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ORIANA FALLACI

Risponde
intervista di RICCARDO MAZZONI
Signora Fallaci, devo fare una premessa: io sono quello che gioved 7 novembre, cio il giorno in cui incominciato Il Social Forum a Firenze, ha pubblicato sul "Giornale della Toscana un articolo di fondo intitolato: Il coraggio della Fallaci. E sono quello che nell'edizione di domenica 10 novembre ha pubblicato, sempre in prima pagina e con la mia firma, un articolo intitolato La gratitudine che dobbiamo alla Fallaci. Ritengo Infatti che con quell'estate trascorsa a battersi come un leone per spiegare alla destra e alla sinistra ma soprattutto alla sinistra l'errore del Social Forum a Firenze. poi con quell'articolo Fiorentini, reagite con sdegno - Comunque vada, la violenza morale rimane, lei abbia contribuito In maniera determinante a salvare Firenze. A far s che non succedesse nulla. E pazienza se per salvare Firenze lei ha salvato anche chi non meritava davvero di essere salvato. Tutto ha un prezzo, in questa vita... Non successo nulla perch successo tutto. O meglio, perch succedesse tutto. Ho scosso la testa quando l'indomani ho visto l'esultanza dei giornali che dicevano: Firenze, festa della Pace. (Un'esultanza che ricordava il trionfalismo dei comunisti italiani al tempo di Molotov-Malenkov-Beria, poi di Krusciov e di Breznev cio al tempo in cui non facevano che blaterare di pace ma pi ne blateravano meno ce n'era). Anzich una Festa della Pace, infatti, sabato 9 novembre a Firenze s' svolta una brillante manovra politica. Un magistrale sgambetto, un geniale colpodi-stato che un settore della sinistra massimalista ha compiuto contro i vertici della sinistra istituzionale. Per l'esattezza, il settore che riuscito a controllare dominare narcotizzare i gruppi facinorosi del caotico movimento detto no-global. Al posto dei militari che nei normali colpi di stato escono dalle caserme per occupare i palazzi del Potere, i quarantaduemila partecipanti della Cgil. E in particolare i millecinquecento incaricati del servizio d'ordine, i cinquecento operai della Fiom, i cinquecento militanti Ds, i ferrigni portuali di Livorno. Non ha disubbidito nessuno, a Firenze. Nemmeno il supposto capo dei disubbidienti, il Rambo che aveva annunciato: Non sar una manifestazione non-violenta. Nemmeno gli anarchici greci di cui tutti avevano tanta paura. Nemmeno i duri con le tute nere. Nemmeno i morbidi con le tute bianche che per a Genova non erano stati tanto morbidi e s'eran messi con le tute nere, avevano partecipato agli scontri con la polizia. A proposito: ma chi glieli d i soldi per comprarsi quelle costosissime tute e la guerresca attrezzatura che le accompagna? Chi glieli d i soldi i per viaggiare sugli aerei intercontinentali e sui treni di lusso e sulle automobili accessoriate? La San Vincenzo de' Paoli? Non hanno disubbidito nemmeno i Casseurs francesi, gli Attak olandesi. Anzich rivoluzionari, sembravano goliardi in vacanza. Suonavano l'orchestrina, facevano il girotondo, cantavano Bella ciao, Bella ciao. Manco fossero diventati tutti boy scout. O frati francescani, monache carmelitane. Ma insieme alle bandiere del pacifismo, pacifismo-uguale-antiamericanismo, alzavano giganteschi ritratti di Stalin. CON STALIN PER SEMPRE. Per un'Italia Unita, Rossa, Socialista. Alzavano ritratti di Bin Laden, un Bin Laden che sembrava un Che Guevara. Ritratti di Che Guevara, un Che Guevara che sembrava Bin Laden. E tra le bandiere del pacifismo-uguale-antiamericanismo, i cartelli che insultavano me. Le bombe intelligenti leggono Oriana Fallaci. Meglio un Pacciani in casa che una Fallaci all'uscio. Questa la vera Firenze, non quella della Fallaci. Fuck you, Fallaci. Vaffanculo Fallaci. Li ho visti anch'io. E ve n'eran di peggio. Pazienza. Neanche uno per che in nome della parola pi sputtanata del mondo, la parola Pace, ricordasse i tremilaottocento morti dell'11 settembre. Neanche uno che in nome dei Diritti Umani maledicesse il mussoliniano dittatore che si chiama Saddam Hussein, i gas con cui ha sterminato a migliaia i contadini dei villaggi iraniani. E con cui oggi stermina i contadini dei propri villaggi. Neanche uno che rendesse omaggio agli studenti cinesi ammazzati in piazza Tienanmen. Neanche uno che celebrasse il piccolo eroe che con la borsa della spesa in mano s piazza dinanzi ai carri armati di Pechino. Neanche uno che piangesse sul milione di cambogiani assassinati da Pol Pot. Neanche uno che condannasse le stragi che i kamikaze palestinesi hanno fatto e fanno nei supermarket e nelle pizzerie di Tel Aviv o di Gerusalemme. Neanche uno che s'indignasse per il testamento lasciato dal kamikaze che diresse la strage d New York: Ai miei funerali non voglio esseri impuri cio cani e donne. In particolare quelli pi impuri cio le donne incinte. Non ci pensavano neppure i dimostranti in

buona fede. Intendo quelli convinti che la guerra si possa abolire, che la Ricetta per la Pace esista. E va da s che molti di questi eran l solo per noia o curiosit. (Perch siete qui? - ha chiesto un telecronista a tre giovanotti vestiti da coniglietto. Per divertirci - hanno risposto). Va da s che il trentasei per cento dei dimostranti ufficiali non sapevan nemmeno che cosa significasse la parola no-global. (La cifra del trentasei per cento fornita dal sondaggio compiuto alla Fortezza da Basso dagli stessi organizzatori del Forum). Ma torniamo al colpo-di-stato. Un colpo-di-stato, uno sgambetto, una manovra politica, lei stava dicendo, che si materializzato non impiegando un esercito in uniforme ma quei quarantaduemila che neutralizzavano gruppi facinorosi. Guardi, quando rifletto su quel colpo-di-stato, dinanzi ai miei occhi appare l'immagine d'un politico freddo e intelligente che vagheggia un progetto molto ambizioso: sbaragliare i rivali, prendere in pugno un partito che era un partito con una fisionomia ben precisa ma che di fisonomie ora ne ha centomila e non sa pi- dove va. Come un Bonaparte deciso a passare il Moncenisio, conquistare la Liguria e il Piemonte poi il Lombardo-Veneto e le Romagne poi il resto, va dunque in cerca di truppe. Di alleati, di sostenitori. E per trovarne si rivolge all'unico elettorato di cui si possa servire: quello di chi, avendo le idee confuse o non avendone affatto, si nutre solo di parole e di slogan. Al massimo, di utopie. E l'elettorato offerto da una generazione che tutto sommato non vale un granch. Ha avuto pessimi genitori. Gente che ha saputo dargli solo il motorino e il telefonino o il computer e l'automobile, le vacanze alle Seychelles. Ha avuto pessimi maestri. Gente che essendo uscita dalla cialtroneria sessantottina non ha saputo insegnargli neanche a fare una divisione e una moltiplicazione, a usare il condizionale e il congiuntivo. Ha avuto pessimi esempi. Gli esempi d'una societ che parla sempre di diritti e mai di doveri. E di conseguenza una generazione scoglionata, per lo pi composta da figli di pap cio da borghesucci ben nutriti e molto annoiati. Da falsi ribelli in cerca d'un nemico da combattere e nel medesimo tempo di ci senza cui gli esseri umani non possono vivere: un sogno, uno scopo. Cos a un certo punto il sogno, lo scopo se lo sono inventato, e lo hanno chiamato Pacifismo. Il nemico se lo sono costruito, e lo hanno chiamato globalismo. Di quest due concetti che non sono nemmeno concetti hanno fatto un gran pasticcio battezzato movimento no-global e con quello, guidati o maneggiati da adulti privi di qualit sono andati all'attacco. Ogni volta combinando un mucchio di guai. Seattle, Praga, Gteborg, Genova. A Genova hanno anche lasciato un morto di cui quegli adulti si cibano come avvoltoi, ed ora vengono a Firenze, dove c' una gran paura del corteo che sfiler sabato 9 novembre. Il politico freddo e intelligente, si dice, non li pu soffrire. I figli di pap esulano dal suo ambiente: lui abituato a stare con gli operai. Per capisce che questa un'occasione d'oro. Capsce che per passare il Moncenisio deve cavalcare la tigre di quel corteo, impedire che a Firenze avvengano le solite tragedie. Per impedirlo deve tenere a bada i facinorosi che hanno combinato i guai di Seattle, di Praga, di Gteborg, di Genova. E per tenerli a bada manda i suoi quarantaduemila pi duemilacinquecento fedeli. Tipi che conoscono la ribellione e la disciplina, che non sopportano mosche sul naso, e che non possono essere trattati dai facinorosi come un piccolo carabniere terrorizzato o un povero poliziotto al quale il questore ha tolto perfino la rivoltella. Contemporaneamente parla coi possibili membri del possibile elettorato. Li convince a non commettere una volta tanto sciocchezze. Gli porge la mano, gli promette nonsocch e forse gli dice: Ragazzi, pensateci bene. Urge una metamorfosi. Poi viene a Firenze, si mette nel corteo che nel frattempo s' misteriosamente raddoppiato, anzi triplicato di folla estranea ai noglobal. Una folla soltanto curiosa. Quindi innocente, innocua. Ci si mette e con gambe salde, idee chiare, sfila tra le bandiere nere e rosse, tra i Che Guevara che sembrano Bin Laden, i Bin Laden che sembrano Che Guevara. E la manovra che chiamo sgambetto anzi colpo-di-stato riesce. Gli riesce. Parlo, naturalmente, di Cofferati, Ipotesi affascinante, anche considerando il processo a cui ora sono sottoposti i suoi rivali. Ipotesi? Io dico realt. Il guaio che le metamorfosi non avvengono nel giro di ventiquattr'ore. E una rondine, cio un corteo che per la prima volta non brucia neanche un'automobile, per la prima volta non sfascia neanche una vetrina, non fa primavera. Chi ha un po' di cervello non pu credere che all'improvviso i no-global siano diventati tutti boy scout, frati francescani, suore carmelitane. Aspetti il prossimo raduno, ad esempio il G8 che terranno a Parigi, e vedr. Del resto ce l'hanno promesso. Rambo se n' andato a culo torto e dicendo: Torneremo. Torneranno a far che? A visitare gli Uffizi? A chiudersi n ritiro spirituale nell'abbazia della Certosa? La domanda mi rimbomba dentro gli orecchi, e mentre rimbomba mi chiedo: se il colpo-di-stato si consolida, dura, quanti ne gestir l'aspirante Bonaparte? Alcuni affermano che questi no-global sono davvero un movimento di emancipazione. Ma l'emancipazione non ha niente a che fare coi Casseurs, coi prepotenti che rompono, e spaccano come gli squadristi di ottant'anni fa. Non ha niente a che fare con chi difende i regimi teocratici, con chi ammette il burka o il chador. Altri sostengono che i facinorosi sono una minoranza e che prima o poi diventeranno come i loro padri o i loro nonni sessantottini, cio drettori delle banche che ora vogliono assaltare. Altri ancora giurano che son davvero bravi ragazzi, che spesso vogliono bene al Papa,e che molti preti stanno con loro. Ma dagli ex sessantottini e dai preti mi guardi Iddio, dal Papa mi guardo io, e concludo: voglio proprio vedere come se la caver, con loro, il vincitore di sabato 9 novembre.

Ma nei contatti che ebbe durante l'estate per scongiurare il Social Forum a Firenze non sospett mai che il Social Forum di Firenze potesse partorire un simile intrigo? Noddavvero. Io pensavo soltanto a salvare Firenze. Il timore che i bravi-ragazzi combinassero a Firenze quel che avevan combinato ovunque, che Firenze me la sciupassero, me la oltraggiassero, era l'unica idea che occupasse la mia mente. Non caso, proprio nel corso di quei contatti, incominciai a parlare di violenza morale. Comunque vada, sarebbe una violenza morale dicevo ricordando a tutti che Firenze il simbolo stesso della nostra cultura, della nostra identit, della nostra civilt. E a causa di questo, solo di questo, quando seppi che la sgomentevole coppia cio il presidente della Regione e il sindaco di Firenze aveva commesso l'insensatezza, uscii dal mio esilio. A causa di questo in luglio lasciai New York e venni in Italia. Per il mio lavoro non avrei dovuto. Stavo traducendo La Rabbia e 1'orgoglio in inglese, e non aveva alcun senso fare un simile lavoro a Firenze anzich a New York. In pi, quando lavoro ho bisogno d'una assoluta concentrazione: non riesco a far due cose nel medesimo tempo. Ma Firenze mi permetteva d'affrontare de visu le persone alle quali era necessario rivolgersi. Il primo che vidi fu il prefetto Serra. E trovai un uomo molto preoccupato. Talmente preoccupato che parlava di dimettersi e, ben sapendo che si trattava d'un bravo prefetto, pi volte esclamai: Per carit! Non lo dica nemmeno. Poi gli chiesi perch al sindaco e al presidente della Regione non avesse obiettato che quel Social Forum non doveva svolgersi a Firenze in quanto egli non poteva garantire la sicurezza d'una citt cos preziosa e cos vulnerabile. Ma lui rispose che una cosa simile avrebbe screditato lo Stato: il suo dovere era garantire ad ogni costo quella sicurezza. Allora il discorso si spost sul centro storico, sulla necessit che il centro storico non ne venisse coinvolto. Gli mostrai la mappa della citt. Gli spiegai che da ogni piazza, ogni strada, ogni stradina, ogni vicolo, a Firenze si accedeva al centro storico. Gli racconta l'episodio dei contestatori livornesi che nell'Ottocento, al tempo del trumvirato Mazzoni-Guerrazzi-Montanelli, s'erano installati proprio alla Fortezza da Basso. E di l, attraverso le stradine e i vicoli, nel centro storico. Devastandolo. M ascolt zitto zitto. Poi mi sugger di parlare anche con De Gennaro, il capo della polizia, e mi pungol a vedere chiunque potesse convincere la sgomentevole coppia a cambiare idea: ritirare l'invito. Ad esempio, il neoministro degli Interni Pisanu. Il secondo che incontrai fu Pisanu. Per parlarci andai addirittura a Roma. Ed anche Pisanu mi apparve molto preoccupato. Scriveva tutto ci che gli dicevo su un minuscolo block-notes, ricordo, e ripeteva: Lo faccio perch sono qui da poco. Su certe cose so poco, e questa faccenda seria. Il terzo incontro fu con Fassino e... Perch Fassino e non coloro che chiama la sgomentevole coppia? Perch io non sono un politico, e quando una persona m' antipatica non riesco ad avvicinarla. Stringerle la mano mi mette a disagio, mi sembra un'ipocrisia. Del resto non sarebbe servito a nulla. Il sindaco non faceva che sostenere l'idea, dire che straordinaria occasione era avere i no-global a Firenze. E quando lo avevo conosciuto due anni prima, cio al tempo della tenda eretta dai somali in piazza del Duomo, non mi era parso un tipo molto energico. Un tipo audace. Quanto al presdente della Regione, si comportava come se avere i no-global a Firenze fosse una benedizione di Dio. E non dimentichi che l'idea di invitarli non gli era venuta a Porto Alegre, cio lo scorso aprile. A parlarne aveva incominciato verso lo scorso settembre, cio dopo il crollo delle Torri Gemelle, e perbacco: non mi sembra mica tanto civile reagire al massacro di quattromila americani (la cifra include quelli di Washington) invitando i simboli stessi dell'antiamericanismo, i bravi-ragazz per cui Bin Laden un Libertador. Qualcuno, vero, mi suggeriva di parlare con quello dell'erre moscia. Il rifondarolo che in questi giorni non fa che insultarmi, accusarmi di odiare l'umanit. Coi no-global, infatti, egli ha rapporti assai affettuosi. Dei no-global un grande estimatore. Qualche altro mi suggeriva di parlare con Cofferati che al Social Foruin di Firenze era assolutamente contrario. Ma neanche per il primo ho mai avuto una gran simpatia, il secondo m' sempre parso un tipo che non dice ad alta voce quello che pensa. E non potendo immaginare ci che gli frullava in testa, preferii vedere Fassno che del resto giudicavo il pi affidabile. Il pi serio. N mi pare d'aver scelto male. Perch stato lui a lanciare il chi-va-l alla snistra. E al corteo non ha partecipato, al Social Forum non s' nemmeno presentato. (Bravo Fassino). E a Fassino che disse? Gli dissi le stesse cose che avevo detto a Pisanu, pi qualcosa che riguardava soltanto lui e il suo schieramento politico. Gli dissi: Ma si rende conto, Fassino, che se i facinorosi devastano Firenze come hanno devastato le altre citt, se imbrattano il David o rompono il braccio al Perseo, se bruciano il Ponte Vecchio o spaccano il naso a una Naiade del Giambologna, i primi ad esser coperti di merda siete proprio voi della sinistra?. E a udire il brutale vocabolo merda, lui cos educato, cos soign, si raggricci tutto. Poi, con voce mesta rispose: Me ne rendo conto, me ne rendo conto ... . Sia con lui che con gli altri, i contatti continuarono fino all'autunno. E con tale impegno, da parte mia, che per finire la traduzione ci misi pi tempo di quanto avrei dovuto. A New York potei rientrare soltanto ai primi di ottobre, e vuol saperla tutta? Nemmeno a New York smisi di dedicarmi al problema di Firenze. Infatti riuscii a convincere i miei interlocutori sul punto ormai fondamentale: fare in modo che il corteo non passasse dal centro storico, evitare che i monumenti pagassero il fio di eventuali scontri e bombolette spray. Poi, all'improvviso, tutto tacque. E mentre ero a Washington cio all'American Institute per fare il discorso che ho pubblicato sul Corriere, lessi che Pisanu era andato in Parlamento per esporre i pericoli

del raduno e chiedere il parere dell'opposizione. Anche il sindaco e il presidente della Regione che ora vanno in giro a raccontar balle, a vantarsi di non aver mai avuto dubbi sull'esito-pacifico-dell'iniziativa, ora si mostravano preoccupati anzi spaventati. Eh, s: certe preoccupazioni sono legittime!. Eh, s: Roma deve garantire la scurezza. E il prefetto, lo stesso. Il governo, lo stesso. L'opposizione, lo stesso. Ormai tutti s'aspettavano il peggio. Tutti. Nessuno dunque mi dica che invitando i fiorentini ad esprimere il loro sdegno io esageravo. Se no gli cresce un naso lungo come quello di Pnocchio. Ma lo sa che la sgomentevole coppia ora vorrebbe le scuse di coloro che chiamano allarmisti? Scuseeee?!? Sono io, siamo noi fiorentini che esigiamo le loro scuse! Le esigiamo per il calvario, d'angoscia e di pena che da aprile a novembre hanno imposto alla citt. Le esigiamo,per il denaro pubblico che con questa avventura hanno fatto spendere alla citt. Le esigiamo per il rschio che con questa avventura hanno fatto correre alla citt. Le esigiamo per aver offeso Firenze coi ritratti di Bin Laden, con il loro antiamericanismo travestito da pacifismo. Gli andata bene, a quei due. Perch se Cofferati non avesse effettuato, il geniale colpo-di-stato, se non avesse narcotizzato i bravi-ragazzi con i suoi servizi d'ordine e i suoi operai della Fiom e i suoi portuali di Livorno,, ora entrambi dovrebbero presentare le dimission. O verrebbero cacciati a furor di popolo. Quanto alla parola allarmismo, non diciamo sciocchezze. Se un allarme giustificato, n moralmente n giuridicamente si pu avanzare una simile accusa. Dopo l'assicurazione che il corteo non sarebbe entrato nel centro storico della citt, del resto, io non ho affatto escluso che a Firenze si potessero evitare le solite devastazioni. E possibile che per non perder la faccia e i loro privilegi, gli squallidi mecenati del Social Forum convincano i bravi-ragazzi e rimangiarsi la promessa non-sar-una manifestazione-non-violenta ho scritto pi volte nell'articolo. E, come dicevano gli antichi romani, verba volant sed scripta manent. Le parole volano ma gli scritti rimangono. Quindi la gratitudine di cui ho parlato nel pezzo e nel titolo del mio articolo dovrebbe essere espressa anzitutto da chi ora pretende le scuse. Ma che me ne importa della gratitudine! Certe cose non si fanno mica per ricevere gratitudine! Si fanno per dovere, si fanno per amore. E se insieme a Firenze si sono salvati quei due, pazienza. Andr all'inferno, pagher per la colpa. L'importante era che Firenze si salvasse. E in quel senso nessuno pi felice di me. Cos'altro le ha dato felicit o almeno consolazione, sollievo, durante la giornata di sabato? Sollievo? Lo spettacolo di Firenze con le saracinesche abbassate, le strade e le piazze vuote, le persiane chiuse. Tante persiane chiuse. Io a quello non avevo pensato. Quello non l'avevo chiesto ai fiorentini. E al mattino, quando sono uscita... Perch di primo mattino sono uscita per vedere se i fiorentini mi avevano ascoltato. E perbacco se mi avevano ascoltato! Tutti i negozi erano chiusi, tutti. Era chiuso perfino Rivoire: il famoso bar di piazza Signoria ai cuj proprietari durante l'estate avevo gi suggerito di,chiudere per protesta. E nelle strade, nelle piazze dall'alba prive di taxi, non vedevi che poliziotti con le camionette. Ogni tanto, qualche gruppo di no-global col tamburo e la bandiera rossa. Non era uno spettacolo allegro, no: a me sembrava di riveder la Firenze del 1944. Quella occupata dai tedeschi e martoriata dai bombardamenti. E a guardarla mi si stringeva il cuore. Per era anche la Firenze che nell'articolo avevo chiesto ai fiorentini di offrire al mondo per protestare contro la violenza morale che stava subendo. Una Frenze offesa ferita tradita eppure orgogliosa. E consolata pensavo: Mi hanno ascoltato, perbacco, mi hanno ascoltato... . Verso mezzogiorno ci sono tornata con Serra. Col suo autista e il suo vice (niente nutrita-scorta-dicarabinieri). Serra mi ha portato dove a piedi non potevo andare. Mi ha mostrato i lungarni dal ponte alla Vittoria fino al ponte San Niccol, mi ha mostrato i viali che il corteo avrebbe percorso partendo dalla Fortezza da Basso. E, non di rado, l i negozi erano aperti. Per c'era lo stesso silenzio, la stessa immobilit. E nel primo pomeriggio, quando a piedi sono tornata nel centro storico per vedere se qualcuno avesse cambiato idea, idem, (Lo so che alcuni cronisti in cerca di scoop s'erano appostati nei pressi della porta da cui aspettavano che uscissi. Ma quel palazzo ha due entrate, ed io andavo e venivo dall'altra porta). La felicit, invece, l'ho provata a tarda sera, quando ho saputo che l'adunata oceanica stava defluendo verso i treni ed i pullman. Cio quando apparso chiaro che i disubbidienti erano stati ubbidienti, che i prepotenti s'erano arresi alle truppe del Bonaparte. E, nel buio, sono tornata ancora una volta in piazza Signoria. C'ero andata anche la sera prima, in pazza Signoria. E sempre col cuore stretto m'ero messa dinanzi al Perseo d Benvenuto Cellini, gli avevo detto: Speriamo che non ti succeda qualcosa! . Ora, invece, il mio cuore cantava, e col cuore che cantava gli dicevo: Ce l'abbiamo fatta, ce l'abbiamo fatta! E lascia pure che quei due se ne godano i vantaggi. Per ha pagato un altissimo prezzo, per questo. Ha pagato con l'odio, le ingiurie, le offese, le calunnie, gli sberletti. le perfidie che le hanno scaraventato addosso. Ha pagato col crucifige. anzi col linciaggio pi indecente, pi scandaloso, pi ignobile, al quale abbia mai assistito...

Caro mio, io ho sempre pagato per dire quello che dico ed essere quella che sono. Una persona che dice pane al pane e vino al vino, che butta in faccia la verit, che non, si piega dinanzi ai ricatti o alle imposizioni. Una persona libera. Tutta la mia vita professionale stata un crucifige. Ogni mio libro e quasi ogni mio articolo stato vittima d'un lincaggio. Pensi a ci che accadde con Lettera a un bambino mai nato, pensi a ci che accadde per Un Uomo. Pensi a ci che ancora accade per La Rabbia e l'Orgoglio in Italia, in Francia, in Germania, in Spagna, eccetera. Oppure pensi a ci che accadde nel 1969 col mio reportage da Hanoi. Per due anni la guerra in Vietnam l'avevo seguita dal Vietnam del Sud. E da qui lavevo criticata, condannata, maledetta. Cos nel 1969 il regime di Ho Chi Min mi invit ad Hanoi e andai nel Vietnam del Nord. Ma qui vidi gli stessi orrori che avevo visto nel Vietnam del Sud pi la tirannia che quel regime esercitava sui suoi cittadini. Con la stessa indipendenza di giudizio che m'aveva guidato a Saigon scrissi il reportage da Hanoi, ed apriti cielo! Coloro che fino a quel momento m'avevano complimentato elogiato osannato mi scagliarono addosso insulti cos infami calunnie cos vergognose, che solo a ripensarci m'infurio. Neanche per un attimo tennero conto del fatto che l'autore anzi l'autrice di quel reportage fosse la stessa persona che da Saigon aveva condannato e condannava la guerra in Vietnam e con la guerra il regime di Thieu. Che ad Hanoi tale persona avesse lo stesso cervello, lo stesso cuore, la stessa morale, la stessa visione della vita che aveva a Saigon. Dopo l'articolo sui no-global a Firenze successa la medesima cosa. E aumentata soltanto la virulenza. E in molti casi la cretineria, la volgarit dei linciatori. Alcuni non hanno tenuto neanche conto del rispetto che si deve a una persona non pi giovane. Incominciando dai politici, anzi dai miei colleghi giornalisti. Un bieco individuo che s'era gi scagliato contro la mia difesa della cultura occidentale, uno che pur essendo ebreo detesta Israele, si abbassato fino a impreziosire il suo talk-show televisivo disegnando un paio di baffi sulla mia fotografia. Ed ogni sera se ne vanta come se avesse compiuto un'impresa egregia, un atto di eroismo. Si rvolge ai Suoi spettatori e dice: Vi avevo promesso di mettere i baffi alla Fallaci e l'ho fatto. lo mantengo sempre gli impegni. Un furbo parassita che da un anno vive all'ombra de La Rabbia e lOrgoglio ha invece dichiarato che io non sono un caso politico o culturale, ma un caso clinico. (E va da s che sul Corriere della Sera Piero Ostellino gli ha risposto che il caso clinico lui, poveretto. Lui che cambia ogni poco gabbana, ed ora lecca i piedi a Mao, ora li lecca a Pol Pot, ora a Khomein. Sicch se captasse in un convento di monache rischierebbe di uscirne vestito da suora). Il segretario del Partito dei Comunisti italiani, nonch ex mnistro della Giustizia nel governo dell'Ulivo, ha dichiarato di non leggermi perch gli faccio schifo. (Signor Dilberto o come si chiama, contraccambio l'omaggio di tutto cuore. Se io faccio schifo a Lei, Lei fa schifo a me). Una giornalista che credevo intelligente, un po' spocchiosa ma intelligente, ha associato il mio nome a quello di Berlusconi: personaggio che nel mio libro tratto con molta durezza. Mi ha accusato di propagare stereotipi, di telefonare confidenzialmente ai potenti, e di andar di pari passo col gregge (il Popolo lei lo chiama gregge). E il giovane segretario d'un partito che ormai non conta pi nulla perch ha sprecato tutte le occasioni che la storia gli aveva offerto, s' permesso di dire che io indosso una tuta come il Rambo che guida i Disubbidienti. Lui ce l'ha bianca e lei di un altro colore. (Quale colore, giovanotto? Abbia il coraggio di dirmelo in faccia, che poi ci vediamo a quattr'occh). Le femministe che un tempo mi definivano male-chauvinist-pig, quasi tutte senatrici di non tenera et, hanno strillato che sono una vecchia rimbecillita. E per insinuare che la Fallaci frivola, che i negozi erano aperti, un cretino televisivo ha detto: Sabato mattina la Fallaci stata vista a passeggio nel centro storico dove faceva lo shopping E in tanta indecenza cos' che l'ha impressionata di pi? L'episodio di cui non le ho parlato. Quello dei no-global che al Social Forum volevano bruciare i miei libri. Mi ha colpito in modo particolare, si. Perch non so immaginare niente di pi fascista, di pi nazista, dei mascalzoni che bruciano i libri scritti da chi non la pensa come loro. Se non sbaglio negli anni Trenta, a Berlino, le Camicie Brune di Hitler incominciarono proprio col rogo di libri. Anzi, delle librerie. Oh si, c' qualcosa di marcio e insieme di ambiguo in questi no-global che cercano la Ricetta della Pace e poi fanno solo atti di guerra. C' un cattivo odore, un odore di fascismo, di nazismo. Ma come si sentiva durante il linciaggio? Spesso, non ci creder, quasi divertita. Perch in quei giorni accadevano cose molto importanti. La vittoria che Bush ha riportato nelle elezioni a medio termine, ad esempio. Il suo tira e molla con la Francia e la Russia e l'Onu per imporre l'ultimatum a Saddam Hussein. Il voto unanime dato dal Consiglio di Sicurezza per imporre gli ispettori. La vittoria del partito islamico in Turchia, la domando se la Turchia debba anzi possa entrare nell'Unione Europea. (Mioddio). E loro stavan l a spettegolare sul diavolo e sull'acqua santa. lo, il diavolo: naturalmente. Il Social Forum, l'acqua santa. Aprivi un giornale, qualsiasi giornale, e vedevi il nome Fallaci. L'infame Oriana Fallaci. Aprivi la televisione, qualsiasi televisione, e udivi il nome Fallaci. L'iniqua Oriana Fallaci. Per crocifiggerla, linciarla, nel modo che si detto. Sembrava che il destino del mondo dipendesse dal crimine che la Fallaci aveva commesso invitando i fiorentini ad abbassare le saracinesche. Ma il mio quasi-divertimento, ahim, era sempre accompagnato dal disgusto e dall'indignazione. E il disgusto ha raggiunto il suo

apice quando dalle ingiurie s' passati alle menzogne. L'autore del magistrale sgambetto che chiamo geniale colpo-di-stato, m'ha accusato ad esempio d'aver scritto un articolo che predica la violenza e che sputa odio, anzi disprezzo per la mia citt. (Mi rilegga, signor mio, e mi chieda scusa. Il mio articolo era anzi un grido disperato contro la violenza e un urlo d'amore appassionato per la mia citt. Verba volant sed scripta manent). Un ometto il cui-nome non ricordo mai e di cui so soltanto che guida le Tute Bianche mi ha accusato d'aver chiesto ai fiorentini di rizzare le barricate. (Mi rilegga, signor mio, e si vergogni. Quando mai e dove ho chiesto ai fiorentini di rizzare le barricate"?!? Ai fiorentini ho chiesto di protestare in maniera civile. Educata, civile. Verba volant sed scripta manent). Un'attricetta che fa le caricature dei personaggi ha irriso sulla mia malattia e s' messa in testa l'elmetto per darmi di guerrafondaia. (Giovanotta, essendo una persona civile io le auguro che il cancro non le venga mai. Cos non ha bisogno di quell'esperienza per capire che sul cancro non si pu scherzare. Quanto alla guerra che lei ha visto soltanto al cinematografo, per odiarla non ho certo bisogno del suo presunto pacifismo. Infatti la conosco fin da ragazzina quando insieme ai miei genitori combattevo per dare a lei e ai suoi compari la. libert di cui vi approfittate). Il fatto che loro fanno sempre cos. E quasi un secolo che fanno. cos. Che seguono il modello o, se preferisce, il metodo bolscevico anzi stalinista. Perch,sa su che cosa si basa il metodo bolscevico anzi stalinista? Nel perseguitare l'avversario attraverso la calunnia e l'oltraggio e la menzogna. Nel diffamarlo offenderlo, ridicolizzarlo, demonizzarlo. Nell'attribuirgli cose che non ha fatto, cose che non ha detto, Cose che non ha. Scritto. Infine, nel mandarlo in un gulag o buttarlo dinanzi a un plotone d'esecuzione... , Franca Rame non stata da meno. Le ha dato di terrorista. Gi. Dinanzi alla Basilica di Santa Croce, dal palcoscenico del comizio che ha aperto l'oceanico raduno. Sicch, quando la sua discepola cio quella delle caricature andata alla Fortezza da Basso con l'elmetto in testa, molti bravi-ragazzi l'hanno scambiata per me. Si son messi a ulularle Lercia terrorista, lercia terrorista, Del resto il marito della summenzionata ha detto che a Firenze io volevo i carri armati., Mi chiedo che cosa provasse a guardarli. A parte il disprezzo, intende dire? Una specie di pena. Perch v'era un che di penoso in quei due vecchi che per piacere ai giovani radunati in piazza si sgolavano e si sbracciavano sul palcoscenico montato dinanzi a Santa Croce, quindi dinanzi al porticato che un tempo immetteva al Sacrario dei Caduti Fascisti. In loro non vedevo dignit, ecco. A un certo punto l'amico che con me li guardava alla tv ha sussurrato: Ma lo sai che lui militava nella Repubblica di Sal? . Non lo sapevo, no. Come essere umano non mi ha mai interessato. Come giullare, non m' mai piaciuto. Come autore l'ho sempre bocciato, e la sua biografia non mi ha mai incuriosito. Cos sono rimasta sorpresa, io che parlo sempre di fascisti rossi e di fascisti neri. Io che non mi sorprendo mai di nulla e non batto ciglio se vengo a sapere che prima d'essere un fascista rosso uno stato un fascista nero, prima d'essere un fascista nero uno stato un fascista rosso E mentre lo fissavo sorpresa ho rivisto mio padre che nel 1994 venne torturato proprio da quelli della Repubblica M' calata una nebbia sugli occhi e mi sono come avrebbe reagito mio padre a vedere sua figlia oltraggiata e calunniata in pubblico da uno che era appartenuto alla Repubblica di Sal. Da un camerata di quelli che lo avevano fracassato di botte, bruciacchiato con le scariche elettriche e le sigarette, reso quasi completamente sdentato. Irriconoscibile. Talmente irriconoscibile che, quando ci fu permesso di vederlo e andammo a visitarlo nel carcere di via Ghibellina, credetti che si trattasse d'uno sconosciuto. Confusa rimasi li a pensare - chi quest'uomo, chi quest'uomo - e lui mormor tutto avvilito: Oriana, non mi saluti nemmeno?. L'ho rivisto in quelle condizioni, s e mi con detta: Povero babbo. Meno male che non h ascolti, non soffri. Meno male che sei morto Possiamo... andare avanti? No. Basta. Non voglio dire altro. Copyright Oriana Fallaci RIPRODUZIONE VIETATA da Panorama n. 47 (1910)