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La ragazza dentro me

Racconto erotico











































Nel profondo di ognuno si nascondono personal i t
a vol t e sopi t e, alt re mani f est e.
I n questo racconto ne indagheremo una molto i nt rigant e.
Dedi cat o all ' Ami co Segreto che ha volut o condi videre
l e sue emozioni. . .







Not a I mpor tant e: L e i mmag i ni che appai ono i n ques t a pagi na, quando non ne si a
s peci f i cat o l autor e oppur e i l det ent or e di eventual i di r i t ti , s ono s t at e s car i cat e
da pag i ne web che, al t empo del downl oad, non mos tr avano avvi s i o di vi et i di
s or ta al l ' ut i l i z zaz i one da par t e di ter zi . Si r i t i ene per ci che s i ano s tat e
pubbl i cat e per l a col l et t i va f r ui bi l i t .
L addove s ul l ' i mmagi ne compar i va un marchi o, ques t o non s tat o r i mos s o. Nel
cas o che i l s ogg et t o detent ore di eventual i di r i t ti s u det t e i mmagi ni ( aut or i ,
s ogg et ti f ot ogr afat i , edi tor i , eccet er a) non des i deras se che appai ano, oppur e
des i der as s er o che s e ne ci t i l ' aut or e o l a f ont e, l o comuni chi con una mai l
( cont act ) s peci f i cando con chi ar ezz a a qual e i mmagi ne l a s ua r i chi es ta
s i ri f eri s ce: ver r t empes t i vament e esaudi ta.

Og ni ri f er i mento a per s one o cos e r ea l ment e es i s t ent i da ri t ener s i
purament e casual e.


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Ques t o l i br o s tat o r eal i z zat o con BackTypo
un pr odot t o di Si mpl i ci s si mus Book Farm

























Celami in te, dove cose pi dolci son celate, fra le radici delle rose e delle spezie.

Algernon Charles Swinburne












Uno

- Allora? Proprio non vuoi?
Estelle insiste ma il suo sguardo gi pronto a ricevere una
delusione. Me ne dispiaccio un po' ma preferisco non rendere troppo
"intimo" il rapporto di lavoro: non mi sento pronto, non la voglio,
inutile illuderla.
- Ti ringrazio davvero. Lo sai, non che non voglio... mia madre non
sta bene in questi giorni, non mi va di lasciarla sola nel week end.
- Allora fai una capatina sabato sera... almeno per la festa, dai, non
lontano.
- Non ti prometto niente, ci prover, ok? rispondo, un po evasivo.
Usciamo tutti dalla banca nel sole del pomeriggio estivo. Finalmente!
Nel metr mi slaccio la cravatta e mi sbottono la camicia. E' pi forte
di me, controllo nel finestrino se ho un'immagine accettabile ma non
mi attardo nello stimarmi, qualcuno che ti guarda c' sempre.
Sono un bell'uomo, lo ammetto soddisfatto con me stesso e
l'ammirazione che suscito nelle donne mi diverte segretamente.
Nonostante la stanchezza di una noiosa settimana da bancario triste
e senza prospettive , non posso non sorridere: venerd. L'altra cosa
che mi rallegra, pensando a Estelle, che lei non immagina, come
daltronde tutti gli altri, che il mio vero problema non procurarmi
un "appuntamento", bens: come sfuggirne senza dare nell'occhio.
Ancora due fermate e poi a casa, per fortuna.
Un messaggio sul cellulare. E' Lei! Il cuore mi batte, preferisco
calmarmi per non arrossire in mezzo alla calca. Scendo, leggo per poi
cancellare subito tutto.
"Ti aspetto domani. Inutile che ti prepari, puttanella, ti devo vestire
io. Viene anche lui, non farmi fare brutte figure. Ho parlato molto
bene della mia cagnetta, ok?" Sono gi su di giri, mi tremano le
gambe: sar all'altezza dei miei Padroni?
La fanciulla dentro, si risveglia dal suo torpore.










Due

Il sabato mi ritiro in bagno. Mia madre non mi disturba, sa che mi
piace leggere l dentro. Invece, con una volutt che diventa sempre
pi eccitante, mi dedico a una feroce depilazione, dall'ombelico in
gi. Nonostante il dolore, so che l'infiammazione passer in poche
ore: gi dopo pranzo dovrei presentarmi con una pelle delicata e
tenera: al pube, sulle gambe e persino tra le natiche, intorno all'ano.
Mi dedico sempre molto al mio culetto anche se non sono mai stato
inculato per davvero.
Da ragazzino solo un po', giusto nei giochi pi spinti, dove ci si
indaga e ci si fiuta.
La mia Padrona mi ci ha infilato le dita, anche tre e, raramente,
qualche oggetto rimediato in casa. Non piaceva troppo n a me, n a
lei.
In genere, il solo comandarmi, vedermi vestita, spogliarmi, la
eccitava fino all'orgasmo che puntualmente pretendeva di lingua.
Alla fine dei giochi, la mia Padrona si calmava e sedeva sulla sua
poltrona preferita. Ci aveva gi steso una tovaglia (era un'igienista).
Sedeva protendendo il bacino in avanti, metteva i piedi sui due
braccioli e mi aspettava. Era un anfiteatro naturale, dove io sostavo a
baciare e a leccare la sua natura, per lunghi minuti. Al contrario di
me, la Padrona aveva un vagina ricoperta di folti peli, che si
bagnavano e trasudavano sotto le leccate.
Mi sto eccitando, so che non devo toccarmi: non lo far!
Apro la cesta dei panni e raccolgo un paio di mutande di mia madre,
me le porto in faccia fino a quasi soffocare nell'odore di intimo e di
orina asciutta, continuo fino a quando mi gira la testa. Alle undici
sono pronto. Non devo fare altro, meglio cos. Vado a prendere un
caff in piazza per far passare il tempo e calmarmi un po'.
E' la prima volta che incontro un uomo. Non pi solo una fantasia.
Ho paura!


Tre

- Vieni, cara, tutto bene? - conosco Elsa, se mi chiama "cara" e mi
accoglie con dolcezza, pi eccitata che mai. Sono certo che, come
me, non sta nella pelle per la novit.
Elsa una donna matura e vive sola, ci siamo conosciuti alla banca.
Lei ha intuito il mio lato oscuro.
La prima volta che fece in modo di portarmi a casa sua, ricordo che
ero molto risentito. Aveva adoperato la sua influenza sul direttore e
maveva quasi costretto ad andare da lei. Ricordo: la vedevo come
una vecchia signora capricciosa, la odiavo. Un pomeriggio, mi fece
vedere delle foto dell'ex marito, criticandone i vizi. I "vizi" erano l,
sul piccolo tavolo del salotto, su delle vecchie fotografie: un uomo in
carne indossava calze nere e reggipetto, assumendo posture
tipicamente femminili. Rabbrividii e lei, continuando a criticare tutto
quel "malcostume" mi cerc il cazzo con la mano e me lo strinse,
come se volesse strapparmelo.
- Lo sapevo - rise - avevo capito che sei una troietta, sai?
Scappai via immediatamente, con una scusa, ma lei mi grid dietro:
- Corri pure bambolina, tanto qui torni! - Non si sbagliava.
Ogni volta che pensavo a lei, alle foto, a come mi aveva chiamato
troia, molto sicura di s... diventavo di fuoco.
Pass pi di un mese, poi cedetti e iniziammo la nostra meravigliosa
storia. Ero felice con Elsa perch sapevo di essere suo, senza
concorrenze, senza scaramucce. Lei era adulta e seria.
In seguito confess, che se non mavesse incontrato, forse non
avrebbe mai avuto il coraggio di andare oltre con nessuno. Il marito
l'aveva convinta ad accettare quelle sue tendenze particolari e lei,
dopo la sua morte, si era resa conto di averci provato gusto,
conservandone il desiderio. Poi ero arrivato io e lei mi aveva
adottato, da buona ed onesta Padrona.

Quando raggiungiamo la grande camera da letto, la fanciulla
"dentro" esplode, prende il posto del pedante bancario ed inizia a
godersi gli odori di quell'ambiente familiare e tanto squisitamente
femminile. Davanti alla toeletta ci sono le nostre sedie. - Abbiamo
tempo, Giada, faremo tutto con calma - aveva deciso per quel nome a
causa dei miei occhi verdi, diceva.
Mi spoglio rapidamente, lei si attarda a scegliere le combinazioni di
intimo, per confrontarle. Quando si volta mi trova nuda, in piedi, con
le gambe strette. Non ho pi il pene, l'ho spinto tutto dietro e adesso
lo tengo a stento, mentre si gonfia.
Lei mi guarda e l'asta si "intosta" contro la mia stessa volont. Sudo
freddo.
Elsa mi si avvicina, mi carezza le gambe, l'inguine: soddisfatta.
- Brava, tesoro, ti sei depilata proprio come una puttana di classe!
Brividi, per tutta la schiena!
- Vieni Giada, iniziamo dallo smalto. - Quando le passo davanti, mi
prende il cazzo tra le dita...
- Ehi, - dice - sei gi eccitata? Mica vuoi venire e stemperare la
tensione? - E' presto! Vorrei resistere ma so che "le danze"
inizieranno solo tra un paio d'ore, mentre io mi trattengo gi da
alcuni giorni.
- Amore mio, non devi fare cos. - dice premurosa - Vieni in bagno, ti
faccio una seghina, su... - mi lascio portare di l, lei usa il mio pene
come un guinzaglio. So che anche lei su di giri ma si finge
distaccata.
- Vieni, piccola, facciamo sfogare questo "maschiaccio" che hai
dentro.
Vedo il suo sorriso dallo specchio, gli occhi sono catalizzati dal mio
membro; fianco a fianco, sembriamo due sorelle, solo che lei, con
cura e sollecitudine, comincia un su e gi con la mano, velocemente.
In poco pi di un minuto il lavandino costellato di goccioloni di
sborra.
- Brava, la mia piccina! - dice Elsa pulendosi le dita ed il lavabo con
un fazzolettino.
- Grazie, Padrona, perdonami! - e lei: - Non fa nulla, c' tempo: sia
per il castigo che per il perdono! -
Il cuore mi batte forte; vorrei quasi fuggire ma non mi muovo.
Sono Giada completamente, ora. Truccata con delicatezza, calze di
nylon carnicino, col bordo trattenuto dal reggicalze semplice, a sei
nastri, nero. Anche il top che porto nero, ha sottili bretelle. Ho un
perizoma e il mio culo chiaro completamente esposto. Elsa mi ha
messo uno smalto rosso scuro ma solo alle mani. I piedi sono
costretti nelle semplicissime Chanel di lacca nera, col tacco 10.
Quando lui ha bussato, Elsa, con furia, mi ha fatta entrare in salotto,
anzi, adesso sono in veranda, dietro una spessa tenda che divide i
due ambienti. Non devo muovermi, non devo fiatare.
Ora loro, a pochi metri, stanno chiacchierando, ridono... bevono
qualcosa.
La voce di lui mi familiare e questo mi turba ma ormai sono solo
una schiava e devo dare piacere, come una troia. Tremo da quando
lei, con malizia, mi ha cosparso le natiche depilate d'olio,
attardandosi e spingendo nella zona dell'ano. Non posso ribellarmi
ma lo vorrei. Le voci si allontanano, poi Elsa torna da sola, dietro il
paravento.
- Vieni qua, puttanella! Ora spengo la luce, sta qui, dietro la tenda; ti
cercher con le mani, tu non fiatare e non tirarti indietro, capito? -
faccio segno di s, rassegnata e pavida. Mi da un ultimo sguardo.
Anche lei sta benissimo: ha scarpe come le mie, calze e gonna di pelle
nera, sopra una camicetta bianca di seta.
Mi tira con decisione appena dietro lo spacco tra i due drappi, poi
blocca le tende con delle spille da balia, lascia solo uno spazio, per
passarci le mani, all'altezza del mio inguine.
Dopo qualche minuto, le grosse mani di quel signore mi tastano
attraverso lo spacco, senza alcun rispetto. Mi cerca il culo, mi tocca le
cosce, fa come se fossi sua. Poi dalla tenda spunta il suo coso, scuro e
grosso, sotto lo scroto gonfio e pesante: si tratta di un vecchio.

C' silenzio ora nella stanza, i rumori del pomeriggio di provincia
arrivano ovattati nella penombra.
Osservo il pene che sbuca, reale e vivo, dal damasco pesante.
Ritorno per un attimo al passato remoto: da ragazzini lavevo gi
visto un coso cos ma adesso non era un gioco.
Un braccio femminile spunta tra le pieghe: lei. Cattura la mia mano
ritrosa e la tira perch prenda quel goffo cilindro caldo. Sento come
una scossa alla nuca. Mi piace, tanto, troppo: solo una vera femmina
pu sentirlo cos.
La paura diventa gioia, devo averlo; devo giocarci; devo dominarlo! Il
contatto eccita pure lui, il coso diventa turgido e la testa svetta,
sanguigna.
Adesso Elsa mi tira per le orecchie, verso gi: tasta, trova ci che
cerca e opera, alla cieca. Sembra un gioco di societ, ha fatto in modo
da infilarmi il grosso membro tra le labbra e non molla. Mi prende
per la nuca e strattona, per farmi ingozzare. Mi bagno di saliva in
eccesso sollecitata dalla penetrazione, violenta, nella gola.
Tossisco, soffoco: ne godo! Elsa sa cosa sono, lo sa meglio di me.
Il tempo passa ed io tendo a migliorare il mio servizio: sto facendo un
pompino, uno vero. Come i ragazzi dei sobborghi pericolosi, nei
cinema bui. Lo sto prendendo in bocca ad un vecchio che gode di
me. Nemmeno so chi sia. Sembra cos naturale, dopo. E il mio
destino e lo accetto con volutt femminile.
Senza volont, vengo fatta alzare, piegare in avanti e poi, in modo
spiccio e doloroso: sodomizzata.
Loro se la godono, io lo prendo dietro, sola con me stessa, usata
come una battona. Ne godo anche se sento male.
Quando comincia a esagerare nello spingere, mugola, capisco che lui
si sta scaricando dentro di me, finalmente.
Poi le luci si accendono, sono anchilosata ma Elsa mi tira nel salotto
per mostrare la sua schiava al satiro.
Cazzo! E' il capoarea della mia Banca: perch mi hanno fatto questo?
Poi lui dice: - Sei in gamba, ragazzo, sono sicuro che farai carriera!
Oh, Elsa! Che padrona eccezionale che ho.

FINE





2014 gennaio - UUI D: 0cac1742 -76ba-11e3-8173-27651bb94b2f