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IL DIRITTO VIVENTE 4

Maria Cimmino

RISCHIO E COLPA NELLA ` SPORTIVA RESPONSABILITA

Liguori Editore

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INDICE

Capitolo primo ` sportiva nellordinamento statale secondo gli La responsabilita indirizzi comunitari
1. Introduzione: la giuridica rilevanza dello sport alla luce degli indirizzi comunitari e ` civile 1; 2. Delimitazione del tema di dellevoluzione del sistema della responsabilita ` sportiva alla luce del principio del neminem laedere 8. indagine: la responsabilita

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Capitolo secondo ` sportiva nella giurispreudenza. Il problematico La responsabilita rapporto tra rischio consentito e colpa
` 1. Analisi della giurisprudenza. Lillecito sportivo in relazione alla responsabilita ` contemplate nel codice civile 11; 2. aquiliana e alle altre fattispecie di responsabilita Primi risultati dellindagine: il problematico rapporto tra rischio e colpa nella ` sportiva 15; 3. Segue. Il rischio consentito e la colpa: gli incerti confini. responsabilita ` della figura del rischio consentito 20; b)La a) il rischio 16; a.1) limiti alloperativita colpa 26.

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Capitolo terzo ` Il valore delle regole sportive nel giudizio di responsabilita


1. La rilevanza delle regole sportive 31; 2. Segue. Superamento del rischio consentito e violazione delle regole sportive 37; 3. Segue. La colpa sportiva non concretatesi nella violazione delle regole del gioco 40.

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INDICE

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Capitolo quarto ` I criteri di imputazione della responsabilita


` sportiva e il 1. La ricerca di criteri uniformi di imputazione della responsabilita principio del senso vigile ed umanitario 49; 2. I criteri di imputazione della ` sportiva: verso il superamento della teoria del rischio consentito 52; responsabilita 3. Un criterio intermedio di imputazione 54; 4. Alcune osservazioni 61.

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Capitolo quinto Conclusioni. La diligenza dellatleta


1. Tendenze evolutive nel diritto vivente. Una proposta ricostruttiva. La ` dellatleta in base alla regola della diligenza professionale 65; 2. Proresponsabilita blemi irrisolti. Atleti e spettatori 67.

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Bibliografia Elenco dei riferimenti giurisprudenziali

1 ` SPORTIVA LA RESPONSABILITA NELLORDINAMENTO STATALE SECONDO GLI INDIRIZZI COMUNITARI

1. Introduzione: la giuridica rilevanza dello sport alla luce degli indirizzi comunitari e dellevoluzione del sistema della responsabilita ` civile
La legge statale in materia di giustizia sportiva adottata nel 20031 nel ribadire che lo Stato riconosce e favorisce lautonomia dellordinamento sportivo nazionale, quale articolazione di quello internazionale, fa salvi, tuttavia, i casi di rilevanza per lordinamento giuridico della Repubblica di situazioni giuridiche soggettive connesse con lordinamento sportivo. E allart. 2 riserva allordinamento sportivo le questioni aventi ad oggetto: a) losservanza e lapplicazione delle norme regolamentari, organizzative e statutarie dellordinamento sportivo nazionale e delle sue articolazioni al fine di garantire il corretto svolgimento delle attivita ` sportive; b) i comporta-

Legge 17 ottobre 2003 n. 280, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 agosto 2003, n. 220, recante disposizioni urgenti in materia di giustizia sportiva, pubblicata in G.U. n 243 del 18 ottobre 2003. In argomento si rinvia, ex multis, a Aa.Vv., La `, 2003. giustizia sportiva-analisi critica della legge 17 ottobre 2003 n 280, Forl

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menti rilevanti sul piano disciplinare e lirrogazione ed applicazione delle relative sanzioni disciplinari sportive. Pertanto, alla luce di dette previsioni, potrebbe dirsi ormai pacificamente riservata allarea del cosiddetto vincolo di giustizia ` quella sportiva la materia strettamente attinente allo sport, cioe 2 `, confermato lorientamento giurisprudentecnica , e pare, altres ` della clausola compromissoria, ziale3 che, limitando loperativita ammette i giudici sportivi a conoscere le controversie sportive nelle quali non siano in gioco diritti indisponibili. ` da rilevare, per quanto interessa in Ciononostante, tuttavia, ce questa sede, che anche i recenti interventi del legislatore statale non hanno contribuito del tutto a far luce intorno al problema ` cosiddetta sportiva, che sembra ancora oggi della responsabilita ben lontano da una soluzione univoca e pacifica, in dottrina come ` che riguarda la configurabilita ` di in giurisprudenza, sia per cio ` , rispetto a quella aquilana, sia unautonoma voce di responsabilita ` dellattivita ` sportiva con riferimento ai limiti che la peculiarita pone allapplicazione tout court della regola del neminem laedere. Ed, inoltre, anche la proclamazione dellautonomia dello sport ` che riguarda il suo aspetto essenzialmente nel suo ambito, per cio ` tecnico, in realta di fatto viene sfatata laddove si tratta di appurare ` il grado della colpa dellatleta, in nel giudizio di responsabilita ` appresso, per valutare la condotta dellagente il quanto, si vedra giudice tiene conto del parametro di comportamento fissato dalle norme tecniche. ` , anche in virtu Daltro canto, pero ` degli indirizzi della giuri4 ` vero sprudenza comunitaria sul risarcimento dei danni morali , e
` , in prosieguo, come anche questo profilo sia destinato ad esser frutto di Ma si vedra un sindacato ad opera dellordinamento giuridico, attraverso le valutazioni dei giudici chiamati ad apprezzare la colpa del soggetto agente nel caso di fatti sportivi dannosi. 3 Cass. 28 settembre 2005, n. 18919, in Dir. giust., 2005, 40, p. 35 ss. 4 Si veda in argomento, Corte CE 12 marzo 2002, in Resp. civ. prev., 2002, p. 360 ss., con nota di Guerinoni, Linterpretazione della Corte di giustizia riguardo al danno da
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` ormai in atto un ripensamento del sistema della responsabiche e ` civile o meglio un suo riadattamento alla luce dellevoluzione lita ` e del mercato5. della societa Infatti, di fronte alle molteplici occasioni di danno6 che occor` multiforme e complessa si e ` imposto, e si rono nellodierna societa impone tuttora, al giurista di reinterpretare il sistema codicistico ` civile, il quale sembra ancora di piu della responsabilita ` , alla luce ` dellillecito aquiliano7, sempre meno statico e della nota atipicita
vacanza rovinata. La sentenza e ` pubblicata anche in Danno resp., 2002, p. 1097 ss., con nota di Carrassi, Linterpretazione da parte della Corte di giustizia CE delle norme comunitarie e`, indiscutibilmente, vera nomofilachia; in Dir. e giust., 2002, n. 12, p. 56 ss., con nota di Lamicela, La tutela del consumatore incombe sullautonomia del diritto interno. 5 La globalizzazione per esempio ha comportato lintervento della Corte di Giustizia che ha sindacato i regolamenti federali sul trasferimento dei calciatori, giungendo a ` nella parte in cui essi si ponevano quale limite alla liberta ` di pronunciarne lillegittimita circolazione e di stabilimento dei calciatori nel territorio dellUnione. In argomento si rinvia a Bastianon, Bosman, il calcio e il diritto comunitario, in Foro it, 1996, IV, col. 3 ss.; Clarich, La sentenza Bosman: verso il tramonto degli ordinamenti giuridici sportivi?, in Riv. dir. sport., 1996, p. 393 ss.; Coccia, La sentenza Bosman: summum ius, summa iniuria?, nota a ` Europee, 15 dicembre 1995, causa c. 415/93, in Riv. Corte di Giustizia delle Comunita dir. sport., 1996, p. 541 ss. 6 ` civile e A dire il vero listituto della responsabilita ` stato chiamato a dare risposta alle istanze di tutela connesse ai cosiddetti danni diffusi cagionati da disastri di massa. Questo profilo e ` stato affrontato, sopratutto dalla dottrina americana. Anche se ce ` da rilevare che nellesperienza nord-americana il problema e ` strettamente connesso con la possibi` di intentare una class-action, cioe lita ` unazione in cui uno o piu ` individui, i classrepresentatives possono agire a nome dellintero gruppo di persone. Invece, nel nostro ` abbastanza evidente come in ordinamento, le fonti non conoscono simili strumenti. E ` . Il tali circostanze, il nesso causale diviene centrale alla soluzione dei casi di responsabilita diritto tedesco per esempio si e ` dimostrato particolarmente incline ad accoppiare ipotesi di responsabilita ` senza colpa con limiti agli indennizzi dovuti alle vittime, ad esempio nel campo dei prodotti farmaceutici o degli incidenti aerei. In alcuni casi sono le corti stesse che preferiscono assolvere il danneggiante col pretesto che non tutti gli elementi della ` risultano perfettamente provati.In argomento si rinvia a fattispecie di responsabilita Monateri, Il danno alla persona, Torino, 2000. 7 Franzoni, Dei fatti illeciti, (artt. 2049 c.c. e 2054 c.c.), in Comm. cod.civ. a cura di Scialoja e Branca, Bologna Roma, 1993, p. 68; Visintini, Trattato Breve della Responsabilita ` Civile, Padova, 1996, p. 597 ss.; C.M. Bianca, Diritto Civile, La responsabilita `, Milano, 1994, p. 692.

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definito, e piu ` dinamico, aperto, pronto ad offrire nuove forme di tutela e mezzi di riparazione ai nuovi danni, un sistema insomma in divenire8. Sotto questo profilo, va rilevato che il sistema della responsabi` civile appare, infatti, caratterizzato da alcuni aspetti salienti quali lita `, il progressivo oggettivarsi9 della ricerca delle fonti di responsabilita con la conseguente accentuazione in sede di tutela giurisdizionale , del profilo riparatorio rispetto a quello sanzionatorio; nonche 10 come accennato, lemersione di nuove figure di danno quali tipiche
` connesse alluso degli strumenti telematici, alla responsaSi pensi alle responsabilita ` del produttore. bilita 9 Il riferimento al rischio dimpresa ha radici storiche risalenti e costituisce un retaggio ` industriale e, piu della societa ` precisamente, si manifesta come una risposta dei giuristi del XX secolo allevoluzione di uneconomia non piu ` meramente agricola. Le codificazioni ` colpevole, non risultano piu ottocentesche, ispirate al principio della responsabilita ` adeguate a rispondere alla mutata situazione economico-sociale. Di fronte allevoluzione industriale matura una generale insoddisfazione per i criteri del dolo e della colpa inadatti, atteso il mutamento del sistema di produzione, a garantire al soggetto leso il risarcimento. I meccanismi dellillecito aquiliano, il cui onere della prova spetta al danneggiato, risultano pregiudizievoli nei confronti della vittima. Il giurista non rimane insensibile ai profondi mutamenti economico-sociali e si impegna alla ricerca di criteri di imputazione della ` alternativi al dolo e alla colpa, principalmente nei settori dellesercizio di responsabilita ` pericolose e nella tutela della sicurezza del lavoro. La copiosa letteratura di diritto attivita civile sulle problematiche legate al rischio sembra riconducibile alla difficile, e ancora ` oggettiva insoluta, classificazione delle numerose presente fattispecie di responsabilita previste dal codice del 1942. 10 Negli ultimi tempi, invece, si e ` affermata una nuova ricostruzione che mira ad ` listituto della responsabilita ` da quello del contratto per ammettere emancipare, per dir cos dunque anche la tutela di beni ed interessi che non siano almeno direttamente economicamente valutabili. cfr. Paradiso, Natura dellinteresse leso e qualificazione del danno, in Resp. civ. prev., 1997, p. 686 ss.; per le teorie piu ` risalenti v. De Cupis, Il valore economico della persona umana, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1956, p. 382; G. Gentile, Danno alla persona, in Enc. dir., XI, Milano, 1962, p. 687; sul danno alla persona Paradiso, Il danno alla persona, Milano, 1981; Astone, Danno biologico, valore patrimoniale della persona e giudizio equitativo, in Giur. it., 1986, I, 1, p. 785; Monateri, Danno alla persona, op. cit.; Bargelli, Il nuovo sistema dei danni non patrimoniali a confronto con levoluzione del diritto europeo, in I danni non patrimoniali. Lineamenti sistematici e guida alla liquidazione, a cura di Navarretta, Milano, 2004, p. 118 ss. Prende le mosse dalla tradizionale impostazione del diritto romano, secondo la quale la persona non puo essere assunta come parametro di commisurazione del risarcimento,
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espressioni del divenire di questo sistema privatistico11. Alla luce di quanto premesso, in questa chiave di lettura, in considerazione del diffondersi della pratica sportiva e delle dimensioni che oggi ha assunto lo sport organizzato12, le lesioni, fre` sportive, e i quenti, che si verificano nellesercizio delle attivita
lanalisi condotta da Castronovo, Il danno alla persona tra essere e avere, in Danno e resp., 2004, p. 237. 11 Non potrebbe non evidenziarsi come questo continuo ripensamento della funzione ` civile abbia sortito conseguenze di rilievo, non solo per del sistema della responsabilita quello che concerne gli interessi di categoria e quelli diffusi la cui tutela si impone come ` in una societa ` massificata in senso forte -, ma anche per cio ` che preminente necessita concerne lindividuo come persona. Preziosi in tal senso i contributi, piu ` che altro giurisprudenziali, intorno ai criteri di valutazione del danno alla persona. La dottrina nordamericana ha disdegnato una valutazione della persona in termini economici per cui non sarebbe disdicevole calcolare il valore economico di un simile danno sulla base di criteri statistici scientificamente verificabili. Il problema che si e ` posto alla giurisprudenza italiana piuttosto, e ` stato quello di approntare un sistema di tutela della persona piu ` efficiente e rispondente alle esigenze della coscienza sociale; per questo sarebbe stata creata la figura del danno biologico inteso inizialmente come a se stante rispetto al danno ` , in un primo momento, la collocazione di questa morale e a quello ex art. 2043 c.c.. In realta figura sarebbe risultata dubbia a causa di impropri collegamenti col danno ex art. 2059 c.c.; ma, come si e ` osservato, uno dei momenti salienti dellinnovazione del sistema in esame sarebbe stato proprio quello del ridimensionamento di detta categoria, a seguito della conquista di una diversa interpretazione dellart. 2043 c.c.: visto che lart. 2059 c.c. si riferisce al danno morale ovvero al patema originata dllillecito. Visto che nessun ` del danno sarebbe contenuto nella norma ex art. riferimento normativo alla patrimonialita 2043 c.c. le due categorie (art. 2055 c.c., art. 2043 c.c.) potrebbero dirsi eterogenee e dunque ` dei non suscettive di essere rapportate nel senso di dedurre la necessaria patrimonialita danni non morali ex art. 2043 c.c. Questultima categoria di danni (detti non morali per distinguerli da quelli ex art. 2059 c.c.). disegnerebbe un ambito piu ` vasto cui si potrebbero ricondurre tutti quei danni patrimoniali e non cui sarebbe garantita una riparazione in termini di risarcimento: tratterebbesi dunque di danni risarcibili. nella nozione di danno risarcibile non rilevano solo le conseguenze i carattere patrimoniale e mora-le perche riferentisi alle sofferenze fisiche e psichiche ricollegate alla lesione fisica subita dal ` danneggiato ma occorre tenere conto anche di quelle conseguenze negative sulle integrita naturale psico-fisica, dote e diritto di ogni individuo considerata indipendente-mente dalla sua attitudine a produrre reddito e la valutazione deve essere fatta con un criterio equitativo. 12 Per una ricostruzione del fenomeno sport dalle origini ad oggi, si rinvia a Giampetraglia, Riflessioni in tema di responsabilita ` sportiva, Napoli, 2002, p. 15 ss.

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pericoli ad esse connessi, possono a pieno titolo entrare nel novero di quelle ipotesi che hanno contribuito e contribuiscono, ancora, ` nel nostro allinnovazione della sistematica della responsabilita ordinamento. Daltro canto, la, significativa, diffusione della pratica sportiva con il conseguente aumento della domanda di strutture, impianti, addetti ha anche moltiplicato la domanda di tutela di fronte a quelle occasioni di danno diffusesi esattamente in concomitanza con la pratica agonistica o ricreativa dello sport. ` venuta cos ` maturando, in primo luogo, nella coscienza E collettiva lesigenza di una disciplina e di una regolamentazione ` dei soggetti che a vario titolo partecipano comune delle attivita alla pratica sportiva (organizzatori, gestori, atleti, spettatori), e ` posta sul tappeto la questione della contemporaneamente si e ` dellordinamento sportivo e dei suoi rapporti con quello giuridicita statale13. Anzi, e a dire il vero, ed in secondo luogo, da ultimo le questioni sempre piu ` complesse che involgono la gestione dello ` detto, a vario titolo, sport hanno comportato lingerenza, come si e da parte di vari soggetti nazionali e sopranazionali, nellorganizzazione sportiva e nel suo ordinamento. A tal punto, che le trasformazioni che accompagnano il fenomeno sportivo sembrano mettere in crisi anche la lettura dello sport in termini ordinamentali
13 A titolo esemplificativo (e senza pretese di completezza) si citano i lavori piu ` classici in argomento, scritti a partire dal secondo dopoguerra, quali i saggi di Cesarini-Sforza, Diritto del lavoro e diritto sportivo, in Dir. lav., 1951, II, p. 264 ss.; Giannini, Prime osservazioni sugli ordinamenti giuridici, in Riv. dir. sport., 1949, p. 10 ss.; ID., Sulla pluralita ` degli ordinamenti giuridici, cit., p. 455, in Atti del XIV Congresso Internazionale di di Sociologia, a cura di C. Gini, Roma, 1951. ss.; ID., Ancora sugli ordinamenti giuridici sportivi, in Riv. trim. dir. pubbl., 1996, p. 671 ss.; Mirto, Lorganizzazione sportiva italiana. Autonomia e specialita ` del diritto sportivo, in Riv. dir. sport., 1959, p. 6ss; Frattarolo, Lordinamento sportivo nella giurisprudenza, Padova, 2005, p. 31 ss.; Luiso, La giustizia sportiva, Milano, 1975, p. 359 ss.

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` degli ordinamenti, alla luce della secondo la teoria della pluralita ` riconosciuta ad oggi lautonomia dello sport nel proprio quale, si e ambito. ` dello sport, valore univerSenza voler infatti, negare la liberta ` preoccupata di evidenziare la sale, una parte della dottrina14 si e ` ed eterogeneita ` del fenomeno, rispetto al quale mal si complessita presterebbero, in quanto parziali, le note teorie pluralistiche al fine di una visione completa ed onnicomprensiva in termini di giuridi`. cita In proposito, si rileva15 anche che in ogni caso, di particolare interesse, e imprescindibile, pare lapproccio di tipo comunitario, e si pone in luce16 che probabilmente gli indirizzi comunitari, muovono in una direzione prima facie diversa rispetto a quella fino ad essi risponoggi seguita nella tradizione giuridica interna, poiche dono piuttosto allesigenza di assicurare i valori fondamentali del ` fondamentali, la tutela della salute, il Trattato, come le liberta ` sportive, la tutela della sicurezza e finanziamento alle attivita dellambiente. In questo contesto, dunque, si pone la questione della rilevanza ` sportive, in qualita ` di possibili fonti o quanto meno che le attivita ` occasioni di danni, avrebbero nel sistema della responsabilita
14 In tal senso, v. Di Nella, La teoria della pluralita ` degli ordinamenti e il fenomeno sportivo, in Riv. dir. sport., 1998, p. 5 ss. Uno dei principali punti di riflessione concerne i limiti della teoria pluralistico ordinamentale, che si presterebbe a dare giuridica rilevanza in termini di autonomia e di organizzazione esclusivamente allo sport agonistico, trala` sportiva non agonistica praticata a fini di svago. sciano lattivita 15 V. Di Nella, La teoria della pluralita ` degli ordinamenti e il fenomeno sportivo, op. cit., p. 38 ss. 16 Di Nella, La teoria della pluralita ` degli ordinamenti e il fenomeno sportivo, op. cit., p. 35 ss. LA. censura, soprattutto, il tentativo di voler ricondurre a tutti i costi lo Sport ad una ` sportiva, nucleo essenziale dimensione di organizzazione, a seguito del quale, lattivita del fenomeno, sarebbe passata in subordine rispetto allapparato burocratico, con un ruolo servente rispetto allo stesso. Secondo lA. va posto in risalto che e ` lorganizzazione ` sportiva e non viceversa. che e ` nata attorno allattivita

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aquiliana e quale tutela questo istituto sarebbe pronto ad offrire e ` di tale ` , di indagare la capacita per quali danni. Si tratta, cioe istituto di discriminare i diversi aspetti del fenomeno sportivo, per risolvere i diversi quesiti che si pongono, ad esempio, in ordine alla distinzione tra esercizio dello sport in forma agonistica e a fini ricreativi, e, soprattutto, in relazione alla posizione dei diversi soggetti che in quanto sportivi possono arrecare o subire danni. ` anche guardando agli indirizzi comunitari dellUnione che E quindi si impone di riflettere sui rapporti fra Stato e Sport, e alla luce delle riflessioni degli interpreti lanalisi dei profili di responsa` connessi allesercizio dello sport si rivela ancora piu bilita ` complessa.

2. Delimitazione del tema di indagine: la responsabilita ` sportiva alla luce del principio del neminem laedere
Come noto, il nodo problematico da sempre affrontato in dottri17 18 na ed in giurisprudenza concerne il tentativo di ravvisare una
Alpa, La responsabilita ` civile in generale e nellattivita ` sportiva, in Riv. dir. sport., 1984, p. 487 ss. LA. ritiene che in materia sportiva, salve le regole delle competizioni agonistiche, non si applichino principi diversi da quelli comuni del diritto privato. La rilevanza ` sportiva sarebbe quella di ogni altro tipo di attivita ` nellordinamento, e quindi dellattivita ` sportiva si identificherebbe con quella civile tout court. Altri, Scialoja, la responsabilita ` sportiva ad un proprio ambito di autonomia, tentano di ricondurre la responsabilita facendone una categoria a parte ed ulteriore rispetto a quelle tradizionali (Civile, penale ` pero ` incorrendo nella critica dio formular eunipotesi di ed amministrativa), con cio ` applicabile solo allo sport programmatico ed agonistico. V. anche Albegresponsabilita giani, voce Sport, in Enc. dir., XLIII, Milano, 1990, p. 564 ss.; Figone, La responsabilita ` sportiva, in Giur. sist. civ. comm., Torino, 1987, p. 361 ss., Frattarolo, La responsabilita ` civile per le attivita ` sportive, op. cit.; Stipo, La responsabilita ` civile nellesercizio dello sport, in Riv. dir. sport. 1961, p. 21 ss.; Marani Toro, La responsabilita ` degli atleti, in Riv. dir. sport., 1985, p. 396 ss. 18 Per una panoramica si rinvia a Frattarolo, Lordinamento sportivo nella giurisprudenza, op. cit.
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` sportiva autonoma da quella civile, fondata su propri responsabilita ` , e di ritagliare, al contempo, ai danni sportivi criteri di imputabilita ` che li distinguesse da quelli ex art.2043 c.c. una propria tipicita 19 Gli interpreti , infatti, a tal fine, non hanno esitato a rilevare quali principi informatori dellordinamento sportivo, caratteristiche ` sportiva come la lealta ` competitiva, sancita dal proprie dellattivita ` oggetCodice di Giustizia Sportiva, e la regola della responsabilita 20 21 tiva che informa il cosiddetto illecito sportivo sanzionato dagli organi della Giustizia Sportiva. Pertanto, appare necessaria una rinnovata riflessione sui temi ` sportiva, anche alla luce dei recenti relativi alla responsabilita arresti della Suprema Corte, che pare ripropongano allattenzione del giurista la questione dei rapporti tra rischio e colpa e del diverso ruolo delluno e dellaltro elemento ai fini della configura` aquiliana. zione della responsabilita

Scialoja, Responsabilita ` sportiva (voce), in Dig. disc. priv., Sez. civ., XVII, Torino, 1998, p. 415 ss. 20 Buoncristiano, La responsabilita ` oggettiva delle societa ` sportive: problemi, limiti, tendenze, in Giur. it., 1989, IV, p. 159 ss.; Manzella, La responsabilita ` oggettiva, in Riv. dir.sport., 1980, p. 153 ss. 21 Lillecito sportivo comporta una reazione allinterno dellordinamento sportivo, e ` disciplinare, spesso pero ` la condotta di chi partecipa ad cioe ` la cosiddetta responsabilita una competizione sportiva si pone in contrasto con le regole che disciplinano quella ` in modo da alterare non solo il regolare svolgimento della gara, ma specifica attivita ` si da richiedere lintervento punitivo anche di arrecare lesioni e danni allaltrui integrita dellordinamento statale.

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2 ` SPORTIVA NELLA LA RESPONSABILITA GIURISPRUDENZA. IL PROBLEMATICO RAPPORTO TRA RISCHIO CONSENTITO E COLPA

1. Analisi della giurisprudenza. Lillecito sportivo in relazione alla responsabilita ` aquiliana e alle altre fattispecie di responsabilita ` contemplate nel codice civile
Attraverso un primo esame delle massime giurisprudenziali1 rela` agevole osservare che il problema tive al tema in questione, e
Cass. 9 ottobre 1950, in Giust. pen., 1951, II, 230; Cass. 10 ottobre 1967 n. 2386, in Mass. giust. civ., 1967, p. 1248; Cass. Sezioni Unite 28 giugno 1968 n. 2028, in Foro it., 1968, I, p. 2790; Cass. 11 luglio 1969, in Resp. civ., 1970, p. 573; Cass. 27 gennaio 1972 n. 3462, in Giust. civ, 1973, I, p. 439; Cass. 27 gennaio 1975, in Riv. dir. sport., 1976, p. 30; Cass. 21 ottobre 1976 n. 3722, in Foro it., 1997, I, p. 1151; Cass. Sezioni Unite 12 maggio 1979 n. 2725, in Giust. civ., 1979, II, p. 1380; Cass. 10 febbraio 1981 n. 826, in Foro it., Repertorio 1981, voce Responsabilita ` civile, p.127; Cass. 22 maggio 1982 n. 3134, in Mass. Giust. civ., 1982, p. 1139; Cass. 27 marzo 1984 n. 2027, in Foro it., Repertorio 1984, voce Resp. civ. n. 94; Cass. 27 maggio 1984, in Cass., 1986, I, p. 48; Cass. 16 gennaio 1985 n. 97, in Giur. it., 1985, I, 1, p. 1226; Cass. Sezioni Unite 9 maggio 1986 n. 3092, in Foro it., 1986, I, p. 1251; Cass. 22 dicembre 1987 n. 9566, in Foro it., 1988, I, p. 2604; Cass. 23 dicembre 1988 n. 7037, in Riv. dir. sport., 1989, p. 207; Cass. 23 ottobre 1990 n. 10277, in Riv. dir. sport., 1991, p.144; Cass. 22 novembre 1991 n. 12538, in Riv. dir. sport., 1992, p. 660; Cass. 6 marzo 1992, in Giust. pen., 1994, II, p. 313; Cass. febbraio 1994 n. 1332, in Foro it., Rep. 1994, voce Responsabilita ` civile n. 125; Cass. 26 febbraio 1994 n. 1947,
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` sportiva e ` da tempo dibattuto, anche in ordine alla responsabilita ` della fattispecie alle altre norme contemplate nel riconducibilita ` extracontrattuale, codice civile nellambito della responsabilita ` spiega perche come ad esempio agli artt. 2048-2050 c.c. Cio ` un difficile risulta individuare nei giudici di merito e di legittimita orientamento che si uniformi a un principio comune; il che accade del resto anche in dottrina. ` , come le differenti categorie della responsabiVa rilevato, pero ` extracontrattuale che di fatto nella giurisprudenza si prestano a lita dare rilevanza civilistica ai danni sportivi, spesso sono richiamate controverso risulta linquadrain maniera problematica, poiche mento delle fattispecie concrete in questa o quella ipotesi astratta tipica. ` il caso di rilevare come la dottrina2 osservando Da ultimo e ` non ha fatto come spesso la giurisprudenza pur potendo in realta ricorso alla norma dellart. 2050 c.c., ma alla regola generale dellart. 2043 c.c., ne condivide le scelte in punto di diritto, in
in Foro it., Rep. 94, voce Responsabilita ` civile n. 127; Cass. Sezioni Unite 3 marzo 1994 n. 2078, in Rep. 1994, n.75; Cass. 28 ottobre 1995 n. 11264, in Danno e resp., 1996, p. 74 Cass. 20 febbraio 1997 n. 1564, in Resp. civ., 1997, p. 699; Cass. 6 marzo 1998 n. 2486, in Giur. it., 1999, p. 265; Cass. 9 ottobre 1997, n. 9815, in Danno e resp., 1998, p. 254, con nota di Montaguti; Trib. Monza, 22 luglio 1997 e 5 giugno 1997, in Riv. dir. sport., 1997, p. 758, con nota di Palmieri.; Cass., 6 marzo 1998, n. 2486, in Giur. It., 1999, I, p. 265, con nota di Piccirilli, e in Resp. civ. e prev., 1999, p. 1099, con nota di Frau; Pret. Trento, 11 maggio 1996, in Riv. dir. sport, 1997, p. 277, con note di De Marzo, Violazione delle regole del gioco e responsabilita ` dellatleta, e di Rosa, I calci nel gioco del calcio; Trib. Napoli, 11 dicembre 1995, in Giur. It., 1996, I, p. 2, con nota di Magni; Trib. Latina, 17 marzo 1994, in Riv. dir. sport., 1995, p. 410; Trib. Milano, 20 dicembre 1999, in Riv. dir. sport, 2000, p. 189, con nota di Chine ; Trib. Vercelli, 11 novembre 1996, in Nuovo dir. 1997, p. 207, nota di Manera; vedi, anche: Cass., 16 gennaio 1985, n. 97, in Giur. It. 1985, I, 1, p. 1226; Trib. Monza, 22 luglio 1997, in Riv. dir. sport., 1997, p. 758, con nota di Palmieri; Pret. Trento, 11 maggio 1996, in Riv. dir. sport., 1997, p. 277, e in Giur. mer., 1997, p. 264; Trib. Milano, 20 dicembre 1999, in Riv. dir. sport, 2000, p. 189, con nota di Chine ; Trib. Latina, 17 marzo 1994, in Riv. dir. sport, 1995, p. 410, con nota di Fontana. 2 De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, in Riv. dir. sport., 1992, p. 8 ss., in particolare, p. 18.

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considerazione dei limiti che osterebbero allapplicazione della ` pericolosa allo sport, limiti insiti nel fatto che norma sullattivita detta disciplina, e il conseguente profilo probatorio, sono destinati a tutelare soggetti terzi, che in tal caso non possono essere gli atleti tra loro in competizione. Tuttavia, va rilevato come secondo alcuni3, un ambito di possibile applicazione allartt. 2050 c.c. residuerebbe e rispetto ` da lui svolta come allorganizzatore, laddove si intenda lattivita . Frequentissimo ad pericolosa, e rispetto a sport pericolosi in se ` pericolosa ex art. 2050 c.c.4 ` il ricorso alla responsabilita esempio, e
3 Franzoni, Responsabilita ` per lesercizio di attivita ` pericolose, in La responsabilita ` civile. Una rassegna di dottrina e giurisprudenza, diretta da Alpa e Bessone, II, 1987, p. 518. 4 A prescindere dallipotesi in cui lorganizzatore predisponesse lambiente ed i luoghi idonei allo svolgimento di sport di per se pericolosi (motociclismo, automobilismo, paracadutismo), ipotesi nella quale sembrerebbe diffusa lopinione secondo cui comun` configurabile in capo al soggetto di cui sopra sarebbe que la fattispecie di responsabilita ` della quella ex art. 2050 c.c., (ferme restando le considerazioni relative alla necessita sussistenza di un nesso causale tra un omissione ad un fatto dellorganizzatore ed un ` altrui danno), sembrerebbe essersi affacciata in dottrina ed in giurisprudenza la possibilita ` stessa dellorganizzare (una manifestazione sportiva) come attivita ` riqualificare la attivita pericolosa. In un caso specifico una decisione dei giudici di merito avrebbe riconosciuto ` alla organizzazione di una partita di calcio: lattivita ` calcistica e la gestione tale qualita ` pericolose, cio ` imponendo ladozione di particolari di uno stadio costituiscono attivita misure idonee ad evitare il verificarsi di eventi dannosi nei confronti del pubblico. ` pericolose, Superate le obiezioni in merito alla identificazione della dottrina delle attivita nel senso che tratterebbesi di una serie aperta alle influenze delle evoluzioni storico` ritenendosi che attivita ` pericolose sono non soltanto quelle qualifiambientali, e percio cate tali dalla legge ma anche quelle che, alla stregua del motivato accertamento del ` offensiva, e ritenendosi che giudice di merito, presentano una spiccata potenzialita ` che presentino una grave probabilita ` , una notevole dovrebbe aversi riguardo alle attivita ` dannosa, considerata in relazione al criterio della normalita ` media, tutto potenzialita ` o di distinguere tra pericolosita ` della sembrerebbe essersi ricondotto alla necessita ` , quale dato obiettivo preesistente al suo svolgimento, e pericolosita ` della conattivita dotta, ovvero modo di essere pericoloso del comportamento del soggetto. Si riterrebbe ` dellattivita ` di sotto questo profilo che la qualificazione in termini di pericolosita organizzazione di una gara sportiva non possa comunque dipendere od essere esclusa dal fatto del doversi ascrivere il danno ad un altrui colpa. In altre parole il problema, secondo la dottrina un esame dovrebbe essere posto in questi termini: posto che la ` andrebbe riconosciuta alla stessa per le qualita ` sue proprie, natura pericolosa dellattivita

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nel caso di sport quali lalpinismo, la caccia, la boxe, lautomobilismo, anche se di volta in volta si pone il quesito se il pericolo vada valutato nei confronti solo dei terzi, in quanto varrebbe per lo ` sportivo la assunzione del rischio. Particolarmente controversa e ` della circolalapplicazione allo sport dello sci della responsabilita ` pacifico se se zione di autoveicoli (2054 c.c.), in quanto non e siano equiparabili gli sci a dei veicoli e la pista da sci ad una strada5. Qualora si tenga conto inoltre della diffusione della pratica ` , quale dello sport in genere, come occasione di svago, nella societa ` fondamentale allo sviluppo delluomo ed essenziale allo attivita ` , vien da se che per i danni svolgimento della sua personalita occorsi agli allievi nella pratica sportiva dovrebbero rispondere ora ` ex art. 2048 c.c6. listruttore, ora i genitori esercenti la potesta
leventuale condotta colposa non inciderebbe sulla qualificazione di cui trattasi, a si dovrebbe solamente accertare se, non essendo pertinente al pericolo proprio di quellatti` , il danno debba essere causalmente connesso a tale condotta, che assurgendo a causa vita ` a mera occasione dellevento lesivo. Nel caso in cui un danno dovesse degradi 1 attivita ` della condotta indipendentemente dalla natura dellattivita `, ascriversi alla pericolosita ` cioe ` quando il danno non fosse realizzazione del rischio proprio di quella attivita ` dovrebbe sorgere in capo allorganizzazione, ex art. 2043 c.c. pericolosa, la responsabilita e non ex art. 2050 c.c.. Inoltre dovrebbe anche accertarsi la rilevanza del fatto del terzo in quanto idoneo ad escludere il nesso causale tra un fatto dellorganizzatore e levento ` produrre effetti lesivo. Anche in tal caso il fatto del danneggiato o del terzo puo liberatori solo se per la sua incidenza e rilevanza sia tale da escludere, in modo certo, il ` pericolosa e levento e non gia ` quando costituisce elemento nesso causale tra lattivita con-corrente nella produzione del danno. 5 Bevilacqua, Responsabilita ` per infortuni derivanti da difetti di apprestamento o manutenzione delle piste da sci, in Riv. dir. sport., 1983, p. 36 ss.; Giudiceandrea, La responsabilita ` civile e penale del gestore degli impianti di risalita, in Riv. dir. sport., 1982, p. 301 ss. 6 In argomento da ultimo si rinvia a Cass., 11 agosto 1997, n. 7459, in Danno e resp., 3, 1998, p. 251 e ss., con nota di Montaguti e a Cass. 27 ottobre 2003 n. 16090, in Contratti, ` che concerne i principi che la giurispru2004, 4, p. 371 ss., con nota di Clilia. Per cio ` denza richiama nei casi di danni occorso agli allievi durante lesercizio dellattivita sportiva nelle strutture scolastiche, si rinvia a Trib. Latina, 17 marzo 1994, cit., con nota di L. Fontana. LA. osserva come, in sintesi, i giudici di merito si siano appellati non solo alle regole tecniche specifiche della peculiare disciplina sportiva- nella specie il calcetto-

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2. Primi risultati dellindagine: il problematico rapporto tra rischio e colpa nella responsabilita ` sportiva
Sotto altro profilo, e prima ancora di stabilire a quale delle norme dettate in tema di illecito extracontrattuale i fatti sportivi dannosi ` delle riflessioni ` da rilevare la complessita possano ricondursi, ce ` sportiva, che involgono i principi fondaintorno alla responsabilita ` sia civile che penale, mentali di tutto il sistema della responsabilita primo fra tutti il principio di colpevolezza. Ad essi si ricorre allorquando si richiama lassunzione del ` di ` allorquando si tratta di stabilire la configurabilita rischio, nonche ` diversa da quella comune una colpa come criterio di imputabilita ` mutato dal diritto civilistica, (senza contare che il concetto e penale e quindi a rigore tratterebbesi di una colpa penale), una ` dire sportiva, caratterizzata da una accentuazione colpa per cos del canone della perizia per la richiesta osservanza delle regole del gioco oltre a quelle civilistiche7. ` proprio sui rapporti tra i Probabilmente, come anticipato, e suddetti principi e tra la colpa e il rischio che occorre riflettere ai ` della responsabifini della ricostruzione dellambito di operativita ` sportiva, laddove sembra che oggi, piu lita ` che in passato, dottrina e giurisprudenza continuino ad interrogarsi su questo specifico aspetto, e anche se non con molta consapevolezza, pare che
`, alle ordinarie cautele e precauzioni. Se ne ricava che la regola di responsabima, altres ` da applicare e lita ` quella dellart. 2043 c.c., e la colpa si fonda sul binomio regole tecniche-comune prudenza, ogniqualvolta lallievo procuri danni a se e non a terzi, ` di cui allart. escludendosi, quindi, in capo agli insegnanti, la piu ` gravosa responsabilita 2048 c.c. V. anche Manera, Brevi note sulla responsabilita ` del maestro di sci per i danni occorsi allallievo durante lesercitazione, nota a Trib. Vercelli 11 novembre 1996, in Nuovo dir., 1997, p. 207 ss.; Patti, Insegnamento dello sport e responsabilita ` civile, in Resp. civ. prev., 1992, p. 509 ss.; Dassi, Rischio sportivo e responsabilita ` dellistruttore e del circolo sportivo per il fatto del minore, in Resp. civ., 1989, p. 1206 ss.; Vidiri, Danno al lupetto e responsabilita ` dellassociazionescout, nota a Trib. Roma 2 ottobre 1997, in Danno e resp., 1998, p. 182 ss. 7 Marani-Toro, La responsabilita ` degli atleti, in Riv. dir. sport., 1985, p. 38.

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attualmente si assista ad una tendenza volta a privilegiare larea della colpevolezza sul rischio, sia attraendo questultimo nella colpa, sia privilegiando comunque laccertamento della volonta` del fatto lesivo8. rieta

3. Il rischio consentito e la colpa: gli incerti confini


a) il rischio
9 Alla tesi, generalmente accolta in dottrina , secondo la quale lordinamento statale avrebbe compiuto una valutazione positiva ` sociale dellattivita ` sportiva, senza, tuttavia, in termini di utilita escludere che lappartenenza dello Sport allo Stato comporti, comunque, la soggezione dellordinamento sportivo ai principi fondamentali della Costituzione, si ricollega la nota teoria dellaccettazione del rischio10, sviluppata da un lato per scriminare lo

Ferrari, Rischio sportivo e responsabilita ` sciistica, nota a Cass. civ., 27 ottobre 2005, n. 20908, in Resp. civ. prev., p. 633 ss., in part. p.641. In dottrina, si rinvia a Giampetraglia, Riflessioni in tema di responsabilita ` sportiva, Napoli, 2000, p. 103 ss. LA. commenta la pronuncia della Suprema Corte, (Cass. pen. 21.02.2000,in Foro it. 2000, II, p. 320), ` abbiano spostato in subordine laccertamento sottolineando come i Giudici in realta ` della condotta fallosa al rischio consentito, privilegiando relativo alla riconducibilita ` o volontarieta ` della invece il profilo che attiene allapprezzamento dellinvolontarieta condotta. In tal guisa si e ` giunti alla conclusione che il fallo e ` involontario e quindi non punibile nellordinamento statale se commesso per la foga agonistica e lansia del risultato, mentre e ` volontario e quindi doloso o colposo se mancano le suddette circostanze e comunque il fallo e ` commesso in connessione immediata con lazione di ` agonistiche vere e proprie. gioco, se non addirittura avulso d estraneo alle finalita 9 Alpa, La responsabilita ` civile in generale e nellattivita ` sportiva, in op. cit., p. 487 ss.; Frattarolo, La responsabilita ` civile per le attivita ` sportive, Milano, 1984, p. 36 e p. 37; Frau, La responsabilita ` civile sportiva, in Il diritto privato nella giurisprudenza, a cura di Cendon, Torino, 1998, p. 305 ss.; Frascaroli, (voce) Sport, in Enc. dir., XLIII, 1990, p. 513 ss. ; Scialoja, (voce) Responsabilita ` sportiva, in op. cit., p. 410 ss. 10 De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, in Riv. dir. sport., 1992, p. 8 ss.; Id., Responsabilita ` dellorganizzatore e rischio sportivo, nota a Cass. 20 febbraio 1997, n.

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` una fattispecie giustificativa comsport (perfezionandosi cos plessa della quale farebbe parte anche la valutazione utilitaristica dello Stato di cui sopra), e dellaltro, e nei fatti, per ridurre lambito di rilevanza dellelemento soggettivo colpevolezza, nella ` aquiliana. valutazione di fatti idonei a fondare la responsabilita Stando alla nota teoria di cui si tratta, tra gli sportivi praticanti una medesima disciplina intercorrerebbe un accordo tacito di assunzione del rischio normale, accordo qualificato accettazione del rischio. La ricostruzione del fondamento e della natura del cosiddetto rischio consentito risulta problematica sia dal punto di vista della ` extrateoria generale del reato che da quello della responsabilita contrattuale. Inoltre, e sempre con riguardo alla natura della clausola, si discute se essa debba operare piu ` nellarea delle scrimi11 ` , atipiche, ovvero piu nanti , seppure, come si vedra ` nellorbita della colpevolezza. Da un punto di vista privatistico, controversa12 risulta la ricon1564, in Danno e resp., 1997, p. 55; Frau, Rischio sportivo e responsabilita ` degli organizzatori, in Resp. Civ., 1997, p. 699; Busnelli-Ponzanelli, Rischio sportivo e responsabilita ` civile, in Resp. civ. 1984, p. 283. Da ultimo in una prospettiva comparatisctica, v. Ferrari, Rischio sportivo e responsabilita ` sciistica, op. cit., p. 635 ss. 11 Albeggiani, voce Sport, in Enc. dir., XLIII, 1990, p. 550 ss.; Barbaroni, Criteri di valutazione della colpa nellattivita ` sportiva cd violenta, in Giur. mer., 1987, p. 1252 ss.; Bologna, Attivita ` sportiva e responsabilita ` penale, in Riv. dir. sport, 1991, p. 243 ss.; Covassi, Lattivita ` sportiva come causa di esclusione del reato, Padova, 1984; De Francesco, La violenza sportiva e i suoi limiti scriminanti, in Riv. it. dir. proc. pen., 1983, p. 587; De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, op. cit., p. 8 ss.; Dipietropaolo, Note in tema di scriminante dellesercizio dellattivita ` sportiva, in Cass. pen., 2001, p. 508 ss.; Fontana, Brevi note sullimpunibilita ` del pugile, in Giust. pen., 1997, II, p. 183; Proto, La rilevanza penalistica della violenza nello sport, Palermo, 1987; Rampioni, voce Delitto sportivo, in Enc. giur. Treccani, 1988, X; Rampioni, Sul cd delitto sportivo: limiti di applicazione, in Riv. it., 1975, p. 60 ss.; Traversi., Diritto penale dello sport, Milano, 2001; Vassalli, Agonismo sportivo e norme penali, in Scritti giur., vol. I, tomo I, Milano, 1997, p. 61 ss. 12 Ponzanelli, Le clausole di esonero dalla responsabilita `, Milano, 1974, p. 227. In senso critico v. De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, op. cit., p. 18. LA. ` potranno validamente osserva che solo i soggetti che abbiano raggiunto la maggiore eta

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` di questo accordo alla categoria delle clausole di esonero ducibilita ` , considerato che laccettazione del rischio sadella responsabilita ` negoziale manrebbe caratterizzata da una situazione di parita cante nella clausola di esonero. In altre parole, non potrebbe qualificarsi suddetta accettazione diversa sarebbe come clausola di esonero in senso stretto, perche liniziativa negoziale: nel primo caso spetterebbe alleventuale danneggiato, nella clausola, invece, al potenziale danneggiante. Nel` sportiva, insomma, la volonta ` del soggetto lesercizio dellattivita danneggiato, partecipe spontaneo della competizione sportiva, si incrocerebbe con quella degli altri partecipantiper cui fuorviante risulterebbe considerare la assunzione del rischio come clausola di ` da parte del danneggiato. irresponsabilita A parte questi problemi e quelli posti da quanti13 ritengono ` di un accordo tacito tra soggetti (che paradossale la possibilita ` che potrebbe nemmeno si conoscerebbero), circa uneventualita ` ), superate queste note attinenti non verificarsi (la responsabilita ` di attuazione di quello che comunque funzionerebbe alla modalita ` notare che per come meccanismo esonerativo, piu ` importante e 14 ` una parte della dottrina tale accordo escluderebbe loperativita ` presunta, salvo solo il delle regole civilistiche di responsabilita principio ex art. 2043 c.c.
stipulare il patto di esonero.In tal modo si pone sul tappeto anche la questione della ` dei minori e della tutela dei minoro che siano vittime di fatti sportivi responsabilita ` importante apprezzare il grado di dannosi. Infatti, nellun caso come nellaltro sara ` dellatleta per verificare la sua capacita ` di valutare il rischio insito nella pratica maturita della specifica disciplina sportiva. 13 Busnelli-Ponzanelli, Rischio sportivo e responsabilita ` civile, op. cit., p. 283 ss. 14 Sul punto, v. De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, op. cit., p. 14 ` affronta la questione esaminando i diversi profili di rilevanza dellaccetss. LA. in realta tazione del rischio, e ponendo in evidenza come nei fatti sia stata la giurisprudenza a fare del rischio consentito ora un meccanismo esonerativo rispetto alle regole gravose dellonere probatorio di cui allart. 2050 c.c., ora, invece un criterio attenuato di ` della condotta. valutazione della colposita

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` da rilevare come il rischio consentito necessariaTuttavia, ce mente trovi un limite, a prescindere dal fondamento che si voglia riconoscere alla relativa accettazione del pericolo di eventi lesivi, riconducibile al generale principio ex art. 5 c.c.15, di fronte al quale illegittime sembrano apparire tutte quelle clausole concernenti ` fisica del illeciti che comportassero danni permanenti allintegrita soggetto. Il superamento di detto limite viene ad essere rappresen` sociale compiuta dallordinamento tato dalla valutazione di utilita in ordine allo sport, pur riconoscendosi il principio della indisponi` della vita quale limite alle private pattuizioni. bilita , almeno nei casi di sport violenti, a violenza Ecco perche cosiddetta necessaria, verrebbe a configurarsi una deroga16 al prin : liniziativa di svolgere una determinata cipio di cui sopra, poiche ` sportiva poi rivelatasi fonte di conseguenze dannose e ` attivita ` stata presa proprio dal potenziale danneggiato, il quale si fa cos inevitabilmente carico dei rischi che necessariamente derivano ` . dalla pratica di determinate attivita ` trascurarsi, ma di cio ` appresso, il fatto che il giudizio No puo
15 Ex multis, Altavilla, voce Consenso dellavente diritto, in Nov. dig. it., V, Torino, 1960, p. 115 ss.; Marini , voce Consenso dellavente diritto, in Nov. dig. it., App., Torino, 1980, p. 402 ss.; Pedrazzi, voce Consenso dellavente diritto, in Enc. giur. Treccani, VIII, Roma, 1988, p. 140 ss. 16 Si nota in dottrina, De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, op. cit. p ` dellatleta, importi a monte la valutazione dellordina19, come oltre e piu ` che la volonta ` che se non fossero autorizzate in base al diritto, mento, in ordine a quelle attivita sarebbero comunque illecite,a prescindere da ogni privata pattuizione. Va anche rilevato come il problema si ponga soprattutto in ordine agli sport violenti. In argomento, v. Marini, voce, Violenza sportiva, in Noviss. dig., XX, 1975, p. 982 ss.; De Francesco, La violenza sportiva e i suoi limiti scriminanti, in Riv. it. proc. pen., 1983, p. 591; Vidiri, Illecito penale e lesioni cagionate in competizioni sportive, in Giust. pen., 1993, II, p. 280 ss. il profilo ` della violenza sportiva e ` frequentemente analizzato sotto il profilo della responsabilita penale. Sul punto e ` doveroso ricordare come non manchino in dottrina posizioni volte a ` civile sportiva rispetto a quella riconoscere una certa autonomia della responsabilita ` che penale, e a rifiutare una lettura unitaria delle deu figure, in generale, e per cio riguarda quindi i fatti illeciti sportivi. Sul punto, v. Zeno Zencovich, La responsabilita ` civile da reato, Padova, 1989, p. 56.

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` civile deve dunque tener conto delle specifiche sulla responsabilita caratteristiche dei regolamenti che concernono la disciplina prati` costituire significativo indizio di un cata, la cui violazione potra comportamento imprudente. Si suole sostenere che un atleta che decida consapevolmente ` sportiva, assume su di se ` il cosiddetto rischio linizio di una attivita sportivo, inteso come accettazione delle conseguenze lesive ricon` praticata. Ma ocducibili allalea normale connaturata allattivita corre chiedersi su quali basi giuridiche, poggia laccettazione del rischio sportivo, dal momento che la suddetta teoria del tacito accordo tra i vari partecipanti, ad oggetto laccettazione di un rischio normale e prevedibile secondo le caratteristiche intrinseche ` sportiva, sembra incontrare limiti invalicabili di quella tale attivita nei principi generali del nostro ordinamento giuridico. ` giustificato da Il rischio posto a carico del partecipante non e ` dire, abdicativo del giocatore: egli non rende un atto, per cos ` che altrimenti sarebbe antigiuridico. lecito con il suo consenso cio ` la oggettiva liceita ` della condotta che la conforma allordinaE ` si verifica quando la condotta rientra nellalea mento, e tale liceita a monte vi e ` un normale della disciplina, e vi rientra perche giudizio favorevole da parte dellordinamento statale17. a.1) limiti alloperativita ` della figura del rischio consentito Connesso a questo che appare un problema di limiti alla ` della teoria del rischio, potrebbe essere uno di generaoperativita lizzazione della suddetta teoria. Vi sarebbe infatti la tendenza ad un uso indiscriminato della teoria dellelezione del rischio e questo sembrerebbe tanto piu ` significativo alla luce della prefata questione ` di un certo pericolo nelle umane cose. sulla ineliminabilita
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De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, op. cit. p 19.

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Per esempio avuto riguardo ad un caso in cui un giocatore aveva riportato lesioni in una partita, seppur non regolarmente autorizzata dalla F. I. G. C., ed aveva citato per i danni il suo sodalizio, la giurisprudenza18 ha prospettato, anche se in via ipotetica di interpretazione delle allegazioni della parte attrice, la possi` che il preesistente rapporto contrattuale tra il giocatore ed il bilita ` al sodalizio, venisse posto a fondamento della non addossabilita ` per la partecipazione ad calciatore di una qualsiasi responsabilita una partita non regolamentare, nel senso che: il Saini (attore) sapendo che la partita non era stata debitamente autorizzata aveva ` conseguente decidendo di parteciparvi accettato il rischio a cio regolarmente. Qui il concetto di rischio si appalesa generico, non sembra la giurisprudenza si riferisca al rischio sportivo in senso stretto, ma solo un rischio generico di partecipare ad una gara non regolamentare. Ancora piu ` generico il concetto di elezione del rischio nella giurisprudenza della Suprema Corte a tenore della quale19, nella valutazione dellefficienza causale (ai fini del risarcimento del danno alle parti civili), rispetto allevento letale, del comportamento del sanitario che abbia consentito la prosecuzione dellatti` agonistica a soggetto cardiopatico, non assume rilevanza la vita circostanza che la vittima avesse piena consapevolezza del rischio che tale prosecuzione comporta. In tale ipotesi, infatti, non di rischio sportivo sembra trattarsi ma di generico rischio di morire per cardiopatia anche per la pratica di uno sport. Chiaramente un ` della nozione di rischio eletto, o problema di limiti alla operativita semplicemente di rischio sportivo, non ha nulla a che fare con la

Trib. Monza, 23 giugno 1981, in Riv. dir. sport., p. 349 ss. Cass. pen., 20 aprile, 1983, in Riv. it. med. leg., 1984, p. 480. In dottrina, v. Introna, Il problema della responsabilita ` del medico nel giudizio di idoneita ` alla pratica sportiva agonistica, in Riv. dir. sport., 1993, p. 3 ss.
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` della responsabilita ` civile tout court, che per il fatto rilevabilita ` del medico. suesposto esiste ed e Tuttavia, il discorso dei limiti della teoria del rischio consentito, va analizzato non solo dal punto di vista delle possibili indebite generalizzazioni volte a ravvisare un rischio sportivo ` comune e non sporanche laddove si tratti di una responsabilita tiva, ma anche dal punto di vista dellestensione del concetto di pericolo20. Infatti, anche con riguardo a settori non propriamente sportivi, la dottrina21 ha rilevato come levoluzione del mondo ` che il giudice non puo ` ignorare, ha moderno, dato della realta aumentato il rischio, e bisogna convenire che sussista come ineli`. minabile una zona di rischio accettata in tutte le attivita ` un po lessenza anche del A dire il vero, questo aspetto, che e giudizio di colpevolezza, laddove come noto la diligenza del bonus pater familias risponde ad un criterio medio di comportamento ` tempo addietro storicamente variabile e relativo, veniva colto gia ` dalla giurisprudenza di merito, la quale a proposito delle attivita 22 sportive piu ` pericolose, come lautomobilismo, rilevava lesistenza

20 ` ex art. 2050 c.c., in Particolarmente controverso e ` il concetto di pericolosita ` sportive. I particolare si discute se debba applicarsi la nota relazione alle attivita ` dellattivita ` in se ` della singola condotta. La distinzione tra pericolosita e pericolosita ` dellattivita ` , in se pericolosita , sarebbe frutto di un giudizio ex ante e sarebbe pertanto un ` della condotta, invece, dato obiettivo preesistente al singolo fatto lesivo, la pericolosita atterrebbe al modo di essere della condotta del soggetto agente. In argomento si rimanda a De Marzo, Responsabilita ` civile dellorganizzatore di competizioni sportive nei confronti degli spettatori: clausola generale di responsabilita ` ex art. 2050 c.c., in Riv. dir. sport., 1982, p. 268 ss. LA. rileva come due siano i criteri indicati per la qualificazione in termini di ` di una data attivita ` . Luno per il quale e ` connotata da una pericolosita ` pericolosa lattivita ` dannosa, valutata in relazione al criterio della normalita ` media. notevole potenzialita ` ed entita ` dei danni occorsi. Laltro che si ricollega alla gravita 21 Bondoni, Rischio e responsabilita ` sui campi da sci, nota a App. Bologna 30 ottobre 1983, in Riv. giur. scuola, 1983, p. 378 ss. 22 Trib. Firenze, 9 dicembre 1954, in Frattarolo, Lo sport nella giurisprudenza, Padova, 1979, p. 467 ss.

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di un quantum di rischio23 ineliminabile, a meno che non si volesse impedire lo stesso svolgimento delle competizioni. Per quanto concerne il fondamento giuridico del rischio consentito, va rilevato come la giurisprudenza si sia richiamata di volta ` dei fatti lesivi occorsi in volta per giustificare la non punibilita durante lesercizio dello sport alle scriminanti24.
23 ` e di discipline Sulla graduazione del rischio eletto in relazione ai vari tipi di attivita sportive, v. Frau, La responsabilita ` civile nella giurisprudenza. Profili generali., op. cit., p. 1036 ss. 24 ` che secondo la concezione triparEsse ineriscono alla categoria dellantigiuridicita ` ` e la colpevolezza. E tita si colloca come elemento autonomo, al centro tra la tipicita ` si intende un giudizio di valore su una fattispecie in evidente che per antigiuridicita relazione ad un intero ordinamento giuridico; a prima vista potrebbe apparire una sorta di duplicazione inutile, in quanto se il fatto corrisponde in tutti gli elementi a quello ` allordinamento sembrerebbe essere in re ipsa; e vietato da una norma la sua contrarieta ` ` necessario, per la piena comprensione della categoria dellantigiuridicita ` , riflettere pero sul fatto che in ogni ordinamento esistono settori di materie piu ` o meno separati tra loro, diritto penale, civile, amministrativo, e che sono essi stessi sottosistemi con proprie logiche; ora che un episodio di vita sia conforme ad un illecito civile, penale o ` a quellordinamento. amministrativo rappresenta solo un primo sintomo di contrarieta ` necessario stabilire che non esista unaltra norma, relativa anche Successivamente e ` pero ` tener conto del fatto che il ad altro settore, che sia in contrasto con il divieto. si dovra ` va ricercato non solo nel campo del diritto penale, parametro che esclude lantigiuridicita ma nellintero rdinamento giuridico. Oltre alle norme penali va infatti esaminata la relazione di queste ultime con altre norme dellordinamento: se una legge di diritto amministrativo consente una determinata azione posta in essere con determinate moda` , non ha senso che per il diritto penale lo stesso identico comportamento, pur in linea lita di massima aderente alla fattispecie tipica di un qualche delitto, sia sanzionato. Lanalisi sulle cause di giustificazione concerne quindi lintero ordinamento giuridico, non solo ` di un fatto si risolve quello penale. In sostanza, il giudizio di verifica dellantigiuridicita nella verifica che il fatto tipico non sia coperto da nessuna causa di giustificazione. Va segnalato ancora che le cause di giustificazione operano anche se non conosciute ` ha natura oggettiva, costituendo un autodallagente, dal momento che lantigiuridicita nomo requisito del reato. Le scriminanti vanno infine distinte dalle cause di esclusione ` del fatto, ma fanno della colpevolezza (o scusanti) , che non tolgono lantigiuridicita ` di muovere un rimprovero al suo autore. V. venir meno solamente la possibilita Cavaliere, Lerrore sulle scriminanti nella teoria dellillecito penale. Contributo ad una sistematica teleologica, Napoli, 2000; Concas, voce Scriminanti, in Noviss. dig. it., XVI, Torino, 1969, p. 793; De Vero, Le scriminanti putative. Profili problematici e fondamento della disciplina, in Riv. dir. proc. pen., 1998, p. 803; Dolce, Lineamenti di una teoria generale delle

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` ` richiamata la scriminante atipica, che pero In particolare, si e ` penale si scontra con il limite del princinei casi di responsabilita `. pio di legalita ` inquadrato lesercizio dello sport nel consenso Quindi si e ` prestata alla dellavente diritto, anche se tale ricostruzione sin e critica di non poter giustificare i fatti lesivi svolti fuori dalle competizioni ufficiali e quindi autorizzate. ` stata la scelta di ricondurre la Infine, a lungo accreditata e scriminante del rischio consentito allesercizio del diritto, a seguito ` sporanche della lettura costituzionalmente orientata delle attivita 25 tive, operata in riferimento agli artt. 2, 18 e 32 Cost . Si tratta di
scusanti nel diritto penale, Milano, 1957; Faranda, Leccesso colposo. Errore di giudizio ed errori modali nellart. 55 c.p., Milano, 1954; S. Fiore, Cause di giustificazione e fatti colposi, Padova, 1996; Fiandaca-Musco, Manuale di diritto penale, Parte generale, Bologna, 1999; Gallo-Severino, voce Antigiuridicita `, in Enc. giur. Treccani, II, 1988; M. Gallo, Eccesso colposo e previsione dellevento, in Giur. it., 1950, II, p. 59 ss.; Marinucci, voce Antigiuridicita `, in Dig. disc. pen., I, 1987, p. 183 ss.; Romano, Cause di giustificazione, cause scusanti e cause di non punibilita ` in senso stretto, in Riv. it. dir. proc. pen, 1990, p. 55; Siracusano, voce Eccesso colposo, in Dig. disc. pen., IV, Torino, 1990, p. 180 ss.; Schiaffo, Riflessioni critiche intorno ad un dogma: lantigiuridicita ` generica, in Riv. it. dir. proc. pen., 1999, p. 1075; Id., Le situazioni quasi scriminanti nella sistematica teleologica del reato, Napoli, 1998; Spagnolo, Gli ` , Stato di necessita elementi soggettivi nella struttura delle scriminanti, Napoli, 1979; Vigano `e conflitti di doveri. Contributi alla teoria delle cause di giustificazione e delle scusanti, Milano, 2000. 25 ` I fondamenti giuridici della legislazione in materia di tutela sanitaria delle attivita sportive sono individuabili in numerosi articoli della Costituzione. Lart. 2 della Costituzione riconosce e garantisce i diritti inviolabili delluomo sia come singolo sia nelle ` . Lo sport, inteso come spazio esistenziale funzioni sociali ove si svolge la sua personalita ` delluomo trova espressione in forme diversificate e con dimennel quale la personalita sioni crescenti, si profila quale terreno naturale di esercizio del potere-dovere di attivazione da parte dello Stato in difesa dei diritti considerati inviolabili e principalmente di quelli, personalissimi e di norma non disponibili, di cui allarticolo citato. L art.4, a sua volta, riconosce il diritto di ogni cittadino al lavoro e vincola lo stato alla promozione ` che ogni cittadino ha il dovere delle condizioni che lo rendano effettivo, stabilendo altres ` e la propria scelta, un attivita ` o una funzione di svolgere, secondo le proprie possibilita ` . Le attivita ` sportive, e in che concorra al progresso materiale o spirituale della societa particolare quelle svolte a livello professionistico, rientrano tra quelle lavorative e, nelle loro migliori espressioni, possono annoverarsi tra i campi di estrinsecazione creativa ` . In particolare, delluomo che concorrono al progresso materiale o spirituale della societa

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un orientamento che sebbene sposato a lungo, tuttavia ha incon` e indisponibilita ` del trato il limite dellart. 5 c.c. e dellinviolabilita 26 ` fisica . diritto ala vita e allintegrita
ancora, la garanzia costituzionale trova valorizzazione e rafforzamento nellart. 32, che ` e limiti dellazione in difesa della vita e dellintegrita ` psico-fisica considerate traccia finalita unitariamente come bene-salute. Il 1 co. dellart. 32, infatti, garantisce la tutela della salute ` . Il 2 co., di come fondamentale diritto dellindividuo e interesse della collettivita ` essere obbligato a un determinato trattamento converso, precisa che nessuno puo ` in nessun caso violare sanitario se non per disposizioni legislative e che la legge non puo i limiti imposti dal rispetto della persona umana. I limiti previsti dalla disposizione sopra riportata sono infine ribaditi nellultimo co.dellart.14, a norma del quale gli accertamenti ` e di incolumita ` pubblica o ai fini economici e fiscali sono e le ispezioni per motivi di sanita regolati da leggi speciali A livello normativo si riconosce, inoltre, che lesercizio ` sportiva, sia essa svolta in forma individuale o collettiva sia in forma dellattivita professionistica o dilettantistica, e ` libero (art.1 della Legge 23 marzo 1981, n. 91). 26 ` , lesercizio dellattivita ` sportiva incontra limiti precisi Nei termini giuridici di liceita da un lato nel divieto generale del neminem laedere, per il quale e ` antigiuridico qualsiasi ` fisica, e dallaltro nel divieto relativo agli atti di atto lesivo della vita e dellintegrita disposizione della propria vita (articoli 579 e 580 c.p., che puniscono lomicidio del ` fisica (art. 5 cc). La consenziente e listigazione o laiuto al suicidio) o dellintegrita ` dellesercizio delle attivita ` e sostanziale liceita ` , pertanto, subordinata a un limite soggettivo e ad altri limiti oggettivi. Il limite soggettivo e ` costituito dalla prestazione del consenso dellavente diritto (lo sportivo o chi legalmente lo rappresenta, come nel ` che informa lesercizio delle attivita ` minore di anni 18), secondo il principio di liberta ` psico-fisica degli atleti quale sportive. I limiti oggettivi sono rappresentati dalla idoneita ` sportive organizzate o per il proseguimento della condizione per laccesso alle attivita relativa pratica, nonche dallosservanza delle regole di condotta specificamente elaborate allo scopo di prevenire e di evitare la verificazione di eventi di danno o di pericolo (regolamenti sportivi), la cui violazione costituisce colpa specifica (cosiddetta colpa sportiva). Gli esordi della Legislazione in materia nel nostro Paese devono farsi risalire ` alla Legge 28 dicembre 1950, n. 1055, recante norme di tutela sanitaria delle attivita sportive. La tutela sanitaria in questione inizialmente affidata alla Federazione Medico Sportiva Italiana si esercitava nei confronti degli sportivi professionisti e dei cosiddetti ` sportive considerate dilettanti con retribuzione abituale nonche dei praticanti attivita impegnative o pericolose (pugilato, atletica pesante, gare ciclistiche particolarmente gravose, sport motoristici e sport subacquei), imponendo a tutti costoro lobbligo di ` con periodicita ` annuale quale condizione sottoporsi ad accertamenti medici di idoneita indispensabile per laccesso alla pratica dello sport. L ulteriore evoluzione legislativa e ` segnata dallapprovazione della Legge 23 marzo 1981, n. 91, recante Norme in materia ` e sportivi professionisti e dalla serie di DM relativi alla tutela di rapporti tra societa ` in abbastanza sanitaria delle diverse categorie di atleti, emanati dal Ministro della Sanita

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` poi propeso per la tesi della scrimiPertanto, in tal guisa si e ` appunto una nante atipica, secondo cui il rischio consentito e causa di giustificazione non codificata. ` quando in concreto si va a valutare larea A ben guardare pero ` della scriminante, che dovrebbe portare ad effettiva di operativita ` dei fatti lesivi sportivi, ci si accorge escludere in toto lantigiuridicita che la giurisprudenza non si esime dal giudizio di colpevolezza, camuffando questa esigenza sotto le spoglie della ricerca del limite ` del rischio che e ` dellalea ed ` quello della normalita di operativita ` la condotta usando per rinvenire il limite della detta normalita lecita secondo le regole del gioco. b) La colpa ` Tra i principali punti di discussione in tema di responsabilita 27 sportiva, oltre allaspetto dellambito di rilevanza della colpa ed
rapida successione a colmare la lacuna aperta sul terreno della disciplina dellaccesso alla pratica sportiva. 27 ` oggettiva involgono un Le regole interpretative che conducono alla responsabilita ` , che ha ad oggetto lutilita ` sociale del comportamento del giudizio di opportunita ` sociale delle attivita ` dimpresa. Nella responsabilita ` oggettiva i danneggiato e lutilita criteri di imputazione servono ad accertare il soggetto su cui debba cadere la responsabi` e di conseguenza colui su cui ricadra ` il peso del risarcimento, indipendentemente dal lita ` sufficiente un adeguato fatto che lui sia anche autore materiale del fatto lesivo, e non sara ` un alto investimento in prevenzione per sistema sociale di prevenzione, non bastera evitare limputazione salvo manchi completamente il nesso eziologico (ma su questo ` oggettiva puo ` a che essere utile alle vittime del danno dopo). Insomma la responsabilita perche potrebbe far ricadere il peso del risarcimento su un soggetto economicamente in ` senza grado di sopportare il peso. Come e ` noto il principio nessuna responsabilita colpa era generalmente accettato nella cultura giuridica del secolo scorso: le regole che attuavano un principio diverso o venivano camuffate a mezzo finzioni e ricondotte alla colpa, oppure venivano considerate come vecchi ruderi pericolanti di un diritto primitivo. Ma i nuovi orientamenti hanno permesso una nuova visione che ha lasciato a colui ` in piu che subiva il danno una possibilita ` di rifarsi del danneggiamento subito. Eppure oggi paia emergano nuove tendenze e nuove motivazioni che sembrano propendere ad un ritorno allidea di ancorare limputazione a soli elementi non oggettivi e specificata` civile: la colpa. Da alcuni dettati mente legati al criterio principe della responsabilita

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dei suoi rapporti con il rischio consentito, si pone anche la preliminare discussione sui rapporti tra colpa civile e colpa penale. Infatti, posto che il codice civile non disciplina la colpa, mentre ` regolata nel codice penale, anche se la dottrina maggioriquesta e taria propende per unidentificazione delle due figure, non mancano voci di dissenso28. E tale dibattito essenzialmente da conto della piu ` generale discussione intorno ai rapporti ed alle differenza ` sportiva, responsabilita ` civile e responsabilita ` tra responsabilita penale. Non a caso anche la teoria del rischio consentito richiama gli istituti delle cause di giustificazione ed il concetto di prevedibi` che sono contemplati sia nel diritto penale che in quello civile, lita anche se invero piu ` comuni al primo. Dallesame della dottrina29 e della giurisprudenza30, si evince
giurisprudenziali il problema sembra porsi, ma e ` solo forse un eccesso di zelo della ` civile non puo ` non essere che luomo, giurisprudenza3 Il fondamento della responsabilita lelemento reintegrativo essere al di sopra quello repressivo che pure conserva innegabili aspetti di carattere preventivo. Non fa eccezione a questo dunque, nemmeno le disposizioni dellarticolo 2043 c.c., istituto certamente posto al centro di un certo dibattito come ` civile e come tutti messo in discussione negli anni tutti gli istituti della responsabilita settanta ed ottanta. 28 Majorca, voce Colpa civile, (teoria gen.) in Enc. dir., VII, Milano, 1960, p. 169 ss. 29 ` civile, si e Invero anche allinterno della stessa sistematica della responsabilita ` soliti ` ed evitabilita ` del discutere sui diversi ambiti di rilevanza della colpa e della prevedibilita danno. V. Majello, Responsabilita ` contrattuale e responsabilita ` aquiliana, in Aa.Vv., Fondamento e funzione della responsabilita ` civile, Napoli, 1975, p. 13. 30 Cass. civ., 27 ottobre 2005, n. 20908, in Resp. civ. prev., 2006, 6, p. 233 ss.; Cass., 20 gennaio 2005, n. 19743, in Resp. civ., 2005, p. 1034 e in Riv. pen., 2006, 6, p. 756 ss.; Cass. 27 ottobre 2003, n. 16090, in Contratti, 4, p. 371, nota di Clilia. Numerose le pronunce di merito ex multis Trib. Genova 3 maggio 1974, in Dir. prat. ass., 1974, p. 496; Trib. Bolzano 5 aprile 1975, in Resp. civ. prev., 1976, p. 455; Trib. Trento 14 marzo 1980, in Riv. giur. circ. trasporti, 1980, p. 995; Trib. Busto Arsizio 22 febbraio 1982, in Riv. dir. sport., 1982, p. 570 Trib. Napoli 19 maggio 1982, in Riv. dir. sport., 1983, p. 417; Trib. Chiavari 6 novembre 1982, in Riv. dir. sport., 1983, p. 558; Trib. Milano 14 gennaio 1985, in Foro it., 1985, II, p. 218; Trib. Milano 3 giugno 1985, in Foro pad., 1985, I, p. 375; Trib. Milano 21 marzo 1988, in Resp. civ., 1988, p. 766; Trib. Milano 3 aprile 1989, in Foro it., 1989, I, p. 2951; Trib. Genova 3 maggio 1989, in Riv. dir. sport., 1991, p. 79; Trib. Ascoli Piceno 13 maggio 1989, in Riv.i dir. sport., 1989, p. 496; Trib. Rovereto 5 dicembre 1989, in Riv. dir. sport., 1990, p. 498; Trib. Firenze 15 dicembre 1989, in Arch. civ., 1990, p. 923;

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che la teoria del rischio consentito non risolve affatto la problema` sportiva. Gli tica della rilevanza della colpa nella responsabilita interpreti, da ultimo, rilevano, anzi, che quella del rischio consentito sembra solo una categoria descrittiva usata dalle Corti per operare il giudizio di colpevolezza. Anche in dottrina, allorquando ` sportiva, il profilo della colpevolezza si discute di responsabilita ` mai accantonato, e quindi sembra che rischio e colpa non e comunque coesistano e non si escludano a vicenda. Una riprova della singolare interdipendenza tra il rischio e la colpa viene da quanti hanno ricondotto31 laccettazione del rischio al concorso di colpa con il danneggiato. Secondo tale ricostru` chiaro, infatti, che il rischio viene attratto dallarea delle zione e scriminanti nellorbita della colpevolezza. ` su cui sembra debba farsi chiarezza e ` se una volta comCio ` dellevento danpiuto laccertamento relativo alla riconducibilita noso allarea del rischio eletto, vi debba comunque essere lulteriore accertamento della colpevolezza. ` schematica si dovrebbe Infatti, in una ricostruzione per dir cos affermare che laddove si accetti la teoria del rischio come causa di giustificazione, in applicazione della stessa, appurata la giustificabi` dellevento il giudice non debba porsi un problema di verifica lita `, poiche in della colpevolezza32. Nei fatti non sempre accade cos ` del rischio, i concreto quando si tratta di stabilire la normalita giudici fanno applicazione dei criteri di accertamento propri della
Trib. Napoli 27 giugno 1990, in Nuovo dir., 1991, p. 271; Trib. Verona 13 luglio, 1990, in Resp. civ., 1992, p. 813. 31 Sul punto, in senso critico si rinvia a De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, op. cit., p. 21 ss. 32 In tal senso, Ferrari, Rischio sportivo e responsabilita ` sciistica: spunti comparatistici da Francia e Stati Uniti, nota a Cass. civ., 27 ottobre 2005, n. 20908, in Resp. civ. prev., p. 633 ` ad opera ss. LA., p. 641, osserva che probabilmente laccertamento della responsabilita dei giudici solo apparentemente si fondi sullaccettazione del rischio, ma di fatto richiami regole e principi della colpa.

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` e le regole tecniche, intese quali leges colpa, quali la prevedibilita artis che integrano i canoni della colpa comune. ` facile stabilire un distinguo netto tra colpa e Quindi non e rischio. Per cui sembra che il rischio sia attratto nellarea della colpa, e di esso genericamente si possa parlare solo come sinonimo di ` di attivita ` sportive che se non fossero tali, sarebbero in liceita ` come sinonimi di valutazione a priori quanto dannose vietate, cioe ` sociale dello sport, salvo a verificare in concreto la liceita ` di utilita ` dellalea e delle del singolo fatto tipico alla stregua della normalita regole del gioco, nellambito del giudizio di colpevolezza.

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1 La rilevanza delle regole sportive


Nelle diverse ricostruzioni proposte dalla dottrina in ordine alla rilevanza giuridica del fenomeno sportivo dal punto di vista della ` di una responsabilita ` civile nellevento sportivo, uno configurabilita 1 ` sempre dedicato alla questione spazio apposito della riflessione e della natura giuridica delle regole del gioco e della loro rilevanza ai `. fini del giudizio di responsabilita ` divisa, laddove, ` parsa pero Anche su tale aspetto la dottrina e ` affermata la natura di norme giuridiche delle regole da un lato, si e ` riconosciuta la fonte squisitamente tecniche, dallaltra se ne e ` , irrilevante nellordinamento giuridico. Infatti, e ` tecnica e, percio stata sostenuta la tesi secondo cui le norme regolamentari emanate ` riconosciuta sarebbero norme di un nellesercizio della potesta ente pubblico dello Stato e come tali fonti di diritto nello Stato2.
1 Per una ricostruzione delle varie posizioni si rimanda a Frattarolo, La responsabilita ` civile per le attivita ` sportive, op. cit. p. 22 ss. Per una disamina delle varie posizioni della giurisprudenza, da ultimo, v. Frau, La responsabilita ` civile sportiva nella giurisprudenza. Profili generali, op. cit., p. 1031 ss. 2 Una zona retta da norme statali ed esclusivamente da esse (es: la disciplina della costruzione di impianti sportivi; leducazione fisica nelle scuole; la natura, lorganizza-

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`, e ` agevole osservare che, sia che le norme sportive In verita costituiscano parte integrante dellordinamento statale, e come tali efficaci erga omnes, sia che esse integrino esclusivamente il corpus dellordinamento sportivo, e come tali vincolanti per i soli soggetti ` stabilire se a questo appartenenti, la questione di maggior rilievo e losservanza di dette regole si pone come condizione indispensa` , non sufficiente) perche si possa bile (anche se, come si vedra
zione e le funzioni del C.O.N.I.; lassetto della previdenza nel settore sportivo 29 e, piu ` recentemente, la disciplina del rapporto della prestazione tra atleta professionista e associazioni sportive). Una seconda, disciplinata invece solo da norme degli ordinamenti sportivi, senza alcuna interferenza statale (es: normazione sportiva tecnica; svolgimento delle gare; arbitraggi; assegnazione dei punteggi; valutazione dei risultati delle gare). Unultima, definita intermedia, in cui le due normazioni vengono in contatto, talora sovrapponendosi in senso confliggente e da cui si originano conseguentemente le questioni piu ` interessanti (es: la rilevanza penale dei fatti considerati leciti dallordinamento sportivo; la giustizia sportiva; laffiliazione o lespulsione di soggetti nella o dalla associazione di atleti). la normazione, intesa nel senso di normazione propria degli ordinamenti sportivi, e ` cosa di cui anche la parte piu ` provveduta e piu ` tradizionalista della scienza e della prassi giuridica si va oggi sempre piu ` convincendo. Dal punto di vista dellordinamento generale i conflitti hanno necessariamente una soluzione obbli` evidente che lo Stato, in quanto ordinamento gata, e cioe ` conforme al diritto statale. E ` mai rinunciare a far valere la propria sovranita ` . In realta ` pero ` , non e sovrano, non puo ` raro che vengano rilevati casi di conflitto; il che presuppone che lordinamento statale ` elementare. Ipotesi di specie sarebbero quelle di non venga poi applicato in maniera cos norme degli ordinamenti sportivi che contengono qualificazioni giuridiche di fatti divergenti dalle qualificazioni contenute in norme statali. Oppure di norme che contendono una medesima qualificazione dei fatti, le quali fanno derivare da essi differenti conseguenze giuridiche, nei due o ancora, di norme che, pur attribuendo le stesse qualificazioni di medesimi fatti da cui derivano le stesse conseguenze giuridiche, stabiliscono poi misure giuridiche diverse per la tutela dei diritti. Non e ` dunque corretto prospettare la questione in termini di conflitto, poiche lo Stato come ente sovrano, rimane, in ultima istanza, arbitro di decidere sulla linea di demarcazione tra le due normazioni. Frascaroli, voce Sport (dir. pubb. e priv.), in Enc. dir., XLIII, Milano, 1990, p. 513 ss. LA., concordando con Quaranta, Rapporti tra ordinamento sportivo e ordinamento giuridico, in Riv. dir. sport., 1979, p. 29 ss., afferma la natura derivata dellordinamentosportivo da quello statale, ma ritiene anche che sia questultimo a conferire al primo il ` . V. anche Perlingieri, Il diritto civile nella legalita carattere della giuridicita ` costituzionale, ` Napoli, 1991 p. 131 ss. Lautore afferma che allo stesso fatto storico il diritto puo ` di qualificazioni prendendolo in considerazione in piu attribuire una pluralita ` norme e a diversi fini. Giannini, Prime osservazioni sugli ordinamenti giuridici, op. cit., p. 10 ss.

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` extracontrattuale in capo a escludere vicende di responsabilita coloro che sono tenuti allobbedienza delle norme stesse come soggetti sportivi. Ed inoltre, si tratta di stabilire anche quali sono le norme sportive la cui osservanza sarebbe necessaria ad impedire giudizi di ` . Secondo un criterio teleologico, si dovrebbero seleresponsabilita zionare le norme poste proprio per prevenire eventi dannosi. ` di veduta solo sul piano Pertanto, sia pure con qualche difformita 3 terminologico, la dottrina sembrerebbe ritenere che non rilevano ` civile i regolamenti attinenti allorganizai fini della responsabilita zazione degli uffici o regolamenti organici, che pure da taluno sarebbero qualificati regole del gioco in quanto funzionali al fine ludico. Viceversa sarebbero rilevanti le norme tecniche, che disciplinano la gara. ` ` osservato4 che, pur sostenendosi la agiuridicita In merito, si e dello sport come solo ordine tecnico, non potrebbe non ammet` in quanto tersi la giuridica rilevanza delle norme sportive. Cio ` laspetto tecnico, che laspetto saliente del fenomeno sportivo e ` trova momento saliente di espressione nella gara, che a sua volta e la pura forma tecnica ed agonistica del gioco; per questo la gara abbisognerebbe di regole stabilite in anticipo al fine di assicurarne ` e validita `. regolarita Di qui ad estendere la rilevanza, di queste regole dalla singola ` , dunque, gara ad unintera disciplina sportiva organizzata il passo e 5 breve .
Sul punto, diffusamente, Frattoarlo, La responsabilita ` civile per le attivita ` sportive, op. cit., p. 19 ss. 4 v. supra 5 Basti pensare infatti, che per gli studiosi della materia, lo svolgimento della particolare causa ludica consisterebbe nellattuazione dellagonismo programmatico illimitato; ` esso richiederebbe in dotazione allo sport un complesso di regole per la comparabilita dei risultati nello spazio e nel tempo, nonche un apparato di istituzioni e soggetti per lapplicazione di queste regole, attraverso strumenti di rilevazione dei risultati. Cosicche :
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Con specifico riguardo, poi, alle regole tecniche, per una parte della dottrina6 nellambito di queste sarebbe necessaria unulteriore distinzione tra quelle (regole di gara) destinate a prescrivere le ` di svolgimento della gara, da quelle (regole di condotta) modalita volte a prevenire eventi dannosi con prescrizioni anche in ordine ` di impiego degli attrezzi usati, specie negli sport alle modalita violenti o pericolosi. A rigore, infatti regole tecniche sarebbero anche quelle che servono a garantire la corretta esecuzione del gioco e che circoscrivono la conoscenza del modo in cui si deve si deve giocare e la tecnica di impiego dei mezzi atletici individuali applicati al gioco. ` tuttavia vero che alcune di queste regole tecniche prescriMa e vono regole di condotta che, pur non essendo teleologicamente preordinate ad evitare danni, potrebbero porsi a fondamento di ` ; ad es. nelle gare di velocita ` di atletica giudizi di responsabilita leggera i concorrenti devono mantenere ciascuno la propria corsia. Da questo punto di vista ogni regola che disciplina la gara ` regola di gara, potrebbe qualificarsi non solo tale, appunto, e cioe in quanto necessaria al corretto svolgimento della stessa, ma anche regola di condotta in quanto atta ad evitare che i concorrenti si ` facendo a danno della regolarita ` della intralcino, non solo cio competizione, ma anche rischiando di travolgersi vicendevolmente, arrecandosi danno. Di avviso opposto unaltra parte della dottrina7, per la quale
questo complesso di istituti, regole, rapporti e posizioni soggettive viene a comporre, in ` sportiva, un sistema autonomo e sovrano di valutazioni normative, cioe ogni specialita ` un ordinamento giuridico particolare che ha il suo ente esponenziale nella federazione sportiva. V. Marani-Toro, La responsabilita ` degli atleti, in Riv. dir. sport., 1985; Furno, Note critiche in tema di giochi, scommesse ed arbitraggi sportivi, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1952, p. 619 ss. 6 V. Furno, Note critiche in tema di giochi, scommesse e arbitraggi sportivi, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1952, p. 619 ss. 7 Luiso, La giustizia sportiva, Milano, 1975, p. 35.

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` , per cui non laspetto tecnico sarebbe tipico di qualsivoglia attivita potrebbe assolutamente confondersi la regola indicante al corridore automobilista come effettuare un cambio di marcia, con quella recante lobbligo di tenersi a distanza da chi sorpassa. Insomma le prime regole suggerirebbero come utile mia condotta al fine di ottenere un rendimento atletico ottimo, le seconde ` e la doverosita ` di una condotta. statuirebbero la liceita Tale argomentazione si fonda sullassunto secondo cui se, come poco sopra precisato, anche le regole tecniche, o di gara o di gioco che dir si voglia, fossero capaci di ricollegarsi a giudizi di ` civile, cio ` comporterebbe la conseguenza paradosresponsabilita sale che la violazione di queste implicherebbe nello sport solamente il mancato raggiungimento del risultato sportivo desiderato, ` extracontratmentre nello stato sarebbe fonte di responsabilita tuale o contrattuale. ` trovata piu Purtuttavia la giurisprudenza in passato8 si e ` o meno di fronte ad unipotesi del genere: durante una regata velica, la errata manovra degli attrezzi dellimbarcazione ad opera del capitano aveva causato un incidente al marinaio; accertatosi il nesso causale tra il fatto e il danno, il giudice ritenne la condotta del capitano pericolosa e contraria alle regole nautiche. Quanto osservato dimostra come piu ` che sulla natura giuridica delle norme sportive, la dottrina e la giurisprudenza si siano interrogate sul meccanismo attraverso il quale linfrazione alla regola sportiva acquisti giuridica rilevanza nellordinamento statale ` extracontrattuale. In fino a fondare un giudizio di responsabilita ` chiaro che da un lato appare non di primaria tale contesto e importanza stabilire se si versi in presenza di una violazione di una 9 ` come non conferente risulta norma giuridica statale o meno , cos
Cass. 23 aprile 1976, n. 1454, in Riv. dir. sport., 1977, p. 390. Propendono per la tesi dellirrilevanza della questione, Frattarolo, La responsabilita ` civile per le attivita ` sportive, op. cit., p. 26, e Marani Toro, La responsabilita ` degli atleti, op.
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appurare se la regola sportiva violata era una regola di gioco o una ` che importa e ` che attraverso il regola di condotta. Piuttosto, cio 10 rinvio alle leges artis operato dalla regola generale della colpa queste regole si prestano allapprezzamento del giudice e acquistano giuridica rilevanza. ` nel caso concreto il giudice a valutare se Ne discende che sara la regola violata rileva o non rileva ai fini del giudizio di colpevo` stabilire se la regola, a prescindere lezza, nel senso che si dovra ` propria, contribuiva in concreto ad integrare quel dalla sua finalita parametro dellatleta medio che serve a fondare il giudizio di colpevolezza. Lattenzione si sposta in questo modo su un altro aspetto e, ` , proprio quello dei rapporti tra regola tecnica, rischio consencioe tito e colpa, per stabilire se losservanza della regola tecnica ` della condotta11. escluda a priori lilliceita ` e A ben guardare se si vuole conservare una propria dignita rilevanza a ciascuna delle figure richiamate (appunto colpa, rischio
cit., p. 396. Per la tesi della natura di norme giuridiche v. Stipo, La responsabilita ` civile per lesercizio dello sport, in op. cit., p. 35. 10 La dottrina, De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, op. cit., p. 22, precisa che non si deve incorrere in erronee generalizzazioni, laddove il rinvio alle leges artis , e ` quello che, alla luce della dottrina penalistica, (per tutti v. Mantovani, Diritto penale, p. 333) consente di individuare il punto di equilibrio tra le esigenze di evitare il ` rischiosa e lesigenza di pregiudizio inevitabilmente connesso allesercizio dellattivita consentire lo svolgimento dello stesso. 11 La questione e ` da sempre affrontata della dottrina, v. G. De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, op. cit., p. 22; Frau, La responsabilita ` civile sportiva nella giurisprudenza, op. cit., p 1035; Id., Il valore delle regole federali sportive nel giudizio di responsabilita ` civile, nota a Cass. 6 marzo 1998, n. 2486, in Resp. civ. prev., 1999, p. 1101 ss.; Frattarolo, La responsabilita ` civile per le attivita ` sportive, op. cit., p. 24 ss.; Palmieri, Oltre lagonismo: competizioni sportive e responsabilita ` civile, nota a Trib. Monza, 22 luglio 1997, in Riv. dir. sport., 1997, p. 764 ss. In giurisprudenza, v. Pret. Trento, 11 maggio 1996, in Riv. dir. sport. 1997, p. 277, con nota di G. De Marzo, Violazione delle regole del gioco e responsabilita per ` dellatleta, p. 282 ss., e di Rosa, I calci nel gioco calcio, p 285 ss., nonche una rassegna di giurisprudenza a Frau, La responsabilita ` civile sportiva nella giurisprudenza, op. cit., p. 1034 ss.

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e regole tecniche), si deve giungere a concludere che la mera osservanza, come la mera violazione, delle norme sportive non ` , dovendosi guardare anche ad altri importi tout court responsabilita aspetti, come il senso vigile umanitario, e le regole di comune prudenza12.

2. Superamento del rischio consentito e violazione delle regole sportive


A questo punto dellindagine occorre stabilire, in concreto, gli effetti della teoria del rischio consentito sul giudizio di responsabi` ed i rapporti con la colpa, il tutto tenendo presente il valore lita delle regole di gara. ` lecito domandarsi quali conseguenze potrebInnanzitutto, e bero ricavarsi dalla prospettata teoria della elezione del rischio sportivo. La dottrina13 fin qui piu ` volte citata, ritiene che la funzione dellaccordo di assunzione del rischio sarebbe proprio quella di il escludere lonere della prova a carico del danneggiante, sicche danneggiato dovrebbe dimostrare di avere subito un danno. Altrimenti detto, non operando le regole presuntive, si farebbe salva la ` del generale neminem laedere, ove fosse riscontrabile imperativita un comportamento gravemente colposo o doloso, dunque si fa` di diritto comune ex art. 2043 c.c. rebbe salva la responsabilita Tuttavia, secondo questa ricostruzione non risulta chiaro ancora il rapporto con le regole del gioco.
Frau, La responsabilita ` civile sportiva nella giurisprudenza, op. cit., p. 1036. LA. precisa che il rischio sportivo e ` fenomeno speculare alla condotta e alla diligenza esigibile dallatleta medio, e che siffatta diligenza risulta dalla combinazione tra regole tecniche e regole di comune prudenza. 13 Sul punto, v. De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, op. cit., p. 18 ss.
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` SPORTIVA RISCHIO E COLPA NELLA RESPONSABILITA

Da questo punto di vista infatti si potrebbe sostenere che le ` non sarebbero ridotte, a causa della eleipotesi di responsabilita zione del rischio, a quelle di violazione delle regole del gioco (violazione che il danneggiato dovrebbe dimostrare dal momento ` della condotta sportiva rileverebbe solo in che la antigiuridicita ` dellalea14 presenza di una condotta trasmodante la normalita ` non scriminata, dunque riconducibile (peraltro assunta) e percio ` ex art. 2043 c.c.). alla responsabilita Come si pone in questa ricostruzione la violazione delle regole del gioco? La giurisprudenza ritiene15 a tale proposito che: le regole del gioco sono poste non solo per mettere i giocatori in ` ai fini della vittoria ma anche per evitare che il condizioni di parita gioco stesso diventi pericoloso. Dunque, la funzione delle regole di gara sarebbe quella di evitare il pericolo, per cui sarebbe ` colpa il semplice violarle, esponendosi ed espoimprudenza e gia nendo altri a pericolo. ` , sempre la giurisprudenza16 sovente ha Sotto altro profilo, pero precisato, in occasione di decisioni relative alla nota questione ` nello stato delle norme sportive, che le norme che della giuridicita regolano i giuochi e le gare fra gli atleti, pur essendo emanate ` quello spornellambito di un ordinamento extrastatuale, quale e tivo, non sono per questo irrilevanti nellordinamento generale,

` dellalea, di recente, v. Frau, La responsabilita Sullaspetto della normalita ` civile sportiva nella giurisprudenza, op. cit., p. 1038. lA. osserva che la figura del rischio sportivo, in generale, si rivela dai confini mobili, destinata ad essere influenzata come ` da diverse variabili. In proposito ricorda la nota distinzione tra sport a contatto istituzionalizzato, in cui la violenza lungi dallessere un fallo e ` lin se della gara, sport a contatto eventuale, e sport in cui il contatto e ` del tutto proibito. 15 Cass. pen. 30 aprile 1992, in Giust. pen. 1993, II, p. 279. Sul punto, v. De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, op. cit, p. 8 ss. 16 Trib. Bari, 31 marzo 1958, in Arch. Giur. circ. sin., 1958, p. 1047; Trib. Monza, 9 dicembre 1968, in Riv. dir. sport., 1969, p. 400; Pret. Bari, 9 marzo 1962, in Arch. pen., 1962, II, p. 655; Cass. 18 gennaio 1967, in Riv. dir. sport., 1968, p. 487.

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seppure esse operando su un piano accessorio rispetto ai canoni della comune prudenza. Evidentemente allora allorquando si affronta levento sportivo ` dannoso dal punto di vista della violazione delle regole del gioco e difficile non richiamare il concetto di colpevolezza. Anzi, a dire il vero, sembra che esse abbiano il duplice valore di contribuire a ` dellalea e dallaltro stabilire da un lato dove si spinge la normalita di consentire il giudizio di colpevolezza. ` va precisato che la normalita ` Sotto il primo aspetto, pero dellalea spesso viene collocata sopra e oltre il limite del consentito fissato dalle regole del gioco, grazie al concetto del senso vigile e umanitario, ovvero, secondo la recente rivisitazione della Suprema ` del fallo dovuta allansia da risultato, Corte, dallinvolontarieta idonea ad escludere il dolo e la colpa17. ` agevole notare come proprio le regole del gioco e la circoE stanza della loro osservanza o violazione stabiliscano una liaison, ` , a prescindere dalla tra rischio e colpa nel giudizio di responsabilita loro natura giuridica. Daltro canto, lart. 43 c.p., nel definire il reato colposo fa espresso riferimento alla inosservanza di regolamenti, ordini o ` suscettibile di comprendere in tale discipline, ed, in quanto tale e dizione la normazione sportiva, la quale nel porre le regole del giuoco, non prescinde dagli insegnamenti della esperienza e della comune prudenza. Le norme sportive, in questa chiave di lettura, sarebbero il portato di una canonizzazione di determinate cautele per cui la violazione di quelle darebbe luogo a colpa; contemporaneamente la osservanza delle regole stesse scriminerebbe nelle
Cfr. Cass. pen., 20 gennaio 2005, n. 19473, in Riv. pen., 2006, 6, p. 756, a tenore della ` , mentre fuori da queste quale nel caso di ansia da risultato non vi sarebbe responsabilita ipotesi, vi sarebbe colpa quando la violazione consapevole e ` finalizzata non ad arrecare pregiudizi fisici allavversario, ma al conseguimento in forma illecita e quindi antisportiva di un determinato obiettivo agonistico...
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occasioni di quegli eventi (che le norme stesse sarebbero state intese ad evitare, ma) che nonostante la loro osservanza si sono ugualmente verificati.

3. La colpa sportiva non concretatesi nella violazione delle regole del gioco
Fermo restando, dunque, che la violazione delle norme sportive origina colpa sotto il profilo della imprudenza18, fermo restando ` , sussiste ancora un altro profilo da esaminare, con riferitutto cio mento al quesito se si possa configurare, fuori dei casi di violazione ` si possa configurare una colpa delle regole sportive, colpa, se cioe non concretantesi nella imprudente violazione delle regole del gioco. ` necessaria una disamina Per rispondere al quesito suesposto e ` di valutazione (riguardo al fatto sportivo che causa della modalita danni) dei canoni della colpa; altrimenti detto si deve tentare di stabilire che cosa vuolsi intendere quando si afferma che lo spor` responsabile per colpa. tivo e La dottrina19 appare concorde nel ritenere che una la valuta` civilistica sportiva zione in termini di colpa nella responsabilita non potrebbe ricondursi ai normali canoni della negligenza, impe20 rizia ed imprudenza , o meglio a questi canoni valutati nella loro
Sicche ` risulterebbe anche superfluo ricondurre la colpa alla violazione di ordini, regola-menti e discipline, questo se le norme sportive non sono norme giuridiche statali perche come nota la dottrina penalistica, se queste regole sono poste per evitare ` la loro violazione, quindi ultronea sarebbe danni e ` naturale che sia imprudente gia proprio la seconda parte dellart. 43 c.p. 19 Sul punto, De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, op. cit., p. 22 ss. 20 Daltro canto, anche dal punto di vista della dottrina sviluppatasi intorno alla figura della colpa, si discute addirittura se possa identificarsi la colpa civile nella negligenza, imperizia e imprudenza. Si osserva, infatti che queste ultime hanno un ruolo diverso ` dei reati, la violazione nellillecito penale, rispetto a quello civile. Infatti, stante la tipicita delle regole, e per questa via negligenza, imperizia e imprudenza, connotano in termini
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` . Tutto questo a causa della audacia e dellagonismo che normalita sarebbero tipici della pratica degli sport, e che i soggetti sportivi ` un certo profonderebbero in occasione della gara, accettando cos grado di rischio onde superare un certo grado di pericolo. ` soliti Piu ` specificamente: 1) avuto riguardo alla negligenza si e ricondurla sotto il profilo della imprudenza, anche se si nota pare difficile immaginare un comportamento negligente nel campo delle discipline sportive; 2) piu ` difficile risulterebbe la valutazione della stessa imprudenza, nel senso che proprio laudacia e la ` sportiva suggerirebbero una spericolatezza presenti nella attivita applicazione me-no rigorosa del suddetto canone rispetto a quello comune o normale che dir si voglia; 3) senza contare poi che occorre analizzare la controversa questione relativa allestensione ` e la preparazione atletica del canone della perizia: proprio labilita ` di una maggiore perizia (si lascerebbero ad intendere la necessita intende rispetto al canone normale), tanto piu ` in considerazione di particolari attrezzi usati. Per converso si afferma che proprio in ` e perizia in repentine e considerazione di questa maggiore abilita gravi situazioni di pericolo le quali richiedessero prontezza di riflessi ed iniziative audaci, la sfera della imprudenza verrebbe a 21 restringersi .

` il fatto, tanto e ` di tipicita ` che si distingue nella teoria generale sul reato limputabilita dalla colpevolezza, che, con riguardo alla colpa risponde ad una valutazione soprattutto normativa. Invece nellillecito civile pare che la colpa abbia piu ` la funzione di consentire limputazione causale del fatto allautore. Sul punto, V. Majorca, Colpa civile (teoria gen.), op. cit., p. 591 ss. 21 In dottrina, Bonvicini, La responsabilita ` sostenuto ` civile, Milano, 1971, p. 437 ss., si e che insito e connaturato e connaturale allagonismo e ` il rischio stesso del fallo che pur ` della gara e aumentando la probabilita ` dellevento lesivo, accrescendo la pericolosita ` dire scriminato, nel senso che il fallo non genera responsabilita ` tout tuttavia e ` per cos court, ma solo al colpa grave che lautore ravvisa nellinosservanza del fair play, cioe ` in una condotta non coerente non in armonia con lo spirito della competizione sportiva.

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Certo si potrebbe sostenere che la sfera dellimperizia si venga a restringere per la spericolatezza e laudacia (le quali esporrebbero lo sportivo ad eccezionali pericoli), ma, per converso, si potrebbe ` dotato opinare che lo sportivo sia audace in quanto perito, cioe ` non comuni in parte innate ed in parte acquisite grazie ad di abilita una intelligente e perdurante preparazione atletica. Sembrerebbe dunque un contradictio in terminis laffermazione per cui la sfera dellimperizia verrebbe a restringersi per laudacia e la spericolatezza, come frutto di elevati doti di perizia atletica. Insomma proprio la maggiore perizia dovrebbe consentire di affrontare il pericolo tipico di quello sport, per cui sarebbe sicuro indice di imperizia partecipare a determinate gare (essendo) carenti di quel grado di perizia indispensabile per fronteggiare le probabili e prevedibili situazioni di pericolo che esse svolgono. ` rifatta al concetto di perizia In alcuni casi la giurisprudenza si e media. Concludendo, una qualche certezza potrebbe dirsi esistente almeno in ordine al fatto che, non potendosi valutare la responsa` dello sportivo in base ai comuni canoni della colpa, necessabilita riamente risultando ristrette limprudenza e la negligenza (ed a detta di alcuni limperizia), il principio del neminem laedere finirebbe per operare nei soli casi di colpa grave. ` vero che la colpa potrebbe astrattamente configurarsi Se e anche in occasione di eventi lesivi non ascrivibili a condotta difforme dalle regole del gioco, in pratica quando si tratta di applicare questo assunto risulta molto difficile giungere ad un giudizio di colpevolezza fondato su criteri piu ` rigorosi ed estensivi ` di quei limiti di prudenza e diligenza gia contemplati e fissati dal ` stato scontato il pericolo ` gia regolamento di gara nelle cui norme e ` sportiva. In implicito nello svolgimento della specifica attivita altre parole, sarebbe difficile riscontrare dei casi di colpa grave non dovuti a violazione delle regole del gioco.

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` ex. art. 2043 c.c. In questo senso sembra che22 la responsabilita possa configurarsi allorquando si dimostri la connessione dellevento lesivo con la violazione delle regole del gioco commessa da ` sportiva. E per violare le regole del uno dei partecipanti allattivita ` normalmente necessario porre in essere un comportagioco e mento qualificabile in termini di colpa grave. che risultando la colpa grave per lo piu Vien da se ` dalla inosservanza delle regole di gara, in concreto lampiezza di quella, ovvero dei canoni di perizia, diligenza e prudenza dovrebbe risul` delle dosi di audacia tare diversa a seconda del tipo di sport, cioe che questo richiede. La giurisprudenza23 infatti ritiene che la valutazione del comportamento dei concorrenti coinvolti in un incidente nel corso di ` su circuito chiuso va effettuata una gara automobilistica di velocita sulla scorta di quanto previsto dallart. 2043 c.c. ne deriva che lac` dei guidatori va rilevato tenendo certamento della responsabilita presenti parametri di imprudenza e di imperizia correlati al tipo di sport praticato e ben diversi da quelli medi del buon padre di famiglia. Anche la dottrina24 sottolinea come sia abbastanza diffuso il convincimento che non luomo medio sia parametro di valutazione ` latleta medio, dotato cioe ` di media della colpa sportiva ma bens ` sportiva ed avvedutezza in relazione a agli aspetti tecnici dellattivita ` . In piu alle sue finalita ` , si aggiunge che il rischio consentito sarebbe ` il rovescio della medaglia del parametro dellatleta medio, in realta ` segna il limite entro il quale viene ritenuta lecita unattivita poiche che altrimenti sarebbe vietata se non addirittura pericolosa. Tuttavia, va rilevato che allorquando si tenta di individuare il
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Sul punto, Frattarolo, La responsabilita ` civile per le attivita ` sportive, op. cit., p. 42 ss. Trib. Perugia, 1 dicembre 1987, in Riv. dir. sport., 1988, p. 85. De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, op. cit., p. 8 ss.

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contenuto del parametro dellatleta medio, si afferma che esso risulta dalla combinazione tra le regole tecniche e la comune ` si finisce, a ben vedere, per riaprire il prudenza, ma con cio dibattito sul rapporto tra rischio consentito osservanza delle regole ` , laddove non e ` pacifico se la responsabidel gioco e responsabilita ` debba escludersi ipso facto se lazione e ` conforme alla regola lita ` tecnica o se invece residui un margine ulteriore entro il quale e comunque ravvisabile la colpa. ` singolare notare come in merito a tale quesito a seconda E dallangolo visuale dal quale ci si ponga si possa arrivare a due differenti valutazioni e soluzioni. ` sostenere la tesi che losservanza delle Infatti, da un lato si puo ` della condotta, in quanto le regole sportive escluda lillicieita regole contribuiscono a delimitare lambito del rischio consentito e lecito, a definire la figura dellatleta di media avvedutezza; dallaltro ` , si puo ` agevolmente notare che non sempre i regolamenti pero sono completi ed esaustivi in ordine alla disciplina della condotta ` appellare alla colpa comune, e dellagente, per cui il giudice si puo quindi, nonostante la mancata violazione di una regola sportiva, ` formulare un giudizio di responsabilita `. puo ` sostenere invece che, In unottica totalmente opposta si puo ` ` responsabilita addirittura, in costanza di un fallo di gioco, non vi e 25 rientrante nel rischio consentito . sportiva perche
In tal senso, da ultimo, v. Cass. 20 gennaio 2005, n 19743, in Resp. civ. 2005, p. 1034 ss., cit. Secondo i giudici, infatti, Le regole tecniche mirano a disciplinare luso della violenza, intesa come energia fisica positiva, tale in quanto spigata in forme corrette- al perseguimento di un determinato obiettivo, conseguibile vincendo la resistenza dellav` esser causa di versario.... Posto che luso della forza fisica, nel senso anzidetto, puo pregiudizi per lavversario che cerchi di opporre regolare azione in contrasto, il rispetto delle regole segna il discrimine tra lecito e illecito in chiave sportiva. Ma neppure in ipotesi di violazione di quelle norme, tale da configurare illecito sportivo, viene travalicata larea del rischio consentito, ove la stessa violazione non sia volontaria ma rappresenti lo sviluppo fisiologico di unazione, che nella concitazione o trance agoni` portare alla non voluta elusione delle regole anzidette. stica (ansia da risultato) puo
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In effetti, solo in questo caso la teoria del rischio sembra avere una sua valenza, e sembra potersi emancipare dalla colpa, poiche diversamente sembra solo un criterio di valutazione della colpa sportiva e non una scriminante. Ed infatti, soprattutto, nelle competizioni sportive nelle quali la ` , se non ` elemento essenziale, e sussiste la possibilita violenza e ` , di cagionare un danno allavversario, addirittura la probabilita ` le esiste il problema di qualificare e valutare in termini di liceita 26 ` sportiva . In questa direlesioni prodotte nei limiti dellattivita zione, accade che in molti sport vengano tollerate violazioni anche palesi dei regolamenti, che sono tuttavia, conseguenze incontrollabili dellagonismo e delle doti fisiche che oggi la pratica sportiva, ` sempre piu ` competitiva richiede agli atleti. Siffatte irregolarita 27 ` diventano parte del rischio normale che latleta accetta , e che e ` sociale da parte dellordiconsentito grazie la valutazione di utilita ` , infatti, lagonismo che rende probabile, oramai, namento statale. E danni derivanti dalla gara sportiva, per cui interrogarsi sulla loro ` e ` certamente ammissibile, ma diventa sempre piu liceita ` difficile sanzionarli a priori come condotte antigiuridiche. In questi termini, in primo luogo, il rischio ammesso, sembra avvicinarsi non tanto ad una causa di giustificazione, ma alla ` sociale, prima fatta dai consociati e quindi valutazione di utilita ` accolta dallordinamento statale, in ordine a tutte quelle attivita ritenute indispensabili nella vita sociale.
De Francesco, La violenza sportiva e i suoi limiti scriminanti, in Riv. it. proc. pen., 1983, p. 591; De Sanctis, Il problema della liceita ` penale della violenza sportiva, in Arch. pen., 1964, II, p. 71. 27 ` E questo lorientamento della recente giurisprudenza, Cass. 21 febbraio 2000, n. 1951, in Foro it., 2000, II, p. 310 a Cass. 20 gennaio 2005 n. 19473, in Resp. civ., 2005, p. 1034 cit., che appunto per giudicare lecite secondo lordinamento statale azioni sportive fallose e dannose hanno spostato laccertamento dellarea del rischio consentito dal rispettod elle regole del gioco alla natura volontaria o involontaria del fallo, facendo ` della condotta dalle circostanza esterne e di fatto dipendere il giudizio sulla volontarieta consistenti nella cosiddetta ansia da risultato. Sul punto v. anche Giampetraglia, Riflessioni in tema di responsabilita ` sportiva, op. cit., p. 105 ss.
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In secondo luogo lindividuazione della soglia del rischio ri` , che e ` da manda ad un livello base, diverso per ogni attivita ritenere superato non automaticamente in costanza della violazione del regolamento, ma anche se si esorbita rispetto alle regole di prudenza che governano la disciplina sportiva, da intendersi ` e correttezza. come i canoni generali di lealta ` dire In questo contesto si possono inserire i tentativi, per cos empirici della giurisprudenza volti ad individuare quel quid pluris ` sportiva e che servano a che contraddistingua la responsabilita superare lempasse nel quale ci si trova allorquando si tratta di ricostruire i rapporti tra rischio e colpa e regole tecniche. In primo luogo la giurisprudenza ha fatto ricorso al criterio del senso vigile ed umanitario28 e negli ultimi tempi ad un criterio funzionale, insito nel legame tra azione di gioco e fallo29. Recentissime pronunce della Suprema Corte30, testimoniano ` di ritagliare ambiti di operativita ` certi e definiti alla della difficolta teoria del rischio consentito e allistituto della colpa. ` inerente un imputato ritenuto responsabile Il caso di specie e del reato di lesioni personali volontarie, ex. art. 582 c.p., a seguito di un pugno sferrato ad un avversario nelle fasi di rimessa in gioco della palla, durante una partita dilettantistica di pallacanestro. Tale colpo provocava alla parte lesa la frattura della mandibola. La Suprema Corte ricostruisce la problematica della rilevanza ` fisica dellavverdi falli di gioco tali da provocare danni allintegrita sario: nel caso di specie, rigetta la tesi della scriminante del consenso dellavente diritto, proposta dalla difesa. La sentenza contiene anche una analisi in merito alla tesi della causa di giustificazione atipica, che troverebbe la sua ragione
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V. Cap. IV, par. 1. v. Cap. IV, par. 3. V. supra in nota 27.

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` non solo ammessa dessere nel fatto che la competizione sportiva e ` assai positiva dalla legge, ma e anche ritenuta come una attivita ` . Verrebbe a mancare per larmonico sviluppo dellintera comunita quindi, nello sportivo che cagiona un evento sia pure lesivo ad un ` che legittima la pretesa punitiva avversario, quella antigiuridicita dello Stato e la conseguente inflizione di una sanzione. Ma anche analizzando le lesioni personali del caso da questo punto di vista, la Corte non ritiene vi siano sufficienti presupposti di applicazione di tale teoria. La sentenza guida 1951/2000 individua dei criteri generali dei ` necessario tener conto per una completa analisi del proquali e blema. Il giocatore che provoca un evento lesivo, non e perseguibile nel caso in cui sia stato rispettoso delle regole di gioco e del ` nei confronti dellavversario. Talvolta si verificano dovere di lealta ` dosituazioni nelle quali la violazione di norme regolamentari e ` di interrompere con vuta alla foga agonistica e alla impossibilita ` la propria azione per non ostacolare lavsufficiente tempestivita versario (si pensi ad un fallo di ostruzione nel gioco del calcio). In ` ritenersi superata la soglia del rischio tali fattispecie non puo ` soltanto di natura regolamentare. consentito, e la sanzione sara ` E pacifico infatti che durante una gara concorrono fattori quali lansia, la stanchezza fisica e la carica agonistica che possono portare alla mera violazione del regolamento; se invece il fatto lesivo si verifica nel corso di una azione che mira a contrastare lavversario venendo chiaramente meno al regolamento, ma senza alcuna intenzione di arrecare volontariamente ed esclusivamente ` danno, siamo di fronte a una situazione colposa. Da ultimo, sara azione dolosa nei casi in cui lazione dellautore non sia rivolta allazione di gioco, ma atta a punire lavversario, intimorirlo o dissuaderlo (es. il cosiddetto fallo di reazione). La distinzione piu ` sostanziale dunque risiede tra violazione

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involontarie (che vengono sanzionate direttamente dallarbitro e al limite dagli organi federali attraverso multe e squalifiche, ma senza rilevanza avanti la giurisdizione ordinaria), e le violazioni volonta` della scriminante sportiva e rie, che esulano il campo di operativita sono rilevanti dal punto di vista civile e penale

4 I CRITERI DI IMPUTAZIONE DELLA ` RESPONSABILITA

1. La ricerca di criteri uniformi di imputazione della responsabilita ` sportiva e il principio del senso vigile ed umanitario
La ricerca di un principio grazie al quale poter uniformare ad un unico canone di valutazione la condotta degli atleti, per delimi` ed escludere vicende di responsabilita ` , appare tarne la liceita dovuta alla convinzione che la semplice identificazione di una ` fondata in ogni caso sul neminem laedere e le regole responsabilita del gioco poteva ritenersi non soddisfacente, sul piano pratico, alla ` dei tipi di sport, e dei relativi regolamenti sportivi luce della varieta che ne disciplinano lesercizio, segnando i limiti della diligenza, prudenza e perizia sportiva, ma anche in virtu ` del concetto di ` dellalea, diversa di volta in volta secondo il tipo di normalita disciplina sportiva. In questo senso, ed anche per attrarre nellambito della fattispecie in esame (e non in quella comune civilistica) eventuali fatti lesivi non dovuti a violazione colposa delle regole del gioco, eppure contrastanti col supremo principio civilistico, la giurispru-

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` 1 ha in passato individuato un quid richiesto denza di legittimita allatleta consistente nel senso vigile ed umanitario del rispetto ` fisica e della vita dellavversario e nel mantenimento dellintegrita del controllo della propria azione. La dottrina2 da parte sua a sua volta ha rilevato la contraddizione insita in tale singolare orientamento giurisprudenziale (ormai risalente), consistente nel fatto di richiedere allatleta di controllarsi ed al contempo di prestare il meglio di se stesso per un proficuo risultato sportivo: ci accorgiamo come non sia compito facile tracciare nella valutazione del singolo episodio una sicura linea di demarcazione fra lumanitaria avvedutezza e limprudenza colposa, ` di stabilire fino a che punto il giocaper lincontestabile difficolta tore debba controllare la condotta di gioco senza pregiudicare le esigenze agonistiche. ` di individuare una colpa In altre parole si constata la difficolta non originante dalla violazione delle regole del gioco. Infatti, va ` e minuziosita ` delle previsioni rilevato che nel caso di specificita ` difficile ipotizzare una connormative dei regolamenti di gara, e dotta, regolare per la disciplina sportiva, eppure frutto della inosservanza di quel senso vigile ed umanitario di cui sopra. I soli casi dubbi dovrebbero ricondursi, allora, alle ipotesi di lacune dei regolamenti di gara, ove potrebbe acquistare unauto` di soluzione dottrinaria il principio del senso vigile noma dignita ed umanitario. In questi casi, infatti, si richiederebbe allatleta di colmare la lacuna con la propria condotta diligente e prudente, ` in mancanza potrebbe ritenersi avveduta e umanitaria, cosicche che lazione sportiva abbia travalicato i limiti indispensabili per il conseguimento del risultato vittorioso.

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Cass. 9 ottobre 1950, in Riv. dir. sport., 1950, p. 107. V. Frattarolo, La responsabilita ` civile per le attivita ` sportive, op. cit. p 43 ss.

` I CRITERI DI IMPUTAZIONE DELLA RESPONSABILITA

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` di stabilire: a) quando la Tuttavia la dottrina3 rileva le difficolta mancata regolamentazione della condotta sia da considerare una lacuna e non una valutazione implicita di adeguatezza della stessa ` sportive; b) quando lazione sia indispensabile o meno alle finalita ai fini suddetti. ` rilevare che accettare lesistenza di una In conclusione, si puo vis attractiva esercitata dalla fattispecie ex art. 2043 c.c. rispetto ai fatti sportivi, in quanto fonti di danni risarcibili, significa innanzitutto superare in primo luogo il problema del modo di intendere i rapporti tra Stato e Sport, avuto riguardo allambito dellautonomia del secondo e significa poi, in secondo luogo, superare il quesito dellambito di rilevanza delle norme sportive ovvero della loro forza giuridica ed efficacia (in questo caso sembrerebbe prospettarsi una soluzione meno controversa, che, ` delle suddette norme nellordinapreso atto della agiuridicita mento statale, attribuirebbe rilevanza alle regole di condotta da ` alla stregua dei canoni, delle esse prescritte in via mediata cioe re-gole di prudenza, diligenza e perizia).

Sul punto, De Marzo, Accettazione del rischio e responsabilita ` sportiva, op. cit., p. 23, in particolare, nota 72. LA. pone il problema delle lacune delle norme che regolano lo ` . Si tratta di stabilire allora fino a sport, dal punto di vista della cosiddetta intenzionalita che punto si e ` in presenza di una vera e propria lacuna, da colmare, eventualmente attraverso il richiamo ai principi generali e alle regola della colpa comune, o se in vece a monte vi e ` stata una valutazione dellordinamento sportivo, tesa a non vietare una ` entra in gioco ilo problema della giuridicita ` determinata condotta. A questo punto, pero dellordinamento sportivo e della sua subordinazione ai valori fondamentali della Costi` delle ipotesi in esame, potrebbero ritenersi: tuzione. A dire il vero, a parte la marginalita il principio del senso vigile ed umanitario un criterio di individuazione sotto un profilo ` da porre alla gara, allevento sportivo, ma cio ` finirebbe per individuale dei limiti di liceita testimoniare di un irrisolto contrasto: quello tra due dottrine, luna volta a ribadire il primato dello Stato, laltra risolta a rivendicare lautonomia dello Sport-istituzione rispetto a quello.

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2. I criteri di imputazione della responsabilita ` sportiva: verso il superamento della teoria del rischio consentito
` posto, la eventuale riconduzione della responsabilita ` Tutto cio sportiva a quella aquiliana sembra dipendere dalla individuazione dei canoni o criteri di imputazione cui ancorare la prima delle due fattispecie anzidette. ` va rilevato ancora una volta quanto osserA conferma di cio vato circa il fatto che, pur potendo costituire la colpa il necessario filtro volto ad assicurare mediata rilevanza alle regole sportive, e dunque uno dei possibili punti di riferimento nella individuazione ` civile sportiva, la valutazione della colpevodi una responsabilita lezza pare debba esser fatta non alla stregua del modello del bonus ` della diligenza, prudenza e perizia comuni. poter familias, cioe ` degli atleti pur ancorata al Infatti, la sfera di responsabilita fondamentale neminem laedere, sembrerebbe essere ristretta, causa la particolare preparazione atletica e tecnica che, richiesta dai vari tipi di disciplina sportiva, eleverebbe la soglia della imprudenza, negligenza, imperizia, fino a farla astrattamente coincidere proprio con quei limiti individuati dalla sfera di efficacia delle norme di ` condotta proprie di ogni singolo sport; parimenti la responsabilita degli organizzatori sembrerebbe da un lato ancorata a quei canoni di prudenza, diligenza e perizia identificati dalle norme dei regolamenti di gara, e dallaltro sembrerebbe ridursi in considerazione ` della rottura del nesso causale tra un della frequente ipotizzabilita di lui omissione ed un danno causa il fatto del terzo (atleta o spettatore). ` trascurarsi la portata della Inoltre, in questa ricerca non puo tanto discussa teoria del rischio eletto, inteso ora come causa di ` delle fattispecie di responsabilita ` preesclusione della operativita sunta ovvero come criterio di delimitazione o riduzione dellambito di rilevanza della colpa, ora (nei rapporti fra atleti ed organiz-

` I CRITERI DI IMPUTAZIONE DELLA RESPONSABILITA

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zatore) come possibile giustificazione di un concorso di colpa col danneggiato. Pertanto, sembra che, nel tentativo di costruire una fattispe` sportiva che risultasse fedele al principio del cie di responsabilita neminem laedere ed, al contempo, desse ragione di quella riduzione dellambito di rilevanza della colpa rispetto a quello del civilistico uomo ragionevole, lelezione del rischio sembra avere un ruolo importante soprattutto al fine della diversa ricostruzione delle ` , distinguendo la responsabilita ` diverse ipotesi di responsabilita ` degli organizzatori rispetto degli atleti tra loro, la responsabilita agli atleti stessi e rispetto agli spettatori (laddove a questi ultimi la teoria della accettazione del rischio ad oggi non pare estesa). Proprio per queste motivazioni, sembrerebbe imporsi una rin` novata riflessione della nota teoria in esame, a dire il vero pero anche alla luce dei fatti di violenza sportiva. ` piu Si e ` volte messo in luce il fatto che il riconoscimento statale dellordinamento sportivo mettenti capo al Coni, fatto assurgere ad ente statale, avrebbe trovato la sua giustificazione nel carattere utilitaristico, per lo Stato, dei fini ludici propri dello sport organizzato. Tuttavia a tale legittimazione si sarebbe accompagnato un , pur concorrendo lo Sport alla realizinsanabile contrasto poiche ` a dire pur zazione dei principi ex art. 2 Cost. e 32 Cost., cioe ` sportiva strumento per il perfezionamento fisico e essendo lattivita ` morale della razza, momento di svolgimento della personalita umana nelle formazioni sociali, in questo caso sportive, riconosciute e tutelate dallordinamento, ed infine mezzo di tutela del diritto alla salute del singolo, tuttavia proprio la tutela di quella ` avrebbe finito (e finirebbe) per incentivare anche stessa attivita talune manifestazioni agonistiche non del tutto strumentali ai fini utilitaristici di cui sopra. Tanto piu ` che, avuto riguardo allo sport praticato nelle disci-

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pline contemplanti luso istituzionale della violenza (boxe), ma anche a quello praticato nelle discipline pericolose (automobili` della smo, sci), lelezione del rischio escluderebbe loperativita fattispecie ex art. 2050 c.c. fra gli atleti. Il problema sembrerebbe essere dunque, quello di impedire che la legittimazione del fine utilitaristico-ludico da un lato, e laccettazione del rischio, dallaltro, operino, se non altro come cause di giustificazione, trasformando le manifestazioni sportive e tutto lo stanti dominati dalle regole della sport or-ganizzato in spazi a se ` e della impunita `. immunita

3. Un criterio intermedio di imputazione


` sportiva, Nel tentativo di questo ripensamento della responsabilita ed alla luce di queste considerazioni potrebbe risultare interessante ed attuale un riferimento alla dottrina civilistica di oltre oceano4,
In Francia e ` finora mancata una rigorosa elaborazione della colpevolezza, paragonabile a quella realizzata in Germania, Spagna ed Italia, ove essa e ` stata ricostruita come categoria dogmatica che concilia componenti normative e soggettivistiche. Sollecitata dalle scienze empirico sociali, mossa anzitutto da preoccupazioni politico criminali, la ` al riguardo. Tradizionalmente e dottrina ha dato prova di notevole fluidita ` invalsa una concezione psicologizzante della colpevolezza. Essa traspare dalle classiche definizioni di ` (volonte), senza dolo e di colpa, incentrate sulla presenza e sullassenza di volonta sviluppo del momento ascrittivo-valutativo caratterizzante la concezione normativa di ` del contenuto psicolocolpevolezza. Tuttavia recentemente, e ` stata denunciata la falsita gico della colpa, la quale si sostanzierebbe unicamente nelloggettiva violazione del `, dovere di diligenza. Simile lettura della colpevolezza colposa in chiave di normativita secondo una valutazione oggettiva, meramente legale, del realizzarsi della violazione e ` ` giurisprudenziale. Invero i giudici, avvallati dalla Cassazione, si piu ` aderente alla realta sono spinti oltre. Attraverso meccanismi probatori presuntivi, essi hanno oggettivizzato gli stessi requisiti strutturali del dolo, abbreviando la distanza che lo separa dalla colpa. Infine, con la creazione delle infractions mate rielles, la giurisprudenza ha dato la massima concretizzazione al rischio insito in ogni ricostruzione normativa: lascrizione della ` penale sulla base della sola divergenza dal precetto. Per i delitti infatti, e responsabilita ` ` a titolo di colpa (faute pe possibile, eccezionalmente, una responsabilita nale ordinaire). Essa e ` prevista nelle forme della colpa generica, come imprudenza (imprudence) o
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per guardare alle possibili soluzioni che in Paesi diversi dal nostro, sembrerebbero prospettate al problema in esame.

negligenza (negligence), e della colpa specifica, consistente nella violazione di un obbligo di prudenza o di sicurezza previsto dalla legge o dal regolamento. La dottrina francese tradizionale pone in risalto il contenuto, o meglio, lassenza di contenuto psicologico ` che conduce ad della condotta colposa, definendo la colpa come linerzia della volonta ` senza prevederne leffetto. Tuttavia, la moderna manualistica mostra una unattivita certa distanza da questa concezione. Accanto allimprevoyance, intesa come mancata ` che era prevedibile, essa individua lindiscipline, la violazione del dovere previsione di cio di diligenza, quale elemento costitutivo della colpa, cui dedica gran parte della propria ` introdotte dal codice penale del 1994 si annovera un criterio attenzione. Tra le novita dimputazione soggettiva: la deliberata messa in pericolo dellaltrui persona (mise en danger deliberee de la personne dautrui). In origine essa era prevista accanto alla colpa, la legge del 1996 ha disposto che i due criteri d imputazione soggettiva fossero disciplinati in commi distinti, cosicche oggi quello dedicato alla mise en danger (al. 2) e ` in posizione intermedia tra i commi consacrati al dolo (al. 1) ed alla colpa (al. 3). Lart. 121-3 al. 2 n. C.p. si limita a sancire che la mise en danger, in caso di previsione della norma ` operare con riferimento ai delitti. La disposizione enuncia: Tuttavia, incriminatrice, puo allorche ` la legge lo prevede, ce ` delitto in caso di mise en danger deliberee de la personne dautrui. Dalle norme incriminatrici che applicano la previsione di parte generale si ricava la definizione della mise en danger come violazione manifestamente deliberata di unobbligazione particolare di sicurezza o di prudenza imposta dalla legge o dal ` descritta, essa viene in rilievo in due ordini dipotesi, di cui al libro II regolamento. Cos del codice (dedicato ai reati contro la persona).In uno la mise en danger e ` circostanza aggravante di reati di danno: delitti domicidio e di lesioni colposi. emerge che il legislatore ha individuato il contenuto della mise en danger nella volizione della condotta e nella previsione (in assenza di volizione) di un eventuale danno come sua conseguenza. In tal senso sarebbe dato autonomo rilievo ad un livello di partecipazione psicologica dellagente al fatto intermedio fra quello proprio della faute ordinaire (che si sostanzia nellassenza di volizione della condotta e, di conseguenza, nella mancata previsione dellevento), e quello caratterizzante il dol spe cial (consistente nella volizione dellevento). ` concepita, e ` di una tradizione psicologista e volontaristica La mise en danger, cos ` leredita ` penale, sulla scorta di cui il legislatore ha ritenuto di nella definizione della responsabilita poter canonizzare la distinzione tra previsione e volizione dellevento, rivelatasi problematica anche in ordinamenti dalle piu ` solide fondamenta dogmatiche. Tuttavia, poiche la mise en danger e ` destinata a venire applicata in un ordinamento positivo incline al normativismo, che confonde tra loro i criteri dimputazione soggettiva, esiste il pericolo che, analogamente a quanto accaduto per il dolo e per la colpa, il suo contenuto psicologico subisca un depauperamento. Sul punto si rinvia a Curi, Tertium datur. Dal common law al civil law per una scomposizione tripartita dellelemento soggettivo del reato, Milano, 2003, p. 111 ss.

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Negli Stati Uniti dAmerica, in particolare, la teoria dell as` sportiva, sembra strettamente sumptional risk nella responsabilita connessa alla diligenza. Piu ` in particolare, onde evitare le conseguenze troppo gravose per il danneggiato derivanti dallassunzione del rischio e consistenti in una presunzione assoluta che latleta ha accettato il rischio e che quindi esonera il giudice da qualsivoglia indagine sulla colpevolezza dellaltra parte, pare che sia stata elaborata una distinzione tra primary e secundary assumptional risk5. Il criterio a tal ` stato quello della diligenza, o meglio dellaccertafine adottato e mento dellesistenza di un precipuo dovere di condotta in capo in caso negativo opera la detta presunzione allatleta, poiche assoluta, mentre in caso positivo, si tratta di stabilire se comunque latleta che ha violato il dovere possa andare esente dal risarcimento del danno, ed a tal fine si fa applicazione del criterio del cosiddetto concorso di colpa. La interpretazione della teoria dellassunzione del rischio, evidentemente improntata ad un favor per coloro che si rendono responsabili di fatti lesivi, sembrerebbe doversi ricondurre al diffondersi delle teorie sullanalisi economica del diritto, le qualida un punto di vista economico-giuridico avrebbero ricostruito il cammino evolutivo dell assumptional risk come segnato dalla ` di una preferenza per il rischio di mercato, economicanecessita mente piu ` elevato di quello giuridico che il giudice avrebbe ` assumibile. ritenuto lecito e percio `, dalla Questa scelta di mercato sarebbe stata dettata, cos ` di elevare la soglia della responsabilita ` civile, disancorannecessita ` del bonus poter familias. dola dal modello del reasonable man cioe Tutto questo avrebbe comportato gravissime conseguenze sul
5 Sul punto, si rinvia a Ferrari, Rischio sportivo e responsabilita ` sciistica: spunti comparativi da Francia e Stati Uniti, in Danno e resp., 2006, 6, p. 633 ss.

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terreno probatorio a carico dellattore danneggiato, circa la conoscenza del rischio e lavvenuta accettazione dello stesso; insomma la teoria in esame sarebbe diventata una sorta di strumento capace ` e limpunita ` agli autori di un fatto dannoso, di garantire limmunita quante volte il danneggiato assumesse liniziativa processuale e non riuscisse ad adempiere allonere probatorio di cui sopra Questo il motivo per cui in molti stati americani, con riforme ` stato introdotto il criterio della comparative neglicenlegislative, e ce, che opera come detto nei casi di secundary assumptional risk ` per ridurre i come equivalente del nostro concorso di colpa, cio casi di decisioni giurisprudenziali che avuto riguardo alle colpe dellorganizzatore, per esempio, fossero ispirate alle regole: se ` pretendere di riversare sullorganizzatore il interviene non potra costo delle conseguenze dannose. Accanto allassumptional risk, rimodulato attraverso lapplicazione della comparative negligence in quanto idonea ad assicurare un parziale risarcimento alle potenziali vittime di sport come il baseball, lhockey etc., si pone, anche lindividuazione di un particolare canone di condotta, cui dovrebbe uniformarsi lo sportivo, (atleta, arbitro, organizzatore), qualificandosi in mancanza il suo comportamento come rekless, frutto di recklessness6.
Considerata unantesignana della mise en danger, (v. nota precedente) essa si colloca tra il dolo (intention) e la colpa (negligence) ed e ` ordinariamente definita come assunzione cosciente ed irragionevole di un rischio (conscious and unreasonable risk-taking). Parte della dottrina si e ` opposta a simile nozione di stampo psicologico, affermando che: ` cos ` riemerso il duttile pragmatismo che makes a distinction which has no moral basis. E per tradizione impronta la concezione della mens rea in Common Law, in forza di cui, dallOttocento, si e ` affermata una nozione di colpa come mera descrizione di una condotta obiettivamente inosservante di uno standard generale di comportamento. Gli ` si sono manifestati in sede dapplicazione della recklessness, che effetti di tale mentalita una corrente giurisprudenziale ha inteso in senso oggettivo, prescindendo dalla psicologia del reo e dalla prova della previsione dellevento connesso alla condotta tipica. In argomento, v. Curi, Tertium datur. Dal common law al civil law per una scomposizione tripartita dellelemento soggettivo del reato, p. 47 ss.
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Si tratta di una figura intermedia, conosciuta, da ultimo anche nellesperiuenza francese, ceh contempla la cosiddetta mise en ` essere direct oppure ranger, ove si colloca tra la intention (che puo ` definita dal Modern Penal code alla ` cos oblique) e la negligence ed e section 2.02(2)c.: Un soggetto agisce con indifferenza (recklessly) in rapporto ad un elemento costitutivo del reato allorche` egli consapevolmente non si cura del considerevole ed ingiustificabile rischio che lelemento sussista o derivi dalla sua condotta. Il rischio deve essere di indole e grado tale che, considerando la natura e lo scopo della condotta del soggetto e le circostanze a lui note, il suo sprezzo del rischio implichi una grossa deviazione dal tipo di comportamento che una persona fedele allordinamento avrebbe osservato nella situazione dellagente. ` si abbia Recklessness tre elementi: a) Occorrono, quindi, affinche la previsione del rischio; b) un rischio di un qualche grado; la irragionevolezza del rischio stesso. La trasposizione di questa figura nel nostro sistema civile e penale vigente, involge e richiama allattenzione dellinterprete lannoso problema della distinzione tra dolo eventuale e colpa cosciente grave7, e quindi richiede di stabilire quante volte la previsione del rischio, ovvero laver agito nonostante la previsione

Anche quindi per la sussistenza del dolo eventuale, come accade nel caso di colpa cosciente, occorre la violazione delle regole cautelari che determina lo sforamento della ` proprio tale violazione a fondare la responsabilita ` soglia del rischio. In altre parole, sara del soggetto a titolo di dolo eventuale . Per cui sembra possibile parlare della categoria del dolo eventuale come di una forma aggravata di colpa, in questo modo assumendo a ` stato sancito a livello normativo in ambito fortiori per i delitti di falso quanto e ` gia finanziario per le contravvenzioni di falso: si intravede, insomma, lindiscussa rilevanza del falso colposo grave anche per labuso della firma digitale. Naturalmente, lassunta carenza di autonomia della categoria del dolo eventuale rischia di ridursi ad argomento ` per la giurisprudenza di meramente nominalistico, se non circostanziato dalla necessita ricercare paradigmi di disvalore della colpevolezza esclusivamente nella condotta. Infatti, il versante soggettivo, sempre poco agevolmente indagabile, nel reato informatico e ` piu ` che mai imprescrutabile nella sua rilevanza penale anche per i limiti emozionali e di ` che spesse volte si generano nellinterazione tra operatore e computer. imputabilita

` I CRITERI DI IMPUTAZIONE DELLA RESPONSABILITA

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dellevento debba esser qualificato semplicemente un comportamento negligente, seppure nella forma consapevole del rischio, magari, aggravato, e, soprattutto impone di individuare un apposito paradigma logicamente apprezzabile di condotta attraverso un giudizio normativo. Senza trascurare poi il collegamento che que` del principio dellaffidasto discorso viene a porre con loperativita 8 mento e della buona fede . Il riferimento a questo crisma, che letteralmente, dovrebbe tradursi in termini di avventatezza, noncuranza, si sarebbe riscontrato in molte decisioni dei giudici americani, relativi a casi riproducenti ipotesi del tipo di quelle in cui il portiere avesse agguantato la palla e la tenesse stretta tra le mani e lattaccante con un calcio volto a colpire la palla assestasse un duro colpo alla stessa, oppure del tipo di quelle in cui durante una partita di hockey, in uno scontro ravvicinato uno dei due atleti pensasse bene di colpi-re lavversario con la mazza da gioco; lo stesso potrebbe dirsi degli scontri fisici verificatesi ad es. nelle partite di basket con conseguenti cadute, fratture etc. La recklessness, in termini letterali noncuranza, sarebbe propria di unazione di gioco compiuta con la consapevolezza di far male o di creare una situazione di pericolo od una situazione che segnalerebbe il pericolo ad una persona ragionevole: essa, ovvero la violazione delle regole del gioco compiuta con la coscienza se non di cagionare danni, quanto meno di creare le condizioni questi si verifichino, sarebbe un criterio cui ancorare la perche ` sporvalutazione e la qualificazione delle vicende di responsabilita tiva. Quanto alle conseguenze che questa singolare soluzione dottrinaria potrebbe sortire nel nostro ordinamento, certamente an8 ` penale, si Sui rapporti tra rischio consentito, affidamento e colpa, nella responsabilita rinvia a Fiandaca- Musco, Diritto Penale, Parte generale, Bologna, 1999, p. 497 ss.

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` civiledrebbe sottolineato il fatto che lambito della responsabilita sportiva definito dal criterio della recklessness potrebbe subire un allargamento rispetto, invece a quella compressione dovuta in ` ` nel senso di una riduzione) alla operativita senso opposto, (cioe ` varrebbe in riferimento dellelezione del rischio; naturalmente cio ` coinvolgenti soggetti cui lelezione di alle vicende di responsabilita cui sopra si ritenesse applicabile. In altre parole molti dei fatti leciti secondo il rischio eletto, in quanto a questi ascrivibili potrebbero non piu ` essere scriminati se frutto di quella consapevolezza di far male, di creare pericolo di nuocere, anche se non proprio di una intenzione in senso stretto di nuocere9. Tuttavia sembrerebbero porsi due problemi: ` di un intervento il primo sarebbe quello relativo alla necessita
9 Sotto questo aspetto dunque, e a prima vista, la nostra figura sembrerebbe vantare qualche assonanza con quella peculiare forma di ascrizione conosciuta come responsa` da rischio totalmente illecito. Per rafforzare questa impressione, la dottrina che bilita sostiene siffatta teoria evidenzia che questo tipo di imputazione dellevento non sarebbe ` illecita di base (non ne doloso, ne colposo, derivando dallo svolgimento di unattivita ` che distinconsentita), rispetto alla quale non sono formalizzabili regole cautelari. Cio ` oggettiva tout court sarebbe la guerebbe siffatto criterio di ascrizione dalla responsabilita circostanza che levento deve risultare comunque prevedibile ed evitabile nel caso ` unassonanza con il concetto di colpa organizzativa, concreto. Si manifesta con cio perche , per questultima, come si e ` provato a sostenere, appare davvero arduo profilare un legame psicologico di taglio tradizionale (dolo o colpa) con levento-reato. In piu ` ` , vi e ` da un profilo che potrebbe accentuare le somiglianza sopra rilevata con la responsabilita rischio illecito: il mancato assolvimento dellobbligo organizzativo potrebbe, infatti, ` esercitata da un ente esorbita dai individuare il momento a partire dal quale lattivita ` da esporsi ad un giudizio di illiceita ` idoneo a confini del rischio consentito, cos ` per i beni giuridici coinvolti nellattivita ` di impresa, catturare, in ragione della pericolosita qualsiasi evento causalmente collegato alle condotte dellente, a condizione che risulti prevedibile ed evitabile. Detto in altri termini, il dovere di organizzazione fungerebbe, in `, una simile prospettiva, da spartiacque in ordine al carattere consentito o non dellattivita come se la disorganizzazione della stessa incardinasse una sorta di presunzione di ` , s ` da esporre lente a tutte le ripercussioni che ne conseguono ogni qual volta si illiceita fosse in presenza delloffesa ad un bene giuridico proiettabile nel cono dombra della sua `. attivita

` I CRITERI DI IMPUTAZIONE DELLA RESPONSABILITA

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legislativo, nel senso che non potrebbe semplicemente professarsi un rimpiazzo della teoria dellelezione del rischio con quella della ` la tradizione delle soluzioni prenoncuranza, continuandosi cos ` torie (tipica delle pronunce sul rischio eletto) della ricerca di cio che avvenendo per consuetudine,venga dalla giurisprudenza riconosciuto. ` di In secondo luogo si dovrebbe accertare la applicabilita questo nuovo criterio ai diversi tipi di sport ed ai diversi tipi di ` agonistica. soggetti coinvolti nella attivita Da questultimo punto di vista, si potrebbe osservare che la teoria della recklessness sembrerebbe suscettibile di utilizzazione come criterio unificante le diverse manifestazioni della fattispecie ` sportiva, rispetto, invece, alla teoria delleledi una responsabilita zione del rischio che sembrerebbe isolare i rapporti fra atleti da quelli coinvolgenti gli spettatori e in parte gli organizzatori. Inoltre non mancano le osservazioni volte ad evidenziare il fatto che la teoria della recklessness, potrebbe operare come alternativa alla elezione del rischio, per la risoluzione dei problemi connessi alla violenza sportiva istituzionalizzata, per cui la teoria ` stessa sarebbe applicabile di sicuro agli sport violenti, difficolta sorgerebbero in relazione a tutti quanti gli altri.

4. Alcune osservazioni
Innanzitutto ogni tentativo di analisi dovrebbe assumere come punto di partenza due opzioni di fondo: la prima attiene al legame indissolubile ed ineliminabile tra ` anche cittadino e Stato e Sport, che deriva dal fatto che latleta e ` possibile non richiaviceversa. Di fronte a questo intreccio non e ` della responsamare rispetto agli accadimenti sportivi loperativita ` civile e/o penale a tenore dellart. 24 Cost. bilita ` anche vero che e ` necessario preservare lautonomia Tuttavia e

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` per questo che rispetto a tale principio sancito dello sport, ed e ormai anche nel nostro ordinamento ci si dovrebbe appellare al ` , e quindi privilegiare larea del principio dellautoresponsabilita rischio eletto rispetto alla verifica della colpevolezza. ` pero ` dallesame delle varie pronunce sul tema si rileva In realta ` proprio quello di stabilire se e quando il che il punto critico e ` della colpevorischio consentito escluda lambito di operativita lezza. Infatti, in questo modo viene in evidenza la questione giammai risolta della natura giuridica dellelezione del rischio, che a molti sembra non tanto una scriminante quanto solo una categoria se fosse una vera e propria causa di giustificadescrittiva, perche zione una volta apprezzatane la sussistenza il giudice non dovrebbe passare a verificare la colpa dellagente. ` che ai criteri di accertamento propri della colpevoIl fatto e lezza i giudici sembrano fare riferimento proprio quando si tratta ` dellalea. di indagare larea del rischio consentito e della normalita In questo modo si fa ricorso anche al senso vigile umanitario e al ` fisica. rispetto dellaltrui integrita Secondo questo ragionamento pare che il rischio operi nellambito della colpa e non quale causa di giustificazione. ` si aggiunga anche che in altre pronunce la Suprema A cio 10 ` che laccertamento del rischio Corte sembra privilegiare piu consentito la verifica della connessione tra il fatto lesivo e lazione `. di gioco allo scopo di apprezzare poi la volontarieta La scriminante sportiva opera solo a condizione che le regole ` agonistica siano state osservate: solo in tal caso lantidellattivita ` ` essere esclusa. Viene meno, giuridicita del fatto delittuoso puo insomma, linteresse punitivo dello Stato in ragione dellimpor` sportiva riveste. tanza che lattivita
10 Cass. 21 febbraio 2000, n. 1951, cit., sul punto, si rinvia, diffusamente a Giampetraglia, Riflessioni in tema di responsabilita ` sportiva, op. cit., p. 105 ss.

` I CRITERI DI IMPUTAZIONE DELLA RESPONSABILITA

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` evidente che tali considerazioni non possano essere invocate E quando lo svolgersi della gara sia solo loccasione per compiere una azione lesiva intenzionale avulsa dalle esigenze della competi` il caso del fallo a gioco fermo, o comunque lontano dallo zione. E svolgimento dellazione di gioco. Il nodo centrale del rapporto tra norma ordinaria di responsa` e regola sportiva sta dunque nel verificare fino a che punto bilita losservanza della regola tecnica comporti lo scagionamento da ` ordinaria per fatto illecito. Un punto di svolta nelresponsabilita lindividuazione della discriminazione tra fatti che, pur dannosi, rimangono confinati nellambito dellordinamento sportivo (dovendo ricevere la loro sanzione dallarbitro/giudice sportivo e i fatti) e i fatti che, invece, esulano dallambito di applicazione della ` sportiva e meritano sanzione scriminante dellesercizio dellattivita ` ` dato da una recente e nota pronuncia della Suprema Corte, gia e citata. Il comportamento dello sportivo che cagioni un evento lesivo ad un avversario violando volontariamente le norme regola` i doveri di lealta ` verso mentari del gioco e disattendendo cos ` scriminato dalla causa di giustificazione dellattilavversario non e ` sportiva, ma e ` penalmente perseguibile. Di tale fatto si risponvita ` a titolo di colpa, ove questo si verifichi nel corso di unazione dera ` sara ` invece a titolo di dolo, quando la di gioco; la responsabilita gara sia soltanto loccasione dellazione volta a cagionare levento oppure immediatamente rivolto allo svolgimento della gara, ma sia diretto piuttosto ad intimorire lantagonista o a punirlo per un fallo involontario subito.

5 CONCLUSIONI. LA DILIGENZA DELLATLETA

1. Tendenze evolutive nel diritto vivente. Una proposta ricostruttiva. La responsabilita ` dellatleta in base alla regola della diligenza professionale
In questa direzione dunque pare che il diritto vivente rifletta una certa inversione di rotta volta a privilegiare laccertamento della colpevolezza piuttosto che applicare acriticamente la teoria del rischio consentito. ` non ne deriverebbe una Tuttavia e a ben guardare con cio ` delle condotte poste in essere drastica limitazione della liceita ` sportiva, anzi. durante lattivita ` e Infatti, a fungere da criterio di selezione dellantigiuridicita colpevolezza delle condotte intervengono ancora oggi piu ` che mai le regole sportive. Daltro canto, suddette regole finiscono per imporre e richiedere al giudice una valutazione dei fatti diversa da quella che invece egli sarebbe tenuto ad operare se il fatto lesivo esulasse dallavvenimento sportivo. ` elastico, In dottrina si nota, infatti, che il criterio della colpa e consentendo un apprezzamento nel quale la considerazione delle` varia a seconda delle caratteristiche dellagente e dellattisigibilita

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` SPORTIVA RISCHIO E COLPA NELLA RESPONSABILITA

` dannosa. Dunque nel giudizio di responsabilita ` che si fonda vita sul danno e sulla relativa imputazione dellobbligo risarcitorio, ` e della colpevolezza saranno relaccertamento dellantigiuridicita lativi e dipenderanno dal tipo di sport praticato. ` non vuol dire sminuire il ruolo della colpevolezza1. Tuttavia cio ` di siffatto criterio di Anzi sembra doversi evidenziare la duttilita imputazione che proprio in quanto fondato sullosservanza delle ` esso stesso regole che di volta in volta governano lumano agire, e 2 ` per natura relativo , e si presta a qualificare e classificare percio anche lillecito sportivo. In questa direzione si potrebbe immaginare di applicare alla ` degli sportivi la regola della diligenza professionale responsabilita dellart. 1176 c.c,3 almeno con riguardo agli sportivi professionisti4. Nel sistema anglosassone il rischio consentito, invero, presuppone in capo al giudice la verifica dellesistenza e della relativa violazione di un dovere di condotta in capo al soggetto agente. Si tratta di un dovere di condotta segnato dallosservanza delle norme tecniche, che per quanto ci riguarda delimitano la figura dellatleta medio, e nella specie, professionista. ` si conserva la relativita ` del criterio di accertamento Con cio ` sportiva, relativita ` che era ed e ` caratteristica della responsabilita ` dellalea accettata. del rischio consentito, e della normalita
Vanno segnalate recenti interpretazioni volte a porre al centro del sistema della ` civile lingiustizia del danno, a prescindere dalla possibilita ` di ricondurre responsabilita ` i criteri-eterogenei di imputazione della stessa. Cio ` in quanto il risarcimento del ad unita ` che danno ingiusto e ` lelemento che accomuna tutte le ipotesi dir responsabilita condividono si il presupposto il danno ingiusto che il contenuto lobbligo risarcitorio della tutela. 2 Si pensi alla regola dellart. 1176 c.c. che al comma 2 rinvia alle regole che governano il settore delle professioni. 3 Bigliazzi Geri- Breccia- Busnelli- Natoli, Diritto civile, Obbligazioni e contratti, Torino, 1989, p. 85 e p. 89 ss.; C. M. Bianca, Diritto Civile, La responsabilita `, Milano, p. 90 ss. 4 Bianchi DUrso-Vidiri, La nuova disciplina del lavoro sportivo, in Riv. dir. sport., 1982, p. 14.
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CONCLUSIONI. LA DILIGENZA DELLATLETA

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` noto infatti, che la diligenza professionale e ` una diligenza E non comune, ma diversa a seconda del settore professionale nel quale si opera e nello stesso ambito suscettibile di rapportarsi a parametri via via piu ` elevati in ragione della maggiore preparazione ed esperienza del professionista.

2. Problemi irrisolti. Atleti e spettatori


Nellordinamento italiano, la definizione fattuale del dolo e normativa della colpa consente unindagine semplificata diretta allaccer` e prevenibilita ` o evitabilita ` che vanno tamento della prevedibilita determinate in concreto attraverso lindividuazione della violazione della diligenza, senza lintenzione di provocare levento colposo (altrimenti si rientra nellambito del dolo. Quandanche si volesse escludere la categoria dei rapporti coinvolgenti gli spettatori dalla sfera di efficacia di una responsabi` sportiva, la riconduzione a questultima dei rapporti tra atleti lita comporterebbe comunque la soluzione di ulteriori quesiti. Tenendo conto di questo, e del fatto che la riduzione dellam` degli bito di rilevanza della colpa nelle vicende di responsabilita atleti sarebbe da ascrivere al ruolo della nota teoria della assunzione del rischio o rischio sportivo eletto, ai fini della individua` zione di un possibile ambito di applicazione di una responsabilita ` detto), dovrebbero distinguersi sportiva (intesa nel senso di cui si e due categorie di rapporti: quella dei rapporti tra atleti avuto riguardo ai danni agli stessi occorsi a misura dei quali sembrerebbe delinearsi in dottrina ed in giurisprudenza questa responsabi` , quella dei rapporti tra atleti e spettatori (in relazione ai fatti lita lesivi a danno di questi ultimi). Da questultimo punto di vista ` coinvolgenti gli sembrerebbe che tutte le vicende di responsabilita spettatori della manifestazione sportiva, non potrebbero essere ` in quanto la regolate alla stregua di quelle concernenti gli atleti; cio

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` del terzo spettatore della gara escluderebbe nei suoi passivita ` della clausola di esonero5. confronti lapplicabilita Di fronte allobiezione che si potrebbe sollevare per una note` di trattamento insita nel fatto da un lato di sanziovole disparita nare alla stregua dei comuni principi civilistici (onde con riferi` della condotta) il mento ai canoni qualificanti la colposita comportamento dellatleta che conforme alle regole del gioco avesse cagionato danni a terzi, ed invece dallaltro di valutare alla ` sportiva lo stesso comportamento postregua della responsabilita sto in essere nei confronti di un altro atleta, valutandolo insomma non colposo causa il rischio eletto, di fronte a questobiezione, si potrebbe opinare che losservanza delle regole del gioco sarebbe richiesta agli altri e non agli spettatori, e quando pure i danni fossero frutto di una condotta regolamentare. ` che essere Verrebbe fatto di osservare che il rischio non puo assunto da quanti praticano lo sport (e dunque nel rispetto delle regole del gioco) e non dai terzi spettatori, rispetto ai quali

Borruso, La responsabilita ` per lesioni arrecate a terzi nellesercizio dello sport, in Riv. dir. sport., 1957, p. 3 ss.; Dini, Lorganizzazione e le competizioni: limiti della responsabilita `, in Riv. dir. sport., 1971, p. 416 ss.; Caianiello, I destinatari della scriminante sportiva, in Riv. dir. sport., 1977, p. 220 ss.; Manera, Brevi note sulla responsabilita ` del maestro di sci per i danni occorsi allallievo durante lesercitazione, nota a Trib. Vercelli 11 novembre 1996, in Nuovo dir., 1997, p. 207 ss.; Manfredi, Responsabilita ` del presidente di una societa ` sportiva e dei dipendenti della societa ` stessa per danni subiti da alcuni spettatori a causa della condotta illecita di altri tifosi, nota a Trib. Ascoli Piceno 13 maggio 1989, in Riv. dir. sport., 1989, p. 496 ss.; Bellantuono, Sulla responsabilita ` dellorganizzatore di gare sportive, in Riv. dir. sport. , 1992, p. 94 ss.; Conrado, Ordinamento giuridico sportivo e responsabilita ` dellorganizzatore di una manifestazione sportiva, in Riv. dir. sport., 1991, p. 3 ss.; Dassi, Responsabilita ` del club organizzatore per incidente verificatosi durante una manifestazione sportiva, in Resp. civ., 1992, p. 811 ss.; De Marzo, Responsabilita ` civile dellorganizzatore di competizioni sportive nei confronti degli spettatori: clausola generale di responsabilita ` e art. 2050 c.c., in Riv. dir. sport., 1992, p. 268 ss.; R. Frau, Rischio sportivo e responsabilita ` dellorganizzatore, nota a Cass. 20 febbraio 1997, in Resp. civ., 1997, p. 699 ss., Id., La responsabilita ` civile sportiva nella giurisprudenza. Profili generali, op. cit. p. 1036 ss.

CONCLUSIONI. LA DILIGENZA DELLATLETA

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rileverebbe solo lassenza di colpa dello sportivo danneggiante (e ` a prescindere dalleventuale concorso di colpa dello spettatore, cio questo opererebbe comunque secondo i comuni principi). perche Alla luce di queste posizioni, si potrebbe giungere alla conclusione6 che leventuale riferimento agli spettatori della nota teoria dellaccettazione del rischio non potrebbe che essere contraria alle ` un criterio che mal si moderne concezioni sociali, sarebbe cioe concilia con le nuove concezioni sociali e con lobbligo dellorga` del pubblico. Cio ` dovrebbe nizzatore di tutelare lincolumita valere a far escludere la categoria sopraenunciata dei rapporti tra atleti e spettatori, da quelle per le quali potrebbe valere una ` sportiva. autonoma fattispecie di responsabilita Altra operazione sarebbe quella di considerare le suddistinzioni dei tipi di sport. Infatti, anche la dottrina distingue gli sport che non presuppon i rischi per gli spettatori, come il gono il contatto tra gli atleti, ne ` assolutamente proibito; sport in cui, pur tennis, in cui il contatto e ` ammesso, e con esso essendo esclusa la violenza il contatto fisico e il rischio di lesioni allatleta; infine sport violento, ove il contatto fisico, non realizza violazione delle regole del gioco, ma ne costi che il tipo di condotta lecita non e ` tuisce lessenza. Va da se univoco e costante, ma deriva dal regolamento proprio di ogni disciplina. Il rispetto delle regole, si accompagna allesser improntata la gara e la condotta unicamente al raggiungimento delle ` agonistiche. finalita ` della condotta sara ` frutto quanto mai di un apprezLa illiceita zamento casistico.

6 Sul punto, diffusamente, Frattarolo, La responsabilita ` civile per le attivita ` sportive, op. cit., p. 151 ss.

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