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IL VILLAGGIO SANTUARIO DI ROMANZESU

In copertina Romanzesu. La grande vasca gradonata Fotografie e disegni Maria Ausilia Fadda, Fernando Posi La ricostruzione grafica alle pagine 14-15 di Gianluca Locci Editor Susy Lella Impaginazione Stefania Marras

ISBN 88-7138-410-5 Copyright 2006 by Carlo Delfino editore, Via Caniga 29/B, Sassari

SARDEGNA ARCHEOLOGICA

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Maria Ausilia Fadda Fernando Posi

Guide e Itinerari

Il Villaggio Santuario di

ROMANZESU

Carlo Delfino editore

Stralcio della carta stradale della Sardegna con lubicazione del complesso nuragico di Romanzesu.

Su un vasto altopiano granitico battuto dai venti, a 800 m s.l.m., in un territorio pascolativo interrotto da boschi di sughere si conservano i resti del santuario nuragico Romanzesu (fig. 1). Il sito dista 18 km da Bitti e si raggiunge percorrendo la strada 389 Bitti Buddus. Lorigine del toponimo, riferito ad un vasto areale, si deve alla presenza di numerose testimonianze di epoca romana riferibili a insediamenti produttivi in villa rustica disposti lungo unimportante strada che partiva da Caput, Tirsi in agro di Buddus, attraversava gli altipiani di Bitti, Orune, Nuoro e raggiungeva la mansio di Sorabile in agro di Fonni, considerata in letteratura come il presidio militare pi interno della Sardegna. La romanizzazione dellaltopiano bittese attestata anche dal ritrovamento nella zona di Sa Patzata di unepigrafe funeraria del soldato Decumanus Cniensis, figlio di Cirneco, morto a 32 anni, in servizio nella coorte degli Aquitani dallet di 17 anni (fig. 2). La capillare romanizzazione si afferm gradualmente su una preesistente fittissima rete di insediamenti preistorici, prevalentemente di epoca nuragica, posizionati in zone strategiche a margine dellaltopiano per assicurare il controllo di importanti vie di transumanza che conducevano alla piana del rio Posada, alla piana di Siniscola e del Sologo verso il territorio delle Baronie. Queste scelte condizionarono la tipologia delle architetture nuragiche costruite in simbiosi totale con un territorio dalla morfologia aspra e con molte varianti. Gli esempi pi significativi sono documentati a Tepilora e nel nuraghe Cheddai che dominavano le sottostanti vallate. Storia dello scavo Nel 1919 Antonio Taramelli pubblicava la notizia della scoperta di una fonte nuragica in localit Poddi Arvu sullaltopiano di Bitti (A. Taramelli, Fonte preromana in regione Poddi Arvu ed altre antichit nel territorio Bittese, in Scavi e scoperte. 1918-1921, III, Delfino editore, pag. 252 ss.). La fonte fu scoperta durante lavori di ricerca dacqua e la parte anteriore del monumento, in corrispondenza della scala daccesso, venne demolita per la sistemazione dei tubi in terracotta di produzione francese, di forma cilindrica, strombati su unestremit nella quale

Fig. 1. Veduta del villaggio nuragico di Romanzesu sotto una fitta foresta di piante da sughero prima dello scavo archeologico.

Fig. 2. Iscrizione romana proveniente dalla localit Sa Patzata non lontano da Romanzesu.

con il cemento veniva fissato il tubo successivo, che portavano lacqua in una piccola vasca rettangolare costruita con lastre di granito, a 45 metri di distanza dalla fonte. Negli anni 50 vennero fatte nuove ricerche in profondit, per incanalare lacqua del pozzo nuragico in un canale pi grande costruito con cantonetti di granito con coperture a piattabanda. Lacqua cos incanalata era raccolta in una profonda cisterna delimitata da una quadratura di blocchetti di granito tenuti con malta di cemento (fig. 3). Dalla cisterna lacqua veniva condotta in un nuovo abbeveratoio in cemento, ancora in uso, costruito a 52 metri di distanza dal pozzo. Dopo anni di siccit, nel 1986 una nuova ricerca dacqua, fatta con mezzi meccanici, ha aperto una profonda buca sul lato destro del pozzo, con lintento di trovare una nuova vena pi abbondante. Il grave danneggiamento del monumento, gi tutelato da un decreto di vincolo archeologico, ha reso necessario un intervento durgenza, effettuato dalla scrivente con un finanziamento regionale gestito dal Comune di Bitti. Il villaggio nuragico sorge in un fitto bosco di sughere che nascon-

Fig. 3. Larea del pozzo nuragico e la cisterna costruita con la canalizzazione degli anni 50 prima dello scavo archeologico.

Fig. 4. Veduta dellinterno del pozzo sacro con muratura costruita con blocchi poliedrici di granito intorno alla roccia affiorante, dalla quale sgorga la vena dacqua sorgiva.

Fig. 5. Interno del vano circolare del pozzo sacro con la panchina costruita alla base del muro sopra la pavimentazione lastricata che tratteneva lacqua.

de le numerose capanne del villaggio, la cui estensione copre diversi ettari. Il diserbo e la rimozione della terra lasciata dalle ruspe ha evidenziato un pozzo di forma circolare (diametro alla base m 3,40 max e 3,30 min.; allo svettamento m 1,80 min. e 2,00 max), costruito a filari irregolari di pietre granitiche appena sbozzate di medie dimensioni. La struttura si conserva per metri 3,60 di altezza, a partire dallattuale piano di campagna, mentre la vena dacqua sgorga da una piccola apertura rettangolare (cm 38x30) ricavata tra la muratura e la roccia naturale che interrompe la tessitura del muro. La tholos conserva 19 filari costruiti con blocchi di granito locale di media pezzatura integrati da diverse zeppe. La circonferenza interna delimitata da un bancone composto da 4 lastre nel lato sinistro e 8 sul lato destro con una discontinuit delle lastre dovuta allaffioramento della roccia

Fig. 6. Veduta dei gradoni costruiti in corrispondenza del secondo vestibolo e del primo bacino.

naturale che in punti diversi stata inglobata nella muratura stessa (fig. 4). Il lastricato originario (fig. 5), che si conserva sotto alcuni blocchi del bancone, stato divelto durante la costruzione del canale di cantonetti in granito. Delloriginaria scala di forma trapezoidale (lungh. m 1,60, largh. max m 1,30, min. m 1) strombata dallesterno, restano tre pietre dincastro del muro sul lato sinistro e una sul lato destro. Alcuni blocchi dei filari del vano scala, conservati a unaltezza di m 1,10 e a m 1,20 dal piano di calpestio, presentano un leggero aggetto, mentre laccesso al pozzo presenta unapertura a ogiva, che in origine era sormontata da unarchitrave ad unaltezza di m 1,70 dal primo gradino dellingresso (fig. 6). I gradini originari di granito divelti durante i lavori di canalizzazione, sono stati integrati recentemente con gradini di legno; inoltre, stata integrata la pavimentazione lastricata che anticamente tratteneva lacqua del pozzo.

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Dopo il diserbo e la quadrettatura dellarea, alcuni saggi effettuati in punti diversi hanno evidenziato sul lato NE resti di strutture sconnesse dai lavori di aratura praticati in epoche diverse. Sulla trincea del lato Nord sono stati evidenziati due betilini in granito nella originaria posizione eretta. Un terzo betilino si conserva sul lato Sud in posizione obliqua. Gli scarsi resti ceramici e la mancanza di strutture affioranti nellarea circostante il pozzo hanno suggerito lampliamento dello scavo nellarea antistante il monumento. Lesplorazione archeologica proseguita sul lato Ovest, lungo lasse di un profondo canalone aperto allepoca della costruzione del primo canale e ampliato durante i lavori del 1950. Il grande bacino cerimoniale Il canale si estende per m 42 a partire dal punto di innesto del vano scala e raccoglieva in una canaletta di raccolta lacqua del pozzo quando superava il livello massimo (fig. 10). Seguendo la pendenza naturale, lacqua attraversava un doppio vestibolo rettangolare, del quale si conserva solo un breve tratto dellantica pavimentazione lastricata e una parte della panchina sul lato destro (fig. 7). La ricostruzione grafica (fig. 9) illustra la complessit dellimpianto idraulico e il percorso dellacqua dal vestibolo al grande bacino. Sul lato Sud del canalone sono affiorate delle strutture in granito sistemate a gradoni, che delimitano unarea ellittica irregolare di m 8,50 con 5 filari di gradini riferibili al primo bacino di raccolta dellacqua. Al primo bacino sinnesta una seconda struttura semicircolare di m 4,50, composta da quattro filari di gradini pertinenti a un secondo bacino che sviluppa unaltezza di m 1,40 (fig. 8). Le varie trasformazioni fatte in tempi diversi lungo il canale hanno probabilmente distrutto i gradini dei due piccoli bacini costruiti nella parete diametralmente opposta, che attualmente stata ulteriormente distrutta dalle radici degli alberi da sughero. Un muro rettilineo irregolare di m 16 (largh. max m 3,20, min. m 2,65), costruito con grossi blocchi di granito, delimita una sorta di largo corridoio che porta allinterno di un grande bacino di forma oblunga, delimitato da una gradinata che si conserva sul lato Sud con

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Fig. 7. Tempio a pozzo e allestimento cerimoniale a gradoni: planimetria e sezione prima dellintervento di consolidamento e restauro integrativo.

Fig. 8. La grande vasca gradonata come appariva prima dellintervento di scavo archeologico.

5 filari, con 6 filari sul lato Nord e con 4 sul lato Ovest. Il bacino ha nel lato NO una forma semicircolare regolare, mentre il lato Sud costituito da una gradinata con una leggera curvatura. Lambiente gradonato ha una lunghezza di m 11,10, una larghezza max di m 7,10 e una min. di 4,65, mentre la larghezza esterna di m 14. Il dislivello dal piano di campagna al livello del primo gradino di m 1,60 (fig. 11). Un grosso masso di granito di forma rettangolare (m 2,60x2) delimita e separa la grande vasca gradonata dal lungo corridoio che anticamente era pavimentato con sottili lastre di granito, alcune delle quali sono ancora sistemate in corrispondenza della gradinata semicircolare sul lato Sud, mentre le altre lastre di grandi dimensioni, affiorate durante lapertura del canale, sono state usate probabilmente per la costruzione del primo abbeveratoio. La presenza del lastricato (fig. 12) che tratteneva lacqua consente di ipotizzare luso del bacino per la pratica di riti lustrali ad immersione, dando credito alla testimonianza del geografo Solino, vissuto nel III sec d.C. Lautore descrive i rituali delle antiche popolazioni della Sardegna che usavano lac-

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Fig. 9. Ricostruzione grafica del pozzo nuragico e delle abluzioni rituali che si svolgevano nella grande vasca gradonata. Illustrazione di Gianluca Locci.

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Fig. 10. Lacqua che scorre lungo il canalone e nei diversi bacini gradonati dopo aver superato il livello massimo oltre i gradini della scala del pozzo.

Fig. 11. La grande vasca gradonata eccezionalmente piena dacqua.

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Fig. 12. Veduta complessiva della grande vasca gradonata predisposta per accogliere i pellegrini che assistevano alle abluzioni rituali.

qua a scopi terapeutici e per la pratica dei riti ordalici, durante i quali coloro che venivano accusati di delitti contro la propriet venivano sottoposti al giudizio divino che si manifestava attraverso lacqua poich, secondo la credenza, aveva il potere di accecare il colpevole. A rafforzare lo stretto legame degli ambienti gradinati con luso dellacqua sacra la somiglianza del monumento di Bitti con altri siti come il grande recinto di Funtana Sansa di Bonorva (A. Taramelli, Il recinto di Funtana Sansa nel piano di S. Lucia, in Scavi e Scoperte. 19181921, III, Delfino editore, pp. 186-194), costruito in prossimit della fonte di acque minerali ed esplorato dal Taramelli nel 1919. La perfezione del recinto di Funtana Sansa, visibile dai rilievi sommari dellepoca, lontana dallo sviluppo irregolare degli ambienti gradinati di Poddi Arvu, che invece si adattano alla conformazione del terreno

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Fig. 13. Veduta dei gradoni costruiti sopra il secondo vestibolo con uno dei betili che testimoniano la pratica dei riti della fertilit.

senza alcun rispetto per la geometria delle forme planimetriche e la simmetria delle strutture. Lelemento architettonico che accomuna il recinto di Bonorva con larea cultuale del monumento di Bitti dato dalle gradinate che, oltre ad essere pi complesse e articolate, sono pi profonde e con unangolatura pi accentuata nello sviluppo dei diversi gradoni, per i quali sono stati impiegati blocchi pi squadrati rispetto alle pietre arrotondate del recinto di Funtana Sansa. Recenti scavi effettuati nel villaggio nuragico di Sa Seddae sos carros di Oliena hanno portato alla luce una fonte sacra, collegata ad una vasca circolare gradonata costruita con blocchi squadrati di basalto, molto simile a quella di Romanzesu. Gli scavi effettuati nel nuraghe tempio di Nurdole di Orani e nel santuario nuragico di Gremanu a Fonni hanno evidenziato la presenza di grandi vasche, costruite con

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blocchi di basalto lavorato, funzionali alle abluzioni rituali. Per quanto riguarda il pozzo di Bitti, la valenza sacra e rituale confermata dalla stretta connessione fra il vano del pozzo e lintera area cultuale, ancora pi accentuata dalla presenza di tre betili che si ergono in prossimit della tholos e sono inglobati nella muratura del vestibolo (fig. 13). A causa dei vari lavori fatti per la ricerca dacqua, larea di scavo esplorata ha restituito pochi resti ceramici, costituiti da frammenti dimpasto molto friabile, ricco di inclusi silicei. Nella trincea aperta sulla parte superiore della tholos, nel lato NE, affiorato un frammento dansa a nastro piatto, decorata nella parte superiore da file di cerchielli alternate a file di piccole tacche oblique, e riferibile ad una grossa brocca askoide. Sono stati inoltre rinvenuti frammenti di contenitori a corpo globulare di forma aperta, con fondo piatto e anse verticali a bastoncello. Alla base della gradinata del lato Nord del recinto sono affiorati due frammenti di anse a nastro allargate allimposta, decorate da file di punti impressi che possono essere riferibili a olle ovoidi con ansa a gomito rovesciato del Bronzo finale. Ultimato lo scavo della grande vasca gradonata, lesplorazione archeologica proseguita nei vani (1-2) del villaggio posti a monte del pozzo per verificare se il primo impianto dellantico abitato fosse contemporaneo alla costruzione del pozzo sacro e degli altri edifici duso cultuale (fig. 14). Capanna 1 Lambiente, di uso abitativo, ha la muratura costruita con blocchi di granito locale con una tessitura muraria irregolare che si conserva sul lato destro con 6 filari che raggiungono unaltezza di m 1,65 e uno spessore di m 1,34 (fig. 15). La capanna, con lingresso rivolto ad oriente, ha un diametro interno di m 6,75 con il pavimento lastricato il cui forte dislivello rispetto al piano di campagna esterno originariamente rendeva necessaria la messa in opera di alcuni gradini e della soglia. In corrispondenza dellingresso poggia una lunga lastra granitica che poteva essere collocata come architrave. Alla base della circonferenza interna si conserva, soprattutto nel settore destro, una

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Fig. 14. Planimetria generale del villaggio santuario nuragico con ubicazione dei monumenti fruibili (le strutture presentate in forma di schizzo planimetrico sono evidenziate da un semplice contorno). Rilievo F. Posi.

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Fig. 15. Il vano 1 con pavimentazione lastricata, focolare centrale e il sedile che si sviluppa alla base della circonferenza interna.

panchina fatta di blocchi di granito, mentre al centro della capanna stata scoperta la base del focolare (m 1,50 x 1,50) composto da una lastra granitica delimitata da una ghiera di pietre che doveva contenere il fuoco (fig. 16). Lo scavo del deposito archeologico ha restituito negli strati pi profondi materiali riferibili alla fase evoluta del Bronzo medio (1500-1400 a.C.), documentato da frammenti di tegami dimpasto inornati e con decorazione impressa a pettine, ciotole carenate e una lucernetta a cucchiaio dimpasto poco depurato. Lo strato pi recente conteneva soltanto pochi frammenti di olle a colletto cilindrico riconducibili alle fasi del Bronzo finale (1200 a.C.) Capanna 2 A poca distanza dal vano 1 presente unaltra capanna che residua per unaltezza di m 1,40: lopera muraria costituita da blocchi

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Fig. 16. Vano 1. Planimetria.

di granito di varia pezzatura, disposti a filari e resi pi regolari dalluso di diverse zeppe di rincalzo. Ha lingresso rivolto a oriente con due gradini alti 30 cm che coprono il dislivello con il piano di calpestio interno (fig. 17). Lo spazio interno ha un diametro di m 6,50 con una pavimentazione lastricata lacunosa e un sedile conservato parzialmente con 15 lastre granitiche sul settore sinistro. Al centro della capanna un grande focolare (m 1,70x1,50) stato costruito con un vespaio di piccole pietre per sostenere uno strato di argilla battuta che era contenuta da una ghiera di 10 pietre pi grandi. Le pietre di con-

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Fig. 17. Vano 2. Planimetria.

tenimento del focolare hanno conservato diversi strati di argilla bruciata pertinenti agli strati del battuto che era stato integrato o rinnovato periodicamente (fig. 18). Lo scavo ha restituito frammenti di tegami inornati dimpasto ricco dinclusi silicei, olle con orlo ingrossato, qualche frammento di ciotola carenata, collocabili cronologicamente nel Bronzo recente (1300 a.C.). I resti di contenitori ceramici erano concentrati intorno al focolare e alla base del muro.

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Fig. 18. Vano 2 con tratti residui di battuto pavimentale, con focolare grande centrale e sedile alla base della circonferenza interna conservato solo sul settore sinistro.

Dalla tipologia dei materiali provenienti dalle capanne 1 e 2 si pu affermare che sono state costruite nelle fasi pi antiche dellabitato, collocabili nelle fasi evolute del Bronzo medio, e in una fase precedente alla trasformazione dellabitato in un grande santuario, quando probabilmente lacqua sorgiva veniva gi usata per un normale approvvigionamento idrico. Lesplorazione archeologica proseguita per diversi anni ha fornito ulteriori dati sulle strutture abitative che sono illustrate nel testo di Fernando Posi. Megaron A Allestremit orientale del pozzo sacro, a circa 100 metri di distanza stato esplorato un tempio a megaron (lung. max m 2,15 alt. max

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Fig. 19. Megaron A - Veduta laterale del muro perimetrale con panchina di rincalzo e il muro curvilineo del vestibolo costruito nella terza fase edilizia.

Fig. 20. Veduta posteriore del megaron A con il prolungamento dei muri dei lati lunghi (doppio in antis) costruito nella prima fase edilizia.

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2,15 largh. m 5,40-6,20) con una planimetria di forma rettangolare irregolare la cui parte frontale composta da muri curvilinei innestati alle strutture pi antiche del tempio. In corrispondenza del vestibolo i muri rettilinei esterni lungo il perimetro (figg. 19-20) sono segnati da una bassa panchina di rincalzo ottenuta con blocchi granitici di diverse dimensioni. Lo scavo ha documentato tre distinte fasi edilizie: FASE 1 Il megaron, costruito con planimetria del tipo doppiamente in antis, composto da un vestibolo rettangolare e da un unico vano anchesso rettangolare (lungh. 5,30 x 3,30 metri), al quale si accede attraverso un passaggio strombato (lungh. metri 1,20 x 0,89) aperto al centro della parete frontale delledificio esposto ad oriente (fig. 21). La cella conserva lungo il perimetro degli irregolari banconi e tratti di battuto pavimentale in argilla che poggia su un sottile vespaio di pietrisco sterile. Al centro del vano nello strato pi profondo ancora leggibile una fossa circolare che originariamente poteva servire da sostegno per grandi contenitori bronzei o fittili o per alloggiare un basamento di un elemento architettonico funzionale ai riti purificatori. Lo strato archeologico della fase 1 contiene resti di ceramica di impasto riferibili a tazze, ciotole carenate, olle di varie dimensioni con anse a nastro e a gomito rovesciato; queste ultime sono decorate da file di punti impressi. Lo strato ha restituito anche frammenti di spilloni, basi di fissaggio di bronzi figurati e colate di piombo. FASE 2 documentata da un tamponamento della parte anteriore del tempio, probabilmente per consentire la costruzione di una facciata rettilinea e chiudere larea della originaria parte in antis. La costruzione del muro rettilineo ha dato luogo ad un vestibolo di forma rettangolare (m 1,50 x 3) con un ingresso centrale (m 0,65 x 0,85) che risulta in asse con lingresso al vano rettangolare della fase 1. Allinterno del vestibolo vengono costruiti con piccoli blocchi granitici due allestimenti a sezione di cerchio e collocati in modo simmetrico in corrispondenza degli angoli del muro preesistente del sacello. I due

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Fig. 21. Tempio a megaron A. Planimetria prima dellintervento e consolidamento murario.

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allestimenti erano funzionali a mantenere in equilibrio dei grossi pithoi che raccoglievano la riserva dacqua che era usata per le abluzioni rituali. In questa fase viene realizzato un battuto pavimentale in argilla per tutta lestensione del vano. Il deposito archeologico restituisce, in prossimit degli allestimenti, frammenti di tegame, ciotole e tazze carenate, tra cui un frammento con decorazione impressa sulla superficie esterna, olle e ollette, collocabili nel Bronzo medio e recente, scarsi frustoli di resti faunistici combusti. FASE 3 In questa fase vengono abbattuti i muri della facciata rettilinea costruiti nella fase 2, e larea anteriore del megaron viene delimitata da nuovi muri curvilinei (metri 2,80 x 3) che aumentano sensibilmente lo spazio utile del precedente vestibolo rettangolare. I muri vengono costruiti con limpiego di pietre pi piccole rispetto a quelle delle fasi pi antiche, e con una tessitura muraria pi accurata. Nella stessa fase vengono obliterati due allestimenti a sezione di cerchio e la soglia di ingresso, da un piano di piccole pietre che dovevano sostenere il nuovo battuto pavimentale. Per quanto riguarda questa fase, allinterno dellambiente con fronte absidata e nellarea esterna antistante, il deposito archeologico contiene diversi frammenti di ciotole ad orlo rientrante con anse a bastoncello a maniglia, un frammento di tegame, numerose ciotole carenate con decorazioni plastiche e presine, olle con anse a gomito rovesciato decorate da larghe tacche impresse, un vaso su alto piede, un pestello. I materiali fittili erano associati ad un pugnaletto bronzeo a base semplice, uno spillone, due colate di piombo con le impronte della base delloriginario bronzetto. Tutti i materiali sinquadrano nelle fasi del Bronzo finale, epoca in cui il tempio a megaron inizia forse a subire un graduale abbandono per una diversa destinazione duso, non pi esclusivamente religioso. Attualmente non ci sono elementi per ipotizzare le cause dellabbandono del tempio, ma lo scavo del secondo tempietto, posto a una distanza di circa 80 metri, ha fornito utili elementi per comprendere meglio quale fosse il rapporto tra i vari megaron, le strutture abitative (fig. 21) circostanti e un grande recinto a pianta sub-ellittica usato per le cerimonie religiose (m 18,40 x 16,70) posto ad una distanza di 17 metri a sud-est del megaron.

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Area cerimoniale Al grande recinto si accede attraverso un ingresso volto ad Est, che introduce in una struttura costituita da muri concentrici che sembra condurre con andamento labirintico in un ambiente circolare al centro (diametro 4,74 metri) (fig. 29). Il vano centrale, con ingresso volto ad oriente, conserva una parte di pavimentazione lastricata su cui poggiava una base circolare formata dallunione di diversi blocchi a forma di cuneo. Questa base sosteneva un elemento architettonico funzionale al culto. Lambiente circolare, che originariamente era coperto come le altre capanne nuragiche, costituiva una sorta di sacello riservato ad un sacerdote sciamano (fig. 30). Il vano era raggiungibile attraverso un camminamento anulare che probabilmente in origine era chiuso da una copertura a uno spiovente realizzato con lunghe travi lignee (fig. 31). I materiali ceramici rinvenuti appartengono a ollette con collo cilindrico, a ciotole carenate, a grosse olle con anse a gomito rovesciato, che hanno le stesse caratteristiche di quelle rinvenute nel vicino tempio a megaron. Nellarea cerimoniale, e precisamente nei quadranti in prossimit del vano centrale, sono affiorati frammenti relativi a pugnaletti e spade votive di bronzo, a un modellino fittile di torre nuragica, a una fiasca del pellegrino il cui collo riproduce con molta precisione la torre di un nuraghe (fig. 32). Un migliaio di ciottoli fluviali di quarzo rossiccio di diverse dimensioni, conservati in corrispondenza della capanna centrale, propongono una misteriosa variante dei rituali religiosi ampiamente documentati nei megaron di SArcu e Is Forros e nel tempietto di Carcaredda di Villagrande Strisaili, nel megaron di Gremanu a Fonni e nel tempio di Domu de Orgia di Esterzili. Megaron C Nellarea a monte del tempio a pozzo, sotto una serie di muri a secco costruiti dai pastori allinizio del secolo per delimitare i recinti per la custodia degli animali, stato riportato alla luce un secondo tempio a megaron posto ad E-N-E del pozzo sacro (fig. 22). Ledificio ha una planimetria rettangolare molto irregolare, con i lati esterni che

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Fig. 22. Tempio a megaron C. Veduta del piccolo temenos costruito nella seconda fase edilizia.

Fig. 23. Tempio a megaron C. Ingresso laterale con doppio gradino nel quale sono stati inglobati dei menhirs.

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raggiungono una lunghezza massima di m 11,90 ed una minima di m 11,20; la larghezza sul lato di fondo misura m 6, mentre nella parte anteriore misura m 5,50. Lintero edificio costruito con blocchi di varie dimensioni di granito locale arenizzato, messo in opera a filari irregolari livellati da numerose zeppe granitiche, e con un leggero aggetto apprezzabile nella parte apicale. Un ambiente rettangolare irregolare, lungo m 5,15-4,90 e largo m 1,65-1,60, ha un ingresso sul lato sinistro, largo cm 62 e con uno spessore di m 1,75. Tale ingresso laterale risulta aperto in posizione decentrata (fig. 23) e delimitato da una soglia sopraelevata rispetto al piano di calpestio. Il sacello conserva allinterno una pavimentazione di lastre di granito con connessure ben aderenti allettate su un battuto di terra di colore chiaro (fig. 24). Sul lato sinistro si conserva un lembo di un largo bancone e di una pavimentazione composta da due strati sovrapposti di lastre granitiche che hanno livellato il piano di posa in forte pendenza. Allesterno del megaron, sul lato destro, poggiavano due basamenti per le offerte con resti di colate di piombo e allinterno del megaron lo scavo ha messo in luce ad una profondit di m 1,67; 4 punte di lancia (fig. 27) con immanicatura a cannone di diversa grandezza (cm 19,3, cm 28,4, cm 18,3, cm 24), 2 puntali di grosse dimensioni (cm 20, cm 24) e in ottimo stato di conservazione, pugnaletti a base semplice, spilloni, frammenti di lingotto ox-hide. Associati alle armi vi erano 2 bottoni conici in bronzo con appendici zoomorfe di colomba e di ariete, una parte di busto di figurina bronzea di personaggio maschile, una piccola protome bovina, alcuni vaghi di collana biconici in bronzo, anelli a verga piatta e circolare, bracciali a fascetta a capi sovrapposti a sezione piano convessa, 4 grani in ambra, 3 grani in pasta vitrea. In corrispondenza del recinto sul lato Sud, in una situazione stratigrafica non integra, sono affiorati pugnaletti a base semplice frammentari, spilloni, vaghi di collana, braccialetti a fascetta, pendenti in bronzo, fibule bronzee ad arco ribassato e a sanguisuga frammentarie, anelli, frammenti di lingotto, 131 grani di ambra integri e numerosissimi frammentari (fig. 26). Uno dei grani conservava i resti del filo delloriginaria infilatura. Lo scavo del piccolo recinto ha inoltre restituito materiale ceramico frammentario riferibile a ciotole carenate decorate da tacche oblique impresse sul collo, olle a colletto cilindrico con anse a gomito rovesciato, alcune delle

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Fig. 24. Megaron C (heroon): veduta dellinterno del vano con la pavimentazione ottenuta con diversi strati di lastre di granito. Ledificio nella seconda fase edilizia venne trasformato in cenotafio.

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Fig. 25. Il tempio C prima dellintervento di consolidamento murario. Planimetria.

quali sono decorate da grossi punti impressi, brocche piriformi con decorazioni geometriche. Dalla stessa area provengono grani di collana in pasta vitrea (fig. 28).

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Il problema dellambra Lesame dei numerosi grani dambra ha consentito la definizione di 13 forme tipologiche di base, allinterno delle quali sono presenti diversi tipi e sottotipi cos riassumibili: un grano ad astragalo tipo tesoro di Tirinto; grani subcilindrici con scanalature parallele ad angolo vivo ed a angolo smussato tipo Allumiere schiacciato; grani subrettangolari con scanalature parallele ad angolo vivo ed a angolo smussato tipo Allumiere; grano discoidale biconico; grano discoidale biconvesso; grano subrettangolare con scanalature alle estremit; grano subtrapezoidale con scanalature verticali usato come elemento centrale; grano discoidale con quattro appendici e foro trasversale tipo Este; un vago asciforme con superfici lisce; un grano cilindrico con superfici lisce e foro longitudinale; una placca rettangolare con incisioni parallele e foro trasversale; un anello a sezione pianoconvessa con superfici lisce e decorate; un grano subcilindrico con estremit arrotondate (fig. 33). Molte forme sopraelencate trovano numerosi confronti con altre perle dambra rinvenute in Sardegna e nellItalia centro-settentrionale, mentre le placche con incisioni parallele e i grani discoidali con quattro appendici vengono documentati nellisola per la prima volta. Il numero complessivo delle ambre provenienti dal santuario di Romanzesu ulteriormente aumentato col ritrovamento di altri grani provenienti dagli ambienti che gravitano intorno al terzo tempietto a megaron B che venne trasformato in una sorta di heroon collocato in prossimit del tempio a pozzo. La prevalenza delle ambre di Romanzesu, comprese quelle rinvenute fuori dagli edifici di uso cultuale, presenta superfici decorate a scanalature parallele che caratterizzano i grani di tipo Allumiere. Diversi grani dambra presentano superfici di colore molto scuro che dovranno essere sottoposte ad analisi per stabilire se si tratta di succinite o simetite; questultima, originaria del fiume Simeto in Sicilia, potrebbe essere arrivata nel mercato isolano attraverso i circuiti commerciali dellEgeo con il Mediterraneo e lEuropa occidentale, o attraverso scambi con centri dellItalia meridionale della cultura dellAusonio I e II. I segni dei contatti della Sardegna con le popolazioni dellAusonio sono riscontrabili anche nelle strette analogie tipologiche dei mate-

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Fig. 26. Collane di ambra idealmente ricomposte provenienti dal tempio a megaron C. Fig. 27. Punte e puntali di lancia in bronzo di et nuragica provenienti dal tempio a megaron C.

riali ceramici e nelle forme planimetriche degli ambienti abitativi del Bronzo finale, come documentano soprattutto i contesti messi in luce a Lipari, i quali trovano un puntuale corrispettivo con i coevi ambienti del santuario di Romanzesu. La scoperta di numerosi grani dambra nel megaron C di Romanzesu e di altri ritrovamenti fatti recentemente in diverse aree archeologiche della provincia di Nuoro rende largomento della presenza dellambra in Sardegna di grande attualit. Tutti i luoghi di rinvenimento dellambra hanno un elemento in comune poich nascono come insediamenti abitativi nella fasi pi evolute del Bronzo medio, intorno al 1500 a.C., sui quali, nellet del Bronzo recente e finale, (1200-900 a.C.), si sono innestati e sviluppati dei grandi santuari frequentati anche dagli abitanti dei villaggi limitrofi. Gli insediamenti di uso santuariale pi importanti per estensione e per varianti architettoniche si trovano nelle zone pi interne ed impervie dellisola, dove i costruttori, rifuggendo da omologazioni ai tradizionali canoni architettonici ampiamenti diffusi, hanno realizzato originali edifici dedicati alla divinit delle acque, adattandoli di volta in volta alle aspre morfologie dei territori. Questi monumenti religiosi, per citare solo

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Fig. 28. Elementi di collana in pasta vitrea dallarea esterna limitrofa a sud (A) e a nord (B) del tempio C.

quelli che hanno restituito grani dambra, sono stati documentati, per quanto riguarda la provincia di Nuoro, nel territorio di Fonni, nel santuario di Gremanu, nel territorio di Villagrande Strisaili, nel tempietto a megaron di Sa Carcaredda, a Orune nel pozzo sacro di Su Tempiesu, posto nelle immediate vicinanze del villaggio di Santa Lulla, con lomonimo nuraghe ed una piccola fonte, a Oliena, nel villaggio nuragico di Sa Sedda e Sos Carros che conserva allinterno di un

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agglomerato di capanne una fonte sacra e nel santuario di Nurdole di Orani. Nella provincia di Sassari si evidenziano i santuari di SantAntonio di Siligo e il santuario di Serra Niedda di Sorso. I suddetti santuari sono gi noti in bibliografia. Labbondante presenza dellambra in luoghi cos inaccessibili rafforza lipotesi sul ruolo fondamentale della Sardegna nei traffici commerciali con loccidente ed il mondo egeo orientale, che furono determinanti per limportazione e lo scambio di materie prime come il rame, lo stagno, il piombo e i prodotti artigianali della metallurgia che forse viaggiavano lungo le stesse vie del commercio dellambra. Luso dellambra nei santuari in cui si praticava il culto della divinit dellacqua sorgiva o i riti lustrali praticati con lacqua raccolta negli appositi contenitori allinterno dei templi a megaron, conferma che la preziosa resina veniva apprezzata sia per il suo elevato valore intrinseco, sia per la credenza nei suoi poteri magico-terapeutici, e veniva usata dai nuragici come offerta preziosa da deporre nei luoghi del culto. La difficolt dellapprovvigionamento dellambra, che ne determinava il conseguente valore aggiunto, pu essere interpretata come uno dei motivi che hanno indotto i nuragici ad utilizzarla quasi esclusivamente nei luoghi di culto con una valenza magicoterapeutica ed apotropaica, oltre che come esplicita affermazione di appartenenza ad una privilegiata condizione sociale da parte dellofferente che dimostrava in tal modo di avere i mezzi economici per procurarsela. La scoperta dei nuovi grani dambra conferma che la diffusione dei vaghi tipo Tirinto e Allumiere era fortemente radicata anche nelle zone interne dellisola, dove la composizione delle collane testimonia delle originali varianti locali. La diversa lavorazione di vaghi dambra, dopo ladozione da parte dei nuragici di forme consolidate giunte dallesterno, potrebbe essere una prova dellesistenza di centri di lavorazione autonomi che interpretavano anche il gusto dei consumatori locali. La testimonianza delle strette affinit tipologiche nella lavorazione dellambra, come documentano i siti archeologici extra-insulari, se da un lato contribuiscono a sfatare uno dei luoghi comuni pi radicati, che attribuiscono alla Sardegna fenomeni di isolamento ed attardamento culturale, pongono daltro canto grossi interrogativi nella definizione dei vettori di approvvigiona-

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mento dellambra, soprattutto per quanto riguarda lidentificazione delle merci di scambio che i nuragici offrivano per la preziosa resina fossile. Nei siti del Polesine e soprattutto dellarea tirrenica laziale e dellarea dellEgeo orientale, indicati come vettori privilegiati per lintroduzione, la lavorazione e la diffusione delle ambre in Sardegna, non ci sono allo stato attuale sufficienti dati di cultura materiale cronologicamente compatibili con la datazione dellambra nuragica, tali da attestare luso di merci di scambio di provenienza nuragica certa. In attesa di future testimonianze, non si pu escludere tuttavia che lambra potesse essere richiesta come controvalore per il diritto dapprodo e per eventuali lunghi soggiorni legati allattesa dei tempi idonei alla navigazione, che probabilmente metteva i nuragici in condizioni privilegiate per patteggiare le forme di scambio. Considerato inoltre che nella Sardegna nuragica lofferta delle ambre veniva contestualmente associata allofferta di numerosi bronzi votivi nei luoghi di culto, si pu ipotizzare lo stesso sistema per lapprovvigionamento dello stagno, considerato anchesso una merce di difficile reperimento e indispensabile per sostenere lenorme produzione di materiale bronzeo che veniva prodotto nelle officine fusorie nuragiche. La recente scoperta di un pane di piombo di provenienza sarda a Frattesina (Zaghis) induce a considerare il piombo medesimo come merce di scambio con le popolazioni della penisola centro-settentrionale che hanno introdotto nella Sardegna nuragica, durante il Bronzo recente e finale, un tipo di perle dambra a scanalature parallele molto diffuse, dal gusto ormai consolidato. Durante la prima et del Ferro, labbondante importazione dellambra nellisola pu essere pi facilmente spiegata considerandola come merce di scambio con le popolazioni villanoviane, le quali apprezzavano i prodotti artigianali della metallurgia nuragica. I consistenti ritrovamenti dellambra vanno inoltre interpretati come prova del tentativo da parte dei nuragici di entrare in contatto con i mercati esterni per la ricerca di materie prime assenti nellisola. Dalla tipologia delle ambre si ritiene opportuno rivalutare i rapporti della Sardegna con le popolazioni dellItalia centro-settentrionale e ridimensionare prudentemente gli apporti culturali provenienti dal mondo egeo orientale. La ricostruzione dei traffici e lindivi-

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duazione dei possibili mediatori del mercato dellambra possono favorire anche la comprensione delle problematiche legate alla metallurgia. Ci pu essere possibile perch gli elementi di informazione relativi alle due problematiche sono concentrati proprio nei depositi santuariali, che rispecchiano gli equilibri del mercato interno e dei rapporti commerciali con il Mediterraneo e lEuropa occidentale. Megaron B A circa 100 m di distanza dalla struttura precedente stato recentemente esplorato il terzo megaron che risulta inglobato in un complesso di trovanti di roccia granitica sui quali si sono adattate le strutture che vivono con essi in simbiosi totale (fig. 34). Il megaron ripropone la planimetria rettangolare doppiamente in antis (lung. m 8,80x 2,30). Il tempio si compone di un unico ambiente rettangolare di m 3,70, i cui muri di largo spessore (m 1,40-1,35) sono realizzati con blocchi poliedrici di granito disposti a filari pi regolari sul lato esterno. Il megaron era circondato da un temenos del quale si conservano soltanto i blocchi di basamento visibili nel tratto sgombro dai trovanti di roccia. Lo scavo ha documentato due distinte fasi edilizie cos riassumibili: FASE 1 Costruzione del megaron doppiamente in antis nel periodo del Bronzo recente che sulla base dei materiali ceramici rinvenuti in strato, venne edificato in un momento finale del Bronzo medio nel quale era ancora in uso la ceramica con la decorazione a pettine impresso: tutto il villaggio infatti restituisce nelle fasi del primo impianto materiali ceramici del Bronzo medio evoluto. Lo strato archeologico ha restituito numerose ciotole carenate aperte ed ansate, olle a collo ingrossato, olle a collo cilindrico, e vasetti emisferici con fori passanti usati probabilmente come torce, vasetti miniaturistici. FASE 2 In questa fase il temenos risulta pavimentato con lastre di granito

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Fig. 29. Foto aerea con il recinto cerimoniale in prossimit del tempio a megaron A.

Fig. 30. Il recinto cerimoniale. I muri, con andamento labirintico, conducono alla capanna centrale con pavimento lastricato e basamento circolare, usato probabilmente da un sacerdote-stregone per riti religiosi.

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Fig. 31. Il recinto cerimoniale. Planimetria.

atte a livellare il piano inclinato dellingresso del tempio. Il vestibolo del tempio invece chiuso con un muro a sacco che poggia sopra un battuto di argilla. In corrispondenza del muro stata rinvenuta una base per le offerte in porfido con i fori molto irregolari. Allinterno del megaron era conservato un dolio di grandi dimensioni che risultava appoggiato sul muro di fondo, mentre sul lato destro della cella stato rinvenuto un bracciale di bronzo a manetta a larga fascia. Nellarea antistante il tempio, ma sempre allinterno del temenos, sopra il lastricato era conservata unabbondante quantit di contenitori

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Fig. 32. Collo dimpasto di unoriginaria fiasca del pellegrino che riproduce la torre del nuraghe.

ceramici integri e frammentari composti da olle a colletto e ad orlo leggermente ingrossato, piccole olle con decorazioni plastiche, ciotole carenate ansate, ciotole emisferiche, ciotoline con piccole prese impostate sulla carena, vasi con alto piede ad anello, anse di brocche piriformi. Questa seconda fase del megaron coincide con una sostanziale trasformazione dellimpianto planimetrico dei numerosi vani del villaggio che vede labbandono della forma canonica circolare e la costruzione di una serie di capanne di forma ellittica, e rettangolari con il lato di fondo absidato. Le capanne di nuova costruzione sono caratterizzate da una serie di allestimenti realizzati allinterno, a creare banconi spiraliformi, circolari o di forme composite, la cui funzione allo stato attuale delle nostre conoscenze ancora ignota. Senza lanciarsi in interpretazioni azzardate, si pu tuttavia ipotizzare che gli allestimenti fossero funzionali allaccoglienza dei pellegrini che venivano ospitati negli ambienti circostanti dei vari templi a megaron. rilevante che gli ambienti con queste anomale planimetrie siano documentati in contesti del tardo miceneo e a Lipari nel Bronzo recente in contesti del XIII-XII sec. a.C. e in contesti dellItalia centrale tirrenica protovillanoviani del Bronzo finale (XII-X sec. a.C.) e villanoviani dellet del Ferro (IX-VIII sec. a.C.).

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Fig. 33. Elementi di collana in ambra lavorate a scanalature parallele provenienti dal tempio a megaron C.

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Fig. 34. Tempio a megaron B. Veduta del vestibolo lastricato e del temenos. Fig. 35. Tempio a megaron B. Il monumento con vestibolo lastricato che introduce nel piccolo vano rettangolare.

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Fig. 36. Tempio a megaron B. Planimetria.

Dopo lesplorazione del terzo megaron si pu affermare che i tre edifici cultuali sono stati edificati nella stessa fase cronologica del Bronzo recente, mentre le diverse modifiche planimetriche e strutturali sono tutte riconducibili alle fasi successive del Bronzo finale, e solo nel megaron A documentata una chiara continuit di uso fino allet del Ferro. Nella tarda et del Ferro labitato venne abbandonato per motivi ancora sconosciuti e senza che vi siano segni che

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lascino presagire quanto effettivamente accaduto. In attesa di dati che potranno essere acquisiti con i nuovi scavi nel villaggio, si pu ipotizzare che i nuovi apporti culturali arrivati nella Sardegna nuragica attraverso gli scambi commerciali con diversi popoli che si muovevano lungo le rotte del Mediterraneo, possono essere una delle cause che hanno contribuito a mettere in crisi lantica organizzazione territoriale nuragica, basata sulle piccole aristocrazie locali che controllavano leconomia e le strategie difensive degli areali lungo le coste e nellentroterra. A partire dal Bronzo finale e nellet del Ferro (1200-800 a.C.) si assiste ad unevidente accelerazione nei rapporti di scambio con le popolazioni esterne, che tendono a creare nellisola punti di riferimento stabili e ad integrarsi con le popolazioni locali. Il potere politico molto frammentato probabilmente non stato in grado di sostenere e difendere le antiche ideologie politiche e religiose e non ha saputo convertire il vecchio sistema economico. Il mancato adeguamento alle nuove ideologie ha provocato labbandono dei vecchi santuari e dei villaggi circostanti, mentre in contesti peninsulari coevi le nuove ideologie favorirono levoluzione dal villaggio agli insediamenti protourbani. MARIA AUSILIA FADDA Le strutture abitative Il tessuto insediativo del villaggio nel suo complesso lesito di un lungo e articolato processo di sedimentazione monumentale, che a partire dal nucleo originario, e fino al momento dellabbandono, arriver a produrre un aggregato di circa 6-6,5 ettari di superficie, attraverso varie direttrici di espansione, trasformazioni nellorganizzazione dello spazio abitato e sovrapposizioni strutturali ancora quasi del tutto indefinite. Ci si trova pertanto nellimpossibilit di darne una lettura approfondita; tuttavia, gi in questa fase preliminare dellindagine archeologica emergono alcuni elementi di grande interesse1. La straordinaria variet tipologica che caratterizza larchitettura sacra di Romanzesu sembra riproporsi, almeno parzialmente, anche per gli edifici a destinazione non cultuale. In effetti, pur nellesiguit

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della superficie finora indagata, gli interventi di scavo hanno consentito di documentare una molteplicit di soluzioni planimetriche (vedi planimetria generale, fig. 14) esemplificate da moduli monocellulari a pianta circolare (vani 1, 2, 4, 5, 11), sub-ellittica (vano 13), ellittica (vani 3, 6, 10) ed irregolarmente ellittica (vano 9), da un impianto bicellulare organizzato su uno schema a 8 (vani 7, 8), infine da unarticolata capanna a settori, strutturata a insula, con tre ambienti aperti su di un cortile comune (vano17a-c) delimitato da un lungo perimetro murario a sviluppo grossomodo ovoidale2. Le strutture monocellulari possono presentarsi isolate (ad es. vani 4, 5, 11) o addossarsi ad uno o pi ambienti adiacenti, dando vita ad aggregazioni di capanne come nel caso dei vani 9, 10, 12 (immediatamente a O/NO del tempio C) o 13, 14, 15, 16=18 (zona a E/SE del tempio a pozzo) ma senza tuttavia proporre ancora, almeno fino ad oggi, i complessi raggruppamenti a insulae ben documentati in altri villaggi nuragici (Serra Orrios di Dorgali-NU, Palmavera di Alghero-SS, Su Nuraxi di Barumini-CA, Genna Maria di Villanovaforru-CA, Serucci di Gonnesa-CA, ecc.). Al momento, nel settore orientale del villaggio, nellarea prossima al tempio a megaron A e al grande recinto cultuale, non sembra documentata la presenza delle grandi capanne circolari, diffusamente attestate, invece, nella zona Ovest, compresa tra il tempio a pozzo ed il tempio C; il modulo planimetrico qui prevalente sembra essere il piccolo vano circolare (vani 4 e 5) o la struttura a pianta ellittica, testimoniata dal vano 6 e da analoghe capanne ancora interrate ma ben leggibili per alcuni tratti di cresta dei muri perimetrali affioranti dal terreno. Ovviamente soltanto un ulteriore svolgimento dellindagine potr confermare o correggere queste osservazioni di carattere preliminare. Per altro verso il modulo planimetrico ellittico appare comunque documentato anche nel settore occidentale del villaggio, dove viene riproposto con qualche leggera variante nel vano 9, e ancora pi fedelmente (pur nel contesto di pianta pi ampio e articolato di una capanna a settori), nellambiente maggiore (c) del vano 17. Questimpianto planimetrico a disegno ellittico-ovoidale, sostanzialmente inedito per larchitettura domestica del mondo nuragico, sembra trovare interessanti confronti formali (assai meno puntuali per quanto attiene la tecnica costruttiva) nel panorama, grossomodo

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Fig. 37. Planimetria dei vani 7, 8, 9, 10, 12.

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coevo, delle strutture abitative dellItalia centrale tirrenica dellet del Bronzo finale (XII-X sec. a.C.: ad es. abitati protovillanoviani di Luni sul Mignone, San Giovenale e Sorgenti della Nova-VT) e della I et del Ferro (IX-VIII sec. a.C.: villaggi villanoviani di Tarquinia, Veio, ecc., insediamento laziale di Roma-Palatino, ecc.). Un ulteriore significativo raffronto pu essere istituito con strutture (non molto pi antiche) dellabitato della tarda et del Bronzo del Castello di Lipari, nellarcipelago eoliano, attribuibile allorizzonte Ausonio I (XIII-XII sec. a.C.). Nellambito dellevidente variet di soluzioni architettoniche adottate a Romanzesu, occorre poi sottolineare una notevole diversificazione nelle dimensioni delle stesse strutture monocellulari, con diametri, al paramento esterno, variabili dai 5 metri del vano 5 ai 9,60 metri circa del vano 13; dimensioni che, nel caso dellarticolato vano 17, raggiungono la misura davvero considerevole di 18 metri circa di lunghezza. La presenza di unampia gamma di allestimenti architettonici sia allinterno degli ambienti3 che allesterno, aderenti al perimetro murario4, definisce ulteriormente la ricchezza delle esperienze costruttive a destinazione non cultuale maturate e realizzate nel complesso nuragico dellaltopiano bittese. Linusuale frequenza della panchina perimetrale, presente alla base della parete interna in tutti e cinque i grandi vani a pianta circolare e sub-ellittica finora riportati in luce a Romanzesu, rappresenta una sorta di moltiplicazione della struttura tradizionalmente definita capanna delle riunioni nella letteratura scientifica5, generalmente attestata una sola volta nel tessuto architettonico di uno stesso insediamento; ne troviamo un corrispettivo ed evidentemente non un caso nel grande villaggio-santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri (NU)6. probabile che proprio la condizione di villaggio-santuario, centro cultuale di un vasto territorio di pertinenza e fulcro di una complessa rete di variegate relazioni (laiche e religiose) tra le diverse comunit, richiedesse dal punto di vista funzionale la compresenza di pi luoghi di riunione. Del resto, la presenza di ben sette insediamenti genericamente riferibili ad epoca nuragica, in un raggio di soli 3,5 km da Romanzesu, fornisce gi di per s un indizio assai significativo dellampiezza del potenziale bacino dutenza del santuario.

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La presenza (in associazione o meno con panchine perimetrali e piani rialzati) di peculiari banconi-sedile, realizzati con allineamenti di conci disposti ad ellisse aperta o chiusa e ad andamento spiraliforme, individua allinterno di alcuni vani specifiche zone di attivit; le finalit e le destinazioni duso di tali allestimenti e degli spazi che ne risultano cos delimitati, pongono un problema interpretativo tuttora irrisolto, dato che siamo in assenza di significative differenziazioni nelle caratteristiche di strato o nelle frequenze e nella tipologia dei reperti di scavo rispetto a quanto riscontrato nel resto del vano. Tuttavia non da escludere lipotesi che in tali allestimenti, accanto a prevalenti caratteristiche funzionali di bancone-sedile, potessero talora convivere valenze di tipo cultuale, come nel caso, ad esempio, del bancone spiraliforme (fig. 41) nellarea centrale del vano 9 (quasi una riproposizione sintetica e miniaturistica del percorso labirintico del grande recinto cerimoniale) o dellallestimento ad ellisse chiusa del vano 7, dal cui interno proviene una coppa carenata su piede dimpasto tornito (fig. 59.A*), forma verosimilmente non destinata ad un uso comune. Due ambienti (vani 1 e 2) conservano, in posizione centrale o appena decentrata, la base e le pietre di delimitazione di grandi focolari circolari; un terzo focolare, del tipo a parete, potrebbe essere identificato nellallestimento semicircolare addossato al settore Nord del muro interno del piccolo vano 5. Altri probabili punti di fuoco sono indiziati da accumuli di lenti di argilla concotta, ceneri e carboni nella porzione centrale del vano 7 e nel settore SO del vano 9. La presenza di nicchie, ricavate negli spessori dei muri perimetrali di alcuni ambienti monocellulari a pianta sia circolare (vani 11 e 13) che ellittica (vani 6 e 9), e di uno dei vani (b) della capanna a settori 17, risponde probabilmente allesigenza di dilatare in modo razionale lo spazio interno disponibile, creando piccole superfici aggiuntive da utilizzare come ripostigli di oggetti, derrate, ecc. Le nove nicchie esplorate (sulle dieci fino ad ora documentate) presentano pianta e dimensioni (e quindi capienze) notevolmente difformi luna dallaltra; negli ambienti che ne sono dotati se ne possono contare una (vani 9 e 11), due (vano 6) o tre (vani 13 e 17b). Tutte le strutture a destinazione non cultuale di Romanzesu appaiono realizzate nella tipica tecnica edilizia nuragica a secco e a sacco,

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con riempimento intermurario in terra e pietrisco e paramenti a vista organizzati su filari pi o meno regolari di conci di granito a contorno da poligonale a tendenzialmente quadrangolare messi in opera con discreto uso di zeppe di rincalzo e senza impiego di malte di coesione; gli spessori murari, allinterno di unoscillazione compresa tra valori estremi di m 0,45 (vano 17) e m 2,10 (settore NE del vano 13) restituiscono normalmente misure di m 1-1,35 circa. Il materiale lapideo utilizzato in maniera pressoch esclusiva nellopera muraria il granito locale, abbondantemente presente, peraltro, allinterno dellarea insediativa e nelle fasce immediatamente circostanti con numerosi affioramenti naturali; assai limitato appare limpiego di scisto (soglia del vano 8 ed alcuni elementi lastriformi nei depositi di crollo del vano 9), anchesso reperibile sullaltopiano a non grande distanza dal centro nuragico, mentre piuttosto sporadica la presenza di trachiti (un concio utilizzato nel piano rialzato del vano 7, alcune porzioni informi recuperate dai crolli allinterno dei vani 7, 8 e 17, nelle aree dei vani 15 e 16=18 e nelle fasce esterne a ridosso dei vani 11 e 17). Condizioni di conservazione tra loro assai diversificate restituiscono alzati murari ancora in opera (tutti, comunque, svettati) caratterizzati da forti oscillazioni nellaltezza dellelevato residuo, anche in corrispondenza del muro perimetrale di una medesima struttura (ad es. da m 2 a m 0,73 nel vano 11); i valori estremi sono compresi tra 0,28 metri (per 1 filare) del vano 17 e i 2 metri circa di altezza (per 6-7 filari) dei vani 11 e 13; nelle situazioni maggiormente conservative la parete della struttura mostra, almeno nelle parti sommitali, un andamento aggettante, pi o meno marcato, verso linterno (vani 13 e, soprattutto, 11). Le coperture in materiale deperibile non ci sono ovviamente pervenute; in linea generale le ipotesi ricostruttive, accreditate da vari studiosi7, fanno riferimento, almeno per le capanne nuragiche a pianta circolare, ad un tetto conico realizzato verosimilmente con unarmatura di pali lignei impostati alla sommit del muro perimetrale, disposti a raggiera e convergenti verso il centro. Questi elementi portanti potevano poi, utilmente, essere raccordati da una trama di travicelli orizzontali, con funzione di tiranti, per una pi equa distribuzione dei carichi; seguiva allesterno un rivestimento stramineo amalga-

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mato ed impermeabilizzato con un impasto dargilla. In presenza di vani a pianta allungata (ellittica, rettangolare, ecc.) il tetto conico poteva essere sostituito da una copertura ad unico o doppio spiovente8. Nel caso di Romanzesu, indicazioni di scavo emerse nellindagine del vano 11 sembrerebbero indiziare il possibile utilizzo di lastre di granito locale, di piccole e medie dimensioni, come elementi di copertura, mentre, per altro verso, lesplorazione della capanna a settori 17a-c ha restituito, al di sotto dei crolli murari, abbondanti frammenti lignei carbonizzati, in larga misura presenti allinterno degli ambienti indagati e probabilmente pertinenti alloriginario tetto ligneo, distrutto, in apparenza, da un incendio. Gli ingressi, pur con una leggera prevalenza di esposizioni verso mezzogiorno9, possono tuttavia aprirsi indifferentemente, per ragioni funzionali, nei settori N/NE (vani 4, 9, 10, 17a), NE (vano 17), E (vano 11), E/SE (vano 13); laccesso alle strutture costituito da un breve passaggio, spesso strombato (con stipiti tagliati obliquamente in modo da risultare pi ampio verso linterno), di lunghezza pari allo spessore murario e di ampiezza esterna variabile da m 0,75 (vano 6) a m 1,50 (vano 13). Lingresso, originariamente sormontato da unarchitrave10, quasi sempre segnato da una soglia e, in qualche caso, da uno o pi gradini (vani 1, 2, 13) che consentono di superare il dislivello tra lesterno e il piano di calpestio interno. I livelli pavimentali antichi documentati mostrano lutilizzo sia di battuti in argilla (con lembi residui, sottili ma compatti, osservati allinterno dei vani 4, 6, 7, 9, 11 e 13) sia, meno frequentemente, di piani lastricati (vani 1, 8) realizzati con elementi in granito di dimensioni per lo pi medio-piccole, messi in opera con relativa cura. Tutte le strutture si presentano al visitatore nellaspetto originale restituito dalle operazioni di scavo; limitati interventi di consolidamento murario hanno interessato esclusivamente il filare di cresta dei vani 4, 5, 6, 11 e 13, ed il settore SO del muro perimetrale del vano 5. Gli ambienti finora esplorati non hanno restituito significativi reperti faunistici (resti ossei degli animali consumati durante i pasti), derrate alimentari o strumenti di produzione (falci, falcetti, coti, ecc.) e trasformazione (macine e pestelli) delle medesime, ad eccezione di un dubbio dente di falcetto in ossidiana dal vano 8. Le uniche indicazioni indirette sul tipo di alimentazione (e quindi sulleconomia primaria)

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degli abitanti di Romanzesu possono essere in qualche modo fornite dai corredi ceramici recuperati allinterno delle capanne (con forme da mensa, per bere o mangiare: scodelle, ciotole e tazze; contenitori per la cottura dei cibi: tegami e olle di varia foggia e dimensioni; recipienti per conservare e stoccare liquidi e solidi: ancora olle e dolii; vasi per contenere e versare liquidi: brocche) e, soprattutto, dal confronto con vari insediamenti isolani depoca nuragica, per questi aspetti ben pi generosi di rinvenimenti (resti di animali domestici macellati ovi-capridi e suini sia adulti che immaturi, bovini adulti o in et molto avanzata e di selvaggina cacciata cervi, daini, mufloni, cinghiali, lepri, conigli, prolagus sardus, mustelidi e uccelli ; valve di molluschi marini e ami in bronzo; grani di cereali e leguminose entro contenitori di stoccaggio; vasi bollilatte per la produzione di derivati del latte, falci, falcetti, coti, affilatoi, macine, pestelli, ecc.). Essi forniscono unampia documentazione sulle attivit connesse con lallevamento, lagricoltura, la caccia e la pesca. Lillustrazione degli edifici a destinazione non cultuale (ad eccezione dei vani 1-211, curati nelle pagine precedenti) procede con una convenzionale articolazione per grandi plessi topografici (complesso di strutture ad ovest del tempio C vani 7-10 e 12 , complesso di strutture a sud-est del tempio a pozzo vani 11,13-18 ), per poi concludersi con lesposizione delle capanne (4, 5, 6) ubicate nel settore orientale del villaggio-santuario. La numerazione degli ambienti conserva quella originaria attribuita in corso dopera durante lo svolgimento delle diverse campagne di scavo e prescinde, quindi, da una effettiva contiguit di carattere topografico. Il complesso di strutture ad ovest del tempio C VANI 7-10, 12 Le campagne di scavo del 1998-1999 condotte nellarea immediatamente ad ovest del tempio C, hanno evidenziato a breve distanza dai vani 1 e 2 un agglomerato di ambienti di vario modulo planimetrico (fig. 37), caratterizzato da alcune strutture a pianta ellittica (vani 9, 10) e rettangolare (vano 12), tra loro tangenti e disposte a corona rispetto ad un nucleo centrale costituito da una grande capanna cir-

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colare (vano 7) e da un pi piccolo ambiente sub-ellittico (vano 8) giustapposti in uno schema a 8. Tre ambienti (7-9) sono stati esplorati compiutamente fino ai livelli basali, mentre lindagine del vano 10, seppur limitata allasportazione dei crolli superficiali, ha consentito di leggere con relativa chiarezza i contorni di pianta della struttura, evidenziando ladozione di un modulo ellittico allungato (ai paramenti interni lungh. m 9,30; largh. max. m 3 circa) con ingresso volto a N. Il vano 12 stato fatto oggetto di un intervento preliminare che ha permesso di isolare alcuni settori del perimetro murario a sviluppo forse rettangolare. Altri brani murari, infine, emergono per brevi tratti di cresta dalla congerie indistinta dei crolli superficiali, segnalando la presenza di strutture ancora interrate nella fascia compresa tra lagglomerato e i percorsi di visita, in direzione dei vani 1, 2 e 3; significativo laffio-

Fig. 38. I vani 7 (sulla destra) e 8 (a sinistra) in una veduta dassieme da est. ben leggibile la caratteristica pianta a 8 derivata dalla contrapposizione dei due ambienti.

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Fig. 39. I vani 8 (in primo piano) e 7 (sullo sfondo in una veduta dassieme da sud. In evidenza allinterno del vano 8 la porzione residua del lastricato pavimentale.

ramento localizzato subito a N del vano 9 che sembra restituire, ancora una volta, una struttura a pianta ellittica. I VANI 7 E 8 (figg. 37-39) Il perno topografico dellagglomerato costituito dalla grande capanna circolare 7 (fig. 40), caratterizzata da un diametro interno di circa 5,35 metri (7,75-7,80 metri circa al paramento esterno). Il muro perimetrale (spessore m 1-1,35 circa), con paramenti realizzati come di consueto a filari pi o meno regolari di conci di granito, conserva alla parete interna un elevato di altezza variabile compresa tra m 0,45 (per 2 filari, settore S) e m 1,15 (per 5 filari, settore N). Lingresso originario12 (largh. m 1,20-1,40 circa; lungh. m 1,35), volto a S/SE, immette allinterno della struttura, che presenta una ricca dotazione di allestimenti architettonici. Una panchina perimetrale

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Fig. 40. Il vano 7 in una veduta da sud. In evidenza gli allestimenti interni e la panchina perimetrale.

(alt. m 0,10-0,20 per un filare; largh. m 0,30-0,40 circa), costituita da un unico filare di conci di granito con faccia superiore relativamente regolare ed omogenea, corre alla base della parete interna; ben conservata, sinterrompe (volutamente o per perdita dei sedili originari) solo in prossimit dello stipite E dellingresso. Alla panchina si addossano, rispettivamente nei settori NE ed O/SO del vano, una sorta di piano rialzato di forma grossomodo triangolare (m 2,80 x 1,40; alt. m 0,10-0,20 per 1 filare) con un raro concio in trachite di riutilizzo, ed un probabile sedile-bancone ad ellisse chiusa (m 3,30 x 2,10; alt. max. m 0,35 per 2 filari). Questultimo, che costituisce forse una variante del sedile-bancone ad ellisse aperta documentato allinterno di altri ambienti del villaggio (vani 6, 13, 17a-b), appare realizzato con una serie di singoli conci di granito accostati di testa, dalle superfici sommitali tendenzialmente piane e regolari, sovrapposti per un

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tratto agli elementi della panchina perimetrale. Nella porzione centrale del vano, tra il piano rialzato ed il sedilebancone, lo scavo ha documentato la presenza di un probabile focolare (privo per delle pietre di delimitazione) evidenziato da un accumulo di lenti millimetriche di ceneri, argilla concotta e carboni. Lambiente era inoltre dotato di un piano pavimentale in battuto dargilla di cui sono stati osservati consistenti lembi residui nella zona prospiciente lingresso. I rapporti stratigrafici sembrerebbero attestare una contemporaneit di realizzazione tra panchina perimetrale e piano pavimentale ed una relativa recenziorit per la messa in opera del piano rialzato e del sedile-bancone. Lindagine archeologica, al di sotto dei consistenti depositi di crollo superficiale e consolidato, ha evidenziato un livello di terreno carbonioso, ricco di frammenti ceramici, sovrapposto al piano pavimentale e, in larga parte, agli altri allestimenti interni. Gli elementi di cultura materiale recuperati nellintervento di scavo, tutti apparentemente riferibili allet del Bronzo finale-I et del Ferro, comprendono un grano in pasta vitrea, due vaghi in ambra, un frammento di probabile anello in bronzo e materiale ceramico dimpasto in quantit relativamente abbondante (figg. 58.B, 59.A): porzioni di ciotole carenate (a volte con pastiglia applicata), lucerne a cucchiaio, scodelle, bacino, olle e ollette (talora a colletto e ad orlo ingrossato), vasi a collo. Tra i reperti cronologicamente significativi rinvenuti a contatto del battuto pavimentale, si segnalano parte di una brocchetta askoide a collo tubolare e, nellarea delimitata dal sedile-bancone, una porzione di coppa carenata su piede a tromba in ceramica dimpasto tornita (fig. 59.A*) ed un frammento di parete (di probabile brocchetta) con ricca decorazione incisa ed impressa a solcature, motivi a zig-zag, puntini, cerchielli concentrici (fig. 71.D). Completano il quadro dei rinvenimenti due modeste porzioni di conci in trachite, legno carbonizzato (almeno in un caso sughero) proveniente soprattutto dallarea del sedile-bancone e scarsissimi frammenti minuti di osso combusto. La grande capanna circolare preceduta sulla fronte da un pi modesto vano (8) a pianta sub-ellittica con asse maggiore E-O (alla parete interna m 4,50 x 3,30 circa), delimitato da un perimetro murario (spess. m 1-1,35 circa; alt. max. m 0,85 per due filari) addossato

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(ma non innestato) al paramento esterno del muro perimetrale della struttura maggiore in modo da includerne lingresso. Lassenza di incastri murari porterebbe ad escludere una effettiva simultaneit nelledificazione delle due strutture pur in presenza di una loro generica contemporaneit di utilizzo nellambito dellet del Bronzo finale-I et del Ferro (XII-VIII sec. a.C.). Lingresso (largh. m 0,85-1 circa; lungh. m 1,05), orientato a SE, segnato da una soglia in lastrine di scisto ed immette nellarea interna del vano, caratterizzata dalla presenza (settore ovest) di un ampio lembo residuo di lastricato pavimentale. Verso lesterno laccesso si apre su di unarea delimitata da due strutture murarie ad andamento parallelo N-S (vedi planimetria generale, fig. 14), tracciate a partire rispettivamente dai vertici SO e SE dellattiguo tempio C in direzione dei vani 13 e 17; di tali muri di delimitazione, quello occidentale si addossa, rifasciandolo in parte, al paramento esterno (settori S e SE) del vano 8 rispettandone la luce dellingresso ma, al contempo, chiudendo langusto spazio libero in precedenza risparmiato tra i corpi edilizi dei vani 7-8 e del tempio C13. Lesplorazione del vano 8 ha restituito numerosi elementi di cultura materiale (figg. 59.B, 60.A) dai livelli dinterro e crollo superficiali (vaghi di collana in pasta vitrea del tipo ad occhi, un lingotto di rame a panella, fig. 60.A*, del peso di kg 1,6 circa, ceramica dimpasto14); dal deposito di crollo consolidato (ancora un vago ad occhi in pasta vitrea, ceramica dimpasto15, alcune porzioni una con parte di una grande coppella di concio in trachite, oltre a scarsi e minuti resti faunistici); dal livello direttamente sovrapposto al piano pavimentale lastricato (tre elementi di collana in ambra, materiale ceramico16, esigui resti faunistici combusti); ed infine, dal piano di calpestio coerente con il lastricato pavimentale (un vago di collana in pasta vitrea, una fusaiola in ceramica dimpasto, un probabile dente di falcetto in ossidiana). IL VANO 9 (figg. 37, 41-42) La struttura17, edificata immediatamente a N/NO della capanna circolare 7 senza tuttavia risultarne tangente, presenta una planimetria grossomodo ellittica (con asse maggiore E-O) di dimensioni pari a m 6 x 3 circa (al paramento esterno m 7,70 x 4,30); al vano si addossa-

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Fig. 41. Il vano 9 in una veduta da est. Ben visibile lallestimento a sviluppo spiraliforme in corrispondenza dellarea centrale della struttura.

no, in corrispondenza rispettivamente dei settori E e SO, gli ambienti 10 e 12 interessati, per ora, soltanto da limitati interventi preliminari. Il muro perimetrale (spess. m 0,55-1,00 circa), conservato per unaltezza massima di m 1,27, mostra nel paramento interno unopera muraria non omogenea, con tratti di tessitura a filari di conci di modeste proporzioni alternati a porzioni di parete in cui risultano impiegati elementi lapidei di dimensioni considerevoli (settori E e S). Nel settore SO ricavata una piccola nicchia a pianta grossomodo trapezoidale (largh. m 0,40-0,65; profondit m 0,58). Lingresso (largh. m 0,95-1,20; lungh. m 0,80), aperto a N, introduce allarea interna caratterizzata da un piano di calpestio basale articolato su quote sfalsate (con una differenza di m 0,20-0,25 circa). In effetti, lintera porzione orientale della struttura, fino allo stipite E dellingresso, presenta una sorta di piano rialzato delimitato da un

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Fig. 42. Il vano 9 in una veduta da nord. In evidenza lallestimento spiraliforme e larticolazione del piano di calpestio interno su due distinti livelli.

bancone-sedile impostato a livello del piano di calpestio di quota inferiore. Tale panchina (alt. m 0,20-0,25 per un filare; largh. m 0,300,40), realizzata con una sequenza di conci accostati di testa e dalle superfici sommitali piane e regolari, si sviluppa successivamente alla base della parete S del vano per poi piegare in direzione dellingresso, terminando in una sorta di allestimento spiraliforme dincerta funzione, quasi a circoscrivere la zona interna centrale; del tratto terminale (alt. max. m 0,35) sopravvivono solo alcuni conci, quasi tutti sovrapposti ad una zoccolatura di preparazione. Lembi di un battuto pavimentale in argilla, coerenti con il piano di calpestio basale, sono stati osservati sia in corrispondenza del piano rialzato, presso lo stipite E dellingresso, che nella zona a ridosso del tratto S della panchina; un probabile punto di fuoco, infine, sembra indiziato da un modesto accumulo di sottili lenti di ceneri, argilla

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cotta, carboni, localizzato nella porzione ovest del vano, allesterno del sedile-bancone. La sedimentazione archeologica appariva disturbata in larga parte dalle radici di una grande quercia da sughero cresciuta nella porzione centrale della struttura; al di sotto dei livelli dinterro e crollo superficiali, presentava un crollo consolidato di notevole spessore (allettato da SE a NO e caratterizzato dalla presenza di alcune porzioni di grosse lastre di scisto) sovrapposto ad un deposito a prevalente componente terrosa, a sua volta impostato direttamente sul piano di calpestio basale. I non abbondanti elementi di cultura materiale rinvenuti nellintervento di scavo comprendono tra gli altri, dal crollo consolidato: un vago in pasta vitrea, una porzione di bracciale ad anello in bronzo, parti di unolla e di un ciotolone ad orlo estroflesso (fig. 60.B) e un frammento di parete decorato da una fitta trama di sottili linee incise in ceramica dimpasto (fig. 71.F); mentre dal livello sovrapposto al piano di calpestio basale: ancora due vaghi in pasta vitrea (uno del tipo ad occhi) e parte di unansa verticale a bastoncello in impasto buccheroide, con decorazione a sottili e leggere linee incise e cerchielli concentrici impressi18 (fig. 71.E). I reperti cronologicamente significativi sembrerebbero collocare nel corso della prima et del Ferro (IX-VIII sec. a.C.) le fasi di edificazione e di utilizzo del vano. Il complesso di strutture a sud-est del tempio a pozzo VANI 11, 13, 14, 15, 16=18, 17 Tra lautunno del 1999 e la primavera del 2000, contestualmente ad interventi di consolidamento murario finalizzati al restauro conservativo degli edifici sacri di Romanzesu, stata avviata lesplorazione di unarea del villaggio localizzata a breve distanza dal tempio a pozzo (poco pi di 10 metri circa in direzione E/SE), nella zona delimitata a N dal lungo percorso di visita, grossomodo rettilineo, che collega i settori occidentale ed orientale del complesso nuragico. Lindagine archeologica ha cominciato ad evidenziare una situazione topograficamente complessa (vedi planimetria generale, fig. 14) comprendente una grande capanna circolare (vano 11) e una serie di

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ambienti di pianta e dimensioni assai diversificate; questi ultimi risultano inclusi (vani 16=18, 17) o, quantomeno, affacciati con lingresso (vano 13) allinterno di unarea a sviluppo longitudinale N-S, delimitata ad E ed O da due lunghe strutture murarie dal tracciato grossomodo parallelo, edificate a partire dai vertici SO e SE del tempio C. Tali muri di delimitazione costituiscono verosimilmente lepisodio pi recente della complessa storia edilizia dellarea, dal momento che quello occidentale, dopo aver rifasciato parzialmente il vano 8, si sovrappone, obliterandole, a due strutture (vani 14 e 15) ormai in disuso, per poi raccordarsi al paramento esterno del vano 16=18, mentre il muro orientale compie una brusca correzione di tracciato per rispettare lingresso e il perimetro murario dal vano 17, evidentemente preesistente. Lo stadio preliminare della ricerca rende ancora piuttosto problematica una compiuta lettura topografica di questarea che, a partire dai perimetri murari del tempio C e del vano 8, si estende in modo unitario (sebbene oggi appaia spezzata dal sentiero di visita) verso S, per una lunghezza di almeno 45 metri ed una larghezza (ai paramenti interni dei muri di delimitazione) di 8 metri circa19; altrettanto incerta ne appare la destinazione funzionale, forse comunitaria, pubblica, come sembrerebbe indiziare la presenza di sedili-banconi esterni addossati ai vani 13 e 16=18. Degli ambienti individuati, alcuni (vani 11, 13, capanna a settori 17) sono stati indagati in profondit, in larga parte ma non compiutamente, fino al livello basale; altri (vani 14, 15 e 16=18), con lasportazione dei soli livelli superficiali, sono stati semplicemente evidenziati in corrispondenza di tratti pi o meno lunghi dei rispettivi perimetri murari (peraltro tra loro tangenti) e presentano linee di pianta ancora sostanzialmente indistinte. Del vano 16=18, addossato al settore N del muro perimetrale del vano 13, possibile leggere, in particolare, un doppio ingresso aperto a S e marginato lateralmente da sedili-banconi. Le strutture 11 e 13, infine, apparivano interessate da estesi e profondi scassi clandestini. IL VANO 11 (figg. 43-44) La grande struttura, localizzata ad una distanza di circa 10,50 metri in direzione SE dal tempio a pozzo, presenta pianta circolare

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Fig. 43. Vano 11. Planimetria.

con diametro pari a metri 6,40-6,60 (al paramento esterno metri 8,60-8,80); il muro perimetrale (spessore m 1-1,20 circa), con tessuti murari a filari pi o meno regolari di conci di granito, conserva alla parete interna un elevato di altezza variabile da m 0,72 (per due filari) a m 2,00 circa (per 6 filari). Nel settore SE del perimetro mura-

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Fig. 44. Il vano 11 in una veduta da est. Allinterno della capanna sono visibili parte della panchina perimetrale e la nicchia contrapposta allingresso.

rio, dove si raggiunge la massima altezza conservata negli alzati murari residui, la parete mostra in corrispondenza dei filari sommitali un andamento visibilmente aggettante verso linterno. Lingresso (largh. m 1,10-1,20; lungh. m 1,05), aperto ad E, immette nellarea interna del vano, che appare dotata di una panchina perimetrale addossata, come di consueto, alla base della parete; il sedile perimetrale (largh. m 0,35-0,45 circa; alt. m 0,15-0,30), abbastanza ben conservato (delle lacune si osservano in prossimit dello stipite N dellingresso e nei settori S e SE), realizzato con un unico filare di conci di granito dalle superfici sommitali tendenzialmente piane e regolari, accostati di testa e talora impostati su elementi di zoccolatura. Diversamente da quanto documentato in altri casi, la panchina non sinterrompe in corrispondenza dellingresso. Nel settore SO del muro perimetrale, in posizione quasi opposta allingresso, si apre una

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nicchia architravata e segnata da una soglia, a pianta grossomodo trapezoidale (alt. m 0,95-1,08; largh. m 0,60-0,77 circa; profondit m 0,80), ricavata nello spessore murario. La presenza nel deposito archeologico del vano, in corrispondenza della porzione inferiore del livello di crollo consolidato, di una serie di lastre e lastrine di granito locale, caratterizzate da particolari condizioni di giacitura (tutte interrate obliquamente e parzialmente sovrapposte) e con una distribuzione limitata quasi esclusivamente alla zona centrale della capanna, potrebbe costituire un interessante indizio del possibile utilizzo di elementi lapidei lastriformi nella copertura dellambiente. Lo scavo, condotto fino alla quota di affioramento di un piano duso con esigui lembi residui di un battuto pavimentale in argilla, ha restituito abbondante materiale ceramico (figg. 61-63.A), genericamente riferibile allet del Bronzo finale-I et del Ferro, sia dallo strato di crollo consolidato, fra cui una porzione di parete con ampia fascia sovradipinta di colore rosso dallinterno della nicchia (fig. 62.*), sia, soprattutto, dal livello a contatto con il piano duso20. IL VANO 13 (figg. 45-47) Solo uno stretto passaggio, ancora in gran parte ingombro dei depositi dinterro e di crollo, divide lambiente appena descritto dalla monumentale capanna che sincontra nelle sue immediate adiacenze procedendo in direzione SE: il vano 13. La struttura, dalle dimensioni davvero considerevoli (m 7,35 x 6 alla parete interna; m 9,50 x 8 al paramento esterno), propone al visitatore uninsolita pianta subellittica (asse maggiore SO-NE) definita da un perimetro murario (alt. max. m 2 per 7 filari) che nel settore NE, a ridosso dellingresso, mostra un notevole ispessimento (raggiungendo i 2,10 metri circa di spessore contro valori normali di m 1-1,15) ed uno sviluppo quasi rettilineo al paramento esterno. Un ampio ingresso (largh. esterna m 1,50; lungh. m 1-1,20), orientato a E/SE, introduce per mezzo di gradini allinterno del vano, che mostra tracce evidenti di unintensa storia edilizia. Alla base della parete corre una panchina perimetrale (alt. m 0,25-0,35; largh. m 0,32-0,45) realizzata con un unico filare (talora poggiato su elementi di zoccolatura) di conci di granito addossati di testa e messi in opera con cura notevole; limpiego di alcuni lunghi blocchi ben sboz-

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Fig. 45. Vano 13. Planimetria.

zati, a contorno parallelepipedo, ribadisce laccuratezza di esecuzione dellallestimento. Sulla panchina simposta, nascondendone brevi tratti, una struttura muraria trasversale, in cattivo stato di conservazione (alt. max. m 0,60 per 4 filari leggibili; largh. max. m 0,70), addossata ai settori N e S della parete interna e fondata sul pi recente dei due piani duso evidenziati nellintervento di scavo; nel muro, dal tracciato irregolare e apparentemente non unitario21, non possibile cogliere con sufficiente chiarezza la presenza di un varco di collegamento tra le due porzioni (est e ovest) in cui lambiente appare ora suddiviso. Nel settore SE del vano, addossato alla panchina perimetrale e al paramento del tratto S del muro trasversale, si conserva parte di un sedile-ban-

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Fig. 46. Il vano 13 in una veduta da est. In evidenza il monumentale ingresso, parte del muro trasversale interno e due nicchie.

cone con probabile sviluppo originario ad ellisse aperta. Lallestimento (alt. max. m 0,40; largh. max. m 0,45), impostato anchesso sul pi recente dei piani pavimentali individuati, realizzato con unico filare di conci di granito di forma e dimensioni varie accostati di testa; tra gli elementi in opera si nota, forse in reimpiego, un concio (m 0,19x0,33x0,21) con faccia a contorno curvilineo dalla superficie perfettamente levigata. Tre ampie nicchie architravate, ricavate nello spessore del perimetro murario, interrompono la bella tessitura a filari del paramento interno del vano in corrispondenza rispettivamente dei settori SO (a pianta pentagonale: alt. m 0,77-1,05; largh. max. m 0,85; prof. m 0,70), Ovest (a pianta irregolarmente pentagonale: alt. m 0,67/0,98; largh. max. 0,75; prof. m 0,75) e NE (a pianta irregolarmente quadrangolare: alt. max. m 0,78; largh. max. m 0,90; prof. m 0,95) a

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Fig. 47. Il vano 13 in una veduta da sud-ovest. Ben visibili, allinterno, unampia porzione della panchina perimetrale, parte del muro trasversale e la nicchia presso lingresso.

ridosso dellingresso. Sempre nella parete interna, a diverse altezze, si aprono infine tre probabili stipetti a luce rettangolare o quadrangolare: il primo (m 0,30x0,24x0,25) nel settore S, il secondo (m 0,20x0,19x0,30) e il terzo (m 0,30x0,18x0,40) rispettivamente in quelli NO e N. Allesterno, a ridosso dello stipite N dellingresso, affiora un breve tratto di sedile-bancone a sviluppo rettilineo, addossato al paramento del muro perimetrale. Nella porzione N del vano lo scavo stato condotto fino alla quota di affioramento del piano duso pi antico, individuato da ampi lembi di battuto in argilla, mentre, in quella meridionale, lindagine si interrotta al livello pavimentale pi recente, segnalato da un rado acciottolato e da qualche elemento lastriforme in connessione con

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modesti residui di un secondo battuto in argilla; un livello intermedio, di 20-23 cm di spessore, separa i due piani pavimentali sovrapposti. I rapporti di strato sembrano indicare unapparente contemporaneit di esecuzione tra panchina perimetrale e battuto pavimentale pi antico, cos come, del resto, tra pavimento pi recente, muro trasversale e sedile-bancone; il periodo di fruizione della struttura, dalla fase dimpianto al momento dellabbandono, sembra collocabile tra et del Bronzo finale e I et del Ferro. Tra gli elementi di cultura materiale22 (figg. 63.B, 64, 71.G-I), recuperati nellintervento, si segnalano: dalla quota superficiale: parte di un fermatrecce in bronzo con decorazione a spina di pesce e ad occhio di dado; dal crollo consolidato: un vago di collana in ambra, un grano quasi sferico e frammenti di spillone e di un anello a fascetta in bronzo, oltre ad una lucerna a cucchiaio in ceramica dimpasto (fig. 64); mentre dal livello a contatto con il piano pavimentale pi recente: elementi di collana in ambra e cristallo di rocca, uno spillone frammentario in bronzo ed un frammento vascolare con decorazione a solcature e tacche oblique (fig. 71.G); infine, dal livello intermedio tra i due piani duso: un vago di collana in ambra e porzioni di due anse ad arco (pertinenti a brocchette askoidi) decorate rispettivamente con motivi a chevrons e cerchielli concentrici in un caso (fig. 71.I) e a sottili linee incise nellaltro (fig. 71.H). IL VANO 17A-C (figg. 48-50) Nellarea immediatamente prospiciente lingresso del vano 13 (fig. 51) possibile osservare una monumentale capanna a settori, caratterizzata da una complessa planimetria a insula ad impianto grossomodo ovoidale, con asse maggiore SO-NE (lungh. m 18; largh. m 4,60-12,20). Il lungo muro perimetrale (spess. m 0,45-1,00 m circa; altezza residua a vista m 0,28-1,18) definisce un ampio spazio interno articolato in tre ambienti originariamente coperti, di pianta e dimensioni assai varie (17a, 17b, 17c), affacciati su di un cortile comune, verosimilmente a cielo aperto. Linsolita tecnica edilizia a lastroni ortostatici affiancati (oggi quasi tutti svettati, ma con altezze residue a vista talora di m 1-1,08), adottata nella realizzazione della gran parte del paramento interno del perimetro murario, oltre ad enfatizzare la

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Fig. 48. Vano 17. Planimetria.

monumentalit delledificio sembrerebbe al contempo rimarcarne una specificit rispetto alle strutture limitrofe. Non sembra del resto casuale che la capanna a settori, diversamente da quanto documentato ad es. per i vani 14 e 15, condizioni la successiva attivit edilizia nellarea a tal punto da determinare una brusca variazione di tracciato del lungo muro di delimitazione costruito a partire dal vertice SE

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Fig. 49. Il vano 17. La veduta dassieme da sud mostra la monumentale capanna a settori nella sua complessa articolazione interna.

del tempio C muro che, di fatto, rifascia il vano 17 rispettandone appieno lo sviluppo planimetrico. Lingresso della complessa struttura, ancora ingombro del deposito dinterro e crollo (poich lindagine archeologica del vano non completata), si apre nel settore NE del perimetro murario; dallesterno era possibile accedere al cortile comune, e da qui allinterno dei tre ambienti della capanna a settori. Il vano c, di dimensioni maggiori rispetto agli altri (lungh. m 8,10; largh. max. m 3,40 alla parete interna), presenta pianta ellittica (simile a quella del vano 6) con ingresso (largh. m 0,80-1,00; lungh. m 0,90-1,10) volto a SE, segnato da una soglia e preceduto allester-

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Fig. 50. Il vano 17. La grande capanna a settori in una veduta dassieme da nord-est. In primo piano lambiente ellittico C con il bancone-sedile ad ellisse aperta.

no da una sorta di probabile portichetto, a pianta grossomodo trapezoidale (ai paramenti interni m 2,30 x 0,80-1,30), delimitato da linee murarie (alt. max. m 0,65, per 2 filari) non perfettamente coerenti. La presenza di un secondo accesso potrebbe essere indiziata da una lacuna presente nel tratto NE del muro perimetrale del vano, a ridosso dellingresso esterno della capanna a settori. Larea interna, nella zona SO, prospiciente lingresso, dotata di un sedile-bancone ad ellisse aperta addossato alla base della parete; lallestimento (alt. m 0,150,28 per un solo filare; largh. m 0,30-0,50) realizzato come di consueto con una serie di conci di granito accostati di testa e dal taglio

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piuttosto curato nelle superfici sommitali, in modo da garantire una sostanziale uniformit del piano dappoggio. Una struttura muraria (alt. max. m 0,70 per 5 filari) di modesto spessore (m 0,45-0,55), con tessitura a pietre di piccole dimensioni, separa lambiente c dal contiguo e meno ampio vano b, a pianta trapezoidale (alla parete interna m 4,40x2-3,90) e con ingresso decisamente strombato (largh. m 0,80-1,15; lungh. m 0,70) volto a SE. Un sedile-bancone parzialmente conservato, simile a quello dellambiente adiacente, occupa lintera porzione N del vano; tre nicchie, ricavate nello spessore dei muri perimetrali, si aprono, la prima a ridosso dello stipite N dellingresso (rialzata di m 0,40 dal piano di campagna e con pianta trapezoidale, m 0,53x0,35-0,60), le altre allintersezione delle pareti S e O (contigue, presentano entrambe pianta rettangolare: m 0,70x0,53 ed unaltezza di m 0,84 luna; m 0,53x0,37 ed unaltezza di m 0,48 laltra). Il terzo ambiente (a), esplorato solo parzialmente, ubicato allestremit SE della capanna a settori, in una zona appena in rilievo per il lieve scarto di quota, determinato dallandamento appena obliquo del terreno, che accompagna lo sviluppo di pianta della struttura da SO a NE. Il vano presenta pianta grossomodo triangolare (lungh. m 4,50; largh. max. m 2,40 alla parete interna), con uno dei lati a sviluppo curvilineo, e ingresso (largh. m 0,80-0,90; lungh. m 0,55) aperto a N/NE. Il deposito archeologico interno, indagato nella sola porzione superiore, ha restituito accanto a pochi frammenti ceramici non diagnostici, una notevole quantit di grumi dargilla concotta, talora di discrete dimensioni. Immediatamente ad O del vano a, una lunga struttura muraria rettilinea (lungh. m 6,50; spess. m 0,50-0,60; alt. max. m 0,27) con andamento E-O, conservata per un unico filare, sembra in qualche modo definire unulteriore partizione degli spazi interni nella porzione meridionale della grande capanna a settori. Altri modesti ingombri murari dincerta funzione, con alzati ridotti ad un solo filare, si notano a S (lembo residuo di una struttura preesistente?) e a N della linea muraria rettilinea ed inoltre nellarea prospiciente lingresso del vano a e a contatto con il muro perimetrale E del vano c. Lo scavo ha fornito importanti indicazioni sul tipo e sulla distribu-

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Fig. 51. I vani 13 e 17, parzialmente visibili a sinistra del sentiero di visita, tra la fitta vegetazione boschiva, in una veduta aerea.

zione delle coperture allinterno dellarticolata capanna a settori: in particolare, lindagine degli ambienti b e c ha restituito, al di sotto dei livelli di crollo e a contatto con il piano duso, notevoli quantit di frammenti lignei carbonizzati pertinenti verosimilmente alloriginario tetto ligneo distrutto da un incendio e collassato allinterno dei vani; per converso, lassenza di legno carbonizzato nellarea del cortile comune sembrerebbe una conferma del fatto che questa zona fosse, con ogni probabilit, priva di copertura. Lindagine del vano 17 e dellarea esterna limitrofa ha consentito il recupero di una notevole quantit di elementi di cultura materiale (figg. 65-68, 72-73) documentando, peraltro, una singolare concentrazione di reperti ceramici23 (fig. 72.1-7,10), oltre ad un pugnaletto a base semplice in bronzo (fig. 68.C), nellangusta fascia compresa tra il muro perimetrale est della capanna a settori e la lunga struttura muraria edificata a partire dal vertice SE del tempio C.

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Il cortile interno, oltre alla produzione ceramica dimpasto24 (figg. 65.A, 72.9, 73.1-4), talora decorata, ha restituito porzioni di pugnaletti a base semplice (fig. 65.C) ed elementi di collana in ambra (uno del tipo ad astragalo) e in pasta vitrea (alcuni ad occhi) dal deposito di crollo consolidato e a contatto con il sottostante piano duso, mentre dal piano duso vero e proprio, provengono sporadici reperti metallici in bronzo (un vago di collana ad astragalo ed uno a sezione di sfera fig. 65.C , piccoli frammenti di una spada votiva e di uno spillone) e ceramica figulina tornita (un orlo a fascetta) e con decorazione sovradipinta a vernice rossa e rosso-mattone (frammenti di fondo, di orlo svasato e di ansa a nastro, fig. 65.B). La stessa associazione di materiali stata documentata allinterno degli ambienti b (con il rinvenimento, tra laltro, di un vago in pasta vitrea ad occhi, di unansa a gomito rovescio con decorazione a punti in ceramica dimpasto, di diversi frammenti di una forma con orlo a fascetta, in ceramica figulina tornita e con vernice color mattone coprente sulla parete interna e limitata alla zona dellorlo su quella esterna, fig. 68.B) e c. Questultimo, in particolare, accanto al comune repertorio in ceramica dimpasto, tra cui porzioni di brocchette askoidi una, quasi interamente ricomponibile (fig. 67), a bocca triloba , di piccolo dolio con orlo fortemente ingrossato, di coppa su piede e di vasi multipli in forma rispettivamente di scodellone troncoconico e di ciotola carenata con coppetta/presentatoio sullorlo (fig. 66), ha restituito, a contatto con il piano duso, parte di una coppa troncoconica in ceramica dimpasto piuttosto depurato con decorazione sovradipinta a vernice di colore rosso-scuro (coprente sulla parete interna, con motivo a zig-zag e bande di vario spessore a sviluppo orizzontale, verticale o curvilineo, su quella esterna), porzione di unolla a breve collo ed orlo svasato in ceramica depurata tornita, sovradipinta con vernice rosso-porpora (stesa uniformemente sulla superficie interna e limitata alla zona del labbro e ad unampia banda orizzontale su quella esterna) ed altri frammenti vascolari sovradipinti (fig. 68.A), materiali dimportazione e/o dimitazione di produzioni allogene, tutti di probabile temperie geometrica di pieno/tardo VIII sec. a.C. Nel complesso, limpianto e lutilizzo della grande capanna a settori

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sembrano collocabili nellambito del Bronzo finale-I et del Ferro; allo stesso orizzonte, peraltro, rimandano alcuni materiali cronologicamente significativi rinvenuti nellarea esterna limitrofa compresa tra i vani 17 e 13 (anse a gomito rovescio, una parete con decorazione a cerchielli concentrici impressi, fig. 73.5, una fibula ad arco ribassato a sezione romboidale e una porzione di coppa in ceramica relativamente depurata, sovradipinta, con copertura uniforme, a vernice rossovivo, fig. 68.C) e immediatamente a nord del vano 17 (parte di unansa a bastoncello con motivo decorativo ad occhio di dado, fig. 73.6). Il settore orientale del villaggio-santuario VANI 4-6 Le strutture presentate di seguito sono state riportate alla luce nel corso delle campagne di scavo del 1996 e del 1998, contestualmente allesplorazione dei due grandi edifici cultuali (tempio a megaron A, recinto cerimoniale) presenti in questo settore del complesso nuragico (vedi planimetria generale, fig. 14). Tutti e tre i vani, pi o meno estesamente, apparivano interessati da gravi episodi di scavo clandestino, che hanno compromesso la possibilit di una soddisfacente lettura delle rispettive stratigrafie. IL VANO 4 (figg. 52-53) La struttura, ubicata a brevissima distanza (m 6,5) dalla fronte del tempio a megaron A, presenta una pianta circolare (diametro m 3,403,45 alla parete interna; m 5,10-5,25 al paramento esterno) delimitata da un perimetro murario (spess. m 0,75-0,90; alt. max. m 0,72) realizzato nella consueta tecnica a filari; lorientamento dellingresso (largh. m 1-1,15) rivolto a N, in direzione della facciata del tempio a megaron, sembra documentare un evidente rapporto funzionale tra il piccolo vano e ledificio di culto. Larea interna era dotata di un piano pavimentale in battuto dargilla, documentato da scarsi lembi residui (osservati nel corso dellintervento di scavo) impostati direttamente sulle creste del bancone roccioso affiorante. Lesplorazione del deposito archeologico (peraltro intaccato e

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Fig. 52. Vano 4. Planimetria.

parzialmente rimestato da uno scasso clandestino) ha restituito tra laltro (fig. 69) una porzione di spada votiva in bronzo da quota superficiale, una grande ansa a gomito rovescio dal deposito di crollo, parte di uno spillone in bronzo e una discreta quantit di materiale ceramico dimpasto (tra cui porzioni di ciotole carenate, una con decorazione incisa a spina di pesce, di scodelle ad orlo

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Fig. 53. Il vano 4 in una veduta da sud-ovest. Sullo sfondo, a breve distanza, il tempio a megaron A.

rientrante, di olletta con decorazione plastica a segmenti disposti a rete, di anse a gomito rovescio e ad arco, di manico di padella, di lucerna) dal livello a contatto con il piano duso. Limpianto e lutilizzo della piccola capanna circolare possono essere genericamente riferiti allet del Bronzo finale-I et del Ferro. IL VANO 5 (figg. 54-55) ubicato a breve distanza (11 m circa in direzione SE) dal grande recinto cultuale; interessato da estesi e distruttivi scassi clandestini, stato parzialmente integrato, in corrispondenza del settore SO del perimetro murario, con un intervento di restauro e consolidamento

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Fig. 54. Vano 5. Planimetria.

murario. La struttura presenta pianta circolare (diametro m 3,35-3,50 alla parete interna; m 5 al paramento esterno) con muro perimetrale

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Fig. 55. Il vano 5 in una veduta da sud. ben ben visibile, addossato al paramento murario interno e in posizione contrapposta allingreso, il prbabile focolare parietale.

(spess. m 0,60-0,80; altezza massima residua, nel tratto originale, m 0,85 per 3 filari) rifasciato allesterno da una sorta di zoccolo/bancone (largh. m 0,30-0,70; alt. m 0,10-0,32 per un filare) conservato per poco pi della met del perimetro. Lingresso, (largh. m 1-1,10) aperto a S, introduce allinterno del vano dove, addossato alla parete N, in posizione contrapposta allaccesso, presente un allestimento semicircolare (alt. m 0,20-0,30) costituito da un unico filare di conci di granito accostati di testa con uso di sporadici elementi di rincalzo, interpretabile forse come focolare parietale25.

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Il deposito archeologico, sconvolto e rimestato dagli scavi clandestini, ha restituito manufatti frammentari in bronzo (porzioni di braccialetti ad anello e a fascetta, di spilloni, di fibuline ad arco ribassato, di anelli, di grano di collana/testa di spillone di forma biconica in filo avvolto a spirale), un vago discoidale in ambra, un elemento di collana biconico in pasta vitrea azzurra e, nella produzione ceramica dimpasto (figg. 58.A, 70, 71.A-B), frammenti vascolari (pertinenti per lo pi a brocchette askoidi) decorati a file di puntini ovali, con motivi incisi a spina di pesce, a zig-zag, a solcature e fasci di linee parallele e a cerchielli concentrici impressi, porzioni di olle e ollette, di ciotole carenate, di vaso multiplo con orlo sormontato da coppetta, di anse a nastro e a bastoncello decorate a punti impressi, di anse a maniglia impostate allorlo di scodelle o scodelloni; materiale riferibile allorizzonte Bronzo finale-I et del Ferro. IL VANO 6 (figg. 56-57) localizzato ad O del grande recinto cultuale (ad una distanza di circa 22 m), al margine dellarea fittamente alberata su cui insiste un vasto settore del villaggio ancora totalmente inesplorato. La struttura presenta pianta ellittica (m 7x4 alla parete interna; m 8,80x5,70 al paramento esterno), con asse maggiore O/NO>E/SE, definita da un muro perimetrale (spess. m 0,70-1,10; alt. max. residua m 1,36 per 6 filari) con tessitura a filari di conci di granito non molto regolare. Dallingresso (largh. m 0,75) aperto a S/SO si accede allarea interna, originariamente dotata di un piano pavimentale in battuto dargilla documentato da pochi lembi residui, osservati nel corso dellintervento di scavo, che apparivano stesi direttamente sullaffioramento obliquo della roccia naturale. Nella zona occidentale del vano, in posizione contrapposta allingresso, presente, addossato alla base della parete, un sedile-bancone (alt. m 0,12-0,26; largh. m 0,30-0,45) costituito da 6 grandi conci di granito, di forma tendenzialmente parallelepipeda e dalle superfici sommitali uniformi, accostati di testa e disposti ad ellisse aperta. Una nicchia architravata, a pianta trapezoidale (largh. m 0,50-0,63; prof. m 0,45; alt. m 0,72) si apre nel settore N/NE della parete; a breve

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Fig. 56. Vano 6. Planimetria.

distanza (m 1,20 in direzione O) da questa si intravede una seconda nicchia di dimensioni maggiori (largh. m 1,05), evidenziata da un intervento di consolidamento murario ma non ancora indagata. Tre probabili stipetti, infine, posizionati a diverse altezze, interrompono i paramenti murari in corrispondenza dei settori SE (entrambi a luce rettangolare, misurano m 0,26x0,22x0,30 e m 0,22x0,27x0,30) ed E (a luce trapezoidale, m 0,35x0,23-0,15x0,20). Gli scarsi elementi significativi di cultura materiale recuperati nellasportazione delloriginario deposito archeologico, quasi completamente sconvolto e rovesciato allesterno da un brutale intervento di scavo abusivo, comprendono uno spillone in bronzo a verga circolare e capocchia conica, un piccolo frammento di lingotto a panella o ox-hide in rame, due piccoli vaghi di pasta vitrea,

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Fig. 57. Il vano 6 in una veduta dassieme da sud. In evidenza, in posizione quasi contrapposta allingresso, il bancone-sedile ad ellisse aperta e una nicchia ricavata nel settore nord-est del perimetro murario.

un grano frammentario in ambra di forma conica, parte di unansa ad arco a bastoncello triangolare (pertinente a brocca o brocca askoide) decorata da una fila centrale di grossi punti impressi alternati a leggere solcature orizzontali (fig. 71.C); materiali, anche questi, riferibili allorizzonte Bronzo finale-I et del Ferro. Almeno altre tre strutture di pianta analoga, affioranti dal terreno per il solo filare di cresta in corrispondenza di tratti pi o meno lunghi dei rispettivi muri perimetrali, sono parzialmente visibili immediatamente a N, O e SO del vano 6; unulteriore capanna, ancora interrata e in gran parte illeggibile, sembra addossarsi, infine, al settore E del perimetro murario della struttura indagata. FERNANDO POSI

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Fig. 58. Materiale ceramico dimpasto dai vani 5 (A) e 7 (B).

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Fig. 59. Materiale ceramico dimpasto dai vani 7 (A) e 8 (B). La coppa carenata su alto piede a tromba (*), dal vano 7, in impasto tornito.

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Fig. 60 A. Materiale ceramico dimpasto e lingotto a panella in rame (*) dal vano 8. B. Materiale ceramico dimpasto e porzione di bracciale ad anello in bronzo dal vano 9.

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Fig. 61. Materiale ceramico dimpasto dal vano 11.

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Fig. 62. Materile ceramico dimpasto e con decorazione sovradipinta di colore rosso (*) dal vano 11.

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Fig. 63. Materiale ceramico dimpasto dai vani 11(A) e 13 (B). * Scala 1:4.

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Fig. 64. Materiale ceramico dimpasto e porzioni di spilloni in bronzo (*) dal vano 13.

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Fig. 65. Materiale ceramico dimpasto (A), con decorazione sovradipinta di colore rosso-mattone (B), pugnaletti a base semplice e grani in bronzo (C) dal vano 17.

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Fig. 66. Materiale ceramico dimpasto dal vano 17c.

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Fig. 67. Brocchetta askoide a bocca tribolata in ceramica dimpasto dal vano 17c.

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Fig. 68. Materiale ceramico con decorazione sovradipinta di colore rosso dagli ambienti c (A) e b (B) del vano 17. C. Materiale ceramico dimpasto, sovradipinto a vernice rossa (*), pugnaletto a base semplice e fibula ad arco ribassato in bronzo dallarea esterna limitrofa al vano 17.

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Fig. 69. Materiale ceramico dimpasto e frammento di spada votiva in bronzo (*) dal vano 4.

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Fig. 70. Materiale ceramico dimpasto dal vano 5.

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Fig. 71. Materiali ceramici dai vani 5 (A-B), 6 (C), 7 (D), 9 (E-F) e 13 (GI).

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Fig. 72. Materiali ceramici dal vano 17 (nn. 8-9) e dallarena esterna limitrofa.

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Fig. 73. Materiali ceramici dal vano 17 (nn. 1-4) e dallarena esterna limitrofa (nn. 5-6).

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Note
Oltre agli edifici sacri, le diverse campagne di scavo effettuate fino ad oggi nel complesso di Romanzesu, a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Sassari e Nuoro, hanno riportato in luce (integralmente o per la gran parte) 12 vani; altri ambienti (vani 10, 12, 14, 15, 16=18) sono stati oggetto di unindagine preliminare, limitata allevidenziazione di tratti pi o meno ampi dei rispettivi muri perimetrali. Nel complesso, i diversi interventi di scavo (peraltro spesso non contigui) hanno coinvolto, approssimativamente, unarea di circa 3500 m2 di estensione su un totale di 6/6,5 ettari circa di superficie residua interessata dalla presenza di emergenze architettoniche. 2 Gli altri vani (12, 14, 15 e 16=18) presentano una planimetria ancora sostanzialmente indistinta. 3 Panchine perimetrali = vani 1, 2, 7, 11, 13; banconi-sedili con sviluppo spiraliforme = vano 9, ad ellisse aperta = vani 6, 13, 17b, 17c, ad ellisse chiusa = vano 7; piani rialzati = vani 7 e 9; focolari = vani 1, 2, 5?; nicchie = vani 6, 9, 11, 13, 17b; probabili stipetti = vani 6, 11, 13; un muro trasversale = vano 13. 4 Zoccolo/panchina perimetrale = vano 5; tratti di sedile bancone = vani 8, 13 e 16/18. 5 Proprio per la valenza per cos dire pubblica, comunitaria che la presenza esclusiva del sedile perimetrale sembrerebbe conferire alla grande capanna circolare. 6 Qui, oltre alla curia, sono presenti diverse grandi strutture circolari con panchina perimetrale, sia allinterno del cosiddetto recinto delle feste che in altri settori del villaggio (capanna della bipenne, capanna 53). Cfr. R. ZUCCA, Il santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri, Sardegna Archeologica. Guide e Itinerari, C. Delfino Ed., Roma 1988. 7 Si vedano ad es. M.A. FADDA, Il villaggio, in AA.VV., La civilt nuragica, Ed. Electa, Milano 1990, p. 102 ss.; A. MORAVETTI, Il complesso nuragico di Palmavera, Sardegna Archeologica. Guide e Itinerari, C. Delfino Ed., Roma 1992, figg. 95-98, 100-101. 8 M.A. FADDA, La civilt, op. cit., p. 104. 9 Presentano un orientamento a S/SE i vani 2, 5, 7, 16=18; a SE i vani 1, 8, 17b, 17c; a S/SO il vano 6. 10 Tre probabili elementi architravali, costituiti da cospicui monoliti in granito, si osservano a terra in giacitura di crollo originaria o secondaria in corrispondenza dellingresso del vano 1 e nelle zone limitrofe agli accessi dei vani 2 e 13. 11 Raggiungibili imboccando il sentiero di visita delimitato da staccionate a
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N del tempio a pozzo. 12 Con la giustapposizione del vano 8 laccesso originario diviene lelemento di passaggio e di raccordo tra i due ambienti. 13 Che tale area sia stata praticata ed utilizzata fino alla occlusione dei passaggi verso N (per la presenza del vano 10) e verso S (con la costruzione del muro di delimitazione) sembrerebbe documentato dalla presenza di un lembo di bancone (appena evidenziato) addossato al paramento esterno del settore E del perimetro murario del vano 8. 14 Tra i reperti unansa a gomito rovescio decorata a punti impressi, porzioni di stretto e alto tegame, di brocchetta, di vaso a collo, ecc. 15 Con porzioni di ansa a gomito rovescio, di brocchette, vaso a collo, scodellone, ollette e frammenti di parete decorati rispettivamente a singoli cerchi e cerchielli impressi e a fasci di sottili linee incise. 16 Frammenti di ciotole carenate una con pastiglia applicata , di vaso a collo con cordone plastico orizzontale, di probabile brocchetta in ceramica dimpasto, una parete in ceramica tornita. 17 accessibile dal percorso di visita nel tratto compreso tra i vani 1 e 2. 18 In particolare, la porzione di ansa decorata (con una sintassi ornamentale riferibile alla I et del Ferro) stata recuperata direttamente a contatto con il lembo di battuto pavimentale in argilla localizzato a ridosso del tratto S della panchina, allinterno della zona delimitata dallallestimento spiraliforme. Dal medesimo livello provengono inoltre frammenti di ciotola carenata, di olle (una ad orlo fortemente ingrossato), di brocchetta, di ansa a gomito rovescio. 19 Al momento ne rimangono sostanzialmente indefiniti i limiti meridionale (oltre il vano 17) e sud-occidentale (al di l del vano 13) come del resto risulta indeterminato per lunghi tratti il reale spessore del muro di delimitazione occidentale, n, per altro verso, ancora possibile individuare la presenza, peraltro plausibile, di aperture verso lesterno. Lo scavo, infine, per la gran parte della superficie interessata dallintervento, si limitato allasportazione dei livelli superficiali; tra i reperti recuperati si segnala una consistente presenza di elementi di collana in pasta vitrea, di forma e colori vari e con una significativa frequenza di vaghi ad occhio, rinvenuti nella zona compresa tra il sentiero di visita ed il lato Sud del tempio C. 20 Dal crollo consolidato provengono frammenti di ciotole carenate, di olle e ollette a corpo ovoide e globulare e con orlo svasato, di brocchetta askoide, di scodella ad orlo rientrante, di ansa a gomito rovescio, di ansa a nastro passante a bastoncello con decorazione a cuppelle; dal livello a contatto con il piano duso porzioni di ciotole carenate in alcuni casi con decorazione plastica applicata a bugnette presso lorlo, a pastiglie a ridosso della carena, a segmento verticale , di brocchetta askoide, di olle a breve colletto o ad orlo svasato.

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La struttura muraria mostra evidenti incongruenze di tracciato e scarsa coesione edilizia tra le diverse parti in cui sembra, apparentemente, articolata; in effetti, procedendo da N a S, si notano un primo tratto curvilineo (diretto verso lingresso), con paramenti ben connessi, cui si raccorda in modo piuttosto maldestro (fuori allineamento e con una brusca modificazione di tracciato) una porzione ad andamento rettilineo N-S conservata nel solo paramento orientale, e quindi, dopo una lacuna, un breve tratto con orientamento nuovamente variato (NO-SE). 22 Il repertorio di forme ceramiche comprende, dai vari livelli, un piccolo dolio ad orlo fortemente ingrossato, scodelle e scodelloni ad orlo rientrante (talora con ansa a maniglia impostata allorlo), scodelloni lenticolari, ciotole carenate, vasi a collo, olle e ollette, brocchette askoidi a collo tubolare e non, anse ad arco, a maniglia e a gomito rovescio. 23 Con porzioni di brocchette askoidi, di ciotole carenate talora con pastiglie applicate, di scodelle e scodelloni ad orlo rientrante, di olle e ollette a colletto, con orlo estroflesso o appena ingrossato e corpo da globulare a cilindroovoide, di anse a gomito rovescio, ad arco e a bastoncello decorate da punti pervi o impervi talora marginati lateralmente da solcature longitudinali o da tacche oblique, di anse a maniglia in un caso con decorazione a spina di pesce , di ansa a nastro con leggere costolature longitudinali, ecc.. 24 Dal crollo sovrapposto al piano duso provengono porzioni di brocchette askoidi a collo tubolare e non, di ciotole carenate, di olle e ollette ad orlo svasato con corpo ovoide o globulare, di scodelle e scodelloni ad orlo rientrante e appiattito a volte con ansa a maniglia impostata allorlo, di anse ad arco talora con decorazione a punti , di anse a maniglia, ecc.; mentre il piano duso restituisce, oltre alle medesime forme documentate nel deposito di crollo, una fusaiola e frammenti vascolari con decorazioni ad occhio di dado, a triplice fila di punti, o dalla complessa sintassi ornamentale incisa e impressa, con motivi lineari, a zig-zag e a file di puntini, su registri sovrapposti. 25 Un allestimento simile, interpretato dal Taramelli come focolare, appare documentato nel vano A del villaggio nuragico di Nuraghe Arvu di Cala Gonone-Dorgali (NU). Cfr.: A. TARAMELLI, Dorgali (Nuoro). Esplorazioni archeologiche nel territorio del Comune, in A. TARAMELLI, Scavi e scoperte (1903-1939), vol. IV, p. 462, Carlo Delfino editore, Sassari 1985.

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Glossario

Atrio (o vestibolo) Bancone (o bancone-sedile)

Il primo ingresso di qualunque edificio. Lunga panca costituita da vari blocchi accostati, che segue, in tutto o in parte, la parete interna del vano (camera del nuraghe o capanna). presente anche nelle esedre delle tombe di giganti, con la duplice funzione di sostenere gli ortostati e di costituire un punto dappoggio per le offerte ai defunti. Pietra eretta, spesso lavorata, ritenuta essere abitazione del dio. Il termine di origine semitica (beth-el), ma in Sardegna usato sia riferito a manifestazioni delle culture prenuragiche, sia nuragiche e fenicio-puniche. Il punto di contatto fra pietra e pietra nella muratura. Pietra appositamente lavorata per essere messa in opera nella muratura. Detta anche pietra concia. In genere le pietre dei nuraghi, anche seconce, presentano allesterno una faccia pi o meno piana e allinterno del muro un prolungamento allincirca conico che si chiama coda. Da cui concio a coda. Fila di pietre disposte orizzontalmente in muratura. Dicesi anche assise o filare. Volta a base circolare, costituita da filari di pietre in aggetto usata in Sardegna nelle camere interne dei nuraghi o nei templi a pozzo. Sinonimo di oggetto in terracotta, argilla, etc. il punto in cui le pietre di una muratura combaciano fra di loro. Inserimento di una struttura architettonica nuova su di unaltra precedente legando le stesse con apposite pietre. Fusione di metallo in una forma specifica, utilizzata per il commercio. Spesso il suo peso standard e ne garantita la purezza. Nella Sardegna nuragica i lingotti di rame possono avere forma piano-convessa, a panella, oppure a pelle di bue (ox-hide), del tipo cos detto cretese-cipriota.

Betilo

Commessura Concio

Corso Falsa cupola

Fittile Giunto Incastro architettonico Lingotto

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Megalitica Costruzione a secco con grandi lastre di sostegno disposte (tecnica o architettura) in verticale o a coltello ed altre di copertura poggianti orizzontalmente sulle prime, come nei dolmen e nelle alles couvertes (corridoi dolmenici). In genere vale anche come costruzione fatta di massi di notevole mole. Megaron Edificio di pianta rettangolare composto da una camera principale preceduta da un vestibolo. Al centro della sala principale si trova un focolare. In Grecia il tipo compare dai tempi del Neolitico; in Sardegna il termine mutuato dalla Grecia. Piccola scultura in pietra o bronzo o altro materiale che ripete in scala minore (da pochi a 70 cm.) il nuraghe semplice o quello complesso (trilobato e quadrilobato). Arco acuto che segue il profilo delle false volte delle camere e degli anditi dei nuraghi. Larga pietra o lastra, disposta verticalmente. Sinonimo di lingotto di forma circolare piano-convessa. Detto anche menhir. Monolite infitto verticalmente nel terreno, con funzione sacrale o funeraria. Sinonimo di falsa cupola. II sovrapporsi in un sito di depositi naturali o artificiali. Laccumulo di rifiuti, documentato dai resti della cultura materiale o da quelli di pasto, forma uno strato archeologico. Un temporaneo abbandono del sito in questione documentato da terra sterile. Gli strati pi bassi sono quelli pi antichi, mentre man mano che si sale ci si avvicina sempre pi alle epoche attuali. Dicesi di ingresso, feritoie, etc. che si allargano progressivamente. Muro di recinzione (harm in punico) del tempio, che delimita larea sacra dalla zona profana.

Modellino di nuraghe Ogiva Ortostato Panella Pietra fitta

Pozzo o Fonte sacra Edificio di et nuragica destinato al culto delle acque. Pseudocupola Stratigrafia

Strombato Temenos

Tempietto in antis Edificio di culto con pareti laterali che si allungano oltre lasse trasversale dellingresso, creando in tal modo delle ante, nel solo prospetto o anche nel retroprospetto: nellultimo caso abbiamo una costruzione doppiamente in antis.

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Tholos

Vano o costruzione circolare con copertura a falsa volta o falsa cupola ottenuta dal restringersi progressivo del cerchio di ciascun filare di pietre. Vano, generalmente allaperto, che precede la scala di accesso dei templi a pozzo. Dicesi della copertura di una cella o di un corridoio, ottenuta con linclinazione (o aggetto) progressiva delle pareti interne senza la presenza di una chiave di volta. Coperto a volta o falsa volta. Pietre piccole e scaglie interposte fra blocco e blocco di una muratura per facilitare la stabilit dei medesimi.

Vestibolo Volta ogivale o falsa volta Voltato Zeppe

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Sommario

Storia dello scavo

Il grande bacino cerimoniale Capanna 1 Capanna 2 Megaron A Area cerimoniale Megaron C Il problema dellambra Megaron B Le strutture abitative Il complesso di strutture ad ovest del tempio C Vani 7-10, 12 I vani 7-8 Il vano 9 Il complesso di strutture a sud-est del tempio a pozzo Vani 11, 13, 14, 15, 16=18, 17 Il vano 11 Il vano 13 Il vano 17 (a-c)

11 19 22 25 30 30 35 40 47 54 54 56 59 62 62 63 66 70

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Il settore orientale del villaggio-santuario Vani 4-6 Il vano 4 Il vano 5 Il vano 6 Note Bibliografia di riferimento Glossario

77 77 77 79 82 101 104 106

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SARDEGNA ARCHEOLOGICA
Reprints e nuovi studi sulla Sardegna antica Collana diretta da Alberto Moravetti

SERIE GUIDE E ITINERARI 1. C. Tronchetti Nora 2. G.M. Demartis Anghelu Ruju 3. R. Caprara S. Andrea Priu 4. R. Zucca Fordongianus 5. E. Acquaro-C. Finzi Tharros 6. E. Contu Il nuraghe Santu Antine 7. R. Zucca S. Vittoria di Serri 8. M.A. Fadda Su Tempiesu 9. G. Lilliu-R. Zucca Barumini 10. P. Bartoloni Monte Sirai 11. R. Zucca Il tempio di Antas 12. C. Tronchetti S. Antioco 13. G.M. Demartis Puttu Codinu 14. F. Galli Ittireddu 15. P. Melis La Domus dellElefante 16. F. Lo Schiavo Il Museo Sanna 17. M.A. Fadda Il Museo di Nuoro 18. F. Galli Padria 19. A. Antona Ruju-M.L. Ferrarese Ceruti Il nuraghe Albucciu 20. A. Moravetti Il complesso nuragico di Palmavera 21. A. Donati-R. Zucca Lipogeo di S. Salvatore del Sinis 22. F. Lo Schiavo-M. Sanges Il nuraghe Arrubiu di Orroli 23. A. Mastino-C. Vismara Turris Libisonis 24. L.A. Marras Il Museo di Carbonia 25. R. Zucca Antiquarium Arborense 26. A. Moravetti Serra Orrios 27. D. Pulacchini Il Museo di Dorgali 28.A. Moravetti Il complesso prenuragico di Monte Baranta 29.E. Contu Laltare preistorico di Monte dAccoddi 30.P. Melis La tomba di Campu Lontanu nel territorio di Florinas 31.A.M. Colavitti/C. Tronchetti Guida archeologica di Cagliari 32.A. Moravetti Il santuario nuragico di S. Cristina 33.V. Santoni Il Nuraghe Losa di Abbasanta 34.E. Atzeni Laconi. Il museo delle statue Menhir 35.P.M. Derudas La necropoli di Mesu e Montes (Ossi) 36.P.M. Derudas Le necropoli ipogeiche di SAdde e Asile, Noeddale e la Tomba di Littos Longos nel territorio di Ossi 37.A. Antona Il complesso nuragico di Lu Brandali e i monumenti archeologici di Santa Teresa Gallura 38.M. Dadea Lanfiteatro romano di Cagliari 39.M.A. Fadda Il Villaggio Santuario di Romanzesu

Finito di stampare nel mese di giugno 2006 presso Stampacolor Industria Grafica Zona Industriale Muros (SS)