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Vorrei che l ami a art ef osse un appl auso al l a vi t a. U n appl auso al l a vi t a di chi guarda. U n rovesci am ent o.

N on l o spet t at ore, i l quadro che quest a vol t a appl aude. Sol o un pal m o di vi de l a bocca dal cuore. l a st essa di st anza che l e m ani percorrono per produrre un suono. U ni rsi e poi al l ont anarsi , per suonare di nuovo. i l breve percorso che com pi el o spet t at ore per di veni re f el i ce osservat ore. R. Mambor

REN ATO M AM BO R
U n doppi oi nsopportabi l e

Renato Mambor e Patrizia Speciale, 1979


Nato Re Magio, Teatro In Trastevere, Roma
(foto Donatella Rimoldi)

REN ATO M AM BO R
U n doppi oi nsopportabi l e
Mostra promossa dal

Comune di Frascati Assessorato alle Politiche Culturali

Comune di Frascati
Sindaco

Comune di Frascati
Assessorato alle Politiche Culturali

Francesco Paolo Posa


Piazza Marconi, 6 - Frascati 20 aprile - 10 maggio 2008 Mostra a cura di Assessore alle Politiche Culturali

Stefano Di Tommaso
Dirigente Settore Cultura

Maria Grazia Toppi


Direttore Scuderie Aldobrandini Responsabile Ufficio Cultura

Massimo Riposati
Coordinamento

Patrizia Speciale Cristina Di Stefano


Ufficio Stampa

Giovanna Cappelli
Ufficio Cultura

REN ATO M AM BO R
U n doppi oi nsopportabi l e

Patrizia Pulvirenti
Ufficio Stampa

Cecilia Riposati

Massimo Silvi
Si ringraziano Con la collaborazione di

Fondazione Mudima, Elisabetta Agostinelli, Silvano Annibali, Elisa Berrettoni, Massimiliano Bianconcini, Paolo Cacciani, Stefano De Crescenzo, Carlo Fallani, Mario Iannelli, Blu Mambor, Luciano Renzi, Marzia Spatafora, Maurizio Schiaffini, Stefano Sdringola, Romeo Sopranzi, Floriana Viesti

testi di

Massimo Riposati
SISTEMI EDITORIALI SRL

Gianna Mazzini

Servizi Museali

Edizioni Carte Segrete srl, 2008 Tutti i diritti riservati / Tous droits rservs / All rights reserved Palazzo Taverna - Via di Monte Giordano, 36 Roma

Organizzazione

Edizioni Carte Segrete

Se alcune occasioni determinano la capacit di esprimere pi compiutamente il valore degli spazi espositivi e di esaltare la immediata contiguit tra le intenzioni e il risultato, la mostra di Renato Mambor, che lAmministrazione Comunale ha voluto realizzare in questo senso davvero esemplare. Dopo la recente esposizione alla Galleria Nazionale dArte Moderna, dove aveva avviato una ricerca sulla separazione spaziale nella scultura, il grande artista, fin dai primissimi anni Sessanta interprete del rinnovamento delle arti in Italia, ha voluto concepire una esposizione che dialoga con i suggestivi spazi delle Scuderie Aldobrandini, realizzando una serie di opere in cui sviluppa e conduce a una fase avanzata la sua speculazione intellettuale sullo sdoppiamento e sulla riassunzione in unit dellimmagine. Grazie alla cura appassionata di Massimo Riposati, che segue da sempre il lavoro di Mambor, che anche noi conosciamo personalmente e apprezziamo da oltre trenta anni, stato allestito un suggestivo percorso espositivo che presenta i cicli pi recenti delle sue creazioni, dai dipinti Applausi ad una serie di opere in assenza di uomo, astrazione di un mondo sagomato e reso bidimensionale dalla lucida analisi delle forme e del colore. Un gruppo importante di sculture recentissime afferma il primato dei volumi sul colore: pressoch monocromatiche queste opere investono significati complessi nella loro apparente linearit, si sdoppiano, si separano, mantenendo comunque una propria unica identit: come unica e complessa lidentit delle Scuderie Aldobrandini, luogo della memoria e della sperimentazione, dello spettacolo e della riflessione, spazio ideale per limmaginazione e la verifica. Una grande installazione, Connessioni, recentemente esposta a Milano alla Fondazione Mudima, collocata al piano superiore delle Scuderie Aldobrandini offrendo uno spaccato della vocazione dellartista a partecipare, con il suo lavoro, alla costruzione di un mondo nuovo, poetico e meccanico, oggettivo e totalmente ricreato. Insieme alle sue opere pi recenti sono in mostra alcuni documenti inediti nella loro attuale presentazione: riproduzioni fotografiche in grande formato di azioni che nel 1969 avvi con grande anticipo in Italia, e non solo, e che oggi rileggiamo, con la convinzione che larticolata complessit dei linguaggi di Mambor fa di lui un esponente tra i pi rappresentativi della nostra contemporaneit.

Stefano Di Tommaso
Assessore alle Politiche Culturali

Francesco Paolo Posa


Sindaco di Frascati

Renat o M am bor U n doppi oi ns oppor t abi l e

Solitarie e spesso silenziose sono le atmosfere che vengono evocate dallimmaginario creativo di Renato Mambor, dove il silenzio pudore e la solitudine ricreata e voluta per isolare e rendere percepibile lincanto di un sistema di immagini tenuto insieme dalla poesia muta e senza ambiguit del disegno. Un disegno di segni e assordanti silenzi. Che lo accompagnano, io credo, da sempre, in una felicit espressiva evidente e con la complessit intellettuale e morale indissolubili al suo essere fattore dellarte. Perch Renato Mambor non un uomo solo, non soltanto un uomo ma un viaggiatore accompagnato da un suo doppio, da una sua coscienza parallela a cui assegna ruoli predefiniti integrativi ed in alcuni casi sostitutivi di alcune sue personali emozioni. il regista dei suoi comportamenti, delle figure altre a cui fa assumere i ruoli di una complessa macchina creativa. Non credo alle origini come elemento determinante per preavvertire ogni sviluppo successivo, ma se occorresse individuare gli orientamenti delle prime esperienze creative di Mambor non potremmo non considerare il suo bisogno di togliere lio dal quadro, di costruire oggetti/segnali oggettivi e convenzionali. Il passaggio dai suoi Segnali stradali agli Uomini statistici, figure senza spessore desunte dalle convenzioni urbane precedono lutilizzo del timbro come facolt di duplicazione oggettiva fatta di serialit ma scaldata dallazione manuale del timbrare, come pure, con lausilio del rullo, procedere alla copertura programmata di pi ampie superfici con matrici preincise e rappresentative del percorso dinamico dellazione e del gesto. Unevidente urgenza di entrate nellopera in punta di piedi, con rispetto ma senza sacralit, lasciandosi scorgere piuttosto che farsi vedere: la nascita del bisogno del suo doppio inevitabile. Laltro da s divenuto, di volta in volta, negli anni, Evidenziatore, Osservatore, poi Riflettore, nel caso delle sue opere pi recenti si trasforma in Nasconditore occulto: questa presenza che avvertiamo unicamente per la sua assenza ci lascia assistere soltanto al risultato: il suo doppio nascosto ma evidente e levento si sviluppa in una sequenza che afferma il valore e nega, nascondendolo, il processo. In una sua opera, Occhio segreto, il doppio si esplicita rivelandosi nella sua evidenza, si trasforma in uno schermo opaco che nasconde una immagine dipinta e obbliga lo spettatore ad una osservazione diagonale, quasi voyeristica: se Duccio Trombadori ha

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notato che ... nella tensione tra lordine e il disordine Renato Mambor tiene fede al principio che vedere un atto creativo, ora Mambor obbliga lo spettatore ad una azione dinamica, di spostamento strategico per scorgere quanto del suo lavoro possa essere svelato. Le sue sculture, Acquaiola, Spensierato, Renato Sumero, si sdoppiano nelle forme per riassumersi in presenza di una intercapedine vitale, due forme identiche separate da uno spazio, da una distanza tra le quali scorre il flusso vitale di una energia riassuntrice: doppie perch identiche ma non solitarie, inidentiche perch percettivamente diverse: lopera una ma doppia, raddoppiata dalla materia ma singolarmente unitaria. La distanza permette la separazione ma impedisce il distacco: borchie robuste incatenano le due parti, ribadendo simbolicamente lunit della creazione: non una dietro laltra, non dentro laltra, ma insieme allaltra. Un rapporto indissolubile che dichiara le differenze ma suggerisce, forse imponendola, lunit. In altre opere il quadro diviene esso stesso osservatore di questo processo ed applaude il visitatore, mimando il gesto stesso dellapplaudire con un ritmo ed una scansione dei piani riproducente il percorso delle mani che si allontanano per poi ricongiungersi nel gesto dellapprovazione: di questa azione Mambor ha analizzato le misure, le distanze tra le mani e tra le mani ed il cuore. Vorrei che la mia arte fosse un applauso alla vita. Un applauso alla vita di chi guarda. Un rovesciamento. Non lo spettatore, il quadro che questa volta applaude. Solo un palmo divide la bocca dal cuore. la stessa distanza che le mani percorrono per produrre un suono. Unirsi e poi allontanarsi, per suonare di nuovo. il breve percorso che compie lo spettatore per divenire felice osservatore. Lopera applaude i suoi Svelatori, che nellazione interpretano il ruolo che generosamente il Maestro gli ha affidato, con quella generosit che un elemento distintivo della sua poetica. Esemplare in questo senso la mostra Fermata dAutobus in cui da una sua intuizione, condivisa con Achille Bonito Oliva e con alcuni di noi, trasform vecchie vetture del trasporto comunale romano in spazi-laboratorio per gli interventi di altri artisti, da Fabio Mauri ad Ange Leccia, da Alain Fleischer a Cloti Ricciardi. NellOrdine del giorno quattro sagome in progressiva formazione si separano e si allontanano dal loro vuoto: il vuoto , io credo debba essere, lambiente in cui quelluomo si sviluppato, un ambiente certamente non soltanto geografico e storico ma anche emozionale: il pieno delle sagome ed il vuoto/impronta che esse lasciano sono della stessa materia, ma lordine della sequenza, dopo

la separazione, invertito: nulla evidentemente enunciato ma Mambor ci offre un segnale deciso che la complessit, con la sua ricchezza, va letta contro le tentazioni cronologiche o i processi sequenziali legati alla banalit di una coerenza insufficiente a svelare la complessa rete relazionale che lega generazioni o fasi evoluzionali tra loro diverse e i loro rapporti con un mondo in continua evoluzione; mentre descrive i tempi della crescita, individuando e rendendo esplicita una lettura temporale, sfida la quotidianit per sollevarsi ad una valutazione globale delle esperienze delluomo nella ampiezza di un intero ciclo vitale. Questa componente concettuale non pu non richiamarci alla mente, ed agli occhi, una serie di azioni, documentate fotograficamente verso la fine degli anni Sessanta, dove Mambor precocemente anticipa comportamenti che soltanto anni dopo entreranno nella pratica artistica contemporanea: queste azioni, che la mostra per la prima volta documenta ponendole come centrali nella complessit del suo allestimento, testimoniano ed anticipano gli interessi verso la rappresentazione scenica che, con Patrizia Speciale, svilupper nel Gruppo Trousse alla met del decennio successivo. Queste fotografie oggi escono dal loro formato convenzionale per sostenere una lettura che le faccia assurgere a dimensione opera. Ruolo centrale nella esposizione la grande installazione Connessioni dove si posizionano trenta sagome in legno dipinto in vari toni di bianco collegate fra loro da sottili stecche di plastica di diversi colori pastello. Nella mia pittura la pelle tela grezza, supporto in legno, dove le immagini non sono tatuate ma appoggiate in continue e diverse relazioni. Una sagoma di spalle dellartista della stessa natura delle forme araldiche partecipa al miracolo di una possibile creazione delluniverso, di un cielo stellato in cui la figura si fonde, integrata e vissuta senza alcuna separazione ma comunque con incanto e stupefazione. Le trenta stelle disegnano un firmamento artificiale, che ci ricorda i giocattoli da lui realizzati nel 1970, un mandala spaziale costruito con le sequenze lente ed inesorabili di un esercizio mentale che prelude, in Renato Mambor, alle fasi iniziatiche di un percorso illuminante. Nel gioco di sponda dellarte la prima persona a cambiare lartista. Nel lavoro elaboro, cammino, costruisco, ponendomi solo problemi di linguaggio. Mi accorgo che dallopera stessa ricevo informazioni che posso usare per acuire la capacit di autosservarmi.

Massimo Riposati

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Segnale rosso su giallo blu, 1961


acrilico su tela tamburata, cm 150 x 100

Le tre et delluomo, 1962


acrilico su cartone, cm 71 x 95

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Timbri, 1963
inchiostro su carta, cm 50 x 70

Prova rullo - Itinerari, 1968


tecnica mista su cartone, cm 70 x 100

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Macchina traccialinee, Via Appia, Roma 1968


azione fotografata

Monopattino Easy Rider, 1970

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Evidenziatore, 1971
(foto Claudio Abate)

Teatro, 1982
Gruppo Trousse

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Riflettore verde e bilancia, 1992 LOsservatore e le Coltivazioni, 1992


Personale, Palazzo delle Esposizioni, Roma 1992 pannello di legno smaltato e cera, cm 170 x 185 (foto Claudio Abate)

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Dimenticato, 1995
Fermata dautobus, Spazio Flaminio Atac, Roma dicembre 1995 - gennaio 1996

Mandala - giardino, Autart, 2004


realizzato insieme a Blu Mambor, Parco dellAppia Antica, Roma

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D ue m a non due

Quale struttura connette il granchio con laragosta, lorchidea con la primula e tutte e quattro queste cose con me e con voi? Gregory Batheson

Sono nello studio di Renato. Circondata dalle opere pensate per questa mostra. Certo lo spazio espositivo alle Scuderie di Palazzo Aldobrandini di Frascati sar assai diverso da questo. Diversa la disposizione e diverso lordine. Le tele saranno libere dalla plastica che ora le protegge e tutto sar pi largo e luminoso. Eppure, immagino, assolutamente identico il gioco darte. Lui, Renato Mambor, separa, distingue, mette distanza e tu che guardi, ricomponi. Con un giro docchi, con un giro intorno alle sagome o con un giro del pensiero. E questo mi emoziona. Questo movimento, non sempre fisico eppure sempre naturale: separare e ricomporre. Separare e ricomporre. Renato lavora da tempo sulla dualit: le sue sculture di legno verniciato sono sagome nitidissime, colorate e piatte che presentano sempre figure fatte di un doppio. Un doppio che ti fa inciampare il pensiero, perch svela lillusione. La dualit lillusione. Lui, parlandone, la definisce oscena, come oscena una bugia, come osceno tagliare, sezionare e pensare che il brandello separato dal resto possa vivere. La realt che ci sta intorno continuamente mossa, continuamente fatta di questo due ma non due. un concetto molto presente nella tradizione buddista: in giapponese si dice funi ma bella anche la nostra traduzione italiana perch riproduce, nellespressione, il movimento. C lillusione, la realt apparente, cio il due. E c la ricomposizione, lunicit: il ma non due. La realt mi appare distinta, separata, ma se osservo davvero, se penso e ci giro intorno si svela e si ricompatta. C quel senso di compiutezza che non si da per acquisito ma solo per sperimentabile. E queste tele, le sculture, le installazioni di Renato Mambor riproducono continuamente questo movimento. Guardo linstallazione che si chiama Connessioni: 30 forme di legno sagomate e dipinte tutte con bianchi diversi, tutte doppie e bloccate da rondelle di alluminio e poi collegate tra loro attraverso sottili stecche di plastica colorata. Il senso nel collegarle, nella sequenza e ognuno ha la sua.

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Impossibile separare lAcquaiola dai suoi tubi, lo Spensierato dalla sue sagome a forma di farfalle o lOcchio segreto dal legno che la copre. Mi ci muovo intorno, cerco dietro il pannello inchiavardato, scorgo e dove non arrivo con locchio arrivo immaginando e completo la riga che manca al mio sguardo, allargo il colore fin dove penso che sia, chiudo la linea. Perch proprio la separazione a richiamare il movimento, perch proprio la realt a chiedere uno sforzo dintegrazione, un girarci intorno per vederla tutta intera. Il doppio insopportabile fa muovere e cercare. Impossibile separare largento delle fessure dal grigio che le tiene nella tela Orizzontale. Sono strisce luccicanti proprio perch inquadrate dal grigio che prova a coprirle. Guardo una tela segnaletica coperta dalla plastica. Si chiama Indicazione di via. Non ci sono pi i segnali stradali tanto presenti nellopera di Renato degli anni 60. Oggi nel quadro spiccano i segni di una viabilit interna, quella pi intima, quella che ha a che fare con le scelte, le motivazioni, le direzioni da far prendere al s. La tela una sorta di cartello stradale che invece di agevolare il cammino obbliga lo sguardo ad andare al centro anche se un centro sbarrato, apparentemente chiuso. Pi che impossibile stupido separare le frecce a sinistra e a destra che convergono al centro, in un cono chiaro: unica direzione consentita andare al cuore di quello che ci sta a cuore. Impossibile per Renato Mambor separare il percorso dal senso. Cos come, per me, impossibile separare Renato Mambor da Patrizia Speciale. La sua compagna darte oltre che di vita. Presenza creativa discreta, fondante e saldissima. un due ma non due, la loro relazione mossa, di rara intensit e di chiarissima forza.

REN ATO M AM BO R
U n doppi oi nsopportabi l e

Gianna Mazzini

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Applauso, 2008
acrilico su tela, cm 100 x 150

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Applauso, 2008
acrilico su tela, cm 100 x 150

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Indicatore di vie, 2008


acrilico su tela, cm 120 x 160

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Tessere per scegliere la via, 2008


acrilico su tela, cm 110 x 160

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Quadro incompleto, 2008


acrilico su tela, cm 120 x 160

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Orizzontale, 2008
acrilico su tela, cm 100 x 120

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Occhio segreto, 1999


tecnica mista, cm 124 x 100 x 14

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Spensierato, 2005
legno verniciato, cm 193 x 67 x 44

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Acquaiola, 2005
legno verniciato, cm 172 x 60 x 8,5

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Renato sumero, 2005


legno verniciato, cm 160 x 60 x 34

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Trasportatore, 2007
legno verniciato, cm 200 x 70 x 36

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Ordine del giorno, 2008


bozzetto

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Connessioni, 2007
tecnica mista, dimensione ambiente (installazione presso
Fondazione Mudima, Renato Mambor. Connessioni, aprile 2007. foto Antonio Maniscalco)

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AZIO N I FO TO G RAFAT E

Saltare a Corda, 1969


stampa fotografica su tela, cm 139 x 96

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Mani Cucite, 1969


stampa fotografica su tela, cm 100 x 140

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Itinerari Intimi, 1968


stampa fotografica su tela, cm 139 x 104

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Pattini Chiusi, 1969


stampa fotografica su tela, cm 139 x 112

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L angel oi nut i l e

Ogni volta che lartista pensa lopera crea una possibilit di evoluzione ma anche il suo impedimento.

La luce che lo attrae verso lalto viene scaricata verso il basso

Langelo diventa inutile

Ogni volta che lartista abbandona la propria opera crea un salto che lo stacca da terra

Renato Mambor

LAngelo Inutile, Renato Mambor e Piero Brega, Gli Angeli sopra Roma, Diagonale, Palazzo Rondanini, Roma 1996
stampa fotografica su tela, cm 91 x 139

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Nasce a Roma il 4 dicembre del 1936. Il suo esordio risale al 1959, quando espone alla galleria Appia Antica di Emilio Villa in una collettiva con Mario Schifano e Cesare Tacchi. Frequenta negli anni Sessanta la Scuola di Piazza del Popolo, di cui fanno parte, tra gli altri, Festa, Angeli, Schifano, Tacchi, Uncini, Lo Savio, Lombardo e Tacchi; proprio nel 1960 viene scelto alla selezione dei Premi di incoraggiamento organizzata alla Galleria dArte Moderna di Roma da Calvesi e Bucarelli. Nasce nel 1961 lindagine sul segnale stradale considerato come ... Un segno astratto, geometrico che per ha una funzione informativa, riconoscibile per convenzione, da cui passa a considerare, lanno dopo, in particolare lomino stilizzato del segnale del passaggio pedonale (Uomini Statistici). Nel 63 la sagoma dellomino diventa ripetibile allinfinito tramite ununica matrice: un

fotografico attratto dalla sua meccanicit e supposta garanzia di oggettivit. LEvidenziatore (1972) appartiene ad un discorso artistico in cui la rappresentazione viene sostituita dalla stessa realt. Dal 1975 fonda e dirige la compagnia teatrale Gruppo Trousse caratterizzata dalla ricerca allinterno delluomo-soggetto nella sua sfera cognitiva, emotiva e nervosa. Il mio interesse - sostiene - si concentrato sui mezzi pi specifici del teatro, un teatro fortemente visivo, ma anche attento alle dinamiche psicodrammatiche. Sviluppa in quegli anni anche una sperimentazione interdisciplinare con performances, cinema-teatro, fotografia, installazioni, rassegne. Negli anni Novanta lOsservatore riavvicina Mambor alla pittura. Mentre limmagine delluomo degli anni 60 (lUomo Statistico) era il ricalco di unimmagine di un uomo fotografato, senza volto, senza occhi, LOsservatore degli anni 90 il ricalco delluomo che rappresenta latto del vedere e del guardare. Appare il profilo della sagoma dellartista stesso, perch Mambor assume la responsabilit della propria esperienza. DallOsservatore sono derivate altre opere quali: Il Riflettore (92), Il Diffusore (93), Il Viaggiatore, Il Decreatore (96). Nel 1998 lIstituto Nazionale per la Grafica ospita la mostra antologica Mambor. Opera di segni, catalogo Edizioni Carte Segrete. Dal 60 ad oggi il suo percorso attraversa le realt pi significative della ricerca contemporanea nella sua continua evoluzione. Tra le pi recenti mostre personali e collettive si segnalano: 2000. Renato Mambor, Centre Culturel Franais de Milan, Milano; Mambor: opere dal 1960 al 2000, Galleria Granelli, Livorno; Ricalcare. Renato Mambor, Studio Soligo, Roma. Novecento. Arte e storia in Italia, Scuderie Papali al Quirinale e Mercati di Traiano, Roma.

BIO G RAFIA

timbro di gomma (Timbri), esperienza che sfocia in una collettiva con Lombardo e Tacchi nellaprile dello stesso anno alla galleria La Tartaruga, dove nel 1965 far la prima personale (Ricalchi). Negli anni 1966-67 dalle serie dei Ricalchi arriva alle Scomposizioni e ai Diari. Nel 1967, dopo essersi trasferito a Genova, seguendo una sua linea analitica nella ricerca realizza unopera chiamata Filtro, in cui sposta il valore dellarte nellatto stesso della percezione. Attraverso un procedimento di scomposizione del segno in pertinenze linguistiche quali forma, colore, movimento, materia realizza anche opere modulari chiamate Diario. Prosegue anche un suo cammino parallelo di sperimentazione di scambio con altri artisti nel Diario con degli Amici. Nel 68 la sua attenzione si sofferma sullagire delluomo e realizza una serie di tele (Itinerari) utilizzando rulli da decoratore per tappezzeria. Nel 69 prosegue la sua indagine attraverso il mezzo

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2001. Renato Mambor. Lidea del rullo, Soligo Art Project, Roma; Corrispondenza, (con Maril Eustachio), Galleria A.A.M., Roma. ABO: le arti della critica, San Benedetto del Tronto/Castel SantAngelo, Roma; La collezione Brandi Rubiu, Galleria Nazionale dArte Moderna, Roma. 2002. Renato Mambor. Osservatore anni 90, Loggiato di San Bartolomeo, Palermo; Renato Mambor, Maretti Arte Monaco, Montecarlo; Renato Mambor. Progetto per unantologica I, 1957-2002, Galleria Il Mascherino, Roma. 2003. Renato Mambor, Studio dArte Fedele, Monopoli. Piazza del Popolo 60-70. Fotografie di Plinio De Martiis, sedi varie, Roma; Impronte indelebili, MACRO, Roma; Collettiva, Canale Cardello, Viterbo (realizza un mandala allaperto); Collezione di Arte Contemporanea (temporanea), Palazzo della Farnesina, Roma; Le collezioni, Istituto Nazionale per la Grafica, Roma. 2004.Progetto per unAntologica II: dallUomo Statistico a Renato dEgitto, Galleria Il Mascherino, Roma. Da Balla alla Transavanguardia, Triennale di Milano, Milano; Attraversare Genova, Museo di Villa Croce, Genova; OutArt 2004, Parco dellAppia Antica, Casa Sgaravatti, Roma; Arte e

cinema dartista - La Scuola di Piazza del Popolo, Galleria La Nuvola, Roma; Le Opere e i Giorni - Tre, Certosa di San Lorenzo, Padula (SA). 2005. Renato Mambor - Progetto per unAntologica III: SpettatoreOsservatore, Galleria Il Mascherino, Roma; Renato Mambor, Galleria Maretti Arte e Galleria Alain Couturier, Nizza: Renato Mambor. Paesaggi tagliati, GAM - Galleria dArte Moderna e Contemporanea, Faenza. Pop Art Italia 1958-1968, Galleria Civica dArte Moderna, Palazzo Santa Margherita, Modena; Cose (quasi) mai viste, Centro Luigi Di Sarro, Roma. 2006. Gente che conta, Galleria ArtTime, Brescia. Renato Mambor DonnArt. Arte per Roma Arte per il sociale, Facolt di Architettura, Roma; Renato Mambor, GAM - Galleria dArte Moderna e Contemporanea, Faenza; LArte di amare lArte, Fondazione CittItalia, Galleria Corsini, Roma. 2007. Renato Mambor - Separ. Oggetti scultorei, Galleria Nazionale dArte Moderna, Roma; Renato Mambor. Connessioni, Fondazione Mudima, Milano. 52 Biennale, Padiglione Siriano, Fondazione Valerio Riva, Venezia; LArte di amare lArte, Fondazione CittItalia, Galleria Spada, Roma.

Renato Mambor, 2007


Personale Renato Mambor - Separ. Oggetti scultorei, Galleria Nazionale dArte Moderna, Roma
(foto Silvio Scafuletti)

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Edi z i oniCar t e Segr et es r l


Via della Scrofa, 47 00186 Roma Via di Monte Giordano, 36 00186 Roma tel. +39 0697274455 fax +39 0697250998 www.cartesegrete.com riposati@cartesegrete.com Direzione Artistica

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