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PROGETTAZIONE AGLI STATI LIMITE DI ELEMENTI STRUTTURALI IN CEMENTO ARMATO

Giovanni Di Luzio

Indice

1

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1.1 Descrizione dell’opera

 

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1.2 Normativa di riferimento

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I materiali

 

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2.1

Calcestruzzo .

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2.2

Acciaio .

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3.1

Schematizzazione della struttura .

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3.2

Predimensionamento

 

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3.3

Analisi dei carichi .

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Solaio

 

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4.1 Determinazione delle azioni interne

 

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4.2 Armatura longitudinale

 

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4.3 Verifiche di resistenza

 

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Travi

 

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5.1 Determinazione delle azioni interne

 

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5.2 Armatura longitudinale

 

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5.3 Armatura trasversale

 

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5.4 Verifiche di resistenza allo stato limite ultimo

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3

5.5

Verifiche agli stati limite di esercizio .

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6 Pilastri

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6.1 Analisi dei carichi

 

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6.2 Dimensionamento della sezione e delle armature

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6.3 Verifica allo stato limite di tensioni in esercizio .

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7 Fondazioni

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7.1 Verifiche secondo NTC 2008

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7.2 Terreno

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7.3 Dimensionamento della base di appoggio e dell’altezza

 

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7.4 Dimensionamento delle armature

 

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7.5 Verifiche

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7.6 Travi di collegamento .

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8 Dettagli costruttivi

 

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Ad Antonella ed Antonio

Two roads diverged in a wood, and I- I took the one less travelled by, And that has made the difference. ROBERT FROST

Prefazione

Il corso di Tecnica delle Costruzioni nell’ambito del Laboratorio di Costruzioni pres-

so

la Facolt`a di Architettura e Societ`a del Politecnico di Milano, prevede la redazione

di

un elaborato progettuale, nella maggior parte dei casi, con elementi strutturali in

cemento armato. Al fine di fornire agli allievi un esempio di svolgimento di questo pro- getto, si `e deciso di prendere spunto dagli elaborati di Laurea triennale in Ingegneria

Civile svolti da Andrea Grandi e Giulia Bartoli e da Collenghi Claudio, De Amici Al-

berto e Roberta Forlani nel Settembre 2008, dei quali `e stata ampliata la parte teorica

ed inseriti alcuni commenti.

In questo esempio didattico si `e scelta una certa impostazione (soluzione), che in

numerosi casi non `e unica, ma sono possibili differenti scelte tecniche o di calcolo, comunque, ugualmente corrette. Utilizzarne una, come in questo esempio, non significa

che le altre siano sbagliate. Pertanto, lo studente deve valutare con spirito critico il presente esempio cercando di leggerlo con un sano scetticismo valutando anche le possibili alternative.

A causa della necessit`a di fornire in tempi brevi un prodotto finito, non posso

escludere che vi possano essere errori di calcolo (e sar`o grato a chiunque me li segnaler`a).

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Giovanni Di Luzio

Introduzione

Nella presentazione di un progetto conviene preparate due distinte relazioni strut- turali: 1) la prima, denominata relazione generale, in cui si riportano i criteri gener- ali che sono stati seguiti nel progetto; 2) la seconda, denominata relazione di calcolo, riporta invece in dettaglio tutte le elaborazioni numeriche effettuate secondo i criteri indicati nella relazione generale. La relazione generale `e abbastanza breve (una o due pagine per argomento) e, nel seguito, si riportano i criteri adottati per la sua stesura. Invece, la relazione di calcolo `e sempre molto estesa, perch´e deve contenere tutte le elaborazioni svolte.

La relazione generale deve essere prodotta secondo il seguente schema, in cui sono riportati gli argomenti che essa deve contenere per il progetto di una struttura in cemento armato.

1. Indicazioni generali

Caratteristiche principali del fabbricato (geometria, numero di piani, ubicazione, destinazione d’uso, tipologia strutturale) e del terreno su cui esso `e edificato. Caratte- ristiche dei materiali utilizzati. Normativa cui si `e fatto riferimento nel calcolo.

2. Solaio

Criteri seguiti per dimensionarne lo spessore. Schemi e combinazioni di carico presi in esame. Metodo utilizzato per la risoluzione degli schemi. Tipologia di armatura prescelta e formule utilizzate per valutare l’area di armatura necessaria a flessione. Motivazioni che possono rendere necessarie le fasce piene e semipiene (flessione, taglio)

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e formule utilizzate per determinarle.

flessione e procedura utilizzata per la verifica.

Sezioni nelle quali si `e effettuata la verifica a

3. Travi

Criteri utilizzati per valutare il carico sulla trave. Metodo usato per stimare il momento massimo e per definire la sezione. Schemi e combinazioni di carico presi in esame. Programma utilizzato per la determinazione delle azioni interne per i vari schemi statici. Tipologia di armatura scelta per la flessione e il taglio e formule uti- lizzate per valutare l’area di armatura necessaria. Sezioni per le quali si `e effettuata la verifica a flessione e procedura utilizzata per la verifica. Criteri seguiti per valutare carichi e caratteristiche di sollecitazione in esercizio e per effettuare le verifiche per la fessurazione, le tensioni di esercizio, e la deformabilit`a.

4. Pilastri

Criteri utilizzati per valutare i carichi sui pilastri a ciascun piano e l’azione normale conseguente. Criteri seguiti per dimensionarne la sezione e le armature. Criteri seguiti per valutare le caratteristiche di sollecitazione in esercizio e per la verifica allo stato limite di tensioni.

5. Effetto del vento e del sisma

Modalit`a seguite nel calcolare la pressione del vento e le accellerazioni dovute al- l’azione sisma, e le conseguenti forze orizzontali. Metodo usato per stimare i momenti flettenti prodotti dalle forze orizzontali. Combinazioni di carico prese in esame. Pro- gramma di calcolo utilizzato per calolare le azioni interne. Considerazioni sull’incremen- to di sollecitazioni provocato dal vento e sui conseguenti effetti su sezione e armature necessarie per le travi. Modalit`a per la determinazioni dei domini limite M-N. Con- siderazioni sull’effetto dell’incremento di sollecitazioni su sezione e armature necessarie

per i pilastri. Criteri seguiti per valutare le caratteristiche di sollecitazione in esercizio

e per effettuare la verifica allo stato limite di tensioni di esercizio.

6. Plinti di fondazione

Modello utilizzato per rappresentare il comportamento del terreno. Criteri segui- ti per il dimensionamento dei plinti di fondazione (dimensioni della sezione ed delle armature). Criteri utilizzati per dimensionare le travi di collegamento tra i vari plinti.

Per questo esempio didattico, nel seguito non si far`a distinzione tra la relazione generale e la relazione di calcolo, ma si riporter`a in ciascun capitolo la progettazione e la verifica dei vari elementi strutturali che appartengono ad una struttura in cemento armato presa come esempio.

Capitolo 1

1.1 Descrizione dell’opera

La progettazione di un’opera di ingegneria civile `e un processo complesso, che si svolge attraverso numerose fasi, ed `e, inoltre, un processo iterativo di perfezionamento (ciclico), in cui la ricerca della migliore soluzione comporta un processo di continua ridefinizione dell’opera. La parte pi´u delicata di questo processo `e quella della con- cezione dello schema strutturale ed il calcolo non pu´o condurre direttamente alla scelta della soluzione strutturale. Inoltre, vi sono numerose decisioni da prendere che devono tenere conto della natura del suolo, dei problemi esecutivi, di quelli estetici ed economi- ci. Pertanto, l’intreccio delle influenze e dei condizionamenti su tali decisioni ´e tale da rendere ogni progetto unico.

La progettazione richiede anche immaginazione ed intuizione, supportate dalla co- noscenza della statica e della meccanica, in un processo continuo di cooordinamento e di sintesi. Dalla concezione strutturale della struttura pi´u che da minuti perfezionamenti del calcolo dipende alla fine il buon esito dell’opera.

In questo volume si vuole presentare la progettazione della parte strutturale di un edificio a destinazione abitativa e commerciale (Fig. 1.1). Lo sviluppo in pianta `e di forma rettangolare con un asse di simmetrica coincidente con l’asse verticale del ret- tangolo stesso. Il fabbricato `e costituito da due piani fuori terra: il primo `e destinato ad ospitare due unit`a immobiliari di 90 m 2 circa cadauna, mentre, il secondo piano

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Figura 1.1: Viste dell’edificio da progettare. 14
Figura 1.1: Viste dell’edificio da progettare. 14
Figura 1.1: Viste dell’edificio da progettare. 14

Figura 1.1: Viste dell’edificio da progettare.

Figura 1.2: Vista assonometrica degli elementi strutturali. `e destinato a semplice copertura piana praticabile. Entrambi

Figura 1.2: Vista assonometrica degli elementi strutturali.

`e destinato a semplice copertura piana praticabile. Entrambi i piani sono accessibili attraverso una scala situata all’interno della costruzione stessa. Il piano terreno del- l’edificio `e destinato a diventare sede di attivit`a commerciali. La struttura portante dell’edificio `e realizzata in cemento armato, in cui le travi ed i pilastri, connessi fra di loro, sostengono i solai in latero-cemento che, orientati lungo la direzione di maggiore luce in pianta, costituiscono la componente strutturale degli orizzontamenti (vedi Fig.

1.2).

La parte strutturale del solaio ha uno spessore di 20+4cm; considerando le finiture si raggiunge lo spessore complessivo di 34cm. Le travi sono a sezione rettangolare, tutte di dimensioni 30x45 cm. I pilastri hanno dimensioni diverse a seconda della posizione in pianta e dell’impalcato in cui si trovano con dimensioni massime di 30x35 cm e minime di 25x25cm. Lo sviluppo in senso verticale dei pilastri `e stato realizzato in modo che non si vengano a creare momenti parassiti dovuti ad eccentricit`a geometriche. Il vano scala `e realizzato interamente in calcestruzzo armato, la cui struttura portante verticale `e realizzata mediante setti in c.a. incastrati fra di loro. Tale conformazione conferisce al vano scala una rigidezza sensibilmente maggiore rispetto al resto della struttura. Eventuali azioni orizzontali, come quelle derivanti dal vento o da azioni sismiche, saranno quindi competenza del vano scale, visto come nucleo irrigidente di controventamento. Le rampe sono costituite da solette piene, poggianti su travi disposte

in corrispondenza dei pianerottoli, inclinate secondo la pendenza della rampa. Le solette hanno un intradosso piano, mentre la parte superiore `e sagomata secondo il profilo dei gradini. Le murature perimetrali di tamponamento esterno, intonacate sia internamente che esternamente, sono costituite da blocchi di laterizio alveolare con uno spessore totale `e di 35cm. La scelta delle tipologie costruttive `e derivata da precise scelte di carattere tecnico, tecnologico ed economico. In particolare, `e stata posta particolare attenzione sulla

effettiva praticit`a di esecuzione in cantiere delle indicazioni progettuali. A volte, quindi,

la progettazione `e stata eseguita privilegiando la semplicit`a costruttiva rispetto ad

altri criteri, come ad esempio quello del minimo uso di materiale. Tale scelta, oltre a migliorare in generale la sicurezza dell’edificio, riducendo le probabilit`a di una cattiva esecuzione delle opere, presenta anche un sensibile vantaggio economico derivante dal minore utilizzo di mano d’opera.

1.2 Normativa di riferimento

Per la progettazione della struttura si `e fatto riferimento ad alla normativa tecnica vigente: gli Eurocodici e le relative appendici nazionali. Gli Eurocodici sono norme eu- ropee, che aggiornano ed uniformano per i paesi membri della Unione Europea, i metodi

di

calcolo per la progettazione delle strutture. Il loro obiettivo `e quello di armonizzare

le

regole di progettazione e di calcolo vigenti nei paesi che aderiscono all’Unione Euro-

pea contribuendo alla creazione di un mercato unico. Le norme nazionali (per l’Italia,

le norme UNI) che recepiscono gli Eurocodici, ne contengono il testo completo cos`ı

come emanato dal CEN (comprese tutte le appendici), il quale pu`o essere preceduto da una premessa nazionale e/o seguito da una appendice nazionale. L’appendice nazionale pu`o contenere solo informazioni su quei parametri, noti come parametri determinati a livello nazionale, che in ogni Eurocodice sono lasciati a libera scelta per ogni singolo stato. Oggetto delle appendici nazionali sono:

valori e/o classi per i quali nell’Eurocodice sono fornite alternative;

valori da impiegare, per i quali nell’Eurocodice `e fornito solo un simbolo;

coefficienti inerenti la taratura di modelli o derivanti da prove sperimentali;

dati specifici della singola nazione (geografici, climatici, ecc.), come, a titolo di esempio, la mappa della neve;

la procedura da impiegare quando nell’Eurocodice ne sono proposte diverse in alternativa.

Per meglio districarsi attraverso il complesso gruppo di norme tecniche, ogni Eu- rocodice tratta un preciso argomento. Quello utilizzato in questo lavoro `e il secondo, che tratta le progettazione delle opere in cemento armato. Questo `e ulteriormente sud- diviso in quattro parti, ognuna delle quali tratta specificatamente di alcuni tipi di opere

(edifici, ulteriori prescrizioni per la progettazione contro l’incendio, ponti, strutture di contenimento dei liquidi). Viene quindi adottato il seguente codice: Eurocodice 2 - UNI EN 1992-1-1:2005 Parte 1-1: Regole generali e regole per gli edifici nel seguito indicato come EC-2. Le Appendici Nazionali dell’Eurocodice, emanate di recente per armonizzare le nuove Norme Tecniche con l’Eurocodice stesso, sono state utilizzate ove necessario;

in generale, si `e notata una maggiore penalizzazione riguardo alle caratteristiche dei

materiali da parte delle appendici. Viceversa, non variano sensibilmente le procedure

di calcolo e di verifica. Nello studio dei carichi agenti sulla struttura `e di grande importanza la corretta va-

lutazione dei carichi permanenti e dei sovraccarichi accidentali (o variabili). La natura

di questi ultimi, e soprattutto la loro valutazione numerica, risulta tanto pi`u difficoltosa

tanto meno risultano prevedibili i futuri utilizzi dell’opera e delle condizioni in cui ques-

ta si verr`a a trovare. La normativa di riferimento utilizzata per la determinazione dei

carichi e dei sovraccarichi `e rappresentata dalle Norme Tecniche per le Costruzioni em- anate con il DM 14 gennaio 2008 (di seguito indicate con NTC) specificatamente ai Capitoli 2 e 3.

Capitolo 2

I materiali

Nella progettazione della struttura la scelta dei materiali da utilizzare riveste un ruolo fondamentale non solo nel garantire le caratteristiche meccaniche necessarie, ma anche nel conferire all’opera buone caratteristiche di durabilit`a e di comportamento in esercizio. E’ inoltre necessario sottolineare che il calcolo delle strutture viene influenzato direttamente dalla scelta dei legami sforzi-deformazioni di progetto, i quali hanno il difficile compito di essere il pi`u possibile semplici da applicare senza per`o perdere la dovuta affidabilit`a. Vengono quindi analizzati nel dettaglio le caratteristiche dei due principali materiali utilizzati nella realizzazione della struttura: il calcestruzzo e l’acciaio. Secondo l’EC-2 (paragrafo 2.3.2), per la determinazione delle propriet`a dei materiali e dei prodotti si rimanda alla norma EN 1990 (Sezione 3 e Sezione 4).

2.1

Calcestruzzo

Il calcestruzzo `e un materiale composto da aggregati, detti anche inerti, (sabbia e ghiaia o pietrisco di varie dimensioni) legati tra loro dalla pasta di cemento che si forma per idratazione del cemento stesso (formando pricipalmente il gel di silicato di calcio idrato e cristalli di idrossido di calcio). Le propriet`a meccaniche di tale agglomerato lapideo artificiale dipendono da quelle dei singoli componenti e dal legame che si realizza tra loro.

19

L’EC-2 raccomanda di considerare le propriet`a del calcestruzzo che dipendono dal tempo come il ritiro e la viscosit`a nei seguenti casi

nella verifica agli stati limite di esercizio;

nella verifica agli stati limite ultimi solo se i loro effetti sono significativi, per esempio, nella verifica agli stati limite ultimi di stabilit`a dove gli effetti del secondo ordine sono importanti. Negli altri casi non `e necessario che siano tenuti in conto a condizione che la duttilit`a e la capacit`a di rotazione degli elementi siano sufficienti.

Nel caso si dovesse condiderare la viscosit`a, l’EC-2 raccomanda di valutare i suoi effetti sul progetto sotto la combinazione di azioni quasi-permanente (carichi perma- nenti e il valore medio della precompressione), indipendentemente dalla situazione di progetto considerata. L’EC-2 nel paragrafo 3.1.4 (insieme all’ Appendice B) presenta un procedimento con cui determinare il coefficiente di viscosit`a a tempo infinito e la deformazione da ritiro a tempo infinito. I calcestruzzi vengono classificati in base alla resistenza caratteristica cilindrica, f ck , e cubica, f ck,cube , a compressione (prove di compressione uniassiale effettuate su provini di forma cilindrica e cubica, rispettivamente). Il termine ’carattestistica’ sta ad indicare

che si fa riferimento al frattile del 5%, cio`e, quel particolare valore che, con riferimento ad una densit`a di probabilit`a ottenuta sperimentalmente, ha una probabilit`a del 5%

di essere minorato). L’EC-2 rimanda alla norma EN 206-1 per la classificazione dei

calcestruzzi e per le propriet`a meccaniche da utilizzare nella progettazione. La scelta della classe del calcestruzzo non viene effettuata solo in base alla resisten-

za meccanica richiesta in fase di progetto, ma anche in base ai requisiti di durabilit`a.

Infatti, l’EC-2 nella Sezione 4 richiede che una struttura durevole deve soddisfare i requisiti di attitudine al servizio, resistenza e stabilit`a durante la sua vita utile di pro- getto, senza presentare perdite significative di funzionalit`a n´e richiedere manutenzione straordinaria eccessiva. Le condizioni ambientali sono classificate secondo il Prospetto 4.1 dell’EC-2 (basato sulla EN 206-1), in cui la classe di esposizione `e stabilita in base

alle condizioni chimiche e fisiche alle quali la struttura `e esposta.

Nel caso in esame, i requisiti di durabilit`a sono legati alla protezione dall’attacco

corrosivo della armature metalliche in seguito alla carbonatazione del calcestruzzo, che

inducono alla necessit`a di utilizzare un calcestruzzo di buona qualit`a. L’ambiente in cui

si

trova la struttura `e caratterizzato da umidit`a moderata; inoltre, il calcestruzzo espos-

to

all’esterno `e protetto dalla pioggia. Secondo il Prospetto 4.1 dell’EC-2, in conformit`a

alla EN 206-1, la classe di esposizione che si adatta al caso in esame `e la XC3. In rifer-

imento al prospetto E.1N (Appendice E dell’EC-2), che fornisce un’indicazione sulle

classi di resistenza da impiegare in funzione delle classi di esposizione, si sceglie di imp-

iegare per la realizzazione della struttura un calcestruzzo di classe C30/37. Una classe

di resistenza cos`ı elevata, che non sarebbe giustificata dalle esigenze di resistenza, riesce

a garantire, insieme ad altri specifici provvedimenti (riguardanti i dettagli costruttivi,

l’esecuzione, il controllo di qualit`a ed i copriferri), il requisito della durabilit`a nel tempo

di vita della struttura.

Le principali caratteristiche meccaniche del calcestruzzo da impegare nella pro-

gettazione sono legate alla resistenza caratteristica a compressione nel Prospetto 3.1

dell’EC-2. Le caratteristiche meccaniche relative al calcestruzzo C30/37 sono di segui-

to

riportate: 𝑓 𝑐𝑘,𝑐𝑢𝑏𝑒 =37MPa, 𝑓 𝑐𝑘 =30MPa, resistenza media a compressione a 28 giorni

di

𝑓 𝑐𝑚 =38MPa, resistenza media a trazione assiale di 𝑓 𝑐𝑡𝑚 =2.9MPa, resistenza carat-

teristica a trazione assiale (frattile 5%) di 𝑓 𝑐𝑡𝑚,0.05 =2,0MPa, resistenza caratteristica

a trazione assiale (frattile 95%) di 𝑓 ctm,0.95 =3,8MPa, modulo di elasticit`a secante di

𝐸 cm =33GPa, deformazione alla tensione di picco pari a 𝜖 𝑐2 =0.2%, deformazione ulti-

ma (o di rottura) di 𝜖 𝑐𝑢2 =0.35%. Le resistenze di progetto a compressione e trazione

vengono definite secondo il punto 3.1.6 dell’EC-2, ottenendo

𝑓 𝑐𝑑 = 𝛼 𝑐𝑐

𝑓 𝑐𝑘

𝛾 𝑐

𝑓 𝑐𝑡𝑑 = 𝛼 𝑐𝑡 𝑓 𝑐𝑡𝑚,0.05

𝛾 𝑐

(2.1)

(2.2)

dove 𝛼 𝑐𝑐 `e un coefficiente che tiene conto degli effetti a lungo termine sulla resistenza a

compressione e degli effetti sfavorevoli risultanti dal modo in cui il carico `e applicato,

il cui valore si pu`o reperire nell’appendice nazionale ed `e pari a 0,85. Il coefficiente

𝛼 𝑐𝑡 tiene conto degli effetti a lungo termine sulla resistenza a trazione e degli effetti sfavorevoli risultanti dal modo in cui il carico `e applicato, il cui valore si pu`o reperire nell’appendice nazionale ed `e pari a 1. Il coefficiente 𝛾 𝑐 `e il coefficiente di sicurez- za parziale per il calcestruzzo, il cui valore, anch’esso viene reperito nell’appendice nazionale, ed `e pari ad 1,5. Pertanto, le resistenze di progetto hanno i seguenti valori

𝑓 𝑐𝑑 = 17.0MPa

e

𝑓 𝑐𝑡𝑑 = 1.33MPa

(2.3)

Al punto 3.1.7 dell’EC-2 sono indicati i vari legami costitutivi (relazione sforzo- deformazione) per il calcestruzzo che possono essere utilizzati per la progettazione, come, ad esempio, il legame denominato parabola-rettangolo riportato nella Fig. 2.1. Per semplificare i calcoli (punto 3.1.7.3 dell’EC-2), `e consentito adottare una dis- trubuzione rettangolare di tensioni su di una altezza compressa ridotta come mostra- to in Fig. 2.2 in cui il coefficiente 𝜆, che definisce l’altezza efficace della zona di compressione e il coefficiente 𝜂, che definisce la resistenza effettiva, si deducono da:

𝜆 = 0, 8

per

𝜆 = 0, 8 (𝑓 𝑐𝑘

50)/400

per

𝜂 = 1, 0

per

𝜂 = 0, 8 (𝑓 𝑐𝑘 50)/200

per

𝑓 𝑐𝑘 50MPa

50 > 𝑓 𝑐𝑘

𝑓 𝑐𝑘

50 > 𝑓 𝑐𝑘

90MPa

(2.4)

50MPa

90MPa

(2.5)

Inoltre, se la larghezza della zona di compressione decresce nella direzione della fibra piu compressa, si raccomanda di ridurre del 10% il valore 𝜂𝑓 𝑐𝑑 .

2.2

Acciaio

Nel cemento armato normale e precompresso si utilizzano, per le armature, solita- mente, barre nervate di acciaio fornite in fasci di verghe dritte di lunghezza di 12m. Le propriet`a delle barre di armatura ordinaria necessarie per l’utilizzo con l’EC-2 sono

Figura 2.1: Legame costitutivo parabola-rettangolo del calcestruzzo. Figura 2.2: Legame costitutivo parabola-rettangolo

Figura 2.1: Legame costitutivo parabola-rettangolo del calcestruzzo.

Legame costitutivo parabola-rettangolo del calcestruzzo. Figura 2.2: Legame costitutivo parabola-rettangolo del

Figura 2.2: Legame costitutivo parabola-rettangolo del calcestruzzo.

fornite nell’appendice C, in accordo con la EN 10080. Le regole applicative per la pro- gettazione e i dettagli costruttivi dell’EC-2 sono valide per acciai con tensioni di sner- vamento 𝑓 𝑦𝑘 = da 400 MPa a 600 MPa e con superficie nervata in modo da assicurare adeguata aderenza al calcestruzzo. Si `e scelto di utilizzare barre di armatura ad aderenza miglorata del tipo B450C. In Figura 2.3 sono mostrate alcune barre ad aderenza migliorata. Le principali caratteristiche dell’acciaio utilizzato vengono di seguito elencate:

𝑓 𝑦𝑘 =450MPa (tensione di snervamento caratteristica);

𝑓 𝑦𝑑 =391,3MPa (tensione di snervamento di progetto);

Figura 2.3: Tipiche barre di armatura ad aderenza migliorata. ∙ 𝜖 𝑠 𝑦 =0.1957% (deformazione

Figura 2.3: Tipiche barre di armatura ad aderenza migliorata.

𝜖 𝑠𝑦 =0.1957% (deformazione di progetto al limite elastico);

𝜖 𝑠𝑑 =1% (limite ultimo di deformazione dell’acciaio);

𝐸 𝑠 =200GPa (modulo elastico dell’acciaio, punto 3.2.7-(4) dell’EC-2)

La tensione di snervamento di progetto viene cos`ı calcolata

𝑓 𝑦𝑑 = 𝑓 𝑦𝑘

𝛾

𝑠

(2.6)

essendo 𝛾 𝑠 il coefficiente di sicurezza parziale per l’acciaio, reperito nell’appendice nazionale, pari ad 1,15. Al punto 3.2.7 dell’EC-2 vengono indicate le possibili relazioni sforzi deformazioni per l’acciaio da utilizzare in sede di progetto; viene scelto il legame elastico-perfettamente plastico, con deformazione massima dell’acciaio pari all’1%, come schematizzato nella Fig. 2.4. La deformazione di progetto, 𝜖 𝑠𝑦 , che identifica il passaggio dal comportamento elastico lineare a quello perfettamente plastico viene calcolata come:

𝜖 𝑦𝑑 = 𝑓 𝑦𝑘

𝐸

𝑠

(2.7)

Idealizzato Calcolo
Idealizzato
Calcolo

Figura 2.4: Legame costitutivo dell’acciaio elastico-perfettamente plastico.

Capitolo 3

3.1 Schematizzazione della struttura

Al fine di trovare le azioni interne della struttura, necessarie per la successiva pro- gettazione dei vari elementi strutturali, `e necessario ricondursi ad un efficace schema statico ed effettuare una corretta analisi dei carichi. La struttura in esame `e costituita da un complesso tridimensionale intelaiato. Si potrebbe pensare di effettuare un’anal- isi tridimensionale complessiva: essa per`o porterebbe ad un grande onere di calcolo a causa dell’elevato numero di gradi di libert`a della struttura. Inoltre, per valutare effet- tivamente in modo corretto le sollecitazioni si dovrebbe tenere conto anche delle varie fasi esecutive della costruzione, in cui la struttura assume configurazioni diverse. Per questo, si pu`o pensare di utilizzare schemi statici semplificati che forniscono ugualmente soluzioni sufficientemente sicure.

Una prima ipotesi porterebbe, considerata l’orditura dei solai, a considerare la strut- tura portante composta da un telaio costituito da travi longitudinali incastrate ai pi- lastri. Si otterrebbe quindi un telaio a due piani, formato da un insieme di 10 travi e 12 pilasti; ipotizzando di voler risolvere la struttura mediante il metodo degli sposta- menti e trascurando il contributo di taglio e azione assiale, si avrebbe un sistema di 14 equazioni in 14 incognite.

Una seconda ipotesi, utilizzata in questo esempio, consiste nel considerare i vari elementi strutturali portanti distintamente gli uni dagli altri, imponendo, per questo,

27

diverse condizioni di vincolo. Pertanto, lo schema di calcolo utilizzato in questo lavoro consiste nello studiare indipendentemente (soltanto per quanto riguarda i vincoli) i travetti del solaio, le travi, i pilastri e le fondazioni.

3.2

Predimensionamento

I carichi agenti sulla struttura dipendono, in parte, dalle dimensioni della strut- tura stessa, che, a loro volta, dipendono dai carchi. Pertanto, la progettazione degli elementi strutturali `e un processo iterativo che necessita di un punto di partenza che consiste nel predimensionare gli elementi strutturali. Nel caso in studio, gli elementi da predimensionare sono il solaio e le travi di piano.

Solaio

La regola empirica vuole che lo spessore del solaio, , non risulti maggiore di 1/25 della luce massima. Seguendo, invece, le indicazioni dell’EC-2 (punto 4.4.3), per man- tenere limitate le inflessioni in esercizio, nel caso di schemi di solaio a pi`u campate, il rapporto luce/altezza utile `e non superiore a 23 per calcestruzzo molto sollecitato o 32 per calcestruzzo poco sollecitato. Utilizzando queste indicazioni `e possibile effettuare il dimensionamento imponendo:

(3.1)

𝑙

25

Anche lo sbalzo, secondo l’EC-2 (punto 4.4.3), per evitare la sua eccessiva deformabilit`a, deve avere un rapporto luce/altezza utile dello sbalzo non superiore a 7 per calcestruzzo molto sollecitato o 10 per calcestruzzo poco sollecitato.

La luce massima per il solaio dell’edificio in esame `e di 5.80 m; con riferimento alla Eq. 3.1 l’altezza del solaio deve essere di almeno 23.2cm. La luce massima degli sbalzi `e 1.65 m; in base alle indicazioni dell’EC-2 (punto 4.4.3) l’altezza utile dello sbalzo deve essere di almeno 16.5cm (o 23.6cm nel caso di elevate sollecitazioni). Si `e quindi deciso di assegnare allo sia allo sbalzo che al solaio uno spessore costante di 24 cm.

Travi

Figura 3.1: Sezione del solaio con evidenza della parte strutturale. Si decide di utilizzare travi

Figura 3.1: Sezione del solaio con evidenza della parte strutturale.

Si decide di utilizzare travi emergenti, cio´e travi di altezza maggiore dello spessore

del solaio. La larghezza usuale delle travi emergenti `e compresa tra 15 e 40 cm. Si decide

di adottare travi emergenti di larghezza pari a 30 cm, che corrisponde alla larghezza

dei quasi tutti i pilastri. Mentre, l’altezza viene calcolata pari a 1/(10÷12) la luce massima, che corrisponde a 45cm (525/12=43.8cm).

3.3 Analisi dei carichi

Le azioni agenti sulla struttura oggetto di progettazione sono dovute principal- mente ai carichi permanenti, cio`e quelli non rimovibili durante il normale esercizio

della costruzione e costituiti dai pesi propri dei vari elementi che la compongono, ed ai sovraccarichi variabili, cio`e quelli che variano durante la vita della costruzione come,

ad

esempio, i carichi di esercizio, l’azione del vento, il carico da neve, l’azione sismica,

le

azioni dovute alle variazioni termiche ambientali, etc. Per la determinazione delle

azioni sulla struttura si seguono le NTC del 14 gennaio 2008. Gran parte dei carichi permanenti agenti sulla struttura sono dovuti al peso proprio del solaio, la cui sezione `e rappresentata in Fig. 3.1 (quote in mm).

Considerando per ogni strato, il suo spessore moltiplicato per il suo peso specifico,

si ottiene il peso per unit`a di superficie. Peso proprio della parte strutturale di una

porzione unitaria di solaio:

Peso specifico [kN/m 3 ]

Spessore [mm]

Peso proprio [kN/m 2 ]

Soletta

25

40

1.00

Travetti

25

200

1.00

Pignatte

20

200

0.8

Totale

-

-

2.8

Carichi permanenti del solaio di abitazione:

Peso specifico [kN/m 3 ]

Spessore [mm]

Peso proprio [kN/m 2 ]

Massetto

14

70

0.98

Pavimento

27

100

0.27

Intonaco

15

20

0.3

Tramezzi

-

-

1.2

Il carico dei divisori interni viene considerato come un carico permanente portato uniformemente distribuito, poich´e i solai sono in grado di assicurare una adeguata ripartizione di tale carico. Essendo il peso proprio per unit`a di lunghezza delle partizioni interne pari a 2,5kN/m il carico permanente uniformemente distribuito risulta pari a

1,20kN/m.

Carichi permanenti del solaio di copertura:

Peso specifico [kN/m 3 ]

Spessore [mm]

Peso proprio [kN/m 2 ]

Massetto

14

70

0.98

Pavimento

27

100

0.27

Intonaco

15

20

0.3

Coibentazione

-

-

0.1

Seguendo le indicazioni delle NTC del 14 gennaio 2008 (par. permanenti vengono distinti in:

2.6.1), i carichi

carichi permanenti, che rappresentano i carichi dovuti ai pesi propri degli elementi strutturali;

carichi permanenti non strutturali, che rappresentano i carichi dovuti ai pesi propri degli elementi portati (non strutturali).

Nel caso in cui i carichi permanenti non strutturali siano compiutamente definiti, essi possono essere considerati come carichi permanenti. Nel seguito si terr`a conto di questa distinzione. Essendo la struttura in esame destinata a civile abitazione, quindi non suscettibile

ad affollamento, si pu`o assumere, secondo le NTC del 14 gennaio 2008 che i sovraccarichi

variabili agenti sul piano di abitazione (primo piano) siano pari a 2.00 kN/m 2 per i locali

di abitazione e relativi servizi e a 4.00 kN/m 2 per i balconi, ballatoi e scale comuni.

Per quanto riguarda, invece, i sovraccarichi variabili gravanti sul solaio di copertura, si deve in aggiunta considerare l’eventuale presenza del carico da neve, pari a:

𝑞 𝑠 = 𝜇 𝑖 𝑞 𝑠𝑘 = 1.2kN/m 2

(3.2)

dove il coefficiente 𝜇 𝑖 `e il coefficiente di forma della copertura e 𝑞 𝑠𝑘 `e il valore di rifer- imento del carico neve al suolo relativo il sito della costruzione. Essendo la copertura dell’abitazione praticabile, ne deriva un sovraccarico pari a 0.5kN/m 2 ; questo per`o, come da disposizioni normative, non deve essere cumulato con il sovraccarico dovuto alla neve. Viene scelto quindi il maggiore tra i due. Riassumendo, i carichi gravanti sul solaio sono i seguenti:

4.35 kN/m 2 carico permanente piano di abitazione;

1.20 kN/m 2 carico permanente non strutturale piano di abitazione;

4.45 kN/m 2 carico permanente copertura;

0.0 kN/m 2 carico permanente non strutturale copertura;

2.0 kN/m 2 carico variabile abitazione;

1.2 kN/m 2 carico variabile copertura.

Figura 3.2: Sezione di una tipica muratura esterna di chiusura. Figura 3.3: Sezione di un

Figura 3.2: Sezione di una tipica muratura esterna di chiusura.

3.2: Sezione di una tipica muratura esterna di chiusura. Figura 3.3: Sezione di un muretto di

Figura 3.3: Sezione di un muretto di parapetto.

La sezione del muro di tamponamento esterno `e riportata nella Fig. 3.2 ed il suo peso per unit`a di lunghezza `e dato da

Peso specifico [kN/m 3 ]

Spessore [m]

Altezza [m]

Peso proprio [kN/m]

Muratura Intonaco interno Intonaco esterno Totale

11.3

0.35

3.16

12.5

15

0.02

3.16

0.95

19

0.03

3.16

1.81

-

-

-

15.26

La sezione del muretto parapetto `e riportata in Fig. 3.3 ed il proprio peso `e

32

Figura 3.4: Sezione tipo della trave di solaio. Figura 3.5: Sezione tipo del pilastro. –

Figura 3.4: Sezione tipo della trave di solaio.

Figura 3.4: Sezione tipo della trave di solaio. Figura 3.5: Sezione tipo del pilastro. – Peso

Figura 3.5: Sezione tipo del pilastro.

Peso specifico [kN/m 3 ]

Spessore [m]

Altezza [m]

Peso proprio [kN/m]

Muratura Intonaco interno Intonaco esterno Totale

11

0.12

1.1

1.45

15

0.02

1.1

0.33

19

0.03

1.1

0.63

-

-

-

2.4

La sezione delle travi, tutte di uguali dimensioni, `e riportata in Fig. 3.4 il cui peso per unit`a di lunghezza `e di 3.375kN/m (25 0, 3 0, 45). La sezione dei pilastri `e riportata in Fig. 3.5; le dimensioni variano a seconda della posizione del pilastro in pianta ed in elevazione, il peso dei pilastri per unit`a di

33

lunghezza `e riporatato nella seguente tabella

Peso specifico [kN/m 3 ]

Spessore [m]

Altezza [m]

Peso proprio [kN/m 2 ]

Sezione 25x25

25

0.25

0.25

1.563

Sezione 25x30

25

0.25

0.25

1.875

Sezione 30x30

25

0.30

0.30

2.25

Sezione 30x35

25

0.30

0.35

2.625

34

Capitolo 4

Solaio

Le tipologie di solaio comumemente previste sono tre:

solai in getto pieno;

solai misti in c.a. e c.a.p. con elementi di alleggerimento;

solai con elementi prefabbricati in c.a. e c.a.p.

Alla prima categoria appartengono le solette piene e solette nervate. Mentre le prime vengono solitamente impiegate per realizzare piccole porzioni di un impalcato quali balconcini, pianerottoli ecc. ed hanno un funzionamento a piastra (elemento bi-dimensionale), le seconde sono utilizzate solo per particolari esigenze architettoniche. Alla seconda categoria appartengono i solai latero-cementizi gettati in opera che, in passato, hanno rappresentato l’unico tipo di solaio misto in laterizio e cemento armato, mentre, attualmente, a causa dell’onerosit`a della loro messa in opera, vengono utilizza- ti soltanto in situazione particolari come, ad esempio, quando la pianta del fabbricato presenta irregolarit`a tali da impedire l’impiego di elementi prefabbricati. Attualmente, per ridurre l’onere di realizzazione sono utilizzati i solai con travetti prefabbricati in cemento armato (Fig.4.1) o cemento armato precompresso (Fig.4.2). Questi travetti hanno capacit`a portanti pi`u o meno elevate e sono in grado, quindi, di sostenere da soli il peso dei laterizi e del getto di completamento in calcestruzzo, aiutati solo da

35

Figura 4.1: Solaio con travetti prefabbricati a traliccio. Figura 4.2: Solaio con travetti prefabbricati precompressi.

Figura 4.1: Solaio con travetti prefabbricati a traliccio.

Figura 4.1: Solaio con travetti prefabbricati a traliccio. Figura 4.2: Solaio con travetti prefabbricati precompressi.

Figura 4.2: Solaio con travetti prefabbricati precompressi.

elementi rompitratta situati ad intervalli regolari. I travetti a traliccio sono quelli pi`u in uso e sono composti da una piccola struttura reticolare spaziale con discrete ca- pacit`a autoportanti (Fig.4.1). Oltre a un’armatura di base, gi`a inserita nell’elemento, possono essere annegati nella suola ulteriori ferri a seconda delle esigenze statiche del solaio. Mentre, l’armatura destinata ad assorbire i momenti flettenti negativi deve essere posizionata in opera prima del getto finale. Con i travetti a traliccio gli ele- menti rompitratta devono essere posti a una distanza di circa 2.5m. I travetti in c.a.p. (Fig.4.2) sono una valida alternativa ai travetti a traliccio soprattutto in presenza di lu- ci o carichi elevati o quando `e difficoltosa la realizzazione di una puntellazione adeguata

e

necessitano di travetti rompitratta posti ad una distanza di circa 2m. Le dimensioni

e

l’armatura di precompressione variano a seconda del campo di utilizzazione, mentre,

l’armatura destinata ad assorbire i momenti flettenti negativi, anche in questo caso, deve essere posizionata in opera prima del getto di completamento finale.

Infine, alla terza categoria appartengono i solai realizzati con elementi prefabbricati generalmente in c.a.p. come, ad esempio, i solaio alveolari. Inoltre, sono anche uti- lizzati solai realizzati con lastre prefabbricate, dette anche predalles, e solai a pannelli prefabbricati.

Pertanto, un solaio `e comunemente composto da un’alternanza di travetti in cemen-

to armato (precompresso o non) con elementi di alleggerimento in laterizio o polistirolo

e da una soletta di collegamento in cemento armato che copre tutta la superficie sol-

idarizzando i vari elementi tra loro. La presenza della soletta fa s`ı che il solaio sia assimilabile ad una piastra (elemento strutturale bidimensionale), soggetto ad uno sta-

to tensionale piano e caricato in direzione perpendicolare al piano stesso. Per`o, la

piastra presenta una forte anisotropia dovuta al procedimento costruttivo per il quale

si hanno sezioni diverse al variare della direzione (ex. quantitativi diversi di armatura,

geometria diversa ecc.), e quindi, il carico si diffonde privilegiando la direzione di mag- giore rigidezza. Il solaio ha una composizione eterogenea (cemento armato e laterizio)

ed una geometria tale da rendere la rigidezza nella direzione parallela alla tessitura dei

travetti di gran lunga superiore a quella nella direzione perpendicolare. Questa notevole

differenza consente di trascurare, nel calcolo, le sollecitazioni che si sviluppano perpen- dicolarmente alla direzione dei travetti e di approssimare il comportamento del solaio a quello di una trave (elemento monodimensionale). Grazie a quest’assunzione, un solaio

di una o pi`u campate pu`o essere staticamente modellato come una trave continua su

appoggi fissi. Tuttavia, `e necessario fare alcune precisazioni sulla scelta dei vincoli. Infatti, gli appoggi del solaio, nella realt`a, sono costituiti dalle travi in cemento armato che lo portano e che sono dotate di una certa rigidezza flessionale. Quindi, il vincolo dato dalla trave assomiglia ad una molla estensionale pi`u che ad un appoggio fisso. Tuttavia, questa semplificazione del modello strutturale `e tale da rendere trascurabile l’errore commesso. Inoltre, i vincoli alle estremit`a del solaio sono esercitati delle travi

di bordo che possiedono una propria rigidezza torsionale che impedisce, in parte, la

rotazione del solaio con conseguente sviluppo di un momento flettente negativo nel so- laio. Pertanto, il vincolo esistente tra trave e solaio corrisponderebbe ad un semincastro i cui effetti dipendono dalla rigidezza torsionale della trave (minore nella mezzeria e maggiore in corrispondenza del pilastro). Per questo motivo, nella progettazione di un solaio bisogna considerare diversi schemi di vincolo, come verr`a di seguito mostrato.

Nel presente progetto vengono utilizzati travetti prefabbricati a traliccio del tipo di

Fig. 4.1 e la tipologia di solaio la cui geometria `e illustrata in Fig. 3.1. I travetti che costituiscono l’ossatura portante del solaio possone essere staticamente modellati, per quanto detto in precedenza, attraverso i tre diversi schemi strutturali riportati in Fig.

4.3.

i tre diversi schemi strutturali riportati in Fig. 4.3. Figura 4.3: Schemi di calcolo. Schema 1
i tre diversi schemi strutturali riportati in Fig. 4.3. Figura 4.3: Schemi di calcolo. Schema 1
i tre diversi schemi strutturali riportati in Fig. 4.3. Figura 4.3: Schemi di calcolo. Schema 1

Figura 4.3: Schemi di calcolo.

Schema 1

Schema 2

Schema 3

Lo schema 1 di vincolo di Fig. 4.3, trave continua su pi`u oppoggi, approssima meglio il comportamento dei travetti situati in prossimit`a della mezzeria delle travi e/o per travi di estremit`a poco rigide. Invece, lo schema 2 di vincolo di Fig. 4.3, travi separate ed incatrate alle estremit`a, approssima il comportamento dei travetti in prossimit`a dei pilastri. Lo schema 3 di vincolo di Fig. 4.3, trave incernierate agli estremi con carichi

Figura 4.4: Pianta del solaio del primo piano. 39

Figura 4.4: Pianta del solaio del primo piano.

dimezzati, si utilizza per cautelarsi da eventuali interruzioni della continuit`a causata da variazioni termiche o da eventuali cedimenti dei vincoli. La risoluzione dei diversi

schemi di vincolo produrr`a una serie di diagrammi delle azioni interne, il cui inviluppo

ci consente di progettare e verificare il solaio. Per i travetti dei solai il momento

flettente rappresenta la sollecitazione pi`u gravosa, mentre, poich´e i solai normali non vengono armati a taglio salvo rispettare alcune prescrizioni costruttive, il taglio non viene considerato.

Osservando la pianta strutturale del primo piano (di abitazione) in Fig. 4.4 e del

piano di copertura in Fig. 4.5, possiamo constatate come vi siano tre diverse tipologie

di solaio:

i travetti che si trovano fra le travi T 115-116 e T 117-118 sono continui con tre appoggi e con due sbalzi laterali che costituiscono i balconi esterni; di seguito indicato come travetto A.

I travetti posizionati fra le travi T 117-118 e T 119-120 sono, anche essi, continui con tre appoggi, ma presentano un unico sbalzo incastrato nella campata pi`u corta; di seguito indicato come travetto B.

I restanti travetti del primo piano e tutti quelli del piano di copertura sono con- tinui con due campate e tre appoggi senza sbalzi laterali; di seguito indicato come travetto C.

Nel seguito si presenta l’analisi della prima tipologia di travetto (travetto A) essendo

le altre tipologie (travetto B e C) un caso particolare della prima.

4.1 Determinazione delle azioni interne

Schema 1 Nel caso di schema 1 di vincolo (Fig. 4.3), per determinare le azioni interne si utilizza il metodo delle forze con riferimento alla generica trave continua su due campate di

Figura 4.5: Pianta del solaio del piano di copertura. 41

Figura 4.5: Pianta del solaio del piano di copertura.

q 1 q A q B q 2 1 2 3
q 1
q A
q B
q 2
1
2
3
L 1 L A L B L 2
L 1
L A
L B
L 2

Figura 4.6: Generica geometria e condizione di carico di un travetto di solaio su tre appoggi e con due sbalzi laterali.

q 1 q A q B q 2
q 1
q A
q B
q 2
X R’ 1 R” 1 X R’ 2 R” 2 R’ 3 R” 3
X
R’ 1 R” 1
X
R’ 2 R” 2
R’ 3 R” 3

Figura 4.7: Struttura di servizio del travetto di Fig. 4.6.

Fig. 4.6 la cui trave di servizio `e illustrata in Fig. 4.7. Pertanto, la condizione di

congruenza sull’appoggio centrale si scrive come:

𝜙 11 𝑋 + 𝜙 10 = 0

(4.1)

Sostituendo nell’Eq. 4.1 i valori delle rotazioni dovute all’iperstatica ed ai carichi esterni

si ottiene l’equazione che consente di calcolare l’incognita iperstatica 𝑋:

(

𝐿

𝐴

3𝐸𝐼 𝐴

+

3

𝐴

3𝐸𝐼 𝐵 ) 𝑋 + ( 𝑞 𝐴 𝐿

𝐿

𝐵

24𝐸𝐼 𝐴

𝑞 𝐵 𝐿 3 24𝐸𝐼 𝐵

𝐵

+

𝑞 1 𝐿 2

1

𝐿

𝐴

12𝐸𝐼 𝐴

+

𝑞 2 𝐿 2

2 𝐿 𝐵

12𝐸𝐼 𝐵

) = 0

(4.2)

Nel caso in cui la sezione del travetto sia costante (𝐼 𝐴 = 𝐼 𝐵 = 𝐼) sia ha:

( 𝐿 𝐴

3

+

𝐿 𝐵 ) 𝑋 + ( 𝑞 𝐴 𝐿

24

3

𝐴

3

𝑞 𝐵 𝐿 3

𝐵

𝑞 1 𝐿 2

1

𝐿

𝐴

𝑞 2 𝐿 2

2 𝐿 𝐵

24

12

12

+

+

) = 0

(4.3)

Noto il valore dell’incognita iperstatica `e possibile calcolare le reazioni vincolari

(𝑅 1 , 𝑅

2 , 𝑅

2

, 𝑅 3 ) e i valori dei momenti flettenti in mezzeria delle campate (𝑀 𝐴 , 𝑀 𝐵 )

𝑅 1 = 𝑞 1 𝐿 1

e

𝑅

1

=

𝑞 1 𝐿 2 2𝐿 𝐴

1

𝑋

1

2 𝑞 𝐴 𝐿 𝐴

𝐿

𝐴

+

𝑅

2 =

𝑋

1

+

𝐿

𝐴

2

𝑞 𝐴 𝐿 𝐴

e

𝑅 3 = 𝑞 2 𝐿 2

e

𝑅

3

=

𝑀 𝐴

=

𝑞 1 𝐿 2

1

4

𝑀 𝐵 = 𝑞 2 𝐿 2

2

4

𝑅 = 𝑋

2

𝐿

𝐵

1

2 𝑞 𝐵 𝐿 𝐵

+

𝑞 2 𝐿 2 2𝐿 𝐵

2

𝑋

1

2 𝑞 𝐵 𝐿 𝐵

𝐿

𝐵

+

𝑋

𝑞 𝐴 𝐿

2

𝐴

2

8

+

𝑋

𝑞 𝐵 𝐿 2

𝐵

2

8

+

(4.4)

(4.5)

(4.6)

(4.7)

(4.8)

Al variare della posizione dei carichi accidentali si ottengono diversi diagrammi delle

azioni interne, in particolare, del momento flettente. In generale, si cerca il massimo

momento in campata ed il minimo sugli appoggi che conseguono dal carico disposto

sulla campata interssata ed in alternanza sulle altre e dal carico disposto sulle due

campate adiacenti l’appoggio interessato, rispettivamente. Nel caso in considerazione

(Fig. 4.6) indichiamo i carichi uniformemente distribuiti su una striscia unitaria (fascia

di solaio di un metro) con i seguenti simboli: 𝑔 1𝑐 carico permenente in camapata, 𝑔 𝑐2

carico permenente non strutturale in camapata, 𝑔 𝑠1 carico permenente sullo sbalzo, 𝑔 𝑠2 carico permenente non strutturale sullo sbalzo, 𝑞 𝑐 carico accidentale in camapata e 𝑞 𝑠 carico accidentale sullo sbalzo. Come mostrato nel Capitolo 3 i carichi e le luci delle campate assumono, nel caso considerato, i seguenti valori:

𝑔 𝑐1 = 4.35kN/m,

𝑔 𝑐2 = 1.2kN/m,

𝑔 𝑠1 = 4.35kN/m

e

𝑔 𝑠2 = 0.0kN/m

𝑞 𝑐 = 2.0kN/m

 

e

𝑞 𝑠 = 4.0kN/m

(4.9)

𝐿 1 = 1.65m,

𝐿 𝐴 = 4.85m,

𝐿 𝐵 = 5.85m

e

𝐿 2 = 1.65m

(4.10)

Pertanto, i carichi della Fig. 4.6 assumeranno diversi valori a seconda della condizione di carico considerata. Tali carichi devono essere amplificati attraverso i coefficienti parziali

di sicurezza, 𝛾 𝑔1 , 𝛾 𝑔2 e 𝛾 𝑞 , che sono applicati, rispettivamente, ai carichi permanenti,

carichi permanenti non strutturali ed accidentali ed assumono i valori di 𝛾 𝑔1 = 1.3, 𝛾 𝑔2 = 1.5 e 𝛾 𝑞 = 1.5 nel caso sfavorevole oppure di 𝛾 𝑔1 = 1.0, 𝛾 𝑔2 = 0 e 𝛾 𝑞 = 0 nel caso favorevole. Questi valori portano a tre condizioni di carico dello schema 1 di vincolo che sono rappresente in Fig. 4.8 e sono analizzate singolarmente nel seguito.

1-a)

q g+ g q q q c s g+ g g1 s1 g2 s2 g1
q
g+ g
q
q
q c
s
g+ g
g1
s1
g2
s2
g1
s1
g2
s2
g+ g
g1
c1
g2
c2
A
B
1
2
3
1-b)
q
q c
q
q s
g+ g
g+ g
g1
s1
g2
s2
g1
s1
g2
s2
g+ g
g1
c1
g2
c2
A
B
1
2
3
1-c) q q c g+ g g+ g g1 s1 g2 s2 g1 s1 g2
1-c)
q
q c
g+ g
g+ g
g1
s1
g2
s2
g1
s1
g2
s2
g+ g
g1
c1
g2
c2
A
B
1
2
3

Figura 4.8: Condizioni di carico dello schema 1.

a)

b)

c)

X=M =28.69 M 1 =15.9 kN/m kN/m M =7.7 kN/m 2 3 A B 1
X=M =28.69
M
1 =15.9
kN/m
kN/m M =7.7 kN/m
2
3
A B
1
2
3
M A =-0.357 kN/m
M =26.53 kN/m
B
X=M =25.29
M =7.7
kN/m
kN/m M =15.9 kN/m
2
1
3
A
B
1
2
3
M =14.25 kN/m
M =11.31 kN/m
A
B
X=M =34.54
M
1 =7.7
kN/m
2
kN/m M =7.7 kN/m
3
A
B
1
2
3
M A =9.62 kN/m
M =23.61 kN/m
B

Figura 4.9: Diagrammi del momento flettente per le condizioni di carico dello schema

1.

Schema 1-a Questa condizione di carico (Fig. 4.8 1-a) consente di determinare il massimo momento sollecitante nella campata B a cui corrispondono i seguenti valori dei carichi

𝑞 1 =

𝛾 𝑔1 𝑔 𝑠1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑠2 + 𝛾 𝑞 𝑞 𝑠 ,

𝑞 𝐵 = 𝛾 𝑔1 𝑔 𝑐1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑐2 + 𝛾 𝑞 𝑞 𝑐

𝑞 𝐴 = 𝛾 𝑔1 𝑔 𝑐1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑐2 ,

e

𝑞 2 = 𝛾 𝑔1 𝑔 𝑠1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑠2

(4.11)

Sostituendo i valori dei carichi 4.11 nell’equazione di congruenza 4.3, si ottine

𝑋

=

1

3

)

( (𝛾 𝑔1 𝑔 𝑐1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑐2 )𝐿

3

𝐴

(𝛾 𝑔1 𝑔 𝑐1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑐2 + 𝛾 𝑞 𝑞 𝑐 )𝐿 3

𝐵

( 𝐿 𝐴

3

+ 𝐿 𝐵

+

24

(𝛾 𝑔1 𝑔 𝑠1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑠2 + 𝛾 𝑞 𝑞 𝑠 )𝐿 2

1

24

𝐿

𝐴

(𝛾 𝑔1 𝑔 𝑠1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑠2 )𝐿 2

2

𝐿

𝐵

12

) (4.12)

12

e si ricava l’iperstatica 𝑋 = 26.3kN/m. Dalle Equazioni 4.7 e 4.8 si ottengono i momenti

nella mezzeria delle due campate: 𝑀 𝐴 = 0.445kNm e 𝑀 𝐵 = 27.73kNm. In Fig. 4.9a)

`e riportato il diagramma del momento flettente per questa condizione di carico.

Schema 1-b Questa condizione di carico (Fig. 4.8 1-b) consente di determinare il

massimo momento sollecitante nella campata A a cui corrispondono i seguenti valori

dei carichi

𝑞 1 = 𝛾 𝑔1 𝑔 𝑠1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑠2 ,

𝑞 𝐵 = 𝛾 𝑔1 𝑔 𝑐1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑐2

𝑞 𝐴 = 𝛾 𝑔1 𝑔 𝑐1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑐2 + 𝛾 𝑞 𝑞 𝑐 ,

e

𝑞 2 = 𝛾 𝑔1 𝑔 𝑠1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑠2 + 𝛾 𝑞 𝑞 𝑠

(4.13)

Sostituendo i valori dei carichi 4.13 nell’equazione di congruenza 4.3 si ottiene

𝑋

=

1

( 𝐿 𝐴

3

+ 𝐿 𝐵

3

)

3

𝐴

( (𝛾 𝑔1 𝑔 𝑐1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑐2 + 𝛾 𝑞 𝑞 𝑐 )𝐿

24

+

(𝛾 𝑔1 𝑔 𝑐1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑐2 )𝐿 3

𝐵

24

(𝛾 𝑔1 𝑔 𝑠1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑠2 )𝐿 2

1

𝐿

𝐴

12

(𝛾 𝑔1 𝑔 𝑠1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑠2 + 𝛾 𝑞 𝑞 𝑠 )𝐿 2

2

𝐿

𝐵

12

) (4.14)

e si ricava l’incognita iperstatica 𝑋 = 21.1kN/m ed i momenti nella mezzeria delle due

campate: 𝑀 𝐴 = 16.35kNm e 𝑀 𝐵 = 5.72kNm. In Fig. 4.9b) `e riportato il diagramma

del momento flettente per questa condizione di carico.

Schema 1-c La condizione di carico in Fig. 4.8 1-c consente, invece, di determinare

il massimo (minimo se consideriamo positivi i momenti flettenti che tendono le fibre in-

feriori) momento sollecitante in corrispondenza dell’appoggio centrale (2) con i seguenti

valori dei carichi

𝑞 1 =

𝛾 𝑔1 𝑔 𝑠1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑠2 ,

𝑞 𝐴 = 𝛾 𝑔1 𝑔 𝑐1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑐2 + 𝛾 𝑞 𝑞 𝑐 ,

𝑞 𝐵 = 𝛾 𝑔1 𝑔 𝑐1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑐2 + 𝛾 𝑞 𝑞 𝑐

e

𝑞 2 = 𝛾 𝑔1 𝑔 𝑠1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑠2

(4.15)

Sostituendo i valori dei carichi nell’equazione di congruenza 4.3 si ottiene

𝑋 =

1

( 𝐿 𝐴

3

+ 𝐿 𝐵

3

)

3

𝐴

( (𝛾 𝑔1 𝑔 𝑐1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑐2 + 𝛾 𝑞 𝑞 𝑐 )𝐿

24

+

(𝛾 𝑔1 𝑔 𝑐1 + 𝛾 𝑔2 𝑔 𝑐2 + 𝛾 𝑞 𝑞 𝑐 )𝐿 3

𝐵

24

(𝛾 𝑔1 𝑔 𝑠1 + 𝛾