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Senofonte - Memorabili

Il sapere secondo Socrate


Introduzione

Lobiettivo di Socrate, secondo la descrizione di Senofonte, quello di prendersi realmente cura dei suoi amici, rendendoli autonomi nelle loro occupazioni. A questo fine egli raccomanda di non accostarsi alla scienza come a uno strumento di pura erudizione o ad un mero esercizio per la mente ma di cercare in essa quanto pu essere utile alla vita concreta.

Nel brano che segue Senofonte descrive Socrate come un uomo che nel sapere cerca la alla vita. Che dunque Socrate manifestasse con semplicit le sue opinioni agli amici mi sembra chiaro da quel che s detto: ma come si prendeva cura che bastassero a se stessi in quel che dovevano fare, ecco ci che dir adesso. Non ho conosciuto nessuno che si sia tanto preoccupato di scoprire quel che gli amici sapevano: di ci che conviene alluomo eccellente sapere; quel chegli sapeva, linsegnava con grandissimo slancio; se invece di qualcosa gli mancava lesperienza, li conduceva da persone che lo sapessero. Mostrava pure fino a qual punto luomo bene educato debba conoscere ciascuna scienza. La geometria, per esempio, diceva che bisognava studiarla quanto basti per potere, in caso di necessit, misurare esattamente un terreno per prenderlo o trasmetterlo o distribuirlo o mostrare il lavoro che vi si deve compiere. E questo cos facile ad apprendersi che chiunque applichi la mente alla misurazione conosce lestensione del terreno e insieme ritiene il metodo per la misurazione stessa. Non ammetteva, per, che si spingesse lo studio della geometria fino a includervi certe figure troppo complicate. Per parte sua, diceva di non capire a che giovassero e tuttavia non ne era affatto digiuno: diceva pure che bastavano a occupare lintera vita dun uomo e a tenerlo lontano da molte altre scienze utili. Raccomandava pure di acquistare una certa pratica nellastronomia, ma solo quanto basta per poter conoscere le divisioni della notte, del mese, dellanno, nel caso di un viaggio per terra o per mare o per il servizio di sentinella e per avere, mediante la conoscenza di queste divisioni, indizi sicuri al fine di fare ci che si fa durante la notte, il mese, lanno. E diceva che era facile apprendere tutto questo da cacciatori notturni, da timonieri e da molti altri che se ne prendono cura. Quanto poi a spingere lo studio dellastronomia fino a conoscere i corpi celesti che non si muovono col medesimo movimento circolare degli altri, i pianeti, le comete, e a logorarsi per cercare le loro distanze dalla terra, le loro orbite e la causa di tutto questo, vigorosamente ne dissuadeva i discepoli perch neppure in ci diceva di scorgere alcuna utilit, pur non essendone egli, da parte sua, ignorante. E affermava che anche queste cose bastano a occupare la vita di un uomo e a tenerlo lontano da molti e utili studi.

(Memorabili, IV, 7, 1, trad. it. di R. Laurenti, Laterza, Roma-Bari 1986)