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Il procedimento sommario per la tutela dei crediti

di giustizia

Corso a metodologia mista cod. P13072 della Scuola superiore della


magistratura tenutosi dal 04 al 06 dicembre 2013

Edoardo Di Capua1

Sommario:
1. Cenni sul procedimento sommario di cognizione obbligatorio, disciplinato
dagli articoli 3 e 14-30 D.Lgs. n. 150/2011
2. Le disposizioni comuni alle controversie disciplinate dal rito sommario di
cognizione, ex art. 3 D.Lgs. n. 150/2011
3. Generalit sulla disciplina delle controversie in materia di liquidazione dei
compensi degli avvocati
4. La competenza nelle controversie in materia di liquidazione dei compensi
degli avvocati
5. La composizione collegiale del Tribunale nelle controversie in materia di
liquidazione dei compensi degli avvocati
6. Lambito oggettivo delle controversie in materia di liquidazione dei compensi
degli avvocati
7. Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo proposto ai sensi dellart.645
c.p.c. contro il decreto ingiuntivo riguardante compensi o spese spettanti ad
avvocati per prestazioni giudiziali
1 Relazione di Edoardo Di Capua, giudice del tribunale di Torino.
Le opinioni espresse non impegnano la Scuola superiore della magistratura. La Scuola peraltro, quale
organizzatrice delliniziativa formativa e per intesa con il relatore che ne assevera loriginalit, titolare di
ogni diritto sul testo. La riproduzione non autorizzata sar perseguita nelle forme di legge.

8. Generalit sulla disciplina delle controversie in tema di spese di giustizia


9. A) Lopposizione al decreto di liquidazione dei compensi del custode,
dellausiliario del magistrato e delle imprese private cui affidato lincarico di
demolizione e riduzione in pristino
10. B) Lopposizione al decreto di pagamento dellonorario e delle spese
spettanti al difensore, allausiliario del magistrato, al consulente tecnico di
parte e allinvestigatore privato, in caso di ammissione al patrocinio a spese
dello Stato
11. C) Lopposizione al provvedimento di liquidazione dellonorario e delle
spese spettanti al difensore della persona ammessa al programma di protezione
dei collaboratori di giustizia, al difensore dufficio, al difensore dufficio di
persona irreperibile e al difensore dufficio del minore
12. D) Lopposizione al provvedimento con cui il Giudice nega lammissione al
patrocinio a spese dello Stato
13. E) Limpugnazione del provvedimento di revoca dellammissione al
patrocinio a spese dello Stato
14. Gli aspetti procedurali della disciplina delle controversie in tema di spese di
giustizia

1. Cenni sul procedimento sommario di cognizione obbligatorio, disciplinato


dagli articoli 3 e 14-30 D.Lgs. n. 150/2011
Lart. 54, 1 e 2 comma, Legge 18 giugno 2009 n. 69 ha conferito al Governo
la delega ad adottare, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge,
uno o pi decreti legislativi in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti
civili di cognizione che rientrano nellambito della giurisdizione ordinaria e che sono
regolati dalla legislazione speciale, realizzando il conseguente necessario
coordinamento con le altre disposizioni vigenti.
Lart. 54, 4 comma, Legge 18.6.2009 n. 69, ha cos determinato i principi e
criteri direttivi ai quali, nellesercizio della predetta delega, il Governo doveva
attenersi:
A) restano fermi i criteri di competenza, nonch i criteri di composizione
dellorgano giudicante, previsti dalla legislazione vigente;
B) i procedimenti civili di natura contenziosa autonomamente regolati dalla
legislazione speciale sono ricondotti ad uno dei seguenti modelli processuali previsti dal
codice di procedura civile:
1) i procedimenti in cui sono prevalenti caratteri di concentrazione processuale,
ovvero di officiosit dellistruzione, sono ricondotti al rito disciplinato dal libro II, titolo
IV, capo I, del codice di procedura civile, ovvero al rito del lavoro;
2) i procedimenti, anche se in camera di consiglio, in cui sono prevalenti
caratteri di semplificazione della trattazione o dellistruzione della causa, sono
ricondotti al procedimento sommario di cognizione di cui al libro IV, titolo I, capo III
bis, del codice di procedura civile, come introdotto dallart. 51 della presente legge,
restando tuttavia esclusa per tali procedimenti la possibilit di conversione nel rito
ordinario;
3) tutti gli altri procedimenti sono ricondotti al rito di cui al libro II, titoli I e III,
ovvero titolo II, del codice di procedura civile, vale a dire al rito ordinario;
C) la riconduzione ad uno dei riti di cui ai numeri 1), 2) e 3) della lett. b) non
comporta labrogazione delle disposizioni previste dalla legislazione speciale che
attribuiscono al giudice poteri officiosi, ovvero di quelle finalizzate a produrre effetti
che non possono conseguirsi con le norme contenute nel codice di procedura civile;
D) Restano in ogni caso ferme le disposizioni processuali:
in tema di procedure concorsuali;
in tema di famiglia e minori;
di cui al regio decreto 14 dicembre 1933, n. 1669 (legge assegno);
di cui al regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736 (legge cambiaria);
di cui alla legge 20 maggio 1970, n. 300 ( Statuto dei lavoratori);
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di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 (Codice della propriet


industriale);
di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo).
In sostanza, lattivit del Legislatore Delegato era stata vincolata alla
riconduzione forzata di ciascuno dei procedimenti civili di natura contenziosa
autonomamente regolati dalla legislazione speciale (fatte salve le predette eccezioni) ad
uno dei tre modelli previsti dal codice di rito.
Il Legislatore Delegato si peraltro apertamente professato fedele alla regola del
Legislatore consapevole, manifestando lintendimento (lodevole) di conformarsi alle
chiavi giurisprudenziali di lettura interpretativa delle norme nonch quello (doveroso) di
rispettare le pronunce della Consulta e le abrogazioni implicite.
Ne consegue una struttura normativa divisa in cinque capi:
il primo dedicato alle disposizioni di carattere generale;
il secondo al rito del lavoro;
il terzo al rito sommario
il quarto al rito ordinario;
il quinto alle abrogazioni e alle modificazioni delle leggi speciali, nonch alla disciplina
transitoria.
Con il D.Lgs. 1.9.2011 n. 150, approvato definitivamente dal Consiglio dei
Ministri l1.9.2011, la delega legislativa stata esercitata.
Lart. 1 D.Lgs. n. 150/2011 (Definizioni) prevede testualmente quanto segue:
1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) Rito ordinario di cognizione: il procedimento regolato dalle norme del titolo I
e del titolo III del libro secondo del codice di procedura civile;
b) Rito del lavoro: il procedimento regolato dalle norme della sezione II del
capo I del titolo IV del libro secondo del codice di procedura civile;
c) Rito sommario di cognizione: il procedimento regolato dalle norme del capo
III bis del titolo I del libro quarto del codice di procedura civile.
Peraltro, come si osservato in dottrina (SCARPA) lobbiettivo di
semplificazione dei riti civili che doveva animare lintento riformatore sembra, almeno
in parte, vanificato.
In primo luogo, infatti, ci stata la conseguenza dei limiti imposti dalla delega
di cui allart. 54 Legge n. 69/2009, per cui non sono stati modificati i criteri di
competenza previgente n la composizione dellorgano giudicante, cos come non sono

state abrogate singole disposizioni previste dalla legislazione speciale attributive di


poteri officiosi (SCARPA).
Inoltre, la tecnica legislativa adottata dal legislatore delegato non appare del
tutto coerente con il fine di semplificazione effettiva dei riti civili, non essendosi
esaurita nellindividuare categorie di controversie alle quali applicare luno o laltro dei
modelli di giudizio speciale di riferimento individuati dalla legge delega, avendo inciso
sulla disciplina stessa dei singoli modelli, modificandola in parte per dettare
disposizioni comuni alle singole controversie cui essa deve applicarsi. In pratica, la
prescelta attuazione governativa della delega sulla semplificazione dei procedimenti
civili, nel tentativo di operare una reductio ad unitatem, ha finito per favorire
linsorgere di altrettanti sottoriti lavoro e sottoriti sommari (SCARPA).
Cos, nel capo I del D.lgs. 1.9.2011 n. 150, dedicato alle Disposizioni generali,
gli artt. 2 e 3, introducono le disposizioni comuni, rispettivamente, alle controversie che,
ai sensi del successivo capo II, sono regolate dal rito del lavoro, e, ai sensi del
successivo capo III, sono sottoposte al rito sommario di cognizione, ma contengono
delle significative differenze rispetto al procedimento di cui agli artt. 409 ss. c.p.c. ed a
quello di cui agli artt. da 702 bis a 702 quater c.p.c.
Inoltre, nel disciplinare ciascuna singola specie di controversia alla quale deve
applicarsi il rito di destinazione, ciascuno degli artt. da 6 a 13 (per quanto riguarda le liti
regolate dal rito del lavoro) e artt. da 14 a 30 (per quanto riguarda le cause regolate
secondo il procedimento sommario di cognizione) del decreto delegato si apre
disponendo che a quella specifica categoria di lite si applica il modello di rito (lavoro,
sommario o ordinario) prescelto dal legislatore, ove non diversamente stabilito dalle
disposizioni del presente articolo.
In particolare, per quanto riguarda il procedimento sommario di cognizione,
leffetto della sovrapposizione normativa tra lart. 51, 1 comma, Legge 18.6.2009, n.
69, e gli artt. 3 e 14-30 del D.lgs. 1.9.2011, n. 150, pu essere schematizzato come
segue:
Il procedimento sommario di cognizione disciplinato dagli articoli 3 e 14-30 del
D.lgs. n. 150/2011 pu qualificarsi come obbligatorio: nelle materie elencate, il
procedimento sommario di cognizione non facoltativo, ma obbligatorio, poich
costituisce il rito speciale che deve essere utilizzato dallattore che introduca una delle
controversie per le quali esso prescritto, e leventuale erronea scelta di un diverso rito
comporta, ai sensi dellart. 4 del decreto delegato, il mutamento, anche dufficio, in
quello sommario, salvo che non venga rilevata dufficio, n eccepita, entro la prima
udienza.

Il legislatore delegato, sul presupposto della prevalenza di caratteri di


semplificazione della trattazione o dellistruzione della causa, ha individuato le seguenti
categorie di controversie regolate dal rito sommario di cognizione:
1) controversie in materia di liquidazione degli onorari e dei diritti di avvocato
(art. 14);
2) opposizione a decreto di pagamento di spese di giustizia (art. 15);
3) controversie in materia di mancato riconoscimento del diritto di soggiorno
sul territorio nazionale in favore dei cittadini degli altri Stati membri dellUnione
europea o dei loro familiari (art. 16);
4) controversie in materia di allontanamento dei cittadini degli altri Stati
membri dellUnione europea o dei loro familiari (art. 17);
5) controversie in materia di espulsione dei cittadini di Stati che non sono
membri dellUnione europea (art. 18);
6) controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale (art.
19);
7) opposizione al diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del
permesso di soggiorno per motivi familiari, nonch agli altri provvedimenti dellautorit
amministrativa in materia di diritto allunit familiare (art. 20);
8) opposizione alla convalida del trattamento sanitario obbligatorio (art. 21);
9) azioni popolari e controversie in materia di eleggibilit, decadenza ed
incompatibilit nelle elezioni comunali, provinciali e regionali (art. 22);
10) azioni in materia di eleggibilit e incompatibilit nelle elezioni per il
Parlamento europeo (art. 23);
11) impugnazione delle decisioni della Commissione elettorale circondariale in
tema di elettorato attivo (art. 24);
12) controversie in materia di riparazione a seguito di illecita diffusione del
contenuto di intercettazioni telefoniche (art. 25);
13) impugnazione dei provvedimenti disciplinari a carico dei notai (art. 26);
14) impugnazione delle deliberazioni del Consiglio nazionale dellOrdine dei
giornalisti (art. 27);
15) controversie in materia di discriminazioni fondate su motivi razziali, etnici,
nazionali, religiosi; fondate su handicap, orientamento sessuale, et; nei confronti di
disabili; per laccesso al lavoro ed a beni e servizi (art. 28);
16) controversie in materia di opposizione alla stima nelle espropriazioni per
pubblica utilit (art. 29);
17) controversie in materia di attuazione di sentenze e provvedimenti stranieri di
giurisdizione volontaria e contestazione del riconoscimento (art. 30).

La disciplina del procedimento pu variare per ogni singola materia, poich


data dalla combinazione tra le disposizioni comuni di cui allart. 3 D.Lgs. n. 150/2011
con quelle prescritte per ogni singola specie di controversia regolata nella stessa fonte.
La competenza pu spettare al Giudice di pace (come, ad esempio, nelle
controversie ex art. 18), al Tribunale in composizione collegiale (come, ad esempio,
nelle controversie in materia di liquidazione degli onorari e dei diritti di avvocato ex art.
14), al Presidente del Tribunale o della Corte dAppello (come, ad esempio, nelle
controversie in materia di spese di giustizia ex art. 15), alla Corte dAppello quale
giudice di unico grado (come, ad esempio, nelle controversie ex art. 23).
Non prevista la possibilit, in caso di complessit delle difese delle parti, il
passaggio al rito ordinario di cognizione: ai sensi dellart. 3, 1 comma D.Lgs. n.
150/2011, infatti, 1. Nelle controversie disciplinate dal Capo III, non si applicano i
commi secondo e terzo dellarticolo 702-ter del codice di procedura civile.
Lordinanza che decide la causa non sempre appellabile (non lo , ad
esempio, nelle controversie in materia di liquidazione degli onorari e diritti di
avvocato ex art. 14 D.Lgs n. 150/2011).

2. Le disposizioni comuni alle controversie disciplinate dal rito sommario di


cognizione, ex art. 3 D.Lgs. n. 150/2011
Lart. 3 D.Lgs. n. 150/2011 detta le disposizioni comuni alle controversie
disciplinate dal rito sommario di cognizione, prevedendo, al 1 comma, che ad esse non
si applicano i commi 2 e 3 dellart. 702 ter c.p.c..
Per il legislatore delegato, lesclusione della possibilit che anche nel giudizio
sommario di cognizione obbligatorio, come in quello facoltativo, il giudice, valutata la
complessit della singola controversia concretamente proposta con il ricorso ex art. 702
bis c.p.c., possa disporne il passaggio al rito ordinario di cognizione, costituiva un
esplicito limite imposto dalla delega legislativa con lart. 54, 3 comma, lett. b), n. 2),
Legge n. 69/2009, che delineava i contorni dellinstaurando modello processuale del
procedimento semplificato, e delle controversie da ricondurre ad esso, con il richiamo a
quello di cui agli artt. da 702 bis a 702 quater c.p.c., restando tuttavia esclusa per tali
procedimenti la possibilit di conversione nel rito ordinario.
Pertanto, quel controllo di concreta compatibilit della singola lite con le forme
semplificate del rito, che nel procedimento sommario di cognizione facoltativo di cui
agli artt. 702 bis ss. rimesso alla valutazione discrezionale del giudice, sostituito, nel
procedimento sommario obbligatorio disciplinato dallart. 3, D.Lgs. n. 150/2011, da una
verifica, astratta ed irrevocabile, compiuta a monte dal legislatore sulla base delle
caratteristiche riscontrate in alcune specie di controversie che hanno ad oggetto
determinate specifiche materie.
Il legislatore delegato ha adattato il modello procedimentale del giudizio
sommario di cognizione codicistico, prevedendo espressamente, allart. 3, 2 comma,
prima parte, D.Lgs. n. 150/2011, che nelle controversie alle quali viene esteso il rito
semplificato, quando la causa giudicata in primo grado in composizione collegiale, sia
il Presidente del collegio ad emettere il decreto di cui allart. 702 bis, 3 comma,
c.p.c., che fissa ludienza di comparizione delle parti, designando nello stesso atto il
giudice relatore.
Lart. 3, 2 comma, seconda parte, D.Lgs. n. 150/2011, attribuisce al
Presidente del collegio il potere di delegare lassunzione dei mezzi istruttori (e,
dunque, non la loro ammissione) ad uno dei componenti del collegio, che nella maggior
parte dei casi coincider proprio con il giudice relatore. La norma ricalca quanto
previsto dallart. 702 quater c.p.c. nellappello avverso lordinanza pronunciata allesito
del procedimento sommario di cognizione ed a quanto attualmente prevede lart. 350, 1
comma, c.p.c. (modificato dalla Legge n. 183/2011) nellappello avverso la sentenza
pronunciata allesito del giudizio ordinario di cognizione.
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La norma consente dunque soltanto al Presidente di delegare lassunzione dei


mezzi di prova ad un componente del Collegio, ci che pare incongruo, dovendo
semmai essere il Collegio ad adottare la decisione; ben vero che il provvedimento
ordinatorio, ma non sembra logico che un Presidente in minoranza possa decidere per la
delega o addirittura riservare a se stesso gli incombenti istruttori, tenuto conto che il
Giudice il Collegio (SCOTTI).
Restano invece riservate alla competenza del Collegio la trattazione, le decisioni
sullammissibilit e rilevanza delle deduzioni istruttorie, le decisioni delle questioni
preliminari e, ovviamente, la decisione definitiva della controversia.
Infine, lart. 3, 3 comma, D.Lgs. n. 150/2011, per le controversie tra quelle
cui il legislatore delegato estende il rito sommario nelle quali il giudice competente
la Corte dAppello in primo grado, stabilisce che, fermo quanto previsto dai commi 1 e
2, il procedimento regolato dagli articoli 702 bis e 702 ter del codice di procedura
civile, il che sembra escludere lapplicabilit oltre che dellart. 702 ter, 2 e 3
comma, c.p.c., come stabilisce espressamente il richiamato art. 3, 1 comma, D.Lgs. n.
150/2011- anche dellart. 702 quater c.p.c., che non viene a sua volta richiamato
dallart. 3, 3 comma, D.Lgs. n. 150/2011, e quindi ribadire linappellabilit del
provvedimento che conclude i relativi procedimenti.
Non sono previste deroghe apportate in via generale alle regole dettate
nellart.702 bis in tema di:
proposizione della domanda;
contenuto del ricorso;
formazione del fascicolo;
designazione del giudice;
convocazione delle parti alludienza di comparizione;
termini di notificazione e costituzione;
contenuto della comparsa di risposta;
decadenze e preclusioni;
chiamata di terzo.

3. Generalit sulla disciplina delle controversie in materia di liquidazione dei


compensi degli avvocati
Lart. 28 della previgente Legge 13 giugno 1942 n. 794 in materia di Onorari
di avvocato e di procuratore per prestazioni giudiziali in materia civile disponeva
quanto segue:
Per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti nei confronti del
proprio cliente lavvocato [o il procuratore] (1), dopo la decisione della causa o
lestinzione della procura, deve, se non intende seguire la procedura di cui allart. 633 e
seguenti del codice di procedura civile, proporre ricorso al capo dellufficio giudiziario
adito per il processo. (2)
(1) Lalbo dei procuratori legali stato soppresso dallart. 1, l. 24 febbraio 1997,
n. 27. La medesima legge ha, tra laltro, stabilito che in tutte le disposizioni legislative
vigenti al termine procuratore legale va sostituito quello di avvocato.
(2) Larticolo era stato abrogato, a decorrere dal 16.12.2009, dallart. 2, comma
1, D.L. n. 200/2008 e, successivamente, lefficacia della legge era stata ripristinata
dallart. 1 Legge n. 9/2009 in sede di conversione.
Il successivo art. 29 Legge n. 794/1942 disciplinava il procedimento di
liquidazione, stabilendo quanto segue:
Il Presidente del Tribunale o della Corte di appello ordina, con decreto in
calce al ricorso, la comparizione degli interessati davanti al collegio in camera di
consiglio, nei termini ridotti a norma dellart. 645, ultima parte, del codice di
procedura civile.
Il decreto notificato a cura della parte istante.
Non obbligatorio il ministero di difensore.
Il collegio, sentite le parti, procura di conciliarle. Il processo verbale di
conciliazione costituisce titolo esecutivo.
Si applica per le spese lart. 92, ultimo comma, del codice di procedura civile.
Se una delle parti non comparisce o se la conciliazione non riesce, il collegio
provvede alla liquidazione con ordinanza non impugnabile la quale costituisce titolo
esecutivo anche per le spese del procedimento.
Le disposizioni di cui ai commi precedenti si osservano, in quanto applicabili,
davanti al giudice di pace [e al pretore] (1) quando essi sono rispettivamente
competenti a norma dellart. 28 (2).
(1) Il D.lgs. n. 51/1998 ha soppresso lufficio del Pretore e, fuori dai casi
espressamente previsti dal citato decreto, le relative competenze sono da intendersi
trasferite al Tribunale ordinario.

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(2) Larticolo era stato abrogato, a decorrere dal 16.12.2009, dallart. 2, comma
1, D.L. n. 200/2008 e, successivamente, lefficacia della legge era stata ripristinata
dallart. 1 Legge n. 9/2009 in sede di conversione.
Infine, lart. 30 Legge n. 794/1942 prevedeva quanto segue:
Lopposizione proposta a norma dellart. 645 del codice di procedura civile
contro il decreto ingiuntivo riguardante onorari, diritti e spese spettanti ad avvocati e
procuratori per prestazioni giudiziali decisa dal tribunale e dalla corte di appello in
camera di consiglio oppure dal giudice di pace [o dal pretore], con ordinanza non
impugnabile la quale costituisce titolo esecutivo anche per le spese.
Il procedimento regolato dallarticolo precedente. (2).
(2) Larticolo era stato abrogato, a decorrere dal 16.12.2009, dallart. 2, comma
1, D.L. n. 200/2008 e, successivamente, lefficacia della legge era stata ripristinata
dallart. 1 Legge n. 9/2009 in sede di conversione.
Come si dir meglio infra, secondo la giurisprudenza della Cassazione, la
normativa si riferiva soltanto ai procedimenti civili e non anche a quelli penali ed
amministrativi.
Secondo la tesi prevalente, lavvocato che voleva recuperare giudizialmente un
credito professionale per prestazioni giudiziali poteva optare per tre strade:
1) il procedimento speciale di cui agli artt. 28 e segg. Legge n. 794/1942
(limitatamente ai crediti relativi a procedimenti civili);
2) il procedimento monitorio per decreto ingiuntivo;
3) il giudizio ordinario di cognizione.
Secondo la tesi prevalente, il giudizio ordinario di cognizione era ammissibile
visto che (come si dir meglio in seguito), il presupposto dellesperibilit del
procedimento speciale era pur sempre la natura non contestata del credito e lesigenza
soltanto di una sua determinazione quantitativa (ossia di una sua liquidazione), per cui
non si poteva negare allavvocato che riteneva il proprio credito contestato o
contestabile oppure che semplicemente temeva una sua contestazione, la possibilit di
agire con lo strumento della cognizione ordinaria prevista obbligatoriamente proprio per
quel tipo di situazioni processuali.
Lart. 34 D.Lgs. n. 150/2011 ha abrogato i citati artt. 29 e 30 Legge n.
794/1942 ed ha cos modificato lart. 28 :
Per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti nei confronti del
proprio cliente lavvocato, dopo la decisione della causa o lestinzione della procura se
non intende seguire la procedura di cui allart. 633 e seguenti del codice di procedura
civile, procede ai sensi dellarticolo 14 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n.
150.
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Lart. 14 D.Lgs. n. 150/2011 disciplina dunque attualmente le controversie in


materia di liquidazione degli onorari e dei diritti di avvocato, prevedendo
testualmente quanto segue:
1. Le controversie previste dallarticolo 28 della legge 13 giugno 1942, n. 794,
e lopposizione proposta a norma dellarticolo 645 del codice di procedura civile
contro il decreto ingiuntivo riguardante onorari, diritti o spese spettanti ad avvocati per
prestazioni giudiziali sono regolate dal rito sommario di cognizione, ove non
diversamente disposto dal presente articolo.
2. competente lufficio giudiziario di merito adito per il processo nel quale
lavvocato ha prestato la propria opera. Il tribunale decide in composizione collegiale.
3. Nel giudizio di merito le parti possono stare in giudizio personalmente.
4. Lordinanza che definisce il giudizio non appellabile.
La Relazione spiega lintervento normativo come segue:
Larticolo 14 detta la disciplina delle controversie riguardanti gli onorari,
diritti o spese spettanti ad avvocati per prestazioni giudiziali, previste dallarticolo 28
della legge 13 giugno 1942 n. 794, nonch lopposizione proposta a norma dellart. 645
del codice di procedura civile contro il decreto ingiuntivo avente ad oggetto il
pagamento dei medesimi crediti.
Le controversie in questione sono state ricondotte al rito sommario di
cognizione, in virt dei caratteri di semplificazione della trattazione e dellistruzione
della causa evidenziati dal rinvio, ad opera della normativa previgente, alla disciplina
dei procedimenti in camera di consiglio e del resto corrispondenti al limitato oggetto
del processo.
In ossequio alla delega (art. 54, comma 2, lettera a) della l. n. 69 del 2009) si
mantenuta ferma la competenza funzionale dellufficio giudiziario di merito adito per il
processo nel quale lavvocato ha prestato la propria opera, nonch la composizione
collegiale dellorgano giudicante
Nel rispetto dellulteriore principio di delega (art. 54, cit., lettera c) ultimo
periodo) che prevede il mantenimento delle disposizioni finalizzate a produrre effetti
che non possono conseguirsi con le norme contenute nel codice di procedura civile, si
avuto cura di specificare che le parti possono stare in giudizio personalmente.
Questo, com chiaro, potr accadere nel giudizio di merito, e quindi non nella fase di
eventuale impugnativa di legittimit, per cassazione.
Non si invece riportata la disposizione sul tentativo giudiziale di conciliazione,
in quanto assorbita dalla norma generale contenuta nellart 185 c.p.c.
Sempre al fine di mantenere leffetto processuale speciale attualmente in essere,
si stabilisce che lordinanza che definisce il giudizio non appellabile.

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Dunque, analogamente a quanto gi previsto nei citati artt. 28 e 29 Legge n.


794/1942, lart. 14 D. Lgs. n. 150/2011 contempla:
- la competenza dellufficio giudiziario di merito adito per il processo nel quale
lavvocato ha prestato la sua opera;
- la composizione collegiale del Tribunale;
- la possibilit delle parti di stare in giudizio personalmente;
- la non appellabilit dellordinanza decisoria.
Ne restano fuori le controversie in materia di onorari di Avvocati:
- per prestazioni extragiudiziali in materia civile;
- per prestazioni giudiziali in materia penale;
- per prestazioni giudiziali in materia amministrativa.
A seguito dellentrata in vigore del D. Lgs. n. 150/2011 sorto il dubbio se:
a) la nuova disciplina debba ritenersi inderogabile oppure
b) persista ancora la possibilit di opzione per il procedimento ordinario di
cognizione.
Secondo una parte della dottrina (SCOTTI), poich il Legislatore delegato si
riferito solo a due delle tipologie di controversie astrattamente proponibili (non
considerando lopzione del procedimento ordinario), sembra preferibile la tesi che
lavvocato possa continuare a scegliere la proposizione della controversia per il
recupero degli onorari giudiziali con le ordinarie modalit della citazione tradizionale;
tra laltro, tale soluzione sembra ragionevole allorch lavvocato ritenga che le difese
del cliente non si limiteranno allentit del corrispettivo ma involgeranno il vero e
proprio an debeatur (che, secondo una tesi infra citata, potrebbe comportare una
declaratoria di inammissibilit).
Persiste comunque sicuramente la strada alternativa del procedimento
monitorio, sicch lavvocato pu proporre ricorso per decreto ingiuntivo ex art.633
c.p.c., come si evince:
- dallart. 28 Legge n. 794/1942 (come modificato dallart. 34 D.Lgs. n.
150/2011), ai sensi del quale: Per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti
nei confronti del proprio cliente lavvocato, dopo la decisione della causa o lestinzione
della procura, se non intende seguire la procedura di cui allart. 633 e seguenti del
codice di procedura civile, procede ai sensi dellarticolo 14 del decreto legislativo 1
settembre 2011, n. 150;
- dallart. 14, 1 comma, D.Lgs. n. 150/2011, ai sensi del quale: 1. Le
controversie previste dallarticolo 28 della legge 13 giugno 1942, n. 794, e
lopposizione proposta a norma dellarticolo 645 del codice di procedura civile contro
il decreto ingiuntivo riguardante onorari, diritti o spese spettanti ad avvocati per
13

prestazioni giudiziali sono regolate dal rito sommario di cognizione, ove non
diversamente disposto dal presente articolo.
Con riguardo alla possibilit delle parti di stare in giudizio personalmente nel
giudizio di merito, si deve richiamare la Cassazione formatasi con riferimento alla
normativa previgente di cui alla Legge n. 794/1942, secondo cui la disposizione dellart.
29, 3 comma, Legge n. 794/1942 (ai sensi della quale nelle cause aventi ad oggetto il
pagamento del corrispettivo di prestazioni giudiziali civili a favore dellavvocato da
parte del proprio cliente, non obbligatorio il ministero di difensore), riguardava tutte le
attivit successive allintroduzione del giudizio, mentre in relazione allatto introduttivo
del giudizio medesimo doveva ritenersi operante la disciplina ordinaria del patrocinio di
cui allart. 82 c.p.c.
In sintesi, secondo la normativa preesistente, cos come interpretata dalla
Suprema Corte, la possibilit di stare in giudizio in proprio non permetteva anche la
redazione degli atti introduttivi, ossia:
1) il ricorso ex art. 28 Legge n. 794/1942 (che comunque rientrava nelle facolt del
legale, ai sensi dellart. 86 c.p.c.);
2) la memoria costitutiva nel procedimento ex art. 29 Legge n. 794/1942;
3) latto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo ex artt. 645 c.p.c. e 30 legge
794/1942.
Pertanto la facolt di stare in giudizio personalmente era stata riduttivamente
limitata alla possibilit di interloquire nellambito del procedimento camerale introdotto
dallavvocato o nato per effetto dellopposizione a decreto ingiuntivo.
Sul punto, in giurisprudenza possono richiamarsi le seguenti pronunce:
Cass. civile, sez. II, 4 novembre 2010, n. 22463: La disposizione dellart. 29, terzo
comma, della legge n. 794 del 1942, secondo cui nelle cause aventi ad oggetto il
pagamento del corrispettivo di prestazioni giudiziali civili a favore dellavvocato da
parte del proprio cliente, non obbligatorio il ministero di difensore, riguarda tutte
le attivit successive allintroduzione del giudizio, mentre solamente in relazione
allatto introduttivo del giudizio medesimo deve ritenersi operante la disciplina
ordinaria del patrocinio di cui allart. 82 cod. proc. civ.
Cass. civile, sez. II, 26 gennaio 2000, n. 850: La disposizione dellart. 29, comma
3, l. 13 giugno 1942 n. 794, secondo cui nelle cause aventi ad oggetto il pagamento
del corrispettivo di prestazioni giudiziali civili a favore dellavvocato da parte del
proprio cliente, non obbligatorio il ministero di difensore, riguarda
esclusivamente le attivit successive allintroduzione del giudizio e non latto
introduttivo del giudizio medesimo, in relazione al quale deve, invece, ritenersi
operante la disciplina ordinaria del patrocinio di cui allart. 82 c.p.c. Pertanto,
invalida, se sottoscritta personalmente dalla parte non ritualmente patrocinata, la
14

citazione in opposizione alla pretesa del difensore introduttiva di una causa di


valore eccedente lire un milione.
Ad avviso di chi scrive tali conclusioni dovrebbero trovare applicazione anche
nel vigore della nuova disciplina di cui al D.Lgs. n. 150/2011, tenuto conto che:
- il previgente art. 29, 3 comma, Legge n. 794/1942 disponeva: Non obbligatorio il
ministero di difensore.
- lattuale art. 14, 3 comma, D.Lgs. n. 150/2011, dispone: Nel giudizio di merito le
parti possono stare in giudizio personalmente;
- al di l della diversa espressione utilizzata dal legislatore, sembra evidente che nulla
sia cambiato sul punto.
Pertanto, anche alla luce della nuova normativa di cui al D.Lgs. n. 150/2011, la
possibilit di stare in giudizio in proprio non dovrebbe consentire la redazione degli atti
introduttivi, ossia:
1) il ricorso introduttivo ex art. 702 bis c.p.c. (che comunque rientra nelle facolt del
legale, ai sensi dellart. 86 c.p.c.);
2) la comparsa di costituzione e risposta nel procedimento ex art. 702 bis c.p.c.;
3) lopposizione a decreto ingiuntivo ex artt. 14 D.Lgs. n. 150/2011 e 645 c.p.c.

15

4. La competenza nelle controversie in materia di liquidazione dei compensi degli


avvocati
Come si detto, analogamente a quanto gi previsto dalla Legge n. 794/1942,
lart. 14, 2 comma, D.Lgs. n. 150/2011, contempla la competenza dellufficio
giudiziario di merito adito per il processo nel quale lavvocato ha prestato la sua
opera.
Come espressamente previsto dallart. 14, 2 comma, D.Lgs. n. 150/2011,
competente pu essere, innanzitutto, il Tribunale, nel qual caso la composizione
collegiale.
Giova ricordare che lart. 54 Legge delega n. 69/2009 aveva imposto al
Governo che restassero fermi i criteri di competenza, nonch i criteri di composizione
dellorgano giudicante, previsti dalla legislazione vigente .
Peraltro, la competenza pu spettare anche alla Corte dAppello in unico
grado.
Invero, nel caso in cui lavvocato abbia prestato la propria attivit difensiva in
pi gradi dello stesso giudizio (ad esempio, davanti al Tribunale ed alla Corte
dAppello), la domanda devessere rivolta al giudice di merito del grado superiore che
ha definito il giudizio, il quale competente anche alla liquidazione per il grado
precedente (GIULIANI).
La possibilit che la competenza possa spettare alla Corte dAppello in unico
grado si evince anche dallart. 3, 3 comma. D.Lgs. n. 150/2011 (che contempla la
competenza della Corte dAppello in primo grado) e dallart. 14, 4 comma, D.Lgs. n.
150/2011 (che prevede la non appellabilit dellordinanza che definisce il giudizio).
Del resto, sotto il vigore della previgente normativa di cui alla Legge n.
794/1942, la Cassazione aveva avuto modo di affermare che in tema di liquidazione
del compenso per lattivit defensionale dellavvocato, poich lart. 28 della legge 13
giugno 1942 n. 794 prevede che lo speciale procedimento sia attivato dopo la
decisione della causa o lestinzione della procura, inammissibile la domanda di
liquidazione relativa al giudizio di primo grado, allorch penda il giudizio dappello e
la procura non sia estinta, dovendosi intendere per decisione della causa il
provvedimento conclusivo che definisce lintero procedimento (cfr. in tal senso: Cass.
Civile 21 dicembre 2007, Sez. II, n. 27137, in Giust. civ. Mass. 2007, 12).
a) Secondo parte della dottrina (BULGARELLI) non sarebbe ipotizzabile una
competenza funzionale anche del Giudice di pace, in quanto lart. 14, 2 comma,
D.Lgs. n. 150/2011 prevede la composizione collegiale dellorgano giudicante.
16

b) Secondo altra parte della dottrina (SCOTTI), invece, la competenza


funzionale del Giudice di pace sarebbe invece ammissibile, in quanto lart. 14, 2
comma, D.Lgs. n. 150/2011 prevede la competenza collegiale del solo Tribunale (Il
tribunale decide in composizione collegiale).
Si deve peraltro considerare che la competenza del Giudice di pace potrebbe
risultare innovativa rispetto alla previgente disciplina, con il rischio di una violazione
della Legge delega che, come si detto, ha prescritto il rispetto dei criteri previgenti di
competenza.
Nel caso in cui lavvocato ricorra alla procedura monitoria per il recupero di
compensi professionali spettanti per le prestazioni professionali erogate in un giudizio
civile, si pone il problema se ci possa avvenire nel rispetto dei criteri tradizionali
di competenza.
La risposta dovrebbe essere positiva, dal momento che nessuna norma ha inciso
sulle regole di competenza nella richiesta del decreto ingiuntivo (SCOTTI).
1) Potrebbe dunque trovare applicazione, innanzitutto, lart. 637, 1 comma,
c.p.c., ai sensi del quale per lingiunzione competente il giudice di pace o, in
composizione monocratica, il tribunale che sarebbe competente per la domanda
proposta in via ordinaria.
In tal caso, ove lavvocato proponga il ricorso per decreto ingiuntivo al Giudice del
luogo di residenza o della sede della parte intimata, un tale Foro potrebbe essere pi
favorevole per il cliente, laddove le prestazioni professionali siano state svolte in altro
Foro.
2) In secondo luogo, potrebbe trovare applicazione lart. 637, 2 comma, c.p.c.,
ai sensi del quale: Per i crediti previsti nel numero 2 dellart. 633 (ossia se il credito
riguarda onorari per prestazioni giudiziali o stragiudiziali o rimborso di spese fatti, tra
gli altri, da avvocati) competente anche lufficio giudiziario che ha deciso la causa
alla quale il credito si riferisce.
Si tratta di una prima ipotesi di competenza territoriale speciale (la quale va
qualificata come unipotesi di foro facoltativo concorrente con i fori di cui al 1 comma)
e che coincide con il Foro previsto dallart. 14, 2 comma, D. Lgs. n. 150/2011.
3) In terzo luogo, potrebbe trovare applicazione anche lart. 637, 3 comma,
c.p.c., ai sensi del quale: Gli avvocati o i notai possono altres proporre domanda
dingiunzione contro i propri clienti al giudice competente per valore del luogo ove ha
sede il consiglio dellordine al cui albo sono iscritti o il consiglio notarile dal quale
dipendono.
Si tratta di una seconda ipotesi di competenza territoriale speciale (la quale va
qualificata come unipotesi di foro facoltativo concorrente con i fori di cui al 1
comma).
17

Con riguardo a tale ipotesi, giova ricordare che, secondo la Cassazione: In tema di
procedimento di ingiunzione, lart. 637, comma 3, c.p.c., nellindividuare un foro
facoltativo e concorrente con quello di cui ai commi 1 e 2 del medesimo articolo,
attribuisce allavvocato la facolt processuale, ai fini del recupero in via monitoria dei
suoi crediti per prestazioni professionali, di agire dinanzi al giudice del luogo in cui ha
sede il consiglio dellordine al cui albo egli iscritto, e il consiglio dellordine, in
relazione al quale si determina il giudice competente, va identificato in quello al quale
il legale iscritto attualmente, cio con riferimento al momento della proposizione del
ricorso, a nulla rilevando che, al tempo della richiesta in via stragiudiziale di
pagamento della parcella, il medesimo avesse la sede principale dei suoi affari e
interessi in altro luogo e fosse iscritto ad altro Consiglio dellordine (cfr. in tal senso:
Cass. civile, sez. II, 20 luglio 2010, n. 17050 in Guida al diritto 2010, 41, 62).
Sempre con riguardo a tale ipotesi, giova anche ricordare che la Corte Costituzionale ha
ritenuto non fondata in riferimento allart. 3 cost., la questione di legittimit
costituzionale dellart. 637, comma 3, c.p.c., nella parte in cui, stabilendo che gli
avvocati possono altres proporre domanda di ingiunzione nei confronti dei propri
clienti al giudice competente per valore del luogo in cui ha sede il consiglio dellordine
degli avvocati al cui albo sono iscritti al momento della proposizione della domanda di
ingiunzione, attribuisce esclusivamente agli avvocati la possibilit di scegliere un foro
facoltativo in alternativa a quelli di cui agli art. 18, 19 e 20 c.p.c.; la ratio della
censurata disposizione - consistente nella finalit di agevolare lavvocato per
consentirgli di concentrare le cause, nei confronti dei clienti, nel luogo in cui ha
stabilito lorganizzazione della propria attivit professionale - esclude che sia violato il
principio di ragionevolezza, cos come deve escludersi la denunciata violazione del
principio di uguaglianza, sia perch il riferimento agli altri cittadini non pertinente,
perch la previsione normativa concerne i rapporti professionali tra gli avvocati ed i
clienti, sia perch per le altre categorie professionali, che non possono avvalersi della
stessa norma, vale il rilievo che ogni professione presenta caratteri peculiari idonei a
giustificarne una disciplina giuridica differenziata, mentre nel rapporto tra lavvocato e
il cliente la facolt processuale attribuita al primo, ai fini del recupero dei suoi crediti
per prestazioni professionali, costituisce il frutto di una scelta non irragionevole del
legislatore -sentt. n. 137 del 1975, 341 del 2006, 237 del 2007, 221 del 2008; ordd. n.
318 del 2008, 134 del 2009- (cfr. in tal senso: Corte costituzionale, 18 febbraio 2010,
n. 50 in Giur. cost. 2010, 1, 602).
In dottrina (SCOTTI) si osservato che, poich queste competenze sono tuttora
operative, qualora lavvocato ricorrente si avvalga della competenza di cui allart. 637,
1 comma o 3 comma, c.p.c., potrebbe venirne fuori una sorta di monstrum in cui il
decreto ingiuntivo verrebbe emesso da un Ufficio e lopposizione si svolgerebbe dinanzi
ad un altro, visto che il 2 comma dellart. 14 D.Lgs. n. 150/2011 individua come
18

competente lufficio giudiziario di merito adito per il processo nel quale lavvocato ha
prestato la propria opera (tale diversificazione non ci sarebbe ovviamente nel caso in cui
lavvocato ricorrente si avvalga della competenza alternativa di cui allart. 637, 2
comma, c.p.c.). Quindi, secondo tale dottrina, le alternative sarebbero le seguenti:
a) Si potrebbe sostenere che esista unimplicita deroga alla competenza anche
per la richiesta del decreto ingiuntivo, che andrebbe rivolta al Giudice di merito dinanzi
al quale si svolto il procedimento in cui sono state prestate le attivit professionali (e
quindi anche alla Corte di Appello, con tutti i problemi che ci comporta), a prescindere
dal contenuto delle linee di difesa e dalla reazione processuale dellintimato, che
lavvocato ricorrente non pu conoscere (in particolare, lavvocato ricorrente non
potrebbe sapere se il giudizio di opposizione avr ad oggetto la mera liquidazione
quantitativa del corrispettivo oppure una contestazione ad ampio spettro estesa anche
allan debeatur).
b) In alternativa, si dovrebbe ritenere che non esista alcuna regola derogatoria e,
conseguentemente, che per la determinazione della competenza del Giudice del
procedimento monitorio valgano i criteri ordinari.
Peraltro, in tale seconda ipotesi non sembra concepibile che, in deroga al meccanismo di
opposizione al decreto ingiuntivo, lopposizione debba essere proposta dinanzi ad un
Ufficio diverso da quello che ha emesso il decreto.
Com noto, infatti, la competenza del Giudice dellopposizione completamente
distinta da quella del Giudice del procedimento monitorio in senso stretto; ai sensi
dellart. 645 c.p.c., infatti, Lopposizione si propone davanti allufficio giudiziario al
quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto e, secondo la Cassazione
prevalente, quella del Giudice dellopposizione una competenza funzionale ed
inderogabile (cfr. in tal senso, tra le tante: Cass. civile, Sezioni Unite, 08 marzo 1996, n.
1835; Cass. civile, Sezioni Unite, 08 ottobre 1992, n. 10985; Cass. civile, Sezioni
Unite, 08 ottobre 1992, n. 10984).
Pertanto, la strada preferibile sembra essere quella di interpretare
riduttivamente lart. 14, 2 comma, D.Lgs. n. 150/2011, escludendo che esso si
riferisca anche al procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo.
A sostegno di tale soluzione ermeneutica deve aggiungersi che, diversamente
opinando, la norma implicherebbe una deroga ai previgenti criteri di competenza, in
contrasto con il contenuto della Legge delega n. 69/2009.
In forza del previgente art. 30 Legge n. 794/1942 anche lopposizione a
decreto ingiuntivo doveva svolgersi con il rito camerale collegiale, allorch
lavvocato avesse scelto lo strumento monitorio per il recupero di compensi
professionali spettanti per le prestazioni professionali erogate in un giudizio civile.
Peraltro, il giudizio di opposizione poteva investire anche un Ufficio non strutturato per
19

operare collegialmente come, ad esempio, il Giudice di pace. Sul punto, pu


richiamarsi Cass. civile, sez. II, 3 luglio 1998, n. 6492 in Giust. civ. Mass. 1998, 1453:
La competenza ad emettere ingiunzione per onorari di avvocati, attribuita anche al
capo dellufficio giudiziario che ha deciso la causa a cui si riferisce tale credito,
concorrente con quella del giudice competente per la proposizione della domanda in
via ordinaria, mentre ladozione del rito camerale - anche da parte del giudice
monocratico non togato, come argomentabile sia dallart. 737 c.p.c., sia dallart. 30 l.
13 giugno 1942 n. 794 - anzich di quello ordinario - necessario se lopponente
contesta il conferimento dellincarico al professionista - non determina nullit del
procedimento, se non denunciata e provata la violazione del diritto di difesa.
Attualmente, sotto il vigore del D. Lgs. n. 150/2011, come si detto, secondo
parte della dottrina (BULGARELLI) non sarebbe ipotizzabile una competenza
funzionale anche del Giudice di pace, in quanto lart. 14, 2 comma, D.Lgs. n.
150/2011 prevede la composizione collegiale dellorgano giudicante. Ad avviso di chi
scrive, quale logica conseguenza di tale tesi, lopposizione al decreto ingiuntivo emesso
dal Giudice di Pace su richiesta dellavvocato nei confronti del proprio cliente dovrebbe
dunque proporsi avanti allufficio del Giudice di Pace, secondo la procedura ordinaria.
Secondo altra parte della dottrina (SCOTTI), invece, la competenza funzionale
del Giudice di pace sarebbe invece ammissibile, in quanto lart. 14, 2 comma. D.Lgs.
n. 150/2011 prevede la competenza collegiale del solo Tribunale (Il tribunale decide in
composizione collegiale), pur dovendosi considerare che la competenza del Giudice di
pace potrebbe risultare innovativa rispetto alla previgente disciplina, con il rischio di
una violazione della Legge delega che, come si detto, ha prescritto il rispetto dei
criteri previgenti di competenza. Ad avviso di chi scrive, quale logica conseguenza di
tale tesi, lopposizione al decreto ingiuntivo emesso dal Giudice di Pace su richiesta
dellavvocato nei confronti del proprio cliente dovrebbe quindi ugualmente proporsi
avanti allufficio del Giudice di Pace, ma secondo il rito sommario di cognizione ex art.
14, D.Lgs. n. 150/2011.
Un ulteriore problema nasce dallinterferenza fra il Foro di cui allart. 14 D.
Lgs. n. 150/2011 (tanto per il procedimento sommario, quanto per il procedimento
monitorio) con quello previsto dallart. 33, 2 comma, lettera u), D. Lgs. n. 206/2005
(Codice del consumo), ove il cliente dellavvocato sia un consumatore.
Se si considera, da una parte, lorigine comunitaria, inderogabile e poziore di
tale regola e, dallaltra parte, la dichiarata volont del legislatore delegato di non
modificare nulla in tema di competenza, nelle controversie in oggetto deve ritenersi
operante il principio secondo cui, qualora il cliente rivesta la qualit di consumatore ai
sensi del D. Lgs. 206/2005 (Codice del consumo), il foro speciale esclusivo della sua

20

residenza o del suo domicilio ex art. 33, comma 2, lett. u), D. Lgs. citato prevale sulla
regola della competenza prevista dallart.14 D. Lgs. n. 150/2011 (GIULIANI).
Una conferma in tal senso pu trarsi dallorientamento della Cassazione nel
vigore della precedente disciplina, secondo cui in tema di competenza per territorio,
ove un avvocato abbia agito, con il procedimento di ingiunzione, al fine di ottenere dal
proprio cliente il pagamento di competenze professionali avvalendosi del foro speciale
di cui allart. 637, comma 3, c.p.c., il rapporto tra questultimo ed il foro speciale della
residenza o del domicilio del consumatore previsto dallart. 33, comma 2, lett. u, D.lgs.
6 settembre 2005 n. 206 va risolto nel senso della prevalenza del foro del consumatore,
sia perch esso esclusivo sia perch, trattandosi di due previsioni speciali, la norma
successiva ha una portata limitatrice di quella precedente (cfr. in tal senso: Cass.
Civile, sez. III, 9.6.2011, n. 12685, in Giust. civ. Mass. 2011, 6, 877).
Pertanto, lo speciale procedimento contemplato dallart. 14 D. Lgs. n. 150/2011,
con la regola della competenza incardinata presso il Giudice dellUfficio dinanzi al
quale sono state svolte le prestazioni professionali, potr essere esperito dallavvocato
soltanto nei casi in cui il foro del consumatore coincida con il foro speciale di cui
allart.14, 2 comma, D. Lgs. n. 150/2011 oppure nei confronti di clienti che non siano
privati consumatori.
Al di fuori di queste ipotesi, il Giudice del foro davanti al quale lavvocato ha
prestato la propria opera, adito con il procedimento di cui allart. 14 D. Lgs. 150/2011,
dovr rilevare la propria incompetenza per territorio.

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5. La composizione collegiale del Tribunale nelle controversie in materia di


liquidazione dei compensi degli avvocati
Come si detto, analogamente a quanto gi previsto dalla Legge n. 794/1942,
lart. 14, 2 comma, D.Lgs. n. 150/2011 prevede la composizione collegiale del
Tribunale.
Appare evidente la discontinuit rispetto al modello di procedimento sommario
di cognizione delineato dal codice di procedura civile che, com noto, applicabile
esclusivamente alle cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica ex
art. 702 bis, 1 comma, c.p.c.
Sul punto, giova ribadire ancora una volta che lart. 54 Legge delega n. 69/2009
aveva imposto al Governo che restassero fermi i criteri di competenza, nonch i criteri
di composizione dellorgano giudicante, previsti dalla legislazione vigente .
Peraltro, nel vigore della vecchia disciplina sussisteva un contrasto
giurisprudenziale sulla questione della composizione collegiale o monocratica del
Tribunale:
a) Secondo una parte della Cassazione, in tema di opposizione a decreto
ingiuntivo di liquidazione di competenze professionali richieste dallavvocato per
prestazioni giudiziali in materia civile, la procedura camerale prevista dallart. 30 Legge
n. 794/1942 non rientrava tra quelle che lart. 50 bis c.p.c. riserva al Tribunale in
composizione collegiale, con la conseguenza che tale procedimento doveva essere
trattato dal Tribunale in composizione monocratica:
Cass. civile, sez. II, 22 marzo 2005, n. 10271 in Foro padano 2006, 2, 230: La
procedura camerale prevista dallart. 30 della l. n. 794 del 13 giugno 1942 non
rientra tra quelle che, ai sensi dellart. 50 bis c.p.c. devono essere trattate dal
tribunale in composizione collegiale. Ne consegue che tale procedimento va trattato
dal tribunale in composizione monocratica. Gli art. 50 bis e 50 ter c.p.c. non hanno
per modificato gli art. 28 e 29 della Legge 13 giugno 1942 n. 794 i quali
prevedono la competenza funzionale del capo dellufficio giudiziario sicch la
competenza funzionale ed inderogabile spetta ora al Presidente del tribunale.
Cass. civile, sez. II, 29 gennaio 2003, n. 1312 in Giust. civ. Mass. 2003, 215: In
tema di opposizione a decreto ingiuntivo di liquidazione di competenze
professionali richieste da avvocato per prestazioni giudiziali in materia civile, la
procedura camerale prevista dallart. 30 l. 13 giugno 1942 n. 794 non rientra tra
quelle che, ai sensi dellart. 50 bis c.p.c., introdotto con il d.lg. 19 febbraio 1998 n.
51, devono essere trattate dal tribunale in composizione collegiale. Ne consegue che
tale procedimento va trattato dal tribunale in composizione monocratica.
22

Cass. civile, sez. II, 25 settembre 2002, n. 13927 in Giust. civ. Mass. 2002, 1717:
La procedura camerale prevista dagli art. 28 e 29 legge n. 794 del 1942 per la
liquidazione degli onorari e diritti di avvocato introdotta avanti al pretore in epoca
anteriore alla data (del 2 giugno 1999) di efficacia del d.lg. n. 51 del 1998 (giusta
successiva legge n. 188 del 1998) e non oggetto di effettiva trattazione del merito o
precisazione delle conclusioni, correttamente giudicata dal tribunale in
composizione monocratica, in quanto lart. 244, comma 2, del citato d.lg. n. 51 del
1998 dispone che le funzioni del pretore non espressamente attribuite ad altra
autorit sono devolute al tribunale in composizione monocratica anche se relative
a procedimenti disciplinati dagli art. 737 e seguenti del c.p.c., ossia a procedimenti
in Camera di consiglio, pur se incidenti su diritti soggettivi, cos esprimendo una
chiara eccezione alla riserva di collegialit prevista dallart. 50 bis, comma 2,
c.p.c. (introdotto dallart. 56 del medesimo d.lg. n. 51 del 1988), che prevede debba
il tribunale in composizione collegiale giudicare nei procedimenti in Camera di
consiglio disciplinati dagli art. 737 ss. salvo che sia altrimenti disposto.
b) Secondo altra parte della Cassazione, invece, il procedimento per la
liquidazione di onorari di avvocato ai sensi degli art. 28, 29 e 30 Legge n. 794/1942,
svolgentesi in camera di consiglio, doveva essere trattato dal Tribunale in composizione
collegiale, prevedendo lart. 50 bis, 2 comma, c.p.c., per i procedimenti in camera di
consiglio disciplinati dagli art. 737 ss. c.p.c., una riserva di collegialit, dalla quale
restano esclusi soltanto quelli, tra i procedimenti camerali, per i quali sia altrimenti
disposto, e tra questi i procedimenti in camera di consiglio gi di competenza del
Pretore, e ora attribuiti al Tribunale, secondo quanto dispone lart. 244 del D.lgs. n.
51/1998; la Cassazione aveva anche chiarito che, in forza dellart. 50 quater c.p.c.,
linosservanza della regola sulla composizione collegiale del Tribunale era causa di
nullit del provvedimento adottato, soggetta al principio generale della conversione in
motivo di impugnazione, ai sensi dellart. 161 c.p.c. (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez.
II, 11 marzo 2004, n. 4967 in Giust. civ. Mass. 2004, 3 ed in Giur. it. 2004, 2271).
La Cassazione civile, Sezioni Unite, 20 luglio 2012, n. 12609 ha confermato
questultimo orientamento, affermando che le controversie in tema di liquidazione dei
compensi dovuti agli avvocati per lopera prestata nei giudizi davanti al tribunale, ai
sensi degli art. 28, 29 e 30 Legge 13 giugno 1942 n. 794, rientrano fra quelle da
trattare in composizione collegiale, in base alla riserva prevista per i procedimenti in
camera di consiglio dallart. 50 bis, comma 2, c.p.c., come peraltro confermato
dallart. 14, comma 2, D.lgs. 1 settembre 2011 n. 150, per i procedimenti instaurati
successivamente alla data di entrata in vigore dello stesso (cfr. in tal senso: Cass.
civile, Sezioni Unite, 20 luglio 2012, n. 12609 in Giust. civ. Mass. 2012, 7-8, 938).

23

Giova ricordare che lart. 28 Legge n. 794/1942 era stato abrogato, a decorrere
dal 16.12.2009, dallart. 2, comma 1, D.L. 22.12.2008 n. 200, e successivamente
ripristinato dallart. 1 Legge 18 febbraio 2009 n. 9, in sede di conversione.
La suddetta questione ha ovviamente perso rilevanza con riguardo alle
controversie di cui al novellato art. 28, Legge 13 giugno 1942 n. 794 ed allopposizione
proposta a norma dellart. 645 c.p.c. contro il decreto ingiuntivo riguardante onorari,
diritti o spese spettanti ad avvocati per prestazioni giudiziali, instaurate successivamente
allentrata in vigore del D.Lgs. n. 150/2011, atteso che, come si detto, lart. 14, 2
comma, contempla espressamente la composizione collegiale del Tribunale.
Peraltro, un Giudice di merito ha ritenuto che non manifestamente
infondata, per contrasto con lart. 76 Cost., la questione di legittimit costituzionale
dellart. 3, comma 1, del d.lg. n. 150 del 2011, nella parte in cui prevede che anche alle
controversie di cui allart. 14 del medesimo decreto non si applichi il comma secondo
dellart. 702 ter c.p.c, e quella dellart. 14, comma 2, del d.lg. n. 150 del 2011 nella
parte in cui prevede che il tribunale decida in composizione collegiale anzich
monocratica (cfr. in tal senso: Tribunale Verona, 03 maggio 2013 in Redazione
Giuffr 2013 ed in www.ilcaso.it - Sez. Giurisprudenza, 9151) (allegata sub 1 alla
presente relazione).
In motivazione, il Tribunale di Verona ha affermato, tra laltro, quanto segue:
Il Tribunale chiamato a decidere in composizione collegiale sul ricorso di cui in
epigrafe, in conformit al disposto dellart. 14, comma 2, del D.lgs. 150/2011.
Il legislatore delegato con tale norma ha mantenuto, per le controversie in materia di
liquidazione degli onorari, ivi compresa quella di opposizione al decreto ingiuntivo
ottenuto dallavvocato, la collegialit derivante dallart. 29 della L.794/1942 (il
contrasto giurisprudenziale sul punto stato definitivamente risolto dalla pronuncia
della Cassazione a Sezioni Unite 20 luglio 2012 n. 12609), poich ha ritenuto che il
criterio direttivo (art. 54, comma 4, lett. a) L.n.69/2009) che aveva stabilito che
restassero fermi i criteri di composizione dellorgano giudicante previsti dalla
legislazione vigente imponesse di adeguarsi al criterio fissato dalla norma speciale
sopra citata (sul punto si fa rinvio allo specifico passaggio che si legge a pag. 29 della
relazione governativa al D. lgs. 150/2011).
Il collegio ritiene per che diverso fosse il senso della suddetta indicazione della legge
delega e che, in particolare, il legislatore delegante non avesse inteso mantenere i
criteri di composizione dellorgano giudicante previsti dalle norme speciali abrogate
dal D. lgs. 150/2011 (gli artt, 29 e 30 della L.794/1942 sono stati abrogati dallart. 34,
comma 16 del D.lgs.150/2011) ma quelli generali di cui allart. 50 ter c.p.c., introdotto
dal D.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, che, nel riparto delle competenze, tra giudice

24

monocratico e giudice collegiale, ha stabilito che: fuori dei casi previsti dallarticolo
50-bis, il tribunale giudica in composizione monocratica.
A favore di questa interpretazione depone innanzitutto un argomento di ordine letterale,
ossia la considerazione che la legislazione presa a riferimento dalla direttiva sopra
citata non qualificata come speciale, a differenza di quella menzionata ai successivi
commi b e c.
Sotto il profilo sistematico poi la lettura del criterio fissato dallart. 54, comma 4 lett.
a) della legge 69/2009 qui proposta risulta del tutto coerente con un altro, e pi
generale, criterio direttivo della legge delega, quello fissato dal comma 2 dellart. 54
che richiedeva che la riforma realizzasse il necessario coordinamento con le altre
disposizioni vigenti.
Tale richiamo infatti non pu che essere inteso come affermazione dellesigenza di un
raccordo tra il decreto semplificazione e lordinamento previgente nel quale, a partire
dal D. lgs. 51/1998, il giudizio monocratico ha costituito la regola.
Si noti che, proprio sulla base di questultimo rilievo, la Corte Costituzionale in passato
ha giudicato pienamente coerenti con il sistema alcuni interventi normativi, compiuti
attraverso lo strumento del decreto legislativo, che hanno reso monocratici giudizi che
prima erano stati collegiali, pur in assenza di una specifica indicazione in tal senso
nella corrispondente legge delega.
Ci si riferisce, in particolare, alla sentenza n.53 del 28 gennaio 2005 che ha sancito la
piena legittimit costituzionale dellart. 170 del D. lgs. 30 maggio 2002 n.115 (Testo
unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia) che ha previsto, per
lopposizione avverso il decreto di liquidazione dei compensi degli ausiliari del giudice,
che, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, il processo continuasse ad
essere quello speciale per gli onorari di avvocato, quindi di natura camerale, (gi era
cos infatti in virt dellart. 11, comma 6, della legge 8 luglio 1980 n.319) ma che
lufficio procedesse in composizione monocratica e non pi in composizione collegiale.
In particolare la Corte, nel dichiarare non fondata la questione di legittimit
costituzionale della norma sopra citata, in riferimento allart. 76 Cost., ha osservato
che: non necessario che sia espressamente enunciato nella delega il principio gi
presente nellordinamento, essendo sufficiente il criterio del riordino di una materia
delimitata. Entro questi limiti il testo unico poteva innovare per raggiungere la
coerenza logica e sistematica e, come nel caso di specie, prevedere la composizione
monocratica anzich quella collegiale, applicando al processo in questione il principio
generale affermato con la riforma del 1998 al fine di rendere la disciplina pi coerente
nel suo complesso e in sintonia con levolversi dellordinamento.
Con altra pronuncia (sentenza 10 febbraio 2006 n. 52) la Corte ha anche escluso che
lart. 170 del D. lgs. 30 maggio 2002 n.113 sia in contrasto con il parametro
costituzionale dellart.3 Cost. nella parte in cui riconosce al giudice in composizione
25

monocratica la competenza a conoscere dellopposizione, anche nellipotesi in cui il


provvedimento sia stato pronunciato da giudice in composizione collegiale, e come sia
invece ragionevole il sistema di attribuzione del reclamo al giudice monocratico in
rapporto ad esigenze di buona amministrazione, rapidit, economie delle risorse.
Sulla base di analoghe considerazioni la Corte (sentenza n.52 del 2005) ha parimenti
escluso lillegittimit costituzionale, per contrasto con gli artt. 3 e 76 Cost. dellart. 99,
comma 3, del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113, nella parte in cui dispone che
nel processo di opposizione avverso il provvedimento di rigetto dellistanza di
ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ovvero di revoca dellammissione gi
accordata, lufficio giudiziario procede in composizione monocratica anzich
collegiale.
A fronte di un simile quadro di riferimento il perseguimento da parte del legislatore
delegato dei fini di semplificazione della riforma non poteva prescindere
dallosservanza di quei principii, gi evincibili dallordinamento nel suo complesso e
comunque richiamati in maniera onnicomprensiva dalla legge delega, che consentono
di raggiungere appieno il succitato obiettivo, anche sotto il profilo del contenimento
delle risorse da impiegare nellamministrazione della giustizia.
Sempre sotto il profilo sistematico non va trascurato che la stessa legge n. 69/2009 ha
inteso ribadire, sia pure implicitamente, il principio generale della monocraticit del
giudizio di primo grado, sommario o di cognizione ordinaria, nel momento in cui con
lart. 54, comma 5, ha abrogato il rito societario collegiale previsto dallart. 1, comma
2, del D. lgs. 5/2003.
Per effetto di tale modifica sono state infatti sottratte al rito collegiale le controversie di
cui allart. 1, lett. d) del D.lgs. 5/2003 (rapporti in materia di intermediazione
mobiliare da chiunque gestita, servizi e contratti di investimento, ivi compresi servizi
accessori, fondi di investimento ed altri) che, non rientrando in nessuna delle ipotesi di
cui allart. 50 bis c.p.c., sono ora riservate, in virt della regola dellart. 50 ter c.p.c.,
alla decisione del giudice monocratico.
Ma anche il legislatore delegato ha dimostrato, invero contraddittoriamente, di
ispirarsi al predetto principio generale nel momento in cui ha attribuito al giudice
monocratico le controversie in materia di riconoscimento della protezione
internazionale (art. 19 D. lgs. 150/2011), sebbene esse, vertendo su uno status,
richiedano lintervento obbligatorio del P.M, e in tal modo ha derogato al criterio
fissato dallart. 50 bis n. 1 c.p.c. per tale tipologia di giudizi.
Ad avviso del collegio poi il disposto dellart. 14, comma 2, del D.lgs. 150/2011, al pari
di quello dellart. 3, comma 1, dello stesso testo, che comporta che al procedimento ex
art. 14 non si applichi il comma secondo dellart. 702 ter c.p.c., oltre a porsi in
contrasto con il sistema normativo preesistente e con la stessa legge delega, conducono
26

ad un risultato incompatibile con la dichiarata finalit di semplificazione della riforma,


sotto un ulteriore profilo.
Tali norme infatti ammettono, allinterno della categoria dei procedimenti ricondotti al
procedimento sommario di cognizione, un modello processuale che costituisce un
unicum, in quanto rappresenta la sola ipotesi di procedimento sommario collegiale di
competenza del tribunale nel quale non previsto lintervento del Pubblico Ministero.
Per le ragioni sin qui esposte il collegio dubita, con riferimento al parametro dellart.
76 della Costituzione, della legittimit costituzionale dellart. 3, comma 1, del D.lgs.
150/2011, nella parte in cui esclude anche per la controversie di cui allart. 14
lapplicazione del comma secondo dellart. 702 ter c.p.c nonch dellart. 14, comma 2,
del D. lgs. 150/2011, nella parte in cui prevede che il tribunale decida in composizione
collegiale, perch formulati in difetto o in eccesso di delega.
E poi evidente la rilevanza della questione poich questo Tribunale chiamato a
pronunciarsi sul ricorso di cui in epigrafe in una composizione diversa da quella che
poteva desumersi dalle indicazioni del legislatore delegante e dellintero sistema.
Naturalmente, lattuale composizione collegiale dellorgano giudicante (nel caso
di competenza del Tribunale e, ovviamente, della Corte dAppello), ha richiesto
ladozione degli opportuni adattamenti delle norme in materia di trattazione e di
istruzione del procedimento, proprie del procedimento sommario c.d. facoltativo
previsto dagli artt. 702 bis e segg. c.p.c., espressamente limitato alle cause in cui il
tribunale giudica in composizione monocratica.
In particolare, deve richiamarsi lart. 3, 2 comma, D.Lgs. n. 150/2011, ai sensi
del quale Quando la causa giudicata in primo grado in composizione collegiale, con
il decreto di cui allarticolo 702-bis, terzo comma, del codice di procedura civile il
presidente del collegio designa il giudice relatore. Il presidente pu delegare
lassunzione dei mezzi istruttori ad uno dei componenti del collegio.

27

6. Lambito oggettivo delle controversie in materia di liquidazione dei compensi


degli avvocati
Per affrontare la problematica (di non facile soluzione) relativa allambito
oggettivo delle controversie in materia di liquidazione dei compensi degli avvocati,
opportuno richiamare gli orientamenti giurisprudenziali formatisi in relazione alla
previgente Legge 13 giugno 1942 n. 794 in materia di Onorari di avvocato e di
procuratore per prestazioni giudiziali in materia civile.
Come si accennato in precedenza, secondo la tesi prevalente, lavvocato che
voleva recuperare giudizialmente un credito professionale per prestazioni giudiziali
poteva optare per tre strade:
1) il procedimento speciale di cui agli artt. 28 e segg. Legge n. 794/1942
(limitatamente ai crediti relativi a procedimenti civili);
2) il procedimento monitorio per decreto ingiuntivo;
3) il giudizio ordinario di cognizione.
Secondo la tesi prevalente, il giudizio ordinario di cognizione era ammissibile
visto che (come si dir meglio in seguito), il presupposto dellesperibilit del
procedimento speciale era pur sempre la natura non contestata del credito e lesigenza
soltanto di una sua determinazione quantitativa (ossia di una sua liquidazione), per cui
non si poteva negare allavvocato che riteneva il proprio credito contestato o
contestabile oppure che semplicemente temeva una sua contestazione, la possibilit di
agire con lo strumento della cognizione ordinaria prevista obbligatoriamente proprio per
quel tipo di situazioni processuali.
Peraltro, secondo la Cassazione, lo speciale procedimento camerale di
liquidazione di onorari e diritti dellavvocato previsto dagli art. 28 e segg. Legge 13
giugno 1942 n. 794 si riferiva soltanto ai compensi in materia giudiziale civile e non
anche in materia penale (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 23 gennaio 2012, n. 876
in Guida al diritto 2012, 20, 59; Cass. civile, sez. II, 14 ottobre 2004, n. 20293 in Giust.
civ. Mass. 2004, 10).
In particolare, si richiama testualmente la seguente massima della Cassazione:
Cass. civile, sez. II, 14 ottobre 2004, n. 20293 in Giust. civ. Mass. 2004, 10:
Lavvocato che abbia prestato la propria opera professionale in favore di persona
costituitasi parte civile in un processo penale non pu ottenere il pagamento dei relativi
onorari valendosi del procedimento previsto dagli art. 29 e 30 l. 13 giugno 1942 n. 794,
applicabile per gli onorari e gli altri compensi spettanti agli avvocati per le prestazioni
professionali esplicate nellambito di un processo civile o di altri procedimenti a questo
equiparati dalla stessa legge n. 794 (procedimenti davanti a giudici speciali o davanti
agli arbitri). Pertanto il provvedimento decisorio dellopposizione ad un decreto
28

ingiuntivo riguardante onorari e spese spettanti ad un avvocato per la difesa di una


parte civile in un processo penale ha a tutti gli effetti natura di sentenza emessa in un
ordinario giudizio di cognizione e quindi detto provvedimento impugnabile solo
mediante appello e non gi mediante ricorso per cassazione.
Come pure chiarito dalla Suprema Corte, la normativa non trovava
applicazione nel caso di prestazioni rese dallavvocato nei procedimenti
amministrativi (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 14 ottobre 2004, n. 20293 in
Giust. civ. Mass. 2004, 10; Cass. civile, sez. II, 29 luglio 2004, n. 14394 in Giust. civ.
Mass. 2004, 7-8).
In particolare, si richiama testualmente la seguente massima della Cassazione:
Cass. civile, sez. II, 29 luglio 2004, n. 14394 in Giust. civ. Mass. 2004, 7-8: La
speciale procedura camerale prevista dalla l. 13 giugno 1942 n. 794 per la liquidazione
delle competenze di avvocato e procuratore si riferisce esclusivamente ai compensi in
materia giudiziale civile, e non pu, pertanto, trovare applicazione nel caso di
prestazioni rese dal legale dinanzi al giudice amministrativo, caso nel quale la
liquidazione deve seguire le forme ordinarie previste dal codice di procedura civile,
sicch il provvedimento conclusivo del procedimento, anche se adottato in forma di
ordinanza, costituisce a tutti gli effetti una sentenza che, come tale, soggetta ai mezzi
ordinari di impugnazione (ossia, propriamente, allappello).
Sempre secondo la Cassazione, la procedura camerale prevista dagli art. 29 e 30
Legge n. 794/1942 per la liquidazione degli onorari e diritti di avvocato e procuratore
era dettata solo per le prestazioni giudiziali civili e non anche per le prestazioni
stragiudiziali (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 23 gennaio 2012, n. 876 in Guida al
diritto 2012, 20, 59; Cass. civile, sez. II, 13 giugno 2007, n. 13847 in Giust. civ. Mass.
2007, 6).
Peraltro, sempre in tema di esercizio della professione forense, doveva
considerarsi prestazione giudiziale, ai fini della liquidazione delle competenze in base
alla legge professionale n. 79471942, anche lassistenza e lattivit svolta dal difensore,
stragiudizialmente, per transigere una controversia, trattandosi di attivit complementare
e dipendente da quella per cui gli stato conferito il mandato (cfr. in tal senso: Cass.
civile, sez. II, 04 dicembre 2009, n. 25675 in Giust. civ. Mass. 2009, 12, 1670; Cass.
civile, sez. II, 13 giugno 2007, n. 13847 in Giust. civ. Mass. 2007, 6).
In particolare, si richiamano testualmente le seguenti massime della Cassazione sopra
citata:
Cass. civile, sez. II, 04 dicembre 2009, n. 25675 in Giust. civ. Mass. 2009, 12, 1670:
In tema di esercizio della professione forense, da considerare prestazione
giudiziale, ai fini della liquidazione delle competenze in base alla legge
professionale 13 giugno 1942 n. 794 e della relativa tariffa in materia giudiziale,
29

anche lassistenza e lattivit svolta dal difensore, stragiudizialmente, per


transigere una controversia, trattandosi di attivit complementare e dipendente da
quella per cui gli stato conferito il mandato.
Cass. civile, sez. II, 13 giugno 2007, n. 13847 in Giust. civ. Mass. 2007, 6: La
procedura camerale prevista dagli art. 29 e 30 l. 13 giugno 1942 n. 794 per la
liquidazione degli onorari e diritti di avvocato e procuratore dettata solo per le
prestazioni giudiziali civili, salvo essere ammessa anche per le prestazioni
stragiudiziali, allorch esse siano in funzione strumentale o complementare
allattivit propriamente processuale. Ne consegue che ove la corte dappello abbia
dichiarato inammissibile il gravame avverso lordinanza di liquidazione emessa dal
tribunale a seguito di opposizione dei debitori, il professionista non pu dolersi di
tale decisione limitandosi a dedurre la prestazione di duplice attivit professionale,
ma ha lonere di specificare, nel ricorso per cassazione, le ragioni che ostano a
siffatta strumentalit o complementarit. (Nella specie la S.C., nel rigettare il
ricorso, ha confermato che avverso il provvedimento reso dal tribunale,
qualificabile come ordinanza ancorch reso in forma di sentenza, avrebbe dovuto
esser proposto il ricorso per cassazione ai sensi dellart. 111 cost.).
Inoltre, secondo lorientamento della Cassazione, lo speciale procedimento
camerale di liquidazione di onorari e diritti dellavvocato previsto dagli art. 28 e segg.
Legge 13 giugno 1942 n. 794 era limitato alla determinazione del quantum dovuto al
professionista e non si estendeva anche allan della pretesa, ossia ai suoi ai
presupposti:
Cass. civile, sez. II, 07 agosto 2002, n. 11882 in Giur. it. 2003, 2271: In tema di
onorari e diritti dellavvocato, non applicabile lo speciale procedimento di
liquidazione dei compensi previsto dagli art. 28 e ss., l. 13 giugno 1942 n. 794,
qualora la controversia non involga solo il quantum del compenso ma anche l
an della pretesa: nella specie il provvedimento finale risulta impugnabile con
lappello).
Cass. civile, sez. II, 27 marzo 2001, n. 4419 in Giust. civ. Mass. 2001, 596: La
speciale procedura di liquidazione dei compensi per le prestazioni giudiziali degli
avvocati in materia civile, regolata dagli art. 28 e ss. l. 13 giugno 1942 n. 794, non
applicabile, quando il diritto al compenso dellavvocato sia contestato nellan.
Precisamente, lo speciale procedimento previsto dagli art. 29 e 30 Legge n. 794
del 1942 (che doveva essere adottato anche nel caso in cui il patrono si fosse avvalso
dellingiunzione di cui allart. 633 c.p.c.), trovava applicazione soltanto se la
controversia aveva ad oggetto il quantum del compensi dovuti al professionista, ossia
la determinazione della misura del compenso (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 23
gennaio 2012, n. 876 in Guida al diritto 2012, 20, 59; Cass. civile, sez. II, 15 marzo
30

2010, n. 6225 in Giust. civ. Mass. 2010, 3, 370; Cass. civile, sez. II, 29 marzo 2005, n.
6578 in Giust. civ. Mass. 2005, 3; Cass. civile, sez. II, 21 aprile 2004, n. 7652 in Giust.
civ. Mass. 2004, 4 ) e non anche qualora:
il giudizio si estenda ad altri oggetti di accertamento e decisione, quali i presupposti
stessi del diritto al compenso, i limiti del mandato, leffettiva esecuzione della
prestazione, la sussistenza di cause estintive o limitative della pretesa rinvenienti da
altri rapporti o le pretese avanzate dal cliente nei confronti del professionista (cfr.
sul punto: Cass. civile, sez. II, 23 gennaio 2012, n. 876 in Guida al diritto 2012, 20,
59; Cass. civile, sez. II, 4 giugno 2010, n. 13640 in Giust. civ. Mass. 2010, 6, 869;
Cass. civile, sez. II, 15 marzo 2010, n. 6225; Cass. civile, sez. II, 21 aprile 2004, n.
7652; Cass. civile, sez. II, 18 marzo 1999, n. 2471);
vi sia contestazione sulla esistenza del rapporto di clientela, sullavvenuta
transazione della lite o sulla natura giudiziale dei compensi, ovvero quando con
riconvenzionale sia dal cliente introdotto un nuovo e diverso petitum (cfr. in tal
senso: Cass. civile, sez. III, 14 ottobre 2010, n. 21261 in Diritto & Giustizia 2010;
Cass. civile, sez. II, 09 settembre 2008, n. 23344 in Giust. civ. Mass. 2008, 9 1340;
in senso conforme cfr. anche Cass. civile, sez. II, 23 gennaio 2012, n. 876 in Guida
al diritto 2012, 20, 59; Cass. civile, sez. II, 21 maggio 2003, n. 7957 in Giust. civ.
Mass. 2003, 5);
la parte ingiunta contesti la sussistenza del debito, eccependone lavvenuto
pagamento (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 04 gennaio 2006, n. 29; Cass.
civile, sez. II, 31 agosto 2005, n. 17565);
la parte ingiunta contesti leccessivit delle pretese (cfr. in tal senso: Cass. civile,
sez. II, 04 gennaio 2006, n. 29);
venga contestata la fondatezza della pretesa del legale al compenso o leffettiva
esecuzione delle prestazioni (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 17 maggio 2002,
n. 7259);
lopponente abbia introdotto, ampliando il thema decidendum, domande o
eccezioni riconvenzionali oppure abbia contestato i presupposti stessi del diritto del
patrono al compenso o leffettiva esecuzione delle prestazioni (cfr. in tal senso:
Cass. civile, sez. II, 11 ottobre 2001, n. 12409; Cass. civile, sez. II, 22 marzo 2001,
n. 4133);
la controversia sia estesa al dedotto inadempimento del professionista alle
obbligazioni nascenti a suo carico dal rapporto professionale (cfr. in tal senso:
Cass. civile, sez. II, 23 gennaio 2012, n. 876 in Guida al diritto 2012, 20, 59; Cass.
civile, sez. II, 08 agosto 2000, n. 10426) e/o siano state avanzate
riconvenzionalmente dallopponente pretese risarcitorie per asserita condotta
negligente od imperita del professionista (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 27
gennaio 1998, n. 786);
31

siano contestati gli stessi presupposti del diritto del patrono, ovvero lesistenza del
rapporto professionale o di clientela o le competenze reclamate riguardino, oltre
che prestazioni giudiziali in materia civile, prestazioni stragiudiziali in detta
materia, o in materia penale, o in giudizi amministrativi (cfr. Cass. civile, sez. II,
23 gennaio 2012, n. 876 in Guida al diritto 2012, 20, 59; in senso conforme cfr.
anche Cass. civile, sez. II, 08 agosto 2000, n. 10426);
pi in generale, nel giudizio si facciano valere anche altre ragioni di merito o di
rito, di qualsiasi specie, sostanziali o processuali (cfr. in tal senso: Cass. civile,
sez. II, 16 marzo 2007, n. 6166; Cass. civile, sez. II, 29 marzo 2005, n. 6578),
come, ad esempio, il difetto di legittimazione passiva (cfr. in tal senso: Cass.
civile, sez. II, 29 marzo 2005, n. 6578) o il diritto al compenso dellavvocato sia
contestato nellan (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 27 marzo 2001, n. 4419);
venga dedotta lesistenza di pi rapporti professionali con il difensore ed il
pagamento integrale di tutte le prestazioni professionali mediante versamenti
effettuati in quanto il thema decidendum necessariamente si amplia ed esorbita
dalla natura e dalloggetto del procedimento speciale, postulando la verifica delle
diverse attivit espletate e dei compensi complessivamente dovuti (cfr. in tal senso:
Cass. civile, sez. III, 14 ottobre 2010, n. 21261 in Diritto & Giustizia 2010; Cass.
civile, sez. II, 09 settembre 2008, n. 23344 in Giust. civ. Mass. 2008, 9 1340).
Nelle predette ipotesi, secondo la Cassazione, trattandosi di indagine
incompatibile con la trattazione nelle forme del rito speciale, vengono meno le ragioni
che giustificano la deroga al principio generale del doppio grado di giudizio ed il
procedimento deve svolgersi secondo il rito ordinario (cfr. in tal senso: Cass. civile,
sez. III, 14 ottobre 2010, n. 21261 in Diritto & Giustizia 2010; Cass. civile, sez. II, 09
settembre 2008, n. 23344 in Giust. civ. Mass. 2008, 9 1340: nella specie era stato
ritenuto inammissibile il procedimento speciale perch il convenuto cliente, eccependo
il pagamento, aveva fatto riferimento alla somma da lui complessivamente versata in
relazione a numerosi rapporti intrattenuti negli anni addietro con il legale).
In altre parole, in tali casi, il procedimento ordinario attraeva nella sua sfera, per
ragioni di connessione, anche la materia propria del procedimento speciale e tutto il
giudizio si concludeva in primo grado con un provvedimento impugnabile solo con
lappello (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 23 gennaio 2012, n. 876 in Guida al
diritto 2012, 20, 59).
Ci chiarito, nel caso di controversia instaurata ai sensi degli artt. 28 e segg.
Legge n. 794/1942 non limitata (sin dallorigine oppure a seguito delle difese del
cliente) alla determinazione della misura dei compensi, la giurisprudenza di legittimit
non era peraltro univoca sul provvedimento che doveva essere pronunciato dal
Giudice erroneamente adito e, dunque, sulla sorte del procedimento:
32

a) Invero, secondo una parte della Cassazione, quando il diritto al compenso


dellavvocato era contestato nellan, non essendo applicabile la speciale procedura di
liquidazione dei compensi per le prestazioni giudiziali degli avvocati in materia civile,
regolata dagli art. 28 e ss. l. 13 giugno 1942 n. 794, il Giudice adito doveva ordinare, se
il contraddittorio era regolarmente instaurato, la trasformazione del rito, ossia la
prosecuzione del procedimento con lordinario rito di cognizione:
Cass. civile, sez. II, 24 febbraio 2004, n. 3637: Lo speciale procedimento
abbreviato di cui agli art. 28 e 29 legge n. 794 del 1942, esperibile dallavvocato
per ottenere la liquidazione delle spese, dei diritti e degli onorari giudiziali nei
confronti del proprio cliente, utilizzabile anche nei confronti della controparte (ai
sensi dellart. 68, r.d.l. n. 1578 del 1933) qualora ricorra lipotesi, non contestata,
della definizione del giudizio mediante transazione. In mancanza di uno dei
presupposti (nel caso di specie, contestazione del dedotto accordo transattivo) non
pu dichiararsi linammissibilit del ricorso, ma il procedimento prosegue
trasformandosi in un ordinario giudizio di cognizione.
Cass. civile, sez. II, 30 agosto 2001, n. 11346 in Giust. civ. Mass. 2001, 1630: Lo
speciale procedimento abbreviato di cui agli art. 28 e 29 legge n. 794 del 1942 e 68
del r.d.l. n. 1578 del 1933 pu essere proposto dallavvocato soltanto per ottenere
la liquidazione delle spese, dei diritti e degli onorari giudiziali nei confronti del
proprio cliente sempre che sussista uno dei presupposti previsti da dette norme, in
quanto non vengano contestati il rapporto di clientela o il credito vantato. Peraltro,
nel caso in cui la mancanza del presupposto emerga in occasione della
comparizione delle parti in camera di consiglio, il giudice adito deve limitarsi a
dichiarare linammissibilit del ricorso e, nellipotesi di regolare instaurazione del
contraddittorio, deve ordinare che il procedimento prosegua secondo lordinario
rito di cognizione avanti allautorit giudiziaria competente.
Cass. civile, sez. II, 27 marzo 2001, n. 4419 in Giust. civ. Mass. 2001, 596:
Quando il diritto al compenso dellavvocato sia contestato nellan, la speciale
procedura di liquidazione dei compensi per le prestazioni giudiziali degli avvocati
in materia civile, regolata dagli art. 28 e ss. l. 13 giugno 1942 n. 794, non
applicabile e, pertanto, in tale ipotesi, il giudice adito deve dichiarare
linammissibilit del ricorso proposto ed ordinare, se il contraddittorio
regolarmente costituito, che il procedimento prosegua con lordinario rito di
cognizione (e lordinanza pronunziata in tal senso non impugnabile con ricorso
per cassazione ai sensi dellart 111 cost., perch, non avendo contenuto decisorio,
non acquista autorit di giudicato e non preclude la possibilit di proporre la
domanda di liquidazione degli onorari in via ordinaria).
Cass. civile, sez. I, 27 febbraio 1995, n. 2229 in Giust. civ. Mass. 1995, 455: Lo
speciale procedimento abbreviato di cui agli art. 28 e 29 legge n. 794 del 1942 e 68
33

del r.d.l. n. 1578 del 1933 impiegabile dallavvocato e dal procuratore legale
soltanto per ottenere la liquidazione delle spese, dei diritti e degli onorari giudiziali
nei confronti del proprio cliente e, se la controversia si sia conclusa con una
transazione, anche della controparte, con la conseguenza che esso non pu essere
iniziato o proseguito ove faccia difetto uno dei presupposti previsti da dette norme
(in quanto manchino, o vengano contestati, il rapporto di clientela, la natura
giudiziale delle competenze pretese o lavvenuta transazione della lite). Peraltro,
nel caso in cui la mancanza del presupposto emerga in occasione della
comparizione delle parti in camera di consiglio, il competente Capo dellufficio
giudiziario adito non pu dichiarare linammissibilit del ricorso, per la sola
accertata inapplicabilit del procedimento speciale, ma, stante la regolare
instaurazione del contraddittorio, deve ordinare che il procedimento prosegua
secondo lordinario rito di cognizione.
b) Peraltro, la Cassazione pi recente riteneva che, anche quando linesistenza
dei presupposti per lapplicazione del procedimento speciale ex art. 28 e 29 della Legge
n. 794 del 1942 fosse emersa alludienza di comparizione delle parti dopo la regolare
costituzione del contraddittorio e, dunque, in presenza di contestazioni sullan il
Giudice del procedimento speciale si doveva limitare ad una mera pronuncia di
inammissibilit, senza disporre il mutamento del rito al fine di consentire la
prosecuzione del giudizio nelle forme ordinarie davanti al giudice competente; secondo
tale orientamento, infatti, il mutamento del rito, ossia il passaggio a quello ordinario,
non si poteva configurare perch il procedimento originario aveva natura sommaria con
un oggetto diverso e una disciplina semplificata rispetto alla puntuale regolamentazione
del secondo:
Cass. civile, sez. II, 5 agosto 2011, n. 17053: Lordinanza con la quale il tribunale
adito, ai sensi degli art. 28 e 29 l. 13 giugno 1942 n. 794, per la liquidazione dei
compensi professionali di un avvocato abbia dichiarato linapplicabilit di tale
procedura a causa della contestazione del credito non impugnabile con ricorso
straordinario per cassazione, non avendo contenuto decisorio n potendo
acquistare autorit di cosa giudicata; n pu disporsi il mutamento del rito in un
ordinario giudizio di cognizione, con conseguente conservazione degli atti gi
compiuti, presupponendo il mutamento del rito lesistenza di due procedimenti a
cognizione piena, mentre lo speciale procedimento per la liquidazione degli onorari
sommario e ha un oggetto diverso rispetto a quello per il quale si procede con
cognizione ordinaria.
Cass. civile, sez. II, 09 settembre 2008, n. 23344 in Giust. civ. Mass. 2008, 9 1340
ed in Diritto & Giustizia 2008: In tema di liquidazione di diritti ed onorari di
avvocato anche quando linesistenza dei presupposti per lapplicazione del
procedimento speciale ex art. 28 e 29 della Legge n. 794 del 1942 emerga
34

alludienza di comparizione delle parti dopo la regolare costituzione del


contraddittorio, deve essere dichiarata esclusivamente linammissibilit del ricorso
senza disporre il mutamento del rito al fine di consentire la prosecuzione del
giudizio nelle forme ordinarie davanti al giudice competente; il mutamento del rito,
cio il passaggio a quello ordinario, non si pu configurare perch il procedimento
originario ha natura sommaria con un oggetto diverso e una disciplina semplificata
rispetto alla puntuale regolamentazione del secondo.
Un altro problema concerneva la natura di Sentenza o Ordinanza del
provvedimento conclusivo del procedimento e, dunque, il regime dellimpugnazione,
nel caso di erronea trattazione e decisione della causa (GIULIANI):
con il rito ordinario, nel caso di controversia limitata alla determinazione della
misura dei compensi oppure
con il rito camerale speciale artt. 28 e segg. Legge n. 794/1942, nel caso di
controversia non limitata (sin dallorigine oppure a seguito delle difese del cliente)
alla determinazione della misura dei compensi.
Secondo la tesi della prevalente giurisprudenza della Cassazione, in tali casi
operava la prevalenza della natura sostanziale del provvedimento sulla sua forma:
1) Pertanto, qualora il Giudice adito, a conclusione di un procedimento
instaurato ai sensi degli artt. 28 ss. Legge n. 794/1942, non si fosse limitato a decidere
sulla controversia tra avvocato e cliente circa la determinazione della misura dei
compensi, ma si fosse pronunciato anche sui presupposti del diritto al compenso,
relativi allesistenza e alla persistenza del rapporto obbligatorio, lintero giudizio
doveva concludersi in primo grado con un provvedimento che, quandanche adottato in
forma di Ordinanza, aveva valore di Sentenza e, dunque, poteva essere impugnato con il
solo mezzo dellappello:
Cass. civile, sez. II, 03 febbraio 2012, n. 1666 in Giust. civ. Mass. 2012, 2, 127: In
tema di compensi per le prestazioni giudiziali degli avvocati in materia civile, il
provvedimento con cui il giudice adito, a conclusione di un processo iniziato ai
sensi degli art. 28 ss. l. 13 giugno 1942 n. 794, non si limiti a decidere sulla
controversia tra lavvocato ed il cliente circa la determinazione della misura degli
onorari, ma pronunci anche sui presupposti del diritto al compenso, relativi
allesistenza e alla persistenza del rapporto obbligatorio, pur se qualificato come
ordinanza, riveste natura sostanziale di sentenza con la conseguenza che esso pu
essere impugnato con il solo mezzo dellappello e non invece con il ricorso
straordinario per cassazione ai sensi dellart. 111 Cost., trattandosi di questioni di
merito, la cui cognizione non pu essere sottratta al doppio grado di giurisdizione.
Cass. civile, sez. II, 23 gennaio 2012, n. 876 in Guida al diritto 2012, 20, 59: In
tema di liquidazione degli onorari di avvocato nei confronti del cliente, il giudizio
35

dopposizione deve svolgersi in ogni caso ex art. 29 e 30 l. 794/1942, con la


conseguenza che al provvedimento conclusivo va attribuita natura sostanziale di
ordinanza, sottratta allappello e impugnabile solo con ricorso per cassazione ex
art. 111 cost. Queste regole non possono trovare applicazione quando la
controversia non verta unicamente sulla misura del compenso dovuto allavvocato e
procuratore per prestazioni giudiziali in materia civile, in quanto siano contestati
gli stessi presupposti del diritto del patrono, ovvero lesistenza del rapporto
professionale o di clientela o le competenze reclamate riguardino, oltre che
prestazioni giudiziali in materia civile, prestazioni stragiudiziali in detta materia, o
in materia penale, o in giudizi amministrativi oppure la controversia sia estesa al
dedotto inadempimento del professionista alle obbligazioni nascenti a suo carico
dal rapporto professionale. In tali casi, il procedimento ordinario attrae nella sua
sfera, per ragioni di connessione, anche la materia propria del procedimento
speciale e tutto il giudizio si conclude in primo grado con un provvedimento
impugnabile solo con lappello.
Cass. civile, sez. II, 4 giugno 2010, n. 13640 in Giust. civ. Mass. 2010, 6, 869: In
tema di liquidazione degli onorari e diritti di avvocati, non ammissibile il ricorso
alla speciale procedura di cui agli art. 28 e 29 l. 13 giugno 1942 n. 794 qualora la
controversia non abbia ad oggetto soltanto la semplice determinazione della misura
del compenso, ma si estenda altres ad altri oggetti daccertamento e di decisione,
quali i presupposti stessi del diritto al compenso, i limiti del mandato, la sussistenza
di cause estintive o limitative della pretesa; in tal caso, il procedimento ordinario
attrae nella sua sfera, per ragioni di connessione, anche la materia propria del
procedimento speciale e lintero giudizio non pu non concludersi in primo grado
se non con un provvedimento che, quandanche adottato in forma dordinanza, ha
valore di sentenza e pu essere impugnato con il solo mezzo dellappello.
Cass. civile, sez. II, 10 agosto 2007, n. 17622 in Giust. civ. Mass. 2007, 9: La
speciale procedura di liquidazione dei compensi per le prestazioni giudiziali degli
avvocati in materia civile, regolata dagli art. 28 ss. della l. n. 794 del 1942, non
applicabile quando la controversia riguardi non soltanto la semplice
determinazione della misura del compenso spettante al professionista, bens anche
altri oggetti di accertamento e decisione, quali i presupposti stessi del diritto al
compenso, i limiti del mandato, leffettiva esecuzione delle prestazioni e la
sussistenza di cause estintive o limitative della pretesa azionata. (Nella specie la
S.C. - riconoscendo natura sostanziale di sentenza al provvedimento del tribunale
che aveva deciso col rito camerale lopposizione a decreto ingiuntivo su crediti
professionali di avvocato, ancorch la decisione fosse formalmente unordinanza ha dichiarato linammissibilit del ricorso per cassazione contro tale pronuncia,
36

essendo la medesima impugnabile soltanto con lappello, proprio in quanto avente


natura decisoria non soltanto della semplice misura del compenso).
2) Analogamente, nel caso inverso, qualora il Giudice adito, a conclusione di un
procedimento ordinario di cognizione (frequente nel caso di opposizione a decreto
ingiuntivo trattata e decisa col rito ordinario, nonostante lopposizione avesse ad
oggetto solo la determinazione della misura del compenso liquidata con il decreto)
avente ad oggetto una controversia tra avvocato e cliente limitata alla determinazione
della misura dei compensi, lintero giudizio doveva concludersi in primo grado con un
provvedimento che, quandanche adottato in forma di Sentenza, aveva valore di
Ordinanza, in quanto tale sottratta allappello ed impugnabile solo con il ricorso per
cassazione ex art. 111 Cost.:
Cass. civile, sez. II, 15 marzo 2010, n. 6225 in Giust. civ. Mass. 2010, 3, 370; Cass.
civile, sez. II, 07 agosto 2002, n. 11882 in Giust. civ. Mass. 2002, 1498: In tema di
onorari e di diritti di avvocato, ancorch il difensore si sia avvalso dellordinario
procedimento per ingiunzione ex art. 633 ss. c.p.c., lopposizione avverso il
provvedimento di liquidazione deve svolgersi secondo lo speciale procedimento
previsto dagli art. 29 e 30 l. 13 giugno 1942 n. 794, dovendosi riconoscere alla
decisione conclusiva, anche se adottata nella forma della sentenza, natura
sostanziale di ordinanza, sottratta allappello ed impugnabile solo con il ricorso
per cassazione ex art. 111 cost.
Cass. civile, sez. II, 31 agosto 2005, n. 17565 in Giust. civ. Mass. 2005, 6: Nel
caso in cui, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo per il pagamento di onorari
di avvocato, la parte ingiunta contesti la sussistenza del debito, eccependone
lavvenuto pagamento, loggetto del giudizio esula da quello proprio del
procedimento disciplinato dagli art. 29 ss. legge n. 794 del 1992, che limitato alla
determinazione della misura del compenso spettante al professionista, con leffetto
che la relativa decisione ha natura sostanziale di sentenza di primo grado e pu
essere impugnata soltanto con lappello, e non con il ricorso in cassazione, che
conseguentemente inammissibile.
Cass. civile, sez. II, 29 marzo 2005, n. 6578 in Giust. civ. Mass. 2005, 3: Le
decisioni sulle opposizioni a decreto ingiuntivo in materia di onorari professionali
dovuti agli avvocati hanno valore di ordinanza, e come tali sono impugnabili solo a
mezzo di ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 cost., solo nelle ipotesi in
cui sia controverso soltanto il quantum del compensi dovuti al professionista,
mentre hanno valore di sentenza, e come tali sono appellabili, qualora
nellopposizione si facciano valere anche altre ragioni di merito (quali, come nella
specie, il difetto di legittimazione passiva).
Cass. civile, sez. II, 07 agosto 2002, n. 11882 in Giust. civ. Mass. 2002, 1498: In
tema di onorari e di diritti di avvocato, ancorch il difensore si sia avvalso
37

dellordinario procedimento per ingiunzione ex art. 633 ss. c.p.c., lopposizione


avverso il provvedimento di liquidazione deve svolgersi secondo lo speciale
procedimento previsto dagli art. 29 e 30 l. 13 giugno 1942 n. 794, dovendosi
riconoscere alla decisione conclusiva, anche se adottata nella forma della sentenza,
natura sostanziale di ordinanza, sottratta allappello ed impugnabile solo con il
ricorso per cassazione ex art. 111 cost. Tale principio non pu, tuttavia, trovare
applicazione quando la controversia non involga unicamente la misura del
compenso dovuto allavvocato per prestazioni giudiziali in materia civile, ma siano
contestati i presupposti stessi del diritto del patrono al compenso, potendo, in tal
caso, la sentenza pronunciata allesito del giudizio di opposizione essere impugnata
soltanto con lappello. Nondimeno, qualora, come nella specie, lordinanza sentenza in discorso sia stata pronunciata dal giudice di pace secondo equit - tale
dovendosi sempre considerare, a norma dellart. 113 c.c., la decisione delle cause il
cui valore inferiore a due milioni di lire, ancorch dellequit il giudice di pace
(come nella specie) non abbia fatto menzione - essa impugnabile solo con ricorso
per cassazione.
3) Peraltro, la Cassazione civile, Sezioni Unite, 11 gennaio 2011, n. 390 (seguita
da Cass. civile, sez. II, 19 maggio 2011, n. 11024) ha temperato il predetto criterio
della prevalenza della sostanza sulla forma del provvedimento, facendo applicazione del
principio dellapparenza, affermando che, in tema di opposizione a decreto ingiuntivo
per onorari e altre spettanze dovuti dal cliente al proprio difensore per prestazioni
giudiziali civili, al fine di individuare il regime impugnatorio del provvedimento
(Sentenza oppure Ordinanza ex art. 30 Legge n. 794/1942) che ha deciso la
controversia, assume rilevanza la forma adottata dal giudice, ove la stessa sia frutto di
una consapevole scelta, che pu essere anche implicita e desumibile dalle modalit con
le quali si in concreto svolto il relativo procedimento:
Cass. civile, Sezioni Unite, 11 gennaio 2011, n. 390 in Giust. civ. Mass. 2011, 1, 33,
in Giust. civ. 2011, 3, 623, in Il civilista 2011, 3, 21 ed in Diritto & Giustizia 2011:
In tema di opposizione a decreto ingiuntivo per onorari e altre spettanze dovuti dal
cliente al proprio difensore per prestazioni giudiziali civili, al fine di individuare il
regime impugnatorio del provvedimento - sentenza oppure ordinanza ex art. 30 l. 13
giugno 1942 n. 794 - che ha deciso la controversia, assume rilevanza la forma
adottata dal giudice, ove la stessa sia frutto di una consapevole scelta, che pu
essere anche implicita e desumibile dalle modalit con le quali si in concreto
svolto il relativo procedimento (Nella specie, le S.U. hanno cassato la sentenza
della Corte territoriale che aveva dichiarato inammissibile il gravame avverso la
sentenza emessa dal giudice dellopposizione a decreto ingiuntivo, per somme
relative a prestazioni giudiziali civili, reputando che si trattasse, nella sostanza, di
ordinanza inappellabile ai sensi dellart. 30 l. n. 794 del 1942, nonostante detta
38

sentenza fosse stata emanata allesito di un procedimento svoltosi completamente


nelle forme di un ordinario procedimento civile contenzioso).
Cfr. altres Cass. civile, sez. II, 19 maggio 2011, n. 11024: In tema di opposizione
a decreto ingiuntivo per onorari e altre spettanze dovuti dal cliente al proprio
difensore per prestazioni giudiziali civili, al fine di individuare il regime
impugnatorio del provvedimento - sentenza oppure ordinanza ex art. 30 l. 13 giugno
1942 n. 794 - che ha deciso la controversia, assume rilevanza la forma adottata dal
giudice, ove la stessa sia frutto di una consapevole scelta, che pu essere anche
implicita e desumibile dalle modalit con le quali si in concreto svolto il relativo
procedimento. (Nella specie il provvedimento impugnato era stato qualificato, dallo
stesso giudice che laveva adottato, come ordinanza ex art. 29, comma 4, l. n. 794
del 1942, s che avverso lo stesso bene era ammissibile il ricorso per cassazione).
4) Sempre la citata Cassazione civile, Sezioni Unite, 11 gennaio 2011, n. 390 ha
anche chiarito che nella descritta disciplina, che prevede una deroga al principio del
doppio grado di giurisdizione, non sussistono profili di illegittimit costituzionale in
riferimento agli art. 3 e 24, comma 2, Cost., avuto riguardo al fatto che la Corte cost.,
con le sentenze n. 22 del 1973 e n. 238 del 1976, ha gi dichiarato non fondate le
questioni di legittimit costituzionale degli art. 28, 29 e 30 della citata legge n. 794 del
1942, in riferimento ai medesimi parametri, sul rilievo che la non impugnabilit del
provvedimento conclusivo del procedimento per la liquidazione delle prestazioni
giudiziali in materia civile rese dagli avvocati stata razionalmente intesa negli stretti
limiti della non appellabilit del medesimo provvedimento in quanto emanato
nellambito della materia della liquidazione, e che detto regime, pur escludendo il
doppio grado di cognizione di merito (oltretutto non riconosciuto dalla Costituzione
quale necessaria garanzia del diritto di difesa), assicura comunque il valido esercizio di
tale diritto attraverso lesperibilit del ricorso per cassazione ai sensi dellart. 111
Cost..
Tutto ci chiarito, si deve affrontare la questione se e/o entro quali limiti i
predetti orientamenti giurisprudenziali relativi allambito oggettivo dei precedenti
procedimenti di cui agli artt. 28 ss. Legge n. 794/1942 in materia di onorari di
avvocato e di procuratore per prestazioni giudiziali in materia civile siano utilizzabili
anche per le controversie attualmente disciplinate dal D.Lgs. n. 150/2011.
Secondo la dottrina prevalente (GIULIANI) e parte della giurisprudenza (cfr., in
motivazione, Tribunale Verona, 03 maggio 2013 in www.ilcaso.it - Sez.
Giurisprudenza, 9151) nulla sarebbe sostanzialmente cambiato rispetto al passato,
avendo il procedimento ex art. 14 D. Lgs. n. 150/2011 mantenuto le medesime
caratteristiche che aveva quello disciplinato dallart. 29 Legge n.794/1942, tenuto anche
conto dei rilievi che seguono:
39

- In primo luogo, lart. 14 D. Lgs. n. 150/2011 si limita a prevedere che il rito


sommario di cognizione regola le controversie previste dallart. 28 della legge 13
giugno 1942, n. 794, senza prevedere alcuna modifica riguardo allambito di
applicazione di tale ultima disposizione.
Invero, sotto tale profilo, lart. 28 Legge n. 794/1942, anche a seguito della modifica
apportata dallart. 34 D.Lgs. n. 150/2011, riproduce la precedente formulazione,
disponendo testualmente che per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti
nei confronti del proprio cliente lavvocato, dopo la decisione della causa o lestinzione
della procura se non intende seguire la procedura di cui allart. 633 e seguenti del
codice di procedura civile deve procedere (attualmente) ai sensi dellart. 14 D. Lgs. n.
150/2011.
- In secondo luogo, si deve richiamare la relazione di accompagnamento al D.
Lgs. n. 150/2011, nel passo riguardante proprio lart. 14, in cui si afferma quando segue:
Le controversie in questione sono state ricondotte al rito sommario di cognizione, in
virt dei caratteri di semplificazione della trattazione e dellistruzione della causa
evidenziati dal rinvio, ad opera della normativa previgente, alla disciplina dei
procedimenti in camera di consiglio, e del resto corrispondenti al limitato oggetto del
processo. Al riguardo, non stato ritenuto necessario specificare che loggetto delle
controversie in esame limitato alla determinazione degli onorari forensi, senza che
possa essere esteso, in queste forme, anche ai presupposti del diritto al compenso, o ai
limiti del mandato, o alla sussistenza di cause estintive o limitative (passaggio questo
che rileva ai fini della valutazione delle questioni qui esposte). Tale conclusione, ormai
costantemente ribadita dalla giurisprudenza di legittimit, non viene in alcun modo
incisa dalla presente disciplina, in assenza di modifiche espresse alla norma che
individua i presupposti dellazione, contenuta nella legge 13 giugno 1942 n. 794.
Peraltro, nel caso di contestazioni sollevate dal cliente circa il rapporto
professionale, la natura delle prestazioni e soprattutto circa la perizia e diligenza
nellespletamento del mandato, poste a fondamento di uneccezione di inadempimento
contrattuale, se non anche di una domanda riconvenzionale risarcitoria, ci si
domandati quale soluzione possa essere adottata nelle controversie attualmente
disciplinate dal D.Lgs. n. 150/2011.
Come correttamente osservato in dottrina (GIULIANI), deve certamente
escludersi un mutamento del rito sul presupposto che le difese svolte dalle parti
richiedano unistruzione non sommaria ai sensi dellart. 702 ter, 3 comma, c.p.c.,
tenuto conto che lart. 3, 1 comma, D. Lgs. 150/2011 ne prevede espressamente
linapplicabilit. Come chiarito dalla relazione di accompagnamento, trattasi di una
previsione presa in conformit al criterio di delega previsto dallarticolo 54, comma 4,
lett. b), n. 2), della legge 18 giugno 2009, n. 69 [con il quale] stata esclusa, per tutti i
40

procedimenti suindicati, la possibilit di conversione del rito sommario di cognizione


nel rito ordinario. Ci in quanto la valutazione circa la compatibilit con il modello
del rito sommario delle controversie ad esso ricondotte dal D. Lgs. n. 150/2011 gi
stata eseguita a priori dal legislatore delegato, senza alcun potere del Giudice adito di
valutare caso per caso se la controversia sia compatibile con il modello processuale
scelto dallattore. Ne consegue che la norma in esame nulla ha a che vedere con il tema
dellerronea scelta del rito, presupponendo, al contrario, lintroduzione ritualmente
corretta di una delle controversie riconducibili al modello del processo sommario di
cognizione (cfr. in tal senso: Trib. Napoli, 26 gennaio 2012, in Giur. mer., 2012, p.
1537-1539).
Ci chiarito, sono state quindi prospettate le seguenti possibili soluzioni:
a) Secondo una prima tesi, in sostanziale continuit con il citato orientamento
della Cassazione che, con riguardo allerronea scelta del procedimento ex artt. 28 ss.
Legge n. 794/1942, in presenza di contestazione sullan debeatur, non consentiva un
provvedimento di mutamento del rito imponendo la declaratoria di inammissibilit della
domanda (Cass. civile, sez. II, 5 agosto 2011, n. 17053; Cass. civile, sez. II, 09
settembre 2008, n. 23344), deve ritenersi che, anche a seguito dellentrata in vigore del
D.Lgs. n. 150/2011, in presenza di contestazioni sullan, ed anche quando linesistenza
dei presupposti per lapplicazione del procedimento sommario emerga alludienza di
comparizione delle parti dopo la regolare costituzione del contraddittorio, il Giudice del
procedimento speciale debba limitarsi ad una pronuncia di inammissibilit, senza
disporre alcun mutamento del rito al fine di consentire la prosecuzione del giudizio nelle
forme del giudizio ordinario di cognizione davanti al Giudice competente.
Questa tesi sembra avvalorata dal rilievo della dottrina prevalente secondo cui
con il D.Lgs. n. 150/2011 nulla sarebbe cambiato rispetto al passato, avendo il
procedimento ex art. 14 D. Lgs. n. 150/2011 mantenuto le medesime caratteristiche che
aveva quello disciplinato dallart. 29 Legge n.794/1942.
Inoltre, anche in tal caso potrebbe richiamarsi la motivazione addotta dal citato
orientamento della Cassazione, secondo cui il mutamento del rito, cio il passaggio a
quello ordinario, non si pu configurare perch il procedimento originario ha natura
sommaria con un oggetto diverso e una disciplina semplificata rispetto alla puntuale
regolamentazione del secondo (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 09 settembre
2008, n. 23344).
A sostegno di questa tesi, stata richiamata la previsione di cui allart. 14, 3
comma, D. Lgs. n. 150/2011 (mutuata dallart. 29, 3 comma, Legge n.794/1942),
relativa alla possibilit per le parti di stare in giudizio personalmente, che stata
giustificata dal legislatore delegato con la necessit di adeguarsi al principio dellart. 54,
41

4 comma, lett. c) della legge delega. Da tale norma infatti possibile evincere che,
allorquando le eccezioni del convenuto comportino un ampliamento del thema
decidendum alla sussistenza della pretesa del ricorrente, il giudizio non possa proseguire
perch, nellipotesi in cui il resistente non si sia avvalso dellassistenza tecnica, egli si
troverebbe in posizione di inferiorit rispetto alla controparte proprio nel momento in
cui il giudizio diviene pi complesso. Una diversa interpretazione quindi esporrebbe la
norma ad unagevole censura di illegittimit costituzionale per contrasto con i principii
degli artt. 3 e 24 Cost. (cfr. in tal senso linfra citata pronuncia del Tribunale Verona, 03
maggio 2013 in Redazione Giuffr 2013 ed in www.ilcaso.it - Sez. Giurisprudenza,
9151).
Tale tesi comunque gi stata seguita da una parte della giurisprudenza di
merito che, nel ritenere non manifestamente infondata, per contrasto con lart. 76
Cost., la questione di legittimit costituzionale dellart. 3, comma 1, del d.lg. n. 150 del
2011, nella parte in cui prevede che anche alle controversie di cui allart. 14 del
medesimo decreto non si applichi il comma secondo dellart. 702 ter c.p.c., e quella
dellart. 14, comma 2, del d.lg. n. 150 del 2011 nella parte in cui prevede che il
tribunale decida in composizione collegiale anzich monocratica (cfr. in tal senso:
Tribunale Verona, 03 maggio 2013 in Redazione Giuffr 2013 ed in www.ilcaso.it Sez. Giurisprudenza, 9151) (allegata sub 1 alla presente relazione), in motivazione ha
affermato, tra laltro, quanto segue:
Qualora si ritenga che la previsione della composizione collegiale del
Tribunale investito del ricorso ex art. 14 D. lgs. 150/2011 costituisca puntuale
attuazione dellart. 54, comma 4, lett. a) della legge delega questultima norma, a
avviso del collegio, a violare la carta costituzionale, ed in particolare i parametri degli
artt. 3 e 97, comma 1, Cost., nella parte in cui fa salvi i criteri di composizione
dellorgano giudicante che erano previsti dallart. 29, primo comma, della L.794/1942,
tenuto conto delle indispensabili caratteristiche di semplicit che deve avere loggetto
del procedimento. Per derivazione presentano gli stessi vizi le norme del decreto
legislativo individuate nel paragrafo precedente.
Il legislatore delegato infatti, nel riprendere i punti salienti della disciplina degli artt.
29 e 30 della L.794/1942, ha anche implicitamente ribadito il limite allapplicabilit del
rito speciale, allora di natura camerale, che era stato individuato, con riguardo al
regime previgente, dalla giurisprudenza di legittimit. Secondo questultima infatti la
procedura speciale doveva cedere il passo a quella ordinaria qualora non si
controvertisse soltanto della liquidazione del compenso (e quindi della sua corretta
determinazione, sulla base della valutazione della qualit delle prestazioni
pacificamente rese e non pagate), ma anche dellesistenza del credito o della effettivit
delle prestazioni allegate dal professionista (cfr. ex plurimis: Cass. 4.1.2006, n 29;
Cass. 10.8.2007, n 17622).
42

La conferma che anche il legislatore delegato ha aderito a tale opzione interpretativa si


rinviene nel passo della relazione al decreto legislativo 150/2011, riguardante proprio
lart. 14, in cui si afferma che: Le controversie in questione sono state ricondotte al
rito sommario di cognizione, in virt dei caratteri di semplificazione della trattazione e
dellistruzione della causa evidenziati dal rinvio, ad opera della normativa previgente,
alla disciplina dei procedimenti in camera di consiglio, e del resto corrispondenti al
limitato oggetto del processo. Al riguardo, non stato ritenuto necessario specificare
che loggetto delle controversie in esame limitato alla determinazione degli onorari
forensi, senza che possa essere esteso, in queste forme, anche ai presupposti del diritto
al compenso, o ai limiti del mandato, o alla sussistenza di cause estintive o limitative
(passaggio questo che rileva ai fini della valutazione delle questioni qui esposte). Tale
conclusione, ormai costantemente ribadita dalla giurisprudenza di legittimit, non
viene in alcun modo incisa dalla presente disciplina, in assenza di modifiche espresse
alla norma che individua i presupposti dellazione, contenuta nella legge 13 giugno
1942 n. 794.
Sulla scorta di tali notazioni si pu ben affermare che il procedimento ex art. 14 D. lgs.
150/2011 abbia mantenuto le medesime caratteristiche, anche di semplicit degli
accertamenti ai quali diretto, che aveva quello disciplinato dallart. 29 L.794/1942 e
che la Corte Costituzionale ha descritto nei seguenti termini (sentenza 11 aprile 2008
n.96) :La normativa denunciata presenta caratteristiche di marcata specialit,
essendo stata dettata dal legislatore in considerazione della omogeneit del ramo di
giurisdizione e della identit dellufficio giudiziario esistenti tra la lite instaurata per
recuperare il credito insoddisfatto, vantato dallavvocato nei confronti del proprio
cliente per prestazioni giudiziali in materia civile, ed il giudice davanti al quale si pu
svolgere la procedura camerale semplificata prevista dallart. 29 della legge n. 794 del
1942. Si tratta infatti di un credito di natura squisitamente civilistica, nascente da un
contratto di prestazione dopera professionale stipulato tra lavvocato ed il cliente
normalmente prima dellinstaurazione della controversia giudiziaria e in ogni caso
distinto e separato rispetto alla stessa. Nella stessa pronuncia la Corte ha anche
ribadito quanto aveva avuto modo di precisare in precedenza, con riguardo alla
procedura de qua, ossia che il procedimento trova giustificazione e limite nella
peculiarit delle fattispecie che ne consentono linstaurazione e ne consigliano la
definizione possibilmente in via conciliativa. A tale argomentazione fondamentale si
aggiunta quella che la relativa semplicit degli accertamenti di fatto, solitamente
desumibili dagli atti del processo nel quale le prestazioni sono state eseguite o che,
comunque, in riferimento alla controversia, sono normale esplicazione di attivit di
patrocinio. Accertamenti tutti compiuti dal giudice alla stregua delle voci e con
losservanza delle tariffe di cui alle tabelle allegate al testo legislativo, nonch, in
43

determinati casi, tenendosi presente il parere degli organi professionali (sentenza n. 22


del 1973).
Il legislatore delegato del D. lgs. 150/2011 non ha invece inteso chiarire quale sia liter
del giudizio allorquando, come accaduto nel caso di specie, a seguito delle difese di
parte convenuta, il suo oggetto debba estendersi allan della pretesa e proprio la
definizione di tale aspetto consente di cogliere appieno la rilevanza della questione qui
posta.
Orbene, ad avviso del Tribunale, vi un chiaro dato normativo che induce a ritenere
che possa trovare tuttora applicazione lindirizzo pi rigoroso, affermatosi nella pi
recente giurisprudenza di legittimit con riguardo alla disciplina previgente, secondo il
quale lampliamento del giudizio allan della pretesa rende inammissibile il ricorso.
Ci si riferisce alla previsione, mutuata dallart. 29, comma 3, della l. n.794/1942, della
possibilit per le parti di stare in giudizio personalmente, che stata giustificata dal
legislatore delegato con la necessit di adeguarsi al principio dellart. 54, comma 4,
lett. c) della legge delega.
Da tale norma infatti possibile evincere che, allorquando le eccezioni del convenuto
comportino un ampliamento del thema decidendum alla sussistenza della pretesa del
ricorrente, il giudizio non possa proseguire perch, nellipotesi in cui il resistente non
si fosse avvalso dellassistenza tecnica, egli si troverebbe in posizione di inferiorit
rispetto alla controparte proprio nel momento in cui il giudizio diviene pi complesso.
Una diversa interpretazione quindi esporrebbe la norma ad unagevole censura di
illegittimit costituzionale per contrasto con i principii degli artt. 3 e 24 Cost.
Non pu poi convenirsi con quella dottrina che giudica la soluzione qui proposta
palesemente incongrua e censurabile sotto il profilo costituzionale in quanto
penalizzerebbe il diritto dazione del ricorrente, esponendolo al rischio di un esito
sfavorevole del giudizio che dipende direttamente dalle difese del resistente. Questa tesi
infatti muove dalla premessa che il procedimento speciale in esame, dopo la riforma,
sia divenuto obbligatorio ma tale postulato pu essere condiviso solo con riguardo al
giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo che sia stato ottenuto dallavvocato, alla
luce del tenore della norma, peraltro non dissimile da quello del previgente art.30 della
L.794/1942.
Losservazione non altrettanto condivisibile per lipotesi in cui liniziativa giudiziale
sia assunta dal professionista legale poich il procedimento ex art. 14 D. lgs. 150/2011
alternativo ad altri istituti che, al pari di esso, consentono allavvocato di recuperare
il proprio credito a titolo di compenso per prestazioni giudiziali civili, quali il
procedimento di ingiunzione, il giudizio di cognizione ordinario e, dopo la novella
69/2009, anche il procedimento sommario ordinario (in questi termini nella
giurisprudenza di merito si veda lordinanza del Tribunale di Treviso del 13 dicembre
2012).
44

Da ci consegue che il professionista che si avvalga di tale strumento lo fa con


cognizione di causa e nella piena consapevolezza, che gli deriva dalla sua competenza
tecnica, di quali siano i possibili sviluppi processuali a cui pu dar luogo la difesa del
resistente.
Che la pronuncia di inammissibilit sia lunico esito possibile del giudizio ai sensi
dellart. 14 D. lgs. 150/2011, allorquando le difese del convenuto ne amplino loggetto,
risulta confermato anche dalla impraticabilit di altri sviluppi processuali. Non
sarebbe infatti possibile una conversione del rito ai sensi dellart. 702 ter, terzo comma
c.p.c., poich lart. 3 comma 1, del D.lgs. 150/2011 esclude espressamente
lapplicabilit di tale norma al procedimento in esame.
Nemmeno si potrebbe separare la questione introdotta dal convenuto da quella sullan
della pretesa atteso che secondo linsegnamento della Suprema Corte: la deduzione di
negligenze o inadempienze proposta dal cliente al fine di paralizzare o limitare la
pretesa dellattore integra una eccezione in senso proprio e non da essa separabile
per ragioni di speditezza o di opportunit, in quanto la legge citata non autorizza il
giudice ad applicare la regola del solve et repete n a pronunciare condanna con
riserva delle eccezioni del convenuto (Cass. sez. II, 22 maggio 1981 n.3361 resa
proprio con riguardo ad un procedimento per liquidazione dei compensi di avvocato).
La conseguenza delle conclusioni appena esposte che lavvocato, a seguito della
pronuncia di inammissibilit del ricorso ex art. 14 D. lgs.150/2011, deve riproporre la
domanda nelle forme del giudizio di cognizione ordinario (questa la soluzione che era
stata indicata, con riguardo al procedimento ex art. 29 L. 794/1942 da Cass. 9
settembre 2008, n 23344; Cass. 4 giugno 2010 n.13640; Cass. 5 agosto 2011, n
17053) o, per le ragioni sopra dette, a sua discrezione, in quelle del procedimento
sommario ordinario e luno e laltro verranno trattati e decisi dal tribunale in
composizione monocratica secondo la regola generale dellart. 50 ter c.p.c..
Risulta allora evidente lincongruenza e la contrariet al principio di ragionevolezza,
che trova espressione nellart. 3 Cost., di una disciplina che, nel caso di ampliamento,
nei termini sopra meglio delineati, della materia del contendere, finisce per riservare al
collegio il giudizio sul solo quantum della pretesa dellavvocato e al giudice
monocratico il giudizio astrattamente pi complesso che venga promosso, dopo la
conclusione del giudizio collegiale, per far accertare la sussistenza del credito del
professionista.
Ancor pi irragionevole appare liter processuale che pu aver luogo quando
lavvocato agisca direttamente nelle forme del giudizio ordinario di cognizione e le
difese del resistente attengano al solo quantum della sua pretesa, perch lart. 4,
comma 2, del D. lgs. 150/2011 prevede che, in tale caso, il giudice possa disporre
anche dufficio il mutamento di rito non oltre la prima udienza di comparizione delle
parti.
45

Se tale evenienza si verifica il processo prosegue davanti al collegio proprio quando ha


un oggetto pi circoscritto rispetto a quello inizialmente prospettabile e quindi
caratteristiche di maggiore semplicit.
In ogni caso, sia che il giudizio inizi e prosegua davanti al tribunale in composizione
collegiale sia che venga da questi trattato a seguito del mutamento di rito disposto ai
sensi dellart. 4, comma 2, D. lgs. 150/2011, al collegio, nellassetto normativo
delineato dalla riforma, sono demandate attivit, quali il tentativo di conciliazione e,
nel caso in cui questo non riesca, la verifica, invero quasi esclusivamente documentale,
delleffettuazione delle prestazioni professionali e la stima della congruit degli importi
richiesti per esse che, non presentando, almeno di norma, particolari difficolt, ben
potrebbero essere svolte da un giudice monocratico.
Questo Collegio consapevole che, secondo il consolidato orientamento della Corte
Costituzionale, nella disciplina degli istituti processuali vige il principio della
discrezionalit e insindacabilit delle scelte operate dal legislatore con il limite della
loro non manifesta irragionevolezza (ordinanze n.164 del 2010, n.141 del 2011, 174 del
2012 e, da ultimo, sentenza n. 10 del 16 gennaio 2013) ma ritiene che, con la disciplina
in esame, questultimo limite sia stato superato.
Come stato osservato da unattenta dottrina pu anche escludersi che la soluzione
adottata dalla legge delega, nella interpretazione alternativa qui esaminata, sia stata
funzionale ad un aumento delle garanzie imposto dalla soppressione dellappello e
dalla contestuale previsione della possibilit di stare in giudizio personalmente, atteso
che le medesime caratteristiche si riscontrano anche nelle controversie di cui allart. 15
del D. lgs. 150/2011, tra le quali rientrano alcune che, come subito si dir, per il loro
oggetto sono assimilabili a quelle in materia di liquidazione dei compensi dellavvocato
e per le quali la riforma ha mantenuto la monocraticit dellorgano giudicante, nella
persona del capo dellufficio giudiziario al quale appartiene il magistrato che ha
emesso il provvedimento impugnato o di un suo delegato. (tale modifica, come detto
sopra, stata introdotta dallart. 170 del D.lgs. 113/2002).
La collegialit, come si detto, invece diretta conseguenza delladeguamento del
legislatore delegato allindicazione di cui al punto dellart. 54, comma 4 lett. a) della
legge 69/2009 sui criteri di composizione dellorgano giudicante e rappresenta quindi il
retaggio di un periodo in cui costituiva la regola, soprattutto per i procedimenti
camerali.
Proprio il raffronto tra lart. 14 e lart. 15 del D. lgs. 150/2011 consente di cogliere un
ulteriore profilo di contrariet dellart. 54, comma 4 lett. a) della legge delega sempre
con il principio dellart. 3 Cost., ossia quello delladozione di due soluzioni differenti in
punto di composizione dellorgano giudicante pur a fronte di procedimenti che, per le
caratteristiche di tendenziale semplicit degli accertamenti e della valutazione
demandata al giudice, sono tra loro pienamente assimilabili.
46

Per consentire di cogliere laffinit tra queste due tipologie di procedimenti giova
innanzitutto evidenziare come, con riguardo al giudizio di opposizione al decreto di
liquidazione del compenso al ctu, la Cassazione abbia escluso che esso abbia natura
impugnatoria, dal momento che ha ad oggetto la controversia relativa alla spettanza e
alla liquidazione del compenso o dellonorario dellausiliario del giudice (Cass. 31
marzo 2006 n.7633), e tale principio ben pu essere esteso a tutti i giudizi di
opposizione avverso decreti di liquidazione riconducibili allart. 15 del D.lgs.
150/2011.
Laffinit con il giudizio ai sensi dellart. 14 D. lgs. 150/2011 ancora pi marcata per
quelli, tra i procedimenti rientranti nella categoria in esame, che richiedono allorgano
giudicante valutazioni sulla sussistenza delle prestazioni rese dallavvocato e sulla
congruit degli importi richiesti per esse.
Si pensi allopposizione avverso i decreti di liquidazione pronunciati in favore del
difensore della parte ammessa al gratuito patrocinio nel processo penale, civile ed
amministrativo (a norma dellart. 84 D.P.R. n.115/2002 che richiamava lart. 170) e
allopposizione avverso i decreti di liquidazione del compenso del difensore dufficio,
del difensore dufficio di persona irreperibile e del minore (a norma degli artt. 115-118
del D.P.R. n.115/2002 che parimenti richiamava lart. 170 del D.lgs. D.lgs. 113/2002).
Alla luce di tali analogie la differente composizione dellorgano giudicante (collegiale
nel caso del procedimento ex art. 14 e monocratico nel caso del procedimento ex art.
15) non pi giustificabile, tanto meno in una prospettiva di coerenza del sistema
avviata con lart. 170 del D. lgs. 113/2002.
Il complesso di norme qui censurate infine non soddisfa nemmeno quelle esigenze di
buona amministrazione, rapidit ed economia delle risorse dellamministrazione della
giustizia che anche la Corte Costituzionale, nelle sentenze menzionate al primo
paragrafo, ha ravvisato a giustificazione degli interventi normativi che, a partire dal
gi menzionato D. lgs. 51/1998, hanno inteso esaltare ed ampliare il ruolo del giudice
unico, consentendo di recuperare energie e risorse umane in unottica deflattiva e di
maggiore efficienza del sistema.
Di qui il loro contrasto con il principio di buon andamento ed imparzialit
dellamministrazione, sancito dallart. 97, primo comma, della Costituzione, che, come
ripetutamente chiarito dalla Corte Costituzionale, riguarda gli organi di
amministrazione della giustizia per i profili concernenti lordinamento degli uffici
giudiziari e il loro funzionamento (ex plurimis, ordinanze n. 122 del 2005; n. 94 del
2004 e n. 458 del 2002).
La trattazione in forma collegiale di un procedimento semplificato come il presente
richiede infatti tempi e adempimenti maggiori di quelli che sarebbero richiesti se esso si
svolgesse davanti ad un giudice monocratico. Tali inconvenienti risultano poi ancora
maggiori qualora il giudizio, come nel caso di specie, si debba concludere con una
47

pronuncia di inammissibilit che comporta la necessit di una riproposizione della


domanda nelle forme del giudizio di cognizione o in quelle del procedimento sommario
ordinario.
In senso contrario alla tesi in esame, si peraltro osservato (GIULIANI) che
lassunto (diffusamente motivato nella relazione di accompagnamento al D.Lgs. n.
150/2011) secondo cui il rito sommario di cognizione ex art. 702-bis ss., c.p.c.,
garantisce comunque una cognizione piena della posizione soggettiva dedotta in
giudizio, seppur con una trattazione ed unistruzione semplificate, mette in crisi la
premessa da cui muoveva il predetto orientamento giurisprudenziale, ossia che il
mutamento del rito presupponga lesistenza di due procedimenti a cognizione piena,
requisito che non era rinvenibile in caso di instaurazione dello speciale procedimento
camerale previgente, ma che ora potrebbe ritenersi integrato dallinstaurazione di un
procedimento con rito sommario ai sensi del D. Lgs. n. 150/2011.
Sempre in senso contrario, stato richiamato lart. 3, 1 comma, D. Lgs.
150/2011, nella parte in cui esclude lapplicabilit dellart. 702 ter, 2 comma, c.p.c., ai
sensi del quale il Giudice, se rileva che la domanda non rientra tra quelle indicate
nellart. 702 bis, la dichiara inammissibile. Nello stesso modo provvede sulla domanda
riconvenzionale : la predetta norma precluderebbe infatti al Giudice, adito ex art. 14,
D. Lgs. n. 150/2011, di dichiarare inammissibile la domanda anche qualora loggetto
del procedimento si estenda allaccertamento dei presupposti del diritto dellavvocato al
compenso professionale, cos superando il precedente orientamento giurisprudenziale
della Cassazione di cui si sopra dato conto; il Giudice di cui allart. 702 ter, 2 comma
c.p.c. sarebbe infatti un Giudice sbagliato e, nel caso in questione, ricorrerebbe
appunto tale ipotesi, con conseguente preclusione al Collegio di poter dichiarare
inammissibile la domanda (cfr. in tal senso: Trib. Napoli, 26 gennaio 2012, in Giur.
mer., 2012, p. 1538 secondo cui il discrimine tra il 3 ed il 2 comma dellart. 702-ter
c.p.c. nel fatto che, in ipotesi di comma 3 il giudice adito proprio quello destinatae
solutionis della vicenda in esame, nel mentre, il giudice del comma 2 un giudice
sbagliato ed evidente che, nel caso ora in esame, ricorre appunto tale ipotesi, con
conseguente preclusione al Collegio di poter dichiarare inammissibile la domanda,
ma non anche di trasformare il rito, semplicemente ricorrendo al disposto del comma 1
dellart. 4 d.lg. in discorso).
Peraltro, come correttamente osservato in dottrina
(GIULIANI), lart. 3, 1 comma, D. Lgs. 150/2011 assolve, anche in tal caso, alla mera
e ben pi limitata funzione di indicare quali disposizioni del rito sommario di
cognizione codicistico non trovano applicazione, per incompatibilit, nelle controversie
ricondotte dal D. Lgs. n. 150/2011 a tale modello generale, disposizioni tra le quali
figura quella che impone al Giudice di dichiarare linammissibilit della domanda
(anche riconvenzionale) qualora essa non rientri tra quelle che introducono una causa in
48

cui il tribunale giudica in composizione monocratica, secondo lincipit del primo


comma dellart. 702-bis, c.p.c.
b) Secondo una seconda tesi, si potrebbe ricorrere al meccanismo del
mutamento del rito previsto dallart. 4 D.Lgs. n. 150/2011 (COSSIGNANI;
SCOTTI).
Anche tale soluzione ha evidenti vantaggi di economia processuale e risulta
conforme al principio di conservazione degli atti processuali (COSSIGNANI), evitando
declaratorie di inammissibilit (oltretutto, preludio di una successiva causa ordinaria di
cognizione) o separazione di cause.
Si peraltro osservato che lart. 4 D.Lgs. n. 150/2011 disciplina in via diretta
soltanto lipotesi dellinstaurazione, mediante forme errate, di una controversia che
dovrebbe essere trattata secondo uno dei riti semplificati dal D. Lgs. n. 150/2011; in
altri termini, la disposizione non regola espressamente il caso (contrario) in cui venga
instaurata, mediante uno dei riti semplificati, una controversia che non rientra
nellambito di applicazione dello stesso decreto, qual , ad esempio, la controversia
avente ad oggetto (non la liquidazione del compenso, ma) lesistenza e la validit del
rapporto di patrocinio. Inoltre, lart. 4 consente il mutamento del rito in ipotesi di
controversia promossa con forme diverse da quelle previste, cos sembrando riferirsi
allipotesi dellerrore sul rito compiuto ab origine, e non alla opportunit/necessit, non
derivante da errore iniziale, che la controversia, per effetto delle argomentazioni
difensive del convenuto, proceda con rito diverso.
I sostenitori questa tesi rilevano che se, da una parte, tale disposizione sembra in
effetti riferirsi ai casi di vero e proprio errore nella scelta del rito rispetto allopzione
prevista nel decreto, dallaltra parte, la norma potrebbe forse essere letta estensivamente
ed applicata anche nelle ipotesi in cui la scelta del rito incongruo non sia dipesa da un
errore del ricorrente (ossia dellavvocato) ma dalle difese del convenuto, che hanno
determinato linapplicabilit del rito sommario, con le contestazioni relative allan e non
solo al quantum debeatur.
Si aggiunto che, pur essendo tale opzione in contrasto con limpianto generale
del D.Lgs. n. 150/2011, in cui la tipologia del rito il frutto di una decisione legislativa
senza possibilit di modulazioni discrezionali, in questo caso occorre tuttavia
considerare che il sistema preesistente (conservato dalla Novella) implicava la
coesistenza del rito ordinario (in presenza di contestazioni sullan) e del rito camerale
(ora sommario).
Peraltro, si rilevato che, in caso di mutamento del rito (da sommario
semplificato ad ordinario codicistico), per estensione del thema decidendum, potrebbe
porsi anche un problema di competenza: si pensi, emblematicamente, allipotesi in cui il
procedimento di liquidazione sia stato instaurato dinanzi alla Corte dAppello (quale
49

giudice adito per il processo nel quale lavvocato ha prestato la propria opera); nella
fattispecie appena prospettata, il semplice passaggio dal rito sommario a quello di
cognizione piena -se non accompagnato da una pronuncia declinatoria della competenza
(in favore del tribunale o del giudice di pace)- determinerebbe la perdita di un grado di
cognizione sul merito (COSSIGNANI).
In sintesi, secondo la tesi in esame, il quadro attuale potrebbe essere il seguente
(SCOTTI):
1) esperibilit dellazione con rito ordinario da parte dellavvocato;
2) ricorso sommario proposto dallavvocato, suscettibile di evolvere, previa conversione
del rito ex art. 4 D.Lgs. n. 150/2011 in rito ordinario, allorch il convenuto contesti
anche lan o proponga domanda riconvenzionale;
3) ricorso monitorio proposto dallavvocato ed opposizione allingiunzione da parte
dellintimato con ricorso ex art.702 bis c.p.c. in sommario (depositato nel termine ex
art. 641 c.p.c.) se la contestazione attiene solo alla liquidazione ;
4) ricorso monitorio proposto dallavvocato ed opposizione allingiunzione da parte
dellintimato con ordinario atto di citazione in opposizione (notificato nel termine ex
art.641 c.p.c.) se la contestazione attiene anche allan debeatur .
Merita menzione, con riferimento allapplicabilit delle regole del nuovo
procedimento sommario di cognizione ex art. 702-bis c.p.c., la citata pronuncia del
Tribunale Napoli, 26 gennaio 2012, in Giur. merito, 2012, 1537 (con nota di Campese),
secondo cui: Il D.lgs. n. 150 del 2011 non ha sconfessato, n modificato, il precedente
assetto giurisprudenziale secondo cui loggetto delle controversie gi previste dagli art.
28 ss. l. n. 794 del 1942, ed oggi ricondotte allart. 14 del menzionato decreto
legislativo, limitato alla sola determinazione degli onorari forensi, senza che possa
essere esteso, in queste forme, anche ai presupposti del diritto al compenso, od ai limiti
del mandato, od alla sussistenza di cause estintive o limitative. Pertanto, se la
insussistenza dei presupposti emerge in occasione della comparizione delle parti, il
Collegio, se il contraddittorio regolarmente costituito deve disporre che il
procedimento prosegua secondo lordinario rito di cognizione avanti allautorit
giudiziaria competente (cfr. in tal senso: Tribunale Napoli, sez. IV, 26 gennaio 2012 in
Giur. merito 2012, 7-8, 1537).
In motivazione, il Tribunale di Napoli ha affermato, tra laltro, quanto segue:
- Il discrimine tra il 3 ed il 2 comma dellart. 702-ter c.p.c. nel fatto che, in ipotesi
di comma 3 il giudice adito proprio quello destinatae solutionis della vicenda in
esame, nel mentre , il giudice del comma 2 un giudice sbagliato ed evidente che,
nel caso ora in esame, ricorrere appunto tale ipotesi, con conseguente preclusione al
Collegio di poter dichiarare inammissibile la domanda, ma non anche di trasformare
il rito, semplicemente ricorrendo al disposto del comma 1 dellart. 4 d.lg. in discorso:
50

quando una controversia viene promossa in forme diverse da quelle previste dal
presente decreto, il giudice dispone il mutamento del rito con ordinanza;
- Nel caso in esame, una controversia di rito ordinario stata promossa nelle forme del
rito sommario e non rileva che ci sia emerso a seguito delle contestazioni mosse dal
resistente.
-Ci evidente se si considera che gi in passato la Cassazione si era espressa in senso
contrario alla trasformazione, ed anche di recente ha cos argomentato: lordinanza
con la quale il tribunale adito, ai sensi degli art. 28 e 29 l. 13 giugno 1942 n. 794, per
la liquidazione dei compensi professionali di un avvocato, abbia dichiarato
linapplicabilit di tale procedura a causa della contestazione del credito (non pu)
disporre il mutamento del rito in un ordinario giudizio di cognizione, con conseguente
conservazione degli atti gi compiuti, presupponendo il mutamento del rito lesistenza
di due procedimenti a cognizione piena, mentre lo speciale procedimento per la
liquidazione degli onorari sommario e ha un oggetto diverso rispetto a quello per il
quale si procede con cognizione ordinaria (vedo sez. I, 5 agosto 2011, n. 17053).
-Ma, una volta ricondotto detto procedimento nellalveo di quelli sommari di
cognizione, e riconosciuto che gli artt. 702 bis ss. c.p.c. disciplinano anchessi un
procedimento a cognizione piena in quanto la sommariet attiene solo al rito,
nessun ostacolo sussiste pi ad operare la suddetta trasformazione, se il contraddittorio
(come nel caso ora in esame) gi pieno (dubbio il caso contrario).
-A questo punto va di nuovo scartata la suggestione di continuare a procedere dinanzi
al Collegio non pi col particolare rito sommario (speciale) di cui allart. 14 d.lg. in
commento sibbene col generale (ed ordinario) rito sommario di cui agli artt. 702 bis
ss. c.p.c.
Se il ricorso allart. 14 da parte del difensore alternativo ad una richiesta di decreto
ingiuntivo e se, in caso di opposizione a decreto ingiuntivo mediante contestazione del
credito, procede il giudice monocratico col rito ordinario, non trova giustificazione la
possibilit che, a parit di contestazioni nellalternativo rito ex art. 14, debba invece
procedere il Collegio, con rito sommario.
Senza dimenticare che lart. 702 bis c.p.c., fuori dallambito del particolare
procedimento ex artt. 3, 14, 34 nuovo d.lg.del 2011 n. 150, esclude il ricorso a tale
procedura per le cause in cui il Tribunale giudica in composizione collegiale.
-Il predetto comma 1 dellart. 4 d.lg. nullaltro aggiunge. Non c termine per la
riassunzione n una udienza di prosecuzione e neppure la condanna alle spese.
-Ma impongono di dettare istruzioni per il prosieguo lenunciato principio di
conservazione degli atti compiuti col suo corollario di non regressione delle fasi
procedurali, ogni volta che ci non sia imposto dalla legge o necessiti a garanzia del
diritto di difesa e a tutela del contraddittorio, il tutto nellambito dellimmanente
principio generale della economia processuale.
51

-Per far questo, occorre considerare che un Collegio non ha il mezzo tecnico per
rimettere gli atti al giudice monocratico e, seppure intendesse farlo, non pu designare
tale giudice n incidere sulla sua auto organizzazione delle udienze imponendogli una
data dudienza.
-Tra laltro, verrebbero cos violati i principi organizzativi tabellari che ormai
costituiscono un riflesso del principio costituzionale del giudice naturale.
Il Tribunale di Napoli ha quindi pronunciato il seguente dispositivo:
P.Q.M.
Il Tribunale
- trattandosi di controversia regolata dal rito ordinario di cognizione;
- rimette gli atti al Presidente del Tribunale;
- riserva al Presidente di individuare la sezione (il giudice istruttore) competente per il
prosieguo, secondo la previsione tabellare;
- riserva al Giudice cos individuato la fissazione delludienza di prosecuzione, previa
integrazione degli atti introduttivi, se necessita.
In senso contrario (CAMPESE) si peraltro richiamato lart. 54, lettera b), n. 2,
Legge delega n. 69/2009, il quale esclude espressamente per i procedimenti ricondotti al
rito sommario la possibilit di conversione nel rito ordinario: i procedimenti, anche se
in camera di consiglio, in cui sono prevalenti caratteri di semplificazione della
trattazione o dellistruzione della causa, sono ricondotti al procedimento sommario di
cognizione di cui al libro quarto, titolo I, capo III-bis, del codice di procedura civile,
come introdotto dallarticolo 51 della presente legge, restando tuttavia esclusa per tali
procedimenti la possibilit di conversione nel rito ordinario.
c) Infine, secondo una terza tesi, lintero giudizio di liquidazione dei
compensi, comprensivo dei temi sullan debeatur, dovrebbe essere trattato con il
nuovo rito sommario.
Conseguentemente, nel caso in cui il giudizio in tale materia venga introdotto
con rito ordinario e, dunque, con atto di citazione (o con atto di citazione in
opposizione avverso il decreto ingiuntivo ottenuto dallavvocato), il Presidente del
Tribunale o della Sezione tabellarmente competente dovrebbe:
disporre il mutamento del rito da ordinario in sommario ai sensi dellart. 4 D.Lgs. n.
150/2011;
nominare il Giudice relatore;
fissare ludienza di comparizione parti avanti al Collegio per la trattazione;
infine, nel caso in cui il convenuto (o, nel giudizio di opposizione a decreto
ingiuntivo, il convenuto opposto) non si sia ancora costituito, assegnare a
questultimo un termine per la costituzione non inferiore a 10 giorni prima
delludienza e mandare allattore (o allattore opponente) di notificare a controparte
52

latto introduttivo ed il (presente) decreto almeno 30 giorni prima della data fissata
per la sua costituzione, ex art. 702 bis, 3 comma, c.p.c.
A sostegno di questa tesi, si richiama la pienezza della cognizione che, secondo
la maggioranza della dottrina e la stessa relazione di accompagnamento, sarebbe
assicurata da questo procedimento.
Una tale soluzione avrebbe evidenti vantaggi di economia processuale e sarebbe
conforme al principio di conservazione degli atti processuali, evitando declaratorie di
inammissibilit (oltretutto, preludio di una successiva causa ordinaria di cognizione) o
separazione di cause.
Sempre a sostegno di questa tesi, si richiamano tutte le argomentazioni svolte in
senso contrario, rispettivamente, alla tesi dellinammissibilit esposta pocanzi sub a) ed
alla tesi della conversione del rito esposta pocanzi sub b).
Allo stato attuale, questa la tesi che viene seguita dalla Sezione 3^ civile del
Tribunale di Torino.

53

7. Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo proposto ai sensi dellart. 645


c.p.c. contro il decreto ingiuntivo riguardante compensi o spese spettanti ad
avvocati per prestazioni giudiziali
Come si detto in precedenza, lart. 28 Legge n. 794/1942, come modificato
dallart. 34 D.Lgs. n. 150/2011, prevede che Per la liquidazione delle spese, degli
onorari e dei diritti nei confronti del proprio cliente lavvocato, dopo la decisione della
causa o lestinzione della procura se non intende seguire la procedura di cui allart.
633 e seguenti del codice di procedura civile, procede ai sensi dellarticolo 14 del
decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150.
Lart. 14, D.Lgs. n. 150/2011, pi volte richiamato, prevede testualmente
quanto segue:
1. Le controversie previste dallarticolo 28 della legge 13 giugno 1942, n. 794,
e lopposizione proposta a norma dellarticolo 645 del codice di procedura civile
contro il decreto ingiuntivo riguardante onorari, diritti o spese spettanti ad avvocati per
prestazioni giudiziali sono regolate dal rito sommario di cognizione, ove non
diversamente disposto dal presente articolo.
2. competente lufficio giudiziario di merito adito per il processo nel quale
lavvocato ha prestato la propria opera. Il tribunale decide in composizione collegiale.
3. Nel giudizio di merito le parti possono stare in giudizio personalmente.
4. Lordinanza che definisce il giudizio non appellabile.
Dunque, lopposizione al decreto ingiuntivo, proposta dal cliente ai sensi
dellart. 645 c.p.c., anchessa regolata dal rito sommario, cos come in precedenza
era regolata dal procedimento camerale, ai sensi dellart. 30 L. 794/1942. Come si
visto, il Legislatore delegato ha infatti esteso la medesima disciplina anche al giudizio
di opposizione proposto ai sensi dellart. 645 c.p.c. contro il decreto ingiuntivo
riguardante onorari, diritti o spese spettanti ad avvocati per prestazioni giudiziali, il
quale era precedentemente regolato dallart. 30 Legge n. 794/1942, con una piena
omologazione al procedimento camerale di cui ai predetti artt. 28 e 29.
Per la liquidazione dei propri compensi lavvocato pu attualmente scegliere
tra:
1) il rito sommario di cognizione ex art. 14 D. Lgs. n. 150/2011, limitatamente ai
crediti relativi a procedimenti civili;
2) il procedimento per ingiunzione ex artt. 633 ss. c.p.c., comera previsto nel
sistema previgente in alternativa al vecchio procedimento camerale speciale;
3) (secondo la dottrina richiamata in precedenza -SCOTTI-) il procedimento
ordinario di cognizione.
54

Con riferimento alla norma previgente dellart. 30 Legge n. 794/1942, si riteneva


che lopposizione dovesse essere proposta con atto di citazione con indicazione
delludienza di comparizione e il rispetto dei termini di legge. Era quindi lUfficio adito
che, per rispettare il rito camerale, avrebbe dovuto provvedere alla fissazione di
unudienza in camera di consiglio (procedimento per vero piuttosto disapplicato, come
emerge anche dalla lettura delle pronunce della Suprema Corte): Il punto sar trattato
pi ampiamente infra.
Perplessit desta la previsione di unopposizione a decreto ingiuntivo
suscettibile di essere proposta dalla parte personalmente, con ricorso ex art.702 bis
c.p.c.
In proposito, si deve peraltro ribadire che la Cassazione formatasi con
riferimento alla normativa previgente di cui alla Legge n. 794/1942 escludeva che latto
introduttivo del giudizio di opposizione potesse essere proposto dalla parte
personalmente.
Richiamando quanto si detto in precedenza al Paragrafo 3., tale orientamento
dovrebbe trovare applicazione anche nel vigore della nuova disciplina di cui al D.Lgs. n.
150/2011, con la conseguenza che la possibilit di stare in giudizio in proprio non
dovrebbe comunque consentire la redazione dellatto di opposizione a decreto
ingiuntivo ex artt. 645 c.p.c. e D.Lgs. n. 150/2011.
Nel caso in cui lavvocato ricorra alla procedura monitoria per il recupero di
compensi professionali spettanti per le prestazioni professionali erogate in un giudizio
civile, si pone il problema se ci possa avvenire nel rispetto dei criteri tradizionali
di competenza: sul punto, si rinvia integralmente a quanto si detto in precedenza al
Paragrafo 4.
Secondo la giurisprudenza prevalente, il giudizio di opposizione, salve le
deroghe espresse, era soggetto alla generale disciplina codicistica:
Cass. Civile, Sezioni Unite, 22 febbraio 2010, n. 4071: Nel caso in cui sia stato
emesso decreto ingiuntivo per i compensi professionali di un avvocato, ai sensi
degli art. 28 e 29 l. 13 giugno 1942 n. 794, al giudizio di opposizione si applica
lart. 30 della stessa legge, ma, per quanto non previsto da tale disposizione
speciale, il processo deve intendersi regolato dalle norme del codice di rito
sullordinario giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, ivi inclusa quella di cui
allart. 653 c.p.c.
Cass. civile, Sezioni Unite, 23 marzo 1999, n. 182 in Giust. civ. Mass. 1999, 648:
In tema di onorari di avvocato, anche se il difensore si sia avvalso dellordinario
procedimento per ingiunzione ex art. 633 ss. c.p.c., lopposizione avverso il
procedimento di liquidazione deve svolgersi secondo il rito di cui agli art. 29 e 30 l.
55

13 giugno 1942 n. 794, dovendosi riconoscere al provvedimento conclusivo, anche


se adottato nella forma della sentenza, natura sostanziale di ordinanza, sottratta
allappello ed impugnabile solo con il ricorso per cassazione ex art. 111 cost. Tale
principio non pu, tuttavia, trovare applicazione quando la controversia non
involga unicamente la misura degli onorari dovuti allavvocato per prestazioni
giudiziali in materia civile, ma siano contestati i presupposti stessi del diritto del
patrono al compenso, potendo, in tal caso, la sentenza pronunciata allesito del
giudizio di opposizione essere impugnata soltanto lappello, salva la ipotesi in cui il
Giudice abbia espressamente (ed erroneamente) qualificato il proprio
provvedimento come ordinanza inappellabile ex art. 645 c.p.c. e 30 l. n. 794 del
1992, precludendo, cos, alla parte soccombente la corretta impugnazione del
provvedimento con lappello, e rendendo, per converso, obbligatorio il ricorso per
cassazione, atteso il generale principio, in tema di opposizioni in materia esecutiva,
secondo il quale il rimedio avverso le decisioni rese sullopposizione dipende
unicamente dalla qualificazione che, a torto o a ragione, il giudice abbia dato del
suo provvedimento.
Per quanto concerne lambito oggettivo del giudizio di opposizione a decreto
ingiuntivo nelle controversie in materia di liquidazione dei compensi degli avvocati, il
debito inquadramento sistematico dellart. 30 Legge n. 794/1942 portava a ritenere che
il rito camerale valesse solo nel caso in cui il cliente opponente prospettasse argomenti
pertinenti alla sola entit del corrispettivo dovuto e ponesse quindi questioni attinenti
meramente alla liquidazione del compenso professionale, mentre, diversamente, si
originava un ordinario giudizio di opposizione, soggetto alle regole ordinarie.
La gestione camerale ex art. 30 del procedimento di opposizione a decreto
ingiuntivo era sostanzialmente disapplicata, proprio perch assai difficilmente la stessa
proposizione dellopposizione poteva prescindere da una contestazione di merito circa
la pretesa azionata.
Sul punto, si rinvia integralmente a quanto si detto in precedenza al Paragrafo
6 su <Lambito oggettivo delle controversie in materia di liquidazione dei compensi
degli avvocati> .
La forma dellatto introduttivo del giudizio di opposizione al decreto
ingiuntivo richiesto ed ottenuto dallavvocato nei confronti del proprio cliente, dovrebbe
essere quella del ricorso ex art. 702 bis c.p.c. (secondo alcuni, quantomeno allorch
lopponente intenda contestare la sola entit dei compensi professionali giudiziali SCOTTI-).
Peraltro, lart. 14, 1 comma, D. Lgs. n. 150/2011 parla di opposizione
proposta a norma dellarticolo 645 del codice di procedura civile, sicch potrebbe

56

anche ritenersi che lopposizione debba essere proposta con le forme previste da tale
norma e, dunque, di regola con citazione ad udienza fissa.
Daltronde, sotto il vigore dellart. 30 Legge n. 794/1942, che usava la stessa
espressione, la Cassazione era pressoch costantemente orientata a ritenere che latto di
opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dallavvocato per il pagamento dei propri
onorari relativi a prestazioni giudiziali in materia civile dovesse rivestire la forma
dellatto di citazione. In proposito, pu richiamarsi Cass. civile, Sez. II, 16 febbraio
1999 n. 1283 in Giust. civ. Mass. 1999, 352: In tema di liquidazione degli onorari di
avvocato nei confronti del proprio cliente, il professionista pu scegliere tra il rito
speciale previsto dagli art. 28, 29 e 30 della l. n. 794 del 1942 e quello monitorio per
ingiunzione. Qualora egli opti per il secondo, e la sua domanda venga accolta, il
debitore che intenda proporre opposizione deve farlo mediante atto di citazione, e non
mediante ricorso. Tuttavia, per il principio della conversione degli atti processuali
nulli, di cui allart. 156 c.p.c., la eventuale adozione della forma del ricorso in luogo di
quella della citazione non determina la nullit della opposizione quando, con la
regolare instaurazione del contraddittorio, sia stato raggiunto lo scopo dellatto.
La questione stata rimessa alle Sezioni Unite da Cass. civile, sez. II, 30 marzo
2012, n. 5149 in Foro it. 2012, 5, 1366: Vanno rimessi gli atti al primo presidente
della Corte di cassazione perch valuti lopportunit di assegnare alle sezioni unite il
ricorso concernente le questioni di particolare importanza riguardanti lindividuazione
della forma (citazione o ricorso) della opposizione al decreto ingiuntivo in materia di
onorari di avvocato emesso nel 2008 e la valutabilit (ai fini della verifica della
tempestivit della opposizione, proposta, nel caso di ritenuta necessit della citazione,
mediante ricorso) della data della notificazione dello stesso ovvero di quella del suo
deposito.
Laspetto pi rilevante sottoposto alle Sezioni Unite concerne dunque
lindividuazione dellesatta disciplina da riservare allerrore compiuto dallopponente, il
quale abbia proposto lopposizione con ricorso anzich con citazione (o viceversa). In
particolare, nel caso di opposizione erroneamente proposta con ricorso anzich con
citazione, occorre stabilire se la decadenza sia impedita dal semplice deposito del
ricorso in cancelleria ovvero dalla sua notificazione, insieme al decreto di fissazione
dudienza, allopposto. Viceversa, nel caso in cui sia erroneamente presentata con
citazione invece che con ricorso, occorre stabilire se sia sufficiente la notifica nel
termine perentorio ovvero se sia necessario il deposito nel termine dellatto notificato in
cancelleria.
A questo punto si deve quindi richiamare la recente Sentenza della Cassazione,
Sezioni Unite, 23 settembre 2013 n. 21675 (allegata sub 2 alla presente relazione), di
cui si riporta uno stralcio della motivazione:
57

3.1. Le questioni evidenziate nellordinanza di rimessione - relative la prima alla


forma dellatto con il quale pu essere proposta opposizione a decreto ingiuntivo
ottenuta da un avvocato nei confronti del proprio cliente per il pagamento dei propri
onorari relativi allattivit svolta in un giudizio civile, la seconda alla possibilit, ed ai
connessi limiti, di sanatoria dellatto di opposizione irritualmente proposto - evocano
entrambe il contenuto delle disposizioni di cui agli artt. 28, 29 e 30 della legge 13
giugno 1942, n. 794, dettate in tema di Onorari di avvocato e di procuratore per
prestazioni giudiziali in materia civile, nel testo vigente fino allintervento normativo di
cui allart. 16 del d.lgs. 1 settembre 2011, n. 150 (inapplicabile alla presente fattispecie
ratione temporis).
Lart. 28, rubricato Forma dellistanza di liquidazione degli onorari e dei diritti, nella
sua formulazione originaria (vigente fino alla sostituzione disposta con lart. 34,
comma 16, lett. a), del d.lgs. 1 settembre 2011, n. 150), recita(va): Per la liquidazione
delle spese, degli onorari e dei diritti nei confronti del proprio cliente lavvocato o il
procuratore, dopo la decisione della causa o lestinzione della procura, deve, se non
intende seguire la procedura di cui allart. 633 e seguenti del codice di procedura
civile, proporre ricorso al capo dellufficio giudiziario adito per il processo.
Lart. 29, rubricato Procedimento di liquidazione (oggi abrogato dallart. 34,
comma 16, lett. b), del d.lgs. 1 settembre 2011, n. 150), dispone(va): Il presidente del
Tribunale o della Corte di appello ordina, con decreto in calce al ricorso, la
comparizione degli interessati davanti al collegio in camera di consiglio, nei termini
ridotti a norma dellart. 645, ultima parte, del codice di procedura civile. Il decreto
notificato a cura della parte istante. Non obbligatorio il ministero del difensore. Il
collegio, sentite le parti, procura di conciliarle. Il processo verbale di conciliazione
costituisce titolo esecutivo.
Si applica per le spese lart. 92, ultimo comma, del codice di procedura civile. Se una
delle parti non comparisce o se la conciliazione non riesce, il collegio provvede alla
liquidazione con ordinanza non impugnabile la quale costituisce titolo esecutivo anche
per le spese del procedimento. Le disposizioni di cui ai commi precedenti si osservano,
in quanto applicabili, davanti al conciliatore e al pretore quando essi sono
rispettivamente competenti a norma dellarticolo 28.
Lart. 30, rubricato Non impugnabilit dellordinanza che decide lopposizione a
decreto ingiuntivo (oggi abrogato dallart. 34, comma 16, lett. b), del d.lgs. 1 settembre
2011, n. 150), prevede(va): Lopposizione proposta a norma dellart. 645 del codice di
procedura civile contro il decreto ingiuntivo riguardante, onorari, diritti o spese
spettanti ad avvocati e procuratori per prestazioni giudiziali decisa dal Tribunale e
dalla Corte di appello in camera di consiglio oppure dal conciliatore o dal pretore, con
ordinanza non impugnabile la quale costituisce titolo esecutivo anche per le spese. Il
procedimento regolato dallarticolo precedente.
58

3.2. La normativa citata deve essere altres coordinata - attesone lespresso richiamo
operato dallart. 30 (oltre che dallart. 29) della legge n. 794 del 1942 - con il disposto
di cui allart. 645 del codice di rito civile, a mente del quale, come noto, lopposizione
si propone davanti allufficio giudiziario al quale appartiene il giudice che ha emesso il
decreto con atto di citazione notificato al ricorrente nei luoghi di cui allart. 638.
Contemporaneamente lufficiale giudiziario deve notificare avviso dellopposizione al
cancelliere affinch ne prenda nota sulloriginale del decreto. In seguito
allopposizione il giudizio si svolge secondo le norme del procedimento ordinario
davanti al giudice adito; ma i termini di comparizione sono ridotti a met.
3.3. Ulteriore coordinamento normativo deve essere operato con lart. 156 cod. proc.
civ. (espressamente richiamato nellordinanza di rimessione e nelle decisioni in essa
citate), a mente del quale non pu essere pronunciata la nullit per inosservanza di
forme di alcun atto del processo, se la nullit non comminata dalla legge. Pu tuttavia
essere pronunciata quando latto manca dei requisiti formali indispensabili per il
raggiungimento dello scopo.
La nullit non pu mai essere pronunziata, se latto ha raggiunto lo scopo a cui
destinato.
3.4. Per completezza di indagine ai fini che oggi occupano queste sezioni unite, va
ancora rammentato che il testo dellart. 28 della legge 13 giugno 1942, n. 794 nella
formulazione attualmente vigente a seguito della sostituzione disposta con il d.lgs.
150/2011, recita: per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti nei confronti
del proprio cliente lavvocato, dopo la decisione della causa o lestinzione della
procura, se non intende seguire la procedura di cui allart. 633 e seguenti del codice di
procedura civile, procede ai sensi dellart. 14 del decreto legislativo 1 settembre 2011,
n. 150; art. 14 a mente del quale le controversie previste dallarticolo 28 della legge
13 giugno 1942, n. 794, e lopposizione proposta a norma dellarticolo 645 del codice
di procedura civile contro il decreto ingiuntivo riguardante onorari, diritti o spese
spettanti ad avvocati per prestazioni giudiziali sono regolate dal rito sommario di
cognizione, ove non diversamente disposto dal presente articolo. competente lufficio
giudiziario di merito adito per il processo nel quale lavvocato ha prestato la propria
opera. Il tribunale decide in composizione collegiale. Nel giudizio di merito le parti
possono stare in giudizio personalmente. Lordinanza che definisce il giudizio non
appellabile.
4. La prima questione sollevata con lordinanza di rimessione attiene alla forma
dellatto - citazione o ricorso - con il quale deve essere proposta opposizione al decreto
ingiuntivo ottenuto da un avvocato nei confronti del cliente per il pagamento dei propri
onorari relativi a prestazioni giudiziali in materia civile.
4.1. La giurisprudenza di questa Corte risulta pressoch costantemente orientata a
ritenere che latto di opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dallavvocato per il
59

pagamento dei propri onorari relativi a prestazioni giudiziali in materia civile debba
rivestire la forma dellatto di citazione (gi con la sentenza del 2 agosto 1956, n. 3041,
difatti, venne affermato il principio secondo cui, avverso il provvedimento monitorio
ottenuto dallavvocato contro il proprio cliente per prestazioni giudiziali in materia
civile, lopposizione deve essere proposta con atto di citazione nel termine stabilito dal
decreto stesso, principio poi ribadito da Cass. 22 maggio 1959, n. 1561, 3 gennaio
1966, e 16 maggio 1981, n. 3225, ove, in particolare, si legge che lopposizione
instaurata mediante ricorso depositato in cancelleria non prevista dalla legge,
salvo casi del tutto particolari dovuti alla competenza funzionale cui connessa una
procedura particolare come nel caso del processo del lavoro).
4.2. In tempi pi recenti, il principio stato espressamente ribadito con la sentenza
della seconda sezione del 16 febbraio 1999, n. 1283, a mente della quale il
procedimento speciale previsto dagli artt. 28, 29 e 30 della legge 13 giugno 1942 n. 794
posto in alternativa a quello monitorio per ingiunzione di agli artt. 633 e segg. c.p.c.,
con la scelta tra i due riti demandata esclusivamente al professionista e con la
conseguenza che, qualora egli abbia optato per il procedimento di ingiunzione e la
domanda sia stata accolta, il debitore che ritenga la somma liquidata non dovuta, in
tutto o in parte, deve proporre opposizione al decreto ingiuntivo mediante atto di
citazione, notificato al ricorrente nel termine di venti giorni (elevato a quaranta con
legge 20.12.1995 n. 432) di cui allart. 641 c.p.c.
4.3. Nel solco di tale orientamento si pone ancora la sentenza di cui a Cass. 26 gennaio
2000, n. 850 - mentre in epoca ancor pi recente non sembrano rinvenirsi pronunce che
abbiano affrontato espressamente la questione della forma dellatto di opposizione in
discorso, anche se queste stesse sezioni unite, con pronuncia del 22 febbraio 2010, n.
4071, hanno precisato che, quando un decreto ingiuntivo sia stato emesso per i
compensi professionali di un avvocato, al giudizio di opposizione si applicano gli artt.
28, 29 e 30 legge n. 794 del 1942, ma, per tutto quanto non previsto da queste
disposizioni speciali, il giudizio regolato dalle norme sullordinario giudizio di
opposizione a decreto ingiuntivo (e ci in conformit con un pressoch unanime
orientamento espresso, in materia, dalla dottrina specialistica, che, con dovizia di
argomentazioni, rafforza il convincimento giurisprudenziale che lopposizione al
decreto ingiuntivo ottenuto dallavvocato per il pagamento dei propri onorari relativi a
prestazioni giudiziali in materia civile debba essere proposta mediante un atto di
citazione).
4.4. Non pu dubitarsi che il principio in parola destinato ad essere radicalmente
rivisitato a seguito dellentrata in vigore del d.lgs. 1 settembre 2011, 150, a mente del
quale latto di opposizione allingiunzione dovr avere la forma del ricorso ex art. 702bis c.p.c., e non pi dellatto di citazione: ma, secondo lespressa previsione dellart. 36
del medesimo testo legislativo, le modifiche normative da esso introdotte sono
60

applicabili esclusivamente ai procedimenti instaurati successivamente alla data di


entrata in vigore del decreto, mentre le controversie pendenti a tale data continuano ad
essere disciplinate dalle disposizioni abrogate o modificate.
4.5. convincimento del collegio che lorientamento tradizionale meriti conferma.
4.5.1. In una linea di ideale quanto necessaria continuit con il dictum di cui a Cass.
ss.uu. 4071/2010, parimenti convincimento del collegio che, per quanto non previsto
dalle disposizioni speciali, il giudizio de quo sia regolato dalle norme sullordinario
giudizio di opposizione.
4.5.2. Decisiva, in primo luogo, appare lindicazione normativa contenuta nellart. 30
della legge n. 794 del 1942, che richiama espressamente lopposizione proposta a
norma dellart. 645 c.p.c.
4.5.3 Non meno rilevante appare, poi, la considerazione secondo la quale ladozione
della forma della citazione per introdurre il procedimento di opposizione appare
coerente con lesigenza sistematica che affida al professionista la scelta di ricorrere
allo speciale procedimento sommario, disciplinato nel suo esclusivo interesse, al fine di
attuare e garantire una pi rapida tutela giurisdizionale del diritto al compenso per le
prestazioni eseguite in un processo civile. Di talch, lingiunto introduce la domanda e
il conseguente contraddittorio secondo le modalit del rito ordinario, mentre rimessa
alla facolt dellavvocato la scelta se chiedere o meno la trattazione della questione
secondo il modello di cui alla legge speciale. Ne consegue che la soluzione al quesito
posto dallordinanza di rimessione deve essere (in consonanza con la unanime dottrina
che, pi o meno motivatamente, si espressa in argomento) quella che segue lo schema
obbligato della citazione con udienza di comparizione fissata dallopponente, nel corso
della quale, se ne sussistano i presupposti, verr disposta, ad istanza del professionista,
la conversione del rito con passaggio dallistruttore al presidente e conseguente
fissazione delludienza in camera di consiglio.
5. Riaffermato, pertanto, il consolidato orientamento, dottrinario e giurisprudenziale,
secondo cui lopposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dallavvocato per prestazioni
giudiziali in materia civile deve essere proposto con atto di citazione, si pone lulteriore
questione se, e in quali limiti, sia possibile la sanatoria di unopposizione erroneamente
proposta mediante ricorso.
5.1. In argomento, la giurisprudenza di questa Corte si costantemente orientata nel
senso di ritenere ammissibile tale sanatoria a condizione che il ricorso venga notificato
nel termine indicato nel decreto, analogamente a come si sarebbe dovuto procedere con
la citazione.
La gi ricordata la sentenza n. 3041 del 1956, nel predicare un principio di diritto poi
riaffermato, tra le altre, da Cass. n. 3225 del 1981 e n. 1283 del 1999, specifica, difatti,
che il semplice deposito di un ricorso presso la cancelleria di un ufficio giudiziario...
non pu avere alcuna efficacia interruttiva in ordine alla decorrenza del termine di
61

impugnazione (nella fattispecie, il termine per proporre opposizione avverso un decreto


ingiuntivo, gi notificato), perch nel sistema del rito civile tutte le impugnazioni contro
decisioni giudiziarie interessanti una pluralit di parti e sottoposte allobbligo della
notifica debbono venire notificate, alla loro volta, a cura di chi propone il gravame,
alla controparte, ed soltanto la notifica dellatto di impugnazione che arresta il
termine prima della scadenza, ossia impedisce il passaggio in giudicato della decisione.
Cos - si legge ancora in sentenza -, se detta opposizione non viene notificata entro il
termine stabilito dal decreto ingiuntivo, tardiva, mentre il decreto diventa definitivo.
La mancanza di termini per la fase dinanzi al collegio in camera di consiglio vale
soltanto perch tale fase sia stata legittimamente introdotta mediante una tempestiva
opposizione. E pertanto, se, per errore (come si verificato nella fattispecie), la parte
che intende proporre opposizione al decreto ingiuntivo, in luogo di far notificare al
professionista istante un atto di citazione, presenta un ricorso al presidente che aveva
emesso lingiunzione, un tal ricorso non equivale ad opposizione; potr eventualmente
valere allo scopo, purch esso sia poscia notificato al professionista istante entro il
termine fissato nel decreto ingiuntivo (operandosi, in tale ipotesi la sanatoria di cui
allart. 156 ultimo comma cod. proc. civ.); ma se la notifica ha luogo dopo che quel
termine era scaduto, essa priva di efficacia, perch, frattanto, il decreto di
ingiunzione divenuto esecutivo (art. 647 cod. proc. civ.). N pu sostenersi... che il
decreto di convocazione delle parti, eventualmente stilato dal presidente in calce al
ricorso in opposizione, implichi una proroga del termine di impugnativa e quindi valga
ad impedire la decadenza dellopposizione: il presidente ha, bens, nel momento in cui
emette il decreto ingiuntivo, la facolt di ridurre o di aumentare il termine normale
stabilito dalla legge (art. 641 cod. proc. civ.) per lopposizione in giorni venti; ma deve
stabilire quel diverso termine nel decreto ingiuntivo stesso, e non pu successivamente
modificarlo con un provvedimento distinto,e ci perch, conclude la pronuncia, nessuna
modificazione al decreto ingiuntivo pi consentita se non dopo instaurato il
contraddittorio, e questo non pu instaurarsi che mediante una tempestiva opposizione
notificata su istanza della parte opponente a chi aveva chiesto lingiunzione.
5.2. A tale principio queste sezioni unite intendono dare ulteriore continuit, sia pur
con le precisazioni che seguono.
5.2.1. Non ignora il collegio che una soluzione del tutto speculare rispetto a quella
appena descritta stata adottata dalla giurisprudenza di questa Corte in tema di
opposizione a decreto ingiuntivo per crediti di lavoro, previdenza e assistenza, nonch
per crediti relativi a rapporti in ordine ai quali prevista la cognizione nelle forme del
rito del lavoro (quali quelli locatizi), materia che costituisce, peraltro, eccezione
pressoch unica alla regola secondo cui lopposizione a decreto ingiuntivo si propone
mediante citazione da notificare alla controparte nel termine di cui allart. 641 cod.
proc. civ.: nelle controversie alle quali si applica il rito del lavoro, difatti, lopposizione
62

deve essere proposta con ricorso da depositare nella cancelleria del giudice competente
nel termine di cui allart. 641 cod. proc. civ., e deve ritenersi (in consonanza con la pi
attenta dottrina) tempestivamente proposta tutte le volte che il ricorso risulti depositato
nella cancelleria del giudice competente prima della scadenza del termine per
lopposizione (ordinaria, o tardiva), senza che sia necessario, ai fini dellammissibilit
della opposizione, che entro il medesimo termine il ricorso stesso sia stato notificato
(cos Cass. ss.uu. 14 marzo 1991, n. 2714, Cass. sez. lav. 11 luglio 1979, n. 4010, 15
ottobre 1992, n. 11318, 26 aprile 1993, n. 4867, Cass. sez. Ili 2 aprile 2009, n. 8014).
5.2.2. In tale, specifico ambito, giurisprudenza e dottrina costantemente convengono
sulla possibilit della sanatoria di una opposizione a decreto ingiuntivo per crediti di
lavoro o assimilati proposta con citazione invece che con ricorso, affermandosi in
proposito che lopposizione pu considerarsi valida solo se la citazione venga
depositata nella cancelleria del giudice competente entro il termine di cui allart. 641
cod. proc. civ. - mentre sarebbe insufficiente la sola notificazione nel medesimo termine
- poich solo in questo modo si raggiunge lo scopo proprio del ricorso (unica, isolata e
non condivisibile eccezione a tale orientamento pu ravvisarsi nella sentenza della
sezione lavoro del 16 novembre 1994, n. 9675, ove si legge che il pretore, investito di
opposizione a decreto ingiuntivo proposta con citazione, anzich con ricorso, in
controversia concernente un indebito previdenziale, deve disporre la conversione del
rito ai sensi dellart. 426 cod. proc. civ., restando tenuto, ove non abbia provveduto ai
sensi di detta norma, ad applicare - anche ai fini della verifica del rispetto del termine a
comparire - le norme ordinarie).
5.2.3. Non appare, poi, senza significato rammentare come la giurisprudenza di
legittimit, pronunciandosi con riferimento allopposizione relativa ad un decreto
ingiuntivo relativo a crediti in materia di locazione emesso dal giudice di pace, e
muovendo dalla premessa che latto introduttivo del giudizio davanti a questo la
citazione ad udienza fissa, abbia ripetutamente affermato, da un lato, che lopposizione
deve essere proposta con citazione e non mediate ricorso, previsto, in generale, per la
particolare materia trattata (art. 447 bis cod. proc. civ.), e, dallaltro, che la
conversione del ricorso, eventualmente proposto, in citazione ammissibile, purch
siano rispettati i termini per la notifica stabiliti dallart. 641 cod. proc. civ. (in tal
senso, Cass. 16 novembre 2007, n. 23813, e 30 dicembre 2011, n. 30193).
6. Proseguendo nellindagine, e posto che nel rito ordinario lappello si propone con
citazione, nel caso in cui limpugnazione sia stata invece proposta mediante ricorso si
ritiene costantemente che la sanatoria sia ammissibile solo se tale atto sia stato non
solo depositato nella cancelleria del giudice competente, ma anche notificato alla
controparte nel termine perentorio di cui allart. 325 cod. proc. civ. (ex multis, Cass. 19
novembre 1998, n. 11657, 11 settembre 2008, n. 23412, 25 febbraio 2009, n. 4498, 21
63

marzo 2011, n. 6412, 10 marzo 2011, n. 5826, 7 giugno 2011, n. 12290, 20 febbraio
2012, n. 2430, 29 febbraio 2012, n. 3058).
6.1. Il principio trova applicazione anche quando lappello abbia ad oggetto una
questione che, ratione materiae, avrebbe dovuto essere trattata in primo grado con il
rito del lavoro e che, invece, sia stata assoggettata a rito ordinario. Anche in questo
caso, infatti, lappello proposto mediante ricorso in tanto ritenuto ammissibile in
quanto tale atto sia stato non solo depositato in cancelleria, ma tempestivamente
notificato alla controparte a norma degli artt. 325 e 327 cod. proc. civ. (tra le molte
conformi, Cass. 28 marzo 1990, n. 2543, 9 marzo 1991, n. 2518, 2 agosto 1997, n.
7173, 7 giugno 2000, n. 7672).
6.1.1. Specularmente, quando lappello deve essere proposto mediante ricorso, la
giurisprudenza di questa Corte costantemente ritiene ammissibile la sanatoria
dellimpugnazione introdotta mediante citazione purch questa risulti non solo
notificata, ma anche depositata in cancelleria nel termine perentorio di legge (cos, tra
le altre, Cass. ss.uu. 3 maggio 1991, n. 4876, nonch Cass. 1 dicembre 1994, n. 10251,
26 ottobre 2000, n. 14100, 1 febbraio 2001, n. 1396, 12 marzo 2004, n. 5150, 20 luglio
2004, n. 13422, 22 luglio 2004, n. 13660, 18 aprile 2006, n. 8947, 10 agosto 2007, n.
17645, 22 aprile 2010, n. 9530, 13 ottobre 2011, n. 21161).
6.1.2. Il principio trova applicazione anche con riferimento alle opposizioni proposte
avverso provvedimenti giudiziari.
Con riferimento alle opposizioni proposte mediante ricorso invece che con citazione, la
possibilit di sanatoria stata costantemente riconosciuta sempre che la notificazione
dellatto alla controparte sia avvenuta nel termine perentorio fissato per proporre
impugnazione: espressione di detto orientamento, la sentenza del 12 marzo 1980, n.
1661 (in tema di opposizione proposta avverso il decreto del pretore emesso ai sensi
dellart. 28 dello statuto dei lavoratori anteriormente allentrata in vigore della legge 8
novembre 1977, n. 847, che ha disposto lapplicabilit in materia del rito del lavoro).
6.2. A diversa soluzione sono peraltro pervenute queste stesse sezioni unite in tema di
sanatoria dellimpugnazione della delibera dellassemblea condominiale.
Con la sentenza del 14 aprile 2011, n. 8491, difatti, precisato che limpugnazione delle
delibere condominiali si propone con citazione, e non con ricorso - come
prevalentemente opinato dalla giurisprudenza di questa Corte -, il problema
dellammissibilit della sanatoria dellimpugnazione spiegata a mezzo di ricorso stato
risolto ritenendo che questo pu essere considerato tempestivo anche allesito del
semplice deposito in cancelleria nel termine perentorio previsto dalla legge, restando
cos irrilevante la circostanza che la notificazione dellatto avvenga in un momento
successivo.
6.2.1. In motivazione, specificato come la questione della conversione si ponesse in
termini inversi rispetto a quelli consueti, trattandosi di stabilire se la domanda di
64

annullamento di una deliberazione condominiale, proposta impropriamente con ricorso


anzich con citazione, possa essere ritenuta valida, e se, a questo fine, sia sufficiente
che entro i trenta giorni stabiliti dallart. 1137 c.c. latto venga presentato al giudice, e
non anche notificato.
6.2.2. A entrambi i quesiti questa Corte ha offerto risposta affermativa, opinando che
ladozione della forma del ricorso non escluda lidoneit al raggiungimento dello scopo
di costituire il rapporto processuale, che sorge gi mediante il tempestivo deposito in
cancelleria, mentre estendere alla notificazione la necessit del rispetto del termine
non risponde ad alcuno specifico e concreto interesse del convenuto, mentre grava
lattore di un incombente il cui inadempimento pu non dipendere da sua inerzia, ma
dai tempi impiegati dallufficio giudiziario per la pronuncia del decreto di fissazione
delludienza di comparizione.
6.2.3. Nella sentenza si da atto, infine, di un precedente orientamento giurisprudenziale
il quale, pur affermando che limpugnazione delle delibere condominiali andrebbe
spiegata con ricorso, riteneva sufficiente, ai fini della sanatoria della stessa,
irritualmente proposta con citazione, la sola tempestiva notificazione di questo atto, ed
irrilevante invece il suo deposito in cancelleria, e si rileva che detto indirizzo si poneva
in dissonanza con lorientamento consolidato nelle materie del lavoro dipendente, della
separazione personale tra coniugi, della cessazione degli effetti civili e dello
scioglimento del matrimonio nonch delle locazioni, secondo cui la sanatoria della
instaurazione dei giudizi mediante citazione, quando stabilita la forma del ricorso,
possibile esclusivamente se nel termine di legge latto sia stato non soltanto notificato,
ma anche depositato in cancelleria.
6.3. Appare utile rammentare come la dottrina che si pronunciata sul principio dianzi
indicato, dopo aver manifestato non poche perplessit di tipo sistematico rispetto alla
soluzione adottata (in particolare, quella secondo cui, a rigore, lo scopo della
citazione, ossia il risultato materiale a cui questultima preordinata ex lege, si
realizzerebbe con la notifica alla controparte, laddove il mero deposito inadeguato a
costituire il rapporto processuale, onde la discutibilit dellaffermazione secondo cui la
notifica nei termini non soddisferebbe alcun interesse del convenuto, in quanto, ove si
impieghi lo strumento del ricorso, la contestazione della regolarit della delibera, di
fatto, potrebbe pervenire a conoscenza del condominio medesimo solo dopo che la
stessa ha avuto completa attuazione, laddove, optando per la forma della citazione, il
condominio in grado di conoscere tempestivamente lesatta portata delle censure
avanzate con essa, al fine anche di adottare le consequenziali opportune statuizioni a
tutela degli interessi della collettivit), e dopo aver osservato che lorientamento
prevalente fino alla sentenza era nel senso che limpugnazione avverso le delibere
condominiali dovesse essere proposta con ricorso, ha poi ritenuto che la soluzione
adottata fosse, ratione materiae, ispirata al buon senso pratico e volta a fini lato
65

sensu conservativi, onde evitare che una diversa opzione ermeneutica provocasse effetti
indesiderati sui giudizi di impugnazione delle delibere condominiali pendenti.
7. A giudizio del collegio, il principio affermato dalla sentenza n. 8491 del 2011 non
appare idoneo a legittimarne applicazioni diverse da quelle, affatto specifiche, per le
quali venne pronunciato.
7.1. Premesso che limpugnazione della delibera condominiale deve essere proposta
con atto di citazione, secondo la regola generale dellart. 163 c.p.c., la soluzione
accolta in quella pronuncia risulta, difatti, ispirata, sul piano funzionale (alla luce dei
principi del giusto processo e dellaffidamento in buona fede su prassi interpretative
processuali consolidate, come riconosciuto da questa corte con la sentenza n. 15144 del
2011), dallintento di evitare conseguenze pregiudizievoli, sul piano delle preclusioni
processuali, alle impugnazioni proposte sotto forma di ricorso.
7.2. Sotto un profilo pi squisitamente morfologico, va ancora osservato, nellipotesi ex
art. 1137 c.c., da un lato, che, ancorch strutturata come impugnazione, la domanda
del condomino pur sempre rivolta ad ottenere lannullamento di una delibera dotata
di efficacia esecutiva - onde il precipuo interesse dellattore a veder instaurato quanto
prima il contraddittorio, anche al fine di poter ottenere dal giudice linibitoria di cui al
2 comma -; dallaltro, che la imposizione del termine di cui al 3 comma dellart. 1137
c.c. risponde esclusivamente ad esigenze di certezza facenti capo al condominio ed
attinenti a materia non sottratta alla disponibilit delle parti - tant che (diversamente
da quanto avviene in caso di inosservanza dei termini per la proposizione dellappello o
di altri mezzi di impugnazione di pronunzie giudiziali, che rispondono ad interessi di
carattere pubblicistici) linosservanza del termine decadenziale in questione non
rilevabile dufficio dal giudice, ma pu essere eccepita, appunto, solo (e
tempestivamente) dal condominio convenuto.
7.3. Alla luce delle considerazioni che precedono, deve ritenersi che il suddetto
principio non possa trovare alcuna, pi generale applicazione al di fuori del territorio
delle delibere condominiali, apparendo del tutto indubitabile che, per valutare la
tempestivit di una impugnazione da proporsi con atto di citazione, occorra fare
riferimento alla data di notifica dellatto e non alla data del suo deposito nella
cancelleria del giudice ad quem, di talch la forma del ricorso non potrebbe mai
considerarsi, in quanto tale, idonea al raggiungimento dello scopo dellatto di
citazione, in assenza di uno degli elementi essenziali a tale fine, quale la vocatio in ius.
8. A tanto consegue laffermazione del principio di diritto secondo cui, ai sensi del
disposto della legge 794/1942 (applicabile nella specie ratione temporis), lopposizione
al decreto ingiuntivo ottenuto dallavvocato per prestazioni giudiziali in materia civile
deve essere proposto con atto di citazione, di talch, se lopponente abbia introdotto il
relativo giudizio con ricorso, la sanatoria del relativo vizio procedurale deve ritenersi
66

ammissibile a condizione che il ricorso venga notificato nel termine indicato nel
decreto, analogamente a come si sarebbe dovuto procedere con la citazione.
Il principio di diritto cos esposto va poi coniugato (in adesione con quanto
correttamente ritenuto da Cass. 1283/1999) con quello, pi generale, secondo il quale
ladozione della forma del ricorso in luogo di quella della citazione non determina,
peraltro, la nullit (ovvero la inammissibilit) del procedimento di opposizione quando,
con la regolare instaurazione del contraddittorio, conseguente alla costituzione della
controparte in assenza di eccezione alcuna, sia stato comunque raggiunto lo scopo
detratto, in virt del principio di conversione degli atti processuali nulli di cui allart.
156 c.p.c.
Le Sezioni Unite hanno dunque affermato il principio di diritto secondo cui, ai
sensi del disposto della Legge n. 794/1942 (applicabile nella specie ratione temporis),
lopposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dallavvocato per prestazioni giudiziali in
materia civile doveva essere proposto con atto di citazione.
Peraltro, le Sezioni Unite si sono lasciate andare (al punto 4.4) ad un obiter dictum che
nel prendere in esame la riforma del procedimento speciale previsto dagli artt. 28, 29 e
30 della Legge n. 794/1942ad opera del D.lgs. 150/2011 (art. 14) pare una palese
contraddizione e smentita di quanto da loro appena affermato (BULGARELLI):
sostengono, infatti, che tali conclusioni sono destinate ad essere radicalmente
rivisitate a seguito dellentrata in vigore del D.lgs. 1 settembre 2011, n. 150, a mente
del quale latto di opposizione allingiunzione dovr avere la forma del ricorso ex art.
702bis c.p.c. (secondo il rito speciale), e non pi dellatto di citazione.
A ben guardare anche lart. 14, 1 comma, D.lgs. n. 150/2011, prevede lo stesso inciso
gi presente nellart. 30 Legge n. 794/1942 (lopposizione proposta a norma
dellarticolo 645 del codice di procedura civile contro il decreto ingiuntivo riguardante
onorari, diritti o spese spettanti ad avvocati per prestazioni giudiziali) sul quale le
Sezioni Unite hanno basato il primo argomento a sostegno dellaffermazione di quale
debba essere la forma dellatto introduttivo dellopposizione a decreto ingiuntivo.
Non si vede quindi per quale motivo, volendo essere coerenti, si possa giungere a delle
conclusioni diverse a seconda che lopposizione venga radicata prima o dopo lentrata
in vigore dellart. 14 D.lgs. 150/2011, posto che anche questultimo articolo, come
visto, pare presupporre unopposizione nelle forme (secondo linterpretazione che ne
stata data) dellart. 645 c.p.c. (BULGARELLI).
Che ne allora di quella esigenza sistematica che affida al professionista la scelta di
ricorrere allo speciale procedimento sommario, disciplinato nel suo esclusivo interesse,
al fine di attuare e garantire una pi rapida tutela giurisdizionale del diritto al
compenso per le prestazioni eseguite in un processo civile che secondo le Sezioni
Unite deponevano a favore della scelta della forma della citazione per lintroduzione del
giudizio di opposizione (BULGARELLI) ?
67

Lavvocato perde dunque oggi (vigente il D.lgs. 150/2011) la facolt riservatagli di


decidere se chiedere o meno la trattazione della questione secondo il modello di cui
alla legge speciale potendo, in sua vece, effettuare tale scelta, adottando una
particolare forma dellatto introduttivo (ricorso), il suo cliente-opponente
(BULGARELLI) ?
Ci si chiede poi se entro il termine di cui allart. 641 c.p.c. lingiunto possa
limitarsi a depositare in Cancelleria il ricorso in opposizione oppure debba anche
provvedere a notificare allavvocato opposto il ricorso e il decreto di fissazione
delludienza .
Sembra preferibile la tesi che privilegia il momento del deposito del ricorso,
sulla scorta degli argomenti che seguono:
- in primo luogo, si fa riferimento allart. 39, 3 comma, c.p.c., ai sensi del quale (sia
pure relativamente alla litispendenza e continenza di cause) la prevenzione
determinata dalla notificazione della citazione ovvero dal deposito del ricorso;
- in secondo luogo, si ritiene ragionevole che entro il termine di cui allart.641 c.p.c.
lopponente possa limitarsi a depositare il ricorso ex art.702 c.p.c., ossia a fare ci che
rientra nelle sue facolt, registrandosi altrimenti una indebita compressione dei termini a
difesa per la proposizione dellopposizione;
- in terzo luogo, la notifica del ricorso e decreto di fissazione delludienza entro il
termine di cui allart.641 c.p.c. non sembra potersi conciliare (per lincompatibilit) con
i termini previsti dallart.702 ter, 3 comma, c.p.c., per il convenuto;
- in quarto luogo, tale indicazione trova il conforto della dottrina e della giurisprudenza
che, nelle opposizioni a decreto ingiuntivo in materia soggetta al rito del lavoro (cfr., ad
esempio, Cass. civile 8 novembre 1995, n. 11625; Cass. civile 16 novembre 1994, n.
9675; Cass. civile 29 luglio 1994, n. 7095; Cass. civile 26 aprile 1993, n. 4867; Cass.
civile 15 ottobre 1992, n. 11318; Cass. civile 26 marzo 1991, n. 3258; Cass. civile 14
marzo 1991, n. 2714; Cass. civile 6 agosto 1987, n. 6762) ed in materia di canoni di
locazione retta dal rito locatizio ex art.447 bis, ritiene sufficiente ai fini della tempestiva
opposizione nel termine di cui allart. 641 c.p.c. il deposito del ricorso in cancelleria
entro il termine 40 giorni dalla notificazione del decreto ingiuntivo (cfr. altres Cass.
civile 1 giugno 2000 n.7263).
Sul punto, si deve peraltro nuovamente richiamare la citata recente Sentenza
della Cassazione civile, Sezioni Unite, 23 settembre 2013 n. 21675 che, in motivazione,
ha affermato, tra laltro, quanto segue:
A tanto consegue laffermazione del principio di diritto secondo cui, ai sensi del
disposto della legge 794/1942 (applicabile nella specie ratione temporis), lopposizione
al decreto ingiuntivo ottenuto dallavvocato per prestazioni giudiziali in materia civile
deve essere proposto con atto di citazione, di talch, se lopponente abbia introdotto il
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relativo giudizio con ricorso, la sanatoria del relativo vizio procedurale deve ritenersi
ammissibile a condizione che il ricorso venga notificato nel termine indicato nel
decreto, analogamente a come si sarebbe dovuto procedere con la citazione.
Il principio di diritto cos esposto va poi coniugato (in adesione con quanto
correttamente ritenuto da Cass. 1283/1999) con quello, pi generale, secondo il quale
ladozione della forma del ricorso in luogo di quella della citazione non determina,
peraltro, la nullit (ovvero la inammissibilit) del procedimento di opposizione quando,
con la regolare instaurazione del contraddittorio, conseguente alla costituzione della
controparte in assenza di eccezione alcuna, sia stato comunque raggiunto lo scopo
detratto, in virt del principio di conversione degli atti processuali nulli di cui allart.
156 c.p.c.
Dunque, fornita risposta (seppur non immune da critiche) al primo quesito rimessole le
Sezioni Unite hanno affrontato il secondo, vero, quesito (senzaltro dipendente in prima
battuta dalle conclusioni raggiunte sul primo presupposto e cio sulla forma dellatto
introduttivo del giudizio di opposizione), ossia se, e in quali limiti, fosse possibile la
sanatoria di unopposizione allingiunzione erroneamente proposta nella vigenza
dellart. 30 della Legge n.794/1942 mediante ricorso.
Come si detto, le Sezioni Unite hanno ritenuto che, in ossequio allorientamento
costante della Suprema Corte (con la sola eccezione delle opposte conclusioni raggiunte
da Cass. Civile, Sezioni Unite, 14 aprile 2011, n. 8491 in tema di sanatoria
dellimpugnazione delle delibere dellassemblea condominiale che sia stata
erroneamente proposta con ricorso e non con citazione, per la quale ai fini della
tempestivit stato ritenuto sufficiente che nei termini per limpugnazione avvenga il
deposito del ricorso in cancelleria; tali conclusioni non sono state infatti ritenute
applicabili al di fuori del territorio delle delibere condominiali) sia ammissibile tale
sanatoria purch il ricorso venga notificato nel termine indicato nel decreto ex art. 641
c.p.c., analogamente a come si sarebbe dovuto procedere con citazione (anchessa da
notificarsi nello stesso termine).
La motivazione abbastanza stringata ed basata sul sillogismo che, se per valutare la
tempestivit di unimpugnazione da proporsi con atto di citazione occorre fare
riferimento alla data di notifica dellatto e non alla data del suo deposito nella
cancelleria del giudice ad quem, la forma del ricorso (che sia stato erroneamente
depositato per opporsi al decreto ingiuntivo) non potrebbe mai considerarsi, in quanto
tale, idonea al raggiungimento dello scopo dellatto di citazione, in assenza di uno degli
elementi essenziali a tale fine, quale la vocatio in ius.
Vocatio in ius che, tuttavia, manca anche nel ricorso eventualmente depositato ex art.
14, D.lgs. n. 150/2011 seppure dalle stesse Sezioni Unite ritenuto formalmente corretto
(ferme le critiche sopra indicate) come atto introduttivo dellattuale giudizio di
69

opposizione al decreto ingiuntivo emesso in favore dellavvocato civilista


(BULGARELLI).
A questo punto si riportano le testuali parole di autorevole dottrina (BULGARELLI), a
commento delle citate Sezioni Unite:
Dobbiamo iniziare a preoccuparci e ritenere quindi che ora, nella vigenza dellart. 14
del D.lgs. 150/2011, anche utilizzando la forma corretta per latto introduttivo
dellopposizione (ricorso) il rispetto dei termini di decadenza previsti dallart. 641
c.p.c. dipenda dai tempi impiegati dallufficio giudiziario per la pronuncia del decreto
di fissazione delludienza di comparizione e che quindi di fatto essi possano essere
inferiori a quelli (normalmente 40 giorni) astrattamente previsti?
O conviene forse non preoccuparsi e sbagliare consapevolmente, disattendendo le
sezioni unite, continuando a notificare per conto degli opponenti ad un decreto
ingiuntivo ottenuto da un collega citazioni e non ricorsi essendo cos certi di poter
contare sullintero termine previsto dallart. 641 c.p.c. e di lasciare allavvocato
opposto (e al Giudice ex art. 4, commi 1 e 2, D. lgs. 150/2011) la scelta se chiedere o
meno che la trattazione della vertenza si svolga secondo il modello di cui alla legge
speciale?
Pare proprio che la Suprema corte abbia fornito risposta ai quesiti che le sono stati
sottoposti a discapito della coerenza e con una motivazione che per le argomentazioni
fra loro contraddittorie e logicamente inconciliabili deve ritenersi perplessa e in
analogo stato non pu pertanto che lasciare loperatore del diritto.
Sulla base di quanto affermato dalle Sezioni Unite, sembrerebbe dunque doversi
ritenere che, attualmente, nel caso in cui lopposizione avverso un decreto ingiuntivo
richiesto ed ottenuto dallavvocato nei confronti del proprio cliente nella materia
in esame venga erroneamente proposta con citazione anzich con ricorso,
lopposizione stessa potrebbe ritenersi tempestiva soltanto se entro il termine di 40
giorni dalla notifica del decreto latto di citazione venga non soltanto notificato,
ma anche depositato in cancelleria (con liscrizione a ruolo): peraltro, qualora si
provveda alla conversione del rito di cognizione ordinaria nel rito di cognizione
sommaria ai sensi dellart. 4 D.Lgs. n. 150/2011, probabilmente si verificherebbe la
sanatoria prevista dallultimo comma del medesimo art. 4, ai sensi del quale:
5. Gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono secondo le norme
del rito seguito prima del mutamento. Restano ferme le decadenze e le preclusioni
maturate secondo le norme del rito seguito prima del mutamento.
E si noti che la conversione del rito ai sensi dellart. 4 D.Lgs. n. 150/2011 viene
disposta anche dai sostenitori della tesi secondo cui lintero giudizio di liquidazione dei
compensi, comprensivo dei temi sullan debeatur, dovrebbe essere trattato sempre e
comunque con il nuovo rito sommario (secondo quanto si detto in precedenza).

70

8. Generalit sulla disciplina delle controversie in tema di spese di giustizia.


Lart. 170 D.P.R. n. 115/2002 (Testo unico in materia di spese di giustizia),
sotto la rubrica opposizione a decreto di pagamento, nel testo precedente le
modifiche apportate dal D. Lgs. n. 150/2011, disponeva testualmente quanto segue:
1. Avverso il decreto di pagamento emesso a favore dellausiliario del
magistrato, del custode e delle imprese private cui affidato lincarico di demolizione e
riduzione in pristino, il beneficiario e le parti processuali, compreso il pubblico
ministero, possono proporre opposizione, entro venti giorni dallavvenuta
comunicazione, al presidente dellufficio giudiziario competente.
2. Il processo quello speciale previsto per gli onorari di avvocato e lufficio
giudiziario procede in composizione monocratica.
3. Il magistrato pu, su istanza del beneficiario e delle parti processuali
compreso il pubblico ministero e quando ricorrono gravi motivi, sospendere
lesecuzione provvisoria del decreto con ordinanza non impugnabile e pu chiedere a
chi ha provveduto alla liquidazione o a chi li detiene, gli atti, i documenti e le
informazioni necessari ai fini della decisione.
Dunque, il rito era quello speciale previsto per gli onorari di avvocato di cui
art. 29 Legge n. 794/1942,
ma la composizione prescritta dellufficio era
espressamente quella monocratica.
Giova a tal fine richiamare il previdente art. 29 Legge n. 794/1942 che, come si
gi avuto modo di chiarire, stabiliva quanto segue:
Il Presidente del Tribunale o della Corte di appello ordina, con decreto in
calce al ricorso, la comparizione degli interessati davanti al collegio in camera di
consiglio, nei termini ridotti a norma dellart. 645, ultima parte, del codice di
procedura civile.
Il decreto notificato a cura della parte istante.Non obbligatorio il ministero
di difensore.
Il collegio, sentite le parti, procura di conciliarle. Il processo verbale di
conciliazione costituisce titolo esecutivo.
Si applica per le spese lart. 92, ultimo comma, del codice di procedura civile.
Se una delle parti non comparisce o se la conciliazione non riesce, il collegio
provvede alla liquidazione con ordinanza non impugnabile la quale costituisce titolo
esecutivo anche per le spese del procedimento.
Le disposizioni di cui ai commi precedenti si osservano, in quanto applicabili,
davanti al giudice di pace [e al pretore] (1) quando essi sono rispettivamente
competenti a norma dellart. 28 (2).
71

(1) Il D.lgs. n. 51/1998 ha soppresso lufficio del Pretore e, fuori dai casi espressamente
previsti dal citato decreto, le relative competenze sono da intendersi trasferite al
Tribunale ordinario.
(2) Larticolo era stato abrogato, a decorrere dal 16.12.2009, dallart. 2, comma 1, D.L.
n. 200/2008 e, successivamente, lefficacia della legge era stata ripristinata dallart. 1
Legge n. 9/2009 in sede di conversione.
Il novellato art. 170 D.P.R. n. 115/2002 (opposizione a decreto di
pagamento), come modificato dallart. 34, 17 comma, lettera a), D. Lgs. n. 150/2011,
dispone ora testualmente quanto segue:
Avverso il decreto di pagamento emesso a favore dellausiliario del
magistrato, del custode e delle imprese private cui affidato lincarico di demolizione e
riduzione in pristino, il beneficiario e le parti processuali, compreso il pubblico
ministero, possono proporre opposizione. Lopposizione disciplinata dallarticolo 15
del decreto legislativo 01 settembre 2011 n. 150.
Lart. 15 D.Lgs. n. 150/2011 disciplina quindi attualmente le opposizioni a
decreto di pagamento di spese di giustizia, prevedendo testualmente quanto segue:
1. Le controversie previste dallarticolo 170 del decreto del Presidente della
Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, sono regolate dal rito sommario di cognizione, ove
non diversamente disposto dal presente articolo.
2. Il ricorso proposto al capo dellufficio giudiziario cui appartiene il
magistrato che ha emesso il provvedimento impugnato. Per i provvedimenti emessi da
magistrati dellufficio del giudice di pace e del pubblico ministero presso il tribunale
competente il presidente del tribunale. Per i provvedimenti emessi da magistrati
dellufficio del pubblico ministero presso la corte di appello competente il presidente
della corte di appello.
3. Nel giudizio di merito le parti possono stare in giudizio personalmente.
4. Lefficacia esecutiva del provvedimento impugnato pu essere sospesa
secondo quanto previsto dallarticolo 5.
5. Il presidente pu chiedere a chi ha provveduto alla liquidazione o a chi li
detiene, gli atti, i documenti e le informazioni necessari ai fini della decisione.
6. Lordinanza che definisce il giudizio non appellabile.
La Relazione spiega lintervento normativo come segue:
Larticolo 15 detta la disciplina delle controversie in materia di opposizione a
decreto di pagamento delle spese di giustizia, di cui allarticolo 170 del decreto del
Presidente della Repubblica 30 maggio 2002 n. 115.
Le controversie in questione sono state ricondotte al rito sommario di
cognizione, in virt dei caratteri di semplificazione della trattazione e dellistruzione
72

della causa evidenziati dal rinvio, ad opera della normativa previgente, alla disciplina
dei procedimenti in camera di consiglio, e del resto corrispondenti al limitato oggetto
del processo.
In ossequio alla delega (art. 54, comma 2, lettera a) della l. n. 69 del 2009) si
mantenuta ferma la competenza funzionale del capo dellufficio giudiziario cui
appartiene il magistrato che ha emesso il provvedimento impugnato. Al riguardo si
chiarita la portata della norma previgente in merito alla competenza, specificando che
per i provvedimenti emessi da magistrati dellufficio del giudice di pace e del pubblico
ministero presso il tribunale competente il presidente del tribunale e che per i
provvedimenti emessi da magistrati dellufficio del pubblico ministero presso la corte di
appello competente il presidente della corte di appello. Dallattribuzione della
competenza funzionale allorgano apicale dellufficio giudicante deriva ex se il
mantenimento della composizione monocratica dellorgano decidente.
In chiave di mantenimento delle specialit della disciplina, stato previsto che:
a) nel giudizio di merito le parti possono stare in giudizio personalmente;
b) lordinanza che definisce il giudizio non appellabile: sul punto valgono le
considerazioni effettuate riguardo allart. 3;
c) possibile sospendere lesecuzione provvisoria del decreto, applicando la disciplina
uniforme dellinibitoria contenuta nellart. 5;
d) il presidente pu chiedere dufficio a chi ha provveduto alla liquidazione, o a chi li
detiene, gli atti, i documenti e le informazioni necessari ai fini della decisione.
In realt, il giudizio di opposizione a decreto di pagamento delle spese di
giustizia, oggi regolato dallart. 15 D.Lgs. n. 150/2011, cui rinvia il novellato art. 170
D. Lgs. 115/2002, pu avere ad oggetto diverse situazioni giuridiche:
A) lopposizione al decreto di liquidazione dei compensi del custode,
dellausiliario del magistrato e delle imprese private cui affidato lincarico di
demolizione e riduzione in pristino (artt. 168-170 D.P.R. n. 115/2002);
B) lopposizione al decreto di pagamento dellonorario e delle spese spettanti al
difensore, allausiliario del magistrato, al consulente tecnico di parte e allinvestigatore
privato, in caso di ammissione al patrocinio a spese dello Stato (artt. 82-84 e 104
D.P.R. n. 115/2002);
C) lopposizione al provvedimento di liquidazione dellonorario e delle spese
spettanti al difensore della persona ammessa al programma di protezione dei
collaboratori di giustizia, al difensore dufficio, al difensore dufficio di persona
irreperibile e al difensore dufficio del minore (artt. 115-118 D.P.R. n. 115/2002);

73

D) lopposizione al provvedimento con cui il Giudice nega lammissione al


patrocinio a spese dello Stato;
E) limpugnazione del provvedimento di revoca dellammissione al patrocinio a
spese dello Stato da parte del Giudice.
Ai paragrafi successivi saranno eaminate le predette situazioni

9. A) Lopposizione al decreto di liquidazione dei compensi del custode,


dellausiliario del magistrato e delle imprese private cui affidato lincarico di
demolizione e riduzione in pristino
Lopposizione al decreto di liquidazione dei compensi del custode,
dellausiliario del magistrato e delle imprese private cui affidato lincarico di
demolizione e riduzione in pristino disciplinata dagli artt. 168-170 D.P.R. n.
115/2002 e concerne sia il processo civile sia il processo penale.
Giova chiarire che, ai sensi dellart. 3, 1 comma, lettera n) D.P.R. n.
115/2002, ausiliario del magistrato il perito, il consulente tecnico, linterprete, il
traduttore e qualunque altro soggetto competente, in una determinata arte o
professione o comunque idoneo al compimento di atti, che il magistrato o il funzionario
addetto allufficio pu nominare a norma di legge.
In particolare, lart. 168 D.P.R. n. 115/2002 disciplina come segue il decreto
di pagamento delle spettanze agli ausiliari del magistrato e dellindennit di
custodia:
1. La liquidazione delle spettanze agli ausiliari del magistrato e dellindennit
di custodia effettuata con decreto di pagamento, motivato, del magistrato che
procede.
2. Il decreto comunicato al beneficiario e alle parti, compreso il pubblico
ministero, ed titolo provvisoriamente esecutivo.
3. Nel processo penale il decreto titolo provvisoriamente esecutivo solo se
sussiste il segreto sugli atti di indagine o sulla iscrizione della notizia di reato ed
comunicato al beneficiario; alla cessazione del segreto comunicato alle parti,
compreso il pubblico ministero, nonch nuovamente al beneficiario ai fini
dellopposizione.
Lart. 169 D.P.R. n. 115/2002 disciplina invece il decreto di pagamento delle
spese per la demolizione e la riduzione in pristino dei luoghi prevedendo
testualmente quanto segue:
74

La liquidazione dellimporto dovuto alle imprese private o alle strutture


tecnico-operative del Ministero della difesa, che hanno eseguito la demolizione di opere
abusive e di riduzione in pristino dei luoghi, effettuata con decreto di pagamento
motivato dal magistrato che procede.
2. Il decreto di pagamento alle imprese private comunicato al beneficiario e
alle parti processuali, compreso il pubblico ministero.
Lart. 171 D.P.R. n. 115/2002, sotto la rubrica effetti del decreto di
pagamento poi, dispone che 1. Il decreto di pagamento emesso dal magistrato
costituisce titolo di pagamento della spesa in tutte le fattispecie previste dal presente
testo unico.
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno affermato che lesegesi del decreto di
liquidazione per una consulenza tecnica dufficio deve attenersi ai canoni previsti
per gli atti a contenuto normativo e non in base a quelli validi per contratti e negozi;
pertanto, linterpretazione del decreto deve seguire criteri oggettivi e testuali, poich
finalizzata alla ricerca del significato oggettivo della regola o del comando contenuti
nel provvedimento e non dei contenuti di una statuizione di volont (cfr. in tal senso:
Cass. civile, Sezioni Unite, 09 maggio 2008, n. 11501 in Diritto & Giustizia 2008).
Come si detto, il novellato art. 170 D.P.R. n. 115/2002 (opposizione a
decreto di pagamento), come modificato dallart. 34, 17 comma, lettera a), D. Lgs. n.
150/2011, dispone ora testualmente quanto segue:
Avverso il decreto di pagamento emesso a favore dellausiliario del
magistrato, del custode e delle imprese private cui affidato lincarico di demolizione e
riduzione in pristino, il beneficiario e le parti processuali, compreso il pubblico
ministero, possono proporre opposizione. Lopposizione disciplinata dallarticolo 15
del decreto legislativo 01 settembre 2011 n. 150.
Lart. 170 D.P.R. n. 115/2002 si ritiene applicabile anche avverso il decreto di
rigetto della liquidazione.
La legittimazione attiva nel procedimento di opposizione avverso il decreto di
pagamento emesso a favore dellausiliario del magistrato, del custode e delle imprese
private cui affidato lincarico di demolizione e riduzione in pristino spetta dunque:
al beneficiario, ossia allausiliario del magistrato (ad esempio, il CTU), al custode
ed alle imprese private cui affidato lincarico di demolizione e riduzione in
pristino;
alle parti processuali, ossia allattore o al convenuto o al terzo chiamato o al terzo
intervenuto in una determinata causa oppure al creditore procedente in una terminata
procedura esecutiva;
75

al pubblico ministero.
Il ricorso avverso il provvedimento di liquidazione dei compensi spettanti al
CTU pu essere proposto dal difensore che assisteva la parte nel giudizio nel cui
ambito la consulenza stata disposta, senza necessit di una specifica procura, come
chiarito dalla Cassazione con riguardo al ricorso previsto dal previgente art. 170 DP.R.
n. 115/2002:
Cass. civile, sez. II, 15 settembre 2009, n. 19867 in Giust. civ. Mass. 2009, 9, 1318:
Il ricorso previsto dallart. 170 d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, avverso il
provvedimento di liquidazione dei compensi spettanti al consulente tecnico
dufficio, pu essere proposto dal difensore che assiste la parte nel giudizio nel cui
ambito la consulenza stata disposta, senza necessit di una specifica procura: il
mandato ad litem, infatti, attribuisce al difensore la facolt di proporre tutte le
domande che siano comunque ricollegabili alloriginario oggetto della causa, ivi
compresa quella di verifica della correttezza della liquidazione, la quale
innegabilmente collegata alla domanda per la cui valutazione stata disposta la
consulenza.
Cass. civile, Sezioni Unite, 03 novembre 2005, n. 21288 in Giust. civ. Mass. 2005,
11: Il ricorso previsto dallart. 11 Legge 8 luglio 1980 n. 319 (e, ora, dallart. 170
T.U.) avverso il provvedimento di liquidazione dei compensi spettanti al consulente
tecnico dufficio pu essere proposto dal difensore che assiste la parte nel giudizio
nel cui ambito la consulenza stata disposta, senza necessit di una specifica
procura: il mandato ad litem, infatti, attribuisce al difensore la facolt di proporre
tutte le domande che siano comunque ricollegabili alloriginario oggetto della
causa, ivi compresa quella di verifica della correttezza della liquidazione, la quale
innegabilmente collegata alla domanda per la cui valutazione stata disposta la
consulenza.
Quanto ai contraddittori necessari nel procedimento di opposizione al decreto
di liquidazione dei compensi al CTU in sede civile, si ritiene che, anche a seguito
dellentrata un vigore dellart. 15 D. Lgs. n. 150/2011, nulla sia mutato sulla necessit
che al procedimento partecipino, oltre al beneficiario del decreto di pagamento (il
CTU), anche tutte le parti del giudizio e, dunque, non solo quella o quelle cui sia stato
addossato lonere di anticipare le spese: la sentenza finale potrebbe infatti modificare il
carico delle spese relative alla CTU, onde la parte non immediatamente gravata
dallonere non solo pu proporre impugnazione ma deve anche partecipare al giudizio
nellipotesi in cui lopposizione risulti proposta da altra parte (GIULIANI).
Sul punto, la Cassazione aveva affermato che nel giudizio di opposizione al
decreto di liquidazione del compenso al consulente tecnico ai sensi del previgente art.
170 D.P.R. n. 115/2002 sono contraddittori necessari lausiliario del Giudice ed i
76

soggetti a carico dei quali le spese relative alla consulenza tecnica espletata nel giudizio
di merito potrebbero avere riflessi patrimoniali:
Cass. civile, sez. II, 17 dicembre 2012, n. 23192 in Giust. civ. Mass. 2012, 12, 1426:
Nel giudizio di opposizione al decreto di pagamento emesso a favore del
consulente tecnico dufficio, ai sensi dellart. 170 del D.P.R. n. 115 del 2002, le
parti del processo nel quale stata espletata la consulenza sono litisconsorti
necessari. Ne consegue che lomessa notifica del ricorso in opposizione e del
decreto di comparizione ad una di tali parti determina la nullit del procedimento e
della decisione, sicch questultima deve essere cassata con rinvio, affinch il
giudice a quo riesamini lopposizione, previa integrazione del contraddittorio.
Cass. civile, sez. II, 30 marzo 2006, n. 7528 in Giust. civ. Mass. 2006, 3: Nel
giudizio di opposizione al decreto di liquidazione del compenso al consulente
tecnico ex art. 11 legge n. 319 del 1980 (e, ora ex art. 170 T.U.) sono contraddittori
necessari lausiliare del giudice ed i soggetti a carico dei quali le spese relative alla
consulenza tecnica espletata nel giudizio di merito potrebbero avere riflessi
patrimoniali, con la conseguenza che il decreto presidenziale di comparizione degli
interessati dinanzi al collegio in camera di consiglio deve essere notificato dal
ricorrente non soltanto al CTU, ma altres alla controparte. Pertanto qualora si sia
verificata violazione delle norme sul litisconsorzio necessario non rilevata dal
giudice, che non ha disposto lintegrazione del contraddittorio, risulta viziato
lintero procedimento, sicch il giudice di legittimit deve disporre lannullamento,
anche dufficio, della pronuncia emessa, con rinvio della causa al giudice a quo,
titolare della competenza funzionale in materia.
Cass. civile, sez. II, 21 gennaio 2000, n. 645 in Giust. civ. Mass. 2000, 105: Nel
giudizio di opposizione al decreto di liquidazione del compenso al consulente
tecnico ex art. 11 l. n. 319 del 1980 (e, ora ex art. 170 T.U.) sono contraddittori
necessari il detto ausiliare del giudice ed i soggetti a carico dei quali posto
lobbligo di corrispondere il compenso. Ne consegue che il decreto presidenziale di
comparizione degli interessati dinanzi al collegio in camera di consiglio deve essere
notificato dal ricorrente non soltanto al CTU, ma altres alla controparte, dovendo
in difetto essere integrato il contraddittorio ex art. 102, comma 2, c.p.c.
La Cassazione ha chiarito che in tema di procedimento di opposizione - ai sensi
dellart. 170 D.P.R. n. 115 del 2002 - per la liquidazione dei compensi al perito,
limputato, parte del processo al quale lattivit dellausiliario riferita, interessato al
ricorso con cui il perito si dolga dellinsufficiente liquidazione, atteso che il maggior
onere derivante dalla richiesta riforma del provvedimento impugnato ha una ricaduta nei
suoi confronti; viziato, pertanto, da nullit, per violazione del principio del
contraddittorio il provvedimento emesso in camera di consiglio senza che allimputato e
77

al suo difensore sia stato notificato lavviso della udienza camerale (cfr. in tal senso:
Cass. civile, sez. II, 15 marzo 2012, n. 4152 in Guida al diritto 2012, 24, 82).
La legittimazione passiva nel procedimento di opposizione al decreto di
liquidazione emesso a favore dellausiliario del magistrato, del custode e delle imprese
private cui affidato lincarico di demolizione e riduzione in pristino in sede penale
spetta al Ministero della Giustizia, quale parte pubblica tenuta sia allanticipazione dei
compensi sia al rimborso delle spese del procedimento di opposizione ove soccombente
(cfr. anche linfra citata Cass. civile, Sezioni Unite, 29 maggio 2012, n. 8516).
Pertanto, con il decreto con cui viene fissata ludienza di comparizione delle
parti avanti a s, si dovr anche:
assegnare al convenuto Ministero della Giustizia (o ai convenuti Ministero della
Giustizia e Consulente del P.M.) (o ai convenuti Ministero della Giustizia e Custode
giudiziario) un termine per la costituzione, che dovr avvenire non oltre dieci giorni
prima delludienza, ex art. 702 bis, 3 comma, c.p.c.;
mandare alla parte ricorrente di notificare al convenuto Ministero della Giustizia,
presso lAvvocatura Distrettuale dello Stato (o ai convenuti Ministero della
Giustizia, presso lAvvocatura Distrettuale dello Stato e Consulente del P.M.) (o ai
convenuti Ministero della Giustizia, presso lAvvocatura Distrettuale dello Stato e
Custode giudiziario) ricorso e decreto entro un termine di almeno trenta giorni
prima della data fissata per la sua costituzione, ex art. 702 bis, 3 comma, c.p.c.
Con specifico riguardo al giudizio di opposizione avverso i decreti di
pagamento emessi a favore dei CTU, la Cassazione suole affermare che oggetto del
procedimento di opposizione in questione pu riguardare non soltanto la verifica della
correttezza della liquidazione operata dal Giudice, ma altres la corrispondenza
dellincarico svolto dal CTU ai quesiti demandatigli, ma non anche la valutazione
dellinfluenza e dellutilit della consulenza tecnica, che attengono al merito della causa
e devono farsi valere nella relativa sede:
Cass. civile, sez. I, 22 marzo 2013, n. 7294 in Giust. civ. Mass. 2013, rv 625931:
Nel giudizio di opposizione al decreto di liquidazione del compenso a favore del
consulente tecnico dufficio, il giudice deve verificare se lopera svolta
dallausiliare sia rispondente ai quesiti posti dal giudice che ha conferito lincarico,
tenuto conto, ai sensi dellart. 51 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, della
difficolt, completezza e pregio della relazione peritale, che costituiscono i
parametri per la determinazione del compenso.
Cass. civile, sez. II, 30 aprile 2012, n. 6598 in Guida al diritto 2012, 26, 62 (s.m.):
In sede di opposizione avverso il decreto di liquidazione dei compensi al
consulente tecnico sono ammissibili solo le censure che si riferiscano alla
78

liquidazione del compenso mentre non possono proporsi questioni relative allutilit
e validit della consulenza tecnica, che attengono al merito della causa e vanno
fatte valere nella relativa sede. Tale principio rimasto fermo anche a seguito della
pressoch totale abrogazione l. n. 319 del 1980, atteso che la natura e la struttura
del procedimento di opposizione, gi previsto dellart. 11 di questa e ora
disciplinato dellart. 170 D.P.R. n. 115 del 2002 rimasta sostanzialmente
invariata. (Nella specie si assumeva che il quesito assegnato al consulente nominato
dal p.m. comportava limpiego, da parte del consulente stesso, di competenze
specifiche sovrapponibili perfettamente alle conoscenze e alle valutazioni proprie
dellorgano giudiziario).
Cass. civile, sez. II, 07 febbraio 2011, n. 3024 in Giust. civ. Mass. 2011, 2, 193: In
tema di liquidazione del compenso al consulente tecnico dufficio, secondo la
disciplina recata dallart. 170 d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, che lascia
sostanzialmente invariata la natura e la struttura del procedimento di opposizione
alla anzidetta liquidazione gi previsto dallart. 11 l. 8 luglio 1980 n. 319, avverso
il decreto di liquidazione non possono proporsi questioni relative alla utilit e
validit della consulenza tecnica, che attengono al merito della causa e vanno fatte
valere nella relativa sede.
Cass. civile, sez. II, 31 marzo 2006, n. 7632 in Giust. civ. Mass. 2006, 3: In tema
di compenso degli ausiliari del giudice, nel procedimento di opposizione al
provvedimento che liquida il compenso al consulente tecnico, ai sensi dellart. 11 l.
8 luglio 1980 n. 319 (e, ora , dellart. 170 T.U.) non compete al giudice la
valutazione dellinfluenza e dellutilit della consulenza tecnica (il cui
apprezzamento riservato al giudice della controversia in sede di cognizione del
merito), bens quella circa la rispondenza dellopera svolta dallausiliario ai quesiti
postigli. Ne consegue che, nel caso in cui tutto lelaborato debba ritenersi fuori
dopera rispetto al quesito, al consulente non spetta alcun compenso.
Cass. civile, sez. II, 30 marzo 2006, n. 7499 in Giust. civ. Mass. 2006, 3: Nel
giudizio di opposizione avverso il provvedimento di liquidazione del compenso al
consulente tecnico, ai sensi dellart. 11 l. 8 luglio 1980 n. 319 (e, ora , dellart. 170
T.U.), non possono proporsi questioni relative alla utilit e validit della
consulenza tecnica, che attengono al merito della causa e vanno fatte valere nella
relativa sede.
Cass. civile, sez. I, 11 aprile 1995, n. 4166 in Giust. civ. Mass. 1995, 811: Nel
procedimento di opposizione al provvedimento che liquida il compenso al
consulente tecnico non compete al giudice la valutazione dellinfluenza e dellutilit
della consulenza tecnica (il cui apprezzamento riservato al giudice della
controversia in sede di cognizione del merito), bens quella circa la rispondenza
dellopera svolta dallausiliario ai quesiti postigli, con la conseguenza che, nel caso
79

in cui tutto lelaborato debba ritenersi fuori dopera rispetto al quesito, al


consulente non spetta alcun compenso.
Pu essere utile ricordare che gli artt. 52 e 53 disp. attuaz. c.p.c. sono tuttora
vigenti, non essendo stati abrogati n dallart. 299 del D.P.R. n. 115/2002 n dal D. Lgs.
n. 150/2011 ma, come chiarito dalla Cassazione, continuano ad avere lefficacia soltanto
di indicare la forma del decreto di liquidazione dei compensi agli ausiliari del giudice e
la sua natura di titolo esecutivo, mentre il procedimento di opposizione avverso tale
provvedimento regolato dallart. 170 D.P.R. n. 115/2002 e, ora, dallart. 15 D. Lgs. n.
150/2011 (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. III, 09 aprile 2013, n. 8586 in Giust. civ.
Mass. 2013, rv 625880: Gli artt. 52 e 53 delle disposizioni di attuazione del codice di
procedura civile sono tuttora vigenti, non essendo stati abrogati dallart. 299 del
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, ma continuano ad avere lefficacia soltanto di indicare
la forma del decreto di liquidazione dei compensi agli ausiliari del giudice e la sua
natura di titolo esecutivo, mentre il procedimento di opposizione avverso tale
provvedimento regolato dallart. 170 del medesimo d.P.R. n. 115 del 2002).

80

10. B) Lopposizione al decreto di pagamento dellonorario e delle spese spettanti


al difensore, allausiliario del magistrato, al consulente tecnico di parte e
allinvestigatore privato, in caso di ammissione al patrocinio a spese dello Stato
Lopposizione al decreto di pagamento dellonorario e delle spese spettanti al
difensore, allausiliario del magistrato, al consulente tecnico di parte e allinvestigatore
privato, in caso di ammissione al patrocinio a spese dello Stato disciplinata dagli artt.
82-84 e 104 D.P.R. n. 115/2002.
In particolare, lart. 82 D.P.R. n. 115/2002 disciplina come segue l onorario
e spese del difensore in caso di ammissione al patrocinio a spese dello Stato (sia nel
processo civile sia nel processo penale):
1. Lonorario e le spese spettanti al difensore sono liquidati dallautorit
giudiziaria con decreto di pagamento, osservando la tariffa professionale in modo che,
in ogni caso, non risultino superiori ai valori medi delle tariffe professionali vigenti
relative ad onorari, diritti ed indennit, tenuto conto della natura dellimpegno
professionale, in relazione allincidenza degli atti assunti rispetto alla posizione
processuale della persona difesa. (1)
2. Nel caso in cui il difensore nominato dallinteressato sia iscritto in un elenco
degli avvocati di un distretto di corte dappello diverso da quello in cui ha sede il
magistrato competente a conoscere del merito o il magistrato davanti al quale pende il
processo, non sono dovute le spese e le indennit di trasferta previste dalla tariffa
professionale.
3. Il decreto di pagamento comunicato al difensore e alle parti, compreso il
pubblico ministero.
(1) Comma cos modificato dallart. 1 L. 30 dicembre 2004, n. 311, a decorrere dal 1
gennaio 2005.
Lart. 83 D.P.R. n. 115/2002, invece, disciplina come segue l onorario e
spese dellausiliario del magistrato e del consulente tecnico di parte, in caso di
ammissione al patrocinio a spese dello Stato (sia nel processo civile sia nel processo
penale):
1. Lonorario e le spese spettanti allausiliario del magistrato e al consulente
tecnico di parte sono liquidati dallautorit giudiziaria con decreto di pagamento,
secondo le norme del presente testo unico. (1)
2. La liquidazione effettuata al termine di ciascuna fase o grado del processo
e, comunque, allatto della cessazione dellincarico, dallautorit giudiziaria che ha
proceduto; per il giudizio di cassazione, alla liquidazione procede il giudice di rinvio,
ovvero quello che ha pronunciato la sentenza passata in giudicato. In ogni caso, il
giudice competente pu provvedere anche alla liquidazione dei compensi dovuti per le
81

fasi o i gradi anteriori del processo, se il provvedimento di ammissione al patrocinio


intervenuto dopo la loro definizione.
3. Il decreto di pagamento comunicato al beneficiario e alle parti, compreso il
pubblico ministero.
(1) Comma cos modificato dallart. 3 L. 24 febbraio 2005, n. 25.
Lart. 104 D.P.R. n. 115/2002 disciplina il compenso dellinvestigatore
privatodella parte ammessa al patrocinio (nel processo penale) disponendo che Il
compenso spettante allinvestigatore privato della parte ammessa al patrocinio
liquidato dallautorit giudiziaria, ai sensi dellarticolo 83 ed ammessa opposizione
ai sensi dellarticolo 84.
Infine, lart. 84 D.P.R. n. 115/2002 , sotto la rubrica opposizione al decreto di
pagamento, prevede poi che 1. Avverso il decreto di pagamento del compenso al
difensore, allausiliario del magistrato e al consulente tecnico di parte, ammessa
opposizione ai sensi dellarticolo 170.
Lart. 84 D.P.R. n. 115/2002 si ritiene applicabile anche avverso il decreto di
rigetto della liquidazione.
La legittimazione passiva in tali procedimenti di opposizione spetta al
Ministero della Giustizia, quale parte pubblica tenuta sia allanticipazione dei
compensi sia al rimborso delle spese del procedimento di opposizione ove soccombente
(cfr. anche linfra citata Cass. civile, Sezioni Unite, 29 maggio 2012, n. 8516).
La Cassazione ha chiarito che il difensore di persona ammessa al patrocinio a
spese dello Stato che, ai sensi degli artt. 84 e 170 del D.P.R. n. 115 del 2002, proponga
opposizione avverso il decreto di pagamento dei compensi, contestando lentit delle
somme liquidate, agisce in forza di una propria autonoma legittimazione a tutela di un
diritto soggettivo patrimoniale; ne consegue che il diritto alla liquidazione degli onorari
del procedimento medesimo e leventuale obbligo del pagamento delle spese sono
regolati dalle disposizioni del codice di procedura civile relative alla responsabilit
delle parti per le spese (nella specie, la Corte ha cassato lordinanza impugnata che
aveva escluso che nel giudizio di opposizione potesse esservi spazio per la liquidazione
delle spese della procedura) (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 02 maggio 2013, n.
10239 in Diritto & Giustizia 2013).
Analogamente, si affermato che il difensore di persona ammessa al
patrocinio a spese dello Stato che, ai sensi degli artt. 84 e 170 D.P.R. n. 115 del 2002,
proponga opposizione avverso il decreto di pagamento dei compensi, contestando
lentit delle somme liquidate, agisce in forza di una propria autonoma legittimazione a
tutela di un diritto soggettivo patrimoniale; ne consegue che il diritto alla liquidazione
82

degli onorari nel procedimento medesimo e leventuale obbligo delle spese sono
regolati dalle disposizioni del codice di procedura civile relative alla responsabilit delle
parti per le spese(cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 23 aprile 2013, n. 9808 in
Diritto & Giustizia 2013; Cass. civile, sez. VI, 12 agosto 2011, n. 17247 in Giust. civ.
Mass. 2011, 7-8, 1167).

11. C) Lopposizione al provvedimento di liquidazione dellonorario e delle spese


spettanti al difensore della persona ammessa al programma di protezione dei
collaboratori di giustizia, al difensore dufficio, al difensore dufficio di persona
irreperibile e al difensore dufficio del minore
Lopposizione al provvedimento di liquidazione dellonorario e delle spese
spettanti al difensore della persona ammessa al programma di protezione dei
collaboratori di giustizia, al difensore dufficio, al difensore dufficio di persona
irreperibile e al difensore dufficio del minore disciplinata dagli artt. 115-118 D.P.R.
n. 115/2002 (dettati nellambito del Titolo III sulla estensione, a limitati effetti, della
disciplina del patrocinio a spese dello Stato prevista per il processo penale ).
In particolare, lart. 115 D.P.R. n. 115/2002 disciplina come segue la
liquidazione dellonorario e delle spese al difensore di persona ammessa al
programma di protezione dei collaboratori di giustizia:
1. Lonorario e le spese spettanti al difensore di persona ammessa al
programma di protezione di cui al decreto legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, e successive modificazioni, sono
liquidati dal magistrato nella misura e con le modalit previste dallarticolo 82 ed
ammessa opposizione ai sensi dellarticolo 84. Nel caso in cui il difensore sia iscritto
nellalbo degli avvocati di un distretto di corte dappello diverso da quello dellautorit
giudiziaria procedente, in deroga allarticolo 82, comma 2, sono sempre dovute le
spese documentate e le indennit di trasferta nella misura minima consentita (1).
(1) Comma cos modificato dallart. 94, comma 2, L. 27 dicembre 2002, n. 289, a
decorrere dal 1 gennaio 2003.
Lart. 116 D.P.R. n. 115/2002 disciplina come segue la liquidazione
dellonorario e delle spese al difensore di ufficio:
1. Lonorario e le spese spettanti al difensore di ufficio sono liquidati dal
magistrato, nella misura e con le modalit previste dallarticolo 82 ed ammessa
opposizione ai sensi dellarticolo 84, quando il difensore dimostra di aver esperito
inutilmente le procedure per il recupero dei crediti professionali.
83

2. Lo Stato ha diritto di ripetere le somme anticipate, a meno che la persona


assistita dal difensore dufficio non chiede ed ottiene lammissione al patrocinio.
Lart. 117 D.P.R. n. 115/2002 disciplina come segue la liquidazione
dellonorario e delle spese al difensore di ufficio di persona irreperibile :
1. Lonorario e le spese spettanti al difensore di ufficio della persona sottoposta
alle indagini, dellimputato o del condannato irreperibile sono liquidati dal magistrato
nella misura e con le modalit previste dallarticolo 82 ed ammessa opposizione ai
sensi dellarticolo 84.
2. Lo Stato ha diritto di ripetere le somme anticipate nei confronti di chi si
reso successivamente reperibile.
Lart. 118 D.P.R. n. 115/2002 disciplina come segue la liquidazione
dellonorario e delle spese al difensore di ufficio del minore :
1. Lonorario e le spese spettanti al difensore di ufficio del minore sono
liquidati dal magistrato nella misura e con le modalit previste dallarticolo 82 ed
ammessa opposizione ai sensi dellarticolo 84.
2. Contestualmente alla comunicazione del decreto di pagamento, lufficio
richiede ai familiari del minorenne, nella qualit, di presentare entro un mese la
documentazione prevista dallarticolo 79, comma 1, lettera c); alla scadenza del
termine, lufficio chiede allufficio finanziario gli adempimenti di cui allarticolo 98,
comma 2, trasmettendo leventuale documentazione pervenuta.
3. Lo Stato ha diritto di ripetere le somme anticipate nei confronti del minorenne
e dei familiari, se il magistrato, con decreto, accerta il superamento dei limiti di reddito
previsti per lammissione al beneficio del patrocinio nei processi penali, sulla base
della documentazione richiesta ai beneficiari o sulla base degli accertamenti
finanziari.
Dunque, i citati artt. 115-118 D.P.R. n. 115/2002 richiamano tutti
espessamente sia lart. 82 sia lart. 84: in particolare, questultimo, come si detto,
sotto la rubrica opposizione al decreto di pagamento, prevede che 1. Avverso il
decreto di pagamento del compenso al difensore, allausiliario del magistrato e al
consulente tecnico di parte, ammessa opposizione ai sensi dellarticolo 170.
Come pure si detto,art. 84 D.P.R. n. 115/2002 si ritiene applicabile anche
avverso il decreto di rigetto della liquidazione.
La legittimazione passiva in tali procedimenti di opposizione spetta al Ministero
della Giustizia, quale parte pubblica tenuta sia allanticipazione dei compensi sia al
rimborso delle spese del procedimento di opposizione ove soccombente (cfr. anche
linfra citata Cass. civile, Sezioni Unite, 29 maggio 2012, n. 8516).
84

12. D) Lopposizione al provvedimento con cui il Giudice nega lammissione al


patrocinio a spese dello Stato
Lart. 99 D.P.R. n. 115/2002, dettato nel Titolo II sulle disposizioni particolari
sul patrocinio a spese dello Stato nel processo penale, disciplina lopposizione al
provvedimento con cui il Giudice penale nega lammissione al patrocinio a spese
dello Stato e, sotto la rubrica Ricorso avverso i provvedimenti di rigetto dellistanza,
dispone testualmente quanto segue:
1. Avverso il provvedimento con cui il magistrato competente rigetta listanza
di ammissione, linteressato pu proporre ricorso, entro venti giorni dalla notizia
avutane ai sensi dellarticolo 97, davanti al presidente del tribunale o al presidente
della corte dappello ai quali appartiene il magistrato che ha emesso il decreto di
rigetto.
2. Il ricorso notificato allufficio finanziario che parte nel relativo processo.
3. Il processo quello speciale previsto per gli onorari di avvocato e lufficio
giudiziario procede in composizione monocratica.
4. Lordinanza che decide sul ricorso notificata entro dieci giorni, a cura
dellufficio del magistrato che procede, allinteressato e allufficio finanziario, i quali,
nei venti giorni successivi, possono proporre ricorso per cassazione per violazione di
legge. Il ricorso non sospende lesecuzione del provvedimento.
a) Secondo una prima tesi, lopposizione al provvedimento con cui il Giudice
penale nega lammissione al patrocinio a spese dello Stato dovrebbe essere attribuita
ancora oggi alla competenza del Giudice penale, in virt del carattere accessorio di
tale controversia, che pertanto resterebbe strettamente collegata al procedimento
principale (GIULIANI).
A sostegno di tale tesi, viene citata Cass. penale, sez. IV, 2 marzo 2011, n.
12491 che, in motivazione, ha configurato la procedura di cui allart. 99 D.P.R. n.
115/2002, nel complesso, come una procedura di tipo misto che segue le regole del
rito penale per quanto riguarda la competenza del giudice e segue le regole del rito
civile per quanto riguarda i termini per lopposizione, la legittimazione processuale,
lonere della prova e il carico delle spese processuale.
Secondo tale tesi, lart. 99 D.P.R. n. 115/2002 pone comunque difficili problemi
di coordinamento con il processo penale in cui verrebbe ad innestarsi quello di
opposizione, di cui non sarebbe certa neppure la riconducibilit allart. 15 D. Lgs. n.
150/2011, potendosi ipotizzare lapplicazione del sotto-rito sommario di cui al
precedente art. 14, proprio a causa del richiamo al procedimento speciale camerale di
liquidazione degli onorari degli avvocati.

85

b) Secondo una seconda tesi, anche tale opposizione dovrebbe invece spettare
alla competenza del Giudice civile, attraverso lapplicazione analogica dellart. 170
D.P.R. n. 115/2002 e, dunque, anche dellart. 15 D.Lgs. n. 150/2011 (richiamato
dallart. 170).
A sostegno di tale tesi, si osserva che la modifica dellart. 28 Legge n. 794/1942
e labrogazione degli artt. 29 e 30 Legge n. 794/1942 hanno determinato labrogazione
dellart. 99, 3 comma, D.Lgs. n. 150/2011 che, come si detto, richiama il processo
speciale previsto per gli onorari di avvocato con la precisazione che lufficio
giudiziario procede in composizione monocratica (e, dunque, il processo gi
disciplinato dai previgenti artt. 28, 29 e 30 Legge n. 794/1942), salvo a voler ipotizzare
la sopravvivenza di una normativa abrogata.
Questa tesi viene seguita dalla 3^ Sezione del Tribunale di Torino.
Per quanto concerne lopposizione al diniego dellammissione al patrocinio a
spese dello Stato in sede civile, si deve innanzitutto richiamare lart. 126 D.P.R. n.
115/2002, ai sensi del quale:
1. Nei dieci giorni successivi a quello in cui stata presentata o pervenuta
listanza di ammissione, il consiglio dellordine degli avvocati, verificata
lammissibilit dellistanza, ammette linteressato in via anticipata e provvisoria al
patrocinio se, alla stregua della dichiarazione sostitutiva di certificazione prevista,
ricorrono le condizioni di reddito cui lammissione al beneficio subordinata e se le
pretese che linteressato intende far valere non appaiono manifestamente infondate.
2. Copia dellatto con il quale il consiglio dellordine accoglie o respinge,
ovvero dichiara inammissibile listanza, trasmessa allinteressato e al magistrato.
3. Se il consiglio dellordine respinge o dichiara inammissibile listanza, questa
pu essere proposta al magistrato competente per il giudizio, che decide con decreto.
Ora, lopposizione alla delibera del Consiglio dellordine degli avvocati di
rigetto o di inammissibilit dellistanza di ammissione al patrocinio a spese dello
Stato non sembra ammissibile, sia in quanto lopposizione non avrebbe ad oggetto un
provvedimento del Giudice, sia in quanto il citato art. 126, 3 comma, D.P.R. n.
115/2002 prevede quale rimedio la riproposizione dellistanza al magistrato competente
per il giudizio, che decide con decreto. Questa tesi viene seguita dalla 3^ Sezione del
Tribunale di Torino.
Invece, lopposizione al decreto con cui il Giudice civile, adito ai sensi del
citato art. 126, 3 comma, D.P.R. n. 115/2002 nega a sua volta lammissione al
patrocinio a spese dello Stato dovrebbe ritenersi ammissibile attraverso
lapplicazione dellart. 170 D.P.R. n. 115/2002, argomentandosi per analogia dallart.
84 D.P.R. n. 115/2002 richiamato in precedenza (GIULIANI).
86

Una tale soluzione sembra avallata da Cass. civile, sez. I, 04 settembre 2009, n.
19203 in Giust. civ. Mass. 2009, 9, 1274 e Cass. civile, sez. I, 27 maggio 2008, n.
13833 in Giust. civ. Mass. 2008, 5, 816, secondo cui nel giudizio di impugnazione del
provvedimento di espulsione, avverso il provvedimento di diniego di ammissione al
patrocinio a spese dello Stato lo straniero non pu far ricorso al procedimento di cui
allart. 99 D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, espressamente previsto nel procedimento
penale, ma a quello disciplinato dallart. 170 del citato decreto (applicabile ai sensi
dellart. 84, a sua volta richiamato dallart. 142); secondo le previsioni di tale norma,
pertanto, avverso il provvedimento di non ammissione al gratuito patrocinio, lo
straniero pu proporre ricorso, entro venti giorni dalla comunicazione, al capo
dellufficio giudiziario (nella specie, ratione temporis, al Coordinatore dellufficio del
giudice di pace competente nel giudizio di impugnazione del provvedimento
espulsivo).
La legittimazione passiva in tali procedimenti di opposizione spetta in tal caso
non al Ministero della Giustizia, bens allUfficio Finanziario (e, precisamente,
allAgenzia delle Entrate), quale parte pubblica tenuta al rimborso delle spese del
procedimento di opposizione ove soccombente, come espressamente previsto dallart.
99. 2 comma, D.P.R. n. 115/2002, ai sensi del quale il ricorso notificato allufficio
finanziario che parte nel relativo processo.

87

13. E) Limpugnazione del provvedimento di revoca dellammissione al patrocinio


a spese dello Stato
La revoca del provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello
Stato nel processo penale disciplinata dallart. 112 D.P.R. n. 115/2002, ai sensi del
quale:
1. Il magistrato, con decreto motivato, revoca lammissione:
a) se, nei termini previsti dallarticolo 79, comma 1, lettera d), linteressato non
provvede a comunicare le eventuali variazioni dei limiti di reddito;
b) se, a seguito della comunicazione prevista dallarticolo 79, comma 1, lettera
d), le condizioni di reddito risultano variate in misura tale da escludere lammissione;
c) se, nei termini previsti dallarticolo 94, comma 3, non sia stata prodotta la
certificazione dellautorit consolare;
d) dufficio o su richiesta dellufficio finanziario competente presentata in ogni
momento e, comunque, non oltre cinque anni dalla definizione del processo, se risulta
provata la mancanza, originaria o sopravvenuta, delle condizioni di reddito di cui agli
articoli articoli 76 e 92;
2. Il magistrato pu disporre la revoca dellammissione anche allesito delle
integrazioni richieste ai sensi dellarticolo 96, commi 2 e 3.
3. Competente a provvedere il magistrato che procede al momento della
scadenza dei termini suddetti ovvero al momento in cui la comunicazione effettuata o,
se procede la Corte di cassazione, il magistrato che ha emesso il provvedimento
impugnato.
4. Copia del decreto comunicata allinteressato con le modalit indicate
nellarticolo 97.
Il successivo art. 113 D.P.R. n. 115/2002 (Ricorso avverso il decreto di
revoca) prevede poi che 1. Contro il decreto che decide sulla richiesta di revoca ai
sensi della lettera d), comma 1, dellarticolo 112, linteressato pu proporre ricorso per
cassazione, senza effetto sospensivo, entro venti giorni dalla notizia avuta ai sensi
dellarticolo 97.
La revoca del provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello
Stato nel processo civile disciplinata dallart. 136 D.P.R. n. 115/2002, ai sensi del
quale:
1. Se nel corso del processo sopravvengono modifiche delle condizioni
reddituali rilevanti ai fini dellammissione al patrocinio, il magistrato che procede
revoca il provvedimento di ammissione.
2. Con decreto il magistrato revoca lammissione al patrocinio
provvisoriamente disposta dal consiglio dellordine degli avvocati, se risulta
88

linsussistenza dei presupposti per lammissione ovvero se linteressato ha agito o


resistito in giudizio con mala fede o colpa grave.
3. La revoca ha effetto dal momento dellaccertamento delle modificazioni
reddituali, indicato nel provvedimento del magistrato; in tutti gli altri casi ha efficacia
retroattiva.
Ci chiarito, si ritiene ammissibile limpugnazione del provvedimento di
revoca del Giudice penale o civile dellammissione al patrocinio a spese dello Stato.
Secondo la tesi che sembra prevalere, si dovrebbe applicare per analogia lart.
170 D.P.R. n. 115/2002 richiamato in precedenza (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II,
16 ottobre 2012, n. 17684; Cass. civile, sez. I, 23 giugno 2011, n. 13807) e, dunque,
anche lart. 15 D.Lgs. n. 150/2011 (richiamato dallart. 170), fatta eccezione per
lipotesi di revoca del provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato
nel processo penale prevista dal citato art. 112, 1 comma, lettera d), D.P.R. n.
115/2002, essendo previsto in tal caso il ricorso per Cassazione ai sensi del successivo
art. 113 D.P.R. n. 115/2002 (il quale prevede che contro il decreto che decide sulla
richiesta di revoca ai sensi della lettera d), comma 1, dellarticolo 112, linteressato
pu proporre ricorso per cassazione, senza effetto sospensivo, entro venti giorni dalla
notizia avuta ai sensi dellarticolo 97).
Si richiamano testualmente le massime delle citate pronunce:
Cass. civile, sez. II, 16 ottobre 2012, n. 17684 in Giust. civ. Mass. 2012, 10,
1216: Il provvedimento del giudice penale di revoca del decreto di liquidazione
del compenso in favore del difensore dufficio di imputato irreperibile
suscettibile di opposizione ai sensi dellart. 170 D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115,
con conseguente inammissibilit di ricorso immediato per cassazione,
rimanendo perci preclusa anche la possibilit di disporre la rimessione in
termini dellinteressato, ai fini della proposizione di unimpugnazione nelle
forme del rito civile, ove il ricorso sia stato proposto prima della sentenza 3
settembre 2009 n. 19161, delle Sezioni Unite della S.C., la quale ha innovato il
precedente orientamento, affermando la competenza del giudice civile anche per
le opposizioni nei confronti di decreti di liquidazione pronunciati in giudizi
penali.
Cass. civile, sez. I, 23 giugno 2011, n. 13807 in Giust. civ. Mass. 2011, 6, 941:
In tema di gratuito patrocinio, il mezzo impugnatorio avverso il provvedimento di
revoca della ammissione al patrocinio a spese dello Stato in sede civile, ai sensi
dellart. 136 d.P.R. 3 maggio 2002 n. 115, deve individuarsi, in mancanza di espressa
previsione normativa, non nella disciplina penalistica dettata dagli art. 99, 112 e 113
d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, ma nellart. 170 del medesimo decreto che, pur rivolto a
regolare lopposizione ai decreti di pagamento in favore dellausiliario, del custode e
89

delle imprese private incaricate della demolizione e riduzione in pristino, deve ritenersi
estensibile alle opposizioni ai provvedimenti di revoca dellammissione al detto
patrocinio deliberati dal giudice civile, configurando tale disposizione un rimedio
generale contro tutti i decreti in materia di liquidazione, che non sono provvedimenti
definitivi e decisori, ma mere liquidazioni o rifiuti di liquidazione, e, quindi, esperibile
necessariamente contro un decreto del magistrato del processo che la rifiuti.
In realt, la Cassazione penale suole ritenere che avverso il provvedimento di
revoca, da parte del magistrato, ai sensi dellart. 112 lett. d) D.P.R. 30 maggio 2002 n.
115, dellammissione al patrocinio a spese dello Stato, esperibile, ai sensi del
successivo art. 113, il ricorso per Cassazione unicamente quando detto
provvedimento sia stato adottato su richiesta dellamministrazione finanziaria,
mentre, qualora sia adottato dufficio, devessere previamente esperito il rimedio
dellopposizione (cfr. in tal senso: Cass. penale, sez. IV, 21 dicembre 2011, n. 6419 in
Arch. nuova proc. pen. 2012, 4, 410).
In altre parole, avverso il provvedimento di revoca del decreto di ammissione al
patrocinio a spese dello Stato, adottato dufficio, non ammesso ricorso per Cassazione,
mezzo di impugnazione riservato alla ipotesi di revoca sollecitata dallufficio
finanziario competente, bens solo ricorso al presidente dellufficio giudiziario cui
appartiene il giudice che ha disposto la revoca (cfr. in tal senso: Cass. penale, sez. IV,
26 ottobre 2011, n. 39280 in Cass. pen. 2013, 2, 737). Nella motivazione della massima
da ultimo citata la Corte precisa che, nonostante le modifiche apportate dal D.L. n.
115/2005, convertito in Legge n. 165/2005, allart. 112 D.P.R. n. 115/2002, che ha, per
lappunto, previsto una facolt di revoca anche dufficio per motivi non formali, il
ricorso (diretto) per cassazione continua a rimanere consentito ai soli casi di revoca
disposta su richiesta. A tale conclusione si pervenuti sulla base della considerazione
che il novellato testo dellart. 113 D.P.R. n. 115/2002, che disciplina lo specifico mezzo
di impugnazione, continua a fare riferimento come nella previgente formulazione, al
provvedimento decisorio adottato sulla richiesta di revoca, alludendo evidentemente
alliniziativa dellufficio finanziario prevista dallart. 112, lett. d), del medesimo D.P.R.
In senso conforme, nel ritenere che il provvedimento di revoca dufficio
dellammissione al patrocinio a spese dello Stato opponibile con il ricorso di cui
allart. 99 e non pu essere impugnato con ricorso immediato per cassazione, possono
richiamarsi le seguenti pronunce: Cass. pen., sez. IV, 14 aprile 2011, n. 33012, in
C.E.D. Cass. pen, n. 251095; Cass. pen., sez. IV, 14 luglio 2010, n. 32057, in C.E.D.
Cass. pen. n. 248202; Cass. pen., sez. IV, 22 giugno 2010, n. 34668, in C.E.D. Cass.
pen. n. 248082, che ha previsto, peraltro, la conversione del ricorso eventualmente
proposto come opposizione; Cass. pen. sez. IV, 29 aprile 2010, n. 20087, in C.E.D.
Cass. pen. n. 247545; Cass. pen., sez. IV, 11 novembre 2009, n. 48354, in C.E.D. Cass.
90

pen. n. 245728; Cass. pen., sez. IV, 26 novembre 2008, n. 3643, in C.E.D. Cass. pen. n.
243702; Cass. pen., sez, IV, 16 settembre 2008, n. 38478, in C.E.D. Cass. pen. n.
241224; Cass. pen., sez. IV, 14 luglio 2008, n. 33154, in C.E.D. Cass. pen. n. 240883.
Peraltro, secondo lorientamento del Tribunale di Torino, la legittimazione
passiva in tali procedimenti di opposizione dovrebbe spettare in tali casi non al
Ministero della Giustizia, bens allUfficio Finanziario (e, precisamente, allAgenzia
delle Entrate), quale parte pubblica tenuta al rimborso delle spese del procedimento di
opposizione ove soccombente, in applicazione analogica dellart. 99. 2 comma, D.P.R.
n. 115/2002, ai sensi del quale il ricorso notificato allufficio finanziario che parte
nel relativo processo.

91

14. Gli aspetti procedurali della disciplina delle controversie in tema di spese di
giustizia.
In tutte le ipotesi richiamate ai punti precedenti si applica dunque il rito
sommario di cognizione c.d. obbligatorio previsto dallart. 15 D.Lgs. n. 150/2011
che, come si detto, sostituisce il precedente richiamo al procedimento di liquidazione
degli onorari degli avvocati.
Lart. 15, 2 comma, D.Lgs. n. 150/2011 prevede quanto segue:
Il ricorso proposto al capo dellufficio giudiziario cui appartiene il
magistrato che ha emesso il provvedimento impugnato.
Per i provvedimenti emessi da magistrati dellufficio del giudice di pace e del
pubblico ministero presso il tribunale competente il presidente del tribunale.
Per i provvedimenti emessi da magistrati dellufficio del pubblico ministero
presso la corte di appello competente il presidente della corte di appello
Sotto il vigore del previgente testo dellart. 170 D.P.R. n. 115/2002
lespressione presidente dellufficio giudiziario competente alimentava qualche
ambiguit nel caso in cui la liquidazione del compenso fosse stata fatta dal Giudice di
pace:
Lunico precedente edito era la pronuncia del Tribunale Matera, 28 settembre 2009
in Giur. merito 2009, 12, 3113: In tema di patrocinio a spese dello Stato, avverso il
decreto di pagamento dei compensi professionali dellavvocato emesso dal g.d.p.
ammesso il ricorso al Presidente del tribunale essendo lautorit giudiziaria
competente in forza del tenore dellart. 170 D.P.R. n. 115 del 2002 poich nel
riferimento in esso fatto al presidente dellufficio giudiziario competente non vi
sono spazi per ritenere che tal giudice non vada identificato nel presidente del
tribunale, avuto conto che tale precisa qualifica non compete al coordinatore del
g.d.p. che ha solo limitate funzioni organizzatrici e n al Presidente della Corte di
appello dotato solo di poteri di sorveglianza nei confronti del giudice onorario.
Era ininfluente sul punto il precedente rappresentato da Cass. civile, sez. II, 22
ottobre 2010, n. 21786 in Giust. civ. Mass. 2010, 10, 1362, secondo cui: Lo
speciale procedimento previsto dallart. 170 D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, per le
opposizioni alla liquidazione del compenso degli ausiliari del giudice, regolato
dagli art. 28 ss. l. 13 giugno 1942 n. 794, ma tale giudizio, per espressa previsione
del comma 2 del medesimo art. 170, trattato davanti al tribunale in composizione
monocratica. In quel caso infatti la decisione era stata emessa dal Tribunale e si
discuteva solamente della composizione collegiale o monocratica dellorgano.

92

Va ricordato peraltro che le citate Cass. civile, sez. I, 27 maggio 2008, n. 13833 (in
Giust. civ. Mass. 2008, 5, 816) e Cass. civile, sez. I, 04 settembre 2009, n. 19203
(in Giust. civ. Mass. 2009, 9, 1274) hanno escluso che nel giudizio di impugnazione
del provvedimento di espulsione, avverso il provvedimento di diniego di
ammissione al patrocinio a spese dello Stato, lo straniero possa far ricorso al
procedimento di cui allart. 99 D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, espressamente
previsto nel procedimento penale, dovendo utilizzare lo strumento disciplinato
dallart. 170 del citato decreto (applicabile ai sensi dellart. 84, a sua volta
richiamato dallart. 142); tanto premesso, le citate pronunce hanno affermato che
contro il provvedimento di non ammissione al gratuito patrocinio, lo straniero pu
proporre ricorso, entro venti giorni dalla comunicazione, al Capo dellUfficio
giudiziario e cio, ratione temporis, al Coordinatore dellufficio del Giudice di pace
competente nel giudizio di impugnazione del provvedimento espulsivo.
Si riporta uno stralcio della motivazione di Cass. civile, sez. I, 27 maggio 2008, n.
13833:
Nellipotesi di negata ammissione al beneficio (che si visto essere assai ristretta,
proprio in forza dellinterpretazione della disposizione fornita dal Giudice
costituzionale) resta il problema di quale sia lo strumento impugnatorio predisposto
dal Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di
giustizia di cui al D.P.R. n. 115 del 2002 in caso di suo diniego.
Infatti, mentre nella materia penale lart. 99 (Ricorso avverso i provvedimenti di
rigetto dellistanza) ha appositamente stabilito che 1. Avverso il provvedimento
con cui il magistrato competente rigetta listanza di ammissione, linteressato pu
proporre ricorso, entro venti giorni dalla notizia avutane ai sensi dellart. 97,
davanti al presidente del tribunale o al presidente della corte dappello ai quali
appartiene il magistrato che ha emesso il emesso il decreto di rigetto (e che 4.
Lordinanza che decide sul ricorso notificata entro dieci giorni, a cura dellufficio
del magistrato che procede, allinteressato e allufficio finanziario, i quali, nei venti
giorni successivi, possono proporre ricorso per cassazione per violazione di
legge), per la materia civile nulla stato disposto.
A tale proposito, la soluzione non pu che essere cercati allinterno delo stesso TU,
facendo ricorso, pi che alla previsione della disciplina penalistica sopraricordata,
a quanto dispone lo stesso art. 142, che, sia pure per le doglianze in materia di
quantificazione delle spettanze del difensore, richiama lo strumento
dellopposizione ai sensi dellart. 84, che a sua volta rende applicabile lart. 170
dello stesso TU (Opposizione al decreto di pagamento).
Secondo tale procedura, riguardante lopposizione al decreto di pagamento emesso
a favore dellausiliario del magistrato (e di altre figure), il beneficiario e le parti
processuali, compreso il pubblico ministero, possono proporre opposizione, entro
93

venti giorni dallavvenuta comunicazione, al presidente dellufficio giudiziario


competente, secondo un processo che quello speciale previsto per gli onorari di
avvocato e lufficio giudiziario procede in composizione monocratica (comma 2).
In tali sensi, dunque, va interpretata, in linea generale, la disciplina (lacunosa)
riguardante il rimedio esperibile avverso il provvedimento di diniego
dellammissione dello straniero in ordine al richiesto patrocinio a spese dello Stato
per limpugnazione della sua espulsione dal territorio nazionale.
E il Capo dellUfficio giudiziario (nella specie, ratione temporis: il Coordinatore
dellufficio del Giudice di Pace), dunque, il magistrato (onorario o professionale)
chiamato a risolvere anche il problema giuridico posto dal primo motivo
dellodierno ricorso, e cio se lavvenuta nomina del difensore da parte dello
straniero costituisca ostacolo allapplicazione del beneficio accordato dal cit. T.U.
del 2002, art. 142.)
Secondo alcuni (SCOTTI), la scelta del decreto di escludere la competenza
dellUfficio del Giudice di Pace per lopposizione, privilegiando comunque quella
del Presidente del Tribunale, quindi da valutare con sospetto alla luce delle
indicazioni di cui alla sentenza da ultimo citata della Suprema Corte, giacch in
quella prospettiva vi sarebbe stata una modificazione dei criteri di competenza (non
cos, a seguire la tesi del Tribunale di Matera).
La natura monocratica del procedimento permane anche in caso di opposizione
avverso un provvedimento pronunciato da un organo collegiale.
La Cassazione, prima dellentrata in vigore del D.Lgs. n. 150/2011 aveva
chiarito che in tema di spese di giustizia, stante la previsione di cui allart. 170 D.P.R.
30 maggio 2002 n. 115 (secondo cui, quando sia proposta opposizione avverso il
decreto di pagamento emesso a favore dellausiliario del magistrato, lufficio
giudiziario procede in composizione monocratica), la competenza a provvedere spetta
ad un giudice singolo del tribunale o della corte dappello, ai quali appartiene il
magistrato che ha emanato il provvedimento di liquidazione dellindennit oggetto di
impugnazione, da identificare con il presidente del medesimo ufficio giudiziario o con il
giudice da lui delegato; ne consegue che, non essendo configurabili, allinterno di uno
stesso ufficio giudiziario, questioni di competenza tra il presidente ed i giudici da
questo delegati, ma solo di distribuzione degli affari in base alle tabelle di
organizzazione, non costituisce ragione di invalidit dellordinanza, adottata in sede di
opposizione al decreto di liquidazione del compenso dellausiliario, il fatto che essa sia
stata pronunciata da un giudice diverso dal presidente del tribunale (cfr. in tal senso:
Cass. civile, sez. II, 15 giungo 2012, n. 9879 in Giust. civ. Mass. 2012, 6, 804).
Ai sensi dellart. 15, 3 comma, D.Lgs. n. 150/2011: Nel giudizio di merito le
parti possono stare in giudizio personalmente.
94

La previsione identica a quella prevista per le controversie in materia di


liquidazione dei compensi degli avvocati dallart. 14, 3 comma, D.Lgs. n. 150/2011.
Lart. 15, 4 comma, D.Lgs. n. 150/2011 chiarisce che Lefficacia esecutiva
del provvedimento impugnato pu essere sospesa secondo quanto previsto dallarticolo
5.
Ai sensi dellart. 15, 5 comma, D.Lgs. n. 150/2011: Il presidente pu
chiedere a chi ha provveduto alla liquidazione o a chi li detiene, gli atti, i documenti e
le informazioni necessari ai fini della decisione.
Lart. 15, 6 comma, D.Lgs. n. 150/2011 prevede la definizione del giudizio
con ordinanza non appellabile.
La previsione identica a quella prevista per le controversie in materia di
liquidazione dei compensi degli avvocati dallart. 14, 4 comma, D.Lgs. n. 150/2011.
Lordinanza conclusiva del giudizio rimane comunque soggetta al ricorso per
cassazione ex art. 111 Cost., in considerazione della sua natura decisoria e della capacit
di incidere in via definitiva su diritti soggettivi, come si era sempre ritenuto a proposito
dellordinanza non impugnabile resa ai sensi dellart. 170, D.P.R. n. 115/2002 (cfr. in
tal senso: Cass. civile, sez. II, 18 febbraio 2011, n. 4020 in Giust. civ. Mass. 2011, 2,
270: inammissibile il ricorso per cassazione avverso il decreto di liquidazione dei
compensi al difensore ammesso al patrocinio a spese dello Stato, essendo tale
provvedimento non definitivo, giacch impugnabile, ai sensi dellart. 170 del D.P.R. n.
115 del 2002, con opposizione da rivolgersi al presidente dellufficio giudiziario
competente. Infatti, soltanto avverso questultimo provvedimento, proponibile il
ricorso per cassazione, in considerazione della sua natura decisoria e della capacit
dincidere in via definitiva su diritti soggettivi).
Si ritiene invece inammissibile il ricorso diretto ex art. 111 Cost. avverso il
decreto di pagamento, attesa la sua natura non decisoria e non definitiva.
La Cassazione (in relazione a procedimenti instaurati prima dellentrata in
vigore del D. Lgs. 150/2011, ma con argomentazioni estensibili alla legge ora vigente)
ha precisato, mutando un consolidato indirizzo precedente, che i giudizi collegati
allart. 170 D.P.R. n. 115/2002, anche se aventi ad oggetto provvedimenti
pronunciati nellambito di un processo penale, introducono controversie di natura
civile e devono essere trattati dai magistrati addetti al servizio civile e decisi in ultima
istanza dalla cassazione civile, con quel che ne consegue dal punto di vista processuale
(effetto devolutivo dellopposizione, termini per il ricorso in cassazione ecc.):
Cass. civile, Sezioni Unite, 03 settembre 2009, n. 19161 in Giust. civ. Mass. 2009,
9, 1274 (e, in senso conforme, Cass. civile, sez. III, 21 ottobre 2009, n. 22280 in
95

Giust. civ. Mass. 2009, 10; Cass. civile, sez. II, 26 aprile 2011, n. 9333 in Diritto &
Giustizia 2011; Cass. civile, sez. II, 30 aprile 2012, n. 6600 in Diritto & Giustizia
2012): Il procedimento di opposizione, ex art. 170 d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115,
al decreto di liquidazione dei compensi ai custodi e agli ausiliari del giudice (oltre
che ai decreti di liquidazione degli onorari dovuti ai difensori nominati nellambito
del patrocinio a spese dello Stato), introduce una controversia di natura civile,
indipendentemente dalla circostanza che il decreto di liquidazione sia stato
pronunciato in un giudizio penale, e deve quindi essere trattato da magistrati
addetti al servizio civile, con la conseguenza che la trattazione del ricorso per
cassazione avverso lordinanza che lo decide spetta alle sezioni civili della Corte di
cassazione. Tuttavia, qualora lordinanza che decide lopposizione sia stata
adottata da un giudice addetto al servizio penale, si configura una violazione delle
regole di composizione dei collegi e di assegnazione degli affari che non determina
n una questione di competenza n una nullit, ma pu giustificare esclusivamente
conseguenze di natura amministrativa o disciplinare.
Cass. civile, sez. III, 27 gennaio 2010, n. 1711 in Guida al diritto 2010, 12, 102:
Lopposizione al decreto di liquidazione dei compensi ai custodi e agli ausiliari
del giudice (oltre che ai decreti di liquidazione degli onorari dovuti ai difensori
nominati nellambito del patrocinio a spese dello Stato), introduce una controversia
di natura civile, indipendentemente dalla circostanza che il decreto di liquidazione
sia stato pronunciato in un giudizio penale, e deve quindi essere trattato da
magistrati addetti al servizio civile. Qualora lordinanza che decide lopposizione
sia stata adottata da un giudice addetto al servizio penale, si configura una
violazione delle regole di composizione dei collegi e di assegnazione degli affari
che non determina n una questione di competenza n una nullit, ma pu
giustificare esclusivamente conseguenze di natura amministrativa o disciplinare.
Cass. civile, sez. II, 2 luglio 2010, n. 15813 in Giust. civ. Mass. 2011, 9, 1213: Il
procedimento di opposizione, ex art. 170 d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, al decreto
di liquidazione dellonorario e delle spese al difensore di persona ammessa al
programma di protezione dei collaboratori di giustizia, introduce una controversia
di natura civile, indipendentemente dalla circostanza che il decreto di liquidazione
sia stato pronunciato in un giudizio penale, e deve quindi essere trattato da
magistrati addetti al servizio civile, con la conseguenza che la trattazione del
ricorso per cassazione avverso lordinanza che lo decide spetta alle sezioni civili
della Corte di cassazione.
Cass. civile 21 dicembre 2012, sez. II, n. 23836 in Giust. civ. Mass. 2012, 12, 1445
ha applicato in tale materia, in continuit con lindirizzo inaugurato da Cass.civile,
Sezioni Unite, 17 giugno 2010, n. 14627, il principio della scusabilit dellerrore per
overruling processuale, cui deve porsi rimedio mediante la rimessione in termini
96

della parte, in applicazione del principio generale espresso dal (previgente) art. 184
bis ed ora dallart. 153, 2 comma, c.p.c: Alla luce del principio costituzionale del
giusto processo, non ha rilevanza preclusiva lerrore della parte che abbia proposto
ricorso per cassazione facendo affidamento su una consolidata giurisprudenza di
legittimit sulle norme regolatrici del processo, poi travolta da un mutamento
interpretativo, sicch il ricorso non pu essere dichiarato inammissibile o
improcedibile per inosservanza di forme e termini il cui rispetto non era prescritto
al momento dellimpugnazione, essendo stato imposto dalloverruling. Il mezzo per
ovviare allerrore oggettivamente scusabile dato dalla rimessione in termini ex
art. 184-bis cod. proc. civ. (applicabile ratione temporis), non ostando il difetto
dellistanza di parte, atteso che la causa non imputabile conosciuta dalla Corte di
cassazione, che, con la sua stessa giurisprudenza, ha dato indicazioni sul rito, ex
post rivelatesi inattendibili (Principio affermato circa il ricorso per cassazione
proposto dal consulente tecnico dellautorit giudiziaria penale nelle forme del rito
penale anteriormente alla sentenza n. 19161 del 2009, con la quale le Sezioni Unite,
innovando la giurisprudenza della S.C., hanno stabilito la natura civile del giudizio
di opposizione al decreto di liquidazione del compenso, pur se emesso in sede
penale).
Lopposizione uno strumento necessario, che fonda un onere di
impugnazione, a fronte del quale non ammissibile la reiterazione dellistanza di
liquidazione rigettata n una modifica del decreto di liquidazione (GIULIANI).
Come si detto pi volte, il vecchio testo dellart. 170, 1 comma, D.P.R. n.
115/2002, prevedeva espressamente che Avverso il decreto di pagamento emesso a
favore dellausiliario del magistrato, del custode e delle imprese private cui affidato
lincarico di demolizione e riduzione in pristino, il beneficiario e le parti processuali,
compreso il pubblico ministero, possono proporre opposizione, entro venti giorni
dallavvenuta comunicazione, al presidente dellufficio giudiziario competente.
Invece, il novellato art. 170 D.P.R. n. 115/2002 (opposizione a decreto di
pagamento), come modificato dallart. 34, 17 comma, lettera a), D. Lgs. n. 150/2011,
dispone che Avverso il decreto di pagamento emesso a favore dellausiliario del
magistrato, del custode e delle imprese private cui affidato lincarico di demolizione e
riduzione in pristino, il beneficiario e le parti processuali, compreso il pubblico
ministero, possono proporre opposizione. Lopposizione disciplinata dallarticolo 15
del decreto legislativo 01 settembre 2011 n. 150.
Ora, per un probabile difetto di coordinamento tra il novellato art. 170 D.P.R. n.
115/2002 e lart.15 D. Lgs. n. 150/2011, in nessuna delle due norme stato indicato un
termine di decadenza entro cui proporre lopposizione stessa e, conseguentemente, sono
state prospettate le seguenti tesi:
97

a) Secondo una tesi minoritaria, si potrebbe fare a meno del termine, avendo il
procedimento in esame natura meramente dichiarativa.
In senso contrario, sono stati peraltro prospettati dubbi di legittimit
costituzionalit per eccesso di delega, non avendo il legislatore delegato la facolt di
modificare la natura dei procedimenti da ricondurre ai modelli previsti dalla legge
delega.
b) Invece, secondo la tesi prevalente, avendo il procedimento natura
impugnatoria, un termine deve comunque ritenersi necessario, tenuto anche conto che
il c.d. termine lungo di sei mesi dalla pubblicazione, di cui allart. 327 c.p.c., non pu
applicarsi al caso di specie, perch latto opposto non un provvedimento decisorio e
definitivo (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 06 ottobre 2011, n. 20485 in Giust. civ.
Mass. 2011, 10, 1412: in tema di spese di giustizia, il termine di venti giorni previsto
dallart. 170 d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, per limpugnazione del decreto di
pagamento delle spettanze degli ausiliari del giudice decorre dalla comunicazione,
completa ed esaustiva, del provvedimento al beneficiario ed alle parti da parte del
cancelliere; non , invece, applicabile, ai fini della tempestivit dellimpugnazione, il
termine lungo di cui allart. 327 c.p.c., decorrente dal deposito in cancelleria del
provvedimento, che presuppone si sia svolto un grado di giudizio a contraddittorio
pieno, concluso con la pronuncia di una sentenza o di un provvedimento a contenuto
decisorio, evenienza esclusa nellipotesi in esame, in quanto il decreto di pagamento
viene emesso sulla scorta della richiesta dellausiliario, senza che ne siano informate o
coinvolte le parti del procedimento).
Sono state dunque prospettate le seguenti soluzioni:
b.1) Applicazione analogica del termine unificato di 30 giorni previsto dallo
stesso D. Lgs. n. 150 per altri procedimenti di natura impugnatoria ricondotti al rito
sommario.
In senso contrario, si peraltro obiettato che in materia non ammissibile il
ricorso alla analogia iuris, poich le norme che prevedono decadenze processuali hanno
natura eccezionale.
b.2) Applicazione analogica del termine di 40 giorni previsto per lopposizione a
decreto ingiuntivo.
In senso contrario, stata peraltro avanzata la medesima obiezione e, inoltre,
sembra lecito potersi dubitare della ricorrenza stessa di un caso di analogia.
b.3) Un indizio normativo a favore della tesi di chi ritiene ancora operante il
termine di venti giorni previsto dal D.P.R. n. 115/2002 stato ricavato dallart. 99, 1
comma, nellopposizione al provvedimento con cui il giudice penale nega lammissione
al patrocinio a spese dello Stato, ai sensi del quale: 1. Avverso il provvedimento con
cui il magistrato competente rigetta listanza di ammissione, linteressato pu proporre
ricorso, entro venti giorni dalla notizia avutane ai sensi dellarticolo 97, davanti al
98

presidente del tribunale o al presidente della corte dappello ai quali appartiene il


magistrato che ha emesso il decreto di rigetto.
b.4) Applicazione analogica del termine di trenta giorni previsto dallart. 703
quater per proporre lappello avverso lordinanza resa a definizione di un procedimento
sommario ex art. 702 bis ss., c.p.c. (orientamento seguito dal Tribunale di Torino).
In senso contrario, stato osservato che quel termine riguarda lappello avverso
il provvedimento che definisce il procedimento sommario, mentre nella specie viene in
rilievo il decreto di pagamento, che costituisce invece loggetto del procedimento
sommario.
Nei procedimenti di opposizione a liquidazione inerenti a giudizi civili e
penali suscettibili di restare a carico dell erario, anche questultimo, identificato
nel Ministero della Giustizia, parte necessaria.
Invero, come chiarito da Cassazione civile, Sezioni Unite, 29 maggio 2012, n.
8516 (allegata sub 3 alla presente relazione): Posto che il procedimento di
opposizione ex art. 170 D.P.R. n. 155 del 2002 presenta, anche se riferito a liquidazioni
inerenti ad attivit espletate ai fini di giudizio penale, carattere di autonomo giudizio
contenzioso avente ad oggetto controversia di natura civile incidente su situazione
soggettiva dotata della consistenza di diritto soggettivo patrimoniale, parte necessaria
dei procedimenti suddetti deve considerarsi ogni titolare passivo del rapporto di debito
oggetto del procedimento; con la conseguenza, che nei procedimenti di opposizione a
liquidazione inerenti a giudizi civili e penali suscettibili di restare a carico dellerario,
anche questultimo, identificato nel Ministero della giustizia, parte necessaria (cfr.
in tal senso: Cass. civile, Sezioni Unite, 29 maggio 2012, n. 8516 in Giust. civ. Mass.
2012, 5, 687, in Giust. civ. 2012, 9, 2013, in Diritto & Giustizia 2012, in Cass. pen.
2012, 10, 3438 ed in Guida al diritto 2012, 26, 36).
Con la decisione sul contrasto giurisprudenziale, segnalato dalla prima sezione
civile della Corte (Cass., Ord. 9 giugno 2011 n. 12621) in punto di legittimazione del
Ministro della giustizia o dellAgenzia delle entrate, nei procedimenti ex art. 170 D.P.R.
30 maggio 2002 n. 115, la materia del contenzioso in tema di liquidazione dei compensi
dovuti a seguito della ammissione al patrocinio a spese dello Stato sembra avere trovato
il suo assetto definitivo.
Come si detto in precedenza, lopposizione al provvedimento di liquidazione
introduce una controversia civile e spetta alla competenza del giudice civile, anche se si
tratti di provvedimento adottato da giudice penale.
Conseguente a una tale impostazione, alla stregua dei principi generali in tema di
contraddittorio necessario, la individuazione delle parti, sia del giudizio di
opposizione che del successivo giudizio di impugnazione, in ragione del rapporto
obbligatorio dedotto in causa: da individuare, al di l della lettera dellart. 170 D.P.R. n.
99

115, cit., nello Stato, nella sua particolare articolazione tenuta alladempimento nei
confronti del patrocinatore.
Nel sistema italiano del patrocinio a spese dello Stato la finalit assistenziale
prevale sul principio di responsabilit. Lart. 133 D.P.R. n. 115 prevede che la condanna
alle spese della parte soccombente non ammessa al beneficio sia pronunciata in favore
dello Stato; fuori di tale ipotesi, a norma del successivo art. 134, le spese anticipate o
prenotate a debito possono essere oggetto di rivalsa nei confronti dellammesso al
beneficio, ma solamente se abbia conseguito per sentenza o per transazione almeno il
sestuplo di esse; lo stesso art. 134 prevede, ancora, recuperi a carico dellammesso o
delle controparti con riguardo alle ipotesi di rinuncia al giudizio o di estinzione o
cancellazione del processo; nessun recupero, n delle spese anticipate dallo Stato n di
quelle prenotate a debito, previsto per lipotesi di soccombenza dellammesso al
beneficio. Ci giustifica il rilievo della Corte quanto allinteresse dello Stato nella causa
relativa al quantum delle anticipazioni dovute per onorari al gratuito patrocinante: un
interesse tale da qualificarlo parte necessaria, in quanto soggetto il cui patrimonio
inciso (potenzialmente in via definitiva) dai relativi esborsi.
Il fatto che le spese per il patrocinio gravino sul bilancio del Ministero della
giustizia sembra di per s giustificare, nel silenzio dellart. 170, lindividuazione del
detto Ministero (e non dellAgenzia delle entrate) quale contraddittore necessario.
Quanto al problema di una possibile rappresentanza dellerario da parte del
pubblico ministero (legittimato attivamente e passivamente nel procedimento di
opposizione secondo lespressa previsione dellart. 170) la sentenza, richiamata la sua
estraneit al rapporto controverso, rileva che resta imperscrutabile il titolo della sua
prevista partecipazione necessaria.
In materia non opera la regola del foro erariale, derogandovi prima lart. 170
D.P.R. n. 115/2002 ed ora lart. 15 D. Lgs. n. 150/2011, in favore della competenza del
capo dellufficio giudiziario cui appartiene il magistrato che ha emesso il
provvedimento impugnato ex art. 15, 2 comma, D. Lgs. n. 150/2011.
Invero, come chiarito dalla Cassazione, la disciplina del foro erariale pu
essere derogata, per effetto di specifiche disposizioni del legislatore (controversie
previdenziali, di opposizione a sanzioni amministrative, di disciplina
dellimpugnazione, di convalida di sfratto), ogni volta che sia manifesto lintento di
determinare la competenza per territorio sulla base di elementi diversi ed incompatibili
rispetto a quelli risultanti dalla regola del foro erariale e, perci, destinati a prevalere
su questa (cfr. Cass. civ., S.U., n. 18036/2008; e, per riferimenti S.U. n. 23285/10;
Cass. civ. n. 7595/2011); orbene, la materia dellopposizione al decreto di pagamento
emesso dal magistrato ai sensi dellart. 168 ss., del testo unico sulle spese di giustizia
regolata con levidente intento di individuare la competenza del giudice di prossimit,
100

come fatto palese sia dalla previsione che la liquidazione delle spettanze effettuata
con decreto motivato del magistrato che procede (art. 168, comma 1), sia dalla
previsione dellart. 170, secondo il quale il beneficiario e le parti processuali,
compreso il pubblico ministero, possono proporre opposizione al presidente dellufficio
giudiziario competente (cfr. in tal senso: Cass. civile, sez. II, 13 dicembre 2011, n.
26791 in Il civilista 2012, 2, 12).

Indice Bibliografico
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avvocati per prestazioni giudiziali in Giur. Merito, n. 7 8, 2012, pp. 1540-1564.
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CATALDI - Il rito sommario di cognizione, Seconda Settimana di
formazione civilistica per i magistrati ordinari in tirocinio nominati con D.M. 8 giugno
2012- Corso della Scuola superiore della magistratura tenutosi dal 18 febbraio al 22
febbraio 2013
101

COSSIGNANI - Il nuovo procedimento per la liquidazione del compenso


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COSTANTINO - La disciplina transitoria e labolizione dei riti nella legge
69/09, in Riv. dir. proc. 2009, 1253
DALFINO - Disciplina transitoria e abrogazione dei riti, in Foro it. 2009, V,
350
DEMARCHI - Il processo civile semplificato, Milano 2011;
GIORDANO - Note a prima lettura sulle previsioni generali del d.lgs. 150 del
2011 in tema di semplificazione dei riti civili, in Giust.civ. 2011, 427;
GIULIANI - La semplificazione dei riti. Problematiche aperte,
esemplificativamente: le spese dellausiliario del giudice e lopposizione avverso il
decreto di liquidazione del c.t.u; il procedimento in materia di onorari di avvocato
Settimane di tirocinio mirato civile per i MOT del D.M. 8 giugno 2012 - Corso della
Scuola superiore della magistratura tenutosi dal 1 luglio al 12 luglio 2013
MINARDI - Il processo sommario di cognizione
PORRECA - La riduzione e semplificazione dei riti, in Il processo civile
competitivo a cura di Didone, Torino 2010, 1005
PORRECA - Lappellabilit dellordinanza di rigetto nel procedimento
sommario di cognizione: deformalizzazione, giudicato e giusto processo, in Giur,
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SASSANI-TISCINI - La semplificazione dei riti, Roma 2011.
SCARPA - Riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione,
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SCOTTI Semplificazione dei riti a sei mesi dallentrata in vigore del decreto
legislativo 1 settembre 2011 n. 150 - Disposizioni complementari al codice di
procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di
cognizione, ai sensi dellarticolo 54 della legge 18 giugno 2009, n.69 - Incontro di
studi tenutosi in Torino in data 18 aprile 2012 organizzato dallUfficio dei Referenti per
la Formazione Decentrata di Torino.
102

Allegati

Allegato 1) - Tribunale Verona, 03 maggio 2013


Allegato 2) Cassazione civile, Sezioni Unite, 23 settembre 2013, n. 21675
Allegato 3) - Cassazione civile, Sezioni Unite, 29 maggio 2012, n. 8516

Villa di Castel Pulci Scandicci, 5 Dicembre 2013

Edoardo Di Capua
Giudice del Tribunale di Torino

103