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Sardegna ed Etruria tirrenica: identit in formazione

Ripostigli e scambi della fase di transizione


fra la fine del Bronzo Finale e la prima et del Ferro
Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

Allamica Antonella, conosciuta a Parigi nel Capodanno 1976, rimasto memorabile, dove di tutto si
parl e tutto si fece, meno che pensare al lavoro e allarcheologia in Etruria. Questo venne dopo ed servito a cementare una pi che trentennale amicizia.
Sit Tibi Terra Levis.

Premessa e storia della ricerca


Una prima versione molto ridotta di questo lavoro, dal titolo Accumulo e tesaurizzazione dei metalli nella Sardegna nuragica e nellEtruria tirrenica nella fase BF 3/I Fe 1,
stata presentata in occasione della XXIXa edizione dei Rencontres Internationales dArchologie et dHistoire dAntibes (16-18 ottobre 2008, Antibes Juan-les-Pins, France),
editi a cura di S. Bonnardin, C. Hamon, M. Lawers e B. Quilliec, sul tema Du matriel au spirituel. Ralits archologiques et historiques des Dpts de la Prhistoire nos
jours1. Si era accettato con entusiasmo di partecipare allincontro per linteresse dellargomento, ma ci si rese subito conto che non si era in condizioni di affrontarlo se non
facendolo precedere da una messa a punto anche se preliminare e sintetica dei quadri cronologici. Anche cos, le ragionevoli norme di equit del congresso permisero solo
di abbozzare sommariamente largomento, per cui subito ci si impegn nella stesura di
un completamento e di un approfondimento del tema, elaborando un quadro complessivo di tutti i ripostigli della Sardegna e dellItalia tirrenica fra lo scorcio del Bronzo Finale e linizio dellet del Ferro, con una breve premessa sui ripostigli nuragici a
partire dal Bronzo Medio. Parallelamente, lo stesso soggetto venne svolto nella mostra
Gli Etruschi e la Sardegna. Unantica civilt rivelata 2, dove per la prima volta in Sardegna, nello spazioso contenitore del Museo del Territorio di Sa Corona Arrubia-Villa-

Atti Antibes 2009.


La mostra era dedicata alla civilt degli Etruschi ed illustrata dai reperti della Collezione Cambi, allestita lanno prima (Tami, Pettena 2007).
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Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

novaforru, i manufatti nuragici ed etruschi di questo periodo, pi e pi volte elencati


e discussi, vennero raccolti ed esposti insieme. Lallestimento con le connesse riflessioni
e lo sviluppo delle ricerche determinarono lassociazione allo studio di Matteo Milletti, che gi da un paio danni stava lavorando su questo argomento, oggetto della sua tesi
di dottorato, e di Paola Falchi, da tempo indirizzata allo studio sulla Sardegna della tarda et del Bronzo inizi et del Ferro, che frattanto complet e discusse a sua volta la
tesi di dottorato. In tal modo, il tema da dedicare ad Antonella Romualdi si arricchito
di forze nuove, di nuovi documenti e di un consistente aggiornamento bibliografico,
al punto da dover ancora considerare questa una stesura parziale che dovr necessariamente essere ripresa4.
Daltra parte, della continuit dellindagine che costantemente si rinnova e si giova
della collaborazione di giovani colleghi, Antonella stata da sempre un ottimo esempio,
per cui siamo certi, tutti insieme, che questo tributo Le sarebbe stato gradito.
Fulvia Lo Schiavo

I ripostigli di bronzi della Sardegna nuragica: unintroduzione


Fra le numerose attrattive che la Sardegna dellet del Bronzo ha esercitato e continua ad esercitare tanto sul vasto pubblico quanto sugli studiosi, a fianco alla straordinaria padronanza delle tecniche costruttive e della variet e maturit stilistica della
bronzistica figurata, c lelevato numero di complessi di bronzi che, quando chiusi o
ritenuti tali, vengono definiti ripostigli (fig. 1)5. Qui, data la vastit del tema, si voluta concentrare lattenzione sul fenomeno della tesaurizzazione dei metalli, sia nella Sardegna nuragica che nellEtruria tirrenica, nella fase che abbraccia la fine dellet del
Bronzo Finale e linizio della prima et del Ferro, dedicando ai periodi precedenti, soprattutto in Sardegna meno conosciuti che nella Penisola, solo questo paragrafo dinquadramento.
Un recente riepilogo sui ripostigli contenenti strumenti, a revisione e completamento del noto lavoro di sintesi di E. Birocchi (194), integrato da un vasto studio sui
lingotti a forma di pelle di bue (ox-hide, comunemente detti oxhide) nel Mediterraneo centrale ed in Sardegna, ha permesso di elencare non meno di 65 ripostigli sicuri,
cio costituiti da pi di due oggetti, rinvenuti in circostanze tali da indicare anzitutto

Lo Schiavo et alii 2008.


Determinanti per lampliamento delle indagini e del quadro conoscitivo sono stati la XLIV Riunione
Scientica dellIstituto Italiano di Preistoria e Protostoria, tenutasi in Sardegna nel 2009, gli atti della quale sono in corso di stampa, mentre gi edito il volume delle Relazioni Generali; il XXVIII Convegno di
Studi Etruschi La Corsica e Populonia/La Corse et Populonia, (Atti Bastia cds); la Mostra Navi di Bronzo:
dai Santuari nuragici ai Tumuli etruschi di Vetulonia (Vetulonia 2011), ed il successivo Incontro di Studi, svoltosi a Vetulonia alla chiusura dellesposizione (1 novembre 2011).
5
Vedi ora lampia ed interessante problematica aperta dal volume Atti Antibes 2009 citato in premessa.

4

Sardegna ed Etruria tirrenica

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50 km

Fig. 1. Sardegna, ripostigli dal BM al


BF 1-2.

Fig. 2. Nule-nuraghe Sisine, asce tipo Sezze/Orosei


(Lo Schiavo 1988b).

un deliberato intento di seppellimento6. Nellelenco non erano inclusi, allepoca, i ripostigli contenenti prevalentemente o esclusivamente bronzi figurati.
Una costante nella deposizione di reperti metallici nella Sardegna nuragica di ogni
tempo la netta separazione fra metalli e ceramiche: le eccezioni sono davvero rare e
meritano una notazione particolare. Ne consegue una certa difficolt nella datazione dei
ripostigli, quando i materiali non siano raccolti in un vaso contenitore dalle caratteristiche ben definibili o sepolti in unit stratigrafiche riconoscibili ed indisturbate.
Questa difficolt vale soprattutto per i ripostigli pi antichi, riferibili al Bronzo Medio (BM) esclusivamente sulla base della tipologia dei manufatti: i due contesti pi noti
sono quelli da Nule-nuraghe Sisine (fig. 2) e da una non identificata tomba di giganti
nel territorio di Ilbono-Nuoro, che consistono ciascuno in un gruppo di asce a margini rialzati definite da G.L. Carancini del tipo Sezze/Orosei7.

Lo Schiavo 2004; Lo Schiavo 2005a; Lo Schiavo 2006b; Lo Schiavo 2009a, pp. 91-407.
Carancini 1992; Lo Schiavo 1992. Asce dello stesso tipo, a quel che appare, sono contenute in un
ripostiglio rinvenuto a Tortol-SOrtali e su Monte ed esposto nella Mostra Memorie dal sottosuolo inaugurata
al Museo G.A. Sanna di Sassari l11 marzo 2011, della quale attesa a breve ledizione del catalogo.
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Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

I ripostigli del Bronzo Recente (BR 1, BR 2), per il momento ancora non articolabili in fasi, sono caratterizzati dalla presenza dei lingotti oxhide, quasi esclusivamente in
frammenti. Si ricordano, ad esempio, Arzachena-Albucciu8, Olbia-Serra Elveghes9,
Ittireddu-nuraghe Funtana I10, Villasor-Giva Molas11, Ballao-Funtana Coberta12: sono
questi i casi nei quali il tipo del vaso contenitore e la presenza delle spade votive, talvolta in associazione, sono un ausilio prezioso allinquadramento cronologico1. Per i
lingotti integri, come Nuragus-Serra Ilixi14 e Ozieri-S. Antioco di Bisarcio15, si pu ipotizzare che siano approdati nellisola occidentale entro alla fine del Bronzo Medio, con
il sostegno della cronologia di produzione a Cipro16 e delle riferite condizioni di rinvenimento in Sardegna.
Fra il Bronzo Recente e il Bronzo Finale (BR 2/BF 1) si inquadrano, fra gli altri, i
ripostigli di Ittireddu-nuraghe Funtana II17 e Villanovaforru-Baccus Simeone18, ambedue con frammenti di lingotti oxhide e frammenti di spade votive19, deposti in vasi
contenitori dellet del Bronzo Finale iniziale20.
Nel Bronzo Finale 1 e 2 si assiste ad una produzione locale di manufatti che riproducono prima fedelmente e poi del tutto originalmente i modelli ciprioti, mentre
le asce a margini rialzati, foggia squisitamente locale, viene rappresentata da tipi di dimensioni inferiori e con margini meno alti e pi massicci, a contorno angolato. Contestualmente, come documentato da una cinquantina di matrici di fusione21, si sviluppa tutta la bronzistica nuragica pi caratteristica di armi, attrezzi e come hanno
rivelato gli ultimi dati stratigrafici anche bronzetti22: infatti la produzione a cera persa, cos come la prima introduzione del ferro, rientra nelle acquisizioni che la metallurgia nuragica ha ricevuto da quella cipriota. Esemplari di questa fase sono i ripostigli di Pattada-Sedda Ottinnera2, Ossi-Sa Mandra e Sa Giua24, Ozieri-Chilivani25,

Begemann et alii 2001, p. 46, g. 2; Lo Schiavo 2009a, pp. 229-24.


DOriano 2009.
10
Galli 1984; Lo Schiavo 2009a, pp. 287-289.
11
Lo Schiavo 2009a, pp. 67-70. Per un inquadramento territoriale, Usai 2009.
12
Manunza 2008.
1
Nel caso del ripostiglio di Funtano Coberta tali indicazioni cronologiche sono confermate dalla sequenza stratigraca.
14
Spano 1857; Spano 1858; Buchholz 1959; Lo Schiavo 2009a, pp. 45-49.
15
Lilliu 1958; Lo Schiavo 2009a, pp. 270-271.
16
Kassianidou 2009.
17
Galli 1989; Begemann et alii 2001, p. 47 g. ; Lo Schiavo 2009a, pp. 290-295.
18
Badas 1999; Lo Schiavo 2009a, pp. 290-295.
19
Lo Schiavo et alii 2004, pp. 75-76, g. 4.
20
Campus, Leonelli 1999.
21
Lo Schiavo 2005b.
22
Nieddu 2007; Manunza 2008; Santoni, Bacco 2008.
2
Lo Schiavo 1999; Lo Schiavo 2009a, pp. 296-01; Begemann et alii 2001, p. 48, g. 4.
24
Lo Schiavo 2009a, pp. 246-247.
25
Lo Schiavo 1988a; Lo Schiavo 1990.
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Torralba-S. Antine capanna 126, Oliena-Guttiddai27, Oliena-Costa Nighedda28, Terralba-SArrideli29, ecc.


Ugualmente a questo periodo si possono attribuire ripostigli formatisi in un pi lungo arco di tempo, che, a fianco dei reperti pi antichi, ne contengono altri che si rinvengono anche nel periodo successivo, come il ripostiglio di Usini-S. Maria in Palis0.
Fulvia Lo Schiavo

I ripostigli della Sardegna nuragica nella fase BF /I Fe 1


A partire dal BF 2 la produzione metallurgica nuragica, ancora connotata da apporti ciprioti, inizia a mostrare una forte influenza da parte della componente iberica che, nel
corso dellXI secolo, sar sempre pi prevalente. Allo stesso tempo si nota un progressivo consolidamento dei rapporti con la penisola italiana, peraltro gi testimoniati durante il BR da un numero esiguo, ma significativo, di materiali1. Dallesame dei manufatti
bronzei dellultima fase del Bronzo Finale (BF ) e della prima fase dellet del Ferro (I
Fe) infatti possibile delineare un panorama differente rispetto al periodo precedente, in
cui si scorge lo spostamento dellasse dinteresse verso il Mediterraneo occidentale, riflesso
di un probabile mutamento di rotta nelle dinamiche commerciali della Sardegna.
Ripostigli di materiali metallici pertinenti a questa fase sono segnalati su tutto il territorio sardo (fig. ), ma le circostanze di rinvenimento, spesso fortuite e risalenti in molti casi alla fine dell800 o agli inizi del 900, impediscono spesso una corretta interpretazione per molti di essi2. Saranno dunque qui presi in esame solo i contesti
sufficientemente documentati ed attribuibili con un certo margine di sicurezza al periodo BF /I Fe 1. Per il comparto nord-occidentale della Sardegna verranno considerati i ripostigli di Bonnanaro-Funtana Janna, di Alghero-nuraghe Flumenelongu4, e

Lo Schiavo 1988b.
Lo Schiavo 1980.
28
De Santis et alii 2004.
29
Lilliu 195.
0
Macnamara et alii 1984.
1
Lo Schiavo et alii 2004, pp. 76-78.
2
Buona parte dei ripostigli furono editi tra la ne dellOttocento dal Canonico G. Spano nei vari opuscoletti dal titolo o sottotitolo comune di Scoperte Archeologiche fattesi in Sardegna (dal 1865 al 1876) e nel
Bullettino Archeologico Sardo (1855-1864), ed agli inizi del Novecento da G. Pinza (1901) e da A. Taramelli nella sua amplissima bibliograa dal 1901 al 199 (e 1940: opera postuma). In totale furono censiti una cinquantina di ripostigli, raccolti nel 194 da E. Birocchi (194), a cui si rimanda per la bibliograa precedente. Per i rinvenimenti in epoche recenti, in particolar modo per i ripostigli contenenti
strumenti da lavoro, sono stati eseguiti una revisione ed integrazione dellelenco del 194 (Lo Schiavo
2004) ed un aggiornamento bibliograco (Lo Schiavo 2005b).

Lo Schiavo 1981b; Begemann et alii 2001, p. 49, g 5.
4
Lo Schiavo 1976; Giardino, Lo Schiavo 2007, pp. 26-28 gg. 1-14. A questa fase, potrebbe
appartenere il nuovo ripostiglio di Alghero-S. Imbenia (De Palmas et alii 2011).
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Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

di Usini-SAdde e SUlumu5; per il settore


centro-orientale si esamineranno i contesti di
Sorradile-Su Monte6, di Tadasuni7, di Sardara-S. Anastasa, ovvero i tre bacili e i lingotti di piombo8, e di Orune-Su Tempiesu9 e,
per la parte meridionale dellisola i ripostigli di
Decimoputzu-Monte Sa Idda40 e di SarrochMonte Arrubiu41.
Tali contesti sono comunque rappresentativi delle varie tipologie di ripostigli rinvenute
sullisola, per le quali la pi frequente attestazione a scopo di tesaurizzazione. Il materiale
che compone questo tipo di ripostigli si contraddistingue per la presenza di lingotti e/o
manufatti, sia integri che, pi frequentemente,
frammentari, accompagnati talvolta da esemplari con difetti di fabbricazione, accanto a
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50 km
scarti di lavorazione. Risulta comunque ancora difficile valutare esattamente se il fine della
tesaurizzazione fosse il reimpiego del metallo o
Fig. 3. Sardegna, ripostigli e complessi
se fosse destinato a scopi diversi. Infatti, a frondel BF -I Fe 1.
te di unintensa attivit produttiva, ulteriormente comprovata dallalto numero di matrici in pietra recanti svariate forme di utensili e armi, a tuttoggi, sono ancora scarsi i ritrovamenti di officine metallurgiche utili
a ricostruire sia la distribuzione degli spazi che le varie fasi della lavorazione, ma anche
ad ottenere informazioni relative al reimpiego del metallo e/o degli scarti. Inoltre, il ristrettissimo numero di ripostigli ritrovati nelle vicinanze di luoghi di lavorazione, accanto alla variet dei contesti di rinvenimento, rende pi plausibile lipotesi che, in alcuni casi, tale fenomeno di accantonamento funzionale al riutilizzo possa invece
rappresentare una sorta di tesoro, di ricchezza di una comunit o di un gruppo, quale pu essere rivestita dallofferta dedicatoria42. In questa categoria rientrano i ripostigli di Bonnanaro-Funtana Janna, Alghero-nuraghe Flumenelongu, Tadasuni, SardaraS. Anastasia, Decimoputzu-Monte Sa Idda e Sarroch-Monte Arrubiu.

Lo Schiavo 2009c.
Santoni, Bacco 2005; Santoni, Bacco 2008.
7
Santoni, Bacco 2005; Depalmas 2006.
8
Ugas, Usai 1987.
9
Fadda, Lo Schiavo 1992.
40
Taramelli 1915; 1921; Karageorghis, Lo Schiavo 1989.
41
Taramelli 1926; Lo Schiavo 1981b, g. 59.
42
Lo Schiavo 2009a, pp. 401-402.
5
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La valenza cultuale , invece, indubbia nel caso di contesti sacri in cui i ripostigli rappresentano delle vere e proprie offerte rituali; essi sono composti da manufatti specifici quali armi, bronzi figurati, amuleti e oggetti di ornamento personale, mentre sono
generalmente assenti gli utensili da lavoro, i lingotti ecc. come nel caso di Orune-Su
Tempiesu e di Sorradile-Su Monte.
Unaltra tipologia attestata esclusivamente e significativamente in questa fase, costituita da un tesoretto personale, che consiste nellaccumulo e nelloccultamento della propriet da parte di un singolo individuo; in tal caso il contenuto costituito da oggetti personali per labbigliamento e da elementi ornamentali, di cui si ha finora
ununica attestazione nel ripostiglio di Usini-SAdde e SUlumu.
Analizzando in generale la composizione dei ripostigli possibile rilevare, accanto
a quelle endemiche, la ricorrenza di classi di materiali e tipologie di provenienza esterna, non solo orientale, ma anche e soprattutto occidentale.
Tra le forme tipiche della produzione nuragica, pi frequentemente ricorrenti nei
ripostigli, figurano i lingotti piano-convessi detti panelle, che dalle analisi risultano
sempre prodotti in rame locale (fig. 4). Intere o frammentarie, le panelle, solitamente
in buon numero, costituiscono nelle epoche precedenti anche dei ripostigli a s. Nel BF

Fig. 4. Alghero-nuraghe Flumenelongu, panelle (Lo Schiavo


1976).

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Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

 si rinvengono per lo pi accanto ad altri manufatti appartenenti alla categoria di armi


e strumenti. questo il caso del ripostiglio di Alghero-nuraghe-Flumenelongu in cui
le panelle, intere e in frammenti, costituiscono la maggioranza dei componenti, comparendo, inoltre, associate ad altri elementi di ispirazione occidentale, sia iberica che peninsulare, di cui si tratter pi avanti.
Unaltra classe di materiali di produzione locale, frequentemente riscontata nei ripostigli, costituita delle asce a margini rialzati di tipologia prettamente nuragica. Ripostigli costituiti esclusivamente da asce ricorrono nelle fasi pi antiche, mentre in questo periodo questi manufatti sono attestati in associazione con altri oggetti. Nel gruppo dei
ripostigli preso in esame le asce a margini rialzati di produzione locale sono poco rappresentate4, con un unico esemplare proveniente dallofferta di Sorradile-Su Monte. Sono
invece pi attestate le asce di ispirazione allogena, sia orientale che occidentale.
La serie dei pugnali nuragici molto diffusa nei ripostigli, nelle fogge a base semplice o a codolo, con lama piatta o costolata, in questo caso spesso decorata. Un tipo
di pugnali appartenente esclusivamente al repertorio nuragico quella ad elsa gammata,
caratterizzato da un manico con guardia ripiegata a protezione delle dita ed estremit
dellimpugnatura con apici allungati, talvolta con un occhiello o foro passante al centro. Si tratta di unarma che riveste una forte simbologia nella cultura sarda, dal momento che essa compare frequentemente rappresentata sulle figurine di guerriero e viene
spesso riprodotta in dimensioni miniaturistiche come amuleto. proprio questultima
categoria, degli amuleti a pugnaletto ad elsa gammata, a rientrare in gran numero tra
le offerte votive accumulate allinterno della piccola fonte sacra di Orune-Su Tempiesu, accanto a bronzetti di offerenti, ad una piccola cesta miniaturistica e ad altri elementi
del repertorio ornamentale quali anelli, bracciali, spilloni, bottoni ed elementi biconici, tutti tipici del repertorio nuragico.
Uno degli esiti pi raffinati delle espressioni figurative costituito dalle navicelle,
un esemplare delle quali stato rinvenuto nel contesto votivo dal santuario di Sorradile-Su Monte, in cui, associati a materiali di questa fase, ne sono presenti anche altri
pi antichi. Infatti, oltre alla navicella, vi si trovano vari strumenti quali lascia a margini rialzati, gi menzionata, una doppia ascia, una sega, una spatola, due verghe, un pugnale, oltre ad una brocca askoide di impasto.
Tra i materiali di influenza allogena la componente orientale, circoscrivibile allambito cipriota, ancora ampiamente radicata e testimoniata da esemplari sia dimportazione che dimitazione.
Nei ripostigli di Tadasuni e di Sardara-S. Anastasa si riscontrano delle rielaborazioni locali da prototipi ciprioti del periodo Cipro-Geometrico, come le anse di calderone

4
Si deve tenere conto che la composizione di alcuni ripostigli non ci giunta completa, in particolar modo per i rinvenimenti in epoche non recenti, che spesso venivano smembrati dagli scopritori stessi
ancor prima della segnalazione alla Soprintendenza, come nel caso, ad esempio, dei ripostigli da AlgheroFlumenelongu e da Bonnanaro-Funtana Janna.

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bilobate con sopraelevazione decorata con globetti (Tadasuni) o fiori di loto (SardaraS. Anastasa). Il ripostiglio di Tadasuni, per il quale mancano indicazioni precise relative alla sua composizione, era costituito originariamente da un numero maggiore di manufatti, alcuni dei quali non sono oggi pi rintracciabili. Tra i materiali registrati in
ingresso al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari si annoveravano una navicella, un
cofanetto su quattro piedi, puntali di lancia, unascia a margini rialzati, unascia o scalpello,
un frammento di panella e un frammento di torciere a corolla rovesciata44. Questultimo
frammento, di chiara provenienza cipriota, anchesso una forma ascrivibile al CiproGeometrico la cui tipologia attestata sullisola da svariati esemplari. Laccumulo di bronzi recuperato dalla capanna 5 o Sala del Consiglio del pi ampio complesso sacro di Sardara-S. Anastasa costituito da deposizioni di metallo entro una fossa rettangolare,
interpretate come rito di fondazione45. Oltre ad un recipiente ricolmo di strumenti e armi,
sigillato da lingotti di piombo piano-convessi, si distinguono tre bacili di bronzo, di chiara ispirazione cipriota nelle anse a maniglia sopraelevata con fiori di loto46.
Apporti occidentali sono rintracciabili nelle asce piatte e nelle asce a codolo, segnalate
con numerosi esemplari nel ripostiglio di Sarroch-Monte Arrubio. Le asce, in realt prevalentemente mezze asce o lingotti-asce, presentano ancora sbavature marginali di co-

Fig. 5. Sarroch-Monte Arrubiu, asce (senza scala, Lo


Schiavo 1981b).
Depalmas 2006, p. 50.
Lo Schiavo 2006a, p. 119.
46
Ugas, Usai 1987, nn. 114-115, p. 179, tav. X; Matthus 2001, p. 154, gg. 1 A5, 2 A54, 7 12, B6; Lo Schiavo 2006a, pp. 270-272, 274-275 g. 2.
44
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Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

lata (fig. 5). Nello stesso contesto sono presenti anche asce ad occhielli sia piatte che a
tallone. La presenza delle sbavature in quasi tutti i manufatti induce a ritenere che questi oggetti, seppur di tipologia non insulare, siano stati prodotti localmente, dimostrando cos non solo lacquisizione da parte delle genti nuragiche di fogge straniere ma
soprattutto la loro rielaborazione locale.
Un ripostiglio che annovera la compresenza di elementi orientali e occidentali quello di Bonnanaro-Funtana Janna dove ricorrono le doppie asce a tagli paralleli (di ispirazione orientale) accanto ad unascia a cannone con due occhielli laterali con costolature sullimmanicatura, di foggia atlantica (originaria del Portogallo occidentale). Nel
bacino del Mediterraneo tale foggia attestata solo in Sardegna, dove segnalata anche nel ripostiglio di Decimoputzu-Monte Sa Idda. Le analisi effettuate sui metalli di
questo complesso hanno rivelato lorigine locale della materia prima, confermando la
produzione in loco delle asce sulla base di modelli acquisiti dalle due sponde opposte del
Mediterraneo47.
Linfluenza occidentale, in generale prevalente su quella orientale nei ripostigli sardi di questa fase, particolarmente evidente nel complesso di Decimoputzu-Monte Sa
Idda. Essendo composto da manufatti frammentati intenzionalmente in pezzi non
combacianti tra loro, esso sembra interpretabile come un occultamento non destinato al riutilizzo ma una raccolta rappresentativa del gruppo sociale dal valore simbolico (dedica rituale, sacrificio sostitutivo, ecc.)48. costituito da numerose asce, spade
e falci che appartengono esclusivamente a fogge di influenza iberica (Bronzo Atlantico II e III). Tra le asce (fig. 6.1-4) sono attestate le fogge piatte, con spuntoni laterali, con uno spuntone e un occhiello, a tallone, accanto a quelle a cannone con uno o
due occhielli laterali; mancano del tutto invece le asce a margini rialzati di fattura locale. Tra le spade (fig. 6.5) sono presenti sia il tipo Huelva, di diretta ascendenza iberica, che la rielaborazione isolana denominata appunto Monte Sa Idda, in due varianti,
luna con spalle ricurve e ricasso semilunato e laltra con laggiunta di appendici nella parte superiore dellimpugnatura, spalle concave e ricasso rettangolare, variante questultima che, come vedremo, segnalata anche sulla penisola nel tardo contesto di Falda della Guardiola-Populonia49. Le falci (fig. 6.6-7), a tallone ingrossato e lama
costolata, sono affini ai tipi atlantici Rocanes e Castropol. Linfluenza iberica evidente
anche nel caso di alcune punte di lancia a cannone, di dimensioni ridotte con lama
stretta e ogivale, e degli spilloni con estremit a tampone. Due fogge di pugnali denunciano le medesime influenze: luna, a lama con base trapezoidale distinta da due
incavi, trova confronto con una foggia di area portoghese denominata Porto da Ms,
laltra, invece, chiaramente ispirata nella morfologia alla spada di tipo Monte Sa
Idda, ma di dimensioni ridotte. Nel ripostiglio segnalato anche un frammento di
spiedo articolato di fattura atlantica tipo Alvaicere (fig. 6.8), lunico finora attestato
Begemann et alii 2001, pp. 48-49, g. 5.
Lo Schiavo 2008b, pp. 428-429.
49
Lo Schiavo, Milletti 2011 con bibliograa.
47
48

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nellisola. Un esemplare della medesima tipologia stato rinvenuto anche in una


tomba di Amatunte a Cipro, suggerendo una rotta, da Occidente ad Oriente, che ha
evidentemente utilizzato la Sardegna come tappa intermedia50. Allinterno di questo
consistente ripostiglio, gli unici oggetti di influenza o provenienza orientale rimangono

5
0

Fig. 6. Decimoputzu-Monte Sa Idda, bronzi di tradizione iberica (Lo Schiavo, DOriano


1990).
50

Karageorghis, Lo Schiavo 1989.

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Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

dunque i due attacchi di calderone a placca bilobata con ansa a maniglia soprelevata.
Nella composizione di questo ricco contesto non solo prevale linfluenza della sfera occidentale, ma importante sottolineare che la esigua rappresentanza orientale non annovera al suo interno strumenti da lavoro, tantomeno quelli collegati allattivit metallurgica. Questo esempio conforta, quindi, la suggestione di una ripresa dei contatti
con la sfera del Mediterraneo occidentale, in particolar modo Atlantico, parallelamente
forse ad un mutamento di intensit e di indirizzo nelle relazioni con la componente
cipriota e vicino-orientale51.
La stessa prevalenza di influssi iberici si riscontra anche nel ripostiglio di AlgheroFlumenelongu, dove sono segnalate due asce piatte ad occhielli accompagnate da unascia piatta a spuntoni laterali (fig. 7.1-2). Lo spostamento dellasse verso il Mediterraneo centro-occidentale ulteriormente avvalorato dallassociazione, in questo ripostiglio,
di asce di tipologia iberica, accanto ad una scure ad occhio di tipologia peninsulare (tipo
Cerchiara). Recenti analisi sulla composizione metallurgica hanno confermato, anche
in questo caso, la produzione locale, dimostrando ancora una volta lacquisizione di modelli esterni e la rielaborazione locale52.
Il ripostiglio di Usini-SAdde e SUlumu, databile al I Fe 1A il contesto pi tardo della serie qui presentata. Presumibilmente propriet di un solo individuo di sesso
maschile che ha occultato i suoi averi per un recupero successivo, esso presenta frammentini di lingotti accanto ad un ampio repertorio di oggetti di ornamento nuragico,
quali collane, bottoni, un bracciale, anelli, spilloni, un frammento di statuina e lame
di pugnali. Gli unici materiali di origine o influenza allogena provengono, invece, dallarea della penisola italiana e, in particolare, dal distretto settentrionale della futura
Etruria. Si tratta di due fibule ad arco serpeggiante, di cui una di tipo meridionale, probabilmente giunta sullisola attraverso il tramite villanoviano5.
Paola Falchi

Sardegna, Corsica ed Etruria nel periodo di transizione


tra let del Bronzo e la prima et del Ferro
Il periodo di transizione tra let del Bronzo e let del Ferro contrassegnato da un
sostanziale riassetto del tessuto socio-economico sia in Sardegna e Corsica che nei territori dEtruria.
In Sardegna, labbandono di una considerevole parte dei nuraghi edificati nei periodi
precedenti, caratterizzati invece da un notevole fervore edilizio, forse connesso, tra laltro, con una consistente crescita demografica54, rappresenta uno degli aspetti pi eviLo Schiavo 2008b, pp. 428-429.
Lo Schiavo et alii 1990; Giardino, Lo Schiavo 2007.
5
Lo Schiavo 2009c, pp. 509-512, gg. 1.-4.
54
Usai 2006; Depalmas 2010, pp. 526-50.
51
52

Sardegna ed Etruria tirrenica

8

1
0

Fig. 7. Alghero-nuraghe Flumenelongu, asce di foggia iberica


(Lo Schiavo 1976).

denti della crisi del sistema nuragico dei secoli precedenti, le cui cause e le cui conseguenze sono attualmente oggetto di tesi contrastanti55.
In Corsica, invece, sembra di percepire allalba del primo millennio indizi di una forte spinta evolutiva, testimoniata, tra laltro, dal fenomeno del cambiamento duso delle torri, spesso rasate, in alcuni casi gi nel BR, ed adibite a lavorazioni artigianali o, addirittura, reimpiegate come tombe56. Nel contempo, sembrano mutare le stesse modalit
di occupazione del territorio e le scelte insediative. La documentazione attualmente
tanto limitata da indurre estrema cautela nel tentare una sintesi delle evidenze; ci nonostante, sembra di poter rilevare come, agli abitati sorti gi nei secoli precedenti, si affianchino, almeno a partire dallo scorcio del Bronzo Finale ma forse gi in epoca precedente, nuclei di nuova fondazione, localizzati lungo le principali vie di transumanza
o in prossimit della costa in posizione strategica, cinti anchessi di mura ad integrare
le difese naturali, sebbene caratterizzati da un tessuto abitativo di tipo aperto. Questo
dinamismo sembra suggerire anche in Corsica importanti rivolgimenti sociali, pur in
55
Lo Schiavo 2008c, pp. 515-518; Lo Schiavo et alii 2009b; Campus et alii 2010; Perra 2011; per
una lettura dierente del periodo, Usai 2008 e Bernardini 2011.
56
Per una breve disamina delle principali problematiche inerenti allo sviluppo della Corsica nella fase
di passaggio tra et del Bronzo e prima et del Ferro, Milletti et alii cds, con bibliograa.

84

Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

un contesto generale proprio che ne differenzia gli esiti finali rispetto alle regioni circostanti57.
In Etruria ha inizio un processo di sinecismo, che accomuna tutti i principali distretti
e che porter alloccupazione delle sedi delle future citt storiche58. Tale fenomeno, cos
generalizzato da sembrare inverosimile senza entit politiche locali in grado di avviarlo e gestirlo, coincide nel distretto settentrionale con linclusione nellorbita populoniese
dellarcipelago toscano, importante area di collegamento della futura Etruria con la Sardegna e la Corsica59.
In questo momento di profondo riassetto delle strutture sociali ed economiche, la
metallurgia deve aver svolto un importante ruolo nel consolidamento delle direttrici
di traffico tra le grandi isole del Tirreno e lEtruria. Tuttavia, se la bronzistica sarda e
quella peninsulare possono vantare una consolidata tradizione di studi, altrettanto non
pu dirsi per quella corsa, soprattutto per lassenza di edizioni esaustive dei contesti
pi importanti. Come vedremo, i recenti progressi della ricerca consentono di individuare, pur in un quadro complessivo ancora fortemente lacunoso, alcune linee di sviluppo della tradizione locale e di sottolinearne i contatti con le aree limitrofe60.
In questa sede, si focalizzer lattenzione sulla bronzistica dellEtruria medio-tirrenica, proponendo una sintesi delle nostre conoscenze a riguardo e cercando, per quanto lo consenta la documentazione disponibile, di evidenziarne i rapporti con la metallurgia delle due principali isole tirreniche.

I ripostigli dellEtruria medio-tirrenica:


composizione e caratteristiche peculiari della bronzistica locale
La fortunata concomitanza di una serie di fattori, quali una felice posizione geografica ed il diretto accesso ad importanti risorse minerarie, favor lo sviluppo nei territori dellEtruria medio-tirrenica di una tradizione bronzistica aperta agli influssi
esterni, ma con un patrimonio originale di modelli e temi decorativi61. In particolare,
durante il BF -I Fe 1A, la ricchezza della metallurgia locale testimoniata dal rinvenimento di numerosi ripostigli, con unevidente concentrazione nei due principali distretti minerari, quello populoniese e quello cerite (fig. 8): Tolfa-RM62, Monte Rovel-

57
Lanfranchi,Weiss 1997, pp. 44-79; Lanfranchi 2006; Depalmas 2007; Milletti et alii 2011,
pp. 80-85.
58
Sulla tematica, Pacciarelli 2000, Atti Colle di Val dElsa 2002; Bartoloni 2004; Atti Roma 2005;
Roma 2009; Bruni 2010; Negroni Catacchio 2010.
59
Bartoloni 1991, pp. 4-5; Fedeli et alii 199, p. 85; Bartoloni 2004, p. 27.
60
Milletti cdsa, cdsb.
61
Carancini 1979; Bergonzi, Cateni 1979; Bietti Sestieri 1981; Delpino 1997b; Pellegrini
1998, pp. 25-29; Carancini, Peroni 1999, p. 19; Lo Schiavo et alii 2009a.
62
Peroni 1961, Fasc. I..

Sardegna ed Etruria tirrenica

85

50 km

Fig. 8. Etruria, ripostigli del BF -I Fe 1A.

lo-RM6 e S. Marinella-RM64 nel Lazio settentrionale; Pariana-MC65, Gabbro-LI66, Limone-LI67, Elba68 e San Martino sullIsola dElba-LI69, Campese sullIsola del GiglioGR70 e Goluzzo-SI71 nella Toscana centro-settentrionale. I legami di questi contesti con
il complesso dei ripostigli ternani dellorizzonte pi antico della prima et del Ferro (Piediluco I, Contigliano-Piediluco II, Piediluco III), contenenti, tuttavia, un consisten-

Peroni 1961, Fasc. I.2.


Bastianelli 194.
65
Cateni 1984; Cateni 1985a; Cateni 1985b.
66
Galli 1925; Delpino 1997a.
67
Cateni 1977; Cateni 1997b.
68
Kilian 1975.
69
Delpino 1981, pp. 271, 294-298. Il ripostiglio inoltre in corso di revisione da parte dello scrivente e di V. Acconcia.
70
Bizzarri 1965a; Bizzarri 1965b; Bietti Sestieri 1985; Aranguren, Perazzi 2000, pp. 12-1.
71
Mller Karpe 1959, pp. 7-74 e 247, tav. 47.
6
64

86

Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

te nucleo di materiali pi antichi72, appaiono particolarmente evidenti e suggeriscono


di associare anche questi ultimi contesti alle nostre analisi, nel quadro pi generale dei
rapporti tra il patrimonio bronzistico dei gruppi Terni e Tolfa-Allumiere7.
La frequente mancanza di dati di rinvenimento, trattandosi prevalentemente di scoperte fortuite, alla base di gravi incertezze circa loriginaria composizione di alcuni di
questi ripostigli e ostacola spesso una corretta interpretazione della loro natura, se si tratti di deposizioni a carattere votivo, di semplici tesaurizzazioni per il valore ponderale del
metallo o di scarti apprestati per una successiva rifusione. Le condizioni degli oggetti
non sono, infatti, un elemento decisivo per determinare la natura di un ripostiglio: deposizioni rituali di bronzi rotti intenzionalmente o resi comunque inservibili sono
ben documentate74. Nella fascia medio-tirrenica dEtruria, gli esempi migliori sono costituiti da due offerte di fondazione, entrambe pi tarde rispetto al periodo in esame,
luna deposta presso la cinta inferiore di Populonia, in localit Falda della Guardiola,
dove ad essere spezzati sono una navicella nuragica ed una spada tipo Monte Sa Idda75,
e laltra dedicata allatto della costruzione delledificio beta della Civita di Tarquinia, costituita da uno scudo ed una tromba-lituo manipolati e ripiegati e da una scure ad occhio integra76. Pur volendo evitare facili generalizzazioni e considerando la complessit
di eventi tanto importanti nella vita delle comunit, i contesti in esame appaiono innegabilmente omogenei da un punto di vista delle caratteristiche tipologiche dei materiali deposti; appartengono, infatti, ad uno dei gruppi pi caratterizzati della facies medio tirrenica, denominato Tolfa-Allumiere77. Il grado di differenziazione di questo
72
Sulla scansione in tre contesti distinti (Piediluco I, Contigliano-Piediluco II, Piediluco III) del complesso ternano di bronzi noto in letteratura come ripostiglio di Piediluco-Contigliano, vedi Carancini,
Peroni 1999, p. 19 e p. 5, nota 151. Per i ripostigli di Piediluco I e Contigliano-Piediluco II, vedi rispettivamente Mller Karpe 1959, tav. 48-52A e Ponzi Bonomi 1970. Il nucleo di bronzi Piediluco III
(Dietz 1982), rinvenuto nel 1924 vicino Terni e venduto nello stesso anno dal primo acquirente Amedeo Ricciardi al Museo di Copenhagen, attualmente in corso di studio ad opera di C. Virili, R. Lucidi e
V. Leonelli, sembrerebbe infatti un terzo ripostiglio, proveniente dalla medesima area piuttosto che costituire una parte del Contigliano-Piediluco II (Ponzi Bonomi 1970, p. 97).
7
Le strette anit tra le due tradizioni bronzistiche sembrano in parte riconducibili alla localizzazione
della conca ternana lungo lasse preferenziale che collegava il distretto minerario costiero, e in particolar
modo larea populoniese, con i territori felsinei (Bartoloni 1991, p. 28; 1986).
74
Si veda, ad esempio, quanto recentemente ipotizzato per il ripostiglio del Rimessone di Aprilia (Toune 2009) e per quello di Lipari (Lo Schiavo et alii 2009d).
75
Bartoloni 1991; Bartoloni 2002, pp. 46-48; Bartoloni 2011, p. 102 e, da ultimo, Lo Schiavo, Milletti cds.
76
Milano 1986, pp. 101-102, nn. 197-199, gg. 92-94; Bonghi Jovino 1989; 2000; 2001, pp. 2526; 2005a, pp. 1-16; 2005b, p. 9; Bonghi Jovino, Chiaramonte Trer 1997, pp. 146-152; Ciafaloni 2006, pp. 149-150, g.9; Rathje 2006; sulla tromba-lituo nello specico, Bonghi Jovino 2007
e, in relazione alla deposizione di strumenti musicali nei ripostigli, vedi anche Clodor-Tissot 2009. Sulla deposizione di manufatti frammentati nei ripostigli, dopo lo storico lavoro di Richard Bradley (1998),
si svolto nellottobre 2012 a Roma, un convegno internazionale dal titolo Pezzi scelti. Distruzione e manipolazione di beni tra et del Bronzo e del Ferro: dal riciclo al sacricio.
77
Nellaccezione territoriale qui adottata, il gruppo si connota come una vera e propria koin metallurgica e le considerazioni desunte vanno perci considerate valide nellambito della produzione bronzistica e non necessariamente per tutte le altre manifestazioni culturali e produttive.

Sardegna ed Etruria tirrenica

87

gruppo nellambito della facies di appartenenza piuttosto elevato, determinato dal ricorrere di numerosi tipi endemici e di unindicativa serie di isoide, ovvero particolari
associazioni geografiche nella distribuzione di tipi presenti altrove singolarmente78.
Alcuni tipi di asce offrono un esempio illuminante delle caratteristiche peculiari della bronzistica dellEtruria tirrenica. Il tipo Gabbro (fig. 9.1), databile al BF , caratterizzato da un breve tallone con incavo nella parte sommitale e da una lama con
taglio espanso, distinta dallimmanicatura da un setto divisorio marcato79. Delle quattro variet individuate in base alla forma delle spalle e della lama, tre sono caratteristiche dellarea e dei contesti in esame80, con sporadiche attestazioni nel Volterrano e
nellAretino81. La variet B, pur presentando la medesima concentrazione nellarea medio-tirrenica, per segnalata con due singoli esemplari anche in territorio emiliano
e in Trentino82. Una diffusione analoga riscontrabile anche per il tipo Campese
(fig. 9.2), legato da evidenti analogie formali al precedente, con il quale ricorre frequentemente in associazione, ma che presenta rispetto al tipo Gabbro unimmanicatura con alette leggermente ricurve pi sviluppate e una lama dal taglio meno espanso8. La segnalazione di un esemplare nel ripostiglio del Pigorini consente forse di
supporre, pur con la necessaria prudenza, trattandosi di un contesto di incerta provenienza e composizione, che il tipo circolasse gi nel BF 284.
Tra i coltelli sono da considerarsi come caratteristici, ma non esclusivi, della produzione del comparto in questione, i tipi Piediluco (fig. 9.) e Palombara Sabina
(fig. 9.4), entrambi a codolo. La massima diffusione del primo tipo, che circola gi nel
BF , si colloca nel corso della prima met del IX secolo85. Lareale delle attestazioni
molto circoscritto e limitato, tranne poche eccezioni, allEtruria centro-meridionale, con
particolari concentrazioni nei ripostigli di Goluzzo, di Piediluco I e di Contigliano-

Peroni et alii 1980.


Sulle asce tipo Gabbro, Carancini, Peroni 1999, n. 48, p. 64, tav. 1.48 e; Delpino 1997a, p.
201; Cateni 1997b, p. 206.
80
Peroni et alii 1980, variet A, p. 4; variet B, p. 22; variet C-D, p. 40.
81
Rispettivamente Cateni 1997b, nn. 1-2, p. 219 e Peroni et alii 1980, p. 22. A queste segnalazioni, pu aggiungersi un esemplare da Trestina, localit non lungi da Arezzo (Lo Schiavo, Romualdi 2009,
n. , pp. 41-42, g. 2, tav. X.2) ed uno, di provenienza sconosciuta, conservato al Museo Claudio Faina
di Orvieto (Guerzoni 1991, n. 16, p. 52).
82
A quelli gi noti da tempo in letteratura, si possono aggiungere cinque esemplari provenienti genericamente dalla penisola italiana conservati nelle collezioni del British Museum (Bietti Sestieri, Macnamara 2007, nn. 148-152, p. 75, tav. 2).
8
Carancini 1979, p. 68, fig. .4; Peroni et alii 1980, n. 61, p. 4, tav. XXII B5; Carancini,
Peroni 1999, n. 4, pp. 6-64, tav. 1.4. inoltre attribuibile al tipo un esemplare di provenienza
sconosciuta conservato al British Museum (Bietti Sestieri, Macnamara 2007, n. 15, pp. 75-76, tav.
) ed uno, anchesso sporadico, conservato al Museo Claudio Faina di Orvieto (Guerzoni 1991, n.
1B, p. 51).
84
Pellegrini 1990, p. 6, g. 2.7.
85
Bianco Peroni 1976, pp. 64-66; Carancini 1979, p. 68, g. .9; Carancini, Peroni 1999,
n. 9, p. 6, tav. 1.9.
78

79

88

Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

5
4
0

Fig. 9. Etruria, tipi caratteristici del BF -I Fe 1A. 1: Limone-LI (Cateni


1997b); 2: Contigliano-Piediluco II (Ponzi Bonomi 1970); : S. MarinellaRM; 4: S. Martino-Elba (Bianco Peroni 1976).

Piediluco II86. Pi complesso linquadramento cronologico e geografico del tipo Palombara Sabina, segnalato nei ripostigli di Goluzzo e di San Martino, oltre che in quello di Piediluco I; gli esemplari in questione sembrerebbero in ogni caso attribuibili alla
variet C, praticamente esclusiva dellarea in esame e connotata da fattezze pi marcate rispetto alle altre, con un deciso scalino in corrispondenza del raccordo tra taglio e
86
Quattro esemplari nel ripostiglio di Goluzzo (Bianco Peroni 1976, nn. 07-08, 2-24, pp. 6566, tavv. 6-7) rispettivamente otto e quattro nei ripostigli di Piediluco I (Bianco Peroni 1976, pp. 6465, nn. 04-05, 12-17, tavv. 6-7) e Contigliano-Piediluco II (Bianco Peroni 1976, nn. 06, 1819, 21, tavv. 6-7); sono inoltre attribuibili al tipo in questione numerose lame, estremamente
lacunose e frammentarie, segnalate in questultimo nucleo di bronzi; un esemplare singolo proviene inoltre da Santa Marinella (Bianco Peroni 1976, n. 09, tav. 6).

Sardegna ed Etruria tirrenica

89

codolo e con il dorso della lama piuttosto spesso87. Sono, inoltre, caratteristiche di questa zona le pi antiche cuspidi di lancia a cannone poligonale dellItalia centrale, attribuibili ai tipi Goluzzo e Limone, entrambi segnalati anche nei ripostigli ternani88.
Per quanto concerne le fibule, appartengono al patrimonio locale alcune fogge con
noduli (fig. 10.1) e tortiglioni sullarco, quali, ad esempio, quelle ad arco elicoidale con
grande staffa simmetrica o a spirale89; fanno, inoltre, la prima apparizione in ambito medio-tirrenico gli esemplari ad arco serpeggiante con staffa a disco, da considerarsi come
gli antecedenti delle produzioni di primo Ferro con uno e due occhielli sullarco90, delle quali si tratter oltre. Si segnalano, infine, le fibule a due pezzi con arco costolato ed
ago dritto (fig. 10.2), che, pur ricorrendo anche altrove sulla penisola, risultano particolarmente frequenti nellEtruria settentrionale costiera, tanto da lasciar supporre che
questultima ne sia larea dorigine91.
Per quanto concerne le altre classi di oggetti, si pu rilevare la medesima concentrazione in ambito medio-tirrenico per alcuni tipi di scalpelli a codolo, anche se il numero limitato della attestazioni deve suggerire cautela nel considerarli come dimpronta
locale92. Al contrario, le armille di tipo Zerba (fig. 10.), altrimenti note come tipo Pariana, caratterizzate da un corpo a nastro a capi aperti con tamponi rivolti verso lesterno e attestate nei ripostigli di Pariana e di Limone, rappresentano certamente una
delle pi concrete testimonianze delle strette connessioni della bronzistica locale con
le tradizioni settentrionali e centro-europee9. Un recente inquadramento di queste armille, ad opera di S. Paltineri e F. Rubat Borel, ha consentito, oltre che di ipotizzare
una loro diffusione gi nel corso del BF 2, anche di articolare il tipo in tre variet distinte: gli esemplari etrusco-settentrionali rientrerebbero nella variet Pariana, attestata
prevalentemente in Italia nord-occidentale, con alcune segnalazioni in territorio fran-

87
Bianco Peroni 1976, pp. 64-66; Carancini 1979, p. 68, g. .45; Carancini, Peroni 1999,
n. 45, p. 65, tav. 1.45.
88
Lancia a cannone poligonale tipo Limone (Carancini 1979, p. 68, g. .7; Carancini, Peroni 1999, n. 7, p. 6, tav. 1.7).
89
Carancini, Peroni 1999, nn. 47 e 56, p. 64, tav. 1.47, 56.
90
Delpino 1981, pp. 277-278.
91
Carancini 1979, p. 68, g. .42; Peroni et alii 1980, n. 28, p. 28, tav. XC; Carancini, Peroni 1999, n. 42, p. 6, tav. 1.42. Per una disamina della foggia e per un aggiornato elenco delle attestazioni, Lo Schiavo, Romualdi 2009, n. 1, pp. 6-40, g. 1, tav. X.1.
92
Scalpello a lama lanceolata tipo Pariana (Carancini, Peroni 1999, n. , p. 6, tav. 1.), presente nel ripostiglio omonimo ed in quello di Limone; scalpello a codolo tipo Pariana (Carancini, Peroni
1999, n. 1, p. 6, tav. 1.1). A questi, pu aggiungersi il tipo a codolo Bagnolo, gi noto come tipo Goluzzo (Carancini, Peroni 1999, n. 59, p. 64, tav. 1.59) ma solo di recente inquadrato compiutamente grazie al rinvenimento di un esemplare integro dalla localit eponima del chiusino, caratterizzato da codolo quadrangolare, fermo discoidale e taglio a punta (Balducci et alii 2010, p. 147, g. ).
9
Sulla bronzistica dellItalia centrale ed i rapporti con le coeve tradizioni settentrionali e continentali, Bietti Sestieri 1976; Bietti Sestieri 1981; Bietti Sestieri 1997, Bietti Sestieri et alii 2001; Delpino 1987, pp. 14-16; 1997b, pp. 2-24; Pellegrini 1992; per una visione pi generale della tematica,
Lehorff 2007, in particolare pp. 14-19, con bibliograa; Iaia 2005, pp. 28-24; 2011.

90

Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

Fig. 10. Etruria, tipo caratteristici del BF -I Fe 1A. 1-: Limone-LI (Cateni 1997b).

cese, dalle Alpi settentrionali fino alla Franca Contea, e con un esemplare, per ora isolato, dal ripostiglio di Marsia nelle Marche94. Lassociazione delle variet Pariana e Badia Pavese nel nucleo di Colle Le Banche-Camaiore95, ripostiglio contenente materiali
che vanno dal BF  al I Fe 2B, ribadisce limportante ruolo di cerniera svolto dalla Versilia tra gli ambienti golasecchiani e liguri, e quello etrusco settentrionale. Le rotte marittime che interessavano le coste della Toscana e della Liguria, sfruttando i capisaldi
costituiti dai centri di Populonia, Pisa e da quello ligure di Chiavari-GE, ormai consolidate alla fine dellVIII secolo96, sarebbero state dunque gi vitali a partire dalla fine
dellet del Bronzo, coinvolgendo anche le grandi isole del Tirreno, come testimonierebbe il rinvenimento di un bottone nuragico a Pisa97. Il contesto di Colle e Banche, inoltre, mostra come ad unimpronta prettamente locale, riscontrabile tra i materiali appartenenti al nucleo di bronzi pi antico, faccia riscontro tra gli oggetti pi

Rubat Borel 2009, pp. 64-65 e Paltineri, Rubat Borel 2010 con bibliograa precedente e con
un aggiornato elenco delle attestazioni.
95
Cocchi Genick 1985; Cocchi Genick 2004.
96
Maggiani 2004, p. 161; 2006.
97
Bruni 1997, p. 156, g. 96.6.
94

Sardegna ed Etruria tirrenica

91

recenti un novero di manufatti riconducibili a fogge di pi ampia diffusione, quali ad


esempio le asce a cannone tipo Ardea e ad alette tipo Volterra98, in associazione ai tipi
di impronta prettamente medio-tirrenica, quali le asce di tipo Bambolo99, o di ambiente ligure, quali gli anelli paradito100.
Le specificit tipologiche della produzione bronzistica dellEtruria medio-tirrenica
durante il Bronzo Finale presuppongono dunque una forte coesione tra le varie officine appartenenti al gruppo, sulla base di un comune patrimonio tecnologico e stilistico, aspetti questi ultimi intimamente connessi101. In questo senso, un esempio fornito
dai tratti distintivi della decorazione delle principali fogge di fibule dellarea, ovvero i
tortiglioni elicoidali e le costolature alternate a noduli dellarco, che, oltre a costituire
nellinsieme gli elementi fondamentali dello stile ornamentale locale, ricorrendo nel caso
del tortiglione anche su un collare da Campese102, testimoniano notevoli capacit tecniche nella lavorazione della materia10.

Interrelazioni medio-tirreniche tra la fine dellet del Bronzo


e gli inizi dellet del Ferro
In questa fase, che precede direttamente il floruit dei rapporti sardo-villanoviani, da
collocarsi tra I Fe 1B e I Fe 2A104, la metallurgia del bronzo rappresenta un importante trait dunion tra le opposte sponde del Tirreno. Oltre al semplice scambio di oggetti, lo testimoniano, come vedremo, anche lassimilazione di modelli allogeni ed il probabile scambio di conoscenze tecnologiche. In questo senso, le popolazioni dei distretti
minerari dEtruria appaiono, gi in questa fase, interlocutori privilegiati delle genti sarde e corse. In particolare, il comparto settentrionale si configura come un luogo dincontro tra le tradizioni metallurgiche continentali e quelle di ambiente mediterraneo.

98
Cocchi Genick 2004, nn. III.2.2, . Sulle asce a cannone tipo Ardea e ad alette tipo Volterra, Carancini 1984, pp. 172-174 e pp. 62-69; Carancini 2005, p. 70; Lo Schiavo, Milletti 2011, pp. 78.
99
Cocchi Genick 2004, nn. III.2.1, 4. Sulle asce ad alette tipo Bambolo, Carancini 1984, pp. 79; Setti 1997, p. 220; Lo Schiavo, Milletti 2011, pp. 29-2.
100
Esemplari simili a quelli da Colle Le Banche sono segnalati, ad esempio, nella tomba 19 di Chiavari (Paltineri 2004, n. IV.1.1.9, pp. 246-28). R.C. de Marinis ha ipotizzato che questi oggetti potessero avere un uso diversicato, quali orecchini, anelli o fermatrecce (De Marinis 2004, p. 205).
101
Peroni et alii 1980; Carancini 1979; Bietti Sestieri 1981, pp. 28-240.
102
Bizzarri 1965a, n. 1, pp. 515-516, tav. CXIXa.
10
Bietti Sestieri 1981, p. 29. Sulla morfologia dellarco di queste bule e sulle tecniche di lavorazione connesse, da ultimo, Lehorff 2007, p. 181. Sulla lavorazione della cera propedeutica alla colatura dei bronzi, Feugre, Grold 2004 con bibliograa.
104
Lo Schiavo Ridgway 1987; Bartoloni, Delpino 1975. Bartoloni 1991, Bartoloni 1997,
Bartoloni 2002; Lo Schiavo 1981a, Lo Schiavo 1994, Lo Schiavo 2002; Lo Schiavo et alii 2008;
Milletti 2012.

92

Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

Nel contempo, sembra innegabile il ruolo di mediatore svolto dalla Sardegna nel passaggio in Italia centrale di modelli e bronzi di origine iberica105 e cipriota106.
In un momento non avanzato del BF (BF 1-2) giungono sullIsola dElba alcune doppie asce a tagli ortogonali provenienti dalla Sardegna, dove questa forma, derivante da
prototipi ciprioti, conosce ampia diffusione ed una profonda assimilazione nellambiente
locale107, tanto da essere riprodotta in forma miniaturistica ed offerta nei santuari108. Un
esemplare di doppia ascia di forma massiccia a tagli paralleli, segnalato inoltre nel ripostiglio San Francesco-BO109 e, insieme agli altri materiali nuragici, ciprioti e ciprioti
dimitazione nuragica attestati in questultimo contesto e pi in generale in ambiente felsineo, potrebbe esservi giunto proprio grazie alla mediazione del distretto minerario etrusco-settentrionale110. Le attestazioni di doppie asce in Sicilia, invece, sono riconducibili a differenti direttrici di traffico111. Un esemplare a tagli ortogonali, simile a quelli elbani,
segnalato da Taormina112, mentre due a tagli paralleli, luno di tipo massiccio con lama
e lati dritti, assimilabile allesemplare felsineo, ed un altro con tagli convergenti, di tipo
esclusivamente nuragico, provengono probabilmente dal Catanese11. Il possibile impiego
della forma a tagli ortogonali, anche nei processi di estrazione e di frantumazione del minerale grezzo, confermerebbe inoltre lesistenza di intensi scambi di know how metallurgico tra le aree interessate dalla diffusione di questi oggetti.
Al BF -I Fe 1 sembra databile un pugnale nuragico proveniente da un ripostiglio elbano, un tempo conservato al Museo di Berlino (fig. 11.1)114. Le caratteristiche identificative della foggia sono le dimensioni molto ridotte rispetto agli standards isolani, una
lama di forma triangolare ed il sistema di fissaggio a doppia coppia di chiodi115. Queste
105
Lo Schiavo, DOriano 1990; Lo Schiavo 2008b, pp. 426-41. Sui contatti dellambiente nuragico con quello iberico, vedi inoltre Fundoni 2009, Gmez Toscano, Fundoni 2010, Botto 2011
e Arancibia Romn et alii 2011.
106
Lo Schiavo 198; Lo Schiavo et alii 1985; Matthus 2000; Matthus 2001; Lo Schiavo 2001;
Lo Schiavo 2005c; Lo Schiavo 2011. A tale riguardo, la possibile manifattura locale del piccolo tripode della sepoltura 1 di La Clota, Calaceite-Teruel, in Aragona, appartenente ad una foggia cipriota di frequente attestazione in ambiente nuragico, confermerebbe ulteriormente gli intensi contatti delle tradizioni
bronzistiche mediterranee occidentali con quelle orientali, con la Sardegna quale snodo cruciale di queste interrelazioni (Rafel Fontanals 2002; Rafel et alii 2010).
107
Lo Schiavo et alii 1985, pp. 14-22; Lo Schiavo 1988b, pp. 214-217; Giardino 1995, pp. 4648; Lo Schiavo 2005c, pp. 1-14.
108
Lo Schiavo 198, pp. 05-07, gg. 6.5-6; 6.8-9. Si veda anche limportante nucleo, di recente
edizione, dal Sinis (Usai, Zucca 2011, nn. 1-8, pp. 41-42), costituito esclusivamente da esemplari
appartenenti alla foggia a tagli ortogonali.
109
Lo Schiavo et alii 1985, n. 2, p. 16, g. 6.4.
110
Per il calderone lattacco a triplice spirale vedi rispettivamente Lo Schiavo 2006a, n. 10, p. 275,
g..1a-b; 1981a, p. 02, tav. LXI d-e; per un pugnale a codolo, Lo Schiavo 1981a, p. 02, tav. LX c.
111
Lo Schiavo 2009d, con bibliograa.
112
Lo Schiavo 1985, p. 261, gg. 6-7.
11
Giardino 1995, p. 4, g. 17 B-4.
114
Kilian 1975, p. 124, tav. 4.1.
115
Milletti 2012, pp. 122-12.

Sardegna ed Etruria tirrenica

9


0

1
5

Fig. 11. Pugnaletti. 1: Elba (Kilian 1975); 2:


Usini-SAdde e SUlumu (Lo Schiavo 2009c);
: Populonia, Piano delle Granate, tomba a fossa 8/1915 (Bartoloni 1989).

Fig. 12. Pendenti. 1: Populonia, Poggio delle


Granate, tomba a fossa 1/1920 (Bartoloni
1989); 2: Pontecagnano, tomba 2198/Landolfi (Gastaldi 1994).

armi ricorrono in Sardegna in un significativo numero di contesti, ma proprio il nucleo


di bronzi elbano ed il ripostiglio di SAdde e SUlumu (fig. 11.2) consentono di chiarirne la cronologia116. forse assimilabile ai precedenti, anche se lo stato di conservazione
del pezzo non permette attribuzioni sicure, un pugnale dalla tomba a fossa 8/1915 di Piano delle Granate a Populonia (fig. 11.), uninumazione probabilmente femminile117.
La datazione del contesto, in base alle associazioni di corredo, non pu risalire per oltre la fine del IX-inizi dellVIII secolo, imponendo di riflettere ancora una volta sulla frequenza con la quale materiali pi antichi, soprattutto se considerati culturalmente significanti, come proprio il pugnaletto, potessero esser conservati per un lungo periodo
e poi deposti nelle sepolture tra i selezionati materiali di accompagno. Lornamentum della defunta si compone inoltre di una fibula ad arco serpeggiante con due occhielli, foggia che, come vedremo, conosce ampia diffusione, oltre che nel distretto settentrionale
dEtruria, anche in Corsica, nonch di una fibula ad arco leggermente ingrossato con decorazione incisa e di un pendaglio a cestello traforato, un oggetto di carattere tipicamente
locale118. Nella stessa necropoli, peraltro, ed esattamente nella tomba a fossa 1/1920 di
Poggio delle Granate, la presenza di un pendente a disco decorato a costolature concentriche (fig. 12.1)119, attualmente un unicum nel panorama bronzistico locale ma che
denuncia chiari legami con la tradizione decorativa nuragico-cipriota, sembra confermare
la solidit di questi contatti in ambito metallurgico120. A tal riguardo, si vedano come
Lo Schiavo 2009c, n. 21, p. 516, g. .10.
Bartoloni 1989, n. 2, p. 51, tav. XVI,1 e p. 46 con bibliograa; Bartoloni 2002, p. 44, g. 2
in basso a destra.
118
I pendagli traforati, realizzati con la tecnica a cera persa, rappresentano una produzione caratteristica, circoscritta cronologicamente al primo Ferro IB2-IIA e risultano relativamente diusi, oltre che a Populonia e a Vetulonia, anche a Tarquinia (Lo Schiavo et alii cds).
119
Bartoloni 1989, n. 4f, p. 52, tav. XVIII.
120
Milletti 2012, pp. 82-85.
116
117

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Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

confronti per il piccolo oggetto di bronzo alcune anse di calderone tipo Cala Gonone,
recipienti attestati sulla penisola nel ripostiglio di S. Francesco121; un analogo legame sembra, inoltre, unire un pendente a triplice spirale dalla tomba 2198/Landolfi a Pontecagnano (fig. 12.2), databile allI Fe 1B iniziale122, con alcune anse a placchetta dalla Sardegna12. Pure in assenza di confronti stringenti in ambito insulare124, dove pendenti di
questa sorta non sono ancora noti, risulta parimenti evidente il legame figurativo dei due
bronzi con la tradizione nuragica. Sembra dunque lecito ipotizzare, in questo caso, un
fenomeno di tarda rielaborazione di un motivo decorativo di ascendenza sarda, sulla scorta di quanto si gi suggerito, ad esempio, nel caso della brocca askoide con ricca decorazione plastica, priva di riscontro in ambiente isolano, dalla Fossa B del Circolo del
Tridente, attribuibile allOrientalizzante Antico125, e per alcune anse a maniglia con globetti, segnalate in sepolture etrusche di pieno VII secolo126.
La recente edizione di alcuni contesti insulari consente poi di ricondurre ad un orizzonte non avanzato del Bronzo Finale la produzione di alcuni pugnali nuragici, privi di
contesto, rinvenuti sulla penisola a Monterotondo-Montenero-LI (fig. 1.1), a Colle Baroncio-Vetulonia (fig. 1.2) ed a Marcellano di Gualdo Cattaneo-PG (fig. 1.), fino ad
oggi genericamente attribuiti allet del Ferro127. Questi esemplari appartengono ad uno
dei tipi pi rappresentativi del vasto panorama dei pugnali insulari, caratterizzato da un
breve codolo e da una lama a spalle sfuggenti con robusta nervatura centrale, bene illustrato da un esemplare da Borore-NU (fig. 1.4)128. La connotazione come tipo confermata dal ricorrere costante sia di specifici aspetti tecnici, quali il sistema di fissaggio a
tre chiodi, con una coppia disposta alla base della lama ed uno singolo allestremit del
codolo, sia decorativi, con due possibili variet, una con fasci di linee verticali lungo la nervatura ed unaltra con un tema decorativo pi articolato, completato da piccoli triangoli apicati, spesso campiti a bande oblique, nella met superiore della lama. Tra le numeLo Schiavo 2006a, n. 5, p. 275.
Gastaldi 1994, p. 50, g. 1.10; Lo Schiavo 1994, pp. 70-71, g. .6; Lo Schiavo et alii 2008,
n. 6, p. 102.
12
Vedi, ad esempio, un esemplare di recente pubblicazione dal Sinis (Usai, Zucca 2011, n. 57,
g. 45, p. 46).
124
Il confronto pi prossimo sembrerebbe oerto da un pendente a doppia spirale dal Sinis ma limmagine edita non consente di chiarire se lesemplare sia stato realizzato a cera persa o per avvolgimento di
lo di bronzo (Usai, Zucca 2011, n. 58, g. 46, p. 46).
125
Cygielman, Pagnini 2006, pp. 11-114, tav. XIIIc con bibliograa.
126
Le ascendenze nuragiche di questa foggia di ansa sono state rilevate per la prima volta da G. Bartoloni (1987, pp. 9-41), richiamando quale confronto il noto esemplare da Tadasuni. Sullargomento,
stato trattato in seguito anche da A. Maggiani (2002), sostanzialmente daccordo con questa interpretazione. Contra A.J. Nijboer (2006), con una rivalutazione del diretto inusso levantino. Si segnala, da ultimo, lattestazione di unansa con globetti tra i materiali del Circolo di Mut (Cygielman et alii 2005, n.
15, p. 22, g. 11).
127
Per i due pugnali da Monterotondo e da Vetulonia, Bianco Peroni 1994, nn. 170-1704, p. 174,
tav. 96; per il pugnale da Marcellano, Lo Schiavo 1981a, p. 02, tav. LXa, riedito senza ricognizione di
identit in Bevagna 1991, n. 1.4, p. 0, g. 1.4.
128
Lo Schiavo 200, p. 241, g. 157 sulla foggia, vedi anche Milletti 2012, p. 122.
121
122

Sardegna ed Etruria tirrenica

95

Fig. 13. Pugnali nuragici. 1: Monterotondo-LI; 2: Vetulonia, Colle Baroncio (Bianco Peroni 1994); : Marcellano di Gualdo Cattaneo-PG (Bevagna 1991); 4: Borore-NU (Lo Schiavo 200).

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Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

rose segnalazioni da tutta la Sardegna, risultano attualmente decisive, per una preliminare
proposta di datazione, quelle dei ripostigli di Costa Nighedda e di Sedda Ottinnera, databili al BF 1-2129. Particolarmente indicativa soprattutto la composizione del ripostiglio sassarese, nel quale il pugnale associato, tra gli altri, a doppie asce sia di tipo massiccio a tagli paralleli che a tagli ortogonali, nonch a frammenti di lingotti oxhide. Gli
esemplari peninsulari, in quanto sporadici, non offrono riscontro cronologico ai dati insulari ma pu essere considerato indicativo che, attualmente, nessuno dei pugnali nuragici a codolo rinvenuti sulla penisola provenga da sepolture villanoviane, a suggerire, forse, lappartenenza ad un orizzonte cronologico di produzione precedente allacme dei
contatti del I Fe 1B-2A10. Anche la provenienza da unarea di necropoli villanoviana dellesemplare vetuloniese non sembra contrastare con queste considerazioni, poich proprio
dal sepolcreto del Colle Baroncio potrebbero venire alcuni materiali, recuperati nel corso dei tumultuosi scavi Guidi dell800, che sembrerebbero indicare lesistenza nellarea di
alcune sepolture risalenti al BF terminale o al periodo di transizione con let del Ferro11.
Il sistema di traffici tra le grandi isole del Tirreno e lEtruria settentrionale costiera, pur consolidandosi nel corso dei secoli fino a divenire particolarmente intenso nel
periodo di passaggio tra villanoviano antico ed evoluto, non appare, come tutti i sistemi economici, avulso dal tessuto macro-economico nel quale inserito. Come gi accennato, lambiente nuragico svolge cos la funzione di tramite nella diffusione in
Etruria di bronzi appartenenti a fogge iberiche di vasta circolazione, gi adottate ed imitate in Sardegna12. Giungono cos nellEtruria medio-tirrenica le asce piatte a spuntoni
laterali, due esemplari delle quali fanno parte del ripostiglio di Monte Rovello1, e le
asce a tallone con occhiello laterale, segnalate da un esemplare nel ripostiglio di Tolfa14.
altrettanto indicativo il riscontro della medesima associazione di unascia piatta a
spuntoni laterali e di una scure ad occhio, sulla quale torneremo in seguito, nei ripostigli di Monte Rovello e del nuraghe Flumenelongu15; ci conferma la sincronia della deposizione dei due contesti, mentre ledizione di un nucleo di reperti appartenenti al ripostiglio sardo, recuperati solo in un momento successivo alla prima edizione del
contesto, ne confermano la cronologia al BF 16. La stessa mediazione sarda ipotizzabile per larrivo sulla penisola di un altro prodotto della bronzistica iberica, le spade
tipo Huelva/Saint Philbert, un esemplare delle quali proviene dal ripostiglio di Santa
Marinella17. Queste caratteristiche armi conoscono unampia diffusione, dalle coste
Cfr. infra.
Lunico pugnale nuragico rinvenuto in una sepoltura villanoviana a manico fuso, proveniente dalla tomba 1/1889 di Poggio alle Birbe a Vetulonia (Lo Schiavo 2006c, p. 117, g. 2.5)
11
Delpino 1981, p. 279; Cygielman 1994, p. 256.
12
Cfr. infra.
1
Peroni 1961, I.2, 4, nn. 15-16.
14
Peroni 1961, I., n. 5.
15
Lo Schiavo 1981a, pp. 05-06.
16
Giardino, Lo Schiavo 2007, pp. 26-28 gg. 1-14.
17
Giardino 1995, p. 198, g. 87 B2.
129
10

Sardegna ed Etruria tirrenica

97

atlantiche al bacino occidentale del Mediterraneo: oltre che in Sardegna18, almeno due
esemplari sono segnalati in Sicilia nel ripostiglio di Castelluccio-RG19. Attualmente pi
limitata appare la distribuzione delle spade nuragiche Monte Sa Idda140, tipo locale, elaborazione sperimentale da un modello atlantico circolante e gi imitato, che si produce in parallelo al tipo Huelva/Saint Philbert, formalmente affine, a partire dal BF 141.
Sulla penisola un esemplare stato rinvenuto nel ripostiglio di Falda della Guardiola
a Populonia, databile allavanzata seconda met dellVIII secolo142. Si tratterebbe quindi di un ulteriore esempio della lunga circolazione in Etruria di alcuni bronzi nuragici di particolare significato simbolico, fenomeno legato al valore di beni di assoluto prestigio attribuito a questi oggetti, probabilmente conservati dalle lites locali in quanto
considerati fortemente connotanti in senso sociale14.
Anche le importazioni di materiali peninsulari in Sardegna durante il Bronzo Finale
sono apparentemente limitate e, dato anomalo rispetto al periodo successivo, non
strettamente riconducibili al distretto minerario etrusco-settentrionale. Alla fase iniziale
del Bronzo Finale pu essere datato un frammento di spada tipo Allerona scoperto nel
santuario di Gremanu-Fonni144. Al BF  risale invece una scure ad occhio tipo Cerchiara, deposta nel ripostiglio del nuraghe Flumenelongu145. Il tipo ricorre in numerosi
contesti salentini e calabresi ed di evidente origine meridionale. Alcuni esemplari, conservati al British Museum consentono, inoltre, di ampliarne lareale di diffusione ad altre aree del mezzogiorno146. Queste scuri sono per attestate anche in ambito mediotirrenico, rispettivamente con due e un esemplare nei ripostigli di Monte Rovello147 e
di Tolfa148, segnalazioni che potrebbero suggerire una mediazione di questarea nella dif18
Tra le pi recenti scoperte, si segnala un troncone di spada tipo Monte Sa Idda nel ripostiglio da
S. Imbenia, Alghero, (Rendeli, De Rosa 2010; Depalmas et alii 2011).
19
Di Stefano, Giardino 1994, nn. 9-40, gg. 15-16, pp. 50-51. Le spade un tempo classicate
come tipo Huelva (Giardino 1995, pp. 191-194), ora tipo Huelva/Saint Philbert sono state di recente
oggetto di approfonditi studi e di un riassestamento tipologico e cronologico: Burgess, OConnor
2008, pp. 51-54; Brandherm, Burgess 2008; Brandherm, Moskal-Del Hoyo 2010; Lo Schiavo,
Milletti 2011.
140
Da ultimo, Lo Schiavo et alii 2008, pp. 76-77 con bibliograa.
141
Per un approfondito riesame del tipo, Lo Schiavo, Milletti 2011 con bibliograa.
142
Lo Schiavo, Milletti 2011 con bibliograa.
14
Un altro esempio costituito dalle navicelle nuragiche deposte nei circoli vetuloniesi di epoca orientalizzante, alle quali si recentemente aggiunto lesemplare dalla tomba 74 di Cupa di Siglia, Monte Vetrano-Salerno, databile ad un momento nale del I Fe 2B (Cerchiai, Nava 2009). Il novero delle attestazioni di questi oggetti sulla penisola si inoltre ulteriormente arricchito in seguito al ritrovamento di
una navicella durante le operazioni di dragaggio del Trasimeno (De Angelis 2011).
144
Fadda, Posi 200, p. 244, Fig. 161b, 18.
145
Lo Schiavo 1976, n. 4, pp. 10-11, tav. V; Giardino 1995, p. 222, g. 107.2.
146
Un esemplare proviene da Mineo-Catania (Bietti Sestieri, Macnamara 2007, n. 172, p. 77, tav.
7) ed un altro, acquistato a Napoli, forse dalla Campania (Bietti Sestieri, Macnamara 2007, n. 174,
p. 77, tav. 7).
147
Peroni 1961, I.2, 4, nn. 17-18.
148
Peroni 1961, I., n. 4.

98

Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

fusione del tipo in Sardegna149. invece dincerta cronologia laltra scure peninsulare
ad occhio rinvenuta sullisola, attribuibile al tipo Doss Trento e deposta nel ripostiglio
di La Maddalena situato al confine tra i due comuni di Silanus e Lei (NU)150.
Durante il Bronzo Finale e contrariamente a quanto riscontrabile per let del Ferro, appare piuttosto circoscritta la diffusione sullisola di fibule, attualmente limitata ad
un solo esemplare ad arco ritorto (fig. 14.1), di difficile lettura perch in cattivo stato
di conservazione, proveniente dal ripostiglio GL, Olbia e databile tra BF 2 e BF 151. La
circolazione in Sardegna di questa categoria di ornamenta, originariamente estranea al
costume indigeno, gi nel corso del Bronzo Recente, suggerisce come il dato archeologico possa indurre a sottostimare la reale diffusione delle fibule sullisola nel periodo immediatamente successivo152. Altrettanto limitate, ma in questo caso in linea con quanto riscontrato nel periodo successivo, sono le attestazioni di rasoi, unaltra categoria
bronzistica peninsulare estranea alluso nuragico. Al periodo compreso tra BF  e I Fe
1A potrebbe risalire un rasoio bitagliente, forse una variante del tipo Marino, proveniente dalla Nurra (fig. 14.2)15, mentre resta difficile, a causa della lacunosit del reperto, linquadramento tipologico dellesemplare da S. Antine-Torralba (fig. 14.),
forse riconducibile al novero dei rasoi miniaturistici di ambito laziale154. Le stesse considerazioni possono essere estese anche ai coltelli: questi oggetti sembrano, infatti, non
rientrare nel patrimonio formale della bronzistica insulare, mentre, come gi accennato, i pugnali conoscono unampia diffusione, constatazione che indurrebbe a supporre
lestensione a questi ultimi anche delle prerogative funzionali dei primi; lunico esemplare noto di coltello, a parte alcuni frammenti dincerta attribuzione da Sa Sedda e Sos
Carros, Oliena155, proveniente anchesso dal nuraghe S. Antine (fig. 14.4)156, stato ricondotto, con prudenza a causa del cattivo stato di conservazione delloggetto, al tipo
Spezzano Calabro, databile ad un momento avanzato del I Fe 1 ed attestato in Etruria
con un singolo esemplare, avvicinabile al tipo, dalla tomba 9 Selciatello a Tarquinia,
mentre tutte le altre segnalazioni sulla penisola si concentrano in Calabria157.
Per valutare correttamente la bilancia commerciale tra le due aree, bisogna infine considerare, anche se esula dalla presente trattazione, lingente quantit di ambra che
149
Sul tipo, Carancini 1984, pp. 205-206. Sul possibile collegamento con i giacimenti di allume, Lo
Schiavo 2005d.
150
Sul tipo, Carancini 1984, pp. 229-20. Per lesemplare da Silanus, Lo Schiavo 1979, n. 42, p. 71
e 81, tav. VII.1.
151
Lo Schiavo 1996, n. 29, p. 74-75, g. 9.4/12, p.7.
152
Lo Schiavo et alii 2004, p. 76, g. 6-8. Ad esse, pu aggiungersi almeno un esemplare, denito ad arco di violino e forse proveniente da Palmas Arborea nellOristanese, citato in Usai, Zucca 2011,
n. 42, p. 28. Sulla tematica, vedi anche Milletti 2012, pp. 9-40.
15
Lo Schiavo 1981a, p. 06, tav. LXf.
154
Lo Schiavo 1988, pp. 226-227, g. 8.. Sullidenticazione di questultimo con un rasoio miniaturistico laziale, Bartoloni 1994, p. 208.
155
Quattro/cinque frammenti, citati in Lo Schiavo 1988b, p. 228.
156
Lo Schiavo 1988b, p. 228 f, g. 8.10.
157
Per il tipo Spezzano Calabro, Bianco Peroni 1976, pp. 77-78.

Sardegna ed Etruria tirrenica

99

giunge sullisola proprio nello scorcio dellet del Bronzo, come dimostrato soprattutto dal frequente rinvenimento di grani, spesso tipo Tirinto e Tolfa-Allumiere, non solo
negli abitati e nei santuari ma anche nelle sepolture nuragiche158. Una considerevole parte di questi materiali potrebbe infatti essere stata veicolata in Sardegna attraverso le coste medio-tirreniche dEtruria, anche se i canali di diffusione dellambra verso Occidente
devono essere stati molteplici. Resta infine difficile da stabilire su base archeologica il
volume di scambio dei materiali deperibili o delle materie prime.
A partire dal I Fe 1A conoscono ampia diffusione nellarea in questione le fibule ad
arco serpeggiante ad uno o due occhielli. Questa foggia diffusa sulla penisola quasi
esclusivamente nel distretto minerario etrusco settentrionale, area dorigine dalla quale si diffonde poi precocemente in Sardegna e soprattutto in Corsica159. La presenza in

Fig. 14. Bronzi peninsulari dalla Sardegna. 1: OlbiaGL, fibula (Lo Schiavo 1996); 2: Nurra, rasoio (Lo
Schiavo 1981a); , 4: Torralba-S. Antine, rasoio e coltello (Lo Schiavo 1988b).

Lo Schiavo 1982; da ultimi, Usai 2007 e Bellintani 2010.


Per il repertorio delle attestazioni, Delpino 1981, pp. 284- 289; aggiornato in Delpino 1997b,
p. 6. Ad esse possono aggiungersi due esemplari, frutto di un recupero della Guardia di Finanza e provenienti probabilmente dal territorio populoniese, editi in Romualdi 1989, nn. 42-4, pp. 46-47, nonch
due esemplari, inediti, conservati nei magazzini SBAT di Poggio alla Porcareccia a Populonia. Per le presenze in Corsica, vedi inoltre Jehasse 1987 e Magdeleine et alii 200; per gli esemplari dalla Sardegna,
Lo Schiavo 1978, p. 7, g. 6.1; Lo Schiavo 2002, p. 6, g. 7.10-11; in particolare, per la bula dal
ripostiglio di SAdde e SUlumu, Lo Schiavo 2009c, n. 1, pp. 509, g. 1.. Per un preliminare inquadramento dei tipi attribuibili alla foggia, Lo Schiavo 2009c, pp. 509-512.
158
159

400

Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

terra corsa di questi oggetti sembra infatti pi generalizzata rispetto alla stessa Sardegna,
tanto che agli esemplari dimportazione si associa presto una produzione locale, che si
differenzia per particolari espedienti tecnici e per la generale assenza di decorazione sullarco (fig. 15.1-2)160. Considerando anche la notevole diffusione nellambito del gruppo Tolfa-Allumiere delle classi ad arco serpeggiante161, sembrano evidenti le suggestioni
peninsulari alla base dellelaborazione di una foggia corsa di fibule, spesso di dimensioni
considerevoli, con arco serpeggiante con numerosi avvolgimenti, larga staffa simmetrica,
a volte decorata con puntini a sbalzo, e ardiglione curvilineo (fig. 15.-4). Pur denunciando questi reperti chiare analogie con produzioni peninsulari del BF /I Fe 1A, alcune delle quali attribuibili al gruppo Tolfa-Allumiere (fig. 15.5)162, non sembra comunque lecito andare oltre il semplice riconoscimento di una generica corrispondenza
formale. Lunico confronto veramente stringente istituibile con un esemplare (fig.
15.6), conservato al British Museum ma di provenienza sconosciuta, che presenta tutte le caratteristiche identificative della foggia corsa, compreso lispessimento dellarco
a ridosso della staffa, frequente negli esemplari di maggiori dimensioni16. Lassociazione
nelle sepolture collettive insulari di queste fibule con quelle ad arco serpeggiante ad uno
e due occhielli, suggerisce una datazione analoga per le due forme, anche se la lunga durata dei contesti funerari corsi e la scarsit di dati archeologici affidabili impongono prudenza nel considerare il dato acquisito. Daltra parte, la circolazione di bronzi di provenienza o ispirazione allogena in Corsica testimoniata da un numero ancora limitato
ma significativo di oggetti, alcuni dei quali riconducibili allambiente nuragico ed a quello peninsulare, che testimoniano, al pari delle ceramiche di tradizione appenninica cos
frequenti nei contesti abitativi164, leffettivo inserimento dellisola nel quadro dei traffici tra le opposte sponde del Tirreno durante let del Bronzo. Ad alcuni rinvenimenti
gi noti in letteratura, come ad esempio lascia a margini rialzati di foggia nuragica da
Torre-Portovecchio165 o quella di probabile ascendenza peninsulare da Monte Barbato-Olmeto166, si recentemente aggiunta la scoperta di una matrice multipla da fusione da Punta Ficcaghjola, Appietto-Alata (fig. 16), recante su di un lato limpronta di
unascia a margini rialzati di tradizione sarda, databile forse ad un momento avanzato
160
Lo Schiavo 2009b. In base ad analisi di laboratorio, risultata di produzione locale lesemplare
da Pieve (Grosjean 1958, p.45)
161
Carancini, Peroni 1999, p. 19.
162
Vedi, ad esempio, un esemplare della tomba 2 della necropoli di Poggio della Pozza-Allumiere (Peroni 1960, n. 10, p. 52, g. 11.10). Questa foggia di bule stata recentemente ricondotta allorizzonte
nale del BF  (BF B, De Angelis 2010, p. 112, g. 7).
16
Bietti Sestieri, Macnamara 2007, n. 204, p. 80, tav. 4. La bula apparteneva alla collezione Blacas, formata essenzialmente da materiali provenienti dalla penisola italiana (Bietti Sestieri, Macnamara 2007, p. ).
164
Camps 1988, pp. 27-240; Lanfranchi 1992; Lorenzi 2001; 2007; Atzeni, Depalmas 2006; Di
Fraia, Grifoni Cremonesi 2007.
165
Lanfranchi 1992, p. 584, g. 4a; Giardino 1995, p. 65, g. 27C1.
166
Giardino 1995, p. 65, g. 27C2. Lesemplare doveva peraltro far parte di un ripostiglio; altre asce,
analoghe a quella edita e provenienti dal medesimo contesto, sono esposte al Museo di Sartene.

Sardegna ed Etruria tirrenica

401

6
0

Fig. 15. Fibule. 1: Museo di Sartne, sporadica (Delpino 1981); 2: La Teppa-Lucciana (Magdeleine et alii 200); : La Teppa-Lucciana, Museo Archeologico di Firenze, coll. Forsyth
Major, n. inv. 208514/O; 4: Liamone (Jehasse 1987); 5: Poggio della Pozza-Allumiere, tomba 2/1960 (Peroni 1960); 6: British Museum, Italia? (Bietti Sestieri, Macnamara 2007).

del Bronzo Finale, e su quello opposto quella di un pugnale, riconducibile invece ad una
foggia probabilmente locale167. Lesemplare da Alata contribuisce ad ampliare il gi consistente novero delle valve da fusione scoperte sullisola168, chiaro indizio della vitalit
della metallurgia indigena, e testimonia la riproduzione in Corsica di una foggia allogena, a conferma dei rapporti della bronzistica insulare con quelle delle aree limitrofe
ed in particolar modo della Sardegna.

167
168

Pche-Quilichini 2009, pp. 1-2.


Milletti cdsa.

402

Fulvia Lo Schiavo, Paola Falchi, Matteo Milletti

Fig. 16. Punta Ficcaghjola, Appietto-Alata, matrice (Pche-Quilichini 2009).

In conclusione, una corretta valutazione dei contatti tra lEtruria mineraria e le grandi isole del Tirreno nel periodo di transizione tra let del Bronzo e la prima et del Ferro consente di collocare nella giusta dimensione diacronica la grande fioritura dei rapporti sardo-villanoviani a partire dal I Fe 1B. Taluni fenomeni, quali ad esempio
ladozione di modelli nuragici sia nella bronzistica169 che nella ceramica170, risultano
comprensibili solo se considerati come il risultato ultimo di un progressivo intensificarsi
dei contatti realizzatosi in un lungo arco di tempo, quali veri esempi di acculturazione e non frutto di una effimera moda. La comprensione da parte etrusca del forte significato ideologico di alcuni bronzetti nuragici passa necessariamente attraverso la creazione di un sostrato comune di valori e di simboli ad essi legati, realizzabile solo sul
lungo periodo. Lalto valore attribuito a determinate categorie di bronzetti sulla penisola sarebbe testimoniato dalla loro lunga circolazione prima della deposizione, nel caso
delle barchette fino in epoca orientalizzante ed oltre171. La scelta degli aristoi vetuloniesi
di inserire tra i selezionati oggetti di accompagno delle proprie sepolture alcune navicelle, lungi dal rappresentare una passione antichista per oggetti di indubbio pregio,
testimonia invece la volont da parte delle lites orientalizzanti dEtruria di sottolineare il proprio status attraverso il richiamo ad una consolidata tradizione di rapporti, giacch, come giustamente osservato da M. Gras, laristocrazia non si costruisce se non in
rapporto al tempo ed dalla durata che essa ricava la sua legittimazione rispetto a se
stessa e agli altri172.
Matteo Milletti

Milletti 2008, pp. 20-21.


Cygielman, Pagnini 2002, pp. 90-406; Cygielman 2008.
171
Sulla navicella della Tomba del Duce, da ultimo Lo Schiavo 2008a e Lo Schiavo 2010.
172
Gras 2000, p. 15.
169
170

Sardegna ed Etruria tirrenica

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