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Cinquantanni dopo.

Sulle tracce del Concilio Vaticano II

Eredit e intepretazione del Concilio


Prof. Gilles Routhier
29 gennaio 2013

Mons. Angelo Riva (Morbegno)

Buonasera a tutti e benvenuti, a chi presente qui a Morbegno, e a chi collegato in streaming dalle altre sedi in diocesi. In questo nostro terzo appuntamento di rivisitazione del Concilio Vaticano II linterrogativo che vogliamo porci quello relativo alleredit del Concilio! labbiamo visto con il pro". #eres dal punto di vista storico, come esso si collocato nella vicenda della storia della Chiesa, poi il pro". Vitali ci ha aiutato ad appro"ondirne lecclesiologia, cio lidea di Chiesa che il Concilio ci ha comunicato, e il pro". Canobbio nellultimo incontro di aprile ci parler del rapporto Chiesa e mondo. Il tema dellincontro di questa sera sar il lascito, leredit che il Concilio ha lasciato$ questo evento, che ha segnato in modo molto radicale lesperienza della Chiesa nel mondo, come stato recepito, che traccia ha lasciato% quanto del Concilio abbiamo saputo tradurre nella vita ecclesiale e quanto rimane ancora ad attendere la nostra responsabilit e capacit di attuazione% & proporci la ri"lessione il prof. Gilles Routhier, che venuto in Italia dal Canada per una serie di con"erenze! docente di ecclesiologia all'niversit (aval del )u*bec, uno dei massimi studiosi e conoscitori del Concilio e del suo signi"icato nella storia della Chiesa contemporanea.

Prof. Gilles Routhier

)uesta sera parler, delleredit del Vaticano II, e il mio punto di partenza che siamo gli eredi del Concilio. )uestautunno la Chiesa cattolica ha celebrato il cinquantesimo anniversario del Vaticano II! lanniversario, pi- di quelli che lhanno preceduto, ha segnato una tappa importante nel processo sempre in corso di ricezione del Vaticano II. .ello speci"ico signi"ica il passaggio agli eredi del Concilio, dato che quanti lhanno "atto hanno tutti lasciato le posizioni di primo piano, tranne Benedetto #VI, che ha partecipato al Vaticano II in qualit di peritus del card. /rings. 0ulla base dei suoi studi sulla ricezione del Concilio di 1rento e del Vaticano II, 2iuseppe &lberigo osserva che una "ase importante della ricezione si conclude nel momento in cui i partecipanti all&ssemblea conciliare, vescovi e teologi, smettono di essere i protagonisti della vita ecclesiale. In pratica egli suggerisce che ogni periodizzazione della ricezione del Concilio deve prendere come ri"erimento la scomparsa della generazione che ha "atto il Concilio. )uindi ancor pi- risolutamente che allepoca della celebrazione degli altri anniversari con questa tappa entriamo nel tempo degli eredi. & prima vista essere eredi ci pone in una situazione vantaggiosa, poich* riceviamo da coloro che ci hanno preceduto un lascito, cio qualcosa che non abbiamo acquisito grazie al nostro lavoro. In altre parole godiamo di un bene che non il "rutto dei nostri s"orzi. 1uttavia se vi si guarda pi- da vicino essere eredi non cos3 semplice. 0i tratta di una situazione piena di insidie e che comporta la sua parte di rischi perch* la tappa del passaggio da una generazione a unaltra una tappa delicata da negoziare. 4el resto gi il Vangelo ci mette sullavviso che essere eredi non esente da rischi. (erede pu, scegliere tra molte possibili opzioni! pu, dilapidare leredit , dissiparla senza ritegno e disperderla senza scrupoli, come si "a per le cose che consideriamo senza valore e alle quali non attribuiamo importanza. In questo caso dopo un po non resta pi- niente e leredit non avr lasciato tracce durevoli e non avr segnato lerede con la sua impronta. )uesto un modo di non raccogliere uneredit e di non vederne limportanza! non prendiamo sul serio n* consideriamo come un tesoro o un bene prezioso quello che abbiamo ricevuto, non vi prestiamo mai attenzione e non gli diamo valore, ignorando tutti i vantaggi che ne avremmo potuto trarre$ per ignoranza o disattenzione non abbiamo mai compreso il valore del bene che ci era stato dato in lascito. )uesto pu, essere il primo atteggiamento anche nei con"ronti del Vaticano II! il disinteresse e lignoranza di questo bene per il "atto di non riuscire a vederne tutto il valore e ad accogliere leredit nella nostra vita. (eredit ricevuta possiamo anche seppellirla, vale a dire conservarla intatta, custodirla cos3 come , ri"iutando di "arla "ruttare. In tal caso non la mettiamo a contatto con nuove realt e non la "acciamo passare nella vita per paura di danneggiarla o di perderla. (a conserviamo come in un museo ma non la tocchiamo, ed essa non "a vivere. 5ossiamo sempre ritrovarla immutata nel suo stato senza che venga accresciuta, aumentata, tras"ormata o arricchita. .iente viene aggiunto alleredit e niente viene modi"icato, cos3 che "inisce per essere pietri"icata e "ossilizzata. 6 tanto sacra che non osiamo toccarla. Cos3 non riesce ad essere uneredit viva e resta un patrimonio inerte. &llo stesso modo possiamo pietri"icare il Vaticano II chiudendolo nei testi senza permettere lo sviluppo delle sue intuizioni, senza lasciare che il suo insegnamento si misuri con le nuove s"ide del nostro tempo$ il Vaticano II resta nei libri ma non nei cuori e nella vita o nella carne della Chiesa. 'neredit pu, anche essere ri"iutata perch* troppo pesante da portare, troppo impegnativa o troppo esigente, oppure perch* lerede vuole rompere con quanto gli viene o""erto, pre"erendo pensare la sua esistenza libera e separata dal bene che ha ricevuto. (a sua libert si acuisce al prezzo di volgere le spalle a
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ci, che gli dato, non ritenendo che il lascito possa arricchirci, renderci "elici e permetterci di costruire la nostra vita$ ce ne liberiamo. &llora leredit vista come un 8super io troppo pesante, opprimente, che ci impedisce di divenire noi stessi, che ci tira verso il passato da ripetere, invece di aprici verso il "uturo. )uesto pu, essere il terzo atteggiamento nei con"ronti del Vaticano II! possiamo volgergli le spalle pre"erendo costruire la nostra vita cristiana e la vita della Chiesa separandoci dalleredit che respingiamo$ con un gesto integralista pensiamo che loblio sia pre"eribile alla ricchezza delleredit . &ggiungo un quarto caso possibile! la discussione intorno alleredit o la disputa tra gli eredi soprattutto rispetto a quello che ci viene trasmesso e al modo di valorizzarlo. )uesto il senso da dare a ci, che ci viene trasmesso e sul modo di valorizzarlo. )uesto un altro modo di impedire alleredit di prosperare e gli eredi litigiosi avranno solo delle briciole da dividersi, non piuneredit comune, e si litiga sul valore e la portata delleredit . &llo stesso tempo ci potremmo impegnare "ino alla nausea in un dibattito sterile e in"inito sullermeneutica del Concilio, il che naturalmente ci distrarrebbe dal riprendere la lettura di quellinsegnamento perch* esso diventi vita. In tal caso ci si distrae dallessenziale ma bisogna essere consapevoli che si tratta in un certo senso di una misura dilatoria. In"ine possiamo ricevere uneredit e "arla "ruttare di modo che i cinque talenti ricevuti presto ne produrranno altri cinque e cos3 via. 6 latteggiamento del servitore buono e "edele, capace di valorizzare leredit ricevuta. 9itroviamo anchesso nella Chiesa. Ma come realizzare concretamente lideale del buon servitore% 5er quanto mi riguarda mi accade spesso di chiedermi, in qualit di membro di una "acolt di 1eologia e anche in qualit di membro della Chiesa come ricevere oggi leredit del Concilio e metterlo a "rutto. In altre parole, come possiamo oggi, a titolo personale e in qualit di membri di diversi organismi e istituzioni, essere un buon servitore o buoni amministratori del Concilio Vaticano II% Vorrei in tale prospettiva chiedermi come il Vaticano II e il suo insegnamento possano aiutarci a ri"lettere teologicamente e soprattutto a pensare alle questioni attuali, il che una cosa un po diversa dal rivisitare il Vaticano II attraverso un approccio storico o produrre un commento di un testo conciliare. 5ensare 8con il Concilio Vaticano II signi"ica a""rontare le questioni attuali e volervi ri"lettere sopra "acendo ricorso non solo allinsegnamento del Vaticano II ma anche al modo suo proprio di porre i problemi e di volerli risolvere. In questo caso quello del Vaticano II non pi- semplicemente un insegnamento da conoscere, applicare, ripetere o sviluppare, n* solo un evento della nostra storia da conoscere, ma inteso a un tempo come evento, esperienza, testo e stile. Il Concilio diventa una risorsa per pensare oggi. 0ento gi lobiezione! ancora pertinente voler pensare con il Vaticano II oggi% 'na prima obiezione vorrebbe che lo scarto culturale tra lepoca attuale sia di scarso aiuto quando si tratta di pensare alle questioni religiose della nostra epoca. 4ietro lobiezione spesso si nasconde unopposizione al Concilio che non sempre osa mostrare il suo volto. 0tando a questa concezione il Concilio Vaticano II come concilio 8pastorale non proporrebbe una dottrina valida per tutte le epoche, dato che la sua ambizione si limita a presentare per la sua epoca : cinquantanni "a ; linsegnamento della Chiesa cattolica nella sua integrit . Il compito che 5apa 2iovanni a""idava ai 5adri durante il suo discorso di apertura del Concilio, dopo aver loro ingiunto di rispettare "edelmente la dottrina certa, non era dopotutto di presentarla secondo quanto richiesto dai nostri tempi. Ma cinquantanni dopo, tale presentazione della dottrina non corrisponde pi- alle esigenze della nostra epoca, tanto i tempi sono cambiati e sorgono nuove questioni che il Concilio non pi- in grado di chiarire. (obiezione che "ormulata nella sua "orma radicale con lobiezione di minare lautorit del patrimonio dottrinale del Concilio si trova "ormulata in modo pi- soft quando cinquantanni dopo il Vaticano II ci si
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interroga sullopportunit di "ar ricorso agli insegnamenti del Vaticano II e non si vede la pertinenza per la vita cristiana e per la Chiesa oggi. 5er la nuova generazione il Concilio sembra appartenere ad un altro mondo e man mano che si allontana da noi, malgrado tutte le commemorazioni che mirano a celebrarlo, "a ormai parte dei testi antichi ai quali si guarda con curiosit come testimonianze di unaltra epoca. 4i conseguenza come si pu, guardare ad esso come a una sicura bussola, secondo lespressione di 2iovanni 5aolo II, per la Chiesa dei prossimi anni o decenni% In ci, consiste a mio parere la s"ida pi- temibile per noi quando si tratta di trasmettere leredit del Concilio ad una nuova generazione, perch* ad esempio gli studenti alla "acolt ne vivano oggi e costruiscano il "uturo del mondo e della Chiesa appoggiandosi a quella "ormidabile eredit . =o gi proposto alcune ri"lessioni sulla s"ida rappresentata dalla trasmissione delleredit del Concilio e non voglio stasera riprenderla. Mi sembra tuttavia che trasmettere leredit del Concilio alla nuova generazione rappresenti una delle s"ide pi- grande poste alle Chiese cattoliche in questo momento. 5rima di chiedersi come leredit possa essere trasmessa e diventare viva, va posta una domanda preliminare che concerne loggetto stesso delleredit ! cosa vuol dire considerare il Vaticano II come eredit % Come non si pu, studiare la ricezione del Vaticano II prima di aver identi"icato il bonum proposto alla ricezione, cos3 non si pu, voler trasmettere leredit del Concilio senza chiedersi in che cosa e sotto quale aspetto il Vaticano II possa essere ancora oggi come eredit per la nuova generazione e anche per noi. Cosa signi"ica portare in s* leredit del Concilio Vaticano II% 9i"letter, per un momento a partire da una analogia! il rapporto con il 1omismo che rappresentava nella prima met del ## secolo lo zoccolo su cui poteva edi"icarsi la teologia e il quadro di pensiero allinterno del quale il cattolicesimo pensava a se stesso. &nzitutto bisognava mettersi daccordo su cosa si intendeva per 1omismo prima di "ar proprio quel pensiero e raccoglierne leredit . 5er alcuni leredit tomista si riassumeva nelle +< tesi elaborata da 2uido Mattiussi e pubblicate inizialmente dalla Congregazione degli studi nel 1>1<. (a riduzione del 1omismo alle +< tesi destinate a guidare la "ormazione dei chierici venne rati"icata dalla Congregazione dei seminari e delle universit quando essa dichiar, che le +< tesi contengono la vera dottrina di san 1ommaso e che sono tutte proposte come direttive sicure e 1ommaso 8era le +< tesi. (a gente pensava allora che questo ricco pensiero era soltanto +< tesi% Che cosa il 1omismo e che cosa il Vaticano II% )uello era un modo molto particolare, "orse comodo per gli studenti, di raccogliere leredit di 1ommaso d&quino. (o capiamo considerando il prisma delle +< tesi e "acendo della sua teologia una meta"isica sacra, secondo lespressione di Chenu$ era un modo davvero particolare di essere eredi. 5er lui il catechismo tomista contenuto in una lista di tesi aveva le""etto di estrarre da 0an 1ommaso un apparato "iloso"ico, tralasciando il "ondo stesso del suo pensiero e della sua teologia. )uella lista non "aceva alcuna allusione al messaggio evangelico, "aceva uscire la dottrina di 1ommaso dalla storia, la detemporalizzava. Cerano altri modi concorrenti di considerare 1ommaso e di esserne gli eredi! ne troviamo diversi esempi, tra cui la posizione addotta dai maestri del convento domenicano di (e 0aulchoir a 5arigi. 5er ?ves Congar esiste un 1ommaso "issato in un insieme di tesi materialmente considerate$ per altro, egli aggiunge, da una quarantina di anni lo studio storico di san 1ommaso ci ha "atto capire meglio, aldil delle tesi di scuola, ormai superate, la potentissima originalit di 0an 1ommaso. (avori simili ci restituiscono la reazione originale di 0an 1ommaso, le sue idee veramente creative, pi- pro"onde e pi- aperte, piaccettabili dal punto di vista moderno di quanto non ci "acesse sospettare il 1omismo di commentatori classici e dei manuali. @ questo il san 1ommaso che dobbiamo "requentare e alla cui scuola dobbiamo metterci. Molti anni prima il suo con"ratello e amico Marie;4ominique Chenu ci metteva in guardia anche egli contro un certo modo di essere "edeli a 0an 1ommaso. 5er il rettore de (e 0aulchoir il 1omismo o la "iloso"ia perennis non doveva
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essere considerata come un sistema de"inito di proposizioni inviolabili ma un corpo di intuizioni basilari che si incarnano in insieme concettuali solo a condizione di tenere viva la loro luce e di sottometterle ad un perpetuo con"ronto con la realt sempre pi- ricca. Bisognava quindi, aldil delle conclusioni, risalire ai principi e al dato primitivo, l dove si rinnova di continuo la problematica. Cos3 per Chenu e Congar agli inizi del ## secolo ricollegarsi a 0an 1ommaso signi"icava innanzitutto ritrovare quello stato di invenzione dal quale appunto lo spirito ritorna, come alla "onte sempre "econda, alla posizione dei problemi, aldil delle conclusioni acquisite da sempre. 0embra che la scuola tomista, gravata dalla sua eredit troppo pesante e tutta occupata nel garantirne la conservazione abbia rinunciato, a cavallo del #VI secolo, a quella potenza innovativa e creativa che "u al principio stesso del 1omismo. 9ealista, egli osserva tuttavia che portare in s* leredit e volerla mettere in opera era, intorno al ## secolo, unassurdit . @ "acendo leva su questi due momenti della teologia del ## secolo, in un certo senso salendo sulle spalle di questi giganti, che torno adesso al mio proposito, alla "edelt al Vaticano II e alla sua eredit cinquantanni dopo. 1raggo dalle ri"lessioni di Chenu e Congar cosa signi"icava per loro portare in un altro contesto e a distanza leredit di 0an 1ommaso d&quino. 0ono ri"lessioni che mi sembrano adatte per vedere cosa signi"ica per noi diventare oggi gli eredi del Concilio Vaticano II a cinquantanni da esso. Certo nella costruzione dellanalogia bisogna dar prova di prudenza, dato che gli scritti di 1ommaso e gli scritti conciliari del Vaticano II non sono della stessa natura, e naturalmente la distanza temporale che li separa dai loro lettori non neppure dello stesso ordine. Ci, detto, lesercizio da realizzare simile, cio portare in s*, in uno spazio e in tempi diversi, uneredit che ci viene dal passato. 0ommariamente per Congar e Chenu portare in s* leredit tomista equivaleva a tre opzioni principali. (a prima! tornare alle questioni che hanno nutrito la rivelazione di 1ommaso o alla posizione dei problemi, aldil delle conclusioni, e non sentirsi mai soddis"atti delle sole conclusioni o""erte. (a seconda! "ar emergere oggi, mediante un lavoro storico conseguente, loriginalit di 1ommaso e le sue idee veramente creative e pro"onde mettendo in luce il corpo di intuizioni basilari del suo pensiero. (a terza! ritrovare quello stato di invenzione che ha caratterizzato il suo lavoro e cos3 non rinunciare mai a quella potenza innovativa e creativa che stato al principio stesso del 1omismo, e ricollegarsi con lambiente e""ervescente e la rivoluzione intellettuale del #III secolo che ne ha permesso lemergere. Mutatis mutandis, queste tre indicazioni possono valere anche per portare in s* oggi leredit del Vaticano II in questo inizio del ##I secolo. @ a questa condizione, credo, che una nuova generazione e il pensiero della Chiesa possono pensare con il Concilio Vaticano II, perch* il Concilio non pi- ridotto a un insieme di enunciati da preservare e da ripetere, di testi da conoscere e trasmettere alle nuova generazioni e come un deposito inalterato, ma come modo originale di ri"lessione e come atteggiamento "ondamentale, una maniera di impadronirsi delle questioni di unepoca e un metodo per pensare nella "ede. In e""etti se il Vaticano II solo un corpus Bo testiC chiuso, da ripetere, esso non permette di imparare a ri"lettere e a pensare al modo dei 5adri conciliari, stavolta a partire non dalle loro questioni ma dalle nostre. Il Vaticano II non si presenta pi- allora come una somma di posizioni acquisite e un insieme di conclusioni di cui saremmo ormai in tranquillo possesso e su cui "are a""idamento$ se al Vaticano II si guardasse solo come ad un aggiornamento della presentazione della dottrina cattolica da sostituire a quella o""erta nei manuali del periodo preconciliare, saremmo degli eredi ben poveri. 0e dovessimo considerare il Concilio Vaticano II solo nella sua dimensione di corpus dottrinale da conservare saremmo paragonabili a quel servitore che restitu3 nella sua integrit al suo padrone il talento che gli era stato a""idato, ma non avremmo in nessun modo contribuito a "ar "ruttare questa eredit . 0e invece, senza trascurare il patrimonio dottrinale che il Concilio ci o""re e senza mancare di conoscerlo e appro"ondirlo, lo si a""ronta a partire dalle questioni che hanno nutrito le ri"lessioni dei 5adri, se ri"lettiamo con loro, e a modo loro, sulle questioni che sono state allorigine del loro discorso, se il Concilio viene di
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nuovo colto come un insieme di intuizioni basilari e di idee creative di cui possiamo "ar tesoro oggi, se a nostra volta ritroviamo quello stato di invenzione in cui essi sono stati posti e che alla "onte di ogni scienza, allora il Vaticano II pu,, cinquantanni dopo, parlare ancora ad una nuova generazione e permetterle di entrare in modo "ruttuoso e "econdo nel mondo appassionante della teologia e nelluniverso altrettanto appassionante del Concilio. Eggi la Chiesa cattolica rischia di non trarre tutta la lin"a del Vaticano II come succede, per prendere un esempio vicino al Vaticano II, per il Concilio di 1rento. 0tando ad uno storico dei concili, negli anni successivi alla chiusura di quello di 1rento, la ri"orma cattolica prese in considerazione soprattutto gli anatemi pronunciati dal Concilio senza appro"ondire i ricchi sviluppi dottrinali contenuti nei 4ecreti e senza tornare allautentico movimento di ri"orma che animava i 5adri del Concilio. I testi conciliari erano divenuti autonomi rispetto al gesto che li aveva prodotti e sostenuti, quando non venivano semplicemente ridotti agli anatemi che ne concludevano lo svolgimento. 5ortare in s* leredit del Vaticano II signi"ica quindi nutrirsi dellinsegnamento conciliare ricollegandolo allevento conciliare stesso e tornando a coglierlo nellambito e""ervescente che lha prodotto. Certo, questo approccio al Concilio Vaticano II non abolisce la distanza sempre pi- grande che lo separa dai lettori contemporanei, distanza che, come pro"essore, avverto nei miei rapporti con le nuove coorti di studenti che non hanno conosciuto il Vaticano II. (a distanza dai lettori contemporanei, "ormatisi in una cultura diversa da quella che ha plasmato il periodo conciliare chiamata da 2adamer 8distanza temporale$ contrariamente ai preconcetti per i quali una distanza temporale rende non pertinente un insegnamento conciliare datato ed elaborato in un contesto culturale cos3 diverso dal nostro, 2adamer sostiene che il tempo tra il Concilio e i lettori di oggi non innanzitutto un abisso che va valicato poich* ci separa e ci tiene a distanza, ma in verit il "ondamento che sostiene ci, che giunge e dove la comprensione presente ha "ondato le sue radici. Come pensare oggi con il Vaticano II e al modo del Vaticano II% 9iprendo rapidamente per terminare le tre proposizioni che ho tratto dalla mia rilettura di Chenu e Congar. (a prima! tornare alle questioni che hanno nutrito la ri"lessione dei 5adri conciliari o alla posizione dei problemi aldil delle conclusioni alle quali sono giunti. 0e vogliamo imparare a pensare e ri"lettere con il Vaticano II e non semplicemente appropriarci del suo insegnamento dobbiamo in e""etti prendere come punto di partenza le questioni che hanno nutrito la ri"lessione dei 5adri conciliari ed esaminare il loro modo di porre i problemi nel contesto intellettuale ed ecclesiale a cui appartenevano. .on si tratta semplicemente di sapere a quale di""icolt essi volessero rispondere, ma di interessarsi al loro modo originale di porre il problema e di considerare le risorse e il metodo che mettevano in opera per risolvere tale problema. 2li studi sul Vaticano II ci hanno reso credo abbastanza "amigliare quel modo di lavorare. 4obbiamo "ermarci a questo buon punto. Eso proporre una tappa supplementare che consiste nel prendere in considerazione anche i lettori contemporanei. (a seconda proposta "a emergere loriginalit del Vaticano II, le sue idee creative e le sue intuizioni basilari. I recenti lavori sul Concilio, che lo collocano sul lungo periodo e non solo sullorizzonte del ## secolo, "anno emergere la sua originalit in rapporto ai concili ecumenici che lhanno preceduto. Il Vaticano II portatore di un gesto particolare, di una maniera di "are teologia che gli proprio$ anche portatore di idee creative e di intuizioni basilari, tanto sul piano metodologico quanto tematico, che "orse non sono state ancora su""icientemente valorizzate. I commenti a particolari documenti e ad enunciati non sono "orse riusciti a prendere abbastanza altezza e distanza per "ar emergere il gesto del Vaticano II. (a terza proposta! ritrovare oggi lo stato di invenzione che ha caratterizzato il lavoro conciliare e la potenza creativa che "u alla sua base.
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5er Congar e Chenu non si poteva portare in s* leredit di 1ommaso senza ricollegarsi allambiente e""ervescente e alla rivoluzione intellettuale del #III secolo che ne ha permesso lemergere. /u questo clima intellettuale che rese possibile, se posso permettermi lespressione, un cambiamento di paradigma in teologia. &nalogamente la "edelt al Vaticano II richieder che ritroviamo lambito intellettuale e pastorale e""ervescente degli anni conciliari se vogliamo che linvenzione divenga oggi possibile negli ambienti teologici e nella Chiesa. 4iverse questioni aspettano la nuova generazione. @cco in poche parole a che punto mi trovo pi- di ventanni dopo aver intrapreso le mie prime ricerche sul Vaticano II. I miei incontri con un nuovo pubblico di lettori che non spontaneamente incline a "requentare il Vaticano II mi rimandano ai loro interrogativi, che mi sembrano sorprendentemente vicini a quelli che hanno originato la ri"lessione dei 5adri conciliari. )uesto punto di partenza si riconduce essenzialmente allintento di rivolgersi agli altri, di incontrarli e condividere con loro le nostre ragioni di sperare$ questo intento racchiude i lavori conciliari e li sostiene interamente. Come al momento del Concilio siamo oggi davanti allobbligo di interrogarci sul modo di proporre oggi la dottrina cristiana. 1uttavia dovremmo riuscire a "arlo con altrettanta libert e altrettanta capacit di invenzione se vogliamo essere non solo allaltezza delle s"ide del presente ma anche buoni eredi del Concilio Vaticano II .

Mons. Angelo Riva Mi permetto di "are alcune chiose allintervento del pro"essore, di cui poi riuscirete a cogliere meglio la ricchezza quando lo riceverete in "orma scritta. (intuizione, mi sembra importante, che il pro". 9outhier ci ha comunicato questa! partito dai diversi atteggiamenti che si possono avere di "ronte ad una eredit , che si pu, disperdere, per disinteresse o per ignoranza, che si pu, conservare come una cosa morta, un relitto da museo, che si pu, anche ri"iutare come ingombrante$ ci si pu, impegolare in una discussione in"inita sulla sua corretta interpretazione. )ueste le quattro maniere sbagliate di approcciarsi alleredit del Concilio. )uella corretta invece, la maniera giusta, la quinta, quella di raccogliere come una pietra preziosa da "ar "ruttare. )uesta era la premessa da cui il pro"essore partito. @ un po lo spirito dei nostri incontri! rivisitare il Vaticano II non "are unopera di archeologia, andando a vedere una cosa vecchia e passata, ma una risorsa per pensare loggi e i suoi problemi. & questo proposito ci ha poi ricordato unobiezione spesso rivolta al Vaticano II, cio il "atto che, avendo un carattere eminentemente pastorale, anche di lettura della realt del tempo, noi, a cinquantanni di distanza, possiamo considerarlo quasi superato, perch* cera un contesto storico del tempo, dice qualcuno, che non pi- il nostro. )uindi il Concilio ha parlato a quegli anni, ma quegli anni non sono pi- i nostri, e quindi il Concilio non parla pi- a noi. Il carattere pastorale, anzich* essere unapertura verso lattualit del Concilio, sarebbe quasi una zavorra che lo inchioda ad un passato storico che non ritorna. Il pro"essore ha inteso ovviamente contestare questa critica, questa riduzione, cercando per, di recuperare un approccio al Concilio Vaticano II che ci aiuti a coglierne non solo i singoli contenuti dottrinali, ma lispirazione di "ondo, "acendo quel parallelo, quellanalogia con la dottrina di san 1ommaso$ laccostamento secondo grandi teologi come Chenu e Congar, non era laccostamento ad una cosa morta, ma che voleva appunto cogliere lintuizione, lo spirito della sua teologia rispetto al suo contesto, che era quello del #III secolo. &nalogamente la stessa cosa dovremmo "are noi oggi verso il Concilio! non solo riguardarlo nella sua dottrina, ma soprattutto tentare di coglierne lintuizione di "ondo! il modo di porre i problemi, loriginalit che emerge da questa modalit di porre i problemi e la potenza di invenzione che il Concilio pu, esprimere. )uesto il suggerimento che il pro"essore ci ha dato per accostare il Concilio e cercare di capirne leredit .
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Il Concilio va e pu, essere accostato come un precipitato di documenti e di a""ermazioni ed giusto "arlo perch* chiaramente ha riespresso la dottrina, ma va accostato soprattutto per coglierne lispirazione di "ondo, esattamente come accadde con il Concilio di 1rento che venne appunto pensato ed attuato dalla Chiesa post;tridentina non solo "acendo ri"erimento ai particolari Bgli anatemi con cui si concludevano spesso le trattazioniC, ma cercando di coglierne il signi"icato complessivo. @cco allora appunto le tre proposte! rivisitare il Concilio cercando di capire come ha posto i problemi, con quale originalit e con quale potenza di invenzione. Mi pare che a questo riguardo il punto "ondamentale sia questo! la "orza e la capacit del Concilio di riportare tutte le questioni che ha a""rontato ad un centro, che il mistero di Cristo, la cristologia, il cristocentrismo. )uesta ovviamente una""ermazione che andrebbe dimostrata passo passo, ma possibile "ar vedere che sia che si parli della libert religiosa, piuttosto che del mistero della Chiesa o della divina rivelazione, sempre la potenza di invenzione, loriginalit del Concilio, il modo di porre il problema questo! riandare al centro ed il centro la rivelazione di 4io nel mistero di Cristo e nella "orza del suo 0pirito. Mi sembra questa la cosa interessante, originale e "orte che il pro"essore ha cercato di comunicarci questa sera. Ci ha dato qualche chiave di accostamento alleredit del Concilio! non solo la dottrina cos3 come documentariamente giace nel testo, ma coglierne appunto lo spunto, la genialit , il guizzo teologico, le""ervescenza anche rispetto ai suoi tempi. 0appiamo che il Concilio non cresciuto come un "ungo, ma ha avuto una lunga preparazione, nel movimento biblico, nel movimento liturgico, anche nella genialit teologica di 5io #II, che ha preparato tanto del Concilio$ esattamente quanto le""ervescenza teologica del #III secolo ha "atto scaturire un 0an 1ommaso d&quino, allo stesso modo une""ervescenza di un ambiente ecclesiale ha preparato il Vaticano II. Capire quellambiente serve, necessario, per capire il Vaticano II.

Risposta agli interventi

E molto giusto quello che ci ice, cio! i cogliere lo spirito el "oncilio ma ! anche rischioso forse, perch# tante volte ci si ! appellati a uno $spirito el "oncilio, a una intui%ione che poi non si capiva bene qual era e che magari ci si confe%ionava a proprio uso e consumo. &a un lato ! vero che bisogna cogliere questo $spirito el "oncilio, ma allaltro lato non si pu' isancorarlo alla $lettera el "oncilio, ai testi. 5enso di non aver usato la parola 8spirito del Concilio. @d era intenzionale non usarla perch* una parola ambigua. 5arto dalla mia esperienza con i giovani che ho alluniversit ! per loro dire che 8il Concilio ha detto questo o quello non dice niente e non sono interessati ad ascoltare un minuto di pi-. Io penso che trasmettere il Concilio veramente importante, la s"ida cruciale per la Chiesa oggi e non sono io lultima generazione che pensa che il Concilio Vaticano II ha qualcosa da dire allumanit . @ per la salvezza del mondo. &llora qual la soluzione, quale il punto di partenza per dialogare con questi giovani% Il Concilio Vaticano II un concilio che "u "atto cinquantanni "a, ma vedere con loro lattualit lunica soluzione che ho trovato, partire dalle loro questioni e di""icolt . @ una delle loro di""icolt o interesse che vogliono evangelizzare, per esempio, ma questa precisamente la s"ida e lobiettivo dei 5adri conciliari, perch* il discorso di apertura di 5apa 2iovanni ##III ha detto che il compito del Concilio non di ripetere la dottrina, ma di esprimerla nel modo che conviene nel mondo moderno$ la questione nodale dei 5adri conciliari , se non la stessa, almeno simile alla loro, e quindi si deve cercare di vedere come i 5adri conciliari hanno preso questa questione e per "are qualcosa con questa questione. Come hanno ri"lettuto su questo% &llora non soltanto questione di sapere cosa i 5adri conciliari hanno detto su questo tema, ma come hanno ri"lettuto su questa questione e vedere il processo di ri"lessione, non solo il risultato. @cco perch* ho detto che un metodo di pensare, di ri"lettere.
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'naltra cosa di""icile per loro il vivere con i non cristiani, con molti della loro et che non hanno la "ede, che non credono o che sono di unaltra religione. Ma queste questioni sono quelle dei 5adri conciliari. Il rapporto della Chiesa con la cultura, con il mondo moderno, dei cattolici con i non cristiani, con i cristiani non cattolici, con le altre religioniH si tratta della Dignitatis humanae, della Unitatis redintegratio, della Nostra aetate, della Gaudium et spes. &llora possiamo costruire un dialogo, un ponte, tra loggi, il tempo presente, e il Concilio Vaticano II che di cinquantanni "a, e non solo vedere non solo cosa dice o insegna sulle religioni non cristiane, ma come i 5adri hanno elaborato questo discorso, e come dicevano Chenu e Congar sulla maniera di usare 1ommaso nel ## secolo sette secoli dopo, di andare non soltanto alle conclusioni ma a come la questione posta. )uesto parte dalla mia esperienza, non teoria! dare elementi concreti e non soltanto parlare del vago 8spirito del Concilio Vaticano II, ma dare strumenti per lavorare con il Concilio, e per "arlo "ruttare, se no lettera morta per un museo, un evento grandioso ma che per oggi non dice niente. @ importante lavorare con il Concilio e trovare strumenti per "arlo.

"i fa qualche esempio i mo o i porre le questioni a parte ei Pa ri conciliari che sono particolarmente illuminanti per noi oggi, e a cui potremmo pren ere esempio( =o gi dato due esempi! il rapporto con gli altri, che molto importante oggi per la nuova generazione, perch* hanno questa esperienza di vivere in un mondo dove non tutti sono cristiani. @ importante per la loro esperienza e per il Concilio Vaticano II. (altro esempio come esprimere il Vangelo, e una terza probabilmente come essere Chiesa nel mondo moderno perch* non possiamo essere Chiesa come prima. @ tutta la ri"lessione del Vaticano II sulla Chiesa nel mondo di oggi. Ma i 5adri conciliari non avevano la risposta allinizio del Concilio! hanno preso quattro anni per avere un mese per esprimersi su questo tema. 'n altro esempio come esprimere il nostro rapporto con 4io! in parte tutta la questione liturgica, il primo documento del Concilio Vaticano II! in quale linguaggio nella nostra cultura possiamo esprimere la nostra dipendenza e il nostro rapporto con 4io% 0ono soltanto alcuni esempi, ma si deve dalla loro esperienza e dalle loro questioni. @ il metodo del Concilio Vaticano II. .ella Gaudium et spes ad esempio, tra il n. < e il n. 11 precisamente si dice di trovare nel cuore delluomo moderno quali sono le inquietudini, le questioni, le richieste, ma di partire da questo punto di partenza per andare pi- a "ondo e appro"ondire.

)orse le conclusioni a cui ! arrivato il "oncilio non sono conclusioni, ma sono punti i parten%a a cui possiamo ancora elaborare e ragionare. E questo ! bello, ! una cosa che oggi continua attraverso i noi. )orse lo stile con cui hanno lavorato i Pa ri conciliari ! stato quello el iscernimento comunitario, el iscernere insieme al il* elle solu%ioni preconfe%ionate. Parallelamente a questi incontri a "omo stiamo ini%ian o un percorso molto pi+ lungo, che urer* tre anni, i stu io elle "ostitu%ioni. Abbiamo ini%iato con la &ei ,erbum, e vorremmo cercare i capire lo stile con cui lavorare su queste "ostitu%ioni. Prima obbiamo ascoltare e poi cerchiamo i ragionare, con uno stile i $laboratorio su quali sono le in ica%ioni el "oncilio, cercare i capire cosa ice a noi oggi il "oncilio. -. c! stato linnesco, oggi vogliamo propagare lincen io. Ringra%io molto perch# questo mi * uno stile iverso/ prima pensavo i overmi appropriare el "oncilio, i stu iarlo e conoscerlo per applicarlo cos. com!. A esso capisco che ! una prospettiva sbagliata/ la prospettiva giusta ! conoscerlo prima, capirne lo spirito, e cercare i ve ere cosa ice a me oggi, e magari cercare i inventarci qualcosa come comunit*. 6 importante, ma non "acile, rileggere i testi del Concilio. /accio questa esperienza con una parrocchia a )ubec. &bbiamo cominciato con la Dei Verbum, ma non "acile rientrare nel testo$ importante "are due o tre cose, una lettura guidata, perch* se no c il testo ma non posso vedere qual la questione di partenza. 5erch* i 5adri hanno detto questo o quello% 0i deve "are una lettura guidata e con le nostre
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questioni, non per proiettare sul testo le nostre opinioni. 5oi deve essere una lettura ecclesiale, non individualista, si deve lavorare insieme, perch* un Concilio un evento ecclesiale, non la parola di una persona sola, ma una parola elaborata nella Chiesa. Bisogna cercare di vedere come questo nutre la nostra vita oggi e la vita della Chiesa. 5erch* non soltanto per conoscere ma un invito a convertirsi e a diventare cristiani.

0l "oncilio inten eva riconciliare questa "hiesa con il mon o ell1economia, ella cultura, ella tecnologia, ella scien%a. 2ra, opo cinquantanni il mon o ell1economia ! in parte riconciliato causa la morte ell1interlocutore maggiore (comunismo), la finan%a fa invece quello che vuole, con la cultura si ve e ben poco $oltre il cortile ( ei Gentili), tecnologia e scien%a vanno per la loro stra a relegan oci (nelle loro menti) al Me ioevo. -a "hiesa ha sbagliato qualcosa( 3tiamo sbaglian o qualcosa( 0e avete letto il discorso di Benedetto #VI alla Curia del ++ dicembre +IIA, il 5apa non ha usato la parola 8riconciliare, ma ha detto che il compito del Concilio era di de"inire 8nuovi rapporti con il mondo moderno e su tre livelli, con la scienza moderna Banche la "iloso"iaC, lo 0tato e il pensiero. .el suo testo non usa 8riconciliare, ma dice almeno di aprire un dialogo, di non escludere il pensiero moderno, di con"rontarsi con lui positivamente. @ interessante perch* pu, essere un altro esempio. Eggi la Chiesa cattolica ha ancora da con"rontarsi e aprire un dialogo con la cultura, leconomia, lo stato moderno. 6 interessante vedere come i 5adri conciliari hanno "atto un tentativo di parlare con luomo moderno, di entrare in dialogo senza condannarlo. Il Concilio ha cominciato qualcosa che dobbiamo "are "ruttare.

Mons. Angelo Riva )uesta molto bella come indicazione! la riconciliazione laver avviato un con"ronto, un dialogo, destinato a continuare$ non necessariamente riconciliazione andare daccordo su tutto, perch* sarebbe impossibile, ma aver riallacciato un con"ronto appunto lo 8stile del Concilio. .on distanziarsi, ma avvicinarsi e dialogare.

Effervescen%a e creativit*/ mi sembra che oggi siano un po le con i%ioni che mancano alla "hiesa. 03, pu, essere, ma ho detto che vanno ritrovati, non che oggi questa la situazione della Chiesa. 0e non possiamo pensare, la "ine. .el mondo nel quale siamo dobbiamo ri"lettere e pensare, sempre.

4egli anni 56, i cui il "oncilio ha risentito, cera un clima culturale in espansione, i continuo progresso. 3ono oggi cambiate ra icalmente queste con i%ioni, rispetto agli anni 56, nel senso che leconomia ha mostrato il suo fallimento, non c! lespansione, il mon o ! sempre pi+ piccolo, la cultura si ! sviluppata su assi e la "hiesa stessa negli anni el opo "oncilio ha seguito la stra a ella morale. 3ono cambiate ra icalmente le con i%ioni el ialogo. 3u che basi oggi ! possibile ricostruire un ialogo creativo( 6 vero che la situazione cambiata, ecco perch* ho detto che dobbiamo "are il processo di ri"lessione e non solo di trarre conclusioni, ma di capire come i 5adri hanno ri"lettuto$ non era semplicemente un modo di dire, unazione strategica, dire che importante dialogare. 6 il "ondamento, e la base possiamo trovarla nella Dei Verbum n. + e +A, e anche nella Gaudium et Spes e nella Sacrosanctum Concilium! lazione di 4io. Che cosa ha "atto 4io con lumanit % (a Dei Verbum dice che entrato in dialogo con lumanit e al n. +A si dice che leggere la parola e pregare il dialogo tra lumanit e 4io, e la liturgia, la struttura della liturgia il dialogo. .on semplicemente per dire che il dialogo di moda negli anni 8DI. .o, il "ondamento lazione di 4io che dobbiamo contemplare, ed una posizione spirituale, non strategica. (&ntico 1estamento
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racconta che 4io in tutte le condizioni della storia riprende il dialogo con lumanit . 4obbiamo pensare quali sono oggi le condizioni per ricominciare questo dialogo.

Mons. Angelo Riva 'na piccola chiosa a questo intervento! la via della morale imboccata dalla Chiesa nel post;Concilio Bche per "ortuna non lunica, perch* c anche la nuova evangelizzazioneC perch* non pu, essere anche quella un luogo dove il dialogo conciliare si realizza nella "orma del con"ronto Bche non signi"ica avere necessariamente tutti le stesse ideeC% .on un tradimento questa via, ma una possibile realizzazione.

( a registra%ione 7 testo non corretto al relatore)

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