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PONTIFICIUM INSTITUTUM IOANNES PAULUS II

STUDIORUM MATRIMONII AC FAMILIAE


APUD

PONTIFICIAM UNIVERSITATEM LATERANENSEM

Angel ATACHO 5922

I-II, Q. 26: DE AMORE


nella Summa Teologiae di san Tommaso dAquino

Le passioni umane nella


Summa Theologiae di san Tommaso dAquino 75446

Moderator: Prof. Livio MELINA

Romae 2016

QUAESTIO XXVI
DE PASSIONIBUS ANIMAE IN SPECIALI. ET PRIMO, DE AMORE
(q. 26: in particolare le passioni dellanima. Prima, lamore)

INTRODUZIONE

Le passioni dell'anima in particolare sono suddivise in due: il concupiscibile (di


concupiscibilis passionibus1) e l'irascibile (di irascibilis passionibus2). Tommaso studia le passioni
del concupiscibile (all'interno del quale situato lamore, come lo vedremo nel primo articolo)
attraverso una classificazione tripartita: la prima parte si dedica a studiare de amore e de odio (q.2629). In secondo luogo si centra a studiare de concupiscentia (q.30); e il terzo punto de delectatione
(q.31). Noi ci fermeremo soltanto sulla questione 26: de amore, non volendo per coprire le questioni
seguenti, anche loro sono in relazione con il nostro oggetto di studio (come lo sono, rispettivamente,
la causa e l'effetto dell'amore, questi saranno affrontati successivamente da altri compagni). La
questione 26 si riferisce quindi sullamore in se stesso, e San Tommaso affronta questo studio in
quattro articoli, a cui dedicheremo il nostro lavoro.

PRIMUS ARTICOLUS
UTRUM AMOR SIT IN CONCUPISCIBILI
(a. 1: se lamore sia nel concupiscibile)

Il problema che coinvolge questo primo articolo si riferisce al luogo dove lamore , cio se lo
troviamo nel concupiscibile oppure no. La risposta semplice: amore est in concupiscibili3. San
Tommaso insieme a Aristotele dice che l'amore non appartiene al irascibile. Cos affronta il
dibattito sul posto che occupa lamore come passione, a livello psicologico, possiamo dire. Per
sostenere la sua posizione, afferma che l'amore un appetito: quod amor est aliquid ad appetitum
pertinens. Anche nella questione precedente aveva gi assicurato questa posizione4.
Lamore come appetito classificato in tre: amore naturale, amore sensibile e amore
razionale o intellettuale. Questa classificazione data in base alla divisione tomistica di appetito:
secundum differentiam appetitus, est differenziazione amoris5. In altre parole, per Tommaso in
tutte le cose create ci sono tre tipi di appetiti: appetitus naturalis, appetitus sensibilis e appetitus
rationalis. Pertanto, ogni appetito segue una classificazione di amore.

Cfr. STh, I-II, q. 26-39.


Cfr. STh, I-II, q. 40-48.
3
Cfr. STh, I-II, q.6, a.1; cfr. Aristteles II Topic., c.7, n.4.
4
Cfr. STh, I-II, q.25, a.2.
5
STh, I, q.6, a.1.
2

Tutta la realt creata ha in s un dinamismo, un movimento, uninclinazione, una tendenza


che si esercita in modi diversi. Da un lato, c il apetitus naturalis, cio la tendenza delle cose
inanimate verso il loro destino naturale (versum fine) dato dal loro Creatore: Res enim naturales
appetunt quod eis convenit secundum suam naturam6. Questo appetito naturale in quanto tende al
suo fine naturale senza una preventiva conoscenza di esso, quaedam vero appetitum naturalem
habent absque cognitione, utpote inclinata ad suos fines ab alio superiori cognoscente7. Dalaltra
parte, c anche il appetitus sensibilis che indica l'inclinazione degli animali verso un bene
particolare sensibile, con una previa conoscenza del fine a cui sono diretti o attirati. Questo appetito
riguarda anche agli uomini, perch obbedisce la ragione qui tamen in hominibus aliquid libertatis
participat, inquantum obedit rationi8. Tuttavia, qui non entra in gioco la libert, il giudizio
libero. Finalmente c il appetitus rationalis. proprio delle creature razionali, cio, degli esseri
umani. Lappetito razionale linclinazione razionale verso un bene particolare, ma anche verso un
bene nella sua pienezza. Comporta un giudizio libero da parte del soggetto appetente, e quindi lo
chiama anche Appetitus intellectivus o voluntas9.
Dopo questa classificazione tripartita dellappetito, Tommaso conclude dicendo che in
ciascuno di questi appetiti si chiama amore quello che il principio del movimento verso il fine
amato: principium motus tendentis in finem amatum10. Questa una definizione molto importante
nello studio delle passioni, perch qui San Tommaso DAquino porta una visione molto completa
sul tema dellamore. Lamore lo si vede come linizio di tutti i movimenti affettivi. Cio, come il
motore che muove (Motus) laffetto verso (tendentis) lunione con il fine amato (finem amatum).
Qui San Tommaso introduce una novit per quanto riguarda Aristotele abbastanza significativa. Per
Aristotele, c soltanto la dinamica naturale dellamore come desiderio di un bene. San Tommaso,
tuttavia, fa un passo essenziale in avanti. Lui dice che oltre ad essere un movimento verso il bene,
l'amore porta lunione con quello che ama. Pi avanti lo vedremo con maggiore chiarezza.
Ci sono tre classificazione dellamore: amor naturalis, amor sensitivus e amor rationalis
oppure intellectivus (questultimo lo chiama voluntas).

1. Amor naturalis: nellappetito naturale questo principio la connaturalit del soggeto


appetente con la cosa a cui tende, (connaturalit) che pu essere detta amore naturale11.
Lesempio di San Tommaso molto semplice: la roccia pesante che cade per terra mossa dalla
forza di gravit. caduta quindi dalla sua connaturalit. destinata ad essere caduta per terra per
la sua propria natura, perch la terra il suo destino naturale, il suo posto originario. Questo
dinamismo, linizio di questo movimento naturale della roccia a terra chiamato amore
naturale.

STh, I-II, q.26, a.1; Cfr. STh I, q.6, a. 1; q. 103, a. 1.


STh, I, q.6, a.1.
8
STh, I-II, q.26, a.1.
9
STh, I-II, q.26, a.1.
10
STh, I-II, q.26, a.1.
11
STh, I-II, q.26, a.1.
7

In risposta alla terza obiezione di questo articolo, san Tommaso dice anche che lamore naturale
non soltanto nelle facolt dellanima vegetativa, ma in tutte le parti del corpo, e universalmente
in tutte le cose poich ogni cosa ha una connaturalit con tutto ci che le conviene secondo la
sua natura12.
2. Amor sensitivus: larmonizzarsi dellappetito sensitivo con un dato bene, cio la
compiacenza stessa nel bene, viene denominato amore sensitivo13. una passione o unattivit
della affettivit sensitiva nel concupiscibile. In questo senso, lamore sensibile o amore-passione
un atto della potenza nel concupiscibile, e non nellirascibile. Perch si riferisce al bene
semplicemente considerata (oggetto del concupiscibile), e non si riferisce al bene arduo e
difficile (oggetto del irascibile)14.
3. Amor rationalis (o intellectivus): larmonizzarsi della volont, con un dato bene, cio la
compiacenza stessa nel bene, viene denominato amore intellettivo o razionale15. linclinazione
della natura intellettuale secondo la volont.

ARTICOLUS SECUNDUS
UTRUM AMOR SIT PASSIO
(a. 2: Lamore una passione?)

La discussione di questo secondo articolo sullamore come una passione. San Tommaso
conferma che l'amore una passione. Per lui questo ovvio: Consistendo perci lamore in una
trasformazione (inmutatione) dellappetito da parte delloggetto, chiaro che lamore una
passione (amor est passio)16. La prova di questo amore come passione data da due ragioni: in
primo luogo, perch lamore nel concupiscibile, come si dimostrato nellarticolo precedente. La
seconda ragione data da San Tommaso perch lamore nella volont: In senso stretto se nel
concupiscibile; in senso lato se nella volont17.
Per capire questa posizione di San Tommaso, necessario prima di capire cosa intende lui per
passione: La passione (in genere) leffetto prodotto dallagente nel paziente 18. Cio, lamore
passione nel senso che loggetto appetibile muove (provoca un effetto) allappetito: Sebbene
lamore non indichi un moto dellappetito verso loggetto appetibile, tuttavia la modificazione
dellappetito da parte dellappetibile consiste in una compiacenza (complacentia) verso di esso.
Lamore la prima immutazione (o trasformazione) prodotta dalloggetto nellappetito.

12

STh, I-II, q.26, a.1. Cfr. Dionysius c. IV de Div. Nom.


STh, I-II, q.26, a.1.
14
F. MANZENEDO, Las pasiones segn santo Toms, p. 81.
15
STh, I-II, q.26, a.1.
16
STh, I-II, q.26, a.2.
17
STh, I-II, q.26, a.2.
18
STh, I-II, q.26, a.2.
13

Come tradurre questa terminologia tomista in un linguaggio comune senza tradire l'autore?
Paul Wadell spiega che il termine appetito suggerisce un primo movimento verso alcun bene
percepito. Per questo movimento non ha luogo in noi se non fosse perch esiste un bene che ci
attira verso di lui. Prima di iniziare la propriamente questo movimento, c una chiamata verso il
bene che portano le cose. E quindi siamo attirati verso la bont delle cose. Gli appetiti sono segni di
attivit, che descrivono come ci muoviamo verso ci che buono, la sua attivit una risposta a
qualcosa che ha successo dentro di noi. Gli appetiti si muovono solo perch prima, sono chiamati
dalla bont di qualcosaltro19. In altre parole, noi rispondiamo a una bont percepita. Questo ci
che Tommaso chiama prima immutatio appetitus ab appetibili (la prima immutazione o
trasformazione prodotta dalloggetto nellappetito), che appunto chiamato amore. Cio,
vogliamo qualcosa perch prima abbiamo ricevuto da alcuni la loro bont, la loro bellezza, la loro
unicit. Siamo stati attratti dalla bont scoperta. Questo produce un inmutatione, una trasformazione
allinterno, come unimpronta digitale, un timbro, qualcosa che accade dentro di noi, in modo da
smettere di essere uguali. Qualcosa di buono ci trasforma (ci immuta), e provoca una compiacenza
(complacentia), una certa affinit o attrazione interiore per quel bene percepito. E cos arriva in un
secondo momento la inclinazione verso quella bont che ci ha affascinato e, in qualche modo, ci ha
invaso allinterno.
A questo punto, San Tommaso parla di una certa circolarit della passione dellamore,
come infatti fa osservare Aristotele: Il moto appetitivo si sviluppa in cerchio (appetitivus motus
circulo agitur)20. Lui spiega che loggetto muove lappetito... e lappetito tende a conseguire
loggetto nella realt, in maniera che il moto finisca l dove ha avuto inizio. Una volta che il bene
scoperto, si tende verso quel bene. Siamo inclinati al bene percepito come un bene per noi, e
quindi si ritorna al punto in cui ha iniziato il movimento dellamore.

ARTICOLUS TERTIUS
UTRUM AMOR SIT IDEM QUOD DILECTIO
(a. 3: Lamore si identifica con la dilezione)

Quello che in gioco qui, questo: si lamore la stessa cosa che dilezione. Il termine
latino usato da Tommaso dilectio. Contro tutti coloro che dicono che lamore e la dilezione non
sono diversi, Tommaso dice loro hanno delle differenze. Ci sono quattro termini che si riferiscono
allo stesso, in un certo senso, amore, dilezione, carit e amicizia21. In effetti, lamore latto o la
passione degli altri tre: lamore infatti pi generico, poich ogni dilezione o carit amore, ma
non viceversa.

19

Paul J. Wadell, La primaca del amor. Una introduccin a la tica de Toms de Aquino, Ediciones Palabra 20072,
149.
20
STh, I-II, q.26, a.2. Cfr. ARISTOTELES, De anima, Libro III, c.10, n.8.
21
STh, I-II, q.26, a.3.

In relazione alla posizione di entrambi, la dilezione e anche lamore sono nellappetito


intellettivo. In questo senso sono uguali, nella parte intellettiva sono lo stesso amore e dilezione.
Tuttavia, ci sono alcune distinzioni. In primo luogo, la dilezione aggiunge allamore
lelezione che lo precede (dilectio supra amorem) quindi la dilezione non nel concupiscibile,
ma soltanto nella volont, e nel solo essere razionale. In secondo luogo, in risposta alla seconda
obiezione, dice che si differenziano anche per loggetto, loggetto dellamore pi vasto
delloggetto della dilezione: poich lamore pi esteso della dilezione.

ARTICOLUS QUARTUS
UTRUM AMOR CONVENIENTER DIVIDATUR IN AMOREM AMICITIAE
ET AMOREM CONCUPISCENTIAE
(a. 4: Lamore ben diviso in amore di amicizia e amore di concupiscenza?)

La domanda questa: l'amore diviso in amore di amicizia e amore di


concupiscenza? San Tommaso, risponde insieme con Aristotele, che una cosa lamore di
concupiscenza e unaltra lamore di amicizia. Infatti, noi diciamo di amare le cose di cui abbiamo
brama o concupiscenza, come die Aristotele: si dice che uno ama il vino per il dolce che in esso
appetisce. Ora, verso il vino o verso cose simili, osserva il medesimo autore, non abbiamo amicizia.
Quindi lamore di concupiscenza distinto da quello di amicizia.
Aristotele da una definizione classica di amore e poi Tommaso prende questa definizione per
spiegare questo articolo: amare volere del bene a qualcuno (amare est velle alicui
bonum)22. Con questa definizione classica sullamore, san Tommaso dice che ci sono due tipi di
amore: amore di concupiscenza (amore concupiscentiae) e amore di amicizia (amor
amicitiae). Il amor concupiscentiae il bene che uno vuole a qualcuno, a se stesso o ad
altri. Mentre amor amicitiae lamore verso un soggetto per cui si vuole alcun bene. In altre
parole Tommaso dice: il soggetto a cui vuole quel bene si ha lamore di amicizia.
A questo punto, S. Tommaso aggiunge che il bene amato di amore di amicizia amato
direttamente e per se stesso (amor simpliciter); invece ci che amato di amore di
concupiscenza non amato in tal modo, ma amato per un altro (amor secundum quid). Cio,
amore simpliciter lamore per cui si ama qualcosa per quanto comporta un bene per se
stesso. Mentre laltro lamore per cui si ama qualcosa volendo un bene per un altro.
Pertanto, la conclusione semplice: lamore non se suddivide in amicizia e concupiscenza,
ma in amore di amicizia e amore di concupiscenza.

22

STh, I-II, q.26, a.4. Cfr. ARISTTELES, Rethor., II, c.4, n.2.