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TRASPARENZA BANCARIA

Diritto delle Banche


Antonella Antonucci

Evoluzioni disciplinari del Titolo VI T.U.


Il Titolo VI del T.U. origina dal coordinamento delle disposizioni
contenute nelle leggi nn. 142 e 154 del 1992: la prima, di derivazione
comunitaria (dir. 87/102 del 22 dicembre 1986, modificata da dirr. 90/88 del 22
febbraio 1990 e 98/7 del 16 febbraio 1998), in tema di credito al consumo; la
seconda in tema di trasparenza contrattuale, nata da una singolare rincorsa tra
disegni di legge e tentativi di autodisciplina.
Pur presentando punti di contatto, basati su analoga catena
informativa che si consolida nel contratto scritto, le due normative si
differenziano per destinatari e finalit:
- la disciplina sul credito al consumo mira a tutelare un contraente, identificato
come debole sulla base di una serie di parametri, per salvaguardarne la
posizione nei confronti del prestatore e rafforzarne la capacit di consumo col
ricorso al capitale di credito;
- la disciplina sulla trasparenza ha invece come destinatario la generalit della
clientela e si caratterizza essenzialmente come disciplina a tutela degli assetti
di mercato, nel momento in cui principalmente destinata a colmare quelle
che comunemente si definiscono asimmetrie informative, nella specie fra
banca e cliente.
Dati gli indicati rapporti fra le normative, il T.U. organizzava la materia
in tre Capi, il I e il III che riprendono le norme della l. n. 154, il II che coordina la
l. n. 142.
Successivamente, il Titolo VI integrato con un capo II bis, in materia
di servizi di pagamento.
L i te o Titolo VI ad eccezione del capo II bis, di adeguamento a
normativa comunitaria di armonizzazione massima stato sostituito ad

opera del d. lgs. n. 141 del 2010 (successivamente oggetto di due interventi
'correttivi', dd. lgs. 218/2010 e 169/2012).
Per quel che riguarda i Capi I e III, le modifiche salvaguardano il
preesistente impianto del T.U., consistendo essenzialmente in misure di
coordinamento nel T.U. di interventi successivi e di aggiornamento della
dis ipli a i
o so a za o l evoluzio e ope ativa delle a he e
l o ie ta e to appli ativo atu ato dalla Ba a d Italia egli ulti i a i. La
loro incidenza sar quindi volta a volta evidenziata.
Corpose modifiche sono invece apportate al Capo II, in adeguamento a
normativa comunitaria di armonizzazione massima sul credito ai consumatori.
Capo I - Ambito di applicazione.
Le norme del capo I hanno portata generale sotto i due profili soggettivo e oggettivo - individuati dall'art. 115 T.U., che definisce l'ambito di
applicazione della disciplina.
Per il versante soggettivo, il 1 comma dell'art. 115 persegue
puntualmente la finalit, indicata nella relazione al T.U., di delineare con
nettezza i destinatari della disciplina, ricorrendo ad un criterio di individuazione
soggettivo ed indicando come destinatari della normativa le banche e gli
intermediari finanziari, entrambi soggetti definiti dallo stesso T.U.
(rispettivamente all'art. 1, 1 co. lett. b e 2 co., lett. g) e da esso regolati.
La rigida selezione soggettiva cos operata per suscettibile di
incontrare integrazioni in applicazione della "norma di chiusura" - cos la
definisce la Relazione - di cui al 2 comma dell'art. 115, che attribuisce al
Ministro dell'economia il potere di individuare, in considerazione dell'attivit
svolta, altri soggetti da sottoporre alle norme in parola.
Le norme sulla trasparenza risultano cos applicabili non pi solo
secondo un criterio soggettivo, ma secondo un criterio oggettivo, circoscritto
dal riferimento all'attivit svolta da un qualunque soggetto che gi per ipotesi
non n banca n intermediario finanziario.
E l'attivit che pu avere rilievo ai fini della norma va individuata con
riferimento al 1 comma, che in via generale ncora l'ambito di applicazione
della disciplina alle attivit svolte da banche e intermediari finanziari,
considerate senza distinguo, comprendendo quindi tutte le attivit tipicamente
svolte dagli indicati soggetti.

Per altro aspetto l'area dei soggetti sottoposti alla disciplina in


commento non limitata dalla nazionalit dell'intermediario, bens dalla
localizzazione dell'attivit: l'art. 115, 1 comma fa infatti riferimento alle
"attivit svolte nel territorio della Repubblica". In tal modo sicuramente si
identificano le attivit svolte in Italia da intermediari italiani e da intermediari
stranieri tramite una succursale insediata nel nostro territorio (la regola
dell'home country control si riferisce infatti alle norme di vigilanza, non a quelle
che regolano i contratti al di fuori delle fattispecie e dei profili armonizzati),
mentre per le attivit svolte in regime di libera prestazione di servizi sembra
preferibile ritenere che la disciplina trovi applicazione solo nell'ipotesi di
spostamento del prestatore di servizi.
L'art. 115, 3 co. detta poi il raccordo con la disciplina del credito al
consumo e dei servizi di pagamento. Originariamente impostata secondo il
criterio di specialit (le norme sul credito al consumo prevalevano su quelle
generali poste in tema di trasparenza, che si applicavano quindi solo per i
versanti non diversamente disciplinati), la norma ha visto poi capovolgere il
criterio adope ato, p evede do o a he le disposizio i del apo I o si
applicano ai contratti di credito disciplinati dal capo II e ai servizi di pagamento
disciplinati dal capo II bis" salvo che non siano espressamente richiamate.
L i ve sio e del ite io di ollega e to dell o igi a io o. dovuta
alla mutata tecnica normativa comunitaria, in precedenza impostata sul criterio
dell a o izzazio e i i a. O a, i ve e, la dis ipli a del edito al o su o e
dei servizi di pagamento sono entrambe di attuazione di direttive comunitarie
di massima armonizzazione. A tal fine, viene ripreso il disposto del comma 3 bis
(ante novella) riferito ai servizi di pagamento, disponendo che sia per tali
servizi sia per il credito al consumo non possono trovare applicazione le regole
generali del Capo I salvo espresso richiamo da parte del legislatore.
L'ambito di applicazione della disciplina infine definito da interventi
normativi esterni alla tecnica dell'art. 115, 2 co. ed al rinvio del 3 co. - pur se
conformi alla ratio delle regole considerate - estendendosi agli agenti e
mediatori creditizi e ai servizi di Bancoposta.
Capo I - Trasparenza e informativa.

Le norme raggruppate sotto la targhetta "trasparenza" hanno in realt


contenuto eterogeneo, intrecciando previsioni relative alla pubblicizzazione di
una serie di condizioni contrattuali ad altre che, direttamente o indirettamente
, incidono sul contratto. Sulla sua forma e configurazione - sia chiaro! - non sul
suo peso economico (salva la limitata eccezione relativa ai titoli di stato di cui
all'art. 116, 2 co.), dato che le voci di costo pubblicizzate e inserite nei
contratti restano quelle predeterminate dalle banche, finendo per includere
anche i costi della trasparenza.
Gi all'art. 116, 1 co. T.U. s'incontra significativo esempio di tale
commistione. Aprendo un articolo rubricato "pubblicit", il 1 co. s'avvia
ponendo un obbligo di generalizzata informazione sulle condizioni economiche
dei contratti e conclude: "non pu essere fatto rinvio agli usi", con disposizione
che incide sui contenuti delle condizioni pubblicizzate non meno che sul
contratto poi concluso sulla base di tali condizioni.
Con riguardo alle
odalit di ade pi e to dello ligo di
informazione, la norma in parola stata modificata dal d. lgs. n. 141 elidendo il
ife i e to al "lo ale ape to al pu li o" uale u i o luogo el uale l
intermediario tenuto ad effettuare la pubblicit. Ci deriva dalla
o statazio e dell evoluzio e dei a ali di o
e ializzazio e impiegati dagli
i te edia i, a ti olati spe ie att ave so l uso di i te et e o pi i e t ati
sullo spo tello, o e el
elazio e allo s he a di de eto legislativo .
La possi ilit, offe ta dall evoluzio e te ologi a, di adope a e
molteplici canali di contatto con la clientela - sia per iniziative di
comunicazione, sia per adempimenti informativi, sia per operazioni dispositive
- da te po i piegata dalle a he, he ha o affia ato all ope ativit
t a ite spo telli l ope ativit telefo i a e quella on line, sia tramite siti web sia,
pi di e e te, t a ite app pe s a tpho e. Tale te de za - funzionale ad una
razionalizzazione dei costi, con contrazione della rete di sportelli e delle spese
di produzione ed invio della documentazione, nonch alla possibilit di
raggiungere una pi ampia e diversificata clientela e, in diversa prospettiva, ad
essere raggiunti pi agevolmente dalla clientela, con effetto incentivante
dell uso del a ale a a io dunque raccolta dal d. lgs. 141, che parifica gli
strumenti on line a quelli cartacei per gli adempimenti informativi,
precontrattuali (art. 116) e in corso di contratto (art. 119).
Quanto ai o te uti delli for azio e da so

i istrare si menzionano

i tassi d'i te esse, i p ezzi e le alt e o dizioni economiche relative alle


ope azio i e ai se vizi offe ti , ivi o p esi gli i te essi di o a e le valute
applicate per l'imputazione degli interessi. Per le operazioni di finanziamento,
l ele o si o pleta o la p evisio e, i t odotta dal ' o ettivo' della legge
risparmio (art.13), della pubblicizzazione dell'indicatore funzionale
all'identificazione dei tassi usurai (TEGM).
invece venuto meno, ad opera del d. lgs. n. 141, il riferimento
espresso alle "spese per le comunicazioni alla clientela", in collegamento nuovo
art. 127 bis, o side ato he ueste dov e e o esse e fo ite g atuita e te
ella aggio a za dei asi elazio e . L ABI, o divisi il e te, itie e
pe alt o he ove i o a o i p esupposti pe l appli azio e di tali spese, l
intermediario dovr continuare a darne pubblicit alla stessa stregua di ogni
altra condizione economica relativa alle operazioni e ai servizi offerti.
Va infatti sottolineato che la locuzione "altre condizioni economiche"
suscettibile di essere interpretata in senso lato, ricomprendendovi tutte le
condizioni, sia quelle di prezzo, sia quelle che non disciplinano direttamente
oneri economici, ma che comunque riversano effetti sull'equilibrio economico
dell'operazione. Il che giunge ad includere, secondo alcuni, ogni clausola
contrattuale, dato che l'intero contratto regola rapporti economicamente
rilevanti.

indicare quali fra gli elementi elencati al 1 comma vanno necessariamente


indicati negli annunci pubblicitari con cui si rende nota la disponibilit delle
operazioni e dei servizi.
Per lunghi anni la materia rimasta regolata dal d.m. Tesoro 24 aprile
1992, emanato in forza della l. n. 154 (e conseguenti istruzioni della Banca
d'Italia, peraltro modificate sulla base del T.U.), e salvaguardato dalla clausola
he, o e d uso, ga a tiva la o ti uit o ativa ollega do l'a ogazio e
della normativa secondaria all'emanazione di quella originata dal T.U. (art. 161,
5 co.). Solo molti anni dopo, la delibera CICR 4 marzo 2003 (con le conseguenti
istruzioni della Banca d'Italia) interviene in maniera meditata a riorganizzare la
normativa di trasparenza, tenendo conto dei limiti di effettivit manifestati
dalle regole previgenti, nonch delle consolidate evoluzioni delle tecniche di
negoziazione.
Sempre nella cornice della delibera CICR del 2003, le istruzioni della
Ba a d Italia attual e te vige ti el ve sione aggiornata al d. lgs. n. 141 con
provvedimento 9 febbraio 2011) sono state oggetto di profonda revisione (con
prolungata consultazione sfociata nel provvedimento 27 luglio 2009) per
ovviare alle criticit che continuavano ad emergere nella prassi applicativa,
sotto i p ofili dell effettivit delle egole e della lo o ido eit a gove a e le
tecniche e i prodotti negoziati.

Le condizioni pubblicizzate - sottolinea l'art. 116, 4 co. - non


costituiscono offerta al pubblico ai sensi dell'art. 1336 c.c.; con il che certo si
vuol dire che le informazioni pubblicizzate non valgono come proposta
contrattuale, per cui la banca non obbligata a contrarre con chiunque
aderisca alla proposta, riservandosi una facolt di valutazione del cliente. La
norma non esclude, invece, il diritto del potenziale cliente gradito alla banca a
veder trasfuse nel proprio contratto le condizioni pubblicizzate, che invece
sussiste ed pesantemente sanzionato, come fra poco si dir.
Modificando la disciplina precedente, il T.U. ripropone la sua tecnica di
delegificazione anche in tema di pubblicit, attribuendo al CICR poteri che
incidono sulla configurazione e sulla portata degli obblighi informativi. Ai sensi
dell'art. 116, 3 co., infatti, il Comitato ha il potere di selezionare le operazioni
e i servizi da sottoporre a pubblicit; di dettare disposizioni sulla forma, il
contenuto, le modalit e la conservazione della pubblicit; di stabilire criteri
uniformi per l'indicazione dei tassi d'interesse e per il calcolo degli interessi e
degli altri elementi che incidono sul contenuto economico dei rapporti; di

Alle diverse sollecitazioni giu te a he dall Auto it ga a te pe la


concorrenza che, in una corposa Indagine conoscitiva riguardante i prezzi alla
clientela dei servizi bancari (IC32, chiusa il 1 febbraio 2007), evidenziava
dettagliata e te u e osi p ofili di i adeguatezza dell i fo azio e offe ta
t a ite i fogli i fo ativi dall asse za di otizie elative ad u a se ie di voci di
spesa, all uso di u a te i a di f a tu azio e delle otizie atta a e de le po o
chiare) se
a ispo de e l i te to di pe segui e u a izioso o iettivo di
vigilanza: ricoprire un ruolo dettagliatamente conformativo del rapporto
contrattuale fra banche e clientela. Ruolo che ha trovato poi base normativa
ell e u iazio e all a t.
T.U. della specifica finalit di vigilanza
o ettezza dei appo ti o la lie tela ad ope a del d. lgs.
, de eto he
si colloca nel quadro di una interlocuzio e st etta o l evoluzio e degli
orientamenti di vigilanza.
La vigente delibera CICR offriva spazi per raccogliere tale evoluzione. Si
apre, infatti, fissando i seguenti "criteri generali" (art. 2) secondo cui

l'informazione va resa: "con modalit adeguate alla forma di comunicazione


utilizzata" (e l'art. 6 fornisce distinte puntualizzazioni per l'offerta fuori sede e
l'offerta a distanza); "in modo chiaro ed esauriente".
La qualit dell'informazione cos configurata assume una sfumatura
peculiare: va resa non solo in modo "chiaro" (e il criterio di chiarezza accomuna
trasversalmente gli omologhi corpi normativi vigenti nei diversi segmenti del
mercato finanziario), ma anche "esauriente". Tale qualificazione, non
i o e te, esp i e l esige za di ga a tire la completezza ( questo il criterio
i o e te dell i fo azio e,
a i
a ie a o i dis i i ata, e s
funzionale alla sua utile acquisizione da parte del destinatario.
Uno dei principali problemi che le discipline di trasparenza incontrano,
infatti, costituito dalla antitesi fra informazione completa e informazione
agevolmente percepibile, sia per l'oggettiva complessit di contratti e prodotti,
sia per la tecnica 'dell'ago nel pagliaio', di 'nascondere' cio l'informazione
rilevante in una gran messe di informazioni di minore o di nessun rilievo. La
prospettiva di funzionalizzazione dell'informazione mira appunto a fronteggiare
il problema.
In tale prospettiva si apprezzano i riferiti poteri conformativi di cui all'art.
116, 3 co., dei quali la delibera fa un uso 'soft', da un canto rimettendo alla
discrezionalit della Banca d'Italia l'articolazione di prescrizioni di dettaglio sui
contenuti dell'informazione - che, nelle istruzioni, risultano orientate alla
standardizzazione, ai fini della migliore comparabilit dell'offerta - d'altro canto
tipizzando quattro strumenti di trasmissione dell'informazione:
- un avviso denominato "principali norme di trasparenza", destinato a
fornire le informazioni generali sui diritti e le tutele accordate dalla normativa
in esame (art. 4);
- un "foglio informativo" relativo a ciascun contratto o servizio
regolato (cfr. elenco allegato alla delibera, modificabile dalla Banca d'Italia ai
sensi dell'art. 3);
- la consegna di una copia completa del contratto, che il cliente - senza
che insorga alcun vincolo a contrarre - ha diritto ad ottenere, sia pure a
richiesta e a proprie spese, in fase precontrattuale "per una ponderata
valutazione del contenuto" (art. 8). Non una generica informazione (orale)
quindi, ma il diritto - nuovo - a procedere ad una meditata ponderazione del
singolo contratto che si vorrebbe sottoscrivere;
- in fase contrattuale, un "documento di sintesi" che puntualizzi "le
principali condizioni contrattuali, redatto secondo i criteri indicati dalla Banca

d'Italia" (art. 9, 1 co.).


Accanto agli elencati strumenti di trasmissione organizzata
dell'informazione rilevante in relazione a distinte fasi e finalit, un diverso
elemento innova le regole di trasparenza: l'introduzione dell'indicatore
sintetico di costo-ISC.
Si tratta di strumento che estende alla generalit della clientela la
tecnica del TAEG, maturata nella disciplina del credito al consumo (infra),
secondo cui l'informazione sull'onere economico dell'operazione viene
somministrata anche attraverso un indicatore di immediata percezione, che dia
visione complessiva delle voci di costo.
L'ISC rafforza la sua rappresentativit in comparazione con il tasso
edio di e ato TEGM ela o ato ell a ito della dis ipli a a ti-usura, di
cui - come ricordato, l'art. 116, 1 co. richiede la pubblicizzazione per le
operazioni di finanziamento.
Capo I - Trasparenza e configurazione del contratto.
Alla generalit dei contratti conclusi da banche e intermediari
finanziari si applicano le regole relative alla forma, al contenuto minimo
obbligatorio e al meccanismo di integrazione legale poste dall'art. 117 T.U., che
raggruppa una serie di misure di tutela del cliente.
La forma scritta imposta a pena di nullit (art. 117, 1 e 3 co.), nel
quadro del c.d. neoformalismo negoziale che spesso il legislatore distaccandosi dal principio codicistico della libert di forma - ha adottato nella
contrattazione di massa come misura di tutela dell'utente, contraente non
qualificato che vedrebbe cos garantita l'incontestabilit e univocit del
contenuto contrattuale. Palesemente strumentale l'obbligo - non sanzionato
- di consegnare al cliente un esemplare del contratto.
Il CICR pu tuttavia prevedere che, per motivate ragioni tecniche,
particolari contratti possano essere sottratti all'obbligo di forma (art. 117, 2
co.). Anche qui la delibera CICR del 2003 (art. 10) organizza i criteri
precedentemente adoperati, dettando criteri per l'azione della Banca d'Italia,
che pu individuare forme diverse da quella scritta per operazioni e servizi
prestati: nell'ambito di un contratto-quadro avente forma scritta (si pensi alle
operazioni svolte nell'ambito di un contratto regolato in conto corrente); in via

occasionale o per modesto importo, a condizione che essi siano oggetto di


pubblicit, in modo che esistano documenti informativi - anche da asporto
gratuito, come i fogli informativi - atti a precostituire il parametro delle
condizioni applicabili. Le due fattispecie paiono alternative nella delibera, ma si
cumulano nelle istruzioni, che esentano dall'obbligo di forma scritta la
transazione occasionale di valore non eccedente i 5.000 euro.
Quanto al contenuto minimo obbligatorio del contratto, l'art. 117, 4 co.
impone che esso fornisca notizie chiare ed esaustive delle condizioni
economiche, indicando il tasso d'interesse ed ogni altro prezzo e condizione
praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di
mora.
Gli elementi elencati non possono essere pi sfavorevoli di quelli
pubblicizzati - s'intende, all'epoca di conclusione del contratto - ai sensi dell'art.
116 e non possono essere determinati per rinvio agli usi, a pena di nullit (art.
117, 6 co.).
Il vuoto creato dall'assenza delle indicazioni minime richieste al 4
comma e dalle nullit comminate dal 6 comma viene colmato dal meccanismo
di integrazione legale del contratto predisposto dall'art. 117, 7 comma.
La tecnica di determinazione della clausola sostitutiva di clausola nulla
stata odifi ata dal d. lgs. .
, pe i otivi des itti dalla elazio e: La
modifica volta a rendere pi efficace la disposizione sulla sostituzione
automatica di clausole. La prassi applicativa ha infatti messo in evidenza che in
alcuni casi questa disposizione, concepita a tutela del cliente, pu rivelarsi
sva taggiosa, i ua to i tassi dei BOT ell ulti o a o lett. a o le alt e
condizioni pubblicizzate in corso di rapporto (lett. b) possono risultare peggiori
rispetto a quelle praticate dalla banca (ma non pubblicizzate correttamente) al
momento della conclusione del contratto. Sulla disposizione cos come
attualmente formulata sono stati altres avanzati recentemente dubbi di
legittimit costituzionale (cfr. ordinanza n. 338/2009 della Corte
Costituzionale). La modifica proposta chiarisce che la sostituzione automatica
o po ta l appli azio e della o dizio e pi va taggiosa t a uella i vigo e al
momento della stipula del contratto e quella in vigore al momento in cui
l ope azio e vie e effettuata o il se vizio eso .
Nella e ota ipotesi di a a za di pu li it, esta l i iso fi ale del
vecchio 7 co., secondo cui nulla dovuto dal cliente alla banca.

L'attivit di banche e intermediari finanziari si svolge sempre pi di


frequente non solo attraverso contratti legislativamente o socialmente tipici,
dotati quindi di riferimenti sufficientemente completi sulla configurazione del
contratto e sulla disciplina applicabile, ma anche attraverso contratti nuovi,
rispetto ai quali il T.U. ha ritenuto prevalente l'esigenza di esatta definizione
delle fattispecie, sia per l'informazione del cliente che per un ordinato
andamento del mercato. Ci spiega la collocazione, nell'ambito dell'art. 117, 8
o., di u a o a he att i uis e alla Ba a d'Italia u a t a seu te i tesa
con la Consob, introdotta dalla legge risparmio, scompare con il d. lgs. n. 141) il
pesante potere conformativo di prescrivere che determinati contratti o titoli,
individuati con riferimento alla denominazione o a particolari criteri
qualificativi, abbiano - a pena di nullit - un contenuto tipico determinato. Della
norma, fortemente limitativa dell'autonomia negoziale e della potenziale
concorrenzialit dell'offerta, non risulta ad oggi fatto uso se non nella disciplina
dei titoli emessi da banche, peraltro successivamente modificata, e nella
tipizzazio e di u
o to o e te se pli e po tata dalle ist uzio i di vigila za
in materia di trasparenza, per individuare uno strumento basico di operativit
he le a he posso o off i e ai o su ato i .
Capo I - L'informazione in corso di rapporto.
Nuovamente sotto il versante dell'informativa, l'art. 119 regola le
comunicazioni da fornire alla clientela nel corso dei contratti di durata,
fissandone una cadenza minima annuale. al 1 co. della norma sono state
apportate due modifiche ad opera del d. lgs. n. 141: da un canto si precisa che
le comunicazioni periodiche alla clientela oltre che in forma scritta possono
esse e fo ite dall i te edia io " edia te alt o suppo to du evole
preventivamente accettato dal cliente", secondo la stessa ratio dell illust ata
odifi a dell a t.
i favo e dell ope ativit ulti a ale; d alt o a to,
vie e eli i ato il e uisito della o pletezza delle o u i azio i
periodiche: ci permetter, in sede di disciplina secondaria, di evitare che
l e esso di i fo azio e su pu ti o esse ziali p egiudi hi l o iettivo di
fornire alla clientela co u i azio i se pli i e hia e elazio e allo s he a di
d. lgs.).
Contenuto e modalit sono rimessi alla determinazione del CICR (1 co.),

che anche qui ha fissato un paio di paletti, rimettendo alla Banca d'Italia
l'indicazione di contenuto e modalit delle comunicazioni. L'art. 12 della
delibera 2003 prescrive che la comunicazione sia analitica e che indichi
comunque "il tasso d'interesse e le altre condizioni in vigore": un corposo
promemoria per il cliente, destinato appunto a semplificarsi.
Per i rapporti regolati in conto corrente, l'art. 119 prevede che
l'estratto conto possa essere inviato annualmente o con pi ravvicinata
periodicit (semestrale, trimestrale o mensile), a scelta - e a spese - del cliente
(2 co.).
Dal ricevimento dell'estratto conto e delle altre comunicazioni
periodiche alla clientela decorre un termine di sessanta giorni trascorso il
quale, in mancanza di opposizione scritta, i documenti trasmessi si intendono
approvati (3 co.).
Va o u ue i o dato he l'app ovazio e dell estratto conto non
preclude la possibilit di una successiva impugnazione dell'estratto conto per
c.d. "vizi formali" (errori di scritturazione e di calcolo, omissioni o duplicazioni)
ai sensi dell'art. 1832, 2 co. c.c., se pure nel breve termine di decadenza di sei
mesi dalla data di ricezione dell'estratto conto relativo alla liquidazione di
chiusura; termine che peraltro, per prevalente giurisprudenza, opera anche per
la banca.
Accanto al diritto d'informativa periodica, il cliente ha altres diritto ad
ottenere copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in
essere negli ultimi dieci anni, diritto che la norma (come novellata dal d. lgs. n.
342 del 1999) espressamente estende a colui che succeda a qualunque titolo al
cliente o che subentri nell'amministrazione dei suoi beni, risolvendo cos, ad
esempio, i dubbi sul diritto di accesso alla documentazione da parte del
curatore fallimentare del cliente.
Capo I - La disciplina delle modifiche unilaterali del contratto.
Fortemente penalizzante per il cliente stato il pieno adattarsi, da
parte del T.U. (art.118), alla prassi corrente della disciplina delle modifiche
contrattuali sfavorevoli al cliente. La norma stata oggetto di ripetute
modifiche di diverso segno, di seguito diacronicamente illustrate, che ne hanno
odifi ato l o igi a ia po tata, te de do a diseg a e u egi e diffe e te pe
clientela retail e imprese.

Nell o igi a ia ve sio e, l a t.


i o os eva la possi ilit he tali
essere unilateralmente e discrezionalmente introdotte dalla banca nei con
condizione che il cliente avesse sottoscritto appositamente la relativa clausola vessatoria e ch
variazioni fossero comunicate al cliente nei modi e nei termini stabiliti dal CICR.
A fronte dell'applicazione unilaterale da parte della banca delle condizioni
sfavorevoli, il cliente aveva il 'rimedio' del recesso "senza penalit" dal
contratto, da esercitare nel ristrettissimo termine di quindici giorni "dal
ricevimento della comunicazione scritta, ovvero dall'effettuazione di altre
forme di comunicazione" (art. 118, 3 co.): la norma si commentava da sola se
si pensava al caso di un qualunque affidamento da cui il cliente dovesse
rientrare con velocit per non sottostare al peggioramento delle condizioni
economiche del rapporto.
L'art. 118 T.U. era in linea di massima salvaguardato dalla successiva
disciplina delle clausole abusive e, in particolare, dalla previsione secondo cui,
se il contratto ha ad oggetto la prestazione di servizi finanziari, non trova
applicazione la presunzione di vessatoriet relativa alle clausole di modifica
unilaterale delle condizioni contrattuali (ora art. 34, 3 co. CdC).
Detta salvezza non lasciava per intatta la disciplina dell'art. 118 T.U.,
che si limitava a prevedere la sola necessit di pattuizione preventiva. L'art. 33,
3 co. CdC (gi art. 1469 bis, 4 co. c.c.) introduce, infatti, ulteriore e diverso
criterio, condizionando la potest di variazione alla ricorrenza di un giustificato
motivo. A riguardo, la giurisprudenza precisava che il requisito non integrato
dal ricorso a "formula vaga e sostanzialmente rimessa all'unilaterale
determinazione della banca" (nella specie, "esigenze organizzative"), perch
"ci che la norma vuole prevenire la modifica meramente potestativa, ad
libitum della banca" (App. Roma, 24 settembre 2002, punto 14). E analogo
i di izzo si va o solida do elle de isio i dell ABF infra), che ha escluso
l ido eit di fo ule uali
utato o testo di e ato , esige za di off i e
alla lie tela u a st uttu a di p ezzo se plifi ata , effetti p odotti dall attuale
isi e o o i a e fi a zia ia .
L'esigenza che la banca espliciti le ragioni della modifica contrattuale
costituisce un elemento di riequilibrio della reciproca posizione delle parti che
ha manifestato una capacit espansiva idonea a travalicare i confini della tutela
del consumatore, come legislativamente definito, estendendosi all'intera

clientela, quale fruitrice di un servizio offerto su un mercato concorrenziale, le


cui dinamiche sono lese dalla standardizzazione della presenza di clausola che
attribuisca alle banche un generalizzato ed immotivato ius variandi (AGCM,
Indagine conoscitiva sui prezzi alla clientela e conseguente segnalazione ai
sensi degli artt. 21 e 22 l. antitrust in cui stigmatizza il metodo di
comunicazione impersonale delle variazioni, ritiene incongruo il termine per
esercitare il recesso e, soprattutto - dopo aver sottolineato l'esigenza che
ricorra giustificato motivo della modifica nei contratti con i consumatori suggerisce che tale requisito s'estenda a tutti i contratti rientranti nell'ambito
d'applicazione del T.U.).
La segnalazione dell'Autorit garante raccolta nell'ambito
dell'articolata manovra varata dal Governo il 30 giugno 2006 che, fra l'altro,
i lude u de eto legge ife i ile all allo a Mi ist o delle attivit p oduttive
('decreto Bersani', n. 223 del 4 luglio, conv. in l. n. 248 del 2006) che introduce
una serie di misure a tutela della concorrenza, espressamente richiamando
anche le raccomandazioni e i pareri dell'Autorit garante (art.1).
Il 'decreto Bersani' (art. 10, 1 co.) sostituiva quindi integralmente l'art.
118 T.U., raccogliendo le indicazioni fin qui riferite e compiendo anche passi
ulteriori.
Si prevede, infatti, che: la modifica contrattuale deve avere sempre
giustificato motivo (1 co.); deve essere oggetto di comunicazione scritta
individuale e comprensibile, con preavviso minimo di 30 giorni (2 co.); il
termine per il recesso - senza penalit e senza spese di chiusura - di 60 giorni
(2); al cliente recedente non s'applicano le variazioni comunicate (2 co. in
fine). Resta la sanzione dell'inefficacia delle modifiche per le quali non siano
state osservate le riferite regole, ma limitata all'ipotesi di variazioni
"pregiudizievoli per il cliente" (3 co.). Quest'ultima locuzione ha sostituito,
nella legge di conversione, quella di o su ato e p ese te el de eto he
presentava una portata restrittiva estranea all'impostazione e alla ratio della
disposizione.
Il o. dell a t.
ve sio e Be sa i o tie e poi u 'i ovativa
misura di riequilibrio sostanziale delle posizioni di banca e cliente (migliorata
ella te i a di fo ulazio e i sede di o ve sio e e, poi, ito ata o la
finanziaria 2008, l. n. 244 del 2007, art. 2, 451 co.): "Le variazioni dei tassi di
interesse adottate in previsione o in conseguenza di decisioni di politica
monetaria riguardano contestualmente sia i tassi debitori che quelli creditori, e

si applicano con modalit tali da non recare pregiudizio al cliente".


S'intende cos ovviare alla diffusa prassi secondo cui le modifiche verso
l'alto del tasso ufficiale di sconto disposte dalla BCE hanno immediate ricadute
solo sui tassi passivi, mentre non riversano pari benefici sui tassi di
remunerazione dei depositi della clientela, sui quali invece prontamente
ricadono le riduzioni del tasso di sconto.
Il d. lgs. .
del
sostituis e a sua volta i teg al e te l a t.
, se za
pe odifi a e l i pia to he esso aveva assu to o il de eto Be sa i e
che si appena riferito. Al contenimento della potest modificativa della banca
discendente dalla generalizzazione a tutta la clientela del requisito del
giustificato motivo delle variazioni sfavorevoli per il cliente, apportato dal
de eto Be sa i , si aggiu ge u ulte io e effetto di o te i e to dis e de te
dal d. lgs. 141, la cui principale novit consiste nel restringere in maniera
i e uivo a l a ito di appli azio e della o a.
I fatti, l esp essio e o t atti di du ata che in sede applicativa ha
sollevato numerose incertezze interpretative e tensioni applicative, specie in
relazione ai contratti di mutuo - vie e affia ata a uella o t atti a te po
i dete i ato , al fi e di hia i e he le odifi he u ilate ali so o o se tite
soltanto nei rapporti che si estendono nel tempo senza una scadenza
predeterminata (es. conti correnti, aperture di credito a tempo indeterminato).
Ci implica che nei contratti a tempo determinato (es. mutui, aperture di
credito a tempo determinato) non potranno essere inserite clausole che
consentono di modificare unilate al e te le o dizio i o t attuali elazio e
allo schema di d. lgs.).
I
ealt, l affe azio e totalizza te appe a ipo tata o t ova
riscontro nel definitivo testo dello schema di d.lgs., divenuto poi legge. Vero
che, infatti, si introduce un regime differenziato per i contratti di durata, per i
quali non preclusa ogni modifica unilaterale, bens solo quella delle clausole
ave ti ad oggetto i tassi di i te esse a t.
, o. .
Ulteriore modifica contenitiva introdotta dal d. lgs. 141 riguarda
l i dividuazio e del pe i et o o t attuale odifi a ile dalla a a, o la
sostituzio e della fo ula o dizio i di o t atto o
uella o dizio i
p eviste dal o t atto , es lude do ui di la possi ilit di i t odu e lausole
nuove e consentendo solo di operare in modifica di quelle esistenti, come
o divisi il e te valutato dall A it o Ba a io Fi a zia io ABF Napoli,

aprile 2010, n. 192).


La norma perfezionata per altri profili: viene, infatti, allineato il
termine di preavviso con quello di e esso, pe ui l appli azio e delle uove
condizioni potr avvenire decorso il termine di due mesi allorch il cliente non
a ia ese itato il e esso; vie e sa ata l asse za di egole pe i appo ti al
po tato e, i
odo da e de e possi ili le modifiche unilaterali in caso di
rapporti al portatore, per i quali la comunicazione (necessariamente
pe so alizzata p evista dall attuale fo ulazio e dell a t.
o
evide te e te p ati a ile il CIC o la Ba a d Italia i dividue e e o fo e di
comunicazione impersonali, come per esempio la pubblicazione sul sito
i te et o p esso le filiali
elazio e allo s he a di d. lgs. .
A po hi esi dall e t ata i vigo e del uovo a t.
, la sua po tata
vie e uova e te i isa o l introduzione di un co. 2 bis (ad opera di una
delle ipetute a ov e e o o i he su edutesi el
, il .d. de eto
sviluppo , d.l. .
del
, o v. i l. .
del
iap e do la possi ilit
di odifi a e i tassi d i te esse ei o t atti di durata nella forma che,
modificata in sede di conversione del d.l. 70 con una forte pressione della
Confindustria, di seguito si illustra.
La norma - che opera solo se il cliente non un consumatore n una
microimpresa (individuata per rinvio alla normativa sui servizi di pagamento e
v. art. 126 bis, 3 co.), quindi per la generalit degli affidamenti della clientela
imprenditoriale - si ollo a al di fuo i dell ipotesi di odifi a dis ipli ata dal
esiduo o po dell a t.
, legitti a do l i se i e to in contratto di clausole,
esp essa e te app ovate dal lie te , he p eveda o la possi ilit di
modificare i tassi di interesse al verificarsi di specifici eventi e condizioni,
p edete i ati el o t atto .
Si innesta cos un automatismo applicativo della clausola contrattuale,
che esclude la necessit del riscontro del giustificato motivo e del preavviso,
con il conseguente diritto di recesso: le variazioni di tasso costituiscono infatti,
in tal caso, momento esecutivo della clausola contrattuale originaria. La
necessit di apposito accordo fra le parti e la specificit delle clausole che
prevedono i meccanismi di variazione dei tassi costituiscono le condizioni
necessarie per configurare la fattispecie, che non integra modifica contrattuale
nella misura in cui la clausola introduca meccanismi di modifica dei tassi

u ivo i e i osta ziati, io effettiva e te dotati del a atte e di spe ifi it


richiesto dalla norma. Diversamente si ricade a me pare nella disciplina
generale delle modifiche contrattuali. La norma risulta, quindi, disegnare un
regime differenziato per la generalit delle imprese che esorbitano dai ristretti
confini della nozione di microimpresa.
Capo I - La dis ipli a della ato is o.
Dopo l i t oduzio e del T.U., si sono registrati due ordini di interventi
normativi di segno molto diverso - destinati ad incidere autoritativamente
sulla struttura dei costi dei contratti di concessione di credito stipulati
ell a ito dell o di a ia attivit a a ia. I pu ti to ati iguardano la clausola
anatocistica e la commissione di massimo scoperto.
Il d.lgs. n. 342 del 1999 ha inserito, nel contenitore dell'art. 120,
disposizioni "d'emergenza" in tema di anatocismo bancario, mosso dai
problemi sorti con riferimento alla clausola contrattuale che prevede le
modalit di capitalizzazione degli interessi.
L'art. 1283 c.c. in via generale vieta l'anatocismo, ma la regola ammette
deroga in forza di usi contrari. Nella vigenza di detta norma, i contratti bancari
prevedevano che gli interessi maturati in favore della banca nell'ambito dei
rapporti di conto corrente si capitalizzassero trimestralmente, con clausola la
cui legittimit stata a lungo avallata dalla giurisprudenza di Cassazione, che
riteneva la contrattazione uniforme atta a configurare un uso rilevante ai fini
della deroga alla disciplina codicistica.
La situazione muta radicalmente con l'inversione della giurisprudenza
della Corte che, nel volgere di pochi mesi, emana tre sentenze (nn. 2374, 3096,
12507, tutte del 1999) di identico tenore che comminano la nullit della
clausola di capitalizzazione trimestrale sulla base dei seguenti argomenti: gli usi
cui si riferisce l'art. 1283 c.c. sono usi normativi (artt. 1 e 8 preleggi), non
semplici usi negoziali (art. 1340 c.c.) o interpretativi (art. 1368 c.c.); pertanto, in
materia non rilevano le NUB, che hanno natura di condizioni generali di
contratto; non si riscontrano gli estremi per accreditare l'esistenza di usi
normativi.
Argomenta a riguardo la Corte che per configurare un uso normativo
devono riscontrarsi sia il requisito oggettivo (uniforme e costante ripetizione di
un dato comportamento) sia il requisito soggettivo (consapevolezza di prestare

osservanza, operando in un certo modo, ad una norma giuridica). Non quindi


sufficiente rilevare che la clausola di anatocismo trova generale applicazione
nei rapporti fra banche e clienti (ci deriva dalle NUB e pu condurre a
ravvisare un uso negoziale), dando luogo ad una prassi "in concreto ineludibile
se si vuol porre in essere un certo tipo di rapporti, perch richiesta da uno dei
contraenti mediante clausole uniformi e predisposte". Ci che manca la
consapevolezza di prestare osservanza ad una norma giuridica, che "non deve
essere unilaterale, ma costituire opinione comune dei contraenti in un
determinato settore".
Le sentenze riferite hanno immediatamente dato luogo ad un capillare
contenzioso, anche con diffuse aspettative di rinegoziazione degli interessi
maturati. La scure che in tal modo si abbatteva sui profitti bancari viene
bloccata dalla modifica all'art. 120 apportata dall'art. 25 d. lgs. n. 342 del 1999,
che interviene su due fronti.
Da un canto, si predispone per il futuro una disciplina speciale degli
"interessi maturati nelle operazioni poste in essere nell'esercizio dell'attivit
bancaria", seguendo ancora una volta la linea della delegificazione: il CICR a
stabilire "modalit e criteri per la produzione di interessi sugli interessi",
secondo opzioni legislativamente non definite salvo - ed regola idonea ad
incidere sugli attuali assetti contrattuali - che per la necessit di prevedere che
"nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela la
stessa periodicit nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori" (2 co.).
D alt o a to, si i te vie e sui o t atti i o so, legitti a do la
sopravvivenza delle clausole ritenute nulle dalla Cassazione: esse restano valide
ed efficaci fino all'entrata in vigore della delibera CICR prevista al 2 comma, al
cui disposto devono poi adeguarsi nei modi e nei tempi stabiliti dalla stessa
delibera. In difetto di adeguamento, "le clausole divengono inefficaci e
l'inefficacia pu essere fatta valere solo dal cliente" (3 co.). La previsione
immediatamente investita da una pioggia di ordinanze che sollevano la
questione della sua legittimit costituzionale per numerosissimi profili. A
distanza di un anno giunge la decisione della Corte Costituzionale (n. 245 del
2000) che cassa la norma, riaprendo la questione per le clausole presenti nei
o t atti hiusi p i a dell e t ata i vigo e della uova o ativa.
Nel frattempo il CICR (delibera 9 febbraio 2000) tempestivamente
intervenuto ai sensi del 2 comma dell a t.
, diseg a do u a dis ipli a

speciale dell'anatocismo bancario, sottratta al divieto di diritto comune posto


dal ricordato art. 1283 c.c., ma anche a parametri cautelativi rispetto ad uno
sviluppo quantitativo potenzialmente abnorme degli interessi anatocistici,
derivante da una ravvicinata periodicit di capitalizzazione, che non in alcun
modo esclusa dalla delibera.
Se la delibera CICR dispone per i contratti in corso, la decisione della
Corte Costituzionale n. 245 del 2000 riapre la questione per i contratti chiusi
p i a dell e t ata i vigo e della uova o ativa, ui di i possi ilitati a
conformarsi ai contenuti della delibera CICR.
Dopo incertezze giurisprudenziali, le Sezioni Unite della Cassazione
(sentenza n. 21095 del 2004) sono to ate a i adi e l i di izzo del
,
confermando altres che la nullit della clausola d'anatocismo trimestrale
'unilaterale' rilevabile d'ufficio (Cass. n. 10599 del 2005).
La relativa conflittualit continua a divampare e non appare
destinata a spegnersi rapidamente - visto l o ie ta e to giu isp ude ziale a
ite e e de o e te il te i e de e ale di p es izio e dell azio e di
ripetizione delle somme computate a titolo di interessi anatocistici non dalla
data di chiusura trimestrale del conto che egist a l adde ito, a da uella di
definitiva chiusura del rapporto di conto corrente.
Sul tema sono intervenute le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza
n. 24418 del 2010) che elaborano una soluzione differenziata in base alla
atu a dell a otazio e, se effettiva e te soluto ia, ave te io lo s opo e
l effetto di u o sposta e to pat i o iale i favo e della a a , ovve o o
funzioni di mero ripristino della disponibilit, come normalmente avviene nelle
aperture di credito regolate in conto corrente: solo per questa seconda ipotesi,
il te i e p es izio ale dell azio e di ipetizio e de o e dalla data i ui
stato esti to il saldo di hiusu a del o to .
A he i uesta o asio e, o e el
, l i te ve to legislativo o si
fatto attendere: il c.d. decreto milleproroghe (d.l. n. 225 del 2010, conv. in l.
n. 10 del 2011), ha introdotto una norma che si presenta come interpretazione
autentica (quindi, applicabile anche ai rapporti pregressi) - I o di e alle
operazioni bancarie regolate i o to o e te l a t.
del odi e ivile si
interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti
dall a otazio e i o to i izia a de o e e dal gio o dell a otazio e stessa accompagnata da una diretta prescrizione, seco do ui I og i aso o si fa

luogo alla restituzione di importi gi versati alla data di entrata in vigore della
legge di o ve sio e del p ese te de eto legge a t. , o.
.
La o a
stata su ito po tata all atte zio e della Co te
Costituzionale da diverse ordinanze di rimessione e, nella prolungata attesa
della delibazione, la giurisprudenza ha elaborato percorsi interpretativi
sosta zial e te disappli ativi della p evisio e del
illep op oghe ,
generalmente rifacendosi alla soluzione adottata dalle SS.UU. nel 2010.
Pi volte annunciata, la pronuncia di incostituzionalit, per contrasto
con gli artt. 3 e 117 Cost., della norma in parola (sentenza 5 aprile 2012, n. 78)
si a atte izza pe l asp ezza delle motivazioni, che ne stigmatizzano non solo
l i agio evolezza i ua to o a fo al e te i te p etativa, a di fatto
i ovativa e, ui di, et oattiva , a a he il uolo di i ge e za del pote e
legislativo ell a
i ist azio e della giustizia , i via ge e ale vietato dall a t.
6 della Convenzione europea sui diritti umani, costituzionalmente rilevante ai
se si dell a t.
, o. ella pa te i ui i po e la o fo azio e della
legislazio e i te a ai vi oli de iva ti dagli o lighi i te azio ali .
All i do a i della p o uncia, quindi, riprende pieno vigore la soluzione
interpretativa delle SS.UU. in ordine alla differenziata decorrenza del termine
prescrizionale ed ripristinato il diritto alla restituzione degli importi gi versati
in forza di clausola anatocistica rivelatasi nulla.
Capo I - Dalla commissione di massimo scoperto all'art. 117 bis T.U.
L uso del da a o p estato dalle a he t adizio al e te i o t a u a
st uttu a dei osti o plessa: a a to all i te esse capitalizzato nei modi
illustrati ai precedenti paragrafi si colloca una struttura commissionale
complessa che determina un sensibile accrescimento del costo dei
finanziamenti. Il problema stato affrontato sia per il versante della
rispondenza delle relative clausole alle regole di trasparenza contrattuale, sia
o atti d i pe io o ie tati al divieto, st ade he si so o fi o a ivelate
inidonee a governare efficientemente il fenomeno.
La questione iniziava ad essere sollevata con riferimento alla
commissione di massimo scoperto (CMS), che costituiva una consistente voce
di osto, ulte io e ispetto all i te esse, del fi a zia e to o esso.

La s a sa tolle a ilit della CM e e sa i giu isp ude za, i


o iti
del Governatore, che in rituali occasio i ha ualifi ato la CM istituto po o
dife di ile sul pia o della t aspa e za , i i iziative dell Auto it ga a te pe la
concorrenza, in interventi del legislatore.
L AGCM ha o solo ipetuta e te seg alato la a e te t aspa e za
ell evide ziazio e di una voce di costo di non agevole determinazione per il
lie te e i a he dopo l i te ve to o ativo di ui si di f a u atti o, f .
parere del 2 febbraio 2009), ma ha anche condannato le maggiori banche per
pratiche commerciali scorrette relative alle modalit di applicazione della CMS
(provvedimenti tutti del 23 dicembre 2008, n. 19352 Monte dei Paschi, n.
19353 Unicredit, n. 19354-BNL, n. 19355-Intesa). Detti provvedimenti si sono
o lusi o l assu zio e di i peg i vi ola ti ai se si dell a t. , o. CdC
che sono stati ritenuti idonei a far venir meno i profili di scorrettezza della
pratica commerciale. Essi si articolano in un miglioramento della qualit
dell i fo azio e e ella sostituzio e della CM o alt i tipi di o
issio e.
A he l atte zio e del legislato e si
ipetuta e te ivolta sulla
o
issio e i i i ata . U ipotesi di divieto, se pu o fo ulata i
termini categorici, era prevista nel quadro delle liberalizzazioni programmate
dal ministro Bersani, ma era inclusa el .d. Be sa i , diseg o di legge ai
definitivamente approvato.
L o asio e dell i te ve to stata poi olta ella su essiva legislatu a,
i sede di o ve sio e del .d. de eto a ti isi .
del
, o l a t. bis
introdotto in sede di conversione dalla l. n. 2 del 2009.
La norma introduceva una parziale nullit delle CMS come strutturate,
consentendo una riconfigurazione della struttura commissionale
esp essa e te assoggettata all a t.
T.U. No si o figu a, quindi, un
al ie e, o ealizza u i te ve to auto itativo sull a
o ta e del osto del
danaro, ma sui modi della sua configurazione.
L i t e io f a st u e ti auto itativi e di t aspa e za ealizzato o u a
previsione intessuta di complessi distinguo ha avuto come esito un il
a te i e to e, i
olti asi, l au e to del osto complessivo dei
fi a zia e ti, ui segue l i posizio e di u parziale calmiere (tetto trimestrale
dello , dell i po to dell affida e to apposto o a tutte le o
issioni e
spese, ma alla sola commissione sulla messa a disposizione della linea di fido
a t. d.l. .
del
, he odifi a l a t. bis in commento), provocando

una migrazione della contrattualistica bancaria verso nuove commissioni e


spese, caratterizzate dalla penalizzazione dei fidi di minore importo e,
soprattutto, per gli sconfinamenti dalle posizioni affidate.
u tale situazio e i te vie e la legge di o ve sio e del .d de eto
salva-Italia .
del
, o v. i l.
/
he i t odu e el T.U. l a t.
117 bis, i te a di e u e azio e degli affida e ti e degli s o fi a e ti . La
norma stata successivamente ritoccata (d.l. 29/2012, conv. in l. 62/2012),
all'esito di convulse vicende normative, senza modificarne l'impianto.
La nuova disposizione inserita nel T.U. impone una drastica
semplificazione della struttura commissionale, identificando quali possono
esse e gli u i i o e i a a i o del lie te ei asi di apertura di credito (1 co.)
e di sconfinamento (2 co.).
Per i contratti di ape tu a di edito, l o e e u i o ostituito da u a
commissione onnicomprensiva calcolata in maniera proporzionale rispetto alla
somma messa a disposizione del cliente e alla durata dell'affidamento, e un
tasso di interesse debitore sulle somme prelevate. L'ammontare della
commissione non pu superare lo 0,5 per cento, per trimestre, della somma
essa a disposizio e del lie te .
Per i casi di sconfinamento (extra-fido o in assenza di procedura di
affida e to , l o e e
ostituito da u a o
issione di istruttoria veloce
determinata in misura fissa, commisurata ai costi", che si cumula all'interesse
debitore sull'ammontare dello sconfinamento.
Co
i ata la ullit pe le clausole che prevedono oneri diversi o
o o fo i ispetto a ua to sta ilito , o salvezza del o t atto o. , si
i etto o al CIC e f . DM E o o ia
giug o
l e a azio e delle
disposizio i appli ative e l i dividuazio e di alt i o tratti per i quali si
po ga o a aloghe esige ze di tutela del lie te , ui appli a e la o a,
o h dei asi i ui, i elazio e all'e tit e alla du ata dello s o fi a e to,
o sia dovuta la o
issio e di ist utto ia velo e di ui al o
a
o.).
Al di fuori del tessuto del T.U. stata collocata una previsione di
specifica tutela di fasce deboli di utenza bancaria (le "famiglie consumatrici"),
esentate dalla commissione di cui all'art. 117 bis, 2 co. T.U. in caso di limitato e
sporadico sconfinamento (art. 1, co. 1 ter d.l. 29/2012, conv. in l. 62/2012).

Capo I - Il diritto di recesso.


Il d. lgs. n. 141 coordina nel T.U. previsioni incluse in altre fonti
o ative, he el t a sito e el oo di a e to o la uova o ativa
subiscono modifi he di dive so spesso e. i he a ade o l a t.
bis, che
importa nel T.U. il diritto di recesso del cliente dai contratti a tempo
indeterminato, senza penalit e senza spese.
La previsione era stata introdotta dalla legge di conversione del
de eto Be sa i l. .
del
, este de do alla ge e alit della lie tela
u a isu a he l o di a e to ollegava a spe ifi he fattispe ie, ge e alizza do
la li e t di svi ola si dal o t atto a o e fe e , a p es i de e da
qualunque modifica sfavorevole applicata dalla banca (cfr. art. 118, 2 co.).
La norma costituiva la prima avvisaglia di nuovi orientamenti che da un
canto tendono a favorire la mobilit della clientela bancaria per incentivare la
o o e za f a a he a he su i pulso dell AGCM; cfr. Indagine conoscitiva
sugli ostacoli alla mobilit della clientela bancaria, IC del
, d alt o a to
i o o o all i ge e za auto itativa sui osti a a i supra) che, in un mercato
o e t ato, si so o ivelati i gesti ili on i tradizionali strumenti della
trasparenza contrattuale.
Gli scollamenti fra la formulazione originaria e quella del T.U. sono
dettagliatamente illustrati dalla relazione allo schema del d. lgs. 141, ove si
sottoli ea i p i o luogo he l a ito di applicazione del diritto di recesso,
p e ede te e te ife ito ai o t atti di du ata ,
i ve e i os itto ai
o t atti a te po i dete i ato , i
oe e za o la disti zio e delle
fattispe ie i t odotta all a t.
supra), con la disciplina del recesso nel
edito al o su o di ui all a t.
quater (infra) e in continuit con
l i te p etazio e della o a fo ita dallo stesso Mi iste o pe lo sviluppo
e o o i o ota fe aio
. La stessa elazio e i o da he pe gli alt i
contratti, in cui presente una scadenza prefissata (es. aperture di credito a
tempo determinato), il recesso rimarrebbe possibile ai sensi delle norme
civilistiche (art. 1373), secondo cui nei contratti a esecuzione continuata o
periodica pu essere attribuita a una delle parti la facolt di recedere in corso
di appo to, eve tual e te a f o te di u o ispettivo .

I se o do luogo, la elazio e i hia a l attenzione sulla nuova


previsione che fa eccezione al rigido divieto di applicare spese al cliente che
e ede, att i ue do al CIC, i li ea o le i hia ate p e isazio i del MIE ,
la o pete za ad i dividua e i i o si dovuti dal lie te i elazio e a servizi
aggiu tivi da lui i hiesti i o asio e del e esso . Nelle o e dell i te ve to
del CIC, si i o da he le p e isazio i del MIE ite eva o o adde itali sia
le spese qualificate in contratto come costi di chiusura, sia quelle relative a
se vizi aggiu tivi uali il t asfe i e to dei titoli p esso alt o i te edia io
(che peraltro adempimento che costituisce normale esecuzione della
chiusura di un conto di deposito titoli), ammettendosi solo la richiesta di
rimborsi delle spese sostenute per la prestazione di un servizio aggiuntivo che
i hiedesse l i te ve to di u soggetto te zo.
Capo II - Il credito al consumo: evoluzioni disciplinari.
L o igi a ia dis ipli a del
edito al o su o po tata dal T.U.
discendeva, come si detto, dalla normativa di adeguamento alla direttiva
87/102.
Tale direttiva richiedeva un intervento di decisa modifica, soprattutto
per i motivi lapidariamente esposti nella risoluzione del Consiglio UE 26
novembre 2001, che concorre con le relative iniziative della Commissione.
L il Consiglio: "Constata che la quota del consumo finanziata
att ave so il edito i tutte le sue fo e o essa d'au e ta e; he pu se
il credito costituisce un elemento di traino della crescita economica e del
benessere dei consumatori, esso rappresenta anche un rischio per i fornitori di
credito e una minaccia di costi supplementari e di insolvenza per un crescente
u e o di o su ato i; P e de atto dell'i te zio e della Co
issio e, i
seguito agli studi e alle audizioni effettuati, di proporre, nel quadro della
revisione della direttiva sul credito al consumo, una certa armonizzazione delle
misure preventive inerenti alle norme riguardanti l'informazione dei debitori, la
responsabilit di coloro che offrono credito, le indennit e le spese in caso di
mancata esecuzione del contratto e il ruolo degli intermediari del credito o
delle agenzie".
In tale quadro s'inseriva la proposta di direttiva 2002/443 che, dopo un

iter faticoso, al fine sfociata nella direttiva 2008/48 del 23 aprile 2008 il cui
impatto modificativo peraltro pi contenuto rispetto alle attese.
Alla di ettiva s dato adegua e to o il d. lgs. .
del
, ui
hanno fatto seguito il d.m. Economia 3 febbraio 2011 e le istruzioni di vigilanza
del 9 febbraio 2011.
Il perno caratterizzante della disciplina, ora identificata con riferimento ai
soggetti desti ata i della spe ifi a tutela o pi edito al o su o , a ai
o su ato i o ti ua ad incentrarsi sul concetto di Tasso annuo effettivo
globale (TAEG), su cui si basa il punto forte di tutela del consumatore, che ha
diritto a conoscere previamente il reale costo complessivo del finanziamento,
agendo sul rischio di costi-sorpresa.
Al fine di realizzare tale obiettivo, la direttiva tende a definire in
maniera pi onnicomprensiva le voci di costo che rientrano nel calcolo del
TAEG, elencate in apposito allegato, che stato successivamente modificato,
integrandolo con nuove previsioni di matrice europea (direttiva 2011/90 del 14
novembre 2011).
La normativa pone inoltre una fitta rete di regole ed obblighi di
comportamento cui il finanziatore deve conformarsi. Al rispetto di tale
o plesso dis ipli a e
fi alizzata l att i uzio e di ileva za ai requisiti
o ga izzativi e p o edu ali he i ase all a t. , o. , lett. d T.U., cui segue
l a t.
bis d.m. Economia 3 febbraio 2011 e la sez. XI delle conseguenti
istruzioni) ciascun intermediario deve articolare, allo scopo di predisporre
presidi che agevolino al contempo il rispetto delle regole ed il riscontro di tale
rispetto in caso di eventuali controversie.
L i te ve to di vigila za i elazio e a tali e uisiti, o edato da pote i
sanzionatori, concorre poi con i rimedi civilistici per definire il quadro
sanzionatorio che la direttiva rimette alle previsioni nazionali, richiedendo che
le sa zio i sia o effi a i, p opo zio ate e dissuasive a t.
.

Capo II - 'Prestito responsabile', stabilit degli intermediari, tutela delle


informazioni.
Accanto ad una innovazione (il c.d. prestito responsabile) collegata alla
formalizzare la prevenzione del sempre crescente rischio di insolvenza dei consumatori,
si orienta ad ottimizzare gli strumenti informativi essenzialmente ai fini della
comparabilit delle diverse offerte nazionali, al fine di incentivare la

concorrenza nel mercato europeo, mentre mantiene un approccio minimale


rispetto a profili sostanziali di tutela, dal controllo delle condizioni contrattuali
imposte all'utente al trattamento in caso di rimborso anticipato del prestito.
Viene altres meno (art. 6, par. 3 prop.) uno specifico dovere di
protezione del consumatore da parte dell'intermediario che sarebbe stato
analogo a quello introdotto sempre dalla normativa comunitaria per i settori
assicurativo e dei servizi di investimento - consistente nel "cercare", fra i
prodotti offerti, quello meglio rispondente alle esigenze del consumatore,
tenuto conto della sua situazione finanziaria, dei vantaggi e degli svantaggi
i e e ti al p odotto p oposto e delle fi alit del edito; dove e he ade
e t e l o ligo della valutazio e di adeguatezza del p odotto offe to stato
introdotto sempre dalla normativa comunitaria per gli altri segmenti del
mercato finanziario (mobiliare e assicurativo).
Resta, invece, la previsione - orientata a garantire la stabilit di sistema
dei prestatori - del p estito espo sa ile , pu se il testo defi itivo della
direttiva evita prudenzialmente tale espressione, rubricando il relativo articolo
o ligo di ve ifi a del e ito editizio del o su ato e a t. di . e uovo
art. 124 bis T.U.).
La regola, gi presente in alcuni ordinamenti comunitari,
essenzialmente rivolta alla policy dei rapporti fra prestatori, che "rischiano di
veder diminuire la solvibilit dei clienti a causa di contratti di credito ulteriori
accordati dai loro concorrenti, quando tali contratti sono accordati in
circostanze che mettono a grave rischio la solvibilit del consumatore"
(relazione alla proposta 2002/443).
In tale contesto, quindi, si onera il finanziatore della valutazione della
capacit di rimborso del consumatore "con ogni mezzo a sua disposizione", in
particolare mediante la consultazione di banche dati operanti nei diversi paesi.
Tramontata l'idea originaria di una banca dati europea, la direttiva fa
obbligo agli stati di garantire sistemi di interscambio delle informazioni sia per
le banche dati pubbliche (in Italia la Centrale dei rischi gestita dalla Banca
d Itali sia - ed il profilo di maggior interesse, vista la ridotta misura degli
ammontari interessati - per le banche dati private (e v. il nuovo art. 125 T.U.).
Queste ultime sono sorte nei diversi paesi per gestire un'informazione che
risulta essenzialmente relativa al credito al consumo e presentano una serie di

disomogeneit e/o 'vessazioni' nella selezione e gestione dei dati che


avrebbero forse reso preferibile un sistema europeo omogeneo.
In Italia, ad esempio, le c.d. centrali-rischi private sono state
ripetutamente destinatarie di interventi del Garante per la protezione dei dati
personali, in particolare ricorrenti a tutela del diritto all'oblio, del diritto cio a
veder definitivamente cancellato il dato relativo al proprio inadempimento pur se isolato, gi sanato e di modesto ammontare - dopo un ragionevole arco
di tempo.
Solo il 1 gennaio 2005, dopo un'intensa e prolungata consultazione,
entrato in vigore il Codice deontologico sui sistemi di informazioni creditizie,
promosso dal Garante in base all'art. 117 del codice sulla privacy (d. lgs. n. 196
del 2003), che ha regolato - con la forma di 'codificazione autodisciplinare'
prevista dall'art. 12 del codice sulla privacy - le modalit di trattamento dei dati
perseguendo il fine di bilanciare il diritto alla riservatezza dei debitori e
l'interesse alla valutazione del merito di credito dei partecipanti al sistema.
L appli azio e di tale o ativa o a fatta esp essa e te salva dal T.U. a t.
125, ult. co.), che la integra con le specifiche regole comunitarie relative
all i fo azio e del o su ato e. egole spe ifi he pe la seg alazio e dei
ritardi di pagamenti sono state poi inserite in una delle ripetute manovre
economiche del 2011 (art. 8 bis l. n. 106).
Con riferimento alle banche dati considerate si registra, per altro
aspetto, un intervento in tema di sicurezza teso a contrastare, nel settore del
credito al consumo, le frodi informatiche aventi per scopo il furto di identit,
totale o parziale (c.d. phishing). La nuova normativa, prevista dalla legge
comunitaria 2009 (art. 13 l. n. 96 del 2010), articolata dal d. lgs. n. 64 del
2011 che - integrando il d. lgs. n. 141 con un nuovo Titolo V bis - istituisce un
sistema pubblico di preve zio e
asato su u
a hivio e t ale
i fo atizzato di ui titola e il Mi iste o dell E o o ia, alle ui i fo azio i
potranno accedere a titolo oneroso gli intermediari per avere riscontro dei dati
loro sottoposti per richieste di credito, a titolo gratuito i privati che hanno
subito o temono di aver subito un furto di identit.
Capo II - Il credito ai consumatori: ambito di applicazione.
I nuovi artt. 121 a 126 integrano nel T.U. le norme di adeguamento alla

direttiva 2008/48/CE, in relazione alla quale viene innanzi tutto modificata,


come ricordato, la rubrica del capo II, che fa ora riferimento ai consumatori,
tutelati sia ei o f o ti del fi a ziato e he dell i te edia io editizio he
intervenga nella fase distributiva del contratto di credito (art. 125 novies).
La disciplina considerata continua a caratterizzarsi come disciplina
speciale a tutela di tale fascia di contraenti, il che comporta una puntuale
definizione del suo ambito di applicazione.
Nel nuovo testo non modificato il perimetro soggettivo di
applicazione della normativa, che continua a vedere da un lato un
fi a ziato e a t.
, o. lett. f , dall alt o u
o su ato e a t.
,
co. lett. b , soggetti legati da u
o t atto di edito a t.
, o.lett. c)
he o i ada f a le es lusio i di ui all a t.
. L asse za di tale spe ifi o
vi olo o t attuale i o du e ell a ito della dis ipli a ge e ale di
t aspa e za la fattispe ie, apposita e te o side ata, di s o fi a e to dai
limiti della provvista che alimenta un contratto di conto corrente (art. 125
octies).
Ve go o ui di o fe ate u a ozio e asata sull asse za di fi alit
p oduttive dell atto di o su o, l assoluta eut alit della forma tecnica
adope ata pe il fi a zia e to, l es lusio e dalla tutela di soggetti he o
siano persone fisiche, nonostante la presumibile debolezza di professionisti e
piccole imprese nei rapporti con il finanziatore, che normativamente emerge in
zone contigue con la considerazione estesa alle microimprese.
Due significative modifiche toccano il perimetro oggettivo di
applicazione della normativa. La prima (art. 122, 1 co. lett. a) discende dalla
t asposizio e di u i di azio e o u ita ia vi olante, che definisce le soglie
(minima e massima) dei finanziamenti interessati rispettivamente in 200 e
.
eu o, o l effetto di a plia e otevol e te la fas ia tutelata ispetto
al precedente tetto massimo, che risulta pi che raddoppiato.
La seconda innovazione discende invece della possibilit, contemplata
dalla legge delega (art. 33, 1 co., lett. a), di estendere, in tutto o in parte, gli
strumenti di tutela previsti dalla direttiva ad altre fattispecie in cui sussistano
analoghe esigenze di tutela del consumatore.
La norma include, quindi, nella nozione di credito ai consumatori

fattispecie che la direttiva esclude, quali i finanziamenti garantiti da ipoteca di


durata inferiore ai cinque anni (a contrario dall a t.
, o., lett. f). La scelta,
o divisi ile,
os illust ata dalla elazio e, he li ualifi a fi a zia e ti di
li uidit : Tale fattispe ie o i lude i fi a zia e ti pe l a uisto
dell a itazio e, i uali ha o a atte isti he te i he sui generis rispetto alle
quali i presidi di tutela previsti dalla direttiva possono risultare non confacenti.
Per contro, i prestiti di breve durata assistiti da ipoteca risultano analoghi per
finalit e forma tecnica (ad eccezione della garanzia) - al tradizionale credito al
consumo. Del resto, gi oggi i prestiti garantiti da ipoteca costituiscono credito
al consumo se di importo inferiore ai 31.000 euro e se non sono destinati
all a uisto o alla ist uttu azio e di i
o ili .
Capo II - Il redito ai o su atori: li for azio e preli i are.
Ridisegnata in conformit della direttiva la disciplina
dell i fo azio e p eli i a e, he disti gue gli a u i pu li ita i a t.
e
l i fo azio e p e o t attuale a t.
.
Per il primo aspetto la norma he si u i a pu li it , ingenerando
ual he e uivo o o l uso dell ide ti o te i e, ui ife ito ad e t a e le
fattispe ie o side ate dall a t.
T.U., sul ui hia i e to si t atte go o le
istruzioni - ip odu e l ele azio e di ele e ti i fo ativi i hiesti della
direttiva per le comunicazioni pubblicitarie (art. 4, par. 2), da un canto facendo
salva la dis ipli a delle p ati he o
e iali s o ette, d alt o a to
delegifi a do la o ativa di dettaglio, he pe alt o i uo a isu a dettata
dalle norme comunitarie.
Le istruzioni contemplano la possibilit di annunci pubblicitari che non
riportano il tasso d i te esse, he deve esse e i ve e o piuta e te i di ato
ell eve tuale su essiva fase di i fo azio e p e o t attuale.
Ci ha o po tato la spa izio e dai siti di molti finanziatori di
u i fo azio e o piuta, o a u i pu li ita i he i via o pe i osti alla
documentazione da richiedere presso la sede del finanziatore: in tal modo,
l agevole o pa a ilit dell offe ta he la ete o se tiva
fo te e te
depotenziata.
A he pe il se o do aspetto, uello dell i fo azio e p e o t attuale, la
disciplina viene u ifo ata dalla di ettiva he, al fi e di o te e e l overload

informativo, prevede un veicolo omogeneo, costituito da un modulo


contenente le "Informazioni europee di base sul credito ai consumatori",
redatto secondo uno schema predisposto dalla direttiva (Modulo SECCIStandard European Consumer Credit Information).
Eventuali ulteriori notizie possono essere fornite, ma con documento
sepa ato, i
a ie a da ga a ti e la fo alizzazio e dell atte zio e sulle otizie
ite ute ileva ti pe la o figu azio e e la o pa azio e dell offe ta.
Gli obblighi informativi si considerano assolti attraverso la consegna
del modulo standard (art. 124, 2 co.).
Il o su ato e ha pe alt o di itto di otte e e dall i te edia io
hia i e ti adeguati, i
odo he uesti possa valuta e se il o t atto di
edito p oposto sia adatto alle sue esige ze e alla sua situazio e fi a zia ia
o. . L adeguata informazione (conformata alle indicazioni di vigilanza
p eviste dal su essivo o. , ui di, fu zio ale a ealizza e l autotutela del
consumatore, che rimane responsabile della scelta.
Capo II - Il credito ai consumatori: il contratto.
La disciplina relativa al contratto (art. 125 bis) riscritta integrando le
previsioni della direttiva con quelle poste in materia di trasparenza, o
direttamente innestate nel corpo della nuova norma o applicabili per il rinvio
del 2 co., selezionando profili compatibili con la ricordata tecnica di
armonizzazione massima della direttiva, in quanto relativi ad aspetti di diritto
contrattuale rispetto ai quali non sussiste normativa armonizzata, quali ad
esempio i requisiti di forma (1 co.), la relativa sanzione di nullit relativa
(giusta i rinvii del 2 co.), i meccanismi di sostituzione di clausole nulle (7 co.).
Di derivazione comunitaria la clausola generale (art. 125 bis, 1 co.)
se o do ui i o t atti di edito so
i ist a o i fo azio i i
odo hiaro e
o iso . Ta to pe o se ti e al o su ato e di o os e e i suoi di itti e
o lighi i vi t del o t atto di edito considerando 31 dir.).
Alla clausola segue, nella direttiva, il dettaglio delle informazioni da
somministrare tramite il modulo contrattuale. Il legislatore nazionale ha
preferito seguire anche in questo caso la tecnica di delegificazione che
att ave sa il T.U., i ette do all e diadi CIC-Ba a d Italia le p es izio i a

riguardo, peraltro dettagliatamente conformate dalla fonte comunitaria.


Le istruzioni, oltre ad articolare la disciplina in conformit della
normativa comunitaria, provvedono anche a riempire di specifico contenuto la
clausola di chiarezza e concisione prevedendo quanto segue: Fe o esta do
che le parti possono articolare liberamente il testo del contratto, purch in
o fo it o
ua to i hiesto dalla p ese te sezio e, la Ba a d Italia,
ell ese izio delle p op ie fu zio i, itie e he le i fo azio i elative alle
condizioni economiche si possono reputare in ogni caso chiare e concise
ua do il o t atto fa i vio alle I fo azio i eu opee di ase sul edito ai
o su ato i , he i uesto aso so o allegate al o t atto e e ostituis o o il
f o tespizio ez. VII.5.2).
Di derivazione comunitaria sono, ancora, due nuove previsioni relative
alla nullit del contratto.
La p i a i t odu e u a spe ifi a ipotesi di ullit he olpis e l i te o
contratto in mancanza del cuore degli essentialia negotii, tale da non
co se ti e la salvagua dia dell i te a pattuizio e a t.
bis, 8 co.).
La seconda, che riguarda gli effetti della nullit (art. 125 bis, 9 co.),
articola la tutela patrimoniale del consumatore, che non solo tenuto alla
estituzio e el li ite delle somme utilizzate
o es lusio e, ui di, di
addebiti di costi o interessi), ma ha diritto a rateizzare la restituzione, con la
periodicit prevista nel contratto caducato o, in mancanza di previsioni a
riguardo, nel terminetipo delle operazioni considerate, individuato ora dalla
norma (sia al 9 che al 7 co.) in trentasei mesi.
Va, da ultimo, evidenziata la previsione del 3 comma, relativo alle
pratiche leganti, con offerta congiunta e spesso vincolante - di pi prodotti
collegati e/o condizionanti la concessione di credito, quali la stipulazione di una
copertura assicurativa in favore del prestatore (fattispecie gi esaminata con
riferimento alla nuova disciplina delle pratiche commerciali scorrette) o
l apposita ape tu a di u o to o rente, che considerata dalla direttiva spesa
i e e te al o t atto di edito a e o he l ape tu a del o to sia
fa oltativa a t. , pa . , lett. k), naturalmente secondo la prassi operativa
della banca.
Su tali pratiche leganti che costituiscono fattispecie ben diversa da
quella dei prestiti finalizzati, di cui fra breve si dir - la legge delega incentrava
l atte zio e, fo ula do apposito ite io di delega a t. , o., lett. f), in

otte pe a za al uale si i hiede he, in caso di offerta congiunta di pi


contratti, questi siano sottoscritti separatamente in documenti distinti. Si vuole
os evita e l effetto so p esa he pu de iva e al o su ato e allo h come
avviene non infrequentemente nella prassi - un contratto di credito contenga
clausole relative a un ulteriore e diverso contratto che il consumatore non
o sapevole di sottos ive e elazio e illust ativa allo s he a di d. lgs. .
Capo II- Recessi e rimborso anticipato.
Innovata per diversi aspetti la disciplina del "recesso", che si affianca
al distinto diritto di rimborso anticipato del finanziamento residuo, con
corrispondente equa rideterminazione del dovuto (art. 125 sexsies).
L a t.
ter estende, in applicazione della direttiva (art. 14) il c.d.
"diritto di ripensamento" - che ha come fine quello di consentire al
o su ato e di iflette e adeguata e te sull i peg o assu to - a tutti i
contratti di credito al consumo, generalizzando una tutela finora limitata ad
alcune fattispecie caratterizzate da modalit di offerta e conclusione del
contratto ritenute maggiormente a rischio di ingenerare una manifestazione di
volont contrattuale non sufficientemente meditata, come nel caso dei
contratti e proposte contrattuali a distanza ovvero negoziati fuori dai locali
commerciali (art. 64 CdC) o nella vendita a distanza dei servizi finanziari (art. 67
duodecies CdC).
Il recesso pu essere esercitato entro 14 giorni dal momento in cui il
consumatore ha piena contezza del contenuto contrattuale (v. 1 co.). Qualora
el f atte po sia i te ve uta u e ogazio e, la o a i os ive gli o e i
economici del consumatore (2 co., lett. b).
Accanto allo jus poenitendi, il successivo art. 125 quater si occupa del
recesso di entrambe le parti nei contratti a tempo indeterminato (locuzione da
i te p eta si est ittiva e te, a he alla lu e della odifi a appo tata all a t.
118, supra). Per il consumatore, si configura un diritto di recesso con limitato
preavviso, senza spese e penalit (1 co.); per il finanziatore, invece,
espressamente riconosciuto, in conformit con la direttiva (art. 13), un diritto
di recesso anche senza giusta causa.
e o do l a t.
quater, 2 co., infatti, il contratto pu prevedere sia
il recesso con preavviso che quello per giusta causa, finendo cos per disegnare

u egi e o dissi ile da uello dell ape tu a di edito a t.


. . , al ui
i o pat i o io i te p etativo fa e i o so pe la o figu azio e della giusta
ausa , he
ge e al e te i o dotta ad u a situazio e patrimoniale
dell affidato he etta o possa ette e a is hio il ie t o del fi a zia e to.
Se, dunque, la previsione del recesso per giusta causa risponde ad una finalit
di fondo della direttiva, tesa anche, come ricordato, a garantire la stabilit dei
prestatori, per il recesso senza giusta causa non emerge un collegamento con
le dichiarate finalit di tutela del fruitore e del concedente credito perseguite dalla nuova normativa.
Capo II - I prestiti personali finalizzati.
La nuova normativa prosegue occupandosi dei contratti di credito
collegati, caratterizzati dal collegamento funzionale fra contratto di credito e
o t atto he i teg a l atto di o su o fi a ziato, aff o ta do il p o le a he
si pone in caso di inadempimento del fornitore cui, normalmente,
direttamente devoluto il finanziamento.
La tutela o a app o tata dall a t.
quinquies resta scarsamente
efficiente, se pur rafforzata rispetto alla precedente versione della norma.
L o igi a ia ve sio e della o a (art. 125, 4 co. T.U., poi coordinato
ell a t.
CdC este deva la espo sa ilit pe l'i ade pi e to del fo ito e
dei beni o servizi al finanziatore, ma limitatamente ai casi in cui vi fosse un
accordo che attribuisse al finanziatore l'esclusiva per la concessione di credito
ai clienti del fornitore.
La uova o a i te vie e appu to sul p ofilo dell es lusiva, he o
pi espressamente richiesta.
Peraltro, affinch si possa far valere la responsabilit del fornitore nei
confronti del finanziatore (non restando obbligato alla restituzione rateale del
prestito), bisogna trovarsi nella fattispecie che la nuova disciplina qualifica
o e o t atti di edito ollegati , io o t atti i ui ex a t.
, co.,
lett. d) vi sono ben precisi e forti legami tra contratto di credito e contratto di
fornitura, legami che prendono ora luogo delle preesistente clausola di
esclusiva.
Solo per i contratti di credito collegati, infatti, in caso di
inadempimento da parte del fornitore dei beni o dei servizi, il consumatore ha

diritto alla risoluzione del contratto di credito.


La risoluzione opera, poi, in presenza di due condizioni: che il
consumatore abbia inutilmente effettuato la costituzione in mora del
fornitore; he i o a la ileva za dell i ade pi e to a t.
od. iv.
relativo al contratto di fornitura di beni o servizi.

conto co e te a t.
bis, 5 co.).
La questione affrontata generalizzando per quanto possibile le regole
del Capo I e disti gue do le dive se o po e ti all i te o del appo to
contrattuale in caso di insormontabili differenze normative (cfr Istruzioni di
vigilanza del 9 febbraio 2011, sez. VI).

Capo II bis - I servizi di pagamento.

Pur essendo impostata secondo i canoni ricorrenti, infatti, la disciplina


relativa ai servizi di pagamento si discosta da quella generale di trasparenza
essenzialmente per la disciplina delle modifiche unilaterali, mentre prossime
sono la disciplina del recesso e quella delle spese.
Per le modifiche unilaterali, la principale differenza data dalla
enucleazione di una tipologia di modifiche di immediata applicazione. Infatti,
l a t.
sexies si apre (1 e 2 po e do egole a aloghe a uelle dell a t.
modifica previamente comunicata con facolt di recesso senza spese in caso
di mancata accettazione ma introduce poi una disciplina speciale per le
odifi he dei tassi d i te esse o di a io e o.), che si applicano con
effetto immediato e senza preavviso, trasferendo in tal modo integralmente il
rischio della loro variazione in capo al cliente.
Per il recesso (art. 126 septies), accanto al riconoscimento di tale
diritto in ogni tempo e senza spese per il cliente, allineato a quello in generale
p evisto dall a t.
bis, si ollo a l esp essa p evisio e, i t odotta i ase alla
direttiva, del diritto di recesso del prestatore da contratto quadro a tempo
indeterminato, azionabile se previsto dal contratto e con preavviso di due mesi.
Si registra un sostanziale riavvicinamento anche della disciplina delle
spese addebitabili dal prestatore in relazione alle informative, ritrovandosi nel
nuovo art. 127 bis criterio discretivo che resta analogo a quello fissato dall a t.
126 ter (a he dopo la odifi a appo tata alla o a dall a t. d. lgs. .
del 2011), che distingue fra informazione dovuta ai sensi di legge, che resta
gratuita se trasmessa con gli strumenti previsti in contratto, e informazione
ulteriore, che pu avere un costo per il cliente, ma adeguato e conforme ai
costi effettivi sostenuti dal prestatore.

Il d. lgs. n. 11 del 2010 (di adeguamento alla PSD) incorpora nel T.U. le
regole di trasparenza relative alla prestazione di servizi di pagamento, erogati o
e o ell a ito di u o t atto uad o a t.
bis, 1 co.) previste dalla PSD
con tecnica di armonizzazione massima.
La o ativa, he t ova appli azio e a he all e issio e di o eta
elettronica (art. 126 bis, 2 co.), pone una serie di obblighi informativi e
comportamentali in capo al prestatore, cui vie e addossato l o e e di p ova e
l esatto ade pi e to a t.
bis, 4 co.) con previsione analoga a quella
posta dall a t. , o. TUF per la prestazione di servizi di investimento.
Si tratta di normativa ad applicazione necessaria quando destinatario
del servizio sia un consumatore o una microimpresa.
Negli altri casi, le parti possono prevederne la disapplicazione, totale o
pa ziale, i de oga all a t.
, o
a
a t.
bis, 3 co.), cio alla norma
che vieta le deroghe sfavorevoli al cliente (infra, Capo III).
I pote i attuativi della Ba a d Italia so o o fe iti facendo espresso
riferimento (art. 126 bis, 6 co.) alla funzione di sorveglianza sul sistema dei
pagamenti (c.d. oversight , he l Istituto esercita avendo contemporaneamente
igua do al suo egola e fu zio a e to, alla sua affida ilit ed effi ie za
nonch alla tutela degli ute ti di se vizi di paga e to a t.
, o. T.U.,
come modificato dallo stesso d. lgs. n. 11 del 2010).
Alla Ba a d Italia
alt es i esso il o pito di egola e ella
normativa secondaria la questione dei confini di applicabilit della normativa
speciale dei servizi di pagamento in luogo di quella generale di trasparenza per
i o t atti, he o ve go o sul edesi o appo to ei asi di se vizi di
pagamento regolati in conto corrente o commercializzati unitamente a un

Capo III - Evoluzioni disciplinari.


A conclusione del Titolo VI T.U., il Capo III raggruppa disomogenee
norme che, per diversa via, concorrono a garantire l'effettivit della disciplina
fin qui esaminata.

(art. 1932 c.c.).


Il Capo III stato sostituito dal d. lgs. n. 141, che da un canto modifica i
p e ede ti a tt.
, u i ato egole ge e ali ,
, Co t olli la ui
disciplina si articola nei nuovi artt. 128 e 128 ter) e 128 bis, in materia di
isoluzio e delle o t ove sie, d alt o a to ollo a i uesto apo a t. 127 bis)
la disciplina delle spese, rimodulando il divieto introdotto dal decreto Bersani.
L assoluta g atuit resta infatti prevista solo per le comunicazioni
obbligatorie trasmesse telematicamente, salvo che per le ipotesi di modifica
u ilate ale di ui all a t.
, g atuite a p es i de e dal
ezzo di
comunicazione impiegato.

Naturalmente, il punto pi delicato nell'applicazione della norma sta


nel determinare quando la deroga sia pi favorevole al cliente, quindi legittima,
problema rispetto al quale si pu in generale offrire solo un'indicazione
metodologica, che costituisca guida unitaria nelle differenziate situazioni di
fatto. Si ritiene cio inadeguata a garantire il rispetto della norma una
comparazione astratta, preferendosi piuttosto aver riguardo alle concrete
ricadute sulla posizione del cliente della deroga rispetto a quelle della disciplina
legale.

Capo III - Regole generali.


Il uovo a t.
si ap e o l i t oduzio e di u uovo o
a , he
integra il quadro delle finalit di vigilanza di ui all a t. li itata e te a i
pote i p evisti dal p ese te titolo - o l esp essa e zio e di fi alit di tutela
della clientela, in consonanza con analoghe previsioni vigenti negli altri settori
del mercato finanziario, ove peraltro tale finalit si colloca nelle norme generali
d azio e a t. T.U.F. e a t. od. assi u azio i , a aloghe all a t. T.U.

Secondo analoga logica a quella del 1 co., l'art. 127, 2 co. continua a
prevedere che tutte le nullit comminate dalle norme del Titolo VI integrano
ipotesi di nullit relativa (cfr. art. 1421 c.c.) che assumono la configurazione di
c.d. nullit di protezione, a tutela del singolo interesse - sia pur seriale - del
cliente, categoria maturata i dott i a e a olta all a t.
od. o su o. A
tale ultima previsione allineata la riformulazione del comma, che modifica il
quadro di azionabilit delle nullit, che ora possono anche essere rilevate
d uffi io dal giudi e.

In base alla nuova finalit configurata in maniera da dare rilievo tanto


ad aspetti fo ali he sosta ziali dei appo ti o la lie tela t aspa e za
delle o dizio i o t attuali e o ettezza dei appo ti so o p ofili di
rilevanza equiordinata) - ve go o o fe iti pote i d i te ve to he si affia a o
a quelli previsti dalle altre norme del Titolo VI in ordine allo svolgimento delle
relazioni contrattuali con la clientela e che consentono di incidere sulla
struttura organizzativa della banca. Interventi di tal genere sono, peraltro, gi
stati adottati a salvagua dia dal is hio eputazio ale e t ova o o a ulte io e
base normativa nella nuova finalit.

Fra le regole generali il nuovo comma 1 bis colloca un obbligo relativo


alla so
i ist azio e delle i fo azio i fo ite ai se si del p ese te titolo ,
he so o ese al e o i li gua italia a . La o a evo a il i o do di
informazioni precontrattuali rese solo in sunto in lingua italiana e pone, quindi,
o ligo ge e ale u ivo a e te fu zio ale all effettivit delle o e
o side ate. Qua to al suo a ito di appli azio e, o side a do l i se i e to
anche del contratto nella catena informativa che parte dalla fase
p e o t attuale, da ite e si he l o ligo si appli hi all i te a se ue za del
rapporto.
Capo III - Controlli.

L'art. 127 prosegue con il previgente 1 co., che pone a tutela di tutte
le disposizioni del Titolo una clausola generale di inderogabilit.
L'inderogabilit funziona, per cos dire, a senso unico, cio solo a tutela del
cliente. La norma prevede infatti che le disposizioni sono derogabili solo in
senso pi favorevole al cliente, riproducendo un meccanismo di tutela simile a
quello escogitato per il contratto di assicurazione nella disciplina codicistica

Sul diverso piano dei controlli si muovono gli artt. 128 e 128 ter.
L a t.
oo di a le att i uzio i dei pote i di ontrollo informativo ed
ispettivo in relazione al rispetto degli obblighi posti dal Titolo VI con i distinti
quadri regolamentari in cui si collocano i diversi soggetti contemplati dall'art.
126 quater e dall a t.
.

L a t.
ter pone invece nelle mani della Ba a d Italia u a g adata
se ie di isu e i i ito ie, al fi e di vieta e agli i te edia i la o ti uazio e di
attivit svolte in modo non conforme alle disposizioni (concernenti sia i
appo ti
o
i
lie ti, sia l i piego di dete i ate fo e di
commercializzazione, quale ad esempio la rete di mediatori) e di ordinare agli
stessi o po ta e ti o segue ti elazio e illust ativa dello s he a di d.
lgs.).
Tali isu e posso o attiva si a f o te di e e i egola it , po e dosi
cos in funzione preventiva e complementare rispetto agli interventi
sanzionatori, che devono basarsi su pi consistenti presupposti (art. 144).
Peraltro precisa ancora la Relazione le i osse va ze delle isu e i i ito ie
sono sanzionate in forma aggravata ai sensi del comma 4 del medesimo art.
.
Capo III- I metodi di gestione della conflittualit banca-cliente.
A a to alle azio i giudizia ie i via ge e ale p eviste dall ordinamento
a tutela delle proprie posizioni ed ai differenziati rimedi che si sono illustrati
con riferimento a specifiche fattispecie, la clientela bancaria da tempo accede a
metodi alternativi di risoluzione delle controversie (ADR), che hanno incontrato
le evoluzioni descritte nei successivi paragrafi.
La conciliazione stata, pertanto, praticabile ben prima che la mediaconciliazione divenisse oggetto di generalizzata disciplina ai sensi del d. lgs. n.
28 del 2010, applicabile alle controversie in materia di contratti bancari e
finanziari dal 20 marzo 2011.
Ad oggi, ai se si dell a t. , o. d. lgs. , pe le o t ove sie in
materia di contratti bancari e finanziari, il procedimento di media-conciliazione
pu essere svolto o rivolgendosi ad uno degli organismi regolati dello stesso
decreto, fra cui si annovera il Conciliatore Bancario Finanziario, oppure
avvia do il p o edi e to dava ti all o ga is o istituito i attuazio e
dell'articolo 128 bis T.U., l A it o Ba a io Fi a zia io-ABF.
La peculiare natura di tale ultimo rimedio, che lo distingue dalla
generalit delle procedure di media-conciliazione, ha portato a menzionarlo
distintamente nel corpo del citato art. 5.
ADR e clientela bancaria. Il Conciliatore Bancario Finanziario.

Ope a do sul ve sa te p o edu ale della tutela dei di itti, la ifo a


societaria precostituiva una cornice normativa per lo svolgimento di procedure
di conciliazione (art. 38 ss. d. lgs. n. 5 del 2003 e conseguenti d.m. giustizia 23
luglio 2004, nn. 222 e 223).
La o iliazio e si ollo a ell a ito delle p o edu e o e te e te
definite ADR (Alternative Dispute Risolution) per segnarne la contrapposizione
rispetto al ricorso alla giustizia ordinaria, mentre non dato rinvenirne
u u ivo a defi izio e i positivo . Gli stessi - numerosissimi - atti comunitari
che da tempo guidano alla diffusione del sistema, specie con riferimento alle
controversie con i consumatori, disegnano volta a volta perimetri diversi, in cui
spesso si affiancano procedure di conciliazione e di arbitrato, che sono
profondamente disomogenee.
L a it ato, i fatti, p evede o u ue pur nelle sue diverse forme
che vi sia un soggetto terzo cui le parti rimettono la decisione della
controversia, mentre la conciliazione si caratterizza per il fatto che il terzo,
lu gi dall ave e pote i de iso i, svolge u attivit di fa ilitazio e del
aggiu gi e to di u a o do f a le pa ti. Nella i e a dell a o do possi ile
seguire qualunque strada, prescindendo da valutazioni dei profili giuridici e
focalizzando le soluzioni che meglio possono soddisfare gli interessi delle parti.
Ancora, nella conciliazione non vige il principio della domanda, per cui
l a o do f a le pa ti pu esse e i e ato o li ita dosi alla o t ove sia che
ha dato origine alla procedura di conciliazione, ma considerando il complessivo
assetto dei lo o appo ti, p ese ti o da i stau a e, il he e de l istituto
particolarmente idoneo a risolvere questioni insorte fra banca e cliente,
favorendo una proficua prosecuzione dei rapporti.
ulla ase dell a e ata o ativa, l ABI deli e a
fe aio
ha istituito un organismo, attualmente denominato Conciliatore Bancario
Finanziario, avente sempre forma di associazione fra banche e intermediari
finanzia i, desti ato a oo di a e i dive si a ali di AD p o ossi dall ABI, da
u a to svolge do le fu zio i a
i ist ative gi svolte dall ABI ispetto al
p eesiste te siste a o ga izzato i to o all O uds a
a a io, d alt o
canto curando la conciliazione, edia te l istituzio e di u
egist o di
conciliatori bancari.
Il Conciliatore bancario ha prontamente avviato la propria attivit, sia
intervenendo sulla disciplina del preesistente sistema, sia soprattutto
creando una rete di conciliatori diffusa su tutto il territorio nazionale, sia

estendendo la propria attivit oltre i confini degli intermediari bancari e


finanziari, includendo il Bancoposta.
Con la modifica disciplinare della conciliazione intervenuta con il
ricordato d. lgs. n. 28 del 2010, il Conciliatore Bancario Finanziario costituisce
uno degli organismi presso il quale pu svolgersi il tentativo di mediaconciliazione obbligatoria, senza alcun titolo preferenziale per le controversie
del setto e a a io, se o
uello dis e de te dall elevata competenza
spe ialisti a. Nel uovo siste a, i fatti, l o ligato iet del te tativo di
o iliazio e t ova o t appeso ella li e t di s elta dell o ga is o p esso ui
incardinare la procedura.
Lintervento della legge risparmio: la cornice normativa
dellautoregola e tazio e.
A pochi mesi dalla costituzione del Conciliatore bancario, l'art. 29 legge
risparmio ha introdotto un nuovo art. 128 bis T.U. ai sensi del quale i soggetti
sottoposti alla disciplina della trasparenza bancaria "aderiscono a sistemi di
risoluzione stragiudiziale delle controversie con la clientela" (1 co.), le cui
procedure "non pregiudicano per il cliente il ricorso, in qualunque momento, a
ogni altro mezzo di tutela previsto dall'ordinamento"(3 co.).
Sottolineato che con il nuovo art. 128 bis T.U. l adesio e a tali siste i
passa dall i iziativa auto egola e ta e, ui li e a e te l i te edia io
aderisce, ad espresso obbligo, si pone il problema di individuare quali siano
nel variegato panorama che si abbozzato al precedente paragrafo - i siste i
di isoluzio e st agiudiziale ui la o a si ife is e.
La generica locuzione adoperata da sola non orienta in alcuna
direzione, ma una serie di elementi (anche di interpretazione sistematica della
stessa legge risparmio: cfr. art. 27, che diversamente dettaglia il proprio ambito
applicativo menzionando anche la conciliazione) inducono a ritenere che nella
e te del legislato e vi fosse la p eesiste te st uttu a dell O uds an
bancario.
Depone chiaramente in tal senso il 2 comma della disposizione, ai
sensi del quale spetta al CICR, su proposta della Banca d'Italia, determinare i
criteri non solo organizzativi, di svolgimento delle procedure, che "devono in
ogni caso assicurare la rapidit, l'economicit della soluzione delle controversie

e l'effettivit della tutela", a a he di o posizio e dell'o ga o de ide te ,


garantendone imparzialit e "rappresentativit dei soggetti interessati".
Il ife i e to all'o ga o de ide te vale ad es lude e dall a ito di
applicazione della norma la conciliazione (peraltro soggetta al distinto corpo
normativo ricordato al precedente paragrafo), mentre quello alla
" app ese tativit dei soggetti i te essati" i a da all idea di u ollegio di
o i a o posita, ual e a appu to l O uds a .
Ed proprio in tale ambito che interviene la delibera CICR 29 luglio
2008, n. 275, destinata a dare attuazione al riferito 2 comma, che cos
defi is e le p o edu e desti ata ie dell i te ve to: l i sie e fo ato
dall o ga o de ide te, o posto i fu zio e degli i te essi degli i te edia i e
dei clienti coinvolti nella controversia, dal procedimento e dalle relative
st uttu e o ga izzative a t. , lett. d .
Risulta allora opportuno - al fine di meglio apprezzare la portata delle
modifiche apportate a seguito della delibera) illustrare preliminarmente il
p evige te assetto del siste a, passa do poi alla dis ipli a dell attuale ABFArbitro Bancario Finanziario.
Co flittualit

i ore: dallO

uds a

a ario allABF.

L'Ombudsman (poi Giur) bancario stato costituito nel 1993 in forza


di un accordo interbancario patrocinato dell'ABI. L'iniziativa nasce dalla sempre
pi avvertita consapevolezza che i tempi e i costi dei canali tradizionali di tutela
delle posizioni contrattuali manifestano ovunque i loro limiti - soprattutto per
le parti contrattualmente deboli - il che ha portato alla diffusione di varie forme
di difesa dei consumatori: dalla forte presenza di movimenti spontanei di
autorganizzazione, particolarmente significativa nei paesi anglosassoni e in
Germania, all'istituzione di appositi organi di risoluzione delle controversie fra
imprese e utenti - appunto, gli Ombudsmen - dotati di specifiche aree di
competenza.
In particolare nei rapporti banca - cliente, ricorrentemente
caratterizzati da una significativa conflittualit, pochi erano i paesi comunitari
sforniti di momenti tipici di tutela del contraente debole ispirati al modello
delle ADR: al momento in cui l'ABI varava l'iniziativa dell'Ombudsman, l'Italia si
accompagnava solo alla Grecia e al Portogallo.

La struttura si articola in due presidi: un Ufficio Reclami, costituito


all'interno di ogni banca e intermediario finanziario aderente all'accordo, e
l'Ombudsman bancario, organismo a livello nazionale.
Il primo competente ad esaminare e a gestire i reclami presentati da
tutta la clientela, relativi a qualunque questione derivante da rapporti
intrattenuti con l'ente creditizio ed avente ad oggetto rilievi circa il modo con
cui l'ente stesso ha gestito operazioni e servizi, purch posti in essere nei due
anni precedenti.
L'O uds a , a tesig a o dell attuale ABF, e a u ollegio di elevata
qualificazione (e differenziata designazione) che operava come una sorta di
arbitro cui una certa fascia di utenti poteva rivolgersi - solo dopo aver
interpellato l'Ufficio Reclami - per l'esame di contestazioni che non fossero
state risolte positivamente per il cliente in prima istanza.
Su tale situazione incide il riferito intervento della legge risparmio e la
o segue te deli e a CIC del
, he i uad a o il siste a ell a ito
della vigila za
egola e ta e, assu e do
ileva za pe
l aspetto
dell o ga izzazione interna, opzione da cui conseguono una pregnante
p ese za della Ba a d Italia e, sop attutto, u a piena integrazione funzionale
dell attivit del uovo o ga is o ell attivit di vigila za, o e eglio si ved
nel prossimo paragrafo.
L o ga is o ato dall auto ga izzazio e a a ia vie e, ui di,
asso ito elle oo di ate egola e ta i appli ative dell a t.
bis, che non
lascia sostanzialmente spazio ad analoghe iniziative associazionistiche.
Costituito l ABF, du ue, il Co iliato e ha essato le funzioni svolte
dall O uds a .
L i te ve to pi sig ifi ativo della deli e a igua da l o ga o
de ide te di ui all a t.
bis T.U., che si articola in pi collegi, di cui la
Ba a d Italia assu e la seg ete ia te i a.
Per i reclami, la pi vistosa ovit l i posizio e di te pi p o edu ali pi
brevi.
Resta invece, la fissazione di un tetto quantitativo che preclude
l a esso alla p o edu a
.
eu o , sosta zial e te e de dola ife i ile
alla clientela retail.

La delibera CICR precisa che il ricorso alternativo alla conciliazione


per cui qualora sia pendente un tentativo di conciliazione non possibile
avvia e p osegui e la p o edu a. All eve tuale falli e to della o iliazio e,
il ricorso pu essere riassunto.
Il ruolo delle de isio i dellABF.
Secondo con opinione largamente maggioritaria e di recente avallata
dalla Co te Costituzio ale o d.,
luglio
, .
, l ABF o ha atu a di
organo giurisdizionale. Pur ricorrendo alcuni dei requisiti necessari per tale
qualificazione uali l d i dipe de za ed e uidista za dei o po e ti
dell o ga is o e il p o edi e to i p o tato al o t additto io - il motivo
dete i a te pe es lude la sta el fatto he alle de isio i dell o ga is o la
normativa secondaria non attribuisce un ruolo decisorio delle controversie, non
collega alcun obbligo
giuridi o sus etti ile dessere azio ato dava ti allautorit giudiziaria.
Tali de isio i so o state va ia e te ualifi ate, i p evale za
convergendo verso soluzioni che valorizzano la duplice, inscindibile valenza
degli atti in parola: da un canto, valutazione della soluzione giuridicamente
adeguata ad u a o t ove sia t a lie te ed i te edia io, p ossi a all Early
Neutral Evaluation tipica degli ordinamenti di common law; d alt o a to,
parere contenente un accertamento tecnico, organicamente inserito nello
st u e ta io di vigila za. E p op io da tale si e gia l atto t ae la p op ia
capacit conformativa.
Esso ha, i fatti, al o te po u i ide za sul singolo caso ed una
valenza di sistema.
Da u a to ileva l osse va za i fatto p estata dagli i te edia i,
accompagnata da una sanzione reputazionale (i.e. pubblicit della mancata
o fo azio e volo ta ia dell i te edia io alla de isio e , peraltro
allegge ita elle disposizio i del
, d alt o a to assu e pa ti ola e
i po ta za l a ti olazio e della pu li it delle de isio i dell ABF, he
ostituis o o delle ve e e p op ie li ee guida dell azio e degli i te edia i.