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PROGETTAZIONE DI UN IMPALCATO CON TRAVI IN C.A.

E SOLAI IN LATEROCEMENTO
Si consideri un edificio ad uso residenziale su due piani fuori terra la cui disposizione planimetrica viene indicata schematicamente nella seguente figura.

Figura 1 Le strutture verticali sono costituite da murature portanti disposte sul perimetro delledificio e da due pilastri in calcestruzzo armato posti nella zona centrale. Gli impalcati sono costituiti da travi in calcestruzzo armato e da solai in laterocemento. I solai costituiscono lorditura secondaria dellimpalcato ed hanno la funzione di trasferire i carichi permanenti, strutturali e non strutturali, ed i carichi variabili alle travi. Le travi costituiscono lorditura principale ed hanno la funzione di sostenere i carichi dei solai e di trasferirli agli elementi verticali quali pilastri o murature portanti.

Tecnica delle Costruzioni e Laboratorio, Allievi EDILI

Ing. Fausto Minelli, Ing. Adriano Reggia

Le principali fasi della progettazione di un impalcato con travi in c.a. e solai in laterocemento sono: 1. 2. 3. 4. 5. 6. Scelta della disposizione di travi e solai; Scelta dellaltezza del solaio e della trave; Scelta della tipologia di solaio; Analisi dei carichi agenti sulla struttura; Scelta dei materiali; Dimensionamento.

1. Scelta della disposizione di travi e solai


La prima fase della progettazione di un impalcato quello di individuare un reticolo di elementi verticali come pilastri, setti in c.a. o elementi in muratura che costituiscano gli elementi portanti dellimpalcato e di disporre i solai lungo le campate con luci maggiori e le travi sulle campate con luci minori. In questo modo gli elementi soggetti ai carichi minori, i travetti del solaio, saranno disposti sulle luci maggiori e gli elementi soggetti a i carichi maggiori, le travi, sulle luci minori. I principali vantaggi che si ottengono da questa disposizione sono la riduzione dellentit delle azioni interne agenti negli elementi strutturali e la riduzione della loro deformabilit. La seguente figura illustra la disposizione di travi e solai sullimplacato delledificio considerato.

Figura 2 Osservazione 1 La disposizione dei solai generalmente perpendicolare a quella delle travi. Osservazione 2 Nella pratica costruttiva italiana, per edifici ordinari ad uso residenziale, si utilizzano solai con luce compresa fra 5 e 7 metri e travi con luce compresa fra 4 e 6 metri. 2
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2. Scelta dellaltezza dellimpalcato


Lo spessore dellimpalcato pu essere determinato, in prima istanza, in modo da limitare la deformabilit flessionale degli elementi che lo costituiscono. Si pu dimostrare, infatti, che la deformabilit degli elementi soggetti a flessione pu essere limitata imponendo un adeguato valore del rapporto h/L fra laltezza della sezione e la luce dellelemento considerato. I valori del rapporto h/L che consentono la scelta dellaltezza dei diversi elementi strutturali sono: Solai Travi in spessore Travi fuori spessore Balconi ed elementi a mensola (1) (2) (3) (4)

Nel caso di impalcati con travi la cui altezza uguaglia laltezza del solaio, ossia le travi in spessore, lo spessore dellimpalcato dato dal valore massimo fra i valori dellaltezza del solaio e della trave. Nel caso, invece, di impalcati con travi la cui altezza eccede lo spessore del solaio, ossia le travi fuori spessore, lo spessore dellimplacato semplicemente dato dallaltezza del solaio, mentre la lo spessore della trave risulta indipendente. Trave in spessore Trave fuori spessore

Figura 3

Figura 4

Nellimpalcato in oggetto verranno utilizzati solai in laterocemento con travi in spessore. Solai Travi in spessore Laltezza dellimpalcato e verr assunta pari a: (7) (5) (6)

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3. Scelta della tipologia di solaio


La tipologia di solaio scelta per la struttura in oggetto quella tradizionale del solaio in laterocemento. Il solaio in laterocemento costituito da elementi resistenti in calcestruzzo armato con sezione a T ed elementi di alleggerimento in laterizio con sezione quadrangolare. Le seguenti immagini illustrano la sezione reale (Figura 5) e la sezione teorica di calcolo (Figura 6) di un solaio in laterocemento.

Figura 5

Figura 6

4. Analisi dei carichi


Le azioni sulle costruzioni possono essere classificate, in prima analisi, secondo la variazione della loro intensit nel tempo, nelle seguenti categorie (D.M. 14 gennaio 2008 2.5.1.3): a) Carichi Permanenti (G) - Azioni che agiscono durante tutta la vita nominale della costruzione e che possono essere considerate, in prima approssimazione, costanti nel tempo: peso proprio di tutti gli elementi strutturali ( G1); peso proprio di tutti gli elementi non strutturali ( G2); spostamenti e deformazioni imposte; pretensione e precompressione (P); ritiro e viscosit; spostamenti differenziali.

b) Carichi Variabili (Q) Azioni sulla struttura o sul singolo elemento strutturale con valori istantanei che possono risultare sensibilmente diversi fra loro nel tempo: di lunga durata; di breve durata.

c) Carichi Eccezionali (A) - Azioni che si verificano solo eccezionalmente nel corso della vita nominale della struttura: incendi; esplosioni; urti ed impatti.

d) Azioni Sismiche (E) Azioni derivanti dai terremoti. 4


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Determinazione dei carichi permanenti strutturali (G1) I carichi permanenti strutturali possono essere determinati assumendo i valori dei pesi per unit di volume dei principali materiali da costruzione contenuti nelle nuove norme tecniche per le costruzioni e riportati nella seguente tabella ( D.M. 14 gennaio 2008 Tabella 3.1.I).
MATERIALI PESO UNIT DI VOLUME [kN/m3] Calcestruzzi cementizi e malte Calcestruzzo ordinario Calcestruzzo armato (e/o precompresso) Calcestruzzi leggeri: da determinarsi caso per caso Calcestruzzi pesanti: da determinarsi caso per caso Malta di calce Malta di cemento Calce in polvere Cemento in polvere Sabbia Metalli e leghe Acciaio Ghisa Alluminio Materiale lapideo Tufo vulcanico Calcare compatto Calcare tenero Gesso Granito Laterizio (pieno) Legnami Conifere e pioppo Latifoglie (escluso pioppo) Sostanze varie Acqua dolce (chiara) Acqua di mare (chiara) Carta Vetro validit assumendo i valori nominali come valori caratteristici. 9,81 10,1 10,0 25,0 4,06,0 6,08,0 17,0 26,0 22,0 13,0 27,0 18,0 78,5 72,5 27,0 24,0 25,0 14,020,0 28,050,0 18,0 21,0 10,0 14,0 17,0

Per materiali non compresi nella tabella si potr far riferimento a specifiche indagini sperimentali o a normative di comprovata

Determinazione dei carichi permanenti non strutturali (G2) Sono considerati carichi permanenti non strutturali i carichi non rimovibili dalla costruzione durante il suo normale esercizio quali, ad esempio, quelli relativi alle tamponature esterne, ai divisori interni, massetti, isolamenti, pavimenti e rivestimenti in genere, intonaci, controsoffitti ed impianti. In generale i carichi permanenti non strutturali possono essere considerati come carichi uniformemente distribuiti. 5

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Il peso proprio degli elementi divisori interni e degli impianti pu essere assunto, in genere, come un carico equivalente distribuito purch i solai abbiano sufficiente capacit di ripartizione trasversale. In particolare il peso proprio degli elementi divisori interni g2 dipende dal peso proprio per unit di lunghezza delle partizioni G2 nel seguente modo:
Peso proprio per unit di lunghezza G 2 kN/m G2 1,00 1,00 G2 2,00 2,00 G2 3,00 3,00 G2 4,00 4,00 G2 5,00 Peso proprio equivalente distribuito g 2 kN/m2 g2=0,40 g2=0,80 g2=1,20 g2=1,60 g2=2,00

Elementi divisori con peso proprio maggiore devono essere valutati nella loro effettiva posizione. Determinazione dei carichi variabili (Q) I carichi variabili dipendono dalla destinazione duso dellopera. I valori di esercizio dei carichi variabili, per le diverse categorie di edifici, sono contenuti nelle nuove norme tecniche per le costruzioni e sono riportati nella seguente tabella ( D.M. 14 gennaio 2008 Tabella 3.1.II).
Cat. A Ambienti ad uso residenziale Sono compresi in questa categoria i locali di abitazione e relativi servizi, gli alberghi. (ad esclusione delle aree suscettibili di affollamento) B Uffici Cat. B1 Uffici non aperti al pubblico Cat. B2 Uffici aperti al pubblico C Ambienti suscettibili di affollamento Cat. C1 Ospedali, ristoranti, caff, banche, scuole Cat. C2 Balconi, ballatoi e scale comuni, sale convegni, cinema, teatri, chiese, tribune con posti fissi Cat. C3 Ambienti privi di ostacoli per il libero movimento delle persone, quali musei, sale per esposizioni, stazioni ferroviarie, sale da ballo, palestre, tribune libere, edifici per eventi pubblici, sale da concerto, palazzetti per lo sport e relative tribune D Ambienti ad uso commerciale Cat. D1 Negozi Cat. D2 Centri commerciali, mercati, grandi magazzini, librerie E Biblioteche, archivi, magazzini e ambienti ad uso industriale Cat. E1 Biblioteche, archivi, magazzini, depositi, laboratori manifatturieri Cat. E2 Ambienti ad uso industriale, da valutarsi caso per caso F-G Rimesse e parcheggi Cat. F Rimesse e parcheggi per il transito di automezzi di peso a pieno carico fino a 30 kN Cat. G Rimesse e parcheggi per transito di automezzi di peso a pieno carico superiore a 30 kN: da valutarsi caso per caso H Coperture e sottotetti Cat. H1 Coperture e sottotetti accessibili per sola manutenzione Cat. H2 Coperture praticabili Cat. H3 Coperture speciali (impianti, eliporti, altri) da valutarsi caso per caso * non comprende le azioni orizzontali eventualmente esercitate dai materiali immagazzinati ** per i soli parapetti o partizioni nelle zone pedonali. Le azioni sulle barriere esercitate dagli automezzi dovranno essere valutate caso per caso 0,50 1,20 Secondo categoria dappartenenza 1,00 2,50 2x10,00 1,00** 6,00 6,00 1,00* 4,00 5,00 4,00 5,00 2,00 2,00 5,00 5,00 3,00 4,00 4,00 2,00 3,00 2,00 1,00 2,00 3,00 2,00 2,00 1,00 1,00 2,00 2,00 1,00 Ambienti qk [kN/m2] Qk [kN] Hk [kN/m]

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Carico neve Il carico provocato dalla neve sulle coperture pu essere valutato secondo la seguente espressione (D.M. 14 gennaio 2008 3.4.1): (8) dove: il carico neve sulla copertura; il coefficiente di forma della copertura (D.M. 14 gennaio 2008 3.4.5); il valore caratteristico di riferimento del carico neve al suolo [kN/m 2], per un periodo di ritorno di 50 anni (D.M. 14 gennaio 2008 3.4.2); il coefficiente di esposizione (D.M. 14 gennaio 2008 3.4.3); il coefficiente termico (D.M. 14 gennaio 2008 3.4.4). Il carico neve sulla copertura risulta: (9) dove: per copertura a falde inclinate con inclinazione 030; per edifici in Zona I Alpina; per edifici in classe di topografia normale; in assenza di studi specifici.

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Solaio piano tipo

kN/m2 Carichi permanenti strutturali (G1) Solaio laterocemento: spessore 20 + 5 cm Carichi permanenti non strutturali (G2) Divisori interni (g2) Pavimento in gres porcellanato posato a colla: spessore 2 cm Sistema per riscaldamento a pavimento costituito da massetto in calcestruzzo e pannello isolante: spessore 4+4 cm Massetto in calcestruzzo alleggerito e impianti: spessore 10 cm Intonaco civile: spessore 2 cm Totale Carichi variabili (Q) Cat. A Ambienti ad uso residenziale 2,00 11,00 * 0,10 = 20,00 * 0,02 = 1,10 0,40 4,20 1,20 0,30 1,20 3,00

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Solaio di copertura

kN/m2 Carichi permanenti strutturali (G1) Solaio laterocemento: spessore 20 + 5 cm Carichi permanenti non strutturali (G2) Coppi Guaina impermeabile sottocoppo Massetto in calcestruzzo: spessore 4 cm Tavelloni in laterizio: dimensioni 6 x 25 x 100 cm Muricci in laterizio Strato di isolamento in pannelli di polistirene Intonaco civile: spessore 2 cm Totale Carichi variabili (Q) Carico neve 1,20 20,00 * 0,02 = 25,00 * 0,04 = 0,60 0,10 1,00 0,50 1,00 0,10 0,40 3,70 3,00

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5. Scelta dei materiali


Acciaio B450C (FeB44k) Lacciaio per cemento armato ad aderenza migliorata B450C caratterizzato dai seguenti valori nominali delle tensioni caratteristiche di snervamento e rottura da utilizzare nei calcoli ( D.M. 14 gennaio 2008 Tabella 11.3.Ia): (10) (11) e deve rispettare i requisiti indicati nella seguente tabella ( D.M. 14 gennaio 2008 Tabella 11.3.Ib):
CARATTERISTICHE Tensione caratteristica di snervamento Tensione caratteristica di rottura REQUISITI FRATTILE (%) 5,0 5,0 10,0 10,0 Allungamento 10,0

Diametro del mandrino per prove di piegamento a 90 e successivo raddrizzamento senza cricche: < 12 mm 1216 mm per 16 < 25 mm per 25 < 40 mm 4 5 8 10

Per lacciaio B450C la tensione massima nelle condizioni di esercizio riferimento nella progettazione risulta:

cui si far

(12)

Calcestruzzo C25/30 Il calcestruzzo viene titolato ed identificato mediante la classe di resistenza contraddistinta dai valori caratteristici delle resistenze cilindriche e cubiche uniassiali, misurate rispettivamente su provini cilindrici e cubici, espressa in MPa (D.M. 14 gennaio 2008 11.2). Il calcestruzzo di classe C25/30 caratterizzato dai seguenti valori caratteristici: (13) (14)

La tensione massima a compressione nelle condizioni di esercizio riferimento nella progettazione risulta:

cui si far

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(15) Lo sforzo di taglio massimo per elementi privi di rinforzo a taglio nella progettazione risulta: (16) Lo sforzo di taglio massimo per la verifica di resistenza delle bielle compresse cui si far (17) cui si far riferimento

riferimento nella progettazione risulta:

Osservazione Le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni richiedono la verifica delle tensioni di esercizio nella combinazione caratteristica e quasi permanente. Si deve verificare che le massime tensioni, sia nel calcestruzzo che nellacciaio, siano inferiori ai valori massimi consentiti. Per lacciaio B450C dovr essere verificato che la tensione massima S per effetto delle azioni dovute alla combinazione caratteristica rispetti la seguente limitazione (D.M. 14 gennaio 2008 4.1.2.2.5.2): (18)

Per il calcestruzzo di classe C25/30 la tensione massima C deve rispettare le seguenti limitazioni (D.M. 14 gennaio 2008 4.1.2.2.5.1): combinazione caratteristica combinazione quasi permanente (19) (20)

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6. Combinazioni di carico
Ai fini della progettazione e della verifica nelle condizioni di esercizio si fa riferimento alla combinazione caratteristica (rara): (21) Nelle combinazioni per SLE, si intende che vengano omessi i carichi Q kj che danno un contributo favorevole ai fini delle verifiche e, se nel caso, i carichi G 2. Le azioni variabili Qkj vengono combinate con i coefficienti di combinazione 0j i cui valori sono forniti nella seguente tabella per edifici civili ed industriali correnti ( D.M. 14 gennaio 2008 Tabella 2.5.I).
Categoria/Azione variabile Categoria A: Ambienti ad uso residenziale Categoria B: Uffici Categoria C: Ambienti suscettibili di affollamento Categoria D: Ambienti ad uso commerciale Categoria E: Biblioteche, archivi, magazzini e ambienti ad uso industriale Categoria F: Rimesse e parcheggi (per autoveicoli di peso 30 kN) Categoria G: Rimesse e parcheggi (per autoveicoli di peso > 30 kN) Categoria H: Coperture Vento Neve (a quota 1000 m s.l.m.) Neve (a quota > 1000 m s.l.m.) Variazioni termiche 0j 0,7 0,7 0,7 0,7 1,0 0,7 0,7 0,0 0,6 0,5 0,7 0,6 1j 0,5 0,5 0,7 0,7 0,9 0,7 0,5 0,0 0,2 0,2 0,5 0,5 2j 0,3 0,3 0,6 0,6 0,8 0,6 0,3 0,0 0,0 0,0 0,2 0,0

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