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EPARCHIA DI LUNGRO

STORIA, RELIGIONE E SOCIET


TRA ORIENTE E OCCIDENTE
(SECOLI IX-XIX)
Raccolta di saggi con studio introduttivo
a cura di Attilio Vaccaro

Volume pubblicato
con il patrocinio dellEparchia di Lungro

2013, 2014 ARGO s.c.r.l.


Via San Lazzaro, 8 - 73100 Lecce - Italia
tel. 0832.241595
www.argoeditrice.it
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IndIce
Mons. donato olIverIo
Presentazione.............................................................................................................. pag.

attIlIo vaccaro
Studio introduttivo ...................................................................................................... pag. 13

MassIMo BIdottI
Il culto di Atanasio dAlessandria dalle origini
e la sua venerazione nelle comunit italo-albanesi di Calabria

pag.

29

GrIselda doka
Francescani dAlbania: p. Marin Sirdani O. F. M. (1885-1962)
cultore di storia e letteratura ........................................................................................ pag. 57

Italo costante FortIno


Giuseppe Angelo Nociti. Uno studio filologico inedito

pag.

77

steFano ParentI
Qualche osservazione sui codici greci
del Collegio di S. Adriano trasferiti a Grottaferrata.................................................... pag. 103

MarIarosarIa salerno
Fra cielo e terra: Gioacchino e i Florensi tra vita religiosa
e pratiche economiche
pag.

113

Italo sarro
I cattolici al bivio nellAlbania turca ........................................................................... pag. 137

P. MarIn sIrdanI o.F.M.


Linsediamento dei Francescani nei diversi territori dellAlbania 1240-1940.
T venduemt e Franeskanvet neper vise t ndryshme t Shqypns 1240-1940.
Nota introduttiva e traduzione di Griselda Doka ....................................................... pag. 153

GIoacchIno strano
Valore militare e cultura religiosa
nella formazione del perfetto generale bizantino ............................................................ pag. 175

attIlIo vaccaro
Appunti e note su alcune pergamene di et medievale
nellArchivio di Stato di Cosenza................................................................................ pag. 189

attIlIo vaccaro
P. Giuseppe Lottelli (1632 ca. - 1702):
un esempio di moderno metodo storiografico per la storia di Squillace............................ pag. 227

attIlIo vaccaro
S. Benedetto Ullano detto anche
S. Benedetto dellAbbadia tra medioevo ed et moderna (secc. XI-XVI)

pag.

257

attIlIo vaccaro
Italo-greci e Italo-albanesi: differenze etniche ed ecclesiologiche
nei loro vari stabilimenti nel Mezzogiorno dItalia dal medioevo allet moderna .......... pag. 285

attIlIo vaccaro
Medioevo albanese: LAlbania e gli Albanesi,
un saggio poco conosciuto di p. Marin Sirdani O.F.M. (1885-1962) .......................... pag. 343

175

GIoacchIno strano
Valore militare e cultura religiosa
nella formazione del perfetto generale bizantino
1. I testi di strategia militare a Bisanzio dedicano ampio spazio alle virt e alle
caratteristiche che i generali debbono possedere per guidare gli eserciti e reggere le
regioni in cui sono dislocate le loro truppe. Il peso della tradizione era a Bisanzio
assai forte e, in tal senso, un modello era Onasandro (I sec. d.C.) e il suo Strategikos1.
Ebbene, il primo capitolo di questopera dedicato alla scelta del generale (Per
arsewj strathgo) e vi si legge:
Affermo che il generale vada scelto non giudicando in base alla stirpe, come accade
per i sacerdoti, n in base alle ricchezze, come per i ginnasiarchi, ma che sia saggio,
equilibrato, vigile, modesto, capace di sopportare le fatiche, intelligente, non avido,
n troppo giovane n troppo vecchio, possibilmente anche padre di figli, bravo
oratore e stimato2.

Dopo aver approfondito le singole virt e i vari aspetti ad esse correlati, Onasandro
si sofferma sullimportanza della ricchezza nella scelta del buon generale:
Sostengo che non siano le ricchezza a determinare la scelta di un generale, se il
ricco in questione possegga le dovute qualit, n la povert costituisca motivo di
esclusione per il povero, se invece risulti possedere quelle doti3.
W.A. oldFather, A.S. Pease, and J.B. tItchener, Aeneas Tacticus, Asclepiodotus, Onasander, Cambridge,
Mass., 1923 (repr. 1962), 368-526. Testo e trad. italiana in: Onasandro, Il generale. Manuale per lesercizio
del comando, a cura di C. PetrocellI, Bari 2008. Citeremo i passi da questa edizione. Cfr. A. daIn, Les
stratgistes byzantins (texte mis au net et complt par J.-A. De Foucault), in Travaux et Mmoires, 2
(1967), 327-329. Lo studioso giudica severamente lopera di Onasandro, scrivendo che louvrage ne
comporte aucun rappel historique et se ramne des considrations morales et des conseils obscures
de prudence, valables dans toutes les circonstances de la guerre (329). E tuttavia rileva che la fait
que Lon VI ait intgr tout le Strategicus dans son uvre, la multiplication des copies manuscrites,
des paraphrases, des traductions, le got que le Marchal de Saxe et dautres gnraux ont montr
pour lauteur, tout cela a valu Onsandros une rputation de bon aloi (ibidem). Ma limportanza
di Onasandro risiede proprio nella presenza di queste considerazioni morali, che ne hanno fatto un
modello per gli autori bizantini.
2
Vd. Onasandro, Il generale, 26-27: Fhm tonun aresqai tn strathgn o kat gnh krnontaj, sper toj eraj, od kat'osaj, j toj gumnasircouj, ll sfrona, gkrat,
npthn, litn, diponon, noern, filrguron, mte non mte presbteron, n tcV ka patra
padwn, kann lgein, ndoxon.
3
Ibidem, 30-31: Fhm d mte tn plosion, n ktj totwn, aresqai strathgn di t
1

176

Gioacchino Strano

E ancora:
Sia oggetto delle nostre aspirazioni il generale che risulti valente, nobile e ricco, per
non escludiamo uno povero, ma dotato di qualit, anche se non vanta nobili natali4.

Il generale deve circondarsi di consiglieri e governare ascoltando gli altri, pur


non mostrandosi insicuro al punto da rigettare la propria opinione o il proprio
divisamento5.
Le suddette affermazioni costituiscono un elemento importante del pensiero militare
classico e rivelano un aspetto che si connette, a nostro avviso, allideologia del
potere nel mondo tardoantico: il generale deve condurre le proprie imprese tenendo
presente che la virt militare fondata sulla retta condotta morale e sullesempio che
egli sapr fornire ai suoi sottoposti, siano essi ufficiali o semplici soldati. E ancora: il
valente stratego sar scelto dal sovrano a sua immagine e somiglianza, in un gioco di
specchi o, se vogliamo, di emanazioni, per cui dalla virt imperiale deriver quella
del sottoposto. In tal senso ritroviamo nel generale le virt raccomandate al sovrano
nei vari (e numerosi) trattati parenetici Sulla regalit, da Dione Crisostomo a
Sinesio fino a quello che sarebbe stato il trattato bizantino per eccellenza sul tema,
ossia lEsposizione di Capitoli parenetici (Ekthesis) di Agapeto6.
Lungi dal volere ripercorrere in questa sede i numerosi aspetti di tale tipologia
letteraria7, sar mio scopo semplicemente verificare le consonanze fra gli scritti
parenetici e le elaborazioni contenute nei trattati di strategia militare a Bisanzio, da
Maurizio a Cecaumeno, a proposito dei caratteri del buon generale. In particolare
indagheremo quale tipo di sapientia richiesto allo stratego bizantino.
2. Un testo basilare per la strategia militare a Bisanzio lo Strategikon attribuito
allimperatore Maurizio8, in quanto esso costituir la base per tutti i successivi trattati
crmata, mte tn pnhta, n gaqj , paraitesqai di tn ndeian.
4
Ibidem, 34-35: Zhlosqw mn d mn strathgj gaqj egenj ka plosioj, m
podokimazsqw d pnhj met retj, e ka m p lamprn.
5
Ibidem, 34-37.
6
Ledizione di riferimento quella di R. rIedInGer, Agapetos Diakonos. Der Frstenspiegel fr Kaiser
Iustinianos. Erstmals kritisch herausgegeben von R. rIedInGer, Athens 1995.
7
Bibliografia minima: H. hunGer, Die hochsprachliche profane Literatur der Byzantiner, I, Mnchen,
1978, 157ss. Cfr. W. BluM, Byzantinische Frstenspiegel. Agapetos, Theophylakt von Ochrid, Thomas Magister,
Stuttgart 1981; G. PrInzInG, Beobachtungen zu integrierten Frstenspiegeln der Byzantiner, in Jahrbuch der
sterreichischen Byzantinistik, 38 (1988), 1-31.
8
Mauricii imperatoris Strategicon: Das Strategikon des Maurikios. Einfhrung, Edition und Indices
von G.T. Dennis. bersetzung von E. GamillscheG (CFHB 17), Wien 1981. Sulla cronologia e la
paternit dellopera vd. H. Mihescu, Mauricius, Arta Militar, Bucuresti 1970, 8-10; J.E. Wiita,
The Ethnika in Byzantine Military Treatises, University of Minnesota, Ph.D. 1977, Ann Arbor,
Michigan 1978, 25-49. Wiita ha avanzato lipotesi che lautore del trattato fosse il cognato di

Valore militare e cultura religiosa

177

militari. Sulla scia di Onasandro, Maurizio si sofferma sulle virt del generale, cui
elargisce tutta una serie di raccomandazioni utili per le attivit correnti e per i periodi
di guerra. Nel libro VIII9 scrive:
Lo stile di vita del generale deve essere lineare e semplice come quello dei suoi
soldati; egli deve mostrare un affetto paterno verso di loro, deve dare ordini con
calma e cercare sempre di dare consigli e di discutere argomenti importanti con
loro di persona. [] nello stile di vita egli deve essere moderato e vigile, ed bene
che prenda di notte le decisioni su questioni importanti. Di notte infatti pi facile
elaborare piani, perch lo spirito libero da disturbi esterni10.

Il buon generale deve essere moderato, giusto, equanime, e soprattutto prudente.


Si esalta il coraggio, purch a questo, nella conduzione della campagna militare, si
accompagni lastuzia. Ed infatti meglio
infliggere danni al nemico con linganno, con le incursioni o con la carestia; non si
deve mai essere indotti ad accettare una campagna campale, che una dimostrazione
pi di fortuna che di valore11.

In un impero ormai cristiano, lautore non pu dimenticare laspetto religioso:


il comandante deve onorare il Signore e pu pregare Dio come se si rivolgesse ad
un amico12.
Maurizio, Filippico. Cfr. G. Dennis, Maur. strat., 15-18, il quale (18) ritiene che lopera possa
essere stata scritta o dallimperatore stesso o da qualche generale su suo incarico: Es kann - wie so
oft - auch bedeuten, da das Werk unter seiner Anleitung oder auf seinen Befehl verfat wurde [].
Es findet sich aber eine so stark ausgeprgte persnliche Note, da der Leser zur Gewiheit gelangt,
da der Traktat direkt geplant und geschrieben wurde - von einem erfahrenen Heerfhrer, einem
General oder Kaiser. Ob dieser Heerfhrer der Kaiser Maurikios war, kann nicht klar und eindeutig
beantwortet werden. Cfr. S. cosentino, Per una nuova edizione dei Naumachica ambrosiani. Il De
fluminibus traiciendis (Strat. XII B, 21), in Bizantinistica. Rivista di Studi Bizantini e Slavi, serie
2, 3 (2001), 63-107: il contenuto dellopera si attaglia perfettamente alle esperienze belliche
vissute dallimperatore Maurizio, per cui lipotesi che essa sia un frutto della sua fatica intellettuale
a mio avviso, allo stato attuale delle conoscenze, la pi probabile (66). Per un quadro dinsieme
vd. E.N. Luttwak, La grande strategia dellimpero bizantino (trad. it.), Milano 2009, 303ss.
9
Diviso in due paragrafi: <a >per kaqolikn paraggelmtwn t strathg rmozntwn. <b>
gnwmik.
10
Maur. strat. 8, 1, 3-4: 'En mn t diatV koinn ka plon toj stratitaij tn strathgn
enai cren ka patrikn storgn cein prj atoj, prwj t prgmata didaskmenon ka
sunecj t per tn nagkawn di' auto parainonta ka dialegmenon [...]. T summtrwj
diaitsqai ka grupnen ka n taj nux bouleesqai t per tn nagkawn gaqn
stin. 'En nukt gr ecerj teleiotai boul, remoshj yucj k tn xwqen qorbwn. La
traduzione dei passi tratta da G. Cascarino, Maurizio imperatore, Strategikon. Manuale di arte
militare dellImpero Romano dOriente. Traduzione, note e illustrazioni, Rimini 2006.
11
Maur. strat. 8, 2, 4: H dloij fdoij lim toj polemouj blptein kaln: oc pntwj
prj plemon gkalesqai dhmsion, nqa plon tj tchj tj ndreaj stn pdeixij.
12
Maur. strat. 8, 2, 1.

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Gioacchino Strano

Gi tali escerti consentono di rilevare la concezione che i Bizantini avevano


della guerra, vista, come noto, quale male necessario13 che bisogna sopportare - e
affrontare - per la salvezza dellimpero, secondo un ordine che salvifico sia dal
punto di vista materiale sia da quello spirituale. La protezione divina essenziale,
specie perch lo Stato bizantino costituiva idealmente limpero universale, immagine
e proiezione del Regno dei cieli. Questa sovrastruttura ideologica non ha mai
impedito ai Bizantini di agire secondo criteri anche spregiudicati, che prevedevano
certamente luso delle armi, ma anche quello di strumenti meno cruenti, in primis
la diplomazia, di cui essi erano maestri14. Anche nel campo militare stricto sensu
diveniva importante commisurare le proprie forze a quelle dei nemici, sicch la
trattatistica bizantina riserva spazio agli usi e ai costumi dei popoli nemici, descritti
secondo clich ormai consolidati, ma utili a connotare aspetti e inclinazioni dei vari
ethne barbarici15. A tale scopo diviene pi utile evitare scontri frontali, pericolosi
e dallesito incerto16, e invece ricorrere alle imboscate, ai raids mirati, alle azioni
di disturbo, agli assalti rivolti ai contingenti nemici mentre si ritirano, tattiche che
Dennis, de re strategica, 4, 9, 20: mga kakn e od'ti plemoj ka pra kakn. Il de re
strategica generalmente datato al VI sec., ma la critica pi recente ha proposto una cronologia
pi tarda, in epoca medio-bizantina: lopera sarebbe parte di un pi ampio Compendium attribuito
a Siriano Magistro: vd. C. ZuckerMan, The compendium of Syrianus Magister, in Jahrbuch der
sterreichischen Byzantinistik, 40 (1990), 209-224; S. cosentino, The Syrianos Strategikon. A
9th-Century Source?, in Bizantinistica. Rivista di Studi Bizantini e Slavi, serie 2, 2 (2000),
243-280; P. rance, The Date of the Military Compendium of Syrianus Magister (formerly the
Sixth-century Anonymus Byzantinus), in Byzantinische Zeitschrift, 100/2 (2007), 701-737.
Latteggiamento di rifiuto verso la guerra da parte del Cristianesimo orientale aveva alla sua base il
canone XIII di Basilio di Cesarea: G. raLLes - M. PotLes, Sntagma tn qewn ka ern kannwn,
VI, 'Aqnai 1859, 489. Nel X sec. Niceforo II Foca avrebbe voluto che la Chiesa tributasse ai caduti
nella lotta contro gli Arabi gli stessi onori concessi ai santi martiri, ma ottenne un rifiuto motivato
proprio col pronunciamento di Basilio. Sulle discussioni teologiche che ne derivarono vd. P.
Viscuso, Christian Participation in Warfare. A Byzantine View, in Peace and War in Byzantium.
Essays in Honor of George R. Dennis, S.J., edited by Th. S. MiLLer and J. nesbitt, Washington,
D.C., 1995, 33-40. Cfr. G. Breccia, Con assennato coraggio. Larte della guerra a Bisanzio
tra Oriente e Occidente, in Medioevo greco, 1 (2001), 53-78.
14
D. oBoLensky, The Principles and Methods of Byzantine Diplomacy, in Actes du XIIIe Congrs
International dtudes byzantines, I, Belgrade 1964, 43-61 (= iD., Byzantium and the Slavs:
Collected Studies, London 1971, I); A. kaZhdan, The Notion of Byzantine Diplomacy, in Byzantine
Diplomacy. Papers from the Twenty-fourth Spring Symposium of Byzantine Studies, Cambridge,
March 1990, edited by J. shePard and S. FrankLin, Aldershot 1992, 3-21; J. shePard, Byzantine
Diplomacy, A.D. 800-1204: Means and Ends, in Byzantine Diplomacy cit., 41-71.
15 G. daGron, Ceux den face. Les peuples trangers dans les traits militaires byzantins, in Travaux et
Mmoires, 10 (1987), 207-232; M.D. sPadaro, I barbari: luoghi comuni di etnografia bizantina presso gli storici,
in Categorie linguistiche e concettuali della storiografia bizantina. Atti della quinta Giornata di studi bizantini.
Napoli, 23-24 aprile 1998, a cura di U. crIscuolo e R. MaIsano, Napoli 2000, 233-247. Cfr. il mio
Le rappresentazioni del nemico. Realien e ideologia nella trattatistica militare bizantina, in Miscellanea di Studi
Storici, 16 (2009-2010), 181-203, al quale rinvio per la bibliografia sullargomento.
16
Vd. J. haldon, Warfare, State and Society in the Byzantine World, 565-1204, London 1999, 67-106.
13

Valore militare e cultura religiosa

179

rientrano nella paradrom, tecnica di combattimento generalmente assimilata al


metodo della guerriglia, ma per la quale pi appropriato, come ha notato Gastone
Breccia, il confronto con la petite guerre settecentesca17.
Peraltro, quando possibile, i Bizantini evitavano i conflitti e preferivano altri
strumenti di persuasione sui nemici: mettere un popolo contro un altro s da
neutralizzarli entrambi; offrire titoli aulici con relativi doni che divenivano veri e
propri tributi; creare legami di natura spirituale fra i sovrani degli altri popoli e i
basilej romei.
3. Lattenzione in merito alle qualit che il generale deve possedere ritorna anche
nei Tactica di Leone VI18, la cui constitutio II si intitola appunto per to oon enai de
tn strathgn19 e ha come modello proprio Onasandro:
Insistiamo che lo stratego deve essere moderato nel corpo, controllato nel regime
di vita, sobrio e vigile, frugale e senza eccessi nei bisogni, capace di sopportare le
fatiche, saggio e prudente, odiatore dellavarizia e di buona fama, n giovane n
vecchio. Deve essere capace di parlare a braccio in mezzo al suo popolo e, se capita,
anche padre di figli. Non deve dedicarsi ai commerci o ad attivit simili, n essere
meschino o curarsi di affari minimi; semplicemente nobile nellanima, se possibile, e
generoso nel corpo e in tutti i suoi gesti20.
G. Breccia, Grandi imperi e piccole guerre. Roma, Bisanzio e la guerriglia.II, in Medioevo Greco,
8 (2008), 49-131: 52 e passim. Il trattato par excellence dedicato al tema il De velitatione (per
paradromj), edito da G. daGron - h. Mihescu, Le trait sur la guerrilla (De velitatione) de
lempereur Nicphore Phocas (963-969), Paris 1986, ma disponibile anche nelledizione di Dennis
(G.T. Dennis, Three Byzantine Military Treatises. II. Skirmishing, Washington, D.C., 1985, 144239). Esso attribuito dalla tradizione a Niceforo II Foca, ma dovette essere composto poco dopo
la sua morte: G. daGron - h. Mihescu, Le trait sur la guerrilla..., 161-165; G.T. Dennis, Three
Byzantine Military Treatises. II. Skirmishing, 139: It is clear that the author was an officier of
high rank, perhaps strategos, for he gives instructions to the general as though to a colleague. He
was very close to, if not a member of, the Phokas family. E ancora: It is, then, not impossible
that this treatise may have been composed, or at least inspired, by Leo Phokas (140). A Niceforo
sono attribuiti anche i Praecepta militaria, editi da E. McGeer, The Praecepta militaria of the
Emperor Nikephoros II Phokas (963-969), in Sowing the Dragons Teeth: Byzantine Warfare in the
Tenth Century, Washington, D.C., 1995, 3-78. Nei Praecepta vengono invece fornite istruzioni
tattiche per la condotta in battaglia di un esercito concepito per loffensiva: G. Breccia, Con
assennato coraggio, 65ss.; Id., Grandi imperi e piccole guerre, 121, n. 138.
18
The Taktika of Leo VI. Text, Translation, and Commentary by G. dennIs (CFHB 49), Washington,
D.C., 2010.
19
Leon. tact. II, 1-34 dennIs. Questa sezione avrebbe costituito poi il modello per la successiva
compilazione di Niceforo Urano (Tactica, capp. 1-55), su cui vd. E. McGeer, Tradition and Reality in the
Taktika of Nikephoros Ouranos, in Dumbarton Oaks Papers, 45 (1991), 129-140.
20
Leon. tact. II, 1 Dennis: Keleomen tonun enai tn strathgn sfrona per t sma, per
tn daitan gkrat, nhflion ka grgoron, litn ka pritton per tj creaj, ferponon
per toj pikpouj kamtouj, nomona ka frnimon, misonta filarguran, ndoxon per tn
17

180

Gioacchino Strano

E ancora:
Insomma, il generale deve essere, per quanto possibile, decoroso e forte nel corpo,
amante delle fatiche, rapidissimo e coraggioso nel suo intendimento, desideroso
donore, serio e pronto a fronteggiare il pericolo. Dovrebbe specialmente essere
attento agli affari divini e alla sua relazione con Dio ed essere controllato nei piaceri
del corpo21.

Il modello del perfetto generale incarnato, nei Tactica di Leone, dalla figura
di Niceforo Foca, detto il Vecchio per distinguerlo dallomonimo nipote, limperatore
Niceforo II. Il suo nome indissolubilmente legato alla politica di espansione
condotta dai sovrani della dinastia macedone fra Occidente e Oriente: nell885-886
Niceforo Foca il Vecchio riconquist la Calabria settentrionale, strappandola agli
Arabi e ai Longobardi e riunendo quei territori agli antichi possedimenti bizantini
della Calabria meridionale, rimasta costantemente greca, e della Terra dOtranto22.
Nei Tactica di Leone la sua figura esaltata e presa a modello23: di lui viene lodata la
magnanimit e il sentimento di giustizia mostrato verso le popolazioni longobarde, a
cui ha garantito, essendosi sottomesse allimpero, la libert e lesenzione dai tributi24.
Tale fu la gratitudine dei provinciali italici che questi gli eressero addirittura una
chiesa25.
Niceforo Foca fu, peraltro, un generale capace di applicare in modo efficace
i metodi della paradrom: mentre i nemici erano intenti ad assediare Mistheia, nei
pressi di Iconio, egli si spinse in territorio nemico fino a minacciare Adana e Tarso,
costringendo in tal modo gli avversari a tornare indietro26. Riusc inoltre, con vari
fmhn, mte non mte gronta, kann d ka prj t lgein p stmatoj n msJ lao, n
tcV d, ka patra padwn, m mporeaj filonta ti toioton, mhd mikryucon, j ka
tn smikrn pragmtwn piqumen, ka plj egen t yuc, e dunatn, ka t smati ka
n pasi megalyucon.
21
Leon. tact. II, 18 Dennis: Keflaion d epen, cr tn strathgn, e dunatn eh, ka t sma
eprep ka wmalon ka filponon ka xtaton ka tn gnmhn ndreon ka filtimon ka
spoudaon ka filokndunon ka mlista to qeou ka per t qea prgmata pimelstaton,
donn d tn mn to smatoj gkrat.
22
F. BurGarella, Le terre bizantine (Calabria, Basilicata e Puglia), in Storia del Mezzogiorno, vol. II, t. II: Il
Medioevo, Napoli 1989, 415-517; S. cosentIno, Storia dellItalia bizantina (VI-XI secolo). Da Giustiniano ai
Normanni, Bologna 2008.
23
Su Niceforo Foca il Vecchio vd. H. GrGoIre, La carrire du premier Nicphore Phocas, in Mlanges St.
Kyriakids [= Hellenika, 4 (1953)], 232-254; J.-C. cheynet, Les Phocas, in G. daGron - h. MIhescu,
Le trait sur la guerrilla (De velitatione) ..., 291-296. Cfr. S. touGher, The Reign of Leo VI (886-912). Politics
and People, Leiden-New York-Kln 1997, 204-206.
24
Leon. tact. XV, 32 dennIs.
25
F. BurGarella, Le terre bizantine, 451-452.
26
Leon. tact. XVII, 65 dennIs. Leone menziona lemiro Abulpher: The identity of the Saracen emir
is less certain; it may have been Abu Gafar: ibidem, 419, n. 9. Cfr. G. daGron - h. MIhescu, Le trait

Valore militare e cultura religiosa

181

stratagemmi, a mettere al sicuro il bottino e i prigionieri senza farsi intercettare27.


Tali esempi dimostrano inequivocabilmente lo sviluppo assunto dalla paradrom,
applicata in modo sistematico nelle regioni microasiatiche, vale a dire dalla
Cappadocia, lungo il sistema montuoso dellAntitauro e del Tauro, fino alla Cilicia,
ossia ai confini con i territori arabi della Siria e dellalta Mesopotamia, territori,
questi, permeabili ai reciproci sconfinamenti e costantemente oggetto di raids da
entrambe le parti, nonch luoghi (specie Adana e Tarso) di scambio di prigionieri28.
Ma quel che mi preme qui rilevare soprattutto lalta considerazione di cui Niceforo
Foca gode presso il sovrano, che lo presenta come il nostro stratego: mteroj
strathgj. Per Leone egli diviene quindi il modello del perfetto generale: accorto
e abile nelle tattiche, ma anche nobile e amato dai soldati e dalle popolazioni
provinciali29. Ebbene, il sovrano, ricollegandosi a Maurizio30 e specialmente a
Onasandro31, pare insistere sulle virt che lo stratego deve possedere32: la dikaiosyne,
la sophrosyne, la phronesis e landreia33, virt riferibili nellideologia politica bizantina
allautocrate34, che diviene, anche sul piano ideale, modello e, per cos dire, garante,
sur la guerrilla (De velitatione), XX, 3 (112-113).
27
Leon. tact. XI, 21 dennIs. Dagron spiega nel dettaglio, sulla scorta del De Velitatione, confrontato
con i dati dei Tactica, litinerario seguito da Niceforo Foca, che, dopo aver saccheggiato Adana e Tarso,
rientra nei territori dellimpero per una via diversa da quella seguita allandata, senza farsi sorprendere
dai nemici arabi di ritorno da Mistheia: laller, elle (larme byzantine) serait venue par la route
Ikonion-Hraklia-Podandos []; au retour, elle aurait pris, depuis Tarse, la voie plus commode et plus
habituelle des Portes ciliciennes (G. daGron - h. MIhescu, Le trait sur la guerrilla (De velitatione),
167).
28
G. BreccIa, Grandi imperi e piccole guerre, praesertim 96ss. La guerra con gli Arabi era basata su scontri
continui, saccheggi e spedizioni lampo con incursioni rapide nei territori nemici: G.T. dennIs, Three
Byzantine Military Treatises. II. Skirmishing, 137-138. Sullatteggiamento con cui Leone, nei Tactica, si
pone nei confronti degli Arabi si leggano le considerazioni di T.G. kolIas, The Taktika of Leo VI the
Wise and the Arabs, in Graeco-Arabica, 3 (1984), 129-135, ma, soprattutto, di Dagron: G. daGron,
Byzance et le modle islamique au Xe sicle. A propos des constitutions tactiques de lempereur Lon VI, in
Comptes Rendus des sances de lAcadmie des Inscriptions et Belles-Lettres, Paris 1983, 219-243.
Cfr. G. daGron - h. MIhescu, Le trait sur la guerrilla (De velitatione), 147-149.
29
Lepopea legata alle gesta di Niceforo Foca il Vecchio contribu a rafforzare limportanza e il potere
della famiglia Foca; inoltre, le sue imprese, e quelle degli altri generali operanti nelle zone di confine
con il mondo arabo, furono alla base delle narrazioni epiche del Digenis Akritas: vd. G. daGron - h.
MIhescu, Le trait sur la guerrilla (De velitatione), 254-257; G. BreccIa, Grandi imperi e piccole guerre,
113-120.
30
Maur. strat. VIII, passim. Vd. supra.
31
Onas. strat. I-II. Si leggano le considerazioni di C. PetrocellI, Onasandro, Il generale, 9: Onasandro
fornisce un modello di comportamento in guerra valido per ogni tempo e getta le basi per il mito del
perfecto capitanio, che diventer un paradigma topico di riferimento.
32
Cfr. anche le raccomandazioni contenute in Leon. tact. XX dennIs.
33
Leon. tact. I, 11 dennIs: Idion d strathgo t krettona enai pntwn tn p cera fronsei,
ka ndrv, ka dikaiosnV, ka swfrosnV.
34
Vd. H. hunGer, Prooimion. Elemente der byzantinischen Kaiseridee in der Arengen der Urkunden, Wien 1964.

182

Gioacchino Strano

del retto agire dei suoi generali, il cui potere procede dalla volont imperiale. Leone
infatti scrive:
Il generale la persona che, dopo limperatore, ha la pi grande autorit sullintera
provincia soggetta a lui35.

E ancora, a proposito della clemenza da usare verso le popolazioni delle citt


nemiche assediate:
Dal momento che la nostra Maest predilige la benevolenza, la bont e la pace verso
i sudditi, quando, per mezzo tuo, una citt o fortezza o nazione desideri avvicinarsi a
noi, tu devi guardare alla nostra misericordia e benevolenza, e ricevere e osservare i
nostri gentili e salvifici ordini riguardo a loro36.

Nei Tactica Leone riprende da Onasandro anche il tema dellorigine nobile degli
strateghi. Dice infatti che essi debbono essere nobili e ricchi, pur se questo non
costituisce un elemento imprescindibile: quanti siano dotati di virt, anche se poveri
e di non illustre stirpe, vanno promossi e incentivati37. Lo stesso criterio va seguito
nella scelta dei comandanti di bande, turme e drunghi, anchessi da selezionare preferibilmente, ma non esclusivamente - fra chi appartiene a gnh aristocratici38.
Leone si rif a Onasandro, ma il riferimento alla nobilt dei generali si spiega meglio,
a mio avviso, proprio alla luce del clima socio-politico dellimpero bizantino fra IX
e X sec.39.
Un altro tema che ritorna assai di frequente nei Tactica il rispetto che il generale
deve avere per Dio e gli uomini di Chiesa, in base al principio che ogni potere deriva
dal Signore celeste:

Leon. tact. I, 9 dennIs. Cfr. anche I, 10.


Leon. tact. XV, 35 Dennis: Tj gr basileaj mn t emenj ka crhstn ka erhnikn
gapshj prj toj phkouj phnka di sou prj mj proscwrsai boulhq plij
frorion qnoj toj tj metraj emeneaj splgcnoij se de forn, ka tj mn
emeneaj ka swthrouj keleseij per atn dcesqai ka kraten.
37
leon. tact. II, 17 dennIs: di tata on proceirizsqw mn strathgj gaqj, egenj,
plosioj, m podokimazsqw d pnhj met retj, e ka m p lamprn ka ndxwn
prognwn katgei t gnoj. Cfr. Onas. strat. II, 1.
38
Leon. tact. IV, 3 Dennis: Ka mn stratj loj diairesqw otwj ej tgmata ka ej
dekarcaj. pisttwsan d atoj rcontej kat bnda ka droggouj ka tormaj ka tj
llaj deosaj rcj o kantatoi goun soi ka pisto ka egnmonej fanontai t
`Rwmak mn politev, marturontai d ka ndreiteroi. odn d kwlei ka eporwttouj
atoj enai ka egenej kat te t gnoj ka tn tj yucj retn. Cfr. Onas. strat. II, 4.
39
G. strano, Potere imperiale e gnh aristocratici a Bisanzio durante il regno di Leone VI, in
Bizantinistica. Rivista di Studi Bizantini e Slavi, s. 2, 4 (2002), 79-99.
35

36

Valore militare e cultura religiosa

183

Per questo necessario che tu, o generale, curi e osservi prima di ogni altra cosa ci
che attiene al servizio di Dio. In particolare onora e riverisci i suoi preti e vescovi e
tieni i suoi santi templi come luoghi dasilo e che non siano strappati da essi quelli
che vi hanno trovato rifugio, senza lautorizzazione della nostra Maest. Conserva
liberi da danni e violenza e degni di venerazione i santi asceteri dei monaci e quelli
che osservano la verginit in essi. Per dirla in breve, preserva ogni cosa consacrata
a Dio senza molestie, onorata e rispettata perch essa tutta santa e dedicata a Dio
che santo40.

4. In relazione a tali tematiche, ci sembra proficuo verificare le consonanze - e le


indubbie differenze - fra le elaborazioni presenti nella trattatistica militare in ordine
alle virt di un comandante e quelle, affatto topiche, dei testi parenetici bizantini
rivolti ai sovrani: ci riferiamo in particolare alla Ekthesis di Agapeto e ai Capitoli
parenetici, attribuiti dalla tradizione alla penna di Basilio I e rivolti proprio a Leone
VI41.
Agapeto ribadisce il concetto che il sovrano sia adorno di tutte le virt e che
domini sulle passioni:
in verit ti abbiamo eletto imperatore perch sei capace di governare e di dominare
le passioni, sei cinto della corona della temperanza e sei vestito della porpora della
giustizia42.

Si tratta ovviamente di motivi topici, frutto di una lunga tradizione parenetica che
rimonta alla trattatistica antica (lAd Demonicum pseudo-isocrateo e lAd Nicoclem).
Altro motivo topico la raccomandazione di tenere lontani gli adulatori (capp. XXII;
XXXII) e di servirsi di magistrati capaci di amministrare lo Stato con onest e
perizia (cap. XXX). Il discorso di Agapeto delinea quindi un sovrano in grado di
dominare le proprie passioni e di amministrare il potere, tenendo a mente che esso
40
Leon. tact., epil. 8-9 Dennis: h/. Di toto de se pnta t ej Qeo qerapean, strathg,
pr tn llwn pntwn pithdeein ka diafulttein, xairtwj tn ej toj erej te ka
rcierej ato timn ka qerapean, ka toj gouj ato naoj ste slouj enai ka
m atn narpzesqai toj n atoj katafegontaj neu diagnsewj tj metraj basile
aj. q/. Ka t er d tn monacn skhtria ka toj n atoj tn parqenean skontaj
blab ka basta ka semn diathresqai. ka plj epen, sa t Qe nkeintai
parafulttein nephrasta ka tmia ka adsima j gia pnta ka t gJ Qe nake
mena.
41
Pubblicati in PG 107, XXI-LVI, sono stati editi criticamente in K. eMMInGer, Studien zu den griechischen
Frstenspiegeln, III, Inaugural-Dissertation zur Erlangung der Doktorwrde der philosophischen Fakultt der K.
Ludwig-Maximilians-Universitt zu Mnchen, Mnchen, 1913, 50-73. Cfr. G. strano, Considerazioni in
merito alla datazione e allattribuzione dei Capitoli Parenetici di Basilio I, in Orpheus, n.s. 21 (2000), 143-163.
42
Agap. cap. XVIII riedinGer: Basila se kat lqeian rzomai tn basileein ka kraten
tn donn dunmenon, j tn stfanon tj swfrosnhj nadhsmenon ka tn porfran tj
dikaiosnhj mfiasmenon.

184

Gioacchino Strano

gli deriva da Dio, al quale quindi deve conformarsi:


Dacch ricopri la carica pi elevata di ogni dignit, o imperatore, prima di ogni altro
tu onori Dio, giacch ti ha reso degno di essa, in quanto, a somiglianza del regno
celeste, ti ha affidato lo scettro del potere terreno, perch tu insegnassi agli uomini
a conservare la giustizia e scacciassi i latrati di quelli che nella loro rabbia ad essa si
oppongono, obbedendo ai suoi principi e governando i tuoi sudditi conformemente
alla legge43.

E ancora:
Limperatore il padrone di tutti, ma, insieme a tutti, servo di Dio. Allora
principalmente sar chiamato padrone, quando riuscir a dominare se stesso e non
sar schiavo di turpi piaceri, ma, aiutandosi con il sentimento religioso, invincibile
dominatore delle passioni irrazionali, vincer le indomabili cupidigie dei corpi con le
armi della temperanza44.

Il basileus deve quindi essere degno di Dio e improntare tutta la sua vita al
timore di Dio (cap. XVII), s da risultare misericordioso e philanthropos (cap. XL).
Analoghe affermazioni ritroviamo nei capitoli parenetici di Basilio I al figlio: il tema
della temperanza45; della prudenza46; della giustizia47; limportanza della scelta
di magistrati virtuosi e retti48. E, ancora, il possesso della cultura: lo studio delle
Sacre Scritture49; lacquisizione di una paideia certamente di carattere gnomologico
e sapienziale50. Si pu facilmente rilevare che nella trattatistica militare bizantina
Agap. cap. I Riedinger: Timj pshj prteron cwn xwma, basile, timj pr pantaj
tn totou se xisanta qen, ti ka kaq' mowsin tj pouranou basileaj dwk soi t
skptron tj pigeou dunasteaj, na toj nqrpouj didxVj tn to dikaou fulakn ka
tn kat' ato lussntwn kdixVj tn lakn p tn ato basileumenoj nmwn ka tn
p s basilewn nnmwj.
44
Agap. cap. LXVIII Riedinger: Krioj mn pntwn stn basilej, doloj d met pntwn
prcei qeo: tte d kurwj klhqsetai krioj, tan atj auto despzV ka taj tpoij
donaj m douleV, ll smmacon cwn tn eseb logismn, tn tthton atokrtora
tn lgwn paqn, toj pandamtoraj tn swmtwn rwtaj t panoplv tj swfrosnhj
katagwnzetai.
45
Cap. 11 eMMInGer.
46
Cap. 15 eMMInGer.
47
Cap. 21 eMMInGer.
48
Cap. 30 eMMInGer.
49
Cap. 17 eMMInGer.
50
Cap. 66 Emminger: na d sou t qoj di pntwn kosmsVj, m katknei tj tn palain
diexrcesqai gnmaj: poll gr n atoj erseij t crsima: tn d llwn plon pntwn
t te Solomnteia t te 'Isokrteia, e bolei ka t to 'Ihso to Sirc diamelta
didgmata, j keqen ka politikj ka basilikj retj dunmenoj nadxasqai.
43

Valore militare e cultura religiosa

185

il tema della virt degli strateghi, costantemente ribadito nel corso dei secoli, ha
come paradigma i capitoli che nelle parenesi sono destinati alle virtutes imperiali:
i generali dovranno conformarsi ai sovrani ed applicare, anche nella conduzione
delle imprese militari, lequilibrio, la giustizia, la temperanza che contraddistinguono
- seppure in via teorica - gli autocrati. E tuttavia, si rileva con ogni evidenza che
c un gap fra le virtutes del generale e le tattiche che gli vengono raccomandate
nella gestione della guerra, in cui gli stratagemmi e gli inganni hanno un ruolo
centrale. Tale contraddizione rinvia alla visione della guerra di cui si detto sopra,
ossia di un male inevitabile che va affrontato nel modo pi prudente possibile e
con il minor dispendio di energie e di costi. Il generale risente, dunque, di questa
ambivalenza, che dovr tuttavia conciliare: avr, da una parte, le virt che, su
modello dellimperatore, ammantano - idealmente - gli archontes, ma, dallaltra, si
muover con astuzia e scaltrezza sullo scenario concreto della storia, adattandosi ai
nemici che di volta in volta si trover ad affrontare. A giusto titolo, dunque, Gastone
Breccia scrive che nella trattatistica militare non vi alcun accenno ad una ipotetica
condotta onorevole delle operazioni: la guerra un male, da evitare se possibile,
comunque da limitare e risolvere nel modo pi rapido e indolore. Di fronte a queste
considerazioni, per Maurizio - e in generale per i teorici bizantini di strategia, forse
per i Bizantini tout court - sarebbe assurdo avere delle remore di qualsiasi tipo51.

5. Se il X sec. segna lapogeo della trattatistica militare bizantina, un


frutto tardivo lo ritroviamo anche nel secolo successivo: mi riferisco allo
Strategikon di Cecaumeno52, la cui opera solo parzialmente dedicata alle
tecniche militari o alla strategia, mentre nel complesso si pone come un
manuale di raccomandazioni ad uso di un gentiluomo di provincia. Nel II
libro Cecaumeno scrive:
per conto mio, direi che lo stratego, se vuole essere benvoluto da tutti, non pu
diventarlo distribuendo legnate o punizioni o elargizioni e regali: piuttosto sia giusto
al massimo grado e al di sopra di ogni genere di dono e di lucro53.

Accanto alla giustizia ricordata la necessit di circondarsi di collaboratori


equilibrati e fidati:

G. BreccIa, Con assennato coraggio, 61-62.


cecauMeno, Raccomandazioni e consigli di un galantuomo, a cura di M.D. sPadaro, Alessandria 1998.
53
Ibidem, 76: pln g fahn ti strathgj, n qlV enai poqeinj toj psin, p darmo
poinn carismtwn ka drwn o dnatai gensqai, ll' stw dkaioj ej kron ka
nteroj pantj drou ka lmmatoj.
51
52

186

Gioacchino Strano
Se invece desideri consultarti con altri, formino questi uomini una cerchia ristretta e
fidata; non vi manchino, per, n i coraggiosi n i pavidi: soppesa i pareri di entrambi
e, sulla base di tutti e due, fatti una tua idea. Sforzati di superare tutti quanto a
ponderazione, coraggio, saggezza, senno, valore54.

Lo stratego, essendo a capo di un thema, su cui esercita le funzioni militari e


quelle civili, deve essere anche in grado di stroncare gli abusi nelle aree provinciali,
specie quelli perpetrati dai funzionari del fisco, gli odiati esattori. Non notizia
di poco momento, specialmente quando si tenga conto dei fermenti delle aree
periferiche dellimpero bizantino, tormentate da funzionari senza scrupoli tesi solo
allarricchimento personale. Di tale entit era la pressione su codeste aree che spesso
le popolazioni provinciali preferivano lasciare i confini dellimpero e passare dalla
parte del nemico55.
A fronte di questa situazione dellimpero, non v nulla di strano che agli strateghi
si chiedesse una assunzione di responsabilit e un - almeno teorico - allineamento
ai comportamenti ritenuti propri del sovrano e che avevano nella dikaiosyne, nella
sophrosyne e, pi in generale, nella philanthropia i loro cardini.
6. Circa il posto che nellXI secolo aveva la cultura nelleducazione del perfetto
stratego, Cecaumeno, con la sua saggezza di soldato e di uomo di provincia, scrive:
Quando hai tempo libero e non sei occupato in servizi militari, leggi libri, opere
storiche, testi ecclesiastici. E non obiettare: Quale vantaggio viene ad un soldato dai
dogmi e dai libri di Chiesa?. Ti saranno senza dubbio molto utili. Se stai bene attento,
potrai ricavarne non solo dottrine e racconti utili allanima, ma anche precetti, norme
morali e militari: tutto il Vecchio Testamento , infatti, pieno di consigli strategici, ma
anche nel Nuovo Testamento la persona diligente coglier precetti e non in numero
esiguo. Per parte mia, desidero che tu diventi tale da destare lammirazione di tutti sia
per il tuo coraggio, sia per la prudenza, per la cultura, per il belleloquio56.
54
Ibidem, 80: e d qleij boulesasqa tinaj, stwsn soi lgoi ka pisto, pln stwsan
o mn ndreoi, o d deilo, ka sgkrinon mfotrwn tj boulj ka pohson x mfotrwn
bouln dan. ka gwnzou na pntaj percVj ej te bouln, ej ndrean, ej frnhsin, ej
snesin ka ej retn.
55
Per lXI sec. vd. A. harvey, The land and taxation in the reign of Alexios I Komnenos: the evidence of
Theophylakt of Ochrid, in Revue des tudes Byzantines, 51 (1993), 139-154. M.D. sPadaro, La provincia
bizantina in due autori del secolo XI: Teofilatto di Achrida e Cecaumeno, in Zwischen Polis, Provinz und Peripherie.
Beitrge zur byzantinischen Geschichte und Kultur, herausgegeben von L.M. hoFFMann unter Mitarbeit von
A. MonchIzadeh, Wiesbaden 2005, 239-254. Nel presentare la situazione dellimpero Giovanni Oxita
scrive che la popolazione era a tal punto esasperata che preferiva, soprattutto nelle aree di confine,
passare dalla parte dei nemici piuttosto che sopportare lesoso fiscalismo bizantino: P. GautIer,
Diatribes de Jean lOxite contre Alexis Ier Comnne, in Revue des tudes Byzantines, 28, 1970, 5-55.
56
Cecaum. strat., 88: tan d scolseij ka ok scol ej strathgikj douleaj, nagnwske
ka bblouj ka storaj ka tj tj kklhsaj bblouj. ka m epVj: tj fleia stratitV
p tn dogmtwn ka tn kklhsiastikn bblwn;: pnu gr felhqsV: ka e kribj

Valore militare e cultura religiosa

187

Ricollegandosi alla tradizione bizantina, Cecaumeno scrive che il perfetto


generale deve essere abile a parlare, ma deve nel contempo possedere le basi della
cultura: le Sacre Scritture, i testi di strategia militare antichi e le opere degli storici.
Sono precisazioni che da un lato rinviano a un impiego certamente utilitaristico
della sapientia, sia sacra sia profana e, dallaltro, testimoniano i caratteri peculiari della
cultura nel mondo bizantino, in cui primeggia sempre il valore morale, ma dove ha
spazio anche il sapere tecnico e, per cos dire, professionale57.
Le affermazioni di Cecaumeno, tuttavia, si comprendono meglio se vengono
inserite nel contesto culturale dellXI sec., epoca in cui la retorica aveva avuto una
fioritura senza pari grazie anche alla protezione imperiale: la creazione dellUniversit
della Capitale con le facolt di diritto e di filosofia aveva consentito alle lites di formarsi
e di inserirsi nelle gerarchie laiche ed ecclesiastiche dellimpero58. Cecaumeno pare
critico verso la cultura retorica e - da buon generale - piega lacquisizione di essa allo
scopo utilitaristico della perfetta formazione dello stratego.
Egli vive in un periodo in cui lo Stato bizantino era nelle mani dei retori, in
primis il dottissimo Michele Psello, e la situazione militare, proprio nel corso dellXI
sec., aveva mostrato non poche crepe e cedimenti, specie durante il passaggio dagli
epigoni della dinastia macedone al dominio dei Ducai. Limpero, seppur ancora
ricco e prestigioso, aveva per perso il suo primato militare, anche per lemergere
di popoli bellicosi, come i Turchi a Oriente e i Normanni a Occidente. Con la
smobilitazione di alcune armate e con il ricorso a truppe mercenarie la situazione
si aggrav e si crearono i presupposti per la grave sconfitta di Mantzikert (1071) e,
contestualmente, per le perdite in Occidente, dove Bari, ultimo baluardo bizantino
in Italia Meridionale, cadde, sempre nel 107159.
Ebbene, dinanzi al fallimento della sapienza dei retori di corte, gli specula principum
(e mi riferisco al logos nouthetikos dello stesso Cecaumeno60 e alle Muse di Alessio I61)
prosceij, o mnon dgmata ka yucwfel dihgmata karpsV k totwn, ll ka gnwmik
ka qik ka strathgik: scedn gr psa Palai strathgik esin. ll ka gnwmik
ka n t Kain ok lga karpsetai spoudaoj. g gr toioton femai ena se, na
qaumzws se pntej ej te tn ndrean sou ka ej tn eboulan sou ka ej tn gnsin
ka eglwttan sou.
57
Rinvio, giusto a titolo esemplificativo, ai lavori contenuti in La cultura scientifica e tecnica nellItalia
meridionale bizantina, a cura di F. BurGarella e A.M. IeracI BIo, Soveria Mannelli 2006.
58
E. FollIerI, Sulla Novella promulgata da Costantino IX Monomaco per la restaurazione della Facolt giuridica di
Costantinopoli, in Studi in onore di Edoardo Volterra, II, Milano 1971, 647-664.
59
Mi limito a rinviare a G. ostroGorsky, Storia dellimpero bizantino, trad. it. a cura di P. leone, Torino
1968, 310-314.
60
il lgoj nouqetikj prj basila, edito da B. wassIlewsky - J. Jernstedt, Cecaumeni strategicon et
incerti scriptoris de officiis regiis libellus, Petropoli 1896, 93-104. Su questo Frstenspiegel vd. M.D. sPadaro,
Il lgoj basilikj di Cecaumeno, in Sndesmoj. Studi in onore di Rosario Anastasi, II, Catania, 1994,
349-381.
61
P. Maas, Die Musen des Kaisers Alexios I., in Byzantinische Zeitschrift, 22 (1913), 348-369.

188

Gioacchino Strano

esaltano un modello di sapiente che possa essere di una qualche utilit allo Stato62.
Secondo Cecaumeno uno stratego deve attenersi ad alcuni fondamentali
precetti: in relazione ad azioni belliche, egli, per salvaguardare al massimo i suoi
soldati e limpero, guider le truppe con astuzie e macchinazioni, e in ci possono
soccorrerlo gli insegnamenti e le tecniche dei trattati militari. Quanto alla sua vita,
essa dovr essere improntata ai precetti morali e religiosi che gli derivano dalle Sacre
Scritture, fonte di salvezza spirituale, oltre che - elemento non trascurabile - miniera
di consigli strategici.

Cfr. M.D. sPadaro, La figura di Atenodoro in Cecaumeno, in Byzantino-sicula III. Miscellanea di scritti in
memoria di Bruno Lavagnini, Palermo 2000, 321-333

62