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Dal Catechismo di Pio X al Compendio di Benedetto XVI

di Gianteo Bordero - 25 giugno 2005


Era il 2 febbraio del 2003 quando Giovanni Paolo II scriveva all'allora cardinale Ratzinger, prefetto
della Congregazione per la dottrina della fede, incaricandolo di redigere un compendio del
Catechismo della Chiesa cattolica. Si era svolto pochi mesi prima, nell'ottobre del 2002, un
congresso catechistico internazionale per fare il punto della situazione a dieci anni dalla
pubblicazione, nel 1992, del Catechismo cattolico fortemente voluto da Papa Wojtyla. E proprio in
occasione di questo congresso, da pi parti, emerse l'esigenza di dotare la Chiesa di uno strumento
sintetico, agile e chiaro, per l'opera fondamentale di educazione alla fede. Un'esigenza che
Giovanni Paolo II fece subito sua. E chi, meglio del professor Ratzinger, poteva rispondere a
questo compito? Conoscendo la capacit e la laboriosit di Lei, signor Cardinale - scriveva
Wojtyla rivolgendosi al Prefetto per la dottrina della fede - sono sicuro che l'opera verr portata a
termine in un tempo relativamente breve. E cos stato. Infatti, il 28 giugno verr presentato
ufficialmente il Compendio. Ratzinger - principale redattore del testo - che nel frattempo stato
chiamato a succedere a Giovanni Paolo II sul soglio di Pietro, ha voluto che questo evento fosse
celebrato nella maniera pi significativa possibile. Per questo, la presentazione del Compendio avr
luogo durante una solenne celebrazione liturgica alla presenza di Benedetto XVI.
Perch un Compendio?
Perch un Compendio del Catechismo? A rispondere, in un'intervista rilasciata ad Avvenire il 27
aprile del 2003, lo stesso Ratzinger. Il desiderio di un Catechismo breve nato subito dopo la
pubblicazione di quello grande. L'edizione del 1992 - proseguiva il porporato - un punto di
riferimento importante per sapere cosa insegna la Chiesa, ed per questo utile anche per i non
cattolici. D'altra parte per risulta troppo voluminoso soprattutto per il semplice uso catechistico.
Ma oltre a questa esigenza metodologica e pastorale, riguardante la struttura e la voluminosit del
Catechismo del '92, v' anche la necessit di rispondere, in qualche modo, a un problema - per cos
dire - di disciplina teologica. Dopo la pubblicazione del testo del 1992, infatti, in diversi Paesi si
tentato in proprio un riassunto pi maneggevole ai fini dell'insegnamento del catechismo nelle
singole realt parrocchiali e diocesane. Nessuno di questi tentativi, tuttavia, riuscito in maniera
particolarmente felice. E' lo stesso Ratzinger a ribadirlo nell'intervista citata. Ecco allora, di qui, la
necessit - manifestata da molti tra gli stessi pastori - che proprio per iniziativa del Papa si
procedesse alla stesura di un Compendio che superasse quelli pubblicati e rendesse
magisterialmente esplicito, in maniera sintetica, il contenuto del Catechismo del 1992.
Domande e risposte
Da quanto si appreso in questi giorni, il Compendio che verr presentato il 28 giugno si struttura,
come il vecchio Catechismo di san Pio X, in domande e risposte. Un ritorno all'indietro? - si sono
chiesti in molti. Una cancellazione dell'insegnamento del Concilio Vaticano II! - hanno obiettato
altri. Niente di tutto ci. Anche perch trattare il cammino e la storia della Chiesa come quello di
una qualsiasi altra istituzione umana coglie solo un aspetto della sua essenza e della sua natura.
Nella storia della Chiesa, infatti, niente si distrugge, ma tutto matura nel cammino di
autocomprensione della fede, nella coscienza ecclesiale chiamata a rispondere, a corrispondere alla
missione di Cristo; chiamata a portare Cristo nel cammino storico dell'umanit. Sbagliano quindi
coloro che ventilano un fantomatico ritorno al passato quanto coloro che, anni addietro, dopo la
temperie post-conciliare, questo passato volevano mettere tra parentesi, come se millenovecento
anni di cammino nella storia fossero cancellabili, riformabili e aggiornabili dalla prima
congrega di intellettuali e teologi progressisti di turno. A questi cultori del deja vu - da una parte - o

dell'utopia dall'altra, consigliamo la lettura dei testi giovanili del professor Ratzinger, in cui egli
espone un concetto originalissimo di tradizione e di rivelazione, intesi come fatti dinamici e
quindi mai racchiudibili nelle vuote scatole delle categorie ideologiche di progressismo e
tradizionalismo ecclesiale.
Pio X e Giovanni Paolo II
Proprio riguardo a san Pio X, tanto per spazzare via tutte le letture parziali e schematiche della
storia della Chiesa, interessante leggere cosa disse di lui Giovanni Paolo II - uno che nella vulgata
ecclesialmente corretta considerato agli antipodi di Papa Sarto - in occasione del 150
anniversario della sua nascita, nel 1985. Fin da giovane sacerdote - disse Wojtyla - lott contro
l'ignoranza religiosa, si prodig verso i poveri contribuendo alacremente per la loro promozione
sociale...Soprattutto, visse in mezzo a molte lotte il suo pontificato, operando con coraggio, talvolta
nell'incomprensione e nel pianto, ma con decisa volont di salvare la Chiesa dal rischio di dottrine
alienanti per l'integrit del Vangelo. Egli lavor con grande sincerit per mettere in luce le pieghe
subdole del sistema teologico del modernismo, con grande coraggio, mosso nel suo impegno solo
dal desiderio di verit, affinch la rivelazione non venisse sfigurata nel suo contenuto essenziale.
Un giudizio - questo - che smaschera la parzialit di coloro che leggono la storia della Chiesa e
della fede con gli occhiali dell'ideologia e del proprio tornaconto ecclesiale ed intellettuale.
Un'ulteriore conferma del fatto che la pubblicazione del Compendio non va letta come un banale
salto all'indietro, ma come lo sforzo - da parte della Chiesa - di meglio rispondere alla missione
di testimonianza ed educazione alla fede nel cammino dei secoli, ci viene ancora dalle parole di
Ratzinger nell'intervista ad Avvenire del 27 aprile 2003. Alla domanda del giornalista che chiedeva
al porporato se il ritorno alla formula della domanda-risposta fosse un ritorno tout court al
Catechismo di san Pio X, il custode della dottrina della fede rispondeva: L'uomo ha le sue
domande e la fede si presenta come risposta a queste domande. Cos - proseguiva - proprio in un
periodo come quello odierno, in cui il dialogo ritenuto giustamente essenziale nell'educazione alla
fede e nella relazione tra i vari gruppi umani, mi sembra naturale che il metodo dialogico domandarisposta trovi applicazione in un libro come il Compendio. E ancora, tanto per ribadire che niente,
nella tradizione della Chiesa, viene per cos dire abrogato e cancellato a colpi di bianchetto,
Ratzinger sottolineava che il Catechismo di san Pio X non da ritenersi sorpassato oppure da
considerarsi come un pezzo d'antiquariato da venerare come memoria del bel tempo che fu. La
fede come tale - disse Ratzinger - sempre identica. Quindi anche il Catechismo di san Pio X
conserva sempre il suo valore. Pu cambiare invece il modo di trasmettere i contenuti della fede. E
quindi ci si pu chiedere se il Catechismo di san Pio X possa in questo senso essere considerato
ancora valido oggi. Credo che il Compendio che stiamo preparando possa rispondere al meglio alle
esigenze di oggi. Ma questo non esclude che ci possano essere persone o gruppi di persone che si
sentano pi a loro agio col Catechismo di san Pio X. Pi chiaro di cos...
Necessit del Catechismo
Ma c' - concludendo - un aspetto ancor pi importante da sottolineare riguardo alle motivazioni
che hanno spinto la Chiesa a dare vita al Compendio. Storicamente, i Catechismi nascono in
momenti particolari, nei quali necessario ribadire e riaffermare la Verit e le verit di fede in
mezzo agli agenti - esterni od interni - che possono minarle alla base. Cos fu per san Pio X, che si
trov a fronteggiare all'interno il modernismo e all'esterno la rivolta anticristiana della maggior
parte della cultura di fine Ottocento e del primo Novecento. Cos stato per Giovanni Paolo II, che
nel 1992 pubblic il Catechismo della Chiesa Cattolica come risposta, all'interno, alla deriva postconciliare che tendeva a porre il depositum fidei nelle mani dell'lite teologica; e, all'esterno, al
primo emergere degli esiti relativistici ed edonistici della cultura novecentesca dopo la fine delle

ideologie. Ora la volta del Compendio al Catechismo del '92, un'opera cui Joseph Ratzinger ha
lavorato intensamente come cardinale e su cui - paradossi della storia - si trova ora a dare
l'imprimatur come Papa.
Nell'attesa di poter accedere, il 29 giugno, al testo del Compendio, vale la pena riportare ancora
un'osservazione ratzingeriana del 2003. C' un certo antidogmatismo - rilevava il cardinale - che
vivo in molti cuori; e soprattutto il movimento catechistico postconciliare ha accentuato l'aspetto
antropologico della questione e ha creduto che un catechismo, essendo troppo dottrinale, sarebbe di
impedimento al necessario dialogo con l'uomo di oggi. Noi siamo convinti del contrario. Per
dialogare bene necessario sapere di cosa dobbiamo parlare. necessario conoscere la sostanza
della nostra fede. Per questo - concludeva - un catechismo oggi pi che mai necessario. Se
pensiamo, oltre a ci, che ad ottobre Benedetto XVI, per una lezione di catechismo, accoglier in
Vaticano molti bambini che hanno ricevuto quest'anno la prima comunione, ecco che davanti a noi
si staglia la figura singolare di un Papa catechista. Nel tempo dell'esito catastrofico della
catechesi moderna (parole di Ratzinger) all'interno, e della dittatura del relativismo all'esterno,
un catechista singolare per tempi bisognosi di verit e di identit.
Gianteo Bordero
bordero@ragionpolitica.it