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IL DISCEPOLO

un porto sicuro per tutti coloro che cercano


la via, la verit e la vita
Provvedimento del Presidente del Tribunale
di Modena Iscritto al n.1866 del 19/02/2008
del Registro Stampe e Periodici.
anno 6 - n. 22
trimestrale - ottobre/dicembre 2013
5,00
COPIA OMAGGIO
Copyright 2007
questa rivista emanazione della Draco Edizioni
fondata nel 2006, per diffondere in termini moderni lantica conoscenza esoterica.
in collaborazione con lassociazione Atman, fondata nel 1994
per la diffusione del raja yoga e dellesoterismo,
di Energheia, fondata nel 1996, la prima scuola italiana per terapeuti esoterici,
di Agnihotri I Custodi del Fuoco, Il Sentiero di Guarigione del Guerriero di Fuoco,
fondata nel 2010 come scuola di Yoga, Vita e Salute,
e dellomonimo portale www.yogavitaesalute.it, fondato nel 2012.
Nel tempo tutto cambia e niente cambia. Le realt essenziali della vita, le sue strutture fondamentali, lana-
tomia e la fsiologia della coscienza rimangono fedeli allemanazione primordiale di quel verbo che tutto
pervade. Nel tempo, quello che cambia sono i modi della manifestazione, sempre pi aderenti alle forme
cangianti che lo spirito pu usare, di era in era, nel suo lungo pellegrinaggio tra le pieghe della materia.
Nello spirito che discende nella carne si compie la parabola del fgliuol prodigo che prima o poi ritorner
nella casa del padre. Questa rivista, in fn dei conti, vuole solo prendere atto dei modi diversi oggi necessari
ad esprimere adeguatamente le immutabili verit dellantica saggezza esoterica. Questo spazio vuole essere
utile a tutti i pellegrini che nel loro viaggiare sono arrivati a rivolgere gli occhi verso la casa in cui sono nati.
Che il potere del padre, lamore del fglio e la sapienza dello spirito santo ci uniscano in ununica vita.
Massimo Rodolf
La tensione tale che il Mondo freme. Gli eventi sono in pressione. A tutti i livelli le energie del-
la Luce sono impegnate a fondo per salvarlo dalla distruzione, mentre le tenebre si insinuano, con ma-
schere luminose, decise ad annientare ci che la Luce crea e, dove possibile, a demolire le basi stesse
dellopera creativa. Nellepoca grave dellArmageddon specialmente necessario sapere quali sono
le forze che causano le azioni di ogni singolo giorno, di ogni singolo evento, di ogni fenomeno; poich
lora della decisione, e non ci sono mezze misure sulla via del Mondo del Fuoco.
Maestro Morya
Immagine di copertina: Tempio di Luxor e cuore della galassia,
entrambe le foto di Massimo Rodolf
LEgitto, porta per il Cielo, porta per il nostro cuore...
Collaborazione progetto grafco Simona Murabito
Stampato presso la tipografa Nuovagrafca s.c.
Sommario
Editoriale Curatore: Massimo Rodolf
I DUBBI SUL SENTIERO pag. 2
Letteratura e spiritualit Curatore: Anna Todisco
COMUNQUE VADA pag. 4

il Raja Yoga e lesoterismo Curatore: Luca Tomberli
LA TRASFORMAZIONE DELLE EMOZIONI NEGATIVE (quarta parte) pag. 6
Conoscere la conoscenza Curatore: Andrea Innocenti
I SENSORI DELLA COSCIENZA ASSOLUTA (seconda parte) pag. 9
Il Sentiero Iniziatico Curatore: Massimo Rodolf
LA FORZA E IL CORAGGIO pag. 12
Mitologia e Sentiero Iniziatico Curatore: Graziano Fornaciari
ERCOLE E LA FATICA IN CAPRICORNO pag. 14
Astrologia esoterica Curatore: Maria Grazia Barbieri
VULCANO, PLUTONE E IL 1 RAGGIO pag. 18
Geometria Sacra Curatore: Enrica Battaglia
LA DANZA... LUNGO IL SENTIERO DELLE API pag. 21
Fitoterapia energetica Curatore: Donatella Donati
AL DI L DELLE FAVOLE pag. 23
La coppia sul sentiero Curatore: Giorgio Ricci Garotti e Monica Giovannini
LABBRACCIO pag. 25
Educare per la consapevolezza Curatore: Anna Grazia Fiorani
EDUCAZIONE: UNIONE CHE COLLEGA
GLI ASPETTI DELLESSERE UMANO pag. 27
La Comunicazione Umana Curatore: Anna Maria Fabene
QUEL BAMBINO INVISIBILE pag. 29
Psicologia sociale e del lavoro Curatore: Diana Ferrazin
DAI! GIOCHIAMO UN PO INSIEME (parte prima) pag. 32
Le fabe della Manu Curatore: Manuela Baccin
CANTO DI GUERRA (seconda parte) pag. 34


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Accidenti a me e a quando ho cominciato
questo percorso! Chi non ha mai pronun-
ciato questa frase, qualche tempo dopo aver
iniziato ad approfondire la conoscenza di s,
scagli la prima pietra. Stavo meglio quando
ero pi ignorante! Mi sento come se non
avessi pi scampo! come se la mia vita
stesse accelerando sullorlo di un precipizio!
Adesso mollo tutto e non ci penso pi! E
via con frasi di questo tipo, a signicare tutta
la difcolt che si incontra a percorrere ve-
ramente un cammino di consapevolezza. In
genere poi, dopo un tempo pi o meno lun-
go, la crisi passa, e si continua con ancora pi
fervore a ricercare dentro se stessi.
Questo tipo di crisi si presenter innume-
revoli volte, cambiando apparentemente di
aspetto, ma concretamente si proporr sem-
pre come manifestazione delle resistenze al
cambiamento da parte della propria coscien-
za. Lo dico perch, ovviamente, nel corso
della mia vita di ricerca spirituale, non sono
per niente stato esentato da questo tipo di
esperienza. Ora le cose sono un poco cam-
biate, e magari sento di pi la fatica di ope-
rare continuamente per cercare di diffondere
linsegnamento dellAntica Saggezza, e le
mie resistenze mi dicono piuttosto ma chi
te lo fa fare... non vedi che comunque alla
gente non gliene frega niente, ma ormai
sono momenti passeggeri, e credo di avere
abbastanza imparato dalla vita che ci che im-
porta la vita stessa, con tutti i suoi limiti e le
sue contraddizioni.
Il dubbio ha una sua intrinseca necessit, in
un mondo fatto di dualit, chi non dubita mai
di niente, soffre quanto meno di una notevo-
le rigidit. Coloro che affermano con orgoglio
di non avere mai cambiato idea in vita loro,
dovranno come minimo reincarnarsi per ac-
quisire quella leggerezza e quellelasticit che
la vita richiede. Il Tao come lacqua, ci ri-
corda Lao Tze, ed proprio nella morbidezza
della goccia che scava la pietra che dovrem-
mo identicarci. Il dubbio lespressione del-
la nostra percezione dinnanzi alle cose mai
viste, non ancora comprese, che ci aiuta a
comparare le nostre esperienze, in modo che
possiamo arrivare a produrre quella sintesi
necessaria, che ci provveder una momenta-
nea a certezza, probabilmente gi messa in
discussione dallesperienza successiva.
pi che lecito dubitare, nch non si giunge
ad una sufciente esperienza, che ci possa
testimoniare la fede delle cose viste. Im-
pariamo col tempo che la vita movimento
continuo, e che la nostra Weltanschauung, la
nostra visione del mondo, in bilico come un
equilibrista sulla corda, e che ha bisogno di
continui movimenti, spostamenti e ribilancia-
menti, per non precipitare nel baratro dellin-
consapevolezza. Il dubbio ci fa oscillare sulla
Editoriale
Curatore: Massimo Rodolf
I DUBBI SUL SENTIERO
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fune tesa, ed entro certi limiti quindi ha una
funzione positiva. Il problema nasce quando
loscillazione diventa eccessiva, e ci impedi-
sce di procedere.
Credo ci siano poche persone al mondo pi
convinte di me della perfezione della legge
del karma, per cui per me evidente che
nessuno potr sfuggire alla propria natura in-
teriore, fosse anche la pi dubbiosa ed inerte
che si possa concepire. Per, analizzando le
diverse tipologie caratteriali, e dopo aver am-
messo la legalit del dubbio, non possiamo
far altro che riconoscere che il dubbio non
risolto diviene paralizzante. Sicuramente
lespressione di forze di varia natura, che non
staremo qui ad analizzare, che manifestano
le proprie caratteristiche inerti, atte a mante-
nere un controllo distorto sullesistenza, piut-
tosto che a manifestare il proprio bisogno di
attenzione.
Comunque sia, laspirante, o il discepolo sul
Sentiero, bene che abbia un atteggiamento
dubitante, contrariamente ai dogmatismi, gli
idealismi e i devozionalismi tanto diffusi, per-
ch non ha per lo pi esperienza di ci che
inizia a scoprire. Come ho ripetuto innite vol-
te, in trentanni di insegnamento esoterico,
dubitate anche di quello che vi sto dicendo
adesso, tuttal pi potr esserci risonanza
tra quello che dico e quello che sentite, ma
nch non avrete sperimentato veramente,
non sar unesperienza vostra, quindi di per
s sar incredibile. Vi per un limite oltre
il quale il dubbio diviene patologia. Niente di
male, gli esseri umani sono tutti malati, tutti
contengono allinterno della propria coscien-
za, materia distruttiva e disarmonica, ma vo-
lendo procedere sul Sentiero Evolutivo, sar
bene rendersi conto delleffettivo valore del
dubbio, e dei limiti che contiene.
Vi ricordo che ha avuto qualche tentenna-
mento anche Ges, il Cristo, prima di bere
quel calice, che racchiudeva in s tutta le-
sperienza e la sofferenza umana, ma meno di
una notte gli bast per confermare la propria
volont di salire sulla croce. E la croce atten-
de ogni essere umano, alla ne del cammino
nel quarto regno di natura. il simbolo del su-
peramento della conittualit dei quattro tipi
di materia che costituiscono la realt condivi-
sa dagli esseri umani. Quindi, no allultimo,
no al Getsemani, preludio della liberazione
nale e della Resurrezione, dubitate pure, ma
imparate anche a superare rapidamente i vo-
stri dubbi, perch la vita ha un senso solo...
sale continuamente.
Di questi tempi poi, le nostre coscienze sono
particolarmente sotto attacco da parte di for-
ze, sia siche che pi sottili, che vogliono
condizionarci, controllarci e usurpare le no-
stre menti. Non mi sembra proprio il caso di
offrire troppo il anco a chi, per un motivo o
per laltro, ha interesse a ridurci allo stato del-
la zucchina lessa. Una delle prime cose che
operano queste occulte forze della persua-
sione, la crescita del dubbio nei confronti
di ci che pu darci vera libert, alimentando
continuamente tutto ci che invece svilisce la
bellezza della natura umana. In un mondo mi-
gliore non ci sar pi posto per tali bassezze,
oggi molto diffuse e condivise, e la bellezza,
la bont e la verit, renderanno integre le no-
stre coscienze, non ho dubbi. Purtroppo oggi
non ancora cos, per cui vi invito a conside-
rare i vostri dubbi come stati transitori della
vostra coscienza, trattandoli come tali.
Massimo Rodolf
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dire deterministica, secondo quella che viene
denita la linea di minor resistenza.
Tante volte i bambini, in situazioni che vivo-
no come ansiogene, preferiscono addirittura
rimanere fuori dal gioco con i compagni, si
precludono a priori quel piacere che la situa-
zione ludica in s comporta; e un po come
la nostra volpe si convincono che a loro non
piace quel gioco. Ma questa immaturit, che
ci spinge ad evitare le situazioni che perce-
piamo come sgradevoli, se non addirittura
rischiose, non una questione anagraca.
Anzi, prima di poter conseguire quella ma-
turit contraddistinta da equilibrio e armonia
comportamentali, noi uomini agiamo per
lungo tempo sotto la spinta esclusiva del
piacere e del dolore: cio, aspirando a quello
e temendo questo, dirigiamo le nostre azioni
per inseguire il primo e rifuggire il secondo.
Fin qua tutto sembra rientrare nel comune
buon senso, se non fosse che attualmente la
coscienza media delluomo ancora ampia-
mente perturbata, metaforicamente parlan-
do, dal fango in cui sono immersi i suoi piedi;
in altri termini egli abituato ad agire super-
cialmente, completamente soggiogato da
istinti, pregiudizi e automatismi negativi e di-
struttivi, dove il piacere non necessariamen-
te si sposa con la volont di bene. In realt
nch non si diventa alquanto consapevoli di
come funzionano i rapporti di forza allinterno
Letteratura e spiritualit
Curatore: Anna Todisco
COMUNQUE VADA
Chi non conosce la vecchia favoletta della
volpe e delluva?
Una Volpe, chi dice di Guascogna,
e chi di Normandia,
morta affamata, andando per la via,
in un bel tralcio duva sincontr,
cos matura e bella in apparenza,
che damigella subito pens
di farsene suo pro.
Ma dopo qualche salto,
visto che troppo era la vite in alto,
pens di farne senza.
E disse: - unuva acerba, un pasto buono
Per ghiri e per scoiattoli (J. De La Fontaine)
Probabilmente a suo tempo, quando ce lhan-
no raccontata oppure quando labbiamo letta,
ci avr divertiti se abbiamo in essa colto qual-
che analogia con il modo di fare di qualche
nostro conoscente. Ci sar, invece, sicura-
mente piaciuta di meno se, non volendo, vi
abbiamo ravvisato afnit con qualche no-
stro comportamento, anche se non abituale.
Al di l della morale specica cui lautore della
favola vuole rimandare (sminuire il valore del-
le cose che non sono alla nostra portata, lor-
goglio nel non riconoscere e accettare i propri
limiti, etc.), a me la volpe in questa circostan-
za ricorda molto la tendenza umana di agire
secondo una traiettoria obbligata, potremmo
5
della nostra coscienza, non solo siamo schia-
vi dei nostri impulsi senza neanche renderce-
ne conto, ma non siamo in grado di affermare
in modo incisivo la nostra volont di bene, n
tantomeno di scegliere. Lo sapeva bene un
ricercatore spirituale, che visse con grande
smarrimento e profonda sofferenza la con-
ittualit tra bene e male allinterno della sua
coscienza, come lo scrittore Lev Tolstoj, se
mise in bocca al suo Pierre Bezuchov di Guer-
ra e pace parole che suonano un po come
quelle che S. Paolo scrisse nella lettera ai Ro-
mani: C in me il desiderio del bene, ma non
la capacit di attuarlo; infatti io non compio il
bene che voglio, ma il male che non voglio.
Giunger per il tempo , per laspirante, di
acquisire la dignit di scegliere e la libert di
agire. Ma solo quando avr a fatica, piano
piano, spezzato le catene che lo hanno tenu-
to a lungo aggiogato alla sua natura inferiore,
privandolo della sua vera identit. Tutto que-
sto a prezzo di fatica, che il grande fecon-
datore della materia, con reiterato impegno
per resistere alle tendenze imprigionanti del-
le nostre cattive abitudini emotive, mentali e,
conseguentemente, siche.
Nei conitti in cui ci imbattiamo nella nostra
quotidianit tra una spinta che ci vuole con-
durre verso una direzione abituale (dar sfogo
alla rabbia, per esempio), e la meta che inve-
ce riconosciamo come legittima e alla quale
vogliamo aderire (dominare limpulso distrut-
tivo), senzaltro faremo i conti con delle for-
ze che si sono radicate e consolidate col tem-
po, che ci appartengono, in quanto parte della
nostra coscienza, ma che non siamo in grado
di gestire al momento; nelloscillazione tra i
due poli, il magnetismo di quello che ci vuole
indurre allautomatismo e la volont di affer-
mare il nostro potenziale positivo, sperimen-
teremo resistenze, malessere, insofferenza.
Resistere a tutto ci, andare oltre comunque
gi un successo. Nei giochi di potere tra
lattaccamento allinferiore e laspirazione al
superiore, potremmo avere spesso la sensa-
zione dellinsuccesso. Ma cos non , perch
abbiamo maturato comunque esperienza;
anche solo tentare di esprimere una forza di-
versa da quella che solitamente ci domina e
governa ha il suo peso; dal cumulo di espe-
rienze si distilla la saggezza. Ergersi e deci-
dere di trasformarsi un atto grandemente
eroico e creativo. Allora comunque vada,
qualunque sia il risultato del nostro agire, sar
stato un successo laver semplicemente con-
trastato limpulso della paura, della rabbia,
della pigrizia. Il non essersi sottratti alla sda
e lessersi misurati con tali forze gi riorien-
tamento e trasformazione. Come testimonia
questo giovane: Avevo sempre desiderato
di domandarle di uscire con me; ma poich
non la conoscevo e per carattere sono troppo
timido e ansioso, non le avevo mai rivolto la
parola. [] ho valutato la faccenda [] non
volevo il male, ma solo il bene della ragazza e
di me stesso. [] Avevo il cuore che mi bat-
teva forte, ma sono felicissimo di essere ri-
uscito a trovare la forza di attaccare discorso.
[] gi danzata [],ma pazienza. Ritengo
gi un risultato notevole lessere riuscito a
vincere la timidezza. []
1

Anna Todisco
1
Dalai Lama e Howard C. Cutler, Larte della
felicit, Mondadori, Milano, 2000
6
Verso i venti anni volevo cambiare il mondo, anche
se ben presto capii che cercavo di modicare le
regole del gioco per la difcolt del vivere quotidia-
no. Per la voglia di sperimentare la meditazione e
per una certa sintonia con gli insegnamenti buddi-
sti mi trovai a gambe incrociate con la speranza di
placare la mente. Dopo aver incontrato lausterit
della disciplina Zen passai a sperimentare la Via di
Mezzo, secondo gli insegnamenti della tradizione
tibetana Ghelupa. Ricordo ancora con piacere
quelle giornate passate ad ascoltare insegnamen-
ti impartiti da sorridenti lama tibetani. Nonostante
ci, seguendo lirrequietezza che mi caratterizza-
va, decisi di prendere unaltra direzione. In quel
periodo ero molto attratto dal mondo emotivo e
cos iniziai a sperimentare delle terapie di gruppo
ed individuali. Nonostante la bont del lavoro svol-
to no a quel momento mi ritrovai in un grosso
conitto. Ero arrivato ad un punto tale che denirei
limite, gli ambienti che avevo sperimentato no a
quel momento mi sembravano dei mondi chiusi in
se stessi. Nelle terapie psicologiche sentivo la
mancanza della forza dello Spirito, mentre appena
mi avvicinavo ad un sentiero spirituale mi sembra-
va di non lavorare abbastanza sulla personalit.
Oltretutto in quegli anni era arrivata in Italia londa-
ta lunga della New Age, con il conseguente orire
di offerte di corsi che promettendo risultati mira-
colosi con pochi sforzi contribuivano non poco a
confondere chi cercava. Inaspettato come un ar-
cobaleno in un cielo invernale arriv lincontro con
linsegnamento di Massimo Rodol, che da subito
mi fece intravedere la possibilit di integrare la
pratica spirituale con la vita quotidiana. Penso che
non scorder mai il mio primo corso di Raja Yoga.
Alla ne di ogni incontro, nonostante la difcolt
nel metabolizzare quanto appreso, sentivo cresce-
re la consapevolezza di essere nel posto giusto.
Molte questioni che mi avevano no a quel mo-
mento attanagliato iniziavano a trovare una loro
collocazione. Quello che stavo vivendo aveva un
senso ben preciso e stava contribuendo a ribaltare
la mia visione della vita. Tra i tanti insegnamenti
trasmessi da Rodol uno in particolare mi attraeva
particolarmente: Ascoltati. Quando sentivo pro-
nunciare quella parola mi sembrava di percepire
una spada che roteando vorticosamente tagliava
alle radici secoli di ignoranza. Durante il momento
della condivisione esponendo le nostre perplessi-
t cercavamo di scappare dalla sofferenza dando
spazio al ragionamento mentale; invece grazie alla
parola sapientemente modulata dal tono di voce
del Maestro venivamo condotti al cospetto di
quella porta che conduce alla conoscenza di se
stessi. Adesso, dopo qualche anno di pratica della
meditazione, penso che lascolto sia una delle pra-
tiche pi importanti per espandere la consapevo-
lezza. Non sar un caso che il Maestro Ges termi-
nasse le sue parabole con linsegnamento Chi ha
orecchie per intendere intenda. Anche il signi-
cato della parola discepolo, cio colui che ascolta,
indica qual lattivit necessaria per poter impara-
Il Raja Yoga e lesoterismo
Curatore: Luca Tomberli
LA TRASFORMAZIONE
DELLE EMOZIONI
NEGATIVE (quarta parte)
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re dalla vita. In oriente possiamo trovare altre indi-
cazioni in tal senso. Patanjali descrive con il termi-
ne attenzione lo stadio che precede la meditazione.
Penso che non sia sbagliato comparare lessere
attenti con la capacit di ascoltare. Comunque an-
che in occidente si possono trovare utili indizi per
capire meglio cosa lascolto. Alcuni giorni fa mi
capitato il libro di uno stimato psicologo francese,
che nel titolo afferma: Se mi ascolto almeno mi
capisco. Inne quale parola fra le tante potrebbe
al meglio rappresentare sinteticamente linsegna-
mento socratico dellarte della maieutica? Mi sem-
bra di vederlo, Socrate, aggirarsi per lagor, ma-
gari utilizzando google map, intrattenersi in
amabili colloqui ed alloccorrenza sguainare come
una spada al sole il conosci te stesso, lantico
ascoltati verso il bencapitato di turno. Magari non
aveva una cerchia di amici numerosa in Facebook
ma di certo, insegnando la maeiutica, ha contribu-
ito ad educare lumanit. Considerata la valenza
degli esempi utilizzati mi sento di affermare che
per lessere umano lattivit dellascolto ha una
portata universale ed una modalit necessaria
per procedere nella vita con equanimit e com-
mensura. La pratica del sentire provoca un corto
circuito nei meccanismi della coscienza: provate a
farvi attraversare consapevolmente da unemozio-
ne invece di reagire meccanicamente ad essa
come fate di solito, in quel caso sperimenterete
una maggior libert di azione. La difcolt di rima-
nere in contatto con un emozione deriva dalla por-
tata stessa dellemozione con cui ci rapportiamo.
Emozione deriva da emotus, ci che muove il
sangue, quindi, come ci insegnano i nostri proge-
nitori, abbiamo a che fare con qualcosa che per
sua stessa natura non pu essere bloccato a lun-
go, casomai cavalcato. Percepire una emozione ci
mette in contatto con avvenimenti del passato im-
pressi e bloccati nella coscienza secondo le moda-
lit che ho gi spiegato nelle altre parti dellartico-
lo. Quando si riesce a stare sintonizzati nel
presente lemozione si rivela unonda calorosa e
vitale che spinge verso lesperienza. Il problema
sopraggiunge nel momento in cui, identicandosi
con essa, avviene lo scambio dellora con lallora e
ci provoca la conseguente visione distorta della
realt. Mi posso accorgere di quando lemozione
mi rapisce osservando se esiste commensura tra
quello che vivo e come reagisco. Nel momento in
cui mi rendo conto che il mondo di relazione mi
rimanda dei segnali sgraditi posso lavorare sui
comportamenti e sugli atteggiamenti. In ambito
emotivo riorientare la coscienza consiste nel viver-
si lemozione per quello che cercando di sospen-
dere il giudizio possono bastare alcuni attimi , e
soprattutto cercando di non identicarsi con essa.
Ascoltandovi sprofonderete maggiormente dentro
di voi e da quel punto pi interno avrete maggior
possibilit di percepire la vita e di direzionare la
personalit. Il sentire pu essere paragonato alla
sospensione del respiro, quel momento racchiude
in s tutta quella forza generativa che trover
espressione successivamente nella espirazione e
nella inspirazione, quindi insito nellascoltare la
formazione di quella matrice su cui verr costruita
lazione futura. In particolare sentire le emozioni
permette di riconoscere la qualit delle forze per-
turbanti la coscienza. Tutto ci dovr essere fatto
e rifatto molte volte e nel tempo afnch venga
metabolizzato dalla coscienza e ne divenga un mo-
dus operandi. La trasformazione delle emozioni
distruttive inizia con la pratica dellascolto e trova
la sua realizzazione denitiva con lo sviluppo del
pensiero opposto. Una volta che stata ricono-
sciuta la qualit dellemozione distruttiva neces-
sario uscire dalla forza gravitazionale che essa
stessa esercita sulla coscienza. Applicare una for-
za contenente tanta buona volont pu non basta-
re a riportare la quiete nella coscienza. Afnch si
realizzi la sospensione delle modicazioni della
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mente, cio lo Yoga, necessario che le due forze
in gioco siano opposte e di valore confrontabile.
Lavorare alla trasformazione delle emozioni nega-
tive comporta soprattutto il resistere a se stessi e
quindi alla tentazione di cedere al piacere distorto
insito nella meccanicit. Durante la giornata per
quanto tempo nella mente si affollano pensieri se-
miconsci di dubbio o di paura senza che vi sia
unapparente motivazione che ne spieghi la pre-
senza... Se diamo per scontato che tali moti distor-
ti della coscienza debbano essere presenti soggia-
ciamo al male e ne siamo intimi alleati. Poter
uscire da questo circolo vizioso comporta di dover
affermare in pratica di essere qualcosa di altro per
svariate volte. Per approfondire ulteriormente la
pratica della trasformazione delle emozioni vi ri-
mando ad un corso di Raja Yoga dellassociazione
Atman o alla frequentazione di Energheia, la prima
scuola in Italia di formazione per terapeutici esote-
rici. Intanto possiamo andare a rileggere il passo
del Vangelo in cui vengono descritte le tentazioni
nel deserto . Il Maestro Ges per sconggere il
male si identica con la legge affermandolo con
tutto il suo essere. Per quello che posso capirne ci
insegna che una coscienza identicata nella sua
essenza e quindi coesa non pu venire toccata dal
male, anzi la negativit, quando ne viene ricono-
sciuta lattivit ingannevole, ci d lopportunit di
identicarci ancora pi profondamente con la Na-
tura Divina che alla base della creazione stessa.
La pratica quotidiana rappresenta il terreno giusto
per coltivare il pensiero opposto alimentando cos
le qualit positive, infatti tutte le volte che sar
sperimentata verr sviluppata la potenza intrinse-
ca di amore che nonostante tutto ci tiene uniti con
lesperienza in un unico campo di potere.
Luca Tomberli
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In questo articolo riprendiamo il nostro com-
mento alla lezione del Maestro Kempis I
sensori della Coscienza Assoluta Cos
Kempis: Dicevo che esistenza e sentire
sono una cosa sola; tant vero che niente
pu esistere se non sente o se non senti-
to. La materia denita inanimata non sen-
te ma sentita dalla coscienza cosmica, la
quale sente lintera realt cosmica di cui
costituita, cosicch la materia esiste in
forza della coscienza cosmica.
Questa rappresentazione della Realt de-
cisamente idealista, quindi forse troppo par-
ziale, ma se la si considera nella totalit dell
insegnamento, si vede che si tratta di un ide-
alismo sui generis , che non si allontana mol-
to, nella sostanza, da una certa prospettiva
materialista. Continua la voce:
Ora, come ho detto in unaltra occasio-
ne, siccome la coscienza cosmica tutta
e solo quella che tutti i sentire degli esseri
compongono, ci signica che lintera re-
alt cosmica costituita da tutti i sentire di
tutti gli esseri, e che la coscienza cosmica
sente la realt cosmica per mezzo dei sen-
tire degli esseri. Sicch non pu esistere
una materia inanimata senza che almeno
un essere la senta, la percepisca; e se
percepita saltuariamente, nei tempi in cui
non percepita da alcuno, non esiste.
Questa affermazione d grande forza e valo-
re al sentire di coscienza di ciascun essere,
perch per essa dal particolare che nasce
larchetipo e non viceversa. Questo un
aspetto assai meno idealista dellaffermazio-
ne precedente. Piuttosto appare sconvolgen-
te e qui decisamente idealista, limplicazione
per la quale esiste solo ci che percepito
o percepisce, potrei quindi logicamente dire:
Il tavolino, che mi trovo davanti, cessa de-
sistere, nel momento in cui mi allontano dalla
stanza, perch non pi da alcuno percepi-
to. Presa cos di per s questa osservazione
coerente con le premesse fatte, ma queste
vanno coniugate con la concezione unitaria
del tutto, per la quale il sentire della co-
scienza cosmica, trascendenza e fusione dei
sentire di coscienza individuali, che permette
lesistenza anche di ci che non percepito
soggettivamente. La contraddizione appare
qui evidente e pu essere superata solo con
lintuizione ed il salto conoscitivo della logica
dialettica, perch la logica, che ha il postula-
to della non contraddizione, non lo consente.
il nodo della trascendenza, a mio parere, il
punto focale. Contimua Kempis:
Immaginiamo un ipotetico cosmo. Tale
cosmo sar costituito solo da ci che gli
esseri di quel cosmo percepiscono. E sic-
come il sentire degli esseri in graduale
ampliamento, anche il cosmo, considera-
to nella successione dei sentire dei suoi
Conoscere la conoscenza
Curatore: Andrea Innocenti
I SENSORI DELLA COSCIENZA
ASSOLUTA (seconda parte)
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esseri di conseguenza in graduale am-
pliamento. Cosicch quanto gli esseri per-
cepiscono, sentono in senso lato, come
conseguenza dellampliamento della loro
coscienza, prima non esisteva. E siccome
il cosmo un dossier costituito da tutte le
situazioni percepite dagli esseri, sono gli
esseri stessi che creano il cosmo.
La coscienza cosmica costituita dallinsie-
me di tutti i sentire, quindi sono questi che
fanno la nostra realt. Non bisogna dimenti-
care per che essa non ne la sommatoria,
ma la loro fusione, che d luogo alla trascen-
denza, quindi abbiamo una realt completa-
mente diversa perch non ha pi i limiti dei
sentire individuali, anche se tali sentire sono
algebricamente sommati fra loro. Ancora
Kempis:
Totale rovesciamento del concetto di
realt che ha luomo. Dire che la realt
cosmica formata dallinsieme delle per-
cezioni, da quanto gli esseri percepiscono,
pu suonare come una contraddizione.
Infatti pu sembrare che la realt sia l e
che lessere la colga con la percezione. Per
non incorrere in tale errore, bisogna rifarsi
al concetto di realt pi volte illustrato, ed
in particolare al fatto che tutto fa parte di
Dio e che tutto, quindi, costituito di divi-
na sostanza, cio di spirito; e che lessere,
il soggetto limitato, percepisce la divina
sostanza che lo costituisce, e nella quale
immerso, limitatamente. in forza del-
la sua percezione limitata che la realt gli
appare in un certo modo ed egli crede che
la realt in s, al di l del soggetto perce-
pente, radicalmente diversa: dal punto di
vista della sostanza, sostanza indifferen-
ziata.
Questo un punto particolarmente impor-
tante, la teoria che Kempis presenta direi
quasi kantiana: Esiste un Tutto, costituito
quantitativamente da materia indifferenziata,
da un altro punto di vista Coscienza Assoluta.
Questa virtualmente frazionata in sentire di
coscienza limitati, che sono tali non perch
lo siano oggettivamente, ma perch cos si
sentono, le loro limitazioni determinano il lm
della vita. Questo in s soggettivo, non so-
lipsista, perch le leggi che lo determinano
sono comuni, ma per chi lo vive reale, ed
giusto cos, perch dallappalesamento
di tale esperienza che la coscienza percorre
il sentiero del ritorno al Padre. Da ci la re-
lativit della vita, assai difcile da accettare
per lio, che avviluppato in s, vuole chiude-
re lesistente nelle proprie spire. La vera e
sincera tolleranza una qualit assai difcile
da trovare, perch implica la comprensione
che ognuno in cammino, e sempre la vita
in ogni sua forma possibilit devoluzione.
Questo il messaggio che Ges ci ha dato
con linvocazione al Padre nel culmine della
sofferenza: Perdona loro, perch non sanno
quello che fanno. Kempis :
Un oggetto che voi percepite in forza dei
vostri sensi, esiste come voi lo cogliete in
base alle limitazioni della vostra capacit
di percepire la divina sostanza. Al di l di
ogni limitazione della percezione, logget-
to non esiste. In s non esiste se non come
sostanza indifferenziata. Ecco perch il co-
smo non pu che essere linsieme di tutte
le percezioni, cio del sentire in senso lato
di tutti gli esseri, e ci che non sentito
non esiste. Ed ecco perch chi sente esi-
ste: infatti sentire signica, prima di tutto,
sentire se stessi, sentire di esistere. Da
una simile concezione della realt discen-
de che ogni essere un nucleo, un centro
11
di sentire; sentire che come minimo sen-
sazione e come massimo coscienza onni-
comprensiva; il quale, con la sua vita, con
lesistenza, contribuisce a creare, a deter-
minare, a fare esistere non solo linsieme
dei cosmi, ma addirittura la coscienza as-
soluta.
La percezione sempre soggettiva, pu
essere pi o meno ampia in funzione delle
limitazioni del soggetto percepente, non cre-
do per sia corretto, come potremmo essere
tentati, fare una scala di valori, perch tutto
ci che percepito pur non esistendo in s
permette alla coscienza assoluta desistere.
LAssoluto infatti in quanto il relativo si ma-
nifesta, vale naturalmente anche il viceversa,
potremmo dire che ogni istante di vita espri-
me la gloria di Dio, il sentire ne per Kempis
lessenza ed il sentirsi desistere ne in noi la
pi intima manifestazione. Da tale considera-
zione fuggire listante senza coglierlo in piena
consapevolezza vuol dire negare Dio, ecco
perch la gioia in tutti i suoi aspetti uno dei
pi importanti valori della vita. Ancora :
Ogni essere un sensore della coscien-
za assoluta, il quale per non un punto
passivo di ricezione; al contrario: un ma-
nifestatore, un creatore di una parte delle-
sistente. Di pi: ci che esiste, esiste quale
risultato del sentire, dellesistere di ogni
essere. Perci tutto discende o risale al
sentire. La stessa delimitazione dei cosmi
non un fatto precostituito, un fatto con-
sequenziale; cio non creato un cosmo
nel quale sono collocati gli esseri, bens
dalla qualit dei sentire che sono conse-
guenza logica luno dellaltro e quindi del-
la loro aggregazione, nasce un sistema,
un insieme che si denisce cosmo. Ogni
insieme, ogni sistema di sentire, ha uno
svolgimento logico indipendente rispetto
agli altri ed ha un solo punto di contatto:
quello dove risolta la diversit, origine e
ne della separativit, della molteplicit.
La responsabilit di ognuno appare qui evi-
denziata in tutta la sua bellezza e graticante
potenza, perch dalla qualit dei sentire che
nasce il sistema dal quale proviene la strut-
tura di un cosmo, ovviamente tutto avviene
secondo una sequenzialit logica che va dal-
la minore evoluzione o atomo del sentire a
quella massima o della coscienza cosmica
stessa, la quale per unisce in s tutto ci
che la compone ed in parte la determina, poi
lei stessa si fonde con le altre scintille divine
o coscienze cosmiche per dare corpo alla co-
scienza assoluta. Continua.
Andrea Innocenti
12
Secondo quel tempio della cultura contem-
poranea che Wikipedia (ovviamente sto
scherzando), una forza una grandezza sica
vettoriale che si manifesta nellinterazione di
due o pi corpi, sia a livello macroscopico, sia
a livello delle particelle elementari. La sua ca-
ratteristica quella di indurre una variazione
dello stato di quiete o di moto dei corpi stes-
si; in presenza di pi forze, la risultante della
loro composizione vettoriale a determinare la
variazione del moto. Mentre il coraggio (dal
latino coraticum o anche cor habeo, aggetti-
vo derivante dalla parola composta cor, cordis
cuore e dal verbo habere avere: ho cuore) la
virt umana, spesso indicata anche come for-
titudo o fortezza, che fa s che chi ne dotato
non si sbigottisca di fronte ai pericoli, affronti
con serenit i rischi, non si abbatta per dolori
sici o morali e, pi in generale, affronti a viso
aperto la sofferenza, il pericolo, lincertezza e
lintimidazione.
Dal che deduciamo che forza e coraggio
possono essere considerati sinonimi. In re-
alt, per me, scomponendo bene a modo
la realt, in n dei conti tutto si riduce a una
questione di quantit e di qualit, ossia ogni
determinato pensiero, parola, azione, ogget-
to, essere, caratterizzato da un certo quan-
titativo di energia di una specica qualit. Per
esempio io posso amare od odiare qualcuno,
ossia esprimere qualit diverse, in modo pi
o meno intenso, ossia con pi o meno forza.
Oppure, come essere umano, io esprimo la
mia umanit in un modo particolare ed inten-
so... qualit e quantit.
Ma non mi interessano in questo contesto
considerazioni di carattere generale, quanto
piuttosto prendere in esame quelle caratte-
ristiche che possono indurre una variazione
dello stato di quiete o di moto nel campo del-
la coscienza. Ed in questo campo che mi
interessa comprendere come il coraggio, che
io considero laspetto qualitativo, e la forza,
aspetto quantitativo, siano, quando possi-
bile, gli elementi fondamentali per chi vuole
cambiare la propria vita. Dico quando pos-
sibile, perch nch domina linconsapevo-
lezza e lautomatismo della coscienza, non vi
quel minimo di autonomia che possa con-
sentire ad un individuo di iniziare a scegliere il
proprio comportamento.
Deve essere raggiunta una soglia di consape-
volezza che metta la persona nelle condizio-
ni di poter almeno desiderare di evolversi,
e questo possibile solo dopo che la nostra
anima ha vissuto un numero consistente
di incarnazioni, ed ha maturato sufciente
esperienza per andare oltre il meccanicismo
del proprio karma. In denitiva, ancora una
questione di forza, ossia, per poter avere il
desiderio di conoscersi meglio, e di andare
oltre se stessi, bisogna avere acquisito le-
Il Sentiero Iniziatico
Curatore: Massimo Rodolf
LA FORZA E IL CORAGGIO
13
nergia, la forza necessaria, per affrontare i
mari avversi del nostro cosiddetto inconscio.
Il Sentiero della Ricerca Interiore infatti non
per tutti, ma solo per chi ha la Forza ed il
Coraggio necessari per guardare dentro allo
specchio delle proprie esistenze.
Bella limmagine del cavaliere che affronta
mille difcolt durante la ricerca del Santo
Graal, ma ci dimentichiamo spesso che af-
nch questa ricerca possa avere inizio, bi-
sogna essere cavalieri, ossia bisogna avere
acquisito, fuor di metafora attraverso lespe-
rienza, le qualit necessarie afnch la cer-
ca possa iniziare. Si calcola poi per esempio,
che un cavaliere templare, per mantenersi in
armi, doveva come minimo possedere cento
ettari di terreno. Questo per affermare una
cosa spesso trascurata da certi spiritualisti
molto scollegati dalla materia, cio che servo-
no anche discrete risorse materiali per poter
essere efcaci nelle proprie realizzazioni. O
rimanendo nella metafora, bisogna gi avere
acquisito un certo bagaglio di forza e qualit,
per poter combattere la battaglia denitiva
della propria coscienza.
Guadagnare quindi il Graal, collocarlo sullal-
tare del Tempio, perfezionato dalle mille e
mille azioni delle nostre vite, signica espri-
mere una Forza ed un Coraggio, adeguati
allimpresa. Bisogna che la Forza che riesco
a radunare dentro di me, sia tutta, e continua-
mente, orientata (in modo vettoriale) ad azze-
rare le onde di forza negative che emergono
dalle profondit del mio essere, e a costruire
la bellezza che riesco a concepire. Signica
anche che, con tutto il Coraggio di cui dispon-
go, star fermo dinnanzi a quel demone or-
ribile che pu ancora trovare spazio in certe
pieghe della mia coscienza, lo guarder negli
occhi, e con calma profonda lo abbraccer,
trasmettendogli tutto lamore che potr aver
compreso nella vita.
Chi arriva ad esprimere questa Forza e que-
sto Coraggio, in realt non teme pi niente,
perch ha compreso che, prima di ogni altra
cosa, bisogna cercare il Regno dei Cieli, che
in noi e fuori di noi, e ogni altra cosa gli sar
data in pi. Perch ha compreso che dinnan-
zi al non violento cessa ogni violenza, ed ha
anche compreso che la verit ultima della no-
stra esistenza, sta nascosta in fondo al nostro
cuore, che non si mai mossa di l, ma che
bisogna andare a cercarla, con Forza e con
Coraggio. E cos sia, Cavalieri!
Massimo Rodolf
Fortitudo, Botticelli, Museo degli Ufzi
14
In questa decima fatica Ercole deve liberare
Prometeo e per fare ci deve discendere ne-
gli inferi governati dal re Ade e sconggere
il mostro Cerbero, un cane con tre teste su
ognuna delle quali vi sono dei serpenti arro-
tolati. Per arrivare in questo luogo deve far-
si trasportare da Caronte, il traghettatore di
anime, pagandogli un obolo. Prima di tutto
questo, per non farsi mancare nulla, dovr
sconggere la Medusa, che con i suoi capelli
di sibilanti serpenti tenter di aggrovigliarlo
senza successo, visto che saranno recisi dal-
la spada che il nostro Eroe sguainer.
Il personaggio di Prometeo gi stato pre-
so in considerazione in occasione della terza
fatica, per quanto riguarda Ade, era il dio dei
morti e signore del regno sotterraneo dellOl-
tretomba. Egli era fratello di Zeus e veniva
considerato una divinit fredda che applicava
le regole del suo regno a tutti senza discri-
minazione alcuna, senza per questo essere
ritenuto malvagio o ingiusto. I morti erano
pure ombre che vagavano per sempre nel
Tartaro, continuando a dedicarsi a ci a cui si
erano dedicati durante la vita. Questo luogo
indicava ove Zeus aveva rinchiuso i Titani, es-
seri sovrumani padri degli dei ai quali questi
ultimi avevano sottratto il potere nellOlimpo,
la montagna pi alta della Grecia, durante la
lotta fra Dei e Titani per sottrarre il primato
a questi ultimi. Il Tartaro, che secondo la vi-
sione greca si trova sempre sotto terra,
comunque distinto dallAde ed identicato
come una voragine buia e talmente profonda
che, come scriveva Esiodo nella sua Teogo-
nia, lasciando cadere un incudine questa im-
piegava nove giorni e nove notti a toccare il
fondo, in questo luogo giacevano i malvagi.
Nella prateria degli Asfodeli, ori che veniva-
no utilizzati per ornare le tombe, si riunivano
coloro che non erano stati n malvagi n vir-
tuosi, mentre nei Campi Elisi soggiornavano i
virtuosi, coloro che erano amati dagli dei.
Caronte era colui che trasportava i morti at-
traverso il ume Stige verso la dimora na-
le nel regno di Ade. Era descritto come un
vecchio dal cattivo carattere che chiedeva
una moneta come obolo ai passeggeri ed era
tradizione in Grecia seppellire i morti con una
moneta in bocca. Quando Ercole costrinse
Caronte a traghettarlo, Ade lo pun tenendo-
lo incatenato, cos narra il mito, per un anno.
Caronte era glio di Erebo (che generalmente
un luogo, la profondit pi oscura del Tarta-
ro) e della Notte, dea dei greci generata da
Caos con Erebo. Dalla Notte nacquero le pi
potenti forze, tra le quali: Tanato (la morte),
Ipno (il sonno), le Moire (il destino), Oneiroi
(i sogni), Nemesi (la vendetta), Eris (la discor-
dia) e Gera (la vecchiaia). La Notte procre
senza alcun aiuto maschile; con il fratello Ere-
bo concep Emera (il giorno) ed Etera (laria).
Mitologia e Sentiero Iniziatico
Curatore: Graziano Fornaciari
ERCOLE E LA FATICA
IN CAPRICORNO
15
La Medusa era una delle Gorgoni (etimolo-
gicamente terribile, feroce e torvo) ed aveva
due sorelle, Steno ed Euriale. Queste crea-
ture avevano un terribile aspetto ed erano
glie di Forco e di Ceto, abitanti del mare,
rispettivamente i loro nomi erano astuta, for-
te e ampio-vagante. Medusa, unica delle tre
sorelle ad essere mortale, venne uccisa da
Perseo e la sua ombra and nel regno di Ade
a spaventare le ombre dei morti.
Cerbero, il guardiano del Tartaro nato da Ti-
fone e da Echidna, il fratello della mitologica
Idra di Lerna viene solitamente descritto con
tre teste, aveva la coda di un serpente e dal
suo dorso spuntavano molte teste di serpen-
ti. La sua principale funzione era di divorare
chiunque cercasse di sfuggire dal reame di
Ade. Accoglieva i nuovi arrivati allingres-
so del Tartaro e non approvava che i viventi
entrassero nel regno a cui faceva la guardia.
Narra il mito che Orfeo dovette incantarlo
con la sua musica, la Sibilla Cumana, gura
profetica, gli gett una offa (dolce imbevuto
di vino drogato) per poter passare. Anche Er-
cole ebbe a che fare con lui, Ade gli permise
di affrontarlo soltanto alla condizione che non
usasse armi se non le mani nude. La bestia si
scagli contro Ercole che per, afferrandolo
per la gola principale, lo strinse in una morsa
soffocante no a fargli venir meno le forze.
Dopo aver superato brillantemente tutti gli
ostacoli, il nostro Eroe continu il suo cam-
mino e trov Prometeo, che giaceva incate-
nato e agonizzante dal dolore su una lastra di
pietra, liberandolo ed acquisendo il meritato
riposo.
Questo , per sommi capi, il mito riportato ai
nostri giorni vissuto nel segno del Capricor-
no che, come afferma il Maestro Tibetano
uno dei pi difcili a descriversi e anche il pi
misterioso di tutti i dodici segni. Egli afferma
che il simbolo del segno non mai stato di-
segnato correttamente e questo perch luso
del simbolo autentico attirerebbe un afusso
di forza inadatto per lattuale livello evolutivo
dellumanit. Questo simbolo talvolta chia-
mato la rma di Dio. Il capro, ai piedi della
montagna, cerca il nutrimento nei luoghi ari-
di, salendo trova i ori dei desideri realizza-
ti attraverso le proprie illusioni. In cima alla
montagna il sacro capro, come citato nelle
Fatiche di Ercole di A. A. Bailey, ha la visione
e liniziato appare, divenendo lunicorno.
Per salire in alto dobbiamo scendere in bas-
so, come in Cielo cos in Terra, bisogna scen-
dere negli inferi della propria coscienza e libe-
rare ci che ancora incatenato e incapace
di esprimersi con pienezza. Un Salvatore de-
sidera prendersi cura di tutta lumanit, no
a quando anche lultimo essere umano non
abbia ritrovato la strada di casa. Tutti i Salva-
tori sono nati in Capricorno, nel momento pi
buio dellanno, quando il bisogno di luce si
fa pi pressante ma, oltre al meglio, i nati in
Capricorno possono esprimere anche il peg-
gio, la testa prevale sul cuore manifestando
testardaggine, materialismo, crudelt, su-
perstizione, egoismo e altro. Questo segno
governa i ginocchi infatti, ci si inginocchia in
Spirito e Verit quando si pronti per il pro-
cesso iniziatico.
Liniziato comprender allora il senso di quel-
la Luce crescente che ne saluta i progressi
mentre si avvicina alla vetta. La Luce maggio-
re, rappresentata dallanima si fonde con la
minore, rappresentata dalla personalit, pro-
ducendo sul Sentiero Iniziatico lesperienza
della Vetta. Tutto necessario, come affer-
ma il Tibetano, il fondo, la pianura e la vetta,
cos da poter acquisire la liberazione e la pos-
16
sibilit di Servire. La Luce Iniziatica rischiara
la via per la vetta e trasgura rivelando il Sole
che sorge.
Essere nati in Capricorno non signica esse-
re degli iniziati. Bisogna avere il senso delle
proporzioni e riconoscere che gli aspiranti
soffrono, a volte, di un complesso dinferio-
rit che li fa sentire incapaci, oppure si danno
eccessiva importanza possedendo un lieve
contatto con lanima, un contatto che esula
dal reale procurando orgoglio. Questo segno
simboleggia la terza iniziazione, la prima delle
iniziazioni maggiori. Nel Vangelo di Matteo,
leggiamo che Ges prese con s tre discepo-
li, Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse
in cima alla montagna trasgurandosi davanti
a loro. Pietro, la roccia, simbolo del corpo
sico, Giacomo, lillusionista, simboleggia la
natura emozionale, Giovanni, il cui nome si-
gnica: il Signore ha parlato, simboleggia la
mente. Abbiamo qui rappresentato il simboli-
smo dei tre aspetti della personalit di fronte
al Cristo gloricato.
La caratteristica del Capricorno lespansio-
ne che noi chiamiamo iniziazione, stadio che
non ci pu essere rivelato da nessuno... un
vero iniziato non pretende mai di essere tale.
Il marchio che contraddistingue liniziato il
silenzio che diviene impersonale. Limperso-
nalit non un rinchiudersi in se stessi, co-
struendo barriere, ma un amore universale,
possibile nel momento in cui siamo in gra-
do di riconoscere le persone per quello che
sono. Liniziato, non solo si cala negli inferi,
ma lavora continuamente fra gli uomini, inte-
ressandosi di tutti.
Nel testo di A. A. Bailey, Astrologia Esoterica
si parla del segno del Capricorno, come del
momento in cui lIlluminazione pu governa-
re lIntuizione, esprimendo le ultime fasi della
coscienza dellanima potendo cos affermare
IO CAPISCO. Si tratta di un interludio fra il
Cristo e la forma, un equilibrio nel quale, no
ad un certo punto, le due paia di opposti oscil-
lano senza prevalere luna sullaltra. Questo
segno rappresenta un momento di sconcerto
fra chi vuole essere semplicemente umano
e scopre in s ostacoli e impulsi che lo indi-
rizzano a qualcosa di superiore. La concen-
trazione si sposta nella direzione dellanima
trovando in s cose che di continuo lo attrag-
gono alle vecchie abitudini e desideri. Lidea
di Dio in Ariete diventa piano concreto in Ca-
pricorno, desiderando realizzare i piani divini
e farli propri. In Capricorno la materia trionfa;
vi consegue lespressione pi densa e con-
creta, ma le succede la gloria dello Spirito,
infatti, questo segno talvolta indicato come
il segreto della Gloria nascosta.
Vi sono tre costellazioni connesse con il se-
gno del Capricorno. Una chiamata Sagitta,
da non confondere con la costellazione del
Sagittario ove larciere scocca la freccia che
tragge la personalit. Qui abbiamo la freccia
cosmica che tragge il cuore del Salvatore,
chiamato il Cristo, il pi vicino a noi tra i gran-
di Salvatori del mondo, colui che conosce le
pene dellumanit. Questa freccia detta la
solitaria, e il sentiero che ogni discepolo
percorre necessariamente un percorso so-
litario e quello delliniziato a maggior ragione.
Ora vi sono molti aspiranti e discepoli cos da
permettere il radicamento di una coscienza
di gruppo e, se prima si parlava di una soli-
tudine individuale, ora potr affermarsi una
solitudine di gruppo. Questa costellazione
collocata tra le stelle pi splendenti del Cigno
e dellAquila, e si presenta come un grup-
po di quattro stelle, non particolarmente lu-
minose, poste in la a formare una freccia.
17
Secondo il mito pi accreditato, rappresenta
la freccia con cui Ercole uccise lAquila che
divorava il fegato di Prometeo. Naturalmente,
a questa freccia sono abbinati altri miti come,
per esempio, luccisione dei Ciclopi, giganti
dallunico occhio, da parte di Apollo, mentre,
in unaltra versione la freccia scoccata da
Cupido, dio dellamore.
La seconda costellazione connessa a questo
segno lAquila, la quale luccello della luce
che si manifesta come anima portata a com-
pimento. Nella mitologia era luccello legato
a Zeus, re degli dei: era lanimale che gli por-
tava le saette e aveva il merito di aver rapito
e condotto in cielo il mortale Ganimede per-
ch gli facesse da servitore, Ganimede era
glio di del re di Troia, il cui nome Troo diede il
nome alla citt. LAquila una piccola e bella
costellazione che si staglia sulla Via Lattea:
Altair, la sua stella pi luminosa, forma insie-
me a Deneb, nella costellazione del Cigno,
e a Vega, nella costellazione della Lira, il co-
siddetto triangolo estivo. I nomi di queste
tre stelle sono di origine araba e signicano
nellordine aquila volante, la coda del Ci-
gno e avvoltoio che plana.
La terza costellazione rappresentata dal
Delno che, in un antico zodiaco rafgurato
come un pesce pieno di vita che salta fuori
dallacqua e piroetta nellaria, per gioco. il
simbolo del Figlio di Dio che assume una for-
ma e vive nellacqua e nellaria, potendo cos
giocare con le forze della natura. Lorigine del-
la costellazione si riconduce al mito di Arione
re di Mileto, citt dellAsia Minore, che venne
salvato da un delno che lo riport sul dorso
a riva dopo essere stato gettato in mare. Le
sue due stelle maggiori si chiamano Sualocin
e Rotanev, nomi che letti al contrario forma-
no Nicolaus Venator, cio la versione latiniz-
zata del nome Nicol Cacciatore, in seguito
direttore dellOsservatorio astronomico di
Palermo. Ancora una volta le costellazioni ci
indicano le possibilit future, certo che ci vor-
r ancora tempo prima che il Delno possa
avere per noi un vero signicato personale.
Il mito, sempre attraverso gli scritti di A. A.
Bailey, ci rimanda al signicato della parola
puro, condizione imprescindibile per poter-
si calare negli inferi della propria coscienza,
parola che signica esseri liberi dalla limita-
zione della materia. Ercole, prima di affron-
tare il cane Cerbero dovette puricarsi ed
impegnarsi in unazione di servizio liberando
Prometeo dalla sua sofferenza. Per liniziato il
servizio viene sempre prima di ogni altra cosa,
basato sempre sulla coscienza di gruppo.
Graziano Fornaciari
18
Plutone e Vulcano portano entrambi in mani-
festazione allinterno del sistema solare le-
nergia di 1 raggio. Vulcano, pianeta sacro,
e di cui si dice che sia velato da Mercurio, e
Plutone, pianeta non sacro, e che la scienza
attuale ha declassato a semplice asteroide, in
realt sono i due pianeti pi inuenti e potenti
che ora agiscono sui piani esoterici dellanima
e dello spirito, e a cui rispondono i discepoli e
lUmanit intera intesa come Discepolo mon-
diale.
LUmanit si sta avvicinando molto rapidamen-
te al discepolato, poich sempre pi uomini si
approssimano al Sentiero, e quindi inizia a re-
agire allinusso del 1 raggio tramite Plutone
e Vulcano, i quali con la loro opera provocano
effetti sempre pi diretti sul 4 regno. Prima
la loro inuenza giungeva solo a livello pla-
netario, invece ora lUmanit sta reagendo in
modo crescente e veloce agli inussi spirituali
permettendo cos a forze sempre pi sottili ed
elevate di manifestarsi nel nostro pianeta.
Plutone e Vulcano non sono manifesti sul pia-
no della personalit, infatti su questo piano
non li troviamo in qualit di pianeti reggen-
ti di nessun segno zodiacale. La ragione sta
nel fatto che il 1 raggio sul piano sico non
ancora direttamente manifesto, ma pre-
sente solo come sottoraggio del 2 raggio,
cio la volont e il potere sono ltrati, ricevuti
e ritrasmessi alluomo dallaspetto coscienza.
Quindi abbiamo Plutone in Pisces e Vulcano in
Taurus, entrambi come reggenti solo sul pia-
no animico e monadico. Essi agiscono anche
sulla forma e sulla materia, ma operano ad un
livello di consapevolezza e di coscienza eleva-
to, nel pi profondo S interiore di ogni uomo,
il quale spesso non riesce neppure ad essere
consapevole del loro inusso, anche se que-
sto inusso, comunque, ne motiva lagire.
La mitologia li ha sempre rappresentati come
Dei di regni sotterranei, posti nelle profondit
pi recondite della Terra. Plutone, Dio dellA-
de, il regno dei morti, solo due volte sal in
supercie: la prima per curarsi una ferita e
laltra per rapire Persefone afnch divenisse
sua sposa e di conseguenza regina degli infe-
ri, ma, anche in queste due sole occasioni, si
narra che Plutone indossasse un elmo che lo
rendeva invisibile, afnch gli uomini non po-
tessero vederlo. Anche Vulcano, Signore del
regno minerale, operava nelle pieghe profon-
de della Terra, forgiando, nel suo antro oscuro,
con i metalli pi duri, armi invincibili con cui gli
umani combattevano le loro guerre.
La mitologia, per, oltre a raccontarci storie
avvincenti, ci racconta anche le prove a cui
deve sottostare il discepolo, come guerriero,
sul sentiero iniziatico, e di come Plutone e
Vulcano, signori del 1 raggio, lo afancano in
questo cammino, compiendo la loro opera.
Plutone e Vulcano sono connessi a due stelle
Astrologia esoterica
Curatore: Maria Grazia Barbieri

VULCANO, PLUTONE
E IL 1 RAGGIO
19
dellOrsa Maggiore, la quale in stretto rap-
porto con la costellazione di Aries: Merak e
Dubhe. Qualit come direzione, volere e pro-
posito sono tutte connesse al Logos solare, la
cui attivit coinvolge le molte vite allinterno
della sua manifestazione, ovvero il sistema so-
lare. Tutte rispondono al potere del 1 raggio
che altro non che energia della volont divi-
na manifesta.
Allinterno del sistema solare Plutone e Vulca-
no esprimono e custodiscono questa energia,
portando il discepolo a rispondere al volere
spirituale che discende sul pianeta Terra at-
traverso una linea diretta di trasmissione di
energie i cui punti focali sono: Merak, Dubhe,
Aries, Plutone e Vulcano, no a giungere al
centro planetario di Shamballa, dove custo-
dito il piano che riguarda levoluzione del pia-
neta Terra.
Vulcano scandisce il martellare del tempo e
batte i colpi che danno alla materia la forma
voluta. Questo, oggi, vero pi che mai, in-
fatti Vulcano prepara la via dellAvatar che sta
giungendo, e che al momento giusto apparir
manifestando la volont di Dio, la divina volon-
t di bene fondata sui giusti rapporti fra i popo-
li. Tramite Vulcano, il potere della costellazione
del Toro, rafforzato da Shamballa, ci inonder
della Luce che custodisce. Le potenti energie
soggettive di Taurus presiedono e dirigono la
vita spirituale in tutti i suoi accadimenti e mai
come ora questo afusso di Luce stato cos
potente e magnico.
Sotto legida di Shamballa, attualmente in
essere un rapporto particolare fra Taurus, Plu-
tone e Terra; un triangolo cosmico che con-
diziona gli avvenimenti umani e che causa la
maggior parte delle crisi attuali. Lenergia del
volere, diffusa da Sanat kumara sulla Terra,
proviene dallOrsa Maggiore, abbassa la pro-
pria frequenza attraversando una stella delle
Pleiadi e quindi pervade lintero sistema so-
lare, e da qui viene accentrata da Shamballa,
centro planetario principale, che rafforza cos il
suo gi potente effetto.
Plutone, reggente esoterico di Pisces, espri-
me il potere della morte: morte del desiderio,
della personalit e di tutto ci che trattiene
luomo nelloscurit della materia, nelleter-
na lotta fra gli opposti, per giungere poi alla
liberazione. Infatti Plutone, inteso come sepa-
razione e come morte, non distrugge mai la
coscienza, ma solo ci che la limita e la impri-
giona. Il potere distruttivo del 1 raggio accen-
trato in Plutone provoca mutamenti profondi
nelloscurit della materia, e porta alla morte,
ma la morte data da Plutone non altro che
una trasformazione inevitabile e necessaria
che, come raccontano le antiche scritture,
porta luomo a scendere agli Inferi, ma que-
sti non riescono a trattenerlo e allora luomo,
dopo lunghe ere, sale dal fondo no alla vetta
pi alta, no davanti al cospetto di Dio.
Vulcano, reggente esoterico di Taurus, incar-
na la volont divina di manifestarsi attraverso
la forma. Vulcano governa i popoli nella loro
fase di manifestazione dellanima, ne regola
le attivit, fornendo gli armamenti quando la
guerra diviene lunica forma di liberazione. In
questo momento attuale lenergia di Vulcano
si fa sentire potentemente, e questo spiega i
conitti che esplodono fra gli uomini di volon-
t egoistica e avida di potere e di comando e
quelli di buona volont che cercano di realizza-
re il bene comune e la fratellanza dei popoli.
Vulcano, velato dalla Luna, reggitore esoterico
di Virgo, mette in rapporto Virgo con Taurus, e
pone laccento su un aspetto importante della
volont: la sopportazione, qualit necessaria
per potere attraversare tutte le esperienze
20
nelloscurit della personalit, vista qui come
matrice, come Madre generante, che un Figlio
di Dio deve affrontare prima del ritorno al Pa-
dre. Quindi luomo deve sviluppare resisten-
za, capacit di sopportazione e costanza nel-
lo sforzo, qualit stimolate da Vulcano e che
sono attributi del 1 raggio, anche se contra-
stanti con le qualit di solito poste in evidenza
quando si parla del 1 raggio, come la morte e
la distruzione. Vulcano anche il pianeta delli-
solamento e della solitudine, fasi che luomo
deve vivere per potere comprendere il volere
divino e riuscire a piegare la volont del s in-
feriore alla volont del s superiore. Solo cos
Vulcano, insieme a Plutone, porta luomo a
toccare il fondo pi buio, ad annientare il pro-
prio volere e a divenire semplice strumento
della volont di Dio; solo cos luomo pu sa-
lire verso la luce e divenire spirito in manife-
stazione.
Questo processo alchemico di trasformazio-
ne, operato da Plutone e da Vulcano, compor-
ta uno stato sconvolgente e doloroso, con for-
ze potenti che inuenzano il discepolo in base
alla capacit di reazione agli inussi emanati.
Infatti la rispondenza al loro potere dipende
dal grado dellapparato reagente, poich
proprio la sensibilit, la qualit che distingue
il discepolo dalluomo comune. Luomo, dive-
nuto discepolo, in grado di dare una risposta
cosciente e partecipa attivamente al processo
di trasmissione delle energie cosmiche attra-
verso questa precisa sequenza: trasmissione
ricezione, assorbimento, relazione e attivit,
attraverso la duplice modalit di invocazione
ed evocazione.
Descrivere le qualit del 1 raggio e dei pia-
neti che lo portano in manifestazione signica
parlare del piano, del proposito e della volont
divini, signica cercare di comprendere lo spi-
rito, andando oltre lanima. Signica tentare di
avvicinarci alla vita del padre, che, spinta dalla
volont della Monade, esprime la realizzazione
dello Spirito nella materia. Il 1 raggio il rag-
gio del Distruttore, poich la morte distrugge
la morte, poich essa in realt non esiste,
solo parte di quella grande Illusione in cui luo-
mo immerso e in cui rester immerso no a
che non riuscir a guardare la vita con gli occhi
del cuore. Solo allora luomo, con il governo
di Vulcano e di Plutone, sar vera espressione
dellenergia di 1 raggio, della volont che ini-
zia tutte le cose.
Maria Grazia Barbieri
21
Il giardino appare, Fiori e alberi vivono
in ordinata bellezza. Ovunque si odono
ronzare api e insetti in rapido volo.
Laria carica di profumi. I colori
contrastano vivaci con lazzurro del cielo...
Il vento di Dio, il Suo alito divino,
spazza il giardino... I ori reclinano.
Curvi, gli alberi sono devastati dal vento.
Poi su tanta bellezza devastata, piove.
Il cielo nero. Tutto rovina. Poi, la morte...
Ecco poi un altro giardino! Ma il tempo
sembra remoto. Chiamate un giardiniere.
Lanima, il giardiniere, risponde. Chiamate
la pioggia, il vento, il sole che arde.
Chiamate il giardiniere. Poi lavorate.
La distruzione cede sempre alla bellezza.
La rovina precede il reale. Giardino
e giardiniere si devono svegliare.
Il lavoro prosegue.
(Trattato dei sette raggi - volume secondo)
Nel precedente articolo ho accennato al signi-
cato della danza sotto punti di vista archeti-
pici e universali, umani e scientici. In questo
articolo invece vorrei andare sullo specico di
alcune dimostrazioni intelligenti della natura,
che esprimono la danza per fare fronte alla
propria vita, al proprio modo di stare nel mon-
do, in perfetta sincronia con le leggi che lo
regolano, comunicando gli aspetti di bellez-
za veramente esemplari che per ogni essere
umano possono essere paragonati al perse-
guire la legge del dharma, ovvero vivere al
proprio posto con gioia e bellezza, mettendo
a disposizione la propria energia per contribu-
ire alla realizzazione della vita. Come accenna
Massimo Rodol sul dharma: Per il Sag-
gio, il Dharma ineccepibile. La Legge della
Vita, in Cielo come in Terra, non ha bisogno
dellapprovazione di nessuno, n offuscata
dal desiderio delle masse, semplicemente ,
per sua spinta interiore. Quanto lontana la
mente umana da questa ineluttabile sempli-
cit. (www.yogavitaesalute.it - la legione di
fuoco).
Ed nella semplicit che su questo pianeta
vive la natura incontaminata, lontana dalla
consapevolezza di esistere, baluardo delles-
sere umano che volge lo sguardo al divino,
ma splendida nella sua semplicit e aderen-
te alle regole della vita che mai viene messa
in discussione, ma vissuta cos com. Vor-
rei parlare per esempio della vita delle api,
di quel piccolo insetto di colore giallo e nero
che conosciuto per il frutto del proprio me-
ticoloso lavoro: il miele. Il lavoro che, come
dice un proverbio, nobilita luomo e lo rende
migliore, per le api il solo motivo della loro
breve vita, una missione che viene espres-
sa instancabilmente no alla morte. E le api
lavorano danzando; famosi etologi hanno ri-
conosciuto che in quella danza esprimono il
geometria sacra
Curatore: Enrica Battaglia
LA DANZA...
LUNGO IL SENTIERO
DELLE API
22
loro modo per comunicare informazioni utili a
sostenere un progetto vitale: indicare alle so-
relline la direzione da seguire per raggiungere
i prati oriti o i ruscelli, dove trovare polline
e acqua, che consentiranno alla comunit di
poter vivere continuando a produrre il miele
e la pappa reale. Soltanto le api appena nate
e lape regina si nutrono di questa primizia.
Gerarchia, ordine e adesione al progetto di
sussistenza, sono i comandamenti che le api,
ognuna nel proprio ruolo, rispettano, perch
il sistema possa generare altra vita. I voli a
forma di otto e gli ondeggi eseguiti scodin-
zolando, servono a comunicare, alle proprie
colleghe bottinatrici, dove si trova la fonte di
nettare che hanno appena raccolto e traspor-
tato no allalveare, e che verr trasformato
in miele, cos che la colonia possa attingere
a quella fonte di sussistenza indicata. Nellal-
veare vi sono anche le api operaie, ognuna
specializzata nel proprio compito.
Le pulitrici, che si occupano di mantenere pu-
lito tutto lalveare; le nutrici, che attraverso
delle ghiandole ipofaringee producono pappa
reale; le produttrici della cera, che costruisco-
no le arnie; le immagazzinatrici, che ricevono
il polline raccolto e lo collocano nei favi; le api
guardiane, che sorvegliano la porticina din-
gresso dellalveare afnch non entrino api di
altri alveari; le ventilatrici, che sbattendo le ali
generano una corrente daria per deidratare
il nettare e mantenere stabile la temperatura
allinterno dellalveare.
Un vero e proprio ingranaggio sociale che
funziona alla perfezione.
Per i primi ventuno giorni di vita, queste api
non escono dallalveare e contribuiscono alle
mansioni appena accennate; passato questo
periodo, qualcuna di loro esce e si specializza
come bottinatrice in quattro modi differenti:
raccoglitrice di nettare, raccoglitrice di polli-
ne, raccoglitrice di propoli oppure raccogli-
trice di acqua. Non cos per tutte le api,
qualcuna di loro diventa bottinatrice da subito
senza passare da altre mansioni. Le api han-
no una vista molto sviluppata che consente
loro di avvistare la fonte del raccolto. Nelle
zampine posteriori hanno una modica chia-
mata corbcola, come un cestello che serve
loro per trasportare il polline e la propoli, op-
pure lacqua.
Non c nulla di pi sacro che utilizzare il pro-
prio tempo per costruire qualcosa di comu-
ne, non c nulla di pi perfetto dellordine in
cui questo lavoro si compie; numeri e gu-
re geometriche hanno accompagnato anco-
ra una volta lo svolgersi di un pezzettino di
vita su questo pianeta, rievocatore di antiche
perfezioni che lo inseriscono in un universo
pi grande. Per nire vorrei accennare anche
allaspetto sacro-simbolico che lape ha avuto
per la sua operosit nelle tradizioni religiose
della storia. Nellantico Egitto lape era con-
siderata sacra al punto di poter ridare vita al
defunto che lavesse accolta dentro di s;
inoltre al frutto del suo lavoro attribuito un
grande valore esoterico, a causa del miele
che serviva alla preparazione dellambrosia,
bevanda sacra presso i Celti, i Germani e i
Greci. emblema delleterna rinascita, per la
sua sparizione nei mesi invernali e il suo ritor-
no in primavera. Per nire, la capacit della-
pe di trasformare il polline in miele viene ac-
costata al lento e meticoloso lavoro iniziatico
che conduce luomo lungo il sentiero che lo
porter a congiungersi con il suo s spirituale,
attraverso la trasformazione del karma, che
ha in s i semi del perfezionamento, e che,
una volta puricato, diverr nettare divino.
Enrica Battaglia
23
Le favole non dicono ai bambini che i draghi
esistono. Perch i bambini lo sanno gi.
Le favole dicono ai bambini che i draghi
possono essere scontti.
Gilbert Keith Chesterton,
Enormi sciocchezze, 1909
Succede, a volte, durante linfanzia, che ci
sia un evento drammatico a farci perdere il
contatto con il mondo della fantasia. A me
successo, e da allora ho perso una qualit
di ducia e di leggerezza che sentivo riscal-
darmi il cuore.
Ora, a quarantanni, ritrovo quel contatto sot-
tile con la fantasia attraverso la mia mente; il
mio mondo interiore riprende forma e, nal-
mente, lo lascio vivere. Si matura tornando
bambini, abbattendo i muri eretti nella solitu-
dine e nella chiusura, almeno, questa la mia
storia.
Non vuole essere questo un momento nel
quale fare outing, ma il raccontare qualcosa
di noi un modo per arrivare dritto al cuore di
chi legge (almeno cos stato per me...) e va
nella direzione, alquanto banale, della pura
immedesimazione o empatia.
Poche settimane fa, ho letto il libro di Belle
e Sebastien, dolcissimo cartone animato dei
primi anni 80, e ci ho ritrovato la mia vita
dentro: la mia solitudine, la mia chiusura, ma
anche il coraggio di ribaltare pregiudizi, di
smascherare il falso e rimanere aderenti alle
scelte fatte.
Sebastien un bimbo qualunque, che at-
traverso la sua forza e il suo coraggio riesce
ad essere di esempio a molti protagonisti del-
la storia.
Viviamo in un periodo storico in cui non c
pi spazio per la sensibilit. Sei emotivo? C
una pillolina giusta per te. Ti senti solo e non
parli? Sei sicuramente da psichiatra. Sono
da psichiatria tutti coloro che si aggirano a
istruire le persone su come capire cosa
vuole laltro, sul: conquista il tuo datore di la-
voro con il linguaggio del corpo. Ma basta!
Non voglio questa umanit riprogrammata,
controllata e autocurata (ma sar vero?). Tutti
questi fenomeni, Guru occidentalizzati, han-
no soltanto la sindrome del patacca.
Se penso al mio passato, ai miei ideali, non
posso non pensare a quanto un rugbista,
rude e sporco, non sia pi nobile e umano di
questi manager che si aggirano come vampiri
a raccontare una qualche americanata ai pri-
mi sprovveduti che incontrano, e a succhiar-
gli un sacco di soldi (fosse solo quello...).
Viviamo per sembrare, per attirare, e niamo
per non commuoverci pi. Questo mondo
multimediale ci fa dimenticare il calore di un
abbraccio, di una presenza, e ci allontana dai
nostri veri bisogni. Questo mondo alieno ci
Fitoterapia energetica
Curatore: Donatella Donati
AL DI L DELLE FAVOLE
24
vuole far credere che siamo belli tutti ugua-
li, magri come la morte che cammina, e che
puoi essere felice solo con il tuo smartphone.
Belle e Sebastien (tornando al cartone ani-
mato) con pazienza si osservano, si toccano,
sbagliano, ma reinvestono sempre nella loro
amicizia. Dobbiamo riprenderci la possibilit
di aver ducia in un amico, nella vita che scal-
da le vene.
Ci stanno gasando veramente come topi da
laboratorio, inoculando la tristezza e la soli-
tudine come standard delle nostre vite. Ri-
versano sulle nostre teste le pi disparate
sostanze tossiche per alterare ogni cosa che
abbia vita, calore e dolcezza. Ci raffreddano i
sensi con ci che non organico, ci operano
occultamente sostituendo i meccanismi ce-
rebrali, ci sospendono la coscienza facendo
saltare i nostri circuiti nervosi, sostituiscono
gli elementi atti alla vita dei nostri organismi;
ad esempio, il bario contenuto nelle scie chi-
miche si sostituisce al calcio, in quanto ap-
partiene allo stesso gruppo del sistema perio-
dico, ed agisce sulla percentuale di potassio
presente nel corpo, alterando la facolt delle
cellule di selezionare le sostanze che entrano
ed escono e quindi lequilibrio extra ed intra-
cellulare.
Per non parlare delle attivit siche, che la
presenza di questi elementi riversa sul corpo.
Molti di questi elementi hanno unalta elet-
tronegativit (vedi alluminio, silicio e manga-
nese), e spesso propriet piezoelettriche (il
quarzo, composto tra laltro da silicio). Qui si
aprirebbe un mondo sulle onde sonore e su
come ci vogliono far diventare, anche, dei ri-
cetrasmettitori.
La lotta impari. Siamo gi alterati e forse
siamo solo in una fase di resistenza. I no-
stri corpi devono essere coerenti, uniti e so-
stenuti da qualit (o materia) coesa, cos che
chi ci vuole utilizzare come cavie sia respinto
nello spazio innito.
In sica, nello specico in elettrologia, si par-
la di resistivit, come qualit intrinseca di un
materiale ad opporre resistenza al passaggio
di cariche elettriche. Chiss, magari un giorno
si esprimer una tale qualit verso chi cerca
di invadere, alterare e modicare irreversibil-
mente i nostri corpi.
Credo che riusciremo ad essere tanto saldi e
distaccati da creare un nuovo modo di scrive-
re la scienza. Sogno quel momento, unera in
cui le leggi siche saranno misurate in aper-
tura di cuore, e niente e nessuno potr per-
turbare uno stato perfetto di equilibrio, dove
la durezza si tramuta in forza e la sensibilit
tanto da curare ora in grande capacit di
visione
Gli eroi dei bimbi non saranno pi gli alieni e
i demoni, ma torneranno i vecchi cartoni, tra
cui Belle e Sebastien, e i draghi, grazie anche
alla resistivit, saranno gi scontti.
Donatella Donati
25
Per la serie il Tantra a casa vostra, iniziamo
una serie di articoli su questo tema, cose
semplici, puntando sempre allutilit e alla
consapevolezza e, per chi ne ha voglia, con
la possibilit di mettere in pratica piacevoli
esercizi a due.
Dopo Comunicazione e Incontro, ecco che
la naturale sciarada, con-seguimento o segui-
to che dir si voglia, ci porta a considerare lab-
braccio. Da quale punto? Non certo labbrac-
cio di consuetudine o doveroso, come quello
al parente sgradito o con la varicella, si fa per
dire, bens sentito, e ancora prima desiderato,
quindi partecipato.
Nellambito dellalgida personalit che tutto
controlla, i modi per ergere barriere possono
essere svariati; sappiamo infatti che la mente
alquanto abile nella sottile arte del raccon-
tarsela, e anche lintenzione di riconoscere e
dare ducia allaltro, come considerato nellar-
ticolo precedente, pu restare un po isolata,
se ristretta a pura e semplice affermazione
mentale. Dobbiamo toccare con mano e
non una metafora e attraversare lastrale,
vivendone le emozioni, se vogliamo arrivare
al piano sico. Se non diamo un colpo di te-
lefono allAnima per probabile che cada la
linea della possibile comunicazione, ma su
questo poi ritorniamo.
La vita ritmo; il rischio perdersi nella quo-
tidiana frenesia che la vita spesso impone, le
mille necessit, le mille difcolt, i mille au-
tomatismi, che ti fanno dare tutto per scon-
tato. Ma non c niente di meno scontato di
una relazione e anche labbraccio non viene
sempre spontaneo, a volte bisogna quasi
imporselo per andare oltre. come sempre
una questione di forze interrompi un ritmo
disarmonico per riallinearti a un usso pi ar-
monico: Patanjali docet. in questottica che
labbraccio ci consente di affermare la relazio-
ne. S, perch labbraccio avvolge, o meglio,
pu avvolgere, non come un nastro adesivo,
isolante come quello dellelettricista e quindi
soffocante, ma come gesto di unione, sem-
plice ma tuttaltro che banale, atto a favorire
il permeare della vita attraverso uno scambio
reciproco nel darsi luno allaltro. E ci consen-
te di ribadire con un gesto un ruolo, quello
delluomo e della donna che si fondono in-
sieme, un ruolo interattivo di manifestazione
intrinseco ed estrinseco.
Un gesto che si richiama a una forma: pen-
siamo al simbolo del Tao, sintesi archetipica
della creazione. Allinterno del cerchio, totali-
t del cosmo, perfezione appunto, lo Yin e lo
Yang coesistono luno a contatto con laltro,
e allinterno di ognuno, lelemento, sempre
sferico, della controparte. Due gocce dacqua
irresistibilmente attratte luna dallaltra anche
perch in ognuna c una parte dellaltra. Un
equilibrio quali-quantitativo perfetto e al con-
La Coppia sul Sentiero
Curatore: Giorgio Ricci Garotti e Monica Giovannini
LABBRACCIO
26
tempo dinamico: scambio e compenetrazio-
ne, in cui la simbiosi generata dalla fusione
estremamente creativa e di grande potenza.
La ruota gira; il maschile ed il femminile si in-
tersecano, si intrecciano, si mischiano conti-
nuamente, e, tornando al nostro contesto di
coppia, come in ogni relazione amorosa per-
fettamente imperfetta, a questo gioco evolu-
tivo in divenire si partecipa insieme. Questo
processo sviluppa unione, che poi la vita
stessa, cio Amore, o meglio, spinta ad una
progressiva manifestazione creativa di Amo-
re, che tutto avvolge, che tutto abbraccia.
Unopportunit, dunque perch nch
ognuno resta al suo posto, assiso sul suo
trono di pietra, ci si confronta poco e ci si in-
contra meno. Muovere verso laltro, volerlo
incontrare, volerlo sentire nella sua interezza,
a partire dalla sua sicit, attizza il desiderio
di compenetrazione e di completamento re-
ciproco.
Bisogna volerlo. Come ogni gesto damore
vero, pu costare fatica, perch partiamo
sempre da ci che realmente siamo e, per
creare unione ed esserne partecipi, dobbiamo
smembrare in noi ci che divide, riconoscerlo
e sentirlo, prima di reintegrarlo come com-
pete, e non teoria. Imparare ad amare non
un processo indolore, non lo mai stato,
perch come fai a sciogliere le catene della
sofferenza che iniggi a te stesso e agli altri,
se non la vedi, se non la senti, se non la vivi?
Laltro l che te lo sta mostrando, quanto sei
distante da tutto questo: avvicinati, abbraccia-
lo, e abbraccia te stesso.
E cos, io donna percepisco questo mio cede-
re nelle braccia dellaltro... e mi abbandono,
so che posso offrire riparo e calore e una for-
za dolce mi attraversa, una forza che non pre-
varica perch sa tacere e ascoltare; un darsi
senza riserve, che non sente e non vede limiti
nellaltro, e allora tutto cade, le piccole e gran-
di recriminazioni cadono, dettagli insignican-
ti che si perdono nella potenza dellunione.
Ed io uomo, nella misura in cui riesco a la-
sciarmi andare, mente, emozioni e corpo, ve-
ramente attraverso labbraccio entro nellal-
tro, che pu accogliermi e, in quella pace,
sento una forza uire, unenergia che riscalda
le parti fredde, una vitalit che sostiene en-
trambi. Emerge unarmonia nuova che acco-
muna, sottile ma pervasiva, a lambire tutta la
coscienza, a sancire che non c mai ragione
per imporre e prevaricare, pretendere e giu-
dicare.
Siamo ci che percepiamo e capirlo mol-
to importante scrive Massimo Rodol ne La
Psicologia dello Yoga. Luso della percezione
si rivela quindi uno strumento guida straordi-
nario poich ci consente in ogni momento,
in una incessante dinamizzazione, di vedere
dove la nostra coscienza polarizzata; da l
ci possiamo muovere come su un elastico,
da un lato limite, e dallaltro possibilit de-
terminando lesito della capacit di reazione
e intervento nella vita. Il desiderio di vivere
il bello, il buono, il vero trova nellabbraccio
consapevole unadeguata risposta e altrettan-
ta ispirazione, fornendo elementi utili al risa-
namento, che possiamo tradurre, per come
il processo viene descritto in queste poche
righe con semplicit, in espansione ed ele-
vazione. Elevazione verso lAnima natural-
mente, a prescindere, sempre e comunque,
perch la Vita passa da l. E allora bello per-
cepirlo, sentirlo, viverlo, coltivarlo, ribadirlo
insieme, anche abbracciandosi spesso, e
pure volentieri.
Giorgio Ricci Garotti e Monica Giovannini
27
Per comprendere il signicato di educare ci
rifacciamo al suo etimo che deriva dal verbo
latino educere, ossia tirare fuori. Dobbiamo
partire da qui se vogliamo descrivere il con-
cetto della nuova educazione, dove, realiz-
zando lazione del tirare fuori ci che sta den-
tro, impareremo a conoscerci e ad unire tutte
le parti di cui siamo dotati o meglio composti,
ma se afneremo il nostro sentire verso il
piano dellanima (che vede e percepisce tut-
to unito) potremo renderci conto che questo
non viene ancora agito completamente. La
nostra scuola si basa su dei metodi ancora
incompleti, educando attraverso relazioni di
potere ed esercitando lobbedienza a coman-
do del tipo: stai zitto, stai attento, non
devi fare cos, e qui mi fermo anche se le-
lenco potrebbe andare avanti, mostrando ra-
ramente la capacit di mostrarsi coerenti con
ci che si afferma e di sostenere le parole
con lesempio.
Se vogliamo che i bambini siano tranquilli
dovremo assumere una posizione coerente,
raggiungibile solo se esprimeremo un atteg-
giamento di unione allinterno delle strutture
di cui siamo formati, come la capacit di rap-
portarci sul piano sico, emotivo e mentale;
in questo modo si creer unonda unicante
dei cuori che porter a compimento il nostro
progetto creativo in maniera armonica, favo-
rendo la condivisione di questo stato di co-
scienza che appartiene a tutti gli esseri umani
che lo agiscono. Ancora meglio lo possiamo
descrivere come un processo che appartiene
al patrimonio dellumanit, al quale ogni esse-
re umano pu accedere nel momento in cui
comincer a varcare la soglia della porta che
ci apre al signicato delle parole appartenen-
za e unit, che ci condurranno alla possibilit
di vivere il benessere.
I limiti attuali non consentono ancora la rea-
lizzazione di questi aspetti, e no a quando
diremo: no cos oppure no assolutamente
no, non aderiremo pienamente al progetto
della conoscenza di noi stessi, ma esprimere-
mo lidenticazione col nostro ego bambino,
nutrito dal bisogno di visibilit da parte degli
altri. Stare bene un lungo processo che sfo-
cer nella realizzazione della consapevolezza
e di conseguenza nella capacit creativa, ed
iniziandolo a fare nei nostri confronti sar ine-
vitabile che questo tipo di atteggiamento tro-
vi corrispondenza con tutto ci che esterno
a noi. In questo modo potremo vedere ledu-
cazione come la possibilit di prepararci alla
vita, al riconoscere le strutture vitali entrando
in relazione armonica con il dentro e fuori di
noi.
Riportando il tutto a ci che stiamo vivendo,
possiamo affermare di essere cellule di una
struttura pi grande, cellule che sono malate
e disarmoniche in quanto il nostro sistema
Educare per la consapevolezza
Curatore: Anna Grazia Fiorani
EDUCAZIONE: UNIONE
CHE COLLEGA GLI ASPETTI
DELLESSERE UMANO
28
immunitario non in grado di affrontare sti-
moli nuovi percepibili nella relazione intorno
a noi. In mancanza di questo ci muoviamo
senza la consapevolezza del senso di unione
che ci porterebbe a conoscerci e a conosce-
re pienamente la vita. Ci sentiamo invece in
uno stato di malessere al quale rimaniamo
attaccati, chiudendoci ad ogni possibilit di
relazione chinando il capo e ripiegando su noi
stessi.
A questo punto diviene pi chiaro ci che ho
scritto precedentemente, infatti non saremo
mai capaci di realizzare unione se continue-
remo a fare, tra laltro in maniera automati-
ca, ci che ci pare, perch non siamo nella
condizione di sperimentarci e di conseguenza
scoprirci insieme agli altri, ma attratti sempre
da noi stessi e dal nostro bisogno di attenzio-
ne. Ne consegue, come adulto e insegnante,
la grande importanza della percezione, che in
mancanza di coerenza mi porter a tentare
di piegare la vita sentendomi in disarmonia e
quindi non compresa. Se invece la percezio-
ne coerente diviene verticale e mi metter
in relazione con il senso di unit, no a sentir-
mi felice di felicit nel trovarmi a vivere nuove
relazioni che mi metteranno a contatto con
nuove conoscenze.
Faccio a questo punto un esempio. Ogni
volta che inizio a lavorare con una classe di
bambini mia premura spiegare il signicato
dellunione che consiste nellimparare a stare
insieme, imparando gli uni dagli altri Che i
bambini non siano abituati a recepire queste
mie parole lo so e lo vedo, ma voglio citare un
episodio che mi ha particolarmente colpito, in
seguito ad una mia affermazione nella quale
dicevo che potevo imparare anche da loro.
Un bambino ha reagito in maniera ferma ma
nello stesso tempo dolce dicendomi: <<Anna
Grazia, io non ci credo che tu impari da noi,
non possibile spiegami cosa puoi impa-
rare? E come fai?>>. Stavo per rispondere
ma una bambina meravigliosamente lentiggi-
nosa mi ha preceduta dicendo: <<Certo che
impara, metti che la maestra non brava in
disegno mentre tu s, lei impara da te come si
disegna, disegnando insieme a te>>. Meravi-
glia delle meraviglie, chi meglio di un bimbo
ti pu spiegare la vita? Ricordo di avere det-
to con non poco entusiasmo: <<S proprio
cos, grazie>>. Che bello sentire laria acquie-
tarsi e poter partire insieme per una nuova
avventura che ci conduca alla conoscenza
della vita e quindi di noi stessi.
Non posso certo spiegare loro i concetti della
materia educativa, ma evocare in loro ci che
naturalmente conoscono come il bello, il buo-
no ed il vero mi sembra che corrisponda al si-
gnicato della nuova era educativa, in quanto
il bambino continuamente in contatto con la
sua armonia interiore che deriva dal contatto
del suo piano animico. Queste esperienze mi
fanno riettere sullancora obsoleto mondo
educativo da cui siamo inuenzati, rapporti
per la maggioranza passivi dove non an-
cora possibile avere relazioni verticali che ci
inducano alla trasformazione e alla conoscen-
za della materia attraverso il riconoscimento
dellanima.
Solo riconoscendo la frequenza e lesistenza
di questo mondo possiamo evolvere le no-
stre coscienze nel moto unitario inuenzando
anche la materia di cui siamo composti. Que-
sto rafforza ancor pi limportanza di cono-
scere se stessi, prendendo contatto con ci
che siamo in essenza, attraverso gli aspetti
che manifestano le nostre azioni.
Anna Grazia Fiorani
29
Fin dallinizio del secolo scorso il bilinguismo
stato circondato da preconcetti e scarsa in-
formazione. A distanza di quasi un secolo,
permangono ancora alcuni pregiudizi circa la
possibilit che lesposizione a pi lingue possa
esercitare effetti negativi sullo sviluppo cogni-
tivo del bambino o problemi di ragionamento
causati da una confusione tra le due lingue. I
risultati di numerose ricerche stanno contri-
buendo a sfatare questi pregiudizi negativi,
riscontrando una relazione tra bilinguismo e
minore o ritardata incidenza di demenza seni-
le. Gli studi dimostrano che gi alla nascita i
bambini esposti a pi di una lingua sembrano
in grado di differenziare e apprendere grazie
alla plasticit del cervello. Limmersione in una
o pi lingue straniere dovrebbe avvenire in et
precoce, durante lasilo nido o la scuola dinfan-
zia. Uneducazione pi tardiva, dopo i sette-otto
anni, apporterebbe risultati pi scadenti. Alcu-
ni studi scientici stanno cercando di spiegare
come si formi, si mantenga,si valuti e si riabiliti
una competenza plurilingue. Si parla, allora, di
bilinguismo compatto quando un individuo ha
appreso le lingue contemporaneamente pri-
ma dei sei anni. Nel bilinguismo subordinato,
invece, una delle lingue rimane quella di base
e funge da intermediaria alle altre. In Europa
circa il 56% della popolazione usa almeno due
lingue nella vita quotidiana. Il numero delle lin-
gue utilizzate in numerosi paesi in costante
aumento a causa dei massicci fenomeni mi-
gratori. Dunque la migrazione crea bilinguismo.
Contrariamente a quanto si possa pensare in
un primo momento, per, se si lasciano andare
le cose senza intervenire, il contatto linguisti-
co di solito non innesca la conoscenza perfetta
delle due lingue bens la perdita graduale della
prima a favore della nuova. Questo si verica
maggiormente quando la lingua dorigine non
viene considerata una preziosa risorsa ecolo-
gica, apportatrice di retroterra culturali diversi
da conoscere ed apprezzare al ne di favorire
lo sviluppo armonioso di tutta la collettivit. Le
difcolt nellapprendimento del bilinguismo,
in questo caso, sono indicatori di un disagio
pi profondo come quello determinato dallin-
stabilit familiare socio-economica, che induce
i genitori alla rinuncia della trasmissione della
lingua madre e della cultura natia ai propri gli.
Questo riguarda soprattutto quei nuclei familia-
ri in cui lemigrazione avvenuta in condizioni
di violenza sociale o per ragioni economiche.
Anche il modo di vedere i migranti e i giudizi
che vengono dati nei loro confronti svolgono un
ruolo nella non trasmissione. In un paese dove
si teme la discriminazione e che attribuisce
allimmigrato una appartenenza squalicante
e discriminante, non bisogna essere visibili ma
necessario liberarsi dal marchio di straniero.
La difcolt di un bambino, glio di migranti,
nellapprendimento del linguaggio, mi ha per-
La Comunicazione Umana
Curatore: Anna Maria Fabene
QUEL BAMBINO INVISIBILE
30
messo di scoprire una nuova realt sociale che
richiede particolare attenzione e preparazione
anche da parte del sistema sanitario oltre che
scolastico nel quale mi trovo ad operare.
In genere, non mi accorgo subito che la rela-
zione con una nuova famiglia ed il loro glio ha
gi nella profondit del mio essere i prodromi
per quellincontro. Solo dopo, gradualmente,
nellapprofondire la loro conoscenza per cerca-
re di trovare il canale pi consono alla risoluzio-
ne del problema del loro bambino, la risonanza
interiore inizia a farsi sentire. Immagini del pas-
sato aforano apportando emozioni, pensieri
e atmosfere simili. Alla supponenza iniziale,
determinata dallidenticazione col ruolo pro-
fessionale, inizia a subentrare la comprensio-
ne e con essa il desiderio di conoscere mag-
giormente quei mondi da cui quelle persone
provengono. Mi sento spinta ad andare oltre i
limiti angusti del mio guscio. Andando verso il
nuovo legame riconosco il vecchio che unisce.
Credendo di dare, puntualmente mi accorgo di
ricevere molto di pi.
I genitori sono peruviani e si sono trasferiti in
Italia qualche anno fa. Il bambino nato qui ma
non ha imparato a parlare n lo spagnolo, lin-
gua madre, n litaliano. Dopo liniziale fase di
lallazione,le prime parole sono comparse verso
lanno. Il linguaggio poi si arrestato. La madre
lo ha allattato al seno no a tre anni e mezzo.
Lei ha un lavoro pi stabile mentre quello del
marito precario. Il bambino trascorre pi tem-
po col padre e come lui timido, la loro voce
sommessa. Vivono in un piccolo appartamen-
to. Per far fronte alle spese la donna si sottopo-
ne a turni stressanti di lavoro. Gira in motorino
da una parte allaltra della citt. Parte la mattina
presto e torna tardi. La preoccupazione di non
riuscire a pagare le bollette la rende tesa, ner-
vosa. diventata autoritaria e insensibile, sgri-
da il glio e non sopporta pi il marito. Non ce
la fa pi a sostenere quellansia. A volte lasma
le blocca il respiro e deve correre in ospeda-
le per riaprire i polmoni e far passare laria. Il
lavoro non sicuro neppure per lei, in questo
momento. Quello del marito lo costringe a umi-
li servizi di accudimento delle persone anziane.
Solo questo si trova sul mercato, e lui non sa
adattarsi a quegli odori sgradevoli mentre si
prende cura di quei vecchi. Il bambino sembra
vivere come sospeso nel tempo e nello spa-
zio. Inizialmente si esprimeva con neologismi,
una sorta di idioma che neppure i genitori com-
prendevano. Per esprimere le proprie esigenze
utilizzava i gesti. Aveva difcolt a separarsi
dai genitori quando lo accompagnavano insie-
me a scuola. Si comportava come un bambino
molto pi piccolo e come tale lo trattavano il
padre e la madre. Aveva sempre un dinosauro
con s, era il suo gioco preferito, ma in realt
oltre che con quello non sapeva giocare con
niente. La scoperta del gioco cresciuta col
tempo e con le nuove possibilit che gli sono
state proposte. Alla scuola materna un bam-
bino invisibile. Difcile individuarlo perch se
ne sta a giocare da una parte prediligendo un
compagno pi piccolo. In fondo non d noia a
nessuno e non chiede niente. Neppure i geni-
tori, che lo lasciano l frettolosamente al mat-
tino presto, chiedono alle insegnanti cosa fa,
come va. Questo rende il loro glio ancora pi
trasparente, senza spessore, senza unidentit.
Le insegnanti sono molto irritate dal compor-
tamento dei familiari Ma insomma,come si
permettono di ignorarle, di non rivolgere loro
mai una domanda sul loro operato? Non si ren-
dono conto, le maestre, che anche i genitori di
quel bambino dai capelli corvini e lucenti sono
trasparenti, senza identit. Quella lhanno per-
sa quando, costretti dalla povert, hanno dovu-
31
to allontanarsi dalla loro terra, dalle loro usan-
ze, dai loro cari. Certo qui, seppure con lavori
saltuari, guadagnano sicuramente di pi. Sono
certi che restando in Italia potranno garantire al
loro bambino un futuro migliore, un benessere
altrimenti negato se tornassero nel loro pae-
se. Erano preoccupati perch lui non riusciva
a parlare, ma adesso che ha iniziato a farlo il
bisogno di riabbracciare i propri cari divenuto
pressante per la madre. Tra poco partiranno lei
ed il glio, staranno via qualche mese, il padre
rester qui a lavorare. Il bambino dai capelli cor-
vini e lucenti, dagli occhi tristi e dalla voce som-
messa vedr per la prima volta i luoghi che il
padre e la madre conservano con nostalgia nei
loro cuori. Riuscir nalmente a dare identit
e dignit a quella lingua che lo ha cullato men-
tre era nel grembo materno. Che la nostalgia e
la tristezza svaniscano dal cuore di tua madre,
che possa ritrovare se stessa donandoti cos la
forza di vivere con gioia la tua esistenza.
Anna Maria Fabene
32
Il Natale, le feste, i regali, i parenti... i pranzi in-
niti con portate luculliane in quantit da saziare
eserciti affamati anche se si solamente in...
5! Poi per anche tanta allegria, soprattutto tra
i piccini, dove lattesa di Babbo Natale, che por-
ta i regali preventivamente ordinati, conserva
sempre quel suo alone magico.
Si sa, storia questa, non si pu sfuggire alla
buona tradizione, soprattutto in certe famiglie
dove rappresenta un sacrosanto momento di
relazione parentale.
Eppure molti temono le feste, gi settimane pri-
ma del loro affacciarsi.
C quello che io vorrei chiamare lesercito dei
delusi, cio di tutti coloro che si trovano a vivere
una vita e oggi sono molti davvero distan-
te da come se lerano pregurata anche solo
qualche anno fa; chiaro che qui meriterebbe
spazio qualche precisazione sulle grandi illusio-
ni che stanno dietro i nostri sogni di successo
in ambito sentimentale, professionale e di rela-
zione, spesso non accompagnati dalla fatica e
dal sacricio necessari al raggiungimento degli
stessi, ma non questo il momento.
Ammetto di comprendere bene il poco piacere
provato nel trovarsi a dover condividere la ta-
vola per pi giorni con il mitico prozio Giovanni,
che ha la fama di sapere tutto in ogni settore
dello scibile umano, usando un forbito e stra-
tegico linguaggio di 20-30 vocaboli al massimo,
e che, ogni volta che cerchi di aprire bocca per
dire la tua, ti interrompe per raccontare la sua.
O come ignorare la cugina Angelica, che non
fa altro che parlare di gossip al femminile, e tu
sei una donna s, ma... non te ne frega niente
del irt della vip del momento, e anzi fai la -
gura dellasociale, che sta sempre zitta e non
partecipa.
Mi passano dinanzi i ricordi della mia infanzia,
quando le feste a casa mia erano il momento
del vestitino nuovo, fatto con tanto amore da
mia madre. Creava con le sue mani delle vere e
proprie opere darte avevano solo un piccolo
difetto ai miei occhi: usava lo stesso stampo
per me e mia sorella... lascio immaginare il ri-
sultato... belli, bellissimi, ma... non riuscivo a
togliere quel ma, anche perch il doppione
ce lavevo proprio di anco al letto, ah ah ah!
Interessante lezione di vita... Ora mi scappa una
gran risata al pensiero di come fosse stridulo
andare in giro con un vestitino gemello in ver-
sione mignon. Sono shock infantili terribili, eh?
Dai, che ridereeee!
Per fortuna i problemi di quellet erano ade-
guati alla coscienza di una bambina, non come
oggi, dove generazioni di pargoli hanno sulle
spalle le tragedie emotive e mentali dei loro ge-
nitori! Lasciamo perdere, va!
Un po mi dispiace che si sia perso questo negli
anni, mica il vestito nuovo per Natale, ma quel
chiaro e limpido prepararsi ad una festivit che
tuttaltro che banale e noiosa! Perch questo
Psicologia sociale e del lavoro
Curatore: Diana Ferrazin
DAI! GIOCHIAMO
UN PO INSIEME (prima parte)
33
si respirava allora nellaria prenatalizia.
Le feste per fortuna continuano a festeggiare
il nostro bisogno di relazione, di comunione, di
condivisione, anche se sono strumentalizzate
da un mercato che vive in supercie; festeggia-
no il miracolo della nascita, la nostra capacit
creativa per eccellenza, che gioiosa, non triste
e malinconica, perdinci!
Il fatto che in queste giornate sei costretto
a sentire maggiormente quel fatidico vuoto
(come lo deniscono i media di questi giorni),
che nel tran tran quotidiano riesci abilmente a
velare dietro una vita frenetica, a volte per for-
tuna anche piena di quel sano fare, medicina
di tanti mali; allora, dopo quel picco altissssimo
di entusiasmo che ti concedi per il momento
dello scarto dei regali, inizia la discesa... e tu ti
ritrovi a scivolare pian piano con la pancia piena,
quasi senza rendertene conto, in un clima emo-
tivo pregno di una sottile malinconia, ma direi
anche di noia claustrofobica, che ti porta irrime-
diabilmente a trascinarti pesantemente no al
momento del ritorno a casa. Sembra quasi una
visione fantozziana.
Per fortuna ci sono le colonne portanti delle
feste, che godono appieno di questi momenti:
c chi ama cucinare per 40 persone... che me-
raviglia! C chi ama parlare di niente per ore
e ore... che barba! C chi si diverte come un
matto a guardare la televisione no a quando
ti vengono le occhiaie verdi! Meno male che ci
sono anche loro.
Ma dentro di te quella percezione non se ne
va, nonostante la pienezza di stimoli di quelle
stanze, e tu? Stai a rimuginare sui tuoi nodi:
sulla danzata che ti ha lasciato, sul lavoro pe-
rennemente precario, e ti chiedi senza riuscire
a darti degna risposta come mai la tua vita non
sia meno sgata di quanto ti sta dimostrando
per le feste 2013!
Girala e rigirala, ma alla ne sei sempre l a ruo-
tare come un farfallone nella zona rossa!
Io credo che ci meritiamo qualche sorriso in pi!
I problemi ci sono, ce li abbiamo tutti, ognuno
ha i suoi e ognuno porta sulle spalle la sua Cro-
ce, quella che non gli toglie nessuno perch
grande privilegio esclusivo di crescita persona-
le, che gli permetter di maturare i suoi colori;
allora sarebbe davvero rivoluzionario comincia-
re a cambiare punto di vista da questo Natale,
a valutare questa vita di scoperta continua con
valori che vanno dallo 0 allinnitamente bello!
E smetterla di bollarla con disprezzo e continuo
senso di ingiustizia!
Ma procediamo per gradi! Questanno cosa di-
cono gli esperti? Per una volta tanto mi trovano
daccordo: in queste festivit dobbiamo tornare
a... giocare!!!!
E... di questo parleremo nel prossimo articolo!
Diana Ferrazin
34
La frase prese forma, cos Sigrn la lesse ad alta
voce: Il lampo che squarcia lo spazio purica
le sfere. Tutte le manifestazioni del Cosmo tra-
smutano le energie che ne hanno bisogno. Nel
laboratorio universale sono numerosi i mezzi per
produrre scariche spaziali. La puricazione un
processo indispensabile nel Cosmo.
Chi trasmuter lo spirito umano? Noi rispondia-
mo: il portatore del Fuoco, con i suoi lampi.
Chi scoccher la freccia cosmica che distrugge
il male? Chi si assumer il compito di ripulire le
bandiere a lui afdate? Quando le energie cosmi-
che tendono le loro potenze ignee, e le folgori
puricanti saettano nello spazio, lo Spirito arden-
te crea in egual misura.
Il mondo soffre a causa delle mezze misure, e
soffoca per eccesso dindulgenza. La folgore spi-
rituale rigenera lo spazio, e rivela i Mondi lontani,
e appresta uno splendido futuro, poich satura lo
spazio con le sue energie di fuoco.
Chi accender la amma profetica che purica?
Solo Colei che collabora con le Forze cosmiche,
solo Colei che coadiuva le Forze della Luce. A
Lei, assistente e compagna, ho comandato di
illuminare lo spirito. A lei stato demandato il di-
ritto di creare con la Spada cosmica. A Lei sta-
to donato il Cuore ardente - che la Luce sia quella
sfolgorante della Bellezza - cos Ho detto!
1

Sigrn rimase ferma immobile lo sguardo si per-
deva in quelle parole di luce il suo volto illumi-
nato da esse, era rapito, assorto in pensieri e im-
magini che si svelavano repentinamente, poi di
scatto si volt verso il Re e ssandolo con sguar-
do incredulo cercava risposte nei suoi occhi.
Per un istante rimasero in silenzio guardandosi,
poi Sirgn si allontan e incominci a correre ver-
so la stanza del castello. Brynja cerc di fermarla
ma non ci riusc, cos, quando la raggiunse, con
tono imponente disse: Scappare non serve,
lhai fatto oramai da troppo tempo ed giunta
lora della tua rinascita. Hai lasciato nellombra
del tuo cuore la Luce che porterebbe alla scon-
tta le tenebre, non far s che il sacricio fatto da
molti, nei millenni, sia stato invano.
In quellistante Sigrn si gir verso di lui e in la-
crime si accasci a terra e con voce rotta: il mio
tempo stato vissuto tra le amme del sacri-
cio, ho visitato gli stati inferiori del mondo sotti-
le, il marakara, le viscere infernali, e sono stata
nutrita dalluniverso della Pace ho partecipato a
battaglie nei cieli di Mondi lontani ho lottato
con la spada in una mano e con il cuore nellaltra.
Mio Re, le mie carni gridano la sofferenza, ma la
mia fede gi sul campo di battaglia.
Brynja si chin in terra, prese le sue mani, e sor-
ridendogli rispose: Il rifugio che hai trovato in
me, non diventi la tua gabbia, in questa epoca
in cui hai scelto di esistere, fai si che le tue ge-
sta, vissute nelle vite passate, siano solo piccoli
lumi al confronto di questa sfolgorante impresa.
Io ero, sono, e sar, sempre al tuo anco.
Ormai albeggiava, il cielo portava le sfumature
Le fabe della Manu
Curatore: Manuela Baccin

CANTO DI GUERRA (seconda parte)
35
pi dolci del sole, il celeste prendeva il soprav-
vento e la terra lentamente mormorava.
Cos il Re ordin che fossero richiamati allordine
tutti i cavalieri e guerrieri.
Che la missiva del Re fosse portata no ai conni
delle Montagne di Fuoco, arrivando anche alle
Coste dei Mari Impetuosi e alle frontiere della
Terra dei Ghiacci.
Sigrn a quel punto inform il Re che la sua
presenza sarebbe stata utile in un altro luogo. Il
tempo le era contro, per cui doveva partire im-
mediatamente, ma in quel momento di certo
non poteva sapere con certezza quando sarebbe
potuta tornare.
A quel punto Brynja disse: Allalba del terzo
giorno io sar sulla vetta della Montagna Sacra,
e tu dovrai essere al mio anco.
Nella notte arrivarono tutti i cavalieri e i guerrieri
giunti dai conni delle Terre
Il Re li convoc tutti, nella sala del trono, ove po-
tessero ascoltare lannuncio
Valorosi Cavalieri e Grandi Guerrieri, le vo-
stre gesta vi hanno preceduto nei racconti che
echeggiavano dalle Montagne alle Coste sie-
te qui dinnanzi a me, perch la mia voce possa
trasportare nei vostri cuori la forza e laudacia.
Queste saranno la nostra spada per combattere
la grande battaglia, non per la nostra gloria ma
per salvare il cuore della nostra Terra.
Ora mai un male sta proliferando in silenzio, im-
possessandosi ambiguamente dellanimo uma-
no. Questo male invisibile, poich nella sua
natura intrinseca la codardia.
Ricordate, il male giunge alla vittoria rapidamen-
te, ma altrettanto si consuma velocemente. La
Forza del Bene, cos poco evidente allocchio
umano, si abbarbica alle radici della vita, e con
lei fa crescere la luce nel buio pi profondo. Noi
saremo questo, noi non grideremo Vittoria Noi
saremo la sua testimonianza!
Gli uomini che saranno soggiogati da questo,
saranno combattuti o salvati, ma mai saranno il
mezzo per far proliferare la sofferenza sulla Ter-
ra.
Ora vi congedo, riposate e pregateche domani
sar un nuovo giorno.
E congedandosi url con potenza il Canto di
Guerra: Non per Me, non per Noi innalziamo
il Fuoco alluniverso, ma per la Luce, Per la
Vita e per Il Cuore vittorioso perenne.
Il Re si ritir nella sua stanza, la stanchezza prese
sopravvento, e cos si distese sul letto per far
riposare i pensieri. Si addorment, e gli apparve
in sogno Sigrn, leggiadra nelle sue vesti lumino-
se. Il viso di lei gli si avvicin sempre pi, no a
sussurrargli: un tuo fedele Cavaliere nellingan-
no ti sta servendo, ma in verit un servo del
male, allerta il tuo cuore e ascoltalo.
Brynja si svegli di soprassalto, si alz e si sporse
dalla nestra, subito il suo sguardo fu catturato
da una gura a cavallo. Era lontana e non riusci-
va a distinguerla, ma gli sembr che quellombra
volesse farsi riconoscere questa, dopo essere
rimasta qualche minuto immobile, indirizz con
le briglie il cavallo a muoversi lentamente.
Il Re rimase sconcertato, e con lo sguardo sso
segu questa gura misteriosa
Segue
Manuela Baccin
1
N.d.a. Tratto dal Mondo del Fuoco
Il Portale della Consapevolezza
Cera una volta, e c ancora, Atman, associazione per lo studio del Raja Yoga e delle-
soterismo, che dal 1994, ormai da diciotto anni, un serio punto di riferimento in Italia
per la conoscenza e la pratica dello yoga e di tutto ci che serve a comprendere e trasfor-
mare la propria coscienza.
Cera una volta, e c ancora, Energheia, la prima scuola italiana per terapeuti esote-
rici, che dal 1996, da sedici anni, forma persone che vogliono veramente prendersi cura
di s e degli altri.
Oggi c anche la Draco Edizioni e la rivista esoterica Il Discepolo, nate per
codifcare e diffondere lesperienza di questo lungo periodo, per poter servire
ancora meglio una umanit allo sbando in questo periodo di grande crisi.
Tutto ci diventato ora una vera e propria scuola: Agnihotri - I Custodi del
Fuoco - Il Sentiero di Guarigione del Guerriero del Fuoco - Scuola di Yoga,
Vita e Salute, che strutturata come un percorso completo, in grado di accompa-
gnare il ricercatore, dai suoi primi passi sul Sentiero della conoscenza di s, fno alla
consapevolezza diretta delle realt pi profonde dellesistenza.
Ed infne, ora attivo un nuovo portale sul web, denominato Yoga, Vita e Salu-
te, il quale, oltre a contenere tutti i riferimenti alle attivit gi esistenti, propone di-
scussioni su un vasto panorama di argomenti, di grande attualit, sulle quali offria-
mo il punto di vista proprio di chi ricerca linnocuit come regola di vita. Su questo
portale, oltre ad essere presenti tutte le attivit della scuola Agnihotri, trova posto un
blog\giornale dal nome La Finestra sul Mondo, il quale, oltre a discutere delle pi
svariate tematiche, ospita anche lattivit del RIP, ossia Riprendiamoci il Pianeta, che
si occupa pi da vicino delle emergenze vitali del pianeta. attivo anche uno spazio
dedicato alla Psicologia dello Yoga. Esiste anche, di supporto a questultimo spazio, la
possibilit di fruire di un servizio di Web Therapy, una nostra creazione, che ha lintento
di sostenere energeticamente le persone che ne facciano richiesta.
Non mancano insegnamenti sullo yoga, sia nei suoi aspetti pi divulgativi che in
quelli pi scientifci, tenuti dal gruppo di insegnanti della scuola e dal suo fondato-
re, Massimo Rodolf, ed infne potete trovare anche uno spazio dedicato ai bam-
bini e alleducazione allinnocuit. Ovviamente anche possibile trovare tutte le
pubblicazioni della Draco Edizioni e scaricare il pdf, o ordinare il cartaceo, della
rivista Il Discepolo. Insomma direi che abbiamo lambizione di diventare IL portale di
riferimento per tutti coloro che si vogliono dedicare seriamente alla ricerca di s, alla
conoscenza del mondo e al servizio dellumanit.
Yoga Vita e Salute
www.yogavitaesalute.it
www.yogavitaesalute.it
LA RINASCITA DITALIA ATTRAVERSO LAMORE
di Massimo Rodolf
Questo libro un grido dallarme! Stiamo vivendo in un sogno, che sta
rapidamente diventando un incubo. La vita nel nostro paese, e di tutto il
pianeta, minacciata da realt inquietanti che stanno ledendo le basi della
nostra umanit. Abbiamo creduto in ideologie, visioni del mondo, lottato
per realizzare una vita migliore, ma tutto questo era solo nel sogno, per-
ch in realt una potente organizzazione mondiale transnazionale decide-
va nel frattempo i destini del pianeta. La volont dei popoli sempre pi
schiacciata dal potere di una congrega segreta ed occulta che si spartisce
il dominio del mondo. Esseri alieni a questa umanit, forze malefche ed
esseri umani avidi e crudeli, operano per condizionare e sottomettere la
popolazione mondiale ai loro criminali disegni. Non esiste forza politica
nel nostro paese che non sia condizionata dai progetti del Nuovo Ordine
Mondiale. E noi dormiamo... e loro ci dominano! Vi un solo modo affn-
ch il futuro non sia minacciato ulteriormente da forze distruttive: risvegliare le coscienze e condividere
un progetto di vita basato sullinnocuit e sul bene comune. Lamore trasversale ad ogni etica, politica o
religione, riconoscerci nellaltro lunico modo che abbiamo per superare gli egoismi che distruggono il
mondo. per questo motivo che la rinascita dItalia possibile solo attraverso lamore. Lodio labbiamo
gi sperimentato, e non ha funzionato!
NELLA RETE
Luci ed ombre del media che ha invaso le nostre vite
di Monia Benini
La rete entrata con irruenza nelle nostre vite ed rapidamente diventata
una sorta di piazza virtuale, raggiungibile stando comodamente seduti sul
divano, quando non addirittura da scuola o dal lavoro.
Dallanalisi tecnica della rivoluzione comunicativa nel web, il libro
passa a una valutazione delle potenzialit e dei rischi derivanti dalluso e
dallabuso di Internet: dallinformazione alternativa al coinvolgimento su
temi di impegno civico, ma anche lo scatenarsi di atteggiamenti da branco
nei social network, il fnanziamento e il controllo dei portali, laccanimento
per spegnere i coraggiosi casi di informazione fuori dal coro, la censura
pronta ad abbattersi sui contenuti non allineati al sistema di potere. E
ancora, la manipolazione mentale in atto sin dalla pi tenera et, con le
trappole di videogiochi sempre pi violenti o con la presenza di spot per il
perfetto consumatore, la dipendenza patologica da Internet.
Una rete con luci e ombre, da saper navigare con spirito critico e vigile per non restarvi intrappolati. Una
rete che virtuale e che, pur preziosissima, non dovrebbe sostituirsi alla nostra vita reale.
www.yogavitaesalute.it/draco-edizioni - www.dracoedizioni.it
A questi indirizzi potete anche richiedere la rivista Il Discepoloal solo costo di spedizione
ISSN 2283-9763