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del chiarissimo traduttore.

In Caria Pftlriarchal Venetiis 3. Octobris 1828, Admiltilur JAC, PATR,

IL L I B R O

DELL' ESODO.

PREFAZIONE.

Il nome d Esodo ( che in greco vuol dire uscita ) fu dato a questo libro nella versione eie' LXX. , perch in esso descrivesi in qual maniera il popolo di Dio sotto il governo rii iVIos usc dalT Egitto per incamminarsi verso la terra di promissione. Abbiamo in questo libro la storia degl'israeliti dalia morte eli Giuseppe fino ai tempo delia missione di Mos, e ria questa sino al tempo, in cui fu e r e t t o l i tabernacolo del Signore appi del Sinai ; lo che avvenne un anno in circa dopo la partenza degl'israeliti dalla terra d' Egitto. I figliuoli ci' Israele dpo la morte d Giuseppe, e degli altri patriarchi sono ricotti in dura penosissima schiavit dagli egiziani ; e Dio si muove a compassione rii essi. Mos armato di virt e possanza divina mandato da Dio a liberargli 5 eri egli avendo con terribili flagelli umiliato Faraone e la sua gente /conduce a traverso del mare rosso gli ebrei nel deserto di Sur , sommerso nelle acque del mare il nemico esercito, e Io stesso Faraone, c&e

g' inseguiva. Giungono fmalmfnte presso al monte Sinai, dove Dio stabilisce con essi la granfie alleanza, e d loro la legge, arlempiendo la promessa fatta ad Abramo : Fermer il mio patto tra me e te; il seme tuo dopo di te nelle sue generazioni con sempiterna alleanza, onde io sia il Dio tuo, e del seme tuo dopo di te e a ie dar la terra di Chanaan, Gen.xvn. j. Il popolo viola T alleanza, adora il vitello d'oro, e i sacrileghi sono rigorosamente puniti. Ergesi finalmente il tabernacolo del Signre, e preparasi tutto quello ch'era necessario pel religioso culto d Dio. In tal guisa di questa nazione tratta dall'Egitto , cio a dire da un paese d'idolatri, Bici presso ai Sina) si forma una chiesa, adombrando insieme la futura chiesa di Cristo , la quale si forma di tutte le genti riunite meritante una sola fede, e un solo battesimo, e per mezzo di molte tentazioni, e combatti menti sotto la condotta del suo capo divino s'incammina all'acquisto della terra deVw, dell'eredit promessa ne* cieli Con gran ragione un antico interprete afferm; che quasi tuti'i misteri della chiesa cristiana sono in questo libro adombrati e predetti in Fatti 1' apostolo delle genti dopo

Ili
avefci insegnato a riconoscere nel passaggio del mar rosso una figura del Battesimo di Cristo, e nella manna, e nel!'acqua che sgorg dalla pietra, una figura del cibo , e della bevanda celeste, ch' data a noi nell'Eucaristia, per ben due volte pronunzia generalmente, che tutto quello che avvenne al popolo ebreo, era una perpetua figura delle cose riguardanti il popolo di Ges Cristo, T. Cor. x. <. i i. L' applicazione di queste figure si trova indicata in moltissimi luoghi del nuovo testamento, e particolarmente nelle lettere rii Paolo, le quali dee studiare , e meditare attentamente chiunque nella lezione rlelSe scritture del vecchio testamento brama di penetrare oltre la scorza delli lettera, e rii giungere a ravvisare il fine delta legg<*, l'obietto di tutte le scrlt~ ture, Ges Cristo, e la sua sposa la chiesa. Per quanto lo permetteva ia brevit , ch'io mi sono proposta, non ho tralasciato d notare a 7 suoi luoghi la sposizione di tali misteri indicata ne' libri del nuovo testamento, e pi ampiamente illustrata da' padri, rimettendomi sovente a quel di pi ch* era stato gi da me detto nella illustrazione dei medesimi libri.

IL LI BRO

DELL' ESODO.
CAPO PRIMO. Nomi de' figliuoli d'Israele , che entrarono nelf Egitto, fi nuovo .Faraone tenta invano d'i/rapedire la loro moltiplicazione coli aggravarli d pesi, col far uccidere^ e affogare i maschi. Piet delle levatrici) le quali sono rimunerate da Dio. i(i)-jLC $unt nomina fiUorum Israel, qui ingressi sunt in AEgyptum cum Jacob: si/zguli cum domibus suis introierunt: 2. jRuben , Simeon, Le vi, Judas>
(i) Gen, 46, 8.
Vers. i. Questi sono i nomi ee. Nell' Ebreo la particella di congiunzione posta al principio di questo libro in questa guisa: E questi sono i nomi ce.; lo che viene a indicare, come la storia dell' Esodo legata con quella della Genesi. 11 nome di JEsodo significa uscii a, perch qui raccontasi l'uscita degli Ebrei fuor dell'Egitto, e la maniera, onde Dio adempi le promesse di mettergli in possesso della terra di Ghanaan. Vers. -i. 3. e 4- Ruben, Simeon, Levi, ec. I figliuoli di Giacobbe son qui notati non per ordine di et, ma secondo l'ordine, che tenevano nella casa di Giacobbe le madri loro. 1 primi sei sono della prima moglie Lia; il settimo di Rachele; i due, he seguono, sono della terza moglie, cio di Baia i i due ultimi 80*o della quarta, cio di Zelpha.

1. vxuesti sono i nomi dei figliuoli " d'Israele , che entrarono in Egitto con Giacobbe: ciascheduno vi and colla sua famiglia ; 2. Ruben, Simeon, Levi, Giuda,

3. /ssachar, 2fabul<?;z, et /ifeniamin, 4- Dan, etNephthali, Cad, et Aser. 6. Erant igitur omnes animae eorum, qui egressi sunt de femore Jacob, septuagnta: Joseph autem in dEgypto erat. 6. Quo mortuo, et universisfratribus ejus, omnique cognatione illa, 7. (i) Filii Israel creverunt, et quasi germinantes multiplicati sunt; ac roborati nimis mpleverunt terram.
("i) Ps. 104. 24 Ac*. 7. 17,

3. Issachar, Zabulon, e Beniamin, 4. Dan, e Nephtbali, Gad, e Aser. 6. Erano adunque tutte le anime di coloro , che eran nati di Giacobbe, settanta : Giuseppe poi era in Egitto. 6. Dopo la morte del quale , e de'fratelli d lui, e di tutta quella generazione, 7.1 figliuoli d'Israele crebbero , e come 1* erba moltipllcarono ; e rinforzatisi oltre ogni credere riempierono quella terra.

Vers. 5. Erano ... settanta. Compreso Giacobbe1, e Giuseppe co' suoi due figliuoli. Giuseppe poi era in Egitto. Onde (vuol dire) egli non entr'nell'Egitto con Giacobbe, come detto degli altri, vers. i., perch egli gi vi era, anzi fu egli il mezzo, di cui si serv Dio per far passare gli altri in Egitto. Vers. 7. E come V erba moltipllcarono, ec. La qualit del clima , e P abbondanza di tutto il bisognevole per sostentare la vita contribuivano a rendere feconde a&ai le donne in Egitto; e per le stesse ragioni con gran facilit si allevavano i figliuoli. Iddio, che volea moltiplicata ben presto la stirpe d'Abramo, la fece perci passare in Egitto ; onde non miracolo, se ne' primi tempi gli Ebrei crescessero a dismisura; ma se poi considereremo le afflizioni, e la servit, e 1' oppressione, sotto la quale in appresso dovettero gemere fino alla loro partenza dall' Egitto, vedremo esser giustissimo il sentimento di s. Agostino, il quale ascrive a miracolo della divina bont Ja loro immensa propagazione.

8. Surrexit interea rex novus super AEgyptum, qui ignorabat Joseph: g. Et alt ad populum suum : Ecce populusfiliorum Israelmultus, etfortior nobis est. io. Venite, sapienter opprimamus eum, ne forte multiplicetur; etsi i'ngrueritcontra nos bel/um, addatur nimicis nostris, expugnatisque nobis, egredia/ur de terra. IT. Praeposuit itaque eis magistros operum, ut afftigerent eos oneribus : aedificaveruntque urbes taberna

8. Si lev su frattanto un nuovo re in Egitto, il quale nulla sapea di Giuseppe : 9. E disse al suo popolo : Ecco che il pop10 de'figliuoli d'Israele numeroso, e ne pu pi di noi. 10. Su via, vediam d'opprimerlo con arte, affinch non si vada ingrossando ; e in caso che ci sia mossa guerra , si unisca co'nostr nemici, e vinti noi , se ne vada da questo paese. 11. Dette adunque ad essi de'soprastanti a'iavori, affinch questi 11 caricassero di pesi : ed essi fabbricarono a

Vers. 8. Un nuovo re, il ajuah nulla sapea d Giuseppe, Questo nuovo re era di una famiglia diversa da quella che regnava a tempo di Giuseppe, se crediamo a Giuseppe Ebreo : altri credono, ch' ei fosse Solatii il primo de* re pastori, de' quali parla Mandone presso Giuseppe Ebreo ne' libri contro Appione. Ma realmente nulla abbiamo di certo su questo punto, se non che questo re non era informato di quello che avea fatto Giuseppe in pro dell' Egitto ; ovvero egli verific 1' antico proverbio greco: i benefizii de1 motti vanno^ prestisi imo in fumo. Vers. 9. Ne pu pi di noi. E una esagerazione dettata da malignit. Vers. io. E vnti noi se ne vada da questo paese, Vedesi, di* era impressa negli animi degli Egiziani l'idea, che gli Ebrei doveano passare o prima o dopo in altro paese. Or la loro dhnota in Egitto era d grand' utile a're.

aliorum Pharaons, Faraone le citt de1 ta* Phithom, et jRamesses. bernacoli, Phithom , e Ramesses. 12. Ma quanto pi 12. Quantoque opprimebant eos , tanto ma- gli opprimevano, tanto gis multiplicabantur^ et pi moltipllcavano e crescevano. crescebant. 13. E gli Egiziani 13. Oderantque fi/ios IsraelAEgyptii) et aveano in odio gl'Israeaffiigebant illudentes liti , e aggiungevano allo strazio gl'insulti : eis: i4' E rendevan lo14- Atque ad amaritudine perducebant ro amara la vita col vitam eorum operibus caricarli di faticosi laduris Iute, et lateris, vori di terra cotta, e a omnique famulatU) quo far de'mattoni , e in in terras operibus pre- ogni specie di servit, mebantur. onde gli angariavano ne'lavori di campagna.
Vers. ii. Affinch questi li caricassero dipesi, Gl'Israeliti erano impiegati a fare mattoni, a acavar fosse, a fare selciate intorno all'acque, lavorare alle cave, coltivare i campi, far i facchini, ec. Alcuni vogliono, che sieno stati messi anche a.fare le piramidi si famose di quel paese. Anticamente il tributo pagavasi a' principi o colla fatica delle braccia , o co' prodotti della terra , per esempio tanto di grano , d' olio, di vino , tante giornate di lavro, ec. Le citta de1 tabernacoli, ec. Gli Ebrei, e con essi molti interpreti leggono le citta de*tesori; cio a dire le citt, dov' erano i pubblici granai, e i magazzini di ogni specie di viveri. Le due citt qui nominate erano agli ultimi confini del regno. Phitom credesi la stessa, che Pathumos, collocata da alcuni nel1' Arabia: ma ella apparteneva all'Egitto. Vers. 12. * Crescevano. Pullulavano. Vers. 14. * Rendevano loro amara la vita, Permetteva Dio gli strapazzi del popol suo per disgustarlo di ijuel paese, per dargli ragione di spogliare gli Egiziani nella partenza verso la terra promessa, e per punirle de' suoi peccati, ed in ispecis d'idolatria. Ezech, XXHI. v. 8. E per non dissimili fini suoi i permettere nel mondo le afflizioni, e le oppressioni de'giusti.

15. Dixit autem rex AEgypti obstetricibus Hebraeorum, quarum una vocabaturSephara^ altera Phua, 16. Praecipiens eis : Quando obstetricabitis Heraeas, et partus tempus advenerit, si mas cuius fuerit, interfiche eumy sifoemijla, reservate. ^7. Timueruntautem vbstetrices Deum, et nonfeceruntjuxta praeceptum regis AEgypti\ sed conservabant mares. 18. Quibus ad se accersitis, rex ait: Quidnani est hoc > quod facere voluistis, utpueros salvaretis? 19. Quae responderunt: Non sunt HebraeaetsicutAEgyptiae mulieres : ipsae enim obstetricandi habent scientiam, etprius guani veniamus ad eas , pariunt. 20. Bene ergo /cit .Deus obstetricibus: et

15. E il re d'Egitto parl alle levatrici degli Ebrei, delle quali l'una chiamavasi Sephora,!' altra Phua, 16. E fece loro questo comando : Quando assisterete le donne Ebree nel tempo del parto , se sar un maschio , uccidetelo ; se una femmina, salvatela. 17. Ma le levatrici temettero Dio, e non. obbedirono al comando del re d'Egitto ; ma salvavano i maschi. 18. E chiamatele a se il re disse loro : Che quello che voi avete voluto fare in salvando i bambini? 19. Risposer quelle : Non sono le donne Ebree, come l'Egizia^ ne : perocch elle sanno aiutarsi ne'loro parti, e partoriscono prima che noi andiamo ad assisterle. 20. Dio pertanto fece del bene alle levatrici:

Vers. 15. Parlo alle levatrici degli Ebrei. Alcuni hanno creduto che queste fossero Egiziane; ma gli Ebrei, e altri inicrpre^. ti dopo s. Agostino le credono Ebree, e i orni loro sono ebrei.

Esodo, rol IL

21

crevit ppuhis , confor- e il popolo cresceva e diventava possente fortatusgue est nimis misura. ai. E perch le leva21. Et quia timuerunt obstetrices Deum, trici temettero Dio, egli aedificavit eis demos. stabil le case loro. 22. Intim adunque 22. Praecepit ergo Pharao omni populo Faraone a tutto il suo Suo , dicens : Quidguid popolo quest' ordine : mascuUni sexus natum Tutti i maschi, che nafuerit, in flumen pro- sceranno , gettateli nel jicite ; quidquid femini- fiume 5 e serbate tutte le femmine. ni, reservate.

Yers. 21. E percie le levatrici temettero Dio, egli ec. Queste donne avean detto una buga affermando, che le donne Ebree generalmente non avean bisogno di assistenza ne' loro parti, e quantunque a buon fine si valessero della buga, questa per non lasciava di essere un male. Dio adunque rimuner in esse non la menzogna, ma la carit, colla quale ricusarono di obbedire a un ingiusto comando, e si esposero al pericolo di essere punite. In premio di questa generosa carit diede loro il Signore numerosa discendenza, diede loro molti figliuoli, che stabiliron le loro case, e famiglie in ricompensa de'fgliuoli altrui, che elle aveano salvati. Vedi x Agost. conlr. mend. cap. xv., Greg. Moral XV.HI. 3. Vers. 22. Tutti i maschi gettateli ec. Questo crudelissimo editto dovette essere pubblicato dopo la nascita di Aronne.

C A P O IL Nasce Tifosi t e esposto neW acque, e n trailo fuori\ allevato dalla propria madre per ordine della figliuola di Faraone , la quale lo adotta. Avendo ucciso 7in Egiziano , per timore del re fugge in l\/ladian ; dove avendo sposata. Sephora figliuola di un sacerdote, n'ebbe due figliuoli, Gersam, ed Elezer. i. Uopo queste co1. J-jgressus est post haec vir de domo se n uomo della famiLevi\ ( i ) et accepit glia di Le vi and: e prese per moglie una don* uxorem siirpis suae: na del suo lignaggio : 2. La quale concep, 2. Qjiae concepii, et (2) peperit filium : et e partor un figliuolo i videns eum elegantem, e veggendo conigliera abscondit tribus men- bello, Jo nascose per tre mesi. sibus.
(i) Infra 6. ao. (?.) ffcbr. n. Vers. i. Prese per moglie una donnei del suo tgnnggfa. TI matrimonio di Amram figliuolo di Caath, e padre di Mos rr-i seguito avanti la persecuzione , o almeno avanti 1' editto del re, nel quale era ordinata 1' uccisione de'maschi; mentre li questi matrimonio era giri nato Aronne tre anni prima, e per ragion di Jm non si Ifigge, che avessero alcuna pena i genitori. La moglie! di Amram fu Jochabed, la quale chiamata figliuola d Lfiv, fixod. vi. so. ; ci; nipote secondo P opinione pi fondata. NeHt Scritture cosa ordinaria, che diasi il nome di figlinola alla nipote, e anche alla pronipote. Jochabed cosi sarebbe stata cugina di Amram. * Vers. 9.. leggendo come egli era bello, lo nascose ec. L'Apostolo Paolo celebr per questo i genitori di Mos, dicendo: Per la fede Moie, n rito che fu, per tre mesi fu nat cotto da? suoi genitori; perche ave mio veduto, ch'era un bel bamb*); e non ebber paura delP editto del re, Hebr. xi. a3. "Vedi quello che si notato in quel luogo, e Atti cap. vi, 20.

3. Cumque jam cela* re non posset, sumpsit fiscellam scirpeam, et Univit eam bitumine , ac pice: posuitque intus infantulum, et exposuit eum in carecto ripae
fluminiS)

\ 4. Stante procul sorore ejus , et considerante eventum rei,

5 ."Ecce autem descen'debat filia Pharao/zis, ut lavareturinfiumine; et puellae ejus gradiebantur per crepidinem alvei. Quae cum vidis<set fiscellam in papyrione, m/sit unam efamulabus suis: et a#atam 6. Aper/ens, cernensqwe ineaparvulumvagientem , miseria ejus

3. E non potendo pi celarlo, prese un canestro fatto di giunchi, e lo invernici con pece e bitume: e vi pose dentro il piccol bambino, e lo espose in mezzo ai giunchi presso alla riva del fiume, 4 Stando in lontananza la sorella di lui ad osservare quello che ne avvenisse. 5. Quand*ecco la figliuola di Faraone che veniva a lavarsi nel fiume : e le sue cameriere camminavano lungo il canale. Ed ella avendo veduto il canestro tra i giunchi, mand una delle sue cameriere a prenderlo : 6. E scopertolo, e veduto in essa il fanciullo, che vagiva, n' ebbe

Vers. 3. Lo espose in mazo * giunchi. Temendo non per s stesti, ma pel bambino i genitori fanno dalla loro parte quello che possono per salvarlo, e di poi lo rimettono alla cura della Provvidenza. Vers. 4- Stantio in lontananza la sorella di -lui. Maria, la quale potea avere dieci, o undici anni. * Stando in lontananza. Nell'originale vocabolo s'esprime lo star sospeso, sollecito, intimorito. Ven. 5. La figliuola di Faraone. Giuseppe Ebreo le d il Bdme 4i Terrnuthis.

ait : De nfantbus He- compassione, e disse : Questo un bambino braeorum est hic. degli Ebrei. 7. E la sorella del 7. Cui soror pueri : yist inqui^ ut vadam bambino le disse : Vuoi et vocem tibi mulierem tu ch'io vada a chiaHebraeam, quae nutrire marti una donnaEbrea, che allevi il bambino ? possit infantuhim ? 8. Rispose quella : 8. Respondit i Vade. Perrexit puella, et vo- Va. And la fanciulla, e chiam sua madre. cflvit matrem suam. 9. Ad quam locuta g. E a lei la figlia di filia Pharaonis : Acci- Faraone : Prendi, disse, pe, ait, puerum istum , questo bambino, e alleet nutr mihi: ego dabo vamelo ; e io ti dar il tbimercedem tuam.Su- tuo baliatico. Lo prese scepit mulier, et nutr- la donna , e allatt il vit puerum: adultunque bambino : e quando fu tradidit filae Pharao- grande, lo diede alla figlia di Faraone, nis . 10. Quem illa adoio. Ed ella lo adott ptavit in locum filii, vo- in figliuolo , e gli pose cavitque nomen ejus nome Mos , dicendo : Mqyses, diceno : Quia Io lo trassi dall' acqua. de aqua tuli eum.
Vers. 6. Questo un bambino degli Ebrei. Non pot saperlo infallibilmente, se non da' segni della circoncisione. L'editto del re dava anche esso occasione di sospettarne. Yers. io. Ed ella lo adotto in figliuolo, e gli pose nome ee. Filone scrive, che questa principessa maritata gi da molto tempo era senza figliuoli : cos ella adott Mos ; ond' egli ebbe un' educazione degna di tal madre; anzi Filone racconta, che la figliuola di Faraone volle farlo credere suo vero figliuolo : la ijual cosa sembra accennata dall' Apostolo, Heb. xi. 34., dove dice, che Mose fatto grande nego di essere figliuolo della figlia di Faraone. Il nome di Mos vogliono alcuni, che sia egiziano , e significhi cavato dall1 acque ; altri, ch' ei sia ebreo, e significhi estratto, trailo fuora. Il nome, ch*eragli stato dato nel*a

11. /n diebus illis, postquam creveratMoyses,(i)egressus est ad fratres suos: v/ditque afflictionem eorum., et vimm AEgyptium percutientem quemclam de Hebrceis fratribus suis. 12. Cumque circum* spexissetliuc atque illuc , et nulum adesse vidisset, percussum AEgyptium abscondit tabulo. (i) Hebr. u. 24.

11. In tempo che Mose era gi diventato grande, and a trovare i suoi fratelli: e vide la loro afflizione, e un uomo Egiziano, che maltrattava uno degli Ebrei suoi fratelli. 12.E avendo girali gli occhi di qua e di l, e veduto, che nissuno era presente, ucciso l'Egiziano , lo seppell nella sabbia.

sua circoncisione, rimaso ignoto. S, Stefano dice negli Atti T cap. va. v>.., che Mos fu istruito in tutte le scienze degli Egiziani. Non direna nulla di tante cose scritte da Giuseppe, da Filone j e da altri intorno a Mos , nelle piali cose pu esservi del vero, come certamente molto" vi del falso. Non mescoliamo le favole gudaichfe colla verit delle Scritture. Yers 11.'In- tempo che Iffose eragi diventata grande, ando ec. Egli avea quarant' anni, allorch mosso certamente da spirito superiore ando a far visita a quelli di sua nazione. fedi Alti cap, vu. E da quel tempo in poi vegliamo , com' egli abbandon totalmente la casa reale, in cui era stato allevato eleggen~ do piuttosto di essere afflino col popolo di Dio, che di godere per un tempo nel peccalo, maggior tesoro riputando V obbrobrio di Cristo', che le ricchezze dell* Egitto; perocch mirava alla ricompensa, Hebr. xi. 25. ?.G. Vers. 12. Ucciso V Egiziano, lo seppelFi ec. Mos comincia qui a far le parti di difensore, e salvatore del popol suo. S. Stefano (Alti cap. vii. ?.5.) descrivendo questo fatto , ci spiega ancora a qual fine Dio diede cuore a Mos di fare un tal colpo"; Vedutone uno (de*fratelliJ che veniva maltrattalo, prestagli tutto, e fece le vendette delV appresso, ucciso P Egiziano, Or ei si pensava , che i suoi fratelli intenderebbono, come Dio per mano di lui dava loro la salute ; ma essi non intesero. Cos riguardo a questo fatto dell' Egiziano ucciso 1' apologi di Mos fatta dallo stesso spirito del Signore , da cui Mosy avea intesa gi la sua vocazione.

i3. Et egressus die 'altero, conspexit duos Hebroeos rixantesi dixitque ei, qui faciebat infuriami Quare percutis proximum tuum? i4 Qui respondit-. Quis te consdtuit principem, et judicem super nos? num occidere me tu vis , sicut heri occidisti AEgyptum? Timuit Moyses't et ait; Quomodo palam factum est verbum istud? 15. Audivitgue PhaYao sermojiem hunc, et quaerebatoccidereMoyseni qui fugiens de conspectu ejus moratus est in terra Madian , et ' iyedit juxta puteum. 16. EranlLautem sa'cerdoti Madian septem filiae, quae venerunt ad iauriendam aquam : et impletis canaUbus, ada-

13. E andatovi il d{ seguente , vide due Ebre, che erano in rissa ; e disse a quello che faceva ingiuria : Per qual motivo maltratti il tuo prossimo? 14. Quegli rispose : Chi tiha costituito principe, e giudice sopra di noi? vuoi tu forse uccidermi, come ieri ammazzasti P Egiziano ? Tem Mos, e disse; Come mai venuta a scoprirsi tal cosa ? 15. E fu informato Faraone del fatto,e cercava di uccider Mos : il quale fuggendo dal cospetto di lui and a stare nella terra di Madian, e si pose a sedere vicino a un pozzo. 16'. Or un sacerdote d Madian avea sette figlie , le quali vennero ad attinger acqua : e avendo empiuti i canali

Vers. 15. Ando a. lare nella terra di Madian. Giuseppe, e molti interpreti mettono il paese, dove fuggi Mos, nell' Arabia Petrea sul lido orientale del mar Rosso non lungi dal monte Sinai. Notisi, come Mos comincia quia partecipare agli obbrobrii di Cristo: egli costretto di andar fuggitivo; ridotto in povert , dispregiato , e in cattivo odore non solo presso gli Egiziani, ma anche nell' estimazione de1 suoi stessi fratelli

quare cupebant greges patris sui. 17. Supervenere pastores, et e/ecerunt eas: vpurrexitque Mo/ses, et defensis puellis, ada^uavit oves earum. 18- Quae cum revertssent ad .Raguel pa~ trem suumjdixit ad eas: Cur velocius venistzs solito? \ 9. Responderunti Vir aegyptius libera* vit nos de manu pastorum: insuper et hausit quam nobiscum , potumque dedit ovibus. 20. At ille: Ubi est? inquit. Quare dimisists

volevano abbeverare i greggi del padre loro. 17. Ma sopraggiunsero de' pastori, i quali le discacciarono : e Mos si lev su, e prese la difesa delle fanciulle , e abbever le loro pecore. 18. E tornate che furon queste a casa di Haguele padre loro , disse egli: Come siete tornate pi presto del solito? 19. Risposero : Un uomo egiziano ci ha salvate dalle mani dei pastori : e di pi ha dato di mano ad attingere acqua con noi, e ha al> beveralo le pecore. so. E quegli : Dov'? disse. Perch lo avete

' Vers. t6. Or un sacerdote di Madlan ec. Questi era sacerdote del vero Dio ; altrimenti Mos non si sarebbe imparentato con lui. Vedi anche Exod, cap. xvm. i r . 12. Egli era sacerdote, come Melchisedech, Giob, e i patriarchi, andando unito in que* tempi il sacerdozio alla dignit di capo di famiglia. Alcuni lo fanno anche re di Madian; ma il vedere in qual maniera fossero trattate le figliuole di lui da' pastori, non lascia luogo di crederlo rivestito di potest reale. Vers. 18. Tornate ... a casa di Raguele padre loro, ec. Questo Raguele credesi assai comunemente, che sia lo stesso, che Jetro, e avesse tutti questi nomi, Jetro, Raguel, Hobab, Geni : altri pretendono, che Raguel fosse il nonno di quelle fanciulle , e padre di Jetro. Vers. 19. Un uomo egiziano ec. Alla maniera di vestire fu preso Mos per un egiziano.

homlftem? vocale eum, lasciato partire ? chiat comedat panem, matelo a mangiare del pane, 21. Juravit ergo 3foj* 21. Mos adunque ses, quod habitaret cum f* giuramento di dimoeo: (i) accepitque Se- rare in sua casa : e prephoramfiliam ejus uxo- se per moglie Sephora rem. sua figliuola. 22. La quale gli par22. @uae peperit ei filium, (juem vocavit tor unfigliuolo, a cui Gersam, dicens: Adve- pose nome Gersam , dinafui in terra aliena. cendo : Sono stato pelAlterum vero peperit, legrino in terra stranie(juem vocavit Eliezer, ra. Ne partor poi un dicens: Deus enim pa- altro , cui chiam Elietrz's mei adjutor meus zer, dicendo : II Dio del eripuit me de manu padre mio mi ha soccorso , e liberato dal potePharaonis. re di Faraone. a5. Post multum ve20. Di l a molto temro temporls mortuus est po mori il re d'Egitto: rex Mgypli: et ingemi- e gemendo i figliuoli d'Iscentes filii Israel pro- sraele sotto i travagli alpter opera "vociferati zaron le grida : e i loro sunt: ascenditene cla- clamori per ragion dei mor eorum ad Deum ab travagli salirono a Dio. operibus. 24. Et audivit gemi24. Ed egli ud i loro tum eorum, ac recorda- sospiri, e si ricord del tus est foederis, quod patto fermato conAbra(i) Infra. 18. 2. et 3. i. Par. a3> 15.

Vers. 22. Pose nome Gersam^ Ger significa pellegrino, e Sani ivi. Cui chiamo Eliezer. Vale a dire Dio mio aiutatore. 21 *

pepgit eum Abraham, mo , con Isacco, e con Giacobbe. Jsaac, et Jacob. 26. Et respexit Do26. E il Signore volminus filios Israel, et se gli occhi a' figliuoli coernovit eos. d'Israele, e li riconobbe. C A P O III. Il Signore apparisce in un roveto, che arde seri' za consumarsi, a Mos , che pasce le pecore di Jetro suo suocero. Lo manda ancor suo malgrado a liberare i figliuoli d'Israele dalle mani di Faraone> con ispogliare gli Egiziani. 1. 1-vA.oyses autem pascebat oves Jethro soceri sui sacerdotis Jftadian : cumque nzinasset gregem ad interiora deserti, venitad monte Dei Horeb. 2. Apparuitque ei Dominus in fiamma igns de medio rubi: et videbat, quod rubus rderet, et non combureretur. Act. 7. 3o. i.UrMos pasceva le pecore di Jetro sacerdote di Madian , suo suocero : e avendo condotto il gregge al fondo del deserto, giunse al monte di Dio Horeb. 2. E gli apparve il Signore in una fiamma ardente di mezzo ad un roveto : ed egli vedeva, che il roveto ardeva , e non si consumava.

Vers. a5. E l riconobbe. Si dice, che Dio riconobbe i figliuoli di Abramo nello stesso senso , che nel versetto precedente si dice , ch' ei s ricordo di loro ; perch adesso era il tempo , in cui secondo gli eterni decreti suoi volea por mano a liberarli. Vers. i. Giunse al monte di Dio Horeb. 11 monte Horeb e nel!' Arabia Petrea , ed vicinissimo al Sinai. Egli anticipatamente chiamato monte di Dio a motivo delle apparizioni, e n velazioni che ivi ebbe Mos. In questi luo^lii credesi scritto da lui il libro della Genesi a consolazione de7 suoi fratelli.

3.Dixit ergo Moyses: Tadam, et videbo visionem hanc magnani, quare non comburalur rubus. 4. Cernens autem D ominus, quod pergeret ad videndum, vocavit eum de medio rubi, et ait : Moyses , Moyses. Qui respondit: Adsum, 6. At ille : Ne appropes, inquit, huc : solve calceamentum de pedi bus tuis: locus enim, 7iquo stas, terra sancta est. 6. Et ait: (i.) Ego sum Deus patris trii, Deus Abraham, Deus Isaac , et Deus Jacob.

3. Disse adunque Mose : Ander ad osservare questa visione gran* de , come mai il roveto non si consumi. 4. Ma il Signore veggendo, come egli si movea per andare a vedere , chiamollo di mezzo al roveto , e disse : Mose, Mos. Ed ei rispose : Son qui. 6. E quegli : Non avvicinarti , disse, a questo luogo : sciogli datuoi piedi i calzari : pe rocche santa la terrai dove tu hai i piedi. 6. E disse : Io sono il Dio del padre tuo, il Dio d'bramo, il Dio d'Jsacco, e il Dio di Giacobbe,

(i} Mfttth. 22. 3a. Mare, 12- 26. Lue. 20. 07. Vers. ?.. Gli apparve il Signore ec. Per comune opinione de'Padri colui, che apparve a Mese nel roveto ardente, fu il figliuolo di Dio ; e il solo riflettere, che quegli si attribuisce 1'autorit e l'essenza di Dio , e ne prende il nome incornimi!-abile , ci, dico, pu bastare a persuadere chi ricusasse di ari elidersi ali' autorit per motivo di aver dubitato su questo punto alcuno degli antichi Padri. L'Ebreo legge V Angelo del Signore; ma anche il Figliuolo di Dio chiamalo altre volle l'Angelo; anzi secondo la vsigniij fazione di questo nome egli il vero Angelo , il Nunzi, l'Ambasciatore di Dio agli uomini. // rovtlo ardeva e non si consumava. Lafiammacircondava talmente i rami del roveto, che pareva , ch' egli pillasse fuoco , restando per sempre illeso : immagine dello stato di More , <: des;!' Israeliti posti da Wo nel fuoco della iribolazione , da cui IHT doveano uscire illesi e gloriosi.

Abscondit Moyses faciem suam : non enim udebataspicere contra Deum. 7. Cui alt "Dominus j Vidi afflictionem populi mei ili AEgypto, et clamoreTjfi ejus audivi propter duritiam eorum, qui praesunt operibus : 8. Et sciens dolorem ejus descendi, ut liberem eum de manibus AEgyptiorum, et educam de terra illa in terram bonam , et spaziosa/n, in terram^ quae fluit lacte, et melle, ad loca Chananaei, et Ne' thaei et Amorrhaei, et Pherezaei, et JSTevae/, et Jebusaei.

Si coperse Mos la faccia : perocch non ardiya di mirare verso Dio. 7. E il Signore gli disse : Ho veduto l'afflizione del popol mio in Egitto, e ho udite le sue grida cagionate dalla durezza di coloro, che soprintendono a'lavori : 8. E conoscendo i suoi affanni son disceso a liberarlo dalle mani degli Egiziani, per trarlo di quella terra ad una terra buona, e spaziosa, ad una terra, che scorre latte , e miele , alle regioni del Chananeo, e dell'Hetheo, e dell'Amorrheo, edelpherezeo, e dell' Heveo, e del Jebuseo.

Vers. 5. Sciogli da? tuoi piedi i calzari, ec. Questo rito dinota l'interiore umilt, e riverenza, colla quale dee 1' uomo presentarsi davanti alla maest del Signore: pass questo rito agli Ebrei, e i sacerdoti facevano le loro funzioni nel tempio a piedi scalzi, come afferma Teodoreto, e sembra indicarsi nel capo xxx. 19. Fu poi praticato questo rito anche da'Gentili, onde quel detto attribuito a Pitagora: sacrifica, e adora compie nudi. Vers. 6. Si coperse Mos la fccia, ec. Vedesi, come la presenza d Dio infonde nell' animo di Mos un sentimento grande della propria bassezza e indegnit. * Io sono il Dio. Ebr. Io il Dio del Padre tuo. Vers. 8. Ad una terra buona, e spaziosa , ad una terra , ec. S. Girolamo le d cento sessanta miglia di lunghezza da Dan a Bersabea, e quarantasei di larghezza da Jopjpe a Bethlehem. Se-

g. Clamor ergo filiorum Israel venitad mei vidique afftictionem eorum, qua ab AEgyptiis opprimuntur. 10. (i) Sed veni, et mittam te ad Pharaonem,ut educas populum meum^filios Israel de AEgypto: 11. Dixitque Moyses ad Deum". Quis sum ego, ut vadam ad Pfiaraonem, et educamfilios Israel de AEgypto ? 12. Qui dixit ei : Ego ero tecum : et hoc habe(i) Psalm. io4- 26.

9. Le grida , io dico < de'figliuoli d'Israele sono pervenute a me : e ho mirata l'afflizione loro , sotto di cui sono oppressi dagli Egiziani. 10. Ma vieni, e io ti spedir a Faraone , affinch tu tragga il popolo mio, i figliuoli di Israele dall* Egitto, 11. Disse Mos a Dio : Chi son io per andare a trovar Faraone , e per trarre i figliuoli d?Israe~ le dall'Egitto? 12. Ed ei gli disse : Io sar con te : e il se-

condo queste misure la terra promessa non di un' eccessiva estensione: ma il titolo, che le si d qui di ampia terra, re- lativo al paese di Gessen molto angusto riguardo al numero degli Ebrei, e riguardo a questa medesima terra. Quanto alla sua fertilit pu vedersi quello che ne ha scritto il Brocardo, il quale circa trecento anni sono vi pass dieci interi anni. La sola popolazione quasi incredibile, che in essa si manteneva, una dimostrazione insuperabile della bont de' terreni di Chanaan , Questa specie di filosofi, i quali in questi nostri tempi si aiutano , quanto possono, per oscurare tutte le verit ancor pii manifeste , affin di poter negare la fecondit della terra santa, debbono avere in contanti, che la nazione ebrea mangiasse de' sassi , Riguardo allo scorrervi latte e miele, bench questa sia im' espressione iperbolica simile ad altre usate anche da autori profani per descrivere la fecondit d'un paese, l'abbondanza del* uno e dell' altro attestata da modernissimi viaggiatori. Vers. 11. Chi sono io per andare ec. Egli sapeva gi di essere stato eletto da Dio a tale impresa; ma considerando qui la sua debolezza e incapacit, per sentimento non di diffidenza , ma di umilt sta titubando.

MS signum, quod mise* rm te : Cum eduxeris popukim meum de AEgypto, immolabs Deo super monte m is tum, 15. Ait Moyses ad Deum: Ecce ego vadam adfilos Israeli et dieam eis : Deus patrum vestrorum mst me ad vos. Si dixerint mihi : Quod est nomen ejus ? fjuid dicam eis ? i4. Dixit Deus ad Moysem EGO SUM,

qui SUM. Alt-, sic

dices filiis Israeli Q UI EST, msit me ad vos.

gno, che tu avrai dell'averti io mandato , sar questo : Quando avrai tratto il mio popolo fu or dell' Egitto, offrirai sacrifizii a Dio sopra di questo monte. 13. Disse MosaDio: Ecco ch'io ander a trovare ifigliuolid'Israele, e dir loro : II Dio dei padri vostri mi ha spedito a voi. S' ei mi diranno : Qual il suo nome ? che dovr io dir loro ? 14. Disse Dio a Mos: IO SONO QUEGLI, CHE SONO. Cos dirai a' figliuoli di Israele : COLUI, CHE , mi ha spedito a voi.

Vers. li. Il segno che mirai delV averti io mandalo, <?c, Conferma Dio la missione di Mos , che rpiello che dovea bastare a lui per adempirla animosamente sulla certa fidanza dell'aiuto di chi lo mandava, lo sono, che ti spedisco ; io per conseguenza sar con te, e in segno, che ti spedisco, ti prometto, che tu, liberato il popolo dall'Egitto, offerirai a me sacrifzio sopra questo stesso monte. Segno simile fu dato ad Ezechia, e anche a Davidde. Vadi \. Reg. \\i. 13., 4- ReS- XIX> 20' * Offerirai sacrijizii a Dio sopra di questo monte. Potea IHo dargli per segno i miracoli che avrebbe fatti ben tosto ; ma dandogli un segno rimoto, e in certa maniera inferiore, pi esercitava la fede di Mos. Vcrs. 14. IO SONO QUEGLI CHE SONO. S. Tovauni itoli'Apocal. i. 8. espresse la forza di questo nome, dicendo: Colui ch' , che era , e che sar. Vedi le note a questo luogo. Dinotasi con questo nome la necessit dell'esistenza di Dio, l'eternit, l'immutabilit, f la pienezza dell'essere. 1 filosofi pagani Te*-

16. Drxitque iterum Deus ad Moysen : Haec dices filiis Israel : Dotninus Deus pat.rum vestrorum, Deus Abraham , Deus Isaac, et Deus Jacob, misit me ad vo.9. Hoc nomejt mihi est in aeternum; et hoc memoriale meum in generationem-i et generatio7iem. 16. pade, et congrega seniores Israel, et dices ad eos : Dominus Deus patruni vestrorum apparuit mihi, Deus Abraham, Deus Isaac, et Deus Jacob, dicens : Visitans visitavi vos, et vidi omnia quae acciderunt vobis in AEgypto.

15. E di nuovo disse Dio a Mos : Queste cose dirai a' figliuoli d' Israele : II Signore Dio de' padri vostri, il Dio di Abramo, il Dio d' Isacco , e il Dio di Gicobbe mi ha mandato a voi. Questo nome io ho in eterno, e con questo mi rammenteranno per tutte le generazioni. 16. Va, e raduna i seniori d'Israele, e dirai loro: II Signore Dio dei padri vostri mi apparito , il Dio d'bramo , il Dio d'Isacco , il Dio di Giacobbe, e ha detto: Io vi ho visitati attentamente , e ho veduto tutto quel che stato di voi nell'Egitto.

cero so di questa definizione di Dio; onde Piatone nel Timer scrive, che "quello- erte T ch' eterno ed immutabile: le altre cose poi, anzi che essere, pi veramente non sono: quindi ancora la celebre iscrizione del tempio di Delfo: Tu sei. La maniera di pronunziare il nome incomunicabile di Dio diversa negli antichi autori, e ne'Padri. S. Girolamo, e Origene pronunziano Jao. Vedi il primo in Ps. 8., e il secondo, lib. 6. coni. Cels. I pi lo pronunziano Jehovah: i Giudei non pronunziano questo nome ; ma incontrandolo nel testo della Scrittura leggono In cambio di esso Adonai. Con questo mi rammenteranno ec. Con questo nome Jehovah io sar rammentato e invocato ne' tempi avvenire. Vers. 15. Mi rammenteranno. Faranno memoria di me. Vers. 16. I seniori (T Israele. Alcuni per questi seniori in^ tendono un consiglio, o sia senato permanente eletto pei- provvedere alle occorrente di quella repubblica sotto la dipendenza

17. Et dixi, ut educam vos de afflictione AEgyptiin terram Chananaei, et JSTethaei, et Amorrhaei, et Pherezaei, etZfevaei, et Jebusaei, ad terram fluentem lacte, et melle. 18. Et audient vocem 'tuam : ingredierisque tu, et seniores Israel ad regem AEgypti,etdices d eum : Dominus Deus Hebraeorum vocavit /?os :ibimus viam trium dierum in solitudinem, ut immolemus Domino Deo nostro.

19. Sed ego scio, 'quod non dimittetvos rex AEgypti, ut eat's, j?isi per manum va* lidam. 20. JExtendam enim 20. Perocch io stenmanum meam, et per- der la mia mano, e flacutiam AEgyptum in geller l'Egitto con tutcunctis mirabitbus ti i prodigi,che io sono
del re d'Egitto: altri vogliono, che in questo luogo sieno indicati solamente i capi delle trib, e i pi ragguardevoli uomini rispettati non per la legittima potest , di cui fossero rivestiti, ma per la loro et e virt. Vers. 18. faremo tre giornale di viaggio te. Dio fa sapere al tiranno parte del vero , gliene cela 1' altra parte. Da Gcssen al Sinai non v' ha pi di tre giornate d strada. Il sacrili zio dovea farsi sul Sinai, ver s. i a.

17. E fio decretata di trarvi dalla oppressione d'Egitto alla terra del Chananeo, e del1' Hetheo , e dell'Amorrheo, e delPherezeOj e dell' Heveo, e del Jebuseo, a una terra, che scorre latte , e miele. 18. Eglino ascolteranno la tua voce: e anderai tu co'seniori d'Israele dinanzi al re d'Egitto, egli dirai: II Signore Dio degli Ebrei ci ha chiamati: noi faremo Ire giornate di viaggio nella solitudine per offerir sacrifizio al Signore Dio nostro. 19. Ma io so, che il re di Egitto non vi lascer andare, se non forzato da mano potente.

meis, quaefacturus sum in medio eorum: post haec dimittet vos. 21. Daboque gratiam populo huic coram AEgyptiis : (i) et cum egrediemini, non exibitis vacui : 22. Sed postulabit mulier a vicina sua, et ab hospita sua vasa argentea , et aurea, ac vestes : ponetisque eas super filios , et filias vestras, et spoliabitis AEgyptum.
(ij Infr, n. 2. et ta, 35,

per fare tra di loro : dopo questi vi lascer andare. 21, E faro s, che questo popolo trover grazia al cospetto degli Egiziani; e quando partirete, non uscirete con le mani vote : 22. Ma ogni donna chieder alla sua vicina, e alla sua casiglana, vasi d'argento, e d'oro, e vestimenta : e li porrete addosso a'vostri figliuoli, e alle vostre figlie , e spoglierete l'Egitto,

Vers. 52. Ogni donna, chiederle alla sua vicina, ec. Si vede, che gli Ebrei viveano mescolati cogli Egiziani nella terra d Gessen. E spogliente V Egitto. Ottima maniera di acquisto ella questa donazione, che Dio fa agli Ebrei di tutto quello che potranno prendere dall' Egitto ; e questa donazione fu loro fatta (la Dio in pagamento e compensazione delle fatiche sofferte da essi in servendo al re, per le quali nissuna mercede non era stata renduta giammai. Fedi Sap. \. 17. Tertull. lib. 11. cont. Mare, cap. 3.0. conquide gli empii, i quali da questo luogo presero occasione di bestemmiare contro Dio, come autore del peccato.

C A P O IV.

Mos dopo aver ricevuti da Do tre segni di sua missione si scusa in varii modi tuttora; e filialmente s'arrende, e torna in Egitto colla moglie, e i figliuoli. L'Angelo minaccia di uccider Mos: ma la moglie circoncide il figliuolo. ronne va incontro a Mos, e insieme vanno'a trovare i figliuoli d'Israele. i. JL espondensMoy ses ait ; Non credent mihi, neque auclient vocem meam ; sed di" cent : Non apparuittibi Dominus. 2,Dixit ergo ad eum: Quid est, quod tene s in manu tua ? Respondit : V'irla. 3.Dixitque Dominus: Projce earii in terram. Projecit, et versa est in colubrum, ita utfugeret Moyses. 4.Dixitque Dominus: Extende manum, tuam, 1. JlVispose Mos, e disse: Ei non crederanno a me, e non ascolteranno la mia voce , ma diranno: II Signore non ti apparito. 2. E quegli disse a lui : Che quello , che tu hai in mano? Rispose : Un bastne. 3. E disse il Signore: Gettalo per terra. Lo gett, e cangiossiin serpente , tal che Mos si faggi4- E disse il Signore: Stendi la tua mano , e

Vers. i. Ei non ini crederanno. Dio avea detto a Mos , che i seniori avrebbero creduto; ma questi teme la durezza e pervicacia del popolo ben conosciuta da lui, e la quale gli diede poi tanti affanni. Vers. 3. Lo getto, e cangiassi in serpente. I miracoli qui descritti doveano servire ad autenticare la missione di Mos , e a stabilir lui medesimo nella speranza dell' aiuto divino per sormontare le grandissime difficolt, ch' egli dovea incontrare.

et appreliende caudam ejus.Extendit> ettenuit, versaque est in virgam. 6. Ut credant, inquit^ quod apparuit uhi Do* minus Deus patrum suorum, Deus Abraham , Deus Isaac, et Deus Jacob. 6. Dixitcju Dominus rursum : Mitte manum tuam in sinum tuum. Quam cum misisset in sinum, protulit leprosa/n instar n/vis. 7. Retrahe , ait, manum tuam in sinum tuum. Retraxit, et protulit iterum, et erat similis carni reliquae. 8. Si non crediderint, inc/uit, tibi,neque audieri/zt sermonem signi prioris, credent verbo signi sequenti.^. 9. Quod s nec duobus quidem his signis credidermt, neque audierint vocem tuam, sume aquam fluminis, et effunde eam super aridam, et quidquid hauseris de Jluvio, verte tur in sanguinem.

prendilo per la coda. Stese la mano, e lo prese, e ritorn- un bastone. 6. Affinch credano, disse, che apparito a te il Signore Dio dei padri loro, il Dio di & bramo, il Dio d'Isacco, e il Dio di Giacob.be. 6. E il Signore disse di nuovo : Mettiti in seno la tua mano. E messa ch* ei 1' ebbe in seno , la cav fuora coperta di lebbra bianca come neve. 7. Rimettiti, disse (Dio), la mano in seno. La rimise, e la cav fuori di nuovo , ed era come 1' altra carne. 8. S'ei non crederanno , disse , a te , e non capiranno il linguaggio del primo prodigio , si arrenderanno a quello del prodigio seguente. 9. Che se a nissun dei due prodigi crederanno, e non ascolteranno la tua voce, prendi dell'acqua del fiume, e versala per terra , e quanto ne avrai attinta dal fiume , si convertir in,

10. Ait Moyses: Obsecro, Domine, non sum eloquens ab heri, et nudiustertius : et ex quo locutus es ad serpumtuum, impeditioris, et tardioris linguae sum. 11. Dixit Dominus ad eum : Quis fecit os Nominis ? aut quis fabricatus est mutum, et surdum, videntem , et caecum ? nonne ego ? 12. Perge igitur, (i) et ego ero in ore tuo, doceboque te, quid loquaris. 13. At ille, ossecro, inquit, Domine, mitte, ywem missurus es. (i) Matth. io. ao.

10. Disse Mos: Perdona, o Signore, io non era uomo facondo per lo passato : anche dopo che tu hai parlato al tuo servo, io son tardo di lingua, e balbuziente. 11. Disse a lui il Signore : Chi ha fatto la bocca dell' uomo ? e chi ha formato il mutolo, e il sordo, il veggente, e il cieco? non son io quegli? 12. Va adunque, e io sar nella tua bocca, e ti insegner quello che dovrai dire. i5. Ma quegli disse: Di grazia, Signore, manda colui, che tu sei per mandare.

Ver. 9. * S convertir in sangue. Affine di render credibile in sulle prime la sua parola, esibisce il Signore de' prodigi. Ma non ne accorda a chi gi dimostrata la rivelazione, ne richiese in conferma de' nuovi. Matth. XXVH. v. 42- Mare. xv. v. 3z. Lue. xi. v. 16. Vers. i o. Anche dopo che tu hai parlato al tuo servo, io so~ no ce. Quantunque tu renda eloquenti le lingue de'pargoletti, contutloci io non ho acquistato maggiore scioltezza, e facilit di parlare, dopo che tu ti sei degnato di parlare con me. Paragonando il testo originale colla volgata si vedr, che questo il vero senso di questo luogo, e che Mos non dice , come taluno ha pensato , che la difficolt di parlare sia cresciuta in lui dopo ch* Dio gli avea parlato. Ma notisi, come Dio volle, che questo grande operator di prodigi non avesse libera e franca la parola, affinch non a lui, ma a Dio si attribuisse la lode di quello ch' egli oper, ed egli stesso in mezzo a tanta gloria si teneste nell'umilt,

14 /ratus Dominus In Moysen alt : Aaron frater tuus ievites, scio, quod eloquens sit: ecce ipse egredietur in occursum tuum, vidensque te laetabitur corde. 16. Loquere ad eum, et pone verbo, meo, in ore ejus : et ego ero in ore tuo, et in ore illius, et ostendam vobis quid agere debeatis. Infr. 7 . 2 . 16". Ipse loquetur pro te ad populum , et erit os tuum : tu autem eris ei in his, quae ad Deum pertinent.

14. Si crucci il Signore contro Mos, e disse : Aronne tuo fratello figliuolo di Levi, so, che eloquente : ecco che egli viene a incontrarti, e rallegrerassi di cuore in vedendoti. 15. Parla a lui, emetti in bocca a lui le mie parole : e io sar nella tua bocca , e nella bocca di lui, e mostrer a voi quello che abbiate, a fare. 16. Egli parler in vece tua al popolo, e sar la tua bocca : tu poi lo governerai in quelle cose , che a Dio appartengono.

Vers. 13. Manda colui che tu si per mandare. Giacch tu , o Signore, vuoi mandare un liberatore che tragga il tuo popol da una schiavitudine assai peggiore che quella dell'Egitto, mandalo adesso ad eseguire 1' una e 1' altra liberazione : cosi i Padri generalmeute intendono, che Mos a Dio domandi la venuta del Cristo indicato tante volte nella Scrittura col nome d'Inviato, Ambasciatore, Meso di Do. Vers. 14. Si cruccio il Signore ec. Come un uomo si cruccia di un inferiore, il quale per umilt ricusi d'incaricarsi di un impiego, ch'ei crede superiore alla sua capacit. La Scrittura parla di Dio con frasi prese da quello che accade tra gli uomini: del rimanente i Padri scusano la renitenza di Mos , e ne lodano P umilt. Vers. 16. Tu poi lo governerai nelle cose, ec. L'Ebreo: Tu sarai a lui in luogo di. Dio: tu gli spiegherai la mia volont i ed egli ascoltando .te ascolter me stesso.

17. Virgam quoque Itane sume in manu tua, in quafacturus e s signa 18. Abiit Moyses, et reversus est ad Jethro socerum suum, dixitque ei : J^adant, et revertar adfratres meos in AEgyptum> ut videamt si adhuc vivant. Cui ait Jethro : Vade in pace. 19. Dxit ergo Dominus ad Moyseii in Madan : Vade , et revertere in dEgyptum : mortuisunt enim omnes quic/uaerebant animam tuam. 20. "Pulii ergo Wtftyses uxorem suam, etfilios suos, et imposuit eos super asinum, reversusque est inAEgyptum portans virgam Dei in manu sua. 21. Dixite/ue ei Dominus revertenti in AEgyptum: Fide, ut

17. Prendi anche m mano questa verga, colla quale opererai prodigi. 18. Mos se n' and , e torn al suo suocero Jetro , e gli disse : Io me ne andr per tornare a' miei fratelli in Egitto, e vedere, se sono ancor vivi. Tetro gli disse : Va in pace. 19. E il Signore disse a Mos in ; Madian Va, e torna in Egitlo : perocch son morti tutti quelli che volevano la tua morte. 20. Prese adunque Mos la sua moglie, e i suoi figliuoli, e li pose sopra un asino, e se ne torn in Egitto, portando in mano la verga di Dio. 21. E il Signore disse a lui mentre se ne tornava in Egitto : bada

Vers. 18. Va in pace. I LXX. aggiungono, che il re d'Egitto era morto ; vale a dire quel re che volea far morire Mos, cctp. n. 15. Vers. ac. Portemelo in mano la verga ce. Era lo stesso bastone usato da IVfos nel sno mestiere di pastore di pecore; ma qui detto la verga di Dio per quello che Dio avea fatto e volea ancor fare per mezzo di essa.

omnia ostenta, quae posui in manu tua,facias coram PTiaraone : induralo cor ejus, et non dimittet populum. 22.Dicesquead eum: J7aec dicit Dominus: Filius meus primogenitus Israel : 23. Dixitibi: Dimitf filium meum, ut serviat mihi; et noluisti dimittere eum : ecce ergo interficiam filium tuum primogenitum. 24- Cumque esset in itinere in diversorio, occurrit ei Dominus, et volebat uccidere eum. 26. Tu#t il^co Sephora acutissimam pe

di fare tutti i prodigi, che io ho posti nelle tue mani, al cospetto di Faraone : io indurer il cuore di lui, ed ei non lascer partire il popolo. 22. E tu gli dirai: Queste cose dice il Signore : Israele il figliuol mio primogenito : 23. Io ti ho detto : Lascia andare il mio figliuolo, affinch mi serva ; e non hai voluto lasciarlo partire : ecco che io dar morte al tuo figliuolo primogenito. 24.E mentre egli era per viaggio in un albergo, il Signore si present a lui, e volea farlo morire. 26. Prese tosto Sephora una pietra molto

Ver s. si. Io indurer il cuor di lui. Vedi quello che si detto sopra queste parole nella lettera a' Romani, cap. x. Dio , dice s. Agostino, non indura giammai col dare la malizia, ma col negare misericordia, ep. 104-1 negando cio la grazia, senza la quale il cuore del peccatore non si ammollisce, e non si converte. * Vers. 22. Israele il figliuol mio primogenito, lo padre di tut' ti i popoli ho adottato per mio primogenito il popolo d'Israele. Vers. 24. // Signore s presento ec. I LXX. l'angelo del Signore ; e cosi intendono comunemente g' interpreti. * Volea farlo morire. Qualunque si fosse la mancanza di Mos convien dire, che dispiacesse molto al Signore appunto perch di chi era debitore universalmente di esempi virtuosi di fede e di piet.

tram, et circumddit praeputum filii sui,, tetzgitque pedes e;us,et ait:Sponsus sanguinum tu mihi es. 26. Et dimisit eum jpostquamdixerafcSponsus sanguinum ob cirGumcisioneai.

27. Dixit autem Dominus ad Aaron : T^ade fn occursum Moysi in desertum, Quiperrexit obviam ei in montem Dei> et osculatus est eum. aS.Narravitque Moy28. E Mos raccont ses Aaron omnia verit ad Aronne tutte le coDomni, quibus miserai se, per le quali il Signo-

affilata , e circoncise il suo figliuolo, e tocc i piedi di lui, e disse: Sposo di sangue sei tu per me. 26. E quegli lo lasci stare dopo che ella ebbe detto : Sposo di sangue a motivo della fatta circoncisione; 27. E il Signore disse ad Aronne : Va nel deserto incontro a Mos. Andogli incontro fino al monte di Dio, e baciollo.

Vers. aS. Prese tsto Sephora Una pietra ce. Sephora prese il primo istrumento , che se le diede alle mani per circoncidere il figliuolo. L'uso de' coltelli di pietra era comune nell',Egitto , e in altri paesi. E tocc i piedi di hii. Tocco i piedi di Mos, ovvero si gett a'piedi di Mos. Alcuni vogliono, ch' ella spruzzasse su' piedi del marito il sangue della circoncisione. Sposo di sangue sei tu per me. Tu saresti perito per mano dell'Angelo, se io non avessi versato il sangue del mio figliuolo: or con questo sangue io t ho comprato nuovamente per mio sposo. Vers. 26. E quegli lo lascio stare. Emmi sembrata questa la sposizione pi, naturale e probabile di questo luogo, ch' assai oscuro per essere molto conciso s nell' originale, come nella volgata. Dice adunque, che quegli, cio a dire V Angelo lascio stare Mos, dopo che Sephora ebbe fatta la circoncisione, ed, ebbe dette quelle parole: sposo di sangue ec. Vers, 37. Al monte di Dio. A.d Horeb.

eum, ea &igna , quae re lo avea mandato, e i mandar erat. prodigi, che gli avea ordinato di fare. $$. Feneruntque si25. E andarono insieiwul, et congregaverunt me a raunare tutti-i seeunctos seniores filio* niori de' figliuoli d' I*rum Israel. sraele. 30. E Aronne ripet 50. iocutusqu est Aaron omnia verba, tutte le parole dette dal jruae dixrt Dominus Signore a Mos ; e quead Moysen : et ,/cit sti fece i miracoli in signa coram populo. presenza del popolo. 51. Et credidit popu31. il popolo cre/us: audieruntque, quod dette : e intesero, come frisitasset Dominus fi- il Signore visitava i filios Israel, et quod re- gliuoli d'Israele, e avea spexisset affiictionem mirata la loro afflizione; illorum; et proni adora- e prostratisi lo adoraverunt. rono.
G A P O V.

'Mos, e Aronne intimano a Faraone i comandi di Dio, ma egli se ne burla , e aggrava quel pi gf Israeliti, negando ad essi le paglie : la qualcosa avendo udito Mos prega per essi 1 il Signore, i. Xost haec ingresi. JL/opo di ci ansi sunt Moyses i et darono Mos, e Aronne Aaron, et dixerunt a dire a Faraone : QuePharaonii Haec dicit ste cose dice il Signore
Vers. 3o. E questi fece i miracoli ec. Quelli che sono descritti, vert. 4. 6. q., i quali segni egli fece di nuovo dinanzi al popolo.

Esodo. Vol IL

Dominus Deus Isret \ Dimitte populum weunz, ut sacrijicet mihi in deserto. 2. At ille respondit: Quis est Dottnus , ut audiam vocem e/us, et dimittam Israel? nt^cioDowinum, et Israel ji&n dimittam. , %*Dixeruntfjue'. Deus Hebraeorum vocavit nos, ut eamus viam trium dierum in solitudinem^ et sanctifieemus Domino D^eo nostro^ ne forte accidat nobis pestis, aut gladius.
4- Ait ad eos rex AEgypti : Quare May3es, et Aaren sollicitotis populum ab operibus suis ? ite ad onera vestra. 6. Dixitque JPharao: Multus est populus ter-

Dio d'Israele : Lascia andare il mio popolo^ affinch mi offerisca sacrifizio nel deserto. a. Ma quegli rispose: Chi il Signore , onde 10 debba udir la sua voce, e lasciar andare 1sraele ? non so chi sia 11 Signore, e non lasce* r andare Israele. 3. Disser quegli : II Dio degli Ebrei ci ha chiamati, aftinch andiamo tre giornate di strada nella solitudine a sacrificare al Signore Dio nostro, perch non, venga sopra di noi la peste, o la spada. 4- Disse loro il re d' Kgitto : Per qual motiv voi Mos, edAronne disturbate il popolo dai suoi lavori ? andale alle vostre incumbenze* 5. E disse Faraone : II popolo grande nel

Vers. -i. Ajffnclie ini offerisca-yacrfizio nel deserto. L'Ebreo piuttosto significa celebri una solennit j ma il sacrifizio una rte principale delle solennit, che si celebrano in onore Dio. Vers. 3. Perche non venga sopra d noi la pe-ste, ec. Dio ci punirebbe di pestilenza, o di spada, se noi non obbedissimo. * Perche non venga sopra di noi la pesle, o la spada. Perch non si muova contro di noi colla peste, o colla spada il

rae : videtis, quod turba succreverit: quanto magis si dederitis eis requiem ab operibus. 6. Prcipcepit ergo in die illo praefectis operum, et exactoribus populi, dicens : 7. Nequaquam ultra dabtis paleas populo ad conficiendos lateres, sicut prius ; sed spsi vadant, et colligantstipulas. 8. Et mensuram laterum , quam prius fadebantjimponetis super eos, nec minuetis quidquam : vacant enim, et idcirco vocj/rantur,dicentes : Eamus, et sacrificemus Deo nostro.

paese: vedete, come la moltitudine si augumentata : quanto pi se li lascerete respirare da' lavori. 6. Allora adunque comand a'soprastanti de' lavori, ed agli esattori del popolo, dicendo : 7. Voi non darete pi come prima le paglie al popolo per fare i mattoni ; ma vadano ssi a raccoglier le stoppie.

8. E imporrete loro la stessa quantit di mattoni di prima senza diminuzione alcuna : perocch hanno bel tempo, e per questo gridano, e dicono : Andiamo a sacrificare al nostro Dio. 9. Opprimiamoli co* o,. Opprimantur ope* ribus, et expleant ea, lavori, e li dieno comut no// acquiescant ver- piti, affinch non dieno bis mendacibus. retta alle ciance.
Vers. 5. * Vedete come la moltitudine *' e augumentatet. Dunque la barbara legge, Genesi cap. I. vers. 6. e 22. era gi rivocata. Vers. 7. Non darete pi come prima le paglie ec. La paglia potea servire o a cuocere i mattoni, ovvero a mescolarli colla terra, della quale faceansi i mattoni; la quale terra mediante la paglia si rendeva pi tenace e piii soda, e questi mattoni seccavansi al sole in molti paesi deT oriente.

io. Igitur egressi praefecti perum, et x&ctores ad populum dixerunt *. Sic dicit Pharao : Non do vobis pa* tas : 11.fte, etco#igite sicubi invertire poteritisi necffift&etur qudguam ile opere vestro. i2.Dispersu.yque est popuhisper omnem terram Agypti ad colli" gendas paleas. 13. Praefecti quoque operum instabant videntes : Complete opus vestrum quotidie, ut prius facere solebatis, quando dabantur vobis paleae. i4 Flagella^ffu sunt, quipraeerant operibus filiorum Israelab exadtoribus Pharaonis, dicentbus : Quare non impletis menuram laterum, sicut prius, nec heri, nec hodie ?

10. Andarono adunque i soprastanti de'lavori, e gli esattori, dissero al popolo : Fa-' raone cos dice : Io non do a vi le pajglie, : 11. Andate a raccoglierne dove potete trovarne : e non si sbasser nulla del vostro latoro, 12.E il popolo si disperse per tutta la terra d'Egitto a raccoglier le paglie. 13. E i soprastanti de'lavori li pressavano, dicendo : Compite il vo* stro lavoro d per di, come solevate, quando vi si davan le paglie. 14. E furono flagellati i maestri de'lavori de' figliuoli d'Israele dagli esattori di Faraone , i quali dicevano : Per qual motivo non avete compito ieri, e oggi la quantit dei mattoni secondo il solito ?

Vers. 14- ^ furon flagellati i maestri de1 lavori te. Oltre i soprastanti egiziani messi dal re (vers. 6.J, vi erano degli Ebrei preposti a invigilare a' lavori ; e questi furono i flagellati, come si vede chiaramente dal testo ebreo.

15 Veneruntcfue propositi filiorum /sraely et vociferati sunt ad Pharaonem, dicent&s : Cur ita agis contra servos tuos ? , 16. Palette non dantur nobis, et lateres similiter imperantur : en famuli tuiftagellis caedimur, et in/uste agitur contra papulum tuum. 17. Qu* ait : TTacatis odo , et idcirco dicitis : Eamus, et sacrificemus Domino. , 18. /te ergo,etoperaminii paleae non dabuntur vobis, et reddetz's consuetum nume" rum laterum. 19. Videbantque se praepositz" filiorum Jsrael in malo, eo quod diceretur eis : Non minuetur quidquam de lateribus per singulos d]fes. 2 o. Occurreruntque M&ysi, etAaron, qui Stabant ex adverso, egredien&bus a Pharaone: 2i. JEt dixerunt ad

i5.E i capi de'figliuoli di Israele andarono gridando a trovare Faraone , e dissero: Per qual motivo tratti male cosi i tuoi servi ? i\ Non si danno a noi le paglie, e ci si ordinano i mattoni come prima : ecco che noi tuoi servi siamo straziiti eoi flagelli, e si fa ingiustizia al tuo popolo. -*7, Disse glh Siete gente infingarda , e per questo dite: Andiamo a far sacrifizii al Signore* id. Andate adunque a lavorare : non visaran date le paglie, e darete il solito numero di mattoni. 19. E i capi de'figliuoli di Israele si vedevano a mal partito, perocch dicevasi loro : Non si diminuir nulla dei mattoni d.a farsi di per d. 20. E usciti da Faraone si imbatterono in Mos , e Aronne, i quali aspettavano eoJ presso. 21. E disser loro : II

os : Vdeat Dominus, et judicet \ quoniam foetere fecistis odorem nostrumcoram Pharaone et servis ejus, et praebuistis ei gladium ut occideret nos. 22. .Reversusque est Moyses ad Dominum, et ait : Domine, cur afflixisti populum istum? Quare misisti me ? 23. JEx eo enim, quo ingressus sum ad Pharaonem, ut Loquerer in nomine tuo, afflixit populum fauni, et non liberasti eos

Signore vegga, e giudichi ; perocch voi ci avete messi in cattivo odore dinanzi a Faraone , e ai servi di lui, e gli avete posta in mano la spada, perch ci uccida. 22. E s rivolse Mos al Signore , e disse : Signore , per qual motivo hai tu afflitto questo popolo ? perch mi hai tu mandato ? 23. Imperocch dopo che io son venuto a trovar Faraone per parlargli in tuo nome, egli ha afflitto il tuo popolo, e tu non gli hai liberati.

Vers. at. * Poi ci avete mesti in disgrazia di Faraone. Appunto , perch il Signore per la sua gloria si dispone a liberare il suo popolo, lo vuole esposto a pi difficili prove di opposizioni e di pericoli. Intanto la fede e virt -de'sbuoni si perfeziona , e maggiormente trionfa e risalta 1' amore con cui Dio sa, e vuol custodirli. Vers. 22. e a3. Perche mi hai tu mandato? Imperocch dopo che io son venuto ce. Parole non di contumacia e di collera, , ma di preghiera e di appassionata carit, come not un antico interprete.

C A P O VI.

Dio incoraggia Mos. Gli rivela il suo nome Jehovah. Consola per mezzo di Mos g!' Israeliti, promettendo loro la terra di Chanaan. Genealogia di Ruben , di Simeone , e di Levi fino a Mos, ed Aronne* 1. JL/ixitque Dominus ad Jdoysen : Nunc videbis, quae facturus sim Pharaoni: per manum enim fortem dmittet eos , et in manu robusta ejiciet illos de terra sua. 2. Xocutusque est Dominus ad Moysen, dicens*: Ego Dominus, 3. Qui apparai Abraham, Isaac, et Jacob in &eo omnipotente', et nomen meum 'AUGNAI non indicavi eis. i Jiil Signore disse a Mos : Or tu vedrai quel ch'io far a Faraone : perocch forzato da man forte li lascer andare, e forzato da man gagliarda li caccer dalia sua terra. 2. E il Signore parlo a-Mos, dicendot Io il Signore, 3. Il quale apparii ad Abr*rno, a Isaceo, e a Giacobbe qual Dio onnipotente : e non rivelai ad essi il mio nome ADONAI.

Vera. r. Il Signore disse a Mo f . Non necessario di supponire, che Dio o per s stesso, o per mezzo d' un Angelo apparisse t e sempre parlasse a Mos ; pot Dio talora con locuzione interiore, o ispirazione far intendere a questo gran profetaci suoi voleri. Vers. 3. Non rivelai ad essi il mio nome ADONft. NeK l'Ebreo leggesi il mio nome Jehovah ; ma l'autore della vogata, ad esempio degli Ebrei, per rispetto a quel nome adorabile ha sostituito 1' altro di Adonai. Questo uso di non esprimere quel nome antichissimo, come attesta Giuseppe Ebreo, e Filone, i quali asseriscono, che non si pronunziava, se non nel tempio, e una sola volta l'anno, il giorno del gran digiuno. Intorno a' nomi di Dio vedi s. Girolamo, ep. ad Mare. Ma onda avvieu egli, eh-e

4 Pepigique foedus cum eis , ut darent eis terram Chanaan, terram peregr'mationis eorum , in g u fuerunt advenae*. 5. .Ego audivi gemi" tum filiorum Israel, r/uo A Egypti'oppressez?unf eos, et recordajsus sum pacti mei. 6. /deo die j/iis Israeli Ego Dominus', qui educam vos de ergastulo AEgyptorum, et eruam de servitute : tfe redmam in brachia excelsa i et/udiciis magnis* 7. Jt assamam vos mihi in populum, et ero vester Deus : et scietis quod ego sum Dominus Deus vester, qui eduxerim vos de ergastulo AjEgjptioru/ ;

4. E fermai con essi il patto di dar loro la terra di Ghanaftn,la terra del loro pellegrinaggio , e in cui furono forestieri. 5. Io bo uditi i gemiti dei figliuoli d'Israele per la oppressione , che &offron dagli Egiziani, e mi son ricordato del mio patto. 6. Per questo di*tu a' figliuoli d'Israele : Io il Signore, il quale trarrovvi di sotto al giogo degli Egiziani > e.vi li*, berer dalla schiavit : e vi riscatter, steso il mio braccio, con grandi vendette, 7. E voi prender per mio popolo , e io sar vostro Dio ^e conoscerete, che io sono il Signore Dio vostro, che vi avr tratti di sotto al giogo degirEgizian;

qui si d,icj*, che DO non avea rivelato il suo nome di Jeliovah a' padi, mentre questo nome usato sovente nella Genesi, e i padri invocarono Dio con questo nome? Vedi Gen. iv. 26., xv. 8. Bispondesi, che questo nome veramente non fu conosciuto, n usato da7 patriarchi ; ma il libro della Genesi essendo stato scritto, da Mos, dopo che,Dio gli avea manifestato questo nomer egli lo .adoper nella Genesi, come il vero, e proprio nome di Dio. Ver*. 6, * Di tolto al giogo. Di sotto a'pesi degli Egiziani. Ebr.

8. Et induxerim in terra;, super quam levavi manum meam, ut dctrem eam Abraham, /.zac et Jacob : daboque vobis illam possi* dendam, ego Dominus. o,.Narravit ergoMoyses omnia filiis Israeli qui non acquieverunt ei propter angustia/n spiritus, et opus durissi mum.

8. E v'introdurr nella terra, la quale, alzala la mia mano, io giurai di dare ad Abramo, a Isacco, e a Giacobbe : e la dar a voi in dominio, io il Signore. 9. E Mos raccont ogni cosa a'igliuoli d'Israele: i quali non si acquietarono a motivo dell'affanno del loro cuore, e delle fatiche gravissime. 10. E il Signore par10. Locutusque est Dominus ad Moyszn l a Mos, e disse : dicens : 11. /ngredere , et lo11. Va, e parla a Fa quere ad Pharaonem raone re d'Egitto, che regem A~&%yp, ut di- lasci partire dalla sua mittat filios Israel de terra i figliuoli d' Israele. terra sua* 12. Rispose Mos al .z*ResponditMoyses coram Domino: Ecce Signore : Tu vedi, come filii Israel non audiunt i figliuoli d'Israele non me i et quomodo audiet mi danno retta : e come Pharao,praesertim cum mi dar retta Faraone, incircumcisus sint la* particolarmente essenhiis ? do io inetto a parlare?
Vers. 8. La quale, alzata la mia mano, io giurai ec. Vedi Gen, xiv. 22. Vers. 9. * DelV affanno del loro cuore. Della serratura del loro cuore. Vers. li. Essendo io inetto a parlare ? Letteralmente: essendo io incirconciso di labbra. Gli Ebrei chiamano incirconciso di cuore, di mente, di lingua chiuncjue abbia qualche vzio, o

3 *

i3. E il Signore par* 13. Locutusque est Dominus ad Moysen, l a Mos, e ad Aronet Aaron : et deditman- ne ; e gli sped a'figliuodatum adfilios Israel, li d'Israele, e a Faraone etad Pharaonemregem re d'Egitto, affinch esAEgypti, ut educerent si conducessero via dalfilios Israel de terra l'Egitto i figliuoli d'Israele. AEgypti. 14. Questi sono i ca14. ( i) Isti sunt principes domorum per fa- pi delle trib secondo miUas suas. Filii Ruben la famiglia di ciascheprimogeniti Israelis : duno. Figliuoli di RuHenoch, et Phallut He- ben primogenito d'Israele: Henoch, e Phallu, sron, et Charmi. Hesron, e Charmi. 16. JKTae cognationes 15. Queste son le faRuben. (2) Filii Si- miglie di Ruben . I fi/neon: Jamuel, etJamin gliuoli d Simeon: Jaet Ahod , et Jachin, et muel, e Jamin, e Ahod, Soar, et Saul filius G Jachin, e Soar, e Saui Chananitidis.Haec pro- figliuolo d'una Chanagenies Simeon. nea. Questa la progenie di Simeon.
(ij Gen. 46. g. Num. 26. 5. i. Par. 5. i. (>,} i ."Par. 4. 24

difetto di mente, di cuore, di lingua. Mos balbettava, come si gi veduto. Vers. 14. Questi sono i capi della trib ec. Mos vuol descrivere la sua genealogia per maggiore schiarimento dell' istoria;" ma comincia a parlare della genealogia di Ruben, e di Sinleon, i quali erano nati prima che Levi : e ci egli fa per modestia, dice s. Agostino , per non parere di preferire la sua alle altre trib ; in secondo luogo per far manifesta la bont di Dio, il quale , bench Ruben e Simeon avessero la precedenza, volle non dalle trib di questi, ma da quella di Levi eleggere un condottiero del popolo, e un sacerdote : finalmente egli parla solo di tre trib, i capi delle quali erano stati peggiori di tutti gli altri , accennando cosi la loro conversione, e la misericordia eoa essi usata da Dio. Vei Gen. xux. 3.

"i "6. Et haec nomina filiorum Leviper cognodones suas : Gerson, etCaath> et Merari.An* ni autem vitae Levi fuerunt ceittum triginta septem. 17. (i) Filii Gerboni Xobni, et Semel per cognationes suas. 18. (2) Filii Caatli: Amram, et Jsaar, et Hebron, "et Ozel : anni quoque vitae Caath centum trginta tres. i g. Filii M erari: Moholi, et Musi : hae cognationes Levi per familiae suas. 20. Accepit autem Amram uxorem Jocha* bea patruelem suam, (juaepeperit e/Aaron, et Moysen* Fueruntque anni vitae Amram centum triginta s&ptem. 21. Flii quvque /saar : fore, et Nepheg, et Zechri. 22. Filii quoque: Oziel: Mi&ael, et Elisaphan^et Sethri. %3. Accepit autem Aaron uxorem Elisa(*) Par. 6. *.et 23.6.

16*. E quetl sono t nomi de'figliuoli di Levi secondo Je loro famiglie : Gerson , e Caatb, e Merari. Gli anni , che visse Levi,furono cento trenta sette. 17. Figliuoli di Gerson : Lobni 4 e Seme colle loro famiglie. i8.FiglmolidrCaa!hj Amram, e Isaar, ed Hebfon, e Oziel: e gli anni, che visse Caai, furono cento trentatr. 19. Figliuoli di Merari : Moboli, e Musi : questi i posteri di Levi secondo le loro famiglie. 20. Amran prese per moglie Joehabed,tigliuola di suo zio paterno, la quale partor a lui Aronne e Mos. E gli a n n i , che visse Amram, furono cento trentasette. a i. figliuolid'Isaar: Core,eNepheg,eZechri. 22.1 figliuoli di Oziel: Misael, ed Elisapban, e Sethri. 26. E Aron ne prese per moglie Elisabeta t

(j.) JSnm. 3. 19. et 26. 5;. 58. i. Pur, 6, 2. e* a3. i

beth, filiam Aminadab, sororem Nahasson, quae peperit ei Nadab, et Abiu, et Eleazar, et Itiamar. 24- Filii quoque Core : Aser, et JSlcana, et Abiasaph: ha sunt cognafeones Gortarum. 26. At vero Eleazar fiKus Aaron accepit uxorem de filiabus Phutiel, quae peperit ci Piinees. Hi sunt principes familiarum Leviticarum, per cognatiojies suas. 26. /st est Aaron, et Moyses^uibus praecepit Dominus ut educercnt filios Jsrael de terra Ag/pti per turmas suas. 27^ Hi sunt, qui loquuntur ad Pharaonem

figliuola di Anlftattb i x sorella di Nahasson , la quale partor a lui Na-< dab, e Abiu, ed Eleazar, e Ithamar. 2 4- Figliuoli di Corer Aser, ed Elcana, e Abiasaph : queste le famiglie de'pastor di Gore. 26, Eleazar poi figliuolo di Aronne prese per moglie una delle figliuole di Phutiel, la quale gli partor Pbinees. Questi sono i capi delle famiglie Levitiche colle loro discendenze. 36. Questo queli* Aronne, e quel Mos, a* quali il Signore ordin di, trarre i figliuoli d'Israele dalla terra d'Egitto, spartiti nelle loro bande. 27, Questi on quelli che parlarono a Farao-

Yers. 28. tiranne prese per moglie Elsbeth, ce. Osservisi ' in primo luogo l'umilt di Mos, il quale stende diligentemente la genealogia d*Aronne, e appena parla della sua famiglia: in s> secondo luogo si osservi, come nel matrimonio d'Aronne venivano a mescolarsi la trib reale di Giuda, e la sacerdotale di Levi, " annunciandosi per tal guisa 1' unione del regno, e del sacerdozio nella persona di Cristo. (Vers. 26. Questo e queli* Aronne e quel Mose, ec. Da qusto versetto fino al fine si fa una recapitolazione di quello ch* sialo 4etto di sopra.

regem AJ&gfpJi, ut educant filios Israel de A-Eg/p/o: iste estMoyses, et Aaron. 28. In die, qua locuts est Dominus ad Moysen in terra AJSgypti, 29. JEt locutus est Dominus ad Moysent dicens : Ego Dominus: loquere ad Pharaonem regem AEgypti omnia quae ego loquor tibi, 5o. 13t ait Moyses corani Domino : JEn incircumcisuslaiis sunt", quomodo audiet me Pharao?

ne re d'Egitto per trarre fuori d'Egitto i fi-^ gliuoli d'Israele : questi sono Mos5 eAronne. 28. E avvenne, che nel giorno, in cui il Signore f parola a^Mos nella terra d'Egitto, -* 20. li Signore disse allo stesso Mos : Io il Signore : esponi a Faraone d'Egitto tutto quello che io ti dico. 3o. E Mos disse al Signore : Tu Tedi, com e * io sono inetto a parlare: come mi ascolter Faraone ?

C A P O VII. M&s, e Aronne parlano a Faraone. Cangiano la verga in serpente, e acqua percossa colla verga in sangue. Il similefanno i maghi di Faraone eo* loro incantesimi ; onde Faraone s'indura per non lasciar andare gli Ebrei. * Uixitqup Dominus ad Moysen : Ecce constitui te deum Pharaonis : et Aaron frater tuus erit propjiela tiius* i. Lil Signore disse aMos:Ecco che io ti ho costituito dio di Faraone : e Aronne tuo fratello sar tuo profeta.

2. (i) TU loqueris ei 'omnia, ^uae mando tibi ; et ille loquetur ad Pharaonem, ut dimittat filios Jsrael de terra sua. 3. Sed ego induralo cor ejus, etmultipticabo signa, et ostenta mea in terra 'AEgypti \ 4 -Et non audiet vos: immittamque manum meamsuper A Egyptum, et educam exercitum, et populum meum filios Jsrael de terra AEgypti perjudicia maxima. 6. JE tseleni Ag/ptii, ^uia egosumDoT/zinus, yuiextenderim manum meam superAEgyptumt et eduxerim filios 1srael de medio eorum, 6. Fecit itaque Moyses, et Aaron, sicut
(ij Supr. 4- 15.

2. Tu dirai a fui tutto quello che io ordino a te : ed egli dir a Faraone, che lasci partire dal suo paese i figliuoli d'Israele. 3. Ma io indurer il cuore di lui, e moltiplicher i segnile i prodigi miei nella terra di Egitto; ; 4- Ed ei non vi ascolter : e io stender la mia mano sopra l'Egitto, e ne trarr i figliuoli d'Israele, esercito e popolo mio dalla terra d'Egitto per mezzod grandi vendette. 6.E conosceranno gli Egiziani, che io sono i} Signore, che stender Ja mia mano sopra F Egitto, e trarr i fgliuo li d'Israele di mezzo ad essi. 6*. Fece adunque Mos, e Aronne, conform*

Vers. i. Ti ho costituito do di Faraone, Ti ho data potest assoluta sopra di lui; ben lungi che tu abbi a temerlo, egli dovr aver paura di te. E Aronne ... sar tuo profeta. Come i profeti di Dio annunziano quello che Dio ad essi rivela ; cos Aronne annmuiei quello che tu alai esporrai dopo d'averlo-appreso da me. Vers. 4- * Stender la mia mano, Porr la mia mano,

praeceperat Dominus : avea comandato il Signore : cos fecero. ita egerunt. 7. E Mos avea ot7. Erat autem Moyses octoginta annorum, tant* anni, e Aronne otet Aaron octoginta tantatr, quando parlatrium, quando locuti rono a Faraone. sunt ad Phara-onem, 8. E il Signore disse 8.Dixitque Dominus ad Moysen , et Aaron : a Mos, e ad Aronne: 9. Quando Faraone 9. Cum dixerit vobis Pharao i Ostendite si- vi dir : Fate vedere i gna r dices ad Aaron : miracoli : tu dirai ad Tolte virgam tua m et Aronne : Prendi la tua pro/ice eam coram verga, e gettala davanti Pharaone\ ac vertetur a Faraone ; ed ella si canger in serpente. in colubrum. 10. Andati adunque 10. (i) Ingressi ita" que Moyses , et Aaron Mos, e Aronne a troad Pharaonemfecerunt var Faraone , fecero, sicut praeceperat Do- come il Signore avea minus : tulitque Aaron lor comandato : e Aronvirgam coram Pharao ne gett la verga dinanne, et servis ejus, quae zi a Faraone, e dinanzi versa est in colubrum. a'servi di lui, e quella si cangi in serpente. 11. Ma Faraone chia11. (2) Fbcavit autem Pharao sapientes, m i sapienti, ei maghi: et maleficos\ et fece" e questi ancora medianrunt etiam ipsi per in- te gV incantesimi e g
(i) Ps. 104. 27. (i) 2. Tu. 3. 8.

Vers. 6.*C*ojV fecero. Non inutile questa ripetizione, perch da essa rilevasi il conato e 1' accuratezza de' due fratelli Mos ed Aronne nel!'eseguire gli ordini da Dio ricevuti. Vers. 9. Prendi la tua verga, ec. Ella la medesima verga , ch' detta verga di Dio, cap. iv. 20. ; ed detta verga di Aronne, di Mose, perch fu strumento de'miracoli fatti d* es&L

mntatwtffs-^segyptiacas,et arcana quaedam similiter* ' i 2. ProjeceruJitque srnguli virgas suas, quae versae sunt in dracones : sed devoravit virga Aaron^virgas eorum. 13. /nduratumq^e est cor Pharaonis / et /zon audivit eos , sicut praeceperat Dominus,

ziani, e mediante ceri* segreti fecero il similei a.E gettarono ognua d essi le loro verghe, le quali si mutarono in dragoni: ma la verga di Aronne divoro le los ro verghe. -, 15. E s'indur il cuore di Faraone ; e non gH ascolt, come il Signore avea ordinato.

Vers. ii. Faraone chiamo is&pent, ec. Principali tra questi furono Jamne e Mambre rammentati da Paolo epist. z. ad Tiin. in. 8. Yedi le note a questo luogo. Fecero i 1 simile. Convengono generalmente,tutti gl'interpreti , che n il demonio, n i maghi coli' aiuto del diavolo non possono fare veri miracoli; ma possono fare delle cose, le quali sorpassino tutta la capacit degli uomini ; onde rechino maraviglia a chi Ife vede.-Quando adunque si dice, che i maghi fecero il simile; per e&empio, che cangiarono le loro verghe, in serpenti, dee secondo la comune opinione de'Padri intendersi, che agli occhi degli spettatori fecero apparire colle loro illusioni, che le verghe fossero realmente mutate in serpenti. Cos 1' Apostolo, 2, ^ Thess. n. 9, chiama bugiardi i segni e i prodigi, che far per operazione d Satana l'Anticristo. Vi sono degl' interpreti dotti e cattolici, i quali credono, che i maghi aiutati dal demonio potessero fare sparire dagli occhi degli spettatori le verghe, e far venire d' altronde de' veri serpenti. Vers. 12. La verga <V Aronne divoro le loro verghe. Cosi la verit di Dio divor la menzogna del diavolo, come not s. Giro- * lamo. Dice la verga d' Aronne, vale jc^dire il serpente , nel quale era stata convertita la verga , chiamandosi sovente le cose col nome di quello che furono prima. La verga era diventata un vero serpente, e dipoi dovea tornare di nuovo ad essere verga. Vers. 13. S'induro il cuore di Faraone. L'opinione, in cui , gli era, che i maghi avessero fatto in realt quello stesso che ava veramente fatto Mos , serv a indurare il cuore di lui ; ma non potea servire a disingannarlo il redere, come il vero serpen- , te avea divorato i falsai? potea servire: ma egli accecato dall'odio

-t4f."&itt autem Dominus ad Moysen : /n gravatum est cor Pharaonis.; non vult dimittere populum. . , io, Jfade ad eum mane, ecce egreditur ad acjuas : et stabis in occursum ejus super ripam fluminis : et virgam, quae conversa est in draconem, tolles in manu tua. 16. Dicesque ad eum* Dominus Deus Hebraeorum misit me ad te, dicens : Dimitte populuii meum, ut sacri" fieet mihi in deserto: et usque ad praesens au* dire noluisti. 17. Haec igitur dicit IJominus : In hoc scies, (juodsim Dominus *. Eo cepercutiam virga, quae /z manu mea est, aquam jluminis, et vertetur in sanguinem.

f i4 E il Signore disse a Mos : II cuore di Faraone ostinato : non vuol lasciar partire il mio popolo. 15. Va a trovarlo al mattino, quando ander alfiume: tu sta attendendolo sulla riva del fiume : e prendi in mano la verga, che si cangi in dragone.

i(>. I gir cUran K Signore Dio degli Ebrei mi mand a dirti : Lascia andare il mio popola ad offerirmi sacrificio nel deserto : e tu, fino al presente non hai voluto dar retta. 17. Il Signore adunque dice queste cose : Da questo conoscerai, ch'io sono il Signore : Ecco ch'io percuoter coli verga, che ho in mano,Facqua delfiume, ed ella si canger in sangue.

contro gli Ebrei non bada se non a quello che nutrisce la sua passione, IVbn gli ascolto, ec. Non diede retta alle parole di Mos e dAronne, n fece, come avea comandato il Signore per bocca di essi.

18. Pisces quoque, qui sunt in fiuvio, TTZOrientur, et computrescent aquae, et affligentur AEgyptii bibentes aquam fluminis. 19. Dixit quoque Dominus ad Moysen i Die adAaron : Tollevirgam tuam, et extende manum tuam super aquas A-Egjpti, et super fluvios eorum, et rivos, ac paludes, et omnes lacus quarum, ut vertantur ifz sanguinem : et sit cruor in omni terra AEgypti, tam in ligneis vasis quam in saxeis.

18. I pesci ancora, che sono nel fiume morranno , e si corromperanno le acque, e gli Egiziani, che bevon F acqua del fiume, patiranno. 19. Disse ancora il Signore a Mos : Di5 ad Aronne : Prendi la tua^ verga, e stendi la tua mano sopra le acque d'Egitto, e sopra i loro fiumi, e rivi, e paludi, e su tutti i laghi di acque, affinch si cangino in sangue : e sangue sia in tutta la terra d'Egitto, tanto nei vasi di legno, come in quei di pietra.

Vers. 17. lo percuoter colla verga che ho in mano, ec. Sono parole di Dio, e la verga era in mano di Mos; ma Dio e Mos e Aronne sono qui in certo modo una stessa cosa, essendo questi due uomini meri strumenti della cagion suprema, cio di Dio. Percuoter ... V acqua del fiume ec. Del Nilo ch' era il dio grande degli Egiziani. Dell'acqua del Nilo aveano estremo bisogno in un paese, dove rarissime sono le pioggie ; e i pesci erano il pi ordinario loro companatico : perocch da molti animali si astenevano per superstizione, onde questa piaga fu per-essi "oltre modo terribile. Vedesi da quello che segue, che udite le acque de' ruscelli, de'canali, ec. furono cangiate in sangue. Dal versetto ^4- parve a taluno potersi inferire , che gli Egiziani scavarono de' pozzi vicino alle rive del Nilo , e ne cavaron acqua da poter bere ; ma s. Agostino dice, che scavato che ebbero, trovaron sangue e non acqua: e tale il sentimento comune degl'interpreti. Vers. 18. gli Egiziani che bevon V acqua del fiume, patiranno. Gli Egiziani soliti a dissetarsi coli'acqua del fiume l'ab* > borriranno, quando sar cambiata in sangue e patiranno la sete.

2 o .Fecerun tq u Moyses , et Aaron , sicut praeceperat Dominus : (i) et elevans vrgam percussit aguam fiuminis coram Pharaon, et servis ejus : quae versa est in sanguinea. 21. ,.Et pisces , qui rant in JLumine , mortui sunt : computruitque fiuvius, et non po/erant AEgjptiibibere aguam fiuminis; et /uit sanguis in tota terra AEgy* pti. 22. (2) Feceruntgue similiter malefici AEgyptiorum incantationibus suis : et indurate/n est cor Pharaonis, nec audivit eos, sicut praeceperat Dominus.
(i) Infr. 17. 5. Ps. 77. 44(i) Sap. 17. 7.

ao.E fecer Mos, e Aronne , conforme avea ordinato il Signore ; e quegli alzata la verga percosse l'acqua del fiume alla presenza di Faraone , e de* suoi servi: e quella si converse in sangue. 21. E i pesci, che eran nel fiume, morirono : e ilfiumesi corruppe , e non poteano gli. Egiziani bere F acqua del fiume ; e sangue fu per tutta la terra di Egitto. 22. E fecero il simile i maghi degli Egiziani co' loro incantesimi : e s'indur il cuore di Faraone , e non ascolt Mos , e Aronne, conforme avea loro ordinato il Signore.
4- 29

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Vers. 22. E fecero il simile i maghi. Si pu supporre, che quantunque tutte le acque d'Egitto si cambiassero in sangue T non furono per cambiate tutte a un tempo ; ma prima quelle del fiume, poi quelle delle cisterne, ec. ; onde i maghi ebbero dell'acque per far loro prova, prima che seguisse l'universal cambiamento ; altri credono, che si prendesse dell' acqua dal paese di Gessen, che era esente dalgastigo. Di questa piaga si parla sovente ne' Salmi, e in tutto il vecchio Testamento. Le acque mutate in sangue (dice Teodoreto) sono vendetta del sangue sparso de'bambini ebrei.

23. Avertitque se, et 23. E volse ad ssile i/zgressus est domum spalle ,, ed entr nella>, suam,) nec apposuit eor sua casa , e non si pieg .il cuore di lui nepetiam hac vice. pur questa volta. a4- E tutti gli Egi^ s4- Foderanti autem omnes AJEg^ptirpercir- zia n i scavarono intorno cidtumfiuTiTis aquam, al fiume per trovar ac* utbiberent: non, enim, qua da bere, non popoterantbibcrede aqua troda bere F acqua del fiunre. fiuminis. - a5. /mpletique sim ' 5^5, E passaron sette septem dies, postquam interi gtorni, dopo che percussit Dominus fiu- ti Signore eiie percosn vium. so il fi urne * C A P O Vili. Seconda* piaga dell' Egitto, le rane; le quali per, ch siena to#e, promette Faraone di lasciar andare ippolo ma noifa : onde s'aggiunt' ge la tenca piaga de?m$oni;e,la quarta, del" le mosche, per/e quali ei zruovo Faraone pro* > inette d lasciar andare i figliuoli a" Israele, ma noi fa* i. JL/ixit quoque ftominus ad Moysen\ ixgredere ad Pkaraonem, et dices ad eum : faec dicit Dominus: i. t-Jisse ancora a Mos zi Signore, i Va a trovar Faraone, e gli dirai : Queste cose dice il Signore: Lascia an-

Vers. 9,5. E passarono sette giorni ec. Sembra inferirsi da queste parole, che sette giorni durasse questo gastigo, dopo i quali Jddio rendesse all'acque la loro natura.

Dimise populum menni, ut sacrificet mihi. ' a. Sin autem nolueris di/mittere, ecce ego per ctiam omnes terminos tuos ranis. 3. Et ebuttiet fluvius ranas \(juae ascenderti, et ingredientur domum tuam j et cubiculum iectuli tui, et super Strettura tuum, et in doTTZOS servorum, et in poffulum tuum, et in furos tuos, et in reliquia* ciborum tuorum : 4- Et ad te, et ad popuhim tuum, et ad ojnnes servos tuos intra^untranae. 6. Dixitque Dominus nd jfcfojsen: Die .ad Aaron : E atende manum tuam super fiuvios, ac super rivos, et pa/udes, et duc ra*

dare il mio popolo ad offerirmi sacrifizio. f 2. Che senollascierai andare, ecco che io fia* galler tutti i tuoi pae si colle ranocchie. 3, E il fiume ne da* r un bulicame : ed entreranno nella tua casa , e nella camera , do* ve dormi, e nel tuo letto, e neHe case de' servi tuoi, e tra 'I tuo popolo, e ne'tuoi l'orni, e tra gli avanzi 'de'tuoi cibi : 4* E in casa tua, e nelle case del popol tuo , e in casa di tutti i tuoi servi entreranno le ranocchie. 6. E disse il Signore a Mos : Tu dirai ad Aronne, che stenda la sua mano sopra i fiumi, e sopra i rivi, e le paludi, e ne faccia uscir

Vers. 3. Entreranno nella tua casa, ce. Cosi a un cenno di Dio cangiano il loro istinto queste bestiuole , le quali uscite fuori in immenso numero inondaron per ogni parte l'Egitto ^offendendo la vista, l'udito, l'odorato, e lo stesso gusto coli'imbrattare i cibi, e renderli nauseosi. Quindi questa piaga fu peggior della prima -, e fece vedere , come i pi meschini e vili strumenti diventano terribili e spaventevoli nelle mani di Dio a danno de'peccatori. Si hanno inPlinio, in Ateneo, e in Orosi esempi d'interi popoli costretti ad abbandonare i loro paesi infestati dalle ranocchie.

nas super terram AJE- fuora le rane nella terra d' Egitto. 6. E Aronne stese la 6". Et extendit Aaron manum super aquas sua mano verso le acAEgypti, et (i) ascen- que d'Egitto, e ne usciderunt ranae, operue- ron ranocchie, le quaruntque terram AEgy- li copriron la terra d' Egitto. pii. 7. (2 ) fecerunlautem 7. E i maghi fecero et malefici per incanta- il simile co' loro incandones suas similiter, tesimi , e /ecero uscir eduxeruntqueranas su- fuora ranocchie sopra la terra d'Egitto. per terram AEgypti. 8. E Faraone chia8. Vocavit autem Pharao Moysen, et Aa- m a s Mos e Aronron, et dixit eis : Orate ne, e disse loro : PregaDominum, ut auferat te il Signore, che tolga ranas a me, et a popu- da me, e dal popol mio lo meo : et dimittam le ranocchie ; e io lapopulum, ut sacrifaet scier , che vada il poDomino. polo ad offerire sacrificio" al Signore. 9. D/xi/que. Jlfojses p. E disse Mos a ad Pharaonem : Con- Faraone: Determina tu stttte mihi quando de- a me il tempo , in cui precer pro te , et pro debba pregar per te, e servis tuis et pro popu- pe'tuoi servi, e pel tuo

srpt"-

(i) Psalm. 104. 3o.

fa) Sav. 17. 7.

Vers. 8. * Pregate il Signore che tolga ... le ranocchie. Cos ijuel superbo confessa P insufficienza de' maghi egiziani. Vers. 9. Determina tu a me il tempo, ec. Affinch tu non possa poi dire, che le ranocchie se ne sieno andate per qualche cagion naturale, fsaa tu quando vuoi che io preghi il Signore , perch le faccia sparire. Veggiamo infatti, che Faraone voli* prendere un poMI tempo,eon chiese, cheMos facesse subita orazione.

/o tuo, ut abigantur ra/zae a te, et a domo tua, et a servis tuis, et a populo tuo : et tantum in flamine remaneant. 10. Qui respondit: Cras. At ille'. Juxta, inquit, ver bum tuum/ciaw, ut sc/as, quoniam non est sicut Dominus Deus noster. 11. Et recedent ranae a te, et a domo tua et a servis tuis, et a populo tuo : et tantum in Jiumine remanebunt, 12. JEgressique sunt Moyses, et Aaron a Pharaone : et clamavit Moyses ad Dominum prosponsione ranarum, quam condixemt Pharaoni. iS.Fecitgue Dominus juxta verbum Mays : et mortuae sunt ranae de domibus, etdevitlis, et de^agris. i4 Congrega verunique eas in immensos aggeres} et computruit terra.

popolo, affinch sieri discacciatele ranocchie lungi da te, e dalla tua .casa, e da' tuoi servi, e dal tuo popolo : e restino solo nel fiume. 10. Rispose egli: Domane. E quegli disse ; Far, come tu domandi, affinch tu conosca, che non havvi chi sia come il Signor Dio nostro. ^ 11. E se ne andranno le ranocchie lungi da te, e dalla tua casa, e da5 tuoi servi, e dal tuo popolo ; e resterai! solamente nel fiume. 12. E Mos, e Aronne si partiron da Faraone : e Mos alz le grida al Signore per la promessa fatta a Faraone intorno alle ranocchie. 13. E il Signore fece , come avea domandato Mos : e morirono le ranocchie delle case, delle ville, e dette eam- pagne. 14. E ne raunarono mucchi immensi, e la terra ne fu infettata.

15. Tidens autem Fharao, quod data es* set requies, ingravavit cor suum, et non audit>it eos, sicut praeceperat Domiwtzs. 16, Bxityue Domi" nus ad jUfo/se/r: j&o^ruere ad Aarom Extende vrgam tttam, et percute pulverem terrae: et sin* sczniphes //? universa terra4Egypti. 17. Feceruntque ita. Sit extendit Aaron ma* um j virgam tenens : percnssttgue pulverem tefrae, et(i)factz"sunt sciniphes ? hominibus, et // jum&ads : wnns pulvis -^ferrite '-versus st in winipnes per totam terram A&gypti.
'fi)-PsoL 104. 31.

16. Ma Faraone veg gendo, che gli era dato respiro, si ostin in cuor suo, e non gli ascolt, conforme avea ordinato il Signore. 16. E il Signore disse a Mos : Di ad Aronne, che stenda la sua verga, e percuota la polvere della terra : e nascano mosconi per tutta quanta la terra di "Egitto. 17. E lecer cos. E Aronne stese la mano, e colla verga percosse a polvere della terra , e ne nacquer mosconi infesti agli uomini, e ai giumenti : tutta la polvere della trra si camM in mosconi per tutta la terra d' Egitto.

Vers. 14 La terra ne fu infettata. Dal cattivo odore delle frane morte. * E ne riamarono mucchi immensi. Gii* dimostrava la realt del fatto, ed escludeva ogni ragionevol sospetto di prestigio. Vers. 16. E nascano mosconi ec. Si tradotta la voce sciniphes secondo l'opinione di quasi tutti gli antichi interpreti. 1 Rabbini seguiti da molti comentatori moderni credono, che sciniphes sieno i pidocchi. Altri de'moderni, accostandosi pi agli antichi, vogliono, che s'intenda quella specie di mosconi chiamati pugini^ che sono sommamente noiosi in Italia, come nell'Egitto,

18. Feceruntque similiter malfici inca/ztadonibus suis, ut educerent sciniphes, et no potuerunt : erantgue sciniphes tam in homin/bus, guani in jumeneis. 19. .Et dixerunf malefici ad Pharaon&m*. Digitus Dei est hic : induratemi] u est cor Pharaonis, et non audivit eos, sicut praecepe* rat Dominus. 2-0. Dixit quoque Dominus ad Moysen : Consurge dilucalb, et sta coram Pharaone : egredietur enim ad aquas : et dices ad eum : Haec dicit Domi" nus : Di/mtte popu/um meum, ut sacrifcetmihi.

18. E teutaron similmente i maghi co* 1 ora incantesimi di far nascere mosconi, e non poterono: e i mosconi erano tanto sugli uomini, come sugli animali,

19. E i maghi dissesero a Faraone : V'ha qui il dito di Dio : e l cuore di Faraone s'indur, e non gli ascolt, conforme il- Signore avea ordinato, 20. E il Signore cfis< se ancora a Mps : Alzati di buon mattino, e presentati a Faraone ; perocch egli andr "al1* le acque > e dirai a lui r Queste cose dice il Signore: Lascia andare il mio popolo, affinch nui offerisca sacrificio. 21. Quod s* non* d21. Che se tu noi lamiseris eum r ecce ego scerai andare, ecco che immittam in te, et in io mander contro di te
Vers. 19. V'ha qui il dito di Dio. Cos Dio e Mo$ cavano di bocca degli stessi nemici la confessione della verit de'prodiga fatti eolla potest data da Dio stesso a'suoi servi, lu questo, dicono i maghi,, apparisce la possanza infinita del Dio degli Ebrei ; n noi, n alcun altro uomo, qualunque afte si adopri, non ptr mai far tanto. Vers. ao. Egli andr all' acque. Al Nilo o per adorarlo, o per lavarsi prima di far sacrificio , come coslumavaa <jue' re Secondo Diodoro di Sicilia, lib. 2. citp, 3.

Esodo. VoL IL

4*

servos t//os, et in popidum tuum , et in domos tuas omne genus muscarum : et implebuntur domus Agyptiorum muscis diversi generis, et universa terra , in qua fuerint. 22. Faciamquc mirabilem in die illa terram Gessen 3 in qua populus meus est, ut non sint ibi muscae : et scias, quoniam ego Dominus in medio terrae. 23. Ponamque divisionem inter populum jieum.etpopulum tuum : cras er/t signum istud. 24- Fecitque Dominus ita. (i) Ut venit musca gravissima in domo Pharaonis, et ser* vorum ejus, et in omnem terram AEgyptii corruptaque est terra ab hujuscemodi muscis. (\) Sap. 16. g.

e contro i tuoi serv, e contro il tuo popolo , e contro le tue case ogni specie di mosche: e le case degli Egiziani, e tutti i luoghi, dov' ei faranno dimora, si riempir n no di mosche d vario genere. 22. E mirabile render in quel di la terra di Gessen, dove sta il mio popolo, perch ivi non saranno mosche : affinch tu conosca , che io il Signore sono nel mezzo di quella terra. a3. E far distinzione tra il popol mio, e il popol tuo: domane avverr questo prodigio. 24* E cosi fece il Signore. E venne la mosca molestissima nelle case di Faraone , e dei suoi servi, e in tutta la terra d'Egitto: e la terra fu guasta da tali mosche.

Vers. 22. Affinch tu. conosca che io il Signore sono nel mezzo di quella terra. Vale a dire della terra di Gessen . In molti luoghi delle Scritture dicesi Dio essere in mezzo a queli ch'egli protegge e difende. VediDeuler. vu.2i., xxm. 14. Jos. m. io. ce.; e quello che segue, vcrs. z3. E furo distinzione tra'l popol mi'o, e ilpopol tuo, dimostra, che il senso che abliiarao dato a quelle parole, il vero,

2 5. Vocavtque Pharao Mb/sen, et Aaron, et ait eis : Ite, et sacrificate Deo vestro in terra hac. 26. Et ait Moyses : Non potest ita fieri: abminationes enim AJEgjptiorum immola bimus Domino Deo nostro : quod si mactaverimus ea, quae colunt AEgjptii coram eis, la* pidibus nos obruent.

26. E Faraone chiam Mos, ed Aronne, e disse loro : Andate , e sacrificate al vostro Dio in questo paese. 26. Ma disse Mos : Ci non pu farsi : perocch al Signor Dio nostro sacrificheremo quello che tra gli Egiziani sacrilegio 1* uccidere ; e se noi immoleremo al cospetto degli Egiziani quele cose , che essi adorano, ci lapideranno. 27. F"iam trium die27. Noi faremo tre rum pergemus in soli- giorni di strada nella titdinem : et sacrifica-solitudine : e farem sabimus "Domino Deo no- crifcio al Signor Dio stro^ (i) sicut praece- nostro , conforme egli pit nobis. ci ha ordinato. 28. E Faraone disse: 28. Dixitque Pharao i Ego dimittam vos, ut Io vi lascer andare a sacrificeds Domino Deo far sacrifizio al Signor vestro in deserto i ve- Dio vostro nel deserto :
Ci) Sup. 3. i 8.
Vers. ^4- La terra, fu guasta ec. Gli uomini e gli animali erano desolati dalle mosche. Nel Salmo LXXVH. sta scritto : Mand contro di essi le mosche che li mangiavano. Vers. 26. Perocch al Signore Dio nostro sacrificheremo ec. Gli Egiziani adorano come Dei quegli stessi animali che noi uccidiamo, sacrificandoli al nostro Dio, i buoi, le pecore, gli arieti, ec. Potrebbero soffrire di vederci imbrattar le mani del sangue delle loro divinit? Non ci crederebbero forse rei di una grand' empiet e abbominazione?

rtimtamen ton gius ne ma non andate pi lonabeatis ; rogate pro me. tano ; fate orazione per me. 29. E Mos disse: 29. Et ait Moysesi Egressus a te, orabo Partito che sar da te, 'Dominum % et recedei 10 pregher il Signore : musca a Pharaone, et e domane se n* andea servis suis, et a po- ranno lungi da Farao* pulo e/us cras ; verwm- ne, e dai suoi servi, e tamen noli ultra fatte" dal suo popola le more, ut non dimittas po- sche: ma non voler pi pulum sacrificare Do- ingannare rattencndo mino. 11 popolo dall' andare a far sacrifizio al Signore. 3o.Egressusque$foy3o.E partitosi da Fases a Pharaone oravit raone Mos preg il SiDominum. gnore. 31. Qui facit juxta 5i. Il quale feee quelverbumiLUus ; etabstu- lo che gli avea domanlit muscas a Pharaone, dato ; e tolse via d'inet a se/*v/s s^is, et a torno a Faraone, e d'inpopulo ejus : non super" torno a' suoi servi e al fuit ne una quidem,. suo popolo le mosche : non ne rest neppuc una. 32. ^t ingravatum 32. E s'indur il cuoest cor Pharaonis ita, re di Faraone in guisa, ut nec hac quidem vice che neppur questa voldimitteret populum. ta lasci, che il popolo partisse,.

C A P O OC. Quinta piaga la peste ne* giumenti : sesta le ulcere : settima la grandine, i tuoni, e i fulminii perch questa cessi, Faraone promette di la sciar libero il popolo; ma nonmantien la parola , e nuovamente s* indura. Nissuna de'figliuoli d'Israele patisce danno veruno in tali sciagure. 1. JL/ixitautem Dominus ad Moysem Ingredere ad Pharaonem, et loquereadeum: Haec dicit Dominus Deus Hebraeorum : Dimitte popuhim meum, ut sacrificet mihi. 2. Quod si adhuc re* nuis, et retines eos, 5. Ecce manus mea erit super agros tuos'i et super equos , et asinos, et camelos, et boves et ovespestis valde gravis. 1. LJ il Signore disse a Mo& : Va a trovare Faraone, e di' a lui: Queste cose dice il Signore Dio degli Ebrei: Lascia andare il mio popolo ad offerirmi sacrifizio. 2. Che se tu ancor sei restio , e lo rattieni, 3. Ecco che la mano mia si far sentire so* pra i tuoi campi, e sopra i cavalli, e gli asini, e i cammelli, e i bovi, e le pecore con a* troce pestilenza.

Vers. 3. Ecco che la mano mia ec. Delle dieci piaghe la quarta, e questa, che la quinta, e l'ultima, sono mandate direttamente da Dio pr far vedere a Faraone chi fosse il vero autore de' gastighi, co' quali era punka la sua ostinazione: Sopra i tuoi campi, e sapra i cavalli, ec. Vale a dire, come apparisce dall'Ebreo, sopra i cavalli, asini, bovi, ec. In una parola, sopra i tuoi bestiami che s trovano alla campagna ; ondenon perirono quelli che erano nelle stalle. Cos s'intende , come molti ne restassero in vita dopo questa piaga, come si vede dal versetto 19. e dal capo xiv. 7.

4. Etfaciet Dominus mirabile inter possessiones Israe^ etpossessiones AEgyptiorum, ut nihil omnino pereat ex Ais, quae pertinent ad filios Israel. 6. Constituitqne Dominus tempus dicens: Cras faciet Dominus verbum istud in terra, 6.Fect ergoDominus verbum hoc altera die ; mortuaque sunt omnia animantia AEgyptiorum: de animalibus vero filiorum Israel nihil omnino periit. 7. JSt msit Pharao ad videndum ; nec erat quidquam mortuum de his, -quae possidebat /srael. Jngravatumque est cor Pharaonis , et non dimisit populum. 8. Et dixit Dominus ad Moysen, et Aaron: Tollite plenas manus cineris de camino, et spargat illum Moyses in coelum coram Pha* raone 9. Sitque pulvis super omnem terra/n AJ-

4. E il Signore far questo miracolo riguardo a quello che posseggono gl'Israeliti, e quello che posseggono gli Egizian, che nulla perir di quel che appartiene a' figliuoli d'Israele. 6. E il Signorefissil tempo, dicendo : Domane il Signore adempir questa parola sopra questa terra. 6. Il Signore adunque fece il di seguente quel che avea detto ; e perirono tutti gii ammali degli Egiziani : ma degli animali de'figliuoli ds Israele non ne per uno. 7. E Faraone mand a vedere: e non era morto nulla di quel che possedeva Israele. E si indur il cuore di Faraone, e non lasci partire il popolo. 8. il Signore disse a Mese , e ad conne : Alzate le mani piene di cenere del focolare, e Mos la sparga verso del cielo alla presenza di Faraone. 9. E la polvere si spanda per tutta la ter-

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g/pti; erant enim in hominib?/s, et jumentis ulce ra, et vesicae tur gente s in universa terra JEgypti. 10. Tuleruntque cinerem de camino, et steterunt coram Pharaone, et sparsit illum Moyses in coelwtv.factaqu sunt ulcera vesicarum turgentium in hominibus , et jumentis. 11. Nec poterant malefici stare coram Mqyse propter ulcera, quae in illis erant, et in omni terra AEgypti. 12. Induravi/que Dominus cor Phoraonis, et non audivit eos-, sicut locutus est Dominus ad Moysen.

fa d'Egitto , e ne verranno agli uomini, e ai giumenti ulcere, e grossi tumori per tutta la terra di Egitto. 10. E presero la cenere del focolare , e s presentarono a Faraone , e Mos la sparse per l'aria: e ne vennero ulcere, e grossi tumori agli uomini, e ai giumenti. 11. E i maghi non potevano stare dinanzi a Mos per ragione delle ulcere, che erano addosso a loro, come a tutta la terra d' Egitto. 12. E il Signore indur il cuore di Faraone , e non gli ascolt, come il Signore avea detto a Mos.

Vers* 9. * Grossi tumori. Bubboni. Vers. n. E i maghi non potevano stare dinanzi a Mos, bbiam veduto, come al terzo prodigio venne meno tutta la possanza de'maghi, i piali non poterono far pii nulla. Ma affinch la vittoria di Dio, e del suo servo sia pii evidente,, e i maghi pi non ardiscano di attizzare colle loro calunnie il cattivo animo del tiranno, sono umiliati colle ulcere e co'tumori ; onde son tormentati per tutto il corpo talmente che non posson nemmen comparire dinanzi a Mos. Vers. 12.* Zi Signore induro il cuore di Faraone. Per far vedere che all'abbandono di Dio precede sempre la malizia o resistenza alla sua grazia, si dice di Faraone, che da per se induritosi U cuore sotto i primi cinque flagelli vu. v. 22.; vm, v, 15,

i5. Dixitque Dominus ad MLoysen-. Mane consurge, et sta coram Pharaone, et dices ad eum: Haec dicit Dominus Deus Hebraeorum: Dimitte populum meum, ut sacrifica mihi. *i4 Q'uia in hac vice mittam omnes plagas meas super cor tuum, et super servos tuos , et super populum tuum: ut scias, quod non sit similis mei in omni terra. iS.Nunc emmexten'dens manumpercutiam tey et populum tuum peste, peribisque de terra.

15. E il Signore disse a Mos : Leva ti d buon mattino , e presentati a Faraone, e gli dirai : Queste cose dice il Signore Dio degli Ebf ei : Lascia, che il mio popolo vada ad offerirmi sacrificio. i4- Perocch io questa volta mander sul tuo cuore tutti i miei flagelli, e sopra i tuoi servi, e sopra il tuo po*polo : affinch tu conosca , che non fcavvi simile a me m tutta la terras 15. Conciossiach adesso stendendo la mano percuoter di peste te , e il tuo popolo , e tu sarai sterminatodaK la- terra.

ig. 5a. tx. v. 27. al sesto qui rammentato ed a' seguenti x. v. i* io. 27. xiv. v. 4- indurito venne dal Signore medesimo. Ver*. 14 Tutti i miei flagelli. Tutti i flagelli, co'quali ho risoluto di punire la tua superbia, e i quali ti trapassarono il cuore. Vers. 15. Percuoter di peste te, e il tuo -popolo, ce. Paragonando le parole del versetto precedente: Mander $ul tuo cuore tutti i miei fla>ell, e quello che segue nel versetto seguente: a ijueslo fine, li ho sostentato per dimostrare la mia. possanza ec. paragonando tutto- questo sembra farsi manifesto t che per nome di peste s'intendono tutti i gastighi, che doveano cadere sopra Faraone sino alla funesta sua motte aeil' at(ju<j dal mar tloso.

16. (i) Idcirco autem posili te , ut ostendam in te fortitudinem meam, et narretur nomen meum in omni terra. 17. Adhuc retines populum meum, et non vis dimiltere eum! 18. E n pluain cras iac ipsa, hora grandi77 em multam nimis,qualis non fuit in AEgypto, a die quafundata est, usque in praesens tempus. 19. Mitte ergo jam nunc , et congrega jumenta tua, et omnia quae habesin agro: homines enim, etjumenla,
fi) Rom. g. 17.

16. E a questo fine ti ho sostentato per dimostrare in te la mia possanza, onde celebrato sia il nome mio per, tutta la terra. 17. Tu rattieni tuttora il mio popolo , e noi vuoi lasciar partire** 18. Ecco che io domani in questa stess'ora piover grandine senaa misura, quale mai non fu in Egitto , dacch fu abitato fino al di d' oggi. 19. Manda adunque sin da adesso a raunare i tuoi giumenti, e tutto quello che hai in campagna , perocch e

Notisi, che nell'Ebreo tutto qui espresso col passato. Ho stesa la mia mano : ti ho percosso, tu sei sterminalo, et-., dimostrandosi in tal guisa 1' infallibil certezza de' decreti di Dio, per cui come gi fatto tutto quello che egli ha stabilito di fare, Vers. 16. Ti ho sostentato per dimostrare ec. L' Ebreo : Ti Jio sufcitato. E cosi l'Apostolo, Rom. ix. 17.1 LXX.: Ti ho serbalo. Il Caldeo: Ti ho sofferto. II senso non varia gran fatto, qualunque di queste versioni si prenda. Dio dice a Faraone : Io ti ho sostentato con tutti i tuoi vizii, con tutta la tua empiet, con tutto il disprezzo , che hai fatto della mia pazienza e benignit ; ti ho sostentato per far vedere ad esempio e istruzione di tutti gli uomini, quanto terribile sia il mio sdegno contro de'peccatori impenitenti ; onde si dica per tutta la terra : grande il Dio d'Israele ; e gli omini mi conoscano, e mi temano. Cosi Dio secondo la bella parola di s. Agostino ordina con somma giusti* aio ie male volont, servendosi perjne buono delle stesse male volont. Yedi ep. ad Rom. cap. ix.

Esodo. Vol* IL

et universa, quae inventafuerint f oris,nec congregata de agris, cecideritfjue super ea grando, morientur.
0o. Qui timuit verl/um Domini de servis Pharaonis, fecit confugere servos suos, et Rumenta in domos.

21. Qui autem neglexit sermonem Domini, dimisit servos suos, et jumenta in agris. 22. Et dixit Dominus ad Moysen : JExtende manum tuam in coelum, ut fiat grando in universa terra AEgypti, super homines, et super jumenta, et super omnem herbam agri in terra AEgyplL 2 3. Extenditque Moysss virgam in coelum: et Dominus ded toni-

gli uomini, e i giumenti, e tutto quello che troverassi fuori, e non sia ritirato dalla campagna , venendogli sopra la grandine, perir. 20. Que' servi di Faraone , che ebbero timore della parola, del Signore, fecero che i loro servi, e i giumenti si fuggissero nelle case. 21. Ma quelli che non fecero conto della parola del Signore, lasciarono stare i loro servi, e i giumenti alla campagna, 22. E il Signore disse aMos : Stendi la tua mano verso del cielo , affinch cada grandine in tutta la terra d'Egitto , sopra gli uomini , e sopra i giumenti, e sopra tutte l'erbe dei campi della terra d' Egitto. 23. E Mos stese la verga verso del cielo : e il Signore mand tuo-

Vers. i g. Manda adunque fin d'adesso a ratinare ce. O*erva, dice s. Agostino, la clemenza di Dio, il quale in mezzo all'ira non si scorda della misericordia, e con questa tempera e mitiga il ga'iigo, tjncest. 33,

trua, et grandinem, ac discurrentiafulgura super terram : p/fitque Dominus grandinem super terram AEgypti. 24. Et grando, et ignis mista pariter frebantur: tantaequefuit magnitudini^ 9 quantae ante numquam apparuit in universa terra AEgypti, ex quo gens illa condita est. 2 .Etpercussit grando in omni terra AEgypti cuncta, quae fuerunt in agris ab homi' ne usque ad jumentum: cunctamque herbam agri percussit grando, et owz7ze lignum, regioni^ confregit. 26. Tantum in terra Gessen, ubi erant filii Israel, grando non cecidit. 27. Misit(jue Pharao, et vocavit Moysen et Aaron, dicens ad eos: Peccavi etiam nunc-.

ni, e grandine, e folgori, che volteggiavano sopra la terra : e il Signore piovve grandine sopra 1' Egitto. 24. E la grandine, e il fuoco cadevano misti insieme : e quella fu d tale grandezza, che eguale non si vide giammai in tutta la terra d'Egitto, dacch fu fondata quella nazione. 26. E la grandine flagell in tutta la terra d' Egitto quanto vi era alla campagna dagli uomini fino a'giumenti : e tutte l'erbe* dei campi furon flagellate dalla grandine, e spezzata ogni pianta. 26. Solamente nella terra di Gessen , dove stavano i figliuoli d' Israele, non cadde grandine. 27. E Faraone mand a chiamar Mos e Aronne, e disse loro : Ho peccato anche ades-

Vers. 24. E la grandine e il fuoco cadevano misti insieme. Questo miracolo grandiosamente descritto nella Sapienza , cap. xvi. 16. 17, ec., Ps. 77. veri, 48. ec., e Ps. io4- vers. 3a.

Dominus }ustus\ ego, et so : giusto il Signore io, e il mio popolo siam populus meus impii. empi. 28. Pregate il Signo28. Orate Dominum, ut desinant tontrua re affinch cessino i gran Dei, et grando : ut di- tuoni, e la grandine : mittam vos, et nequa- affinch io vi lasci anquam hic ultra manca- dare , e non restiate pi qua. ts. 29. Disse Mos: Usci29. Ait Mbjses! Cum egressus fuero de uro e, to ebe io sia dalla citt, extendampalmas meas s tender le mie mani ad Dominum, et cessa- al Signore , e cesseranbunt tonitrua, et grando no i tuoni, enongrandinon erit: ut scias , quia ner pi: affinch tu conosca , che del Signore Domini est terra. la terra. 30. Ma io ben so, So. Novi autem, quod et tu, et servi tui nec- che tu, e i tuoi servi dum tmeads Dominum non temete ancorali Signore Dio. Deum. Si. Fu adunque gua3i. Linum ergo, et hordeum laesum est, stato il lino, e 1' orzo, eo quod hordeum esset perch l'orzo era verde, virens, et linum jam e il lino faceva il seme. foUiculos germinarci. 32. II grano per, e il 62. Triticum autem, et far non sunt laesa, farro non furono danneggiati , perch sono ^ruia serotina erant. serotini.
Vers. 3 r. V orzo era verde. Ovvero avea la spiga verde ; non era ancora a maturit. La mietitura dell' orzo cominciava subito dopo la Pasqua nella Palestina, e probabilmente pi presto nell'Egitto, paese pi caldo della Palestina. La mietitura del grano veniva dopo ; e non cominciava presso gli Ebrei, se non verso la Pentecoste,

33.Egressusque May ses a Pharaone ex urbe telendit manus ad Dominum, et cessaveru/it tonitrua, et grando ; nec ultra stillavit pluvia super terram. 34. Videns autem Pharao, quod cessasset pluvia^ et grando , et tonitrua-, auxit peccatum: 35. JEt ingravatum est cor e;us , et servorum illius, et induratimi nimis : nec dimisit filios Israel, sicut praeceperat Dominus per manum Moysi.

33. partitosi da Faraone Mos, e dalla citt , stese le mani al Signore, e cessarono i tuoni, e la grandine ; e non cadde pi stilla di pioggia sopra la terra. 34. Ma Faraone veggendo, come era cessata la pioggia, e la grandine, e i tuoni, aggrav il suo peccato : 35. E si ostin il cuore di lui, e de'soi servi, e s'indur formisura : e non lasci partire i figliuli d'Israele, come Stvea ordinato il Signore per mezzo di Mos.

C A P O X.

Segno ottavo, ovver piaga, le locuste : folle que st, Faraone indurato neppure adesso d licenza al popolo secondo la promessa : si viene perci alla nona piaga di tenebre foltissime, per ragion delle quali Faraone permette che se ne vadano rjjza instando Mos, perch vadan con essi anche tutti i bestiami, quegli ci nega, e minaccia d dar morte a Mos. 1. Jjjt dixit Domi" ~nus ad Moysen: Ingrerdere ad Pharaonenz: 4go enim induravi cor e/'us, et servorum illius, wt faciant signa mea haec in eo. 2. Et /rarres i/z auri^us filii tui, et nepotum tuorum, quoties contri' verm^Egyptios, et signa meafecerim in eis: et sciatis quia ego Dominus 1. JL/ il Signore disse a Mose : Va a casa di Faraone, perocch io ho indurato il cuore di lui, e de'suoi servi per eseguire sopra di lu questi miei prodign. 2. E affinch tu rac conti a9 tuoi figliuoli, e 9 a tuoi nipoti quante volte io abbia straziato gli Egiziani, facendo eopra di essi i miei prodigii : onde voi conosciate, che io sono il Signore. 3. Introierunt ergo 3. Andarono adunque Moyses et Aaron ad Mos ed Aronne a casa Pharaonem, etdixerunt di Faraone, e gli disseVers. i. Ho induralo il cuore di lui ... per eseguire spra di lui ec. Dio non ama , n pu amare la materia de' gastighi, cio la colpa ; ma posta la colpa, indirizza con somma giustizia la pena a danno degli empii, e a manifestazione della sua gloria.

et: Haec dicit Dominus Deus Heraeorum: /squequo non vis subjici mihi? dimitte populum meum , ut sacrificet mihi. 4 ( O Sin autem re'sistis, et non vis dimittere eum: ecce ego inducam cras locus tam in fines tuos: 5. Quae operiat superficiem terrae, ne quidquam ejus appareat, sed comedatur, quod residuum fuerit grandini', corrode t enim omnia Ugna, quae germinani in, agris. 6. Et implebunt demos tuas et servorum tuorum, t omnium A JSg7ptiorum,quantam no/i viderunt p atres tui et avi, ex quo orti sunt super terram usque in praesentem diem. A vertitque se , et egressus est a Pharaone. 7. Dixerunt autem
(.). Sap. 16. 9,

ro : Queste cose dice li Signore Dio degli Ebrei: Fino a quando negherai di soggettarti a me? lascia andare il mio popolo ad offerirtni sacrifi zio. 4- Che se tu resisti, e non vuoi lasciarlo andare : ecco che io domane far venire le locuste nel tuo paese : 5. Le quali ingombrino la superficie della terra a segno, che nissuna parie di lei si vegga , ma sia dixorato quel che avanzo alla grandine : perocch elle roderanno tutte le piante, che germinarlo pe'campi. o". Ed empieranno le tue case, e quelle de9 tuoi servi, e di tutti gli Egiziani, tante di numero, quante non ne videro i padri e gli avi tuoi dal d, in cui nacquero sopra la terra fino al d d'oggi. E volt le spalle, e si parli da Faraone. 7. Ma i servi di Fa

servi Pharaonis ad eum.'. Usquequo pattemurioc scandalumt dimitte homines, ut sacrificent Domino Deo suo: nonne vides, quod per/erit AEgyptus ? 8. Hevocaveruntque Moysen et Aaron ad Pharaonem, qui dixit eis: Ite, sacrificate Domino Deo vestro. Quinam sunt > qui ituri sunt? 9. Alt Moyses : Cum parvulis nostris, et senioribus pergemusjcum filiis, et filiabus, cum ovib?/s, et armentis: est enim soikmnitas Domini Dei nostri. 10. JE^trespondit Pharaoi Sic Dominus sit vobiscum quomodo ego dimittam vos, etp^rvulos vestros. 6'ui dubium est, quod pessime cogitetis? 11. Nonfietita; sed ite tantum viri, et sacri-

raone dissero a lui: Fino a quando soffrirem noi questo scandalo ? lascia andar costoro a fare sacrifizio al Signore Dio loro : npn vedi tu, come rovinato 1' Egitto? 8.E richiamaron Mos ed Aronne davanti Faraone, il quale disse loro: Andate, fa te sacrifizio al Signore Dio vostro. Chi son quelli che anderanno ? 9. Disse Mos: Noi andremo co' nostri bambini, e co'senori, e co' figliuoli, e colle figlie, colle pecore, e cogli armenti : perocch eli' una festa solenne del Signore Dio nostro. 10. E Faraone rispose : Cosi sia con voi il Signore, come io lascer andare voi, e i vostri figliuoli. Chi dubita, che voi non abbiate pessime intenzioni ? 11. Non sar cos; ma andate soltanto voi

Vers. io: Cos'i sia con voi il Signore, come io ec. E un' amara derisione insieme e imprecazione. Aiutivi cos Dio , come io vi dar la libert di andare, volendo dire, che questa libert non l'avrebbe mai data.

ficaie Domino: hoc enim et ipsi petistis. Statimque ejecti sunt de conspectu Pharaonis.

12. Dixit autem Dominus ad Moysen : (i) Extende manum tuam super terram AEgypti ad locustam, ut ascendat super eam, et devoret omnem herbam, quae residua fuerit grandini. 13. Et extendit Moyses virgam super terram Agypti; et Dominus induxit ventum urentem tota die illa et (O Ps. 104. 34.

uomini, e sacrificate al Signore : perocch questo avete domandato voi stessi. E immediatamente furon cacciati dalla presenza di Faraone. 12. E il Signore disse a Mos : Stendi la tua mano sopra la terra d'Egitto verso la locusta, affinch ella venga sopra di essa, e divori tutta l'erba avanzata alla grandine. 13. E Mos stse la verga sopra la terra d' Egitto ; e il Signore mand un vento , che abbruciava per lutto

Vr*,~ 11-i-Questo avete domandalo voi stessi. Egli mentisce, come costume di chi non teme contradditre. Forse per aver detto Mos e Aronne, che doveano andare ad offerir sacrificio, volle stiticheggiare su queste parole, e inferire, che adunque non le donne, n i ragazzi che non erano a ci necessari!, ma i soli uomini fatti andrebbono. Vers. 12. Stendi la tua mano sopra la terra <f Egitto verso la locusta. Ho voluto conservare nella traduzione la frase stessa della volgata, che simile all'originale, perch frase sommamente espressiva. La mano di Mos, strumento della possanza di Dio, era quella , la quale con un cenno dovea far venire le locuste a compiere lo sterminio della terra d'Egitto. Gli Africani e gli Arabi, (e talora anche qualche parte dell'Italia) sanno per prova, quanto terribile flagello per le campagne sieno le locuste, delle qnali g' immensi eserciti gettandosi sopra le messi vicine a maturit, in poco d'ora divorano e guastano ogni bene.

nocte s et mane facto, quel d e la notte *, e ventus urenslevavitlo- venuto il mattino, il vento, che bruciava, vi custas. port le locuste. 14 Queeaseenderunt i4 E queste si sparsuper universam ter" sero per tutta la terra ram AEgypti : et sede" d'Egitto : e si posarono runt in cunctis finibus in tutte le regioni di AEgyptorum innume- Egitto in numero senrabiles, quales ante il- za numero, quante non lud tempus non f iteranti erano state prima d'alnecpostea futurae sunt. lora, n saranno dipoi. 15. Operueruntque 16. E ingombrarono universam superficiem tutta la superficie delterrae, vastantes omnia. la terra, devastando Devorata est igitur her- ogni cosa. Fu pertanto ba terrae, et quidquid divorata l'erba de'campomorum in arboribus pi, e tutti quanti i frutfuit) quae grando dimi- ti delle piante avanzati serata nihilque omnino alla grandine ; e nulla virens retictum est in rest di verde nelle lignis, et in herbis ter- piante e nell'erbe della rae in canela AEgypto. terra in tutto 1' Egitto.
Vers. 13. Un v ento che abbruciava, ec. L'Ebreo: Un vento di levante: I LXX. Un vento di mezzoc: ma i viaggiatori riferiscono, che il vento d'oriente, e quello di mezzod sono di simile natura, e producono gli stessi effetti. L' uno e 1' altro si caldo , che toglie il respiro ; P uno e P altro impetuosissimo, talmente che oscura 1' aria coli' immensa quantit di sabbia, e d' altre materie, che trasporta. La sabbia e la polvere arruolata per cos dire da questo vento si assottiglia in guisa, che dicesi arrivi a penetrare il guscio di un uovo. Il vento di levante avrebbe portate le locuste dall' Arabia, quel di mezzod dall' Etiopia ; e l'uno e l'altro paese abbonda in s fatta merc. Vers. 15. E tutti quanti i frutti delle piante. In un paese caldo come l'Egitto, non miracolo , che vi fossero in quella stagione sulle piante de'frutti non solo allegati, ma gi grossetti. * E ingombrarono tutta la superficie della terra. E ns rimase oscurata d accieeata. Cos secondo alcuni l'originale.

16. Quamorem /etinus Pharao vocavit Moysen et Aaron; et dixit eis : Peccavi in Dominum Deum vestrum, et in vos. 17. S ed nunc dimitte peccatum mihi etiam hac vice, et rogate Dominum Deum vestrum, ut auferat a me mortem istam. i S.EgressusqueiWo^ses de conspectu Pharaonis oravit Dominum. 19. Qui fiare ,/cit ventum ab occidente vehementissimum, et arreptam 'locustam projecitin mare Rubrum: non remansit ne una quidem in cunctis finibusAEgypti.

16. Per la qual cosa Faraone chiam in fretta Mos ed Aronne, e disse loro : Ho peccato contro il Signore Dio vostro, e contro di voi. 17. Ora per perdonatemi il mio peccato ancora per questa volta, e pregate il Signore Dio vostro, che tolga da me tal morte. 18. E partitosi Mos dalla presenza di Faraone fece orazione al Signore. 19. Il quale fe'soffiar da ponente un gagliardissimo vento, che port via le locuste, e gettolle nel mar Rosso; non ne rest neppur una dentro i confini d'Egitto.

Vers. 19. Fece soffiare M; ponente. L'Ebreo e i LXX. lo dicono vento del mare, cio del mediterraneo, il quale nel linguaggio della Scrittura, indica il ponente, perch si trova a ponent.e della terra Santa ; e perci nella nostra volgata questo vento che si lev dal mare, detto vento di ponente. Gettolle nel mar^Rosso. Per simil maniera racconta Plinio, lb. xi. 29., sgombrarsi i paesi dalle locuste: Portate via a, schiere dal vento vanno a, cadere ne1 mari o negli stagni. Il nome di rosso credesi dato a questo mare da Edom , o sia da Esau , i cui posteri si stesero sulle coste di questo mare. Nelle Scritture chiamato mare di Suph, che alcuni traducono mare delV alg, ovvero de*giunchi, per la quantit di alga e giunchi che sono nel fondo, e alle rive : altri traducono mare, che ha confin, perch non cosi vasto, come l'Oceano , il quale pare non abbia

20. E il Signore in20. Et induravit Dominus cor jPharaonis, dur il cuore di Faraonec dimisit filios Israel. ne, e non lasci andar i figliuoli d'Israele. 21. Dixit autem Do21. E il Signor disse minus ad Moysem (i) a Mos: Stendi la tua .Extende manum tuam mano verso del cielo : e in coelums et sint tene" sieno tenebre sopra la brae super terram AEgy- terra d'Egitto si folte, pti tam densae, ut pai- che possan palparsi. pari qeant. 22. JSx/enditque 22. E Mos stese la Moyses manum in coe- mano al cielo : e furono /um: et factae sunt te" orrende tenebre per nebrae horribiles in u- tutta la terra d'Egitto niversa terra AEgypti per tre giorni. tribus diebus. 23. (2) Nemo vidit a3. Un uomo non vefratrem suum, nec mo- deva T altro, n si movit se de loco, in quo vea da dove stava : ma erat: (3) ubicumque au- dove abitavano i figliuotem haJjitabant filii /- li d'Israele, era luce. srael, ^ux erat. 24. /^bcavitque P/ia24. E Faraone chiarao Moysen et Aaron^, m Mos ed Aronne, e e/ dixit eis: /te, sacrifi- disse loro : Andate, sacate Domino: oves tan- crificate al Signore : retum vestrae^ et armenia stino solamente le vo(i) Ps. 104. 28. (>.) Sap. 17. 2. n) Sap. ife-t.

confini. L' acqua di questo mare sembra rossa in alcuni luoghi, dove non molto profonda, perch di tal colore la sabbia; ma ella infatti assai chiara, come raccontano quelli che ne hanno fatta la prova. Vers. ai. Si folte che possano palparsi. Tenebre cagionate da clensissima e crassissima nebbia, che polca palparsi. V, Sap. xvu, 4- 5. ec,,ePs. 77. 19.

remaneant', parvuli ve- sire pecore, e i vostri armenti ; i vostri barnstri eant vobiscum. bini vadan con voi. 26. Disse Mos : Le 26. Alt Moyses: Hostias quoque, et holo- ostie ancora , e gli olocausta dabis nobis, causti darai tu a noi, {juae offeramus Domino affinch gli offeriamo al Signore Dio nostro. Deo nostro. 26. Tutti i greggi 2 6. Cune ti greges perge/itnobiscum: nonre- verran con noi : non ne manebit ex eis ungula ; rimarr una zampa ; quae necessaria sunt in son necessariipel cullo cultum Domini Dei no- del Signore Dio nostro: stri-, praesertim cum i- particolarmente non sagnoremus quid debeat pendo noi quel che debimmolarli donec ad i- ba immolarsi, fino a tanpsum. locum pervenia- to che siamo giunti in quel luogo. 7WUS. 27. Ma il Signore in27. Induravit autem Dominus cor Pharao- dur il cuore di Farao7/is, et noluit dimittere ne, e non volle lasciargli andare. eos. 28. E Faraone disse 28. Dixitque Pharao ad Moysen: Recede a a Mos : Levamiti dime, et cave, ne ultra vi- nanzi, e guardati dal deas faciem meam: quo- comparir pi alla mia cumque die apparuerit presenza : la prima volta, che ci verrai, morrai. mihi, morieris. 29. Respondit Moy29. Rispose Mos : ses: Ita fiet, ut locutus Sar, come tu hai detes: non videbo ultra /- to i non vedr pi la ciem tuam. tua faccia.
Vers. 29. Non vedr p ih la tua /cicia. Per mia elezione non comparir pi dinanzi a te, Mos non torn a vedere Faraone, se non dilaniato da lui,

C A P O Xf. Prima del decimo segno ( la strage dprmogeniti ) predetto dal Signore, questi esrta gli Ebrei a spogliare l'Egitto : lo chefufatto dopo quella strage. 1. jCrt dixit Dominus ad Moysen : Adhuc una plaga tangam Pharaonem, et AEgjptum, etposthaecdimittet vos, et exire compellet. 2. (i) Dices ergo omni plebi, ut postulet vir ab amico suo, et nzulier a vicina sua vasa argentea, et aurea* 3. Da3it autem Dominus gratiam populo suo coram AEgyptiis. (2) Fuitque Moyses vir magnus va/de in terra AEgypti coram servis Pharaonis, et omni populo.
CO .S^pr. 3.22.7n/K 12.35.

i. \^Jr il Signore disse a Mos : Con una altra sola piaga io flageller ancor Faraone, e l'Egitto, e dopo questa \i lascer andare, e \i sforzer a partire. 2. Dirai adunque a tutta la moltitudine, che domandi ciascuno al suo amico , e ogni donna alla sua vicina vasi d'argento, e d'oro. 3. E il Signore far, che il popolo suo trovi ben disposti gli Egiziani. Or Mos fu uomo grande assai nella terra d'Egitto nel cospetto de' servi di Faraone, e di tutto il popolo.
(2; E ed. 15. i.

Vers. i. Or il Signore disse a Mote, ec. Tutto quello che qui raccontato fino al versetto g. lo rivel Dio a Mos , mentre stava al cospetto di Faraone, e prima che si ritirasse da lui. * lri sforzer a partire. Vi far partire per forza.

4- Ed ei disse; Que4. Et ci : Haec dicit Dominus : Media nocte ste cose dice il Signoegrediar in AEgyptum: re: A mezza notte io entrer in Egitto : 6, (i) Et morietur 6. E morranno tutti omne primogenitum in i primogeniti nella terterra AEgyptiorum, a ra d'Egitto, dal primoprimogenito Pharaons, genito di Faraone, che qui sedei in solio ejus, siede sul trono di lui, usque ad primogeni- fino al primogenito deltum ancillae ) quae est la schiava, la quale sia ad molam, et omnia alla macina, ed anche primogenita jumento~ tutti i primogeniti de1 giumenti. rum. 6. Eritque clamor 6". E saranno strida magnus in universa ter- grandi per tutta la terra AEgypti, cjualis nec ra d' Egitto , quali n ante fuit, nec postea furon prima, n saranno dipoi. futurus est.
fi) Infr. 12. 29. Vers. 3. Il Signore far, che il papal suo trovi ec. Dio, nelle cui mani sono i cuori degli uomini, non solo ammansir i cuori degli Egiziani pieni gi di mal talento , anzi di rabbia contro gli Ebrei ; ma li disporr ad essere liberali verso gli stessi Ebrei. Il concetto grandissimo che avean preso di Mos non solo il minuto popolo, ma anche gli stessi cortigiani di Faraone, contribu a disporre gli Egiziani a dare questi vasi, come qui notato. Yers. 4- Ed ei disse. Prima di partire dalla presenza di Faraone. Entrer nell'Egitto. Dio non si muta di luogo, perch egli per tutto : ma cambia azione. Quelli, che ha finora serbati in vita, li dar ora a morte. Vers. 5. Che siede sul trono di lui. Che regna insieme col padre. La quale sta alla macina. Descrivesi un uffizio il pi abbietto degli schiavi uomini e donne, macinare a forza di braccia il grano ne' mulini a mano. Servivansi talora di asini per questo lavoro, d'onde la macina da asino nel Vangelo. * II Samaritano ha qui, come anco altrove, delle giunte che sono per semplici sposizioui del testo* Chi sa d'onde vengano ?

7. Apud omne s autem filios Jsrael non mutiet canis ab homine usque ad pecus : ut sciatis quanto miraculo dividatDominusAEgyptios et IsraeL 8. Descendentque omnes servi tui isti ad me, et adorabunt me, dicentes : Egredere tu, et omnis populus, qui subiectis est tibi: post /zaee egrediemur. 9. Et exivit a Pharaone iratus nimis. Dixit autem Dominus ad Moysen : Non audiel vos Pharao, ut multa signa fiant in terra AEgypti. io. Moyses autem et Aaronfecerunt omnia ostenta, quae scripta sunt, coram Pharaone.

7. Ma tra'figliuoli d' Israele dall' uomo fino alle bestie non abbaier un cane : affinch conosciate, quanto prodigiosa distanza ponga Dio tra gli Egiziani, e Israele. 8. E verranno tutti questi tuoi servi a trovarmi, e mi adoreranno dicendo : Parti tu, e tutto il popolo governato da te : dopo di ci noi partiremo. 9. E pieno di sdegno partissi da Faraone. Ma il Signore disse a Mos: Faraone non vi ascolter, affinch si moltiplichino i prodigii nella terra d'Egitto. 10. E Mos ed Aronne fecero dinanzi a Faraone tutti i prodigii, che sono scritti. Ma il

Vers. 8. Verranno lutti questi tuoi serv ec, Mos sapeva, che lo stesso Faraone gli avrebbe fatte premure , perch partis se ; ma per rispetto noi dice. Riguardo alla decima piaga, cio a dire la morte de' primogeniti, disputa tra gl'interpreti, se sia stata eseguita da un Angelo buono, o cattivo. Sembrami, che quegli, i quali sostengono, che questa grandissima strage fu eseguita da un Angelo buono, abbiano in loro favore la lettera del sacro testo , e qui versetto 4-, e capo XH. 12. a5., e oltre a ci quello che sta scritto nella Sapienza, cap. xviu. 14 15. 16. * E mi adoreranno. E mi s'inchineranno.

Et induravit Dominus cor Pharaonis, nec dmist filios Israel de terra sua.

Signore indur il cuore di Faraone, e questi non lasci partire i figliuoli d'Israele dalla s^ia terra.

C A P O XIL Dichiarato ed eseguito il rito della immolazione^ e del mangiare E agnello pasquale, e asperso il sangue di esso soprai liminari delle case^ l'Angelo, uccisi tutti i primogeniti, 'dell-Egitto, lascia intatti g'Israeliti, i quali colle spoglie e colle ricchezze deW Egitto si partono. Detriti della Pasqua, e del mangiare gli azzimi, e del tempo che Israele stette nell'Egitto. 1. JL/isse ancora il i JL/ixit quoque Dominus ad Mb/sen, et Signore a Mos , e ad Aaron in terra AEg^- Aronne nella terra d5 pti; Egitto : 2. Questo mese sar 2. Mensis iste vobis principium mensium : per voi principio de9 primus erit in mensi- mesi : sar il primo tra' bus anni. mesi dell'anno. 3. Loquimini ad uni" 3. Parlate a tutta versum coetum filorum l'adunanza de'figliuoli
Vcrs. i. Disse ancora il Signore. Questi ordini di Dio furono intimati prima della strage de' primogeniti, anzi prima del decimo giorno del mese. Vers. 2. Questo mese sar per voi principio de* men, ec, Gli Ebrei cominciavano il loro anno civile in autunno nel mese di Tisri, e di qui cominciavano gli anni sabbatici, e quelli lei giubileo. L' anno sacro , vale a dire quello, secondo il quale dovcaii regolarsi le feste e le adunanze religiose, secondo V ordine daio qui da Dio, cominci dal mese di Abib, o sia di Nisan ( che corrisponde parte al marzo, parte all'aprile ), nel cj.ua! mese us ciro > no gli Ebrei dall'Edito

Israel, et dicite eis : Decima die mensis hujus iollat nusquis9 u agnum per fami/ias, et domos suas. i\. S n autem mnor est numerus, ut sufficere possit ad vesceitdum agnum, assumet vicinum suum, qmjunctus est domui suae juxta numerum animarum, quae sufficere possunt ad esum agni.

d'Israele, e dite loro : II decimo giorno di questo mese prenda ciascuno un agnello per famiglia, e per casa. 4. Ghe se il numero minore di quello che pu bastare a mangiare l'agnelo, prender il suo vicino, che gli sta allato di Casa , per fare il numero d1 anime sufficiente a mangiare l'agnello.

Vers. 3. Il decimo giorno ...prenda ciascuno un agnello. Non certo, se quest' ordine di preparare 1' agnello quattro di prima dell' immolazione dovesse osservarsi in perpetuo, o questa volta solamente ; sembra pi verosimile, che per gli altri anni servisse, ch fosse preparato l'agnello a'tredici del mese; ma xjuest' anno, dovendo gli Ebrei mettersi in ordine per la partenza dall'Egitto, fu loro ordinato di preparare per tempo l'agnello, e di averlo pronto pel d dieci. "Vedi in queto luogo il Perero. Si poteva in vece dell'agnello immolare un capretto, come apparisce dal versetto 13 ; ma comunemente con maggior divozione prendeasi un agnello : e questa costumanza ha forse dato ad alcuni occasione di credere , che non si potesse immolare , se non un agnello. Vedi s. Agost, quaest. z^. in Exod. Un agnello per famiglia e per casa. Il popolo dividevasi in trib, le tribi in famiglie, le famiglie in case: se la famiglia tutta ristretta ad una sola casa, prender un solo agnello: se la famiglia divisa in molte case, vi vorr un agnello per casa. * Prenda ciascuno. Separi. Vers. 4- Che se il numero e minore &c. Poteano esservi delle case di due , di tre , o di quattro persone, onde questo numero sarebbe stato troppo scarso per mangiare tutta la vittima pasquale , la quale dovea essere consumata interamente; e in tal caso la piccola famiglia prender le persone che vi bisogna dal suo vicinato pi prossimo. La legge non determin il numero sufficiente a mangiar tutto l'agnello ; ma la consuetudine port , che fossero sempre almen dieci persone, e non mai pi di venti. VeiU Giuseppe de B., cap. 16. Notisi, che dopo la distruzione del tempio gli Ebrei non immolano pi l'agnello pasquale.

6. Erit autem agnus absque macula, masculus, anniculus : juxta quem ritum tolletis et haediim. 6. Et servabtis eum usque ad quartamdecimam diem mensis hujus : immolabitcjue eum universa multitudo fi' liorum Israel ad vesperam.

6. Or l'agnello sar senza macchia, maschio, dell'anno : e collo stesso rito prenderete anche il capretto. 6. E lo serberete fino al qiiatl orclicesimo giorno di questo mese: e tutta quanta la moltitudine de'figliuoli d'Israele lo immoler alla sera.

Vers. 5. V agnello sar senza macchia. Senza difetto: non sar cieco, n storpiato, n scabbioso, ec. Non si parla del colore della sua lana. Fedi Levit. xxn. Maschio. Tali eran comunemente le vittime, e particolarmente gli olocausti. Levit. i. 3. io. Qualche volta fu ordinata ostia femmina, come nel di dell'espiazione. Fedi Malach. i. zi. Dell1 anno . Che non abbia passato 1' anno ; del resto passati che avea gli otto giorni dalla nascita potea immolarsi , Levit. XXH. 27. Collo stesso rito ec. In mancanza dell' agnello prenderete un capretto, che abbia le stesse condizioni. Vers. 6. E lo serberete fino al quattordicesimo ec. La vista continua di questo agnello ne'giorni dimezzo dovea servire a disporre gli animi alla celebrazione delja gran festa. Lo immoler alla sera. La sera del d quattordici si dovea immolare e mangiarsi al principio della notte del d quindici. L'Ebreo legge : Lo immoler tra. le due sere. Il Caldeo Traudite soli. Questa maniera di parlare ha prodotte diverse opinioni circa il vero punto dell' immolazione dell' agnello : senza troppo diffondermi dico: gli Ebrei cominciavano il giorno tanto sacro , che civile alla sera, e alla sera lo terminavano ; ma essi notavano due sere in ciascun giorno ; la prima sera , quando il sole declinava verso 1' occaso , la seconda quando il sole tramontava ; e questa distinzione di prima, e di seconda sera fu osservata anche da' Greci. Il sacrificio di tutti i giorni ordinato in. questo libro , cap. xxix. 38. si faceva circa la nona ora del giorno , cio verso le ore tre della sera. Or di questo sacrifizio si dice, che offerivasi aneli' esso Ira le due sere: d' onde vedesi che la prima sera cominciava dalla nona ora, o sia dalle tre ; e che il tempo tra le due sere egli quello ., che corre tra le nostre tre ore , e le sei

7. Et sument de sangitine ejus, ac ponent super utrumque postem, et in superliminaribus domorum, in quibus comedent illum.

7. E prenderanno del sangue di esso, e ne metteranno sopra l'una parte e l'altra della porta, e sull' architrave della porta delle case, nelle quali lo mangeranno. 8. St edent carnes 8. E mangeranno nocte i/&t assas %ni, et quella notte le carni artzytn&s panes cum la- rostite al fuoco, e pane ctucis agrestibus. azzimo con lattughe salvatiche.
nell* equinozio: dico nell' equinozio; perocch gli Ebrei "negli altri tempi non aveano le ore eguali alle nostre , ma or pili corte, or pi lunghe, secondo le stagioni, come quelli che in ogni tempo divideano il giorno in dodici ore, e in dodici ore la notte. Cos 1*immolazione della Pasqua fn dopo la nona ora , e ali' ora di nona fu immolato, e mori sulla croce 1* Agnello che nostra Pasqua t come dice l'Apostolo. L'immolazione dell' agnello fu fatta questa volta da ciascun padre di famiglia, e questi padri di famglia rappresentavano tutto il popolo ; ma stabilito dipoi il sacerdozio toccav* a' sacerdoti di ricevere il sangue delle vittime nel catino, e di spargerlo appi dell'altare in tutti i saerifizii, come ad essi spettava di metter la vittima intra sopra l'altare, qoand/ella era an olocausto , ovvero il grasso, e le altre parti di essa negli altri sacrifizii. I Leviti per ordinario eran quelli che scannavan la vittima, la scorticavano, le cavavano gl'intestini, ec. Vrs. 7. E prenderanno del sangue di esso , e ne metteranno ec. S. Girolamo in Isa, cap. 66. sembra accennare, che il sangue dell' agnello fu asperso sulle porte in forma di croce. La ragione di questa aspersione detta nel versetto a3. * Ne meneranno. Ne aspergeranno. Ver*. 8. E mangeranno quella notte ec. Ordinariamente le carni delle vittime si cuocevano a lesso (Vedi \. Reg. n. 13. 140 ma P agnello pasquale si arrostiva, come qui notato. Vedi Paralip* xxxv. 13. E pane azzimo. Coli' agnello pasquale si cominciava a mangiare le azzimelle, e si continuava pei sette giorni della solennit. L'Apostolo ci ha avvertiti, che questo rito del pane azzimo significava la purit e innocenza, colla quale dobbiamo accostarci al banchetto del nostro Agnello pasquale, i. Cor. v. 5. ' Con lattughe salvatiche. I LXX. traducono con le pici-idi: la picride una specie di pessima lattuga ; di cui Plinio lib, xix,

. Non comedetis ex eo erudititi quid, nec eoctum aqua , sed tantum assum igni : caput cum pedibus e/us, et intestinis vorabitist 10. Nec remanebit quidquam ex eo usque mafie: si quid residuum fuerit t igne comburetis. 11. Sic autem comedetis illum : JRenes *>es/ros ccingetis, et ea ceamenta habebitis in pedibus, tenentes bacu?os in manibus, et comedetis ystinanter : est enim Phase (id est transitus) Domini.

9. Non ne mangerete niente di crudo, n di cotto nell'acqua, ma solamente arrostito al fuoco : mangerete la testa, e i piedi , e gl'intestini di esso. 10. Nulla di esso rimarr al mattino ; se qualche cosa ti' avanza, la brucerete eoi fuoco. 11. E lo mangerete in fist maniera* -Avrete ititi i fianchi,'te scarpe a* piedi, e i bastoni in mano, e mangerete iu fretta : perch la J?hase (cio il transito) del Signore.

8.: alcuni credono, che s7 intenda la cicoria sal valica; comunque sia, quest' erba amara serviva di salsa all'agnello. Ver. . Non ne mangerete niente di crudo. Non era cosa tanto straordiaria "presso gli antichi il'mangiare cruda la carne: e potea forse trovarli anche ira gli Ebrei, chi non abborrisse di farlo. Mangerete 1/a testa, ec. Mangerete tutto arrostito, con que sto per, che mangiando la testa o i peducci non n rotnpitn alcun affo per trarne il midollo, vers. 46. Vcrs. io. Nidla di esso rimarra al mattino. Perch di gra mattino dovete partire; onde aifihch non avvenga, ch' te mangi qualche profano, o si corrompa quello che avanzasse, lo mangerete tutto, e brucerete le ossa, e tutto quello che vi risti'p'f* ma che finisca la notte. Vers. ii. Avrete cinti i fianchi ec. Tutto quello cle qui si prescrive, fatto per dimostrare la sollecitudine, 6 la disposizione di persone, che stanno per intraprendere un lungo e laborioso viaggio. , Perocch e la Phase ec. E imminente P ora, in cui P Angelo del Signore passer da una casa all'altra nella ttrra d'Egitto,

12. Et transibo per terram AEgypti nocte illa, percutiamque omne primogenitum in terra AEgypti ab nomine usque ad pecus : et in cunctis dis AEgypti faciam judicio, ego Dominus..;.-...;, ' : iS.JErit autem sanguis vobis in signum in aedibus, in quibus eritis : et videbosanguinem , et transibo vos :

12.Imperocch io passer in quella notte per la terra d'Egitto, e percuoter tutti i primogeniti nella terra d'Egitto dagli uomini fino alle bestie : e di tutti gli dei dell'Egitto prender vendetta io il Signore. 15. E quel sangue sa,ra per voi il segnale delle case, nelle quali vi troverete : e io vedr il sangue, e vi trapasser :

uccidendo i primogeniti, e toi dovrete passare dalP Egitto alla terra promessa. * Transito. Passaggio. Vers. li. E di tutti gli dei dell* Egitto prender vendetta, S. Girolamo, epist. ad Fabiol. scrive, che i simolacri dell'Egitto furono gettati per terra in quella notte. Altri osservano, che Dio facendo uccidere dall'Angelo i primogeniti delle bestie, molte delle quali erano adorate dall'Egitto, esercit sue vendettecontra gli dei egiziani. Vers. 13. e 14- E quel sangue sar per voi ec. Il sangue delJ'agnello asperse sopra le porte sar per voi pegno di salute; 1' Angelo rispetter questo segnale in grazia del sangue, ch' ei rappresenta, cio in grazia del sangue di quell'Agnello, per cui otterranno gli uomini la liberazione dalla tirannia del peccato, e del demonio , e dalla eterna morte. Con questo rito pertanto professavano implicitamente gli Ebrei, che il sangue del Messia sarebbe la salute di tutti quegli, i quali di questo saqgue fossero segnati. Vi sono de' Rabbini, i quali hanno scritto, che Israele dovea essere riscattato dal Messia a' quindici del mese di Nisan, come lo stesso giorno fu una volta riscattato dall' Egitto ; lo che stato adempito letteralmente da Gesi Cristo. L'ordine poi dato qui da Dio di celebrare questo giorno con culto sempiterno, ovvero perpetuo, evidentemente suppone la celebrazione di una Pasqua spirituale, di cui quella degli Ebrei fu figura , la quale si celebrer dagli spirituali figliuoli d'Abramo nella Chiesa cristiana fino alla fine de'secoli. * Piaga, flerminatrice. Flagello sterminatore.

nec erit in vobis piaga disperdens, quando percussero terra/ A E" g/pti. 14. Habebitis autem hunc dieminmonumen, tum : etcelebrabitis eum solemnem Domino in generationibus vestris cultu sempiterno

io. Septem diebus azyma comedetis : in die primo non eritfermentum in domibus ve" stris ; quicumque comederit fermentatimi, peribit anima illa de ! srael, aprimo die usque ad diem septimam. io*. Dies prima erit sancta, atque solemnis, et dies septima eadem festivitate venerabilis : nihil operis facietsin eis, exceptis his ^uae ad vescendum "" pertinent. 17. JEt observabitis 17. E osserverete la azyma : in eadem enim festa degli azzimi : im,Vers. 15. Sar recisa quelV anima da Israele. Si trova sovente intimata questa pena contro i violatori delle osservanze legali. Molti vogliono, che s'intenda con ci la pena di morte , alla piale saran condannati gli stessi violatori, provato il delitto davanti a'giudici. Altri poi intendono, che i trasgressori dovean essere recisi dal ceto d'Israele, spogliati delle prerogative della, nazione, e considerati come stranieri, e questo pare pii.verisimijc

G non cadr sopra di voi la piaga s termina trice , allorch io percuoter la terra d'Egitto. i4 Or questo giorno sar memorabile per voi: e qual d solenne del Signore lo festeggerete con perpetuo culto nelle venture vostre generazioni. 15. Per sette giorni mangerete pane azzimo; sino dal primo giorno non: rester lievito nelle case vostre : se alcuno manger del fermentato dal primo di fino al settimo , sar recisa quel1' anima da Israele. 16. Il primo di sar santo e solenne, e il settimo sar venerato con eguale solennit : in essi non farete alcun' opeva servile, tolto quello che Spetta al mangiare*

ipsa die educam exercitum vestrum de terra AEgypti, et custodietis diem istum in genera' dones vestras ritu perpetuo. 18. Primo mense * ff 'lartadecima die mensis ad vesperam coin* detis azyma usque ad diem vigesimam primam ejusdem mensis ad vesperam. Levit.23.5.Num.28. \6. 19. Septem diebus fermentum non invenietur in domibus vestris: qui comederitfermentatum, peribit anima ejus de coeta Israel tam de advenis, quam de indigenis terrae.

perocch in quello stesso d io trarr il vostro esercit dalla terra diEgitto : e voi questo giorno solennizzerete con perpetuo culto nelle seguenti generazioni. 18, II primo mese, ai quattordici del mese alla sera mangerete gli zaimi fino al d vigesimo primo dlio stesso mese alla sera. 19. Per que'sette giorni non s trover fermento nelle vostre case : se alcuno manger fermentato , sar recisa queli* anima dal ruolo t' Israele-, sia gli nativo del paese, o sia forestiero.

Vers. 16. Tolto quello che spetta al mangiare. II sabato riguardo al punto Ale! lavorare era osservato pi rigorosamente, 'che qualunque altra festa, mentre nel primo e nell'ultimo giorno degli azzimi si permette di far da mangiare ; lo che era vietato nel sabato. * II primo cfi sar santo e solenne , e il settimo sar venerato con uguale solennit. Nel primo giorno, cio dopo il quattordici del primo mese segu la strage de' primogeniti dell'Egitto, e sette giorni dopo, cio all'entrare dei ventunesimo, la sommersione nel mar Rosso dell'esercito di faraone. Vers. 19. Sar recisa cjiteW anima ... sa egli nativo, o foreliero. Alla Pasqua non era ammesso, se non chi era circonciso , e facea professione della religione ebrea; ma , poste queste concimimi , era obbligato alla celebrazione della Pasqua } e degli azzimi non solo l'Ebreo nato, ma anche chi d'altronde fosse passa-

20. Otnne fermenta" tum non comedetis : in cunctis habitaculis vestris edetis azyma. 21. Fbcavit autem Moysesomnes seniores filiorum Israel, et dixit ad eos : ite tollentes animai perfamilias vestras, et immolate Phase. 22. (i) Fasciculuni" que hyssopi tingite in sanguina , qui est in limine , et aspergile ex eo superliminare et utrumcjue postema nullus vestrum egrediatur ostium domus suae usque mane. (\) Hb.'ii.sS.

20. Non mangerete niente di fermentato : in tutte le vostre abitazioni mangerete azzimi. 21. Mos adunque convoc tutti i seniori d'Israele , e disse loro : Andate, prendete l'animale per ciascuna delle vostre famiglie, e immolate la Pasqua. 22. E bagnate un mazzetto d'issopo nel sangue, che siar sulla soglia, e aspergetene Y architrave, e 1' una e 1' altra parte della porta : nissurto di voi esca fuori della porta di sua casa fino alla mattina.

to ad abbracciare 1' EbristtMj. Questi, che 'sono qui detti stranieri , ^erdh d.' ergine nen erano Ebrei, erano chiamati proseliti di giustizia $ te questi vanendo al Giudaismo erano circoncisi, e dipoi, immersi una volta iu un gran vaso d' acqua, riceveano una specie di battesimo, l quale non si reiterava giammai n per loro, n pe' figliuoli che fossero nati da loro, eccetto che fossero di madre idolatra, 1 figliuoli prima de'tredici anni, e le figlie prima de' dodici doveano avere il consenso de' genitori per farsi proseliti ; quelli si circoncidevano , quelle erano battezzate solamente. Eranvi de' proseliti di domicilio, i quali prottte*a310 solennemente alla presenza di testimoni di osservare i comandamenti dati da Dio ad Adamo e a No, e con questo aveauo la permissione di abitare tra gli Ebrei. Vcrs. 22. Nel sangue che sar sulla soglia. Nel sangue il quale msso in un catino voi lo porrete sulla soglia della casa j>er aspergerlo sulla porta, ec. L'issopo serviva di aspersorio. * Nesfiino di voi esca. Metta il piede fuma,

25. Transibit enim Dominus percutiens AEgyptios* cumque viderit sanguinem in superliminari, et in utroque poste, transcendet ostium domus , et non sinet percussorem ing-redi domos vestras t et laedere. 24. Custodi verbum istud legitimum tibi, et filiis tuis usque in ae~ ternum. 26. Cumque introieritis terram,quam Dominus daturus est vobis, ut pollicitus est, observabitis caeremonias istas. 26. J?t cum dixerint vobis filii vestri : Quae est ista religio? 27. Dicetis eis : Vi' clima transitus Domini est) quando transivit super domos filiorum Israel in JEgypto, percutiens AJSgyptios, et domos nostras libe-

23. Imperocch passer il Signore , che flageller gli Egiziani : e quando vedr il sangue sull'architrave, e all'una ed altra parte della porta, passer oltre la porta di questa casa, e non permetter, che entri nelle case vostre lo stermina tore, e faccia danno. 24. Osserva questo comando come inviolabile per te, e pel tuoi figliuoli in eterno. 26. E quando sarete entrati nella terra , che il Signore dar a voi, conforme ha promesso, osserverete queste cerimonie. 26". E quando diranno a voi i vostri figliuoli: Qual rito questo ? 27. Voi direte loro: Questa la vittima del passaggio del Signore, quando egli trapass le case de'fgliuoli d'Israele in Egitto, flagellando gli Egiziani, e salvando

Vers. 26. E quando diranno a voi i vostri figliuoli ec. La istituzione delle feste fu invenzione della sapienza di Dio per conservare la memoria delle cose grandi fatte da lui a pro degli uomini.

rans. /ncurvatusquepo- le nostre case. E il populus adoravit. polo prostratosi ador ( il Signore ). 28. Et egressi filii 28. E andarono i fiIsrael fecerunt sicut gliuoli d'Israele, e fecepraeceperat Dominus ro come avea il Signore May si , et Aaron. ordinato a Mos, e ad Aronne. 2.O.. Factum est au29. Quand'eceo alla tem in noctis medio., (i) mezza riotte il Signore percussit Dominus om- percosse tutti i primone primo genitum in ter- geniti nella terra di E^ra AEgypti, a primoge- gitto, dal primogenito nito Pharaonis , qui in di Faraone , che sedea solio ejus sedebat, us- sul trono di lui, fino al que ad primogenitum primogenito della schiacaptivae , quae erat in va nell'ergastolo, e lutti carcere, et omne primo* i primogeniti degli anigenitum jumentorum. mali^ 3 o. Surrexitque P/&a30. E si alzo Faraone rao nocte, et omnes ser- di notte , e tutti i suoi vi ejus , cunctaque A.E- servi, e tutto 1' Egitto, gyptus* et ortus est cla- e si levarono grandi strimor magnus in JEgy* da in Egitto ; perocch pto : neque enim erat non vi avea casa 3 dove domus , in qua non /a- non fosse disteso un ceret mortuus ^ morto. Si. Focatisque Pha31. E Faraone chiarao Moyse et Aaron m a s in quella notte nocte alt : Surgite , et Mos ed Aronne ? e dis egredimini a populo se: Su, via, ritiratevi dal meo vos , et filii Israel: mio popolo voi, e i fiite , immolate Domino, gliuoli d'Israele: andate, sicut dicitis, immolate ostie al Signore 3 come voi dite.
(i} Sup. ii, 5. Pi. IO/L, 36.

52. Oves vestras , et 52. Prendete le vostre armenia assumile, ut pecore , e gli armenti, pelieralis, et abeuntes come avete domandato, benedicite mihi. e partendovi pregate per me. 33. UrgebantqueAE* 33. E gli Egiziani gyplii populumde terra pressavano ti popolo ad exire velociter dicen- uscire con prestezza dal ^cs : Qrtines moremur. paese, dicendo : Morremo tutti. 34 STulit igiturpopu- 34. Prese adunque il lum conspersam fari- popolo la farina impaam antequam fermen- stata prima che fosse tareturi et ligans in lievitata; e rinvoltata palliis posuil super hu- ne'mantelli Se la pose sulle spalle. meros suos. 35. E fecero i figliuo35. (i) Feceruntque filii Israel, sicut prae- li d'Israele , come avea ceperat Moyses : et pe- ordinato Mos : e chietieruntabAJSgyptiis va- sero agli Egiziani dei sa argentea, et aurea, vasi d'argento, e d'oro, vestemque plurimum, e moltissime vestimente, 36". Dominus autem 36. E il Signore fece, dedt gratiam populo che il popolo trovasse coram AEgyptiis , ut grazia dinanzi agli Egicommodarent eis : e< ziani , onde questi gliespoliaverut AEgj- ne imprestassero : e sacptioj?, cheggiarono gli Egi ziani. 87. E partirono i fi57. Pro/ectique sunt j^lii Israel deRamesse gliuoli cT Israele da Ka~
(i} Stlp* 3- 21, C II. 2| P/. 104- 3y,

Vers. 34- Prete adunque il popolo Infarina ec. Vedes, che gli Ebrei aveano disegnato di cuocere il pane pel viaggio ma gli Kgmaiu non ne diedero loro il tempo -, onde si poriaioao la pasta.

in Socoth, sexcenta fe- messe per Socolt, circa re millia peditum viro- secento mila uomini a rum , absque parvulis. piedi, senza contare i fanciulli. 38. E anche una tur38. Sed et vulgus promiscuum innumera- ba innumerabil di genbile ascendit cum eis, te di ogni maniera ^aroves , et armenia, et ti con essi, e pecore, e animantia diversi ge- armenti, e animali di varii generi in grandisneris multa nimis. sima quantit. 3p. E cossero la fari3 o,. Coxeruntque farinam, quam dudum na, che 'avean gi portade AEgypto consper- to impastata dall' Egitsom tulerant : etjece- to: e ne fecero del pane runt subcinericios pa- azzimo cotto sotto la nes azymos : neque e- cenere; perocch non nim poterant fermen- avean potuto farla lietari, cogentibus AEgy- vitare , affrettandoli gli ptiis , et nuttam facere Egiziani a partire,e non sinentibus marami nec permettendo loro dilapulmenti quidquam o,c- zione alcuna: n avean potuto prepararsi alcun currerat praeparare, companatico. 4o. (i) Tbtatio au4- Or il tempo, che temfiliorumJsrael.qua dimorarono in Egitto i manscrunt in AJSgjpto, figliuoli d'Israele,fu d /uit quadringentorum quattrocento treni' an* triginta annorum. ni.
(i) Gen, 15. 13. Vers, 87. * Partirono circa 600000, senza contarci fanciulli. E nelle loro trib non era un malato : cosi aggiunge il Salmo civ. v. 36. perch si ammiri la Provvidenza amorosa di Dio verso il suo popolo. Vers 4o. Or il tempo che dimorarono in Egitto, fn\di qual|roccfi/.o trentanni. Questa somma esatta, contando dalla vo-

41, Compiuti i quali, 41- Quibus expletis, eadem die egressus est tutto l'esercito del Siomnis exercitus Domi- gnore part in uno stesso di dalla terra d' Eni de terra AEgypti. gitto. 42. Nox ista est ob42, Onoranda notle servabitisi) omini quan- del Signore ella quedo eduxit eos de terra sta , in cui egli dalla dEgypti: hanc obser- terra d'Egitto li trasse: vare debent omnes filii e onorarla debbono tutIsrael in generationi- ti i figliuoli d'Israele in tutte le generazioni. bus suis. 43, E il Signore dis. 43- Dixitque Dominus ad Moysen, et Aa- se a Mos , e ad Aronron : Haec est relgio ne: Questo il rito delPhase: omnis alienile* la Pasqua; nissuno strana non comedet ex eo. niero ne manger. 44- Omnis autem ser44- E tutti i servi vusemptitius circumci- comprati a prezzo sadetur ; et sic comedet^ ran circoncisi, e allora ae mangeranno. 45. Advena, et mer* 45- Lo straniero, e il cenarius non edent ex mercenario non ne maageranno. eo. 4^ Si manger in 46*. IH una domo comede tur ; nec efferetis ciascuna casa : e delle de carnibus ejus fo^ carni di lu nulla ne
cazione d'Abramo, e dalla .partenza di lui da Hran fino ali' uscita degli Ebrei dall'Egitto-, e cosi espone l'Apostolo, Gai IH. 16. 17. I LXX. lesser : 11 tempo che i figliuoli d* Israele dimorarono nella terra di Chanaan, e nell'Egitto, fu di quatlrocenJo treni* anni. Cos il vero senso di questo versetto si , che il pellegrinaggio degli Ebrei in Egitto dur fino all'anno quattro.cento trenta dalla vocazione d'Abramo, prima-epoca della nazione. Del rimanente tutto il tempo che g' Israeliti passarono in Egitto , fu di dugento quindici anni. Vedi j, Agost, (juaesl, 47-

ras, (i) nec os illius confringetis. 47. Omnis coetusfiliornm Israel faciet il lud. 48. Quod si quis peregrinorum in vestram

porterete fuori, e non ne spezzerete alcun osso. 47. Tutta la moltitudine de'figliuoli d'Israele lo sacrificher. 48. Che se qualche straniero vorr passare

('i) Num. g. 12. Joan, i g. 36. Vers. 46. Delle carni di lui, nulla ne porterete fuori. Negli altri sacrifizii pacifigi si potea far parte delle carni agli amici, Vedi 2. Esdr. vin. io. 12. Non ne spezzerete alcun osso. Gio si ademp riguardo al nostro Agnello divino. Joan. xix. 36. Non dobbiamo finire questo capitolo senza toccare almen brevemente i misteri adombrati sotto la scorza della lettera, bench non possano essere ignoti a verun Cristiano, che sia qualche poco istruito nelle cose della sua fede . L' agnello pasquale fu una chiarissima figura di Cristo immolato per noi, per cui siam liberati dalla tirannia di Faraone, cio del Demonio, e dalia spada dell' Angelo: vale a dire da' gastighi minacciati dalla giustizia di Dio a' peccatori. L' agnello.fu immolato alla sera per significare , che Cristo lungamente aspettato e desiderato dovea venire nella pienezza de' tempi, come dice l'Apostolo, ad eseguire colla sua immolazione il nostro riscatto ; ed egli circa la stessa ora, in cui s'immolava l'agnello, spir. Tutta la moltitudine de'figliuol d'Israele immol il Cristo, allorch la morte di lui chiese con alte grida tutto il popolo da Filato. Le qualit che concorreano nell' agnello pasquale, adombrano la virt di Cristo, la immacolata sua purit, la mansuetudine , la pazienza ; egli il figliuolo maschio della donna dell'Apocalisse, nel fior di sua et divenuto vittima di propiziazione per tutti gli uomini. Quest' Agnello fu veduto da s. Giovanni stare in piedi, cio pieno di vita , e insieme come morto, portante cio tutti i segni della sua uccisione, cio a dire colle piaghe ch'ei ricev per amore di noi; e tale egli si rappresenta alla fede nella quotidiana bench incruenta obblazione, ch' ei fa di s stesso nell' Eucaristia : qui egli l le sue carni sante a mangiare a' fedeli per sostentamento della loro vita spirituale , e per ricolmarli di tutti i suoi beni, purch a mangiar queste carni si accostino con disposizioni simili a quelle ordinate agli Ebrei nella loro Pasqua: imperoceh a questo banchetto preparato da Cristo nella sua ardentissima carit fa d' uopo portare la circoncisione del cuore, la purit dell' anima , e la mortificazione delle passioni. Chi adunque alla cena dell'Agnello-

voluerit transire colonlam , et facere Phase Domini, circumcidetur prius omne masculinum ejus, et tunc rte celebrabit^ eritque sicut indigenti terrae : si fjuis autem circumcisus non fuerit, non vescetur ex eo. 49. "Eadem lex erit indigenae , et colono, ^rui peregrinatur apud vos. o. Feceruntque omnes filii Jsrael, sicut praeceperat Dominus Mo/si, et Aaron, 61. JJ t eadem die e~ uxit Dominus filios Israel de terra AEgypti per turm&s suas,

alla vostra religione, e fare la Pasqua del Signore, saran prima circoncisi tutti i suoi maschi , e allora lo celebrer legittimamente, e sar come cittadino del vostro paese: ehi poi non sar circonciso, non lo manger. 4^. Una stessa legge sar pel cittadino, e per 10 straniero, che tra voi pellegrino. o. E tutti i figliuoli d'Israele fecero , come avea ordinato il Signore a Mos, e ad Aronne. 61. E nello stesso d 11 Signore fece uscire clalk terra d'Egitto i figliuoli d'Israele divisi nelle loro schiere.

.ttcosla, cinga i suoi (lancili, raffreni le cupidt, si rivesta dello spirilo di viaggiatore, si distacchi da tulio il sensibile per , camminare verso quella terra felice , a c u ha gi acquistato dirii l mediante l'immolazione e la morte di ijueslo Agnello,

CAPO

XIII.

Comanda Dio, che a lai si offeriscano i primogeniti degli uomini , e degli animali s e che la memoria della liberazion dall' Egitto conservisi nella celebrazione della Pasqua, e nella consacrazione de' primogeniti. Bto conduce Israele non pel paese de Filistei, ma pel de* serto. Portano seco le ossa di Giuseppe. Una colonna di fuoco, e di nuvola serve di guida nel viaggio. i. JLyocutusque est Dominus ad M.oysen dicens : ss. (i) Santtifica mrh omne primogenitum, quod aperii vulvam, in filiis Israel tam de hominibus, quam de /uwentis : mea sunt enim omnia. i. Hi n Signore parl a Ms, disse; s. Consacra a me tutti i primogniti, che aprono P utero delle madri, tanto degli uomini, th desumenti, che nasceranno Ira' figlinoli d} Israele : perocch sono mie tulle le cose.

(i) Infr. 34 19. Levit. 27. 26. Num, 8. 16. Lz/c. 2. 28. Yers. 2. Consacra et me filili i' primogniti. La obblazione de* primogeniti fu ordinata da Dio agli Ebri in meinftria deUa liberazione dall' Egitto procurata per metxo della strage de* primogeniti egiziani. Quindi di questa obblazione si parla qui, dopo aver parlato dell' immolazione dell' agnllo pasquale, monumento anch' esso della stessa liberazione. In virt di <jruesta legge dovea ogni Ebreo offerire al Signore il primo parto di sua moglie, se questo era nn maschio: che s' era una femmina, non era il padre tenuto nemmen a offerire il figliuolo maschio, cte'nascesse dopo questa. Il figliuolo di una vedova, la quale avfca vulo figliuoli del primo matrimonio, non era compreso in questa

3. Et alt Moyses ad populum : Mementole >diei hujus i in qua egressi estis de AEg/pto, et .de domo servitutis ; quoniam in manu forti eduxit vos Dominus de loco sto: ut non come dats fermentatimi panem. 4- Hodie egredimini mense novarumfrugum. 5. Cumque intrpduxerit te Dominus in terram Chananaei, et Hethaei, et Amorrhaei, et -Hevaei et Jebusaei, ^uam juravit patribus /uis, ut darei ubi, terram fiuentem Liete et me ^3C^&&*s hunc morem sacrorum mense isto.

5.E Mos disse al popolo: Abbiate memoria di questo giorno,in cui siete usciti dall'Egitto, e dalla casa di schiavit ; perocch con braccio forte havvi tratti fuori il Signore da questo luogo : per la qual cosa non mangerete pane fermentato. 4 Voi uscirete oggi nel mese delle nuove biade. 6. E quando il Signore ti avr introdotto nella terra del Chananeo, e dell'Hetheo,e dell'Amorrheo, dell'Heveo, e deiriebuseo, la quale egli promise con giuramento a'padri tuoi di dare a te, terra, che scorre latte e miele, tu osserverai questo rito sacro in questo mese.

legge, la quale non si dovea intendere, se non del maschio, che fosse nato il primo da una donna. A questa legge non era soggetto Cristo, considerati i termini della medesima legge, come osservarono generalmente i Padri e g' interpreti. La maniera, ond' egli fu concepito , lontanissima da quella , onde son concepiti gli altri uomini, ha indotto tutta 1' antichit a riconoscere nelle parole stesse della legge una profezia del concepimento, e del parto stesso della Vergine. Ges nondimeno volle adempire anche questa legge , e fu dalla Madre, e da s. Giuseppe offerto nel tempio, Lue. x. 22. Vers. 3. * In cui siete usciti. In cui escile. "Vers. 4-JVeZ mese delle nuoce biade. Nel mese di Nisan, quando gi l'orzo ha la spiga quasi fatta, e il grano mette fuori la sua*

6. Septem diebus ve* sceris azymis : et in die septmo erit solemnitas Domini. 7. Azyma comedetis septem diebus : non apparebit apud te aliquid fermentatumt nec in cunctis finibus tuis. 8. Narrabisque filio tuo in die illo, dicens : Hoc est, quod fecit mihi Dominus , quando egressus sum de AEgypto. 9. Et erit quasi signum in manu tua, et quasi monumentum ante oculos tuos, et ut lex Domini semper sit in ore tuo : in manu enim forti eduxit te Dominus de AEgypto.

6. Per selle giorni mangerai azzimi : e il settimo giorno sar giorno solenne del Signore. 7. Mangerete azzimi per sette giorni : non si vedr presso di te, n dentro a' tuoi confini nulla di fermentato. 8. E in quel giorno racconterai al tuo figliuolo, e .dirajjjQuesto, e questoJece per me il Signore, quando io uscii dall'Egitto. o,. E ci sar quasi un sigillo nella tua mano, e come un monumento davanti a'tuoi occhi, affinch la legge del Signore sia sempre nella tua bocca : perocch con braccio forte ti trasse il Signore dall' Egitto. io. Osserverai questo 10. Custodie^ 'hujuscemodi cultum statuto rito di anno in anno nel tempore a diebus in tempo stabilito. dies.

Vers. g. Sar, quasi un sigillo nella tua mano, ec. Gli Ebrei grossolanamente spiegando queste parole scrivono sopra piccoli pezzi di carta pecora fatta di pelle d' animale puro alcuni passi di questo capo dell'Esodo, e si legano queste cartapecore al pugno, e alla fronte da un'orecchia all'altra, e le chiamano Tephilim, e i Greci Jlatterie, che vuol dire preservativi. Vedi quello che si detto, Matth. xxiu. 5. Ottimamente s. Girolamo : / precelti saranno nella tua mano per adempirli, saranno dinanzi a! tuoi occhi per meditarli di e notte.

\i. Cumque introduerit te Dominus in terram Chananaei, sicut /uravittibi, et patribus t/s,tdederittibi eam: 12. (i) Sparbs omne, quod peHtvul* vam, Domalo, et (fiood prvmitwutii est in pcoribus tfs : quidquid habueris masculini sexus, consacrabfs Domino, 15. Primogentnti asini mutabisQve ; quod si non redemeris, interficies : omne autem primogenztum hominis de filiis iuis> pretio redimes.

11. quando il Signore ti avr introdotto nella terra del Chananeo, come giur a te, e a'padri-tuoi, e a te l'avr data in dominio : 12. Separerai pel Signore tutti i primi parti, e tutte le primizie *de'tuoi bestiami : tutti i maschi, che avrai, li consacrerai al Signore. 13. Al primogenito dell'asino sostituirai tuia pecora : che se noi riscatti , lo ucciderai: ma i primogeniti de'tuoi & gliuoli li riscatterai tutti con denaro.

(i) Infr, sa. g. et $%* ig. Ezech. 44- 3o Vers. i*. Separerai pel Signore tutti i primi part... de* tuoi bestiami. Alcuni intendono solamente de' primi parti delle pecore, delle capre e delle vacche, e non de' cammelli, cavalli ec. Vers. 13. Al primogenito dell* asino, sostituirai una pecora. Gli asini erano di grande uso presso gli Ebrei, i quali non ebber cavalli almeno in un certo numero, se non molto tardi : quindi faceano per essi gli asini quello che fanno tra noi i cavalli ; e veggiamo i principi e i gran signori cavalcare degli asini. f^ediJud. x. 4-, sii. 14- Dio adunque avendo riguardosi comodo degli Ebrei permette , che il primogenito dell' asino, che dovea essere a lui offerto, fosse permutato con una pecora. Ma se il padrone dell' asino non volea dar la pecora , Dio comanda , ebe lo stesso primogenito si metta a morte, non volendo permettere , che quella bestia, la quale era consacrata a lui, e non era stata riscattata, servisse mai pi a comodo altrui.

14. Cumque interrogaverit te filius tuus cras, dicens : Quid est hoc ? respondebis ei : In manu forti eduxit nos Dominus de terra AEgypti, de domo servitut/s. 15. Nam cum indii" ratus esset Pharao, et noltet nos di/Mittere, occidit Dominus omne primogenitum in terra A JSg/pti, a primogenito hominis usque ad primo genitumjumentorum*. idcirco immolo Domino omne, quod aperit vulvam, masculini sexus, et omnia primogenita filiorum meorum redimo. 16. Erit igitur quasi signum in manu tua, et quasi appensum quid, ob recordatione/n, inter oculos tuos, eo quod in manu forti eduxit nos Dominus de AEgypto. Deut. 6. 8. 17. Igitur cum emi" sisset Pharao populum, non eos duxitDeus per viam terraePhilisthiimt quae vicina est, reputans , ne forte VQQnitQ*

14- E quando in appresso domander a te il tuofigliuolo: Che questo ? gli risponderai : Con braccio forte ci trasse il Signore dalla terra d'Egitto, dalla easa di schiavit. 15. Imperocch essendosi Faraone ostinato a non voler lasciarci partire,ueeise il Signore tutti i primogeniti nella terr 4' Egitto, dal primogenito dell' uomo fino al primogemto dei giumenti: per questo io offerisco al Signore tutti i primi parti maschi, e riscatto tutti i primogeniti de' miei figliuoli. io. Questo adunque sar come un sigillo nella tua mano, e come un ricordo, che penda tra V uno e P altr' occhio , e ti avverta come il Signore con forte braccio ci trasse dall'Egitto, 17. Avendo adunque Faraone fatto andar via il popolo, Dio noi con dusse per la vicina strada de' Filistei, sul riflesso, che egli forse non

ret eum., si vidsset ad' vrsym se bella consurgere, et reverteretur in AEgyptum. i&. Sed circumduxit per viam deserti) quae est juxta mare JRubru/w: et armati ascenderunt filri Israel de tferra AE&pti. 19. fulitqiie quoque Myses ossa Joseph secumr eo quod adjurasset filios Israeldi-

si ripentisse, e tornasse in Egitto, quando avesse veduto suscitarsi guerre contro di lui. 18. Ma fece lor fare un giro pel deserto, che presso al mar Rosso : e ifigliuolid'Israele uscirono armati dalla terr^ d'Egitto. 19. E Mos prese seco anche le ossa di Giuseppe : perch questi se l'era fatto promettere

Vers. 17. Dio noi condusse per la vicina strada ce. Da Pelusio ad Ascalon si calcola un viaggio di circa sette giorni : ma i popoli di Chanaan, e particolarmente i Filistei, che erano sulla strada , doveano stare ali' erta, sapendo , come gli Ebrei si promttevano di essere padroni di quel paese. Vedi i. Paralp. vii. 21. La lunga durissima servit, dalla quale uscivano g' Israeliti, gli avea renduti paurosi e di poco cuore: bisognava prima rianimargli ed esercitarli alla fatica del viaggio, volendo Dio ordinariamente servirsi de'mezzi naturali. Vers. i8.1 figliuoli d? Israele uscirono armati. I LXX. leggono uscirono alla quinta generazione : lo che s. Agostino interpreta: uscirono al quinto secolo del loro pellegrinaggio , cio Fanno 43o. dalla vocazione d'bramo. S. Girolamo poi prendendo la parola generazione nel senso pi ovvio conta le cinque generazioni nella trib di Giuda dall'ingresso nell'Egitto in tal modo : Phares, Esroii, Anram , Aminadab, Naasson. Ma venendo alla lezione della volgata, ella confermata generalmente dagli Ebrei , e nella stessa guisa tradusse Simmaco, e Aquila, e che questa versione sia giusta lo gridano tutti quanti i banchi delle sinagoghe, dice s. Girolamo ad Damas- q. 2.; onde non occorreva che tanto rumore menassero gli eretici per simil ragione contro il traduttore Latino. Ma chi diede 1' armi agli Ebrei ? i principali, e pi comodi ne avranno avute gi nelle loro case: gli altri avvisati della prossima loro liberazione se ne saran procurate ; molti finalmente le avranno avute in prestito dagli Egiziani, con tante altre cose che ne cavarono di valore assai pii grande. Del rimanente, che gli Ebrei avesser l'armi giuoco forza di confessarlo, mentre ben presto ebber da misurarsi cogli Amaleciti,

cens : (i) Visitabit vos da'figliuoli d'Israele con "Deus: efferte ossa mea giuramento, quando disse: Dio vi visiter: trashinc vobisciim* portate di qua con voi le mie ossa. 20. E partiti da So2 o. Pro/ctique de Socoth castrametati coth posero gli allogsunt in Etham in ex- giamenti in Etham, che tremis finibus solitudi- nell' estremit del deserto. nis. 21. E il Signore li 21. (2) Dominus autem praecedebat eos ad precedeva per insegnar ostendendam viam, per loro la strada, di giorno diem in columna nubis, con una colonna di nuet per noctem in colli- vola, e di notte con una mna ignist ut dux es- colonna di fuoco, la quaset itineris utroque tem- le nell' uno e nell' altro pore. tempo fosse loro scorta nel viaggio. 22. Non manc mai 22. "Nunquam de fuit columna nubis per la colonna di nuvola di diem, nec columna ignis giorno, n la colonna di per noctem coram po- fuoco la notte dinanzi pulo. al popolo.
(i) Gen. 5o. i^. (1} Num. 14^ 14-2- Esdr. 9. i g. i. Cor. i o. i.
Vers. i g. E Mose prese seco anche le ossa di Giuseppe. E molto verisimile, che in questa occasione fossero trasportate le ossa anche degli altri patriarchi fratelli di Giuseppe , constando dagli Atti, cap. vii. 16., che furono portate nella terra di Chanaan, e sepolte in Sichem. Vers. 2i. Di giorno con una colonna di nuvola, e di notte ec. Era una stessa nuvola, la quale di giorno faceva ombra, e di notte s'infiammava: ella insegnava agli Ebrei la strada , perch in quegli arenosi deserti non havvi vestigio di strada, e i viaggiatori sono costretti a. valersi di certi strumenti simili a' quadranti, dei t|uali si servono i marinai. Questa colonna, come dice Davidde , gli adombrava di giorno, e gVilluminava di notte, Psalra. io4 Fedi f/uello che intorno a quesia, nuvola dice *, Paolo , i Cor. \. i?.,, ed ivi le annotazioni.

C A P O XIV. Faraone co1 suoi d dietro a Israele. VAngelo sijfrappo^e di me^zo nella colonna della nuvola. Mos divide il mar Bosso, e lo passano a piede asciutto g/i Ebrei. GU Egiziani con tuttala c0p&M$rift, co* loro cocchi sono som* yief& $ daffi da gelo, e dalle acque, che ven^^ /ora s<ipiMj 1. JLjocutus est autem Dominus ad Moysen, dieens : 2. Loquere filiis /srael: .Reversi castrametentur e regione Phifeahiroth, quae est inter Magdalum,etmare contra Beelsephon : in conspectu ejus castra pone* t&':&ityer9W&IV H il Signore pario a Mos, e disse :

3. Dicturusque est Pharao super filiis /srael \ Coarctati sunt in terra, conclusit eos desertum.

2. Di' a' figliuoli d' Israele, che tornino indietro, e pongano galloggiamenti dirimpeli to aPhihahirolh, la quale tra Magdalum, e il mare dirimpetto a Beelsephon : in faccia a questo luogo porrete gli alloggiamenti lungo il mare. 3. E Faraone dir dei figliuoli d'Israele : Sono in paese angusto, sono serrati nel deserto.

Vers. 22. * Non manco mai la colonna. Se non al tragitto del Giordano, poich da quel tempo g' Israeliti doveano muoversi seguendo P Arca. Vers. 2. Tornino indietro, e pongano gii alloggiamenti f, GP Israeliti camminavano a dirittura per andare dal basso Egitto al monte Sinai, quando il Signore ordina a Mos di farli tornare indietro. Dio avea in ci i suoi grandi fini, come si dice tu appresso,

4. El iudurabo cor e/us,cpersequetur vos: et glbrificabor in Pharaone, et in omni exercito ejus : scientque A Egypti, quia ego sum Dominus. Feceruntque ita. 6. Et nuntiatum est regi AEgypdorum^uod /ugisset populus : immutatumque est cor Pharaonis, et servorum e;us super populo, et dixerunt: Quid voluimus facere, ut dimitteremus Israel, ne servi" ret nobis ? 6. Junxit ergo currum, et omnempopulum suum assumpsit securi.
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4- E indurer il cuore di lui e v' inseguir : e io trarr gloria da Fa raone, e da tutto il suo esercito : e conosceranno gli Egiziani, ch' io sono il Signore. E quelli fecer cosi. 6. E fu recato avviso al re degli Egiziani, come il popolo fuggiva ; e si cangi il cuore di Faraone , e de' suoi serv verso del popolo, e dissero : Che quello, che noi ci siamo indotti a fare lasciando, che seu vada Israele, e a noi pi non serva ? 6. Fece egli pertanto mettere i cavalli al suo cocchio, e prese seco Jttitto il suo popolo.
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Veri. 31. Sono serrati nel deserto. Vale a dire dalle montagne nel deserto. Do adunava in quelle strettezze gli Ebrei, affinch non avessero speranza di salvarsi, se non nel soccorso di Dio ; e questa loro situazione serve alla malizia di Faraone di stimolo per inseguirli. Vers. 4- Trarr gloria, da Faraone, e da tutto il sito eserc" lo, ec. Quando e il condottiero, e l'esercito sommerger nel mar Rosso, allora tutti conosceranno la mia potenza, e l'amore ch' io ho pel mio popolo. Vers. 5. E fu recato avviso al re degli Egiziani, come il popolo fuggiva. Gli Egiziani vedendo, come il popolo non andava pi a dirittura verso l'Horeb, e il Sinai, ma avea presa la strada verso il mare, compresero, che gli Ebrei voleano andarsene per sempre, e ne avvisarono Faraone. Non da dubitare, che per ordine di lui andassero e venissero delle spie per informarlo di tutto .

7. Tulitque sexcentos currus electos , et quidquid in AEgypto curruumfuit^ et duces /otius exercz'tus. 8. Induravitque Dominus cor Pharaonis regis AEgypti, et perqecutus estfilios Israeli at illi egressi erant in -manu excelsa. 9. Cumque pers equerentur Agyptii vestigi praecedendum, repererunteos in castris super mare. Omnis equitatus, et currus Pharaonis, et univer# us exercitus erant in Phikahiroth contra Beelsephon. i.Machab.4-9* Jos.24.6". io. Cumque appropinquasset Pharao , levantes filii Israel oculos viderunt AEgyptios post se : et timue*

7. E prese secento cocchi scelti, e tutti gli altri cocchi, che si trovarono nel!' Egitto, e i capitani di tutto V esercito. 8. E il Signore indur il cuore di Faraone re d' Egitto, ed egli insegu ifigliuolid'Israele: ma questi erano partiti con gran fidanza. 9. E seguendo gli Egiziani le orme gi segnate da quelli, li trovarono alloggiati lungo il mare. Tutta la cavalleria , e i cocchi di Faraone, e tutto l'esercito erano m Phihahiroth dirimpetto a Beelsephon. 10. E appressandosi Faraone, i figliuoli d'Israele alzando gli occhi si videro alle spalle gli Egiziani : ed ebbero

Vers. 7. E i capitani. I LXX. tradussero / Tristati : i quali rane i tre primi personaggi della corte, ed aveano il secondo grado dopo la real dignit, dice s. Girolamo in Ezechiel. xxui. 'Vedi K. Reg. xxm. ig. * Cocchi scelti. Vale a dire carri da guerra che dall' una e lali' altra parte armati di falci, si faceano trascorrere per mezzo a'nemici con grave lor danno, mentre i soldati che v'eran dentro anch'essi menavan le mani contro i medesimi. IJt

runt valde, clamaveruntque ad Dominum. n. Et dix erant ad Moysen : Forsitan non erant sepulcra in AEgypto, ideo tu/isti nos, ut moreremur in solitudine ? Quid hoc facere voluisti, ut educeres nos ex AEgypto ? 12. Nonne iste est sermo, quem loqwebawur ad te in AEgypto, dicentes : Recede a nobis jitserviamus AEgyptiis ? multo enim melius erat servire eis, quam mori in solitudine . 13. Et ait Moyses ad populum : Nolite timere : state, et videte magnala Domini, quae facturus est hodie*. AEgyptios enim, quos nunc videtis, nequaquam ultra videbitis, usque in sempiternum.

paura grande, e alzarono le grida al Signore. 11.E dissero aMos: Mancavan forse sepolture in Egitto, che tu ci hai tratti di col, affinch morissimo nella solitudine ? Per qual motivo hai tu voluto far questa cosa di cavarci dall' Egitto ? 12. Non egli questo quel che a te noi dicevamo nell'Egitto : Lascia , che noi serviamo agli Egiziani? conciossach molto meglio era il servire ad essi, che il morire nella solitudine. 13. E disse Mos al popolo : Non temete : state ad osservare iprodigi, che far oggi il Signore : perocch gli Egiziani, che voi ora vedete, non li vedrete mai pi in eterno.

Vers. n. * Maticavan forse sepolture in Egitto? ... Cosi g' Israeliti di poco o di niuna fede 5 ma i buoni nel pericolo invocavano com' detto di sopra il Signore. Vers. 13. Non l vedrete mai pi in eterno. Non li vedrete pi armati, minaccevoli, spiranti sangue e morte ; perocch in altro stato li videro, vers. 3o. Ma dee qui ammirarsi con quanta bont e mansuetudine risponda Mos alle mormorazioni e ingiurie de-

i4- Dominus pugnabit pro vobis, et vos tacebitis. io. Dixitque Dominus ad Moysen : Quid clamas ad me ? loquere filiis Israelp ut proficiscatur, 15. Tu autem eleva virgam tuam, et extende manum tuam super mare, et divide illudi ut gradiantur filii Israel in medio mari per siccum. 17. Ego autem indrabo cor AEgyptiorum, ut persequantnr vos: et glorficabor in Pharaone, et in omni exercito e/us, et in currius, et in equitibus illius. 18. Et scient AEgyptii , quia ego sum Dominus, cum glorificatus fuero in Pharaone , et in curribus, atque in equitibus ejus.

i4- Il Signore combatter per voi, e voi non vi moverete. 15. E il Signore disse a Mos : Perch alzi a me le grida? di' a* figliuoli d* Israele, che si mettano in viaggio. 16. E tu alza la tua verga , e stendi la tua mano sopra il mare, e dividilo: affinch i figliuoli d* Israele camminino per mezzo al mare a piedi asciutti. 17. E io indurer il cuore degli Egiziani , perch vi perseguano : e sar glorificato nello sterminio di Faraone, e di tutto il suo esercito , e de* suoi cocchi, e de* suoi cavalieri. 18. E gli Egiziani conosceranno, ch'io sona il Signore, quando avr fatto servire alla mia gloria Faraone, e i suoi cocchi, e i suoi cavalli.

gli Ebrei, i quali esercitarono incredibilmente la sua sofferenza, come vedremo. Vers. 15. Perche alzi a me le grida? Non eras detto, che Mos avesse detta parola al Signore ; ma questi avea udite le voci, cio i desiderii e le suppliche del cuore di Mos. Vers. 16. * E divdilo, E spartiscilo.

i g. jTollensque se Angelus Dei, qui praecedebat castra Jsrael, abiit post eos : et cum eo pariter columna nubis, priora dimittens , post tergum, 20. Stetit inter castra AEgyptiorum, et castra Israeli et erat nubes tenebrosa, et iHuminans noctem, ita ut ad se invicem toto no ctis tempore accedere non valerent.

21. Cumque exten 'disset Moyses manum super mare, abstulit illud Dominus, fiante vento vehementi., et rente tota nocte, et vertit in siccumj divisaque est aqua

19.E si lev l'Angelo del Signore, che precedeva 1' esercito d'Israele, e si pose alle loro spalle ; e insieme con esso la colonna d nube, lasciata la parte anteriore, 20. Si pos nel fondo tra gli alloggiamenti degli Egiziani, e gli alloggiamenti d'Israele : e quella nube era tenebrosa, e insieme rischiarava la notte , talmente che non poterono per tutto il tempo della notte appressarsi gli uni agli altri. 21. E avendo Mos stesa la mano sul mare, il Signore lo port via, soffiando un vento gagliardo , e ardente per tutta la notte, e lo asciug: e l'acqua rest scompartita.

Vers. 20. E quella nube era. tenebrosa, e insieme rischiarava la notte, talmente che ec. La nuvola dalla parte che volgea verso gli Egiziani, era tenebrosa, dalla parte degP Israeliti dava un lume chiaro. Cosi il Caldeo. Gli Ebrei frattanto al favor della luce continuavano a camminare ; ma gli Egiziani, bench non lasciassero di seguitarli, erano rattenuti nel loro corso dal buio cagionato da quella nuvola : cosi uon poterono per tutta la notte accostarsi agli Ebrei. Vers. zi. Il Signore lo port via soffiando ec. Il Signore port via, lev di mezzo le actjue per fare una strada al suo popolo;

22. (ij Et ingressi sunt filii Israel per medium sicci moris : erat enim aqua quasi murus a dextra eorum, et ! laeva. 23. Persequentesque AEgyptii ingressi sunt post eos, et omnis equitatus Pharaojiis, currus e/us , et equites per medium moris. 24- Tamque aaVenerat vigilia matutina&v) et ecce respiciens Dominus super castra AEgyptiorum per columnam ignis, et nubis interfecit exercitum eorum :

22. E i figliuoli d' Israele entrarono in mezzo al mare asciutto: perocch P acqua era come muro alla loro destra , e alla sinistra. a3.E gli Egiziani inseguendogli entrarono dietro a loro nel mezzo del mare , e tutta la cavalleria di Faraone, e i suoi cocchi, e i cavalieri. 24. Ed era gi la vigilia del mattino, allorch traguardando il Signore dalla colonna di nube e di fuoco 1' esercito degli Egiziani fece perire le loro schiere:

(1) P s al. 77. i3. et n3. 3. Hbr. 11. 29. (2) J^. 18. 15.
il vento ardente e gagliardo secondo alcuni dovea , tolte gi le acque, rasciugar il fondo , perch gli Ebrei vi camminassero sopra di pi fermo e asciutto. Ma dalla relazione di un missionario Gesuita (il p. Sicard) venghiamo a sapere, che il fondo del mar Rosso tutto sabbia, e quasi come il terreno del vicino deserto. Vers. a4- Ed era gi. la vigilia del mattino. La quarta e ultima parte della notte ; perocch gli Ebrei, come i Romani, dividevano la notte ia quattro parti di tre ore l'una, ma queste ore erano pi lunghe o pi corte secondo che la notte era pi o meno lunga. Essendo allora 1* equinozio, la quarta vigilia cominciava verso il far dell'aurora. Notisi, che secondo la relazione del detto p. Sicard il mar Rosso nel luogo, dove lo dovettero passare gli Ebrei, non ha di larghezza pi di cinque in sei leghe di Francia; onde avendo gli Ebrei cominciato a passarlo sul far della sera, ebbero assai di tempo per arrivar tutti alla opposta riva prima che finisse la notte.

25, Ktsubvertitrotas curruum, ferebantur* que in pro/ndum, Dixerunt ergo A-Egyptii: Fugiamus Israelem : Dominus enim pugnat pro eis contra nos. 26". Jt ait Dominus ad Moysen t Extende manum tuam super mare , ut revertantur aquae ad AJEgj'ptios super currus, et equites eorum, 27. Cumque extendisset Moyses manum contra mare, reversum est primo diluculo ad priorem locum : ygientibusque AEgyptiis accurrerunt aquae, et involvit eos Dominus in mediis fluctibus. 28.Reversaeque sunt aquae et operuerunt currus, et equites cune/i exercitus Pharaonis , qui sequentes ingressi fuerant mare :

25. E rovesci le ruote dei cocchi> ed eglino furono trasportati nel ( m a r ) profondo. Dissero adunque gli Egiziani: Fuggiamo Isracle : perocch il Signore combatte per lu contro di noi. 2,6. E il Signore disse a Mos : Stendi la tua mano sul mare, affinch le acque tornino a riunirsi sopra gli Egiziani, sopra i cocchi, e sopra i lor cavalieri. 27-E avendo Mos stesa la mano verso il mare, questo torn al luogo di prima al primo spuntare del giorno : e le acque andaron sopra gli Egiziani, che fuggivano , e g'involse il Signore in mezzo a'flutti. 28. E le acque ripreso il loro corso ricopersero i cocchi, e i cavalieri di tutto F esercito di Faraone , i quali inseguendo g' Israeliti

Fece perire le loro schiere. L' Ebreo pu tradursi : ScortvjpigZi', mise in ispavenlo. Nel capo seguente, e nel Salmo LXXVI. i6. 17, 18. si parla de'tuoni e de'fulmini scagliati contro gli Egiziani. In questo passaggio si celebre del mar Rosso l'Apostolo ci ha fatto notare una bella figura del Battesimo. J^edi i. Cor, x.

nec unus quidem super- erano entrali nel mare: neppur uno di quelli si fuit ex eis. salv. 29. Ma i figliuoli d'Izg.Filii autem Lsrael perrexerunt per me- sraele si avanzarono dium sicci maris : eta- pel mezzo del mare quae eis erant quasi asciutto : e le acque epro muro a dextris , et ran per essi qual muro a destra e a sinistra : a sinistris : 5o. E il Signore libe5o jCiiberavitque Dominus indie illa Israet r in quel giorno Israede manu AEgyptiorum. le dalle mani degli Egiziani. 31. videro gli Egi3i. Et viderunt AJKgyptios mortuus super ziani morti sul lido del littus maris, et manum mare, e la possanza magnam, quam exer- grande dimostrata dal cuerat Dominus contra Signore contro di essi: eos : timuitgue populus e il popolo tem il SiDominum, et credide- gnore , e credettero al runt Domino, et Moys Signore, e a Mos suo servo ejus* servo.

Vers. 27. * E gVinvolse. Gli seppell. Vers. 31. Credettero al Signore, e a Mose, Sopra queste parole s. Girolamo In ep. ad Philera. Una stessa credenza si riferisce a &ia e a Mose, talmente che il popolo che credette al Signore, credette ancora al suo servo : perocch non e verace la dilezione e la fede in Dio, quando sia alterata dalV'avversione e infedelt, verso detminislri di lui,

C A P O XV. Mos, e gP Israeliti, renante grazie a Dio con un cantico , arrivano a Maran , dove le acque amare sono addolcite da Mos. Di li vanno ad Elim, dove erano dodici fontane, e settanta palme. 1. JL une (\) cecinit MoyseSy et filii Israel carmen hoc Domino, et dixerunt: CantemusDomino : gloriose enim magnificatus est ; equum, et ascensorem dejecit in mare. 2. Fortitudo mea, et laus mea Dominus : et factus est mihi in salutem : iste Deusmeus,
(i) Sap. io. ao.
Vers. i. Allora cant Mose e. Questa sacra cantone il pi antico monumento di poesia che siasi veduto al mondo. Ella un grandioso panegirico della vittoria riportata dal Signore sopra de' suoi nemici ; ella un tenerissimo ringraziamento a lui per la mirabile protezione ch' egli ha del suo popolo ; ella finalmente piena di spirito profetico , e consegnando alla fede di tutti i secoli 1' avvenimento grande , per cui fu composta, viene a predire altri prodigi della bont e misericordia di Dio infinitamente maggiori verso un altro popolo , di cui fu figura Israele : imperocch dice s. Giovanni nell'Apocalisse, che egli vide come un mare di vetro misto di fuoco, e quelli, che vinser la bestia, e. V immagi~ ne- di lei, stavano sul mare di vetro tenendo cetere divine, e cantavano il cantico di Mose servo di Dio, e il cantico delVdgnelo. Vedi le annotazioni all'Apocalisse, cap. xv. a. 3,

i. A Hora cant Mos , e ifigliuolid'Israele questa laude al Signore, dicendo: Diamo gloria al Signore, perocch egli s gloriosamente esaltato; ha gettato nel mare il cavallo, e il cavaliere. a. Mia fortezza, e oggetto delle mie lodi egli il Signore, ed stato mio salvatore : egli il

et glorificalo eum : Deus patris mei, et excdtabo cum. P s. 117.15. Isai. 12. 2. 5. Dominus quasi vir pugnator : Omnipotens nomen ejus. 4- Currus Pharaonis, et exercitum e/us pro/ecit in mare : electi principes ejus submersi sunt in mari Rubro: 6. Abyssi operuerunt eos, descenderunt in profundum quasi lapis. 6. Dextera tua, Do7ine, magnificat^ est in fortitudine : dextera tua, Domine, percussit nincum. 7. Et in multitudine gloriae tuae deposuisti adversarios tuos : misis/i iram tuam , quae devoravit eos sicut stipulam.

mio Dio, e io Io glorificher : il Dio del mio padre, ed io lo esalter. 5. II Signore qual forte campione: il suo nome l'Onnipotente. 4. Egli ha precipitati nel mare \ cocchi di Faraone, e il suo esercito : i migliori suoi condottieri sono stati sommersi nel mar Rosso i 6. Sono sepolti negli abissi, son caduti nel profondo qual pietra. 6. La tua destra, o Signore, ha dimostrato una sovraggrande fortezza : la tua destra , o Signore , ha percosso il nemico* 7.E con la molta possanza tua hai dispersi i tuoi avversarii : 1* ira tua fu spedita da te, la quale li divor come paglia.

Vers. a. Mia fortezza, ce. Come se dicesse: non a noi, non al nostro valore, si ascriva , se i cavalli e i cavalieri d' Egitto sono stati vinti e disfatti. Dio , che forte per me , potente per mer egli ha fatto questo , ed egli perci l'obbietto delle mie lodi, perch mi ha salvato. Vers. 3. * II suo nome e V Onnipotente. Ebr. Il suo uome Jehovah; Vers. 6. * Ha dimostrato. Fece vedere.

8. Et in splrtu furoristuicongregatae sunt aquae ; stetit un da fluens, congregatae sunt abissi in medio mari. 9. Dixt inimicus : Persequar, et compre' hendam : dividam spalla , implebitur anima mea : evaginabo gladium meum : interficiet eos manus mea. 10. Flavit spiritus tuus, et operuit eos mare : submersisunt quasi plumbum in aquis vehementibus. 11. ^)uis similis tui n fortibus Domine ? quis similis tui, magni' ficus in sanctitate, terribilis atque laudabilis ,faciens mirabilia? 12. JSxtendisti manum tuam, etdevoravit eos terra.

8. E al soffio del tuo furore si ammontarono le acque : 1' onda corrente f ermossi, s acquagliarono in mezzo al mare i flutti profondi. 9. Il nemico avea detto : Inseguir, e raggiugner : divider le spoglie, le me brame saran soddisfatte: sguainer la mia spada , la mia mano gli uccider. 10. Soffi il tuo spirito , e il mare li ricoperse : aifondaron qual piombo nelle acque precipitose. 11. Chi de' forti simile a te , o Signore ? Chi simile a te , glorioso nella santit, terribile e laudabile , operator di prodgii? 12. Tu stendesti la mano , e la terra gV ingoi.

Vers. 9. * Raggiunger. Ebr. Far prigioni. Vers. io. Soffio il tuo spirilo. Al soffio di tua possanza vendicatrice, ec. S. Girolamo. Vers. 11. * Chi de* forti e simile a f, o Signore? Qual degli Dei? Cosi i LXX. L'Ebr, EL uno de' nomi di Dio e attribuitogli in quanto egli forte. Ivi. * Terrbile e laudabile. Letteralmente : terribile nelle lodi, da laudarsi cio con riverenza e timore.: delle cui lodi lion pu parlarsi senza timore.

13. Duxfuisti in misericordia tua populo, quem redemisti : et portasti eum in fortitudine tua ad habitaculum sanctum tuum. 14- Ascenderunt populi, et trati* sunt: dolores obtinuerunt ha* bifatores Philisthiim. 15. Tunc conturbati sunt principes Edom, robustos Moab obtinuit tremar : obriguerunt omnes habitatores Cha* naan. 16. Irruat super eos formido et pavor in magnitudine brachii tui : fiant immobiles quasi lapis, donec pertranseat populus tuus,

15. Tu nella tua misericordia fosti il condottiere del popolo, cui riscattasti : e colla tua fortezza Io hai portato fino al tuo santo soggiorno. 14. I popoli si son messi in movimento, e son pieni di sdegno: gli abitanti della Palestina sono in affanno. 15.1 principi diEdom sono sbigottiti, tremano i campioni di Moab: tutti gli abitatori di Chanaan sono istupiditi. 16. Cada sopra i essi paura e spavent merc del tuo braccio grande : rimangano immobili come pietra , fino a tanto che passi, o Signore, il

Vers. i2. La terra gV ingoi. Vuol dire, clic nello stesso mo-* mento , in cui Dio stese la mano contro gii Egiziani, furono questi sepolti, come se la terra gli avesse ingoiati. Vers, 13. Colla tua fortezza lo hai portato ec, Havvi in questd, e ne' versetti seguenti una profezia di quello che Dio far ancora pel suo popolo. Tu li porterai fino al soggiorno tuo santo ; vale a dire fino a quel paese, che stato il soggiorno de'tuoi santi , di bramo, d'Isacco, di Giacobbe, sino al soggiorno promesso alla stirpe loro fedele e salata , fino al soggiorno della stessa tua santit , dove tu avorai fissa abitazione nel tempio a te consacrato , e dove nascer e morr il Cristo, il santo de* santi, Vers. 14-1 popoli si son messi in movimento. L'Ebreo, i LXX. e il Caldeo hanno udito; vale a dire intenderanno la fama dei grande avvenimento i vicini popoli, e ne avranno ira e dolore.

) om/ne;donec perirans- popol tuo, sino a tanto eat populus tuus iste, che passi questo tuo poquem possedisti. polo, di cui tu sei il padrone. 17. Tu li condurrai 17. Introduces eos, etplantabis in monte col , e li pianterai sul hereditatis tua<?,firmis- monte di tuo retaggio, simo habitaculo tuo, nella sicurissima abitaquodoperatos es, Domi' zione tua, che tu, o Sine: sanctv&rium tuum, gnore, ti sei fabbricata : Domine, quod firmave- nel tuo santuario fonrunt manus tuae, dato , o Signore, dalle tue mani. 18. Il Signore regne18. Dominus regnaUt in aeternum, et ul- r pe* secoli, e ancor di l. tra. 19.Imperocch entr 19. Jngressus est enim eques Pharao cum il cavaliere Faraone coi
Yers. 16. Merc del braccio tuo grande. Sieno ricolmi di paura e di spavento in udendo quello che tu hai fatto col possente tuo braccio, * Di cui sci il padrone. Che tu ti sei acquistato -, ti sei fatto tuo. > Ver. 17. L pianterai f u i monte d tuo retaggio, ec> Sul monte Sion darai loro stabile e ferma sede ; su questo monte, che tuo retaggio e tuo dominio per ragion del tempio, ed abitazione tua eletta da te medesimo per dimorarvi, ed tuo luogo santo, dove si offeriranno a te orazioai e sacrifizii, e dove tu santificherai il tuo popolo, Notisi primo 7 che il passato qui posto invece del futuro, coin sopra : secondo, che nel possesso del monte Sion s'intende compreso anche il possesso di tutta la terra di Ghanaan. Ma quanto meglio queste cose convengono alla Gerusalemme , che lass, come dice P Apostolo , alla Sionne degli eletti, che la vera casa di Dio, e fondata da lui, e stabilita in eterno! A questa casa, a questo monte, a questo santuario mirava Mos a somiglianza di colui che diceva: Beati coloro che abitano nella tua casa, o Signore: ei ti loderanno pe* secoli de* secoli, Ps. LXXXHI. 5, * Di tuo retaggio. Di tuo dominio. Ivi. * Ti sei fabbricata. Ti se'preparata, Yers. 18, * E ancor di la> E pi olire.

curribus et equitibus ejus in mare : et reduxit super eos Dominus aquas maris ; filii autem Israel ambulaveruni per siccum in inedia ejus. 20. Sumpsit ergo Ma" ria prophetissa, soror, Aaron, tympanum in manu sua: egressaeque sunt omnes mulie~ res post eam cum tympanis, et choris, 21. Quibus praecinebat, dicens : Cantemus Domino ; gloriose enim magnificatus est: equum, et ascensore/ <?/us dejecit in mare.

suoi cocchi e co' suoi cavalieri nel mare : e il Signore ripieg sopra di loro le acque del mare : ma i figliuoli d'Israele camminaron per esse a piedi asciutti. 20. Allora Maria profetessa, sorella di Aronne , prese in mano un timpano : e tutte le donne le andarono dietro coi timpani, tessendo carole , 21. Tra le quali ella intonava, dicendo : Diamo laude al Signore; perocch egli si gloriosamente esaltato : ha gettato nel mare il cavallo e il cavaliere.

Vers. 20. Allora Maria, profetessa., sorella ec. Maria chiamata profetessa nel senso pi ordinario, perch ella uvea ricevuto da Dio lo spirito profetico, come scritto, Niun. XH. ?.. Quanto al suo nome , il quale -intero Mariarn , egli pu significare tra le altre cose Stella del mare, come not s. Girolamo , o Signora del mare , come altri vogliono. Ella chiamata sorella di Aronne piuttosto, che di Mos, o perch Aronne era maggiornato, o perch Mos colla solita sua umilt non volle fare a s quest' onore di dirsi fratello di una persona tanto privilegiata da Dio. Il vederla distinta nelle Scritture t;ol solo nome del fratello, ha dato ragione a'Padri di credere, ch' ella vivesse nello stato di vergine : perch se avesse avuto marito, col nome di questo sarebbe stata rammemorata. Cos e in questo pregio si raro sotto l'antico testamento, e nello spirito di profezia, e nel zelo di celebrare le lodi di Dio fu degna questa nobil donzella di esser figura di quella vergine, la quale celebr con solenne cantico una miglior redenzione, alla quale ebbe cos gran parte coli' esser ^ata madre del Redentore,

22. Tulit autem Moyses Israel de mari Hubro, et egressi sunt in desertum Sur: ambula veruntq u tribus die bus per solitudine/n, et non in veniebantaquam. 23. Et venerunt in Maro., nec poterant bibere aquas de M'ara, eo quod essent amarae : unde et congruum loco nomen imposuit, vocans illum Mara, id est, Amaritudine m. 24. -Et murmuravit populus contra Mbjse/z, dicens : Quidbibemus? 26. At ilfe clamavit ad Dominum^ qui ostendit ei lignum : quod (i) cum misissetin aquas, in dulcedinem versae sunt, /bi consdtuit ei praecepta, atque judicia, et ibi tentavit eum.

22. Or Mos men via g' Israeliti dal mar Rosso, ed entrarono nel deserto di Sur : e camminarono tre d nella solitudine, e non trovavano acqua. 25. E giunsero a Mara , e non potevano bere le acque di Mar a per la loro amarezza : donde pose egli conveniente nome a quel luogo, chiamandolo Mara, cio Amarezza. 24. E mormor il popolo contro Mos , dicendo : Che berem noi ? 26. Ma egli alz sue voci al Signore, e fugli da lui mostrato uri legno : il quale dopo che da lui fu gettato nelle acque, si addolcirono. In questo luogo (Dio ) diede loro alcuni precetti , e leggi, e ivi fece prova di essi.

CO Judith. 5. 15. E ceti. 38. 5* Vers, 03. Meno via gV Israeliti dal mare Rosso. Sembra, ch Mos avesse della peoa a farli partire dal lido del mare, forse perch si studiavano di raccogliere le spoglie degli Egiziani. Yers. a3. Giunsero a Mara. Al luogo che fu poi detto Marci a causa dell' amarezza delle acque. Vers. a5. Fu/gli da lui mostrato un legno ec. Nel libro delP Ecclesiastico si legge : L'Altissimo creo dalla terra le medicine, i'ito/no prudente non le sprezzer. Non fu ella addolcila

2 6. Dicens t Si au'dieris vocem Domini Dei lui, et quod recium est coram eo, feceris, et obedieris mandatis e/us, custodierisque omnia praecepta illius, cunctum languore/n, quem posuiinAEgyptOi non inducavi super te : ego enim Dominus sawator tuus. 27. Venerunt autem in Elim filii Israel, ubi erant duodecim fontes aquarum, et septuaginta palmae : et castra" melati sunt juxta aquas. Nuni. 33. o.

26. E disse: Se tu udirai la voce del Signore Dio tuo, e farai quello che giusto ne gli occhi di lui, e obbedirai ai suoi comandi, e osserverai tutti i suoi insegnamentijio nonmander sopra di te alcuno de'mali, onde ho aggravato l'Egitto : perocch io il Signore tuo medico. 27. Giunsero di poi i figliuoli d'Israele ad filini , dov' erano dodici fontane di acque, e settanta palme : e posero gli alloggiamenti in vicinanza delle acque.

da un legno Vacqua amara? cap. xxxvui. 4- Donde sembra inferirsi che quel legno avesse naturalmente questa virt, e che perci Dio lo indicasse a Mos. Dicesi, che quelle acque, delle ijuali si conservata memoria nel paese per tradizione, sono tuttora da potersi bere, bench abbian contratta di nuovo una certa acrimonia pel molto nitro che abbonda in que' luoghi. I Padri hanno ravvisato in questo legno la virti della croce di Cristo, la quale addolciva a'santi tutte le amarezze di questa vita. Ed ivi fece prova diesai. Colla promulgazione di quelle leggi volle Dio provare l'obbedienza del suo popolo. Queste leggi non sono espresse in questo luogo. Vcrs. 27. Dov* eran dodici fontane, e settanta palme. S. Girolamo, e Tertulliano ed altri per queste dodici fontane intesero figurati i dodici Apostoli, come dodici fonti della dottrina evangelica, e per le settanta palme i settanta discepoli dl Salvatore illustri per la vittoriosa lor fede. Vedi Hieron. ad Fabiol.

Mormorano g' Israeliti nel deserto di .Sin per la scarsezza de* viveri , e Dio manda loro le quaglie , e piove manna a saziet. Comando del Signore intorno alt osservanza del sabato , e intorno al raccoglier la manna, e come dee riporsene per memoria deW averti Dio nutriti con essa ogni d per guarani anni. 1. (i) Xro/ectique sunt de Elim, et venit omnis multitudo filio rum Israel indesertum Sin, quod est inter Elim et Sinai, quinto decimo die mensis secundi postquam egres si sunt de terra AEgypti. 2. Et murmuravit omnis congregalo fi* liorum Israel contra Moysen et Aaron in solitudine. 3. Dixeruntque filii Israel ad eos : Utinam mortui essemus per
(\) Sap. n. 2.
Vers. i. E giunse nel deserto di Sin. E omessa qui na stazione , che segnata Num. xxxni. io. Questo deserto di Sin diverso dall'altro, di cui si parla Num. xx. i. A* quindici del secondo mese. Che fu poi detto Jar. Giunsero adunque nel deserto di Sin trenta giorni dopo la loro uscita dall'Egitto.

i. J-J si parliron da Elm, e giunse tutta la moltitudine dei figliuoli <T Israele nel deserto di Sin, che tra Elim e Sinai, a* quindici del secondo mese dopo la loro partenza dalla terra d'Egitto. 2.E tutta la turba dei figliuoli d'Israele mormor contra Mos ed ronne in quella solitudine. 3. E disser loro i figliuoli d'Israele : Fossimo pur noi rimasi estin-

manum Domni in terra A-Eg/pti, quando sedebamus super olas carnium, et comedebamus panem in saturitate : cur eduxistis nos in desertum istud ^ ut occideret/s omnem multitudinem fame ? 4. Dixit autem Dominus ad JMLoysen : .Ecce ego pluam vobis panes de coelo ; egrediatur populus, et cottigat quae sufficiunt per sin" gulos dies; ut tentem eum, utrum ambulet in lege mea, an non. 6. Die autem sexto parentt quod in/erant, et sit dupbim, quam collidere solebant per singulos dies.

ti per man del Signore nella terra d'Egitto, quando sedevamo sopra le caldaie piene di carni, G mangiavamo il pane a saziet : perch ci a vete condotti in questo deserto per far morire tutta la gente di fame ? 4' Ma il Signore disse a Mos : Ecco che io piover a voi pane dal cielo: vada il popolo, e raccolga tanto che basti di per d: ond'io faccia prova di lui, se cammini, o no secondo la mia legge. 6. Ma il sesto d ne prendano da serbare, e sia il doppio di quel che solevano pigliare per cjascun giorno.

Vers. 3. * Per far morire tutta la gente di fame. Comprendesi che gi cominciasse a mancare la provvisione portata d' Egitto. Vers. 4- Ond'io faccia prova di lui, ec. Dio, a cui nissun movimento ignoto del cuore umano, dice, che vuol provare, cio far conoscere agli stessi Ebrei, se veramente sieno obbedienti a lui, e si fidino di sua provvidenza. Ei vuol dar loro da mangiare, ma solamente d per d : e bench lo dia in gran copia, vuole che non ne raccolgano pi del necessario al vitto quotidiano, affinch dipendano continuamente da lui, e ogni d sentano gli effetti di sua benefica mano . Vers. 5. Ma. il sesto d ne prendano da serbare. Da queste parole gli antichi interpreti concludono, che la manna cadde la prima volta in giorno di domenica, dalla quale al venerd sono sei giorni. Nel sesto giorno adunque doveano gli Ebrei raccoglie-

6. tixeruntque Moyses et Aaron ad omnes filios Israeli V"espere scietis, quod Dominus eduxerit vos de terra AEgypti : 7. Et mane videbitis gloriam Domini : audivit enim murmur vestrum contra Dominum. Nos vero quid su* mus, quia mussitastis contra nos ? 8. Et ait Moyses : Dabit vobis Dominus vespere carnes edere, et mane panes in sturitate: eo quod audierit murmurationem vestras, quibus murmurati estis contra eum: nos enim quid sumus ? nec contra nos est murmur vestrum, sed contra Dominum. 9. Dixit quoque .Mo?ses ad Aaron: Die

6. E Mos ed Aronne dissero a tutti i figliuoli d5 Israele : Questa sera voi conoscerete, che il Signore cjuegli che vi ha tratti dalla terra d' Egitto : 7. E domattina vedrete la possanza del Signore : imperocch egli ha udito le vostre querele contro di lui. Quanto a noi, che quel, che noi siamo , onde abbiate a mormorare Uontro di noi? 8. E soggiunse Mos : il Signore questa sera vi dar delle carni da mangiare, e domattina del pane a saziet ; perch egli ha uditele mormorazioni vomitate da voi contro di lui: perocch noi che siamo ? non sono contro di noi le vostre mormorazioni, ma contro il Signore. 9. Disse ancora Mos ad Aronne: di' a tutta la

re il doppio di manna per serbarne la met al sabato, giorno di riposo, nel quale Dio non volea 7 che avessero la fatica di raccorla, macinarla, e cuocerla. Vers. 6. e 7. Questa sera voi conoscerete, ec. Questa era Dio vi dar delle carni, domani vi dar del paj ; onde argomenterete e quello che possa il Signore, e ch' egU , che vi ha tratti dall' Diritto.

unwersae congregalonifiliorum Israeli Ac* cedite coram Domino : aud'wit enim murmur vestrum. io. Cumque loquere tur Aaron ad omnem coetum filiorum Israeft rzspe&erunt adsolitu'dinem : et ecce glria (i) Domini apparuit in nube.

moltitudine de'figliuoli d'Israele : Presentatevi dinanzi al Signore: perocch egli ha udite le vostre mormorazioni. 10. E in quello che Aro n ne parlava a tutta la moltitudine de' figliuoli d'Israele, questi volsero gli occhi verso il deserto: ed ecco che la gloria del Signore si f* vedere nella nuvola. 11. E il Signore pari i.Locutus est autem Dominus ad M.oysen> l a Mos , e disse: dicens : 12. Andivi murmu12. Ho udite le morradonesfiiorum Jsrael; morazioni de' figliuoli /oquere ad eos ; Ve* d'Israele ; tu dirai loro : spere comedetis carnes, Questa sera mangerete et mane saturabimni delle carni, e domattipanibus ; scietisque, na vi satollerete di paquod sum Dominus ne ; e conoscerete,.ch'io sono il Signore Dio voDeus vester. stro. 13. (2) Factum est 13. Fattosi adunque ergo vespere, et ascen- sera vennero le quaglie, dens coturnix cooperuit che ricopersero gli alcastra : mane quoque loggiamenti: e alla mat(i) E celi. 45. 3. (i) Num. n. 31.

Vers. 9. Presentatevi dinanzi al Signore. Volgendosi verso la nuvola, 'in cui risiede la Maest di lui, e donde egli si fa vedei-e, e parla a noi, e e' intima i suoi comandi. Vedi Pf. XCVIH. 7. Exod, xxxiu. g.

ros jacutper circuitum lina la rugiada era sparsa intorno agli alloggiacastrorum. menti. 14. La quale avendo i'4- Cumque operuisset superficiem terrae, coperta la superficie (1) apparuit in solitu- della terra , videsi nel dine minu/um, et quasi deserto una cosa minupilo tusum in similitu- ta , e come pestata nel dinem pruinae super mortaio, e simile alla brinata ( che cade) soterram. pra la terra. 15. E veduta che l'eb16. Quod cum vidissent filii Israel, dixe- bero i figliuoli d'Israerunt ad invicem : Man- le , dissero l'uno all'alhu? quod significati tro: Manhu? vate a diQuid est hoc ? ignora- re : Che questo ? petane enim quid esset. rocch non sapevan che Quibus ait Moyses : cosa fosse. Disse loro (2) Iste est panis, quem Mos : Questo il pane Dominus dedit vobis datovi a mangiare dal Signore. ad vescendum.
(i) Num. ii. 7. Psal 77. 4' &*P' J ^' 20> Jan' 6. 31. A) i. Cor. io. 3. Vers. 13. e 14- La rugiada, era sparsa ...la. quale avendo coperta ce. Credesi comunemente, che questa rugiada sia la stessa manna ; ma gli Ebrei dicono, die la rugiada cadeva colla manna, e la involgeva, e che venuto il sole, e svanita la rngiada, restava la manna, che gli Ebrei poscia raccoglievano. Gli stessi Ebrei per rappresentare questo avvenimento pongono sulla mensa il pane tra due tovaglie. Il Caldeo e Vatablo favoriscono tal sentimento , in cui si avrebbe una nuova somiglianza traila manna , e il corpo di Cristo nell' Eucaristia velato sotto le specie del pane. Ma in primo luogo contraria a questo racconto la nostra versione : in secondo luogo il calore del sole liquefaceva anche la manna ; onde gli Ebrei dovean raccorla di buon mattino. Leggesi nelNfumeri xi. 9. che cadendo la notte la rugiada cadeva insierne anche la manna, ma questa rugiada comunemente s'intende, che cadesse prima della manna a ricoprire la terra, affinch la manna non restasse imbrattata,

16". Hic est sermo, quem ' praecepit Dominus: Colligat unusquisque ex eo quantum sufficit ad vescendum t gomor per singula capita juxta' numerum animarum vestrarum, quae habitantin tabernaculo, sictolletis. 17. Feceruntque ila filii Israel : et collegerunt, alius plus, alius minus. 18. Etmensisunt ad fnensuram gomor : (i) 72ec qui plus collegerat, habuit amplius : nec qui minus par averat^ reperii minus : sed stingali juxta id, quod edere poterant, congregaveruni. (i) i. Cor. 8. 15.

16. Ecco l'ordine dato dal Signore : Ne raccolga ognuno quanto gli basta pel suo nutrimento: cos voi ne prenderete un gomor per testa secondo il numero delle anime, che stanno in ciascun tabernacolo. 17. E fecero cos i figliuoli d'Israele: e ne raccolsero gli uni pi, e gli altri meno 18. E avendolo misurato a tanti gomor, chi ne avea raccolto di pi, non ne ebbe in maggior quantit, e chi ne avea raccolto di meno, non ne trov di meno ; ma ciascbeduno ne raun a proporzione di quel che poteva mangiare.

Vers. 16. Un gomor per testa. Il gomor tenea circa otto libbre: quantit sufficiente anche per n gran mangiatore. Vers. 18. Chi ne avea raccolto di pi, non ne ebbe in maggior quantit, ec. Alcuni ne avean raccolto maggior quantit, altri minore: chi ne avea raccolto di pi del suo bisogno, ne diede a chi ne avea raccolto di meno, cosi si fece queli' uguaglianza , alla quale sull' esempio di quello che qui fu fatto, esortava Paolo i Cristiani. Vedi i. Cor. vai. 14- Alcuni Padri credono, che Dio con n continuo miracolo diminuisse la quantit della manna a chi ne avea raccolto pi del dovere, e 1' accrescesse a chi ne avea raccolto meno.

19. Dixitque Mqyses ad eos : Nu/lus reUn(juat ex eo in mane. 20. Qui non audierunt eum, sed dimise" runt quiddam ex eis usque mane\ et statere coepit vermbus, atque computruit: et iratus est contra eos Moyses. 21. Colligebant autem mane singuli, quantum sufficere poterat ad vescendum : cumque incaluisset sol, liquefiebat, 22. In die autem sexta collegerunt cibos duplices, id estt duo gomor per singulos homines : venerunt autem omnes principes multitudinis, et narravarunt Moysi. 26. Qui ait eis : JKToc est, quod locutus est Dominus : JRequies sabbati sanctificata est Domino cras: quodcumb/^e operandum est, fa-

19. E disse loro Mos: Nissuno ne serbi pel dimane. so. V ebbe di quelli che non obbedirono a lui, e ne serbarono fino al d seguente : e cominci a bulicare di vermi, e si corruppe : e Mos si adir contro costoro. 21. E raunavano ognuno la mattina,quanto bastar poteva pel loro sostentamento : e quando il sole era riscaldato, la manna si squagliava. a2. Ma il sesto giorno raccolsero il doppio del cibo, vale a dire due omor per testa: e anarono tutti i cap delr la moltitudine a darne parte a Mos.

2 3. Il quale disse loro : Questo quello che ha detto il Signore : Domani la requie del sabato consacrata al Signore : fate tutto quel-

Vers. ?.i. Quando il sole era riscaldalo, la manna si squagliava. Quella cio, che restava sulla terra; perocch quella raccolta dagli Ebrei non solo non si fondeva al sole , ma sii cuoceva al fuoco , si pestava, e si macinava ; tanto era consistente.

cite, et quae coquenda sunt, coquite : quidquid autem reliquum fuerit, reponite usque in mane. 24. Feceruntque ita, utpraeceperatMoyses : et no/i computruit, neque verm/s inventa,* est n eo. 26. Dixitque Moyses*. Comedite illud hodie : quia sabbatum est Domini, non invenietur hodie in agro. 26. Sex diebus colligito: in die autem septmo sabbatum est Domini, idcirco non invenietur. 27. Fenitque septima dies : et egressi de populo, ut colligerent, non invenerunt. 28. Dixit autem Dominus ad Moysen Usquequo non vultis custodire mandata meat et legem meam ? 29. Ridete, quod Dominus dederit vobis sabatum, etpropter hoc die sexta tribuit vobis cibos duplices \maneat

lo che avete da lavorare , e cuccete quel che vi da cuocere: e quello che avanza, serbatelo per domane. 24. E fecero, come avea comandato Mos : e ( la manna ) non s guast, e non vi si trov nissun verme. o. E Mos disse: Questo lo mangerete oggi: non ne troverete nella campagna oggi, perch il sabato del Signore. 26. Raccoglietelo pel sei giorni : ma il settimo giorno non ne troverete , perch il sabato del Signore. 27. E venne il settimo giorno': ed essendo andati alcuni del popolo per raccogliere, non ne trovarono. 28. E il Signore disse a Mos : Fino a quando ricuserete di osservare i miei comandamenti, e la mia legge ? 39. Riflettete , che il Signore ha dato a voi il sabato , e per questo il sesto giorno ha dato a voi doppio cibo : ognu-

unusquisque apud se* metipsum : nullus egredatur de loco suo die <sepdmo. 30. Et sabbatizavit populus die septimo. 31. Appella vite/u domus Israel nomeji ejus Man : quod erat quasi semen coriandri album, gustusque ejus quasi similae cum melle. 32.Dixitautem Mayses : Iste est sermo, quem praecepit Domi' nus: Imple gomor ex eo, et custodiatur infuturas retro generatio/zes, ut noverintpanem, quo alui vos in solitudine, quando educti estis de terra AEgypti. 33. Dixi/que Moyses ad Aaron: Sume vas unum, et mitte ibi man, quantum potest capere gomof". et repone coram

no se ne stia nella sua tenda: nissuno esca dai suo posto nel settimo giorno. 3o.E il popolo osser v la requie del settimo giorno. 51. E la famiglia d'Israele chiam quel cibo col nome di Man: ed ella era simile al seme di coriandoli bianco, e nel sapore simile alla farina ( impastata ) col miele. 62. E Mos disse : Questo il comando dato dal Signore: Riempine un gomor, e si con servi per le generazioni , che saranno in appresso , affinch veggano di qual pane vi ho nudrit nella solitudine, quando vi ho tratti dalla terra d'Egitto. 33. E Mos disse ad Aronne : Prendi un vaso, e mettivi della manna, quanta ne cape un gomor: e riponla di~

Vers, 31. FAlct era simile ai seme <i coriandoli. Era simile al seme di coriandoli nella forma, non nel colore. ; perocch ijutsti son neri, e la manna era bianca,

Esodo. Vol. IL

Domino ad servandum nanzi al Signore per in geierationes vestras, conservarla nelle future vostre generazioni, 34. Come ha ordina34 SicutpraecepitD ominus Mo/si. Posuit- to a me il Signore. E lo que illud Aaron in ta- pose Aronne nel taberbernaculo reservan- nacolo per conservarlo. flum.
Vers. 33. Riponla dinanzi al Signore per conservarla ec. Vale a dire, conservarla per riporla nell' arca, quando questa sar fatta : e nell'arca fu conservata questa manna in un vaso d'oro, Heb. ix. 4- Frattanto fu custodita nel tabernacolo o di Aronne, o di Mos. Vedi ver-s. seg. La manna chiamata da Paolo cibo spirituale, per ragion di quel cibo veramente celeste , che era per essa significato ; vale a dire il Corpo di Cristo nell' Eucaristia : e la stessa Sapienza diceva agli Ebrei : Non Mose diede a poi il pane del cielo ; ma il Padre mio d a voi il pane vero del cielo , Joan, vi. 3 2. : colle quali parole venghiamo accertati, che la manna era una figura del mistero del corpo e del sangue di lui nell' Eucaristia ; e che questa figura era in s stessa, e ne' suoi effetti infinitamente da meno del figurato, che Ges Cristo disceso dal seno del Padre, e divenuto per un miracolo dell' amor suo verso degli uomini sostentamento delle anime nel pellegrinaggio di questa vita. In questo pane di vita ricevesi l'autore stesso di tutte le benedizioni e di tutti i doni celesti, che viene dal cielo invisibilmente , e in maniera nascosa a' sensi, come di notte scende non veduta la manna. Questo pane non gustato, se non da quelli, i quali lasciato l'Egitto con le sue carnali delizie, vale a dire il secolo con tutto quello che in esso si ama, passato il mare, cio rinnovati e purificati pel Battesimo, verso la terra di promissione camminano. Passato il deserto al primo arrivo nella terra di promissione cesser la manna, perch nella patria beata godranno gli eletti la presenza del loro Dio e Salvatore non ascoso sotto il velame de' misteri, ma a faccia a faccia : la manna , dice lo stesso Cristo , non sottrasse gli Ebrei dalla morte; laddove questo pane celeste non solo conserva la vita delle anime ; ma egli ancora principio e semenza d'immortalit pe' corpi stessi che lo ricevono. Con quanto maggior ragione perci i fedeli considerando l'eccelso dono, il dono ineffabile che Ges Cristo fa loro di tutto se stesso nell' Eucaristia , pieni di altissima maraviglia diranno: Che questo, che e questo! E con Davidde ripeteranno : Quanto e grande^ o Signore'la ?nol~ tlplce tua bont, vui tu ascosa serbi per coloro che li temono, Ps. xxx. 23,

35. (i) Filii autem Israelcomederunt man quadraginta annis, donec venirent in terram habitabilem : hoc cibo editi sunt, uscjuecjuo tangerent fines terrae Chanaan.

35. E i figliuoli d'Israele mangiaron la manna per quarant'anni,fino a tanto che giunsero in terra abitata : con questo cibo furono pasciuti, fino a tanto che giunsero a' confini della terra di Chanaan. 36. li Gomor poi la 36. Gomor autem dedecima parte dell'cphi. cima pars est ephi. C A P O XVII.

Agli Israeliti, c/ze mormoravano di nuovo in Raphidim per mancanza d'acqua , il Signore d dell acqua da un masso. Gli Amaleci assaliscono gli Ebrei ; ma combattendo Giosue, e Mos pregando colle mani distese sul monte , i nemici son vinti. i. .igitur profecto, omnis multitudo filiorunt Israel de deserto Sin per mansiones suas juxta sermonem Domini, castrametati sunt in Raphidm, ubi non erat aqua ad biben dum populo.

Parti di poi.de'tutta la moltitudine figliuoli d'Israele dal deserto di Sin , e fatte le loro fermate secondo gli ordini del Signore, posero gli alloggiamenti a Raphidim, dove non ebbe il popolo acqua da bere.

(i) a. E s dr. 9. 21. Judith. 5. 15. Vers. i. E fatte le loro fermate. Dal deserto di Sin passarono a Dapltca, e da Daphca secpndo alcuni ad Alus, e di poi a Raph.id.tH),

2. fO Qui jurgatus contra Moysen, alt: Da nobis ac/uam ut bibamus. Quibus respondit Moyses-. Quid jurgamini contra me? cur ten* fatis Dominum? 3. Sitivit ergo ibi populus prae acquae penuria, et murmuravit contra Moysen, dicens : Curfecisti nos exire de AEgypto, ut occideres nos., et liberos nostros ac Rumenta siti? 4 Clamavit autem Moyses ad Dominum, dicens : Quid faciam populo huic?adhuc paullulum, et lapidft me. 5. Et alt Dominus ad Moysen: Antecede populum, et sume tecum de senioribus Israeli et virgam, qua (2) percus-

2. E levatosi aromore contro Mos, disse : Dacci acqua da bere. Rispose loro Mos: Perch mormorate contro di me? Perch tentate voi il Signore ? -5. Pativa adunque in quel luogo il popolo per la sete mancando 1' acqua, e mormorr o contro Mos , dicendo : Perch ci hai tu fatti uscire dall' Egitto a far perire di sete noi, e i nostri figliuoli, e i giumenti? 4- Ma Mos alz la voce al Signore, dicendo : Che far io di questo popolo? non andr molto , che ei mi lapider. 5. E il Signore disse a Mos : Fatti incontro al popolo, e prendi teco de'seniori d'Israele: e prendi nella tua ma-

/O Num. ao. 4 (2) 'Sitpr. 4*. '** ^ 77. 15. i. <7or. io. 4-

"V^rs. 2. Perche tentate voi il Signore ? Per qual motivo diffidate della protezion del Signore sperimentata gi tante volte, e chiedete nuovi miracoli, onde conoscere, se Dio sia con voi? vers. 7. Non colla impazienza , n colle mormorazioni , ma col1' orazione e fidanza in Dio dovete impetrare il suo aiuto ne' vostri bisogni. Vers. 5. La verga, con cui percuotesti il fiume , II Nilo ,
t'flp. VII. 20.

sisti fluvium^ folle in manu tua, et vade* 6. Et ego stabo ibi coram te supra petram Jloreb-.percutiesque petram, et exibt ex ea aqua, ut bibat populus. Fecit Moyses ita coram senioribus Israeli 7. "Et vocavit nomen loci illius Tentatio, propter jurgium filiorum Israel, et quia tentavo* runtD ominum,dicentes: JEst ne Dominus in nobis, an noni

no la verga, con cui percuotesti il fiume, e va. 6. Ecco che star ivi dinanzi a te sopra la pietra di Horeb : e tu percuoterai la pietra, e ne scaturir l'acqua, affinch il popolo beva. Cos fece Mos in presenza de'seniori d'Israele : 7. E pose a quel luogo il nome di Tentazione a causa della mormorazione de' figliuoli d'Israele, e perch eglino tentaron il Signore, dicendo : egli con noi il Signore, o non ?

Vers. 6. Staro ivi dinanzi a le sulla pietra diHoreb. Il monte di Horeb era congiunto al Sinai : a Mos era notissimo quel monte , sul quale avea veduto il roveto ardente , e dove Dio gli ayea comandato di andar a liberare il suo popolo dall'Egitto. Alcuni viaggiatori dicono , che duri tuttora la fontana fatta scaturir da Mos ; altri che <juel masso non dia pi acqua ; ma vi si vedano dei segni delle aperture, per le quali passava l'acqua. S. Paolo i. Cor. x. 4, ravvis in questo fatto il mistero di Cristo, come ivi si osservato. Ma siccome l'Apostolo dice , che questa pietra, o sia 1' acqua della pietra seguitava gli Ebrei ; quindi alcuni interpreti credono , che gli stessi Ebrei camminassero sempre lungo il rio fatto dalle aeque della pietra fin dove queste si scaricavano nel mare, cio fino ad Asiongaber: imperocch da'Numeri, cap. xx. i. 2., apparisce, che non seguitarono queste acque sino alla fine del viaggio, come hanno creduto gli Ebrei, e alcuno degl' interpreti, n quella parola di Paolo significa tutto questo, per quanto parmi. Vers. 7. Pose a quel luogo il nome di tentazine. L'Ebreo: chiamo a quel luogo massa e meriba, cio tentazione e contraddizione. Della ingratitudine, e pervicacia dimostrata in questo luogo dagli Ebrei si parla in molti luoghi della Scrittura . Vedi Ps. LXXVII. 15., Ps. xcviu. 8., cv. zA.. Heb. cap, in. 7. 8. ce.

8. (i) Vent 'autem Amalec, et pugnabat contra Israel in Raphidim. g. Dixitque Moyses ad Josue : Elige viros ; et egressus, pugna contra Amalec: eros ego stabo in vertice collis, habens virgam in ma* nu mea. 10. Fecit Josue, ut locutus erat Moyses, et pugnavit contra Ama lec: Moyses autem, et Aaron, et Hur ascenderunt super verticem collis. 11. Cumque levaret Moyses manus > vincebat Israel'. sin autem paullulum remisisseti superabat Amalec.

8. Ma gli Amalecti vennero a dar battaglia ad Israele in Raphidim. 9. E disse Mos a Giosu : Fa una scelta di uomini, e va a combattere contro gliAmaleciti : domane io star sulla cima del monte , tenendo la verga di Dio nella mia mano. 10. Fece Giosu quello che Mos avea detto, e attacc la zuffa con Amalec : e Mos, ed Aronne, ed Hur salirono sulla vetta del monte. 11. E quando Mos alzava le mani, Israele vinceva : ma se egli alcun poco abbassava le mani, Amalec era vincente.

(i) Deut. a5. 17. Judith. 4- i3. Sap. 11. 3.


Vers. 8. Ma gli Amalecit ec. Erano discendenti di Amalec , figliuolo di Eliphaz, il quale era primogenito di Esa. Gen. cap. xxxvi. 12.: il loro paese era nell' Arabia Petrea Terso il mar Rosso. Vers. p. Disse a Giosite. Egli era figliuolo di Nun, e della trib di phraim. Da prima si chiami) Osea , ovvero Ausem ; ma dopo la vittoria riportata da lui contro gli Amaleciti fu chiamato sempre Giosu , ovvero Ihosuah, che lo stesso nome di Ges Cristo nostrojredentore, di cui fu figura questo grand'uomo eletto da Mos con profetico spirito a comandare alle schiere d'Israele contro gli Amaleciti.

12. Manus autem Moysi erant graves: su mentes igitur lapidem posuerunt sub ter eum, in quo sedit'. Aaron autem et Hur susteitabant manus ejus ex utraque parte. EtJactum est, ut manus illius non lassarentur usque ad occasum solis 13. Fugavitqu Josue Amalec, et populum ejus in ore glad. 14- Dixit autem Dominus ad Moysen: Seri" be hoc ob monimentum in libro, et trade auribus Josue: delebo enim memoriam Amalec sub coelo.

i2.EMos avea stanche le braccia : presa adunque una pie tra gliela poser sotto , ed ei vi si mise a sedere : e Aronne e Hur sostenevano a lui lebracciadall'una e dall'altra parte. Donde avvenne , che le sue braccia ressero immote fino al tramontar, del sole. io. E Giosu sbaragli Amalec , e mise a HI di spada il suo esercito. 14. E il Signore disse a Mos : Scrivi questa cosa per memoria in un libro, e falla sapere a Giosu ; perocch io canceller sotto del cielo la memoria di Amalec.

Vers. n. E quando Mos alzava le mani, ec. La maggior parte de'Padri dicono, che Mos teneva le mani distese, rappresentando la figura della croce di Cristo nel tempo che orava , e predicando con quest' azione la vittoria , che dovea riportare per noi Ges Cristo sulla sua croce contro il demonio. S. Girolamo, lib. 2. cont. Jovin., scrisse , che ali' orazione di Mos ando congiunto il digiuno di tutto il popolo fino alla sera. Yers. 12. E Hur. Egli era un figliuolo di Galeb , figliuolo di Efron , il qual Caleb era diverso da Caleb di Jephone. Vers. 14- 1 canceller ...la memoria di Amalec, Ecco quello che Mos dovea scrivere in questo libro, e farlo anche sapere a Giosu che lo notificasse agli altri capi del popolo. Vedi, i. Reg. xv. La crudelt che aveano usata gli Amaleciti contro (li Ebrei, descritta, Dcnleron. xxv. 18. ; onde meritarono , che Dio li facesse cadere adesso sollo la spada di Giosu , e dipoi

15. Adificavitc/ue Moyses altare', et vocavit nomen cpis: 'Dominus exaltatio mea, dicens: 16. Qua manus so!ii Domini, et bellum Domini^ erit contra Amalec a veneratione in generationem.

15. E Mos edific un aliare, a cui impose questo nome : II Signore mia esaltazione , e disse : io. La mano del Signore dal soglio di lui sar stesa, e far guerra contro Amalec per tutte le generazioni.

C A P O XVIII. Jetliro suocero di Mos gli rimena la moglie co' figliuoli : e avendo udite le cose fatte da Dio , dopo aver lodato il Signore, <j offerto a lui sacrifizio, d a Mos il buon consiglio di creare de* magistrati, che giudichino delle cause minori. i. IVA a Jethro saceri. C_yumque audisset Jethro, sacerdos dote di Madian, suoceMadianjcognatus Moy- ro di Mos , avendo usotto quella di Saul, dopo il qual tempo non si parla mai pia di loro. * Canceller di sotto al cielo In memoria d> Amalec. Fu giusto che quella mossa degli Amaleciti fruttasse loro il decreto (tei totale sterminio , comech iniqua ed irreligiosa, molestando un popolo che non recava ad essi n ingiuria, n danno, e attraversandosi ad un'impresa evideutemente ordinata da Dio. Vers. 16. La mano del Signore dal soglio dilu sar stesa. Vale a dire : II Signore stendendo la mano dal suo trono giurer guerra contro Amalec, e gli far guerra in perpetuo. Si veduta altre volte la formalit usata nel far giuramento di stendere la $nano. Panni questo il senso di pesto luogo pii oscuro nell1 originale, che nella volgata.

si, o/wnia, quaefecerat Deus Moysi^ et Israeli populo suo, et quod eduxisset Dominus /srael de AEgypto : 2. Tulit Sephoram uxorem Moysi^ quam remserat, 3. Et duos filios ejus, quorum unus vocabatur Gersam, dicente patre : Advena fui in terra aliena ; Supr. 2. 22. 4- Altervero Eliezer: Deus enim, ait, patris mei adjutor meus, et eruit TTze de gladio Pharaonis. 5. Fenit ergo Jethro

dite tutte le cose , ch*:; Dio aveva fatte a favor di Mos, e d'Israele suo popolo, e come il Signore avea tratto Israele dall'Egitto: 2. Prese Sephora moglie di Mos, rimandata da lui a sua casa, 3. E i due suoi figliuoli , dei quali uno chiamavasi Gersam, perch il padre avea detto : Sono stato pellegrino in terra straniera; 4- E l'altro (chiamavasi) Eliezer, perch il padre disse : II Dio del padre mio fu il mio difensore , e liberommi dalla spada di Faraone. 5. Venne adunque

Vers. i. Ma Jethro ... avendo udite tutte le coje, ec. L'arrivo di Jthro, come rilevasi dal Deuteronomio, cap. i. 6. 7. 8. 15., non dee essere stato , se non verso la fine del primo anno dell' uscita dall' Egitto , ed egli trov Mos non a Raphidim , ma presso all'Horeb e al Sinai, come dicesi qui , vers. 16., onde questo racconto messo qui per anticipazione , e forse , come alcuni credono, per far vedere, che la famiglia di Jethro era esente dalla maledizione degli Amaleciti, quantunque i Madianiti fossero quasi uno stesso popolo con quelli. Dal capo in, vers. i. apparisce, che Jethro abitava non molto lungi dal Sina. Vers. ?.. Prese Sephora. Ella dovea essere tornata a casa del padre suo, allorch, dovendo andare Mos nell'Egitto ad eseguire gli ordini del Signore, di buona voglia si contento di separarsi dal marito per esser fuori de'pericoli, e per lo stesso fine meno seco i figliuoli. S. Epifanio afferma, che Mos osserv continenza da quel tempo, in cui Dio si manifesto a lui, e lo innalzo al ministero di profeta.

* 7.

cognatus Moysi, et filii Jethro suocero di Mosc, ejus, et uxor ejus ad e i suoi figliuoli, e la sua Moysen in desertum, moglie a trovar Mos ubi erat castrametatus nel deserto l, dove egli avea posto gli alloggiajuxta montem Dei. menti presso al monte di Dio. 6~. E fece avvertire 6. JLtmandavitMoysi, dicens : Ego Jethro Mos , e dirgli : Io Jecognatus tuus venio ad thro tuo suocero vengo te, et uxor tua, et duo a trovarti colla tua moglie, e i tuoi due figliuofilii tui cum ea. li con essa. 7. E quegli and in7. Qui ingressus in occursum cognati sui contro al suo suocero, adoravit, et osculatus e se g' inchin , e baest eum : salutaverujtt- ciollo : e si salutarono que se mutuo verbis scambievolmente con pacificis. Cumque in- buone parole. E quan- " trasset tabernaculum, do egli fu entrato nel padiglione , 8. Raccont Mos al 8. Narravit Moyses cognato suo cuncta, suocero tutto quello che quaefecerat "Dominus il Signore avea fatto Pharaon, et AEgyptiis contro Faraone, e l'Epropter Israel 'y univer- gitto per amor d'Israesumque laborem, qui le, e tutti i travagli sofaccidisset eis in itine* ferti da loro nel viagre, et quo^ liberaverat gio , e come il Signore gli avea salvati. eos Dominus. 9. E Jethro si ralle9. Laetatusqne est Jethro super omnibus gr di tutto il bene, che bonis) quaefeceratDo~ il Signore avea fatto ad minus Israeli, eo quod Israele , mentre F avea eruisset eum de manu liberato dal potere' degli Egiziani, A'Egyptiorum,

10. Et alt'. Benedi' eius Dominus, qui libera vt vos de manu AEgyptiorum, et de manu Pharaonis-, qui eruit populum suum de manu AEgypti. 11. Nunc cog/zovi, quia magnus Dominus super omnes deos : eo quod superbe egerint contra illos. 12. Obtulit ergo Seffiro cognatus Moysholocausta, ethostiasDeo: veneruntque Aaron^et omnes seniores Jsrael, ut comederent partem cum eo coram Deo. io. Altera autem die sedit Moyses , ut judi-

10.E disse: Benedetto il Signore, che vi ha liberali dalle m ani degli Egiziani, e dalle m a n i di Faraone, e ha sottratto il suo popolo dal poter dell'Egitto. 11. Adesso io ho conosciuto, che il Signore grande sopra tutti gli dei r perocch quelli con superbia trattarono questi. 12. Offer adunque Jethro suocero di Mos olocausti, ed ostie a Dio.' evennero Aronne, e i seniori tutti d'Israele a mangiare con lui dinanzi a Dio, 13. E il di seguente si assise Mos per ren-

V^ys. ir. Perocch quelli con superbia trattaron questi. PcrcK gli Egiziani esercitarono un dominio superbo e tirannico contro gli Ebrei. Questo grande avvenimento mi fa sempre pi conoscere, che il vero Dtio , il Dio degli Ebrei sorpassa infinitniente tutti gli altri dei delle genti. Vers. 12. Offer adunque Jethro ee. L'Ebreo: prese degli olocausti, e delle vittime pel Signore : vale a dire ricev ila Mos delle vittime , le quali egli offerse al vero Dio , di cui era sacerdote , come altrove si detto. Ma posto che fosse gi stato eretto il tabernacolo, e istituito il sacerdozio Levitico,-potea egli far le funzioni di sacerdote? Rispondono alcuni, che non essendo egli della stirpe d' bramo non era soggetto alla legge , la tjuale al solo Aronne dava il diritto di offerir sacrifzii. A mangiare con lui dinanzi a Dio, Vuol dire, clic, fecero un banchetto delle carni lei!' ostie sacriiicale ; banchetto sacro , il quale perci dicesi fatto dinanzi a Dio , cs sia in cuore di Diu,

sarei pop nium , qui a.?- der ragione al popolo , sistebat Moysi a mane il quale slava intorno a Mos dal mattino fino usque ad vesperam. alla sera. 14. La qual cosa a yen14- Quod cum vidisset cognatus e]us,omna do osservato il suo suoscilicet quae agebat in cero , vale a dire come populo , ait : Quid est egli accudiva a tijtte le hoc., quodfacis in ple- cose del popolo, disse : be ? c/^r solus sedes, et Che quello, che tu fai omnis populus praesto- col popolo ? perch tu latur de mane usque solo a tribunale, e tutad vesperam ? to il popolo sta aspettando dal mattino fino alla sera ? 16. Cui respondit 16. Rispose a luiMo^Moyses : Verni ad me s : Viene a me il popopopulus quaerens sen- lo per udire la sentententiam Dei. za di Dio. 16. Cumque accide16. E quando nasce rit eis aliqua discepta- loro qualche disputa , iio, veniunt ad me, ut vengono a me, perch judicem inter eos, et io ne sia giudice, e facostendam praecepta cia loro conoscere i pre)ei, et leges ejus. cetti di Dio, e le sue leggi. 17. At ille : Non bo17. Ma quegli: Tu nam^ inquit, remfacis*. (disse) non fai bene: 18. StultQ labore con18. Tu consumi con sumers et tu, et popu- inutile fatica te, e quelus iste, qui tecum est: sto popolo, che teco: //Itra vires tuas es^ ne^ la cosa sopra le tue
Yers. 5, Per udire la sentenza di Dio. Per udire la sentenza VQ do sopra ciascun affare secondo la legge di Dio, della juale

gotzim, (i) solus illud non poteris sustinere. 194 Sed audi verbo, mea atque constila, et erit Deus tecum. Esto tu populo in his, quae ad Deum pertinent, ut rcferas, quae dicuntur ad eum : 20. Ostendasque poputo caeremonias, et ritum colendi, viamque, per quam Jigredi debeant, et opus, quod facere debeant. 21. Provide autem de omni plebe viros potentes, et timentes Deum, m quibus sit veritas, et qui oderint avaritam, et constitue ex eis trib nos, et centuriones, et quinquagenarios, et decanos, 22. Qui judicent po* pulum omni tempore ; quidquid autem majus fuerit, referant ad te, et ipsi minora tantummodo judcent: leviusque sit tibi , partito in alios onere.
(ij Dent, i,iz,

forze, non puoi reggervi da te solo. i Q. Ma ascolta le mie parole , G i miei consigli, e Dio sar teco. Sii tu mediatore del popolo nelle cose, che riguardano Dio per riferir le preci,chealui son fatte: 20. E per insegnare al popolo le cerimonie, e i riti del culto , e la strada, che debbon battere , e quello che debbon fare. ssi.Ma scegli da tutta la moltitudine uomini di polso , e timorati di Dio , e amanti della verit , e nemici dell'avarizia, e di questi crea de* tribuni, e de' centurioni, e de' capi di cinquanta.^ di dieci uomini, 22. I quali rendano ragione altpopolo assiduamente ; e le cause pi gravi riferiscano a te, e sol le minori decidano: onde tu sii sollevato , dividendo il peso con altri.

YsrS: a i, * Uomini di polso. Infaticabili) facoltosi, costanti.

2 3. Si hoc fecerist mplebis imperium Dei, etpraecepta ejus poteris sus tentar e : et omnis hic populus revertetur ad loca sua cum pace, 24. Quibus auditis, 'Moyses fecit omnia, quae ille suggesserat. 26. Et electis viris strnuis de cuncto Israel, constituit eos principes populi, tribunos , et ceituriones, et q uinq uagenarios, et decan os.

23. Se cos farai, potrai eseguire i comandi! di Dio , e tener mano all'esecuzione di sue leggi : e tutta questa gente se ne torner in pace a' suoi posti, 24. Ci udito , Mose fece tutto quello che quegli avea suggerito., 20. E avendo elett 1 uomini valorosi di tutt Israele, li costitu principi del popolo, tribuni, e centurioni, e capi di cinquanta, e di dieci uomini.

Vers. a 3. Tutta questa gente se ne torner ec. Non avr questa gente da starti qui attorno dal mattino alla sera ( vera. i4-J ; ma se ne staranno ne'luoghi loro assegnati, dove avranno chi termini brevemente tutte le piccole loro dispute. Vers. 24. db udito Mose fece ec. La sapienza e P umilt di Mose spicca in questo fatto grandiosamente: egli ascolta il consiglio d' un uomo inferiore a s per tanti titoli, e conoscendo che questi gli suggeriva il meglio, mette tosto in esecuzione i suoi suggerimenti. Vers. z5. Li costitu princpi del popolo. L' Ebreo : li costitu, principi del popolo, gli uni capi di mille, altri di cento^ altri di cinquanta, altri di dieci uomini. Ed.ecco-tra le varie sposizioni di questa divisione fatta da Mose, la sposi/ione che sembrami pi verisimile. Tutto il popolo era diviso nelle sue trib ; le trib nelle grandi- famiglie, dalle quali si diramavano tutte le caae particolari: ciascheduna di queste grandi, famiglie avea un capo chiamato principe di mille, qualunque fosse stato il numero delle persone che entravano in quella famiglia ; e guesto principe di mille avea sotto di s degii uffizioli chiamati principi, ovvero capi di cento , di cinquanta , di dieci, a proporzione del numero delle case particolari, e delle persone, che da essi dipendevano , senza poro, che anche questi nomi di principe di cento , principe di em^uanta , eo. debbano prendersi a ilgoi'c.

26. Qui judicabant plebem omni tempore ; guidquid autem gradus erat) referebant ad eum^facillora tantummodo judicantes. 27. Dimisitque (i) cognatum suum : qui reversus abiit in terra/n suam

26.1 quali amm inistravno giustizia al popolo in ogni tempo : e le cause pi gravi le riferivano a lui, distrigando solo le pi facili. 27. E accomiat il suo suocero, il quale si part, e torn al suo paese.

C A P O XIX.

Gf Israeliti mosso il campo giungono al Sina , Mos per ordine di Dio sale sul monte , e gli avvertimenti di lui riferisce al popolo ; al quale ordinato , che si purifichi , affinch scenda il Signore nel tuono e nel folgore per par* lare a Mos dinanzi a tutta la moltitudine. i. Il terzo mese doi. j/rxense tertia egressionis Israel de po 1' uscita d'Israele terra AEgypti, (2) in dalla terra d'Egitto, in die hac venerimi in so- questo giorno arrivarono nella solitudine del litudinem Sinai. Sinai.
(i) Num. io. 29. (2) Num. 33. 15.
Tutti questi uniti al primo capo detto d mille, giudicavano tutte le piccole cause che eran portate davanti ad essi, riserbando le pi gravi a Mos. Yers. i. In questo giorno. Vale adire nello stesso giorno terzo, ovvero nel giorno segnato collo stesso numero del mese; cio a' tre del mese terzo. Tale la comune sposizione di queste parole : tralascio le altre per brevit. Da questo giorno tre del terzo mese del primo anno dopo l'uscita dall'Egitto stette il popolo presso al Sina fino al secondo mese dell' anno seguente, quando a' venti del mese si miser di nuovo in viaggio. Niun. x. 11.

2. Nam profecti de EapTiidim, et pervenientes usque in desertum Sinai castrarne' tati sunt in eodem loco, ibique Israel fixit tentorio, e regione montis. 3. (O Moysesautem ascendit ad Deum, vocavitque eum Dominus de monte, etdixit: JfiTaec dices domui Jacob ^ et annuntiabis filiis Israel: 4 /^os ipsi vidistis, quae fecerint AEgjptiis, quomodo portaverim vos super alas aquilarum , et assumpserim mihi. Deut. 29. 2. 5. Si ergo audieritis vocem meam, et custodierids pactum meum,
f>) Actor.^. 38.

2. Imperocch partili da Raphidim, e giunti al deserto del Sina i posero in quel luogo gli alloggiamenti, e ivi Israele si attend dirimpetto al monte. 3. E Mos sal verso Dio, e il Signore lo chiam dalla cima del monte , e disse : Queste cose dirai alla casa di Giacobbe, e le annuncerai a'figliuoli d'Israele: 4. Voi stessi avete veduto quel ch' io feci agli Egiziani, come io vi ho portati sulle ali, qual aquila, e vi ho presi per me. 6. Se adunque voi udirete la mia voce, e osserverete il mio patto,

Vers. 3. Sci verso Do. Sal sul monte Sina, dove Dio gli era gi apparito. JKjcod. m., e dove gli avea ordinato di offerir sacrilzio , uscito ch' ei fosse col popolo dall' Egitto. Vers. 4 Fi ho portati, sulle ali, qual aquila. Gli altri volatili trasportano i teneri loro figliuoli co' piedi, e colle unghie , perch temono d' altri volatili : 1' aquila si prende i suoi sulle spalle, e non avendo paura, se non dell'uomo, il suo proprio corpo oppone a difesa de'suoi aquilotti contro il dardo dell' uomo. Cos, dice Dio, io vi ho portato dall'Egitto fin qua, e mi son posto tra voi, e gli Egiziani nella miracolosa colonna. E vi ho presi per me. Per miei servi : potrebbe anche tradnrs seguitando la comparazione dell' a<j|iila : vi ho presi sofr,: di me.

critis mihi In peculium de cunctis populis : (i) mea est enim omnis terra : 6. (2) Et vos erits jnilii in reg?mm sacerdotale , et ge?t$ sancta. Haec sunt verba c/uae locjuerisadfilios IsraeL 7. Venit Moyses ; et convocatis majoribus natu populi , exposuit omnes sermones^ quos mandaverat Dominus. 8. Responditque omnis populus simuli Cuncta , quae locutus est Dominus, faciemus:
(i) Ps. 23. i.

voi sarete tra tutti i popoli la mia eletta porzione : perocch mia ella tutta la terra : 6. E voi sarete mio regno sacerdotale, e nazione santa. Queste son le parole , che tu dirai a' figliuoli d'Israele. 7. And Mos ; e raunati gli anziani del popolo, espose tutto quello che il Signore gli avea ordinato. 8. E tutto il popolo concordemente rispose : Noi farem tutto quello che ha detto il Signore.

(2) i. Petr. 2.9.

Vers. 5. Sarete tra. tutti i popoli la. ma eletta porzione. Bench tutti i popoli della terra, e la terra stessa sieno di mio dominio a titolo di creazione, e di conservazione, voi io terr per mia eredit, per mio popolo speciale, nazione eletta da me, e favorita con particolare attentissima protezione , purch ascoltiate la mia voce, e osserviate le condizioni dell'alleanza, che io fo con voi. * La mia eletta porzione. La mia eredit. Vers. 6. Sarete mo regno sacerdotale, ec. Voi sarete mio regno non temporale , e profano, ma sacro, e sacerdotale, come nazione specialmente, e assolutamente consacrata al mio culto ; onde soggiunge, nazione santa, cio separata da tutte le altre genti idolatre, e dedicata a me in virt della vocazione, ed elezione mia in vostro favore. Vuoisi qui osservare , come Dio dopo rammentati i snoi benefizii in pro degli Ebrei, annunzia loro 1' alleanza, ch' ei vuol fare con essi , e ne propone le condizioni, e i vantaggi ; e tale la bont di s gran padrone, che egli vuol avere il libero consenso di quelli ch'ei destina al grande onore di essere suo popolo, e soa eredit. Ordina perci a Mos di riferire al popolo le sue pa-, role, e prenderne le risposte.

Cumque retulissetMo/ses verba populi ad Dominum, g. Alt ei Dominus : Jam nunc veniam ad te in calgine nubis, ut audiat me populus lofjuentem ad te, et credat tibi in perpetuum. Nuntiavit ergo Moyses inerba populi ad Dominum. io.Qui dixitei: Vade ad populum, et sanctifica illos hodie, et cras, laventque vestimenta sua. 11. Et sint parati in diem tertium : in die enim tertia descendet Dominus coram omni plebe super montem Sinai. 12. Cons tituesque terminos populo per circuitum , et dices ad eos : Capete ne ascendatis in montem, (i)
fi) J3e&r. 12. 18.

E avendo Mos riferit* al Signore le parole del popolo , 9. Il Signore gli disse : Io verr tosto a te nell'oscurit di una nuvola , affinch il popolo mi senta parlare a te, e presti a te fede perpetuamente. Rifer adunque Mos al Signore le parole del popolot 10. Ed ei gli disse : Va a trovare il popolo, e fa , che si purifichino oggi, e domani, e lavino le loro vesti. 11. E sieno preparati pel terzo giorno : perocch il terzo giorno scender il Signore davanti a tutto il popolo sul monte Sinai. 12. E tu fisserai all'intorno i limiti al popolo, e dirai loro: Guardatevi dal salire al monte , e dal toccare i con-

Vers. io. Fa, che s purifichino oggi e domane. Fa che si preparino colla continenza (vers. *5.J, colla mondezza del corpo , e delle vesti. Queste erano le purificazioni usate non solo tra gli Ebrei,' ma anche presso tutte le nazioni per disporsi a qualche azione religiosa. Non vi volea molto a comprendere, che la nettezza esteriore del corpo era segno della interior purezza della coscienza, senza la quale non dee 1' uomo ardire di pressatarsi dinanzi a Dio. '

ytec tangatis fines illius : omnis, qui te tigerit montem, morte morietur. 13. Manus non tanget eum, sed lapidibus opprimetur, aut confodietur jaculis : sive jumentum fuerit, sive homo , non vivet : cum coeperit clangere bucci/za, tunc ascendant in montem. 14Descenditque Moyses de monte ad populum, et sanctificavit eum. Cumque lavissent vestimento, sua, io. Ait ad eos: Estote parati in diem tertium ; et ne appropinquetis uxoribus vestris. 16". Jamque advenerat tertius dies, et mane inclaruerat, et ecce coeperunt audiri tonitrua, ac micarefulgura,

fini di esso : chiunque toccher il monte, morr senza remissione. 13. Mano d'uomo noi toccher, ma sar oppresso con sassi, ovvero trafitto con frecce : sia giumento, sia uomo, non vivr : quando comincer a sonare la tromba, allora salgano verso il monte. 14-E Mos scese dal monte; e tornato al popolo lo purific. E quando ebber lavate le loro vesti, 15. Disse loro: State apparecchiati pel terzo giorno, e separatevi dalle vostre mogli. 16. E gi era venuto il terzo d, e splendeva il mattino, quando ecco che principiarono a sentirsi de' tuoni, e a

Vers. 13. Mano (P uomo noi laccher ec. Chiunque contro il mio comando ardisce di avanzarsi fino al monte consacrato dalla mia presenza, egli dee tenersi per uomo sacrilego, e immondo, e abbominevole ; onde il solo toccarlo porterebbe ad altri immondezza. Sopra questa proibizione di Dio , vedi Heb. cap. xu. Quando corninciera a sonare ec. Allorch Dio dall' alto del monte far udire un suono simile a quel di tromba, allora il popolo si avanzi non sul monte, ma solo verso il monte, fino cio a'termiui fissati da Mos appi del monte. Vedi vers, 12. 17.

et nubes densissima operire montem^ clan" gore/u buccinae velie' mentius perstrepebat : et timuit populus, qui erat in castris.

17. Cumque eduxist eos Moyses in occursum Dei de loca castrorum^steterunt ad radices montis. 18. Totus autem mons Sinai fumabat, eo quod descendisset "Dominus super eum in igne, et ascenderei fumus ex eo quasi de fornace, eratque omnis mons terribilis* Deut. 4- i . ip. Et sonitus buccinae paulladm cresceat in majus, et proli" xius tendebatur. Moyses loquebatur, et Deus respondebat ei.

sfolgoreggiare i lampi, e una foltissima nebbia ricoperse il monte, e Io squillante suono della tromba rimbombava fortemente : e il popolo , che era dentro agli alloggiamenti, s'intimor. 17. E arandoli Mos condotti fuori degli alloggiamenti incontro a Dio , si fermarono alle falde del monte. 18. E tutto il monte Sinai gettava fumo, perch il Signore ivi era disceso in mezzo al fuoco, e il fumo ne usciva, come da una fornace, e tutto il monte metteva terrore. 19. E il suono della tromba appoco appoco si faceva pi forte, e pi penetrante. Mos parlava, e il Signore gli rispondeva.

Vers. 19. E il Signore gli rispondeva. L'Ebreo aggiunge, colla voce, di viva voce, non per locuzione interiore, ma con parole, il suono delle quali era udito dagli Ebrei. Cos tutto il gran popolo fu testimone di quello che Dio ordin a Mos ; tutti non solo videro i prodigii, che precedettero la pubblicazione della Legge, ma udiron la voce di Dio stesso, che la dettava. * Mose parlava. Ecco per testimonianza di Paolo, Hebr. xir. >. 21. ci che quel santo profeta dicev.-ijsono spaurito e tremante.

20. Descenditque Dominus super montem Sinai in ipso montis vertice, et vocavit Moy~ sen in cacumen ejus. Quo cum ascendisset, 21. Dixit ad eum : Descende, et contestare populum , ne jforte velit transcendere terminos ad videndum Dominum, et pereat ex eis plurima muldtudo. 22. Sacerdotes quoque , qui accedunt ad Dominum, sanctiftcen* tur, ne percudat eos. 23. Dixitque Moyses ad Dominum : non poterit vulgus ascendere in montem Sinai: tu enim testificatus es , et

20.E discese il Signore sul monte Sinai, sulla cima stessa del monte , e chiam Mos su quella sommit. Il quale essendovi salito, 21. Gli disse: Scendi a basso , e fa sapere al popolo, che a sorte non pensasse a valicare i confini per vedere il Signore, onde moltissimi di loro avessero a perire. 22.1 sacerdoti eziando, i quali si accostano al Signore, si purifichino, affinch egli non gli uccida. 23. E Mos disse al Signore : Non possibile , che la moltitudine salga al monte Sinai: mentre tu hai intimato,

Vers. 22.1 sacerdoti eziandio ... si purifichino ec. Non essendo per anco stabilito il sacerdozio Levitico, la maggior parte degl' interpreti credono intendersi i primogeniti, come sacerdoti nati prima che il ministero fosse dato alla famiglia di Levi. Questi sacerdoti comanda Dio che si purifichino con maggior cura d'ogni altro. Vers. 1"$. E Mos disse: non e possibile, ec. Mos non crede necessario di scendere dal monte per annunziare al popolo que-, gli ordini del Signore : nissuno, di e egli, ardir di salire il monte dopo quello che tu mi ordinas di dire e di fare in tuo nome ; Mos si staccava mal volentie da Dio. E santificalo. Dividi, separa 1 monte dal popolo co' termini che porrai ali'intorno. Il Signo e ripete pi volte questo comando , ei} e^li contiene un gran nisiero : imperocch veniva a

fissisti, dicens *. Pone terminos circa mojttem, et sanctfica illum. 24. Cui alt Dominus: Vade^ descende: ascendesque tu et Aaron iecum : sacerdotes autem, et populus ne transeant terminos-, nec ascendant ad Dominum , ne farte interfi<?iat illos. 26. Descenditque jffo/ses ad populum, ei omnia narravit eis.

e comandato dicendo : Metti i confini intorno al monte, e santificalo. 24. E il Signore a lui: Va, scendi, e salirai tu, e teco Aronne: i sacerdoti poi, e il popolo non oltrepassino i limili, e non salgano verso il Signore, che forse ei non gli uccida. 26*. E Mos discese, e rifer ogni cosa al popolo.

significare che la legge , quantunque buona e giusta e santa, non avrebbe servito ( colpa della corruzione degli uomini ) a renderli degni di accostarsi a Dio. Tutti i segni terribili, da' quali fu accompagnata la promulgazione di questa legge, erano indizio, come not l'Apostolo, Rom. vin. 15. dello spirito di severit che fil il carattere di essa, come lo spirito d'amore far il carattere della legge nuova data da Ges Cristo, e impressa non nelle tavole di pietra, ma ne' cuori de' fedeli, Vedi Heb, XH. , Gai' v,

C A P O

XX.

UAngelo facendo le veci di Dio dal monte Sina promulga il decalogo a tutto il popolo ; ma cjuesto vuole piuttosto , che gli ordini di Dio gli sieno intimati coli' interposizione di Mos* Mos consola il popolo. Gli comandato di fare di terra, o di pietre non tagliate ? altare, al quale non si salga per iscalinata. 1. JLjocutusque est Dominus cunctos sermones hos : 2. Ego {i) sum Dominus Deus tuus, qui eduxi te de terra AEgypt, de domo servit* tis. 5. Non habebis deos alienos coram me. 4- (2) Non facies tili sculptile, neque oi* JLj il Signore pronunzi tutte queste parole : 2. Io sono il Signore Dio tuo, che ti trassi dalla terra di Egitto, dalla casa di schiavit. 3. Non avrai altri dii dinanzi a me. 4- Tu non ti farai scoltura, n rappresen-

(i) Deut. 5. 6. Ps. Bo. ii. (?) Lev. 26. i. Deut. 4- *5- fo*. 2 4< 14- -P^ 96- 7-

Yers. i. E il Signore pronunzi ec. L'Angelo, che rappresentava il Signore, e in nome di lui parlava, pronunzi con voce chiara e intelligibile a tutti gli Ebrei i comandamenti del Signore. Vers. 2. Io sono il Signore Dio tuo che ti trassi ec. Questo come un prologo brevissimo, ma pieno di gran senso ; e comprende le gravissime ragioni, che ha Dio di comandare e il popolo di obbedire. * Dalla casa. Dal luogo di schiavit. Vers. 3. Non avrai altri dil ec. Non mescolerai col culto do tuto a me vero Pio il cullo di alcuno ile' falsi dil delle genti,

mnem similitudinem, quae est in coelo desuper, et quae in terra deorsum, nec eorum, quae sunt in aquis sub terra.

tazione alcuna di quel che lass in cielo, o quaggi in terra, o nelle acque sotterra.

Vers, 4- e 5. JVbn ti farai scollura, n rappresentazione ec, Sono proibite le statue e le pitture rappresentanti false divinit ; le quali statue e pitture se le faceano i Gentili per adorarle. Dio non vuole n meno, che gli Ebrei abbiano statue, o pitture rappresentanti lui stesso , affinch non si avvezzino a figurarsi Dio come un essere materiale e sensibile. Ne rappresentazione di quel che e lass. Per esempio gli Egiziani adoravano il Sole sotto il nome e la figura di Osiri e d'Ammone, e la Luna sotto la figura d'Iside. O quaggi in terra, o nelle acque. Gli Egiziani aveano statue e pitture del bue, del vitello, del cane, del cocodrillo, ec. Ma Dio non proibisce per questo a' Cristiani di avere delle pitture e delle immagini rappresentanti lui stesso sotto quelle figure e que' simboli, co' quali si degnato di apparire egli stesso nel vecchio e nel nuovo testamento ; delle quali pitture e immagini utilmente servonsi i fedeli a rammemorare i benefizii divini, e a risvegliare la loro riconoscenza, senza che abbiano a temere d'immaginarsi o che Dio sia qualche cosa di materiale e corporeo , o che le tele dipinte, e i marmi scolpiti abbiano qualche cosa di divino, come si figuravano i Gentili; mentre tutto l'onore che , ad esse rendiamo , lo riportiamo a quel Dio , cui solo adoriamo ; le immagini de' santi uomini noi le ritenghiamo per rammentarci i doni versati da Dio in quelle anime, e animarci ad imitarne le virt. Qual ombra d'idolatra pu trovare l'eretico nelle immagini tenute con tale spirito nella Chiesa cattolica per tutti i secoli precedenti ? Ma di questo non pi, perch la causa stata trattata con gran vantaggio da'nostri controversisti. Io sono il Signore Dio tuo forte, geloso, ec. II patto di Dio col suo popolo sovente rassomigliato ali' unione di uno sposo colla sua sposa ; onde qualunque infedelt del popolo caratterizzata di adulterio. Che fo vendetta delV iniquit de* padri sopra ec. La massima parte de'Padri e degl'interpreti intendono queste parole riguardo a' figliuoli imitatori delle iniquit de'loro padri. Altri osservano , che Dio punisce talora i figliuoli innocenti pelle colpe de'loro genitori. Cos, dice s. Agostino, i piccoli fanciulli de'Chauanei portaron la pena de'peccati de' padri loro, de' quali peccati non potevano essere stati n partecipi u imitatori. Cos os

5. No// adorabis ea, neque coles : JEgo sum, Dominus Deus tuus yrtis, zelotes, visitans iniquitatem patrum in filios, in tertiam, et quartam generationem eorum, qui oderunt me: 6. Et faciens misericordia/n in millia his, qui diligun t me, etcustodiunt praccepta mea.

6. E non adorerai tali cose , n ad esse presterai culto : Io sono il Signore Dio tuo forte, geloso, che fo vendetta dell'iniquit de'padri sopra i figliuoli, fino alla terza e quarta generazione di coloro, che mi odiano : 6. E fo misericordia per migliaia ( di generazioni ) a coloro, che mi amano, e osservano i miei comandamenti.

serva lo stesso Santo, che Dio non fa alcuna ingiustizia, se pe'falli di u re gastiga il suo popolo, perch i mali del popolo li sentono grandemente i regnanti. Cosi per tacere d' altri fatti riportati nelle Scritture, la vanit di un principe, che volle fare il novero del suo popolo, fu cagione di gravissimi mali ad Israele. Dio ( come not ,Tertulliano ) conoscendo la durezza del cuore degli Ebrea, fece loro jueste minacele, aftinch per amore almeno de7 loro figliuoli si piegassero ad osservare la legge. Quello che noi dobbiamo apprendere da tali cose egli che le vie di Dio non sono come le vie degli uomini, che egli sempre giusto, n mai punisce senza ragione ; ma occulti sono a noi i motivi e i fini di quel che egli fa. * Io sono il Signore Dio tuo forte, geloso. Il forte, il geloso. Vers. 6. E fo misericordia per migliaia (di generazioni). Ti sembra forse cosa assai forte , o uomo , che Dio punisca i peccati de* padri fin sopra la quarta generazione ? ma quanto pi, se hai cuore, ti dee parer forte cosa, che Dio, in grazia della piet de' padri, ricolmi di benefizii i loro posteri non per quattro, n per mille, ma per migliaia di generazioni? Veggiamo nelle Scritture quante volte Dio si protesta o di rattenere i gastighi, o di spandere i benefizii sopra gli Ebrei in grazia degli antichi lor padri, Abramo, Isacco , Giacobbe. Gli Ebrei per significare , quanto , Dio sia pi pronto e disposto a beneficare, che a punire , dicono, che l'Angelo s. Michele esecutore delle vendette di Dio vola con un' ala solamente, Gabriele annunziatore delle misericordie del Sjgnore con due.

7. (i) No// assumes nomen Domini Deitui in vammi : nec enim habebit insontem Dominus eum, qui assumpserit nomen Domini Dei sui frustra* 8. (2) Memento, ut diem sabbati sanctifices. g. Sex diebus operabers, et facies omnia opera tua. io. Sep/imo autem die sabbatum Domini Dei lui est: non facies omne opus in eo tu, et filius tuus, etfilia tua, servus tuus , et andila tua,;umentum tuum.et advena, qui est intra portas tuas.

7- Non prendere in vano il nome del Signore Dio tuo: perocch ilSignore non terr per innocente colui, che prender invano il nome del Signore Dio suo. 8. Ricordati di santificare il giorno di sabato. g. Per sei giorni lavorerai , e farai tutte le tue faccende. io. Il settimo giorno il sabato del Signore Dio tuo: in questo non farai lavoro d sorta tu, e il tuofigliuolo,e la tua figliuola , il tuo servo, e la tua serva, il tuo giumento, e il forestiero , che sta dentro le tue porte.

fi) Lev. i g. 12. Deut. 5. 11. Matili. 5. 33. (*) Infr. 31. 14- Deut, 5. 14. Ezec/z. ?.o. 12. , Vers, 7. Non prendere invano il nome del Signore Dio tuo. E proibito non solamente lo spergiuro, ma anche ogni irriverenza al santo nome di Dio; e perci ogni giuramento vano, e temerario. Vers. 9. * Per sei giorni lavorerai. Chi in queste parole siwiilissime alle altre che importan precetto, riconoscesse un vero comandamento di lavorare, cio di spendere lungi dalP ozio il pii della vita in opere serie e laboriose, certamente entrerebbe nello spirito della sentenza divina. Gen. HI. e nella massima inculcata dall'Apostolo n. Thes. m. v. io. Vers. io. Il settimo giorno ... non farai lavoro ec. Un celebre Rabbino moderno scrive cos: E grande errore il credere,

11. (i) Sex enim diebus fecit Dominus coelum , et terram, et mare, et omnia , quae in eis suntt et requievit in die septimo : idcirco benedixit Dominus diei sabbati, et sanctificavit eum. 12. (2) Honora patrem tuum, et matrem tuam ut sis longaevus super terram, quam Dominus Deus tuus dabit tibi. 13. (3) Non occides. 14- Non moechaberis. 15.Nonfurtum facies. \6. Non /oqueris contra proximum tuum falsum testimonium.

11.Imperocch in sei giorni fece il Signore il cielo e la terra, e il mare , e quanto in essi si contiene, e ripos il settimo giorno: per questo il Signore benedisse il giorno di sabato, e Io santific. 12. Onora il padre tuo, e la madre tua , affinch tu abbi lunga vita sopra la terra, la quale ti sar data dal Signore Dio tuo. 13. Non ammazzare, i4 Non fornicare. 15. Non rubare. 16. Non dire il falso testimonio contro il tuo prossimo.

(i) Gen. 2. 2. (3) Matth. 5. >.*. () Deut. 5. 16. Matth. 15. 4. Eph. 6. 2. che il sabato sa fatto per V mo : perocch essendo V ozio il principio di tutti i vizii, ne verrebbe dal sabato piuttosto del male , che del bene. Bisogna adunque persuadersi, che il sabato fu ordinato, affinch l'uomo libero dalle cure e dell*animo , e del corpo si applichi tutto allo studio della legge , frequenti le sinagoghe, ec.; onde nel 1%OMlid di Gerusalemme sta scritto , che i sabati ei d\ festivi sono dati a questo soljirie di meditare la legge- Vedi Gen. iju 3, Vers. 12. dtffinch tu abbi lunga vila ec. Osservano I Padri f che le promesse di Dio in favore d ^ne* eoe osservati la legge , ' sono promesse temporali, ma contuttoci sotto di questa scorza sono nascosti i beni spirituali,-ed eterni, che sono la vera ricompensa de* giusti. Cosi in questo luogo per la terra di Chriaan figurata, e intesa , come not s. Girolamo, la terra de' vivi, cio il cielo, Fedi Epkef. capi vi, 3, *

17. (i) Non concupsces domum proximi tui : nec desiderabis uxorem ejus , non servunz, non ancillam, non ovem, non asinu/n, nec omnia, quae illius sunt. 18. Cunctus autem populus videbat voces, et lampades, etsonitum buccinae, montemcjue fumantem : et perterriti, ac pavore concussi steterunt procul, 19. Dicentes Moysi: Loquere tu nobis, et audiemus : non loquatur nobis Dominus, ne forte moriamur. 20. J?t aitMoyses ad populum : Nolite time(i) flom. y. 7. et 13. g.

17. Non desiderare la casa del tuo prossimo, non desiderare la sua moglie, non lo schiavo, non la schiava , non il bue , non l'asino, n veruna delle cose, che a lui appartengono. 18. E tutto il popolo sentiva le voci, e i folgori , e il suono delia tromba, e il monte, che. fumava: e atterriti e abbattuti dalla paura si stettero in lontananza, 19. Dicendo a Mos: Parla tu a noi, e ascolteremo : non ci parli il Signore, affinch per disgrazia noi non muojamo. 20. E Mos disse al popolo : .Non temete :

Vers. 17. Non desiderare eo. Gli Ebrei a' tempi di Cristo, e dietro loro qualche moderno Rabbino credettero, che nel pensiero e nella volont di far male, la qual volont non sia ridotta ali' effetto, non fosse verun peccato : inescusabile la loro cecit, attese le parole di Dio chiarissime, che qui si leggono, ed gran vergogna per essi il non avere voluto conoscere quello che i filosofi pagani, e gli stessi poeti col solo lume della ragione conobbero, e confessarono. Vers. 19. * Non ci parli il Signore. Se per un'anima, che ve*ramente tende al suo bene, onore, consolazione, felicit l'ascoltar Dio , e il dirgli coi Santi : parla, o Signore, perocch il tuo servo sta ascoltando i. Reg. in. v. 9., il non soffrir di buon grado la voce divina per l'opposto l'infelice carattere dell' anime riprovate, o almen di quelle che pel solo timore servile si tengono ia una tal quale dipendenza da. Dio,

re : ut enim probaret vos, venit Deus, et ut terror illius esset in vobis , et non peccaretis; 21. Stetitq u populus de longe : (i) Moyses autem accessit ad caliginem in qua erat jpeus. 22. Dixit praeterea Dominus ad Moysen : /face dices filiis Israeli Vos vidistis, quod de coelb locutus sim vobis. aS.Nonfacietis deos argenteos, nec deos aureos facieds vobis. 24. Altare de terra facieds mihi, et off ere" tis super eo holocausta, et pacifica vestra, oves vestras , et boves in

imperocch Dio venuto per far saggio di voi, e affinch sa in voi il suo timore , e non pecchiate. 21. E il popolo si st'cfete in lontananza: e Mos si appress alla caligine, in cui era Iddio. 22. E disse ancora il Signore a Mos: Queste cose dirai a* figliuoli d' Israele : Voi avete veduto, com'io vi ho parlato dal cielo. 23. Non farete dii di argento, n vi farete dii d'oro. 24. Farete a me un altare di terra, e sopra di questo offerirete gli olocausti, e le vstre ostie pacifiche, le vo-

(i) Deut. 18. 16. Heb. 12. 18. Vers. 23. a3. Avete veduto, come io vi ho parlato dal cielo ec. 11 cielo qui significa 1' aere. Io vi ho parlato da quest' alto luogo senza farmi vedere a voi sotto alcuna figura, o immagine ; voi perci non*Farete immagine alcuna per rappresentare la Maest divina. Vedi Deuter. v. 12. 15. 16. Da'quali luoghi apparisce che tale il senso di queste parole. Vers. a4- In ogni luogo consacrato alla memoria del nome mio: verr a te, ec. L'Ebreo porta in ogni luogo, dove io far+ che s rammenti il mio nome : io verr, ec. lo accetter i tuoi sacrifizii, e le ostie in que' luoghi, i quali io far dedicare al mio nome , e ne' quali io faro mia dimora. Cosi accennato prima il tabernacolo, dipoi il tempio.

omni loco , in quo -memoria fiat nominis mei: veniam ad te, et benedicam libi. Infr. 27. 8. et 38. 7. 26. Quod si altare lapideumfeceris mihi, non aedificabis illud de sectis lapidibus : si enim levaveris cultrum super ea, polluetur. Deut. 27. 5. Jos. 8. 3i. a 6. Non ascendes per gradus ad altare meum, nereveleturturpitudo tua*

stre pecore, i bovi in ogni luogo consacrato alla memoria del nome mio : verr a te , e ti benedir. 26. Che se mi fabbricherai altare di pietra, noi farai di pietre tagliate: perch se alzerai sopra di esso lo scalpello , 1' altare sar contaminato. 36. Al mio altare non salirai per gradini, affinch non si discuopra la tua nudit.

Vers. a5. Noi farai di pietre tagliate : perche ec. Dio adunque volea., che il suo altare fosse o di terra, o di cespugli, o di pietra non lavorata. Alcuni credono, che Dio ordinasse tanta semplicit, affinch i rozzi Ebrei, quando avessero avuto altari di preziosi marmi, e di nobil lavoro, non ne facessero occasione di superstizione , e d'idolatria. Farmi assai giusta la riflessione di quelli che dicono, che Dio veniva cos a dimostrare , che il culto ordinato nell'antica legge era solamente temperano, e di poca durata. Vers. 26. * La tua nudit. Avverteiwa per la modestia opportuna, e per ingerire abbonimento alle indecenti usanze de'Moabiti nelle infami lor feste di Beel-phegor.

C A P O XXL Precetti giudiciali riguardanti i servi comprati, e le serve, i furti, gli omicidii, i parricida, il plagio, le maledizioni contro i genitori, le risse, la pena del taglione, e ilue, che cozza. 1. fi aec sunt judi1. v^/ueste sono le cio,, quae propones eis. leggi giudiciali, che tu ad essi proporrai. 2. Si emeris servum 2. Se comprerai Uno hebraeum, sex annis schiavo ebreo , egli serserviet tibi : in septi/no vir a te per sei anni : egredietur liber gratis. il settimo se n'andr liDeut. 16. 12. Jer.34.i4- bero gratuitamente. 3. Cum quali veste 3. Quale era la veste, intraverit, cum tali con cui venuto , con exeat : si habens uxo- tal veste se n'andr : se rem, etuxor egredie- avea moglie , la moglie ancora se n' andr intur simul. sieme. 4. Che se il padrone 4- ^w* autem domibus dederitiUi uxorem^ gli avr dato moglie , e et pepererit filios, et questa avr partorito
Vers. 2. Uno schiavo ebreo, eo. Un Ebreo potea vendere la sua libert trovandosi in miseria ; un figliuolo potea essere venduto dal padre, un debitore dectto diveniva schiavo del creditore ; il ladro che non potea restituire, si vendea : in qualunque di queste maniere un Ebreo fosse divenuto schiavo, egli non dovea servire pi di sei anni; perocch il settimo anno, 1' anno sabatico , dovea mettersi in libert. Cos uno che era fatto schiavo l'anno avanti del sabatico, serviva solamente fino all'anno seguente . Vers. 3. Con tcA veste te n' andr , ec. Se avea una veste nuova, quando fu fatto schiavo , se gli dar una veste nuova, quando messo in libert ; e se avea moglie, mener seco la moglie ; e se avea anche de? figliuoli, li mener via. Levil. xxv- 4 1

filias, mulier, et liberi ejus erunt domini sui ; ipse vero exibit cum vesfotu suo. 5. Quod si dixerit servus: Diligo dominum meum, et uxorem, ac liberos, non egrediar liber ; 6. Offeret eum dominus diis, et applicaci' tur ad ostium, etpostes, per/rabitque aurem ejus subula : et erit ei servus in saeculum. 7. Si quis vendiderit filiam suam infamu-

figliuoli, e figliuole , la donna, e i figliuoli di lei saranno del padrone ; ma quegli se n' andr colla sua veste. 6. Che se lo schiavo dir : Io voglio bene al mio padrone, e alla moglie, e a'figliuoli, io non voglio partire colla libert ; 6". II padrone lo presenter agli dii, G accostatolo alla porta, forer a lui l'orecchio con una-lesina : e questi rimarr suo schiavo per sempre. 7. Se uno vende la propria figliuola al ser-

Vers. 4- ^c il padrone gli avr dato moglie, ec. Se il padrone ha- dato per moglie allo schiavo ebreo una schiava d'altra nazione , la'quale non pu godere il privilegio dell' anno sabatico, quegli, venuto queli' anno, avr la libert ; ma la moglie e i figliuoli non usciranno con lui, e resteranno al padrone. Si rompeva forse perci il matrimonio ? lo nega 1' Estio, pretendendo, che**sia divisa la coabitazione , salvo il vincolo del matrimonio : altri credono, che tali donne non fossero tra gli Ebrei considerate come vere mogli, n tali congiunzioni per veri matrimonii: i Romani chiamavano contubernio o sia coabitazione, e non matrimonio l'unione di uno schiavo e d' una schiava ; la volont del padrone faceva tali unioni, e le scioglieva. Vers. 6. Lo presenter agli dii. A' giudici rappresentanti la persona del supremo giudice. Accostatolo alla porta. Col forargli l'orecchia, e quasi in-, chiodarla alla porta della casa veniva a significarsi, che costui sarebbe sempre schiavo in quella casa, o almeno fino ali' anno del giubileo, Levt. xxv. 4- Oos questo era un marco d' ignominia per un Ebreo che potea essere libero, e preferiva di rimanere nella schiavit.

Iam-, non egredietur, sicut ancillae exire consueverunt. 8. Si displicueritoculis domini sui, cui tradita fuerat, dimittet eam : populo autem alieno vendendi non habebit potestatem, si spreverit eam. 9. Sin autem filio suo desponderit eam, juxta niorem filiarum faciet illi. 10. Quod si alteram ei acceperit, providebit puellae nuptias , et ves/imenta, et pretium pudicitiae non negabit.

vigio altrui,ella non torner in libert nel modo che vi tornante schiave. 8. Se diviene sgradita agli occhi del suo padrone , a cui fu data, ei la licenzier : e non avr diritto di venderla ad altra gente, s'ei la disprezz. 9. Che se l'avr data in isposa al suo figliuolo, Ja tratter come un' altra fanciulla. 10. Ma se egli d a lui un'altra sposa, provveder di partito la fanciulla , e di vestimenta, e non negher il prezzo della verginit.

Vers. 7. Se uno vende la propria, figliuola ec. Intendesi di uno che ha venduto la figliuola colla promessa, o almen presunzione che il padrone, o il di lui figliuolo la sposasse in qualit di moglie almeno secondaria , o sia concubina. Una tale fanciulla ebrea , bench comprata come schiava, se non la sposava il padrone , o il figliuolo del padrone, dovea rimettersi in libert, e non essere sempre schiava, come le donne di altra nazione. Vers. 8. Se diviene sgradita .,. la licenzier, e non avr diritto ec. Se ella pi non gli piace , la lascer andar libera , e non avr diritto (dopo averne abusato) di venderla ad altra gente; vale a dire ad un' altra famiglia ebrea. Quelle parole della volgata popolo alieno non possono significare una nazione straniera , gentile : perocch nulla si sarebbe detto in favore di questa fanciulla oltre quello che era di comun diritto tra gli Ebrei; vale adire, che nissuno di essi potesse essere venduto ad uomo d' altra nazione. Si cerca con queste leggi di provvedere di collocamento le figlie de' poveri. * A cui fu data. Che 1' avea sposata. L' orig. Vers. g. La tratter come un* altra fanciulla. Il padre dello sposo dar ad essa la dote , i vestiti ec., e procurer, che il figliuolo la tratti come sua sposa.
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li. Si tria ista non 11 .Che se egli non fafecerit egredietur gra- r queste tre cose,elJa se tis, absque pecunia. n' ander gratis, senza pagamento di prezzo. 12. Chi percuoter 12.(O Quipercusserit ho/nnem volens oc- un uomo, uccidendolo cidere, morte moriatur. yolontariamente, morr senza remissione. \S. + Ow autem non 13. Che se non l'ha estinsiaiatusfiedDeus fatto appostatamele, illum tradiditin manus ma Dio ha fatto, che ejus, (2) consdtuam tibi quegli cadesse nelle sue locum, in guemfugere mani, io ti determiner debeat. il luogo, in cui debba fuggire. i4 Si quisperindu14- Se uno appostastriam occderit proxi- tamente , e insidiosamum suum y et per in mente avr uccisoli suo sidias, ab altari meo prossimo, lo strapperai eveUes eum ut moria- dal mio altare per farlo tur. morire.
(i) Levit 24. 17. (2) Deut. ig. 3. Vr. li. Che se egli non far queste tre cose, ce. Se il padre non far una di queste tre cose , cio o di sposarla per s , o di farla sposare alfigliuolo, o di trovarle un partito , la fanciulla sar ipso jure libera, senza che si aspetti 1' anno sabatico. Altri riferiscono queste parole alle tre cose prescritte, ver s. i o. : se non provveder la fanciulla di partito, se non le dar le vestimenta convenienti, se non le dar il prezzo della verginit , qualunque di queste tre cose ometta il padre di famiglia, la fanciulla libera. Vers. 12. Sferra senza, remissione. Vedi Gen. ix. 6. Vers. i^. Che se quegli non Vhet fatto appostatarnente, ec. Sopra parl dell'omicidio volontario ; qui poi del casuale , il quale .per abjbia (come credono molti) annessa qualche colpa di negligenza, o d'imprudenza; se quegli non avea intenzione di uccidere 1' altro uomo, ma Dio permise, o volle, che questi cadesse per le mani di lui, allora 1' uccisore potr rifuggirsi in una delle citt ebe saranno stabilite e chiamate citt di refugio. * In cui debba fuggire. Rifuggirsi.

15. Qui percusserit patrem suum, aut matrem, morte moriatur. 16. Qui furatus fuerit hominem, et vendidert eum, convictus noxae morte moriatur. 17. (i) Qui maledixerit patri suo, vel matris morte moriatur. 18. Si rixati fuerint viri, et percusserit alter proximum suum lapide , vel pugno, et ille mortuus non .fuerit, sed jacuerit in lectulo : 19. Si surrexerit, et ambulaveritforis super baculum suum , innocens erit, qui percusserit ; ita tamen, ut operas ejus, et impensas in medicos restituat.

15. Chi batter il padre , o la madre , sar messo a morte. 16. Chi avr rubato un uomo, e l'avr venduto , convinto del delitto sia messo a morte. 17. Chi maledir il padre, o la madre sua, sia messo a morte. 18. Se due uomini vengono a rissa, e uno percuote il suo prossimo con un sasso, o col pugno, e questi non muoia, ma sia stato giacente in letto : 19. Se ( poi ) si lever , e ander fuori appoggiato al suo bastone , il percussore sar esente dalla pena ; con questo per , che rifaccia i danni, e quello che fu speso pe * medici.

(i) Lev. 20. 9. Prov. ao. ao. Matiti. i5. 4- Mare. 7. io. Vers. i4- Lo strapperai dal mio affare. Loculicida volontario non godea dell' asilo. Vedi 3 Reg. n. 28. Yers. 15- Chi batter il padre o la madre, ec, Mos non parla del parricidio , supponendo impossibile una tal empiet. Yers. i^. Chi maledir il padre, o la madre ec. Maledire nelle Scritture significa molte volte ingiuriar di parole ; e cosi in questo luogo. Vers. ig, Sar esente dalla pena. Sar libero dalla pena di morte , checch poi avvenga dell' uomo percosso da lui ; perch quando ei venisse a morire, la sua morte non si presumerebbe avvenuta per ragione di quella percossa, ma per altre cause.

20, Qui percusserit servum suum , vel ancillam vzrga , et mortui fuerint in manibus.ejus, criminis reus erit. i \. Sin autem uno die, vel duobus supervixerit, non subjacbit poenae,quia pecunia illius est. 22. Si rixati fuerint viri, et percusserit quis mulierem praegnan tem et abortivum quidem fecerit, sed ipsa vixerit, subjacebit damno, quantum maritus mulieris expetierit, et arbitri judicaverint. 26, Sin autem mors ejus fuerit subsecuta, reddet animam pro anima, 24 Oculum pro oculo , dente/n pro dente, manum pro manu, pedem pro pede, Lev. 2/f. 20. Deut. i^. 21. Match. 6. 38.

20. Chi batter Io schiavo o la schiava col bastone talmente, che muoiano tra le sue mani , sar reo di delitto. 21. Ma se sopravvivono un giorno, o due, egli non sar soggetto a pena, perch roba sua. 22. Se alcuni vengono a rissa , e uno percuote una donna gravida , che abortisce , ma resta in vita, quegli rifar il danno, secondo la richiesta del marito, e il giudizio degli arbitri. 2 3. Ma se quella ancora viene a morire, render vita per vita, a/f.Occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede,

Vers. 20. Sar reo di delitto . 11 Caldeo, i LXX., e il Siro sar sottoposto al giudizio ; sar punito secondo la sentenza de' giudici. Vers. 21 .Perche e roba sua. La perdita dello schiavo, o della schiava gli terr luogo di pena. Molti credono , che questa legge non avesse luogo, se non riguardo allo schiavo di straniera nazione : lo che sembra molto probabile.

26. Adustione/72 pro adustione, vulnus pro val/zere, livore/n pro livore. 26. Si percusserit quispiam oculum servi sui, aut ancillae, et luscos eos fecerit, dimittet eos liberos pro oculo, quem eruit. 27. Dentem quoque si excusserit servo, vel ancillae suae, similiter dimittet eos liberos. 28. Si bos cornu percusserit virum, aut mulierem , et mortui .fuerint, lapidibus obruetur,

26. Scottatura per iscottatura , ferita per ferita, contusione per contusione. 26". Se uno ferir il suo schiavo, o la sua schiava in un occhio, e li far loschi, dar loro la libert per ragione dell'occhio, che ha loro cavato. 27. E se ancor romper un dente allo schiavo , o alla schiava, dar loro parimente la libert. 28. Se un bue ferisce col corno un uomo, o una donna , e ne restino uccisi, sar lapida-

Vers. 24. Occhio per occhio, ec. Si stabilisce qui la legge detta del Taglione per termine , non gi per fomite alla vendetta^ e al furore, dice s. Agostino cont. Faust. lib. XH. cap. a3.: e Tertulliano dice, che la licenza di ricattarsi era destinala a reprimere gli attacchi, lib. n. cont. Mare. cap. 18. Gli Ebrei assai generalmente vogliono , che questa legge non debba intendersi a rigore, n letteralmente, ma in un seriso pi mite: vale a dire, che la pena di chi cava un occhio, rompe un dente , fa una contusione al suo prossimo, ec., sia una multa pecuniaria determinata da' giudici, e proporzionata a quello che uno darebbe per esempio per recuperare un occhio, se lo avesse perduto , o per on pendere un dente, o per non soffrire il dolore della contusione. E ancora da osservare , che questa legge, che dovea servire di regola a' giudici per pronunziare sopra i danni recati al prossimo nella persona , non giustific giammai lo spirito di vendetta , la quale condannata da Dio, il quale, come abbiam detto , non altro ha preteso con questa legge, che mettere-un freno all'ira dell' uomo offeso, e contenere la protervia col timor del-

et non comdentur car- to, e non si mangerannes ejus : dominus quo- no le sue carni: il paque bo vis innocens erit. drone per del bue sar senza pena. 29. Ma se il bue coz29. Quod si bos cornupeta fuerit ab heri, zava gi da qualche et nudiustertius, et con- tempo , e ne fu ammotestati sunt dominum nito il padrone, e queejus, necrecluserit eum, sti noi tenne rinchiuso, occideritque virum aut se avvien , che ammazmulierem^ et bos lapi- zi un uomo, o una dondibus bruetur, et do- na, sar lapidato il bue, minum e;us occident. e messo a morte il padrone. 30. Ove poi siagli im3o. Quod si pretium fuerit ei impositum, posta pena pecuniaria, dabit pro anima sua dar per riscattar la sua quidquid fuerit postu- vita quanto gli sar domandato. la tus. 31. Che se il bue avr 51. Filium quoque, et filiam si cornu percus- percosso un figliuolo, o serit, simi/5 sententiae una figlia, il padrone subjacebit. soggiacer tuttora alla stessa sentenza. 32. Si servum, ancil62. Se avr percoslamque invaser, trz\ so uno schiavo , o una
Vers. 28. Non si mangeranno le sue carni. Per dimostrare "Vie piii P orrore e P esecrazione , che dee aversi per l'omicidio. Vedi Gen. ix. 5. Vers. 3o. Ove poi siagli imposti pena pecuniaria, ec. Nel caso che il giudice abbia giudicato , che la sua colpa, o negligenza non sia tale da punirsi di morte, ma con pena pecuuiaria, dar quello che sar stabilito dallo stesso giudice. Vers. 31. Se il bue avr percosso il figliuolo , ec. Se il bue avr percosso un figliuolo di famiglia , o una figlia , il padrone avr la stessa pena, che se si trattasse di un padre di famiglia ; bench la vita di cjue&lo sui pi importante.

tnta siclosargenti do- schiava, saran dati trenmino dabitj bos vero ta sicli d'argento al lolapidibus opprimetur. ro padrone ; e il bue sar lapidato. 33. Si quis aperuerit 33. Se uno apre la cisternam, etfoderit, et cisterna, o la scava > e non operuerit eam, ce- non la chiude , e vi cacideritque bos, aut asi- da dentro un bue, o un nus in eam, asino , 34 Reddet dominus 34I1 padrone della cicisternae pretium ju- sterna pagher il prezmentorum : quod autem zo degli animali : ma mortuum est, ipsius quello che sar morto, erit. sar suo. 55. Se un bue per35. Si bos alienus bovem alterius vulne- cuote il bue d'un altro, raverit, et ille mortuus e questo venga a mofuerit^ vendent bovem rire , si vender il bue vivum, et divident pre- vivo, e si divider il tium : adaeer autem prezzo : e il bue morto mortili inter se disper- sar tra essi diviso. tient. 36. Ma se quegli sa56. Sin autem scie* batt quod boscornupet peva, che il bue cozzaesset ab heri, et nudius- va gi da qualche temtertius, et non custodi* po, e il padrone non lo vt eum dominus suus, ha tenuto rinchiuso, reddet bovem pro bove, render bue per bue, e et cadaver integrum avrinteroil bue morto* accipiet,

Vers. 33. Se uno apre una cisterna, o la scava, ee. Le cisterne aveano il loro coperchio ; onde si dice qui : se uno in n luogo pubblico apre una cisterna, e non la richiude : questo il primo caso : 1' altro poi si , se uno ne scava una di nuovo Veggansi le Decretali Lib. v. tit, 3(i

S OD O

C A P O XXII. Pena del furto., e del danno dato. Legge del deposito, de IP imprestito, della conduzione, e dello stupro. Supplicio de' malefici, della bestiali' t, e del sacrificio offerto agl'idoli. Pena di chi fa torto alforestiero, alla vedova, e al pupillo. Legge del mutuo, e dell* usura, del pegno , e delrispetto a* superiori, delle decime, delle primizie, de9 primogeniti) della carne rosa gi da una bestia. 1. iji quis furatus fuerit bovem, aut ovem, et occiderit, vel vendiderit, quinque boves pro uno bove restituet, ( i) et quatuor oves pro una ove. 2. Si effringens far domum, sive suffodiens fuerit inventus, et aecept vulnere mortuus fuerit, percussor non erit reus sanguinis.
(i) 2. Re^ 12. 6.

i. 5e uno ruber un bue , o una pecora , e l'avr uccisa, o venduta, render cinque bovi per uno , e quattro pecore per una. 2. Se un ladro trovato a sforzare la porta, o a rompere la muraglia della casa , e ferito venga a morire, il feritore non sar reo d' uccisione.

Vers. i. Render cinefile bovi penino, e quattro pecore per una. Sotto il bue comprendesi la vacca e il vitello : e sotto la pecora, l'agnello, il montone, il capretto ec. Non da maravigliarsi, se il furto del bue punito pi di quel della pecora, attesa la maggiore stima, che giustamente faceasi di quell'animale. Quanto al ladro impotente a restituire, era punito con un dato numero di battiture, o era venduto; che se era recidivo, si puniva di morte.

3. Quod si orto sole hoc fecerit, homicidium perpetravi^ et ipse moretur. Si non habuerit, quod pro furto reddat, ipse venundabitur. 4- Si inventum fuerit apud eum, quodfuratus est, vivens, sive bos, sive asinus, sive ovis, duplum restituet. 6. Si laeserit quispiam agrum, vel | vineam, et dimiseritjumentum suum, ut depascatur aliena ; quidquid optimum habuerit in agro suo , vel in vinea pro damni aestimatione restituet.

3. Ma se ci egli fa dopo che nato il sole, egli reo di omicidio, ed egli pure morr. Se ( il ladro ) non avr di che pagare il furto, sar venduto. 4- Se U bue rubato, o P asino , o la pecora sar trovato vivo presso di lui, restituir il doppio. 6.Se alcuno far danno a un campo, o a una vigna, e lascer andare il suo giumento a pascere 1' altrui ; render il meglio, che abbia nel proprio campo, o vigna secondo le stime del danno.

Yers. a. Il feritore non sar reo di uccisione. Il fondamento di questa legge egli , che non pu sapersi l'intenzione del ladro notturno, e pu temersi che ei venga non solo per rubare ma anche per uccidere. S. Agostino approvando la legge diretta a raffrenare la cupidit, e la cieca passione de* cattivi, dice, che non saprebbe trovare delle buone ragioni per giustificare un Cristiano , che avesse commesso una tal uccisione. E infatti a' discepoli dell'Evangelio non si predica , se non la pazienza ; e i Padri, e i Concilii insegnano generalmente non essere mai permesso a veruno di uccidere volontariamente di propria autorit un altro uomo. Non avr adunque un tal uccisore temere i giudici della terra, ma avr sempre a temere il giudizio di Dio. Vers. 3. Se db egli fa dopo che e nato il Sole, ec. Di giorno sono pi pronti gli aiuti per rispmger il ladro senza ucciderlo ; e si pu conoscerlo per riavere il suo per le vie di giustizia. Vers. 4- $e '^ >ue rubalo sar trovalo vivo ec. Questa un'ecce?aone della legge, che scritta di sopra, vers. i. ,

6. Siegressus ignis irtvenerit spinas, et comprehenderit acerpos ,/rugum, sive stantes segetes in agris, reddet damnum, qui ignem succenderit. 7. Si ^uis commen~ daverit amico pecuniam <u& va$ in custodiam, et ab eo, quisusceperat, /uffa abietta fuerint ; si invenitur far, duplum reddet. 8. Si latetfar, dominus domus applicabitur ddeos, et/urabit, quod /zo/z extenderit manum in rem proximi sui p. Ad perpetrandam fraudem, tam in bove, quam in asino, et ove, ac vestimento , et quid' quid damnum in/rre potesti ad deos utriusque causa perveniet; et si i/li /udicaverint,

6. Se dilatandosi il fuoco si attacca alle spine , e si appicca ai covoni delle biade, o ai grani, che sono in piede n^' campi, pagher il danno colui che accese il fuoco. 7. Se uno confider a un amico del denaro, o altra cosa da custodire,e questa sia rubata press il depositario ; trovatosi il ladro, questi render il doppio. 8. Se il ladro ignoto, il padrone di casa comparir dinanzi ai . giudici, e far giuramento di non aver messo la mano sulla roba del suo prossimo p. Per defraudarlo di un bue , o di un asino, o di una pecora, o di un vestimento, di qualunque cosa, che siasi perduta i la causa del1* uno e dell* altro ander dinanzi ai giudici :

Vers. 5. Render il meglio, che abbia nel proprio campo ec, Fata la stima del danno, sar pagato questo danno col meglio che sia nel podere di chi fece il male. * Render il meglio che abbia nel proprio campo. Pagher il danno dato secondo il prodotto di cjuel campo. Cosi i LXX. ed il Samarit.

'dtiplum resti/uetproxi- e se questi Io condanmo suo. neranno, render il doppio al suo prossimo. io. Si (juis commenio. Se uno avr dato dai*erit proxime suo in custodia al suo prosasinum , bovem, ovenz simo un asino, un bue, et omne jumentum ad una pecora , o qualuncustodiam, et mortuum que siasi giumento, e fuerit, aut debilitatu/n, questo sia morto, o revel captum ab hostibus, sti stroppiato, o portaTzullusque hoc viderit, to via da 'nemici, e nissuno abbia ci veduto, 11. Jusjurandum erit 11. Si deverr al giuin medio, quod non ramento , come quegli extenderit manum ad non ha posta la mano rem proximi sui : susci- sulla roba del suo prospie tq u dominus jura- simo : e il padrone s mentum, et ille reddere contenter del giuramento , e quegli non non cogetwr. sar tenuto a restituzione. 12. (i) Quod si furto 12. Che se la cosa ablatum fuerit, res/i- stata rubata, indenniztwet damnum domino. zer il padrone.
(\) Gen. 31. 89.
Vers. io., n., la., e 13. Se uno avr dato In custodia ce. Ne' versetti precedenti parl del semplice deposito ; parla adesso degli animali, che sono .dati in custodia ad altri Con pagare la stessa custodia. Colui, che gli ha in custodia, non sar tenuto a nulla, quando P animale perisca, o resti stroppiato, se ci per sua colpa non avvenuto ; e non essendovi chi possa attestare , come il custode non ha mancato al suo dovere, si finir la controversia col giuramento. Se 1' animale poi fu rubato , il custode ( come quegli, che essendo pagato per questo dovea usare tutta la diligenza per ben custodirlo ) rifar il danno al padrone. Finalmente se l'animale fu mangiato da una fiera, non sar tenuto, a nnlla il custode, riportando al padrone quello cue rimane del cadavere dell* animale.

13. Se ( il giumen13. Si comestum a bestia, deferat ad eum, to ) fu divorato da una quod occisum est, et fiera, riporti a) padrone il cadavere , e non far /zon restituet. altra restituzione. 14. Chi alcuna di tai4> Qwi proxima suo quidquam horum li cose prender in premutuo postu/averit, et stito dal suo prossimo, debilitatimi, aut mor- questa perisca, o retuumfuerit domino non sti stroppiata , non espraesentefeddere com- sendo presente il padrone j sar astretto a pettetur. far restituzione. 15. Quod si imprae15. Ma se il padrone sentiarum dominus si trover presente, non fuerit, non restituet, far restituzione, e masmaxime si conductum simamente se l'uvea venerai pro mercede presa a nolo pagando l'uso, che ne faceva. operis sui, 16. (i) Si seduxerit 16. Se uno sedurr <7uis virginem necdum una fanciulla , che non desponsatam^ dormie- abbia ancora contratti Titque cum ea ; dotabit sponsali, e dormir con eam, et habebit eam lei; la doter, e la spouxorem. ser.
(i) Deut. 22. 28. Vers. 14- e 15. E questa perisca... non essendo presente i padrone, ce, Queste distinzioni, presente il padrone, non presente il padrone , tendono a distrigare con facilit le dispute, che possono nascere tra il comodante , e i comodatario: uno, per esempio, che impresta un cavallo", non finisce mai di sospettare ( ove questo sia perito, o resti stroppiato ) che il comodatario v abbia avuto colpa. Tolto adunque, che il padrone sia presen e al caso, si obbliga quello a rifare il danno, e ci ha luogo, si che si tratti di puro imprestito, ovvero di affitto con pagamen o del prestito. Ver 16. * E la sposer. La prender per moglie.

17. Si pater virginis dare noluerit, reddet pecuniamjuxta modum dotis, quam virgines accipere consueverunt. 18. Maleficos non paderis vivere. 19. Qui coiert cum fomento, morte moria* tur. 20. (i) Qui immolai diis, occidetur, praeterquam Domino soli. 21. Advenam non contristabis, neque affliges eum : advenae enim et ipsi fistis in terra AEgypt. 22. F"iduae, et pupillo non nocebitis. Zach. 7. io. s3. Si laeserids eos, voci/rabuntur ad me, et ego audiam clamorem eorum :
fij Le^'f. 19. 4.

17. Se il padre della fanciulla non vorr dargliela, dar una somma di denaro secondo la somma della dote, che soglion ricevere le fanciulle. 18. Non lascerai vivere gli stregoni. 19. Chi peccher con una bestia , sar messo a morte. 20. Chi offerir sacrifizio ad altri dei, fuori che al solo Signore, sar ucciso. 21. Non farai torto, e non affliggerai il forestiero : perocch voi ancora foste stranieri nella terra d'Egitto. 22. Non porterete danno alla vedova, e al pupillo. a 3. Se gli offenderete , alzeranno a me le loro strida , e io esaudir i loro clamori :

Vers. 17. Secondo la somma della dote, ec. La dote di una fanciulla fissata nel Deuteronomio 7 cap. xxu. 29. a cinquanta sicli ; e questa credesi legge generale. Vers. 18. Gli stregoni. L'Ebreo le streghe, o sia maghe; essendo credute le donne pi facili a cadere iu simili colpe. Vers. 20. Sar ucciso. L' Jbreo sar anatema.; lo che oltre la pena di morte portava, ch< si abbruciasse, o si confiscasse tutta la roba del reo.

24- Et indignabitur furar meus, percutiamque vos gladio, et erunt wxores vestrae viduae, et filii vestri pupilli. 26. Sipecuniam mutuam dederis populo meo pauperi > qui habitat tecum, /zen ur^&bis eum quasi <?xactor, nec usuris opprmes. 26. (i) Si pignus a proximo tuo acceperis vestimentum, ante solis occasum reddes ei: 27. Ipsum enim est solum quo operitur, indumentum carnis e;us, TZ^G ha^et al/d in quo dormiat' Si clam&ptirit (i)Deut. 24. 13.

24. E si accender il mio furore , ed io vi sterminer colla spada, e le vostre mogli reslcran vedove, e i figliuoli vostri pupilli. 26. Se presterai denaro al popolo mio povero , che abita con te, non lo vesserai come un esattore, n l'opprimerai coli' usure. 26. Se riceverai in pegno dal tuo prossimo la veste , gliela rende- rai prima che il sol tramonti : 27. Perch questa sola egli ha per coprirsi, e porsi sopra la sua carne , e altra non ne ha, Sotto di cui prender

Yers. a5. Se presterai denaro al popolo mio povero ec. Notisi in primo luogo, che Dio per una predilezione degna di sua bont chiama suo popolo i poverelli : secondo , che perci questa voce povero non limita la legge , ma messa per un esempio ; conciossiach i poveri sono quelli che ordinariamente hanno bisogno di essere aiutali coli' imprestito : terzo , che la permissione data da Dio agli Ebrei nel Deuteronomio xxm. 19. 20. di prendere usura dagli stran:eri, non pu mai servire a rendere lecita 1' usura sotto il Vangelo, imperocch non maraviglia, se Dio permettesse di esiger 1' usura da quegli, i quali egli avea condannati al'esterminio ; onde . Ambrogio, lb. de Tabia cap. xv. scrive: Prendi adunque P usura solamente da colui, a cui fiati lecito d dar morte senz a peccato. Vers. 9.6. Se riceverai in pegno .... la veste. Dee intendersi la coperta del letto.

ad me, exaudiam eum quia misericors sum. 28. Diis non de trahes; et (i) principi popul lui non maledices. 29. Decimas tuas, et primitias tuas non tar dabis reddere: (2)primogejiitumfilorum tuorum dabis mihi. . 3o.De bobus quoque, et ovibus similiter fa-cies : septem diebus sit cum matre sua; die octava reddes illum mihi. 3i. Fz'ri sancti eritis mihi: (3)carnem,quae a bestiis fuerit prae* gustata, non comededs\ sed pr&jicietis canibus.
(i) Ad. 9.3. 5.

sonno. Se egli alzer le sue grida verso di me, io lo esaudir , perch sono misericordioso. 28. Non dirai male de' giudici ; e non maledirai il principe del popol tuo. 29. Non sarai lento a dare le tue decime, e le tue primizie : tu darai a me il primogenito de' tuoi figliuoli. 30. E Jo stesso ancora farai de'bovi, e delle pecore: per sette d stieno colla lor madre ; l'ottavo giorno gli offerirai a me. Si.Voi sarete uomini consacrati a me: non mangerete carne, che sia gi stata gustata da bestie ; ma la getterete ai cani.

(->.) Sap. 13. a. 12. Infr, 34- io. Ezech. 44. 3o. (3)Lec& 22. 8.

Yers. 31. Non mangerete carne, che ec. Questo precetto serviva a conservare negli animi degli Ebrei la naturale avversione da tutto quello che era strage, e spargimento di sangue, e ad avvezzargli a un modo di vivere, che nulla avesse di feroce, 4 <i fearbaro. fedi Theodor,

C A P O XXIII. Leggi prescrtte a?giudici. Dee salvarsi il bue, e P asino del nemico. 1 giudici non debbono accettar donativi. Del riposo del? anno, e del giorno settimo, e delle tre solennit principali. Dio promette di mandare un Angelo per guida del viaggio* e che premier chi osserva i comandamenti. Del fuggire P idolatria e la so. eiefa dei Chananei, i quali debbono sterminarsi. 1. JLTon suscipies vocem mendacii : nec junges manum tuam, ut pro impio dicasfalsum testimonium. 2. Non sequeris turbarn adfaciendam malum: nec in judicio plurimorum acquiesces sententiae, ut a vero
flf*OP.f.

1. IN on ascoltare racconti bugiardi: e non ti presterai a dire falso testimonio in favore dell' empio. 2. Non andar dietro alla turba per fare il male : e nei tuoi giudizii non acchetarti alparere del maggior numero, allontanandoti dalla verit.

Vers. i. Non ascoltare racconti bugiardi. Non ascoltare i calunniatori, quelli che parlano male del prossimo. 1 dottori Ebrei dicevano, che il maligno detrattore , e chi accoglie il detrattore, e chi dice il falso testimonio contro del suo prossimo, degno di esser gettato a' cani. Vers. a. Non andar dietro alla turba per fare il male ec. Molti credono che qui si parli de' giudici, i quali non debbono seguire l'impeto del popolo , n badare nelle loro adunanze a quello che pensi il maggior numero , ma a quello che vero , e provato : quindi i dottori Ebrei volevano, che nei consigli dicesser prima il loro parere quelli che avean meno di autorit, affinch questi talvolta contro la propria opinione non fossero tirati dall' altrui autorit, o da umano rispetto ad approvare quel che

5. Pauperis quoque non misereberis in judicio. 4' (i) Si occurreris bovi inimici tui, aut asino erranti, reduc ad eum. 5. Si videris asinum odentis te jacere sub onere-, non pertransibis\ sed sj/blevabis cum eo. 6. Non declinabis in judicium pauperis. 7. Mendaciumfugies. ^2) /nsontem, etjustum non occides ; quia apersor impium. 8. Nec accipies munera, quae etiam excaecant prudentes, et subvertunt verba justo rum. Deut.i6.i9.Eccli.20.3i.
(i) Deut. 22. i.

3. In giudizio noti avrai riguardo nemmeno del povero. 4 Se incontri il bue del tuo nemico, o l'asino che sia scappato, riconducigli a lui. 6. Se vedrai 1' asino di colui, che ti odia, cadere sotto il peso, non tirerai di lungo: ma darai mano a lui per rialzarlo. 6. Non sarai disfavorevole al povero nella sua lite. 7* Fuggi la menzogna. Non dar morte all'innocente, e al giusto ; perocch io ho in odio V empio. 8. E non accetterai donativi, i quali accecano anche i sapienti, e alterano il linguaggio de' giusti.

(?.) Dan. 13, 53.

giusto non fosse. La massima ottima anche pe7 particolari , i quali se vogliono fuggire il male, debbono seguire l'esempio del piccolo numero, non de'molti. Vers. 4- e 5- Se incontri il bue del tuo nemico, ec. Questi precetti dimostrano che la dilezione de'nemici fu comandata anche nella vecchia legge. * IJ asino ... cadere. Cadere sdraiato. Vers. 7. Ho in odio U empio. Quale chi d morte, ovvero condanna l'innocente e il giusto,

Esodo. FoL II,

'9- Peregrino mole$tus non eris : scitis advenarum animas ; quia et ipsi (i) peregrini fuistis in terra AEgypti. 10. Sex annis seminabis terram tuam, et congregabis fruges ejus* 11, Anno autem se pllmo (2) dimittes eam et reqmescere facies, tt comedant pauperes populi tui ; et quidquid reliquum fuerit, edant bestiae agri : ita facies In vinca, et in oliveta tuo* (i) Gcn. 4& 6.

o,. Non darai fastidio al forestiero : imperocch sapete cosa sia Tessere forestiero ; mentre voi pure foste forestieri nella terra d' Egitto. 10. Per sei anni se* minerai la tua terra, e ne raccorrai i frutti,

11. Ma il settimo anno la lascerai stare in riposo, affinch i poveri del popol tuo abbiano da mangiare; e le bestie selvatiche si pascano di quello che rester: lo stesso farai della vigna , e del tuo uliveto. (*) Levit. 26. 4

Yers, 8. Alterano il linguaggio de* giusti. Fanno, che cangino di massime e di sentimenti. Racconta Plutarco, che in Tebe le immagini de'giudici erano senza mani. * Accecano anche i sapienti, Ebr. i veggenti ; le persone oculate. Ycrs. 11. Mia il settimo anno la lascerai stare ec. Il settimo giorno era il sabato degli uomini ; il settimo anno era il sabato della terra. Quest' anno settimo cominciava, come 1' anno comune , ali' equinozio d'autunno , e per queli' anno non si seminava, n si mieteva ; ma quello che la terra dava spontaneamente, e quello che teniva sulle piante , era raccolto da' poveri, e da chi se lo prendea, senza distinzione di padrone, o non padrone. Quest'anno sabatico era instituito, primo per rammentare agli Ebrei s dominio di Dio sopra la loro terra : secondo per conservare quaato mai si poteva 1' uguaglianza.delle condizioni, e de' beni ; perocch in queli* anno rendeasi la libert agli schiavi, e si permetteva a tutti di prendere quello che dava la terra: terzo , Dio volea, che il suo popolo si avvezzasse a confidare nella sua nrov-

li. Sex diebus opraberis t septmo die cessabis, ut requiescat bos, et asinus tuus, et refrigeretur filius ancittae tuae , et advena. 13. Omnia quae dixi vobis, custodite Et per nomen externorumdeorum non /urabitis, neque audietur ex ore vestro. 14 Tribus vicibus per singulos annos mihi festa celebrabitis. 15. Solemnitate/n azymorum custodies. S eptem diebus comedes azyma> (i) sicut praec#pi tibi, tempore men" srs noforum , quando egressus es de AJSgypto : (2) non apparebis in conspectu meo va* cuus.
(i). Sap. i3. 3, 4. Infr. 3/J. 22.

12. Per sei giorni lavorerai: il settimo giorno cesserai dal lavoro, affinch abbia riposo il tuo bue e il tuo asino, e si ristori il figliuolo della tua schiava, e lo straniero. iS.Osservate tutte le cose, che io vi ho dette Jfon farete giuramento pel nome di dei stranieri, il qual ( nome ) non uscir dalla vostra bocca. 14. Tre volte Tanno far eie festa in onor mio. 15. Osserverai la solennit degli azzimi. Per sette giorni mangerai pane azzimo, conforme ti comandai, nel mese delle biade nuove, quando tu uscisti dail'Egitto. Non comparirai dinanzi a me colle mani vote.
(*J Deut. i& 6. Eccli. 35. 6.

videnza, e aspettare anche pi da lei, cKe dalle sue fatiche, e industrie il sostentamento. Dio perci avea promesso una grand'abbondanza nel sesto anno, LeviL xxv. 9.0,21. finalmente si ispirava cos il distaccamento dalle cose temporali, e P umanit verso i poveri contadini, e gli schiavi, e il minuto popolo. Vers. 14. Tre volle V anno farete festa ec. Sono prescritte le tre feste priucipali, la Pascjua , la Pentecoste, e i Tabernacoli

16. Et solemnitate m messis primitivorum operis tui, quaecumque seminaveris in agro : solemnitatem quoque in exitu anni.quando congregaveris omnes fruges tuas de agro. 17. (i) Ter in anno apparebh omne masculinum tuum coram Domino Deo tuo. 18. Non immolabis super fermento sanguinem victimaemeae: nec remanebit adeps sole" mnitatis meae usque mane.
(i) Infr. 34- 3. Z?cfc 16. 16.

16. E ( farai ) la solennit della messe dei frutti primaticci di tue fatiche , di qualunque sorte ne avrai seminati rie' campi: e parimente la solennit alla finedel1* anno , allorch avrai raunate tutte le tue biade dalla campagna. 17. Tre volte l'anno tutti i tuoi maschi si presenteranno dinanzi al Signore Dio tuo. 18. Non offerirai il sangue della mia vittima insieme col fermentato : e il grasso della vittima solenne non rester sino al mattino.

Vers. 15. Non comparirai dinanzi a me con le mani vote. Si portavano al tabernacolo le obblazioni, le vittime, le primizie, le decime. Vers. 16. La solennit della messe de"*frutti primaticci. Questa la Pentecoste, che veniva cinquanta giorni dopo la Pasqua ; e in questa festa si offerivano al Signore i pani fatti della prima mietitura de' grani, e le primizie degli altri frutti raccolti dalla Pasqua in poi in ricognizione del supremo dominio di Dio. Yers. 17. Tre volle Vanno ec. Alle tre feste gi rammemorate. * Dinanzi al Signore Dio tuo. Aggiungono i LXX. Perch quando io avr cacciato davanti a te quelle nazioni, e distesi i tuoi confini, nessuno vorr entrare nel tuo paese per farti male , mentre gli uomini saranno insiem radunati a celebrar le solennit del Signore. Vedi e. xxxiv. v. 2 4Vers. 18. Non offerirai il sangue delta mia vittima insieme col fermentato. Tutti gli Ebrei per questa vittima del Signore intendano l'agnello pasquale, il quale non potea immolarsi, se prima non si era tolto via tutto il pane fermentato.

io. (i) Primtas frugum terrae tuae deferes in domum Domi" ni Dei tui. (2) Non coques haedum in lacte matris suae. 20. Ecce ego mittam Angelum meum, qui praecedat te 3 et custodia t zn via, et introducat in locum, quem paravi.
( i ) Infr. 34- 26.

19. Porterai alla casa del Signore Dio tuo le primizie delle biade della tua terra. Non cuocerai T agnello nel latte di sua madre. 20. Ecco che io mander il mio Angelo, il quale vada innanzi a te , e ti custodisca per viaggio, e t* introduca nel paese che io ho preparato.
C2J Deut- 4 ' 21.

E il grasso della vittima solenne non rester fino al mattino. Anche queste parole s'intendono da molti della vittima pasquale , della quale il solo sangue , e il grasso era offerto al Signore ; il resto era mangiato da'privati : vuole adunque Dio , che il grasso della vittima sia abbruciato in onore di lui con sollecitudine. Vedi Esod. xxxiv. 26. Vers. 19. Le primizie delle biade ec. Pare , che debbansi qui intendere le primizie dell' orzo, che offerivasi per la Pasqua. Non cuocerai P agnello nel latte d sua madre. Vale a dire, non prenderai per vittima della Pasqua un agnello, che non abbia altra sostanza , che quella ch' ei poppa dalla sua madre, e il quale cuocendosi per mangiarlo sarebbe cotto nel latte di sua madre. Secondo questa sposizione sarebbe proibita l'immolazione dell' agnello ancora lattante, e sarebbe questa un' eccezione alla legge, che permette d'immolare gli animali dopo gli otto giorni dalla loro nascita, Exod. xxir. 9b., Levit. xxu. 27. Questa tra le molte sembra la pi piana, e letterale interpretazione , e i Padri hanno ravvisato in questa legge una profezia riguardante Ges Cristo vero Agnello pasquale, il quale non dovea essere" messo a morte da Erode , n da' Giudei nella et ancor tenera , ma nella et pi robusta. Cos il Crisostomo , e jr. Agostino. Vers, 20. Mander il mio Angelo, il quale ec. Per quest' Angelo inteso comunemente il Figliuolo di Dio non solo da molti Padri, ma anche da antichi Rabbini, i quali scrissero, che quest'Angelo era l'Angelo redentore, di cui si parla, Gen. XLVIII. 16,, e da filone Ebreo, e da tonasi tutti gl'interpreti. Quest'An-

21. Observa eum, et audi vocem ejus, nec contemnendum putes: quia non dimittet, cum peccaveris ; et est nomen meum in illo. 22. (i) Quod si audieris vocem ejus % et feceris omnia quae lo^uor, inimicus ero ini" micis tuis, et affiigam qffligentes te. 23. (2) Praecedetque te Angelus meus, etintroducet te ad Amorrhaeum, et Hethaeum et Pherezaeunz, Chajsanaeumque, et JTevaewm, et/<?busaeum,quos ego conteram. 24. Non adorabis deos eorum, nec coles eos ; non facies opera
(1) Deut. 7. n.

21. Onoralo, e ascolta la sua parola, e guardati dal disprezzarlo : imperocch egli non ti perdoner , se farai del male ; ed in lui il mio nome. 22. Che se tu ascolterai la sua voce, e farai tutto quello ch'io dico, io sar nemico ai tuoi nemici, e perseguiter quei che ti perseguiteranno. 23. E ander innanzi a te il mio Angelo, e t'introdurr nella terra degli Amorrhei, e degli Hethei, e de' Pherezei, e de' Cnananei, e degli Hevei, e de' Gebusei, i quali io sterminer. 24. Tu non adorare, e non render onore ai loro dei; e non fare quel

(2) Infr. 33. 2. Deut. 7. 22. Jiw. 24. 11. gelo del consiglio, il quale si dice via, verit, e vita delle anime , fu il condottiero, che Dio diede agli Ebrei nel loro pellegrinaggio verso la terra promessa, e lui tentarono gli Ebrei, come detto , i. Cor. x. g. come egli la luce, e scorta di tutti quegli, i quali dal deserto di questo mondo camminano verso la patria beata. Vers. zi. Ed e in lu il mio nome. in lui la mia potest , la mia autorit, la mia stessa natura: imperocch il Padre in Gris , e Cristo nel Padre, Joan. x. 38. * Non ti perdoner. Non ti abbandoner.

eorum : sed destrues eos, et con/ringes statuas eorum. 26. Servietisque Domino Deo vestro, ut benedica/n panibus tuis, et aquis, et auferam infirmitatem de medio lui. 26. Non erit infoecunda, nec sterilis in terra tua : numerum dierum tuorum implebo. 27. Terrorem meum mittam in praecursum tuum, etoccidam omnem populum , ad quem ingredieris : cunctorum^ue inimicorum tuorum coram te terga vertam: 28. Emittens (i) erabrones prius , qui /ugabunt .Hevaeumj et Chananaeum , et' .ffethaeum, antequam in* troeas.
(i) Z?ewfc 7. 20.

che essi fanno: ma distruggigli , e stritola le loro statue. 26. E servirete al Signore Dio vostro, affinch io benedica il vostro pane e la vostra acqua , e allontani da voi le malattie, 26. Non sar nel tuo paese donna che abortisca , o sia sterile : compier il numero dei tuoi giorni. 27.11 terrore mandato da me precorrer la tua venuta, e io sterminer tutti i popoli, nella terra de' quali tu entrerai : e porr in fuga dinanzi a te tutti i tuoi nemici : 28. Mandando avanti i calabroni, i quali faranno fuggire l'Heveo, e il Ghananeo , e l'Hetheo prima del tuo arrivo.

Vers. 26. Compier il numero de* tuoi giorni. Ti dar gli anni di vita, che pu durare il tuo temperamento, e non ti manderb la morte prima del tempo. * Donna che abortisca. L' Ebr. significa ancor quella che non mette al mondo figliuoli vivaci. i Vers. 28. Mandando avanti i calabroni, ec. Che cos avverasse, vedasi, Jos. ult. 12. Cos leggiamo, che altri popoli furo-

29. Non ejiciam eos a facie tua anno uno, ne terra in solitudine. redigatur, et crescant contra te bestiae. 30. Paullatim expellam eos de conspectu tuo, donec augearis, et possideas terram.

31. Ponam autem terminos tuos a mari Rubro usque ad mare Palaestinorum, et a deserto usque adfluviumi tradam in manibus vestris habitatores terrae, et ejiciam eos de conspectu vestro. 32. Tu non farai al32. (i) Non inibis cum eis/edus,nec cum leanza con essi, n coi diis eorum. loro dei.
(i) Infr. 34. 15. Deut. 7. 2. no costretti ad abbandonare le loro terre , gli uni per l'infestazione delle ranocchie, gli altri pe' topi, altri per le mosche , o per altre meschine bestiuole. Dee anche osservarsi, che ne' paesi caldi certe specie di animali sono in maggior quantit, e pi molesti. i Vers. ag. Io non l discaccer davanti a te in un solo anno , ce. Considerata tutta 1' estensione del paese promesso agli Ebrei, essi erano allora in piccol numero , e non avrebbero potuto abitarlo tutto , n coltivarlo : onde le fiere, delle quali non carestia in que' paesi, si sarebbero troppo moltiplicate, se Dio ne avesse scacciati subito gli antichi abitatori. Yedesi anche qui un tratto della bont, e affezione di Dio verso il suo popolo.

29. Io non li discaccer davanti a te in un solo anno, affinch il paese non diventi un deserto, e non si moltipllchino le fiere contro di te. 30. Li caccer a poco a poco dal tuo cospetto, fino a tanto che tu vada moltiplicando, e diventi padrone del paese. 31. E iofisseri tuoi confini dal mar Rosso fino al mare d Palestina , e dal deserto sino al fiume : dar nelle vostre mani gli abitanti del paese , e li caccer dal cospetto vostro.

33. Non habitentin terra tua , ne forte peccare te faciant in me, si servieris diis eorum*, quod ubi certe erit in scandalum.

33. Non abiteranno nella tua terra, perch non ti inducano a peccare contro di me col servire agli dei loro : la qual cosa sarebbe certamente per te occasione di rovina,
XXIV.

C A P O

Mos intima al popolo le leggi stabilite da Dio, le quali sono accettate dal popolo. Ferma la alleanza tra Dio e '1 popolo, off erendo sacrifizii al Signore, e aspergendo il popolo col sangue dell'alleanza-, restano tutti gli altri alle falde del monte: e solo Mos sale a ricevere le tavole del Signore; e ivi rimane col Signore per . quaranta di, e quaranta notti. i.XrJ-o/si quoque dixit: Ascende ad Dominum tu, et Aaron, Nadab, et Abiu, et septuaginta senes ex /srael, etadorabitis procul. i. x\ Mos poi disse ( Dio ) : Sali verso il Signore tu, e Aronne , e Nadab, e Abiu, e i settanta seniori d'Israele, e adorerete da lungi.

Vers. i. Sali verso il Signore tu ec. Mos era salito sul Sina, e ivi avea udito i comandi descritti ne'capi 21. 22. 23., e dipoi era sceso a proporgli al popolo : la qual cosa indicata, vers. 3. Ora ordinato a lui di tornare al Signore dopo avuta la risposta del popolo, e l'assenso alla legge per ricevere le due tavole, che erano quasi l'istrumttato dell'alleanza tra Dio e il popolo. * / settanta seniori. Si parla di questi Num. xi. v. 16., e v. a 5.

a. Solusqu Moyses ascendet ad Dominum^ et illi non appropinqua* buntrnec populus ascendet cum eo. 3. VenitergoMoyseSt et narravit plebi omnia verba Domini, atque judicia : responditque omnis populus una voce: "Omnia verba Domini, quae locutusest, faciemus. 4. Scripsit autem Moyses universos sermone* Domini : et mane consurgens aedificavit altare ad radices monft's, et duodecim titulos per duodecim tribus Israel. 6. Misitgue yuvenes de filiis Jsrael, et obtulerunt holbcausta, immolaveruntque victimas pacificas Domino , vitulos.

2. E Mos solo salir al Signore, e quelli non si accosteranno : e non salir con lui il popolo. 3. And adunque Mos, e rifer al popolo tutte le parole del Signore , e le leggi: e rispose a una voce tutto il popolo: Osserveremo tutte le parole dette dal Signore. 4. E Mos scrisse tutte quante le parole del Signore, e levatosi la mattina alz appi del monte un altare , e dodici monumenti per le dodici trib d'Israele. 6. E mand de5 giovani figliuoli d'Israele, i quali offerirono olocausti , e immolarono al Signore vittime pacifiche di vitelli.

Vers. 4- E Mote scrisse tutte le parole del Signore. Mos come mediatore tra Dio e il popolo, accetta la dichiarazione del popolo che si protesta pronto a obbedire a' comandi di Dio , e registra si le parole di Dio , s il consenso del popolo. Questa una delle solennit usate in confermazione dell' alleanza. Alzo ,.. un altare. Un altare di terra e di cespugli , come detto, ExOfJ. xx. a4- Questo altare rappresenta il Signore. E dodici monumenti. Dodici mucchi in pietre attorno al1' altare. Questi rappresentavano le dodici trib. Vers. 5. Di vitelli. L'Apostolo aggiunge, che furono immolati anche degli arieti, e il loro sangue mescolato con quello dei vi- -

6. Tulit itaque Moyses dimidiam partem sanguinis, et misit in crateras : partem autem, residuam fudit super altare. 7. Assumensque volumen foederis legit, audiente populo, qui dixerunt : Omnia, quae locutus est Dominus, faciemus, et erimus obedientes. 8. /Ile vero sumptum sanguinem respersit in populum, et ait: (i) Hic est sanguis foederis, quod pepigit Dominus vobiscum super cunctis sermonibus his.
(i) Hbr. 9. ao.

6. Prese allora Mose la met del sangue , e 10 vers nelle tazze : e 11 rimanente lo vers sull' altare. 7. E preso il libro dell'alleanza lo lesse, ascoltandolo il popolo, il quale disse : Faremo tutto quello che stato detto dal Signore, e saremo obbedienti. 8. Ed egli preso il sangue ne asperse il popolo , e disse : Questo il sangue dell' alleanza stabilita dal Signore con voi, mediante tutto quello che si detto.

telli, Hb. ix. 19. Vedi quello che si detto in quel luogo. Mos racconta queste cose in compendio. * E mando de* giovani. Forse de' primogeniti, a'quali soli prima dell' istituzione del Sacerdozio Levitico era lecito l'ingerirsi negli atti solenni di religione. Vers. y. E preso il libro dtlP alleanza ec. Quelle di cui si parla vers. 4- *n cui contenevaasi le parole del Signore, e le condizioni dell' alleanza. Vers. 8. Preso il sangue ne asperse il popolo. La met dei sangue fu sparsa sopra l'altare rappresentante il Signore ; 1' a^ra met servi ad aspergere tutto il popolo, trib per trib , e probabilmente anche i dodici mucchi di pietre ; cos fu confermato il solenne patto tra Dio e il suo popolo-. Ma in tutto questo veniva figurato e predetto il mistero di una assai migliore alleanza consumata nel sangue di Cristo sull'altare della croce r come spiega divinamente l'Apostolo, Hcb. ix

o.. Ascenderuntque Moyses et Aaron, Nadab, et Abiu, etseptuaginta de senioribus Israel'. i o. JEt viderunt Deum Israel : et sub pedibus ejus quasi opus lapidis sapphirini, et quasi coelum, cum serenum est. 11. Nec super eos, qui procul recesserant de filiis Israel, misit manum suam ; videruntque Deum , et comederunt, ac biberunt.

9. E salirono Mos > ed Aronne , Nadab , e Abiu , e i settanta seniori d'Israele : 10. E videro il Do d'Israele, e sotto i piedi di lui come un lavoro di zaffiri, e qual il cielo, quando sereno.

11. E Dio non istese la sua mano sopra di que' figliuoli d5 Israele, che erano andati molto in l : ed ei videro Dio, e mangiarono, e bevvero. 12. Ma il Signore i2. Dixit autem Dominus ad Moysen : A- disse a Mos : Sali da

Vers. io. E videro il Dio d'Israele. Videro qualche raggio della maest di Dio : alcuni per credono, che Dio a Mos , e a questi seniori apparisse in forma d' uomo ; e quello che detto, Denter. iv. i5, che Dio non si era mostrato sotto veruna immagine , lo spiegano riguardo alla moltitudine, la quale avrebbe potuto prenderne occasione d' errare con figurarsi Dio materiale e corporeo , e cadere in idolatria. Cos Dio appariva come un gran principe cinto di maest e di magnificenza, sotto i piedi del quale vedevasi un pavimento di zaffiri del colore del cielo, quando sereno : imperocch vi sono de' zaffiri bianchi chiamati zaffiri femmine. * Sidero il Dio d'Israele. Il luogo dov' era stato. Cos i LXX. Vers. n. E Dio non istese la mano ec. Dio non gastig quei seniori, che si erano avanzati sul monte, e dopo che essi 1' ebber veduto, non morirono, ma mangiarono, e bevvero ; cio vissero, quantunque secondo la comune maniera di pensare degli uomini sia lo stesso il vedere Dio, e il morire, fedi Jud. xui. 22., Deuteron. v. *4

me sul monte, e quivi trattienti : e io ti dar le tavole di pietra, e la legge, G i comandamenti, che vi ho scritti, affinch tu ad essi gli insegni. i S.Surrexerunt flfoy- 13. Si mossero Mos ses et Josue minister e Giosu suo ministro : ejus : ascendensque e salendo Mos sul monMoyses in montem Dei te di Dio i4 Disse a' seniori : 14 S e/z foribus alt : 'Exspectate hic, donec Aspettate qui, sino a revertamur ad vos Ha- tanto che torniamo a betis Aaron et Hur vo- voi. Avete con voi Abiscum : si quid natimi ronne ed Hur : se vefuerit quaes&onis, refe* nisse a nascere qualche disputa, ricorrete a lor o. retis ad eos. io. E salendo Mos, 15. Cumque ascendisset Moyses, operuit una nuvola ricoperse il monte. nubes montem. 16. E la gloria del 16. Et habitavit gloria Domini super Sinai, Signore si pos sul Sitegens illum nube sex nai, coprendolo colla diebus : septimo autem nuvola per sei giorni : die vocavit eum de me- e il settimo giorno Dio lo chiam di mezzo alla dio caliginis. caligine. -scende ad ine in montem, et esto ibi : daboque libi tabulas lapideas, et legem.ac mandata , quae scripsi , ut doceas eos.

Vers. i cs. Sal da me sul monte. Vale a dire verso la cima del monte : perocch gi Mos con Aronne, e i seniori erano saliti sino a una certa altezza. Vers. 13. Si mossero Mos e Giosu. Mos e Giosn si avanzarono fino alla nuvola risplendente , e ivi si stettero sei giorni : e il settimo giorno Mosc ebbe ordine di andare pii in su, e Giosu si rimase al suo primo posto.

17. JErat autem spe cies gloriae Domini, quasi ignig ardens super verticem montis in conspectu filiorum Israel. 18. Ingressusque Jfefoyses medium nelulae ascendit in montem : et (i.)fuit ibi quadraginta diebus, et quadraginta noctibus.

17. La gloria del Si* gnore era al vedersi come fuoco, che ardeva sulla cima del monte a vista de5 figliuoli d' Israele. 18. Ed entrato Mos in mezzo alla nuvola sal sul monte: e vi stette quaranta giorni, e quaranta notti.

C A P O XXV. comandato di offerire primizie e doni per formare il tabernacolo di Dio, l'arca delt alleanza* la mensa de'pani della proposizione, e il candelabro a sette brcci, e tutte le cose che a ci appartengono i d tutto questo mostrato il modello a Mos. i LJ il Signore par 1. JLjocutusque est Dominus ad Moysen l a Mos , e disse : dicens : 2. Di' a'figliuoli d' I2. Loquere filiis Israel, ut tollant mihi sraele , che mettano a primias : ab (2) omni parte per me Je primi (i) Deut. 9. 9.
(a) /n/r. 35. 5.

Vers. 18. ^"i stette quaranta giorni, e quaranta notti, fu questi quaranta giorni B computano i sei del versetto 16. Tutto questo tempo lo pass Mos m perpetuo digiuno. Cos Cristo col suo digiuno di quaranta giorni diede principio al pubblico suo, ministero , e alla predicazione della nuova legge.

homine, qui off'eret ul- zie : le riceverete da troneus, accipietis eas. tutti quelli che spontaneamente le offeriranno. 5. Ed ecco quali cose 5. Haec sunt autem, quae accipere debetis : dovete accettare: oro, e aurum, et argentu/n, et argento , e rame , aes, 4. Iacinto , e porpo* 4 Hyacinihum, et purpuram, coccumque ra, e cocco tinto due bis tinctum, et byssum, volte , e bisso , e pelo di capra , pilos caprarum, 5. E pelli di montoni 5. Et pelles arie tum rubricatas, pellesque di color rosso, e pelli di
Vers, ?.. Che mettano a parte per me le primizie. Pel nome di primizie inteudonsi in questo luogo le volontarie offerte r eh dovean farsi a Dio per essere impiegate nelle cose concernenti il suo culto. Questa la prima obblazione comune fatta dagli Ebrei al Signore, come a loro re, onde anche in questo senso le conviene il nome di primizie. Vers. 4- Iacinto. Vale a dire lana tinta di color giacinto, colore corrispondente al violetto pieno, che tira al nero. La porpora. La lana di color di porpora : il migliore, e pia pregiato color di porpora era quello simile al sangue rappreso. Vedi Plin. lib. ix. 38. Il color di porpora si facea per lo pi col sangue del pesce detto Murice i che si trovava principalmente sulle coste del mar di Tiro. E cocco. La lana del color del cocco , che era uii rosso pi acceso, che si accostava al color del fuoco ; e questo si facea col cocco , che una grana grossa, come un pisello, dentro la quale vivono de' vermicciuoli rossi, da' quali si estrae il color di cocco. Si trova questa grana nell' isola di Candia, e nella Palestina. Sia il color di giacinto, sia quel di porpora, e di cocco, si dava fino a due volte alla lana, che veniva pi bella, e di maggior pregio. E bisso. Il Calmet crede, che in questo luogo s' intenda il cotone e non il vero bisso. Il cotone si trova nell' Egitto , e nell'Arabia ; ma non era comune a' tempi di Mos, come a' nostri, dopo che il commercio dell' Indie ne somministra in gran quantit. Il bisso della Giudea si cavava da un pesce chiamato Pinna,, E pelo di capra. Vi sono nel levante molte capre, che hanno lungo, finissimo e candidissimo pelo.

janthinas , et tigna seti#?, 6. Olenm ad luminarla concinnando, : aromata in unguentum, et thymiamata boni odoris, 7. L apides on/chi//os, et gemnzas ad ornandum Ephod, ac Ratio* naie. 8. Facientque mihi' sanctuarium, et habitabo in medio eorum.

color violetto, e legni di setim, 6. Olio per accendere le lampane, aromi per fare gli unguenti, e profumi di grato odore, 7. Pietre di oniche, e gemme per ornamento dell'Epoodj e del Razionale. 8. E mi fabbricheranno un santuario, ed io abiter in mezzo ad essi.

Vers. 5. E pelli d montone d color rosso. I viaggiatori dicono, che nel levante si vedono molte pecore di lana rossa. E legno d setm. I LXX. legno incorruttibile. S. Girolamo dice , che questo una specie di albero, che cresce nel deserto dell' Arabia ( dove si trovava Mos , quando fece il tabernacolo ) ed simile alla spina bianca quanto al colore, e alle foglie , ma non quanto alla grandezza ; perocch il fusto assai lungo, e senza nodi, e se ne cavano tavole assai larghe, ed legno durissimo, e molto bello. Vedi Joel. <?/m. 18. Vers. 7. Pietre di oniche. Il termine ebreo preso da alcuni per l smeraldo. Per ornamento dell* Ephod. In altri luoghi della nostra volgata la voce Ephod si traduce Superhumerale : ed era ornamento proprio de' sacerdoti ; ma quando si tratta di descrivere questo abito, od ornamento, v' ha un' infinita discrepanza tragl'interpreti, perocch Mos ha parlato solo dell'Ephod del sommo sacerdote , e non ne ha divisata la forma , ma solo l'uso, a cui serviva, e la materia. Alcuni credono, che l'Ephod consisteste in due pezzi di stoffa preziosa pendenti dinanzi e di dietro dal collo, i quali, unendosi intorno a'fianchi, venivano a cingere e serrare la veste iacintina. E del Razionale. Descritto nel capo XXVIH. 15. Yers. 8. E mi fabbricheranno un santuario, ed io ec. l tabernacolo era come un tempio portatile ; e tali dovettero essere nell' antichit i primi templi, * Abiter in mezzo ad essi. Onde persuasi d'esser sempre sollo degli occhi miei possano ognor consultarmi, e a me ricorrere.

g. (i) Juxta omnem similitudinem tabernacoli, quod ostendam tibi, et omnium vasorum in cultum ejus : sicque faciets illud. 10. Arcam de lignis setim compingite, cujus longtudo habeat duos, et semis cubitos ; latiludo cubitum , et dimidium ; altitudo cubitum similiter i ac semissem. 11. Etdeaurabis eam auro mundissimo intusi et foris\ facies que supra coronam auream per circuitum^ \i^Et quatuor circulos aureos , quos pones per quatuor arcae anf ij Hcb. 9. 2.

9. ( Lo fabbricherai) secondo 1* intero disegno del tabernacolo, che io farciti vedere , e di tutti i vasi pel culto di esso : e lo farete in questo modo. 10. Fate un'arca di legno di setim, che abbia due cubiti e mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo dilarghezza, e parimente un cubito e mezzo di altezza. 11. E la vestirai di lame d'oro purissimo di dentro e di fuori: e farai al di sopra una corona d'oro, che giri intorno, 12. E porrai a' quattro angoli dell'arca quattro cerchi d'oro, due da

Vers. 9. Secondo V intero disegno ,.. che io ec. Dio adunque fece vedere a Mos l'idea e il disegno di tutto il tabernacolo, e di tutto quello che ei volea che si facesse pel suo culto. Notisi, che l'Ebreo, e i LXX , hanno qui il presente, non il futuro , e portano secondo U intero disegno, che io ti fo vedere : dipingendo Dio nella mente di Mos l'idea di tutto quello che egli dovea eseguire ; la qual idea descritta qui da Mos a parte a parte. Vers. 11. JE1 la vestirai d lame <P oro. Bisogna tradurre cos , e non la indorerai; perche gli antichi non aveano 1' arte d'indorare , come facciam noi colla foglia d' oro, e coli' oro liquido. E farai al di sopra una corona ec. Questa corona, o sia cornice d' oro era posta intorno alla parte superiore dell' arca, e si alzava sopra di essa.

gulos ; duo circuii sint in latere uno, et duo in altero. 13. Facies quoque vectes de lignis setim, et operies eos auro. 14. Inducesque per circulbs, qui sunt in arcae lateribus, ut portetur in eis : 16. Qui semper erunt in circuVis, nec unquam extrhentur ab eis.

una parte, e due dall'altra. 15. E farai ancora le stanghe di legni di setim, e le coprirai di lame d'oro. 14 E le farai passare pei cerchi, che sono ai lati dell' arca, perch servano a trasportarla: 16. E staranno sempre inserte ne*cerchi, e mai da essi si trarran fuora. 16. E nell'arca riporrai la legge , ch'io ti dar. 17. Farai ancora il propiziatorio di oro purissimo: la sua lunghezza sar di due cubiti e mezzo, e la larghezza d un cubito e mezzo.

16. Ponesquein arca testificatonem, quam dabo libi. 17. Facies et propitzatorium de auro mundissimo : duos cubitos, et dimidium tenebit longitudo ejus, et cubitum, ac semissem latitudo. 18. Dfo.v quoque 18. Farai anche due cherubini aureos, et cherubini d'oro lavora-

Vers. 16. Riporrai la legge. Letteralmente potrebbe tradurs V istrumento ; vale a dire le due tavole , che contengono e provano il patto e P alleanza fermata da me col mio popolo. Vers. 17. Il propiziatorio. Era il coperchio dell' arca : siccome sopra di esso stavano i cherubini, e sulle ali di questi si rappresenta nelle Scritture , che Dio sedesse, e ascoltasse le preghiere, ed esaudisse i voti rendendosi propizio al suo popolo; quindi il nome di propiziatorio.

productiles facies ex ti al martello dall' una utraque parte or acuii. e dall'altra parte del propiziatorio. 19. Un cherubino da i g. Cherubini unus sit in latere uno, et alter un lato , e uno dall'alin altero. tro. 0o. Utrumque latus 2 o. Ei copriranno l'upropitiatorii tegant ex- no e l'altro lato del pandentes alas, et ope- propiziatorio stendenrientes oraculum, re- do le ali, e adombreranspiciantque se mutuo no il propiziatorio, e si versis vultibus in pro- guarderanno 1' un 1' aljntiatorium, quo ope- tro , avendo le facce rivolte al propiziatorio, rienda est arca : il quale debb' essere il coperchio dell' arca : 21. Jn q u pones testi21. Nella quale porrai monium, quod dabo tzbi. la legge che io ti dar. 22. Di li io t'intime22. /nde praecipiam, etloquar ad te supra r i miei comandamenpropitzatorium, ac de ti di sopra al propiziamedio duorum cheru- torio , e di mezzo ai bini^ qui erunt super due cherubini, che sa arcam testi/onii,cuncta ranno sopra 1' arca delquae mandalo per te la testimonianza , dir a te tutte quelle cose, filiis IsraeL le quali io ordiner per mezzo di te a' figliuoli d'Israele.
Vers. 18. Due cherubini. Erano di una figura rappresentante 1' uomo, 1' aquila, il leone, e il bue. Cos credono quasi tutti gl'interpreti, e da varii passi delle Scritture sembra certo, che il cherubino era una figura composta d'uomo e di quegli animali ; ma il delinearne la forma precisa impossibile. Lavorati al martello dalV una, ec. I cherubini facean corpo col coperchio dell* arca, ed erano d'oro massiccio lavorato al martello.

s3. Facies etmensam de lignis setim, habentem duos cubitos longi' tudinis, et in latitudine cubitum, et in altitudine cubitum, ac semissem. 24. Etinaurabis eam auro purissimo \faciesque illi labium aureum per circuitum : 26. Et ipsi labio coronam interrasilem al* tam quatuor digitisi et super illam alteram coronam aureola/n. 26". Quatuor quoque circulos aureos praeparabisy etpones eos in quatuor angulis ejusdem mensae per singulos pedes. 27. Subter coronam runt circuii aurei, ut mittantur vectes per eos, etpossit mensa portari. 28. Ipsos quoque vectes facies de lignis setim, et circumdabis au-

23. Farai anche una mensa dilegnidisetim, la quale sar lunga due cubiti, e larga un cubito , e alta un cubito e mezzo. 24. E la coprirai d lamine d'oro purissimo: e le farai una cornice d'oro all'intorno: 26. E alla cornice una corona parte piana, parte scolpita, alta quattro dita : e sopra di questa un' altra corona piccola d'oro. 26. E preparerai ancora quattro cerchi d'oro, e li porrai a' quattro lati della mensa stessa uno per ognuno de'piedi. 27. Sotto la corona saranno i cerchi d' oro per far passare per essi le stanghe , onde possa portarsi la mensa. 28. Le stanghe stesse le farai di legni di setini, e le coprirai di la-

Vers. a3. Una mensa ec. Questa era pe' dodici pani, che si mettevano dinanzi al Signore. Vers. 25. alla cornice una corona ec. Tutto questo serviva non solo ali' ornato della mensa , ma anche ad impedire , che i pani non venissero giammai a cadere.

ro ad subvehendam mensam. 2^. Parbis et acetabula, et. phiaZas, thuribula, et cyathos , in quibus offerendo, sunt libammo,, ex auro purissimo. 30. Et pones super mensam panes propositionis in conspectu meo semper. 31. Facies et candelabrum ductile de auro mundissimo, hastile e/us , et calamos , scyphos, et sphaerulas, ac lilia ex ipso procedentia.

me d'oro, e serviranno a portarsi la mensa. 29. E formerai ancora d'.oro purissimo le scodelle , e le caraffe, i turiboli, e e-coppe, onde offerire le libagioni. 30. E sulla mensa terrai sempre esposti davanti a me i pani della proposizione. 31. Farai anche un candelliere d'oro purissimo battuto, il suo tronco , le braccia , le coppe, e le sferette, e i gigli, che di esso usciranno.

Vers. 29. Le scodelle, e le caraffe. Non possibile di rendere con piena esattezza nel nostro volgare i termini esprimenti questa sorta di vasi da tener liquore , o altro , i nomi de' quali nel1' originale , e anche nel latino sono di significazione per lo pii molto incerta. 1 turiboli. Credasi, che per questi s'intendano quelli che noi pure chiamiamo turiboli, e anche quella che diciam navicella dalla figura, che noi le diamo, nella quale si tien l'incenso da bruciar ne'turiboli. Dall' ebreo apparisce, che tutti questi vasi andavano uniti alla mensa de' pani della proposizione. Vers. 3o. I pani della proposizione. Erano dodici secondo il numero delle trib, e si cambiavano ogni sabato, restando quelli che si levavano, ad uso de'soli sacerdoti. Comunemente si crede, che i pani si mettevano sei per parte , 1' un sopra 1' altro. L'offerta di questi pani era accompagnata col sale, e coli' incenso. Vadi Levit. xxiv. 5. 6. Vers. 31. D1 oro purissimo battuto. Tutto il candelliere era d' un sol pezzo d' oro lavorato al martello. Questo candelliere avea il suo piede, e dal fusto si staccavano sei brcci tre per parte, e ogni braccio avea una lampada. 1 brcci e il fusto eranoornati di piccoli pomi, o sferette, di ^igli, e di piccole coppe.

32. Sex calami egre" dientur de lateribus, tres ex uno latere, et tres ex altero. 33.2Ves scyphi quasi in nucis modum per calamo s singulos, sphaerulaque simul et liLiuin : et tres similiter scyphi instar nucis in calamo altero, sphaeru/oquesimul, etlilium: hoc erit opus sex calamorunz, qui producendi ^unt de hastili. 34- -fo ipso autem candelabro erunt quatuor scyphi in nucis modum, sphaerulaeque per singulos, et #lia. 35. Sphaerulae sub duabus calamis per tria loca, quia simul sex fiunt, procedentes de hastili uno. 56". Et sphaerulae igitur, et calami ex

62. Sei braccia usciranno da' due lati, tr dall'uno, e tre dall'altro. 33. Tre coppe quasi a forma di una noce ad ogni braccio, e una sferetta, e un giglio: e parimente tre coppe di figura di una noce all'altro braccio , e la sferetta , e il giglio : cos saran formate le sei braccia ebe usciranno dal tronco. 34- Nel tronco poi del candelliere saran quattro coppe di figura di una noce, e ad ogni coppa la sua sferetta, e i gigli. 35. Dalle palle che saranno in tre luoghi del tronco, usciranno da ognuna due brcci, e saranno in tutto sei brcci. 36. Le palle adunque e le braccia saranno

Vers. 33. Tre coppe quasi a forma <P una noce, Giuseppe in cambio di queste coppe, o calici mette de'meli granati, e alcuni, credono, che l'ebreo possa significare l'istessa cosa. 'Vers. 34. * E i gigli. E il suo giglio. Vers. 35. Dalle palle che faranno in tre luoghi, I sei brcci del candelliere scapperanno fuora dalle palle poste in tre punti Diversi dal fusto : scapperanno fuora tre brcci da un'Iato, tre <UF altro.

ipso erunt : universa ductila de auro purissimo. 3j. Facies et lucernas septem , et pones eas super candelabrum, ut luceant ex adverso.

38 Emunctoria quoque, et ubi) quae emuncta sunt, exti/zgua/ztur, fiant de auro purissimo. 69. Omne pondus candelabri cum universis vasis suis habebit talentimi auri purissimi. 40. Mira, e fa secon40- (O Inspice , et fuc secundum exem- do il modello fatto veplar, quod tibi in mon- dere a te sul monte. te monstratum est.
(\YHebr, 8. 5. Act. 7. 44.

d' una stessa massa : il tutto d'oro finissimo lavorato a martello. 37. Farai ancora sette lucerne , e le porrai sul candelliere, affinch illuminino quello che sta loro dirimpetto. 38. Parimente le smoccolatoie , e i vasi dove smorzare quello che smoccolato, saran fatti d' oro purissimo. 39. Tutto il peso del candelliere con tutti i suoi vasi-sar un talento d'oro finissimo.

Yers. 3^. Farai ancora sette lucerne. Queste erano da mettersi, e levarsi, Vers. 3g. Un talento d1 oro finissimo. Il talento del santuario, che era il doppio del talento profano, avea cento venticinque libbre romane di peso. Vers. 4o. Mira, e fa secondo il modello ec. Da queste parole ne infer gi Paolo, Heb. vui. 5., che tutte le cose sin qui descritte , e quelle che si descriveranno in appresso erano simboli e figure delle cose, che lo stesso Apostolo chiama celesti, e eoa ci egli intende la Chiesa di Cristo, la Gerusalemme celeste. Vedi il detto cap, 8., e seg. con le annot. Non possiamo diffonderci nella spiegazione di tali allegorie , che troppo vorrebbeci, na non possiamo lasciar di accennare, che l'arca del testamento significa 1' umanit santa di Cristo , secondo molti Padri ; il pro-' piziatorio significa lo stesso Salvatore preordinato da, Dia* no*

ESODO
C A P O XXVI.

Forma e costruzione del Tabernacolo Mosaico, del velo, dell'arca, del propiziatorio, della mensa, del candelabro, e della tenda secondo le loro misure. 1. JL abernaculum vero itafacies : Decem cortinas de bjsso retorta, et hyacinto, ac purpura, coecoque bis tincto, variatas opere plumario facies. \. Al tabernacolo poi lo farai in tal guisa ; Farai dieci cortine di bisso torto, e di colore di giacinto, e di porpora, e di coccjo tinto due volte , le quali saranno a vario ricamo. 2. L ngitudo cortinae 2. La lunghezza d'uunius habebit viginti na cortina sar di venocio cubitos : latititelo f otto cubiti : la lar-

jiro propiziatore in virt del suo sangue, come insegna lo stesso Appostolo , Rom. in. 26. I due cherubini sopra il propiziatorio dimostrano, come i misteri altissimi del Verbo fatto carne sono argomento di stupore, e meditazione agli stessi Angeli, i quali desiderano di penetrarli, come detto da Pietro, ep. i. cap. i. \">.. La mensa co' suoi pani figurava quella mensa , di cui parlava Bavidde, quando dicea: Hai preparato davanti a me una mensa per mio conforto contro coloro, che mi affliggono, Ps. 115.; e quella mensa, nella quale si dispensa il vero pane degli Angeli. Il candelliere d' oro figurava la Chiesa di Cristo ricca pe' doni della carit , e splendente per la dottrina , colla quale illumin tutto il mondo. Vedi Apocal. i. 12. 13. Yers. i. Di bisso torto. Vale a dire a doppio filo , il quale sia anche torto. Alcuni credono , che il bisso facesse 1' ordito , e la lana color di giacinto, di porpora e di cocco facesse il ripieno, donde ne venisse la variet de' colori. Altri son di parere che le cortine di bisso avessero un ricamo fatto di giacinto, di porpora, e di cocco, e questo sembra essere il senso della nostra volgata.

quatuor eubitorum erit. ghezza di quattro cubiUnius mensurae fieni ti. Tutte le cortine saranno della stessa misura. universa tentoria. 3. Si uniranno insie3. Quinque cortinae sibi jungentur mutuo, me cinque cortine, e le et aliae quinque nexu altre cinque saranno unite nella stessa guisa. simili cohaerebunt. 4- Farai deegaccioli 4 Ansulas h/acinthinas in lateribus, ac di iacinto a'iati, e all'esummitatibus facies stremit delle cortine, cortinarum, ut possint affinch queste possano unirsi insieme. invicem copulari. o. Ogni cortina avr 5. Quinquagenas ansulas cortina habe- cinquanta legaccioli dalbit in utraque parte 1' una parte e dall'altra ita insertas, ut ansa attaccati in guisa , che contra ansam veniat, un legacciolo risponda et altera alteri possit ali' altro , e possan legarsi 1' uno coli' altro. aptari. 6. Farai ancora cin6. Facies et quin" quaginta circulos au- quanta anelli d'oro, mereos, quibus cortinarum diante i quali debbono vela jungenda sunt, ut unirsi i veli, affinch unum tabernaculum se ne formi una sola tenda. fiat. 7. Facies et saga, ci7. Farai ancora unlicina undecim ad op- dici cortine di pelo di

Vers. 3. Si uniranno insieme cinque cortine, ec. Lo cne dava una larghezza di venti cubiti per la met del tabernacolo : le altre cinque colla medesima ampiezza servivano a coprire 1' altra met. Vers. 6. Cinquanta anelli d* oro. In vece di anelli si potrebbe tradur fbbie, come nel vers. 11., ovvero ( come altri intendo- no) uncinelli, o gangheri co' loro anelletti, i quali servivano a teucre unite pi fortemente le, cortine,

Esodo. Vol. IL

io

rendum lectam taber* capra per coprire la parte superiore del taberji acuii. nacolo. 8. La lunghezza d'o8. Longtudo sagi unius habebit triginta gni cortina sar di trencubitos, et latitudo qua- ta cubiti, e la largheztuor. AEqua erit nze/z- za di quattro. Tutte le sura sagorum omnium. cortine saranno d'egual misura. 9. Delle quali cinque 9. E quibus quinque junges seorsum, et sex Je congiungerai 1' una sibi mutuo copulabis coll'altra, e le altre sei le ita, ut s ex tum sagum unirai insieme in guisa, in fronte tecti duplices. che la sesta cortina l addoppierai davanti al letto del tabernacolo. 10. Metterai ancora 10. Facies et quin quaginta ansas in ora cinquanta legaccioli alsagi unius, ut con/ungi 1' orlo d' ogni tendina , cum altero queat, et affinch pssa legarsi quinquaginta ansas in coli' altra , e cinquanta ora sagi alterius, ut cum legaccioli all'orlo dell'alaltero cpuletur. tra, affinch possa unirsi colla prima. \\. Facies et quin11. Farai ancora cinquaginta fibulas ae- quanta fibbie di bronneas, quibus jungantur zo , per mezzo delle ansae ; ^/t unum ex quali si uniscano i leomnibus operimentum gaccioli, affinch di tutfiat. te le cortine* facciasi una sola coperta.
Vers. 7. Cortine di pelo d capra. Queste pi% grosse coprivano le pi preziose , e le difendevano dalla pioggia, alla quale resiste il panno tessuto di pelo di capra. Si detto altre volte , clie V uso di tessere questo pelo cominci nella CiJicia, onde ne venne il nome a questa sorte di telerie,

i a, Quod autem superfuerit in sagis, quae parantur lecto,, id est wnumsagum, quod amplius est, ex medietate e/us operies posteriora tabernacul. i3.Et cubitus ex una parte pendebit, et aiter ex altera : qui plus est in sagorum longitudine , utrumque latus tabernaculi protegens. 14. Facies et operimentum aliud tecto de pellibus aretum rubri" catis : et super hoc rursum, aliud opermentum de janthnls pel
lbus.

12. E quello ebe avanzer delle cortine fatte per coprire il tabernacolo , vale a dire il telo che di pi, colla met di esso coprirai la parte di dietro del tabernacolo. 13. E ne pender la lunghezza di un cubito da una parte , e un altro cubito dall'altra parte; e il di pi della lunghezza delle cortinecoprir l'uno e l'altro lato del tabernacolo. 14. Farai anche di sopra un' altra coperta di pelli di montone tinte di rosso, e sopra questa un' altra coperta di pelli di color celeste.

Ve. i'3. E ne pender la lunghezza d'un cubito da una parte, e un altro cubilo dall? altra, parte. Le cortine di pelo di capra aveano trenta cubiti di-lunghezza, laddove quelle di sotto erano lunke solamente ventotto cubiti ; le prime perci avanzavano , le altre di un cubitorper parte, e questo avanzo ripiegavasiii lati aJla "parte di dietro del tabernacolo. Le cortine preziosje, e queste che eran di sopra, non coprivano la parte dinanzi deLswjtuario, il quale avea una cortina particolare. Vers. 14. Farai anche di f&pm un* altra coperta ec. Ho tra&tte'di sopra, seguendo l'Ebreo,.-^i LXX, e non al tetto, come parf)gj)be a prima vista, ctefcyple8se dir la volgata, perch mi sembra molto probabile,.qh^^nche queste due coperte vestissero non solo la parte superiore, ma tutto ancora il tabernacolo , Militando da per tntto la stessa ragione , di riparare cio dalle ingiurie de' tempi non solo le preziose cortine inferiori, ma anche le tavole coperte di lame d* oro : adunane credibile, che

15. Facies et tabu16. Farai ancora di las stantes tabernacu* legno di selim le assi, li de lignis s eum : ebe lerran ritto il taber* nacolo : 16. Quae singulae 16. Le quali assi a* denos cubito? in longi vranho ognuna dieci tudine habeant* et in cubiti di lunghezza , e latitudine singulos, ac di larghezza un cubito, e mezzo. semissem. 17. /n laterbus ta17. A'lati di ciascu#lae duae incastrata* n'asse si faranno due raefient, quibus tabu- incastrature, mediante la alteri tabulae conne- le quali un'asse si unictatur : atque in hunc sca coli' altra : e in tal modum cunctae tabu, guisa si prepareranno lae parabuntur; tutte le assi; 18. Quarum viginti 18. Delle quali venti erunt in latere meri- saranno al lato meridiano , quod vergit ad dionale, che guardal'auaustrum. stro. 19. Quibus quadra* 19. Farai di getto
la volgata colla voce tectmn abbia inteso il primo velo , o sia le cortine preziose, le quali erano la prima coperta del tabernacolo. Vers. 15. Farai ancora di legno di setim le assi, ec. Queste assi formavano le pareti del tabernacolo di tre lati, rimanendo aperta la parte interiore, o sia l'ingresso del tabernacolo. Nel lato verso mezzod eranvi numero venti tavole , e altrettante a quello di settentrione , e questi due lati facevano l lunghezza del tabernacolo, il quale veniva perci ad avere trenta cubiti di lunghezza, avendo ogni tavola un cubito e mezzo : la distanza poi tra un lato e P altro era di dieci cubiti, e questa era la larghezza del tabernacolo : a occidentejifiLJiavole intere, e due mezze , che in tutto facean dieci eul** e univano i due lati, quello di mezzod, e quello di s*tWntrionj. Le tavole erano lavorate, in guisa che s'incastravano 1' una neljf $Ura, e si tenevano ferme ; ciascheduna di queste tavole avea dfle basi d'argento , una a ciaschedun angolo, le quali alcuni oreremo,, che colla loro parfe inferiore entrassero qualche poco nella terra onde tenessero pii ferme le tavole. Questo <juel che dicesi fiao a tSt *1 vcrs* 25,

gint bases argenteas fundes ut binae bases singulis tabuUs per duos angulos sub/iciantur. 20. In latere quoque secundo tabernacul , quod vergit ad aquilonem, viginti tabular erunt, 21. Quadraginta habentes bases argenteas : binae bases sin' gwlis tabulis supponentur. 22. Ad occidentalem vero plagam tabernaculi facies s ex tabulas, 23. Et rursum alias duas, quae in angulis rigantur post tergum tabernaculi, 24. JSruntque con/unctae a deorsum usque sursum, et una omnes compago retinebit.Duabus quoque tabulis , quae in angulis pone/?dae sunt similis junctura servabitur. 26. Et erunt simul tabular ocio, bases earum argenteae sexdecim , duabus basibus per unam tabulamsupputatis.

quaranta basi d'argento , talmente che due basi reggano ciaschedun' asse a' due angoli. so. E dall' altro lato del tabernacolo, che volge a settentrione, vi saranno venti assi, a i. Le quali avranno quaranta basi d'argento: due basi poste al piede di ciascun' asse. 22. Nel lato poi occidentale del tabernacolo farai sei assi, 23. E di pi due altre assi, le quali saranno poste agli angoli dietro del tabernacolo, 24. E C queste assi) saranno unite insieme da imo a sommo, e incastrate ad un modo l'una nell'altra. E slmilmente saranno unite le due assi da porsi agli angoli. 26. E saranno insieme otto assi con sedici basi d'argento, contando due basi per ogni asse.

* 26. Facies et vectes de lignis setim quinque ad continendas tabulas in uno latere tabemaculi* 27. JEt quinque aos in altero, et ejusdem numeri ad occidente lemftlagami 2 8. Qui mittentuP -per meditts tabulas a sunt" mo usque ad summum. 29. Ipsos quoque tabulas deaurabis; etfandes in eis annulos aureos , per quos vectes tabulata con/zneant: ^uos operies laminis aureis.

26. Farai ancora cinque traverse di legno di setim, che fermeranno insieme le assi di un lato del tabernacolo, 27. E altre cinque nell'altro lato, e altrettante nel lato occidentale: 28. Le quali passeranno per mezzo alle assi da un'estremit all'altra. 29. Le assi stesse le vestirai d lame d* oro ; e farai di getto anelli d' oro, pe'goatt passando le traverse terran fermi insieme i tavolati ; e queste ( traverse ) saran coperte con lame d'oro.

Vera. Vci 6. Cinque traverse d legno ec. Queste travrse servino vano a tenere pi fortemente collegate le tavole , ond' era compii posto ciascuno de' tre lati del tabernacolo. Alcuni suppongono una sola traversa, la quale pe' due lati di mezzod e di settentrione era composta di cinque pezzi incastrati P uno nelP altro, e lunghi tei cubiti per ciascheduno, onde i cinque pezzi facevano i trenta cubiti, lunghezza di ciascheduno de' due lati ; il terzo lato poi avrebbe avuto una traversa di cinque pezzi, ma lunghi ciascheduno due eabiti. Questa sposizione pare pi conforme a) nostro testo : contuttoci altri pensano che, considerata P altezza grande delle tavole , un sol ordine di traverse sarebbe stato poca cosa ; onde ne mettono cinque ordini ; cosi dove dices cinque traverse, dovrebbero intendersi cinque ordini di traverse. Queste traverse coperte di lame d' oro passavano per anelli d'oro assicurati senz' altro nelle tavole Coperte anch' esse di lame d'oro.

5o- Et eriges tabernaculuni juxta exemplar, quod ubi (i) in monte monstratunz est. 31. Facies et veliim de hyacintho, et purpura, coccoque bis tincto, et b/sso retorta opere plumario, et pulchra variegate contextum: 62. Quod appendes ante quatuor cobimnas de lignis setim, quae ipsae quidem deauratae erunt, et habebunt capita aurea, sed bases argenteas. 33. Inseretur autem velum per circulos, intra quod pones arcani testimonii i quo et San" c&tarium, et Sanctuarii Sanctuaria dividentur.
(i) Ji/p. %5. 4o.

30. E costruirai il tabernacolo secondo il modello fatto a te vedere sul monte, 31. Farai eziandio un Velo di giacinto, e di porpora , e di cocco a due tinte, e di bisso torto con lavori di ricamo, e tessuto con bella variet : 32. E lo sospenderai a quattro colonne di legno di s e tini, le quali anch'esse saran coperte di lame d* oro, e avranno capitelli d'oro, e basi d1 argento. 33. E il velo sar sospeso per via di anelli, e star dinanzi all'arca del testimonio , e divider il Santo dal Santo de' Santi.

Vera. 3a. Lo sospenderai a. quattro colonne ce. Il tabernacolo secondo la sua lunghezza era diviso in due parti ; la parte di fondo detta il Santo de* Santi era separata dall' altra parte detta il Santo , mediante le quattro colonne coperte di lame d'oro , e mediante il velo appeso a queste colonne. Non si sa a qual distanza dal fondo fossero messe qneste colonne, n per conseguenza quanta fosse la parte del tabernacolo occupata dal Santo de' Santi ; ma si crede, che fosse la terza parte. E poi qui notato quello che fosse messo nel Santo de* Santi, e quello che stava nel Santo.

54- Pones et propitatorium super arcani testimonii in Sancto Sanctorum. 35. Mensamque exira velum , et contra mensam candelabrum in latere tabernaculi meridiano : mensa enm stabit in parte aqu/lonis. 36. Facies et tento rium in introitu tabernaculi de hyacintho, et purpura coccoque bis tincto , et bysso retorta opere plumarii. 37. Et quinque co lumnas deaurabis li" gn&rum setim , ante quas duce tur tento riumi quarum erunt capita aurea , et bases aeneae.

34. Porrai ancile il propiziatorio sopra l'arca del testimonio nel Santo de' Santi. 35. La mensa poi fuori del velo, e dirimpetto alla mensa il candelliere dalla parte meridionale del tabernacolo : perocch la mensa star dalla parte di settentrione. 36*. Farai ancora all'ingresso del tabernacolo una cortina di giacinto , e d porpora, e di cocco a due tinte , e di bisso torto con lavori di ricamo. Sy. E sospenderai la cortina a cinque colonne di legno di setim coperte di lame d'oro, le quali avranno i capitelli d' oro, e le basi di bronzo.

C A P O XXVII. Altare de gli olocausti .atrio del tabernacolo, tende, colonne , e olio per le lucrne, e da chi deo hano accendersi. 1. (ij JL acies et altare de lignis setim, quod habebit quinque cubitos in longitudine, et totidem in latitudine, id est quadrum , et tres cubitos in altitudine. 2. Cornua autem per quatuor angulos ex ipso erunti et operies illud aere. 3. Faciesque in usus ejus lebetes ad suscipiendos cineres, etforcipes, atquefuscinulas (i) Infr. 38, 6. 1. 1. arai anche un altare di legno di setim, che avr cinque cubiti di lunghezza, altrettanti di larghezza , vale a dire sar quadro, e alto tre cubiti. 2. E da esso spunteranno le corna a* quattro angoli : e lo rivestirai di bronzo. 3.E farai pel servigio di esso delle conche, dove riporre le ceneri, e le molle , e i forchet-

Vers. i. Farai anche un altare , ec. Questo 1' altare degli olocausti, il quale era collocato non dentro del tabernacolo , ma fuori dinanzi ad esso, e allo scoperto per ragione del fuoco, e del fumo, e anche dell' odore delle vittime, che vi si abbruciavano. Vers. a. Le corna a'quattro angoli. Da ognuno degli angoli spuntava un corno della stessa materia , di cui era vestito 1' altare e dentro , e fuori : questi corni o erano solamente per ornato, o avevano anche oltre a ci qualche uso , che noi non sappiamo. Su questo altare s'immolava mattina e sera il sacrifzio perenne dell' agnello ; e di poi le altre vittime o spontanee , o votive, o prescritte dalla legge ; egli era perci questo altare figura della croce , sulla quale fu compiuto il sacrifzio di Cristo ; onde que5to altare era posto fuori del tabernacolo, perch Cristo mor fuori della citt, come not l'Apostolo, ffeb. xv.
10 *

ctignium receptacula: omnia vaso, ex aere fa* bricabis. 4- Craticulamque in modum retis aeneam : per cujus quatuor angulos erunt quatuor an* nuli aeneit 6. Quos pones str arulam altoris ; eritque cratcula usque ad altari* medium.

toni, e i bracieri : lutti questi vasi li farai d bronzo. 4, E farai una graticola di bronza a guisa d rete : a' cui quattro angoli vi saranno quattro anelli di bronzo, 6.1 quali tu porrai sotto il focolare dell'altare: e la graticola scender fino al mezzo dell'altare.

Vers. 3. Delle conche, dove riporrete ceneri. Quelle ceneri, che doveano di tanto in tanto levarsi di sotto 1* altare. E i bracieri. Alcuni interpretano i turiboli, perch questi servivano a portare mattina e sera ali' altare de' Timiami il fuoco santo preso da questo altare degli olocausti. * E farai pel servigio di esso ec. Oltre le quattro specie di attrezzi per l'altare degli olocausti mentovati dalla volgata, e dai LXX. un' altra non bene accertata ne nota 1' Ebreo. Questo per anzi che turbarci dee farci comprendere lo stile di s. Girolamo, e delle stesse Scritture, che nell' enumerazione di molte, diverte cose simili non ne danno sempre un dettaglio preciso, e non ne rilevano le parti loro. Vers. 4- Farai una graticola di bronzo a guisa di rete. Alcuni credono , che questa graticola fosse legata a' quattro corni dell' altare per mezzo di catenelle. Essa scendeva dentro la cavit dell' altare sino al mezzo della profondit dello stesso altare : i quattro anelli di bronzo servivano a farvi passare le stanghe per trasporto della stessa graticola ; perocch ella si cavava, e si metteva. Vers. 5., e 8.1 anali tu porrai sotto il focolare delP altare. Ecco il focolare distinto dalla graticola, ma unito con essa, al fondo della quale erano messi agli angoli gli anelli pel trasporto di essa, come si detto: sopra questo focolare mettevansi le legna per bruciare le carni delle vittime poste sopra l'altare; la graticola insieme col focolare scendea fino al mezzo dell' altare : dovea esservi perci un' apertura per introdurre le legna. Pu opporsi a questa sposizione, che da varii passi del Levilico apparisce , che le carni delle vittime erano poste sopra le legna: ma

6. Farai ancora le due 6. Facies et vectes altars de lignis setim stanghe dell'altare di duos, quos operies la- legno di setim , e le rivestirai di lame di minis aeneis. bronzo. 7. Et induces per 7. E le farai passare circulos, eruntque ex per gli anelli, e staranutroque latere altaris no da ambedue i Iati dell'altare per servire a ad portandum. portarlo. 8. Farai l'altare non 8. (i) Non solidum , sed inane, et cavum in- pieno, ma cavo , e votrinsecus facies illud, to al di dentro, conforsicut tibi in monte mon- me ti stato fatto vedere sul monte. stratum est. g. Farai ancora l'a9. Facies et atrium tabernaculi , in cu/us trio del tabernacolo > il australi plaga contra quale dalla parte di meridiem erunt tento* mezzod avr sue cortiria de bysso retortai ne di bisso torto : quecentum cubitos unum sto lato avr cento culatus tenebit in longi- biti di lunghezza. tudine.
(i) S/?. 20. 24-

senza sofisticare sopra questa maniera di parlare, prendendola anche letteralmente non neghiamo , che in occasione di un numero grande di vittime si mettesser le legna anche sopra la graticola , e immediatamente sotto le vittime ; ma crediamo , che il fuoco tenuto in questo focolare servisse al sacrifizio perenae del1' agnello, e alle occasioni giornaliere. Vers. g. Farai ancora V atrio del tabernacolo. Quest' atrio girava intorno al tab ernacolo, e dentro di esso era anche l'altare degli olocausti ; onde il tabernacolo stava nel mezzo dell' atrio , tjuasi sede della maest di Dio conversante tra gli uomini. Quest' atrio non avea tetto, ed era allo scoperto, ma era chiuso tutto ali' intorno da' veli o cortine, che son qui notate, le quali erano appese a colonne di bronzo vestite di lame d' argento, co'capitd-

10. Et columnas viginti cum. basibus totidem aenezs, quae capita cum caelaturis suis habebunt argentea. 1i. Similiter et in latere aquilonis per longum erunt tentoria centum cubitorum, columnae viginti^ et bases aeneae ejusdem nume rl) et capita earum cum caelaturis suis argentea. 12. In latitudine vero atrii, quod respicit ad occidentem, erunt tentoria per quinquaginta cubitos, et colu* mnae decem, basesque totidem. 13. In ea quoque atrii latitudine, quae respicit ad orientem,quinquaginta cubiti erunt \

10. E venti colnne ton altrettante basi di bronzo, le quali avranno i capitelli, e i suoi ornati di argento. 11. Similmente anche nel lato settentrionale quanto egli lungo, vi saranno tende di cento cubiti, e venti colonne , e altrettante basi di bronzo, e i loro capitelli, e i suoi ornati d* argento. T2. Nella parte poi dell'atrio, la quale guarda a occidente , vi saranno !e cortine per cinquanta cubiti, e, dieci colonne3 e altrettante basi. i3. La parte ancora che guarda a levante , avr cinquanta cubiti;

li d'argento, e le basi di bronzo. Qucst' atrio era quadrangolare, lungo cento cubiti, largo cinquanta, alto cinque. Le colonne erano collocate in distanza di cinque cubiti l'una dall'altra. Nel suo ingresso l'atrio avea cinquanta cubiti di lunghezza fino al tabernacolo , e altrettanti di larghezza, e quivi si stava il popolo , e nissun Gentile, o immondo potea entrarvi, di questo spazio pero di cinquanta cubiti, venti ne erano lasciati liberi, e a ciascuno de' due lati di questo pazio eranvi tre colonne di bronzo, e quattro ne erano ali' ingresso , alle quali era appeso un velo pi ricco, lungo venti cubiti, alto cinque, il quale chiudeva P ingressa.

14. In quibus quindecim cubitorum tentoria lateri uno deputa" buntur , columnaeque tres, et bases totidem. 15. Et in latere altero erunt tentarla cubitos obtinentia quindecim, columnae tres , et bases totidem. 16. /n introitimi vero atrii fief tentorium cubitorum viginti ex hyacntho , et pur pura, coccoque bis tincto, et bysso retorta , opere plumarii: columnas habebit quatuor, cum basibus totidem

17. Omnes columnae atrii per circuitum ve<stitae erunt argenteis laminis , capitibus argenteis , et basibus aeneis. 18. Jn longitudine occupabit atrium cubi" tos centum, in latitudine quinquaginta, altitudo quinque cubitorum erit; fietque de bysso retorta , et habebit bases aenea s. 19. Cuncta vasa ta19. Di bronzo farai ti ernaculi in omnes u- tutti i vasi del taberna-

14.Dove saranno poste dalFun lato delle cortine di quindici cubiti , e tre colonne, ed altrettante basi. 15. E dall'altro lato vi saranno cortine, che avranno quindici cubili , e tre colonne, e altrettante basi. 16. Ali' ingresso ^po dell* a trio si far una tenda di venti cubiti, di giacinto, e di porpora , e di scarlatto a due tinte, e di bisso torto con lavoro di ricamo : ( 15 ingresso ) avr quattro colonne con altrettante basi. 17. Tutte le colonne intorno ali' atrio saran rivestite di lamine d'argento, co'capitelli d'argento e colle basi di bronzo. 18. L'atrio conterr cento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza , P altezza sar di cinque cubiti ; e sar formato di bisso torto, e avr le basi di bronzo.

,sus , et caeremonias, colo per qualunque uso tampaxillas ejus, quam e ministero , e i chiodi tanto di esso tabernaatrii, ex aere facies. colo , come deli' atrio. 20. Comanda a' fi20. Praecipe filiis lsrael, ut afferant ubi gliuoli di Israele, che deum de arboribus oli- ti portino dell'olio d'uvarum purissima/ pi- livo il pi puro, fatto al logue confusum ; ut ar- mortaio ; onde sempre ardano le lucerne. deat lucerna semper. 21. Nel tabernacolo ai* /n tabernaculo testimonii extra velum, della testimonianza al $ruod oppansum est te* eli fuori del velo, che sdmonio.'Etcollocabunt pende dinanzi ali' areamAaron, et filii ejus, ca della testimonianut usque mane luceat za. E le assetteranno coram Domino. Perpe* Aronne, e i suoi figliuotuus eritcultus per sue- li, affinch rilucano sino

Vera. 19. Di bronzo farai tutti i vasi del tabernacolo ec. Pel nome di tabernacolo sembra, che debba qui intendersi 1' atrio di icui ha parlato finora. Quello che abbiamo tradotto chiodi, forse, significa gangheri: questi erano attaccati alle colonne, e soste-hevano i veli. Ver, ao. Fatto al mortaio. Di quell'olio , il quale esce dalla sola polpa delle ulive non macinate, ma leggermente battute Bel mortaio ; noi diciamo olio vergine. Onde sempre ardano le lucerne. Le sette lucerne del candelabro stavano tutte accese la notte , e tre di esse pel giorno ? come scrive Gioseffo, Vers 21. Nel tabernacolo della testimonianza. Nel Santo dei Santi, dove era 1' arca del testimonio > o sia del testamento, nella quale cio erano le tavole della legge : la qual legge chiamata testamento, e testimonianza nelle Scritture. E le assetteranno ec. Le prepareranno, e avranno cura di tenerle sempre accese la notte. Il candelabro , come si veduto, era in quello che detto da Paolo il primo tabernacolo, e pi, comunemente dicesi il Santo, dove era Saltare de' profumi, e ia mensa co'pani della proposizione. Vedi Heb. ut.

cessione^ eorum a fiUis Israel.

alla mattina dinanzi al Signore. Sar questo un culto perpetuo renduto da' figliuoli d'Israele di generazione in generazione.

C A P O XXVtH. Descrizione delle vest pontificali di Aronne e de' sud figliuoli. 1. vJltre a ci fa venire a te Aronne tuo fratello co* suoi figliuoli separati dagli altri fi gliuoli d'Israele , affinch faccian le veci di miei sacerdoti: Aronne, Nadab, e Abiu, Eleazar, e Ithamar. 2. E farai le vestirne n2. Faciesque pestem sanctam A/zron fratri ta sacre pel tuo fratello tuo in gloriarti, et de- Aronne per maest, e corem. ornamento. 1. JTJLppRca quoque ad te A aro/i fratrem tuum cum filiis suis de medio filiorum fsrael, U sacerdotio fangantur mihi : Aaron , Nadab et Abiu, Eleazar, et Ithamar.
Vers. i. Fa venire a, te Aronne ... eo* suoi figliuoli Yedesi qui la vocazione di Dio per la ordinazione de'sacerdoti Levitici ; onde quel beli' assioma di Paolo : Ne alcuno tal onore da se si appropria, ma chi e chiamato da Dio come dronnc , Heb. v. 4- Cos'i anche Cristo ( segue a dire l'Apostolo ) non si glorifico da se stesso per esser fatto Pontefice, ma (glorificollo) colui ' che disse : Tu ja' mio Figlinolo ... come anehe altrove dice : Tu se* sacerdote secondo V ordine di Melchisedech. Vers. 2. * Farai le vestimento, sacre. Le vesti sacerdotali da Dio si minutamente descritte non solamente conciliar doveano sommessione e rispetto al sagjo ministero ma ricordare ai sacerdoti quali esser debbono per esercitare utilmente 1* le* fy&zioni davanti al Signore,

o. Et loqueris cunctis sapientibus corde, f/uos repievi sp/rituprudentiae, ut faciant ves/es Aaron , in quibus sanctificatus ministret mihi. 4- #aee aulem ernt vestimenta , quae facient: Radunale, et Su perhumerale, tunicam, et lineam strictam, cidarim, et balteum. Facent vestimenta san* et fratri tuo Aaron, et filiis e/us, ut sacerdotz'o fungantur mihi.

3. E parlerai a tutti quelli che hanno sapienza in cuore, i quali 10 ho ripieni di spirito d'intelligenza, perch facciano le vestimenta di Aro n ne , colle quali santificato eserciti egli 11 mio sacerdozio. 4 Or ecco le vestimenta, che quelli faranno : il Razionale, e l'Ephod, la tonaca ( iacintina) e la tonaca di lino stretta, la berretta, e la cintura. Queste vestimenta sante faranno ad Aronne tuo fratello, e ai suoi figliuoli, affinch faccian le funzioni del mio sacerdozio.

Vers. 3. Parlerai a tutti quelli che hanno sapienza in cuore , i quali io ho ripieni ec. Non solo le virt morali, ma anche i naturali talenti son dono di Dio ; e ci qui s'insegna dicendosi, che Dio avea dato capacit e intelligenza particolare ad alcuni tra gli Ebrei per ben riuscire nell' impresa di fare le vesti sacerdotairsecondo l'idea datane dallo stesso Dio a Mos. Vers. 4- La tonaca. Vale a dire la tonaca iacintiua, come interpreta s. Girolamo, cio di lana di color di giacinto. Questa veste era lunga insino a'piedi, chiusa a'lati, e colle sue maniche, Hieron. ad Fabiol. Vedi veri. 33. E la tonaca di lino stretta. Questa era sotto la precedente , e immediatamente sopra la carne. Si facevano questa sorta di tonache al telaio, ed erano senza cucitura, e aveano un' apertura alla parte superiore, per cui passava la testa. La voce stretta crediamo, che significhi serrata alla vita, non giudicando, che retta conto di trattenersi molto sulle congetture diversissime de' moderni, riguardo al significato della voce ebrea, che corrisponde a questa.

6. E prenderanno 6. Acdpientque au~ rum, et hyacinthum, et dell' oro, e del giacinto, purpurea,) coccumque e della porpora, e del bis tinctum, et byssum. cocco a due tinte, e del bisso. 6. Facient autem Su6. E faranno l'Ephod perliumerale de auro, di oro, di giacinto, e di et hyacintho, et purpu- porpora, e di scarlatto ra, coccocjue bis tincto , a due tinte , e di bisso et bysso retorta, opere torto, con lavoro di vapolymito. rii colori. 7. Duas oras junctas 7. LJ ( phod ) avr habebit in utroque la- alla sommit due apertere summilatum, ut in ture , una da un lato, unum, redeant. l'altra dall'altro, le quali si richiuderanno.
La berretta, ovvero la mitra. S. Girolamo la descrive in tal guisa: La berretta de1 sacerdoti e tonda .. .come se si tagliasse una sfera in due pezzi, e si prendesse una meta per servirsene di berretta : ella non e appuntata in cima, e non cuopre tutti i capelli, ma ne lascia scoperta davanti la terza parte, e affinch ella stia ferma, si lega con un nastro dietro la tetta: la materia e lino jno , ec. Hier. ad Fabiol. Quanto alla berretta, o mitra del sommo sacerdote la differenza di questa da quella degli altri sacerdoti secondo i Rabbini consisteva ncll' esser questa pi. piatta e pi simile al turbante de' Turchi ; ma Giuseppe, Antifjuit. lib. 3. cap. 8. T la fa molto diversa e assai ricca. Notisi, che i sacerdoti aveano sempre coperta la testa nel tempo delle loro funzioni. Tragli orientali scoprirsi il capo era segno d'irriverenza. La cintura. Quella de' semplici sacerdoti era di lino e lana di diversi colori, quella del sommo sacerdote era ricca d' oro e di varii ornamenti. Vedi Joseph, ibid. Queste cinture secondo i Rabbini erano lunghe fino a ventidue cubiti : si avvolgevano due volte a' fianchi -, poi si annodavano, e scendevano fino a terra. Vers. 6. Faranno l'Ephod. Ne abbiamo parlato, cap. xxv. 7. Vers. 7. Avr alla sommit due aperture. L' Ephod dovea essere serrato al collo ; quindi per maggior facilit di metterlo., accanto all'apertura di mezzo , che abbracciava il collo, egli era tagliato di qua e di l sulle spalle, come sono le tonacelle del diacono , e suddiacono -, ma questi due tagli, messo l'Ephod , s

8. Ipsa quoque tex/ura, tcuncta operis var/etas erit ex auro, et kyacintho, etpurpura, coccoque bis tincto, et bysso retorta. 9. Sumesque duos lapides on/chinos, et sculpes in eis nomina filiorum Israeli 10. Sex nomina in lapide uno, et sex religuairt altero, juxta or" dinem navitatis eo* rum. 11. Opere sculptoris, etcaelatura gemmarii sculpes eos Hominibus filiorum /srael, inclusos auro, atque circumdatosi 12. S/ po/res in utrogue latere Superhumera/is memoriale filiis IsraeLPortabitque Aa-

8. Il tessuto di esso, e tutto il vario lavoro sar di oro, e di giacinto, e di porpora e di scarlatto a due tinte , e di bisso torto. 9. E prenderai due pietre di oniclie, e in esse scolpirai i nomi $e* figliuoli d'Israele : 10. Sei nomi sopra l'una, e gli altri sei sopra l'altra pietra secondo l'ordine del loro nascere. 11. In queste ( pietre ) con T arte dell'incisore , e del lapidario scolpirai i nomi de' figliuoli d'Israele, e le incastrerai, e le serrerai nelP oro : 12. E le metterai dall'ipio e dalP altro lato sulPEphod in memoria de* figliuoli d'Israele. E

terra vano non con nastro, o con qualche fbbia , come alcuno ha pensato, ma colle due pietre preziose notate di sotto, vers. 9.12. Vers, g. Due pietre di ortiche. I Settanta due smeraldi. Vers. io. Sei nomi sopra l'una, e gli altri sei sopra H altra ec. Sul destro oniche erano i nomi de' sei figliuoli maggiori di Giacobbe, cio Ruben, Simeon, Giuda, Dan , Nephtali, e Gad : nel sinistro oniche , ser, Issachar, Zabulon, Ephraim , Manasse , e Beniamin. Levi non v' era scritto, perch la trib di lui era rappresentata dalla persona dello stesso sommo sacerdote : e in vece di Ini, e di Giuseppe erano messi i due figliuoli di Giuseppe doluti da Giacobbej cosi erano dodici nomi.

ron nomina eorum coram l omino super utrumque humerum ob recordationem. 13. Facies et uncinos ex auro, ili. Et duas catenu* las ex auro purissimo sibi invicem cohaerentes, quas inseres untinis. 15. Uationale quoque judicii facies opere polymito juxta texturam SuperhumeraUs ex auro, hyacinto, etpurpura, coccoque bis Aneto, et bysso retorta.

ronne porter i loro nomi dinanzi al Signore sull'uno e sull' altro omero per ricordanza. 13. Farai ancora gli uncinelli d'oro, 14. E due catenelle d'oro finissimo , delle quali gli anelli sieno inseriti l'uno nell'altro, e le quali tu attaccherai agli uncinelli. 15. Farai ancora il Razionale del giudzio di lavoro a pia fila, tessuto come l'Ephod d'oro, di giacinto, e di porpora , e di cocco a due tinte , e di bisso torto.

Ver. la. E le metterai dalV uno e dall'altro lato tulVEphod. I Settanta, s. Girolamo, e Giuseppe Ebreo suppongo/no, che queste due pietre fossero incastrate nell' oro in tal guisa, che servissero a serrare le due aperture delPEphod , che erano sulle spalle, come si detto, vers. 7. Queste pietre preziose co* nomi W esse scolpiti servivano a ricordare a Dio que' patriarchi, da'cguali era disceso tutto il popolo, affinch pel merito dei-i le loro virt Dio fosse propizio a' loro discendenti, e servivano ancora a ricordare al sommo sacerdote P incumbenza gravissima , che egli avea di pregare continuamente pel medesimo popolo. Vers. 13. 14. Farai ancora gli uncinetti df' oro, e due catenelle. Si comincia a parlare del Razionale del sommo sacerdote. Questo Razionale era legato ali' Ephod per mezzo di quattro anelli, che egli avea a' suoi quattro angoli ; ma per riguardo al peso delle gemme, che erano nel Razionale, furono aggiunte le due catenelle, le quali da' due angoli inferiori del Razionale andavano sino alle spalle dove erano raccomandate ai due uncinelli , o sia gangheri d'oro , che erano in cima alla parte posteriore dell' Ephod. Vers. 15. 16. Il Razionale del giudizio. Questo era l'ornamento pi sacrosanto del sommo sacerdote. Era quadro, largo

16. Quadrdngulum erit et duplex : mensu* ram palmi habebit tam in longitudine', quam in latitudine. 17, Ponesque in eo quatuor ordines lapidum : in primo versu erit lapis sard/us , et topaz/us, et smarag-dus :

16". Ei sar quadro, e doppio : avr di misura un palmo tanto in lunghezza , come in larghezza. 17. E in esso porrai quattro ordini d pietre : nel primofilaresar il sardio, il topazio , e Jo smeraldo :

n palmo, e della stessa materia dell' Ephod ; egli era doppio, Vale a dire di due pezzi di stoffa uniti tra loro ; onde faceva una specie di borsa , dentro la quale dicono i Rabbini, che stava P Urim , e il Thummim. Era detto Razionale del giudizio, o perch il sommo sacerdote l'avea sempre al petto, quando consultava il Signore affin d'intendere i suoi giudizii, e le sue volont , ovvero perch egli stesso non pronunziava i suoi giudizii in cose di momento senza avere sopra di s il Razionale, che era il distintivo della sua qualit di giudice principalmente nelle cose spettanti alla religione. Il nome di Razionale viene dalla versione de' Settanta, i quali cosi lo chiamarono forse perch questo pettorale dovea servire a rammemorare al pontefice la prudenza e circospczione, colla quale doveva portarsi nelle cose del suo ministero', ovvero perch rischiarava la mente e la ragione di lui per pronunziare gli oracoli del Signore. Non si pu fissare con certezza il significato della voce ebrea Choschen o Chosen tradotto da' Settanta con quella di Razionale trasferita da s. Girolamo nella nostra volgata. Vers. 17. 20. Nel primo filare sar il sardio, ec. Non dir qui una parola sopra le dispute degP interpreti intorno a queste pietre preziose del Razionale ; ma tenendomi alla volgata accenner solamente l'opinion pi comune. // sardio. Dicesi, che questa pietra si trovi nel centro d' un asso , e ch* il suo nome venga dalla citt di Sardi nell' Jonia , dove fu trovata la prima volta. Le migliori portano un vero colore di carne : esse non son trasparenti. Topazio. Prende il nome da un' isola del mar Rosso. Il fo* pazio orientale diafano , e di vero color d'oro, quand' perfet$o;.ma il topazio degli antichi era verde, come scrive Plinio lib. xxxv. . cap. j. Smeraldo. Egli di color verde bellissimo ; e ne conta di molte qualit,

18. In secundo carbunculus> sapphirus, et jaspis : 19. In tertia ligurius, achates, et amethystus: 20. In quarto clirysolitws, onychinus, et beryllus : inclusi auro erunt per ordines suos: 21. 7/abebu/ztque nomina filiorum Israeli

18. Nel secondo il carbonchio, il zaffiro, e il jaspide : 19. Nel terzo il ligugto, l'agata e l'ametisto: 20. Nel quarto il crisolito , Toniche, e i! berillo : saranno incastrati nell'oro filare per.
filare:

21. E porteranno i nomi dei figliuoli d' I-

JTZ carbonchio. Credesi con fondamento, ch' ei sia quello detto in oggi rubino // zaffiro. Egli assai noto, e il colore un bellissimo azzurro : egli chiaro come un diamante, quando maschio. // jaspide. Molti interpreti moderni credono, che la voca ebrea significhi il diamante. Resterebbe a sapersi, se il diaman/ te del Razionale fosse dell' Indie, o dell' Arabia. Il ligurio. S. Epifanie credette, che volesse qui significarsi il giacinto, e sembra che s. Girolamo fosse dello stesso parere. Il ligurio secondo Plinio ha somiglianza col carbonchio , e splende come il fuoco ; trovami infatti de' giacinti di tal colore , e sono i pi pregiati. L1 agata. Ordinriamente di color rosso ; ella sovente ornata dalla natura di varii scherzi. Dicesi, che le prime si trovarono nel fiume Achate della Sicilia. VAmetista. Egli dapprima pare del colore del vino , poscia pare violetto : ne yiene dall' Indie, dall'Armenia , ec. Il crisolito. E trasparente : e le pi fine si accostano al verde del mare. L? oniche. Specie d' agata opaca di color bianco e nero, i quali colori son talmente distinti e spiccati, che paiono fatti artifiziosamente. Il color bianco simile a quello dell' unghie del* l'uomo le ha dato il nome. // berillo. Nell'Ebreo leggesi ljaspe, pietra preziosa simile ali* agata : non trasparente ; del resto, quanto al colore, simile allo smeraldo. Vt'iPlin. lib. xxxvn. cap. io. Yers. 20. Incastrati nelV oro, ovvero legali nelV oro, mediante un lavoro fatto attorno ad essi col filo di puro oro. Cos intendono alcuni, ed certo che gli antichi tessevan l'oro senza mescolarvi u lino , u lana, fei Piiti, lb. xxxm, 3,

'duodecim Hominibus caelabuntur , singuli lapides Hominibus sin* gulorum per duodecim tribus. 22 Facies in Ratio nati catenas sibi nvl* cem cohaerentes ex auro purissimoi s3* Et duos annulos aureoS) quos pones in traque J^ationalis summtate : 24. Catenasque aureasjunges annuis, qui suntin marginibus ejus. 26. Et ipsorum cale* narum ex trema duabus copulabis uncinis in utroque latere Superhumeralis> quod Rationale respicit. 26. Facies et duos annulos aureos, quos pones i/? summitatibus RationaliS) in oris, quae e regione sunt Super humeralis, et posteria ra ejus aspiciunt

sraele : vi saranno scolpiti dodici nomi, in ciascuna pietra il no? me d'una delle dodici trib. 22. Farai al Razionale le catenelle d'oro purissimo inseriti gli anelli d'esse l'uno nel!' altro: a 5. E due anelli d'oro j i quali metterai in cima al Razionale dall'una e dall'altra parte: 24. E farai passare le catenelle d'oro per gli anelli, che saranno alle cime del Razionale. 26. E accomoderai i capi delle catenelle ai due uncinelli dall'uno e dall'altro lalo dell'Ephoc, che guarda il Razionale. 26. Farai ancora due anelli d' oro , i quali tu porrai agli angoli del Razionale, agli orli, che son dirimpetto ali' Epbod dalla parte di dietro del n^edesimciL.

Vra. 22. Farai le catenelle <T ofo. Sono quelle, di cui *' parlato al versetto 13. Vers. 26. 27. 28. Due anelli <F oro ... agli angoli del Razionale , agli orli, che son dirimpetto ec. Questi due anelli sono ^uelli della pare inferiore, i ^uali corrispondono a' due anelli

'27. Nec non et alios duos annulos aureos , qui ponendi sunt in utroque latere Superhumeralis deorsum, quod respicit contra faciem jcturae inferioris , ut ptari possit cum Su perhumerali. 28. Ets/ringatur JRadonale annui/s suis cum annulis Superhumeralis vilt liyacintina, ut maneat junctura fabrefacta, et a se invicem Rationale et Superhumerale nequeant separari. 29. Portabitque Aaron nomina filiorum Israel i/z Ra lion al judidi super pectus suum, quando ingredietur san ctuarium, memoriale coram Domino in aeterTzum.

27. E parimente due altri anelli d'oro, i quali debbono mettersi da basso ali' uno e ali' altro lato delPEpliod, dove loro corrispondono gli anelli inferiori (del Razionale), afinch questo possa congiungersi coli'Ephod. 28. E si serrer il Razionale pe5 suoi anelli cogli anelli dell'Ephod, mediante un legacciolo di giacinto, affinch sieno uniti con arte, e non possano dividersi l'uno dall'altro il Razionale e 1' Ephod. 29. E Aron ne ogni volta che entrer nel santuario, porter i nomi de'fgliuoli d'Israele nel Razionale del giudizio sopra il suo petto per memoria eterna davanti al Signore.

ch' eran dalla parte di dietro dell' Epnocl messi non nella parte di fuori dell' phod , ma sotto 1' Ephod. Due nastri di giacinto passando per questi anelli che erano a' due lati del Razionale, e per quelli corrispondenti che erano ali' Ephod, congiungevano con juesto il Razionale. Affinch sieno uniti con arte. Facendo cosi apparire l'Ephod e il Razionale quasi una sola cosa, mediante questa maniera di congiungerli insieme, non apparendo di fuori n gli anelli, n i nastri, onde sono legati.

30, Pones autem in Ragionali judicii Doctrinam, et jPeritatera, quae erunt in pectore Aaron, quando ingredietur coram Domino ; et gestabit judicium filiorum Israel in pedore suo, in conspectu Domini semper. 31. Facies et tunicam Superhumeralis totam hyacinthum,

30. E porrai sul Razionale del giudizio Dottrina, e Verit : Aronne le avr sul petto ogni volta che entrer alla presenza del Signore: e porter sempre il giudizio de'figliuoli d'Israele sul suo petto al cospetto del Signore. 31. Farai ancora la veste dell* Ephod tutta di giacinto,

Vers. 3o. Porrai sul Razionale ... Dottrina e Ferita, ovvero JJrim e Thummim , come ha l'Ebreo. Generalmente gli antichi e moderni interpreti credono, che queste due parole fossero scritte sul Razionale , bench non convengano riguardo alla maniera, onde fossero collocate. Questa sentenza tenuta da s. Agostino , da s. Gregorio, da s. Cirillo, e dallo stesso s. Girolamo, e secondo questa sentenza queste parole verrebbero a significare , primo, le qualit, di cui debb' essere ornato il pontefice , la Verit , cio la santit e schiettezza di costumi, e la dottrina delle cose divine ; secondo, la luce di Dio che rischiarava il pontefice ad annonziare la verit , e gli oracoli dello stesso Dio : imperocch quando si dice nella Scrittura , che Dio dava sue risposte, e manifestava la sua volont agli Ebrei per mezzo dell' Urim e del Thummim, non s'intende, che in virt di queste parole fatte ali* ago sul Razionale parlasse Dio al pontefice ; ma che il pontefice vestito di tutto punto degli abiti pontificali, e particolarmente del Razionale sopra di cui erano scritte quelle parole: riceveva, da Dio Iq Dottrina, e la Ferita, valeva dire la vera intelligenza de' dubbi, intorno a' quali ei consultava il Signore. Io non credo, che quest1 opinione sia esente da tutte le difficolt : ma dico bene , che tali difficolt trovo in tutte 1' altre opinioni, che mi sembra una fortuna il potermi attaccare a questa ; e in cose si oscure e rimote, se s' ha da errare, minor male 1' errare cogli antichi dottori e maestri. Porter, sempre il giudizio de1 figliuoli ^Israele. Il giudizio, cio il Razionai del giudizio. Porter sempre il Razionale, il quale gli servir di perpetuo ricordo della giustizia ch' ei dee osservare verso i figliuoli d'Israele. Il sommo sacerdote era il primo giudice della nazione,

32. In cujus medio supra erit capi/ium, et ora per gyrum e/ustextilis, sicut fieri solet in extremis vestium partibus, ne facile rumpatur. 33. Deorsum vero ad pedes ejusdem tunicae per circuitum quasi mala punica facies ex hyacintho, etpurpura, et cocco bis tincto, /wixtis in medio tintinna" bulis,

62. In cima alla quale vi sar un' apertura per la testa , e intorno ad essa un'orlatura tessuta, simile a quella che suole farsi nell' infime parti delle vesti, affinch non si rompa facilmente. 33. Da basso poi nell'infima parte della stessa veste farai intorno come delle melagrane di jacinto, e di porpora, e di cocco a due tinte , frapponendovi in mezzo de' sonagli.

Vers. 31. La veste delV Ephod. L veste , sopra la quale immediatamente attaccasi l'Ephod col Razionale. 1 Settanta la chiamano podere , perch era lunga fino a'piedi ; ne abbiam parlato, vcrs. 4Vers. 32. Un apertura per la testa, e .,. un? orlatura ec Qtiest' apertura era rotonda , e aveva un'orlatura forte non fatta coli'ago, ma tessuta colla stessa veste, e non doveva essere aperta davanti al petto ; onde era pi necessario, che 1' orlatura fosse soda. In molti paesi anche adesso i camici e le cotte non sono aperte per dinanzi, e le tonache antiche non aveano simile apertura. Si gi accennato , che le vesti sacerdotali probabilmente erano tutte d' un pezzo fatte al telaio, e senza cucitura. Reggasi il Braunio de vest. s acerd. ffebr. Vers. 33. Frapponendovi in mezzo de1 sonagli. V'era alterna tivamente una figura di melagrana fatta di lana de' colori qui accennati , e un sonaglio, o sia piccolo campanello. Se fosse certo, che il numero delle melagrane era di settanta due, e che altrettanti eran i sonagli, per piccoli ch' ei fossero, se ne inferirebbe una grande ampiezza in questa veste. Vedi Hieron. ad Fabiol. Dio minaccia di morte Aronne, e i suoi successori, se trascurassero di portare questi sonagli, volendo egli, che il suono di essi arnunziasse al popolo l'uscire, o l'entrare che faceva il pontefice nel santuario , e risvegliasse nel popolo riverenza , e timore . S, Girolamo osserva, che ci serviva di lezione allo tesso pon-

Esodo. Vol. II.

iA

^.Itaut lintnnabutum sit aureum, et malum punicum, rursumque tintinnabulum aliud aureum, et mahim punicum. 36. (i) Et vestietur ea Aaron in oj^cio ministerii, ut audiatur sonitus, quando ingredietur, et egredietur sanctuarinm in con7 spetta Domini, et non moriatur. 36". Facies et lami" nam de auro purissimo, in qua sculpes opere caela/oris: Sanctum Domino. 37. Ligabisque eam vitta hyacinthina^eterit super tiaram,
(i)-EccZ. 45. n.

34. Talmente che vi sar un sonaglio d* oro, e poi una melagrana, e quindi un altro sonaglio d* oro, e poi una melagrana. 55. E Aronne la vestir in facendo l'uffizio del suo ministero, affinch si senta il suono , quand* egli entra nel santuario al cospetto d Dio , e ne esce , e affinch egli non muoja. 36. Farai ancora una lamina di finissimo oro, nella quale farai incidere a bulino: La Santit al Signore . 67. E la legherai con un nastro di jacinto , ed essa star sopra la tiara,

teflce , la vita del quale , e i passi tutti debbon essere ( per cos dire) parlanti, e di edificazione pel prossimo. Yers. 36. Una. lamina di finissimo oro, ce. Si metteva questa sulle fronte del sommo sacerdote, e si stendeva dall' una all'altra orecchia. Nel e. xxxix. chiamata una corona, e in altri luoghi . delle Scritture un diadema, perch era legata di dietro come un diadema : la iscrizione di questa lamina : La Scintila al Signore; vale a dire, propria del Signore, spetta essenzialmente al Signore ; e quest' iscrizione dimostrava, come chi si accosta al Signore debb' essere ornato di santit. Vers. 87. E la legherai ec. Sar legata per di dietro, mediante un nastro, che prender l'una e l'altra estremit della lamina.

' 38. Imminens fronti pontficis. Portabitcjue Aaron iniqui/ates eorum , quae obtulerunt, et sanctificaverunt filii Israele in cunctis mu* neribus , et donariis suis. Erit autem lamina semper in fronte e;us , ut placatus sit eis Dominus. So,. Stringesque tunicam bysso, et tiaram by s s inani facies y et baiteum opere plumarii. 4- Porro filiis Aaron tunicas lineas parabis, et balteos , ac tiaras in gloram, et decorem. 4i. Vestiesque his omnibus Aaron fra-

38. Pendendo sulla fronte del pontefice. E Aronne porter le iniquit commesse dai figliuoli d'Israele nelle obblazioni tutte, e nei doni, che eglino avranno offerti, e consacrati. Questa lamina sar sempre sulla fronte di lui, affinch sia placato con essi il Signore. 69. E farai la tonaca stretta di bisso, e la tiara di bisso, e la cintura lavorata a varii colori. 40- Pe* figliuoli poi d'Aronne preparerai tonache di lino, e le cinture, e le tiare per maest , e ornamento. 4i. E tutte queste vestimenta metterai ad

Vers. 38. E Aronne porter le iniquit, ec. Aronne ornato di questo simbolo della dignit di pontefice, essendo perci preposto in pro degli uomini a tutte quelle cose che Dio riguardano ( Heb. v. i. ) torr sopra di se tutte le mancanze , e i peccati commessi da' figliuoli d'Israele nel culto della religione , nelle offerte e ne' sacrifizii che essi faranno, e impetrer il perdono di questi mancamenti e peccati, mediante la virt di Dio, il cui nome santo egli porta scritto sulla sua fronte, e lo invoca continuamente a favore del popolo. Vers. 3g. La cintura lavorata a varii colori, ovvero ricamala a varii colori. Vers. 40. Pe*figliuoli poi d' Aronne ec. I sacerdoti minori adunque avevano la tonaca di lino, le brache di lino, la mitra, e la cintura. 11 loro abito era comodo , e non g' impediva nulla nell' esercizio delle molte loro funzioni.

trem tum, etfilios ejus cum eo. Et cunctorum consecrabis manus, sanctzficabisque illos, ut sacerdolio fungantur mihi. 42. Facies et femina' Ha linea, ut operiant carnem turpitudinis suae a renibus usque ad femora: 43, Et utentur eis Aaron , et filii e;us, quando ingredienturtabernaculum testimonii, vel quando appropinquant ad altare^ ut ministrent in sanctuario, ne iniquitatis rei mo-

Aronne tuo fratello, e insieme a* suoi figliuoli. E consacrerai le mani di tutti loro, e li santificherai, affinch esercitino il mio sacerdozio. 42. Farai ancora le brache di lino, le quali copriranno laindecente nudit da' lombi fino a tutta la coscia : 43. E di esse faranno uso Aronne, e i suoi figliuoli , quando entreranno nel tabernacolo della testimonianza, o quando si accosteranno ali' altare per servire nel santuario, affinch

Vers. 41- Consacrerai le mani di lutti loro, e l santificherai. L'Ebreo : Tu gli ungerai ed empierai loro le mani: lo che comunemente si spiega cosi : gli ungerai con olio santo, e gli occuperai nelle loro funzioni ; ovvero , metterai nelle loro mani le vittime da offerire, e gli strumenti del loro ministero, e cosi sarnnno messi in possesso del sacerdozio. Vers. 42- ^e brache di lino, ec. Secondo s. Girolamo , e Giuseppe Ebreo queste noii erano differenti da' nostri calzoni, i quali cingono le due cosce separatamente, e sono tagliati e cuciti : altri vogliono che fossero fatte al telaio , e tutte d' un pezzo. Lo Spirito Santo Sap. xvm. 24. ci avverte, che questi abiti sacerdotali avevano ticgli altissimi significati : e i Padri della Chiesa hanno studiosamente procurato di rintracciarli. Fegganfi s. Girol. ep. ad Fabiol. Origene hom, q. in Exod., e Teodoreto quest. 160. Sar db legge sempiterna, S. Agostino quest. 2/J. osserva, che le leggi prescritte pel sacerdozio Levitico furono eterne ; perch significavano e predicevano le cose riguardanti il sacerdozio di Cristo. Cosi queste leggi furono eterne non in loro stes-se, ma nella verit di Cristo che era per esse adombrata,

riantur.Legitimum sem- come rei di Irasgressiopiternum erit Aaron, ne non muoiano. Ci et semini ejus post eum. sar legge sempiterna per Aronne, e pe'suoi discendenti dopo di lui. C A P O XXIX. Consacrazione de' sacerdoti e rito deW oblazione fatta per essi, e chi possa mangiare di queste oMazioni. De'due agnelli dell anno da offerirsi ogni giorno.
i. Oed et hoc fucies, ut mihi in sacerdoto consecrentur (i). Tolte vitulum de armento , et arietes duos immaculatos, a.Panesque az^mos, et crustulam absque fermentato, quae conspersa sit oleo, lagana quoque dzyma oleo lila : de sirrla triticea cuncta facies.
(i) Levt. g. 2. Vers. i. Affine di consacrarli pel mio sacerdozio. Consacrazione , che fu fatta solamente dopo eretto il tabernacolo. Vers. ?.. E delle sfogliale azzime. Un antico gramatico dice , che lagana erano come piccole foglie fatte di farina e d' acqua ; cos sarebbero qualche cosa di simile a quelle che chiamanti nozze da'Toscani, ovvero come le lasagne e i maccheroui.

1. I? arai anche questo affine di consacrarli pel mio sacerdozio. Prendi dalla mandra un vitello, e due arieti senza macchia, 2. E de'pani azzimi, cuna stiacciata non fermentata, che sia aspersa d' olio, e delle sfogliate azzime, anch' esse asperse d' olio: tutte queste cose le farai d fiore di farina di grano.

3. Etposita in cani3. E messele in un, str, offeres: vitulum canestro , le offerirai : e autem, et duos arietes. poi il vitello, e i due arieti. 4- Et Aaron ac fi4- E Aronne e i suoi lios ejus applicabis ad figliuoli farai che s'accoostium tabernaculi testi- stino alla porta del tamonii. Cumque laveris bernacolo della testipatrem cum filiis suis monianza. E quando avrai lavato il padre coi aqua, suoi figliuoli con acqua, 5. Jndues Aaron ve 6. Vestirai Aronne stimentis suis, id est, delle sue vestimenta, linea, et tunica, et Su- cio della veste di lino, perhumeraH, et JHatio- della tonaca , dell' Enali, quod constringes pbod, e 'dal.Razionale, balteo. cui tu strngerai col cingolo. 6. Et pones tiaram o. E gli porrai in tein capite ejus, et lami- sta la tiara, e la lamina nam sanctam super santa sopra la tiara, ^am, 7. JEt o/eum unctio7. E verserai sul canisfundes super caput po di lui 1* olio della ejus, atque hoc ritu unzione : e con tal rito consecrabitur. sar consacrato.

Vers. 4- E quando avrai lavato il padre co' suoi figlinoli. Le purificazioni, e lavande de' corpi, e delle vesti sono frequentissime nella legge , e per esse signiiicavasi la purezza della coscienza necessaria per accostarsi al Signore. Yers. 7. L'olio dell?unzione. L' olio, col quale debbe esser unto. Quest' unzione della testa era solo pel sommo sacerdote : i sacerdoti inferiori ricevetter 1' unzione delle mani , e degli abiti questa sola volta , perch non furono mai pi unti in appresso ; tua il sommo sacerdote si ungeva sempre, quando prendeva possesso dglla sua dignit. L' unzione usata presso gli Ebrei co' boia-

8. Farai anche veni8. T?illos quoque illius appKcabis, et in- re i suoi figliuoli, e li dues tunicis lineis, cin- rivestirai colle toniche di lino , e li ^cingerai gesque balteo. colla cintura. 9.Cos farai ad Aron9. Aaron scilicet, et Izberos e/us , et impo- ne , e ai suoifigliuoli,e nes eis vittas: eruntqwe metterai loro le mitre : sacerdotes mihi reli- e saranno miei sacerdogione perpetua. Post- ti per un culto perpequam initia veris manus tuo. Dopo che avrai unte le loro mani, earum, 10. Condurrai anche 10. (i) App/icabis et vitulum coram taberna- il vitello dinanzi al taculo testimonii. Impo- bernacolo della testimo#entque Aaron, et filii nianza. E Aronne, e i e/s manus super ca- suoi figliuoli imporranno le mani sul capo di put illius. esso. 11. E lo immolerai 11. Et mactabis eum in conspectu Domini al cospetto'doi Signore
(i) Lect't i. 3. mi sacerdoti, e co' re, ignota ali' altre nazioni, parve ordinala da Dio a figurare queste due dignit riunite nel nostro Salvatore, il quale dovea nascer di questo popolo, e a cui per eccellenza conviene il nome di Cristo, o sia unto. Cosi s. gost. in Ps. 44Vers. io. Imporranno le mani sul capo di ess&. Con questo rito, che era comune ne' sacrifzii di espiazione, eglino si confessavano peccatori, e significavano, che ponevano i proprii peccati su quella vittima, la vita di cui offerivano in cambio della propria lor vita, la quale avean meritato di perdere per le loro colpe , affinch divenuti mondi potessero esser degni d* intercedere e di offerire sacrificio pe* peccati degli altri. Questa imposizione delle mani era accompagnata dall' orazione adattata alla qualit del sacriti zio che si offeriva. Cosi in quello d* espiazione si faceva la confessione de' peccati ; nell' olocausto si adorava il supremo dominio di Dio sopra tutte le creature ; alle vittime di rendimento di grazie andavano unite le laudi del Signore , e i ringraziamenti pe' suoi benefizii.

juxta ostium taberna* culi testimonii.

presso la porta del tabernacolo della testimonianza. 12. E preso del san12. Sumptumque de .yanguine vituli, pones gue del vitello, lo spruzsuper cornua altaris zerai col dito su' corni digito tuo ; reliquum dell'altare; e il rimaautem sanguinem fun- nente del sangue lo spanderai appi della des juxta basimtejus. base di esso. 13. Prenderai ancora tS^t^Sames et dzpem totum, qui ope* lutto il grasso, che ririt intestina , et reticuv euopre gl'intestini, e lum/ecor/s, acduosr<?- 4a rete del fegato, e i nes, et adipem, qur' ;u- vd#e *eni, e il grasso, per eos st, et offeres *cli sta sopra di essi, e incensum super altare-. gli offerirai incendersi sopra l'altare : 14. Carnes vero vitui4 Le carni poi del li , et corium, etfmum vitello , e il cuoio, e gli combures foris extra escrementi li brucerai castra^ ea quod pro pec- di fuori lungi dagli alcato sit. loggiamenti , perch ( ostia ) per lo peccato. - (i) e/tf. 3. 3.

Vers. n. Lo immolerai al corpetto del Signore. Cos Mos esercitava anche le funzioni sacerdotali : onde nel Salmo 98. sta scritto : Moire e Aronne sacerdoti di liti : cio di Dio : e s. Agostino , e s, Gregorio Nazianzewo lo -chiamano sacerdote de' sa-^ cerdoli . Vets. fa. Lo spruzzerai col dito sii1 corni dell'altare. Rito osserva* tn tutti/i sacrifzii d'espiazione. Vrs. t3.'J5-la rete del fegato. I Settanta il lobo del fegato. .Vc1i Bocharl traci, i. lib. 11. cap. f. Gli Ebrei osservano, avere Dio comandato , che fossero offerte a lui quelle parti dell'aniual , lt: quali nell' uomo sono pi soggette a' movimenti delle concupiscenze ; non perch l'offerta di tali coso fosse per se stessa f\ lu pi gradita; ma per significare, com'egli desidera che si mortilchino da noi le membra nostre che sono sopra la terra, conio dice 1' Apostolo.

15. Unum quoque arietem sumes, super cujus caput ponent Aaron, et filii ejus manus, 16. Quem cum mactaveris, tolles de sanguine ejus, et fundes circa altare. 17. Ipsum autem arie* lem secabis in frustai lotaque intestina ejus, ac pedes pones super concisas carnes, et super caput illius. 18. Et offeres totum arietem in incensum super altare: oblatio est Domino, odor suavissimus vicdmae Domini,

15. Prenderai anche un ariete , sul capo del quale porranno le mani Aronne, e i suoi figliuoli. 16. E dopo averlo immolato prenderai del suo sangue , e lo spargerai intorno ali'altare. 17. Taglierai quindi in pezzi lo stesso ariete, e lavati i suoi intestini, e i piedi, li porrai sopra le carni spezzate, e sul capo di esse. 18. E offerirai tutto 1* ariete ad ardere sopra 1' altare t un' obblazione al Signore, 1' odor soavissimo della vittima del Signore.

Vers. i4- Li brucerai fuori lungi dagli alloggiamenti, perch e C ostia J per lo peccalo. Non ogni ostia per lo peccato si abbruciava, ma solamente quella, il sangue di cui era portato dal pontefice nel Santo de' Santi, Levit. vi. 3o., Heb. vin. 11. ; e quando il sangue non vi fosse portato, dovea mangiarsi 1' ostia e non bruciarsi, Levit. x. 18. Ma quest'ostia, bench il sangue di essa non si portasse nel Santo de'Santi, era abbruciata per esser ostia per lo peccato del sommo sacerdote. Levil. iv. io., lo che serviva a dimostrare la gravezza del peccato di lui, il quale dovea essere santissimo e perfettissimo. Parimente osservano g' interpreti, che pel peccato de' sacerdoti si offeriva un vitello, mentre pe' peccati de' principi e de'plebei ostie minori si offerivano come capre e arieti. Il peccato de' sacerdoti in certo modo agguagliato a'peccati di tutto il popolo, perch pe* peccati di questo offer vasi la vitella rossa, e si osservava di bruciare anche gli Escrementi di essa ; lo che non facevasi nelF altre vittime anche per lo peccato. Fedi Niun. xix.

Vers. 16. Lo spargerai intorno aW altare,. L' Ebreo e i Settanta pi chiaramente lo spanderai in giro sopra Z' aliare.

19. Tolles quoque arietem alterum, super cujus caput Aaron, et filii ejus ponent manus. 0o. Quem cum immolaveris, sumes de san" guine e/us, etpones super extremum auriculae dextrae Aaron , et fiftorum ejus, et super pollices manus eorum, ac pedis dextri, fundesqz/e sanguinem super altare per circuitum. 21. Cumque tuleris de sanguini, qui est super altare, ^t de oleo unctionis, asperges Aaron t et vestes ejus, filos et vestimenta eorum. Consccratistjue ipsis, et vestibus,

* 19. Prenderai anche un altro ariete, sul capo del quale porran le mani Aronne , e i suoi figliuoli. 20. E quando l'avrai immolato, piglierai del suo sangue, e tingerai P estremit deli' orecchio destro di Aronne, e de* suoi figliuoli, e i pollici della loro mano destra, e del pi destro, e spargerai il sangue sul!' altare intorno. 21. E preso del sangue , che sopra 1' altare, e dell'olio dell'unzione , ne aspergerai Aronne , e le di lui vestimenta , e i suoi figliuoli , e le loro vestimenta.E dopo che avrai consacrati ed essi, e le vestimenta,

Yets. *8. E im' obblazione al Signore ec. L'Ebreo pi chiaramente dice , che la vittima arsa un olocausto di buon odore atto a placare il Signore. Ogni sorta di sacrifizio fu offerto nel1* ordinazione d'Aronne , e de' suoi figliuoli ; vedemmo il sacriixo per lo peccato, qui abbiamo l'olocausto dell' ariete, e tosto soggiunto il sacrifizio pacifico di un altro ariete. 1 Vers. 20. Tingerai con esso V estremit dell orecchio destro ... e i pollici ec. L' aspersione del sangue sopra l'orecchia simboleggia l'obbedienza de' sacerdoti agli ordini di Dio ; quella dei pollici della mano , e del pi destro, la prontezza e sollecitudiae nell' adempire le obbigazioni de] ministero.

2 2, Tolles adipem de ariete, et caudam, et arginarti, quae operit vita/za, ac reticulum jecoris, et duos renes, atque adipem qui super eos est,armumque dextrum, eo quod sit aries consecrationis. a3. Tortamque panis unius, crustulam conspersam eleo, laganum de canistro azyjnorum quod posi tum in conspectu Domini : 24. Ponesque omnia super manus A aro n, et filiorum ejus, et sancti" ficabis eos, elevans coram Domino.

22. Prenderai il grasso dell'ariete, e la coda, e il grasso, che copre le viscere, e la rete del fegato , e i due lombi, e il grasso, che vi sta sopra , e la spalla destra , perch egli l'ariete della consacrazione. 23. (E prenderai) un pane tondo,e una stiacciata unta con olio , e una sfogliata dal canestro degli azzimi, che posto al cospetto del Signore: 24. E porrai tutte queste cose sulle mani d' Aronne , e de' suoi figliuoli, e li consacrerai alzando queste cose dinanzi al Signore.

Vers. 21. Ne aspergerai dronne , e le di lui vestimento., tv. L' aspersione facevasi col sangue, e coli' olio mescolati insieme , e non separatamente secondo molti interpreti. Dell' olio di unzione parlasi cap. xxx. 3. Si suppone eziandio , che Aronne , e gli altri aveano gi in dosso le loro vesti. Vers. 22. La coda. Ne' sacrifiiii pacifici, quando l'ostia era un animai pecorino , si bruciava la coda ; quando 1' ostia era d' altra specie, per esempio un bue , una capra, non si bruciava la coda. Perche egli e V ariete della consacrazione. Come se dicesse : nelle ostie pacifiche non si abbrucia la destra spalla, ma rimane pe' sacerdoti -, ma in questo sacrifcio, e riguardo alla vittima offerta per la consacrazione d'Aronne, e de'suoi figliuoli, io voglio che brucisi in mio onore anche la spalla destra. Teodoreto, e s. Basilio osservano, che il grasso significa il vizio della gola, i reni la libidine, la fibra, o sia estremit del fegato significa la bile , la quale nel corpo umano posa sul fegato, e che tutto questo Dio vuole che muoia nel sacerdote, e sia ela lui offerto al Signore mediatile la virtn delia mortiiicazioue.

20. Suseipiesque universa de manibus eorum: et incendes super altare in holocaustum, doremsuavissimum in conspectu Domini^ quia oblatio ejus est. 26. Sumes quoque pectusculum de ariete, quo initiatusest Aaron: saizctifieabisque illud elevatum coram Domi' no, et cedei in partem tuam. 27. Sanctificabisque et pectusculum conse-

26.E ripigliando tutte queste cose dalle loro mani, le arderai in olocausto sopra l'altare in odor soavissimo dinanzi al Signore, perch 4 sua obblazione. 26. Prenderai ancora il petto dell' ariete immolato per la consacrazione d'Aronne : e lo santificherai alzandolo davanti al Signore, e sar tua porzione. 27. Santificherai ancora il petto consacra-

Vers. 24. E li consacrerai, alzando ec. Gli Ebrei dicono, che Mos messe le sue mani sotto le mani de' novelli sacerdoti ( i quali tenevano le cose gi dette ) e alz e abbass colle sue le loro inani, e dipoi le Volto prima da levante a occidente , poi da mezzod a settentrione. Sono qui adunque due cerimonie ( accennate in altri luoghi delle Scritture) : prima, l'alzare davanti ali1 altare le cose che si offeriscono ; la seconda, l'alzare, abbassare e rivolgere verso i quattro punti dell'orbe le stesse cose, significando 1' obblazione di esse al padrone dell' universo. La prima dicesi elevazione, la seconda agitazione. * E li consagrerai. L'Ebr. ed i LXX., e consagrerai queste cose. Vers. 26. 27. 28. Prenderai ancora il petto ec. Vale a dire separerai, inciterai a parte , che lo stesso ehe quello che dice in appresso santificherai. Mos fa qui una digressione per ispiegare il diritto ehe avranno in virt della loro consacrazione i sacerdoti , di prendere per loro il petto, e la spalla destra delle vittime, le quali essi offeriranno in avvenire pe' figliuoli d'Israele. Queste parti delle vittime spetteranno a'sacerdoti, come primizie d'ogni vittima, cedute dal Signore a vantaggio de' suoi ministri. Del rimanente il solo petto dell' ostia pacifica offerta per la consacrazione d' Aronne fu ceduto da Dio al sacerdote consarratore , a Mos, vers. at\

cratum, et armum , quem de ariete separasti , 28. Quo initiatus est Aaron , et filii ejus, cedentque in partem Aaron, etfiliorum ejus jure perpetuo a filiis Israeli quia primitiva sunt, et initia de victimis eorum pacificis, quae of* ferunt Domino.

to, e la spalla , che separasti dall'ariete. 28. Immolato per la consacrazione di Aronne, e de'suoifigliuoli: e saranno la porzione d' Aronne, e de' suoi figliuoli per diritto perpetuo tra' figliuoli d* Israele : perch sono primizie separate in primo luogo dalle vittime pacfiche, che offeriscono questi al Signore. 29. Le vestimenta sante usate da Aronne, le averanno dopo di lui i suoifigliuoli,e vestiti di esse saranno unti, e saranno consacrate le loro mani. 30. Il pontefice , che sar eletto tra' suoi figliuoli in luogo di lui, e il quale entrer nel tabernacolo della testimonianza per fare le funzioni nel santuario , porter quelle vesti per sette giorni.

29. Vestenti autem sanctam, qua utetur Aaron, habebunt filii ejus post eum ut un* gantur in ea, et consecrentur manus eorum. 30. Septem diebus utetur illa, qui ponti/ex pro eofaeritconstitutus de filiis ejus, et qui ingredietur tabernaculum testimonii, ut ministre* in sanctuario.

Vers. 29. Le veslmenta sante ... le avranno dopo di lui, ec. Non si faranno nuovi abita pontificali pel successore del pontefice defunto: ma il successore si servir degli abiti del predecessore. Vedi Num. \\. ?.G. v;H.

31. Prenderai ancora Zi. Arietem autem consecrationis toHes,et F ariete della consacracoques carnes e/us in zione , e le carni di lui loco sancto : le cuocerai nel luogo santo: 32. E le mangeranno 32. Quibus vescetur r Aaron> et filii ejus (i): Aronne,e i suoi figliuopanes quoque, qui sunt li : e mangeranno anin canistro, in vestibu- che i pani, che sono nel lo tabernaculi testano* canestro ali' ingresso nil comedent, ilei tabernacolo del testimonio ^ 33. ^7t sit placabile 33. Affinch il sacrisacrificium, et sancti" ficio sia impetratone, ficentur offerentum e sieno santificale le manus Alienigena non mani degli obblatori. vescetur ex eis , quia Lo straniero non mansancti SUM, ger di tali cose, perch sono sante, 34. Che se vi rester 54. Qod^ir^manserit d carnibus con- qualche parte delle carsecratis, sive de pawi- ni consacrate, ovvero bus usque mane, com- de' pani fino alla mat(i) .Levt. 8. 31., 24. g. Matili. 12. 4. Vers. 31. Le carni dilu le cuocerai neljjiuogo santo. Nell'atrio dinanzi al tabernacolo col fuoco preso dall' altare si cuocevano le carni pe; sacerdoti, e talor anche pe'privati, i quali vor lesser mangiare dinanzi al Signore delle carni rimase delle loro vittime. Il sacerdote stava nel tabernacolo per tutti i sette giorni delia soa consacrazione snza uscirne, vers. 35. E le cerimonie sopra descritte si reiteravano in ciascuno de' sette giorni. Vers. 33. Affinch il sacrifizio sia impetratorio. L'Ebreo: mangeranno le cose , colle quali si k fatta V espiazione; vale a dire colle quali si espiato Aronne, e placato il Signore. E sieno santificate le mani degli obblatori. Ricevano nuova santificazione le mani loro col contatto di questo cibo santo. Lo straniero noti manger ec. Chiunque non sar della stirpe <T Arouue, fosse anche un Levila, non ne manger.

hiires reliquias igni : lina dopo , V abbrucenon comedentur, quia rai : non la mangerai , perch cosa santifisantificata sunt cata. 36. Eseguirai tutto 35. Omnia quae praecepi tibi, facies super quello che ti ho comanAaron , et filiis ejus . dato riguardo ad AronSeptem diebus cotse- ne, e a' snoi figliuoli. Per sette d tu consacrabis manus eorum: crerai le loro mani: 36. E offerirai ogni d 36". Et (i) vitulum pro peccato offeres per un vitello per lo peccasingulos dies ad ex* to in espiazione, e impfandum: mundabisque molata che avrai l'ostia altare^ cum immolave- d'espiazione, purificheris expiationis hostia/n, rai l'altare, e l'ungerai et unges illud in san- per santificarlo. ctificationem. 37. Per sette giorni 67. Septem diebus expiabis altare, et san- farai l'espiazine delctificabis , et erit San- 1' altare , e lo santifictum Sanctorum: om- cherai, e sar Santo Sannis , qui tetigerit illudt tissimo : chiunque lo toccher, sar santiisanctificabitur. calo.
(i) Levt. 8. 2. Vers. 34. Che se vi rester qualche parie ... P abbrucerai. Ne' sacrifizii de' privati le carni avanzate delle vittime pacihche potean serbarsi pel d seguente. Vedi Levit. vii. 16. 17.; xix. b. Vers. 36. Offerirai ogni < un vitello ...in espiazione. Alcuni per questo vitello intendono quello che dovea offerirsi per lo peccato de'sacerdoti : altri intendono un altro vitello per 1 espialiePurificherai P altare : 1 LXX. purificherai V altare sacrificando sopra di esso, e P ungerai per santificarlo. ' Vers. 37. Chiunque lo toccher sar santificato. L Lbreo. tutte quelle cose che toccheranno P altare, saranno sante: ai che allude Cristo, MaLlh. xwn. 19. dicendo , che P altare santi-

38. Hoc est, quod facies ifi altari', (i) Agnos annculos duos per singulos dies /ugiter, 5p. Unum agnum mane, et alterum vespere. 40. Decimam partefn similae conspersae lea /uso, quod habcat itiensuram fjuartam partem hin, et vinum ad libandumejusdem mensurae in agno uno.

38. Ecco quello che offerirai sull'altare: Due agnelli dell'anno ogni giorno in perpetuo, 3o,. Un agnello la mattina, un altro la sera.

40. Con un agnello ( offerirai ) la decima parte { d'una epha ) di fior di farina aspersa con olio fatto al mortaio , il qual olio sar a misura la quarta parte di un hin, e un* eguai misura di vino per le libagioni. 41. Offerirai l'altro 41. Alterum Pero agnum offeres ad vespe* agnello alla sera collo ram juxta ritum matu- stesso rito dell'obbla(i) Nam. 28. 3.

ftca il dono. La volgata pu intendersi della santit che debbe avere chiunque tocca V altare ; vale a dire i sacerdoti che ad esso si accostano continuamente. Vers. 38. 3g. 4o. Ecco quello che farai sulV aliare. Ecco a qual cosa principalmente io voglio che serva V altare , al sacrifzio perenne di due agnelli per giorno. Quello della mattina si faceva verso il levare del sole dopo bruciato l'incenso sull'altare d' oro, e prima d' ogni altro sacrilzio : quello della sera si faceva tra le due * Vedi Exod. XH. 6. Tutto quello che si Diferiva, era consumato interamente sopra 1' altare nel fuoco. Vino per le libagioni. Il vino si versava appi dell' altare. Questo sacrifizio perenne era una bella figura di quello dell'Agnello, chey ucciso fin dal principio del mondo, il quale offerto su' nostri altari sotto i simboli del pane e del vino , il qual sacrifizio sar continuato fino alla fine del mondo. L' olio di cui aspersa la farina, dinota la ineffabile dolcezza , e bont del Signore in tjuesio suo sacrilizio.

tnae oblationis, et jux- zione della maltina , o ta ea , quae diximus , secondo quel che abin odorem suavitatis: biam detto, ia sacrifizio di soavissimo odore. 42. Sacrifizio que42. Sacrficium est Domino, oblatione per- sto da offerirsi in perpetua in generationes petuo al Signore per vstras, ad ostium ta- tutte le vostre generabernaculi testimonii co- zioni ali' ingresso del ram Domino, ubi con- tabernacolo della testistituam , ut loquar ad monianza davanti al Signore , dove io ti fate. r venire per parlarti. 43.E dove dar i miei 43. Ibique praecipiam filiis Israel\ et saneti- ordini affiglinoli d'Ificabitur altare in glo- sraele; e l'altare sar santificato dalla mia ria mea. maest. kk-Sanctificabo et ta44-Io santificher anbernaculum testimonii che il tabernacolo della cum altari^ et Aaron testimonianza insieme cum filiis suis, ut sacer- coli' altare, e ronne , dotio fangantur mihi. e i suoi figliuoli, affinch esercitino il mio sacerdozio.

Yers. 4a- AlVingresso del tabernacolo. Sull'altare degli olocausti che dinanzi alla porta del tabernacolo del Signore, e per cosi dire in faccia del Signore abitante nel suo tabernacolo. Dove io ti faro venire per parlarli. Vedesi da queste parole , che non solo dal propiziatorio che era nel Santo de' Santi, ma anche in questo luogo , cio alla porta del tabernacolo parlava Dio, e rispondeva a Mos. Vers. 43. V altare sar santificato dalla mia maest. Santificher l'altare colla speciale mia presenza , di cui sar un segno <jucl fuoco, che io mander dal cielo a consumare i sacrifizii. Cosi avvenne, Levit. ix. 7.4.

4^- Et habitabo in jwedio filiorum Israel, eroque eis Deus. 4 6. E t scien t, quia ego Dominus Deus eorum, qui eduxi eos de terra AEg/pti, ut manerem inter illos , ego Dominus Deus ipsorum.

45. E io abiler in mezzo a' figliuoli d' Israele, e sar loro Dio. 46. E conosceranno, Ch' io sono il Signore Dio loro, che li trassi fuora dalla terra di Egitto per abitare tra di loro, io il Signore Dio loro.

C A P O XXX. Formazine deW altare de* timiami. Del denaro da esigersi per servizio del tabernacolo. Detta conca di bronzo per la lavanda de* sacerdoti. DeM? unguento sacro per ungere i sacerdoti, e i vasi. Dei timiami, e di altre cose spettanti al tabernacolo. i. Ij arai anche un i. fcies quoque attore ad adolendum altare per bruciarvi i tithymiama de Ugnis se- miami di legno di setim, tim,
Vers. 46. Per abitare tra di loro. Nel mio tabernacolo, come luogo di mia residenza , mia reggia, dov' io star sempre a difesa e custodia del mio popolo. Vera, t. .' altare per bruciarvi i timiami. In quest' altare de' profami non si offeriva veruna vittima, ma solo vi si bruciavano g' incensi non solo dal pontefice, ma anche da' sacerdoti inferiori, i quali facevano questa funzione due volte il giorno, la mattina , e la sera. Quest' altare stava nel Santo dirimpetto alia mensa de' pani della proposizione. Mattina e sera , il sacerdote , a cui era toccato a sorte quest' uffizio , vi offeriva il timiama di cui si parla, vers. 34- n altra cosa veruna sopra di esso poteva tffierirsi. Solamente nel d dell'espiazione il sommo sacerdote

2. Habens cubitum longitudinis.et alterum latitudinis, id est, quadrangulum; et duos cubitos in altitudine. Cornua ex ipso procedent. 5. Testiesque illud auro purissimo tam eraticulam ejus, quam parietes per circuitum-, et cornua. JPaciesque ei coronam aureola/n per gyrum, 4. Et duos annulos aureos sub corona per

2. Il quale avr un cubito di lunghezza, e uno di larghezza, vale a dire , sar quadro ; e avr due cubili d'altezza. Spunteranno da esso i suoi corni. 3. E lo rivestirai d'oro finissimo tanto la sua graticola, come i lati ali' intorno , e i corni . E gli farai una piccola corona d' oro, che girer intorno ad esso, 4- E due quelli d'oro sotto la-corona a ciascu-

aspergeva, o piuttosto tingeva i quattro angoli col sangue della vittima offerta pe' peccati del popolo. ** Parai anche un altare per bruciarvi i timiami. Sebbene i profumi d'incenso , e d' altre droghe ignoti ne' sacrifzu dei patriarchi, e qui nominata la prima volta , Tisicamente si adoperassero a mitigare il grave odore delle animali sostanze bruciatevi , jpure ebbero luogo in antico di rilevanti misteri. Il cuor nostro che aspira a Dio , l'altare SS. de' Timiami, e quella fragranza accettissima che di l si erge al cielo son le virli, che a Dio si dirigono dal nostro cuore medesimo. Vers. 2. Spunteranno da esso i suoi corni. Ovvero quattro piccole piramidi secondo alcuni, i quali vogliono , che queste si alzassero da' quattro piedi dell' altare. Vers. 3. Rivestirai d1 oro finissimo tanto la sua graticola, ec. L'altare era voto nel mezzo, e avea una graticola d' oro nel mezzo, la quale non serviva per mettervi sopra il fuoco per bruciarvi g* incensi, ma solamente affinch se o qualche carbone , o qualche poco di cenere fosse caduta dal turibolo sull' altare, non si fermasse sopra di esso, ma cadesse nel fondo sulla terra. Da tutto quello che segue, ed anche dal cap. x. del Levitico, vers. i. apparisce, che il sacerdote prendeva il fuoco dall' altare degli olocausti, e lo metteva in un prezioso toribolo , e posto queste* sull' altare , vi gettava sopra i profumi. Una piccola, corona d oro- Vedi cap, xxv-iS.

singua lettera, ut mittantur in eos vectes, et altare portetur. 6. Ipsos quoque vectesfacies de lignis setim, et inaurabis. 6. Ponesque altare contra velum, quod ante aream pendei testimonii coram propiviatorio, yuo tegitur testimonium , ubi loquar libi. f . Et adolebit incensum super eo Aaron suave fragrans mane. Quando compouet lucernaSt iricendet illud: 8. Jt quando collocabit eos ad vesperum, uretthymiama sempiter-

no de' lati per passarvi le stanghe, affinch possa l'altare portarsi. 5. Le stanghe ancora le farai di legno di setini, e le coprirai d'oro. 6". E collocherai 1' altare dirimpetto al velo , che pende dinanzi ali* arca del testimonio innanzi al propiziatorio, che e u opre l'arca del testimonio, dove io a te parler. 7. E Aronne brucer sopra di quello i profumi di soave fragranza ogni mattina. Li brucer nel tempo, che accomoder le lucerne: 8. E quando le rimetter alla sera , brucer sempre i 1i miani i dinan-

Vers. 6. Collocherai V altre dirimpetto al velo ec. Vale a diV9 nel Santo, dirimpetto al velo, che separa il Santo de' Santi, il qual velo davanti ali' arca del testamento, e davanti al propiziatorio che cuopre 1' arca, dal qual propiziatorio soleva Dio parlare a Mos. * I LXX. colla loro versione di questo luogo han fatto credere a s. Agostino, e ad altri antichi Padri, che questo altare fosse nel Santo de' Santi, Vedi quello che si detto Hebr. ix. v. 3. Vers. 7. E Aronne brucer, sopra di quello ec. Intendesi Aronne, o alcuno de' suoi figliuoli in sua vece. Quest' uffizio non era fatto ordinariamente dal sommo sacerdote, ma da un sacerdote inferiore, come si detto. Vedi Lue. \. 9. Gli Ebrei osservano, che nulla .si offeriva sull'altare degli olocausti prima dell'obblazione de' profumi ; il sacerdote orava nel tempo dell' incenso , e il popolo faceva aneli' esso le sue preghiere.

num coram Domino in gneratones vestras 9. Non offeretis super eo tliymiama com* positionis alterius, nec oblationem, et vieti/nam, 7/ec libabitis libamina. 10. Et deprecabitur Aaron super cornua ejus semel per annum in sanguine>quod oblatum est pro peccato, et placabit super eo in generationibus vestris. Sanctum sanctorum erit Domino. 11. Locutusque est Dominus ad Moysen dicens: 12. (i) Quando tuie" ris summam filiorum /srael, juxta numerum dabunt singuli pretum pro animabus suis Domino , et non erit plaga in eis , cum fuerint re" censiti.
(i) Num. i. a.

zi al Signore per tutte le vostre generazioni. 9. Non offrirete sopra di esso alcun timiama di straniera composizione , n obblazione alcuna , n vittima, n vi farete libagioni. 10. Una volta Vanno Aron ne far 1* espiazione de' corni dell* altare col sangue offerto pel peccato , e con questo placher ( Dio ) per tutte le generazioni vostre. Sar cosa santissima dinanzi al Signore. 11. il Signore parl a Mos , e disse : i a. Quando avrai fatto il conto de' figliuoli d'Israele, ciascheduno compreso in questo numero dar al Signore il prezzo del suo riscatto, e non saranno soggetti a flagello , quando saranno stati censiti.

Vers. io. Sar, cosa santssima, dinanzi al Signore. Ci pn'w riferirsi alV altare, che sar tenuto per cosa sacrosanta, ovvero al rito gi detto dell'espiazione che sar rito santissimo. * Far Vespiazione. L Ebr. e i LXX. Placher Dia; sei far propzio.

13. Hoc autem dabit omnis, qui transit ad nomen, dimidium sicli juxta mensuram templi (i). Siclus viginti obolos habet. Media pars sicli offereturDomino. 14. Qui habetur in numero a viginti annis

13. Or tutti que'die saranno descritti, daranno la met d' un siclo secondo il peso del tempio. Il siclo contiene venti obbli. La met del siclo sar offerta al Signore. 14. Quelli che avran luogo nel censo da'ven-

(i) Levt,.*"]. 25. Num 3. 47. Ezech. 45. 12. Vers. 12. Quando avrai fatto il censo ... ciasckeditno ... dar ce. Alcuni vogliono, che questo mezzo siclo per testa fosse un. tributo che dovea pagarsi al tabernacolo tutte le volte che si facesse il censo : altri per credono, che questo tributo fosse annuale. Certamente a'tempi di Ges Cristo si pagava il mezzo siclo per testa al tempio. Fedi Mallh. xvii. i3., e Filone de Monarchia lib. a. E da altri scrittori profani sappiamo, che i Giudei mandavano somme considerabili di denaro da tutti i paesi a Gerusalemme pel culto del loro Dio. fedi Giuseppe lib. vii. 13. de bello. Questo mezzo siclo era un tributo imposto dal Re de' re per ricognizione del dominio speciale che egli avea sopra gli Ebrei, e pagandolo ottenevan da Dio la preservazione da' flagelli della peste, guerra, carestia ec. Distrutto il tempio, Vespasiano ordin, che i Giudei pagassero al campidoglio quello che prima pagavano al tempio, Giuseppe debello lib. vii. 27. In oggi i Giudei lo impiegano in limosina per quelli che fanno il viaggio di Gerusalemme. VerS. 13. Secondo il peso del tempio. Molti interpreti hanno reduto , che il siclo del santuario fosse diverso dal siclo profano, che ei chiamano f iclo del re : non sono pero d' accordo nel. determinare qual de' due fosse di maggior pesa : ma questa diversit non ha verun fondamento nella Scrittura : e quando qui si dice, che il mezzo siclo si pagher secondo il peso del santuario , non altro vuol significarsi, se non che serbavasi nel santuario il siclo di esattissimo peso, al quale doveano ragguagliarsi i sicli che si portavano per pagare il testatico. Ne' Paralip. lib. i. cap. xxui. ?.g. veggiamo, che vi era n sacerdote., il quale avea l'incumbenza sopra i pesi e le misure : se vi fu questa differenza tra il siclo sacro e profano, ella non ebbe luogo se non dpo la cattivit di Babilonia, quando gli Ebrei furono costretti a seguire in pesta, come in altre cose, i costumi de'loro vincitori.

et supra, dabit pretium. 15. Dives non addet ad medium sicZ, etpauper nihil minuet. 16. Susceptamquepecuniam, quae collata est a filiis Israel, trades in usus tabernaculi testimonii, ut sit monimentum eorum coram Domino t et propidetur animabus eorum.

\ 7 .Locutusque estDominus ad Moysen, dicens : 18. Facies et la18. Farai anche una brum aeneum cum basi conca di bronzo colla sua ad lavandum, po- sua base , che serva di nesque i#ud inter ta- lavatojo : e la porrai bternaculum testimonii, tra '1 tabernacolo della et altare. Et missa a- testimonianza, e l'altaqua, re. E messavi 1' acqua, 19. Lavabunt in ea 19. Si laveranno con Aaron , et filii e/us ma- essa Aronne, e i suoi nus suas, ac pedes, figliuoli le loro mani, e
i piedi,
Vers. 18. Una conca di bronzo ec. Lavavano ad essa i sacerdoti i loro piedi, e le loro mani ali' entrare, e ali' uscire del tabernacolo , e coli' acqua di essa si lavavano anche le vittime : il sito di questa conca era tra 1' altare degli olocausti, e il tabernacolo. I sacerdoti stavano co' piedi ignudi nel tabernacolo: la base era il lavatoio , nel quale si faceva scendere 1' actjua dalla gran conca che dovea avere la sua cannella,

ti anni in l, pagheranno il riscatto. 16. li ricco non dar di pi del mezzo siclo , e il povero non dar di meno. 16. E preso il denaro offerto da' figliuoli d' Israele, lo depositerai per servigio del tabernacolo della testimonianza, affinch rappelli al Signore la memoria di essi, ed ei si renda propizio alle anime loro. 17. E il Signore parl a Mos , e disse :

20. Quando ingressuri sunttabernaculum testimonii, et quando accessuri sunt ad altare, ut off erant in eo thymiama Domino, 21. Neforte moriantur : legitimum sempiternum erit ipsi, et semini ejus per swccessiones. 22. iocutusque est Dominus ad Moysen dicens : 23. Sume tibi aromata, primae mirrhae, et electae quingentos siclos, et cinnamomi medium, id est, ducentos quinquaginta siclos, calami similiter ducentos quinquaginta,

ro. Quando saranno per entrare nel tabernacolo del testimonio, e quando dovranno accostarsi alF altare per offerirvi i timiami al Signore, 21. Affinch per disgrazia non periscano : questa sar legge eterna per Aronne, e pe5 discendenti, che succederanno. 22. E il Signore parl a Mos, e disse :

23. Prendi tu questi aromi : cinquecento sieli di mirra la prima, e pi eccellente; e la met , cio dugento cinquanta sicli d cinnamomo , e parimente dugento cinquanta sicli di canna odorosa, 2 4 Casiae autem q uin24. E cinquecento gentos siclos in ponde- sicli di cassia a peso del
Vers. a3. Prendi ... cinquecento sicli. Vale a dire, il peso di cinquecento sicli. La mirra pi pregiata era quella che sudava dal suo albero spontaneamente , e senza incisione, e,chiamavasi slacte. Di cinnamomo. L'Ebreo, e i LXX. d'i cinnamomo aromatico , ovvero ai buon odore. Il cinnamomo era molto celebrato pella sua fragranza. Credesi perita questa pianta in oggi nel1* Arabia. Potrebbe forse somigliarla la cannella, ma si crede che sia dessa molto inferiore al vero cinnamomo. Di canna. La canna aromatica veniva dalle Indie : non se ne vede pi a' nostri tempi.

re sanctuari, lei de olivetis mensuram hin: a.JFaciesque unctio* nis oleum sanctum, unguentimi compositum opere unguentarii, 26". Et unges ex eo tabernaculum testimonii, et arca/n testamenti, 27. Mensamque cum vasis suis, candelabruni , et utensilia e;us, altaria thymiamatis, 28. Et holocaust, et universam supellectilem, quae ad cultum eorum perfinef. 20,. Sanctificabisque omnia, et erunt sancta sanctorum: qui tetgerit ea, sanctificabifur.

santuario , e la misura d* un hin d'olio d'ulivo: 26. E ne formerai l'olio santo per le unzioni , 1' unguento composto con arte dal profumiere , 26".E con esso ungerai il tabernacolo del testimonio , e l*arc del testamento, 27. E la mensa co* suoi vasi, e il candelabro , e le cose , che servono per esso, e Fallare del timiama, 28. E quello degli olocausti, e tutti gli utensili, che servono ad uso di essi. 29. E santificherai tutte queste cose, e diverranno santissime : chiunque le toccher , sar santificato.

Vers. ^4- Cinquecento tcli d cassia. La 'cccia la scorza d' un albero salvatico nell' Indie orientali, il quale similissimo a quello della 1cannella. Un hin d olio d" tilva. L' hia poteva pesare undici libbre romane , o poco meno. Quest'unguento prezioso dovea servire ad ungere le pareti del tabernacolo: l'arca, la mensa de' patii, l'altare de' profumi, e quello degli olocausti, il eandelliere, e la conca, ec. ; finalmente dovea servire ali' unzione d'Aronne, e de' suoi figliuoli, e fu dipoi adoperato anche ad ungere i re. Vers. 29. Chiunque lo toccher sar santificalo. Il contatto d queste cose consacrate in tal guisa render pii santo colui che le tocca, se a lui lecito di toccarle -, siccome uno che non ha diritto li toccarle , per tal contatto diventa immondo.

Esodo. roL IL

12

50. Aaron,etfiliose30. Ungerai Aronne, ;us unges, sanctifica- e i suoi figliuoli, e li bisque eos, ut sacerdo* santificherai, affinch tiofunganfur mihi. esercitino il mio sacerdozio. 51. Filiis quoque I31. Dirai pure a' fisrael dices : .ffoc oleum gliuoli d'Israele : Queunctionis sanctum erit st' olio della unzione mihi in genera tiones ve* sar consacrato a me per tutte le generaziostras. ni vostre. 52. Caro hominisnon 32. Nissun uomo con ungetur ex eo, et juxta esso si unger , e altro compositionem ejus non non ne farete di simile facietis aliud, quia san- composizione , perch ctfi$atum est) et san- questo santificato , e sar santo per voi. ctum erit vobis. 33. Qualsivoglia uo35. Homo quicumque tale composuerit, et de- mo , che una simile ne derit ex eo alien, ex- formi, e ne dia ad un terminabitur de popu- estraneo, sar sterminato dal consorzio del lo suo. popol suo. 34. Dixitque Domi34- E il Signore disnus ad Moysen \ Sume se a Mos: Prendi queubi aromata , stacten, sti aromi, statte , oniet on/cha, galbmium che , e galbano di graIoni odoris, et tlius lu- to odore, e incenso lucidissbnum : aequalis cidissimo: il tutto in ponderis eru//t omnia: eguali porzioni :
Vers. 33. E ne dia ad un estraneo, ec. Ad uno che non sia della stirpe sacerdotale. Vers. 34- Oniche. L'unghia ederosa, come spiegano moltissimi interpreti; ed il guscio d' un pesce, che si pesca in certe paludi dell' India , dove nasce la spiga del nardo, della C[uale si ciba questo pesce , onde il suo guscio si odoroso,

35. Faciesque thjTniama compositum opere unguentarii mixtum diligenter, et puram , et sanctificatione dignissimum. SS.Cumque in tennis* simum pulverem universa contuderiSipones ex eo coram tabernaculo testimonii, in quo loco apparebo ubi. Sanctum sanctorum erit vobis ihymiama. 07. Talem compositione, non facietis in usus vestros, quia sanctum est Domino 58. J5fomo quicumque fecerit simie, ut odore illius perfruatur, peribit de populis suis.

55. E faf ai un timiama composto secondo l'arte di profumiere manipolato con diligenza , e purificato , e degnissimo d' esser offerto. 36. E quando avrai ridotto il tutto in minutissima polvere , ne porrai dinanzi al tabernacolo elei testimonio , nel qual luogo io ti apparir. Sar questo per voi santissimo timiama. 67. Composizione simile non farete per vostro uso, perch cosa consacrata al Signore. 58. Chiunque ne far una simile per goderne l'odore , perir di ,mezzo al suo popolo.

II galbano. il sugo che cavasi per incisione da una pianta dello stesso nome nella Siria sul monte Amano. Incenso lucidissimo, ec. Anche questo si cava dal suo albero per mezzo d' incisione nell' Arabia felice : dicendo lucidissimo vuol significarsi il pi puro , che anche pi trasparente. Vers. 36. jVe porrai dinanzi al tabernacolo del iejti'mono ec. Dovea tenersene sempre una quantit sopra 1' altare; ma non se ne bruciava se non la mattina e la sera. L'altare de'profuKii era nel Santo, e davanti al Santo de' Santi, come si veduto. Vers. 38. Perir di mezzo al suo popolo. Sar tolto \ia dal ceto del suo popolo , morr infelicemente.

E S O D O C A P O XXXI. Sono destinati dal Signore Beseleel e Ooliab a fare il tabernacolo, e le altre cose gi dette. Dell' osservanza del sabato, e delle due tavole di pietra contenenti la legge data dal Signore a Mos. 1. 4L/0eu/usque est Dominus ad Moysert, dicens : 2. .Ecce, vocavi ex nomine Beseleel, filium Uri, filii Hur de trib Juda, 3. Et impievi eum spiritu Dei, sapientia, et intelligenza, etscie/ida, in omni opere, 4. -^ excogitandum gmdquid fabrefieri potest ex auro, et argento , et aere, 6. Marmore et gemTWS, et diversitate lignorum. '5. Dedique ei socium Ooliab, filium Achisamech de trib Dan. il Signore parl a Mos, e disse : a. Ecco ch'io ho chiamato pel suo nome Beseleel, figliuolo di Uri, figliuolo di Hur della trib di Giuda, 3. E lo ho ripieno dello spirito di Dio, di sapienza, e d'intelligenza, e di scienza per ogni maniera di lavori, 4- Per inventare tuk to quel che pu farsi per arte coll'oro, e col1* argento , e col rame, 6. E col marmo, e colle gemme , e co' diversi legnami. 6. E hogU dato per compagno Ooliab, figliuolo di chisamech

Vers. 2. Ho chiamato pel suo nome ec. Come si fa delle persone cognite e familiari; onde significa: ho eletto , destinato specialmente Bcscleel a fare il tabernacolo, ec.

jBt in corde omnis eruditi posai sapientia/ ut faciant cuncta, quae praecepi tibi. 7. Tabernaculum foederis, et arcam testimonii, et propitiatorium, quod super eam est, et cuncta vasa tabernaculi, 8. Mensamque , et vasa ejus,candelabrum purissimum cum vasis suis, et aitarla ihymiamatis, g. Et holocausti, et omnia vasa eorum, labrum cum basi sua, 10. Testes sanctas in ministeri* Aaron sacerdoti, et filiis ejus, ut fungantur officio suo in sacris, 11. Oleum nnctionis, ei thymiama aromatum in sanctuario; omnia, quae praecepi tibi, facient.

della trib di Dan. E ho posto nel cuore di tutti gli ( altri ) artefici la sapienza , perch eseguiscano tutte le cose, che io ti ho ordinate. 7. Il tabernacolo del1' alleanza , e l'arca del testimonio, e il propiziatorio , che le sta sopra, e Jutte IG parti del tabeihacolo. 8. E la mensa co'suoi vasi, e il candeliere mondissimo con quello che ad esso appartiene, e l'altare de' tini iam i, 9. E quello degli olocausti, e tutti i loro strumenti, e la conca colla sua base, 10. Le vestimente sante, che serviranno per Aronn sacerdote t e pe'suoifigliuoli,quando eserciteranno le loro sacre funzioni, 11. L1 olio della unzione , e i profumi aromatici pel santuario; ei faranno tutto quello che io ho a te comandato.

Vera. 8. // candelliere mondttimo. Che dee tenersi sempre nettissimo da' acerdoti che ne hanno cura.

12. Et locutus est Dominus ad Moysen^ dicens : 13. Loquere filiis Israel, et dices ad eos : (i) Ridete ut s abbaiimi meum custodiatis; quia signum est inter me et vos in gener ationbus vestris, ut sczatis, quia ego Dominus, qui sa/tctifico vos. 14. Custodite sabba* tum meum ; sanctum est enim vobis: quipolluerit illud , morte morietun qui fecerit in eo opus j peribit anima illius de medio populi sui. iS.Sex diebus facie-> ti$ opus: in die septimo sabbatum est, requies sancta Domino : omnis qui fecerit opus in hac die t morietur. 16. Custodiant filii Israel sabbatum, et ce(i) Supr. 20. 8. Ezech. ao. 12.

12. E il Signore parl a Mese, e disse : 13. Parla a* figliuoli d'Israele , e dirai loro : Badate di custodire il mo sabato; perch egli uifsegno stabilito tra me e voi, e tutte le vostre generazioni, affinch riconosciate, come io sono il Signore, ebe vi santifico. i4 Custodite il mio sbato; perocch per voi sacrosanto : chiunque lo violer, sar punito di morte : chi in tal giorno lavorer, perir di mezzo al suo popolo. 15. Per sei giorni lavorerete : il settimo giorno il sabato, requie consacrata al Signore : chiunque in tal d lavorer, sar punito di morte. 16. Custodiscano i figliuoli d'Israele il sa-

Vers. 13. Badate di custodire il mio sabato. Alcuni crdono ripetuta in questo luogo la legge del sabato , affinch per la sollecitudine di far pi, presto tutto quello che Dio aveva ordinato pel suo culto, non s'immaginassero gli Ebrei di potei impiegare anche il sabato al lavoro delle cose sacre.

lebrent illud in genera- bato, e lo celebrino per tionibus suis. Pactum tutte le loro generazio. est sempiternum. ni. Patto sempiterno egli . 17. Inter me et fi17. Tra me e i figliuoKos /srael, signumf/ue li d'Israele, segno perperpetuum: (i) s ex petuo : imperocch nes enim diebus fecit Do sei giorni il Signore feminus coelum et ter- ce il cielo e la terra , e ram, et in septimo ab nel settimo ripos dalT opere. opere cessavit. 18. E finiti questi 18. Dedite/u Dominus Moysi) completis ragionamenti nel monhujuscemodi sermoni" te Sinai, il Signore diebus in monte Sinai (2), de a Mos due tavole duas tabulas testimo- di pietra contenenti la nii lapideas scriptas legge scritte dal dito di Dio. digito Dei,
(O Gen. i. 31, a, a.

(2) Deut. 9. 19.

Vers. 18. Due tavole di pietra.. Le due tavole, nelle quali erano scritti i comandamenti del Signore, i quali attcstavano la volont di Dio riguardo a quello che doveano gli uomini fare, o non fare per piacere a lui. Questi comandamenti erano tati scritti dal dito di Dio , cio dallo Spirito santo , il cjuale chia-* mato cosi, Exod. vin. 19. Lue. xi. ao.

C , A P O XXXII. In assenza di Mos il popolo fa un vitel d' oro di getto, e lo adora: Mos placa il Signore sdegnato per V adorazione del vitello, e scendendo dal monte spezzale tavole, abbrucia il vitello, e sgridato Aronne, ordina, che sieno z/ccisi g^ idolatri, e a tu/ti gli altri impetra il perdono, e sale di nuovo sul monte. i. r idens autem populus, quod meram faceret descendendi de monte Jkfojses, congregatili adversus Aaron, dixit: (i) S urge, /ac nobis deos, qui nos praecedant: Mqys e/?im, huic viro qui nos eduxit de terra AEgypti, ignoramus quid acciderit.
(O A<*. 7.40.

i. iTJla reggendo il popolo, come Mos tardava a scendere dal monte, sollevatosi contro Aronne, disse : Levati su, fa a noi degli dei, che ci vadano innanzi: imperocch quello che sia stato di quel Mos, che ci trasse dalla terra d'Egitto, noi noi sappiamo.

Yers, \. Sollevatosi contro Aronne. COSL lesse a. Agostino. Vedi versetto 22. 28. Fa a noi degli dei. Nell' Ebreo i nomi di Dio sono plurali, e la volgata ha qui imitato questo ebraismo ; molti per credono, che gli Ebrei non chiedessero se non un idolo, e questo simile ad alcuno de' veduti da loro in Egitto , ma che rappresentasse il vero Dio. Aveano una gran fretta di entrare nella terra promessa, e non vedeano pii il lor condottiero: comunque sia, r ingratitudine , e la pervicacia del popolo fu enorme , e non pu scusarsi lo stesso Aronne, bench' a tanta empiet ei prestasse pel timor della morie.

a. Dixitqae ad eos Aaron: Tollite inaure* aureas de uxorum , filiorumque, et filiarum vstrarum auribus, et offerte ad me. 3. Fecitque populus, qwae;usserat, deferens inaures ad Aaron. 4- Quas cum ille accepisset, formavit ope" re fusorio, et ,/eit ex eis vitulum conj%tz'lem: dixeruntque : /fi sunt dii tui, Israel, qui te eduxerunt de terra AE* grpti.
Ps. 200. 19.

. E Aronne disse loro: Prendete gli orecchini d' oro delle vostre mogli, e de'figliuoli,e delle figlie, e portategli a me. 3. E il popolo fece quel che egli arca comandato , e port gli orecchini ad Aronne. 4. Ed egli avendoli presi li fece fondere , e ne form n vitel d'oro di getto : e quelli dissero: Questi, o Israele, sono i tuoi dei , che li han tratto dalla, terra d'Egitto. 6. Lo che avendo veduto Aronne, alz un altare dinanzi al vitello , e fece che la voce del banditore intimasse : Domane k la festa grande del Signore.

6. Quod cum vidisset Aaron aedificavit altare coram eo, etpraeco/zis voce clamavit dicens: Cras so/emnitas Domini e&t.

Vers. 4- N* form un vtel d1 oro. S. Girolamo, e molti Padri e interpreti non dubitano che con questo vitello gli Eb*ei volessero imitare il culto rendalo in Egitto al dio Apis adorato sotto la forma di un vitello. S. Stefano lo accenna, Atti vii. 3 g. 4<J. Ma lo stesso s. Girolamo, e altri Padri suppongono, ebe Aronne facesse solamente una testa di vitello , e non un vitello intiero ; e forse vollero significare, che la figura fatta gettare da Aronne fosse d' uomo, con la testa di vitello. COM era dagli Egiziani rappresentato Giove Ammone colla testa di ariete , e colle sue corna, f^edi s. silan. Orai. con. Gcn. n. n. 12 *

6. Surgentesque manet obtulerunt holocausta et hostias pacficas, et (i) seditpopu/us manducare) et bibere, et surrexerunt lu* ' dere. 7. Locutus est autem Dominus ad JWqysen, dicens: (2) Vade, descende : peccavit populus tuus, quem eduxisti de terra A Egjpti. 8. Recesserunt cito de via, quam estendisti eis : feceruntque sibi vitulum conflatilem, et adoraverunt, atque immolantes ei hostias dixerunt : (3) Isti sunt dii lui Israe^ qui te eduxerunt de terra AJSgypti. 9. Uursumque ait Dominus ad Moysen : Cerno, quod populus iste durae cervicis siti Ini. 33. 3. Deut. 9. i3.
(i) i. Cqr. 20. 7,

6. E levatisi la mattina offersero olocausti e ostie pacifiche, ed il popolo si adagi a mangiare e bere , e si alzarono a trescare. 7. E il Signore parl a Mos . e disse : Va , scendi; il popol tuo, cui tu cavasti dalla terra d'Egitto, ha peccato. 8. Sono presto usciti fuori della strada , che tu ad essi insegnasti, e si sono fatto un vitello di getto, e lo hanno adorato, e immolando ad esso le ostie , hanno detto : Questi, o Israele , sono i tuoi dei, che ti trassero dalla terr d'Egitto. 9. E soggiunse il Signore a Mos : Io veggo, che questo popolo di dura cervice. s
(3) 3. Reg. 12. a8.

(2) Dciit. 9. 12.

Vers. 6. E levatisi la mattina offersero ec. I LXX. ne incolpano Aronne , mentre leggono : Alzatosi egli la mattina offerse olocausto ec. Vers. 7. Si alzarono a trescar^ Tertulliano l'intende,di tresche impudiche : altri intendono danze, o giuochi non molto migliori.

io. Lasciami fare , 10. Dimitte me, ut rascatur furar meus che io sfoghi il mio fucontra eos, et deleam rore contro di loro , e eos, faciamque te in gli stermini, e io ti far capo di una nazione gentem magnam. grande. 11. Ma Mos suppli11. Moyses autem orabatDominum Deum cava il Signore Dio suo, suum , dicens: (i) Cur, dicendo \ Perch , o SiDomine, irascitur fu- gnore , s' accende il furor tuus contra popu- ror tuo contro il tuo polum tuum , quem edu- polo , cui tu cavasti xisti de terra AEgypti dalla terra d'Egitto con in fortitudine magna, fortezza grande , e con mano possente? et in manu robusta ? 12. Ne quaeso dicant 12. Di grazia, che non AEgyptii: Callide edu- abbiano a dire gli Egixit eos, ut interficeret ziani Con astuzia li in montibus, etjdeleret men fuori per uccidere terra : quiescat ira li sulle montagne, e tua, et esto placabilis sterminarli dal mondo: super nequitia populi si calmi il tuo sdegno , e perdona l'iniquit dei lu. tuo popolo.
(i) JVwm. 14 13. Pi. io5. a3. Ver*, i o. Lasciami fare, e7e io sfoghi ec. Dio vuol mostvre quanta stima egli faccia de' suoi santi, e delle loro preghiere, e quanta sia la sua clemenza : cosi rispondeva s. Cariilo a Giuliano apostata, il quale empiamente al suo solito diceva, che Dio in questa occasione si mostrava volubile. JE che significa il dire a Moie ; lasciami fare , se non dargli occasione di pregare ? S. Greg. lib. ix. Moral, oap.n. Ver, ii. Ma Mote supplicava ec. Mos si dimentica di tutte le ingiurie ricevute dal popolo ; ricusa il principato d' un* altra nazione grande ; finalmente scongiura con estrema tenerezza il Signore a pro dell' ingrato suo popolo 7 e ti vale delle ragioni pi efficaci a muovere a piet il Signore.

15, Recordare Abraham. Isaac, et Jsrael, sfcrvorum tuorum , qui" busjurasti per temetipsum, dicens:(i)#fultiplicabo semen vestrum sicut stella s coeli; et///ziversam terrarii hanc, de qua locutus sum,dao semini vestro, etpossidebitis eam semper. i$. Placatusque est Dominus nefaceretmalum, quod locutus fuerit adversus populum saum. 16. .Et reversus est Moyses de monte, portans duas tabulas testimonii /n manu sua scriptas ex utraque prt<9, to'. JEt factas opere J)ei\ scriptura quoque Dei erat sculpta in tabulis.

13. Ricordati di bramo, d'Isacco, e d'Israele, tuoi servi, a'quali promettesti con giuramento, dicendo: Moltiplicher la stirpe vostra come le stelle del cielo: e tutta questa terra, della quale ho parlato, la dar alla stirpe vostra, e la possederete in perpetuo. 14. E il Signore si plac, e non fece al popol suo quel male , che avea detto. 15. E Mos scese dal monte portando in mano le due tavole della legge scritte dalF una parte , e dall* altra, 16*. E fatte di mano di Dio : la scrittura parimente impressa nelle tavole era di Dio,

(i) Gen. la. 7. ei |5. 7. e 48, 16.


Vers. 14- Non fece al popol suo quel male, ec. Non lo stermin, non lo distrusse ; lo pun per come vedremo , vers. uh. Vers, i5: Portando in mano le due tavole ec. Esse non doveano essere molto grandi, mentre Mos le portava colle sue mani; e da ci pure intendiamo il perch fossero scritte da anitre le parti ; lo che non si costumava. Credesi che il decalogo fosse; scritto intieroin ciascuna delle due tavole; cos essendo tjuest* scritte dall'una e dall'altra parte, potea leggersi da tatti pi facilmente la legge.

17. Audieis autem Josue tumultuili populi vociferantisi dixit ad Moysen : Ululatus pugnae auditurin castris. 18. Qui respondit". Non est clamor adhortantium adpug//am, neque vociferatio compel lentium adfu%am\ sed vocem cantantium ego audio. 19. Cumque appropinquasset ad castra, vidit vitulum, et choros : iratusque valde projecit de manu tab% las, et con/regit eas ad radicem montis: 20. (i) Arripiensque vitulum, quemfecerant, combussit et contrivit usque ad pulverem ; ^raern sparsit /n aquam, et dedit ex eo potum /li/s IsraeL
(i) Z?ez^f. j). ai.

17. Ma udendo Giosue un tumulto e frastuono del popolo, disse a Mos: Si sente negli alloggiamenti ro mor di battaglia. 18. Rispose quegli: Non son grida di gente, che esorti a combattere, n clamori di gnte, che sforzi altrtfi a fuggire ; ma le voci, che io sento, son voci di gente, che canta. 19. E allorch fu vicino agli alloggiamenti, vide il vitello , e le danze: e sdegnato altamen* te gett dalle mani le tavole, e le spezz alle falde del monte : so. E preso il vitello, che quegli avean fatto 3 10 gett nel fuoco , e lo ridusse in polvere ; e sparsa questa nell'acqua 1$ diede a bere a'figliuo-* 11 4' Israele.

Vers, iQ. Gtt dalle mani le tavole, e le spezzo. Presgio evidente (dice s, Agostino) dell'abolizione futura dell'antica leg^ge, la quale dovea dare il luogo alla nuova. Gli Ebrei in memoria di questa terrbile azione di Mos istituirono im digiuno ai diciassette del quarto mese. ' Vers. so. Lo ridusse in polvere. Il Caldeo, il Sira, e 1* Arabo dicono, che fuso il vitello, e ridotto in una maisa e* oro, Mesi lo

ci. Dixitque adAaron: Quid tibi fecit hic populus, ut induceres super eum peccatum maximum? 22. Cui ille respondit-. Ne indignetur dominus meus : tu enim nos ti populum istum, quod (i) pronus sit ad malum. 23. Dixerunt mihi : "Fac nobis deos , qui nos praecedant : huic enim Moysi, qui nos eduxit de terra AEgyp ti, nescimus, quid acciderit. 24. Quibus egodixi: Quis vestrum habet aurumtTulerunt, et dederunt mihi, et projeci illud in ignem, e grestusque est hic vitulus. ^5. Videns ergo Moyses populum , quod esset nudatus ( spolaverat enim eum Aa(i) i. Joan. 5. 19.

si. E disse ad Aron ne : Che ha egli fatto a te questo popolo , che tu dovessi tirar sopra di lui s gran peccato ?, 22. E quegli rispose : Signor mio, non adirarti : perocch tu sai, come questo popole Q inclinato al male. 23. Ei mi dissero: Fa a noi degli dei , che ci vadano innanzi: perocch quel che sia stato di quel Mos , che ci trasse dalla terra d' Egitto, noi noi sappiamo. 2^ E io dissi loro : Chi di voi ha dell' oro ? Ne portarono , e me lo diedero , e io lo giftai nel fuoco , e ne venne fuori quel vitello. 26. Veggendo adunque Mos, come il popolo era spogliato (dappoich Aronne lo avea

fece ridurre in minutissima polvere a forza di lima. Ed cerio, che vi fu 1' arte di ridurre 1' oro in polvere s fina da asprgerne i capelli per lusso, come si fa in oggi della polvere di Cipro. Vedi Giuseppe Aniiq. lb. 8. cap. a. Questa polvere la gett Mos nelk acque, dove il popolo andava a bere; e cesi fec bere agli Ebrei il loro dio ridotto la polvere

fon propter ignominia/72 spogliato con quella sordis , et inter hostes obbrobriosa abbominanudum constituere), zione, e lasciato nuda in mezzo a' nemici ), 26. Et stans in por26. Stando sulla porta castrorum , ait : Si ta degli alloggiamenti gus est Domni, funga- disse : Chi del Signotur mihi. Congregati* re , si unisca meco. E gue sunt ad eum o- si raunarono intorno a mnes filii Levi. lui tutti i figliuoli di Levi. 27. Quibus aiti Haec 27. Ed ei disse loro : dicit dominus Deus /- Queste cose disse il Sisrael: Ponat vir gla- gnore Dio d'Israele: dium super femur Ognuno si ponga la suum-, ite, et redite de spada al suo fianco: anporta usque ad porta/n date innanzi, e indietro per medium castrorum, da una porta ali' altra et (i) occidat unus- pel mezzo degli allogfjusqe fratrem, et a- giamenti, e ognuno ucmicum t et proximum cida il fratello, e l'ami* suum. co , e il vicino suo.
(O Deut. 33. g.

Vers. a5. Vedendo Moie come il popolo era spogliato , ec, Nissuno creder che Mos facesse ITO gran caso della perdita degli orecchini d'oro impiegati a fare il vitello : e molto meno , che questa perdita gli facesse considerare il popolo, come spogliato e ignudo , e impotente a sostenersi contro i nemici. Mos avendo sotto i suoi occhi tutta quella gran moltitudine , la consider come avvilita e degradata peli' infame sua idolatria, spogliata perci della protezione del suo Dio, e vicina a perire, se i nemici, che non eran molto lantani, animati dalla notizia del gran peccato, fossero venuti ad assalirgli; e quello che accrescea il dolor di Mos era, che lo stesso Aronne si fosse prestato a tanto male. Obbrobrio, abbominazione, sudiciume sono nomi dati nelle Scritture al cuito degl'idoli, i <juaU sono aoche chiamati dei di stereo.

a8. Feceruntqd filii Levi juxta sermonem Moysi : cecideruntque in die illa quasi viginti trio, millia hominum. 29. Et ait Moyses : Consecrastis manus vestras hodie Domino unusquisque in filio, et in fratre suo, ut detur, vobis benedictio. 30. Facto autem alier die , locutus est Moyses ad populum ; PeccastispecCatu/n maximum : ascendam ad Qomifium, si quomodo quivero eum deprecari pro scelere vestro. 31. B^ersusque ad Dominum ait : O esecro , peccavit populus iste peccatum maxi"

28. E fecero i figliuli di Levi secondo la parola di Mos : e perirono in quel giorno circa ventitr mila uomini. 29. E Mos disse loro: Oggi voi avete consacrato al Signore le mani vostre, uccidendo ciascuno di voi il proprio figliuolo e il fratello affine di ottenere la benedizione 5o. E il di seguente Mos disse al popolo : Peccato grandissimo avete fatto : io salir al Signore per vedere , se in qualche modo piotr ottener piet alla vostra scelleraggine. 3i. E tornato egli al Signore , disse: Ascoltami, questo popolo ha commesso un peccato

Vers. 28. Ventitr mila nomini. L' Ebreo, il Samaritano, i LXX.., e tutte le versioni orientali leggono tre mila, e cosi anche molti Padri Latini, e varii antichi manoscritti della volgata. Alcuni pretendonorche lo sbaglio sia avvenuto nell'Ebreo, di dove pass nelle rersioni, e che la stessa lettera che si creduta significare <jnasi, dee prendersi per un numero che significa ve.nt- onde sarebbero d' accordo PEbreo , e il Latino. Vers. 29. Oggi voi avete consacrate al Signre le mani costre e. Gli empii uccisi sono Come tante vittime.''immolate da voi alla giustizia di Dio ; cos voi vi siete rendenti lgni della qualit di suoi ministri colla fede, e lo zelo, 1fortezza che wretc dimostrata. Vedi Deitier. xxxui. 9, :

mum feceruntque sibi grandissimo *, e si sono deos aureos: aut dimit- fatti degli dei d'oro : o perdona loro questo te eis hanc noxam, fallo, 32. O se noi fai, can32. Aut si nonfacis, dele me de libro tuo, cellami da quel tuo libro scritto da te. quem scripsisti. 33. Gli rispose il Si53. fui respondit Dominus : Qui pecca- gnore : Colui, che pecverit mihi, delebo eum cher contro di me , lo canceller io dal mio de libro meo: libro : 34. Ma tu va, e con34- ZV/ autem vade, e due populum istum, duci questo popolo, doquo locutus sum tibi: ve io ti ho detto : andeAngelus meus praece- r innanzi a te il mio det te. Ego autem in Angelo. io nel d deldie ultionis visitato et la vendetta punir anche questo loro peccato. hoc peccatum eorum. 56. Il Signore adun35. Percussit ergo Dominus populum pro que flagell il popolo reatu vituli, quem fece" per la colpa del vitello fatto da Aronne. rat Aaron.
Vers. 3a. O s noi fai^ cancellami ec. Espressione di ardentissima carit, a cui e sonile quella di Paolo, Rom. i\. 3., onde di Mos non men che di Paolo dice il Crisostomo, che eglino passarono col loro pensiero non solo opra tutti i combattimenti, e le agonie, e le morti della vita presente, ma per riguardo a Dio, cui amavano pi che s stessi, non tenner conto de' cieli, degli Angeli, e di tutte le cose invisibili, e per amore del loro Dio si contentarono di essere privi almen per un tempo della gloria, e della fruizione di Dio, dicendo : Cancellami dal tuo libro, in cui tu mi hai scritto, piuttosto che sterminare questo tuo popolo ; l'unico popolo che ti conosca e ti adori, popolo deatinato da te a cose si grandi, onde dee venire a te tanta gloria. Fedi s. Agost. cj. 127., e quello che si detto, Rom. ix. 3. Vcrs. 35. Il Signore ...flagell il popolo, ec. Non descritta la qualit del flagello ; ma sembra certo da queste parole, ehe

C A P O xxxni.
Quietate le minacce di Dio contro il popolo, il popolo depone i suoi ornamenti,, e piange il suo peccato'. Do si placa, e parla con Mos a faccia a faccia. Questi brama di vedere il volto e la gloria del Signore. 1. JL/octusque est Dominus ad Mojsen dicens: ?ade, ascende de loco isto tu, et populus tuus quem edujcisti de terra AJEg^pti, in terrarii^ quam juravi Abraham^ Isaac, et 7aeob , dicens: (i) Semili tuo daba eam: i.JtL il Signore parl a Mos , e disse: Va, parti da questo luogo tu, e il popol tuo cavato da te dalla terra d'Egitto, verso la terra, che io promisi con giuramento ad Abramo, ad Isacco, e a Giacobbe , quando dissi : DaroJla alla tua stirpe: 2. E mander tuo precursore l'Angelo pe^ cacciarne il Ghananeo, e 1' Amorrheo s e V Hetheo , e il Pherezeo, e P Heveo, e '1 Jebuseo ;

2. Et (2) mittam praecursorem tui A/zgelum, ut ejiciam (3) Chananaeum> et Amorrhaeum, et Jffethaeum, et Pherezaeum, etJ?evaeum, et Jebusaeum : 3. Onde tu entri nel3. Et zntres in terramfluentem lacte, et la terra , che scorre lai(1) Gen. la. 7. (2) Sup. 3 a. 34
(3) Deut 7. a, Jbj. 4 *

Dio mand loro qualche mortalit, e pestilenza nello stesso luogo , dove avean peccato. Vers. i. Il popol tuo. Non dice il mio popolo a motiva della recente idolatria.

m&lle. Non enim ascendant tecum, (i) quia populus durae cervicis es: ne forte disperdenti te in via. 4. Audiensque populus sermonem huncpessimum luxit : et nullus ex more injlutus est culto, suo. 6. Dixitque Dominus ad Moysen ; Loquere filiis Israeli Populus durae cervicis es : semel ascendam in medio tui, et delebo te. Jam nunc depone ornatura tuum, ut scia/72 quid faciam doi. 6. Deposuerunt ergo filii Israel ornatum suum a monte Horeb.
(i) Sap. 3a. 9. DeuL g. i3.

te e miele. Imperocch io non verr teco, dappoich tu sei un popolo di dura cervice: perch 10 non abbia a sterminarti nel viaggio. 4- Ma avendo udito 11 popolo queste dolorose parole pianse : e nissuno si vest de' soliti suoi ornamenti. 5. E il Signore disse a Mos: Di* a'figliuoli d'Israele : Popolo di dura cervice sei tu : se io mi porr una volta in mezzo a te, io ti sterminer. Su via, deponi i tuoi ornamenti affinch io sappia, come ho da trattarti. 6. Deposero adunque i figliuoli dj Israele i loro ornamenti appi del monte Horeb.

Vers. 3. lo non verro teco, dappoich ec. Non sar pi io stesso con te ; ma ti dar un Angelo per tua guida. Questa separazione di Dio dal suo popolo fu indicata col tendersi il tabernacolo in distanza dagli alloggiamenti, vers. 7. Essendo, dice Dio, la gravezza delle tue empiet proporzionata in certo modo ali' amore che io ti mostrava, meglio per te, che io mi dilunghi in qualche modo da te , e meno ti favorisca, affinch g' insulti che tu farai alla mia Maest, non mi riducano a sterminarti. Vers, 5. * Ti sterminer, Ebr. Ti sterminer in u momento.

f.Moyjes quoque toltens tabernaeulum tetendit extra castra procul , vocavitque nomen ejus tabernaculum foederis. Et omnis populus, qui habebat aliquam quaestionem, egrediebatur ad tabernaculum foederlfS extra c&sjr#<, B. C&mqne egredereturftf&y$es ad taber7iaculum, surgebat universa plebs, et stabat unusquisque in ostia papilionis suii aspidebantque tergum Moysi> donec ingrederetur tentorium. g. Ingresso autem illo tabernaculum foederis , descendebat columna nubis, et stabat ad ostium, loquebaturque cum IMLoyse,

, 7. E Mose deposto il tabernacolo , lo tese in. lontananza fuor degli alloggiamenti, e chiamollo il tabernacolo dell'alleanza. E tutti quelli del popolo, che avean qualche disputa, andavano al tabernacolo dell'alleanza fuori degli alloggiamenti. -. E allorch Mose usciva per andare al tabernacolo, si alzava tutta la moltitudine, e ognuno se ne stava ritto sulla porta della sua tenda, e tenevan dietro cogli occhi a Mose, fino a che non era entrato nel tabernacolo. 9. E quando questi era entrato nel Abernacolo delF alleanza, la colonna della nuvola calava, e stava alla porta , e Dio parlava con Mos,

, Vers. 7. Mose deposlo il tabernacolo, ec. Il tabernacolo ordinato da Dio non era ancor fatto ; onde e' intende qui un tabernacolo destinato alle adunanze del popolo particolarmente pel culto della religione, in cui Dio soleva parlare a Mos prima dell' erezione dell' altro tabernacolo. Il vedere trasportato fuori degli alloggiamenti quel tabernacolo dovea umiliare gli Ebrei, e dar loro una maggior idea del loro peccatot per cui eransi readuti indegni di avere tra loro Jo stesso Dio, . ,

10. Cernentibus un versis, quod columna nubis starei ad ostium tabernacul. Stabantque ipsi, et adorabant per fores tabernaculorum suorum. 11. Loquebatur autem Dominus ad Moysen facie ad faciem , sicut solet loqui homo ad amicum suum* Cumque ille re vertere tur in castra t minister ejus Josue filius Nun puer non recedebat de tabernaculo. 12. Dixit autem Moyses ad Dominum: Praecipis, ut educam populum istum, et non indi-

10. Veggehdo tutti, come la colonna della nuvola era ferrila alla porta del tabernacolo. Eglino poi si stavan sulle porte delle loro tende , e adoravano il Signore. 11. E il Signore parlava con Mos faccia faccia , come suole un uomo parlare col proprio amico. E quando egli se ne tornava agli alloggiamenti, il suo giovine ministro Giosu figliuolo di Nun non si dipartiva dal tabernacolo. 12. E Mos disse al Signore: Tu mi comandi di esser guida di questo popolo , e non

Ver?, n. Il tuo giovane ministro ec. Giosu avea almeno cinquant' anni ; ma chiamato giovane, oppur fanciullo per 1' obbedienza, colla quale serviva a Mos, come un figliuolo al padre. Vedi Gen. xxxvn. a. e XL. 12. Si vede che tutta Ha cura del tabernacolo in assenza di Mos era affidata a Giosu , il quale solo potea entrarvi, ed egli solo vi accompagnava Mos, quando vi andava : perocch non vi dormivano n egli, n Mos. Vers. 12. e 13. Non ini fai sapere chi sia ec. Dio avea detto, che manderebbe un Angelo a condurre il popolo alla terra promessa ; Mos volea qualche cosa di pi ; volea 7 che Dio stesso fosse lor guida ; e questo egli domanda a Dio con molta umilt e verecondia, e perci non in termini chiari ed espressi Fammi vedere la tua faccia. Fammiti vedere qual duce e coiidottiere del nostro viaggio, affinch io ti conosca placato, e propizio a me , e al popolo.

cas mihi, quem mssurus es mecum, praesertim cum dixeris : Novi te ex nomine , et invenisti gratiam coram me* 13. Si ergo inven gratiam in conspectu tuo, estende mihi faciem tuam, ut sciam te, et inveniam gratiam ante oculo s tuos : respice populum tuum, gen em hanc, 14. Dixitque Domi/zus ; Facies mea praecedet te, et requiem dabo tibi, 15. J^/ ait Moyses : Si non tu ipse praecedas t ne educas nos de loco isto. 16. In quo enim scite poterimus ego , et

gmi fai sapere, clii sia ^olui, che tu manderai con me, e ci anche dopo che hai detto; Ti conosco per nome, e tu bai trovato grazia dinanzi a me. 13. Se adunque io ho trovato grazia nel tuo cospetto , fammi veder la tua faceta affinch io ti conoscn, e trovi grazia dinanzi a j tuoi occhi:, getta il tuo sguardo sopra ques to popolo, e sopra questa nazione. 14. ^ il Signore disse : La mia presenza ti pr^eder , e io darotti requie. 16. E Mos'disse: Se tu stesso non vai innanzi a noi, non ci far partire da questo luogo. 16. Imperocch come mai potrem cono-

Yers. i4- I& ma presenza Ge. Vale a dire, io stesso, come hanno i LXX. E darotti requie. Sar tuo conforto in tutti i pericoli, ovvero ti consoler , concedendo alla tua fede , e alle tue istanze quello che io ti negai per la pervicacia del popolo. Vers. 15. e 16. Se tu stesso non vai innanzi a noi, ce. Non che Mos dubitasse dell' effetto della promessa di Dio, ma pieno di consolazione, d'amore e di gratitudine torna a ribattere lo stesso punto , e a spiegare vie pi le ardenti sue brame ; onde ottiene , che Dio gli confermi la stessa promessa, Vedi sopra cjiieslQ Juogo Ambroi, lib, 3, ep, n, ad frent

populus tmis invenisse nos gratiam in conspectu tuo, nisi ambulaveris nobiscum , ut glorificemur ab omnibus populis , qui habitant super terram ? 17. Dixit autem Dominus ad Moysen : Et verbum istud, quod 10cutus es , faciam : invenist enim gratiam coram me , et teipsum novi ex nomine. 18. Quiait: O stende mihi gloriarti tua/n. 19. Respondit: Ego ostendam omne bonum tibi> et vocabo in nomine Domini coram te : et m iserebor cui voluero, et clemens ero in quem mihi placuerit. Rom. 9. 15.

scere io, e il popolo d aver trovato grazia nel tuo cospetto, se non vieni con noi, affinch siamo rispettati da tutti i popoli, che abitano la terra ? 17. E il Signore disse a Mos : Quello pure , che tu hai detto, io lo far : perch tu hai trovato grazia dinanzi a me, e ti conosco per nome, 18. E quegli disse : Fammi veder la tua gloria. ig.Rispose: Io ti mostrer tutto il bene , e pronunzier il nome di Signore dinanzi a te : come io avr misericordia di chi vorr , e sar clemente verso di chi mi piace.

Vers. 18. Fammi vedere la tua gloria. Il Signore, o sia l'Angelo in figura umana parlava a Mos ; ma questi non vedea colui che gli parlava di mezzo alla nuvola; egli perci domanda la grazia di vederlo. S. Agostino, e altri Padri hanno creduto , che Mos bramasse di vedere 1' essenza stessa di Dio ; ma comunemente rigettata questa opinione, perch Mos non potea ignorare, che Dio non vedesi in questa vita, se non per enimnii, "Vers. i g. Io ti mostrer tutto il bene. Ti far vedere tutto quel bene che tu sei capace di vedere al presente. E pronunzier il nome di Signore ec. Quando ip passer davanti a te, pronunzier ad alta voce il nome di Signore, il nome sacrosanto Jehovah ; nome proprio del solo Dio vero,

20. Hursumque it: Ifon poteris videre faciem meam : non enim videbit me homo, et vivet. zi. Et iterum*. Ecce, inquit, est locus apud me, et stabit super petram. 22. Cumque trans** bit $on& mea > ponam te in foramine petrae, et proletarii dextera mea, donec transeam.

20.E soggiunse :NoH potrai vedere la mia faccia ; perocch non viveruomo dopo avermi veduto. 21. E dipoi: Ecco, disse, che io ho un luogo , dove mi sto, e ti* v starai su quel masso. 22. E quando passer (per col) la mia gloria, io ti porr nella bocca di quel masso, e ti adombrer colla ma destra , fin a tanto ch' io sia passato.

le t anche per *uo speciale attributo la misericordia , e la clemenza, di cui fo parte agli uomini secondo il mio beneplacito. PeggUsi Cttp- xxxiv. 6., dove Dio adempie questa promessa. *^P%2o. Non potrai vedere la mia faccia. Tu vorresti vedecctf ma faccia, e la gloria , onde io sono circondato nella figura corprea che ho vestita per parlare ,con te; ma siccome ella rappresenta, bench imperfettamente, P essere divino, tu non potresti vederla senza morire. Vedi Gen. xiu. 16. Vers. 21. e 22. Jo ho un luogo dove mi sto, ec. V'ha un luogo sul monte , cui io onoro di mia presenza, dove son solito di parlarti, e dove ordinariamente si ferma la nuvola : quando io vorr passare per cjuel luogo con tutta la gloria , onde io son cinto , io ' ti far mettere in una caverna del masso , e ti faro ombra colla mia mano , affinch tu non mi vegga in faccia -, ma passato che io sia, far a te vedere il mio tergo. Vedi cap. xxxiy. Con. gran ragione s. agostino, quesL 154- ravviso in tutta questa storia una profezia riguardante Ges. Cristo. La faccia del Signore significa la divinit di Cristo : i Giudei non conobbero questa divinit, anzi uccisero Cristo, perch egli si dichiarava figliuolo di Dio i ma passato che egli fu al Padre dopo la morte, e la risurrezione, molti de'medesimi Ebrei videro i segni, i pro- .1 digi, le opere grandi che ci lasci dietro a se , e abbraccia'ou ' la fede.

a5. E ritirer la mia 23. follamque manum meam, et videbis mano , e vedrai il mio posteriora mea: faciem tergo : ma la faccia mia autem meam videre non potrai vederla. non ooterijp. C A P O XXXIV. Mos preparate le nuove tavole torna sul mon* te: proibita ogni societ co9 Gentili, e V idolatria. Comandamenti intorno a*primogeniti*, intorno al sabato, e agli azzimi, e intorno a/le altre feste. Dopo un digiuno di quaranta giorni, Mos scende dal monte con le corna sulla fronte * e al popolo parla col velo sulla faccia, i. (\}zic deinceps: Praecide, ait, tibi duas tabulas lapideas instar priorum,etscribam super eas verba, quae habuerunt tabulae, (juas '/registi,
(|). DUt. JO. i.

i. -Ci di poi disse (il Signore) : Fatti due tavole di pietra simili alle prime , e sopra di esse io scriver le paro* le , che erano nelle ta* vole, che t spe^z&sjt.

Vers, t. Fatti du& tavole < pietra, simile ec. Le doe prima tavole le avea Dio preparate ; queste ordina, che le prepari Mo* in pena dell' avere gli Ebrei violati i precetti che in esse s contengano. E sopra d esse io scrver ec. Da' versetti 517. a8. sembra, ne possa inferirsi, che Mos fu quegli che scrisse le parole del* 1* alleanza ; ma si risponde, che il decalogo fu scrtto da Dio stes=so, come qui dicesi chiaramente , e anche Detiter. , 4- e que^ He fa ordinato a Mos di scrivere (vers. ^7.^), erano tjtt te ^ Jre cose concernenti l'alleanza di Dio coli suo popolo,

Esodo. Vol IL

15

2. E sto paratus mane\ ut ascendas statim in montem Sinai ; staisque mecum super vertice/n montis. 3. NuZlus ascendat tecum , nec videatur quispiam per totum montem: boves quoque, et oves on pascantur e contra. 4 Excidit ergo duas tabulas lapideas, qua, les aratea furant: et de nocte consurgens ascendit in montem Sinai , sicut praeceperat ei Dominus, portans secum tabulas. 5. Cumque descendissetDominus per nub<?/#, stetit Moyses tum eo inv^ans nomen Domini,

2. Sarai preparato domattina per tosto salire al monte Sina : e starai meco sulla vetta del monte. S.Nissuno venga con te , n uomo si vegga per tutto il monte : i buoi ancora , e le pecore non pascolino a dirimpetto. 4Seg egli adunque due tavole di pietra , quali eran le prime : e alzatosi la notte sal al monte Sinai, conforme gli avea ordinato il Signore , e port le tavole. 5. Ed essendo disceso il Signore in una nuvola , Mos si stette con lui, e quegli intuon il nome del Signore.

Vers. 5. E quegli intuono il nome del Signore. Egli Dio stesso quegli che ( secondo la promessa fatta nel capo anteceden-1 te, vers. iq.) intuou il nome di Jehovah^ che era il segnale dato ivi a Mos; e dipoi soggiunse quello che segue. Dove da osservare , che i LXX. tradussero gli attributi di Dio in nominativo, dicendo il Dominatore , il Signore ... che mantiene la misericordia , ec. ; ma la nostra volgata in vocativo : O Dominatore , Signore .. >che mantieni, ce. ; ma ci non dee induro! a lasciar il senso proposto: perocch non gi che Dio invochi, o preghi s stesso ; ma egli d a Mos una formula d'orazione, come fece Cristo, allorch insegn a* suoi discepoli dire : Padre nostro che. fei ne1 cie/z, ec. ovvero potremo dire , che questo discorso fu prima pronunziato da Dio, e ripetuto poi da Mos.

6". Quo transeunte co ram eo, ait : Domina' tor, Domine Deus, mismcors, et clemens^palens, et multas miseradonis ac verax, 7. Qui (i) tustdis misericordia/n in millia : qui aufers iniquitatem, et scelera atque peccata, (2) nullusque apud te per se innocens est: (5) qui reddis ini-* quitatem patrum filiis, ac nepotibus in tertiam et quartam progeniem. 8. "Festinusqu Moy* ses curvatus est pronus in terrant, et adorans 9 Ait: Si inveni gratiam in conspectu tuo, Domine , obsecro , ut gradiaris nobiscum fpopulus enim durae cer(i) Deut. 5. io. Ter. 3a. 18. faj Pj\ i4. 2.

6. Il quale passando davanti a lui, disse: Dominatore , Signore Dio, misericordioso ? clemente , paziente , e di taolta misericordia, e verace , 7. Ch mantieni la misericordia a mille generazioni : che togli le iniquit , le scelleratezze , e i peccati, e hissuno di per s innocente davanti . te : che punisci l'iniquit dei padri sopra i figli e i nipoti fino alla terza e quarta generazione. 8. E Mos tosto s'incurv profondamente fino a terra , e adorando ( Dio ) O,. Disse : Signore, se io ho trovato grazAa nel tuo cospetto , pregoti, che tu venga con noi (perocch questo popo(3} Dmt. 5. g. Jer. 3s. 18.

Vers. 7. E mV/imo e d per te innocente davanti a te, 1 LXX. tradussero: egli non giustificher, (non dichiarer giusto) il colpevole : il senso della nostra volgata pi pieno, e conviene con quelle parole di Paolo : Tulli hanno peccalo , e han bisogno della gloria ( della grazia ) d Dio , Rom. ni. a3. Vedi ancora Ps, cxxx. 3., Ps. cxuu. 3.

vicis est) , et auferas lo di dura cervice ), e iniquitates nostras, at- che tu tolga le nostre que peccata , nosque iniquit, e i peccati, e prenda possesso di noi. possideas. 10. Rispose il Signoio. Respondit Dominus : Ego (i) inibo pa* re : Io fermer l'alleanctum, videntibus cun- za al cospetto di tutti t ctis; signafaciam, quae far prodigi,quali non nunquam visa sunt su* si son veduti mai sulla per terrai, nec i 1* terra , n presso alcuna /is gendbusi ut cernat nazione s affinch quepopubis iste, in cu/us ste popolo, cui tu cones medio, opus Domini duci, vegga4e terribili terribile, quodfacturus opre, che io Signore sono per fare. sum* 11. Osserva tutte li. Observa cuncta, quae hodie mando tibii quelle cose, che io ogego ipse ejiciam ante gi ti comando ; io stes* faciemtuamAmorrhae- so discaccer davanti a uni, et hananaeum et te TAmorrheo, e il Hethaeum, Pherezae* Chananeo,el'Hetheo, um quoque, etHevae* e anche il Pherezeo, e l'Heveo, e '1 Jebuseo, um, et Jebusaeum.
( i} Deut. 5. i. Jer. 3 2. 4<>. Ver. E che tu tolga le nostre iniquit, ... e prenda po/tesso di noi. Mondaci dalle colpe passate e prendendoci per tuo popolo T per tua eredit, salvaci da quegli che postiamo comVers/io. Io fermer V alleanza al cospetto di tutti. NelJ'Ebreo il discorso in tempo presente: Io fermo V alleanza, ec. ma la volgata anche pi chiaramente dell'Ebreo viene a dimostrare, come Velini gi fatta era rink*** *f ' T >"f, er colpa del popolo che avea adorato 1 vitello. Dice adesso il IignoreP: tutti TLme veduto ^lire qu-s.h, * ttti ti vedranno quando scenderai, ornato di nuovo inclito spleidore: tut per, ci vedranno, come io rionovo adesso P 9llctfza, dando le nuove tavole, ec.

12, Cave, ne unquam cum habitatoribus terrae illius jungas ami* citias, quae sint tibi in ruinam: 13. Sed aras eorum destrue, confringe statuas, lucosque succide.

13. Guardati dal con* trar giammai amicizia cogli abitatori di quella terra, lo che sarebbe tua rovina: 13. Ma distruggi i loro altari, spezza le statue, e incendia i boschetti. 14. Non adorare al- ' 14 .Noli adorare deum alienum: Dominus Ze- cun Dio straniero: il lotes nomen ejus: Deus Signore ha nome Zelatore : Dio geloso. est aemulator. 16. Non far lega co16. (i) Neineaspac tum cum hominibus il- gli uomini di que'paelorum regionum,ne,cum si, affinch non avvenfornicati fuerint cum ga , che dopo aver essi diis suis, et adorave- fornicato co' loro dii, e rint simulacra eorum, aver adorati i loro sivocet te quispiam, ut mulacri , alcun di loro comedas de immolatis. ti chiami a mangiare delle cose immolate. 16. N le loro figlie 16. (2) Nec uxorem de filiabus eorum acci* farai sposare a'tuoi fipies filiis tuis: ne, post- gliuoli; perch non avtjuam ipsae fuerint for- venga, che dopo aver nicatae, fornicali /a- esse fornicato co'loro
fi ) Suvr. a3. 3a. Dcuf. 7. . Va)3.ll.u..^t7- 3 ' Vers 15 Affinch ... dopo aver essi fornicato ce. Ottimamente dopo fvfr detto di sopra, che il Si6nore n Du> geloso, Ti caratteriMa per adulterio il render culto a' falsi dei: maniero tuparSequentissima nelle Scritture. Il mangiare delle <y* Immolate aP idoli era un prender parte agli stessi sacnfmi. Ve^T.1Sr. va,. 1 pagaai faceauo lauti banchetti dopo avere sacrificaio agli dei.

ciant et filios tuos in dil, a fornicazione inducano anche i tuoi fideos suos. gliuoli. 17. Non ti farai Dei 17. Deos conflatiles di getto, non facies tibi. 18. Osserverai la so18. Solemnitate, azymorum custodies. Se- lennit degli azzimi. ptem diebus vesceris Per sette giorni manazymis , sicut praecepi gerai azzimo, come ti tibi, in tempore mensis ho comandato, nel me- & novorum : mense enim se delle nuove biade ; verni temporis egres- perocch nel mese, che principia la primavera, sus es de AEgypto. tu sei uscito dall' EgiU
t0

19. (i) Omne quod aperit vulvam generis inasculini, meum erit : de cunctis animan tus tam de bobus, quam de ovibus meum. erit. 0o. Primogenitum asini redimes ove : sin autem nec pretium pro eo dederis , occidetur : primogenitum filiorum tuorum redimes \ ned apparebis in conspectu meo vacuus.
(\) Sup. t3, e. 12. et2. 9>

ig.Tutti i primi par- ; li maschi saranno miei: | d'ogni specie d'animali tanto de' buoi, coms delte peqore, saranno miei. 20, Riscatterai con g una pecora il primoge- nito dell* asino : che se 1 non dai il suo riscatto, i sar ucciso: i primogeniti dei tuoi figliuoli li riscatterai ; e non comparirai dinanzi a me colle mani vote.

'

Vers. 16. JY Ze foro figlie far i sposare a'iuei figliuoli. I. LXX. aggiungono: Ne mariterai le tue Jiglie co' loro figliuoli. Ci veramente era conforme ali' intenzione di Dio. Vers. 20. 2Vbn comparirai ... cpMe /<*' voto. Vedi Exod, x%iu. 1 5.

si. S ex diebus operaberis : die septimo cessabis arare , et metere. a 2. (i)Solemnitatem hebdomadarum facies ubi in primitiisfrugum messis tuae triticeae , et solemnitate/, quando redeunte anni tempore cuncta conduntur. 23. (2) Tribus temporibus anni apparebit omnemasculinum tuum in conspectu omnpotentis Domini Dei IsraeL 24. Cum e/zi? tulero gentes a facie tua, t dilatavero terminos tuos, nullus insidiabitur terrae tuae, ascendente te, et apparente in conspectu Domini Dei tui ter in anno. 26. (3) Non immolabis super fermento sanguinem hostiae meae :
(i} Sup, a3, 15.

21. Sei giorni lavorerai: il settimo giorno cesserai dall' arare e dal mietere. 22. Celebrerai la solennit delle (sette) settimane colle primizie della tua messe di frumento , e la ( altra ) solennit, quando alla fine dell' anno il tutto ritirato. a3. Tre volte 1' anno si presenteranno tutti i tuoi maschi al cospetto del Signore onnipotente Dio d'Israele. 24. Perocch quando io ti avr tolto davanti quelle nazioni, e avr dilatati i tuoi contini, nissuno penser a invadere la tua terra nel tempo che tu anderai a presentarti al cospetto del Signore Dio tuo tre volte i* anno. 26. Non offerirai ii sangue della mia vittima col fermentato : e

(i} Sup. 3. 18.

(V) Supr, a3. 17. Deut, 16. i (5.

Vers. 22, Celebrerai . colle primzie. Offerendo le cap, \\iii, 16.

neque residebit mane de vie/ima solemnitate Phase. a 6. Primitiasfriigum terrae tuae offeres in domo Domini Dei tui. (i) No7^ coques haedum in lacte matris suae. 27. Dixitque Dominus ad Moysen: Scribe tibi verba haec, quibus et tecum, et cum Israel pepigi foedus. 28. Fuit (2) ergo ibi cum Domino quadra* ginta dies et quadraginta nocts : panem non comedit, et aquam non bjfbit, et scripsitin tabulis (5) verba foederis decem. 29. Cumque descenderet Moyses de monte Sinai, tenebat duas ta-

non rimarr pel mattino parte alcuna di quella vittima solenne della Pasqua. 26. Offerirai le primizie della tua terra nella casa del Signore Dio tuo. Non cuocerai il capretto nel latte di sua madre* 27. E il Signore disse a Mos i Scrivi tu queste cose, mediante le quali ho contratto alleanza teco, e co' figliuoli d'Israele. 28. Egli adunque ivi si stette col Signore per quaranta giorni, e quaranta notti : non man gi pane, e non bevve acqua ; e scrisse sulle tavole le dieci parole dell' alleanza. 29. E nello scendere che fece Mos dal monte Sinai, portava le due
(3) Deut.. 4- 13.

(i) Supr- a3. iq. Deut, 14. 21. (i) Supr. 24. J 8. Deut. g. g, 18.

Vera. 2 8. Ivi ti stette col Signore per quaranta giorni ,.. non mangio, ec. Questa fu la seconda quadragesima osservata da Mos : la prima notata, cap. xxiv. 18. '** E scrisse sulle tavole, ec. Quantunque nelle parole- precedenti s parli di Mos, contuttoci egli evidente dal Deutcuonomio, cap. x. i. a. 3. 4-, che queste s riferiscono a Dio; e nell' Ebreo la cosa non nuova, come lo nella nostra lingua ; t il verselto i. di questo capo toglie ogni ambiguit,

bulas testimonii, et ignorabat, quod cornuta esset facies sua ex corisortio sermonis Domini. 3 o. Vidqntes autem Aaron, et filii Israel eornutam Moysifaciem ' timuerunt prope accedere. 31. Vocatique ab eo reversi sunt tam Aaron, quam principes synagogae. Et postquam locu* tus est ad eos 32* Venerimi ad eum etiam omnes filii Israel : quibus praecepit cuncta, ^uae audierat a "Domino in monte Sinai.

tavole del testamento ; ma non sapea che la sua faccia era tutta splendente dopo che ei si era trattenuto a parlar col Signore. 30. Ma reggendo Aronne, e i figlinoli d' Israele, come splendente era la faccia di Mos , non avevano ardire di accostarsegli da vicino. 31. Ed essendo chiamati da lui andarono s Aronne , e s i principi della sinagga. E dopo che egli ebbe parlato con essi, 32. Andarono a lui anche tutti gli altri figliuoli d'Israele, a' quali intim lutto quello che avea sentito dirsi dal Signore nel monte Sinai.

Vers. at). JVbft sapea che la sua faccia era tutta splendente, Ho seguitato in questa versione 1' Apostolo, i LXX., il Caldeo, e il Siro, e cosi dee intendersi l'Ebreo, e la Volgata, dove le corna sono prese per quella maest grande che rifulgeva in faccia a Mos. Che questa luce divina continuasse a splendere nel suo volto per tutto il tempo che ei sopravvisse, I* insegna s. Ambio&io in Ps. 118., e nissun interprete, che io sappia, pens altrimenti. Dio volea in tal modo conciliare questo gran legislatore l'ossequio j e la venerazione di <juel popolo di dura ectvicc.

33. Impletfsque sermonibus (i), posuit velamen super faciem suam: 34. Quod ingressus ad Domin um,etloquens cum eo, af//rebat, donec exiret, et tunc lo^ruebatwradfilios/srael omnia, quae sibi faerant imperata. 36. Qui videbant faciem egredientis Moysi esse cornutam ; sed operiebat ille rursus fuciem suam, si quando loquebatar ad eos.
fija. Cor. 3. 13.

53. E finito che ebbe di parlare , pose un velo sulla sua faccia :

54- Il quale ( velo ), quando andava a parlar col Signore, se lo levava, per fino a tanto che uscendo annunziava a' figliuoli d'Israele $ tutto quello che gli veniva comandato. 35. Vedevano quelli, come la faccia di Mos era tutta splendente, quando egli usciva;ma copriva egli la sua fac-| eia ogni volta che parlava con essi.

Vers. 33. Efnto ch'ebbe di parlare , pose un velo ec. Secondo queste parole della volgata convien dire , che Mos spieg al popolo i precetti del Signore a faccia scoperta, per rispetto alla santit della legge ; ma finito che ebbe di esporre questa, si pose il velo alla faccia, e parlando dipoi con essi lo ritenne sempre per levare dagli occhi degl* Israeliti quella luce , la quale infondeva in essi timore. Il mistero grandissimo adombrato in questo fatto divinamente illustralo da Paolo , n. Cor. m. Vedi quello che si notato in quel luogo.

C A P O XXXV.

Osservanza dt sabato. Primizie, doni da offerirsi per formare le cose gi annoverate, delle quali la direzione data dal Signore a Beselee1 e ad Ooliab. 1. Igitur congregata omni turba filiorum Israel, dixit ad eos : Haec sunt, quae jussit Dominus fieri. 2. Sex diebus faciets opus : septimus dies erit vobis sanctus, sabbatuni, et requies Domini : qui fecerit opus in. eo, occidetur. 5. No7i succendetis ignem in omnibus habitaculis vestris per diem sabbati. 4- Et ait D/Loyses ad omnem caterva/ filiorum Israel: Iste est sermo, quem praecepit Dominus> dicens : 6. Separate apud vos primitias Domino i ( i )
(i} Slip, !5. 2.

auuata adunque tutta la moltitudine de' figliuoli d'Israele,disseloro:Ecco quello che il Signore ha ordinato che si faccia. 2. Sei giorni lavorerete : il settimo giorno sar santo per voi, sabato , e requie del Signore: chi in tal giorno lavorer , sar messo a morte. 3. Non accenderete fuoco in tutte le vostre abitazioni il giorno di sabato. 4.E disse Mos a tutta la moltitudine de' figliuoli d'Israele : Questo il comando dato dal Signore : egli dice: 6. Delle cose vostre mettete a parte le pri-

Vers. 5, Le primizie. Mettete a parte queste cose, come primzie, come prima vostra obblaxione generale che dee farsi a Dio.

omnis volunLarus, et rmzie che ciascheduti prono animo offerat di propria elezione , e eas Domino : aurum et spontaneamente vuole offerire al Signore: oro, argentimi, et aes, argento, e rame , 6. Iacinto e porpora, 6 Hyacinthum, et purptiram, coccumque e cocco a due Cinte , e bis tinctum, etbyssum bisso, pelo di capra , pilos caprarum, 7. Pellesque arietum <y. E pelli d'arieti tinrubricatasi et janthy- te in rosso , e violtte , legname di setim, nas , ligna setim ^ 8. JSt oleum ad lu8. E olio per manteminaria concinnanda, nere le lampane , e per etutconficiatur unguen- far 1' unguento e i soa* /um, et thymiama sua- vissimi timiami, vissimum, 9. iapides onychi9. Pietre d* oniche , e nos, et gemmas ad or- gemme per ornamento natum Superhmera#s, dell' Ephod, e del Razionale. et Ratonalis. 10. Quisquis vestrum io* Chiunque tra voi sapiens est, veniat, et ha perizia,venga a fare faciat quod Dominus quelle cose, che dal Siimperava : gnore sono state ordinate : 11. Talernaculum 11. Vale a dire il tascilicet, et tectum ejust bernacolo , e il suo tetatque operimentum3ari- to , e le coperte, e gli /zulos, et tabulata cum anelli, e i tavolati, e le vectibus, paxillos, et stanghe , e le colonne, e baaes: le basi : 12. L'arca , e le stan12. Arcani, et vectes,
Yers. n. Il tabernacolo e il tetto. Al tabernacolo ' intendono annesse le dieci cortine preziose: il tetto sono i panni di pelo Ui capra , le coperte sono il terzo velo di pelli rosse e violette.

propitiatorium t et ve luni, quod ante illud oppanditur : 13. Mensam cum vestibus, et vasis, et propositionis panibus; 14. Candelabrum ad luminaria sustentanda, vasa illius, et lucernas , et oleum ad nutrimento, igniumt 16. Aitate thymia* matis , et vectes , et oleum unctionis, et thymiama ex aromatibus: tentorium ad ostium ta* bernaculi : 16. Altare holocausti, et craticulam e;us aeneam cum vectibus, et vasis suis : labrum , et basini ejus : 17. Cordnas atrii tum columnis, et basibus : tentorium in /ribus vestibuli t 18. Paxillos taber* n acuii, et atrii cum fu niculis suis: 19. Festimenta, quorum usus est in ministerio sanctuarii, vestes Aaron pontificis, ac filiorum ejus, ut sacerdotio /ungantur mihi.

ghe , il propiziatorio, e'1 Velo, che dee pendere dinanzi ad esso ; iS.Lamensa colle sue stanghe , e co' vasi, e i pani della proposizione: 14* II candelliere, che dee sostenere i lumi, e i suoi strumenti e le lampane, e l'olio per mantenere il lume : 16* L'altare de* tmiami * e le stanghe, e l'olio di unzione , e il limiama di aromi: e il velo alla porta del tabernacolo : 16. L'altare degli olo causti, e la sua graticola di bronzo colle sue stanghe , e i suoi vasi : la conca 4 e la sua base; 17. Le cortine dell'atrio con le colonne, e le basi : il velo all'ingresso dell' atrio : 18. I chiodi del tabernacolo , e dell* atrio colle loro funi: 19. Le Vestimenta da adoperarsi nel ministero del santuario, e le vesti d* Aron ne pontefice , e de' suoi figliuoli peli' esercizio del sacerdozio.

2 o. Kgressaque omnis multitudo filiorum Israel de conspectu Moysi, 21. Obtulerunt men" te promptissirna^ atque devota printias Domino ad faciendum opus taernaculi testimonii \ quidquid ad cultum^ et ad vestes sanctas ne* cessarium era/. 22. FYri cum muleribus praebuerant ar millas et naures , an^ nulos , et dextralia : omne vas aureum in donara Domini separatum est. 23. Si quis habebat h/acin/hum, etpurpuram, coccumque bis tinctum, b/ssum, et piIcs caprarum, p elle s arietum rubrcata^, et jantkynaS) 24-Argent, aerisque metalla obtulerunt Do

20. E tutta la moltitudine de' figliuoli d' Israele ritiratisi dal cospetto di Mos, 21. Offerirono con prontissimo e divoto animo il meglio delle cose loro al Signore per la formazione del tabernacolo del testamento : e tutto quello che era necessario pegli ornamenti, e pelle vestimenta sante. 22. Gli uomini e le donne donarono braccialetti , e orecchini, e anelli, e gli ornamenti della mano destra : tutti i vasi d' oro furon separati per donargli al Signore. 26. Chiunque avea dell' iacinto, e della porpora , e del cocco a due tinte , e del bisso, e del. pelo di capra, e delle pelli d'ariete tinte in rosso, o in violetto, 24. E argento e rame , lo offerirono al Si-

\crs. 1.1. Gii ornamenti della mano destra. Alcuni dicono, clic fossero quelli chiamati dextrocheria, e che fossero anelli d' oro assai larghi, ornati di pietre preziose : altri spiegati la voce ebrea di una fibbia di pregio attaccata alla cintura.

mino, lignaque setim in varios usus. 26. Sed et muleres doctae, quae neverant^ dederunt hyacinthum, purpuram, et ver/wiculum , ac byssum } 26. Et pilos caprarum ; sponte propria cuncta tribuentes. 27. Principes vero obtulerunt lapidea onychinos, et gemmas ad Superhumeralet et Hationale, 28. Aromataque, et oleum ad luminaria concinnanda, et ad praeparandum unguentum, ac thymiama odoris suavissimi cowzponendum 29. Omnes viri, et mulieres mente devota obtulerunt donarla, ut fierent opera, ^uae/usserat Dominus per manum Moysi. Cuncti filii Israel vobintaria Domino dedicaverunt.

gnore col legname di setim buono a varii us. 26. Oltre a ci le donne industriose diedero del filato di iacinto , d porpora , di cocco , e di bisso , 26. E pelo di capra ; ogni cosa offerendo di spontanea volont. 27. I principi poi offerirono pietre d' oniche , e gemme peli' Ephod, e pel Razionale, 28. E aromi, e olio per mantenere i lumi, e per manipolare l'unguento, e far la composizione del timiama di soavissimo odore. 29. Tutti quanti uomini o donne presentarono con cuor divoto i loro donativi, affinch si facessero i lavori ordinati dal Signore per bocca di Mos. Tutti i figliuoli d'Israele consacrarono i volontarii loro doni al Signore.

Vers. 2/j- * Buono a varii us. Buono per servire varii usi. Vera. 26. E pelo d capra. S'intende filato , come hanno i IAX., e 1' Ebreo,

So.Dixitque "Moyses nd filios Jsrael ( i ): Eo ce vocavit Dominus ex nomine Beseleel filium Uri filli Hur de trib Juda. 3 i. /mplevitque eum spiritu Dei sapientia, et intelligentia, etsciejztia, e/ omni doctrina.

3 3. Ad excogitandum, et faciendum opus in auro, et argento, et aere, 33 E per intagliar 33. Sculpendisque lapidibus, et opere car- pietre, e pe' lavori di pentario qwdquid fa- legnaiuolo, e per tutto 6re adinveniri potest > quello che pu inventarsi con arte, 34- Ha dato a lui ca34- Ddit i/i corde e/us, Ooiiab quoque pacit , e slmilmente ad filium Achisamec de Ooiiab figliuolo di Achitrz^a Dan : samech della trib di Dan: 35. Ambos erudivit 36. Ad ambedue ha sapientia, ut faciant comunicato il sapere opera abietarii, polymi" pe* lavori di legname, e tari, cplumarii* de pe'panni di varii colori, hyacintho, ac purpura, e pe' lavori di ricamo, coccoque bis dncto, et e per tutto quello che si bisso, et texant omnia > fa al telaio coir iacinto,
(*) Sup. 31. 2.

30. E Mos disse a'figliuoli dj Israele : Ecco che il Signore ha chiamato per nome Beseleel figliuolo di Uri figliuolo di Hur della trib di Giuda. 31. E lo ha ripieno dello spirito di Dio , di sapienza e d'intelligenza, e di scienza, e di ogni sapere. 32. Per inventare, ed eseguire lavori d* oro, d* argento, e di bronzo,

tic nova quaeque repe- colla porpora, e col eoe* co a due tinte, e col bisriant. so , e per inventare eziandio cose nuove. C A P O XXXVL Essendo stato offerto pi d quello che abbisognasse, sifarma il tabernacolo con tutte le sue parti, cio cortine, coperte, tavolati, stan ghe, veli, e tende. 1. fecit ergo Bese* eel, et Oolabett et omnis vir sapiens, quibus dedit Dominus sapiefiliam, et intellectam, ut scirentfabre operar* , quae in usus sanetuarii necessaria sunt, et quae praecepit Domi* nus. Supr. 26. i i 2. (i) Cumque vocasset eos Moyss>et omn* erti eruditum vrum , cui dederat Dominus sapientiam, et qui sponte sua obtulerant se ad faciendum opus, i. -Beseleel dun* que, e Ooliab 4 e tutti gli artisti industriosi, a* quali il Signore die* de capacit e intelligenza per eseguire quello che bisognava pel santuario, fecero le cose ordinale dal Signore.

a* Mos adunque a-* Vendoli chiamati a se con tutti gli (altri) uo* mini industriosi, a1 qua* li il Signore avea data sapienza, e i quali s'e* ran offerti spontaneamente per lavorare, 3. Consegno loro tut3. Tradidit eis universa donaria filiorum ti i doni de' figliuoli d* fsrael. Qui cum insta- Israele. E mentre egli*
(i) i Pr. 21. 29,

rent operi, quotidie ma- no accudivano a' loro ne vota populus offeri- lavori, ogni giorno la mattina il popolo offetati 4. Unde artifkces venir-ecompulsi^ dixerunt May si: 5. Plus offert populus, quam necessarium est. 6. Jussit ergo Moyses praeconis voce cantari : Nec vir, nec mulier quidquam offerat ultra in opere sanctuarii. Sicque cessatum est a muneribus offerendiS) 7. Eo quod oblta sujficerent, et super ab* undarent. 8. ^ceruntffue omnes corde sapientes ad explendum opus tabernaculi cortinas decem de bjsso retorta, et hyacintho, et purpura, coccoque bis tincto opere varioj et arte polymita: 9. Quarum una habebat in longitudine viginti ocio cubitos, et in latitudine quatuor: una mensura erat omnium cortinarum.

riva doni : 4- Per la qual cosa gli artefici furon costretti d'andar a dire a Mos : 6. Il popolo d pi di quel che bisogna.

6. Ordin adunque Mos , che un banditore intimasse, che nissun uomo , o donna offerisse pi alcun' altra cosa per servigio del santuario. Cos cessarono dall' offerire, 7. Perocch quel che era stato offerto, bastava, e ve n'era d'avanzo. 8. E tutti quegli uomini intelligenti per compiere l'opera del tabernacolo fecer dieci tendine di bisso torto ,, e di iacinto, e di porpora , e di cocco a due tinte di vario lavoro , e a varii colori: 9. Ognuna d'esse era lunga vent' otto cubiti, e larga quattro : tutte le tendine erano della stessa misura.

10. Conjunxitque cortinas quinque, alteram alteri, et alias quinque sibi invicem copulavii. 11. .Fecit et ansas hyacinthinas in ora cortinae unius ex utroque latere, et in ora cortinae alterius similiter , 12. Ut contra se invicem venirent ansae, et mutuo jungerentur. 15. Unde et quinquaginta fadit circulos aureos, qui morderent cortiiarum ansas , et fieret unum tabernaeulumf 14. Fecit et saga undecim de pilis caprarum ad operiendum tectum tabernaculi : 15. Unum sagum in longitudine habebat eubitos triginta , et in latitudine cubitos quatuor : unius mensurae erant omnia saga : 16. Quorum quinque junxit seorsum, e/ sex alia separatim.

10. E un ( Beseleei ) cinque tendine , 1' una coli' altra , e altre cinque ne un insieme tra loro. 11. Fece ancora i legaccioli di iacinto all'orlo de 11' una tendina dal1' uno e dall' altro lato, e simile ali' orlo dell' altra tendina, 12. In guisa che i legaccioli rispondessero l'uno ali' altro, e si unissero tra di loro. 13. Per questo ancora fece digetto cinquanta anelli d5 oro, i quali stringessero i legaccioli delle cortine, onde si formasse di esse una so* la tenda. i4 Fece ancora undici coperte di pelo di capra per coprire il tetto del tabernacolo: 16, Ogni coperta avea trenta cubiti di lunghezza , e quattro di larghezza : tutte le coperte avevano la stessa misura : 16. Delle quali ne un cinque in un pezzo, e le altre sei in un altro peaz.

17* Fecitque ansas quinquaginta inora sagi unius t et quinquaginta in ora sagi alterius, ut sibi invicem jungerentur. i. 8. Etfibulas aeneas quinquaginta , quibus necteretur tectum, ut unum pallium ex omni* bus sagis fieret. ip Fecit et aperto* rum tabernaculi de pettibus arietum rubri* catsi aliudque desuper velamentum de pellibus janthiniSi so. Fecit et talulas tabernaculi de Kgni& setim stantes. s i. Decem cubtorum erat tottgitudo tabulae unius, et unum, ac seTTMS cubitum latitudo retinebat. 23* Binae incastra* turae erant per singulos tabulas, ut altera alteri jungeretur. Sic fecit in omnibus tabernaculi tabulis. 23. E quibus viginti

17* E fece cinquanta legaccioli all'orlo d'una coperta, 6 cinquanta ali* orlo dell* altra, alfine di riunirle insieme. i 8. cinquanta fibbie di rame per congiungere le coperte del ttto, di modo che si formasse di tutte una sola coperta. i p. Fece altra coperta pel tabernacolo di pelli d'ariete di color rosso : e un'altra sopra questa di pelli violette. 20. Fece anche di legno di setim le tavole diritte del tabernacolo. 21. Ogni tavola avea dieci cubiti di lunghezza, e un cubito e mezzo di larghezza. 22. Ogni tavola avea due incastrature affin di congiungere Punacoll'altra. Cosi fu fatto a tutte le tavole del tabernacolo. a3. Delle quali venti

Vers. 20. * Le tavole diritte. Le tavole ritte.

ad piagarti meridiana/ erant contra austrum 24. Cum quadraginta basibus argenteis. Duae bases sub una tabula ponebantur ex utraque parte angolo* rum, ubi incastraturae laterum in angulis terminabantur. 26. Ad plagam quoque tabernacui, quae respicit ad aquilonem, /ecit viginti tabulas

erano dalla parte di me 25 zodi verso 1' austro s4^ Coti quaranta ba* si d* argento. Si ponevano due basi sotto una tavola ad ambedue gli angoli, dove terminavano le incastrature dei lati,

25. Dalla parte slmilmente del tabernacolo, la quale guarda a settentrione, fece venti ta vole 26. Con quaranti ba26". Cum quadraginta basibus argenteis, si di argento , due basi duas bases per singu- per ogni tavola, las tabulas. 27. Verso l'occidente 27. Contra occiden* lem vero, id est, ad poi, vale a dire da queleam partem taberna- la parte del tabernacolo cui , qi/ae mare respi- che guarda il mare, po- cit, facit seu? tabulasi se sei tavole : 28. E due altre a ciaa 8. Kt duas alias per singulos angulos scuno degli angoli dietro del tabernacolo, tabernacui retro, 20.. Le quali erano 29. Quae junctae erant a deorsum usque congiunte insieme da sursum , et in unam imo a sommo, e venicompaginem pariter f- vano a formare un sol rebantur. Ita fecit ex corpo. Lo stesso egli feutraque parte per an" ce agli angoli dall' ungi e dall' altra parte : gulos : 3o,Talmente ebe era30. Ut octo essent si"

mul tabulae, et haberent bases argenteas sexdecim, binas scilicet bases sub singulis tabulis. 31. Fecit ei vectes de lignis setim , quinqz/e ad continendas tabulas unius lateris tabernaculi, 52. Et quinque alios ad alterius coaptandas tabulas lateris, et extra hos, quinque alios vectes ad occidentale/ piagarti tabernacu/ contra mare. 33. fecit quoque vectem alium, qui per medias tabulas ab angulo us^we ad angulum perveniret. 34. /psa autem tabulata deauravit, fasis basibus earum argenteis. Et circulos eorum fecit aureos , per quos vectes induci possent, quos et ipsos laminis aureis operuit.

no tutte insieme otto tavole , e avean sedici basi d' argento, vale a dire due sotto ogni tavola. 31. Fece anche cinque traverse di legno di setim per tenere insieme le tavole di un lato del tabernacolo, 32. E cinque altre ('traverse ) per fermare le tavole dalls altro lato, e oltre a queste, cinque altre traverse al lato occidentale del tabernacolo verso il mare. 33. Fece anche una altra traversa , la quale arrivava per mezzo alle tavole da un angolo all'altro./ 34-Goperse poidi oro i tavolati medesimi, e fece di getto le basi di argento. E fece d' oro gli anelli > pe' quali dovean passare le traverse, le quali parimente coperse con lame d'argento.

Vers. 33. Fece tinche un? altra traversa. Di questa traversa non stato parlato nel capo 26. Sembra che questa traversa, la quale era certamente nel lato occidentale ( mentre dicesi, che arrivava da un angolo ali' altro ) fosse fatta , affine di assicurare vie pi tutti i tre lati del tabernacolo, e incastrata nelle tavole ; laddove le altre traverse stavano sul dosso delle medesime tavole.

36. .Fecit et velum de hjacintho, et purpura, vermiculo, ac bysso retorta opere polymitario, varium atque distinctum : 36. Et quatuor columnas de lignis setim, quas cum capitibus de* auravit, fasis basibus earum argenteis. 67. Fecit et tentorium in introitu tabernaculi ex hyacintho, purpura, vermiculo, by ss aque retorta opere plumarii : 38.Etcolmnas quinque cum capitibus sus, quas operuit auro , basesque earum fudit aeneas. C A* P O

35. Fece anche un velo di iacinto, e di porpora , e di scarlatto, e di bisso torto con tessitura di varii colori, e diversit di ricami : 36. E quattro colonne di legno di setim, le quali, come anche i loro capitelli, coperse d* oro, e fece di getto le basi loro d' argento. 37 .Fece anche la tenda ali' ingresso del tabernacolo di iacinto, di porpora , di cocco , e di bisso torto con lavori di ricamo: 38. E cinque colonne co' loro capitelli, le quali coperse di oro, e fece di getto le basi loro di rame. XXXVII.

E formata l'arca, il propiziatorio, i cherubini, la mensa, il candelabro, le Lucerne e V altare de* timami, pe quoti, s fa la composizione del timiama. i. 1. ecc parimente i. fecit autem Beseleel et arcani de li' Beseleel 1' arca di legni gnis setim , habentem di setim , la quale avea duos semis ctibtos in due cubiti e mezzo di

longitudine, et cubitum, ac semissem in latitudine, aldtudo quoque unius cubiti fuit i et dimidii *, vestivifque eam auro purissimo intus, ac /oris. 2. Et fecit itti coro* nam auream per gyrum, 3. Conflans quatuor anmdos ejus : duos annulos in latere uno, e ,</uos in altero* 4. Fectes quoque f* ct de tgnis seti, quo* vestvit auro, 6. JEt quos misitin annulos, qui erant in laterbus arene ad por* tandam eam

5. Fecit et propitiatorium , id est, oraculum de auro mundissimo : duorum cubitorum, t dimidii in longitudine , et cubiti, ac semis xn latitudine, 7. E di pi due che7. Duos etiam clteru bim ex auro duc&'li, rubini d'oro lavorato ^ruos posuit ex utraque al martello, i quali pose a' due lati del propj* parte propitiatorii ; viatorio ;

lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, e 1* altezza fu slmilmente di un cubito e mezzo ; e la ricoperse di finissimo oro di dentro e di fuori. 2.E feceleali' intorno una corona d'oro ; 3. Form di getto quattro anelli d'oro pe5 suoi quattro angoli: due anelli da un lato, e due dall' altro, 4. E fece di legno di setim le stanghe, le quali rivesti d' oro , 5. E le fece passare per gli anelli, che erano a' lati dell' arca, perch questa potesse portarsi. 6. Fece anche il propiziatorio , cio 1* oracolo d* oro purissimo ? era lungo due cubiti e mezzo , e largo un cubito e mezzo.

8. Cherub unum in summitate unius par tis, et cherub alterum in summitate partis alterius : duos cherubim in singulis summitatibus propitiatorii, 9. Extendentes a/as, et tegentes propitiatorium , seque mutuo , et illud respicientes. 10. Fecit et mensam de lignis setim in longitudine duorum cubiforum, et in latitudine unius cubiti, quae habebat in altitudine cu bitum, ac semissem : n. Circumdeditque eam auro mundissimo, et fecit illi labium au~ reum per gyrum, 12. Ipsi g u labio co ronam auream interrasilem quatuor digitorum , et super eamdem alteram coronam auream. 13. Fudit et quatuor circulos aureos, quos posuit in quatuor angu/is per singulos pedes mensae Esodo, .yol II.

8. Un cherubino alT estremit d'un lato, e un altro cherubino ali' estremit dell' altro lato : questi due cherubini ali' una e all'altra estremit dfil propiasiatorio. o.. Stendevano le ale e coprivano il propiziatorio, e quello e s stessi scambievolmente guardavano. 10. Fece anche una mensa di legno disfitim lunga due cubiti, e larga un cubito , che avea di altezza un cubito e mezzo : 11. E la coperse tutta di purissimo oro , e le fece all'intorno una cornice d' x>ro, 12. E sopra la cornice una corona d' oro, parte piana , parte scolpita di quattro dita , e sopra questa un'altra corona d'oro. 13. Fece anche quattro anelli d'oro, e li pose a' quattro angoli, uno ad ogni piede della mensa

14, Dirimpetto alla i 4- Contra coronam, misi/que in eos vectes, corona, e fece passar ut possit mensa por- per essi le stanghe , affinch potesse portarsi tari. la mensa. 15. Fece anche le 15. Ipsos quoque ve ctes fecit de ligis se- stanghe medesime di letim, et circumdedit eos gno di setim, e le coperse d* oro. auro. 16". E (fece) i vasi 16. Et vasa ad diversos usus mehsae , pe'diversi usi della menace tabula, phalas , et sa , scodelle , ampolle , cyathos et thuribula coppe, e turiboli d'oro ex auro puro, in quibus purissimo, e Vasi da ofofferendo sunt libami- ferire le libagioni. na. i7.Fece anche il can17. Fecit et candelabrum ductle de au- delabro d* oro finissimo ro mundissimo 5 de cu- lavorato al martllo ; jus vec/e calami, scy- dal fusto del quale usciphi, sphaerulaeque, ac vano i suoi brcci con le coppe, e le piccole D?#a procedebant : sfere, e i gigli: 18. Sei (brcci) da 18. Sex in utroque latere , tres calami ex tutti due i lati, tre dalparte una, et tres ex l'tma parte, e tre dall'altra: altera : 19. Ad ogni braccio19. Tres scyphi in nucis modum per ea- tre coppe in forma di lamos singulos, sphae- noce, e le piccole sfere, rulaeque simul, et li- e i gigli: e all'altro ralia : et tres sc/phi in- mo tre coppe in forma star nucis in calamo di nce, e le piccole altero, sphaerulaeque sfere, e i gigli. Eguale
Vars. 13. * Quattro ansili. Quattro cerchietti d'oro.

simul, et lilia. AEquiim erat $pus sex calamorum, qui procedebant de stipite candelabri. 20. In ipso autem vecte erant quatuor scyphi in nucis modum, spJiaerulaeque per singulos simul, et lilia: 21. Et sphaerulae sub duobus calamis per loca tria, qui simul sex fiunt calami procedente de vecte uno : 22. Et spliaerulae igitur, et calami ex ipso erant; universa ductilia ex auro purissimo. 2 3. Fecit et lucernas septem cum emunctoriis suis, et vasa , ubi ea, quae emuncta sunt, extinguantur, de auro mundissimo. 24- Talentum auri appendebat candelaIrum cum omnibus vasis suis. 26. Fecit et altare ihymamatis de ligns setim, perquadrum singulos liabens cubi.os,

era il lavoro de'suoi rami , che uscivano dal fusto del candelabro. so. E lo stesso fusto avea quattro coppe in forma di noce, e ognuna di esse avea le sue piccole sfere , e i gigli : 21. E tre pccdle sfere in tre luoghi, da ognuna delle quali uscivano due rami, ed erano tutti insieme sei rami, che uscivano da un sol fusto : 22. E le piccole sfere adunque, e i rami erano dello stesso corpo ( del fusto ) * e ogni csa d* oro purissimo lavorato al martello. a3. Fece anche sette lucerne colle sue smoccolatole , e i vasi, dove si estingue la moccolaia , d'oro finissimo. 24. Il candelliere con tutti gl'istrumenti suoi pesava un talento d'oro. 26. Fece anche V altare de* timiami di legno di setim che avea in quadro un cubito ,

et in altitudine duos, e cujus angulis procedebant cornua. 26*. Vestivitque illud auro purissimo cum cratieula, ac porie/ibus, et cornibus. 27. Fedtffiie ei coronam aureolam per gyrum, et duos annu/os aureos su& corona per singula latera , ut mittantur in eo vectes, et possit altare portarL 28. Ipsos autem ve* ctes fecit de lignis setim, et operuit laminis aureis. 29. Composuit et oleumadsanctijcationis unguentum, et thymiamadearomatibus mundissimis opere pigmentarii.

ed era alto due cubiti ; dagli angoli del quale uscivan le corna. 26". E lo ricoperse di finissimo oro, come pure la graticola, e le pareti, e le corna. 27. E fecegli tuti 5 alf intorno una corona d'oro, e due anelli d'oro a un lato, e all'altro sotto Incorona per farvi passare le stanghe da portare P altare. 28. E le stanghe ancora le form di legno di setim, e le coperse con lame d* oro. 29. Fece anche la composizione dell* O!Q per le unzioni, e le santificazioni, e il timiama di aromi squisitissimi secondo T arte de' pro-, fumieri.

Ver s. *$.* Uscivctn le corna. Uscivano quattro eoraa.

C A P O XXXVIII. S fabbrica l'altare degli olocausti, e la conca di bronzo, e 11 atrio, e si fa il novero de* doni offerti. !. (i) fecit et alta reholocausd de lignis setim: quinque cubito* rum per quadrum, et trium in altitudine, 2. Cu;'us cornua de angu/is procedebant, vperuitque illud lamr nis aeneis. 3. Et in usus e;us paravit ex aere vasa diversa, lebetes,/prcipes, fuscinulas, uncinos, et ignium receptacula. 4. Craticulamque e;us in modum retis /ecit aeneam, et subter eam in altaris medio arulam, 6. Fuste quatuor an" nulis per. totidem retiaculi summitates, ad immittendos vectes ad portandum : 6. Quos et ipsos yct de Zignis setim , e* operuit laminis aeneis:
(i) a. Par. i. 5.

1. JL ecc anche l'altare degli olocausti di legno di setim: egli avea cinque cubiti in quadro, ed era alto tre cubiti, 2. Dagli angoli del quale uscivano le corna, e lo ricoperse con lame di bronzo. 3. E strumenti diversi di rame prepar per uso di esso, caldaie, molle , forchette , uncini , e caldani. 4. E gli fece la sua graticola di bronzo in forma di rete , e sotto di essa in mezzo all'altare un focolare, .Avendo fatti di getto quattro anelli da mettere ai quattro angoli per passarvi le stanghe per il trasporto: 6. Le quali stanghe fece pur di legno di setim , e le coperse di lame d' oro :

7. /nduxitque in circulos , qui in lateribus altaris eminebant. Ipsum autem altare (i) non erat solidum, sed cavum ex tabulis, et intus vacuum. 0. .Fecit et labrum aeneum cum basi sua de speculis mulierum, qae excubabant in osuo tabernacoli. 9. Fecit et atrium, in cujus australi plaga erant tentora de bysso retorta, cubitoruai centum, i o. Columnae aeneae pigiati cum basibus
(r)JV- a 7- 8 -

7. K le fece passare per gli anelli, che spuntavano da' lati dell'altare. L* altare poi non era massiccio, ma scavato, e vto di dentro, e fatto di tavole. 8. Fece anche la vasca di rame, e la sua base degli specchi delle donne , le quali vegliavano alla porta del tabernacolo; 9. Fece anche l'atrio, il quale dalla parte di mezzod avea tende di bisso torto , lunge cento cubiti, 10. Venti colonne di bronzo colle sue basi : i

Vers. 8. Degli specchi delle donne, le quali ce. Gli Ebrei dicono, che queste donne, le quali consacrarono in onor del Signore questi strumenti della loro vanit, erano addette al servizio dl tabernacolo, e vi andavano tutte in corpo tutti i giorni a certe ore determinate a far orazione. Le donne, alle quali facevan oltraggio i figliuoli di Heli, potevano essere di questa classe. Vedi 2. Reg. ti. 12. Veggonsi nel lib. i de1 Maccab. ut. 19. delle vergini rinchiuse , le quali ( come Anna la profetessa, e la stessa Vergine Madre di Dio) credesi che fossero dedicate al servizio lei tempio. Gli specchi di rame T ma particolarmente di rame e di stagno erano i pi pregiati in antico. Vedi P/in. Kb. XXXHI. g. Le quali vegliavano alla, porta del tabernacolo. I LXX. le quali digiunavano: il Caldeo le quali oravano: ma l^^breo e come la volgata le quali vegliavano: ovvero militavano^ cio servivano a' bisogni, e alle occorrenze del tabernacolo negli uffizii che poteau convenire al loro sesso.

suis : capita columnarum> et tota operis caelatura argentea. 11. AEque ad septentrionalem piagarti tewtoria, columnae, basesque, et capita colu.mnarum ejusdem men* surae, et operis, ac metalli erant. 12. Jn ea vero plaga, quae ad occidentem respicit, fuerunt tentoria cubitorum quinquaginta,columnae decem cum basibus suis aeneae; et capita columnarum, et tota operis caelatura argentea. 13. Porro contra orientem quinquagnta cubitorum paravit tentoria : i4 quibus, quindeci'm cubtos columnarum trium cum basibus suis unum tenebat latus:

capitelli delle colonne, e lutti gli ornati erano d' argento. 11. Parimente dalla parte di settentrione eranvi le tendine, le colonne , e le basi , e i capitelli delle colonne, e avean la stessa misura , lo stesso layoro , e lo stesso metallo. 12. Dalla parte poi, che guarda a occidente V* erano le cortine di cinquanta cubiti, dieci colonne di bronzo colle loro basi ; e i capitelli delle colonne, e lutti gli ornati d'argento. 13. Verso l'oriente poi pose delle tende di cinquanta cubiti : 14. Dove uno de' lati teneva tendine d quindici cubiti, e tre colonne colle sue basi ;

Vers. io. * Venti colonne di bronzo. L'Ebr. non dice , che le colofme fosser di bronzo, ma si le basi. Le colonne eran di legno ornate di cerchi d' argento. Questa difficolt ritorna al vers. i a. \ers, 13. * Tende di cinquanta cubiti. Lunghe cinquanta calati. JVers. 14. * Uno t?e' lali teneva tendine di qundici cubiti, e tre<4olonne. Tra tre colonne.

16. Et in parte altera ( quia inter utraque introitimi tabernaculi fecit) quindecim aeque cubitorum erant tentoria, columnaeque tres et bases totidem. 16. Cuncta atrii tentoria byssus retorta te* xuerat. 17. Bases columnarum fuere aene&e ^capita autem earum cum cunctis eaelaturis suis argentea, sed et ipsas coumnas atrii vestivit argento. i 8. Et in introita e^us opere phtmario fts* cit tentorium ex hyacinthO) purpura$ vermi' culo ) ae bysso retorta, ^uod habebat viginti cubitos in longitudine, altitudo vero quinque cubitorum erat juxta men&uram, quam cun* et atrii tentoria habe* bant. 19. Columnae autem in ingressu fuere quatuor curri basibus ac* nei*; capitaque earum, et caelaturae argenteae. 20. Paxillos quoque

io. E dall'altro I^t (avendo posto di tramezzo F ingresso del tabernacolo) erano tendine parimente di quindici cubiti, e tre colonne con altrettante basi. 16. Tutte le tende dell'atrio erano tessute di bisso torto. 17. Le basi delle co* lonne erano di bronzo , e i loro capitelli co' loro ornati erano d'argento ; e le colonne stesse dell'atrio furon ricoperte d' argento. 18. E al suo ingresso fece una tenda di lavoro di ricamo di jacinto, di porpora, di scarlatto , e di bisso torto, la quale avea venti cubiti di lunghezza , e cinque d' altezza secondo la misura di tutte le tende dell'atrio. 19. All'ingresso poi erano quattro colonne colle basi di bronzo : e i loro capitelli, e gli ornati d' argento* 2O I chiodi aneora

ferver/iaculi, et atrii per del tabernacolo, e del1' atrio ali' intorno li fegyrum fecit aeneos. ce di bronzo. 21. Queste sono le 21. Haec sunt instrumenta tabernaculi te- parti componenti il tastimonii , quae enume- bernacolo del testamenrata sunt juxta prae- to , delle quali fu preso ceptum Moysi, in cae- registro secondo l'ordine remoniis Levitarumper di Mos , e furon consemanum Ithamar filii gnale ai Leviti per mano d'Ithamar sacerdote Aaron, sacerdods : figliuolo d'Aronne : 22. Le quali erano 22. Quae Beseleelfilius Uri filii Hur de state lavorate da Besetrib Juda Domino per leel figliuolo di Uri fiMoysen jubente, com- gliuolo di Hur della trib di Giuda, secondo pleverat, l'ordine dato da Dio per bocca di Mos, a 3. Avendo preso per 23. Juncto sibi socio OoliabfilioAchisamech compagno Ooliab fide trib Da/*: qui et gliuolo d'Achisamech ipse ariifex lignorum della trib di Dan : che egregius fuit, et poly- fu anch' egli uomo insimitarius, atque piuma" gne nel lavorare il lerius ex hyacintho, pur- gname , e i drappi a vapura, vermicaio, etb/s- rii colori, e d ricamo in so. giacinto, porpora, scar^ latto e bisso. 24. Omne aurum, 24. Tutto l'oro, che si quod expensum est in consum nel lavoro del opere sanctuarii, et santuario, e che fu ofquod ollatum est in do- ferto in doni, fu la somVers *4- E che fu offerto m doni,-fu ee. Qusta piantiti <!' oro consumata pe* lavori del tabernacolo solamente dell' oro offerto sjxHJtaneamente in dono allo stesso tabernacolo.

14*

nariis, viginti novem talentorum fuit i et septngentorum triginta siclorum ad mensuram anctuarii. a 5. Oblatam est autem ab his, qui transierunt ad numerum a viginti annis, et supra de sexcends tribus millibuS) etquing&ttti quinquaginta armatorum, 26. fuerunt praeterea centum talenta orgenti, e quibus conftatae sunt bases sanetuarii, et introitus, ubi velum pendei.

ma diventinove talenti, e di settecento trenta s i eli a peso del santuario. 26. Da quelli poi, che furono catastati di venti anni in l, che fu il numero di secento tre mila , e cinquecento cinquanta armati, 26.Fu pagata la somma di cento talenti d'argento , dei quali furono fatte le basi (delle colonne ) del santuario, e l'ingresso, dov' il velo pendente. 27. Furono fatte le cento basi de' cento talenti , dando per ogni base un talento.

27. Centum basesjactae unt de talentis cent&mjSinguKs talenti^ perbasessingulas supput&tis. 28. De mi#e autem 28. E de' mille setteseptingentis, etseptua- cento settantacinque ginta quinque,/ecit ca- ( sicli ) fece i capitelli pita columnarum, quas delle colonne, le quali
Ver. a5. a6. Da quelli poi, che furono catastati... fu pagata la gomma ec. Da questa somma , posto che ogni uomo dai vent' anni in su pag mezzo siclo, se ne inferisce che il talento d'oro valeva tre mila icli. * Da quelli poi che furono catastati. L* Ebr. porta : l'argento, che f dato d quelli che furono registrati , fu cento talenti , e mille settecento settantacinque sicli. Diedero mezzo siclo a testa, Uguale fo pagato da tutti quelli che aveaoo venti anni, e di l , i quali furono seicento tremila cinquecento cinquanta.

et ipsas vestivi* argento. 29. AJBris quoque Mata sunt talenta septuaginta , duo millia, et quadringenta supra sicli, 30. Ex quibus fusae *unt bases in introitu tabernaculi testimonii* et altare aeneum cum craticula sua, omniaque vasa^quae ad usum e;us pertinenti 51. Et bases atrii tam in circuita, quam in ingressu e;us, etpaxil tabernaculi, atque atrii per gyrum.

parimente vest d'argent. 29. Di rame ancora iurono offerii settanta talenti, pi due mila , e quattrocento sicli, So.Co'quali furon fatte di getto le basi ( delle colonne) ali* ingresso del tabernacolo del testamento , e l'altare di rame colla sua graticola, e tutti gli strumenti per servizio di esso , 31.E le basi dell'atrio tanto le interiori, quanto quelle dell' ingresso, e i chiodi del tabernacolo , e dell'atrio tutti quanti.

C A P O XXXIX. , Si fanno gli ornamenti de pontefici, e de' sacerdoti\ e siconduce a fine tutta l'opera co* mandata, e Mos benedice il popolo. i. (i) tf hyacintho vero, et purpura, vermiculo, ac bysso fecit vesteS) quibus indueretur Aaron, quando ministrabat in san(i) Sup, a8. 6.

i. %/uindi di giacinto, e di porpora, e di scarlatto , e di bisso fece le vestimenta, delle quali doveva essere rivestito Arorme, quando

ctis, sicut praecepit Do- serviva nel santuario, come ordin il Signore minus MoysL a Mos. 2. Fecit igitur Super-* 2. Fece adunque l'* humerale de auro, hya- phod di oro, di giacincintho, et pur pura, eoe* to , e di porpora, e di coque bis tincto, et b/s- scarlatto a due tinte , e di bisso torto so retorta S.Operepotymitario} 3.Di lavoro a varii coinciditque bracteas au- lori , e tagli delle foglie reas, et sxtenuavit in d* oro, e le ridusse in fifila* ut posse/zt torque- lo, perch potessero torricumpriorum colorum cersi nel tessuto dei detti colori: subtegmine*. 4. E fece i due lati 4. Duasque oras sibi invicem eopulatas in (dell'Ephod), che si utroque latere summi- univano in cima dall'una tatuiti) e dall'altra parte, 6. Etbalteum ex eis6. E il cingolo degli dem eolorius, sicut stessi colori, conforme praeceperat Dominus il Signore aveva ordinaMoysi. to a Mos. 6. Paravit et duos 6. Prepar eziandio lapides onychinos astri- due pietre d'oniche chiuCtoSf et inciusos auro, se , e incassate nell'oro , etsculptos arte gemma* e scolpite coi nomi de' ria Hominibus filiorum figliuoli d'Israele da un Israeli intagliatore di, gemme: 7, Posuitque eos in 7.E le colloc dall'una lateribus S&perhume- e dall' altra parte delralis in monimentum T E phod in memoria de'
Ver. 3. taglio delle foglie d} ero., ec. Battuto 1* oro , e ridotto in sttilissirhe fglie, Mos (We tagliare queste foglie in fila per mescolarle, torcerle col ripieno de' colori gi detti: cosi l'oro nou era filato, ma taglialo dulie foglie battute.

filiorum /sraelj/sicut figliuoli d'Israele, conte praeceperfDominus il Signore aveva ordina* Moysi. to a Mos 8, Fecit etRationale 8* Fece di pi il Raopere polymito juxta zionale tessuto a varj opus Superhumeralis, colori di lavoro simile ex auro, A/acintho,pur- ali' Ephod, d'oroj giacinpz/ra, coccoque bis tin- to , porpora e scarlatto cto, et bysso retorta\ a due tinte, e bisso torto : g. Quadrangulum, 5. Di figura quadranduplex, mensurae pai" golare , doppio, di misura d' un palmo. I mi. i io. Et posuit in 10. E vi pose quateo gemmarum ordines tro ordini di gemme: nel quatuor: in primo versu primo filare era il sar* erat sardius, topazius, dio , il topazio, e lo smesmaragdus; raldo ; 11. In secundo car11. Nel secondo il carbunculus, sapphirus, et bonchio , il zaffiro, e il jspide ; jaspis\ 13. /n ter/io ligurius, 12. Nel terzo il liguachates, et amethystus} re , 1' achate, e l'amethisto ; i3. Inquartochrjsoi3 k Nel quarto il crilitus, onychinus , et be- solito , l'oniche, e il beryllus circumdatii et in- rillo incassati, e chiusi clusi auro per ordines in oro a' loro posti. suos i4- Ipsque lapides i4 E le stesse dodici duodecim sculpti erant pietre aveano scolpiti i nominibus duodecim nomi delle dodici trib tribuum Jsrael, singula d'Israele , ognuna aveper nomina singulorum. va il suo nome. 15. Feceru7tt in Ra15. Fecero di pi al tionali et catenulas sibi Razionale le catenelle

invicem cohaerentes de d* oro finissimo, delle quali gli anelli entravan aero purissimo, 1' uno nelP altro. 16. E due uncini, e 16. Et duos uneinosj totidemque annulos au- parimente due anelli d' reos: porro annulos po- oro : e misero gli anelli tuerunt in utroque late- dal' un lato e dall' altro del Razionale, re Rationalis, 17. E quibus pende17. E da questi penrent duae catenae au- devano le due catenelle reae, quas inseruerunt d'oro, le quali attaccauncinis, qui in Super- rono agli uncini, che lihumeralis angulos emi- sciva n dagli angoli delP Ephod. nebant. 18. Queste cose cor13. Haec et ante, et retro ita conveniebant rispondevano dinanzi, e sibi, ut Superhumerale, di dietro tra di loro in et Rationale mutuo ne- maniera , che l'Ephod , e il Razionale restavano cterentur, uniti insieme, 19. Serrati alla cintur 19. Strda ad baltecm, et annulis fortius ra, e riuniti strettamencopulata, quosjungebat te mediante gli anelli vitta hyacinthina, ne legati con un nastro di laxafiuerent, et a se giacinto, affinch non invicem moverentur,sic- ciondolassero, e si stacut praecepit Dominus cassero P un dali' altro : cosi aveva ordinato il Moysi* Signore a Mos. 20. Jpecerunt quoque 20. Fecero eziandio tunicam Swperhumera- la tonaca dell5 Ephod lis totam liyacinthinam, tutta di giacinto, .21. Et capitium in 21. E un' apertura al
Vers. 18. * Queste cose. Cio gli uncini, e le catenelle.

superiori parte contra medium, oramque per gyrum capitii textilem: 22. Deorsum autem ad pedes mala punica ex hyacintho, purpura, ver/wiculo, ac bysso retorta: 25. Et tintinnabula de auro purissimo, quae posuerunt inter maiogranata in extrema parte tunicae per gyrum: 24 Tindnnabulum autem aureum , et malum punicum: quibus ornatus incedebat ponti/ex , quando ministerio fungebaturt sicut praeceperat Dominus Moysi. 26. Fecerunt et tunicas byssinas opere textilt Aaron, et filiis e;'us, 26*. Et mitras eum coronulis swis exbjsso, 27. Feminalia quoque linea bossina, 28. Cingulum vero de bysso retorta, hyacintkot purpura, ac verniiculo bis tincto arte

di sopra nel mezzo , e un' orlatura tessuta alV intorno : 22. E al fondo dappi delle mele granale di giacinto, porpora, scarlatto , e bisso torto : 2.5. E i sonagli d'oro finissimo posero nel fondo della tonaca all'intorno tra mezzo alle mele granate : 24-Un sonaglio d'oro, e una mela granata : di queste cose andava ornato il pontefice nelle funzioni del suo ministero , conforme avea il Signore ordinato .a Mos. 26. Fecero anche delle tonache di bisso lavorate al telaio per Aronne, e pe* suoi figliuoli, 26. E delle mitre di bisso con le loro piccole corone. 27. E le brache slmilmente di lino, e di bisso, 28. Conia cintura di bisso torto, di giacinto, di porpora, e di scarlatto a due tinte, a vario

plumaria, sicut praece- ricamo, conforme il Siperat Dominus Moysi. gnora avea ordinato a Mos. 29. Fecero anche la 29. Feceruntetlaminam sacrae veneralo lamina di sacrata venenis de auro purissimo, razione d'oro purissiscripseruntqwe in ea mo , e sopra vi scrisseopere gemmario'. San" ro d'intaglio: Santo del Signore: ctum Dominii 30. E la unirono alla 30. Et strinxerunt eam cum mitra vilt mitra per mezzo d'una hyacintkina, sicutprae- benda di giacinto, conceperat Dominus Moy forme il Signore aveva ordinato a Mos. si. Si. Cosi fil compito 31. Perfectum est igitur omne opus taber- tutto il lavoro del tanaculi, et tecti testimo- bernacolo , e della tennii: feceruntque filii da del testimonio: e feIsrael cuncta, quae cero i figliuoli d'Israele praeceperat Dominus tutte le cose, che il Signore aveva ordinate a Moysi. Mos. 32. E offerirono il ta32. JEt obtulerunt ta^ernaculum, et tectum, bernacolo , e le tende, et universam supelle- e tutte le suppellettili, ctilem, annulos, tabu- gli anelli, le tavole , le las , vectes , columnas, stanghe , le colonne, e ac bases, le basi, 33.Le tendine di pel33. Opertorium de plibus arietum rubri- li di ariete tinte in roscatis, et aliud operi- so, e le altre tendine di mentum de janthinis pelli a color di giacinto, pellzbus,
Versv ig. * D sagrata venerazione, Degna i sagrata renerazone.

34- Velum> arcani, 34. Il velo, 1* arca, le vectes, propi&'atorium, stanghe, il propiziatario , 35, Mensam cum 55.L mensa co'suoi vasis skzs^ et proposi- vasi, e co'pani 1 della proposizione, tionis pani&us, 36VII candelabro, le 36. Candelabrum, lu cernas, et utensilia ea- lacerne, e gli strumenti , che servono ad esse rum cum oleo, insieme coli'olio, 67. L* altare d' oro, e 67. Altare aureum, et unguentum, et thi- gli unguenti, e i timiamyama ex aromatibus, mi fatti di aromi, 38. JSt tentorium in 38. E il velo dell' inintroitu tabernaculi, gresso del tabernacolo, Sp. L'altare di bron59. Altare aeneum, retiaculum, vectes, et va- zo colla graticola , col* sa e;us omnia , labrum le stanghe, e con tutti cum basi sua, tintoria gli strumenti, che seratrii, et columnas cum vono per esso, la vasca basibus suis, colla sua base , le tendine dell' atrio , e le colonne colle basi loro , 4o. La tenda ali* in4. Tentorium in introita atrii ,faniculos- gresso dell' atrio , e le que illius, et paxillos. sue corde , e i chiodi . Nihil ex vasis de/it, Non manc nulla degli qz/ae in ministerium ta- arnesi , che erano stati ernaculi , et in tectum comandati per servizio foederis jussi sunt fieri. del tabernacolo, e della tenda di alleanza. 4i.'Festes quoque, 4*. Parimente le vequibus sacerdotes utun- stimcnta , delle quali si tur in sanctuario , Aa- servono i sacerdoti, ron scilicet, et filii ejust cio Aronne e i suoi figliuoli nel santuario,

4a. Le offerirono i fi 4 2 Obtulerunt filii Jsrael, sicut praecepe- gliuoli d'Israele, secondo che il Signore avea rat Dominus. comandato, 43. Quae postquam 43.Le quali cose tutMoyses cuncta vidit te dopo clie Mos ebbe compieia, benedixit eis. vedute compite, gli benedisse,
C A P O XL.

E ordinato , che il primo, mese, il d primo dei mese si alzi il tabernacolo, e si .consacri. Fatto ci , H tabernacolo ripieno detta maest di Dio, e la nuvola lo cuopre continuamente, se non quando il popolo dee mettersi i viaggio. , i* jL/ocu/usqu est Dominus ad Mvysen, dicens: a. Mense primo, priMU die mensis eriges tabernaculum tesftmonii, 1. JLJ il Signore parl a Mos, e disse : 2. Il primo mese , il primo giorno del mese alzerai il tabernacolo del testimonio,

Vers. 43. Gli benedisse. Benedisse i figliuoli d'Israele, i quali .aveano contribuito si generosamente alla grand' opera ; e benedisse anche gli artefici, che 1' aveano eseguita. Vers. a, M primo mese , il primo giorno del mese. Del secondo anno dopo l'uscita dall'Egitto. Il lavoro del tabernacolo duro circa sei mesi. A'quindici del primo mese gli Ebrei partirono dall' Egitto, e dal dett giorno corsero cinquanta giorni sino alla promulgazione della legge : di poi Mos stette sei di sul monte, ma fuori della nuvola: indi quaranta giorni stette con Dio entro la nuvola: sceso dal monte si trattenne per trentasei giorni col popolo, cne aveva adorato il vitello, fece le vendette del Signore offeso e si occup a istruire di nuovo il popolo -, indi torn sul

3. Etpones ineoarcam, demit/esque ante illam velimi-. 4- Et il/ata mensa, pones super eam quae rite praecepta sunt. Candelabrum stabit cum lucernis suis, 6. Et altare aureu/n, ira quo adoletur incensum , coram arca testimonii: tentorium in introitu tabernaculi pones; 6. Et ante illud altare holocaustii 7. Labrum inter altare, et tabernaculum, quod implebis aqua,
ft.Circwndabisqueatrium tentoriis, et ingressum e/us. g. Et assumpto wn* ctionis oleo, unges tabernaculum cum vasis suis, ut sanctificentur:

3. E vi porrai 1' arca, e stenderai il velo davanti ad essa : 4- E portata dentro la mensa, sopra di questa porrai ordinatamente quello che stato comandato. Vi sar il candelabro colle sue lampade, 5. E l'altare d'oro , dove dee bruciarsi l'incenso, dinanzi ali' arca del testimonio : metterai un velo a 11'ingresso del tabernacolo; 6. E davanti a questo (velo) T altare degli olocausti: 7. La vasca , Cui tu empirai d' acqua , sar tra l'altare , e il tabernacolo , 8. E cingerai con tende l'atrio, e il suo ingresso. 9. E preso l'olio di santificazione, ungerai il tabernacolo, e le cose, che ad esso servono, affinch sieno santificate:

monte, e vi dimor altri quaranta giorni, dopo de' quali si cominci 1' opera del tabernacolo, ec. la quale fu finita alla fine dell' anno. Il primo giorno d' ogni mese fu di poi di solenne festeggiato con particolari sacrifizii, ma senza obbligo di astenersi dal lavoro.

io. L' altare degli o10. Altare /olocausti, locausti, e tutti i suoi et omnia vana ejus: strumenti : 11.La vasca colla sua 11. Labrum cum basi sua: omnia unctionis base : tutto questo unoleoconsecrabis ut sint gerai coli* olio di santi* Reazione, affinch sieno sancta sanctorum. cose ^tantissime. 12. Applcabscfue 12^:E farai, che AAaron, etfilios e/us/ad ronne, e i suoi figliuoli fores tabernaculi teti* si accostino alle porte monii, et Lotos aqua del tabernacolo del testimnio, e lavatili coll'acqua 13. (i) Indues san13. Li rivestirai delle ctis vestibus, ut mini- veslimenta sante, affinstrentmihi; ^t unctio ch servano a me ; e la eorum in sacerdotium loro consacrazione avr sempiternum proficiat. P effetto d* un sacerdozio sempiterno. 14. E Mos fece tut1.4* Jfecitque Moyses omnia, quae praecepe- te le cose ordinate dal rat Dominus. Signore. \ 6. Igitur mense pri16. Quindi il primo mo anni secundi, prima mese del secondo anno, die mensis collocatum il primo giorno del meest tabernaculum. se fu eretto il tabernacolo. 16, (2) Erexitque 16. Mos lo eresse, e Moyses illud, et posuit pose a'loro luoghi le tatabulas, ac bases, et ve- vole , le basi e le stanctes , statuitque colu- ghe , e alz le colonne ; mnas;
(i) Supr, 29. 35. Lev. 8. *.
(2) Num. j. i

1 17. Et expandit tectur, super tabernaculam, imposito desuper o/perimento , sicut Dominus imperaverat, 18. Posuit et testimonium in arca , subditis infra vecfe'bus, et oraculum desuper*

17'. & stese le cortine sopra il ta bernacolo, e messavi la coperta , come avea comandato il Signore, -i8. Pose quindi il testimonio nell'arca, e inseri da basso le stanghe, e nella parte superiore pose l'oracolo. 19. E avendo porta19. Cumque intulisset arcam in taberna- ta l'arca nel tabernacoculum, appendit ante lo , sospese dinanzi ad eam velum, ut expleret essa il velo per eseguire il comando del SiDomini jus sionem. gnore. 20. Colloc eziandio 2 o. Posuit et mensam in tabernaculo testimo- la mensa dalla parte nii ad plaga/ septe/z- settentrionale del tatrionalem extra veZum, bernacolo del testimonio fuori del velo, 21. Avendovi dispo21. Ordinatis coram propositionis panibus, sti in faccia (al Signore) sicut praeceperat Do- i pani della proposizione, conforme il Signore minus May si. aveva ordinato a Mos. 22. Pose di poi il can22. Posuit et candelabrum in tabernaculo delabro nel tabernacolo testimonii e regione del testimonio dirimmensae in parte au- petto alla mensa dalla parte di mezzod, strali,
Veri. IT. E stese le cortine ... e messavi la coperta. Le cortine sono Quelle preziose ; la coperta sono i veli di pel di capra , e quelli di pelli : il tabernacolo non aveva altro tetto. Vers. 18. Pose il testimonio. Le due tavole della legge.

2 3. Loctis per or23. Poste a' luoghi dinem lucernis juxta loro le lampne seconpracceptum Domni. do il comandamento del Signore. 24. Posuit et altare 24. Pose anche l'alaureum sub lecto testi- iare d' oro sotto le corrnoni contra velum. tine del testimonio dinanzi al velo. 26. Et adolevit su26. E bruci sopra di per eo incensum aro- esso incenso di aromi, matunt, sicut Russer/ conforme aveva ordinalo il Signore a Mos. Dominus Moysi* 0.6. Posuit et tento26*. Pose anche la tenrium in introita taber- da all'ingresso del tabernacolo del testimonaculi testimonii. nio. 27. E F altare degli 27. Et altare holocusiiin ve.stibulo testi- olocausti nel vestibolo monii, offrens in eo del testimonio, e vi ofholocaustum, et sacrifi- fer olocausti, e sacrificio, , ut Dominus irnpe- zi, come avea comanraverat. dato il Signore. 28. E pose anche la 8. Labrum quoque statuii inter tabernacu- vasca tra 'I tabernacolo luni testimonii, et alfa- del testimonio, e 1' altare, implens ilfed aqua. re, avendola empita d'acqua. 29. E lavarono Mos 2 9-La veruntque Moyses, et Aoron , ac filii e Aronne, e i figliuoli di ejus manus suas, etpe- questi le loro mani, e i des, piedi,
Vers. 4. Pose V altare d* oro sotto le cortine del testimonio. Testimonio vale qui lo stesso , che tabernacolo ; e vuol dirsi che l'altare de'timiami non era allo scoperto fuori del tabernacolo, come quello degli olocausti, ma era nel Santo davanti al velo , che copriva il Santo de' Santi ; onde restava sotto le cortine del tabernacolo.

30. Cum ingrederentur tectum foederis, et accederent ad altare, sicut praeceperat Dominus Moysi. 31. Erexit et atrium per gyrum tabernaculit et altaris , ducto in intraitu ejus tentorio.Post(jux.ni omnia perfecta sunlt 32. (i) Operuit nubes tabernaculuw. testi' monti, et gloria Domini implevit illud. 33. Nec poterat Moyses ingredi tectum foederis , nbe operiente omnia., et majestate Domini coruscante; quia cuncta nubes operuerat.
(i) ZViim. g. 15. 3. Reg. 8. io.

30. Quand' erano per entrare nella casa del1' alleanza, e accostarsi ali' altare, come avea il Signore ordinato aMos. 31. Eresse ancor Fatrio ali* intorno del tabernacolo , e dell* altare , e pose ali' ingresso d' esso la tenda. Dopo che tutte le cose furono compiute, 32. La nuvola ricoperse il tabernacolo del testimonio , e la gloria del Signore lo riempi. 33. E non potea Mos entrare nel tabernacolo dell' alleanza , essendo ogni cosa ricoperta dalla nuvola, e lampeggiando la maest del Signore, avendo la nuvola ricoperte tutte le cose.

Vers. 3i. La. gloria del Signore lo riempie. Gloria del Signore detta la stessa nuvola, la quale bench assai densa folgoreggiava di luce, e velava la maest del Signore. Questa era la stessa nuvola, la quale posava sul tabernacolo, che era fuori dei campo, e alzato che fu il nuovo tabernacolo , venne a posare sopra di esso. Vers. 33. E non poteva Moie ec. Mos stesso ripieno d' un santo orrore non ard per quel giorno di entrare nel tabernacolo. Egli, dice s. Agostino, figurava i Giudei, a' quali la gloria stessa di Cristo, che vedesi nel tabernacolo , cio nella Chiesa, come una nuvola, che li ritiene dall' accostarsi a lui per riceverne salute.

34- Si quando nubes tabernaculum de/rebat, proficiseeban/ur filii Israel per turmas suas: "*' 35. Si pendebat desuper , manebat in eodem loco, 36. Nubes quippe Domini incubabat per diem tabernaculo , et ignis in nocte, Menti" bus cunctis populis /srael per cunctis mansiones suas,

34- Allorch la nuvola si partiva dal tabernacolo , i figliuoli d'Israele si mettevano in viaggio a schiera a schiera; 35. Dove questa restava sospesa in alto, si fermavano nel luogo stesso, 36*. Imperocch la nuvola del Signore copriva il tabernacolo d giorno, e di notte una fiamma a vista di tutto il popolo d'Israele in tutte le loro gite,

FINE DELL* ESODO,

* Essendo ogni osa ricoperto dalla, nuvola. Secondo i LXX. Perch la nuvola 1' uvea adombrato, e il tabernacolo era 'ripieno della gloria del Signore. Vers. 34- Allorch la nuvola s partiva ee. Vedi Num. ix.