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NUOVE RICERCHE NELLINSEDIAMENTO DI NURAGHE PIDIGHI


E NELLA FONTE NURAGICA MITZA PIDIGHI (SOLARUSSA - OR)
CAMPAGNE DI SCAVO 1996 - 1999


ALESSANDRO USAI


1. Negli ultimi anni sono proseguite le indagini nella fonte nuragica Mitza Pidighi e nelladiacente
insediamento, di cui si gi data una notizia preliminare
1
.
Nel 1998 linsediamento del nuraghe Pidighi stato interessato da una campagna di decespu-
gliamento e rilevamento; in alcuni settori (angolo Nord-est, tratto centrale del lato Est, angolo Sud-
ovest) sono stati effettuati anche limitati spietramenti superficiali. Nel 1999 seguita la prima cam-
pagna di scavo, limitata al settore nord-orientale prospiciente la fonte; contemporaneamente il dece-
spugliamento stato esteso allintero insediamento del nuraghe Pidighi e quindi al nuraghe,
allabitato e alla fonte di Muru Accas. Nel seguito espongo i risultati delle indagini nellabitato, ri-
mandando a una successiva nota lesame dettagliato delle strutture e dei reperti.
Linsediamento (tav. I) misura circa 150 metri da Nord a Sud e 120 metri da Ovest a Est, con
unestensione di circa 13.500 metri quadri
2
; la pianta generale pressappoco ovale, con lestremit
meridionale ristretta. Il nuraghe occupa una posizione quasi centrale, solo leggermente spostata ver-
so Nord-ovest. Per quanto si pu osservare in superficie, linsediamento appare costituito da aree
abitative caratterizzate da enormi accumuli di crollo, alternate a spazi aperti e sgombri pi o meno
ampi.
Un isolato abitativo, di pianta ovaleggiante e esteso circa 1.500 metri quadri (quadrati BCDE/9-
13), chiaramente osservabile nel settore nord-orientale saggiato nel 1999. Attorno al cortile centra-
le si dispongono i vani rotondi con ingressi centripeti; questi sono fittamente accostati sui lati Nord,
Ovest e Sud (solo parzialmente visibili in tav. I), mentre sul lato Est si nota un solo ambiente. Sui
lati Nord e Est lisolato racchiuso da un muro perimetrale, apparentemente privo di ingressi diretti
dallesterno; a Nord esso si addossa al retro della serie di vani affiancati, mentre a Est si raccorda
allambiente mediano. A unultima fase edilizia sembrano risalire due vani addossati esternamente
al muro perimetrale a mo di torretta angolare. Lo stesso muro e il vano del lato Est sembrano rea-
lizzati allesterno di un precedente muro perimetrale, apparentemente provvisto di un paramento
esterno a lastroni ortostatici e in gran parte smantellato in epoca nuragica e in tempi successivi. Gli
strati di occupazione dei diversi ambienti indagati si sono rivelati piuttosto sottili e poveri di mate-
riale; ad un primo esame questo appare identico a quello dellultima fase della vicina fonte, riferibi-
le al Bronzo Finale terminale con possibile prolungamento agli inizi dellet del Ferro
3
. Gli strati di
crollo contengono anche scarsi frammenti riferibili al riutilizzo di et romana.
Un altro isolato simile sembra individuarsi nella parte centro-orientale dellinsediamento: anche
qui il rilievo generale mostra almeno due vani rotondi affiancati, cui si addossa il muro perimetrale
(quadrati FGH/13-14). Nelle parti restanti dellinsediamento, la presenza di accumuli di crollo estesi
e indistinti non consente di identificare con certezza altri isolati abitativi, tranne allestremit meri-

1
Ringrazio il Soprintendente dott. Vincenzo Santoni per avermi confermato lincarico di direzione scientifica dello
scavo nel complesso nuragico di Solarussa. I sindaci sig.ra Rosanna Marceddu e sig. Piergiorgio Todde, e i dipen-
denti del Comune, fra cui i geometri Michele Crobu, Roberto Mereu, Cecilia Borrodde e Raimondo Manca, hanno
contribuito attivamente allo svolgimento delle indagini. Le ultime quattro campagne di scavo sono state finanziate
dal Comune di Solarussa con fondi stanziati ai sensi delle LL. RR. 6/1995 (luglio - agosto 1996), 9/1996 (agosto -
settembre 1997), 8/1997 (agosto - settembre 1998) e 11/1998 (agosto - settembre 1999). Sugli insediamenti nuragici
di Solarussa e dintorni e sulle prime due campagne di scavo della fonte: USAI A. 1996.
2
La quadrettatura dellinsediamento, a maglie di 10 metri, orientata verso Nord; essa diverge leggermente da quella
della fonte, che era stata impostata sullasse del monumento.
3
USAI A. 1996, pp. 50-51, tavv. VII-IX.
2
dionale dove si avverte una disposizione dei ruderi intorno a una fascia sgombra. Tuttavia, ripor-
tando il modulo planimetrico dellisolato nord-orientale sopra descritto su tutta la superficie
dellabitato, si pu ipotizzare la presenza di sei o sette isolati disposti intorno al nuraghe (due a
Nord, uno a Ovest, uno a Est e due o tre a Sud), con unestensione complessiva di circa 10.000-
11.000 metri quadri. A differenza dei lati Nord-est e Est, alle estremit del lato occidentale il muro
perimetrale non sembra addossato a strutture abitative preesistenti, ma costituito da cortine rettilinee
raccordate con vere e proprie torrette marginali rotonde, di cui almeno due provviste di ingressi
esterni (una nei quadrati BC/6, unaltra con ingresso successivamente occluso nel quadrato O/3). Le
diverse modalit di realizzazione del muro perimetrale sembrano indicare varie vicende di amplia-
mento e ristrutturazione dellabitato.
La parte centrale, comprendente il nuraghe ed estesa circa 2.500-3.000 metri quadri, sembra or-
ganizzata diversamente. A Sud e a Sud-est del nuraghe (quadrati H/10, IL/7-11) affiorano resti di
grossi muri e di edifici rotondi che indicano la presenza di un antemurale turrito almeno parziale;
inoltre nei quadrati GH/10-11 si individua tra i cumuli di crollo un edificio rotondo apparentemente
isolato, con diametro esterno di circa 7 metri e interno di quasi 5 metri, che potrebbe costituire un
vano per riunioni.
Labitato del nuraghe Pidighi, con la sua superficie di 1,35 ettari, si distingue tra gli insediamenti
nuragici di estensione nota: nellambito dellarea in corso di studio, esso si avvicina al notevole in-
sediamento di Santa Barbara di Bauladu
4
(1,5 ha) e supera di gran lunga quello di Santa Barbara di
Villanova Truschedu
5
(0,86 ha); nellambito della regione geografica degli altipiani centro-
occidentali, di cui quella in argomento costituisce lappendice meridionale, risulta nettamente stac-
cato dallabitato eccezionalmente vasto del nuraghe Losa di Abbasanta
6
(circa 3,5 ha), mentre supe-
ra di tre volte quello dei Duos Nuraghes di Borore
7
(0,46 ha). Facendo riferimento alla recente stima
della popolazione dellultimo sito citato
8
, si pu ipotizzare che nella fase di massima espansione
linsediamento del nuraghe Pidighi fosse abitato da circa 200 persone, con un gruppo familiare
egemone occupante il nuraghe e altri sei o sette gruppi residenti in altrettanti isolati periferici.
Fuori dellabitato, a circa 15 metri dal lato Ovest (quadrati LM/1) si individua un rudere circolare
appena affiorante, forse smantellato gi in tempi antichi per recuperare materiale da costruzione.
Accanto al lato opposto affiorano due tratti murari allineati (quadrati GHI/14 e NO/15), probabil-
mente appartenenti a un unico lungo muro danneggiato dalla costruzione degli adiacenti abbeveratoi
e della recinzione dellarea; si pu ritenere che il muro proseguisse verso Nord fino ad abbracciare
la stessa fonte (quadrati EF/16) che ora sembra isolata.

2. Nelle ultime quattro campagne di scavo (1996-1999) tutta larea circostante alla fonte nuragica
Mitza Pidighi
9
(tav. II) stata indagata tanto in estensione che in profondit; a parte alcuni limitati
saggi di verifica stratigrafica, lo scavo del monumento pu considerarsi completato.
Nel corpo principale a ferro di cavallo, gi indagato nel 1994, stata colmata la cavit presente
al fondo del vano interno; il piano di calpestio stato ricostituito con una massicciata di piccoli ciot-
toli e con un elemento sporadico della canaletta. La parete di fondo del vano, che costituisce lunica
struttura isodoma delledificio, strettamente concatenata con le murature poligonali dellabside e
delle fiancate laterali, e insieme ad esse compone il nucleo originario del monumento che i materiali
recuperati allesterno consentono di riportare alla fase tarda del Bronzo Medio.
Il recinto anteriore era limitato al solo lato sinistro ed aveva pianta semicircolare con unico in-

4
Estensione calcolata in base a GALLIN - FONZO 1992, fig. 1.
5
Estensione calcolata dalla planimetria catastale.
6
Estensione calcolata in base a SANTONI 1993, tav. I.
7
WEBSTER - WEBSTER 1998, p. 196, fig. 5.
8
WEBSTER - WEBSTER 1998, p. 196, calcolano una popolazione massima di 70 persone per unestensione di 4600
mq e una superficie coperta complessiva di circa 700 mq, offerta dai due nuraghi monotorri e da circa 40 capanne.
9
USAI A. 1996, pp. 47-50.
3
gresso a Sud. Il muro che delimita il recinto (US 16), conservato per un solo filare e parzialmente
poggiato su uno zoccolo formato da pietre irregolari e sporgenti (US 22-23-24), deve essere rimasto
in vita solo per breve tempo prima dellabbandono e del crollo del monumento. Infatti il piano di
fondazione del muro coincide pressappoco con la superficie degli ultimi strati di frequentazione
esterni (US 13/I e 36) e interni (US 18/I e 19/I), risalenti al Bronzo Finale terminale; gli strati e ac-
ciottolati sottostanti (esterni: US 13/II-III, 38, 39, 48, 58, 63 e 64; interni: 18/II, 19/II) (tav. III: 1),
parzialmente tagliati dallinserimento dello zoccolo che sostiene il paramento interno del muro 16,
contengono materiali del Bronzo Finale iniziale e in parte anche del Bronzo Recente; alla base del
settore Nord del recinto si trova una massicciata di ciottoli molto compatta (US 25), contenente
frammenti ceramici del Bronzo Recente. Pertanto, per tutto il tempo occorso alla formazione degli
strati citati, il piano di calpestio nellarea posta davanti al corpo principale e a sinistra della canaletta
doveva essere uniforme, in leggera pendenza verso Sud e verso Est al fine di favorire il deflusso
dellacqua piovana.
Nel Bronzo Finale la massicciata 25 fu ampliata con una piattaforma di lastre e blocchi (US 27-
28); infine, in probabile connessione con la costruzione del muro del recinto, sopra la massicciata
25 e la piattaforma 28 venne realizzata una struttura (US 26) che apparsa costituita da alcune lastre
piuttosto irregolari e di diverse dimensioni, inclinate o rovesciate, e da alcuni blocchi informi forse
insinuatisi al momento del crollo del muro 16 (tav. III: 2). Originariamente la struttura 26 poteva
forse presentarsi come una sorta di cista, chiusa superiormente dal lastrone orizzontale (US 17) di-
sposto obliquamente rispetto alla canaletta. Ritengo che la struttura cos composta dovesse effetti-
vamente costituire un altare, come ipotizzato nella precedente nota
10
; i frammenti ceramici da essa
restituiti, cos come i reperti ceramici, litici e ossei raccolti nel recinto, e come la gran massa dei
materiali recuperati allesterno della fonte, suggeriscono uninterpretazione votiva e cerimoniale
11
.
Tuttavia i presunti semi carbonizzati, inizialmente posti in connessione con le pratiche rituali
12
, si
sono rivelati in realt concrezioni argillose di formazione naturale
13
. Lanalisi del contesto restituito
dal recinto ha consentito lindividuazione di una fase del Bronzo Finale (US 18/I, 19/I-II, 26, 28) e
di una fase del Bronzo Recente (US 18/II, 25), cui appartengono anche alcuni elementi gi editi rac-
colti proprio sopra la massicciata 25
14
.
La stratificazione del settore Sud-ovest (quadrati H/0-1, IL/0-2) stata sommariamente anticipata
nei paragrafi precedenti. Lo strato di crollo (US 11) ha sigillato la fascia adiacente al muro del recin-
to per unampiezza di oltre due metri, mentre nellangolo e nellestrema fascia meridionale si for-
mato un deposito con ceramica del Bronzo Finale terminale o degli inizi dellet del Ferro (US 33),
forse dovuto a una tardiva frequentazione del sito. Lo strato di occupazione sottostante (US 36),
formatosi in massima parte dopo la costruzione del muro 16 e contenente materiali del Bronzo Fina-
le, era piuttosto sottile; nei quadrati IL/0 si recuperato un piccolo cumulo di frammenti fittili e
pezzi di vasi (US 37); accanto alla sezione del quadrato H/0 si scavato parzialmente un focolare
rotondo (US 52) delimitato da un semicerchio di piccole pietre (US 53), ricco di carboni e contenen-
te frammenti dossa e alcuni cocci. Gli acciottolati coperti dallo strato 36 erano composti in parte da
piccole pietre rotondeggianti (US 39), in parte da pietre spaccate e schegge (US 38), che potrebbero
riferirsi alla lavorazione dei blocchi impiegati nella costruzione del muro che delimita il recinto
(tav. III: 1). Lo strato coperto dagli acciottolati (US 64) era un deposito argilloso inizialmente pove-
ro di reperti, quindi sterile.
Anche nella parte centrale della fascia Ovest (quadrati EFG/0-1) il livello superficiale
dellultimo strato di frequentazione (US 13/I), interamente ricoperto e sigillato dallo strato di crollo
(US 11) e riferibile al Bronzo Finale terminale, coincideva quasi col piano di fondazione del muro

10
USAI A. 1996, pp. 48-49, 54, tav. VI:2.
11
USAI A. 1996, pp. 50, 54.
12
USAI A. 1996, pp. 51, 54.
13
Gentile comunicazione della prof.ssa C. C. Bakels dellUniversit di Leiden.
14
USAI A. 1996, tav. VII: 1, 4.
4
del recinto (US 16). Nei quadrati FG/0-1, come nel settore Sud-ovest, lo strato 13/I ricopriva un ac-
ciottolato (US 48) contenente frammenti del Bronzo Finale iniziale, ma gli strati sottostanti (US 58
e 63) hanno restituito anche abbondanti materiali risalenti almeno al Bronzo Recente; invece nei
quadrati E/0-2 lo strato 13 era pi spesso (US 13/I-III) e copriva direttamente lo strato 58. Sotto gli
strati 58 e 63 sono stati distinti diversi acciottolati (US 59-60-62-69-70) che nel loro insieme costi-
tuivano una massicciata piuttosto disordinata e composita, a tratti suddivisa da pietre pi grandi
oblique o verticali (US 66) ma sostanzialmente unitaria; questa massicciata era evidentemente rac-
cordata alla massicciata 25 presente nella parte settentrionale del recinto. Tutto linsieme rivela una
costante preoccupazione per il consolidamento del suolo argilloso nellarea adiacente alla facciata
della fonte. Un piccolo saggio effettuato nello strato sottostante (US 56), argilloso e privo di pietre,
ha restituito solo un paio di schegge di ossidiana e pochi frammenti dossa.
Nel settore Nord-ovest (quadrati ABCD/0-1) la stratificazione era simile a quella appena descrit-
ta per i quadrati E/0-2, con una leggera pendenza da Nord verso Sud (tav. IV: 1). Sotto lo strato su-
perficiale (US 0) e lo strato di crollo (US 11) sono stati scavati due strati sovrapposti, contenenti ri-
spettivamente materiali del Bronzo Finale (US 13/I-III), del Bronzo Recente e del Bronzo Medio
tardo (US 61/I-IV), che coprivano una massicciata (US 67) (tav. IV: 2). In mancanza di unevidente
cesura nello spessore del deposito, gli strati sono stati distinti in base alla quantit, alle dimensioni e
alla giacitura del pietrame e dei frammenti ceramici; inoltre nello strato 13 i quadrati adiacenti alla
sezione Ovest dello scavo erano molto pi ricchi di reperti dei quadrati adiacenti alla fonte, mentre
nello strato 61 il rapporto si invertiva decisamente. Il deposito conteneva molte pietre, sparse o irre-
golarmente raggruppate; mentre le pietre pi piccole possono esservi giunte casualmente, quelle
maggiori sembrano deposte o gettate intenzionalmente nel cumulo di ceramiche durante la sua for-
mazione. Non si riconosciuto un particolare criterio di disposizione dei vasi; al contrario tutto il
materiale appariva in giacitura casuale dovuta alla prima rottura e alla successiva frantumazione sul
posto. I frammenti pi grandi e in parziale connessione erano mescolati a una quantit di pezzetti
pi piccoli appartenenti a molti recipienti diversi; i rari frammenti decorati, sicuramente riconduci-
bili a pochi vasi e parzialmente ricomposti, sono stati recuperati in diversi quadrati e tagli. Tutto ci
suggerisce la rottura abituale e intenzionale dei vasi, probabilmente dopo il loro utilizzo in cerimo-
nie dedicatorie; il rito, che poteva svolgersi scagliando i recipienti sulla massicciata ed eventual-
mente gettando pietre sui frammenti, prosegu per tre o quattro secoli fino a formare un deposito
compatto spesso al massimo 40 centimetri.
La massicciata coperta dallo strato 61, estesa sui quadrati B/1-2, CD/1 e in parte CD/0, era ap-
poggiata al filare di base della fiancata sinistra del corpo principale (tav. IV: 2). Il margine Sud
concavo, mentre il margine Ovest ha un andamento sinuoso con marcata rientranza mediana; accan-
to ad essi affiora il sottostante strato argilloso e sterile (US 56). Invece il margine Nord-ovest piut-
tosto incerto, costituito da pietre pi distanziate tra le quali si insinuavano gli strati 74 e 78. Allin-
terno della massicciata si riconoscono quattro parti: lestremit Nord addossata allabside della fonte
(US 73) era composta da piccoli ciottoli; la fascia accanto alla fiancata, con unappendice laterale
estesa fino alla rientranza mediana del margine Ovest (US 67), era formata da pietrame piuttosto
piccolo e in giacitura disordinata; infine i due lobi espansi dei quadrati BC/0-1 (US 76) e D/0-1 (US
77) si differenziano per la presenza di pietre pi grandi, piatte e ben accostate, con ciottoli e schegge
negli interstizi. Il primo lobo presentava un andamento pressappoco circolare, allinterno del quale
si trovavano altre pietre pi piccole e disordinate e una piccola lastra quadrangolare spessa circa 15
centimetri profondamente conficcata; il secondo formava una fascia arcuata piuttosto irregolare ma
abbastanza netta nei margini Nord (convesso) e Sud (concavo). Sui due lobi 76 e 77 poggiavano al-
cune grosse pietre (US 68), che attraversando lo strato 61 penetravano anche nello strato 13, e che
sembrano segnare loriginaria delimitazione del deposito ceramico del Bronzo Medio tardo; nel
Bronzo Recente e ancor pi nel Bronzo Finale il deposito sembra essersi spostato gradualmente ver-
so Ovest. Almeno i settori della massicciata distinti come US 67 e 73 coprivano un vespaio di pietre
pi grosse immerse in argilla rossastra o nera sterile (US 75).
5
Nel settore Nord-est (quadrati ABCD/4-5) e nella parte centrale della fascia Est (quadrati EF/4-
5) il deposito (US 14) conteneva materiale misto del Bronzo Finale e anche di epoca storica; si pre-
sentavano indisturbati, ma poveri di reperti, solo i livelli a contatto con le massicciate poste accanto
al fianco destro della fonte. La massicciata 71, messa in luce nei quadrati C/4-5 e nella parte Sud di
B/4 ma probabilmente pi estesa verso Sud e verso Est, era composta da piccolo pietrame molto fit-
to; invece la massicciata 72, affiorata nella parte Nord di B/4 e in A/4, era limitata a una stretta stri-
scia con pietre piuttosto grandi disposte irregolarmente accanto allabside e alla struttura (US 20)
che protegge i condotti di adduzione dellacqua sorgiva. Un saggio nel quadrato B/4 ha chiarito che
la massicciata 71 si addossava alla fiancata della fonte, mentre la massicciata 72 copriva altre pietre
identiche, immerse in argilla fangosa nera o rossastra, che si insinuavano sotto il filare di base
dellabside; inoltre questultimo si interrompe poco pi a Nord a causa della marcata pendenza del
piano di fondazione, lasciando il posto a pietre pi piccole.
Nel settore Sud-est (quadrati GHIL/4-5), sotto un ammasso di blocchi e pietrame di crollo (US
34), si scavato un deposito argilloso umidissimo ricco di ceramica del Bronzo Finale (US 41-42:
quadrati HIL/4-5); al di sotto sono affiorate numerose pietre (US 49-50) che potrebbero appartenere
a una massicciata creata per consolidare il terreno fangoso, posta quasi alla stessa quota della cana-
letta e forse collegata con le massicciate del settore Nord-est.
Per seguire la canaletta e individuare le presunte strutture antiche destinate allutilizzo quotidiano
dellacqua proveniente dalla fonte
15
, si aperta una trincea larga circa 4 metri e poco profonda (tav.
I: met occidentale del quadrato G/16). La canaletta si segue ora per 21 metri, quindi si perde; nella
trincea sono stati recuperati alcuni frammenti ceramici nuragici e romani e sono state messe in evi-
denza numerose pietre (US 51), quasi tutte apparentemente sconvolte. Lacqua affiorante ha impe-
dito la prosecuzione dellindagine; pertanto si scavato un canale di scolo che consente il deflusso
dellacqua sorgiva verso la cunetta della strada adiacente. Infine si asportato lo strato superficiale
nellarea compresa fra la trincea e il muro affiorante in prossimit del margine orientale dellabitato
(tav. I: quadrati GH/15); tra i pochissimi reperti si distingue un frammento di pentola globulare tar-
do-romana con presa orizzontale semiellittica.

3. Un frammento di scodella emisferica di facies Ozieri, decorato allesterno con bande tratteggiate
curvilinee e allinterno con uno zig-zag lineare inciso (tav. V: 1), raccolto nel quadrato C/1 (strato
61/IV), attesta la frequentazione prenuragica della sorgente e pone il problema dellindividuazione
di eventuali frammenti prenuragici lisci nel deposito nuragico. Lo stesso problema si pone per i re-
perti ossei e in ossidiana: al riguardo, in attesa di una datazione col sistema dellidratazione, sono
indicative alcune punte di freccia peduncolate e alcuni probabili raschiatoi, mentre nuclei e schegge
di lavorazione non offrono chiari indizi tipologici.
La presenza prenuragica di Mitza Pidighi non isolata nella fascia compresa fra il Rio Cspiri-
Mannu e il Fiume Tirso: sono infatti note le domus de janas di Santa Barbara - Bauladu
16
e Bena
Frissa - Tramatza
17
; stazioni con sola ossidiana si individuano nelle localit Sartixeddu - Tramatza e
Muru Accas - Solarussa, questultima circa un chilometro e mezzo a Sud-ovest del nuraghe omoni-

15
USAI A. 1996, pp. 53-54.
16
Lipogeo, inedito, scavato alla base nord-occidentale del rilievo roccioso su cui sorge il nuraghe omonimo
(GALLIN - SEBIS 1985; GALLIN - FONZO 1992); formato da un vestibolo quadrangolare, da unanticella se-
miellittica irregolare e da una celletta pressappoco rettangolare in posizione laterale destra; i portelli sono trapezoi-
dali e i soffitti sono piani.
17
Lipogeo, inedito, scavato su unemergenza rocciosa presso la confluenza tra la Roia Zinnuri e il Riu Cspiri o Ca-
nargia; formato da un piccolo vestibolo assai danneggiato, da unanticella rettangolare ad angoli arrotondati con
soffitto piano e con coppella sul pavimento, e da una cella reniforme con soffitto sfondato e un leggero rilievo dia-
gonale sul pavimento. Circa venti metri a Ovest della grotticella si conserva una struttura megalitica composta da ot-
to grossi blocchi disposti su un allineamento arcuato, che si potrebbe interpretare come residuo di un nuraghe abban-
donato poco dopo linizio della costruzione (vedi nota 80).
6
mo; pi distanti sono la stazione con sepoltura di facies Ozieri di Santa Lucia - Siamaggiore
18
e la
stazione di facies Monte Claro di Serra de Alas - Tramatza
19
.
Di gran lunga pi abbondante e significativo il materiale di epoca nuragica recuperato presso la
fonte di Solarussa. Gli strati dellintera fascia Ovest e del recinto hanno restituito un imponente de-
posito ceramico di carattere votivo, che stando alle notizie finora pubblicate sembra superare altri
depositi individuati allaperto o in prossimit di edifici cultuali, avvicinandosi a quelli delle grotte
naturali
20
. Lo studio analitico, condotto su serie stratigrafiche complete delle diverse sezioni del de-
posito, particolarmente del settore Nord-ovest e del recinto, ancora in corso; nel seguito espongo i
risultati dellesame del contesto ceramico recuperato nei quadrati D/0 e D/1, integrato con alcuni
elementi raccolti in altri quadrati.
Lindividuazione dei singoli tipi e la registrazione delle loro associazioni nei diversi strati e tagli,
consentono di distinguere quattro fasi di utilizzo della fonte: Bronzo Medio tardo, Bronzo Recente,
Bronzo Finale iniziale, Bronzo Finale terminale con possibile prolungamento agli inizi dellet del
Ferro
21
. Mentre i contesti del Bronzo Medio tardo e del Bronzo Recente rivelano una sostanziale
continuit nella tecnologia e tipologia dellindustria ceramica, il passaggio ai contesti del Bronzo
Finale sottolineato dalla comparsa di un nuovo tipo di impasto, da diverse tecniche di foggiatura,
rifinitura e cottura, e da un generale rinnovamento delle categorie vascolari e delle decorazioni.
Il deposito del Bronzo Medio tardo (strato 61/IV) comprende quasi esclusivamente forme aperte
e poco articolate, che certamente non rappresentano lintero repertorio vascolare del periodo
nellOristanese ma sono connesse con le particolari finalit della deposizione accanto alla fonte. Gli
impasti sono piuttosto compatti e uniformi; le superfici presentano colori variabili (beige, nocciola,
rossiccio, bruno, grigio, nero), spesso con chiazze dovute a unimperfetta regolazione dellaria du-
rante la cottura, e sono lisciate a mano o accuratamente levigate con la stecca; particolarmente rifini-
te sono le superfici interne di tazze e scodelle. Tra i vasi di forma chiusa o tendente a chiudere si no-
tano un grosso bacile quasi emisferico con orlo ispessito e appiattito (tav. V: 3); unolla di forma
indeterminata con orlo indistinto piatto appena rientrante (tav. V: 4); unolla a corpo ovoide con
basso colletto cilindrico, spalla spiovente e anse con dorso superiormente appiattito impostate alla
massima espansione (tav. V: 9); alcune ollette simili ma di dimensioni minori o quasi miniaturisti-
che (tav. V: 10); alcuni frammenti di orli ingrossati poco distinti dalla spalla (tav. V: 6-8); una pro-
fonda tazza a corpo arrotondato con orlo leggermente rientrante e bugnetta alla massima espansione
(tav. V: 2); un bicchiere ovoide (tav. V: 5). Tra i vasi di forma aperta sono presenti basse teglie e te-
gami medio-alti con orlo arrotondato o appiattito, parete rettilinea o appena concava, ansa a imposte
allargate, fondo piatto non decorato (tav. V: 11-13); scodelle emisferiche con orlo semplice o appe-
na ispessito o appiattito e con presa a linguetta o ansa ad anello (tav. VI: 1-2); scodelline a calotta
con orlo appena ispessito o distinto da una leggera solcatura interna (tav. VI: 3-4); scodelline tron-
coconiche con ansetta ad anello impostata sullorlo, di dimensioni ridotte o miniaturistiche (tav. VI:
5-6); scodelle e scodelloni appena articolati, caratterizzati da una leggera flessione della parete o da
un leggero ispessimento interno dellorlo, con presa a lingua o ansa ad anello (tav. VI: 7-10); sco-
delloni piuttosto profondi a pareti svasate rettilinee o appena convesse, con orlo diritto o legger-
mente everso e con presa o ansa ad anello (tav. VI: 12-13); tazze profonde a profilo convesso con
orlo semplice o appiattito e con ansa ad anello o presa semplice o bilobata (tav. VI: 11); tazze a pro-
filo sinuoso con gola concava e vasca convessa, e con ansa ad anello impostata sotto il punto di

18
LUGLI 1995 a, fig. 1: 13.
19
LUGLI 1995 b, p. 72, nn. 28, 32, fig. 1: 9.
20
SANTONI 1989, pp. 115, 118-124; LO SCHIAVO - USAI L. 1995; USAI L. 1998; SEBIS 1995, pp. 104-105;
SEBIS 1998, pp. 111-112.
21
Per la cronologia relativa generale delle et del Bronzo e del Ferro in Italia: PERONI 1994, pp. 164-198. Per la sud-
divisione del Bronzo Medio sardo (BM 1, 2, 3): USAI A. 1998, pp. 128-130; ma le cronologie assolute proposte a
nota 47 dovrebbero essere nuovamente abbassate in correlazione con la nuova data proposta per leruzione di Thera
(circa 1520 BC anzich 1628 BC: WARREN 1998). Per la nomenclatura delle forme ceramiche: PERONI 1994, pp.
106-128; AA. VV. 1999.
7
massima espansione (tav. VI: 14); tazze carenate piuttosto profonde con carena pi o meno netta,
parte superiore della parete rettilinea o appena concava talora molto alta, orlo verticale o appena
rientrante o svasato, ansa ad anello impostata alla carena o sotto di essa (tav. VI: 15-18). Infine si
notano una coppa di cottura a fondo convesso (tav. V: 14) e una fusaiola di sezione rettangolare
(tav. V: 15).
Il deposito del Bronzo Recente (strato 61/I-III) mostra, su un fondo di forme semplici e aperte del
tutto simili a quelle gi esaminate, lo sviluppo di tipi vascolari pi articolati. Impasti e superfici so-
no simili a quelli descritti per la fase precedente, con unulteriore accentuazione della rifinitura con
la stecca specialmente sulle superfici interne di tazze e scodelle. Sono ancora presenti le semplici
scodelle troncoconiche o emisferiche con presa a listello (tav. VII: 1-2); quelle a profilo articolato
diventano pi piccole e meno profonde, con la parte superiore della parete pi o meno nettamente
distinta e ispessita e con lorlo leggermente svasato o tendente alla verticale (tav. VII: 3-9); altre
scodelle hanno la vasca convessa e lorlo a profilo lenticolare (tav. VII: 10) o sinuoso (tav. VII: 11-
14); altre ancora hanno lorlo sottolineato da un cordoncino in rilievo (tav. VII: 15). Nelle tazze ca-
renate la parte superiore della parete si accorcia, pur restando piuttosto tesa e prossima alla vertica-
le; lansa ad anello generalmente impostata sulla carena, pi raramente sotto di essa (tav. VII: 18-
23). Nelle forme aperte le prese, tra le quali si nota ancora il tipo bilobato, diventano pi rare e me-
no sporgenti, trasformandosi spesso in listelli appena accennati (tav. VII: 16) o in finte ansette im-
pervie (tav. VII: 14); infine si distingue un bottoncino plastico schiacciato (tav. VII: 17). Compaio-
no bacini emisferici con orlo ispessito e appiattito leggermente sbiecato verso linterno o verso
lesterno (tav. VIII: 9, 11), o a corpo ovoide con orlo rientrante semplice (tav. VIII: 10). Tra le for-
me chiuse, accanto alle olle ovoidi con orlo appena ispessito (tav. VIII: 1) appaiono recipienti con
orlo ingrossato ben sviluppato (tav. VIII: 2-4), mentre alle olle con spalla spiovente e basso colletto
cilindrico (tav. VIII: 5-7) si affiancano vasi a corpo globulare e colletto svasato nettamente distinto
(tav. VIII: 8).
Infine si notano tegami lisci (tav. VIII: 12-13) e decorati a pettine o a punteggiato irregolare (tav.
VIII: 14-19). Finora sono stati individuati venti frammenti di tegami decorati; undici provengono
dai livelli del Bronzo Recente (strato 61/I-II), nove da quelli del Bronzo Finale (strato 13/I-III).
Quattordici frammenti in gran parte combacianti, recuperati in diversi quadrati e tagli, restituiscono
il profilo e lo schema decorativo di un tegame con le superfici interne ingubbiate di colore bruno,
lisciate e riccamente ornate (tav. VIII: 14): sulla parete tre linee continue impresse a pettine delimi-
tano due fasce orizzontali, di cui quella superiore presenta a intervalli regolari dei circoletti incisi (o
impressi a cannuccia) e campiti a puntini; sul fondo si riconosce uno schema radiale con bande im-
presse a pettine alternate a grandi cerchi incisi campiti a pettine. Gli altri sei frammenti appartengo-
no probabilmente a cinque diversi tegami: uno mostra sul fondo interno una semplice banda impres-
sa a pettine (tav. VIII: 15); tre frammenti, di cui due combacianti, mostrano brevi segmenti impressi
a pettine disposti disordinatamente (tav. VIII: 16-17); infine due frammenti sono decorati con seg-
menti impressi a pettine o con punti sparsi entro un campo delimitato da una linea incisa (tav. VIII:
18-19).
Nel deposito del Bronzo Finale iniziale (strati 61/I e 13/III) compare improvvisamente un nuovo
tipo ceramico associato a nuove forme vascolari. Esso distinto dallimpasto uniforme con de-
grassante sabbioso, di colore grigio chiaro, talvolta grigio scuro o beige-nocciola, e dalle superfici
ingubbiate e lisciate, sovente abrase, degli stessi colori; le pareti sottilissime e le striature sulle su-
perfici interne dei vasi chiusi evidenziano luso del tornio lento, mentre la colorazione chiara e uni-
forme indica una cottura in forni ad alta temperatura con aerazione costante. Questo tipo ceramico
specializzato chiaramente legato alla produzione in serie di forme vascolari pregiate: ciotole ca-
renate basse con netto solco interno allincontro tra la parete e la vasca (tav. IX: 1-2), scodelle emi-
sferiche e a calotta (tav. IX: 7), catini o bacili di forma indeterminata con orlo ispessito e appiattito
svasato o rientrante (tav. IX: 3-5), scodelloni con orlo rientrante e anse a maniglia (tav. IX: 6), boc-
cali con ansa a gomito rovescio, brocche con ansa a ponte a bastoncello (tav. IX: 12), calefattoi con
8
appendici sullorlo (tav. IX: 14). Le decorazioni sono assenti o molto rare; nei vasi pi fini le ansette
a imposte allargate sono spesso impervie (tav. IX: 1-2). Impasti quasi altrettanto curati e specializ-
zati sono impiegati per profonde scodelle con corpo rigonfio (tav. IX: 13) e per olle con collo distin-
to o con orlo ingrossato a sezione triangolare o quasi circolare (tav. IX: 8-9); queste ultime hanno
anse ad anello piuttosto larghe (tav. IX: 10), spesso tendenti alla forma a gomito rovescio con la par-
te inferiore a nastro e la parte superiore a bastoncello (tav. IX: 11). Le forme pi grossolane (tegami,
scodelloni troncoconici, tazze), ancora di produzione domestica, sono difficilmente distinguibili da
quelle del Bronzo Recente.
Nel deposito del Bronzo Finale terminale, con possibile prolungamento nella prima et del Ferro
(strato 13/I-II), sono presenti gli stessi tipi vascolari distinti nella fase precedente, talora arricchiti da
decorazioni impresse, incise e plastiche
22
. Le anse a gomito rovescio dei boccali e delle olle presen-
tano file di punti o serie di tacche disposte a spina di pesce; le anse a ponte delle brocche mostrano,
accanto agli stessi motivi, anche cerchielli semplici o a occhio di dado. Le ciotole carenate presen-
tano talora sulle pareti schemi impressi o incisi a spina di pesce, rilievi asciformi, cordoncini plasti-
ci, bugnette coniche e minuscole presine, pi sporadicamente semplici linee continue orizzontali in-
cise sulla gola (tav. IX: 19-23). Serie di punti o di piccole tacche compaiono allattacco dei colli di
olle e brocche (tav. IX: 15-17), alla base dei finti beccucci delle anforette piriformi (tav. IX: 18) e
sporadicamente sulle anse a maniglia degli scodelloni a orlo rientrante (tav. IX: 24). Olle e boccali
mostrano orli variamente sagomati; compaiono grandi catini svasati e ansati in impasto grigio chia-
ro o nocciola o rossiccio, con orlo ispessito e sbiecato
23
; compaiono anche nuovi tipi di vasetti mi-
niaturistici e scodelline a calotta sferica
24
. Un crogiolo rivela la fusione del piombo impiegato per le
grappe di restauro dei vasi. Infine si distingue un probabile coperchio carenato, parzialmente ricom-
posto da diciassette frammenti ma privo della sommit, con la superficie esterna ben lisciata di colo-
re beige-grigio-nocciola e quella interna ruvida e irregolare di color nocciola (tav. IX: 25): la parte
inferiore leggermente concava decorata con semplici linee incise continue, delimitanti quattro fa-
sce orizzontali di cui due con profondi punti conici impressi a intervalli pi o meno regolari; nella
parte superiore conica si distinguono almeno tre fasce sovrapposte, separate da linee incise e segnate
da profondi punti sparsi, di cui la superiore e linferiore mostrano una linea a zig-zag formante
triangoli alternati, mentre la mediana suddivisa in piccoli rettangoli; limposta dellansa a ponte
decorata con cinque segmenti verticali pendenti da un segmento orizzontale.

4. Come si accennato, il materiale ceramico del Bronzo Medio e Recente di Mitza Pidighi rivela
una fondamentale continuit tecnologica e tipologica, evidentemente basata su secolari consuetudini
di produzione domestica. Per lo stesso motivo, nellOristanese e pi generalmente in tutta la Sarde-
gna centro-settentrionale ancora assai difficile distinguere una facies del Bronzo Medio tardo e
una facies del Bronzo Recente. Senza poter entrare nel dettaglio dei singoli confronti, emergono tut-
tavia chiaramente le affinit generali coi materiali recuperati nellabitato di Su Murru Mannu - Ca-
bras
25
, nei nuraghi Nuracraba o Madonna del Rimedio - Oristano
26
, Losa - Abbasanta
27
, Santa Bar-
bara - Macomer
28
e Nolza - Meana Sardo
29
, nelle tombe di giganti di Sa Gora e Sa Scafa - Ca-
bras
30
, Tanca Suei
31
e Tanca Perdu Cossu - Norbello
32
e Palatu - Birori
33
, nelle stazioni allaperto di

22
USAI A. 1996, p. 50, tavv. VIII-IX.
23
USAI A. 1996, tav. VIII: 12-16.
24
USAI A. 1996, tav. VII: 9-10, 13, 19-21; tav. VIII: 4-5.
25
SANTONI 1978, figg. 3-6; SANTONI 1985, figg. 4-9 (BM 3).
26
SANTONI - SEBIS 1984, tavv. III-IV; SEBIS 1995, tavv. IX-X (BM 3, BR).
27
SANTONI 1993, tavv. XIII-XVIII (BM 3, BR).
28
MORAVETTI 1986, figg. 22-24, 27-38, 40-41 (BM 3, BR).
29
COSSU - PERRA 1998, figg. 2-5 (BR).
30
SEBIS 1998, tav. XIII (BM 3, BR).
31
USAI A. 1998, tavv. VII-VIII (BM 2-3).
32
USAI A. 1998, tav. IX (BM 3, BR).
9
Conca Illonis - Cabras
34
, Su Sartu e Serra - Nuraxinieddu
35
e Montigu Mannu - Massama
36
, e infi-
ne nei depositi ritenuti votivi sotto il pozzo sacro di Cuccuru e is Arrius e presso il nuraghe Corri-
ghias - Cabras
37
. Nella Sardegna settentrionale offrono utili riscontri i depositi dei nuraghi Chessedu
- Uri
38
, Santu Antine - Torralba
39
e La Prisciona - Arzachena
40
; nella Sardegna meridionale i deposi-
ti puri o stratificati dei nuraghi Bruncu Maduli - Gesturi
41
, Su Mulinu - Villanovafranca
42
, Piscu -
Suelli
43
e Antigori - Sarroch
44
documentano levoluzione della produzione ceramica col passaggio
dal Bronzo Medio al Bronzo Recente.
Interessanti considerazioni emergono dallesame dei tegami decorati a pettine e a punteggiato ir-
regolare recuperati a Mitza Pidighi. Per quanto esiguo sia il loro numero, e per quanto il rinveni-
mento dei singoli frammenti in diversi tagli e quadrati indichi una certa dispersione e un certo rima-
neggiamento delloriginario contesto di pertinenza, tuttavia si evidenzia chiaramente lassociazione
stratigrafica di due tipi specifici coi livelli del Bronzo Recente e perfino del Bronzo Finale iniziale.
Il primo tipo (tegami con circoli campiti a pettine sulla parete interna e sul fondo) richiama fram-
menti rinvenuti nei nuraghi Lugherras - Paulilatino
45
, Duos Nuraghes A - Borore
46
, Santa Barbara
47
,
Nolza
48
, Santu Antine
49
e Chessedu
50
, nella tomba di gigante di Bidistili - Fonni
51
e negli insedia-
menti di Su Sartu e Serra
52
e SUrbale - Teti
53
. Il secondo tipo (tegami con punteggiato pi o meno
regolare racchiuso da una linea incisa sul fondo) ricorda esemplari, peraltro piuttosto diversi tra lo-
ro, recuperati nei siti citati di Conca Illonis e Corrighias
54
e nei nuraghi Mannu - Tramatza
55
, Santa
Barbara
56
e Santu Antine
57
.
I confronti individuati per il secondo tipo si riferiscono per lo pi a contesti poco chiari o poco
documentati, oscillanti tra il Bronzo Medio tardo e il Bronzo Recente, senza possibilit di ulteriore
precisazione cronologica; invece per il primo tipo si osserva una significativa concordanza fra
lassociazione rilevata a Mitza Pidighi e quelle pi o meno esplicitamente descritte per i nuraghi
Santa Barbara, Duos Nuraghes A e Nolza. Nei tre monumenti, dislocati ai margini settentrionale e
orientale del bacino idrografico del Tirso, i tegami a pettine del primo tipo sembrano presenti solo
in livelli intermedi tra il Bronzo Medio e il Bronzo Finale, nellambito di una indiscutibile continui-

33
MORAVETTI 1984, figg. 15-20 (BM 3).
34
SEBIS 1998, tavv. IX-XII (BM 3).
35
SEBIS 1992, tav. II a (BM 3).
36
SEBIS 1992, tav. III; SEBIS 1995, tav. VIII (BM 3).
37
SEBIS 1987, tav. I; SEBIS 1998, tavv. XIV-XVI (BM 3, BR).
38
FERRARESE CERUTI 1981 a, p. LXXI, fig. c; LILLIU 1988, figg. 115-116 (BM 3, BR).
39
BAFICO - ROSSI 1988, figg. 4-11, 13-33, 36-37 (BM 3, BR, BF, Fe).
40
CONTU 1964-65, figg. 7-18 (BM 3, BR, BF).
41
BADAS 1992, tavv. V-X (BM 2-3).
42
UGAS 1987, figg. 5-6, 15-18, 25 (BM 3, BR).
43
SANTONI 1992 a, tavv. II-V (BM 3, BR).
44
FERRARESE CERUTI 1981 b, 1983, 1986; FERRARESE CERUTI - ASSORGIA 1982; RELLI 1994; FORCI -
RELLI 1995 (BR).
45
TARAMELLI 1910, c. 217, fig. 26; UGAS 1989, fig. 16: 7, 9.
46
WEBSTER - WEBSTER 1998, fig. 8.
47
MORAVETTI 1986, figg. 27: 5; 29: 1; 30: 1; 33: 1, 6; 34: 1; 37: 2; 38: 1-4, 6.
48
COSSU - PERRA 1998, fig. 5: 5-6.
49
BAFICO - ROSSI 1988, fig. 31: 2-3.
50
LILLIU 1982, fig. 84; LILLIU 1988, fig. 116.
51
LILLIU 1982, fig. 87.
52
SEBIS 1992, tav. II a: 5.
53
Frammenti inediti al Museo Archeologico di Teti, recuperati nei livelli sottostanti a quelli del Bronzo Finale (scavi
M. A. Fadda).
54
SEBIS 1998, tavv. X: 6, XIV: 4.
55
SANTONI 1992 b, fig. 13: 1.
56
MORAVETTI 1986, fig. 34: 6.
57
BAFICO - ROSSI 1988, fig. 31: 4-6; LILLIU 1982, fig. 85.
10
t occupativa
58
. La stessa continuit si osserva con tutta probabilit anche nel nuraghe Lugherras
59
e
nellabitato del nuraghe Santa Barbara di Bauladu, dove il contesto del Bronzo Finale preceduto
da materiali affini a quelli del Bronzo Recente di Mitza Pidighi
60
.
Ci induce a riconsiderare la posizione cronologica dei tegami decorati a pettine o a punteggiato
irregolare, e pi in particolare quella del primo tipo sopra descritto. In attesa che vengano meglio
documentate nei contesti del Bronzo Medio tardo le associazioni stratigrafiche e le affinit di motivi
ornamentali tra tegami decorati e pissidi (o olle con orlo a tesa interna), gli indizi raccolti attestano
la presenza dei tegami decorati anche nel Bronzo Recente della Sardegna centro-settentrionale e av-
valorano lipotesi della distinzione di due fasi della ceramica a pettine
61
. Diversamente il Santoni
attribuisce tutta la ceramica a pettine al Bronzo Medio tardo
62
; daltra parte, non potendo dar corpo
a unorganica fase del Bronzo Recente, ipotizza in tale periodo una grave crisi strutturale della so-
ciet nuragica che comporta il frequente abbandono di nuraghi, insediamenti e tombe
63
. A tal propo-
sito ritengo necessario un riesame delle sezioni stratigrafiche rilevate nel nuraghe Nuracraba o del
Rimedio, al fine di verificare lattendibilit dellipotesi di abbandono del monumento durante tutto
il Bronzo Recente; infatti i reperti presentati dal Sebis consentono di prolungare o eventualmente di
riportare al Bronzo Recente la formazione degli strati inferiori attribuiti dal Santoni al Bronzo Me-
dio tardo
64
. Anche al nuraghe Losa si potrebbe tentare una selezione del complesso di reperti attri-
buiti al Bronzo Medio tardo e un recupero di alcuni elementi del Bronzo Recente
65
. La continuit
delle deposizioni funerarie nel Bronzo Recente, e quindi la continuit dei relativi insediamenti, at-
testata dalle tombe di giganti di Tanca e Perdu Cossu
66
, Bidistili
67
e Sa Gora e Sa Scafa
68
. Il gene-
rale riassestamento del Bronzo Medio e Recente comporta anche, a mio avviso, labbassamento al
Bronzo Medio tardo (BM 3) del contesto di Su Murru Mannu, che presenta segni inequivocabili di
superamento sia della facies di Sa Turricula (BM 1) sia della cosiddetta ceramica a nervature (BM

58
A Santa Barbara (MORAVETTI 1986, pp. 73-77) i tegami decorati del primo tipo si trovano sia nella camera infe-
riore del mastio, in livelli (IV, 1-2) che coprono lo strato di base del Bronzo Medio tardo (IV, 3), sia nei vani del ba-
stione quadrilobato (corridoio O e torre B), nello strato nuragico I coperto dai livelli del Bronzo Finale o con mate-
riali misti. Nel nuraghe Nolza (COSSU - PERRA 1998, p. 97) frammenti dello stesso tipo sono stati recuperati
nellambiente I ricavato sopra una cortina dello spalto quadrilobato in una fase gi avanzata di ampliamento
delloriginario bastione, evidentemente anteriore allo strato abitativo del Bronzo Finale iniziale esplorato nel corti-
letto B ma anche posteriore agli elementi del Bronzo Medio raccolti negli strati esterni di discarica. A Duos Nura-
ghes A (WEBSTER 1996, pp. 94, 112; WEBSTER - WEBSTER 1998, pp. 188, 190-191), bench la mancanza di
disegni delle forme ceramiche recuperate nei diversi strati, lincongruit della scansione cronologica e loscurit del-
la descrizione non consentano una chiara comprensione, appare evidente che la ceramica a pettine non presente nei
livelli di base ma in diversi livelli successivi, dei quali gli ultimi sembrano contenere anche ceramiche del Bronzo
Finale e frammenti dipinti ipoteticamente riferiti al Mic. III.
59
TARAMELLI 1910, cc. 216-227.
60
GALLIN - SEBIS 1985, p. 273.
61
SEBIS 1992, pp. 138-139; SEBIS 1995, pp. 103-105; SEBIS 1998, pp. 108-112. interessante osservare che al nu-
raghe La Prisciona gli strati pi profondi, databili al Bronzo Medio 3 (trincea a: strati 4-5), contengono frammenti
decorati a pettine strisciato e punteggiato, mentre quelli pi superficiali, riferibili al Bronzo Recente o con materiali
misti del Bronzo Finale e di epoca romana e altomedievale (trincea a: strati 1-3; capanna 1: strati 1-2), contengono
solo frammenti decorati a pettine punteggiato: CONTU 1964-65, figg. 5-18. Ma WEBSTER 1996, p. 110, di pare-
re opposto.
62
SANTONI-SEBIS 1984, p. 104; SANTONI 1985, pp. 117-118, 120-123; SANTONI 1992 b, pp. 134-136.
63
SANTONI 1990, pp. 36-37; SANTONI 1993, p. 32.
64
SANTONI-SEBIS 1984, pp. 100-112; SEBIS 1995, p. 104; SANTONI-WILKENS 1996, p. 29; SEBIS 1998, p.
110.
65
Per esempio, i frammenti di tegami con motivo a pettine a zig-zag sulla parete interna (SANTONI 1993, tavv. XIII:
6, XVII: 4), analoghi a quelli citati alle note 45, 47, 49, 51-52 ma privi dei circoli campiti a pettine, potrebbero bene
scendere al Bronzo Recente.
66
USAI A. 1998, pp. 129-130.
67
LILLIU 1988, pp. 383, 386-387.
68
SEBIS 1998, p. 111, tav. XIII (spec. n. 7).
11
2)
69
.
Per i contesti del Bronzo Finale di Mitza Pidighi, oltre ai confronti generali gi esposti nella pre-
cedente nota
70
, rilevo il grande interesse dei materiali recuperati in numerosi insediamenti del Sinis
di Cabras (Giuanni Nieddu, Crichidoris, Maillonis, Monti Prama, Muras, Piscina Arrubia, Riu Ur-
chi, Angios Corruda, Procaxius, Cuccuru e Feurras, Maimoni, Is Aruttas, Barrisi) e di Riola (Istani,
Monte Trigu)
71
; inoltre richiamo il contesto del cortile B del nuraghe Nolza, affine a quello della
fase iniziale di Mitza Pidighi
72
. Per quanto mi consta, il probabile coperchio decorato (tav. IX: 25)
non trova adeguati riscontri tipologici; le fasce orizzontali sovrapposte delimitate da linee continue
incise si ritrovano in brocche di SUrbale
73
e specialmente di Lipari
74
, dove si associano anche a
motivi triangolari; pi semplici linee incise a zig-zag appaiono su vasi provenienti dal pozzo sacro
di Cuccuru e is Arrius - Cabras
75
e dal nuraghe Santu Antine
76
.
La difficolt di distinguere dai contesti del Bronzo Finale terminale una fase riferibile alla prima
Et del Ferro in assenza di forme vascolari e decorazioni esclusive di tale periodo
77
induce a non
escludere la possibilit di un prolungamento delle usanze secolari di deposizione votiva accanto alla
fonte di Solarussa nei primi tempi del primo millennio a. C..

5. I reperti non ceramici sono quantitativamente limitati, ma non per questo trascurabili nel quadro
di una ricerca tendente a sviluppare limpostazione interdisciplinare attualmente solo accennata. A
tal fine stato avviato un programma di studi e indagini naturalistiche volte sia alla ricostruzione
delle condizioni paleoambientali, sia alla definizione dei modelli di sussistenza e delle tecnologie
della produzione alimentare e industriale
78
.
Nellambito del presente lavoro meritano una menzione distinta gli scarsi reperti metallici, preva-
lentemente in piombo.

69
A mio parere, SANTONI 1985 ha sopravvalutato lattendibilit dei confronti esterni, e soprattutto di quelli utili a
dimostrare larcaicit del deposito di Su Murru Mannu. I confronti con manufatti e stili decorativi della facies di Ca-
po Graziano (BA e BM 1-2) sono senza dubbio meno pertinenti di quelli concernenti la fase del Milazzese (BM 3);
analogamente, i confronti col Bronzo Medio laziale (fasi 1A e 1B della cultura appenninica secondo FUGAZZOLA
DELPINO 1976) si riferiscono nella maggior parte alla fase appenninica propriamente detta (BM 3), dal momento
che nel 1976 non era stata ancora distinta la facies di Grotta Nuova (BM 1-2): si vedano in proposito i diversi con-
tributi di AA. VV. 1995 b, basati su una sistematica e dettagliata tipologia delle forme ceramiche del Bronzo Medio
peninsulare. Vista la fondamentale diversit del patrimonio vascolare nuragico contemporaneo, risalta con chiarezza
lestrema pericolosit di isolati confronti relativi a singole forme e decorazioni. Linquadramento dellabitato di Su
Murru Mannu nel BM 3 (anche SEBIS 1998, p. 110) si accorda anche con la datazione del frammento miceneo rin-
venuto sporadico nellarea adiacente (Mic. III A2 - III B: BERNARDINI 1989, pp. 285-286, fig. 1: a, tav. XXVII: 1;
RE 1998, p. 287, n. 3), la cui presenza sarebbe incomprensibile se il luogo fosse stato abbandonato un secolo prima.
Daltra parte non accetto lulteriore abbassamento al Bronzo Recente 1 proposto da UGAS 1998, pp. 256, 258-259,
263: sono indicativi in proposito i frammenti di pissidi con orlo a tesa interna (SANTONI 1985, figg. 7: 149; 8: 229;
9: 122).
70
USAI A. 1996, p. 51.
71
SEBIS 1998, pp. 114-116, tavv. XVII-XXV. Resta da definire lesatto inquadramento di alcuni frammenti in cera-
mica grigia chiara inornata restituiti dalla stazione eneolitica di Campu e Cresia - Simaxis (ATZORI 1958-59, p.
293, fig. 12: 7-24, 32), che il Santoni attribuisce al Bronzo Recente (SANTONI - SEBIS 1984, pp. 108, 112, nn. 42,
79), ma i cui profili mi sembrano meglio riferibili al Bronzo Finale iniziale.
72
COSSU - PERRA 1998, pp. 99-100, figg. 6-8. di estremo interesse lipotesi di provenienza oristanese di alcuni
vasi dimpasto grigio chiaro estranei alle tradizioni locali.
73
FADDA 1987, tav. III: 1-2.
74
FERRARESE CERUTI 1987, tavv. II: 1-2, III: 3-4, IV: 2.
75
SEBIS 1987, tav. II: 10.
76
BAFICO - ROSSI 1988, fig. 33: 5.
77
SEBIS 1998, p. 116.
78
Cominciano a delinearsi le indagini geologiche (R. T. Melis: Dipartimento di Scienze della Terra, Cagliari), osteolo-
giche (M. Zedda: Facolt di Veterinaria, Sassari), sugli isotopi del piombo (R. Valera: Dipartimento di Geoingegne-
ria e Tecnologia Ambientale, Cagliari) e sui reperti paleobotanici e i residui di materie organiche allinterno dei vasi
(Ph. Marinval: C.N.R.S., Toulouse).
12
Una colata di piombo, costituente la saldatura di due conci della canaletta, dovrebbe risalire alla
fase di primo impianto della fonte, pur senza escludere un restauro successivo. Al Bronzo Recente o
al Bronzo Finale iniziale (strato 61/I) appartiene un frammento di piombo informe; al Bronzo Finale
iniziale (strato 58/I) e terminale (strato 13/I) risalgono tre grappe di restauro ancora unite ai relativi
frammenti ceramici.
Lunico elemento in ferro costituito da una piccola piastrina rettangolare di incerta funzione;
stato recuperato nel settore Sud-ovest nello strato 33, contenente frammenti ceramici del Bronzo Fi-
nale terminale o del Primo Ferro ma non sigillato dal crollo, per cui non si pu escludere la possibi-
lit di infiltrazione dallo strato superficiale di epoca storica.
Ancor meno sicura la pertinenza dellunico reperto in bronzo, costituito da una doppia rotella
con breve sbarretta di congiunzione
79
, recuperato nel settore Nord-est (strato 14) insieme a cerami-
che miste del Bronzo Finale e di epoca medievale e moderna.
Una semplice attivit metallurgica, probabilmente la fusione del piombo, testimoniata da un
frammento di crogiolo fittile recuperato nei livelli del Bronzo Finale (strato 13/II). Alla stessa attivi-
t fusoria o a diverse produzioni pirotecnologiche si possono riferire alcuni frammenti informi di
argilla concotta, talora espansa e vetrificata, forse derivati dal rivestimento di piccoli forni e recupe-
rati negli stessi livelli del Bronzo Finale (strato 13/I-III).

6. Il deposito votivo di Mitza Pidighi, sigillato dal crollo e sostanzialmente indisturbato, testimonia
le pratiche rituali svolte per secoli accanto alla fonte; il suo strato pi antico indica che la fonte stes-
sa venne edificata nel Bronzo Medio tardo insieme alle prime abitazioni adiacenti al nuraghe, in
previsione di una lunga occupazione del sito prescelto; i suoi strati successivi attestano la continuit
dellinsediamento sino alla fine dellet del Bronzo, in modo persino pi completo e dettagliato di
quanto possa dimostrare lo scavo delle abitazioni. Infatti assai probabile che quelle pi vicine al
nuraghe abbiano sofferto secolari ristrutturazioni, con conseguenti rimaneggiamenti degli strati ar-
cheologici, mentre quelle periferiche, alcune delle quali saggiate nel 1999, risalgono solo alle ultime
fasi di occupazione.
Ampliando lo sguardo al territorio di pertinenza definito nella precedente nota, nel quale sono
stati individuati 34 nuraghi e almeno 21 insediamenti su unarea di circa 45 chilometri quadrati
80
, si
percepisce il risultato conclusivo di un processo insediativo globalmente ininterrotto, in cui si pos-
sono schematicamente distinguere due fasi caratterizzate da tendenze opposte. Nella prima fase,
ascrivibile al Bronzo Medio e Recente, si osserva una tendenza espansiva ed estensiva che comporta
la colonizzazione capillare del territorio, con la diffusione generale dei nuraghi e dei primi abitati;
nella seconda fase, inquadrabile nel Bronzo Recente e Finale, si nota una tendenza selettiva e in-

79
USAI A. 1996, p. 50.
80
USAI A. 1996, pp. 55-57, tav. I. La carta mostra due distinti agglomerati insediativi: il primo, rivolto verso la valle
del Riu Cspiri (o Riu Mannu, o Riu Canargia), occupa anche le alture retrostanti (19 nuraghi: Mura e Figus, Mura
e Crabas, Mura e Prochilis, San Lorenzo, Santa Vittoria, Mura e Cresia, Monti Caintoriu, Santa Barbara, Martin-
zanu, Attus, Zinnuri, Muru Accas, Pidighi A-B-C-D, Mura e Sorighes, Urasa, Meddaris); il secondo si dispone nelle
conche prospicienti il Tirso e sui sovrastanti pianori basaltici (15 nuraghi: Forreddos, Codas, Su Cuzzu, de Mesu,
Zoppianu, Dominigu Porru, Crabu, Santu Millanu, Pischina Andria, Nuragheddu, Su Strampu, Santa Barbara, Benas,
Iana, Cagotti). Appartengono probabilmente ad altri agglomerati confinanti, disposti lungo i bassi terrazzi prospi-
cienti il Cspiri e il Tirso allo sbocco nella pianura oristanese, i nuraghi Aurras di Tramatza, Zira e Pardu Nou di
Siamaggiore, Cungiau e SUrachi di Zerfaliu, nonch gli insediamenti senza nuraghe di Santu Perdu - Tramatza (ci-
tato come nuraghe Zuddas da SANTONI 1990, p. 34) e Su Barrocu - Siamaggiore (SEBIS 1998, p. 135, n. 53); inol-
tre si deve ricordare il supposto nuraghe incompiuto di Bena Frissa - Tramatza (vedi nota 17), analogo a quello indi-
cato come Pidighi D (USAI A. 1996, p. 45, n. 5; sullargomento anche USAI A. 1999, p. 54, tav. VII: 1-2). I due nu-
raghi arcaici (Pidighi B e Urasa) si trovano sui rilievi che segnano i margini del primo agglomerato; di essi, solo Pi-
dighi B presenta resti di abitato. Dei 13 nuraghi semplici o indeterminati, almeno 6 hanno resti di insediamento (Mu-
ra e Cresia, Meddaris, Forreddos, Dominigu Porru, Santu Millanu, Iana), mentre dei 17 nuraghi complessi solo Mu-
ra e Sorighes e forse Su Strampu ne sono privi. Di fronte ai numerosi abitati, nellarea in esame nota una sola
tomba di gigante (Forreddos - Paulilatino).
13
tensiva che comporta labbandono delle sedi meno favorevoli e la concentrazione del popolamento
nei siti pi vantaggiosi, con la crescita esponenziale degli abitati adiacenti ai nuraghi pi importanti
ma senza la creazione di nuovi insediamenti senza nuraghe
81
.
In questa visione il Bronzo Recente segna non tanto una fase di crisi e di interruzione dello svi-
luppo insediativo, quanto un periodo di incerta coesistenza delle due opposte tendenze, tuttavia av-
viato irreversibilmente verso la stabilizzazione e la gerarchizzazione degli abitati.

81
USAI A. 1999, pp. 57-60.
14
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16


Tav. I
SOLARUSSA - loc. Pidighi. Planimetria generale dellabitato nuragico (ril. geom. P. Carboni; dis. A. Usai).
17


Tav. II
SOLARUSSA - Mitza Pidighi. Planimetria della fonte nuragica con le massicciate addossate (dis. A. Usai).
18




Tav. III
SOLARUSSA - Mitza Pidighi. 1) Vista generale della fonte e del recinto con gli acciottolati del settore Sud-ovest; 2)
struttura sostenente il lastrone-altare (foto A. Usai).
19




Tav. IV
SOLARUSSA - Mitza Pidighi. 1) Sezione stratigrafica del deposito del settore Nord-ovest (dis. A. Usai); 2) la massic-
ciata del settore Nord-ovest (foto A. Usai).
20


Tav. V
SOLARUSSA - Mitza Pidighi. Materiali ceramici dallo strato 61/IV: 1) frammento di facies Ozieri; 2-15) reperti del
Bronzo Medio 3 (dis. A. Usai).
21


Tav. VI
SOLARUSSA - Mitza Pidighi. Materiali ceramici del Bronzo Medio 3 dallo strato 61/IV (dis. A. Usai).
22


Tav. VII
SOLARUSSA - Mitza Pidighi. Materiali ceramici del Bronzo Recente dallo strato 61/II-III (dis. A. Usai).
23


Tav. VIII
SOLARUSSA - Mitza Pidighi. 1-13) Materiali ceramici del Bronzo Recente dallo strato 61/II-III; 14-19) frammenti di
tegami decorati a pettine e a punteggiato irregolare, dai livelli del Bronzo Recente (strato 61/I-II) e del Bronzo Finale
(strato 13/I-III) (dis. A. Usai).
24


Tav. IX
SOLARUSSA - Mitza Pidighi. Materiali ceramici del Bronzo Finale: 1-14) Bronzo Finale iniziale (strato 61/I; strato
13/III); 15-25) Bronzo Finale terminale (strato 13/I-II) (dis. A. Usai).