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Nicola Spinosi

Ostilit per le masse in alcuni autori classici della psicologia

Con gli argomenti - ed autori - che questo libriccino richiama, si vogliono fornire spunti di
riflessione a chi s'interessa di critica sociale con spirito psicologicamente avvertito.
Nel corso del tempo trascorso da quando, per motivi d'insegnamento, ci impegnammo a
comporre un manuale di psicologia sociale , sempre con maggiore chiarezza abbiamo pensato
che la critica sociale di natura psicologica individualistica ed alquanto ostile al sociale
inteso come collettivo- afflitta da timori borghesi. Ci palese in Gustave Le Bon, un
precursore, ma traspare quasi in tutti gli altri autori, qui presentati in un collettivistico ordine
alfabetico. Tra loro brillano sociologi come Goffman, Lasch, Merton, e scrittori come Canetti,
Flaubert, Manzoni, Zola.
Nelle ultime pagine, intitolate conclusioni, tentiamo momenti di critica sociale che
considerano il contesto socio-politico, pi importante di quanto gli psicologi qui detti classici di
solito mostrino.
In altri termini: non la stessa cosa uniformarsi entro un sistema che persegue il profitto in
nome delle libert individuali, e uniformarsi entro un collettivo che persegue la giustizia
sociale.
Si pu perdere qualcuna delle libert (individuali, di gruppo, economiche, politiche, religiose) in
nome di una maggior giustizia per tutti?
Si deve.

Tesi di questo genere


godono di popolarit
grazie alla diffusa
ostilit per le masse.
(Lezioni di sociologia, a cura di M.Horkheimer e T. W. Adorno).

S.Asch (1907-1996). Sul conformismo.


Un vecchio film di W. Allen, Zelig, racconta la storia di un uomo afflitto da camaleontismo.
Luomo camaleonte (v. il sauro che cambia il colore della pelle per vivere e sopravvivere)
diventa famoso per la sua capacit di trasformarsi in funzione dellambiente e delle situazioni
(v. La persona e la situazione di L.Ross e R.Nisbett, 1991) con cui ha a che fare: si trasforma
cos in obeso tra obesi, in medico tra medici, in pellerossa tra pellerossa, in nero tra
neri, in psichiatra tra psichiatri, in ebreo ortodosso tra ebrei ortodossi, in nazista tra nazisti e
cos via. Il camaleontismo di Zelig riguarda, come si comprende da questa breve presentazione,
sia la fisionomia, sia gli atteggiamenti, dunque un camaleontismo fantastico (nessun
bianco nella realt diventa nero, e viceversa, senza trucchi, si pensi piuttosto al detto
cambiar pelle; nessuna persona magra diventa obesa solo conversando con un obeso), un
camaleontismo esagerato a scopo di comicit e di satira: per quanto qui ci serve, satira del
conformismo. Che riguarda tutti.
Negli anni cinquanta Asch organizz un esperimento di laboratorio con studenti universitari,
oggetto il conformismo. I soggetti dovevano svolgere un compito, indicare, data una linea
tracciata su un pannello, quale tra altre linee vicine era ad essa uguale per lunghezza. Il
compito era talmente facile che un gruppo di controllo (37 persone) fece errori pari a meno di
1 % al massimo, e quasi tutti (95 %) indicarono correttamente la linea uguale a quella di
riferimento. Nel gruppo sperimentale, invece, su sette persone impegnate nel compito, sei
erano complici dello sperimentatore, quindi questi complici iniziarono, con il succedersi delle
prove, a indicare in modo unanime come uguali alla linea di riferimento linee sbagliate.
Linfluenza della maggioranza (6 contro 1) ebbe come risultato che i soggetti dellesperimento,
ripetuto in serie, dettero un massimo di 37 % di risposte sbagliate. Solo 30 soggetti sui 123
esposti alla influenza della maggioranza (il 25 %)non fecero alcun errore. Ossi duri.
Lesperimento di Asch sembra dimostrare che unindicazione maggioritaria anche scorretta ha
effetti sulla correttezza minoritaria. Bisogna precisare, a questo proposito, che i complici non
iniziarono subito a dare indicazioni unanimi scorrette, ma alla prime due prove dettero
indicazioni corrette. I soggetti dellesperimento quindi ebbero da sopportare, diremmo, il peso
del camaleontismo, mutando la loro pelle iniziale (risposte corrette) e adeguandola alla
pelle (risposte scorrette) della maggioranza.
Abbiamo azzardato che il camaleonte cambia il colore della sua pelle per vivere e per
sopravvivere, infatti assumendo il colore dellambiente esso diviene invisibile, cio si
nasconde, ci che, supponiamo, gli serve per afferrare gli animali pi piccoli e per sfuggire alla
presa di animali pi grossi di lui. Pensiamo che sia per questa circostanza che il camaleonte
stato investito di significati etici, diventando la metafora del conformista (v. il romanzo di
A.Moravia con questo titolo), da cui, per esempio, il film di W.Allen, ma anche termini di critica
politica come camaleontismo e trasformismo.
Ora, a parte i casi clamorosi, i quali hanno la funzione secondaria, in quanto scandalo, di farci
sentire a posto con la coscienza, noi persone comuni, quando dobbiamo esprimere un giudizio
o una opinione di fronte agli altri, abbiamo due preoccupazioni principali: la loro correttezza e
limpressione che facciamo agli altri (Van Avermaet) . Ci che gli altri dicono, dunque, conta

non meno delle nostre percezioni, impressioni e opinioni, tanto pi che, com ovvio, gran parte
delle cose che sappiamo ci vengono dagli altri.
Abbiamo dunque, a quanto pare, due fonti di informazione, peccato che esse talvolta non siano
armoniche, anzi. Se i nostri amici, la maggioranza, denominano come giallo il segnale
intermedio tra verde e rosso del semaforo, un esempio, e noi invece, minoranza, abbiamo
limpressione che quel segnale sia arancione, possiamo finire per denominarlo giallo come
fanno gli altri, infatti abbiamo (pare) bisogno di sentirci in armonia con i nostri amici. Le
informazioni che ci provengono dagli altri si mescolano quindi con qualcosa che in prima
istanza non ha a che fare con loggetto, bens con le norme del gruppo al quale apparteniamo,
o vogliamo appartenere (Van Avermaet) . Bisogna sopravvivere, quindi le norme contano pi
delle informazioni alle quali sono mescolate. Se ci prendiamo la libert di sostenere (a torto o a
ragione, ma in buona fede) che il segnale del semaforo arancione, i nostri amici scanzonati
potrebbero iniziare a motteggiarci chiedendoci se il verde pistacchio o se il rosso
ciclamino. Meglio quindi nasconderci, come il camaleonte, giallo su giallo.
Il conformismo produce acquiescenza, cio una sorta di cedimento superficiale.

B.BETTELHEIM (1903-1990). La societ di massa come lager.


Se in Le Bon (v. oltre) vediamo le rivoluzioni, le rivolte, la rabbia di una parte, la paura
dellaltra, il timore borghese della perdita dellindividualit e del potere politico ed economico,
linquietudine, la paura e il fascino magnetico del naufragio nella massa, se possiamo trovare
la storia sociale, politica ed economica, lanima del vituperato totalitarismo, certa narrativa
dellOttocento, lo spettro del comunismo, lombra della repressione, non manchiamo certo di
apprezzare la sensibilit di questautore per ci che insegna sui pericoli della societ di massa,
sulla perdita dellindividualit, della responsabilit, del raziocinio, pericoli che noi vediamo con
occhi pi atterriti di lui.
A questo proposito utile rifarsi al lavoro di Bruno Bettelheim, che con Il cuore vigile ha
descritto il lager nazional socialista come modello tragico di societ di massa - lager quindi
visto come campo danalisi psicosociale.
Bettelheim, psicologo freudiano, cio incline a ragionare in termini di formazione del soggetto
nei rapporti originari con i genitori, nelle vicissitudini delle pulsioni, e, certo, con linfluenza
dellambiente esterno - ma questultima sempre filtrata dallesperienza originaria del soggetto
nella famiglia - riscopre nel lager, dov' internato perch ebreo, limportanza dellambiente
in quanto tale, come forza agente nel qui e ora sullagire individuale. Bettelheim scopre
che il soggetto appartiene a ci che fa, a ci che costretto a fare in rapporto allambiente
sociale ed alle sue circostanze. Assistendo alle metamorfosi degli internati nel lager, Bettelheim
scopre che lambiente sociale immediato ha una sua forza autonoma cui il soggetto con la
sua storia e la sua identit pu opporre ben poco. Avverte quindi, come Le Bon, il pericolo per
lindividualit di una societ di massa come il lager, rappresentante, certo in modo abnorme,
ogni moderna societ di massa; e avverte la necessit di dotarsi di un cuore vigile, informato,
allerta, nel mare della massificazione.

E.CANETTI (1905 1994). Le spine dell'obbedienza.


in Massa e potere Canetti si occupa dellobbedienza al comando. Lesecuzione di ogni
comando lascia nel soggetto, fin da bambino, una spinada cui egli trover sollievo dando a
sua volta, quando sar il tempo e il luogo, comandi. Con Canetti, ognuno di noi un rovo di
subordinazione. Impossibile liberarsi dalle spine accumulate in noi. Solo il boia, secondo
Canetti, vive lieto, infatti i comandi che egli esegue professionalmente hanno a che vedere
con la natura profonda e la forza del comando: la morte. Questa la teoria di Canetti: ogni
comando che ci dato e che noi eseguiamo, fin da bambini, imparentato con la minaccia di
morte; ogni volta che udiamo o diciamo fa questo il sottinteso dimenticato ... o ti uccido.

J.DOLLARD (1900-1980) & C. Frustrazione e rabbia.


In merito al comportamento aggressivo, o meglio distruttivo, ci sembrano di grandissimo
interesse certe implicazioni della teoria, giustamente famosa, formulata negli anni trenta del
secolo scorso da J. Dollard e colleghi. Essi proposero che la nostra aggressivit sia legata alla
frustrazione che si oppone sulla via del raggiungimento di un nostro obbiettivo (Mummendey).
Aggredire deriva dal latino aggredi, avvicinarsi, farsi sotto; frustrazione deriva dal
latino frustrare, mandare a vuoto, a sua volta connesso allavverbio frustra, senza effetto.
Quando si manifesta qualche forma di aggressivit, distruttivit, violenza, ci significa, secondo
la teoria, che intervenuta una qualche frustrazione; daltra parte non c frustrazione che non
causi aggressivit.
Tuttavia impossibile che non si presenti, sul nostro cammino, qualche frustrazione; quindi la
prospettiva teoretica di infallibile verificabilit del nesso frustrazione-aggressivit toglie forza
alla spiegazione di Dollard e colleghi. In altre parole: se sempre possibile trovare una
frustrazione a monte dellaggressivit, la teoria di Dollard troppo robusta per essere valida. Si
potrebbe osservare infatti che il pilota che scarica una bomba su un obbiettivo
(comportamento distruttivo) non agisce a causa di frustrazione, ma perch ha ricevuto un
ordine in tal senso: un professionista. Se appartenente ai vincitori sar onorato, se
appartenente invece agli sconfitti sar processato e condannato. Secondo esempi meno seri,
una frustrazione (per esempio il traffico sempre lento e caotico) pu provocare stress (per
esempio al conducente dellautobus), con quel che ne consegue in termini di reazioni emotive,
tra le quali laggressivit solo una: altre potrebbero essere il mal di testa, o linsonnia. Uno
sciopero ferroviario che ci colga impreparati nel corso di un viaggio, mandandolo a vuoto, pu
con le sue conseguenze metterci in stato di tensione (se per esempio dobbiamo escogitare una
soluzione alternativa) creandoci ansia.
In effetti, ci che una frustrazione causa invariabilmente non laggressivit, ma la rabbia
(Berkowitz). Con questa messa a punto la teoria di Dollard potrebbe essere riformulata come
segue: la frustrazione sfocia nella rabbia, la quale pu esprimersi in vari modi, uno dei quali
laggressivit. Ma di rabbia si pu anche piangere, dalla rabbia ci si pu difendere irrigidendosi
fino a provocarsi un mal di testa, si pu impallidire di rabbia. Si pu inoltre convogliare la
rabbia e lindignazione nella classica lettera, ironica o sarcastica o di pura protesta, contro
lingiustizia patita per esempio a causa dello sciopero ferroviario di cui sopra, indirizzandola al
quotidiano preferito - che magari non la pubblicher, provocando al frustrato nuovi motivi di
frustrazione.
La rabbia pu dunque essere sfogata, oppure no, trasformata, oppure no, espressa contro ci
che la ha causata, oppure no. A questultimo proposito sappiamo com facile che lobbiettivo
diretto sia sostituito da un altro obbiettivo, specie se questultimo pi disponibile e facile da
colpire. Sfoghiamo cos la rabbia causataci da x su y. Il nostro direttore ci fa arrabbiare, ma ci
sfoghiamo non con lui: alla prima occasione strappiamo una sua missiva, oppure a casa
esplodiamo con il coniuge, tormentiamo i figli e cos via.
Berkowitz ha messo in evidenza secondo logica quello che , sul comportamento aggressivo,

leffetto delle armi. Le masse di armi a disposizione dei cittadini sono considerevoli, tra esse
anche i fucili da caccia, com' ovvio. Sappiamo tutti come la relativa facilit di allungare le
mani sule armi da fuoco possa facilitare il precipitare catastrofico di una reazione distruttiva,
ma in questione non tanto la maggiore pericolosit di un comportamento aggressivo messo
in atto per mezzo di armi proprie, armi da fuoco in testa, ci che sarebbe banale. In questione
la funzione suggestiva svolta dalla presenza e disponibilit delle armi. In altri termini la
presenza sulla scena aggressiva dello strumento arma ha una sua responsabilit nello sfogo
distruttivo. Lo strumento arma ci detta nella pratica ci che esso rappresenta, e in una certa
misura ci usa. E utile che la psicologia sociale, basata su una concezione situazionale e
ambientale dellagire umano, tenga conto anche delle masse di strumenti tecnici, incluse le
armi, che circondano le persone influenzandone lagire.

S.FREUD (1856-1939). Le masse non contano.


In Psicologia delle masse e analisi dell'io (1921) Freud afferma che la psicologia individuale
al tempo stesso, fin dallinizio, psicologia sociale. Nella vita psichica del singolo, scrive Freud,
laltro regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico.
Nei fenomeni sociali possono essere inclusi i rapporti che il singolo istituisce, continua Freud,
con i genitori, con i fratelli, con la persona amata, con il maestro e con il medico. In tali rapporti
il singolo subisce linflusso di ununica persona o di un numero assai limitato di persone,
ognuna delle quali ha per lui acquistato unimportanza straordinaria.
La psicologia sociale psicanalitica qui prende forma: vi sarebbe dunque una relazione
fondamentale che come esperienza influisce sulle situazioni di vita del singolo e che da esse
non pu essere recisa, come invece gli studiosi che si sono occupati di psicologia delle masse
prima di Freud hanno fatto.
Tra essi G.Le Bon (v. oltre), un poliedrico scrittore francese, che nel 1895 pubblic La
psicologia delle folle. Muovendo dalla concezione, certo discutibile, di una razionalit
dellindividuo isolato e dei suoi comportamenti, Le Bon, privo per altro di strumenti di
osservazione sistematica delle folle da lui descritte, segnala in modo suggestivo la differenza
tra la psicologia individuale e la psicologia degli individui che si trovano mescolati nella folla,
nel senso della perdita della loro razionalit e del passaggio a una condizione da automa e
granello di sabbia in mezzo ad altri granelli di sabbia che il vento solleva a suo piacimento.
Nelle folle si genererebbe, secondo Le Bon, un anima collettiva primitiva e barbarica, in esse
regnerebbe lunanimit, il dogmatismo, lintolleranza e ovviamente lirresponsabilit. La
cosiddetta anima collettiva sarebbe il risultato di una sorta di contagio mentale che si verifica
nelle folle abbandonate ai loro eventuali capi (Graumann).
Torniamo a Freud:
(...) Parlando di psicologia sociale o delle masse, invalsa labitudine di prescindere da tali
relazioni <originarie, con genitori, fratelli ecc.> e di isolare, quale oggetto della ricerca, il
simultaneo influsso esercitato sul singolo da un numero rilevante di persone alle quali egli
legato da qualcosa, ma che per molti aspetti possono essergli estranee. La psicologia delle
masse considera quindi luomo singolo in quanto membro di una stirpe, di un popolo, di una
casta, di un ceto sociale, di unistituzione, o in quanto elemento di un raggruppamento umano
che a un certo momento e in vista di un determinato fine si organizzato come massa. Recisa
in tal modo una connessione naturale, facile scorgere nei fenomeni che si manifestano in tali
condizioni specifiche lespressione di una pulsione specifica e ulteriormente irriducibile: la
pulsione sociale (...). Possiamo per obbiettare che ci sembra difficile attribuire al fattore
numerico unimportanza tale da renderlo di per s capace di suscitare nella vita psichica
delluomo una pulsione nuova, altrimenti non operante. Propendiamo quindi per due altre
possibilit: che la pulsione sociale non sia in effetti originaria e indecomponibile, e che gli
esordi del suo sviluppo siano rintracciabili in un ambito pi ristretto, quello della famiglia ad
esempio, cos Freud.
Egli pone dunque in discussione la decisivit dei fattori, si direbbe oggi, situazionali, sociali e
culturali, i quali dunque non sarebbero definitivi), essendo invece effettivamente originari i

fattori, diremmo noi, socio-individuali, in altre parole quelli legati alle esperienze avute dal
singolo nella famiglia. La psicologia delle masse dunque rinvia, secondo Freud, allanalisi dellio.
La psicologia individuale, viene dunque da domandarsi, davvero psicologia sociale, per Freud,
oppure piuttosto la psicologia sociale riducibile alla psicologia individuale (o socioindividuale)?
Ne Il disagio della civilt (1929) Freud propone una teoria, quella del disagio come regola del
vivere dellindividuo civilizzato. Egli distingue linfelicit nevrotica, oggetto della cura
psicanalitica, dalla infelicit normale. La visione freudiana sottolinea che noi cittadini del
mondo civile di regola paghiamo le nostre innegabili conquiste in fatto di convivenza, di
organizzazione sociale, di cultura e cos via, con la repressione delleros. Dobbiamo rinunciare
al soddisfacimento naturale delle nostre pulsioni erotiche, quindi abbiamo continuamente a che
fare con la frustrazione. Normalmente siamo infelici, o almeno proviamo del disagio, dunque;
nel caso che la nostra costituzione pulsionale, cio, diremmo, la forza naturale delle nostre
passioni, ci abbia reso inadatti alla rinuncia, cadiamo in preda alle nevrosi.
Si comprende qui la ragione delletichetta di pessimismo che il pensiero freudiano reca su di
s, ma pi interessante riflettere sui lineamenti generali di questa psicosociologia, che
articola conflittualmente lindividuale con il sociale (inclusi in esso la cultura, larte, e la
religione) tramite il concetto somatopsichico di pulsione da non confondersi con il concetto di
istinto.
Se vero che noi esseri umani siamo sempre espressione di natura e cultura, Freud ne Il
disagio della civilt ha dato di ci un quadro dinamico.

E. Goffman (1922-1982). Totalitarismi istituzionali.


Grande fu il successo anche da noi negli anni settanta del secolo ventesimo di un libro dedicato
alle istituzioni totali, il cui titolo, Asylums (1961), si riferisce a istituzioni come gli ospedali
psichiatrici, le carceri ed a quelle comunque caratterizzate dalla tendenziale cancellazione
dell'individualit. In effetti tutti gli autori cui facciamo riferimento in questo lavoro sembrano
intenti ad una critica di tipo individualistico, che tende a vedere nel sociale un rischio.
Tra le opere di Goffman segnaliamo anche Il comportamento in pubblico (1963), una sorta di
galateo non prescrittivo, ma invece critico, frutto di osservazioni effettuate nel quotidiano e
di letture di numerosi veri galatei, opera da cui ci sembra che risulti un che di derisorio della
cosiddetta normalit. Segnaliamo anche Stigma (1970), un libro dedicato alle persone
segnate da handicap, che ha avuto ben tre diversi editori in Italia, a riprova della fortuna di
Goffman nel nostro Paese.
La ricerca goffmaniana microsociologica quanto alloggetto, e osservativo-partecipativa
quanto al metodo, ma quello che colpisce in questautore la sua carica critica, la sua capacit
di raccontare e rappresentare i risvolti drammatici (anche in senso teatrale) del quotidiano:
Goffman in realt un eccellente scrittore.
P. Amerio (1995) osserva che il soggettivismo goffmaniano non prevede in realt un soggetto
psicologico. Effettivamente a Goffman interessano i costrutti culturali interpretati
soggettivamente sulla scena quotidiana: per quanto tempo un nero pu (poteva) guardare
una bianca nel sud degli Stati Uniti? Che cosa legge negli sguardi dei passanti un nano?
Che cosa significa lavorare a maglia durante una conversazione? Che cosa fanno le persone
sedute in un locale pubblico davanti a uno specchio?

G. LE BON (1842-1931). Ostilit per le masse.


Ci che pi ci colpisce di una folla psicologica, scrive Gustave Le Bon nel capitolo primo, libro
primo, de La psicologia delle folle, che gli individui che la compongono
indipendentemente dal tipo di vita, dalle occupazioni, dal temperamento o dallintelligenza
acquistano una sorta di anima collettiva per il solo fatto di appartenere ad una folla. Tale anima
li fa sentire, pensare ed agire in un modo del tutto diverso da come ciascuno di loro
isolatamente sentirebbe, penserebbe ed agirebbe.
Lo studio di Le Bon , noi crediamo, un effetto delle manifestazioni francesi, e parigine
soprattutto, di massa: rivolte e rivoluzioni - 1830, 1848, 1871. La classe borghese si attrezzava,
potremmo dire, di fronte al nuovo fenomeno delle masse, organizzate o disorganizzate, che
essa stessa aveva generato (quartieri operai, bacini industriali e minerari, senza contare la
metropoli stessa - fucina di masse, massa continua). La classe borghese si preparava in
particolare ad affrontare il nascente movimento operaio organizzato. Non che Le Bon, il cui
bersaglio pi prossimo esplicitamente linvasione minacciosa del socialismo, debba esser
visto solo come un borghese che indaga sulle masse con scopi politici; quello che egli scrive in
relazione ai fenomeni di metamorfosi e deindividuazione, di regressione allo stato barbarico e
infantile dei soggetti individuali nella massa, interessante di per s, per la storia della
politica del Novecento, della sociologia e della psicologia sociale, ma anche riferibile alla
storia della lotta tra le classi. E non solo: Numerosi caratteri specifici delle folle, quali
limpulsivit, lirritabilit, lincapacit di ragionare, lassenza di giudizio e di spirito critico,
lesagerazione dei sentimenti ed altri ancora, scrive Le Bon nel capitolo secondo, libro primo, si
possono osservare anche in esseri appartenenti a forme inferiori dellevoluzione, come il
selvaggio e il bambino. E unanalogia che indico solo di sfuggita.
Folle, selvaggi, bambini.

Nei capitoli dodicesimo e tredicesimo de I promessi sposi la descrizione di una rivolta


popolare causata a Milano nel 1628 dalla contraddittoria politica praticata dal governo
(spagnolo) in merito al prezzo della farina, ironica e sprezzante com quella di un osservatore
(Manzoni) ignaro di angustie alimentari, enumera le violazioni alla propriet privata, gli eccessi
della folla, la sua irrazionalit, e in definitiva commenta malevolmente le ovvie magagne che
ogni rivolta comporta: () le strade e le piazze brulicavano duomini, che trasportati da una
rabbia comune, predominati da un pensiero comune, conoscenti o estranei, si riunivano in
crocchi, senza essersi dati lintesa, quasi senza avvedersene, come gocciole sparse sullo stesso
pendio. Ogni discorso accresceva la persuasione e la passione degli uditori, come di colui che
laveva proferito. Pi oltre: Veramente, la distruzion () delle madie, la devastazion de forni,
e lo scompiglio de fornai, non sono i mezzi pi spicci per far vivere il pane; ma questa una di
quelle sottigliezze metafisiche, che una moltitudine non ci arriva.
Ne I promessi sposi di grande interesse anche la sezione dedicata ai fenomeni di massa
legati alla peste (capitoli 31 e 32).

Ne Leducazione sentimentale, terza parte, capitolo primo, leggiamo il racconto delle


giornate parigine della rivoluzione del 1848. Qui la visione di Gustave Flaubert della folla non ,
come in Manzoni, il prodotto di un distante e malevolo reportage, ma scaturisce da dentro la
rivolta: lo sguardo stretto, la prospettiva corta, la ricettivit - immagini tragiche, o sordide,
sempre intense - vince lo scetticismo. Il protagonista del romanzo interrompe una sua vacanza,
richiamato dai grandi fatti di Parigi, un piccolo-borghese di provincia che si nutre di cose
parigine - se a Parigi c la rivoluzione necessario andare, vedere, vivere. Egli si mescola con
la folla, la segue, entra nel Palazzo invaso dal popolo, cammina attraverso i saloni, le stanze, i
recessi della reggia occupata, osserva - lui non uno dei rivoltosi, lo sa, non potr mai esserlo,
per motivi di classe sociale, non ha la rabbia del popolano, del proletario, quindi non riesce a
vedere nientaltro che i danni, gli eccessi della rivolta, a descriverne, anchegli, le magagne.
Tuttavia il protagonista, Frdric, frequenta la rivolta, ne trae elementi di esperienza, occasioni
dincontro. A momenti egli si sente naufragare in quella massa, perde lindividualit, si scioglie,
come leggiamo, nella folla. Frdric, anche se non era guerriero, sent fremere il suo sangue
gallico. Il magnetismo delle folle laveva conquistato: aspirava voluttuosamente laria
tempestosa, piena degli odori della polvere da sparo; e nello stesso tempo rabbrividiva
avvertendo leffondersi di un immenso amore, di una dolcezza estrema e universale, come se il
sentimento dellumanit intera facesse battere il suo cuore.

Emile Zola in Germinal, parte quarta, in particolare capitolo settimo, e parte quinta, capitolo
terzo, quarto e quinto, racconta di una massa di migliaia di persone, uomini, donne, bambini
sfruttati e affamati, in sciopero contro la locale societ mineraria per ottenere qualche
miglioramento salariale e delle loro condizioni di lavoro, o piuttosto per rispondere a un
supposto tentativo della societ di affamarli ulteriormente. Zola mostra che una massa pu
essere, quanto alla sua organizzazione, come un bacino di raccolta di acque, che essa pu
trasformarsi, durante lo sciopero, in particolare nei cortei contro i crumiri, in un fiume in
piena, che infine pu diventare straripante e distruttiva nello scontro contro i soldati, nella
caccia ai borghesi, nella distruzione dei macchinari. Probabilmente le parti quarta e quinta di
Germinal sono rappresentazioni inevitabili per contestualizzare e illustrare gli inizi della
psicologia collettiva. Siamo vicinissimi nel tempo proprio a Le Bon, in questione adesso il
movimento operaio, il comunismo, lo spettro di cui scrive Karl Marx ne Il Manifesto del
Partito Comunista. C stata la Comune di Parigi (1871), grandi sono le speranze da una parte,
grandi i timori dallaltra. I borghesi di Zola spiano il corteo degli scioperanti da dietro il riparo di
cancelli, finestre, seminascosti, tremano, paventano lavvento di unepoca per loro amara.
Hanno torto, sfortunatamente.

R.T.LA PIERE (1899-1986). Eterofobia a distanza.


Lo studio sul campo di La Piere, che percorse gli Usa negli anni trenta dello scorso secolo in
compagnia di persone cinesi allo scopo di studiare il razzismo, serve magnificamente a
comprendere che cosa sono gli atteggiamenti e come essi si differenziano dai comportamenti.
Quello dellalbergatore che risponde negativamente alla lettera di prenotazione di una stanza
per persone cinesi atteggiamento, quello dellalbergatore che d stanze e tavolo a La Piere e
alle due persone di origine cinese invece comportamento.
Nel nostro caso appare notevole che, viste le percentuali ricavate nella fase del viaggio e le
percentuali ricavate nella fase della prenotazione (il 99% di s contro il 92% di no),
lalbergatore che d stanze e tavolo e lalbergatore che nega la prenotazione sono, nel 93%
circa dei casi, la stessa persona. Da ci si pu ricavare lidea, certo non nuova, che, dato un
certo atteggiamento, non prevedibile un comportamento ad esso coerente; e lidea che
losservazione di un certo comportamento non basta a compiere inferenze circa
latteggiamento in merito.
A che cosa servono gli atteggiamenti? La domanda legittimata dallesempio fornito da La
Piere. Sono petizioni di principio (emotivo-cognitive) a uso personale, si direbbe, espressioni di
s al meglio (ritenuto tale anche in funzione della situazione e dell adattamento agli
atteggiamenti della maggioranza); gli atteggiamenti danno identit o la rafforzano, non
importa, come si visto, che a essi corrispondano comportamenti coerenti. Predicare bene e
razzolare male forse un detto banale, ma illustra alla perfezione il lato oscuro della funzione
degli atteggiamenti, appunto quello del predicare - bene o male ovviamente relativo.
Nel caso studiato da La Piere gli albergatori predicarono male e razzolarono bene, se noi
pensiamo che tutti abbiano il diritto di albergare ovunque.

K.LEWIN (1890-1947). Bagagli europei negli Usa.


Autore ancora oggi ritrovato e riletto, Lewin emigr negli Stati Uniti (nel 1932, un anno
prima che il Partito Nazional Socialista vincesse le elezioni in Germania) con un bagaglio
teorico, quello della Gestalttheorie (in tedesco Gestalt significa forma, figura), un insieme
di studi sulla percezione visiva che suggestivo al massimo l dove propone che una forma
qualcosa di maggiore della cosiddetta somma delle parti che la compongono. Una Gestalt
percettiva, cio una figura, secondo i gestaltisti, si impone alla visione in modo globale . In
particolare le illusioni ottiche () possono effettivamente essere spiegate () solo se si
ammette che la struttura dinsieme abbia delle qualit non possedute separatamente da
ciascuno degli elementi. (Pewzner e Braunstein).
Ora, basta pensare a un gruppo come a una Gestalt, a un tutto, le cui parti, i membri,
contano non in quanto singoli, ma come insieme, per capire quali potenzialit psicologicosociali scaturivano dal bagaglio di Lewin.
Proponiamo un esempio: possiamo pensare alle parole come a gruppi di lettere, e notare
come sia la loro struttura dinsieme a essere significativa, tanto vero che, mutandola per
mezzo di anagrammi, cambia il significato: le lettere a m o r (qui in ordine alfabetico)
danno luogo alla parola amor, ma, anagrammate, si trasformano, tra le altre, nelle parole
ramo, orma e Roma. Daltra parte la sostituzione di una lettera sola in una parola come
minestra d luogo a una Gestalt completamente diversa: finestra.
Se torniamo ai gruppi costituiti da persone, certo le trasformazioni possibili non saranno tanto
radicali come nel caso dei gruppi costituiti da lettere, ma suggestivo almeno pensare che le
stesse persone possono dar luogo, a seconda del loro ruolo, a gruppi abbastanza diversi.
Anagrammare una situazione sociale anche di massa unidea meno astrusa di quel che
sembra.
A Lewin dobbiamo il decisivo concetto metodologico- teorico di teoria di campo (field-theory).
La teoria di campo un metodo di ricerca e insieme di rappresentazione (Amerio) che guarda
alla configurazione (un altro significato del termine tedesco Gestalt) di un campo (la
situazione psicologica in cui avviene qualcosa a uno o pi individui) le cui componenti, anche
non immediate nello spazio e nel tempo, cio anche lontane, stanno in reciproca e dinamica
interrelazione e interdipendenza. Qui e ora, non una volta per tutte, cio non staticamente, le
componenti del campo configurano una Gestalt che rende di conseguenza piuttosto inaffidabili
rilevazioni come per esempio quelle statistiche e in effetti psicologizza le forze sociali in atto,
togliendo dunque loro l oggettivit e la pertinenza totale a settori scientifici diversi da quello
psicologico-sociale (sociologia, politica, economia, storia).

S.MILGRAM (1933-1984). Obbedienza, dissenso, disobbedienza.

Il tema della sopravvivenza propriamente detta buono per iniziare a comprendere una serie
di usi e costumi che oggi appaiono come naufragio dellindividuale nella societ massificata.
Chiudiamo gli occhi per non vedere e non sentire gli abusi di chi esercita malamente il potere,
per difenderci, per tirare avanti, per sopravvivere; ci facciamo piccoli, minimi, ridimensionando
i nostri valori, o peggio, dimenticandoli, per conservare un posto anche modesto alla tavola
imbandita in questa parte del mondo chiamata occidente. Christopher Lasch ne LIo minimo
spiega linteresse degli studiosi per la vita nei lager nazional socialisti non tanto con argomenti
inerenti alla storiografia, quanto con largomento della mentalit della sopravvivenza, che
ricaverebbe, secondo Lasch, modelli e ragioni da quella scuola di vita che fu il lager.
Primo Levi (I sommersi e i salvati) sul fenomeno dei kap (capi) spiega che queste persone,
anche ex delinquenti cosiddetti comuni, eseguivano ordini immorali perch erano sadici,
certo, ma anche per desiderio di potere e - suggeriremmo - per quello che gli psicanalisti
chiamano identificazione con laggressore, assunzione inconsapevole delle caratteristiche di
un modello consapevolmente ritenuto malvagio o pericoloso. I kap, diremmo, abusavano del
loro impotere in rapporto allo strapotere dei responsabili del lager.
Sono argomenti che servono a capire meglio perch i soggetti dell'esperimento di Milgram,
persone come noi nella vita di ogni giorno, inflissero scariche elettriche punitive e torturanti
alla vittima designata (v. oltre). Abusando del loro impotere in rapporto al potere della
scienza accademica, animatrice dellesperimento.
In un film di G. Pontecorvo, Kap, la protagonista, una fanciulla ebrea, diviene appunto una
kap (termine che mescola lingue diverse). Ci dipende dalle circostanze, dallambiente, dalle
sue regole, che dettano alla protagonista certe linee di sopravvivenza (in senso stretto).
Il lager fa testo a s, nel lager agisce non tanto linfluenza, quanto una vera e propria
costrizione socio-ambientale: il trauma subto da Bettelheim (v. sopra) come psicologo
freudiano vale, ma ha dei limiti nelle sue conseguenze teoretiche; daltra parte anche la
situazione sperimentale creata da Milgram, come tutte le situazioni sperimentali, specie quelle
di laboratorio, ha conseguenze teoretiche limitate. Georg Mosse forn invece, in unintervista,
precise memorie personali su situazioni di massa spontanee e libere da costrizioni: Nel 1936,
durante la guerra etiopica, ero a Roma e mi trovai in mezzo alla folla mentre sfilava un
reggimento che era tornato appunto dallEtiopia. Non ho mai dimenticato quellentusiasmo che
cera intorno a me. Cosa pensa che farebbe se si trovasse nel mezzo di una folla entusiasta che
saluta col braccio alzato? Lo alzerebbe anche lei. Ma non per paura. Perch sarebbe travolta dal
senso di cameratismo che si crea in certe circostanze. Cos l'autore de La nazionalizzazione
delle masse (1974) al quotidiano La Repubblica.
Le metamorfosi della giovane protagonista di Kap, che si trasforma in una carognetta, sono
forzate essenzialmente dal lager, mentre il saluto romano del giovane Mosse, ebreo, o il suo
naufragio rassicurante nella folla a un comizio di Hitler, allinsaputa dei genitori, sono effetti
non forzati dellambiente, nel senso che in casi come questo il soggetto avrebbe la possibilit di

non uniformarsi, di sottrarsi anche fisicamente alla folla, infatti, nei termini di Mosse, non
spinto dalla paura, come avviene invece nel lager. Con Canetti (v.sopra) diremmo che fare
massa, branco, abolire le distanze dai simili, un bisogno fondamentale umano, che lindividuo
moderno tende a negare, ma dal quale ripreso e infiammato - Canetti paragona certe
manifestazioni della massa al fuoco.
Nellesperimento di Milgram il soggetto ha, nellambito di un laboratorio universitario, la
possibilit di sottrarsi agli ordini immorali, in astratto ha tutte le possibilit di sottrarsi in
qualsiasi momento (v.oltre); il giovane Mosse pi libero del soggetto milgramiano, del resto
non deve applicare scariche elettriche a nessuno, non neppure obbligato dalla prospettiva di
riscuotere un po di soldi - cio da un contratto - com per il soggetto milgramiano, semmai
nel caso del comizio nazista egli ha ladolescenziale tornaconto di farla in barba ai genitori, il
tornaconto del proibito, mentre sottolineiamo che fascismo e nazismo sono da lui visti con gli
occhi di un ragazzo negli anni trenta.
Occorre empatizzare anche con le cose che non ci piacciono, dice Mosse. Milgram da parte
sua ci aiuta, tra laltro, a empatizzare con i nostri cedimenti allautorit, ad avvicinarci all
esperienza di cedimento. Prima di Milgram, con un esperimento di laboratorio assolutamente
privo di evidenti contrassegni etici - lopposto dellesperimento di Milgram -, ma non meno
incisivo, S.Asch (v. sopra)negli anni cinquanta dello scorso secolo volle farci capire com facile
che un individuo si lasci influenzare dalla maggioranza - nei termini di Mosse, che sia travolto
dal senso di cameratismo. Asch espose, ricordiamo, dei soggetti alla banale visione, su un
pannello, di barrette o linee da confrontare, quanto alla loro lunghezza, con una barretta di
riferimento. Certo, una fila di linee da mettere in rapporto con unaltra linea uno stimolo ben
pi neutro in confronto a quello fornito da un nostro simile che spasima in conseguenza della
nostra applicazione di scariche elettriche, come avviene nellesperimento di Milgram (v.oltre).
Tuttavia suggeriamo che nellesperimento di Asch si allude, fin dalla formulazione grafica del
problema, proprio allallineamento ed all omologazione, al riconoscimento delle differenze. In
Asch si allude, ci piace credere, al fatto che gli individui possano esser visti come bastoncini
quasi tutti uguali. E magari cos che stanno le cose.
Se Milgram ci getta in faccia quello che siamo, Asch ce lo sussurra. Mosse invece ci ricorda che
talvolta possiamo essere come un ragazzino ebreo che si lascia prendere dallemozione
dellidentit a un comizio di Hitler. La massa ha, e d, forza, potere, compensa l impotere.
Dal citato esperimento di laboratorio effettuato negli anni sessanta del secolo scorso negli Stati
Uniti da S.Milgram, scaturisce uninteressante tipologia: obbedienza, dissenso, disobbedienza.
Nellambito di ununiversit nordamericana, Yale, Milgram volle studiare gli effetti dellautorit
sulla obbedienza a ordini immorali da parte di persone comuni, dai venti ai cinquanta anni di
et, di vari strati sociali, raccolte per mezzo di avvisi pubblici, esclusi gli studenti (per evitare
fughe di informazioni nellambiente universitario).
La scena sperimentale prevedeva un rappresentante dellautorit scientifico-accademica, una
persona comune e la vittima. La persona comune poteva obbedire allautorit, dissentire o
disobbedire, in teoria era libera, Milgram dimostr che invece diveniva psicologicamente

obbligata dalla presenza dellautorit (e non solo) a nuocere alla vittima. Effetto sociale.
Il pretesto dellesperimento (Van Avermaet) distraeva la persona comune, soggetto
dellesperimento, dalla questione vera, lobbedienza, impegnandola in un compito avente a che
fare con il rapporto tra punizione e apprendimento. Quando la vittima commetteva errori, cio
spesso (era il suo ruolo), il soggetto dellesperimento doveva punirla, obbedendo allautorit
presente, applicando alla vittima delle scariche elettriche (in realt finte) crescenti da 15 V a
450 V, ben consapevole della loro pericolosit, infatti i livelli di intensit da gestire su un
pannello erano contrassegnati da indicazioni del tipo scarica leggera, scarica forte, scarica
intensa e cos via fino al massimo. Inoltre la vittima, da bravo attore, si lamentava.
Il 62,5 % dei soggetti applic le scariche fino al livello massimo (ci che suggerisce anche
considerazioni nere sul sadismo della gente comune, non condivise da Milgram, o induce a
sospettare che in qualche modo i soggetti dellesperimento si sentissero solo attori).
Lesperimento di Milgram, decisivo in ambito psico-sociale, meno semplice di come lo
abbiamo riassunto: la scena risult variata in merito alla distanza tra la persona comune e la
vittima, con il prevedibile risultato che tanto pi la vittima distava dalla persona comune, tanto
maggiori scariche le erano applicate, e viceversa. Inoltre fu manipolato il ruolo dellautorit
(la persona che ordinava di dare le scariche), pi prossima essa era pi scariche erano
applicate e viceversa; il ruolo della scena dellesperimento, pi o meno prestigiosa e
scientifica, non parve significativo, inoltre si prov a testare leffetto dellautorit quando la
persona comune non era da sola, ma accompagnata da altre persone comuni (in realt
complici dello sperimentatore) fautrici della disobbedienza. Ci influ positivamente, nel senso
che lazione delle persone comuni si modific, abbassando la media dellesecuzione completa
della tortura fino al 10 %.
Questo vero e proprio kamasutra dellobbedienza non dimostra solo che lautorit (qui
scientifico-accademica) ha effetti enormi su di noi, persone comuni, che obbediamo a ordini
immorali conformandoci a voleri e valori non nostri, deresponsabilizzandoci in nome della
compiacenza; dimostra anche che il dissenso, non di rado considerato positivo, dialettico,
dinamico e cos via, si accompagna in realt allobbedienza. Molte delle persone comuni di
Milgram protestarono anche con forza, dissentirono, ma ben poche si alzarono e se ne
andarono, disobbedendo senzaltro. Anche solo per aver osato dissacrare il dissenso la ricerca
di Milgram ci sembra che valga molto.
In conclusione noi diremmo che il caso Zelig meno straordinario di quanto una visione
affrettata del film di W.Allen faccia credere (v. sopra).

R.K.MERTON (1910-2003). Ricchezza e successo per tutti?


A proposito di conformismo, merita accennare a quanto propose negli anni sessanta il sociologo
nordamericano R.K.Merton (Teoria e struttura sociale). Merton riteneva che la societ del suo
tempo, della quale da vedere negli Stati Uniti il modello di riferimento, dia a tutti i suoi
membri delle mete come la ricchezza e il successo, e dei mezzi socialmente accettati, o norme,
per raggiungerle. Mete e mezzi insieme strutturano la nostra societ: tutti devono mirare al
successo, gli insuccessi momentanei devono essere guardati come tappe sulla via del
successo; vero insuccesso solo labbassamento delle nostre mete e la rinuncia ad esse.
Logicamente, se le mete sono le stesse per tutti, i mezzi socialmente accettati a disposizione
per raggiungerle non sono uguali per tutti. Il figlio del banchiere ha mezzi ben diversi da quelli
a disposizione del figlio dell'operaio.
Al suddetto orientamento socioculturale le persone secondo Merton si adattano, a livello
economico-lavorativo, in cinque modi.
Conformit: le persone accettano sia le mete che i mezzi socialmente accettati, o norme. Ci
provano.
Innovazione: le persone accettano le mete, ma non i mezzi socialmente accettati, quindi
innovano. Nel campo degli innovatori possiamo trovare il brillante finanziere come il
contrabbandiere, il deviante, il criminale, ma anche la persona che inventa scorciatoie non
necessariamente illegali verso la meta. I riformatori, i creativi.
Ritualismo: le persone abbandonano le mete, ma accettano i mezzi. Giocano la partita
secondo le regole certi di uscirne sconfitte, cio fingono di giocare.
Rinuncia: le persone in questo caso abbandonano sia le mete che i mezzi. Non giocano la
partita, a maggior ragione non ne seguono le regole. Devianti. Gli psicotici, i visionari, i paria, i
reietti, i mendicanti, i vagabondi (hobos), i girovaghi, gli ubriaconi cronici e i drogati, cos
Merton (v. Gennaro).
Quinta e ultima figura delladattamento la ribellione: le persone rifiutano le mete e i mezzi,
ma le sostituiscono con altre mete e con altri mezzi. Devianti, disobbedienti, i ribelli
potrebbero essere rivoluzionari, o pi modestamente fautori delleconomia solidale. O
benecomunisti (dal concetto di beni comuni)
Come accennato, Merton limita questo suo gioco allambito dellagire economico, ma difficile
resistere alla tentazione di ribellarsi a tale limite, come minimo segnalando lenorme portata
della tipologia mertoniana qualora essa sia fatta giocare anche solo con le idee di Asch
(v.sopra) e di Moscovici (v. oltre).

S.MOSCOVICI (1925). Audaci, tenaci minoranze.


La devianza non naturalmente lunico rovescio del conformismo. Il caso di Zelig,
conformista estremo e quindi deviante, lo suggerisce. Un altro rovescio del conformismo si ha
quando la minoranza ha la meglio sulla maggioranza, riuscendo a modificare lorientamento dei
pi. S.Moscovici a proposito dellesperimento di Asch (v. sopra), fa considerazioni interessanti. I
complici dello sperimentatore, negatori dellevidenza, sono maggioranza nellambito
sperimentale, ma sono minoranza sociale in genere, proprio perch negano levidenza e danno
giudizi palesemente, indiscutibilmente sbagliati.
Reinterpretando, come ci pare che faccia, la scena dellesperimento, Moscovici introduce
dunque il tema dellinfluenza della minoranza (Amerio).
Alla fine degli anni sessanta, egli realizz un esperimento di laboratorio che rovescia il senso
dellesperimento di Asch e che per lappunto si esercit sulla percezione dei colori. Qui una
minoranza di due complici dello sperimentatore doveva negare il colore di un certo numero di
diapositive, visibilmente blu, sostenendo invece che il colore era verde, a dispetto di una
maggioranza di 4 onesti vedenti il blu. Il punto di Moscovici era che il fattore di efficacia (di
influenza) di una minoranza sta nella sua coerenza, fedelt alla sua linea. Per dimostrarlo
sperimentalmente egli organizz due condizioni; in quella di coerenza la minoranza definiva il
colore delle diapositive sempre come verde; nella condizione di incoerenza, i membri della
minoranza rispondevano verde per 24 volte, blu per 12 volte. Moscovici us anchegli un
gruppo di controllo, formato da sei persone ingenue. Costoro risposero blu quasi al 100
%. Orbene, nella condizione data dalla coerenza della minoranza vedente il verde, pi dell 8 %
delle risposte fu verde. Nella condizione incoerente della minoranza, invece, la variazione
rispetto ai risultati del gruppo di controllo fu modesta, infatti le risposte che rispondevano
verde salirono dallo O,25 % all1, 25 % (Van Avermaet,1988).
Sia nellesperimento di Asch che nellesperimento di Moscovici, come abbiamo accennato legati
luno allaltro, si deve sottolineare la dimensione gruppale di ci che accade. Moscovici infatti
osserv che in alcuni dei suoi gruppi, formati come detto da sei persone, non si produceva
uniformit, segno che, a parte il fattore coerenza, ogni gruppo fa storia a s. Comunque sia,
una minoranza, per ottenere successo, deve mostrarsi coerente, seria, e insensibile alle
pressioni della maggioranza. Se linfluenza della maggioranza provoca acquiescenza,
linfluenza della minoranza provoca conversione: ha effetti profondi.

M.SHERIF (1906-1988). Il tiro alla fune ci salver.


Per verificare lipotesi che i rapporti tra i gruppi, inclusi i conflitti, dipendono dagli interessi
concreti di ogni gruppo, che possono essere concordanti o discordanti rispetto agli interessi
degli altri gruppi, scopo dagli evidenti risvolti sociali e politici, e mirato a dimostrare inadeguata
la teoria di leboniana memoria della mente di gruppo, Sherif, uno studioso operante ad
Harvard, secondo la sintesi proposta da R.Brown progett un esperimento in tre fasi
(formazione dei gruppi, provocazione del conflitto tra i gruppi e sua riduzione), da svolgersi in
un campo estivo frequentato da ragazzi bianchi, omogenei per et, dodicenni, e per classe
sociale, la middle class.
Gli sperimentatori, logicamente in incognito, operavano come osservatori nello stesso campo
estivo in qualit di responsabili della direzione.
Furono formati due gruppi (variabile indipendente) dividendo i ventiquattro ragazzi presenti nel
campo e separando coloro che avevano iniziato a fare amicizia (variabile indipendente). Dopo
aver costituito i due gruppi si fece in modo che i ragazzi di ogni gruppo svolgessero attivit
allinterno del loro gruppo con pochi contatti con gli altri (variabile indipendente). Presto i due
gruppi acquisirono una loro particolare identit, nomi, si cre insomma un clima, una
consuetudine interna e un senso di appartenenza (variabile dipendente).
Furono organizzate delle gare tra i due gruppi, con premi al gruppo vincitore, un temperino a
tutti i suoi membri e una coppa al primo assoluto; al gruppo sconfitto non sarebbe andato
nessun premio (variabile indipendente). Sherif e colleghi in questo modo avevano ricreato, nei
limiti sperimentali, la situazione di conflitto concreto tra due gruppi, che adesso avevano
interessi discordanti paragonabili forse a quelli che, per esempio, potrebbero avere le autorit
di due citt in gara per guadagnare lorganizzazione di unimportante manifestazione sportiva,
o i commercianti regolari in conflitto, quanto al controllo del mercato, con i commercianti
abusivi operanti nella stessa area urbana.
I due gruppi di ragazzi erano stati posti, dalla condizione di reciproca indipendenza iniziale, a
quella di interdipendenza conflittuale. Il conflitto di interessi produsse, nei rapporti tra i due
gruppi, effetti notevoli in termini di rivalit, ostilit, scherno e anche in termini di (relativa)
violenza fisica (variabile dipendente). Allinterno dei gruppi aument la compattezza e i ragazzi
pi aggressivi divennero i nuovi capi (variabile dipendente).
I leader e capipopolo sorti dal nulla che la cronaca talvolta propone sembrano essere
paragonabili ai ragazzini duri che lesperimento di Sherif ci mostra scendere in campo
quando il gioco si fa duro.
Creato il gioco duro, gli sperimentatori si dettero da fare per placarlo. Volevano dimostrare che
due gruppi in conflitto possono essere posti in condizione di interdipendenza collaborativa
qualora si dia loro uno scopo concreto comune raggiungibile solo a patto che i due gruppi
collaborino. R.Brown riporta una scenetta suggestiva come esempio delle variabili indipendenti
in questa fase introdotte dagli sperimentatori. Lautobus del campo carico di ragazzi, sulla via
di ritorno, allora di pranzo, si ferma abbastanza lontano dal campo a causa di un guasto
(variabile indipendente - il guasto falso). Bisogna spingere tutti insieme, anzi bisogna trainare
lautobus con una fune, proprio la stessa servita giorni prima per una gara di tiro alla fune

organizzata dagli sperimentatori tra i due gruppi; altrimenti non si mangia. Lo scopo comune
raggiungibile per mezzo della collaborazione, unitamente al tocco deamicisiano, ha i suoi
effetti, infatti laggressivit reciproca diminuisce e la considerazione dei membri di un gruppo
per i membri dellaltro cresce.

H.TAJFEL (1919-1982). Favorire il gruppo cui si appartiene.


H. Tajfel nel 1970 realizz, tra gli altri, un esperimento su due gruppi minimi. Alcuni ragazzi
estranei tra loro furono suddivisi in due gruppi a seconda che dichiarassero di preferire il pittore
Klee al pittore Kandinsky o viceversa. Non erano appassionati di quell artista e rivali degli
appassionati dellaltro, come per esempio fu un tempo tra fan verdiani e wagneriani. Erano
ragazzi, se non bambini, che l per l avevano scelto o Klee o Kandinsky, eppure finirono con
lavvantaggiare (assegnando denaro) i membri del loro stesso gruppo, alla cieca: infatti
sapevano solo di far parte del gruppo Klee o Kandinsky, mentre ignoravano chi ne facesse
parte. Logicamente era prescritto ai ragazzi di non assegnare a se stessi il denaro. Anni dopo
Tajfel si spinse genialmente oltre: i due gruppi erano formati a testa o croce con una moneta.
Eppure ne risult ugualmente discriminazione.
Secondo Tajfel, in conclusione, il comportamento discriminatorio intergruppi (qui espresso
nellassegnazione di denaro) determinato anche dalla pura e semplice categorizzazione
noi/loro.
Secondo H.Tajfel le persone attuano discriminazioni non tanto in base a valori sociali quanto
in base alla categorizzazione. La categorizzazione, meccanismo cognitivo, consiste nel
raggruppare un insieme di oggetti che hanno una o pi caratteristiche comuni; essa
correlata sia alla sottolineatura tendenziale delle somiglianze nellambito della categoria, sia
alla sottolineatura delle differenze tra le diverse categorie. Noi siamo pi uguali, loro sono
pi diversi e tutti uguali tra loro: si esagera da una parte lidentit, dallaltra si esagerano
le differenze, facendo daltra parte di queste ultime un Altro monolitico.
La psicologia sociale secondo Tajfel pu dunque essere utile a spiegare il fenomeno delle
discriminazioni tra i gruppi, le quali, nonostante lipotesi abbastanza rassicurante formulata da
Sherif (v. sopra) con il suo esperimento svolto nel campo estivo, continuano anche quando gli
interessi concreti dei gruppi non sono pi in contrasto. Sarebbero dunque in questione una
fondamentale eterofobia (paura morbosa dellaltro), matrice della xenofobia (paura
morbosa dello straniero) e del razzismo (Palmonari).
Il favoritismo per il proprio gruppo e la conseguente discriminazione dellaltro gruppo esprime
unacquisizione di identit che, di base, lappartenenza a uno schieramento garantisce.
Esperimenti analoghi a quelli di Tajfel, riferisce R.Brown, furono realizzati da numerosi altri
ricercatori, sia con soggetti infantili che con soggetti adulti, e confermarono i risultati di Tajfel e
la sua teoria della categorizzazione.
Ora, se ci vero nel caso di gruppi minimi, privi di spessore, possiamo capire come e
quanto fortemente il cosiddetto favoritismo, la discriminazione, gli stereotipi si manifestino nel
caso reale e quotidiano di schieramenti ricchi di spessore, dove giocano storia, cultura, politica,
religione, etnia, o interessi economici. Razza?
La nostra immagine e il nostro amor proprio, la nostra autostima, secondo Tajfel, dipendono
anche dallimmagine del nostro gruppo, del nostro schieramento, dunque ci impegniamo ad
attribuire al nostro gruppo caratteristiche uniche e a considerarlo superiore.

Tajfel, ebreo come altri autori ricordati nel presente lavoro, seriamente colpito dalla
persecuzione nazionalsocialista, era un esperto in materia di amor proprio gruppale, di
favoritismoe di stereotipi, tutte chicche che, a quanto egli indica, fanno parte della nostra
natura. Non se ne esce, questo il nostro parere; tuttavia con il mezzo della giustizia sociale
potremmo limitare i danni.

La ragazza del ponte. Conclusioni.


Nellestate del 2001, a Seattle (USA), una ragazza attir lattenzione dei suoi concittadini
indugiando sul guardrail esterno di un alto ponte con lo scopo di gettarsi nellacqua
sottostante, scopo realizzato dopo non brevi esitazioni e vane contrattazioni intercorse tra la
ragazza e alcuni poliziotti richiamati sul posto, inclusi uno o pi psicologi (della polizia), e dopo
che unenorme fila di automobili si era formata sul ponte e nella relativa via daccesso. La
ragazza, tentata dal suicidio per amore, si fer gravemente - non so com andata a finire,
noto che i media prendono e lasciano le notizie con facilit. Ci che dette allevento una
notoriet mondiale, io ne ho letto infatti il resoconto su La repubblica (30 agosto), fu che alcuni
degli automobilisti costretti prima a fare la fila e poi a passare lentamente davanti alla ragazza
tentata dal suicidio, la insultarono e la incitarono a buttarsi di sotto.
Avevamo letto in quel periodo un libro di Adriano Zamperini, Psicologia dellinerzia e della
solidariet, che tra laltro si occupa del fenomeno dell indifferenza metropolitana di fronte a
eventi che in breve potrebbero essere definiti insoliti, o ingiusti. Qualcuno tenta il suicidio, o ha
un malore, o aggredito, picchiato, derubato, violentato, davanti o in mezzo a una folla, e
nessuno degli spettatori interviene per tentare di mettere fine al fatto.
Fin dal caso occorso negli anni sessanta a una certa Ketty Genovese, che a New York fu
aggredita, a lungo malmenata e infine uccisa da un uomo mentre, dei trentotto testimoni
accertati spettatori alla finestra, uno solo e da ultimo, dopo aver chiesto telefonicamente
consiglio a un conoscente, si decise a chiamare la polizia, gli psicologi si sono occupati di
questa materia, arrivando alla conclusione che in casi del genere la responsabilit individuale si
diffonde, si diluisce, mentre quando il fatto insolito o ingiusto non avviene alla presenza di
una folla, ma alla presenza di una o poche persone, queste ultime tendono a intervenire,
magari solo mettendosi a gridare, insomma fanno qualcosa, perch la responsabilit pesa solo
su di loro e non si diffonde.
Un fatto occorso nellestate del 2001 in una piccola citt del nord Italia, tuttavia, sembra non
confermare la spiegazione data dagli psicologi, mentre richiama levento di Seattle. Di notte un
giovanotto adocchia una donna sui cinquanta anni in un bar, la segue fuori e poi laggredisce
con scopi sessuali. Mentre il giovanotto usa violenza alla donna, due automobilisti si fermano
sul posto e insultano la vittima, non solo: a quanto lei racconta alla polizia, essi orinano, si
direbbe per perfezionare loltraggio, e poi se ne vanno. Le grida e gli altri rumori - c da
credere che, essendo estate, le finestre siano aperte - richiamano lattenzione di alcuni abitanti
della zona; uno di loro nota che laggressore sta usando, come appoggio per lazione violenta,
la sua automobile, e avverte la polizia, a quanto riferisce. Quel tale, per esser chiari, chiama la
polizia per salvare la sua automobile da graffi o addirittura ammaccature, pi che per aiutare la
vittima.
Ci sono casi, insomma, come quello di Seattle e questo, italiano, che vedono agire una sorta di
interventismo, sia nella moltitudine sia nella solitudine, ma non finalizzato alla solidariet. Le
due scene fanno pensare a momenti estemporanei di mobilitazione persecutoria scatenati dalla
presenza disordinante di soggetti (perci) malvisti. Sospetto che la donna aggredita dal

giovanotto sia stata scambiata per una prostituta: ci potrebbe spiegare loltraggio dei due
automobilisti, ovviamente ingiustificabile. Le persone, in folla o da sole, possono attribuire al
malcapitato di turno la posizione di poco di buono, uno che se l cercata (questa una delle
spiegazione degli psicologi), ma non omettono sempre lintervento, talvolta partono invece
allattacco, come per dare inizio a un linciaggio. Non escluso che un episodio di caccia alle
streghe avesse, ai tempi, caratteristiche iniziali in parte analoghe. Inoltre si pu pensare a
fenomeni estemporanei di mobbing. La strega, la prostituta, il tizio che abbia un
atteggiamento sospetto, la donna in giro di notte da sola, la ragazza del ponte di Seattle
tentata dal suicidio, ostacolo al traffico del mattino, inquietano, e attirano unattenzione ostile.
Non detto che linerzia di cui scrive Zamperini non dipenda anche dallostilit per chiunque,
vittima o artefice, turbi lordine dando luogo a una situazione insolita, certo differente da
quelle strange situations provocate sperimentalmente dagli psicologi allo scopo di studiare i
livelli di sconforto e di protesta manifestati da bambini di un anno lasciati, in una stanza
per loro nuova, in presenza di una persona estranea - ma non meno evocativa. Talvolta, viene
da pensare con Gustave Le Bon, siamo come bambini di un anno.
Vittorio Zucconi, corrispondente de La repubblica dagli USA, ha raccontato una storia che
davvero, anchessa, rende desiderabili i fenomeni di indifferenza metropolitana. Qualche giorno
dopo lundici settembre del 2001, a Detroit un trentenne bianco, tale Brent, di mattina si arma
di pistole, mitraglietta, bombe a mano, e si reca a casa della sua ex compagna: la trova a letto
con il marito, un americano di origine iraniana. Brent, che a quanto pare inferocito, si accinge
a usare le armi, ma i due riescono a trattenerlo in qualche modo dall insano gesto. Brent,
troppo emotivo, a questo punto si sente male e si accascia a terra. La donna, date le
circostanze poco vestita, corre a telefonare per un aiuto sanitario, mentre il marito, medico,
inizia a dare colpi sul petto di Brent - massaggio cardiaco. Peccato che il trambusto e le urla,
com facile immaginare, richiamino sul posto alcuni vicini circostanza che stavolta sembra
confermare la teoria che considera responsabilizzante lessere in pochi. Costoro, che
evidentemente non conoscono il marito della donna, vedono un non bianco che picchia un
bianco disteso in terra e una donna nuda, cos Zucconi, urlante al telefono: che fanno? Uno di
loro spara sul non bianco; ne risultano due morti, Brent, per sua sfortuna cardiopatico, e il
medico, per sua sfortuna non bianco, per sua sfortuna nel posto giusto, s, a casa sua, ma nel
momento sbagliato: dopo lundici settembre.
Il fattore undici settembre, coinvolgente in modo collettivo i cittadini USA (e non solo), certo
straordinario, permette esemplarmente di pensare in modo ampliato a fenomeni come quelli
appena riferiti. Ci che gli psicologi non considerano abbastanza, quando lavorano a spiegare
linerzia, lindifferenza sociale, infatti la cornice socioculturale e politica. Nel caso Brent deve
aver agito la paura e la rabbia del dopo undici settembre, come contesto immediato. Ma tale
spiegazione non basta.
Nelle societ capitalistiche, USA in testa, valgono il successo e il denaro come mete, cos ha
teorizzato a suo tempo il sociologo Robert K. Merton (v. sopra), e gran parte della vita delle
persone assorbita da tali mete, che logicamente moltissimi non raggiungono, ma insomma,
come si dice? - limportante partecipare. Nelle societ capitalistiche, oggi stragrande
maggioranza nel mondo, in USA particolarmente, ben poco garantito nella vita delle persone,

mi riferisco allabitazione, alla salute, alla scuola, al lavoro, alla pensione, tutte merci che si
devono pagare salate (tra esse il lavoro si deve invece vendere a poco). In altri termini nelle
societ capitalistiche le persone tendenzialmente non hanno tempo per occuparsi dei loro
cosiddetti simili, che esse devono anzi tenere a bada non solo come estranei ( la
tradizionale eterofobia), ma anche come concorrenti( la mentalit capitalistica), le
persone infatti hanno troppo da fare allo scopo di pagarsi la loro vita. Gli altri sono estranei,
concorrenti oppure clienti ( la mentalit del venditore), ci interessano da questo punto di
vista, ci interessano molto meno come nostri cosiddetti simili, come cosiddetto prossimo: come
concittadini. Se poi non rigano diritto, se ci danno fastidio con qualcosa di sbagliato, come
la ragazza del ponte a Seattle, come la signora brutalizzata nella cittadina del nord Italia, come
Ketty Genovese - se danno problemi, allora noi possiamo anche diventare come i bambini di
un anno nella cosiddetta strange situation, o come una folla a caccia di streghe. E per
questo che lindifferenza sociale sembra, nella societ capitalistica, il male minore.

Riferimenti.
Amerio, Fondamenti teorici di psicologia sociale, Il Mulino.
Berkowitz, v. oltre: Hewstone.
Bettelheim, Il cuore vigile, Adelphi.
Brown, v. oltre: Hewstone.
Canetti, massa e potere, Adelphi.
Flaubert, L'educazione sentimentale, Einaudi.
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Nicola Spinosi (spinnic@libero.it), gi ricercatore e docente nell'ambito dell'Universit di


Firenze, ha recentemente pubblicato l'e-book La mente ironica (Scribd).