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Il sogno 101
Prima parte

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Prologo
Ho con me tre chiacchieroni: ovunque io sia, essi sono. Talvolta mi
aiutano, ma spesso sono indiscreti e petulanti.
Ora uno dice:
Perch non racconti i tuoi sogni passati? Ve ne sono stati tanti
Non ricordi quello egizio? e quello greco e il fenicio? e quello
nella foresta, e quello spagnolo, quando eri vescovo e cardinale a
Roma?.
No, chiacchierone, questi non li racconter.
E allora perch non parli dei viaggi, di tutto quello che sai e del
tempo che fu e dello spazio che era?.
Taci, chiacchierone! Di queste cose non si parla. E non le dir.
E va bene! Come vuoi. Per sarebbero pi interessanti di queste
storielle che stai per raccontare di questo sogno di oggi!.
No, chiacchierone. No.
E va bene! Allora racconta della tua musica, dei tuoi dottori e di
ci che hai fatto per liberarti dai tuoi mali o forse senza saperlo
per aggravarli.
Racconta quello che vuoi. Noi siamo sempre con te.
Eh, lo so lo so.

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[1] Allora: che cos la musica, per me?


Della musica mia, parler in seguito; ora, prima di tutto, debbo
dirvi che la definizione di ci che musica e di ci che non musica
non c! La musica o i cori degli Ottentotti o dei Pigmei africani, i
canti cinesi e il N giapponese, certamente non n musica n canto
per gli operisti, i cantanti ed anche per la maggioranza dei musicisti
europei, senza parlare del pubblico.
Fino a poco tempo fa, persino la bellissima musica tibetana ed il
gagaku1 imperiale nipponico non erano considerate musica qui in
Europa. Quindi non si pu assolutamente dire e decidere ci che
musica e ci che non lo .
Penso che anche in Occidente, o per semplificare diciamo in Europa, alcuni amanti dellArte della fuga difficilmente potrebbero apprezzare i gorgheggi sopracuti dei soprani verdiani o belliniani; e gli amanti di queste opere troverebbero aridi e tediosi gli scolastici contrappunti bachiani. Tutto ci senza neanche abbordare il problema della
distinzione tra musica e rumore, che ha fatto scorrere fiumi dinchiostro e di parole.
[2] Per conto mio il punto un altro: occorre soprattutto che la
musica non produca confusione di suono. Vi sarebbe molto da dire su
questo concetto di confusione e di ordine, o piuttosto del giusto
suono. Questo non affatto in relazione ad un qualsivoglia sistema
tonale o atonale europeo, africano od asiatico, bens allessenza stessa del suono. il suono ci che conta, pi che la sua organizzazione,
1

Musica cerimoniale propria della corte imperiale giapponese; viene anche eseguita in
alcuni rituali buddhisti. Comprende generi musicali originari della Cina e della Corea e giunti in Giappone tra il IV e lVIII secolo d.C., tra cui: kangen (musica strumentale), bugaku
(musica di accompagnamento alle danze), saibara e rei (musiche vocali). Fanno parte di questo genere anche alcune composizioni che accompagnano i riti shintoisti.

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la quale avviene e cambia secondo le epoche, i popoli e le latitudini e


nellambito della stessa Europa. La musica non pu esistere senza il
suono. Il suono esiste di per s senza la musica. La musica evolve nel
tempo. Il suono atemporale.
il suono che conta. E il suono forza. Quindi questa forza produce effetti negativi e spesso deleteri, quando viene male o confusamente usata.
Perci come ad ogni persona, ad ogni uomo, per respirare ed esprimersi necessario uno spazio vitale e nessun uomo pu respirare o
sopravvivere a lungo stretto in una folla ed ancor meno in uno spazio angusto, cos il suono ha bisogno di uno spazio vitale ad esso proporzionato [3] per poter risuonare, vibrare ed esplicare il suo potere
creativo.
Si tratta di considerare il suono come base della forza che esiste: la
forza cosmica che insita nel suono stesso. Il suono al principio di
tutto; vi anzi una bella definizione che dice: Il suono il primo
moto dellImmobile1 e questo linizio della Creazione. Il Suono
lessenza di tutti i sistemi magici in tutti i paesi2.
In una determinata conoscenza occulta, dalle origini antichissime,
si riscontra lidea che lEnergia la forza cosmica sia addirittura un
fenomeno acustico, cio sonoro. Questa energia acustica poi quella
forza cosmica creativa che razze antiche sembra siano riuscite in parte
a dominare ed utilizzare anche a scopi pratici, come per la costruzione dimmensi edifici od anche per il volo degli uomini stessi; ed questa la ragione per la quale certi canti ancora ora hanno lo scopo di rinforzare il ritmo degli individui, dei combattenti, dei guerrieri. La forza
di questi guerrieri viene aumentata appunto [4] da determinati canti,
da particolari ritmi.
Perci quello che a me interessa appunto cercare di percepire,
ricevere e poi manifestare con strumenti o con la voce una parte,
sia pure la pi piccola, di questa forza sonora che alla base di tutto,
che crea e sovente trasforma luomo.
1

Lespressione, anche se virgolettata, risale allo stesso Scelsi.


Qui di sguito, nella prima versione compariva un paragrafo poi espunto dalla versione definitiva licenziata da Scelsi. Lo si riporta qui: Il suono in riposo, se cos si pu
dire, sferico ma essendo per sua essenza dinamico pu prendere qualsiasi forma, come
quella di un dodecaedro, di un sigaro o di una farfalla; in attivit pluridimensionale e
creativo. Pure essendo di natura cosmica pu essere attivato ed usato, diciamo, anche
dagli uomini.
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Nella tradizione indiana, per esempio, si riscontra unidea molto


interessante, cio che il suono ha tre corpi: quello fisico, quello psichico e quello logoico; e che pertanto il suono contemporaneamente si pu dire: simultaneamente spirituale e sessuale, appunto perch creativo ad ogni livello. Questo poi spiega perch nelle dottrine
tantriche si abbiano manifestazioni sonore di canti e di suoni particolarissimi, uniti poi a pratiche di carattere sessuale per una realizzazione dordine spirituale attraverso la parte, diciamo cos, pi fisica di
noi, giacch lintero universo non che una unit di vibrazione.
Ci, naturalmente, spiega anche quanto sia importante il suono
giusto, la voce giusta che esprimano la [5] sostanza sonora, si tratti
della voce umana o di quella strumentale.
E qui torniamo appunto al concetto di confusione o di giustezza,
di cui parlavo allinizio. Soltanto la voce giusta, il giusto suono, hanno
il potere di compiere unazione creativa a qualsiasi livello. E, per inciso, aggiunger che nellalta magia come del resto si sa qualsiasi
formula, qualsiasi Mantra, qualsiasi invocazione efficace solo se
detta o cantata nel modo giusto, col timbro giusto, con la voce giusta.
E questo anche quando si tratta non solo di parole, ma anche di sillabe prive di senso discorsivo, o persino di grida. Quasi tutti i riti di
magia hanno la loro forza attiva proprio nella forza sonora della voce
o del suono, e del suono giusto.
In un certo senso anche nei riti, per esempio nei cerimoniali sacrificali, a questi si aggiungono sempre alcuni canti o suoni iniziatici
destinati alla divinit. I sacrifici materiali infatti sono destinati alle
deit diciamo inferiori, poich ai grandi di il sacrificio non [6] pu
essere che musicale, niente altro che musica.
Ricordo, per esempio, che in una delle Upanishad1 si dice che se un
Dio non riceve i canti di lode a lui adatti svanisce; cos pure che gli
uomini hanno bisogno di una sostanza sonora che in mano agli di,
e quindi si ha una specie di dialogo alternato tra di e uomini; e i tibetani dicono appunto che i riti ricevono la loro forza dalla musica,
beninteso quella giusta.
1 Ognuno dei Brhmana (testi hinduisti in prosa) termina con un ranyaka, il quale a
sua volta si conclude con unUpanishad, cio un testo esoterico da apprendersi sedendo
( sad-) rispettosi in basso (upa-) presso (ni-) i piedi del maestro (G. Filoramo, a cura di,
Storia delle religioni, vol. 9: India, Laterza, Roma-Bari 2005, p. 43); le Upanishad sono
scritte in sanscrito, e assommano a circa un centinaio di testi; quattordici di essi risalgono
al IX-IV secolo a.C. e fanno parte della letteratura vedica.

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Quindi, in un certo senso la missione, il compito del musicista


appunto di trasmettere la musica dagli di alla Terra e poi di rivolgerla nuovamente alle deit e al divino. Oggi, e gi da tempo, soprattutto in Occidente, ma anche in Oriente, in atto uno scadimento da tale
dialogo, dialogo che potrei chiamare mistico, tra luomo e la divinit,
per mezzo della musica.
Ora luomo costruisce le musiche sempre pi col suo piccolo cervello, non le riceve pi dallalto, n dal cielo n da qualsiasi Deva o
deit. Non le riceve e neanche pi le chiede, non le ricerca in quella
zona, a quel livello. Se le fa da s, se le costruisce col suo piccolo cervello, [7] ne fa una gran confusione e poi non le rivolge neppure verso
lalto; le produce per i suoi simili, o per nessuno, o per se stesso o per
denaro. Vi sarebbe proprio da chiedersi se la situazione del mondo
attuale non dipenda in qualche modo da questo mancato dialogo, dallinterruzione di questo circolo di vibrazioni che discende e poi risale
verso la divinit1; forse ci non molto chiaro, ne riparler ancora
pi tardi, ora continuiamo.
Ora vorrei dire qualcosa sul sacrificio agli di; perch questa idea del
sacrificio, del sacrificare agli di o alla divinit, idea che sembra essere
insita alla base di ogni religione, primitiva o evoluta, monoteista o panteista? Questo sacrificio potrebbe essere inteso come lofferta o lestremo omaggio del regno inferiore al2 regno superiore, a partire dai fiori
vivi fino al sacrificio di animali e talvolta persino di fanciulli, di vergini
o degli stessi figli in proprio favore o in favore della collettivit. Ma in
questa offerta vi certamente molto di pi. Vi poi anche il sacrificio
personale, quello della rinuncia al mondo nella clausura o la disponibilit [8] al martirio fino al sacrificio dellAgnello Divino al Dio Creatore.
Per che cos il sacrificio della musica agli di se non anche lofferta da parte del musicista stesso della sua natura pi nobile, sottile,
intima ed occulta? questo che il musicista offre, non senza, del resto,
il sacrificio (talvolta fino alle pi tragiche conseguenze) della sua stes1 Qui nella prima versione si leggeva il seguente appunto, poi parzialmente cassato nel
testo definitivo: forse ci non molto chiaro, ne riparler ancora pi tardi, ora continuiamo. Ho detto finora tutte queste cose in modo succinto, ma per soffermarsi e sviluppare ogni
punto, occorrerebbero delle ore e delle settimane, oltre che bisognerebbe entrare nel campo
della conoscenza extrasensoriale, della metafisica e non ho nessuna intenzione di farlo, n
lo scopo di questi racconti. Quindi continuer per ora in questo medesimo modo.
2 La prima versione era mutila: la pagina [7] terminava qui, e il testo continuava con
fino al sacrificio di p. [8].

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sa natura umana. Gli esempi sarebbero troppi. Cos quando e non


sempre inconsciamente egli va incontro alla malattia, alla pazzia o
alla morte, allora questo sacrificio ha il valore di ogni altra pi visibile offerta.
Non sta a me parlare del valore trascendentale, soprannaturale o spirituale del sacrificio e della sua azione occulta ma certa. Nel caso della
musica, per, questofferta sembra essere anche una collaborazione e
forse lo al Piano Divino per levoluzione del Pianeta. quindi sperabile che tali musicisti siano poi accolti con trombe dargento.
Questo non ti riguarda!.
[9] Chi parla?! Ah! uno dei chiacchieroni
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