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Articolo di Fabrizio Ponzetta tratto dal sito:

http://lacontroinformazione.spaces.live.com/blog/cns!F37F58B0B0764157!462.entry
Siti che riportano articoli dello stesso autore:
www.riflessioni.it
www.fabrizioponzetta.it
Droga, secondi Fini e la favola degli assassini
Gennaio 2006
di questi giorni la notizia che sparirebbe per legge la distinzione tra droga pesante e droga
leggera; a prescindere dallironia riguardo a ci che la natura distingue e la legge accomuna, c da
dire che paragonare la cannabis alle altre droghe per effetti, assuefazione e addirittura per cause che
ne inducono il consumo davvero un insulto allintelligenza umana.
Attenzione che chi scrive non un antiproibizionista, anche se si ritenuto tale in passato, e quindi
mi opportuno chiarire un paio di punti, prima di proseguire.
Anni fa (curioso che ciclicamente si scatenino le stesse ondate proibizioniste sulla droga leggera)
Bettino Craxi, feroce proibizionista di fine anni ottanta (pare su consiglio di Ronald Reagan),
motiv la sua battaglia con delle parole che allora mi infastidirono (avevo sedici anni e fumavo
qualche canna), ma che oggi condivido: Se vietato vendere, vietato anche comprare.
Prescindendo amaramente dal fatto che mentre il suo delfino, Claudio Martelli (che fra laltro diede
il nome ad una vergognosa legge in proposito), fu beccato in Kenya con della marijuana proprio
mentre in Italia un ragazzino finito in carcere per poco pi di una canna moriva suicida, c da
chiedersi perch sia vietato vendere cannabis. Purtroppo una risposta chiara non c, sotto le vesti
stracciate di preti che blaterano di amore per la vita e di politici che cavalcano bigottismi ipocriti.
La risposta potrebbe essere che la cannabis nuoce alla salute, ma le sigarette, lalcool ed il caff
stato pi volte dimostrato che non sono da meno; oltretutto, se la salute sta tanto a cuore, mi chiedo
perch non si intervenga con decisione sopratutto contro lo smog, o non si proibiscano le antenne
dei telefonini nelle vicinanze di abitazioni o lutilizzo di pesticidi nei prodotti alimentari eccetera
eccetera eccetera Quindi una risposta pi coerente potrebbe essere che lo spinello contiene una
sostanza psicoattiva che provoca stati alterati di coscienza. Anche qui mi chiedo allora perch non si
proibisca lo yoga o certe tecniche meditative che tramite la respirazione controllata provocano
anchesse stati di coscienza non ordinari (ovviamente sto facendo ironia). Anche la pericolosit
sociale come causa di proibizione non tiene, in quanto, nonostante gli effetti siano soggettivi, in
linea di massima un ubriaco pi pericoloso e violento di un soggetto che ha consumato
dellhashish o della marijuana
Ma la vera risposta che, oltre ad un pregiudizio di fondo per la cannabis, droga esotica e in fondo
esoterica, che porta a percepire oltre la facciata una realt pi vasta (da qui le risatine cretine che i
circoli di spinellari mettono in atto durante il consumo), c un interesse economico.
Nel 1992 circa, ci fu il famoso sciopero delle sigarette, non ricordo chi precisamente scioper, ma
ricordo bene che per un periodo abbastanza lungo (per un fumatore) non si trovavano sigarette in
vendita. Ricordo ancora con molta precisione luomo che entrava nel bar con una borsa sportiva
piena di sigarette di contrabbando, facendo pagare un pacchetto di Marlboro, che allepoca costava
intorno alle tremila lire, ben quindicimila lire. Mi chiedo se quel signore con la borsa e tutto il giro
di affari che cera dietro di lui avrebbe preferito che i tabacchini tornassero ad aver le sigarette o
meno. Ognuno tragga le sue conclusioni, da questa mia associazione di pensiero, io traggo le mie: il
proibizionismo paradossalmente fa gli interessi di quella criminalit che vorrebbe distruggere e
probabilmente riceve, per vie pi o meno dirette, da tale criminalit, anche dei contributi economici
per portare avanti la propria nobile causa.
Dicevo prima che comprendo le parole craxiane ci che non si pu vendere non si pu comprare
e che rispetto agli antiproibizionisti io non spero in un futuro di canne al tabacchino, ma anche qui
devo fare un paio di precisazioni. Io ho fumato cannabis con una certa regolarit dai quindici ai
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venti anni circa, la cultura in cui ero immerso era decisamente schizofrenica: ufficialmente chi
fumava finiva in galera, ma nei film che vedevamo al cinema (Salvatores ad esempio) nelle
trasmissioni televisive (Su la testa, Cielito lindo, ad esempio) e su certa stampa giovanile (Cuore,
Smemoranda, ad esempio) e nella musica (Litfiba, Vasco ad esempio) lhashish era ben promosso
come svago sano e giusto.
In quegli anni, poi, la Newton mise in circolazione una marea di libri (i famosi 100 pagine mille
lire), che rendevano accessibili testi prima assai costosi per dei ragazzini, e cos si leggeva
volentieri, al prezzo di un caff, I paradisi artificiali e Il poema dellhashish di Baudelaire, i poeti
maledetti, i surrealisti e si sospettava che, forse, se Craxi, Andreotti e Forlani erano contro la droga,
mentre Verlain, Rimbaud e Baudelaire la usavano cera un motivo ben preciso.
Io, comunque, fumavo poco e bene e cio lontano dagli altri: ridere come cretini perch qualcuno
trovava un tormentone da ripetere era cosa usuale fra i miei compagni di merende psicoattive e mi
imbarazzava assai, in quanto i miei amici mi parevano una specie di cartone animato demenziale,
che non volevo n guardare n vivere. Quindi, appena consumato il frutto del peccato, cercavo una
scusa per isolarmi, tornare a casa, aprire un libro e leggere tra le righe autori come Nietzsche,
Svevo, Hesse e Pirandello, che allepoca erano i miei preferiti. Lhashish io lo usavo cos, e devo
dire che mi diede parecchie intuizioni, fu una chiave per entrare in una profondit a cui nella
quotidianit non si presta attenzione. Una volta entrato in tale profondit, la chiave cadde da s e
non mi serv pi, di conseguenza smisi di fumare, senza nessun intervento da parte di chi che sia.
Tuttavia, se penso che in quel periodo, senza fare male a nessuno, avrei potuto finire in galera
perch qualche ministro, magari cocainomane, aveva deciso di fare del bene ai giovani e di salvarli
dalla droga, mi girano parecchio i coglioni.
Solo dopo aver ben chiarito la mia esperienza in proposito posso ora procedere ad affermare che
liberalizzare la droga leggera una battaglia che non mi garba pi, non perch non ne faccio pi
uso, ma perch non sono daccordo sulla libera vendita, a chiunque e comunque, neanche da parte
dello stato; ovviamente non per un bigottismo moralista e ottuso, come si sar ormai ben compreso,
ma per motivi decisamente opposti. Io credo, a ragione e per esperienza, che certe sostanze, come
scrivevo pi sopra, siano realmente delle chiavi per aprire le porte della percezione, ma sono
altrettanto convinto che se certe porte sono chiuse, sono chiuse per saggi motivi, e che prima di
essere aperte necessitino di una certa preparazione e di determinate condizioni, che i ragazzini (cos
come anche gli adulti), discotecari o centrosocialisti che siano, non possiedono.
Mi si chieder dunque di essere costruttivo e di lanciare una soluzione io lavrei anche, la
soluzione, ma anni luce lontana dai pianeti dei proibizionisti e degli antiproibizionisti: creare
appositi istituti per lo studio degli stati di coscienza, istituti nei quali chi voglia fare certe esperienze
possa farle liberamente e in tutta sicurezza per la sua incolumit, in ambienti sereni, eventualmente
con medici a disposizione, con insegnanti di meditazione e autorilassamento, con mostre darte, in
un clima culturale e sopratutto di legalit lesperienza che fece Huxley con la mescalina,
insomma Contemporaneamente, come controparte a questa concessione liberale (ovvero:
chiunque libero di espandere il suo stato di coscienza se ci non mette in pericolo lincolumit
altrui), sarei anche un fermo sostenitore della tolleranza zero nei confronti di chi vende o consuma
sostanze psicoattive al di fuori di questi istituti.
I vantaggi di tale soluzione sono a me palesi: per la salute innanzitutto, in quanto si evita di
assumere le porcherie con cui gli spacciatori tagliano la loro merce; i consumatori inoltre
potrebbero anche cogliere benefici psico-fisici che supererebbero di gran lunga il famigerato
desiderio di evasione che gli si attribuisce, lo spaccio non avrebbe pi motivo di esistere o per lo
meno sarebbe combattuto senza assurdit del tipo della modica quantit, che come una ruota della
fortuna a volte incrimina un consumatore e a volte scagiona uno spacciatore; le forze dellordine,
infine, avrebbero pi tempo e pi risorse a disposizione per combattere i veri criminali, e dei
ragazzini non finirebbero in galera solo perch hanno voluto provare a manovrare le proprie
percezioni.
Ma, lo ripeto, lidea decisamente troppo, sopratutto per dei ministri che ancor oggi blaterano
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televisivamente intorno a quel luogo comune che vuole il termine assassino derivare dallhashish.
Tale etimologia, nei loro ragionamenti, diventa la dimostrazione evidente della pericolosit sociale
di questa sostanza. Ora, le posizioni proibizioniste, tolti i secondi fini di cui sopra, sono legittime
(se esiste gente che vuole vendere funghi allucinogeni come si vendono frutta e verdura al
supermercato, mi sembra ovviamente naturale che esistano anche proibizionisti intransigenti!), ma
lignoranza storica propagata, no! Gli Assassini non erano una banda medievale di predoni arabi che
ammazzavano la brava gente dopo aver fumato la resina della canapa, che avrebbe preso cos il
nome di hashish, o viceversa. La storia invece questa: intorno al 1100, allinterno di una tradizione
iniziatica conosciuta come Sebayah, uno sceicco, chiamato dai crociati il Vecchio della montagna,
viveva in un lussureggiante e immenso giardino cintato. In questo paradiso (viene spesso definito
dalla letteratura dellepoca come un paradiso maomettano con fiumi di vino e torrenti di latte) il
Vecchio regnava come un sovrano, e come tutti i sovrani abbisognava di un esercito per difendere o
per sfamare se stesso e la sua gente. La differenza fra i crociati inebriati di misticismo cristiano (o
fra i nostri soldati americani convinti di essere in Iraq per combattere un terrorismo preesistente alla
loro liberazione/invasione) e i soldati del Vecchio consiste nel fatto che lui non raccontava loro le
balle che da sempre i governanti raccontano ai soldati :Uccidi in nome di Dio della patria del
comunismo della libert della terra promessa del progresso della razza della pace
(addirittura!). No, lui, pi semplicemente, permetteva loro di vivere nel suo giardino, fra mille
delizie e sicuramente con qualche canna in bocca. Ovviamente, quando poi si trattava di combattere
per il Vecchio e pur di tornare in quel paradisiaco giardino il pi velocemente possibile, i suoi
soldati diventavano ottimi soldati che vincevano le loro battaglie a tutti i costi, ovvero diventavano
dei feroci assassini. Il termine assassino in italiano compare con Marco Polo che italianizza cos il
nome degli abili e feroci guerrieri del Vecchio, e comunque potrebbe derivare dalla parola araba
assas, ovvero guardiano, in quanto questa setta era un ordine militare religioso che si definiva
guardiano della terra santa. Ovviamente, questa versione dei fatti troppo complessa e non si presta
alle battute dei nostri ministri, che invece preferiscono la solita e improbabile versione sullorigine
del termine, quella per cui il nome assassini deriva dalla parola hashushin, che vuol dire coloro che
prendono lhashish.
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