Sei sulla pagina 1di 110

Arthur Schnitzler

La moglie del giudice


ed altro
La moglie del giudice.
Dopo trentadue anni di regno, nel settantacinquesimo anno
della sua vita, Karl Eberhard XV, duca di Sigmaringen, !u
colto da morte improvvisa nella casa delle ragazze
giardiniere, a quanto pare tra le braccia della pi" giovane di
loro. #$asa delle ragazze giardiniere# era la denominazione
popolare di Karolslust %piacere, o diletto, di Karol n.d.t.),
castello e sede venatoria interna a vaste zone boschive
distante tre ore di carrozza dalla capitale ed appena
mezz#ora dalla cittadina di Karolsmar&t (mercato, o
commercio, di Karol n.d.t.'( in esso dieci, quindici giovani,
nubili o sposate, !avorite del duca, conducevano una vita
certo senza pensieri, e tuttavia altamente limitata.
l duca aveva gi) provveduto a che tutte le ragazze
giardiniere, se lui !osse d#improvviso de!unto, !ossero
condotte, !ornite di mezzi economici su*cienti,
immediatamente !uori dal castello ed oltre con+ne. ,e
consegu- che gi) dopo pochi giorni dalla morte del duca, in
con!ormit) con la !edele esecuzione del suo ordine da parte
del sempre obbediente amministratore e dei servitori di
corte, non solo il castello residenziale di Sigmaringen, ma
anche Karolslust, !urono pronti ad accogliere il nuovo
signore che, come a tutti era noto, sempre disapprovando
l#indole e la condotta di suo padre, di continuo in viaggio
dopo che era entrato nella maggiore et), gi) da tre anni non
aveva messo piede nel ducato che successivamente doveva
governare. $os- era stato raggiunto dal lutto a .arigi, dove
non solo era ben accolto nei circoli della nobilt) e della
corte, ma anche, con ci/ provocando pi" lo scherno che
l#amarezza del padre, aveva coltivato personali relazioni con
i !amosi enciclopedisti Diderot e Von 0rimm %ne consegue che
la vicenda si situa verso la fne del diciottesimo secolo n.d.t.'.
l de!unto duca, gi) non poco inviso al popolo nei suoi
giovani anni, da lungo tempo non aveva dato ai suoi sudditi
nessun motivo serio di lagnanza. 0odendo di grandi entrate
come eredit) della sua presto mancata consorte,
appartenente alla ricchissima stirpe polacca dei
.oniato1s&i, pot2 in seguito rinunciare a caricare il popolo
di tasse e tributi eccessivi, e specie negli ultimi anni gli
erano bastati i piaceri della caccia e della compagnia delle
sue giovani giardiniere, tanto da !argli mancare il tempo per
trastulli politici e militari. Sebbene in conseguenza di ci/ nel
piccolo stato, che un camminatore gagliardo poteva
percorre in una settimana, la vita !osse pi" comoda e sicura
che in molti altri principati germanici, neanche qui
mancavano insoddis!azioni e proteste, molte delle quali
talvolta si esprimevano con pi" coraggio che non negli altri,
dove un discorso del tutto libero o addirittura !acinoroso
avrebbe potuto portar danno non solo al suo autore, ma
anche a chi l#avesse ascoltato.
Aveva la nomea di pi" audace chiacchierone nel principato,
anzi, soprattutto di tipo sospetto, un certo 3obias Klen&,
che, anche quando si credeva di essersene liberati per
sempre, ricompariva nella sua cittadina natale, Karolsmar&t,
dove sua madre, vedova di un !abbro, viveva ritirata ed in
condizioni misere. Entrambe le sue +glie gemelle, 4rigitte e
5aria, gi) a sedici anni ed assolutamente senza
l#approvazione materna avevano trovato asilo nella casa
delle ragazze giardiniere( qui non andava loro a6atto male,
anche perch2, !avorite dalla vicinanza, avevano occasione di
scappare per mezza o per tutta la giornata dalla madre e di
ri!ornirla di vino e di pasticcini che il !ratello 3obias, per
quanto be6ardi potessero essere i suoi discorsi,
assolutamente non disdegnava di gustare. $omunque gi)
dieci anni prima della scomparsa del duca esse erano
!uggite dal piccolo castello del piacere e dal paese senza
congedarsi dalla madre o da chicchessia.
5olto tempo dopo la loro scomparsa un viaggiatore
sconosciuto port/ alla signora, che stava !acendosi anziana,
i saluti delle +glie da 7oma, dove sembrava che loro
vivessero in condizioni equivoche ma solide, ed un
considerevole dono pecuniario. ,el corso degli anni la cosa
si ripet2, solo che i saluti e i denari venivano portati sempre
da un diverso viaggiatore 8 +nch2 da ultimo anche ci/ ebbe
+ne e le due gemelle restarono irreperibili per sempre.
l loro !ratello 3obias invece si ripresentava sempre, ogni
tanto, nel luogo nat-o, senza che si sapesse da dove veniva
e per quali motivi( a lui del resto piaceva parlare solo di
s!uggita e per oscuri accenni delle sue peregrinazioni e
delle altre circostanze. $omunque aveva viaggiato lontano,
studiato, nonostante che avesse un#istruzione di!ettosa, in
diverse universit) germaniche, !atto chiasso, combattuto
poi 9 nessuno sapeva sotto quali generali ed in quali teatri
bellici 8 come soldato, girovagato con un giovane barone in
Spagna, .ortogallo ed nghilterra in qualit) di compagno di
viaggio o di precettore ed era stato coinvolto in ogni genere
di pi" o meno onorevoli pasticci, durante i quali spesso
doveva aver !atto spesso la conoscenza ravvicinata di
polizia e tribunali, ma anche della prigione. :ualche anno
prima della morte del vecchio duca era ricomparso a
Karolsmar&t con molta distinzione, vestito come un
gentiluomo, aveva portato a sua madre panno e tele
olandesi, mezza dozzina di piatti d#argento, e pagato a tutti
i conoscenti un#intera settimana al tavolo del ;4ue d#oro<,
da dove una sera era stato rilevato da una vecchia carrozza
in sui sedeva una dama non pi" tanto giovane riccamente
vestita( ma da allora era tornato a Karolsmar&t sempre per
soggiorni brevi, crescentemente male in arnese, sempre pi"
scontento e ci/ nonostante sempre pi" chiacchierone( 9
avvenne cos- che, proprio nel giorno della sepoltura del
vecchio duca nella cappella dei suoi antenati, lui !osse
arrivato a Karolsmar&t in condizioni peggiori del solito,
quasi come uno straccione, ed ora, a trentatr2 anni, si
accingeva a vivere a carico di sua madre, che da tempo
aveva dovuto separarsi dagli ultimi piatti d#argento e si
guadagnava da vivere a mala pena come cucitrice e
rammendatrice a domicilio.
,onostante per/ il suo aspetto deplorevole ogni sera lui si
piazzava, come se gli !osse dovuto, al tavolo dell#osteria e,
sebbene a molti paci+ci cittadini risultassero sgradevoli i
suoi discorsi s!acciati ed ingiuriosi, stavano a sentirlo non
solo con qualche diletto ed indulgenza, ma addirittura in
silenziosa intesa pagavano a turno al posto suo ogni volta,
segretamente angosciati dalla stravaganza di uno che, a
causa delle sue bestialit) verbali d#ogni tipo, senza
con!essarselo reciprocamente essi giudicavano certo capace
8 !orse a torto 8 anche d#una per+da vendetta.
,on mancava certo un qualche compagno di tavolo che
provasse a placarlo nel tono dello scherzo, per quanto con
parole segnate dall#angoscia( e invece ad uno mai
impegnato a prender partito successe di parteggiare per lui
anche nei discorsi eversivi, talvolta spingendosi, come mai
da 3obias Klen& si era sentito !are, con ragionamenti di
natura storica e +loso+ca addirittura a !ar minacciose
pro!ezie. $ostui, incredibile, era niente meno che il giudice
di Karolsmar&t, Adalbert =ogelein, coetaneo ed e>
compagno di scuola del 3obias.
loro genitori avevano vissuto in condizioni analoghe di
su*cienza economica, per quanto esse di6erissero, +no a
quando, a causa della prematura morte del !abbro !erraio,
che non aveva lasciato sostanze, tra le due !amiglie aveva
iniziato ad aprirsi una crepa ogni anno pi" larga. $i/
tuttavia non riusc- a nuocere a6atto al legame di amicizia
tra i due ragazzi, che sembr/ stranamente !arsi sempre pi"
solido. Adalbert, scolaro esemplare, tranquillo e diligente,
divenne diciamo preda del ribelle e sconsiderato 3obias in
un rapporto di incomprensibile sottomissione, tanto da
compiacersi non solo di una quantit) di suoi scherzi in!antili
e ino6ensivi, ma anche delle sue occasionali tiranniche
cattiverie, paziente, di pi", quasi con piacere.
?na volta accadde che Adalbert tentasse di ribellarsi
ri+utandosi per esempio di aiutarlo nella soluzione di un
problema di aritmetica o di condividere una certa ragazzata,
e 3obias volle punirlo per questo al punto di non parlargli,
mostrando assolutamente di non udire le sue parole +no a
quando Adalbert non pot2 !are a meno di cedere, se non di
pregare il compagno di perdonarlo.
?na volta, poco dopo la morte del !abbro !erraio,
nell#intervallo tra due ore di scuola ad Adalbert venne in
mente di o6rire all#amico, diventato da un giorno all#altro
per dir cos- un poveraccio, qualche moneta per comprare
pane e salsiccia, ci/ che gli procur/ come contraccambio e
ringraziamento un poderoso schia6o. Eppure dopo un
quarto d#ora e in tono sgarbato di comando 3obias pretese
da Adalbert tutto quello che aveva con s2 da mangiare come
tributo giustamente dovutogli( e mentre mangiava di ottimo
gusto derideva l#amico, costretto a guardare a pancia vuota.
?n#altra volta che Adalbert per caso aveva incontrato
durante una passeggiata !uori Karolsmar&t le sorelle di
3obias , questi 8 di*cile stabilire se proprio per caso 8 gli
corse addosso senza nessun motivo sostenendo che lui si
era comportato in modo sconveniente con le due ragazze,
allora quindicenni, gli intim/ minaccioso di andarsene con la
massima velocit) e gli proib- di rivolger loro in !uturo una
sola parola. .ochi giorni dopo Adalbert una sera incapp/
improvvisamente a un angolo di strada in quelle due, subito
accenn/ ad evitarle, al che 3obias lo chiam/ imperioso e
pretese che baciasse sulla bocca 4rigitte e 5aria,
spingendovelo tanto che l#esitante Adalbert non pot2 !ar
altro che obbedire alla bizza dell#amico. 5entre sentiva
tuttavia ancora il calore delle labbra delle ragazze sulle sue
gi) 3obias lo prese a male parole e lo di*d/, a rischio di
punizioni +siche, dal !arsi vedere nei giorni seguenti da lui e
dalle sorelle, 9 al che Adalbert, con le sorelle che gli
ridevano dietro, gir/ il primo angolo in preda al retrogusto
d#una esperienza dolce e amara.
:uando pochi giorni dopo questo !atto entrambe le ragazze,
come del resto aveva previsto da tempo il vicinato, si
tras!erirono dalla casa di !amiglia in quella delle giovani
giardiniere, 3obias dapprima espresse la sua opinione a
Adalbert come ad un amico intimo, oscuramente minaccioso
in rapporto all#ingiuria !atta ai danni delle sue virtuose
sorelle, ma presto mostr/ di adattarsi volentieri al suo ed al
loro destino, tanto pi" che in casa della madre le cose
presero visibilmente, da quel momento, una piega pi"
comoda. A scuola, si capisce +n quando gli piacque di
bazzicarla, 3obias intese sempre !ar poco( e per il buon
Adalbert divenne assolutamente scabroso mantenere una
relazione d#amicizia che si mani!estava, al cospetto
dell#insegnante, dei compagni, e dell#intera cittadina, come
una deviazione incomprensibile, comunque deplorevole al
massimo. Lasci/ passare per dir cos- con gioia su di s2 la
cosa come una sorte da lui scelta, ma tir/ un sospiro di
sollievo, liberato seppure con sua meraviglia, quando un
giorno, poco dopo la !uga delle sorelle da Karolslust, anche
3obias era sparito da Karolsmar&t con lo scopo principale, si
seppe da sua madre, di recarsi !uori dal paese da parenti
paterni intenzionati a prendersi cura, diciamo per bonomia,
dello snaturato giovane.
5entre a Karolsmar&t poco e senza certezza era noto del
corso ulteriore della vita di 3obias, voci riportate e ci/ che
lui stesso si compiaceva di raccontare durante le sue
!uggevoli visite in patria, a tutti erano evidenti la carriera e
le gesta di Adalbert =ogelein. Dopo che aveva studiato
diritto a 0oettingen e che nel giro di qualche tempo i suoi
genitori erano morti a poca distanza l#uno dall#altro, aveva
servito come giudice aggiunto nella capitale, e poi a
ventisette anni aveva assunto nel suo luogo di nascita la
carica di giudice, che amministrava con su*ciente scrupolo
e !edelt) alla lettera della legge.
A trent#anni prese in moglie la +glia del !armacista locale e
borgomastro, una creatura tranquilla, serena, beneducata,
che con rispetto e !edelt) si attacc/ al dotto marito
curandogli al meglio sia il bilancio domestico che la casetta
appena !uori Karolsmar&t da lui ereditata dai genitori,
vivacchiando assennata ed equilibrata come moltissime
altre +glie borghesi cresciute in anguste cerchie, prive
dell#idea e del desiderio d#un mondo pi" vasto e diverso. l
matrimonio ancora non era benedetto da +gliolanza(
nessuno veniva in casa se non il padre, qualche parente ed
alcune compagne di giochi del passato, sposate o nubili(
dagli uomini, specie se scapoli, si teneva il pi" possibile
lontana, poich2 Adalbert non gradiva che qualcuno gli
guardasse con occhi dolci quell#essere tenero e carino che
oramai era suo, o ci !acesse il simpatico, ci/ che oramai i
giovanotti, e sia pure senza cattive intenzioni, non
riuscivano ad evitare.
Due o tre volte alla settimana il signor giudice si recava
dopo cena all#osteria del ;4ue d#oro<, cosa che ad Agnes
non poteva dispiacere, in!atti anche suo padre, il
borgomastro, ed altri cittadini degni di rispetto amavano
ritrovarcisi con regolarit), e Adalbert, uno che per innata
parsimonia beveva con la massima moderazione, non
tornava mai a casa dopo la mezzanotte.
,egli ultimi tempi per/, dopo il ritorno di 3obias Klen& nel
giorno della sepoltura del duca, s#era introdotto tra gli
avventori un cambiamento che preoccupava un poco Agnes.
,on solo l#Adalbert usciva ogni sera, ma tornava sempre pi"
tardi ed in uno stato di eccitazione che Agnes dapprima !u
propensa ad attribuire al tanto vino bevuto, +n quando non
si ricord/ che anche due anni prima, l#ultima volta che
3obias Klen& si era trattenuto a Karolsmar&t, suo marito, la
cui giovanile amicizia con 3obias sopravviveva come una
leggenda quasi dimenticata, aveva subito per breve tempo
una tras!ormazione ugualmente spiacevole. Agnes si era
talvolta imbattuta nel 3obias per strada( aveva !atto caso a
lui con imbarazzo ineccepibile e senza curiosit) disonesta,
in!atti tacque di aver trovato o cercato occasione di parlarci.
Stavolta per/, siccome lui si !aceva appena vedere in
strada, era venuta a sapere della sua presenza dal padre,
che una mattina, dopo che il genero era uscito di casa, trov/
utile in!ormare la +glia di certe gravi a6ermazioni che suo
marito la sera prima aveva !atto all#osteria in tutta evidenza
in@uenzato pericolosamente dall#amico, per altro
superandolo, a6ermazioni che sulla bocca di un !unzionario
della giustizia sarebbero risuonate addirittura inconcepibili
ed avrebbero potuto attirargli noie di ogni genere, se non le
conseguenze peggiori. $erto il duca aveva reso l#anima a Dio
8 ma il consiglio ducale era sempre in carica, teneva come
prima le sue riunioni, emanava decreti, in@iggeva punizioni,
il capo dei guardiacaccia di Karolslust comandava un corpo
ben noto per la severit) che soprattutto i bracconieri ed i
ladri di legname spesso dovevano sperimentare( ed oltre a
ci/ da un giorno all#altro si aspettava l#arrivo del giovane
duca. E per quanto ancora non si !osse saputo niente di
s!avorevole su di lui, nessuno certo poteva prevedere come
si sarebbe comportato una volta al governo.
:uando quella sera Adalbert torn/ a casa e, come
ultimamente !aceva, cominci/ gi) mentre si svestiva ad
accalorarsi parlando delle ingiustizie che in tutti gli Stati
germanici avrebbero subito i cittadini ed i contadini,
oppressi dalle decime e dai tributi che i principi regnanti
spremevano dal lavoro e dal sudore dei sudditi per
soddis!are i loro desideri, delle loro cacce che rovinavano
campi e terreni, dei tra*ci che !acevano con i giovani
vendendoli come soldati in America, del turpe a6are delle
!avorite, la cui tolleranza signi+cava per le donne sposate e
le ragazze del paese vergogna e costante pericolo 8 Agnes
in e6etti annu- come al solito approvando, i suoi capelli
biondi oscillarono in segno di disappunto, ma, mentre
Adalbert si toglieva gli stivali seduto sul bordo del letto
smettendo per un attimo di parlare, lei si permise una prima
lieve obbiezione.
Sottoline/ timida che n2 lei, n2 i coniugi =ogelein, n2 i loro
parenti vicini e lontani, n2 tutta Karolsmar&t, pensandoci
bene neppure l#intero Ducato 8 per quanto potesse !arci
mente locale 8 mai avevano avuto da subire qualcosa in
particolare di tutto il male cui accennava Adalbert( e cos- lei
non riusciva a capire perch2 lui ora si amareggiava tanto
per cose che in !ondo non lo riguardavano a6atto.
Adalbert, sorpreso dall#insolita obbiezione, replic/ tagliente
che lui, come le doveva essere arcinoto, aveva della
lungimiranza in merito al suo destino ed a quello di parenti,
amici e gente del luogo( che comunque, se proprio se ne
voleva parlare, anche nel loro ambiente pi" prossimo le cose
non stavano cos- meravigliosamente in ordine come Agnes
dava ad intendere di credere. E lui trovava davvero strano
che Agnes +ngesse di non sapere nemmeno qualcosina della
vergogna che si era di6usa nel vicinato a loro pi" prossimo
da anni e decenni, s!acciata e derisoria 8 e bruscamente
segnal/ l#approssimarsi del giorno in cui Karolslust, il
castello che aveva ingurgitato nella sua bocca in!ernale
tante ragazze e donne stimate, come per esempio le sorelle
del suo vecchio amico 3obias Klen& 8 ed altri castelli
similmente utilizzati sarebbero stati !atti sparire in modo
de+nitivo dalla !accia della terra 8 e mica solo questi
castelli.
Agnes, seduta sul letto in preda all#angoscia, gli abbondanti
capelli biondi sciolti sulle spalle, ascoltava con crescente
preoccupazione le parole del marito che, con la vestaglia
aperta, la parrucca sulle ventitr2, agitando gli stivali che
teneva in mano, alla sua prima pro!ezia ne !ece seguire
un#altra ancor pi" violenta, tanto che la tranquilla camera
da letto pareva riempirsi del tan!o che ha il sangue bruciato.
n+ne gett/ via gli stivali, si liber/ della parrucca e della
vestaglia, e, mentre si accomodava sulla !ronte
congestionata, sui corti capelli ritti, una berretta bianca da
notte, Agnes ne appro+tt/ per domandargli con angoscia se
lui, con questi pronostici tanto raccapriccianti, allettato
dalla sua compassione per l#umanit) tormentata, si !acesse
ascoltare anche da persone !orse non abbastanza assennate
da capirlo, capaci anzi di interpretarlo male appro+ttando
quindi dell#occasione a suo danno, per cattiveria ed invidia.
Adalbert rote/ gli occhi, volt/ e rivolt/ insensatamente per
aria il cuscino prima di distendersi sul letto, quindi a sua
volta domand/ sprezzante ad Agnes se lei lo prendeva per
un uomo o per un vigliacco, dopodich2, bloccando col gesto
deciso di un braccio ogni replica, senza degnarla pi" di uno
sguardo si tir/ la coperta +no al mento e, voltata la !accia,
si addorment/ pi" svelto di quanto Agnes si aspettasse o
ritenesse possibile, dopo un tale sbocco passionale.
La mattina seguente non si notava alcun segno
dell#agitazione del giorno prima( quando, !atta una veloce
colazione, lui si conged/ con un !uggevole bacio sulla !ronte
dalla moglie rimasta in letto a riposare ed usc- di casa
dignitosamente vestito da u*cio, a testa alta, cappello e
bastone in mano, pareva un essere del tutto diverso dal
terribile sovversivo i cui modi e discorsi lei aveva rivangato
durante la notte, trascorsa nell#inquietudine e nell#angoscia.
,el corso della giornata si tranquillizz/ ulteriormente 8
inoltre, quando Adalbert, tornato dall#u*cio, ri!er- del tutto
normalmente con la sua abituale seriet) ogni sorta di banali
!atti avvenuti a Karolsmar&t e nel paese e quelle, tra le sue
sentenze, che in !atto di acume gli erano andate a genio
quel giorno( e dopo pranzo, appoggiatosi indietro sulla
sedia con le mani comodamente intrecciate sul ventre,
attir/ a s2 Agnes senza parer ostile alle tenerezze
matrimoniali, lei gi) stava abbandonandosi alla speranza di
riuscire senza grandi di*colt), oggi, a tenere il marito a
casa.
nvece all#improvviso, in un attimo, quando lei meno se lo
aspettava, lui si alz/ con un sorriso !urbo, come se con
premeditazione avesse cullato l#ingenua moglie nella
+ducia( senza spiegazioni, deliziato dalla sua delusione,
quasi senza salutare a6err/ bastone e cappello e in un
momento !u !uori.
Agnes non riusc- ad avere requie +nch2 Adalbert non !ece
ritorno molto dopo mezzanotte, com#era !acile capire in uno
stato uguale o peggiore che non nei giorni precedenti. suoi
discorsi allora si erano mantenuti, con tutta la loro
intrinseca temerariet), in una certa compostezza, oggi
invece lui pro6eriva solo !rasi incoerenti, con!use, nel
mezzo delle quali a momenti risuonava comprensibile una
parola in s2 !unesta( e quando d#improvviso lui eruppe in
un#imprecazione quasi blas!ema, come ancora Agnes non lo
aveva sentito mai, di colpo lei si sollev/ sui cuscini gridando
come illuminataA ;Bra tutto mi C chiaro, Adalbert, ti
vogliono rovinareD<
Lui rimase a bocca aperta e balbett/ qualcosa( lei,
s!ruttando il suo sbigottimento, precipitosa e supplichevole,
come se tutto ci/ che da lungo tempo le era pesato sul
cuore adesso le uscisse con sua sorpresa dalle labbra, gli
disse in !accia che era evidente il suo coinvolgimento in una
cospirazione( e che i congiurati, riapparso nel paese
l#orribile 3obias Klen&, loro convitato, di sicuro non avevano
in mente altro che di servirsi, per raggiungere il loro oscuro
scopo, della sua risolutezza, della sua abilit) ed in
particolare della sua posizione u*ciale di giudice.
5a lei non ci riesce pi", a stare a guardare tranquilla tali
manovre, perch2 non C lui, un !unzionario giudiziario, un
uomo sposato e !orse in seguito padre di !amiglia, che
dev#essere usato allo scopo di estirpare di quel male di cui
la 0ermania pu/ esser malata, ma di cui nel loro Ducato ci
son meno prove che altrove( 9 a tal +ne si usino scapoli,
vagabondi, insomma gente che non ha nulla da perdere e
non ha la responsabilit) del destino di mogli e +gli.
;Sei !uor di sennoE<, url/ Adalbert.
;5agari avessi cos- poco motivo di dubitare della tua
assennatezza come tu ne hai della mia<, replic/ lei. ;o non
so invece che cosa ti C entrato dentro, negli ultimi giorni,
come uno spirito malvagio. :uando era vivo il duca, del
quale certo era possibile dir tutto il male nonostante che noi
in particolare non abbiamo mai subito qualche danno, non ti
C mai venuto in mente di dir queste cose da !ar gelare il
sangue dal raccapriccio. E ora che potrebbe iniziare
un#epoca migliore e che siamo sotto un giovane sovrano su
cui non s#C mai sentito qualcosa di male, che !orse
tras!ormer) il nostro paese nel regno pi" !elice, tu predichi
la rivolta, le +amme, l#assassinio. ;
Adalbert stava l- davanti ad occhi via via pi" sgranati, pi"
stupito da quel @usso libero di parole che non dalla loro
temerariet). ;$ome !ai a sapere che il sovrano C gi) nel
paeseE<, domand/ con !are minaccioso.
Lo sguardo di lei ebbe un vivo splendore. ;E# quiE<, grid/.
;$osa te ne !rega se c#C o noE<, url/ lui.
;E# quiD<, ripet2 lei, e quelle parole suonavano non come
una domanda, ma come un grido di gioia.
;$hi te l#ha svelato, che C nel paeseE<
Lei rise. ;,essun altro che te. Doveva dunque essere un
segreto 9 oppure esserlo solo per meE<
;,ella capitale C arrivato solo a mezzogiorno<, url/ lui,
;all#osteria la notizia C arrivata ora 8 e tu gi) lo saiE< si era
seduto sul letto e le stringeva le mani guardandola
spaventato negli occhi.
;.erch2 ti adiri tanto, AdalbertE<, domand/ lei
meravigliandosi di provare sempre un po# di paura davanti a
lui. ;,on posso gioireE ,on possiamo tutti gioire perch2 il
nostro giovane sovrano C quiE<
;$osa te ne viene, se C giovane o vecchio<, le alit/ in !accia.
;Ventisei<, disse Agnes disinvolta. ;:uando C stato nel
paese l#ultima volta ne aveva ventuno, e sono passati
cinque anni.<
Lui la guardava +sso. ;Lo conosciE<
Lei rise di gustoA ;.roprio come lo conosci te, come tutti
noi. ,on devo conoscere l#erede al tronoE<
;L#hai vistoE<
;$he hai, AdalbertE Devo bendarmi gli occhi se lui
attraversa Karolsmar&t per andare a cacciaE Bh, capita
piuttosto di rado. $he nobile portamento, il suo, che
sguardo mite, e quant#C radiosa la !ronte. Da chi ha un
aspetto simile, Adalbert, non pu/ venirci niente di
malvagio.<
E allora lui ricominci/ ad alzare la voce, domandandole se
non era ammattita e perch2 s#immaginava che il giovane
sovrano !osse !atto d#una pasta diversa da suo padre.
Se pure talvolta negli anni giovanili sembrava promettere
meglio 8 ora che prende il potere 8 centinaia di volte s#C
visto 8 lo eserciter) come hanno !atto suo padre e suo
nonno. l nuovo duca, s-, C stato amico di scrittori e di
eruditi, a .arigi, ma lo stesso s#C dato da !are con donnine
del peggior genere, e non C del tutto sicuro che con questa
sua condotta sia stato risparmiato da quella ripugnante
malattia che appunto si chiama #!rancese#. La prima cosa qui
nel paese sar) rimettere in esercizio la casa delle ragazze
giardiniere che, come si sente dire C certo, il nuovo signore
si prepara ad accogliere, cosa da cui si potrebbe dedurre
che l#intera corte, dal ministro al corpo dei guardiacaccia,
sapesse che cosa aspettarsi dal giovane principe.
;E non hai sentito che C di nuovo proibito severamente
avvicinarsi a meno di cento passi dal castello, e che nessuno
pu/ !arsi vedere con un#arma nella zona di cacciaE 0li si
raduna di gi) il selvatico, a lui e alla sua compagnia di
galantuomini 8 e che Dio protegga i nostri poveri contadini
+n quando dura la stagione venatoria.<
Agnes stava ad ascoltare spalancando quieta gli occhi da
bambina, quasi come una scolara curiosa il maestro, senza
mostrare un dubbio od osare neanche un#obbiezione. $os-
Adalbert pot2 gradualmente credere che gli !osse riuscito
persuaderla della veridicit) dei !atti che ri!eriva, ed anche
della correttezza delle sue opinioni. Al che si plac/, la
pressione delle mani gli si !ece molto pi" leggera, e quel che
lo in+amm/ non era pi" ira, ma un !uoco pi" tenero che
negli occhi di lei, mai da lui visto tanto ardente, si
accendeva impetuoso.
5a quando, in+ne, si distese accanto ad Agnes, che
delusione, lei sembrava spro!ondata in un sonno pesante( e
quando tent/ di svegliarla con un bacio lieve sulla !ronte, lei
ci si pass/ una mano sopra e si raggomitol/ sotto la coperta
come una bambina piccola disturbata nel sonno da una
mosca. $os- continuava a dormire quando la mattina dopo
Adalbert si alz/, !ece colazione, indoss/ l#abito da u*cio 8 e
ancora dormiva quando lui usc- di casa e gli si chiuse dietro
non senza !racasso la porta.
.resto dopo che lui !u andato via anche Agnes usc- e and/ a
Karolsmar&t. $ome al solito le vie erano tranquille, gli
scambi verbali della giovane signora con i conoscenti
incontrati per caso e con i negozianti presso i quali aveva
!atto spese !urono generici come sempre, ed anche se di
continuo il discorso tornava sul ritorno del giovane sovrano
nessuno pareva eccitato in modo particolare da un evento
che certo era dovuto capitare nel corso delle cose
normalmente.
Agnes si trattenne un po# anche nella !armacia del padre cui
con+d/ di aver chiesto al marito la promessa di astenersi da
discorsi pericolosi all#osteria, dopo di che seppe con
meraviglia che la sera prima lui non aveva certo bevuto
poco, ma che non aveva aderito come al solito alle
chiacchiere del 3obias Klen&, che ora s#iniziava a deridere
come del tutto insensate.
Agnes and/ anche a casa di una delle sue amiche, che
diversi anni prima le aveva con+dato di non esser riuscita a
pensare a nessun destino pi" bello di quello d#una giovane
giardiniera, dopo di che presto si era sposata, quasi nello
stesso periodo di Agnes, aveva quindi messo al mondo due
bambini ed ora si era completamente sacri+cata ai suoi
doveri di moglie e madre. Bggi Agnes sentiva, senza proprio
saper perch2, la tentazione di richiamare alla memoria
dell#amica quegli ino6ensivi sogni lubrici di !anciulla,
intanto che le con+dava le congetture !atte da Adalbert il
giorno prima, secondo cui di sicuro il giovane sovrano
avrebbe ridato a Karolslust la destinazione precedente.
L#amica per/ parve capire con di*colt) quel che intendeva
Agnes, che ne !u imbarazzata e si sent- arrossire le guance,
il collo e la nuca, iniziando solo ora a capire quel che aveva
rivelato e perch2. ;0iovani giardiniere<, di colpo queste non
!urono pi" solo parole come +n l- erano state, ma
un#immagine ria*orante davanti a lei e la cui vista le dava
dolci brividi. Fino ad ora lei non aveva mai rimpianto di non
aver avuto il dono di un bambino. All#improvviso lo sent-
come un dolore, e nei momenti che seguirono ne deriv/ un
rimprovero contro Adalbert. :uando !u in strada, dopo un
rapido congedo dall#amica, l#aria tremava inquieta ed
impaziente, 9 eppure era solo un giorno di +ne estate come
lei ne aveva vissuti molti senza particolare agitazione. $he
m#importa, si domand/, che il giovane sovrano sia tornato
nel paeseD Se Adalbert non avesse cianciato di lui tanto da
matto, non ci avrei pensato a6atto. Ed anche questo
divenne un rimprovero per il marito.
:uesti tuttavia sembr/ essere ben consapevole di quale
o6uscamento durante gli ultimi giorni avesse patito la sua
immagine nell#animo della moglie. ,el corso del pranzo di
mezzogiorno oggi esib- un atteggiamento meno
ingombrante, certo imbarazzato, come volesse !ar
dimenticare l#impressione data nei due giorni precedenti( e
quando, tra la minestra e la carne, piuttosto
repentinamente !ece menzione di una voce secondo cui il
giovane sovrano tra non molto si sarebbe +danzato con una
principessa von =uettenberg, la sua voce non rivelava a
questo proposito che lui stesse parlando dello stesso uomo
su cui il giorno prima tutt#altro era stato il discorso tra lui
ed Agnes. La quale emise solo un indi6erente ;ah,
davveroE<, senza batter ciglio.
Dopo cena lui si dedic/ agli atti che aveva portato a casa
dall#u*cio, ed Agnes not/ che il pensiero che oggi Adalbert
potesse rinunciare all#abituale osteria non conteneva per lei
nulla di piacevole. Anzi, quasi respir/ di sollievo quando
invece lui al tramonto usc- di casa, decisa a +ngersi
pro!ondamente addormentata, non importa in quale
momento e con quanto rumore potesse tornare a casa.
nvece aveva davvero dormito, e cos- si svegli/ davvero
quando Adalbert intorno a mezzanotte si trovava vicino al
letto non senza notare che lei apriva le palpebre ed
ammiccava. .areva che avesse aspettato solo questo
momento, e subito, in tono rilassato ma serio, ri!er- che oggi
al ;4ue d#oro< si era parlato solo di cose conviviali.
3obias Klen& era stato trovato nel bosco vicino a Karolslust
con un !ucile ed arrestato per ordine del capo dei
guardiacaccia( sospettato di bracconaggio e resistenza ai
guardiacaccia, in catene era stato portato nel carcere di
Karolsmar&t, dove il giorno dopo doveva esser condotto
davanti al giudice, in altri termini da lui, Adalbert =ogelein.
;E tu cosa !araiE<, domand/ Agnes ansiosamente.
;:uesto non posso dirlo, prima di aver sentito l#accusato.<
;Eppure tu stesso ri!erisci, Adalbert, che 3obias Klen& ha
praticato il bracconaggio e s#C comportato da violento.
Altrimenti non lo si sarebbe davvero condotto in carcere
incatenato. $os- dovrai comunque condannarlo ad una pena
severa.<
;l bracconaggio non C provato<, replic/ Adalbert
corrugando la !ronte. ;E soprattutto si dovr) provare qual
comportamento violento ci sia stato a !ronte d#una
superiorit) di tre contro uno, e se non si tratta assai di pi"
di legittima di!esa. ,on dar/ il mio verdetto in nessun caso
per compiacere il capo dei guardiacaccia o il sovrano, n2
secondo la lettera d#una legge decrepita, ma secondo la
vera giustizia. E poi, se 3obias Klen& avesse voluto sparare a
un capriolo per la sua povera madre, anzi, se lui avesse
atterrato uno dei servi del sovrano che gli hanno messo le
mani addosso 8 io prima di tutto esplorer/ la questione se
non ci sia da chiedere conto anche a quelle persone che gli
hanno sequestrato il !ucile, una sua propriet), e lo hanno
assalito ed incatenato mani e piedi.<
;Adalbert<, grid/ lei guardandolo con gli occhi colmi
d#angoscia. nvece lui cred2 di leggere nel suo sguardo
qualcosa come ammirazione, ed imperterrito continu/A ;o
considero per l#appunto se non debba togliere al 3obias
Klen& subito le catene, o debba !arlo rimettere addirittura in
libert). 3uttavia secondo una ri@essione pi" accurata mi
sembra giusto che la !accenda sia trattata in modo
pienamente pubblico.<
;$os#hai in mente, AdalbertE<
;3u sei spaventata, Agnes, e dunque puoi recarti
liberamente anche oggi a casa di tuo padre, del
borgomastro, per non dover sopportare le eventuali
conseguenze dei miei atti insieme a me.< E si sent- salire
sempre pi" in alto.
;5ai e poi mai ti lascerei, Adalbert, tuttavia<, implorante
sollev/ le mani, ;ti prego ancora di ri@ettere 9<
;Go ponderato ogni cosa, Agnes. E se di una cosa mi
rammarico, C che il processo si tenga nella nostra piccola
cittadina e non nella capitale, o meglio ancora davanti alla
corte suprema. 5a potrebbe darsi pure che la mia parola
anche da qui corra lontano e che con la mia sentenza si
accenda una +accola lucente sopra l#intera 0ermania.<
;Adalbert<, grid/ Agnes, ;tu ti sacri+chi alla tua amicizia
per 3obias Klen&.<
;3obias o un altro, amico o avversario, la cosa non mi
riguarda<, replic/ Adalbert stiracchiandosi.
;3i ti rovini, Adalbert, e rovini anche me.<
E mentre Agnes parlava cos-, a lui sembr/ di veder di nuovo
nella pro!ondit) dei suoi sguardi luccicare un lampo di
timida ammirazione, e !u attraversato dall#idea di volersi
prendere subito dalle labbra di lei la ricompensa della sua
audacia. Si chin/ verso di lei, ma alitandole addosso i !umi
del vino, e lei trasal-( 9 quando le si avvicin/, lei scoppi/ in
lacrime, Adalbert non riusc- a calmarla e cos- da ultimo !u
costretto a staccarsi amareggiato.
:uando Adalbert =ogelein la mattina dopo !ece il suo
ingresso nell#aula del tribunale che si trovava a piano terra
in uno spazioso vecchio edi+cio nella piazza del mercato, il
cancelliere gli present/ come al solito la lista dei casi da
dibattere. .rima si chiamarono due cittadini tra i quali era
in questione un credito che Adalbert giudic/, sentite le parti
e tre testimoni, secondo scienza e coscienza a s!avore
dell#accusatore, il cui credito in quanto prescritto venne
rigettato. .oi !urono introdotti due giovani che si erano
!eriti l#un l#altro durante una baru6a e che in stato di
arresto si erano intanto riconciliati, incapaci ora di capire
perch2 nonostante ci/ dovessero restare al !resco per due
settimane a pane e acqua, secondo la sentenza del giudice.
5entre costoro venivano portati via, nella aula del tribunale
giunse la notizia che or ora il giovane duca aveva !atto il suo
ingresso in Karolsmar&t senza alcun seguito ed era sceso
davanti all#edi+cio scolastico, dove adesso era intervenuto
nel corso di una lezione. l cancelliere, un uomo di mezza et)
non istruito ma piuttosto !urbo con cui Adalbert =ogelein
amava intrattenersi in merito ai casi giudiziari complicati,
!ece ora sapere al giudice che il duca gi) il giorno prima,
dunque non appena arrivato, aveva visitato di sorpresa
nella capitale certi u*ci statali ed enti pubblici, ci/ che non
aveva molto giovato ad alcuni impiegati e !unzionari.
All# Adalbert =ogelein vennero lievi brividi lungo la schiena,
ma, senza pronunciarsi a6atto in merito all#avviso del
cancelliere, inizi/ a trattare il caso successivo. ?n
vagabondo, uomo di aspetto miserabile, vecchiotto, era
indiziato di !urto, ai danni di una vedova nella cui casa egli
pernottava, d#una accozzaglia di oggetti d#artigianato
lasciatile dal consorte, ed anche di generi alimentari.
5entre il vagabondo, assai piagnucoloso, seguitava a
giurare che lui in tutta la sua vita non aveva rubato tanto da
star sotto l#unghia d#un dito, si spalanc/ la porta, e da l- un
ragazzotto grid/ a6annatoA ;Sua grazia, il ducaD<
Adalbert seppe mantenere la calma, rimand/ al suo posto il
cancelliere che era saltato su, e si dispose a rivolgere una
nuova domanda al vagabondo, quando entr/ il duca,
distinto ma senza alcuna ostentazione di lusso, vestito di
nero, snello e di bella presenza, certamente giovane,
eppure di aspetto pi" anziano di quello con!orme ai suoi
anni.
Adalbert =ogelein si alz/, ed aveva intenzione di !are dei
passi verso il duca per salutarlo con il dovuto rispetto(
tuttavia questi disse, con voce piuttosto sommessa eppure
ben udibileA ;o vi do, signor giudice, l#incombenza di
continuare ad attendere al vostro u*cio e di proseguire
l#udienza proprio come se io non !ossi presente.< Anche
all#usciere, che voleva tenere indietro l#incalzante popolo, il
duca !ece capire che poteva lasciar entrare tutti coloro che
avrebbero trovato posto, toller/ inoltre che il cancelliere gli
accostasse una sedia, e lui stesso l#avvicin/ in modo da
venire a sedersi a +anco del giudice, ma leggermente pi"
arretrato.
Senza tremito nella voce Adalbert =ogelein continu/ con le
sue domande, e, perseverando l#accusato nel negare,
giurando invece la vedova che nessun altro se non lui
poteva esser stato il mal!attore, sentenzi/ che l#accusato,
cui nessuna delle cose tra!ugate era stata ritrovata, !osse
scarcerato, con l#obbligo tuttavia di lasciare Karolsmar&t
immediatamente, ed entro ventiquattro ore il paese. :uindi
disse soltantoA ;Avanti<, secondo quanto !aceva se doveva
sopravvenire un nuovo caso da trattare( e dimostr/ cos- di
non curarsi della presenza del duca, insieme sentendo con
soddis!azione di aver proceduto secondo la volont)
espressamente resa nota dal duca.
Senz# aspettare la chiamata dell#usciere, ancora occupato
con il vagabondo, 3obias Klen& entr/ in abito da gentiluomo,
ancorch2 logoro, su cui gli alti stivali gialli stonavano. La
nera capigliatura spiovente in disordine sulla sua !ronte
pallida e rugosa, lo sguardo altero e non privo di malizia,
egli appariva strano e quasi minaccioso. Si !ece avanti,
come se non sapesse niente della presenza del duca, +n
proprio in !accia al giudice, e disse a voce alta eppure non
proprio priva di garboA<$ome prima cosa, amico Adalbert,
vorrei esser liberato delle manette.<
4isbigli e mormorii attraversarono l#angusta aula piena di
persone, che volsero lo sguardo verso il duca, seduto al suo
posto a braccia conserte, e subito dopo verso il giudice.
:uesti prese la parolaA ;Le manette vi sarebbero gi) state
tolte prima che entraste, se aveste avuto la pazienza di
attendere che vi si chiamasse. $omunque, 3obias Klen&,
vostro amico, ove mai io possa esserlo, qui in sede d#u*cio
non lo sono.<
Al suo cenno le manette vennero tolte al 3obias, mentre il
giudice ordinava al cancelliere di procedere alla lettura
dell#accusa. 3uttavia il cancelliere si era appena alzato che
3obias allung/ una mano sul documento che l#altro teneva
tra le sue, lo accartocci/ e lo gett/ sul tavolo. 4asta che non
me la metta gi" troppo dura, pens/ Adalbert.
;$he m#importa della cartaD<, grid/ 3obias. ;Dove sono i tipi
che mi hanno portato via il !ucile, picchiato, e incatenato
mani e piediE Dove sono gli ausiliariE Dove il signor capo dei
guardiacacciaE E# con loro che devo !armela, non con la
carta.<
;3obias Klen&<, disse Adalbert =ogelein sperando che
nessuno notasse il leggero tremito della sua voce, ;vi
ammonisco acciocch2 siate memore della dignit) di questo
luogo, che oggi per di pi" C onorato dalla presenza di sua
grazia, del nostro duca, altezza serenissima.<
:uesto non avrei dovuto dirlo, pens/ subito, e gi) udiva la
soave ma !erma voce del ducaA ;La mia presenza non
c#entra niente con questa materia, signor giudice.< E nello
stesso tempo con un leggero movimento della mano
respinse il troppo pro!ondo, quasi be6ardo inchino di cui ora
3obias si degnava, come se solo ora si accorgesse del duca.
Adalbert =ogelein comunque esort/ con uno sguardo il
cancelliere a leggere, dopo di che questi spian/
completamente il documento spiegazzato da lui in
precedenza gi) ripreso, ed inizi/A
;Bggi pomeriggio, durante una ronda e6ettuata all#interno
della bandita ducale, ad appena cento passi dal parco
recintato, il sottoscritto capo dei guardiacaccia Franz Sever
von =ol!enstein, incontrava il qui nato eppur tuttavia da qui
per lo pi" assente 3obias Klen&, abitante in Karolsmar&t di
cattiva reputazione< %qui 3obias scoppi/ in una risata, e
Adalbert scosse sprezzante la testa, chiss) se per via della
risata del 3obias o per il ri!erimento alla cattiva reputazione
del 3obias da parte del caporalmaggiore' 9 <con in mano un
!ucile da caccia. Sebbene il sottoscritto !osse autorizzato
dalla vigente legge a !ar sequestrare senza indugio l#arma
del denunciato 3obias Klen& ed a !arlo arrestare, il
sottoscritto lo avvisava e gli ordinava di allontanarsi
immediatamente dalla bandita nella quale egli
evidentemente era entrato soltanto con lo scopo di cacciare.
7icambiando egli l#ordine del sottoscritto con insolenze e
chiare minacce, il sottoscritto chiamava soccorso tramite
+schio, al che trovandosi nei pressi i guardiacaccia Kuno
=aldhaber e Franz 7ebler accorrevano sul posto e
toglievano il !ucile al denunciato 3obias Klen&, e dato che
costui picchiava con mani e piedi comportandosi da !urioso
gli applicavano le manette, dopo di che il sottoscritto lo
!aceva condurre in carcere a Karolsmar&t acciocch2 davanti
al tribunale nella pienezza !ormale della giustizia costui
venisse interrogato e processato per i seguenti reati, che
sonoA
primoA porto non autorizzato di arma all#interno della
bandita ducale,
secondoA deliberato bracconaggio,
terzoA condotta violenta ai danni di dipendenti ducali in
servizio.<
Subito dopo che il cancelliere ebbe terminato, Adalbert
=ogelein rivolse la parola all#accusatoA ;il vostro nome C
3obias Klen&E<
;Vero come che il tuo C Adalbert =ogelein.<
;Et) 8 trentatr2 anni, celibe 9<
;E spero di restar tale.<
;l vostro impiegoE<
;,on sei stanco, alla +ne, di !ar domande inutili, AdalbertE<
;E# mio dovere domandare, come il vostro C rispondere.<
;Verbalizza come segueA di ci/ che lui !u, a nessun cale( ci/
che lui sar), lui stesso non sa predir( ci/ che lui C ognun
vede al primo guatar 8 e a chi non vede le parole non saran
d#aita.<
; vostri motti !anno perdere tempo<, rimarc/ Adalbert
=ogelein, e poich2 sbirciando verso il duca ebbe
l#impressione che questi sorridesse, aggiunse in tono
leggeroA ;Di mia responsabilit) personale verbalizzer/A al
momento disoccupato.<
;$omeE Domandare C la tua occupazione, la mia rispondere.
,on posso !are altro che questo, come te( entrambi sotto la
stessa legge, eppure credo quasi di star meglio io di te.<
?n lieve mormorio attravers/ l#aula. Adalbert =ogelein
sedeva immobile. E nonostante questo io lo assolver/,
pensava, succeda quel che vuole. ;Vi riconoscete colpevole,
3obias Klen&E<
;,o<, rispose 3obias Klen&.
;Dunque negate la correttezza del verbale steso dal capo
dei guardiacaccia che vi C stato or ora lettoE<
;,ei !atti in nessun modo, per/ io contesto che tali !atti
debbano signi+care una colpa.<
;Voi siete accusato in primo luogo di aver portato nella
bandita di caccia ducale un#arma, e cioC un !ucile da caccia,
con il che voi avete trasgredito consapevolmente un ordine
tassativo.<
;So che questo C un divieto, ma contesto che ci si debba
assoggettare incondizionatamente ad ogni divieto, anche se
C insensato. n!atti potrebbe una volta venir in mente ad un
qualche sovrano di emanare l#ordine che nessuno penetri in
stivali gialli nella di lui bandita, 9 o che ad alcun suddito
siano permessi pi" di tre bottoni al panciotto. $ome !ai a
credere, Adalbert =ogelein, che io mi sarei attenuto 8 o tu ti
saresti attenuto 8 ad un tale ordine, per la ragione che un
sovrano o un capo dei guardiacaccia lo emananoE<
;Divieti del genere sarebbero insensati<, replic/ Adalbert,
;ed anche la supposizione che un sovrano possa emanare
divieti simili ha certo il signi+cato di un#o6esa all#autorit)
del sovrano...5a qui C in questione il divieto di portare
armi, in nessun modo privo di senso, anzi, come ognun sa
ha l#evidente scopo di impedire il bracconaggio.<
;o de+nisco insensato<, disse 3obias, ;ogni divieto per cui
viene limitata in modo arbitrario, a !avore di un potente, la
libert) di mille sudditi. E non riconosco un mondo dove al
comando C posta una potest) illimitata, e centomila altri
sono condannati ad ubbidirle( un mondo dove quell#uno che
divora l#arrosto di capriolo quando gli garba, e gratis, per di
pi" pu/ !ar incarcerare l#altro anche soltanto sospettato di
aver sentito il desiderio dell#arrosto di capriolo.<
bisbigli ed i mormorii aumentavano, nell#aula. Adalbert
=ogelein sent- che gli saliva alla !ronte un calore bruciante,
in!atti ci/ che proponeva 3obias Klen& ora, poteva essere
scambiato con ci/ che lo stesso Adalbert pochi giorni prima
aveva proclamato al tavolo dell#osteria del ;4ue d#oro<.
3uttavia mantenne la calma e con un sorriso di superiorit)
puntualizz/A ;Filoso!ando in tal modo, 3obias Klen&, potete
intrattenervi con eruditi ed uomini politici, o con chiunque
sieda al tavolo dell#osteria. .er noi qui in tribunale C in
questione soltanto il caso in quanto tale. Da questo punto di
vista posso paragonare le risposte +nora date da voi solo ad
una con!essione 8 che voi siete entrato con il !ucile nella
bandita ducale per procurarvi a buon mercato un arrosto di
capriolo.<
;,on mi !ar dire quello che non ho assolutamente detto,
Adalbert. Si portano armi per ogni genere di ragione,
talvolta a scopo di autodi!esa. ,on C dimostrato che io
abbia portato l#arma a scopo di cosiddetto bracconaggio.<
;Su questo decider) il tribunale<, puntualizzo rapido
Adalbert. E aggiunseA ;Veniamo ora al terzo punto
dell#accusaA voi avete opposto resistenza all#esser disarmato
e avete violentemente messo le mani addosso ai
guardiacaccia ducali.<
;Ammetto anche questo 9 ma non certo come una colpa. l
!ucile C una mia propriet) di sicuro acquisita tanto
onestamente quanto svariate bandite di caccia ed altri
terreni !urono acquisiti da svariati principi tedeschi.
,essuno aveva il diritto di esigere la mia propriet) o
addirittura di strapparmela. 5entre io avevo pieno diritto di
di!endere la pelle quando mi erano saltati addosso due tipi
che non avrebbero dovuto aspettarsi alcun tipo di punizione
anche se io nella circostanza !ossi stato assassinato.<
;E# certamente ammissibile<, disse Adalbert con indulgenza,
;che niente di male vi sarebbe successo, se aveste obbedito
di buona voglia, 3obias Klen&.<
;,on sono l#uomo che obbedisce, neppure quando il mio
diritto non C indubitabile. E dovrei !arlo quando mi vengono
!atti torti e prepotenzeE<
;Dunque ammettete<, disse Adalbert =ogelein sentendosi
oppresso dalla sensazione che il dibattimento si avvicinava
al termine e la decisione, non soltanto sul destino di 3obias
Klen&, era nelle sue mani 9 ;con ci/ dunque ammettete
anche di esservi opposto con violenza all#arresto. Su questo
punto avete qualcosa da dire a vostra giusti+cazioneE<
;,on devo giusti+carmi, perch2 non ho la consapevolezza di
alcuna colpa, mentre invece innanzi tutto sporgo querela 9<
Adalbert lo interruppe in !retta. ;Se avete una querela da
presentare, potete !arlo a suo tempo secondo le regole. Go
da sentenziare ancora su quattro casi. Dobbiamo arrivare
alla +ne.<
;o accuso< 9 ricominci/ 3obias Klen& 9 ;SilenzioD<, grid/
Adalbert =ogelein pensandoA impossibile aiutarlo 8 ed
anche aiutare me.
;Accuso<, url/ 3obias Klen&, ;innanzi tutto entrambi gli
ausiliari guardiacaccia Kuno =aldhaber e Franz 7ebler, poi il
capo Franz Sever von =ol!enstein, e per terza cosa< 9
Ancora un po#, pens/ Adalbert =ogelein, e si scava da s2 la
!ossa...ci/ che potrebbe salvarmi...
;e per terza cosa sporgo querela contro il sovrano di questo
paese, il duca 9<
;4asta cos-<, grid/ Adalbert =ogelein alzando la voce,
intanto che tutti gli occhi si volgevano verso il duca, il cui
volto non tradiva il minimo movimento. ;L#accusa contro il
sovrano nei tribunali di questo Stato C illecita. 3uttavia ogni
suddito che si senta o6eso nel suo onore e nei suoi beni da
chicchessia, anche dal sovrano del suo paese, pu/
presentare accusa alla corte suprema di =etzlar.< 7iprese
+ato, era in!atti venuto incontro quanto di pi" era
impossibile, all#audacia ed alla s!acciataggine di quell#uomo.
;5a, per quanto attiene al dibattimento del caso oggi
stante<, e si alz/ in piedi, ;io, Adalbert =ogelein, giudice in
Karolsmar&t, in nome di sua grazia serenissima il duca,
giudico voi, 3obias Klen&, colpevole secondo la vostra
propria con!essione, primoA di porto abusivo di arma,
secondoA di tentato bracconaggio, terzoA di resistenza
violenta contro impiegati al servizio di sua grazia il duca.
$he con il !ucile da caccia siate stato sorpreso nella bandita
ducale voi stesso non potete disconoscerlo. $he voi lo
abbiate avuto con uno scopo diverso dal bracconaggio C
cosa del tutto indegna di !ede. ?gualmente C dimostrato
che voi vi siete opposto all#arresto con mezzi illeciti di
di!esa cui C seguito pericolo ai danni della incolumit) e della
vita delle persone operanti nell#esercizio del loro dovere.
.er cui vi condanno< 9 indugi/, in!atti ora sentiva che sul
suo stesso destino stava per cadere la sentenza 9 ;alla
carcerazione per la durata di un anno ed alla successiva
espulsione dal paese.<
Adesso Adalbert era rassegnato a varie possibilit). Era
probabile, secondo lui, tanto che 3obias Klen& lo
denunciasse come complice nella cospirazione, quanto che
gli si gettasse addosso per agguantarlo con violenza. $ostui
lo guardava negli occhi intensamente, come volesse tenerlo
in scacco con lo sguardo, ma lui riusciva a leggere in quelli
del 3obias soltanto la mani!estazione d#un disprezzo
scon+nato. Ancor meno rassicurante tuttavia era che il
duca, sempre in silenzio, !osse rimasto seduto al suo posto
con le braccia conserte.
Adalbert accenn/ all#usciere di portar via il condannato.
:uesti, senza degnare d#uno sguardo il giudice, il sovrano o
il resto dei presenti, si volt/ verso la porta e and/ via. 3utti
rimasero nell#aula come dominati dal silenzio e
dall#immobilit) del sovrano, si guardavano incerti l#un
l#altro, mantenendosi tuttavia del tutto !ermi.
$ome perso in un vuoto d#aria, Adalbert di nuovo emise il
suo ;avanti<. .rese in mano un atto che aveva davanti, si
volse al cancelliere come se dovesse dirgli qualcosa in
ri!erimento ad esso, e ne appro+tt/ per sussurrargliA ;Fate
in modo che il 3obias sia rinchiuso in una delle celle
sotterranee di massima sicurezza.< l cancelliere annu-, si
alz/ 8 ed intanto !ece il suo ingresso un contadino con sua
moglie, che lo denunciava per maltrattamenti.
:uando Adalbert =ogelein pose la prima domanda ai due, il
duca si alz/( imitandolo Adalbert, il duca glielo imped-
dicendogli indulgenteA ;Signor giudice, non dovete
disturbarviD<, rivolse un saluto ai presenti e se ne and/,
com#era arrivato, senza esprimere neppure con una parola
la sua soddis!azione o la sua disapprovazione. Varcata la
porta, senza sorridere !ece al giudice un segno benevolo
che non lasciava per/ motivi di sentirsene contenti.
7ichiam/ bruscamente al silenzio la gente che ora seguiva
in massa il duca e continu/ l#interrogatorio dei due coniugi.
l cancelliere rientr/ e con un#occhiata in!orm/ il giudice del
!atto che il suo ordine era stato trasmesso ed eseguito. ?n
poco annoiato, Adalbert =ogelein condusse al termine la
causa e ancor di pi" le successive, chiuse l#aula in anticipo,
si assicur/ con il responsabile del carcere che 3obias si
trovasse rinchiuso a dovere dando il monito di non derogare
per lui in alcun modo dal regolamento, pur senza !argli
mancare da mangiare e da bere in abbondanza.
n strada venne a sapere che il duca aveva visitato alcuni
artigiani 9 un ore+ce da cui aveva comprato dei gioielli, un
ebanista da cui aveva comprato un gioco di scacchi, 9 e che
proprio in quel momento si tratteneva in chiesa, non per
raccogliersi in preghiera o qualcosa del genere, ma per
un#audizione del maestro di scuola, noto come abile
organista. cui suoni poderosi s#in+larono nelle orecchie di
Adalbert mentr#egli passava davanti alla chiesa, cui di
!ronte stava in attesa la carrozza del duca. 3ra l#altro la via
era vuota, in!atti la !olla aveva seguito il duca nella casa del
Signore.
La giornata era pi" a!osa del normale, in quell#inizio
d#autunno, ci/ che metteva Adalbert a disagio sia
+sicamente che spiritualmente. .er quanto dovesse
concedere a se stesso di essersi comportato, in quella
spinosissima sua posizione, in modo dignitoso e saggio per
quanto era possibile, non solo si sentiva stranamente
insicuro, ma anche scontento con se stesso come mai prima
d#ora. Si domand/ in coscienza se la sua sentenza sarebbe
stata diversa se il principe non !osse intervenuto al
processo. 5a qui insieme si poneva la seconda questione, se
in tal caso 3obias Klen& si sarebbe comportato in un altro
modo 9 se pi" tranquillo o pi" s!rontato, era davvero di*cile
dirlo. Bra, come sempre secondo le circostanze di !atto, non
era stato possibile risparmiare al 3obias Klen& quella pena,
e se adesso lo si teneva in catene per un anno intero o per
sei mesi, non c#era nessuna di6erenza notevole.
:uel che tormentava il giudice =ogelein di pi" era l#essersi
lui gloriato con la moglie di !ar uscire comunque dal
processo il 3obias libero. 5a non era stata lei, da questo
proposito di lui, altamente impauritaE E doveva, ora,
respirare di sollievo venendo a sapere che 3obias Klen& in
pratica non aveva negato la sua colpa e si era comportato in
tribunale cos- da s!rontato e da provocatore, come se
addirittura progettasse di provocare su di s2 la peggior
condannaE $he cosa mai poteva nascondersi, ai +ni d#un
segreto proposito, dietro una tale condottaE Solo magra
vanagloria, era stataE B indignazione intimamente
orgogliosaE Bppure in de+nitiva il malvagio impulso
d#inguaiare il vecchio amico e compagno di scuola, il giudice
Adalbert =ogeleinE
3ali pensieri gli misero !reddo. $he cosa sapeva lui, in+ne,
del vero carattere del duca e del suo modo di !areE ,on
aveva, il cancelliere, quella mattina, !atto trapelare
spiacevolezze d#ogni tipo successe nella capitale ad un
consigliereE Era intanto da dimostrarsi, se si aveva a che
!are con un sovrano mite o addirittura magnanimo, o con
un signore scaltro e crudele. E non era a6atto estraneo al
campo delle possibilit) che davanti alla casa del giudice
Adalbert =ogelein gi) aspettassero gli sbirri, allo scopo di
arrestarlo a causa della segreta sua combutta con un
compare impudente e pericoloso per la sicurezza dello
Stato, e di trascinarlo in galera. $ullato in una sicurezza
illusoria dall#impenetrabile ma condiscendente indole del
duca, +n qui Adalbert aveva preso appena in considerazione
il pericolo spaventoso su cui stava sospeso. ,on conveniva
provvedere +nch2 era possibileE ,on poteva ottenere subito
udienza dal duca e spiegargli che su di lui, il giudice
=ogelein, in nessun modo c#erano da trarre quelle
conclusioni che le chiacchiere e la condotta del 3obias Klen&
avevano reso possibiliE $he lui era un !unzionario del
Ducato per bene e !edele, quand#anche estroso e coraggioso
di pensiero, e che nella vita non si era reso colpevole di
nulla di malvagioE
E +nalmente gli venne la giusta amarezza. $he pazzo
inaudito, quel 3obias, comunqueD $osa mai gli era passato
per la testaE Di essersi comportato da provocatore al
cospetto del duca prima che !osse arrivato il momento
adatto ad una simile audacia certo lo aveva riconosciuto.
,on aveva !orse risvegliato il sospetto proprio nel luogo
dove esistevano mezzi di ordinare indagini sulle congiure
per so6ocarle sul nascere e di castigare il loro autore
spietatamenteE E soprattutto, a che punto era la congiura di
cui 3obias parlava sempre in modo oscuroE E dove mai si
erano cacciati i camerati che aspettavano solo il segnaleE E
qual era questo segnale a venireE AhD E se proprio il 3obias
Klen& avesse avuto paura di certi obblighi che si era preso,
dei giuramenti che aveva !atto 8 se si !osse !atto chiudere in
prigione solo per mettersi al sicuro dalle esortazioni e dagli
ordini dei suoi compariE 9 E ora restava Adalbert =ogelein,
come unico responsabile, certo iniziato, cospiratore, proprio
lui che in !ondo di tutta la !accenda ne sapeva quanto
niente e non ne capiva un#accaD
E come !are se i cospiratori, secondo il 3obias segretamente
pronti in molte localit) dei principati germanici,
comparivano qui a Karolsmar&t e gli chiedevano ragione del
!atto che lui aveva chiuso in galera il 3obias Klen& E
0occe di sudore gl#imperlarono la !ronte. mpazzire, ecco il
rischio maggiore. Aveva camminato cos- in !retta che gi)
riusc- a vedere casa sua, la pi" lontana, stava l- gentile nella
calma del tardo pomeriggio, i lill) in +ore nel giardino,
paci+ca, imperturbata e contenta, sebbene certe nuvolette
grige si spingessero nel cielo. Ebbene, di sbirri in agguato
qui non se ne vedevano in alcun modo.
3uttavia adesso un altro pensiero del tutto improvviso lo
preoccup/, e quasi peggiore dei precedentiA !u costretto ad
ammettere di aspettare scopertamente angosciato di
rivedersi con Agnes. La mattina, uscendo di casa, lei ancora
a letto, un imbarazzo inde+nibile l#aveva colto, al suo
sguardo distante, senza che nessuna memoria della serata
precedente vi brillasse, mentre gli o6riva la !ronte per il
bacio del buongiorno, subito girandosi e chiudendo gli
occhi, come se ancora non volesse ammettere l#inizio di una
nuova giornata. $ome l#avrebbe accolto oraE Da dove
iniziare quel che lui doveva raccontarleE
La trov/ seduta nel bovindo, lo sguardo al boschetto che da
l- vicino saliva +no a Karolslust ed oltre, un lavoro
d#uncinetto abbandonato in grembo. Di solito, quando lei
udiva i passi di Adalbert, tendeva ad interrompere il suo
lavoro ed a !arglisi incontro. 5a oggi, prima sembr/ che non
!acesse caso al suo ingresso, poi, tutto all#improvviso, si
alz/, corse da lui e gli cinse il collo con un impeto che non le
era abituale. Lui l- per l- !u sorpreso, poi pens/ respirando di
sollievoA C gi) al correnteD Le han raccontato con qual
dignit) mi sono mosso ed C +era di suo marito. A*d/ alla
domestica mantello e cappello e quindi avvert-A ;Spero che
la cena sia pronta. .osso dirlo, mi ritrovo proprio con un
bell#appetito.<
:uando la domestica lasci/ la stanza Agnes volle, come
talvolta aveva l#abitudine mezzo scherzosa di !are, toglier
lei la parrucca al marito. $he non si lasci/ !are e trattenne la
moglie come se la parrucca servisse allo scopo di
conservargli in testa la dignit).
;E dunque, com#C andata oggiE<, domand/ allegro, ;assai
presa da casa e giardinoE 7icevuto visiteE<
Al diniego di Agnes lui si meravigli/. Se nessuno era stato l-,
da dove aveva saputoE E se non sapeva, che cosa la rendeva
tanto allegraE $on cautela domand/A ;5a che cos#hai, mia
cara moglieE ,on ti conoscevo proprio, tanto di buonumore
ed insieme tanto silenziosa.<
;.ensa, Adalbert<, disse lei con gli occhi luccicanti, ;proprio
dopo che eri uscito stamani, io mi ero da poco levata, C
passato il duca qui davanti e mi ha rivolto un cenno di
saluto.<
All#Adalbert =ogelein dalla stizza il cuore stava per
!ermarsi. ,on se ne !ece accorgere e guardando altrove
disseA< ,on c#C da stupirsene. ,on pu/ che passare davanti
a casa nostra se vuol venire dalla capitale a Karolsmar&t
attraverso Karolslust.<
;E pensa che non l#ho riconosciuto, Adalbert. $redevo che
!osse un nobiluomo di corte o qualcosa del genere. $he era
lui e nessun altro l#ho saputo non appena ha sorriso e
salutato. Allora mi sono inchinata pro!ondamente.< Ed
intanto che ricordava si inchin/ di nuovo e rimase un poco
in tale posizione.
;E hai !atto bene<, disse Adalbert trattenendo ancora la
stizza, ;ad inchinarti in modo tanto cortese. $erto dev#esser
sembrata una cosa comica, se sul momento sei per+no
arrossita, come adesso che lo racconti a me.<
Dominandosi a !atica la prese per i +anchi, e lei stupita gli
rivolse uno sguardo di lato intanto che la accompagnava alla
tavola, dove la minestra era appena stata servita.
Agnes !ece le parti e disseA<.u/ essere davvero che io gli
sia sembrata un po# comica, perch2 lui si C girato sorridendo
verso di me accennando di nuovo un saluto.< Sollev/ una
mano ed accenn/ in modo analogo a come poteva aver !atto
il duca.
;E# possibileE<, grid/ Adalbert mentre con energia girava il
cucchiaio nel piatto, ;t#ha !atto un cenno di salutoE $he
razza di condiscendenza, il gentil duca. Bra, se !osse stata
alla +nestra la zia Katharina, il duca non si sarebbe voltato
e !orse l#avrebbe salutata a mala pena 8 non avrebbe !atto
alcun caso alla degna signora.< E rise !orte.
;5a che dici, AdalbertD .ensi davvero che il suo saluto
avesse a che !are con la mia giovinezza, i miei capelli biondi
ed il mio viso senza rugheE Di certo lui saluta nello stesso
modo ogni persona, donne e uomini, giovani e vecchi.
L#avessi vistoD :uale benignit), quale nobilt), quale serenit)
nel suo sguardoD 5i ha reso !elice per tutto il giorno. ,on
solo per me, ma per noi tuttiD<
;Davvero, Agnes, come sei capace di interpretare ogni cosa
sul suo visoD Deve dipendere proprio da me, se non riesco a
!ar lo stesso. E tuttavia pu/ capitare che io non lo abbia
visto sorridere, purtroppo, ma invece !ar solo una
maledettissima smor+a da tiranno.<
A lei rimase il cucchiaio tra la bocca e il piatto. ;5a che diciE
Gai visto il duca, AdalbertE<
;$he c#C da stupirsiE .ensi che a Karolsmar&t si sia reso
invisibileE B che abbia visitato solo scuola, u*cio del
borgomastro e chiesa, che abbia solo comprato un gioco di
scacchi, anelli e catenine, e si sia !atto solo suonare
l#organoE E# stato anche in tribunale, come si conviene 8 ed
ha avuto la speciale grazia di assistere per un#ora buona
all#esercizio del mio u*cio.<
Lei impallid-A ;E tu non me lo dicevi, AdalbertE $os#C
successoE .erch2 prima parlavi di smor+e tiranniche e
maledetteE 7acconta Adalbert, raccontaD E# come se avessi
perso ogni motivo di buonumoreD Lui era l- quando tu
giudicavi 3obias Klen&E 7acconta, Adalbert 8 mica l#hai
assolto, 3obias, alla +neE<
Adalbert corrug/ la !ronte. ;Se non l#ho !atto C solo per
proteggerlo da qualcosa di peggio.< E sospirando allontan/
il piatto da s2A ;Solo perch2 tu lo sappia, Agnes, C per il
3obias Klen& che il duca C passato da Karolsmar&t.<
;$osaE<
;3utto il resto C successo solo per l#apparenza. n altri
termini, al duca era stato subito ri!erito che il capo dei
guardiacaccia era stato oggetto di un trattamento tanto
malvagio, ed a me si C !atto sapere 8 non rivelarlo,
disgraziata 8 che si desiderava per il 3obias la pena pi"
dura, per !arla breve che dovesse essere impiccato. n!atti
non c#C dubbio che la voce sul complotto in preparazione C
giunta gi) anche al duca.<
;.er l#amor del cielo<, grid/ Agnes senza toccare l#arrosto
appena servito. ;$os- alla +ne C in pericolo anche la tua
vitaE<
Adalbert bevve d#un +ato un bicchiere di vino. ;Di me non si
parla 8 +no a nuovo avviso 8 ma, perch2 tu lo sappia, Agnes,
la cosa sta in questo modo, in verit), ed ecco che il tuo
nobile, a6abile duca, compare nei paraggi. Fanno impiccare
un povero diavolo che vuol portare a sua madre qualcosa da
mangiareD 9 E tu l#avessi visto, Agnes, il tipo che oggi, di
buon mattino, mi C strisciato accanto prima che entrassi in
u*cio e mi ha !atto capire che si sapranno ricompensare i
miei servigiD o mi domando, con qual materia ,ostro
Signore ddio !orma musi similiE E perch2 creature del
genere sono sempre a disposizione di un principeE E com#C
possibile che, una volta recitate le loro paroline a memoria,
si dissolvano al suoloE<
;E racconta, dunque, racconta<, disse Agnes con voce
strozzata.
;$ome se tu non ne sapessi gi) abbastanza<, replic/
Adalbert. ;All#improvviso il duca si C seduto, nessuno
sapeva com#era arrivato. :uel tipo non aveva detto che il
duca avrebbe !atto la sua comparsa di persona. 5a quando
l#ho visto sedere ho avuto la certezza che era venuto dalla
capitale solo per via del 3obias Klen&, che gli era stato
denunciato come caporione. 3uttavia sono stato
incontestabile, ho portato avanti come ogni giorno il mio
u*cio senza richiedere di anticipare, rispetto al suo turno in
lista, la comparsa del 3obias Klen&. l quale ha mostrato
addirittura di aver progettato di parlare a rischio del suo
collo. ,on solo ha con!essato senz#altro ci/ di cui era
imputato, nel +ume delle sue parole s#C pronunciato anche
contro principati e tirannia, trattandomi quasi come un suo
amico intimo, come se ci avesse puntato sopra, che io
dovessi pendere dalla !orca con lui 8 davvero non se l#C
meritato che io lo trattassi, come ho !atto, con tanta
moderazione, condannandolo solo a qualche mese, ancor
meno si C meritato che io, com#C mia intenzione e decisione,
non appena qualcuno lo richieda, !orse gi) stanotte, lo
!accia scarcerare e condurre oltre con+ne sotto custodia
sicura, per salvarlo dalla vendetta del duca.<
;Dici sul serioE<, esclam/ Agnes.
;Vero come che siedo a questa tavola.<
;Allora<, grid/ Agnes, ;visto che Dio per marito m#ha dato
un simile pazzo irrimediabile, intendo io stessa chiedere
udienza al duca e scongiurarlo di non !arti pentire della tua
condotta, perch2 certo C solo il 3obias Klen& che ti ha !atto
impazzire ed ha colpa di tutto.<
;$osa ti viene in mente, disgraziataE<, salt/ su Adalbert.
;Vuoi consegnarmi in mano al duca quando ancora non ha
valide prove di nessun genere contro di meE< La prese per
le spalle e la strinse come se avesse paura che lei potesse
mantenere la parola. ;B ti piacerebbe qualcosa come che io
languissi impotente dietro le mura d#un carcere perch2 lo
spregevole libertino, senza ostacoli 9<
n quel momento si sent- venir dalla strada un rumore
sordo. .oich2 il cielo nel !rattempo si era tutto rannuvolato,
dapprima Adalbert pens/ che si !osse trattato di un tuono,
ma era stato qualcosa di diverso, come se !osse precipitato
un oggetto pesante. Agnes corse alla +nestra, sporse la
testa !uori e si volt/ verso Adalbert, che restava come
piantato nel suolo, in stato di paura presaga.
;E# una carrozza 8 rovesciata<, disse a bassa voce. Adalbert
si mosse verso di lei, mentre la domestica correva davanti
alla +nestra verso il luogo dell#incidente.
A circa cinquanta passi dalla casa, sulla strada, giaceva la
carrozza di corte. l cocchiere si rialz/ dal prato in cui
l#aveva scaraventato la caduta, un lacchC, chino, protese la
mano verso una !orma umana emergente, tra ogni genere di
contorsioni, da sotto la carrozza, che di colpo si eresse
stirando le braccia. Era il duca. ,e udirono la voce senza
poter capire verbo. Si volse, parve con parole
tranquillizzanti, ad alcune persone che si erano a6rettate
sul posto, e sembr/ dare un ordine al lacchC. 5entre il
cocchiere era gi) alle prese con i cavalli, il duca si guard/
intorno, ed il suo sguardo incontr/ subito la casa del
giudice, non ve n#erano altre, senza accorgersi, da dove si
trovava, delle due teste che stavano alla +nestra.
Dopo breve ri@essione si diresse l-, la domestica lo
precedette correndo, la porta e l#accesso al giardino erano
aperti. Si precipit/ dentro senza riuscire a tirar !uori parola,
go6amente con entrambe le braccia indicava alle sue spalle,
quindi si gir/ ancora. Adalbert e Agnes si guardarono con
occhiate vuote. ?dirono passi all#esterno. 7iprendendo per
primo il controllo, Adalbert si diresse verso il duca che si
trovava nello spazio antistante la casa ed accolse colui che
entrava con un pro!ondo inchino.
l duca lo riconobbe subito. ;$os- C la vostra casa, mio
degno signor giudiceD E# una !ortuna. Volete darmi asilo +no
a quando non vien riparato il trascurabile danno subito dalla
mia carrozzaE<
;Sua grazia<, inizi/ Adalbert senza spiccicare altra parola, e
con devozione indic/ la porta aperta dell#appartamento. l
duca entr/, Adalbert dietro di lui.
Agnes, ancora alla +nestra, aveva voltato la testa verso
colui che entrava. S#inchin/ appena( il pallore del viso, la
luce dello sguardo, la scioltezza delle braccia che si
abbassavano !urono un saluto bastevole.
l duca si volse di s!uggita verso Adalbert, dietro di lui in
atteggiamento reverente. ;La vostra signora, signor
giudiceE< E, senza attendere risposta, presentandosi ad
AgnesA ;Stamani, nel passare, vi ho scambiato per una
!anciulla. $aso !ortunato, che la ruota sia uscita dal suo
asse proprio davanti a questa casa. ,on C quindi successa
una cosa brutta. ,on vi sar/ di peso a lungo. 5a ho
interrotto il vostro pranzo, non ne avevo l#intenzione( con il
vostro permesso prender/ posto alla vostra tavola.<
;Altezza serenissima<, disse Adalbert mentre rimetteva a
posto una sedia, ;l#onore che capita alla nostra umile casa C
cos- grande che la pi" de!erente gratitudine deve restare
ben secondaria rispetto al sentimento della nostra
!ortuna.<Lanci/ uno sguardo rapido e ammiccante in
direzione di Agnes, desideroso che lei credesse che solo una
derisione nascosta con!erisse una cos- umile !ormulazione al
suo discorso.
.er/ Agnes, tutta persa nella visione del duca, aveva
appena udito le parole di Adalbert. l duca la invit/ con un
gesto a prender posto. Lei non si mosse. Adalbert le !ece
cenno di ottemperare all#invito del duca. Lei non ci !ece
alcun caso. Al che il duca stesso si mosse verso di lei, le
prese la mano e la condusse secondo il costume di corte alla
tavola( solo quando lei ebbe preso posto le si sedette di
!ronte, mentre indeciso Adalbert rimaneva in piedi.
;Allora, signor giudice<, disse sorridendo il duca, ;non vuol
!arci compagniaE<
;Altezza serenissima<, rispose Adalbert, ;il nostro pranzo
era gi) al termine. 5a domando il benevolo permesso di
o6rirle, altezza, uno spuntino ed una bevanda.<
l duca rispose che avrebbe gradito un po# di !rutta candita e
dei biscotti, ed anche bevuto un sorso di vino. Adalbert
port/ piatto e bicchiere, li dispose e vers/. Al che il duca
insist2 che si sedesse( bevve alla salute dei suoi ospiti e li
invit/ a !are un brindisi alla sua.
Adalbert esegu-, Agnes invece si tenne avvinghiata al
bicchiere e solo dopo un nuovo sguardo d#incoraggiamento
del duca riusc- a portarlo alle labbra per centellinarne il
contenuto. Adalbert vers/ di nuovo al duca, che bevve e
consum/ una piccola albicocca candita vagando con lo
sguardo per la stanza( ne lod/ il lindore squillante, la
gradevole posizione della casa e l#ameno giardinetto( le sue
parole, garbate, toccavano innocenti l- dove lui mirava in
tutta evidenza a conquistare tutto l#imbarazzo della bella
padrona di casa. Adalbert, pur deplorando con !orza che il
duca non si !osse rotto l#osso del collo nell#incidente,
irresistibilmente si sentiva, tuttavia, abbagliato dallo
splendore che la presenza del principe di6ondeva in casa
sua.
l duca espresse il suo riconoscimento per l#eccellenza
dell#esecuzione dell#organista, gustata poco prima in chiesa,
ed elogi/ l#abilit) degli artigiani presso i quali s#era
procurato la merce( la visita alla scuola era ugualmente
stata soddis!acente, ed egli trov/ le pi" benevole parole per
la laboriosit) della cittadina, n2 manc/ di lodare la persona
del borgomastro che, pur giungendo lui di buon#ora e del
tutto senza preavviso dalla capitale davanti al municipio,
aveva trovato diligentemente all#opera.
;l borgomastro, egregio duca<, si permise di osservare il
giudice, ;C il genitore della mia signora.<
l duca annu- e sorrise ad Agnes, che ancora non aveva !atto
parola e pendeva dalle labbra del duca senza cessare di
guardarlo. ;E dunque, bella signora<, disse, ;avete non solo
un buon marito, ma anche un eccellente padre( ed io mi
rallegro di avere al mio servizio uomini tanto eccellenti.<
:uindi, girandosi verso Adalbert, il cui cuore di nuovo ora
inizi/ a battere !orteA ;L#ora trascorsa in tribunale, perch2
tacerloE 9 C stata la pi" interessante di tutte. n particolare
la comparsa di quello strano tipo in stivali gialli, come si
chiamaE< 9
;3obias Klen&, egregio duca< 9
<mi ha divertito ed insieme istruito. ,on avrei creduto che
nel mio piccolo paese vi !ossero teste cos- originali.<
3rattenendo Adalbert =ogelein il respiro a causa della
tensione, colma di angoscia, il duca continu/A ;3rovo assai
lodevole da parte vostra, signor giudice, che non abbiate
disdegnato di sedervi, dandosene il caso, allo stesso tavolo
con un soggetto simile. Solo cos- gli uomini il cui impiego
richiede di scrutare nelle anime altrui conseguono le
cognizioni e le esperienze che altrimenti restan loro
negate.<
;5i sono reso conto di questo, egregio duca<, rimarc/ il
giudice con uno sguardo incerto verso Agnes, che nel suo
silenzio pareva distanziarsi sempre di pi" da lui, ed
aggiunseA ;Vi sono molti tipi pericolosi, nel nostro paese.<
,on che volesse dire proprio cos-, ma oramai era successo.
;.u/ darsi che abbiate ragione, signor giudice<, disse il
duca, ;ma questo 3obias Klen& non mi sembra !ar parte dei
tipi pericolosi. Soggetti del genere non sono da prendere sul
serio. .er lo meno, da soli non signi+cano niente. Si
uniscono con molti lor pari e, in una massa eccitata,
potrebbero bene dar luogo a danni, ma nel paese c#C poco
rischio che le smargiassate di questo stravagante trovino
una qualche eco tra i miei assennati sudditi. $he ne
pensate, signor giudice Adalbert =ogeleinE<
;A questo riguardo, sua ducale grazia, credo di poter
garantire la stessa cosa. 5a, se mi C concessa
un#osservazione 9<
;.arlate pure liberamente, Adalbert =ogelein<, disse il
duca.
;Anche come personaggio singolo, sua grazia serenissima,
3obias Klen& non sarebbe proprio da reputare innocuo come
sua grazia serenissima si degna di supporre con principesca
benignit). 3anto lui ha rivelato non solo con la sua condotta
nei con!ronti del capo dei guardiacaccia e dei suoi
assistenti, con il suo indecoroso comportamento davanti al
tribunale, per giunta nel modo pi" altamente deplorevole al
cospetto del suo serenissimo principe 8 anche il suo
passato, la sua reputazione, la !ama 9 ;
;Brbene<, l#interruppe il duca con lieve impazienza, ;non
riuscir) a tipi del genere di combinare qualche malanno nel
mio paese +n quando ho al mio servizio, come mi C concesso
per volere di Dio, persone tanto brave, siano guardiacaccia
o giudici.<
,el dire ci/ il duca esaminava con disagio crescente il
giudice. n verit) Adalbert sentiva lo sguardo di sua moglie
di secondo in secondo pi" energicamente rivolto su di lui, ed
iniziava a desiderare che tutte le gentilezze condiscendenti
del duca, il suo amichevole e mite comportamento, null#altro
signi+cassero se non +nzione ed insidia 8 quasi desiderava
che all#esterno della casa in realt) si trovassero gli sbirri
pronti, in attesa soltanto di un segnale del duca per
trascinare lui, Adalbert, in carcere, in modo che alla +ne
proprio tutto ci/ che aveva raccontato a sua moglie, da
bugiardo e da vigliacco, in merito al principe si dimostrasse
tristemente vero. ,el pensare cos- tuttavia sentiva la sua
testa abbassarsi riluttante +n sul piatto a mo# di
ringraziamento per la lode del duca( e quel che sentiva dire
con stupore, quasi che !osse un altro, non lui, a parlare,
erano le umili parole ;ottener la soddis!azione del mio
serenissimo signore vorr) comportare ognora la pi" alta
!elicit).<
Entr/ il lacchC ed annunci/ che la carrozza era stata
riparata. l duca si alz/, di nuovo bevve alla salute di Agnes
e parl/A ;Accettate la mia gratitudine per l#amichevole
accoglienza. Volentieri vi mostrerei la mia gratitudine, cos-
vi prego di esprimere un desiderio il cui esaudimento vi stia
a cuore, prima di prendere congedo da questa ospitale
casa.<
Adalbert, che voleva impedire che Agnes !acesse sentire la
sua voce al duca, rispose al posto suoA ;$he sua grazia il
duca si sia degnata di entrare nella nostra misera casupola
e di sedere alla nostra tavola senza pretese, e di bere il
nostro scadente vino, per noi C di abbondantissimo
ringraziamento.<
;.er voi, !orse, signor giudice<, replic/ il duca con
!reddezza. ;E visto che una risposta di tal genere da voi
potevo quasi attendermela, pre!erisco rivolgere la mia
richiesta alla vostra avvenente consorte, acciocch2, inoltre,
io sia tanto !ortunato da udire il suono della sua voce, il di
cui piacere +nora non ebbi. Dunque, di nuovo, bella signora,
esprimete un desiderio( 9 se in qualche modo posso, voglio
esaudirlo.<
;Altezza serenissima<, inizi/ Agnes con voce bassa, ma
chiara, intanto che Adalbert era attraversato tutto da un
tremito, ;ho solo quest#unica preghiera, che sua altezza il
duca possa graziosamente degnarsi di perdonare il 3obias
Klen& e di dimetterlo dalla sua detenzione.<
lineamenti del duca si !ecero ad un tratto seri. Adalbert ne
trasse la speranza, con!usa e stolta, che il duca avrebbe
respinto la preghiera di Agnes con asprezzaA come posso
condonare quest#unico anno di prigione, che del resto C
troppo pocoE $he s!acciataggineD Bra vedo che siete in
combutta con lui. n prigione anche voi, ed il 3obias
dev#essere impiccatoD
E invece il duca parl/ in altro modoA <Davvero deploro<,
disse, ;buonissima signora, che voi tra i cento e mille
desideri esprimibili mani!estiate proprio l#unico che
assolutamente non posso esaudire. E, dopo breve
esitazioneA ;,on posso concedere al 3obias Klen& la libert) 8
in!atti gi) da un#ora lui pu/ goderne.< E volto a Adalbert che
se ne stava l- come se avesse preso una bastonata in testaA
;$on il vostro permesso, signor giudice, ho scarcerato quel
bu6o tipo e penso, come desidero rivelarvi, di impiegarlo
come aiuto guardiacaccia in Karolslust, dov#egli potr)
indulgere alle sue voglie con pi" comodo che non +nora,
senza pericoli per se stesso n2 per i miei altri
guardiacaccia.<
Adalbert era pallido come un morto, ed un sorrisino vacuo
gli de!ormava la bocca. ,eppure si volt/ a guardare verso
Agnes. 5ancandogli la testa per tentare una risposta non
and/ oltre un inchino pro!ondo, ci/ che tanto spesso aveva
!atto in quell#ora, come se si sentisse spinto a ringraziare il
duca in nome di 3obias Klen&.
l duca incoraggi/ Agnes a mani!estare un qualche altro
desiderio pi" agevole da soddis!are, perch2 lui non !osse
costretto a lasciar l#ospitale casa da debitore.
Agnes rispose, con una voce che a Adalbert suon/ tanto
lontana ed estranea da gelargli la schienaA ;Allora desidero
dal mio serenissimo duca e signore di essere scelta come
giovane giardiniera 8 e se al mio signore non garba
prendermi subito a Karolslust, allora lo prego di esser
condotta immediatamente sotto la sua protezione in
qualche altro luogo sicuro, a*nch2 io non debba continuare
a vivere neppure un#altra ora in questa casa a +anco di
quest#uomo che era mio marito.<
Adalbert cred2 di esser sul punto di cadere a terra per la
vergogna, la rabbia, la disperazione, ma si !ece ancora pi"
pallido, ed i suoi lineamenti si contorsero, mentre le labbra
gli tremavano.
l duca gli lanci/ uno sguardo di compassione, eppure non
molto stupito, e lo distolse, come per risparmiarlo, poi si
volt/ verso Agnes, che non somigliava a6atto ad una donna
disposta a buttarsi con passione improvvisa al collo
dell#amato, ma invece stava immobile dinnanzi a lui come
!osse !ermamente decisa ad un qualche atto irrevocabile e
tetro( e scuotendo lentamente la testa in segno di cortese
rammarico risposeA ;$urioso, non posso esaudire neppure
questo vostro secondo desiderio, in!atti, bella signora,
penso di abolire la casa delle ragazze giardiniere, come
accadr) anche di svariate altre istituzioni di questo paese 9
e Karolslust servir) come dimora estiva a me ed alla mia
!utura consorte, la principessa von =uettemberg.<
Agnes stava immobile, ma il sangue s#era ritirato dalle sue
guance.
l duca la consider/ a lungo e con voce pi" delicata, quasi
con indulgenza, aggiunse. ;.er/ !orse, bella signora, il
vostro desiderio non va tanto oltre come voi immaginate in
questo momento, e vi attira solo guardare una volta da
vicino il castello, su cui circolano tante voci nel paese. $os-
dunque vi invito ad una breve escursione a Karolslust(
possiamo camminare un poco qua e l) nel parco, se
accettate 9 voi mi con+date i vostri pensieri, le vostre
preoccupazioni, che non saranno davvero tanto di*cili da
calmare come in questo momento pu/ apparirvi 8 e voi
stessa deciderete se voler prender dimora a Karolslust sotto
la protezione della signora del capo dei guardiacaccia, od
invece ritornare prima di sera in questa casa 8 per non !ar
ci/ che pi" tardi potrebbe !orse dispiacervi.<
;Da oggi<, rispose Agnes, e per Adalbert !u come se mai
avesse udito la sua voce, ;pi" niente mi dispiacer) di quel
che !ar/, che sia un#escursione nel boschetto od un viaggio
nel vasto mondo.< Allung/ una mano verso la mantellina
che stava appesa allo schienale d#una sedia. ;Eccomi<,
disse, 9 e, come se !osse da sempre sua abitudine, porse la
mano al braccio sollevato del duca, che la prese, ed
accompagn/ alla porta Agnes secondo i modi della corte,
come una qualche dama di sangue nobile.
S+or/ con lo sguardo Adalbert 8 ma parve essenzialmente
non vederlo, come se per lei !osse cancellato dal numero dei
viventi.
l duca, come per improvvisa compassione, si volt/ ancora
verso di lui d#in sulla porta. ;Signor giudice =ogelein<,
disse, ;nonostante tutto noi vogliamo sperare che la
!accenda si chiarir) in modo soddis!acente ed in nessun
modo a vostro danno. n ogni caso potete esser certo del
mio !avore, +no a nuovo avviso.<
$os- lasci/ la casa con Agnes. Adalbert, piantato sul posto,
ud- i loro passi sulla ghiaia del giardino, poi un mormorio
dall#esterno giunse alle sue orecchie, e lui seppe senza
vedere che la gente attorniava la carrozza non senza
guardare come la sua donna vi era diretta con il duca.
?d- come il mormorio si intensi+cava, e ritenne di
comprendere in modo sconnesso l#una e l#altra delle parole(
quindi le voci si allontanarono un po# alla volta. A lui rest/
nelle orecchie un sordo brusio, la stanza gli gir/ intorno, le
gambe gli si !ecero di piombo nel turbinare dei sensi. Brigli/
alla cucina. 3utto taceva, anche la domestica era assente.
$erto era corsa a Karolsmar&t per recare prima possibile al
di lui suocero, il borgomastro, la grandiosa novella. Di
soppiatto and/ alla porta che era ancora aperta e la richiuse
senza sapere davvero perch2, poi si lasci/ cadere sulla
sedia dove prima era stato il duca, strinse con le mani il
bordo del tavolo al punto che piatti e bicchieri tintinnarono,
ed inizi/ a compiangersi, lo sguardo vitreo. Allung/ una
mano su un coltello da tavolo, pens/, !acendolo oscillare tra
le dita, che sarebbe stato assai ragionevole tagliarsi la gola,
ma seppe di non essere mai e poi mai portato ad una tale
audacia.
Si domand/ che cosa mai poteva mettersi a !are, ora.
7imanersene seduto ad aspettare che comparisse il signor
suocero ed altri da Karolsmar&t, e che gli mani!estassero la
loro be6arda partecipazioneE B invece aspettare il momento
pi" o meno lontano del ritorno di Agnes dalla sua
passeggiataE 9 Ah, ah, ritorno a casaD $he non tornasse mai,
questo era sicuro. l duca non era cos- matto da non volersi
prendere quel che gli si era o6erto tanto volentieri.
Stanotte, gi) ora, Agnes sarebbe diventata una ragazza
giardiniera, come voleva, la prima del nuovo duca in
Karolslust. 0i) quando il duca aveva attraversato la soglia
per la prima volta, certo gi) quella mattina, quando era
passato, lei gli si era abbandonata anima e corpo. E lui,
Adalbert, s- che se n#era accorto, e solo per rabbia e
disgusto aveva detto un cumulo di sciocchezze a proposito
del duca che invece erano piene di senso pro!ondo, e tutte
quelle bugie pi" vere di ogni verit). $ome aveva detto poi
sua grazia il duca, prima di attraversare la soglia insieme
all#in!ame !emminaE ;,oi vogliamo sperare ci/ nonostante
che la !accenda si chiarir) senza alcun vostro danno.<
:uesta era un#astuzia ben congegnata. n!atti il duca poteva
prevedere che Agnes non gli avrebbe detto su di lui nulla di
particolarmente buono.
La miserabileD Aveva svergognato il giudice Adalbert
=ogelein, che solo poche ore prima stava sul trono di
un#alta carica, tanto giusto quanto saggio, onoratissimo in
citt) e nel paese, e che adesso non poteva pi" osar d#uscire
nella via, zimbello d#ogni ragazzino, di ogni serva, di tutto il
popolo di Karolsmar&t. E neppure pi" andar nell#aula del
tribunale, n2 all#osteria, n2 in alcun luogo dove lo si
conoscesseD $on l#alta carica era +nita, come con l#abitare a
Karolsmar&t( non poteva restarci una notte di pi"( 9 come
sempre accett/ il suo destino, che era +ssato al di sopra di
tutto, lui doveva andar via, via, via, prima che la gente
arrivasse.
Si precipit/ nella stanza contigua, dove in un armadio aveva
nascosto tra gli abiti una sommetta che poteva bastargli per
alcuni mesi. Via 8 via 8 ma doveE ,on doveva in!atti per
prima cosa s!uggire alla vendetta del 3obias Klen& che,
messo in libert) da quel duca della malora, !orse gi) in quel
momento si dirigeva da lui Dio sa che cosa tramandogli
controE 3utti loro avevano certo cospirato contro di lui,
Agnes, il duca, 3obias Klen&, e in un qualche satanico modo
a lui parevano, ora, stargli contro tutti insieme.
E che !are di questa casa di sua propriet)E A chi lasciarlaE
Alla !emmina svergognata che gli era scappata insieme al
ducaE Se la vide davanti accanto al duca che percorreva
nella superba carrozza di corte la strada per il castello. La
vide scendere, vide il duca che le porgeva la mano, vide,
non appena davanti a lui si apriva l#accesso al parco, come i
lacchC le s#inchinavano pro!ondamente dinnanzi, come il
duca la portava a passeggio nel viale, come lei saliva
insieme a lui la scalinata del castello( vide la stanza pronta
per lei, il turgido letto con sopra il baldacchino azzurro, vide
come lei cadeva tra le braccia del duca, e ud- le sue grida
giubilanti di brama alla +ne placata.
Serr/ i pugni, colp- con la !ronte lo spigolo dello sportello
aperto dell#armadio, ora sentiva come immediato dovere
quello d#incamminarsi verso Karolslust, di reclamare la
restituzione della donna che gli apparteneva e che lui aveva
lasciato partire con il duca senza alzare un dito, senza aprir
bocca, restando remissivo sulla soglia attraverso cui lei era
passata come una dama di corte 8 di pi", come una
principessa 9
tenuta per la mano dal principe.
Si trovava quasi al buio, e nel crepuscolo, !uori, dietro la
casa, s#estendeva la campagna aperta. n quel momento al
vetro della +nestra s#ud- un colpetto. Lui trasal-( l) !uori,
c#era qualcuno, enorme. Era 3obias Klen&, come un#ombra
gigantesca. Stava sollevando il pugno, quasi che volesse
!racassare la +nestra, ma ne sort- solo un colpo, e neppure
particolarmente violento.
Adalbert !ece quei pochi passi verso la +nestra, ud- il 3obias
parlare, basso, quasi soaveA ;Vieni, AdalbertD n cucina e in
giardino non c#C nessuno, n2 tua moglie n2 la domestica,
vieniD AlloraE<
Adalbert indugi/. $on gli occhi cerc/ in giro un#arma o
qualcosa che potesse servire alla bisogna. A6err/ un !erro
da stiro che era a portata di mano, ma lo lasci/ ricadere,
senza che 3obias avesse potuto accorgersene.
;Vieni, AdalbertD<, grid/ 3obias sollevando di nuovo il
pugno, stavolta tanto rumoroso, come se volesse davvero
!are a pezzi la +nestra.
E Adalbert apr-. 3obias Klen& era l-, uguale a com#era stato
la mattina in tribunale, vestito da nobiluomo in miseria, e
stivali gialli, con un mantello a ruota marrone buttato sulle
spalle. Dietro a lui in penombra si allargava la campagna,
nella sera si ergeva sottile ed aguzzo il campanile della
chiesa di Karolsmar&t.
;$osa vuoi da meE<, domand/ Adalbert rabbrividendo alla
sua propria voce.
;$he domandeD<, replic/ 3obias, ;se hai avuto abbastanza il
!egato di !armi rilasciare dalla galera, avrai anche quello di
ospitarmi da te per un quartino d#ora( son qui pi" per te che
per me.<
Adalbert sgran/ gli occhi, ma 3obias lo spost/ da una parte,
!ece un salto dal davanzale nella stanza e richiuse la
+nestra dietro di s2.
$ome aveva dettoE Abbastanza !egato di !armi uscire di
galeraE Aveva capito beneE Adalbert indietreggi/ e lo
guard/ +sso in !accia.
;Ah, lo vedo, la cosa ti pare sospetta<, rise 3obias, ;gi) stai
impacchettando la tua robaD< ed indic/ la biancheria sparsa
in giro.
;:uel che impacchetto<, balbett/ Adalbert. Voleva burlarsi
di lui, 3obias, giocarci come !a il gatto col topoE Abbastanza
!egato di !arlo uscire di galeraE $osa voleva direE :ui era
successo qualcosa ancora incomprensibile di cui si poteva
capire di pi" lasciando che il 3obias continuasse a parlare( e
lui, Adalbert, doveva soprattutto limitarsi a tacere.
;E la tua donna l#hai gi) mandata avantiE 4en !atto,
Adalbert, la prudenza non C mai troppaD<
;Vieni<, disse Adalbert sconvolto, e lo precedette nel
soggiorno. piatti e i bicchieri ancora mezzi pieni brillavano
nella penombra. ;:ui ci sono ancora biscotti e vino<, disse
Adalbert, ;oggi non avrai mangiato molto.< 0li riemp- il
bicchiere da dove appena un#ora prima aveva bevuto il
duca, cosa per lui migliore che non se avesse iniziato a
vendicarsi.
3obias bevve( poi prese da s2 la brocca del vino, se ne vers/
un altro bicchiere pieno e lo ingoll/. ;3i ringrazio,
Adalbert<, disse, ;e ora sbrighiamoci. Devo passare il
con+ne subito, gi) stanotte, di l) ho amici. E mica lontano.
5a a te come ti vaE l duca lo scopre alla svelta, che mi hai
!atto uscire. Del capo carceriere non ti +dare, te lo dico io, e
del resto di nessuno.<
Dunque l#Adalbert ebbe senza alcun dubbio chiaro che il
duca aveva ordinato di scarcerare il 3obias a nome suo, di
Adalbert. 5a perch2E 0enerosit) d#animo o per+diaE $hi ci
capiva qualcosa, in quell#uomoE ,on era capace di tuttoE
4ont) e cattiveriaD ,on era la stessa persona che era andata
via con AgnesE E gli risal- il sangue alla testa. E se ora il
duca la riportava indietro e lei lo vedeva seduto a bere allo
stesso tavolo con 3obias avendo saputo certamente dal duca
com#era andata in realt)E 9 l 3obias doveva andarsene via di
l-, questo prima di tutto. n!atti, se veniva a sapere la verit),
tutto era perduto. Doveva passare il con+ne e bisognava
che non tornasse pi".
;Devi andartene<, disse a 3obias, ;Devi andartene viaD $osa
mi stai a guardare +ssoE Ancora un bicchiere alla mia
salute, ma poi +la 8 o ci hai la !regola di +nire in gattabuia
un#altra volta, in una pi" pro!onda e oscura di quella dove ti
ho !atto chiudere io per un po# di ore per tua provvisoria
sicurezzaE<
;.er mia sicurezzaE<
;$erto, per salvarti. Se tu ti rendessi conto di quel che ti
minaccia, in realt), sapresti come si sente chi era destinato
a !ar da pasto ai corvi.<
;3i senti bene, di testaE<, grid/ 3obias, ed il bicchiere
s#incrin/ tra le sue mani.
;Fuori di testa sei tu, 3obias, come lo eri dal momento che ti
hanno portato in tribunale ed hai visto il duca seduto l-, e
nonostante tutto il mio ammiccare e !ar l#occhiolino non hai
voluto capire che ogni parola che ti dicevo era congegnata
per salvarti la testa, e invece hai !atto di tutto per
lasciarcela con la massima certezza, come se non valesse
pi" di una zucca. .er tutto il tempo mi aspettavo che il duca
si alzasse per pronunciare lui stesso la condanna che voleva
da me 8 la morte.<
3obias !ece una gran risataA ;Vuoi prendermi in giroE B C te
che qualcuno ha preso in giro quanto bastavaE<
5a Adalbert si chin/ sopra il tavolo verso di lui tanto che le
loro !ronti stavano per toccarsi, e disseA ;.ensi davvero che
il duca sarebbe venuto a Karolsmar&t per contemplare da
vicino un bracconiereE Lui voleva vedere in !accia quel
rivoltoso, quel cospiratore su cui gli era gi) stato !atto un
rapporto dettagliato.<
;?n rapporto su di meE<
;E un ometto magro in abito scuro di corte, con una catena
d#oro al collo, poi sparito senza lasciar tracce, come se la
terra l#avesse inghiottito, mi aveva adocchiato stamattina
sulla via del tribunale e mi aveva !atto sapere che, se
intendevo liberarmi da un brutto sospetto, oggi era l#unica
ed ultima occasioneA svelare tutta la pericolosit) del 3obias
Klen& e condannarlo alla pena commisurata all#alto
tradimento.<
;3u vaneggi<, grid/ 3obias, ;chi mai al mondo pu/ provare
qualcosa contro di meE .osso aver !atto qualche danno, a
volte, ma molto tempo !a e non qui nel paese.<
;,on so niente delle male!atte che hai commesso in altri
paesi. Fino ad oggi me le hai taciute, per prudenza, anche
se di svariate si mormorava. 5a ci sono altri, non ne
dubitare, che ne sanno pi" di me, e specialmente tra corte e
corte, tra principe e principe, tra tribunale e tribunale, si
tirano +li misteriosi d#ogni tipo, e a sua grazia il duca, s-,
amico 3obias, allo stesso che appena un#ora !a sedeva qui
proprio dove siedi tu in questo momento bevendo dallo
stesso bicchiere da cui bevi tu ora, C ben noto che cosa ci si
deve a aspettare da te e dai tuoi pari. E dunque 9 ;
3obias si alz/, una mano sullo schienale della sedia. ;A
tavola, qui, il duca 8 a bere da questo bicchiereE 5a allora
sei diventato matto sul serio. E a !ar che sarebbe stato qui,
il ducaE A parlare di meE<
;.roprio di teD<, grid/ Adalbert guardando +sso davanti a
s2.
;:uando C stato qui, e perch2E Vuoi parlare o noE<
;Due ore !a, C passato davanti a questa casa mentre
pioveva, e dopo un quarto d#ora se n#C andato con Agnes 8 a
Karolslust.<
;Da qui, il duca, con AgnesE<
;Da qui, con la mia donna, destinazione Karolslust, e se non
c#C stato nel !rattempo un miracolo le C garbato a quest#ora
lo stesso che garb/ alle tue sorelle col vecchio duca, ai
tempi.<
3obias Klen& si rimise a sedere con gli occhi di !uori e
pareva risuonare pi" di gioia che non di scherno o rabbia
quel che esclam/A<La tua donna, con il ducaE ,on so se
vaneggi o mi prendi in giro, Adalbert, ma ti +nisce male.<
;5inacci ancora, tu, cui devo tutto il male che C caduto su di
noiE Al diavolo la mia donna, la mia carica, il mio onore 8
tutto per averti salvato dalla !orca 8 e tu mi minacciE<
;,on ho !atto minacce, se tu dici la verit), Adalbert. 5a non
riesco a +gurarmi tutta questa cosa. Se era tanto pericoloso
per te, e lo sapevi, perch2 mi hai !atto liberare oggi stessoE
,on C il tuo genere. E inoltre, come ha !atto il duca ad
attirare tanto alla svelta la tua donna nel Karolslust se lei
non era gi) d#accordo con luiE E se l#hai lasciata andar via
con lui, perch2 !ai i bagagli come se avessi ancora qualcosa
da temere e volessi andar via anche tuE<
;A cosa servono le domande, 3obiasE Voglio conoscere i tuoi
camerati che hanno le stesse idee mie e tue, per discutere
tutti insieme che !are per trovar rimedio alla ingiustizia ed
alla vergogna del mondo e per !ar cadere i tiranni.<
3obias Klen& appoggi/ pesante una mano sulle spalle di
Adalbert. ;Gai considerato bene quel che diciE Se vieni via
con me, sappilo, non c#C alcun ritorno. Se te ne penti, che
sia domani o tra pochi giorni, o settimane, C troppo tardiD
$hi ci tradisce, di pi", chi anche ci rinnega soltanto, C
inesorabilmente alla merc2 della vendetta, certo come se la
sua condanna !osse stata pronunciata dalla Santa Feme
%tribunale segreto medioevale n.d.t.'. 5eglio se resti a casa,
Adalbert, perch2 qui, ci metto la mano sul !uoco, non ti
minaccia pi" nessun genere di pericolo. 5a s-, ci scommetto
il collo, presto salirai tanto in alto come gi) ad altri nella tua
posizione C successo, e se qualcuno da principio pu/ anche
arricciare il naso su di te, non dura, poi tutti si rassegnano,
ti riveriscono e rispettano, e presto non ci sar) nessuno che
non invidi la tua !ortuna.<
;5i prendi per un !ur!ante<, url/ Adalbert, ;non te lo meriti,
che per te io ...<
Davanti alla casa si !erm/ una carrozza. Adalbert guard/
dalla +nestra, ed il cuore gli gel/ in petto. ;Via, viaD<, grid/
con la voce so6ocata, ;chinati, striscia dalla porta e poi
passa dalla +nestra, come sei venuto.<
;l ducaE<, sussurr/ 3obias come se !acesse una domanda,
eppure gi) l#aveva visto da s2 e riconosciuto.
;Via, via, sciagurato<, grid/ Adalbert spingendo 3obias nella
stanza accanto, dove la +nestra era aperta come prima, solo
che la vista della campagna era sbarrata da due scure +gure
che si stagliavano enormi contro il cielo. ,ello stesso tempo
!u bussato alla porta di casa. Adalbert si precipit/ ad aprire
a mala pena padrone di s2.
$#era il duca, e dietro un lacchC recante una +accola. Al
segno del padrone costui accese le candele delle lampade a
tre bracci che si trovavano sulla credenza. l che avvenne
senza che !osse detta una parola. Ad un altro segno del
duca il lacchC si allontan/ con la +accola e chiuse la porta
dietro di s2.
;$hiudete l#altra porta, 3obias Klen&, e avvicinatevi<, disse
il duca.
3obias esegu- il comando. Bra i tre uomini si trovarono
chiusi dentro( 9 solo la +nestra sulla strada restava aperta, 9
e le candele tremarono al lieve vento della sera.
l duca, come !osse a casa sua, sedette e parl/A ;E# una
!ortuna, 3obias Klen&, che vi troviate qui dal vostro amico.
Vi ha gi) portato a conoscenza dei miei piani su di voiE<
All#Adalbert si chiuse la gola, in!atti la domanda del duca
non poteva voler dire che questo, se Adalbert aveva svelato
al 3obias l#intenzione del duca di prenderlo al suo servizio
come guardiacaccia. nvece 3obias non poteva credere altro
se non che la domanda del duca alludesse alla pena di
morte che, secondo il resoconto di Adalbert, gli era stata
destinata. :ualsiasi cosa Adalbert ora potesse ritorcere, si
sarebbe impelagato da capo e sempre pi"
spaventosamente( non gli restava nient#altro che
ammettere senza indugio tutto ci/ che tra poco doveva per
!orza venir !uori tra detti e contraddetti.
ntanto ud- che 3obias replicava al posto suoA ;.er quel che
serve, serenissima grazia, io sono oramai, e mi so,
interamente in suo potere. .er di pi" !uori ci sono due, li ho
visti, ed anche se non ho in nessun modo intenzione di dirmi
pentito e rassegnato alla mia sorte, sar) stato provveduto
bene a che io non possa di!endermi da ci/ che mai su di me
sia stato deliberato. Bso cos- pregarla, signor duca, di non
!ar pagare al mio querulo amico il +o di avermi !atto aprire
la porta del carcere in anticipo. Aveva pi" paura di me che
non di sua grazia il duca. E ci/ per buoni motivi. n!atti
dell#ingiusta pena che mi ha in@itto mal gliene sarebbe
incolto. E la vendetta sarebbe stata peggiore di ogni pena
che sua grazia il duca avrebbe potuto in@iggergli.<
A Adalbert cadde il capo come a un condannato. ,on osava
guardare in !accia il duca e trattenne il respiro, quando
costui, di nuovo rivolgendoglisi, riprese a parlareA<.rima
che noi trattiamo il caso del 3obias Klen& con tutta
l#accortezza necessaria, vorrete bene aver contezza del
destino di vostra moglie. Signor giudice Adalbert =ogelein,
non preoccupatevi per lei. .oich2 per ora lei non era
persuadibile a !ar ritorno da voi, l#ho alloggiata presso la
signora del capo dei guardiacaccia. Entro un mese, cos- ho
preteso da lei, sar) pronta ad addivenire ad uno scambio
appro!ondito di opinioni, ed allora si dimostrer) se voi
reciprocamente vi intendete e di nuovo potete riunirvi.
Siccome tuttavia ho trovato in voi pi" senno ed acutezza
nell#u*cio vostro che non nel matrimonio e mi pare che le
vostre nozioni giuridiche possano dar miglior prova di s2 l)
dove necessita pi" acutezza che non coraggio, mi curer/
della vostra assegnazione presso la corte suprema a
=etzlar. .er quanto riguarda ora il !allo di cui vi siete reso
colpevole con l#arbitrario rilascio del 3obias Klen&, riteniamo
che sia espiato con la paura da voi patita. 5a a voi, 3obias
Klen&, per prima cosa sia chiaro che i due uomini qui !uori
non erano a6atto incaricati di arrestarvi di nuovo, ma
invece di andarvi a prendere in carcere e di portarvi da me a
Karolslust. ,on voglio dire esattamente che voi mi piacete
molto, siccome tuttavia sembra che non siate portato a
nulla di meglio che non a divertirvi con la caccia, voglio
assumervi come aiuto guardiacaccia al castello. 4adate
bene per/ che l) siete pi" rigidamente sorvegliato e
controllato, e che paghereste la minima ribellione o
negligenza con il massimo rigore. n particolare siete
decisamente allertato dal serbare alcun genere di rancore
nei con!ronti del giudice Adalbert =ogelein e, men che
meno, dall#adoperarvi ad una qualunque ritorsione.<
,el !rattempo Adalbert aveva lanciato diverse occhiate
inquiete verso 3obias Klen& ed ora scorgeva nei suoi occhi
un lampo tanto maligno da non poter aver dubbi su cosa
aspettarsi da lui nell#imminenza. E cos-, reso dalla paura
completamente irri@essivo, cadde in ginocchio davanti al
duca, e, prima ancora che 3obias potesse rispondere,
grid/A< $he cosa merito io, e che cosa merita la mia misera
vitaE Soltanto con una sincera con!essione posso pagare il
debito di riconoscenza verso sua grazia serenissima. Signor
duca, nei paesi germanici esiste una con!raternita segreta 8
me lo ha con+dato lo stesso 3obias, non lo negher) 8 che
trama attentati criminali contro le sacre teste dei principi.
o mi renderei complice, se a conoscenza di queste
circostanze stessi senza dir niente a guardare sua grazia
serenissima che lascia nelle sue immediate vicinanze il
3obias Klen&, un membro di questa con!raternita segreta,
in!atti mai c#C da +darsi delle assicurazioni e dei giuramenti
di gente simile, quand#anche possano essere onesti nelle
intenzioni.<
;Alzatevi<, ordin/ con durezza il duca. Adalbert lo !ece, e
non os/ alzare gli occhi. E neppure ebbe il coraggio di
guardare verso 3obias Klen&. l duca tacque un momento,
poi disseA ;7esta mantenuto quel che ho detto, 3obias
Klen&. Vi assumo come aiuto guardiacaccia al castello.
Dovete prendere servizio subito.<
;Serenissimo duca<, replic/ 3obias Klen&, ;ri+uto l#o6erta di
sua altezza con tutta la gratitudine dovuta. l signor giudice
Adalbert =ogelein pu/ anche essere, con rispetto parlando,
un miserabile !arabutto, come gi) io compresi nei miei anni
d#in!anzia 8 e sarebbe lo stesso ben possibile che io, tra noi
due, sia sempre il peggiore. $on il suo avviso egli C nel
giusto al di l) di quel che potrebbe immaginare. n!atti, se
andavo di nascosto in bandita con l#arma carica non era
assolutamente per sparare a un capriolo, ma assai di pi" per
esplorare il luogo, in particolare vicino al castello, in vista di
occasioni propizie.<
;$he cosa volete dire con ci/E<, domand/ il duca. ;.otete
comunque sentirvi certo della vita e della libert), dunque
parlate senza timore.<
3obias esit/, guardando davanti a s2.
A un angolo della bocca del duca guizz/ il disprezzo.<Se
nonostante la mia parola di principe, che siete certo della
vita e della libert), non riuscite a superare la paura, allora
potete anche tacere, 3obias Klen&<, ed assunse l#aria di
distogliersi da lui.
E allora, come se non riconoscesse una vergogna pi" grave
di quella che gli si presentava, tremar di paura per la sua
vita, 3obias inizi/ in !retta a direA ;Della con!raternita
segreta, signor duca, e di ogni assurdit) che questo
vigliacco ha tirato !uori, non C vera una sola parola, 9 e io
non voglio che un qualche innocente sospettato abbia da
so6rire. 5a quel che, per parte mia, mi proponevo di !are,
signor duca, era ed C soltanto a6ar mio. E se qualcuno
dovesse iniziare con quel che certo deve succedere, una
buona volta, che l#ordine, la giustizia e l#uguaglianza siano
stabilite nel mondo 8 credo che io sarei proprio l#uomo
giusto per !arlo. 9 E lei, signor duca< 9 e lo guard/ negli
occhi con s!rontatezza pi" !osca 9 ;lei era il pi" a portata di
mano<, concluse, senza abbassare lo sguardo.
;Dunque, 3obias Klen&<, rispose il duca dopo un breve
silenzio, ;anche se le vostre chiacchiere possono essere
solo !utile vanteria o peggio, o meglio 8 io non ho intenzione
di tollerare oltre un tipo come voi n2 vicino a me n2 nel
paese. due che aspettano !uori possono portarvi
immediatamente al con+ne. E vi consiglio di non contare
troppo sulla mia magnanimit), di cui in un giorno solo mi
sono saziato quanto basta per lungo tempo. Attenzione,
3obias Klen&, sol che vi si trovi mai da qualche parte del mio
paese, vi si impiccher) alla prima !orca, sicuro come che
sono seduto su questa sedia. Ed ora aprite quella porta,
3obias Klen&.<
:uesti dette un#occhiata. All#esterno, davanti alla +nestra,
stavano immobili due uomini. ;Ascoltate<, grid/ loro il duca.
;3ra un momento qualcuno salter) dalla +nestra. .rendetelo
tra voi due e conducetelo al con+ne verso Feldbach. 5a !ate
bene attenzione, e se prova a scappare !atelo seguire dalle
vostre pallottole. Al di l) del con+ne se ne pu/ andare dove
vuole e continuare la sua vita stolta e inutile +no a quando
non si compir) il suo destino.<
mperioso indic/ con il braccio teso la +nestra, 3obias si
volt/ senza salutare e salt/ sul davanzale, i due in attesa
!uori gli misero pesantemente le mani sulle spalle e
sparirono con lui nella notte.
Dunque Adalbert si trov/ l- solo con il duca, e questi
continu/ a parlareA<Avete ben visto, signor giudice
=ogelein, che non conviene, in societ), in modo particolare
al cospetto della propria donna, voler !are la parte dell#eroe,
se si C nati coniglio. ,on pu/ +nire, in tal caso, che con le
bugie( 9 e non appena vi prestate ad una bugia, ad essa
seguono le successive in modo inevitabile, e tutte vi
circondano da ultimo come malvagi avversari generati dal
vostro petto, e vi scagliano al suolo irrimediabilmente. $os-
C successo a voi, Adalbert =ogelein, che ve ne state l- tanto
meschino da poter !armi pena. 5a non me ne !ate( 9 e
poich2 mi parete ancor meno degno di una qualche
magnanimit) o del minimo riguardo che non il vostro amico
3obias Klen&, davanti a cui non avete pi" bisogno di
continuare a tremare, C bene che sappiate che non ho
alcuna intenzione di andare, da qui, alla capitale, ma invece
dritto al castello, e che la vostra donna oggi non dormir) in
casa della signora del capo dei guardiacaccia, ma nel mio
letto di principe, com#era suo desiderio. l posto presso la
corte suprema a =etzlar pu/ esservi mantenuto...Ed ora
statemi bene, signor giudice =ogelein.<
And/. Fuori con la +accola c#era il lacchC. La porta si chiuse,
i passi si spensero, presto anche il rotolare delle ruote.
Adalbert, come abbattuto di colpo, croll/. 0iacendo al suolo
per un poco piagnucol/ su se stesso, d#improvviso rugg-
come una belva selvaggia. La domestica, impaurita a morte,
entr/. ;$osa volete, voi, l-E<, url/ Adalbert appoggiandosi al
pavimento con le braccia. ;Dove siete stata tutto il
giornoE<, e salt/ in piedi.
La domestica sbarr/ gli occhi, poi cominci/ a piangere come
una stupida. Adalbert le si avvicin/. .oich2 non la +niva, l#
a6err/ per le spalle, ed intanto che continuava ad attirarla a
s2 alle sue narici saliva dal petto di lei un caldo olezzo che
tras!orm/ la sua enorme rabbia, come non gli accadeva per
la prima volta, in !regola( e continuando a
gridarle<andateveneD Andatevene al diavoloD<, la stringeva
sempre di pi" a s2, +nch2 lei non inizi/ a ridere, e si
sottomise alle sue carezze ancor prima di sapere, sia lei che
lui, che erano carezze, quelle che gli aveva consentito.
:uando la signora Agnes la mattina dopo arriv/. sulla
carrozza ducale, davanti a casa, trov/ la porta dischiusa,
nessuno in anticamera n2 in cucina, in camera da letto,
altres-, la sua domestica tra le braccia di Adalbert. Lui
l#accolse sogghignando stoltamente, lei, pallida e muta,
schia6eggi/ la domestica, che urlante salt/ dal letto e corse
in cucina.
Adalbert si tir/ macchinalmente la coperta sul viso, nel
sangue gli scorreva il sentimento di una indelebile onta e di
una vana vendetta, insieme ad un#amara volutt).
:uando tir/ !uori la testa, era solo. 7epentinamente si alz/
ancora indeciso su che cosa mettersi per il momento a !are,
tuttavia alla +ne non gli rest/ altro che prepararsi, come
ogni altra mattina, per l#abituale corso della giornata.
.oich2 tuttavia non poteva chiudersi in casa e rimanervi
nascosto per il resto della sua vita, decise con un po# di
ritardo di andare in u*cio.
La domestica, quando entr/ il padrone, si occupava gi) del
suo lavoro di ogni giorno in cucina, e non alz/ gli occhi. :uel
che per/ lo colp- con maggiore stranezza !u che nel giardino
antistante la casa la signora Agnes sedeva in abito chiaro,
la bionda testa illuminata dal delizioso sole mattutino. .er
un attimo a lui sembr/ che tutto quel che era accaduto dalla
sera prima !osse stato un brutto sogno e nient#altro. :uasi
stava per chiamarla ed augurarle il buon giorno, ma si sent-
attraversato dallo sguardo di lei come !osse un !antasma,
tanto che senza volere vag/ a tastoni sul suo corpo per
accertare la sua presenza non !antasmatica.
Sulla via verso il tribunale salut/ e !u salutato diverse volte
come ogni mattina, senza scherzi n2 mancanze di riguardo,
certamente non gli si mostr/ alcun segno dell#accaduto. n
u*cio il cancelliere aspettava come al solito, senza alcuna
sorpresa per il ritardo del signor giudice od in particolare
per la sua venuta( senza indugio ulteriore prese l#avvio e
and/ avanti il lavoro d#ogni giorno. l signor Adalbert
=ogelein sentenzi/ con durezza eppure con giustizia come
da lui si era abituati ad aspettarsi, e mentre era al lavoro,
minuto dopo minuto, egli si rese con chiarezza conto di
quanto meglio stesse rispetto al giorno prima alla stessa
ora e nella stessa posizione. Sent- ri+atando che nessuno al
mondo poteva nuocergli in qualcosa( era immune da torti e
pericoli d#ogni origine.
A testa alta lasci/ il tribunale salutato dal cancelliere nel
modo pi" devoto cos- come, con tutto il rispetto, dagli altri
impiegati d#ogni grado incontrati in corridoio e nell#atrio(
sulla via di casa si trattenne un momento in !armacia per
salutare da parte di Agnes, come del resto !aceva talvolta, e
per stringere la mano al suocero, che prima non riusc- a
nascondere un certo sbigottimento, poi tuttavia riuscendo a
contenersi. n+ne percorse la via soleggiata verso casa in
compagnia di pensieri molto pi" sereni che non ventiquattro
ore prima.
,on trov/ Agnes, come ri!er- la domestica, lei gi) era stata
rilevata nel primo pomeriggio dalla carrozza ducale. Fu pi"
!acile, per lui, che non se !osse stata presente, e seppe
ingannare benino il tempo +no alla mattina dopo, quando di
nuovo si !erm/ davanti a casa la carrozza con Agnes.
n questo stesso modo and/ per diverse sere, e notti, e
mattine. E tutti quanti, Agnes, suo marito, suo padre il
borgomastro, l#intera Karolsmar&t, si trovarono alla svelta
in quel tran tran che qualcuno avrebbe potuto prevedere al
ritorno del duca nel suo paese.
Egli tuttavia in breve !u un principe di genere totalmente
simile ai suoi avi. ,on peggior padrone di certi suoi
!amigerati antenati, ma nemmeno migliore. ndulse ancora
per qualche tempo nella corrispondenza con il barone
0rimm ed invit/ diversi nobili stranieri a Sigmaringen, ma la
sua !ama in seguito !u legata pi" al lusso delle sue battute
di caccia ed alla ricchezza dei suoi baccanali che non
all#incremento delle scienze e delle belle arti.
Karl Eberhardt XV ebbe per moglie una principessa von
=uettenberg e mantenne inoltre numerose giovani
giardiniere, ebbe nel corso degli anni tre +gli dalla prima e
sette dalle seconde, dei quali il primo !u quello di Agnes,
che crebbe in casa del giudice come un =ogelein. 3re anni
dopo al giudice, della cui carica presso la corte suprema di
=etzlar non si parl/ pi", nacque anche un secondo +glio che
per/ nella vita non godette della stessa considerazione del
!ratello maggiore, che al volgere del secolo %il diciottesimo -
n.d.t.' ricopr- il grado di capo stalliere alla corte di
Sigmaringen.
La vita avventurosa di 3obias Klen& ebbe termine su una
!orca situata all#estero.
o.
Fin qui era stato un uomo normalissimo. Si alzava circa alle
sei pi" in silenzio che poteva per non disturbare la moglie
cui piaceva dormire un po# di pi", beveva una tazza di ca6C,
baciava sulla !ronte il +glio, otto anni, che doveva andare a
scuola, e ripeteva con un sospiro scherzoso a 5aria, sei
anniA ;s-, tra un anno ci vai anche tu.< Sua moglie aveva
l#abitudine di arrivare mentre lui s#intratteneva con la
piccola, ne derivava un divertimento innocente, talvolta lui
se ne rallegrava anche, con calma, il suo era un buon
matrimonio privo di equivoci e di insoddis!azioni, insomma
non avevano niente da rin!acciarsi. Verso la una tornava a
casa dal lavoro non particolarmente stanco, in!atti aveva da
!are cose non molto !aticose n2 di particolare
responsabilit)( era caposezione, diciamo caporeparto di un
grande magazzino molto importante nella
=aehringerstrasse. l pasto era buono ma semplice, i
bambini sedevano con grazia insieme ai genitori, il
maggiore raccontava cose di scuola, la mamma di una
passeggiata !atta con la piccola dopo essere andata a
prendere a scuola il bambino, il padre ri!eriva per +lo e per
segno certi banali eventi del suo lavoro nel grande
magazzino, nuove creazioni, spedizioni, accennava alla
pigrizia del direttore, quasi sempre in negozio non prima di
mezzogiorno, parlava di un !atto comico successo tra i
clienti, un signore distinto che dio sa perch2 era stato per
errore in una sede peri!erica del grande magazzino si era
comportato prima un po# da superbo, ma poi era andato
addirittura in estasi davanti a una particolare cravatta, o
della signorina EllH, commessa nel reparto calzature
!emminili, che aveva un nuovo spasimante di cui non le
andava a genio nulla.
Si stendeva dopo pranzo per una mezz#ora, dava uno
sguardo di s!uggita al giornale, e verso le tre e mezzo era di
nuovo in negozio, c#era molto da !are, specie tra le quattro e
le sei, quando doveva dedicarsi completamente alla
clientela, con il suo solito passo tornava a casa, la moglie
invece andava con i bambini a spasso, o veniva in visita la
cognata, se non sua madre. ,on capitava di rado che lui li
trovasse ancora l-.
Verso le otto cenavano, i bambini gi) a letto. Bgni due
sabati andavano a teatro, terza galleria, terza o quarta +la,
a lui piaceva di pi" l#operetta, ma qualche volta assistevano
anche a un lavoro serio, un classico o una commedia di
successo, e talvolta decidevano di andare in trattoria. ,el
!rattempo i bambini restavano in buone mani, per la signora
=ilheim, moglie senza +gli del medico del primo piano, era
una vera gioia badar loro per cos- tanto tempo nel suo
appartamento, +no al ritorno dei genitori.
Anche la sera di sabato, .entecoste, i coniugi Guber erano
andati a teatro, avevano poi cenato in trattoria e, a letto, il
marito era stato cos- prodigo che Anna si chiese se lui non
l#avesse scambiata per la signora $onstantin, oggi
interprete del ruolo principale, che gli era piaciuta cos-
tanto.
La mattina dopo lui si rec/, era sua abitudine domenicale, a
!are una breve gita, in tram arriv/ a Sievering, girell/ per il
Dreimar&stein dove incontr/ un suo conoscente, si
trattenne con lui e si compiacque della bella giornata, poi
da solo cammin/ +no al ,eu1aldegg. Attravers/ un
ponticello come aveva gi) !atto centinaia di volte, il vasto
prato ricco di maestosi alberi davanti a lui, sa dio quante
volte li aveva gi) visti, ed il suo sguardo si !erm/ per caso
su una tavoletta di legno grezzo inchiodata ad un tronco,
dov#era scritta come da mano in!antile, a maiuscole nere, la
parola ;.arco<. ,on ricordava di averla mai vista prima.
7imase colpito, ma ci/ non gli imped- di pensare che era
stata sempre l-, sembrava vecchia. S-, quello era certamente
un parco, nessuno poteva dubitarne, il parco
Sch1arzenberg, propriet) privata del principe di 4oemia,
tuttavia aperto al pubblico gi) da decine di anni. Eppure
sulla tavoletta non stava scritto Sch1arzenberg o propriet)
privata, ma, comicamente, solo ;.arco<. Si vedeva che era
un parco, nessuno poteva dubitarne. ,on si distingueva in
modo particolare dai dintorni, non era recintato, non c#era
alcun ingresso, non sottostava a regolamenti speciali,
c#erano bosco, prati, vialetti e panchine, era quindi alquanto
super@uo che l- !osse inchiodata una tavoletta con scritto
sopra ;.arco<.
Doveva esserci una ragione. Forse esistevano persone non
cos- sicure come lui che quello !osse un parco, che !orse lo
consideravano un normalissimo bosco dotato di prati come
quello da cui lui era appena sbucato. Si doveva capire per/
che questo era un parco. ?n bel parco, tra parentesi,
magni+co 8 !orse qualcuno l#avrebbe preso per un paradiso,
se non ci !osse stata quella tavoletta. Ah Ah, un paradisoD E
si sarebbe comportato in modo con!orme 8 liberandosi degli
abiti e provocando guai. ;$ome !acevo a sapere che era
soltanto un parco, e non il paradisoE< $os- avrebbe detto
quel tale alla polizia. Bra una cosa del genere non poteva
succedere pi". Davvero ragionevole attaccare l- la tavoletta.
ncontr/ una coppia di una certa et), due tipi corpulenti, e
rise cos- !orte che quelli si spaventarono e lo guardarono
con tanto d#occhi.
Era ancora presto, si mise seduto su una panchina. Era
assolutamente una panchina, per quanto non ci !osse scritto
che lo era, e lo stagno laggi", a lui ben noto, era con la
massima certezza uno stagno, o un vivaio, o un piccolo lago
o un lago, s-, dipendeva soltanto da come lo si guardava,
magari per una mosca e*mera era un mare. Si poteva
mettere una tavoletta anche per queste moscheA ;Stagno<.
5a per le mosche non c#era alcuna tavoletta, senza contare
che non sanno leggere. 5ah, seguit/ a pensare, sappiamo
cos- maledettamente poco delle mosche, quando ne
svolazz/ una intorno a lui. Era mezzogiorno, la mosca aveva
l#et) di mezza giornata, ben pi" di cinquanta anni, in
proporzione, e la sera era gi) morta. Forse !esteggiava in
quel momento il suo cinquantesimo compleanno. E le altre
che svolazzavano intorno stavano !acendole gli auguri. ?na
!esta di compleanno cui lui interveniva. 0li pareva di essere
seduto da molto tempo, e guard/ l#orologio. Soltanto da tre
minuti, s-, senz#altro era un orologio, anche se sul coperchio
non c#era inciso. 5a poteva anche darsi che lui stesse
sognando. :uindi non c#era alcun orologio, lui giaceva a
letto e dormiva, e anche la mosca e*mera era soltanto un
sogno.
Si avvicinarono due ragazzi. 7idevano di luiE Della sua
sciocca ideaE 5a non ne sapevano niente. Forse. ,on
mancano lettori del pensiero. 4en possibile che quello con
gli occhiali cerchiati di corno !osse ben consapevole di quel
che succedeva dentro di lui, e perci/ ne ridesse. La
questione era se questo ragazzo con gli occhiali cerchiati di
corno ne avesse motivo. .erch2 sarebbe stato possibile che
tutto quanto !osse veramente un sogno, e che anche le
risate !ossero sognate.
$on decisione subitanea si pest/ un piede con l#altro, e
come se non bastasse si a6err/ il naso. 3utto quanto venne
patito a su*cienza. :uesto provava che lui era sveglio, ma
non era certo molto convincente, in!atti lui poteva star
sognando anche il pestone e la presa per il naso. Si volle
tuttavia accontentare.
Si mise sulla via del ritorno, verso la una lo aspettava il
pranzo. Si sentiva eccezionalmente leggero, addirittura
correva, si librava, e non solo +guratamente. Sempre, per
una !razione di secondo, n2 l#uno n2 l#altro piede toccava
terra.
.rese il tram. $orreva ancor pi" veloce di lui( mistero di
questa elettrica potenza. 5ancava mezz#ora alle due. La
mosca e*mera !esteggiava il suo cinquantacinquesimo
compleanno. Le case gli s!recciavano davanti. Bra doveva
cambiare di vettura, lo sapeva con esattezza. Strano, saper
tutto. E se avesse dimenticato di abitare nella
Andreasgasse, numero quattordici, secondo piano, porta
dodiciE $osa non ci sta, in un cervelloD E sapeva anche che il
giorno dopo alle otto doveva essere al lavoro. Se lo vide
davanti, anzi, vide le cravatte, tutti i modelli, quelle a
strisce rosse e blu, quelle a pois, le gialle. Le vide tutte,
anche l#indicazione del reparto, eccolaA ;$olletti<, eppure
tutti sapevano che si trattava di colletti. Davvero geniale
che laggi" a un albero !osse inchiodata la tavoletta ;.arco<.
,on tutti avevano il suo acume, e la sua prontezza a sapere
senz#altro che questo C un parco, questa una cravatta.
Si trovava davanti alla porta del suo appartamento. ,on si
era accorto di essere sceso dal tram n2 di aver percorso la
sua via, n2 di aver attraversato il portone di casa, n2 di aver
salito le scale. Forse era volato. Sedevano a tavola. :uesta
era la zuppiera, questi i piatti per la minestra, il cucchiaio,
la !orchetta, il coltello. Sapeva gi) ogni cosa. ,on gli
servivano indicazioni scritte. Bsserv/ con grande scrupolo
ogni oggetto. 3ornava tutto. E raccont/ della mosca e*mera
che !esteggiava il suo compleanno in quel momento.
?n#assemblea di mosche. :uesta parola volteggi/ nell#aria,
mai l#aveva pronunciata. Da dove veniva, dove andavaE
,el pomeriggio non riusc- a dormire. Stava disteso sul
divano in sala da pranzo, senza nessuno vicino. .rese il
taccuino. Lo era sicuramente, non era il suo biglietto da
visita, n2 il portasigari, e scrisse su un !oglio ;$redenza<, su
un altro ;Armadio<, su un altro ;Letto<, su un altro ;Sedia<.
:uest#ultimo dovette scriverlo pi" di una volta. .oi attacc/ i
!ogli alla credenza, all#armadio, di soppiatto entr/ in camera
da letto dove sua moglie !aceva il sonnellino pomeridiano, e
con uno spillo attacc/ il !oglio ;Letto<. ?sc- prima che lei si
svegliasse. :uindi and/ al ca6C e lesse il giornale, anzi, ci
prov/ soltanto. Le pagine stampate gli sembravano
imbrogliate e nello stesso tempo rassicuranti. $#erano i
nomi, denominazioni su cui non si poteva dubitare. 5a le
cose cui questi nomi e denominazioni si ri!erivano erano
lontane. Straordinario assolutamente pensare che ci !osse
un rapporto tra certe parole stampate l-, per esempio
;3eatro della Iose!stadt<, e l#edi+cio, che si trovava altrove.
Lesse i nomi degli interpreti. .er esempio ;Dubonet,
avvocato< 8 signor 5aHer. :uesto signor Dubonet, era la
cosa pi" strana, non c#era a6atto. :ualcuno l#aveva
inventato, eppure qui c#era stampato il suo nome. 5a il
signor 5aHer, che interpretava il Dubonet, lui c#era per
davvero. 5agari lui l#aveva incontrato spesso per strada,
senza sospettare che si trattava proprio del signor 5aHer.
,on portava certo nessuna scritta, quando andava a
passeggio. E dunque incontrava ogni giorno centinaia di
persone di cui non immaginava da dove venivano, dove
andavano, come si chiamavano, magari una di loro, appena
svoltato l#angolo, poteva cadere !ulminata da un colpo.
.roprio il giorno prima sul giornale c#era che il signor
5ueller, o come si chiamava, era caduto stecchito, ma lui, il
signor Guber, non avrebbe potuto sospettare cinque minuti
prima che quello sarebbe morto. ;3erremoto a San
Francisco<. Anche questo era nel giornale. 5a oltre a questo
terremoto sul giornale ce n#era bene un altro, quello vero.
Lo sguardo poi gli cadde sulle inserzioni. $#erano u*ci a lui
noti. n questa o quella inserzione, davanti a lui, si ergeva
nello stesso tempo un edi+cio dove lui presumeva o sapeva
esserci quell#u*cio. 5a gli altri rimanevano morti. ,on ne
vedeva altro che i caratteri stampati.
Sollev/ lo sguardo. Alla cassa sedeva la signorina
5agdalene. Si chiamava proprio cos-. .er una cassiera un
nome abbastanza !uori dell#ordinario. Soltanto dai camerieri
sentiva pronunciarne il nome. Lui non le aveva mai rivolto la
parola. Sedeva l-, abbastanza grassa, non pi" tanto giovane,
sempre inda6arata. 5ai si era minimamente interessato a
lei. Bra, all#improvviso, solo perch2 per caso si era accorto
di lei, lei si mani!estava con tutta evidenza su ogni altra
persona. l ca6C era quasi pieno, minimo settanta, ottanta,
!orse cento avventori. Al massimo sapeva il nome di due o
tre. ncomprensibile che questa cassiera qualsiasi
d#improvviso !osse la pi" importante. Semplicemente per
questo lui la vedeva. Di tutti gli altri non sapeva niente,
erano tutti ombre. Anche sua moglie, i suoi +gli, tutti erano
un po# un niente in con!ronto alla signorina 5agdalene. La
questione eraA che !oglietto le si doveva incollareE
;5agdalene<E ;Signorina 5<E B ;$assiera<E Era comunque
impossibile lasciare il ca6C prima di denominarla in modo
corretto. Era rassicurante che su una tavoletta stesse
scritta la parola ;.arco<, l) !uori. L#intero territorio
attraverso cui oggi lui aveva vagato, spariva come dietro un
sipario. ,on esisteva pi". 3ir/ un sospiro di sollievo,
pensando alla tavoletta di legno, ;.arco<.
4evuto il suo ca6C, il cameriere gli tolse la tazza, il piattino
e il bicchiere dal tavolo, ed il piano di marmo bianco rimase
nudo davanti a lui. .rese distrattamente il lapis e ci scrisse
a lettere maiuscole ;3avolo<. Anche questo lo sollev/ un
poco, ma quanto c#era da !are ancoraD
3ornato a casa ogni !oglietto da lui attaccato era stato tolto.
La moglie gli domand/ che cosa gli era venuto in mente. Lui
ebbe la sensazione di non poterla iniziare subito, e disse
che era stato uno scherzo. 5a uno scherzo utile, noE Si
dovevano abituare i bambini tempestivamente a sapere di
ogni cosa e persona come si chiamano. mmane, la
con!usione nel mondo, nessuno sa quanto.
Di pomeriggio vennero in visita la suocera e la cognata.
5entre prendevano il ca6C insieme a sua moglie, lui colse
l#occasione per scrivere !oglietti, ;Suocera<, ;$ognata<, e li
attacc/ ai cappotti. :uando uscirono non se ne accorsero.
l giorno seguente ri!orn- gli abiti dei bambini di !oglietti.
Al lavoro si !ece annunciare al capo e gli proposeA si devono
assolutamente indicare anche le cravatte, ed i loro colori.
0rigi, rossa, certo ci sono anche cravatte colorate.
nsistendo che vengano destinate a questo delle particolari
commesse.
A casa s#indign/ perch2 tutti i !oglietti erano stati tolti, ma
si rasseren/ quando i bambini tornarono ed i !oglietti chiss)
perch2 erano al loro posto.
La moglie avvis/ il dottore. :uando questi arriv/ gli si !ece
incontro il malato, sul suo petto un !oglio recava scritto in
caratteri maiuscoliA ;o<.
Avventure. Frammento d#un racconto.
La perdita del padre e della madre !u una sorte in quei
tempi toccata a molti giovani, Anselmo 7igardi, certo non
unico, li perse nello stesso giorno. A 4ergamo era scoppiata
improvvisa la peste, che eccezionalmente +no allora, agli
inizi del JKLM, aveva risparmiato quella piccola citt) ed ora
aveva sterminato tre quarti degli abitanti. Erano scomparse
!amiglie intere, la maggioranza delle case rimasero vuote,
per primi, come tanto spesso avveniva, erano stati spazzati
via medici e !armacisti. 7igardi all#inizio erano stati
risparmiati nonostante che la loro vecchia casa cadente si
trovasse nel centro della citt) e non nella sua parte pi"
salubre, e gi) il barone, sua moglie ed Anselmo si erano
creduti immuni, quando il male, del tutto inaspettatamente,
mentre i sopravvissuti gi) si preparavano a novit) gioiose,
aggred- i coniugi 7igardi, ed Anselmo, che la sera prima
aveva cenato con loro, il giorno seguente si trov/ davanti al
giaciglio vuoto dei suoi genitori. La domestica ed il servitore
erano scappati in preda alla paura. de!unti erano stati
portati via immediatamente dai monatti, l#ordinanza era
severa, anzi, !unerali solenni da tempo non ce n#erano pi", e
!u vano in seguito cercare il luogo dove riposavano i morti di
peste.
:uando le bare !urono chiuse, Anselmo prov/ qualcosa
d#inconsueto, del resto ancora era appena consapevole del
suo dolore, della solitudine e dell#orrore. 3al nuovo
sentimento era quello di libert), +n l- a lui ignoto.
D#improvviso non era pi" tenuto, per la prima volta, a
render conto a nessuno, n2 al padre n2 alla madre. La sera,
la notte, avrebbe potuto trascorrerle dove e come gli
paresse, e nessuno gli avrebbe domandato dove sarebbe
andato l#indomani. 3uttavia al sapere d#essere
improvvisamente libero, si accompagnava a mala pena il
sentirlo, perch2 Anselmo ancora non era ben cosciente della
sua mancanza di autonomia, del suo esser vincolato. Senza
particolari durezze, era stato oggetto di severit).
7igardi erano un#antichissima casata di baroni, ma la
ricchezza di un tempo 8 circa un quarto della citt) era stato
loro, case e terreni, e, !uori, grandi propriet) terriere 8 era
s!umata poco a poco. 0li antenati avevano preso parte ad
imprese belliche, con pochi vantaggi in caso di vittoria, ma,
quando erano stati dalla parte degli scon+tti, sempre
avevano dovuto rimetterci di tasca loro. noltre da circa
duecento anni i 7igardi non erano mai riusciti a migliorare la
loro situazione con un buon matrimonio, come avevano
avuto la !ortuna di !are alcuni loro pari( ed il nonno aveva
perso cos- tanto, giocando a dadi, che il padre di Anselmo,
uomo serio ed onesto, era stato costretto per tutta la sua
vita a pagare gli interessi del debito di !amiglia. $os-, a
parte una tenuta data in a*tto che serviva a sostentare la
casa, non restava al padre di Anselmo nient#altro che il
palazzo 7igardi, quasi non pi" un palazzo, se non per la
malinconica struttura delle sue enormi pietre squadrate
s+danti l#eternit), o per il portone !errato su cui
centocinquanta anni prima si era schiantato l#assalto dei
lancieri veronesi, o per l#alto salone a volte, dotato di
altorilievi opera del 0iuliani, dove per/ non aveva pi" luogo
una !esta n2 c#era un rumore che non !osse quello stridente
e tintinnante delle spade, quando Anselmo si esercitava
con il suo maestro 7aboldi, un napoletano che aveva dato il
nome ad un#irresistibile botta di prima %linguaggio settoriale
schermistico 9 ,.d.t.', ancora !amosa dopo anni. ,on pi"
temuto tuttavia dall#allievo, che in quell#arte era
recentemente diventato molto abile, anzi, quasi un maestro,
e diversi giovani signori di 4ergamo, con i quali a scopo
quasi unico di svago tra amici lui, sotto la guida del 7aboldi,
sosteneva piccole gare una o due volte al mese, si stupivano
che malgrado tutto lui non mani!estasse alcuna inclinazione
militare, sembrando invece voler esercitare la sua bravura
soltanto per la scherma in s2. Alcuni pensavano, ed anche
Anselmo, che gi) potesse, muovendosi, !are strada certo di
tale dono a quei tempi particolarmente decantato, con il suo
nome non poteva essere di*cile trovare entratura nella
corte di un principe o di un cardinale, come, in quella terra
disunita, non mancavano. 3uttavia i mezzi a disposizione,
secondo il vecchio 7igardi, non bastavano a dotare il +glio
in vista di una simile iniziativa, e nell#ultimo anno prima
dell#esplosione dell#epidemia si era parlato molto di pi" del
suo possibile accesso all#universit) di .adova per dedicarsi
a studi giuridici o medici, in!atti Anselmo si era non male
!ormato, sotto la guida del padre, in latino e in matematica,
non proprio con entusiasmo, ma con passabile diligenza.
3uttavia non si era valutata la cosa, da nessun punto di
vista, in modo serio. Anselmo non si sarebbe opposto in
alcun modo ad una esortazione precisa, in!atti +n l- non
aveva mai avuto ancora l#occasione di insistere su una sua
propria opinione. Sembrava inoltre, a lui ed ai pochi amici di
casa, che n2 il padre n2 la madre avrebbero lasciato a cuor
leggero che lui se ne andasse dopo cos- poco tempo che la
sua unica sorella, una quindicenne in +ore, proprio durante
l#ultima estate prima dell#esplosione della peste, quasi che
prima della spaventosa epidemia lei si !osse ri!ugiata in una
morte pi" bella, era annegata insieme ai !ratelli Decarli,
Florio e 5aria, durante una gita in barca sul lago d#seo.
Anselmo non sapeva chi piangere di pi", dei tre, se la
sorella, Florio, suo migliore amico, o 5aria, l#unica !anciulla
che +n l- avesse suscitato in lui sentimenti di tenerezza.
3ale amore lo aveva intanto riparato da ogni seduzione che
a lui, diciottenne, si era accostata in !orme lievi o
pericolose, e, quando era sopraggiunto nella citt) l#orrore,
si arresero al piacere soltanto coloro che lo avevano
conosciuto intimamente, ed in quel momento signi+cava
salvezza dall#angoscia e dall#orrore. Spesso accadeva che un
uomo si ammalasse tra le braccia dell#amata, una donna tra
le braccia dell#amato, ed era raro che trascorresse una notte
ed un giorno perch2 uno seguisse l#altro nella morte.
$os- immagini, pensieri, ricordi in disordine attraversavano
il cervello di Anselmo, mentre camminava qua e l) nel
salone che cadeva nella penombra. ,essuno degli amici 8
pochi erano ancora vivi 8 si era !atto vedere nella casa
appestata dopo che intorno a mezzod- i cadaveri dei genitori
erano stati portati via, nessun servitore aveva acceso le
+accole che il giorno prima alla stessa ora illuminavano
ancora l#ambiente, dalle pareti rilucevano indistinte le +gure
del 0iuliani 8 cavalli schiumanti, vegliardi ebbri, !emmine
inghirlandate 8 si muovevano, sembravano anch#esse in
!uga, ed anche la scalinata su cui da poco le bare nere con
dentro i cadaveri velati, sorrette da monatti incappucciati,
erano passate ondeggiando, si perdeva in su, nella notte.
,essuno aveva preparato ad Anselmo un pasto, n2
approntato un giaciglio, e lui continuava a camminare
stolido lungo le pareti del salone che, ora pi" largo, ora pi"
stretto, pareva a tratti una prigione, a tratti l#in+nit) stessa.
E d#improvviso seppe che da l- non aveva da aspettarsi altro
che la morte. $he !areE Doveva andare nella dispensa e
prendersi il pane, la !rutta su cui gravava il dono pesti!eroE
7in!rescarsi le labbra con una bevuta d#acqua appestata del
pozzoE Salire nella sua stanza dove non era pi" entrato
dopo che all#alba le grida dei genitori morenti lo avevano
chiamato al loro lettoE Distendersi nel suo ed aspettare che
esplodesse il male, +no alle grida di morte che nessuno
avrebbe uditoE B mettersi alla +nestra, chiamare qualcunoE
$he cosa potevano !are per lui, gli altriE La casa dov#egli
stava indugiando era l#unica ancora in!ettata, a 4ergamo,
nessuno avrebbe osato metterci piede. n caso contrario,
uno almeno gi) sarebbe venuto. ,o, gli altri pensavano
bene di aspettare +n quando anche a lui !osse toccata la
sorte dei genitori, +no a che i monatti non l#avessero
trascinato !uori, poi qualcuno sarebbe venuto a disin!estare
il palazzo 7igardi con il !umo, se non a saccheggiarlo.
0li rimaneva una cosa sola, !uggire. E quando ebbe preso
questa decisione la stanza gli parve rimpicciolita e da ogni
lato minacciosa. Di colpo si sent- immunizzato.
Accese una lampada, and/ nella dispensa, prese da
mangiare pasticcini, !rutta, un pollo arrosto avanzato dalla
cena del giorno prima, di tutto, nella cantina un +asco di
vino rosso, accese le +accole nel salone e non pat- pi" le
ombre che palpitavano sul pavimento, spinse il tavolo via da
dove si trovava la sera prima quando aveva cenato con i
genitori, e mangi/ di buon appetito. Stupito si sent- a suo
agio come se dal giorno prima, dalla notte prima, non
avesse vissuto tutto quell#orrore, anzi, gli venne
incomprensibile la !elicit) dell#isolamento, del suo non
essere turbato. $he !osse tutto solo, completamente
abbandonato a se stesso, non tenuto ad obbedire ad alcuno,
gli dette poco a poco un senso di orgoglio +n l- ignoto. ,on
era pi" Anselmo 7igardi, il +glio dei suoi genitori, n2 il
giovane signore di una casata in rovina, n2 qualcuno che,
qualunque cosa volesse !are o !acesse, innanzi tutto doveva
consigliarsi, render conto, nulla lo obbligava ad andare
all#universit) a .adova, lui era il giovane Anselmo, poteva
volgere i passi dove voleva, ed il mondo era suo.
ntanto che beveva ed il vino gli scorreva nelle vene,
l#angoscia della camera da letto, e del letto, gli diminu-.
And/ nella stanzetta della torre dove aveva abitato +n da
piccolo, si spogli/ e si mise a giacere. 5entre prendeva
sonno salirono dalla strada risate e canti di giovani, anzi,
era come se riconoscesse diverse voci, come se distinguesse
una precisa donna che negli ultimi giorni aveva tentato di
!argli dimenticare 5aria. ,emmeno lei quel giorno aveva
osato entrare nella casa e, se lui !osse morto, se ne sarebbe
appena occupata. ,2 con lei n2 con gli altri amici ed amiche
aveva niente a che !are, pens/ a quelli che la peste aveva
sterminato, ai pochi ancora vivi, ed mala pena si riconobbe
in qualcuno di loro, !ossero vivi o morti.
:uando apr- gli occhi, la prima luce sbucava attraverso la
+nestra alta e stretta della torre. l suo era stato un sonno
senza sogni, mai s#era svegliato ad un giorno tanto chiaro.
,on !u costretto, come di solito capitava nelle ore mattutine
dopo un giorno trascorso tra avvenimenti di grande portata,
a tornare in s2 un po# alla volta, sapeva gi) che padre e
madre erano morti, e !u come se ne avesse lasciato dietro di
s2 la so6erenza, come se la notte, scorrendo con !orza in
pro!ondit), avesse trascinato via anche i genitori, insieme
agli altri prima deceduti. Si lev/, balz/ gi" per la scalinata
ancora in penombra e risonante dei suoi passi +no alla
corte, e si lav/ al pozzo sotto il cielo che albeggiava.
ndoss/ quanto di meglio aveva di biancheria e d#abito, mise
in borsa pochi ricambi, da un armadio dove il padre
custodiva il denaro prese quel che riusc- a trovare in monete
d#oro e in nichelini, cinse la spada ed usc- in strada come chi
C pronto ad abbandonare per sempre un luogo orrido e
maledetto. Lasci/ aperti entrambi i battenti del portone.
.otevano !are de palazzo 7igardi quel che volevano.
La strada era ancor vuota, i suoi passi risuonavano sulle
pietre. Al primo angolo incontr/ uno dei suoi amici insieme
ad una giovane velata, lo +ssarono, lui aveva intenzione,
senza ri@etterci, di dar loro la mano per salutarli, ma quelli,
come davanti a uno spettro, si voltarono e si a6rettarono
via, neanche la be6arda risata di Anselmo !ece loro volgere
indietro lo sguardo.
n quel momento lui divenne consapevole di avere e di
essere destinato ad una sorte eccezionale, e la sua risata,
che gli rimase incomprensibile, si tras!orm/ in un limpido
grido di gioia, ma non di chi era segnato dal destino o era
scampato 8 come un ragazzo che sentiva su di s2 la
benedizione di muoversi, lui si diresse verso la porta
orientale della citt) dove non si trovava alcuna guardia, ed
oltre, sulla via maestra, tra alti pioppi protesi nell#azzurro,
con davanti a s2 il sole +no a quando il pallido disco rosso,
in+ammandosi di dorato splendore, non lo costrinse a
distogliere lo sguardo. Super/ campi arati, oliveti, vigneti,
ruscelli, pozzi, campi, incontr/ gente di campagna che
andava al lavoro, barrocci recanti in citt) latte, burro,
!rutta, ortaggi, il carrettiere di lato a piedi, oppure seduto
sopra, su una tavoletta esigua, su sacchi pieni, uno
addirittura su una botte. .i" tardi incontr/ due contadinelle
che timide, quasi spaventate lo rimirarono, con quel suo
abito non comune, mezzo da giovane gentiluomo, mezzo da
vagabondo, spada, giustacuore, ma anche una sacca che
meglio avrebbe portato uno scudiero. 3uttavia il suo
sguardo lieto e !orse il sole, che dal giustacuore d#argento
ris!olgorava, mutarono il loro sguardo, da impaurito in
meravigliato. .ass/ anche davanti a un#osteria, due uomini
gi) seduti a bere, ed oltre vide luccicare il piccolo ma
pro!ondo lago nel cui silenzioso !ondale giacevano
scomparsi sorella, amico e +danzata( e davanti alla !attoria
che ora era sua ed il cui a*tto gli spettava di legge 8 ma lui
non si !erm/, avanti, via da tutto quello che stava per !argli
ricordare ancora il passato, il giorno prima. So6ermarsi
signi+cava per lui indistintamente un pericolo, e continu/
ad allontanarsi da quel territorio noto dove lo avevano
condotto passeggiate, o gite, tanto pi" libero marci/, senza
pi" pericolo, verso l#unica meta che, ignota, lo attirava.
$erto, le immagini, il paesaggio, l#aria, non mutarono,
tuttavia, come se al suo passo !osse concesso di perdere la
memoria, poco a poco !u come se lui iniziasse a percorrere
un terreno che, +n l- ancora inesplorato, signi+cava estero e
avventura.
Soltanto dopo ore 8 il sole era ancora alto e la giornata
primaverile si riscaldava come !osse estate, lui rallent/
l#andatura. vari pozzi dove gli accadeva di bere un sorso
d#acqua non spegnevano pi" la sua sete. Spost/ dalla destra
alla sinistra la sacca che gli gravava sulle spalle e pens/ alle
prime ore del suo cammino come ad un volo, uno svolazzo,
un librarsi( quindi cambi/ strada subito, come altri.
:uando ora un boschetto di olivi gli o6r- ombra a lui parve
come un dono, e una vera !ortuna !u vedere una casa
risaltante in una piccola radura, quasi una locanda
dall#aspetto non proprio ospitale, pi" o meno cadente e
riconoscibile solo per il !atto che comunque di !ronte c#erano
due tavoli ad uno dei quali sedevano due giovani dall#aria
truce poco rassicurante, con davanti a s2 ciotole ammaccate
e vino. Due ragazze che sembravano averci a che !are con
stavano poco lontano all#ombra degli alberi, vestite in modo
sciatto ma non privo d#una passata ricchezza, con un
mantello arrotolato sotto le testa. .arevano dormire, ci/ che
in !ondo non era strano, in!atti intorno regnava un totale
silenzio. Anche i due giovani sedevano in silenzio, come
trasognati, non avevano neanche sentito i passi di Anselmo,
che calava nell#a!oso avvallamento prativo.
?n oste non si vedeva, e la vista del cibo, di una bevuta, del
riposo aveva iniziato ad attirare tanto Anselmo, eppure,
quando se ne vide davanti l#agevole soddis!acimento,
l#immagine dei due al tavolo, nella loro immobilit) di cera,
gli dette un improvviso brivido. ?n qualcosa lo ammoniva,
meglio non restare l- e riprendere alla svelta la strada.
:uando per/, per non apparire in+ne a se stesso un
pauroso, si diresse energico verso il tavolo considerando il
pi" anziano dei due, cui una chiazza rosso !uoco spiccava
sulla !ronte, questi sollev/ la testa di colpo, svelto dette di
piglio al berretto che gli stava vicino e se lo tir/ subito sulla
!ronte come per nascondere il segno, alzandosi
rumorosamente, tanto che Anselmo ristette davanti a lui
con la mano alla spada. Dapprima entrambi tacquero e
rimasero per alcuni secondi con gli occhi negli occhi. L#altro
rest/ tranquillamente seduto, era vestito in modo pi"
distinto del suo compare, !arsetto e calzoni di buon velluto
blu, per quanto molto usato, un giovanile ciu6o castano gli
cadeva sulla !ronte ed insieme su una particolare !ascia
rossa che gli copriva l#occhio sinistro. .ortava un sottile
pizzo alla !rancese e si sarebbe potuto prenderlo per un
gentiluomo, se non !osse stato l- seduto senza gli stivali.
Sembrava che non stesse in contemplazione di nient#altro
che di un qualche spettacolo teatrale, da come guardava i
due cos- impegnati a provocarsi l#un l#altro. .oi disse, con
voce assai sonoraA ;B il giovane signore prende posto al
nostro tavolo come ospite nostro, o noi come ospiti suoi, il
che s#C reso palese come quasi lo stesso, dato che l#oste a
causa di singolare scortesia da un#ora ha patito malanni
notevoli, ne consegue che dovremo servirci da soli, io
ritengo.<
;0razie<, disse con vivacit) Anselmo, cui i modi del pi"
giovane dei due non sembravano malvagi, per quanto
potesse immaginare quale importanza dovessero avere i
malanni notevoli dell#oste. Si liber/ della sacca, si tolse il
cappello e lo butt/ da una parte, porse la mano ai due e si
sedette a cavalcioni di una sedia tarlata, le mani sullo
schienale. ;5i chiamo Anselmo<, disse. ;l nome della mia
!amiglia non importa. eri alla stessa ora sono morti mio
padre e mia madre a causa della peste. Altri parenti non ne
ho. Stamani ho lasciato la mia casa per sempre. $i/ che
possiedo lo porto con me, non C molto, a usar la spada mi
insegn/ il !amoso maestro 7aboldi, e prima del tramonto
proseguo il cammino.<
;:ualcosa, e non tutto, voi sapete in anticipo<, osserv/ il
gentiluomo.
L#altro si tolse di nuovo il berretto, come se volesse
mostrare che non si vergognava a6atto del marchio, anzi,
!orse ne era +ero. suoi lineamenti erano s!atti, severi, o
meglio spietati, ma in essi nello stesso tempo c#era tanta
amarezza, anzi, disperazione, che Anselmo prov/ per lui
della compassione. .rese dal tavolo vicino, cui qualcuno
doveva essersi seduto poco prima, una tazza di stagno, se
la riemp- da una brocca di terracotta colma di vino rosso e
bevve alla salute di tutti e due gli altri, che lo
contraccambiarono, dopodich2 il gentiluomo decaduto
ordin/ con notevole villania al pi" anziano, il marchiato, di
recarsi in casa e di veri+care che cosa si poteva ancora
trovare di mangiabile. $ostui, ancor sempre muto, si alz/ e
dopo un del tutto trascurabile indugio spar- attraverso
l#ampia porta aperta nel buio vestibolo.
;5aligno C l#evo<, osserv/ il pi" giovane.<La dannata
epidemia non vuol decrescere. :ual cane idro!obo essa
sosta in ogni dove or quinci or quindi di citt) in citt), di casa
in casa, la si ritiene spenta in un luogo o nell#altro, ma colei
sbuca di nuovo improvvisa, come !osse stata in per+do
agguato. Anche l) dove ci si potrebbe credere immuni, nella
natura libera, nella pi" mite aria di primavera, colei ti
assalta. $onsiderate, noi siamo gli ultimi dei sette che si
erano congregati nello scorso autunno. 3re li rap-
l#epidemia, due simil cosa. L#ultimo cadde non guari in luogo
prativo, come !olgorato. 0iace ancor l-, se nel !rattempo non
l#han divorato uccelli !amelici.<
Anselmo si stup- della ricercatezza un poco a6ettata del
modo di parlare del gentiluomo, che sembrava !orse di
buona nobile casata. 5a sent- nello stesso tempo che
doveva guardarsi in particolare da lui.
ntanto le due creature di sesso !emminile al margine del
bosco si erano svegliate e si erano sedute l). $on un cenno
il gentiluomo le chiam/, loro si lisciarono le gonne, si
!ermarono i capelli, la maggiore era snella, vestita con cura
pi" o meno come una signorina di citt), la minore, che
aveva un vestito tutto stracciato, penzolante a brandelli, cui
mancava il corpetto e la camicia di lino le ricadeva al di
sotto delle spalle, si avvolse nel mantello rosso che prima le
serviva da cuscino e con una mano se lo chiuse sul seno.
$os- entrambe vennero al tavolo, ed Anselmo, che ora
vedeva distintamente i loro volti giovani, s!rontati, non
dubit/ che !ossero !uggite o !ossero state rapite da una
casa di mala6are. Salutarono Anselmo con cortesi riverenze
insieme leggiadre e provocanti, come in una messinscena. E
ugualmente con modi esageratamente cortesi il gentiluomo
le present/A ;Lorenza e Anita<, disse, ;amabili personaggi
di signora, vedove l#una di sessantasette, l#altra di
centoventitr2 mariti, a un dipresso.< 9 ;Domani potrebbe
ben arrivare il centoventiquattresimo<, disse la bruna, e
baci/ Anselmo sulla bocca. L#altra non disse niente, sempre
stringendosi il mantello rosso sul seno guard/ Anselmo con
grandi ansiosi occhi innocenti, come una bambina.
L#uomo marchiato in !ronte usc- dalla casa portando della
carne !redda, poca. ;E# tutto<, disse. ;E poi anche questo.<
estrasse dalla cintura un sacchetto di cuoio, il gentiluomo lo
apr-, ne caddero !uori alcune monete d#argento. l
gentiluomo storse la boccaA ;Dunque quel !ur!ante d#oste
neppur ment-.<
;$i sar) ancora qualcosa di nascosto<, osserv/ la bruna,
;perch2 non lo solleticate a venirsene !uoriE<
;Siete stata lungo tempo dormiente<, disse il gentiluomo,
;nulla pi", glielo !a, il solletico.<
$on grande lentezza la bionda si sedette, come se !osse
improvvisamente stanca.
l marchiato prese la parolaA <!acciamo presto, non c#C
motivo di trattenersi tanto. :ui in questa casa certo non ci
mettiamo a riposare.<
;ntanto degniamoci<, disse l#altro, ;di consuma quel che
il padrone ci lasci/. Finch2 stiam assisi qui dinnanzi alla
porta, nessun oser) entrare.<
5angi/ di gusto, ed anche gli altri si servirono, comprese le
donne, che non si !ecero pregare, e di vino non ne mancava.
,el !rattempo tra i due uomini corse una conversazione
!atta di mezze parole poco comprensibili in cui il discorso
verteva sulla esplorazione di una strada, su una villa, sulla
luna nuova, su pescatori, su Livorno, su un veliero greco, su
monete d#oro e su una veste da monaco. Accanto ad
Anselmo la donna bruna ciarlava di una sua sorella che
sarebbe stata sposata con un medico, un#altra avrebbe
preso il velo, ma di nessuna delle due avrebbe pi" saputo
niente, un !ratello reclutato come soldato era caduto nella
battaglia tra .avia e .iacenza. 7accont/ anche d#un viaggio
a 7oma compiuto su una splendida carrozza insieme a due
vecchi signori, poi d#una casa vicina a Firenze dove lei in
compagnia di otto donne del suo genere aveva abitato e
dove mai aveva ottenuto meno di cinque monete d#oro per
notte da tale Ernesto, uno che l#amava sul serio, di un
cardinale che aveva avuto l#intenzione di mantenerla a
7oma( intanto costei all#Anselmo, con!uso al massimo dal
vino e dalle chiacchiere, prodigava carezze, ma come per
abitudine, senza rivelare alcuna passione o tenerezza.
L#altra invece, Anselmo sempre pi" intontito dal vino, se ne
prese la testa sul seno, sulla sua pelle bianca il mantello
rosso messo sotto i capelli scuri di lui.
Fu svegliato dal torpore da un particolare strepito mutato in
sogno nel battito degli zoccoli di cavalli in arrivo. nvece
quando apr- gli occhi ammiccando vide che il gentiluomo ed
il marchiato stavano scuotendo in una tazza di zinco i dadi,
mentre quelle poche monete d#argento continuavano a
spostarsi dall#uno all#altro. Accortisi che Anselmo era
sveglio, gli porsero la tazza con i dadi dentro.
;Scuotila, !orse sei !ortunato.<
;,on sono un giocatore<, disse Anselmo.
;Bggi s-<, replic/ il gentiluomo, assai amichevolmente,
;bastevol sar) che ti metta assiso.<
Anselmo estrasse un sacchetto di cuoio con delle monete
d#argento, ne teneva un altro al sicuro in una tasca segreta
del mantello. Sapeva di non poter opporre resistenza, in+ne
i due avrebbero potuto opporgliene anche con pi" !acilit).
Era deciso a perdere e pens/ che sarebbe stato abbastanza
semplice, in!atti certo gli altri erano giocatori pi" abili e con
meno scrupoli di lui. E invece continu/ a !ar punteggi
sempre pi" alti dei loro, e, mentre il marchiato smise subito,
avvenne l#inatteso, il gentiluomo estrasse a ripetizione
sempre nuove monete, anche d#oro, da una qualche piega
celata del suo abito, poi anche dagli stivali che si trovavano
per terra vicino a lui, e alla +ne, poich2 le ultime erano
passate ad Anselmo, propose di puntare il mantello che la
silenziosa bionda teneva sulle spalle.
;Smettiamola<, disse Anselmo, che si sentiva sempre pi"
allarmato dalla sua !ortuna. ;,on desidero derubare la
signorina.<
;La signorina m#appartiene<, disse il gentiluomo, ;tanto il
corpo, quanto tutto quel che la copre. :ualor mi garbi,
impegno anche lei.<
Anselmo lanci/ uno sguardo verso Anita, sempre seduta l- in
silenzio con grandi occhi inespressivi, come se tutto quello
che accadeva intorno a lei non la riguardasse a6atto,
Anselmo inizi/ a sospettare, o come se una qualche
spaventosa esperienza, chiss) da quanto tempo, ne tenesse
lo spirito in suo potere. Fece rotolare i dadi senza guardare,
sperava +nalmente di perdere, ma dopo un attimo ud- gi) la
voce del cavaliereA ;il manto C vostro<, e vide che con i tre
dadi aveva !atto diciotto punti. Anita stava gi) lasciando
scivolare il mantello dalle spalle allargando entrambe le
braccia in un movimento pieno di dedizione, ma Anselmo si
chin/ veloce e disseA ;3enetelo, signorina, ve lo regalo<, e lo
distese lui stesso sulle spalle bianche di lei. mpassibile, il
gentiluomo disseA ;Visto che le appartien di bel nuovo, ci/ C
a dire a me, lo gioco una seconda volta.< l gentiluomo !ece
diciassette, Anselmo diciotto, di nuovo Anita lasci/ calare il
mantello, Anselmo glielo don/ una seconda volta e lo mise
con cura sulle sue spalle. ;Ancora<, disse il gentiluomo
rimescolando i dadi nella tazza per un bel po# 8 poi li lanci/
sul tavolo. 3redici punti. Bra stava ad Anselmo, anche lui
scosse a lungo, si guard/ intorno e not/ che il marchiato e
la bruna erano spariti senza lasciar tracce nel bosco, dalla
cui ombra venivano risate di donna. Lanci/ i dadi, aveva
vinto con diciassette punti.
:uando Anita stava di nuovo per !ar scivolare gi" il
mantello, tuttavia, lui non lo toller/, lo serr/ sulle spalle di
lei e dichiar/ che a nessuna condizione lo avrebbe preso,
che per lui il gioco era bello che +nito, e che nulla al mondo
avrebbe potuto indurlo ad appro+ttare, a danno del suo
avversario, dell#evidente incantesimo che agiva in suo
!avore. ;Vedo bene, del resto, che gatta ci cova, e lo vedete
anche voi.< ,on pensava per/ ad un suo presunto spirito
benigno, ma piuttosto che il gentiluomo lo !acesse vincere
secondo un qualche insidioso proposito, tutto quanto
essendo una trappola cui alla +ne lui non avrebbe potuto
s!uggire. Strano era che gi) nel corso delle ultime decine di
minuti lui percepisse molte voci di persone che dovevano
transitare non lontano, su un sentiero del bosco o sulla
strada maestra, ma che nessuno cercasse o trovasse la via
verso la radura. Bra pensava soltanto a che cosa poter
mettere in atto prima possibile, in!atti tanto si sentiva
sicuro, anche di !ronte al pi" abile avversario, della sua
spada, quanto si sapeva inerme di !ronte alla superiorit) dei
due compari con cui anche entrambe le donne erano certo in
combutta, senza contare la totale possibilit) che un paio di
tipi si tenessero nascosti nelle vicinanze. Si vedeva gi)
disteso dentro la casa, magari in cantina, ammazzato, con la
compagnia dell#oste anche lui ammazzato, e si angustiava
per il !atto che poteva essere s!uggito alla peste per
trovare, all#inizio del viaggio nel mondo libero e
avventuroso, una +ne ingloriosa. Svelto si alz/ e disseA ;
$hiedo scusa, la mia sosta C durata pi" del dovuto. ntendo
camminare ancora per un bel tratto prima che cali la notte.<
.rese la sacca, se l#assicur/, mise il cappello e rimase
stupito e preoccupato che il gentiluomo non avesse l#aria di
trattenerlo. 0li sembr/ che !osse bene tendergli la mano per
congedarsi, ma l#altro non la prese, invece, indicando le
monete lasciate sul tavolo da Anselmo, gli !ece notareA
;Signore, dimenticate la vostra vincita.<
;,on la dimentico<, replic/ Anselmo, ;la regalo alla
signorina.<
Allora l#altro salt/ su come se gli !osse toccata la peggiore
o6esa, ed Anselmo automaticamente dette di piglio alla
spada, con il che riacquist/ il suo coraggio innato, come se
dal gelo nelle sue vene salisse una preziosa !orza. 5a gi) i
lineamenti del gentiluomo si distendevano, e lui disseA<La
signorina non accetta il dono, ma giochiamo un#altra volta,
voi puntate tutta la vincita vostra, ed io invece 8 Anita.<
,on !u solo l#allarme a !ar aNuire il sangue di Anselmo al
cuore, ora, guard/ verso Anita e vide come le si chiudessero
gli occhi, la testa le calasse sul petto, come stringesse ancor
di pi" il mantello su di s2 quasi per rassicurarsi, come se
ora, poich2 si giocava su di lei, sulla sua sorte, arrivasse alla
consapevolezza del suo essere e della sua dignit) umana,
dopo la messa al bando e i giorni, le settimane o gli anni
gravati su di lei. Anselmo non ebbe da lei nessuno sguardo,
ora, non pot2 indovinare che cosa lei, in !ondo alla sua
anima, desiderava.
l marchiato e la donna bruna erano di nuovo usciti dal
bosco. Sulla radura ombrosa tirava un vento leggero, come
annuncio della notte. 3utti in piedi, solo Anita seduta, come
raccolta e stretta in s2. Anselmo era tanto pronto a partire
che gi) senza volere aveva appoggiato in avanti un piede.
l gentiluomo lanci/ per primo, i dadi, quasi !ossero essi
stessi indecisi, rotolarono incredibilmente a lungo qua e l)
sul tavolo. n+ne !urono diciassette, i punti. 5a nessuno si
stup- quando Anselmo !ece diciotto.
.arve ancor pi" pro!ondo di prima, il silenzio. Dur/ circa un
minuto. 3utti restarono immobili, anche Anselmo, il piede
ancora appoggiato in avanti. Solo Anita si alz/ lentamente
continuando a guardare in basso.
;te entrambi<, disse il gentiluomo. Bgni parola, ogni
indugio sent- Anselmo, sarebbe stato senza senso ed
avrebbe signi+cato pericolo senza scampo. Si mosse senza
voltarsi intorno, ud- dietro di s2 i passi di Anita, di pi",
credette di sentire l#alito delle sue labbra, il bosco si chiuse
dietro di loro, in pochi minuti !urono sulla larga strada
maestra che lui non aveva presunto cos- vicina, e soltanto
ora sospir/ di sollievo, come se !osse s!uggito al dannato
territorio del pericolo. .oco si sarebbe stupito se il rumore
dei passi di Anita !osse stato un inganno dell#udito e se
anche lei alle sue spalle !osse stata risucchiata dalla segreta
magia( ma quando si volt/ lei era l-, stretto il mantello sulle
spalle ed il seno, l#orlo rovinato dell#abito le s+orava i piedi
nudi, ed il suo viso acceso dagli occhi vigili riluceva in quello
di lui.
;Vuoi !armi sentire +nalmente la tua voceE<, domand/
Anselmo.
;Sono tua<, disse, si inchin/ un poco e lui l#accolse tra le
braccia, in cui lei si sciolse.
Era sera, per la strada nessuno. l boschetto che stavano
lasciandosi dietro, di estensione minima, stretto come una
!ascia, rendeva ad Anselmo quasi incredibile che tutto quel
che aveva visto !osse avvenuto l-. 5a l#esperienza
indietreggiava non soltanto nello spazio, anche nel tempo,
incredibile, strano. $ome se lui !osse rientrato, ora, nel
mondo reale, dove anche le leggi consuete valevano.
Si vedevano poche abitazioni decenti, su colline abbastanza
lontane sorgevano rocche e villaggi, campagnoli,
mendicanti, asinai, venivano incontro. Sottili piccole nuvole
brillavano ri@ettendo ancora lo s!olgorare del sole, eppure
si era gi) al crepuscolo, e quelli che venivano loro incontro
si accorgevano appena del curioso abbigliamento di
Anselmo ed Anita. .otevano sembrare una giovane coppia di
nobile casata che veniva da uno dei piccoli castelli che
troneggiavano sulle colline. n quel tempo di disordine,
epidemia, dis!acimento, si vedeva poi la stranezza del
rimescolamento dei costumi, specie nelle zone prossime alle
citt), come un portato dello scompiglio di tutti i rapporti.
;Dobbiamo accelerare<, disse Anita, ;e !ermarci prima
possibile in un posto sicuro, in!atti, per dire la verit), io di
mio marito non mi +do.<
;3uo maritoE<
;S-, siamo regolarmente sposati, non mi ha rapito o
sequestrato come pensi tu, niente de genere, ci ha unito in
matrimonio alle quattro di stamani il padre $eleste nella
cappella del convento di sant#Anna. ,on avevo altra scelta.
Era troppa l#angoscia che avevo nel nostro castello, tra il
vento che so*ava dalle +nestre scassate e gli accoliti di mia
madre che di notte nel salone sbevazzavano e cantavano.<
7accont/ quindi, in miscuglio di con!usione e di errore,
verit) e !orse invenzioni, !alsit), intrecciate. Da tutto ci/
Anselmo venne a sapere che il padre di lei aveva lasciato la
casa insieme ad una certa donna, che una banda aveva
svuotato completamente la casa e che lei, Anita, con la
madre, in quelle stanze saccheggiate, aveva patito ora la
!ame, ora vissuto nell#abbondanza, che l#uomo di cui lei,
Anita, si diceva moglie, era stato l#ultimo amante di sua
madre, ma senza tregua le aveva !atto la corte con lo scopo
di disonorarla, che appena il giorno prima la madre l#aveva
picchiata, che quella mattina dopo le nozze lei, Anita, aveva
lasciato la casa, ed il marito, il gentiluomo, l#aveva !atta
incontrare subito dopo in una taverna con il marchiato e la
prostituta, che lei +no a quel momento non aveva mai visto
n2 saputo che esistessero, che quei tre avevano discusso un
certo piano da mettere presto in pratica, che nella locanda
l#oste, anche se si credeva che li aspettasse, li aveva accolti
in modo ostile, che i due uomini lo avevano portato in casa
dove probabilmente lo avevano ucciso.
,on ri!er- tali cose, per/, come strane, magari tremende, ma
come esperienze, a un dipresso, quotidiane che toccavano
appena la pro!ondit) della sua anima( o ripeteva, come un
bambino, una storia capita male, in modo inesatto ed
esagerato. Andava avanti a parlare senza !are domande ad
Anselmo, ma tenendolo sempre stretto per la mano.
Si !aceva scuro, la strada si allungava vuota davanti a loro
tra alti pioppi sotto un cielo pallidamente stellato. Anselmo
aveva intenzione, non appena si !osse vista una qualche
casa abitata, di chiedere che li !acessero entrare e dessero
loro da dormire. 5a non si scorgevano !attorie, locande,
nessun castello, neanche in collina( nessuno veniva pi" loro
incontro. D#improvviso ud- un rumore di ruote che si
avvicinava. ?na luce cadeva sulla strada da una lanterna
pendente dal timone di un carro. Anselmo si !erm/, lo !ece
avvicinare, richiam/ chi lo conduceva, invisibile, con un
grido, il carro si !erm/, da sotto la larga copertura sbuc/
una testa. ?n attimo dopo salt/ gi" un uomo magro con in
mano la !rusta, come pronto a combattere, e cominci/ a
urlare in modo spaventoso, come se soprattutto volesse
!arsi coraggio. ?rlava senza calmarsi, sempre con la !rusta
in mano, pareva che volesse di!endere il suo carro e la sua
vita, tanto che Anselmo ed Anita non poterono !are meno di
mettersi a ridere. Allora l#uomo si accost/ a loro e, quando
vide i due alla luce della lanterna, la !ece +nita, si plac/,
rise anche lui riconoscendo che non lo avevano assalito
briganti in agguato, questo aveva temuto, !ece salire
Anselmo e la sua compagna e si dichiar/ pronto a portarli
non in qualche locanda, come Anselmo chiedeva, ma a casa
sua, che si trovava poco lontano dalla strada. $ostui non era
a6atto, come ora vide Anselmo, un carrettiere o un
contadino, ma probabilmente un uomo di condizione
migliore, nel suo abito nero chiuso con il colletto bianco, con
il cappello a punta sotto cui si gon+avano i capelli bianchi,
lui vide un medico, un !armacista, o un giudice.
DisseA<Sembrate di buona casata, non voglio sapere di pi",
perch2 altrimenti devo !orse ri+utarvi l#ospitalit). .otete
avere da me un giaciglio per la notte.<
l veicolo si mise in movimento. Anselmo non seppe la
lunghezza del percorso, perch2 lui ed Anita si
addormentarono subito e si svegliarono solo quando il carro
si !erm/ di colpo, e !orse gi) da un minuto gli stava davanti
l#uomo dai capelli bianchi nell#atteggiamento umile di un
!edele servitore che attende che i padroni scendano, ma non
osa disturbarli.
:uando +nalmente !urono scesi, li accompagn/ con gran
cortesia in casa passando da un giardinetto di gai +ori
dall#alto stelo che giusto intorno a s2 rischiaravano la notte
8 si trattava di un edi+cio molto lungo, basso, grande, con il
tetto piatto 8 li !ece entrare indicando a destra in un
soggiorno, restati soli rimasero mano nella mano nella
stanza non illuminata, impazienti come bambini. ?n po# alla
volta apparvero i pro+li dei mobili, gradevoli come ben si
adattavano ad una semplice residenza di campagna, il
so*tto mostrava le travi consumate. l vecchio rientr/ con
due alti candelabri con le candele accese, li pose su un
tavolino quadrato, !ece accomodare i due giovani su due
sedie dall#alta spalliera uno davanti all#altro, usc- di nuovo e
dopo un minuto appena port/ carne !redda, !rutta,
pasticcini, e da una cara6a di vetro vers/ un vino rosso
scuro, agrodolce. Loro mangiarono di gusto e lieti di essere
al sicuro. Lui torn/ ancora due o tre volte per riempir loro i
calici e cambiare i piatti. :uando vide che il pasto era +nito,
indic/ con un gesto che era il momento di alzarsi, li
accompagno lungo il corridoio +no alla stanza di !ronte, dal
cui basso so*tto una lampada velata di verde versava una
debole luce sullo stretto giaciglio bianco. Alla parete lunga
stava un tavolo con lavabo, brocca, asciugamani e tutto
quel che poteva servire per lavarsi e rin!rescarsi. Ai piedi
del letto c#era un tavolino apparecchiato con vino e !rutta. l
vecchio si volt/ e chiuse l#uscio dietro di s2 prima che i due
potessero anche solo augurargli la buonanotte.
Era la prima volta che Anselmo teneva tra le braccia una
!emmina, e, mancando di esperienza, non seppe dapprima,
o almeno non se ne preoccup/, che era una !anciulla
vergine( gli si abbandon/ subito tra le lacrime, poi con
passione non trattenuta, ed in+ne gli appoggi/ la testa sul
cuore quasi con !ervore materno. .roprio come lei in questa
prima notte d#amore divenne pienamente donna ed insieme
le si risvegli/ l#a6ettuoso sentire materno, tra le sue braccia
Anselmo divenne cos- pienamente uomo, tuttavia, che, dopo
l#orgoglio della conquista e la gioia della spossatezza, gi)
sentiva in s2 crescere la premura di non perdersi nella
donna, l#angoscia della !edelt) e insieme l#impulso di
lasciare l#amata che gli si era data piena di +ducia. l
chiarore dell#alba che attraverso lo spiraglio della tenda
sgattaiol/ sul pavimento, le prime voci degli uccelli nel
giardino, ridestarono in lui non gi) il desiderio per la
dormiente che tenera, le palpebre chiuse, i capelli biondi
sulla !ronte, sulle guance, sulle spalle, giaceva sul cuscino
incredibilmente estranea 8 ma il desiderio della lontananza,
dell#esser solo, della libert) 8 e di altre donne. l pensiero di
proseguire il cammino insieme a lei gli era insostenibile, era
come se una compagna di viaggio, chiunque !osse, non
dovesse essere meglio di una catena da trascinarsi dietro.
Era risoluto ad andarsene prima che lei si svegliasse, e tutto
quel che provava per lei era il dovere di lasciarle un po# di
denaro perch2 prima di ritrovare il marito o un altro amante
non so6risse, a un dipresso, di miseria. Dormiva cos-
pro!ondamente che che lui pot2 vestirsi con grande cautela
nella penombra della stanza chiusa dalla tenda, ma in tutta
calma. Del resto non temeva che si svegliasse. Si sentiva il
cuore cos- corazzato e !reddo che anche le lacrime, le
suppliche, ammesso che ci !osse da aspettarsi cose de
genere, non avrebbero avuto alcun potere, e sapeva che lei
non aveva alcun diritto su di lui e sulla sua libert). Se anche
considerava il vecchio, che doveva dormire in qualche altra
stanza della casa, costui non poteva !ermarlo n2 con le
buone n2 con le cattive. n Anselmo non c#era altro che
l#impulso a riprendere la via dell#espatrio che lui, oppresso
da circostanze buie, come guidato dal destino, aveva
cominciato, ed al cui esordio gli era toccata, come
signi+cativo avvertimento, un#avventura cos- contorta,
ancorch2 non pericolosa.
.ronto alla partenza, ora lanci/ uno sguardo di commiato
alla dormiente e vide una piccola meraviglia, la coperta le
era scivolata di dosso e, attraverso lo spiraglio della tenda,
mentre il suo corpo, il letto e la stanza erano sospesi nella
penombra, una strisciolina di sole le correva tra i seni, sulle
labbra, la !ronte, nei capelli, e tagliava in due la dormiente
come un pugnale d#oro. Se ne sent- attratto con !orza, e non
!u modesta la tentazione di mettere in ombra il solco dorato
del sole con un amplesso, ma da !uori l#alba non solo
seduceva, minacciava anche( cos-, completamente sveglio,
si disse che ogni ulteriore indugio poteva costargli !orse non
solo la libert), ma anche la vita( e senza neanche toccare
con le labbra la !ronte di lei 8 gi) si era chinato 8 con !redda
risoluzione, ancora scottata dalla tentazione vinta, lasci/ la
stanza e chiuse piano la porta dietro di s2. .ercorse lo
stretto passaggio divisorio la cui oscurit) era sempre
rischiarata dalla +accola postagli al termine, ed apr- la porta
della casaA i +ori dal lungo stelo in giardino davanti a lui
brillavano luminosamente vari. L#aria ci/ non di meno, dopo
il dolce stantio chiuso notturno della stanza, con la sua
!reschezza odorosa gli dette quasi le vertigini, dalla
meraviglia e dall#esultanza. ?n#alba cento volte piena dopo
una notte cento volte piena. Sulla soglia respir/
pro!ondamente, ed ecco il gentiluomo sbucar l- davanti,
vestito come il giorno prima eppure di assai migliore
apparenza, e senza la benda rossa sull#occhio. l senso di
giovanile prontezza, in quella !resca meravigliosa ora,
inondava con tale potenza le vene di Anselmo da non !argli
provare alcuna paura, solo stupore( anche il pensiero
d#esser stato venduto secondo un abile piano ora arrivato a
compimento gli tremol/ dentro come una +ammella per poi
rispegnersi. Ed era indi6erente, in+ne, che si !osse !atto un
gioco in!ame o che il gentiluomo avesse saputo trovarlo con
destrezza oppure per caso, ma questi, come se avesse
seguito i pensieri di Anselmo, disseA
;nnanzitutto vi do la mia parola che solo il mio buon naso vi
ha scovato, signor 7igardi %ma Anselmo non si era presentato, il
giorno prima, se non con il nome, ed accennando al cognome del
suo famoso maestro di scherma N.d.t.'. E vi assicuro che nelle
vicinanze nessun v#C, se non io, che voi due abbiate da
temere 8 nel caso che voi si6attamente !oste !ormato<,
aggiunse con un sorriso, ;da aver paura. n+ne, acciocch2
sappiate con chi avete a che !are, ecco lo nome mio e lo
rango, ieri taciuti per ragioni buone o cattiveA io son il conte
Francesco de# 7aspighi, ultimo di tal nome, sulla via della
gloria o dell#acerba morte, cos- come voi. Ed ora, al !atto.<
;Ascolto<, disse Anselmo.
;eri voi, signor Anselmo, mi vinceste in modo onesto la
consorte al gioco. 7itengo che senza meno sarete propenso,
com#C costume tra gentiluomini, a darmene rivincita.<
Anselmo stava per dire che gi) era intenzionato a rimettere
ai dadi la decisione in merito, e di essere pronto a restituire
la vincita paci+camente. 5a sapeva che questo non sarebbe
certo piaciuto a 7aspighi, che avrebbe considerato tale
o6erta probabilmente un#o6esa, e rispose cos-A ;Sono
pronto, C naturale, ma non volete dirmi che cosa avete
puntato come controvalore per AnitaE<
;La vita<, replic/ il gentiluomo in tutta calma.
;Voi scherzate<, disse Anselmo. ;Le poste in gioco sono
troppo diseguali. ?na donna, !osse anche la pi" bella, si pu/
sempre rimpiazzare, la vita invece 8 ne avete una sola.<
;Donna e vita, valenti o vili, pari mi son, l#occasion lo
decreti.<
;.er me non C cos-, il valore C di6erente, e la vita vostra,
per me, non vale quasi nulla. $he cosa vincerei, in!atti, se
voi non siete pi" vivoE<
;La sicurezza vostra, nientemeno.<
;,on vi capisco<, disse Anselmo, rendendosi conto che
l#intera cosa non era uno scherzo.
;3anto di*cile non dovrebbe essere<, rispose 7aspighi.
<S#io vinco e Anita riaver posso, noi siamo pari, uomo
contr#uomo contrapposti, e le nostre spade si misureranno
l#una con l#altra.<
Anselmo corrug/ la !ronte. ;eri voi stesso vi siete giocato
Anita, non dovete chiederne ragione.<
;eri era ieri, oggi C oggi. $he di nuovo oggi esca scon+tto o
che voi mi neghiate la rivincita a cui non posso n2 voglio
costringervi, un minuto pi" tardi non ci sar/ pi". Dovete in
ogni caso decidervi.<
;E sia, giochiamo. 5a soltanto la mia vita contro la vostra,
nient#altro.<
+ori dal lungo stelo li circondavano in un cerchio allargato.
Entrambi si trovavano su un piano ghiaioso verdastro
cangiante come ad un tavolo da gioco o su un piano
destinato allo scopo.
l gentiluomo scosse la testaA ;,on accetto regali.<
;,essun regalo<, disse Anselmo, ;sbarazziamocene subito.
$ome sarebbe, per !are un esempio, se io vi chiamassi
!arabuttoE<
?n sorriso strano si mosse sulle labbra del gentiluomo. La
durezza dei suoi lineamenti si addolc-, sembr/ pi" giovane,
anche !raterno, tanto che Anselmo si sent- di tendergli la
mano.
;Sol per compiacervi, signor Anselmo, voglio !ar come s#io
credessi che voi mi prendiate davvero per un !arabutto. 5a
di peggiori ne incontrerete, nel caso che possiate sulla terra
ancora incontrare qualcuno.<
E di colpo, con espressione completamente mutata, eretto,
principesco, per la prima volta proprio come un gentiluomo
si dispose. Due spade insieme volarono dai !oderi, gli usuali
ossequi si tras!ormarono in armi, e subito le spade emisero
reciproci lampi. .er un po# il duello !u incerto. Anselmo
pens/ che Anita ora doveva pur svegliarsi dietro la tenda,
ma nulla si muoveva, n2 si !aceva vedere. nvece sulla porta
di casa apparve all#improvviso il canuto, di cui Anselmo si
era scordato, con una lunga veste da mattino, quasi uno
spettro in sogno, pareva non capisse che cosa stava
succedendo, una !ase d#un torneo, !orse, poi di colpo a6err/
che in questione erano vita e morte. E precipitandosi gi)
oltre un angolo della sua lunga casa di nuovo con quelle urla
!olli, abbiette, della sera prima, quando aveva incontrato
Anselmo, corse via. due non se curarono, e seguitarono il
duello. Anselmo si compiacque della sua maestria, davvero
era come un gioco, per lui, ed anche se sapeva che non lo
era, non riusciva ad immaginarsi che in qualsiasi momento o
lui o l#altro avrebbe potuto cadere a terra !erito o morto.
A cadere !u l#altro. n quegli attimi gli guizz/ in cuore una
paura, non nel senso che lui temesse qualche conseguenza,
era invece raccapricciante che il !erito, un attimo prima
ancora tanto vivo, giovane, !raterno, sarebbe scomparso
entro poco e per sempre dal mondo, sarebbe stato una
persona perduta. $on in mano sempre la sua morti!era
spada Anselmo s#inginocchi/ vicino al gentiluomo, cui uno
zampillo rosso vivo di sangue schizzava in alto dalla gola.
Automaticamente Anselmo tent/ di chiuderne la !onte con
una mano, e grid/ in direzione di Anita, come se lei potesse
prestar soccorso. l gentiluomo apr- gli occhi ed ebbe ancora
la !orza di parareA ;7ecatevi presso il pi" vicino tribunale a
dire che avete ucciso il conte 7aspighi. Sarete
ricompensato.< .oi con la sinistra strinse il braccio di
Anselmo e lo spinse via, come !osse del tutto insensato
rimandare di pochi attimi la +ne. 0uardando negli occhi
Anselmo, aggiunseA ;So che non lo !arete<, si sollev/ di
colpo come tentasse di rimettersi in piedi, ma !u solo un
!orte sussulto scorrente attraverso il suo corpo, ricadde gi"
ed era morto. Anselmo volse lo sguardo verso la casa, come
sgomento. Anita stava alla +nestra, aperta, con gli occhi
sbarrati, il mantello rosso porpora stretto al seno. ,on era
chiaro se capisse quel che era successo. ;3uo marito C
morto<, disse lui.
Lei non rispose altro che questoA<Lasciami sola con lui.<
Anselmo le si avvicin/, lei lo respinse, le braccia incrociate
sul mantello, le mani avanti, aperte. ;Va# via<, disse.
,elle sue parole non c#era alcuna rabbia, o dolore, rivolta, o
rassegnazione. Si trattava soltanto della cognizione
inspiegabilmente nitida, la capacit) di distinguere il
necessario dall#insensato e !utile. Anselmo sent- che lei in
cuor suo intuiva tutto quello che in lui gli eventi delle ultime
ore avevano mosso, le onde inquiete spinte dalla super+cie
+no al pro!ondo, e vi leggeva la man-a, l#unico, invincibile
desiderioA io voglio continuare a !ar la mia strada.
La casa, il giardino, i +ori colorati dall#alto stelo, il morto
sulla ghiaia, la donna alla +nestra come il rosso porpora del
suo mantello, tutto si spense. l cielo mattutino si spalanc/
in+nito in lontananza ed in altezza. .rese a ronzare
l#immensit) del silenzio. Anselmo si volt/ e and/.

$ammin/ per giorni per lo pi" sulla larga strada maestra che
portava verso sud %terzo riferimento orientativo, dopo ergamo
ed il lago d!"nzeo N.d.t.', talvolta tagliando il percorso se
incrociava campi, aree coltivate, alberete. Da vari segni o
anche solo da sensazioni sue not/ che l#epidemia era da
tempo scomparsa da quei luoghi, o meglio aveva
risparmiato la regione. Di ora in ora il mondo si !aceva pi"
luminoso, promettente e gioioso. 5angi/ in taverne tenute
a modo, in belle locande, e trascorse la notte su giacigli
puliti. nomi dei centri abitati grandi o piccoli suonavano
alle sue orecchie quasi sempre come ignoti. Alcuni li aveva
sentiti in patria, tuttavia mai aveva pensato che avrebbe
messo piede in tutti i luoghi il cui signi+cato eraA lontano ed
estero. Anche le persone con cui talvolta, !uggevolmente o
meno, s#intratteneva, per quanto non diverse da lui
di6erivano per la loro parlata e per l#atteggiamento che,
noncurante, spigliato, sembrava meno curioso e pi"
riservato, pi" indi6erente e presuntuoso di quello della
gente che +n l- lui aveva conosciuto. Andava avanti 9 gli
sguardi non lo disturbavano, restava disinvolto nonostante
il suo sempre insolito modo di vestire, la sua espressione
nobile seria ma anche da ragazzo, di cui era certo poco
consapevole, e che neanche in quella regione era comune. l
paesaggio del suo cammino era vasto e piacevole,
nonostante la luminosit), l#azzurro del cielo era meno
intenso, ed un vento delicato lo avvolgeva quasi sempre.
?na +la di montagne lo accompagnava, lentamente ma di
continuo crescenti, mai vicine, le cui cime talvolta
rilucevano di un caldo biancore 8 sottili piccole nuvole o
neve che la primavera so*ava via %gli Appennini visti dalla #al
$adana -N.d.t.'. l vento portava con s2 un odore aspro. Ad
Anselmo tale gusto presto rivel/ in punta di labbra che
stava procedendo in parallelo con il mare %Adriatico,
evidentemente N.d.t.' che, per quanto distante, si ri@etteva
nell#azzurro del cielo. $amminava con straordinaria !acilit),
non si stancava neppure dopo aver camminato per ore,
talvolta era come se, s!uggito a quell#avventura perduta, lui
!osse stato estratto da un bagno magico che aveva
tras!ormato il ragazzino nel giovane. Bgni apprensione era
diminuita, ogni aNizione, ogni nostalgia, e se da principio
era stato aNiggente che avessero cos- completamente
perduto colore la sua citt) natale, i genitori sterminati, gli
amici perduti e gli amici traditori, la sorella, il compagno di
giochi e l#amica che giacevano nel !ondo di un lago 8 ora
anche l#aNizione era sparita ed era rimasto soltanto il senso
della !elicit) di esser solo e libero e la meraviglia di trovarsi
ad un inizio. Sulla strada si erano o6erte molte relazioni e
possibilit) di ogni tipo, ma lui se ne astenne in tutti i modi,
e gli !u !acile, in!atti, poich2 nella sua prima giornata di
viaggio tutto quello in cui si era imbattuto lo aveva preso
subito con violenza impadronendosene, ora lui scivolava
dentro qualsiasi cosa senza che niente gli restasse
attaccato. Da due ragazze con cui una sera aveva scambiato
carezze al margine della strada si conged/ con una risata,
quando vollero attirarlo in una vicina !attoria, con un
cortese #grazie# lasci/ proseguire una giovane dama
riccamente vestita che aveva !atto !ermare la sua carrozza
proponendogli di !are un tratto di strada insieme. 7espinse
l#invito di due giovani signori ad un vivace intrattenimento
nel castello del loro genitore, il barone de# Vincenti. ?n
gruppetto di soldati con cui aveva cioncato, sette in tutto,
diretti al loro reggimento, quello del conte 3ovaldi, che
intendevano spingerlo ad unirsi a loro, lasci/ che
continuasse la sua marcia senza di lui. .ochissimo l#attir/
l#invito di alcuni giovani con cui aveva preso a scherzare in
pieno giorno davanti a una chiesa, a giocare ai dadi, come
quello di una vecchia che lo aveva invitato, lungo una via
silenziosa, a cena insieme alle sue +glie di dodici e
quattordici anni, e neppure doveva pagare qualcosa. n+ne
la cosa pi" straordinariaA si cur/ appena delle
punzecchiature con cui alcuni ragazzotti s!rontati, in
agguato !uori da una cittadina che lui stava lasciando,
pensavano di provocarlo. $he per/ se ne andarono subito
quando lui, la mano all#elsa della spada, si !erm/ e gli piazz/
addosso, pi" incuriosito che adirato, i suoi occhi ben aperti
e seri. 3utto, punzecchiature, inviti, occhiate, allettamenti
d#ogni genere, !urono impotenti, come se lungo la via per il
suo cuore e il suo cervello perdessero ogni senso ed ogni
!orza. ,on era disposto neanche al pi" piccolo spreco(
sentiva con sicurezza, per quanto in modo non del tutto
consapevole, che quel che lui poteva aspettarsi avrebbe
saputo presentarsi con inequivocabile certezza, nitida oltre
ogni dubbio( di pi", che quel che aveva vissuto nella prima
giornata del suo viaggio non era stato altro che un#ombra
enorme che una sorte predeterminata aveva proiettato in
anticipo su di lui allo scopo di trovarlo pronto al momento
giusto. :uei sette giorni di cammino ora gli sembravano un
sonno albale seguito ad un sogno con!uso, e quanto gli si
era !atto incontro durante tale sogno !orse era stato di
minor conto di quel sogno, risonante invece di voci e
richiami della realt), sempre pi" vicini. ,on poteva durare,
ci/, che +no al momento del suo risveglio completo.
Verso la sera del settimo giorno, dopo una camminata di
molte ore interrotta giusto a mezzod-, giunto sul posto
senza volere dalla strada maestra, Anselmo si trov/ in un
pianoro erboso rigogliosamente coperto di +ori di campo
rossi, bianchi e azzurri. ,on sembrava continuare neppure
lo stretto sentiero nel bosco che da ultimo Anselmo aveva
percorso, la coltre di +ori lo aveva per dir cos- inghiottito. E
lui pot2 arrivare a vedere anche poco l) dove si levava una
parete impenetrabile di alberi impenetrabile. A destra vide,
per quanto a distanza considerevole, un muro cos- ricoperto
di verde da rivelare solo qualche merlatura, dietro cui lui
pot2 ben +gurarsi un castello ed un parco. .ur privo di una
meta precisa, era per/ come se avesse !atto una deviazione,
ed inizi/ a guardare indietro per riscoprire il sentiero che
l#aveva portato l-. nvece era sparito. .oteva spiegarsi la
cosa nel modo pi" naturale ed era ben certo di trovare un
varco da qualche parte, ed anche se la vastit) dell#area lo
catturava, per dir cos-, senza suggerirgli alcunch2 di
magico, era invece un segno che ammetteva interpretazioni
d#ogni tipo, !avorevoli o s!avorevoli, o d#entrambi i generi,
un segno d#invito e di pericolo. Si +d/ dei suoi
presentimenti, tanto pi" che essi emergevano dalle
pro!ondit) della sua anima, dove erano di casa anche le sue
aspettative e la sua volont). Si guard/ intorno come se da
qualche parte dovesse arrivare l#avventura, o il suo destino.
Era tanto straordinariamente pronto e bramoso che, dopo
aver lasciato a lungo correre intorno lo sguardo, con gli
occhi s+or/ anche tutto quanto il prato +orito, e da ultimo si
volse al cielo, come se alla +ne anche da l- potesse venire
un qualche prodigio. 3utto per/ rimase vuoto, immobile e
tanto silenzioso che Anselmo credette di udire il suo respiro.
0i) nei giorni scorsi era stato immerso nel silenzio e
nell#isolamento 8 anche queste erano esperienze, per lui 9 ,
ma stavolta c#era qualcosa di speciale, di non ri!eribile solo
a s2, che aveva bens- l#aria d#un passato noto. Si sent-, anzi,
si vide per dir cos- in un immenso piazzale per un torneo, ed
automaticamente si mise in posa come se dopo una gran
tenzone !osse rimasto l#unico, meglio, come !osse il
vincitore, senza saper come spiegarsi tale sensazione non
basata sui !atti, ma sul suo atteggiamento. 7imase per un
poco in quella posizione senza mutarla, +nch2 non si sent-
ridicolo. Eppure muoversi, cambiar posizione gli sembr/
vano, se privo di uno scopo. Soprattutto non sapeva proprio
decidere se distendersi nell#erba o se invece doveva
lasciare la radura dirigendosi da qualche altra parte. n
quella not/ che alla sua sinistra, dove il bosco era pi" che
altro un intrigo di cespugli, si avvicinava qualcuno( era un
vecchio dalla barba bianca in tonaca marrone scura che
dapprima non !ece caso ad Anselmo, dopo pochi passi in
parallelo ai cespugli si !erm/, si chin/ appena e, come vide
Anselmo avvicinandoglisi, riemp- ad una !ontana la sua
brocca, bevve, si sedette sul bordo della !ontana, tir/ !uori
dalla sacca un pezzo di pane e inizi/ a mangiarlo. Bra,
avvicinandoglisi ancora Anselmo, il vecchio lo chiam/ con un
cenno con+denziale, come lo avesse atteso, e rispose
all#augurio di una buona sera del giovane o6rendogli da
bere.
;E# solo acqua, non c#C dubbio<, disse con voce +oca,
spenta, ;ma C la migliore di tutta la regione.<
Anselmo bevve e si accorse in quel momento di quanta sete
aveva. E di quant#era stanco, tanto che si distese nell#erba.
;Siete diretto alla capitale per !arvi arruolareE<, domand/ il
vecchio.
E allora Anselmo !ece mente locale a quei segni che negli
ultimi giorni aveva visto e sentito di una possibile guerra,
anzi, d#una guerra in stato di preparazione, segni tuttavia
da lui ignorati come se essenzialmente non potessero o
meglio non dovessero riguardarlo, al pari di tutto quanto
desse al suo cammino una meta sicura costringendolo ad
una precisa decisione. nvece in quel momento si sent-
coinvolto dalla domanda del vecchio, quasi come chi
svegliandosi ode una voce gi) risuonata, del resto, nel
dormiveglia. E stette ad ascoltare per dir cos- con crescente
partecipazione il vecchio, intento a narrare che il principe
giaceva ammalato, che anzi, secondo alcuni, era prossimo
alla morte, che l#erede, in viaggio all#estero per via di
contrasti con il padre, era come scomparso da mesi, che un
nobile della dinastia detronizzata un secolo prima, di nome
Silvio, cominciava per dir cos- ad ostentare un pericoloso
potere, che lo Stato con+nante da tempo attirava su di s2
sospetti armandosi chiaramente in vista d#un attacco pur
senza una vera dichiarazione di guerra %non % facile dare un
corpo storico a &uesto resoconto, infatti non sappiamo neppure
&uanta strada possa aver percorso Anselmo in sette giorni da
ergamo verso sud' gli staterelli in &uestione (nell!anno ()*+)
potrebbero essere &uelli facenti capo a ,errara, a -odena . -
N.d.t.'. Bra nel paese durante gli ultimi giorni in tutta !retta
si procedeva ad armarsi ed all#arruolamento, ma non in
modo unitario, bens- !azioso, ed esisteva il pericolo che le
truppe, invece di muoversi all#unisono contro il nemico
esterno si sbranassero, divise in due partiti, in modo
!ratricida, e potessero abbandonare il paese ad una !acile
predazione da parte del nemico. ;:uel che dunque avete da
!are prima di tutto, giovane signore<, concluse il vecchio,
;sarebbe decidere il partito entro il quale avete intenzione
di combattere.<
Anselmo non sapeva rispondere n2 al vecchio n2 a se
stesso. ,on sapeva da quale parte stesse la ragione e gli
era indi6erente, in!atti non aveva opinioni in merito. 0li
sembrava stupido schierarsi da una delle due !azioni per
prendere parte poi alla battaglia, nell#ipotesi che ci/ gli
garbasse. $os- risposeA ;Di sicuro non lo so ancora se
combatter/ in uno schieramento, in!atti dopo che ho
lasciato la mia citt) da un momento all#altro or!ano dei
genitori, ed ho viaggiato per sette giorni, io mi sento come
uno straniero, non C il mio paese, e le sue controversie non
mi riguardano proprio.<
;Lo posso capire<, replic/ il vecchio. ;La nostra terra
%riferimento all!intera penisola/ N.d.t.' ha cento province che
spesso sono pi" discordi tra loro che non quando si
uniscono contro un .aese straniero. 5a secondo come
vanno le cose oggi un giovane come voi deve ben decidere,
per non avere !astidi d#ogni genere da entrambe le !azioni.<
;E come, mio degno uomoE ,on so da quale parte sta la
ragione, se C migliore il principe oppure il suo oppositore.
Ditemi qualcosa su entrambi e prima di tutto chi vi
augurate, voi stesso, che risulti vincitore.< n quel momento
si pot2 percepire lo scrocchiare crepitante come d#un
rumore di rami spezzati, e al margine del bosco, pi" o meno
dalla parte opposta a quella da cui Anselmo era sbucato, si
vide nel pianoro d#erba un cavaliere in armi. Egli galopp/ nel
mezzo del campo con dietro un secondo uomo a cavallo,
certo uno sta*ere, a giudicare dalla modestia dell#abito,
che oltre al suo teneva per la briglia un terzo cavallo sellato.
Dal centro del campo il primo lasci/ vagare in giro lo
sguardo. ;l posto C qui<, grid/ in+ne, ;ma non vedo nulla,
n2 un muro n2 una casa.< .oi vide il monaco ed Anselmo, e,
tenendo la mano davanti alla bocca a mo# di imbuto, url/A
;Ehi voi, dove diavolo C questa casa di 0eronteE<
;,on C lontana<, rispose il vecchio, e !ece un cenno al
cavaliere, in!atti la sua voce era appena percepibile. L#altro
mise il cavallo al galoppo e !u subito da loro, mentre lo
sta*ere con gli altri due destrieri si !ermava in mezzo al
campo.
;Allora, dov#CE<, domand/ di nuovo il cavaliere. ndossava
un !arsetto scuro, alla cintura aveva una pistola, inoltre era
a capo scoperto, ed i suoi capelli neri ritti davano al suo
volto brutale un#espressione minacciosa.
;,on state a guardare lontano, ma l-<, disse il vecchio,
;dove dietro i rampicanti si nasconde il muro.<
;l muro lo vedo, ma non vedo nessun portone<, grid/
l#altro, adirato come se dipendesse dal vecchio se non
vedeva il portone.
;$e l#avete proprio davanti<, rispose il vegliardo. ;Fate caso
al ri@esso metallico verde oro che luccica tra i rampicanti.<
Anche Anselmo cominciava a vedere. l cavaliere era saltato
gi", tenendo il cavallo per la briglia con pass/ la destra sul
portone. ;E il saliscendiE<, grid/.
;,on ce n#C<, disse il vecchio.<l signor 0eronte a quel che
so non aspetta n2 riceve alcuna visita. o almeno, sebbene
ci sia passato davanti da molti anni, quando luccicava ancor
pi" aureo ed era sgombro di rampicanti, tanti da quando mi
dedico alle mie passeggiate serali in questo luogo, mai ho
visto il portone aprirsi n2 alcuno attraversarlo, neanche
0eronte.<
;Aprite<, rugg- il cavaliere continuando a guardar male
Anselmo 8 chiss) perch2.
;n parecchi son stati a ruggirci davanti, ma ancora non si C
aperto mai.
l cavaliere butt/ la briglia ad Anselmo e prese a colpire il
portone con i pugni da !arlo rimbombare. Anselmo tenne la
briglia e riseA ;Avete delle bizzarre costumanze, signore,<
disse.
;4izzarre o no, le costumanze non c#entrano. :uesto cavallo
appartiene alla scuderia reale. 7endetevi degno dell#onore
di tener la briglia.< E di nuovo colp- il portone. ;Aprite nel
nome del sovranoD<
ntanto che si era avvicinato lo sta*ere con i due altri
destrieri, al di sopra del bordo del portone apparve il volto
scavato d#un uomo e due mani, che lo sostenevano. Senza
una parola guard/ in basso l#energumeno che aveva !atto
rimbombare il portone.
;E# questa la casa di 0eronteE<, grid/ all#ins" il cavaliere.
;E quand#ancheE<, rispose la !accia sopra il portone.
;Allora apriteD<
;:ui non si !a entrare nessuno<, rispose la !accia.
;Allora mandate !uori il vostro padrone.<
;l signor 0eronte non esce da anni di casa n2 dal giardino.<
;7agion di pi" per degnarsi di !arlo una volta. l sovrano sta
morendo, il paese C in agitazione, il pericolo incombe
dall#esterno, l#erede C lontano, noi abbisogniamo d#un
signore( gi) si muovono aspiranti in un luogo e nell#altro,
trattenuti soltanto dal !atto che il sovrano viva ancora. V#C
memoria del prodigioso sguardo pro!etico di geronte. Deve
recarsi al giaciglio del sovrano e dire s#egli C perduto, e
quando morir).<
La !accia immobile al di sopra del portone replic/A<0eronte
non esercita pi" la sua arte da lungo tempo. $ento in questi
anni hanno tentato con oro e pietre preziose, con suppliche
e minacce, d#indurlo a rivelare l#ora della lor morte. ,iente
ve l#ha indotto. ,eanche stavolta egli esaudir) il desiderio.<
;Lo !ar), C in gioco la sorte del sovrano, del paese, dello
Stato.<
;A lui non importa del destino del sovrano, del paese n2
dello Stato. E# tutto inutile. Voltate all#indietro la vostra
cavalcatura.<
l cavaliere grid/A<,on scappate via troppo in !retta.
Ascoltatemi, e !atelo beneD Dite al vostro padrone che, se
non obbedisce, in meno di un quarto d#ora sar) qui un
reparto in armi !ornito di scale e di quel che abbisogna, e se
lui dovesse continuare ad opporsi, allora 8 diteglielo 8 la sua
bambina, la sua bella +glia sedicenne, Lucrezia, che lui ha
saputo nascondere tanto bene e proteggere, sar) del primo
che si arrampicher) sul muro 8 ed anche di tutti gli altri.< Al
che la !accia rugosa spar- e dopo un attimo si aprirono i
battenti, che si richiusero dietro il nero cavaliere, entrato
senza indugio. Ed Anselmo not/ sullo s!ondo con!uso del
bosco, ma poteva esser anche un inganno della luce
crepuscolare, un reparto di uomini a cavallo.
$on!uso e reso eccitato da quel che aveva visto e udito, si
rivolse al vecchioA ;$he cosa signi+ca tutto ci/E ,on pu/
esser vero che qui dietro vive chi ha il dono di prevedere
l#ora della morte alle persone.<
;E# la verit).< E, poich2 Anselmo scuoteva la testa
incredulo, aggiunseA ;Se pazientate un poco ne potrete
veder la con!erma proprio nella mia persona. Sono l#ultimo
di sette amici cui cinquanta anni or sono 0eronte predisse la
morte, predizione che si C adempiuta per ognuno nell#ora
che 0eronte aveva +ssato. Sono rimasto soltanto io e, per
quanto lungi dalla morte io vi appaia nonostante la mia et)
avanzata, so che nulla impedir) che oggi intorno alla
mezzanotte io sia morto com#egli predisse cinquanta anni or
sono.<
Anselmo rabbrivid-, ma prima che lui potesse continuare con
le domande il portone si riapr- e per primo ne usc- un uomo
magro in tonaca nera, con un copricapo nero da sotto il
quale sgorgavano abbondanti chiome bianche. :uel
centenario aveva invece sopracciglia nere e gli occhi gli
s!avillavano di !orza segreta come quelli d#un giovane.
,eppure la voce gli risuon/ come quella d#un vecchio
quando tonante si rivolse all#omarino cui apparteneva il
volto dis!atto prima apparso al di sopra del portoneA ;E# con
la tua vita che rispondi di Lucrezia.<
;,on si crucci, signor 0eronte<, disse il cavaliere, ;la
minaccia valeva solo nel caso che voi non mi aveste seguito.
Bra la vostra Lucrezia C al sicuro come se cento in!erriate le
si chiudessero intorno.<
;Avanti, allora<, grid/ 0eronte. Lo sta*ere con le due
cavalcature era sul posto, e sorprendendo Anselmo quel
centenario balz/ a cavallo come un giovane senza che il
servo dovesse tenergli le sta6e, questi sull#altro, ed il
cavaliere sul suo, cui Anselmo +n l- aveva retto la briglia.
3uttavia, prima che si richiudesse il portone, tra i battenti
apparve una !anciulla morbidamente vestita di bianco il cui
volto risplendeva albale tra i ricci bruni, che angosciata
grid/A<Dove vai, padre mio, perch2 mi lasci solaE<
;.rima che rispunti il sole sar/ di nuovo qui. E tu chiudi il
portone, nano.< 3utto successe in un momento, il nano e la
!anciulla sparirono dietro i battenti e 0eronte, il cavaliere e
dietro a loro lo sta*ere balzarono verso il margine del
bosco, dove in ombra li accolse il reparto armato del
cavaliere, dopo di che tutti scomparvero tra i rami
scrocchianti.
5entre i battenti del portone si richiudevano, per/, gli
sguardi di Anselmo e Lucrezia si erano incontrati e l#un con
l#altro accesi al punto che !u come se !rullassero in aria
scintille incandescenti, anche dopo che il portone era
chiuso. nsieme all#ultimo ton!o cupo del portone si smorz/
anche lo strepito degli zoccoli, il bosco ristette grande e
oscuro, e il grande prato !u come uno stagno scuro dove i
colori dei +ori continuavano a scintillare come gocce. Sulla
testa di Anselmo il cielo notturno pes/ senza stelle, carico di
nubi. E !u come se lontana, anzi, in un altro mondo,
risuonasse la voce tuttavia vicina del monaco, la cui
esistenza Anselmo aveva quasi dimenticato.
;Eravamo sette<, disse riprendendo la sua storia come se
l#accaduto non avesse prodotto in lui alcuna impressione o
non !osse stato presente, o !osse necessario che lui al
giovane straniero !acesse conoscere con urgenza il suo
destino e quel che lo aspettava quella notte.
;Soltanto io sono rimasto dei sette amici cui 0eronte
predisse l#ora della morta cinquanta anni or sono. Eravamo
un#allegra combriccola che tanto si sparpagliava di giorno
quanto si ritrovava di notte per bere e per divertirsi in ogni
modo. ,eanche le donne mancavano, nella nostra
compagnia, diverse avevano un uomo soltanto, almeno a
momenti, le altre erano di chi le voleva, talvolta venivano
scambiate apposta, o a caso, o per passione, cos- che
malgrado tutta quella spavalderia spensierata avevano
luogo anche liti e spargimento di sangue. 3uttavia, per
quanto talvolta si mettesse male, anche dopo le minacce, le
ingiurie, le imprecazioni, andava a +nire che ci conciliavamo
al suono dei calici. Al termine di una certa notte, oggi sono
cinquant#anni, iniziando l#alba il discorso cadde
sull#incredibile 0eronte, che gi) a quei tempi non si sapeva
da quanto abitasse proprio in questa casa nascosta dietro
questo muro. ,ei suoi anni giovanili, poich2 era gi) un
vecchio ed oggi deve contarne pi" di cento, aveva !atto il
medico e l#alchimista( ma un giorno, divenuto sazio della
sua arte e della sua scienza, oppure quasi immemore,
nient#altro gli piacque se non predire ai malati o anche ai
sani, ai giovani ma anche ai senescenti, secondo certi segni
da parte di nessun altro comprensibili od anche soltanto
osservabili, magari dallo sguardo, o dalla lucentezza dei
capelli, dal tono di voce, dall#odore dell#alito, la precisa ora
della loro morte, sia che lei li aspettasse in tempi lontani o
invece prossimi, sia che il loro destino dovesse compiersi in
modo naturale, a causa di malattia o di vecchiaia, sia a
causa di un incidente, di un duello, di un suicidio, per mano
d#un tribunale segreto o pubblico. $entinaia, migliaia, se ne
andarono con il terribile sapere dell#ora della loro morte, se
erano stati tanto !olli da interpellare 0eronte. Anzi, questa
predizione era cos- in!allibile che chi la conosceva si
cagionava nel tempo restante i peggiori rischi nelle mischie
di guerra, giacendo nel letto d#un appestato, di pi",
assumevano veleni o arrivavano ad in+larsi un pugnale nel
cuore senza trovare la morte. Erano immuni +no al giorno,
all#ora prestabiliti.
:uella notte dunque, una piacevole notte di primavera, noi
sette amici ed altrettante donne eravamo usciti per
continuare la !esta, iniziata in una taverna, sotto il cielo
notturno. Ed il caso ci condusse qui su questo stesso largo
pianoro d#erba, proprio dove ci troviamo noi. ,essuno +no a
quel momento conosceva questo posto, o nessuno lo
riconobbe. $i !ermammo, ci inebriammo dell#aria
primaverile, della dolcezza del vino che avevamo portato in
abbondanza, e dell#abbraccio delle donne. ,on valse quella
notte nessun diritto al possesso, nessuna scelta, nessuna
resistenza, nessun legame amoroso e nessun pudore.
,essuna donna seppe a chi e quante volte era appartenuta,
e tutte spettarono a tutti.
Verso l#alba inizi/ a so*are un vento !reddo che ci svegli/
dal sonno pro!ondo in cui eravamo caduti, ma le donne
dovevano gi) essersi svegliate, in!atti vedemmo che, come
se un#improvvisa vergogna le avesse spinte via da noi,
disordinatamente in branco, urtandosi l#una con l#altra,
sparivano nella penombra del bosco. ,oi giovanotti ci
guardammo muti, nei nostri occhi c#era odio e sete di
vendetta, perch2 a ciascuno in quella notte era stata
disonorata l#amante, ciascuno aveva subito oltraggio, era
stato derubato e coperto di vergogna. $i saremmo saltati
addosso tutti contro tutti, non a suon di pugni, dato che
eravamo gente nobile, ma con le spade, e stavolta sarebbe
+nita nel sangue eccome, se d#improvviso quel portone l-,
come oggi, non si !osse aperto ed il vecchio 0eronte non
!osse stato l-. l suo sguardo 8 !orse voi capirete, dal
momento che oggi l#avete visto 8 ci tocc/, anzi, ci sconvolse
al pari di un qualche prodigio. E lo era, in!atti. .erch2 senza
questa rilevante apparizione avremmo sguainato le spade. E
non vi stupirete del !atto che non potesse restar nascosto a
tale misterioso e terribile uomo il nostro torvo gusto di
tagliarci la gola l#un l#altro. Si !ece avanti come se ci avesse
atteso sostenendo che eravamo l-, come tanti in
precedenza, per sapere da lui a quale ora ognuno di noi
!osse destinato alla morte. ,essuno di noi aveva pensato a
qualcosa del genere( per quanto un momento prima !ossimo
pronti ognuno a piantare la spada nel cuore dell#altro ed a
mettere in gioco la vita, qualcuno se la sarebbe svignata
volentieri, se non che, giovani e stolti come eravamo,
ognuno aveva paura di rivelare davanti agli altri la sua
angoscia( tuttavia !ummo d#accordo di accogliere le parole
di 0eronte come se si trattasse di un#idea nostra. E quando
con grande cortesia c#invit/ nella casa dove era pronto uno
spuntino atto a darci la !orza d#accogliere la sua predizione,
quasi !osse l#uso della casa, lo seguimmo senza indugio
simulando serenit) e contentezza, diversi di noi spavalderia
e nessuno spavento, quando dentro trovammo, in una sala
per niente sontuosa ma grande, la tavola apparecchiata e
!ornita di ogni leccornia immaginabile. 0eronte ci ordin/ di
prender posto, si dette da !are intorno a ciascuno come un
gentile padrone di casa, ci preg/ di mangiare e bere, a
ciascuno chiese quando era nato, che cosa !aceva, e un po#
alla volta noi uscimmo per dir cos- dal nostro sentire
scomposto e mezzo con!uso dagli avvenimenti della notte
trascorsa, per entrare in un#atmos!era mattutina mite e
sobria. l contegno di 0eronte mut/, da sinistro divenne
venerabile, anzi, paterno, e sembr/ proprio che tutto
quanto !osse stato previsto come un passatempo istruttivo
e che lui ci avrebbe lasciato andar via dalla sua piacevole
casetta, che pareva abitare tutto solo, spensieratamente
nella nostra giovanile esistenza. nvece quando, !atta la
colazione in comune, ci eravamo alzati e stavamo per
andarcene tra ringraziamenti e saluti, lui strinse a ciascuno
di noi la mano e con ci/, senza alcunch2 di malinconico o
minaccioso, guardandoci negli occhi, disse un#ora insieme al
giorno, mese ed anno 8 e ognuno di noi seppe che in tal
modo era stata annunciata l#ora della sua morte.
Bra non intendo raccontarvi oltre come lasciammo la casa,
cosa accadde quel giorno, come si svilupparono le nostre
diverse vite, come si susseguirono incredulit), spavento,
baldanza, indi6erenza in ciascuno di noi 8 voglio soltanto
dirvi quel che successe ad ognuno di noi sette nel momento
pro!etizzato da 0eronte. ?no, il primo, mor- durante una
passeggiata sbattendo contro un albero, il secondo dopo
una lunga malattia, il terzo cadde in guerra, il quarto !u
avvelenato dalla sua donna, il quinto +n- sottoterra per via
della peste, il sesto, che era sempre stato in !uga dal suo
destino, mor- all#estero, come ho sentito, proprio all#ora
predetta. Sono rimasto solo io, mi resta da vivere soltanto
+no alla mezzanotte, non un secondo di pi", non uno di
meno. E magari potreste essere destinato voi<, aggiunse,
ma con un sorriso, ;ad uccidermi<.
$on questo concluse, impassibile come se non avesse
parlato di s2, ma di un altro, o come se tutto !osse
un#invenzione. 3uttavia, quando Anselmo si ricord/ di quello
a cui aveva assistito dall#arrivo del cavaliere nero +no al suo
galoppar via insieme a 0eronte 8 che non poteva essere
stato un sogno, al pari del muro, che pure gli stava davanti
chiuso ed irreale 8 non pot2 dubitare della verit) del
racconto del vecchio n2 della certezza dell#imminente morte
di lui %la pretesa del sovrano di consultare 0eronte a tutti i costi
1dimostra2 ad Anselmo che costui ha davvero il potere di predire la
morte N.d.t.'. E nonostante le numerose domande che
premevano per uscirgli dalla bocca, egli riusc-, non ne ebbe
il cuore, a non !arne qualcuna a questo vecchio nella
prossimit) della cui morte Anselmo, con il suo radioso
presente, la sua giovinezza, curiosit), vitalit), si riteneva
stranamente indegno, stolto, anzi, impuro. 0li sembr/
impossibile restar l- e prender parte alla morte del vecchio
come estraneo casuale, aspettarla, ed ugualmente
impossibile andarsene congedandosi o meno.
L#interiore irresolutezza e la totale incapacit) di trovare la
pur minima parola da poter rivolgere al vecchio in quel
momento, gli divenne tormentosa in modo particolare, ma
!u anche una liberazione, di pi", una !ortuna, e !u allora che
vide d#improvviso quel portone, che un#ora prima si era
chiuso con tanta inevitabilit), socchiudersi. Era soltanto uno
stretto spiraglio, grande per/ abbastanza da incorniciare la
bella !anciulla, che doveva essere la +glia di 0eronte. La sua
semplice apparizione, priva di cenni, di voce, gi) si
proponeva, dopo quello sguardo nel quale le loro anime si
erano incontrate, come !elicit) e destino. Fu da lei a passi
veloci sull#erba gettandosi dietro le spalle l#anziano e la sua
sorte predeterminata, il prato, il bosco, la certezza del
momento prossimo, anzi, come sent-, l#intero !uturo. l
portone si chiuse dietro di loro e tenendosi l#un l#altro
avvinti senza parole quasi !ossero reciprocamente
innamorati dall#alba dei tempi e si librarono, attraverso il
giardino illuminato dalla luna nei suoi in+niti +ori, verso la
casa, che li accolse vivace e graziosa. ?na stretta breve
scala li condusse in un ambiente alto e luminoso che,
@uttuando all#intorno di tende bianche come se !osse troppo
delicato per esser racchiuso da pareti solide, e risplendendo
d#una luce nascosta, insieme al largo divano bianco appariva
destinato a camera nuziale. A null#altro, come se Lucrezia
+n l- non !osse vissuta che nell#attesa di Anselmo, e come se
lui !osse andato alla ventura per trovare lei. Scordarono
ogni cosa intorno a loro, e caddero l#uno nelle braccia
dell#altro.
Suggendo quasi l#uno il respiro, le labbra e la voce dell#altro,
poco a poco le parole inizi/ a tacere e, colando senza tregua
le loro anime l#una nell#altra com#era stato della loro lin!a
vitale, presto seppero quel che contava l#uno dell#altraA lei,
che Anselmo, d#improvviso or!ano, da pochi giorni aveva
lasciato la patria e, dopo irrilevanti esperienze, era andato
incontro ad una sorte assai incognita 8 lui, che Lucrezia, per
quanto lontana potesse andare con il pensiero, aveva
vissuto da sola con suo padre, 0eronte, in quella casa, della
madre non si ricordava, mai aveva oltrepassato i con+ni di
quel parco della cui estensione tuttavia parlava come se
!osse un mondo. l padre, cui lei aveva addossato tutto
quell#amore che altri padri di solito condividono con una
madre, con compagne di giochi, l#aveva istruita +n
dall#in!anzia in tutto quello che in altri casi C a*dato ad un
insieme di maestri e precettori, non solo nelle materie che si
usa insegnare alle !anciulle, ma anche nelle lingue, nella
storia del mondo, nella conoscenza delle stelle, sapeva del
giusto e dell#ingiusto, dell#amore e della morte, del dubbio e
della !ede, era stata inoltre istruita da lui anche in tutte le
abilit) +siche cortesi %galateo N.d.t.' e raccont/ di
passeggiate nel parco al +anco del padre come se
percorresse con lui distanze enormi, delle sue esercitazioni
schermistiche come se non ci !osse alcun gioco pi" prezioso
di quello d#incrociare la spada con un vecchio. 4en sapeva
del mondo al di l) del muro, sebbene con poche di6erenze
rispetto a quel che gli uomini sanno dell#in+nit) del mondo
astrale che tuttavia a loro resta muto, e non con un
maggiore anelito. Eppure sapeva da suo padre, nel quale
aveva !ede come si ha in un maestro amato al di sopra di
ogni altra cosa, che la sua era soltanto assaggio ed
anticipazione della vita, segreta e vera, degli uomini nel
mondo, e che un giorno che non poteva esser lontano il
portone attraverso cui lei da poco era passata insieme ad
Anselmo si sarebbe spalancato e l#esistenza di lei sarebbe
iniziata. 0eronte sapeva il giorno della sua morte, non era
in!atti un segreto, per lui, come non lo era l#ora della morte
di ogni uomo, ma non l#aveva rivelato alla +glia.
;Dunque lui sa anche di teE<, domand/ Anselmo angosciato
oltre ogni dire.
;,on lo sa, C proprio il mio caso che ignora. n!atti tanto
in!allibilmente il suo guardare negli occhi un uomo gli rivela
quando per lui verr) la +ne, quanto gli occhi d#una persona
che lui ama gli restano muti. E# cos- che gli mor- anche mia
madre, e certo diversi altri che prima di lei amava, senza
che lui se lo aspettasse. .er questo oggi io sono l#unico
essere al mondo per cui lui davvero trepida. .erch2 vede
sempre e prima di tutto ai miei danni pericoli che non
prevede dove e quando stiano appostati.<
;E# per questa ragione che ti tiene cos- chiusaE $rede che in
tal modo sia stornato da te ogni pericoloE<
;Lo creda o no, a torto o a ragione, io non anelo il giorno in
cui mi liberer) da questa clausura, perch2 sar) certo il
giorno della sua morte e della mia perenne separazione da
lui.<
;,o, Lucrezia, lui crede, anzi, per meglio dire sa che il
giorno della sua morte sar) quello in cui ti si apre questa
galera 8 per chiamarla con il suo nome 8 perch2 proprio la
sua morte ti rende libera.<
;,on C lo stesso, Anselmo, dal momento che a nessun
prezzo al mondo, +nch2 lui vive, io lascerei questa casa di
mia volont)E<
;,emmeno se io avessi l#intenzione di prenderti con meE<
;Anche se tu lo volessi, io non verrei con te.<
;Dunque mi lasceresti andar via con la certezza che non mi
rivedrai mai pi"E<
;3#ho amato la prima volta che ti ho visto, ed ho saputo che
dovevo appartenerti. 5a non ho pensato n2 penso a
trattenerti.<
;E nel caso che decidessi di restare qui dove ti trovi insieme
a te 9<
Lui sorrise, era la prima voltaA ;3u non sei !atto per restare,
non importa dove, se lo !ossi non t#avrei mai amato.<
;E mi ami cos- poco da riuscire a rassegnarti, dopo questa
notteE<
;E# perch2 tu continui ad amarmi per tutta la vita, come ti
amer/ io con desiderio inestinguibile.<
l momento era troppo importante perch2 Anselmo potesse
trovar da risponderle con parole in cui alitasse anche un
poco d#amore, quindi si limit/ a dire, intimamente
commossoA<Fino ad oggi non hai amatoE ,on hai visto
nessuno n2 ci hai parlato, e sai tante cose dell#anima degli
uomini e delle donneE<
;5io padre C 0eronte<, rispose lei. ;le sue parole
rispecchiano il mondo e sono pi" trasparenti e chiare di ogni
esperienza e d#ogni avvenimento. Ed ora C il momento che
noi ci separiamo.<
Lucrezia gli divenne sempre pi" enigmatica, era
incomprensibile che negli stessi occhi +abeschi potessero
stare insieme tanta tenerezza ed una cos- grande
risoluzione a separarsi, mai avrebbe pensato di poter
provare tanto dolore per un essere posseduto nello spazio
d#una notte e che ora doveva lasciare. Era per/ troppo
orgoglioso perch2 una supplica potesse !arsi strada dalla
sua anima alle sue labbra. Si rivest-, cinse la spada e !u
pronto ad andare. nvece lei si butt/ un mantello sulla
camicia da notte, apr- la porta e tenendolo per mano lo
accompagn/ nel giardino, dove albeggiava. n cima al
portone stava a cavalcioni il nano, con sulla bocca un ghigno
che non +niva pi".
;$he cosa ci !ai, lass"E<, grid/ Lucrezia senza un qualche
segno d#irritazione o di spavento, lasciando Anselmo basito.
;0uardo !uori<, disse il nano, ;se 0eronte ritorna. ,on gli
garberebbe trovarsi in casa un giovin signore, per voi e per
me potrebbe mettersi male, e lui certo ha messo a
repentaglio la sua vita. Bh, non date di piglio alla spada,
che a poco vi servirebbe con 0eronte.<
Si cal/ lungo il muro, anzi, parve @uttuare gi" senza
sostenersi in alcun modo. E !u davanti al portone, nel
mezzo, a !ar da guardia.
;Apri<, disse Lucrezia, ;lascia che il giovane vada.<
;3roppo tardi<, disse il nano, ;ho appena visto da sopra
0eronte galoppare in qua.< E rivolto ad AnselmoA<Vi do un
consiglio, nobil signore, nascondetevi svelto nel parco, ch2
tosto si trova il modo di !arvi uscire.<
Anselmo scosse la testa. ;Attendo il signor 0eronte qui per
chiedergli, non appena entra, Lucrezia in sposa.<
Ancor prima che Lucrezia potesse replicare qualcosa, si ud-
il sordo galoppo d#un cavallo sul !ondo erboso, ed il nano
apr- il portone senza aspettare che si bussasse. Anselmo
not/ ancora come 0eronte saltasse gi" dal cavallo senza
aiuto( poi dette la briglia al nano e prima di !are visibile
attenzione a Lucrezia ed al giovane, disseA<.renditi cura
della bestia. E# in viaggio da sei ore e si C !ermata solo per
mezz#ora. .er tutto il tempo che sono stato nel castello del
sovrano sono rimasto al suo letto di morte. Ga reso l#anima
nel momento in cui mettevo piede nella stanza, il paese C
privo di un capo, nelle strade cittadine borghesi e nobili si
battono scagliandosi gli uni contro gli altri a bastonate.
$omincia un brutto periodo.<
Solo allora parve accorgersi di Anselmo e di Lucrezia, senza
per/ cambiare assolutamente espressione. Apr- le braccia e
Lucrezia gli !u sul petto. 0eronte per/ nello stesso tempo si
volse verso Anselmo. ;Vi ho visto ieri sera, mentre uscivo.
Vi ringrazio di aver tenuto sotto protezione mia +glia e la
casa, perch2 costui< 9 e indic/ sprezzante il nano 9 ;non era
a6atto all#altezza di tale compito. Vattene viaD<. Fu la sua
espressione a scacciare il nano, che se ne and/ tenendo il
cavallo per la briglia.
:uell#uomo cos- vecchio che teneva ancora sua +glia tra le
braccia, e lei, per cui Anselmo pareva non essere l#amato
della notte trascorsa, ma una persona a mala pena viva,
anzi, quasi una !orma !atta d#ari, gli erano entrambi
talmente incomprensibili che le parole che lui era per/
ancora deciso a rivolgere a 0eronte gli sembrarono, se non
ridicole, inutili. Forse a quel punto avrebbe potuto
semplicemente allontanarsi senza salutare, !orse ci si
aspettava da lui proprio quello. 5a anche andarsene cos- gli
sembr/ impossibile e rimase sul posto, pi" indeciso, pi"
umile, pi" ragazzo, nella sua umanit), di quanto non !osse
mai stato.
0eronte e Lucrezia, voltati rispetto a lui, gi) sembrava che
volessero allontanarsi entrambi senza badare ad Anselmo,
allorch2 d#improvviso, girandosi a met), 0eronte gli rivolse
la parolaA
;E# probabile che oggi abbiate da !are altra strada e non C
a6atto sicuro che ritorniate qui, non volete ri!ocillarvi prima
di riprendere il camminoE<
Anselmo lanci/ uno sguardo verso Lucrezia, in!atti non
riusciva a pensare se non che contro di lui ci !osse un
qualche piano be6ardo o magari maligno. nvece Lucrezia
annu- assai amichevolmente alle parole de padre e disse con
semplicit), come se Anselmo !osse appena entrato nel
giardinoA ;Siete il benvenuto.<
:uel che amareggi/ Anselmo, tuttavia, era che la donna che
quella notte lui aveva posseduto gli potesse parlare come
!osse un ospite qualsiasi, e !u anche pi" sdegnato per il
!atto che 0eronte non si comportasse con lui come secondo
l#opinione di Anselmo doveva !are un padre nei con!ronti
d#un uomo che gli aveva sedotto la +glia, quasi che lui non
!osse un gentiluomo, anzi per nulla un uomo, neanche
degno di essere ucciso.
7agion per cui disseA ;Signor 0eronte, non posso entrare in
questa casa, e voi come gentiluomo non potete accogliermi
a meno che io non attraversi questa soglia come promesso
sposo di vostra +glia.<
;n questo caso<, disse svelta Lucrezia come !osse
importante togliere la parola di bocca al padre, ;in questo
caso, per quanto mi dolga, voi dovrete certo rimanere
!uori.<
Secondo la sua natura di ragazzo impetuoso Anselmo a6err/
la spada, il gesto a lui stesso sembr/ stolto, eppure era il il
solo modo, in quel momento, di a6ermare la sua
mascolinit). E disseA ;:uando volete. Stanotte non mi sono
accorto di essere ospite d#una poco di buono.<
Lo sapeva di aver pronunciato le parole meno cavalleresche,
stando alla sua sensibilit) cavalleresca, parole che mai un
innamorato lascia salire alle sue labbra, lo sapeva cos- bene
da sentirsi nello stesso tempo pronto ad o6rire il suo cuore
alla spada del vecchio. E mantenne nel !odero la sua spada
quando 0eronte gi) aveva estratto la sua in vista
dell#assalto. 5a proprio nel momento in cui i suoi occhi
mortalmente lampeggianti sotto le sopracciglia bianche
penetravano come pugnali negli occhi di Anselmo, lui !ece
ricadere la spada, ed il suo sguardo si vel/ in modo strano.
;$olpite<, grid/ Anselmo, e si mise di parata per mostrare
di esser pronto alla di!esa.
5a 0eronte scosse il capo e disseA ;Andate in pace, giovane,
siete +nito.<
Anselmo vide lo sguardo di Lucrezia, angosciato per la
prima volta, verso il padre. Aveva compreso comunque che
cosa potevano signi+care le parole di 0eronte.
;per!ezionate la vostra vittoria<, disse, ;poich2 gi) avete
letto nei miei occhi che sono condannato.<
;$erto che lo sei<, disse 0eronte, ;ma non in quest#ora.<
;Sta soltanto a voi<, grid/ Anselmo aprendo il suo
giustacuore. ;Finitemi.<
;o posso immergere la spada nel tuo cuore in questo
momento<, disse 0eronte, ;ma tu renderai l#anima tra un
anno, alla stessa ora.<
Lucrezia si butt/ al collo di Anselmo. ;7esta<, disse, ;e
perdonami.<
Anselmo la ri+ut/ e, poich2 lei insisteva tanto, la spinse via.
,on disse niente, assunse un portamento austero e si volt/
per andarsene senza salutare neppure con uno sguardo
0eronte e Lucrezia. .er un attimo sper/, ma sapeva che era
impossibile, che gli giungesse alle orecchie un segno
dell#amore, della grazia, ma quel che ud- !u soltanto il
portone che si chiudeva alle sue spalle, e lui gi) era
all#aperto, nel grande pianoro erboso alla luce del sole
mattutino, solo come ancora non lo era mai stato,
lasciandosi dietro un mistero, e davanti a lui un mistero
maggiore. 0occe di rugiada luccicavano su ogni +lo d#erba, i
+ori avevano colori vivaci, oltre la !onte giaceva come
dormiente un monaco, ma Anselmo sapeva che quell#uomo
era morto. nquieto lanci/ uno sguardo !uggevole verso il
cadavere e prosegu-, in quel giorno di primavera
pro!umato, incontro alla morte 8 come ogni camminatore,
sia in primavera sia in autunno, come chi C !elice tanto
quanto chi C malinconico, come il giovane ed il vecchio,
come il pauroso e l#audace, il dubbioso e colui che invece
spera, il sano ed il valetudinario, come tutti marciava verso
la morte 8 e tuttavia pensava d#essere l#unico a cui tale meta
!osse posta. n quel momento, tra tutti gli uomini, era lui
l#unico mortale, perch2 conosceva la sua ora.
l padrino.
Ai tempi avevo ventitr2 anni ed ero al mio settimo duello 8
voglio dire il settimo cui partecipavo come padrino. Voi
sorridete. Lo so, oggi c#C la consuetudine di prendersi gioco
di simili mani!estazioni. ,on C giusto, credo, e vi assicuro
che la vita era pi" bella, comunque o6riva allora uno
spettacolo pi" nobile 8 anche perch2 talvolta si doveva
ricorrere al duello per l#onore, o per la virt" di un#amata, o
per la buona reputazione di una sorella, ci/ che oramai
secondo la valutazione odierna vale zero, per un qualcosa
che, in un senso !orse pi" elevato, o almeno diverso, magari
impalpabile, come minimo non valeva il rischio. 7esta da
considerare del resto che nel corso dell#ultimo decennio
molte persone in posizione di subalternit) sono state
costrette ad o6rire la loro vita senza scopo secondo il
comando o il desiderio di altri %probabile accenno alla guerra
(3(4-(3(5 n.d.t'. ,el combattimento tra due uomini ha
avuto voce in capitolo sempre, invece, un particolare
piacere, anche l) dove era evidente che si trattava di una
costrizione, di una convenzione, oppure di snobismo. l
piacere di dover contare, da ultimo, nella possibilit) o !orse
nella ineluttabilit) del duello, l#unica cosa, credetemi, che
dava, in una certa cerchia, alla vita in societ) un che di
degno, o almeno un certo stile. E ci/ !orniva agli uomini di
tale cerchia, anche ai meno degni di nota, o ai pi" go*, una
certa linea di condotta, di pi", l#attestato d#una sempre
pronta disponibilit) a morire, per quanto tale espressione
possa sembrarvi troppo grandiosa in quest#ambito.
5a io divago, e non ho ancora iniziato. Avevo intenzione di
raccontarvi la storia del mio settimo duello, ed eccovi
ancora a sorridere perch2 continuo a parlare di un duello
mio anche se ne sono stato soltanto testimone, non
duellante. 0i) a diciotto anni, da volontario in cavalleria, !ui
padrino per la prima volta in una questione d#onore tra un
camerata ed un attach2 della ambasciata !rancese. Di l- a
poco mi scelse il !amoso cavallerizzo sportivo Vul&ovicz per
il suo duello con il principe Lugins!eld, ed anche in seguito,
bench2 io non !ossi n2 nobile n2 u*ciale di carriera,
addirittura ero +glio di ebrei, eccezionalmente mi si pre!er-,
se serviva un padrino, in casi di*cili. ,on voglio certo
negare che qualche volta deploravo un po# di partecipare
alla cosa solo come avventizio, per dir cos-. 5i sarebbe
piaciuto senz#altro trovarmi una volta davanti un temibile
avversario, n2 so che cosa in !ondo avrei pre!erito 8 se
vincere o cadere. 3uttavia non accadde mai, anche se
veramente non ne manc/ l#occasione e, come potete ben
immaginare, mai ci !u il minimo dubbio circa la mia
disponibilit). Forse, del resto, c#era un motivo per cui mai io
!ui s+dato e, nei casi in cui mi vidi costretto a s+dare, vi !u
sempre un accomodamento cavalleresco. $omunque io !ui
padrino con tutto me stesso. La coscienza di esser posto per
dir cos- nel centro o magari nella peri!eria d#un destino ebbe
per me ogni volta qualcosa di commovente, di conturbante,
di magni+co.
3uttavia questo settimo duello di cui oggi intendo
raccontarvi di6er- da tutti i miei altri, precedenti e
successivi, per il !atto che io mi mossi dalla peri!eria verso il
centro, per dir cos-, che divenni, da +gura episodica,
protagonista, e che +nora nessuno ha raccontato niente di
tale straordinaria storia. ,eanche a voi, che non smettete di
sorridere, avrei raccontato niente, ma poich2
non esistete a6atto, in realt), vi !ar/ l#onore di parlarvi,
giovanotto che avete tanto tatto da restare in silenzio.
Ed C anche abbastanza indi6erente come cominciare e da
dove. La racconto come mi viene, ed inizio dal momento che
mi torna in mente per primo, quindi da quando salii in treno
insieme al dottor 5uelling. $ioC, per non insospettire la
giovane moglie di Eduard gi) luned- prima di mezzogiorno
lasciammo il quartiere delle ville sul lago, anzi, spingemmo
la cautela tanto oltre da prendere i biglietti per Vienna,
mentre naturalmente scendemmo nella stazione della
cittadina dove il giorno dopo doveva aver luogo il duello.
l dottor 5uelling era amico di lunga data di Loiberger e
quasi della stessa et), circa trentacinque anni. .er quanto
riguardava me, non ero lieto dell#onore di esser stato scelto
tra altri testimoni, a parte l#accennata mia attitudine
generale, per il !atto che trascorrevo le mie vacanze nella
stessa localit) di villeggiatura di Loiberger ed ero spesso
ospite nella sua casa. ,on era mai stato particolarmente
cordiale con me, ma la villa era aperta, molte persone
piacevoli andavano e venivano, vi si !aceva della musica, si
giocava a tennis, si realizzavano escursioni in gruppo e gite
in barca e, da ultimo, avevo ventitr2 anni. n merito alla
ragione del duello, c#era stato a quanto ne so un alterco tra
Eduard Loiberger e l#avversario, il capitano degli ?lani
?rpadins&H. $he conoscevo appena. La domenica era venuto
al lago in licenza dalla sua guarnigione evidentemente solo
con lo scopo di quell#alterco che doveva servire da scusa per
il duello, ma l#anno prima aveva trascorso tutta l#estate qui
con sua moglie.
.er i due signori evidentemente !u molto rapida la
composizione della !accenda. 0i) domenica sera, poche ore
dopo l#alterco, precisamente ad schl, ebbe luogo la
con!erenza tra i padrini. 5uelling ed io ricevemmo l#ordine
di accettare le condizioni dei padrini avversari senza
discussioni( erano pesanti. E cos- il luned- 5uelling ed io
arrivammo nella cittadina del duello.
.rima di tutto ispezionammo il terreno stabilito per il
rendez9vous. ,el breve tragitto in carrozza 5uelling parl/
dei suoi viaggi, dei suoi studi universitari da lungo trascorsi,
dei duelli studenteschi, dei pro!essori, degli esami, della
costruzione di ville, di imprese vogatorie e di una quantit)
di conoscenti che avevamo in comune. o allora mi trovavo
alla vigilia del mio ultimo esame di Stato. 5uelling era un
avvocato gi) molto noto. Di ci/ che sarebbe accaduto il
giorno dopo non !acemmo parola, come se !ossimo
d#accordo. Delle ragioni del duello 5uelling sapeva
indubbiamente di pi", come ebbe cura di con+darmi.
La sera arriv/ Eduard Loiberger. Aveva interrotto le sue
vacanze estive con il pretesto di tour gi) stabiliti nelle
Dolomiti, dove un meraviglioso tempo agostano o6riva
tuttora occasioni incredibili. Lo accogliemmo
tranquillamente e lo conducemmo nel celebre albergo nella
piazza del mercato, dove gli avevamo !atto riservare la
migliore camera. $enammo insieme nella sala dell#albergo,
chiacchierammo animatamente, bevemmo, !umammo ed in
nessun modo attirammo l#attenzione, neppure di quegli
u*ciali che sedevano a un tavolo nell#angolo opposto.
5uelling ri!er- in modo completamente positivo del terreno
su cui il duello doveva aver luogo l#indomani. Era la solita
radura che si destinava a cose del genere 8 una piccola
osteria si trovava l- vicino, dove, 5uelling not/
allegramente, gi) si era svolta qualche colazione
conciliatoria. 5a !u l#unica allusione al motivo della nostra
presenza( per il resto parlammo della prossima regata velica
della domenica successiva, cui anche Loiberger, vincitore un
anno prima, doveva partecipare 8 di un muro della sua villa
di cui, industriale di pro!essione ma dilettante in ogni altro
possibile campo, lui aveva addirittura progettato la pianta 8
del completamento +no alla vetta di una vicina tele!erica sul
cui tracciato Loiberger aveva da ridire 8 d#un processo in cui
il dottor 5uelling doveva di!enderlo e che sembrava
comportare considerevoli e6etti 8 e d#altro ancora, +no a
quando verso le undici il dottor 5uelling sorridendo
tranquillo non osserv/A ;Forse sarebbe l#ora di andare a
letto, non C male neppure per i padrini esser riposati in
simili occasioni.< $i separammo da Loiberger e lo spedimmo
a letto, mentre noialtri due passeggiammo ancora un#oretta
per la cittadina nella bella, calda notte d#estate. Di questa
camminata notturna non conservo che il ricordo di una
scurissima ombra che le case della piazza principale
proiettavano sul selciato rilucente sotto la luna, e niente
delle nostre parole. So solo che non dicemmo niente del
duello del giorno dopo.
5i ricordo invece con chiarezza del percorso in carrozza
dell#indomani, certo, ancor oggi mi risuonano per dir cos- i
colpi degli zoccoli dei cavalli che ci portarono lungo la
strada polverosa +no alla radura nel bosco. Loiberger
parlava, esagerandone l#interesse, di un certo tipo di
arbusto giapponese da poco importato in Europa centrale
che anche lui si proponeva di coltivare, e salt/ !uori con
quell#agilit) che secondo la stampa era uno speciale
attributo del sovrano. :uesto mi venne in mente, e senza
volere sorrisi. Loiberger mi vide e me ne vergognai un poco.
Anche il duello mi C rimasto in mente quasi come uno
spettacolo di marionette( giaceva come una marionetta,
Eduard Loiberger, dopo essere stato steso dalla pallottola
del suo avversario, ed una marionetta era il medico del
reggimento che ne accert/ la morte, un uomo magro
piuttosto anziano con i ba* alla polacca. Sopra di noi il cielo
era privo di nuvole, eppure di un azzurro notevolmente
opaco. 0uardai l#orologio 8 mancavano dieci minuti alle otto.
Si sbrigarono rapidamente le normali !ormalit), e si stese il
verbale. ,el dettaglio io ero contento del !atto che avevamo
ancora la possibilit) di prendere il rapido delle nove,
sarebbe stato insopportabile dover restare anche solo
un#altra ora in quella triste citt).
3acendo ed alquanto anonimi camminammo sul marciapiede
della stazione 8 due eleganti turisti in viaggio( poi, mentre
bevevo un ca6C, 5uelling ri!er- da un giornale che nei
prossimi giorni il 7e d#nghilterra con il suo .rimo 5inistro
sarebbero venuti in visita presso il nostro mperatore. ,e
venne una discussione politica 8 o piuttosto una con!erenza
del dottor 5uelling che interruppi soltanto con obbiezioni
alquanto ottuse. All#arrivo del treno da Vienna, trassi un
respiro di sollievo, sollevato come se ora l#intero accaduto
divenisse non accaduto e Loiberger tornasse in vita.
7estammo soli nello scompartimento( dopo un lungo
silenzio il dottor 5uelling, come a giusti+care il !atto che
prima non aveva parlato, osserv/A ;.er quanto si possa
esser preparati, lo stesso non si a6erra la cosa.< :uindi
parlammo di tutt#altri combattimenti a due pi" o meno
innocui cui avevamo preso parte come padrini 8 nessuno di
noi aveva presenziato ad un duello mortale. Di quello
odierno +nito in modo tanto triste trattammo non dal punto
di vista dei sentimenti, ma da quello estetico e sportivo.
Loiberger, come ci si aspettava, si era comportato in modo
magni+co, il capitano degli ?lani era stato meno calmo e
molto pi" pallido, anzi, si era visto chiaramente che al primo
scambio di colpi la mano gli era tremata. Due colpi
sincronici, nessuno a segno( al secondo scambio la
pallottola del capitano aveva mancato di molto la tempia di
Loiberger, che poi aveva ripreso automaticamente la sua
posizione ed aveva sorriso. Al terzo scambio, appena dopo il
via, era caduto a terra prima di !ar !uoco anche lui.
Ed a questo punto il dottor 5uelling, come se !osse
obbligato dall#aver dato la sua parola, osserv/A ;A dir la
verit), io l#avevo previsto( me l#aspettavo gi) l#anno scorso.
Entrambi, il nostro amico Loiberger e la signora Von
?rpadins&H 8 voi certo non avete mai visto la moglie del
capitano, che peccato 8 agivano nel modo pi" incauto. 3utti
lo sapevano, l-, soltanto il capitano ne era all#oscuro,
nonostante che spesso venisse a San&t 0ilgen dalla sua
guarnigione. .rima, durante l#inverno, si dice che gli
giunsero lettere anonime, quindi appro!ond- la cosa, e da
ultimo, sotto il tormento delle sue continue domande,
sembra che sua moglie abbia con!essato. l resto C venuto
da s2.<
;Da non credere<, dissi.
;n che sensoE<, domand/ 5uelling.
;Se si ha una moglie come quella di Loiberger 8 io lo
ritenevo il pi" !elice dei matrimoni.< 5i vidi davanti la
signora Agathe, aveva l#aspetto di una ragazzina, di una
+danzata, sul serio, se si vedevano insieme, Eduard e
Agathe, si poteva considerarli piuttosto una coppia di
innamorati 8 dopo un matrimonio di quattro o cinque anni 8
che non una coppia di coniugi. Due settimane !a, durante
l#escursione sull#Eichberg, quando sostammo al sole di
mezzogiorno 8 eravamo sette, otto persone 8 in e6etti io le
odiavo veramente queste escursioni in massa, e mi ero
unito a loro solo per mademoiselle $oulin 8 Agathe parve
assopirsi, se non chiuse gli occhi per via del sole accecante,
lui le s+or/ con le dita i capelli e la !ronte, sorridevano e
bisbigliavano come due giovani innamorati.
;E voi credete<, dissi a 5uelling, ;che la signora Agathe
abbia intuito qualcosaE<
5uelling alz/ le spalle. ;,on credo. $omunque non ha
intuito niente del duello e per ora non sa che suo marito C
morto.< Sentii subito con una sorta di raccapriccio che il
treno in corsa ci portava sempre pi" vicino alla s!ortunata
signora. ;$hi deve dirglieloE<, domandai.
;,essun altro che noi 9<
;mpossibile presentarci in due come !ossimo a portare
l#invito a un ballo<, pensai.
Dissi a voce altaA ;Avremmo potuto, per/, telegra!are da l-.<
;l telegramma<, disse 5uelling, ;sarebbe stato solo un
modo di preavvisarla. Dal renderle conto a voce non
possiamo scappare.<
;Go intenzione di accollarmi la cosa io<, dissi.
Su questo ci !u una lunga discussione. Ancora non era
terminata quando il treno entr/ nella stazione di schl. Era
una magni+ca giornata d#estate, sul marciapiede una ressa
delle persone in arrivo, di quelle in partenza, di chi
aspettava 8 c#erano anche conoscenti, non !u per niente
!acile uscire in strada senza intoppi( ma in+ne sedemmo in
carrozza senza essere avvicinati da nessuno e +lammo via
subito. ntorno a noi mulinava la polvere, il sole bruciava,
!ummo !elici quando ci lasciammo il posto alle spalle e
svoltammo per la strada maestra nella !oresta.
.rima che dall#ultima curva vedessimo le prime case rurali
del villaggio il dottor 5uelling si era detto d#accordo sul
!atto che io, come la persona pi" estranea tra noi, dovessi
recare la luttuosa nuova alla signora Agathe Loiberger.
l lago si allargava laggi" luccicante di in+niti piccoli soli
sminuzzati. Dalla riva opposta, velata dalla chiarit) della
caligine, si avvicinava il minuscolo vaporetto, le cui onde
allietavano sempre i giovani bagnanti popolani. .resto ci
!ermammo davanti all#albergo denominato vanamente
;0rand Gotel<( scesi io, il dottor 5uelling si !ece portare dal
vetturino pi" avanti, alla villa dove aveva preso una stanza
in a*tto, mi strinse la mano e mi in!orm/ della sua
intenzione di vedermi nel pomeriggio verso le quattro.
$ambiai la mia tenuta da turista, ben poco adatta alla mia
missione, con un abito grigio scuro, e scelsi con cura una
cravatta a righe nere. $i/ dipendeva solo dal mio gusto, dal
mio intuito, in!atti com#C naturale per una visita come quella
che avevo da !are non esistono regole generalmente valide.
$on il cuore oppresso mi avviai.
Da dietro l#albergo una scorciatoia portava, qua e l)
o6rendo viste del lago, a diverse casette di campagna, +no
alla villa bianca secondo me un po# grandiosa che Loiberger,
naturalmente secondo le sue indicazioni, si era !atto
costruire.
.rocedevo con lentezza esagerata allo scopo di non tradirmi
subito con un respiro a6annato, ma nel complesso mi
sentivo abbastanza calmo, o almeno rassegnato. 5i dicevo
che avevo da compiere solo un dovere 8 questo avevo
intenzione di !are, comportandomi meglio che potevo( della
mia partecipazione intima non dovevo lasciar vedere pi" di
quello che le buone maniere in societ) permettevano ed
esigevano.
l cancello era aperto, multicolore s!olgorava l#aiola curata
con arte, a destra e a sinistra il sole si godeva le panchine
bianche, sopra la spaziosa veranda dotata di sedie di vimini
rosse squillanti si tendeva una tettoia a strisce bianche e
rosse, le +nestre al primo piano erano aperte, il balconcino
della mansarda era esposto obliquamente allo splendore del
sole. ,on si vedeva nessuno. 3utto intorno era silenzioso,
soltanto la ghiaia scricchiolava con gran !orza, mi sembr/,
sotto i miei passi. L#ora di pranzo era vicina, !orse erano gi)
a tavola per il pasto di mezzogiorno, o meglio, Agathe da
sola, in quanto Eduard era certo sulle Dolomiti per un tour.
S-, questo !u il mio primo pensiero, ancor prima che mi
venisse orrido alla coscienza il !atto che lui a quest#ora
giaceva composto nella bara all#interno della camera
ardente di una piccola citt) sede di guarnigione. E
d#improvviso ci/ che mi aspettava nei prossimi minuti lo
sentii tanto grottesco, insopportabile, irrealizzabile che ebbi
seriamente la tentazione di girarmi, prima che qualcuno mi
vedesse, proprio di correr via di l- e basta, di chiamare il
dottor 5uelling per chiarirgli che io da solo ero
impossibilitato a trasmettere alla signora Agathe la
raccapricciante nuova.
n quella usc- dall#oscurit) dell#interno nella veranda il
servitore. .robabile che avesse udito da dentro i miei passi.
Era un giovane biondo in giacca di lino a righe bianche e
blu, scese verso di me alcuni gradini e disseA
; signori non sono in casa. Sua signoria C partito ieri e la
signora si trova ancora gi" al lago.< 9 .oich2 non accennavo
ad allontanarmi, aggiunseA ;5a se il signor Von Eissler
desidera pazientare 8 la signora sar) qui a momenti.<
;Aspetter/.<
l servitore sembrava abbastanza stupito, !orse era colpito
dal rigore e dall#incomprensibile seriet) del mio
abbigliamento, ed io con a6ettatamente rapida disinvoltura
guardai l#orologio ed osservaiA ;Go solo qualcosa da ri!erire
alla gentile signora<, e ripeteiA ;Aspetter/.<
l servitore annu-, venne avanti, spost/ una sedia che
occludeva la porta di mezzo della sala, mi !ece passare,
indic/ con un gesto muto i diversi posti dove sedermi l-
intorno, si volt/ verso la stanza accanto, dove si vedeva la
tavola di un bianco squillante con due coperti, chiuse la
porta dietro di s2 e mi lasci/ solo.
$ome chi sia in arresto con la prospettiva di un duro
interrogatorio, restai in quell#ambiente, estivo ma
gelidamente attraversato dall#ombra. Dominava il nero
d#ebano del piano!orte, che dest/ in me il ricordo dell#ultima
recente serata musicale che avevo passato qui. Agathe
accompagnava la sua amica Aline in un lied di Schubert.
Vedevo le sue dita scarne librarsi sui tasti, di pi", credevo
quasi di udir la voce di AlineA ;Fior e ghirlande, o SHlvia, a
te...<. .i" tardi, mentre il resto della compagnia era rimasta
nella sala, io sedetti !uori in giardino, da solo, reso !elice
dall#aria tiepida della notte, dalla musica, e !orse appena
stordito dallo champagne, che nei ricevimenti di casa
Loiberger mancava di rado. Forse addirittura sonnecchiavo(
e come in un sogno Agathe transit/ davanti a me insieme ad
un certo signore. Sedevo al buio, dunque non mi notarono.
5a ad un tratto Agathe mi scopr-, passando !ece
sgattaiolare una mano, come per scherzo, tra i miei capelli,
li arru6/ e !u di nuovo distante. La cosa non mi colp- pi" di
tanto. n!atti talvolta lei !aceva cos-. Alquanto disinvolta,
ma sempre con grazia meravigliosa, di rado si curava di
chiamare la maggior parte degli amici per nome, o secondo
il titolo, invece aveva trovato per ciascuno un soprannome
che poteva non essere a6atto adeguato alla natura della
persona, mentre spesso esprimeva il contrario, o anche
nulla, in pratica. .er esempio, me mi chiamava ;il bambino<
9 ci/ che aveva un certo signi+cato, in!atti allora con i miei
ventitr2 anni sembravo ancora pi" giovane. 7estai
tranquillamente seduto sulla panchina ed attesi che i due
ritornassero verso di me( cosa che avvenne come mi ero
aspettato. Ed ora Agathe mi !ece un cenno con il capo senza
che tuttavia !osse in grado di distinguere i miei lineamenti.
Lo !aceva spesso, in segno di saluto accennava svelta un
paio di volte di seguito. $os- l#avevo vista salutare mentre si
appoggiava alla balaustra dello stabilimento balneare,
avvolta nel suo accappatoio blu( cos- al passeggio, se un
conoscente la incontrava( ma !aceva cos- anche con i +ori,
prima di coglierli, ed anche con una cascina alpestre, prima
di entrarci( pareva in lei innato, pi" che non un#abitudine,
questo rendersi conoscente, nei con!ronti di tutte le
persone e le cose con cui entrava in relazione ancor tanto
!uggevole, tramite un suo saluto per dir cos- personale. Di
questa sua caratteristica divenni consapevole solo ora, e
per la prima volta con tanta chiarezza, mentre l#aspettavo
nella ombra estiva della sala e le mie dita giocavano senza
volere con le !range dello scialle indiano che copriva il
piano!orte.
D#improvviso udii voci di donna, passi sulla ghiaia, tutto
sempre pi" vicino, poi una risata e passi sui gradini 8 il
cuore mi si !erm/.
;$hi CE< grid/ Agathe quasi spaventata. 5a poich2 mi
riconobbe, immediatamente aggiunse contentaA ;l
bambino<, e mi prese la mano. o mi inchinai pro!ondamente
com#era del resto mio costume e le baciai la mano. Lei si
volt/ subito verso Aline, che stava un po# dietro, e
disseA<Bra restate entrambi a pranzo.< E di nuovo rivolta a
meA ;Voglio dire, sono sola, Eduard C da ieri in un tour in
montagna.< E con una risata non proprio allegraA ;$hi ci
credeD<.
ntanto avevo baciato la mano anche ad Aline, e quando
rialzai il mio sguardo vidi nel suo s!avillare allegro alla mia
vista un genere d#intesa sgradevole. Bra si trovavano
entrambe l-, la bruna Aline tutta in giallo vivace, la bionda
Agathe vestita leggera d#azzurro chiaro estivo, in tutto il
loro contrasto sembravano sorelle. Entrambe indossavano
un cappello di paglia di Firenze, com#era di moda allora,
Agathe tolse il suo e lo appoggi/ sul piano!orte.
;,o, carissima<, disse Aline, ;io purtroppo non posso
restare, mi aspettano a casa per il pranzo.<
Agathe seguit/ certo a convincerla, ma senza sembrare
molto persuasiva. E mentre lei parlava con l#amica, uno
sguardo mi s+orava interrogativo, promettente, anzi, cos-
allettante, che quasi mi dette le vertigini. E all#improvviso
seppi che non era a6atto il primo sguardo del genere che lei
mi rivolgesse. Aline si conged/. ;Arrivederci, gentile
signora<, dissi , sicuro che erano le mie prime parole, che
dunque mi risuonarono esageratamente squillanti, per dir
cos-, in quel luogo. Agathe accompagn/ l#amica in veranda
e gi" in giardino.
.erch2 non ho parlato mentre c#era Aline, pensai. ,on
sarebbe stato in+nitamente pi" !acileE E gi) dopo un attimo
Agathe si trovava davanti a me. ;0entile signora<, iniziai a
dire, ;ho un doloroso messaggi da portarvi.< ,o, non
pronunciai queste parole. .er chi !osse stato in grado di
leggere il pensiero, sarebbero state ben percepibili, ma alle
labbra non mi venne alcun suono. Agathe era davanti a me,
il suo abito azzurro rischiarava dolcemente la pro!onda
ombra della sala, lei non sorrideva, era come se non avessi
mai visto il suo volto tanto serio. Bra che era sola con me
sentivo con precisione che doveva essere eliminato tutto ci/
che alludesse a super+cialit), civetteria, anzi, a un qualcosa
di corretto dal punto di vista mondano.
;5i !a cos- tanto piacere che siate qui<, disse.
,on risposi niente, nessuna parola sarebbe stata giusta.
?na mescolanza di trascurabili eventi degli ultimi giorni
d#improvviso presero luce nella mia anima. 5i venne in
mente che lei in ogni nuova escursione si era tenuta al mio
braccio ed era corsa insieme a me gi" nel sentiero boschivo,
poi ricordai come aveva passato le sue scarne dita tra i miei
capelli, e quella parola di saluto, ;bambino<, risuon/ tenera
al di l) del suo signi+cato. ,on avevo capito nulla, privo
dell#ardire di !arlo. .ensate com#ero giovaneD Era la prima
volta che una giovane e bella signora che io ritenevo essere
una moglie innamorata ed amata mostrava di o6rirmi il suo
cuore in dono. $ome avrei potuto aspettarmeloE E se ora lei
dava cos- schietta espressione alla sua gioia di vedermi
signi+cava solo che lei mi riteneva abbastanza impaziente
ed innamorato da appro+ttare con la massima
premeditazione dell#assenza di suo marito per questa visita
inattesa ed audace.
;l pranzo C servito, signora.<
Appena un movimento di Agathe. 5i voltai. Entrammo nella
stanza accanto. Era il boudoir di Agathe, la +nestra era
aperta, tende bianche ci isolavano dall#esterno, l#aria ed il
giardino ne baluginavano indistintamente. Sedemmo uno
davanti all#altra, Agathe ed io. l servitore, adesso in giacca
di alpaca blu scuro con bottoni d#oro, si mosse in giro e
serv-. Era apparecchiato con gusto squisito. ?n solo piatto e
nient#altro che champagne. La nostra conversazione a
tavola !u del tutto innocente come doveva, ma senz#altro
spontanea, non solo da parte sua, anche da parte mia.
3uttavia, mentre parlavamo della quotidianit) locale, delle
escursioni !atte o da !are, della prossima regata, della
prevista partecipazione ad essa di Loiberger e delle sue
chances, quantunque neppure per un attimo dimenticassi
che Eduard era morto e che ero venuto l- soltanto per
ri!erirne a sua moglie, percepii il mio star l- seduto occhi
negli occhi a parlare con Agathe, lo svolazzare lieve delle
tende, il muto andirivieni del servitore, nient# a6atto come
se !ossero un sogno, ma invece come appartenenti ad un
altro genere, minore, di realt). Fuori da quest#altra realt) il
+schio del vaporetto giungeva stridulo +no a noi, sapevo
che il lago si allungava laggi" nella luce meridiana, anche
Aline era tornata di nuovo in quella realt), e c#era anche
l#uomo che quella mattina stessa avevo visto accasciarsi
morto al margine del bosco. Di tutto ci/ era pi" vero quel
che continuava a librarsi tra me ed Agathe, era non quello
che lei diceva, ma il tono della sua voce, era il suo sguardo,
il suo desiderio, il nostro struggimento.
l pranzo era terminato. l servitore non ritorn/, eravamo
soli.
Agathe si alz/ da tavola, venne da me, mi prese la testa tra
le mani e mi baci/ sulle labbra. ,on !u a6atto un bacio
ardente, ma tenero, in esso c#era pi" purezza che passione,
!u !raterno eppure inebriante, insieme solenne e voluttuoso.
.oi, avvinto dal suo braccio, scivolai in sogni in+niti.
Siamo distesi su un prato declinante( lo stesso su cui quella
volta lei si era trovata con Eduard. 5i meraviglio che sia
cos- calma, senza nessuna paura, certo C accaduto qualcosa
di spaventoso 8 non so che cosa, neanche ci penso, ma so
che dobbiamo andarcene il pi" lontano possibile. :uindi
siamo seduti in uno scompartimento !erroviario( il +nestrino
C aperto, le tendine sciolte svolazzano qua e l), immagini
spezzate s!recciano su mutevoli paesaggi, !oreste, prati,
staccionate, rocce, chiese, alberi isolati, indescrivibilmente
veloci e senza alcuna connessione. ,essuno C abbastanza
veloce da raggiungerci, neanche le persone che viaggiano
sullo stesso treno( inconcepibile, ma C cos-. D#improvviso
odo chiamare il suo nome da !uori, lo so, C un !attorino del
telegra!o che la cerca. n me c#C solo la paura che lei possa
udirlo. 5a il nome suona sempre pi" tenue, in+ne si smorza
del tutto, e il treno continua a s!recciare. Viaggiamo, certo,
viaggiamo 8 continuiamo a viaggiare. Bra siamo in una sala
da gioco 8 sar) senz#altro 5onte $arlo. $ome posso
dubitarneE $erto che lo C. Agathe siede al tavolo da gioco
tra altre persone, C bella, C del tutto serena, gioca, perde,
vince, io scruto in tutte le direzioni che nessuno la conosca
e magari le riveli che suo marito C morto. 5a si tratta di
stranieri 8 bruni volti, gialli, al tavolo siede anche un indiano
con sul capo un# immensa corona di piume rosse. E Aline sta
sulla porta. $ome ha !atto a correrci dietroE Soltanto per
dirglieloE 9 E allora via, via. S+oro Agathe sulla spalla, si
volta verso di me con uno sguardo colmo d#amore. E di
nuovo il treno s!reccia con noi sopra. Dal +nestrino aperto
qualcuno guarda dentro 8 com#C possibileE Evidentemente si
aggrappa da !uori al margine del +nestrino. Ga in mano un
pezzo di cartaA il telegramma, certo. Lo ributto indietro,
rotola gi" non so dove 8 gi) non lo vedo pi". $he !ortuna che
Agathe non si sia accorta di nulla. ,o, naturalmente. n
mano ha uno di quei grossi giornali inglesi O lo s!oglia, si
guarda le illustrazioni. $he bu6o, ce n#C una della sala da
gioco di prima e, tra i giocatori, lei e me. $ome corrono le
notizie. Se suo marito la vede 8 che cosa ci succeder)E
?ccider) anche me come ha ucciso il capitanoE
Ed a un tratto sono di nuovo nella villa, nella stanza, sul
divano, dove in realt) mi trovo. E# vero, eppure C un sogno.
Sogno di essere sveglio, che i miei occhi sono aperti e
+ssano con !orza le cortine che si agitano. E sento passi,
lenti passi di sei o dodici uomini. So che stan portando la
bara con il cadavere, e scappo. Sono !uori nella veranda.
Devo scendere i gradini. Dove sono gli uomini, dove la baraE
,on li vedo. So solo che essa mi viene incontro e mi C
impossibile evitarla. D#improvviso mi trovo in giardino tutto
solo, ma non C un giardino reale, C come un giardino
giocattolo chiuso in una custodia( precisamente il giardino
che molti anni or sono ho ricevuto, una volta, in regalo per il
mio compleanno. Finora non sapevo proprio che si pu/
passeggiarci. $i sono anche uccellini sugli alberi. ,on ci
avevo mai !atto caso. Ed ora volano tutti via, per punirmi di
averli notati. .resso il cancello del giardino c#C il servitore,
s#inchina molto pro!ondamente. n!atti proprio ora sta
entrando il signor Loiberger in persona. ,on si rende conto
di essere morto e per di pi" indossa un impermeabile
bianco. Devo accompagnarlo in casa perch2 nessun altro gli
dica che C morto( non sopravvivrebbe, penso 8 e nello
stesso tempo rido. 0i) sediamo entrambi a pranzo, il
servitore si occupa di noi( sono stupito che Eduard prenda
dal piatto qualcosa da mangiare 8 non ne ha pi" bisogno.
Davanti a lui siede Agathe, ma io non ci sono pi". 5i trovo
invece seduto sul davanzale e le tende continuano ad
urtarmi sulla !ronte. 7iesco a vedere bene con che sguardi
loro si contemplano. D#improvviso odo la la voce di lui 8 oh
dio, se solo potessi vedere 8 lo sento con chiarezza che diceA
;Dunque tu !ai colazione con l#uomo che mi ha ucciso.< ,2
mi stupisce che lui lo dica, perch2 in verit), s-, l#ho !atto. E#
strano che lui !accia un#osservazione tanto sciocca.
Dovrebbe saperlo che C del tutto normale !ar colazione
insieme dopo un duello. Altri passi in giardino 8 la bara 8
strano, prima il morto e poi la bara 8 che razza di snob 8 e
musica !unebre. Brchestra militareE Sicuro, ha sparato a
morte a un capitano. ApplausiE ,aturale 8 ha vinto la
regata. 4alzo veloce alla +nestra, corro pi" rapido che posso
gi" al lago. 5a perch2 c#C cos- poca gente 9e nessuna barcaE
Solo una, piccolissima, dentro Agathe con me. Lei rema.
mprovvisamente ci riesce. Di recente diceva che non le
riusciva a6atto. E ora ha vinto addirittura la regata.
D#improvviso sento una mano al collo, la mano di Eduard. l
remo s!ugge ad Agathe. Solo la corrente spinge la nostra
barchetta. Lei incrocia le braccia. Assai incuriositaA Eduard
riuscir) a buttarmi in acquaE 3entiamo di a6ondarci
reciprocamente. ,on pi" curiosa per nulla, Agathe spinge
via la barchetta. .enso che abbia un motore. Spro!ondo
sempre di pi". .erch2, perch2, mi domando, ed a Loiberger
voglio direA non ne vale la pena, che ci ammazziamo per una
donna simile. 5a taccio, lui potrebbe credere che ho paura.
7iemergo. 5ai visto un cielo in+nito come questo. E
spro!ondo ancora, pi" gi" di prima. ,on dovrei mica, no,
sono solo, tutto il lago C mio. E il cielo. 7iemergo, @uttuo
nella morte, nel sogno. S-, sono sceso tanto gi" quanto
inesorabilmente ritorno su, e all#improvviso sono sveglio 8
del tutto sveglio. 5a Agathe dorme, comunque ha gli occhi
chiusi. Le tende si muovono con pi" !orza nel vento estivo
che sempre so*a a quest#ora dal lago. ,on poteva tardare.
.oco pi" delle quattro, il sole C tramontato, l#ora
dell#appuntamento con 5uelling in albergo. ?n sogno anche
questoE 5agari tutto quanto. Anche il duelloE E la morte di
LoibergerE Era di mattina e io dormivo 8 nella mia camera in
albergoE 5a questo !u il mio ultimo tentativo di !uga, per dir
cos-. ,on potevo dubitare di essere sveglio e che Agathe
!osse distesa nel sonno ignara di tutto. .otevo scappare, in
questo momento 8 o parlare senza un attimo d#indugio,
questa la scelta, svegliarla e parlare. Da un momento
all#altro la notizia poteva arrivar l-. ,on udivo di gi) passi in
giardinoE ,on era un portento che noi ancora non !ossimo
stati disturbatiE E in ogni caso, se qui in questa casa ancora
nessuno sapeva qualcosa, non era una leggerezza
inconcepibile trattenersi in questa stanza accessibile da
ogni dove, adesso che l#ora del riposo pomeridiano di tutti
era +nitaE Anch#io mi ero alzato alla svelta 8 quando stavo
per s+orare Agathe sulla spalla, come se il mio sguardo
l#avesse svegliata, socchiuse gli occhi, si pass/ una mano
sulla !ronte e sui capelli, pareva una !anciulla che si
stropiccia via il sonno dagli occhi e mi vedeva certo non
diverso da un#evanescente immagine di sogno. .oi ud- la
mia voce, senza volere avevo sussurrato il suo nome, le si
o6usc/ il viso, si alz/, si ravvi/ l#abito, lisci/ i cuscini e li
mise a posto alla meglio. :uindi si volt/ verso di me e non
disse altro che ;va#D<, invece restai l- come se ci avessi
messo radici, del tutto incapace di dirle quel che dovevo,
anzi, incapace per+no di una parola. $he vigliacco, che eroD
,on mi restava altro che il suicidio. 5a non mi riusciva
neanche di !are un passo. E pronunciai di nuovo il suo nome,
solo questo, pi" !orte, pi" implorante di prima. Lei mi
strinse la mano con tenerezza e continu/A ;3i voglio molto
bene. ,on sapevo quanto. .uoi non crederci. 5a perch2
dovrei dirtelo, se non !osse cos-E Solo questo devi sapere,
prima di andare.<
;:uando ti rivedoE<, domandai. ,on dissiA Eduard C morto.
,on dissiA perdonami, n2 dissiA ero troppo vigliacco per
dirtelo subito. ,o, domandaiA ;:uando ti rivedoE<, come se
non ci !osse un#altra domanda da !are, ora, come se non ci
!osse null#altro da dire.
;,on mi rivedrai<, disse.<Se ci tieni a me, sarai grato a
questa ora come lo sono io. Se non vuoi che questa ora
divenga, da sogno stupendo, indimenticabile, una triste
realt), una bugia, cento bugie, una catena di tradimenti e di
brutture, allora va#, va# subito, parti e cerca di non rivedermi
mai.<
n me qualcosa sussurravaA Eduard C morto 8 tuo marito C
morto, tutto quel che dici non ha senso e non te ne avvedi.
,on c#C pi" nessuna bugia, nessun tradimento, pi" nessuna
bruttura, sei libera. 9 5a non lo dissi, questo, tutto
all#improvviso si !ece tanto chiaro come un attimo prima non
avrei ritenuto possibile. E dissiA ;,on si tratta di
tradimento, di bugie. $i sarebbero solo se tu dopo quest#ora
restassi in questa casa ed appartenessi ancora a un
altro.<Era come se quel sogno di viaggio di poco prima mi
in!ondesse !orza, o io ne ricavassi potenza.
Agathe impallid-. 5i guard/ ed io sentii che avevo assunto
un#espressione intransigente. $ome se volesse calmarmi mi
tocc/ un braccio. ;5a cerchiamo di essere ragionevoli<,
disse. ;B almeno di tornare ad esserlo. o ti voglio bene,
certo, ma non ti appartengo, cos- come tu non appartieni a
me. Lo sappiamo entrambi. Era solo un sogno, un prodigio,
un caso !elice, certo, indimenticabile, ma passato.<
Scossi la testa appassionato. ;E# passato tutto quel che
c#era prima di questa ora, ma questa ora ha cambiato tutto,
tu non puoi appartenere mai pi" all#altro, appartieni solo a
me.<
$ontinuava a toccarmi il braccio, ma ora lo a6err/ e lo tenne
con !orza. Anzi, lo smosse come sperando di svegliarmi da
un perturbamento incomprensibile, da una illusione. ,egli
occhi mi rest/ l#intransigenza, sapevo che in essi c#era ben
poco amore, solo decisione, quasi minaccia. E mi accorsi che
le aumentava il timore, e che tentava adesso il tono
scherzosoA ;4ambino<, disse, ;non ho avuto ragioneE Go
sempre saputo perch2 ti chiamavo bambino. Bra devo
essere ragionevole per entrambiE ,on C !acile. ,emmeno
per me sola. 5a dobbiamo, dobbiamo essere giudiziosi.
;.erch2 dobbiamoE< domandai ostinatamente, ed insieme
odiai me stesso.
;Dobbiamo<, disse lei, ed era sempre pi" in ansia,
nonostante che le si presentassero gli argomenti pi" !orti,
pi" incon!utabiliA ;Dobbiamo essere ragionevoli e non
possiamo tradirci, perch2 tu saresti perduto, se lui
indovinasse ...<
Sorrisi, non potevo !are altrimenti. La sua obbiezione, il suo
monito, il tentativo di ispirarmi timore al cospetto del
de!unto, operarono in me non solo nel senso dell#orrido, ma
anche come un che di arcanamente comico. 5anc/ poco in
quel momento che ribattessi con qualcosa di diabolico a
questo suo discorso insopportabile e orripilante, con una
parola de+nitiva dirompente ed insieme liberatoria. 5a non
lo !eci. Sentivo proprio ora la mia impotenza, sentivo il
de!unto pi" !orte di me, e come disperata di!esa non riuscii
a replicare se non nel modo pi" stoltoA ;E se in+ne il destino
decidesse al posto mioE<
Lei mi strinse una spalla. Aveva negli occhi la paura. ;$he
cosa diciE Dove vaghiE Dove stiamo vagandoE<
E allora io sentii che temeva per lui, non per me, neanche un
po# 8 che lui era tutto per lei, io niente... E in quel momento
udimmo dei passi sulla ghiaia del giardino. 5i restavano
pochi secondi. n questo poco tempo non potevo raccontarle
che cosa era successo ed insieme giusti+care il mio tacere.
:ualche minuto prima avrebbe capito, !orse avrebbe
perdonato. $erto, !orse avrei ottenuto una stabile vittoria
sul de!unto. Bra invece ero io il caduto, l#ucciso, anzi, in
quel momento mi sentivo un vero spettro, ed i passi in
giardino attestavano in modo irre!utabile le presenza di
Loiberger 8 a tal punto io lo sapevo, che lui in persona,
l#altro, tra un attimo sarebbe entrato. $ome nel mio sogno
attraversava il giardino e saliva i gradini della veranda. $hi
comunque !osse, non potevo lasciar correre senza preparare
Agathe un minimo. Eppure solo questo mi venne alle labbraA
;,on temere.< E mentre lo dicevo mi parve come se davvero
tra un attimo dovesse entrare il de!unto. .rima lei mi
guard/ con un sorriso incerto come volesse !armi capire
che non dovevo preoccuparmi e che nessuno si sarebbe
accorto in nessun modo di ci/ che era successo nell#ora
trascorsa. 5a nella disperata seriet) del mio sguardo lesse
che la mia raccomandazione doveva aver signi+cato
qualcosa di diverso che non la premura che lei potesse come
tradirsi. Aveva ancora il tempo di domandare giusto questo,
;che cos#C accadutoE<, ma io non potevo pi" rispondere.
passi gi) si arrestavano nella stanza vicina. Agathe entr/
nella sala senza voltarsi verso di me, ed io la seguii. Aline si
trovava sulla porta tra la sala e la veranda, mi s+or/ con
uno sguardo tra perplesso e meravigliato, strinse le mani
dell#amica impallidita e, scoppiando in lacrime, la serr/ tra
le braccia. 0li occhi di Agathe tuttavia passarono
inesorabilmente interrogativi da Aline ai miei, come se lei
volesse succhiarmi la risposta dalla !ronte( appoggiai alle
labbra un dito e mi accorsi che tale gesto aveva il signi+cato
di una preghiera ad Agathe, di non tradire n2 me n2 lei. ,el
suo sguardo per/ c#era pi" di quel che mai avevo visto in
uno sguardo umanoA presentimento, addirittura conoscenza,
anche rivolta, intelligenza, perdono, di pi", !orse anche
qualcosa come gratitudine.
Bra anche 5uelling, tra l#ombra e la luce, si trovava sulla
porta tra la sala e la veranda. ?na sua occhiata mi s+or/
come interrogativa. La mia presenza senz#altro dimostrava
ai suoi occhi che dopo aver recato la triste nuova alla
s!ortunata signora io non mi ero risolto a lasciarla sola. Si
diresse verso di lei e senza parole le strinse la mano. Ancora
lei, davanti a 5uelling, cerc/ il mio sguardo. ,essuno
parlava, n2 lei n2 Aline, n2 5uelling, ma io, cos- mi sembr/,
tacevo pi" pro!ondamente, dentro di me, degli altri. l
silenzio estivo del giardino risaltava. n+ne Agathe disse 8 e
non appena apr- bocca a me si !erm/ il cuore 9 A<Bra voglio
sentire tutta quanta la verit)< 9 e scorgendo nei volti degli
altri la sorpresa, nel mio !orse un#espressione spaventata,
con stupe!acente calma aggiunse rivolta a meA ;,on
avevate certo intenzione di tacermi alcunch2, senza volere
avete !orse tentato di risparmiarmi. Vi ringrazio. 5a
credetemi, ora sono su*cientemente pronta a sentire tutto.
7accontate dall#inizio, dottor 5uelling. ,on desidero !ar
domande, non v#interromper/<, ed aggiunse, con la voce
che si spegnevaA ;7accontateD<
Si appoggi/ al piano!orte e le sue dita giocarono con le
!range dello scialle, n2 trad- me o se stessa con alcun
movimento delle sue labbra, intanto che 5uelling
raccontava. Aline si era lasciata cadere sul sedile del piano
e si stringeva la testa tra le mani. A 5uelling, interiormente
commosso, torn/ utile l#abitudine pro!essionale di parlare in
pubblico. 7i!er- lo svolgimento dei !atti da quando noi due,
5uelling ed io, avevamo atteso Eduard alla stazione, +no a
quando lui era caduto morto al margine del bosco, e mi !u
chiaro che lui aveva per!ezionato pi" volte il suo rapporto
+n dal momento in cui ci eravamo separati. .arl/ del resto
come se tenesse un#arringa per qualcuno che avesse espiato
in modo troppo grave una colpa gi) in s2 insigni+cante, da
tempo superata, dimenticata, e che !osse da assolvere da
qualsiasi mancanza. Agathe riusc- comunque a non
interromperlo con una sola sillaba. ,on appena 5uelling
ebbe terminato domand/ se sul posto !osse stata data
qualche disposizione. :uando 5uelling rispose che al pi"
tardi l#indomani mattina poteva venir dato dalle autorit) il
permesso circa la salma, lei disseA ;5i recher/ gi) stasera
da lui.< 5uelling la sconsigli/, il treno sarebbe arrivato sul
posto dopo mezzanotte, ma lei disse soloA;Voglio vederlo
gi) stanotte<, ed a tutti !u chiaro che stanotte stessa lei
desiderava avere l#accesso alla camera mortuaria. Bra
5uelling si o6r- di accompagnarla, nel caso ci !osse
qualcosa che Agathe da sola non potesse curare e
sistemare. Lei ri+ut/ in modo cos- deciso da chiudere ad
ogni replica. ;3utto questo compete a me<, disse, ;e
quando tutto sar) +nito, signor dottor 5uelling, parleremo
di nuovo.< o ero colmo di ammirazione come di orrore. ,on
mi rivolse una parola. Bra desiderava solo stare da sola,
soltanto Aline pi" tardi poteva ritornare per esserle utile nei
preparativi del viaggio e per avere istruzioni in vista della
sua assenza.
Strinse la mano a tutti, a me non diversamente che ad Aline
ed a 5uelling, n2 scans/ il mio sguardo quando ci
separammo.
Viaggi/ in e6etti quella stessa sera 8 da sola 8 e port/ a
Vienna la salma di suo marito la mattina dopo. l giorno
seguente ebbe luogo la sepoltura, a cui naturalmente presi
parte. Da allora nessuno vide pi" Agathe. Al lago non
ritorn/ pi".
5olti anni dopo ci incontrammo in societ). ,el !rattempo si
era sposata di nuovo. ,essuno vedendoci parlare insieme
avrebbe potuto indovinare che ci legava un#esperienza
insolita, grave. Davvero ci legavaE o stesso avrei potuto
considerare quell#ora placida d#estate, strana e tuttavia
tanto !elice, come un sogno unicamente mio, tanto chiaro,
immemore, innocente lo sguardo di lei si tu6/ nel mio.