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Per un fede vissuta nel segreto La corruzione del messaggio evangelico in molte pratiche quotidiane Ho letto con la consueta

attenzione, dovuta a chi spesso in solitudine ha testimoniato nella nostra citt la possibilit di un altro cristianesimo, non bigotto, non superstizioso, non pio (nella oramai duplice accezione della carit tipica dei beneventani, che ha bisogno di ostentarsi, e del culto idolatrico di Pio da Pietrelcina). Ma dissento profondamente da quanto scritto dalla Zanin. bene chiarire da dove dissento. Non pi dallinterno della chiesa cattolica, da cui sono fuoriuscito, se cio umanamente possibile, nella Pasqua dello scorso anno, quando avvertii linconciliabilit di molte mie idee con le idee e le pratiche della chiesa cattolica (odierna). Ora mi sento un discepolo fraterno del Ges che emerge, ad esempio, dai libri di Barbaglio. Con lui attendo il Regno di Dio e la resurrezione dei corpi. Il dissenso con la Zanin per radicale sui segni dei tempi che lei intravede in chiave positiva, come rinnovamento del messaggio evangelico. Io li vedo, invece, come segni della sua estrema degenerazione. Il battesimo politico e mediatico di Magdi Allam quanto di pi lontano dal quellinvito al rapporto segreto con Dio cui Ges invita continuamente (Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verit vi dico: hanno gi ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenser, Matteo, 6:5, 6). Il signor Allam ha pregato in una immensa sinagoga mediatica, stato visto da molti uomini. Ha gi avuto la sua ricompensa. Ha tradito il messaggio evangelico. Come chi ha voluto che ci accadesse. La Zanin, poi, esalta il dato numerico (le copie dei libri, le moltitudini che accolgono il papa). Il regno della quantit il dominio del principe di questo mondo. Non discuto la fame di sensatezza che gli uomini hanno oggi, evidente, come lo smarrimento. Il mio dubbio radicale riguarda la capacit della chiesa odierna di dare una risposta vera, cio non esteriore, a questo bisogno, a porsi come argine contro il nichilismo imperante. Il 2 febbraio scorso morto Michele Ranchetti. Maestro nel vero senso della parola, dunque appartato, studioso e traduttore di Freud, di Wittgenstein, della storia della chiesa, poeta. Ebbene Ranchetti negli ultimi anni aveva svolto una radicale critica dellistituzione ecclesiastica, soprattutto di quella legata al pontificato di Giovanni Paolo II, fondata su una teologia della presenza visibile, spettacolare e perfettamente integrata nel mondo della comunicazione globale. La morte in diretta di Wojtyla non stato che il compimento di quella teologia ostensoria, quando masse di giovani andavano a fotografarsi col cellulare davanti al cadavere di

uomo. In una riflessione del 2000 scriveva Ranchetti: Una Chiesa come questa corrisponde [] all'abbandono, non detto ma praticato, del cristianesimo come religione in favore di una Chiesa visibile in cui si compendia la storia. La disobbedienza diventa una scelta obbligata, con la ricerca di una spiritualit interiorizzata, vissuta en to krypto. Sempre pi, dunque, sento di ripetere con Ernst Bloch che la vera funzione delle chiese quella di rendere possibile le eresie, che, forse, preservano in forma misteriosa il seme integro della buona novella. Nicola Sguera