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Istituto di Istruzione Superiore "ORSO MARIO CORBINO"

Partinico

STORIA

PRIMO PERIODO DIDATTICO(1 - 2 anno)

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Cos la storia?

La parola storia viene dal greco istoria che significa ricerca. Possiamo dire che la storia
la ricerca e la narrazione dei fatti pi rilevanti compiuti da quando luomo comparso
sulla terra fino ai nostri giorni. Questa narrazione segue un ordine cronologicoLa una
scienza che si occupa di stabilire le date esatte degli avvenimenti storici e la loro
successione nel tempo. Coloro che cercano di ricostruire le vicende storiche del passato
sono gli storici, i quali per ricostruire le vicende del passato, usano come dati di partenza
le fonti storiche. Queste fonti possono essere scritte o orali.

Le fonti scritte consistono in vari materiali che in qualche modo riguardano la scrittura
come pietre con sopra delle scritte o tavole di argilla, lapidi, stele, carta e cos via. Le fonti
scritte rappresentano la fonte principale per uno storico Le fonti orali sono rappresentate
da tutto ci che giunto fino a noi e che ci stato trasmesso oralmente, cio ci stato
trasmesso da una persona allaltra a voce. Sono fonti orali i racconti, le leggende, i canti,
ecc. Le fonti mute sono costituite da oggetti o opere realizzate dall'uomo come edifici,
strade, utensili, gioielli, monete, ma anche da resti di animali e di vegetali, scheletri e cos
via. Esse ci parlano dell'epoca a cui risalgono, ci permettono di conoscerla meglio.
Le fonti iconografiche. Le fonti iconografiche sono fonti visive come graffiti, affreschi,
dipinti ed oggetti sui quali compaiono delle immagini. Gli storici, nel loro lavoro di
ricostruzione del passato, sono aiutati:
dagli archeologi (organizzano degli scavi, il cui scopo quello di portare alla luce oggetti,
materiali, costruzioni che sono rimasti sepolti sotto terra per moltissimi anni. I materiali
portati alla luce durante gli scavi prendono il nome di reperti. Essi vengono puliti e
catalogati apponendo su ognuno una sigla che indica lo strato di provenienza;
dai chimici (aiutano lo storico stabilendo let dei reperti);
dai geologi (studiano la formazione dei vari strati della Terra);
dai paleontologi (coloro che ricercano e studiano i).
Per avere una visione immediata di come i fatti storici si sono successi nel tempo si usa la
linea del tempo. Essa una linea sulla quale vengono indicati i fatti storici in successione
cronologica. I fatti accaduti prima sono indicati a sinistra della linea, mentre quelli accaduti
dopo sono indicati a destra. La linea del tempo, quindi, ci permette di stabilire quali fatti
storici sono accaduti prima, quali dopo e quali contemporaneamente. Oggi, noi usiamo
come punto di riferimento la nascita di Ges Cristo (ma non cos in tutte le parti del
mondo) che si considera l'anno zero. Gli anni che precedono l'anno zero sono indicati
con la sigla a.C. che si legge avanti Cristo. Gli anni che seguono l'anno zero sono indicati
con la sigla d.C. che si legge dopo Cristo.

Gli storici hanno diviso la vicenda dell'umanit in periodi di tempo pi o meno lunghi detti
anche et. Il passaggio da un periodo storico all'altro segnato da un cambiamento o da
un fatto importante e non sempre cos netto e marcato dato che i cambiamenti spesso
avvengono in modo lento nel tempo.
La principale divisione in periodi storici tra: Preistoria e Storia
Il significato della parola PREISTORIA contenuto nella parola stessa, infatti pre vuol dire:
prima; e istoria, vuol dire: storia. La preistoria (detta anche et della pietra), inizia con la
comparsa dell'uomo sulla Terra, circa 3 milioni di anni fa e termina con la scoperta
della scrittura, avvenuta intorno al 3000 a.C.

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La Storia viene divisa in quattro periodi:

L' Et antica che va dal 3000 a.C. fino al 476 d.C. anno della caduta dell'impero romano
d'Occidente;
L Et Medioevale che va dal 476 d.C. al 1492 anno della scoperta dell'America;

l'Et moderna che inizia nel 1492 al 1789 l'anno della Rivoluzione francese;

lEt contemporanea che va dalla fine della Storia Moderna ad oggi.

CAPITOLO I
LE ORIGINI

Luomo comparso sulla Terra 4.000.000 di anni fa, veniva chiamato ominide.
Nel tempo si modificato fisicamente ed diventato pi intelligente e abile (che sa fare
tante cose), questi cambiamenti si chiamano evoluzione.

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1. Prima lominide era simile ad un a scimmia, mangiava erba e frutti, viveva sugli
alberi.(Australopiteco)
2. Poi comincia ad usare le mani per costruire piccoli oggetti, mangia gli animali e vive
in gruppi nelle caverne.(Homo habilis)
3. Scopre il fuoco che viene usato per: illuminare, riscaldare, cuocere il cibo, tenere
lontani gli animali.(Homo erectus o ergaster)
4. Costruisce diversi utensili, vive in gruppi nelle capanne, sa comunicare con gli altri
uomini (parlare con gli altri importante per mettersi daccordo, per raccontarsi delle
storie, per insegnare) , seppellisce i morti, cio li mette in una buca e li copre con la
terra. (Homo sapiens)
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5. Somiglia agli uomini contemporanei (di oggi), inventa nuovi oggetti, riesce a
cacciare grossi animali, dipinge sulle pareti delle caverne, scopre lagricoltura e
diventa sedentario (vive in un solo luogo senza pi spostarsi per cercare il cibo).
Nascono i primi villaggi: (Homo sapiens sapiens.)

LE ERE DELLA PREISTORIA

Il termine Preistoria indica quel periodo in cui gli uomini non conoscevano la scrittura e si
divide in diverse et, le pi importanti sono: let Paleolitica (et della pietra antica), in
cui luomo impara a trasformare la pietra in semplici utensili (oggetti per il lavoro), let
Neolitica (et della pietra nuova), in cui luomo impara a costruire molti oggetti con la
pietra, con il legno e con alcuni metalli; comincia ad allevare animali e a coltivare la terra.

CAPITOLO II
LA RIVOLUZIONE AGRICOLA

L'Era Glaciale il periodo di tempo in cui la Terra era coperta da ghiacciai, 12.000 anni fa
fin questa epoca, la temperatura aument e i ghiacci si sciolsero, cominci l'Era
temperata.
In questo periodo cominciano a crescere alberi da frutta e verdure, gli uomini primitivi per
mangiare raccoglievano i frutti dagli alberi e si spostavano sempre per cercare il cibo.
Quando capiscono che si pu far crescere le piante e i cereali mettendo i semi nel terreno
si fermano in un solo luogo. Nasce l'agricoltura, questa novit si chiama Rivoluzione
agricola.
Gli uomini che si spostano da un luogo allaltro per cercare il cibo e non hanno una casa si
chiamano nomadi, quelli che si fermano a vivere in un luogo e costruiscono le abitazioni si
chiamano sedentari.
Gli uomini capiscono che gli animali possono essere addomesticati (abituati a vivere
insieme alle persone) cos le famiglie possono avere tutti i giorni carne, latte, uova; inoltre,
imparano ad usare la pelle degli animali e la lana delle pecore per preparare i vestiti.
Luomo impara a costruire case per abitare con la propria famiglia, tante abitazioni vicine
formano un villaggio, gli abitanti imparano a difendersi dai nemici e ad aiutarsi nel lavoro.
A capo della famiglia c il capofamiglia o patriarca che organizza e decide della vita di
moglie e figli; i patriarchi si riunivano nel Consiglio degli anziani che prende decisioni
importanti per lintero villaggio. Le donne imparano a cuocere il cibo e a preparare il pane,
poi, per conservare il cibo, fabbricano piatti e recipienti (contenitori) di ceramica, questa
viene fatta con argilla e acqua impastati e messa nel forno (il fuoco viene messo in una
buca scavata nel terreno) come il pane. Le donne costruiscono il telaio per fabbricare
stoffe e imparano a cucire i vestiti. Grazie al lavoro femminile si inventano il forno chiuso
e la ruota da vasaio per costruire oggetti di ceramica.
Gli uomini lavoravano i metalli, prima solo lo stagno, poi lunione di stagno e rame crea il
bronzo, che pi resistente, perci non si rompe facilmente. Gli uomini che lavoravano i
metalli si chiamavano fabbri, erano persone importanti, perch costruivano le armi usate
per la caccia e per i combattimenti.
Nel villaggio si raccoglie e si conserva il cibo, si caccia, si pesca e si allevano animali, gli
uomini per avere gli oggetti e il cibo, scambiano le cose, ognuno d quello che possiede in
cambio di quello che desidera: nasce il baratto. Il posto dove si fa lo scambio si chiama
mercato.

CAPITOLO III
LA RIVOLUZIONE URBANA

Le popolazioni dellantichit costruiscono i villaggi vicino ai fiumi, perch hanno bisogno


dellacqua per irrigare (bagnare) i campi da coltivare e possono spostarsi da un luogo

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allaltro usando le vie dacqua (i fiumi) per trasportare le merci da vendere e per
comunicare.

In particolare nascono grandi civilt (popolazioni) vicino ai fiumi Nilo in Egitto, Tigri ed
Eufrate (oggi in Iraq), Indo (oggi in Pakistan); il territorio compreso tra il Nilo, il Tigri e
lEufrate viene chiamato Mezzaluna fertile o Mesopotamia, perch i fiumi, bagnando i
terreni, li rendono fertili e si possono coltivare pi facilmente.

In Mesopotamia vivono molti popoli che spesso combattono fra loro per conquistare i
territori.
Vicino al Nilo abitano gli Egizi, fra il Tigri e lEufrate ci sono i Sumeri,
Il Nilo, ogni estate, dopo la stagione dei raccolti (quando il grano e i cereali erano stati gi
raccolti), si ingrossava e straripava, cio si riversava sui terreni riempiendoli di acqua e di
limo, un fango che faceva diventare la terra pi fertile e faceva nascere pi cereali.
Invece il Tigri e lEufrate si ingrossavano prima della stagione dei raccolti, perci lacqua
bagnava i cereali e li rovinava (diventavano marci e non si potevano pi mangiare). I
Sumeri, per risolvere questo problema inventano canali (fiume fatto dalluomo), dighe
(muro costruito per fermare lacqua) e serbatoi (grandi contenitori per lacqua) per portare
lacqua del fiume dove cera bisogno.
Per costruire le dighe era necessario il lavoro di molti uomini, perci il villaggio diventa pi
grande e si trasforma in citt, il lavoro viene diviso fra gli uomini e ognuno impara a
svolgere (fare bene) un mestiere, cos nasce lo specialista (uomo che svolge un solo tipo
di lavoro con grande capacit).
La divisione del lavoro porta alla nascita di classi sociali, cio gruppi di persone che fanno
lo stesso lavoro (ad esempio classe di contadini, classe di artigiani...), i contadini coltivano i
campi anche per gli specialisti, gli artigiani costruiscono anche per i contadini, ogni uomo
ha un compito da svolgere per il bene della societ (insieme degli uomini). Per lavorare i
campi i Sumeri inventano laratro che serve per rendere la terra pi soffice prima di
seminare le piantine.

Le persone pi importanti della societ sono il re e il sacerdote.


Il re il capo, il pi forte, sa combattere, governa il popolo (decide per tutti), custodisce il
cibo conservato per gli specialisti.
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Il sacerdote parla con il dio e gli chiede di dare frutti ai contadini, di fermare lacqua dei
fiumi, di far vivere gli abitanti del villaggio. Allinizio il re era anche sacerdote, viveva nel
Palazzo e pregava nel tempio, dove cera la statua del dio. I popoli antichi erano
politeisti, cio credevano in molti dei.

CAPITOLO IV
LA RIVOLUZIONE CULTURALE
I Sumeri commerciavano (compravano e vendevano merci) con molti popoli, perci
avevano bisogno di contare e scrivere, allinizio la scrittura era formata da molti
disegni, che indicavano gli oggetti, poi i disegni diventarono segni a forma di cuneo
(chiodi a forma di triangolo), questa era la scrittura cuneiforme, cio il primo tipo
di scrittura conosciuto. I segni venivano scritti al posto delle parole su una tavoletta
di argilla fresca con un bastoncino appuntito. Poche persone sapevano scrivere,
solo i funzionari specializzati, si chiamavano scribi, erano uomini importanti
proprio perch sapevano leggere e scrivere.
Gli Egizi scrivevano su fogli fatti con una pianta: il papiro, il tipo di scrittura usato
si chiamava geroglifici, cio segni sacri che spiegavano le immagini e i pensieri.
I Sumeri e gli Egizi inventarono la scuola, i giovani imparavano la scrittura, la
lettura e le regole per diventare scribi.
La scrittura nata nel 3.500 a.C., con questa invenzione finisce la Preistoria e
comincia la Storia, cio lepoca in cui gli uomini lasciano un ricordo dei fatti
passati.

scrittura cuneiforme

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CAPITOLO V
LA CIVILTA EGIZIA

La civilt egizia nasce in Africa, intorno al fiume Nilo, che importante per lagricoltura e
per le vie di comunicazione (per viaggiare), perci gli Egizi adorano il Nilo come un dio.
LEgitto un tempo era diviso in due regioni in guerra tra loro: Alto Egitto (a sud) e Basso
Egitto (a nord), poi diventa un solo regno.

LA SOCIETA

A capo degli Egizi c il Faraone, rispettato come un re e adorato come un dio vivente,
perch considerato figlio del dio sole RA. Abita in un grande palazzo con la sua famiglia e
i suoi servi. Egli capo dellesercito, deve mantenere lordine nel paese e la pace nel
regno, difendere il popolo dai nemici; anche giudice e sacerdote, inoltre padrone delle
persone, delle terre e di tutto lEgitto.
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La popolazione egizia divisa in classi sociali, in base al lavoro svolto; alcune sono molto
importanti, perch pi potenti, al contrario di altre, meno importanti.
Le classi sociali formano una piramide: alla base le classi pi deboli, pi in alto le pi
potenti. I deboli sono tanti, i potenti pochi, pi si va verso il vertice (la cima) della piramide,
meno numerosi sono gli uomini che fanno parte delle classi sociali.

RE
Faraone
Visir

SACERDOTI
FUNZIONARI
SCRIBI
UFFICIALI

ARTIGIANI
MERCANTI
CONTADINI
SCHIAVI

Al vertice della piramide c il faraone, il pi importante dei suoi collaboratori il visir,


scelto dal re, spesso era suo figlio, lerede al trono.
Il faraone, per dirigere e controllare il regno, aiutato da funzionari e sommi sacerdoti,
che sono le persone pi importanti e potenti nella piramide.
I sacerdoti consigliano il faraone sulle decisioni da prendere, pregano gli dei e leggono il
futuro; vivono nel tempio.
I funzionari aiutano a governare e ad organizzare il regno.
Gli scribi sono importanti, perch sanno leggere, scrivere e fare i conti.
Gli ufficiali comandano lesercito dei guerrieri, li guidano in guerra e conquistano nuovi
territori.
Gli artigiani fabbricano gli oggetti utili per il popolo e per il faraone.
I mercanti hanno navi o animali per trasportare la merce da vendere.
I contadini, la maggior parte delle persone, coltivano i campi per tutta la popolazione e
lavorano come operai per costruire dighe, canali, templi.
Gli schiavi sono le persone meno importanti, prigionieri di guerra, non hanno diritti, ma
devono lavorare per tutti.
La gente del popolo vive in case di paglia e fango, i pi ricchi in case di mattoni molto
belle; i poveri non hanno scarpe, n vestiti, i ricchi hanno abiti di lino bianco, gli Egizi fanno

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questa stoffa con la pianta del lino. Le donne, ma anche gli uomini, amano il trucco e i
gioielli.
A tavola mangiano i cereali (grano,orzo, farro), pesce, fichi, datteri e bevono vino e birra.

LA RELIGIONE
La religione molto importante per gli Egizi, essi sono politeisti (credono in molti dei). Il
dio pi importante Ra, il sole, il faraone suo figlio, perci una divinit. Altra dea Iside,
la luna, che protegge le campagne. Seth il dio del male. Gli dei spesso sono met uomo
e met animale, perci alcuni animali sono sacri, come il bue, il gatto e il coccodrillo.
Dopo la morte, gli uomini continuano a vivere in un altro mondo in cui regnano Osiride e
Anubi.
Per vivere dopo la morte bisogna conservare il corpo del defunto (uomo morto), perci
bisogna imbalsamare e mummificare i cadaveri (si conservano i corpi). Per fare questa
operazione, si toglie dai corpi dei morti gli organi interni (ci che c dentro), poi si riempie
il cadavere di olio profumato, che serve per conservarlo a lungo e si avvolge il morto nel
lino, alla fine si mette nel sarcofago, una cassa dipinta con vari colori.
Per il faraone diventa importante la cerimonia di imbalsamazione, visto che una divinit,
la mummia si deve conservare a lungo, il suo sarcofago viene chiuso in una tomba molto
grande, la piramide, costruita quando il faraone ancora vivo. Insieme al sarcofago
vengono messi gli oggetti pi importanti che possono servire anche dopo la morte (piatti,
bicchieri, gioielli). Per costruire le piramidi, servono tanti uomini che portano pietre
grandissime e le mettono una sopra laltra, creano queste tombe che sono molto resistenti,
infatti sono arrivate fino ai nostri giorni. Le piramidi pi famose sono quelle di Cheope, di
Chefren e di Micerino.

Lespansione egizia si scontr con quella degli Ittiti, un popolo che aveva conquistato un
vasto territorio in Asia Minore grazie alla capacit di lavorare il ferro e alluso di carri da
guerra. Dopo diverse battaglie Egizi e Ittiti firmarono la pace e un accordo di aiuto
reciproco. La storia egizia continu poi per oltre un millennio, anche se con minore
splendore, fino a che, nel 31 a. C. lEgitto non venne assorbito dallImpero romano di
Augusto.

CAPITOLO VI

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I PRIMI POPOLI MEDITERRANEI

Sulle rive del mar Mediterraneo nascono tante civilt fra cui i Cretesi, i Micenei, gli Achei,
gli Ebrei, i Fenici.

I Fenici

La terra di Canaan comprendeva Siria, Palestina e la costa libanese. Il territorio, con


poche zone pianeggianti e scarsit dacqua, non era molto adatto allagricoltura, ma , per
la sua posizione tra la Mesopotamia e lEgitto, era una zona di passaggio per uomini e
merci. Il commercio fu quindi lattivit principale degli abitanti della zona.
Le citt della costa erano abitate dai Fenici, un popolo abilissimo nella navigazione dalto
mare, nella produzione di oggetti di vetro e nella produzione della porpora, un colorante
che, estratto da alcuni molluschi, era ricercatissimo per tingere di rosso i tessuti..
I Fenici si dedicarono al commercio marittimo, trasportando merci per conto di altri popoli.
Si spinsero verso il Mediterraneo occidentale, dove fondarono decine di colonie
commerciali, e andarono alla ricerca di metalli pregiati e di stagno.
Essi progettarono e realizzarono navi davanguardia, molto pi stabili e veloci delle altre
navi dellepoca. Ai Fenici va inoltre il merito di aver perfezionato e diffuso la scrittura
alfabetica, gi esistente, ma poco usata.

Gli Ebrei

La storia degli Ebrei comincia nel 2000 a.C. circa, quando il patriarca (capo trib) Abramo
guida il suo popolo dalla Mesopotamia alla Terra di Canaan, ad est dellEgitto, oggi
Palestina e Israele.
Secondo il dio degli Ebrei, Jahv, quella era la Terra Promessa, una terra fertile, per la
zona era gi abitata, perci necessario combattere per la conquista del territorio.
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Gli Ebrei sono diversi rispetto alle altre popolazioni perch sono monoteisti, cio credono
in un solo dio, Jahv, creatore delluniverso, della vita e degli uomini. La storia e la
religione di questo popolo raccontata nella Bibbia, il testo sacro degli Ebrei.
A causa di una carestia ( manca il cibo), verso il 1800 circa, gli Ebrei vanno in Egitto, dove
vivono per qualche tempo in pace, poi gli Egizi rendono la vita difficile ai nuovi arrivati,
perci Mos, nuovo patriarca, guida gli Ebrei fuori dallEgitto fino alla Terra Promessa.
Questo viaggio si chiama esodo.
Il periodo pi splendido viene vissuto con il regno di Salomone, uomo saggio che
costruisce a Gerusalemme, capitale del regno, un tempio dedicato a Jahv.
Alla morte di Salomone il territorio viene diviso in due parti: il Regno di Israele e il Regno
di Giuda, questo rende debole il popolo ebreo che viene poi conquistato da altre
popolazioni.

I Cretesi e i Micenei
Il Mar Egeo un mare facile da attraversare, perch pieno di isole. Tra queste, intorno al
2.000 avanti Cristo, assunse una grande importanza Creta.
I Cretesi si arricchirono grazie al commercio del grano, dellolio e del vino, prodotti
nellisola, e di oggetti di finissimo artigianato. Cnosso era la citt pi potente dellisola. Il
sovrano risiedeva nel Palazzo reale, un edificio grandioso e riccamente decorato che era
la sede del governo e il luogo dove si svolgevano le principali cerimonie religiose,
presiedute dal re nella sua funzione di sacerdote .
Nello stesso periodo la Grecia era stata invasa dagli Achei, una popolazione guerriera
ancora piuttosto rozza, che dopo larrivo nel territorio greco si dedic allagricoltura e
allallevamento. I Cretesi cominciarono subito a commerciare con gli Achei e a trasmettere
loro la propria cultura. Gli Achei impararono dai Cretesi anche tutti i segreti della
navigazione e iniziarono a darsi al commercio. Linflusso cretese fece sviluppare in modo
notevole le citt-stato greche: tra esse divenne particolarmente potente Micene, che ben
presto estese il suo controllo su gran parte della Grecia meridionale e conquist la stessa
Creta.
Per ampliare i loro commerci, i Micenei distrussero la citt di Troia, che controllava il
passaggio di navi tra il Mar Egeo e il Mar Nero, e fecero vere e proprie guerre per
ampliare i loro traffici. Essi per non riuscirono a sopravvivere allinvasione dei Dori che
intorno al 1.200 li travolsero, uccidendone molti e costringendone tanti a emigrare verso
lAsia Minore. In quella regione i fuggiaschi fondarono nuove citt e con il nome di Ioni
dAsia si diedero con successo al commercio e allattivit culturale.

CAPITOLO VII
I GRECI E LA POLIS
La Grecia una penisola montuosa e terreno poco fertile, si coltivano solo la vite e lulivo,
il territorio adatto per la pastorizia, ma non per costruire strade, infatti la comunicazione
difficile, perci nascono tante citt tutte separate fra loro, citt-stato.

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Il commercio in Grecia si sviluppa per mare. La popolazione nasce dalle invasioni di
diverse trib di nomadi: gli Achei, gli Ioni e i Dori. Questi popoli cominciano a vivere
insieme e diventano simili: parlano la stessa lingua, hanno la stessa cultura e la stessa
religione.

I Greci

La migrazione dei Dori provoc limpoverimento e la decadenza della regione greca. Dopo
i primi secoli di crisi, per, si ebbe proprio nella penisola greca unesperienza molto
importante, quella della polis. La polis, sorta tra lVIII e il VII secolo a. C., la citt-
stato, o meglio la citt dei cittadini, cio una comunit basata sullautogoverno dei
cittadini. Nella polis non esisteva pi il re; a decidere le questioni di pubblico interesse
erano i cittadini stessi che si riunivano in assemblea nella piazza centrale, lagor .
Gli aristocratici (i nobili) furono quei cittadini che si sostituirono al re nel governo della
citt, dando origine alle Repubbliche aristocratiche. I nobili (in quanto possessori di
appezzamenti di terreno) furono i soli a godere i diritti politici, a avere cio la possibilit di
essere eletti al governo. Il resto della popolazione, il demos (il popolo), era escluso dal
potere politico, bench fosse la maggioranza della popolazione.
La difesa militare, affidata in un primo tempo quasi esclusivamente alla cavalleria formata
da nobili, divenne con gli anni compito di una nuova formazione, la falange oplitica, uno
squadrone di fanteria costituito da una doppia fila di soldati coperti da una pesante
armatura. A combattere accanto ai nobili comparvero anche artigiani, piccoli proprietari e
commercianti. Essi infatti disponevano di mezzi sufficienti per procurarsi lequipaggiamento
(armi e corazza) necessario per entrare a far parte degli Opliti.
Tra il 750 e il 650 a. C. nelle citt della Grecia si ebbero problemi di ordine sociale ed
economico. A sfamare la popolazione in costante aumento, infatti, non bastavano pi i
terreni agricoli gi scarsi sul territorio greco, prevalentemente montagnoso. Per questo
motivo masse di cittadini greci migrarono verso lAsia Minore e lItalia Meridionale, dove
fondarono colonie agricole e commerciali e si diedero leggi scritte che tendevano a
eliminare ingiustizie e disuguaglianze. I problemi sociali, tuttavia, non si risolsero e per un
certo periodo le poleis, in patria e nelle colonie, vennero dominate da tiranni appoggiati
dal popolo, che rovesciarono il potere degli aristocratici.
I Greci, come tutti i popoli antichi a eccezione degli Ebrei che erano monoteisti (perch
credevano in un solo dio), furono politeisti, venerarono cio molti dei. Il re degli dei era
Zeus (detto poi Giove dai Romani); marito di Era (Giunone) e padre di molti altri dei, come
Ares (Marte), Efesto (Vulcano), Atena (Minerva), Artemide (Diana).

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Sparta e Atene

La religione: gli dei, i miti, i giochi di Olimpia.

I Greci erano politeisti ed adoravano un numero elevato di divinit. Ogni polis aveva una
sua divinit protettrice. Vivevano sul Monte Olimpo e le nuvole che avvolgevano la cima
impediva agli stessi uomini di vederli. Gli di dell'Olimpo, venivano immaginati con le
sembianze umane e con abitudini di vita simili a quella degli uomini. Avevano qualit e
poteri sovrumani, ma allo stesso tempo possedevano forme, passioni e difetti tipici degli
umani. Facili all'ira, capricciosi, emotivi ed irrazionali. Erano spesso invidiosi e gelosi uno
dell'altro. Spesso e volentieri le loro storie personali si intrecciavano con quelle degli umani
non solo nelle vicende amorose, ma anche in quelle in cui gli uomini si combattevano per
vincere una guerra. Quando la loro volont lo richiedeva, erano pronti anche ad andare in
soccorso e a proteggere gli uomini che dimostravano di essere valorosi.
La profonda differenza tra gli di e gli umani era che gli dei erano immortali ma ambedue
erano soggetti al Fato che ne limitava i poteri e le decisioni, ponendo ad entrambi limiti
invalicabili.
Secondo i greci anche il mondo della natura era popolato da una serie di esseri misteriosi
come le ninfe, le sirene, i satiri e anche esseri mostruosi come le arpie. I Greci
chiamavano il regno dei morti Ade, come il dio Ade, fratello di Zeus.
Zeus, padre degli dei e sommo dio, era circondato da una corte di divinit; fra le pi
importanti: Era, sua moglie, Poseidone, dio del mare, Ares, dio della scienza, Dinisio,
dio della vegetazione e soprattutto della vite, Apollo, dio della musica e della poesia, che
era accompagnato dalle nove Muse.
Non credevano e non speravano in una esistenza migliore di quella terrena.
Caratteristica della religione greca fu la ricchissima fioritura di miti. I miti erano racconti
leggendari di imprese compiute da divinit, da semidei, da eroi, oppure erano lunghe
enumerazioni di leggendarie discendenze divine; essi servivano a spiegare fatti naturali, o
remoti avvenimenti storici, come la creazione del mondo, la prima apparizione dell'uomo
sulla terra, il diluvio universale e cos via. La religione, inspir la letteratura e larte: i poeti
cantarono le imprese degli dei e delle dee, attribuendo loro un ideale di bellezza perfetta e
serena.
Un altro modo nel quale i Greci manifestavano la loro identit comune era rappresentata
dai giochi olimpici. Anchessi, come molte attivit sociali dei Greci avevano carattere
religioso, e si svolgevano in onore di Zeus. I primi giochi furono celebrati nel 776 a.C.

Grandissima importanza ebbe anche il teatro. Nacquero in Grecia i due generi letterali
della tragedia (con Eschilo, Sofocle, Euripide) e della commedia, con Aristofane. Pi che
di una forma di divertimento si trattava di un vero rito collettivo in cui i cittadini della polis
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riflettevano su temi morali, religiosi, politici. Le tragedie portavano in scena grandi
personaggi (re, eroi, regine) sconvolti dalle passioni e in tragica lotta con il destino.
Le commedie invece mettevano in scena personaggi e situazioni tratti dalla vita
quotidiana. I teatri erano allaperto costruiti su pendii naturali, dove trovavano posto le
gradinate per il pubblico. Gli attori erano tutti maschi e sostenevano anche le parti
femminili, perch le donne non potevano recitare n assistere agli spettacoli. Sul volto gli
attori portavano una maschera di terracotta per caratterizzare di volta in volta il
personaggio interpretato (il vecchio, il giovane, il servo, la ragazza) in modo da renderlo
ben riconoscibile. I teatri costruiti dai Greci hanno unacustica perfetta.
Nel campo della poesia epica, dobbiamo almeno ricordare i due grandi poemi: l'Iliade e
l'Odissea, essi sono in realt opere tramandate a voce per cinque o sei secoli da narratori o
cantastorie (i rapsodi) che le cantavano nelle feste collettive, arricchendole continuamente.
Omero fu, forse, solo uno di questi cantori, particolarmente famoso. Infine, in Grecia che
nasce la poesia lirica, che non narra le imprese di dei, ma descrive i sentimenti
dell'individuo. Furono grandi lirici del settimo e sesto secolo a.C.: Alceo, Archiloco,
Anacreonte e la poetessa Saffo.

SPARTA

Fra le molte citt- stato della Grecia, due furono pi potenti e rappresentative delle altre:
Sparta e Atene. Sparta citt di terraferma, aristocratica e chiusa, dedicata alla potenza
militare; Atene, citt marittima e commerciale, economicamente ricca, destinata a
sviluppare forme democratiche di governo.

Sparta era sorta nella regione sud-orientale del Peloponneso, ed era stata occupata da
trib doriche, che avevano assoggettato la popolazione preesistente estendendo il loro
predominio su tutto il Peloponneso. I capi delle famiglie guerriere dominanti, gli spartiati, si
distribuirono fra loro tutte le terre occupate. Il loro potere si fond non solo sulle forza delle
armi, ma anche sulla propriet terriera. Gli spartiati costituivano unoligarchia (un governo
di poche famiglie, le pi ricche e le pi potenti). L'organizzazione politica della citt,
attribuita ad un mitico legislatore Licurgo, rest immutata per secoli. Essa era formata da
quattro organi politici: due cittadini, appartenenti a potenti famiglie spartiate, avevano il
titolo di re, con compiti esclusivamente militari; la gherusia (consiglio degli anziani), che
prendeva le decisioni pi importanti per il governo della citt; lapella unassemblea
popolare che aveva il compito di votare le leggi; leforato, (ispettori), che aveva il compito di
impedire che fosse violata la legge.

La societ spartana

Tutta la vita del cittadino spartiata era a servizio dello Stato. Leducazione impartita ai loro
figli era rigida: a sette anni i bambini erano tolti alla famiglia e affidati allo Stato. Entravano
a far parte di un gruppo militare. Iniziava cos la loro formazione, il cui scopo principale non
era imparare a leggere e a scrivere, ma irrobustire il corpo, abituarlo a sopportare le
intemperie, il freddo, la fame, il dolore con lunghe marce e continui esercizi di ginnastica A
vent'anni gli Spartiati, iniziavano il servizio militare, che durava ininterrottamente fino a
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sessanta. Fino a trent'anni, anche se prendevano moglie, dovevano continuare a prendere
pasti in comune e a dormire sotto la tenda. Anche le fanciulle erano educate in maniera
rude e rigorosa. Le donne erano educate ad apprezzare la forza fisica dei mariti e dei figli e
il loro coraggio fino a preferire la loro morte piuttosto che saperli sconfitti o addirittura
vigliacchi.

A ciglio asciutto, le donne vedevano partire per la guerra i loro uomini ed erano orgogliose
se li sapevano morti gloriosamente in battaglia. I neonati che presentano qualche difetto e
non erano ritenuti robusti e idonei a diventare valorosi guerrieri, venivano gettati da una
rupe o venivano esposti sul monte Taigeto e lasciati in pasto agli uccelli voraci. La struttura
di Sparta era diversa da quella delle altre poleis. Essa
non aveva mura di cinta;
non aveva la piazza, n l'acropoli;
era formata da cinque villaggi collegati tra loro da strade.

Organizzazione economica

I terreni pi fertili erano propriet delle famiglie dominanti. Vile era reputato il commercio e
indegna la brama delle ricchezze tanto che si usavano semplici monete di ferro e non d'oro
o d'argento. Le terre erano coltivate dagli Iloti, servi di propriet della citt, privi di diritti
politici e civili, poich nessuna legge li proteggeva. Nei villaggi abitava unaltra categoria di
cittadini i perieci (periferici), erano per lo pi artigiani e commercianti privi di diritti politici,
ma liberi e non servi come gli Iloti. Gli Spartiati, pertanto, pur essendo una minoranza,
esercitavano un dominio assoluto sulle polis e non dovendo lavorare potevano dedicarsi
alla guerra e alla caccia. Sparta ebbe sempre maggiori difficolt, sia a controllare il proprio
territorio, sia a far valere la propria potenza che si indebol del tutto.

Atene

La citt di Atene si trovava nell'Attica, una delle regioni pi fertili della Grecia.
Essa ergeva al centro di una pianura circondata dalle montagne e vicinissima al porto di
Pireo. La zona dove sorse Atene era, in origine, abitata da agricoltori. Successivamente,
in questa zona, vi si stanziarono gli Ioni.
Intorno al 750 a.C. vi fu una ripresa della zona: furono costruite case e mura, si torn a
coltivare i campi e nacque un villaggio che divenne successivamente la citt di Atene. La
zona dell'Attica dove sorgeva Atene, per quanto fosse fertile, non si adattava alla
coltivazione del frumento, ma qui crescevano in abbondanza gli alberi e vi erano ricchi
pascoli. Inoltre nella zona si trovavano miniere di argento, di piombo e cave di marmo.
La stirpe ionica fu la pi vivace, innovativa e aperta delle stirpi greche. Gli Ateniesi
erano soprattutto uomini di pace. Essi amavano le ricchezze, i gioielli, il vestire elegante, lo
studio e la cultura. Inizialmente Atene fu, come tutte le poleis greche, una monarchia.
Poco alla volta la citt pass alla oligarchia e alla democrazia.
Dopo un'iniziale monarchia, fra l'ottavo e il settimo secolo, il potere politico ad Atene pass
agli aristocratici(oligarchia). Altre istituzioni erano il consiglio degli anziani (areopago
=colle di Ares, dio della guerra) che nominava gli arconti ed era larbitra della vita della polis
e l'ecclesia, unassemblea di cittadini senza potere decisionale. Il governo politico,
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escludeva dalla vita politica la grande maggioranza degli Ateniesi. Al malcontento che ne
deriv da parte dei nuovi cittadini intraprendenti e ricchi di denaro (commercianti) il governo
della citt, rispose in un primo momento con la concessione delle leggi scritte, realizzate
dall'arconte Dracone. (621 a.C.)
Divenuto arconte Solone (594 a.C.), furono presi provvedimenti nuovi a favore delle classi
popolari. Ridusse il potere agli aristocratici e assegnare il potere in base alla effettiva
ricchezza, di ciascun cittadino, indipendente dalla sua nascita. Vennero cancellati i debiti
dei pi poveri, fu abolita la schiavit per debiti e istituito un tribunale popolare.
Successivamente, Pisistrato, (561-507 a.C.) venne scelto come tiranno della citt, per
sedare le lotte tra le fazioni rivali. Il tiranno era colui che guidava un movimento popolare
per distruggere il potere degli aristocratici, Pur essendo un aristocratico, egli limit
notevolmente il potere dei nobili, favor lo sviluppo urbanistico ed economico della citt.
Non abol lordinamento di Solone ma fece occupare le cariche pubbliche, dai propri amici
pi fedeli. Durante la tirannide di Pisistrato Atene visse un periodo di pace e di prosperit,
si arricch commerciando e si abbell di nuovi monumenti.
Nel 510 a.C. Clistene fu nominato arconte. Egli abol le 4 classi sociali introdotte da
Solone: tutti i cittadini furono considerati uguali, a prescindere dalla nascita e dalla
ricchezza, e tutti potevano partecipare attivamente alla vita politica del paese ed essere
eletti alle maggiori cariche dello Stato, Gli abitanti furono divisi in dieci trib, in base alla
zona di residenza. In ogni trib i ceti popolari erano in maggioranza. Fu istituito un
consiglio, la bul, i cui componenti(500), erano sorteggiati a sorte, cinquanta per trib.
Il consiglio si occupava di tutto guerra e pace, esercito e religione, tributi e lavori pubblici.
Ma le sue proposte dovevano essere approvate da una vasta assemblea popolare, formata
da tutti i cittadini detta ecclesia a cui spettavano le decisioni definitive. Con una votazione
dell'ecclesia (ostracismo) si poteva esiliare chiunque rappresentasse un pericolo per la
citt. Il termine ostracismo deriva dal nome greco strakon, un coccio di terracotta, sul
quale durante apposite assemblee, ogni votante incideva il nome di un cittadino da
esiliare. Un sistema politico come quello Ateniese, le cui decisioni sono prese dai cittadini
si chiama democrazia che significa governo del popolo. Quella Ateniese fu una
democrazia diretta, cio, ogni cittadino concorreva con il proprio voto a prendere decisioni
o a formulare leggi, ne rimasero esclusi dal voto: le donne, gli stranieri e gli schiavi che con
il loro lavoro fondarono gran parte della prosperit ateniese.
La nostra democrazia, al contrario, si definisce democrazia rappresentativa,
periodicamente il popolo, attraverso elezioni libere, delega un certo numero di
rappresentanti (ad esempio senatori, deputati).
L'educazione ateniese aveva come obiettivo quello di formare dei cittadini che fossero in
grado di usare le armi, all'occorrenza, ma che fossero anche colti. I ragazzi imparavano
dalla madre o da uno schiavo istruito fino all'et di 6 o 7 anni. Poi andavano a scuola da
un maestro privato detto grammatista imparando a leggere, a scrivere, a fare di conto.
Inoltre conoscevano le leggi pi importanti della citt e sapevano a memoria i poemi di
Omero. I ragazzi studiavano anche la musica che veniva insegnata loro da un citarista.
Gli strumenti che venivano suonati erano la lira, la cetra e il fluato.
Tutti praticavano anche la ginnastica, insegnata dal predotribo nelle palestre: gli Ateniesi
affermavano che un corpo sano aiuta ad avere anche una mente sana. Le ragazze non
andavano a scuola, ma imparavano a leggere e a scrivere a casa. Inoltre esse
apprendevano l'arte di filare, di cucinare e di fare il pane.

L'impero persiano

La potenza persiana sorse nell'Iran, compreso tra la Mesopotamia e la valle dellIndo,


stabilendosi sullAltopiano Iranico, dal quale presero nome le popolazioni iraniche.

I Persiani
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Dopo la caduta dellImpero assiro nel 612 a. C., i Persiani divennero la principale potenza
dellAsia centrale. Prima con Ciro e poi con Cambise, essi conquistarono molti territori, tra
cui lEgitto e lAsia Minore. In seguito, allo scopo di rafforzare i confini del regno,
limperatore Dario organizz una spedizione contro la Grecia, in particolare contro Atene,
intervenuta in aiuto di Mileto, colonia greca dellAsia Minore che si era ribellata al potere
persiano. Questa spedizione, nota con il nome di Prima Guerra Persiana, si concluse con
la vittoria degli Ateniesi che, successivamente, con laiuto di Sparta e di altre citt greche,
seppero imporsi anche sullesercito di Serse nel corso della Seconda Guerra Persiana.

Let di Pericle e la Guerra del Peloponneso


Dopo le guerre persiane, nel timore di nuove aggressioni, Atene e le citt marittime della
Grecia e della costa asiatica fondarono la Lega di Delo, una confederazione in cui ogni
citt avrebbe dovuto avere gli stessi diritti. Atene, invece, impose a poco a poco il suo
predominio e con Pericle trasform questa alleanza in un vero e proprio strumento nelle
sue mani. Pericle us addirittura i contributi delle citt della Lega per ornare Atene di
monumenti splendidi. Le citt della Lega persero ogni forma di libert, perch le decisioni
venivano prese solo dal governo di Atene. La politica aggressiva di Atene fin per
impensierire Sparta. La rivalit tra le due citt crebbe al punto da portare alla guerra. La
prima fase della Guerra del Peloponneso si concluse quasi in parit con la pace di Nicia;
ma unepidemia di vaiolo fece intanto strage della popolazione ateniese (anche lo stesso
Pericle mor). La seconda fase si apr soprattutto per iniziativa dellateniese Alcibiade, che
ruppe la pace e riprese le ostilit. Ma la spedizione in Sicilia, compiuta per ricavare
ricchezze da utilizzare nella guerra contro Sparta, si risolse in un fallimento e Atene, ormai
indebolita, fu costretta ad arrendersi. Lepoca del suo primato era definitivamente
tramontata.

CAPITOLO VIII
Alessandro Magno e lEllenismo
Il primato di Sparta dopo la Guerra del Peloponneso fu di breve durata. I Tebani
sconfissero gli Spartani, ma anche il predominio di Tebe non dur a lungo. Ben presto la
Macedonia (vasta regione montuosa del nord della Grecia), guidata dal re Filippo II,
sottomise lintera Grecia. Filippo aveva sfruttato a fondo le miniere doro della sua regione
e se ne era servito per armare un esercito considerevole, che fu addestrato a combattere
con una nuova tecnica: quella della falange macedone. Questa era costituita da una serie
di battaglioni di fanteria pesante, armati con lance lunghe sette metri: un impenetrabile
muro di micidiali punte metalliche, che si rivel invincibile.
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Il figlio di Filippo, Alessandro Magno, si spinse alla conquista dellOriente e in soli tre anni
sottomise limpero persiano. Alessandro fond quind un impero vastissimo, in cui egli cerc
di unire vincitori e vinti per formare un unico popolo, capace di esprimere ci che di meglio
le culture dei Greci e delle altre genti avevano prodotto. Questo progetto, per, non fu
portato a termine a causa della morte prematura di Alessandro. Limpero fu spartito tra i
generali di Alessandro, che fondarono regni indipendenti governati da monarchie assolute.
Ci nonostante non si ferm la diffusione della cultura voluta da Alessandro, una cultura in
cui si erano fusi il sapere greco e quello orientale (Ellenismo). I sovrani dei regni ellenistici
fecero del greco la lingua ufficiale, promossero le arti e la scienza e favorirono lo sviluppo
delleconomia.

CAPITOLO IX

GLI ETRUSCHI

L Italia abitata gi dalla Preistoria da tante trib, con il passare del tempo diventano tanti
popoli che abitano zone diverse.
I Latini abitano nel Lazio, I Lucani in Basilicata, i Bruzi in Calabria ecc.
Nel 1200 a.C. a Nord, in Emilia arrivano i Villanoviani, questo nome viene dalla citt di
Villanova dove vanno ad abitare. I Villanoviani conquistano lItalia del Nord e del Centro
fino alla Campania. NellItalia del Sud ci sono le colonie greche e le colonie fenicie.

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I Greci e i Fenici insegnano ai Villanoviani lalfabeto e luso della moneta.
Nel VII sec. A.C. il nome dei Villanoviani viene cambiato, diventa Etruschi.
Questo popolo vive in citt indipendenti, ma unite dalla stessa cultura.
A capo di ogni citt c un re-sacerdote chiamato lucumone, in seguito gli aristocratici
decidono di governare al posto del sovrano (potere oligarchico).
Oltre alle poche famiglie aristocratiche, che hanno terre e ricchezze, ci sono i pi poveri,
contadini e artigiani. I ricchi amano il lusso e i banchetti, anche le donne partecipano alle
feste e possono uscire. Gli Etruschi coltivano terreni, li fanno diventare pi fertili con canali
di irrigazione, costruiscono le citt in modo nuovo, usano larco a volta, cio rotondo. Gli
Etruschi imparano a lavorare il ferro e gli altri metalli, il loro terreno ricco di metalli, perci
possono costruire tanti oggetti e venderli.
I mercanti etruschi hanno tante navi potenti, diventano i signori del mare.
Gli Etruschi sono politeisti, cio amano molti dei, costruiscono i templi per i riti religiosi, i
sacerdoti sanno leggere il volo degli uccelli (cercano di vedere il futuro guardando gli
uccelli). I morti vengono sepolti in una zona della citt chiamata necropoli.
Gli Etruschi sono molto potenti, ma nel V secolo a.C. vengono conquistati dai Romani.

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CAPITOLO X
LE ORIGINI DI ROMA

Secondo le leggende (racconti popolari) Roma nata da eroi figli degli dei. Si dice che
Enea, un troiano figlio della dea Venere, scappato da Troia, sia arrivato in Italia dopo molte
avventure. Nel Lazio Enea sposa una principessa dei Latini (popolo del Lazio) e dai loro
figli nasce Rea Silvia, amata dal dio Marte. Nascono due gemelli: Romolo e Remo,
lasciati sul fiume Tevere, vengono trovati prima da una lupa, poi da un pastore che porta in
casa sua.

Da grandi Romolo e Remo decidono di costruire una citt, ma uno solo pu diventare re,
Romolo uccide Remo e diventa il primo re della nuova citt: Roma.
Secondo la storia i Latini abitavano nel Lazio, vicino al fiume Tevere, su una collina, nasce
un villaggio di pastori e commercianti: Roma.
Questo villaggio si trova vicino al mare, perci si pu commerciare con le navi, i terreni
sono fertili, perci si possono coltivare facilmente, i pastori allevano le pecore, perci
hanno la lana. Per questi motivi Roma diventa una citt ricca. Inoltre commercia (compra e
vende) il sale, molto importante per conservare il cibo, perci una merce preziosa.
I Romani raccontano molte leggende sulla loro storia, per esempio il ratto delle Sabine. Si
racconta che a Roma, ai tempi di Romolo, abitavano solo uomini. Per avere delle donne, i
Romani rapiscono le donne di un villaggio vicino, le Sabine.
I loro uomini vanno a Roma per liberarle, ma ormai sono diventate le mogli dei Romani e
non vogliono ritornare a casa, allora il popolo dei Sabini si unisce al popolo dei Romani e
vanno a vivere tutti a Roma. Unaltra leggenda dice che a Roma hanno regnato sette re
molto importanti, questi hanno costruito la citt di Roma (Romolo), le hanno dato delle
leggi e lhanno fatta diventare potente. Gli ultimi tre re, secondo i racconti, sono di origine
etrusca, forse dopo una guerra finita con la vittoria degli etruschi.
Il popolo romano diviso in due: i patrizi, persone ricche, hanno molti terreni e governano
la citt; i plebei, sono le persone che lavorano per vivere. Ci sono plebei poveri che
chiedono aiuto ai patrizi, diventano clienti, cio protetti dal patrizio. Il cliente lavora per il
patrizio. Nel 509 a.C. Roma diventa una Repubblica, cio il potere non pi nelle mani di
una sola persona, il re. A capo del governo ci sono due consoli, essi fanno rispettare le
leggi e guidano lesercito. Inoltre c il Senato, unassemblea di patrizi molto potenti.
I plebei non governano, devono lavorare per la citt, ma non hanno diritti, ad esempio i
plebei non possono sposare i patrizi. Dal 486 a.C. i plebei si ribellano e chiedono dei diritti
politici, il Senato d loro la possibilit di eleggere due Tribuni della plebe, cio dei
rappresentanti del popolo che possono governare insieme ai patrizi e possono difendere i
diritti dei plebei. Nel 450 a.C. i Tribuni della plebe chiedono di avere una raccolta di leggi
scritte, cos tutti possono leggere le norme, esse sono uguali per tutti . Vengono scritte Le
Dodici Tavole (della legge).
I plebei chiedono anche di poter sposare i patrizi, di poter avere dei campi fertili e la
possibilit di diventare consoli. Dopo aver ottenuto questi diritti i plebei possono
partecipare alla vita politica, fanno parte delle assemblee, ma non sono potenti come i
patrizi.

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CAPITOLO XI
LA CONQUISTA DELLITALIA E DELLIMPERO

I Romani, durante il periodo della Repubblica, fanno molte guerre per conquistare territori.
Prima combattono contro gli Etruschi, poi contro i popoli vicini, i Volsci e gli Equi.
Dopo aver conquistato il territorio del Lazio, i Romani combattono contro i Sanniti, popolo
dellattuale Campania, le battaglie durano quasi 70 anni e prendono il nome di Guerre
sannitiche, alla fine Roma vince la guerra e conquista tutta lItalia centrale.
Per occupare il territorio della Magna Grecia, i Romani devono combattere anche contro
un esercito ellenistico comandato da Pirro, re dellEpiro.
Pirro arriva in Italia con venti elefanti che fanno paura ai Romani perch non li hanno mai
visti prima. Alla fine i Romani vincono. I popoli italici conquistati da Roma non diventano
schiavi, ma possono vivere in pace se diventano amici dei Romani. Roma, poi, decide di
conquistare la Sicilia, perch unisola molto fertile, ma una colonia di una citt molto
potente: Cartagine. Cartagine una citt dei Fenici, si trova in Africa, vicino allattuale
Tunisi, i Romani chiamano i Cartaginesi Poeni, perci le guerre contro questa citt sono
chiamate Guerre puniche.
Le guerre puniche

A partire da 264 a.C. sono state combattute tre Guerre puniche, la Prima sul mare. I
Romani non sono abituati alle lotte con la flotta (insieme di navi), perci costruiscono navi
speciali, con un ponte chiamato corvo che si aggancia alle navi nemiche e forma una
base per combattere corpo a corpo (cio gli uomini combattono con la spada come
succede sulla terraferma). In questo modo Roma vince.

Seconda Guerra punica


Nel 218 a.C. i Cartaginesi arrivano in Italia con un esercito numeroso guidato al generale
Annibale. Per sorprendere i Romani, Annibale passa dalla Spagna, (conquistata da poco
tempo dai Cartaginesi) attraversa la Francia, poi supera le Alpi (le alte montagne che
dividono la Francia dallItalia). Annibale vince molte battaglie, distrugge lesercito romano a
Canne, in Puglia, poi deve tornare a Cartagine, per difendere la sua citt da un altro
esercito romano guidato dal console Scipione, detto lAfricano.
I Romani vincono a Zama nel 202 a.C., Cartagine si arrende.

Terza Guerra punica


Nel 146 a.C. Cartagine torna ad essere una citt forte,ma i Romani non sono contenti,
perci mandano in Africa un esercito comandato da Scipione Emiliano.
I Cartaginesi combattono per difendere la propria citt, ma alla fine i Romani distruggono
Cartagine con il fuoco, per non farla pi ricostruire.
Dopo le Guerre puniche Roma diventa padrona delle terre bagnate dal Mar Mediterraneo. I
nuovi territori vengono divisi in province, gli abitanti non vengono considerati amici dei
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Romani, ma sudditi, devono pagare molti tributi (tasse) e vengono governati da proconsoli
nominati dal Senato.

CAPITOLO XII
LA CRISI DELLA REPUBBLICA

Nelle province romane governano i proconsoli, essi hanno molti poteri, per, a volte, non
sono giusti, sono corrotti (fanno i propri interessi e danneggiano i cittadini) cercano di
diventare ricchi prendendo i soldi delle tasse aiutati dai pubblicani, gli uomini che devono
riscuotere i tributi (cio devono farsi dare i soldi dai cittadini).
A Roma si fa una nuova legge per dividere i patrizi in due classi sociali: i senatori e i
cavalieri. I senatori, si occupano della vita politica e hanno molti terreni, ma non possono
commerciare. I Cavalieri, uomini diventati ricchi grazie al proprio lavoro di mercante, essi
possono commerciare o diventare pubblicani, ma non possono occuparsi di politica.
Dopo le Guerre puniche, a Roma arrivano molti schiavi, sono i prigionieri di guerra che
vengono venduti per fare i lavori pi pesanti. I proprietari di terreni, non danno pi lavoro ai
contadini, perch hanno gli schiavi che lavorano tanto e non hanno diritti, non ricevono
neanche una paga. I contadini non hanno pi lavoro, diventano sempre pi poveri e
decidono di andare a vivere in citt, perch sperano di trovare un altro lavoro.
Due Tribuni della plebe decidono di aiutare i contadini con una nuova legge, una riforma
agraria. I due tribuni si chiamano Tiberio e Gaio Gracco, sono due fratelli figli di una
famiglia importante. Tiberio diventa Tribuno nel 133 a.C. e Gaio nel 123 a.C., prima luno,
poi laltro vogliono diminuire il prezzo del grano e dare ai poveri dei campi da coltivare. I
terreni, per, devono essere tolti ai senatori, ma questi non vogliono rinunciare ai propri
beni, perci decidono di far uccidere prima Tiberio, poi anche Gaio.
La popolazione comincia a ribellarsi, la Repubblica in crisi.
I cittadini di Roma si dividono in due parti (partiti: gruppi di persone che hanno le stesse
idee): i Popolari e gli Ottimati.
I popolari sono gli amici del popolo, seguono lesempio dei Gracchi, sono plebei e
cavalieri; gli Ottimati sono i patrizi che vogliono mantenere il potere e la ricchezza, sono
aiutati dai clienti. I due partiti si scontrano spesso e diventano sempre pi violenti, fino
allelezione di due consoli, Mario e Silla.
Mario un plebeo appoggiato dai popolari, Silla un patrizio eletto dagli Ottimati.
Mario cambia le leggi che regolano lesercito. Decide che tutti possono diventare soldati,
anche i poveri, anzi d una paga (cio dei soldi) agli uomini che vogliono combattere
nellesercito. Prima solo chi aveva i soldi per comprarsi le armi e mantenersi poteva
diventare soldato, in pi bisognava combattere per molti anni, senza potere scegliere
liberamente. Grazie a questa nuova legge, tanti contadini poveri decidono di diventare
soldati per avere una paga, diventa un nuovo lavoro.
Anche i generali sono contenti, perch i soldati sono fedeli al proprio comandante e
obbediscono agli ordini senza discutere, cos i generali diventano potenti, infatti vengono
chiamati signori della guerra. A Roma tanti uomini desiderano avere il potere, perci si
combatte fra cittadini romani, una guerra civile (combattuta tra la gente di uno stesso
paese). Mentre Mario in guerra, Silla prende il potere a Roma e uccide i Romani amici di
Mario. Silla diventa dittatore a vita, cio ha tutto il potere nelle sue mani,fino alla sua
morte. Egli fa scrivere i nomi dei suoi nemici sulle liste di proscrizione, un elenco di
persone condannate a morte perch non volevano Silla al governo.
In questo periodo i plebei perdono i propri diritti e i patrizi diventano pi ricchi grazie alle
leggi fatte da Silla.
Anche gli schiavi sono stanchi della propria vita e decidono di scappare dalle case dei
padroni, lo schiavo Spartaco prepara una rivolta contro i romani.
Spartaco uno schiavo gladiatore, cio combatte per i romani, a volte solo per divertire il
popolo. Insieme ai suoi amici gladiatori cerca di andare lontano da Roma, ma non riesce,
perch viene fermato dallesercito romano e viene ucciso.

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CAPITOLO XIII
GIULIO CESARE: LA FINE DELLA REPUBBLICA

Quando muore Silla tre generali dellesercito prendono il potere: Crasso, Pompeo e
Cesare. Crasso un cavaliere molto ricco, ha vinto contro Spartco.
Pompeo, patrizio, un bravo generale, ha vinto molte battaglie, anche contro i pirati.
Cesare capo dei Popolari, molto amato dal popolo.
I tre generali nellanno 60 a.C. decidono di governare Roma insieme, tutti con lo stesso
potere, nasce una nuova forma di governo chiamata triumvirato, cio accordo di tre
uomini, essi governano al posto di consoli e Senato.
Il senato non contento del triumvirato, ma per paura di nuove guerre accetta il nuovo
governo. Cesare, nel 58 a.C. diventa governatore della Gallia romana (oggi la Francia) e
parte con il suo esercito per conquistare nuovi territori.
Cesare vince contro gli Elvezi e i Germani, poi conquista la Britannia.
Intanto muore Crasso e Pompeo, a Roma, insieme al Senato pensa di fermare Cesare,
perch diventato troppo potente. Cesare torna con il suo esercito e comincia una nuova
guerra civile. Pompeo scappa, Cesare lo uccide, poi diventa dittatore a vita (50 a.C.).
I cittadini devono obbedirgli senza discutere.
Non ci sono pi i consoli e il Senato ha poca importanza, anche i Cavalieri perdono potere.
Cesare d le terre ai soldati e ai contadini e aiuta i poveri, cerca di portare la pace a Roma
e nei territori conquistati. Il popolo ama molto Cesare, ma i Senatori e i Cavalieri non sono
contenti del suo potere, perci decidono di ucciderlo.
Il 15 marzo del 44 a.C. (le Idi di marzo), mentre entra nel Senato, Cesare viene pugnalato
dai senatori, tra loro i capi: Bruto e Cassio. La Repubblica di Roma finita, perch da
Cesare in poi un uomo solo comanda.
Lo Stato romano non si chiama pi Repubblica, ma Impero.

CAPITOLO XIV
LETA DI AUGUSTO

Dopo dopo listituzione del secondo triumvirato nel 43 a. C. , formato da Antonio,


Ottaviano (figlio adottivo di Cesare) e Lepido scomparve dalla scena Lepido e rimasero
Antonio e Ottaviano, divisi da una forte rivalit. Ad Azio nel 31 a. C. Ottaviano
sconfisse la flotta di Antonio e della regina dEgitto Cleopatra, che si uccisero. Ottaviano,
che si fece chiamare anche princeps e Cesare Augusto, accentr tutti i poteri nelle sue
mani (comandante supremo dellesercito, primo tra i senatori, pontefice massimo): lepoca
della Repubblica era finita, iniziava lepoca dellImpero.

Vivere nellantica Roma

Appena nato, il bambino veniva depositato a terra, ai piedi del padre, che poteva
riconoscerlo sollevandolo fra le braccia, o rifiutarlo ( ad esempio se era malformato o
semplicemente di sesso femminile). Nel primo caso esso entrava a far parte della famiglia,
nel secondo era abbandonato in un logo pubblico. Allottavo giorno dalla nascita al bambino
si assegnava un nome personale, a cui faceva seguito il nome della gens, che si
trasmetteva da padre in figlio, e un soprannome. Se era femmina, non aveva diritto a un
nome personale e le toccava solo il nome gentilizio al femminile: Iulia, Cornelia, Livia

Ligiene pubblica e il lavoro

I ricchi romani si alzavano presto, per di solito lavoravano solo la mattina. Sbrigavano i
loro affari in casa, poi andavano al foro. Nel pomeriggio si recavano a fare il bagno, gli
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esercizi ginnici e a conversare. Tutti i romani, ricchi e poveri, si prendevano cura
delligiene e del loro corpo. Il bagno in casa era un lusso, ma esistevano bagni pubblici
che pi tardi gli imperatori li trasformarono in edifici sfarzosi dette terme. Frequentate da
tutti uomini e donne, ragazzi e adulti, poveri e ricchi, alle terme sia andava per incontrare
amici e clienti, prendere accordi politici, fare scommesse o spettegolare. Allinterno degli
stabilimenti era difatti possibile trascorrere piacevolmente il tempo, passeggiando nei
giardini, assistendo a spettacoli, ascoltando musica o poesia, mangiando e bevendo alle
numerose rivendite. Gli artigiani e i bottegai, invece, lavoravano dalla mattina alla sera,
poich non avevano nessun patrimonio. Mentre gli uomini d'affari, politici, oratori e
avvocati, cambiavalute, intrattenevano con i loro convegni tutto il resto della cittadinanza
nel foro. Il foro infatti, era il centro della vita cittadina, l si svolgeva la vita pubblica e si
facevano i comizi. Nel foro si trovavano le statue e i monumenti che ricordavano gli uomini
pi illustri e i fatti pi gloriosi della storia romana. Nelle vicinanze del foro si teneva anche il
mercato cittadino e c'erano numerose botteghe di generi alimentari e negozi che
vendevano oggetti di lusso.

La Religione a Roma

I Romani veneravano una serie di dei familiari, protettori della casa e della vita domestica,
e tante divinit pubbliche, protettrici di tutto il popolo. Queste provenivano dalle varie parti
dell'impero. Infatti prima di distruggere le citt nemiche, i Romani ne invitavano gli dei a
trasferirsi a Roma, dove avrebbero trovato un culto degno di loro.
Le principali divinit pubbliche erano: Giove, padre di tutti gli dei; Giunone, moglie di Giove
e dea della famiglia; Marte, dio della guerra; Minerva, protettrice di Roma e dea della
sapienza; Apollo, dio del sole e delle arti, tanti altri. Il culto degli dei comportava preghiere,
offerte di primizie; ma talvolta anche sacrifici di quegli animali che, si riteneva, fossero loro
graditi.

II ANNO
LImpero

Augusto govern con prudenza, non abus dei suoi poteri e non priv del tutto di autorit il
Senato di Roma. Per amministrare un Impero tanto vasto, Augusto rafforz i confini sul
Reno e sul Danubio senza impegnarsi in guerre di conquista; cambi lorganizzazione
delle province e riform lesercito, concedendo ai veterani le terre promesse nelle colonie e
una ricompensa in denaro alla fine del servizio militare. Per non aumentare i rischi di presa
del potere da parte dei generali, spost frequentemente gli ufficiali da un reparto allaltro, in
modo che non assumessero grandi poteri personali presso i soldati.
Nellepoca di Augusto si ebbe un periodo di pace e si raggiunse lunificazione linguistica
del Mediterraneo, con ladozione di due sole lingue, il latino e il greco. In questo periodo
Augusto valorizz la cultura tradizionale romana, favorendo lopera di poeti e letterati
(come Virgilio, lautore dellEneide).

Alla morte di Augusto, nel 14 d. C., lImpero fu governato da dinastie di imperatori: la


dinastia Giulio-Claudia (Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone) dal 14 al 69 d.C. e la
dinastia Flavia (Vespasiano, Tito e Domiziano) dal 69 al 96 d. C. , che in alcuni casi
collaborarono con il Senato, in altri cercarono invece di imporre una monarchia dispotica.
In seguito, dal 96 al 180 d. C., lImpero divent adottivo attraverso il sistema delladozione
da parte dellimperatore del suo successore. Furono cos scelti anche imperatori originari
delle province. In questo periodo lImpero raggiunse la sua massima estensione, con la
conquista della Dacia da parte di Traiano (106 d. C.). Iniziarono le persecuzioni contro gli
Ebrei e i Cristiani e lImpero si avvi a trasformarsi in una monarchia assoluta di tipo
orientale: con Adriano tutte le province divennero propriet assoluta dellImperatore.
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Nel secondo secolo d. C. Roma perse la sua funzione di citt centrale dellImpero a favore
di nuovi centri in Egitto, Gallia e Asia Minore. Leconomia italiana decadde per la scarsa
resa del sistema di produzione schiavista e per la continua richiesta di articoli di lusso da
parte di Roma, in un periodo in cui lItalia non produceva pi come prima (le guerre di
conquista e la cattiva amministrazione dellagricoltura avevano mandato in rovina la
piccola propriet privata, estendendo a dismisura i latifondi; nessuna riforma inoltre, dai
tempi dei Gracchi, era riuscita a far rinascere la propriet terriera).
Dopo la morte di Marco Aurelio, nel 180 d. C., una grave crisi politica ed economica
invest lImpero romano. In 100 anni si ebbero 27 imperatori, che poterono governare per
brevissimi periodi e solo con lappoggio dellesercito. La necessit di difendere i confini da
continui attacchi fece aumentare il numero dei soldati e quindi le spese dello Stato, per far
fronte alle quali furono aumentate le tasse. Per mantenere lesercito fu anche necessario
requisire grandi quantit di prodotti agricoli e obbligare i coloni a prestare servizio militare.
Migliaia di giovani contadini arruolati nellesercito furono cos sottratti al lavoro dei campi,
che cominciarono a essere abbandonati anche per la mancanza di schiavi. Inoltre la
popolazione diminu, passando nellImpero da 70 a 50 milioni di abitanti e quindi ci furono
meno braccia a disposizione.
Lo Stato cerc di controllare direttamente tutte le attivit economiche, cercando di trarne i
maggiori vantaggi possibili, ma cos facendo mand in rovina molti piccoli proprietari
terrieri e numerosi artigiani delle citt. Le condizioni economiche dellImpero diventarono
disastrose; molti contadini, incapaci di pagare i debiti contratti, persero la libert personale
(divenendo servi della gleba, cio servi della terra, perch legati alla terra in cui
lavoravano, tanto che erano venduti dal padrone insieme ai campi).
Nel 285 divenne imperatore Diocleziano, che govern per 20 anni e fu quindi in grado di
attuare alcune riforme per riorganizzare lo Stato. Decise listituzione della tetrarchia, una
forma di comando collegiale (con quattro imperatori - due per lOriente e due per
lOccidente) per evitare le sanguinose lotte che si scatenavano quando si trattava di
eleggere limperatore; raddoppi il numero dei soldati, destinando truppe specializzate alla
difesa dei confini; tass le propriet terriere e aument il numero delle province,
nellamministrazione delle quali il potere civile fu separato da quello militare. Diocleziano
cerc anche di risolvere la grave crisi economica dellImpero, ma il suo tentativo fall.

LImpero romano si era dovuto confrontare ben presto con la religione cristiana, una
religione che i Romani cercarono di contrastare con ogni mezzo. I Romani non
accettavano lidea cristiana che tutti gli uomini fossero uguali e fratelli e che la religione
dovesse essere distinta dallo Stato. Infatti il cittadino romano era convinto che limperatore
stesso dovesse essere considerato come una divinit. Quando al Cristianesimo cominci
a convertirsi un gran numero di cittadini romani, lo Stato si sent minacciato. Esso temeva
infatti che i Romani convertitisi al Cristianesimo non avrebbero pi rispettato le sue leggi.
Tra il 249 e il 304 gli imperatori Decio, Valeriano e Diocleziano ordinarono violente
persecuzioni, che per rinsaldarono ancora di pi le comunit cristiane.
Nel corso del terzo secolo il Cristianesimo cominci a diffondersi anche tra i ricchi e
divenne perci una realt con la quale lo Stato romano fu costretto a scendere a patti. Nel
313 limperatore Costantino riconobbe ai Cristiani la libert di culto e da quel momento i
valori e la cultura cristiani si intrecciarono sempre pi con quelli romani.
La larga diffusione del Cristianesimo provoc per le prime difficolt alla Chiesa: tra i
Cristiani si ebbero divisioni e contrasti, che portarono alla nascita delle eresie (dottrine che
non accettano le verit sostenute dalla Chiesa). Per risolvere questi contrasti con
lappoggio di Costantino si tenne un concilio a Nicea nel 325 (in quelloccasione vennero
stabilite le verit della Chiesa cristiana, che vennero raccolte nella preghiera del Credo).

Nel 380 limperatore Teodosio con un editto proclam il Cristianesimo religione ufficiale
dello Stato romano e da quel momento cominciarono a essere perseguitati i pagani, quelli
cio che praticavano gli antichi riti romani. Alla morte di Teodosio, per suo volere, lImpero

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venne diviso in due parti (Impero dOccidente con capitale Roma e Impero dOriente
con capitale Costantinopoli, lantica Bisanzio) e affidato ai suoi due figli, Arcadio e Onorio.

CAPITOLO XV
Il crollo dellImpero romano

Fin dallinizio del terzo secolo d. C. i Romani avevano dovuto affrontare il problema dei
rapporti con le popolazioni germaniche stanziate lungo i confini settentrionali e orientali
dellImpero. Queste popolazioni erano organizzate in clan e trib di agricoltori e allevatori
ed erano governate da un re-guerriero dotato di ampi poteri. I Romani dapprima
arruolarono alcuni Germani come soldati, poi impiegarono intere trib a difesa dei confini.
A est, alle spalle dei Germani delle grandi pianure vivevano gli Unni, un popolo di guerrieri
eccezionalmente abili nel cavalcare e nel tirare con larco. Sul finire del quarto secolo gli
Unni cominciarono una grande migrazione verso ovest, coinvolgendo tutti i popoli
germanici dOccidente che, spinti dagli Unni, si riversarono nei territori dellImpero romano.

Dalla disintegrazione dellImpero romano dOccidente (476 d. C , anno in cui il generale


Odoacre capo degli Eruli, depose lultimo imperatore, Romolo Augustolo) nacquero i regni
romano-germanici, controllati politicamente e militarmente dai Germani, ma con struttura
amministrativa romana. Solo la parte orientale dellImpero continuer a sopravvivere (per
circa un millennio).
Nel 527 Giustiniano, diventato imperatore dOriente, decise la riconquista dellItalia. Al
termine di una guerra durata 20 anni (contro i Goti) limpresa gli riusc: lItalia divenne una
provincia dellImpero bizantino (lImpero romano dOriente) e dovette subire limposizione
di pesantissime tasse. I Bizantini, occupati a difendere i confini orientali dellImpero, non
riuscirono per a impedire che in Italia giungessero i Longobardi, che, nel 568, guidati dal
re Alboino, occuparono buona parte della penisola italica.
Con la pace del 603 lItalia venne divisa in due parti, una longobarda (Longobarda) e
laltra bizantina (Romnia )

CAPITOLO XVI
Gli Arabi

Allinizio del settimo secolo, proprio mentre Bizantini e Longobardi stavano spartendosi
lItalia, in Arabia visse Maometto, che predic una nuova religione, detta religione
musulmana (o islamica). Secondo questa religione vi un solo dio, Allah, e chi si
comporta secondo le regole date da Maometto (contenute nel Corano) dopo la morte
andr in paradiso, gli altri allinferno. Gli Arabi che prima erano divisi in tante trib nomadi,
veneravan o molti dei e avevano come centro religioso la Mecca, si convertirono alla
religione musulmana e si unirono. Essi smisero di combattere gli uni contro gli altri e
cominciarono ad attaccare e conquistare i territori vicini, in nome della Guerra santa voluta
da Maometto. Gli Arabi occuparono lAsia sud-occidentale, fino a parte dellIndia,
lAfrica settentrionale, la Spagna e per un certo tempo anche la Sicilia. Nei paesi dominati
dagli Arabi, tra lottavo e il decimo secolo, il commercio era praticato anche con paesi
lontani, le citt erano sviluppate, listruzione era diffusa. Invece in Europa nello stesso
periodo listruzione era scarsa, vi erano poche citt e poco commercio. Gli Arabi diffusero
nei loro vasti domini la loro lingua, la loro religione e la loro cultura (arricchita anche dai
molteplici contributi portati dai popoli sottomessi). Agli Arabi si dovette cos la diffusione di
prodotti come lalbicocco e di scoperte e invenzioni come i numeri, lalcool, il sapone, il
mulino a vento.

CAPITOLO XVII
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LEt di Carlo Magno

Alla fine del sesto secolo, nellItalia divisa tra Bizantini e Longobardi, lassenza di una forte
e stabile autorit politica fece aumentare molto limportanza della Chiesa, che, con il papa
e i vescovi, inizi ad occuparsi dellamministrazione pubblica. Tra il 590 e il 604 papa
Gregorio Magno svolse unintensa attivit sociale e politica a Roma e nel Lazio,
sostituendosi allimperatore: nacque cos il potere temporale (cio politico) della Chiesa.
Centocinquanta anni pi tardi, nel 755, un altro pa pa, vedendo i propri territori minacciati
dai Longobardi, chiam in aiuto il sovrano di un popolo germanico convertitosi al
cristianesimo: Pipino, re dei Franchi. Pipino sconfisse i Longobardi e consegn al papa
alcuni loro ex territori, che divennero il Patrimonio di San Pietro, primo nucleo del futuro
Stato della Chiesa. Unaltra richiesta di aiuto arriv nel 772 al nuovo re dei Franchi, Carlo
(che sar poi detto Magno), il quale scese in Italia, come difensore della Cristianit,
distrusse il regno longobardo e lo annett al regno franco.
Nei suoi cinquanta anni di regno Carlo Magno sconfisse pi volte gli Arabi di Spagna e
riusc a riunire sotto il suo scettro buona parte dei territori dellex Impero romano
dOccidente. La notte di Natale dellanno 800 Carlo Magno venne incoronato dal papa
Leone III imperatore del Sacro Romano Impero. Con questo atto Leone III accrebbe
enormemente la propria autorit, afferm la propria autonomia dallImpero bizantino e
trov in Carlo un protettore devoto e potente.
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Per amministrare il suo impero (che aveva come capitale Aquisgrana, citt dellodierna
Germania) Carlo divise il territorio in marche (zone di confine, ricche di fortificazioni) e
contee, a capo delle quali mise dei nobili guerrieri di sua fiducia (marchesi e conti), con
lincarico di rappresentare la sua autorit. Essi erano suoi vassalli, cio avevano stretto
con lui un legame di vassallaggio. Durante una cerimonia, detta omaggio, si fissavano gli
obblighi reciproci che duravano fino alla morte. Il vassallo aveva alcuni obblighi verso il
suo signore: fedelt, rispetto, obbedienza e aiuto militare in caso di necessit. In cambio
egli riceveva protezione e una ricompensa concreta, il beneficio, che gli veniva dato con
la cerimonia dellinvestitura, che seguiva sempre il rito dellomaggio. I vassalli avevano
come beneficio terre nelle marche o nelle contee affidate loro, dove andavano a stabilirsi
con la famiglia. Se i vassalli per amministrare le loro terre necessitavano di aiuto potevano
nominare i valvassori e questi, a loro volta, i valvassini. La terra data in beneficio
successivamente venne detta feudo (dal latino feudum, cio bestiame, poi terra) e
feudatario fu chiamato il vassallo che lo riceveva.
Per assicurarsi che i vassalli agissero secondo le sue direttive, Carlo Magno istitu i missi
dominici (ambasciatori del signore, cio del sovrano). Questi erano una specie di ispettori
che dovevano controllare che i vassalli riscuotessero i giusti tributi, amministrassero
correttamente la giustizia, non approfittassero del loro ruolo per sfruttare la popolazione. I
missi erano molto importanti per lunit dellimpero, in quanto assicuravano il collegamento
diretto tra il popolo e limperatore.
Dal punto di vista amministrativo Carlo Magno si impegn a risollevare la situazione
economica del suo impero perfezionando il sistema curtense, fondato su un particolare
tipo di azienda agricola che era chiamata corte. Ogni corte era divisa nella pars
domnica, riservata al padrone del feudo, e nella pars massarcia, affidata ai contadini in
cambio della consegna di parte del raccolto e di alcune giornate di lavoro da svolgere nella
pars domnica (le corves). Ogni corte era autosufficiente, ma oltre allautoconsumo
nellAlto Medioevo vi erano anche intensi rapporti commerciali tra lItalia, lEuropa
settentrionale e lOriente.

CAPITOLO XVIII

La frammentazione dellImpero carolingio e lereditariet dei feudi


Dopo la morte di Carlo Magno questa organizzazione cominci a vacillare, poich tra i
successori scoppiarono contese per la corona imperiale. Una volta morto il figlio di Carlo,
Ludovico il Pio, i figli di questultimo giunsero a un accordo nell843 con il trattato di
Verdun, che divise limpero in tre parti: la Francia, data a Carlo il Calvo, la Germania,
affidata a Ludovico il Germanico e la
Lotaringia (che comprendeva anche lItalia settentrionale), assegnata a Lotario, il
primogenito, a cui spett anche la corona imperiale.

Nella lotta per il potere tra i discendenti di Carlo Magno i vassalli franchi diedero il loro
appoggio alternativamente ai vari contendenti, con lo scopo di approfittare delle lotte
interne per acquisire maggiore autonomia, finch riuscirono a imporre il principio
dellereditariet dei feudi (con il Capitolare di Quierzy del 877). In questo modo i
vassalli non avevano alcun obbligo nei confronti del sovrano e i feudi divenivano
possedimenti perpetui delle loro famiglie.
La divisione dellImpero in tre regni favor la nascita delle tre principali nazioni europee
dellAlto Medioevo: tedesca, francese e italiana. Ognuna di esse era caratterizzata da una
lingua volgare (in Italia e Francia derivata dal latino). Il latino rest invece per molti secoli
la lingua ufficiale comune a tutte le popolazioni europee, usata dalle persone colte, dai
personaggi politici e dal clero (cio dagli uomini di Chiesa).

CAPITOLO XIX
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Le ultime invasioni - i Normanni

La frammentazione dellImpero carolingio imped agli Europei di contrastare la conquista


araba della Sicilia, conclusasi nel 902, grazie alla quale furono introdotte nellisola
numerose innovazioni tecniche e culturali. Tra il nono e lundicesimo secolo le coste del
Mediterraneo subirono le incursioni dei Saraceni, mentre lEuropa centrale fu invasa dagli
Ungari (o Magiari), che si stanziarono definitivamente nellodierna Ungheria. LEuropa
settentrionale fu invece occupata dai Vichinghi, che raggiunsero anche lIslanda e la
Groenlandia. In Russia essi fondarono il Regno di Kiev, mentre furono chiamati Normanni
(uomini del Nord) i Vichinghi che si erano stabiliti nel Nord della Francia. Altre trib nomadi
di origine slava, infine, costituirono la Bulgaria e il Regno di Polonia.
Sotto la guida di Guglielmo il Conquistatore nel 1066 i Normanni sconfissero i Sassoni
nella battaglia di Hastings e occuparono lInghilterra. Il condottiero normanno fond uno
stato basato sul sistema feudale, donando una parte delle terre ai vassalli in cambio
dellobbligo di fornirgli cavalieri armati in caso di guerra, ma limit la loro autonomia e
mantenne gran parte dei territori sotto il suo diretto controllo. Stabil inoltre il pagamento
delle tasse in base ai beni che ogni suddito possedeva.

Nellundicesimo secolo i Normanni guidati da Roberto il Guiscardo e Ruggero


dAltavilla occuparono lItalia meridionale, cacciando i Bizantini e gli Arabi. Ruggero II
fond il Regno di Sicilia, che organizz intorno a un forte potere centrale.

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