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Fukanzazengi Eihei Dogen Fukanzazengi1 (I Principi dello Zazen che sono Invito Universale)2 Se investighiamo a fondo3, vediamo che

la Via4 originariamente5 nella sua essenza perfetta e assoluta6, onnipervasiva7. Come potrebbe mai dipendere dalla pratica o dall illuminazione8? La realt incondizionata e presente9. Perch dovremmo impegnarci nello sforzo della concentrazione10? Certo l essere completo11 al di l della polvere12; chi potrebbe credere che esista un metodo per pulirlo? Non mai diverso da noi, sempre esattamente l dove si . Quindi, perch girovagare col corpo e con la mente in pratiche religiose? Eppure, se vi una separazione grande come un capello sottilissimo, il Cielo e la Terra si separano; non appena sorge la minima preferenza o avversione, tutto si confonde e la mente perduta13. Quando qualcuno pensa di aver compreso e si illude d aver raggiunto il risveglio intravedendo la saggezza che conosce con un unico sguardo, costui s i solo di poco avvicinato alla Via. Anche se la mente di questa persona sempre pi chiara e nasce in lei la determinazione di scalare il cielo stesso, questa persona sta solo vagando nei pressi della soglia del nirvana, e ignora quasi del tutto il sentiero vitale della liberazione14. Considerate il Buddha, che incarnava l innata Consapevolezza Originaria: possiamo vedere le tracce dei suoi sei anni seduto eretto; e Bodhidharma, che ha trasmesso il sigillo della mente: ancora viva la fama dei suoi nove anni seduto di fronte a un muro. Questo quello che fecero gli antichi saggi; come potrebbero gli uomini odierni e simersi dal perseguire la Via? Quindi, bisogna, in modo naturale, smettere di dedicarsi alla comprensione dei t esti, di esaminare le parole e di inseguire i discorsi15; in modo naturale, bisogna imparare a fare un passo indietro16 e a invertire la luce facendola splendere verso l interno17. Corpo e mente cadranno da s e il vostro volto originario apparir18. Se aspirate alla quiddit, praticate immediatamente la quiddit. Per lo zazen19 trovate un luogo che sia tranquillo e silenzioso. Siate moderati nel mangiare e nel bere. Abbandonate ogni coinvolgimento e ogni occupazione. Non pensate: <<questo bene, questo male>>. Non giudicate tra giusto e sbagliato. Arrestate i movimenti della mente, dell intenzionalit e della coscienza20. Fermate il lavorio del pensiero, dell immaginazione e della percezione. Non abbiate intenzione di diventare un Buddha21. Diventare un Buddha22 non ha nulla a che fare con lo stare seduti o sdraiati23. Nel luogo in cui sedete regolarmente posate una spessa stuoia e sopra di essa mettete un cuscino. Potete sedere nella posizione del loto intero o nella posizione del mezzo loto. Nella posizione del loto mettete prima il piede destro sulla coscia sinistra e, quindi, il piede sinistro sulla coscia desta. Nella posizione del mezzo- loto mettete soltanto il piede sinistro sulla coscia destra. L abito che indossate deve essere comodo, ma ordinato.

Poi, ponete il dorso della mano destra sul piede sinistro e il dorso della mano sinistra nel palmo della mano destra. Le punte dei pollici devono toccarsi leggermente. Raddrizzate il corpo e sedete eretti. Non pendete a destra o a sinistra, in avanti o indietro. Le orecchie devono essere in linea con le spalle, il naso in linea con l ombelico. La lingua riposa contro il palato. Le mascelle e le labbra sono chiuse senza sforzo. Gli occhi devono restare sempre aperti. Respirate tranquillamente attraverso il naso. Una volta stabilita la posizione, fate un respiro ed espirate completamente. Oscillate a destra e a sinistra. Quindi sedete immobili. Pensate il non pensiero. Come si fa a pensare il non pensiero? oltre il pensiero24. Questa la via essenziale dello zazen. Lo zazen non consiste nell apprendere a meditare. Semplicemente la porta reale della pace e della gioia. Zazen l atto della piena illuminazione. Il presente si fa presente con evidente profondit, qui non arriva la rete dei condizionamenti e delle illusioni. Se qui trovate dimora, sar come il drago che trova l acqua, assomiglia alla tigre che si inoltra nella montagna. La realt autentica si presenta da s e ogni intorpedimento e distrazione scompaiono. Alzandovi dalla posizione seduta, muovetevi lentamente e venite su con calma; non siate affrettati o bruschi. Se guardiamo gli esempi del passato, trascendere ci che mondano e andare oltre il sacro25, morire da seduti o morire in piedi26, tutto ci affidato completamente alla forza dello zazen. Inoltre, anche il perno dell insegnamento impartito scuotendo un dito, una canna, un ago, un martello, anche l avvertimento che ridesta fornito con uno scacciamosche, un pugno, un bastone o un grido, tutto questo non va compreso mediante la discriminazione del pensiero, n tanto meno comprensibile con dei poteri soprannaturali27. Queste cose sono al di l di ci che gli esseri umani vedono e sentono28. Scaturiscono completamente dalla norma che anteriore alla coscienza e alla percezione. Perci non importa essere intelligenti o meno. Non c differenza tra lo sciocco e l avveduto. L applicarsi totalmente in se stesso proprio seguire la Via. La pratica- illuminazione per natura pura29 e attuandola normalit quotidiana30. In generale, nel nostro mondo e nelle altre direzioni, in India come in Cina, tu tti rispettano il sigillo del Buddha31, ogni casa lo fa a modo suo. Se ci si applica interamente solo al sedersi per sedersi, inamovibilmente si di ostacolo32. Pur essendoci innumerevoli diverse situazioni, tutti affrontano la Via nello stesso modo: facendo zazen. Perch mai si dovrebbe lasciare la dimora dello zazen e girovagare altrove nel polveroso mondo33? Un solo passo falso e mancate ci che vi sta immediatamente davanti. Avete gi ottenuto la funzionalit del corpo umano34, non sprecate inutilmente il vostro tempo. Chi attenendosi all essenza fondamentale della Via del Buddha,

potrebbe trarre vanamente piacere dalle scintille35? Non solo, la forma e la sostanza sono come la rugiada sull erba, il corso della vita assomiglia a un lampo, all improvviso, nulla, in un attimo, svanito. Vi prego onorati discepoli dello Zen, che a lungo avete imparato una imitazione della realt, non abbiate esitazioni di fronte al vero drago36. Consacrate tutta la vostra energia alla Via che indica direttamente l essenza della realt, rispettate le persone che troncano l affidarsi al sapere e si comportano secondo la norma del non- condizionamento. Siate in accordo con l illuminazione del Buddha ed ereditate il samadhi37 dei patriarchi. Comportatevi sempre cos, sarete in quel modo38. La stanza del tesoro si aprir da s e potrete goderne liberamente. Eihei Dogen (1227) Testo a cura di Ho Shin Isola di Lipsi, Primavera 2009 Fukanzazengi (I Principi dello Zazen che sono Invito Universale) Note al testo 1 Il Fukanzazengi un breve trattato in cui Eihei Dogen (1200-1253), una delle pi grandi figure nella storia dello Zen, spiega i principi dello zazen come forma d accesso all universale. il primo testo che Dogen scrisse nel 1227, al suo rientro in Giappone, dopo la lunga permanenza in Cina dove aveva studiato. Il Fukanzazengi pu essere considerato come una sorta di manifesto dell insegnamento del Buddhismo di Dogen. 2 Dogen nel titolo del suo trattato non usa l espressione Universale nel senso mondano di adatto per tutti , bens per dire che la Via dello Zazen , la norma del Buddha, una Via, in cui chiunque, senza riserve, deve potersi salvare e vivere in pace. Salvarsi da cosa? Salvarsi dalla dimensione dell illusione in cui vive recluso a causa della visione falsata dell io, ritenuto separato ed esistente di per se stesso, che gli impedisce l accesso alla vera realt che quella dell illuminazione, causando ogni tipo di sofferenza e frustrazione. In senso mondano, adatto per tutti , significherebbe invece usare lo zazen adattandolo ai nostri fini, ai nostri interessi particolari. 3 La retta comprensione il fondamento del sentiero vitale della liberazione indicato dal Buddha. La retta comprensione la visione di colui che comprende di non esistere come entit separata rispetto al Tutto. Il problema dell io e del suo superamento e abbandono costituisce l essenza dell insegnamento del Buddha, e cos anche per Dogen. Nelle sue parole: Studiare la Via del Buddha studiare se stessi. Studiare se stessi dimenticare se stessi. Dimenticare se stessi essere risvegliati alla realt . Risvegliarsi alla realt lasciare cadere il proprio corpo/ mente e il corpo/ mente degli altri

(Genjo Koan). Questa essenziale comprensione di s e del proprio io, significa vedere che l io (cos come ogni altro fenomeno) come entit sostanziale e permanente una illusione e da una visione illusoria della realt. Allora bisogna dimenticare se stessi. Vedere, e quindi, dimenticare, che un lasciar andare che si verifica naturalmente come conseguenza della comprensione profonda della vacuit dell io e dei suoi oggetti L azione del lasciar cadere consegue alla presa di coscienza della vacuit. Nel vedere la natura relativa e transeunte dell io e di tutto ci che ne fa parte (una chiara visione che la saggezza stessa , Prajna), nel riconoscere in definitiva l illusione come illusione, da questa percezione (o realizzazione) scaturisce shusho shu, apprendere, ritornare all origine (lo spogliarsi di mente e corpo), sho, risvegliarsi, prendere coscienza (il manifestarsi della natura del Buddha) , tradotta come pratica/ illuminazione, ossia, scaturisce la Pratica libera dall io, che gi Risveglio. La pratica nella saggezza che di per se stessa risveglio. Quando si sia abbandonato il proprio io, allora la realt dell illuminazione si manifesta da s. 4 La Via qui intesa come Illuminazione, Realt, Risveglio, Verit, (o, Mente del Buddha, Consapevolezza Originaria, Mente- Realt, Vedere, Pratica/ Illuminazione, o, con innumerevoli altre espressioni). L uso del termine Via vuole anche indicare contemporaneamente una prassi dinamica, una verit come pratica in cammino: una verit che si attua attuandola. E, pratica , vuol dire, pratica nella saggezza, che consiste nel dimenticare l io ovvero nel lasciar cadere corpo e mente -, pratica che essa stessa risveglio. Tale concezione fondamentale viene espressa concretamente da Dogen attraverso la creazione di una nuova parola, shusho in giapp., tradotta come Pratica/ Illuminazione, per significare che la pratica cessa di essere considerata un mezzo, per identificarsi con l illuminazione stessa. La pratica non diversa dall illuminazione e viceversa. Vanno sempre assieme. Laddove c pratica c illuminazione e laddove c illuminazione c necessariamente anche la pratica. Pratica e illuminazione si manifestano contemporaneamente. Quando l uno si manifesta, l altra presente. Non c n buddhit n pratica separatamente. 5 Anteriormente al modo di vedere dell io, come centro da cui considero tutte le cose. 6 L abbandono dell io il risveglio alla realt, cio vedere la realt finalmente non pi attraverso la lente distorcente dell io, ma cos com , senza veli. Per Dogen, illusione e illuminazione non sono due dimensioni su piani diversi: sempre la stessa realt che viene vista da prospettive differenti. Da parte di chi sta nell illusione essa appare come sofferenza; per l illuminato questa stessa realt, questo stesso mondo, questa stessa vita sono la dimensione del perfetto nirvana. Il discrimine tra samsara e nirvana, non allora oggettivo, ma soggettivo

e dipende dagli occhi che vedono e dalla mente che percepisce. Se sono gli occhi e la mente dell illuminato, allora illuminazione. Per l illuminato, tutto illuminazione. Nelle parole di Dogen: Ogni cosa canta la verit senza aggiungere nulla (Bendowa). 7 La verit (Dharma), la Pura Terra del Buddha nella vita di ogni giorno, in ogni luogo e in ogni attivit. 8 Credere che la realt dipenda da pratiche e da risvegli significherebbe che la Natura di Buddha dualisticamente separata dall uomo. Una pratica in vista del raggiungimento intenderebbe il risveglio come qualche cosa da ottenere, un oggetto per un soggetto. In altre parole, praticando in presenza dell io, si avr sempre a che fare con atti dettati dalle esigenze dell io. 9 Quando non c mente, immediatamente non c nulla. Quando non c nulla, uno immediatamente davanti alla realt del Cielo. Questa realt il grande Tao. Mente e Natura sono non nate. Perci a che servono visioni e conoscenze? Poich neppure un singolo dharma mai esistito, Perch mai preoccuparsi di profumarlo e purificarlo? Niu T ou Fa Jung (594-657) 10 Il cuore della saggezza (Prajna) il vedere la vacuit dell io e dei suoi oggetti. Dov allora lo spazio per lo sforzo della concentrazione? 11 La Natura di Buddha. 12 Polvere nel senso di contaminazioni. Allusione ai versi del Sesto Patriarca Hui Neng (638-713): Non vi fu mai un albero della Bodhi, N mai uno specchio lucente. In realt non c nessuna cosa. Come potrebbe la polvere intaccarlo, e attecchirvi? 13 Riferimento al trattato Hsin- hisn ming (Iscrizioni sulla Mente) del Terzo Patriarca Seng- ts an (?-606) 14 Quando dei Buddha sono veramente dei Buddha, non si ritengono dei Buddha (Dogen, Genjo Koan). 15 nella pratica/ illuminazione , shusho, che si trova la manifestazione della Natura di Buddha non nella dipendenza da parole e lettere (Bodhidharma, 470-543) 16 Apprendere la propria vera natura non significa accumulare sapere. Non si tratta di apprendere nuove conoscenze, di cercare nuovi oggetti per un soggetto, ma di aprirsi naturalmente a quell intima inversione che porta a illuminare il nostro volto originario . 17 Invertire la luce verso l interno, significa deporre il lavorio dell io che oggettivizza ed essere splendente senza rischiarare nulla (Dogen, Zazenshin). 18 Invertire la luce facendola splendere verso l interno (abbandonare l io e i suoi oggetti) attuare la vera conoscenza (Prajna) Vedere dove non c oggetto, questo il vero vedere , Shen hui; Quando la mente non sostenuta da alcun oggetto,

la vera mente appare , Sutra del Diamante; Conoscere non toccare le cose e non toccare le cose conoscenza , Dogen, Zazenshin -, tale, che ci rinnova dal profondo, apre () a una nuova vita: l illuminazione la fine del conosciuto. 19 Nello zazen, il Buddha seduto (Zazenshin), o shikantaza , solamente sedersi, Dogen vede la forma essenziale con cui manifestare la realt originaria, quella Natura di Buddha che presente ovunque e in ogni azione, perfetta e realizzata. 20 Shin , I , Shiki , in giapp.: la dinamica della coscienza nella psicologia buddhista. Interrompete le operazioni dei tre livelli delle otto coscienze (Shohaku Okumura). 21 Il corpo- Buddha non diventa un Buddha; quando i lacci sono spezzati il Buddha seduto non ostacola il diventare Buddha (Dogen, Zazenshin). 22 Divenire l essere: quando naturalmente non ostacoliamo pi il nostro essere illuminazione. 23 nell abbandono dell io ( lasciar cadere il proprio corpo/ mente i lacci spezzati ) che si attua la buddhit. La sostanza essenziale della Pratica della Via del Buddha al di l di una posizione determinata. Lo zazen, la norma del Buddha, il principio d accesso all universale, alla realt originaria. A partire dallo shikantaza (nell attuazione della pratica/ illuminazione, solamente sedersi), tutte le posture, tutte le azioni della vita quotidiana diventano la Pratica della Via (Zazen): azioni nell illuminazione. 24 Qual la dimora della pratica/ illuminazione? La dimora di colui che ha lasciato cadere il proprio io? L uomo della Via, libero dall io e dai suoi oggetti, dimora nella coscienza hishiryo ( oltre il pensiero ). Nell oltre pensiero, non c pi la presenza dell io che stato abbandonato, o meglio lasciato cadere. Senza la presenza dell io non pi possibile alcun attaccamento. La mente Ku, senza sostanza. Hishiryo ( Pura consapevolezza , Toshihiko Izutsu), che l essenza stessa del risveglio del Buddha (Yuno Reich), non solo andare oltre la dualit, soprattutto un porsi al di fuori (hi), -senza che vi sia n un dentro, n un fuori -, in completa libert, senza attaccamenti, n egoismi, n mete da raggiungere in cui si realizza la libert sia dal pensiero che dal non pensiero.* Allora, rimane solo il sedersi (shikantaza) nell illuminazione, solo l azione presente nel presente. Ogni volta che il mondo dell attaccamento nasce (ovvero l io, la dimensione del samsara), ritorniamo all origine shusho-, aprendo le mani del pensiero Kosho Uchiyama Roshi). __________________________

*L

oltre pensiero di Yaoshan

Pensate il non pensiero. Come si fa a pensare il non pensiero? oltre il pensiero. Dogen cita un dialogo tra un monaco e il maestro cinese Yaoshan (745-848). Egli dice che questo koan esprime la via essenziale dello zazen. Nel pensiero (shiryo), l ordinario flusso di coscienza che pervade la mente, che si cerca di trasformare in non pensiero (fushiryo) se la frase fosse stata: Non pensate il pensiero (attraverso varie forme di meditazione che si possono apprendere, pratiche di concentrazione, ecc.) -vi sono sforzi attivi e finalit che comportano la presenza della coscienza egoica. E, il non pensiero: c qualcuno che dice che tutti i pensieri sono cessati? E se il non pensiero riconosciuto come tale, allora presente almeno un pensiero! Ma, pensare il non pensiero , ovvero un pensiero senza pensiero , oltre pensiero e non pensiero. L oltre pensiero (hishiryo), la dimora di chi ha dimenticato l io, al di fuori della cornice della dualit e del mondo delle opposizioni (relativo- a ssoluto, samsara- nirvana, ecc.). Questo stato uno in cui il proprio io dimenticato assieme a ogni oggetto e pensiero egoistico: la visione passa dalla ristrettezza del proprio corpo- mente ad una immisurabilmente pi vasta, quella in cui non vi nulla (ku) e al contempo tutto contenuto. 25 la forza dello zazen che ci permette di andare oltre l ordinario, cio la mente discriminante e l illusione, ma anche oltre la saggezza, oltre l illuminazione, in una dimensione dove non esiste pi la discriminazione tra illusione e illuminazione. La realt cos com non n illusione n illuminazione, semplicemente la realt cos com . 26 Riferimento ad alcuni grandi personaggi che morirono seduti (per esempio Bodhidharma e il Sesto Patriarca Hui Neng), altri in piedi (come il Terzo Patriarca Seng- ts an che mor in piedi sotto un albero). Ci che importante non il fatto che morirono da seduti o in piedi ma che grazie alla loro pratica continua (gyo), morirono naturalmente cos come vissero. 27 Allusione a famosi casi di illuminazione. In ognuno di questi esempi non c era spazio per la dicotomia o il dualismo, n spazio per il pensiero discriminante. 28 Il Dharma (realt, verit, illuminazione) non si pu vedere, n udire, n toccare, n conoscere, ma se lo vuoi vedere, udire, toccare e conoscere, questo l operare del tuo vedere, udire, toccare e conoscere, ma non la ricerca del Dharma Vimalakirti, Nirdesa Sutra , citato da Dogen in Sokushin zebutsu . 29 La vista vuota di io al di l della polvere e non lascia tracce karmiche. 30 Non vi nulla di speciale o fuori dall ordinario nella pratica/ illuminazione. 31 Espressione che indica la buddhit. 32 Il Dharma ovunque, ogni corrente del Buddhismo lo presenta a modo suo: zazen la pratica che riporta tutto all unico comune denominatore e previene dal girovagare per le interpretazioni, ostacolando con l immobilit ogni movimento fisico e mentale. (Jiso Forzani)

33 A volta nel linguaggio buddhista, gli oggetti dei sensi sono chiamati le sei polveri . Se siamo condizionati da ci che vediamo, udiamo, tocchiamo, gustiamo, odoriamo e pensiamo, come se fosse polvere. In ciascuno degli organi sensoriali si costruisce il tempio del Buddha e la sala di meditazione dei monaci, oppure nel tempio del Buddha e nella sala di meditazione dei monaci si costruisce tutto il mondo intero (Dogen, Shinjin gakudo). In quello stesso tempio si costruisce l intera realt dell illuminazione. 34 Essere nati come essere umani raro prezioso. 35 I piaceri mondani sono come le scintille, durano lo spazio di un attimo e poi svaniscono. 36 Il vero drago la realt vera, non una nostra immaginazione di essa. La vera religione non il mondo della fabbricazione umana (Kodo Sawaki Roshi). La realt vera il dispiegarsi di un mondo nuovo, oltre ogni limite imposto dalle fabbricazioni di questo mondo, che nemmeno mille santi conoscono (Yaoshan): abbandonando il corpo/ mente si nasce a () nuova vita. 37 Nel samadhi la limitata coscienza (la coscienza che non esce dai suoi limiti) centrata sul s scompare. In Dogen questo termine pu essere considerato sinonimo di illuminazione. 38 Se si attua la norma dello zazen che la norma del Buddha, si attua la buddhit. Note a cura di Ho Shin Isola di Lipsi, Primavera 2009