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Eupilio 1998

Gli ‘‘esami di coscienza’’ del Settore di Milano


e della Regione Nord-Est in relazione alla
Lettera Pastorale ‘‘Tre racconti dello Spirito’’
ed il discorso del Cardinal Martini ai nostri responsabili
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ÉQUIPES NOTRE-DAME SETTORE DI MILANO

ESAME DI COSCIENZA SUI


DONI DELLO SPIRITO
INTRODUZIONE
Dove si trova oggi quella gioia, quell’entusiasmo della preghiera, quella forza della
testimonianza il cui racconto, dopo due millenni, ancora ci affascina? Dove esistono
assemblee come quella di cui parla San Paolo, nelle quali chi entra come estraneo si
trova a un certo momento capito, svelato, coinvolto e sente sorgere spontanea
l’acclamazione: “Veramente Dio è in mezzo a voi!” (C. M. Martini, Tre racconti dello
Spirito, p. 9).
Le Équipes Notre-Dame si sono lasciate interrogare dal “Decalogo per un esame di
coscienza della comunità”, proposto dal vescovo a tutte le comunità ecclesiali.
Ciascuna di esse è chiamata a “verificarsi sui doni del Consolatore e sulla propria
qualità di ‘comunità alternativa’ aperta ai doni dello Spirito e docile alle sue
ispirazioni” (Tre racconti, p. 41). Sono state create occasioni di riflessione, confronto
e verifica all’interno delle singole équipes e tra équipes diverse.
In particolare il settore di Milano ha organizzato un incontro sul tema “Lo Spirito
Santo in famiglia” e una riunione di équipes miste per confrontarsi sui doni dello
Spirito Santo. Questa riflessione ci ha aiutati a sentirci più impegnati e più responsabili
a lasciare spazio all’azione dello Spirito in noi, tanto più che le Équipes Notre-Dame
ci forniscono ogni giorno concretamente gli strumenti perché i doni del Consolatore
possano mettere le radici in ognuno di noi. Questi strumenti si chiamano: ascolto della
Parola di Dio, preghiera personale, di coppia e familiare (recita quotidiana del
Magnificat), dovere di sedersi, che è l’occasione per ogni coppia di fare il punto, ritiro
annuale, regola di vita, per sostenere la volontà, preparazione tra i coniugi del tema
di studio, lettura almeno dell’editoriale della Lettera END, la rivista del movimento,
accoglienza con cuore fraterno delle coppie di altre équipes, incontro mensile
dell’équipe secondo le modalità indicate dalla “Carta”.
Ciascuno di noi, aiutato dai fratelli, diventa più forte nella lotta contro il perbenismo,
le false certezze e i compromessi della vita di tutti i giorni. Qualunque sia il grado di
dono che possediamo, esso è rafforzato e vivificato da coloro che sono vicini e
collaborano apertamente con suggerimenti, aiuto e conforto. Così uniti, lo Spirito, che
è in tutti, perfeziona il nostro dono in comunione con Cristo, perché porti frutti di bene
a tutta la società. Tutto questo ha continuità nel tempo perché le azioni vengono
vivificate, rettificate nella compartecipazione (momento di verifica sui “punti concreti
d’impegno”), nella messa in comune delle preoccupazioni e gioie familiari e profes-
sionali, dei successi ed insuccessi e nel bilancio annuale.
Con questa comunione, corresponsabilità e continuità, il cammino rimane costan-
temente nello Spirito d’amore e la comunione non viene mai meno. “Coscienti della
loro debolezza e dei limiti delle loro forze, se non della loro buona volontà,
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sperimentando ogni giorno come è difficile vivere da cristiani in un mondo pagano,
ed avendo una fede indefettibile nella potenza del reciproco aiuto fraterno, hanno
deciso di fare équipe” (dalla “Carta delle Équipes Notre-Dame”).

IL DONO DELLA FEDE


“Le équipes ambiscono di attuare fino in fondo gli impegni assunti col battesimo.
Vogliono vivere per Cristo, con Cristo, in Cristo. Si danno a Lui senza condizioni.
Intendono servirlo senza discutere. Lo riconoscono come capo e Signore del loro
focolare” (dalla “Carta”).
“La fede è la virtù teologale per la quale ci si affida perdutamente a Dio” (Tre
racconti, p. 41)
Le équipes sono un luogo privilegiato di crescita spirituale. Attraverso il costante
ascolto della Parola di Dio, gradualmente e con l’apporto di tutti, entra nella nostra vita
la logica del Signore. Entrando nel movimento si è “costretti” ad una verifica della
propria fede, spesso intessuta di tradizione e si cerca una maggiore consapevolezza ed
aderenza al messaggio evangelico, al magistero della Chiesa. A volte ci creiamo una
fede a nostro uso e consumo con uno scostamento graduale e non sempre avvertito.
La riflessione insieme aiuta a riportarci sulla strada maestra e a fondare la nostra fede
sull’adesione al Dio vivente che è Via, Verità e Vita.

IL DONO DELL’INTELLETTO
“Affinché questa preghiera in comune dilati i cuori e li faccia battere al ritmo della
Chiesa, essa comprenderà salmi, orazioni ed inni del breviario e del messale, che
saranno proposti alle équipes dalla Lettera delle Équipes Notre-Dame. Un’altra parte
della preghiera consisterà nel lasciare che ciascuno esprima ad alta voce le riflessioni
ed i sentimenti che gli avrà suggerito il brano di Scrittura indicato dalla Lettera. Dovrà
essere previsto un momento di silenzio, onde permettere a ciascuno di avere un
contatto intimo e personale con Dio” (dalla “Carta”).
“Il dono dell’intelletto ci fa penetrare nell’intimo del mistero di Dio” (Tre racconti,
p. 43).
Le coppie dell’équipe si riuniscono nel nome del Signore con il desiderio di
conoscerlo sempre meglio per amarlo sempre di più. Per questo ogni incontro, dopo
il momento della cena frugale, prevede la preghiera comunitaria che comprende, tra
l’altro, la lettura della Parola. Il brano della Scrittura è già stato oggetto di meditazione
delle singole coppie durante il mese. Ora, insieme, si condividono pensieri e riflessioni
e si cerca di aiutarsi a capire, attualizzare e rendere concreto il messaggio evangelico.
Nella confusione di valori e d’idee che caratterizza questo tempo, le coppie cercano
assieme di capire cosa veramente conta nella loro vita coniugale e familiare e com’è
possibile per ciascuna di loro discernere la volontà di Dio. Lo Spirito Santo attraverso
il dono dell’intelletto allontana la tentazione di ritagliarsi una fede su misura e
mantiene vivo il desiderio di cercare la verità. Una guida fondamentale in questo
cammino è la Chiesa, che attraverso il magistero segue i suoi figli come una madre che
si preoccupa di farli crescere e di farli diventare adulti.
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Un’occasione particolarmente importante nel cammino di fede delle coppie è
costituito dal ritiro spirituale al quale ogni anno tutte le coppie sono invitate a
partecipare. Si tratta di due giorni particolarmente intensi di preghiera, ascolto e
silenzio che aiutano a rimettere le giuste priorità nella vita di tutti i giorni e a ripartire
con rinnovato entusiasmo e fiducia nell’aiuto della grazia di Dio che, sola, può farci
compiere cose grandi.

IL DONO DELLA SCIENZA


“Non c’è fede viva e in progresso senza riflessione. Di fatto, la maggior parte dei
cristiani sposati rinuncia ad ogni sforzo di studio e di meditazione, sia perché non ne
conosce l’importanza, sia per mancanza di tempo, di guida, di allenamento. Di
conseguenza la loro fede rimane mediocre e fragile; la loro conoscenza del pensiero
divino e dell’insegnamento della Chiesa sommaria e frammentaria. Le coppie delle
équipes vogliono reagire. E quindi si sforzano di approfondire le loro conoscenze
religiose, e di rendersi conto delle esigenze di Cristo, al fine di conformarvi tutta la
propria vita. Ed è in comune che compiono questo sforzo (dalla “Carta”).
“La scienza spirituale è la visione della realtà che consegue all’incontro con il
Signore che cambia la vita” (Tre racconti, p. 44).
Le nostre équipes ci danno l’occasione di approfondire dei temi importanti prima
in coppia, con il coniuge durante il mese, poi durante la riunione insieme con tutte le
altre coppie. Questo “tema di studio” che per i primi anni dell’équipe è suggerito dal
movimento e riguarda essenzialmente argomenti di spiritualità coniugale, diventa poi
uno strumento importante per affrontare in modo sistematico e approfondito un libro
particolare delle Scritture o il testo di un maestro di spiritualità o, ancora, un testo del
magistero o un progetto pastorale.
Altre occasioni di studio e di approfondimento vengono offerte ogni anno durante
gli incontri di settore e nelle sessioni nazionali. Questi incontri oltre ad avere lo scopo
di accrescere la formazione degli équipiers, si prefiggono di stimolare la consapevo-
lezza dell’importanza della preparazione teologica di tutti i cristiani, non solo dei
sacerdoti. In tal modo essi saranno solleciti nel rispondere anche ad altre iniziative
della diocesi o della parrocchia a questo riguardo (incontri di catechesi, lectio divina
o meditazioni di maestri di spiritualità).
Scopriamo insieme che non posiamo testimoniare se non conosciamo: abbiamo
difficoltà a far capire la nostra fede anche perché siamo disinformati. Ricordiamo
anche che il movimento delle Équipes Notre-Dame si sente impegnato a dare il suo
contributo di idee ed esperienze alla Chiesa, per tutto ciò che concerne la spiritualità
coniugale. I testi prodotti dal movimento sono segno di un cammino che si sviluppa
nell’aderenza totale al magistero, pur esaltando le diversità delle vocazioni e dei
carismi.

IL DONO DEL CONSIGLIO


“Nelle riunioni mensili una parte dovrà essere riservata alla “messa in comune” delle

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preoccupazioni familiari, professionali, sociali, dei successi e degli insuccessi, delle
scoperte, pene e gioie”. “Ogni équipe deve assicurarsi il concorso di un sacerdote.
Questi, non soltanto dà principi, ma aiuta anche le coppie a cercare di tradurli nella loro
vita. Questa collaborazione è fruttuosa. Sacerdote e coppie imparano a capirsi, a
stimarsi, a sostenersi; le grandi intenzioni apostoliche del sacerdote vengono assunte
dalle coppie; il sacerdote porta nella sua Messa queste coppie di cui conosce gli sforzi,
le lotte, i desideri” (dalla “Carta”).
“Il dono del consiglio conduce a scegliere bene di fronte alle diverse alternative che
la vita ci propone” (Tre racconti, p. 45).
Nell’équipe ciascuno è aiutato a vivere le proprie scelte. La messa in comune
promuove la libera maturazione personale nel rispetto delle debolezze e nella
valorizzazione dei talenti di ognuno in famiglia e nella comunità ecclesiale. Ci
aiutiamo a non assolutizzare nulla di ciò che è meno di Dio e a ritrovare il disegno di
Dio nella nostra vita.
Il confronto fraterno ci aiuta ad assumere le nostre responsabilità personali e di
coppia e a non delegare il movimento. L’alternanza delle responsabilità organizzativa
all’interno delle END impedisce che si creino dei capi carismatici che, a loro volta,
genererebbero una delega di responsabilità e finirebbero così per soffocare la
partecipazione di tutti.
L’apertura ad altre realtà ecclesiali è un’altra caratteristica importante del movi-
mento che è infatti movimento di formazione e non di appartenenza. E’ importante che
non ci rinchiudiamo nel nostro gruppo ristretto di amici ma che manteniamo vivo il
confronto con tutti per sentirci prima di tutto parte integrante della Chiesa.

IL DONO DELLA SPERANZA


“Le Équipes Notre-Dame pensano che oggi, come allora, i non credenti saranno
conquistati a Cristo nel vedere coppie cristiane amarsi veramente ed aiutarsi recipro-
camente nella ricerca di Dio e nel servizio ai fratelli. Così l’amore fraterno, andando
oltre l’aiuto reciproco, diventa testimonianza” (dalla “Carta”).
L’adesione stessa all’esperienza dell’équipe è occasione di speranza ma anche
testimonianza di speranza nella presenza della grazia di Dio nel matrimonio. La
speranza è sentita particolarmente forte in occasione di incontri allargati del movimen-
to, quando si scopre che anche con coppie di paesi lontani e realtà di vita molto diverse
è possibile sentire quella comunione fraterna che fa esclamare: “Veramente Dio è in
mezzo a voi”. Queste esperienze ci rendono più forti di fronte ai mali del presente
perché non ci sentiamo soli e ci aiutano a combattere il pessimismo con la certezza che
dove lo Spirito soffia è possibile fare grandi cose.

IL DONO DEL TIMOR DI DIO


“Forti della promessa del Signore, le coppie delle équipes si impegnano a non
perdere di vista la presenza di Dio in mezzo a loro e praticano con gioia e fiducia la
preghiera in comune” (dalla “Carta”).
“Il timor di Dio è l’atteggiamento che ci fa vivere costantemente sotto lo sguardo del
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Signore, preoccupati di piacere a Lui piuttosto che agli uomini” (Tre racconti, p. 48).
Durante la preghiera in comune e l’ascolto della Parola di Dio impariamo a lasciare
che lo sguardo del Signore si posi sulla nostra coppia e la converta sempre più per
realizzare pienamente la sua vocazione. Anche la preghiera personale e quella
familiare che rientrano nei “punti concreti d’impegno” degli appartenenti all’équipe,
hanno l’obiettivo di far crescere la nostra comunione con Dio in tutti i momenti della
nostra vita. Durante la “messa in comune” ci aiutiamo a non lasciarci condizionare,
nelle nostre scelte, da calcoli di riuscita terrena. Tutti sentiamo la nostra debolezza
quando dobbiamo prendere decisioni che vanno controcorrente.

IL DONO DELLA FORTEZZA


“La mistica delle équipes, per essere viva e duratura, esige una regola. Mistica e
regola, come l’anima ed il corpo, non possono fare a meno l’una dell’altra: la mistica
deve essere l’anima della regola; la regola, il sostegno e la salvaguardia della mistica.
La regola deve essere sufficientemente leggera per non intralciare la personalità e la
missione degli sposi, sufficientemente severa per difenderli dalla mollezza” (dalla
“Carta”).
“Coscienti della loro debolezza e dei limiti delle loro forze, se non della loro buona
volontà, sperimentando ogni giorno come è difficile vivere da cristiani in un mondo
pagano, ed avendo una fede indefettibile nella potenza del reciproco aiuto fraterno,
hanno deciso di fare équipe” (dalla “Carta”).
“Dopo la preghiera, un momento viene dedicato alla “compartecipazione” su gli
obblighi della Carta. Il praticare questa compartecipazione e il fare appello con
assoluta semplicità al reciproco aiuto fraterno, appare pienamente nella linea della
vera carità evangelica. Quante coppie salvate dalla mediocrità, ed anche dal fallimen-
to, il giorno in cui non sono più sole a lottare” (dalla “Carta”).
“Essere forti secondo Dio significa essere fedeli e perseveranti nella fede” (Tre
racconti, p. 49).
Il movimento, attraverso il metodo, aiuta gli sposi a non perdere di vista la loro
vocazione ma ad essere fedeli ogni giorno al loro impegno di fedeltà al matrimonio.
Il momento della riunione dedicato alla “compartecipazione” aiuta ogni coppia a fare
il punto sull’impegno che dedica per progredire (attraverso i punti concreti d’impe-
gno) nella fedeltà. Il “dovere di sedersi” ci aiuta a mantenere viva la fedeltà alla
chiamata alla vita matrimoniale, a verificare continuamente il progetto iniziale del
nostro matrimonio, della nostra famiglia.
La spiritualità coniugale aiuta sempre a rifondare il patto coniugale e a renderlo
“antisismico”. A volte c’è pessimismo e sfiducia nel futuro, in noi e nei nostri figli, ma
la preghiera e il sostegno reciproco ci aiutano a superare questi momenti. Un aiuto alla
perseveranza ci viene dal vivere l’appartenenza ad un movimento che ci sostiene nelle
nostre debolezze. Si è pure evidenziato che l’aiuto reciproco e l’ascolto dell’altro
aiutano a superare la sofferenza del proprio limite, sfrondando la vita da tutto il
superfluo per tendere a raggiungere l’intenzione primaria che è la tensione alla santità.
Un altro strumento fornito dalle équipes per “sostenere la volontà ed evitare di andare
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alla deriva” è la regola di vita con la quale si intende stabilire gli sforzi che ognuno
decide di imporsi per meglio rispondere alla volontà di Dio su di lui.

IL DONO DELLA CARITÀ


“Far sì che l’équipe sia un successo di carità evangelica, e che ogni coppia vi trovi
l’aiuto di cui ha bisogno” “La legge del focolare cristiano è la carità. E la carità non
ha limiti, la carità non conosce riposo” (dalla “Carta”).
La riunione mensile d’équipe si svolge a turno nelle case delle diverse coppie.
Aprire la propria casa è il primo gesto concreto che esprime la disponibilità ad aprire
il proprio cuore (Settore di Varese).
“Caratteristico di un’équipe Notre-Dame è che il praticare il “comandamento
nuovo” ne costituisce la ragion d’essere. L’équipe è stata fondata per questo. Tutto
(organizzazione, metodi, obblighi, attività) è ordinato a questo fine” (Due di loro
erano in cammino, Marietti, p. 56).
Ma il comandamento nuovo non riguarda solo il rapporto fra le coppie, ma anche
il rapporto tra i coniugi. Dice ancora Padre Caffarel: “I coniugi cristiani devono
applicarsi a convertire il loro amore coniugale in carità coniugale. Ciascuno si sforzi
di scoprire il volto del figlio di Dio nel proprio coniuge, di raggiungere, al di là delle
qualità o dei difetti apparenti, l’anima in cerca del Signore, i suoi tentativi e i suoi
insuccessi, e ancor più profondamente, il Dio che abita quell’anima. Come vorrei
vedervi tutti convinti che questa carità coniugale, essendo di origine divina, può
conoscere approfondimenti sempre nuovi, a patto che non si bari con le sue esigenze.
I coniugi fanno allora l’esperienza della gioia che il Cristo prometteva dopo la
promulgazione del comandamento nuovo: “Vi dico questo perché la mia gioia sia in
voi e la vostra gioia sia perfetta” (Gv 15, 11)” (Due di loro erano in cammino, p. 59).
Il “dovere di sedersi” è il luogo privilegiato nel quale questa carità coniugale impara
ad esprimersi: alla presenza di Dio i due coniugi cercano di far fronte alle incompren-
sioni e alle offese e di arrivare nuovamente al perdono e alla pace. Che la vita di équipe
aiuti a riscoprire il dono della carità è testimoniato anche dalle esperienze che vengono
raccontate dagli équipiers in occasione di sessioni, incontri ai vari livelli o per iscritto
nella rivista bimestrale della Lettera END. C’è una generale abbondanza di impegni
di servizio sia all’interno della famiglia (accoglienza di anziani, handicappati,
bambini in adozione o affido), sia in ambito parrocchiale e sociale. La coppia
responsabile che viene designata ogni anno dalle coppie dell’équipe, secondo la Carta,
è innanzitutto responsabile dell’amore fraterno: “Tocca ad essa far sì che ogni coppia
vi trovi l’aiuto di cui ha bisogno. Questa coppia non potrà adempiere bene la sua
missione se non facendo ricorso alla preghiera. Ecco perché i due sposi si impegnano
ad assistere alla Messa una volta durante la settimana e a fare ogni giorno dieci minuti
di orazione mentale” (dalla “Carta”).

IL DONO DELLA PIETÀ


“Vogliono che il loro amore, santificato dal sacramento del matrimonio, sia: una
lode a Dio, una testimonianza che Cristo ha salvato l’amore, una riparazione dei
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peccati contro il matrimonio Vogliono essere ovunque missionari di Cristo” (dalla
“Carta”). “Non si tratta soltanto di conoscere Dio ed i suoi insegnamenti, ma di
incontrarlo: allo studio occorre unire la preghiera. Nello stesso modo in cui ci si aiuta
a studiare, nelle Équipes Notre-Dame ci si aiuta a pregare. Si prega gli uni con gli altri.
Si prega gli uni per gli altri (dalla “Carta”).
“La pietà è l’orientamento del cuore e della vita intera ad adorare Dio” (Tre racconti,
p. 52).
Le coppie dell’équipe, che si pongono sotto la protezione di Maria, hanno l’impegno
di recitare ogni giorno insieme il Magnificat. A Maria chiedono così di imparare ad
affidarsi completamente a Dio vivendo ogni giorno con un atteggiamento di lode e
adorazione nei confronti del Padre buono. Le esperienze comunitarie che viviamo
grazie alle équipes e le forti occasioni di crescita nella carità ci fanno toccare con mano
l’azione dello Spirito Santo in mezzo a noi ed il suo profondo amore per ciascuno.
Questo fa maturare in noi un senso di gratitudine e di adorazione che nel tempo si fa
sempre meno occasionale e sempre più uno stile di vita.

IL DONO DELLA SAPIENZA


“Vogliono fare di ogni loro attività una collaborazione all’opera di Dio e un servizio
reso agli uomini” (dalla “Carta”).
“La sapienza è il dono per il quale ogni cosa è misurata, nella sua verità e
consistenza, sulla carità di chi ha amato fino alla morte di croce” (Tre racconti, p. 53).
La sapienza, per noi delle équipes, é vissuta anche attraverso l’adesione al metodo.
La Carta, documento fondamentale del movimento, richiama continuamente all’ap-
profondimento attraverso la fedeltà al metodo; se si aderisce alla proposta e si
partecipa alla vita del movimento, si coltiva l’adesione piena al Dio vivente, consa-
pevoli dei limiti legati specialmente ai ritmi della quotidianità (Settore Brescia A).
Quando la sapienza diventa un abito è fonte di serenità e di pace e ci fa vivere le nostre
piccole azioni quotidiane senza abitudine e stanchezza, ma con un atteggiamento di
stupore e di ringraziamento e novità di fronte alle tante cose che nessuno vede ma che
lo Spirito del Signore ci fa gustare e amare. Non dobbiamo accontentarci di vivere
l’esperienza dell’équipe in modo marginale, cogliendo soltanto gli aspetti meno
impegnativi (l’amicizia, la cena...), pensando che comunque di più non possiamo fare
perché ci sono nella nostra vita altre cose più pressanti e quindi più importanti. Al
contrario, dobbiamo considerare l’équipe, per la nostra coppia e la nostra famiglia, un
dono e uno strumento che Dio ci ha dato per santificarci nel nostro matrimonio. Sta
a noi e all’uso che vogliamo fare della nostra libertà, riuscire a portare avanti
l’impegno con fedeltà e determinazione, senza creare scorciatoie o interpretando
liberamente la Carta.

CONCLUSIONE
Padre Caffarel diceva che i grandi raduni sovranazionali erano l’occasione per
prendere sempre più profondamente coscienza della vocazione del movimento e della
sua missione nella Chiesa (Due di loro erano in cammino, p. 51).
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Oggi, noi interpellati dal nostro vescovo, che ci ha invitato a sottometterci con
generosità al giudizio della Parola di Dio, desideriamo aprirci maggiormente al Soffio
dello Spirito per vivere la vita di équipe con sempre maggior fedeltà ed impegno.
In particolare vorremmo chiedere al nostro vescovo quali attenzioni e quali fedeltà
particolari dobbiamo vivere in questo momento all’interno del nostro movimento e
quali opzioni preferenziali possiamo vivere nella Chiesa e nel mondo.

ÉQUIPES NOTRE-DAME REGIONE NORD-EST

Il nostro esame di coscienza


A partire dalle domande proposte dal Cardinal Carlo Maria
Martini nella lettera pastorale “Tre racconti dello Spirito” (1997-98)
INTRODUZIONE
“Dove si trova oggi quella gioia, quell’entusiasmo della preghiera, quella forza della
testimonianza il cui racconto, dopo due millenni, ancora ci affascina? Dove esistono
assemblee come quella di cui parla San Paolo, nelle quali chi entra come estraneo si
trova a un certo momento capito, svelato, coinvolto e sente sorgere spontanea
l’acclamazione: “Veramente Dio é in mezzo a voi!” (C.M. Martini, Tre racconti dello
Spirito, p. 9).
Le Équipes Notre-Dame si sono lasciate interrogare dal “Decalogo per un esame
di coscienza della comunità”, proposto dal Cardinale a tutte le comunità ecclesiali,
affinché ciascuna si verifichi “sui doni del Consolatore e sulla propria qualità di
‘comunità alternativa’ aperta ai doni dello Spirito e docile alle sue ispirazioni”.
Nei nove settori della regione (dal Varesotto al Veneto Friuli Venezia Giulia) sono
state create occasioni di riflessione, confronto e verifica, a diversi livelli e con
modalità differenti, i cui risultati sono confluiti in relazioni scritte e nella presente
sintesi, stilata intorno a cinque nuclei tematici:

1- La chiamata ad una fede adulta.


2- Il cammino individuale e comunitario di crescita in Cristo.
3- La tensione tra spiritualità e mondanità.
4- Il rapporto movimento e Chiesa.

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5 - L’apertura missionaria della coppia e della famiglia.

La sintesi è ora messa a disposizione delle Équipes Notre-Dame per un ulteriore


approfondimento, a partire dall’incontro delle équipes di settore, che si terrà il 14
novembre 1998, a Eupilio (CO), con la gradita presenza del Cardinal Carlo Maria
Martini.

1. LA CHIAMATA AD UNA FEDE ADULTA


Le équipes sono un’esperienza privilegiata di crescita spirituale.
Alcune coppie agli inizi del loro cammino d’équipe, erano abituate ad una fede
“timida”, silenziosa, più basata sulle opere che non sulla Parola; si sentivano incapaci
di dare ragione della propria fede.
Entrando nel movimento siamo stati condotti ad una verifica della nostra fede,
spesso intessuta di tradizione, e a ricercare una maggior aderenza al messaggio
evangelico ed al magistero della Chiesa.
Ma senza vigilanza, non siamo esenti dal pericolo continuo di crearci una fede a
nostro uso e consumo con uno scostamento graduale, e non sempre avvertito, dalla
Parola di Dio. Succede di far passare la nostra parola come Parola di Dio, di ritenere
la nostra idea come determinante e unica da imporre agli altri.
Nello svolgimento dei servizi (responsabili dell’équipe di base, di settore,...) ci
accorgiamo che quando manca la fede e pecchiamo di efficientismo, il valore della
testimonianza si affievolisce, quando invece celebriamo la gloria di Dio e cerchiamo
di comprendere i segni e le sfide dei tempi alla luce del Vangelo, troviamo nuovi
percorsi di santità.
Le parole di Gesù “Se aveste fede quanto un granello di senape...” e “Quando il
Figlio dell’uomo verrà troverà ancora la fede sulla terra?” ci richiamano a non dare
per scontata la nostra fede, ad alimentarla alla sua Parola, ai sacramenti, alla
testimonianza della Chiesa. Ci uniamo alla preghiera dei discepoli: “Signore, accresci
la nostra fede!” (Lc 17,5).
Nella riunione mensile d’équipe l’ascolto della Parola di Dio ha un posto centrale
e si resta edificati dal constatare quanto lo Spirito suggerisca ad ogni persona parole
di lode e di ringraziamento, di richiesta di perdono, di supplica. Dobbiamo rilevare
però un riferimento ancora troppo parziale a questa Parola nella nostra vita giornaliera
affinché “Dio sia in casa nostra il primo cercato, il primo amato, il primo servito”
(Padre H. Caffarel).
Ci chiediamo: come favorire a livello personale, in coppia e in famiglia un contatto
più vivo e diretto con la Parola di Dio?
Le END sono una delle tante vie della Chiesa verso la santità, suscitate dallo Spirito
Santo per il bene di tutti. Non è raro, dopo anni d’équipe, a causa della routine e di una
certa assuefazione, perdere la consapevolezza del motivo profondo per cui si vive
questa esperienza. E’ allora urgente ricuperarlo, riandando a riscoprire lo spirito
fondatore del movimento, il suo carisma:

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“Le équipes ambiscono attuare fino in fondo gli impegni assunti col battesimo.
Vogliono vivere per Cristo, con Cristo, in Cristo. Si danno a Lui senza condizioni.
Intendono servirlo senza discutere. Lo riconoscono come capo e Signore del loro
focolare”. (Dalla “Carta delle Équipes Notre-Dame”, 1947)

2. IL CAMMINO INDIVIDUALE E CO-MUNITARIO DI CRESCITA IN CRISTO


Le END cercano di rispettare la libertà del cammino e delle scelte di ciascuno nella
certezza che lo Spirito Santo chiama tutti e ad ognuno dà un dono, un carisma, quindi
anche una sensibilità, diversa e particolare per l’utilità comune.
L’uomo, creato per la comunione, nell’esperienza di coppia avverte che non ci si
salva da soli. Ogni coniuge si fa carico dell’altro ed esercitandosi all’ascolto, pone le
basi per accogliere con pazienza la maturazione spirituale dell’altro. Nel “dovere di
sedersi” si impara a rispettare e a valorizzare la sensibilità dell’altro e a camminare
spiritualmente assieme. Il percorso è faticoso perché è presente la tentazione di
pilotare le scelte altrui secondo cammini che corrispondono ad attese proprie, ma la
verità con la quale ci si pone di fronte al Signore aiuta a discernere. Assieme si vive
il dono dello Spirito, il consiglio.
Forse perché attratte da un clima di libertà, molte coppie aderiscono per questo
motivo al movimento prima che per la proposta specifica di un cammino di spiritualità
coniugale. Ma è fuor di dubbio che le diverse motivazioni debbano essere decantate
e purificate. Le coppie cristiane, in virtù del battesimo e del sacramento del matrimo-
nio, sono chiamate ad essere non solo segno e “immagine” dell’amore di Dio, ma a
parteciparvi sempre più in pienezza, esprimendo e testimoniando molto concretamen-
te la “somiglianza” con Lui.
Le coppie che aderiscono all’équipe vogliono che il loro amore, santificato dal
sacramento del matrimonio, sia “una lode a Dio, una testimonianza che provi agli
uomini con evidenza che Cristo ha salvato l’amore, una riparazione dei peccati contro
il matrimonio” (dalla “Carta”).
Queste coppie decidono di fare équipe poiché conoscono le loro debolezze e limiti,
poiché sperimentano ogni giorno quanto sia difficile vivere da cristiani in un mondo
secolarizzato, poiché hanno fiducia nella potenza del reciproco aiuto fraterno.
Ogni cammino autenticamente cristiano è nello Spirito, perché è Lui che conduce
a Cristo e al Padre, ed ha come condizione di crescita l’ascolto della Parola di Dio
all’interno di un’esperienza di Chiesa.
Il movimento propone a ogni coppia di sposi dei “punti concreti d’impegno”:
1 - Ascoltare regolarmente la Parola di Dio. (E’ significativo che questo impegno
sia collocato al primo posto).
2 - Riservarsi ogni giorno il tempo per un vero “incontro a tu per tu” col Signore.
3 - Ritrovarsi ogni giorno assieme, marito e moglie, in una preghiera coniugale (e
possibilmente familiare).
4 - Trovare ogni mese il tempo per un vero dialogo coniugale, sotto lo sguardo del
Signore (dovere di sedersi).
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5 - Fissarsi una “regola di vita” e rivederla ogni mese.
6 - Rimettersi ogni anno di fronte al Signore per fare il punto durante un ritiro di
almeno quarantott’ore, vissuto possibilmente in coppia. (Dal documento “Che cos’è
un’équipe Notre-Dame”, 1976)

Guardando concretamente la vita delle nostre équipes, riconosciamo che l’applica-


zione di questi “punti concreti d’impegno” avviene con gradualità, tenendo conto
della personalità del coniuge e della storia della coppia, e con una flessibilità delle
modalità; essi infatti non sono un fine, bensì dei mezzi, che vogliono educare a tre
atteggiamenti fondamentali:

1. apertura alla volontà e all’amore di Dio;


2. tensione a vivere nella verità;
3. disponibilità ad incontrare, dialogare ed entrare in comunione con Dio e i
fratelli.

Durante la riunione mensile d’équipe vi è un momento, chiamato “compartecipa-


zione” in cui siamo invitati a comunicare e a condividere con gli altri le esperienze
spirituali, i doni ricevuti da Dio, i progressi compiuti, le difficoltà incontrate, l’aiuto
che ci attendiamo dai fratelli.
E’ uno dei momenti significativi della nostra esperienza, ma anche più difficoltosi
perché richiede una profonda sincerità con se stessi e con gli altri, la fede nella
presenza del Signore in mezzo a noi che opera e salva, una rinnovata decisione a
convertirci e a lasciarci convertire.
L’ascolto degli altri e dei loro consigli aiutano a superare la sofferenza del proprio
limite, sfrondando la vita da tutto il superfluo per tendere a raggiungere l’intenzione
primaria che è la tensione alla santità. Nella presa a carico gli uni degli altri, anche
nella preghiera, ci aiutiamo a “non assolutizzare nulla di ciò che é meno di Dio” e a
ritrovare il disegno di Dio nella nostra vita.
Ci possono essere nella stessa équipe coppie molto diverse, così come nel movimen-
to ci sono équipes con cammini di maturazione differenti. Questo può far sorgere
alcuni problemi, ma consente anche una ricchezza per tutti, uno stimolo all’aiuto
reciproco. La conoscenza di un gruppo come “multiforme” espressione dello Spirito
è premessa indispensabile per conoscere la Chiesa come “multiforme” espressione di
diverse presenze e “vie” di santificazione.
Sappiamo che dobbiamo essere vigilanti per evitare due pericoli: quello del
formalismo, della fedeltà alla regola per la regola, e quello del lassismo, della facile
giustificazione delle nostre pigrizie, che compromettono un’autentica crescita nel-
l’amore.
Le principali tentazioni per alcune équipes sono rappresentate dalla chiusura,
dall’adagiarsi in un sentirsi bene tra amici, al sicuro da troppe scomode presenze, dal
non essere docili all’azione educativa del movimento che vuol aprire le coppie a più

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grandi orizzonti, alla missione universale della Chiesa. Capita di essere preoccupati
più di giustificare se stessi che lasciarsi migliorare dalla Parola di Dio, dal coniuge e
dai fratelli. La tentazione sempre in agguato é quella di edulcorare il Vangelo e di porre
se stessi come misura delle cose al posto di Dio.

3. LA TENSIONE TRA SPIRITUALITÀ E MONDANITÀ


E’ vero che le END sono un movimento di spiritualità coniugale, ma gli équipiers
sono comunque sollecitati a tutta una serie di presenze nel mondo, ben al di là del
rapporto di coppia. Diciamo sovente che esso non è un movimento d’azione, ma è un
movimento d’attivi.
Già nella riunione mensile, a turno, si apre la propria casa alle altre coppie e questo
è un gesto concreto che esprime la disponibilità ad aprire il proprio cuore anche ad
altri. Molti membri dell’équipe svolgono servizi e ministeri nelle proprie parrocchie
o in altre associazioni, a titolo personale, ma sono aiutati a crescere nella fede, nella
speranza e nella carità dal cammino nelle END. C’è chi si impegna, anche in coppia,
nella catechesi, nella pastorale familiare, nell’ambito del volontariato. Vi sono coppie
che vivono all’interno stesso della famiglia l’accoglienza verso le persone anziane,
ammalate, emarginate e con problemi.
Il cammino di formazione che percorriamo é volto al raggiungimento di stili di vita
che siano manifestazione dell’accoglienza, dell’aiuto, del perdono per testimoniare
l’amore del Padre che per primo ci ha accolto e perdonato.
Questo avviene soprattutto e in primo luogo verso i figli, assumendoci il compito
educativo, con tutti i suoi aspetti problematici.
Tra noi c’è chi vede un rischio di sbilanciamento: il nostro movimento, essendo
di formazione e non principalmente d’azione, può correre il rischio di presentare e
vivere una spiritualità disincarnata. Qualcuno giudica il nostro movimento laicale fin
troppo sbilanciato verso lo ‘spirituale’, sottacendo, a volte, la dimensione ‘mondana’
della santità (lavoro, politica, economia, giustizia, pace,...). Raramente si trovano
testimonianze e sollecitazioni per un servizio di natura politica; la politica è la grande
assente dall’orizzonte degli impegni di servizio. È perché è troppo difficile? O perché
è troppo sporca per un buon cristiano? Sono così in pochi a credere che tramite il
servizio in politica si possa vivere la beatitudine dei poveri in spirito, degli affamati
di giustizia, dei perseguitati?
Parliamo di solidarietà, di nuovi stili di vita, di sobrietà e povertà, ma quando si tratta
di confrontarci sui bilanci familiari e sull’uso dei soldi, facciamo silenzio, cerchiamo
di eludere tali aspetti.
Forse la tensione tra spiritualità e mondanità non può essere facilmente risolta a
scapito di uno dei due aspetti. Forse è bene mantenere questa tensione, ma con quale
priorità?
- Come vivere meglio una spiritualità incarnata nell’oggi di Dio per un volto
evangelico di vita coniugale e familiare?
- Come riconoscere la presenza robusta dello Spirito che ci aiuti a fare i conti con
gli aspetti più concreti della nostra giornata?
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4. IL RAPPORTO MOVIMENTO E CHIESA
Coloro che fanno parte delle END riconoscono che il movimento è stato generato
nella Chiesa e che è nato dall’azione dello Spirito per il bene della Chiesa, per
aiutare gli sposi a vivere il sacramento del matrimonio, come via normale di santità.
L’équipe vuol essere una piccola comunità di sposi riunita nel nome di Cristo,
innestata sul Padre, in stretta comunione con la Chiesa e con una grande apertura sul
mondo.
Trovandoci in équipe di base o nei momenti d’incontro allargati con coppie di altre
parrocchie, siamo educati ad ampliare i nostri orizzonti a quelli universali della
Chiesa, evitando di annegare nel classico malinteso parrocchiale, volando più in alto
delle questioni contingenti e passeggere.
Nel movimento si sente l’esigenza dello scambio con i progetti pastorali della
diocesi, alla luce delle indicazioni del Magistero della Chiesa, poiché è movimento
fortemente innestato nella Chiesa e i componenti delle équipes fanno parte delle
comunità parrocchiali. Ripetiamo sovente che il nostro è un movimento di riferimento
e non di appartenenza.
Vogliamo sottolineare alcuni aspetti di questa appartenenza alla Chiesa.

1 - La partecipazione all’Eucaristia della comunità cristiana locale è per noi centrale


e fondamentale ed esprime il legame profondo con essa.
2 - Le coppie e le famiglie, nella misura in cui sono radicate in Cristo, già di per sé
sono una piccola Chiesa.
3 - La presenza tra noi del sacerdote “consigliere spirituale” manifesta la comunione
ecclesiale delle due forme di sacerdozio, quello battesimale e ministeriale, e rende
concreto il rapporto sacramentale tra il Corpo e il Capo (Doc. Équipe
Responsabile Internazionale, 1993). Egli garantisce la giusta armonia con il cammino
della Chiesa locale e universale. Oggi si sottolinea pure la necessità che egli viva in
équipe una “fraternità ecclesiale” e svolga il compito di far emergere il
grande dono dello Spirito Santo, che è il Consiglio, quello per il quale si possono
prendere le giuste decisioni e orientare la vita secondo la specifica vocazione derivata
dal sacramento del matrimonio.
4 - Le coppie dell’équipe si assumono, tra gli altri, questo impegno: “Devote alla
Chiesa, vogliono essere sempre pronte a rispondere agli appelli del loro vescovo e dei
loro sacerdoti” (dalla “Carta”).

Molteplici sono le collaborazioni offerte e realizzate soprattutto in ambito parroc-


chiale: catechesi, corsi per fidanzati, gruppi di ascolto della Parola, oratori... C’è chi
è presente in organismi diocesani che si interessano di pastorale familiare; a livello
nazionale si collabora con alcune iniziative della C.E.I.
Le équipes nutrono il desiderio profondo di trovare strade di collaborazione,
anche là dove si manifestano difficoltà: incomprensio- ni e chiusure, pretese e
giudizio, assolutizzazione delle proprie convinzioni e scelte operative, senza ricono-
scere in profondità l’azione dello Spirito nella “diversità” delle valutazioni ed
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esperienze ecclesiali.
Le END, quale relativamente giovane movimento laicale, deve maturare alcune
sensibilità e attenzioni ecclesiali, ad esempio nei confronti dei piani pastorali dei
vescovi e dei documenti della Chiesa italiana e universale, può dare un contributo nella
ricerca di nuovi percorsi di evangelizzazione, soprattutto dei fidanzati e dei coniugi,
e vivere un rapporto fraterno e di collaborazione con gli altri movimenti ecclesiali.

5. L’APERTURA MISSIONARIA DELLA COPPIA E DELLA FAMIGLIA


In genere gli incontri d’équipe e di settore sono gioiosi perché non sono legati ad una
prospettiva di riuscita terrena, ma risultano aperti alle prospettive della vita di Dio in
noi, con l’occhio rivolto al futuro, grazie anzitutto alla prevalenza dell’aspetto
formativo - di ascolto della Parola e di preghiera - che ne costituisce l’ossatura.
Il frutto della Parola crea gioia e nutre speranza in coloro che la gustano.
La testimonianza più grande che possiamo offrire alla Chiesa e al mondo è
primariamente la stessa vita di coppia e di famiglia. In un mondo che privilegia l’amore
facile, infedele, infecondo, e che prospetta accettazioni passive di qualunque tipo di
unione, la coppia e la famiglia cristiana, con la gioia del loro essere insieme, con i
valori che cercano di incarnare, costituiscono una scommessa sul futuro e possono
essere la profezia viva e attuale della vita eterna stessa, che comincia qui, fin da ora,
nella quotidianità dell’incontro con l’altro. La coppia e la famiglia cristiana diventano
così anche proposta viva per il cammino delle nuove generazioni.
Più progredisce la partecipazione all’esperienza di formazione allargata e più la
testimonianza del Vangelo, per opera dello Spirito, diviene profonda e luminosa. Man
mano aumenta nelle coppie e nelle équipe la consapevolezza della loro vocazione e
del loro ruolo nel testimoniare la fede oggi, tanto più il Vangelo può essere annunciato,
in particolar modo con uno spirito di servizio e con una maggior visibilità nella
comunità cristiana e nella società.
Siamo consapevoli che per la specificità del movimento, esso non possa fare tutto.
Ma dentro i suoi limiti oggettivi è chiamato al massimo della testimonianza di cui è
capace.
La strada da percorrere è ancora lunga perché esistono anche segnali di chiusura e
arresto, cadute di fronte alla tentazione di non farsi coinvolgere dalle vicende degli
altri e di vivere nella Chiesa e nel mondo come spettatori piuttosto che come
protagonisti.
Accanto a questo però ci sono anche molti segnali, sostenuti dallo Spirito, di
attenzione e di azione di carità a favore della Chiesa, dei poveri, della pace. La
speranza cristiana ci spinge a guardare oltre, ad avere una visione universale anche
nelle difficoltà (rapporti faticosi, incomprensioni, malattie). Tale speranza è radicata
nella resurrezione di Cristo e rafforzata dall’esempio di tante coppie segnate dalle
vicende della vita, ma che pure sanno dare tutto quello che possiedono, in primo luogo
se stesse, in un’offerta senza calcolo al Signore.

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Alcune domande di approfondimento:
1) Il Papa Giovanni Paolo II nel discorso tenuto il 31 maggio 1998, durante
l’incontro mondiale dei movimenti a Roma, ha detto: “Oggi dinanzi a voi si apre
una tappa nuova: quella della maturità ecclesiale... La Chiesa si aspetta da voi frutti
‘maturi’ di comunione e di impegno”.
Qual è il significato di tali indicazioni? Quali suggerimenti scaturiscono per il
nostro movimento?
2) In un cammino di spiritualità coniugale come considerare positivamente le
“regole” (punti concreti d’impegno) nella luce dell’azione dello Spirito Santo?
3) La famiglia è riconosciuta “piccola Chiesa”: tale ricchezza come potrebbe
trovare spazio, fiducia e spinta di crescita nelle modalità concrete con cui la
comunità ecclesiale si edifica?
4) Nel momento attuale, sollecitati, nel cammino della nostra Chiesa, a risanare
la frattura tra fede e cultura, tra Vangelo e vita, quali sensibilità e quali collabora-
zioni i nostri vescovi domandano alle coppie e alle famiglie cristiane?
5) All’interno della Chiesa, quali attenzioni possiamo avere e quali rapporti
possiamo sviluppare con gli altri movimenti ecclesiali?

EQUIPES NOTRE-DAME REGIONE NORD-EST

“Ha mandato lo Spirito per


compiere ogni santificazione”
Incontro delle Equipes di Settore (Eupilio - CO, 14 novembre 1998)
INTERVENTO DEL CARD. CARLO MARIA MARTINI

Grazie di queste parole, grazie di questo momento di preghiera vissuto insieme.


Sono molto lieto di stare qualche momento in mezzo a voi, è come respirare una
boccata di ossigeno rispetto all’aria che si respira ordinariamente.
Considero una grazia anche per me quella di potervi incontrare come responsabili
del Movimento e quindi penso di incontrare, incontrando voi, tante altre coppie, tante
altre famiglie e penso in questo momento a tutte le persone che voi rappresentate.
Ringrazio Dio e ringrazio voi. Vi ringrazio anzitutto per quanto siete, siete appunto
un dono alla Chiesa e non è difficile riconoscere nella vostra storia, nei 50 anni dalla
Carta, nel vostro cammino di questi decenni, un dono straordinario per la Chiesa; il
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dono fatto alla Chiesa stessa di metodi, di vie per riscoprire la chiamata alla santità nel
matrimonio; il dono fatto alla Chiesa di poter cogliere meglio che cosa significhi il
mistero sponsale e quindi di riflesso cosa significhi il mistero della Chiesa, il rapporto
Cristo-Chiesa, perché fra questi due rapporti c’è una circolaritá: il rapporto Cristo-
Chiesa getta luce sul mistero sponsale e l’esperienza del mistero sponsale getta luce
sul rapporto Cristo-Chiesa e forse siamo solo all’inizio della penetrazione affettiva ed
effettiva di questo mistero.
Vi ringrazio per quanto siete, per il dono che siete per la Chiesa. Mi pare che nelle
parole di presentazione c’era l’invito ad aiutarvi a riconoscere questo dono nel
passato, questo non è difficile, ce l’hanno detto diversi interventi durante la preghiera,
più delicato invece è riconoscere il dono nel futuro o nel presente, cioè domandarci
che cosa questo dono significa oggi non solo per l’esperienza vostra ma di tante altre
coppie chiamate potenzialmente a fare questa esperienza e che cosa significa missio-
nariamente per tutte le altre coppie; è lì che io mi sento particolarmente interpellato:
che cosa significa questo dono per l’oggi della Chiesa nella situazione attuale della vita
di coppia in occidente? Su questo piacerebbe che voi poteste riflettere ancora di più,
io non ho nulla di speciale da proporvi, ma mi lascio muovere da questo interrogativo.
Vi ringrazio per quanto siete stati come dono per la Chiesa e per quanto siete e vi
preparate ad essere come dono per la Chiesa e per una società in cui il rapporto di
coppia è in profonda crisi, cioè per la nostra società occidentale.
Non parliamo della storia della coppia in altri continenti, che forse è ancora da fare,
i problemi sono probabilmente ancora più gravi. Ma noi veniamo da una storia in cui
il rapporto di coppia aveva assunto, volere o no, una certa sua dignità e stabilità e
quindi un certo suo ethos nell’immaginario comune e siamo in un tempo in cui questo
rapporto di coppia come rapporto fedele, stabile, disinteressato, interessato l’uno
all’altro è in profondissima crisi. Quindi la mia domanda verte appunto sul fatto non
solo che cosa siete voi per coppie per così dire salvate da questa crisi, che si sforzano
di lasciarsi salvare, perché tutti siamo in pericolo (ma ci sforziamo, vi sforzate di
lasciarvi salvare giorno dopo giorno), da questa crisi incombente, ma che cosa
significate per le altre coppie che possono entrare in crisi o che vi entrano o che sono
in situazioni di rottura, di sofferenza, di dramma: ecco ciò che io vi domando come
impostazione missionaria, questo senza minimamente venir meno ai principi della
vostra Carta, ma cercando che cosa significa interpretarla oggi.
Vi ringrazio per quanto siete stati, siete e sarete per la Chiesa e vi ringrazio anche
per quanto avete fatto concretamente quest’anno, in questo lavoro di cui mi avete dato
il resoconto.
Sono rimasto molto compreso e commosso dal fatto che abbiate preso tanto sul serio
l’esame di coscienza sui doni dello Spirito, non perché non sperassi che fosse preso
sul serio, ma perché ho l’impressione che voi l’abbiate preso sul serio molto più di altri.
Io l’ho proposto a tutti, alle parrocchie, ai movimenti, l’ho ricordato anche in un
ritiro tenuto ai responsabili di tutti i movimenti diocesani nel gennaio scorso. Non so
quanti..., si so di alcune parrocchie che l’hanno fatto, ma così sistematicamente come

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voi non mi risulta che sia stato fatto altrove, quindi questo è un motivo speciale di
gratitudine; avete preso sul serio questo esame di coscienza e ho esaminato attenta-
mente anche le risposte parziali, cioè di settori diversi, che mi sono state consegnate.
Ho qui davanti a me quelle del settore di Milano, di Varese, di Lecco, di Brescia A e
Brescia B e poi i settori del Veneto e del Friuli Venezia Giulia.
Ecco, non so se sono tutti qui, ma mi ha molto colpito la serietà con cui è stato fatto
questo esame di coscienza che tendeva a renderci coscienti della presenza dello Spirito
nella nostra vita.
Il punto di partenza era l’affermazione che faccio verso l’inizio della lettera:
“Dobbiamo convincerci che non tocca a noi insufflare lo Spirito in noi stessi, nelle
coppie, nella Chiesa, ma lo Spirito è già all’opera prima di noi, meglio di noi, più di
noi, a noi sta riconoscerlo, prendere coscienza, fargli strada, riconoscere gli ostaco-
li...”. Quindi l’esame di coscienza è per prendere coscienza di quanto dello Spirito c’è
già in noi e rendere grazie, prendere coscienza degli ostacoli, perché lo Spirito possa
traboccare, rifluire ampiamente come dono di Dio.
Guai a noi se pensassimo che fosse nostro compito di soffiare lo Spirito! Lo Spirito
soffia in noi, siamo noi che poniamo ostacoli, non ce ne accorgiamo, banalizziamo,
trascuriamo, blocchiamo lo Spirito, perché è lo Spirito che ci salva, ...se toccasse a noi
saremmo perduti!
Vedo che voi avete preso sul serio questa intuizione, che è quella dell’anno dello
Spirito Santo, del primato dello Spirito rispetto alla nostra azione e avete cercato di
rispondervi.
Vi ringrazio per quanto avete fatto e vi ringrazio anche per la sintesi che mi è stata
presentata. Io mi sono certamente fermato soprattutto su questa sintesi. Penserei ora
di rileggere qua e là qualche parola di questa sintesi che mi ha colpito di più e poi di
dire qualche cosa sulle domande.
Non ho preparato niente di sistematico, le cose vengono così, seguendo gli stimoli
che voi stessi mi date. Prendo in mano questa sintesi che è stata richiamata anche nelle
parole introduttive, che è stilata intorno a cinque nuclei tematici e che è suscettibile
da parte vostra di ulteriori approfondimenti; non è un documento finale e quindi ciò
che io vi dico è in vista di questi ulteriori approfondimenti.
Anzitutto la chiamata a una fede adulta. Si parte dalla affermazione che le équipes
sono un’esperienza privilegiata di crescita spirituale: certamente l’équipe è una
chiamata alla santità nella vita di coppia, è molto esigente, è qualcosa di alto, è una
chiamata a prendere sul serio il Vangelo e quindi a prendere il Vangelo come un
cammino progressivo di santità. Di questo cammino voi in questi primi tre paragrafi
indicate tre fasi: dalla fede timida di partenza, (partiamo tutti spesso per lo più da una
fede timida, silenziosa, che non osa dirsi, piuttosto implicita, incapace di dare ragione
di sé), passando poi a una verifica della fede, con maggiore aderenza anzitutto al
messaggio evangelico e mantenendo però la vigilanza, proprio perché questa fede
adulta non è mai raggiunta in pienezza; è come una padella in ebollizione che, se si
lascia spegnere il fuoco, a un certo punto si intiepidisce e tutto si raggruma, e quindi

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si tratta di tenerla sempre in questo stato di ebollizione. Vi lamentate poi del pericolo
di efficientismo, quando manca la fede, e questo sì, lo riconosco, è un pericolo reale
in tutti i movimenti nella Chiesa, in tutte le realtà ecclesiali a partire dal servizio del
vescovo.
E voi dite: “Quando celebriamo la gloria di Dio e cerchiamo di comprendere i segni
e le sfide dei tempi alla luce del Vangelo, troviamo nuovi percorsi di santità”. Questo
mi appare molto vero e quindi la vostra sfida è appunto non soltanto di rifarvi al vostro
metodo, ma di cercare di comprendere alla luce di questo metodo, i segni e le sfide dei
tempi. Ecco questo è quanto mi pare importante dire rispetto al primo nucleo che
propone anche la domanda: “Come favorire a livello personale, in coppia e in famiglia
un contatto più vivo e diretto con la Parola di Dio?”.
Questo interrogativo mi colpisce molto perché sono convinto che questo discerni-
mento - come rispondere alle sfide dei tempi - è continuamente stimolato dal contatto
con la Parola di Dio e quindi credo che questo contatto a livello personale, in coppia,
in famiglia, sia da promuovere in tutti i modi.
Non sta a me richiamare tante esperienze possibili, ma si tratta anche di esperienze
semplicissime, da rinnovare continuamente. Anche qui credo che per queste esperien-
ze valga il principio della tradizione: ripetere le cose che ci hanno aiutato a vivere
questo contatto più vivo con la Parola, ma anche rinnovarci perché questi metodi che
sono stati sperimentati come utili, possono a un certo punto impallidire o stancarci.
Credo che questo contatto con la Parola è qualcosa da raccomandare e da riprendere
continuamente. Vorrei riassumere quanto è espresso in questo primo nucleo richia-
mando appunto il primato dello Spirito: lo Spirito è prima di noi e quindi noi
riscopriremo lo Spirito fondatore del Movimento non soltanto ripiegandoci sul
passato, ma dando spazio allo Spirito che adesso ci ricorda le parole di Gesù e quindi
ci ricorda anche le parole fondanti del Movimento. Se lo Spirito non ce le ricordasse,
vano sarebbe ricordarcele con una memoria scritta, con una ripetizione di parole. E’
lo Spirito - dice Gesù nel Vangelo di Giovanni - che ci ricorda le parole dette da Gesù
e anche le parole fondanti del Movimento.
Il secondo nucleo riguarda appunto questo cammino che ci si è impegnati a fare,
individuale e comunitario, di crescita in Cristo; qui non riprendo tante cose belle dette.
Vorrei sottolineare l’espressione che appare nel penultimo paragrafo: “Le coppie che
aderiscono all’équipe vogliono che il loro amore, santificato dal sacramento del
matrimonio, sia una lode a Dio, una testimonianza che provi agli uomini con evidenza
che Cristo ha salvato l’amore, una riparazione dei peccati contro il matrimonio”.
Sottolineo l’aspetto secondo e terzo: testimonianza e riparazione. Testimonianza
che è urgente perché aiuta le coppie in difficoltà, che stanno franando, a riconoscere
che c’è un senso nell’amore fedele, perseverante, fecondo, reciproco, disinteressato.
E poi sottolineo anche il tema della riparazione: il linguaggio dipende anche dalle
circostanze e dai tempi, ma si tratta di domandarci che cosa la Chiesa deve fare in un
momento in cui la coppia entra tanto in crisi. Le statistiche sono ben note, e le
statistiche dei paesi del mondo occidentale che in qualche modo ci precedono in questi

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fenomeni - Stati Uniti e Nord Europa - mostrano che il fenomeno della crisi è destinato
ad allargarsi.
Saranno sempre più le coppie in crisi e quindi le coppie rifatte, di secondo
matrimonio, e le famiglie divise, scompaginate. E allora la domanda è, oltre a
deplorare queste cose e dire “ma noi non facciamo così!”, “che cosa compete alla
Chiesa?”.
Questo è ciò che mi preoccupa e mi muove, mi pesa in questo momento e che
riferisco appunto all’aspetto missionario. Nello stesso punto secondo, voi richiamate
i punti concreti d’impegno e gli atteggiamenti fondamentali. Mi pare che questi tre
atteggiamenti sono appunto una traduzione della disponibilità attuale allo Spirito di
Dio: 1) apertura alla volontà e all’amore di Dio; 2) tensione a vivere nella verità; 3)
disponibilità ad incontrarsi, dialogare ed entrare in comunione con Dio e i fratelli.
Ecco, è qui dove lo Spirito ci muove e ci spinge, per cui i punti concreti d’impegno
in tanto ci sono in quanto nutrono questi atteggiamenti fondamentali.
Il terzo punto esamina una serie di tensioni che sono date dal fatto di essere nel
mondo, ma anche di essere nella Chiesa, nella Parrocchia. Voi sottolineate quello
slogan che è certamente interessante: non un Movimento di azione, ma un Movimento
di attivi. Si tratta di definire bene cosa vuol dire questo “attivi”, cioè persone che non
solo coltivano una spiritualità ma che la testimoniano e sono resi capaci di medicare
le situazioni difficili, di prevenirle o di medicarle.
Qui mi pare che ci sia un grande compito della Chiesa oggi riguardo alla coppia, al
matrimonio, alla famiglia: intervenire anche come medici e riparatori là dove non si
è riusciti a prevenire il male. E questo è un compito per il quale non siamo ancora ben
attrezzati, infatti il nostro sforzo è tutto nell’attività delle preparazioni matrimoniali
dei corsi prematrimoniali, della prevenzione del male. Quando poi è avvenuto, siamo
con il fiato corto, mentre invece c’è una grande invocazione del ferito verso chi passa
per la strada. In questo senso credo che il “movimento di attivi” vada approfondito,
non saprei dire come, ma certamente sento l’importanza di farlo.
Qui, in questo punto, vengono esaminate anche delle tensioni che riguardano diversi
servizi e ministeri, tensioni anche all’interno della famiglia con rischi di sbilanciamen-
to, in particolare con la negligenza della politica e altri punti.
Non li esamino uno per uno perché voi avete tutto il dono per operare i discernimen-
ti. Vorrei dire soltanto che non dobbiamo spaventarci di queste tensioni; sono insite
al cammino umano e al cammino relazionale e quindi sono lì perché il Signore ci dia
la grazia di superarle.
Vorrei dire qualcosa in particolare su una domanda che appare come ultima, sempre
in questo nucleo terzo: “Come riconoscere la presenza robusta dello Spirito che ci
aiuta a fare i conti con gli aspetti più concreti della nostra giornata?” ...e quindi anche
con queste tensioni inerenti al nostro essere nel mondo , essere nella Chiesa, essere in
una società complessa, essere in una società caratterizzata da un primato giusto della
politica, ecc...
Ma io mi sono chiesto: “Ho una risposta per questa domanda?”. Credo che la

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risposta sia molto semplice: quando fioriscono, malgrado e in mezzo a queste tensioni,
atteggiamenti evangelici come la gioia nella prova, il perdono senza rancore, la pace
nella complessità, allora vuol dire che lo Spirito ci muove.
Quindi dobbiamo verificarci su questi atteggiamenti evangelici che emergono nei
casi limite. La gioia nella prova, che non è un fatto ovvio ma è il contrario dell’ovvietà;
la pace nella complessità quando si è tirati da tutte le parti e tuttavia si mantiene una
pace di fondo e questo è segno che lo Spirito è all’opera; il perdono senza rancore è
quando bisogna mandare giù nella famiglia, nella coppia, nella parrocchia, nell’am-
bito della Chiesa o della società e questo perdono è dato senza risentimenti che
mangiano dentro. Ecco, questi sono tutti segni che lo Spirito è all’opera e ci guida nella
complessità.
Il quarto nucleo riguarda il rapporto Movimento-Chiesa che vi sta molto a cuore e
che è proprio, credo, una vostra caratteristica. Il tema dovrà essere ripreso perché mi
pare è anche quello della prima delle domande di approfondimento che voi avete
suggerito. Voi siete anche un modello per tanti movimenti di un modo di porsi nella
Chiesa non ripiegato su se stesso, preoccupato e anche giustamente geloso della
propria identità, ma che è ancora più preoccupato di inserirla nel cammino concreto
della Chiesa, della parrocchia, delle diverse situazioni ecclesiali, e questa è proprio
una caratteristica molto positiva.
Parlate giustamente di scambio con i progetti pastorali delle diocesi e tutte queste
cose sono da raccomandare, sono state finora un motivo per cui, a differenza forse di
altri movimenti, anche l’istituzione ecclesiale guarda a voi con fiducia, perché vede
che avete la buona volontà di inserirvi pur con tutte le difficoltà e con tutte le tensioni
di cui abbiamo già parlato.
E nella pagina seguente, sempre in questo punto quarto, sottolineate giustamente
alcuni aspetti di questa appartenenza alla Chiesa, che vi caratterizzano e che sono una
garanzia di santità, cosicché il Movimento non si richiuda su di sé e sempre si rinnovi
a contatto col concreto delle molteplici esperienze ecclesiali.
L’ultimo paragrafo di questo punto quarto esprime alcune tappe che vi stanno
ancora, secondo voi, davanti, cioè maturare alcune sensibilità e attenzioni ecclesiali
nei confronti dei piani pastorali dei vescovi, e questa vostra iniziativa di esame di
coscienza di quest’anno è un segno di questa attenzione ai piani pastorali dei vescovi,
e poi nei confronti dei documenti della Chiesa italiana e universale per un contributo
nella ricerca di nuovi percorsi di evangelizzazione soprattutto dei fidanzati e dei
coniugi.
E qui ritorna questa mia preoccupazione: come aiutare le coppie in difficoltà o che
stanno per entrarvi o che sono già entrate in crisi? E’ qui dove io vedo questa funzione
di medico che compete alla Chiesa e a tutte le sue componenti e che compete in
particolare a voi che avete il dono di un’esperienza della santità del rapporto di coppia
e quindi potete intervenire in tanti modi, non saprei definire bene quali, in cui questo
rapporto è malato.
Ecco con questo non vorrei predefinire un vostro tipo di azione che leda la vostra

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identità, ma vi invito ad interrogarvi come la vostra identità sia chiamata a reagire
rispetto alla crisi massiccia del mondo contemporaneo. Io credo che qui ci sia bisogno
di inventiva e creatività perché, senza perdere la propria identità, si dia alla Chiesa
intera un linguaggio capace di affrontare questa crisi con la benevolenza del medico
e della misericordia di Dio.
E lo stesso tema mi occorre rileggendo il nucleo quinto: l’apertura missionaria della
coppia e della famiglia. E’ vero che la testimonianza più grande che possiamo offrire
alla Chiesa e al mondo è primariamente la stessa vita di coppia e di famiglia. Chiaro!
Perché da qui parte tutto. Però come renderla significativa per altri e anche come
renderla medicinale e risanante per le coppie malate o per quelle addirittura irregolari
o in difficoltà? Questo è il compito che sta davanti alla Chiesa e quindi vi invito ad
interrogarvi. Non ho soluzioni precise da dare, ma credo che sia un compito per la
Chiesa in Europa nei prossimi venti-trenta anni.
Questi sono alcuni flash di riflessione per dirvi che ho apprezzato questa sintesi e
ho cercato di rendermi sensibile ai valori che essa comporta.
Alla sintesi fanno seguito alcune domande di approfondimento che in parte mi
lasciano un po’ senza parole, perché sono domande che chiamo “da cento milioni”, per
le quali bisognerebbe tutti quanti mobilitarci per poi dire che è lo Spirito che dà la
risposta. Ma vediamo che cosa mi sembra di potervi dire e che cosa lascio allo Spirito
che vi conduce a riflettere e a penetrare sui temi di vostra competenza.
La prima domanda, molto pertinente, riguarda il discorso del Papa del maggio
scorso all’incontro mondiale dei movimenti. Sono citate le parole: “Oggi dinanzi a voi
si apre una tappa nuova: quella della maturità ecclesiale... La Chiesa si aspetta da voi
frutti maturi di comunione e di impegno”. Qual è il significato di tali indicazioni? Quali
suggerimenti scaturiscono per il nostro movimento?
Io ho invitato più volte in questi mesi movimenti, parrocchie, il nostro consiglio
presbiterale pastorale a confrontarsi con questo discorso del Papa che ritengo
importante. Credo che sia appunto un discorso che ha voluto segnare per tanti
movimenti ancora molto centrati su di sé, sulla propria identità, il momento di essere
servitori della comunione della Chiesa, e quindi di non domandarsi soltanto cosa fa
la Chiesa per noi, come ci mantiene in vita e ci promuove, ma cosa facciamo noi per
la Chiesa, per la parrocchia, per la diocesi, per le istituzioni ecclesiali, per la comunità.
Questo, diciamo, segnale è già presente in voi fin dagli inizi, quindi credo che la
domanda sia più attuale per altri movimenti che, portati da un fortissimo spirito di
identità e da una coesione che quasi tendeva a separarli dal resto della comunità, hanno
bisogno di essere reinseriti. Per voi credo che questo sia sempre valido come monito,
ma è meno attuale, mira meno alla vostra realtà perché, come ho già detto, voi avete
sempre avuto questa preoccupazione.
Tuttavia il suggerimento fondamentale è la risposta alla domanda: “Come il nostro
dono serve alla Chiesa, come serviamo alla Chiesa oggi?”. Ritorna quel discorso che
ho già accennato: come serviamo ad una Chiesa che si trova di fronte una percentuale
altissima di vita di coppia non riuscita, infelice, malata, spezzata, ricostituita mala-

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mente magari due o tre volte; col bisogno tuttavia di dare senso alla vita, perché questo
è il problema, perché anche quando si è malamente ricostituita una vita di coppia e poi
le cose incominciano magari ad andare, ci vuole un senso per la vita.
E qui è difficile; certamente ci sono problemi grossi a livello grande di comunione
ecclesiale, però io parlo di quei livelli più semplici in cui si può aiutare a ritrovare il
senso nelle azioni quotidiane, nelle relazioni, nei doveri, nei doveri verso i figli, nei
doveri verso la società. Cioè si può aiutare a dare quel di più di senso che rende la vita
vivibile in relazione a valori e non soltanto a bisogni, a soddisfazioni immediate, a
chiusura su di sè.
Seconda domanda: “In un cammino di spiritualità coniugale, come considerare
positivamente le ‘regole’ (punti concreti d’impegno) nella luce dell’azione dello
Spirito Santo?”. Qui si tocca il tema a cui ho già accennato, che le regole sono in vista
di questi atteggiamenti di fondo, che sono appunto la disponibilità all’azione dello
Spirito e quindi le regole sono luoghi di verifica, aiuto per la verifica se siamo o no in
quegli atteggiamenti di fondo, perciò sono importanti , ma non possono neanche
essere un feticcio; voi stessi, in qualche punto di questo documento, parlate di alcune
coppie che vivono una certa gradualità. L’importante è non lasciarsi vincere dalla
negligenza, non trascurare le regole con l’idea che già noi sappiamo come fare, ma
usarle come verifica per qualcosa di più alto, cioè se siamo davvero in atteggiamento
di ascolto della Spirito. Ho già toccato questo tema perciò mi limito a questa
riflessione.
Terza domanda di approfondimento: “La famiglia è riconosciuta ‘piccola Chiesa’:
tale ricchezza come potrebbe trovare spazio, fiducia e spinta di crescita nelle modalità
concrete con cui la comunità ecclesiale si edifica?”
La domanda è molto grande, anzitutto parte da metafore ed espressioni simboliche.
E’ chiaro che l’espressione “piccola Chiesa” ha del metaforico e del simbolico, non
può essere presa come espressione, diciamo, matematica. E del resto questa simbolo-
gia è già stata appunto allargata; anche la parrocchia è chiamata “una grande famiglia
di famiglie” e qui si vede l’interazione fra le due.
Voi sapete che i vescovi africani dopo aver cercato a lungo un’icona per definire il
loro modo concreto di essere Chiesa hanno preso l’idea di chiesa come famiglia e
hanno impostato tutta la conclusione del sinodo su questa tematica. Ciò vuol dire che
ci sono delle interazioni fra modalità di crescita concreta nella famiglia, modalità di
crescita nella parrocchia, nella chiesa locale, nei raggruppamenti di chiese, che sono
le conferenze episcopali, nelle chiese delle grandi regioni, dei continenti, nelle chiese
in qualche modo patriarcali, nei grandi raduni di chiese e nella Chiesa universale.
Certamente ogni esperienza spirituale nel piccolo si può riflettere nel grande. Si può
riflettere a proposito di esperienze concrete, come questa esperienza concreta di vita
di coppia o di famiglia. Essa ha il suo riflesso, aiuta a comprendere problemi,
difficoltà, ricchezze dell’esperienza di famiglia parrocchiale, di famiglia diocesana,
di famiglia ecclesiale.
Quarta domanda: “Nel momento attuale, sollecitati, nel cammino della nostra

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Chiesa, a risanare la frattura tra fede e cultura, tra Vangelo e vita, quali sensibilità e
quali collaborazioni i nostri vescovi domandano alle coppie e alle famiglie cristiane?”
Qui credo che ci vorrebbe un premio da enalotto per rispondere a queste domande,
sessanta miliardi, diciamo. Appunto, dico che la domanda è ardua perché questa
frattura fra fede e cultura e tra vangelo e vita è sì in parte recente, ma in parte è il
problema di sempre nella Chiesa.
Già nel Nuovo Testamento noi leggiamo le sofferenze e il rammarico per queste
fratture e lo sforzo per integrare Vangelo e vita e quindi, l’integrazione Vangelo e vita
è sempre da riprendere e sempre da rifare nelle età della vita, nelle età della esperienza
matrimoniale, nei diversi momenti della vita della parrocchia, della chiesa locale,
ecc...
Ma, posta la difficoltà di dare una risposta univoca e semplice a questo problema,
quali sensibilità e quale collaborazione i nostri vescovi domandano alle coppie e
famiglie cristiane? E’ chiaro che in questo mondo, dove la crisi di coppia sta
raggiungendo percentuali altissime, si domanda alle coppie e alle famiglie cristiane
intanto di far vedere che l’esperienza di coppia fedele, con un dono disinteressato di
sé, è la più bella, che è sensata, perché questo è anche messo in dubbio: che abbia senso,
che non sia invece l’esperienza di coppia qualcosa a tempo, transitoria, per soddisfa-
zione di bisogni immediati.
Testimoniare che ha senso una simile esperienza, che quindi alla fine è bella e
luminosa, irradia significato, riempie la vita. Ecco questa è la prima testimonianza che
si chiede e la seconda testimonianza è quella di piegarsi sui mali del nostro tempo e
sui mali della coppia non solo per deplorarli, ma anzitutto per prevenirli in quanto si
può e qui il Papa insiste anche sull’azione sociopolitica, sull’azione a livello di
mentalità, di leggi, di strutture, ma poi anche di piegarsi con spirito e cuore di medico,
di guaritore di ferite; e le ferite sono senza limiti e per questo anche l’esperienza di
ferite che noi abbiamo nella nostra esperienza personale, quotidiana ci aiuta per capire
le ferite spesso molto più gravi che stanno attorno a noi e per essere medici pazienti.
Io credo che la Chiesa abbia molto bisogno di questo, perché è un fatto nuovo. La
Chiesa si era abituata a un regime matrimoniale e di coppia che coincideva con un
regime di stabilità sanzionato dalla legge, dal senso comune, per cui veniva sanzionata
negativamente ogni deviazione. Quindi era in qualche maniera protetta attraverso una
sanzione sociale, ora questa sanzione sociale non c’è più e la Chiesa si trova un po’
a disagio con quella che chiama appunto una “sfrenata libertà”, una proposta di tutti
i modelli possibili, un’esaltazione di tutti i modelli anche più devianti.
Ed è necessario non solo ricostruire il senso positivo ma anche medicare le persone:
ciò non vuol dire approvare i modelli devianti ma medicare le persone in maniera che,
per quanto è ancora loro possibile, diano un minimo di senso alla loro esistenza, perché
non cadano appunto nella disperazione e nella lontananza totale da Dio e dal senso
della vita.
Un’ultima domanda: “All’interno della Chiesa, quali attenzioni possiamo avere e
quali rapporti possiamo sviluppare con gli altri movimenti ecclesiali?” La domanda

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è molto vasta, i movimenti ecclesiali sono molto diversi l’uno dall’altro, hanno in
comune di essere spesso totalmente diversi l’uno dall’altro e quindi è molto difficile
parlare di movimenti.
Io non parlo mai volentieri di movimenti in generale perché hanno delle storie, dei
problemi così propri che metterli sotto una categoria generica vuol dire fare discorsi
generici e alla fine inconcludenti.
Quindi bisognerebbe esaminare il rapporto con ogni movimento. Però restando
sulle generali io credo che voi abbiate una specificità che pochi movimenti hanno,
perché i movimenti, almeno molti, prendono la persona singola, e quindi considerano
il problema di coppia come un problema che può star dietro, che può esserci, ma che
non è oggetto dell’attenzione del movimento e quindi credo che portare questa
sensibilità è un aiuto che si può dare.
Come poi avvenga non saprei dirlo perché non sono facili questi rapporti, al di là
di gesti di cortesia e di momenti sociali e socializzanti, ma che rimangono un po’
generali. Evitare per esempio che alcuni movimenti addirittura spacchino le coppie o
le dividano, con gravi rotture anche poi a livello esistenziale.
Ecco, vedo che qui c’è almeno nell’insieme della Chiesa un riequilibrio... Poi non
saprei... Il Signore mostrerà le circostanze con cui tutto questo si attiva.
Vi ho detto alcune poche cose che non possono entrare nei problemi per i quali voi
avete la competenza e la grazia ma che almeno dicano il desiderio che ho di starvi
vicino e la stima che ho per quanto voi rappresentate e potete rappresentare, non solo
nel passato e presente, ma anche nel futuro della Chiesa.

(La trascrizione dalla registrazione non è stata rivista dall’autore)

E.N.D. Settore di Milano


Supplemento del giornalino ‘‘END Milano’’
Marzo 1999

Sommario:
L’esame di coscienza del Settore di Milano pag. 1
L’esame di coscienza della Regione Nord-Est pag. 8
Il discorso del Card. Carlo Maria Martini pag. 15

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