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ANALISI DEL LIBRO DI TESTO:

Titolo: “Fisica - Volume primo Meccanica”


Autore: James S. Walker
Casa editrice: Zanichelli
Anno di edizione: Prima edizione gennaio 2004, ristampa 2008

Capitoli 10, 11

Argomenti (titoli dei capitoli) Pagine dedicate


Cinematica ed energia di rotazione 30 pagine

Dinamica rotazionale ed equilibrio statico 40 pagine

INTRODUZIONE

Motivazioni della scelta


Abbiamo scelto di analizzare i due capitoli in oggetto perché questo ci dava l’occasione di
completare l’esperienza offerta dal tirocinio attivo, discutendo e portando a sintesi quanto
sperimentato. Uno di noi ha infatti trattato questo argomento presso il Liceo scientifico Righi, il
che ha permesso di valutare l’efficacia didattica di alcune scelte del testo e di rilevare alcuni punti
nodali nella presentazione fatta dal Walker.
L’argomento, di per se non particolarmente stimolante per gli studenti, offre all’insegnante molti
spunti interessanti, quali la rilettura del significato matematico e fisico della legge di Newton, la
discussione dei limiti della meccanica del punto materiale, l’universalità del principio di
conservazione dell’energia, il legame tra leggi di conservazione e proprietà di simmetria. Anche
la parte propriamente cinematica, alla luce di una nuova consapevolezza di cosa sia la meccanica,
si presta benissimo ad un approfondimento e ad una sistemazione logica delle nozioni già
acquisite dagli studenti.
L’analisi delle scelte espositive del Walker, rivela molto sull’impostazione logica del testo, e ci
offre molti spunti di discussione.

La struttura del libro


Il Walker è un libro relativamente recente, essendo la sua prima edizione del gennaio 2004.
Il volume dal quale abbiamo tratto i due capitoli in esame è il primo dei tre che coprono tutto il
programma di una scuola superiore. È scomposto in 14 unità che vanno da una introduzione alla
fisica (cap. 1) ai fluidi (cap. 14), passando per la cinematica (cap. 2, 3, 4), le leggi del moto di
Newton (cap. 5, 6) lavoro ed energia cinetica (cap. 7), energia potenziale e forze conservative

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(cap. 8), quantità di moto ed urti (cap. 9), cinematica e dinamica rotazionale (cap. 10, 11), la
gravitazione (cap. 12), oscillazioni intorno all’equilibrio (cap. 13).
Il volume si conclude con 5 appendici su: strumenti matematici di base; valori tipici (tabella); dati
relativi al sistema solare; tavola periodica degli elementi; proprietà di alcuni isotopi.
Il sommario si trova all’inizio del libro. L’ultima pagina del sommario è dedicata alla “Fisica
quotidiana” dove vengono richiamate le pagine con le proposte in tal senso (all’interno di ciascun
capitolo): si nota subito, a colpo d’occhio, come queste diventino mediamente più numerose col
progredire dei capitoli.
Alla fine di ogni capitolo si trovano delle pagine dedicate, in ordine, a “Definizioni, leggi,
equazioni”, “Test di verifica delle competenze”, “Domande sui concetti”, e, infine, ai “Problemi”.
Il testo è corredato da molte fotografie, illustrazioni e schemi.
Non è proposto nessun supporto interattivo per completezza né schede guidate di laboratorio.

TEORIA

Contenuto e approccio
Il capitolo 10 è dedicato all’introduzione della cinematica rotazionale (piana) e al calcolo
dell’energia cinetica. Una prima parte si occupa di definire la velocità e l’accelerazione angolare,
l’accelerazione tangenziale e i legami tra grandezze lineari e rotazionali. Non utilizza la
notazione di prodotto vettoriale (non avendola introdotta nel cap. 3 quando definisce i vettori) e
non pone molta attenzione al rigore delle dimostrazioni. Presenta molti esercizi guidati, che
spesso si riferiscono a situazioni reali, per introdurre le problematiche in oggetto. L’idea è
sicuramente vincente, ma una certa confusione logica e una propensione al calcolo rendono
difficile agli studenti la sistemazione delle nozioni.
Una seconda parte del capitolo si occupa della cinematica del moto di rotolamento, argomento un
po’ secondario ma di grande presa sugli studenti (almeno per l’esperienza vissuta durante il
tirocinio). La presentazione è descrittiva e non chiarisce che i risultati vengono derivati
all’interno del modello per poi essere verificati sperimentalmente e non viceversa.
La terza parte del capitolo è chiaramente fuori posto, avendo come oggetto il calcolo dell’energia
cinetica di rotazione. La cosa non sarebbe tanto grave se non venisse assunta qui come principio
la conservazione dell’energia, in maniera del tutto surrettizia, non essendo isolato il sistema.

Il capitolo 11 riparte dalla definizione di momento torcente, su giustificazione sperimentale.


Passa poi ad analizzare il modello del pendolo con la notazione delle grandezze rotazionali e
deriva in questo modo la “2a legge di Newton rotazionale”, che viene automaticamente assunta
come fatto generale. Viene discusso il parallelo tra leggi lineari e rotazionali, che potrebbe essere
approfondito meglio.
Una seconda parte si occupa del problema dell’equilibrio statico, con grande chiarezza e buoni
riferimenti a situazioni reali. L’inconveniente di questa sistemazione è che quando l’insegnante
prova a seguirla si trova la statica nel bel mezzo di un capitolo di dinamica, e perde un po’ il filo.
L’ultima parte parla del momento della quantità di moto e della sua conservazione, senza
derivarla dal terzo principio, ma assumendola in maniera poco trasparente.
Da ultima viene introdotta la notazione di prodotto vettoriale, cosa che poteva essere fatta ben
prima, accennando alle rotazioni nello spazio.

Il vero punto di forza di questo libro, è il riferimento continuo a problemi reali, che rendono le
tematiche immediatamente comprensibili agli studenti. Questi problemi, come osservato anche
durante il tirocinio, offrono agli studenti utili chiavi di lettura per comprendere i fenomeni fisici,
anche se troppo spesso le spiegazioni piovono dall’alto in modo confuso.

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Il formalismo matematico è in generale appena sufficiente e mai si dà spazio alla discussione dei
problemi matematici. È un’occasione persa, perché con pochi aneddoti storici si potrebbe
benissimo rendere la potenza degli strumenti a disposizione dello sforzo che è servito per arrivare
a formalizzare la teoria. Ad esempio, qui gli studenti incontrano un’equazione che già hanno
visto in relazione ad un fenomeno fisico diverso. È chiaro che questa somiglianza già da sola
suggerisce la potenza dell’apparato matematico a disposizione, e un accenno storico in una nota a
margine non costerebbe molto.

Sono del tutto assenti approfondimenti storici ed epistemologici. Ci sembra evidente che il libro
di testo non può addentrarsi troppo in questi argomenti, perché non è quello il suo scopo. Tuttavia
una lettura o una scheda, per quanto sintetiche, potrebbero essere un elemento di stimolo e di
riflessione in grado di avvicinare alla mentalità scientifica anche i ragazzi che hanno una
propensione naturale per gli studi di tipo umanistico. La nostra impressione è che i ragazzi siano
sempre molto affascinati dalla storia delle scoperte e dall’evoluzione del pensiero dietro tali
scoperte, perché vedono un percorso stratificato, fatto di intuizioni, di errori e di correzioni, di
aneddoti a volte divertenti, di connessioni, che una concezione scolastica lineare della scienza
elimina completamente, e che rende il percorso di studio delle materie scientifiche asettico ed
innaturale.

A margine sono invece presenti note che richiamano a situazioni reali o ad applicazioni
tecnologiche (poche), che aiutano lo studente ad inquadrare l’argomento.
Gli esercizi guidati sono l’autentico asse portante del testo, e tradiscono una impostazione volta
più al calcolo che allo sviluppo di una sistemazione teorica. Il vantaggio di questa scelta è quello
di trasmettere la percezione della fisica come strumento, una scelta più vicina all’approccio
ingegneristico che non a quello fisico.

Gli strumenti
Il libro offre, alla fine di ciascun capitolo, una scheda riassuntiva, che costituisce un glossario di
riferimento di facile consultazione. Lo scopo è quello di riepilogare sinteticamente i concetti,
richiamando a volte anche le osservazioni sperimentali più rilevanti. Questo sussidio potrebbe
essere un arma a doppio taglio: da un lato può aiutare gli studenti a riorganizzare rapidamente i
contenuti trattati nel capitolo o a ripassare velocemente i concetti fondamentali (quindi può essere
un aiuto in una seconda lettura del testo o come strumento per affrontare un capitolo); dall’altro
può impigrire gli studenti, facendo loro ritenere di potersi rifare ad esso come strumento
sufficiente di studio e comprensione.
Per utilizzare le schede come strumenti di costruzione del metodo di studio e di ragionamento,
potrebbe essere utile affiancargli una mappa concettuale, che aiuti a visualizzare le connessioni
tra i concetti principali e faciliti la costruzione di schemi interpretativi. Infatti le mappe
concettuali agevolano l’individuazione dei percorsi che legano argomenti differenti e il passaggio
da modelli semplici a descrizioni più complesse.
Nei due capitoli sono presenti molti esercizi. Alcuni, generalmente accompagnati da una figura,
sono usati come guida e presentano la strategia risolutiva prima della risoluzione guidata; altri
sono semplicemente accompagnati dalle soluzioni. Molti esercizi del primo tipo riguardano
esempi di fisica quotidiana. Ne contiamo 5 nel capitolo 10 e 3 nel capitolo 11.
Inoltre ci sono 5 “verifiche di concetti” nel capitolo 10 e 4 nel capitolo 11. Le verifiche di
concetti sono una via di mezzo tra domande ed esercizi; sono una sorta di punto fermo tra un
concetto e l’altro all’interno dei vari paragrafi di ogni capitolo, che aiutano a riorganizzare le idee
e sedimentare i concetti prima di passare ai concetti successivi.

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Forse per gli studenti sarebbe più utile non trovare la soluzione troppo a portata di mano, perché
la sistemazione delle nozioni passa anche per la capacità di riconoscere gli argomenti e trovarli
nel libro di testo.

Come già detto, non vengono proposte schede di approfondimento, richiami storici o schede di
laboratorio, che offrirebbero maggiori spunti per gli insegnanti e, conseguentemente, uno stimolo
maggiore per gli studenti.

Carenze di argomenti disciplinari


Abbiamo rilevato una sola vera inesattezza (di cui discuteremo sotto), ma il difetto complessivo è
la carenza nella presentazione logica degli argomenti, in particolare del rapporto tra teoria ed
esperimenti.
Soprattutto nel primo approccio alla fisica, è di fondamentale importanza presentare un quadro
metodologico trasparente, in cui il metodo sperimentale sia presentato senza confondere
esperienza, modellizzazione, analisi teorica e verifica sperimentale.

Anche la scelta degli esercizi è spesso infelice: troppi esercizi vengono risolti sul modello senza
preoccuparsi che questo descriva effettivamente la realtà (ad es., a pag. 335 un pesce si muove di
moto uniformemente accelerato per un tempo indefinito, a pag. 150 un freno esercita una forza
costante fino al completo arresto ecc.).
Proprio perché non si può assumere un tono troppo formale, né angustiare gli studenti con
questioni troppo filosofiche, devono essere il docente e il libro di testo a presentare la fisica in
maniera da non dare adito a confusione.

Il libro soffre invece di una impostazione volta a fornire una serie di formule pronte all’uso, con il
risultato che è praticamente impossibile capire quando i risultati sono dedotti teoricamente e
quando si assumono nuove ipotesi, per estendere il quadro teorico, in risposta a nuove evidenze
sperimentali.
Non si tratta di essere rigorosi nella derivazione matematica, ma di esserlo nella presentazione
logica. Poche note di carattere storico-epistemologico, basterebbero a chiarire i punti nodali e
presentare la fisica come scienza sperimentale invece che come descrizione fenomenologica.
Questa soluzione salverebbe il taglio operativo del testo senza con questo passare idee sbagliate.
Nella nostra società, è evidente la difficoltà di comunicazione che hanno gli scienziati a
distinguersi dai ciarlatani. Uno dei motivi è che non viene percepito affatto il rigore
metodologico: sembra che chiunque abbia il diritto di affermare qualsiasi cosa senza bisogno di
supportarla con evidenze sperimentali o con spiegazioni teoriche. Nascono così concezioni
pseudo-scientifiche che parlano dell’elettrosmog come la principale causa di tumori, dell’energia
nucleare, degli OGM, della mucca pazza, l’aviaria o il millenium bug come minacce di catastrofi
incombenti, senza alcuna attenzione ai dati sperimentali. Il fatto stesso che ogni canale televisivo
si senta in dovere di proporre il suo oroscopo senza nemmeno verificare che il sole sia
effettivamente nella posizione che dicono gli astrologi, è forse l’esempio più eclatante non solo
della superstizione, ma anche della completa mancanza di rigore scientifico che pervadono la
nostra società.

I due capitoli analizzati presentano troppe inesattezze concettuali, che lasciano gli studenti con la
sensazione di non possedere la materia.
Nella descrizione cinematica, ogni decomposizione del moto in una rototraslazione è lecita, ma
quando si passa alla dinamica (cosa che di fatto avviene quando si introduce la massa),
interessano praticamente solo le rotazioni intorno al baricentro e quelle intorno al centro
istantaneo di rotazione.

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Questo fatto deve portare ad evidenziare attentamente il ruolo del centro di rotazione. Nel testo
viceversa questo aspetto viene in pratica ignorato, con risultati drammatici quando viene calcolata
l’energia cinetica di un disco che rotola, senza menzionare se il centro di massa coincide con il
baricentro geometrico del disco. La frase “il moto di rotolamento è una combinazione di due
moti: rotazione e traslazione. Ne segue che l’energia cinetica di un oggetto che rotola è la
somma dell’energia cinetica di traslazione, ½mv2, e dell’energia cinetica di rotazione, ½Iω2”
lascia viceversa intendere che la decomposizione

K=½ mv2 + ½ Iω2

valga per qualsiasi rototraslazione. Ammesso di dover accennare a questa decomposizione, la


cosa più corretta sarebbe enunciare il teorema di König. In linea con la sottovalutazione del ruolo
del centro di rotazione, la tabella a pagina 289 riporta i momenti d’inerzia di vari oggetti senza
esplicitare il punto rispetto al quale sono calcolati, rendendo difficilissimo agli studenti cogliere il
senso di quello che stanno facendo (non hanno i mezzi tecnici per calcolare i momenti d’inerzia
in maniera autonoma).

Ancora nel capitolo 10, la relazione tra accelerazione angolare ed accelerazione tangenziale è
trattata in modo oscuro.
Altri problemi si evidenziano negli esercizi: senza aver fatto nessuna menzione alle rotazioni in
tre dimensioni, molti esercizi vertono sul rotolamento di sfere; colmo della sfortuna, alcuni si
basano sulla conservazione dell’energia, senza considerare che la sfera può ruotare anche intorno
all’asse verticale. Nonostante gli studenti di liceo non abbiano la nozione di vincolo integrabile,
non è affatto impossibile che qualcuno noti il problema e che rimanga insoddisfatto della
soluzione proposta.

Il principio di conservazione dell’energia è esteso al moto rotazionale senza una parola sul fatto
che il sistema non è isolato.
Dopo una presa di posizione così netta, ci si aspetterebbe che la dinamica rotazionale, oggetto del
capitolo 11, venisse derivata dalla conservazione dell’energia. Invece si riparte su base
fenomenologica, ponendo l’attenzione sul momento torcente. Per il modello di pendolo ideale
viene ricavata l’equazione del moto in termini delle variabili angolari, che viene generalizzata
senza tanti complimenti. Alla generalizzazione, viene dato il nome di “seconda equazione di
Newton rotazionale”, rafforzando l’impressione che si tratti solo di una riformulazione di una
legge già nota (nell’esperienza di tirocinio, questo fatto ha reso difficile agli studenti capire che la
quantità di moto e il momento angolare sono indipendenti).

Il parallelo tra la dinamica delle rotazioni e quella delle traslazioni potrebbe essere sviluppato
meglio, anche per sottolineare la potenza dell’apparato matematico che le descrive.

I paragrafi riguardanti la statica sono molto semplici e diretti. Fanno riferimento a situazioni
familiari e chiariscono bene il concetto di momento torcente. Leggermente meno lacunoso che in
precedenza, il riferimento al centro di rotazione. Sarebbe stato forse meglio fare la statica prima
della dinamica.
Dopo questa parentesi, si torna alla dinamica esaminando la conservazione della quantità di moto.
Ancora una volta, la derivazione è piuttosto carente, e non riesce a mettere in luce la generalità di
questa legge di conservazione. Nessuna menzione è fatta al legame tra leggi di conservazione e
simmetrie. Il capitolo termina con un paragrafo sul lavoro (che dovrebbe essere spostato subito
dopo l’introduzione del momento torcente) e uno sulla notazione vettoriale.

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APPARATI DI VERIFICA

Ogni capitolo termina con una gran varietà di esercizi, divisi per tipologia in “test di verifica delle
competenze”, “Domande sui concetti”, “Problemi”.
La quantità e varietà dei quesiti sono ottime, leggermente imprecisa la formulazione.
Eccellenti per qualità le sezioni di verifica dei concetti, che evidenziano in maniera egregia alcuni
punti nodali.
Nelle altre sezioni, prevale l’attitudine al calcolo, a scapito di esercizi articolati. Questo taglio ha
il vantaggio di offrire formule di immediata applicazione, ma limita molto l’autonomia di analisi
appena le cose si fanno più complicate. Inoltre passa l’idea che lo studio di un fenomeno fisico
debba coinvolgere poca matematica.

Il difetto maggiore che riscontriamo negli esercizi è che in molti problemi si presentano situazioni
in cui il modello non descrive bene la realtà. Lo studente applica la formuletta, trova il risultato,
ma capisce benissimo che teoria e pratica non coincidono. Problemi di questo tipo andrebbero
accuratamente evitati.

L’uso delle cifre significative è un altro punto debole. L’esempio del problema 5 a pag. 320 è
esplicativo di questa situazione:
“Una persona mantiene il suo braccio disteso, […]. La lunghezza [del braccio] è 0,740 m. Trova
l’accelerazione angolare iniziale”.
L’esercizio è risolto approssimando il braccio come una sbarra omogenea per calcolarne il
momento d’inerzia. In tutti i passaggi, i risultati vengono dati con ben tre cifre significative. È
chiaro che errori di questo tipo hanno un impatto devastante per uno studente che sta ancora
cercando di sistemare il concetto di errore sperimentale.

In alcuni esercizi si passa dalle due alle tre dimensioni. Sarebbe opportuno farlo in una scheda o
in un esercizio guidato. Particolarmente infelici gli esercizi sulle sfere che rotolano.

La qualità complessiva risulta comunque buona, se si eccettuano queste cadute di livello.


Il tema si presterebbe bene ad alcuni esercizi creativi, in cui lo studente può essere invitato ad
inventare macchine semplici che facciano determinate cose. La tipologia principale di esercizi è
invece il test a risposta chiusa, che soffoca molto la creatività degli studenti.

Le soluzioni non sono date per tutti gli esercizi, scelta che riteniamo utile ed intelligente, come
quella di posizionarle alla fine del libro e non di immediata consultazione tra parentesi alla fine
della formulazione degli esercizi.

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IN SINTESI:
Teoria
Approccio:
• sperimentale: appena accennato, descrittivo
• definitorio: elevato
• storico: assente
• comunicativo: buono
Tipologia d’impostazione:
• descrittiva:sì
• interattiva: no
• molto formalismo matematico: no
• legame della fisica con la cultura: no
• legame della fisica con la vita comune: sì
Contenuti:
• storia della scienza ed epistemologia: poco o nulla × sufficiente abbondante
• letture: poco o nulla × sufficiente abbondante
• elementi di fisica quotidiana: poco o nulla sufficiente × abbondante
• richiami alla tecnologia: poco o nulla × sufficiente abbondante
• cenni a problemi di interesse per la società: poco o nulla × sufficiente abbondante
• nel testo vengono proposte attività di osservazione e/o sperimentazione diretta:
poco o nulla × sufficiente abbondante
Ulteriori strumenti per lo studente nel testo base:
• schede di carattere tecnologico: no
• schede legate alla vita quotidiana: sì
• schede di approfondimento matematico: no
• schede storiche interdisciplinari: no

Apparati di verifica
Esercizi e problemi:
• quantità: ottima
Test a risposta multipla:
• test per la verifica in itinere del processo di apprendimento: sì
• test per la verifica complessiva: sì
Il testo propone strumenti che agevolano l’acquisizione del metodo di risoluzione?: si
• esercizi introdotti da sintesi teoriche: no
• esempi ed esercizi guidati: sì
• mappe concettuali: no
• tracce per la risoluzione di problemi complessi: sì

CONCLUSIONI

Il Walker è un libro che fornisce una visione “semi-ingegneristica” della fisica, che porta
l’attenzione sulla fenomenologia quotidiana. anche Forse potrebbe incrementare lo spazio
dedicato a quella prettamente tecnologica. È di gradevole lettura e suscita, nei ragazzi, interesse
nella materia (per la nostra esperienza di tirocinio).
La carenza principale, a nostro parere, è relativa alla scarsa attenzione alle attività che potrebbero
essere effettuate in laboratorio. L’attività di laboratorio è più coinvolgente per i ragazzi, perché
devono progettare l’attività, costruire piccoli apparati, maneggiare fisicamente degli strumenti,

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raccogliere dati ed analizzarli con strumenti semplici (in molti casi office è più che sufficiente);
devono trarre conclusioni, scrivere una piccola relazione in cui utilizzare il linguaggio
appropriato. Un processo lungo e completo che va acquisito con l’esperienza e permette di
rielaborare le conoscenze acquisite nelle lezioni teoriche e di calarle in una realtà molto differente
(passare dalla progettazione di un esperimento alla sua realizzazione implica una serie di
riflessioni relative alla scelta delle grandezze significative, delle approssimazioni da fare, delle
difficoltà inerenti alla precisione, sensibilità, errore, rumore, ecc.).
Ancora una volta, si rischia di passare un messaggio fuorviante sul metodo scientifico.
Questo libro fa emergere una visione scolastica, statica, legata al sovrapporsi di nozioni e
“regole”, legata più all’uso delle leggi piuttosto che ad una loro scoperta e interpretazione.
Anche gli agganci con le applicazioni tecnologiche potrebbero essere sviluppati meglio. Questo
tipo di collegamento è fondamentale per motivare allo studio, per sottolineare gli aspetti creativi
dello sviluppo umano e per ragioni culturali.
La scuola ha, secondo noi, la precisa responsabilità di offrire gli strumenti interpretativi per
comprendere la realtà in mutamento, che sempre più coinvolge aspetti tecnologici. Anche dal
punto di vista della politica educativa, un paese con nessuna risorsa naturale e poche risorse
industriali è condannato se non punta ad un alto livello di istruzione scientifica volta a sviluppare
innovazioni tecnologiche.