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IL PIACERE

Il Piacere, opera prodotta da Gabriele D'Annunzio, viene pubblicato a Milano nel 1889 da
Treves, dopo una rapida stesura a Francavilla.

Al centro delle vicende de Il Piacere c uno dei molti alter ego fortemente autobiografici :
Andrea Sperelli, esteta raffinato e coltissimo, discendente duna famiglia nobile e tutto dedito
a fare la propria vita come si fa unopera darte.

TRAMA

Il Piacere la storia di Andrea Sperelli, un ricco e aristocratico cultore dellarte in tutte le sue
sfaccettature, incline ai piaceri della vita quotidiana.
Giunto a Roma nellottobre 1884, Andrea inizia a frequentare i luoghi e le feste pi elitarie
della capitale.
in una di queste che conosce Elena Muti, una giovane contessa rimasta vedova con la
quale intraprende ben presto una focosa relazione.
Quando per, nel marzo 1885, la donna annuncia ad Andrea di voler troncare la storia e di
aver preso la decisione di andarsene da Roma, questi inizia una vita volta alla dissoluzione
e alla depravazione. Dopo essere passato di donna in donna, fa la conoscenza di Maria
Ferres, donna religiosa di cui si invaghisce e che intende ad ogni costo conquistare.
Tornata nel frattempo a Roma anche Elena, Andrea decide di fare sue entrambe le donne;
ma se con Maria la strada sembra essere in discesa, la Muti gli resiste, accrescendo in lui il
desiderio di possederla.
Cos, pur avendo instaurato una intensa relazione con Maria, il giovane Sperelli non fa che
pensare ad Elena e per errore chiama la propria donna con il suo nome. Dopo aver perso
Elena, Andrea perde cos anche Maria, restando solo.

TEMPO E SPAZIO

La vicenda si svolge tra il 1884 e il 1887 a Roma e per un breve lasso di tempo nella
campagna di Rovigliano, a villa Schifanoja.

TESTO

Sotto il grigio diluvio democratico odierno, che molte belle cose e rare sommerge
miseramente, va anche a poco a poco scomparendo quella special classe di antica nobilt
italica, in cui era tenuta viva di generazione in generazione una certa tradizion familiare
d'eletta cultura, d'eleganza e di arte. A questa classe, ch'io chiamerei arcadica perch rese
appunto il suo pi alto splendore nell'amabile vita del XVIII secolo, appartenevano gli
Sperelli. [...]
ll conte Andrea Sperelli-Fieschi d'Ugenta, unico erede, proseguiva la tradizione familiare.
Egli era, in verit, l'ideal tipo del giovine signore italiano del XIX secolo, il legittimo campione
d'una stirpe di gentiluomini e di artisti eleganti, ultimo discendente d'una razza intellettuale.
Egli era, per cos dire, tutto impregnato di arte. La sua adolescenza, nutrita di studii varii e
profondi, parve prodigiosa. Egli altern, fino a vent'anni, le lunghe letture coi lunghi viaggi in
compagnia del padre e pot compiere la sua straordinaria educazione estetica sotto la cura
paterna, senza restrizioni e costrizioni di pedagoghi. Dal padre appunto ebbe il gusto delle
cose d'arte, il culto passionato della bellezza, il paradossale disprezzo de' pregiudizii,
l'avidit del piacere. Questo padre, cresciuto in mezzo agli estremi splendori della corte
borbonica, sapeva largamente vivere; aveva una scienza profonda della vita voluttuaria e
insieme una certa inclinazione byroniana al romanticismo fantastico. Lo stesso suo
matrimonio era avvenuto in circostanze quasi tragiche, dopo una furiosa passione. Quindi
egli aveva turbata e travagliata in tutti i modi la pace coniugale. Finalmente s'era diviso dalla
moglie ed aveva sempre tenuto seco il figliuolo, viaggiando con lui per tutta l'Europa.
L'educazione d'Andrea era dunque, per cos dire, viva, cio fatta non tanto su i libri quanto in
cospetto delle realt umane. Lo spirito di lui non era soltanto corrotto dall'alta cultura ma
anche dall'esperimento; e in lui la curiosit diveniva pi acuta come pi si allargava la
conoscenza. Fin dal principio egli fu prodigo di s; poich la grande forza sensitiva, ond'egli
era dotato, non si stancava mai di fornire tesori alle sue prodigalit. Ma l'espansion di quella
sua forza era la distruzione in lui di un'altra forza, della forza morale che il padre stesso non
aveva ritegno a deprimere. Ed egli non si accorgeva che la sua vita era la riduzion
progressiva delle sue facolt, delle sue speranze, del suo piacere, quasi una progressiva
rinunzia; e che il circolo gli si restringeva sempre pi d'intorno, inesorabilmente sebben con
lentezza. Il padre gli aveva dato, tra le altre, questa massima fondamentale: Bisogna fare
la propria vita, come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera
di lui. La superiorit vera tutta qui. Anche, il padre ammoniva: Bisogna conservare ad
ogni costo intiera la libert, fin nell'ebrezza. La regola dell'uomo d'intelletto, eccola: - Habere,
non haberi. Anche, diceva: Il rimpianto il vano pascolo d'uno spirito disoccupato.
Bisogna sopra tutto evitare il rimpianto occupando sempre lo spirito con nuove sensazioni e
con nuove imaginazioni. Ma queste massime volontarie, che per l'ambiguit loro potevano
anche essere interpretate come alti criterii morali, cadevano appunto in una natura
involontaria, in un uomo, cio, la cui potenza volitiva era debolissima. [...]
Dopo la morte immatura del padre, egli si trov solo, a ventun anno, signore d'una fortuna
considerevole, distaccato dalla madre, in balia delle sue passioni e de' suoi gusti. Rimase
quindici mesi in Inghilterra. La madre pass in seconde nozze, con un amante antico. Ed
egli venne a Roma, per predilezione. Roma era il suo grande amore: non la Roma dei
Cesari ma la Roma dei Papi; non la Roma degli Archi, delle Terme, dei Fri, ma la Roma
delle Ville, delle Fontane, delle Chiese. Egli avrebbe dato tutto il Colosseo per la Villa
Medici, il Campo Vaccino per la Piazza di Spagna, l'Arco di Tito per la Fontanella delle
Tartarughe. La magnificenza principesca dei Colonna, dei Doria, dei Barberini l'attraeva
assai pi della ruinata grandiosit imperiale. E il suo gran sogno era di possedere un
palazzo incoronato da Michelangelo e istoriato dai Caracci, come quello Farnese; una
galleria piena di Raffaelli, di Tiziani, di Domenichini, come quella Borghese; una villa, come
quella d'Alessandro Albani, dove i bussi profondi, il granito rosso d'Oriente, il marmo bianco
di Luni, le statue della Grecia, le pitture del Rinascimento, le memorie stesse del luogo
componessero un incanto intorno a un qualche suo superbo amore. In casa della marchesa
d'Ateleta sua cugina, sopra un albo di confessioni mondane, accanto alla domanda Che
vorreste voi essere? egli aveva scritto Principe romano .

ANALISI DEL TESTO


Inizialmente DAnnunzio presenta il personaggio di Andrea Sperelli.
Ci avviene mediante una dichiarazione contro il mondo borghese, responsabile di annullare e far
scomparire quella classe di nobilt ancora presente in Italia.
Ecco che la famiglia Sperelli viene citata indirettamente da DAnnunzio, come a sottolineare la gran
eleganza e nobilt.

Sotto il grigio diluvio democratico odierno, che molte belle cose e rare sommerge miseramente, va
anche poco a poco scomparendo quella special classe di antica nobilt italica, in cui era tenuta viva di
generazione in generazione una certa tradizion familiare deletta cultura, deleganza e di arte.

DAnnunzio detesta la societ moderna perch la ritiene volgare, nemica della bellezza, della buona
educazione (urbanit), del linguaggio elegante e colto (atticismo) che regnavano sovrani nel secolo
scorso, rendendo amabile la vita. Il protagonista del romanzo, Andrea Sperelli, appartiene per
tradizione familiare a questo mondo raffinato che sta sempre pi scomparendo:

A questa classe, chio chiamerei arcadica perch rese appunto il suo pi alto splendore nellamabile
vita del XVIII secolo, appartenevano gli Sperelli. Lurbanit, latticismo, lamore delle delicatezze, la
predilezione per gli studii insoliti, la curiosit estetica, la mania archeologica, la galanteria raffinata
erano nella casa degli Sperelli qualit ereditarie.

Andrea segue la tradizione familiare: un gentiluomo colto ed elegante che ha ricevuto una
straordinaria educazione estetica perch ha alternato lunghe letture con lunghi viaggi in compagnia
del padre.
Da lui ha ereditato il culto appassionato della bellezza, il disprezzo per la mediocrit e i pregiudizi, il
desiderio sfrenato di piacere, le passioni estreme e labbandono a fantasticherie simili a quelle nelle
opere di George Byron, il pi importante poeta inglese, noto per la vita sregolata e fuori dagli schemi
(inclinazione byroniana):

Il conte Andrea Sperelli-Fieschi dUgenta, unico erede, proseguiva la tradizion familiare. Egli era, in
verit, lideal tipo del giovine signore italiano del XIX secolo, il legittimo campione duna stirpe di
gentiluomini e di artisti eleganti, ultimo discendente duna razza intellettuale.
Egli era, per cos dire, tutto impregnato di arte. La sua adolescenza, nutrita di studii varii e profondi,
parve prodigiosa. Egli altern, fino aventi anni, le lunghe letture coi lunghi viaggi in compagnia del
padre e pot compiere la sua straordinaria educazione estetica sotto la cura paterna, senza restrizioni
e constrizioni di pedagoghi. Dal padre a punto ebbe il gusto delle cose darte, il culto passionato della
bellezza, il paradossale disprezzo de pregiudizii, lavidit del piacere.
Questo padre, cresciuto in mezzo agli estremi splendori della corte borbonica, sapeva largamente
vivere; aveva una scienza profonda della vita voluttuaria e insieme una certa inclinazione byroniana al
romanticismo fantastico. Lo stesso suo matrimonio era avvenuto in circostanze quasi tragiche, dopo
una furiosa passione. Quindi egli aveva turbata e travagliata in tutti i modi la pace coniugale.
Finalmente sera diviso dalla moglie ed aveva sempre tenuto seco il figliuolo, viaggiando con lui per
tutta lEuropa.

Andrea curioso, sempre pronto a intraprendere nuove esperienze (prodigo di s) e a viverle fino in
fondo, decide di seguire lindicazione che il padre gli ha dato fin da bambino: fare la propria vita come
si fa unopera darte, cio esprimere il proprio sentire in assoluta libert, non avere rimpianti,
possedere senza essere posseduti (habere, non haberi).
Ma leducazione paterna, diventa immorale e dannosa per chi, come Andrea, facile preda degli
istinti: ha sviluppato una sensibilit eccezionale (forza sensitiva) che lo rende incline alla bellezza e al
godimento dei sensi (prodigo di s), a scapito della forza morale (natura involontaria). Dunque larte e
la bellezza danno al conte Sperelli solo un appagamento dei sensi, che egli non riesce a dominare
con lintelletto e la volont.
Leducazione dAndrea era dunque, per cos dire, viva, cio fatta non tanto su i libri quanto in conspetto
delle realit umane. Lo spirito di lui non era soltanto corrotto dallalta cultura ma anche
dallesperimento; e in lui la curiosit diveniva pi acuta come pi si allargava la conoscenza. Fin dal
principio egli fu prodigo di s; poich la grande forza sensitiva, ondegli era dotato, non si stancava mai
di fornire tesori alle sue prodigalit. Ma lespansion di quella sua forza era la distruzione in lui di
unaltra forza, della forza morale che il padre stesso non aveva ritegno a deprimere. Ed egli non si
accorgeva che la sua vita era la riduzion progressiva delle sue facolt, delle sue speranze, del suo
piacere, quasi una progressiva rinunzia; e che il circolo gli si restringeva sempre pi dintorno,
inesorabilmente se ben con lentezza.
Il padre gli aveva dato, tra le altre, questa massima fondamentale: Bisogna fare la propria vita, come
si fa unopera darte. Bisogna che la vita dun uomo dintelletto sia opera di lui. La superiorit vera
tutta qui."
Anche, il padre ammoniva: Bisogna conservare ad ogni costo intiera la libert, fin nellebrezza. La
regola delluomo dintelletto, eccola: Habere, non haberi."
Anche, diceva: Il rimpianto il vano pascolo duno spirito disoccupato. Bisogna sopra [p. tutto evitare
il rimpianto occupando sempre lo spirito con nuove sensazioni e con nuove imaginazioni."
Ma queste massime volontarie, che per lambiguit loro potevano anche essere interpretate come alti
criterii morali, cadevano appunto in una natura involontaria, in un uomo, cio, la cui potenza volitiva
era debolissima.
DAnnunzio predilige descrivere il suo mondo con un'elevata precisione anche nei minimi dettagli. Infatti, nella
parte conclusiva del brano, sono molte le ricorrenze storiche ai vari palazzi romani.

...una villa, come quella d'Alessandro Albani, dove i bussi profondi, il granito rosso d'Oriente, il marmo
bianco di Luni, le statue della Grecia, le pitture del Rinascimento, le memorie stesse del luogo
componessero un incanto intorno a un qualche suo superbo amore.

NARRATORE E PUNTO DI VISTA

Nel Piacere, DAnnunzio delega il compito di raccontare gran parte della vicenda a un
narratore in terza persona e successivamente il narratore lascia che parte della vicenda
venga appresa mediante il diario di un personaggio.

Questo narratore-autore un narratore onnisciente: interviene a integrare il punto di vista


dei personaggi, a spiegare e a puntualizzare; si lascia andare ad anticipazioni e non esita a
farsi avanti in prima persona per confermare o meno la veridicit di qualcosa.

Il narratore solito intrecciare i piani temporali, tagliando e saldando a suo piacere momenti
diversi, anche attraverso ellissi che provvede poi a integrare mediante l'utilizzo dei
flashback; quest'ultimo utilizzato, ad esempio, quando viene citata la regola datagli dal padre
di Andrea Sperelli.

Loggettivit di partenza viene quasi sempre sopravanzata e cancellata dagli interventi


personali e soggettivi del narratore, che anche nel corso delle descrizioni si inserisce
continuamente con le sue valutazioni personali.

STILE

Il mondo raffinato ed elegante di Andrea Sperelli trova una precisa corrispondenza nella
lingua con cui viene descritto: una lingua preziosa e ricercata che si adatta tanto alle
descrizioni dambiente cui il narratore si abbandona quanto al suo gusto per lanalisi degli
stati danimo dei personaggi.

Infatti, le forme arcaiche e letterarie di articoli e preposizioni contribuiscono a creare


latmosfera alta e nobile che caratterizza il romanzo.
Inoltre l'utilizzo di rari termini nobilitano il personaggio e impreziosiscono la situazione
narrativa.

IL SUPERUOMO DANNUNZIANO

D'Annunzio, di fronte agli sconvolgenti mutamenti e alle rapide trasformazioni indotti dalla
societ industriale, ha avvertito con chiarezza la crisi della cultura umanistica.

A questo rischio ha reagito unendo la nuova realt tecnologico-industriale e affidandosi ad


una sorta di religione della bellezza e dellarte, volta a improntare la propria vita sul culto
del bello.
La ricerca della raffinatezza e del bello sono atteggiamenti critici nei confronti della bassezza
borghese, da cui decide di isolarsi in quanto vile e persegue solo lo scopo del denaro.
Questo comportamento potrebbe sembrare in contraddizione con la cultura decadente, che
suggeriva un totale disprezzo ed atteggiamento di superiorit nei confronti della massa, con
la conseguente emarginazione dalla societ.
In realt anche Dannunzio, proprio a causa del suo ruolo di guida, si poneva al di sopra di
essa, poich la condizione di guida, implica di per s una certa superiorit.

DAnnunzio ha voluto e saputo costruire un vero e proprio modello di vita, costruendo


sapientemente unimmagine carismatica di s, fondata sul prezioso, leccentrico, linimitabile.

In tal modo egli ha rappresentato un punto di riferimento per ampi strati della societ,
rispondendo cos alle loro esigenze.

IL CONCETTO DEL SUPERUOMO

Uno dei filosofi pi letti e apprezzati da D'Annunzio fu Friedrich Nietzsche, la cui teoria del
Superuomo venne rielaborata da Gabriele D'Annunzio.
Il super-uomo nietzschiano, che raggiunge una conoscenza superiore, attraverso un
percorso personale che lo porta alla fondazione di nuovi valori, appare distante dalla figura
dell'esteta dei romanzi dannunziani, che perde anche gli aspetti pi atei.
In D'Annunzio il superuomo il poeta Vate, capace di essere una guida e un profeta per il
paese, che vive una vita originale, piena di emozioni e passioni in una dimensione estetica,
in cui la virt consacrata all'arte.
Quindi il superuomo portatori di nuovi valori per la societ.

Per il superuomo dannunziano si tratta di una ricerca di nuovi valori che si ottengono
attraverso una vita basata sul culto del bello e sullarte ma soprattutto sul fare nuove
esperienze ed essere aperti a tutto suscitando molto spesso stupore nel popolo.
Fonti
www.online.scuola.zanichelli.it
www.oilproject.it

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