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Wolfgang Borchert

Ventisette coniglietti tra le macerie della guerra

Traduzione dal tedesco a cura di Nicola Spinosi (spinnic@libero.it).

Presento la traduzione di alcuni dei testi componenti Die Hundeblume, un'opera narrativa di Wolfgang Borchert (1921-1947). Si tratta di una testimonianza contro la guerra, scritta da chi alla guerra '39-'45 aveva partecipato come soldato. Ai tempi si parl di letteratura delle rovine, di narrativa delle macerie; la ragione di ci si comprende riflettendo sullo stato di devastazione radicale che la Germania ebbe da fronteggiare dal 1945 in poi. Si pensi del resto al film di Rossellini, Germania anno zero. I miei sentiti ringraziamenti vanno alla Dott. Angela Storjohann per quanto mi ha aiutato ed incoraggiato a questo lavoro. Nicola Spinosi

Voci nell'aria, nella notte. Ma di notte i topi dormono. Il pane. Questo marted. Fratello viso pallido. Lungo la strada.

Voci nell'aria, nella notte. Il tram avanzava nella nebbia del pomeriggio, giallo nel grigio. Era novembre, vie vuote e silenziose, solo il giallo nuotava isolato nel pomeriggio nebbioso. Dentro sedevano al caldo, respirando inquiete, solo cinque o sei persone sfuggite alla nebbia, sotto le gradevoli luci basse, tutte da sole - scampate allumido. Il tram viaggiava vuoto, erano solo in cinque, tutti da soli. Il bigliettaio era il sesto, in quel tardo solitario pomeriggio nebbioso, l con i suoi rassicuranti bottoni dottone, a disegnare facce storte sul vetro umido. Il tram giallo arrancava dentro il novembre. I cinque scampati sedevano, il bigliettaio stava in piedi, ed ecco che il vecchio con le enormi occhiaie riattacc a farsi sentire: Sono nellaria, nella notte. Sono nella notte. Perci non si dorme. Solo per questo. E solo colpa delle voci, mi credano, solo a causa delle voci. Il vecchio si pieg in avanti. Le occhiaie gli tremavano, e quel suo dito indice troppo chiaro sagito sul petto cadente dellanziana signora seduta di fronte. Lei, soffiando rumorosa dal naso, fiss inquieta lindice chiaro. E continuava a soffiare affannata, non poteva farne a meno, era afflitta da un incredibile raffreddore novembrino, certamente polmonare. Il dito del vecchio la inquiet. Le due ragazze dallaltro lato ridacchiavano. Non si guardavano, dal momento che lo sapevano gi, delle voci notturne. Era tutta colpa delle voci. Per prima cosa. Anche gli altri ridacchiavano imbarazzati, infatti sedevano uno davanti allaltro. E il bigliettaio disegnava facce storte sul finestrino guarnito di nebbia. Cera anche un giovane, teneva gli occhi chiusi ed era pallido, pallidissimo sotto la luce bassa. Teneva gli occhi chiusi, oppure dormiva. E il tram giallo nuotava a fatica attraverso la solitaria nebbia pomeridiana. Il bigliettaio disegn una faccia storta nel vetro e disse al vecchio con le occhiaie: S, chiaro, ci sono le voci. Soprattutto la notte, naturale. Le due ragazze provarono imbarazzo, nascostamente, e si trattennero dal ridacchiare; una disse: la notte, soprattutto la notte.

Il vecchio con le grandi occhiaie allora spost il suo dito chiaro dal petto dellanziana signora raffreddata e lo agit verso il bigliettaio: Ascoltate quel che dico! Ci sono le voci. Nellaria. Nella notte. Signori miei - spost lindice dal bigliettaio e ora lo drizz in alto - sapete che cosa c nellaria? Le voci, di notte, le voci. E sapete perch, vero?. Le occhiaie tremavano. Dallaltra parte il giovane pallidissimo teneva gli occhi chiusi, oppure dormiva. Sono i morti, i numerosissimi morti sussurr quel vecchio con le occhiaie i morti, signori miei. Ce ne sono tanti. Di notte salgono nellaria. Sono numerosissimi. Non hanno dove stare. Perch il cuore ne colmo, strapieno. E soltanto nel cuore possono stare, sicuro. Ma sono troppi: dove stare? Non lo sanno. Gli altri smisero di respirare, mentre il giovane pallido con gli occhi chiusi, come se dormisse, respirava a fatica. Il vecchio agit lindice chiaro contro i suoi ascoltatori, uno per volta. Verso le ragazze, verso il bigliettaio e verso lanziana signora. E poi di nuovo mormor: Per questo non si dorme, solo per questo. C una quantit di morti nellaria. Non hanno dove stare. Di notte parlano e cercano un cuore. Perci non si dorme, perch i morti di notte non dormono. Ce n una quantit. Specie di notte. Loro di notte parlano, quando tutto tace. La notte, quando non c nullaltro. Di notte quindi hanno voce. Perci si dorme tanto male. Lanziana signora con il raffreddore tir su laria fischiando e fiss inquieta le rugose occhiaie tremanti del vecchio. Invece le ragazze ridacchiarono. Conoscevano voci notturne, ma daltro genere, vive come una mano calda di uomo sulla pelle nuda, lieve o invece prepotente, specie di notte. Ridacchiarono imbarazzate una davanti allaltra. E non sapevano, nessuna delle due, che anche laltra sentiva la voce, nei sogni. Il bigliettaio disegn facce sul finestrino umido di nebbia e disse: S, ci sono i morti. Parlano nellaria. Nella notte, s. E chiaro. Le voci sono questo. Volteggiano nellaria, sopra il letto. Di conseguenza non si dorme. E' chiaro.

Lanziana signora tir su con il naso fischiando e annu: I morti, s, i morti: le voci sono questo. Sopra il letto. Oh s, sempre sopra il letto. Le ragazze sentirono strane mani di uomo, segretamente, sulla pelle, e arrossirono, in questorribile pomeriggio. Il giovane, quello pallido e molto solo nel suo angolo, invece teneva gli occhi chiusi, oppure dormiva. L, verso quellangolo dove quel giovane pallido sedeva, piazz il suo dito chiaro il vecchio con le occhiaie, e mormor: Eh, i giovani! Riescono a dormire. Di pomeriggio, di notte, in novembre, sempre. Loro non sentono i morti. I giovani, loro si perdono le voci segrete, dormendo. Solo noi vecchi abbiamo le orecchie sveglie, di notte i giovani han poco orecchio per le voci. Loro riescono a dormire. Lindice sagito sprezzante verso il giovane pallido, e tutti presero fiato con rabbia. Allora il giovane apr gli occhi, si alz di scatto e savvicin al vecchio. Lindice si rattrapp nella mano, e quel vecchio con le occhiaie si calm. Quello pallido, il giovane, strinse la faccia del vecchio e disse: Oh, per favore, non buttate via la sigaretta, datela a me per favore, che mi far bene: ho un po' di fame, date qui, fate il buono, che mi sento male. Le occhiaie sinumidirono, tremarono rugose, penosamente, dallo spavento. E il vecchio disse: Eh s, lei molto pallido, ha una cattiva cera. Non ha un cappotto? Siamo in novembre. Lo so, lo so - disse il giovane pallido mia madre me lo diceva ogni mattina, dovevo metterlo, era novembre. Lo so. Ma morta da tre anni, e non sa che non ho un cappotto. Ogni mattina lo diceva, mia madre: novembre. Ma non pu saperne niente, morta. Il giovane prese la sigaretta accesa e usc barcollando dal tram. Fuori cera la nebbia, il pomeriggio, il novembre. E in questo solitario tardo pomeriggio un giovane camminava - un uomo molto pallido con una sigaretta. Aveva fame. Non aveva cappotto. Dentro il tram stavano gli altri, e trattenevano il respiro. Quel vecchio con le occhiaie tremava

penosamente. E il bigliettaio dipingeva facce storte nel finestrino. Le sue facce storte.

Ma di notte i topi dormono. La finestra incavata nel muro solitario sapriva colma di rosso e azzurro, verso il tramonto. Tremavano nuvole di polvere tra i resti alti dei comignoli. Le macerie desolate sonnecchiavano. Lui teneva gli occhi chiusi. Dun tratto si fece pi scuro. Sent che era venuto qualcuno e che ora gli stava davanti. Ora mi prendono! pens, socchiuse gli occhi, ma vide solo due misere gambe dentro un paio di pantaloni. Gli stavano davanti piuttosto arquate, tanto che riusciva a guardare oltre, tra loro. Gett una breve occhiata al di sopra dei pantaloni e distinse un uomo anziano. Aveva un coltello e un cesto. E un po di terra sulla punta delle dita. Ci dormi bene qui? - domand luomo guardando dallalto quel cespuglio di capelli. Juergen ammicc al sole attraverso le gambe delluomo e disse: No, non dormo. Ci devo fare la guardia. Luomo annu: cos per questo che hai quel gran bastone, eh? S, rispose ardito Juergen, e lo strinse forte. A cosa la fai, la guardia? Questo non posso dirlo. E strinse forte la mano sul bastone. Soldi? Luomo mise gi il cesto e si strofin il coltello sui calzoni. No, non certo ai soldi, disse Juergen sprezzante. A qualcosa di completamente diverso. Allora a cosa, dai. Non posso dirlo. A qualcosaltro. Va bene, allora no. E naturalmente nemmeno io ti dico che cosa ho qui nel cesto. Luomo tenne un piede sul cesto e richiuse il coltello. Carrivo da solo, a cosa c nel cesto, afferm sprezzante Juergen, cibo per conigli. Porca miseria, vero! Disse luomo stupito, sei davvero un tipo sveglio. Quanti anni hai? Nove. Oh, pensa, appena nove. Allora lo sai quanto fa tre per nove?

Sicuro, disse Juergen, e per guadagnare tempo disse: facilissimo. Guard oltre attraverso le gambe delluomo. Tre per nove, no? Domand di nuovo, ventisette. Lo sapevo benissimo. Bravo, disse luomo, e io ho esattamente ventisette conigli. Juergen rest a bocca aperta. Ventisette? Li puoi vedere. Sono ancora piccolini. Vuoi? Non posso mica, disse Juergen incerto, ho da fare la guardia. Di continuo? domand luomo, anche di notte? Anche di notte. Di continuo, sempre. Juergen guard in su le gambe arquate. E da sabato, mormor. Ma allora a casa non ci vai proprio? Per dovrai mangiare. Juergen alz una pietra. Sotto cera una mezza pagnotta. E una scatola di latta. Fumi?- domand luomo, chai la pipa? Juergen strinse forte il suo bastone e disse esitante: mi arrotolo le sigarette. La pipa non mi piace. Peccato, luomo si chin verso il suo cesto, avresti potuto tranquillamente vedere i conigli. Soprattutto quelli piccoli. Avresti potuto sceglierne uno. Invece qui non avrai nulla. No, disse Juergen triste, no, no. Luomo prese su il cesto. Allora, se devi restare qui, peccato. E si gir per allontanarsi. Se non mi tradisci, disse veloce Juergen, questa la via dei topi. Le gambe arquate fecero un passo indietro. S, mangiano i morti. Persone morte. Ci campano. Chi lo dice? Il nostro insegnante. E tu fai la guardia ai topi? - domand luomo. Non ai topi, e poi disse pianissimo: a mio fratello, che sta anche lui sottoterra, l. Juergen indic con il bastone il muro solitario. La nostra casa s beccata una bomba. Una volta and via la luce della cantina, e

lui pure. Labbiamo chiamato. Era molto pi piccolo di me. Appena quattro anni. Doveva essere ancora qui. E molto pi piccolo di me. Luomo guard dallalto il cespuglio di capelli. E poi disse brusco: ma il vostro insegnante non ve lha detto che di notte i topi dormono? No, mormor Juergen, e guard tutto assonnato, non ce lha detto. Che maestro , disse luomo, che non sa che i topi di notte dormono? Di notte potresti tranquillamente andare a casa. Di notte dormono sempre. Quando fa buio. Sicuro. Juergen fece con il bastone piccole buche nella polvere dei detriti. Tutti lettini sono, pens, tutti lettini. Allora luomo disse (e le sue gambe arcuate tremavano tutte due): sai che? Ora alla svelta do da mangiare ai conigli, poi quando fa scuro ti vengo a prendere. Magari ne posso portare uno, uno di quelli piccini, che ne pensi? Juergen fece piccole buche nella polvere dei detriti. Tutti piccoli conigli. Bianchi, grigi, grigio bianchi. Non lo so, disse piano, e guard verso le gambe arcuate, se dormono per davvero, di notte. Luomo sarrampic per il sentiero tra i resti del muro verso la strada. E certo, disse, che il vostro insegnante se ne deve andare, se non sa queste cose. Allora Juergen si alz e domand: e ne potr avere uno, magari bianco? Vedremo, grid forte luomo mentre camminava, ma devi aspettare qui. Poi andiamo insieme a casa tua, eh? Lo devo dire a tuo padre che ci sar da costruire una gabbia da conigli, lo deve sapere. S, grid Juergen, aspetto. Devo ancora far la guardia fino a quando viene scuro. Aspetto di certo. E grid: oltretutto a casa abbiamo anche delle tavole, una cassetta fatta di tavole, grid: ma luomo non sentiva pi nulla. Camminava con le sue gambe arcuate contro sole. Era una sera rossissima, e Juergen poteva vederla splendere attraverso quelle gambe, tanto erano storte. E il cesto andava su e gi. Dentro cera il cibo per i conigli. Verde, ma un po impolverato dai detriti.

Il pane. Di colpo si svegli. Erano le due e mezzo. Si chiese perch sera svegliata. Ah, ecco! In cucina qualcuno aveva urtato una sedia. Si mise ad ascoltare dalla parte della cucina. Niente rumori. Troppo silenzio, allora spost la mano di fianco, nel letto, e trov vuoto. Mancava il respiro di lui, ecco cosera tutto quel silenzio. Salz e and a tentoni nellappartamento buio verso la cucina, dove sincontrarono. Lorologio segnava le due e mezzo. Vide qualcosa di bianco vicino alla dispensa. Accese la luce. Si trovavano uno davanti allaltra in camicia da notte. Alle due e mezzo. In cucina. Sopra il tavolo cera il tagliere del pane. Lei vide che lui aveva tagliato delle fette. Il coltello ancora vicino al tagliere. E sulla tovaglia sparse delle briciole. Quando la sera andava a letto, lei lasciava sempre la tovaglia pulita. Ogni sera. Ma ora sulla tovaglia erano sparse delle briciole. E il coltello. Sent il freddo del pavimento salire pian piano dentro di lei. E guard verso il tagliere. Io credevo di sentire qualcosa, di qua, disse lui, e guard in giro nella cucina. Anchio, replic lei, contemporaneamente valutando che lui di notte in camicia pareva proprio un vecchio. Proprio comera. Sessantatr anni. Di giorno sembrava pi giovane, a volte. Lei sembra molto vecchia, pens lui, in camicia aveva un aspetto davvero vecchio. Forse dipendeva dai capelli. Di notte con le donne sempre un fatto di capelli, questo le fa di colpo cos vecchie. Ti saresti dovuta mettere le scarpe. Cos a piedi nudi sul pavimento freddo. Ti raffreddi. Lei non lo guardava, infatti non riusciva a sopportare che lui mentisse. Che mentisse dopo trentanove anni di matrimonio.

Credevo di sentire qualcosa di qua, disse unaltra volta lui allimprovviso, e di nuovo guard in giro in modo totalmente assurdo. Cosa sentivo di qua, stavo a pensare. Anchio. Ma non cera proprio nulla. Alz il tagliere dal tavolo e tir via le briciole dalla tovaglia. No, non cera proprio nulla, le fece eco lui, incerto. Lei gli venne in aiuto: Su, vieni. Era da fuori che veniva. Vieni a letto. Ti raffreddi. Sul pavimento freddo. Lui guard verso la finestra.S, devessere stato fuori, forse. Credevo che fosse qui. Lei alz la mano verso linterruttore della luce. Devo spegnere la luce, ora, altrimenti sono costretta a vedere il tagliere. Non devo vederlo. Vieni, disse, e spense la luce, sar stato fuori. Con il vento la grondaia sbatacchia sempre contro il muro. Possibilissimo che fosse la grondaia. Con il vento sbatte sempre. Tutte due andarono a tentoni per il corridoio al buio verso la camera da letto. I loro piedi nudi tonfavano sul pavimento. S, il vento, fece lui. Ha tirato un gran ventaccio tutta la notte. Quando furono sul letto, lei disse:S, ha tirato un ventaccio tutta la notte. Possibilissimo che fosse la grondaia. S, io stavo in pensiero che fosse qualcosa in cucina. Possibilissimo che fosse la grondaia. Disse queste parole, lui, come gi mezzo addormentato. Tuttavia lei consider come suonava falsa la sua voce, ora che lui stava sul letto. E freddo, disse, e sbadigli piano, io minfilo sotto la coperta. Buonanotte. Notte, rispose lui, e poi:s, fa freddo, proprio un gran freddo. Poi tacquero. Dopo parecchi minuti lei si accorse che lui, attento e silenzioso, masticava. Respir con intenzione in modo profondo e uniforme, perch lui non dovesse sforzarsi di non svegliarla. Ma il suo masticare era cos metodico che lei lentamente ci prese sonno.

Quando la sera dopo lui venne a casa, lei gli mise davanti quattro fette di pane. Di solito ne poteva mangiare solo tre. Puoi mangiarne quattro tranquillamente, disse lei, e sallontan dalla luce della lampada. Io non lo sopporto, questo pane. Su, mangiane una in pi. A me non mi pare cos buono. Lo guard come si piegava profondamente sul tagliere. Non vedeva nulla. In quel momento le fece pena. Tu per non puoi mangiare solo due fette, disse lui. Ma s! La sera non mi fa bene, il pane. Su, mangia, su. Dopo poco si sedette a tavola sotto la lampada.

Questo marted. La settimana ha un marted Lanno una cinquantina La guerra ha molti marted Questo marted A scuola si sono esercitate con le maiuscole. La maestra aveva occhiali con lenti spesse. Con la montatura leggera. Cos spesse che gli occhi si vedevano poco. Quarantadue ragazzine guardavano la lavagna nera e scrivevano in lettere maiuscole: IL VECCHIO FRITZ AVEVA UN BICCHIERE DI LATTA. LA GROSSA BERTA COLPI PARIGI. IN GUERRA OGNI PADRE E SOLDATO. <La grossa Berta un tipo di cannone> Ulla spingeva la punta della lingua verso il naso. Proprio allora la maestra le dette un buffetto. Hai scritto guerra con una erre, Ulla. Guerra si scrive con due erre, come terra <nell'originale il gioco di parole naturalmente diverso: Krieg (guerra) si scrive, dice l'insegnante, non Chrieg, ma con la g come Grube (fossa)>. Quante volte lho ripetuto? La maestra prese un registro e fece un segno accanto al nome di Ulla. Per domani scriverai la frase per dieci volte da quel punto, bella ordinata, hai capito? S, disse Ulla, e pens: lei e i suoi occhiali. In cortile le cornacchie mangiavano il pane che era stato buttato. Questo marted Il sottotenente Ehlers fu nominato comandante di battaglione. Signor Ehlers, vi dovete togliere la sciarpa rossa. Come, signor maggiore?

Ma sicuro, Ehlers. Nella seconda compagnia non gradiscono cose del genere. Vado nella seconda? S, e loro non amano cose del genere. L con la sciarpa rossa non ci venite. La seconda abituata alla correttezza. Con la sciarpa rossa non farete nessun passo avanti. Cose del genere il capitano Hesse non le indossa. Hesse ferito grave? No, s dato malato. Si sentiva non bene, ha detto. Da quando capitano, quell' Hesse, s un po rammollito. Non capisco. Di solito era cos a posto, sempre. Su, Ehlers, vedrete che con la compagnia andr benone. Hesse ha educato bene i subalterni. E levatevi la sciarpa, chiaro? Gnors, signor maggiore. E badate ai subalterni con la sigaretta, che stiano in campana. A un tiratore scelto che si rispetti gli prude lindice, quando vede queste lucciole ronzare in giro. La scorsa settimana abbiamo avuto cinque teste saltate. Insomma, adeguatevi un pochino, eh? Sissignore, signor maggiore. Andando alla seconda compagnia il sottotenente Ehlers si tolse la sciarpa rossa, e si mise in bocca una sigaretta. Comandante di compagnia Ehlers, grid. E ci fu lo sparo. Questo marted Il signor Hansen disse alla signorina Severin: bisogna mandare qualche altra cosa a quellHesse, cara la mia Severin. Da fumare, da mangiare. Un po di letteratura. Un paio di guanti o cose simili. Ai ragazzi laggi gli tocca un inverno dannato, so quel che dico. Per forza. Hoelderlin forse, signor Hansen? Assurdo, cara la mia Severin, assurdo. No, qualcosa di pi sereno, un po pi tranquillo. Tipo Wilhelm Busch <noto soprattutto per le storie

(illustrate) di Max und Moritz>. Di certo Hesse era pi per il genere leggero. E contento veramente, quando ride. Del resto voi lo sapete. Dio mio, cara la mia Severin, quanto sa ridere, questo Hesse! S, disse la signorina Severin, sa ridere. Questo marted Portarono il capitano Hesse in barella al centro disinfestazione. Sulla porta un cartellino: GENERALE O GRANATIERE LA RAPA E DI DOVERE Fu rapato. Laddetto aveva dita lunghe e sottili. Tipo zampe di ragno. Le nocche un po arrossate. Lo sfregavano leggermente, sapevano di farmacia. Dopo, le zampe di ragno gli sentirono il polso e scrissero su un gran registro:temperatura 41,6.Polso 116. Privo di conoscenza. Probabile febbre petecchiale. Laddetto mise gi il registro. Ospedale Smolensk per malattie infettive, ci stava scritto sopra. E sotto: 114 letti. I portantini sollevarono la barella. Per le scale gli oscill la testa che spuntava dalla coperta, di qua e di l a ogni gradino. Rapata. Eppure aveva sempre riso dei russi. Uno dei portantini aveva il raffreddore.

Questo marted La signora Hesse suon alla vicina. Quando la porta si apr cominci a sventolare la lettera. E diventato capitano. Capitano e comandante di compagnia, scrive. 40 gradi sotto zero, hanno. La lettera ci ha messo nove giorni. Alla signora del capitano Hesse lui aveva scritto queste cose. Lei sollev la lettera aperta, ma la vicina non ci guard. 40 sotto zero, disse. Poveri ragazzi. 40 sotto zero. Questo marted Il maresciallo medico domand al primario dellospedale Smolensk per le malattie infettive: Quanti ce ne sono al giorno? Una mezza dozzina. Mostruoso, disse il maresciallo. S, mostruoso, disse il primario. Ma non si guardarono. Questo marted Era in programma Il flauto magico. La signora Hesse si dette il rossetto. Questo marted Linfermiera Elisabetta scrisse ai suoi genitori: senza laiuto di Dio non ne veniamo fuori. Poi quando venne laiuto primario si alz in piedi. Camminava cos curvo attraverso la sala che pareva reggesse sulla schiena la Russia intera. Gli devo dare ancora qualcosa? Domand linfermiera. No, rispose laiuto primario, piano, come se si vergognasse. Dopodich portarono fuori il capitano Hesse. Fuori cera un rimbombare continuo, uno sbattere. Perch non erano capaci di metter gi i morti per bene. Li fanno cascare in terra, e sbattono sempre, disse uno. Il suo vicino cant sottovoce:

forza, evviva, lesta va la fanteria Laiuto primario andava di letto in letto. Ogni giorno. Giorno e notte. Per giornate intere. Di notte. Procedeva curvo. Pareva che trascinasse per la sala lintera Russia. Fuori due portantini con una barella vuota incespicarono. E 4, disse uno di loro. Aveva il raffreddore. Questo marted La sera Ulla si mise a sedere e scrisse sul quaderno in maiuscole: IN GUERRA OGNI PADRE ESOLDATO. IN GUERRA OGNI PADRE ESOLDATO. Dieci volte lo scrisse. In stampatello. E guerra con due erre come terra.

Fratello viso pallido. Non cera mai stato niente di cos bianco come questa neve. Quasi cangiante nellazzurro. Azzurro verde. Bianca da far paura. Il sole a stento osava esser giallo davanti a questa neve. Nessuna domenica mattina era mai stata cos tersa. A parte che dietro salzava una montagna scura. Ma la neve era fresca e pulita come un occhio di animale. Nessuna neve era mai stata cos bianca come questa domenica mattina. Nessuna domenica mattina era mai stata cos tersa. Il mondo, questo nevoso mondo domenicale, sorrideva. Ma da qualche parte cera una macchia. Era un uomo che giaceva scomposto nella neve, a pancia sotto, in divisa. Un mucchio di stracci. Un misero mucchietto di pelle, ossa, cuoio e stoffa. Sporco di sangue rosso annerito. Capelli senza vita, morti, addomesticati come una parrucca. Scomposto urlava lultimo grido alla neve, abbaiava, se non pregava: un soldato. Macchia in quel bianco di neve mai visto nella pi tersa delle domeniche mattina. Quadretto di guerra suggestivo, pieno di sfumature, allettante spunto per pittura allacquarello: sangue, neve e sole. Fredda, fredda neve con dentro del sangue. E lamato sole al di sopra di tutto. Il nostro caro sole. Tutti i bambini del mondo dicono: il caro, caro sole. E il sole illumina un morto che urla il grido inaudito di tutte le marionette morte: il pauroso muto muto grido! Chi di noi, fratello pallido, eh, chi di noi ferma il grido muto delle marionette, quando staccate dal filo giacciono sparse sul palcoscenico, stupide, disarticolate? Chi, eh, chi tra noi tollera il muto grido dei morti? Solo la neve lo ferma, gelida. E il sole, il nostro amato sole. Davanti alla marionetta straziata stava una marionetta ancora intera. Ancora funzionante. Davanti al soldato morto stava un vivo. In questa tersa domenica bianca di neve mai vista prima, il Ritto tenne addosso al Giacente lo spaventoso muto discorso che segue:

Gi gi gi. Hai chiuso con le tue spiritosaggini, caro mio. Con le tue solite spiritosaggini. Ora non parli proprio pi, eh? Ora non ridi pi tanto, eh? Se quelle tue donne lo sapessero, che sguardo penoso hai, caro mio. Da far piet, senza le tue spiritosaggini. E poi in questa stupida posa. Perch hai le gambe cos tremendamente rattrappite sul ventre? Ah, gi, te ne sei beccato uno nelle budella. Ti sei imbrattato di sangue. Non chai un aspetto appetitoso, caro mio. Ti sei sporcato tutta la divisa. Sembri macchiato di vernice nera. E bene, che quelle tue donne non ti vedano. Ti davi sempre unaria, con la tua divisa. Ti vestiva proprio come un guanto. Diventato caporale, portavi solo stivaletti di vernice. Lucidati con la cera per delle ore, quando la sera cera da andare in citt. Ma ora non ci vai pi in citt. Le tue donne se la godono con altri. Tu ora non cammini pi per niente, lo capisci? Mai pi, caro mio. Mai mai pi. Ora non ridi pi per niente, con le tue solite spiritosaggini. Ora stai l, come se tu non sapessi contare fino a tre. Non lo sai pi. Non puoi pi per niente contare fino a tre. E grama, caro mio, grama allultimo stadio. Ma va bene cos, molto bene. Capita che non starai pi a dirmi ecco il fratello viso pallido, eccolo con la sua palpebra mezza chiusa. Mai pi, ora, caro mio. Da ora in poi basta. Tu no, fine. E gli altri la finiranno di aizzarti, e di ridere di me quando mi dici ecco il fratello viso pallido, eccolo con la sua palpebra mezza chiusa. E una cosa che conta molto, per me, lo sai? Te lo posso dire, una cosa che per me conta un sacco. A scuola mi hanno parecchio denigrato. Come pidocchi mi stavano addosso. Perch il mio occhio aveva quel piccolo difetto, e perch la mia palpebra stava mezza chiusa. E perch la mia pelle cos bianca. Pare formaggio. Dicevano sempre, eccolo unaltra volta il nostro viso pallido nato stanco. E le ragazze mi domandavano se dormivo, con quel mio occhio mezzo chiuso. Dormiglione, dicevano, dormiglione, caro te. Io vorrei sapere chi di noi due ora il dormiglione. Tu o io, eh? Chi ora il fratello viso pallido con la sua palpebra mezza chiusa. Eh? Chi, dunque, mio caro, tu o io? Io, per caso?

Quando chiuse dietro di s la porta del rifugio una dozzina di facce ingrigite gli si avvicinarono. Una era la faccia del maresciallo. Signor capitano, lavete trovato? domand quella faccia ingrigita, paurosamente ingrigita. S. Vicino allabete. Colpito al ventre. Dobbiamo andare a prenderlo? S. Vicino allabete. S, certo. Bisogna raccoglierlo. Vicino allabete. La dozzina di facce ingrigite spar. Il capitano sedette vicino alla stufa di ferro e inizi a spidocchiarsi. Come ieri, preciso. Ieri sera si sentiva veramente in forma. Uno doveva andare al battaglione. Miglior cosa, il capitano, cio lui stesso. Mentre sinfilava la camicia, sent. Si sparava. Non si era mai sparato cos. E quando il portaordini apr la porta, il capitano vide la notte. Valut che non cera mai stata una notte tanto nera. Il sottufficiale Heller cantava. Poi continu a raccontare di quelle sue donne senza smettere un minuto. Infine questo Heller, con il suo solito spirito, aveva detto: signor capitano, io al battaglione non ci andrei. Prima di tutto farei domanda di doppia razione. Ci si pu suonare lo xilofono, sulle nostre costole. E una vera pena, il vostro aspetto. Cos aveva detto Heller. E nel buio forse tutti avevano sogghignato. E uno doveva andare al battaglione. Il capitano aveva detto: su, Heller, cercate di smorzare un po le vostre solite spiritosaggini. Ed Heller disse: signorsi. E fu tutto. Di pi non si dissero. Solo: signorsi. Quindi Heller era andato. E poi non era tornato. Il capitano si tir la camicia sulla testa. Sent che fuori gli altri tornavano indietro. Con Heller. Non mi dir mai pi ecco il fratello viso pallido con la palpebra mezza chiusa, mormor il capitano. Non lavrebbe pi detto, dora in avanti.

Un pidocchio gli capit sotto lunghia del pollice. Scricchiol. Il pidocchio era morto. Sulla fronte il capitano aveva una piccola goccia di sangue.

La lunga strada. Sinistr,due tre quattro, avanti Fischer! Sinistr,due, avanti, Fischer! Veloce, Fischer! Tre quattro, respira profondo, Fischer! Avanti, Fischer, sempre avanti, forza, due tre quattro, lesta va la fanteria, forza, in alto i cuori! Lesta va la fanteria... Sono ancora in cammino. Due volte sono gi caduto in terra. Voglio prendere il tram. Devo. Due volte sono gi caduto in terra. Ho fame. Ma devo prendere il tram. Devo. Due volte sono gi caduto in terra... Tre quattro, sinistr, due tre quattro, ma io devo, tre quattro, forza, tre quattro, evviva la fanteria ... Cinquantasette ne han sepolti a Woronesch <o Voronesch: citt russa situata a sud rispetto a Mosca, da cui dista pi che non dal confine dell'Ucraina, a ovest>. Cinquantasette che non avevano assolutamente previsto di morire, nemmeno l per l. Hanno pure cantato, prima. Forza, forza, in alto i cuori! E uno ha scritto a casa: dopo ci compriamo un grammofono. Ma da quattromila metri lontano gli altri hanno ordinato di premere un pulsante. Cera un fracasso come se un camion carico di barili vuoti passasse su un acciottolato: il rumore dei cannoni. Dopo ne han sepolti cinquantasette a Woronesch. Prima avevano cantato. Poi pi detto nulla. Nove meccanici, due giardinieri, cinque impiegati, sei commessi, un parrucchiere, diciassette contadini, due maestri, un pastore, sei operai, un musicista, sette liceali. Sette liceali. Sepolti a Woronesch. Senza averlo previsto. Cinquantasette. Me mi hanno dimenticato. Non ero ancora proprio morto. In alto i cuori! Ero ancora quasi vivo. Ma gli altri sono sepolti a Woronesch. Cinquantasette. Mettici anche uno zero. Cinquecentosettanta. Ancora uno zero e ancora uno. Cinquantasettemila. E ancora, ancora. Cinquantasette milioni. Sepolti a Woronesch. Non lavevano previsto assolutamente. Mica lo volevano, non lavevano voluto affatto. E prima avevano cantato una

volta di pi. In alto i cuori! Poi pi detto nulla. E quello non aveva comprato il grammofono. Lhan sepolto a Woronesch e con lui gli altri cinquantasei. Cinquantasette pezzi. Solo io, io, non ero ancora veramente morto. Devo andare a prendere il tram, la strada grigia. Ma il tram giallo. Giallo, una chicca. Devo andare a prendere il tram. Solo che la strada tanto grigia. Due volte sono gi caduto per terra, forza, avanti, Fischer! Veloce, Fischer! Sinistr,due, a passi distesi, tre quattro. Forza, in alto i cuori! Lesta va la fanteria. Sinistr, due tre quattro, invece impera la fame, la miserabile fame, sempre, sinistr, due tre quattro... Se almeno non ci fossero le notti. Se almeno non ci fossero le notti. Ogni rumore una bestia. Ogni ombra un uomo nero. Mai cala la paura che danno gli uomini neri. Tutta la notte i cannoni tuonano sul cuscino: il battito del polso. Non avresti dovuto lasciarmi mai solo, madre. Ora non ci ritroviamo. Mai pi. Mai avresti dovuto farlo. Tu hai conosciuto certamente le notti. Hai certamente saputo delle notti. Eppure mi hai chiamato fuori da te. Da te e in mezzo a questo mondo con queste notti, mi hai chiamato. E da allora ogni rumore una bestia nella notte. E nellangolo scuro gli uomini neri fanno paura. Madre, madre! Gli uomini neri sono dappertutto. E ogni rumore una bestia. Ogni rumore una bestia. E il cuscino cos torrido. I cannoni tuonano sul cuscino per tutta la notte. E i cinquantasette sono sepolti a Woronesch. E lorologio incespica come una vecchia in ciabatte, avanti avanti. Incespica, incespica, e nessuno lo ferma. E le pareti savvicinano sempre di pi. E la coperta si fa sempre pi spessa. E il suolo, il suolo ondeggia, unonda, il mondo. Madre, madre! Perch mi hai lasciato solo, perch? Ondeggia, il suolo, ondeggia il mondo. Cinquantasette. Brum! E voglio andare fino al tram. I cannoni rombano. Il terreno ondeggia. Brum. Cinquantasette. E io sono ancora quasi vivo. E voglio andare fino al tram. Che giallo nella strada grigia. Una chicca, giallo nel grigio. Ma non ci arrivo. Due

volte sono gi caduto in terra. E ho fame. E il suolo ondeggia. Ondeggia talmente, giallo, una chicca, ondeggia il mondo. Ondeggia il mondo, dalla fame che ho. Mondondeggia, mondo fame giallo tram. Ora uno mha detto: buongiorno signor Fischer. Sono io, il signor Fischer? Posso essere il signor Fischer, semplicemente di nuovo il signor Fischer? Dopotutto ero il capitano Fischer. Posso essere ora di nuovo il signor Fischer? Posso essere il signor Fischer? Buongiorno, ha detto quello. Ma non sa che ero il capitano Fischer. Mha augurato un buongiorno per il capitano Fischer non c pi buongiorno. Lui non lha augurato a me. E il signor Fischer va per la strada. Per la lunga strada. Che grigia. Vuole andare fino al tram. Che giallo. Una chicca, cos giallo. Sinistr, due , signor Fischer. Sinistr, due tre quattro. Il signor Fischer ha fame. Non smette pi di camminare. Vuole sempre il tram, che cos giallo, nel grigio una chicca. Due volte caduto, il signor Fischer. Ma il capitano Fischer comanda: sinistr, due tre quattro, avanti signor Fischer! Svelto signor Fischer! Deciso, signor Fischer! Comanda il capitano Fischer. E il signor Fischer marcia per la strada grigia, la grigia lunga strada. La Muelleimerallee, lAschkastenspalier, il Rinnsteinglacis, gli Champs Ruins, la Muttschuttschlagindutt Broadway, la Truemmerparade. E il capitano Fischer comanda. Sinistr,due sinistr,due. E il signor Fischer, il signor Fischer marcia, sinistr, due sinistr, due avanti avanti avanti... La fanciulla ha le gambe sottili come dita. Come dita dinverno. Sottili livide e arrossate, tanto sottili. Sinistr, due tre quattro, fanno le sue gambe. La fanciulla continua a dire, e il signor Fischer le cammina accanto, continua a dire: buon Dio, dammi un po di minestra. Buon Dio, dammi un po di minestra. Solo un cucchiaio. Un cucchiaio. Soltanto. La

mamma ha i capelli senza vita. Tutti senza vita da parecchio tempo. La mamma dice: il buon Dio non pu darti un po di minestra, non pu, no. Perch il buon Dio non pu assolutamente darmene, di minestra? Non ne ha nemmeno un cucchiaio. Non ce lha. La fanciulla cammina, gambe sottili come dita, sottili livide gambe dinverno, accanto a lei sua madre. E accanto a loro il signor Fischer. I capelli della madre sono senza pi vita. Sono diventati completamente estranei. E la fanciulla danza tuttintorno, e sua madre intorno al signor Fischer, vicino. Dio non ha proprio un cucchiaio di minestra. Proprio nessuno. Nessun cucchiaio, nemmeno uno, niente. E dunque danza la fanciulla intorno. E il signor Fischer cammina dietro. Mentre ondeggia tuttintorno il mondo. Mondondeggia. Ma il capitano Fischer comanda: sinistr, due, al, avanti, deciso, signor Fischer, sinistr, due, mentre la fanciulla canta: Egli non ha veramente nessun cucchiaio di minestra. E due volte il signor Fischer caduto. Caduto per la fame. Egli non ha proprio nessun cucchiaio di minestra. E laltro comanda: in alto i cuori! Evviva la fanteria, la fanteria, la fanteria... Cinquantasette ne han sepolti a Woronesch. Io sono il capitano Fischer. Mhanno dimenticato. Non ero ancora veramente morto. Due volte sono caduto in terra. Sono ancora il signor Fischer. Ho venticinque anni. Venticinque moltiplicato cinquantasette. E li han sepolti a Woronesch. Soltanto io, sono ancora in cammino. Devo ancora andare a prendere il tram. Ho fame. Ma il buon Dio non ha proprio un cucchiaio di minestra. Ho venticinque moltiplicato cinquantasette anni. Mio padre mha tradito e mia madre mha espulso da s. Mhanno gridato contro e stop. In un modo tremendo e stop. Abbandonato. Ora cammino per la lunga strada. Che ondeggia come ondeggia il mondo. Ma uno suona il pianoforte. Quando mio padre vide mia madre uno suonava il pianoforte. Quando sono nato uno suonava il pianoforte. Per la festa in memoria degli eroi, a scuola uno suonava il pianoforte. Quando, venuta la guerra, ci siamo

permessi di diventare eroi uno suonava il pianoforte. Allospedale uno suonava il pianoforte. Quando la guerra finita uno suonava ancora e sempre il pianoforte. Sempre ne suona uno. Sempre suona un pianoforte. Lungo tutta la lunga strada. La locomotiva fischia. Tim dice:piange. Quando si guarda in alto, tremano le stelle. Di continuo fischia la locomotiva. Ma secondo Tim piange. Di continuo. Tutta la notte. Per tutta la notte, questo certo. Piange, dentro lo stomaco che lo fa, quando piange cos, secondo Tim. Piange come fanno i bambini, dice. Avevamo un vagone carico di legname. Profumava come la foresta. Niente tetto, nel nostro vagone. Le stelle tremano, quando si guarda in alto. Fischia ancora. Hai sentito, dice Tim, piange di nuovo. Io non capisco perch piange. Ecco cosa dice Tim. Come dei bambini, dice. Tim dichiara: non avrei dovuto spintonare il vecchio gi dal vagone. Io non ho spintonato il vecchio gi dal vagone. Tu non lo avresti permesso, dice Tim. Io non lho fatto. Piange, hai sentito come piange, dice Tim, tu non avresti permesso di farlo. Io non ho spintonato il vecchio gi dal vagone. Non piange. Fischia. Le locomotive fischiano. Piange, secondo Tim. E caduto da solo gi dal vagone. Tutto da s, il vecchio. Dormiva, dormiva, te lo dico io. E caduto da s, dal vagone. Tu non avresti permesso che si facesse una cosa del genere. La locomotiva piange. Tutta la notte, di sicuro. Tim dice: non permesso che un vecchio sia spintonato gi dal vagone. Non lho fatto. Dormiva. Tu non avresti permesso una cosa cos, dice Tim. Dice che in Russia una volta ha dato un calcio nel sedere a un vecchio. Perch era lentissimo. E prendeva solo pochi pezzi alla volta. Loro si erano spinti vicino alle munizioni. Aveva dato dunque un calcio nel sedere al vecchio. Il vecchio sera messo l. Piano piano, dice Tim, e laveva guardato con unaria tristissima. Tutto qui. Ma aveva unespressione che assomigliava a mio padre, dice Tim. Esattamente come suo padre, questo dice Tim. La locomotiva fischia. Qualche volte si sente come se urlasse. Tim

addirittura crede che pianga. Forse ha ragione. Ma io non ho spintonato il vecchio gi dal vagone. Dormiva. Cio, caduto da solo. Effettivamente dava gran scosse, il treno in movimento. Quando si guarda in alto, tremano le stelle. Il vagone ondeggia come ondeggia il mondo. La locomotiva fischia, piange, fischia. E le stelle tremano. Perch il mondo, che ondeggia. Ma io sono sempre in cammino. Due, tre, quattro. Verso il tram. Due volte sono caduto. Il suolo ondeggia come ondeggia il mondo. Dalla fame che ho. Ma io sono in cammino. Sono da cos tanto tempo in cammino per la strada tanto lunga. La strada. Il ragazzino stende la mano. Io gli lascio prendere i chiodi. Il fabbro conta i chiodi. Per tre, signore? Chiede. Pap ha detto per tre, signore. I chiodi gli finiscono in mano. Il fabbro ha dita spesse e larghe. E molto sottili, il ragazzino, che si piegano sotto il peso dei grossi chiodi. E lui, quello che dice dessere figlio di Dio? Il ragazzino annuisce. Continua ancora a dire dessere figlio di Dio? Il ragazzino annuisce. Il fabbro prende in mano altri chiodi. Poi li lascia cadere nelle mani del ragazzino. Le piccole mani si piegano ancora. Poi dice il fabbro: eh gi. Il ragazzino si allontana. I chiodi sono belli lucidi. Il ragazzino corre. Cos i chiodi fanno rumore. Il fabbro prende il martello. Eh gi, dice. Quindi il ragazzino sente alle sue spalle: pink pank pink pank. Martella ancora, pensa il ragazzino. Fabbrica chiodi, lucidissimi chiodi. Perch ne han sepolti cinquantasette a Woronesch. Io sopravvivo. Ma ho fame. LImpero, il mio, fa parte di questo mondo. E il fabbro ha fabbricato i suoi chiodi inutilmente, evviva la fanteria, inutilmente, i lucidi bei

chiodi. Perch ne han sepolti cinquantasette a Woronesch. Pink pank, fa il fabbro .Woronesch, pink pank. Pink pank moltiplicato per cinquantasette. Pink pank fa il fabbro. Pink pank fa la fanteria. Pink pank fanno i cannoni. E uno suona il pianoforte di continuo pink pank pink pank... Ogni notte cinquantasette arrivano in Germania. Nove meccanici, due giardinieri, cinque impiegati, sei commessi, un parrucchiere, diciassette contadini, due insegnanti, un pastore, sei operai, un musicista, sette studenti. Cinquantasette vengono ogni notte intorno al mio letto, e chiedono ogni notte: dov la tua compagnia? Woronesch, rispondo io. Sepolta, rispondo. Sepolta, Woronesch. E uno per uno i cinquantasette domandano: perch? E io per cinquantasette volte resto muto. Cinquantasette vanno di notte dal padre. Cinquantasette e il capitano Fischer. Io sono il capitano Fischer. Cinquantasette domandano al padre: perch? E lui resta per cinquantasette volte muto. Gela nella sua camicia da notte. Ma viene con noi. Cinquantasette vanno di notte dal capo dellamministrazione locale. Cinquantasette, il padre e io. Cinquantasette gli domandano: perch? E lui resta per cinquantasette volte muto. Gela nella sua camicia da notte. Ma viene con noi. Cinquantasette vanno di notte dal prete. Cinquantasette, il padre, il capo dellamministrazione locale e io. Cinquantasette gli domandano: perch? E lui resta per cinquantasette volte muto. Gela nella sua camicia da notte. Ma viene con noi. Cinquantasette vanno di notte dal maestro di scuola. Cinquantasette, il padre, il capo dellamministrazione locale, il prete e io. Cinquantasette

gli domandano: perch? E lui resta per cinquantasette volte muto. Gela nella sua camicia da notte. Ma viene con noi. Cinquantasette vanno di notte dal generale. Cinquantasette, il padre, il capo dellamministrazione locale, il prete, il maestro di scuola e io. Cinquantasette gli domandano: perch? E il generale, be, il generale non si volta neanche una volta verso di noi. Allora il padre lo fa fuori. E il prete? Il prete resta muto. Cinquantasette vanno di notte dal ministro. Cinquantasette, il padre, il capo dellamministrazione locale, il prete, il maestro di scuola e io. Cinquantasette gli domandano:perch? Il ministro s preso paura e si nasconde dietro una cesta di spumante. Da l dietro alza il calice e brinda in direzione sud, nord, ovest ed est. E poi risponde: per la Germania, camerati, per la Germania, ecco perch. E i cinquantasette si guardano tra loro. Muti. A lungo, muti. E guardano in direzione sud, nord, ovest ed est. Infine domandano:per la Germania, per questo? E non si guardano pi tra loro. Cinquantasette giacciono di nuovo a Woronesch nelle loro fosse. Hanno vecchie misere facce da donna, da madre. E dicono per sempre: per questo? Per questo? Cinquantasette ne han sepolti a Woronesch. Io sopravvivo. Sono il capitano Fischer. Ho venticinque anni. Voglio andare fino al tram. Voglio andare in tram. Sono in cammino da moltissimo tempo. Solo che ho fame. Ma devo. Cinquantasette sepolti: perch? E sono sopravvissuto. Sto marciando lungo la strada, lunga e poi ancora lunga. In cammino. Un uomo. Il signor Fischer. Sono io. Ma il capitano si ferma dallaltra parte e comanda: sinistr, due tre quattro, sinistr, due tre quattro, forza, in alto i cuori! Due tre quattro, sinistr, due tre quattro, la fanteria, la fanteria, pink pank pink pank, tre quattro, pink pank pink pank, tre quattro, pink pank, tre quattro lungo la lunga strada, pink pank sempre

lunga, sempre, per questo sono sepolti, Woronesch, per questo, pink pank, lungo la lunga strada. Un essere umano. Venticinque anni. Io! La strada. La lunga. Io. Casa casa casa, muro muro, latteria, giardinetto, odore di vacca, porta dingresso. Dentista Il sabato solo su appuntamento Hilde Bauer una scema Il capitano Fischer muto. Cinquantasette domandano perch. Muro muro muro, porta, finestra, vetro vetro vetro, lampione, vecchia signora, occhi rossi, profumo di patate al forno, casa casa, lezione di piano, pink pank lungo lintera strada, i chiodi sono talmente lucidi, i cannoni sono talmente lunghi, pink pank lungo tutta la strada, bambino bambino, cane, palla, automobile, macadm, testa, pink pank, pietra pietra, grigio grigio, violaceo, macchia di benzina, grigio grigio lungo la lunga strada, pietra pietra, grigio, blu scolorito, scolorito, talmente grigio, muro muro, smalto Difetti della vista guariti ben Secondo piano - Ottico Terboben Muro muro muro, pietra, cane cane, bau bau, alza la zampa, albero, anima, sogno di cane, automobile, suona la tromba, altro cane che scorreggia nonostante il clackson, selciato, cane rosso, morto, cane morto, muro muro muro, lungo la lunga strada, finestra, muro, finestra, muro, finestra finestra, lampada, gente, luce, persone, sempre di nuovo persone, lustre facce come chiodi, talmente lustre, delle chicche... Centanni fa giocavano a skat. Gi giocavano. E ora continuano a giocare. Sempre a skat. I tre uomini dalle lustre facce per bene.

<battute intraducibili tra i tre giocatori di skat> Quando battono sul tavolo il pugno, c un tuono. Come una cannonata. Come cinquantasette cannoni. Ma la finestra pi oltre una madre siede con tre foto vicine a lei. Tre uomini in divisa. A sinistra il marito. A destra il figlio. E in mezzo il generale. Il generale da cui dipendono il marito e il figlio della donna. E quando a sera la madre va a letto, dispone le foto per vederle da distesa. Il figlio, il marito, e il generale. Quindi legge le lettere che il generale scrisse.1917. Per la Germania recita la prima. Per la Germania recita la seconda. Non legge oltre, la madre. Ha gli occhi tutti rossi. Talmente rossi. Ma sopravvivo. In alto i cuori! Per la Germania. Sono sempre in cammino. Verso il tram. Due volte sono caduto per terra. Per la fame. In alto i cuori! Ma devo andare avanti. Il capitano comanda. Sono gi in cammino. Da molto tempo. L in un angolo scuro sta un uomo. Nellangolo buio ci sono sempre uomini. Uomini scuri. L uno spinge avanti una scatola e un cappello. Piramidone!, latra luomo. Piramidone!, sono venti compresse. Sogghigna, quando laffare va in porto. E laffare va. Cinquantasette donne, donne dagli occhi rossi, che comprano il piramidone. La scatola si svuota. E il cappello si riempie. E luomo sogghigna. Ne ha motivo. Lui non le vede, le 57 donne dagli occhi rossi. Ma io sopravvivo. Sono gi in cammino. E la strada lunga. Cos orribilmente lunga. Ma io voglio andare al tram. Sono sempre in cammino. Lungo cammino.

In una stanza siede un uomo. Luomo scrive a inchiostro sulla carta bianca. E recita, verso la stanza vuota: Sopra il terreno bruno Sagita verde unerba. Un fiore azzurro Umido di mattino. Lo scrive sulla carta bianca. Lo legge alla stanza vuota. Cancella tutto con linchiostro. E recita, verso la stanza: Sopra il terreno bruno Sagita verde unerba. Un fiore azzurro Ogni rancore scioglie. Questo scrive luomo. Lo legge alla stanza vuota. Cancella tutto con linchiostro. Quindi recita, verso la stanza: Sopra il terreno bruno Sagita verde unerba. Un fiore azzurro Un fiore azzurro Azzurro Luomo si alza. Cammina intorno al tavolo. Continua a camminare intorno al tavolo. Rimane in piedi: Azzurro Azzurro Sopra il terreno bruno

Luomo continua a camminare intorno al tavolo.

Cinquantasette ne han sepolti a Woronesch. Ma la terra era grigia e sembrava di pietra, no sagitava alcuna erba verde chiara. Cera la neve, come di vetro, e niente fiori azzurri. Neve, milioni di volte neve, e nessun fiore azzurro. Ma luomo nella stanza non lo sa, lo ignora del tutto. Continua a vedere il fiore azzurro, soprattutto il fiore azzurro. Eppure ne han sepolti cinquantasette a Woronesch, sotto la neve vitrea. Nella sabbia grigia come cenere. Senza verde e senzazzurro. Sabbia gelata e grigia. E la neve era come di vetro. La neve non scioglie alcun rancore. Perch a Woronesch ne han sepolti cinquantasette. Cinquantasette. E non ancora nulla, davvero, fa il caporalmaggiore armato di stampella. Lappoggia sopra la punta del suo unico piede e prende la mira. Stringe un occhio e prende la mira dalla punta del piede. Non ancora nulla, dice. Ne abbiamo sistemati ottantasei in una notte sola, di Ivan. Ottantasei Ivan con un mitra, caro mio, con un fucile mitragliatore solo. Li abbiamo contati la mattina dopo. Erano ammonticchiati, ottantasei Ivan. Uno aveva la bocca ancora aperta, molti anche gli occhi, gi, molti avevano ancora gli occhi aperti. In una notte sola, caro mio. Il caporalmaggiore prende di mira con la stampella una vecchia signora che siede sulla panchina di fronte. Prende di mira una vecchia signora e ne colpisce ottantasei, di vecchie signore. In Russia, tuttavia. Lui non lo sa, ma va bene, che non lo sappia. Cosa dovrebbe fare? Ormai calata la sera. Io soltanto, lo so. Io, il capitano Fischer. Cinquantasette ne han sepolti a Woronesch, ma io non ero morto del tutto, e sono ancora in cammino. Due volte sono gi caduto in terra, per la fame. Perch il buon Dio non

ha un cucchiaio di minestra. Ma lo stesso voglio arrivare fino al tram. Se soltanto la strada non fosse cos piena di madri! Cinquantasette, ne han sepolti a Woronesch, e il caporalmaggiore ha contato ottantasei Ivan, la mattina dopo. E con la stampella ha sparato a morte su ottantasei madri. Ma questo lui non lo sa, va bene. Eppure dovrebbe saperlo. E il buon Dio non ha un cucchiaio di minestra. Van bene, i poeti che fan sbocciare fiori azzurri, va bene quando qualcuno continua a suonare il piano, va bene, se si gioca a skat. E la vecchia signora con le tre foto sul letto, il caporalmaggiore con la stampella, e gli ottantasei Ivan morti, la madre della fanciulla che chiede una minestra, e Tim, che ha spintonato il vecchio sul vagone? E loro? Eppur devo andare lungo la lunga strada. Muro muro porta lampione muro muro finestra muro muro e manifesti colorati a stampa. Siete correttamente assicurati? Offrite un felice Natale a voi e alla vostra famiglia, stipulate un contratto presso Urania Assicurazioni ramo vita. In cinquantasette non hanno assicurato la loro vita correttamente, e nemmeno gli ottantasei Ivan morti hanno offerto un felice Natale alle loro famiglie. Gli hanno offerto occhi rossi di pianto, nientaltro. Perch non erano assicurati con lUrania? E io sono coinvolto da occhi rossi di pianto e di singhiozzi, occhi di madre, di donna. Perch non si sono assicurati, i cinquantasette? Nessuna assicurazione, hanno stipulato, per le loro famiglie. Solo occhi rossi, e ci nonostante migliaia di manifesti colorati Urania, Urania, Urania...

Evelyn canta al sole, il sole su di lei. Traspare tutto, da sotto il vestito, le gambe e il resto. Canta con voce nasale e rauca, canta appena un pochino. Stanotte rimasta a lungo sotto la pioggia, e cantando lei mi eccita tantissimo, sto ad occhi chiusi. E quando li riapro vedo le gambe e, sopra, il resto. Evelyn canta, e agli occhi mi si confonde tutto. Canta il dolce disfarsi del mondo. Canta la notte e lacquavite infida e bruciante, sospiro del mondo ferito in pieno. Canta la fine, la fine del mondo dolcemente in mezzo alle sue gambe nude e scarne di fanciulla: celestiale caldissimo disfarsi del mondo. Ecco, Evelyn canta come erba umida, tanto greve di odori e di volutt, tanto verde. Verde scuro, verde bottiglia, sulla panchina dove stasera le sue ginocchia spuntano pallide come la luna dallabito, e mi eccitano tantissimo. Canta, Evelyn, cantami morto, canta il dolce disfarsi del mondo, canta una bruciante acquavite, un fumo verde prato. Evelyn stringe la mia mano fredda come erba tra le sue ginocchia pallide come luna, e mi eccita tantissimo. Evelyn canta, viene maggio e prospera, lamato maggio, canta e mi tiene la mano fredda derba tra le ginocchia. Viene lamato maggio e colora di verde le fosse. Questo, canta Evelyn. Viene lamato maggio e colora di verde i campi di battaglia, tu colora le macerie e limmensit delle rovine, falle verdi come il mio canto, il mio canto del disfarsi dolce dacquavite. Evelyn canta sulla panchina una canzone torrida e febbrile, e mi gela. Viene lamato maggio e di nuovo gli occhi si fanno lucidi, canta Evelyn, e mi tiene la mano tra le ginocchia. Canta, Evelyn, cantami sotto lerba verde bottiglia, dovero sabbia, argilla, terra. Canta, Evelyn, canta per me di macerie e di campi di battaglia e di fosse comuni, da dentro il tuo dolce torrido segreto di fanciulla, sbornia lunare. Canta, quando marciano le mille compagnie nella notte, canta, quando i mille cannoni arano e concimano i campi con il sangue. Canta, quando dalle

pareti si staccano i quadri e gli orologi, cantami lebbrezza verde grappa nel tuo dolce disfarsi del mondo. Cantami, da dentro la tua vita di fanciulla, della tua segreta notturna emozione, cos dolce da eccitarmi, da ridarmi ancora lardore della vita. Viene lamato maggio e colora lerba di verde, verde bottiglia, verde Evelyn, canta! Ma c una fanciulla che non canta, perch ha la pancia tonda. Troppo tonda. Tutta la notte sulla banchina della stazione, deve stare, perch uno dei cinquantasette non era assicurato. Conta i vagoni tutta la notte. Una locomotiva ha diciotto ruote, un vagone passeggeri otto, un merci quattro, e la ragazza con la pancia tonda conta vagoni e ruote ruote ruote ruote settantotto, dice una volta, che bello! Sessantadue forse non basta: allora centodieci sono sufficienti. Si lascia cadere davanti al treno, una locomotiva, sei vagoni viaggiatori e cinque merci, che fanno ottantasei ruote. Bastano, e la fanciulla con la pancia tonda non c pi, mentre il treno passato con le sue ottantasei ruote. Non c pi, tutto qui. Neanche un po, c pi, neanche meno di un po. Senza fiori azzurri, senza qualcuno che suoni il piano, senza qualcuno che giochi a skat con lei. E niente minestra dal buon Dio. In compenso sotto la banchina passano molte belle ruote. Dove altro avrebbe dovuto andare, lei? Cosaltro avrebbe dovuto fare, se il buon Dio non ha neanche un cucchiaio di minestra? Ora non le resta niente, niente. Soltanto io. Sono in cammino, lunghissimo cammino. La strada lunga, cammino e non sento la fame. Lunga fame, lunga strada, lungo cammino. A tratti smettono di gridare, a sinistra dal campo di calcio, a destra dal grande edificio. Smettono a tratti di gridare. La mia strada passa nel mezzo, io sono il capitano Fischer, venticinque anni, ho fame, vengo direttamente da Woronesch, sono in cammino da molto tempo. Sinistra,

campo di calcio, destra, grande edificio. Dentro mille, duemila, tremila. Tutti in silenzio. Davanti fanno musica e alcuni cantano. I tremila non dicono una parola. Tutti belli puliti, capelli in ordine, camicia di bucato. Sono dentro la grande casa <chiesa> e si abbandonano alla commozione, o si lasciano edificare, o intrattenere. Distinguere non si pu. Belli ripuliti si fan commuovere, ma ignorano la mia fame, non lo sanno che ho fame. E che sono qui appoggiato al muro, io, quello che viene da Woronesch, in cammino sulla lunga strada, affamato da lungo tempo, che sto appoggiato al muro perch dalla fame non ne posso pi. Ma loro non possono saperne niente. Il muro, grosso e stupido, ci separa, e io ci sto dietro mentre le ginocchia mi tremano, e loro sono dallaltra parte belli puliti di bucato e si fan commuovere domenica dopo domenica. Si lasciano rovistare dentro lanima per dieci marchi, rivoltare lo stomaco, addormentare i nervi. Dieci marchi, che sono tanti da far paura, per la mia pancia. Ecco perch sta scritta la parola PASSIONE, sul foglio che loro ricevono in cambio di dieci marchi. PASSIONE DI MATTEO. Tuttavia, quando il gran coro canta BARABBA, urla BARABBA, assetato di sangue, ubriaco di sangue, loro non cadono mica dai banchi, le migliaia in camicia di bucato. No, e non piangono neanche, e neanche pregano, e le loro facce, le loro anime vere non sono visibili affatto, quando il gran coro urla BARABBA. Sui biglietti c scritto PASSIONE DI MATTEO, dieci marchi. Ci si siede proprio davanti alla passione, dove la passione vien sofferta a voce alta, o anche un po dietro, dove vien sofferta pi piano, smorzata. Ma lo stesso. Le loro facce vere non si vedono, quando il gran coro urla BARABBA. Tutti restano belli calmi, davanti della passione. Non un capello fuori posto, per l'angoscia, per la pena. Echeggiano per dieci marchi, l'angoscia e la pena, cantate e sviolinate l davanti. E chi urla BARABBA, finge, dopotutto viene pagato per urlare. E il gran coro urla BARABBA. Madre!, grida il capitano Fischer lungo la strada senza fine. Sono io, il capitano Fischer. BARABBA!, urla il gran coro dei ben ripuliti. FAME!, abbaia la

pancia del capitano Fischer. Che sono io. RETE!, urlano le migliaia dal campo di calcio. BARABBA!, urlano da sinistra. RETE!, urlano da destra. Woronesch!, urlo io nel mezzo. Ma le migliaia mi urlano contro. BARABBA!, da destra. RETE!, da sinistra. A destra recitano la passione, a sinistra il calcio. E io nel mezzo, il capitano Fischer, venticinque anni, giovane, vecchio di cinquantasette milioni di anni, anni Woronesch, anni madre, anni strada. Da destra BARABBA!, da sinistra RETE!, e nel mezzo io, senza madre, sullonda del rotondeggiante, solo senza madre. Venticinque anni. Sono quello che sa dei cinquantasette che han sepolto a Woronesch, ignari, che non volevano, io li conosco, giorno e notte. Come gli ottantasei Ivan che giacevano di mattina mitragliati, a bocca e occhi aperti. So della fanciulla senza minestra, so del caporalmaggiore e della sua stampella. BARABBA!, si urlano a vicenda nelle orecchie ben lavate laggi a destra, dieci marchi. E so della vecchia signora con le tre foto sul letto, e della fanciulla con la pancia tonda, che si butt davanti al treno in arrivo. RETE!, urlano da sinistra, cento volte rete! E so di Tim, insonne perch ha spintonato il vecchio, so delle cinquantasette signore con gli occhi rossi che comprano dal cieco il Piramidone, due marchi alla scatoletta. Il biglietto costa passione, passione a dieci marchi, l a destra. Incontro valevole per la Coppa, sta scritto sui biglietti, quattro marchi, azzurri, azzurri come fiori, l a sinistra. BARABBA!, urlano da sinistra, e il cieco seguita a latrare: Piramidone! Io nel mezzo, solo, solo senza madre sul mondondeggiante, solo con la fame che mi latra dentro. E so dei cinquantasette, sono il capitano Fischer. Quelli urlano RETE e BARABBA in coro. Solo io sono sopravvissuto, orribilmente, ma va bene che quelli l, i ben ripuliti, non sappiano dei cinquantasette di Woronesch. Come farebbero altrimenti a resistere davanti alla Passione, davanti alla partita di coppa? Solo io ancora sono in cammino, da Woronesch a qui, affamato, in cammino da lungo tempo. Perch sono sopravvissuto, gli altri sepolti a Woronesch, a me mi hanno mancato: perch solo con me non ci hanno preso? Ora

davanti ho soltanto il muro, che mi regge. Devo andare lungo il muro. Rete!, urlano qua dietro. Lungo la lunga strada, e gi non ce la faccio pi, ma proprio pi, con davanti il muro e basta, perch mia madre non c. Ci sono soltanto i cinquantasette, le cinquantasette milioni di madri con gli occhi rossi, che orrendamente mi sono dietro. Lungo la strada. Ma il capitano Fischer ordina: sinistr, due tre quattro, sinistr, due tre quattro, forza, Barabba, il fiore azzurro talmente umido di pianto e sangue, dai, dai, in alto i cuori, seppelliam la fanteria, sotto il campo di calcio, sotto il campo di calcio. Gi sono esausto, ma il vecchio con lorganino fa una musica che rincuora, lieta vi sia la vita, canta lungo la strada, lieta per voi di Woronesch, in alto i cuori, tanto lieta vi sia, fino a che il fiore azzurro sanguina, lieta vi sia la vita fino a che il suono dura... Canta fesso come una bara piena, il vecchio dellorganino, lieta vi sia, fino a che, canta talmente fesso, fino alla fossa, la verminosa, la terrosa, cos fino a Woronesch, canta, lieta vi sia, fino a quando rimane accesa la bugia, finch sanguinano le bende! Sono il capitano Fischer! Urlo io. Sono sopravvissuto, sono in cammino gi da tempo lungo la strada, e cinquantasette ne han sepolti a Woronesch, io li conosco. Lieta vi sia, canta quelluomo. Ho venticinque anni, urlo io. Lieta vi sia, canta. Ho fame, urlo. Lieta vi sia, canta, e i suoi burattini dondolano, arlecchini semoventi - ha un pugile che scuote i pugni lustri arlecchinati e grida: boxo!, mentre si

muove da maestro. Ha un ciccione con sulle spalle un sacco lustro arlecchinato zeppo di soldi. Governo!, grida il ciccione, mentre si muove con maestria. Ha un generale dalla lustra uniforme arlecchinata. Comando!, continua a gridare, comando, comando!, mentre si muove con maestria. E ha un dottor Faust con il camice lustro arlecchinato, e occhiali neri, che non grida, non urla, ma si muove, si muove orrendamente. Lieta vi sia, canta quelluomo, e i suoi burattini dondolano orrendamente. Hai dei burattini belli, gli faccio. Lieta vi sia, lui canta. Ma cosa fa locchialuto in camice bianco?, gli domando: non grida, non boxa, non governa, non comanda, cosa fa, lui che si muove cos orribilmente? Lieta vi sia - pensa, canta luomo con lorganino, pensa, cerca e inventa. Cosa cerca, dunque, locchialuto, quando si muove cos orribilmente? Lieta vi sia cerca di fabbricare una polvere, una polvere verde, verde speranza. Ma cosa si fa con la polvere verde, quando lui si muove cos orribilmente? Lieta vi sia, canta luomo, con un cucchiaio di polvere verde speranza si pu far morire perfino cento milioni di uomini, quando il soffio colmo di speranza. Locchialuto inventa, inventa, inventa. Lieta vi sia la vita lungamente, canta. Inventa!, urlo io. Lieta vi sia la vita lungamente. Sono il capitano Fischer, venticinque anni, ho rubato alluomo con lorganino il burattino in camice bianco, lieta vi sia la vita lungamente, gli ho staccato la testa, lieta vi sia la vita, gli ho storto via le braccia, allocchialuto in camice bianco, al burattino della polvere verde, lieta vi sia la vita, lho spezzato in due, linventore verde speranza, ora non mescola pi nessuna polvere, non scopre pi nessuna polvere, lho spezzettato in due.

Perch hai rotto il mio bel burattino?, grida luomo, era cos intelligente, saggio, saggio da non credere, intelligente, inventivo, perch mi hai rotto locchialuto?, domanda luomo con lorganino. Ho venticinque anni, urlo, sono ancora sulla strada, ho fame, urlo, ecco perch lho rotto. Noi abitiamo catapecchie fatte di legno e di speranza, ma viviamo. Davanti ci crescono rape e rabarbaro, patate e tabacco. Noi si ha paura!, urlo. Si vuole vivere!, urlo, nelle catapecchie fatte di legno e di speranza, e patate e rabarbaro crescono ancora. Ho venticinque anni, ecco perch ho spezzato il burattino in camice bianco, ecco perch, ecco perch... Lieta vi sia, canta luomo, lieta vi sia la vita lungamente, e tira fuori da quella sua orrida grossa cesta un nuovo burattino occhialuto in camice bianco, con un cucchiaio, s, colmo di polvere verde speranza. Lieta vi sia, canta, lieta vi sia la vita lungamente, ne ho ancora tanti, di uomini in bianco, tanti da far paura. Ma si muovono in modo orribile, grido io, ho venticinque anni, abito in una catapecchia fatta di legno e di speranza, e patate e tabacco che crescono ancora. Lieta vi sia la vita lungamente, canta luomo. Ma si muove in modo orribile, urlo io. No, che non si muove, lui viene mosso, viene. E chi lo muove, allora, chi lo muove? Io, dice orribile luomo, io, io! Ho paura, urlo, stringo il pugno e colpisco in faccia luomo con lorganino. E invece no, non lo prendo, perch non mi riesce di trovargli il muso orrendo. Lha talmente alto sul collo, che non ci arrivo con il pugno, e lui a ridere orrendo. Non ci arrivo, non ci arrivo, poi quel muso sallontana e ride, orrido ride.

Per la strada una persona corre, ha paura, sua madre lha lasciata sola, ora sta gridandole dietro. Perch, urlano i cinquantasette di Woronesch, perch? La Germania, urla il ministro, BARABBA, urla il coro, Piramidone, urla il cieco, e gli altri urlano, rete! Cinquantasette volte rete. E locchialuto in camice bianco si muove orribilmente, e inventa, inventa, inventa, e la fanciulla non ha neanche un cucchiaio di minestra, mentre locchialuto in camice bianco uno ne ha. Tocca la stessa fine a cento milioni. Lieta vi sia la vita, canta luomo. Una persona corre per la strada, lungo la lunga strada, ha paura, corre per il mondo con la sua paura, per il mondondeggiante. Io sono quella persona, venticinque anni, e sono in cammino da tanto e ancora e sempre, voglio andare al tram, devo andare sul tram, tutti sono dietro di me, orribilmente dietro di me. Una persona corre per la strada con la sua paura, sono io, una persona scappa via dalle grida, sono io, un uomo pensa patate e tabacco, sono io, una persona salta sul tram, il buon giallo tram, sono io. Viaggio in tram, il giallo buon tram, dove andiamo?, domando agli altri, al campo di calcio, alla Passione di Matteo, alle catapecchie fatte di legno e di speranza, con le patate e il tabacco? Dove andiamo?, domando agli altri. Nessuno apre bocca, ma l siede una signora che in grembo tiene tre foto, e tre uomini siedono vicini per il loro skat, e c anche luomo con la stampella, e la fanciulla senza minestra e la fanciulla con la pancia tonda. E uno disegna le facce sul vetro, e uno suona il piano, e cinquantasette marciano accanto al tram. Forza, in alto i cuori, svelta and la fanteria, Woronesch, in alto i cuori. In testa il capitano Fischer, che sono io, e mia madre dietro, cinquantasette milioni di volte dietro di me. Dove andiamo?, chiedo al controllore, che mi d un biglietto verde speranza. MATTEO-PIRAMIDONE, vedo laggi. Tutti dobbiamo pagare, e

allunga la mano. Cinquantasette, signore!, gli grido. Ma dov che andiamo, domando agli altri, lo dobbiamo ancora sapere, dove? Dice Timm: ancora non sappiamo, lo sa quella troia, e tutti annuiscono, e strepitano, lo sa quella troia. Intanto viaggiamo, tingeltangel, scampanella il tram, e nessuno sa per dove, ma tutti viaggiano, e il controllore fa una faccia incomprensibile di vecchio controllore con centomila rughe, indistinguibile, un controllore buono, un controllore cattivo? Ma tutti lo pagano, e tutti viaggiano, mentre nessuno sa: cattivo o buono?, e nessuno sa per dove. Tingeltangel, scampanella il tram, e nessuno sa per dove, tutti vanno, e nessuno, nessuno, nessuno...