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Le proteine sono biopolimeri costituiti da catene lineari di amminoacidi, ognuna con la sua

sequenza di amminoacidi che le conferisce propriet peculiari. Nelle proteine, sia quele di un virus
che quelle delluomo, si trovano venti differenti amminoacidi. Le caratteristiche di una proteina
possono essere comprese esaminando le propriet chimiche degli amminoacidi che la compongono.

La struttura degli amminoacidi

Tutti gli amminoacidi hanno un gruppo carbossilico ed un gruppo amminico, separati fra loro da un
singolo atomo di carbonio, il carbonio . In una soluzione acquosa neutra, il gruppo
carbossilico perde il suo protone e si trova in uno stato carico negativamente (COO-) mentre il
gruppo amminico acquista un protone e si trova in uno stato carico positivamente (NH3+).

Anche gli amminoacidi hanno centri di asimmetria. Ad eccezione della glicina, infatti, il carbonio
degli amminoacidi lega quattro gruppi diversi, quindi, ogni amminoacido esister in una forma D e
in una forma L. gli amminoacidi usati nella sintesi di una proteina sono sempre L amminoacidi. I
microorganismi comunque usano D amminoacidi nella sintesi di taluni piccoli peptidi, inclusi
quelli della parete cellulare e parecchi antibiotico (es. gramicidina A).

Durante la sintesi delle proteine, ogni amminoacido si unisce ad altri due, formando un lungo
polimero continuo e non ramificato detto catena polipeptidica. Gli amminoacidi che costituiscono
una catena polipeptidica sono uniti da legami peptidici, che si formano dallunione del gruppo
carbossilico di un amminoacido con il gruppo amminico dellamminoacido contiguo, con
leliminazione di una molecola di H2O.

Una catena polipeptidica media contiene circa 450 amminoacidi. Il polipeptide pi lungo
conosciuto, trovato nella proteina muscolare titina, contiene pi di 30.000 amminoacidi. Una volta
incorporati in una catena polipeptidica, gli amminoacidi vengono chiamati residui. Il residuo ad
una estremit, cosidetta N terminale, della catena presenta l amminogruppo libero mentre il
residuo allestremit opposta, cosiddetta C terminale, presenta il gruppo carbossilico libero.

Oltre agli amminoacidi, molte proteine contengono altri tipi di componenti che vengono aggiunti
dopo che il polipeptide stato sintetizzato. Essi includono carboidrati (con formazione di
glicoproteine), gruppi contenenti un metallo (con formazione di metalloproteine) e gruppi organici
(es. flavoproteine).
Le propriet delle catene laterali

Lo scheletro, o catena principale di un polipeptide formato da quella parte di ciascun


amminoacido che uguale in tutti. La catena laterale o gruppo R, legata al carbonio , varia
molto fra i 20 amminoacidi utilizzati nelle proteine ed proprio questa variabilit che fornisce alle
proteine le loro diverse strutture ed attivit. Le catene laterali degli amminoacidi mostrano una
grande variet di caratteristiche strutturali, per cui possono presentarsi cariche o addirittura
idrofobiche e possono formare una grande variet di legami covalenti e non covalenti. Le
caratteristiche delle catene laterali degli amminoacidi sono importanti, sia nelle interazioni
intramolecolari, che determinano la struttura e lattivit della molecola, sia in quelle
intermolecolari, che determinano le relazioni di un polipeptide con altre molecole, inclusi altri
polipeptidi.

Gli amminoacidi sono classificati in base alle caratteristiche delle loro catene laterali. In genere,
sono raccolti in quattro categorie:

1. Polari carichi.
Gli amminoacidi di questo gruppo comprendono acido aspartico, acido glutammico, lisina
e arginina. Questi quattro amminoacidi hanno catene laterali che possono essere ionizzate
perch contengono acidi o basi organiche relativamente forti.
2. Polari non carichi.
Le catene laterali di questi amminoacidi presentano una parziale carica negativa o positiva,
quindi, sono capaci di formare legami idrogeno con altre molecole, acqua inclusa. Questi
amminoacidi sono spesso piuttosto reattivi; appartengono a questo gruppo lasparagina e la
glutammina (le ammidi dellacido aspartico e dellacido glutammico), la treonina, la
serina e la tirosina.
3. Non polari
Le catene laterali di questi amminoacidi sono idrofobiche e incapaci di formare legami
elettrostatici o di interagire con lacqua. Gli amminoacidi di questo gruppo sono lalanina,
la valina, la leucina, lisoleucina, il triptofano, la fenilalanina e la metionina; le loro
catene laterali generalmente non hanno n ossigeno n azoto e differiscono notevolmente
per forma e per dimensioni, cosa che permette alluno o allaltro di loro di impacchettarsi
strettamente in uno spazio particolare dentro la parte centrale di una proteina, associandosi
tra loro in base alle forze di van der Walls e alle interazioni idrofobiche.
4. Glicina prolina cisteina.
Hanno propriet uniche che li distinguono dagli altri.
La catena laterale della glicina formata solo da un atomo di idrogeno e per questa ragione i
residui di glicina consentono agli scheletri di due polipeptidi (o a due segmenti dello stesso
polipeptide) di venire in contatto molto stretto fra loro. Inoltre, la glicina pi flessibile
degli altri amminoacidi e permette a parti della catena di muoversi o formare una cerniera.
La prolina ha propriet uniche in quanto il suo ammino gruppo parte integrante di un
anello (in realt essa un imminoacido, piuttosto che un amminoacido); ha comportamento
idrofobico, ma non si adatta facilmente in una struttura secondaria ordinata, come una
elica, per cui tende a produrre nodi o cerniere.
La cisteina contiene un gruppo sulfidrilico reattivo (SH), e spesso si lega covalentemente
ad un altro residuo cisteinico, formando un ponte disolfuro (SS).
Ponti disolfuro si formano spesso fra due cisteine che sono distanti tra loro nella catena
polipeptidica o che si trovano in due polipeptidi distinti. I ponti disolfuro aiutano a
stabilizzare le complicate forme delle proteine, particolarmente di quelle che si trovano al di
fuori delle cellule, dove sono soggette a maggiori sollecitazioni fisiche e chimiche.

STRUTTURA DELLE PROTEINE

Le proteine sono macromolecole complesse, ma la loro struttura in un dato ambiente


completamente definita e prevedibile. Ogni amminoacido in una proteina localizzato in un punto
specifico, dove contribuisce a dare alla proteina la sua forma precisa e la possibilit di espletare la
sua funzione. La struttura della proteina pu essere descritta a diversi livelli di organizzazione,
ognuno dei quali dipende da differenti tipi di interazione.

Di solito, si descrivono quattro livelli di struttura: primaria, secondaria, terziaria e quaternaria. Il


primo, la struttura primaria, riguarda la sequenza di amminoacidi di una proteina, mentre gli altri tre
livelli si riferiscono allorganizzazione della molecola nello spazio.

STRUTTURA PRIMARIA

La struttura primaria di un polipeptide la sequenza lineare specifica degli aminoacidi che


compongono la catena. Con 20 diverse unit costitutive, il numero di differenti polipeptidi che si
possono formare 20n, dove n il numero di aminoacidi della catena. Dato che la maggior parte dei
polipeptidi contiene pi di 100 amminoacidi (alcuni molte migliaia), il numero di sequenze possibili
praticamente illimitato. Linformazione per la precisa disposizione degli amminoacidi in ogni
proteina che un organismo pu produrre contenuta nel suo genoma.

Tale struttura resa stabile dai legami covalenti presenti nelle strutture dei vari amminoacidi.

La sequenza degli amminoacidi contiene linformazione necessaria per determinare la forma


tridimensionale della molecola e quindi la sua funzione. Pertanto, la sequenza degli amminoacidi
molto importante e le alterazioni che in essa possono verificarsi, per mutazioni genetiche del DNA,
possono avere gravi conseguenze.

Lesempio di questa relazione identificato e studiato per primo la modificazione nella sequenza
degli amminoacidi dellemoglobina che causa lanemia falciforme. Questa grave malattia
ereditaria deriva da un solo cambiamento nella sequenza amminoacidica della molecola di
emoglobina: nella proteina mutata una valina (amminoacido non polare) si trova al posto di un
acido glutammico (amminoacido polare e carico). Questa alterazione nella struttura
dellemoglobina provoca lalterazione della forma del globulo rosso, da disco biconcavo a falce,
con conseguente tendenza a formare occlusione dei piccoli vasi sanguigni.

Non tutte le sostituzioni di amminoacidi hanno effetti cos drammatici, come si evince dalle
differenze nella sequenza amminoacidica che si riscontrano, per una medesima proteina, in
organismi o anche in individui diversi.

La prima sequenza amminoacidica di una proteina fu determinata da Frederick Sanger e


collaboratori allUniversit di Cambridge nei primi anni 50, usando linsulina di bue, scelto per la
sua larga disponibilit e per la piccola dimensione due catene polipeptidiche di 21 e 30
amminoacidi.

Il sequenziamento dellinsulina fu un evento storico nel campo della biologia molecolare, che stava
allora nascendo. Dimostr che le proteine, le pi complesse molecole della cellula, avevano una
substruttura specifica e ben definita che non era n regolare n ripetitiva, a differenza di quella dei
polisaccaridi.

STRUTTURA SECONDARIA

Tutta la materia esistente nello spazio ha una struttura tridimensionale. Le proteine sono formate da
legami tra un gran numero di atomi e quindi la forma complessa. Si dice conformazione la
disposizione tridimensionale degli atomi in una molecola, cio la loro organizzazione spaziale. La
struttura secondaria descrive la conformazione di parti della catena polipeptidica.

La struttura secondaria, avvolta in modo regolare, stabilizzata da legami idrogeno tra i legami
peptidici

Le prime ricerche sulla struttura secondaria delle proteine furono condotte da Linus Pauling e
Robert Corey del California Institute of Technology. Studiando la struttura di peptidi semplici
costituiti da pochi amminoacidi, Pauling e Corey conclusero che le catene polipeptidiche presentano
preferibilmente conformazioni tali da consentire la massima possibilit di legami idrogeno fra
amminoacidi vicini.

Furono proposte due conformazioni: lalpha () elica e foglietto ().

Alpha () elica

In questo tipo di conformazione, lo scheletro del polipeptide assume la forma di una spirale avvolta
e delimitata da un cilindro.

L elica destrosa, con i legami peptidici situati internamente e le catene laterali degli
amminoacidi che sporgono verso lesterno. Lelica stabilizzata dalla regolare formazione di
legami idrogeno paralleli al suo asse; tali legami coinvolgono il gruppo amminico e il carbonile
ogni quattro legami peptidici.

Per la forma a spirale, infatti, si trovano molto ravvicinati tra loro i legami peptidici formati da
amminoacidi che distano fra loro di quattro posizioni nel filamento. La vicinanza del gruppo
carbonilico (C=O) di un legame peptidico al gruppo imminico (N H) di un altro legame
peptidico porta alla formazione di un solo legame idrogeno fra di loro (ad ogni giro delica si
possono formare tre o quattro legami idrogeno). I legami idrogeno sono praticamente paralleli
allasse del cilindro e cos servono a mantenere insieme le spire dellelica.

Nel corso degli anni 50, lo studio della struttura proteica mediante diffrazione a raggi X dimostr
lesistenza dell elica, prima nella cheratina dei capelli e poi in varie proteine leganti lossigeno,
come la mioglobina ed emoglobina.

I differenti versanti di una elica possono avere propriet diverse: nelle proteine solubili in acqua,
il lato di una elica che si trovi sulla superficie esterna della proteina, in contatto, quindi, con il
solvente, spesso contiene residui polari, mentre il lato rivolto verso la parte centrale della proteina
contiene catene laterali non polari.

Foglietto

Costituito da alcuni segmenti di un polipeptide disposti in modo affiancato.

Diversamente dalla forma cilindrica e avvolta della elica, lo scheletro di ciascun segmento del
polipeptide (o filamento ) di un foglietto assume una conformazione pieghettata. Le pieghe
derivano dalla posizione degli atomi di carbonio sopra e sotto il piano del foglietto. Le catene
laterali (o gruppi R) si proiettano alternativamente al di sopra e al di sotto dello scheletro.

Un foglietto composto da alcuni filamenti , paralleli tra loro ed uniti da una serie regolare di
legami idrogeno fra i gruppi carbonilici ed imminici degli scheletri vicini. I segmenti vicini dello
scheletro polipeptidico possono essere paralleli (nella stessa direzione N terminale C -
terminale) o antiparalleli (nella direzione opposta N terminale C - terminale).

In maniera simile alla elica, il foglietto caratterizzato da numerosi legami idrogeno, ma


questi legami sono orientati in modo perpendicolare allasse della catena polipeptidica e si
proiettano trasversalmente da una regione della catena ad unaltra adiacente.

Come l elica, anche il foglietto stato trovato in molte differenti proteine. Poich le catene di
amminoacidi sono quasi completamente distese, i foglietti resistono alle forze di trazione (tensili).
La seta costituita da una proteina contenente un gran numero di foglietti e deve la sua
robustezza a questo tipo di architettura. da notare che, una singola fibra di una ragnatela, che ha
uno spessore un decimo di quello di un capello umano, resiste cinque volte in pi di una fibra
dacciaio di ugual peso.

Le parti di una catena polipeptidica non organizzate in una elica o in un foglietto possono
formare cerniere, giri, anse o estensioni digitiformi. Spesso, queste sono le parti pi flessibili di una
catena polipeptidica e le sedi della maggiore attivit biologica. Per esempio, gli anticorpi sono
conosciuti per la loro interazione specifica con altre molecole (antigeni); queste interazioni sono
mediate da una serie di anse situate ad una estremit della molecola dellanticorpo.
STRUTTURA TERZIARIA

Il livello successivo alla struttura secondaria la struttura terziaria, che descrive la conformazione
dellinterro polipeptide. Mentre la struttura secondaria stabilizzata principalmente da legami
idrogeno tra atomi che formano i legami peptidici della catena, la struttura terziaria stabilizzata da
una serie di legami non covalenti tra le diverse catene laterali di una proteina. La struttura
secondaria limitata ad un piccolo numero di conformazioni, mentre la variet delle strutture
terziarie delle molecole proteiche enorme.

Le principali interazioni chimiche che possono contribuire al mantenimento della struttura terziaria
(cos come della struttura secondaria) sono il legame ad idrogeno, le interazioni ioniche, le
interazioni dipolo-dipolo. In alcune proteine sono presenti anche dei ponti disolfuro determinati
dalla reazione di ossidazione a carico di due residui laterali di cisteina che, pervenendo nel processo
di ripiegamento proteico nelle corrette condizioni spaziali per instaurare un legame tipo S-S,
generano un residuo di cistina.

interessante notare che l'esigenza di essere strutturalmente flessibile, che alla base della
funzione di ogni proteina, favorisce la formazione di legami deboli come le forze di van der
Waals, i legami ad idrogeno, ecc. purch presenti in grandi quantit in modo che, anche se il loro
contributo energetico piccolo (spesso meno di una kcal/mole di legami), possono individualmente
essere facilmente rotti. Il loro grande numero favorisce una coesione statistica che mantiene
compatta, ma flessibile, l'organizzazione strutturale della proteina.

La maggior parte delle proteine pu essere classificata sulla base della propria conformazione
globale:

1. Proteine fibrose, con forma allungata;


2. Proteine globulari, con forma pi compatta.

La maggior parte delle proteine che funge da materiale strutturale allesterno della cellula
rappresentata da proteine fibrose, come i collageni e le elastine dei tessuti connettivi, le cheratine
dei capelli e della pelle e la seta. Queste proteine resistono alle forze di trazione o di taglio a cui
sono sottoposte.

Al contrario, la maggior parte delle proteine allinterno della cellula rappresentata da proteine
globulari.
La mioglobina: la prima proteina globulare di cui stata determinata la struttura terziaria.

Le catene polipeptidiche delle proteine globulari sono ripiegate e avvolte in forme complesse. Punti
distanti sulla sequenza lineare degli amminoacidi sono ravvicinati e legati fra loro mediante vari tipi
di legame. La prima informazione sulla struttura terziaria di una proteina globulare (la mioglobina)
fu ottenuta nel 1957, grazie alle ricerche di cristallografia a raggi X di John Kendrew e dei suoi
collaboratori dellUniversit di Cambridge.

La mioglobina nel tessuto muscolare funziona come un deposito di ossigeno; la molecola di


ossigeno si lega ad un atomo di ferro al centro del gruppo eme (leme un esempio di gruppo
prostetico, cio una parte della proteina non composta da amminoacidi, che viene aggiunta alla
catena polipeptidica dopo che essa stata sintetizzata sul ribosoma). il gruppo eme della
mioglobina che conferisce alla maggior parte dei muscoli il caratteristico colore rossastro.

Il primo profilo, abbastanza grossolano, della mioglobina rivel la presenza di otto strutture a
bacchetta, corrispondenti ad eliche di lunghezza variabile fra 7 e 24 amminoacidi; nellinsieme
circa il 75% dei 153 amminoacidi della catena polipeptidica strutturato come eliche.

Non stato trovato nessun foglietto .

Il gruppo eme della mioglobina situato in una tasca ricoperta da catene laterali idrofobiche, che
permette il legame con lossigeno senza lossidazione (perdita di elettroni) dellatomo di ferro.

La mioglobina non contiene ponti disolfuro; la struttura terziaria della proteina tenuta insieme
esclusivamente da interazioni non covalenti. Tutti i legami non covalenti che si era ipotizzato
potessero verificarsi allinterno di proteine tra le loro catene laterali (legami idrogeno, legami ionici
ed interazioni idrofobiche) furono di fatto riscontrati.

A differenza della mioglobina, la maggior parte delle proteine globulari possiede sia eliche che
foglietti . Ciascuna proteina ha una struttura terziaria unica, che direttamente correlata con la
sua sequenza amminoacidica e con la sua funzione biologica.

STRUTTURA QUATERNARIA

Anche se molte proteine, come la mioglobina, sono composte di ununica catena polipeptidica,
molte sono costituite da pi di una catena, o subunit. Queste subunit possono essere legate fra
loro da legami disolfuro covalenti, ma la maggioranza tenuta insieme da legami non covalenti,
come quelli che possono realizzarsi spesso fra settori idrofobici sulla superficie complementare di
polipeptidi vicini.

Le proteine costituite da subunit si dice che sono dotate di una struttura quaternaria. A seconda
della proteina, le catene polipeptidiche possono essere uguali o diverse; per questo si identificano
due categorie di proteine:

1. Omodimero: proteina composta da due subunit identiche;


2. Eterodimero: proteina composta da due subunit diverse;

La proteina pi studiata fra le proteine formate da molte subunit lemoglobina, la proteina dei
globuli rossi che trasporta lO2.

Il contatto tra subunit permette uninterazione grazie alla quale il cambiamento di forma di una
data subunit pu indurre il cambiamento nella forma, e quindi nella funzione, di una subunit
adiacente. Dunque, diverse subunit possono essere influenzate dal legame con un singolo ligando.

Emoglobina

Una molecola di emoglobina umana composta da due polipeptidi chiamati globine e due
chiamati globine , ognuno dei quali lega una singola molecola di ossigeno. Lidentificazione della
struttura tridimensionale della emoglobina da parte di Max Perutz dellUniversit di Cambridge nel
1959 costituisce una delle pietre miliari della biologia molecolare. Perutz dimostr che ognuno dei
quattro polipeptidi della molecola di emoglobina ha una struttura terziaria simile a quella della
mioglobina; ci fece pensare che le due proteine si fossero evolute da un polipeptide ancestrale
comune, dotato di un meccanismo per legare O2.

Perutz confront anche la struttura dellemoglobina con ossigeno legato con quella della proteina
senza ossigeno legato. Nel fare questo, egli scopr che il legame dellossigeno era accompagnato dal
movimento dellatomo di ferro legato alleme, che si avvicinava di pi al piano del gruppo eme
stesso.

Tale scoperta rivel per la prima volta che le complesse funzioni delle proteine si possono
realizzare tramite piccole variazioni nella loro conformazione.
CLASSIFICAZIONE DELLE PROTEINE IN BASE ALLA

FORMA

Le proteine possono essere classificate in: proteine fibrose e proteine globulari.

PROTEINE FIBROSE

Le proteine fibrose o scleroproteine sono proteine costituite da catene polipeptidiche disposte in


fasci o foglietti, costituite per lo pi da un solo tipo di struttura secondaria. Queste proteine hanno
funzioni fondamentalmente strutturali, a differenza delle proteine globulari tra le quali si
annoverano numerosi enzimi, e costituiscono strutture di sostegno e di protezione all'interno o
all'esterno della cellula, in genere resistenti all'attacco di enzimi proteolitici. Alcuni esempi di
proteine fibrose sono l'-cheratina, il collagene, lelastina e la fibroina della seta.

Proteine fibrose nei tessuti connettivi

Il collagene e lelastina rappresentano le due principali proteine fibrose del tessuto connettivo. Il
collagene la proteina fibrosa pi abbondante, rappresenta circa il 25% delle proteine corporee e si
trova nei tessuti che presentano forza di tensione e rigidit (ad esempio i tendini). Lelastina,
sebbene sia una proteina fibrosa simile al collagene, ha funzione elastica (distensione e
riavvolgimento molecolare) nei tessuti connettivi quali per esempio i costituenti delle pareti dei vasi
sanguigni.

Collagene

Lunit strutturale componente il collagene, il tropocollagene, costituita da tre catene


polipeptidiche avvolte ad elica, disposte tra loro come i fili di una corda. Ogni polipeptide
costituito da una catena di almeno 1400 residui amminoacidici, in cui ogni tre amminoacidi
presente un residuo di glicina. E le altre due posizioni sono occupate in alta percentuale da prolina e
lisina.

Malattie del collagene


Malattie congenite autosomiche dominanti

Losteogenesi imperfetta causata dalla presenza di molecole instabili di collagene di tipo I che
formano una matrice anomala e determinano la formazione di ossa deboli. Una forma di questa
patologia pu condurre a morte intrauterina; in forma meno grave, il paziente presenta facili fratture
ossee (ossa fragili) e rallentamento della riparazione delle ferite. Pazienti con la patologia meno
severa, la sindrome di Ehlers Danlos, presentano molecole di collagene difettose, con pochi
legami crociati, che causano fragilit cutanea e articolazioni lasse.

Nella sindrome di Marfan dal momento che tutti gli organi contengono tessuto connettivo, le
manifestazioni della sindrome di Marfan interessano molte parti del corpo, specialmente il sistema
scheletrico, gli occhi, il cuore e i vasi sanguigni, i polmoni e le membrane fibrose che ricoprono il
cervello e la colonna vertebrale. Il pi soggetto a lassit del tessuto l'apparato cardiovascolare,
specialmente a livello della valvola mitrale e dell'aorta ascendente, una grossa arteria che parte dal
cuore che si pu dilatare provocando un aneurisma molto pericoloso perch si pu rompere e
comportare la morte immediata del paziente.

Malattie acquisite

Lo scorbuto una sindrome causata da carenza di vitamina C, derivante da una dieta povera di
frutta, particolarmente agrumi, e di vegetali verdi. La malattia si manifesta con grave
sanguinamento delle gengive e caduta dei denti, inefficace riparazione delle ferite ed edemi diffusi
nellorganismo.

Daltra parte, lintroduzione di grandi quantit di acido ascorbico (>4 g/die) pu portare alla
formazione di calcoli di ossalato, in quanto lacido ascorbico viene lentamente ossidato ad ossalato
che si combina con gli ioni calcio.

Elastina

Lelastina simile al collagene e anchessa si assembla spontaneamente a partire da monomeri di


tropoelastina. Lelastina, che una delle proteine pi idrofobiche dellorganismo, ha unelasticit
che deriva dalla deformabilit dei legami crociati della desmosina, sostanza che produce una rete
di8 fibrille dotate di caratteristiche paragonabili a quelle della gomma. I legami crociati della
desmosina vengono formati per catalisi della lisil ossidasi, lo stesso enzima che forma i legami
crociati nel collagene.

Patologie legate allelastina

La distruzione dellelastina da parte dei neutrofili potrebbe portare allenfisema se non ci fosse l
antitripsina. I neutrofili, sorvegliando i polmoni per identificare ed eliminare i danni causati da
fattori ambientali, usano come arma lelastasi, una proteasi con specificit per pochi residui
aminoacidici idrofobici, come lalanina e la valina. Lelastasi, tuttavia, se non inibita, potrebbe
digerire anche lelastina delle pareti degli alveoli polmonari, causandone la rottura e creando un
ampliamento degli alveoli stessi, con riduzione della superficie di scambio gassoso, condizione
patologica nota come enfisema. Questo danno polmonare prevenuto dallinibitore 1 antitripsina
della proteinasi, presente nel sangue, che si eleva durante le infezioni. I pazienti con deficit
congenito di 1 antitripsina hanno un elevato rischio di sviluppare enfisema e possono essere
efficacemente trattati con somministrazione endovenosa di 1 antitripsina. Lenfisema pu essere
causato anche dal fumo di sigaretta, per lossidazione di un residuo di metionina, essenziale per il
legame con lelsstasi, presente nell 1 antitripsina.

PROTEINE GLOBULARI

Le proteine globulari sono proteine costituite da varie e complesse strutture secondarie, nelle quali
le catene polipeptidiche tendono ad avvolgersi su se stesse. Queste proteine assumono pertanto una
forma globulare o sferica, e sono generalmente solubili in acqua (nella quale formano una soluzione
colloidale), a differenza delle proteine fibrose e di membrana. Enzimi, proteine di trasporto,
proteine regolatrici, immunoglobuline, proteine motrici, fattori di trascrizione e molte altre sono
proteine globulari.

Importanti proteine globulari sono lemoglobina e la mioglobina.

Mioglobina ed Emoglobina
Lemoglobina (Hb) e la mioglobina (Mb) sono proteine molto studiate ed estremamente importanti
sul piano clinico e sono utilizzate come modello per illustrare i principi strutturali e funzionali di
base delle proteine. Le differenze e le similitudini funzionali delle proteine sono strettamente
correlate alle loro caratteristiche strutturali: differenze minime della struttura primaria possono
determinare enormi differenze sul piano funzionale.

Ruoli cellulari

Lemoglobina trasporta O2 dai polmoni ai tessuti e si trova esclusivamente negli eritrociti (globuli
rossi), dunque soltanto nel sangue. Lemoglobina in grado di legarsi allossigeno in modo
reversibile, saturandosi alle elevate concentrazioni di ossigeno nei polmoni; lossigeno viene poi
liberato nei tessuti, dove la tensione pi bassa, e utilizzato per il metabolismo aerobico. Laffinit
dellemoglobina per lossigeno regolabile: risulta infatti pi alta nei polmoni, in modo da favorire
il legame ed il trasporto dellossigeno, e pi bassa nei tessuti, per consentirne il rilascio e lutilizzo
del metabolismo.

La mioglobina si trova ne cuore e nei muscoli scheletrici, ma non nel sangue, si lega allossigeno
pi fortemente dellemoglobina e funziona come un tampone di ossigeno nei tessuti, rilasciandolo
in caso di ipossia. A differenza dellemoglobina, la mioglobina non modifica la sua affinit per O2
in presenza di concentrazioni crescenti dei gas.

Struttura quaternaria

Lemoglobina ha una struttura quaternaria tetramerica, composta da due differenti monomeri di


globina la cui specificit dipende dallo stadio di sviluppo dellindividuo. Ciascuna globina
codificata da geni diversi, attivi durante stadi differenti dello sviluppo umano: lemoglobina F
(HbF), composta dalle catene e , la forma predominante negli adulti. La forma A1c (HbA1c)
lunica a non essere determinata geneticamente; si tratta, infatti, di una sottoclasse di HbA formata
in seguito da una reazione spontanea tra il glucosio ematico e il residuo terminale di valina delle
catene di globina. Poich tale reazione dipende dalla concentrazione di gluicosio, i pazienti con
diabete mellito non controllato (iperglicemia) manifestano un tasso di HbA1c superiore alla norma.
La mioglobina si presenta sempre in forma monomerica, dunque non possiede una struttura
quaternaria.

Struttura terziaria

Emoglobina e mioglobina hanno strutture terziarie simili:

o Entrambe sono costituite esclusivamente da eliche, con regioni di collegamento tra


eliche.
o Entrambe sono estremamente compatte, con i residui idrofili verso lesterno e quelli
idrofobici verso linterno.
o Entrambe possiedono una tasca idrofobica per lassociazione con un gruppo prostetico
ferroprotoeme.

La formazione della struttura quaternaria tetramerica dellemoglobina determinata da interazioni


idrofobiche, legami idrogeno e ponti salini tra residui amminoacidici presenti sulla superficie dei
monomeri. Nella mioglobina, gli amminoacidi presenti in superficie sono prevalentemente polari e
quindi responsabili della solubilit della proteina.

Struttura e funzione del ferroprotoeme

Il ferroprotoeme, brevemente denominato eme, un anello porfirinico planare, costituito da quattro


anelli pirolici: un atomo di ferro situato al centro forma in totale sei legami di coordinazione,
quattro con gli azoti dei pirroli, il quinto con lazoto dellistidina prossimale (His F8) e il sesto
con la molecola di O2 oppure libero. Il ferro delleme, nonostante si leghi a O2, non viene ossidato e
rimane nella forma Fe++, adatta al legame. La metaemoglobina contiene Fe+++ e non pu legare O2.

Cooperativit

La cooperativit si verifica quando il legame tra un ligando e il monomero di una proteina


multimerica influisce sul legame di tale ligando con un monomero adiacente.
Se l'associazione del ligando al primo sito incrementa l'affinit tra gli altri siti ed altre molecole di
ligando, si parla di cooperativit positiva, al contrario, se il legame di una molecola ne riduce
l'affinit sugli altri siti di legame, si parla di cooperativit negativa.

Lemoglobina mostra cooperativit positiva con aumento progressivo di affinit per O2: ci
dovuto alla capacit dei monomeri di globina di passare da una conformazione rilasciata ad alta
affinit (forma R) ad una concentrazione tesa a bassa affinit (forma T). IL segnale per il
passaggio da una forma allaltra comunicato attraverso legami ionici, o ponti salini,
nellinterfaccia tra le subunit monomeriche: se un ponte salino intatto, la globina adiacente resta
nella forma T, al contrario la rottura di un ponte salino induce il passaggio della globina adiacente
alla forma R.

o I ponti salini sono intatti a basse concentrazioni di O2 (pressione parziale di O2 o pO2) e si


rompono quando O2 si lega alleme;

o Il legame con O2 causa un cambiamento della posizione del ferro nelleme, producendo uno
strappo dellistidina prossimale, legata nella quinta posizione di coordinazione.

o Il movimento dellistidina produce a sua volta un movimento nella struttura della globina
che include larea contenente il ponte salino.

o La rottura del ponte salino non conduce alla dissociazione dei monomeri, ma consente al
monomero adiacente di passare alla forma R.

Leffetto del progressivo aumento di affinit, in seguito allincremento della quantit di O2 legato,
illustrato nella curva di saturazione delle due proteine in relazione alla pO2 e mostra una
significativa differenza tra emoglobina e mioglobina.

o La curva dellemoglobina sigmoide (curva a forma di S). Questo tipo di curva


caratteristico anche di enzimi con una struttura multimerica quando legano i substrati e
indica la possibilit che i monomeri influenzino o inducano lattivit enzimatica luno
dellaltro.

o La mioglobina presenta una curva iperbolica, caratteristica delle proteine monomeriche che
legano un ligando in equilibrio reversibile.