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CON ME

CON

GLI ALPINI

Dello stesso autore:

Resultarne in inerito alla vita e al carattere di Gino Bianchi

renze,

un allegato. Quaderni della Voce,

con

Fi-

19 15.

giornale delle trincee. Zona guerra, febL* Astica


braio-novembre 19 18
fuori commercio.
Canti di soldati, raccolti da barba Piero. Tipografia de
L'Astico - giornale delle trincee ^. Zona guerra,

estate 1918

Canti di soldati

fuori commercio.
raccolti da Piero

Jahier,

armoniz-

da Vittorio Gui. Edizione numerata della Sezione P. Comando I* Armata. Trento 19 19


fuori
zati

commercio.
Canti di soldati

id.

id.

Milano 1919.
Ragjazzo
Quaderni della

Roma,

Casa Musicale Sonzogno,


Soc. An. Ed.

La Voce

19 19.

In lavoro:
Con me e con gli alpini

La

secondo quaderno.

passione d Cesare Battisti.

>

PIERO JAHIER

CON ME E CON
GLI ALPINI.
primo quaderno

PRIMA RISTAMPA

8-1

LA VOCE

SOC. AN. ED.

ROMA

PROPRIET RISERVATA

Ogni esemplare

onesto di questo libro

porta la firma dell'Autore

%/k^^

Aquila, 1920

Officine Grafiche Vecchioni,

Via Verdi, 13

Arrivo

al

Comando dopo un

l'ultimo in carro cavalli

a terra nella stanza

19 ore e una notte di sonno

viaggio
-

di

malato, impacciato

di Ico

nell'uniforme nuova di ufficiale

mai stato soldato - triste e


dono gi irrevocabile dentro:

questo
vita: - pren-

fiero
la

senz'esser
di

dete pure, ina spendetela bene.

questo approda
un capitano mi congeda,
un altro che non si trova;
siste per la lira e venti
tutto

nel

corridoio

dove

ridendo, a cercarne

un impiegato indel giuramento che


ora non si pu fare, ma non importa, purch
sia pagato; e colleghi che beffano perch mi
e

son presentato puntuale e vedono soltanto


un'occasione di bottiglie nel nuovo arrivato.

intorno,

la citt della guerra

che

porto delle

un'isola

fu

alpi

di

quiete

case

nel

dolomitiche e ora un im-

menso magazzino

un' oasi

di

di

traffici

di

fango, tutta rombante

piacere.

Tutta schizzata
di motori.

Tutta adoprata, tutta consumata.


Col suo teatro gonfio di sacca di grano
e la sua stazioncina imbottigliata di vagoni,
e i suoi alberghi Comandi Militari, e le sue
scuole polveriere e i suoi campanili osservatorii, e sbuffi di latrine e ossami alle sue villeggiature e
suoi portici rigurgitanti di militari che tutti vogliono passeggiare, che tutti
vogliono comprare, che tutti si vogliono dii

vertire.

Citt della

preparare
nevi

ai

guerra che ogni mattina deve

bisogni dell'armata lass tra

le

suoi convogli automobili di uomini fre-

viveri

di

scili,

nuovi,

materiali,

di

di

niiini-

zioni e prepararsi a ricevere ogni sera tristi


convogli di ritorno: dei suoi malati, dei suoi
i

stanchi, dei suoi

rifiuti.

Citt del piacere che

mensa
Sete

sete

di

piacere

deve soddisfare l'im-

nata lass
chi

di chi sale e sete di

trincea.

in

scende, sete di

imparadisa a riveder case.


Citt dell'ultima compra alla partenza e
della prima al ritorno. Citt dell'ultimo lenzuolo e del primo desinare. Disordinata che
non fa pi neanche le sue vetrine, ma accumula in vista al passeggero merci giovani e
merci vecchie, molto pi ricche delle sue botteghe: tanto non mancano compratori. E non
finisce di fabbricar le sue paste che sono gi
divorate, e riempie pi volte al giorno con
qualunque spettacolo il suo sporco saloncino;
chi fa la scappata e

e ha dovuto regolare a orario,/^;" gradi,

l'af-

fluenza nel suo casino.


Citt fredda che incassa, sollecita,

del

sangue

e lo

il

prezzo

serba per dopo, quando

ri-

torner un'isola di quiete case, nel porto delle


dolomiti

Dove

ti

senza
capannoni pesanti dei primi

svegli stonato, tu

dovere, mentre

autocarri fan gi fremere

che

vetri;

sei

ti

corichi

quando rientrano traballanti


che hai abbandonato le cose fe-

inutile e stonato,

a vuoto, tu

morte aspettavi un'accoglienza austera che potesse compensare.

lici

e alla soglia della

Ecco invece

l'eterno

uomo

che

si

vuol di-

vertire.

la

casa rossa!

fede diventata amministrazione.

trotto

dei

quattro pie-

dini sul marciapiede!

A ogni sbocco, alzo gli occhi verso le


erode bianche con desiderio infinito.
E apprendo con sollievo che gli alpini
son tutti distaccati, che la mia caserma sar
una fornace lontana, dove
dell'

ultima chiamata.

si

aspettano reclute

Reclute

che sono andato a vestire al Deposito degli


alpini. Non erano reclute comuni.
Niente fiori al cappello, niente allegrezze,
giovani colare
niente canzoni. Avevo visto
a picco in fiume le vecchie mutande e camice
tra scherzi e grida di evviva.
Ma questi son padri tristi e quieti che
non si aspettavano la chiamata.
i

32 anni: saltare non pi un piacere;


cambiare non pi distrazione.
Stavano silenziosi e tranquilli come una
squadra operaia che aspetti il suo turno di
paga. Un solo signore tra loro, strano nel suo
soprabito a campana.
Tutti contadini in giacchetta; pi usati di

me come

corpo, quantunque della mia leva;

parecchi bevuti,

come sempre

nelle emozioni. Si

mettevano

fregi

provavano

il

le

montanaro
uniformi,

si

con imbarazzo, come roba

IO

non

con un

loro:

(la

senso

di

ridicolo

pe-

noso.

giovani li han da mostrare alle morose,


ma questi bisogner che rimettano l'abito
bambini.
vecchio per non spaventare
Si son lasciati incolonnare senza chieder
I

nemmeno dove andavamo.


Solo un nanerello mattacchione venuto
d'America riuscito a far rider la compagnia,
quando ha alzato la coda a una vacca e le
ha baciato la fessa chiamandola: me' nona.
Pioveva lugubremente; qualcuno aveva
sottobraccio l'ombrello che, ormai, non si pu
pi aprire.

Andavano
mente

gi

al

passo, da

soli,

natural-

disciplinati

scusavano di non sapere.


Volevo dir loro qualcosa: ma anch'io,
si

soldato novizio, ero imbrogliato.


capissi

Quantunque

loro pensieri.

Sono

al

mio

stesso punto di vita,

e,

come

me, sono padri.

Ogni et ha i suoi pensieri comuni.


Questo mi potr aiutare.
Li ho accompagnati ai paglioni. Ogni
uomini, due.

Nessuna osservazione.

tre

Poi

al

silenzio

Camminavo

in

son ripassato.

mezzo

ai

corpi abbando-

Tutto uniforme, tutto uguale;

nati sul grigio.

eppure ciascuno

suoi ricordi e

suoi

affetti;

ciascuno una sua storia di uomo.

Ho

sentito

bisogno

di

dar loro un segno

di cura.

Ho

detto:

buonanotte

figlioli.

risposto: buonanotte.

Nessuno era addormentato.

tutti

han

12

Primi giorni

che salto

il

letto al

segnale e imparo questa

inesorabile vita.

tempo da mali; ma un malato non pi


uno che soffre; uno che resta indietro.
Usciamo all' alba col nostro vestito di tutti

pioggia battente nera; pestiamo tutti trecento scarpe nuove la stessa


melletta, anche se un passo pi in l ci sarebbe sodo; beviamo - fermi tante ore - la
tempi,

sotto

la

reumatica che le ali funebri dei corvi


remano piano piano. E proprio questo ci affratella; questo diventa soddisfazione
Non ci chiamate poverini quando pas-

nebbia

sentite pur
siamo cos gocciolanti infangati
che cantiamo; non compiangete il fardello che
:

fuma

sotto la mantellina.

perch ci sembri una reggia la nostra fornace coperta quando rientreremo.

13

perch il nostro
sublime ristoro.

rancio

pallido

ci

paghi

Primi giorni che coi nostri corpi trentaduenni dobbiamo correre. Comincia di corsa
la nostra giornata. Anzi, dobbiamo saltare: il
montanaro che per non saltare faceva il giro!

Ma

ora

^i

scalda all'esercizio,

ci

prende pas-

sione.

Impossibile resistere a questi anziani.

Niente ginnastica di manuale.


La patria non passa attrezzi nella fornace.
Nostra ginnastica sono i giochi che ci ralle-

gravan

fanciulli

per tutte

le

piazze d'

Italia:

sbarra, querciola, cavallina.

che fantasia grottesca


>
ai macacchi, ai

pensi

>

alle

di-

ga7nbadolceI
permanenti > bisognava guadagnarselo
il
suo posto di alpino.
Alte quele recie! Fora la fiaca! Saldi su le
sgrassie

>

Da

gambe da
Il

driol

debole finisce per sentirsi

ma

di

infelice.

lacri-

non potere.

(Sono graduati paesani. Potrebbero raccontare!)

Ma

questa fede alpina nella forza, giustifica la

14

devozione alla forza. Ci


nelle nostre camice allagate.

vita del soldato che

rincaserma

felici

Primi giorni che debbo


lar Tistruzione,

mentre son

fingere di control-

io

che cerco d'im-

parare dai caporali. (Ma non voglio comandare sbagliato. Comandare un'assoluto)
Han fatto pi presto di me loro: rapati, sbarbati, fasciati a spiga come veterani; li ritrovo
in rango all'alba che scattano alla pa'--^^'.

Non

riconosco pi

Ma

miei

tristi

padri.

vivevano nella tradizione alpina: qui anche


ragazzo che incontro batte il suo piccolo
il
tacco e saluta: sono gi il suo ufficiale! passano soldati e soldati, ma la donna cede il
suo sguardo soltanto all'alpino.
Tutti son fieri di appartenere ai battaglioni
nomi delle valli e delle montache portano
gne di casa. Non sanno star sull'attenti che
gi disputano se onori pi nappina sangue
(Cadore) o nappina erba (Belluno),
Vederli all'esercizio! Mettono tutta l'anima nei
minimi movimenti con la seriet pi amorosa;
li provano e riprovano da soli: un colpevole
quello che sgarra e L compagni lo riprendono
i

15

prima ancora del superiore; si aggiustano la


penna come una reliquia; si sfasciano e fasciano dieci volte nella giornata; ce ne sono
che van perfino in cerca di ufficiali per impratichirsi nel lungo saluto alpino che esige
risposta, la mano li ferma alla tesa. Gli anziani sorvegliano, custodi della tradizione.

Sono

Non

severi.

finiscono

la

pi

di

ricordare

ai

veci

che da permanenti ^ erano scelti, gli alpini;


che bisognava baciare il fregio stinto e passar
la prova del peso e del grugnito; che c' la
minaccia di andare in buffa chi non ce la potr
fare.

Stan >ulle sue


primi giorni e non ammettono reclute alla conversazione; le lunghe
ore di guardia si confidan tra loro. Tirano
fuori di seno la spoletta nemica e scolpiscono
in un cerchietto l'aquila colle ali spiegate che
distinguer dalle altre anche la donna che ai

spetta

il

Ma
I

veci

parar

Son

ritorno d'un alpino.

un sussiego che dura poco.


fan pi

presto dei giovani a im-

l'arte.

fuori dalle passioni:

sanno che valore ha

la disciplina.

Presto bisogna venire a una conciliazione.

sar alla libera

mette fuori

uscita

quando

cantiniere

il

tavolini in cortile.

Qualche gotto biondo bagner

la

penna

e suggeller la stima.

Ma

Primi giorni d\ caserma.

proprio

una

caserma questo cortile colonico formicolante


di bambini dove bisogna segnare il passo per
far largo alle vaccine,

quando

rientra dal-

si

l'istruzione?

Quella
spalla

sposa

che

torna

bilanciando

due secchie sprazzanti, dovr

le

in
fer-

marsi e passare in rivista la compagnia!


Ci son dei vasi da fiori sui poggioli che guar-

dano

in

corte e l'immensa

di tutta la

montagna pesante

sua neve invernale

s'

affnrrin

<;u-

bisogni.

Ci

bito dietro.

Siamo in famiglia,
Provvediamo da
siam
gliucci

fabbricati
sbiaditi

il

noi alpini.
soli

ai

nostro

nostri

focolare.

muro son

tutta

Due
la

fo-

nostra

amministrazione.

Non conosciamo superiori che


Ed un re
nostro capitano
il

fino

che

permesso a casa anche quando

a capitano.

manda
proibito.

in

17

Primi giorni che quasi non riesco a persuadermi dopo il lungo tormento sedentario
questa gioia
che sia proprio il mio dovere
>

neHaria frizzante della mattina che


sereno tutta la giornata e farmi
compagnia con questi franchi cuori.
Braccianti, muratori, carrettieri della lunga
vallata dove \ Italia, per rispetto ali* Austria,
non ha ancora portato ferrovia. Han dovuto
farsi furbi presto e girar mondo chi voleva
mangiare. Ciascuno sa parecchi mestieri. Ma
bella fierezza di
ci tengono a dirlo con una
povero sano che ha coscienza del suo valore.
Stan sempre attenti; abituati a riflettere nella
di

uscire

intona

in

regione delle solitudini dove


scio della falce lontana, e

1'

si

ascolta

uccello che

il

fru-

passa

un'avventura.

Ci sono dei visi

di

santi:

dalla passione del lavoro.

usati soltanto

Guardano con

oc-

montagna dove la lotta coH'elemento, no coH'uomo.


Non sono scettici loro; sono forti: quello che
credono lo potranno operare.

chi senza malizia, le iridi chiare della

Jahier. Con me

con gli Alpini

20

Silenzio

Tutto

il

giorno questo scansarsi reverente,

tutto il giorno qttesti lunghi saluti:

tre passi

prima

la

mano

alla visiera,

quattro passi durante lo sguardo

fitto in cuore.

chi sono io, superiore?


Questi saluti chi li ha meritati?
Ma la sera, giornata finita,
traiiersando i cortili annerati
son io che sull' attenti, rigido,
la 7nano alla tesa
tutti e ciascuno
per qtiestu notte e per questa vita
vi saluto, miei soldati.

21

Tu non

persuaderai

che quello che in te persuaso


Abbi le loro scarpe nel fango
Non ti sedere finch stanno in piedi
Salta prima tu e poi dimostra
Nessuno li fermer se tu sei passato primo.

22

Criticano

perch sto tanto coi

Anche dopo

Ma

questi

son

soldati.

Torario.

soldati

che migliorano

superiori.

per migliorarmi che sto con loro.


Cerco di farmi a questa virile rassegnazione. A questa allegra bravura.
Eppoi l'assistenza vera comincia dopo l'orario, fuori di disciplina.

Questa assistenza d'amore. Questa sola


sar creduta.

Dunque
a sentir

quando l'esercizio finito


cosa pensano in camerata.

Scherzo

Mi

vado

sul loro piccolo bucato.

interesso

alla

scarpa

slabbrata;

che doveva arrivare.


il
foruncolo nero.
Presenzio anche l'iniezione;

alla

lettera

Strizzo

frano

il

petto

fieri,

e,

reggendo

perch
lo

of-

sgir^'-'M

^3

nessuno tremi quando penetrer


Vago; perch salutino, calmi, al primo sangue
mio,

nel

versato.

Criticano perch assaggio ogni marmitta


di rancio.

non una volta

Sar ostentazione. La

sola.

spesa pur sempre

uguale.

Ma

nessun

rancio

uguale la spesa.
Disuguale di
e lo sa valutare

che ha

solo,

il

sale,

uguale, se pure

disuguale

soldato che

il

di

fresco appetito di tutto

non appetito

di

cottura:

mangia rancio

stomaco, come

il

corpo
borghese
il

viziato.

Criticano perch divido

troppo col

sol-

dato.

Anzi; vorrei dividere


videre

il

il

rancio, vorrei di-

paglione.

Sarebbe giusto

e opportuno.


Alla guerra chi

24

ha meno bisogru

^^

su-

periore.

In questo

di

l'ufficiale

guerra non su-

periore.
In questo Tufficiale inferiore.

Se qualcuno ha bisogno di allenarsi a rinunzia non il soldato; proprio l'ufficiale


che viene dai tre pasti
letto rimboccato.

di casa,

Questi, a rinunziare,

che viene dal

da 30 anni

ci

sono

allenati.

Semmai avrebbero bisogno


rati,

di esser rimessi in

Ma

l'autorit....

Ammetto che
Ma, pure,

tu

ma

forma
il

di

esser cu-

dalla patria.

prestigio....

grande familiarit

mangi con tuo padre o

il

cibo.

col tuo

capitano.

Anzi, un

non

gli

uomo

resta che

il

che mangia
prestigio

come un

altro

dell'anima per

distinzione.

Sentiresti

il

bisogno

di

questo prestigio

mangiando insieme.

il

risparmio vorrebbe dire

il

binocolo,

vorrebbe dir l'aneroide. Oltrech la salute.


Questa superiorit vera.
Guadagnarsi di essere il loro capo.

25

Criticano ancora: l'autorit all'ignorante

son

stellette e

le

il

grado.

semplice e con-

vincente: stellette e prigione.

Certo:

pace;

la disciplina di

vito a sfilare in

ha

ser-

parata a contatto di gomito,

sul piazzale.

Ma

ora

tratta di

si

Alpi, sparsi e lontani.

Era

la disciplina

andare a morire

sulle

""

comoda

l'impo-

quella;

sizione.
-

Buona

se

ti

contenti

che girano insieme.


Ma io vedo, sotto
nobili di questo popolo

il

veder berretti

berretto,

italiano.

le

faccie

Mi fermano

facce intelligenti di questo popol provato


che pensano, come Gioietta, mentre tu imponi:
ah! perch te sei grande mi picchi, nevvero....
ma mi fai male: io son piccina, sai....

le

Perch hai

le

stellette e

il

codice mi

fai

ubbidire....

Guardati; perch nata e cresce la disciplina vera del pericolo; nata al fronte
dove non .si saluta questo superiore a]stel-


lette,

ma

gli si

pesta

26

ma

piedi,

gli

si

fa

la

canzone.

Ora noi andiamo verso

la

una

volta al

mio

morte.

strada senza bugie.

Criticano di nuovo e uno

pronto a scattar

saluto,
<

Mi avevi

Ma

si

sull'attenti.

fatto paura.

un soldato.
Tu saluti un soldato meglio del generale .
No - ma saluto il suo dovere di ubbidire
uguale al mio dovere di comandare.
Sono doveri uguali, per questo uguale il

saluto.

Eppoi

Non

un soldato che conosco bene.


conosco bene il signor generale.

Critican

sempre perch mi accompagno

cogli inferiori

Ma non mi accompagno cogli


mi accompagno coi miei uguali.
Tu

credi di esser pi

istruito

inferiori:

perch hai

27

e che

fatto le scuole;

il

soldato popolo

ti

sia

inferiore.

Credi che

saviezza

la

dipenda

dall'alfa-

beto.

E la nobilt dal sartore.


Ma io tutte queste cose non
Tu, cos'
Sei nato,

le

credo.

stata fin qui la tua vita?


i

empito

pelle,

vuotato

pelle,

fregato pelle.

Eppoi tuo

zio

Capo Divisione

ti

ha im-

piegato.

da

allora i empito

pi

pelle,

vuotato

pi pelle, fregato meglio pelle.

se mi parli

non mi

sai parlar altro

che

questo empir pelle e vuotar pelle e fregar


pelle che ti stata la vita.
E allora io mi accompagno col mio tromdi

bettiere contadino, invece.

Che un'anima tanto ricca che trabocca


in poesia, quando mi racconta
combattimento contro la miseria eh' stata la sua
il

delle vite.

\'iaggi e battaglie

di

un contadino

ita-

liano contro la miseria.

mi porta le notti sul piroscafo quando


dormiva sopra la caldaia e i piattini gli facevan la musica per compagnia; e mi fa veder


la

28

barchetta di salvamento nel naufragio, che

quando faceva cocuzzolo l'acqua

come

saliva

un uccellino.
Vado con lui dove lavorava, tra
neri
che vogliono bene ai gentili italiani, perch li
fanno passar sui marciapiedi e no camminare
i

come

mezzo

cavalli nel

accettava anche

lavori

di

quando
sott' acqua

strada;

sforzati

scendeva a cercar la collina di


sabbia per far passare lo stima, (1), e portava con s la bocca della macchina fino alla
collina e poi drincava (2) tre volte, a segno
che la bocca doveva mangiare.
dieci ore, e

si

5500

francato

lire

in tre anni,

ci-

bato onesto.

Ma
colpo

mai perdeva

il

colpo di lavorare, n

mangiare.
la festa che spendevano
paesani.
Lui trovava una scusa per restar tutto solo;
- nel luogo straniero.
E si era fatto una casetta al paese - casanova - per poter prender moglie; che nessuno ridesse quando ha preso moglie * che
non ho luogo da portarla, io -.
il

di

Neanche

(i)

steamer.

(a)

drink .

alla vita.

Suonava

il

campanello che

palombari portano

29

Invece la guerra venuta; e la casa appena coperta s' chiusa e la moglie tornata
a suo padre.
Ma quando va al borgo, per sussidio, lei

passa alla casa nuova tra le spine e nel com


ripone - di frodo - qualche cinque lire per
suo uomo.
il
Perch non vuole che torni oltremare dopo.
Se scamper questa guerra cattiva.
L' ha portato alla casa serrata per la licenza invernale; e gli ha aperto il tiretto e
mostrato la sorpresa.
Mi ride come un angelo e lacrima a raccontarmi la moglie brava.
Le serba fede sempre; non ha toccato
altra

donna mai.

Ma

scampa, nella Merica ritorna listesso


per finire; siccome ci vuol la terra intorno
alla casa: lui un uomo.
E ha della mitraglia nel corpo, sai.
Ah! si che mi accompagno con questo
se

inferiore.

Quando son

stato

con

lui

mi sento con-

solato.

E
- e alla

prego per
patria

alla patria.

lui

che torni

che allevi

alla

suoi

sua donna

figlioli

a s

30

Ma

tu,

che

sei superiore,

va pure

al

tuo

destino.

stanne pure lontano.

Se

ti

ubbidisce perch

stai

suo rispetto fondato


gerarchia sia giustizia, che
Il

la

sia

lontano.

che
merito, che

sulla
sia

fede

premio.

Forse creder che tu l'abbia guadagnato.


Guai se perdesse questa fede!
Guai se ti conoscesse davvero!
Tu PER SERVIRE LA PATRIA dcvi Stargli
lontano.

Lontano come quand' era


cercar la collina

impolverar

gli

di

sott'

sabbia; e tu sul

acqua a
Corso a

scarpini.

Ridono che Giai sta sempre sull'attenti.


Ridono che Giai legge sempre Regolamenti

Giai che

ha

il

solo difetto di

prender

tutto sul serio .

Ma

tu, ricordati di

sperazione.

fare

il

bene con

di-

31

Se fosse con soddisfazione chi non farebbe bene?


bene perch latto con disperazione;
perch abbandonato - a ogni costo - a qualunque opinione.

E
lascia

del resto apri tranquillo

cadere

Tanto

il

il

il

tuo solco e

tuo seme.

vento e

il

sole

sono

di

Dio.

32

Giorni

che la ininima buona azione


vale la pi bella poesia.

33

Scarpe

Stando pi basso
seduti

declivio,

sul

che mi circondano
vedo luccicar le brocche

di loro

delle cento scarpe ferrate.

Attacco a parlar scarpe, allora.


Pochi han serbato le proprie.
Avevano la moglie o il padre a cui doverle
passare; erano scarpe aspettate.
Eppoi son stati tentati dalle scarpe nuove che

la patria.

La

patria - che tanto

potente

avr certo

preparato

scarpe migliori del loro ciabattino.


quelli che han confidato nella patria si

Ma
sono

sbagliati; quelli

che confidavano nel cia-

battino han fatto bene.

Levano

piede asciutto

dentro l'onesta
scarpa puntuta del montanaro, tomaia arcuata
su cui scivola l'acqua, suola che non sporge

il

Jahier

Con me

di

e con gli Alpini.


per

farsi

ma

vedere,

34

aderisce alla tomaia con

che un fi de grasso basta a


impermeabilizzare.
Le scarpe che la patria ha dato - invece son massa (1) grame.
fessura

stretta

O se bagnassero

soltanto d'acqua!

Ma mordono

cogli acidi di conciatura.

se bagnassero solo

quando piove!

Ma

sen-

tono la nuvola in cielo; se appare la nuvola


siamo belle fregati.
Sono il nostro barometro le scarpe della patria.

se sciupassero soltanto

Ma
una

sciupano

le

calza dura

piedi

calze col tannino. Sapete che

una marcia a un soldato?

Si nutre di calze la scarpa americana.

Noi eravamo abituati che ne le nostre scarpe


prima d'un ano no ghe pioveva .
una parola che fa pensare.
Eppoi, anche la forma sbagliata.

stata
Ma noi

scelta la scarpa quadra.

non siamo plantigradi americani.


vuole

scarpa puntuta perch sotto


la punta c' il dito grosso, dito forte che
piega, che trova la ruga sulla parete e ci si
tiene; che spezza la crosta, che fruga.
noi

(i)

ci

troppo.

la

35

vuole la scarpa che si cambia di


piede: piede sinistro fa piede destro, quando
uno consumato.
Abbiamo perso I:i sua utilit cosi giovevole
noi

ci

all'alpino.

perch tanto

forti nel

mantice dove bisogna

esser gentili?

Guardo con

tristezza

le

scarpe della civilt

presuntuosa che ha sprezzato quell'altre primitive, figlie allo zoccolo montanaro e somiglianti al loro padre.

superba civilt del progresso senza confini.


Da une parte entra bovi; dall'altra esce 3000
tomaia confezionate.
la

Ho

saputo che un

nostro capitano ha fatto fare

250 scarpe della sua compagnia d tipo montanaro


da calzolai montanari.
Ha speso d pi, ma tutti soldati han pagato la diffe-

le

renza volentieri.

un

falso risparmio quello della meccanizzazione

derna.

una

falsa

moltiplicazione

mo-

di beni questa ci-

vilt cittadina.

Tutti

beni son limitati da inviolabili confini.

Chi non li riconosce paga pena.


Queste scarpe che non durano, che non
parare,

fan

taggio

di

scontar

tempo

preparazione.

proprio in

ieipo

si

possono

e denaro

il

ri-

van-

denaro realizzato colla celerit

di

sciupassero

se

maie

se

Ma
eli*

soltanto

piedi queste to-

civili!

bagnassero solo quando piove!


durano bagnate nella locanda di vento

la camerata.

Guardo con

tristezza

potente patria:

prato d'Italia

scarpa

Poi

le

scarpe della nostra

mie e le loro, qui su questo


dove vorrei spiegare perch la
le

d'Italia la migliore.

ragazzi,

dico:

sopportiamo perch

la

nostra patria.

Facciamo conto
da nostra madre.

Rimediamo

col grasso,

un po' giovane

la

rimediamo

colla cura.

nostra patria.

Quando

giovani pare di far pi presto a

si

guire

lerie
al

essere un po' maltrattati

di

la

Alpine

tacco sono

che ora copiano le e Calzomontagna: - le 4 punte d'acciaio

ferratura

nata in

ferri

montanara.

dovrebbe esserne
pi

se-

la strada.

Anche

stica

non

intelligenti e

Un

cadorini e zoldani, industria

paio almeno delle

fornito.

Li comprano da s

vengono a chiedere

dome-

scarpe militari

il

soldati

permesso

di

poterli applicare.

le

essere

scarpe da riposo del soldato italiano dovrebbero


le

alpagote,

papusse

di cencio vecchio agordine, cadorine,

industria

domestica montanara, buone a an-

dar per rocche senza strappo e senza rumore.


Era gi

fatta la

37

scarpa alpina.

invece l'ha voluta inventare.


Per nessuno ci impedir di cantare che:
le scarpine
che noi portiamo
son le rovine
di noi sold

ovverosia che
le

scarpette

che noi portiamo


son le barchette
di noi sold
cara porca
farci

Italia,

morire!

che coi piedi in molle vuoi

38

Parlato a solo

col

piccolo capitano che organizza cosi bene

nostro accantonamento della fornace: e dunque si chiama pignolo > come si chiama in

il

chiunque fa il suo dovere.


Perch amo tanto l'esercito ?
Perch la forza un bene da quando Ti-

Italia

struzione.

me

dovrebbe essere obbligatoria co-

l'istruzione.

L'esercito

l'organizzazione obbligatoria

della forza e della salute.

Unica scuola che abbia serbato un orario


che abbia
accordato alla
media del clima; e un cibo proporzionato al
ragionevole: accordato
serbato

un

abito

col

sole;

razionale:

consumo.
Unico istituto che possa educare completamente perch ha un completo potere e possiede veramente un uomo nel suo cibo, nel
suo riposo, nel suo costume.

39

C' una gioia e una


che va perduta.

potenza nella salute

L'esercito la potrebbe far pregiare.

Non

e'

pi responsabilit del corpo che

tra contadini, che

chiamano

scarto

il

rifor-

mato.
\^edo operai trentenni far valere il ventre
del mangiatore, le scarne braccia cascanti, l'incapacit

alle

fatiche,

non meno

del

borghese

sedentario.

che gridavano guerra tra


sigarette e stravizi ora trovano naturale di lagli intellettuali

sciar difendere la loro libert dai contadini.

questo

l'esercito obbligatorio

per

tutti

pu rimediare.
Perch amo tanto l'esercito?
perch credo che il corpo sano non sia
sorte n caso, ma conquista e dovere.
11 corpo fatto, consegnatomi da mia madre, l'ho rifatto ogni giorno anche io.
L'ho ripreso dagli abusi e piaceri; non
'ho mai saziato che non potesse gustare ancor pane; l'ho addormentato in terra nel mio
studio e sulla tavola dura nelle stazioni; ho
controllato la sua salute giornaliera; gli ho
conservato la eioia della fatica.

nel

momento

40

in cui la giustizia affi-

data alla forza, mi sento al mio posto e scopro con amore l'accordo tra la legge dell'esercito

e la

mia

vita, io

che

non son mai

stato soldato.

Per questo
d'ora

in avanti

la nazione.

amo l'esercito e confido che


passer a questa scuola tutta

43

Fratello

mezz'ora di strada
fiammi, villa-caconserma tra pometi e rosai ex-padronali
forta ritrovare alla stessa opera il viso amico

deir ultimo fratello minore.

Ora
alla vita

comando,
propria, riconosciuto uomo.
all'uniforme,

soltanto,

Con sorpresa

al

pentimento del suo

fratello

padre.

Perch siamo separati ora.

Non
trovarci

che non ci amiamo; godiamo di rinella somiglianza di impegno e di

intenzione;

tuosi con

ci

scambiamo

sobriet

procamente

di

piccoli favori affet-

parole;

nostri soldati:

noi sulle cose gravi;

ma

la

ci

ma

lodano

reci-

c' riserbo tra

sua confidenza va

altrove.

Quando crescevano
petito

tanto

le

tasse e l'ap-

ho dimenticato che anche l'anima

rebbe cresciuta.

sa-

44

Ecco la separazione.
L'ho ricevuto in casa come un peso,
che prendeva legge dal suo maggiore, che

lui

re-

plicava all'autorit materna: sentiremo quan-

do torner Piero.
Gli ho affogato

nell*

economia

venera-

la

zione.

Ho

nuovo commesso

di

l'eterno peccato

del povero.

Dicesi povero

STENZA

cui la

diventata

Sempre

lo

SUSSI-

quistione

prima.

stesso discorso:

uomo

sei

giorno che ti separi pagandoti la vita.


Scontalo ora.
Ecco la guerra e mentre il destino
stessa

nisce alla

fatica

d'amore

come

diventato indispensabile

il

e T

il

vi riu-

amore

pane, siete

separati.

Lo seguo mentre
voce

manovrare

alla

plotone lontano;
ora; bello; 20 anni e di tutto il capo pi

fatto,

suo

fa

alto di

il

affezionato

ogni suo alpino.

Pu
gliata tra

solitario nella canonica cagerani rossi del prete patriotta; non

vivere
i

45

tasta le ragazze;

non gioca; non

un collega

ufficiale.

Basta a se stesso: uomo.


Sar air armonio o ai soldati (Anzi ora
malato perch non prese mantellina il giorno
della bufera: siccome non l'avevano loro).
di

il

il

l'orgoglio di genitore

mio

minore rilevato, sangue


privazione, buon campione d'uomo.
fratello

si

rammarica che

figlio-fratello sia cosi suo, sia cos separato.

L' orgoglio

anch'io:

fatto

vorrebbe

questo

il

pubblicare

mio primo

ho

figliolo

uomo.
Esce dalla mia casa.
Era un gracilino che impensieriva quando
pap l'ha lasciato.
Son io che l'ho mandato alle Valli perch
si

irrobustisse tutte le estati.

Con me ha

sceso

in

cordata

faccia

Graner, bianco di maldimontagna


e l'ho consolato io: che avrebbe fatto pi
tardi il fermo cuore alpino.
Son io che ho custodito lo spirito della
casa e gliel'ho comunicato.

nord

il

46

Potevamo esser
mare dell'economia.

dovunque dal

travolti

l'orgoglio di genitore che vede solo la

propria storia. Questo separa.

Ma

se entri nella sua storia invece, ecco

l'amore che lega.


Dice la sua storia:
chi dimentica come cresciuto?
Diciannove anni, senza spensieratezza mai.
Non sei tu che l'hai fatto uomo, ma la
patria che gli ha dato il suo primo vestito.
(E ricordati che su questo scherzava; berretto di F, cappello di

M, giacchetta

Chi non guarda indietro


sione del ragazzo cresciuto?

La Montagna: part solo


coir uomo che passa, e torn

le

la

di Z).

tappe

di

prima

pas-

volta,

colla febbre,

ma

colla visione.

La
fato

natura:

chiappato

ragazzo che ha telegracon 5 lire - perch acParnass7is Apollo che sta solo
il

partito

lui
il

sulle cime.

L armonio:

vero che fatto col tuo


tu dicevi; quant' noioso;
sempre a quell'armonio. il suo vizio l'armonio.
E lui paziente a indovinar quelle testine
scritto l'armonio;

ma

47

nere, e lui perseverante a

comprar

gli

albunis

Peters coi denari delle ripetizioni; ma ora scroscia colle 800 canne del vecchio organo veneto in Duomo (guardano in su i 1000 sol-

perch un alpino che suona) lui che ti


rende l'aria di casa come non potrebbe nessuna parola.
Dunque non commettere anche il peccato
dati

del genitore.

suo

Va bene

che sia suo;

neces-

sario.

Un

padre

la

separazione di una gene-

razione.

Te

la sei dovuta dare.


una distanza la disciplina.
Gli hai reso odioso non essere indipen-

dente.

Per questo si liberato.


anche inimicizia la disciplina.
L'hai obbligato a adempiere
doveri voli

gari nel misero


sentirsi

mondo

quotidiano, invece che

angelo spodestato nei

cieli

dell'armonia.

Per questo entrato nell'armonia vera.


Ma ora non commettere il peccato eterno
del genitore.

48

Ora suo.
Ora finito.
perch il momento di ritirarsi e di soltanto guardare: que.sto forte adolescente che
sorpassa di tutto il
capo ogni alpino.
Tanto pi forte del suo fratello-padre.
Ritirati,

fratello-padre,

Con meno

fantasia e

meno

violenza.

Ma

pi bont vera.

Che deve somigliare

il

capitano

Giaiero

suo avo alpino:

lequel

comme

estoit

fort

un agneau

comme un

lion et

doux

y>.

Dunque addio, Enrico


Dunque va e continua.

Profittare ogni giorno

di questa chiarezza di moribondo die la guerra

ha

donato.

Jahier.

Con me

con gli Alpini

51

Fanfara

Finalmente uscita

da

la

nostra fanfara che

tanti giorni stava nella stalla a provare.

cati

sei

Era un freddo mucchio di ottoni ammacquando arrivata.


Rimasero in terra - scaricata la spesa trombe rigate di salive verdi, coi pistoni

suggellati dal

fiato

dei

morti.

un

basso

senza bocchino.

Roba rientrata in Deposito


Roba che faceva pena.

Ma

non faceva pena

il

chiss di dove.

ai soldati.

destino.

Ciascuno ha afferrato subito il suo e trovato che andava bene.


Destino che non si pu scegliere, resta
solo obbligarlo a cantare.

Dunque raccogliamo
giati

e le

libretti cos diteg-

trombe cos ammaccate perch tocca

a noi, terza

clas.se,

continuare.

52

E saremo un'altra compagnia distesa lungo


le

stesse

strade,

stesse fanfare, noi,

Mancavano

compagnia

strumenti;

bande paesane offrirono

Manc
sciare

il

squillante

testa

colla

la cornetta;

ma

di padri.
i

musicanti nelle

loro personali.

ma uno

bombardino per

fu

sangue da scoppiare.
Quelli che non sapevan

pronto a la-

cornetta faticosa

la

che gonfia le corde del collo e


di

delle

di

empie

la testa

musica suona-

ron coi numeri, invece; ogni numero un tasto;


e giurarono che fa proprio lo stesso; che sentono quando si deve cambiare.
Poi ci furon le partiture da ricopiare. Ricopiare: pena mortale alla mano pesante dell'alpino.

Sudarono,

isolati nella stalla;

ve e tremante davanti

marce

al

suo

ciascuno gra-

libretto delle

12

assortite.

Ma

finalmente uscita la nostra fanfara;

si messa alla testa della compagnia silenziosa; ha preso il Marc dal vecchio Pedol un
po' imbarazzato; tutte le labbra si son premute
amorosamente a cercare la nota; e il N. 1

venuto fuori

pn/ifo

Allora ho capito perch volevano tanto la


fanfara.

53

che esige questo passo uguale, e dietro il passo un'anima


uguale, paziente, intonata; lei che ci costringe
a entrar nei lacci della cadenza di dove non
si

pu

che

lei

ci

fa

essere

uniti;

uscire.
fa prigionieri felici nella disciplina.

ci

Tutti

plotoni vorrebbero esserle vicino;

bisogna alternare questo privilegio. Perch


porta,

quando suona. Oggi tocca

lei,

al

ci

se-

condo a farsi portare.

Ora vogliamo molto bene

alla

nostra fan-

fara.

che sveglia inesorabile prima della

lei

prima del prete, prima del sole, perch noi prima del sole arriviamo. E tutte le
fabbrica,

finestre

debbono

si

debbono

aprire, e tutte le porte

disserrare;

e tutti

fuochi

si

debbono

divampare.

tutte le tose si

ancor calde

debbono

affacciare scar-

che verrebbe
voglia di salir su a rinfrescargli il collo col nostro viso lavato in brezza alpina:
Le ragazzette belle l amor non lo san fare...
glielo fare^no fare alle quattro del mattino
e gli farem provare la forza dellalpino.
migliate

di

letto,


Siamo

forti,

54

noi che tra squilli di

tromba

arriviamo.

Siamo
ciamo

padroni, noi che

la notte la fac-

finire.

E il paese, destato in musica, lei che ce


rende cordiale: eia fata la polenta ? domandiamo ridendo al passare; e chi esce dai ranghi e infila un uscio riporta la fetta g-ialla fumante davvero.

lo

Ora vogliamo molto bene

alla

nostra fan-

fara.

lei

che

ci fa

fare

un po' de mafia quando

torniamo.
Ci prende sudati e rotti alla voltata e ci
prepara una bella entratura in paese e ci la
fieri, siccome ha chiamato tutta la gente a vealpini, fioi de
dere gli alpini che < i forti
i

cani

Diventa nostro quel paese: un paese

li-

berato.

Come

erano nella guerra antica. Escono


dalle case per ringraziare.
e

Ora amiamo profondamente


fara.

la

nostra fan-

55

dieci scalcinati che si dondolano


che immenso potere!
Purch puntino ancora in cielo le trombe
d'oro!

quei

in testa,

Amiamo profondamente
Non suona pi soltanto
Pu suonar

la

nostra fanfara.

quel N.

1.

marce sprezzanti che


fanno alzar la testa in qualunque momento
come se ci chiamassero a nome: e Anemo, fioi;
tanto pi scur de la mezant noi podar vegnir mai >; suona per me la vecchia marcia
che ci sgambettavamo sulla piazzola di Susa
noi tre fratelli piccini; pu suonar delle ariette
felici che han sapore di sagra
cento bandiere
rosse tra le frasche del padiglione; pu darci
il
sole dei nostri compari siciliani col N. 7
Motivi Siciliani >
che ci ha costretti a tarantellar nella neve sopra i duemila.
delle

Ora amiamo sopratutto

la

nostra fanfara.

Ci saran delle musiche pi belle nei luoghi di pace.

C'

l'arte

a qualcosa.

tanto bella che non

pu

servire

56

Queste musiche invece voglior servire noi


militari.

Sanno che bisogna camminare.


Noi amiamo

la

musica che

che

lo sa e

ci

aiuta.

ci

Sanno che bisogna rallegrare.


Noi amiamo la musica che rallegra.
Ogni volta che ha finito la nostra fanfara
ha detto una buona parola.

Non

lascer penetrare negli occhi

ci

il

su-

dore.

Non

ci

lascer ripiombare nelle stanchezze

e afflizioni.

accompagner dappertutto.

Ci

Dove

il

fucile

trombone.
Via via che
ci abbandona.

Ma

ci

questa non

Suona

passato

passer

il

suo

inalziamo qualc*altra cosa


ci

pu abbandonare.

sulle cascate di sassi, in discesa, an-

suo bombardino scomparso a gambe


levate; suona quando ci sgraniamo un per uno
franando col bastone; suona appena sottovento in cima.
E suoner - ancora - coi suoi ottoni terrosi - nella notte tremenda, finch dura l'assalto, siccome ha detto il Capitano Rossi della
che se

il


96 Monte Antelao
pagni a morir bene
:

Non sono

57

ora aiutate

vostri com-

morti nei ringhi delle palle te-

desche.

Sono

morti

negli

squilli

delle

trombe

italiane.

Riposano neir

Inno degli Alpini

>.

58

Regioni

formando una

Si venuta

classificazione

delle regioni per valore.

coda

In

Gigi

num me

fido

>

<i

-cappa

>.

Ma

cameratismo

tra 3^ e 7^

che lavorano insieme per queste montagne e si sono


c'

il

stimati.

si

scambiano lingua, oltrech trincee e

posizioni.

Commovente

sentire gli agordini sforzarsi

piemontese, e i segusini taroccar veneto per


ricambio di affetto militare.
Gridare pais invece che ci ti alle

al

casere,

come

Brava
sacrificio.

alle

Italia

bergerie di Val Chisone.

che

si

lega per sempre nel

59

Dialetto

Bisogna

Non

la

farli

parlare.

risposta alle interrogazioni,

ma quel-

che sentono e dicon tra loro prezioso sapere.


Mi volto alle parole pi concitate di qualche gruppo e provo a chiedere: cosa? ma sorridono e si ritirano rispettosi.
Bisogna imparare il dialetto, unica lingua

lo

dei loro pensieri.

anzi

Far presto a imparare questo dialetto,


lingna veneta, cos armoniosa e sensitiva.
Io che vorrei sapere tutti

lia,

anzich

il

dialetto

dialetti d'Ita-

toscano dei

letterati.

Ogni dialetto rappresenta una terra e un


sangue che deve trovar luogo cos nella patria

come

nella lingua italiana.

E che

potenza e che variet di creazione i


questo popolo ramingo che ha un piede
sui ghiacci delPAlpi e uno sulle lave dei vulcani
Unit della lingua vuol dir questa condialetti di

tribuzione.

6o

La

bella giornata

che mi hanno parlato

Finora mi studiavano
di

capire,

della bassa

accucciati

sul

taciturni, nello sforzo

pagliericcio

mencio

camerata bruna.

Parlavo io, tra crosci di pioggia e rigide


folate, verso le macchie bianche che sono visi.
A una schiarita, sortivamo dalla tetra caserma, ma per entrare nella tetra stagione.
Nei ranghi fangosi dove non son pi che uomini alti e uomini bassi, uomini che si coprono
prima e uomini che si coprono dopo.
Stamani invece siam sortiti dalla tetra cai

serma

e dalla tetra stagione.

Abbiam camminato
massicciata in

mosaici

pendio, che

puliti

serviva a

della

mano-

non ci siamo fermati: ho indicato la


ho serbato la sorpresa.
Poi abbiamo imboccato la mulattiera tra
gli specchi delle rupi bagnate, ma non ci siamo
fermati ho indicato avanti ancora.
vrare, e

strada,


Finalmente

6i

lunga fila di pellegrini che


candido bastone ha fatto

la

appoggiano al
fronte alla montagna dove si
dove si va alla ventura.
E, vinta la prima arsiccia
si

sale in libertcl,

collina,

siamo

entrati nel chiaro delle catene argentate.

nostra patria pura tra

venti e

geli

Veniva appena dal Cordevole la romba


del cannone remoto come un avvertimento a
godere il bene oggi che giorno di bene.
Il

cielo

miosotide ritagliava

cento torri,

le

amoroso.
fila

fraterna ha sentito bi-

di dire qualcosa.

A un tratto si aperta

Allora

sogno

l'armonica

la

lunga

delle

quattro voci

ha aggiunto

serenata:

alla terra

//

mazzolin di fiori

che vien dalla montagna


bada ben che non si bagna
perch f da regala.

Ero

indietro,

quando

il

canto

si

alzato

cos improvviso.

Ho

visto sollevarsi al

bassarsi tutte le schiene e

mano che

suo tempo e riabtutti

l'ondata prendeva

bastoni

la fila in

man

salita.


Mi son trovato

62

occhi pieni di lacrime

gli

e tra le lacrime a balbettare parole:

Uno per imo


mano

bastone alla
e alla

Pi su nato
una genzianella ha
guette turchine;

il

cantiamo

salita

mazzolino:
cinque linnidietto di primule si af-

in terra

il

stirato subito le

frettato a incollarsi sulla frana.

La

bella giornata che ci

ragazzi

scampadi da

le

nel passare.

va a ciapr
donne tribolate

invidiano

La

Ho

le

siam chiamati

e corso a far mattane -

pianure

>

gridiamo
sl,

ai

imparato nella luce


cercati in camerata. Corretto
maginazione.
i

Semo

agli incontri

che beati!

lavori

siam
nomi dei

bella giornata che ci

conosciuti.
visi tanto

gli errori di

im-

Veduto

63

dal colle

paesi.

Ai piedi dei

tor-

bianche delle case


mio, Signor Tenente,

renti di ghiaia le impallinate

Guardi il
Laggi la valle:
guardi il mio, ora
ALPAGO. (Andr a visitare: non si conoscon
paesi).
gli uomini senza
E l dietro, il lungo canale buio, senza
lontane.

ferrovia:

Ho

AGORDINO.

salame del musso (1)


che trottava tanto bene e anche dopo la disgrazia - da morto - costava quanto da vivo.
Abbiam parlato di mestieri: Meneghel,
quando gli scoppi addosso - al Mont d'Or,
in galleria - la finestra d'acqua gelata; e come si preparano le rtibe di caff al Brasile;
Bortoluzzi di come approfittava il todesco di
noialtri italiani che avm la passin de lavorar forte > che fissava a contratto quel
tanto di scavo, ma poi, quand'era il momento
di pagare si ritirava: avete lavorato troppo
voialtri

assaggiato

si

sorte dalla

dura tanto a sputar

la pussira;

e di malattie:

colse in

quando

si

taliani

mina che

il

e di

De Demo

boscaiolo,

(i)

lo

capanna la polmonite, che bisognava


tutto un giorno per trovare la prima

camminar
casa; col

quando

polmone che ardeva.

somaro.

Abbiani parlato dei vizi del montanaro:


del barba che se si svegliava senza al mattino, era buono di far 3 ore di strada per
andar a tor il tabacco da fiuto, senn la falce
non gli lavorava bene;
e della falsa consolazione del vino (ma di questo non ne vo-

glion sapere).

E che

vero che quei baccani (1) todeschi

consumano

pi di noi e spendono

tutti

loro

denari anche prima di averli guadagnati e se

sposano si montano una casa grande, tutto


da pagare, e non rinunziano mai a
nulla di comodo e di piacere (per questo fanno
si

debito

la

guerra, spiego).

Hanno una buona conoscenza


desche; son io solo a non
loro.
ia, ia,

Parecchi,

nica in generale

come

il

saper tedesco tra

d'abitudine,

interrogati.

La

cose te-

di

mi

rispondono

loro esperienza

questa:

tedesco organizza e apprezza

avevano buone posizioni

in

germa-

sono ammirati
il

di

lavoro;

Germania: capi

squadra, capi d'arte, maestri muratori; lodano


la Germania che li ha apprezzati; per amor
proprio.

Ma

la

superbia tedesca

(i) padroni.

non

la

possono

tollerare:

fin
da puteli ne le
xe prepotenti lori >.
camminato tutti per l'Austria e co

xe abituai

scole a crederse pi bravi.

Han

Ceco Bepo

nosciuto

della ferrov

che

forti

ia,

han

Gli

Ma

chi

all'inaugurazione

fatto le rotabili e le ferrate e ani

ponti e

trinceroni

contro TI-

forza della via del guadagno.

un ricordo

chi alla festa militare.

Tremenda

talia.

65

di schiavit e di

sprezzo

quel d'Austria.

Ceco Bepo: un vecio pien de bave e de


pis co le so basete de beco, che no se podeva gnanca conosser in mezo di so generai
tuti stampa compagni.

son tornati

tutti

ogni inverno.

Han

preso tutti donna al paese; solo al


paese han fermato casa. Quelli l son paesi
per dove si viaggia; questo il paese dove
si

rimane.

dove

si

torna, anche se per morire,

se tocca tornare.

Cos

si

canta, allora:

mandme a casa
campagna mi g termina

Tirolesi,

che la
sar tre anni, sar tre mesi
5

JahlER. Con me

e con gli Alpini.

66

paesi non ci torno piti.,..


ma se per caso io ritornassi
da militare sar vest....

ne

sti

<
La

bella giornata

La

bella giornata che alla fine

che li ho confessati.
Bisogna che sappia di ciascuno come gli
andata fin qui la vita. Cos quando entro
in discorso con lui entrer nel suo paese, nel
suo mestiere e nel suo focolare.
Allora quell'uomo sar mio.

perch eran tanto


detto:

come

felici.

se avessi

ho scoperto

Quando uno mi ha
mangiato

di grassa,

signor Tenente, anco.


Come ho fatto a non scoprirlo prima!
perch oggi la prima volta che han
camminato per passeggiare, per godere.
Si va in montagna per fascine; si fa la
forcella per

il

fieno.

Ma

questa stata la prima passeggiata


inutile, passeggiata di poesia.
>
I va a cipar sol, che beati
I

Senza neanche un sacco, senza un arnese,


senza neanche una bestia da badare
I

69

Prima marcia alpina

[/no

per imo

bastone alla

mano

e alla salita cantiamo

Se chiedi

le

reni rotte alla

mina

se chiedi il polso della gravina

se chiedi

il

ginocchio piegato a salire

F amore pronto a patire:


son io, l'alpino, rispondiamo
e air adunata corriamo

se chiedi

Ma

la mofitagna, alpino,

ma

la tua tenda, alpino, sparita

alpino, tutta

V acqua

franata

seccata

alpino, il vetrato gela le dita

ma
ma

la

la tua

gran

penna

folgorata

notte di nebbia salita..

70

Uno per

tino

corda alla

mano

dove non si passa, passiamo.

la

balma di

roccia ci ricoprir

e l'acqua di neve ci disseter;


la

penna
la

fulmine domesticher
nebbia il sole l' avvamper
quando F alpino passer.
il

Uno per uno


zaino alla mano
e nei riposi ci contiamo

ma

Alpino, tu sei passato


il compagno che fnanca ferito
la mitraglia l ha arrivato,
dalla et oda Iha distaccato
nella gola

Iha

tranghiottito.


Dove

sei,

71

compagno

caro,

al paese dovevi tornare;


se qualcuno lo potr rivedere
gliene chieder la tua fnare.

Ma

non

abbandonato
ma ti veniamo a ritrovare.
Sei il nostro ferito
ti riprendiamo
al paese ti riportiamo
Tidti per uno
sei stato

mano

alla

mano

dove si muore, discendiamo.

Tutti per uno

mano

alla

mano

dove si muore^ discendiamo.

Ma

il

tuo compagno^ alpino, spirato

al paese non pu tornare ;


ma il suo lamento dileguato

non

ti

chiama

piti

a ritrovare.

72

Sulla coltrice del nez^ato


rester solo a riposare.

Dove

sei,

compagno

caro,

non pnoi ritornare


ma non sei stato abbandonato
ma ti veniamo a ritrovare.
Il viso bianco gli rasciughiamo
il corpo stronco ricomponiamo,
il nostro morto
ce lo riprendiamo
se al paese

alla patria lo riportiamo.

Uno per uno


bomba alla mano
e lo vendichiaino.

MarzOf Soracroda

Ai miei

soldati dell'Alpago

e a ogni alpino

75

Ritratto del soldato

Il

Somacal Luigi

Somacal Lui^i da Castion

soldato

recluta dell* 84,

3^

tino dalla nascita

categoria
e

manovale

era stato
fino alla

cre-

chia-

mata.
Cretino vuol dir trascurato da piccolo, denutrito; inselvatichito.

Manovale vuol
stiere

sprezzato.

Il

servo operaio, mesuo lavoro consisteva in


dir

nulla essere, tutto fare.

Ne

porta

segni

il

corpo presentato

alla

visita militare.

Somacal ha

un fardello
manovale.
posizione
di ossa
Sporge in fuori l'osso dell'anca che aiuta
a camminar sciancati quando si deve equiliofferto alla patria

tribolate in

di

brare la secchia di calcina;


gli ingranaggi dei suoi ginocchi pesanti,
gonfi di nocciolini

reumatici,

empiono

pan-

taloni;

/^

76

SUO busto una groppa che aspetta

il

in

eterno di ricevere pesi;


la

testa

si

rannicchia fra

cosa ingombrante, perch un

le spalle

uomo

come

che porta,

d noia;
le sue mani di corame chiaro stringono
sempre il badile; lo sguardo cerca terra: per
non inciampare.
Questa la posizione del rnanovale in
cui Somacal si presentato.
Somacal deve star sulla posizione di atla testa gli

invece.

tenti,

che cos' la posizione di attenti che


dovete prender subito voi, se siete buon mi le calcagna unite sulla
litare se non
stessa linea, le punte dei piedi egualmente
aperte e distanti fra loro quanto lungo il
:

piede, le ginocchia tese senza sforzo, il busto

a piombo,

il

petto aperto, le spalle alla stessa

altezza, le braccia pendenti, le

mente aperte con

le

palme

cosce, le dita unite col pollice

mani

natural-

rivolte verso le

lungo la costura

laterale dei pantaloni, la testa -alta e diritta,


lo

sguardo diretto avanti ?

La posizione
della

sua

di

attenti

la

negazione

vita.

Snmaral vorrebbe essere buon

soldato,

77

perch un me5rtiere che consiste nel passeggiar col fucile e vi passano la minestra il

pane e
(lui

vestito

il

che non

gli

come

agli altri tale e quale,

toccava che

quand'era
suo corpo tutte
resti

squadra operaia), ma il
queste cose non le pu fare.
Prova l'attenti; prova il saluto; ma quando
gli pare di esser riuscito, la mano non resiste
pi a mantenersi tesa, le ginocchia cominciano
a tremare (vieni presto, caporale, a verificare)
e quando il caporale arriva a lui, tutto ha cein

duto.

macal
Il

tornata
in

la

posizione di manovale.

uniforme un burattino.

caporale lo

marciar

So-

tira fuori dai

ranghi, Io fa

suoi paesani
ridono tanto
cottimisti con lui per la Germania perch le
qua Somacal > che era anche allora una
< macia >.
Ci vuole in carovana, per sopportar
solo;

la fatica.

Infine

Somacal

interrogato

e,

parlando,

di burattino: ha anche
Somacal Luigi. Per esser completo.
Somacal gli hanno impedito di imparar
l'operaio perch era cos buon manovale.
Ora gli impediranno di imparare il soldata

scopre l'ultima qualit

la lisca

per serbarlo ridicolo.

Ci vuole,

in

78

camerata;

una macia

>

per

sopportare la noia.
vero che Somacal si nnfag"otta, che non
sa farsi la cravatta (perch non si deve sforzar il collo chi vuol portare), che si mette il
cappello torto (perch impossibile che sul
suo cappello ci sia un fregio); ma se c' una
giacca macchiata alla vestizione finir certo
sulla groppa di Somacal l-^uigi; sar suo il
ha tempo, fucile scappatore;
fucile che non
e la scarpa del gigante che nessuno ha voluto,
e la borraccia che geme; mentre sar di tutti

suo barattolo

grasso che tesorizzava nel buco del tavolato, o il suo stoppaccio per nettare il fucile.
Su Somacal tutti si arrangiano; una festa quando viene ripreso: ora ci far ridere
il
nostro burattino.

invece,

Ma

il

appunto perch

ventare un soldato

di

si

sente burattino, di-

ammodo

la gloria.

C' .speranza di riuscire.


suo tenente non ha riso quando l'ha
Il
guardato; anzi ha detto che un soldato non

79

conta per quel che Than fatto i suoi parenti,


ma per quello che sa diventare.
un tenente che conosce >.* e manovale
- ha detto - come la donna di casa che
anche se fa tutto non riconosciuta, ma poi
- quando si soldati - e oggi manca
il

domani il fondo della mutanda


partito ah/ - si dice - ghe voleva la femmena qua via C' speranza. Per due, per quattro sar
bottone,

Ma

troppo

difficile

intanto,

da poter imparare.

ancora.

ci

son

delle cose,

Somacal

imparer, intanto, a far bene


che nessuno fa perch tutti lo sanno
fare: correr fuori tra i primi all'adunata; arronciglioler le cignoline; ramazzer per levare
il sudicio e non per farlo sparire.
Poi imparer gli esercizi - quando tutti
li
sanno fare e sbagliano perch tanto li sanno
fare. Somacal, che sta attento, li far bene,
quello

Non

tirato fuori per marguida destr >: < Odo Somacal,


vegn fora vii; no st a far conftision diceva
il
caporale. Ora: numero uno o numero due

allora.

sar pi

ciare di fronte

Somacal sa sparire .
Forse il tenente < che conosce
ger che ha migliorato.

si

accor-

8o

Poi la marcia; ma per la marcia non ha


da imparare; si tratta di andar sotto il peso:
una cosa di prima.
Poi imparer a tener pulito il fucile; nes-

suna canna lustrer come la sua: fategli ispezioitarm: ecco la luminosa spira delle quattro

Somacal

rigature.
ci

tranquillo

sar osservazione.

sa

lui

sul fucile

che

non

granellini

possono entrare (tappato, in


camerata, ma non lo dite: proibito).
Ormai Somacal sta per riuscire soldato.
di

polvere non

Lo

Ma

ci

invece, pervenuto a questo punto, ecco

che non pu pi bastare. Ecco ancora qualcosa di nuovo. Ecco il Tiro, Il fucile non era
fatto per crociatet e ispezionarm, ma per ti-

Somacal non pu tirare.


Somacal ha dovuto tener sempre aperti
due occhi in vita e invece al Tiro di
bene

rare.

recluta

bisogna

chiuderne

uno.

Impossibile

farlo stare.

Se provi a tapparlo con una mano, come


farai a

se

sbarare?
rivolti

il

cappello e lo tappi

colla

tesa non basta ancora.

Quel cane di occhio seguita a vedere.


Bisogna bendarlo col fazzoletto. Unico
medio.

ri-


Dunque Somacal

si

bendato

zione di tiro

8i

avanza verso

stretto,

la sta-

come a mosca

cieca.

Ah!

se

tenente non lo vedesse! ah! se

il

accomodar

lasciassero

lo

modo

suo

tranquillo

proprio

hanno

lo

lasciato e

ha

fatto 30,

Somacal Luigi.

Ed

successa la

Che

cosa meravigliosa.

ha visto e

il

suo tenente

si

avvicinato per rimproverare; che

lo

si

av-

vicina.

Che non
lo

ha chiamato Somacal Luigi; che viene per

parlare a
invece:

ora

<

vorrebbe esser sottoterra


odo, Somacal, la posision d' atentt
che

lui

Che ha chiamato anche

il

capitano:

OciOy

Somacal, sguardo diretto avanti all'infinito.


amico Somacal che ha
Ecco il mio
fatto trenta

dice

il

tenente.

Dice proprio amico.


Amico, lo chiama, anche dopo. Perch
anche lui ha cercato come Somacal di imparare la vita.
Gli

dar

il

JaHISR. Con me

permesso, scriver
e con gli Alpini.

alla

sua


donna

di accoglierlo

82

bene perch un buon

soldato suo amico.

allora

che Somacal

ha inaugurato

il

suo nuovo sguardo di redenzione.


Non possiamo descriverlo, noi che non
siamo stati redenti mai.
una cosa nuova: non l'aveva mai fatta
vedere perch nessuno ne aveva cercato.
Ma doveva averla pronta sotto quegli
occhi di angelo serafico montati in un viso
di cretino pellagroso.

allora che

Somacal ha smesso

di

ri-

dere.

Somacal sorride al suo tenente,


Sempre che lo incontra lo porta in
dell'amore

cieli

con

quel

sorriso

invece.
alto nei

di

reden-

zione.

felice - riesce
I

Somacal - siccome
a non farsi riformare.

allora che

nocciolini

volte sotto

reumatici

rassec^na,

lo

si

sente

mandano due

ma Somacal

torna

al-

pino.
Gli

scoprono un fi de gola gross (gozzo)

laggi all'Ospitale.

Ma

Somacal

Non

per

83

resta alpino.

la patria.

Somacal non sapr mai

Ma

perch

si

cos* patria.

sente in un'aria buona.

Vorrebbe rimanere

in

quell'aria

buona

fino alla fine.

Vorrebbe

sentirsi

che

ripetere

il

suo

amico.

Purch

lo dica ancora: sei

Certo,

Somacal,

zimbello, sei

Ho

il

soldato

mio amico.

stronco,

uomo

mio amico.

trovato vicino a

Dico che
macal Luigi.

il

in

te,

l'onore d'Italia.

basso Tonore

d' Italia,

So-

87

Domanda angosciosa che

quando

vi

guardo

e voi

torna

non potete sapere:

Perch alcuni son chiamati a lavorare e


guadagnar sulla guerra, e altri a morire?
Morire non ha equivalente di sacrificio; morire un fatto assoluto.
Se la guerra ha un valore morale: rieducare
alla salute, alla mansuetudine, alla giustizia,
attraverso il passaggio nella pena della privazione e distruzione, perch pi di tutti debbon
portarne il peso questi che erano nella privazione e nella mansuetudine, e non desideravano pi che la salute?

Perch facevi onestamente

tanti figliuoli

nostra forza, gloria d'Italia


pi di

tutti

ne devi sacrificare

88

Perch sei sano


buon sangue che cicatrizza presto
sempre abile a risoffrire

Perch sei povero


ora che il denaro ridicolo
non compra pi nulla
che vale pi solo il lavoro del povero
che la vita sospesa tra un raccolto e l'altro
e il tuo pane scuro diventato a tutti pane

perch, santo popolo d'Italia,

perch pi

di tutti devi

morire?

89

Regali

Parlato

al

riposo dell'ora di marcia sul ro-

vescio di Col di Roanza, presso la polla dove

attingono acqua celeste e


una panna di nuvola galleggiante in cima

le

argentate

tazze

Siccome quel giorno ho accettato il salame di musso, parecchi mi hanno mandato


regali. Qualcuno per interesse, pensando: il

tenente

giorno dei permessi

il

si

ricorder del

mio buon panettone.

qualcuno per amore, ma pensando: mi


vorr pi bene il tenente con questo regalo.
Ora
regali li ho restituiti perch non
posso accettare nessun regalo.
Non posso accettare i regali dei ricchi perch qui non si deve sapere chi povero o
ricco. Abbiamo spogliato i vestiti che facevano
questa distinzione. Qui siamo tmiforine, che
per tutti uguale. una consolazione del soldato. Bisogna saperla godere.
i


Non posso

90

accettare

regali dei poveri

perch
poveri prima hanno pensato: il tenente fa cos con quello perch gli portato:
o se gli potessi portare!
Non posso accettare regali in questo peni

siero cattivo.

Eppoi proprio anche per me non j)osso


accettare regali: vedete, le uova son tanto
buone; erano rosa trasparenti quelle di Volpon ieri; la sua donna le ha levate per il tenente di sotto la gallina; e il suo salame ah! non musso questo - son certo che l'altro rha dato al prete; vedete com' ben nutrito,

la

pelle lucida e tesa,

di Trichiana.

Per

Vedete:

tazione.

me pure
chi

il

nostro Volpn

una brutta ten-

ha regalato

si

aspetta

sempre qualcosa. Inutile negare. Invece Volpn ha avuto la consegna, siccome beve.
Se avessi preso il regalo, Volpon avrebbe
detto el m'a anca consegna dop magna
me ovi ma invece cos ha capito che voglio
da lui un regalo pi grande, che quello di
non bere.
Dunque per me, e per quel povero che
ubbidisce e pu regalarmi soltanto un'occhiata
di ubbidienza e per l'Italia che non ci paga
i

perch

ci

chiede

la

nostra vita di padri che

91

nessun prezzo la pu pagare, non mi regalate


nuir altro che l'amore che vi regalo anch'io,
che costa pi di tutto e solo l'amore la moneta che Io pu valere >.
Allora
tutti

ho

visto

risplendere una luce su

visi.

Dunque, la
Al ritorno

giustizia: questo
il

il

raro.

pi povero mi venuto a

chiedere se poteva andare in permesso anche

che non era mai stato.


E facendolo parlare ho saputo che il Caporale metteva in nota per il permesso soltanto chi gli pagava bere. Quel Caporale in
lui

cui

avevo

fiducia.

forse diceva che ero io.


Piano piano, senza saper come, mi avrebbe
tolto la stima.

Bisogna assistere a tutto e tutto sapere.


Ricordar queste faccie schiarite e le ondate d'amore intorno a me alla discesa, giorni
che mi pare noioso.
i

La giustizia

tra gli uomini:

questo

il

raro.

Penso che mi regalavano anche per abitudine di


povera gente sfruttata che, siccome non ha nulla, tutto
gli

fanno pagare: costava la preghiera del prete; costava

e perch non costerebbe anche l'istruzione del tenente che si d tanta pena?
la firma del segretario

92

Mandato Viel

a tirare
affardellato

pesa.

ai

fino

suo zaino
cima. Ricordare quanto

corvi e portato io
alla

il

93

Consolazioni del militare

Siccome

la gioia della

novit

finita

e la gavetta puzza, che brillava

siccome viene ogni sera


Tor del pastore che ciascuno ritrovava il suo
focolare; e non sanno staccarsi dalla soglia
borghese quando balla il ramjno alla catena;
e cantano non si sa di dove tanto accorati
divido con loro le consolazioni del militare:

Ora
guardiamo

buio della nostra privazione


a quella vita di prima, quando dormivamo nel letto delle nostre lenzuola marcate
e la sposa accanto, anzi pi accanto possibile,
vero; e ci sembra che non abbia consolazioni
questa vita, come quando si arriva nella citt
nuova che si cerca lavoro e non si conosce
nessuno. Ma, senza pensare che qualche volta
l'uomo pu fare di pi, separato dalla donna,
come l'amico di Sommariva che stava un mese
<

dal

94

senza toccar donna per vincere al tiro e anche la donna pu fare di pi liberata da qualche uomo che il sabato invece di paga portava sbornia e legnate, vi dico che ci sono le
consolazioni di questa vita, le consolazioni del
militare.

Bisogna conoscerle

la

e saperle godere.

prima consolazione proprio questa /;'/-

vazione che ci fa apprezzare il minimo bene.


Chi pi ha e pi vorrebbe avere, e non
quieto un minuto; un ricco neanche pi tutto
il

mondo

basta a poterlo consolare.

Ma

noi

che non abbiamo pi nulla, un nulla


L'acqua pura diventata liquore
alla nostra sete, e lo zaino un armadio fornito; e la carezza della nostra donna, quando
si va in permesso, torna a esser quella della
soldati

ci

consola.

morosa.

la

seconda consolazione

mestieri lavorano a

mestiere del soldato ce

Vedete:
dato fa
il

.soldato

il

la salute. Gli altri

consumar
la

la salute,

ma

il

conserva e migliora.

soldato ha sempre appetito;

muscoli duri e invecchia pi

impara a scattare e

le

donne

il

sol-

tardi;

lo guar-


dano pi

la

corpo pi sano
campione del corpo umano.

volentieri perch

e pi perfetto:

95

il

il

terza consolazione Xugtiagliaiza,

Nella vita borghese

ci

pu distinguere

si

denari dell'eredit ingiusta, col


.1

povero, col vestito.


Ma in questa vita

coi

pane rubato

non conta
pi nulla e la miseria non avvilisce; non ci
son pi comodi da comprare e sta meglio chi
la ricchezza

pi amato.

Son rimaste

soltanto le differenze che

fendon nessuno perch

si

non

guadagnano

of-

a en-

perdono a uscire e servono


a tutti quanti: come la grazia della voce per
consolarci, che ha Bednt il nostro capocoro;
o la schiena pi quadra, che ha Soccl per
trar nella vita e

prendere
Il

il

si

zaino del malato.

soldato

Tuomo

pi vero: ricco o po-

meschino, la sua uniforme


uguale proibisce di saper queste cose.
Il soldato un uomo che pu distinguersi solvero,

tanto

potente

al

cuore.

quarta consolazione Xubbidienza,


Da borghesi bisogna dirigersi soli e difficile conoscere il dovere e se si sbaglia si passa pena.
la

96

Da

borghesi il dovere non finisce colla giornata e devi sempre pensare a domani o all'avvenire.

Invece, soldato ubbidiente, sei sempre sicuro


del dovere. Riposi nella coscienza del tuo su-

periore.

colpevole se va male.

lui

non hai da pensare a domani. Il tuo destino


non dipende da te, ti viene da fuori.
Tu sei un uomo che nasce alla sveglia e muore
alla ritirata.

il

riposo

dell'obbedienza. Bisogna saperlo

godere.

la

quinta consolazione

Anche

borghese ha

il

serve a socidisfare
pi lontano e

ci

sua disciplina e

bisogni;

ma

serve a vincere

miserie:

e tutte le

la

la disciplina.

la

fame,

la

gli

nostra va

tutti

bisogni

la sete, la

paura

e la fatica.

Quando

la

borghese non ne pu
allora comincia appena la disci-

disciplina del

proprio pi,

plina del militare.

Noi siam

che partono anche se piove;


e digeriscono anche se non hanno mangiato;
e fan paura alla pi brutta paura; e riescono a
di quelli

97

Ogni costo e non cercano scusa mai; e quando


son morti rispondono ancora all'appello e
vanno all'assalto 7 volte almeno.
la nostra superbia questa disciplina; per
questa che guarda dall'alto in basso l'alpino.

la sesta

Ora

vi

consolazione Yamore.

cercate

cercherete tra

tra

paesani,

ma

tra

compagni che han

poco

vi

fatto quella

notte, qu'ella solitudine, quella passione.

Da

borghesi si posson fare amici falsi, ma davanti alla morte non ci sono pi che amici

veri.

Vedete

gli

ammettono neanabbracciano come fra-

anziani che non

compagnia

che

alla

telli

ritrovati.

si

Scherzavano su quella vita nelle posizioni:


erano tane fetenti nella rocca perduta dove
quando ci si spoglia bisogna mettere il piede
sulla giubba perch non cammini sola; ma poi
le hanno nominate amorosamente, sasso per
sasso, come paesi I due dadi
Gli Strapiombi
Il Sasso Misterioso
e ne parlano sempre, e piangevano a doverle abbando:

Jahier. Con tm

e con gli Alpini,

98

nare, perch eran diventate la casa della loro

bravura.

l'ultima consolazione

una consolazione

tanto nostra; riservata ai soldati

sol-

italiani.

consolazione della buona coscienza che


ci si legge sul viso.
Noi ci battiamo per una causa di giustizia tra
gli uomini.
Se la nostra forza severa non lo castiga, l'oppressore diventer ancora pi ingiusto e catla

tivo.

Anche

chi

non ha

nulla,

ha da perdere, se

l'uomo diventa pi ingiusto e cattivo.


Questa una guerra che continua la nostra
vita di popolo povero e buono. un lavoro
che continua quello della vanga, il lavoro del
fucile.

Se non

frutter a noi, frutter ai nostri figliuoli.

Ecco

la

pi bella consolazione.

Chi si porta dietro questa, i piedi non gli arderanno mai; e lo zaino peser appena come
un sacco di noci per casa.

lOI

Canto di marcia

Prima giornata

di

primavera. Giornata im-

pegnativa.

Ora

la

stagione non potr pi tornare

in-

dietro.

nato sole pulito e sano stamani.


cresce sicuro e s'infoca a vendicare la

lunga angoscia invernale.


In questo suo giorno, quanta neve colato! Solo pi chiazze e lastroni che suonan
vuoto al passo gi incavernati e minati.
:

accanto

all'

ultimo bianco

cittini

alla

cerca del primo verde per insalata;

che lo dimenticano per il primo fiore;


fiore che dimenticheranno per tutti i fiori, che
son tutti nuovi, che son tanti e tanti; che fan
correre da uno all'altro colore;

che non c'entrano pi nelle manine;


fiori

tanti

strappati con

ansia;

che per una

lucertola sola baster a far dimenticare;

I02

sgusciano via piano piano - tutta la


manciata - e diventan per terra le strisce di
Puccettino!
Onnipotente sole come fai dimenticare!
I morti son tutti sepolti.
finch

ha vinto Tanno

Le case son

ha vinto l'invernata.
abbandonate.

chi

tutte

Inutile casa di rifiugio,

come

Ma

fumicata!

sei triste e

noi

sgomberiamo

nel sole che

ci

ras-

sicura:

Uscite I

perch

le

frane son

tutte colate

finita la vita scura....

Tutto ubbidisce
I

il

potente sole

felice.

bucati arretrati che infestonan di bianco

collina.

rami capovolti che squillano sulle siepi.


Fin Tareoplano nemico che non potr farci
male: ch' una vespina gialla incantata lass
I

nel bagliore.

E le donne che lavorano arcigne a lume


luna per guadagnare: che son questi visi
accoglienti, che son queste mani immerse nel
fosso con soddisfazione, che son queste voci
di

chiare a salutare.

Ciascun trova una sua famiglia in questa


umanit rasserenata che ci viene a incontrare.

103

Alla testa della colonna

anch'io vado incontro

alle

donne che sono di


non abbiamo nes-

siccome noi soldati


suno e saluto: Sani, femmene! o

tutti,

il

magnifico

saluto!

Nondimeno siam

pas.sati attraverso la gioia

con un pensiero riposto, noi alpini,


Primavera, stagione di offensiva.

venuta.

Non

soldati.

potr pi tornare indietro.

Salutavamo tutto per l'ultima volta.


E mi nato il Canto di marcia mentre

salutavamo.

05

Canto di marcia

L'migelo verderame che benedice la vallata


e nella nebbia ha tanto aspettato
lui che stamani ha suonato adunata
lui che ha annunziato:

Uscitel perch la terra riferma e sicura

traspare cielo alle crune dei campanili


e le montagne livide accendon rosa di benedizione

Uscitel perch le frane son tutte colate


finita

la vita scura

e sulla panna di neve si posa

Ingommino
rosseggino

le

il lampo

arancione

gemme,

i broccoletti

dell'uva

e tutti gli occhiolini dei fiori

riscoppino dal seccume


Si schiicia

il

io6

bozzolo nero alla trave

e la farfalla tenera galleggi

Scotete nel vento

il

ancora sul fiato.

lenzolo malato

e risperate guarigione

scarcerate la bestia e l'aratro


e riprendete affezione.

Uscitel perch la terra nera

fuma tranquilla e sicura

ribrilla l'erba novellina

e sulla

panna lontana

riposa il lampo arancione.

Allora siamo usciti anche noi alpini soldati


la triste fila nera che serra con rassegfiazione

ma

quando il sole ci ha toccati


una voce ha alzato canzone :

chi

ha

rama di

chiesto alla

e la zolla perch
la cornacchia

pu

fiorire

ha sgelato?

restare o partire

e il cucii nessuno sa se

ha cantato:

107

la terra alla feinmina, la patria al soldato

questa V ultima inarcia e andiamo a morire.

Ma perch

siamo

soli,

perch partiamo

uscitel tutte le creature

ma

perch siamo

tristi,

perch abbandoniamo

salutateci pure.

Siate la nostra donna, siate i nostri figlioli


scesi

per

incofitrare

siate la nostra terra, siate i nostri

uscite

J/engano

le

spose: lava, lasciate

lerba seccher

lavori:

perch vi vogliamo amare.

sola,

ma

il

no7i ripasser

pratino

l alpino.

Splenda la falce pronta al fieno novo


r ultima nostra lepre sgroppi ancora dal covo.

Vengano tutti i bambini: solo per vederli sgranare


nel viso tanto sudicio
solo

i vetri

degli occhietti fini

per potergli rispondere quando chiamano: pare!

io8

Ristwni il zufolo fresco di salcio mondato


e la vena d'argento risbocchi dal nevato.

Vengano i nonni stracchi, ma: no st a passar ani,


vedo, fin quando no semo tornadi.
Scuse e sani
E v. mare

quando saremo passati, non vi allontanate:


fateci tm ricordo inmenso, alzate le mani^
richiamateci con un gran grido
perch siete voi che non potete vestire.

Poi,

Allora
questa l'tiltima marcia
ma non importa se andiamo a morire.

Quota 1016, Aprile.

Tangelo trombettiere sulla guglia del campanile di

Belluno.

pare

padre

scuse e sani
lava

commiato veneto.

laggi.

Ili

Mia cucina

camera da un mese: pagnocca rafferma,


frittata di punte d'ortica al fornello da campo;
ma pane di burro onesto, gavetta di latte sin-

in

cero.

risparmio e meditazione e salute.

112

Parlato nella tetra camerata

contumaciale dove quasi ogni mattina un pagliericcio rimane vuoto del suo uomo, eppure
silenzio tanto raccolto che il topo sbuca tranquillo e traversa come nel vuoto:
Dicono, per scusarsi della strage, che erano
il popolo pi bravo al lavoro, popolo che non
era riconosciuto.

Nessuno nega che fossero bravi al lavoro,


ma che non fossero riconosciuti non vero.
Tutto era made in Germany negli altri
monti colle loro perabbiamo forato
foratrici e coi loro trastulli si son trastullati i
paesi;

nostri

figlioli.

Non

possibile che chi

bravo non

sia

riconosciuto.

sue pene, che son la


prova della sua bravura, ma destino che in
Stenter,

tutti

pagher

modi debba

le

riuscire.

113

Voialtri lo sapete, che andavate a lavorare

da

loro.

Credete che vi dessero - per amore - il


vostro guadagno da riportarvelo in patria?
No, ve lo davano a denti stretti, obbligati
a riconoscervi, siccome il vostro lavoro valeva.
Non perch non fossero riconosciuti che

n cominciato questa strage.


perch questo riconoscimento andava
adagio; perch bisognava sostenerlo ogni
giorno col sacrificio del lavoro.
Si sono stancati di aspettare.

Han

voluto sollecitarlo

cannone.
perch son montati
detto noi soli siam bravi.

coli'

in

industria del

superbia e han

Speravan
poli col

Ma

di coprire le voci degli altri

po-

cannone.

sono

state pi forti del cannone,

hanno gridato:
Guai a chi si crede solo bravo!
bisogno del debole che
11 forte ha

ma

pi

ingegnoso; il ricco ha bisogno del povero che pi forte e pi generoso; il ferroviere ha bisogno del contadino
intelligente

pi

Jahiek. Con me

e con gli

Alpini

114

che alleva il suo pane; il contadino ha bisogno


del fabbro che gli batte il ferro del suo aratro.

ognuno ha
questo mondo che com-

Tutti han bisogno degli

bisogno

di tutti in

posizione e armonia.
Perch han sprezzato

more ora sono

rimasti

il

principio dell'a-

soli.

popoli contadini son popoli


natura, popoli inferiori; che i popoli mec-

Dicevan che

di

altri

canici son popoli superiori.

Ma

ora che son rimasti soli, tutte le loro


meccaniche non bastano a fabbricare un chicco
di grano; e tutta la loro chimica non riesce
a spremere una goccia di latte per i loro figliuoli.

Parlato

US

air aperto

mentre arano, e tuttala famiglia segue l'aratro e incoraggia a gran voci, e supplica le
7 paia di bestie affannate, perch

rompano

tenace cotenna del prato e rivoltino


in due labbra nere, buone a coprire

il
il

la

verde

seme

guerra che la fanciulla schiccola pian piano:


<
Dicono, per giustificar questa guerra,
che erano poveri, che avevan molti figlioli.
Ma questa non una ragione.
di

Anche

noi siamo poveri e

abbiamo molti

figlioli.

Se un popolo aveva ragione di alzare la


testa e gridare datemi il mio necessario, eravamo noi - per esempio - di questa montagna, che non abbiam neanche valli, ma sol:

tanto canali

come

qnello del Mis,

come

quello

sempre scuro, e quando


un poco solo per far via alla
si allargano
valanga da accoppar lo stradino al suo lavoro.

di

Agordo, dove

fa

ii6

dobbiam cogliere prima del tempo il


nostro grano lattiginoso e attaccar 12 bestie
per rompere la terra meschina e ancora incoraggiarle alla voce senn non potrebbero
tirare.

da vecchi bianchi lavoriamo duro

fin

dobbiamo emigrare, in questa montagna


dove nessuno ha mai radunato un poco di
e

bene da poter riposare.


Perch non abbiam fatto la guerra noi povero popolo italiano ?
perch non crediamo che la ricchezza
faccia

felici,

Ah

se

che per

la

potenza meriti morire.

la felicit fosse nella ricchezza

povero sarebbe disperato!


Ma noi ci vendichiamo

della miseria col-

r appetito e colla salute e col

il

buon umore.

crediamo che la roba presa agli


altri porti bene, siccome T onore ci caro da
quanto la vita.
Una guerra per la ricchezza nessuno ce
la potrebbe far fare.
Non c' bisogno che c'insegnino mite (1)

non

che l'interesse divide.


L' abbiam provato nelle
che sono povere e numerose
(i)

muc =: caproni

nostre tamighe

testardi =: tedeschi.


Ma
poli

le

che dividono pofamiglie, noi sentiamo pi forte

contro

come

117

gli

interessi

l'amore che lega.

E come

nelle

povere famiglie numerose

rinunziano a qualche piacere per poter

tutti

d'accordo insieme, cos noi tra


popoli siamo stati disposti a dividere e a rinunziare qualunque cosa e a mangiare la nostra polenta sola che non mai stata sola,

tirare

avanti

perch era polenta e onore, polenta e salute.


E la forza che quelli mettevano nelle armi
e nelle rapine, noi piuttosto l'abbiamo messa
a combattere la miseria, a battagliar contro i
sassi, contro le acque e contro i geli; e contro
noi stessi e la passione di godere, sacrificandoci a risparmiare.

non abbiam detto a un

altro

popolo

tuo ferro e il tuo carbone; ma


abbiam gridato alla terra dei nostri sudori:
dacci oggi il nostro pane quotidiano.

mai:

dacci

il

Ah! non ha lavorato alla guerra quello


che ha scoperto di fare il paese di scaglie,
Lsego. Lui ha aggiunto gratis del bene al
mondo, una cosa nuova che vale, un paese
delle fate dove si vive.
Non ha lavorato alla guerra quello che ha
risparmiato: perch quello rinunzia alla guerra

ii8

non consumando e

al

momento

in cui

verrebbe

guerra perch magrta, carestia, riprende il suo risparmio, e il suo lavoro lontano rilavora alla pace. Non ha lavorato alla
guerra chi ha portato un Campetto pi in
alto che possa stare: e la donna che rientrata colla legna pi pesa e ha tirato su un
bambino e un orto insieme: vedo papiglioni
rossi dei suoi fagioli infrascati: e chi andato
per Tester dove fissano lo scavo a contratto
la

come a

Bortoluzzi Angelo quei baccani tede-

che poi non voglion pagare;


chi tornato con un guadagno alla patria;
chi ha portato del bene da fuori, come lui che
schi,

ha

riattato la casa e

nell'onore del

mondo

per rimettersi
siccome suo padre non
fienile

il

<

aveva avuto fortuna.


E vedo il suo bambino che lo segue e gli
batte il grano dietro, per imparare, giocando
al

lavoro.

Non

bcia (1) della


n lavorato alla guerra
calzoni lunghi e ^-^-^
montagna che hanno
seri appena sappiano camminare.
Non ha lavorato alla guerra l'Italia che
aveva un esercito cos meschino che anche
ora stenta a poterci armare.
i

(i)

ragazzi.

119

Chi povero spende solo nel necessario.


Ma loro ogni badile un fucile, ogni tornio
un cannone.
Ah quando dicon che fan la guerra per
!

povert, non vero.

perch son popoli prepotenti e

Come
Sono

le

poiane.

hanno inventato

guerra
loro socialismo era guerra

loro che

anche

sociale:

artigliati.

il

la

fra gli uomini, vedete.

Ed
non

diventato guerra tra popoli perch

pu fondare

pace sopra un'idea di


odio; la pace nasce da sacrificio e amore.
E pensavano di noi, che siam poveri, che
saremmo stati anche vili.
Credono solo al coraggio di prendere.
Non sanno che coraggio rinunziare.
si

Credono solo

la

all'offensiva della conquista.

Non conoscono Toffensiva dell'amore.


Non sanno che, come loro sono esaltati
dall'oppressione, noi siamo esaltati dalla libert
e dair amore.

pu rinunziare a esser ricchi; ma


a esser liberi non si pu rinunziare.
Quando hanno detto: noi siamo pi forti
e dunque siamo migliori; noi facciamo paura
e dunque vogliam comandare,

Ah!

si

I20

questo paglione diventato il nostro letto


questo
fucile il nostro bastone finch giustie
zia

non
Voi

Ma
saremo.

sia riparata.
siete soltanto forti:

che miseria!

noi vogliamo esser liberi e giusti.

121

Stradone

Magnifico stradone d' Alemagna


sempre cos ordinato e uguale I

Eppure

grattano no ttegiorno
mille pesanti fascioni
di autocarri chiodati

ti

ti

ti

spolverano 10,000 pneumatici


folli di attaccare

maciulla ogni quadriglia di soldati


ti pestano rotom di obici
e traini enormi di materiali

e piove sul tuo pritcipio


e nevica sulla tua fine

e arriva

a balzarti

in

groppa

il sasso

franato l

122

Magnifico stradone d'Alemagna


seHpre cos uguale ordinato

Non

si

vedono

i tuoi

cantonieri

sembra che nessuno ti curi


sei solitario e abbandonato

Ma

sul tuo dorso sempre cilindrato


tutte r acque debbono correre verso i fossati

ma se accenna una rotaia, m a se si apre uno strappo


subito lo colma il pietrisco di pallida dolmia

ma digerisci buse di vacche e castagfie di equini


ma spazzi massi erratici e ritagli di ardenti fasciont
ma ingoi gli scoli verdi dei motori arrestati
sempre la vecchia suola
compatta e uguale
verso Alemagna, nostro stradone fedele

per

rioffrir

123

Scoramento e tentazione

che mi han preso scendendo alla citt dopo


un mese di questa vita assoluta
perch la citt indifferente trafficava sul sangue colle sue cento vetrine grigioverdi e le sue
:

fitte

osterie

costa una

dove

l'ultima insalata al

soldato

lira;

perch

frotte di territoriali in fregola striscia-

vano

marciapiedi;

sorveglia

costumi tirava

decima partita;
perch passato

la

l'ufficiale

Maggiore che
somma dopo Tunil

elegante colla de-

valore guadagnata per merito di


e una busta di preservativi sotto la sua

corazione

Mensa

perch

al

decorazione;

perch tanti automobilisti azzimati che se la


ridono del saluto;
perch incontri colleghi che ti capiscono turbato e per compassione (vedi che questa la
vera vita; entra dunque a farci compagnia in

124

questa vera vita relativa), ti raccontano del


Capitano che piangeva a dover ubbidire al-

mezzogiorno allo scopartire chiese perdono ai

l'ordine di attaccare - a

perto
soldati

prima

di

U. che dopo aver ordinato 10


contro Son Pauses la mattina,
prima di essere esonerato, ha preso in disparte
e del generale

operazioni

il

Capitano Dapino

capita,

me

pp

gli

cortesia,

ha detto testuale
no pp sservizio

ma

de Son
Pauses add sta? E dicono: non son soldati nostri; non vale la pena; tanto si sciopecch'io

n'aggi a

i;

chillo cazz

glieranno queste compagnie....

Dunque
affezionati

il

ci

scioglieremo

quando saremo
ci dovrem

giorno della prova,

separare.

Complementi.
Ma tu che non
e scorato

lo sapevi,

come

resti

solo

Avvilimento e abbandono
che mi han preso traversando la citt - solitario
dopo un mese di questa vita assoluta.

Allora le sue grandi case han cominciato


a racchiuder soltanto pace e meditazione.

125

Le sue targhe annunziavano


lici

che durano fino

Una lampada

in

fondo

mestieri fe-

alla vita.

tenda ha avuto
rievocazione maravigliosa.
dietro

la

un potere di
E sono uscite di scuola le fanciulle di tutti
tempi con bronci e graziette eternamente
i
deliziosi.

un piccinuccio si spiccato dalla fonte,


in volata, come Chicco quando vuole che lo
guardi il suo papi.
Invece tu

morirai e

risar

in

eterno la

stessa vita.

Subito risar la stessa vita.


Ricordati com' stata la tua finora.

Fin qui durata la lunga preparazione.


adesso la realizzazione morire.

Smarrimento
alla

e afflizione

che mi han vinto salendo la riva opposta


citt che imbrunisce sotto le rade lampade

azzurrate e rimanda

tutti

soldati agli squilli

delle loro ritirate.

Ora rientrano

questi

padri trentenni

84-85
in istruzione; ora la tromba chiama
r 86-87 che l - forte - in attesa; di giorno
si rimandano allegrie
i poggi


Ma
saremo
per

gli

126

poi anche questi saranno spesi. Tutti


spesi e

resti dei corpi distrutti spersi

Ospedali.
risar un'altra leva di

sangue da

sacri-

ficare.

Una

rete pi fitta su tutte le case.

Chi pagher

lacrime? chi rimedier

le

le

afflizioni?

Allora mi son

risaliti

pensieri arretrati

mi han tormentato;
fino alla sentinella che si ferma al tuo arrivo
e presenta l'arma alle tue stellette, anche se
e cos oppresso e diviso

l'animo tanto meschino.

Ma come
soldati

sono

son entrato sul piazzale, tutti i


scattati verso l'uomo che ero

io, ieri.

avevano qualcosa da chiedere a


quell'uomo e qualcosa da dare.
Era un uomo aspettato in cui tutti avevan
tutti

fiducia.

Signor Tenente,

ho messo

la

legna

asciugare.

Signor Tenente, la calce venuta.


Brida saluta che entrato all'Ospitale.


Cosa
sei

127

facevi tutto

venuto?
Perch non

ti

il

curi

pomeriggio che non


di

quello che hai co-

mandato ?
Tutto rallenta se non dividi

il

giorno col

soldato.

Ma

quando

vano con

sono

rientrato, tutti ubbidi-

fedele abitudine ai segnali e

discutevano

il

non

ri-

loro destino.

non pensavano a sorte migliore o almollare qui dove


l' ingiustizia futura; ma a non
siamo, ora, nella caserma della Fornace che

il

mondo

il

nostro

congelato,

che
di

ci

stato assegnato.

sotto

neva, cantando, della sua vita

l'arcata,

dispo-

dispongo che la mia vita


in sei pezzi la sia taglia
Il primo pezzo al Re cf Italia
che si ricordi del suo sold
io

Cuore semplice riportami

nella gioia del-

l'obbedienza!

Cuore semplice riportami nell'amore


Cosa mi mancher dalla sveglia alla

riti-


rata,

finch

scatti

128

verso

di

me con

fiero

saluto!

Son sceso gi

nella

bassa;

per

questo

ero miserabile e infelice.


Ma ora sono tornato e credo.
Cuore semplice riportami nella fede!

Secondo pezzo alla inia manina


che si ricordi del suo figliol
Il terzo pezzo alla 7ma bella
che si ricordi del stw primo amor
Il quarto pezzo alle Iofan
che lo fiorisca di rose e fior.

Jahier.

Gm

me

e con gli Alpini

131

Etica del montanaro

Questi

vaglia

gliaia di lire
i

che

si

di

ogni

settimana

tramutano

in

pane

mi-

sono

loro risparmi nella terra nemica.

Grazie
del

nemico

alla loro
ci

santa rinunzia

serve contro

Nessuno marca

il

il

denaro

menico.

visita:

odiano la malattia che non lascia servire


perch nella montagna chi non forte un
disgraziato.

vergognano

per
quell'oscuro senso dell'uomo sano che veramente vi una responsabilit della malattia: che alla base della malattia sta sempre
il

si

di

esser

malati:

peccato.

Nessuna malattia venerea tra loro perch


Tamore al montanaro una stagione di vita.

la

Dopo

132

che
moroso tu sarai padre.

sua

////// ti

fine nel frutto

sono

figlioli.

chiamano pare.

Dopo morosa tu sarai madre.


E tutti ti chiamano mare.

franco l'amore nella montagna:


se

te tocco
le t

tettine V/ tei
lo

canton

diresti

al t

pap, incanon?
Sestu malo
che mi
ghel diga al me pap
che contenta

mi

so

resta incan tonai

sestu

Amore

che

tutti

malo?

sanno come va a

finire.

Ma

per questi la loro stagione passata; comincia la stagione di padre che un altro
amore; che prende altrettanto e fa combattere
!a vita.

Quell'altro solo

giovanotti lo possono cantare.

133

loro sarebbe vergogna.

scuotono

il

capo sentendolo ricordare


se te tocco
la /rigola
la fragola
n' tei

se te

canton
tocco..,.

Perch lavorano cos bene: anche in guerra


dove manca il necessario.
Perch in montagna non si compra il necessario; bisogna fabbricare e inventare: la
slitta,
Il

gli zoccoli, le

cittadino

smarrito

brocche,
se

il

manca

giogo.
il

luogo e

l'arnese.

Ma

in

montagna bisogna cominciar a

fabbri-

anche l'arnese e il luogo.


(Non c'era nulla quando siamo arrivati a questo accantonamento motoso e ora c' il suo
focolare e il suo tombino, e il caff si macina sotto il calcio dei fucih e il formaggio
si
sbriciola ai denti d'una scatoletta trocarsi

vata.

134

con quattro centesimi infilati a un chiodo


la marmitta di rame stata riparata).
Son pronti a rincominciar la civilt ogni mimontanari.
nuto
Perch lavorano cos bene?
d'inca' primi che si sian chiusi
Perch sono
i

tra 4 pareti:

a chiamarli e Ci, D'in c!!


tanto faceva sorpresa.
Perch sono i dal mas che han fatto star la
dimora incollata alle rocche che bisogna
serrar la porta quando spaioli la polenta
senn scappa via.
Perch sono i fontanive che scopersero la
e

tutti

di fuori

fontana

perenne

dove

si

fermarono

nacque il paese.
dal pos che l'anno della gran
Perch sono
magra trovarono acqua per tutti scavando
la terra cosi gialla e secca che nessuno
i

l'avrebbe creduto.

Perch sono

casagrande:

quelli

che

fe-

casa grande (e la grandezza consisteva neiraver lo stanzino, nel non dover

cero

pi andare di corpo fuori).

Perch sono

casanova:

casa nuova (e

la

quelli

novit

che

fecero

consisteva

nel

135

bianco della muratura, nella malta e nella


rena che non pu bruciare).
Dopo di loro il paese non pi bruciato.
Ecco perch - senza nulla - lavorano cos
.

bene.

Perch curano tanto

le robe,

mentre spreca

il

soldato cittadino.

Perch il montanaro che deve creare ogni cosa,


ha rispetto alla cosa creata; sa che fatica
creare; e dunque conserva la cosa creata; la spende lentamente; la ripara; l'ama.
Il
cittadino, invece, gli d una falsa impressione di

facilit

e inesauribilit

l'in-

dustria manifatturiera.
Si disinteressa lui delle robe.

Per aumentare

le

robe chieder aumento

di

salario

Lui

suo pensiero
vuole l'Impresa.
il

salario.

il

Ma montanaro sempre lui


E ora considera come proprie
il

sta

impresa che

la

Vada come

impresario.
le

robe

di

que-

guerra della patria.

136

Perch sono tanto disciplinati. Perch loro


padrone la montagna che autorit assoluta.
Dall'alto viene - indiscutibile - il tuo bene e
il

Nella

Ma

la

tuo male.
citt tu

sciopero per migliorare.

fai

montagna

Vengono da un
ci

si

7 giorni soli la

prender

migliora, se vuole.

ti

orario che va da

vede a quando non


E da un paese che

come
di

che

lei

ci
si

si

quando

vede.

chiama

montagna

Celt, sic-

gli

permette

sole.

dalla valle che

si

chiama Sappada, per-

ch ogni anno bisogna tutta zapparla per spietrare.

Quivi

la

montagna

proibisce l'aratro.

Ecco perch son tanto

alla

disciplinati.

Perch combattono cos bene. Perch crede


forza di montanaro.
Il suo lavoro combattimento colla natura.
Il

cittadino crede alla politica invece.

Il

suo lavoro

lo fa la

contratto colla natura.

macchina che un

Perch sono
siderano

137

Perch con-

cos rassegnati.

mali della societ

come

mali della

natura.

Son mali

natura.

eterni e imprevedibili

mali della

nulla vale la ribellione.

Tu non

perch le rupi cancellano in un attimo il Campetto tentato; perch


quando arrivi colla slitta la lavina ha rapinato
la tua provvista invernale di fascine.
ribellerai

ti

Tu non

distrugg-erai

perch

la

valanga

distrugge.

conservare e riparare.
E parimente rassegnati all'ingiustizia e all'errore. Anche questi son mah eterni e imprevedibili a ben guardare.
Mali della trista umana natura.
Giovani, perdevamo tempo e forza in rite tocca

bellioni.

Ma

se tu

finito di

ti

male non
pronto per siste-

rassegni, ecco

arrivare, che tutto

il

stemarlo e portarlo avanti in tua compagnia


obbligato a servire.
Tu non offenderai perch l'ingiustizia ha
offeso

te

tocca patire e riparare.

138

Perch n tanta passione al lavoro: anche

al

lavoro

di

guerra,

come

se fosse proprio.

Perch in questa montagna non avanza


nulla; non esiste ricco; non esistono eredi.
Tu nasci in una stalla, tra tanti figlioli;
e, senza lavoro, sei un uomo che ha da viver
tre mesi l'anno, siccome la montagna basta a
nutrire un uomo solo tre mesi.
E sei un uomo che non si pu sposare.
Perch per sposarti ti devi lare una casa.
11

lavoro

quando

Poi,

tua redenzione.

la

fatto

una casa devi

farti

una strada per arrivare alla tua casa; e le


opere pubbliche per goder questa casa e questa strada:

il

ponte

di tavole,

il

fosso,

tronco

il

cavo per l'abbeverata; che sono cose comuni.

Che
tutti gli

per

fai

il

altri

te solo:

dovute

le i

lavoro

ti

ma

facendole a

fare.

diventato

un segno

di

po-

tenza sulla natura e una gioia.

Anche

il

lavoro di guerra,

come

se fosse

tuo proprio.

ci

credi e

ci

prendi passione e

ci

leghi

il
tuo onore indipendentemente dal tuo profitto immediato: perch rimunera sempre quello

139

che a tutti capace


che d soddisfazione

di servire;
ti

perch quello

premia.

Perch n tanta passione al lavoro mentre l'operaio sopporta


al

il

lavoro per passione

denaro.

lavoro della terra ha questa gradare risposta in valori permanenti e asmentre il denaro risposta contingente

Perch
zia di
soluti;

il

e relativa.

Con molto denaro

tu

puoi anche comprare

poco.

tenta verso l'effimero

ti

il

denaro; per

poi lasciarti a mani vuote, deluso.

Ma

il

lavoro montanaro

si

permuta

in

cose

di valore assoluto.

Quella che sei stato obbligato a fare la


tua casa che ti copre ogni giorno ed una
casa che ripara per sempre, bene pi lungo

Che

lavoro sulla

il

montagna abbia questo caratquando

tere d conquista disinteressata tanto vero che


-

uno attacca a costruire la casa nuziale,


maschi presenti al paese gli debbono dare assi-

r inverno

tutti

stenza di

mangiare.

mano

d'opera muraria, col solo compenso del

140

della tua vita; per questo la


cifre,

e con

una parola

J.

SIT

B.

di

marchi

colle tue

grazie al Signore:

1850

NOMEN DOMINI BENEDICTUM

Questo cartoccio in cenci sporchi che tronstelo non che una pannocchia di
sorgo, ma fa polenta sempre, ma sempre lo
stesso vale a nutrire, anche l'anno di guerra
mentre il danaro diventa come giare > (1).
Dunque serba il denaro nella citt di emichi

allo

grazione,

ma

torna e gettalo nelle terra se lo

vuoi serbare.

Perch sanno tanti mestieri. Perch deve


saper far di tutto il montanaro, siccome necessit di tutto lo sprona.

suo lavoro nella montagna il lavoro


primitivo, indifferenziato, dell'uomo solo.
Che deve saper romper la terra - contadino - oppure murare la casa - muratore Il

(i)

ghiaie;

un vecchione.

bon per

pagar debiti sto ano, mi dice

141

oppure inventare la slitta - aggiustatore - oppure formar zoccoli e giuntar scarpetti - calzolaio - oppure sfornare il suo pane - prestinaio - oppure conciare il suo maiale - salumaio - oppure tessere la sua tela - tessitore.
E sa nessi dei vari mestieri e gode il lavoro specializzato delle macchine siccome conosce la sintesi dei lavori, lui che ha inventato le macchine prime e che ha assistito a
tutte le trasformazioni: quando seminava la
canapa e la gramolava alla sua gramola e la
filava al suo fuso e la tesseva al suo telaio e
la vedeva diventare questa camicia da dieci
anni inconsumabile sul suo petto duro (1).
i

Perch emigrano
12 mesi e
mesi soli.
(i)

la

Perch Tanno di
montagna nutre tre o quattro

L'industria

strutto quella della

che

costan

nei

paesi e

manifatturiera

montagna,

ha pressoch

di-

ma

quest'anno di guerra
manifatture son ricomparse le gramole

le
i

ttitti.

fusi prillano e si

chi panni e tele che

senton

le lodi dei

vec-

duravano tutta la vita.


Colla guerra anche la civilt montanara indietreg-

gia

ai

suoi principi.

142

non puoi migliorare.

Tu

puoi migliorare

pendere

il

Campetto

di

il

lavoro; tu puoi ap-

sorgo

sotto la eroda,

fin

Ma

sfidando lo sfogo dei suoi canaloni.


migliorerai il sole.

Anzi

affrettati

pallido

cos

prima

a raccogliere

di maturartelo,

il

senn

lattiginoso;

non

tuo grano,
la stagione,

rientra nel gelo.

E
E

nessun soler (1) lo potr pi colorire.


le bestie - che nella montagna sono il
tuo patrimonio (2) - anche quelle, dalla stagione ti son misurate. Ricordati 4 mesi d'erba
che gli altri 8 non mangiano neve!
E la casa - una montagna che nutre tre
mesi ti nega la casa - e all'uomo ci vuole la
casa, nella montagna, per fare l'amore.
E vuoi essere un Casagrande, un Casanova che non han pi pavimenti di terra
i

battuta.

del

Ora che sono tornati e insegnan


guadagno a uscire di patria.

Da
(i)

coti -

quanto un

altro

ti

la

strada

senti di essere

bravo.

Soler (solaio? prendisole)

balconata in

legno ove

si

come

tendono

codr
le

porta-

pannocchie

per farle maturare.


(2)

stie:

La

ricchezza nella

montagna

si

computa a be-

a seconda di quante bestie puoi nutrire.

143

roba da donne una montagna che nutre

solo tre mesi.

Le donne

Tu

ci

possono badare.

appronta il tuo
cercar gli altri nove.

sacco

cammina a

Perch ritornan sempre di emigrazione


malgrado le buone offerte per fissarli in paese
straniero.

Perch l rimarrebbero salariati, mentre


montanaro sulla montagna padrone.
il
Anzi sovrano governatore.
decadenza per lui diventar salariato.
Il suo progresso sarebbe semmai di calare,
di poter comprar nella bassa miracolosa dove
una vigna sola nutre per 12 mesi. Beati quelli
che sono calati!
E per amor proprio; perch un'avventura l'emigrazione e deve aver un ritorno tra
Laggi eri
quelli che ti n visto partire.
uno straniero, nessuno, ma tornato, diventi un
bravo.

perch la tua rivincita sulla montagna


che tre mesi soli ti voleva nutrire. Dunque


era

lei

144

troppo dura, e non che tu non sapessi

lavorare.

E per amore; siccome l'ami la montagna,


quantunque ti abbia respinto severa.
costretto a elevarti e a migliorare.
Sempre si ama quel che migliora.
E ora ti accoglie di ritorno, mentre l gelano nella miniera, e ti fa buoni
3 mesi invernali agli allegri fil (1) delle sue stalle faCos

ti

miliari.

Perch amano tanto il lavoro. Perch il


lavoro del montanaro emigrante variato;
lo

stimolo

della

novit lo rallegra e

un'avventura e una carriera che

offre

ne

fa

sempre

nuove combinazioni.
L'operaio

alla

noia della ripetizione


tre

mesi

vista tutti

(i)

in
i

patria e

macchina
(2).

nove

Ma

il

fuori,

affoga nella

montanaro,
passa in ri-

mestieri.

veglia nella stalla.

Proudhon per elevare la classe operaia all'anore


del lavoro, proponeva nelle industrie questa rotazione
qualitativa di mestieri che la montagna emigrante ha
(2)

realizzato.

U5

Un

gioni.

po' per sorta, a seconda di et e staseconda dei bisogni dei paesi.

Da quando

a 12 anni (con
passaporto falso) e prende 35 pfennigs allora,
fino quasi alla vecchiaia dei 10 marchi il giorno,
careghta,

sempre viaggiare questo mondo interessante


dei mestieri.

Colla novit degli arnesi, dei costumi, delle

contrade.

viaggiarlo da padrone, perch padrone

chi sa fare di

tutto,

chi

pu non

fissarsi

in

nessun luogo tanto la sua casa lontana.


E anche se era un colosso, pu riposarsi
caramellati e sorbetti agli schiavi
vender
a
delle officine.

passa da salariato a proprietario quando

rimpatria.

Libero

di

dar come vuole

dunque amante

lavoro.

nella libert nasce l'amore.

Perch

questa

bene che emigrino. Per mantestupenda qualit di uomo alla

patria.
-

del lavoro.

Perch

nere

IO

il

Jahier. Con rm

e con gli

Alpini

146

montanaro l'emigrazione che ha perfino una lingua propria (1).


la

disciplina

del

un'avventura tra popoli che lo sviluppa e migliora.


Che gli fa apprezzar meglio, al confronto,
i

patria e casa.

hanno ragione.
risparmierebbe neanche, se emigrasse,
salariato, in patria; l si risparmia perch non
Tutti se ne vantano e

Non

patria,
fa

ma

puro paese

di

guadagno;

mensa operaia a Mk 1,60


todesco mangia 6 o
il

Tnentre

si

nient' altro,

volte

sul

lavoro.

L non

non si fan spese v^oluttuarie. Perch si pensa a tornare.


Spendere in un paese vuol dir sposare il
suo spirito e il suo costume.
Anche lui spender, ma nel paese del suo
si

veste,

cuore.

(i) I careghte (seggiolai) del Ms - come i magnani di Val d'Aosta - hanno inventato una lingua
di emigrazione tutta convenzionale, che anche la censura al fronte non pu interpretare. Eccone un saggio
:

frbnteme un bssol de mis da sugar (porgimi

un bicchier

acqua da bere) Ms de monda (acqua di mucca


latte). Mis ogni liquido, dal nome del loro torrente.
d'

147

accetta la soggezione dei laboratori, e

cambi di mestiere, e il lavoro nei pericoli che


marca giornata doppia, per far pi presto a

montagna che

tornar nella legge della

li-

bert vera.

O
o

emigrare
patria che lo vuol trattenere.

lo lasci

gli dia terra la

y
Perch mnano tanto la famiglia e li amano tanto le loro donne che fan 60 chilometri
solo per vederli alla porta della caserma, un
minuto.

il

Perch fondamento della famiglia stato


primo amore che non si pu pi scordare.
Nella montagna si sposa vergine l' uomo.
< Dalla passione del suo primo amore >

nata questa

nuova casa

questo nuovo bam-

bino.

(Tra poveri

non

fosse,

si

facile

accomodano

accomodare....

se

tra loro).

E, appena sposati, ecco il lavoro e i figlioli che redimono subito dall'egoismo di questo amore. E fondano la famiglia in una devozione pi lunga e pi sicura.

perch

la

148

famiglia

tutto

nella

mon-

tagna; ospedale, bottega, chiesa (1).


Nella montagna tutto si fabbrica in casa.

Tutto quello che


casa;

conforto,

il

Anche
ti

consegna

il

ti

bisogna

divertimento,

ti
il

vien dalla
vestito.

questi denari nel fazzoletto che


di straforo

veda; e sono

le

uova

lei

perch il tenente non


sue galline.

delle

Perch - malgrado la fatica - son cos


allegri. Perch tornan sempre da aver vinto
miseria.

da aver conquistato

Perch

salute.

si sacrificano volentieri.

Perch

legge della montagna sacrificio.


Nella montagna il sacrificio salva,
crificio

un

il

la

sa-

affare.

suo piccolo altare e ogni sera o


in stalla o all' aperto la preghiera. I vecchi - temendo
di perdere la corona - ne scolpivano i grani sul loro
(i)

bastone.

Ogni

stalla

il


Perdi

la patria

49

emigrando, e riavrai

la

tua

patria.

Rinunzia a spendere e una casa sar tua.

la storia

quella del
e soldati,

Re
ma

arrivata sulla

montagna non

che vende tabacco e chiede tasse


quella di un re ignudo coperto

di ferite e sacrificato.

veramente Re della Montagna,


che vicina al suo cielo.
E tutti lo vogliono ricordare; e incidono
sulla casa il suo nome protettore IHS; e sugli
arnesi IHS, il suo santo nome.
E il suo ritratto si trova al crocicchio, e al
salto di roccia dove c' stata un'altra vittima
- sacrificio - con tutti gli attrezzi della tortura.

Questo

Ricordati,

tu

segantino,

camicia ancor molle

dore

di

sangue non
tu.

di

che

ti

alzi colla

sudore, che fino

al

su-

il

tuo

sei arrivato.

Maria, che soltanto

{tx\\.o

figliolo.

Ripasso una a una queste virt e vedo


che sono dono di povert; virt necessarie.
per ricuperarne qualcuna che in questa

guerra per la ricchezza,


nano alla miseria.

tutti

popoli ritor-

Ma
non

I50

questa guerra

neanche che una lezione.


La distruzione non una lezione.
dire

Muoiono

migliori,

potessero approfittare.

muoiono

soli

che

53

Attacco e abbandono
della posizione di S. Osvaldo

Mio

forte

compagno Piero Mancini,

perch non hai voluto arrenderti; perch


anche per me hai vohito morire; come mio
padre.

La

casa era serena e fedele

come

il

giorno

ha

scritto

e Gioietta ansiosa a interrogar tutto


colla

vocina:

ma

ma

dov',

chi

l'amavi;

eh' prigioniero e ferito?

Dicevi: sta ferino e non temere


ora io sto fermo; ma tu sei caduto,.,
nella gloria sei passato
o compagno che
o

mi

avevi creduto

amato

hai detto quando mi hai lasciato


tu non dovevi venire


ma non

1.54

temere, Piero, perch torniamo

Perch hai detto torniamo


il viso che non pu tornare?
Ora, io che sono restato,

se avevi

mi
<

sento chiamare,

Inginocchiato,

vicino alla chiesa...


solo della voce eri

armato

colla voce ti sei battuto

o compagno, o amato l

Ma

perch hai detto: torniamo


se avevi il viso che non pu tornare}
Ora, io che sono testato,
mi sento tanto chiamare.

57

COS a

un

tratto

ho saputo che son deCompagnia di Marcia, che li debbo

rientrando, alla salita,


stinato alla

Cos a un tratto, subito - stasera un ordine. Tu sei militare. Subito, stasera. Questa l'ultima sera. No, che non li
potrai salutare. Perch sono in libera uscita.
Il cortile deserto; in camerata soltanto i malasciare.

lati.

Sei gi solo.

Perch

resti

cos costernato?

Lo

sapevi

non abbiam pi nessuno; solo la


Quella ti rimane sempre, la patria. Lo
dicevi pure a loro. Era una grande parola:
soldati del 2^ Belluno, ora le gioie e le tristezze ci vengono solo dalla patria . Quella
che, soldati,

patria.

rimane con te, la patria.


Perch passeggi cosi scorato?

la patria, la patria, la patria.


Ma non vedo nulla, se dico la patria.
La mia

patria

era

questa caserma della

158

fornace col suo fumaiolo


nosce di tanto lontano; e

morto che
le

mura

si

rico-

di tavolato

che ora cominciavano a diventar buone colTaria tiepida a circolare; e il cortile con tutte
le

famiglie

affacciate

prima volta: AT-tenti,

dove ho comandato la
di dov' uscita la prima

volta la nostra fanfara.

c'

una bambina cogli occhi

di Gioietta

uguali.

uomini che ci sono entrati reclute goffe quella prima sera lontana e poi li

ho

questi

scarpe e stingere l'aquila


fregio e bronzire il viso infierito e far
annerire

le

croce di bastone

del

visti

fucile

per alleviare

l'alto

zaino di guerra tutto usato, tutto vissuto, tutto


preparato.

fare l'anima risoluta nella fede.

aggiungere alla loro vita


morte necessaria.
Quella prima sera mi sgomentavo.
Ma ora eran dietro a me per moltiplicar
la mia forza, loro; sempre dietro me quel pesante passo fedele come la parola che non
potevano dire: stai sicuro, tenente Zai, perch noi ti conosciamo; e ormai non importa

grama

stato difficile
V idea della

pi verificare:

il

fucile

pulito;

Io

-'"'no


tutto

affardellato;

159

dove camminerai, cammi-

neremo.
Questo era per servire la patria.
Era per la patria che conoscevo
corpi,

V^iel

scoprir

loro paesi,

loro pensieri

loro

primo a
e il buon

\^ittore, viso tutto aquilino,


la

nuvola,

il

vento,

il

nido;

gigante Soccl che l'avrebbe portato

in collo

suo tenente su per le erode.


In che cosa danneggiavamo la patria con
questo nostro desiderio di morire tra noi che
siam familiari, come ognuno desidera di morire tra i suoi familiari, nella sua fede?
il

Era per la patria.


Per questa patria
Che cos - a un
vero: non nulla:

italiana.

tratto -

ti

Mcnnmeiito Ufficiali

dice;

non

i6o

una compagnia

di

marcia

son destinato, compagnia raccoinquadrare.


gliticcia da
Resti di guerra di tutte le classi, reduci
quella

cui

dagli spedali.

certo molti valorosi.

Ma

ora sono distrutti. Mette poco questa


guerra che fa impazzire a strugger la volont, a impastare un altr'uomo.
Bisogna rifar loro l'amore. Persuaderli al
secondo o terzo coraggio, al secondo o terzo
sacrificio.

Non

ti

posson dar nulla

loro.

Stentano a

venir fuori alle adunate.

una compagnia

tri.ste

a cui bisogna

sempre dare.

chi dar a te che

non

hai

nessuno?

i6i

Entro nella nuova caserma

me che non
un uomo a no-

e son consolato. Perch anche a

son nulla qui, che non conosco


me, la sentinella presenta l'arma e ognuno
pete

il

ri-

fiero saluto alpino.

Non sono

tuoi,

Dovunque

si

ma

della patria

presenta

le

dovunque queste fiamme

armi

la

soldati.

tua casa;

e queste stelle

il

tuo soldato che ti aspettava.


Guarda a questo segno esterno che non
distingue la persona,

ma

vere,

ma

indica per tutti

cio della patria

che incontri
ciale e lui

ti
il

il

ran-

questo qualunque segnale


questo qualunque soldato
conosce, perch sei il suo uffituo soldato.
;

segnale di patria;

do-

indica a tutti la fede uguale.

Allora questo qualunque rancio

II

il

Jahier. Con me

e con gli

Alpini

l62

Parlato al buio

dopo Tappello

sotto l pioggia

Siccome

in

in cortile.

questa compagnia

ci

sono an-

e occhietti vispi di calabresi


che abruzzesi
snelle trib marine, e li chiamano ascari, terre
;

mate, e pretendono di poterli sprezzare:

Ora siamo

soltanto italiani, ricordatevi

bene.

pi essere

italiano

che esser veneto o

piemontese.
Chi lo dimentica vuol dir che non se

l'

meritato.

Se voi veneti
gli altri lo

che uno

sieti

pi bravi, lasciate che

dicano, e allora lo crederemo

dice di s

cono bene di loro.


E se hanno da imparare,
li

fa

quel

poco creduto. Tutti

aiuterete; lo sprezzo

fa

emulazione e bravura.

collo sprezzo

di-

non

odio; solo l'amore

i63

Prima eravamo padri

fratelli

e mariti e

ora siamo soltanto soldati; prima avevamo i


nostri mestieri, e ora scordiamo tutto e siamo
e cos prima eravamo vesoltanto militari
neti, abruzzesi, piemontesi e ora siamo ri;

masti soltanto

Questo

italiani.

vestito uguale vuol dir che chiun-

mio fratello e mi deve aiuto e


virt come io debbo a lui.
Fuori di questo segno non ce n' altro
que

lo veste

che possa farci impressione.


Per questo tra noialtri ci salutiamo.
Dunque non siamo neanche pi uomini
ora,

ma

ma

tutti

tutta la patria

non abbiam pi paese,


che ci ha chiamati.

soldati e

cos sia, alpini italiani

>.

164

Il

capitano ha ottenuto

che ci sia inquadrato


per completar presto

il

la

mio vecchio plotone,


compagnia che deve

partire.

Sono andato a

ma

della

anche

fornace.

prenderli oggi alla caser-

Volevano

venir via

tutti,

quelli degli altri plotoni.

Ma
No

per partir subito spiego.


importa .
Non resistono fermi in rango; mi circondano, mi chiamano i nomi. Uno che ancora
convalescenza vuol rinunziarci per esser con
me: insieme >. e Ma potrebbe esser solo
qualche ora .

Mi anca se dovessi morir tra qualche


ora voria pasarla con lu, salo .
L' unico analfabeta si raccomanda - a
mezzo di paesani - che non lo salti, siccome
non ini])arato a leggere che colpa sua non

<

stata.

Han

fatto

i65

ingresso

nella

caserma nuova

lenti e ordinati.

ispezionavano curiosi.
sempre il mio buon plotone di padri,
pesante, ma coscenaffardellato preciso
Gli altri

li

zioso.

Potr stentare

all'attacco,

ma non

moller

mai posizione.
Il

capitano

l'ha

detto: buoni soldati.

passato

in

rivista e

ha

107

Focolari

Sono

entrato nella casa a portare

il

saluto;

e sulla soglia la vecchietta della novella filava

un suo aspo centenario,


penso del Re dei Geni.

sulla panchetta a

sagra

ratta a eseguire

il

muro che gira la pietra


del focolare, le sue donne nere come le Marie
al Calvario giocavano al bambino .
rami splendono la casa ben
riordinata; tutte siamo cambiate, di bucato:
e ha gi battuto la pace il tocco domenicale.
sagra; e non c' pi nessun da servire;
siamo le donne di guerra rimaste sole, e dunque giochiamo, da donne, al bambino .
Chi conoscerai meglio, ora che non sei pi
bestiola: la tua nonna per quel pissi pissi che
sa lei fare o la tua iia (1) per quel ciondolino
;

(i) Zia.

i68

da afferrare; o la tua mamma per quel seno


burro da annusare?
leia, nonna o mare
troppe volte di brac-

di

cio in braccio

Assegna

ti

staccare

fai

premio d'amore, fantolino


Resta per sempre da una
Sono entrato nel focolare, e le sue donne
nere giocavano al bambino .
il

madre del morto, appena saputo il


mio arrivo, mi venuta a incontrare, siccome ho mandato il fratello in permesso a
Poi

portare

mani mi

la

la

nuova;

dice

mai

senza

serber fino

alla

lasciarmi le

tomba

la rico-

noscenza dei miei figlioli.


Quel l era un toso sempre alegro. Anche
quando rista ferito sule Tofane. Mitragliato

due gambe.
Lui sempre xoraio. Lui sempre pulito.
Meglio cos che almanco T mort onorato.
E non stafo fatto prisoniero. Solo mi dispera che morto sul vapore ; che non ha pi
nelle

focato la terra italiana.

Questo non
focolare.

un sogno.

Sono

uscito dal


Ecco
Ecco

E
son

le

il

log

sole brillante sulle nevi d'Alpago.

lago di S. Croce.
questo luccichio dorato sugli occhi che
mie lagrime d'orgoglio italiano.
O tu, di cui ho portato il saluto,
il

dev'esser buono, dalla trincea,

pensar queste

cose.

Ora so dove

la

prendi

la forza

tua di leone.

lyi

Tre anziani

Reduce che

arriva

cancello della caserma

al

ondoleggiante, giubba sbottonata, penna


rovescia,

mensa

rametto

di

geranio rosa e im-

dalia color vino sul cappello strto,

premuto, calcato.
Fatica a mettersi sull' attenti, ma si ricorda
subito che venuto per veder el me tenente, che r come el me' pare de fa-

megia
e, su domanda, ritrova in petto
un fogliolino tiepido di licenza speciale t^

dopo

in

l'azione.

regola.

seconda medaglia

alla

va-

al

lore.

Ma

gli

rimprovero

bravo soldato

se

di

presentarsi cos poco

(Tante reclute son

intorno a imparare)

sincero

>.

quando che torno a casa.


Sar per questo, allora, che non hai avuto
nessun grado .

Mi sempre

ciocca,


Ma

lui

172

ride tranquillo:

me comando da

Mi gnente

mi, benedeto

Per questa volta ha comandato

^adi.

Mi

>.
il

vino

>.

si sente offeso
Mi no mai
marca visita, signor Tenente; lu poi domandarghe al Tenente che T com el

dirglielo

me

pare de famegia. Mi son sold che fa '1


so dovere: 49 de servissio e diesa de
fronte senza punizione.
Mi sempre ciocca quando che torno a casa .
Poi sorte una scatola di metallo e si pavoneggia tra reclute incuriosite.

Ecco el F^ranz losef che o tolto ai nuic l


via

Mi

una triste impressione questo eroe briaco


e mentre balletta, lo ammonisco ancora.
Non sar mica contento il tenente di rivefa

derti cos ubriaco .

Ma

allora

ride,

nosco

le cose.

Ah

me

scettico;

son io che non co-

quando che
Primolano.
m' lassa a
M' mort d fradei st questa guera.
Dop che T sta mort me pare, semo vegnudi
mi e me mare.
L' sta com' m pare quel tenent, salo.
Mi sempre ciocca quando che vegno a casa.

'1

'1

tenente, quel pianzeva

173

So sempre sta mat listess mi, salo


Insomma ho dovuto rinunziare.

Ma

appena arriva
parola;

scarpone;

la

il

suo tenente basta una

dalia

e la

>.

si

giubba

sbriciola
si

sotto

lo

abbottona; e la

penna spavalda diventa una vergogna che


gira

rigira tra quelle imbarazzate

ma-

none.

Andrilo, che incontro di nuovo, riscaricato


abile alle fatiche, da un Ospedale.

riprendere assegnazione

al

Va

Deposito.

Ma

pensieroso. Si batte la pancia che la mi-

ha fatto gonfiare cosi esagerata


ci
stira sopra la giubba sbiadita da 13
mesi di Tofane. Scrolla la testa conge-

traglia

stionata,

O! non dubitate

di

Andrilo.

Non

paura.

sua terza entrata in campagna. Chi


Andrilo lo sa la Marmolada.
.Ma ora ha paura per la sua lingua, Andrilo.
Vorrebbe venire con me o con un altro ufficiale che lo conosca e sappia compatir
quel che dice.
Perch gli scappa sempre la cosa indisciplinata.
alla

Da quando

la mitraglia gli

ha svoltato

il

cer-


non pu

vello,

174

fare

meno

pazza cosa.
cosa pazza che dice che

la

petto

di

dire la

batte sul

si

suoi due nastrini celesti, che gri-

avesse fato '1 so dover come


mi, saressimo a Vienna noialtri anco.
Ora, siccome a Vienna no ghe semo, tocca a
quei che no l' fato de continuar lori!

da

se tutti

quell'Andriolo che

in trincea

rispose

Generale adirato.
Disse il Generale:

Non bisogna lasciarsi stancare: L'Eritrea,


la Cina, la Libia - son dieci anni che
faccio la guerra anch'io >.
Ah! disse Andriolo - sempre rimasto silenal

zioso

<

ma

lu

l'ha fata

da Generale;

l'avemo fata da alpini >.


Per queste risposte Andriolo si considera svolnoialtri

tato di cervello dalla mitraglia e vuol an-

dare sotto un ufficiale che lo conosca


sappia compatire.

Soldato colla nappina del Battaglione di mio


fratello che fermo per chieder notizie e
non mi saluta. Ma siccome si tien sull'attenti non ci bado. proprio del suo Bat-

175

novantasie > e conosce


il Giai grando de la metraglia todesca >.
Per son notizie vecchie le sue; dell'estate.
taglione e della

Manca da tempo

mi indica col mento

un moncherino.

il

Ferito.

braccio che

non

sa-

lutava.

chiedo se potr ancor lavorare e lo


consolo di vieta consolazione che la sua
prova finita, che la patria non lo potr
abbandonare.
lui interrompe - duro - il discorso insensato e cogli occhi ben chiari nei miei,
da uomo a uomo: mi saria sta pi contento de poder morir, salo; e anca adess
signor tenente, saria pi contento de darghe
la vita, basta che questa guera almanco
per i altri la podesse finire >

Allora

gli

Ma

77

Ascensione

con tutta la compagnia. E a met li


ho lasciati perch mi preso l' ispirazione di
tentar la scalata per rocche, come da tanto
non sentivo. A petto a petto colla cresta malfida provando ogni sasso d' appiglio mi sono
all'alba,

scaldato.

Nessuno mi teneva pi

dietro; l'ultimo

ha

signor tenente, noialtri dovemo morir


contro al nemico.
Ma io filavo gi nella voragine di Cordedetto:

vole

denti cariati e mi alzavo leggero verso

la solitudine della

cima, colla mia voce dentro

che mi cantava sicura

se vuoi sentir

l odore

della pritna fresctira


e di stella matiitina
sali la mattina.

Cos intanto mi son incrodato nelle nebbie


12

Jahier. Con me

e con gli

Alpini

17

passanti colla folata e mi son dovuto arrestare

perplesso della via.

me

(Juand'ecco suonar voci proprio sotto


e indicarmi una discesa.

Erano

loro

una

forcelletta pi bassa,

dal canalone.

saliti

che
pagnia
si

li

avevo

lasciati in

coda

alla

'

-'>^

Come

Quando

velo

fate a esser

senio restai

tenente Giai

Quel

Non

quass voiatri
soli

avemo

chiedo.

dito:

do-

no sar no resta ndrio


volevano dirmi che eran^

-t.iii

ui

pena.

Ma
ma mi
calore.

vestiti

offrivano

eran troppo laceri e spinosi:


i

bastotii infiorati

con troppo

179

Basta rallentare

un niotnento: ed ecco
chi disarmato; chi

varicosa; chi

Mai
Mai

chi esce senza giberne;

ricorda troppo la vena

si

guarda con sgomento la cima.


anno tanto cantato.

gli uccelli
i

prati furon cos rigogliosi: dov'era

pi tardivo pelato, ora


rite

gialli,

corimbi
neri,

le

nappe

marghe-

colmi e pennelli e papiglioni

rosa,

tutti

ronzanti,

tutti

fitti

umorosi; famiglie d'erbe floride coi loro fiori


annidiati, che si seminano da soli: e trovano
pur sempre posto e si rinascono al piede
ogni stagione.

Cos
e

le

quiete famiglie di questi casolari;

ragni delle loro

siepi; e

topi dei loro solai.

cara vita!
Io esco

vacanze

alla

come

il

mattina; e gli alpini fremono di

conversano colle donne


spande, femmeie; schela, schela.

non essere a segare


dei prati

ragazzo nel paese delle


e

178

colla folata e

pci.^r^anli

mi son dovuto arrestare

perplesso della via.

Quand'ecco suonar voci proprio sotto niu


e indicarmi una discesa.
Erano loro a una forcelletta pi bassa,
;

dal canalone.

saliti

che
pagnia
si

li

avevo

lasciati in

^kj.c,

cu..

Come

Quando

velo

fate a esser

senio restai

tenente Giai

Quel

Non

quass voiatri
soli

avemo

chiedo.

dito:

do-

no sar no resta ndrio .


volevano dirmi che erano stati

in

pena.

Ma
ma mi
calore.

vestiti

offrivano

eran troppo laceri e spinosi


i

bastoni infiorati

con troppo

179

Basta rallentare

un momento: ed ecco
chi disarmato; chi

varicosa; chi

Mai
Mai

chi esce senza giberne;

ricorda troppo la vena

si

guarda con sgomento la cima.


anno tanto cantato.

gli uccelli
i

prati furon cos rigogliosi: dov'era

pi tardivo pelato, ora


rite

gialli,

corimbi
neri,

colmi

rosa,

tutti

le

nappe e marghe-

pennelli e papiglioni
ronzanti,

tutti

fitti

umorosi; famiglie d'erbe floride coi loro fiori


annidiati, che si seminano da soli: e trovano
pur sempre posto e si rinascono al piede

ogni stagione.

Cos
e

le

quiete famiglie di questi casolari;

ragni delle loro

siepi; e

topi dei loro solai.

cara vita!
Io esco

vacanze

alla

come

il

mattina; e gli alpini fremono di

conversano colle donne


spande, femmeie; schela, sckela.

non essere a segare


dei prati

ragazzo nel paese delle


e

i8o

qualcuno ci da dentro due falciate; e alle


passate d'acqua invidiano i mucchi coperti
grandi carri spioventi che
col grembiale e
i

rientrano coi rastrelli

infilati nei capelli di fieno.

cara vita!

Ma

perch

ci

riprendi

cos

subito?

cara vita!

Invece noi dobbiamo partire; perch ora


tuona pi e pi vicino il cannone; ora accelera, ora rinforza; ora scongiura.

notte

il

suo grande latrato

ci

corica nel

rimorso: voi entrate in un letto, mentre nessuno potr dormire; all'alba ci atterrisce la
sua rampogna che ritroviamo allentata sono
stanco; passano; perch non venite.
Mai la natura stata cosi nervosa e appassionata: annotta sul mezzod tra mitraglie
d'acque discordi e lampi di magnesio; eppoi,
:

quasi
suoi

pentita,
cieli

fascia di

gna

di

pi

stenebra a sera, e riapre

si

innocenti; e cancella

la

rigida

tempesta bianca sulla tenera montanuovo prativa. Come un'amante che

soffre e vuol trattenere.

cara vita!

Invece noi dobbiamo partire.


prati non furon
Per questo
i

rigogliosi.

mai ro<\


Per questo

gli

i8i

uccelli

non n mai tanto

cantato.
In punto

di

perdere tutto

chiaro
e pi caro.

ci

diventa pi

i83

Parola di verit

letta

nel

Kriegs-Kalendar del prigioniero

mico

Friede bringt Reichtum


La pace produce ricchezza

Reichtum macht Uebermut

La

ricchezza fa orgoglio

Uebermut bringt Krieg

L orgoglio produce

guerra

Krieg macht Armut


La guerra fa povert
Armut macht Demut
La povert fa umilt
Demut macht Friede
L'umilt fa pace

ne-

i84

Lo grider

perch non son mai stato felice.


la prima volta che sono felice.

Sono

tranquillo e felice.

Come mi amano

mi covano

come un

re,

proprio.

Corrono a regger la frasca che vuol sferzarmi in viso; mi levano il sasso scomodo di
sotto

piedi.

un peso tremendo questo amore.


Ciascuno pronto a morir per me volentieri.

Ma

sono tranquillo e felice,


Perch anch'io per ciascuno

di loro.

is.s

Vivere in mezzo alla vita

ma
Come
che

fa

il

il

separati dalla vita

sole di

mezzod che senz'ombra,

giro di tutte

Ricordati che

giorno dopo

la

le

cose.

lo dicevi:

vivere

morte del padre.

come

il

Ora

Noi

i86

ora sono partiti

finito,

ufficiali stessi

partivano

soli;

non volevamo

a sostituire

che
perduti degli Aldirlo

tipiani.

Ma

han capito

di riserva,

subito: adunate per viveri

sospesa

la

libera

uscita,

adunata

per vestizione.

Le

famiglie sono vicine: 4 o 5

si

son dati

a corsa disperata per la montagna: se potessero arrivare a riveder casal


Altri supplicavano le lacrime

agli

occhi;

non capivano perch non si possa concedere


mentre son sempre tornati puntuali.
Eppure bisogna negare.
E io che non son neanche stato buono a
vestirli di nuovo!
Quando sono arrivato al ripostiglio, restava poco o nulla; da tempo gli altri si erano
arrangiati. All'italiana.

Ho

maledetto

la

mia discrezione.

Son

stati

loro

i87

che fa lo
zaino troppo pic-

consolarmi:

basta no avere

stesso;

il

scappa sulle spalle d'alpino; basta non cambiare il numero del Reggimento che quello che ci ha rilevati.
Uno ride: lP\ non rubare.
colo della buffa che

Han
Se

scherzato

farete

il

al

discorso del

capitano

vostro dovere tornerete con sod-

disfazione.

Se podaremo tornar, salo

E
se]

air appello dell* assente

>.

cop

'1

por-

(1) dietro.

Ma

al

comando

Zaini in spalla. Riposo

>

ecco l'urlo della forza che scuote il paese, gli


sghignazzi gioiosi della montagna e
cori diei

tro la fanfara,

Ho

subito unanimi

preso io

l'ultima

volta;

il

comando

e fraternizzati.

del

mio plotone,

mi tremava la voce: AP PloPer fila destr. Marc.


Non

tone Attenti
ho saputo spiccicare altra parola.

Come
tono

un nodo

alla strozza:

perch par-

soli.

Ce
Ma
ma non
(i)

l'ordine per noi: rimanere.

cosa penseranno loro Tu i predicato;


prendi il fucile, ma non vieni.
!

Fatto festa

Alla lettera: ammazzato

il

maiale.

i88

Ci siamo incamminati a passo di strada


notte

nella

anni

estiva,

cosi

serena;

come

mille

poco a poco si confuso


squadre e si son cercati per
cuore; e venuta una litania dalla

fa stellata; e a

l'ordine

delle

ordine di

coda:
oi poverino me
che son sold
oi poverino me

che son sold

Ma

donne corse piangenti n voluto


Corajo, femmostrarsi fieri: Sani e scns
/'
mene
No ste a pianzer per amor di Dio
Niente paura
U una marcia notnrna
Noi avem fato la guera sule Tofane^ no ghe
sar montagne pi alte che le Tofane,
alle

E
lori

ce ne sono carichi di mali: catarri, do-

artritici,

palpitazioni,

partiti

per

far

nu-

mero per provare.


Siamo gi a inquadramenti provvisori:
77

96! Inutile lavorare all'unit


delle anime, prendere per base i paesi, la razza, i mestieri, la convivenza da quando si son
classi dal

vestiti.
litare.

Tutto

al

disfatto

dalla

necessit

mi-

i89

Impossibile non sentirsi abbandonati


resta chi dei

nostri,

che abia

le

nostre

elo

me-

morie?

anche

che canminavi in testa, urscuro: ora finito.


Soldato, non i pi nessuno. Non fami-

da

tato

tu

tutti allo

ma neanche

glia,

plotone.

Ora davvero

sei

solo.

Colla patria. Senti questo,

altrimenti

sei

disperato.

Senza comandi

me

case della

citt

sono inquadrati alle priche rendono tanto suono.


si

poco a poco il calpesto della colonna


si ridotto alla cadenza del buon plotone di
padri. Come una passione che rientra al dovere.

Un

cozzo

soni neri,

il

di

respingenti:

una

fila

di cas-

treno.

Li ho abbracciati uno per uno.


Addio, figlioli.

volevo dire: che non mi credessero vile,


che son comandato.
Ma loro trovavano naturale che rimanessi.
Godevano che avessi fortuna.
e
Gli desidero che possa rimanere >.
Mi chiedevano scusa delle mancanze passate

190

Temevano, loro, un ricordo non buono.


Cosa scopri? Cosa stupisci?
Questo l'amore. Non pensavano a s.
Pensavano al bene dell'amato.
E si sporgevano a prendermi le mani gi
Adio
dal vagone
Sani.

fucili per rassicurarmi:


battevano su
no avm no paura.
Benedeto
Benedeto.
Caro da Dio.
i

191

Mattina

dopo

la via vuoto e fiaccato.


Noi amiamo troppo, noialtri italiani.
Bisogna vincere, no amare.

che ricalco

Come

sopporteresti allora di vederli

mo-

rire?

Amare

toccher a quelli dopo.


sbagliato: stata la gioia di ritrovar

Ho

questo popolo cosi puro.


Carezzavo ogni suo bambino per strada:
anch'io sou tuo

Ora
prima,

La

di

figliolo.

non potrai pi amar come


primo amore passato.
intanto,

il

disciplina invece, quella dura.

vero.

Ma come

sopporteremmo

noialtri

morir senza amore?

Noi dobbiam

fare la guerra

come abbiamo

fatto la vita.

E
cima

mentre ragiono, un militare appare

alla strada.

in

192

Schiacciato dallo zaino immenso, stenta a

muovere piede; le sue lunghe cannucce tremanti abbandonano il peso ogni volta sul pistocco fedele.

Stramazzer se si ferma un minuto.


non si fermer: nei rivi di sudore il
viso disperato serra un'estrema riso-

Ma
suo

luzione.

tico

Vuol partir coi compagni


appena rientrato.

Ma

Ah! signor
ma,

avanza,

il

polmoni-

tenente, signor tenente....

mentre guardo,

mi ha gi

oltrepassato.

Fistarol, gri(io, figliuol mio,

marca

sita: il tuo tenente che te lo chiede.


tria questo

non

te lo

Signore,

maner degno

pu domandare

Signore,

vi-

La pa

una sola cosa:

ri-

di questo soldato fino alla fine.

Giugno 191 6.

La

ha disinteressatamente convolume di queste parole.

Riviera Ligttre

cesso la riunione in

>

Non
alla

solo

memoria dell'amico
7na alla gloria

del Capitano Piero Aiazzi Mancini


che a S. Osvaldo

non

si arreso

195

Indice

Arrivo

la citt della guerra

Pag.

Reclute

Primi giorni

>

12

Silenzio

20

21

22

Tu non

persuaderai

Criticano

Giorni

32

Scarpe

>

33

Parlato a solo

38

Fratello

43

Fanfara

51

Regioni

>

58

Dialetto

>

59
60

69

La

bella giornata che

mi hanno parlato

Prima marcia alpina


Ritratto del soldato Somacal Luigi.

Domanda angosciosa che

...

torna

Regali

Mandato Viel
Consolazioni

del militare

75

87

89

92

93

Canto

di

marcia

Canto

di

marcia

ig

Pafr.

loi

!o>

Mia cucina
Parlato nella tetra camerata
Parlato

aperto

ali

Stradone
Etica del montanaro

.,.-...

questa guerra

cosi a

115

un

tratto

una compagnia

12-^

150

>

>

marcia

153
157

160

161

buio

162

Capitano ha ottenuto

164

di

Entro nella nuova caserma


Parlato
Il

."

Attacco e abbandono

E
E

121

Scoramento e tentazione

Ma

al

Focolari

167

Tre anziani

Ascensione

177

Basta rallentare

^>

17;

Parola di verit

>

Lo grider
Vivere

Ora

in

...

mezzo

alla vita

finito, ora sono partiti

Mattina dopo

171

>

1S5

1S6

191

IO

s
s
s
a

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