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Anno XXI, Numero 64 luglio-ottobre 2010 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in a.p.

p. 70% - DBC Milano ISSN 1120-8511 e-mail: libreriabocca@libreriabocca.com www.libreriabocca.com

Quadrimestrale di attualit artistiche e culturali fondato nel 1990 Registrazione Tribunale di Milano n. 199 del 19/3/1990 Direttore Donatella Bertoletti Responsabile scientifico e Redattore capo Antonio DAmico Stampa: Monotipia Cremonese S.n.c. - Cremona Progetto grafico: Fotolito Lombarda, via Valvassori Peroni, 55 - Milano - tel. 0270635627 - fax: 022665452 - e-mail: info@fotolitolombarda.it Tiratura: 5000 copie
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Movimento nelle segrete di Bocca


Giorgio Lodetti
Unedizione speciale questa 4a del premio di Pittura Movimento nelle Segrete di Bocca. Unedizione che definirei matura, vuoi per unimponente partecipazione di oltre trecentocinquanta Artisti, vuoi finalmente per una qualit che ha reso difficile la selezione di trentuno opere, vuoi perch ufficialmente solo quindici sono le finaliste. Unedizione dove anche i neofiti dellarte, data loro la possibilit di esprimere un parere sul dipinto preferito, trovino difficolt nella scelta. Unedizione dove anche chi scrive avrebbe grosse incertezze nellindividuare una sola opera da premiare. Unedizione che a differenza delle precedenti trova finalmente i connotati per uscire dai luoghi della manifestazione e racco-

Medardo Rosso
La naturale oscurit delle cose
Antonio DAmico
Rosso di quei pochissimi dove il genio scorre diretto nellopera, travolgente e indifferenziato, con la naturale oscurit delle cose. Dopo di lui, nellarte, copia dal vero diventato un nocciolo di nostalgia, e le stesse nobili parole di Pittura o Scultura ci volgono al passato. Al valico tra moderno e contemporaneo ha introdotto una scultura del transitorio, esposta al rotto e al disfatto, disponibile al Caso, di materia assorbente, dopo lIdea riflessa dal lucido del bronzo e dal polito del marmo. Larte fluida e senza luogo di un esistente dopo il Vero, e la Natura. Ha riportato lantico come un presente al di qua della storia. Cos esordisce Paola Mola in La noia di Baudelaire, saggio che apre il Catalogo ragionato della scultura di Medardo Rosso, pubblicato da Skira, da lei curato insieme a Fabio Vittucci. Un libro curioso e interessante che se per certi versi custodisce i segreti del modus operandi di un genio dellarte dellOttocento, per altri una pista succulenta ma orientativa da sviscerare su diversi fronti per ulteriori indagini sulla scultura di Medardo Rosso. Certamente siamo in presenza di un catalogo ragionato sui generis, costruito con una sintassi strutturale che per ogni sezione del volume procede per frammenti, con ritmi e sovrapposizioni, in un discorso senza flessione dellindefinito, dellimmaginazione di completamento della materia plastica, con la coscienza che lopera di Rosso, intorno alla quale possibile girare e interrogarsi a trecentosessanta gradi, non altro che un brandello di esistenza viva dentro la scultura. incredibilmente cos! Pertanto accade che nel silenzio di un dialogo intimo con lo spettatore e forse prima di tutto con lartefice, la Ruffiana ci coinvolga nel suo riso che ci appare persino forzato e il Bersagliere col suo sguardo intento ci raccontarci il suo destino e a noi pare di sentire le loro voci pulsare ancora al di l della cera. Guardando il Biricchino non difficile immaginare le birbonate ingegnate per strada e poi, certo, in qualche caso il tempo sovrasta la lettura della pellicola fotografica e nasconde o tace i dettagli, sfigurando forme e mostrandoci sentieri percorribili solo dallinconscio o da una critica romantica a tratti crociana. Intriganti sono i vari scatti di Carne altrui, una straordinaria sintesi di modellato indefinito e allo stesso tempo compiuto, come lo linnocente sorriso di Bambina ridente dove il rimando alla natura rinascimentale di Desiderio da Settignano strettamente contingente; rimando allarte clascontinua a pag. 12

Franca Franchi Dino Maccini


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Capolavori della collezione Ojetti


Silvia Venuti
La mostra Da Fattori a Casorati. Capolavori dalla Collezione Ojetti, promossa dal Centro Matteucci per lArte Moderna di Viareggio, presenta lintenso impegno culturale di Ugo Ojetti, che come collezionista, critico darte, saggista e giornalista, fu tra i pi importanti protagonisti del

Medardo Rosso, Carne altrui, cera su gesso, M.A.R.T.

A. Simoncini, Entranced, 2009

gliere consensi di interesse esterni; sono state molte le voci fuori campo, che hanno espresso un parere positivo sulla selezione, com successo recentemente al MiArt dove pi di un gallerista ed esperto ha fatto riferimento agli Autori! Quindi un sentito ringraziamento a tutti i partecipanti. Ora se dovessi fare il punto su chi potrebbe vincere, scrivo prima del risultato finale decretato dalla valutazione della Giuria di Qualit che meriterebbe un capitolo a parte, non sarebbe ascrivibile a un dipinto ma almeno a cinque, anche se per ognuno dei finalisti ci sarebbe un buon motivo per essere premiato. Partirei da Il Re nudo di Francesco Diotallevi, acrilico su tela; lopera fra tutte la pi semplice e scevra di particolari pittorici, ma proprio queste caratteristiche unite ad un divertente e quanto buffo personaggio, uscito ironicamente da una rivisitazione fumettistica tipica degli anni Cinquanta e Sessanta, dipinto su di uno sfondo Pop, di un verde squillante con margherite svolazzanti, risulta meno frivola di quello che sembri, si
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continuit, come gli stessi curatori dichiarano, dando voce, o meglio immagine, non tanto alle opere scultoree, bens alle fotografie scattate da Medardo stesso alle sue opere che, scanso equivoci, allinterno del libro sono naturalmente tutte catalogate e schedate. Comunque emerge il punto di vista dellartista che osserva la sua scultura e la blocca attraverso lo scatto fotografico, adesso quello scatto o meglio quelle centinaia di stampe, ne-

gativi e ritagli fotografici, ritrovati nellarchivio di Medardo, divengono protagoniste e lo sono non soltanto in quanto documento istantaneo di un processo creativo in divenire, ma soprattutto perch restituiscono una fluidit senza luogo di un esistente dopo il Vero, e la Natura. Foto che catturano la patina del tempo e la sua reazione sulla sostanza scultorea che misticamente vive su un terreno di contemplazione, di ri-

F. Casorati, Daphne

Si fa presto a dire taglia


Vladek Cwalinski
I tagli una cosa non la lascer mai. Ritengo che non siano ancora superati, come non ho da preoccuparmi di essere rimasto indietro, proprio la cosa a cui credo molto il taglio e il buco, le altre sono fantasie dartista, afferm Lucio Fontana nel 1968 nella sua intervista rilasciata a Carla Lonzi per tentar di spiegare quella novit, quel fatto nuovo in scultura lo chiamava lui, assolutamente non compreso, che allora aveLucio Fontana, Ambiente spaziale con tagli, 1960, gesso, cm 400 x 814,3 va fatto gridare allo scandalo, alla presa in giro. Ora, a distanza di oltre qua- a Pascali, da Manzoni a Chri- fermava. La loro logica era derantanni presentando il suo sto a Klein, per tentare alme- terminata dal medesimo ingrande soffitto, Ambiente spa- no di fornire un contesto sto- tento: aprire lo spazio reale alziale con tagli, che il maestro rico alla portata di quella no- lo spazio possibile, che deve realizz nel 1960 per labita- vit che fu solo, ed esclusiva- ancora accadere, attraverso il zione milanese dellamico in- mente, di Fontana. gesto del bucare e del tagliagenier Antonio Melandri, la Buchi prima, o tagli poi, per re la superficie della tela. Galleria Nazionale dArte Mo- Lucio Fontana le sue scoper- Per questa ragione i suoi tagli derna di Roma, espone, oltre te erano, innanzitutto, con- si chiamano spesso attese. a una serie di sue opere, an- cetti spaziali. Il buco e il ta- Attese di ci che sta al di l del che quelle di artisti, da Calder glio sono la stessa cosa, af- piano, che pu venire, che pu passare attraverso. Nulla a che vedere con il gestuale, nemmeno con linformale, ma, piuttosto, con le problematiche spaziali, daspirazione alloltre, insite nel barocco che Fontana, tra laltro, conosceva molto bene e che aveva fatto proprie sin dalla formulazione del Manifesto Blanco. ancora lo stesso Fontana nel 1968 a tornare sul concetto dei buchi e dei tagli nel Colloquio con Tommaso Trini allora pubblicato sulla rivista Domus: Non che bucavo per rompere il quadro, no, ho bucato per trovare qualcosa Scusi se le parlo cos, oggi lo posso dire, perch in fondo erano le mie idee, non le hanno mai capite. Dicevano: la tela, distrugge, informale ma non vero. La sua era invece una presa di
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primo Novecento. La sua personalit e il suo lavoro sono stati ricostruiti attraverso attente e faticose ricerche, ricomponendo un archivio che ha permesso di risalire ai capolavori della sua collezione. Porgo alcune domande alla dott.ssa Giovanna De Lorenzi, curatrice della mostra. Com nato questo progetto centrato sulla figura di Ojetti? stato Giuliano Matteucci, grande conoscitore della pittura dellOttocento, pittura di cui Ojetti stato uno dei primi collezionisti, a propormi di lavorare a questa esposizione, sapendo che da molti anni mi occupavo della figura di Ojetti (su cui ho pubblicato un libro nel 2003), e che, con laiuto di una mia allieva, Graziella Battaglia, stavo cercando di ricostruire la sua collezione. Quando Ojetti inizi la raccolta e quali furono le motivazioni delle sue scelte e i suoi artisti pi amati? Il nucleo pi importante della raccolta nasce nei due primi decenni del Novecento, quando Ojetti, critico darte del Corriere della Sera, gi una figura di primo piano nel moncontinua a pag. 10 pagina 1

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N. 64 - luglio-ottobre 2010

GLI

INCONTRI

CON

GLI

ARTISTI

Schegge di cristallo di Franca Franchi tessere musive di Dino Maccini per un autunno luminoso alla Libreria Bocca
Sergio Signorini
Franca Franchi
Dai Palazzi Gotico e Farnese di Piacenza alla Immagini Spazio Arte di Cremona; dalla Transvisionismo di CastellArquato alla personale in corso al Paradosso di Milano; fino a New York, alla Libreria Bocca in ottobre e alla presentazione del catalogo monografico della Giorgio Mondadori, con testo di Paolo Levi che la segue dagli esordi, prevista al Paradosso il 6 luglio alle 18. Franca Franchi lavora con cristalli e specchi sullorlo dellabisso: frantuma materia di recupero, sfidando le antiche e consolidate ire della superstizione popolare. Il suo segreto per evidente: lavora/gioca nel presente! In un sentire immediato che prende forma per incalzante necessit trasformativa, nella quale il tenere insieme orientale ispirato da Masaru Emoto. I materiali simbolizzano aspetti prioritari dellumana essenza: la trasparenza e la funzione riflessiva. Le composizioni suggeriscono spazialit molto differenti e svelano limmagine a molte dimensioni dellessere contemporaneo. Dalla stratificazione delle informali tessere emerge una poetica dellequilibrio e dellarmonia del caos. www.cristallifranchi.it

Franca Franchi
Cristallo dacqua, 2009, frammenti di specchio e vetro su tavola, cm 60 x 68, foto Alessandro Bersani

Dino Maccini
Dino Maccini, mosaicista, sperimenta leccellenza tecnica e si cimenta nella resa figurativa attenta allintensit psicologica; poi si avventura nellinnovazione plastica, nella polimatericit, nellarte decorativa e nel design. I soggetti attingono alla ricerca metafisica di un possibile senso della vita. Nel lavorare in filigrana ottiene risultati espressivi eccellenti: per la particolarit dei ritratti e per lineffabile luce che li attraversa e li vivifica; o ancora per lo stingersi dei segni, delle forme, quale metafora dello stingersi della memoria. Maccini indaga anche suggestive compenetrazioni di fogli nudi o scritti, come Ornella Vanoni in Pagine. La vitalit del bambino interiore regala alcune opere al tema del gioco, come Cielo, realizzata con William Xerra. attento e aperto al confronto e allo scambio con altri artisti: dallatelier di espressione artistica tenuto con Alberto Gallerati; ad esperienze a quattro mani, di integrazione musiva di sculture, con Giorgio Groppi; alle opere con Franca Franchi, nelle quali si confrontano due sensibilit e due modi di intendere, in chiave contemporanea, il mosaico. www.dinomaccini.it
Oroblu, mosaico, smalti in pasta di vetro, ori e ardesia, cm 40 x 30

Dino Maccini
foto Alessandro Bersani

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ARTE

PRIORITARIA

a cura di Gabriella Brembati

Carmine Caputo di Roccanova & Stefano Soddu


Cerchioquadrato
Paolo Bolpagni
della forma, della materia, del distituire un campo percetti- sta. E invece non che il punsignificato. Al di l della sem- vo il pi possibile neutro e im- to di partenza e necessario bianza introversa e coriacea, passibile, atto a evitare ag- contraltare a unesperienza ari suoi lavori non si esimono gregazioni visive e ripetizioni, tistica che ha fatto del paramai dallinterrogarsi sulla pro- a scoraggiare lazione seman- dossale, dellinaspettato, delpria valenza comunicativa e tica, magari inconsapevole, di lirregolare il proprio movensulla finalit stessa del creare, un andamento orizzontale o te forse pi autentico. dellassemblare, del compor- verticale, con le immancabili re. E soprattutto di un parlare analogie figurative e struttu- Estratto del testo pubblicato alluomo delluomo, sempre rali del caso. Parrebbero le sul catalogo della mostra: Cerchioquadrato saggiamente immune da va- premesse per una pittura og- tenutasi alla Societ per la Belle Arti ghi filosofemi e inutili sofismi gettiva, fredda, assoluta, dim- ed Esposizione Permanente mentali. In lui sono la solidi- pianto razionalista e concreti- di Milano dal 29 marzo al 7 aprile t, la concretezza coraggiosa di un pensiero alieno da tentazioni tanto idealistiche quanto positivistiche, votato alla comprensione del qui e ora, alla manifestazione dellindividuo nella sua contingenza e accidentalit, ma nella proiezione verso il mistero di ci che trascende la pura materialit. Carmine Caputo di Roccanova si colloca in una dimensione espressiva e a una temperatura emozionale che, di primo acchito, risultano forse lontane dagli assunti critici fin qui delineati. Le sue tele sono tutte di forma quadrata, a Carmine Caputo di Roccanova, 2010, Cornice fredda, acrilico e foglia doro suggerire lesigenza

Stefano Soddu, 2010, Dal cerchio alla ruota, 8 pezzi in ferro, cm 120 x 25 cad.

Il quadrato e il cerchio. Di fatto, due figure perfette, astratte, categorie intellettive cui conformare per via analogica i fenomeni percepiti dai nostri sensi. Eppure, il significato del connubio dialettico delle opere di Stefano Soddu e di Carmine Caputo di Roccanova, va al di l di un simile meccanismo oppositivo. Ad

accomunare dipinti e sculture in apparenza cos dissimili, persino inversi, una prospettiva fortemente umanistica: laffermazione, se cos si pu dire, della necessit della contraddizione in quanto tratto distintivo della nostra condizione. Soddu sa emblematizzare in vari e differenti modi tali consapevolezze.

una meditazione esistenziale, nobile e virile, priva di compiacimenti, di scorciatoie consolatorie, di facili approdi: siamo finalmente al cuore di quella riflessione sulla condizione umana che sostanzia, a ben vedere, la sua intera produzione artistica. Che ricerca autentica e sincera, costante e inesausta, sul piano

Mariangela De Maria
Lacqua e la notte
Marco Goldin
Conviene, per questi brevi pensieri, partire da alcuni di1998 e Mariangela De Maria tornava a dare dopo tempo, ormai dieci anni e pi, sono nati i quadri di questi ultimi mesi, nei quali quella griglia spirituale, e frutto dellocchio interiore, agisce come una struttura esilissima, leggera, che pare sostenere il mondo adesso pi acquatico della De Maria. Sono notturni, improvvise apparizioni della luce, sono fondi subacquei e strascichi dellalba. Vi si sente la gioia della pittura, la sua pienezza, il timbro di un suono e di pi di un silenzio, largomento della luce, il suo navigare tra cuore e anima. Slabbrature, colate di una cenere umida rappresa, fuochi fatui, apparizioni, inganni, tracce, misteri. Tutto converge verso lidentit tra pittura e una non-immagine che si tramuta largamente in assenza, risuono, rintocco. Il colore si presta a un identificazione tra gesto trattenuto e riproducibilit di quella identificazione. Cos il quadro al contempo ci che si vede e ci che il vedere nasconde. Non c altra strada che questa, altra strada se non il lento sgocciolare di una vibrazione che sinnalza. O sprofonda. Pur non essendo pittura n dichiarativa n assertiva, spalanca le porte di un mondo, lo rende visibile mentre apparentemente lo nega. Ed il suo fascino, la sua forza che viene dai primordi. Perch ci che pi sentiamo il suo essere legata e collegata al tempo primo, allevocazione di una genesi, al gong protratto e silenzioso di una nascita. La pittura estrae cos dal tempo fondo il tempo di una nuova nascita, ne diventa londa che si distende, la nota che nessuno pu fermare. La pittura viene dal principio, nasce come linguaggio dal primo sguardo posato sul mondo e in questo modo non avr mai fine. Mariangela De Maria vive con i suoi quadri pi recenti la felicit di un rapporto che tocca ancora intatto questo nucleo immodificabile, non scalfito da nulla, perch la perfezione stessa del tempo. Tocca con i suoi passi quel luogo che si apre e si ritrae, al ritmo di un respiro. La pittura dunque da un equilibrio, essa stessa un equilibrio. Sta su un bilico, su un ciglio dal quale si vedono lacqua e laria farsi una cosa sola, mentre si alternano il giorno e la notte sopra e sotto la calotta dei cieli e degli oceani. Niente pu essere descritto, ma tutto solamente si lascia intuire. Mentre il colore si distende in un lampo a lungo trattenuto.
Testo tratto dal catalogo.

In due Alvar o e Renata Buttafava


Perch labbinamento Alvaro/Buttafava? La mostra In Due presentata nella galleria Scoglio di Quarto propone tre grandi tele e diciotto carte di Alvaro col tema Notizie dagli Scavi; I segni del Tempo invece il titolo del catalogo per i quattordici lavori in argilla cotta di Renata Buttafava. Ambedue, ovviamente, con diverse e peculiari sensibilit, attingono dalla comune predilezione per viaggi in terre antiche e lontane come lAfrica e il Centro America. Luno rielaborando i propri ricordi attraverso geometrie archetipe e colori forse ripresi da antichi tesR. Buttafava, 2009, n. 24 suti e ceramiche, laltra nel costruire forme che ricordano, anche nel colore della terra usata, il passare del tempo e il lavorio del vento. Le due immagini pubblicate hanno evidenti analogie sia nel tessuto orizzontale che nelle forme affusolate. I cataloghi sono disponibili in Galleria, per Buttafava i testi sono di P. Levi, E. Schatz, G. Schiavo Campo e G. delli Santi, per Alvaro di G. delli Santi e presentazione di E. Alberti Schatz. Alvaro, 2010, Notizie dagli scavi
Stefano Soddu

Mariangela De Maria, 2010, Notturno dittico, cm 120 x 160

segni molto belli, raccolti in un libretto che come un breviario fatto di preghiere e grafiti. Sul crinale ebbero titolo quel paio di decine di pagine, dove nel vento portato dal ricordo si alternavano poesie scarne e fogli tutti colmi di una luce bianca che dimprovviso sispessiva nel buio di anfratti, reticolati, selve e valloni misteriosi. Vi si accennava indubitabilmente la natura, eppure si capiva come limmagine di quella natura non bastasse, non potesse essere assieme punto di partenza e darrivo, movimento e sosta. Si era nel

un tempo dassenza dalla pittura intendo, le sue prove sul versante di una atmosfericit che aveva bisogno di larghi spazi, immense fessure, dilatazioni che si esprimevano in trafitture delle montagne. Perch a ben vedere, quei grandi fogli bianchi nascevano specialmente dalla visione corretta proprio di paesaggi montani, finissimi intrecci derba e alberi, rovelli di roccia e cortecce. Era quella specie di naturalismo dellanima che non ha pi mancato dincidersi e germogliare. Proprio dalla bellezza di quei disegni, lontani

Il percorso artistico che ha portato Daniele Cazzato alla realizzazione delle Sculture di luce parte da molto lontano e in verit dalla riflessione sullinvisibile; elemento cardine che permea tutta la sua produzione e gli fornisce quellintrinseco slancio vitale fluido irresistibilmente indispensabile alla sua stessa esistenza. Infatti, per Daniele arte e vita sono un binomio inscindibile tanto da rendere speculare produzione artistica e assunto quotidiano esperienziale, facendo persino pensare che nei suoi gesti luno giustifichi laltra e viceversa. Davanti alla tela e ora fra tubi e vetri, Cazzato percepisce uninesplorabile leggerezza come compagna di strada, egli avverte la forma ancora in fieri e tenta di varcare soglie visive incontaminate per insinuarsi, senza peso specifico, laddove la mente umana cerca la nudit dellessere. proprio cos, per Daniele la creazione artistica volare e infiltrarsi nei suoi stessi sentimenti pi reconditi, presentandosi indifeso dinanzi alliniziazione dellopera per legittimare un linguaggio visivo dinamico che si concilia col silenzio in un groviglio di segni incompiuti, sempre in attesa di una precisa identit. I suoi sono sguardi interiori, teofanie dellanima che si manifestano come particelle di un pi ampio e definito cosmo fisiognomico comprensibile con gli occhi del cuore! Cos accadeva nei suoi Voli e di recente nei suoi Volti informi, alla ricerca di unidentit! Ancora oggi nelle sue Sculture di luce, i cardini morfologici che pulsano alla radice pullulano di assonanze introspettive e restituiscono un percorso col quale si pu seguire la luce, infiltrata fra le fenditure porose della superficie! Captando il linguaggio luminoso delle istallazioni che Daniele propone, si pu scorgerne la scia che si culla col vetro e si propaga docile in ogni dove, varcando le trasparenze e creando ombre o stratificazioni, per poi riemergere e ritrovarsi faccia a faccia con se stessi! Ancora una volta per Daniele non importa il materiale adoperato, in quanto il linguaggio intrinseco il medesimo sia essa pittura o scultura e cos in questo caso, limmagine sculturea che ne deriva in perfetta assonanza con lintera produzione dai Voli ad oggi, dove lo sguardo, orientato sulla propria identit, in continua evoluzione e lio adulto cerca lio bambino per ristabilire un equilibrio che ancora non ha pienamente trovato per via di un portato pittorico intriso di indefinitezza, compiuto con pennellate taglienti, vigorose, impettite, veloci e brevi. Cos come i segni svelti ed evanescenti che compongono i suoi quadri, anche i flussi luminosi interrotti dalle fenditure del ferro e dai riverberi del vetro resinoso, sono alla ricerca di una loro identit. Cercano la definizione della figura, ambiscono allimmagine pura e quindi c insito in loro il desiderio di specchiarsi a una fonte rigenerativa che al momento solo frutto della creazione artistica ma che incontrandosi con il fruitore fa scattare la scintilla di un equilibrio tanto ricercato. Del resto, la porosit dei vetri rimanda alle pennellate e il gioco oscillante della trasparenza opacizzante crea un filtro identitario e le sue sculture appaiono come un bozzolo che attende la definizione ultima, in attesa di una vita nuova, di seguitare la scia della vitalit, quella scia che figlia dellinvisibile e percepibile solo con lanima! La scultura di Daniele un groviglio di sentimenti espressi col linguaggio plastico e rimanda alla vita e cos come nella sua forma tubolare coprente, la luce rimane intrappolata e fuoriesce solo a sprazzi in attimi di libert, cos il virtuosismo empatico per certo rigenerativo alla quotidianit! Quei deboli o sottili filtri luminosi sono il desiderio di una vita nuova, di una ricerca in stato davanzamento, una coscienza dellesistere! Le sue forme scultoree puntano a rischiarare le tenebre dellio per fornire uno strumento di connettivit con linvisibile che ciascuno si porta dentro!
Antonio DAmico

D A N I E L E C A Z Z AT O

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LIBRI

Giosetta Fioroni
Racconti per immagini
Fede Lorandi
stata una bella sorpresa trovare Giosetta Fioroni alla presentazione del volume di Skiwork in progress che, non a caso, si percepisce spesso nei suoi dipinti, nei suoi scritti e nelle ceramiche degli ultimi decenni. Una donna affascinante, sobria, curiosa. Unesploratrice nel mondo dellespressione artistica, della poetica del segno. Una signora della cultura che dipinge e disegna come parla e parla benissimo. Leggera e incisiva, senza sbavature, senza accenti di vanitoso egocentrismo. Con ironia e un gusto sano del gioco, quello adulto, utile nel mestiere di vivere non meno che in quello creativo. Pop Art, certo, Scuola di Piazza del Popolo, s, Biennale di Venezia, perch no. Ma anche tanta poesia, tanta strada, tante relazioni, intrecci, tentativi, tentazioni. molto piacevole questo libro: Germano Celant introduce con pagine ricche di storia e critica darte, poi Giosetta si racconta: e cos entri dentro anche a tante sue tele e capisci i Teatrini e senti lenergia degli Argenti. Ma soprattutto capisci perch. E un po ti innamori. Non per il momento di grande revival degli anni 60 e 70 dove troppo spesso il vuoto del presente a spingerci a guardare indietro che le cose di Giosetta piacciono ancora. che non sono solo belle, sono gustosamente buone. E intelligenti.
Giosetta Fioroni Germano Celant 456 pp., 526 ill. testo italiano/inglese Rilegato

I colori del bianco


Stefano Saponaro
I colori del bianco. Policromia nella scultura antica (De Luca Editori dArte) un viaggio entusiasmante nato dalle rito per cui la colorazione della scultura sarebbe stata unabitudine distintiva di gradini stilistici primitivi, dismessa con la progressiva acquisizione della perfezione e con lepifania dellideale, come si legge nel saggio Il dibattito sul colore di Andreas Prater che chiude il volume. La silloge sembra recuperare linsegnamento di A. Furtwngler, che, dopo una lunga fase di speculazioni e fantasie attorno alla policromia, torn di nuovo sui reperti, forte anche delRicostruzione policroma dellarciere del limpegno profuso in frontone occidentale del tempio di Aphaia prima persona negli scavi del tempio di cerche che hanno dato vita, tra Aphaia ad Egina agli inizi del la fine del 2003 e linizio del Novecento. Nelle intenzioni 2005, ad una mostra itineran- degli studiosi chiamati a parte ospitata dapprima presso la tecipare allorganizzazione delGliptoteca di Monaco, poi nel- la mostra nonch alla scrittule sale della Gliptoteca Ny ra del volume, vi infatti anCarlsberg di Copenaghen e in- che la volont di rendere acfine ai Musei Vaticani. cessibili i risultati delle ricerQuesta raccolta di studi rap- che tramite la presentazione di presenta un organico tentati- ricostruzioni a grandezza navo di sgretolare definitiva- turale: lo scopo quello di coinmente la dottrina classicista, volgere un pubblico sempre affermatasi a partire dal Sette- pi ampio, non limitato ai socento, che continu a proiet- li specialisti, e insieme di ritare lombra dei propri pre- spondere a unesigenza spericoncetti estetici sullantichit mentale, cio quella di verifigreca (e romana), trovando care mezzi e procedimenti delgiustificazione nellargomen- la pittura antica, finora ricostruiti solo a livello teorico, e comprendere come il colore avrebbe influito sulla percezione delle sculture. Ne nasce una raccolta coerente di saggi filologici, di storia della recezione e di analisi sia archeologiche che archeometriche, che analizza la questione della policromia nella scultura antica da molteplici punti di vista: il ruolo delle invenzioni e dei miglioramenti nel campo delle tecniche di stampa (prima fra tutte, la cromolitografia) che stimolarono un rinnovato interesse per largomento; la rilettura delle testimonianze sulla plastica policroma nella letteratura antica; lanalisi del tema della policromia nei manufatti bronzei. A queste indagini si affiancano una serie di case studies di alto approfondimento, come quello sulla cromia dellAugusto di Prima Porta o sul progetto di ricostruzione dei colori del ritratto di Caligola della Gliptoteca di Copenaghen, tutti assai significativi per una intera classe di problemi, legati da un filo rosso, o meglio, da un filo di mille colori.
I colori del bianco. Policromia nella scultura antica AA. VV. 356 pp., 458 ill. Brossura

ra che, appena uscito in libreria, raccoglie il meglio del suo lavoro. In Triennale a Milano si parlava di lei e con lei di anni passati, senza una vena di malinconia. In unatmosfera di

Sacra mirabilia
Tesori da Castiglion Fiorentino
Stefano Luppi
Va senzaltro applaudita liniziativa di Castiglion Fiorentino, comune toscano di neppure 15mila abitanti che assomma sul suo territorio tre importanti musei, di portare i suoi tesori artistici, appena restaurati, a Roma, a Castel SantAngelo, uno dei monumenti pi visitati e noti dItalia. Loperazione non stata solo randole con vari castoni con pietre, quarzi e paste vitree, mentre sulla base sono predisposte dodici piastrine dargento con smalti traslucidi tramite cui si raccontano storie di santi. Riteniamo ricorda Torriti che non vi siano dubbi sulla provenienza francese degli smalti, creati appositamente per questopera, visto che le larlo, lasciarlo in eredit. E avr il diritto di andare a visitare la propria opera. Senza saperlo gli amministratori di Castiglion Fiorentino hanno applicato, prima che fosse diffusa, questa idea: lex libris del restauro, in questo caso, rappresentato dallesposizionesvoltasi a Castel SantAngelo (catalogo Edifir , a cura di P. Torriti e M. Gilda Scarpellini) e i proprietari dei meravigliosi oggetti sono gli abitanti del comune e i turisti che dopo la pubblicit romana possono ammirarli nei musei locali, la Pinacoteca Comunale, lArcheologico e la Pieve di San Giuliano. La Pinacoteca conserva soprattutto opere darte sacra, oreficeria medievale e dipinti toscani dal XIII al XVIII secolo tra cui San Francesco che riceve le stimmate di Bartolomeo della Gatta e la preziosa statua lignea del 300 di San Michele arcangelo che uccide il drago. Il museo di San Giuliano espone opere provenienti da chiese del territorio dal XIII al XVIII secolo, tra cui la terracotta invetriata del Battesimo di Cristo di Benedetto Buglioni (1520) e magnifici paramenti del 400 come la tonacella fiorentina di Petreto. Larcheologico, infine, riallestito nel 2001, raccoglie quanto proveniente da scavi locali, soprattutto depoca etrusca (delizioso il piccolo dado in bucchero della fine del VII secolo a.C. e le statuette di Brolio conservate per a Firenze). Peccato non sia stato possibile esporre a Roma, per comprensibili motivi conservativi, anche la croce di fine 200: si sarebbe riaperto il dibattito, Duccio o non Duccio?
Sacra mirabilia tesori da Castiglion Fiorentino P. Torriti, M. Gilda Scarpellini 128 pp., 100 ill. Brossura

Carte e documenti per 2 convegni


Luca Pietro Nicoletti
Lo storico dellarte, oggi, non decennio, dallateneo milanesi accontenta pi delle sole se, per gli studi umanistici sulopere darte e della critica che leditoria, sui mestieri del libro si esercitata su di esse, ma e sul vastissimo mondo intelmostra curiosit nelle direzio- lettuale che vi ha gravitato nel ni pi diverse, dai corso di tutto il carteggi a docu900. Fulcro di menti, alle persoquesto interesne che un artista se il Centro frequentava e perAPICE (Archisino ai libri della vio della Parosua biblioteca. Sola, dellImmano un corollario gine e della diretto di questi Comunicaziointeressi, per nane Editoriale) turale conseguennato nellottoza, anche gli studi bre 2002 per sulle figure conraccogliere, nettive che hanno conservare e reso possibile il valorizzare Caricatura di G. Mucchi moderno sistema fondi bibliodelle arti (mercanti, collezio- grafici e archivistici di particonisti ed editori). Si possono lare pregio e rarit. A partire racchiudere in questa proble- dal primo nucleo di opere gi matica i due volumi su Ga- di propriet universitaria, il briele Mucchi (nella serie Ar- Centro ha acquisito biblioteche chivi del libro delle Edizioni di e archivi di importanti case ediStoria e Letteratura di Roma) e trici del XX secolo, che, acsugli editori Giovanni e Vanni canto a raccolte provenienti da Scheiwiller (al numero 8 della collezionisti privati, documencollana Le vetrine del sapere di tano la storia delleditoria liSkira), risultato di due impor- braria e giornalistica dellet tanti convegni tenutisi presso moderna e contemporanea, lUniversit degli Studi di Mi- cos come dei suoi creatori: lano nel 2005 e nel 2008. Pur scrittori, grafici, illustratori, titrattandosi di argomenti molto pografi, stampatori, critici, edidistanti fra loro e anche di li- tori. I due convegni, di cui ora bri con impostazioni comple- si pubblicano gli atti, sono il tamente diverse, questi testi so- frutto dei fondi archivistici e lino accomunati da un approc- brari pi interessanti che lAcio metodologico analogo, PICE possiede: un archivio di frutto di lunghi lavori darchi- persona (Mucchi) e uno privio su documenti di prima ma- vato, ma questa volta di caratno intrecciando opere, docu- tere editoriale (Scheiwiller), menti e, non ultimi, libri. En- con tutto il mondo di rapportrambi, infatti, sono la voca- ti e relazioni che gravitato inzione manifestata, da quasi un torno a queste due singolari esperienze del Novecento italiano. Se per appare ovvio parlare di libri nel caso dei due Scheiwiller (padre e figlio), ancora pi significativo, in un volume dedicato a un artista, trovare non solo contributi sulla sua attivit pittorica e progettuale, ma anche sui suoi lavori per leditoria, come nel caso delle illustrazioni per Bompiani, o sulla sua biblioteca personale, sui libri che, insieme a una nutrita messe di documenti darchivio, sono stati donati ad APICE. Inevitabile, quindi, che in entrambi i casi si trovino contributi che entrano ed escono dal percorso strettamente biografico dei soggetti in esame, offrendo non solo un panorama pi ampio, ma anche tutta una serie di tasselli preziosi che completano altre storie e allargano lorizzonte mostrando come anche un archivio di persona, nellabbondantissima messe di documenti, tramandati dal secolo passato, possa riservare innumerevoli sorprese, e non solo sul possessore originario di quelle preziose e vetuste carte.
Gabriele Mucchi. Un secolo di scambi artistici tra Italia e Germania A. Negri (a cura di) 290 pp., 100 ill. Brossura I due Scheiwiller. Editoria e cultura nella Milano del 900 A. Cadioli, A. Kerbarker A. Negri 244 pp., 300 ill. Brossura pagina 5

Busto reliquiario di santOrsola

marketing culturale, perch liniziativa si svolta secondo tutti i crismi scientifici sotto la curatela del professor Paolo Torriti dellUniversit di Siena e la collaborazione di Rossella Vodret, soprintendente speciale del Polo museale di Roma. Migliaia di persone, hanno ammirato 40 opere provenienti dalla Toscana, tra cui i tre pi importanti oggetti restaurati pochi mesi fa dallOpificio delle Pietre Dure di Firenze: una croce reliquiario di manifattura toscana dinizio XIII secolo, una croce santa forse francese del XIII secolo e il notissimo busto reliquiario di santOrsola, un autentico gioiello creato a met del 300 a Parigi o Avignone sbalzando due lastre dargento e deco-

placchette dovettero essere prima piegate per adattarle alla forma del reliquiario e poi smaltate, ma sembra che anche la corona provenga dai quei territori. Tutto ci richiama le ragioni delleconomista Franco Debenedetti quando, pur riferendosi in particolare ai documenti antichi, ricorda che Se il restauro un valore, un bene che si aggiunge alloggetto, allora deve essere possibile acquisire il diritto di propriet del restauro. Sar testimoniato sulloriginale da un ex libris che riporti il nome del proprietario del restauro... Questi potr usare il certificato per scopi individuali o aziendali, per soddisfazione personale o per promozione pubblica, potr cederlo, rega-

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N. 64 - luglio-ottobre 2010

ARTE

INCONTRO

IN

LIBRERIA

Gli intrecci di una dinastia


Gli arazzi dei Gonzaga
Stefano Saponaro
Cresciuti allombra dei drappi che velano la camera picta di Mantegna, Federico, Ercole e Ferrante Gonzaga continuarono a far brillare la stella mantovana nel campo dellarte tessile: i tendaggi di velguida alla scoperta di questarte preziosissima, inaugurando il nuovo corso del Comitato Scientifico del Centro Internazionale di Palazzo Te, presieduto da Salvatore Settis. Il catalogo raccoglie ben trenno creati: Anversa era lepicentro del commercio, ma a Bruxelles spettava il primato della produzione, tanto che negli anni Trenta del 500 quasi un terzo degli abitanti della citt era impiegato nella realizzazione di arazzi. In alcuni casi, la rotta dalle Fiandre era percorsa dagli arazzieri stessi, che dai Paesi Bassi trasferivano la loro attivit in Italia: ne un esempio N. Karcher, abilissimo tessitore di Bruxelles, operante a Ferrara fin dal 1517 e assunto da Federico Gonzaga nel 1539. Il volume illustra alcuni capolavori eccezionali, a partire dalla celebre Annunciazione (14701471 circa) dellArt Institute di Chicago, uno dei pi antichi arazzi di gusto rinascimentale sopravissuti, fatto eseguire da Ludovico II, per arrivare ai quattro splendidi esemplari della Vita di Alessandro Magno (1600 circa), commissionati da Vincenzo I e conservati a Monselice: pi di un secolo dintrecci tra la dinastia gonzaghesca e larte dellimmagine tessuta.
Gli arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento G. Delmarcel, C.M. Brown (a cura di) 296 pp., 180 ill. Brossura

Jacopo Bassano
e la dinastia dei Da Ponte ai raggi x
Stefano Luppi
Visitando il piccolo e delizio- gimenti e questo forse trop- stori di collezione privata ameso centro di Bassano del Grap- po, visti gli anni di concorren- ricana. Ma questa mostra non pa non si incontrano, purtrop- za con mostri del pennello co- che la prima delle iniziative, po, molte testimonianze pitto- me Tintoretto e Tiziano, ma organizzate dal Comune con riche di Jacopo Da Ponte det- certamente in Bassano si per- la collaborazione di Villaggio to da Bassano (1510/17 ca. - cepiscono lampi di sperimen- Globale International, previste 1592) ancora in loco, giusto tata attenzione al dato natura- in occasione dei supposti 500 una piccola maanni dalla nascita del donnina sotto il pittore: nel prossimo grande orologio dicembre sono stati del 1582 e tracce convocati a Bassano sbiadite dellaffrestudiosi da tutto il sco con Marco mondo per iniziare a Curzio a cavallo lavorare intorno a un che si getta nella votema allettante per gli ragine su Porta studi artistici, come laDieda (sino al 1975 nalisi delle opere del stava allaperto anBassano rispetto a che il grande affrequelle dei figli. Dal 9 sco con putti e modicembre al 27 marzo tivi allegorici di ca2011 la Soprintendensa dal Corno). za per i Beni Artistici Due bracchi legati al tronco di un albero Degli altri membri di Verona, Rovigo e Vidella dinastia pi nota di que- le, innestati successivamente cenza organizza inoltre la rasstarea veneta residenza e in un clima pittorico lirica- segna I Bassano ai raggi x, bottega nei pressi di Palazzo mente manierista che negli ul- evento forse poco attrattivo per Sturm e il ponte Vecchio dal timi anni di produzione giun- un pubblico generico che pecapostipite Francesco il Vec- ge a un uso della luce che pro- r avr loccasione di scoprire chio, sino ai figli di Jacopo duce quadri caldi, di grande i tanti segreti dei dipinti dei da Francesco il Giovane, Gerola- emotivit mentale anche se vi- Ponte penetrando, grazie a mo e Leandro, qualche ulte- sivamente forse meno fulmi- strumenti scientifici non invariore lacerto in citt c (ad nanti. Che Jacopo sia un pit- sivi, dentro le opere. I tre anesempio in Duomo, purtrop- tore della realt non v dub- ni di lavori si concluderanno po sempre chiuso tanto che bio, basti vedere capolavori co- infine nel 2012, quando sar neppure le guide turistiche me Due bracchi legati al tron- organizzata la mostra Jacopo sanno riferire sulle opere po- co di un albero (1549) oppure Bassano, i figli, la scuola e leste allinterno) ma occorre rag- alcune deliziosi frammenti redit. Allora potremo dire di giungere il Museo Civico nel (Ballarin) come la Fuga in Egit- sapere davvero tutto su questa chiostro della chiesa gotica di to del 1534, ma proprio il pri- prestigiosa dinastia artistica San Francesco per scoprire mo dei due dipinti introduce che, non va scordato, inizi limportanza della loro pittura. poi immediatamente ai lampi con il padre di Jacopo, FranSoprattutto del talentuoso Ja- manieristi e anche al contem- cesco, il vecchio da Ponte, aucopo, cui dedicato un ottimo poraneo meraviglioso Ritratto tore forse sin troppo bistrattacatalogo (Electa) con una qua- di cardinale di Budapest to dalla critica. rantina di dipinti provenienti (1549), davvero uno dei vertida lHavana, Parigi, Berlino, ci maggiori di questo genere Jacopo Bassano Houston e dal museo locale, di pittura del periodo. Con gli e lo stupendo inganno curato da Giuliana Ericani e anni Sessanta Jacopo poi giun- dellocchio Alessandro Ballarin. Longhi in- ge al luminismo di tocco ti- A. Ballarin, G. Ericani (a cura di) coronava Jacopo come la per- pici nei suoi pastorali dove Catalogo mostra sonalit pi complessa e il sog- la luce il collante di tutto: evi- 176 pp., 50 ill. getto pi significativo per la dente, ad esempio, nella po- Brossura portata secolare dei suoi svol- tentissima Adorazione dei pa-

Annunciazione, Art Institute, Chicago

luto e broccato (proprio come quelli descritti negli affreschi mantegneschi commissionati da Ludovico Gonzaga, bisnonno dei fratelli), le vesti sontuose e alla moda (come quelle ricercate con capriccioso vezzo dalla madre dei tre, Isabella dEste) e, soprattutto, gli arazzi di finissima fattura erano indice del prestigio e della ricchezza dei signori di Mantova. Gli Arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento. Da Mantegna a Raffaello e Giulio Romano, volume di studi Skira, curato da uno dei massimi esperti in materia, Guy Delmarcel, ci

taquattro arazzi, che sono, tuttavia, solo un piccolo saggio del mecenatismo di Federico, Ercole e Ferrante in questo settore: linventario dei beni di Federico dopo la sua morte (1541) conta 315 pezzi; quello degli eredi di Ferrante i signori di Guastalla ne segnala (nel 1590) 172, mentre il repertorio ducale stilato nel 1614 ne comprende 386. La distruzione, la dispersione e la consunzione segnarono il destino della maggior parte degli arazzi. Quelli che si sono salvati raccontano spesso delle terre lontane in cui i manufatti era-

Mod, le maudit
inaugura la nuova sede del MaGa
Martina Fragale
lincarnazione del mito bohmien, lemblema della trasgressiva Parigi del primo Norazione alla scultura e approdo alla pittura, avanguardia europea e tradizione italiana. Modigliani un terreno poroso, che assorbe caratteristiche diversissime e le distilla in un risultato inedito, schiettamente originale. Arriva a Parigi nel 1906: lanno della morte di Paul Czanne, Picasso lavora alle Demoiselles dAvignon e linteresse per il primitivismo e larte negra permea il panorama artistico coevo. Lartista toscano (il Botticelli moderno, come significativamente lo chiamer Margherita Sarfatti) dialoga con la contemporaneit europea, ma la collega costantemente al proprio passato toscano, alla sensibilit per larte rinascimentale e a una formazione fortemente influenzata dai Macchiaioli; in questo senso costituisce una spia significativa il rapporto con il primitivismo e larte negra, che marca allo stesso tempo il punto in comune e la differenza con lo scultore rumeno Kostantin Brancusi (forse il personaggio pi artisticamente affine): per lartista fiorentino, infatti, il primitivismo non costituir mai un fine, ma un semplice mezzo per arricchire la propria originale sensibilit creativa senza per deviarne significativamente il percorso. quindi con un soggetto davvero denso di spunti che si inaugura il MaGa di Gallarate, nuova sede museale della Fondazione Galleria dArte Moderna e Contemporanea Silvio Zanella Onlus (che ha come soci fondatori il Ministero per i Beni e le Attivit Culturali e il Comune di Gallarate). Per levento, la fondazione ha reso omaggio al grande artista toscano con unesposizione originale non solo per la prospettiva proposta (la denominazione il mistico profano sintetizza eloquentemente una visione problematica della figura di Modigliani), ma anche per la modalit espositiva: lallestimento stato curato da Maurizio Sabatini, scenografo di Baaria (lultimo film di Tornatore). Una mostra ricca e variegata, che si avvasa del contributo di importanti musei e collezioni, come la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino, la GNAM di Roma, la Pinacoteca di Brera e i Musei Civici di Milano.
Il mistico profano Omaggio a Modigliani B. Buscaroli (a cura di) Catalogo mostra 172 pp., 60 ill. Brossura

Veneziano contemporaneo
Anna Borgoni
Il Museo Nazionale di Villa Pisani di Stra (Venezia), ospita la mostra Ottocento veneziano Veneziano contemporaneo curata da Myriam Zerbi (Ottocento) e da Costantino DOrazio (Contemporaneo). La rassegna documenta e illustra il ruolo di Venezia nella formazione e nellispirazione artistica. Il percorso espositivo si snoda in due sezioni: le opere dellOttocento presentate negli ampi corridoi della villa, mentre quelle di alcuni giovani artisti contemporanei dialogano con lo scenografico parco della Riviera del Brenta. La sezione ottocentesca propone lopera dei pittori pi celebri formatisi nella citt lagunare o dei maestri dellAccademia di Venezia a cavallo tra Otto e Novecento. Circa un secolo di oscillazione del gusto, dallideale neoclassico a quello romantico realista. In mostra opere dispirazione canoviana, di soggetto storico o di genere, ritratti, vedute con cromatismi della tradizione settecentesca, paesaggi ripresi dal vero o di sapore popolare. Tra Bresolin, Egisto Lancerotto, gli artisti presenti: T. Matteini, Oreste Da Molin, Antonio e SilG. Borsato, F. Bagnara, F. Ha- vio Rotta. Nella sezione Veneziano contemporaneo cinque artisti si confrontano con il bellissimo parco di Villa Pisani, dove si sono cimentati i maggiori maestri internazionali, come R. Long, J. Kounellis, lo spazio verde si apre per la prima volta agli artisti delle ultime generazioni: Elisabetta Di Maggio, Giorgio Andreotta Cal, Margherita Morgantin, Arcangelo Sassolino e Alberto Tadiello, con installazioni avanguardistiche. Il catalogo Allemandi, funge anche da guida alle istituzioni veneziane che si occupano della formazione e della promozione dei giovani artisti: dallAccademia di Venezia alla Fondazione Bevilacqua La Masa, dal Premio Ettore Tito Furla allo IUAV. yez (pupillo di Canova), L. Lipparini, M. Grigoletti, I. Caffi, P. Ottocento veneziano. Molmenti, G. Ciardi, G. Fa- Veneziano contemporaneo vretto, E. Tito, A. Milesi, oltre Stra, Museo Nazionale a personalit artistiche meno di Villa Pisani note al grande pubblico quali fino al 26 settembre Vincenzo Chilone, Domenico

Paul Guillaumin

vecento forse tutto meno che se stesso Amedeo Modigliani, Mod per gli amici. Come sottolinea Beatrice Buscaroli (curatrice del catalogo, edito da Electa), la leggenda di un Modigliani maudit ha tristemente inficiato un secolo di storia dellarte, sostituendo luomo allopera e strappando allopera il suo carattere di techne, faticoso lavoro e costruzione continua sul filo ed questo uno degli aspetti specifici della sua opera di una tensione perpetuamente irrisolta fra elementi diversi: aspipagina 6

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NOTIZIE

DA

ROMA

a cura di Alice dAmelia

La natura secondo de Chirico


al Palazzo delle Esposizioni
Mara Righini
Aperta a Roma la mostra dedicata a Giorgio de Chirico (Vopenhauer, nel 1910 a Firenze con Lenigma di un pomeriggio dautunno ha dato vita allarte metafisica, che svilupper in seguito a Parigi e a Ferrara. Le circa 140 opere a Palazzo delle Esposizioni, sfruttando nel percorso larchitettura del luogo, partono dallimponente rotonda centrale, dove, seduti sui divani, si possono ascoltare interviste rilasciate dallartista che, dipanandosi nelle gallerie, svelano al pubblico, in sette sezioni, le tematiche nellarte del maestro. Tra queste si nasconde costante la solitudine delluomo e il mistero legato alla Natura, in un equilibrio surreale sospesi tra caos e ordine. Una natura ora idealizzata ed esaltata con la poesia, ora trasfigurata dalla geometria prospettica che la trasforma in nuove moltitudini labirintiche osservate in dettagli o con distacco dai manichini muti e immobili immersi in unatmosfera viva seppur silente come lha definita lo stesso de Chirico che li circonda. Una natura di per s indecifrabile, che chiede comunque di essere svelata, rimanendo una costante nellopera del pittore, anche se con differenti rappresentazioni. Il percorso della mostra si articola dagli anni Dieci con La Lotta dei Centauri (1909), agli anni Trenta con: Le temple fatal (1914), Le muse inquietanti (1925), I bagni misteriosi (1935-36), Piazza dItalia con fontana (1954), Interno meta-

Finalmente Maxxi
Il museo delle arti del XXI secolo
A.d.A.
Linee fluide e spazi che si in- ponente anche il carnet di tersecano in una struttura po- eventi che attirer i riflettori fitente e di forte impatto urba- no a novembre: Spazio. Dalle collezioni di arte e architettura del Maxxi, concepita come una continua interazione fra alcune opere della collezione permanente (tra cui Boetti, Kentridge, Penone, Vezzoli) e quelle site specific di dieci architetti e studi darchitettura internazionali al fine di una riflessione sia ambientale che intima sul concetto di spaGino De Dominicis, Ritratto di A. Canaletti zio. Completer la no danno corpo al tanto atte- mostra Geografie italiane, una so Museo delle Arti del XXI se- video installazione di Studio colo. Concepito dallarchistar Azzurro, Net in Space, uno Zaha Hadid, ha navigato per sguardo ravvicinato sulla netlunghi anni in mari incerti e art e le opere vincitrici del conburrascosi, ma lapprodo di corso internazionale Maxxi quelli trionfali. Linaugurazio- duepercento di Maurizio Mone stata infatti scandita in tre chetti e di Massimo Grimaldi. giornate, dal 27 al 30 maggio, Gino De Dominicis. Limmorche hanno visto sfilare le mag- tale, una retrospettiva sulla giori personalit della politica figura di un grande artista che e della cultura come omaggio ha operato sfuggendo le facili allimpegno e alla grandezza etichette e la logica del merdi un simile progetto. Non sa- cato con ironia e coraggio. Le r un museo come gli altri, n oltre cento opere esposte, tra sar un luogo dove esporre le cui, la gigantesca Calamita Coopere darte. Sar invece un la- smica, lunga oltre 24 metri, boratorio di ricerca per il con- consentiranno di cogliere tutfronto tra diversi linguaggi con- ta la sua potenza. temporanei: design, moda, ci- Luigi Moretti architetto. Dal Ranema, pubblicit dialogheran- zionalismo allinformale, tratno con larte e larchitettura, teggia in modo pi nitido il cos il presidente, Pio Baldi, ne profilo complesso di architetspiega obiettivi e funzioni. Im- to e teorico attraverso lanalisi di progetti, studi e scritti. Kutlung Ataman. Mesopotamian drammaturgies, attraverso otto opere video evidenzia la riflessione dellartista turco sul problematico rapporto tra Oriente e Occidente, tra globalizzazione e perdurare delle culture locali. Agenda dunque da prima donna quella in programma! Si spera non si tratti dei bagliori fugaci di una notte brava, ma il preludio di un impegno duraturo. In societ liquida, per dirla alla Bauman, il museo in particolare quello di arte contemporanea potrebbe diventare una via duscita al consumo frenetico dellindividuo e alla sua incapacit di focalizzare i principi etici del proprio vivere, potrebbe farci rallentare allincrocio delle differenze, dellindividualit in vista di una maggiore consapevolezza della nostra identit.
MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo Roma, via Guido Reni, 4 A Spazio. Dalle collezioni di Arte e Architettura del Maxxi fino 23 gennaio 2011 Gino De Dominicis. Limmortale fino al 7 novembre Kutlung Ataman. Mesopotamian drammaturgies fino al 12 settembre

Giorgio de Chirico, Le duo

G. de Chirico, Malinconia della partenza

los, 10 luglio 1888 - Roma, 20 novembre 1978) e il suo punto di vista sulla natura a cura di Achille Bonito Oliva. Contemporaneamente Le Muse inquietanti degli anni 60, volano allultima asta di Christies a Milano dimostrando come il fondatore della metafisica sia sempre tra gli artisti pi amati dal collezionismo. Unulteriore prova di come larte sia compresa spesso a posteriori e se al suo tempo non fu del tutto capito n sempre apprezzato, lartista, ancora oggi, resta attuale per il pubblico in genere nei suoi enigmatici e misteriosi interrogativi. Giorgio de Chirico, stato uno dei pittori pi fecondi del 900, nato in Grecia e formatosi a Monaco, rimase suggestionato dalla pittura simbolista e dalla lettura di Nietzsche e Scho-

fisico con paesaggio romantico (1968), Spettacolo misterioso (1971). Le opere esposte, provenienti da collezioni pubbliche e private, rispecchiano le origini greche del pittore traendo dalla scienza e dalla filosofia la propria ispirazione e sono anche testimonianza di unindagine ancora attuale che spinge il pubblico ad interrogarsi, come ha fatto de Chirico in tutta la sua arte, sullenigma del reale. Una mostra importante, che merita una visita anche per la prestigiosa sede museale ubicata vicino a Piazza di Spagna, ultimo domicilio dellartista.
La natura secondo de Chirico Roma Palazzo delle Esposizioni fino all11 luglio

La forma del Rinascimento


Alice dAmelia
avignonese del papato e la successiva caduta dellImpero Romano dOriente a opera di Maometto, viene promossa una campagna per ristabilire lautorit ecclesiastica e il primato di Roma. A Martino V si deve la svolta copernicana nellaver assunto la cultura figurativa contemporanea quale pilastro dellautorit della chiesa contro eretici e scismatici; a Sisto IV lesaltazione, attraverso larte, di una continuit ideale tra la grandezza della Roma imperiale e quella cristiana; ai successivi papi Giulio II e Leone X laver continuato la restauratio elevandola allennesima potenza. Grazie alla committenza papale vengono convocati artisti di diversa formazione: toscani, lombardi, liguri, umbri; pur con le loro peculiarit essi risultano accomunati dallinflusso esercitato dai magnifici resti dellantichit presenti nellurbe, resi attuali dal recupero umanistico della civilt classica. Non un caso che Donatello e Brunelleschi si rechino in viaggio a Roma per uno studio diretto dellarte antica, Leon Battista Alberti vi abbia concepito il De statua (1450) e il De re aedificatoria (14431452), Michelangelo vi abbia esordito con il Bacco degli Uffizi (1497), commissionato proprio da quel cardinale Riario ingannato dalla bellezza del suo Cupido dormiente acquistato come opera antica e tanti altri quali Piero della Francesca, Mino da Fiesole, Andrea Mantegna, Raffaello, Pinturicchio, Perugino siano approdati sulle rive del Tevere per uno scambio fecondo con la citt. Cos attraverso lopera dei tre maestri a cui dedicata la mostra si crea una trama di rimandi, di intrecci, di contaminazioni estesi ai tanti artisti dellepoca, per dare voce a un dialogo visivo che fa luce su quelle proficue sinergie che, alla fine del secolo, daranno vita ad una forma prettamente romana. Supportata da recenti studi, ricerche specifiche, reperti poco conosciuti come lEolo di Michelangelo e altri inediti del Bregno, lesposizione si presenta con un allestimento progettato da Luigi Marchione, uno dei maggiori scenografi attuali, che coniuga esigenze espositive contemporanee con una contestualizzazione classica delle opere.
La forma del Rinascimento Donatello, Andrea Bregno Michelangelo e la scultura a Roma nel 400 Roma, Palazzo Venezia fino al 5 settembre

La gloria di Pietro
Antonio DAmico
Casa Buonarroti a Firenze inaugura una fertile estate espositiva con una superba mostra, omaggio a un protagonista eccelso dellarte che introduce nellUrbe il nuovo linguaggio di Roma barocca, ovvero: Una gloria europea. Pietro da Cortona a Firenze (16371647), a cura di R. Contini e F. Solinas con un catalogo di Silvana Editoriale. Lintento dei curatori di gettare qualche sasso nella classica piccionaia, si spera con buona mira, per poter trarre conseguenze e magari stimoli per ulteriori capitoli di questa strana vicenda, strana nella sua nobile, specifica angolatura afferente le arti figurative, non meno singolare nelle sue coordinate storico-politiche. E la vicenda a cui Contini fa riferimento nella sua presentazione per lappunto il perno intorno a cui ruota lesposizione: lattivit di frescante dal 1637 al 1647, con soluzione di continuit, nella Firenze di Ferdinando II, in quella corte toscana dove Berrettini risulta essere il miglior pittore che si trovi, come declama il titolo del saggio di Solinas. E del resto straordinari sono i cicli di Palazzo Pitti e le foto in catalogo gli rendono merito, dove i temi dorigine ovidiana vengo- speroso profilo della Musa Calno esaltati dal quarantenne pit- liope per un pennacchio della tore in visita a Firenze col car- sala di Apollo del 1647. E comunque lobiettivo scientifico dei curatori quello di ingaggiare, fisicamente si vorrebbe dire, qualcuno dei grandi mecenati romani e fiorentini di Pietro da Cortona, mostrare una volta di pi la grandezza del Berrettini grafico in rapporto a opere realizzate nel corso dei suoi reiterati appuntamenti in riva allArno, integrare a qualche numero celebre di quel tempo nuove pitture affatto sconosciute e degne, a parer nostro, di adire ai palcoscenici domenicali delPietro da Cortona lartista. Infatti, insieme a Il riIl ritorno di Agar da Abramo torno di Agar da Abramo giundinale Giulio Sacchetti, per to da Vienna e pulsante di una omaggiare le contestuali noz- vitalit cromatica nitida si pu ze del granduca con Vittoria ammirare, modulata con magdella Rovere, come rammenta gior trasporto emotivo, linediContini nel suo incipit di pre- ta tela di collezione privata con sentazione della sezione sugli La Vergine offre il Bambino a affreschi, ancora oggetto di San Francesco, che Contini daspecifici studi in corso. Del re- ta al 1641. Ma questa solo sto, entrando nelle sale di Ca- una delle tante chicche in mosa Buonarroti, lo spettatore at- stra, dove entrando non si potento e appassionato verr at- tr far altro che osannare lintratto, nel cuore del percorso, telligente mano di Pietro da dai dieci raffinatissimi disegni Cortona! preparatori per gli affreschi fiorentini il cui tratto pungente, Una gloria europea forte e delicato cattura irresi- Pietro da Cortona a Firenze (1637-1647) stibilmente; dal sorriso intri- Firenze, Casa Buonarroti gante della giovane donna per fino all11 ottobre lEt dellOro del 1637 al propagina 7

Michelangelo (attribuito) Vento marino o Eolo

La scultura nella Roma del 400 attraverso i lavori di Andrea Bregno, Donatello e Michelangelo il tema della mostra organizzata dalla Soprintendenza per il Polo Museale della citt di Roma e il Comitato Nazionale Andrea Bregno. un evento particolare che i curatori, C. Crescentini e C. Strinati, hanno concentrato sia geograficamente: Roma, sia temporalmente: fine 400, sia artisticamente: scultura, con lobiettivo di far conoscere a un largo pubblico una parte della storia dellarte e della citt meno nota rispetto al clamore della grande maniera di pieno Rinascimento. Sin dagli inizi del 400, a Roma, si assiste ad un grande progetto di riqualificazione politica e culturale; con la fine dellesilio

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Caravaggio e la fuga
Giuliano Frabetti
In occasione del quarto cen- come enuncia Andrea G. De i dipinti di paesaggi e marine tenario della scomparsa di Ca- Marchi nel capitolo dedicato- in mostra, tutti schedati da De ravaggio, che ha incentivato vi risultati radiografici auto- Marchi, emergono i nomi di pi di una manifestazione, una rizzerebbero a pensare che la van Swanevelt, Jan de Momper, Gaspard Dughet, mostra in particolare trae Rosa da Tivoli, Paolo lo spunto da unopera tra Anesi, il Tempesta, le pi singolari del maeVan Bloemen lOrizstro quale apertura di un zonte, Jan Blanckerdiscorso sul genere paehoff. Il soggetto del saggistico perseguito da dipinto di questultiunavveduta committenmo (Veduta della za. Si tratta della mostra Lanterna di Genova Caravaggio e la fuga. La dal mare) consente di pittura di paesaggio nelipotizzare un soggiorle ville Doria Pamphilj no dellautore a Geaperta al Palazzo del nova, anche se lopePrincipe di Genova. Prora ora nella resiposta dallomonima Societ delle Arti, liniziati- Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto denza di Roma. Tanva sorretta da un catalogo a prima idea tendesse a rap- to pi che da essa sembra afcura di Alessandra Mercantini presentare una scena domi- fiorare uno scambio culturale e Laura Stagno (Silvana Edi- nata dal paesaggio. Quanto al col genovese Francesco Bortoriale). Il curioso titolo di- soggiorno di Caravaggio fug- zone (cfr. G. Biavati in Bolletscende da tre motivazioni fon- giasco presso i Doria nella- tino dei Musei Genovesi, didamentali costituite dalla ce- gosto 1605 emerge una rile- cembre 1979, n. 3, p. 51). Lalebre Fuga in Egitto, dalla vi- vante notizia circa una com- nelito a uscire dalla cerchia cenda della fuga dellautore a missione propostagli da Gio- urbana, cos spesso realizzaGenova per sottrarsi alle con- vanni Andea I per affreschi da to nel passato dei Doria Pamseguenze del ferimento di un eseguire nella loggia di una philj, si recentemente traeminente notaio romano e in- villa a Sampierdarena (non pi dotto nellacquisto, in una ridente localit del frusinate fine dal gusto della casata Do- esistente). ria Pamphilj tendente a sfug- Ma Caravaggio rifiut. Tutti i (Guarcino), di un edificio fagire alla vita di citt con leri- termini della questione e altri tiscente, subito ristrutturato e gere splendide ville suburba- particolari, appaiono in cata- trasformato in un sofisticato ne e arricchirle di ariosi Pae- logo in un consitente contri- rifugio, non senza lespansiobuto di Laura Stagno, che in ne degli spazi circostanti. Delsaggi e Marine. Infatti accanto alla Fuga di Ca- altro saggio esamina anche le loperazione ci rende edotti ravaggio, acquistata da Camil- vicende della villa Centurione Massimiliano Floridi, ideatolo Pamphilj nel 1650, sono in Doria di Pegli. Alle altre resi- re della mostra, nel saggio La mostra circa 80 dipinti pae- denze sono dedicati appositi fuga oggi. Il rifugio Floridi saggistici provenienti da varie saggi, a partire dal Vago giar- di Guarcino, con laggiunta residenze Doria Pamphilj, co- dino di Delizie a Ripagrande, di una serie di fotografie di me lopera che Caravaggio di- dove Alessandra Mercantini, Lala Meredith-Vula, ispirate pinse verso il 1595-96 ora in oltre a paesaggi e marine, in- tanto al progetto architettoniGalleria Doria Pamphilj al Cor- dividua ritratti, nature morte e co quanto allincredibile paeso, dopo essere passata nella animali. Della stessa studiosa saggio che circonda ledificio. Villa di Bel Respiro, poi nel Pa- seguono Il Casino delle mollazzo di piazza Navona. Essa te statue e del bel respiro a Caravaggio e la Fuga. appartiene al periodo giova- Villa Pamphilj al Gianicolo, La pittura di paesaggio nile, quando lartista non si era Palazzo Pamphilj a Nettuno, nelle ville Doria Pamphilj ancora volto alla visione dia- Il palazzo del cardinale Bene- Genova, Palazzo del Principe fino al 26 settembre lettica tra luce e ombra; anzi detto Pamphilj ad Albano. Tra

I colori del buio


Lorenzo Riccardi
Un genio non mai solo e non lascia dietro di s il vuoto. E poich la figura di Caravaggio non sfuggita a questa moderna mitizzazione, stata accolta con favore la mostra che presentava un nucleo ridotto, ma significativo, di artisti seguaci del pittore lombardo a cui guardarono come riferimento, anche se spesso non ebbero mai occasione di frequentarlo. A Palazzo Ruspoli di Roma fino al 18 luglio stata allestita la rassegna I colori del buio. I Caravaggeschi nel Patrimonio del Fondo Edifici di Culto con 39 opere a soggetto religioso, curata da R. Vodret. I dipinti, alcuni inediti e molti anonimi, appartengono a chiese di propriet del Ministero degli Interni. Questo evento stato un omaggio indiretto a Caravaggio, ma al contempo ha rivelato, temi e motivi diversi rispetto a quelli abitualmente ritenuti propri del maestro lombardo. Gi nel periodo compreso tra gli inizi e il terzo decennio del XVII secolo, la diffusione di un naturalismo impiantato sulla raffigurazione della realt, senza alcuna idealizzazione (R. Vodret, in catalogo) e legato alla maniera del pittore lombardo avvenne al di fuori delle logiche di bottega e di alunnato. Caravaggio infatti non form mai una scuola e quando abbandon Roma nel 1606, la forte richiesta di opere caravaggesche dei committenti romani fu soddisfatta da pittori che si convertirono, si reinventarono o semplicemente abbracciarono il suo linguaggio, senza per garantirne una tradizione diretta e tradendone, in molti casi, gli aspetti pi innovativi e di rottura. Negli stessi anni, le peregrinazioni del maestro contribuirono a schiudere nuovi scenari in Italia meridionale e, grazie alla mobilit degli artisti che lo avevano frebero nel collezionismo privato seicentesco, le tele di grandi dimensioni di committenza pubblica presentano invece ladozione di un certo grado di naturalismo, che in alcuni casi appare fortemente stemperato nella tradizione tardo manierista, in quella contemporanea classica di stampo bolognese (Annibale Carracci, Lanfranco) o in quella nascente barocca. Il ricco e interesante catalogo propone tutte le opere esposte dallAngelo custode dello Spadarino, allinedito e dubbio Sacrificio di Isacco, attribuito a Giovanni Baglione, dalla splendida pala daltare di Battistello Carracciolo per la chiesa napoletana di S. Maria della Stella, allIncoronazione di spine di Bartolomeo Manfredi di profondo ossequio caravaggesco, alla bellissima (e normalmente non visibile) tela, raffigurante San Lorenzo, attribuita a Francesco Boneri, detto Cecco del Caravaggio, uno degli artisti pi misteriosi della prima met del Seicento. Provenienti dalla chiesa romana di S. Maria della Concezione troviamo, i dipinti degli evangelisti che, ancora in fase di restauro, potrebbero confermare la paternit della testa del San Matteo a Guido Reni, come indicano alcune fonti darchivio. Numerose, infine, le copie di quadri celebri del Merisi, dello Spagnoletto e di Borgianni.
I colori del buio. I caravaggeschi nel patrimonio del Fondo Edifici di Culto R. Vodret (a cura di) pp., ill. Brossura

R. Manetti, S. Antonio Abate libera unindemoniata

quentato a Roma o erano a conoscenza delle sue opere, il caravaggismo, si estese a macchia dolio in tutta Europa. Per comprendere questo fenomeno bisogna ricordare il fraintendimento molto spesso operato da questi artisti che per formazione e predilezione erano al contempo aperti e fortemente condizionati da altre componenti culturali e figurative. Si parte dalle premesse caravaggesche, come nelle opere dello Spadarino e di Gerrit van Honthorst, databili al secondo decennio del Seicento, per arrivare, nei successivi lustri, a produzioni, che presentano caratteristiche ibride. Infatti, se ampio risalto viene giustamente conferito dalla critica ai quadri di mezze figure che tanta fortuna eb-

Uno sguardo nellinvisibile


Luca Maffeo
Ne rimangono poche di quelle certezze che accomunavano gli antichi costruttori di cattedrali per i quali la realt era segno di un mondo invisibile, eppure riscontrabile nella materia delle cose. Cos il motto lo sguardo di chi osserva, in primis dellartista, sulla verit e il senso, celati sotto il velo delle apparenze. Questo il tema sul quale si sviluppa la mostra in programma a Palazzo Strozzi Uno sguardo nellinvisibile, titolo quanto mai sintetico e legame inscindibile per diversi momenti pittorici tra loro contemporanei. Un file rouge che inizia ipoteticamente nella pittura incognita di De Chirico, seducente intuizione al di l della metafisica, in grado, prima, di affascinare lo stesso Andr Breton, e di regalare, poi, lo spunto per le imminenti ed eterogenee esperienze surreali. Tanto da giustificare le note attenzioni poste dal pi giovane Magritte verso la simbologia dellillogico e dellirrazionale proposta dal maestro pi anziano. Da qui la nascita di un surrealismo che affonda le radici nel mistero profondo delle ambientazioni metafisiche, assalite di nulla e intensificate da una relazione mai risolta tra la rappresentazione delle cose e il loro significato. La tela si fa teatrino, scena tragica del silenzio del mondo; gioco pittorico, talvolta ironico e provocatorio, con lo scopo di far vedere quello che non si pu vedere. De Chirico immaginava di guardare le cose per la prima volta, stupito come un bambino dalla coscienza adulta, e di mistificarne le presunte certezze, cercando la verit nellinconscio e nella solitudine dellartista. La realt, dunque, non appare pi come tale, ma sconnessa nei suoi rapporti logici, ora onirici e inquieti. Un presagio che si compie nei dipinti automatici di Max Ernst, e stravolto nei linguaggi di Magritte, per il quale essere surrealista significa bandire dalla mente il gi visto e ricercare il non visto. E lindividuo? Assorto e malinconico, bandito in una nuova oggettivit, si lascia cadere nella solitudine della stretta rue Saint-Andr, segno di una pittura che si affaccia sulla soglia di una realt sconosciuta.
De Chirico, Max Ernst Magritte, Balthus. Uno sguardo nellinvisibile Firenze, Palazzo Strozzi fino al 18 luglio

Quando il gioco si fa in 3
Pietro Sergio Mauri
La diversit degli spazi ha condizionato o favorito i diversi allestimenti: le numerose sale a pi livelli dellantico convento della Gamec di Bergamo o la Chiesa di S. Michele ai Nuovi Sepolcri (a croce Piero Dorazio, Tenax, 1964 greca) della RoDopo Twister unaltra apprez- tonda di via Besana a Milano, zabile iniziativa della Cultura offrivano occasioni sceniche della Regione Lombardia af- ben superiori alla semplici moderne pareti del lindo Museo fiancata da tre Comuni. Tre mostre, in successione dArte Contemporanea di Listemporale in tre diverse geo- sone. Latmosfera di una mografie: Lissone, Milano e Ber- stra influenza non poco il coingamo (chiusa il 9 maggio) che volgimento e la memoria del verrano riassunte per una suc- pubblico. cessiva tappa Svizzera a Luga- Il decennio 1947-1958 illustrano. Quaranta anni di storia, to a Lissone raccontava la ridalla ricostruzione post belli- presa dellarte, astratta e figuca alla caduta del muro di Ber- rativa, dopo la guerra anche lino, che dimostrano brillan- sottolineando aspetti meno temente e riccamente quanto noti relativi ad interventi artilarte italiana non sia stata mi- stici nel mondo economico nore nel panorama interna- (dai tessuti di arredo alla Fiat zionale: ha parlato e influen- 500, dalla Vespa e Lambretta zato socialmente, cultural- alla sigla di fine trasmissioni mente e anche industrialmen- della RAI) e sociale del tempo (grattacielo Pirelli, Torre Velate la nostra societ. sca, Biblioteca del Parco Sempione e Padiglioni in Fiera Campionaria). 1959-1972 altro periodo ricco di eventi, commistioni e creativit pura che parte da Burri e Fontana e dallarte povera per coinvolgere anche video, pubblicit, design, cinema, performance il tutto dinamicamente articolato fra le colonne della Besana. 1973-1989 che cavalca uno straripante ventennio con una numerosa quantit di creazioni, dalla concettualit alla transvanguardia, con design, teatro, cinema, video, riviste e fumetti. Un plauso ai curatori Luigi Cavadini, Bruno Cor e Giacinto Di Pietrantonio e allinteressante catalogo pubblicato dalla Silvana Editoriale dArte che integra le opere, oltre ai preziosi saggi, con interviste a personaggi dellepoca e una cronologia culturale del periodo.
Il Grande Gioco. Forme darte in Italia 1947-1989 Lugano, Museo dArte dal 3 luglio al 25 settembre

Per visibilia ad invisibilia, attraversando le ricerche metafisico-surreali del secolo appena passato, perde ogni sua credibilit e accompagna una serie di pittori, quali Giorgio De Chirico, Max Ernst, Ren Magritte e Balthus al colmo di una verit intimamente e ultimamente enigmatica. Forse che capacit dellarte dovrebbe essere la possibilit non tanto di riprodurre il reale, ma aprire
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LE

MOSTRE

Lavventura del vetro


Tra Venezia e mondi lontani
Valentina Cavera
Venezia, di natali bizantini, sbarca a Trento e in Val di Non e vi rimane fino al 7 novembre 2010, per mostrare gioielli e vetri cinquecentesci, capolavori rinascimentali. Questa periodo stato assai fruttuosa nel campo artistico tanto da far primeggiare la citt lagunare su altre localit. Si ricordano artisti rinascimentali di fama mondiale come Giovanni Bellini, Giorgione, Tiziano Vecellio o il manierista Paolo Veronese. Lesibizione, a cura di Aldo Bova, allestita allinterno del castello del Buonconsiglio a Trento e al Castel di Thun in Val di Non, composta da perle e vetri appartenenti a quel periodo, riesumati dagli abissi marini in Croazia, collane vitree per il mercato africano e il flauto in vetro di Napoleone, sequestrato dagli inglesi dopo la battaglia di Waterloo. Il Museo del Vetro di Murano, inoltre, conceder la presenza di molti, preziosi oggetti inediti provenienti dalla collezione dellufficiale di bellezza, in mostra saranno esposti un piatto e un calice con decorazioni a smalto appartenti proprio a quel misterioso personaggio. sorprendente, anche per gli artigiani contemporanei, il percorso rinascimentale svolto dai vetrai muranesi, allinterno di tecniche e stili pi disparati nella lavorazione che, grazie anche a nuove scoperte, ha reso la storia del vetro europeo molto pi ricca e intrigante: cristallino, lattimo, calcedonio, filigrana a reticello e a retortoli. Dopo la prima guerra mondiale si pens che il vetro di murano potesse essere progettato, lesponente di questa classe di pensiero fu Vittorio Zecchin, collaboratore, fin dal 1921, di Paolo Venini e Giacomo Cappellin, il quale propose di ritornare alla purezza rinascimentale rinunciando a tutte le decorazioni di inizio secolo. Carlo Scarpa e Ercole Barovier invece vengono ricordati come gli innovatori. Barovier, fantasioso e talentuoso designer, ha prodotto dal 1928 al 1976 una lunga serie di opere pregiate che hanno donato un particolare charme alla citt di Vene-

Marco Romano digna manus


Odette Dalbo
Nel panorama della scultura toscana tra Duecento e Trecento nasce al grande pubblico, tra la triade composta da Nicola, Giovanni Pisano e Arnolfo di Cambio, la figura di Marco Romano. Lartista fu riscoperto da Giovanni Previtali, uno dei pi grandi storici dellarte del Novecento, che ne ricostru le vicende tra Siena, Casole dElsa, Cremona e Venezia. Una retrospettiva ospitata nella collegiata di Casole, sede di una delle sue opere pi importanti, la tomba di Bernardino detto il Porrina, ne mette in luce lattivit. La novit di questo evento ci ha suggerito di scambiare alcune opinioni con il curatore, Alessandro Bagnoli. O.D.: Quali sono stati gli intenti che hanno portato alla realizzazione della mostra? A.B.: Lesposizione nasce in seguito al restauro del monumento funebre del Porrina e dalla collaborazione tra la Soprintendenza di Siena e il comune di Casole dElsa. Una mostra che faccesse conoscere a un pubblico pi numeroso questo scultore era realizzabile solo qui, perch proprio in questo borgo nasce la fortuna di Marco Romano. Infatti, dopo aver realizzato la tomba del Porrina, lo scultore segue a Cremona il fratello Ranieri, vescovo della citt lombarda, realizzando le tre grandi statue Madonna col Bambino, SantImerio e SantOmobono tuttora sulla facciata del Duomo. Lartista attestato poi a Venezia, dove scolpisce, per la basilica di San Simeone Grande, il San Simeone giacente, firmato e datato 1318 anno che ci permette di ricostruirne la biografia. O.D.: Poste in luoghi cos diversi tra loro le opere di Marco Crocifissi lignei, quello berlinese di Giovanni, caratterizzato da una visione dinamica, drammatica, cui fa da contrappunto quello ritrovato a Colle Val dElsa di Marco, che risente maggiormente della statuaria classica, rivelando al contempo un inconsueto realismo nella resa dei volti. Questa attenzione alla realt delle fisionomie e degli affetti attrarr anche Simone Martini, presente in mostra con la Madonna con il Bambino della Pinacoteca di Siena. O.D.: Il Crocefisso ligneo non lunica scultura attribuita di recente a Marco; quali sono le ulteriori nuove acquisizioni presenti in mostra? A.B.: In questi anni il catalogo dellartista stato accresciuto con notevoli opere, tra le quali due splendide statue con gruppo dellAnnunciazione, parte del tesoro di San Marco a Venezia. Il comune di Casole ha inoltre acquistato di recente una Testa di profeta in alabastro di mano del maestro, molto vicina al San Simeone di Venezia. Scultore di mano degna Marco Romano, come ricorda lepigrafe del San Simeone di Venezia, cui questo evento rende merito, mostrando il portato di dirompente novit della sua arte.
Marco Romano e il contesto artistico senese fra 200 e 300 Casole DElsa Museo Civico e Archeologico e della Collegiata fino al 3 ottobre

Ice a coppa conica

zia, eletta regina indiscussa del vetro. Da segnalare gli apparati scenografici, oltre allantica fornace rinascimentale, i visitatori potranno entrare nel ventre di una nave cinquecentesca affondata a Gnalic (Croazia) per vedere i reperti affiorare dallacqua. Inoltre nel mese di agosto ogni giorno sar proposto lo spettacolo teatrale Glass messo in scena dal Nuovo Teatro Stabile di Innovazione de LAquila.
Lavventura del vetro dal Rinascimento al Novecento tra Venezia e mondi lontani Trento Castello del Buonconsiglio Vigo di Ton, Castel Thun fino al 7 novembre

Leone in vetro pulego

asburgico Taddeo de Tonelli, donata a met 800 al museo, fonte di ispirazione oltre che

Romano risultavano, secondo lopinione di Previtali, fuori contesto, cio non omogenee alla cultura artistica locale, aspetto che aveva pesato sullidentificazione del loro autore. Ma lo studioso sottolineava anche come Marco si fosse probabilmente formato nel cantiere del duomo di Siena, dominato da Giovanni Pisano. Le vostre ricerche, partendo da queste indicazioni, fanno luce sui rapporti che legarono lo scultore allambiente senese tra Due e Trecento. Qual il ruolo del Romano allinterno di questa compagine? A.B.: Le notevoli differenze tra larte di Marco e il panorama artistico senese di questi anni sono rappresentate in mostra dal confronto con le opere, pi dolci e deboli, dello scultore Gano di Fazio. Il rapporto tra Marco Romano e Giovanni Pisano, suo punto di riferimento, si esemplifica attraverso due

Milan e poeu p
Pietro Sergio Mauri
Dalla met di giugno lestate di Palazzo Reale si rinnova con due nuovi artistici occhi, Carla Maria Maggi (1913-2004), artista milanese recentemente riscoperta e internazionalmente rivalutata (fra gli avi annovera il famoso e dotto poeta secentesco Carlo Maria Maggi, creatore della maschera di Meneghino), ha studiato nellatelier di Giuseppe Palanti. Ha dipinto sostanzialmente durante gli anni Trenta, abbandonando la pittura dopo il matrimonio, comera consuetudine e costume, lasciando un nucleo di opere di significativa intensit, incentrata sul ritratto e i nudi, soggetto abitualmente non affrontato dalle donne artiste. Obiettivo della Pontiggia, con le 52 opeCarla Maria Maggi, La prova re esposte, quello di alla cui freschezza allieter il largare lo scenario su questo cuore non solo del pubblico tema artistico, facendo conomilanese: due mostre a cura scere capolavori di altri protadi una sensibile ed esperta stu- gonisti della pittura (oltre a Padiosa quale Elena Pontiggia. lanti, Tallone, De Pisis, Carr, La prima nasce in sintonia con De Chirico, Campigli, Usellini, la mission dellAssociazione Savinio, Lilloni, Borra). degli Amici del National Mu- Il Chiarismo viene presentato seum of Women in the Arts con 110 opere dei maggiori con il patrocinio internazio- esponenti del movimento, tra nale offerto dal Museo di Was- cui Birolli, Semeghini, Sassu, hington. Oltre alla curatela al- Broggini e si conclude con tro punto in comune fra le due unantologica di Francesco De mostre leditore Skir. Rocchi. Un evento che sar unaltra importante riscoperta di questa arte neoromantica, fatta di luci chiare e pennellate leggere. Verso il 1929 Milano fu il centro artistico di questo movimento luminoso e chiaro. Ultime notizie: fino al 4 luglio labbandonato Palazzo Citterio, facente parte dellannoso progetto della Grande Brera, che decenni addietro debutt con Gli Ori di Taranto, sar la sede della festosa mostra Pig Island, provocatoria, alla maniera della Fondazione Trussardi, del californiano Paul Mc Carthy con la quale ci illustra la sua America con installazioni, video a grande schermo, sculture e disegni. Unesibizione che far riflettere ciascuno a modo suo sulle contraddizioni e malvagit del mondo: compresa lincuria dello stesso palazzo Citterio.
Carla Maria Maggi Milano, Palazzo Reale fino al 5 settembre Il Chiarismo e De Rocchi Milano, Palazzo Reale fino al 5 settembre Pig Island Milano, Palazzo Citterio fino al 4 luglio

Leleganza ruvida di Karl Stegel


Camilla Paul
Noi lavoriamo nelle tenebre, ruvida lopera matura di Sten- neva durante e dopo la guerfacciamo ci che possiamo, gel e dotata nello stesso tem- ra tante domande; di uno che si batteva per la demodiamo ci che abbiamo. crazia e per luguaglianIl dubbio la nostra passione za e si domanda alla fie la nostra passione il nostro ne della vita dove sono dovere (?) tutto laltro la folrimasti ora questi valori; lia dellarte. Henry James di uno che sapeva riflettere e non pu smettere Larte un gioco, ma va giodi farlo e fra tutto ci cato con la seriet dun bamci sono naturalmente i bino che gioca pensieri alle donne, alRobert Louis Stevenson lamore dato e ricevuto e alla mostra Omaggio a e perso. Una vita! Vita Tristano (Studio DARS , nel che mi fa pensare alla settembre scorso) non poche mia. Bene aveva visto persone hanno chiesto allartiGrazia Chiesa quando sta Karl Stengel: Ma come? Di- po di una inimitabile energia; un anno fa, a Novara, Barriemostri la forza despressione fortemente toccante dove i ge- ra Albertina ha sentito i ladun giovane eppure sei arri- sti evocano la figura umana vori di Stengel come energizcon una franchezza zanti, ricchi di coinvolgimento quasi dArt Brut (tutto estetico, creati con veemenza questo secondo losser- di gesti, ma con pacatezza di vazione di Mc.Cormack segni germinativi, in un uniche evoca in questo verso interiore, dove ritmi e contesto nomi come Cy armonia hanno una propria Twombly e anche Mo- estensione narrativa. Ma ci therwell). vorrebbe che si vedessero (e E perch la voglia di pi spesso) le opere di questo dedicarti come si ve- artista ancora fedele alla pittude interiormente pro- ra e al disegno, che per lui prio ai ricordi di Trista- un veicolo di immediatezza e no, il protagonista del pienezza allo stesso modo in libro Tristano muore? cui sanno esserlo come ha Semplice! intuito Alessandro Tempi sovato ormai agli ottantaquattro Quello di Tristano il raccon- lo alcune forme della danza anni? Vero! di uneleganza to di una vita di uno che si po- contemporanea e del jazz.
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ARTE

INCONTRO

IN

LIBRERIA

ma i diritti dautore?
Antonio DAmico
Volge al termine il 2010 e si conclude lanniversario pi osannato del momento, quello del divo Caravaggio, sommo maestro dellarte di tutti i tempi! La mostra alle Scuderie del Quirinale ha registrato presenze da record, con buona pace della crisi, fioccano pubblicazioni, cos come altre mostre e persino la riesumazione delle presunte spoglie oggetto di feticcio opulento da contendere. Povero Caravaggio, lui che muore giovane ancor prima di essere nato e a cui nessuno, oltre leterna celebrit, gli pagher mai i diritti dautore, o forse qualcuno glieli far pervenire? Certo affascinante il debito che, pittori, storici e critici, cineasti, e chi pi ne ha pi ne metta, ha col maestro lombardo, fedeli e devianti, ma pur sempre debitori nei confronti di uneredit corposa che viene sviscerata sul versante pittorico, in questo volume pubblicato da CAM Editrice a cura di Maurizio Calvesi e Alessandro Zuccari: Da Caravaggio ai Caravaggeschi. Di questultimo si attende lacclamato poderoso volume sui Caravaggeschi in uscita per Skira. Il volume, benedetto dal Comitato Nazionale IV Centenario della morte del Caravaggio, apre i battenti con unintroduzione di Calvesi per poi dare spazio, uno dietro laltro e senza spintoni, a saggi succulenti, a partire dalla nascita e dalla formazione artistica del Merisi proposta da Giacomo Berra,
continua da pag. 1 Caravaggio Maddalena convertita

Iannnaccone si raccolta con amore


Pietro Sergio Mauri
naccone sottolineano nel racconto un affettuoso, penetrante, psicologico coinvolgimento interpretativo con gli artisti e con le loro opere, anche nellesporle ed accostarle nella sua casa. Scelte sulla scia non solo del gusto personale ma di un continuo esame e studio culturale dellepoca e della creativit degli artisti con cui si sente in consonanza. Una raccolta con intento, si potrebbe dire, museale nel senso di poterla poi offrire alla conoscenza del pubblico, infatti frequenti i prestiti a Mostre e Musei. Una collezione che restituisce, nel suo insieme, con le emozioni pittoriche anche lumanit degli artisti: selezionati con sensibile cura, quasi individuando una sottesa identit e stessa lunghezza donda emotiva nellesprimersi delle diverse loro personali visioni artistiche. Pregiati gli interventi di Claudia Gianferrari, compianta Regina del Novecento, di Elena Pontiggia, anche consigliera della collezione stessa, e le approfondite annotazioni storiche, presentazioni, schede ed apparati di Rischa Paterlini e Silvia Somaschini. Unopera che si legge con estrema leg-

noto studioso dellet giovanile del pittore; Massimo Moretti affronta la relazione fra Caravaggio e Fantino Petrignani committente e protettore di artisti. Sulla scena torna poi Calvesi con il contributo: Il sacro e il sonoro nei dipinti giovanili del maestro, ripubblicando il suo Il cardellino in gabbia, apparso su Art e Dossier nel 1993 e di conseguenza scarsamente conosciuto dagli specialisti, come egli stesso afferma, per concludere con un ardimentoso o chiarificatore, quesito: Un disegno del Castello Sforzesco del gruppo riferito al Peterzano, messo gi a confronto con il San Francesco riceve le stimmate di Hartford, datato al 1593 e quindi al periodo milanese non potrebbe essere preparatorio per il dipinto e quindi risalire al periodo milanese del Caravaggio, piuttosto che alla mano del suo maestro?. D. Frascarelli fornisce Nuove proposte per una lettura icoprimo luogo un discorso che va da uomo a uomo; questo discorso, in cui larte si sempre riconosciuta, nella modernit diventato difficile. Compito del critico cercare di creare un terreno adatto a un nuovo incontro. Quale fu la portata della Mostra della Pittura italiana del Seicento e del Settecento organizzata da Ojetti, a Firenze, nel 1922? Francis Haskell ha scritto che questa mostra stata la pi importante in Europa nel Ventesimo secolo, perch riuscita allo scopo di ci che ogni mostra vorrebbe: ha mutato indelebilmente (attraverso la riscoperta e la divulgazione del Barocco) la nostra percezione

nologica del Ragazzo con il cesto di frutta e della Canestra. S. Macioce dedica un contributo alle Incisioni dal fondo Corsini dellIstituto Nazionale per la Grafica tratte da La Buona Ventura e Il Baro; segue il saggio in tedesco di Rttgen sulla Cappella Contarelli, per poi proseguire con M. Pupillo che tratta Lo schiamazzo e la preghiera. Nuove considerazioni sulla Madonna di Loreto e il pauperismo caravaggesco. B. Savina parla di Originali e copie, cos come per il San Juan Bautista M. Marini, ma anche V. Abbate riconsidera la copia palermitana dellEmmaus di Londra. L. Testa disquisisce di Caravaggio e il Cavalier dArpino in casa Aldobrandini, mentre C. Strinati torna sul processo di Giovanni Baglione e Alessandro Zuccari affronta Angelo Caroselli e il Giudizio di Salomone della Galleria Borghese. Si giunge verso la fine con lultimo nucleo di saggi: M. Pulini, Il grandangolo gentiliniano; Hmery tratta di Tournier, in francese, e il dono divino della musica; G. Papi, Un nuovo San Paolo di Valentin e alcune anonime aggiunte. Per finire, un saggio in inglese di F. Gage sulla teoria critica di Giulio Mancini.
Da Caravaggio ai Caravaggeschi M. Calvesi, A. Zuccari (a cura di) 616 pp., 320 ill. Brossura

R. Guttuso, Ritratto di Mimise

Una commossa umanit, un profondo amore per larte, una passione da rabdomante sono le premesse di una Collezione di pittura italiana intorno agli Anni Trenta dellavvocato Giuseppe Iannaccone, collezione che a sua volta ha suscitato lattenzione e la sensibilit editoriale di Skira, che mette cos in vetrina un altro eccellente libro darte. Gli aneddoti dello stesso Jan-

F. De Pisis, Il suonatore di flauto

gerezza, ricca di curiosit sul periodo e sugli artisti.


Una Caccia amorosa. Arte italiana tra le due guerre nella collezione Iannaccone Pierluigi Carofano (a cura di) 256 pp., 220 ill. Rilegato

Claudio Berlia
Giovanni Serafini
pittore di silenzi e daria Claudio Berlia e di cieli chiari o del tutto bianchi in cui egli si libra con disinvoltura di libellula su gloriosi biplani Sopwith Camel o su leggeri Piper J-Cub, incrociando sovente stormi di angeli ammonitori o glorificanti, per planare su piazze, cattedrali e palazzi sospeso ad esili fili in posizioni di stallo per cogliere e farcene godere le architetture eleganti; per inquadrare in picchiata una teoria di ombrelloni violetti al cospetto turchino del mare o sorvolando multicolori assembramenti di tende in un mercato di piazza, o magari inseguendo memorie di trascorsi clangori nelle battaglie dei Piero della Francesca e dei Paolo Uccello, creando contaminazioni curiose di spudorato anacronismo con lincursione dei suoi aeroplanini sulle intricate bolge di armigeri guerreggianti, per lo pi dominate da poderosi deretani di cavalli. Fissandosi altre volte su dure ombre di terrazzi abbacinati dal sole o sbiadendo in qualche malinconia di pallidi azzurri e di sfiniti gialli nel rincorrere pi sfumate rimembranze nellavvincente penombra del suo studio affollato da cataste di libri, di quadri, di mille stupefacenti ricordi. Formatosi al Liceo Artistico, poi alla Accademia Albertina, quindi alla facolt di Architettura, Claudio Berlia, classe 1948, tratti da gentiluomo e lineamenti da tombeur de femmes, titolare di una cattedra di Discipline Pittoriche, ha una storia ricca di avvenimenti, di mostre personali, di avventurosi esperimenti, maturando in parallelo una brillante esperienza di scenografo teatrale e cinematografico nellunire il suo ingegno creativo a protagonisti di spicco quali Pietro Germi, Diego Fabbri, Peppino Patroni Griffi, Duilio Del Prete, Edmonda Aldini, Nicola Piovani, Pier Luigi Gatti, Julio Zuloeta, Tinin Mantegazza. Fino alla estrosa iniziativa, in un recente Natale, di gremire le volte dei portici della sua via Roma a Cuneo di venticinquemila angioletti di carta festosi e ondeglesortazione al pubblico, rimasta ovviamente incompresa, a rinnovare con essi i compromessi destini dellarte. Di ancor pi raffinata seduzione la nutrita serie di ritratti e gruppi femminili, compendiati nel ricco catalogo Femina che accompagnava una recente mostra di successo di Berlia a Palazzo San Giovanni a Cuneo, per una volta davvero propheta in patria, in cui egli raffigura personaggi celebri, tra cui una scanzonata Coco Chanel, e altri meno famosi ma non meno interessanti soggetti della quotidianit in una convinta quanto suggestiva magnificazione delleterno femminino. Su leggere tonalit di fondo, beige, bisque, peachpuff, Berlia delinea con levit di contrasti delicate figure muliebri, in posture inconsuete o di domestico abbandono, con unimpressione di non finito in cui fa esplodere con secco risalto il prepotente nereggiare di folte chiome scomposte, di unattillata provocante sottoveste, di un malizioso arabesco di pizzo sulla carnalit di una coscia, di lascivi accenni a calzature eleganti e sfrontate. Asciuttezza, essenzialit compositiva e nitore dinsieme conferiscono allimmagine unimmateriale eleganza, capace di sublimare la pi voluttuosa sensualit femminile in irresistibile attrazione di platonica bellezza. Consapevole del volterriano le secret dennuyer est celui de tout dire.
Claudio Berlia Femina Roberto Baravalle 140 pp., 80 ill. Brossura

Collezione Ojetti...
do artistico italiano; si sposato (nel 1905 con Fernanda Gobba) e vive a Firenze, dove, nel 1911, acquista una splendida villa, che ospiter poi i suoi libri e le sue collezioni. I suoi acquisti rispondono ai suoi interessi critici: la rivalutazione dellOttocento antiaccademico (dagli Scapigliati ai Macchiaioli) e la promozione di unarte contemporanea che non rompa per la continuit con la tradizione, mantenendo sempre ferma limportanza del rapporto con la natura, con il vero, ma sempre illuminato, interpretato alla luce del sentimento, dellidea. I suoi artisti prediletti furono Oscar Ghiglia e Libero Andreotti a cui commission personalmente molte opere ma anche tanti altri: Carena, Casorati, Oppo, Oppi, Spadini, Messina, Dazzi, Marini... di quasi tutti gli artisti del Novecento italiano, importanti, possedette dei lavori; ma non di quelli davanguardia con cui ebbe per spesso rapporti anche amichevoli ma di cui non am le opere perch troppo elitarie e prive di comunicativit. Quale nuova concezione del ruolo del critico darte animava la sua attivit di teorico, saggista, mecenate e collezionista? Per Ojetti il critico deve essere tramite fra larte e il pubblico; perch larte per lui in
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della storia dellarte europea. Come svolse la sua attivit di divulgazione artistica nella quale credeva profondamente? Ojetti fu un grande organizzatore di mostre, fond alcune riviste capitali del Novecento italiano (Dedalo, Pegaso, Pan), collane di libri darte: credeva alla funzione civile e sociale dellarte, e allo studio dellantico, come insegnamento per acquistare forza e fiducia nel presente.
Da Fattori a Casorati. Capolavori della collezione Ojetti Viareggio, Centro Matteucci per lArte Moderna fino al 12 settembre

Il fisico del ruolo: Coco Chanel

in preparazione il Catalogo Ragionato di

Giuseppe Mascarini 1877-1954


Si invitano tutti i possessori di opere dellartista a contattare il Comitato di Studi
carla.mascarini@tiscali.it

gianti ai refoli dicembrini dinnanzi a vetrine scintillanti di luci o a quella sognante prodezza, come raccontano i suoi visionari amici Valerio Miroglio e Attilio Boccazzi-Varotto nella fantasiosa pubblicazione Svite dartisti Priuli & Verlucca editori in cui, svolazzando acrobaticamente con il suo datato biplano Sopwith Camel su piazza San Carlo a Torino, Claudio aveva provveduto a disegnare uno per uno i capezzoli con i pennarelli alle moltissime fanciulle, sia brune che bionde, tutte con i seni scoperti, affacciate alle finestre, facendo poi piovere dannunzianamente sulla citt una miriade di pennarelli fasciati da volantini con

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ARTE

INCONTRO

IN

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stretto

Cammei e intagli dei Medici

Bruno Cor
Silvia Venuti

contatto con...
lant, fu fatta unesperienza simile con la mostra Identit italienne, nel 1981. Per trentanni, Bruno Cor si dedicato allinsegnamento accademico a Perugia, Cassino, Firenze ma, nel contempo, stato alla guida del Pecci di Prato, e poi del Museo della Spezia, il CAMeC, da lui strutturato. Ha aperto anche il Museo della Scultura a Carrara e ripristinato il Museo del Marmo. Per queste sue particolari capacit organizzative e di coordinamento tra istituzioni, sedi, arti, stato ora preposto alla costruzione del LAC, Centro Culturale di Lugano, dove gi Direttore del Museo dArte: sar costituito da un museo di tre piani, un teatro di un migliaio di posti, una piazza, diventando un nuovo polo urbanistico che metter in rete tutta lattivit culturale dellintero Ticino, coinvolgendo anche il nord dItalia. Gli interessi di Bruno Cor si sono rivolti anche alleditoria: ricorda di aver fondato e diretto la Rivista darte Anoir, Eblanc, Irouge, Uvert, Obleu, tra il 1980 e il 1987. Non esisteva una redazione fissa: per ogni numero veniva invitato a partecipare un artista che segnalava altri possibili autori degli interventi Nella riflessione sul suo percorso di vita non mancano coloro che influirono sulla sua formazione: Ho avuto un Maestro che si sempre rifiutato di esserlo ed invece lo stato: Emilio Villa e, tra gli artisti, desidero citare Beuys, Burri, Castellani, Kounellis, Paolini e Pistoletto.

Paola Venturelli
Dal 1921 il Museo degli Argenti di Firenze custodisce molte delle numerose gemme un tempo nella celebre collezione medicea di cammei e intagli, confluita per complesse vicende dinastiche e storiche oltre che al Museo Archeologico Nazionale di Firenze anche nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sulla scorta dei magistrali contributi di Ulrico Pannuti, Antonio Giuliano, Nicole Dacos, preparati per la memorabile esposizione fiorentina Il Tesoro di Lorenzo il Magnifico (1980) e dei successivi scritti di Martha Mc Crory, tornata sulle vicende di questi piccoli capolavori in cui confluiscono virtuosismi tecnico-esecutivi, ideali e poetiche, la mostra Pregio e bellezza. Cammei e intagli dei Medici, curata da Ornella Casazza e Riccardo Gennaioli. Il catalogo, curato da R. Gennaioli e pubblicato dalla casa editrice Sillabe di Livorno, offre un ricco apparato iconografico ricostruendo le vicende di questa famosa raccolta, iniziata da Cosimo il vecchio e Piero il Gottoso, portata poi a vette eccelse da Lorenzo il Magnifico (Riccardo Gennaioli), soffermandosi anche sui riflessi che i cammei e gli intagli medicei ebbero nellambiente artistico fiorentino del XV secolo. Note sono, per esempio, le citazioni della corniola di et augustea con il mito di Apollo e Marsia (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), dAgliano, sulla riproduzione dei cammei presso la manifattura Ginori a Doccia, compresa la citazione del cammeo darte imperiale romana con i busti jugati di Tiberio e Livia (Firenze, Museo Archeologico Nazionale), una gemma ottenuta nel 1676 dal cardinale Leopoldo de Medici (la cui raccolta analizzata nel libro da Mariarita Casarosa) che torna su una tabacchiera Ginori della met del XVIII secolo (collezione privata). Un nutrito numero di opere (174 le schede), tra cammei, disegni, dipinti, manoscritti, placchette e sculture, documenta ampiamente laffascinante storia dei cammei e intagli medicei, ricostruendone i principali capitoli. Straordinario anche il cammeo donice (1240-1250 ca.) con lIngresso nellarca (The British Museum), attestato nel 1465 nellinventario di Piero de Medici, con una stima elevata, la pi alta tra tutti i materiali glittici allora posseduti dalla famiglia e ricordata nellinventario di Lorenzo de Medici del 1492 con la strabiliante valutazione di 2000 fiorini. Una gemma ereditata da Margherita dAustria, moglie dello sfortunato Alessandro de Medici e confluita, attraverso il secondo matrimonio della giovane principessa con Ottavio Farnese, nelle raccolte di questa casata, per poi giungere, attraverso piste non individuate, in Inghilterra. Tra le ultime attestazioni da porsi invece il cammeo in calcedonio di Volterra (172324 ca.) che raffigura Cosimo III de Medici, assegnato a Francesco Maria Gaetano Chingi, un artista al quale si deve probabilmente la reintroduzione della lavorazione dei cammei nella manifattura fiorentina. Alla fase conclusiva spetta anche il bellautoritratto (1787) di Angelica Kaufmann (Firenze Galleria degli Uffizi), in cui la candida veste che avvolge la pittrice arricchita da una cintura ornata di gemme antiche, tra le quali si distingue un cammeo della met del I secolo a.C., con Athena e Poseidon in gara per il possesso dellAttica (Napoli, Museo Archeologico Nazionale), un pezzo presente sin dal 1465 tra i beni di Cosimo de Medici e ripresa in uno dei medaglioni del cortile di Palazzo Medici, entrato a far parte anchesso della collezione Farnese tramite il matrimonio di Margherita dAustria con Ottavio nel 1538.
Pregio e bellezza. Cammei e intagli dei Medici R. Gennaioli (a cura di) 344 pp., 300 ill. Brossura

La mostra Il Grande Gioco. Forme darte in Italia 1947-1989 stata inaugurata in tre differenti sedi espositive, Lissone, Milano, Bergamo: sono presentate opere darte inserite nel loro contesto culturale e socioeconomico, dagli anni della ricostruzione fino alla caduta del muro di Berlino. Il progetto, curato da Luigi Cavadini, Bruno Cor e Giacinto Di Pietrantonio, ha posto in evidenza quel fervore creativo, concretizzatosi nella ricerca sperimentale che, recuperando la vitalit futurista, giunse fino a produrre opere-oggetto, senza pi valenze metaforiche. Larte delle neoavanguardie seppe rinnovare le espressioni estetiche della societ attraverso larchitettura, il cinema, il designer, la pubblicit, leditoria, il teatro, la televisione. Bruno Cor, che ha presentato il periodo dal 1959 al 1972, alla Rotonda della Besana, afferma con spontaneit, che non la prima volta che lavora con una griglia rispecchiante lintegrazione tra i linguaggi e i fenomeni e i prodotti della vita materiale. Infatti, gi nel 1973, a Roma, dove nato, fu tra i curatori della mostra Contemporanea, promossa dagli Incontri Internazionali dArte, di cui era stato tra i fondatori, collaborando con Graziella Lonardi che ne era lorganizzatrice. Articolata in ben dieci sezioni che rappresentavano varie discipline artistiche, fu tra le esposizioni pi importanti del secolo. Io curavo il settore

Sandro Botticelli, Ritratto femminile

della comunicazione e della cosiddetta controinformazione (erano gli anni caldi, succeduti al 1968, che preludevano agli Anni di Piombo) quindi della pubblicistica di riviste darte, dintervento, ideologiche e di tantissime produzioni non ufficiali. Era intensa la volont di portare a una svolta innovativa: dai diritti della donna, a quelli dei bambini, dei disabili. Incontrai Franco Basaglia, e poi Carla Cerati e Luciano dAlessandro che avevano pubblicato libri sulle case psichiatriche e poi Umberto Eco e moltissime altre persone, per documentare come la complessit della realt stesse portando ad una nuova epoca. Anche a Parigi, al Centre Pompidou, con Germano Ce-

Stupir lo palato
a.c.d.r.
Dora Muccio torna a stuzzicare il palato con questa opera che riprende nel titolo la precedente, Stupir lo palato, non mangiar da struzzo (pubblicato da Il lunario) di cui pu considerarsi il seguito: anche qui in raffinato pendant con i disegni di Dina Viglianisi, gustose ricette e ricchi men che accendono lappetito e deliziano il gusto. Le ricette sono inserite in un contesto di racconti per cui impossibile e riduttivo definirli libri di gastronomia. In questa seconda prova lautrice esce dai confini circoscritti di unambientazione esclusiva per allargare lo sguardo al territorio: la ricetta lesito di una ricerca di radici, sospesa fra antropologia e fiaba, in cui usi, costumi, tradizioni, pezzi di storia dipanandosi in narrazioni autonome, compongono in un ricco mosaico il profilo della Sicilia di ieri e di oggi. Le ricette raccolte in dieci men, suggellano altrettanti racconti o piccole storie in cui i in: U Signuri di li fasci; un quadro sociale come in: La scala, La prima comunione, Il miracolo; oppure descrivono una tradizione religiosa come in: La Madonna delle Grazie. La particolarit di questi racconti risiede nellessere sospesi tra una forma di realismo e una concretezza di riferimenti per cui non si rinuncia mai al dettaglio preciso da un lato e a un impianto favolistico dallaltro, talora di apologo che avvolge tutto in una sfumata indefinitezza. Esemplari in questo caso: La scala e I pani di Icarina. Un libro tutto da godere e consultare per deliziare con raffinatezza mente e gusto.
Stupir lo palato con spezie e cioccolato Dora Muccio, Dina Viglianisi 136 pp., 120 ill. Brossura

personaggi, brevemente tratteggiati e colti nelle loro azioni essenziali, disegnano con efficacia un paesaggio agrario come in: Muretti; un evento storico, come la prima guerra mondiale in: Trincea; lemigrazione verso lAmerica come

me succede con il David posto alla morte di Cosimo il Vecchio al centro del cortile di Palazzo Medici con la scena sullelmo di Golia, interpretata come un trionfo damore, ispirata dal cammeo con Dioniso su un carro tirato da Psycai (Museo Archeologico nazionale di Napoli), una gemma attestata nel 1457 nella collezione di Pietro Barbo e quindi confluita in quella di Lorenzo il Magnifico. Ma la raccolta medicea ebbe anche in seguito importanti arricchimenti. Spicca il grande cammeo commissionato da Cosimo de Medici tra 1556 e 1558 al milanese Giovanni Antonio de Rossi, con il ritratto del granduca, della moglie Eleonora di Toledo e di cinque dei loro figli, studiato tempo fa da Martha Mc Crory, descritto nella seconda edizione delle Vite da Giorgio Vasari, unopera alla quale Poggi colleg (1916) un disegno del Christ Church College di Oxford assegnato al Vasari stesso. Molti gli aspetti e i temi sollecitati dalle gemme e dai cammei medicei trattati nel volume. Basti qui citare il contributo di Fabrizio Paolucci sui busti e i ritratti imperiali a Artista ignoto, Dioniso e Arianna a Nasso tutto tondo in conosciuta come Sigillo di pietre semipreziose quali atNerone, dal 1487 nelle colle- testazioni glittiche al servizio zioni di Lorenzo de Medici, della propaganda imperiale, ammirata e ricordata da Lo- quello di Giovanna Lazzi sulrenzo Ghiberti e Filarete tra le citazioni delle gemme megli altri e raffigurata dai mi- dicee nei manoscritti quatniatori Gherardo e Monte di trocenteschi, e di Maria SfraGiovanni nonch da Botti- meli riguardante le pregevocelli, che riprende la cornio- li montature che corredano e la nel pendente al collo del- impreziosiscono ulteriorla giovane donna, forse Si- mente le gemme fiorentine. monetta Vespucci, raffigura- Ma non meno interessante rita nel dipinto dello Stdel sulta sia lapporto di Miriam Museum di Francoforte. An- Fileti Mazza sulla gestione e che Donatello ricorre alle classificazione tra Sette e Otgemme medicee per alcuni tocento delle gemme medidettagli delle sue sculture, co- cee sia quello di Andreina

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LE

CONTINUAZIONI

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LAutoritratto, Io e laltro di Silvio Tomasoni che con straorMovimento dinarie capacit tecniche, ci reimprime gioco forza nella gala una grafite dallapparenmente dellosservatore! Un za e consistenza scultorea, sua semplice talmente comune, principale attitudine. O della che lascia il segno, quasi co- versione, contemporanea per me la Marilyn di Andy Warhol. soggetto al femminile, del CriThe Sisters di Saturno Butt, sto Morto del Mantenga, opeche come autore sicuramen- ra di Andrea Simoncini, affate tra i pi maturi e affermati scinante e conturbante compartecipanti. Nella sua com- posizione! O del relitto alla deposizione trasuda una capaci- riva di Alberto Storari, interest pittorica poco equiparabile sante lutilizzo di materiali vacon i colleghi, unopera che ri per la composizione scenonon puoi giudicare da nessun grafica! O della poetica visiva punto di vista stilistico, proprio che riesce a trasmettere, con per la sapienza e lutilizzo del- un razionale asettico e per nulla tecnica alla quale arrivato la idilliaco computer, Jeanneta perfezionamento lautore; lu- te Rtsche! Che dire poi di Fanico parametro valutativo ce, che mi ha colpito nellirappresentato dallestetica e stante in cui lho vista, parlo quindi dallimmagine scelta, del volto dipinto da Andrea per anche in questo caso chi Bovara, giovane autodidatta conosce il lavoro di Butt non esordiente! Se questo linizio pu non notare una pulizia non Male! Influenzato dalquasi maniacale da soggetti larte del grande Renzo Vespiprediletti pi deffetto e sata- gnani la reinterpreta con unabile capacit nellutilizzo dei colori, dipingendo un volto che emerge dalle tenebre e nei particolari dellincarnato rimanda ad una pittura astratto informale di sublime bellezza. Non ultimo per importanza, ma per particolarit e continua indecisione di proclamarla almeno la D. Casari, Crocefissione, 2010 mia preferita nici, anche se non mancano Crocifissione lopera di Davitotalmente vedi maschera e te- de Casari. Che dire! Una cosa schio, che qui passano decisa- su tutte: la meno gettonata, la mente in secondo piano. Men- meno presa in considerazione, tre che dire di Sublimazioni la meno guardata, la meno apAuspicabili dipinto/opera di pariscente, la meno decorata, Riccardo Bergonzi, che dim- la meno pittorica, la meno iropatto la si potrebbe confonde- nica, la meno colorata, la mere con un gi visto di alcuni no adatta ad un premio di pitautori del Nouveau Realisme o tura, la meno; ma la pi opese non ad uno dei massimi ra, la pi vera, la pi pura, non rappresentanti: Arman; ma sa- per un attimo ma per sempre, rebbe una lettura frettolosa e lopera che non stanca, che ho poco appropriata, troppo sem- apprezzato solo fermandomi, plicistica. Riccardo pu anche osservando, ragionando! S lopartire da un concetto Nou- pera darte nella sua cruda veau ma lo reinterpreta met- semplicit, nella sua piena sotendoci del suo, abbinando la stanza. Bravo Davide per due fusione in resina, dove tra lal- mesi ho avuto, guardato, ostro non lascia loggetto, ma so- servato, scrutato, pensato su lo la traccia, e realizzando lo questa opera e per due mesi stesso su un fondo dipinto con non ho saputo ancora sceglietecniche tradizionali. Non ma- re! Ma il dubbio c, enorme, le vero!? In Infanzia di Maria davvero difficile, il tuo didi Davide Avogadro ci si per- pinto mi lascia sgomento e mi de e ci si commuove con il riempie di quesiti! lopera soggetto, questa bambina cir- che diffonde la sua presenza, condata da tanta luce, lartista ti chiama e se la osservi ti inha realizzato una cornice a fo- canta! glia doro, appare come una Potrei andare avanti ma sapiccola Madonna contempo- rebbe troppo lungo lelenco, ranea tristissima e inconsola- chiudo ringraziando tutti per bile. Un pugno allo stomaco aver reso possibile la realizzasopperito dalle abilit tecniche zione di questa edizione, i di Davide che riuscito a crea- grandi personaggi che hanno con gli anni partecipato come re un ossimoro pittorico! Potrei andare avanti con altri Membri nelle Giurie e hanno autori non meno interessanti, quindi creduto in colui che che hanno partecipato a que- scrive, nel sostenere con la losta edizione, Remo Suprani, ci ro presenza la realizzazione affascina con unalba surreale dellOrgano Principe di una sulle rive di un fiume fantasti- competizione, vorrei ricordare: Valerio Adami, Adriano Alco e impalpabile. Valentina opera di Emanuele tamira, Sergio Angeletti, Aldo Dascanio, vincitore delledi- Benedetti, Rossana Bossaglia, zione precedente, che si ci- Grazia Chiesa, Sergio Dangementato nella realizzazione, lo, Sara Fontana, Cristina Mucnon semplice, di una figura, cioli, Alessandro Papetti, Giaanche se non riuscita perfetta- como Poretti, Alessandro Quamente sicuramente premia- simodo, Giovanni Serafini, Lubile per lo sforzo e la voglia di ca Tommasi, Tommaso Trini, Maria Cristina Vicamini e il pi mettersi in gioco; Bravo!
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solerte, instancabile, alacre sostenitore partecipando come figura fondamentale fin dalla prima edizione e mio sprone instancabile di biennio in biennio Philippe Daverio. Ultimo sincero ringraziamento, da un punto di vista storico artistico, ad Arturo Schwarz, che mi stato presentato dallamico comune Sergio Dangelo. stata per me unimmensa gioia essere riuscito a coinvolgere un personaggio che rappresenta appieno la storia di uno dei movimenti fondamentali dellarte contemporanea mondiale: il Surrealismo; riporto il testo scritto dal Ministro per i Beni e le Attivit Culturali Italiano, nella prefazione del catalogo Dada Surrealismo e Riscoperti, evento del Vittoriano a Roma: la mostra non curata da un semplice studioso, per quanto dei pi illustri, ma da un vero protagonista di quel tempo e di quei movimenti grazie infinite Arturo Schwarz, rimarr un ricordo indelebile nella mia anima il tempo che hai voluto dedicare agli Artisti di questa speciale edizione! Arrivederci al 2012!
Movimento nelle Segrete di Bocca IV Edizione Milano, Libreria Bocca Galleria V. Emanuele II, 12

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Si fa presto
coscienza delle problematiche riguardo allevoluzione della concezione dello spazio cos come concepita in millenni di storia dellarte, dalla bidimensionalit degli Assiri, alla terza dimensione prospettica di Paolo Uccello, via via attraverso il Barocco, fino alle Forme dinamiche nella continuit dello spazio di Boccioni, dove la luce entra nella materia modificandola. questidea della quarta dimensione che divent il rovello di Fontana, della sua idea devoluzione dellarte attraverso il mezzo proprio come se fosse una scienza per andare pi in l, per spingersi oltre. lui stesso a ribadirlo: la scoperta del cosmo una dimensione nuova, linfinito, allora buco questa tela, che era alla base di tutte le arti e ho creato una dimensione infinita, una x che, per me, la base di di tutta la la scusa eh, di tutta larte contemporanea, chi la vuol capire. Senn continua a dire che l un bs, e ciao.
Tagli dartista: una storia lunga un secolo Roma, Galleria Nazionale dArte Moderna fino al 7 gennaio 2011

Medardo Rosso
sica antica che a volte ufficializzato nei carteggi lasciati dallo stesso Medardo e che a volte evidenziato dalla critica, ma non reso ufficiale dal pittore, come nel caso di Leonardo, accostamento che per il profilo della Ruffiana risulta evidente anche se non esplicitamente dichiarato. Cos come Rembrandt emerge in qualit di musa ispiratore per la Grande Rieuse, una serie di due sculture che chiudono lOttocento e inaugurano il secolo successivo. Foto che documentano anche il contesto circostante come in Enfant malade o in Bookmaker, ma soprattutto, elemento fondamentale, che ha spinto fondamentalmente Daniela Marsure Rosso, erede dello scultore, a commissionare la realizzazione di questo volume, foto che attestano loriginalit di un bronzo e quindi la sua autografia. Ecco perch il catalogo si divide in sculture documentate e non documentate per fare ordine e chiarezza sui falsi che stavano proliferando e nel contesto sul passaggio dalla cera alla fusione, certo il rischio evidente e di facile inganno. Quindi un catalogo ragionato

che mette ordine nel mondo straordinariamente affascinante e avvolgente di Medardo Rosso, un uomo che Lon Abric ricorda come un anarchico, altruista, misantropo, ma dal cuore grande, ce colosse blond aux gestes dlicats, un idealista che cucina bene cos come canta, insomma pieno di vitalit. La stessa che trasuda dalle sue opere, ricche di armonia e di una spiritualit laica, parla di tempi proletari e deboli, dove luomo comune protagonista di angosce e di un sentire comune che Medardo registra coi toni delicati e sapienti di chi non solo vuole trasmettere tali emozioni, ma vuole farcele rivivere a distanza di tanti anni. Un libro quindi tracciato sui canoni della scientificit ariosa e aperta al racconto non di una vita, ma di singoli eventi scultorei, come del resto ogni opera schedata. Adesso a ciascuno il compito di ricucire, se c ne fosse la necessit, una biografia organica passeggiando nei tanti giorni. di sentimenti scolpiti.
Medardo Rosso. Catalogo ragionato della scultura P. Mola, F. Vittucci 408 pp., 130 ill. Rilegato

Palma il Giovane
Un dipinto ritrovato
Niccol Loda
Ogni volta che unopera rie- no e lumile rudezza del pa- con alcune varianti. In realt, merge dalloblio come se as- store inginocchiato tradiscono lo studio sul recto pu essere sistessimo a una sua seconda una chiara impronta bassane- considerato il preliminare granascita. il caso di questa Ado- sca. Il chiaroscuro accentuato fico del quadro in esame, dal razione dei pamomento che stori di Palma il questultimo ne Giovane apparriprende abbatenente a una stanza fedelmencollezione berte la composiziogamasca. Il dine. Lopera un pinto autografo, esempio di come fino ad oggi scola vasta produnosciuto agli stuzione darte sacra diosi, come altre e religiosa di Paltele dallomonima il Giovane, mo soggetto conpur mantenenservate allAlte dosi fedele ai sePinakothek di veri canoni rapMonaco e al Mupresentativi della seo Pushkin di Controriforma, Mosca, non pare fissati da Borrooriginariamente meo e Paleotti, destinato a una riesca ancora ad chiesa, ma piutottenere esiti non Jacopo Negretti, detto Palma il Giovane tosto alla devospregevoli, graAdorazione dei pastori, olio su tela, cm 112 x 125 zione privata. zie anche a una Bergamo, collezione privata, firmato JACOBUS PALMA / F La scena si imfelice assimilasulla pietra in basso a sinistra pone allosservazione dei modeltore con la sua vivace fre- che incide le figure e il vivace li offerti dalla tradizione pittoschezza, avvolgendolo in cromatismo, che rimanda alla rica. Proprio questa fedelt unatmosfera di intatto stupo- lezione di Tiziano, permetto- creativa ai grandi maestri, Tire. Gli sguardi e i moti dei per- no di collocare cronologica- ziano e Tintoretto, ci che fa sonaggi convergono tutti ver- mente la realizzazione del di- del nipote di Palma il Vecchio so il Bambino. Adagiato sopra pinto verso la fine del Cin- lultimo erede e interprete delun panno di lino di cui la Ma- quecento. Tale datazione tro- la grande stagione cinquecendonna e San Giuseppe sor- va conferma nel raffronto con tesca della pittura veneziana. reggono i lembi e investito dal- un foglio di studi per unAdo- Vittima di un generale pregiula luce aurea della stella in cui razione dei pastori gi appar- dizio antimanieristico che colsono immersi i putti festosi, tenente alla collezione Rudolf pisce tutto il Seicento veneziaegli il centro e il motore im- di Londra, segnalato dalla Ma- no, Palma il Giovane stato a mobile della sacra rappresen- son Rinaldi e da lei datato al- lungo trascurato dalla critica, tazione. Se mancano al Palma lultimo decennio del 500. La la quale anzi non ha perso ocla forza visionaria e linventio studiosa poneva in relazione casione lungo i secoli per dedei grandi manieristi, bisogna le due versioni del soggetto nigrarlo, dai silenzi eloquenriconoscere la sua abilit insu- rappresentate sul recto e sul tissimi del Bellori sino al giuperabile nel rendere la natu- verso del foglio con la gi ci- dizio poco lusinghiero del Lonralezza dei gesti e nel far tra- tata Adorazione del Museo ghi, che nel suo Viatico per la sparire i moti dellanima. Il rea- Pushkin di Mosca, giudican- mostra veneziana (1945) lo delismo delle bestie in primo pia- dola una commistione tra i due finiva uno fra i tanti pratici esecutori del tempo. Si deve alle recenti fatiche di studiosi quali Ivanoff, Grassi e Mason Rinaldi la rivalutazione e lapprofondimento critico di unesperienza artistica di fondamentale importanza per comprendere la delicata fase di passaggio tra il Cinquecento e il Seicento veneziano.

Palma il Giovane, penna, inchiostro e acquerello bruno su traccia di gesso nero, linea di contorno a inchiostro, mm 207 x 207, Londra, collezione C.R. Rudolf (gi), recto (in basso): Adorazione dei pastori; verso (in alto): Adorazione dei pastori e studio separato di pastore visto di schiena (da Stefania Mason Rinaldi Palma il Giovane. Lopera completa, Milano 1984, pag. 289, figg. 246 e 247)

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Cancellare per ricordare


Rachele Fichera
Nei giorni... o con loccasione... non so quale esordio scegliere per collocare tra le manifestazioni per i 150 anni dallo sbarco dei Mille a Marsala la presenza di Emilio Isgr. difficile associare il suo percorso di pervicace liberazione dai riferimenti convenzionali a una rievocazione. Difficile, di contro, credere che si sia incontrato casualmente con Garibaldi. Isgr un artista complesso e consapevole, quindi non credo di sbagliare se cancello a mia volta quel secolo e mezzo e mi decido per uno strategico incrocio di rotte. Prima di intervistare Sergio Troisi, curatore dellesposizione, ho studiato un suo brillante testo sulla storia creativa di Isgr in relazione con il suo essere siciliano, che la sostanza di questa mostra, e ho creduto di individuarvi un centro: La rotta dei Catalani, simile nel suo potere evocativo ai misteriosi poli magnetici dei viaggi fantastici, non a caso, mi conferma Troisi, presente in mostra con unarchitettura di formiche ricorrente da diverso tempo nelle produzioni dellartista. M.R. Fichera: Vorrei cominciare evitando evocazioni sbagliate. S. Troisi: Le formiche sono in continuit con il suo lavoro. Qui sbarcano come nei secoli hanno fatto i Catalani, tessono lo spazio e la storia. Isgr ha sempre lavorato sul linguaggio, questo evidente, ma anche in rapporto con lideologia, che a sua volta in costante confronto con la storia. un aspetto del suo lavoro che mi piace moltissimo... Garibaldi, centrale nel percorso oltre che nel senso della mostra, apparir come una statua-sarcofago su cui le formiche tessono quel loro cammino, un corteo che si lega e si interrompe per poi riprendersi, in un flusso ininterrotto... M.R.F.: Magnetico, come limatura di ferro sulla calamita... S.T.: In realt, le suggestioni della mostra sono pi elaborate, anche in profondit. Lartista si impegnato nellinstallazione con il suo naturale senso del teatro, attento a fatta pulizia dellidentit che il flusso ininterrotto della storia comunque muta e cancella. A quel punto la rotta sinverte. Il ritorno di Isgr cominciato con Gibellina. M.R.F.: LOrestiade, sui luoghi del terremoto del Belice... S.T.: Un monumento della cultura occidentale. Era il 1983, la nuova Gibellina era appena sorta e Isgr accett la sfida. Limpegno profuso, le modifiche al testo, linvenzione dellalternanza di lingua e dialetto caratterizzanti la natura dei personaggi, la drammatizzazione, i luoghi naturalmente, produssero un evento unico, irripetibile. Ancora oggi mi stupiscono, le poche volte che disposto a mostrarlo, il suo senso della vocalit e della lingua recitata, la sua gestualit, la forte componente teatrale della sua persona. Questa presente nello sviluppo della mostra, da lui curata con padronanza della regia: centrale la sala immersa nel buio in mezzo alla quale campeggia Garibaldi. Un effetto luminoso fa come galleggiare tre pianoforti bianchi negli angoli, mentre una melodia di Bellini si diffonde. Anche lOrestiade ancora una volta presente, come altre tappe del suo percorso di ritorno, con diffusione sonora di registrazioni effettuate nel corso delle prove a Gibellina. In pi, durante la serata di inaugurazione, si svolger una performance con quattro attori. M.R.F.: Sbarco a Marsala e altre Sicilie, in tanta vitale provocazione appare quasi banale, ma c quel disobbedisco ...per tutto il tempo che ha richiesto il percorso interiore. S.T.: Infatti lha scelto lui. E di gusto.
Emilio Isgr. Disobbedisco. Sbarco a Marsala e altre Sicilie Marsala Convento del Carmine fino al 19 settembre

Passione di Spagna
Stefano Saponaro
Capita che una statua di legno accantonata nella cappella duna chiesa riviva negli occhi dellamante dellarte, ripulita dalle ridipinture che lhanno resa una bambola rigida e con lo sguardo perso nel vuoto. nata cos, nel corso del pel(1619) di Juan Martnez Montas caricato sulle spalle di trenta uomini durante la Settimana Santa di Siviglia leffetto sconcertante: londeggiare incerto della statua coinvolge e commuove il fedele di oggi come quello di quattropennelli del barocco iberico sono accostati, in un confronto testa a testa, ai nomi di intagliatori noti solo agli specialisti locali: Francisco de Zurbarn e Pedro de Mena, Diego Velsquez e Juan de Mesa, Jusepe de Ribera e Gregorio Fernndez. Il volume coniuga alla potenza estetica dei manufatti la ragione della ricerca scientifica, forte di una rigorosa indagine documentaria: dai fogli che testimoniano le commissioni delle sculture alle cartes de examenes riconosciute dalla gilda dei pittori ai pintores de ymaginera, gli artisti a cui era riservato il diritto esclusivo di dipingere le sculture en blanco. Inoltre una sezione del catalogo dedicata alla straordinaria tecnica esecutiva delle statue, che coinvolgeva diversi professionisti in complesse fasi di realizzazione, impiegando materiali inusuali, come losso per le unghie, i capelli per le ciglia, il vetro per gli occhi e le lacrime, il sughero impregnato di pigmenti colorati per le ferite tumefatte. In vero, non si d mai al legno quella carnosit o morbidezza, che al metallo ed al marmo, ed allaltre sculture che noi veggiamo o di stucchi o di cera o di terra: anche Giorgio Vasari si ricrederebbe di fronte al concerto di ragione e sentimento che anima queste opere, in grado di far scorrere nuova linfa nei loro legni antichi.
The Sacred made Real Spanish painting and sculpture 1600-1700 Xavier Bray (a cura di) Catalogo mostra 208 pp., 141 ill. Brossura

Agamennone, 2005

indirizzare lattenzione al contenuto. Il percorso rif in parallelo quello delle migrazioni dei popoli nel Mediterraneo, tra cui i Catalani, migranti che hanno trasmesso ai siciliani listinto del partire e del tornare. Le singole opere costituiscono il percorso dello stesso Isgr, come, per esempio, le carte geografiche cancellate, da quella della Sicilia fino a quelle dei continenti, con riferimento a una globalit da cui impossibile prescindere. M.R.F.: Ma se Isgr ha cancellato metodicamente ogni rappresentazione linguistica di legame, il ritorno e questo aderire a una rievocazione, carica di significati per la Sicilia nata dallUnit, come stanno sulla rotta di questartista? S.T.: assolutamente coerente, il percorso autentico dun siciliano. Le cancellazioni per le quali comunemente individuato non vanno lette superficialmente. Al contrario, Isgr un autore profondo, che non compie un gesto senza un significato. Per tutto il tempo richiesto dal percorso interiore, ha cancellato sistematicamente i legami, come nellopera io dichiaro di non essere Emilio Isgr, il cui testo presente in apertura con la voce diffusa della madre, lattestazione del ripudio.

G. Fernandez e pittore anonimo, Cristo morto, 1625-30 Madrid, Museo del Prado

legrinaggio a Santiago de Compostela di una mecenate statunitense Roberta Green Ahmanson, la grande mostra The Sacred made Real (catalogo Yale University Press), con una prima tappa a Londra e poi approdata fino il 31 maggio alla National Gallery of Art di Washington. Linteressante ed esaustivo catalogo indaga senza pregiudizi la produzione scultorea in legno nella Spagna del XVII secolo, recuperata dal limbo in cui lavevano costretta il rifiuto illuminista per la devozione superstiziosa e la disapprovazione protestante per lidolatria. Quando il paso (il carro allegorico) che sorregge il Cristo portacroce

cento anni fa. Secondo Xavier Bray uno dei curatori , pi che la lezione realistica di un Caravaggio lontano, furono spettacoli come questi capaci di trasformare istantaneamente una citt di Spagna in novella Gerusalem-

Particolare

me a ispirare tanta pittura del vero del Seicento spagnolo. in questottica che i grandi

Il cassero di Montevarchi
Alfonso Panzetta
Il Cassero per la scultura italiana dellOttocento e del Novecento di Montevarchi (AR) un progetto unico nel suo genere in Italia. Nato da unidea di chi scrive quasi una visione/riflessione emersa e concretizzata nel corso di ormai un trentennio di studi dedicati allarte plastica stata proposta allAmministrazione Comunale montevarchina che lha accolta e portata avanti superando difficolt di ogni tipo. Il felice incontro con la citt di Montevarchi, collocata al centro del triangolo Firenze-Arezzo-Siena, alle porte del Chianti, patria di scultori importantissimi come Francesco Mochi e Massimiliano Soldani Benzi, ha fatto s che la nascita di un luogo dove imparare a guardare la scultura e di un centro dove scoprire, conoscere, documentare e comunicare la plastica italiana degli ultimi due secoli potesse diventare realt, dando visibilit a unarte il cui apprezzamento costantemente in crescita tra gli appassionati. Pochi sanno che nel nostro Paese, tra propriet pubblica e privata, esistono ben 96 tra Gipsoteche e Musei dArtista, di cui oltre 30 in Toscana, un patrimonio immenso che costituisce una sorta di percorso plastico di grande fascino, ma assolutamente ignorato. La mission del Cassero, cata alla scultura nuova e ancora inesistente che possa avere sicura valenza nazionale. Inoltre, alle finalit primarie, si affiancher una singolare e innovativa attivit didattica destinata ai visitatori pi giovani. Su questidea di costituire una officina di ricerca e valorizzazione il Cassero, situato nello storico edificio medievale montevarchino della Provincia di Arezzo, ha riscosso un grande interesse e la generosa collaborazione di alcuni eredi di artisti, in oltre un quindicennio, ha fatto confluire pi di 500 opere tra bronzi, marmi, gessi, terrecotte, disegni, documenti, fotografie depoca e rassegne stampa, in corso di catalogazione. Oggi il Cassero inaugura anche come spazio museale in cui stata collocata unimportante collezione permanente con la Gipsoteca del milanese Michelangelo Monti, i musei dartista E. Galeffi, T. Bortolotti, P. Guerri, Dodi e importanti opere di A. Stagliano, A. Giacomasso, M. Maltoni, F. Poggi, E. Galassi e V. Gemignani. www.alfonsopanzetta.it
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Affreschi giotteschi in abbazia


Pietro Sergio Mauri
Innanzitutto un plauso alla tenacia e competenza di Sandrina Bandera, Soprintendente per i Beni Storico Artistici ed Etnoantropologici di Milano che ha curato il lungo intervento di restauro degli affreschi trecenteschi di Chiaravalle, dal 2002 con fondi ministeriali e dal 2008-9 grazie agli indispensabili finanziamenti di Intesasanpaolo (Progetto Restituzioni). Confermate le mani di un Primo Maestro di Chiaravalle e del miglior (pi vario nellinvenzione, pi unito nei colori, pi sfumato e per una maniera dolcisima) discepolo di Giotto (quasi da superare il maestro e fu soprannominato scimia della natura) Stefano fiorentino, narrato nelle Vite del Vasari che lo cita anche (umidit che avrebbe fatto ammalare lo stesso Stefano che abbandon i lavori e Milano) con un automatico oculo meccanico nella cupola dellaffrescato Tiburio. Guardando i recuperati affreschi sembra che abbiano i colori e la brillantezza di una conchiglia appena asciugata dallacqua di mare. Non dimentichiamo la presenza a Milano nel 1333 di Giotto che lavor a cose forse ad una stanza per Azzone Visconti nel Broletto Vecchio (oggi Palazzo Reale nella cui adiacente Chiesa di S. Gottardo laffrescata parete di fondo di scuola giottesca e vi si trova unArca dedicata ad Azzone).

come padre di Tommaso detto il Giottino. Un restauro vissuto con entusiasmo da diverse professionalit che hanno risolto anche la principale causa di degrado per mancanza di circolazione daria

oltre la ricerca e la documentazione della plastica italiana del periodo, quella di stabilire rapporti concreti con queste realt, avviando progetti comuni ed esposizioni per divulgare e valorizzare collezioni poco note, non tralasciando di attivare importanti sinergie di ricerca e formazione con le Universit italiane, creare una rete dedi-

Per la tua pubblicit chiama Donatella Bertoletti 338 4852 540 - Antonio DAmico 338 2380 938

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LIBRI

Opere darte in tourne


Odette DAlbo
na ad opera degli urinatores, veri e propri sub ante litteram; dagli spostamenti senza requie dei cavalli di San Marco, alle vendite e le dispersioni delle collezioni rinascimentali italiane, tra tutte quelle dei Gonzaga di Mantova e degli Este di Ferrara. Lindagine rende conto anche della incredibile variet di mezzi messa in campo per agevolare lo spostamento dei preziosi manufatti; tanto per fare alcuni esempi, leccezionale trasporto a piedi della Pala del Rosario di Drer da Venezia e Praga, il viaggio in autoambulanza della Gioconda per le strade degli Stati Uniti, fino al trasferimento dellAnnunciazione dello stesso Leonardo a Tokyo nel 2007, avvenuta con il massimo della cautela dopo averla ricoperta di sensori per garantirne la completa stabilit. Lo stile del racconto nitido e colloquiale, davvero alla portata di tutti i lettori, la chiarezza espositiva fa trasparire una ricerca estremamente accurata. Marco Carminati fa tesoro della lezione di Federico Zeri, che con la sua acutezza e il suo stile semplice aveva incantato e incanta generazioni di studiosi e appassionati darte.
Il David in carrozza. Le avventure di viaggio delle opere darte dagli obelischi egizi al boom delle mostre Marco Carminati 304 pp., 16 ill. Brossura

Leonardiana
Pietro Sergio Mauri
Dalla Soprintendente di Brera Sandrina Bandera a M.T. Fiorio, e unanimemente i critici darte, convengono tutti sulla infaticabile seriet di studioso, ormai trentennale lopera di ricercatore ed interprete di Leonardo da Vinci, di Pietro Cesare Marani, di cui esce una raccolta di saggi Leonardiana, pubblicata dalla lungimirante Casa Editrice Skira, studi che non pu non leggere chi voglia avvicinarsi e capire un poco del Genio di Vinci. Con meticolosit di analisi e sviluppo di riflessioni Marani sottolinea una nuova strada maestra interpretativa che inverte labituale e classico modo di vedere le opere darte, evidenziando prioritariamente limportanza della visione (un continuo laboratorio di osservazione) scientifica di Leonardo che poi applica e sovrappone alla creazione ed allo stile artistico, sia esso pittura o architettura. Sottolinea inoltre il ruolo prioritario dei testi e degli scritti e sia per Leonardo che per Marani vale la continua rilettura e verifica da cui scientificamente emergono inedite anticipazioni. un indispensabile abbecedario in cui si argomenta su 20 tematiche leonardiane, adeguatamente illustrate che, in modo inconsueto ed originale, intuiscono e svelano molto della personalit del poliedrico artista chiarendo misteri ed equivoci interpretativi.
Leonardiana Pietro C. Marani 392 pp., 67 ill. Brossura

Piazza S. Pietro il 10 settembre1586 durante linnalzamento dellobelisco vaticano ad opera di Domenico Fontana

Dalle Alpi, alle Piramidi,/ dal Mazzanarre al Reno,/ di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno: linfaticabile e insaziabile Napoleone, che port a Parigi tutte le opere migliori trovate in Italia e nel resto dEuropa, il protagonista pi noto delle vicende connesse ad uno dei temi pi affascinanti e attuali legati alle opere darte, quello del loro trasporto. Marco Carminati, nel suo David in carrozza. Le avventure di viaggio delle opere darte dagli obelischi egizi al boom delle mostre, indaga il lungo, travagliato, complicato fenomeno dello spostamento di oggetti darte, visti nella loro fisicit, spesso ingombrantissima, che ha generato e genera ancora oggi notevoli grat-

tacapi, ma anche enormi soddisfazioni a chi si imbatte in questo genere di impresa. Il libro offre una nuova prospettiva di studio, attraverso il racconto degli itinerari rocamboleschi, a volte assurdi, compiuti dalle opere darte per giungere a destinazione (alcune non arrivarono mai) in brevi e divertenti capitoli che, in ordine cronologico dallantichit a oggi, illustrano un tema ancora tutto da scoprire. Si passa dai viaggi degli spiedini (dal nome dato in greco agli obelischi) enormi e pesantissimi, gloria prima dei faraoni e degli imperatori che riuscirono a trasportarli a Roma poi, al recupero delle sculture sul fondo del mare, pratica gi in voga nella citt eter-

I dipinti escono dai depositi


Giuliano Frabetti
Nella catalogazione sistematica delle collezioni del Palazzo Reale di Genova stato presentato il volume I dipinti del Primo Piano Nobile e dei depositi. Si completa cos lesposizione della parte pittorica pubblicata nel primo volume contenente una tranche di 117 dipinti che coi 77 del presente sfiorano i 200 esemplari. A conclusione dellindagine sullintero patrimonio artistico del Palazzo stesso, passante dai Durazzo ai Savoia nel 1824, seguiranno nei prossimi anni un terzo volume sullarchitettura, gli interni, gli affreschi e gli stucchi e ancora un quarto dedicato alla scultura e alle arti decorative. Il volume uscito ora per le edizioni Skira totalmente curato da Luca Leoncini, direttore del Museo di Palazzo Reale, incluse le schede dei dipinti, la maggior parte dei quali stata recentemente sottoposta a provvidi interventi di restauro condotti sia nel laboratorio del museo sia da operatori esterni. In apertura, due saggi di Leoncini ripercorrono le vicende della quadreria. Il primo (La questione Gabaldoni) tratta dellacquisto di novanta opere provenienti dallavvocato genovese Carlo Andrea Gabaldoni e delle vicende della famiglia. Il secondo saggio (Giovanni David e lAlbum di Casa Durazzo) dedicato a un gruppo di disegni nei quali Giovanni David (morto nel 1790) copi alcuni interni e opere della dimora dei Durazzo, suoi committenti. I disegni dellalbum, fotografati a Torino negli anni 50 del secolo scorso, quando appartenevano allantiquario genovese Nigro, tornarono poi a Genova, dove se ne persero le tracce. Unica, preziosa documentazione restano quindi le copie fotografiche conservate al Dipartimento discipline Artistiche dellUniversit di Torino. Comunque in questo volume, in uno degli Apparati, presentata lintera documentazione fotografica. Quanto alla quadreria, oltre alle schede degli esemplari del settore il volume contiene un Repertorio generale dei dipinti divisi per collezione di provenienza e in ordine cronologico, dove al fondo Durazzo seguono quelli Gabaldoni e Savoia. Il panorama patrimoniale dei dipinti quanto mai vario: oltre, beninteso, le iconografie dei Savoia, vi appaiono autori fiamminghi tra XV e XVII secolo, Van Dyck, napoletani, bolognesi (Guercino), ma soprattutto genovesi (Luca Cambiaso, Fiasella, Grechetto, Assereto, Strozzi, Domenico Piola, Valerio Castelllo, Gaulli, Bartolomeo Guidobono, Tavella, Mulinaretto). Tra questi ultimi, occorre ricordare il recuperato Ratto di Proserpina di Valerio Castello, distolto da Palazzo Reale nel 1929 per depositarlo al Senato e rientrato in sede solo nel 1992, in occasione della mostra Genova nellet barocca. Tre figure femminili resecate sulla sinistra della tela sono rivelate da un affresco copia dellOttocento a Palazzo Cristiani Picetti a Varese Ligure. Di notevole interesse anche i due pendant di Bartolomeo Guidobono raffiguranti Diana e Endimione e Apollo pastore (le tele in origine rettangolari, sono sagomate nella parte alta). Attualmente si trovano in depositi esterni una monumentale Madonna di Loreto del Fiasella (al Museo Diocesano), dieci dipinti in Prefettura e un Paesaggio nello stile di Jan Weildens (al Senato). La redazione di questo volume ha dato occasione di approfondire anche lo studio delle cornici, a cura di Simone Frangioni, che si riserva di portarlo a termine nella parte delle arti decorative, prevista nel quarto volume.
Museo del Palazzo Reale Genova. I dipinti del Primo Piano Nobile e dei depositi Luca Leoncini 312 pp., 500 ill. Rilegato

Segreti darti diverse


Paola Venturelli
Pubblicato da Fabio Frezzato e Claudio Seccaroni nella collana Il Laboratorio dellArte. Fonti e ricerche per la storia delle tecniche artistiche, diretta da Paolo Bensi, i Segreti darti diverse nel Regno di Napoli, propone in edizione integrale il manoscritto It. III. 10 della Biblioteca Marciana di Venezia. Pervenuto alla biblioteca nel 1797 (dal fondo Nani), tra le fonti sulle tecniche artistiche delle pi note, grazie alla precoce silloge edita nel 1849 (Original treatises dating from XII to XVIII centuries on the arts of painting, pp. 603-640) dalla studiosa inglese Mary Philadelphia Merrifield una pioniera della storia delle tecniche artistiche, il cui itinerario biografico-culturale percorso da Paolo Bensi nella prefazione al volume e ristampata per ben due volte nel secolo successivo. Il codice, cronologicamente riferibile agli ultimi decenni del XVI secolo, contiene 409 ricette con rare glosse annotate a margine, in genere a commento dellesito. Lepicentro delle informazioni collocabile a Gaeta, come indicano sia le frequenti citazioni di persone residenti in questa citt o in centri poco distanti, sia gli accenni a consuetudini e prodotti locali (per esempio la pasta da mangiare alla ghaetana chiamata mopagina 14

staccioli, n. 227); unubicazione che si conferma peraltro anche nel caso di alcuni indizi che parrebbero invece spostare in ambiente toscano alcune ricette, come il caso della menzione del magistro Matteo da Terra Nuova miniatore fiorentino (nn. 350, 357), un personaggio tra 1509 e 1524 pi volte registrato nei pagamenti dellabbazia di Montecassino e in seguito documentato a Perugia nel 1527. Il codice, che risulta fortemente calato nel contesto politico del regno aragonese, con rimandi talvolta abbastanza vicini alla corte stessa, organizzato per gruppi tematici e, allinterno di questi, per argomenti specifici, con una stesura che lascia intendere una gestazione lunga e la collazione di ricettari preesistenti. Inserendosi nel contesto dei cosiddetti Libri di segreti che tanta fortuna ebbero nella seconda met del XVI secolo, con epicentro da cui si irradiava la loro diffusione costituito proprio da Venezia, allora importantissima piazza editoriale, il manoscritto marciano (non finalizzato a una successiva pubblicazione), presenta un nucleo di 110 ricette di carattere medico e farmacologico con rimedi diversi per diverse patologie. Altro gruppo quello di ricet-

te dedicate alla confezione dei saponi (nn. 170-186), una trattazione che riveste un interesse particolare, poich il sapone di Gaeta era rinomato e, alla met del XVI secolo, il pi famoso; presenti risultano anche ricette culinarie. Un altro nucleo quello con prescrizioni di carattere artistico, che comprende argomenti diversi; unampia sezione dedicata alla fabbricazione dei paternostri (grani), ai coralli artificiali, ai lavori a stampo, ma non mancano ricette per tinture e quelle per vernici, con altre dedicate alle maniere di decorare finestre o vetri e altre ancora ai colori per dipingere a olio, a tempera o per miniare, o alla stampa, nonch prescrizioni per la fattura di carboncini per disegnare o per fare linchiostro, o per dorare, o realizzare colle e stucchi. Alla trascrizione integrale delle 409 ricette (pp. 63-180), segue un Glossario degli ingredienti citati (pp. 181-199), con rinvii bibliografici oltre che alle prescrizioni stesse.
Segreti darti diverse nel regno di Napoli Il manoscritto It. III. 10 della Biblioteca Marciana F. Frezzato, C. Seccaroni 203 pp. Brossura

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ARTE

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chiuso ma vale la pena entrare


Antonio DAmico
palpabile la ricchezza cromatica del racconto visivo in opere come il Battesimo di Cristo, in cui la forza anatomica michelangiolesca quasi un omaggio in nuce. Cromie e atmosfere che ritroviamo anche in van Dyck e Jordaens. Ma la singolare straordinariet della mostra Closing Time (catalogo Ludion) che il lungimirante direttore del museo ha affidato allartista conA sx: Jean Vanriet, a dx: Antonello da Messina temporaneo, Jan Vanriet, il compidiversi artisti, ovvero misterio- to di passeggiare fra le opere e samente si pu catturare il mo- leggervi il loro risvolto motivo nevralgico di un quadro derno e personalissimo. Cos e poi ritrovarlo trasmigrato nel- ci pu fermare dinanzi al Callopera accanto sotto forma di vario di Antonello da Messina, dettaglio, o di micro organi- un capolavoro, del 1475 e cosmo, con unidentit singola- gliere ogni dettaglio miniaturirissima e un linguaggio che ri- stico del paesaggio vibrante, sispecchia epoca, stili e senti- lente intorno al Cristo che si ermenti. Questo accade nelle sa- ge diritto e sommo al centro le del Museum Voor Schone mentre ai lati si contorcono i Kunsten di Anversa, citt so- due ladroni. Un cielo sospeso spesa in un incantevole alone raccoglie il dolore della Vergiavvolto nel tempo dellarte, do- ne e la preghiera di Giovanni ve si respira la forza vaporo- inginocchiato davanti a quel sa e sensuale di Rubens, dov corpo sorretto dai chiodi che come entrare in uno scrigno magico, dove si possono ammirare capolavori di epoche diverse luno accanto allaltro in una sequenza che aiuta a carpire il quid di interesse dei straziano la carne e rendono oggettivo il dolore corporale. Ebbene quei chiodi si possono scorgere di fianco al quadro di Antonello: tre, soli, immobili, pronti ad essere giudicati, idealizzati o solo osservati, opera di Vanriet, che immobilizza uno spazio senza tempo: la metastoria del Cristo morto per la salvezza delluomo! E lo stesso spazio solennemente indagato, mediante tagli, da Lucio Fontana in un suo Concetto spaziale del 1965. Tre epoche, tre sguardi, tre vite tutte diverse ma di grande interesse se viste affiancate! Questo accade anche per opere di Rogier van der Weyden, Jan van Eyck, Memling, Beato Angelico e Simone Martini, Tiziano, van Gogh e Modigliani o Permeke. Insomma, larte qui respira, apre e veicola memorie e sentimenti che tutti noi dovremmo ammirare per uscirne edificati! Vale la pena fare un viaggetto ad Anversa, tanto c tempo fino ai primi di ottobre!
Closing Time Jan Vanriet Anversa, Museum voor Schone fino al 3 ottobre

La galleria Lia Rumma


Pietro Sergio Mauri
Un caloroso applauso al coraggio di Lia Rumma, famosa gallerista che, nella Milano di oggi, investe ancora in vera cultura aprendo un grande spazio per larte, una splendida Galleria in uno spettacolare edificio bianco (circondato dalle immagini urbane del pittore Yves Blorgey, gigantesche vedute periferiche esposte fino all11 luglio in corso Magenta, alla Galleria del Credito Valtellinese) di circa cinque piani, al posto del rudere di una vecchia fabbrica, in via Stilicone 19 quasi di fronte alla fascinosa e misteriosa quattrocentesca Villa Simonetta. Ora una premessa e una domanda: merita questa Milano odierna, in cui diffuse sono le lamentele pubbliche, una tale affettuosa attenzione da parte di chi vuole rischiare diciamo a tutto vapore? Alla Galleria, dopo due anni di contratto pagato, ancora manca lallacciamento al gas e se ne prevedono, sembra, altri tre per costruire la cabina necessaria per erogarlo in zona. Una citt che in termini di servizi, cultura e gestione pubblica da parte delle autorit politiche e burocratiche forse lascia molto a desiderare, non dimenticando per che la direzionale, il Beaubourg Feltrinelli e dietro langolo, in Mac Mahon, il Teatro Out Off, di lunga tradizione nellavanguardia e nellinnovazione. Insomma, come dice la gentile signora Lia Rumma, Milano ha tutta e ogni potenzialit. Noi dobbiamo riscontrare che per molta nella testa dei privati che ci auguriamo continuino a lavorare in questo sofferto clima milanese. La Galleria inaugura con una delicata, quasi diafana ed invisibile, evocativa mostra di un gentiluomo quale Ettore Spalletti, quasi un omaggio ai diversi livelli ed alle trasparenze della moderna architettura della Galleria (CLS Architetti). Dal 1940 Spalletti vive e lavora a Cappelle sul Tavo, in Abruzzo, ma le sue opere sono sparse nel mondo, mostre e musei. Lia Rumma una collezionista di nuova cultura, ama riflettere e capire il rapporto tra arte e mercato e meravigliarsi ancora nellincontrare e conoscere gli artisti.

gente, come in tutto il Paese, sa presenziare in folla ad ogni valida proposta artistico-culturale (F.A.I., Salone del Mobile, Musei). Un grande regalo di riqualificazione ad una zona dove c la Fabbrica del Vapore, con i suoi alti e bassi (nata dal fervido pensiero di Fabio Treves e Philippe Daverio), dove nellarea ex Enel sorger un insediamento di alta qualit anche con un innovativo centro culturale polifunzionale dove un tempo cera la rimessa dei tram a cavalli (celerit burocratica permettendo) e non lontano il nuovo centro

I volti esclusivi di Elena Sangalli


MariaCristina Pianta
Chi sono i volti esclusivi in questo romanzo di carattere esistenziale in cui lintreccio equilibrio nella narrazione in prima persona. Le sequenze non sono di tipo lineare: si intersecano piani narrativi riferiti al presente e al passato. capacit introspettiva cogliere il tempo come durata, permettersi di spaziare dalla quotidianit ai ricordi dellinfanzia, tra la cascina, gli animali della stalla e la figura di Giovanni, delicato e sensibile, attento alle esigenze di lei bambina. La protagonista, insegnante, vive da sola, a Milano, in una casa accogliente, piena di libri e oggetti legati a viaggi e memorie. Nonostante latteggiamento controllato, assapora le gioie della vita e, a volte, sa cogliere lattimo. Riesce a dare significato ad ogni particolare: il colloquio con il commesso del colorificio a proposito delle tecniche pittoriche e del materiale da acquistare, la descrizione delle copertine dei libri, lincontro con i Pontremoli. In corsivo vengono annotati i ricordi che si animano nel presente: il cane Brick che laspettava di ritorno da scuola sul ponte e correva verso di lei, le macchie dinchiostro sui quaderni, i primi tentativi pittorici accolti con scarso entusiasmo. Tante immagini si dispongono in modo insolito sovrapponendosi senza un apparente ordine schematico. Anche la storia fiabesca del viandante, raccontata dalla protagonista a Cecilia e Carlotta, alla presenza di Samuele, si riallaccia, pur conservando una sua peculiarit, a eventi che parzialmente si sono verificati e che conosceremo nel corso del romanzo. Tutti i personaggi presentano un notevole spessore umano, una complessit di caratteri e di elementi davvero esclusivi. Pensiamo a Samuele, a prima vista, scostante e ipercritico, ma, fine conoscitore dellanimo umano. Lo stile tende alla ricerca costante di un linguaggio idoneo; sovente si coglie una dimensione analogica e connotativa: dalle ombre della luna, dal godimento di camminare a piedi nudi sulle rive dei fossi, mi piace ascoltare le parole che entrano in me per incontrarsi o scontrarsi con quelle che non pronuncio se non esplicitamente sollecitate. Di particolare efficacia le descrizioni di Livigno, meta di una gita in montagna della protagonista con Samuele e le bambine. Si intrecciano immagini del presente e del passato, in un mosaico variegato tra gli inverni ormai fuggiti, ma ancora rivissuti nel contemplare il paese tuffato nella valle, le baite di legno e di pietra discoste le une dalle altre, il silenzio che pervade latmosfera. Questa componente lirica permea gli aspetti quotidiani: far borbogliare le verdure del minestrone, macinare il caff, tritare il prezzemolo, annusare il basilico, gustare una bottiglia di Porto Calem, profumo di noci, frutta secca e miele. Le immagini si stagliano vivide, ci accompagnano in questa lettura che ogni volta nuova perch tanti particolari si scoprono in seguito, si svelano gradualmente. Un invito a conoscere il romanzo Volti esclusivi, modernissimo per la prospettiva originale che non cede mai allimprovvisazione, al sentimentalismo, ai facili effetti, per privilegiare, invece, la seriet di una scrittura tangibile e nel contempo evocativa.

Rubens a Como
Odette Dalbo
Dai canali di Anversa alle simi studi preparatori, che sponde comasche: Rubens e nellimpostazione funambolii suoi allievi sono ospiti nelle ca degli scorci e nella pittura densa e corposa rivelano una lunga riflessione sulle opere di Paolo Veronese. Una stesura sprezzante caratterizza anche il bozzetto con lApoteosi di Giacomo I dInghilterra, preparatorio del dipinto eseguito nel 1632 per il soffitto della Banqueting House a Whitehall. Tra le opere presentate nella sala dedicata alla produzione di carattere Rubens, Borea rapisce Orizia profano spicca la copia, reasale di Villa Olmo a Como. La lizzata nel 1605, della purrassegna, curata da S. Gaddi troppo perduta Lotta per lo e da R. Trnek, presenta ven- stendardo, episodio della ticinque dipinti del maestro Battaglia di Anghiari di Leofiammingo accanto ad una nardo. Preziose sono anche il quarantina di opere di artisti Giudizio di Paride, un piccoa lui vicini, provenienti dalla lo e raffinato dipinto eseguito Gemldegalerie , dal Liechten- su rame, in cui la materia pitstein Museum e dal Kunsthi- torica morbidissima, e le storisches di Vienna. Le dieci Tre Grazie, che reggono un sezioni della mostra pongono cesto con una splendida nain primo piano la grande fa- tura morta di rose, dai petali scinatio esercitata dallarte quasi carnosi. Ma lesposizioitaliana su Rubens, che aveva ne consente anche di gettare soggiornato nel nostro paese uno sguardo dinsieme sui dal 1600 al 1608. Lartista rea- principali protagonisti e temi lizza durante questo periodo figurativi della pittura fiamtele importantissime, di cui minga del Seicento; sono insono esposti i bozzetti, tra le fatti presenti: Van Dyck, con quali la Circoncisione di Cri- un intenso Autoritratto giovasto, dipinta nel 1605 per la nile e Jacob Jordaens con chiesa dei Gesuiti di Genova Paolo e Barnaba a Listra del e la Madonna adorata dagli 1645. Una sala infine dediangeli per la chiesa romana cata alla natura morta tra cui della Vallicella, del 1608. Ru- spiccano quelle di Jan Fyt e il bens mostra in queste opere superbo Pavone Bianco di di aver appreso profonda- Jan Weenix. Uno spaccato mente la lezione della pittura dellaltissima qualit della pitveneziana del Cinquecento, tura fiamminga del Seicento, che riprende ancora nel vera gioia per gli occhi. 1620, quando realizza i dipinti per il soffitto della chiesa Rubens e i Fiamminghi del Ges di Anversa, opere Como, Villa Olmo distrutte da un incendio nel fino al 25 luglio 1718, ma note tramite i bellispagina 15

assume un ruolo ben preciso, soprattutto nellepilogo ricco di sorprese? Due attenti lettori (amici dellautrice o della protagonista?), che, nellintroduzione, esprimono il loro parere sul manoscritto, annotandone con affettuosa ironia pregi e limiti, e nel finale rinunciano a svelare i loro nomi. Rimangono anonimi (come la protagonista), esclusivi perch unici e singolari, e preparano la comparsa di nuovi volti destinati a diventare anchessi esclusivi: la famiglia Pontremoli, composta da due bambine, Carlotta e Cecilia, il padre, Samuele, e altri che si riveleranno importanti per la storia. Il rapporto, inizialmente di carattere professionale, che si instaura tra la protagonista e i Pontremoli, diventa sempre pi intimo e caloroso. La finzione delle due figure anonime, che non sono coinvolte nella vicenda, un espediente per alleggerire le implicazioni emotive e creare

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N. 64 - luglio-ottobre 2010

LE

MOSTRE

LIBRI

Tra scherzo e capriccio Tiepolo


Valentina Cavera
tranno ammirare ben trentacinque dipinti realizzati dallartista nella serie Capricci e scherzi di fantasia, che verranno messi a confronto con suoi disegni provenienti dal Victoria and Albert Museum e dai Civici Musei di Storia e Arte di Trieste. Sfuggenti e enigmatiche, velate sempre da un margine di mistero, le opere di Tiepolo sono ancora oggi interpretate da critici di fama internazionale. Particolarmente interessante tra le incisioni della serie dei Capricci (realizzati tra il 1741 e il 1742) La morte d udienza, dove un gruppo di vecchi spia la morte scheletrica con un libro tra le mani. Questa incisione accostata ai disegni preparatori del Victoria and Albert Museum per mostrare la fase ideativa e il risultato finale. Tiepolo usava disegnare un soggetto, tornando pi volte sulla stessa immagine, dandoci varie prospettive, per poi fissare il risultato finale sulla lastra da stampa. Lesempio che pi caratterizza la serie degli Scherzi di fantasia (realizzati tra il 1744 e il 1754) quello di sei persone che osservano un serpente, animale simbolico legato alla cultura biblica ed esoterica, in una duplice valenza, la forza del bene e del male.
Giambattista Tiepolo tra scherzo e capriccio Udine, Castello fino al 31 ottobre

Renato Vernizzi lopera omnia


Laura Paduano
Da settembre 2010 sar disponibile in libreria il catalogo ragionato del pittore Renato Vernizzi (Parma 1904-Milano 1972), le cui opere sono conservate in prestigiosi musei tra cui: la Galleria dArte Moderna di Milano, gli Uffizi, la Galleria dArte Moderna di Firenze, il MASP di San Paolo del Brasile. Questa catalogazione generale articolata in tre volumi di grande formato raccolti in cofanetto, e illustra, per la prima volta, lintera produzione dellartista. Un repertorio straordinario di dipinti, disegni e opere grafiche corredato da approfondite schede tecniche, a cui si aggiungono quattro saggi inediti che ripercorrono la carriera, la vita e la sensibilit artistica del pittore. Ne sono autori, accanto al figlio Luca, gli storici dellarte e critici: Elena Pontiggia, Alberto Agazzani e Gianni Cavazzini. Unarte figurativa, quella di un frammento []. Per queVernizzi, che lo fa partecipe sto le immagini di Vernizzi, che a prima vista non dicono quasi nulla, rimangono indimenticabili. Il pittore partecipa a tutte le mostre nazionali di maggior rilievo: dalle Biennali di Venezia e Milano, alle Quadriennali di Roma, al Premio Fiorino. Io dipingo e basta rispose Vernizzi alle pressanti domande di una giovane Natalia Aspesi sul suo ladel Novecento italiano e pro- voro di pittore: una testimotagonista del Chiarismo, non- nianza della sua totale libert ch autore di un suo partico- e fedelt a unidea di arte colare fauvismo correntiano e di incidente con la vita stessa e una successiva e forte rilettu- ai suoi pi antichi valori. ra in chiave ritrattistica del Cinquecento veneto e spa- MUP Editore gnolo, ma che sempre si nu- Distribuzione: Libreria Bocca tre di una ricerca autonoma e Info: www.renatovernizzi.it profondamente personale, come scrive Pontiggia: Vernizzi Renato Vernizzi sa cogliere la vita immediata, Catalogo ragionato 3 voll. quella che Saba chiamava la 1280 pp., 2657 ill. calda vita di tutti, racchiu- Rilegati in cofanetto dendola in un particolare, in

Giambattista Tiepolo, Astrologo e giovane soldato

Nel salone del Parlamento del Castello di Udine, si aperta unesibizione (catalogo Mondadori Electa), in onore di Giambattista Tiepolo (Venezia, 1696 -Madrid, 1770), per mettere in risalto le poliedriche doti artistiche del pittore, esponendo acqueforti, disegni, e matrici delle incisioni che, nellinsieme, danno una visione unitaria del suo percorso tecnico e artistico. La mostra rientra nel programma Giornate del Tiepolo 2010, una manifestazione organizzata dal comune friulano, che proporr anche musica barocca, lezioni scientifiche e storiche, altri itinerari tiepoleschi, firmati Udine citt di Tiepolo. Vania Gransinigh, una delle due curatrici della rassegna, racconta: Giambattista Tiepolo stato uno dei maggiori pittori della sua epoca. Egli possedeva una di-

mensione europea garantita da una committenza a carattere europeo. Per quanto selezionasse le commissioni cui dare seguito, ebbe modo di lavorare in molte citt europee, lasciandovi opere che rimanessero a modello per artisti locali. Egli divenne in tal modo uno dei massimi esponenti del tardo Barocco e Rococ europeo. Il discorso sulla grafica diverso, le incisioni, infatti, ci mostrano un altro Tiepolo. Vania Gransinigh sostiene a riguardo: Attraverso una tecnica particolare come lacquaforte, egli ci rivela gli aspetti pi nascosti della sua personalit. Per mezzo di queste immagini egli probabilmente rinterpreta quel dibattito intorno alla negromanzia e alla magia che lungo la met del 700 era particolarmente vivace in una citt come Venezia. Si po-

Burri/Fontana/Napoleone
Pietro Sergio Mauri
Peccato che il 3 ottobre termini lallestimento della bella mostra Burri e Fontana a Brera: le opere sono mescolate, egregiamente disseminate nelle sale della Pinacoteca e sembrano dei fondi di tele da cui santi e personaggi siano appena scesi per passeggiare con il pubblico. Ottima sintonia il Burri a fianco del Martirio di S. Sebastiano di Ricci e frontalmente le trafitture spaziali di Fontana e La Cena di Daniele Crespi sembra difesa sui fianchi da due armature anche loro concettuali-spaziali. Burri si amalgama perfettamente, mentre per Fontana qualche forse sulla prima opera allingresso con rosei tagli e la poco visibile scultura nella sala-Cappella 13. Tutto intonato con le sale del- Napoleone si aggira fra antiche la Donazione Jesi e Collezione inedite stampe depoca e granVitali. Un armonico tuffo nel di case di cristallo vissute da modelle che vestono gentili diafani manichini con mille abiti della moda imperiale. Pare di percorrere teatralmente unepoca non ancora turbata dai cannoni della guerra e dalla sconfitta, fra intelligenti battute e pensieri napoleonici. Complimenti ai curatori Cristipassato, nel presente e nel fu- na Barreto e Martin Lancaster. turo. Cortesi i custodi e non dimentichiamo la generosa graBurri e Fontana a Brera tuit ai minorenni e agli ultra Milano, Pinacoteca di Brera sessantacinquenni. Questa mofino al 3 ottobre stra merita una lunga visita e Napoleone un ritorno. e limpero della moda Negli spazi ampi della TrienMilano, Triennale nale, fino al 12 settembre, il fino al 12 settembre maschio spirito elegante di

Sebastiano Ricci
Luca Pietro Nicoletti
Come recita gi dal titolo, la mostra della Fondazione Cini a cura di Giuseppe Pavanello (catalogo Marsilio) davvero allinsegna dellinvenzione, perch questa la marca che connota profondamente lopera del veneziano Sebastiano Ricci, dalle grandi decorazioni murali fino al disegno pi minuto. Un numero considerevole di opere in mostra, infatti, costituito da bozzetti per grandi composizioni o da schizzi, che erano una specialit della pittura veneziana fin dal Cinquecento. Per schizzi, qui, bisogner intendere un componimento grafico gi di valore pittorico, espressione dellidea-invenzione che sfocia nellabbozzo o bozzetto, per poi arrivare allopera definitiva. Ma in questi dipinti di formato ridotto che forse si riscontra, come a suo tempo aveva sottolineato Rodolfo Pallucchini, il Ricci pi puro, capace di diventare lirico quando si abbandona a un tocco impressionistico, sebbene poi la maniera rapida del bozzetto, avr riscontri anche nella grande decorazione murale, di cui ad un certo punto ritrover il tono: Si direbbe scrive Pavanello introducendo il catalogo che il suo intento sia dimprimere alla pittura monumentale qualcosa della vivacit che contraddistingue
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generalmente un bozzetto. In lui i contemporanei ammiravano le qualit ritenute pe-

Venere e Adone, bozzetto

culiari dei maestri della scuola veneziana: il trasporto della fantasia, la fecondit dellinventare, la facilit delleseguire, larmonia del comporre, la forza del colorire, casomai con il rimprovero di un eccesso di fantasia e una certa scorrettezza di disegno. In un certo senso, in questo modo Ricci ammiccava allamatore darte, che poteva dilettarsi a riconoscere, abilmente dissimulate, le fonti cinquecentesche, da Correggio ad Annibale Carracci fino ai

classici veneziani (fra i quali soprattutto Veronese), di cui il pittore si era servito. Ricci scrive Adriano Mariuz in un bel saggio in catalogo, in cui si ricostruisce lesperienza del pittore allinterno della produzione artistica del suo tempo sembra ammiccare agli intenditori, provocandoli a riconoscere le sue fonti cos ben dissimulate, reinventare in una pittura libera e festosa, che si direbbe frutto di improvvisazione. Da grande virtuoso, egli perviene alla naturalezza attraverso una vastissima cultura, che diventata sostanza della sua fantasia. Nellambito delle celebrazioni dedicate alla nascita del pittore sono stata promossi degli itinerari artistici intitolati: Sebastiano Ricci tra le sue Dolomiti. A Belluno si protranno ammirare gli afferschi della Cappella Fulcis nella chiesa di S. Pietro e a Feltre nel Museo Diocesano le due pale di altare provenienti dalla Certosa di Vedana.
Sebastiano Ricci. Il trionfo dellinvenzione nel 700 veneziano Venezia, Fondazione Cini fino al 19 luglio Sebastiano Ricci tra le sue Dolomiti Belluno, Chiesa di S. Pietro Feltre, Museo Diocesano fino al 29 agosto

Palazzo Morando
Paola Rapelli
Il nuovo allestimento di Palazzo Morando non si propone come museo della moda [] Palazzo Morando si presenta piuttosto come un luogo del sapere e dellemozione, dove ammirare, in oltre 2mila metri quadrati, i capolavori del passato, analizzare limmagine del presente e costruire suggestioni per il futuro. Con queste parole Massimiliano Finazzer Flory ha presentato il nuovo Museo di Milano, che da questo momento sar noto con il solo nome del palazzo nobile in cui ospitato, in via SantAndrea. Il museo era gi pregevole e godibile nel suo passato recente, ma il miglioramento espositivo appena concluso lo ha reso ancora pi interessante. Al piano terra sono stati mantenuti gli spazi per le mostre temporanee. Vi ricordiamo che qui si sono tenute rassegne indimenticabili quali Pietro Verri e la Milano dei Lumi nonch Oh giornate del nostro riscatto. Milano dalla Restaurazione alle Cinque Giornate e anche, splendida, I volti di Carlo Cattaneo 1801-1869. Un grande italiano del Risorgimento. Al primo piano mantenuta, con un allestimento pi accurato, la collezione civica, che ha avuto origine nel 1934 dagli acquisti del colto Luigi Beretta e testimonia levoluzione urbanistico-sociale di Milano tra la seconda met del XVII e i primi anni del XIX secolo, distribuita negli ambienti originali della dimora di Lydia Caprara Morando, sposa di Gian Giacomo Attendolo Bolognini. Dal 1994 lallora Museo di Milano aggregato alle Raccolte Storiche, costituendo in tal modo, insieme al Museo del Risorgimento e a quello di Storia Contemporanea, un organismo unitario, destinato a rappresentare il cuore dellidentit culturale e della memoria della citt (Guerri). Parte integrante del percorso sono gli abiti, gli accessori e le uniformi che provengono dal vastissimo patrimonio comunale presso le Civiche Raccolte dArti Applicate nel Castello Sforzesco, una novit nella novit, un materiale storico di altissimo pregio artigianale. La suggestione forte: ci si sente trasportati dentro il tempo, opera dopo opera, perch ognuna ricostruisce quel dato contesto, quella data situazione, quelle date genti. un museo che richiede lentezza, il museo adatto a chi gi sa e vuole ricordare, e da far conoscere a chi non consapevole della grandezza del vissuto.

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