to, prima che D’Annunzio lo e hanno esplorato i tunnel da impegnative e talora sconosciute stica: dalla prima “Via degli Inglesi” e l’altro, cui si aggiungono svariati saggi e
sito Alpinia.it: nel commento che fu la Grande Guerra, an- rendesse maschio in virtù cui partivano le mine. La pro- pareti del mondo. Sempre con quel Phillimore e Raynor con le guide biografie.
a un libro, si precisa che tutto che sulla linea del fronte al- dei vittoriosi eventi bellici, è posta che ne scaturisce sono fare scanzonato, in cui è più facile Dimai e Siorpaès alla “Via degli Chi va seriamente per montagne lontano
bisognerebbe fare tranne che pino. Insieme davamo conto il protagonista di cronache 24 luoghi da visitare lungo il trovare parole come “divertimen- Italiani” del 1911, passando per la dalle Alpi ben sa quanto hanno contato i
celebrare l’entrata in guerra di Carnia 1915/1917 dell’uf- che offrono una sintesi dei tratto di fronte compreso tra to” che non “sofferenza”, benché la “Via degli Agordini” (1906) e la “Via due per allargare l’orizzonte dei terreni di
del nostro paese nel maggio ficiale di fanteria austriaco mondi che si crearono attor- Sesto e l’Ortles, passando per componente rischio-pericolo, e la Stewart” (1907). Sono raccolte e gioco, ultimi eroi romantici o primi alpini-
di cent’anni fa. È un’afferma- Hans Lukas, che sceglieva di no ad esso, guerre comprese, la Marmolada e il Pasubio. E morte, non sia certo assente dalle presentate le relazioni di alpinisti sti moderni, propugnatori di un approccio
zione che condivido, convinta raccontare il conflitto in una malgrado oggi il fiume sia prima di andare in stampa, loro avventure al limite. Saunders, e guide, gli articoli apparsi sulle rigorosamente alpino alle grandi montagne
che ogni processo di recipro- prospettiva inedita: la prima presente più nell’immagi- riusciamo a inserire un'ulti- architetto divenuto guida alpina riviste del tempo, alcuni stralci dal che allora aveva pochi seguaci. Non è questo
ca distruzione da parte degli guerra mediatizzata, poiché nario collettivo italiano, che ma interessante novità: Luca a Chamonix, ci delizia raccontan- saggio di Domenico Rudatis, Ri- l’ambito per ripercorrere le loro carriere
esseri umani sia cosa da con- abbondantemente documen- non nella realtà: «Bevuto da Girotto firma per DBS Zanet- doci di un alpinismo esplorativo, velazioni Dolomitiche, le richieste intrecciate, né quella successiva di Tilman
dannare sempre e comunque; tata in immagini; per finire centoventuno centrali idroe- ti, 1915-1916 Kaiserjager in sempre di grande levatura, senza di informazioni di Georg Winkler; il sulla barca Mischief, a vela alle latitudini
e volentieri farei obiezione di con I Sentieri della Grande lettriche, assorbito dai campi Marmolada, dove sulla base mai dismettere una prosa lieve e tutto completato da un interessan- estreme (scomparirà su un altro natante al
coscienza. Volentieri. Ma, Guerra di Stefano Ardito, al ritmo di novantotto metri di un diario inedito si raccon- asciutta, di sottile ironia. te apparato iconografico. largo delle Falkland nel 1977, diretto in Antar-
nell’impossibilità, cerco ra- una guida-taccuino del Tou- cubi al secondo (...) imbriglia- ta la prima difesa della Regi- tide). Shipton e Tilman sono un bell’esempio
gioni; provo allora a pensare ring, e Il ghiacciaio di Nessu- to e addomesticato». Tra le na delle Dolomiti e l'origine per una collezione monografica relativamen-
che la gran messe di volumi no di Marco Preti, uscito nel sue due sorgenti e le sue due della Città di Ghiaccio. te poco costosa che, integrale, assume valori
che ha invaso i banchi delle 2009 e ristampato per l’occa- foci è passata tanta storia, ben diversi: la libreria Sotheran di Londra
librerie in questi mesi possa sione da Mursia. Dopodiché, sono nate leggende, si è intes- Altre suggestioni chiedeva svariate migliaia di sterline, qual-
aiutare, ciascuno a suo modo, a marzo, abbiamo dato spazio suta vita quotidiana. Un bel Guerra e amore, a cura di che anno fa, per un set completo. Intanto
a riappropriarsi di memo- al nuovo lavoro di Ardito, che libro, che non perde attualità Claudia Cencini, Stampa va ricostruita la loro bibliografia completa
ria, ad approfondire aspetti in Alpi di guerra, Alpi di pace benché uscito nel 2010 per il Alternativa (che comprende l’assai rara plaquette di otto
meno noti, a trovare spunti di accompagna il lettore, tra an- Saggiatore. Come cavalli che dormono pagine Mischief’s Last Days, pubblicata in
riflessione. tefatti e contesti collaterali, in Salendo quindi in monta- in piedi di Paolo Rumiz, proprio da Tilman nel 1968 in memoria della
Recapitoliamo. I libri dedica- 17 episodi di cui sono prota- gna, segnaliamo i due volumi Feltrinelli barca colata a picco all’isola di Jan Meyen,
ti alla Prima Guerra mondia- gonisti Alpini e Kaiserjäger. pubblicati dalla bolzanina La Grande Guerra in Italia non distante dalla Groenlandia). E non si
le nella sua parte combattuta A questi titoli aggiungiamo Athesia. Il primo è il classico di Marco Gasparini e Claudio può prescindere dalle sovracoperte in buono
in montagna si contano sulle alcune suggestioni. Si tratta La guerra fra rocce e ghiacci Razet, Castelvecchi stato, ovviamente, comprese quelle dei
dita di una mano, ciono- di libri non tutti recentissimi, 1915-1918 dell’alpinista sudti- La Domenica del Corriere volumi più rari. Che sono Blank on the Map,
nostante già nel novembre ma utili nel darci strumenti rolese che firmò la storica via alla Grande Guerra degli dal titolo quasi paradigmatico, e Nanda Devi,
scorso segnalavamo le prime di comprensione. Iniziamo sullo Spigolo del Velo, Gun- altri di Enrico Folisi con entrambi di Shipton. Per ognuno vi chiede-
uscite. Tra le quali Il fuoco e mormorando, anche noi, con ther Langes; uscito in prima disegni di Achille Beltrame, ranno, se completi, da 300 ai 500 euro. Non
e il gelo di Enrico Camanni, il Piave, al quale è dedicata edizione nel 1932, poi pronto Gaspari. è un prezzo esagerato.

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