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sicurezza e robustezza strutturale i metodi delle tensioni ammissibili e degli stati limite quadro normativo

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Normative:

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In queste note vengono discussi i fattori che governano il collasso delle strutture, in modo da evidenziare la differenza tra:

Una verifica basata sullo stato tensionale nel punto pi sollecitato di un elemento strutturale (metodo delle tensioni ammissibili)
Una verifica basata sulla valutazione del carico di collasso della struttura (stato limite ultimo)

I materiali possono essere classificati come duttili o fragili sulla base della loro capacit o meno di mantenere il massimo stato di sollecitazione di cui sono capaci aumentando nel contempo la loro deformazione in maniera significativa Queste due categorie estreme abbracciano una serie di materiali con un comportamento intermedio, nei quali la risposta non perfettamente fragile ma vi la capacit di mostrare una certa deformazione plastica prima della rottura (per esempio il calcestruzzo). I metalli sono in genere considerati materiali duttili, anche se questa caratteristica limitata nel caso degli acciai ad alta resistenza.

la deformazione massima dell'acciaio in genere 10-50 volte maggiore della massima deformazione del calcestruzzo compresso (che dell'ordine di 2-3 )
curve tensione -deformazione di acciai per barre d'armatura o per trefoli da precompresso

un materiale duttile (acciaio)


fy = tensione di snervamento (N/mm2) ft = tensione di rottura (N/mm2) E = modulo elastico (N/mm2) e = deformazione (adimensionale) yielding = snervamento hardening = incrudimento

modelli semplificati

un materiale fragile
rocce mattoni calcestruzzo teso legno teso

caso intermedio
calcestruzzo compresso legno compresso

la duttilit del calcestruzzo pu essere migliorata aggiungendo delle fibre metalliche (trazione) o confinandolo trasversalmente (compressione)

Il modo in cui la sezione di una trave collassa dipende da - il tipo di sollecitazione - il materiale - la forma della sezione

il tipo di sollecitazione: a) sforzo assiale

la sezione sollecitata uniformemente: la crisi del materiale avviene simultaneamente in tutti i punti della sezione

in linea di principio non c' grossa differenza tra materiali duttili e fragili

b) flessione
la trave si flette conservando la planarit delle sezioni (ipotesi di Bernoulli-Navier) vi una diretta proporzionalit tra la distanza di una fibra di materiale dal baricentro e la deformazione longitudinale subita dal materiale percorrendo la sezione lungo il piano di sollecitazione a partire dal baricentro l'andamento delle tensioni ricalca il legame s-e (essendo e proporzionale alla distanza dal baricentro) alla stessa tensione max fy corrispondono momenti crescenti

se il materiale duttile, le fibre pi interne, che contribuivano poco in campo elastico, aumentano il loro contributo quando le fibre estreme si snervano

il materiale: se duttile il momento flettente pu aumentare ancora


dopo che le fibra pi sollecitata ha cominciato a snervarsi

importante anche la forma della sezione: sezioni molto ottimizzate guadagnano meno, perch il materiale che lavora poco in campo elastico stato rimosso

se alla stessa tensione max corrispondono momenti diversi occorre introdurre diversi W

Negli elementi snelli o sottili la duttilit del materiale pu essere annullata dai fenomeni di instabilit, che portano ad una riduzione improvvisa della capacit portante dell'elemento

instabilit locale
classi di duttilit delle sezioni in acciaio
(in base alla loro sensibilit all'imbozzamento locale) 1 - nessuna instabilit (Mult = Mpl) 2 - si raggiunge il momento di totale plasticizzazione ma vi una limitata capacit di rotazione 3 - l'instabilit sopraggiunge al primo snervamento dell'ala compressa (Mult = Melastico) 4 - l'instabilit sopraggiunge gi in campo elastico Mult < Me

instabilit globale

dalla discussione precedente si capisce che soffermarsi sulla tensione massima nel punto pi sollecitato non sufficiente per descrivere il comportamento a rottura di una sezione: In una trave inflessa, per lo stesso valore di smax = fy si ha una graduale transizione da Me = We fy a Mpl = Wpl fy

ha senso scrivere M Mpl non s fy


ci si spostati dalla verifica tensionale in un punto alla verifica complessiva della sezione trasversale spostandoci da cosa succede ad una sezione a come si comporta l'intera struttura, i parametri importanti per determinare il tipo di collasso sono: - la duttilit della sezione

- l'iperstaticit della struttura

strutture isostatiche

basta il cedimento di una sezione per trasformare la struttura in un meccanismo

strutture iperstatiche (iperstaticit di grado n)


diagramma del momento in campo elastico |Mmax-| = 2Mmax+

devono cedere n+1 sezioni

quando collassa anche la sezione M+ il carico 2 / 1.5 volte maggiore (+33%)

perch la ridondanza strutturale in genere comporta una maggiore sicurezza contro il collasso?
per sostenere la trave sarebbero sufficienti due appoggi avere un incastro un "di pi" il diagramma del momento flettente fa capire quali siano le sezioni pi sollecitate della trave la sezione di incastro ha il massimo momento e sar la prima a "cedere" (se la resistenza uniforme)

se la trave sufficientemente duttile il cedimento si traduce in un forte aumento della deformazione di quella zona con un momento praticamente costante

all'aumentare del carico la forma del diagramma del momento cambia ad un certo punto il momento all'incastro smette di crescere (ma aumenta la deformazione) aumenta invece in maniera pi rapida il momento in campata, finch si raggiunge il cedimento anche di questa seconda sezione

il cedimento della seconda sezione porta alla formazione di un "cinematismo", ovvero una serie di tratti di trave relativamente integri e poco deformati separati da regioni nelle quali si concentrano le deformazioni e le lesioni l'intera struttura quindi in grado di crollare, ma il carico che stato necessario applicare pi elevato rispetto alla stessa trave posata su due appoggi (in questo esempio circa 1.5 volte)

pro e contro delle strutture iperstatiche


sono pi rigide resistono di pi sono pi "robuste"

il crollo della Ronan Point Tower 16 maggio 1968

importante avere della "ridondanza" strutturale (iperstaticit)

svantaggio delle strutture iperstatiche


sono sensibili ai cedimenti e alle variazioni termiche
necessaria la duttilit delle sezioni per assorbire eventuali sollecitazioni anomale
crolli dovuti alle coazioni termiche prodotte da un incendio i solai si dilatano e le colonne se sono troppo rigide si tranciano

Magazzino a Ghent, Belgio - 1973

J. Fellinger e A. Breunese Proc. Fib TG 4.3 Workshop 2004 Centro di reclutamento, Overland, USA - 1973

"mi piego ma non mi spezzo"

un cedimento di pochi centimetri produce un forte incremento del momento negativo al quale difficile rispondere con una maggiore resistenza meglio fare in modo che la sezione sia duttile in modo da creare una sorta di "fusibile" strutturale la sezione si deforma e la struttura si adatta al cedimento imprevisto

effetto delle curvature termiche Parcheggio interrato - Gretzenbach (CH) - 27 novembre 2004

incendio di poche auto crollo durante lo spegnimento (~ 80 min) collasso per punzonamento della piastra in CA (meccanismo fragile) quando cede la prima colonna si innesca un collasso a catena

Parcheggio interrato Gretzenbach un difetto esecutivo nella ripresa del getto

una semplice soluzione


lo spessore utile della sezione ridotto dalla quota eccessiva delle teste dei pilastri al momento del getto della piastra

Parcheggio interrato Gretzenbach valutazione del carico termico (fuoco localizzato fiamme lunghe)
T (C)
800 Superficie 600 400
200

GAS

inizio decadimento incendio massima curvatura

800

T (C)
600

Tmax rilevata

asse
1.0 m 2.0 m

400

Tflessione

200 0 0

Tequiv
10 20 tempo (min) 30

0 0 50 100 150 200 profondit (mm) 250

la curvatura termica si sviluppa in maniera ritardata buon accordo tra i profili termici e le valutazioni sperimentali

Parcheggio interrato Gretzenbach una prima stima degli effetti delle coazioni termiche

reazione colonna da 840kN a 1200 kN +43%

limitazioni: non stato considerato il transient creep stato considerato leffetto di una sola auto che brucia

per questo le strutture in legno lamellare sono spesso concepite con schemi isostatici
il legno un materiale relativamente fragile se si ha un cedimento vincolare o una variazione termica le sezioni non sono molto capaci di adattarsi deformandosi per possibile concentrare la duttilit negli elementi metallici di connessione

un esempio recente di comportamento strutturale in presenza di azioni eccezionali

pianta del piano tipo

63 m

altezza / base 7

415 m

compressione

trazione

gli orizzontamenti

il "cappello" rigido

l'effetto trave-parete

ma alla fine la struttura ha ceduto

possibile instabilit delle pareti per il distacco dei solai (effetto dell'incendio)

due libri "leggeri" sulla concezione e la robustezza delle strutture


Alla memoria di mia suocera, Judith Bookman, la quale, ricevendo per il suo 92 compleanno la prima copia del libro "Perch gli edfici stanno in piedi", disse con tono pratico: Bello, ma sarei molto pi interessata a sapere perch cadono. Mario Salvadori

questa discussione sul modo in cui le strutture collassano chiarisce fino a che punto si possa tenere conto della effettiva capacit portante di una struttura in base al tipo di verifica che viene effettuata nel calcolo strutturale verifica sulla tensione massima sulla sollecitazione massima della sezione o sul carico applicato

non considera nulla

considera la duttilit della sezione

considera la duttilit delle sezioni e l'iperstaticit della struttura

Aspetti probabilistici
I parametri che entrano in gioco nelle verifiche di sicurezza (resistenza dei materiali e azioni sulle strutture) non sono noti con certezza, ma sono variabili statistiche, che possono essere descritte da parametri quali valore medio, varianza, valore caratteristico, ecc
= numero di misure in una classe diviso per il numero totale

il valore caratteristico

valore di resistenza che non viene raggiunto solo in 5 casi su 100

il valore caratteristico tiene conto dell'incertezza della grandezza considerata


a parit di resistenza media, un materiale con valori di resistenza pi dispersi viene penalizzato

per le azioni il punto di vista rovesciato


il valore caratteristico del carico viene superato solo in 5 casi su 100

probabilit di collasso metodo dei funzionali estremi


(di difficile applicazione pratica)

si considera la probabilit congiunta di avere un'effetto X delle azioni (ordinata del punto rosso) e contemporaneamente una resistenza minore di X (area azzurra). Questa probabilit rappresentata dal punto verde in viola indicata la distribuzione della probabilit di collasso ovvero la frequenza di ciascun caso in cui, per una dato effetto X delle azioni, la resistenza risulta < X l'area sottesa dalla curva viola rappresenta la probabilit totale di collasso e deve rimanere al di sotto di un valore massimo ritenuto accettabile (dell'ordine di 10-6 per un edificio residenziale con una vita utile di 50 anni)

il metodo utilizzato correntemente metodo dei valori estremi


si confrontano due valori rappresentativi delle grandezze in gioco Rp Ep per la resistenza un valore Rp tale da non essere raggiunto con una probabilit p sufficientemente piccola per l'effetto delle azioni un valore Ep che pu essere superato con una probabilit p sufficientemente piccola affinch Rp ed Ep possano essere determinati con studi statistici, questi valori devono essere osservabili e quindi non possibile fare riferimento a valori p troppo bassi In genere si utilizzano i valori caratteristici (p = 5%), modulandoli con dei coefficienti correttivi (i coefficienti parziali) in base alla probabilit con cui si accetta il non soddisfacimento della verifica

per la resistenza del materiale il metodo dei coefficienti parziali introduce i coefficienti di sicurezza del materiale (indicati nell'Eurocodice specifico) per esempio per l'acciaio (EC3) la tensione di snervamento di progetto

fyd = fyk / gM = resistenza caratteristica / coeff. di sicurezza


il coefficiente tiene conto delle incertezze proprie di ogni materiale c' pi incertezza per il calcestruzzo che per gli acciai: p.es nell'EC2

ma anche delle incertezze del modello di calcolo resistenza di sezioni di qualsiasi classe: gM0 = 1.00

resistenza all'instabilit di colonne: gM1 = 1.00


resistenza a frattura di sezioni tese: gM2 = 1.25 In presenza di un evento accidentale come l'incendio si ammette un minor margine di sicurezza sul materiale e in genere si pone gM = 1.0

gerarchia strutturale e distinzione tra elementi principali e secondari

robustezza, ridondanza, progettazione "fail-safe" e "safe-life"

l' Eurocodice 0 - Criteri generali di progettazione strutturale (EN 1990 - 2002) indica come calcolare le azioni con il metodo dei fattori parziali le azioni di progetto Fd = gF Frep vengono calcolate a partire da valori rappresentativi Frep = y Fk che discendono dai valori caratteristici Fk mediante opportuni coefficienti Gd = gGGk per le azioni permanenti

Qd = gQQk , gQy0Qk , y1Qk o y2Qk


Pd = gPPk

per le azioni variabili


per le azioni di precompressione

Gk, Qk, Pk = valori caratteristici delle azioni permanenti, variabili, di precompressione

gG, gQ, gP = fattori parziali per le azioni y0 = coefficiente per la combinazione caratteristica dei carichi (combinazione rara)
(ridotta probabilit di concorrenza dei valori pi sfavorevoli di diverse azioni indipendenti)

y1 = coefficiente per la combinazione frequente dei carichi


(frequenza 0.05 o 300 volte all'anno)

y2 = coefficiente per la combinazione quasi permanente dei carichi


(frequenza 0.50 o valore medio)

i coefficienti y tengono conto della ridotta probabilit che due diverse azioni si verifichino nello stesso momento con i loro valori massimi

sommario di alcuni concetti fin qui discussi


i materiali da costruzione sono pi o meno duttili, a seconda della loro capacit di deformarsi nel raggiungimento del carico di rottura

la duttilit del materiale e l'assenza di fenomeni di instabilit comportano una capacit portante delle strutture via via crescente se: a) le sezioni sono sollecitate in modo non uniforme (flessione) b) oltre ad a) possibile una ridistribuzione delle tensioni nella sezione trasversale (sezione non molto ottimizzata) c) oltre a b) la struttura iperstatica
Queste maggiori risorse mettono in evidenza il fatto che non basta soffermarsi sul valore della tensione nel punto pi sollecitato della struttura per capire quanto questa lontana dal crollo e quindi quale sia il suo grado di sicurezza la differenza sostanziale tra la verifica di sicurezza con il metodo delle tensioni ammissibili e con il metodo degli stati limite Le propriet dei materiali e l'intensit dei carichi non sono dati certi, ma vanno considerati in termini probabilistici (per quanto in maniera semplificata) il metodo degli stati limite accompagnato dall'aggettivo "semiprobabilistico"

Cronistoria del programma degli Eurocodici


Nel 1975, la Commissione delle Comunit Europee decise di attuare un programma di azioni nel settore delle costruzioni, con lobiettivo di eliminare gli ostacoli tecnici al commercio e larmonizzazione delle specifiche tecniche. Nellambito di tale programma di azioni, la Commissione prese liniziativa di stabilire un insieme di regole tecniche armonizzate per la progettazione delle opere di costruzione che, in una prima fase, sarebbe servito come alternativa rispetto ai regolamenti nazionali in vigore negli Stati Membri ed, alla fine, li avrebbe sostituiti. Per quindici anni, la Commissione, con laiuto di un Comitato Direttivo composto da Rappresentanti degli Stati Membri, ha provveduto allo sviluppo del programma degli Eurocodici, che ha portato alla stesura della prima generazione di codici Europei negli anni 80.

...segue Cronistoria del programma degli Eurocodici Nel 1989, la Commissione e gli Stati Membri decisero di trasferire il compito della preparazione e della pubblicazione degli Eurocodici al CEN, con lobiettivo di attribuire ad essi nel futuro lo status di Norme Europee (EN). I documenti vengono redatti secondo la sequenza prEN (progetto di norma), ENV (norma sperimentale) ed EN (norma definitiva). Attualmente tutti le parti principali degli Eurocodici sono giunte alla versione definitiva Per la definizione dei valori di alcuni parametri e dei coefficienti di sicurezza ogni Paese membro pubblicher un Documento di Applicazione Nazionale (NAD), che far riferimento alle norme di supporto compatibili e rappresenter una guida a livello nazionale per l'applicazione della norme europee. Le "Norme Tecniche per le Costruzioni" del 14/1/2008 (approccio prestazionale) Circa le indicazioni applicative per lottenimento delle prescritte prestazioni, per quanto non espressamente specificato nel presente documento, ci si pu riferire a normative di comprovata validit e ad altri documenti tecnici elencati nel Cap. 12. In particolare quelle fornite dagli Eurocodici con le relative Appendici Nazionali costituiscono indicazioni di comprovata validit e forniscono il sistematico supporto applicativo delle presenti norme.

Il programma degli Eurocodici Strutturali comprende le seguenti norme: EN 1990 Eurocodice: Basis of Structural Design EN 1991 Eurocodice 1: Actions on structures EN 1992 Eurocodice 2: Design of concrete structures EN 1993 Eurocodice 3: Design of steel structures EN 1994 Eurocodice 4: Design of composite steel and concrete structures EN 1995 Eurocodice 5: Design of timber structures EN 1996 Eurocodice 6: Design of masonry structures EN 1997 Eurocodice 7: Geotechnical design EN 1998 Eurocodice 8: Design of structures for earthquake resistance EN 1999 Eurocodice 9: Design of aluminium structures

a parte il primo, ogni documento comprende una parte generale ed un certo numero di parti specifiche parte 1-1 Regole generali parte 1-2 Progettazione strutturale contro l'incendio .... e poi ponti, strutture speciali, dettagli costruttivi, ecc

l'Eurocodice 0 (EN1990 - 2002)


Criteri generali di progettazione strutturale
Stabilisce principi e requisiti per la sicurezza, lesercizio e la durabilit delle strutture, descrive i criteri generali per progettazione e verifica e fornisce linee guida per gli aspetti inerenti l'affidabilit strutturale pone le basi per l'applicazione del metodo semiprobabilistico degli stati limite (metodo dei coefficienti parziali) vengono considerate anche le azioni "eccezionali" tra le quali anche l'incendio, il sisma, le esplosioni

Requisiti di base
Una struttura deve essere progettata e realizzata in maniera tale che, durante la vita prevista per essa, con adeguati livelli di affidabilit ed in modo economicamente conveniente - sostenga tutte le azioni che possono verificarsi durante lesecuzione e lesercizio - rimanga idonea alluso ad essa richiesto

Una struttura deve essere progettata in modo da avere adeguate: - resistenza strutturale, - funzionalit in esercizio - durabilit.
In caso di incendio, la resistenza strutturale deve essere adeguata per il periodo di tempo richiesto. Una struttura deve essere progettata e realizzata in maniera tale da non essere danneggiata in maniera sproporzionata da eventi quali: - lesplosione, - lurto - le conseguenze di errori umani

Il concetto di "robustezza strutturale"

la filosofia degli Eurocodici basata sul concetto di stati limite stati oltre i quali la struttura non soddisfa pi i requisiti prestazionali di progetto Stato limite ultimo = collasso strutturale per perdita equilibrio, rottura, formazione di un meccanismo, eccesso di deformazione, perdita di stabilit

confronto tra:

- la resistenza della struttura


(determinata con i valori di progetto delle propriet dei materiali)

Rd (Xd) > Ed (Fd)


Rd
Xd Ed Fd

- gli effetti delle azioni di progetto

= valore di progetto della resistenza


= valore di progetto delle propriet dei materiali = valore di progetto degli effetti delle azioni = valore di progetto delle azioni

Il metodo dei coefficienti parziali formula generale per la combinazione dei carichi nelle diverse condizioni di progetto (stati limite ultimo e di esercizio)

Fd = gG1 G +pP gG2 Gg gp Pk giq (y Q0 + con ultimo distinzione tra permanenti +g (Q ++ ) i2 y0stato 2k k1 ,iQki ) limite gG k 1k k+ q+ k1 ,iQ ki 2 strutturali e non strutturali
Fd = Gk + Pk + Qk1 + i2 y1,iQki Fd = Gk + Pk + y1,1 Qk1 + i2 y2,iQki rara (valori caratteristici) frequente

Fd = Gk + Pk + i1 y2,iQki

stati limite di esercizio

quasi permanente

le norme italiane (DM 14 gennaio 2008) allo SLU distinguono tra carico permanente strutturale (gG1=1.3) e non strutturale (gG2=1.5)

il problema della sicurezza contro il collasso A) stato limite ultimo + valore "vero" della resistenza dei materiali Fd = ggGk + gpPk + gq ( Qk1 + i2 y0,iQki ) Stato Limite Ultimo

B) combinazione di carico "rara" + resistenza ridotta dei materiali (tensione ammissibile) Fd = Gk + Pk + Qk1 + i2 y1,iQki

metodo delle tensioni ammissibili

altre combinazioni per gli stati limite di esercizio Fd = Gk + Pk + y1,1 Qk1 + i2 y2,iQki frequente

Fd = Gk + Pk + i1 y2,iQki

quasi permanente

Nel metodo delle tensioni ammissibili la stessa condizione di carico viene usata per le verifiche di sicurezza e di deformabilit

l'applicazione degli Eurocodici strutturali nei singoli paesi richiede l'emanazione di appendici nazionali (annex) che regolino i valori di alcuni coefficienti necessari per l'implementazione del metodo degli stati limite In Italia, dopo lunghe vicissitudini, stato emanato il DM 14 gennaio 2008 "Norme tecniche per le costruzioni" che "...raccolgono in un unico organico testo le norme prima distribuite in diversi decreti ministeriali". In realt il DM non una appendice di applicazione dell'Eurocodice ma una norma a s stante, che su molti aspetti in linea con la norma europea. Attualmente il DM rappresenta la norma "cogente" per il calcolo strutturale e gli Eurocodici sono una utile normativa tecnica di supporto In tempi recenti stata emanata la circolare applicativa delle Norme Tecniche

concetti base sulla sicurezza: capitolo 2 Norme tecniche (+ Eurocodice 0)


La sicurezza e le prestazioni di unopera o di una parte di essa devono essere valutate in relazione agli stati limite che si possono verificare durante la vita nominale. Stato limite la condizione superata la quale lopera non soddisfa pi le esigenze per le quali stata progettata. In particolare, secondo quanto stabilito nei capitoli specifici, le opere e le varie tipologie strutturali devono possedere i seguenti requisiti: sicurezza nei confronti di stati limite ultimi (SLU): capacit di evitare crolli, perdite di equilibrio e dissesti gravi, totali o parziali, che possano compromettere lincolumit delle persone ovvero comportare la perdita di beni, ovvero provocare gravi danni ambientali e sociali, ovvero mettere fuori servizio lopera; sicurezza nei confronti di stati limite di esercizio (SLE): capacit di garantire le prestazioni previste per le condizioni di esercizio; robustezza nei confronti di azioni eccezionali: capacit di evitare danni sproporzionati rispetto allentit delle cause innescanti quali incendio, esplosioni, urti. Il superamento di stato limite ultimo: ha carattere irreversibile e si definisce collasso. Il superamento di stato limite di esercizio: pu essere reversibile o irreversibile.

I principali Stati Limite Ultimi sono elencati nel seguito: a) perdita di equilibrio della struttura o di una sua parte;

b) spostamenti o deformazioni eccessive;


c) raggiungimento della massima capacit di resistenza di parti di strutture, collegamenti, fondazioni; d) raggiungimento della massima capacit di resistenza della struttura nel suo insieme; e) raggiungimento di meccanismi di collasso nei terreni; f) rottura di membrature e collegamenti per fatica;

g) rottura di membrature e collegamenti per altri effetti dipendenti dal tempo;


h) instabilit di parti della struttura o del suo insieme;

I principali Stati Limite di Esercizio sono elencati nel seguito: a) danneggiamenti locali (ad es. eccessiva fessurazione del calcestruzzo) che possano ridurre la durabilit della struttura, la sua efficienza o il suo aspetto; b) spostamenti e deformazioni che possano limitare luso della costruzione, la sua efficienza e il suo aspetto; c) spostamenti e deformazioni che possano compromettere lefficienza e laspetto di elementi non strutturali, impianti, macchinari; d) vibrazioni che possano compromettere luso della costruzione; e) danni per fatica che possano compromettere la durabilit; f) corrosione e/o eccessivo degrado dei materiali in funzione dellambiente di esposizione;

La verifica della sicurezza nei riguardi degli stati limite ultimi di resistenza si effettua con il metodo dei coefficienti parziali di sicurezza espresso dalla equazione formale: Rd Ed dove

Rd la resistenza di progetto, valutata in base ai valori di progetto della resistenza dei materiali e ai valori nominali delle grandezze geometriche interessate; Ed il valore di progetto delleffetto delle azioni, valutato in base ai valori di progetto Fdj = Fkj gFj delle azioni o direttamente Edj = Ekj gEj I coefficienti parziali di sicurezza, gMi e gFj , associati rispettivamente al materiale i-esimo e allazione j-esima, tengono in conto la variabilit delle rispettive grandezze e le incertezze relative alle tolleranze geometriche e alla affidabilit del modello di calcolo.

VITA NOMINALE, CLASSI DUSO E PERIODO DI RIFERIMENTO


Vita utile tipo di costruzione

in base all'affollamento e all'importanza strategica dell'edificio si ha una suddivisione in classi da I a IV

Classe I: Costruzioni con presenza solo occasionale di persone, edifici agricoli. Classe II: Costruzioni il cui uso preveda normali affollamenti, senza contenuti pericolosi per lambiente e senza funzioni pubbliche e sociali essenziali. Industrie con attivit non pericolose per lambiente. Ponti, opere infrastrutturali, reti viarie non ricadenti in Classe duso III o in Classe duso IV, reti ferroviarie la cui interruzione non provochi situazioni di emergenza. Dighe il cui collasso non provochi conseguenze rilevanti. Classe III: Costruzioni il cui uso preveda affollamenti significativi. Industrie con attivit pericolose per lambiente. Reti viarie extraurbane non ricadenti in Classe duso IV. Ponti e reti ferroviarie la cui interruzione provochi situazioni di emergenza. Dighe rilevanti per le conseguenze di un loro eventuale collasso. Classe IV: Costruzioni con funzioni pubbliche o strategiche importanti, anche con riferimento alla gestione della protezione civile in caso di calamit. Industrie con attivit particolarmente pericolose per lambiente. Reti viarie di tipo A o B, di cui al D.M. 5 novembre 2001, n. 6792, Norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade, e di tipo C quando appartenenti ad itinerari di collegamento tra capoluoghi di provincia non altres serviti da strade di tipo A o B. Ponti e reti ferroviarie di importanza critica per il mantenimento delle vie di comunicazione, particolarmente dopo un evento sismico. Dighe connesse al funzionamento di acquedotti e a impianti di produzione di energia elettrica.

classificazione delle azioni


dirette: forze concentrate, carichi distribuiti, fissi o mobili; indirette: spostamenti impressi, variazioni di temperatura e di umidit, ritiro, precompressione, cedimenti di vincolo, ecc.

degrado:
- endogeno: alterazione naturale del materiale di cui composta lopera strutturale; - esogeno: alterazione delle caratteristiche dei materiali costituenti lopera strutturale, a seguito di agenti esterni.

statiche: azioni applicate alla struttura che non provocano accelerazioni significative della stessa o di alcune sue parti;

pseudo statiche:
dinamiche:

azioni dinamiche rappresentabili mediante unazione statica equivalente;

azioni che causano significative accelerazioni della struttura o dei suoi componenti.

permanenti (G ): azioni che agiscono durante tutta la vita nominale della costruzione, la cui variazione di intensit nel tempo cos piccola e lenta da poterle considerare con sufficiente approssimazione costanti nel tempo
variabili (Q ): azioni sulla struttura o sullelemento strutturale con valori istantanei che possono risultare sensibilmente diversi fra loro nel tempo: - di lunga durata: agiscono con unintensit significativa, anche non continuativamente, per un tempo non trascurabile rispetto alla vita nominale della struttura; - di breve durata: azioni che agiscono per un periodo di tempo breve rispetto alla vita nominale della struttura; eccezionali (A ): azioni che si verificano solo eccezionalmente nel corso della vita nominale della struttura; - incendi; - esplosioni; - urti ed impatti; sismiche ( E ): azioni derivanti dai terremoti.

azioni sulle costruzioni: capitolo 3 - Norme tecniche carichi permanenti e pesi propri
elementi senza dimensioni prevalenti peso specifico (kN/m3) x volume (m3) = kN elementi con una dimensione prevalente profili di sezione A (m2) peso specifico (kN/m3) x sezione (m2) = kN/m elementi con due dimensioni prevalenti strati di spessore s (m) peso specifico (kN/m3) x spessore (m) = kN/m2

aspetti da considerare peso strutturale + rinforzi, cordoli e irrigidimenti

peso opere di finitura


peso divisori e partizioni l'edificio pu subire delle modifiche nella sua vita utile: alcuni carichi permanenti potrebbero variare i singoli aspetti vengono discussi in dettaglio negli appunti

negli irrigidimenti manca l'alleggerimento delle pignatte o del polistirene

per i divisori non si considera la loro esatta posizione ma solo l'incidenza media al m2 ambienti senza divisori e soluzioni pi leggere per la pavimentazione

esempio di calcolo dell'incidenza di travi in spessore e cordoli

su 11.5 m di sviluppo del solaio vi sono 2.5 m pieni e 9 m alleggeriti

su 2.5 m va tolto il peso della soluzione con alleggerimento (3.14 kN/m2) per poi aggiungere il peso della soluzione in calcestruzzo pieno (6 kN/m2) tutti gli altri strati all'intradosso (intonaco) e all'estradosso (massetto, pavimentazione) non risentono della presenza degli irrigidimenti. Va corretto solo il peso strutturale

le parti piene che costituiscono le travi andrebbero considerate separatamente, perch improprio distribuire sui solai il peso proprio delle travi (sono le travi che sostengono i solai e non il viceversa)
Ai fini del calcolo del peso totale della struttura non cambia nulla ma ai fini del calcolo del solaio a flessione si ha un aggravio

quindi si hanno due alternative

seconda alternativa

effetto delle partizioni: calcolo esplicito del loro contributo

i tamponamenti esterni diventano dei carichi distribuiti linearmente sulle travi di bordo

in realt, la forte rigidezza delle pareti rispetto alle travi su cui sono costruite f s che si sviluppi un effetto arco che rende meno critica la capacit portante delle travi (ma potrebbe portare alla formazione di fessure)

in alternativa, le Norme Tecniche forniscono dei valori

il concetto di area di influenza

altri esempi

gli incastri e gli sbalzi "rubano" carico agli altri vincoli

carico nei pilastri

non sempre il carico massimo corriponde alla situazione peggiore

per questo occorre considerare il caso in cui il variabile manca su parte della struttura o alcuni permanenti non strutturali potrebbero essere ridotti da modifiche all'edificio

nelle attuali Norme Tecniche (DM 14 gennaio 2008) questo aspetto viene risolto introducendo la distinzione tra permanenti strutturali e non strutturali e indicando valori fortemente variabili per il coefficiente g di questi ultimi (da 0 a 1.5)

travi continue: schemi di carico pi gravosi

momento negativo su un appoggio caricate al massimo le due campate che insistono sull'appoggio tutte le altre alternate (senza variabile, con variabile, ecc)

momento positivo in campata carichi alternati (sulle campate pari o le dispari)

i carichi variabili
- carico di esercizio per le diverse categorie di edifici - neve - vento - variazioni termiche

accidentali:
- sisma - incendio - esplosioni - urti

coefficienti parziali per i carichi


per le verifiche allo Stato Limite Ultimo (SLU)

i permanenti non strutturali presentano maggiori incertezze (nella normativa attuale vengono trattati come i variabili) anche per i valori minimi vi una notevole differenza tra gG1 e gG2 (il permanente strutturale non pu essere rimosso, il non strutturale s)

con riferimento ai permanenti non strutturali...


in passato veniva usato lo stesso coefficiente parziale per i permanenti strutturali e non strutturali anche se la variabilit geometrica e tipologica delle finiture molto maggiore. Per questo motivo era opportuno fare diverse ipotesi sull'assetto delle finiture prevedendo una configurazione "pesante" con finiture pi massive (rivestimenti lapidei, presenza di tramezzature, ecc) e una configurazione "leggera" (senza tramezzature, con rivestimento leggero o addirittura con rimozione di strati). si vedano gli esempi svolti negli appunti manoscritti Il carico della configurazione minima andava considerato come vero permanente mentre la differenza max-min veniva considerato come variabile (nel senso di applicarlo o meno, con un coeff. parziale da permanente) Nella nuova normativa italiana i permanenti non strutturali vengono in definitiva trattati come variabili, con un elevato coefficiente parziale (1.5) e questo dovrebbe gi tenere conto di una forte variabilit delle finiture. In questo caso pi ragionevole fare riferimento alla stratigrafia prevista dal progetto con un minor controllo delle possibili soluzioni tecniche (peraltro difficili da prevedere) ma anche con una maggiore rapidit operativa

coefficienti di combinazione

2.5.3 COMBINAZIONI DELLE AZIONI SLU: azione principale per intero, le altre con y0i SLE rara: non ci sono i g (g = 1), l'azione principale cos com' e le altre con y1i

SLU accidentale: tutti i variabili in condizione quasi permanente con y2i

carichi di esercizio
verticali uniformemente distribuiti (kN/m2) verticali concentrati (kN) orizzontali distribuiti linearmente (kN/m)

i carichi verticali distribuiti si utilizzano per le verifiche delle membrature principali (solai, travi, colonne)

i carichi verticali concentrati sono pi intensivi, ma limitati a piccole aree (50x50 mm, 200x200 mm per i veicoli) risultano pi critici per le orditure secondarie e per la resistenza locale di elementi non si cumulano con i carichi distribuiti della stessa categoria esempi: persona che cammina sul tetto (per listelli, pannelli, ecc) piedino di un mobile su una lastra di pavimento galleggiante i carichi orizzontali distribuiti linearmente interessano le pareti e i parapetti vanno applcati a 1.2 m da terra o sul parapetto-mancorrente se c' nei vecchi DM e nell'EC1 si dice che il carico della neve non va cumulato con il carico di esercizio (terrazzi, coperture) le recenti Norme tecniche per le costruzioni non dicono nulla a riguardo (valgono i coefficienti di combinazione)

Neve
un carico gravitazionale (verticale) riferito alle superfici in proiezione orizzontale (aree misurate in pianta, non aree effettive delle falde)

qs = mi qsk CE Ct
qs il carico neve sulla copertura; i il coefficiente di forma della copertura (numero di falde, inclinazione) qsk il valore caratteristico di riferimento del carico neve al suolo (kN/m2) dipende dal periodo di ritorno (p. es 50 anni) CE il coefficiente di esposizione Ct il coefficiente termico

valore caratteristico al suolo qsk


zona I - Alpina
6.0 5.0

qsk (kN/m2)

4.0 3.0 2.0 1.0 0.0 0 200 400 600 800 1000
DM 14 gennaio 08 vecchio DM

altitudine s.l.m. (m)

a Milano (150 m slm) qsk = 1.5 kN/m2 (era 1.6 nel vecchio DM 1996)

coefficiente di esposizione CE

coefficiente termico
Il coefficiente termico pu essere utilizzato per tener conto della riduzione del carico neve a causa dello scioglimento della stessa, causata dalla perdita di calore della costruzione. Tale coefficiente tiene conto delle propriet di isolamento termico del materiale utilizzato in copertura. In assenza di uno specifico e documentato studio, deve essere utilizzato Ct = 1

coefficiente di forma mi

in gran parte dei casi mi = 0.8

coefficiente di forma

0.8 0.6 0.4 0.2 0 0 10 20 30 40 50 60 70 inclinazione falda (deg)

coperture ad una falda il coefficiente viene indicato con m1

coperture a due falde


senza l'effetto del vento con l'effetto del vento

l'effetto del vento si traduce in una riduzione del carico su una falda questo in genere un caso meno critico per la struttura, ma in alcuni casi lo sbilanciamento potrebbe produrre sollecitazioni maggiori (per esempio una pensilina con un unico sostegno centrale

per analisi di maggior dettaglio: circolare applicativa Norme Tecniche parti speciali dell EC1

nell'esempio qsk secondo il veccchio DM

vento
p = qb ce cp cd
ortogonale alla superficie considerata riferita ai m2 effettivi

qb la pressione cinetica di riferimento ce il coefficiente di esposizione cp il coefficiente di forma (o coefficiente aerodinamico), funzione della tipologia e della geometria della costruzione e del suo orientamento rispetto alla direzione del vento. Il suo valore pu essere ricavato da dati suffragati da opportuna documentazione o da prove sperimentali in galleria del vento; cd il coefficiente dinamico con cui si tiene conto degli effetti riduttivi associati alla non contemporaneit delle massime pressioni locali e degli effetti amplificativi dovuti alle vibrazioni strutturali. azione tangenziale del vento di solito ha effetti trascurabili

pf = qb ce cf

La velocit di riferimento vb il valore caratteristico della velocit del vento - a 10 m dal suolo - su un terreno di categoria di esposizione II - mediata su 10 minuti - riferita ad un periodo di ritorno di 50 anni
vb = vb,0 per as a0

vb = vb,0 + ka (as a0) per a0 < as 1500 m

pressione cinetica di riferimento


a Milano: as = 150 m < a0 = 1000m vb,0 = 25 m/s qb = 390.6 N/m2

qb (N/m2) vb (m/s) r = 1.25 kg/m3


energia cinetica di 1 m3 d'aria che con l'impatto si trasforma in pressione

coefficiente di esposizione

occorre conoscere: - classe di rugosit - altitudine e distanza costa - categoria di esposizione - quota da terra

coefficiente di forma o aerodinamico

la pressione pu anche essere negativa (elementi sottovento)

coefficiente di topografia ct

pressione interna

non modifica le azioni sui controventamenti modifica invece le azioni sulle pareti esterne

effetto delle variazioni termiche


un elemento lungo 10 m (10 000 mm) 1.5 mm
1.0 mm 3.0 mm 1.8 mm

le variazioni termiche impongono i giunti di dilatazione (in genere meglio non eccedere i 40-50 m di lunghezza) attenzione ai controventamenti iperstatici

parete flessibile

controventi rigidi