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Un testo dello scrittore boemo in esclusiva per “Repubblica”

KUNDERA

Il mio Processo

L’INSOSTENIBILEBELLEZZA DEL ROMANZO DI KAFKA

te: un mattino due signori del tutto or- dinari giungono a casa di K., che è anco- ra a letto, per informarlo, nel corso di

una piacevole conversazione, che è ac- cusato e che l’esame del suo caso andrà per le lunghe. La conversazione è tanto assurda quanto comica. Del resto, quando Kafka lesse per la prima volta

questo capitolo ai suoi amici, tutti si mi- sero a ridere. Delitto e castigo? Ah no, queste due nozioni dostoevskijane non c’entrano assolutamente nulla. Ciononostante reggimenti di kafkologi le hanno consi- derate come i temi principali del Pro- cesso. Max Brod, il fedele amico di

cita: sii umano». Ma ancora più fre- quente (e io direi ancora più stupida) è l’interpretazione contraria che, per co- sì dire, orwelizza Kafka: secondo tale lettura K. è perseguitato dai criminali di

secondo tale lettura K. è perseguitato dai criminali di Grazie a uno storico STRAGE DI SANT’ANNA

Grazie a uno storico

K. è perseguitato dai criminali di Grazie a uno storico STRAGE DI SANT’ANNA “PROCESSO DA RIAPRIRE”

STRAGE DI SANT’ANNA “PROCESSO DA RIAPRIRE”

ROMA — Il processo contro i militari auto- ridella strage diSant’Anna diStazzema (12 agosto 1944) va riaperto. Lo chiede la peri- zia eseguita da uno storico, Carlo Gentile, per conto dei familiari delle vittime. La ri- chiesta è stata inviata, da Colonia dove la- vora lo studioso, alla procura di Stoccarda che nell’ottobre del 2012 aveva archiviato il procedimento. Secondo Gentile, che pubblicherà pros- simamente un libro sull’argomento per l’editore Einaudi, i magistrati hanno com- piuto «chiaramente errori dal punto di vi- sta dei fatti storici» e ignorato importanti testimonianze sulla strage, una delle più orribili della Seconda Guerra mondiale, dove furono trucidati oltre 500 civili, quasi tutti donne e bambini. Il massacro sareb- be stato, secondo lo studioso, accurata- mente programmato e non sarebbe possi- bile classificarlo come “azione di guerra”.

possi- bile classificarlo come “azione di guerra”. MILAN KUNDERA S i sono scritte un numero infi-
possi- bile classificarlo come “azione di guerra”. MILAN KUNDERA S i sono scritte un numero infi-

MILAN KUNDERA

S i sono scritte un numero infi- nito di pagine su Franz Kafka, eppure è rimasto (forse pro- prio grazie a questo numero infinito di pagine) il meno

compreso di tutti i grandi scrittori del secolo scorso. Il processo, il suo roman-

zo più noto, cominciò a scriverlo nel 1914, esattamente dieci anni prima che

uscisse il primo Manifesto dei Surreali- sti, i quali non avevano la più pallida idea dell’immaginazione «sur-realista»

di un Kafka, autore sconosciuto e i cui

romanzi sarebbero stati pubblicati molto tempo dopo la sua morte. È per- ciò del tutto comprensibile che questi

romanzi che non assomigliavano a nul-

la siano apparsi estranei al calendario

dellastorialetteraria,nascostiinunluo-

go che apparteneva soltanto al loro au-

tore. Eppure, malgrado l’isolamento, le loro anticipazioni estetiche rappresen-

tavano un evento che non poteva non influenzare (anche se a scoppio ritarda- to) la storia del romanzo. «È Kafka che

mihafattocapirecheunromanzosipo-

teva scrivere in un altro modo», mi ha detto una volta Gabriel García Már- quez.

Non dice una parola sull’aspetto fisico del protagonista, K. né sulla sua vita prima delle vicende narrate

Kafka, come si può vedere chiara- mente nel Processo, analizza i protago- nisti dei suoi romanzi in maniera del tutto particolare: non dice una parola

sull’aspetto fisico di K. né sulla sua vita prima dei fatti narrati nel romanzo; an- che del suo nome ci permette di cono- scerne soltanto una lettera. Invece, dal primo paragrafo alla fine del libro, si concentra sulla situazione del perso- naggio, sulla situazione della sua esi- stenza. Il Processo esplora la situazione di co-

lui che è accusato. All’inizio tale accusa

si presenta in modo piuttosto diverten-

un potere “totalitario” ante litteram, com’è il caso, ad esempio, del celebre adattamento cinematografico del ro- manzo realizzato nel 1962 da Orson Welles. Ora, K. non è innocente né colpevole.

Egli è un uomo colpevolizzato, cosa del tutto diversa. Sfoglio il dizionario: il ver- bo colpevolizzare è stato usato in Fran-

dohatrasgredito«laleggeallaqualetut- cia per la prima volta nel 1946 e il so-

tal’umanitàdevesottomettersiechere- stantivo colpevolizzazione ancora più

tardi,nel1968.Lanascitatardivadique-

Kafka, non ha il minimo dubbio che K. nasconda una grave colpa: secondo lui K. è colpevole di “Lieblosigkeit” (inca-

pacità di amare); allo stesso modo Eduard Goldstücker, un altro celebre kafkologo, pensa che K. sia colpevole «perché ha lasciato che la sua vita si tra- sformasse in quella di una macchina, di un automa, di un alienato» e così facen-

steparoleprovachenoneranobanali:ci facevano capire che ogni uomo (se pos- so io stesso giocare con i neologismi) è colpevolizzabile; che la colpevolizzabi-

i neologismi) è colpevolizzabile; che la colpevolizzabi- Milan Kundera e Franz Kafka in due disegni di
i neologismi) è colpevolizzabile; che la colpevolizzabi- Milan Kundera e Franz Kafka in due disegni di
i neologismi) è colpevolizzabile; che la colpevolizzabi- Milan Kundera e Franz Kafka in due disegni di

Milan Kundera

e

Franz Kafka

in

due disegni

di

Tullio

Pericoli

lità fa parte della condizione umana. La colpevolizzabilità è sempre fra noi, sia quando la nostra bontà teme di ferire i

deboli,siaquandolanostraviltàhapau-

ra di offendere quelli più forti di noi. Kafka non ha mai formulato riflessio- ni astratte sui problemi della vita uma- na; non amava inventare teorie; atteg- giarsi a filosofo; non assomigliava né a Sartre né a Camus; le sue osservazioni sulla vita si trasformavano immediata- mente in fantasia; in poesia – la poesia della prosa. Un giorno K. è invitato (da una voce anonima, per telefono) a presentarsi la domenica successiva in una casa di pe- riferia per partecipare a una breve in- chiestacheloriguarda. Per noncompli- care e tanto meno prolungare il proces- so, decide di ottemperare all’invito. Dunque ci va. Sebbene non sia stato convocato a una ora precisa, si affretta. All’inizio vuole prendere un tramvai. Poi si rifiuta per non umiliarsi, grazie a unapuntualitàtroppodocile,davantiai suoi giudici. Tuttavia non desidera pro- lungare lo svolgimento del processo e perciò si mette a correre; sì, corre (nel- l’originale tedesco la parola “correre”,

Una combinazione

unica di comicità

e

tristezza, gravità

e

leggerezza

senso e non senso

“laufen” si ripete tre volte nello stesso paragrafo);correperchévuolesalvarela sua dignità e, allo stesso tempo, per non arrivare in ritardo a un appuntamento la cui ora resta sconosciuta. Tale combinazione di gravità e legge- rezza, di comicità e tristezza, di senso e non senso, accompagna tutto il roman- zo fino all’esecuzione di K. e fa nascere unabellezzastranaeincomparabile;mi piacerebbedefinirequestabellezza,ma so che non ci riuscirò mai. © Milan Kundera (traduzione di Massimo Rizzante)

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