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Jfc PRIMO

LIBRO DEL PENTATEUCO


OS$IA.

LA G E N E S I
PREFAZIONE

11 Pentateuco tutto, siccome opera di un


solo autore Uose, cos *& 'utto Sie"*
sol libro, ed citato nel Nuovo Testamento
col titolo di libro di Mos , ovvero col nome ai
Legge. La divisione per di esso in cinque li-
bri molto giusta , e ad Esdra si atinbwc*
comunemente. Il nome, che dato nella nostra
Volgata a questo primo libro viene dalla tra-
dazione te'iXX, i quali lo intitolarono Genesi,
vale a dire Generazione , perch m esso de-
scritta la creazione dit tutte le cose, e si rac-
contano le generazioni de patriarci da A bra-
mo in poi. Neti' Ebreo questo libro ( come gll
altri quattro ) prende il nome ^aprima pa-
rola, da cui egli comincia, Beresith, ovvero
Berescitb, Al principio. Tutta la Genesi si pu
distinguere *&aMro P*** *<&* 1**** la ^
ma contiene ti retivi* del &tr**mao d
Adamo fino i diluvio, Genesi V IM* *
tonda abbracci* tutto il tempo , che corre da
No fino ad Abramo, dal- capo rii. fino al
Xll. La tersa descrive le a*iom di bramo
fino alla sua morte, capa XXr. Nella quarta
si narrano i fatti " Isacco, di Giacobbe e di
Giuseppe fino alla morte di questo gran pa-
triarca. Ella opinione assai comune^ tra gli
Interpreti, che la Genesi fu scritta da Uose
ndV Arabia allora quando Iddio disgustato co-
eli Ebrei per le loro mormorazioni, e petla
lor miscredenza, li condann a consumare
quaranC anni nel girare attorno pellegrinando
per quel vasto 'd&er'to. In tal luogo adunque
Mos diede principio ad istruire e formare ii
popolo commesso dal Signore al suo governo ,
rimettendogli davanti agli occhi le gran verit
della Religione , sulle quali dovea poscia inal-
zarsi tutto t edifizio della sua legislazione.
Quindi descritta la creazione dell universo,
f origine del genere umano > la felicit del pri-
mo uomo creato da Dio a sua immagine e so-
miglianza ( felicit, di cui avrebber goduto i
suoi discendenti, se egli non avesse disobbe
dito al suo Creatore ) ; la corruzione generale
degli uomini punita da Dio coli' universale di-
luvio, da cui il solo No colla sua famiglia
salvato nelf arca ; la confusion delle lingue, e
la divisione della trra tra'figliuoli d No, la
separazione di uno de' discendenti di Sem per
essre il padre de* credenti, e lo stipite del po*
poi di Diot finalmente la vita de' patriarcha
da A bramo fino a Giuseppe. Tali sono i gran
diosi oggetti che ci son messi davanti in que-
'sto libro. L' autore di esso, il pi grande in
siemet e il pi antico di tutti gli storicit ci d
una continuata notizia di tutti que s ecoli^ in-
torno a' quali gli scrittori prof ani pi antichi
pi celebri non altro han potuto a noi traman-
dare , se non mre favole, ovvero confuse e
alterate tradizioni del vero. Quello per che
sopra tutte le altre storie rende infinitamente
-preziosa e venerabile quella di Mos, egli t
che te essa si ha la storia della Religione da
ideiamo fino a quel tempot in cui, mediatore lo
stesso Mos) ferm Dio la grande alleanza
to' figliuoli d* Israele, e li fece suo popolo. Co-
si uomo cristiano trova nella Genesi non so-
lo l cognizione perfetta del vero Dio , e dei
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suoi attributi ; ma di piai lumi necessarii per
conoscere A- stesso , e la naturale sua mise'
ria, onde condotto ad alzare la mente e il
cuore verso quel celeste Liberatore , la grazia
di cui pu non solamente scioglierlo dal pec-
cato, ma ancor sostenerlo in mezzo alle tenta-
zioni della vita presente ; vi trova i documenti
gravissimi di piety e innumerabili esempli di
ogni virt 7t que* santissimi uomini, la fede
de' quali, degna dell' Evangelio, a cui pur ap-
partenneroy celebrata dagli scrittori santi
del Nuovo Testamento, e dal medesimo Ges
Cristo : vi trova finalmente i misteri dello stes-
so Cristo, e della sua sposa la Chiesa, figura*
ti e predetti ne" fatti pi illustri, e negli avve-
nimenti , e negli stessi personaggi pi rag"
guarde.voli, de' quali in questa divina storia ra-
gioitasi. Imperocch, come not s. Agostino, Di
que' santi, i quali furono anteriori di tempo alla
nativit del Signore, non solo le parole, ma an-
che la vita, e i maritaggi, e i figliuoli, e le gesta
furono profezia di questo tempo, in cui nella
f*de delia passione di Cristo adunata di tutte
1? genti la Chiesa ; onde giustamente afferma
s. Ireneo, che ogni lettera di Mos parola di
Cristo : Literae Mosis verba sunt Chrisli.
1k
LIBRO DELLA GENESI,

CAPO PRIMO.
Della creazione del mondo. Distinzione^ e orna-
to delle cose create* Formazione dell'uomo, a
cui Dio sottopone tutto quello ch vea creato

i, (i) in principio i. A.lprincipiocre


creavit Deus coelum et Dio il cielo e la lerra.
lerram.
(i) Ps. 32. 6. i35.5. Ecc/. 18. i.Act. \k> *4
17. 24.
Vers. i. Al princpio creo Dio te. Con*queste parole Mos
fa io primo luogo conoscere, che il mondo non eterno , ma
ha avuto un principio, togliendo cosi di mezzo le false idee de-
gli antichi filosofi: condola conoscere Palliare stesso del mon-
do e della natura : ed cosa da notar!, ebe in tutta la oria
della creazione \ la stessa vce adopera Mo s a significare il
Creatore del mondo. Questa voce esprime la potenza di Dio ,
colla quale non solo cre il tutto , ma il tutto ancora conserva e
governa: questa voce nel numero plurale, onde letteralmente
si tradurrebbe: A principio gli dii creo. Lo che non solamente
ad Origine ,a s. Girolamo e a s . E p i f a n i o , ma anche a qualche
antico Rabiuo parve argomento della unit di essenza, e della
pluralit delle persone , che in Dio. La parola originale, che
noi espoughiaruo con quella creo , questa parola bench non
sempre significhi trarre dal nulla, ha nondimeno questa signifi-
cazione principalmente; e io questo luogo evidentissimamente
esprime la creazione dal nulla : verit confermata eziando dalla
Scrittura (Maoh, n. cap. vii) oltre il consenso degli antichi, e
moderni Interpreti.
11 cielo , e la terra, S. Agostino per queste due cose intese
tutta la materia creata dal nulla : della qual materia doveva poi
formarsi il cielo e la terra, e tutte le cose, che nel!' uno e nel 1*
altra compiendomi; ode il comedi cielo, come quello di terra
sono qui messi anticipatamente j Z i, de Gcnt coni. Hfunich.
2. Terra autem erat 2. E la terra era in-
inanis et vacua, et *e* forme e vota, e le te-
nebrae erant super fa* nebre erario Sopra la
ciem abyssi : et spiri' faccia dell' abisso : e lo
tus Dei ferebatur su- spirito di Dio si movea
per aquas. sopra le acque.
3, Dixtque Deusi(\) 3. E Dio disse : Sia
Fiat lux. Et facta est fatta la luce . E la luce
lux. fu fatta.
(O Helr. 11.3.
cap. vii..Simile a qusta la sposizione d s. Gregorio Nisseno.
Alcuni moderni Spositori ,Pererio ec. hanno credito che sotto
il nome di cielo s' intendano i corpi celesti, e sotto il nomq di
terra il globo stesso terrestre coi!' acqua , col fuoco, e coli'
uria, ond' circondato l stesso globo. Forse pi naturale e
semplice il dire, ebe Mos racconta qui ingenerale la creazio
ne dell'universo, di cui le parti principali sono il cielo e la
terra.per venire dipoi alla descrizione particolare di ciascuna par-
te. Mos tutto inteso a risvegliare nell'uomo l'idea del suo Crea-
tore, e il sentimento della bont, colla quale questi avea crea*
te tante cose per lui, non parla della creazione degli Angeli, i
quali, secondo il parere de' pi antichi Padri greci e latini fu-
rono primogeniti traile opere di Dio (Basii. Nazianz Hieron.
e ). e pi probabilmente creati nei primi momenti del primo
giorno.
* Creo Dio il cielo e forse gli angeli insiem con esso, poich
non dicesi informe e vuoto come la terra, sebbene non accora or-
nato degli astri.
Vers. 2. La terra era informe e vola. Era una massa priva
di tutti quegli ornamenti, ond' ella fu poscia abbellita, animali ,
piante, erbe ec.JPWi Hai. xxxi t. 11. Jerein, v. a3. Le acqua
sono comprese insieme colla terra.
le tenebre erano sopra la faccia dell* abiuo: e lo spiri-
to ec. Da no passo di Giobbe xxxvm g. sembra chiaro, che que*
st tenebre non erano una semplice privazione di luce , tua una
specie di caligine, che investiva tutta la mole delle acque, e le
ingombrava. Dov'eri tu, (diceOio a GiobbeJ quond1 io involge-
va nella caligine il mare, come un bambino nelle suefaicf
Lo spirito che si movea sopra le acque, egli lo Spirito Santo ?
Spirito vivificante , il quale infondeva nelle acque la virt di
produrre i rettili, i volatili,i pesci, eg.
* Lo spirilo d Dio era portalo, aleggiava: cosi, secondo al-
cuni, l'Ebreo.
Veri. 3. E Dio disse ec. -Fino a nove volte osservano gl'In-
terpreti, che ripetuta questa pai'oh io questo racconto della
4. Et vidt Deus tu- 4 E Dio vide, che Ja
em , quod esset bona-, luce era buona : e divi-
etd'wisit lucem a tene* se la l u c e dalle tenebre.
oris. 5. K la luce n o m i n
5. Jppellavtqiie hi- giornee le t e n e b r e noi-
ceni diem , et lenebras Lo. E della sera e de!la
fioclem. F ac tum que est m a t t i n a s i compi il pri-
vespere et mane dies mo giorno.
unus.

creazione delle cose , indueendo cosi Mos la parola di Dio f o


sia il Verbo di Dio ) come p r i n c i p i o dell' essere di t u t t e le co-
se , p e r c h queste cose tutte per lui furori falle.. Joan. i. Vedi
q u e l l o che ci detto in (juel luo^o.
Sia fuLla la luce. Questa m a n i e r a di p a r l a r e , la quale ton-
vciiir non pu, se non a l l ' u n i c o Essere n i . i p o t c n U - , f., crU-bru-
to a l t a m e n t e anche da uu relore pacano. S. ILisilio, e s. Grego-
rio IN'iizianzeuo credono, che questa luce fosse una q u a l i t senza

dono, che fosse un corpo l u m i n o s o , d' onde ne fu poi t r a t t o il


sole , e le stelle. L' Apostolo 11. Cr. iv. G. a p p l i c a questo fat-
to , e queste parole ad un'altra maniera di creazione, vale a di-
re alla spirituale rigenerazione de' fedeli per Cristo , dicendo:
iddio il quale disse che dalle'lenebre splendesse la. luce, egli
stesso rifulse nt? no s tri cuori, ec.
Vers. 4- E Dio vide, ec. Mos rappresenta Dio a somiglianza
ti i un artefice , il quale fatta che ha un'opera, la contempla , e
e a p p r o v a la bont , o sia 1' utilit. Tre cose ( dice s. Agosti-
no ) grandemente importanti a saperti doveano estere a noi
intimale : chi fosse il facitore : per f/nnl mezzo le cose tutte
fibbia fatte: il perche le abbia fatte. Dio disse: Sia la luce :
e la luce fu. E Dio vide , che la. luce erri buona. Non havvi
ne autore pi eccellente di Dio ne arte pi efficace della pa-
rola di Dio, ne causa migliore, che i' essere fatte delU coje
buone da lui, che e il buono.
E divise la luce dalle tenebre. Le tenebre ( le quali oramai
non sono, se non una privazion delia luce ) volle Dio , che suc-
cedessero a l l a l u c e , e questa v i c e n d e v o l m e n t e a quelle.
V e r s . 5. h la luce nomino ec. La notte precede il giorno :
onde da una sera a l i ' a l t r a contano il piorno gli Ebrei e la chie-
sa. 11 mondo a d u n q u e avea avutt dodici ore di d u r a z i o n e , fil-
lorcL Dio cre la luce.
n _ . -^- -
&.Dixit quofjueDeus*, 6. Disse ancora Dio :
fiat firmamentam inSia f a t t o il firmamento
medio aquarum \ et di- nel mezzo alle acque :
viclat aquas ab aquis. e s e p a l i acque da acque.
7. Et fecit Deus fir~ 7. E fece Dio il fir-
mamentum , divisitque m a m e n t o , e separ le
aqaas , quae erant sub acque , che eran sotto
firmamento ab his, (ij
il firmamento da quel-
quae erant super fir- le che erano sopra il
mamentum, Et factam firmamento. E fu falto
est ita, cosi.
8. Vocavitque Deus 8. E al firmamento
firmamentnrn coelunt. diede Dio il nome di
Et j"actum est vespere cielo. E della s e r a e
et. mane dies secun- della m a t t i n a si compi
dus. il secondo giorno.
g. Dixit vero Deus : 9. Disse ancora Dio :
Congregentur aquae , Si r a d u n i n o le acque ,
quae sub coelo sunt, in che sono sotto il cielo .

(i) P,y. i35. 5 , 118. 4. Jer. io. 12.6. 16.


Vers.6. Sia fallo il firmamento ce. La parola ebrea rendu -
la nella Volgata con quello di firmamento, secondo s. Girolamo,
e i pii dotti Rabbini , significa etfxtmione , dilatazione, onde,
riunendo il senso della Volgata eoo quello del lesto originale ,
il firmamento sar queli' ampia stabil volta , iutorno alla q uale
i rivolgono i corpi celesti. Questa nelle Scritture sovente
rappresentata come un vastissimo padiglione , che tutta cuopre
e cinge la terra. Ps, io3. 2. Isa. s. 22. xt.ii. 5. Firmamento dun-
que in questo luogo tutto quello immensa spazio, che traile,
stelle , e noi. Che nelle superiori parti di esso vi sieno delle a-
cque, ripetuto tante volte nelle Scritture, che sarebbe teme
rario ( per non dir di peio ) c h i u n q u e ardisse di negarlo. Vt-
t l i P f . n3. 4-, i o 3 . 3 , Dan. m. 20. Ps. 148.6
Vers, 8. E ... diede .. . il nome di cielo. La voce ebrea si-
gnifica luogo , toi>e sono le acque*
Vers. g. Si adunino le acque in un sol luogo te. Dio avea
diviso le acque in due parti , come abbiarn veduto , lasciandone
sopra la terra quella porzione, ch'era necessaria a'suoi disegni:
or questa egli comanda che si riunisca in u sol luo^o, onde !a
locum unum : et appa- in un sol luogo: e l'ari-
reat arida. Et factum da apparisca. cos fu
est ita. fatto.
io. Et vocavit Deus 10. E ali' arida diede
ardam(i)terram con* Dio il nome di terra , e
gregationesque aqua' le raunale delle acque
rum appellavit maria. le chiam mari. E Dio
Et vidt Deum , quod vide,che ci bene stava.
esset bonum,
n. Ei aiti Germinet 11. E disse : La ter-
terra herbam virentem^ ra germini erba verd<*g-
( i ) Job, 38. i. Ps. 62. 7. 88. 12. 100. 6.

terra rimasa a l i ' a s c i u t t o diventi v i s i b i l e . Ai coniando di Dio il


mare lascia scoperte tutte quelle parti della terra, che Dio vol-
le ebe fossero evacuate, e va a r i u n i r s i in un sol luogo. Impe-
rocch t u t t i i mari nella immensa ampiezza loro fanno un sol
mare, mediante la c o m u n i c a z i o n e dell'uno coll'allro. Il mar Ca-
spio, che solo potrebbe fare'eccezione , dee aver comunicazione
occulta col l'Oceano, o col Ponto Eussino , la qual cosa rendesi
manifesta dal vedere, come detto mare, ricevendo molli e gran-
di fiumi, not rigonfia perci, n inonda.
E 1' drda apparisca. Conveniva perci aprirede'vasti seni,
th contenessero tutte il mare .alzare intorno ad e*ft lesive ,
e'dare .il pendo a'fiumi, perch andassero a scaricarti fil ma-
re. Tutto questo in un momento fu fatto; ma tutto questo con-
tiene infiniti miracoli delia onnipotenza e japierita del Creato-
re. Imperocch, per tacere degli altri, chi ha dato alle acque
del m a r e quella salsedine s opportuna a preservarle dalla cor-
ruzione; la quale corruzione avebbe portata la morte e la di-
struzione a t u t t e le parti della terra ? Chi allo stesso fine or-
dini, che le acque del mare, mediante il (lusso e riflusso , in
perpetua agitazione si mantenessero? Chi fiss ad esse que' ter-
mini, che elle non ardiscono di trapassare giammai? Vedi Job
xxxvin. . , Proc. v j n . a y . 28. , ec.
la vece di arida 1' Ebreo propriamente dice asciugata , co-
me q u e l l a che usciva di sotto le acque.
* L? arida. L' arido elemento.
Vers. i i. La terra germini erba r,c. Fin qui la terra era sta-
la infeconda, e tale polca rimanersi , se Dio avesse voluto t-o.ii.
Lezione i m p o r t a n t e pt-r gli u o m i n i , affinch si avvezzino a ri-
guardare la sub b e n e d i z i o n e . d i Dio nume unica sortole di lui-
et facientem semen, et giante, e che faccia il
lignum pomiferumfa- seme, e piante fruttife-
ciens jructiim juxta re , che diano il frullo
genus suum-, cujus se- secondo la specie loro ,
men in semetpso sit che in s stesse con-
super terram. Et fa- tengono la lor semen-
ctum est ita. za sopra la terra. E co-
si fu fa ito.'
12. Et pro tulit terra 12. E la terra pro-
"herbam virentem , et dusse l ' e r b a verdeg-
facientem semen juxta giante, e che fa il seme
genus suum \ tignum- secondo la sua specie ;
que fac.iens fructum: et e le p i a n t e , che d a n n o
liabens unumquodque frullo , e delle quali o-
sementem secundum gnuna ha la propria se-
speciem suam. Et vidit menza secondo la sua
Deus, quod esset bo- specie. E vide Dio, che
num. ci hene slava.

ti i beni conceduti all'uomo. E ci era tanto pi necessario, per-


ch dovea poi venire no tempo, in cui questa stessa t e r r a , la
quale li sua natura non ha n i t r o che s t e r i l i t , dovea da' ciechi
omini adorarsi, come una d i v i n i t benefica, e come cspioo pro-
dutlrice di que.' beni , de' quali per sola bont di Dio fu arric-
chita.
Che faccia il seme, ec. Cos Dio d una specie d'immortalit
ali' erbe , e alle piante, ponendo in esse i'i principio, code ri-
prodursi , e, propagarsi ali' infinito.
Secando la specie loro. L' erbe e le piante, secondo questo
comando di Dio, conserveranno in perpetuo la loro natura , e
tutta la loro infinita variet ; bench mescolati; 1' une colle al-
tre in una medesima terra,non perderanno,n altereranno giam-
mai le specifiche lor qualit. Vi voleva perci una sapienza , la
quale tutte conoscendo le particelle e gli atomi della terra , e
dell'acque, secondo queste regolasse la tessitura degli strumen-
ti della nutrizione e della vegetazione, onde dal medesimo suo-
lo spuntassero , e si nutrissero erbe s differenti nel colore, nel
sapore , nella qualit delle foglie, ec.Lo stesso dicasi delle pian-
te. Ma qual dovizia, qual magnificenza di don! prepara Dio ali'
uomo non solo per suo sostentamento , ma anche per sua de-
lizia col crear tam' erbe e piaau fruttifere per lui ."' li Griso-
13.Et factam est ve- 13; E della sra e
spere et mane die ter- della mattina si compi
tius. il terzo giorno.
\f\J)xitaulemDeus: i4 E disse Dio : Sie-
Fiant luminaria in fir- no falli i Juminari nel
mamento coeli,et divi- firmamento del cielo, e
dant diem , ac noctem, distinguanoli di , e la
et sint (i) in jgna et notte; e segnino le sta-
tempora et dies et an- gioni,igorni e glianni.
nos.
(i) Ps. io. 7.
storno , e s. Ambrosio harm' osservato , che Do creole piante
prima del soie e delle stelle , affinch la formazione delle stes-
se piante non potesse attribuirsi all'influenza del sole, o degli
astri.
Vers. 14. e i5. / luminari nel firmamento del cielo ec Sem-
bra v e r i s i m i l e , che in questa parola generale i luminari siena
comprese le stelle , e ancile i piaceli , ma si descrive pi par-
ticolarmente la creazione del sole e della i u n a , perch e P uno
e 1' altra servono in tante guise a' bisogni dell'uomo. Dio pone
il sole nel firmanenlo del cielo in q u e l l a distanza dalla terra ,
che conveniva al bene degli uomini; talmente che n p e r l a
troppa vicinanza di lui ja terra fosse abbruciata, n per la lon-
tananza restaste sema il necessario calore. Questo immenso glo-
bo di luce e di fuoco per un milione di volte pi grande
della terra.- e con tutta l'immensa quantit di materia, ch' egli
getta da tanti secoli, non si vede in l u i d i m i n u z i o n e di sorteal-
cuna, paragonando le pi antiche colle pi recenti osservazio-
ni: lo che tanto pi m i r a b i l e , quanto che sappiamo , oh' egli
non un corpo solido e denso , ma come un abisso di luce.
La luce , che di per s oscura, d i f l e t t e n d o a noi la luce del
sole, si fa luminosa ella stessa. 11 cangiamento delle sue fasi s
ammirabile e s ben regolato , e il volgersi , che ella fa attorno
alla terra, che ella ba per suo centro, dimostrano come per la
terra ella fatta : quando ella crescente, continua e allunga il
giorno: previene il giorno, quando ella scema, e quando pie-
na, lo raddoppia, facendo nella notte le veci del sole. Notisi che
il sole e la luna sono qui chiamati i due grandi luminari, quan-
tunque e la luna sia minore assai delle stelle nella luce e nella
massa, e alcune delle stelle uguag lino, e anche sorpassino il so-
ie in grandezza: ma relativamente alla loro situazione , e a' loro
nletu sopra la terra giustamente laScrittura d tra tutti i corpi
celesti il principato al sole e alla luna.
16. Ut laceant in fir- 16. E risplendano ei
mamento coeli, et il/M' firmamento del cielo, e
minent terram. Etfa- illuminino la terra. E
ctum est ila. cos fu fatto.
iG.FecitgueDeusdtio io. fece Dio due lu-
luminaria magna: lu- minari grandi: il lumi-
minare majus, ut prae" nar maggiore , che pre-
esset diei : et luminare sedesse al giorno ; e il
minus,ut praeesset no- l u m i n a r minore , che
eti : et stellas. presedesse alla notte: e
le slelie.
17. Et posuit eas in 17. E le colloc nel
firmamento coeli, ut lu- firmamento del cielo,
cerent super terram affinch rischiarasser la
terra.
18. Et praeessentdiei, 18. E presedesseroal
ac noeti , et dividerent d, e alla notte , e divi-
luffe m, ac tenebras. Et desser la luce dalle te-
vidit Deus , quod esset nebre. E vide Dio , che
bonum. ci bene slava.
19. Et f actum est ve* 19. E della sera e
spere et mane dies della mattina si compi
quartus. in quarto giorno.

Segnino le stagioni, i giorni, ec.l sole e ja lana c'insegnano


a distinguere il di dalla notte, e insegnano a dividere il tempo
in settimane, in mesi, io anni, osservando il loro corso.Forse a n -
cora volle qui M o s accennare , come il corso del sole e della
}una dovea servire di poi a sognare i tempi e i giorni destinati
in modo speciale al culto di Dio.
Vers. 16. E le (telte.Quesie sono come tanti soli, ricche della
propria loro luce: le pi piccole SODO |>iu g r a n d i assai delia t e r -
ra, la quale meno che un p u n t o riguardo a l l e m a g g i o r i : elle
sono anche innumerabili. Lo spirito umano si perde in conside-
rando la sterminata mole di tali corpi, la distanza loro quasi in-
finita dalia terra, l'inesausta luce, l'ordine, e il concerto de'Jor
movimenti , e domanda, a qual fine mai tanta magnificenza , e
lauta profusione? Dio solo , che conta il n u m e r o delle stelle, e
20.Di.rzV etiamDeus'. 20. Disse ancora Dio:
Prodticantacjuae repti- Producano Je acque i
le anmae viventis , et rellili animati e viven-
volatile super terram ti, e i volatili sopra la
sub firmamento coeli. terra sotto il firma-
mento del cielo.
21. Creavilque Deus 21.E cre Dio i gran-
cete grandia>et omnem di pesci, e tulli gli *-
animam viventem , at- nirnali v i v e n t i , e aven-
que motabilem , quam ti molo: prodotti dalle
produxerant aquae in acque secondo la loro
species suas , et omne specie, e tulli i volati-
votatile secundnm ge- li secondo il genere lo-
nus suum.Et vidtDetis: ro. E vide Dio , che ci
quod esset bonum. bene slava.

ciascheduna di esse chiama nel suo proprio nome (P$. io3. ?..),
Dio solo conosce tutti i fini delle opere sue ; ma noi dobbiamo
e conoscerlo per esse , e benedirlo.
Vers. 20. Producano l'acque i renili animati e viventi. Ret-
tili si chiamano nella S c r i t t u r a i pesci, perch , generalmente
parlando , sono privi di piedi, e si strascinano sulle acque. Qui
al comando di Dio un popolo immenso di natanti riempie il ma-
re: q u e s t i sono di specie infinite : i pi piccoli non sono meno
ammirabili pella prodigiosa loro fecondit, e pella somma loro
agilit e destrezza, che i grandi pella lor mole e pella loro forza.
La m a n i e r a , onde si m a n t i e n e in un elemento , dove n u l l a na-
sce , questa immensa popolazione, non dee recar mei.o di tnara-
\iglia : i grossi divorano i piccoli , ma questi e m o l t i p l l c a n o in
tanto n u m e r o , e son t a n t o lesti alla fuga, e san cosi bene per
tempo rifuggirsi ne'luoghi, dove per la bassezza dell' acque non
possono andare i grandi , che e questi trovano a sufficienza per
sostentarsi, e quegli a dispetto della c r u d e l t e voracit de' loro
nemici conservano la loro specie , senza cha appariste diminu-
zioni". T u t t i questi miracoli della provvidenza sono accennati da
Davitkle, Pi. io3. a5. Quel m are grande, vastissimo^dove so-
no rettili senza numero, animali minuti insieme co* grandi.
E i volatili sopra la terra. L'Ebreo e il votatile voli sopra
la terra ; ma nessuna variet per questo tra 1' originale, e la
Volgata, ove in quello si supplifca P articolo, il quale, secondo
il genio della l i n g u a , di leggieri si omette, ed e s u p p l i t o si n r l l '
Arabo , e s ancor u' LXX ; oude 4cvra uadurai; e; il velatile ,
2 2. Benc'ix iti/u eis, 22. E li benedisse'di-
dicens : Crescite. 6 f mul- cerdo: Crescete, e rnol-
tipi ic ami ni , et repletQ i i p l i c a t e j e popolate le
acjna^ r.iaris : avesque acque del mare: e mol-
mulplicenlur super liplichirio gli uccelli so-
terram. pra la terra.
23. Etfactum est ve- 23. E della sera e
spere ti 1 mane dies cleiia mallina si com-
quintus. pi il quinto giorno,
24. Disse ancora Dio:
2 4. D ixit quocjueDeus: Produca la l e r r a anima-
Producattsrra animam li v i v e n t i secondo la lo-
v'wentem 77.gQ7isre suo; ro specie ; a n i m a l i do-
jumenta , et replilia, et mestici, e rettili , e be-
bestias tarrae secun- slie salvatiche della ter-
dum species suas. Fa- ra secondo la loro spe-
ctumque est ita, cie. E fa fatto cos

che voli (opra la terra. Cosi a n i m a l i si differenti , i pesci e i


v o l a t i l i , hanno comune l'origino d a l l e acque del mare per v i r t
li questa onnipotente parola. La n a t u r a di q u e s t i ancor pi
nota all'uomo,che quella de'pesci, e in essa i n f i n i t e sono le ma -
r a v i ^ l i e , a l l e quali, perch o r d i n a r i e e c o n t i n u e , assi poco si ri
ilette , e con estrema i n g r a t i t u d i n e 1" nomo resta i n s e n s i b i l e g
tanto numero di creature, ond'egli t a n t a r i t r a e u t i l i t e d i l e t t o ,
e le q u a l i eziandi son fatte per i s t r u i r l o . La b r e v i t , ch io mi
son proposto , non mi permette di stendermi sopra tali cose
quam' io amerei; ina non mancano autori e l i b r i da potere sod-
disfarsi in questa materia.
* Producano le acque i retili. I n a t a n t i .
Vers.aa, E li benedisse dicendo, ec. Con questa benedizione
Dio <l a'pesci e a g l i uccelli la v i r t di r i p r o d u r s i ne'loro p a r t i
nr la conservazione d e l l a loro specie.- con questa p r o m e t t e ili
vegliare a l l a loro conservazione, e di p r o v v e d e r e al 1 o r o m a n t e -
triine.nlQ: Due patter Iti si vendono dite denari; s in solo d
etsi non dimenticato da Dio. Mail. x. ?.().
Vers. ?4' Produca la terra ec. il m a r e e l ' a r i a e r a n o i po-
polati J i un immenso n u m e r o di c r e a t u r e ; v i e n e ora Dio a dare
leli a b i t a t o r i a l l a terra.
diurnali domestici. Tale i: i l senso dell' o r i g i n a l e ; e rum
d u b b i o , c h e lo stesso voglia significarsi uella Vogala colla paro-^
26. Etfecit Deus he- 26. E fece Dio le be-
suas terrae juxta spe- slie salvatichedella ter-
cies suas , etjumenta , ra secondo la loro spe-
et omne reptile terra e cie, e gli animali dome-
in genere suo. Et vidit stici , e tulli i rettili
Deus, quod esset bo- delia terra secondo la
num. loro specie. E vide Dio,
che ci bene slava.
25, Et alt: Faciamus 26. E disse: Faccia-
liominem ad ( i } imagi- mo l'uomo a nostra im-
nrim et similitudinem magine e somiglianza;
nostram ; et praesitpi- ed ei preseda a' pesci
scibus maris, et volati' dal mare,e a'volatilidel
Lbus eoe li, et bestiis , cielo, e alle bestie , e a
universaeque terrae , lutta la terra e a lutti
omnique reptili , quod i rellili, che si muovo-
movetur in terra. no sopra la terra.
Ci) Infr. 5. i. g. 6. i. Co& 11. 7, Coloss,
3. io.
la jumenta;\zle a dire tutti quegli animali.cbeservono all'uomo,
e a lui obbediscono, e Io aiutano nelle fatiche, gli somministra-
no,onde sostentarsi, e vestirsi, e supplire agli altri bisogni della
vita. E certamente non altro, ebe la parola e l'ordine del Crea-
tore pot r e n d e r e docili e obbedienti ali' uomo questi animali,
dc'quali alcuni lo superano grandemente nella forza, mentre al-
tri ve n' li 3 non cos robusti, i quali 1' uomo non pu in veruu
modo addomesticare giammai, n ridargli al suo servizio ( Job.
xxxix. 5 q, io. 11. ) ; perch Dio ha voluto , che a tal paragone
riconoscesse 1'uomo a chi egli sia debitore della subordinazione,
che mostrano a lui g i altri animali, e dell'utile, ch'! ne ricava.
E i re IL! i.\ alt a dire t u t t i quegli animali, i quali si strascina-
no sopra la t e r r a , perch o sono affatto senza piedi , o gli hanno
tanto corti, che poco, o nulla si alzano sopra la terra.Tutto que-
sto s'intende da noi co'terraini generali, di serpenti, e d'insetti.
Vers. 9.5. E Dio vide, ec. Quest'approvazione di Dio lo stes-
so , che la sua benedizione , e ha i medesimi effetti riguardo a
tutto l'infinito popolo di animali terrestri.
Vers. 26. Facciamo V uomo. Ma qui si cnmbia linguaggio i e
Dio, il quale finora ha fatte tante e s grandi cose colla semplice
sua parola , si dispone adoperer egli stesso, per cosi dire , di
a?- Et creavit Deus 27 . E Dio cre 1' uo-
Jiomnem ad magnem mo a sua somiglianza :
su arniti) ad imagnern a somiglianza di Dio
Dei creavil illum : (2) lo creolo cre maschio,
masculum, etfoeminam e femmina.
creavit eos.
(1) Sap. 2 23. Eccl. 17. i.
(2) Mtj/^. 19. 4-
sua roano. Sembra (dice aa Gregorio Nissenoj che Dio a guisa
di pittore rappresenti a s stesso l'idea, ch'! vuole espnmere,e
attentamente consulti l'originale eletto per suo modello, men-
tre Alce: facciamo P nomo. Egli avea creato il mondo per P
nomo ; vuole adesso crear l'uomo per .s: v u o l e adunque crear-
lo dotato di senso e di ragione , e capace perci d' intendere il
suo creatore, e ammirar le opere di l u i , e per esse ringraziarlo
e lodarlo. Tutta la Chiesa in queste parole : Facciamo . . . a
nostra ec. ha riconosciuto sempre le d i v i n e Persone sussistenti
io una perfettissima unit.
4 nostra immagine e somiglianza, li stessa cosa significano
queste due parole immagine e somiglianza; ma unite insieme
denotano una immagine perfetta quanto mai fare si possa. Vedi
cap. v. 3.: onde potrebbe t r a d u r s i a nostra immagine umilissi-
ma. Or 1' uomo i m m a g i n e di Dio secondo la a n i m a incorporea,
immortale , dotata d1 intelletto e di volont e di libero arbitrio,
e capace di sapienza, di v i r t , di grazia e di beatitudine, cio di
vedere, e godere Dio. L'uomo adunque immagin di Dio secoq-
1o quegli attributi,|che da lui si comunicano alle creature in-
telligenti. E questa immagine, o somiglianza coq Dio talmente
naturale ali' uomo, ch'ei non pu perderla senza perdere la sua
natura. Ben pot questa immagiue oscurarsi, e deformarsi per lo
peccato;'ma cancellarsi, o togliersi non pot mai. Vedi Angiut.
Retract\ lib, 11. cap. 24, Nel corpo stesso dell'uomo riluce qual-
che cosa di straordinario e di grande. La sua figura fatta per
mirare il cielo, a differenza degli altri animaii,che son tutti pie-
gati verso la terrjuEgli ha due manioche sono strumenti primarii
di sua ragioue e di sua libert:nella sua faccia, e principalmen-
te ne'snoi occhi trasparisce u non so che di spirituale(per cos
dire), e di divino.
Ei presed a1 pesci ec. L'autorir e il dominio sopra tutti gli
animali dato ali' uomo, come un distintivo e una prerogativa
della sua dignil.Egli,secondo l'espressione di * Basii io,aacque
ali' impero, ma questo impero fu limitato assai, e ristretto, al-
lorch egli si avvili si degrad col peccato. Tutto obbed e
&erYi ali' uomo fino a Un lo ciie i' uomo fu obbediente a DO.
i8. Benedixitque il' sB.E benedisseli Dio
iis Deus , et alt : (i) e disse:Crescete s e mol-
Crescite., et muldplca- tiplicate : e riempile la
mini, et replete terram, terra, e assoggettatela :
et subjicite eam: et do' e abbiate dominio so-
min amini piscibus ma* pra i pesci del mare : e
ris, et volalilbus coeli, i volatili deH'aria,e tut-
et universis animanti- ti gli animali , che si
IjuS) quae moventur su- muovono soprala terra.
per terram.
(i)//r.8. 17.9.1.
Una immagine di questo assoluto dominio l'ha Dio fatta vedere
in que'Santi s dell' aotico, th del nuovo Testamento, i quali
ebbero docili al loro cornando e i muti animali, e le bestie pi
feroci E'comuo sentimento de' padri, che gli animali, che souo
adesso contrarii ali' uomo , non lo erano nello stato dell' iuuo-
cenza.
* Ed ei presieda. L' Ebr. in plurale dominio.
Vers. 27. Crto V nomo a tua somiglianza^ a somiglianza ce.
Ripetizione,la quale nella bocca di Dio denota ed e&alta sempre
pi la grandezza di questa sua creatura, affinch questa dal suo
Fattore medesimo impari a fare una giusta stima de' doui, onde
egli la ricolm, e ad averne tuttala gratitudine.
Lo creo maschio , e femmina. Dio cre 1' uno dopo 1' altro i
due sessi, come vedremo nel capo seguente : imperocch qui si
riferisce in compendio quello che in detto luogo pi ampiamen-
te descritto.
Vers 28. Benedisseli. . . Crescete^ e moltipllcate^ ec. Dio pro-
mette 11* uomo e alla donna la fecondit, la quale, supposta au-
che 1* unione de' sessi, sempre un dono del Creatore , e un
effetto di questa benedizione. Non si ha qui adunque (checch
dicano gli empi, e gli eretici) un comando, ma un' approvazione
del matrimonio, per mezzo del quale la specie umana si conser-
vi , e si propaghi. Fedi Augittt. de cv. lib, xxi. e. 22. Notisi ,
che le slesse parole sono dette a' pesci e agli uccelli nel vers.
?.?.. , a' quali nessun dir, che sia perci stato dato un comando.
E assoggettatela. Occupatela come di vostro dominio, e col-
tivatela.
Abbiate rfomim'o sopra i pesci .. . volatili ec- Non v'ha dub-
bio, che queste parole unii diano ali' uomo potest sopra tutti
gli animali per farli servire a* proprii usi e bisogni, e per cibar-
&ene ancora quando che fosse.
* ^>ioggea(ia.Faicvela sorella.
29. Dixitque Deu.y : 29. E disse Dio : Eo
Ecce dedi vubis omnem co ch'io v'ho d a t o tul-
he roam afferentem se- te l'erbe, che fanno se-
men super terram , et ne sopra la lena.e tul-
universa Ugna, quae te le piante, che hanno
iabent in semetipsis in s stesse semenza
seme ?i te m generis sui , della loro specie , per-
(i) ut sint vobis in e- ch a voi servano di
scam. cibo.
So. El cunctis ani- 3o.E a tutti gli ani-
mantihus terrae, omni- r*ali della terra,ea lul-
que volucri coeti, et ti gli uccelli dell'aria, e
universis^ quae moven- a q u a n t i si m u o v o n o
tur in terra , et in qui- sopra Ja terra a n i m a l i
bus st anima vwsns , viventi , affinch abbia-
ut habeant ad vescen- no da mangiare. E cos
dum. Et faclum est ita. fu fallo.
o i.( 2 ) FiditqueDeus 3i. E Dio vide tutte
cuncta tjuaefecerat: et le cose , che avea fatte, -
(i)//r.9.3.
(^2) Eccl. 69. 21. Mare. 7. ^7.
Vers. 29, <:co, che io v'ho dito mile l'erbe ec. Quantunque
Dio abbia fatto i' uomo padrone della vita di t u t t i gli animali
per trame i vantaggi, ch' essi possono somministrargli; contut-
toci concedendo adesso a lui'per suo cibo l'erbe" e le f r u t t a , ci d
tutto il motivo di credere, che dalle crni drg'i animai! si asten-
nero gli uomini fino a quel tempo, in cui l'us>.j di esse fu espres-
samente conceduto, come vedremo, Tale il sentimento comune
de* padri e degl' Interpreti.
Vers. 3o. E a tutti gli animali . . .uccelli ec. L'uomo qui
istruito a non fare gran caso di que' ben*, ebe la Provvidenza ba
fatti comuni anche a' pii piccoli e negletti animali, a non affan-
narsi di soverchio per timore di restar privo di quel sostenta-
mento, che Dio ha preparato io abbondanza anche per queli i.
Mirate i volai ili deW aria che non seminano, n mtelono , ?/
chiudono ne1 granai le biader il Padre vostro celeste li paste.
Non siete voi da pi di loro? Mati. vi. 26.
Ver. 3i. Ed erano buone assai Dio aveva approvata ciascuna
parte dell'universo da s c r e a t a ; ma t u t t o insieme il complesso,
la concatenazione, per eoljJ.ire, C l'ordina merita una partitola-
erant valete bona&tfa- ed erano buone assai. E
cium est vespere et ma- della sera e della mat-
ne dies sextus. tina si form il sesto
giorno.
CAPO II.
1)io, avendo compiuto in sei giorni il suo lavoro j
riposa il settimo giorno , e lo benedice . Pone
/ uomo nel paradiso ornato di varie piante
fruttifere, e di correnti. Forma dalla costa
dell* uomo va per suo aiuto ; e istituisce il
matrimonio.

i. Igitur per fed 1. 1 urono adunque


sunt cotli, et terra, et compiuti i cieli , e la
oninis ornatus eorum, 1 eira , e tulio i' ornato
loro.
i. ComplevitqueDeas 2. E Dio ebbe com-
die septimo opus suum, piuta il settimo giorno
quod fecerat; et (i) re- l'opera, ch'egli avea fat-
(i) Exod, 20. 11. 3i. ij.Deut. 6. 14. Hebr.
4-4-
re approvazione, e pi speciale. Erano buone assai. Cos si de-
guasse 1' uomo d dar talvolta un'occhiata alle infinite maravi-
glie fatte per lui da Ojo, affi n di eccitare la &ua riconoscenza e
il suo amore.
Vers. i. E tulio l'ornato Joro.Tutte le creature, ebe abbell'
scono e riempiono i cieli e la terra.
* Tutto 1' ornato loro. L' Ebr. il loro esercito; le loro schie-
re: la lor milizia.
Vers. 2. Ripot il settimo giorno.Scrive s, Agostino seni.277.
Che Dio riposasse da tutte le opere sue, non altrimenti sidee
intendere , se non che vcrun' altra natura non fu di poi for-
mata da Zi, sensa per ch? ei lasciasse di reggete , e di con-
servare tjucllc che avea gi fatte. Dio sempre immobile e iru-
oau labile in s stesso produce tutti i cangiamenti, eli succedono
fjuievit die septmo ai la : e ripos il setlimo
universo opere , quod giorno da tutte IH ope-
patrarat. re , che avea com pi le.
3. Et benedixit diei 5. E benedisse il set-
deprmo^ et sancficavit timo giorno, e lo santi-
illum: quia in ipse ces- tc:perch in esso avea
saverat ab omni opere riposato da tulle le o-
suo, quod creavit Deus pore, cheDio avea crea-
ut fa ceret. te e fatte.
l^.lstae sunt genera- 4 Tale fu la origine
tiones coeli, et terrae, de! cielo , e della terra ,
quando creata sunt in quando 1' uno, e l'altra
die , quo fecit Dominus fu creala nel giorno,in
Deus coelum , et ter- cui il Signore Dio fece
ram. il cielo, e la terra.
.Et omne virgultum 6. E tulle le piante
agri,antequam oriretur de' campi , prima che
in terra , omnemque nascessero sulla terra ,
terbam regionis.prius- e.lulte l'erbe della Ur-
quam germinarci: non r, prima che (da essa)
enim pluerat Dominus spuntassero : imperoc-
Deus super terram \ et ch il Signore non avea

nella natura; opera perpetuamente, e a tutte le operazioni con


corre delle sue creature. Sopra questo misterioso riposo di Dio
vedi Heb, iv, 3. ec. e le aouotazioui.
Vrs. 3. E benedille il settimo giorno, e lo santifico. Questa
maniera di parlare sembra assai favorevole alla opinione di qi>e-
{V Interpreti antichi e moderni, i quoli hanno credulo, ,:be ilo
da quel tempo rimanesse il sabato assegnato da l'io a) suo cuho
in memoria del benefcio della creazione, e ebe come lale fu os-
servalo e ooorHto da' Gglioli di Adamo.
Vers. 4- e 5. Fece il cielo , e la urr, e tutte le piante de1
campi, prima che ec. Rafferma la desciizione, ebe ci ha data
della creazione del cielo e della terra; e aggiunge, che, r i g u a r d o
Ile piante e all'erbe della campagna, elle ancora furono iriirue-
liatameute prodotte da Dio, e ebe nessuno dee figurarsele come
uscite fuori dalla terra ; mentre questa non avea ancor 1' uomo,
che la coltivasse, u pioggia dal cielo *r* caduta ad irrigarla e
fecondarla. Muse va iocouiru a uu errore fucile ad insinuarsi u 1-
homo non erat, qui ope- mandalo pioggia sopra
raretur terram. la terra ; e uomo non
era, che la coltivasse.
G.Sedfons ascende- 6. Ma saliva dalla (er-
baie terra irrigati s uni- ra una fonte ad innaffia-
versarti superficiem ter- re la superficie della
me* terra.

le menti degli uomini, ed di riguardare la terra come principio


delie creature ond'ella ripiena. 1 filosofi dell'Egitto all'umido
calore della terra attribuirono stoltamente la prima origine delle
cose terrestri.
Vers. 6 Ma saliva dalla {.erra una fonte ad innaffiarti ec.
La voce ebrea invece d fonte potrebbe t r a d u r s i vapore; onde
verrebbe ad intendersi, come il sottile umore attratto per forza
del sole d a l j a terra e dal mare, e addensato dal freddo della
notte, sciogliendosi q u i n d i iq rugiada,dovea servire a mantenere
1' u m i d o sopra la terra.Il Caldeo in cambio di vapore mette nu-
vola; la quale un aggregato-di addensati vapori. Questa sposi-
zio ne per cerabra, che mal convenga con quello che dice&i nel
vero precedente , ed anche coli' i n t e n z i o n e di M os , il quale
( come abbiam detto ) da voluto farci sapere, ebe Dio era stato
l ' i m m e d i a t o fattore delle piante e dell' erbe, ond' era. allor ve-
stita la terra, senza che alla produzione di esse potesse concor-
rere o la terra stessa, che mancava di umore, ovver l'opera del 1*
uomo , il quale non fu creato , se non dopo di esse, Per la qual
cose varii dotti Interpreti,anche Cattolici,intendono r i p e t u t a nel
testo originale al principio di questo versetto la negazione po-
sta nel precedente , onde si dovrebbe tradurre in tal guisa : IL
Signore non avea maridato pioggia sopra la terra , e uomo
non vi era, che la coltivasse (non) saliva dalla terra vapore,
che innaffiasse, ec . Q u e s t ' I n t e r p r e t i provano molto bene , che
molte v o l t e nell 7 ebreo si ornmette in un membretto seguente
la oegativ.1 posta in quello che i n n a n z i : la quale perci dee
allor sottintendersi, Questa versione fa un ottimo senso*, men-
tre cos Mos viene io queste u l t i m e parole ad escludere anche
le rugiade, togliendo i vapori; i quali alzatisi dalla terra , ad-
dens.nisi pel freddo notturno,scendessero ad u m e n t a r e l a s u p e r -
Jicio della medesima terra. Imperocch sappiamo, che in molti
luoghi, dove rade sono le pioggie, suppliscono al biioguo della
campagna le ragade e le guazze abbondanti,
7- Formavit igitur 7- II Signore, Dio a-
Dominus Deus homi- d u n q u e form 1* uomo
nem de timo terrete , et di fango della terra , e
nspiravt in faciem e- g' ispir in faccia un
jus spraculum vitae : soffio di vila : e 1' uomo
et (i) factas est homo fu fatto anima vivente.
in animam vventem.

(i) i. Cor. 16. 45.

Veri, 7. Dio adunque form ce. Torna Mos a spiegare pi


Stintamente la creazione dell' uomo. Egli ci r a p p r e s e n t a Dio
creatore , il quale colle proprie sue mani forma di u m i d a terra,
e di polvere u n a statua, la quale, bench ancor p r i v a di molo,
e di vita, poria gi nella sua figura, e soprattutto nel!' applica-
zione del grande Artefice, sicuro i n d i z i o di dover essere qualche
cosa d< g r a n d e e di sublime. Imperocch questa statua ( d i c e
T e r i u l l i a n o ) formata non dalla imperiosa parola, ma dal-
la stessa benefica mano del Creatore.
E g1 ispir in faccia ec. Sembra evidente da queste paro-
le, che Dio comunica a l i ' uomo, per cos dire, una porzione del
suo stesso essere, f a c e n d o g l i parte del suo proprio spirito-, on-
de 1' i m m o r t a l i t d e l l o s p i r i t o umano, i n d i c a t a da Mos in mol-
ti a l t r i I n o i > h i , v i e n e a d i m o s t r a r s i in queste slesse parole. Que-
sta verit, che P a n i m a i n f u s a da Dio nell' uomo sia di un' ori-
gine t u t t a divina, e per;i i m m a t e r i a l e e i m m o r t a l e , q u e s t a ve-
rit non pot essere di poi t a l m e n t e offuscata d a l l e t e n e b r e del
G e n t i l e s i m o , ebe non si trovi r i p e t u t a e celebrata presso i fi-
losofi e i poeti pagani. L' Apostolo delle Genti cito di un an-
tico poeta q u e l l e p a r o l e : Di Itti eziandio siamo progenie. At-
ti xvn. 28.
E V uomo fu fatto anima vivente. Il soffio di Dio , o sia 1'
a n i m a , che Dio un,i al corpo d e l i ' uomo , fu per l u i il princi-
pio di sentire, di r a g i o n a t e , e di v i v e r e . Questa u n i o n e di due
sostanze tra loro si d i v e r s e , materiale l ' u n a , I' a l t r a s p i r i t u a l e ,
questa u n i o n e una d e l l e maggiori m e r a v i g l i e , che sieno n e l l a
natnta. Dio solo pot e f f e t t u a r l a colla sua onnipotenza ; e 1' uo-
mo pu ben s e n t i r l a , ma non comprenderla,
* Form 2' nomo di fango della terra. L' E b r . formo 1' uo-
mo di polvere della terra.l LXX. presa della polvere delia terra.
* L1 nomo fu fatto in anima vivente: d i v e n n e a n i m a t o e v-
vente : ebbe a n i m a e v i t a . I l Caldeo porta.' d i v e n n e i p i r i t o ra-
gionatore.
8. Pian Laverai autem 8.0r il Signore avea
Dominus Deus par adi- piantalo da principio
sum, volu.plaii$ a prin~ un paradiso di delizie ;
cipi', in quo posuit ho- dove colloc 1' uomo ,
minem, cjuem formale- che avea formalo.
rat.
y.ProduxifjueDomi- 9. E il Signor Dio
Jius Deus de liumo om- avea prodotto dalia ter-
ne lgnum pfi'crum vi- ra ogni sorta di piante
su , et ad vescendum belle a vedersi, e di frut-

Vers. 8. Or il Signore avea piantato . . . un paradiso (o sa


un orto) di delizie, ec, L'Ebreo pu anche rad rsi: avea pian-
tato un paradiso in Eden a levante, o sia dalla parie di le-
vante, e cosi l'intesero i LXX. Eden il nome proprio dalluo-
go, dove Dio avea piantato il paradiso: e questo luogo era ver-
ro 1 ' o r i e n t e , o si prenda questa d e t e r m i n a z i o n e in senso gene-
rale, e assolutamente, ovvero rispetto al luogo, dove Mos scri-
veva questa storia. La t r a d u z i o n e per d e l l a nostra Volgatala-
ch diversa, sta benissimo cof tflsto originale. Quella parola da
principio diede occasione agli Ebrei, citati da s. Girolamo , di
credere, ebe il paradiso terrestre fosse stalo creato prima de)-
la terra/ ma la maggior parte de' padri, e dell' Interpreti ant.'-
cbi e moderni lo credono formato nel terzo giorno, e alcuni po-
chi subito dopo la creazione del primo uomo-, perch in fatti
Mos ci dice, che per faroe abitazione dell'uomo avea Dio pian-
tato questo paradiso.
Vers. 9. E Dio avea prodotto eo, Vuol dire, che Dio avea
riunito m questo luogo tutta la magnificenza e vaghezza delle
piante, sparse da lui nella creazione per t u t t a la terra.
L> albero eziandio della vita. Vale a dire una p i a n t a , i cui
frutti gustati di tanto in tanto avrebbero servito a conservare la
vita , e a tener sempre lontana la molte; i f r u t t i delle altre
piante doveano servire all'uomo di n u t r i m e n t o ; i f r u t t i di que-
sta servivano a mantenere 1' uomo in una perpetua giovinezza,
U albero della fcienza del bene , e del mais. Cos fu no-
minata da Dio questa seconda pianta , quand' egii mostrandola
al p r i m o uomo g l i proib di g u s t a r del f r u t t o di essa: e la ra-,
gion di tal nome si la determinatone fatta da Dio d i ' c o n s e r -
vare, ed accrescere la giustizia , e in felicit dell' uomo , ove ,
de' f r u t t i di quella pianta ; e di p u n i r l o di morte , ove disob-
bedieute ne avesse mangiato. Qest' albero ailu nque dovea f<ir
seiHire al' uomo la diilVrenia, che passa tra 1' obbedienza, e la
suave : lgnum etiam lo dolce a m a n g i a r e , e
vitae in medio parad i- T albero eziandio della
*/, lignumque scientae vita in mezzo a) para-
oni et mali. diso , e P albero della
scienza del bene e del
male.
io. Et fiuvius egre- i o. E da queslo luo-
diebatur de loco volup- go di delizie scaturiva

disobbedienza a Dio ; tra la felicit promessa ali' obbedienza, e


l'infelicit, nella quale precipit l'uomo disobbediente.Questo
albero in effetto ci priv di t u t t i i beni , e ci sommerse in u
abisso di mali, e ci fece per una trista sperienza conoscitori del
bene e del male. Dio non avendo espressa la precisa specie
e qualit di queste due piante, son perci varte ed i n u t i l i tutte
e congetture deli' umana curiosit. A noi dee bastar di sapere,
che 1' una e l ' a l t r a pianta era buona di sua natura: che la virti
della prima destinata a serbar l'uomo immortale, era un effetto
della libera volont del Creatore; ebe la proibizione di man-
giare de'fiulti della seconda fu una riserva del supremo Padro-
ne , che volle ( come not il Crisostomo ) serbare intero il suo
dominio sopra dell' uomo , e fargli sentire, come di tanti beni,
onde si vedea circondalo, egli tra non il signore, ma un sem-
plice usufruttuario, hom. \6.in Gen.
* Avea prodotto dalla terra. Da quella terra, cio dalla ter-
ra del Paradiso.
Vers. io.fi da questo luogo .. , scaturiva ec. In pii luoghi
della Scrittura si fa menzione del paese di Eden , lieti, xxxvn.
za., iv. /?g. XYUI. 11. xix. 12. i3. xvi. 6. 9.4. Ezech. xxvu '28.
Da questi luoghi ventiliamo a conoscere, che lo stesso paese do-
vea esssere vicino ali' Armenia , e alle sorgenti dell' Eufrale e
del Tigri; quindi , che presso a' monti dell' Armenia han col-
locato il paradiso terrestre varii autori moderni , dove h a n n o
certa loro origine que'due fiumi,Noi seguiremo questa opinione,
rome quella che sembraci atta assai meglio d' ogni altra ad eva-
cuare le difficolt, che in s a r d u a materia s'incontreranno.
Scaturiva un fiume ,. , il quale di l si divide ec. Dal cen-
tro del paradiso sgorgava una sorgente, la quale spartivasi in
quattro bei canali ad innaffiare ( per quanto sembra ) i quattro
lati del paradiso. Questi quattro canali , scorrendo dipoi pelle
vicine terre, crescevano in quattro gran f i u m i , che sono il Ti-
gri, l'Eufrate, e i) Pbison, e il Gehon. Cosi stava certamente la
cosa, allorch Dio colloc l'uomo nel paradiso, e cosi dovea es-
ere a tempi ancor di Mos , e forse anche molli secoli appres-
talis ad irrigandum un fiume ad innaffiare H
paradisum , qui inde paradiso, il qual (fiu-
divi di tur in quatuor me ) d l si divide in
capita. quattro capi.
i i . Nomen (i) uni il. Uno dicesi Phi-
Phison\ipse est qui cir- son; ed quello 3 che
cuii omnem terramile- gira attorno il paese di
vilath, ubi nascitur au- Hevlath, dove nasce 1'
rum. oro.

(i) Eccl 24.35.

so redi Kccl xxiv. 35. 36. 3j. Ma non possibile a noi , n


necessario a l i ' a v v e r a m e n t o della storia di Mos, il m o s t r a r e a-
desso ueli' Armenia quattro fhimi nascenti, da una stessa sor-

di paese q u a t t r o fiumi simili ai descritti da Mos, i quali pote-


rono nascere un di da uno stesso fonte , bench ci non sia al
presente. Che il Tigri el'Eufrate avessero u n d comune l'origi-
n e , il troviam ripetuto in molti a u t o r i profani assai posteriori
a Mos : tua egli certo, che in d i f f e r e n t i luoghi nascono ades-
so que'fiumi , lo che ci d luogo di poter dire, che anche degli
altri due (che noi crediamo essere il Fasi, e 1' Arasse ) cangia
giata sia la sorgente Simili strabalzameli di f i u m i , e di laghi,
cagionati da' diluvii, da' tremuoti, e dalle vicende del tempo ,
leggoosi n e l l e storie, e nelle relazioni antiche, e moderne. E
forse Dio c o l l o slesso cangiamento operato nell' origine di que-
sti f i u m i v o l l e a b o l i r e la memoria di Un luogo , in cui l'uomo
avea stranamente abusato de' 6Uoi benefizii.
Vers. i i . Uno dicesi Phison. Questo abbiam detto essere il
Fasi, il quale nasce u t - l i ' A r m e n i a , e si scarics nel Ponto Eus-
sino. Egli il fiume pi grande s famoso che abbia la Colchice,
paese celebre una volta pel suo gran commercio. Vedi Plin.
Ub.vi.cap. 5,
Egli gira per tutto il paese di Hevilath, dove nasce 1* oro,
Nel rapo x. vedremo un Hevilcth figliuolo di Ghus , e un al-
tro H e v i l a t h figliuolo di Jectan. Ma o sia da uno dkquesti due,
o da un terzo a noi ignoto, che abbia preso il suo nome il pae-
se bagnato dal Fasi, questo paese era vicino ali* Armenia, e al*
le sorgenti dell' Eufrate e del Tigri : la Colchide era in gran-
dissima rinomanza per la qualit e l bont dell'oro , onde ar
ricchivanla i suoi fiumi e torrenti , Ne abbiamo una prova nel'
la favola del vello d' oro, Tedi Plin lib. zS.cap. 3.
12, Et auriim terrae 12. E 1' oro di quel
illius optimum e't: ibi paese ottimo: ivi tro-
invenlur bdellium } et vasi il bdeliio, e la pie-
lapis onychinus. tra oniche.
13. Et nomen fluvii 13.-E il nome del se-
secundiGehondpse est, condo fiume Gehon :
fjuicircumit omnem ter- ed quello che gira per
ram AEthiopiae. tutta la terra d'Etiopia.
14- Nomen vero flu- 14. 11 nome poi del
minis terdi Tigris-.pse terzo fiume Tigri,
vadit coitra Assyrios. che scrre verso gli As-
Vers. i?.. Vi si trova il bdeliio. La voce ebrea debolah
pochissimo conosciuta. L'Arabo, il Siro, e molti a l t r i Interpre-
ti credono, che significhi la perla : e bench non si peschino
in oggi perle nel Fasi, ci non farebbe difficolt ; perch pu
ssere accaduto , ebe o seno state esaurite , o non se ne faccia
ricerca.1 oltre di che se ne pescano nei mari vicini ; lo che serve
a spiegare 1 ' espressione di Mos. Ma tenendosi alla versione
della Volgata, il bdeliio una specie di gomma odorosa, di cui
P/m. lib. xn. cap. g.
Ver. i3, Jl nome del seconde fiume e Gehon. L'Arasse na-
sce nell' Armenia sul monte Ararat , in distanza di 6000 passi
dall'Eufrate, va a scaricarsi nel mare Caspio. 11 nome di Gehon
conviene benissimo a questo fiume , come quello che denota 17
impetuosit della sua corrente; la quale impetuosit fu dimo-
strata da Virgilio , che scrisse lib. vin. JEtieid.
Il ponte
Da dosso si scotea P armento Arasse.
Ed e quello che gira attorno alla terrei d^Etiopia. Ovvero,
come ha Vf^t eo: attorno alla terra di Chus.Quesie parole fan-
no una grave difficolt. Non possiam negare, che o r d i n a r i a m e n t e
nelle S c r i t t u r e la terra di Chns sia l'Etiopia , e tale anche
l'interpretazione de'LXX, e di S.Girolamo. Contuttoci il cele-
bre Bochart ha dimostrato , c h e fa d' uopo riconoscere nelle
S c r i t t u r e pi d' un paese, ebe abbia portato il nome di Chus ,
per essere stato abitato e popolato da' discendenti di Chus fi-
gliuolo di Cliam. Tale direm che fosse questo paese bagnato
dall' Arasse, conforme scrive Mos. E non forse improbabile ,
ebe questo nome di Chus siasi con qualche alterazione conser-
vato nel nome degli Sciti, i q u a l i , secondo varii antichi storici,
abitaron da prima preso 1' Arasse. Imperocch Chus secondo 1*
inflessione del dialetto caldeo, dicesi Cbut, onde poi i Cuthi ov-
vero $!! Sciti. Fedi il Calmet.
"Fluvius autem quartus sirii. E il quarto fiume
ipse est 'Euphrates. egli 1' Eufrale.
16. Tulli ergo Domi- i5. 11 Signore Dio
nus Deus hominem, et adunque prese 1' uomo,
posuit eum in paradiso e lo colloc nel paradi-
voluptatis , ut operare- so di delizie,affinch lo
tur et custodirei illum. coltivasse e lo custo-
disse.
16. Praecepitque ei 16: E gli f comando,
dicens: Ex omni ligno dicendorJVlangia di tut-
paradisi comede. te le pian le del paradiso.
17. De ligno autem 17.Ma del fruito dell'
scientiae boni et mali albero della scienza del
ne comedas : in quo- bene e di male non

Vers. 14. Il Tigri, che scorre verso gli Assiri!. L'Assiria ,o


sia il paese di Assur, per consenso de' pi a n t i c h i s c r i t t o r i , era
di l dal Tigri; e ci crediamo che a b b i a v o l u t o significare Mo-
s. La sorbente di questo fiume n e l l a g r a n d e Aruieuia. Vedi
Plin. lib. vii. cap. ?..
Il (juaria fiume egli P E ufrate. Per t e s t i m o n i a n z a di Stra-
bene e di Plinio, questo fiume (il q u a l e n e l l e S c r i t t u r e detto
semplicemente l fiume, ovvero il gran f i u m e ) nasce sul monte
Abo, o sia Aba nel!' Armenia;
Vers.15. li-Signore Dio adunque prese l'uomo, e lo colloc
nel paradiso ce. L'uomo a d u n q u e fu creato fuora del paradiso,
aftinch riconoscesse come un favore e benefizio di Dio , e non
come una cosa d o v u t a 'alla sua natura, la sorte d' avere un al-
bergo cosi felice.
dffinche lo coltivasse e lo custodisse. Dio non vuole , che
1' uomo, bench p r o v v e d u t o di t u t t o , e f o r n i t o d' ogni sorta d i
delizie, passi il suo tempo i n una molle oziosit. Egl i dee occu-
parsi nella c u l t u r a del paradiso per conservarne 1' a m e n i t , e
guardarlo dagli oltraggi degli a n i m a l i : ma la sua occupazione
sar senza affanno e stanchezza; sar un onesto esercizio , non
un faticoso lavoro Sar egli uno strano pensamento ('dice s.
Agostino) il credere, che 1* uomo collocalo nel paradiso do-
vesse esercitare l'agricoltura non con travaglio di servo, ma
per onesto piacere dell' animo ? Vedi anche il Crisostomo ,
hom. 14. in G e n .
Vers. 17. Non mangiarne: imperocch in qualnnqite giorno
in ne mangiei-ai) in.iubiiatamente morrai. Dio ( come uoi s.
Bdsiliu di Selcucia) affile, per cos'i dire, ali' albero queslo co-
cumque enim die come- mangiarne : imperoc"
deris ex eo, morie mo- ch in qualunque gior"
rieris. no tu ne m a n g e r a i , in-
dubitatamente morrai.
18. Dixit quoqueDo- 18. Disse ancora Dio:
minus Deus : "Non est Non bene, che l'uomo
bonum , esse liominem sia solo: facciamogli u
solum*, faciam us ei ad' a i u t o , che a lui rasso-
jutorum simile sibi. migli.
19. Formatis igitur, 19. Avendo adunque
Dominus Deus, de hu~ il Signore Dio formati
mo cunctis animantibus dalia terra tulli gli ani*
terras, et universis vo- mali terrestri , e lutti
latilibus coeli, adduxit gfi uccelli d e l l ' a r i a , li
ea ad Adamjitvideret, condusse atlAdamo,per-
quid voc&ret ea : omne ch ei vedesse il nome
enim , quod vocavit A- da darsi ad essi:e ognun
mandamento; Egli esige d a l l ' uomo obbedienza , e q u a n t o sia
grande e im por laute questa v i r i l i , e come da s sola basti a te-
ner 1* uomo unito con Dio , gliel fa conoscere con prescrivergli
di attenersi da una cosa non m a l a , dice s. Agostino , de peccai.
mer,, et rem. cap. a i . A g g i u n g e la t e r r i b i l minaccia: i indubi-
tatamente morrai : ch' q u a n t o dire diverrai soggetto alla
morte, diverrai mortale, come h a n n o alcune versioni : tu non
avrai pi d i r i t t o a' ( r u t t i d e l l ' a l b e r o della vita, e non avrai pi
alcun mezzo o a i u t o per tener l o n t a n a la morte: ogni passo , o-
gni momento ti torr u n a parte delle tue forze, e ti mener
verso il sepolcro. La morie a d u n q u e pena del peccato. Per un
uomo entro nel mondo il peccato., e pel peccato la morte, e
cos'i ancora a^ tutti gli nomini si slese la morte, (perch,) tutti
in lui (in Adamn) peccarono. Rom. v. 12. Concil. Trid. sess. 6.
Sap. i, 1 3 n. 3. 9.4.
Vers. 18. Non bene che l'uomo sia solo. Mese viene adesso
per una maniera di r e c a p i t o l a z i o n e ad esporre pi diffusamente
q u e l l o che avea s o l a m e n t e accennato nel capo i. vers.27.lmpe-
rocch n i u n o dee d u b i t a r e , che va fosse creata come Adamo,
nel sesto giorno, dicendo ivi Mos: li cre maschio e femmina,
Facciamogli un aiuto , che a lui rassomigli. Diamogli una
compagna simile a l u i per la condizione di sua n a t u r a , capace
perci di concorrere col l'uomo all'esecuzione de' miei disegni,
e di u n i r s i con esso lui a l o d a r m i , e rendermi grazie de' bene-
fizii fatti da me a tulle le c r e a t u r e .
dam animae viventis , de'nomi, che diede Ada-
ipsum est nomen ejus. mo agli animali viven-
ii, il vero nomedi essi.
20. Appellavitque A" 20. E Adamo impose
dam nominihus suis nomiconvenienli a tut-
cuncta ammantici, et ti gli animali , e a tut-
universa volatilia coe- ti i volatili dell' aria , e
Li , et omnes bestias a tutte le bestie della
terrae: Adae vera non terra : ma non si tro-
inveniebatur adjutor vava per Adamo un a-
simills ejus. iuto, che a lui somi-
gliasse,
21. Immlslt ergoDo* 21. Mand adunque
mlnusDeus soporem in il Signore Dio ad Ada-
A dam ; cumque obdor- mo un profondo son-
miss et, tulit unam de no;e mentre egli era ad-
Vers. 19. Li condusse ad Adamo ec. P r i m a di dare aliinomi
l'aiuto, che gli mancava, Dio fa passare, come in rivista, d i n a n -
zi a l u i t u t t i gli a n i m a l i : affinch e i; 1 i col l u m e d a t o g l i dal Si-
gnore d i s t i n g u a , a che poss.i essergli u t i l e ciascuno di essi , e
come padrone di t u t t i , imponga loro i nome che pii con-

, Ognun de* nomi che diede Adamo ... e il vero nome di etti.
E nome conveniente, adattato alla natura di ciascuno degli ani-
mali; lo che dimostra la profonda sapienza data da Dio al primo
uomo. Ma da queste parole viene ancora ad inferirsi, ebe i nomi
dati da Adamo agli animali eransi conservati fino a Mos nel lin-
guaggio , in cui questi parlava ; Io che proverebbe , ebe il lin-
guaggio de) primo uomo fu 1' Ebreo. 11 celebre Bochart ha di*
mostrato eoa molte etimologie la grande conformit , che passa
traila n a t u r a degli a n i m a l i , e i nomi , che questi hanno nella
lingua ebrea; e possiamo bea credere, che ci si diraostrarebba
anche meglio, se maggiori cognizioni aver potessimo d e l l a me*
destina lingua. Vedi Giuseppe Antiq. i. cap. i. Comunemente
gl'Interpreti, dopo s. Agostino (lib. g. de Gen, ad Ut. cap. 12.),
credono, che i pesci non dovettero comparire dinanzi adAdarao
cogli a l t r i animali ; e il testo medesimo sembra favorevole a
questa opinion?.
Vers. 20. Ma non si trovava per Adamo ec. Adamo, bench
vedesse negli animali molti traiti della sapienza i n f i n i t a del
Creatore, non trov per in alcuno di es*i n u l l a di s i m i l e alle
doli iaieriim ed esteriori, oad' egli era adorno.
costis ejus , et replevit dormenUlo, gli tolse
cameni pro ea. una delle sue cestole ,
e mise in. luogo di essa
della carne.
22.Et aedifieavi tD o- 22. E della cestola ,
minus Deus costavi , che avea tolto da Ada-
e) nam lulerat deAdam, mo, ne fabbric il Si-
in mulierem : et addu- gnore Dio una donna :
xit eam ad A darri. e me nolla ad Adamo.
23. Dixitque Adam: 20. E Adamo disse '.
(\Y Hoc nunc os ex os- Questo adesso osso del-
sibus meis , et caro de le mie ossa, e carne del-
carne mea : haec vaca- la ma carne , ella dall'
bitur vir ago , quoniam uomo a v i a il nome, pe-
de viro sumpta est. rocch stala traila
dall'uomo,
24. (2) Quamobrem 24. Per la qual cosa
relinquet homo patrem 1' UOH50 lascer il padre
suum, et matrem et ad- suo, e la madre , e sia-
(1) i. Cor. n i. 9.
(2) Matili, i g. 5. Mare. io. 7. Ephes.5. 3i.
Yers. 21. U profanilo sonno. Tale i il s i g n i f i c a l o d e l l a voce
orig-nae , io luogo d e l l i q u a l e i LXX. t r a d u c o n o estati. A d a m o
d u n q u e in questo sonno m a n d a t e g l i da Dio fu rapito fuor di ss
stesso, e coU'animo libero e sciolto da'sensi non solo v i d e q u e l -
lo che Dio fece sopra di l u i , ma ri intese ancora t u t t o il misi fi-
re: Egli in questo punto entrando nel santuario di Dio, ebbe
V intelligenza delle ultime cose, dice s. Agostino.
Gli tolse unii delle sue coitole ec. Chi avrebbe immaginato
nel Creatore una ai straordinaria invenzione per formare nna
donna? Ma q u a n t o cosi d i v i e n e sensibile la relazione t r a i l a fijjn-
r a , e la cosa figurata!Dorme Adamo (dice s. Agostino) affinch
va sia formata; muore Cristo, affinch sia formata laChie-
sa; a Cristo morto e traforato il costalo , affinch ne fgor-
ghino i Sacramenti, de1 quali tifarmi la Chiesa, S e n t . 3o,8.
* Mando , infuse ; un profondo sonno. UD' estasi. Ebr. e i
LXX.
Vrs. a3. Questo adesso oso delle mie ossa ec Adamo riscos-
so dalla sua estasi, m e n t r e Dio presenta a lui In sua c o m p a g n a ,
riconosce iu essa un' immagine degna di &, e come un a l t r o t
stesso.
haerebit uxori suae : r unito alla sua moglie,
( i ) et erant duo in car- e i due saranno soluna
ne una. carne.
26. "Erat autem uter- 26. E 1' uno e l'altra,
que nudus>Adam scili Adamo cio, ela sua
cef, et uxor ejus\ et non moglie , erano ignudi ;
erubescebanL e non ne aveano ver-
gogna.
(O i.Cor.6. 15.
Vers. a4' Lascer V nomo il padre suo te. Queste parole so-
no riferite da Ges Cristo, Matt. xix. 5. come parole di Dio a di-
mostrare i' indissolubilit dei matrimonio: lo che dimostra, che
per istinto dello spirito di Dio furo n proferite da Adamo. Elle
sono state, e saranno per tulli i secoli la legge immutabile del-
l'unione legittima dell' uomo e della donna , anche dopo che ,
sollevatesi nel cuor dell' uomo le inquiete passioni, hanno reu-
duta difficile, e penosaali'uomo non pi innocente una tal legge,
Vedi i. Cor. vii. 3. L' Apostolo ci ha anche insegnato a ricono-
scere nell'unione di Adamo con va il mistero di Cristo, e della
sua Chiesa. Gai. v. a3. a/j. ec.
Vers. 25.Erano ignudi , e non ne avevano vergogna. Non
era ancora nell'uomo avvenuto quello strano cangiamento, per
ragione del quale la carne desidera contro lo spirito, e lo spirito
contro la carne. Nessun contrasto essendovi tra l'uomo interiore
e l'esteriore, non eravi onde arrossire della nudit. Ma sentiamo
qui Agostino, che espone il felice stato dell' uomo innocente. U
uomo vive a nel paradiso, come egli volea, mentre quello egli
volea, ch'era stato da Dio ordinalo. Viuea godendo d Dio f
della bont del quale egli era buono. Vvea senza bisogno, e
aaea potest di vivere sempre cos. Avea comodo il cibo per
non patire lafams; avea 1* albero della vita, perche non ve
nisse a discioglierlo la vecchiezza. Nessun ombra di corru-
zione nel corpo, per cui foste data ' sensi di lui alcuna mo-
lestia. Nessuna malattia al d dentro, nessuna offesa si teme-
va al di fuora. Sanit perfetta nella carne, tranquillit asso-'
luta neti' anima. Come nel paradiso non era n caldo , ne
freddo; cos in colui, che vi abitava, non era alterato il buon
volere ne da cupidit, n da timore.Nessuna malinconia,nes-
sttna vana allegrezza. Un ver o perpetuo gaudio scendeva in
lui da Dio , verso di cui portavasi /' ardente carit di cuore
puro, di buona coscienza, e di fede non fnta' Vegliavano di
concordia la mente e il corpo: osservavasi senza fatica il co-
mandamento: noi gravava n 1' ozio, n la stanchezza; ne ca-
deva sopra di lu il sonno, se non volontario,
CAPO-HI.
Per frode del serpente i progenitori trasgred'
s cono il comandamento di Dio, Promessa del
Messia. Data a ciascuno di essi la sua pena^
sono cacciati dal paradiso.

i. i3ed et serpens
erat callidior cune ti a
M .
a il serpente
era il pi astuto di tut-
nimantbus terraeyuae ti gli animali della ter-
fecerat Dominus Deus. ra fatti dal Signore Dio.
Qui dlxit ad mulie- Questi disse alla don-
rem: Cur praecepit vo- na: Per qual motivo eo-
bis Deus, ut non come* mandovvi Iddio , che
deretis de omni ligno non di tutte le pianta
paradisi? del paradiso mangiaste
i frutti?

Vers, i. flfft il serpente era il pih astuto cc.Mos non ha par -


late fio qui Iella caduta degli Angeli ribelli; nia egli la suppo-
ne in questo racconto: imperocch in questo serpente non pu
non riconoscersi n {strumento del diavoloni quale invidioso del
bene fatto da Do ali' uomo, si serve di tal mezzo per i n d u r r e i
nostri progenitori a violare il comando di Dio.Dovea essere pro-
vata la fedelt di Adamo e di va:da questa prova dovea dipen-
dere la inalterabil fermezza di quel loro felicissimo stato . Dio
adunque permette ebe il nemico dell'uman genere rivolga la sua
malizia a tentarli per procurare la loro rovina.Ma qual via pren-
der egli jer insinuarsi con essiPgli ha bisogno di un istruaieu
to.'tenore ; e Dio gli permette di valersi del serpente, la cui
scaltrezza ed astuzia sembra aver qualche cosa di simile alla ma-
lizia, ond* egli ripieno.
Per qual motivo r.omandovvi Iddo se. II demonio adunque
movendo la lingua e la bocca del serpente , trovando la donna
appartata da Adamo, le domanda , perch mai abbia voluto Dio,
che non fosse loro permesso indistintamente l'uso di t u t t i f r u t -
ti del paradiso. 11 testo originale porta: Veramente vi ha egli
ordinato Dio, che non di tutte le piante, del paradiso ec. !S7elle
quali parole il tentatore mette in dubbio il comando, o almeno
la interpretazione data allo stesso comando da 4$aa10 e ^ a va.
a. Cui respondit mu- 2. Cui rispose la don-
tier: De fruttu ligno- nn:Del frullo delle pian-
rum , quae sunt in pa- te, che sono nel paradi-
radiso , vescimur. so , noi ne mangiamo:
S.Defructu vero l'i- 3. Ma del frullo dell'
gni, quod est in medio albero, che nel mez-
paradisi^ prctecepit no- zo del paradiso , ci or-
bis Deus , ne comede* din il Signore di non
remus , et ne tangere- mangiare, e di non
mus illud) ne forte mo- toccare , affinch per
ri amur disgrazia noi non ab-
biamo a morire.

Possibile > clic Dio abbia eccettuato alcun albero del paradiso,
vietandone 1' uso a voi , mentre tutti e gli alberi e i frutti soa
buoni? Avete ben inleso le sue parole? 11 senso della volgato, e
du' LXX. sar lo slesso, quando si traslati: Perche mai Dio a-
vrebbe ordinato a voi, che non di tutte le piante del paradiso
mangiaste i fruiti? Lo ebe fa una negazione simile ali' Ebreo.
* Ma il serpente. Ma quel serpente , con allusione al padre
della bugia, che di queli' animale si valse a tradir i' uomo.
Vers. a. e 3. Del frutto delle piante, che sono nel paradiso
noi ne mangiamo: ma del frutto ce. va cade gi in grand* er-
rore, mettendosi a ragionare con uno, phc comincia del mettere
in dubbio il comando, ch'ella sa essere stato intimato al consor-
te: e per esse intimato ancbe a lei. Ella non pot far a meno di
essere sorpresa ali* udire la incognita voce di un animale: e vi
riconobbe un prodigio, e dovette comprendere , che una supc-
riore intelligenza movesse la lingua di lui: ma in cambio di te-
mere di qualche inganno, come il discorso stesso ne dava occasio-
ne , cred di potere soddisfarsi , e vedere fin dove andasse non
tal novit. Ella dunque va raccontando, che Dio ha vietato loro
di mangiare del frullo di quel tal albero, ed ancor d toccarlo,
perch 1' una cosa compresa nell'altra. Cosi va d a vedere,
che ha presente il comando di Dio ;onde, secondo la riflessione
di s. Agostino , pi evidente ed inescusabil si rende la sua tra-
sgressione.
^Affinch per disgrazia noi non abbiamo a morire. Questa
maniera di parlare non indica veruna dubbiezza,come apparisce
da molti altri luoghi delle Scritture , P s. >.. 12. hai. xxvu. "A.
Matth. xv. 3 Mare. vui. 3. va adunque noti solamente ha pre-
sente il precetto, ina anche la pena stabilita da Dio lla viola-
zione del precetto.
4 Dixit autem ser- 4. Ma il serpente dis-
pe fi s ad mulierem: (i) se alla donna: Assola-
Nequaquam morte mo- tornente voi non mor-
riemini. rete.
5. S ci i enim Deus , .Imperocchsa Dio,
quod in quocumque dia che in qualunque tem-
comederetis ex eo.ape- po ne mangerete, si a-
rientur oculi vestri i et priranno i vostri occhi:
eritis sicut Dii , scien- e sarete come Dei, co-
tes bonum, et malum. noscitori del bane,edel
male.
6. Vidit igitur mulier, 6. Vide adunque la
quod bonum esset li* donna, che ilfrutlo del-
gnum advescendum^et l'albero era buono a
pulcrum oculis&spectu- mangiarsi, e bello a ve-
que delectable^ et tulit dere , e appetitoso al-
de frac tu illius , et (2) l'aspetto: e colse il frut-
comedil; deditque viro to, e mangiollo ; fi ne
suo, qui comedil* diede a suo marito , i
quale n mangi.
<uaic ut uiaiigi
(1) st.Cor. n. 3.
(2) Ecct. 26. 62. i. Timoth. 2. 14.
Vers. 4 Voi non morrete. Il maligno ardisce di dire tutto 11
opposto di quello che ha detto Dio. Uua simil proposizione non
avrebbe potuto ritrovare credenza appresso la donna, dice s.
Agostino, te nello tpirto di lei non fot se entralo gi 1' amore
tfella propria libert, e una certa superba presunzione di se
fletta.
Ver. 5. Sa Dio, che ... /i apriranno gli occhi vostri, ce.
Una delle due, dice il tentatore, o il precetto non vero, e voi
male intendeste; o questo precetto in vostro danno, e parte da
invidia del vostro bene. Imperocch Dio sa come dal frutto di
questa pianta verrebbe a voi una scienza infinita,ch* vi uguagle-
rebbe a Dio stesso per la cognizione del bene e dei male, dei
vero e del falso , di quella che utile, o dannoso.
Vers6. Vide adunque la donna. .. e colse ec. va avea pro-
babilmente altre volte veduto quel frutto ; ma ella avea altri
occhi, che non ha adesso. Ella adesso collosguardo e col cuore
tutta intesa al pomo desiderato; ne considera la bont e dai 1'
esterna bellezza } ch' ella divora cogli occli, argoaiti#la, e qua!
*].~t aperti sunt ocu- 7. E si apersero gli
li amborum\cumqu& co- occhi ad ambedue: d
gnovissent, se essenu- avendo conosciuto, che
dost consueruntfolia fi- erano ignudi cucirono
cus, etfecerunt sibi pe- delle foglie di fico, e se
rizomata. u fecero della cinture.

gi gusta l'eccellente sapore; finalmente ella consuma il suo


peccato; e coglie il pomo , lo mangia, e induce il marito a man-
giarne. Tutta questa descrizione sommamente patetica, e de-
gna dello spirito di Dio , il quale ha voluto dare io un esempio
si grande, una gran lezione a tutti i secoli , e a tutte le genera-
zioni future ,delle arti che tiene il demonio per indurre gli uo-
mini alla prevaricazione della legge ; della maniera , onde Dio
permette , che i falli seguenti sieno giusta pena de' primi ; del
bisogno che avranno tutti gli uomini di vegliare costantemente
per non entrare in tentazione , imperocch non saranno eglino
ornai pi n senza peccato, n liberi dalle passioni, come Adamo
ed va, n collocati come quegli in un paradiso, ma in un luogo
d i tentazione, e di combattimento.
La Scrittura avendo raccontato per quali vie il nemico sedus-
se la donna, non dice altro riguardo all'uomo,se non che quella
gli porse il frutto, e che ei ne mangi. Egli (dice 1' Apostolo i.
Tmot. 11.14.) non fu sedotto ctm* va ; donde intendiamo
che , sebbene egli non credesse al serpente , non ebbe coraggio
di resistere ali' esempio, e alle lusinghe della compagna; da cui
i lasci pervertire ; egli che , essendo pi saggio e pi perfetto
di lei, dovea essere sua scorta e suo consiglio. Forse non cono-
scendo ancora per prova la severit di Dio, credette Adamo, ebe
potesse essere scusabile il fallo di non abbandonare la compa-
gna della sua vita anche nella sosciet della colpa, dice s. Ago-
stino de civ. lib.\iv. cap. i3.Ma l'aperta violazion del comando
non sarebbe avvenuta (osserva l'istesso s. Dottore), se non fosse
preceduta intcriormente la segreta compiacenza di s medesimo,
e la superbia , per cui volle sottrarsi al cornando di Dio, ed es-
sere uguale a lui. Vedi Aug.de civ, lb.xiv. cap. i3. in Ps. 70.,
et semi. v. ne verb. Ap,
* // quale ne mangi. L'orig. , e i LXX. ne mangi con lei.
Vers. 7. E si apersero gli occhi ad ambedue. Il serpente lo
ava promesso (veri. 5.) ; e si avvera adesso, ma in un senso in-
finitamente diverso da quello, in cui volle il tentatore far pren-
dere quelle parole: si apriranno gli occhi vostri. Si apersero i
loro occhi, e videro il gran fallo commesso , l'orrenda loro disub-
bidienza in tanta facilit di osservare il comnndo, la ingratitudi-
ne mostruosa a'bwaefiii! del Cfcalore; videro 1' innocenza per-
8. Et eam audisset 8. E vendo udita la
vocem Domini Dei de* voce del Signore Dio ,
ambulando in pareti* che camminava nel pa-
so ad auram post me- radiso nel tempo , che
ridiem, abscondit se A' levasi il vento dopo il
dam.et uxor ejus afa* mezz,odi,si nascoseAda-
eie Domini Dei in me' mo , e la sua moglie al-
dio Ugni paradisi. la vista dl Signore in
mezzo agli alberi del
paradiso.
duta, e con questa la loro felicit; videro i mali, ne* quali si eran
precipitati , il predominio delle passioni, la morte, i dolori , le
malattie, le miserie della vita infinite; videro finalmente per
colmo della loro afflizione il loro reato , e i mali da ci pro
venuti trasmettersi a tutta la loro infelice posterit.
E avendo conosciuto cha erano ignudi, ec. Aug. de Gen. ad
Ut, lib. 11. 82.scrive.- L* uomo prov allora, qual fosse quella
grazia, di cui era rivestito quando nella sua nudit niente
soffriva (V indecente. Privato della grazia e della giustizia ori-
ginale , speriment i primi frutti di quella dura legge, che
ornai regnava pelle sue membra, e contrariava la legge delia
spiriti, e ne ebbe dolore e vergogna; e non avendo rimedio
per togliere il male, cerc di nasconderlo agli occhi proprii
ed altrui. Trovasi in Egitto una specie di fico, chiamato fico
d' Adamo, le foglie del quale sono graudissme,
* Cucirono. L' Ebr. aggiustarono: attaccarono insieme delle
foglie di fico.
Vers. 8. E avendo udito la voce del Signore Do, ec.Egli
molto credibile , che fino a tanto, che dur io stato dell'
innocenza, Dio si facesse vedere a'nostri progenitori sotto una
figura adattata alla loro capacit , e che il tempo di tali vi-
site fosse quello che qui si descrive; vale a dire quando de-
clinando il iole dal mezzo d, l'aura dolce e leggera , ebe si
levava , invitava a goder eoo piacere maggiore Io spettacolo
della natura. Queste visite doveano ancora essere precedute
da un certo romoreggiamento, che ndivast nel paradiso, e av-
vertiva Adamo ed va di correre a presentarsi al Signore: rat
questa volta Adamo ed va, agitati da' rimorsi della loro co-
scienza , fuggono la presenza di Dio, come si fuggirebbe un
arrabbiato nemico, e corrono ad intanerai io un folto boschet-
to. S. Girolamo vuole, che si nascondessero sotto 1* albero
stesso della scienza del bene e del male, e pare cos ancora
pensaste . Agostino,- onde allora converrebbe tradurre: ti na-
tcotero nel metto {de? rami} delV albero del paradio.
9. yocavitque Domi- 9. E il Signore Dio
nus Deus Adatti^ et di' chiam Adanuo 3 e dis-
xit ei: Ubi e-s? segli: Dove sei tu?
10. Qui aiti Vocem 10. E quegli rispose:
tua/n audivii in para- Ho udito la tua voce
diso', et timui eo , quod nel paradiso:ed bo avu-
nudus essem^etabscon- to ribrezi&Oj perch era
di me. ignudo; e mi sono a-
scoso.
11. Cui di xit'. Quis 11. A cui disse Dio:
enim indicavit ubi, Ma e chi ti fece cono-
quod nudus esses^ nisi scere ^ che eri ignudo,
quod ex ligno, de quo se non 1' aver tu man-
praeceperam libi , ne gialo del frutto,del qua-
comederes 5 comedistfi le io aveva a te coman-
dato di non mangiare?

Vers. g. Dove sei iu?'lo stesso come se dicesse: Adamo,


per qual motivo ti fuggi da me? Credi tu di poterti nascon-
dere agli occhi miei? Infelice, se tu senti il peso enorme dei
mali, ebe ti sei tirato addoslo, credi tu di poter trovare con-
fiolaziooe e conforto coli' andar sempre pi lungi da tue?
Ver, io. Perche era ignudo, te. Dio eoo la sua chiamata
avea voluto dar motivo ad Adamo di confessargli il suo gran
fallo; Adamo per torce altrove il discorso, e adduce per ra-
gione di non essersi presentato subito, la vergogna, che avea
della sua nudit, come se od egi non fosse stato ugualmente
nudo ne'd precedenti, o vi fosse riparo per nascondersi in
alcun modo agli occhi di Dio, L'esempio del primo uomo
peccatore imitalo pur troppo da'suoi figliuoli, i quali nes-
suna cosa temono tanto, come la vista e la confessione della
\erita, da cui sono condannati; onde cercano per ogni parte
cuse e pretesti per nascondere e diminuire i proprii peccati.
Vers. il. e hi ti fece conotcere ch'eri ignudo, ce. Que-
ste parole evidentemente dimostrano, come la concupiscenza
effetto del peccato, e come dalla cupidit procede il disordine
delia immaginazione e dei sensi. Dio dice ad Adamo : Se tu
con sei pi quello di prima, se il tuo stato oggi diverso ,
come apparisce dal vedere, che quello che gi non ti dava
alcuna noia, ti fa oggi vergogna; e donde tal nulatioce?vre-
sti tu perduto la veste dell' innocenza e deila gu&tisu eoa
<li>obb<;dire al mio comandamento?
i a. Dixitqus Adami 12. E Adamo disse :
Mulier, quam dedisti La donna datami da te
mihi sociam^ dedit mi- per compagna , mi ha
hi de tigno t et comedi, dato del frutto, e l'ho io
mangiato.
13. Et dixit Domi- 13. E il Signore Dio
nus Deus ad mulie- disse alla donna : Per-
rem: Quare hoc fecistf ch facesti tal cosa? Ed
Quae respondit : Ser- ella rispose: II serpente
pens decepit me, et mi ha sedotta, ed io ho
comedi. mangiato.
14- Et ait Dominus 1,4. E il Signore Dio
Deus ad serpentem : disse al serpente; Per-
Quia fecisti hoc, male' ch tu hai fatto quesio,
dictus es inter omnia maledetto tu tra tut-
animanta, et bestias ti gli animali, e le be-
terrae : super pectus stie della terrattu cam-
tuum gradieris, et ter- minerai sul tuo ventre
ram comedes cunctis e mangerai terra per
diebus vitae tuae. tut l'i giorni di tua vita.
Ver, la. La donna datami da te per compagna , ec. Final-
mente Adamo confessa il suo peccato ; ma io confessa da reo ,
non da penitente-, rigetta la colpa sulla consorte, e quasi sul
medesimo Dio, che gliela die per compagna ; come se 1' affetto,
ch' egli doveva a lei, render giammai potesse scusabile in alcun
modo una si orribile ingiustizia e disobbedienza contro del
Creatore.
* Datami da te per compagna. L' Ebr. che tu bai messa con
me. DaH' indegna sensa apparisce come uu peccato fa strada a
molti.
Ver*. i3.Il serpente mi ha sedotta. La pazienza di Dio ud'
accollare le false e frivola scuse d'Adamo,d animo alia donna di
tentare almeno di rendere men grave il suo reato, allegando la
sua ignoranza , e la sua semplicit, per cui non pot ella imma-
ginarsi, ebe traile creature di Dio, dimoranti nel paradiso , vi
fosse cbi eoa tanta perfidia si adoperasse per ingannarla e tra-
dirla. Ma cbi pu menar buona una tal difesa? Andava egli ascol-
tato il serpente piuttosto che Dio?
Vera. 14- E il Signore Dio ditte al ferpente: Perche tu , ec,
H demonio era tuttavia in <juel serpente , ebe gli ave.i servito di
16. Inimcitias po- io. Porr inimicizia
nam inter te , et malie' tra te, e la donna, e tra
rem, et semen tuum> et il seme tuo , e il seme
$emen illius. Ipsa con- di lei. Ella schiaccer la
terei caput tUTim, et tu tua testa, e tu tenderai
insidaberis calcaneo insidie ai calcagno di
ejus lei.

organo e di strumento a ordire le sue trame : quindi la maledi-


zione di Dio concepita in tali termini, che , quantunque ella
cada e si avveri anche in certo modo nel serpente materiale ,
va per pi specialmente a ferire il serpente invisibile.
Malaletto tei tu tra tutti gli animali, ec Di tutti gli anima-
li nessuno avuto in orrore dall'uomo, cerne il serpente, di qua-
lunque specie egli sia: quindi per antica maniera di proverbio
si disse: odiare una persona pi che uo serpente. Ma pi ancora
di ogni serpente, sar odioso ali' uomo lo spirito maligno , il cui
studio continuo si di andare ^attorno in cerca dell' anime per
divorarle.
Camminerai sul tuo ventre e mangerai ec. Ci dimostra la
vil condizione del serpente , il quale strascinandosi perpetua-
mente sopra la terra , di sordido e immondo cibo si pasce. Ma
pi letteralmente, per cos dire, lo spirilo di malizia avvilito e
depresso dopo aver meritata la maledizione di Dio. Egli volle
innalzarsi, e porre il suo trono opra le stelle ; ma la sua super-
bia fu umiliata e depressa sino all'inferno; egli cerc per invidia
del ben dell' uomo di corrompere l'opera di Dio, e di rendere
1' uomo imitatore della sua disobbedienza per averlo compagno
ancor nella dannazione; ma Dio dice al serpente, che un tale ar-
dimento sar punito coll'ignominia e coll'obbrobrio , a cui sar
ridotto lo stesso spirito. Egli, bench di natura s nobile ed ele-
vata, sembrer divenuto la stessa corruzione, e la stessa impuri-
t; onde altro nome quasi pi non avr , che quello di spirito
immondo ; perch i suoi consigli , le sue suggestioni non avran
per oggetto, se non i pi sordidi e vili piaceri, ed egli non si
compiacer, e non avr per amici, se non coloro, i quali seguen-
do i suoi dettami s' immergeranno nella terra e nel fango Que-
eta espressione mangiar la polvere, come i serpenti, si trova
nelle Scritture Vedi Mieli, vii. in.
* Camminerai sul tuo ventre. Ti strascinerai col tuo ventre.
Vers. 15. Ella schiaccer la tua testa , e In ac. L' Ebreo in.
vece di Ella legge Egli ovvero Esso, riferendolo al seme; e la.
comune lezione de'LXX. simile all'brea.beuch qualche edi-
zione siavi, in cui si trovi in lezione della Volgata. Alcuni padri
Latini lesser, come 1' Ebreo ; ma generalmente tatti i Mss., e i
16. Mulieri quoque io. E alla donna an-
dixit\ Multplicabo ae- cor disse : Io moltipli-
rumna? tuas et conce- cher i tuoi affanni e
ptus tuos: in dolore pa- le lue gravidanze ; con
ries fiilos, et suo viri dolore partorirai i fi-
pot s tate eris , (i) et gliuoli, e sarai sotto la
ipse dominabitur lui. potest del marito , ed
ei ti dominer.
(i) i. Cor. 14. 54.

PP.concordano colla Volgata, la quale d un ottimo scaso,e ebe


pu combinar benissimo coli' Ebreo, come diremo.
Dio parlando sempre all'uno , e ali' altro serpente , dice nel
primo enso, che antipata, e nimist perpetua aver la donna, e
* i figliuoli di lei coi serpente ; che la donna stessa, e la sua po-
sterit schiaccer quando che sia a lui la testa, ed egli valendosi
di sua astuzia cercher di arrivare a mordere di nascosto il cal-
cagno di lei. Cosi va la cosa tra M serpente materiale , e la don-
na, e i figli di lei, dopo che per quello che avvenne nel paradiso
ebbe fine la pace, che l'uomo avea col serpente, e con tutti gli
animali. Ma in.un altro senso infinitamente pi sublime e im-
portante per noi, ed avolo in mira principalmente dallo Spirito
Santo, allo spirituale serpente, al demonio sono dirette queste
parole, e lui esultante per la vittoria riportata sopra dell'uomo
anuuDiata da Dio la vittoria, che riporter di lui una donna,
Ja quale per mezzo del figliuolo, che dar alla luce , schiaccer
del superbo la testa. Questa donna Maria, come il seme di lei
e il Cristo, il Verbo di Dio fatto carne nel seno di questa Vergi-
ne. L'opposizione di questa Vergine, e del figliuolo di lei collo
spirito immondo e superbo, e co'fgliuoli di lui, cio cogli em-
pii, non pu esser pi grande. Siccome da una don u ebbe prin-
cipio la rovina dell' uman genere, e il regno di Satana ; cos'i da
questa Vergine avr principio la riparazione degli uomini, e la
distruzione del peccato , per cui trionfava il demonio. Ecco la
prima evidente promessa fatta da Dio agli uomini del Messia ,
cio di un Salvatore, il quale verr a liberargli dalla schiavit
dei peccato e del demonio, a riconciliarli con Dio , e a meritare
per essi la salute, e la vita eterna .Ed cosa degna di molta con-
siderazione, come nell'atto stesso, che Dio fa giudizio dell' uo-
mo prevaricatore, vien publicata da lui, a consolazione dell' uo-
mo, e della sua discendenza , questa grandiosa promessa di un
uovo Adamo, che dee venire a riparare con redenzione copiosa
17. Adae vero dixit: 17. E ad Adamo dis-
Quia audisti vocem - se : Perch hai ascolta-
xoris tuae, et comedisti ta la voce della tua con-
de ligno) ex quo prae- sorte , e bai mangialo
ceperam libi, ne come" del frutto, del quale io
deres , male dicta terra ti avea comandato d
in opere tuo: in labori" non mangiare,nialedet-
bus comedes ex ea cun- la la terra per quello
ctis diebus vitae tuae. che tu hai fatto: da lei
trarrai con grandi fati-
che il nudrimento per
tutti i giorni della tua
vita.

si avveri quel dell' Apostolo, clic- se pel delitto di un solo mol-


ti perirono, molto pi la grazia, e la liberalit di Dio e stala
ridondante in molli merc di un uomo , cio di Gesti Cristo,
Da questo punto adunque sino alla fine de' secoli Gesi Cristo .
fu sempre, e sar 1* unico oggetto di speranza per l'uomo ; oude
nella fede di lui venturo ebbero salute quanti della salute fece'
ro acquisto prima di' egli nascesse e patisse, come nella fede di
lui morto, pe' peccati nostri, e risuscitato per nostra giustifica-
zione ottengono, ed otterranno salute tutti gli eletti.
E tu tender ai insidie al calcagno di lei. L'Ebreo: e tu tpcz*
zerdi, ovver morderai il calcagno di lei. Ove queste parole in-
lendansi della Vergine , significheranno i t e n t a t i v i , che far il
demonio, bench inutilmente, per abbattere la feJe di lei, e per
vincerla , come avea vinto la prima donna. Ma riportandole al
seme della donna, cio a Cristo,elleno h a n n o un senso di molta
maggior importanza- imperocch verranno a spiegare , per qual
mezzo il figliuol della Vergine schiaccer la testa al demonio;
questo mezzo sar totalmente nuovo ed inaudito II figliuolo del-
Li Donna combatter col demonio con colla sua possanza , ma
n e l l a infermit della carne. Il calcagno significa 1 ' umanit di
Cristo; il demonio per mezzo de' su> ministri metter a morte
il Cristo, e la morte di lui sar la salute dell' uomo, e la scou-
flta del diavolo.
Vers. 1.6. Moltipllcher i tuoi affanni e le tue gravidanze.
Vale a dire gli aifaiini e le miserie, che vati congiunte colie gra-
vidanze.
Con dolore partorirai. Gl'incomodi delle gravidanze,! dolo-
ri del parto sono insieme il gastigo del peccato della donna , e
il mezzo , oude Diu vuole punii varia , aifiue d perdonarle* L&
18. Spinas et trib- i8.EHa produrr per
los germnabit libi, et te spine e triboli , e
comedes herbam ter- mangerai 1' erba della
rete* terra.
i g. In sudore vultus iQ.Mediante il sudo*
lu vtsceris pane,donec re della tua faccia man-
revertaris in terrami , gerai il tuo pane , fino
de qua sumptus es , a tanto che tu ritorni
quia pulvs es, et in alla terra, dalla quale
pulverem reverteris. sei stalo tratto: peroc-
ch tu sei polvere 3 e in
polvere tornerai.

donna sedotta prevarico; nondimeno ella ti salver per Vetn-


cazione de* figliuoli, se $ ter? nella, fede, e nella cariici , e
nella santit con modestia, i. Ttm.ll. 4 15.
Sarai sotto la potest del marito ec. Di qui avea imparalo
1> Apostolo ci che insegnava continuamente intorno alla subor-
dinazione della donna. Cosi i. Tim. IL 11. i a. La donna impa-
ri in filenzio con tutta la dipendenza; non permeilo alla don-
na d fare da maestra ; ma che stia cheta. E ottimamente s.
Agost. de Gen. ad Ut. lib. II. cap. 3y, Non lei nalii^a , ma la
colpa della donna merito di avere per signore il marito: la
qual cosa quando non sia mantenuta, si corromper vie put
la natura, e ander crescendo la colpa.
* Ei ti dominer. Sari tuo signore,
Vers. 17. e 18, Per quello che tu hai fatto, Dall' Ebreo , e
dalle antiche versioni apparisce , che tale dev'essere il senso di
queste parole della Volgata: In opere Ino: Maledetta ta terra
ec. lo cambio dell' uom peccatore, Dio maledice la terra, e dal
cangiamento grande, che in questa succede, vuol che egli argo-
menti la degradazione somma, a cui egli si ridotto co) suo pec-
cato. Dal paradiso di delizie, dov' era ogni abbondanza d fruiti,
Adamo mandato esule in una terra, dalla quale dovr trarre a
grande stento il pane per sostentarsi. I triboli, e } spine, e le
cattive erbe, e le piante inutili germaglieranno in abbondanza
su questa terra; tutto quello che servir al sostentamento del-
l'uomo, avr bisogno di faticosa cultura.
Mangerai V erba della terra. In vece di erba il testo origi-
nale ha una voce , la quale oltre il frumento comprende ogni
sorta di granella, di legumi, e di erbaggi da mangiare.
Yers. jy. Mediante il sudore della tua faccia mangerai ce.
U precetto generale egli questo per tutti i figliuoli d'Adamo,
20. Et vQcavtAdam ao.E Adamo pose al-
nomen uxoris suaejle- la sua moglie il nome
va, eo quod mater es* di va, perch ella era
set cunctorum viven- per esser Ja madre di
tium. tutti i viventi*
21. Fecit quoque Do- 21. E fece ancora il
minus Deus Adae, et Signore Dio ad Adamo,
uxori ejus tunicas pel" e alla sua moglie delle
liceas et indu.it eos tonache di pelle, delle
quali li rivesti.

L'ozio, P infingardaggiae, l'inutilit della vita si oppongono a


questa sentenza di Dio In qualunque stato, o condizione l'uomo
si trovi , 1'occupazione, e la fatica proporzionata, e convenien-
te al medesimo stato di precetto del Signore. L* Apostolo ne
era Unto persuaso , che non ha difficolt di dire che Chi non.
lavora, non dee mangiare II. Thessal, HI. io. I filosofi , e i le-
gistratori Gentili conobbero anch'essi questa verit, e ae incul-
carono 1' osservanza.
Perche tu tei polvere , e in polvere ritornerai, Tale la
sentenza di Dio contro Adamo, e cori tre tutta la sua posterit io-
fetta e corrotta dal suo peccato. L'uomo era stato fa^to zrmjior-
tale; volle essere un D,& non perde l'essere d'uomo , ma per-
de l'tsere d'immortale, e per la superbia della disobbedienza,
questa pena fu contralta dalla natura, bug. seni. 260. L'uomo
a d u n q u e per lo peccato condannato a morire, ma non a morire
per sempre; altrimenti a qual pro Dio lascerebb'egli a lui noco-
ra per qualche tempo la vita?Dio pertanto convertendo io rime-
dio, e ia utile dell'uomo lo stesso castigo, coll'intimargli la mor-
te lo invita a prepararsi a questo passaggio per mezzo della pe-
nitenza, affine di conseguire il rinnovel lamento della giustizia, e
la salute mediante la fede in l u i , che dee schiacciare la testa
del nemico serpente, ed gi fin d' adesso fallo da Dio giusti-
za, e santificazione, e redenzione per 1' uomo.
Vers. 20,11 nome d' va. Hevah in ebreo lo stesso, che vi*
ta. Un antico padri! not, che Adamo nell' imporre questo nome
alla moglie ebbe in vista quella donna, e quel seme di lei, da
cui doveva essere schiacciato il capo al serpente, e fenduta agli,
uomini la vita spirituale perduta per la disobbedienza d'va
Quella donna figliuola di va divenendo madre d'un figliuolo,
il quale dar la vita a quelli ch' ebbero la morto da va, quella
donna meritsr con giustizia i nome di madre de'viventi./i'fn/>/i
22.Et alt: ecceAdam 22. E disse:Ecco,che
quasi unus ex nobis fa- Adamo diventato co
eius est, scens bonum me uno di noi, conosci-
et malum : nunc ergo tore del bene,e del ma-
ne forte mittat manum le: ora adunque, che a
suam , et sumat etiam sorte non istenda egli
de ligno vitae, et come- la mano sua , e colga
dal, et vivat in aeter- dell' albero della vita; e
num. ne mangi, e viva in e-
terno.
26. Et emisit eum 25. E il Signore Dio
Dominus Deus de pa- lo discacci dal paradi-
radiso voluptas , ut so di delizie, affinch la-
optraretur terram , de vorasse la terra: da cui
qua sumptas est. era stato tratto.
4' Ejecitque Adam\ 24. E discacciatone
et collocavit ante para- Adamo, colloc davanti
disum voluptas Che- al paradiso di delizie un

"Vers. 7.1. Fece ancora . . . delle tonache ili pelle , ec. Non
csa nuova nelle Scritture il dire,che Dio abbia fatto quello ch'
egli ordinicene da altri si facesse Cosi qui o Dio ordin ad Adamo
ed va di uccidere degli a n i m a l i per coprirsi delle loro pelli, o
li stessi animali feceuceidere per m i n i s t e r o di qualche Angelo.
Ecco sopra un tal fatto la riflessione di Oricene, hom, 6 i n L e v i t .
Di tali tonache dovea rivestirsi il peccatore, le quali fossero
indizio e della morie, nella quale era incorso pel primo pec-
cato , e della tua fragilit proveniente dalla corruzione delta
carne. ,
Yers 22. diventalo come uno di noi ec. Non v' ha dubbio ,
che per le parole uno d noi s* intendano le tre divine Persone.
Queste sono parole di Dio, il quale non insulla alla sciagura
di Adamo: ma s,li altri avverte di non insuperbirsi, come egli
fece Aug. lib. 11. de Gen. 3g.
Ora adunque, che a sorte non stenda fgl la mano ec. Il
senso, che rimane interrotto , supplito da quel che si ha nel
verso seguente. Affinch Adamo non ardisca forse di stendere la
mano ali' albero della vita, perci Dio lo manda fuori del para
diso.
Vers. a4- Colloc davanti al paradiso . ., tiu Cherubino, ov-
-._- j~ y>z.^....*,:, , ...irta l'F.hreo: ma siccome ima sola
rubim , et flammeum Gherubnocon una spa-
gladum^tgue versati- da,che gettava fiamme,
lem ad custodiendam e faceva ruota a custo-
viam Ugni vitae. dire la strada , che me-
nava all'albero della
vila.

CA.PO iv.
\damo genera di va Caino e Abete. L1 empio.
Caino uccide il fratello Abete ; e punito da
Dio, mena vita di vagabondo-, e genera Enoc.
Adamo parimente genera Seth , di cui fu fi-
gliuolo Enos.

i. jtjLdam vero co- i. JLj Adamo conob-


gnovit uxorem suam be la sua moglie va 3
Melami quae concep^ la quale concep, e par-
et peperit Caint dicens: lori Caino, dicendo: Ho
P os sedi ho mine m per fatto acquisto di un uo-
Deum. mo per dono di Dio.

la spada, cos molti credono , che Adamo non vedesse, ebe u


Cherubino.
* E discacciatone Adamo. E ripudiato Adamo.
A custodire la strada, ec. U queste parole sembra potersi
intendere, che il luogo assegnato per suo esilio ad Adamo, dopo
che fu uscito dal paradiso, era vicino, e quasi in vista di quel
1 tiogo di delizie , arach avess' egli mai sempre di oauzi agli oc-
chi l'immagine della perduta felicit ; e questa vista servisse a
udrire in lui sentimenti di penitenza , e la gratitudine verso
Dio , il quale concedendogli la vita popoli suo peccato gli som-
ministrava il mezzo Ji meritare le sue misericordie.
Vers. i. Adamo conobbe le sue mogli. Da questo luogo i Pa-
dri u inferiscono, che Adamo ed va si mantennero vergini tut-
to il te'npo che dimorarono nel paradiso terrestre.
Ho fatto ac finis io d' un uomo ec. Caino significa acquisto ,
ponessi) va riconosce da Dio la sua fecondit, e iusegua alle al-
ti^ ;1 anne a render u grazie.
a. "Rursumque pepe* a. E di poi partor il
rt fratrem ejus , Abel. fratello di Jui, Abele. E
Fuit autem Abelpastor Abele fu pastore di pe-
ovium , et Cain agri- core , e Caino agricol-
cola. tore.
3. f* actum est autem 3. Ed avvenne, che
post muhos dies, ut of* da li a lungo tempo of-
ferrei Cain de fructi ferse Caino doni ei Si*
bus terrae munera D- gnore de' frulli della
mino. terra.
4. (i) Abel quoque 4. Abel ancora offer-
obtulit de primogenitis se de* primogeniti del
gregis suis , et de adi- suo gregge , e de* pi
pibus eorum: et respe* grassi tra essi: e il Si-
xt Dominus ad Abel t gnore volse lo sguardo
et ad munera ejus. ad Abele, e a' uoidoni;
(i) Tlebr. 11. 4
Vers. a. Partor Abtle d lu fratello, /f&e?esignifira vanit;
col qual nome la madre , memore della sentenza di morte pro-
punziala contro di lei, e coctro de' suoi figliuoli, volle forse in-
dicare la condizione delfnuovo suo stato , in coi, secondo la pa-
iola del Savio, lutto e verit; perch e gli uomini, e le cose de-
gli omini passano come ombra. Notisi ebe Mos non parla delle
figliuole di va, e nenamen di tutti i figliuoli, ma solamente di
quelli ch e sono necessari per condurre la genealogia da Adamo
a No , e da questo ad Abramo e al Messia: n la consuetudine
portava di rammentare le donne.
Vers, 3. Di l a lungo tempo. L' Ebreo alla fine de*giorni,
della qual espressione 11 senso migliore embra essere alla fine
elV anno ; cio dopo la ricolta : imperocch non verisimile ,:
ebe quello, ebe fu poi prescritto da Dio nella legge, di offerire
de'frulti della terra alla fine dell'anno, ci osservasse sotto quella
ebe chiamasi legge di natura. La ragione non meno, che gl'in-
segnamenti di Adamo facean conoscere a* figliuoli, ebe tutto era
dono del Creatore. A lui perci facevano offerta di una parte
de'beni raccolti dalia terra, granella, frutti, miele, ec, tutto ci
probabilmente si consumava nel fuoco.
* Frutti della terra. Comuni, non scelti: non i migliri.
Vers. 4- E de'pi gratti tra etsi. Il Siriaco, illustrando quello
ebe alquanto oscuro oelPEbreo, tradusse; ojftrsc il prmoge-
5, Ad Cain vero% et 5. Ma non diede uno
ad munera illius non sguardo a Crino, n ai
respexl'' iratusqus est doni di lui : e Caino s
Cain vehementer , et accese di grande sde-
concidit vultus ejus. gno , e portava il volto
dimesso.
6. Dixitgue Dominus 6. E il Signoee disse
ad eum: Quare iratus a lui: Per qual motivo
es? et cur concidit fa- sei adirato ? e perch
cies tua? porti la faccia in seno?
7.Nonne sibeneege- 7. Non egli vero ,
ris, recipesi sin autem che se farai bene, ben
male., statim in foribus averai: e se farai male,
peccatum aderlt ? Sed sar tosto alla tua por-
sub te erit appetitus ta il peccato? Ma 1' ap-
ejus] et ut dominaberis petito d esso sar sot-
llU'. to di te; e tu gii co-
manderai.
ni ti de1* tuoi montoni, e t pi gratti: sopra di che nota il Cri-
sostomo, che Abele dell1 ottimo offerteli meglio. Gli Ebrei in-
segnano , che i sacrifizii di Abele erano tutti olocausti , mentre
non era ancora permesso di cibarsi delle carni,n per conseguen-
za di offerire sacrifizio, in cui qualche parte dell'animale si ri-
serbasse per 1'uomo. Da molti autori profani impariamo, che
1' uso di sacrificare gli stessi animali non fu il pi antico, e co-
mune presso le nazioni, Je quali' da prima si contentavano di of-
ferire il latte e la lana: lo che sembra non possa avere origine
altronde, se non dall' astenersi, che fecero i primi uomini, dalie
cara! delie bestie.
// Signore volse lo sguardo ad Abele, ed a*suoi doni. La fe-
de ela piet sincera d'Abele fu quella che rendette a Dio accet-
ti i suoi doni, Hebr. xi-4- Per la fede offerse a Die ostia mglio-
re Abele, che Caino, per la quale fu lodato come giusto , ap-
provati ila Dia i doni di lui, 1 Padri comunemente credono ,
che il segno dato da Dio del grandimento, con cui accettava l'of-
ferta di Abele a differenza di quella di Caino, si fu il consumare
con un fuoco mandato dal cielo il suo sacrifizio. Un* antica tra-
duzione approvata da s. Girolamo, dove noi abbiamo: Dio rivol-
se lo sguardo a'doni ec. portava: Dio mise il fuocolne* doni, ec.
Simile segno d'approvazione vedesi altre volte ne'uostsi libri
santi, come Levit, ix. a4- * Parai, xxi. 26.
8. Dxitque Cain ad 8. E Caino disse ad
'Abelfratrem suumi E> Abele suo fratello : An-
grediamurforas. Cum- diamo fuora. E quando
que essset in agro^con- furono alla campagna ,
3urrexitCain adversus Caino invest il suo fra-
Jratrem suum A bel, et tello Abele: e lo uccise.
(i) interfecit eum.
(i) Sap. io. 3. Matth. 23. 35. i, Joan. 3.
12. Judae ii.
Ver 7. Se farai &ene, lene avtra. Si pu ben credere , che
Calao veggendo la predilezione di Dio verso bele, temesse, che
questi non venisse a s preferito ne' diritti di primogenito.
Se male, sar tosto alla tua, porta il peccato. Se tu pecchi
contro il fratello , invidiando la sua sorte, il tuo peccato avrai
perpetuamente alla porta delia tua casa; ed egli non tilascier
iene avere . la tua cattiva coscienza sar il tuo carnefice di gior-
no e di uotte.
Ma l'appetito di esso sar sotto di le, e tu gli comanderai.
L v appetito del peccato, o sia la concupiscenza non ti dominer,
se tu non vorrai; tu potrai resistere , reprimerla, e superarla.
Nella sposizione di questo versetto, che certamente uno de'piu
oscuri, ho seguita l'interpretazione comune de'padri,e degli In-
terpreti cattolici ; la quale ancora la pi naturale, e meglio si
accorda col testo originale.
* Sar tosto alla tua parta il peccato. Qui , come spesso
ue'sacri libri, posto il peccato per la pena al peccato dovuta.
Vers. 8. E io uccise. S. Giovanni ep. i. in. i a, Caino ,... am-
mazz il fratello: e perche lo ammazzo ? perche le opere di
lui erano cattive, e quelle del tuo fratello giuste. Ma ogni elo-
gio sorpassa quello datogli da Ges Cristo medesimo , il quale
non contento di dargli il titolo di gi'zuzo per eccellenza, lo cont
ti primo di quel gran numero di giusti, i quali dal principio del
mondo iasioo ali* venuta del Messia, ebbero quaggi in premio
della loro giustizia il martino ; onde s. Cipriano esortando i Ti-
baritani a dar volentieri la vita per Cristo , scrive ep. 6. lib. 4>
Imitiamo,ifratell carissimi,il giusto Abelc, il quale da prin-
cipio al martirio) quando egli il primo fu ucciso per la gin-
ttitia.. Quindi fu egli degno di essere una bella figura di Ges
Cristo medesimo perseguitato , e messo a morte dalla sinagoga
peli 1 invidia cooceputa contro di lui da' principi de* sacerdoti ,
<!>' grandi del popolo. La morte di Abele avvenne 1* anno i3o
cibila creazione , contando egli 159 anni di vita. Bench la Scrit-
tura non parli de'iigliuoli di bele, credesi nondimeno, che egli
9. Et alt Dominus ad 9. E il Signore disse
Cairn Ubi est Abelfra* a Caino : Dov' Abele
ter tuus ? Qui respon* tuo fratello? Ed ei ri-
dit : Nescio r num cu* spose : Noi so : son io
stos fratris mei sum forse il guardiano di
ego? mio fratello?
lo.Dixityue ad eum: 10. E il Signore gli
Quid fecisti ? vox san- disse: Che hai tu fatto?
guinis fratris lui cla- la voce del sangne di
mai ad me de terra, t u o fratello grida a me
dalla terra.
11. Nunc igitur ma* 11.Or tu adunque sa-
ledictus eris super ter- rai maledetto sopra la
Tam, quae aperuit os terra, la quale ha aper-
suum , et suscepit san* ta la sua bocca, ed ha
g ulne m fratris tui de ricevuto il sangue del
manu tua. tuo fratello della tua
mano.

avesse moglie , e famiglia: e i acrifixii, che egli offeriva, sembra-


no indicare, che eyli avesse casa a parte non uieu, che Caino.
* E Caino disse ad Abele suo fratello: Andiamo fuora,
Ebr. Caino parl ad Abele , e quando ei furono alla campagna.
Vers. 9. Dov' e Abele ? . . . fon io forse il guardiano d mio
fratello? Dio colla interrogazione, che fa a Caino, porge ali* ini-
quo fratricida occasione di riconoscere e confessare il suo pecca-
to, e chiederne misericordia; ma egli colma la misura di sua ini-
quit coli'arrogante risposta, e col seguitare a coprire il suo
peccato.
Vers. io. Che hai tu fatto? la voce del sangue di ino fra-
tello ec. Tutte queste parole di Dio hanno una forza ed una
veemenza somma ad esprimere 1' atrocit del peccato commesso
da Caino. El le riguardano ancora ogni omicidio in generale, per-
ch la religione insegna agli uomini di considerarsi l'uno 1' altro
coin fratelli.
Vers. 11. Sarai maledetto topra la terra. Tu porterai il peso
della mia maledizione, in qualunque parie della terra tu rivolga
i luni passi ; perch tu la stessa terra hai imbrattata del sangue
di tuo fratello. L* Ebreo legge : maledetto tu dalla terra o sia
riguardo atta terra; come e dicesse la terra stessa ingrata al-
U ina fatiche dare a vedere , che tu lei u uomo maledetto ,
ia.Cs/w operalus fue* 19. Dopo che tn 1' a-
ris eam, non dabit tibi vrni lavorala, non dar
fructus suosi vagus et e te i suoi frulli: lu sa-
profugus erls super ter* rai vagabondo e fug-
rum. giasco sopra la terra.
i S.toixitque Cain ad 13. Caino disse al
Dominum : Major est Signore: E' si grande il
iniquit^ mea : quam mio peccato, eli' io non
ut veniam merear. posso meritar perdono.
14 Ecce ejicis me 14. Ecco che luoghi
hodie a facie terrae , et mi discacci da questa
a facie tua abscondar lerra , ed io mi nascon-
et ero vagus et profu- der dalla tua faccia ,
gus in terrai omnis igi- e sar vagabondo e
tur, qui incenerii me , fuggiasco per la terra :
occidet me. chiunque pertanto rni
trover 3 darammi la
morte.

odioso & Dio, e io certo modo alla terra medesima pel tuo gran
misfatto.
* Ha ricevuto. Ha bevuto. 11 janguc del tuo fratello dalla
tua mano. Sparso dalla tua mano.
Vers. 13. E $\ grande il mio peccato ce. Sentimento di Tera
disperazione sommamente ingiurioso a Dio , la cui misericordia
non ha coniine.
Vers. i4* Da quei La terra: dalla patria, dalla societ do' miei
genitori e parenti.
Mi nasconder dalla tua faccia. Dio degnandosi in que'pri-
ini tempi di apparire sovente agli uomini, e di ttattare amore-
volmente con essi, Caino dice, che egli beo lungi dall'anabirc u
simil favore, non potendo soffrire la presenza di lui,ebe egli ri-
prarda come nemico, cercher di nascondersi ( se posibile fia )
a' tuoi sguardi'
Chiunque mi trover darammi 1 a moris. Veggonsi in Caino
tutti i terrori della mala coscienza. Ma da notarsi, come non
Tira di Dio, n la morte dell' anima egli teme, ma gli nomini, e
la perdita della vita presente,
* Chiunque pertanto mi trover, M' ioj;onlre.r.
15. Dixtque ei Do* io. E i! Signore gli
minus'Nequaquam ita disse : Non sar cos:
fieli sed omnis qui oc- ma chiunque uccider
ciderit Cain^septuplum Caino,avr gastigo set-
punietur Posuitqae te volte maggiore. E il
Dominus Cain signum^ Signore mise sopraCa-
ut non interficeret eum. no un segno, affinch
omnis , qui invenisset nessuno di quelli, che
eum, Jo incontrassero, lo uc-
cidessero.
16. Egressusque Cain i6.E andatoseneCai-
n facie Domini, habita- no dalla faccia del Si-
vit profugus in terra gnore fuggitivo per la
ad orienlalen: platani terra, abit nel paese
Eden. che ali' oriente di E-
den.
17. Cognovit autem 17. E Caino conobbe
Cain uxorem suam, la sua moglie, la quale
quae concepii, et pepe- concep, e partor H-
rii Henoch : et aedifi," noch i ed egli fabbric
cavit cwitatem , voca- una citt ; a cui diedn
I vitque nomen ejus ex il nome di Henoc dal
nomine filii sui Jffenoc. nome del suofigliuolo.

Vres. 15. Avr, gastigo sette volte maggiore. Dio vuole , che
Caino rimanga in vita per esempio agli a l t r i uomini dell'odio
suo contro gli omicidi. Chiunque pertanto ardisse di metter ma
no addosso a Caiuo, protesta il Signore,che avr pena sette volte,
cio grandemente maggiore di quella dello stesso Caino.
11 Signore mise sopra Caino un segno ec- La maggior parte
<le' padri credono, che questo segno fosse un tremore continuo
ed universale delle membra, accompagnato da un' aria di volto
truce ed orribile, la quale facea consscere 1' agitazione di sua
~ coscienza.
Vers. 16. * Fuggitivo per la terra, abito nel paese , che e
. .ali' oriente di Eden. Ebr. Abit nella terra di Nod ali' oriente
' di Eden: Abiti) vagabondo nella terra 11' oriente <li Eden.
V< Vers. i']. Fabbrico una citta ec. Queste senta dubbio la
''ciua pi aulica,che (uastj al mom9,forst CAB.O prese il partita
18. Porro Henc ge. 18. Or Henoci gene
nuit Irad, et Irad ge- r Irad , e Irad gener
nuli Maviael, et Ma- Maviael, e Maviaal ge-
viaelgenuitMathusaelt ner Malhusael, e Mal-
et Mathusael genuit husael gener Lamech.
Lamecb.
i g Qui accepit duas 15. Il quale prese
uxoresjiomen uni A da, due mogli, una che eb-
et nomen alteri Sella. be nome Ada, un' altra
che ebbe nome Sella.
20. Genuitque A da 20. E Ada partor Ja-
Jabel, qui fuit pater bel , che fu il padre di
habitantium in tento- que' che abitano sotto
ris, atque posterum. le tende, e de* pastori.
91. Et nomen fratris 21. Ed ebbe un fra-
ejus Jubal : ipse fuit tello per nome* Jubal :

d edificarla per prevedere alla sua sicurezza nel timore , ebe


avea continuamente di essere ucciso.Ma qui non posso far a me-
n di riportare la bella riflessione di s. Agostino de cii>. lib. xv. 8,
Da que*du progenitori dell'umana stirpe, Caino, clic appar-
teneva alla citt degli uomini, fu il primo a nascere ; Abele^
che apparteneva alla citta di Dio, venne di poi. Con} in tutto
il genere umano prima nasce il cittadino di questo secolo , e
di poi quello che e pellegrino nel secolo,e alla citt dt Do ap'
partiene , essendo predestinato per grazia, per grazia eletto ,
per la grazia pellegrino quaggi, per la grazia cittadino las-
s. , . Stet scritto adunque di Caino, ch? egli edifico una citt:
Abele poi come pellegrino, non ne edific , perche la citt
de* Santi e colast, bench qui ella sijaccia dt? cittadini. Vedi
quello ebe di AJjrarno scrive 1' Apostolo, ffebr xi. 8 g. io.
Vers. 19. Prete due mogli. Lamecb adunque fu il primo, che
ardisse di da%e questo pessimo esetnpio;ond'egli chiamato uo-
mo maledetto da Tertulliano, adultero da Niccolo I, ed ugual-
mente condannato da s. Girolamo. La poligamia , ebe vedremo
praticata da'santissimi Patriarci)! Abramo, e Giacobbe, e e. ebbe
per ragione una speciale dispensazione di Dio.
Vers. 20. Jabel, che fu il padre ec. Vale a dire, egli promosse
grandemente la vita pastorale,e molte cose invent riguardo alla
cura de* greggi , alia quale fu addetto unicamente egli, i suoi
discendenti.
pater canentium citha- ed egli fu il padre dei
ra et organo. sonatori di cetra e di'
organo.
22. Sella quoque ge- 22. Sella partor arM
uit Tubale ain,qui fuit ebe Tubalcain , che la-
mallealor, etfaber in vor di martello , e fot
cnncta opera aeris et artefice di ogni sorta di
ferri. Soror vero Tu lavori di rame e di fer-
balcain Noema* ro. Sorella poi di Tu*
balcain fu Noema.
^.Dixitque Lamech 23. E disse LamecN
uxoribus suis , Adae , alle sue mogli, Ada , e
et Sellas : Andile vo- Sella: Ascoltate la miai
cem meamt uxores La- voce, o donne di La-
mech , auscultate ser- mech, ponete mente al-
monem meumtquonam le mie parole: io uccisi
occidi virum in vulnus un uomo con ferita fat-
meum , et adolescente* tagli da me , e un gio-
lum in livorem meum. vinetto co' miei colpi.

Vers. ai. Patir detonaturi di cetra o <P organo. Sotto nome*


di cetra si comprendono probabilmente tutti gli stromenti daf
corda, e sotto nome d' organo , ovvero flauto , *' intendono gli
strumenti a flato. Abbiamo qui notata da Mo l'invf nzionedelle
arti necessarie ed u t i l i alla vita,in lempo molto anteriore a quel-
lo , in cui secondo gli autori profani furono i n v e n t a t e le stesse
arti. Da ci vergiamo, che i Fenici! e i Greci ebbero assai tard
cjtiesti ritrovamenti, i quali erano gi antichi neJl'Assiria, e nelle
vicine regioni, che furon 1 abitate prima d' ogni altra.
Credesi, che IVoenrn inventasse 1' arte di filare la lan? , e di
tesserla, e fosse conosciuta da'Greci sotto il nome di Nemanitn,
che la loro Minerva.
Vers.a3. Io uccisi un uomo ec Chi sia l'uomo ucciso da La-
mech non possiamo dirlo con sicurezza. Gli Ebrei, secondo una
loro s tradizione riferita da s. Girolamo, dicevano, che LamecT
avesse accidentalmente dato morte a Caino, e che di questo fat-
to egli parli alle sue mogli, dicendo loro , che non temessero,
perci, che ne avvenisse a IH alcun male, perch se una sev^?.>
no, o l t r e modo pi grave sarebbe la pena d'i chi uccidesse La-
inech ; conciossiach?, come si suppone, Laaieck.aou avea volou-
f
24. Septuplum ultio 24- Sar falla ven-
dabitur de ^Cain -9 de detta dell' omicidio di
Lameck vero septua Caino sette volle ; di
ges septies. quel di Lamech settan-
ta volte sette volte.
26. Cognovit quoque 26. E Adamo ancora
adhuc Adam uxorem conobbe nuovamente
$uam: et peperit filium^ la sua moglie : ed ella
vocavitque nomen ejus partor un figliuolo} a
Seth, dicens i Posuit cui pose il nome diSeth,
mhiDeus semen aliud dicendo: II Signore mi
pro Abel quem accidit ha data nuova discen-
Caia. denza in luogo di Abe-
le ucciso da Caino.

tariamente, ma per meri disgrazia ucciso Caino, In questa sposi


zione per da osservarsi, che l'uomo della prima parte del ver-
setto si fa lo stesso col giovinetto della seconda parte , maniera
di ripetizione usata sovente nelle Scritture. Ma chi creder, che
un nomo, come Caino, possa chiamarsi giovinetto? Quindi sulla
fede della stessa tradizione ebrea si aggiunge, che Lamech avea
ucciso e Caino, e un giovinetto, il q uale era stato col suo errore
la causa del primo omicidio. Ma cos sarebber due omicidi! , e
non si potrebbe comprendere-, come potesse Lamech pretendere
di dovere, o poter essere privilegiato pi di Caino. Se sopra un
passo s difficile ardissi di esporre il mio sentimento, io cradurrel
questo versetto cos; Io ho ucciso nn uomo per ferire me stesso,
e n giovinetto per impiagarmi: equesta traduzione, che com-
bina colla versione de' LXX, lega anche col versetto seguente ,
il quale la illustra. Io , dice Lamech, ho ucciso un uomo per
mio danno, per mia sciagura, facendo pi male a me, che a lui ,
imperocch se grave fu il castigo dato a Caino, il castigo del mio
misfatto sar pi atroce. Del rimanente a chi mi dimandasse, chi
eia 1' uomo , e il giovinetto , di cui parli Lamech , risponderci ,
ch' io noi so.
* Un giovinetto nel mio livore. U giovinetto con un colpo" ,
da me datogli.
Vers. 24. Sar fatta vendetta dell* omicidio di Caino sette
volle ec. Il Siro, l'Arabo, e molti padri interpretano in tal guisa
queste parole: Caino per avere ucciso Abele e stato punito sette
volte; io per P omicidio da me commesso sar punito settanta ^
yoUe eu volte, cica con peoa 9pwu>a,itte.ute pi grave, J
C A P O V.
26.S ed e.t Seth natus 26, E nacque andre
est filius, quem vocavt a Seth un figliuolo ,
E nos : iste coepit invo- ch* egli ch'i a m o E nos :
care nomen Domni. questi principi ad in-
vocare il nome del Si-
gnore.

CAPO V.

Genealoga di Adamo, e de1 suoi posteri discesi


da Setkt ed anni della loro vita fino a Tio.

i.. XJL ic estliber $e- 1. v^Juesta la ge-


nerationis Adam In nealogia di Adamo. Nei
die, qua creavit Deus di in cui Dio cre 1* uo-
hominem , ad similiiu- mo, lo fece a somiglian-
dinemDeifecit illum(i); za di Dio.
2. Mas culumi etjoe* 2. Lo cre maschio .
minam creavit eos , et e femmina, e li bene
(i) Sap. I. 27. In/r. 9. 6. Sap. 2. 25. Eccl.-
17-1-' '.' . ' - - .-'-" " " '
Vers. a5. A cui pose il acme di Setti. Anche qui la madre da
il nome al figliuolo. Seth significa no, ch' posto> ovvero fon-
damento , perch questo figliuolo dovea essere io vece di bele
fondamento della sua discendenza. Egli nacque Panno i3o di
Adamo , cap. v. 3.
Vers. 26. Questi cominci ad invocare il nome del Signore.
Vale a d i r e , egli cominci ad istituire molti de' riti, e delle ce-
rimonie del pubblico culto da rendersi al Signore. Egli non fu
l'inventore della religione ,, la quale nacque coli' uomo, ma di
certe maniere di soddisfare a' doveri della religione ne' sacrili-
zii, nelle oblazioni , e uelle altre parti dell' esercizio pubblico
della medesima religione.
Vers. i. Questa la genealogia di Adamo, lo questa genea-
loga , lasciato Caino da patte colla sua posterit, spuo noverati
i discendenti di Adamo per via di Setb fino a No. Seth lo sti-
pite del popolo eletto , e il progenitore de'maggiori del Mesi,
il qnale senipie 1' oggetto di questi libri di Mos, come di tut-
te le Scritture.
bqnedixit illis: et foca- disse: e diede loro il no*
vil nomen eorumAdam me di Adam il di , in
ia die , quo creati sunt. cui furo n creati.
3. VixitautemAdam 3. E Adamo visse
ce n tum friginta annis:, cento trenta anni : e
et gemiti ad imaginem gener , a sua immagi-
et similitudinem suamt ne e somiglianza , u
vocavitque nomen ejus figlio, a cui pose nome
Setp. Seth.
4- Etfacti sunt dies 4 E visse Adamo,
(i) Adam , postquam dopo avere generalo
genuil Seth, octingenti Seth, ottocento a n n i ,
anni ; genuitque filios e gener figliuoli e fi-
et fiHa$. gliuole.
3.Etfactam est omne 5. E tutto il tempo ,
tempus , quod vixit A- che visse Adamo, fu. di
dam, anni nongenti tri novecento trenta anni,
ginta, et mortuus est. e mori.
(i) Par. i. i.
\erti ^. Diede toro il nome di Adam. All'uomo,e alla donna
da s creati diede Dio il nome di dam; significante la loro crea-
zione dalla terra, poich Adatn vuol dir terra.Ebbero ambedue
lo stesso nome per denotare, come doveano essere i due una sola
carne,e una sola cosa mediante l'unione stabilita tra essi da Dio.
. Vers. 3. Gener a tua immagine e somiglianza ee. Gener
n figliuolo interamenre simile a nella Datura, simile s quan-
to al corpo, e si ancora quanto ali* anima.
* Cener a sita immagine e somigliata. Co) dirsi V uomo,
guastata io l'imuin* e somiglianza originaria con Dio,generar
figli a sua somigliamo, s' insinua da quello io questi trasfonder-
si il disordine della colpa.
Yers, 5, M tutto il tempo che vitse Adamo, fa di novecento
trenta anni, e mor. Questi anni della vita d'Adarao,come degli
altri patriarchi, sono certamente anni di dodici mesi; come sta-
to gi evidentemente dimostrato da molti. Gredesi, che ad usa
i lunga yita abbia potuto contribuire la bont de'temperamenti,
la frugalit, la miglior qualit de'frutti della terra, che erano il
loro ci bo, e i quali deteriorarono dopo il diluvio; ma checch ia
dj tutto questo, egli assai pi ragionevole di attribuire questa
lunghezza di vita alla volont di Dio, il quale cos ordin, afta-
6* Vixit quoque Seth 6. E visse Selh cei*.
centum quinque annist to cinque anni, e gene,
et genuit Enos. r Enos.
7. Vixitque Seth, 7. E visse Seth, dopo
postquam genuit Enos^ aver generato Enos, ot-
octingentis septem an- tocento sette anni , e
nis , genuitque filios et gener figliuoli e fi-
fiiias. gliuole.
S.Etfacti sunt omnes 8*E tuttala vila di
dies Seth nongentorum Seth fu di novecento
duodecim annorum, et dodici anni, e mor.
mortuus est.
g. Vixit vero Enos 9. E visse Enos no-
nonaginta annis> et ge" vanta anni, e gener
nuit Cainan, Cainan.
io. Post cujus ortum 10. Dopo la nascita
vixit octingenus quin del quale visse ottocen-
decim annis , et genuit to quindici anni, e ge-
filios et fiiias ner figliuoli e figliuole,
^ 1 1 - Factique sunt 11. E tutto il tempo
lmnes dies Enos non- della vita di Enos fu di

ebe pi presto si propagasse il genere umano, eie arti e le scien-


ze, e molto pi il culto dfDio, e la tradizione e i principii della
religione si tramandassero pi agevolmente a'posteri pi rmoth
Adamo adunque con una s lunga vita vide la moltiplicazione e
la corruzione del genere umano:egli mor in tempo che Lamecb,
padre di No avea cinquanta sette anni. Adamo passo la sua vita
nella penitenza: e in mezzo alle proprie sciagure e alle afflizioni
erre gli trapassarono 1* anima nella perdita di un figliuolo inno-
cente, e nella riprovazione del primogenito, e nella depravazio-
ne orribile de* discendenti dello stesso primogenito, seppe egli
alzare il suo cuore e le sue speranze fino a quell'unico Salvatore
promesso , che dovea nascere della sua stirpe, e merit ebe la
Sapienza divina lo salvasse dal suo peccato,come si legge Sap,\.
i, 2., e come ha creduto e crede la Chiesa con tal fermezza, che
s, Agostino e s. Epifanie non han dubitato d condannare d'ere-
sa gli Encratiti per avere negato, ebe Adamo ed va conseguis-
te la salute. La Chiesa Greca fa commemorazione di Adamo e
di va ai 19 di novembre,
genti quinque anni , et novecento cinque anni;
mortuus est. e mor.
12. V'ixit quoque Cai- 12. Visse ancora Cai*
n an septuaginta an nist nan settantanni, e ge-
et genuit Malaleel. ner Malalee).
13. Et vixit Cainan , 13. E visse Cainan,
postquam genuit Ma- dopo aver generalo Ma-
laleel, octingentis qua- laeel, ottocento qua*
draginta annis, genuit* ranta annij e gener fi-
que fitios et filias. gliuoli e figliuole,
i4- Et fac ti sunt o- i4- E lutto il lempoj
mnes dies Cainan non~ che visse Cainan , fu
genti decem anni , et novecento dieci anni 3 e
mortuus est. mor.
15. Pixit autem Ma- 13. E visse Malaleel
laleel sexaginta quin- sessanta cinque arfni,
que annis j et genuit e gener Jared
Jared.
i 6. Et vixit Mala- 6. E visse Malaeeli
leel, posquam genuit dopo aver generalo Ja-
Jared, octingentis tri- red j ottocento renla
gnta annis , et genuit a n n i , e gener figliuo-
filios etfilias* li e figliuole.
1*7. Et factisunt om- 17. tutta la vita di
nes diesMalaleel octin- Malaleel fu di ottocen-
genti nonaginta quin- to novanta cinque an-
que anni, ei mortuus ni , e mor
est.
18. Vixitque Jared i8.E visse Jared cen-
centum sexaginta duo- to sessanta due anni ,
bus annis, et genuit e gener Henocb.
Henoc.
19. Et vixit Jared , tp. E visse Jared,do.
postquam genuitHenoc, po aver generalo He-
octingentis annis\et ge- noch , 800 a n n i , e ge-
nuit filios etfilias. nero figliuoli e figliiiole.,
20 Et Jactl sunt o- 20. E tutta la vila di
mnes dies Jared non- Jared fu di novecento
genti sexaginta duo an- sessantadue anni, e si
ni , et mortuus est. mori.
zi. Porro Henoch vi- 21. Ed Henoch vsse
xit sexaginta quinque sessantacinque anni , e
annis,et genuit Mathu- gener Matbusala.
salm.
22. Et ambulavit He- 22. Ed Henoch cam-
noch cum Deo: et vixt, min con Dio e visse ,
postquam genuit Ma- dopo aver generato Ma-
thusalam> trecentis an ihusala , trecento anni;
nis, et genuit filios et e gener figliuoli e fi-
filias. gliuole.
a o. Et facti sunt o- 23. E tutta la vita d
mnes dies Henoch tre- Henoch fu di trecento
centi sexaginta quin- sessanta cinque anni:
que anni.
4- (O Ambulavitque 24. E cammin con
cum Deo , et non appa* Dio , e disparve : per
ruit: qua tulit eum ch il Signore lo rap.
Deus*
(i)Ecct. 44. 15. Hefa'u. 6.

Ver. 24. Cammino con Dio. Vale a dire , visse con tal piet
e tal s e n t i m e n t i di religione, che parve, avesse Dio sempre pre-
sente, e con lui e dietro a l u i camminasse.Luogi dal lasciarsi se-
d u r r e da'pessimi esempi degli alt n o m i n i , egli fece aperta pro-
feisione di temere Dio, e d' onora o in tutta la sua vita.
Disparveyerche il Signore lo api Questa maniera di parla-
re, la q u a l e adoperata qui da M c e r t a m e n t e non a caso, ed
e s i m i l i n i m a a q u e l l a , onde serve la s c r i t t u r a r i g u a r d o adElia,
/io. v. Rcg. n.iG. i 7., porgejut o il f o n d a m e n t o di credere ,
che Lnoeb vive t u t t o r a , e ebe egli fu trasportato da Dio f u o r i
del rribndo, come avvenne dipoi ad Eli, donde ambedue debbo-
no poi ritornare a predicare alle nazioni la penitenza , e a com-
battere contro 1 Anticristo, da cui saranno messi a morte. Vedi
Apocal. xi 3. 4. L'Apostolo Paolo illustra mirabilmente queste,
luogo della Genesi, e conferma la comune interpretazione de'Pa-
zb.Vixit quoque Ma- 26. E visse Malhusa-
thusala centum octogin- la cento ottanta sette
ta septem annis> et ge- anni, e gener Lamech.
nuit Lamech.
26. Et vixt Mathu- 26. E visse Matbusa-
$ ala, postquam genuit la , dopo aver genera-
Lamech, septingentis to Lamech, settecento
octoginta duabus annis, ottanta due anni, e ge-
et genuit filios et fi- ner figliuoli e figliuole.
lias.
27. Et facti sunt om- 27. E tutta la vila di
nes dies Mathusala Mathusala fu di nove*
nongen sexaginta no- cento sessanta rio ve an-
vem annidi mortuus est. ni, e mor.
28. yixit autem La- 28. E visse Lamech
mech centum octoginta cento ottanta due anni,
duabus annis', et genui e gener un figliuolo.
filium.

dri, e degl* Interpreti cattolici: Per la fette Enochfu traspor-


tato , perche non vedesse la morte , e non fu trovalo , perche
traslatollu Lidio: imperocch prima della trattazione, fu lo-
dato, come accetto a Dio : or senza la fede impossibile di
piacere a Dio. Una profezia di Eooeh riferita da s.Giuda nella
aua lettera canonica vers. i^. 15.e di essa abbiamo parlato in
cj(testo luogo La Scrittura non dice , dove sieno stati trasferiti
<la Dio Enocb ed Elia. S i legge nell'F.cclesiastico.-Enotf/i fu tra-
tferito nel par adito: ma oltre che queste parole nel paradiso
mancano nel testo greco, e i padri non le lessato , non potrem-
mo neppure affermare eoo certezza quello che intendasi in quel
Juogo pel paradiso : imperocch quanto al paradiso terrestre
sembra indubitato , ebe ei fosse coperto dal diluvio, come tutte
le altre parti del mondo. S. Girolamo spiega con queste paro-
le: Enoch ed Elia trasportati co' loro corpi nel Cielo sotto il
governo e disposizioni di Dio,
* Cammini) con Do. LXX. piacque a Dio.
\'ett.zn.La vita di Mainatala fu'di novecento sessanta no-
ve anni. Essendo egli nato 1' anno 687 , ed essendo vissuto 9'19
anni . egli per conseguenza mor 1' anno del mondo i656, vale a
dire l'anno stesso del diluvio, e pochi di prima dello stesso diiu-
vio , come not s. Girolamo, e &li Ebrei.
29 Vocavitque no- 29. E gli pose nome
men ejus Noe , dicens : No dicendo : Questi
Isteconsolabitur nos ab sar nostra consolazio-
operibus et laboribus ne ne' travagli e nelle
manum nostrarum in fatiche delle nostre ma-
terra , cui maledixit ni in questa terra, che
Dominus. stala maledetta dal
Signore.
So.yixitqueLamech, 30. E visse Lmech,
postquam genuit Noe , dopo aver generaloNo,
quingents nonaginta cinquecento novanta-
quinque annis , et ge- cinque a n n i , e gener
nuit filio*- et filius figliuoli e figliuole.
31. JLt facti sunt om- 31. E tuttala vita di
nes dies Lamechj sept- Lamch fu di settecen-
ingenti septuaginta se- to setlantasette anni ,
ptem anni , et mortuus e si mori. Ma No , es-
est. Noe verojcum quin sendo in et di cinque-
gentorum esset anno- cento anni, gener Sem
rum, genuit SemtCham% Cham 3 e Japheth.
et Japheth.

Vres. 20. Questi sa fa nostro, consolazione ec. Lamech con


profetico spirito previde a quali cose era destinalo da Dio il fi-
gliuolo ; e perci gli pose il nome di No, che qui s* ioterpreta
consalatore. Or iu pi maniere No sar la consolazione degli
uomini. Primo, perch egli sar il ristoratore del genere umano
sepolto sotto il diluvio : secondo, perch nel merito di sua virt
e in grazia del suo sacrifzio dopo il diluvio Iddio benedir la
lena; alla qual cosa sembra che alludano specialmente le parole
di Lamech: Questi s ar nostra consolazione ... sit qnestaterra
maledetta da Dio : terzo , perch da lui nascer i) messia, il
quale, secondo la parola dell' Apostolo , nostra pace.
Vers.3 i. Essendo in et di cinquecento anni, gener Sem ec.
Egli osi astenne dal matrimonio fino a queli' et, o sino allora
non ebbe prole, o, se ne ebbe, i figliuoli di lui sedotti da'mali
esempi degli altri, e abbandonatisi al vizio, meritarono di essere
rigettati dalla famiglia del giusto loro padre. Vedi s. Agost. de
cif, lib. xv. 20. Japheth fu il primogenito de'tre figliuoli di No,
CAPO VI.
I peccali degli uomini causa del diluvio. No
trovato giusto, ed a lui ordinata la fab brica
dell' arca , nella quale si salv egli, e tut te le
specie degli animali.

1. \~/ imque coepis- 1. I--* avendo prin-


sent homines multipli- cipiato gli uomini a
cari super terram , et moltiplicare sopra la
fila v procreassenty (erra 3 e avendo avuto
delle figliuole,
2. V~ident.es filii Dei 2. 1 figliuoli di Dio
filias hominum , quod vedendo la bellezza del-
essent pulcrae, accepe- le figliuole degli uomi-
runt sibi uxores ex o- ni, preser per loro mo<r
mnibus, quas elogerai. gli quelle che pi di
tutte lor piacquero.
3. Dixitque Deus: 3. E il Signore disse:
yon permanebit spiri- Non rimarr il mio spi-.
tus meus in homine in rito per sempre u 11.'

Vers. i. e 2. Avtnfli) principialo g i uomini a moltipllcare 1


figlinoli di Dio vedendo te. Quello, che qui per una specie di
recapitolazione viene a narrare M os , cominci ad accdere, se-
condo Teodoreto,intorno alla settima generazione, e circa'i tem-
pi di Eooch. Da No adunque torna indietro Mos a descrivere
la pessima condizione dell'et precedente al diluvio; e racconta
per primaria orgine della corruzione degli uomini i matrimonii
iontratti da' discendenti di Seth con le figliuole della stirpe di
Caino: imperocch, secondo la comune interpretazione de'padri
e degl'Interpreti callolic'i,figlinoli di Dio sono chiamati i figliuo-
li di Seta, nella stirpe del quale erasi conservata la piet e la
relgione, come figliuoli e figliuole degli uomini sono chiamati
quegli e quelle della stirpe diCaino che imitarono il loro padre.
Vers. 3. Non rimarr il mio spirito per sempre <?.Spirlo di
Do dicesi in quetto luogo l'anima e la vita data da Ini all'uomo
col suo soffio divino. Din pertanto giustamente adirato centro
degtLuominidice, ebe eoa conserver ancora ad essi la vita per
aeternum,quia caro est: uomo, perch egli car-
eruntqne dies illius cen- ne : e i loro giorni sa-
tum viginti annorum. ranno cento venti anni.
4. Giganfes autem e- 4- Ed erano in quel
rant super terram in tempo de1 giganti sopra
diebus illis : poste/nam 3a terra: imperocch do-
enim ingressi sunt filii po che i figliuoli di Dio si
Dei ad filias hominum, accostarono alle figliuo-
illaeque genuerunt, isti le degli uomini, ed elle
sunt potentes a seculo fecer figliuoli,ne venne-
viri famosi. ro quelli possenti in an-
tico, e famosi uomini.
5. Videns autem 5. Vedendo adunque
Deus , quod multa ma- Dio j come grande era
litia hominum esset in la malizia d^gli uomini
terra , et (i) cuncta co- sopra la terra; e tulli i
gitatio cordis intenta pensieri del loro cuore
esset ad malum omni erano intasi a mal fare
tempore, continuamente,
(i)//?/r, 8.21. Matth. 16.19.
l u n g o tratto di tempo , perch ei son divenuti tutti caroal;*ale
a d i r e vivono, come se non fossero altro che carne, e non ad al-
tro pensar dovessero, ebe a soddisfare la carne. Fissa perci il
termine di sua pazienza a cento anni, dopo de' quali dar di ma-
no al gastigo. Dio a d u n q u e de n inizi agli uomini il d i l u v i o l'an-
no 48o di No, v e n t i a n n i p r i m a che egli avesse il primo de' tre
f i g l i u o l i ; perocch il d i l u v i o cominci 1' anno 600 della vita di
No. Vedi s. Agost. de civ. lib. xv. 24.
Vers. 4 Erano in quel tempo de'giganti ee.Quello che nella
nostra volgata t r a d o t t o colla voce gganti,a altre antiche ver-
sioni tradotto nomini violenti , uomini impetuosi. Mos de-
scrvendo la cagione del d i l u v i o racconta , che d a ' m a t r i m o n i i
d e l l e figliuole di Dio co' figliuoli degli uomini ne nacque una
Tazza di uomini di gran corpo e statura , e robusti , senza freno
di religione, pieni di ferocia, e di genio di mal fare. Questi (di-
ce Mos ) sono quegli uomini, de' quali tanta fu in q u e i tempi
antichi la possanza e il g r i d o , che si acquistarono colle loro
prepotenze. Quanto agli uomini di statura straordinaria, ne ab-
biamo de' d o c u m e n t i in vari luoghi della Scrittura, Deiit. ni. .
Nam. xni. 33. 34. fed ancora t. Agostino de civ. xv. z3.
Vers. 5, * Grande era la malizia. Ebr. Estrema,
G.Posntut eum.quod 6. S pent cT avpr
Jiominemfecissetin ter- fallo 1' uomo . E preso
ra.Et taclus dolore cor- da intimo dolor di cuo-
dis intrinseciiSi re,
7. Dele&o, Inquit, ho* 7. Sterminer, disse
minem, quem creavi , a egli 5 1' uomo da me
/ade terrete, ab homine crealo dalla faccia della
usque ad animantia , a terra , dall' uomo fino
reptili usque ad volu- agH animali , fia'reilili
cres coeli'.paentet enim fino agli uccelli dell' a-
mefecisset eos, ria; imperocch mi pen-
lo d* averli falli.
8. Noe vero invenit 8. Ma Nolrov gra-
gratiam coramDomino. zia dinanzi al Signore.
9. Hac sunt genera- 9. Questi sono i fi-
tane s Noe-, (i) Noe vir gliuoli generali da No.
jus tu 9 , atque perfectus No fu uomo giuslo, e
fuit in generatonibus perfetto ne' suoi lemp,
suis, cum Deo ambula- cammin con Dio.
vii,
10. Et genuit tres fi' 10. E gener Ire fi-
(i) Eccl. 44. 17.
Vers.6. Si pent eli ove? fatto ly nomo ec. Dio , cui milo
compre presente, ed il qnale non soggetto n a pentimento ,
n rM#re , si dice pentirsi e dolersi , allorch p e r l a ingiu-
stizia e ingratitudine degli uomini, risolte di toglier loro i do-
cortfenti le grazie , detle quali era stato liberale con essi. Si*
mili espressioni nelle Scritlr'e /le quali parlando agli uomini
iron possono far uso, se tn di nn linguaggio intelligibile a que-
sti ) servono a dimostrare 1' enorme gravezza delle ingiurie latte
a Dio, e l'orrore che debbe avere l ' u o m o giusto della
mostruosa senescenza degli umini verso del lor Creatore.
* E preso. E colpito da intimo 'doler di cuore.
Vers. 7. Dati' umo sino agli animali , ec. Cosi 1' uomo
ptratto anche collapmatiotte di tutte quelle cose, delle quali
gfi abusata io offesa del Signore.
^Vera, g. No fit nomo giusto 'perfetto we'jcr/oi tempi Grau-
dissimo elogio d* un oino il mantenersi fedele nella perfidia e
corruiiouc universale,
lios, Sem, Cham, et Ja- gliuoli , Sem , Cam, e
pheth. Japheth.
11. Corrupta est au- 11. Ma la terra era
tem terra coram Deo, corrotta davanti a Dio,
et rtpleta est niqutate. e ripiena d'iniquit.
12. Cumque vdisset 12. Ed avendo Dio
Deus terram esse cor- veduto come la terra
ruptam ( omnis guppe era corrotta ( perocch
caro corruperat viam ogni nomo sulla terra
suam super terram)t nella sua maniera di
vivere era corrotto),
13. J)xit ad floe:Fi- 13. Disse a No:La fi-
nis unwersae carnis ne di tutti gli uomini
venit coram me : reple- imminente ne' miei de-
ta est terra iniquitate a creti; la terra per ope-
facie eorum, et ego dis- ra loro ripiena d' ini-
perdam eos cum terra* quit , e io gli s termi-
ner insieme colla terra.
i4- 1?ac libi arcam 14. Fatti un' arca di
de lignis laevigatis : legnami piallati : tu fa-
mansianculas in arca rai nell' arca dell pie-,
facies, et bitumine li' col stanze , e la inver-
nies intrinsecus et ex- nicerai d bitume e d
trinsecus. dentro e di fuori.

Vers, 12. * Nella sua maniera di vivere. Nel snovivere.


Vers. i4- Fatti un' arca di legnami piallati. S, Girolamo
crede, che l'ebreo significhi legnami inverniciati di bitume: ma
del bitume i parla in appresso. Altri traducono legnami di ci-
prestot e dicesi che nel!' Armenia e nell' Assiria, dove credest
che abitasse No, non vi sia altro legname atto a farne una graa
nave, come 1' arca , fuori del cipresso.
Farai nelV arca delle piccate ftanze. L'aulico autore delle
questioni sopra la Genesi credette, che 1' arca fosse spartita u
quattrocento di queste piccole stanze; altri ne mettono UD po*
meno.
Le invernicerai d bituma. I LXX., il Caldeo, il Siro, e fa
maggior parte degl'Interpreti convengono colla volgala, che No
si servi dell'asfalto , o sia bitume, in cambio di pece.
a5.E/ sicfacies eam: 15. E la farai in que
Trecentorum cubtorum sto modo: La lunghez-
erit longitudo arcae, za dell'arca sar di tre-
quinquaginta cubtorum cento cubiti, la larghez-
la Mudo, et triginta cu- za di cinquanta cubiti,
bitorum altitudo illius. 1' altezza di trenta
16. Fenestram in ar- \6 . Farai nel!' arca
ca facies , et in cubito una finestra , e il tetto
consummabis summita- dell'arca farai, che vada
tem ejusi ostium autem alzandosi fino a un cu-
arcae pones ex latere : bito: farai poi da un la-
deorsum coenacula, et to la porta dell' arca: vi
tristegofacie s in ea. farai un piano di fondo,
# un secondo piano, e un
terzo piano.
17. Ecce ego addu- 17. Ecco, che io man-
eam aquas diluvii su- der sopra la terra le
per terram^ut nterfi- acque del diluvio ad
ciam omnem carnemjn uccidere tutti gli ani-

Vers. i5. La lunghezza dell' arca sar di trecento cubiti,


la larghezza di cinquanta, e l'altezza di trenta. Poste queste
d i m e n s i o n i , ne viene, ohe la capacit i n t e r i o r e dell' arca era di
quattrocento c i n q u a n t a mila cubitU; e il c u b i t o misura di im
piede e mezzo. Per la qual cosa stato gi da uomini dottissimi
evidentemente dimoslsato , che uu tale spazio piuccli suffi-
ciente per contenere t u t t i gli a n i m a l i , e tutto quello che abbi-
sognava oell'arca. Vedi tra gli altri Buteo, Fvilkinsio presso
ti Polo Synop. Crii. Sac.ee.
Vers. j6. Farainell'arca un* finestra. Questa finestra do-
vea occupare uri assai grande spazio nella lunghezza dell' arca ,
e forse girava intorno all'arca all'altezza di u cubito, e avea
1 > $a gelosia.
E il tetto dell'arca farai che ec. Vale a dire : il tetto dell*
arca non sar pieno , ma ander sollevandosi sino al comignolo
per l'altezza di un cubito.
Rifarai il -piano fondo, nn secondo piano, ec. Giuseppe
ebreo , e Filone dicono , che l'arca avea quattro piani : ma con-
tano per un piano la carena. Nella carena alcuni mettono la
provvisione dell'acqua , perch la figura dell'arca non avea bi-
sogno di zavorra.
qua spiritus vitae est mali, che Ijanno spri-
subler coelum : urwer' to di vila sollo del cie-
sa , c/uae in terra, sunt, lo : tulio quello che
cansummentur. sopra la terra,ander in
perdizione.
iQ.Ponam g u foedus 18. Ma io far il mio
m<;um tecum : et ingre- palio con te, ed enlre*
dieris arcam tu, et filii rai nell' arca tu } e i
lu, uxor tua , et uxo- tuoi figliuoli , la tua
res filiorum tuorum te- moglie , e le mogli dei
ami. tuoi figliuoli.
19. El ex cunctis a- 19. E di lutti gli ani-
nimantibus uniuersae mali d' ogni specie due
carnis bina in duces in ne farai enlrare nell'ar-
arcam, ut vivant tecum, ca , maschio , e femmi-
masculini sexus et fae- na.
ntini ni.
20.De volucribus jux- 20. Begli uccelli se-
ta genus suum , et de condo la loro specie ; e
Vers. 18. Entrerai nell'arca tu, e i tuoi figliuoli._, la, ina
moglie ec. Dicendosi, ch'entreranno distintamenj^Ve, 6 i suoi
figliuoli , la moglie di No, e le mogli de^jwwrfifigliuoli , viene
;. significarsi , che gli u o m i n i stette^*1 nell'arca separati dalle
e! e UH e, e osservarono contineB*3, onde nel capo x. i , parlandosi
rie' figliuoli , che ebbero i tre figliuoli di No, si dice che na-
cquero dopo il diluvio. Q u i n d i la separazione degl i u o m i n i d a l -
le lor mogli , usata n e l l a Chiesa Giudaica , e n e l l a C r i s t i a n a
ne'.tempi di lutto e d' penitenza./^ec/ ffieron. in cap.\n. Zac-
ctiar. v, l i .
Vers. y.o. Entreranno leco. L' Ebreo? verranno a te, s' offe-
r i r a n n o in certo modo a seguirti nell* arca per proprio loro
istinto , ancorch s i e n o bestie feroci. Cos per volere d i v i n o si
presentarono ad Adamo t u t t i ^li a n i m a l i , cap. il. 19. Vedi s.
Agostino lib. xv. de civ. 27. Notisi, che dicendo qui il Signore,
che di tulli gli animali di ogni sorte due ne entreranno nell*
arca , maschio , e femmina , e lo stesso dicendo degli uccel-
li , g i u m e n t i , ec. dimostra a No la sua volont di salvare di
ogni specie un maschio, e una femmina, riserbandosi a spiega-
re pi d i s t i n t a m e n t e il n u m e r o , ebe dovea mettersene neli^
arca secondo la qualit di m o n d i , o immondi,yedieap.'seguen-
le ve .2,
lumentis in genere suo, de'giumenti di ogni
et ex omni reptili ter- specie y e di tulli i ret-
rae secundum genus tili della terra secondo
suum: bina de omnibus la loro specie : due fil-
ingredientur teeum, ut treranno teco n e l l ' a r -
possint vivere. ca affinch possano con-
servarsi.
21. Tolles igitur te* 21. Prenderai adun-
cum ex omnibus escs, que leco di tutte quelle
quae mandi possunt, et le cose , che possono
comportabis apud te: et mangiarsi , e le porte,
erant tam tibi, quam il- rai in questa tua casa :
lis in cibum. e serviranno a te e a
loro di cibo.
22. Fecit igitur Noe 22. Fece adunque
omnia, quae praecepe- No tutto quello che
rat illi Deus. gii avea comandato il
Signore.
C A P O VII.
Entrato No co1 suoi nelf arca, le*acq u per cen-
to cinquanta giorni soperchiarono le cime di
tutti i monti, e sommersero tutti gli animali.

i. JLJixttjue Domi- i. Hi il Signore gli


nus ad eum : Ingrede- disse,: Entra nell'arca
re tu : et omnis domus tu , e tuttala tua fami-
Vers. i. Di tulle quelle cote, che possono mangiarsi. L' E-
breo-.d' ogni soria di cibo solito a mangiarsi: lo che verrebbe
a significare, ebe nell'arca facesse Dio portare da No cibo adat-
tato a ogni specie d'animali , e etc i crtrmuj per esempio vi
i ribassar di carni. Vedi Buteo de arca.
Vers. i. Entra nell'arca ; cio preparati ad eutrarerei!'ar-
eav^di veri. 4.
* Giano <tin({W>i & nie> Realmente giusto,
tua in arcani : te e.iim glia : imperocch io ts
(i) vidi jus tum coram ho riconosciuto giusto
me in generaliane hac. dinanzi a me iti questa
ela.
2. Ex omnibus ani- 2. Di tutti gli anima-
mantibus mundis lolle li mondi ne prenderai a
septena et septena^ ma* sette a sette , maschio ,
sculum , et foeminam : e femmina : e degli a-
de animantibus vero nimali immondi a due
im mundis duo et duo, a due , maschio, e fem-
masculum , et foemi- mina.
nam.
3. Sed et de volati* 5. E parimenle*degli
libus coeli septena et uccelli dell' aria a selle
septena, masculum , et a settej maschio, e fem-
foeminam : ut salvetur mina : affinch se ne
semen super faciem - conservi la razza sopra
riwersae terrae. la faccia della lerra.
4- Adhuc enim et 4. Imperocch di qui
post dies septem ego a sette giorni io far ,
pluam super terratn che piova sopra la ter-
(i) llebr. ii. 7. 2. Petr. 2. 6.

Vers. 2. Di tutti gli animali mondi ne prenderai a selle a


sette. Ho creduto con s. Ambrogio, Crisostomo , Teodoreto , e
colla maggior parte degl'interpreti, che tale sia il senso della
nostra volgata , come dell' ebreo ; vale a dire, che di ogni spe -
eie di animali mondi debbano entrare nell'arca sette capi, e
degli animali impuri noa sola coppia per ogni specie. Or de-
gli animali puri ire coppie voglionsi destinare alla conservazio-
ne della specie , il settimo per sacrifizio, che offerse d fatto
No , terminato che fu il diluvio , cap. VIL. 20. Veggiamo da
questo luogo , che la distinzione tra gli animali moadi e im-
mondi, ripetuta di po! nel Levitico , fu osservata anche sotto
la legge di natura, mentre Dio ordina qui a No di osservare
questa distinzione; Io che suppone, che a lui f.o*e gi nata.
Vers. ^.Di qui a t ette giorni te, Da'dieci del secondo mese
fino a'diciassette. No eseguendo l'ordine di Dio (lai di dispojr*
re oai cosa nell'arca, e v' introdusse gli ammali,
quadraginta diebus et ra per quaranta giorni
quadraginta noctbus t e quaranta nolli : e
et delebo omnem sub' sterminer dalla super*
sfantiam^ quam feci de fiele della terra tulli i
superfcie terrae. vventi falli da me.
6. Fecit ergo Noe om- 6. Fece adunque No
nia , quae mandaverat tuttoquelloche gli ave-
ei Dominus. va comandalo il Signo-
re.
6. Eratque sexcen- 6. Ed egli era in et
torum annorum , quan- di seicento anni , allor-
do diluvii aquae inun- ch le acque del diluvio
da verunt super terra m. inondarono la terra.
7. Et (i) ingressu? 7. Ed entr No ,e i
est Noe , et filii ejus , suoi figliuoli, e la mo-
nxorejus-et uxores fi- glie di l u , e le mogli
liorum ejus cum eo in de'suoi figliuoli con lui
arcam propter aquas nelP arca a motivo del-
diluvii. le acque del diluvio.
8. De animantibus 8. E degli animali
quoque mundis, et im- ancora mondi , ed im-
mundis , et de vulucri' mondi 5 e degli uccelli ,
bus , et ex omni, quod e^di tutto quello che so-
movetur super terram , pra la terra si muove.
9. Duo et duo ingres- g. Entrarono con No
sa sunt ad Noe in ar- in coppia-nell' arca ma-
cam , mas^ulus , etfoe- schio, e femmina, con-
m ina t sicut praecepe forme il Signore avea
rat Dominus Noe. ordinato a No
10. Cumque transis- io. E passati i selle
$ent septem dies, giorni , le acque del di-
quae diluvii inundave- luvio inondarono la ter-
runt super terram. ra.
(i) Matlh. 24 3?. Luc' 17- Petr' 3- 20-
Yers, 9. * Entrarono con JVo, L'orig. spontanei vennero,
il. Anno vexcente- li. L' anno secente-
si/no vitae Noe, mense simo della vita di No ,
secundo , septimodeci- il secondo mese a' di-
mo die mensis , rapii ciassette del mese , si
sunt omnes fontes a- squarciarono tutte le
Vers. i l . Iranno secentesimo della, vita di Noe.Noe adunque
era nell' anno secentesimo, di sua et, quando cominci il di-
luvio. Egli a d u n q u e d a l l ' a n n o 5oo ( o pittosto 480 , come di-
cemmo d i s o p r a ) fino a li'anno 600 della sua vita credette , e
annunzio agli uomiui il d i l u v i o , bench la sua predicazione
( come la chiama s. Pietro ep. i. IM. 20 ) fosse schernita dagli,
e rapi i , e t u t t o questo tempo la pazienza divina aspett i. pec-
catori i n v i t a n d o g l i a penitenza, come dice lo stesso Apostolo..
Il secondo mese. Vale a dire dell' anno civile , il qual anno
cominciava verso l'equinozio d'autunno: imperocch,non essendo
ancora stabilito 1' anno sacro, crediamo che Mos non abbia po-
tuto parlare se non dell'anno civile* Cosi il principio del di-
luvio, cha fu a' diciassette del mese secondo, viene a cadere
nel novembre,
Si squarciarono tutte le sorgenti del grande abisso , e si
aprirono le cateratte del Cielo Due cagioni del diluvio si as-
segnano qui da Mos. Primo la acque del grande abisso; quel-
le .acque , dalle quali al principio del mondo era coperta la,
terra ; e le quali secondo l'ordine di Dio si ritirarono ne' vasti
seni gi preparati a riceverle , traboccarono da tutte le parti
opra la terra. la secondo luogo, quella immensa quantit Ta-
cque, alla quale Dio aveva dato luogo opta del firmamento.
Noi non cerchiamo altra prova d' uu fatto s grande e rniraco.
loso, fuori della parola di Dio. Pu essere, che la filosofa tro-
vi delle difficolt e difficolt anche grandi per intendere e spe-
gare questo fatto: ma il fatto non lascier di esser vero e io-
dubitato, bench la corta nostra ragione non possa arrivare a
comprendere il modo , onde siaawenuto. La divina autorit di
Mos, cos ben provata da tutto quelle che per ministero di lui
oper il Signore , sufficientissimo a farci chinar la testa in
ossequio della fede dovuta alla parola di lui, che parola di
Dio. Ma lo stesso Dio ha voluto, ebe la memoria di questo
f a t t o s i conservasse nella tradizione de'popoli, e non solo dei
popoli del mondo antico, ma anche di quelli del nuovo, dove
certamente non ne fu tolto il modello dalle nostre Scritture. La
storia naturale, e la fisica confermano la tradizione ; onde noi
potremo concludere con le parole d' uno de* pi violenti ne-
mici della religione , che a dubitare del diluvio vi vuole un'e-
strema ignoranza, od uri* estrema os(inastone, ogni volta che
si rifletta alla concorde testimonianza della fisica^e dell'ista*
&y$si magnae,etcaler- .sorgenti del grande
ctae coeli apertae sunt. abisso, e si aprirono le
cateratte del cielo.
12. Et facta est pi* 12. E piovve sopra la
va super terra/n qua- terra per quaranta gior-
draginta diebus >et qua- ni , e quaranta notti,
draginta noctibus.
13. In articulo diei 13. In quello stesso
illius ingressus estNoe, di entr No, e Sem,e
et Sem, et Cham , et Cham, e Japhelh suoi fi-
Japheth, filii ejus, uyor gliuoli , la moglie di
illius, et, tres uxores fi- l u i , e le mogli de9 suoi
Horam ejus cum eis in figliuoli con essi nella
arcam. arca.
14. Ipsi* et omne a- i4- Eglino , e tutti
nimal secundum genus gli animali secondo la
suum, universaque ju~ loro specie, e tulli i
menta in genere suo, giumenti secondo i loro
et omne , quod movelur generi , e tutto quello
super terram in gene- che sopra terra si muo-
re suo, cunctumque ve secondo la sua spe
volatile secumdum ge- eie, e lutti i volatili se*
nus suum , universae condo la loro specie, e
ria, e alla voce universale del 'genere umano, Il'dilavio ani-
versale adunque nulla ha di contrario alla ragione; ma egli u
vero miracolo superiore alla ragione in molte sue circostanze:
egli fu .opera di Dio, il quale volle eoa universale gastigo punire
la uni vertale corruzione degli uomini, e lasciare a' secoli poste-
riori una terribile immagine della severit di sua giustizia affine
di ritirarli dall'empiet. Veggasi nel giornale Ecclesiastico ali'
anno 1762, mese di novembre, e dicembre, la spiegazione fisico-
teologica del diluvi, e de'suoi effetti, opera dell'abate Le
Brun, degna di esser letta, perocch salvando, anzi ponendo per
fondamento , le due cagioni del diluvio toccate da Ms, espone
con. molla semplicit e chiarezza questo grande avvenimento eoa
tutto quello che ne segu.
Vers. 13. In quello stette (fi. Ovvero , come altri traducono ,
nel principio di quel giorno, vale a dire del diciassettesimo dei
f3es<-, secondo.
aves t omnesque volu- lutti gli uccelli , 6
cres, tutto quello che porta
ali.
io. Ingressa sunt 16. Entrarono da No
ad Noe in arcam bina nel!' arca a due a due
et bina ex omni carne, per ogni specie di ani-*
in qua erat spiritus vi- m a l i , che respirano, ed
tae. hanno vita,
t6. Et quae ingres- 16. E quei, che v' en-
sa sunt, masculus , et trarono , entraron di
/vernina ex omni car- ogni specie maschio , e
ne introierunt , sicut femmina , conforme a-
praeceperat ei Deus : yea a lui ordinato il Si-
et inclusit eum Domi- gnore ; e ve lo chiuse
nus deforis. per di fuori il Signore.
17. Factumque est 17.E venne il diluvio
diluvium quadraginta per quaranta giorni so-
diebus super terram ; pra la terra, e le acque
et multiplicatae sunt a- face va n cresciuta*, e f*
quae i et elevaverunt ar- cer salire 1' arca molto
cam in sublime a terra. in allo da terra.
48. Penemn&r e- r8, Imperocch la i-
nim inundaverunt et nonda^one delle acque
omnia repLeverunt in fu grande : ed lle co*
superficie terrae: porro privano ogni cosa sulla
arca ferebatur super superficie della terra
aquas * ma 1* arca galleggiava
sopra le acque.
19. Et aqaae prae- 19. E le acque in-
valuerunt nimis super grossarono formisura
Vers. 16. E ve lo chiute per di fuori il Signore. \\ Signore a
forse per ministero d' u Angelo, fece inverniciar per di fuoro
col bitume tutto all'intorno la porta dell'arca. Siccome in tuli-
questo gran fatto spira per ogni parte l'ira di Dio coutro gli era^
pii, cosi spicca del pari la carit, e la bont di Dio verso del giui
sto, e verso la sua famiglia, e verso gii animali stessi cornute^
a l l a cura di No.
terrama operlique sunt sopra la terra : e rima-
omnes montes excelsi ser coperti tutti i mon-
sub universo coelo. ti sollo il cielo tulio
guanto,
20. Qundecim cubi- 20. Quindici cubili
tis altior fuit aqua su- si alz 1' acqua sopra i
per montes, quos ape- monli, che ayea rico.
ruerat. perii.
at. (i) Consumpta- 21. E ogni carne, ebe
que est omnis caro , ha moto sopra la terra,
quae movebatur super rest consunta , gli uc-
terram, volucrum, ani* celli, gli animali, le fie-
mantium , bestarum , re , e tntli i reitilij che
omniumque reptilium , strisciano sulla terra :
quae reptant super ter" tutti gli uomini,
rarn^i universi homi"
n<$.
2. Etcunctat in qui- 22. E tutto quello
bus spiraculum vitae che respira , ed ha vita
est in terra , mortua sopra la terra, peri.
sunt.
23. Et delevit om- 23.E fu perduto ogni
nem substantiam> quae corpo vivente , che era
erat super terram, ab sopra la terra , dall' uo-
nomine usque ad pe- mo fino alle bestie, tan-
cus, tam ^reple , quam to i rettili, che gli uc-
volucres coeii) et deleta celli dell' aria , lutto fu
sunt de terra ; re man sterminato dalla (erra :
sit autem s olii s JVipe, e rimase solo No , e
et qui cum eo erant in quei che eran con lui,
arca. nell'arca.
( i j Sap. io, 4 Ecel.Sy. 28. i. Petr. 3. 20,

Veri. 20. Qundici cubiti ti alz V acqua sopra i monti. Cnt\


n e s s u n gigante, uessun animale pol salvarsi sojua alcun monte
24 Qbtinueruntque 24. E le acque signo-
aquae terram centum reggiarono la terra per
quinquaginta diebus. cento cinquanta giorni.
C A P O VIIL
Scemate a poco a poco le acque del diluvio, do*
po aver messo fuori il corvo, e la colombaJSo
esce fuori con tutti quelli cH eran nel? arca :
e alzato un altare , offerisce a Do olocausti
in rendimento di grazie : onde placato Dio
promette , che non sar mai pi il diluvio.

i. f\ecordatus au- i. iVJLa il Signore


tem Deus Noe , cunclo- ricoridandosi di No , e
rumque animanum , di tulli gli animali , e
et omnium jumento- di tulli i giumenti chtr
rum j quae erant cum erano con esso nell'arv
eo in arca.adduxit spi- ea, mand il vento so-
ritum super terram , et pra la lerra , e le acque
imminvtae snn,t&iu&e* (Ufftpttroai).
a. Et clausi sunt fon a. E furo chiuse? le
ies abyssi et catara- sorgenti del gra/ide,
ctae coeli : et prohibi- abisso , e le cataratte.

' Vers. 4- Per cento cinquanta giorni, la questi cento cin-


quanta giorni si computano anche i quaranta giorni della piog-
gia. Vedi Perer.
Vers. i. Mando il vento sopra la terra. Questo vento ga-
gliardo non tanto per sua propria efficacia , quanto per divina
virt dovea parte consumare le acque, e alzarle in vapori, parte
respingerle ne' gran seni ond' erano state tratte.
* Le acque diminuirono. Calarono.
Vers. ?.. E furono vietate le pioggie dal cielo- Dio trattenne
ogni pioggia per sette mesi, e pi, cio da'diciassette del settimo
mese , in cui le acque cominciarono a scemare -, fino a'ventisette
del mese secondo del seguente anno, vers. i4>
* Mietale te ptoggt'e, Trattenute,
tae sunt pluvae de eoe- Bel cielo; e forono vie*
lo. tate le pioggia dal cielo*
. 3. "Reversaeque sunt 3. E le acque andan*
aquae de terra euntes , do , e venendo si parti-
et redeuntes \ et, coepe- vano dalla terra: e prin-
runt minui post cen- cipiarono a scemare do-
tum quinquaginta dies. po cento cinquanta
giorni.
4- Requevitque arca 4. E 11 arca si pos il
mense septmo, vigesi- settimo mese a' venti-
mo septimo die mensis sette del mese sopra i
sup&r montes Arme- monti d' Armenia,
niae.
5. At vero aquae i- 6. E le acque andava-
kant t et decrescebant no scemando sino al de-
usque ad decimum men- cimo mese: perocch il
semi decimo enim men- decimo mese , il primo
se^ prima die mensis, giorno del mese, si sco-
apparuerunt cacumina prirono le velle dei
montium. monti.
6. Cumque transis- 6. E passati quaranta
seni quadraginta dies, giorni, Noe, aperta la fi-
aperiensNoefenestram nestra , che avea falla
arcae , quam fecerat, ali' arca, mand fuori il
dimisit corvumi corvo:

- Vel'. 4- Sopra i monti cP-Armtna.U Ebreo legge.- topra le


montagna di Amrat: II Caldeo: sopra i monti Cordn, chiama-
ti Gordidi, da altri rferittori. S. Girolamo scrive , che il monte
rarat una parte del monte Tauro. Che l'arca si posasse sui
monti dell'Armenia, vien riferito anche da varii scrittori profani
citati da Giuseppe e da Eusebio, e lo stesso fatto confermato
dlia tradizione di quel paese, conservata fino al di d'oggi, intor-
no alla quale vedi s. asilio di Seleucia , orai, iv.de arca.
1
* A* ventisette del mese. Ebr. a? diciassette.
Vera.5, // decimo mese. Non dal cominciamento del diluvio ,
ma dal priocipio del iccentesimo anno dalla venuta di No, co*
cne apparisce dal ver s, 13. e 14., e dal capo precedette vefVu.
7. Qui egrediebatur, 7. Il quale usci , e
et non revertebatur , non torn fino e tanto
done siccarentur a* che le acque fosser sec-
quae super terra/n. cate sulla terra.
8. Emisit quoque co 8. Mand ancora do-
lumbam post eum , ut po di lui la colomba ,
videret si jam cessas* per vedere se fossero fi-
seni aquae super fa- nite le acque sopra la
ciem terrae. faccia della terra.
g. Quae cum non in- 9. La quale non a-
venisset, ubi requie vendo trovalo , ove fer-
scerei pes ejus , rever mare il suo piede, tor-
<sa est ad eum in ar' n a lui nell' arca : pe-
eam: aquae enim erant rocch per tutta la ter-
super universum ter" ra eran le acque ; ed e-
fam : extenditque ma' gli stce la mano, e pre-
num , et aperehensam sala la mise dentro 1* ar-
intulit in arcam. ca.
io. Exspectatls au* 10. E avendo a s pe 1-
lem ultra septem die- tato sette altri giorni,
bus aliis, rursum di- mand di nuovo la co

Vers. 7.11 quale usci e non torn.NelP Ebreo manca la par-


ticella negativa,- ma i LXX. , il Siro, e tutti i padri hanno la le-
zione della volgata ; e 1' Ebreo con varii dotti interpreti si pu
beo conciliare col Latino: imperocch queste parole il corvo li-
sci andando e tornando posaon significare, che il corvo veggen-
de' cadaveri sopra i monti, amando di farne pasto , non tornava
a Mos dentro I' arca; ma perch a cagione del gran fango non
potea nemmen posare sopra la terra , andava a riposarsi sul tetto
dell' arca.
Fino a tantoch Vacque fattero seccate. Questa maniera di
parlare non significa, che il corvo tornasse poi, quando le acque
furono seccate, ma solamente, che per tutto quel tempo prima
dell'asciugamento delle acque, egli mai non torn dentro l'arca;
onde No non poter per tal mezzo sapere, in quale stato fosse la
terra; e di fatto non vi torn egli mai pi, nemmeno dopo. E' da
notarsi questa espressione, che trovasi anche in altri luoghi delle
Scritture, Vedi Matlh, i. verj, ult,.J?t, 109,2. ce.
misti cotumlam ex ar- tomba fuori dell'arca*
ca.
11. At illa venit ad i l Ma ella torn a
eum ad vesperam, por- lu alla sera , portanda
tans ramum olivete vi- in bocca un ramo di u-
rentibus folis in ore livo con verdi foglie. In-
suo.lntellexit ergo Noe, tese adunque No , co-
quod cessassent aquae me le acque erano ces-
Super terram. sate sopra la terra.
12. Exspectavitque i 2. E aspett nondi-
nihilominus septem a- meno sette altri giorni,
lios dies : et emisit co- e rimand la colomba ,
lumbam , quae non est la quale pi non torno
reversa ultra ad eum. a lui.
, 13. Igitur sexcente- 13. V anno adunque
simo primo anno , pri' secentesimo primo di
mo mense, prima die No , il primo mese , il
mensis\imminutae sunt di primo del mese, le ac-
aquae super terram: et que lasciaron la terra :
aperens Noe tectum e No avendo scoper-'
arcae aspexit viditque chiato il tetto dell'arca

Vers. l i . Torno a lu alla sera, ec. Ella, dice il Crisostomo,


passo il giorno a mangiare ; la seta poi, fuggendo il freddo not-
turno, se ne torn a trovare sua compagnia. II ramoscello d'olivo
che ella portava , pot benissimo serbare la sua verdura anche
un interno anno sotto dell'acque, affermando Plinio che il lauro
e 1' olivo vivono e fruttificano anche nel mar Rosso: Vedi anche
Teophrast. hitt.plani, lb, 4 8. Il ritorno adunque della co-
lomba, e molto pi il ramoscello d'olivo fece intendere, ebe non
solo i monti pi a l t i , ma anche le colline, dqve bei) riesce i'
olivo, erano asciutte.
A!
Vers. l3. Mir ,e vide che la superfcie della terra ec. Una
tal vista quanto dovea consolare No , e qual impeto dovea sve-
gliare i u lui di uscire fuori dell'arca! ma egli si sta in pazienza
aspettando P ordine di Dio: qual virt e qual fede! La terra era
senz'acque; ma v'erano ancora la belletta e il fango che non per-
mette vano di camminarvi.
* Le acque scemarono tutta terra,. Lasciarono la urr.
quod essiccata esset mir, e vide, che la su-
superficies terrae. perficie della terra era
asciutta.
14. Mense secundo , i4- Il secondo mese ,
septimo et trigesimo a'ventisette del mese,
die mensistarefacta est la terra rimase arida.
terra.
15. Locutus est aiir 15. E Dio parl a
lem. Deus ad Noe, di' No, dicendo:
cens :
16. Egredere de ar- 16. Esci dall'arca tu,
ea, tu, et uxor tua., filii e la tua moglie, i tuoi
fui, et uxores filiorum figliuoli e le mogli de'
luorum tecum. tuoi figliuoli con te.
17. Cuncta anima n- 17. Conduci leco fuo-
a , quae sunt apud te ri tulli gli animali, che
ex omni carne, tam in sono insieme cori te, di
volatilibus, quam in be- ogni genere , tanto vo-
sliSi et universis re- latili , che bestie, e ret-
ptilius, quae reptant tili, che strisciano sulla
super terram : educ te- terra , e scendete sulla
cum, et ingredmni su* terra : Crescete e mol-
per terram : ( i ) Cresci- li plc te.
te., et multiplic amini su?
peream.
1.8. JEgressus est er- 18. E usc No, e con
go Noe, et filii ejus , u- esso i figliuoli d lui, e
xor illius, et uxores fi- la sua moglie, e le mo-
tiorum ejus cum, eo. gli, de' suoi figliuoli.
19. Sed et omnia a- 19. E tutti ancoragli
ninantia, jumenta, et animali, e le bestie e i
reptilia, quae reptant rettili, che strisciano
super terram, secun- sulla terra, secondo ia
dum genus suum, e- loro specie , uscirono
gressa sunt de arca. dell'arca.
(i) Sap. 1. 9.7. 9.8. Infra, g. i. -.
20. Aedificavit autem 20. E No edific un
Noe altare Domino : et aliare al Signore : e
tollens de cunctis pe~ prendendo di tulle le
coribus, et volucribus bestie, e uccelli mondi,
mundisjobtulit 1iolocau~ gli offer in olocausto
sta super altare. sopra l'aliare.
21. Odoratusque est 21. E II Signore gra-
Dominus odorem sua- d il soave odore, e dis-
vitatis, et at: "Nequa- se: Io non maledir mai
quam ultra maledicam pi la terra per le colpe
terrae propter homines: degli uomini: perocch
(i) sensus enim, etco- la mente , e i pensieri
guado humani cordis degli uomini sono incli-
in malum prona sunt nati al male fin dall' a-
ab adolescenza sua: dolescenza: io adunque
non igitur ultra percu- non mander pi flagel-
tiam omnem animam lo sopra tulli i vivenl,
uiveitem, sicut feci come ho fallo.
; i 22. Cunctis diebu^ 22. Per tulli i giorni
errae sements etmes* della terra non manche-
$s, frigus et aestu$\ r giammai la semenza
aestas et hiems, noti e la messe, il freddo e il
etdies non requiescent. calore , l'estate e il ver-
no, la nolte e il giorno.

(i) Sap. 6. 5. Maith. 15. 19.


Ver*, ai. Il Signore gratti il soave odore. S. Gio. Crisosto-
mo: La virt del giusto cambi in dolce fragranza il fumo, e
ii sito delle,arfe vttime.
Io non Maledir mai pi la terra ec. Dio promette Ai non
punire mai pi con simil fustigo universale 1' umana malzia, e
Che avr cornpassio.ne dell' infermit degli uomini, e della pro-
J>nsione loro al male ; propensione nata con essi per difetto del-
la corrotta natura.NVedesi qui notata la colpa originale e la con-
cupiscenza cte mscono coli' uomo, e sono il principio di tutti
i peccati.
Vers. 32. ffon mancher giammai la semema, ec. Le vicis-
situdini delle fatiche di seminare e raccogliere, le vicissitudini
C A P O IX.

Dio benedice No, e i figli ; e assegna loro per


cibo tutti gli animali insieme co"1 pesci, proi-
bendo pero il sangue. Il patto tra Dio e gli
uomini del non mandar pi, le acque del dilu-
vio confermato coli' iride. Cliam , ch' avea
schernito No nella sua ebbrezza, maledet-
to nel figlio Chanaan. ; Sem, e lapheth son
benedetti.

j. fjenedixltqueDeus 1. L> Dio benedisse


Noe, et filiis ejus. Et No , e i suoi figliuoli.;
dijcit ad eos : ( i ) Cre- E disse loro : CresQete ^
scite et multi pii camini) e moltipllcate , e riem-
et replete terram. pile la terra.
2. Et terror vester, 2. E temano, e tre-
ac tremor sit super cun- mino dinanzi a voi tut-
cta animatici terrae, et ti gli animali della ter-
super omnes volucres ra , e lutti gli uccelli

fij Supra t. 22. 28. 8. 17.

dell'anno, l'estate e il verno, finalmente le vicissitudini de'tem-


porali, il freddo e il caldo, l'alternativa delle notti e de'giorni,
promette Dio, che saranno costanti sino alla fine del mondo.
Vers. j . * Crescete e molliplicale ec. Pu equivalere al fu-
turo : crescerete e moltipllcherete e riempirete la terra. Cosi
Cap. I. v. 28.
Vers. 2. E temano e tremino dinanzi a voi ec. Effetto di que-
sta legge posta da Dio si , che le bestie pi forti e robuste del-
l'uomo lo rispettino, n ardiscano mai di offenderlo, se non forse
'offese da lui, o strette dalla fame. Plinio racconta, che l'elefante
s'impaurisce al solo vedere le pedate di n uomo ; e che le tigri
appena veduto un cacciatore trasportano altrove i teneri loro par-
ti , come se un istinto interiore avvertisse le bestie, che l'uomo
il loro antico signore. Cosi Dio ha voluto conservare all'uomo
"na porzione di quest'assoluto dominio, che egli avea conceduto
a Adamo innocente.
coeli cum universis , dell'aria, e quanto si
quae moventur super muove sopra la terra :
terrami omnes que* pi- tutti i pesci del mare
sces maris manui ve- sono soggettati al vo-
strae traditi sunt. stro potere.
3. Et omne quod mo- 3. E tutto quello che
ve tur, et vivit, (i) eri/ ha moto e vita, sar vo-
vobis in cibumi quasi stro cibo : tutte queste
ciera virentia tradidi cose io do a voi, come
vobis omnia; i verdi legumi ;
4. (2) Excepto, quod 4. Eccetto che voi
carnem cum sancitine non mangerete carne
non comedetis. col sangue.

(i) Supr. i. (i) Lev. 17. 14-

Vers. 3. Tutto quello che ha moto e vita far vostro cibo ,


Dio permette l'uso delle carni degli animali. Il Crisostomo, Teo-
doreto, e molti interpreti moderni credono, che avanti il diluvio
4*E>n fosse proibito assolutamente 1' uso delle carni ; ma che gli
uoinini pi religiosi, come i discendenti di Seth, se ne astenesse-
ro, perch Dio (cap. i. vers. 29.) avea assegnato per cibo ali uo-
4o non le carni, ma i legumi. Vedi detto luogo. Questa permis-
sione di Dio secondo s. Girolamo, restringessi a quegli animali,
che sono mondi, imperocch egli crede, che la distinzione di ani-
mali mondi e immondi ( la quale abbiamo detto di sopra essersi
' " osservata riguardo a' sacrifuii ) avesse gi luogo anche per 1 uso
de' cibi.
* Verdi erbaggi. Legumi. . ,
Vers. L Non mangerete caricai sangue. In virt di questa
legge, rinnovata poi nel Levitico vn. 6- XVH.'II. 14- fu proibito
di mangiare il sangue o rappreso nelle membra degli animali o
da essi separato La ragione di tal proibizione si , primo, d iti-
, fonder negli omini maggior avversione dallo spargimento del
5
angue umano, Oers. 5.: secondo, perch Dio volle che il sangue,
che quasi la vita dell'animale, a lui solo fos|Se offerto m sacrih-
zio in cambio della vita dell'uom peccatore. Vedi Levil. xvn. .
Questa legge fu rinnovata di poi dagli Apostoli nel concilio di
^Gerusalemme (Atti xv. 29.) e fu osservata in molte Chiese anche
*per mtti secoli. Ma siccome non per altro era stata introdotta, se
iona fine di facilitare ali Ebrei tenacissimi delle lor costuman-
te 1' ingresso nella Chiesa d Ges Cristo ; quindi e che lino
da' tempi di s. Agostino cominci questa legge a non essere pm
6. Sanguinem enim o. Imperocch io fa-
animarum vestrarum r vendetta del sangue
requiram demanucun- vostro sopra qualsisia
ctarum bestiarum : et delle bestie: e far ven-
de manu nominis, de detta della uccisione di
manu viri^ et fratris e~ un uomo sopra 1* uomo
jus, requiram animam sopra T uomo fratello
hominis. di lui.
6. (i) Quicumque ef- 6. Chiunque sparger
fudert humanum san- il sangue dell' uomo, il
guinem, fundetur san- sangue di lui sar spar-
guis illius-, ad imagi* so : perocch 1* uomo
nem (juippe Dei factas fatto ad im in a gin di Dio.
est homo.
7. ( 2} Vos autem cre- 7. Ma voi crescetele
scite, et mulplicami' moltiplicate, e dilatate-
(i) Matth. 26. Sa. Apoc. 13. ao,
(*) Supra, i. 28. 8. ij.

osservata in molti luoghi, e a poco a poco cess interamente, at-


tenendosi i Cristiani a quella parola di Ges Cristo: Non quel-
lo che entra j?er Im bocca imbratta P uomo, Vedi Augusti
lib. xxxn. corat Faust. cap, f 3. -..*
Vers. 5. Io faro vendetta del sangue vostro sopra qualsisia
delle bestie. Dimostra, che la ragione della precedente proibizio-
ne si di allontanare quel pi gli uomini dallo spargere il san-
gue umano. Io punir le bestie istesse che avranno commesso un
simil delitto, affinch l'uomo apprenda , quanto debba rispettare
il sangue dell'altro uomo. Vedi Exod. xxi. 28.
Faro vendetta ... sopra P uomo, sopra V uomo fratello di lui.
Questa repetizione aggrava il delitto dell'omicidio, rappresen-
tandone l'iniquit : far vendetta sopra dell'uomo della uccision?
fatta da lui di un uomo, di un uomo che suo prossimo e suo
fratello.
Vers. 6. Chiunque sparger il sangue dell1 uomo, il sangue
di lui sar sparso. Vale a dire, giusto che sia messo a morte
chiunque ad un uomo avr data la morte. Alcuni Vogliono qui
stabilita la legge, che dicesi del taglione, in virt della qnale
permettevasi di vendicare il sangue col sangue, la morte colla
morte: il qual diritto dopo la fondazione della societ pass v&f
teramcnte ne' rettori e magistrati delle medesime societ.
ni," et ingredimin su- vi sopra la terra, e riem-
per terram, et implete pitela.
eam.
8. Haec quoque dixit 8J)isse ancora Dio a
Deus ad Noe, et ad fi' No , e a* suoi figliuoli
Kos ejus cum eoi con lui :
g. Ecce ego statuam 9. Ecco che io ferme-
pactum meum vobis- r il mio patto con voi,
cumt et cum semine ve- e con la discendenza
stro post vos \ vostra dopo di voi :
10. Et ad omnem a- i o, E coti tulli gli a-
nimam vventem^ quae nimal viventi, che so-
eStvobiscum tam in vo+ no con voi tanto vola-
foribus, quam in ju- tili , come giumen-
mentis, et pecudibus ti , e bestie della terra
terras cunctis> quae e- con tutti quelli che so-
gressa sunt de arca* no usciti dall'arca, e
et universis bestiis ter- con tutte le bestie del-
rete. la terra.
11. (i) Statuam pa- 11. Fermer il mio
ctum meum vobiscum^ patto con voi, e non
M nequaquam ultra in- saranno mai pi uccisi
terficietur omnis caro colle acque del diluvio
aquis diluvii, neque erit tutti gli animali, n di-
"deinceps diluvium dis- luvio verr in appresso
$pans terram. a disertare la terra.
12. Dixitque Deus: v 12. E disse Dio : Ec-
Hoc signum foederis, co il segno del patto,
<Vfc-54 9-
Ver, io. E con lutti gli animali viventi cha fono fon voi ec.
Con queste parole Dio s'impegna a conservare sopra la terra tut-
t>p le specie degli animali, a provvederle di cibo, e di nutrimen-
ti^-e. ji perpetuarne la fecondit. Cos Ges Cristo ci assicura nel
ino Vatgelo, che neppur uno de' pi piccoli volatili dimenti-
cato da Dio.
Vers. n.* Uccisi, Fatti morire,
quod do inter me % et ch' io fo Ira voi, e me ,
voS) et ad omnem ani- e con tulli gli animali
mam viventem , quae viventi, che sono con
est vobiscum in gene- voi per generazioni e-
ratlones sempiternas . terne.
1 3. Arcum meumpo- 13. Porr il mio arco-
nam in nubibus, et erit baleno nelle nuvole, e
signum foederis inter sar il segno del patto
me , et inter terram. tra me, e la terra.
1 4 ( i ) Cumque obdu- i4 E quando io a-
xero nubibus coelum , vr coperto il cielo di
apparebit arcus meus nuvole, comparir il mio
in nubibusi arco nelle nuvole :
16. Et recordabor 15. E mi ricorder
foederis mei vobiscum , del patto , che ho eoa
Ci) Ecd. 43. 13.

Vers. 13. Porr il mio arcobaleno nelle nuvole. La maniera


di parlare di Dio, e quello che egli vuol che significhi in appres-
so agli uomini l'arcobaleno, sembra, dimostri assai chiaro, c|ie
questo non erasi veduto giammai prima del diluvio : bench non
sia da dubitare, che per tutto quel tempo non mancaron le piog-
ge : imperocch, lasciando le altre riflessioni da parte, nissun po-
tr comprendere, come le nuvole, o sa i vapori esalati continua-
mente dalle acque della terra, e accresciuti in infinito per lo
spazio di due mila anni si potessero sostenere nell'atmosfera wn*,
za mai sciogliersi in pioggia. L'iride adunque manc prima del
diluvio, non perch mancassero le pioggie \ ma perch le acque
superiori, delle quali abbiamo parlato al cap. vii. 11., impediva-
no , che potesse aver luogo questo fenomeno. Tolte questa acque
superiori", le quali si versarono sopra la terra, e non ritornarono
pi ali* antica loro sede, pot allora vedersi l'iride, ed essere un
segno nuovo e infallibile, che il diluvio non sarebbe mai pi.
Vedi la spiegazione, d cui sopra, vn. 11.
E sar il segno del patto tra me e la terra. Il Caldeo poria :
del patto tra il mio Verbo, e la terra ; accennando, come il Fi-
gliuolo di Dio stato il mediatore di tutte le alleanze tra Dio e
gli uomini; perch tutte hanno avuto per oggetto e fine la gran-
de e divina alleanza , che egli dovea contrarre con noi nella *fw
incarnazione.
* Porro, L'ebr. e i LXX. io pongo : io metto.
et cum omni anima vi" voi, e con ogni anima
venie, quae carnem ve- vivente , che informa
getai : et non erune ul- carne: e non verran pi
tra aquae diluvii ad le acque del diluvio a
delendum universam sterminare tutti i vi-
carnem. venti.
16. Eritgue arcus in 16. E 1* arcobaleno
nubibus, et videbo il- sar nelle nuvole,e ioin
lum , et recorda bor foe- veggendolo mi ricorde-
deris 6* empitemi, quod r del patto sempiterno
pctum est interi) eumt fermato tra Dio , e tut-
et omnem animam vi- te le anime viventi di
ventem universe car- ogni carne, che sopra
nis, quae est super ter- la terra.
tam.
17. Dixitque Deus 17. E disse Dio a No:
ad Noe : Hoc erit si- Questo il segno del
gnum foederis, quod patto, che io ho ferma-
jconsttu inter me, et to tra me, e tutti gli a-
^nnem carnem super nimali, che sono in ter-
terram. ra.
* 18, Erant ergo filii 18. Erano adunque i
JVbe, qui egressi sunt tre figliuoli di No, che
de arca, Sem) Cham et uscirono dall'arca, Sem,
Japheth: porro Cham i- Cham, e Japheth : e
pse estpater Chanaan. Cham il padre di Cha-
jiaan.
\$, Tres isti Jilii ip. Questi sono i tre

Vers. 16. Io in reggendolo mi ricorder del patto sempiter-


no ec, Eg$ anche giusto per conseguenzar che gli uomini si ri-
cordino anch'essi, in reggendo l'iride, del terribile universale ca-
stigo, col quale Dio puoi i peccati del mondo, e gratie rendano a
Ipi della misericordia usata con essi.
^^Vers. io. E da questi s sparse il genere umano sopra tutta
fil terra. Woe adunque non ebbe altro, che tre figliuoli, e da
questi, dopo lo sterminio di tutti gli altri uomini nel diluvio, fu
ripopolata la terra. Canaan nacque dopo il diluvio.
sunt Noe: et ab his dis- figliuoli di No, e da
seminatum est omne questi si sparse tutto il
genus hominum super genere umano sopra
universam terram. tutta la terra.
20. Coepitcfue Noe 20. E No , che era
vir agricola exercere agricoltore, principi
terram, etplantavit vi- a lavorare la terra , e
neam. piantare una vigna.
21. Bibensquevinum 21. E avendo bevuto
inebriatus est, et nu- del vino si inebri, e si
datus in tabernaculo spogli de' suoi panni
suo. nel suo padiglione.
22. Quod cum vidis- 22. E avendo veduto
set Cham* pater Cha- Cbam padre di Ghana-
naan, verenda scilicet an la nudit del padre
patris sui esse nuda- suo, and a dirlo a'due
ta, nuntiavit duobus suoi fratelli.
fratribus suisforas.
23. At vero Seni, et 23. Ma Seni, e la*
Japheth pallium impo- pheth, messosi un mari*
suerunt humeris suisf tello sopra le loro spal^
et incedentes retror* le, e camminando al-
sum operuerunt veren- l'indietro coprirono la
da patris sui.faciesque nudit del padre, tenen-
eorum aversae erant, do le facce rivolte all'op-
et patris virilia non posta parte , e non vi-
viderunt. dero la sua nudit.
24' Evigilans autem 24. E svegliatosi No
Noe ex vino, cum di- dalla sua ebbrezza, a-

* Sopra tutta ira terra. Per tutta la terra.


Vers. 20. c a i . E piantare una vigna: e avendo bevuto del
vino ec. Fino a quell'ora gli uomini si erano contentati di man-
giare 1' uve prodotte naturalmente dalla vite senza coltivarla , e-
senza estrarne il liquore. No fu il primo a pensare all'una, e
all'altra cosa; e non sapendo ancora la forza del vino cadde per
inesperienza nell' ebriet, la quale da tutti i Padri scusata da
peccato, e fu figura di grandissimo mistero , come diremo.
dcisset , quae fece- vendo inteso quel che
rat ei filius suas mi-* avea fatto a lu il suo fi-
n or, gliuolo minore,
20. Aiti MLaledictus 26. Disse: Maledetto
Chanaan, sfvus ser- Ghanaan , ei sar servo
vorunt erit 'fratribus de' servi a' suoi fratelli.
suis.
26. Dxitque: Bene- 26. E disse: Benedet-
dictus Dominus Deus to il Signore Dio di
Sem\ sii Chanaan ser- Sem ; Ghanaan sia suo
vus ejus. servo.
27. DilatetDeus Ja* 27. Dio amplifichi Ja-
Vers. a/J- -W suo figliuolo minore. Oham : il quale venghiamo
ad intendere, die era il pi giovine de'tre figliuoli di No; e ci
senza paragone pi naturale, che il dire, che debba intendersi
il nipote Ghanaan, di cui la Scrittura non ha parlato , se nou in-
cidentemente di sopra al vers. 18.
Vers. a5. Maledetto Chanaan. No non maledice il figliuolo
Cham, ma s il nipote Chanaaa ; perch in primo luogo non vol-
^fc gettare la sua maledizione sopra un figliuolo , a cui Dio avea
IKta la sua benedizione poco prima: in secondo luogo veniva ad
esser punito forse pi sensibilmeute il padre colla punizione del
figliuolo: in terzo luogo ottimamente No rivolge con profetico
spirito la sua maledizione contro di Chanaan, perch i posteri d
lui, i Ghananei, furono quelli, sopra-de'quali per la loro empiet
venne a verificarsi visibilmente questa maledizione , allorch fu-
" rono sterminati, o ridotti in dura schiavit da'discndenti di
SeM, o sia dagli Ebrei. Cos la maledizione di No non tanto
una maledizione, quanto una profezia.
Servo dservi. Significa servo 3|*fimo, e dellaspi abietta con-
dizione, m
Vers. 26. Benedetto il Signore Dio di Seni. Dall' altra parte
Pfo veggendo col medesimo spirito i benefizii e le grazie, che
t)io avrebbe a larga mano diffuse sopra Sem, e sopra i suoi po-
stesi, si fl|plge con tenera gratitudine a benedire e ringraziare
per esse i Signore. La massima delle prerogative di Sera dovea
essere il culto del vero Dio conservato da'suoi discendenti, e il
?*a * e*ie 4ov^a nascer da questi.
igjjjfers. 27. Dio amplifichi JapJieth, ec. li Signore dar a Ja-
ptieth un* amplissima posterit ; ma il Signore abiter nelle ten-
de di Sena , e Chanaan sar suo schiavo. Tale il senso di questo
verso secondo il CMeo; e questo senso seguitato da Teodore-
to, dal Lirano, daJl'bulense, e da altri interpreti, No in questo
pheth) et iabilet in la- pheth , o abili iie'padi-
bernaculis Sem; sitfjue elioni di Seni , e Cba-
Chanaan servus ejus, - suo servo.
uaan sia w*

28. Vxit autem Noe 28. E visse No dopo


posi diluvium trecentis il diluvio* trecento cin-
tjuinc/uagi7ta annis. quanta aai.
versetto conclude la sua benedizione , predicando a Japhclli una
numerosissima discendenza (Japheih il padre de'Gentili )j nidi
ritorna a Sein, e ripete l'altissimo privilegio di lui d'avere Dio
abitante nelle sue tende, non solo per ragione del culto di Dio
conservato we' suoi posteri, ma molto pi per ragione di colui,
nel quale abitar dovea corporalmente la Divinila, Colos. 11.9.
per ragione del Messia, cio del Verbo di Dio, il quale fatto cai-
ne pose suo padiglione (cosi il Crisostomo Jo. i. 1 4 - ) e abito
tra' discendenti di Seni : dopo di gi No ripete la sua maledizio-
ne contro di Chanaan: tpnto era egli certo dell'avveramento di
sua predizione. Questa sposizione H fa qui vedere una chiara pri-
lezias dell'incarnazione di Cristo.
Non debbo per tacere, che molti Padri riferiscono quelle pa-
role, e abiti ne*padiglioni di Sem, non a Dio, ma a Japheth; e
intendono queste parole della vocazione de'Gentili, i quali en-
treranno nelle tende di Seni, quando si uniranno alla Chiesa di
Gesii Cristo figliuolo di Sem secondo la carne. ^
* Amplifichi. Propaghi.
Verjf, 48. falsse iVo dopo JLdiliivio trecento cinquanta anni.
Abramo essendo nato Panno divento novantadue dopo il diluvio,
ne segue perci, che egli visse con No cinquamtar lto anni. La
lunga vita de'primi padri nell'ordine della divina previdenza fa,
il mezzo di far passare la religione e il eulto di-Dio a tutti i io*~"t\
ro posteti. Noe (dice l'Apostolo) avvertito da Dio d cose, che
ancora non si vedeano, con pio timore ando preparando l'ar-
ca per salvare la sua famiglia^ per la quale (arca) condann
il mondo , e divento erede della giustizia , che vien dalla fede.
Hebr. xi. 7. Per questa giustizia fu egli degno di essere una viva
figura del Giusto per eccellenza , del vero Riparatore e Salvato-
re del genere umano, che dalla stirpe di lui dovea nascere , e<
essere con migliori titoli il consolatorc, e la speranza djJ mondo- :
La incredulit degli nomini, e il disprezzo, che questi fdero del-
la predicazione di No, che egli invitava a penitenza, dimostrano,
in qual maniera sar ricevuto il Messia dal suo popolo \ o lo stt-i-
minio di quelli per mezzo delle acque del diluvio presagisce la
piena de'mali, e delle orrende sciagure, onde sar repentinameiv
te oppresso il popolo Ebreo per aver rigettato il suo Cristo. Pe*
di Mailh, xxiv. 3^. No, che riunisce nell'arca, e salva sopra Jc
acque la sua famiglia, rappresenta vibilmente il ahdlore degi'i
9- Et impleti sunt 29 E tutta intera la
I omnes dies ejus non- sua vita fu di novecen-
gentorum quinquagin* to cinquanta anni, e si
ta annorum: et mor- mori.
tuus est, *
C A P O X.

Genealogia de figli di No da1 quali vennero le


diverse nazioni dopo il diluvio, e nacquero
tutti i mortali.

i, (i) flae sunt i. v^uesti sono i di-


generationes fiUorum scendenti de'figliuoli di
No , di Sera , di Charn,
"Sioe, &|0i, Cham, etJa
pheth: natiaue sunt ejuse di Japheth: e questi i
filii post diluvium. figliuoli nati ad essi do-
po il diluvio.
x a. Filii Japhcth Co- e. Figliuoli d Ja-
rner, ctMagog, et Ma- pheth sono Gomer , e
(i) i. Par. i. 5,
uomini, il quale riunisce colla sua Chiesa ( fuori di cui non e sa-
lute ) la sua famiglia per santificarla, mondandola con la la-
vanda d? acqua mediante la parola di vita- Ephes, v. 26. La
stessa ebbrezza di No con ci ci ne avvenne^ci dipinge al vivo
l'estremo amore di Grato verso la Chiesa ; amore, che lo ridusse
a spogliarsi di tutta la sua gloria, e ad esporsi alle ignominie , e
gli scherni dei suoi nemici, e a offrire il pi obbrobrioso sup-
plizio, nessun caso facendo della confusione : sostenne la croce,
dispreizando la confusione. Ma due de'figliuoli di No rispetta-
no, ed onorano la dignit del padre nella sua umiliazione,,e Ge-
s Cristo in virt delle stesse sue^imiliazioni sar adorato qual
tjj*0 ad PSS? Gentile figurato in^fapheth, e dall' ebreo fedele
^Jlitatpre diSr, e la maledizione, e l'ira star sino al fine eo-
^pra gli empi discendenti di Cham, opra i Giudei increduli, tra-
ditori , ed uccisori-del Cristo.
Vers. 2. Figiijbli di Japhelh c. Presso alcuni scrittori Cri-
stiani si trova scrtto, che No per ordine di Dio assegn a S%m
dai, et Javan^ et Thu- Magog , e Macia i , e Ja-
balt et Mosoch, et Thi- van , e Thubal, e Ma-
ras. soch, e Thiras.
3. Porro filii Corner, 3. E i figliuoli di Go-
Ascenez, etRiphath, et mer, Asctnez, e Ri-
Thogorma. phalh, e TJ|ogorma.
4- Filii autem Javan 4. E i figliuoli di Ja
Elisa, et Tharsis, Cet~ van , Elisa , e Tharsis ,
tliim etDodanim. e Getthinij e Dpdanim.
l'Oriente, l'Africa a Cam, e tutta l'Europa coli'isole, e le part
settentrionali dell' Asia a Japheth, e che di questo spartimento
ne lasci scrittura nelle mani di Sem. Questa divisione, della
quale brameremmo di avere documenti pi certi, e pi antichi,
pu combinare con quella che qui raccontata da Mos. Da'fi-
gliuoli di Japheth qui nominati, ^o Corner, Magog, ec., dopo
la dispersione avvenuta a causa della edificazione di Babel disce-
sero altrettante nazioni: ma il determinare, quale da ciascheduno
di essi avesse 1' origine , cosa sommamente difficile, e sopra la
quale per lo pii non possiamo avere, se non deboli congetture.
Corner. Da Gomer molti credono derivati i Cimbri, o sia
Germani.
Magog. Questi creduto padre degli Sciti, de'Geti, e Mas-
sageti.
Mudai. Per sentimento comune, da lui ebbero nome e ori-
gine i Medi.
Javan. Da lui i Jonii, e forse tutti i Greci,
Thubal. Da lui gli Spagnuoli, detti in antico Iberi: cosi s.
Girolamo.
Mosoch. Da lui i Moscoviti, e secondo altri, i popoli di Cap-
padocia.
Thiras.'T?et. comun pareri^ padre de'Traci.
Vers. 3. Ascenez. Nell'Ebreo Ascenaz. Egli popol l'Asia, ov-
vero secondo altri una provincia della Frigia minore, chiamata
Ascenia,
Riphat. Da lui i popoli della Paflagonia, ovvero quelli del-
la Bitinia. V
Thogorma. Da lui molti pretendono esser venuti i popoli
della Turcomania, e i Turchi nominati da Plinio.
Vers. 4- Kisa. Da lui forse ebbe nome l'Elide nel Peloponneso.
Tkarsis.Ua lui quelli di Tarso, e g i al tri popoli dellaCilic^
Cetlhim. Non v' ha dubbio , che nella Scrittura la terra H
flelthim la Macedonia, la quale da questo figliuolo di Ja\an do-
* ette aver nome, onde fu anche detta Maceli-.'
Duilftfiim. Da lui molti derivano i Dodonci, nelJ'Epiro
6. Ab his divisae 5. Questi si divisero
sunt insulae gentium le sole delle nazioni,
in regionibus suis, u- e le diverse regioni,
nusquisque secundum ognuno secondo il pro-
Unquam suam , et fa- prio linguaggio , e le
milias suas in nationi* sue famiglie , e la sua
bus suis. nazione.
6.FUU autem Cham 6. E i figliuoli di
Chus, et Mesraim et Cha m sono Ghus, e Me-
Phuth ,et Chanaan. sraim , Phuth, e Cha-
naan.
7. Filii Chus Sala 5 7. I figliuoli di Chus
et llevila, et Sabatha, Saba, ed Hevila , e Sa
et Regma, et Sabata* batha , e Regina , e Sa-
cha. Filii Regma Sa- ba lacha. 1 figliuoli di
ba> et Dadan. Regina Saba } e Dadan.

Vera. 5. Le sole delle nazioni. Col nome J'isole delle nazio-


ni s'intendon non solamente le vere isole, ma anche i paesi sepa-
rati dal continente della Palestina, a'quali paesi gli Ebrei non
potevano andare, se non per mare. Cosi le Spagne, le Gallie ,
l'Italia, la Grecia, l'Asia minore presso gli Ebrei dicevansi isole
delle nazioni.
Yers. 6. Chus. Cham , come dicemmo , ebbe 1' Africa per sua
; parte, e Nemrod, uno de'suoi discendenti, usurp molti paesi ap-
partenenti a' figliuoli di Sem, come vedremo. I discendenti di
Chus popolarono una parte dell'Arabia, che perci detta nelJc
Scritture la terra di Chus. Questo nome per si d talora anche
ali' Etiopia : onde conviene ricorioscere pi paesi di tal nome.
Mesraim. Da lui i popoli dell'Egitto , il quale anche ia og-
gi detto Mesra dagli Arabi e da' Turchi.
Phuth. Da lui i Man titani e quei della Libia. Nella Mauri-
tania havvi il fiume Phuth.
Cariaart. Da lui i Cananei, il paese de'quali fu poi fello la
terra d'Israele, e dopo il ritorn dalla cattivit di Babilonia eb
be il nome di Giudea.
J., "Vera. 7. Saba. Da lui (secondo s. Girolamo) i Sabei famosi
Ype' fro incensi nell'Arabia.
ffevila. Da lui, secondo alcuni, i Cavelei rammentati <la
Plinio, abitanti ne^'Arabia verso il golfo Persico,
Stfbathci. Da lui i Sabatci3 anch'essi ud' Arabia.
8. Porro Chus ge/tuit 8. Chus poi gener
Nemrodi ipse copit es* Nemrod: questi comin-
se polens in terra. ci ad essere potente
sopra la terra.
9. Et erat robustus 9. Ed egli era caccia-
vencitor coram Domino; tore robusto dinanzi al
ob hoc exvit prover- Signore; d'onde nacque
biimi: Quasi Nemrod il proverbio:ComeNem-
robustus v enator coram rod cacciatore robusto
Domino. dinanzi al Signore.
10. Fuit autem prin- 10. E il principio del
cipium regni ejus Ba- suo regno fu Babilonia,
by ton , et Arach, et A- e Arach, e Achad , e
chad, et Chalanne, in Chalanne nella terra di
terra Sennaar. Sennaar

Regma. Una citt di Regama sul golfo Persico rammenta-


ta da Tolomeo.
Sabalacha. Questi, secondo Bochart, passato dall' Arabia
nella Caramania , vi lasci qualche memoria del suo nome.
Saba. Nella Caramania la citt, e j.1 fiume Sabis.
Dadan. Da lui credesi che avesse nome la citt detta in og-
gi Daden, o d Adeo, e il paese vicino detto Dadena sul lito del
mar Persico.
Vers. 8. Comincio ad essere potente sopra la terra. Secondo
i LXX. egli era un gigante, vale a dire, che Nemrod era famoso
s per la mole e robustezza del corpo, s ancora per 1' audacia e
la crudelt. 11 nome di Nemrod pu essergli stato dato per la
sua empiet. NemEod vale ribelle;*
Vers. g. Cacciatore robusto Dinanzi al Signore. Cacciatore
non di fiere, ma di uomini, i quali egli riduceva in ischiaviti.
Quella giunta dinanzi al Signore significa , secondo la frase
ebrea , che veracemente e singolarmente questo nome si adat-
tava a Nemrod.
* Cacciatore robusto dinanzi al Signore. Vedi l'osservazione
al Cap. VII. verso i.
Vers. io. Il principio del suo regno fil Babilonia, Nemrod
dopo la dispersione di Babel si ferm nel paese , dove erasi co-
uiiuciata la fabbrica della famosa torre , e fond Babilonia, e le '
tre citt qui nominate nella terra di Sennaar; che cos chiam.i-
vas il paese di Babilonia : ed ci notalo afliri di distinguere
questa Babilonia da quella di Egitto , tlt'lta in o^-i il Cairo.
11. De terra illa e- 11. Da quella terra
gressus est Assur, et usci Assur , ed edific
aedificavit Niniven 3 et Ninive, e le piazze del-
plateas civitatis , et la citt , e Chale,
Citale,
12. Resen quoque in' 12. Ed anche Resen
ter Niniven et Chale \ tra Ninive e Chale :
haec est civitasmagna. questa una citt
grande.
15. AtveroMesraim 13. Mesraim poi ge-
genuit Ludim, et Ana- ner Ludim , e Ana-
mim , et Laabim, et mim , e Laabim, e Ne-
Rephtuim, phtuim,
i4. EtPhetrusim, et 14- E Phetrusim, e
Chasluim : de quibus e- Chasluim: da'quali ven-
gressi suntPhilisthiim, nero i Filistei, e i Ca-
etCaphtorm, phtorimi.

Vers. 11. Da quella terra usc 4ffur.\ssur figliuolo di Semt


costretto da Nemrod ad abbandonare il paese di Sennaar, che
'era di sua ragione , ritirassi nel paese, a cui diede il suo nome ,
onde l'Assiria, di cui la capitale Ninive.
E le piazze della citt. L'Ebreo ha Rohoboth^ e lo stesso i
LXX, e lo stesso nome ritenuto nella nostra Volgata, cap. xxxvi.
37. i.Paralip. 1.48.
Yers. 12. Questa e una dita grande. Parla certamente di Ni-
nive rammentata in primo luogo al principio del verso precedente.
Vers. 13. Ludim. I suoi discendenti doveano abitare verso l'E-
gitto. fedi Ezuch. xxx. 5. :..-.'
namim. Bochart rede ; che egli desse nome a' popoli che
abitavano vicino al celebre tempio di Giove Ammone.
Laabim. Da lui i Libj dell'Africa, o quelli d'Egitto.
Nephluim. Da lui alcuni vogliono discesi i Numidi.
Vers. 14 Phetrusim. Da lui diconsi derivati quelli della Tebai-
de detta Patras nelle Scritture, e secondo alcuni gli ArabiPetrei,
Chasluim. I Parafrasti Caldei, 1' Arabo, ed altri mettono i
suoi discendenti nell' Egitto inferiore.
f' Fil^fte.^Sono notissimi per le guerre continue che ebbero
fon essi gli Ebrea, perch eglino avean occupata una parte della
Cananea. Vedi Sophon. n. 5.
7 Caphtorirni. Ciedonsi gli abitanti dell' isola di Candia , i
. celebri Cretesi.
15. Chanaan autem 15. Cbanaan poi ge-
genuit Sidonem primo- ner Sidone suo primo-
gentum suum, He- genito , d'onde gli He-
thaeum, tei,
io. Jebusaeum, et 15. Gli lebusei, e gli
Amorrhoeum, G erge* Amorrei, i Gergesei,
saeum,
17. Hevaeum, et A- 17. Gli Hevei, egli
racaeum, Sinaeum, Aracei, e i Sinei ,
18. Et Aradium, Sa* 18. E gli Aradei, t
maraeum , et Ama* Samarei, e gli Amatei:
thaeum : et post haec e da questi venne la se-
disseminati sunt popu- menza del popolo de*
li Chananaeorum. Cananei.
19. Factique sunt 19. E i confin di
termini Chanaan ve Chanaan sono andando
niendbus a Sidone Ge* tu da Sidone a Gerara
raram usque Gazam fino a Gaza , e fino che
donec ingrediaris So- tu giunga a Sodoma, a
domam^et Gomorrham, Gomorra, e Adamam ,
et Adamam, et Seboim e Seboim fino a Lesa.
usque Lesa.
zo.Hsurttfilii Cham 20. Questi sono i fi-
ncognationibus, etUn~ gliuoli di Cham distin-
guis et generationbus,
ti secondo la loro ori-
terrisqe, et gentbus gine , e i linguaggi, e
suis. le generazioni, e i pae-
si , e le loro nazioni.
31. De Seni quoque 21. E anche Seni, pa-
nati sunt>patre omnium dre di tutti ifigliuolidi

Vers. 15., 16., 17. e 18. Sidone suo primogenito. Il quale fon-
d Sidone famosa citt della Fenicia, e fu padre di quel popolo.
Gli Elheii gli lebusei ce. Abbiamo qui undici popoli disce-
ti da undici figliuoli di Chanaan.
Vers. 21. Di tutti i figliuoli di Heber. Figliuoli di Heber som
i popoli abitanti di l dall'Eufrate, come diremo al vers. a/I'
fiUorum Hebert fratre Heber, fratello maggio-
Japheth majore. re di lapheth, ebbe fi-
gliuoli.
22. (i) filii Seni, 22. Figliuoli di Sem,
Aelam et Assur^etAr- Elam , e Assur, e Ar-
phaxad , et Lud, et phaxad, e Lud, e A-
Aram. ram.
25. Filii Aram , Us 23. I figliuoli di A-
et Hul, et Gether, et ram, Us, e Hul,e CJeiher,
Mes. e Mes.
24. At vero Arpha- 24. Ma Arphaxad ge-
xad genuit Sale, de quo ner Sale, da cui ven-
ortus est Heber. ne Heber.
(ij i. Par. i. 17.
Fratello maggiore di lapheth. L'Ebreo pu benissimo tra-
dii rsi fratello di lap hel h il maggiore, o sia il primogenito. Co-
s i LXX., e cojnunemente gl'Interpreti ; e dall'altro lato sembra
fuori di dubbio, che lapheth fu il primogenito di No. Qui Mos
principia a descrivere la discendenza di Seni, e in essa si esten-
de pi che in quella degli altri fratelli, perch da Sem venivano
gli Ebrei, pe* quali egli scriveva.
Vers. 22. Elam. Da lui gli Elamiti vicini alla Media, e de'qua-
li la capitale fu Elimaide.
Assiir. Di lui vedi vers. \\.
Arphaxad. Il nome di cui dicesi che portassero una vol-
ta i Caldei.
Luti. I suoi discendenti abitarono la Lidia nell' Asia minore.
Aram. Il paese di Aram nelle Scritture comprende la Me-
sopotamis e la Siria: gli Aram ei, o Arimei spjjjp rammentati da'pii
antichi scrittori.
Vers. 23. Us. Gli antichi credo/no fondata, da lui Damasco , e
che egli desse il nome al paese circonvicino, chiamato Us da-
gli Ebrei.
HuL I discendenti di lui sono collocati nell'Armenia.
Gelher. S. Girolamo vuole, che questi sia padre degli Acar-
nani, e de'popoli della Caria; quelli nell'Epiro, questi nell'Asia
Mes. Ne'Paralpomen lib. i. cap. i. 17. egli detto Mesech.
'Da lui credesi dato il nome al monte Masio nella Mesopotamia.
Vers. 34. Sale. Da lui i popoli della provincia di Susa, dove
*era un^ citt detta Scia sul fiume Eleo,
26. Natique suntHe- 26. E ad Heber nac-
ber filii duo: nomen uni quero duefigliuoli: u-
Phaleg, eo quod in die- no si chiam Phaleg ,
bus ejus divisa sit ter- perch a suo tempo fu
ra - et nomen fratris divisa la terra : e il
ejus Jectan. fratello di lui ebbe no-
me Jectan.
26. Qui Jeclan ge- 26. Questo Jectan
nuit Elmodad, et Sa- gener Elmodad , e Sa-
leph, etAsarmoihJare, leph , e Asarmoth Jare,
27. Et Aduram, et 27. E Aduram , e U-
Uzal, et Decla, zal, e Decla ,
28. Et Ebal, et Abi- 28. Ed Ebal, e Abi-
mael, Saba, mael, Saba,
29. Et Ophir, et Jle- 29. E Ophir, ed He-
vila , et Jobab : omnes vila, e Jobab : tutti
isti filii Jectan. questi figliuoli di Je-
ctan.
30. Et facta est ha- 30. E questi abitaron
litatio eorum de Mes* nei paese , che si trova
Da cui venne HK$r. Da lui Vogliono alcuni, cne venisse il
nome di Ebreo, il qual nome fu por dato ad bramo: ma sembra
pi giusto il sentimento di s. Girolamo, del Crisostomo, e di
molti altri, i quali dicono che il nome di Ebreo dato ad Abramo
significava, com'egli era originario del paese di l dall'Eufrate.
I popoli situati oltre di questo fiume erano detti/?g7iaoZi di di /,
figliuoli di Eber: i LXX. in vece di bramo Ebreo, tradussero
bramo passeggero, Gen. xiv. 13,
Vera. ?.5. Si chiamo Phaleg. Questa divisione della terra, o
sia degli uomini, e delle loro lingue, per sentimento di s. Giro-
lamo, e di molti Interpreti, avvenne qualche tempo dopo la na-
scita di Phaleg : ma il padre Heber illuminato da Dio previde la
divisione, e l'annnzio in certo modo, dando questo nome al su
proprio figliuolo. Phaieg pu aver dato il nome alla citt di
Phalga sul!' Kufrate.
Jeclan. Giuseppe Ebreo assegna a Jectan, e a'snoi figliuoli i
paesi dal fiume Cophene fino all'Indie, e alle regioni confinanti
de' Seri.
Vers. 3o. Da Messa fino a Sephar. Intorno alla vera situazio-
ne di questiluoghi si disputa tra gli eruditi.
sa pergentibus usque andando da Messa fino
Sephar^ montem orien- a Sephar , monte , che
talem. ali' oriente.
31. Isti filii Sem se- 31. Questi sono i fi-
cundum cognationes , gliuoli di Sem secondo
et linguasy et regiones le loro famiglie , e lin-
in gejitibus suis. guaggi, e paesi e nazio-
ni proprie.
32.Hae familiaeNoe 32. Queste sono le fa-
juxta populos, et natio- miglie di No secondo
nes suas. Ab his divi- i loro popoli, e nazio-
sae sunt gentes in ter- ni. Da queste usciron
ra post diluvium. le diverse nazioni dopo
il diluvio.
C A P O XI.
Nella fabbrica della torre di B abelle resta con-
fusa la superbia, e il linguaggio degli empii.
Genealogia di Sem fino ad A bramo.

1. ( i ) j / / v z autem 1. V^r la terra avea


terra labiiunius^etser- una sola favella , e uno
tionum eorumdem. stesso linguaggio.
2. Cumque proficisce- 2. E partendosi dall'
rentur de oriente, in- oriente, gli uomini Ir-

(i) Sap. io. 5.


Vers. 31. Secondo le loro famglie e linguaggi. Anche questo
detto per, anticipazione ; conciossiaeh fino alla dispersione la
ferra ebbe un solo linguaggio ( come dicesi nel vers. i. del cp.
eegwente), yale a dire il linguaggio, che ebbe Adamo , che era o
l'Ebreo, jod altro molto simile all'Ebreo.
Vers. 3ft* * Da queste uscirono. Si staccarono.
Ve**; 2; E partendosi dall'oriente, gli uomini trovarono ec. I
figliuoli di No ti suppone, che abitarono presso alle montagne
venerimi campum in varono una campagna
terra Sennaar, et ha- nella terra di Sennaar,
bitaverunt in eo. e ivi abitarono.
3. Dixitque alter ad 3. E dissero tra di
proximum suum1. Ve- loro : Andiamo , faccia-
nite, faciamus lateres, mo de' mattoni, e li
et coquamus eos igni. cucciamo col fuoco. E
Habueruntf/ue Lateres si valsero di mattoni in
pro saxis , et bitumen cambio di sassi, e di bi-
pro coementoi tume in vece di cal-
cina:
4 Et dixerunt Te- 4. E dissero: Venite,
nite, faciamus nobis facciamoci una citt , e
civitatem , et turrim, una torre , di cui la ci-
cujus culmen perdngat ma arrivi fino al cielo;
ad coelum : et celebre* e illustriamo il nostro
mus nomen nostrum, nome prima di andar
antequam dividamurin divisi per tutta quanta
universas terras. la terra.

dell'Armenia, Di l a molti anni, moltipllcatisi assai, si avanzaro-


no a cercare migliori terreni, e si posarono nella campagna d
Sennaar, paese sommamente fertile e abbondante di ogni cosa.
Ma propagatisi ben presto oltre misura , si videro costretti a se-
pararsi per cercare nuove abitazioni. Allora fo, che venne loro in
pensiero di fabbricare la famosa torre, di cui parla Mos.
\ers. 3. Si valsero di mattoni ... e di bitume ce. II paese ha
grande scarsezza di pietre, e il bitume vi abbonda, ed celebrato
da tutti gli antichi scrittori. Non con altri materiali, che mattoni
e bitume, furono fatte le grandiose fabbriche alzate in Babilonia
da Semiramide e da Nabuccodonosor.
Vers. 4- E una torre, di cui la cima ec. S. Girolamo in Isai.
cap. xiv. dice, che questa torre dovette essere ^ta quattro mila
passi, che fan quattro miglia italiane. Da questo fatto pot aver
origine la favola de' giganti, i quali secondo i poeti vollero far
guerra al cielo.
Illustriamo il nostro nome. Quegl'Interpreti, i quali han
voluto scusare i*l autori di tal impresa, fanno contro la comune
dottrina de'Padri, e contro il fatto di Dio medesimo, che pun i
medesimi autori. Peccarono adunque di vanit e di superbia; e il
Crisostomo dice, che ad essi sono simili coloro, i quali intrjipren-
6. Descendit autem 6. Ma il Signore di-
Dominus, ut videret ci' scese a vedere la citt e
vitatem^ etturrimjjuam la torre,che fabbricavano
aedificabantfiLUAdanii i figliuoli d'Adamo,
6. Et dixit : Ecce, 6. E disse : Ecco che
unus est populus, et questo uri sol popolo,
unum labium omnibus^ ed hanno tutti la stessa
coeperantgue hoc face* lingua : ed han princi-
re, nec desistent a co- piato a fare tal cosa , e
gitationibus suis, do- non desisteranno da'lo-
nec eas opere com- ro disegni, fino a che gli
pleant. abbian di fatto condot-
ti a termine.
7. Vgftite igitur^ de- 7. Venite adunque ,
scendamuS) et confun- scendiamo, e confondia-
damus ibi linguam eo- mo il loro linguaggio ,
rum , ut non audiat u- sicch 1' uno non capi-
nusquisque vocem pro- sca il parlare dell'altro.
ximi sui.
. dono grandi edilzi! per vanagloria. Non vuole pero negarsi, die
forse non pochi furono quelli, particolarmente della famiglia di
Seni, i quali o non prestarono la mano a quell'opera, o noi fece-
ro col fine che aveano gli altri.
Vers. 5. Ma il Signore,discese a vedere ec. Maniera di parla-
re tutta umana , ma di grand' enfasi a spiegare la Provvidenza,
che veglia sopra tutti gli andamenti degli uomini.
I figliuoli di Adamo. Vale a dire uomini mortali, che altro
non sono che terra e polvere, e ai alzano fino al cielo col loro
ardimento.
"Vers. 7, Venite adunque, scendiamo ec. Prima Dio discese
per osservate; ora dicesi, ch scende a punire. Alcuni Padri da
questa manierjLdi parlare in plurale credono qui accennata la
.frinita delle pitsone divine. Grandissimo fu il miracolo fatto da
Dio di cambiare repentinamente 1' unico linguaggio di tutti gli
uomini .instante lingue diverse , quanti erano i capi di famiglia:
iiiaperocei. ci sembra indicarsi da Mos, quando dire x. 5. Qne-
' sii'^./jj^s^p le isole delle nazioni... ognuno secondo il pro-
prio liiijrtggio , e le sue famiglie e la sua nazione. Or secon-
do il testo ebreo e la Volgata , si contano settanta capi di fami-
gliaj^seeondo i LXX. se ne contano sino a settantadue. Siccome
perSlfoolti de' discendenti di No<; rammentati al capo precedente
8. Atque ita divisti 8. E per lai modo gli
eos Dominus ex illo disperse il Signore da
foco in universas ter- quel luogo per tutti i
ras , et cessaverunt ae- paesi, e lasciarono da
dificare civitatem. parte la fabbrica della
citt.
9. Etidcirco vocatum 9. E quindi a questa
est nomen ejus Babel, fu dato il nome di Ba-
quia ibi confusum est bel , perch ivi fu con-
labium universae ter- fuso il linguaggio di
rae , et inde dispersit tutta la terra , e di l il
eos Dominus super fa- Signore li disperse per
ciem cunctarum regio- tutte quante le regioni.
num.
10. Hae sunt gene- 10. Questa la ge-
rationes Sem : ( i ) Seni nealogia di Sem : Seni
erat centum annorum, avea cento anni, quan-
quando genuit Arpha do gener Arphaxad,due
xad, biennio post dilu- anni dopo il diluvio.
vium.
n. Vixitque Seni, 11. E visse Sem , do-
postquam genuit Ar- po aver generato Ar-
(i) i. Par-
Par. i. 17.

non erano nati al tempo della confusione delle lingue, quindi ,


che non resta necessario di supporre, che in tanto numero fosse-
ro i linguaggi che nacquero allora, e gli eruditi riducono ad un
piccolo numero le lingue matrici, delle quali sono tanti dialetti
tutte le altre ; come per esempio, dialetto dell' Ebreo credonsi il
Caldeo, il Siriaco, il Cananeo, il Cartaginese, l'Arabo, l'Armeno,
l'Etiopico, e il Persiano. -V '
Vers. S.* E per tal modo l disperse il Signore. Con quanto
poco Dio sa confondere il nostro orgoglio ! E se ci avvenne l'an-
no 34o dopo il diluvio , secondo un' antica opinione , l'istesso
No sopravvissuto dieci anni, fu testimone di una nuova strcpi-
tosa umiliazione dell' intero genere umano.
"Vers. io. Questa e la genealogia ni Sern. Torna. Mos a de-
scrivere i discendenti di Sem per la famiglia di Aiphaxad. Jno
v
ad Abramo, "
pJiaxad quingentis an- phaxad, cinquecento
nis : et genuit filios et anni : e gener figliuo-
filius. li e figliuole.
12. Porro Arpnaxad 12. Arphaxad poi vis-
lvixit triginta quinque se trentacinque anni,
anniS) et genuit Sale. e gener Sale.
13. Vixitque Arpha- 13.E visse Arphaxad,
xad, postquam gentili dopo aver generato Sa-
Sale, trecentis tribus le , trecento tre anni :
annis : et genuit filios e gener figliuoli e fi-
etfilias. gliuole.
14. S ale quoque vxit i4-Sale poi visse tren-
trginta annis , et ge t'anni, e gener He-
nuitJej^er. ber.
15. n.xitque Sale, 15. E visse Sale , do-
postquam genuit He- po aver generalo He-
br> quadrijigends tri- ber , trecento tre anni:
bus annis : et genuit e gener figliuoli e fi-
filios etfilias. gliuole.
16. Vixit autem He- 16. E visse Heber
^'br trginta quatuor trenta quattro a n n i ,
annis, etgenuitPlialeg. e gener Phaleg.
17. "Et vixit Heber, 17. E visse Heber,
postquam genuit Pfaa- dopo aver generato
leg, qadringentis tri- Phaleg, quattrocento
ginta annis , et genuit trent' anni, e gener
filios etfilias. figliuoli e figliuole.
18. Vixit quoque 18. E visse Phaleg
Phaleg trginta annis, trent* anni, e gener
$t genuit ijj&u. Reu.
, i$.(^)lMxitquePha- 19. E visse Phaleg,
leg, pmtqnam genuit dopo aver generalo
Kii^f-t ducentis novem Reu,dugento nove.an-
, 4tn&$ : et genuit filios ni t e gener figliuoli
^&$ias. e figliuple.
flOF,'. ..19.
20 Vxil autem Rea 20.E visse Reu tren-
triginta dubus annis, tadue a n n i , e gener
et genuit Sarug. Sarug.
21. yixitquoque'Reu^ ai. E visse Reu, ^o-^
postquam genuit Sarugi po aver generato Sa-
ducentis seplem annis : rug , dugenlo sette an-
et genuit filios et filiam. ni : e gener Jgliuoii
e figliuole.
22. Vixit vero Sarug 22, E visse Sarug
triginta annis\et genuit trent'annij e gener
*$[achor* Nachor.
23. Vixitque Sarug) 23. E visse Sarug,
postquam genuit Na- dopo aver generato
cJior, ducenti^ annis: Nachor ,dugehto anni:
et genuit filios etfilias. e gener figliuoli e fi-
gliuole.
24. Vxt autem JT- 24. E visse Nachor
chor viginti novem an- ventinove anni, e ge-
nis\ et genut Thare. ner Thare.
26. yixiyae Nachor, 26. E visse Nachor ,
postquam genuit Tha* dopo aver generato
re, centum decem, et Thare, cento dicianno-
novem annis : et genuit ve annis e gener fi-
Jilios etfilias* gliuoli e figliuole.

Vers. ar>. Sftrug. Alcuni hanno crduto che a' tempi di Sarug
Yesse principio 1' idolatria. Dimenticato il vero Dio creatore del
telo e della terra, gli uomini cominciarono a rendere il loro cui*
t:o al sole i, alla luna, alle stelle ; indi agli uomiif^celebri pe* 1*
invenzione delle arti, o per imprese guerriere; e finalmente agli
animali, ed anche alle piante, e a cose ancora pi VK. Eusebio
Prctep. 1. i.cap. 6, pone l'origine della idolatria nell'Egitto;
donde dice, che ella si sparse tra' Fenici e tra' Greci, Npn pu<>
dubitarsi, che nella famiglia di Nachor e di Thare si adorassero
gl'idoli. Vedi Josue xxiv. i. 14- S, Agostino de civ. lib, x. cap
tilt, scrive, che Abramo liberato per divina vocazione dalle super-?
stizoni de'Caldei, cominci a seguire e adorare il vero Dio. ^|rfl
26. Vixitque Thare 26. E visse Thare set-
septuaginta (i) annis, iant'anni, e gener A-
rt.et genuit Abram, et bram, e N a elio r, e Aran,
^ffachor, et Aran.
27. Hae sunt autem 27. E questa la ge-
generationes Thare : nealoga di Thare ; Ta-
Thare genuit Abram, re gener Abram, Na-
Nachor, et Aran. Por- chor, e Aran. Aran poi
ro Aron genuit Lot. gener Lot.
28. Mortuus que est - 28. E mor Aran pri-
Aran ante Thare pa- ma di Thare suo padre
trem suum in terra na- nella terra, doy' era na-
'( tivitatis^j$uae , in Ur to, in Ur de' Caldei.
CialdaWrum
29. Duxerunt autem 29. E Abram , e Na-
Abrami, et Nachor uxo~ chor si ammogliarono :
res ; nomen uxoris A- lamoglie di Abram avea
oram, Sarai : et nomen nome Sarai: e la moglie
uxoris Nachor, Melclia di Nachor ebbe nome
*filia Aran, patris Mei- Melcha , figliuola di -
chaet et patris Jeschae.ran , padre di Melcha,
e padre di Jesca.
3o TLrat autem Sarai 5o- Ma Sarai era ste-
steriliS) nec habebat li- rile^ non avea figliuoli,
beros.
(V) Jbs, a 4* 2. i. Par. i. 26.
Yers, ao. Gener Abram, e Ivitckof^ Aran* bramo, be-
iph posto ^Jllsf *n primo luogo, era il terzogenito de' figliuo-
li di Thare. fpi Sena sempre nominato il primo tra' figliuoli
di No ,bench minore di Japheth, a cui si d il terzo luogo.
Vers. 7/8. In Ur fJe' Caldei. Ur in ebreo significa fuoco, e
tmfcsto diede forse origine a' racconti degli Ebrei, i quali dicono,
elle bramo gettato nelle fiamme da' Caldei, come adoratore del
solo Vero Dio , ne fu liberato per miracolo ; e quindi si ritiro col
padre ad Haran. Trovandosi rammentata la citt di Hura nella
*lesopotamia , molti credono , che ella sia quella citt , di cui si
jrjrrfa in questo luogo; e perci pretendono , che l'antica Caldea
ompreudesse anche la Mesopotamia. Vedi Aui vu. 2. 4
31, (i) Tulli itaque 31. Thare adunque
Thare Abram fdium prese seco Abram suo
suum , et Lot filium A- figliuolo , e Lui figliuo-
lo di Aran , (cio) ffef
ran , filium filii sui , et
Sarai nurum suam , u- gliuolo di un suo figliuo-
xorem Abram filii sui, lo , e Sarai sua nuora,
et eduxt eos de Ur moglie di Abram suo fi-
Chaldaeorum (2) ut i- gliuolo . e la (fondasse
rentin terramCianaam A'ia da Ur de'Galdei per
veneruntfjue usque Ha- andar nella terra di Cha-
naa n , e andarono fino
ran, et habitaverunt ibi.
ad Har n , ed ivi abita-
rono.
32. Et facti junt 32. E visse'Thare du-
dies Thare dwcentorum g$rlo cinque anni , e
(}u77iue annorum , et mor iu Ilaran.
mortuus est inHwaJi.
(i) Jos. 9.4 2 - -N^* 9- r
(>.) Judith. 5, 7. A-ct. 7.

Vers. 3-i. Tlvare adunque prtsv seco j4bra<qjjfa. Questa par-


tenza da Ur si suppone seguita dopo la prima Riamata di Dio ,
di cui si parla negli Atti, cap. vii.
Andarono fino ad Harnn. Ella fu di poi detta Carr^ cit-
t famosa nelle storie , particolarmente per essere stato nlle sue
vicinanze sconfitto da' Parti 1' esercitt) romano, sotto la condotta
di Grasso. I Turchi hanno in venerazione quel luogo pel soggior-
no fattovi da Abramo. Con bramo e con .Thare, credesi , che
anche Nachor , e il rimanente della famiglia passassero in Hilaa.
fedi Aug. de civ, xvu 13,
C A P O XII.
^bramo obbedendo al comando di Dio, ricevute
le promesse , abbandona la patria, e in com"
pagnia di Lot va pellegrino nel paese di Cha-
naan, e fa sacrificio al Signore in Sich&m , e
a Bethel. Indi portandosi in Egitto per cagion
della fame, d alla sua moglie il nome di so-
rella ; ed essendo ella stata condotta via a
casa di Faraone , poscia renduta a lui in*
latta.

1. (i) jLfixit autem 1. JLJ il Signore dis-


Dominus ad A bram : se ad Abramo : Parti
Egredere de terra tua, dalla tua terra , e dalla
et de cognatione tua, tua parentela , e dalla
et de domo patris tut casa del padre tuo , e
';frt ven in terram, quam vieni nella terra , che
monstrabo tibi* io ti insegner.
2. Faciamque te In 2. E ti far capo di
gentem magnani, et be- una nazione grande , e
(i} Act. 7. 3.
Yers. i. E il Signore disse ad bramo, ec> Questa la se-
conda vocazione riferita negli Atti cap. vii. 5. 6. e da questa si
contano i quattrocento treni* anni $ pellegrinaggio notati nel-
l'Esodo cap. xii. 4<>. 41** e da Paolo <?/. ni. ij.
E vieni nella terra che io ti insegner. Dio non determina
1 paese , in cujlvuol condurre Abramo ; ma gli ordina di lasciar
tutto, e d andare, dovunque egli vorr condurlo. Degnlssirna
perci la fede di questo Patriarca degli elogi di Paolo : Per La
fede quegli che e chiamalo Abraham, obbedii per andare al
/o#o, che dovea ricevere in eredita, e par senza saper, dove
ttn^atse^ IJeb. xi. 8. Le promesse fattegli da Dio sono grandi,
UM! Jwro adempimento lontano ; e un uomo di minor fede di
lui non avrebbe saputo indursi a distaccarsi da tutto, ed esporsi
a un lungo e incerto pellegrinaggio, e a tut i disastri, che l'ac-
compagnano.
nedicam tibi, et magni- li benedir, e far gran-
ficabo nomen tuum, e- de il tuo nome , e sarai
riscjue benedictus* benedetto.
3. Benedicam bene- 3. Benedir que' che
dicentibus tibi, et ma- ti benedicono , e male-
ledicam maledicenti- dir que* che ti maledi-
bus tibi, atque (i) IN cono , e IN TE saran
TE benedicentur uni- benedette tutte le na-
versae cognationes ter- zioni della terra.
Tae.
4- Egressus est ita- 4- Parti dunque Abra-
que (2) Abram, sicut mo , conforme gli avea
praeceperat ei Domi- ordinato il Signore , e
nus , et ivit cum eo con lui and Lot: Abra
(i) Infr. 18. 18. aa. 18. Gai 3. 8,
(*) Jfeb. ii. 8.
Vers. a. Ti faro capo di una, nazione granile. Secondo la
lettera Abramo fu capo e stipite della nazione ebrea, la quale
si moltiplic a dismisura, e divenne un gran popolo uguale nel
numero alle arene del mare , come pi volte detto nelle Scrit-
ture. Secondo un altro senso pi importante, Abramo padr<j,r
non solo degli Ebrei, ma anche di tutti i Gentili fedeli-, e imita-
tori della sua fde. Vedi Kom. iv. 7,
Tibenedir ... et arai benedetto. La benedizione di Dio, ela
gloria, alla eguale egli promette d' innalzare Abramo, compren-
dono senza dubbio anche l copia di tutte le felicit temporali,
le quali volea Dio nel merito della fede di lui spargere a larga
mano sopra il suo popolo. Ma a tutta altra felicit aspirava il
cuore di Abramo : distaccato da tutti i beni della terra egli stet-
te pellegrino nella terra promessa , come non sua, abitando
nelle tende ... Imperocch aspettava puella citta ben fondata,
della quale e architetto Dio , e fondatore. Heb. xi. g. La felici-
t, e la gloria di quella patria promessa ad Abramo da Dio,
quando gli promette di benedirlo, d'essere suotbotettore , e di
far si, che egli sia come un esempio di quel che sia .per un uo-
mo la benedizione di Dio : Ti benedir ... e sarai benedetto ; ov-
vero come porta F Ebreo, sarai benedizione, e'-IN TE saranno
benedette ec. IN TE, vale a dire, nel seme tuo, come si legge
Gen. xu. 18., e questo seme egli il Cristo, come espone l'Apo-
stolo, Gai. ni. 16. In questo tuo figliuolo (dice Dio ad Abramo)
saranno benedette tutte le genti, Je quali imitajad.o la tua fede
crederanno in lui, e da lui avranno salute.
Lot: septuaginta quin* mo avea settantacinque
que cmnorum erat A- anni , quando usc di
bram, cum egrederetur Haran.
(te Hor an,
5. Tuitque Sarai u- 6. E prese seco Sarai
xorem suam, et Lot fi- sua moglie , e Lot fi-
liumfratris sui, U7iiver- gliuolo di suo fratello,
samque substantiam, e tutto quello che pos-
quam possederant, et sedevano, e le persone
animas, quas fecerant che aveano acquistate
in Haran : et egressi in Haran r e partirono
sunt ut irent in terram per andare nella terra
Chanaan. Cnmcfue ve- di Chauaan. E giunti
nssent in eam, col,
6. Pertransivit A" ' 6. Abramo pass per
pram terram usque ad mezzo al paese fino al
locum Sichem, usque luogo di Sichem , fino
ad convattemittustrein\ alla valle famosa : e i
Chananaeus autem tunc Chananei erano allora
erat in terra. in quella terra
Vers, 4- Averi teltantactnque anni, ee+ Da questo lugo evi-
dentemente conchiudesi, che bramo venne al mondo 1' anno
i3o di Thare.
Yers. 5. E le persone, che aveano acquistate in Haran. 1
servi, o comperati, o nati dalle loro schiave nel tempo del loro
soggiorno in Haran. Potevano essere gi-nate a Lot le due figliuo-
le. Gli antichi Ebrei per queste persone acquistate intendono
gli uomini, i quali bramo avea convertiti al culto del vero Dio,
e le donne convertite da Sar, Co/i un antico interprete tradus-
e: e Impersoni}, che aveano rendale soggette alla legge in
ffaran. ,
Ye,rs. 6, Finoal luogo di Sickern. lo stesso ebe Sichar i
. Giovanni v. a.
Fino atta, valle famosa.* Alcuni traducono 1' Ebreo sino alla
valle della mostra ; perch Dio ad Abramo in questa valle fece
Tedre la vastit, e la bellezza della terra promessa.
. ;:'1. * Chananei erano allora in quella terra. Queste parole
servono a dimostrare la gran fede di Abramo, il quale credette a
Dio, cEe jjli prometteva il dominio di una terra occupata da un
potnte nazione, e non t,eui di dimostrar*! adoratore dei vero Di>
7 Apparuit autem i. E il Signore appar-
Dominus Abram, et di' ve ad Abramo, e gli
xit ei: (i) Semi/ti tuo disse : A' tuoi posteri
dabo terram hanc. Qui dar questa terra. Ed
aedificavit ibi altare egli edific in quei luo-
Domino, qui apparue- go un altare al Signo-
rat ei. re, che eragli apparito.
8. Et inde transgre* 8. E di l passando
diens ad montem, qui avanti verso il monte ,
erat contra orientem che era a oriente di Be-
Eetliel, tetendit ibi ta- thel , vi tese il suo pa-
bernaculum suum, ab diglione, avendo a occi-
occidejite habens Be- dente Bethel, e a le-
thel, et ab oriente Hai: vante Hai : ivi pure e- _,,
aedficavit quoque ibi dific un altare al Si-
altare Domino, et invo- gnore, ed invoc il suo
cavi nomen ejus. nome.
9. Perrexitque A~ 9. E tir innanzi A-
)ram vadens, et ultra bramo camminando , e
progrediens ad meri- avanzandosi verso mez-
diem. zod. t ^
10. Facta est autem 10. Ma ven^ nel
fames in terrai descen- paese la fame s Abra-
frj Infr. 17. 15. 15. 18. 26, 4vZ>tfc 34 4

in un paese di perfidissimi idolatri ; onde vi alz un altare per


offerirvi vittime di ringraziamento al suo Signore. Notisi, che I
Chananei erano tuttora in quel paese, quando ci scriveva Mos;
ma siccome doveano esserne ben presto discacciati , quindi Masi?
con ispirilo profetico li consider, come se pi non vi fossero.
Vers. 8. A oriente di Bethel. Bethel probabilmente quella
stessa, di cui si parla cap. xxviu. itj; onde que&ljpuome le fu da-
to molto dappoi, e le dato qui per anticipazione. Le due citt
di Bethel e di Hai sono poco disianti l'una dall'altra, f furon di
poi della trib di Beniamin.
Edifica un altare ... e invoco ec. Ella deg* d' ammira-
jbneja costanza d'Abramo nel professare altamente la sta fe-
de nel vero Dio, tenendosi lontano da'riti de"lr idolatri, e
conservatalo viva ne' suoi la piet.
ditque Abram inAEgy- mo scese nell*Egitto
ptum, ut peregrinaretur peristarvi come passeg-
ibi : praevaluerat enim gero : perocch la fame
fames in terra dominava in quel paese.
M. Cumque prope 11. stando per en-
^esset, ut ingrederetur trar nel!' Egitto, disse
AEgyptum, dixitSarai a Sarai sua moglie : So,
uxori suae : Novi, quod che tu sei bella donna:
pulchra sis mulier:
12. Et quod cum vi" 12. E che quando gli
derint te AEgyptit di- Egiziani li avranno ve-
cturi sunti Uxor ipsius duta , diranno : Ella
sti etinterficient me, sua mogli? : e uccide-
et te reservabunt. ranno me , e te serbe-
ranno,^?
i5 (i) Die ergo, ob- i3. Di grazia adun-
%ecro te, quod soror que di', che tu sei mia
irte sis : ut bene sit sorella : affinch per te
mila, propter te, et vi" io sia ben accolto?, e
vnt anima mea ob gra salvi la mia vita per o-
lia m fui pera tua.
(i) Ififr. ao. ii.

Vers. io. Ma venne nel paese la fame. Dio esercita la virt


di Abramo, costringendolo ad abbandonare un paese, di cui
gli avea gi pi volte promesso di farlo padrone.
Per islarvi come passeggero. Non per fissarvi stanza, per-
ch egli non esita nulla sulle divine promesse.
Vers. 13. Di grazia adunque d\ che tu sei ntia sorella. bra-
mo domanda a Sar di tacere il non||j;)di sua sposa, e dire solo ,
ch' ella Hjta assorella ; lo che era*vero perch Sara era fi-
gliuola dello stesso padrdMt Abramo, bench non della stes-
sa madre, come^leggesi Q^jf xx. i 3.
Abramo, cui era ben noto il carattere della nazione, pres-
ti di cui si rifuggiva per salvare e s , e la famiglia dalla fa-
Mie , prende il partito di non darsi a conoscere per marito,
ina solamente per fratello di Sara , provvedendo cosi alla salu-
te propria, e della sua gente, raccomandando alla cura dellw.
previdenza la castit della moglie, di cui conosceva la virt ,
persuaso che Dio in tanta necessit 1' avrebbe protetta , e spe-
i 4- Cum itaque in- 14. Entrato adunque
gressus esset Abram Abramo in Egitto , vi-
AEgyptum , viderunt dero gli Egiziani, che
AEgyptii mulierem. , la donna era bella som*
quod esset pulchra ni- marnante.
mis.
16. Et nuntaverunt 15. E i signori ne
principes Pharaoni, et dieder nuova a Farao-
laudaverunt eam apud ne , e la celebrarono di-
illum, et sublata est nanzi a lui: e la donna
mulier in domum Pha- fu trasportata in casa
raonis. di Faraone.

ramlo in lui contra ogni speranza. Con questi principii s. Ago~^


stino sostenne, e difese il fatto di Abramo contro un empia
filosofo , il quale avea ardito d'intaccare la virt di quel san-
tissimo patriarca.
Vers. 15. Ne deder nuova a Faraone, Questo era il comun
nome de're dell'Egitto, al qual nome aggiungevano un altro
particolare, come Ramesse, Amenophi , ec. Questo nome si-
gnificava coccodrillo secondo Bochart j e questo gran pesce era'
uno degli Dei d'Egitto.
Fu trasportala in casa di Faraone. Dal versetto 19. ap-
parisce , che P intenzione di Faraone fu di sposarla. Or, 'come
not s.Girolamo, l'uso portava, che le donne destinate ad es-
ere spose de' re , fossero per lungo tratto di tempo preparate
colle unzioni, e profumi , come vediamo dal libro di Esther,
che facevasi alle mogli de' re di Persia, In questo tempo furo-
no fatti ad Abramo i buoni trattamenti descritti nel Versetto
seguente , e frattanto Dio co' suoi gastir:hi cambi il cuore di
Faraone. Cos Dio fa vedere, com' egli e custode del forestiero
Psal. io4-, e salvata la vita ad bramo , salva ancorala casti-
t della moglie. Un antico scrittore riconta che Abramo inse-
gn al re d'Egitto 1' astronomia : Sr qual cosafinon difficile
a credersi , poich sappiamo , quanto in quella scienza fossero
versati i Caldei, da' quali veniva Abramo. Riguardo alla quali-
t delle piaghe, colle quali Iddio pun il re, la Scrittura nul-
la ci d di certo : ma un isterico presso Eusebio, Praeparat.
lib. ix, 1.3., scrive, che venne la peste sul re, sulla famiglia
reale, e sul popolo tutto, e che g' indovini scopersero al re,
che Sarai era moglie di bramo . Pu. essere benissimo , che
Faraone afflitto con grave malore da Dio sospettasse del vero,
e u facesse iulervoyare Sara. o da lei risapesse quello che era,
16. Abram vero be- 16. E per rigtnrcfo a
ne ftsi sunt propter il- lei fecero buon' acco-
lam^fuenmtque ei oves, glienza ad Abramo : ed
et boves , et asini , et egli ebbe pecore, e bo-
servi, et familiae , et vi , e asini, e servi, e
asinae, et cameli. serve , e asine , e cam-
melli,.
17. Flagellavi au- 17. Ma il Signore ca-
tem Dominus Pharao- stigo con piaghe gravis-
nem plagis maxms , sime Faraone , e la sua
et domum ejus^propter casa a causa di Sarai
Sarai uxorem Abram. moglie di bramo.
* 18. Vocavilque Pha- 18. E Faraone chia-
rao Abran et dixit ei : m bramo , e gli dis-
^Oi^nam est hoc, quod se: Che m* hai tu fatto ?
jecisti mihi? quare, non perch non hai tu si-
indicasti, quod uxor gnificalo, che ella tua
tota esset? moglie ?
19. Quam ob causam 19. Perch mai dice-
dixis&y esse sororem sti , ebe era tua sorella,
tuanVfut tollerem eam perch io me la piglias-
mihi in uxorem ? Nunc si per moglie ? Or a-
igitur ecce conjux tua, dunque eccoti la tua
accipe eam, et vade. donna , prendila , e va
in pace.
ao. Praecepitffue 30. E Faraone diede
Pharao super Abram jy^cura di Abramo a uo-
viris 1^: et deduxerunt mini , i quali lo accom-
eum, etuxqrem illius4 pagnarono fuora colla
et omnia, quaehabebat. moglie , e con tutto-
quello che avea.

"Vera. 20. Diede la cura <T Abramo a uomini. Per metterlo i


al coperto dagi' insulti degli Egizi.iai. .. |
C A P O XIIL

~Acromo , e Lot usciti dalt Egitto si separano a


causa della lor grande opulenza : e avendo
Lot eletto di stare presso al Giordano > Abra%
mo abita nel paese di Chanaan , dove sono a
lui ripetute le promesse di Do intorno alla
moltiplicazione di sua stirpe, e intorno al do
minio di quella terra**.

1. ./JE scendit ergo 1. Usci adunque A-


Abram de AEgypto, bramo di Egitto con El
ipse, et uxor ejus, et sua moglie,, e con tutto
omnia, quae habebat, il suo , e insieme c/m
et Lot cum eo, ad au lui Lot, andando vers
stralem plagam. il mezzod.
2. Erat autem, dives 2. Ed egli era molto
valde in possessione ricco di oro e d'argen-
auri et argenti. ** %-
3. Reversusyue est 3. E torn^per la
per iter, quo venerai, a strada , per cui era an*
meridie in B&thel us- dato , da mezzod verso
que ad locum, ubi prius-Bethel fino al luogo, do-
fixerat tabernaculum ve prima avea piantato
inter B etnei, et Hai'. il padiglione tra Bethel,
e Hai :
4. In locoaltaris, (i) 4- Nel luo||o dova
quod fecerat prius : et avea gi latto P altare ,
invocavit ibi nomen Do- e ivi infoc il nome
mini* del Signore.
(i) Sctp. 12. 7.

Vers. i. Andando verso il mezzod. Verso la pare meridio-


nale della Cananea .
Vers. 4- E ivi invoco il nome del Signore. Rend a Dio grazi
jte'favori a lui compartiti nell'Egitto.
* Dove uvea gi fallo.. Eretto 1' altare.
6. Sed etLot^qne- 6./Ma anche Lol,
rat, cum Abram, fue- che era con bramo,
runt gre&es ovuim^ et avea greggi di pecore ,
armenta% et taberna- e armenti, e tende.
mia.
6. Nec poterat eos 6. E la terra non po-
capere terra, ut Tiabi- tea capirli, abitando e-
tarent simuli (i) erat glino insieme : peroc-
quippe substantia eo- ch aveano molte facol-
rum multa, et nequi- t, e non potevano sta-
&ant habitare eommu- re in un medeskno luo-
l*ter*~~ - go.
# 7. Unde etfacta est 7. Per la qual cosa
rxa inter pastores gre- ne nacque anche rissa
gum jbram> et Lot. Eo tra' pastori de' greggi
<Wfem tempore Ghana- d' Abramo , e quei di
naeus, et Pherezaeus Lot. E in quel tempo
liabitabantin terra illa. abitavano in quella ter-
ra il Cananeo, e il F-
rezeo.
8. Dlmt ergo Abram 8. Disse adunque A-
ad Lot: Ne, quaeso, sit bramo a Lot : Di grazia
jurgium inter me, ettet non nasca alterazione
et inter pas tores meos, tra me , e te , e tra'miei
et pastores tuos\ fra- pastori, e i tuoi pastori:
tres enim sumus. perocch noi siam fra-
telli.
9. Jc$! universa ter < Ecco dinanzi a te
ra coram f est: recede tutta questa terra : al-
(tjlnfr. 36. fr
Y*f 7. Abitavano in quella terra il Cananee ee. Accenna
Wos il pericola che vi era, che quelle genti feroci e idolatre
prendessero occasione da quella discordia dispogliare e disper-
gere ruttato e l'altro, o almeno ne restassero scandalizzate, o pi
mal disposte verso la religione.
Vera. 8. IVetsiamfratelli. Strettamente congiunti disangue,
C questi nella Scrittura si chiamano sovente fratelli.
a me, obsecro : si ad si- lontanati, li prego, da
nistram ieris, ego dex- me : se tu andrai a si-
teram tenebo: s tu dex- nistra, io terr a destra;
teram elegeris , ego ad se tu sceglierai a destra,
sinistram pergam. 10 andr a sinistra.
10. Elevats itaque 10. Lot adunque al-
Lot oculis, vidit omnem zati gli occhi, vide tut-
circa regionem Jorda- ta la regione intorno al
niS) quae universa ir- Giordano, per doye sji
rigabatur , antequam va a Segor, la quale era
subv erteret Dominus tutta i n affi a la , come il
Sodomam, et Gomor~ paradiso del Signore, e
rham, sicut paradisus come l'Egitto prima che
Domini^ et sicut AEgy- 11 Signore smantellasse
ptus venientibus in Se- Sodoma e Gomorra. :
* %,
11. Elegitque sibi 11. E Lot si elesse il
ZiOt regionem circa Jor- paese intorno al Gior-
danem, et recessit ab dano , e si ritir dall'.o-
oriente : divisique sunt rienle : e si separarono
alteruter afratresuo. 1* uno dall'altr^,

Vers. g. Se tu andrai a sinistra, io terr fi destra ee. Legge


antichissima lodata da s. Agostino lib. xvi. de civ. cap> ao., che
il maggiore faccia la divisione, il minore elegga la porzione, che
pi gli piace.
Vers. io. Vide tutta la regione ... inctffiata, come il paradi-
so ec. Tutta la Pentapoli avanti la sua distruzione, particolar-
mente quella parte, la quale dal luogo, dove allora era Abramo,
si atendea verso Segor, era inaftata dalle acque del Giordano, e
fertile, come gi il paradiso terrestre, e come ^Egitto. L'amenit
del paese fu una grande attrattiva per Lot. '-
Vers. il. S ritiro daW oriente. Per nome di oriente s'intende
qui il luogo, dove stava Abramo con Lot, primawche si separasse-
ro tra Bethel, e Hai, il qual luogo disse gi caj).'jai. 8., che era
all'oriente di Bethel, ed avea Bethel a occidente, a levante Hai
Del rimanente, assolutamente parlando, Lot andando verso il
Giordano, andava verso l'oriente: e questo senso hanno alcuni
voluto dare al testo ebreo: ma non necessario di pensare a cor-
reggere la Volgata, eolia quale concordano le altre versioni.
12. A^ram habitat) it ra. Abramo abito nef-
in terra Chanaan r Lot la terra di Chanaan r e
vero mo^itu& est in op* Lot sta-va per le citt ,
pidis, quae erant circa che erana intorno al
Jordanem, et habtavit Giordano , e pose stan-
in Soctoms, za in Sodoma.
13. Homines autem 13. Ma gli uomini di
Sodomitae pessimi e- Sodoma erano pessimi r
r$nt, et peccatore^ co e formisura peccatati di-
rum Domino nimis-. nanzi a Dio.
i4 Dixtyiee Domi' i4 E il Signore disse
nus ad Abram^ post- ad Abrama, dpo che
quam iUvsus est ab eo Lat fa separata da lui :
HOtt: (i) Leva oculos Alza gH occhi tuoi, e
tuos^f vide a loco , in mira dal fuogo dove set
g&$ nunc es , ad aqui- ora, a settentrione , as
(\), Supr. 12. 7. Infr. 15. 18. 26. 4 Deut. 34. 4

* Lot s eleffc il paese intorno a Giordano. Mra per quan-


to fertile q[B^l luogo e delizioso si fosse, Lot scelse assai male,
mpegnandt& a vivere in mezzo a popoli pessimi e abbominevol
al cospetto di Dio.
Yers. 12. Nella terra d Chanaan i presa in istretto significa-
to ; perocch altrimenti ancne Sodoma era nel paese di Chanaan.
Lot stava per le citta ec. Si pu intendere, che egli avesse f
snoi greggi sparsi attorno di quelle citt, e andava e veniva per
visitarli ; ma sua dimora ordinariamente faceva in Sodoma.
Vers. 13. Formisura peccatori dinanzi al Signore. Queste .
espressioni formisura dinanzi al Signore, dimostrano l'orrenda
perversit ^ quel popolo. Ezechfele ne parla cos : Ecco qual
fu F iniquit di Sodoma ... La superbia, i bagordi, il lusso, e
la oziosit di /', e delle suis figlie: e al povero, e al bisogno-
so non estendevano la mano, cap. xvni. 48. Sopra le quali pa-
role s. Girolamo: La superbia, i bagordi, i''abbondanza di tutte
te &fer f ozio, e-le delizie sono il peccalo di Sodoma, da cui
\ nasce la dimenticanza di Do , per la quale i beni presenti si
$*H tcngon^'come perpetui... onde il sapienlissimo Saldinone pre-
go Z>tVc<w; ammi il necessario, e quello che basta, affin-
ch una volta ch* io sia. satollo , io non divenga bugiardo, <?
dicti : Chi mi rivedr i conti? ovvero divenuto bisognoso rubi ^ ,
e spergiuri con offesa del nome del mio Do.
lonent et meridiem , ad mezzod, a levante, e
orientem et occidentem. alT occidente.
16, Omnem terrarii, 15. Tutta la terra,
(fuamconspicis, tibi da- che tu vedi, la cfar a te,
bo, et semini tuo usque a' tuoi posteri lino in
in sempiternum. eterno.
16. Faciamque se- 16. E moltiplcher la,
men tmim sicut pulve- tua stirpe , come la pol-
rem terrae: si quis pot- vere della terra : se .al-
est hominum numera- cuno degli uomini pu
re pulverem terrae, se- contare i granelli della
men c/uoque tutori nu- polvere della terra, po-
merare poterit. tr anche contare i tuoi
posteri. -t
17. Surge, et peram- 17. Levati su, e scor-
bula terram in lon- rila terra, quanfe* ette
gitudine et latitudine lunga, e quanto lar-
sua : quia tibi daturus ga : perocch a te io lar
sum eam. dar.
18. Movensigtur ta- *8. bramo adunque
bernaculunt suum A- mosse il suo padiglione,
bram , 'venti, et habita- e and ad abitare pres-
vit juxta convatem so la valle di Manbre,,,
Mambre , quae est in che in Hebron: ed ivi
Jlebron : aedijcavitque edific un altare al Si-
ibi altare domina. gnore.
Vers. 15. Tutta la terra che tu vedi^ec. Un dotto interprete
afferma, che Dio, o u Angelo per parte di Dio, p?i*e dinanzi agir
ocelli d' Abramo vaia immagine della terra promessa, e a parte
parte gli fece vedere tutto quello eli e ella conteneva di pi pre-
gevole. Cosi il demonio mostro a Cristo tutti i regni del mondo-,
Jllcitlh. iv. 8. T^edi il Pererio. Abbiamo gi osservato, come que-
ste promesse hanno mi senso infinitamente pi nobile, e degno
della f le di bramo T e di que' figliuoli, de' quali egli fu padre1 ,
secondo la fede.
Fina in eterna. La promessa della terra di Clianaan era con-
dizionata; vale a dire, purch i figliuoli carnali di Abramo-fosse-
io fedeli a Dio, come egli se ne dichiar, Le vit. top- a6.
C A P O XIV.
Vinti i cinque re, e saccheggiata Sodoma, i
quattro re vincitori ntenano schiavo Lot colla
maggior parte de* suoi ; ma Abramo insegue ,
e ripiglia i prigionieri e la preda ; e lieto della
vittoria^ d la decima a Melchisedecco , dal
quale riceve la benedizione, e rende ogni co-
sa al re di Sodoma.

\.J? actum est au~ 1. fj avvenne in


ter^ in illo tempore, ut quel tempo , che Amra-
AmrapJielrexSennaar> phel re di Sennaar, e
et r.d&h rex Ponti, et Arioch re di Ponto, e
Choaorlahomor rex E- Chodorlahomor re degli
lamitarumt et Thadal Elamiti, e Thadal re
rex Gentium, delle Nazioni,
2. - Inirent bellum 2. Mosser guerra a
contra Bara regem $o~ Bara re de' Sodomiti, e
Vers. 18. Presso la valle di M'ambre ce. Questa valle era ap-
pi del monte, su di cui risiedeva la citt di Hebron, e nella val-
le era un quercete, come apparisce dall'Ebreo.
Vers. i. Amraphel re di Sennaar. La maggior parte degli in-
terpreti lo credono di Babilonia, e Giuseppe Ebreo scrive , che
l'esercito era tutto di Assiri sotto il comando di quattro capitani.
Certamente la monarchia degli Assiri la pi antica di tutte.
Arioch re di Ponto. Non del Ponto Eusino, ma di un paese
pi vicino , cB portava lo stesso nome. L'Ebreo legge : re di
E lassar: e gli Elassari sono' posti da Tolommeo nell'Arabia.
Chodortahomor re degli .Elamiti. Gli Elamiti sono i Per-
siani : questo Chodorlahomor avea la parte principale in questa
guerra, e gli altri erano in suo aiuto.
Thadal re delle Nazioni. Alcuni spiegano, re della Galilea
delle Nazioni, il qual nome fu dato a questo paese a motivo del
concorso, che ivi si facea di varie genti per ragion del commercio,
Altri vogliono, che Thadal si fosse formato il suo regno col dar
ricetto a* vagabondi e fuggitivi di qualunque nazione, come fece
dipoi anche Romolo, aprendo l'asilo per popolare Roma uasccnlc.
domcfrunt^ et contra Ber- a Bersa re di Gomorra ,
sa regem Gomorrhae, e a Sennaab re di Ada
et contra Sennaab re- ma , e a Semeber re di
gem Adamae et contra Seboini, e al re d Baia;
Semeber regem Seboimt la quale Segor.
contraque regem Balae\
ipsa est Segar.
3. Omnes hi conve- 3. Tutti questi si rau-
nerunt In vallem Silve- narorio nella valle de*
strem^ quae nunc est Boschi, che adessojU
mare salis. mar salato.
4. Duodecim enim 4- Imperocch per do-
annis servierant Cho- dici anni erano stati
dorlahomor, et tertia* sudditi di Ghodorlaho-
decimo anno recesse- mor , e il decimo tertia
runt ab eo. anno se gli ribellarono.
6. Igitur (juartodci- 6. Per la qual cos$ 1*
mo anno venit Chador- anno, quartodecimo si
lahomor, et reges qui mosse Chodorlahomor,
erant cum eo : percus- e i regi uniti a lui, e
Seruntque Raphaim in sbaragliarono i Raphai-
Astarotk - carnaim, et miad Astaroth-carnaim,
Zuzim cum eis, et E- e con essi gli Zuzimi, e
mim in Save Caria- gli Emimi a Save Ca-
thaim, riathaim,

Vers. 2, Baia, la quale e Segor. Ebbe poi il nome di Segor^


come vedremo cap. xix. 22.
Vers. 3. Che e adesso il mar salato. Sotto il nome di sale
s'intende anche il nitro e il bitume ; e di tutto questo pieno
quello che chiamasi mare Morto, in cui fu cambiata dopo 1' in-
cendio di Sodoma la bella valle piena di piante, che qui no*
minata la valle de' Boschi.
Vers. 5. Sbaragliarono i Raphaimi. Chodorlahomor co* snoi
re cominciaron la guerra contro al popolo detto de' Raphaimi,
forse perch questo era alleato de're della Pentapoli ; e lo stesso
pu intendersi dell'altre tre nazioni, degli Zuzimi, degli Emimi,
e de'Correi. In vece di Raphaimi i LXX. mettono giganti; e dal
Deuteronomio ( cap. m. ), e da Giosu ( cap. xa. xui. ) apparisce ,
6. El Chorraeos in 6. E i Correi su'mon-
montibus Seir usque ad ti di Seir fino alle cam-
campestra Pharnn , pagne di Pharan , che
quae est in solitudine. nel deserto.
7. Reversicfue sunt, 7. E ( i re ) tornando
et venerimi ad JoJilem indietro giunsero alla
Misphat \ ipsa est Ca- fontana di Misphat, che
des\ et percusserunt fo stesso che Cades :
omnem regionem Ama- e devastarono tutto il
l&citarum, etAmorrhae- paese degli Amaleciti,
um, qui liabitctbat in e degli Amorrei, che a-
Asasonthamar* btavano in Asasontha-
mar.
8. ft egressi sunt 8. Ma il re di Sodo-
rex Sodomorum, et rex ma , e il re di Gomor-
Gomrrhae, rextjue A' rha , e il re d'Adama , e
dmae , et rex Seboim^ il re di Sebom , ed an-
necnon et rex Balae, che il re di Baia, la qua-

che costoro erano gente di grande corporatura. La citt di Asta-


rotli - earnahn era svii torrente di Jabocr e probabilmente ebbe
nome da qualche simulacro della luna, che ivi era adorata ; pe-
rocch A.starte la lima.
E gli Emimi. Emim. vale terribile. FeJiDeitter, u. *o.
S"ave Caratham. Catta del paese dMoab , Josne xm. i g.
Vers. 6. E i Charrei su' monti di Seir. I Cborrei discendevano
da Seir, il quale diede il suo nome a'monti che sono a levante
di Chanaan di l dal mare Morto. Vedi cap. xxxvi, 20.
Pharan nome di un monte, e di una cittA. Fed Niun*
MH. i, Deuteron. xxxin. a,
Vers. *j, Alla fritctna (ti Mispfiat, Pereria crede, che la fon-
tana d Mrsphat vag-li* lo stesso , che la fontana di Meriba, e che
questa avesse fi nome di fontana dl giudizio (Msphat), e d fon-
tana di contraddizione. ( Meriba ); perch ivi gli Ebrei mormora-
rono contra Mos ; ma Dio giudic la lite in favore di lui, facen-
do scaturire le acque dal vivo sasso. Nitm. xx. 13.
Il paese degli Amaleciti. Vale a dire il paese, che possede-
rono dipoi gli Amaleciti nelP Arabia Petrea tra Gades ,, e il ma*
Rosso. ,
Ascttontkamar vuol dire citt (tefo palme ^ e f poi della
Engaddi.
quae est Segar : et di- le Segor , si mossero
rexerunt aciem contra e nella valle de' Boschi
eos in valle Silvestri i schierarono il loro eser
cito contro di quelli:
g. Scilicet adversus 9. Vale a dire contro
Chodorlahomor regem Chodorlahomor re degli
Elamitarum , et Tha- Elamiti, e Thadal re
dal regem Gentium , et delle Genti, e Amra-
Amraphel regem Sen- phel re di Sermaar , e
naar t et Aroch regem Arioch re di Ponto,:
Ponti : quatuor reges quattro regi contro cin-
adversus quinque. que.
10. fallisi autem SU' 10. E la valle de' Bo-
vestris habebat puteos serhi avea molti pez,zi di
multas bituminis. Ita" bitume. Or i re di Sodo-
que rex Sodomorum ma e di Gomorrha vol-
et Gomorrhae terga ta ron le spalle , e vi-fu
verterunt, ceciderunt fatta la strage : e quei
ibi-, et qui remanserant^ che salvaron la vita, fug-
fugerunt ad rnontem. girono alla montagna.
11. Tulerunt autem 11. E ( i vincitori )
omnem substantiam So- presero tutte le ricchez-
domorum , et Gomor* ze di Sodoma , e d Go
rhae, et universa, quae morrba, e tutti i viveri,
ad cibum pertiient, et e se ' andarono.
abierunt ;
12. NecJton etLot, et 12. E ( presero ) an-
sub stantiam eju&,filium che con tutto que Ho che

Vers. io. La valla . ctvea molti pozzi di bitume. Questi poz-


zi di bitume servirono poi nelle mani di Dio alla distruzione del-
le infami citt .
E vi fie fatta strage. Alcuni vorrebbero, che si traducesse,
vi caddero dentro, cio ne'pozzi del bitume; lo che sembra po-
co probabile di persone, che ben avean notizia de'luoghi, e sape-
rano che in que'pozzi trovavano sicuramente la morte. Notisi, co-
llie Dio si serv sovente del braccio d' uomini cattivi a punire al-
tri cattivi.
fratris Abram, qui ha" aveva , il figliuolo del
bitabat in Sodomis. fratello di Abramo Lot,
che abitava in Sodoma.
13, Et ecce unus, qui 15. Ed ecco uno de'
cvaserat, nuntavit A- fuggitivi ne port la
bram Hebraeo , qui nuova ad Abramo E-
habitabat in contraile breo, il quale abitava
Mambre Amorrhaei, nella valle di Mambre
fratris Escol, et fratris Amorrheo, fratllo di
Aner ; hi enim pepile- Escol, e di Aner; peroc-
rant foedus cum A' ch questi avean fatto
bram. lega con Abramo.
14 Quod cum audis- i4- bramo adunque
set Abram, captum vi- avendo udito, come era
delicet Lot fratrem stato fatto prigioniero
suum,numeravit expe- Lot suo fratello , scelse
ditos vernaculos suos tra* suoi servi trecento
trecentos decem et o- diciotto uomini i pi le-
cto: et persecutus est sti; e tenne dietro a'ne-
usque Dan. mici fino a Dan.

Vers. i a, E presero anche ,.. Lot. Lot, il quale allettato dal-


l'amenit del paese avea eletto di vivere tra genti scellerate,
punito da Dio colla perdita delle sue ricchezze e della libert.
Vers. 13. Ne porto la nuova ad Abramo Ebreo. Si gi det-
to , che il nome di Ebreo gli fu dato per essere egli venuto di
paese oltre 1' Eufrate - quasi volesse dire uomo di la, cio di l
Sll'Eufrate.
Quctti avean fatto lega con bramo. Queste paiole dan-
no motivo di credere, che Mambre, Escol, e Aner , che doveau
essere persone di conto, aiutarono Abramo colle loro ^enti. Ve-
di vers. a4-
* Ed ecco uno de*fuggitivi ne porto la nuova : Ed uno
de' fuggitivi ne port tosto la nuova.
. Vera. 14. Trecento diciotto uomini Questo numero d'uomini
impiegati al servizio di casa , e alla cura de' greggi di Abramo d
una grande idea di quel ch'egli fosse. Vedi cap. xxni. 6.
Fino a. Dan. Dan in questo luogo uon la citt di tal no-
me , ma un rivo, o Un luogo vicino al Giordano, # citt di Dan
al tempo di Mos i chiamava Laris.
15. Et dwisis sociis, 16. E divse le schie-
irruit super eos nocte : re , gli assali di notte
percussitque eos <, et tempo : e gli sbaragli,
persecutus est eos us~ e gl'insegu sino ad Ho-
que Hoba, quae est ad ba, che alla sinistra
laevam Damasci* di Damasco.
16^ Reduxitque o- 16. E ricuper tutte
mnem substantiam, et le ricchezze, e Lot suo
Lotfratrem suum cum fratello con tutta la ro
substantia illius, m. ba di lui, ed anche le
leres quoque, et popu donne, e il popolo.
luni.
17. Egressus est an f^ andogli incon-
tem rex Sodomorum in tro nella valle di Save
occursum ejus, post- ( che la valle del re )
quam reversus est a il re di Sodoma, quand*
caede Chodorlahomor, ei tornava dalla rotta di
et regum, qui cum eo Chodorlahomor, e de're
erant in valle Save , suoi confederati.
quae est vallis regis.
18. (i) At vero Mei- 18. Ma Melchisedec
chisedech rex Salem, re di Salem, messo fuo-
profsrens panem et vi- ra del pane e del vino;
num : erat enim sacer- perocch egli era sacer-
dos Dei Altissimi: dote di Dio Altissimo :
fi} Hebr. 7. i.

Vcrs. 17. Nella, valle rii Save (che e la. valle del re). Questa
valle, prima detta di Save, e dipoi valle del re, era dirimpetto a
Gerusalemme secondo Eusebi.
Vers. 18. Ma Melchisedech re d'i Salem ^ messo fuora del,
pane e del umo, ce. Salem Gernsalemme per comun parere
de' Padri, e degl' Interpreti.
Messo fuora del pane e del vino. perocch era sacerdo-*
te eo. Questa giunta, che Melchisedech era sacerdote, non essen-
do certamente messa a caso, dimostra assai chiaramente contro
gli eretici, che il pane e il vino portato e messo fuora da Melchi-
scdech dovea servire al sacrifico pacifico, che egli offerse in rea-
19, Btnedixit ei, et 19. Lo beneclisse, di-
alt\ Benedictus Abram cendo: Benedetto bra-
Deo excelsa, qui crea* mo dall ? altissimo Dio,
vit coelumt et terram : che cre il cielo, e la
terra :
20. Et benedictus 20. E benedetto l'al-
DeusexcelsuS) quo pro* tissimo Dio , per la cui
temente , hostes in ma- protezione sono stati
nibus tus sunt. Et de* dati in poter tuo i ne-
dt ei decimas ex o- mici. E ( bramo ) die-
mnibus. de a lui le decime di
tutte le cose.
'-21.- Dixit autem rex 21. Ei! re di Sodoma
Sodomnrum ad Abram\ disse ad Abramo : Dam-
Da mihi animas : cele- mi gli uomini: tulio il
r lolle tibi. resto tienlo per te.
22. Qui respondit eh 22. Quegli rispose a
TLevo manum meam ad lui : Alzo la mano mia
Dominum Deum excel- al Signore Dio altissimo,
sum, possessorem eoe* padrone del cielo e del-
li> et terrae, la terra ,

dimenio d grazie a Do per la vittoria d Abramo : ed stato an-


che da altri osservato, che varii Ebrei, invece di quelle parole
mise fuora del pane e del vino traducono 1' Ebreo offerse del
pane e del vino: e Filone Ebreo dice, che Melchisedech offerse
sncrifzio per la vittoria. Ma tutto il mistero di qnesto re sacer-
dote , ammirabil figura di Cristo sacerdote secondo 1' ordine di
Melchisedech, e re di pace, spiegato divinamente da Paolo,
H-ebr. TU.; onde da vedersi quello ch ivi si detto. Aggiunge-
r solamente, che varii antichissimi Padri, e dietro a questi Teo-
doreto,ed Eusebio credono, che Melchisedech fosse un regolo
della Chanasea, il quale per im miracolo della grazia si manten-
ne santo e giusto tra gli empii.
Ver. 20. Diede a lui le decime d tulle le cose. Vale a dire
dlle spoglie de'nemici, non gi anche delle robe ricuperate, tol-
te da questi a're, e agli abitanti della Penlapoli.
Vers. za. Alto la mano mia. Antichissimo rito per prendere
Dio in testimonio di qualche cosa , alzar la mano verso il cielo :
invocando colui che abita nel cielo.
a3. Quod a filo sub- 23. Che n un filo di
tegminis usque ad cor- ripieno, n una correg-
rigiam caligae non ac- gia di scarpa io prende-
ciplam ex omnibus , r di tutto quello che
quae tua sunt, ne di- tuo , perch tu non di-
casi Ego ditavi A brani: ca: Ho fatto ricco A-
bramo:
24 Exceptis his , 24. Eccettuato quello
quae comederunt jiwe- che hanno mangiato i
nes, et partibus viro- giovani, e le porzioni
rum, qui venerunt me- di questi uomini, che
cum , Aner, Escol,et son venuti meco, Aner,
Marnare : isti accipient Escol, e Mambre : que-
partes suas. sti avranno ognuno la
sua parte.

Vera, aa, * Alzo la mano ma. Benssimo ancora nel passato,


aka ec.
\ers. a3. Di lutto quello che e tuo. Vale a dire di quello che
ra tuo, e de' tuoi, e tuo voglio che sia tuttora, bench sia dive-
nuto di mia ragione , come acquisto fatto in guerra giusta. Con.
ragione i Padri celebrano la magnanimit e il distaccamento di
Abramo.
* Di scarpa ovvero di borzacchino.
Yers. 9.4. Eccettualo quello che hanno mangialo i giova-
ni , ec. Abramo eccettua que'commestibili che avesser consumato
i suoi soldati, i quali con una appellazione usata nella milizia
gli chiama giovani*
In secondo luogo Abramo eccettua la porzione che toccava
ad Aner, a Escol, e a Mambre, i quali si vede che non imitarono
la sua grandezza d'animo, e probabilmente si accordarono a civ
volentieri i re della Pentacoli,
C A P O XV.

Ad Abramo, che non isperapi successione^ Dio


promette un figliuolo , e A bramo credendo a
lui giustificato, e per caparra della terra
promessa offerisce il sacrificio prescrittogli
dal Signore* indicato a lui il futuro pelle*
grinaggio della sua stirpe.

i. fi is itaque trans- i. tassale che furo-


actis , factus * est ser- no queste cose, il Signo-
mo Domini ad Abram re parl in visione ad
per visionem, dicens : Abramo , dicendo : Non
NolitimeretAbram\ ego temere , o Abramo : io
protector tuus sum , et sono il tuo protettore ,
merces tua magna ni- e tua ricompensa gran-
mis. de oltremodo.
a Dixitque Abram : a. E Abramo disse :
Donnine Deust auid da- Signore Dio, che mi da-
bis mihi? ego vadant rai tu ? io me n' andr
absque lberis : et fi- senfca figliuoli: e il fi-
lius procuratoris domus gliuolo del mio maestro
meae, iste Damascus di casa , questo Eiiezer
Elezer. di Damasco.
Vera, . E tua rcompenfa grande oltrt modo. Dio solleva lo
prto di Abramo a faticare e combattere per un premio infini-
tamente pi grande che le vittorie e le ricchezze del mondo. Io
stesso sar tua mercede , dice Dio ad Abramo; ecco la sola mer-
cede degna di me, e dell' amore cli'io ho per te.
Vr*. a, Signore Do, che mi darai tu? io me n' andr ec.
Fra tutte le maniere di esporre le prime parole della risposta di
bramo ^ questa mi sembra la pi vera : Signre Dio, bene sta
che voi vi degniate d'essere ma mercede : imperocch di tutte le
cose del mondo, che darete voi a me, che possa essermi di con-
solazione? mntre quel figliulo ch' io aspettava, quel figliuolo
unico oggetto di mie brame ; quel figlinolo in cui debbono esser
3, Addiditque A- 3. E soggiunse Abra-
bram : Mihi autem non mo : Ma a me (u non
dedisti semen ; et ecce hai dato figliuolo: ed ec-
vernaculus meus hae- co clie questo schiavo
res meus erit. nato in mia casa sani
mio erede.
f\. Statimque sermo 4. E tosto il Signore
Domini factus est ad gli parl , e disse : Que-
eum , dicens : Non erit sti non sar tuo erede ;
hic haeres tuus ; sed ma quello che da'lcmbi
<jui egre die tur de utero tuoi uscir, lui avrai
tuo, ipsum habebis hae- tuo erede.
redem.
5. Edux i'tqu eumfo- 5. E lo condusse fuo-
ras, et alt illi: (i) Suspi- ra e gli disse : Mira il
ce coelum , et numera cielo , e conta , se puoi,
stellas, si potes. Et di- le stelle. E cos ( disse-
xit ei : Sic erit semen gli ) sar la tua discen-
tuum. denza.
6. Credidit bram 6. Abramo credette a
Deo, etreputatum est Dio , e fugli imputato a
fili ad justitiani. (2) giustizia.
(i) Rorn. . ,18.
(a) Rom. 4. 3. Gfoi. 3. 6. Ja$, *, *3.
benedette tutte le genti, io noi vedo, e temo che per jnia colpa
io ne sia privo, e che senz'esso io mi morr, e ornai avr per ere-
de non un figliuolo naturale , ma un adottivo , il figliuolo del
mio maestro di casa, Damasceno di patria. Il discorso d' Abramo
rotto, come ognuno vede, e patetico.
Vers. 4- * Che dilombi tuoi. Che da te uscir.
Vers. 5. Conia, se puoi, le stelle. Veramente di queste il nu-
mero non pu aversi con tutte le diligenze usate dagli astrono-
mi, scoprendosene nel cielo, mediante le ripetute osservazioni,
sempre delle nuove, le quali per la sterminata distanza da noi
scompariscono quasi, bench sien di fatto grandissime. Or alle
stelle paragonata la discendenza di Abramo, non tanto la di-
scendenza carnale , quanto la spirituale , di que7 figliuoli cio ,
de'quali sta scritto , che splenderanno come stelle per inlermi"
nobili eternit. Dan. iv.
Peut. Vol I.
7- Wixitque ad eum: 7-E il Signore gli dis-
Ego Dvminus, qui edu- se : Io sono il Signore
jci te de Ur Chaldaeo- che ti trassi da Ur de*
rum, ut darem tibi ter- Chaldei, per dare a te
ram isiam, et posside- questo paese, e perch
res eam. tu lo possegga.
8. At ille mt\ Domi- 8. Ma quegli disse :
ne Deus j unde scire \I Signore Dio, donde pos-
possum quod possessu* so io conoscere , ch' io
rus sim eam. ? sia per possederlo?
9. Et respondens Do- 9. E il Signore rispo-
minus: S urne i inquit, se: Prendimi una vacca
mihi vaccam triennem, di tre anni, e una capra
et capram trimam, et di tre anni, e un ariete
arietem annorum trium, di tre anni , e una tor-
turturem quoque > et co- tora , e una colomba.
lumbam.
i o. Qui tollens uni- 10. Ed egli prese tut-
versa haec (i), divisit te queste cose , le divi-
<i^ Jerem, 34. j8.

Vers. 6. Abramo credette n Dio^ e fugli imputato a giusti-'


za. Abramo padre di nostra fede , come lo chiama 1' Apostolo,
credette a Dio, e per questa fede non solo fu fatto giusto, ma ot-
tenne eziandio di crescere nella giustizia; imperocch vuoisi os-
servare , che quelle parole bramo credette , e fugli imputa-
to , ec. si applicano non solo a questa particolare circostanza, per
ui sono state scritte, ma a tutte le precedenti azioni-di Abramo,
rominciando dalla prima chiamata di Dio in Ur de' Chaldei : ma
Ono state poste qui da Mos , perch in questa occasione spicci*
ttaravigliosament la fede del gran patriarca. Abramo adunque
giustificato gi per la sua fede, per la fede divenne ancora pi
giusto, e cos egli fu padre della fede, e modello di giustificazio-
ne. Sopra queste parole vedi V Apostolo Rom. iv. Gai. m., e s.
Giacomo cap. n. 28., e quello che abbiamo detto in questi luoghi.
Vers. 8. Signore Z)io, donde po$s'io conoscere, ec. Questa di-
inanda non indizio di verun dubbio intorno alla verit della
promessa: ma Abramo affidato nella bont del Signore domanda
con umilt qualche segno riguardo al modo, onde ci debba
effettuarsi. La sua interrogazione simile a quella della Vergine,
##. i 34.
ea per medium, et u- se por mezzo, e le parti
trastue partes contra pose T uria dirimpetto
se altrinsecus posuit: ali' altra ; ma non divi-
aves autem non divisti. se i volatili.
11. Descenderunt- 11. E cala vano uccel-
epe volucres super ea" li sopra le bestie morte,
damer, et abigebat eas e Abramo li cacciava.
A brani.
12. Cumque sol oc- 12. E sul tramontare
tumberet, sopor irruit del sole, Abramo fu pre-
super A brani, et ior- so da profondo sonno,
ror magnus et tenebro- e lo invase un orror
$us invasit eum. grande, e oscurit.
13. Dictumque est i3.Efug!idetto:Tu
ad eum : Scito praeno- di fin d'adesso sapere,

Veri. io. le divise p*r mentii Balla testa in gi. Queste cose
mo fette da Abramo per ispirazione di Dio, il quale conferma
le sue promesse, istituendo il rito, di contrarre le alleanx rf
qual rito si conserv dipoi presso gli Ebrei (f edi Jerem. xxxiv
?8.), e f adottato da molte nazioni. Secondo questo rito d ym
li animali ella guisa descritta da Mos, e collocate le parti di
Issi V una dirimpetto ali' altra, passavano i contraenti pel mezzo ,
onde venivano ad essere uniti tra loro mediante il comunci*.
fizio. Ma ricordiamoci, che Abramo m premiala suafed^e-
rito d vedere, bench da lungi, il giorno di Cristo, Jo. v M e 1
sacrifico di lui, col quale fu riunito 1' uomo con Dio, e stabilita
"te na alleanza, questo sacrifico fu predetto, e mostrato ad
Abramo nel sacrificio degli animali divisi da lui m simbolo della
SUfl
*MTnon Mi* i volatili. Questi non appartenevano al rito
dell' alleanza ; erano solamente per essere offerji al bignore>
Vrs. 11. Abramo li cacciava. Abramo si stava nei mezzo

"trs.tr Itm, fu Pr da profondo sonno Qu.to son-


no, o sia estasi, come hanno i LXX., gli fu mandato da Dio e le
cose, che Dio rivel a lui intorno a'suoi posteri m questo sonno,
lo atterrirono, e gli fecero orrore grande, e afflizione.
* Profondo sonno. Per i LXX. estasi come Cap.
in appresso, terrore e oscurit. Il tramontare del sole e lo sparir
della luce simboleggia calamit.
scens, quod (i) pere- che la tua stirpe sar
grinimi futurum sit se- pellegrina in una terra
men tuum in terra non non sua, e li porranno
sua, et subjicient eos in ischiavit, e gli stra-
servitoti, et affligent zieranno per quattro-
quadringenta annis\ cent' anni.
14- Verumtamen gen- 14- Ma io far giudi-
tem> cui servitori sunt, zio della nazione, di
ego judicano : et post cui saranno stati servi:
haec egredientur cum e dipoi se ne partiran-
magna substantia. no con grandi ricchez-
ze.
15. Tu autem ibis 16. Ma tu andrai a
ad patres tuos, in pa- trovare i padri tuoi, se-
ce sepultus in senectu- polto in pace in prospe-
te bona. ra vecchiezza.
16. Generatione au- 16. E alla quarta ge-
tem quarta revertentur nerazione ( i tuoi ) tor-
huc: necdum enim com- neranno qua: imperoc-
pletae sunt iniquitates ch fino al tempo pre-
Amorrhaeorum usque sente non sono ancora
ad praesens tempus. compiute le iniquit de-
gli Amorrhei.
(i} Actor. n. 6.

Vers. 13. Per quatirocenann. Vedi l'Esodo cap. xn. 49- 4 1 -


* Li porranno. Li terranno in {schiavit.
Vers. 15. Andrai a trovare i padri tuoi. S. Ambrogio lib. 2.
de Abraham capt q. Noi, che ci ricordiamo, che la madre no-
stra e quella, Gerusalemme, che e colassi, qu?ll diciamo pa-
dri, i quali nel merito precedettero e nelV ordine della vila;
ivi trovavasi Abele vittima della piet, ivi il pio e santo He-
nock ivi Noe i et trovar questi ander bramo^ come quia
Itti's promette.
' Yers. 16. Alla quarta generazione. Nella linea di Giuda si
costerebbero in questa guisa le quattro generazioni d' uomini
nati nell' Egitto : Efron ( nipote di Giuda ) gener Arain , Aram
'gener Aminadab, Anjinadab gener Naasson, Naasson gener
IpSalmon, il quale entrjiiella terra di promissione.
17. Cum ergo occu- 17. Tramontato poi
fuisset sol, facta est che fu il sole , si fece
caligo tenebrosa, et ap- una caligine tenebrosa,
paruit clibanusfumanSi e apparve una fornace
et lampas ignis trans- fumante , e una lampa-
iens inter divisiones il- na ardente , che passa-
las. va per mezzo agli ani
mali divisi.
18. In illo die (i) pe- 18. In quel giorno il
ptgt Dominus foedus Signore ferm 1' allean-
cum Abraham dicens : za con Abramo, dicen-
Semini tuodabo terram do : Ai tuo seme dar
hanc afluvio AEgypti io questa terra dal fiu-
use/u adjluvium ma- me d'Egitto sino al
gnum Euphratem. gran fiume Eufrate.
19. Cinaeos, et Ce- 19. I Cinei, e i Ce-
nezaeoSt Cedmonaeos^ nezei, e i Cedmonei,
20. Et Hethaeos, et 20. E gli Hethei, e i
Pherezaeos , Raphaim Pherezei, e anche i Ra-
t]uoquet phaim,
(i) Supra, i a. 7. 13. 15. Infr. 26, Deut, 34- 4- #<#. 4. ai.
a, Paralip, g. a6.

Non sono ancora compiute finifuitk degli /imorrnei. No-


mina questi soli, come popolo principale, e pii ragguardevole di
Chaan, e ancile perch nella terra di quel popolo si trovava
allora Abramo .
Vers. 17. Una fornace fumante. Ecco un simbolo delle tri-
bolazioni , e de' mali, sotto de' quali dovean gemere in Egitto i
posteri d' Abramo.
E una lampana ardente , che passava per mezzo eo. Dio
di cui una immagine questa lampana ardenti, passando per
mezzo agli animali divisi, ratifica l'alleanza fermata con Abramo.
Vers. 18. Dal fiume <V Egitto sino al gran fiume ec. Il fiuto
d'Egitto il Nilo: dal Nilo adunque fino all'Eufrate, promette
Dio , che s stender il dominio de'posteri d' Abramo. 1 peccati
di questi trattennero lungamente 1' adempimento pieno di tal
promessa: ma ella fu verificata interamente lotto Davide, Sa-
iomone .
* Al tuo seme dar. Ho gi dato. .Cos l'Ebr.
zi. Et Amorrhaes, fil. E gli Amorrhei,
et ChananaeoS) et Ger- e i Chananei e i G erge-
gesaeos, et Jebusaeos. sei, e i Jebusei.
C A P O XVI.
Agar data in moglie ad bramo da Sarai sua
padrona : ma ella dopo di essere dive?iuta
madre disprezzava la padrona ; ed essendo
stata perci gastigata , si fuggi / ma per co-
mando di un Angelo torn a soggettarsi a Sa*
rai e partor Ismaele.

i * igitur Sarai uxor i. i-Ia Sarai, mo-


Sbrani, non genuerat glie di Abramo, non a-
libero^ : sed iabens veva fatto figliuoli: ma
anciltamaegyptiam no- avendo una schiava egi-
mine Agart ziana per nome Agar,
2. Dixit marito suo: 2. Disse a suo marito;
Ecce conclusa me Do- Ecco che il Signore mi
minus , ne parerem ; ha fatto sterile, perch
ingredere ad ancllam io non partorisca j spo-
meam, ^iforte saltem sa la mia schiava , se a

Yers, a. Se a torte di lei avessi figliuoli, L'Ebreo: /or/' io


per mezzo di lei mi edificher una casar Maniera di parlare
molto frequente nelle Scritture, Agaf diede nome alla citt det*
ta Agra nell' Arabia Petrea, e a' popoli detti Agareni, e dipoi
Saraceni, dalla parola araba S araba, che vale rubare, far la-
trocinii, ^
Essendosi egli prestato alle preghiere d lei : S. Agostino
iib. xvi, de civ. cap. a 5. scrive. O orno, che virilmente usa del-
le donne : della moglie con temperanza., della schiava per
condiscendenza, di nissuna con ismoderata ajffezionel E altro-
ve non. ha difficolt di uguagliare i matrimonii d'Abramo alla ca-
stit di .Giovanni. In questo fatto Abramo fu certamente guidato
dallo spirito del Signore ; onde egli non fu dipoi men caro a Dift
jap||aver condisceso a' desiderii della moglie.
ex illa suscipamfiMos. sorte di lei almeno aves*
Cumque ille acquiesce. si figliuoli. Ed essendo-
ret deprecanti, si egli prestato alle pre-
ghiere d lei,
5. Tulit Agar aegy- 5. Ella prese Agar e-
ptiam, ancillam suam, giziana, sua schiava,
post annos decem quam passati dieci anni, dac-
habi tare coeperant in ch avean principialo
terra Chajiaan : et de- ad abitare nella terra di
dit eam viro suo uxo- Ghanaan : e la diede al
rem. marito suo per moglie,
4. Qui ingressum est 4. Ed egli coabitava
ad eam. At illa conce" con essa. Ma ella vederi-
psse se videns despe- do, che avea concepi-
xit dominam suam. to , prese a farsi beffe
della padrona.
5. Dixitq u Sarai ad 5. E Sarai disse ad
A oram : Inique agis Abramo : Tu mi fai in-
contra mei ego dedi giustizia : io ti ho data
ancilan meam in sinum la mia schiava per tua
tuum: quae videns , consorte; ed ella veden-
quod conceperitt despe* do , che ha concepito,
ctui me Habet: jiidcet mi beffa: il Signore sia
dominus inter me jet te. giudice tra me $ e te;
6. Cui respondens d- 6. Rispse bfamo :
bram : Ecce, alt, andi* Ecco che la tua schia-
la tua in manu tua est: va in tuo potere : fa
utere ea, ut libet. Affli- con lei, come meglio ti
gente igitur eam Sarai, piace. vSiccome adunque
fugam init. Sarai la ga&tigava , ella
se ne fuggi.

Yers. 4- * Prese a farsi beffe della padrona. Non raro che


I prosperit facciano insolentire i men virtiiosi e i pi vili.
Vers. 5. Tu mi fai ingiustizia. ara rifonde nella troppa bon-
t't di Abramo verso di Agar la cagione de'mal i termini, che usa-
va seco i a schiava. -.
7. Cumque invenis- 7. E 1* Angelo del Si-
szt eam Angelus Do* gnore avendola trovala
mini juxta fontem a- in luogo solitario pres-
quae in solitudine qui so una fontana di ac-
est in via Sur in de- qua , che nella strada
serto , di Sur nel deserto ,
8. Dixit ad illam : 8. Le disse: Agar ser-
Agar, andila S'arai, va di Sarai, donde vie-
unde venis ? et quo va- n i , e dove vai tu ? Ed
dis? Quae respondit: ella rispose : Io fuggo
A facie Sarai dominae dagli occhi di Sarai mia
meae egofugio. padrona.
g. Dixitf/ue ei Ange- 9. E 1' Angelo del Si-
lus Domini : Revertere gnore le disse: Torna
ad dominam tuam, et alla tua padrona , e u-
humiliare sub manu il- miliati sotto la mano
lius. di lei.
i o. Et rursum: Mul- 10. E soggiunse : Io
tiplicans, inquit, multi- moltiplicher : grande-
plicabo semen tuum, mente la tua posterit,
et non numerabitur e non potr numerarsi
prae multitudine. per la sua moltitudine.
11. Ac deinceps: Ec- 11. E dipoi: Ecco,
ce , ait, concepisti, et disse, tu hai concepito,
paries filium-, vocabis- e partorirai un figliuo-

Vers. 6. La tua schiava e in tuo potere. Vedesi in questo rac-


conto il buon ordine regnare nella casa di Abramo. Sara disgu-
stata ed offesa non ardisce d punire Agar, ma se ne lamenta con
Abramo. Abramo, senza disaminare per minuto la ragione delle
querele di Sar^^avendo riguardo alla debolezza del sesso, cono-
scendo la prudza della consorte, rimette a lei il pensiero di
umiliare la schiava affine di mantenere la pace nella famiglia,
Vedi Chrjsoslom, 38. ,
- Vera. 7. * L'Angelo del Signore. E questa la prima volta che
espressamente si fa menzione del ministero degli Angeli in pro
degli nomini.
* Ivi. La strada d Sur. Agar egiziana dirigevasi al mo
que nomen ejus fs- lo, e gli porrai nome
mael, eo quod audieri Ismaele , perch il Si-
Dominus afflictio?iem gnore ti ha esaudita nel-
tuam. la tua afflizione.
12. Hic eritferus ho 12. Egli sar uom fe-
mo; manus ejus contra roce: le mani di lui con-
omnes , et manus omn- tro tutti, e le mani di
ium contra eum : et tutti contro di lui ; ei
e regione unhersorum pianter le tende sue
fratrum suorum figet dirimpetto a quelle di
tabernacula. tutti i suoi fratelli.
13. Vocavit autem 13. Ed ella invoc il
nomen Ti omini ^qui lo- nome del Signore , che
(juebatur ad eam : Tu le parlava : Tu , Dio,
Deus , qui vidisti me. che mi hai veduta. Im-
Dixit enim : Profecto perocch ella disse: Cer-
hic vidi posteriora vi- to che io ho veduto il
dentis me. tergo di lui; che mi ha
veduta.
i 4 ( i) Propterea ap- i4 Per questo chia-
pellavit puteum illum m quej pozzo il poz-
f i j //r,"4=-6tj
Vera. la.'Z-e mani dilu contro tutti, e le mani d tutti con-
tro ec. Predizione verificata in tutti i tempi, e fino al giorno
d'oggi negli Arabi posteri d' Ismaele, feroci, amanti la guerra, e
i ladronecci; senza stanza fissa, salvatichi, e vagabondi, dall'altro
lato fedeli nelle promesse, e ospitali, tenendo tutti gli uomini
per fratelli, e persuasi che i beni di questa terra son tutti comuni.
Pianter le sue terre dirimpetto a quelle d lutti i suoi eo.
G' Ismaeliti circondano la Giudea, l'Idumea, il Paese di Moab ,
e degli Ammoniti.
* Uom feroce. Ebr. Onagro : Asino sal valico.
Vers. 13. Ho veduto il 1 ergo ec. L'Angelo, che rappresenta-
va Dio nel corpo, che avea assunto, non fece vedere ad Agar la
sua faccia, ma il tergo. Vedi 11 Esodo xxxiu. 38. Quindi 1' anti-
chissima tradizione presso gli scrittori profani, che gli Dei non
mostravano mai agli nomini la loro faccia.
Ho veduto il tergo di ini, che mi ha veduta. Che ha get-
tato lo sguardo sopra di me per consolarmi, e darmi consiglio,
puteum viventis, et vi- z di lui, che vive, e mi
dentis me. Ipse est in- ha veduta. Egli tra
ter Cades, et Baraci. Cades, e Barad.
15. Peperitque Agar 15. E Agar partor
Abrae filium : qui vo~ ad Abramo un figliuo-
cavit nomen ejus Is- lo: il quale gli pose no-
mael. me Ismaele.
16. Octoginta et sex 16. Ottanta sei anni
annorum eratAbram avea Abramo, quando
quando peper ei Agar Agar partor a lui
Ismaelem. Ismaele.
* C A P O XVH.
Le promesse son pur ripetute ad Abramo ; e a
lu, e a Sarai sono cangiati i nomi. La cir-
concisione comandata come segno delt al-
leanza. Promessa di un figliuola di Sara.
Prosperit d? Ismaele. bramo eseguisce il
precetto della circoncisione.

p
i. Jt ostquam vero i. JLtjLa quando egli
nonaginta et novem an- era entrato nel nonge-
norum esse coeperat, situo nono anno, gl|$p-
apparuit ei Dominus t parve il Signore > e^ gli4
dixitque ad eum: Rgo disse ; Io il Dio onnipo-
f Deus omnipotens*. am- tente : cammina alla
bula coram me, et esto presenza mia, e sii per-
perfectum fetto.

Vers. 14 Tra Cades, e Barad. Cades, o Cadesbarnc era nel-


P Arabia Petrea circa venti miglia lontano da Hebrtm. Di Barad
non s ha certa notizia.
Vers. i. Io il Dio onnipotente. Potrebbe tradursi l'Ebreo: io
il Z?i'o, che sono pienezza, ovvero la stessa pienezza! cammina
a^f presenza mia, e siipwfetlo: affine di renderti capace de'Jie-
2. Ponamque foedus 2. E io fermer la
meum inter me , et te, ma alleanza tra me ,
et muldpUcabo te vehe- te, e li moltipllcher
menter nimis. grandemente oltre mo-
do.
5. Cecdit Abram 3. Si gett Abramo
pronus in faciem. boccone per terra.
4 Dixiique ei Deus: 4- E dissegli Dio : Io
Ego sum, et pactum sono, e il patto mio (sa-
meum tecum , (i) eris- r ) con te , e sarai pa-
cjue pater multarum dre di molte genti.
gentium.
5. Nec ultra vocabi- 5. E non sarai pi
tur nomen tuum A" chiamalo col nome di
brami sed appellaberis Abramo; ma sarai detto
Abraham', quia patrem Abrahamo : perocch io
multarum gentium con- ti ho destinato padre di
Stitui te. molte genti.
6. Faciamque te cre- 6. E ti far crescere
scere vehementipsime, formisura, e ti far pa-
etponam te in^ejitibuS) dre di popoli, e da le
regesque ex ^ re~ usciranno de' regi.
dientur.

ni, ch'io ti preparo, e ti ho promesso, cammina come servo fede-


le alla mia presenza, obbedisci a'miei comandi, e fa di essere ir-
reprensibile, e senza macchia.
Vers. 4- Io sono. Di Dio solo con verit si dice, che egli , per-
ch egli eterno, immutabile. Egli adunque /con questa parola
dimostra ad Abramo, come1 il-patto, e l'alleanza, che egli ferma-
va coti lui, era immutabile.
Vers. 5. Non sarai pi chiamato col nome di ee. Abram si-
gnifica padre eccelso : Abraham ( contratto di Ab-ram-ham-
mon) padre eccelso di moltitudine.
Vers. 6. Ti far padre di popoli, e nasceranno ec. Abrahn-
mo secondo questa promessa di Dio fu certamente padre di po-
poli immensi, gl'Israeliti, gl'Idumei ; gli Arabi; ed egli ha avuto
jiella sua discendenza un numero graH|Smo ti' re'^i. Nessun\io-
7- Et statuarii pa- 7. E io fermer il mio
ctum meum inter me, et palt fra me , e te : e
te , et inter semen trium col seme tuo dopo di te
fiQSt te iti generationi- nelle tue generazioni
bus tuis foedere sempi- con sempiterna allean-
terno'. utsimDeus tuusy za : ond' io sia Dio tuo,
et seminis tuipost te. e del seme tuo dopo di
te. *
8. Dabocfue libi, et 8. E dar a te, e al
semini tuo terram pere- seme tuo la terra, dove
gr7tationis tuae, omn- tu sei pellegrino, tutta
em terram ChanaaTi la terra di Chanaan in
tn possessionem aeter- eterno dominio, e io sa-
nam, eroe/u Deus eo- r lor Dio,
rum.
9. Dixt iterum J)eus 9. E di nuovo disse
ad Abraham: (i) Et Dio ad Abramo : Tu a-
(ij Actor. 7. 8.

mo riguardo a tutto questo pot mettersi in paragone con Abra-


liamo, dacch mondo mondo. Ma vanno elleno a terminarsi qui
le grandiose promesse di Dio? E l'alleanza sempiterna (vers. 7.)
di Dio con Abrahamo che sarebb'ella divenuta, se ella avesse
dovuto aver suo effetto nella sola discendenza carnale di questo
^ gran patriarca? Con ragione perci 1'Apostolo ci fa osservare,
. che i figliuoli di Abrahamo secondo lo spirito sono l'oggetto di
r este promesse ; che a queste han diritto i Gentili imitatori
Ila fede di quel patriarca, a cui queste promesse furono fatte
prima eh' egli ricevesse l'ordine della circoncisione, affinch cosi
. egli fosse padre di lutti1 i credenti incirconcisi ( vale a dire
*1I.Gentili), e padr* de circoncisi, di quegli, i quali seguono
le vestigia delfajede, che fu in Abrahamo padre nostro non
ancor circoncjjjtf Rorn. iv. n. i. ix. 7. 8. Gai m. 14-, et seq. In
questo senso i re, che asceranno da Abrahamo , sono in primo
luogo il Cristo re de' regi, e poi i principi della casa del Signore,
j;li apostoli delle Chiese, gloria di Cristo: la terra(, di cui Dio d
il possesso eterno al seme di Abrahamo fedele, ella la terra
de'vivi, riguardo alla quale non sono pi pellegrini n forestieri
quelli che per la fede sono divenuti concittadini e/e' Santi, <i
deli(t famiglia stessa di Dio. Ephes. n.
* * * Tifavo padre dii^plli popoli. Ti dilater.
tu ergo custodies pa- dunque osserverai il
ctum meum , et semen mio patto ? e dopo di te
tuum post te in genera-- ij. tuo seme nelle sue
tionibus suis. generazioni.
io. Hoc est pactum 10. Questo il mio
meum, quod observa- patto, che osserverete
bitis inter me, et vos, tra me e voi 5 t u , e il
et semen tuum post te : seme tuo dopo di te :
circumcidetur ex vobis tutti i vostri maschi sa
omne masculinum. ran circoncisi.
n. Et circumcidetis 11. E voi circoncide-
carnem praeputi vestri, rete la vostra carne in
ut sit in signum foede- segno dell' alleanza tra
ris inter me et vos. (i) me e voi.
12. Infans ocio die- 12. Tutti i bambini
rum circumcidetur in maschi di otto giorni
vobis, omne masculi- saranno circoncisi tra
num in generationibus di voi da una genera-
vestris : tam vernacu- zione all'altra : il servo,
lus\ quam emptidus cir- o sia nato , o 1' abbiate
cumcidetur t et quicum- comperato da qualun-
que non fuerit de stir- que uomo non della vo-
pe vestra, stra stirpe, sar circon*
ciso.
(ij Lev. la. 3. Lue. a. ai. Rorn. 4- * t.

Vers. i o. Questo e il mio patto. Cio a dire il segno del mio''-/ -


patto con voi sar la circoncisione. La circoncisione adunque fu "<
ordinata da Dio a rammemorare P alleanza fatta da lui coi suo
popolo, divenuto perci un popolo specialmeaSf dedicato e con-
secrato al Signore , e distinto da tutti gli altri popoli per mez-
zo di questo segno. Questo segno medesimo fu una figura del-
l'indelebil carattere che i Cristiani ricevono nel santo Battesimo,
per cui sono ascritti e adottati nella Chiesa di Dio, e acquistano
cliritto^a'beui della medesima Chiesa.
Vers. 11. * In segno. Affinch ci sia segno.
\?crs. i a. Tutti i bambini ... di otto giorni ec. Non potea farsi
prima questa cercmoiiia , perch j^n fosse cagioni di morte ai
13. Eritque pactitm i3. E questo segno
meum in carne vestra del mio patto sar nella
in foedus aeternum. vostra carne per eterna
alleanza.
i4- Masculus, cujus 14* Se un maschio
praeputii caro circum- non sar stato circon-
cisa non fuerit, delebi- ciso , una tal anima sa-
tur anima illa de populo r recisa dal ceto del
suo: quia pactum meum popol suo : perocch ha
sritum fecit. violato il mio patto.
T. S.Dxit quoque Deus io. E Dio disse anco-
ad ^Abraham: uxorem ra ad Abramo ; Non

bambino; ma potea differirsi' per giuste cause .. Vedi Josue


cap. 5. 6.
Il serro o sa nato in casa, o lo abbiate comperato ec. La
Volgata un poc' oscura in questo luogo : onde ho procurato di
esprimere il senso del testo originale, che dee essere anche il
senso della stessa Volgata. Notisi, che un incirconciso potea vive-
re nelle terre degli Ebrei., ma non in casa di un Ebreo : e se uno
schiavo straniero avesse ricusato di ricevere la circoncisione, il
padrone non potea costringerlo, ma dovea rivenderlo . Vedi
Maini, de circumcis. lib, i. cap. 6.
, Vers. 14. Una lai anima sar recisa dal celo del popol suo.
Sar rigettata dal corpo della Chiesa Giudaica, privala delle pre-
rogative della famiglia di Abramo, ed esclusa dalle promesse
contenute nella mia alleanza. Altri spiegano queste parole della
pena di morte, colla quale dovr punirsi chiunque non fosse cir-
conciso ; altri della morte dell' anima , cio dell'eterna dannazio-
ne,-nella quale incorresse chi trascurava questo rito, come quel-
lo che era stato ordinato pel rimedio del peccato originale, se-
< ondo s. Agostino, s. Gregorio, s. Tommaso , e altri : ma siccome
~au questo punto diversa l'opinione di molti altri Padri e Inter-
preti, la prima e la seconda sposizione sembrano pi accertate.
Gli-Ebrei affermano che, se un figliuolo di Abramo, non circon-
eiso nell'infanzia, arrivato all'anno decimoterzo non si facesse cir-
concidere, restava soggetto alla pena intimata da questa legge.
Vers. 15. Non chiamerai pi la tua moglie ec. Dopo aver
mutato il nome ad Abramo, Dio cangia anche quello della consor-
te : tu non la chiamerai pi mia signora, ma assolutamente la
signora : come quella che non di una sola famiglia sar madre f
ma di tutte le genti per mezzo d*Isacco, e del Cristo che dee na
scere dal seme d'Isacco, e dA cui lo stesso Isacco sar figura.
tuam non vocabis Sa- chiamerai pi la tua
rai, sed Saram. moglie col nome di Sa-
rai , ma s di Sara.
16. Et benedicane ei, 16. E io la benedir,
et ex illa dabo tibi fi- e di lei dar a te un fi-
lium , cui benedicturus gliuolo , a cui io dar
sum : eritcfue in nato- benedizione: ed ei sar
nes, et reges populorum capo di nazioni,-e da
orientur ex eo. lui usciranno regi di
popoli.
17. Cecidit Abraham 17. Abramo si gett
in faciem suam, et ri- boccone per terra , e ri-
sii, dicens in corde suo: se, dicendo in cuor suo:
Putasne centenario na- Possibile, che nasca un
scetur filius ? et Sara figliuolo a un uomo di
nonagenaria pariet ? cento anni? e che Sara
partorisca a novanta ?
Vers. 1-6. La benedir , e d lei ti dar un figliuolo, ec. Nel-
l'jEbreo tutto intero il versetto si riferisce a Sara: La benedir,
di lei ti dar un figliuolo, 1la benedir; ella sar madre di po-
poli, e da lei usciranno de re . Grandioso elogio di Sar, e in-
fallibile prova della virt di questa gran donna . Ella degna
perci di es&ere aa bella figura della Chiesa di Cristo, e anche
di quella Vergine figliuola di Sara, dalla quale volle nascere il
Cristo. , _ ., , .
Vers. l'i. E rise, dicendo ec. Rise per eccesso di allegrezza in-
sieme, e di ammirazione ; imperocch lungi da noi di sospettare
la minima diffidenza in questo grand' uomo dopo quello che iu
proposito di questo fatto medesimo ci espone l'Apostolo: Abra-
mo contro ogni speranza credette di divenir padre di molte
nazioni... e senza vacillar nella fede non consider ne il sua
corpo snervato, essendo gi egli di circa cento anni, ne Vutera
di Sara , gi senza vila; ne per diffidenza esit sopra la pro**
messa di Dio: ma robusta ebbe la fede, dando gloria a Dio;
pienissimamente persuaso, che qualunque cosa abbia prornes.*
sa Dio: egli e potente per farla; perlocche eziandio fugli (ci)
imputalo a giustizia. Rom. iv. 18. 22. Farmi, che queste parole
di Paolo, le quali evidentemente sono allusive al fatto, di cui si
parla , non lascin luogo di dubitare della fermezza invariabile
della fede in Abrahamo , particolarmente ove riflettasi a quelle
parole: e fugli imputato a giustizia.
18. Dixitf/ue ad 18. E disse a lui: Di
Deum : utnam Ismael grazia, vva Ismaele di-
vivat coram te. nanzi a te,
19. Et alt Deus ad io. E disse Dio ad
Abraham 1(1) Sara u- Abramo : Sara tua mo-
xor tuct paret tibi fi- glie ti partorir un fi-
lium^ocabisfjue nomen gliuolo^ gliporrai nome
ejus Isaac \ et cojisti- Isaac; e fermer con lui
tuam p actum meum il- il mio patto per un' al-
li in foedus sempiter- leanza sempiterna, e
num, et semini ejus post col seme di lui dopo di
eum. esso.
20. Super Ismael 20. Ti ho anche esau-
quoque exaudwi te. Ec- dito riguardo a Ismaele,
ce benedicam ei, et au- e lo amplificher, e mol-
gebo, et multipUcabo tiplicher grandemen-
eum. valde ; duodecim te : ei generer dodici
duces generabit, et fa- condottieri, e farollo
ciam illum in gentem crescere in una nazio-
magnam. ne grande.
21. P actum vero m&* 21. Ma il mio patto
um statuam ad Isaac , lo stabilir con Isacco,
quem parici tibi Sara cui partorir a te Sara
(ij Infr. 18. io. et ai. a.

Vers. 18. Di grazia , viva Ismaele dinanzi a te. Vale a dire,


Signore, dacch tanta la tua bont verso di me , che mi pro-
metti uu tal figliuolo, e con esso tanta felicit, degnati di grazia
di conservare in wta anche il mio Ismaele, e di benedirlo, affin-
ch egli viva dinanzi a te, e ti sia accetto. La risposta di Dio: Ti
ho anche esaudito riguardo ad Ismaele ce. parmi , che non
permetta di dare verun altro senso a queste parole .
Vers. 19. E gli porrai nome Isaac : che vuol dir riso.
Vers. ao. Dodici condottieri. Gli Arabi erano divisi, come gli
Ebrei, in dodici trib, e lo sono anche di presente ; i capi, o sia
condottieri di esse sono predetti in questo luogo.
'* Farollo crescere in una nazione. Divenire una nazione
grami e.
tempore ista in anno al- in questo tempo V an-
tero. no vegnente.
22. Cumque finitus 22. E finito che ebbe
esset sermo loc/uentis di parlare con lui, si
cum eo , ascendit Deus tolse Dio dalla vista di
ab Abraham. Abramo.
23. Tuiit autem A" 23. Abramo adunque
braham Ismael filium prese Ismaele suo fi-
suum, et omnes vernacu- gliuolo , e tutti i servi
los domus suae-, univer- nati nella sua casa : e
sosque , t/uos emerat, tutti quelli che avea
cunctos mares ex omni- comperati, tutti quan-
bus viris domus suae : ti i maschi di sua casa,
et circumcidit cameni e li circoncise immedia-
praeputii eorum statim tamente lo stesso gior-
in ipsa die sicut prae- no, conforme Dio gli
ceperat ei Deus. avea ordinato.
24. Abraham nona" 24. Abramo avea no-
ginta et novem erat an- vantanove anni, quan-
norum quando circum- do si circoncise.
cidit carnem praeputii
sui.
26. Et Ismael filius 26. E il figliuolo I*
tredecim annos imple smaele avea compito

Vers. 21. * Ma il mio patto lo stabilir con Isacco. Per


quanto di glorioso ed ampio si prometta nel mondo a Ismaele, in
confronto degli spirituali vantaggi destinati al fratello, nulla da
Dio si valuta.
Vers. 22. Si tolse Dio ec. Il Siro traduce V Angelo di BJo . E
molti Interpreti credono , che per lo pi in queste apparizioni
dee intendersi un Angelo rappresentante la persona di Dio.
Vers. 28. Immediatamente lo slesso giorno, degna di osser-
vazione la pronta obbedienza di Abramo. JL' udire il comando di
Dio, e l'eseguirlo fu quasi Io stesso. Ma anche degna d' osserva-
zione 1' obbedienza d'Ismaele , e di tutta quella numerosissima
famiglia in soggettarsi ad un rito molto penoso. Argomento del-
l'autorit acquistata da bramo sopra dei suoi per una sperimen-
tata virt e saviezza.
verat tempore circumci- tredici anni al tempo
sionis suae. della sua circoncisione.
26. Eadem die cr- 26". Nello stesso gior-
cumcisus est Abraham, no fu circonciso Abra-
et tsmael filius ejus mo , e Ismaele suo fi-
gliuolo.
2 7. Et omnes viri do- 27. E tutti gli uomi-
mus illius, tam verna- ni di quella casa, tanto
culi, quam empdtii, et quei che in essa eran
alienigenae pariter cir* nati , come quei che e-
cumcisi sunt. rano stati comperati, e
gli stranieri furono cir-
concisi ad un tempo.
C A P O XVIII.
Tre Angeli accolti da A bramo come ospiti pro*
mettono unfigliuolodi Sara ; e questa perci
avendo riso , ne ripresa. Predizione della
rovina di Sodoma, per cui Abramo prega pi
volte.

i. ( i) ^Lpparuit au" i. EJ il Signore ap-


tem ei Dominus in con- parve ad Abramo nella
valle Mambre, sedenti valle d Mambre , men-
in astio tabernaculi sui tr' ei sedeva ali' ingres-
in ipso fervore de. so del suo padiglione
nel maggior caldo del
giorno.
(i^ fle&r. 13. .

Vers. i. E il Signore apparve ad Abramo nella valle ec. I


tre personaggi che apparvero ad Abramo, rappresentavano il Si-
gnore slle tre divine persone: ed erano Angeli in figura umana:
iunperoccjb a questo fatto principalmente alludendo 1' Apostolo
dice: Non vi dimenticato delV ospitalit, dappoich per quatta
2. Cumque elevasset 2. E avendo egli al*
oculos , apparuerunt ei zati gli occhi, gli com-
tres viri stantes prope parvero tre uomini, che
eum : quo s cum vidis* gli stavano dappresso ;
set.cucurrit in occursum e veduti che gli ebbe ,
eorum de ostio taberna* corse loro incontro dal-
culi, et adoravit in ter- l'ingresso del padiglio-
ram. ne, e ador fino a terra.
3. Et dixiti Domine^ 3. E disse : Signore ,
s inveni gratiam in o se io ho trovato grazia
culis tuis , ne transeas dinanzi a te , non la-
servum tuum : sciar indietro il tuo ser-
vo :
4. Sed afferam pau~ 4. Ma io porter un
x illum afjuae , et lava- po' di acqua , e lavate i
te pedes vestros , et re vostri piedi , e riposa-
quiescite sub arbore. tevi sotto quest'albero.
6. Ponamcjue buccel- 5. E vi presenter un
Iam panis, et conforta pezzo di pane, affinch
alcuni diedero, tenta saperlo, ospizio agli Angeli. Heb. xm. 2.
Vedi Augast. xvu def.ciy. cap, 29.
Yers. 2. Ceduti <?ke gli ebbe , ando ec. In tutto questo raccon-
to abbiamo una viva pittura del rispetto e della carit di Abramo
verso degli ospiti . ,-
E adoro sino a terra. Vedi cap. xxm. 7. un' espressione si-
mile a quella usata qui nella nostra Volgata. La voce latina ado-
rare, e la greca de'LXX., che corrisponde a questa, significano
portar la mano alla bocca, baciarsi la mano, che era segno d'ado-
razione presso gl'idolatri. Fedi Job. xxxi. 28. IH. Reg. xix. 18,
* Adoro fino in terra. Oppure : si prostro a terra.
Vers. 3. Signore, se io ho trovato ec. Abramo talora parla a
tutti e tre ; talora a quello di mezzo , che faceva la prima figura,
e pareva sovrastare agli altri.
Vers. 4- Porter un po iV acqua ec. La lavanda de' piedi era
la prima funzione dell' ospitalit. S. Agostino, e s. Girolamo, in-
vece di quello che si ha nella Volgata: e lavate i vostri piedi,
lesser, e laver i vostri piedi: ma certamente il senso lo stesso.
Per questo siete venuti verso ec. A questo fine d' onorar la
mia tenda, prendendo in essa ristoro; a questo fine senza altro vi
siete qua rivolti.
te cor vestrum*', postea ristoriate le vostre for-
transibitisi idcirco enim ze , e poi ve n* andere-
declinasti^ ad servum te? imperocch per que-
vestrum. Qui dixerunt: sto siete venuti verso
Fac, ut locutus es. il vostro servo. E quelli
dissero : Fa , come hai
detto.
6'. Festlnavit Abra- 6. And in fretta A-
ham in tabernaculum bramo da Sara, e le dis-
ad S oram, dixitque eh se : Fa presto, impasta
Accelera ; irla sata si- tre sati di fior di fari-
milae commisce, etfac na, e fanne delle schiac-
subclnericios panes. ciate da cuocer sotto la
cenere.
fy Ipse vero ad ar- 7. Ed egli corse ali3
mentum cucurrit: et tu- armento, e ne tolse un
Ut inde vituhtm tener- vitello il pi tenero , e
rimum^ et optimum, de- grasso, e lo diede ad un
ditque puero, quifesti* servo,il quale ben tosto
navit, et coxit illum. lo ebbe cotto.
8. Tulit quoque buty- 8. Prese anche del
rum, et lac, et vitulum, burro ? e del latte , e il

"Vers. 5. * VI presenter un pezzo di pane. Del ciba


Vers. 6. Impasta tre sali di fior di farina. II salo misura
ebrea contenente il terzo di uii'epta; onde tre sati fanno un'epha,
cio piii di settanta libbre di farina. Sara in et di novaut' anni,
Sar nobilissima e ricchissima donna dee impastare ( certamente
colP aiuto delle sue serve } questa farina, farne il pane, e cuocer-
lo. Questa semplicit degli auticki costumi notata nelle Scrittu-
re si osserva anche negli scrittori profani, bench tutti posteriori
a Mos. E questa semplicit serviva assaissimo a conservare nelle
madri di famiglia il buon costume e 1' affezione alla casa, a ren-
derle pii attive , e anche ^ti miglior sanit. E questa semplicit
quanto mai preferibile alwmollezza e alla inutilit, nella qua-
le le donne comode de' nostri tempi consumano la maggior parte
dei tempo e della vita!
Delle schiacciate da cuocere tolto la cenere. 1 Saraceni e
j Mauri, simili agli Ebrei ne'costumi, anche oggid cuocono il lo-
ro pane o eotto i carboni, o cotto 1 ceneri, o nelle padelle.
quem coxerat, etposuit vitello cotto , e ne im-
coram eis: ipse vero sta- band loro la mensa :
bat juxta eos sub ar- ed egli se ne stava in
bore. pi presso di loro sotto
l'albero*
9. Cumque comedis- g. E quelli mangiato
sent, dixerunt ad eum: che ebbero, dissero a
Ubi est Sara uxor tua? lui: Dov' Sara tua mo-
Ille respondit : Ecce in glie? Egli rispose : Ella
tabernaculo est. qui nel padiglione.
10. Cui dixit-. (i) Re- io.E alui disse (uno
vertens veniam ad te di quelli ) : Torner
tempore isto, vita comi" nuovamente a te di que-
te; et habebit filium Sa- sta stagione, vivendo
ra uxor tua. Quo au- tu ; e Sara tua moglie
dito , Sara risii post avr un figliuolo. La
ostium tabernaculi. qual cosa avendo udita
Sar di dentro alla por-
ta del padiglione, rise.
(i) Sap. 17. IQ. Infr. ai. i. Rom. 9. 9.

Vers. 8. Prese conche del burro. Nell'oriente il burro si con-


serva liquido, e la voce usata qui nell' originale d idea d* una
cosa che si bee. Questo burro ordinariamente d grato odore.
Se ne stava in pie presso di loro ; vale a dire gli serviva a
tavola, come traduce il Caldeo. Vedi Jerem. in. 12. Nehem. xii. 44-
Vers. Q. Mangialo che ebbero. La maggior parte degl' inter-
preti cori Teodoreto, e s. Tommaso affermano, che questi Angeli
non mangiarono in realt, ma parve che mangiassero ; e Abramo
credette che avesser mangiato. Ma s. Agostino sostiene, che real-
mente mangiarono , e che gli Angeli posson mangiare , e , che
quando P Angiolo Rafaele disse a Tobia: Pareva a voi che io
mangiassi e bevessi ; ma io mi servo di cibo e di bevanda in-
visibile, ci non vuol dire, che Ra&ele non mangiasse effettiva-
mente, ma significa, che quelli, chelo vedeano mangiare, crede-
vano che egli facesse per bisogno , quand' ei lo faceva solamente
per elezione. Vedi Tob. xir. i g.
Vers. io. Vivendo tu. Sembrami questa la migliore interpre-
tazione di quelle parole della Volgata vita comile; e dell' Ebreo
secondo il tempo della vita; l'Angelo dice ad Abramo, che l'au>
11, "Erant autem am- 11. Imperocch am
bo senes, provectaeque bedue erano vecchi, e
aetatis > etdesierantSa* d' eia avanzata , e Sa-
rae fieri nwliebria. ra non aveva pi i cor-
si ordinarii delle donne.
12. Quae risii occul* 12. Creila rise in suo
te , dicens : Postc/uam segreto dicendo : Dopo
consenui, et (i) domi- che io sono vecchia , e
nus meus vetulus est< il mio signore caden-
voluptati, operam dabd te , ridiverr io giovi-
netta ?
15, Dixit autem Do- 13. Ma il Signore
minus ad Abraham, : disse ad Abramo : Per-
Quare rist Sara, di- ch mai ha riso Sara ,
cilis : Num vere pari- dicendo : Son io per
tura sum anus ? partorire da vecchia ?
14- Numqud Deo i4- V'ha egli cosa dif-
guidquam est difficile ? ficile a Dio ? Torner a
Juxta condictum rever- te secondo la promessa
tar ad te hoc eodem tem- fatta in questa stagio-
pore , vita comile, et ne , vivendo tu , e Sara
habebit Sara filium. avr un figliuolo.
15. Negavit Sara, d- 15. Neg Sara, e pie-
cens : Non risi : timore na di paura disse: Non
perterrita. Dominus au- ho riso . Ma il Signore:
tem : NOI est, inquit, Non cos, disse : pe-
ita: sedrisist. rocch tu hai riso.
(ij i. Pet. 3, 6,

no seguente in quello stesso tempo torner a lui ; che ei sar vi-


vo, e avr avuto un figliuolo di Sara.
Yers. i a. Rse in suo segreto. Il Caldeo rse dntro di se: ri-
guardando come impossibile quello che avea sentito dire da quel-
li che Ha credeva uomini ; ella perci ripresa e biasimata dal-
l'Angelo.
E il mio signore cadente. A ragione l'umilt, e il rispet-
to di Sara yera> il marito proposto come un beli' esempio alle
donne Cristiane da e. Pietro, ep.-i. cap. in. 6.
16. Cum ergo surre- 16. Essendosi adun-
xissent inde viri, dire- que alzati da quel luo-
scerunt oculos contra go quegli uomini, volse-
Sodomam-. et Abraham ro gli sguardi verso So-
simul gradiebatur, de- doma : e Abramo anda-
ducens eos. va con loro, accommia-
tandoli.
17. Dixitque Domi- 17. E il Signore dis-
nus i Num celare pote- se : P'otr io tener na-
r Abraham, quae ge- scosto ad Abramo quel
3turus sum ? che sono per fare ?
18. Cum futurus sit 18. Mentr'egli defcbe
in gentem magnani, esser capo di una na-
ac robustissimam , et zione grande, e fortis-
( i ) BENEDICENDO sima , e dovendo in lui
sint in illo omnes na- avere BENEDIZIONE
liones terrae ? tutte le nazioni della
terra?
i g. Scio enim, quod 19. Imperocch io so,
praecepturus sit filiis che egli ordiner a'suo
suis , et domui suae figliuoli, e dopo di sa
post <set utcustodiant alla sua famiglia, che se-
viam D ominide tfaciant guano le vie del Signo-
judicium, etjustitiam j re, e osservino la retti-
ut adducat Dominus tudine > e la giustizia ;
propter Abraham omn- affinch il Signore pon-
ia , quae locutus est ga ad effetto tutto quel-
ad eum. lo che ha detto a lui.
(i) Supr* 12. 3. Inf. 22. 18.

Vers. 15. Non ho riso. Sara anche pi biasimevole per aver


voluto coprire il suo fallo con una bugia.
Vers. 19. * So che ordiner a'suoi figlinoli ec. Chi vuol per-
tanto piacere a Dio e riportarne benedizioni, non lasci d'insinua-
re ne'fgli e nella famiglia tutta, che seguano le vie dj|l Signore,
e osservino la rettitudine e la giustizia, *
20. Dixit itaque Do- 20. Disse adunque il
minus : Clamor Sodo- Signore : II grido di So-
morum, et Gomorrhae doma e di Gomorrha
muldplicatus est., etpec- cresciuto, e i loro pec-
catum eorum aggrava- cati si sono aggravati
tum est nimis. formisura.
* Descendam, et 21. Andr, e vedr ,
vdea*?, utrum clamo- se le opere loro aggua-
rem , qui venit ad me, glino il grido, che ne
opere compleverint-, an giunto fino a me : o, se
non est ita, ut sciam. cosi non , per saperlo.
t;2. Convertermite/u 22. E si partron di
se inde, et abiei*unt So- l, e s' incamminarono
jdjomam: Abraham vero a Sodoma: ma Abramo
^jjii'huc staatcoramDo- stava tuttora dinanzi
minOi al Signore.
Z^T&tappropinquans 23. E avvicinandosi
ait: Nunquid perdes ju- disse : Manderai tu in
stum cum impio? perdizione il giusto in-
sieme coli'empio?
24. S fuerint cjuin- 24' Se vi saranno cin-
quaginta justi in civi~ quanta giusti in quel-
tate., peribunt simul* et la citt; periranno egli-
non parces loco illi no insieme ? e non per-
propter quinc/uaginta donerai tu a quel luogo
justoS) si fuerint in eoj per amor di cinquanta
giusti, quando vi sieno?,
Vers. 20. Il grido di Sodoma e di Gomorrha ec. Questo gri-
do, come osserva s. Agostino, significala sfacciataggine e impu-
denza , colla quale i cittadini di quelle citt violavano pubblica-
mente le leggi pi sacrosante di natura. Sono nominate queste
due citt, come le principali e le pi ingolfate ne'vizii.
Vers. ar. Andr e vedr, ec. Dio qui istruisce coloro , i quali
sono destinati ad amministrar la giustizia, insegnando loro la cir-
cospezione e la maturit che debbono osservare ne' loro giudizii.
Vers. as. E lpartiron di t, due de'tre Angeli, restando con
Abramo il terzo che era quello, il quale, come abbiam detto, fa-
ceva la prima figura, e portava l parola.
2 5. Ab sit a te, ut 26, Lungi da te il fa-
rem hanc factas, et oc- re tal cosa, e che tu uc-
cidas justum cum im- cida il giusto coli' em-
pi, jatque justus sicut pio, e il gius 1 o vada del
impius : non est hoc pari coll'empio : questa
tuum ; qui judicas o- cosa non da te; tu
miem terram, nequa- che giudichi tutta la
quam facies judiciuJi terra non farai simil
hoc. giudizio.
26. Dixitque Domi- 26. E il Signore dis-
nus ad eum : Si inve- segli : Se io trover iti
nero Sodomis quinqua- mezzo alla citt di So-
ginta justos in medio doma cinquanta giusti,
civitatis, dimittam o- io perdoner a tutto il
mni Loco propter eos. luogo per amore di essi,
27 .Respondensque A* 27. E Abramo rispo-
braliam , alt : Quia se- se , e disse : Dacch ho
mel coepi, loquar ad cominciato una volta ,
Dominum meum, cum parler al Signore mio,
sint pulvis, et cinis . bench & sia polvere ,
e cenere.
28. . Quid si mi- 38. E se vi saranno
nus quinquaginta /#- cinque giusti meno di
$tis quinque fuerint? de- cinquanta , dMrugge-
lebis propter quadra- rai tu la ^ilt, perch
ginta quinque univer- sono solamente qua-
$am urbem ? Et ait : rantacinque ? E quegli
Non delebo , si invene- disse : Non la distrug-
ro ibi quadraginta quin- ger ,se ve ne trover
que, quarantacinque.
29. Rursumque locu- 20.E Abramo ripigli,
tus est ad eum\ Sin au- e disse a lui : E s qua-
tem quadraginta ibi in- ranta vi si troveranno,
venti fuerint, quid fa- che farai tu ? Quegli
cies! Ait-.Non percudam disse : Non gastigher
propter quadraginta. per amor de* quaranta.
Pent, VoL I. 9
3o. Ne quaeso, in- 3o. Non adirarli, dis-
x/uit, indigneriSt Domi" se , o Signore, del mio
ne , si loquar. Quid si parlare . Che sar egli
ibi inventi fuerint tri' quando vi se ne trovi-
"ginta? Respondit: Non no trenta ? Rispose :
faciam , si invenero ibi Non far altro, se ve
trgnta. ne trover trenta.
5i. Quia semel) ait^ 3 i. Dacch una volta
eoep, loquar ad Domi" ho principiato, disse
num meum . Quid si egli, parler al mio Si-
,,, ibi inventi fuerint vi- gnore. E se ve ne fos-
;
' gint? Ait: Non interfi- ser trovati una venti*
*ciam propter viginti* na ? Rispose: Per amor
v>
de' venti non mander
lo sterminio.
T' 32. Obsecro , inquit t 3^. Di grazia , diss'e-
ne irascaris Domine, gi , non adirarti, o Si-
i9 loquar adhuc semel gnore , se io dir anco-
Quid s inventi fuerint ra una parola. E se die-
ibi decem? Et dixiti ci col si trovassero?
"Non delebo propter de- E quegli disse : Per
cem, amore de' dieci non la
distrugger.
35. Abiitffue Domi' 33. E andossene il
nus postcjuam cessavit Signore quando .Abra-
loqui ad Abraham, et ma fin di parlare ; ed
ille reversiis est in /o- egli tornosseue a casa
cumsuum. sua.
Yers. 85. E se clieci col si trovassero? Abramo dopo questa
interrogazione non va pi avanti, ma si sta cheto, ammirando la
Temenza di Dio. Ei credeva, clic dieci giusti .potessero agevol-
inente trovarsi in tanta moltitudine. Bench la sua sollecitudine
-riguardasse principalmente il nipote Lot, contuttocib egli fa ve-
'dere una carit universale verso gli abitanti di quelle infelici
citt;-carit, colla quale merit la-liberazione del nipote.
Vers. 33. Andosscnc il Signore, quando ec. Spari dagli occhi
*!' Abramo quell'Angelo, col quale egli parlava, andati gli altri
iue 9 Sodome, "
Lot avendo accolti in sua casa gli Angeli mal-
trattato da' Sodomiti : Liberato colla moglie,
e colle due figliuole dall incendio di Sodoma
e perde per istrada la moglie. Ubriacato com-
mette incesto coII una e coli' altra figliuola ,
donde nacquero i Moabiti, e gli Ammoniti.

i. (i) reneruntfjue 1. Jtii i due Angeli


duo Angeli Sodomam arrivarono a Sodoma
ve spere, et sedente Lot sulla sera , e in tempo
in foribus civitatis. Qui che Lot stava sedendo
cum vidisset eos, sur- alla poria della citt.
rexit, et hit obviam eis: Ed egli veduti questi,
adoravitque pronus in si alz, e and loro in-
terram. contro: e gli ador pro-
strato per terra.
2. Et dixit: Obsecro, 2. E disse: Signori,
Domini , declinate in di grazia venite alla ca-
domum pueri vestri, et sa del vostro servo , e
mane te ibi: lavate pe* albergatevi : vi lavere-
des vestros, et mane te i vostri piedi, alla
proficiscemini in viam mattina ve n* andrete
vestram. Qui dixerunt-. al vostro viaggio. Ma
Minime , sed in platea quelli dissero: No, noi
majiebimus. staremo nella piazza.
3. Compulit illos op- 3. Ei per li costrin-
pido , ut dverterent ad se ad andarsene a casa
eum: ngressic/ue do- sua : ed entrati che fu-
mum illius fecit convi" rono, fece loro il ban-
(i) Hebr. 13. 2.

^Vers. i. -j t " alzo, e ando loro incontro ec. Lot imita la carit
di Abramo verso de' forestieri. *
vium , et coxit azyma% chetto, e cosse del pa-
et comederunt. ne senza lievito , ed ei
mangiarono.
4. Prius autem quam 4. Ma prima ch essi
irent cubitum, viri civi- andassero a dormire,
tatis vallaverunt do- gli uomini della citt
miitn> a puero usque ad assediarono la casa, fan-
senem> omnis populus ciulli, e vecchi, e tutto
simul. il popolo insieme.
6. Vocaveruntque Lot, 6. E chiamaron Lot,
et dixerunt eh Ubi sunt e gli dissero : Dove so-
viri, qui introierunt ad po quegli uomini, che
temete? educ illos huc, sono entrati in casa tua
utcognoscamus eos. sul far della notte? man-
dagli qua fuora , affin-
ch noi li conosciamo.
6. Egrcssus ad eos 6. Usci Lot, chiu-
tiot post tergum occlu* dendo dietro a s la
dens oftium ait: porta, e disse loro:
7. Nolite, quaeso,fra- 7. Non vogliate di
tres mei, nolite malum grazia, fratelli miei,
hoc facere. non vogliate far que-
sto male.
Vers. 3. Cotte del pane senza lievito, ec. L'Ebreo dice
AJmazoth : i Greci avevano una specie d'impasto, i farina d or*
Zo. o di grano, eoa acqua e latte e olio, con vino dolce, ovvero
vino cotto," e questa pasta mangiavano cruda ; e chiamavasiim*-
,0. Simile Impasto era usuato tra gli Ebrei ; ma eglino per lo
pi lo facevan cuocere. Si pu credere che tale fosse il pane da-
to da Lot agli Angeli. ^
* Fece lor? il banchetto. Gli prepar da bere: cosi nel-
VerT^ Tutto il popolo insieme. Vedesi una corruzione uni-
versale ed inaudita. , , r
Vew, 5. finche noi li conosciamo. Voghamo vedere que lo-
restieri, e sapere chi essi sono. Sotto questo pretesto cuoprono
questi empiile scellerate loro intenzioni; e questo bastava a Lot
(il quale feissimo li conosceva)'per intendere quel che voles-
sero fare,
8. Habeo duasfilias, 8. Ho due figliuole
quae necdum cognove- ancor vergini: le con-
runtvirimi', educam eas durr a voi, e abusate
ad VOS) etabtimini eis, di esse , come vi pare,
sicut placuerit, dum- purch non facciate ve-
modo viris istis nihil run male a quegli uo-
mali faciatis ; quia in- mini ; perocch son ve-
gressi sunt sub umbra nuti ali' ombra del mio
culminis mei. tetto.
9. At illi dixerunt\ 9. Ma quelli dissero:
Recede illuc. JLtrursust Va in l. E aggiunse-
Ingressus es, inquiunt, ro: Tu sei entrato qua
ut advena\ numquidut come forestiero ; la fa-
judices ? te ergo ipsum rai tu da giudice ? Noi
magis, quam hos, affli- adunque faremo a te
gemus. (i) fimquefa- peggio, che a quelli.
debant Lot vehemen- E facevano strapazzo
tissime : jamque prope grandissimo di Lot : ed
erat, ut effringerent erano gi vicini a rom-
fores* pere la porta.
(i) a. Petr. a. 8.

Vers. 8. Io ho due figliuole ec. La perturbazione <? animo ad


una si indegna richiesta, la sollecitudine di salvare ospiti s ve-
nerabili dall'oltraggio, l'impossibilit di opporsi per nissun mo-
do agli attentati di coloro ; tutto questo pot diminuire in qual-
che maniera la colpa di Lot nel fare una tale offerta : ma egli
certamente pecc ; n egli era padrone di esporre le figliuole al-
l'infamia e al peccato ; e l'ordine stesso della carit richiedeva,
che egli, padre com'era , provvedesse ali'onor delle figliuole,
prima che a quello degli ospiti. S. Agostino confessando il pecca-
to di Lot dice tutto quello che ragionevolmejjte pu dirsi per
iscusarlo, in queste poche parole: Lol per orrore degli altrui
peccali turbato nelV animo non bada al suo proprio peccalo ;
mentre volle sacrificare le figliuole alla libidine di quegli
empii.
* Abusale di esse come vi piace. Fate di esse quel che vi
jpiace.
Vers. g. Va in la. Volevano farlo allontanare dalia porta per
istoriarla ; e si vede, che riusc, loro di farlo. "
10. Et ecce miserimi 10. Quand'ecco que-
manum viri, etbitrodu- gli steser la mano, e
xerunt ad se Lot, clau- misero Lot in casa, e
seruntgue ostium. chiuser la porta.
11. Et eos , qui/oris 11. E colla cecit pu-
erant (i), percusserunt nirono que* che eran
crediate a minimo us- fuori, dal pi piccolo
que ad maximum, ita fino al pi grande, tal-
ut ostium invenire non mente che non poteva-
possent. no trovar la porta.
12. Dixerunt autem 12. E dissero a Lot :
adLofr Habes h^cquem- Hai tu qui alcuno
pigan tiiorum, generum, de' tuoi, o genero, o fi-
aut filios , aut filias ? gliuoli , o figlie? tutti
omnes , qui tui sunt, i tuoi menali via da
educ de urbe hac : questa citt ;
13. Delebimus enim 13. Imperocch noi
locum istum\ eo quod distruggeremo questo
increverit clamor eo- luogo ; perch il loro
rum coram JD^ omino , grido si alzato vie
qui misit nos , ut per- pi fino al Signore , il
damus illos. quale ci ha mandati a
sterminarli.
i4 Egressus itaque- 14. Usci adunque
Lot, locutus est ad ge- Lot, e parl a*suoi ge-
neros suos, quiacceptu- nerijChe doveano pren-
ti erant jiiias ejus, et dere le sue figlie, e dis-
dixit\ Sur gite , egredi se: Levatevi, partite
(i) Sap. 16. i g,
Yers. il. E colla cecit punirono ee. Vatablo : abbacinarono
la vista a quelli ec. S. Agostino, e la maggior parte degl'inter-
preti credono , che questa cecit consistesse nell' avere fatto si ,
che quantunque vedessero le altre case, non vedessero, n potes-
sero trovare la porta della casa di Lot.
* Colla cecit. L' Ebr. in plur. colle cecit, accio s com-
prenda lo stalo misero cui furono ridotti, sconvolto vie pi in
essi 17 uso della ragione, che quello de' semi.
mni de loco isto ; quia da questo luogo ; per-
delebitDomiJius civita- ch il Signore distrug-
lem hanc. Et visus est ger questa citt. E
eis quasi ludens ioqui. parve loro, che parlasse
come per burla.
15. Cumque essetma- 16. E fattosi giorno,
ne , cogea?it eum An- gli Angeli lo sollecita-
geli , dicentes : Surge ; vano, dicendo: Affretta-
tolte uxorem tuam , et ti ; prendi la tua mo-
duas filias quas habes: glie , e le due figliuole,
ne et tu pariter pereas che hai : affinch tu an-
in scelere civitatis. cor non perisca per le
scelleratezze di questa
citt.
16. Dissimulante il- 16. E stando egli a
lo, apprehend erunt ma- bada , lo preser per ma-
num ejus , et manum no lui, e la sua moglie,
uxoris , ac duarum fi* e le sue due figliuole ,
liarum ejus , eo quod perch il Signore a lui
parceret Dominus illi. volea perdonarla.
17. (i)Eduxeruntque 17. E lo condussero
eum, et posuerunt ex- via, e lo miser fuori del-
tra civitatem : ibque la citt : e quivi parla
loculi sunt ad eum di- rono a lui, dicendo :
centes : Salva animam Salva la tua vita : non
tuam i noli respicere voltarti indietro , e noti
post tergum \ nec stes ti fermare in tutto il
in omni circa regione : paese circonvicino: ma
sed m moite salvum te salvati al monte, affin-
facjie et tu simul pereas. ch tu pure non perisca.
(ij Sap. io. 6.

Vers. 4- Che doveano prendere le sue figlie. L'Ebreo, che


prendevano le sue figlie: e i LXX, che aveano prese le sue fi-
lie; vale a dire , avevano fatti gli sponsali colle sue figlie, li
f Sfarei, e gli altri popoli del levante faeea n passare per lo pi un
assai lungo intervallo Ira gli tjponsali e il malrimoaio.
18. Dixitque Lot ad 18. E Lot disse loro:
eos: Quaeso,D ornine mi, Di grazia , Signor mio,
19. Quia invertii ser- .19. Dacch il tuo ser-
^vus tuus gratiam coram vo ha trovato grazia di-
te , et magnificasti mi- nanzi a te , e bai fatto
sericordiam tuam,quam a me una misericordia
fecisti mecum , ut sal- grande , ponendo in si-
vares animam meam, curo la mia vita, io non
nec possum in monte posso salvarmi sul mon-
salvari^ ne forte appre- te, perch potrebbe for-
iendat me malum , et se venir sciagura sopra
moriar. di me, e tormi la vita.
ao. Est civitas haec 20.E qui vicina quel-
juxta, ad quam possum la citt , alla quale pos-
fugere, parva, et salva- so fuggire ; ella pie-
hor in ea . Numquid cola , e ivi trover salu-
non modica est, et vi- te . Non ella piccoli-
vet anima mea ? na , e ivi non sar sicu-
ra la mia vita ?
21. Dxtque ad eum: 21. Ma quegli disse
Ecce etiam in hoc su- a lui : Ecco che anche
scepi preces tuas , ut in questo io ho esaudi-
non subvertam urbem, te le tue preghiere, on-
pro qua locutus es. de non distrugger la
citt,in favor della qua-
le tu hai parlato.
Vers. 17. * Non voltarti indietro. Riguarda il comandamento
del pari la moglie , e le figlie di Lot , ed indiritto a provare
coli' obbedienza la costante detestazione dejle scelleraggini del
paese.
Vers. 19. Non posso salvarmi sul monte, perche ec. Sembra
che Lot pieno ancor di timore, d'agitazione e d'affanno per quel-
lo che gli Angeli gli avevano predetto, camminando lentamente
<? a stento , temesse che gli mancasse il tempo per arrivare a sal-
vamento sul monte ; o che assolutamente non si sentisse forza
per giungervi La sua obbedienza non fu perfetta ; ma nondimeno
egli merita lede, perch per tal modo cerca di salvare la piccola
citt di Sego*,
22. (i) Festina, et 22. Affrettati, e sal-
Salvare ibi : quia non vati col: perocch io
poter facere quidquam, non potr far nulla, fi-
donec ingrediaris illuc. no a tanto che tu vi sia
Idcirco vocatum est no- entrato. Per questo fu
men urbis illius Segar. dato a quella cifct il
nome di Segor.
23. Sol egressus est 23. Il sole si lev so-
super terram , et Lot pra la terra , e Lot en-
ingressum est Segor. tr in Segor. .
24. (i) Igitur Domi- 24.11 Signore adun-
nus pluit super So- que piovve dal Signo-
domam et Gomorrliam re sopra Sodoma e Go-
sulpliur et ignem a Do- morrha zolfo e fuoco ,
mino de coelo: dal cielo:
(i) Sap. io. 6.
(>.) Deut. 29. 2 3. Isa. 13. 19. Jerem. 5o. 4o Ezech. 16. 49-
Oj.ee 11.8. Amos 4- 11. Lue. 17. 28. Judae 7.

Vers. 22. Per questo fu dato a quella citta il nome di Segor,


Prima chiamavasi Baley e di poi fu chiamata Segor, ebe vuol dir
piccola.
Vers. a4- H Signore piovve dal Signore ec. 1 Padri riconosco-
no concordemente in queste parole una dichiarazione della di-
stinzione delle persone, del Padre e del Figliuolo, e la divinit
del Figliuolo, e la sua uguaglianza col Padre, e han paragonato
queste stesse parole con quelle del Salmo roo. vers. i. Disse il
Signore al mio Signore, citate gi da Gesi Cristo istesso ; e
quelle del Salmo lao: Per questo ti unse , O Dio, il tuo Dio, ec.
citate da s. Paolo a provare le medesime verit, Heb. i. 9. Senza
i>adare perci a quello che qui dicono alcuni moderni Ebrei, e
anche alcuni moderni Cristiani troppo facili a seguire le dottri-
ne di quelli, abbiam conservato nella versione la stessa pretta
frase, come l'ha conservata la nostra Volgata, II Padre ha rimes-
so interamente al Figliuolo d far giudizio, Joan. v. 22. Il Fi-
gliuolo riceve dal Padre insieme colla essenza anche tutta la po-
test. Il Figliuolo adunque, che Signore, e Dio, colla potest
datagli dal Padre, da cui riceve tutte le cose, piovve zolfo e fuoco
dal cielo sopra Sodoma e Gomorrha. Notisi, che quantunque non
si parli qui, se non di Sodoma e di Gomorrha, egli certo pero,
che anche Adama e Seboim furono soggette allo stesso gastigo ,
e la quinta citt non fu risparmiata se non per le preghiere di Lo 1,
20. Et subvertit civi- 26. E distrusse quel-
tates has, et omnem le citt, e tutto il pae-
rca regonem, univer- se all'intorno, tutti gli
os habitatores urbium., abitatori delle citt, e
et cuncta terrete viren- tutto il verde della
da. campagna.
26. (i ) Respdensque 26. E la moglie di
uxor ejus post se, versa Lot essendosi rivolta
est in statuam salis. indietro , fu cangiata
in una statua di sale.
(i) Lue. 17. 3.

MEa perch non riflettiamo noi sopra questo grande avveni-


mento, nel. quale ha voluto Dio dare una gran lezione agli uomi-
ni, facendo loro vedere un saggio di quella terribil giustizia, col-
la quale punir la sfrenatezza degli uomini nell' altra vita? Una
regione gi amenissima e fertilissima diviene orrida a vedersi, e
spaventevole, dopo che il fuoco e lo zolfo cadente dal cielo ne
stermin gli abitatori, ridusse in cenere gli edifizii, e la campagna
stessa coperse di rovine e di orrori. Il bitume, di cui era pieno
quel terreno , serv ad accrescer l'incendio , da cui non solo le
piante tutte, ma anche una parte della terra fu abbruciata. Crc-
pata la stessa terra in pi luoghi, e abbassatasi, le acque del
Giordano vi si gettarono, e vi presero le qualit che si osservan
tutt'ora, la gravezza e densit capace di sostenere i corpi pi gra-
vi , l'oscuro e tetro colore, il fetore grande , per cui i pesci muo-
iono, subito che entrano in quel lago, le rive sterili, 1' aria grave
e malsana che regna attorno , 1' amarezza dell' acque, la pessima
condizione di que' pochi frutti che possono ancora nascervi, tutto
annunzia e annunzier fino alla fine del mondo, che Dio terri-
bile ne' suoi giudizii sopra i figliuoli degli uomini : Sodoma e
Gomorrha, e le citt confinanti ree nella stessa maniera d'im-
purit ... furono fatte esempio soffrendo la pena del fuoco
eterno, Judce 7.
Vers. 26. Essendosi rivolta indietro. Lo Spirito santo nella
Sapienza cap. i. 7. chiama la moglie di Lot anima incredula:
fosse per affezione verso ci che ella lasciava, o fosse per accer-
tarsi co' proprii occhi dell' avveramento della predizione degli
Angeli,, a gran ragion attribuiscesi la sua colpa a mancanza di fe-
de. Cosi ella viola il preciso comando fatto a lei non meno che al
marito, ed immediatamente punita, e diviene anch'essa un
grande esempio: esempio della severit , colla quale sar punito
chiunque dopo la chiamata di Dio si arresta tra via, o col cuore
rivolgesi e coli' affetto a quelle cose, che egli dee abbandonare
27. Abraham autem 27. Ma Abramo por-
consurgtns mane , ubi tatosi la mattina l ,
steterat (i) prius cum dove prima era stalg-
Domino, col Signore,
28. Intuitus est So- 28. Volse Jo sguardo
domam et Gomorrlam, verso Sodoma e Go*
et universam terram morrha, e verso la ter-
re giojiis illius: viditque ra tutta di quella re-
ascendentem favillarti gione : e vide le favil-
de terra quasi fornacis le, che si alzavano da
fumum. terra , quasi il fumo di
una fornace.
29. Cum <gn?}i sub- 29.Imperocch quan-
verfere f Deus civitates do Dio atterr le citt ,
.regionis illius , recar* di quella regione, ri-
datus Abrahae, libera- cordossi egli di bra-
vit Lot de subversioiie mo , e liber Lot dallo
urbium, in quibus ha~ sterminio di quelle cit-
bitaverat. t , nelle quali questi
avea dimorato.
So. Ascenditque Lot 3o. E Lot si par ti da
de Segor , et mansit in Segor, e si stelle sul
mo7ite , duae quoque fi" monte, e con lui le sue
lae ejus cum eo ( ti- due figliuole (perocch
muerat enim manerem egli non si teneva si-
(ij Supra 18. i..

per andar dietro al Signore:-Ricordatevi, dice Cristo, della mo-


glie di Lot. Lue. xvn. 32.
In una statua d sale. Di sale metallico , che resiste alla
pioggia , e per la sua saldezza buono anche per gli edilizi]". Va-
di Pln. lib. xxxi. cap. 7, Non pare, che possa dubitarsi, che que-
sta statua siasi conservata per molti secoli. Fed Sap. x. 7. Giu-
seppe lib. i. Anlin. cap. 12.
Vers. 27. Ma bramo portatosi la mattina ec. bramo an-
sioso di saper epa ei che fosse del suo nipote, e delle citt della
Pentapoli, si porta al luogo, dove il d> avanti a.vea parlato col-
l'Angelo, perch di 1Y poteva vedere tutta giurila pianura.
Yers. ?8. E >/,/ le faville. LT.L.reo: e nV f V il finn*.
Segor ) : et mansit in curo in Segor ): e abi-
speluncaipse^ et duae t in una caverna egli,
jfilae ejus cum eo. e le due figliuole con
lui.
3i. Dixtfjue major 31. E la maggiore di
ad minorem : Pater no- esse disse alla minore:
ster senex est, et nui- Nostro padre vecchio,
lus virorum remanst e non rimasto uomo
in terra, qui possit in- alcuno sopra la terra,
; gredi ad nos juxta mo- che possa esser nostro
rem universae terrete* marito, come si costu-
ma in tutta la terra.
Sileni, inebriemus 32. s Vieni , ubbria-
, eum vino, dormiamus- chiamolo col vino , e
que cum. eo , ut serva- dormiamo con lui, af-
re possimus ex patre finch serbar possiamo
HQ^jtro semqn. discendenza di nostro
& padre.
33. Sederunt itaque 33. Diedero adunque
patri suo bibere vin uni quella notte del vino a
nocte illa^ Et ingressa bere al padre loro. E la

Vers. 3o. Egli non fi teneva sctiro in Segar. Anche in questa


circostanza Lot dimostra una fede assai debole: l'Angelo gli avea
detto, ch' ei poteva restare in Segor ; la costernazione e l'abbat-
timento di spirito, in cui si trovava, gli fanno dimenticare la pro-
messa dell'Angelo, ed egli cangia l'abitazione.
Abito in una caverna. Tutte le montagne ali' intorno sono
piene di simili caverne molto spaziose.
Vers. 31. Non e rimasto uomo alcuno sopra la terra. Elle
sapevano per, che degli uomini ne erano in Segor, dond' erano
partite; ma forse, veduto come Dio avea sterminato gli abitanti
delle altre citt, credettero che alla fine avverrebbe lo stttssr
anche di quelli di Segor non meno scellerati; o non volevano as-
solutament& aver tali uomini per mariti. Ma bench possano for-
se scusarsi dalla menzogna, non possono per scusarsi in vrun
modo da quello che fecero per aver prole, n Lot pu scusarsi;
perocch egli ancora pecc ( dice s. Agostino ) non quanto porta
in inceno, ma quanto porta quella ubbriachezza lib, xxu.
t;ot. Faust. cap. 44-
est major, dormivitque maggiore si accost a
cum patre : at ille non lui, e dorm col padre:
sensit, nec quando ac- ma egli non si accorse,
cubuit filia> nec quan- n quando la figlia si
do surrexit. pose a letto, n quan-
do si lev. \
34- Altera quoque 34. E il di seguente
die dixit major ad mi- la maggiore disse alla
nore m : Ecce dormivi minore: Ecco che ieri
heri cum patre meo : io dormii col padre mio:
demus ei bibere vinum diamogli da b?re del vi-
etiam hac nocte; et dor- no anche stanotte, e tu
mies cum eo, ut salve- dormirai con lui, affin
mus semen de patre di serbare discendenza
nostro. del padre nostro.
55. Dederunt etiam 35. Dettero anche
et illa nocte patri suo quella notte a bere del
bibere vinum', ingres- vino al padre loro ; g
saque minor filio, dor" accost a lui la figliuo-
mivit cum eo : et ne la minore, e dorm con
tunc quidem sensit, lui : e neppure allora si
quando concubuerit,vel accorse , n quando
quando illa surrexerit. quella si pose a giace-
re, n quando si lev.
36. Conceperunt er- 36. Restarono adun-
go duae filiae Lot de que le due figliuole di
patre suo. Lot gravide del loro
padre.
37. Peperitque ma- 37. E la maggiore
jor filium , et vocavit partor un figliuolo, e
nomen ejus Moab : i- gli pose nome Moab:
pse estpater Moabita- questi il padre dei
rum usque in praesen- Moabiti, che sussisto-
tem diem. no fino al d d'oggi.
Vers. 87. Gli pose nome Moab; vale a dire, che nasce dal
padre mio.
38. Minar quoque pe- 38. La minore anco-
perii filium, et vocavit ra partor un figliuolo,
nomen ejus Ammon , e gli pose nome Am-
idest, filius populi mei: rnon , vale a dire fi-
ipse pater Ammonita- gliuolo del popol mio?
rum usque hodie. egli il padre degli
Ammoniti, che sussi-
stono fino al d d'oggi.
e A p o xx.
Ad Abramo pellegrino m Gerara tolta la mo-
glie ; ma rimandata intatta con gran doni
per comando del Signore ; e alle orazioni dA-
bramo rendala la sanit allafamiglia delre*

^\.JLrofectus inde i.. .IL partitosi di


M&raham terram au- col bramo, andando
3tralem liabitavit inter nel paese di mezzod ,
Cades et Sur : et pere- abit Ira Gades e Sur:
grinatus est in Cera- e fece sua dimora come
rio* . pellegrino in Gerara
2. Dixtque de Sar 2. E riguardo a Sara
uxore sua\ S oror me a sua moglie disse: Ella
st. Misit ergo Abme* mia sorella. Mand dun-
lechrex Gerarae, et tu- que il re di Gerara Abi
Ut eam. melech a pigliarla.
Vers. 38. Gli pose nome Ammon; ebe vuol dire figliuolo del
mio popolo. S. Girolamo scrive , che quella gran donna s. Paola,
andando attorno per la Terra santa, giunta che fu a Segor, si ri-
cord della spelonca eli Lot, e cogli occhi pieni di lacrime avver-
tiva le vergini compagne, essere da guardarsi dal vino, nel quale
lussuria, e di cui sono opera i Moabiti, e gl'i Ammoniti.
Vcrs. i. In Gerard. S. Girolamo ed Eusebio mettono Gerara
in distanza di veajtieinque miglia da Eleuteropoli di l da Daroma:
Ver?. 7.. Mando adunque A'bimelech n pigliarla. Il nome d
Ahimelech era comune a' re di Gerara , come quello di Faraouo
3. Venit autem Deus 5. Ma Dio siie'vede-
ad Abimelech per so- re di notte tempo in
mnium nocte,et alt Hii: sogno ad Abimelech, e
E n moriers propter dissegli : Or tu morrai
mulierem^ quam tulisti: per ragion della don-
habet enim vrum. na , che hai rapita : pe-
rocch ella ha marito.
4. Abimelech vero 4 Abimelech per
non tedierai eam, et nou P avea toccata, e
ait: Domine, num gen- disse : Signore , farai
tem ignoran lem, et ju- tu perire una nazione
stam interficies? ignorante , ma giusta ?
6. Nonne ipse dixit 5. Non mi ha detto
mihi: Soror mea est: et egli stesso : Ella mia
ipsa ait : Frater meus sorella : e non ha ella
est"? in simplicitate cor- detto : Egli mio fra-
dis mei, et munditia tello? Io ho fatta tal
manuum mearum feci cosa nella semplict|i
hoc. del mio cuore, e ho pu-
re le mani.
6. Dxitque ad eum 6. E il Signore gli
Deus: Et ego scio, quod disse : Io pur so , che
s impiici corde feceris : tal cosa hai fatta con
et ideo custodivi te, ne cuor semplice : e per
peccares in me, et non questo ti ho preserva-

a're dell'Egitto : Sar avea novant'anni ; quindi , che questo %v-


venimerito d una grande idea di sua bellezza. Vedi cap. xu. 11.
* K riguardo a Sara sua moglie ec. Qui pure come in
Egitto die pena ad Abramo la bellezza della consorte ; bellezza
forse prodigiosamente cresciuta, e non senza mistero, dopo esse-
re stata resa feconda.
Vers. 3. Ma Dio ti f1 vedere. Si vede , che questo re conosce-
va il vero Dio , e lo temeva , e che il popolo era , qual suoi esse-
re per lo pi, simile al sovrano.
Vers. 4- * Non V avea toccata. Non le avea fatto oltraggio.
Vers. 5. Nella semplicit del mio cuore, ec. Si vede, che l'idea
di Abimelech era d' aver Sar per moglie, credendola libera.
dimisi, ut tangeres lo dal peccare contro
eam di me ; e non ho per-
messo , che tu la toc-
cassi.
7. Nunc ergo recide 7. Rendi adunque
viro suo uxorem-, quia adesso la moglie al suo
propheta est: et orabit marito perocch egli
pro te, et vives : si au- profeta: ed egli far
tem nolueris reddere, orazione per te , e tu
scito , quod morte mo- vivrai : ma se tu non
rieris tu, et omnia, quae vorrai renderla, sappi,
tua sunt che di mala morte mor-
rai t u , e tutto quello
che a te appartiene.
8. Statimque de no- 8. E tosto si alz
cte consurgens Abime- Abimelech di notte
lech, vocavitomnesser- tempo, e chiam tutti
vjji? suos, et locutus est i suoi servi ; e raccon-
universa verba haec in t loro tutte queste
auribus eorum, timue- cose , e tutti ebbero
runtque omnes viri gran paura.
valde.
9. Vocavit autem A- 9. E Abimelech chia-
bimelech etiam Abra- m anche Abramo , e
ham , etdixit ei: Quid gli disse : Che quello
fecisti nobis ? quid pec- che tu ci hai fatto? che
cavimus in te> quia in- male li abbiam fatto
duxisti super me, et noi, che tu avessi a ti-
super regnum meum rare addosso a me, e al
peccatum grande! quae mio regno un peccato
non deuis ti facere, f- grande ? tu hai fatto a
cisti nobis. noi quello che far non
dovevi.
Vcrs. 6. * Ti ho preservato dal peccare. Ella una misericor-
dia ben grande, quando il Signore, anco mediante i flagelli, pre-
servaci dal peccare.
10. Rursumque ex- io. E i nuovo ram-
postulanS) aiti Quid vi- maricandosi disse: Che
disti, ut hoc facere^ avevi tu veduto , onde
avessi a fare tal cosa?
11. Respondit Abra- 1 1. Rispose bramo:
ham: Cogitavi mecum, Io pensai , e dissi den-
dicens : Forsitan non tro di me : Forse non
est timor Dei in loco sar in questo luogo
isto : et interficient me timor di Dio ; e mi uc-
propter uxorem meam : cideranno a causa di
mia moglie :
12. Alias autem et 12. Bali' altra parte
(A vere soror mea est> ella veramente anco-
fdia patris mei, et non ra mia sorella ; figliuo-
filio, matris meae, et la di mio padre , ma
duxi eam in uxorem. non di mia madre , ed"
io la presi per moglie.
13. Postquam autem 1 3. Ma dopo che Dio
eduxit me Deus de do- mi trasse fuora dalla
mo patris mei dixi ad casa di mio padre, io
eam: (2) Hanc mise- le dissi : Tu mi farai
ricordiam facies me- questa grazia ; in qua-
cum: in omni locot ad lunque luogo noi arri-
(juem 7tgrediemur, di- veremo, dirai, ce sei
ces, quod frater tuus mia sorella*
$im.
(i) Supra i a. 1 3, (?.J Infra ai. a 3.

Vers. g. Che e quello che tu ci hai fatto? che male ee. Dio
per bocca di questo principe insegna a tutti gli uomini, quanto
gran male sia l'adulterio, riconosciuto da tutte le genti pel solo
lume della natura come un orribile peccato. Il solo pensiero di
essere stato vicino a cadrvi, bench per ignoranza, fa che Abi-
melecb. prorompa in tante e si appassionate querele contro Abra-
mo , che gli avea taciuto la verit.
Yers. io. Che avevi tu veduto, onde avesti ec. Avevi tu forse
veduto cosa, onde potessi argomentare , che io , o il mio popolo
fossimo gente senza legge, e senza rispetto per la giustizia ?
14. Tulli igitur A- 14 Prese adunque
Mmelech oves, et boves^ Abimelech delle peco-
et servos , et ancillas , re, e de'bovi, e de'ser-
et dedit Abraham: red- vi, e delle serve, e le
diditque illi Saram u- diede ad Abramo, e gli
xorem suam, rendette Sar sua mo-
glie,
i5.Etait: Terra co- 15. E gli disse: Que--
ram vobis est\ ubicum- sta terra davanti a
que tibi placuertj ha- te; dimora, dove ti pia-
bita. cer.
16. Sarae autem di- 16. E disse a Sara:
xit\ Ecce mille argen- Ecco che io ho dato a
teos dedifratr tuo\ hoc tuo fratello mille mo-
erit tibi in velame n o- nete d! argento ; con
culorum ad omnes, qui queste avrai un velo
tecum sunt, et quocum- per gli occhi dinanzi
que perrexeris : me- a tutti quelli che son
mjjntoque te deprehen- cori te, e in qualunque
sam. luogo anderai: e ricor-
dati, che sei stata presa.
17. Orante autem 17. E colle orazioni
Abraham^ anavitDeus di Abramo Dio risano
Abimelech, et uxores, Abimelech , e la mo-
ancillascfue ejus, et pe- glie, e le serve di lui,
pererunti e partorirono :

Ver. 16. Mille monete eTargento. Mille sicli.


Con queste avrai un velo per gli occhi eo. Il denaro che
io he dato al tuo fratello e marito , al quale ora ti rendo , servir
comprare un velo, col quale quasi sposa novella velerai il tuo
capo j e ci servir a farti conoscere non solo a quelli che sono
con te, ma anche in tutti i luoghi dote capiterai, per moglie di
bramo.
Rico^fftti che tei stata presa. Non ti scordare del pericolo,
in cui ti sei trovata ; non tornare a esporti allo stesso pericolo col
dissimulare il vero tuo stato.
18. Concluseratenim 18. Imperocch il Si-
Dominus omnem vui- gnore avea Fendute ste-
vam domus Abmelech rili tutte le donne del-
propter Saram uxorem la casa di bimelech a
Abraham. motivo di Sara moglie
<T Abramo.
C A P O XXI.
'Nascita, e circoncisione d* Isacco : eglifu divez-
zato. Ismaele cacciato fuori di casa insieme
colla madre per vivere n deserti. Abmelech
fa alleanza con A bramo confermata con giu-
ramento.

pr.- .
i. r isitavit autem i. JLJ il Signore visi-
Dominus Saram, sicut t Sara, conforme avea
(i) promiserat, et im" promesso, e adempi la
plevit quae locutus est.sua parola.
a. Concepitane, et(2) a. Ed ella concepire
peperit filium in sene- partor unfigliuolonel-
e tute sua, tempore quo la sua vecchiezza, al
praedixerat ei Deus / tempo predettole da
Dio ;
3. Vocavitcjue Abra- 3. E Abramo pose il
ham nomen filii sui , nome d'Isaac al figliuo-
quem genuit ei Sara, lo partoritogli da Sar:
Isaac i
(1) Supra 17. 19, 1 9. io.
(2) G/44. a3. febr. n. n.

Vers. 19. Il Signoro avea. rendili iterili eC. Alcuni spiegano


che non potesser le donne dare alla luce i loro parti gi maturi,
lo che sembra pi facile ad intendersi, supponendo che non lun-
go fu il soggiorno di Sara e di bramo presso Abmelech.
4- Et crcumcidLmim 4- E Tollavo giorno
retavo die, sicut (i) 10 circoncise, conforme
*praeceperat ei Deus, Dio gli avea comandato,
6. Cum centum esset 5. Avendo egli cen-
Mnnorum : hac quippe to anni : imperocch
aetate patris, natus est di quesla ela era il pa-
Isaac dre , quando nacque
Isacco.
6. Dixitque Sara : 6. E disse Sara : Dio
-Kxsum fecit mihi Deus: mi ha dalo , onde ride-
quicumque audierit,cor- re: e chiunque ne udi-
rideit mihi. r la novella, rider
meco.
7. Rursumque alt : 7. E soggiunse : Chi
J
Quis auditurum crede- avrebbe credulo, dove-
ret Abraham, tjuod Sa- re Abramo senlirsi di-
ra lactaretfilium, quem re, che Sara aJlallereb-
peperit ei jam seni ? be un figliuolo parlo-
rilo a lui gi vecchio ?
8. Crevit igitur puer, 8. Crebbe adunque
et^ablactatus esti fecit- 11 bambino , e fu divez-
que Abraham grande zalo; e nel giorno, in
conviwum in die abla- cui fu divezzalo fece
ctationis ejus. Abramo un gran con-
vilo.
9. Cumque vidisset 9. Ma Sara avendo
Sara filium Agar AE- vedulo il figliuolo d
gyptiae ludentem cum Agar Egiziana, che
(ij Supra 17. 20. Matiti, i. a.
Vers. 8. E fu divezzato. Alcuni ( come racconta s. Girolamo )
affermavano, che in antico le madri allattassero i figliuoli fino
a'cinque anni; il qual sentimento tenuto dallo stesso s. Girola-
mo. Altri credevano, che 1' et, in cui i fanciulli si divezzavano ,
fosse Panmo 4odecimo : lo ch sembra meno credibile. Dal tem-
po de'Macea&ei in poi si osserva, che il tempo di allattare era ri-
dotto a tre,amrf interi. Vedi 2. Machab. vn. 37. a. Paralip. xxx.
16., i. Reg. i. aa., IL n.
Isaac filio" suo , dixit scherniva il suo figlio
ad Abraham : Isacco , disse ad bra-
mo:
i o. ( i ) Ejice ancillam io. Caccia questa
hanc, et filium ejus: schiava, e il suo figlio:
non enim erit haere s fi- perocch non sar ere-
lius ancillae cum filio de il figlio della schia-
meo Isaac. va col figlio mio Isacco.
11. Dure accepit hoc n. Duro parve ad
Abraham pro filio suo. Abramo questo parlare
riguardo ad un suo fi-
glio.
12. Cui dixit Deus; 12. Il Signore per
Non tibi videatur aspe- gli disse : Non sembri
rum super puero, et su- a te aspro il far ci ad
jjvr andila tua \ omnia un fanciullo , e ad una
cjuae dixerit tibi Sara , tua schiava : in tutto
audi vocem ejus-, quiaf quello che dir a te Sa-
in Isaac vocabitur tibi ra, ascolta le sue paro-
semen. le : perocch in Isacco
sar la tua discendenza.
(i} Gai 4. 3o. (*) Rom. g. 7. Hebr. li. ij^

Vers. 9. Che scherniva, ec. Cosi quasi tutti g' Interpreti ; ed


fuori di dubbio, che a prendere il latino nel senso di scherzare,
giuocare ec. ci dilungheremmo totalmente dalla sposizione di
Paolo, il quale dice che Ismaele perseguitava /.meco, Gai. iv.
9.9., e non vedremmo una giusta ragione dello sdegno di Sara,
della risoluta domanda, che ella fa ad Abramo , e alla quale Dio
vuole, che Abramo si arrenda. Vedi quello che si detto in quel
luogo della lettera a'Galati, e il mistero nascosto nella persecu-
zione fatta dal figliuolo della schiava al figliuolo della donna li-
Lera, S. Agostino crede, che Sara tem, che l'invidia e l'avversio-
ne d'Ismaele non l'inducessero a dar morte adlsacco, e a rinno-
vare l'orribil tragedia avvenuta tra'due primi figliuoli di Adamo
per simili cagioni.
Vers. io. * Caccia questa schiava. Gol non riprendere n ga-
stigare il figliuol petulante, Agar meritavasi questa pena.
Vers. 12. In Isacco sar la tua discendenza. La tua vera po-
sterit verr da Isacco: egli sar tuo erede, ed erede delle mie
i 3. Sed et filium an- 13. Ma il figliuolo
cillae faciam in gentem ancor della schiava fa-
magnani , qui semen r capo di una nazione
tuum est. grande, perch egli
tua stirpe. l
14- Surrexit itaque i4- Abramo adunque
'Abraham mane, et tol- alzatosi la mattina, pre-
lens panem, et utrem se del pane e un otre
aquae, imposuit sca- di acqua , e lo pose a
pulae ejus, tradiditque lei sulle spalle, e le die-
puerum^et dimisit eam. de il fanciullo , e la li-
Quae cum abiisset, er- cenzi. E quella par-
rabatin solitudine Ber- titasi and errando per
sabee. la solitudine di Bersa-
bea.
15. Cumque consum- 15. Ed essendo ve-
pta esset aqua in utre^ nuta meno l'acqua del-
abjecit puerum subter l'otre j gett il fanciul-

p|Jmesse, e da lui nascer il Cristo , del quale egli stesso sar


una viva figura. Tedi Rorn. ix. 7. 8., Gai, iv. a3., dove 1' Apostolo
nelle du^e donne riconosce due testamenti: la sinagoga, ela Chie-
sa cristiana-, in Ismaele i discendenti d'Abramo, ma degeneranti
K dalla sua fede, i quali schernirono, e perseguitarono il Cristo ; in
Isacco gli Ebrei, e i Gentili fedeli.
Vers. 14- Prese del pane e un otre di acqua, ec. La provvisione
di pane e di acqua che questa donna poteva portare sulle sue spal-
le, non era grande, e di fatt,i veggiamo, che presto l'acqua manc.
Nondimeno Abramo BOB fa altro che eseguire puntualmente i co-
mandi di Dio ; e certo cost grandemente al suo buon cuore il
trattare con tanto rigore una donna e un figliuolo che egli amava.
E in ci appunto si manifesta l'altissima obbedienza di Abramo.
Dio dall* altra parte volle in questo fatto dimostrare molti'secoli
prima quello che un d avverrebbe alla sinagoga discacciata dalla
famiglia di Abramo, ridotta ad andare vagabonda ed errante so-
pra la terra, dove miracolosamente sostienla quella Provvidenza
ch,e la f s|^ir$ di evidente prova alla vera Chiesa, e la riserba
Ila futura si conversione
Nella solkydine di Bersabea. Questo nome posto qui per
anticipazione. Fedivers. 31.
unam arborinn, quae lo sotto uno degli al-
ibi erant. beri, ebe era n ivi.
16. Et obiit, sedt- 16. E se n'and, e si
que e regione procul, pose a sedere dirim-
quantum potest arcus petto in distanza di un
jacere\ ixit enim: NOJI tiro d'arco; imperoc-
videbo morientem pue- ch disse: Non vedr
rumi etseclens contra morire il fanciullo: e
levavitvocem suam, et sedendogli in faccia al-
flevit. z la sua voce, e pian-
se
17. TZxaudivitutem 17. E il Signore esau-
Deus vocem. pueri : vo- d la voce del fanciul-
cavitque Angelus Dei lo : e l'Angelo di Dio
Agar de coelo , dice n s : dal cielo chiam Agar,
Quid agis , Agar ? No- dicendo : Che fai , o
li timere : exaudivit Agr? Non temere: pe-
enim Deus vocem pue- rocch il Signore ha
77 de loco , in quo est. esaudito la vocedelfan-
ciullo dal luogo , ov'ei
si trova.
18. S urge ; tolte pue- 18. Alzati; prendi il
rum, et tene manum il- fanciullo , e tienlo j^r
lius , quia in gentem la mano, conciosslacfi
magnani faciam eum. io lo far capo di uria
nazione grande.
19. Aperuitf/ue oai- 19. E Dio le aperse
los ejus Deus: quae id" gli occhi : ed ella vide
dens puteum actuae, un pozzo di acqua, e

Vers. 15. Getto il fanciullo te. Ovvero abbandono il fanciul-


lo : perocch non da credere, che ella portasse addosso Ismaele,
che dovea avere diciassette o diciotto anni. Veramente in alcune
edizioni de'LXX. ci si legge al versole).; ma altre edizioni sono
interamente simili alla Volgata.
* G e ilo il fanciullo. Coli' animo abbandonandolo, comech
41QB ispirasse di pi serbarselo in vita.
abit, et implevit utrem, and ad empier l'otre 4
dedite/u puero bibere. e diede da bere al fan-
ciullo .
20 "Et fuit cum eo , 20. E (Dio) fu con.
qui crevit, et moratus lui, ed egli crebbe, e
est in solitudine, fa~ abit nella solitudine,
ctusque estjuvenis sa- e divenne giovane e-
gittarius* sperto a tirar d' arco.
21. Tlabtavitque in 21. E abit nel de
deserto Pharan : et ac- serto di Pharan : e sua
cepit illi mater sua u- madre gli diede una
xorem de terra AEgy- moglie Egiziana.
pt.
22. Eodem tempore 22. Nello stesso tem-
dixit Abimelech, et po Abimelech, e Phicol
Phicol princeps exerci- capitano del suo eser-
tus ejus ad Abraham : cito disse ad Abramo:
Deus tecum est in uni- Iddio con te in tutto
versis , quae agis. quello che tu fai.
23. Jura ergo per 26. Giura adunque
4r Deum , ne noceas mi- per Dio di non far male
hi , et po s feris meis , a me, e a' miei posteri,
sti^piquemeaei sedjux- e alla mia stirpe: ma

Vers. iq. Dio le aperse gli occhi, ed ella vide un pozzo ec<
Dio fece, che ella ravvisasse questo pozzo che le era vicino, e a
cui turbata e piena d'affanno, com'era, non avea posto mente. D-
cesi, che gli Arabi coprono colla sabbiai pozzi da loro scavati,
mettendovi sopra qualche segnale ; cos non sarebbe maraviglia,
che Agar non avesse veduto quel pozzo, fino che Dio lo fece a lei
riconoscere per qualche segno che egli avea.
Vers, 21. Nel deserto di Pharan. Nell'Arabia Petrea.
Vers. 22. Abimelech, e Phicol capitano. Gredes lo stesso bi-
melech, di cui si parla cap. xx., e Phicol era capitano delle sue,
guardie, ovvero di tutti i suoi soldati. Abimelech veggendo, come
Abranio cresceva in ricchezze e in potenza, e come Dio lo proteg-
geva tanto visibilmente, prevedendo che egli sarebbe divenuto
n grandissimo princme, pensa saggiamente a fare alleanza con
lui, affine di non aver S temere per s, e pel suo popolo,
ta m$.sericordiam^ (i) che, siccome io ho fatto
quam feci tibi, facies del bene a te % cosi ti*
mihi , et terrae , in qua ne farai a me, e a que-
versatus es advena sta terra, in cui se'sta-
to pellegrino.
2 4. Dixtque Abra- 24. E Abramo disse :
ham: Ego jurabo. Io ne far giuramento.
26. Et increpavit 26. E fece delle que-
Abimelech propter pii- rele con Abimelech per
teum aquae, quem vi ragione di un pozzo di
abstulerant servi ejus. acqua, che i servi di lui
si erano usurpati per
forza.
26. "Resp&nditque A- 26. E Abimelech ri-
bimelech : Nscivi quis spose : Non ho saputa
fecerit hanc rem: sed chi abbia fatta tal cosa:
et tu non indicasti mi- ma n pur tu me ne
hi , et ego non audivi hai fatto motto, ed io
praeter hodie. non ne ho sentito par-
lare se non adesso.
27. Tult itaque A- 27. Abramo adunque
braham oves , et boves* prese delle pecore^ e
et dedit Abimelech : de' bovi, e li diede ad
percusseruntque ambo Abimelecfa : e ambedue
foedus. fecero alleanza.
28. Et statuii Abra- 28. E Abramo pose
ham septem agnas sette agnelle di branco
gregis seorsum. da parte.
fi) Supra 20. 14.

Vers. 2.5. Per ragione di un pozzo d acqua ec. Un pozzo , o


sia una cisterna d'acqua cosa di rilievo in un tal paese, dove co-
sta molto il trovarne.
Yers. 27. Prese delle pecore, e d'bov i, e l diede ec. Forse per
farne scrifzio, come nelle alleanze s costumava, lasciando ad
Abimelech l'onore d'immolare nuegli animali.
29. Cui dixit Abime- 29. E dissegli Abi-
lech : Quid sibi volunt melech: Che vogliono
,$%ptem agnae istae, dire queste sette agnel-
quas stare feristi seor- le , che tu fai stare da
sum ? parte ?
30. At ille : Septem , 30. Ed egli disse :
inquit, agnas accipies Sette agnelle riceverai
de manu mea : ut sint tu dalla mia mano : af-
mihi in testimonium, finch servano a me di
quoniam ego fodi pu- testimonianza, come io
teum istum. ho scavato quel pozzo.
31. Idcirco vocatus 31. Per questo fu
est locus ille Bersabee; quel luogo chiamato f'.
quia ibi uterque jura- Bersabee ; perch l'uno
vit* e 1' altro ivi fatto avea
giuramento.
32. Et inierunt foe- 32. E avean fatto ac-
dus pro puteo juramen- cordo circa il pozzo del
4, giuramento.
; 33. Surrexit autem 33. E se n' andarono
Abimelech , et Phicol Abimelech , e Phicol
pqjgpeps exercitus ejus, capitano del suo eserci-
revrsique sunt in ter- to , e tornarono nella
ram Palaestinorum . terra de'Palestiri. Abra-
Abraham vero planta- mo poi piant una sel-
vit nemus in Bersabee^ va a Bersabee , e ivi in-
et invocavit ibi nomen voc il nome del Signo*
Domini Dei aeterni. re Dio eterno.
(i) Supra 20. 14-
Vers. 3 o. Sette ugnelle riceverai tu ec. Bench quel pozxo ap-
partenesse ad bramo, perch egli lo avea scavato j contuttoci
per lavare ogni pretesto di litigio egli paga in certo modo il fondo,
offerendo ad Abimelech queste agnelle. Vedi cetp. xxvi. 15.
Yers, 31, Fu chiamato Bersabee, cio pozzo del giuramento,,
ovvero pozzo delle sette, cio delle sette agnelle,
Ver. 33. Piant una selva ec. Piant Abramo una selva per
aliarvi un altare, ed ivi esercitare gli atti del culto divino, come
34. Et fuit colonus 34- E abit pellegri-
terras Palaestinorum no nella terra de* Pale-
diebus multis. stini per molto tenipo.
C A P O XXII.

provata la fede , e P obbedienza di bramo


col comando d' immolare il figliuolo ; ma un
Angelo lo ritiene dalF immolarlo. Sono a lui
per questa insigne obbedienza confermate di
nuovo Le promesse : si noverano i figliuoli di
Nacor fratello di A bramo.

1. \^/uae postquam 1. .LJopo avvenute


gesta sunt,,'(i) tentavit queste cose, Dio tent
Deus Abraham , et di- Abramo, e gli disse :
xit ad eum : Abraham, Abramo, Abramo, Ed
Abraham. At ille re- egli rispose : Eccomi.
spondit : Ad sum.
2. Alt illi : Tolle fi- 2. E quegli disse !
lium tuum unigenitum, Prendi il tuo ijgiiuoJo
quem diligis , Isaac , unigenito , il diletto
et vade in terram visio- Isacco , e va nella terra
nis ; atque ibi offeres di visione: e ivi lo offe-
(i) Judith 8. 22. Hbr. li. 17.

apparisce da quello che segue. In que'tempi non eravi ancora edi-


lzio alcuno consacrato agli esercizii di religione, e gli altari si
-ergevano su' luoghi pi elevati, o ne' boschi.
Vers. i. Do lento Abramo. Dio avea gi pi volte messa a dure
prove la fede di Abramo ; ma il cimento, a cui vuole esperia ades-
so si grande, e nuovo, e unico, attese tutte le sue circostanze,
che veramente fa d' uopo di credere, che non solamente a far
conoscere la virt di qaesto gran patriarca, ma a qualche altro
fine ancora pi grande fosse ordinato da Dio questo gran fatto. E
in vero il sacrifizio che Dio gli domanda , figura di un sacrifizio
molto pi grande e augusto, e d maggiore importanza.
eum in holocaustum su- rirai in olocausto sopra
per unum montium,. uno de' monti, il quale
quem monstravero ubi. io t'indicher.
3. Igitur Abraham 3. Abramo adunque
de nocte consurgens , alzatosi, che era ancor
stravit asinum suum , notte , imbast il suo
ducens secum duos ju- asino, e prese seco due
vens , et Isaac filium giovani, e Isacco suo fi-
suum : cumque conci" gliuolo : e avendo ta-
disset Ugna in holocau- gliate le legna per P o-
stum , obiit ad locum , locausto, s'incammin
(juem praeceperat ei verso il luogo assegna-
Deus. togli da Dio.
4 Die autem tertia, 4- E il terzo giorno,
elevatis oculis% vidit lo- alzati gli occhi, vide
cum procul i da lungi il luogo :

Vera. a. Prendi il tuo figliuolo unigenito ec. 1? Ebreo pi


\g*ffiettuoso: Prendi il tuo figliuolo, il tuo figliuolo unigenito, il
diletto, prendi Isacco. Queste parole dimostrano (quanto a pa-
role pu dimostrarsi) la grandezza del sacrifizio. Abramo dee of-
ferire in olocausto il figlinolo unigenito , sopra di cui tutte po-
savano le sue speranze e le promesse di Dio: il figliuolo amato
per le sue virt , e per quello , di cui.egli era figura, cio pel
Messia, che di lui dovea nascere : un figliuolo che era stato la
consolazione di sua vecchie/za e del suo esilio dalla terra e dalla
casa del padre , e di tutte le afflizioni ed affanni del suo lungo
pellegrinaggio. Dall'altro lato ( dice s. Agostino ) poteva egli cre-
dere Abramo che Dio potesse gradire vittime umane ? Ma allor-
ch Dio comanda, obbedisce il giusto e non disputa.
Nella terra di visione : e ivi lo offerirai ec. Il luogo T dove
Dio vuole che Abramo offerisca questo sacrifizio, lontano da
Bersabee, o sia da Gerara, circa cinquanta miglia ; lo che ac-
crebbe a dismisura il patimento di lui, e segnal la sua incre-
<Kbil costanza. Dio adunque gli ordina di mettersi in istrada e
di andare verso una certa parte , fino a quel luogo che gli sar
poscia indicato: e questo luogo fu il monte che fu poi detto Mo-
ria, o sia di vis Urne i dove fu poi edificato il famoso tempio, 2,
Paralip. m. i. ,
Vers. 3. Alzatosi, che era ancor notte ec. Non si parla di
Sar, n si dice, se Abramo le facesse parte del coniando di Dio
Ma s. Agostino, e altri Padri credono che il marito, conoscendo
5. Dixitque ad pue- 6. E disse a'suoi gio-
ros suos i Exspectate vani : Aspettate qui
hic cum asino : ego , et coli' asino : io, e il fan-
puer illuc usque prope" ciullo anderemo fin col
rantes, postquam ado- con prestezza , e fatta
raverimus , revertemur che avremo 1' adorazio-
ad vos. ne , torneremo da voi.
6. Tulit quoque ti- 6. Prese eziandio le
gna holocausti, et im- legna per 1' olocausto ,
posuit super Isaac fi- e le pose addosso ad
lium suum : ipse vero Isacco suo figl iuolo t
portabat in manibus egli poi portava colle
ignem, et. gladium. sue mani il fuoco, e il
Cumque duo pergerent coltello. E mentre eam*
simul, minavano tutti e due
insieme,
7. Dixif Isaac patr 7. Disse Isacco a suo
suo : P a ter mi. At ille padre: Padre mio. E
respondit : Quid vis , quegli rispose : Che '
fili? Ecce, inquit, ignis, vuoi,figliuolo? Ecco ;

la sua virt, non le nascose quello che egli dovea fare, efifeel-
la si rassegn al volere del Signore .
Vers. 4- ^ terzo giorno ... vide da lungi il luogo. Per tre
giorni interi (dice un antico interprete ) Abramo ebbe a combat-
tere colla tentazione, anzi coli'agonie e colla morte.
Vers. 5. E fatta che avremo V adorazione , tornerem ec.
Abramo pot ci promettere sulla ferma fiducia nelle divine
promesse. I sentimenti di lui sono spiegati cos dal!' Apostolo:
bramo offeriva l'unigenito ... egli, a cui era stato de ito : in
Isacco sar la tua discendenza, pensando, che potente Dio
anche per risuscitare uno da morte. Hebr. xi. 17. 18. 19. Vedi
August. de civ. xvi. 3a., Orig. etc. Abramo adunque unisce alla
sua ubbidienza un'altissima fede e una speranza invincibile.
" Vers. 6. Prese eziandio le legna ,.. e le pose addosso ec. A!
vedere^ Isacco carico delle legna , sulle quali dee essere sacrifi-
cato , non si pu non riconoscere queli' altro Isacco, il quale cai
legno della sua croce salir un di al Calvario ad essere effetti-
vamente immolato pe' peccati degli uomini, che egli ha presi
sopra di s. '
et Ugna: ubi est vidi- disse quegli, il fuoco j
ma holocausti? e le legna: dov' la vit-
tima dell'olocausto?
8. Dijcit autem Abra- 8. E Abramo disse :
ham : Deus providebit Iddio si provveder la
sibi victimam holocau- vittima per l'olocausto,
sti , fili mi. Pergebant figliuol mio. Andavano
ergo pariter i adunque innanzi di
conserva :
9. Et veneruntad lo- 9. E giunsero al luo-
cum , quem ostenderat go mostrato a lui da
ei Deus , in quo aedifi- Dio, in cui egli edific
cavt altare^ et desuper un altare, e sopra vi ac-
Ugna composuit : cum- comod le legna: e a-
que alligasset Isaac fi- vendo legato Isaceo suo
lium suum, posuit eum figlio, lo colloc sull'al-
in altare super struem tare sopra il mucchio
lignorum. delle legna.
?
io. (i) "Extenditfjue 10. E stese la mano,
manum., et arripuit gla- e die di piglio al coltel-
dium, ut immolaret fi- lo per immolare il suo
lium suum. figliuolo.
vi. Et ecce Angelus 11. Quand'ecco l'An-
Domini de coelo ela- gelo del Signore dal ciel
mavitt dicens : Abra- grid, dicendo: Abra
(i) Jac. a. ai.

Vers. 7. Dov* e la vttima ? Quanto acerba piaga dovette* fare


nel cuor di un padre queste parole !
Vera, 9. E avendo legato Isacco ec. Isacco allora non avea
meno df venticinque anni, e gli Ebrei gliene danno fino a tren-
ta e anche treutasette. Se egli adunque fu legato dal padre, lo
fu di suo pieno consentimento : perocch , udito dal padre il co-
mando di Dio, si soggett volentieri alla morte; onde merito di
essere un vivo anticipato ritratto dell' altissima obbedienza, col-
la quale Ges Cristo porse le mani e i piedi per essere confitta
opra la croce.
ham , Abraham . Qi mo, Abramo. E quegli
respondit'. Ad sum. rispose: Eccomi.
12. Dixitque ei: Non 12. E quegli a lui dis-
xtendas manum tuam se: Non stendere la tua
super puerum, neque mano sopra il fanciul-
facies illi (juidcjuam : lo, e non fare a lui ma-
nunc cognovi , quod ti' le alcuno : adesso ho co-
mes Deum, et 7ion*pe- nosciuto , che tu temi
peresti unigenito filio Dio, e non hai perdona-
tuo propter me. to ai figliuol tuo unige-
nito per me.
13. "Levavit Abra- 13. Alz gli occhi A-
ham oculos suos, vi- bramo , e vide dietro a
ditq u post tergum a- s un ariete preso per
rietem inter vepresiae- le corna tra' pruni, e
rentem cornibus, quem se lo tolse, e in olocau-
assumens obtulit ho- sto lo offerse in vece del
locaustum pro filio. figlio.

Vers. 12. Adesso ho conosciuto che tu temi Do ec. Adesso


con questo gran fatto dato a conoscere a tutti, come tu temi
Dio, e come lo ami fino a preferirlo al tuo unico figliuolo: ovve-
ro, adesso ho di te una vera e certa prova che tu temi Dio, p.
Non hai perdonato al figliuolo tuo unigenito per ine.
Queste parole da un altro lato spiegano fortemente l'amore del
Padre, il quale diede il proprio Figliuolo alla morte per 1' uom
peccatore : onde ognuno di noi pu dirgli : non hai perdonato
al figliuolo tuo unigenito per me: come del Figliuolo pu dire
con le parole di Paolo : egli mi amo, e per me diede se stesso.
* Non hai perdonato al tuo figliuolo. Non hai sotti-atto:
Non hai negato a me il tuo figliuolo unigenito. Cos l'Ebr.
Vers. 13. Vide un ariete preso per le corna tra? pruni. La
provvidenza somministra ad Abramo la vittima pel sacrifizio
in vece di Isacco ; ma questa nuova vittima una nuova figura
di Cristo coronato di spine e offerto sulla croce. Cosi noi ci av-
vezziamo a riconoscere in tutte le vittime e in tutti i sacrifizii
avanti e dopo la legge, a riconoscer, dico, queli* unica vittima e
quell'unico sacrifizio, da cui tutti i pfecedenti sacrifizii trassero
jl loro merito, quando furono a Dio accetti; quell'unica vitti-
ma, e quell'unico sacrifizio, il quale servV-a santificazione di lut-
ti gli eletti di tutti i secoli precedenti, come di tutti i futuri.
14 Appellavitque no- 14. E pose nome a
men loci illius, Domi- quel luogo, il Signore
nus videi (i). Unde vede. D'onde fino a que-
usque hodie dicitur : st'oggi si dice: Sul mon-
In monte Dominus vi" te il Signore provve-
debit. der.
15. Tocavit autem 15. E l'Angelo del
Angelus Domini Abra- Signore per la seconda
ham secundo de coelo, volta chiam Abramo
dicens : dal cielo, dicendo :
16. (2) Per memet- 16. Per me medesi-
ipsum juravi , dicit mo io ho giurato, dice
Dominus : quia feristi il Signore : perch hai
hanc rem, et non pe- fatta un a tal cosa, e non
percisti filio tuo uni- hai perdonato al figlio
genito propter me: tuo unigenito per me :
17. Benedicam tibi 1*7. Io ti benedir , e
et multiplicabo semen moltiplicher la tua
tuum sicut stellas eoe- stirpe , come le stelle
l., et velut arenam, del cielo , e come l'are-
quae est in litore ma" na , che sul lido del
ris: possidebit semen mare : il tuo seme s'im-
tuum portas inimico- padronir delle porte
rum suorum: de' suoi nemici:
(1) Psal. io4 Q.
(2) Eccl 44. 21. i. Mach. a. 5a. izic. i.yB. He&.6. i3. 57.

*;Preso ver le corna tra?pruni. Un' antica versione porta:


preso per le corna n lacciuoli, farse credendo , ebe fosse un
ariete salvatico, come attesta Senofonte , che se ne trovavano
nell'oriente. . n* j-
Vers. 14. Sul monte il Signore provveder. Maniera di pro-
verbio presso gli Ebrei, come per dire , che , quand anche uno
si trovasse m istrettezzf simili a quelle di Abramo sul Moria ,
Iddio sa, e pu provvedervi. .,
Vers. 16. Per ,ne medesimo ho io giuralo ec. Sopra questo
giuramento del Signore vedi le riflessioni di Paolo , ttebr. iv. e
le note allo stesso luogo.
18. Et (i) BENE- 18. E nel seme tuo sa-
DICENTUR in semi- ran BENEDETTE tul-
ne tuo omnes gentes le le nazioni della ter-
terrete , quia obedisti ra, perch hai obbedito
voci meae. alla mia voce.
19. Reversus est 19. Torn Abramo
Abraham ad pueros da'suoi servi, e se ne
suoSy aberuntque Ber- andarono insieme a Ber-
sabee simul, et habi" sabee, e ivi egli abit.
tavit ibi.
20. His ita gestiSt 20. Dopo che queste
nuntiatum est Abra- cose furono avvenute
hae, quod Melcha quo- cos, fu recata ad bra-
que genusset filos Na-
mo la novella, che Mel-
chor fratri suo, cha avea ancor ella par-
toriti de'figliuoli a Na-
chor fratello di lui,
21. Hus primogeni- 21. Hus primogeni-
tum, et Buz fratrem to , e Buz suo fratello,
ejus, et Camuel patrem e Gamuel padre de'Siri.
Syrorum.
(i) Supra 12. 3.18. 18. Infr. a6.4. Eccl. 44. a5. ^ct. 3.a5.

Vers. 17. e 18. Il tuo seme s'impadronir ec. Il senso di que-


sta promessa troppo limitato, ove s'intenda della conquista
delle sole citt di Chanaan ; ella ha questa promessa il suo vero
e pieno effetto nelle vittorie di Cristo e della Chiesa sopra tutte
le nazioni del mondo nemiche del Vangelo , e nella obbedienza
renduta allo stesso Vangelo da re e da principi della terra, i
quali si glorieranno di aver parte alla benedizione meritata agli
omini da quel seme di bramo, in cui fu promessa con giura-
mento da Dio la salute a tutte le genti.
Vers. 20. Che Melcha uvea anch'elio, partoriti a Nachor ec.
Nachor, come si veduto, era fratello di Abramo. Mos riferisce
adesso la genealogia di Nachor per riguardo a Rebecca, la quale
esser dovea moglie d'Isacco.
Vers. 21. Hiis primogenito. L' Ausile tjell' Arabia deserta eb-
be nome da lui, onde chiamata nel libro di Giobbe la terra
di Hus.
22. Et Cased , et 22. E fa sed, e Azau,
Azau, Pheldas quoque, e anche Pheldas, e Jed-
et Jedlaph, laph ,
23 Ac Bathuel) de 23. EBalhuel, da cui
quo nata est Rebecca : nacque Rebecca : que-
ceto stos genuit Mei- sli ottofigliuolipartori
<cha Nacior fratri A- Melcha a Nachor fratel-
rahae, lo d* Abramo.
24. Concubina vero 24. E una sua con-
illius , nomine Roma, cubina , chiamata Ro-
peperit Tabee et Ga- ma, partor Tabee , e
am, et Tahas, et Ma- Gaham, e Tahas, eMaa-
ncha. cha.

jfiuz suo fratello : Elihu Busite amico d Giobbe era forse


no de' discendenti di questo Buz , ovvero era nato nel paese, a
cui questi avea dato il nome. Eravi una citt di Busan nella
Mesopotamia.
Camusi padre de1 Siri. Cio de' Camileti popoli della Si-
ria, a ponente dell'Eufrate.
Vers. 22,. Azau. Aza e Azura citt della Cappadocia possono
derivare da Azau.
Vers. 24. Tabee. Trovasi Tabea citt nella Perca.
Maacha. Nell'Arabia felice sono i Maceli, e una citt detta
Macha verso lo stretto di Ofmus.
RoTha. I LX.K. la chiamano Reman, e una citt di tal nome
si trova efla Mesopotamia.
C A P O XXIII.

S fa illfutto della morte di Sora, la quale se-


polta nella doppia spelonca, che A bramo
' compra a danaro contante da Ephron insieme
col campo.

1. rixit autem Sa- 1. JL; visse Sar cen-


ra centum viginti se- to ventisette anni.
ptem annis.
2. Et mortuo, est in 2. E mor nella citt
civitate Arb&e , quae di Arbee, che Hebron
est Hebron , in terra nella terra eli Chanaan:
CJianaan : venitque A- e and Abramo a ren-
braham, ut piangerei, derle gli ultimi uffizii, e
et fieret eam. a piangerla.

Vers. i. Visse Sar cento ventisette anni. Osservano gl'inter-


preti , che di questa sola donna ha voluto Dio che fossero regi-
strati gli anni nella Scrittura. Questo onore renduto alla virt,
di lei e alla nobil figura che ella dovea fare nella economia del-
la religione. Imperocch ella madre de'fedeli, come accenna s.
Pietro , ep. i. cap, m. 6.; ed un' idea della Chiesa di Cristo,
feconda com' ella, in virt della promessa, conforme spiega mi-
rabilmente 1' Apostolo, Gai. iv. 22. ec. Ma ecco in qual modo
della fede di questa gran donna parli Io-stesso pstolo, Heb. xr.
11. Per la fede ancora la stessa Stira ottenne virt di conce-
pire anche a dispetto delV et, perche*credette fedele colui
che le avea fatta la promessa. Per la qual cosa eziandio da
un solo (e questo gi morto ) nace/ue una moltitudine, come
le stelle .del cielo e come V arena innumerabile , che e sulla,
spiaggia del mare..
Yers. 2. Nella citta di Arbee, ec. Cosi credesi chiamata Ar-
bee da un Cananeo, che ne ebbe il dominio, Jud. xiv. 15. Quan-
to al nome di Hebron , che ella ancora port , non ne sappiamo
l'origine: quelli che dicono, che ella lo ebbe da un figliuolo di
Caleb chiamato Hebron , e che per conseguenza queste parole
sono state aggiunte al testo di Mos , sembrano poco cauti, e vo-
gliono provare una cosa dubbia con altra non solo dubbia, ma
anche pericolosa a sostenersi.
3. Cumque surrexis- 3. E spedito che fu
set ab officio funeris, dalle cerimonie del fu-
locutus est ad filio s nerale, parl co'figliuo-
Heth dicens : li di Heth dicendo : **
4. Advena sum, et 4- Io son forestiero,
peregrnus apud vos\ e pellegrino presso di
date mihi jus sepulckri voi: datemi tra voi il
vobiscum, ut sepeliam diritto di sepoltura, af-
mortuum meum. finch io possa seppelli-
re il mio morto.
6. Responderunt fi" 6. Risposero i figliuo-
Hi Heth, dicentesi li di Heth, e dissero :
6. Audi nos , domi- 6. Signore, ascoltaci :
ne: Princeps Dei es Tu sei presso di noi un
apud nos : in electis principe di Dio: seppel-
sepulchris nostris se- lisci il tuo morto in
peli mortuum tuum : quella, che pi a te
nullusquG te prohibe- piacer, delle nostre se-
re poterit, quin in mo- polture: e nissuno sar,
numento ejus sepelias che possa vietarti di
mortuum tuum. seppellire il tuo morto
nel suo monumento.

E ando bramo ec. Alcuni da questa parola ando ne in-


feriscono, che Abramo era altrove, quando Sara mor in Hebron ;
ma la congettura molto mal appoggiata, mentre quella parola
pu esporsi in tal guisa: Abramo and, ovvero, entro nel padi-
g lione di Sara , ec.
Yers. 4. * II mio morto. L'EbjL aggiunge : sicch noi veggia
io pi.
Yers. 6. Tu sei presso di noi un prncipe di Do , ec. Tutto
questo trattato si faceva alla porta di Hebron, Tannandosi in
que'tempi il popolo alle porte delle citt, come Moggi nelle
piazze. Principe di Dio vale principe grande, esimio. Yedesi il
concetto grande, in cui era Abramo presso tutti per le sue virt
assai pi che per le sue ricchezze ; perocch le ricchezze disgiun-
te dalla virt partoriscono piuttosto invidia e malevoglienza.
Seppellisci il tuo morjfr in quella che pi a te piace-
r , ec,Ji ,pn compresero, che Abramo non voleva aver comu-
nanza d seller con essi, perch erano idolatri.
fj. Surrexit Abra- 7- Si alz Abramo, e
ham , et adoravit popu* s'inchin al popolo del-
lum terrae, filio s vide" la terra , vale a dire ai
cetHeth: figliuoli d' Heth :
8. Dixitque ad eos: 8. E disse loro: Se
Si placet animae ve- piace a voi, che io sep-
strae, utsepeliam mor- pellisca il mio morto,
tuum m&um, audite me, ascoltatemi, e interce-
et intercedile pro me dete per me presso E-
apud Ephron filium phron figliuolo di Seor:
Seon
^9. Ut det mju, spe- o,. Affinch egli mi
luncam duplicemt quam conceda la doppia ca-
liabet in extrema parte verna , che egli ha al
agri sui; pecunia di- fondo del suo campo : a
gna tradat eam mihi prezzo giusto me la dia
coram vobis in posses- alla vostra presenza ,
sionem sepulchrL affinch io sia padrone
di farne una sepoltura.
10. Jabitabat autem 10. OrEphron si sta-
Epkron in medio filio- va in mezzo a' figliuoli
rum Heth. Respondit- di Heth. E rispose E-
que Ephron ad Abra- phron ad Abramo, a
ham , cunctis audienti- sentila di tutti quelli
bus , qui ingredeban- che entravano nella por-
tur portam civitatis il- ta della citt, dicendo :
lius , dicens :
11. Nequaquam ititi 11. Non sia cos, si-
fiat, domine mi: sed tu gnor mio : ma fa tu
magis ausculta, quod piuttosto a modo mio
Vers. g. La doppia, caverna ec. Alcuni intendono, che avesse
due camere, una per seppellirvi gli uomini, l'altra per le donne.
Vers. io. Ephron ti stara in mezzo ec. Questo il senso
della volgata. Ephron, la caverna del quale volea comprare
Abramo, si trovava presente traila'gente che era alla porta, do-
ve Abramo parlava. Or egli alz la voce, e fece sua risposta. Fe-
di gli Atti MI. \Q.
locjuor : Agrum trado in quel ch' io ti dico :
tib, etspeluncam, quae Io ti fo padrone del
in eo est., praesentibus campo, e della caverna,
filiis populi mei: sepeli che ivi , alla presenza
mortaum tuum. de' figliuoli del popol
mio : seppellisci il tuo
# morto. ^
12. Adoravit Abra- 12. S'inchin bra-
ham coram populo ter- mo dinanzi al popolo
rae\ della terra:
13. Etlocutus est ad 13. E parl ad E-
Ephron, circumstante phron^,, stando tutt'aJF
plebe : Quaeso, ut j^u- in torn la moltitudine :
dias me : dabo pecu- Di grazia ascoltami : io
niam pro agro : susci- dar il denaro per il ^
pe eam, et sic sepe- campo : prendilo, e co- _"lj
liam mortum meum s vi seppellir il mio
in eo. H morto.
14. Responditque E- 14 Ed Ephron rispo-
phron : se:
15. Domine mi, audi 15. Signor mio, a-
mei Terra , quampo* scoltami : II terreno,
stulasfluadringentis si- che tu domandi, vale
clis argenti valet-. istud quattrocento sicli d'ar-
est predum inter me, gento : questo il prez-
et te : sed quantum est zo tra me e te : ma che
hoc ? sepeli mortuum gran cosa ella questa ?
tuum. ijlppellisci il tuo morto.
\6. Quod cum au- 16, Udito ci, Abra-
disset Abraham, ap- mo pes il deparo do-
pendit pecuniam.c/uam mandato da Ephron al-
Ephron postulaverat , la presenza de' figliuoli
audiehtibus filiis Heth di Heth , quattrocento
quaringentos ^c^^ sicli d'argento di buo-
argeijli jjrobatae mon& na moneta mercantile.
tae ^bvjcae.
17. Confrmatusque 17. E il campo una
est ager quondam Ep- volta di Ephron , rie!
hronis, in quo erat spe- quale era una doppia
lnca duplex , respi- caverna, che guardava
ciens Mambre, tam i- verso Mambre, tanto
pse quam spelunca, et esso , come la caverna ,
omnes arbores ejus in e ^ulte le piante , che
cunctis ^erminis ejus erano ali' intorno den-
per circuitum, tro de'suoi confini,
18. Abrahae in pos- 18. Fu ceduto in pien
sessionem, videntibus dominio ad bramo al-
filiis fletti, et cunctis, la presenza de' figliuoli
qui intrabant jtortam diJHeth, e di tutti quel-
civitatis illius. lilche entravano nella
porta di quella citt.
19. Atque ita sepeli' 19. E cos bramo
vit Abraham S oram seppell Sara sua mo-
uxorem suam in spe- glie in quel campo nel-
lunca agri duplici^ quae la doppia caverna , che
respiciebat Mambre : guardava verso Mam-

Vers. 16. Peso il denaro. L'Ebreo pesy[argento : non eravi;


ancora la moneta battuta e coniata.
Di buona moneta: L'Ebreo : d'argento che corre tra?mer-
catanti. I quattrocento sicli verrebbero a fare poco pii di cin-
quantatr zecchini e mezzo , contando il siclo d' argento a soldi
trentadue e sei denari di Francia , col Calmet, dissert. sopra le
monete ec.
Yers. 17. e 18. Fu cedut&Jn pien dominio. Non si parla di
scrittura, perch non era anitra in uso ne' contratti.
Abramo, a cui Dio avea promesso il dominio di tutta la ter-
ra di Chanaau, e il quale per la ferma fede in questa promessa,
fa 1' acquato della caverna di Ephron per farvi una sepoltura
per Sara e per s stesso , non ebbe da Dio in quel paese nem-
meno un piede di terra, come not s. Stefano negli Atti cap.vu.5.
Abramo vi compra un campo per avervi ragione di fepoltura ;
e cosi si confessa ospite e pellegrino sopra la terra, e dimostra,
che ad una terra e ad una patriajpigliore egli-anela", come dice
1' Apostolo, cio alla celeste dTcui era figura la terra di Glta-
naan. VeAl IJebr. x. 13. iti. V f-
( i) haec est Hebron in bre, la quale Hebron
terra Clianaan. nella terra di Chanaan.
20. El confirmatus 20. E i figliuoli di
est ager, et antrum, Heth confermarono ad
quod erat in eo , Abra- Abramo il dominio dei
hae in possessionem campo, e della caverna,
monumenti a filiis Heth. che era in esso per ser-
virsene di monumento.
C A P O XXIV.
*
II serpo di A bramo dopo aver prestato giura-
mento mandalo nella Mesopotamia a cerca-
re una moglie ad Isacco : chiede dal Signore
un segnale , e trova Rebecca , e col consenso
de* genitori e del fratello, e di lei la conduce
ad Isacco , ed egli la prende per sua moglie,
e si consola della perdita della madre

i Jiltmt autem A* 1. J-TJla Abramo era


braiam senex \dierum- vecchio, e d' et avan-
que multorumi et Do*- zala : e il Signore lo a-
minus in cunctis bene- vea benedetto in tutte
dixerat ei. le cose.
2. Dixitque ad ser- 2, E disse al pi an-
vum seniorem domus tico servo di casa sua ,
suae, qui praeerat o- Cihe avea il governo di
mnibus, quae habebat: tutto il suo: Metti la
(a) Pone manum tuam tua mano sotto la mia
subterfemur meum: coscia : i
(i) Infr. 35. ;. (a) Infr. fa ag.

Vers, i. Era. vecchio ce. Ava cento quarant'anni, e Isacco ne


vea quaranta.
Ver s. a. stl'pii antico servo: Eliezer.*' Vedi cap. xv. a.
3. Ut adjurem te per 3. Perch io vo', ch
Dominum Deum coeli tu giuri pel Signore Dio
et terrete, ut non acci- del cielo e della terra,
fiias uxorem filio meo che tu non darai in
de filiabus Chananaeo- moglie al mio figliuolo
rum, inter t/uos habito, nissuna delle figlie dei
Chananei, tra' quali io
abito.
4. Sed ad terram 4 Ma anderai nella
et cognationem meam terra de' miei parenti,
proficiscaris , et inde e d l menerai una mo-
accipias uxorem filio glie al figliuolo mio I-
meo Isaac. sacco.
5. Respondit servusi 5. Rispose il servo :
Si noluerit mulier ve Se la donna non vor-
nire mecum in terram r venir meco in que-
hanc, nunquid reduce- sto paese, debbo io for-
re debeo filium tuum se ricondurre il tuo fi-
ad locum, de quo tu gliuolo al luogo, donde
egressus es ? venisti tu ?

Metti la tua mano sotto la inia coscia. Questo rito in si-


mile occasione si osserva da Giacobbe, cap. XLVH. 29., e il non
vederlo mai pi adoperato in tutta la Scrittura porse ragionevo-
le polivo a'Padri di considerare l'azione di questi due patriar-
chi come misteriosa e di altissimo significato. Con essa adunque
veniva ad annunziarsi il Cristo , il quale dalla carne de' medesi-
mi patriarchi dovea nascere e pel quale facevasi giuramento,
usandosi tal ceremonia : ed*? qui, dice s. Gregorio, come se
Abramo dicesse al servo: Tocca il mio figliuolo, e giura pel
mio Do. Vedi s. Girolamo, s. Agostino, s. Ambrogio, s. Prospero,
s. Bernardo , Isidoro, ec.
Vers. 3. e 4- Non darai in moglie al mio figliuolo ec. I Cha-
nanei erano un popolo maledetto da Dio, e di perversi costumi,
La famiglia di Nachor, bench non fosse netta dall'idolatria, ri-
teneva per la cognizione e il culto del vero Dio , e buoni co-
stumi, come si vede da tutto il racconto di questo capo.
Vers. 5. Se la donna non vorr venir meco, , ec. Interroga-
zione saggia di un servo che conosce tutta P importanza di un
giuramento , e teme di non fallire.
6. Dixitque Abra- 6. E Abramo disse :
ham: Cave, nec/uando Guardati dal ricondurre
reducas filium meum giammai col il mio fi-
illuc. gliuolo.
^.DomijiusDeus coe- 7. Il Signore Dio del
l, c/ui tulit me de do- cielo , il quale mi tras-
mo patris mei, et de se dalla casa del padre
terra nativitatis meae, mio , e dalla terra , ove
cjuilocutus est mihi, et io nacqui, il quale mi
juravit mihi dicens: (i) parl , e mi giur, di-
Semini tuo 'dabo ter- "cendo: Al seme tuo da-
ram hanc : ipse mittet r questa terra : egli
Anteluni suum coram mander il suo Angelo
te, et accipies inde uxo- innanzi a te, e tu me-
rem filio meo: nerai di l una moglie
al figlio mio.
8. Sin autem mulier 8. Se poi non volesse
noluerit segui t$ , non seguirti la donna, sarai
teneberis juramento: fi- sciolto dal giuramento -
lium metom tantum n purch tu-non ricon:
reducas illuc, ^. duca il mio figliuolo
' ." ' % ' col.
9. Posmt ergo ser- 9. Pose adunque il
vus manum, sub femo- servo la mano sotld, la ,
re Abraham domini coscia <i'.Aubramo tuo
<s?j, et }urav$iill super padrone , e giur a lui
sermone hoc. di fare quello che era
stato 4f tto.
10. Tulitcfue decem io,E prese dieci cam-
camelos de grege do- melli dalle mandre del
(i) Supra 12. 7. 13. et 15. iSrln/r. 26. 3.

Vers,,*(riutfilati dal ricondurre giammai colali mio fi-


gliuolo. Obbedisce posi Abramo al comando fattogli dal Signore
di lasciare egli e la sua discendenza i\ paese della sua prirria
origine-.
C A P O XXIV. 235
mini sui, et abiit, ex suo padrone, e si parti,
omnibus bonis ejus por- portando seco di tutti
tans secum, profectus- i beni di lui, e s'invi
que perrexil in Meso* a dirittura nella Meso-
potamiam ad urbem potamia alla citt di
Nachor. Nachor.
11. Cumque carne" 11. E fatti posare i
los fecsset accumbere cammelli fuori della cit-
extra oppidum juxta t vicino ad un pozzo
puteum afjuae vespere^ d'acqua la sera , nel
tempore, cjuo solentmu- tempo in cui soglion le
lieres egredi ad hau- donne uscire ad attin-
riendam ac/uam^ dixit: ger acqua , disse :
12. Domine Deus do- 12. Signore Dio del
mini mei Abraham, oc- mio signore Abramo,
' curre obsecro, mihi ho-dammi, ti prego , que-
die, et fac misericor- st' oggi felice incontro,
dia, cum domino meo e sii propizio al mio pa-
Abraham. drone Abramo.
13. Ecce ego sto pro- i3.J2cjco tjLe io sto
pe fontem aquae, et fi-vicin ^questa fontana
liae habitatorum hujus 4i acqua, e le figlie de-
civitatis egredienturad gli abitanti di questa
; hauriendam aquam. citt usciranno ad at-
tinger 1' acqua
i4- Igitur puella, cui i4> La fanciulla a-
ego dixero'. Inclina hy- dunque a cui io dir:
driam tuam^ uKbibam : Porgi la tua idria, af-
Vejrs. i o. Portando seco d tutti i beni ec. Questi erano per
la dote della sposa , secondo 1' uso di que' tempi e di que' paesi,
dove lo sposo dava la dote?
Vers. ii. E fatti posare i cammelli. L'Ebreo, e fatto pisga-
re iil ginocchio (a terra) at cammelli: cosi riposano queste
bestie .
La sera, nel tempo, in cui ec. Era incumbenza delle fan-
ciulle 1' andare ad una data ora ad attingere 1' acqua. Fedi.
Exod. u. 16.
et illa responderit: El- finch io possa bere :
be, quin et camelis\tuis la quale mi risponder:
dabo potum : ipsa est, Bevi, e anzi abbeverer
quam praeparasd ser- anche i tuoi cammelli
vo tuo Isaac : et per questa sar quella che
hoc \intelligam, quod tu hai preparata ad I-
feceris misericordiam sacco tuo serv : e da
cum domino meo questo comprender,
che tu sei stato propi-
zio al mio padrone.
15. Necdm intra 15. Non avea egli fi^
se verba compleverat^ nito di dire dentro di se
et ecce Reecca egre- queste parole, quan-
debatur, filia Bat&uel, ti' ecco usc fuora Re-
filii Melchae uxoris becca figliuola di Ba-
Nachor fratris Abra- iimele figliuolo di Mel-
ham , haben&hydriam cha moglie di Nachor
in scapula sua \ fratello di Abram la
quale avea un'idria sul-
la spalla :
iS.^lla^rani, 16. Fanciulla somma-
mis, virgoque falche^ i mente avvenente, e ver-
rima, et incognita viro: gine bellissima, e non
descenderat^autem ad conosciutala uonjp :
fontem, et impleverat ella era venuta alla fon- *
hydriam, ac ' reverte- tana , e ave empiuta
batur. l'idria, e se h' andava.
" * - '
Vers, 14. La fanciulla adunque a cui io Ar, ec. Osservali
Crisostomo, che il segno , al quale Questo servo vuol conoscere
la fanciulla destinata d,Dio pel figlialo di Abramo, il segno
di una buona moglie , di buona indole , affabile, ospitale , che
non risparmia la fatica ; donna finalmente tale da piacere %
Isacco e ad Abrjtmo. Fu dunque* effetto della sua fede e della
speranza in Dio;% Cft particolare istinto dello Spirito Santo il
chiedere un tal segn. ^ ?"
* Che hai preparata. Destinata.
i'7 Occurritque ei 17. E il servo le an-
servus^ et alt : Pauxil- d incontro , e disse :
lum aqucte mihi ad bi~ Dammi un pocolino di
bendurn praebe de hy- acqua a bere della tua
, ria tua. idria.
18. Quae respondit". 18. Ed ella rispose :
Eibe domine mi. Cele" Bevi, signor mio. E
rilerque deposuit hy- prestamente si pre*se
driam super ulnam l'idria sul suo braccio,
suam, et dedit ei po- e diegli da bere.
um

^ 19. ' Cumque ille bi-
19. E quando egli
bisset, adjecit: Quin et ebbe bevuto, ella sog-
camelis tuis hauriam giunse : Io attigner
aquam, donec cuncti pure acqua pe'tuoi cam-
bibant. melli , finch tutti ab-
bian bevuto.
* iQ.fffundensque liy* 20. E versata l'idria
driam in canalibus, re- ne' canali, corse di bel
currit ad puteum, ut nuovo al pozzo ad at-
hauriret aquam : et tigner %equa: e attin-
haustam omnibus ea- gala iae diede a tutti i
melis dedit. cammelli.
M. Ipse autem con- 21. Ma egli si stava
^templabatur eam taci- a contemplarla in silen-
tus> scire volens^ utrum zio, volendo sapere, se
prosperum iter suum il Signore avesse , o no
Jfecisset Dominus, an felicitato il suo viaggio.
non.
22. Postquam autem 22. E dopo che ebber
bibeAint cameli, pro- bevuto i cammelli, egli
tulit vir inaures au- tir fuori due orecchi-
re&s, appendente s si- ni d' oro, che pesavano
clos duos , et armiltas due sicli, Q due brac-
totidem pondo siclorum cialetti , che pesavano
decem. dieci sicli.
23. Dixitque ad eam'. 23. E diasele : Dim-
Cujus es filia ? indica mi, di chi sei figliuola ?
mihi : est in domo pa- v' ha egli luogo in casa
tris tui locus ad ma- del padre tuo da alber-
nendum ? garvi ? *
24. Quae respondit'. 24. Ella rispose :So-^
Filia sum Bath.uelis, no figliuola d^Bathue-
filii Melchae, quem le , figliuolo di Meldiia,"
peperit ipsi Nachor. partorito da questi! a
Nachor.
26. Et addidit di- 26. EI soggiunse; Di
ens: Palearum quo- pglia e di fieno ne ab^l
que et foeni flurimum biam moltissimo in ca-
est apud nos , et locus sa , e spazio grandis <%
spadosus ad manen- dare albergo. -
dum.
26. Inql7ia%it se ho- 26. L'uomo allors'in-
mo , et adorava Domi? chin , e ador il Si-,
nunij * <ft gnor.e,
27, Diceno : Benedi' 27. Dicendo : Bene-
ctus D omnus Qleusdo* detto il Signore Di del
mini mm Jffaakam t padron mio bramo, il
qui non abstulit mM$ quale non ha mancato
ricordiam^ et veritate, di essere misericoiio-
suam a damino meo., et so, e veraci col mio|pa4
recto itinere meperdu- drone, e per diritta via
xit in domum fratris mi ha eond<m*o alla ca-
domni mei. sa ciel Rateilo del mio
'4' padrone., *
Vers. 22. Due orecchini cP oro. La voce ebfea pu significare
anche ornamenti del naso o della fronte. Vedi vers. 3 j. S. Gi-
rolamo (in J3t,ech. xv%J dice, chei^e donne-di Paliiina porta-
vano 'certi ornamenti, i qjfali dalla fronte pendevano sul n|so ;
e crede, che questi sieno propriatnfnte significati colla paiwia
Nes^jn, c%e qui usata. Le fanciulle nella Siria portano an-
che in oggi nn jjjastro alLi fronte, da cui pjndono* monete
d.'oro e ^'argent; e le donne%&>e ejjjfirsiaue portano un anel-
lo d' oro' a una delle narici.
sB. Cucurrt itaque 28. Corse adunque la
puella , ei nuntiavit in fanciulla , e raccont a
domum matris suae casa di sua madre tut-
omnia, quae audierat. te le cose, che aveva u-
dite.
?s
29. Jlabebat autem 29. Or Rebecca avea
Rebecca fratrem nomi- un fratello chiamato La-
ne tjaban, quifestinus ban , il quale and in.
egrssus est ad homi' fretta a trovar l'uomo,
nem> ubi eratfons. dov' era la fontana.
3 o. Cumque vidisset 30. Gonciossiach e-
foaures, et armillas in gli avea veduti gli orec-
manibus sororis suae, chini , e i braccialetti
* et ^audisset cuncta ver nelle mani di sua sorel-
ha referentis : Haec lo- la , e avea udite le pa-
$utus est mihi homo: role di lei, che riferiva:
* venit ad virum, qui sta- Queli' uomo mi ha det-
I bat juxta camelos^ et to queste cose : ed egli
prope fontem aquae. trov -J? uomo , che si
stava presso a' cammel-
li, je*viciiQ alla fonUma.
Si.Dxitgue ad eum: L.Jp dissegli : Vieni
Ingredere , benedicte ro, uom benedetto
"Domini: curforis stas? dal Signore : perch stai
^jiaeparavi domum, et fuora ? ho preparata la
locuni camelis. jcasa , e un> luogo pei
<f cammelli.
3 2. Etintroduxit eum 32. E Io introdusse
in hospitium: ac destra- nell'ospizio ; e scaric i
vii camelos, deditque cammelli, e diede loro s*
paleas, etfoenum, et lapaglia, e il fieno, e por-
aquam ad lavandos pe-? t acqua per lavare i
Vers. 27. * Per diritta va. Addirittura.
Vers. 28. A casa di sua madre. Le donne aveano la loro abi-
tazione separata. (osi abbiam veduto, che Sara avea^ un padi-
4
gliene separato da creilo di bramo.
des ejus, et virorum, piedi a lui, e agli*i|i^,
qui venerunt cum eo. mini che eran veniiffe,
con lui. . . '*
33. Et apposit&s est 33. E fugl postafda-
in conspectu ejus pa-, vanti del pane. Ma gJL
nis. Qui ait : Non c& dise : Non manger, fi^
medam, donec^loquar no a tanta che io non
sermones meoAr.' Re* abbia esposta la mia*
tpondit ei : Loquere. ambasciata. Ed eglf Ri-
spose : Parla.
34- At ille: Servus ,* f 34. & quegli : Spno ,
inqit% Abraham sfym : disse, ser,yo di bramo:
35. Et Dominus be- TKfr'E *il Signore ^a
nedixit domino^ meo ^benedetto grandei*ie=nj
valde magnificatusq&e te il mio padrone , e te
est: etdedit ei oves^ et ha fatto grande; e^tgti*
boves> argentoni, et au- ha dato peQpre^ e bovi,
rum , sefvoS, %t anc%>* argento, e $% schiavi,
*las, tametos^t&sinos. e* s^ht^ye, e^^nimelli,
e asini?* *r> V.- *
4
: 3& Et peper&fSara 36". E Sar moglie del
uxr
jU^ini mei^jium mio padrone ha* parto-
domino meo in san&i*' rita in sua vecchiaja al
ctute sua, dedite/u illi miq padrone uniigliuo-
omnia, quae habuerat. lo, oui egli h| dato tu%
to il suo. -^ 'r\
37. Et adjumvit me , 37<(J.ilj(> padrone
dominus meus, dicehs : m i Affatto giurar^ di-rf
*Non accipies Uxorem cendo^ Non gyreno&rai*
^filio meo * de^jttiabus ^ moglie pel. mio. figlio
CJiananaeorum, in quo- * nissuna delle figlie dei
rum trra liabito : Chananli, n^lla terra
de' quali i^ dimore^

*-Ver!. 36-, u egli ha dmoutlo ^ *o. Lo%a dichiara totem?


erede universale per,do#o la sua morte.
38. Sed ad domum 38. Ma anderai alla
patris mei perges, et casa del padre mio , e
de cognatione mea ac- della mia parentela
cipies uxorem filio meo, prenderai moglie al mio
figliuolo.
3<), Ego vero respon- 39. Ed io risposi al
di domino meo: Quid si mio padrone ; E se la
noluerit venire mecum donna non vorr venir
mulier ? meco ?
4 Dominus , ah, in 40. Il Signore, mi ri-
cujus conspectu ambu~ spose egli, nel cospetto
lojnittetAngelum suum di cui io cammino,man-
tecum , et diriget viam der T Angelo suo con
tuam: accipiesque uxo- te , e prosperer il tuo
rem filio meo de cogna- viaggio: e prenderai al
tione mea, et de domo mio figlio una moglie
patris mei. di mia parentela e del-
la casa del padre mio.
41. Innocens eris a 41- Sarai esnte dalla
maledizione mea, cum mia maledizione, quan-
veneris ad propinquos do sarai arrivato a casa
meos , &t non dederint de' miei parenti , ed ei
libi. ' non vorranno dartela.
42. Veni ergo hodie 4a. Sono adunque
ad fontem acjuae, et quest' oggi arrivalo al-
dixi: 1)ornine Deus do- la fontana, e ho detto t
mini mei Abraham,, si Signo/e Dio del mio pa-
(lirxisti viam meam , drone Abramo, se tu rni
in qua nunc ambulo, hai indirizzato pella
strada , in cui io ora
cammino,
43* JE^ce sto juxta 43. Ecco che io mi
fontem aquae , et vir- sto presso qusta fon-

Vers. 1. * Sarai esente dalla mia maledizione. Sarai sciol


fo dal giuramento a me prestato.
Pent. Vol I. ii
g, quae egredietur.ad tana d' acqua , e la fan-
hauriendam aquam , ciulla, che uscir fuora
audierit a me : Da mi~ ad attigner acqua, ed a
hi pauxillum aquae ad cui dir; Dammi un po'
bibendum ex hydria d' acqua da bere della
tua : tua idria :
44- Et dixerit mihi : 44' Ed ella mi dir :
Et tu bibe : et camelis Bevi pur tu ; io ne atti-
tuis hauriam : ipsa est gner a"nche pe' tuoi
mulier, f/uam praepa- cammelli : questa la
ravit Dominus filio do- donna destinata dal Si-
mini mei. gnore al figliuolo del
mio padrone.
45. "Dumque haec t&* 45. E mentre io que-
citus mecum volverem* sle cose ruminava in
apparuit Rebecca ve- silenzio dentro di me ,
nienscum hydria^quam comparve Rebecca, che fy
portabat in scapula : veniva portando la sua m*
descenditque ad fon- idria sopra la spalla : e * ,
lem , et hausit aquam. scese alla fonte , e at- ^
Et aio ad eam-. Da mi" tinse l'acqua. E io le .\
Jki paullulum bibere, dissi : Dammi un po- \
chettino da bere.
'46. 'Quae festinans l6. Ed ella tosto si
'deposuit hydriam de tolse dall'omero l'idria,
humero, et dixit mihi e mi disse : E bevi tu ;
Et tu bibe ; et camelis e a'tuoi cammelli dar
Juis tribuam p o tum. Bi~ da bere. Io bevvi, ed
hi, et adaquavit carne- ella abbever i cam-
los. melli.
4y. Interra gaviq u 4?. E la interrogai,
eam, etdixi\ Cujus e s e dissi : Di chi sei tu fi-
filia ? Quae respondit: gliuola ? Ed ella rispo-
Filia Bathuelis sum> se: Son figliuola di Ba-
filii Nachor , q uem pe- thuele, figliuolo di Na-
perit t>i Melcha. Sus- chor, e Melcha. Le die-
penali itaque inaures di allora gli orecchini
ad ornandam faciem e- da attaccarseli per or-
jus t et armillas posu nare il Suo volto, e i
in manibus ejus. braccialetti per le sue
mani....
48 Pronusgue ado- 48.E mi chinale ado-
ravi Dominum , bene" rai il Signore, bene-
dicens Domino Deo do- dicendo il Signore Dio
mini mei Abraham^ qui del mio padrone bra-
perduxit me recto iti- mo , il quale per dirit-
nere, ut sumerem filiam ta via mi ha condotto
Jratris domini mei filio a prendere pel suo fi-
ejus. gliuolo la figlia del fra-
tello del mio padrone.
4p. Quamobrem s 49- Per la qual cosa
factis misericordiam, se voi vi portate con
et veritatem cum domi- bont e lealt verso il
no meo , indicate mihi: mio padrone, ditemelo:
sin autem aliud placet^ che se pensale al 1 ri-
et hoc dicite mihi, ut menti , ditemi anche
vadam ad dexteram, questo, affinch io a
sive ad sinistram. destra, o a sinistra mi
volga.
60. Jtesponderunt- 5o. Ma Laban, e Ba-
(jue Lnban^ et Bathuel: thuel risposero: II Si-
A Domino egressus est gnore ha parlato : non
fermo : non possumus possiam dire a te fuori
extra placitum ejus che quello che a lui
fjuidcjuam aliud locjui te- piace.
cum,

Vers. 49- Affinch io a destra, o a sinistra mi volga. E una


maniera d'i proverbio, che vuol dire , affinch io provveda alla
mia meumbenza in un modo o in un altro. Egli potea trovare
una moglie per Isaceo nelle famiglie degli altri ligliuoii di
Naclior.
51. En Rebecca co- 51. Ecco davanti a te
ram te est, tolte eam, Rebecca , prendila , e
et proficiscere, et situ- parti, ed ella sia mo-
xor filii domini tui, sic- glie del figliuolo del tuo
ut locutus est Domi- padrone, secondo la
nus. parola del Signore.
62. Quod cum audis- 62. La qual cosa udi-
set puer Abraham, pro- ta avendo il servo di
cidens adoravt in ter A.bramo, prostrato per
ram Dominum. terra ador il Signore.
53. Prolatisque vasis 53. E tratti fuora va-
argenteis, et aureis, ac si d' argento e d'oro, e
vestibus, dedit Rebec- vestimenti, li diede a
cae pro munere ,fratri- Rebecca in donativo, e
bus quoque e]us> et ma- fece anche de' presenti
tri dona obtulit. a' fratelli di lei, e alla
madre.
54. Inito convivio, ve- 64. E cominciato il
scentes pariter, et bi- convito, steller ivi
bentes manserunt ibi. mangiando e bevendo,
Surgens autem mane La mattina levatosi il
locutus est puer\ Di- servo disse : Lasciatemi
mittite me, ut vadam andare a ritrovare il
ad dominum meum. mio padrone.
55. Responderunt- 55. Risposero i fra-
(juefratres ejus, et ma- telli , e la madre : Ri-
ter: M.aneat puella sal- manga la fanciulla al-

Vers. 5o. Ldban e Baihuel risposero. Questo Baiimele dovea


essere anche egli fratello di Rebecca ; perch , se fosse stato il
padre , a lui toccava a parlare a preferenza del figliuolo Laban,
che fa qui sempre le prime parti. Gredesi perci, che Bathuele
il padre fosse gi morto.
// Signore ha parlato. Ci raccoglievano Laban e Bathue-
le, dal segno che Dio n'avea dato ad Eliezer, facendolo imbat-
tersi in Rebecca, la quale avea detto e fatto tutto quello che
egli dentro di s avea domandato al Signore.
lem decem dies apud meno dieci .giorni con
nos , et postea profici- noi, e poi partir.
scetur. >
66. Nolite , alt, me 56. Non vogliate,
retnere, quia Dominus diss' egli, ritenermi,
direxit viam me ani : d- dappoich il Signore ha
matite me , ut pergam prosperato il mio viag-
ad dominum meum. gio : lasciate, ch'io me
ne vada al miopadrone.
67. Et dxerunt: Vo- 67. Ed ei dissero :
cemus puellam^ et quae- Chiamiamo la fanciulla,
ramus ipsius volunta- e sentiamo qual sia il
lem. suo volere.
58. Cumque vocata 58. Chiamata venne,
venisset^ sciscitati sunt : e le domandarono :
Vis ire cum homine i" Vuoi tu andar con que-
sto! Quae ait] Vadavi. st1 uomo ? Ed ella dis-
se : Ander;
69. Dimiserunt ergo 59. Lasciaron adun-
eam> et nutricem. illius^ que , che ella partisse
servumque Abraham, insieme colla sua balia,
et comites ejus, e il servo di Abramo, e
i suoi compagni,
60. Imprecante^ pro 60. Facendo voti per
spera sorori suae , at- la loro sorella , e dicen-
que dicentes : Soror do : Sorella nostra, pos-
nostra es , crescas in si tu crescere in mi-
mille millia , et possi- gliaia di generazioni, e
deat semen tuum por- i tuoi posteri s'impa-
tas inimicorum suorum. droniscano delle porte
de' suoi nemici.

Vcrs. 5^. Sentiamo qual fia il suo volere. Non riguardo al


matrimonio con Isacco, al quale si vede che avea acconsentito
(ver s. 5i. ) ma riguardo al partir cosi subito.
Vers. 60. S* impadroniscano delle porte ce. Vale a dire delle
citt, ovver tlelle case, de' palazzi ce.
61. Igitur Rebecca, 61 .Rebecca adunque,
etpuellae illius, ascen- e le sue serve, salite
sis camelis, secutae su cammelli, andarono
sunt virimi : quifestinus cori quell'uomo : il qua-
revertebatur ad domi" le con lulta celeril se
num suum, ne tornava al suo pa-
drone.
62. Eo autem tem- 62. In quel tempo
pore deambulabat I- stesso Isacco passeggia-
saac per viam c/uae du- va per la strada , che
cit ad puteum , (i) cu- conduce al pozzo , che
jus nomen est viventis, si noma di lui che vive
et videntis : habitabat e vede : imperocch e-
enim in terra australi: gli abitava nella terljra
di mezzod:
63. Et egressus file- . 63. Ed era uscito al-
rai ad meditandum in la campagna per medi-
agro, inclinata jam tare sui far della sera:
die : cumque elevasset e alzati gli occhi, vide
oculos, vidit camelos da lungi venir i eam
venientes procul. nielli.
64- Rebecca quoque, 64.Rebecca eziando,
conspecto Isaac, de- veduto Isacco, scese dal
sceidit de camelo, cammello,
65.Etaitadpueriim: 65. E disse al servo :
Quis est ille homo, qui Chi queli' uomo , che
(i) Sup. 16. 14.

* Sorella nostra. La seconda persona presso gli Ebrei tien


luogo del vocativo.
Yers. 62. Per la strada che conduce al pozzo, che si no-
ma ec. Vedi cap. xvi. 14-, xvn. n.
Abitava nella terra di mezzod, A Bersabea, che era nella
parte meridionale di Chanaaii.
Vers. 63. Era uscito alla campagna per meditare. Alenai
traducono P Ebreo per orare ; ma 1' uno e 1' altro senso s'inclu-
dono scambievolmente. Sia ch'egli meditasse, sia che egli facesse
orazione al Signore, questi lo consola coll'arrivo della sua sposa.
venitper agrum in oc- viene pel campo incon-
cursum nobis ?Dixitque tro a noi ? Ed egli dis-
ei : Ipse est dominus se: Quegli il mio pa-
meus. At illa tollens drone. Ed ella tosto pre-
cito pallium operuit se. so il velo si copr.
66. Servus autem 66. E il servo rac-
cuncta, quae gesserai, cont ad Isacco tutto
narravit Isaac. quello che avea fatto.
67. Qui ntroduxit 67. Ed egli meriolla
eam in tabernaculum dentro il padiglione di
Sarae matris suae, et Sara sua madre , e la
accepit eam uxorem: et prese per moglie: e l'a-
in tantum dilexit eam^ mor che ebbe per lei fu
ut dolorem^ cjui ex mor- tale, che temper il do-
te matris ejus accide- lore , che risentiva per
rat , temperare^ la morte della madre.

Vers. 65. Ella tosto preso il velo si copr. Quello che s


tradotto il velo, s. Girolamo dice che era una specie di mantello
che copriva la testa e il corpo tutto.
Vers. 6". E V amor che ebbe per lei... tempero il datore, ec.
Sara era morta gi tre anni prima . Si mostra adunque con que-
ste parole l'affetto grande d'Isacco verso una si degna madre. In
Isacco figliuolo unigenito di Abramo qui rappresentato il fi-
gliuolo unigenito di Dio, cui il padre diede l'assoluto dominio di
tutte le cose. Matili, xi. 27. Il padre d al figliuolo una sposa, la
Chiesa, raccolta da tutte quante le naaioni, che sono sopra la
terra, e a cercare, e chiamar questa sposa ( la quale senza un in-
vito speciale di lui non si sarebbe mossa giammai a bramare lo
sposo, e l'autore di sua salute) manda i suoi servi pii fedeli, gli
Apostoli, ricchi de'suoi doni e animati dallo spirito dello sposo.
Questa sposa introdotta a occupare il luogo della sinagoga ; e
la bellezza e la fecondit di questa sposa , che non ha n mac-
chia, n grinza, fece svanire il giusto dolore della perdita della
sinagoga.
C A P O XXV,

bramo a* molti figliuoli avuti da Cetura d dei


doni ; e muore lasciando suo erede Isacco.
Muore anche Ismaele dopo aver generato do-
dici principi. Isacco fa orazione per la mo glie
sterile , ed ella partorisce due gemelli, Esa
e Giacobbe, de* quali il maggiore vende al
minore la primogenitura.

1. jfLbrhani vero 1. r\bramo poi spo-


aliam duxit uxorem no- s un'altra moglie per
mine Ceturam : f i ) nome Getura :
2. Quae peperit ei 2. La quale partor
Zamran, et Jecsan, a lui Zamran, e Jecsan,
et Madan , et M.adiaii e Madan , e Madian , e
et Jesboc , et Sue. Jesboc, e Sue.
3. Jecsan quoque ge- 3. Jecsan poi gener
nuit Saba^ et Daddn. Saba, e Dadan. I fi-
Filii Dadan fuerunt gliuoli di Dadan furon
A s surim , et Latusim^ Assurim , e Latusim, e
et Loomim. Loomim.
4- A t vero ex Madian 4. Da Madian nacque
ortus est Epha* et O" Epha, e Opher, ed He-
(i) i. Par. i. 3a.

Yers. i. Sposo un altra moglie per nome Cetura. Abramo


avea allora cento quarant'anni. La virt di questo gran patriarca
non permette di credere , che altro egli cercasse con questo nuo-
vo matrimonio , cte di avere maggior numero di figliuoli, per
mezzo ile' quali la vera religione si propagasse e si adempissero
le promesse fattegli da Dio , di una numerosissima discendenza.
E 1' essere stato benedetto da Dio questo matrimonio con buon
numero di figliuoli dimostra, e che Dio gli conserv il vigore
rendutogli miracolosamente, e che per ispirazione di lui bramo
lo avea fatto.
pher, et Henoch^ et A' nocb, e Abida , ed El-
bida^ et Eldaa: omnes daa: lutti questi figliuo-
hi filii Ceturae. li di Cetura.
6. Deditt/ue Abra- 5. E Abramo diede
ham cuncta, quae pos- ad Isaac tutto quello
sederai , Isaac : che possedeva :
6. Filiis autem con- 6. A* figliuoli poi del-
cubinarum largitus est le concubine diede dei
munera , et separavit doni, e li separ da I-
eos ab Isaac filio suot saac suo figliuolo, men-
dum adhuc ipse viveret, tre era tuttora in vita,
ad plagam orientalem. mandandoli verso 1' o-
riente.
7. Fuerunt autem 7. E tutti i giorni
dies vitae Abrahae cen- della vita d'Abramo fu-
tum septuaginta quin- rono cento settantacin-
que anni que anni.
8. Et deficiens mor- 8. E venne meno e
tuus est in seneetu te mor in prospera vec-
bojia, provectaeque ae* chiezza , e d' et avan-
tatiS) etplenus dierum : zata, e pieno di giorni,
congregatosene est ad e and a unirsi al suo
populum suum. popolo.
Vers. 6. A*figliuoli poi delle concubine diede de'doni, ec. Le
concubine, o sia mogli secondarie furono Agar e Cetura. Elle
erano vere mogli, ma di assai inferior condizione, ed erano sog-
gette alla madre di famiglia, la quale era e dicevasi signora, ov-
ver donna : elle erano per lo pi serve e serve rimanevano, e i
lor figliuoli non avean diritto ali' eredit paterna.
li separ da Isaac ..., mandandoli ec. Yedesi da ci la
sollecitudine d' Abramo non solamente di provvedere alla pace
de' suoi figliuoli, ma ancile di allontanare il figliuolo Isacco ,
l'erede delle promesse, e i posteri di lui dal pericolo di conta-
minarsi coli' idolatria e co1 vizii, ne' quali erano per cadere i po-
steri degli altri figliuoli.
Mandandoli verso Voriente. 1 figliuoli di Agar e quelli di
Cetura furono mandati da Abramo nell' Arabia deserta , che ri-
mane a oriente riguardo a Bersabea, dove egli pass gli ultimi
i nui di sua vita.
9. E t sepelierun t eum 9. E Isaac e Ismaee
Isaac , et Ismael filii suoi figliuoli lo seppel-
sui in spelunca dupli- lirono nella doppia spe-
ci , quae sita est in a- lonca situala nel campo
gro Ephron , filii Seor di Ephron, figliuolo di
Hethaei , e regione Seor Heteo, dirimpetto
Jfambre. a Mambre.
10. Quem emerat a 10. Il qual campo
filiis Heth : ibi sepultus egli avea comprato da'
est ipse, et Sara uxor figliuoli di Heth : ivi fu
ejus. sepolti egli, e Sara sua
moglie.
i TI Et post obitum 11. E dopo la morte
illius benedixit Deus di lui Dio benedisse
Isaac filio ejus, c/ui ha- Isacco suo figlio,il qua-
bitabat juxta puteum le abitava presso al poz-

Vers. 8. E venne meno e mori ec. Mori Abramo non per ef-
fetto di malattia o d altra estrinseca causa ; ma consunte le for-
ze e il vigor naturale, sazio (li vivere (cosi dice l'Ebreo) , senza
malattia e senza dolore passo tranquillamente da questa vita, e
(indo a unirsi al suo popolo: vale a dire, spogliato della mor-
talit, pass ad unirsi alla societ de'giusti, agli spirili fie1 giusti
perfetti, Hebr. xu. ?.3. Osservano g' interpreti, aversi in questa
frase popolare raffermata la costante tradizione dell' immortalit
dell'anima, cui la separazione dal corpo altro non , che un pas-
saggio ad un nuovo stato di vita.
Tutto quello che abbiam fin qui veduto d' Abramo, ci d
Un'altissima idea della virt e grandezza d'animo, della piet,
della fede e della giustizia di questo patriarca. Io non m'avan-
aer a farne 1' elogio ; ma mi contenter di riferire quello che lo
Spirito santo ce ne ha lasciato nell'Ecclesiastico : Abramo, il
grande padre di molte genti, a cui nessuno fu il simile in
gloria; il quale conservo la legge dell'Altissimo: e questi
strinse con lui alleanza. Egli nella sua carne ratifico il pal~
io, e nella tentazione fu trovato fedele. Per questo Iddio giu-
ro di dargli gloria nella sua stirpe , e clCei sarebbes mohipli,-
calo , come la polvere della terra; e di esaltare il seme di lui,
come le stelle del cielo, e che questo avrebbe posseduto da un
mare all'altro, e dal gran fiume sino a?confini del mondo,
cap. XLIV. 20. 23.
^ornine viventis 3 et vi- z detto di colui che vi*
dentis. re e che vede.
12. Hae suitgenera- 12. Questo il nove-
tiones Ismael, filii A- ro dei posteri d'Ismae-
brahae, quem peperit le, figliuolo di A brani a,,
ei Agar AEgfptia> fa- partorito a lui da Agar
mula Sarae r Egiziana schiava di Sa-
r:
13. Et haec nomina 13. E questi sono i
filiorum ejus invocabu- nomi de'figliuoli di lui
lis , et generationibus co' quali nomi furori
suis (i). P rimo penitus chiamati i suoi discen-
Ismaelis Tiabajoth , denti. Primogenito di
deinde Cedar, et Ad- Ismaele fuNabajoth, di-
beel, et Mabsam: poi Cedar, e Adbeel, e
Mabsam:
14- Masma quoque , 14. E Mas ma, e Da-
et Duma , et Massa, ma , e Massa ,
15. Hadar, et Th- 15. Hadar, e Therna,
ma 3 et Jethur , et Na* e Jethur , e Naphis , e
pliis, et Cedma. Gedma.
16. Isti sunt filii I- 16. Questi sono i fi-
smaelis : et haec no- gliuoli d'Ismaele, e que -
mina per castella i et sti nomi passarono a.'loro
(\) i. Par. if 2g.

Vers. 13. Primogenito d'Ismaele Naba/oth. Da cui i Nabatei,


de'quali la capitale fu Petra nell' Arabia Petrea.
Cedar. Da cui i Cedreeni vicini a' Nabatei.
Vers. *4; Masma, e Dumo., e Massa^. Questi nomi di tre
de' figliuoli d'Ismaele sono usati per modo di proverbio dagli
Ebrei; perocch significano, ascoltare, tacere, sopportare: tre
regole essenzialissime per conservare la pace. Duma pu aver
dato nome ad una citt detta Duinathan nell' Arabia deserta.
Vedi hai. xxh 11.
Vers. 15. Jeihur. Da cui credesi venga il nome di Ilurea, pia-
col paese oltre il Giordano, che ha a levante l'Arabia deserta, a
ponente lo stesso Giordano.
Calma, l paese di Cedcmoth rammentalo Deuler, xi. 26.
oppido, eorum, duode- castelli, e e i. U ci i . Essi
cim principes tribuum furo n dodici principi
suarum. ognuno della sua trib.
17. Etfacti sunt an- 17. E tutti gli anni
ni vitae Ismaelis cen- della vita d'Ismaele fu-
tum triginta septem, rono cento trentasette,
deficiensque mortuus e and mancando e mo-
est, et appositus ad po- r , e and ad unirsi col
pulum suum. suo popolo.
18. Habitavit autem 18. Or egli abit il
ad lievita use/u Sur, paese , che da Hevila
f/uae respicit AEgy* sino a Sur, la quale
ptum introeuntibus As- ( Sur ) guarda T Egitto
syrios. Coram cunctis per cH va neli' Assira.
fratribits suis obiit. Egli mor presenti tut-
ti i suoi fratelli.
19. Hae quoque sunt 19. Questa pur fu la
Veneratione s Isaac filii genealogia d'Isaac fi-
Abraham : Abraham gliuolo di Abramo : A-
genuit Isaac : bramo gener Isaac :
20. Qui cum quadra^ 20. E questi essendo
ginta esset annorum, in et d'anni quaranta,
. duxit uxorem Rebec- spos Rebecca figliuola
cam filiam Bathielis di Baiimele Siro della
Syri de Mesopotamia, Mesopotamia, sorella
sororem Laban* di Laban.

Vers. 16. Dodici prncipi. Vedi cap. xvu. ao.


* Castelli e ciltad. L'Ebraico Tiroth in Siriaco vale ovile,
circondario in cui si chiudono i greggi.
* Ivi. Dodici principi. Questi Arabi, che non hanno citt
n case murate, vveano come oggid i Tartari.
. Vers. 18. La quale (Sur) guarda V Egitto per hi e. La so-
litudine di Sur sulla strada per andare dall'Egitt nell'Assiria.
* Or egli abito. Altri abitarono, e lo riferisc no a' posteri
d'Ismaele.
* Ivi. Mor presenti. Ovvero superstiti tutti i noi fratelli.
Vera, a o * Fevc preghiere. Fece istanti preghici
21. Deprecatusque 21. E Isaac fece pre
est Isaac Dominum pro ghiere al Signore per
uxore sua, eo quod la sua moglie, perocch
tessetsterilis*. c/ui exau- ella era sterile : ed egli
diviteum, et dedit con* lo esaud, e fece che
ceptum Rebeccae. Rebecca concepisse.
22. Sed collideban 22. Ma si urtavano
tur in utero ejus parvu- nel seno di lei i bambi-
li ; quae alt : Si sic mi- ni ; ed ella disse : Se
hi futurum erat) quid questo dovea accader-
necesse fuit concipere ? mi, qual bisogno v'era,
Perrexitque ut consu- che io concepissi? E se
lere t Dominum. ne and a consultare il
Signore.
23. Qui respondens, 23. Il quale rispose ,
aiti (i) Duae gentes e disse : Due nazioni
sunt in utero tuo, et duo sono nel tuo seno, e due
populi ex ventre tuo di" popoli dal ventre tuo
videntur, populusque usciran separati, e l'uri
populum superabitt et popolo vincer P altro,
major serviet minori. e il maggiore servir al
minore.
fi} Rorn. g. io,

Vers. 21. E Isaac fece preghiere ec. La voce ebrea esprime,


che Isacco preg molto e ardentemente e con perseveranza. La
sterilit di Rebecca ( come quella di Sara) dimostrat che quel
seme di benedizione, il Cristo, il quale da lei dovea discendere,
sarebbe dato al mondo non per effetto di naturali cagioni, ma
per mero dono di Dio, e pe.r miracolo della bont di lui, e me-
diante le preghiere de' giusti. Vedi il Grisostomo.
Yers. 22. Se n' ando a consultare il Signore. Non pQssiarna
dir con certezza, dove e da chi andasse Rebecca ; ma Teodoreto
e altri interpreti credono, che ella andasse ali' altare eretto da
bramo in un bosco vicino al suo padiglione, come vedemmo di
sopra, e che dopo che ella ebbe pregato il Signore, questi, o in
sogno, o per mezzo di un Angelo, le predicesse quello che segue,
Vers. 28. // maggiore servir al minore. Il primogenito Esau
( vale a dire i posteri di lui ) servir a Giacobbe secondogenito.
Gli Ebrei infatti, come soli eredi di Abramo , ebbero- il dominio
24. Jam tempus p a- 24. Era gi venuto il
riendi advenerat, et tempo di partorire , ed
ecce gemini in utero ecco , che si trovaron
ejus reperti sunt. nell'utero di lei due
gemetti.
26. (i) Qui prior e* 26. Quegli che il pri-
gressus estt rufus erat, mo venne fuora , era
et totus in morem pellis rosso, e tutto peloso ,
hispidus : vocatums/ue come uria, pelliccia ; e
est nomen ejus lEsau. fagli posto nome Esa.
(2) Protinus alteregre- L* altro , che immedia-
diens , pian tam fratris tamente usc, tenea col-
tenebat manu', et idcir- la m a no i 1 piede del fra-
co appellavit eum Ja- tello : e per questo ella
cok. lo chiam Giacobbe
26. Sexagenarius e- 26. Isacco era di ses-
rat Isaac , quando na- sant' anni, quando gli
ti sunt ei parvuU. nacquero questi barn*
bini.
(ij Osce la. 3. fa) Matili, i. a.

della terra di Chanaan, e furono esaltati da Dio>: e i discendenti


di Esali, g' Idumei, furono soggetti agli stessi Ebrei ne' tempi di
Davidde e di Salomone e de'Macabei. Ma in un altro senso pi
importante, come- dopo s. Paolo spiega s. Agostino: II figliuolo
maggiore e il popolo primogenito riprovato; il figliuolo mina-
re e il nuovo popolo eletto: il maggiore servir al minore:
questo si e adesso verificato; adesso i Giudei sono i nostri
servi, portano i libri santi a noi che gli Mudiamo , in Ps. 4-
E in una significazione ancora pi ampia, quest'oracolo si adern-
pie negli eletti e ne'reprobi, figurati i primi in Giacobbe, i se-
condi jn Esa; perch tutto quello che fassi da'reprobi, o intor-
no ad essi, diretto dalla Provvidenza alla salvazione degli elet-
ti, redi Rom. ix.
Vers. ^5. Fug/i posto nome Esa. Come chi dicesse nomo
fattoi perch era nato tutto peloso, come se fosse gi nom*
maturo.
Giacobbe. Filone tradusse lottatore , o atleta, il quale prese
l'avversario nel piede lo atterra. Vedi cctp. xxvu. 36.
* // piede. La pianta del piede.
27 Quibus adultis, 27. I quali allorch
factus estEsau vir gjia* furono adulti, Esa di-
rus venandi, et hom>o venne buon cacciatore,
agricola : Jacob autem e uom di campagna : e
vir simplex habitabat Giacobbe uomo sempli-
in tabernaculis. ce abitava ne' padi-
glioni.
28. Isaac amabat E- 28. Isacco amava E-
san , eo quod de vena- sa, perch si cibava
tionibus illius vescere- della caccia di lui : e
tur : et Rebecca dilige' Rebecca amava Gi-*
bai Jacob. cobbe.
29. Coxit autem Ja- 29. Or Giacobbe si
cob pulmentum , ad era cotta una pietanza,
quem cum venisset E- quando venne a lui E-
sau de agro lassus , sa dalla campagna af-
faticato ,
3 o. Aiti Da mihi de 30. E disse: Dammi di
codione hac riifa, quia quella cosa rossa , che
oppido lassus sum. hai cotta, perocch sa-
Quam ob causam voca- no stanco davvero. Per
tum est nomen ejus (i) questa cagione gli fu
Edom. dato il nome di Edom.
(ij Ab A. i. Hbr, i?.. 16.
Vers. 27. Uomo semplice. Vale a dire schietto , innocente, e
di ottimo costume. Cosi Giacobbe chiamato uomo semplice.
Quindi egli abitava ne* padiglioni, avendo cura delle cose do-
mestiche, e de'greggi paterni \ mentre il naturale fervido di Esati
lo portava a passare il suo tempo per le campagne e pe* boschi
alla caccia .
Vers. 28. Isacco amava E s alt,, percte si cibava ec. L' affetto
e la riverenza che Esait mostrava verso del padre, e l'attenzione
che avea di provvedergli la cacciagione, della quale egli volentie^-
ri si nutriva, servivano ad accrescer l'amor d'Isaeco verso questo
stio primogenito. Cao per non vuol dire, ch' ei non amasse e non
istmasse Giacobbe.
Vers. 3o. Gli fu dato il nome di Edam. Vale a dire rosso,
rubicondo, ec. Le lenti d'Egitto erano famose anche a' tempi di
5. Agostino.
31. Cui dixit Jacob : 31. Disse a lui Gia-
Vende mihi primogeni' cobbe : Vendimi la tua
ta tua. primogenitura.
3a. Ille respondit : 32. Quegli rispose:
lEi morior ; quid mihi Ecco che io mi muoio:
proderunt primogenita! che mi varr l'esser io
primogenito ?
33. Alt Jacob : Jura 33. Disse Giacobbe :
ergo mihi. Juravit ei Giuramelo adunque.
E san, et vendidit pri- Esa fece a lui il giura-
mogenita* mento , e vend la pri-
mogenitura.
34 JZt sic aecept pa- 34- Cos preso il pa-
ne , et lentis edulio, co- ne, e Sa pietanza di len-
medt, et bibit^ et abiit^ ti , mangi, e bevve, e
parvipendens, quodpri- s'and poco curando d'a-
mogenita vendidisset. ver venduto il diritto
di primogenito.
Vers. 31. Fendimi la tua primogenitura: i diritti di primo-
genito. Giacobbe sapeva gi, per quello che gli avea raccontato la
madre, che secondo il volere di Dio a lui doveano appartenere
le ragioni di primogenito : prende egli adunque questa occasione
di vendicare questo diritto mediante la volontaria cessione del
fratello.
Vers. 3a. Ecco che io mi muoio. Quand' anche si voglia cre-
dere , che questo fatto avvenisse in tempo che era cominciata la
carestia, di cui si parla nel capo seguente, come alcuni preten-
dono; non per da credere, che Esau non avesse nella casa di
un ricchissimo padre altro cibo da levarsi la fame, se non le
lenti di Giacobbe ; anzi piuttosto da credere, ch' egli voglia ri-
coprire la sua golosit col pretesto di estremo bisogno . Egli
adunque pecc e merit di essere chiamato profano da Paolo,
Hebr, sii. 16: perch a si vil prezzo, come una scodella di len-
ti , vend le prerogative annesse alla sua qualit di primogenito ,
e con esse la benedizione paterna, e per conseguenza anche il
massimo de' privilegii spettanti al primogenito d'Isacco, il privi-
legio d' esser padre del Cristo. ,
Vers. 34- Se ne ando, poco curando ec. E notata dopo il pec-
cato l'ostinazione e l'impenitenza. Forse ebbe fin d'allora in cuo-
re di non stare al contratto, bench ratificato col giuramento,
onde ti fece reo di perfidia e di spergiuro.
C A P O XXVL

m Isacco pellegrino in Gerara a causa della care'


stia. Promessa della terra di Chanaan, e be-
nedizione del seme di lui Abimelech lo ripren-
de , perch avea detto , die Rebecca era sua
sorella. Essendo venuti a contesa i loro pasto-
ri per le cisterne, Abimelech fa alleanza
con Isacco: Esa prende delle mogli.

1. \Jrta autem fa- 1. IVJLa essendo ve-


me super terram post nuta la fame in quel pae-
eam sterilitatem, quae se dopo la sterilit avve-
acciderat in diebus A- nuta ne'giorni di Abra-
braliam, abiit Isaac ad mo, se n'and Isaac da
Abimelech regem P a* Abimelech re de' Pale-
laestinorum in Gerara. stini in Gerara.
2. Apparuitque ei 2. E il Signore gli ap-
Dominus, et aiti Ne de- parve, e disse : Non an-
scendas in AEgyptum\ dare in Egitto ; ma po-
sed (juiesce in terra ? sati nel paese , ch' io ti
quam dixero dbi ; dir ;
3. Et peregrinare in 3. E stavvi pellegrino,
ea , eroque tecum} et e io sar teco, e ti be-
benedicavi, tibi : tibi nedir : imperocch a
enim, et semini tuo da- le, e al seme tuo dar

Vers. i. Dopo la. sterilita avvenuta ec. L'Ebreo e i LXX. leg-


gono , olire , ovvero fuori della farne avvenuta n' giorni
(V bramo , cio cento tre anni prima.
Ando Isaac da Abirnelech . Figliuolo probabilmente di
quello che nominato al capo xxi.
Vers. 2. Non andare in Egitto. Dio rimuove Isacco dall7 an-
rkire in Egitto per trovar da vivere, bench vi avesse mandato
Abramo. Noi non vediamo le ragioni n del primo ordine, n
del secondo ; ma Abramo obbedii a Dio , e and ; e Isacco obbed
a Dio, e fcrmossi, dove Dio gli comand di fermarsi*
eo universa^ reglene s tutte queste regioni,
has , (i) complens ju- adempiendo il giura-
ramentum quod spopon- mento fatto da me ad
di Abraham patri tuo. bramo tuo padre.
4- Et muldplicabo 4. E moltiplicher la
semen tuum sicut stei- tua stirpe come le s tei-
las coeli : daboque po- le del cielo : e dar ai
stera tuis unversas tuoi posteri tutte que-
regiones has : (2) et ste regioni: e nel seme
BENEDICENTUR in tuo SRAN BENE-
semine tuo omnes gen- DETTE tutte le nazio-
tes terras, ni della terra,
5. Eo quod obedierit 5. Perch Abramo ob-
Abraham voci meae, bed alla mia voce , e
et custodierit praece- osserv i precelti, e co-
pta et mandata mea, et mandamenti miei, e
caeremonias, legesque mantenne le cerimonie,
servaverit. e le leggi.
6. Mansit itaque Isa- 6. Isacco adunque si
ac in Geraris. ferm in Gerara.
7. Qui cum interro- 7. Ed essendogli fat-
garetur a viris loci il- te delle interrogazioni
lius super uxore sua, dalla gente di quel luo-
respondit'. Soror mea go intorno alla sua mo-
est: timuerat enim con- glie, rispose : Ella mia
fiteri, quod sibi esset sorella ; perocch ebbe
sodata coniugio, repu- paura di confessare, che
tans, ne forte interfi- fosse unita seco in ma
(\) Snpra. is. 7. i5. 18.
fa) Supra. 12. 3. 18. 22. 18. Infr, a8. 14

Yers, 5. Perche Abramo obbed alici mia voce ec. Dio, dice
il Crisostomo , rammenta ad Isacco l'obbedienza del padre, affin-
ch veggendola cosi rimunerata nella sua persona si animi ad
imitarla e sorpassarla (se fosse possibile) aflin di conseguirne pi
gran mercede,
. * Le cerimonie. 1 riti.
cerent eum propter il- trimonio, sospettando,
lius pulchritudinem. che forse presi dalla bel-
lezza di lei non lo uc-
cidessero,
8. Cumque pertrans- 8. E passato un lun-
issent dies plurimi, et go tempo , e abitando
ibidem moraretur, pro- egli nel medesimo luo-
spiciens Abimelechrex go , traguardando Abi-
Palaestinorum per fe- melech re de'Palestini
nestram, vidit eum jo- per una finestra , lo vi-
cantem cum Rebecca de scherzare con Re-
uxore sua. becca sua moglie.
9. Et accersito eo, 9. E fattolo venir a
ait : Perspicuum est, se , disse : Egli fuor
quod uxor tua sit : cur di dubbio, ch'ella tua
fientitus es, eam soro- moglie: per qual moti-
rem tuam esse ? Re- vo hai tu affermato, es-
spondit: Timui, ne mo- ser lei tua sorella ? Ri-
rerer propter eam. spose i Temei di essere
a causa di lei ucciso.
10. Dixitfjue Abime- 10. E disse Abime-
lech\ Quare imposuist lech : Per qual motivo
nobis?potuit coire (juis- ci hai tu inganna ti ? po-
piam de populo cum teva alcuno fare oltrag-
uxore tua , et induxe- gio alia tua donna, e
ras super nos grande tu ci avresti tirato ad-
Vers. 7. Ella e ma sorella. Rebecca veniva ad essere cugina
d'Isacco. S. Agostino giustifica il fatto d'Isacco colle stesse ragio-
ni , colle quali avea gi giustificalo il fatto d'Abramo. Vedi
(ren. xii. 13., e AugusL cont. Fauni, lib. xxn. cap. 33. e f.
Vers. 8. Lo vide scherzare con Rebecca. La parola dell'origi-
nale significa ridere o scherzare, n significa pi di quello che
un marito saggio e circospetto farebbe talor colla moglie, scher-
zando onestamente con lei, con quella libert, che non userebbe
con donna clic non fosse sua moglie, perch con un 7 altra ci non
sarebbe decente.
Vers. io. Ci avresti tirato addosso un gran peccato. Avresti
dato occasione a un gran peccato, qual quello dell'adulterio.
peccatimi. Praecepit- dosso un gran peccato.
que omni populo, di- E fece intimare a tutto
cens : il popolo questa pa-
rola :
11. Qui te tigerit ho- 11. Chi toccher la
minis hujus uxorem, moglie di quest' uomo,
morte morietur. sar punito di morte.
12. Sevit autem Isa- 12. Ma Isacco semi-
ac in terra illa , et in- n in quella terra , e in
venit in ipso anno cen- quell'anno trov il cen-
tuplum : benedixitque tuplo : e il Signore lo
ei Dominus. benedisse.
13. Et locupletatus 13. Ed egli divent
est homo , et ibat profi- ricco, e andava crescen-
ciens , atque succre- do di bene in meglio,
scens, donec magnus talmente che divenne
vehementer effectus est, sommamente grande.
\!\, Habuit quoque 14. Egli fu anche pa-
possessiones ovium, et drone di pecore, e d'ar-
armentorum, et fami" menti , e di numerosa
liae plurimum. Ob hoc servit. Quindi portan-
invidentes ei Palaesti- dogli invidia i Palesti-
ni, ni,
16. Omnes puteos, 15. Accecarono in
(juosfoderant servi pa- quel tempo tutti i poz-
tris illius Abraham , zi scavati da' servi del
illo tempore obstruxe- padre di lui bramo,
runt, implentes humo : empiendoli di terra:
i^. In tantum , ut 16. E la cosa and
ipse Abimelech diceret tanto in l, che lo stes-
ad Isaac: Recede a no- so Abimelech disse ad

Ver*. 11. Sar punito di morie. Questa era la pena dell'adul-


terio tra'Filistei, e i Clianane, e gli Ebrei stessi avanti la legge.
Vers. 12. E il Signore lo benedisse. Perch il Signore l'avea
benedetto.
MS ; quoniam potentior Isacco: Ritiratila noi;
nobis factus es valde. perocch sei molto pi
possente di noi.
17. Et illediscedens', 17-Ed egli si parti
ut veniret ad torren- per andare verso il tor-
tem Gerarae, habita- rente di Gerara , e ivi
retque ibi: abitare :
18. Rursum fodit a- 18. E di nuovo vot
lios puteos , quos fode- altri pozzi scavati dai
rant servi patris sui A" servi del padre suo A-
braham , et (juos , illo bramo , i quali, morto
mortuo^ olim obstruxe-
rant Philisthiim: ap- gi quello, i Filistei avean
tempo otturati: e
pellavitque eos eisdem pose loro gli stessi no-
Hominibus quibus ante mi, che avean gi avu-
. - pater vocaverat, to dal padre.
19. Foderunte/u in *9- E avendo fatto
torrente, et repererunt scavo nel torrente, tro-
acjuam vivam. varono dell'acqua viva.
20. Sedetibijurgium 20. Ma ivi ancora fu
fuit pasforum Gerarae alterazione de'pastori
adversus pastores Isa- di Gerara contro i pa-
ac , dicendum : Nos fra stori d'Isacco, dicendo
est aqua. Quam ob rem quelli; L'acqua nostra.
nomen putei ex eo,
quod acciderat, voca- lo, Per la qual cosa da quel-
che era avvenuto,
vit Calumniam. chiam quel pozzo col
nome di Soperchieria.
21. Foderunt autem 21. E ne scavarono
et alium : et pro illo ancora un altro: e per
quoque rixati sunt, ap- ragione di questo an-
pelavitque eum Inimi- cora vi ebbe rissa, e lo
citias. chiam Nimist.
22. Profectus inde 22. E partitosi di l
fodit alium puteum, pro scav un altro pozzo,
quo non contenderunt : per ragion del quale
tac/ue vocavit nomen non v* ebbe contrasto J
ejus Latititelo , dcens : e perci chiamollo Lar-
"Nunc dilatavit nos Do- gura, dicendo: Adesso
minus , et fecit cresce- il Signore ci ha messi
re super terram* al largo , e ci ha fatti
crescere sopra la terra.
23. Ascendit autem 23. E sal da quel
ex illo loco in Eersabee^ luogo a Bersabee ,
24. Ubi apparuit ei 24. Dove gli appar
Dominus in ipsa nocte^ il Signore la stessa not-
dcens-. Ego sum Deus te , dicendo : Io sono il
Abraliam patris tui : Dio d' Abramo padre
noli timere ; quia ego tuo : non temere ; pe-
tecum sum: benedicami rocch io sono con te: ti
tibi, et multiplicabo se- benedir, emoltipliche-
men tuum propter ser- r la tua stirpe per amo-
vum meum Abr aliam. re di Abramo mio servo.
26. Itaque aedificavit 26. Per la qual cosa
ibi altare , et invocato egli edific in quel luo-
nomine Domini^ exten- go un altare,-e invoca-
dittabernaculum; prae- to il nome del Signore,
cepitque servis suis ut tese il suo padiglione; e
foderent puteum. ordin a' suoi servi, che
scavassero un pozzo.
Vers, *>.>,. E partitosi d la ec. Il Crisostomo ammira qui con
ragione la mansuetudine d'Isacco. Il giusto, dice egli, non dis-
puta , e non contrasta; ina cede anche a de*pastori', perche
questa e vera mansuetudine, non quando uno offeso da chi
pi 777/0, sopporta con pazienza, ma quando offeso anche da
quelli che si credono inferiori, non fa resistenza.
Adesso il Signore ci ha messi al largo. Il Crisostomo,
Vedi tu , dice , un animo pio , come senza far parola delle
atroci contraddizioni che se gli erano opposte , s ricorda solo
del bene, e di questo a Dio rende grazie? Perocch nissuna
cosa "e tanto accetta a Dio, come un1 anima riconoscente ... e
facendo a noi infiniti benefizii ogni giorno, non altro chiede
da noi, che rendimenti d grazie per muoversi a darci quelli
che fono pili grandi.
* Largura. Largheggiamento, allargamento.
2 6. Ad quem locum 2,6. Nel qual luogo
cum venissent de Gera~ essendo venuti da G-
ris Abimelech, et Och- rara Abimelech, e O-
ozath amicus illius , et chozath suo amico , e
Pcol dux militum, Phicol capitano delle
milizie,
27. Locutus est eis 27. Disse loro Isacco:
Isaac'. Quid venisti ad Per qual motivo siete
me , hominem , quem venuti da me , da un
odistis, et expulistis a uomo odiato da voi, e
vobis ? da voi discacciato ?
28. Qui re sponde- 28. Risposer quelli :
runt : Vidimus, tecum Abbiarn veduto, che il
esse Dominum, ei id- Signore con te, e per-
circo nos diximus : Sit ci abbiam detto: Si
juramentum in ter nos, giuri, e si stringa tra
et ineamus foedus, noi alleanza ,
29. Ut non factas no- 20. D modo ch? la
bis cjuidquam mali, sic- non faccia a noi male .
ut et nos nihil tuorum alcuno , come noi pure
Gttigimus, nec fecimus, nulla abbiam toccato
quod te laederet^ sed di quel che tuo, n
cum pace dimisimus abbiam fatto cosa in
auctum benedietione tuo danno ; ma ti ab-
Domi fil. bi am lasciato partire
in pace ricco della be-
nedizione del Signore.
So. Fecit ergo eis con- 3o. Egli adunque im-
vivium , et post cibum band ad essi il convito,
et potum -, ^ dopo che ebber man-
giato , e bevuto,

"Vers. 9.6. * Abimelech e OcJiozaih suo amico. Ovvero Abl-


melech co'suoi nemici.
Vers. arj. Ne abbiam fatto cosa in Ino danno. Maaveano per-
messo a'iro pastori di jfar danno, e non ne avean fatta giusti/ia.
3i. Surgentes mane 31. Levatisi la mat-
juraverunt sibi mutuo, tina fecero scambievole
dimisitque eos Isaac giuramento, e Isacco
pacifice in locum suum. lasciogli andare in pa-
ce a casa loro.
3a. Ecce autem ve 32. Quand' ecco lo
nerunt in ipso die ser-
stesso d arrivarono i
vi Isaac, annuntiantesservi d'Isacco, recando
ei de puteo, quemfode-a lui la nuova del poz-
rant, atque dicentes\ zo scavato , e dicendo :
Invenimus aquam* Abbiamo trovata acqua,
33. Unde appellavit 33. Per la qual cosa
eum Abundantia : et lo chiam Abbondanza:
nomen urbi impositum e alla citt fu posto il
est Bersabee, usque innome diBersabee, come
praesentem diem. lo ha fino al d d' oggi. -
34* Esazi vero qua* 34. Ma Esa in et
dragenarius duxituxo- di quarantanni prese
res, Judith, filiam B ce-
per mogli, Judith, fi-
ri fethae, et Basema-
gliuola di Beeri Hetheo,
th, filiam Elon ejusdem
e Basemath, figliuola di
loci : Elon del medesimo luo-
go:
35. (i) Quae ambae 35. Le quali ambe-
offenderant animum I- due avevano disgusta-
$aac, et Rebeccae. to 1' animo d' Isacco , e
di Rebecca.
(i) Inff. 27. 46.

Vers. 33. E alla citta fu posto nome ec. Questo nome lo eb-
be prima il pozzo ; indi la citt edificata vicino al pozzo.
Vers. 35. Aveano disgustalo V animo ec. L'Ebreo: erano
amarezza (P animo per Isacco ec. Superbe per la loro nascita
( Giuseppe scrive , che i loro padri erano principi degli Hethei )
e per avere sposato Esali, che elle consideravan per primogenito
della famiglia : essendo anche aliene dalla piet, servirono ad
esercitare la mansuetudine d'Isacco, e la pazienza di Rebecca.
C A P O XXVII.

Giacobbe^ consigliato dalla madre ottiene la be*


nedizione izi luogo d Esa; e per metterlo al
coperto dall1 ira di lui, la madre lo esorta a
ritirarsi ad Haran presso di Laban,

e
1. kJenuit autem /- a Isacco era
saac, et caligaverunt invecchiato , e se gli e-
oculi ejus, et videre non ra infiacchita la vista ,
poterat : vocavitque E- e non poteva vedere: e
sau filium suum majo- chiam il figlio suo
rem , et dixit ei: Fili maggiore Esa , e gli
mi? Qui respondit: disse : Figliaci mio? K
Adsum. quegli rispose: Eccomi
qui.
2. Cui patera Videsy 2. A cui il padre: Tu
inquit, quod senuerim, vedi , disse , che io son
et ignorem diem mortis vecchio, e noti so il
meae. giorno della mia morte.
5. Sume arma tuat 3. Prendi le tue ar-
pharetram , et arcum, mi , il turcasso , e l'ar-
etegredereforav : cum co, e va fuori : e quan-
que venatu aliquid ap- do avrai preso qualche
prehenderis, cosa alla caccia,
4. Fac mihi indepul- 4 Fammene una pie*

Vcrs i. Era invecchiato. Egli avea allora cento ttentasette


ermi, e Giacobbe ne avea settanta sette.
Se gli era infiacchita la vista, ec. Fosse per malattia * o
per ragion dell'et, egli avea perduto la vista; cosi disponendo
pe' suoi altissimi fini la Providenza. Non sappiamo , se ne* qua-
rantatr anni ch' ei sopravvisse, gli fosse renduto il lume degli
occhi. Isacco adunque ridotto in tale stato fu mosso intcriormen-
te da Do a fare quello che vedremo.
* Se gli era indebolita la villa. Se gli erano contratti, ri-
stretti gli occhi.
Pent. Vol. I. 12
mentum^ sicut velle me tanza nel modo, che
nosti, et affer, ut come- sai, che a me piace , e
dum : et benedicat tibi portamela, perch io la
anima mea antequam mangi : e 1' anima mia
moriar. li benedica avanti cha
10 muoia.
6. Quod cum audis- 5. La qual cosa aven-
set Rebecca , et ille ab- do udito Rebecca , ed
iisset in a^rum^ utjus- essendo quegli andato
sionempatrs impleret> alla campagna per fare
11 comando del padre ,
6. Dixil filio suo Ja- 6. Disse ella a Gia-
cob : Audiv patrem cobbe suo figliuolo: Ho
tuum locjuentem cum sentito tuo padre par-
Esau fratre tuo, et di- lare con Esa tuo fra-
centem ei : tello , e dirgli :
7. Affer mihi de ve- 7. Portami della tua
natione tua, etfac cibos, cacciagione, e fammi
ut comedam, etbened- una pietanza , perch
Vers. 7. Dinanzi al Signore. Alla presenza di Dio, e colla au-
torit datami da Dio. Osservisi in questo luogo , quanto ammira-
bile sia Dio nell'eseguire i suoi disegni, e adempir le promesse.
Esau non fu mai pi sicuro di adesso della benedizione del pa-
dre: Giaoobbe non ebbe mai minor motivo di sperare d'esser
egli il benedetto ; contuttoci Esau perde la benedizione, e Gia-
cobbe la guadagna in suo luogo. Ma qual benedizione volea Isac-
co dare ad Esau ? Voleva egli forse opporsi ali' espressa dichiara-
zione di Dio , il quale avea detto: il maggiore servir al mino-
re? Alcuni sciolgono questa difficolt con dire, che ad Isacco non
fosse nota questa dichiarazione: ma non cosi facile a concepirsi,
che Rebecca avesse tenuta per tanto tempo una tal cosa occulta
al marito; e non nemmeno credibile , che Isacco ignorasse la
vendita de' diritti di primogenitura fatta da Esali a favor di Gia-
cohbe. Sembra adunque piuttosto da dirsi, che Isacco vicino,
com'ei crede vasi, a morire, determinasse di benedire Esau , se-
guitando l'ordine della.natura; e di regolarsi dipoi, quanto a'ter-
inini della benedizione, secondo l'ispirazione di Dio. Pu an-
ch' essere , ch' egli pensasse , che la parola di Dio dovesse aver
suo effetto non riguardo a' <iue fratelli, ma solo riguardo a' loro
discendenti.
eam ubi coram Domino jo la mangi, e ti bene-
antequam moriar : dica dinanzi al Signore
prima di morire:
8. Nunc ergo, fili mi, 8. Ora dunque, fi-
accjuie sce consiliis meis: gliuol mio , attienti al
mio consiglio;
9. ftpergensadgre- 9. E va alla greggia ,
gem affer mihi duos e portami due de' mi-
haedos optimos , ut fa- gliori capretti, affinch
ciam ex eis escas pa- io faccia pel tuo padre
tri tuo , quibus libenter le pietanze , delle qua-
vescitur : li con piacere si ciba :
i o. Quas cum intule- 10. Le quali quando
ris, et comederit, bene- tu avrai portate a lui,
dicat libi priuscfuam ed egli le avr mangia*
moriatur. te, ti benedica prima
di morire.
11. Cui ille respon- 11. Le rispose egli :
dit: N&t, quod Esau Tu sai che Esa mio
frater neus homo pilo- fratello peloso , ed io
su$ $it, et ego lenis. senza un pelo.
12. Si attrectaverit 12. Se mio padre vie-
me pater meus> et sen- ne a palpeggiarmi, e mi
serit, timeo , ne putet, riconosce , temo, che
me sibi voluisse illu- ei non si pensi, che io
dere, et inducam super abbia voluto burlarlo,
me malediconem pro onde io mi tiri addosso
benedizione. la maledizione in cam-
bio della benedizione.
13. Ad quem mater* 13. La madre a lui :
In me sit, ait, ista ma- Sia sopra di me , disse,
le die tio, filimi: tantum questa maledizione, f-
audi vocem meam , et gliuol mio : solamente
pergens affer, quaedi- fa a modo mio, e va to-
xi. sto , e porta quello che
ho detto.
14. Aliiti et attutiti 14. And , e port, e
deditque matri. Para- diede alla madre. Ella
vt illa cibos, sicut vel- condizion le pietanze,
le noveraipatrem illius. come sapeva esser di
genio del padre di lui.
15. Et vestibus Esau 16. E lo rivest delle
valde bonis\ quas apud vesti migliori di Esa ,
sehabebat domi, induit le quali ella teneva in
eum: casa presso di s:
\ 6. Pelliculasq u 16. E le mani dilu
haedorum circumdedit involse colle delicate
manibus , et colli nuda pelli de' capretti, e ne
protexit. ricopri la parte nuda
del collo.
17. Deditquepulmen* "17. E diede ( a lui)
tum, et panes, quos co* le pietanze , e i pani,
x erat, tradidit. che ella avea cotti.
18. Quibus illatis, 18. I quali avendo
dcit: Pater mi? At il- egli portati dentro, dis-
le respondit'. Audio. se : Padre mio ? E que-
Quis es tu tfili mi ? gli rispose : Che vuoi ?
Chi sei tu, figliuol mio?

Vers. 13. Sia sopra, di ine . questa, maledizione. Parla cos


non per disprezzo della maledizione d'Isacco ; ma per quella in-
terna certezza che ella avea del buon esito del suo disegno ; cer-
tezza fondata sulle promesse di Dio.
Vers. 15. E Lo rivesti delle vesti migliori di Esali, le qua."
li ec. Gli Ebrei presso s. Girolamo, e dietro ad essi alcuni inter-
preti credono che queste vesti fossero non vesti comuni : peroc-
ch queste da credere, che fossero sotto la custodia delle mo-
gli di Esa'u ; ma dicono , che fossero le vestimenta , delle quali si
serviva Esali, quando in qualit di primogenito offeriva i sacrili-
zii; le quali perci, come cosa sacra, erano dalla madre di fami-
glia serbate in casse odorose: imperocch non a caso stato no-
tato, che queste vesti le avea Rebecca presso di s in casa, ovve-
ro nella cassa, come potrebbe tradursi, vedendosi, che le casse
d'avorio piene di odori, nelle quali conservavansi le vesti, sono
chiamate case d? avorio nel Salmo 44- vers- I '
i g. Dixitque Jacob\ 19. E Giacobbe dis-
Ego sum primogenitus se : Io sono il tuo pri-
tuus Esali: feci sicut
mogenito Esa: ho fat-
to quel che m' hai co-
praecepisti mihi : surge,
sede, et comede de ve-
mandato: alzati, siedi,
natione mea , ut bene-
e mangia della mia cac-
dicat mihi anima tua.ciagione, affinch l'ani-
ma tua mi benedica.
20. "Rursumque /- 20. E soggiunse Isac-
saac ad filium suumi co al figliuol suo : Co-
Vers. if). Io sono il tuo primogenito Esai. Sono qui divisi i
Padri e gl'interpreti, alcuni biasimando assolutamente Giacobbe,
altri difendendolo o in tutto , o in parte. Ecco adunque in poche
parole quello che pu servire a giudicare di questo fatto.
In primo luogo. La menzogna sempre illecita, ed sem-
pre di natura sua un peccato, come egregiamente dimostra 0.
Agostino.
In secondo luogo. Giacobbe menti e colle parole, e co'fatti;
perocch e colle parole, e co' fatti procur e ottenne di farsi cre-
dere Esa.
In terzo luogo. La ragion del mistero riconosciuto da tutta
la Chiesa in questo avvenimento non iscusa la bugia di Giacob-
be ; imperocch quantunque Dio e lo Spirito Santo siasi servito
dell'inganno fatto al patriarca per adombrare, e predire un gran-
dissimo arcano ; l'inganno per e la falsit di Giacobbe non can-
giano perci di natura , come da tanti altri fatti apparisce,
ne' quali il mistero per essi significato non toglie la colpa ; cos
l'incesto di Thamar, ec.
In quarto luogo. Posto per che Giacobbe uomo semplice e
schietto non fa altro che obbedire alla madre, persuaso che, se-
condo il volere di Dio i diritti di primogenito a lui appartenga-
no , e che sopra di questi avea egli acquistata nuova ragione colla
rinunzia e la vendita fattane a lui dal fratello ; mi sembra per-
ci potersi dire non solamente, che l'inganno usato da Giacobbe,
non essendo n dannoso, n ingi ioso ad alcuno, pot essere
colpa meramente leggera; ma ancor che poste le circostanze gi
dette, pot ed egli, e Rebecca cred r lecita la menzogna e l'in-
ganno, come usato Soltanto a vend ^are quello che era gi suo.
Se tanti grandi uomini celebri p r virt e per dottrina nella
Chiesa cristiana hanno potuto crede e esente da colpa e Giacob-
be e Rebecca , sembra potersi dire, che molto pi pot l'uno e
l'altra credere, bench erroneamente, lecito quello che l'una
consigli e l'altro esegu.
Quomodo , inquit, tam me, figliuol mio , hai
cito invertire potuisri^ potuto trovare cosip
fili mi ? Qui respondit: presto? Egli rispose:
Voluntas liei fuit, ut ci- Fu volere di Dio, ch'io
to occorrerei mihi, quod tosto m'imbattessi in
volebam. quello ch' io bramava.
21. Dixitque Isaac: 21. E Isacco disse :
Accede huc, ut tangam Appressati qua , ch3 io
te, fili mi, et probem, ti tocchi,, figliuol mio ,
utrum tu sis filius meus e riconosca, se tu sei, o
Esau, an non no il figliuol mio Esa.
22. Accessit ille ad 22. S' appress egli
patrem, et palpato eo, al padre , e quando i'
dixit Isaac : Vox qui- ebbe palpato,disse Isac-
dem vox Jacob est\ sed co : La voce veramente
manus manus sunt E- ella la voce di Giacob-
sau. be, ma le mani sono
quelle di Esa.
23. "Et non cognovit a 3. E noi riconobbe
eum, quia pilosae ma' perch le inani pelose
nus similitudinem ma' eran del tutto simili a
joris expresserant. Be- quelle del maggiore.
nedicens ergo illi, Benedicendolo adun-
Q ue >
s4' dt : Tu e s filius 24. Disse : Tu sei il
meus Esau? Respon- figliuol mio Esa ? Ri-
dit : Ego sum. spose : lo sono.
26. At ille-. Affer mi- 26. E quegli : Dam-
hi , inquit, cibos de ve- mi, disse, figliuol mio ,
nalione tua, fili mi, ut le pietanze di tua cac-
enedicat tibi anima ciagione, affinch l'ani-
mea, Quos cum oblatos ma mia ti benedica.
comedisset, obtulit ei Portate le quali, e man-
etiam vinum , quo hau- giate , ( Giacobbe ) gli
sto, present anche il vino,
e bevuto cha 1' ebbe ,
12 6. "txit ad eum : 26". Disse a lui: Acco-
'Accede ad me, et da stati a me, figlino! mio,
mihi osculum , fili mi. e dammi un bacio.
2j. Accessit, et oscu- 27. Si appress, e
latus est eum. Statim- baciollo, E tosto che
que ut sensit vestimen- egli sent la fragranza
forum illius fragran- delle sue vestimente }
tam, benedicens illi, benedicendolo disse :
aiti Ecce odor filii mei Ecco l'odore deliigliuol
sicut odor agri pieni, mio come 1' odore di
cui benedixit Dominus. un campo ben fiorito e
benedetto dal Signore.
28. DettibDeus de 28. Dia a te il Si-
rore coell, et de pingue- gnore la rugiada del
dine terras abundan- cielo , e la pinguedine
tiamfrumenti, et vni\ della terra, e l'abbon-
danza di frumento , e
di vino;
29. 'Et serviant tibi 20. E servi a te sieno*
populi, et adorent te ipopoli, e ti adorinole
tribus : esto dominus trib : sii tu il signore
fratrum tuorum, et n- de' tuoi fratelli, e s'in-
curventur ante te filii chinino dinanzi a te i
matris tuae. Qui male- figliuoli della tua ma-
dixerit tibi 3 ille male- dre. Chi ti maledir,,

Vers. 27. Sen la fragranza delle sue veslmenta, ec. Ab-


biamo detto di sopra, che queste vesti erano custodite in casse
piene di odori. Vedi oltre il Salmo 44- Cani. iv. 11. E general-
mente gli antichi amavano le vesti profumate di odori. Vedi
Plin. lib. xxi. cajy. ic). xn. 3.
Vers. 28. Dia a te il Signore la rugiada del cielo, ec. Aven-
do paragonato il figliuolo a un campo ben fiorito e benedetto
da Dio, persistendo in quella similitudine, Isacco domanda a Dio,
che dia al figliuolo la rugiada del cielo ; perch nella Palestina ,
non piovendo per lo pi se non circa il settembre e circa l'apri-
le, le piante e l'erbe sono ne'tempi di mezzo bagnate dalle co-
piose rugiade. Vedi Jud. v. 38.
dictus\ et quibenedixe- sia egli maledetto \ e
rit tibi, benedictionibus chi ti benedir , sia di
repleatur. benedizioni ricolmo.
30. Vix Isaac ser- 30. Appena avea Isac-
mojiem impleverat : et co finite queste parole:
egresso Jacob foras, e Giacobbe se n'era an-
venit Esau, dato, quando arriv E-
sa.
31. Coctosque de ve- 31. E le pietanze di
natione cibos intulitpa* sua cacciagione cucina-
tri dicens : Surge, pa- te port al padre suo,
ter mi, et comede de dicendo : Alzati, padre
venatione filii tui ; ut mio, e mangia della cac-
benedica* mihi anima cia del figliuol tuo ; af-
tua. finch l'anima tua mi
benedica.
32. Dixitque illi /- 32. E Isacco gli dis-
$aac: Quisenimestu? se : Ma chi sei tu ? Ri-
Qui respondit: Ego sum spose egli : Io sono il
filius tuus primogenitus figliuol tuo primogeni-
Esau. to E sa,
33. Expavit Isaac 33. Inorrid per gran-
stupore vehementi : et de stupore Isacco: e ol-
ultra quam credivotest, tre ogni credere stupe-
admirans ait : Quis i- fatto disse: Chi adun-
gitur ille est, quidudum que colui, il quale gi
captam venationem at- a me portola presa cac-
tuBt mihi, et comedi ex ciagione , e io di tutto
omnibus priusquam tu mangiai prima che tu

Vera. 9.9. Servi a te fieno t popoli, e ti adorino le trib. I


LXX leggono: siena a te serv i popoli, e l adorino i principi.
Sii tu il signor e d(? tuoi fratelli, ec. Nelle parole prece-
denti possono intendersi i popoli e i regni stranieri che saranno
oggetti a' discendenti di Giacobbe ; in queste i posteri di Esau
e quelli di Agar e quelli di Cetura.
vemres ? benedixirjue venissi? e io l'ho be-
ci, et erit benedictus. nedetto , e benedetto
sar.
34- Auditis Esau $er* 34. Udito il discorso
moribus patrisy irrugiit del padre, rugg Esa,
clamore magno, et con- e die grande strido , e
sternatus ait\ Benedic costernato disse: D la
etiam et mihi, pater mi. benedizione anche a
me , padre mio .
35. Qui aiti Venit 35. Disse egli : Ven-
germanus tuus fraudu- ne cori astuzia il tuo
lenter, et accepit bene- fratello , e si prese la
dictionem tuam. tua benedizione,
36. At ille subjunxit: 36. Ma quegli sog-
Juste vocatum est no- giunse : Con giustizia
men ejus Jacob : sup- fu a lui posto nome
plantavit enim me en Giacobbe : imperocch
altera vice : primogeni- ecco che per la seconda
ta mea ante tulit , et volta egli mi ha sop-
nunc secundo surripuit piantato : mi tolse gi
benedictionem meam. la mia primogenitura ,
Rursumque ad patrem: e di nuovo la mia be-
Hfunquid non reserva- nedizione mi ha tolto.

Vers. 33. Inorrid per grande stupore ec. I LXX: Usci fuor
di se per una. grande eslasi: e in questa grande estasi, dice s.
Agostino, che gli fu svelato tutto il mistero ed ebbe cognizione
de' decreti di Dio : ci ben si conosce dal raffermare, ch' egli fa
immediatamente la benedizione gi data: io V ho benedetto e be-
nedetto sar : e ci in un tempo, in cui pareva che piuttosto do-
vesse accendersi d'ira contro chi lo avea ingannato, e ritrattare
quello che avea fatto per ignoranza. Non si pu qui non ricono-
scere il dito di Dio, e 1' operazione del suo spirito nel cuore
d'Isacco.
Vers. 34 ... 38, Rugg Esali, e die grande strido, ec. A queste
parole allude l'Apostolo, quando dice, che Esau non trovo luogo
a penitenza, bench con lagrime la ricercasse. He.br. xu. ij.
Vedi le note in questo luogo.
12 *
sti, ait, et mihi bene- E di nuovo disse al pa-
dictionem? dre : Non hai tu^'o pa-
Sap. 26. 33. dre, serbata benedizio-
ne anche per me ?
37. Respondit Isaac: 37. Rispose Isacco:x
Dominum tuum illuni Io lo ho costituito tuo^
constitui, et onuies fra- signore, e ho soggetta-
trs ejus servituti illius ti ai suo servaggio tut-
jsubjugavi : frumento, et ti i suoi fratelli : lo ho
vino stabilivi eum : et fatto forte a frumento,
ubi post haec, fili mi, e a vino: e dopo di ci,
ultra quid faciam ? che far io ancora per
te , figlio mio ?
38. Cui Esau : Num 38. Disse a lui Esa;
unam, inquit, tantum Hai tu, o padre, sol
benedictionem Jiaes, una benedizione ? be-
pater ? mihi quoque ob- nedici, ti prego, anche
secro, ut benedicas. me. E piangendo egli,
Cumque ejulatu magno e urlando altamente,
fieret,
3p. Motus Isaac di- 39. Commosso Isac-
xt ad eum: (i) In pin- co gli disse : Nella pin-
guedine terrae et in ra- guedine della terra, e
re coeli desuper nella rugiada di su dal
cielo
4-0. "Erit benedictio 40. Sar la tua bene-
tua. Vives in gladio, et dizione. Viverai della
fratri tuo serviesi tem- spada , e sarai servo
pusque veniet, cum ex- del tuo fratello: e tem-
fi ) Hebr. i. ao.

Vera. 3g. Nella pinguedine della, terra e nella, rugiada., ec.


Avrai una terra fertile e renduta vie pi feconda dalle rugiade
del cielo. I monti di Seir erano molto fertili, Gen. xxxvi. 6. 8. e
furouo di Esai, Jud. xxiv. 4- Ma questa fu la minima delle bene-
dizioni date a Giacobbe.
cutias, et solvas jugum po verr , che tu scuo-
ejus de cervicibus tuis. terai , e scioglierai dai'
tuo collo il suo giogo.
41. Oderatergosem- 4*. Esa adunque
, per ESau Jacob pro be- avea sempre in odio
nedicdone^ qua benedi' Giacobbe per la bene'
x erat ei patera dixitque dizione, che questi avea
in corde suo: (i) Ve- ricevuto dal padre ; e
nient dies luctus palris disse in cuor suo: Ver-
mei, et occidam Jacob ranno i giorni del lutto
fratrem meum. pel padre mio, e io am-
mazzer Giaeobbe mio
fratello.
42. Ifuntiate sunt 42- Fu ci riferito a
haec Rebeccae : quae Rebeeca: la quale man-
^mittens, et vocans Ja- d a chiamare Giacobbe
cob filium suum, dixit suo figlio , e gli disse :
ad eum: EcceEsaufra- Ecco che Esa tiio fra-
ter tuus minatur., ut oc~ tello minaccia d' ucci-
cidat te. derti.
(i) Abd. io.
M.ers. 4<- Priverai-della spada,. Predice l spirito feroce e
guerriero degP Idumei discendenti di Esau. Intorno a che vedi
Giuseppe de Bel. lib. iv. cap. v.
Sarai servo del tuo fratello: e tempo verr ec. G'Idumei
furon soggetti a' re di Giuda da David fino a Joraro. Vedi 4-
Reg. vai. 20. Al tempo di Joram si ribellarono, e si crearono
un re.
Egli da notare, come la benedizione stessa data ad Esau
una confermazione di quella che avea avuto GiacoBbe.
Yers. 4 1 - berranno i giorni del lutto pel padre mio, ec. Pu
significare primo: ferrei il tempo che mio padre, morr, e si
far duolo per lui, e allora io ammazzer mo frarelio : ov-
vero: Verr il tempo che mo padre avr da piangere per
quel di' egli ha fatto in favor di Giacobbe, perche io uc^ideru
Giacobbe, e il padre morr di dolore, i LXX leggono: Vaiila-
no presto i giorni del lutto del padre mio. Ho tradotto iu -uisu
da lasciar luogo al doppio senso. Dal versetto fa. 45. apparisce
ch Rebecca credette Esau disposto a uccider Giacobbe alla pri-
uva occasioiiCa
1^3 .Nunc ergo,fili mit 43. Or adunque, figlio
andi vocem meam, et mio, credi a me, e fug-
consurgensfuge ad La- gi tosto a casa di Labari
ban fratrem meum in mio fratello inHaran:
Jaran :
44- "Rabitabisque 44- E con lui ti sta-
cum eo dies paucos, do- rai per un poco di tem-
li ec requiescatfurorfra- po , fintantoch si am-
tris tui; mansisca il furore di tuo
fratello ;
45. Et ce sset indi' 46. E passi la sua ira-
gnatio ejus, oblivisca- condia , e si scordi del-
ture/u eorum, quae f- le cose , che tu gli hai
cisti in eum postea fatte t poscia io mande-
mittam, et adducam te r chi di l ti riconduca
inde huc. Cur utroque in questo luogo. Perch
orbaborfilio in uno die? dovr io perdere tutti
due i figli miei in un soi
giorno ?
l\6.Dixitque Rebecca 46. E disse Rebecca
ad Isaac : (i) Taedet ad Isacco : Mi viene a
me vitae meae propter noia la vita a causa di
filias Heth. Si accepe- queste figliuole diHeth.
rit Jacob uxorem de Se Giacobbe prende una
stirpe hujus terra e, no- moglie della razza di
lo vivere. questo paese, io non vo-
glio pi vivere.
fi) Supra 26. 35.

Yers. 45. Perche dovr io perdere ambedue i figli mei in


an sol giorno? Ucciso l'uno, l'altro sar costretto ad andare ra-
mingo, onde io reslerb senza figli.
Vera. 4& Mi viene a noia la vila^ a causa di queste ec. Ecco
un altro gran motivo , per cui Rebecca spinge Giacobbe ad anda-
re nella Mesopotamia affinch egli prenda ivi per moglie una
fanciulla della sua stirpe, i costumi della (juale convengano a lei
pi clic quelli delle mogli di Esali.
C A P O XXVIII.

Giacolle, ricevuta la benedizione del padre


parte verso la Mesopotamia. Vede in sogno
una scala, alla quale era appoggiato il Si-
gnore. Promessa a lui fatta di quella terra,
e della moltiplicazione della sua stirpe. Voto,
die egli fa al Signore nello svegliarsi.

1. r ocavit itaque 1- 1. -Isacco adunque


saac Jacob , et benedi' chiam a s Giacobbe ,
xit eum, praecepitque e lo benedisse, e gli die-
ei dicens : Noli accipere de questo comando, di-
conjugem de genere cendo: Non prender mo-
Chanaan : glie della stirpe di Gha-
naan i
2. Sed vade , et pro- 2. Ma parti, e va nel-
ficiscere in Mesopota* la Mesopotamia di Siria
miamSyriae ad domum alla casadiBathuele, pa-
Bathuel) patris matris dre di tua genitrice, e
tuae , et accipe tibi in- quindi prenditi una mo-
de uxorem de filiabus glie delle figlie di La-
Laban avunciili tui. ban tuo zio.
3. Deus autem omni- 3. E Dio onnipotente
potens benedicat tibi> et ti benedica, e ti faccia
crescere te faciat, at- crescere , e ti moltipli-
que multiplicet-, ut sis chi ; onde tu sii capo d
in turbas populorum. una turba di popoli.
4. Et det tibi bene- 4. E dia egli le be-
dictiones Abr'aliae, et nedizoni di Abramo a
semini tuo post te ; ut te, e alla tua stirpe do-

Vers. i. * /sacco chiamo. Fece venire.


Ycrs. 2. Ma parti e va, ec. 1 LXX sorgit fugg- ^ec** ^sea xtl -
il, Sap. x, IQ,
possideas terram pere* po di te; onde tu sii pa-
grinationis tuae, quam drone della terra, dove
pollicitus est avo tuo. sei pellegrino, promes-
sa da lui al tuo nonno.
6. Cumquedimisisset 5. Licenziatosi Gia-
eum Isaac, profectus cobbe da Isacco, si par-
venit in Mesopotamiam t , e giunse nella Me-
Syriae adLaban, filium sopotamia di Siria alla
Batiuel Syri, fratrem casa di Laban, figliuolo
Kebeccae matris suae. di BafeWele Siro, fra-
Osce 12. 12. tello di Ilebecca sua ma-
dre.
6. Videns autem E- 6. Ma reggendo Esa,
sau quod benedixisset come il padre suo avea
pater suus Jacob , et benedetto Giacobbe, e
misisset eum in Me- lo avea mandato nella
sopotamiam Syriae, ut Mesopotamia di Siria a
inde uxorem ducerete prendervi moglie, e co-
et quod post benedictio- me dopo la benedizio-
nem praecepisset ei, d- ne gli avea dato que-
cens : Non accipie-s u* st'ordine dicendo : Non
xorem de filiabus Cha- prenderai in moglie al-
naan : cuna delle figlie di Cha-
naan :
7. Quodque obediens 7. E come obbeden-
Jacob parentibus suis, do Giacobbe a' suoi ge-
i&set in Syriam : nitori, era andato nella
Siria :
8. ProbaJts quoque, 8. A.vendo ancora spe-

Vers. 4- E dia egli te benedizioni di /(bramo a te, e alla tua


stirpe ec, CWi le promesse di Dio concernenti il dominio della
terra di Chanaan , la moltiplicazione della stirpe, e (quello che
ogni altra felicit sorpassa) il Cristo che da questa stirpe dovea
nascere, queste promesse fatte ad bramo e ad Isacco sono ap-
propriate a Giacobbe e a'discendenti di Giacobbe, com* osserva
s, Agostino th ciV. xvi. 38.
quod non libenter aspi- rimentato , Che non di
cerei filias Chanaanpa- buon occhio vedeva il
ter suus : padre suo le figlie di
Chanaan:
p. Ivit ad Ismaelem, 9.And alla casa d'Is-
" et duxituxorem absque maele , e prese moglie,
iis> quas prius kabebat oltre quelle che prima
Maheleth ^ filiam Is- avea, Maheleth, figliuo-
mael, filii Abraham, la d'Ismaele , figliuolo
sororem Nabajoth. di Abramo , sorella di
Nabajoth.
10. Igitur egressus 10. MaGiacobbe par-
Jacob de Bersabee, tito da Bersabee, anda-
pergebat Haran. va verso Haran.
11. Cumque venisset 11. E arrivato in un
ad quemdam locum, et certo luogo , e volendo
vellet in eo requiescere ivi riposare dopo il tra-
post soli' occubitum, montare del sole, prese
tulit de lapidibus , qui una delle pietre, che e-
jacebant, et supponens rano per terra , e se la
capiti suo , dormwit in pose sotto del capo, e nel
eodem loco. luogo stesso si addor-
ment.
12. Viditque in so 12. E vide in sogno
mniis scalarti stantem una scala appoggiata
super terram , et cacu- alla terra , la cui som-
men illius fan gens eoe- mit toccava il cielo: e
luni : Angelos quoque gli Angeli di Dio , che
Dei ascende n te s, et de- salivano per essa, e
scendentes per eam, scendevano,

Vera. 9. Ando alla casa. cT Ismaele. Ismaele era gi morto


quattordici anni prima. Con questo nuovo matrimonio sembra ,
che Esau cerchi di racquistare la grazia de'genitori ; ma per pic-
ca verso il fratello, ch' era andato a cercare una moglie della ca-
sa di Nachor, egli va a prendere una figliuola d'Ismaele. Miike~
leth chiamata altrove Busemath. Vedi Gsn. sxxvi. 3.
13. Et Dominum in 13. E il Signore ap-
nixum scalae dicentem poggiato alla scala, il
sibi: (i) Ego sum Do- quale a lui diceva s- Io
minus Deus Abraham sono il Signore Dio di
patris lui, et Deus Abramo tuo padre , e
Isaac : terram , in qua Dio d'Isacco : la terra ,
dorms, libi dabo , et in cui tu dormi, la da-
semini tuo. r a te, e alla tua stirpe.
i4- TZritque semen i4- E la tua stirpe sa-
tuum quasi pulvis ter" r pme la polve della
rae: dilataberis ad oc- tetta : ti dilaterai a oc-
cidentem , et orientem. cidente, e ad oriente, e
(i) Infra 35. i. 48. 3.

Vers. 12. e 13. Vide una /cala appoggiata alla terra, ec.
E il Signore appoggialo alla scala, ec. In questa scala, secondo
la pi ordinaria sposizione, si ha una immagine della Previdenza
divina, onde in capo di essa vedesi Dio. Gli Angeli che salgono
e scendono, sono i ministri ed esecutori della Previdenza. Volle
Dio con questa visione consolare Giacobbe, il quale fuggiasco
dalla casa de' genitori per timor del fratello, coli' animo pieno di
tristezza riposava sopra di un sasso. A lui dunque fa vedere que-
sta scala che va fino al cielo ; gli fa vedere gli Angeli che per or-
dine di Dio si adoperano a benefizio e consolazione de' giusti, e
gli fa vedere Dio stesso protettore e rimuneratore della virt.
Ma forse con pi ragione diremo, che per questa scala lo Spirito
Santo volle significare l'incarnazione del Verbo di Dio , il quale
dovea nascere di Giacobbe, e scendere per varii gradi e genera-
zioni fino alla terra, quando lo stesso Verbo fu fallo carne, e il
cielo riun colla terra, e le somme alle infime cose, e P uomo
congiunse con Dio. Scendono ad annunziare si gran novit gli
Angeli, e salgono a riportare i ringraziamenti e le benedizioni
che a Dio danno i giusti per un* opera cos grande. Qual consola-
zione ali' afflitto e ramingo Giacobbe il vedere adombrato sotto
i suoi occhi un mistero si grande, vedere il Cristo che dovea na-
scere del suo sangue, e nel quale tutte le promesse di Dio fatte
a lui e a tutti i suoi padri doveano avere il pieno e perfetto loro
adempimento !
La terra, in cui tu dormi, ec. Giacobbe era tuttora nel pae-
se di Chanaan , ma presso a' confini.
A te e alla tua stirpe. Vuol dire a te, o sia alla tua stir-
pa; perocch la particella e molte volte esplicativa.
etseptemtrionem, et me- a settentrione, e a mez-
ridiem\ (i) et B E NE- zo giorno, e IN TE , e
DICENTffR IN TE, nel seme tuo SARAN
et in semine tuo cun- BENEDETTE tutte le
ctae tribus terrete. trib delia terra.
15. Et ero custos 15. E io sar tuo cu-
tuus , quocumque per* stode,in qualunque luo-
rexeris , et reducam te go anderai: e ti ricon-
in terram hanc : nec durr in questo paese :
dimittam, nisi compie- e non ti lascer senza
vero universa, quae avere adempiuto tutto
dixi. quello che ho detto.
16. Cumque evigilas 16. E svegliatosi Gia-
setJacobde somno^ aiti cobbe dal sonno, disse:
Vere Dominus est in lo- Veramente il Signore
co isto , et ego nescio* in questo luogo, e io noi
bam. sapeva.
17. Pavensque\ Quam 17. E pien di paura !
terribilis , est, inquit, Quanto terribile, dis-
locus iste ! non est hic s' egli, questo luogo !
aliud) nisi domus Dei, non qui altra cosa, se
et porta coeli. non la casa di Dio? e la
porta del cielo.
(i) Deut. 12. 20. 19. 8.

Vers. 14. E IN TE, e nel teme"tuo SARAN BENEDET-


TE ec. Anche queste parole debbono intendersi nella stessa
maniera: IN TE, o sia nel seme tuo: il qual seme Cristo. Co-
si Dio viene qui egli stesso colle parole ad esporre al patriarca
quello che avea voluto dimostrare col simbolo della misterio-
sa scala.
* Ti dilaterai. Ti forai largo.
Yers. 16. Svegliatosi ...disse: fieramente il Signore in
questo luogo. Giacobbe svegliatosi colla mente piena di tutto
quello che avea veduto e udito , crede di essersi messo a dormi-
re senza saperlo in un luogo consecrato al Signore ; mentre ivi
se gli era dato a vedere, e gli avea parlato con tanto amore.
18. Surgens ergo Ja- 18. Alzatosi adunque
cub mane, tulitlapdemy al mattino Giacobe ,
quem supposuerat ca- prese la pietra, cheavea
posta sotto il suo capo,
piti suo, et erexit in ti-
tulum, (\)fundens o- e la eresse in monumen-
leum desuper. to, versandovi sopra del-
T olio.
19. Appellavitqu no- 19. E alla citt, che
men urbis Bethel, quae prima chiama va si Luza,
prius Luza vocabatur. diede il nome di BetheL,
(i) Supra a6. 4-

Tera. 17. Quanto e terribile ... questo luogo! non b qui altra.
osa,ec. Quanto venerabile, e sacrosanto questo luogo, dove
Dio si fa vedere, come in sua casa, e dove mi stata mostrata la
mistica scala, per cui gli Angeli scendono, e salgono, e la via, e
la porta dimostrano per entrare nel cielo! Questa via, e questa
porta Cristo, come dicemmo. Vedi Joan. x. g. Non sar inutile
di osservare, come fin da que' tempi si degn Dio d'illustrare
certi luoghi con apparizioni, e miracoli, e favori a pro degli
uomini.
Vers. iS. La eresse in monumento, versandovi ec, Giacobbe
alza in quel luogo la pietra per memoria sacra e religiosa dei-
gran favore ivi ricevuto da Dio, e perci unge con olio la stessa
pietra, come per consacrarla, La Chiesa cattolica prese quindi
1' esempio della unzione sacra, colla quale a Dio si dedicano i
uoi templi, e gli altari, Giacobbe non. si fa un idolo di questa
pietra, n verun culto superstizioso le rende; ma la innalza sol-
tanto in commemorazione delle grazie ivi ricevute da Dio. Vedi
cap. xxxv. 3. Ma gl'idolatri, a'quali si vede evidentemente, che
pass la notizia di questo gran fatto, lo depravarono, e della pie-
t di Giacobbe si fecero argomento dell'antichissimo vituperoso
culto, che da lor si rendette alle pietre, le quali furono chiama-
te Belhule dal luogo stesso diBethel, dove lasci Giacobbe il
juo monumento. Alcune erano consacrate a Saturno, altre al so-
le, altre ad altri dei; e di esse raccontavano grandissime favole,
come per esempio che avessero vita e moto, rendessero oracoli ec.
Vers. ig. E alla citta che prima chiamatasi Luza, ec. Il
luogo prima chiamavasi Luza dalla copia de' mandorli che vi si
trovava; e lo stesso nome avea la citt, o sia il borgo, presso il
quale dorm Giacobbe; e questi al luogo e alla citt diede il no-
me di Betbel, cio casa di Dio.
20. Vovit edam va- 20. Fece ancora voto,
tum , dice n s ; Si fuerit dicendo: Se il Signore
Deus mecum , et custo- sar con me, e sar mio
dierit me in va , per custode nel viaggio da
quam ego ambulo, et me intrapreso, e mi da-
dederit mihi panem ad r pane da mangiare, e
vescendum., etvestimejt- veste da coprirmi,
tum ad induendum,
21. Reversusque fue- 21. E torner felice-
ro prospere ad domum mente alla casa del pa-
patris mei', erit mihi dre mio , il Signore sa-
Dominus in Deum, r mio Dio,
2 2.Et lapis iste, quem 22. E questa pietra
crexi in titulum , voca- alzata da me per mo-
bitur domus Dei-, cun- numento, avr il nome
'ctorumque , quae dede- di casa di Dio: e di tut-
rs mihi, decimas offe* te le cose , che darai a
ram dbi. m*5, tiofferirla decima.

Ver, ai. e aa, U Signora sar mo Do, e questa pietra ec.


Con queste parole il Signoro sar mio J9i'o, Giacobbe non pro-
mette a Dio il culto interiore ed esterno, secondo il quale egli
lo avea per suo Dio fin dal primo momento della sua nascila;
ma promette le speciali esteriori dimostrazioni di culto e di gra-
titudine, come l'erezione di un altare in quel luogo , l'offerta
delle decime, ce.
* Ti offerir la decima. Da erogarsi o ne' saerilii Ile a te
i debbono, o in quello che ti piacer d'ordinare.
C A P O XXIX.
Giacobbe accolto da Laban serve a lui per pat-
to sette anni per aver la figlia di lui Rachele.
Gli vien data Lia in vece di quella : ed egli
costretto a servire per la medesima sette
altri anni. Rachele sterile, e Lia partorisce
quattro figliuoli.

1. JLrofectus ergo 1. JL artitosi quindi


Jacob venit in terram Giacobbe giunse nella
orientalem. terra d' oriente.
2. Et vidit puteum 2. E vide in un cam-
in agro, tres quoque gre- po un pozzo , e presso
ges ovium accubantes a questo tre greggi di
juxta eum : nam ex illo pecore sdraiate : peroc-
adaquabantur pecora, et ch a questo si abbeve-
os ejus grandi lapide ravano le pecore , e la
claudebatur* sua bocca era chiusa con
una gran pietra.
3. Morisque erat, ut 3. Ed era usanza, che
cunctis ovibus congre- raunate tutte le pecore
gatis devolverent lapi- ribaltavan la pietra, e
dem, et refectis gregi- ristorati i greggi la ri-
bus rursum super os pu mettevano sopra la boc-
tei ponerent. ca del pozzo.
4- Dixitque adpasto- 4. Ed egli disse a'pa-
res : Fratres, unde e- stori : Fratelli, donde
stisi Qui responderunt: siete ? Ed ei risposero :
De Ilaran. Di Haran.

Vcrs. i. Nella terra cT oriente. La Mesoptamia, e i paesi ol-


tre l'Eufrate sono indicati nella Scrittura col nome di oriente.
Vers. 2. E la sua bocca era cliiusa con una pietra. Cautela
opportuna in un paese che scarseggiava d'acqua, affinch i greggi
l'avesser pi pura e salubre e abbondante.
6. Quos interrogane: 5. E interrogolli: Co-
ffiunquid, etiti nostis noscete voi forse La-
Laban> filium Nachor ? ban, figliuolo di Na-
Dixerunt: Novimus. chor? Dissero: Lo co-
nosciamo.
6. Sanus ne est? in* 6. egli sano? dis-
quit. Valet, inquiunti se egli. Risposero: E
et ecce Rachelfilia ejus sano : ed ecco Rachele
venit cum grege suo. sua figlia , che vien col
suo gregge.
7. Lixitque Jacobi 7. E Giacobbe disse;
Adhuc multum diei Rimane ancor molto
superest, nec est tem- del giorno, e non
pus , ut reducantur ad tempo di ricondurre i
caulas greges: date an- greggi ali' ovile : date
te potum ovibus, et sic prima da bere alle pe-
eas adpastumreducite. core , e poscia ricondu-
cetele al pascolo.
8. Quiresponderunti 8. Risposer quelli :
Ufon possumus, donec Noi possiam fare , fino
omnia pecora congre- a tanto che sien radu-
gentur, et amoveamus nate tutte le pecore,
lapidem de ore putei, ut e tolta dalla bocca del
adaquemus greges. pazzo la pietra , si ab-
beverino tutti i greggi.
9. Adhuc loqueban* 9. Non avean finito
tur, et ecce Rachel ve- di parlare, quand' ecco
niebat cum ovibus pa- che Rachele veniva col-
tris sui : nam gregem le pecore di suo padre :
ipsa pascebatt perocch ella pasceva il
gregge.

Vers. 5. Laban figliuolo d Nachor. Laban era nipote di Na-


ctior e figliuolo di Bathuel; ma Giacobbe nomina Nachor, coie
capo ili quella famiglia.
.Vers. G. * E egli sano? Ebr. Ha egli pace?
10. Quam cum vidis- 10. E avendola vedu-
set Jacobt et sciret con ta Giacobbe e sapendo
svbrinam suam, oves* ch' ella era sua cugina
queLaban avunculisui^ germana , e che le pe-
amovit lapidem, quo core erano di Laban
puteus claudebatur* suo zio, tolse la pietra,
colla quale chiudevasi
il pozzo.
11. Et adaquato gre* 11. fatto bere il
ge , osculatiti est eam : suo gregge, la baci:
et elevata voce flevt, e alzata la voce pianse,
12. Et indcavit ei, 12. E le accenno, co-
quodfrater essetpatris me era fratello del pa-
sui, et filius Rebeccae: dre suo, e figliuol di
at illa f esdn an s nun- Bebecca: ed ella and*
tiavit patri suo, in fretta a recarne nuo-
va a suo padre.
15. Qui cum audis- io. Il quale avendo
set venisse Jacob, fi- udito esser venuto Gia-
lium sororis suae, cu- cobbe , figliuolo di sua
cui^rit obviam ei : com- sorella, gli corse incon-
plexusque eum, et in tro : e abbracciatolo , e
oscula ruens duxit m baciatolo, e ribaciatolo
domum suam. Audtis lo condusse a casa sua.
autem causis itineris, E udite le ragioni dei
suo viaggio,
14 "Respondit: O s i4- Rispose : Tu sei
meum es, et caro mea osso mio, e mia carne.

Ters. n. La baci: e alzata la voce pianse. Il bacio era una


maniera di saluto usata particolarmente tra gli stretti parenti. Gia-
cobbe pianse o per tenerezza, vedendosi giunto tra persone del
suo sangue, o, come altri pensano, per sentimento di dolore, ri-
flettendo al povero stato, in cui si trovava, onde non avea nulla
da poter farne un presente alla cugina secondo il costume. Il ti-
more del fratello, e la sollecitudine di schivare il suo sdegno
lo avean fatto partire da casa solo, e seuz'altri preparativi, che
mi poco di provvisione per vivere.
Et postguam impleti E passato che fu un
sunt dies mensis unius., mese ,
15. Dixit ei: Num 16. Gli disse : Forse
quia frater meus e s, perch tu sei mio fra-
gratis servies mihi ? tello , servirai a me
die quid mercedis ac* gratuitamente ? dimmi
cipias, quel che tu vuoi.
16. Habebat vero 16. Or egli avea due
duasfilias: nomen ma+ figliuole : la maggiore
joris Lia ; mmor vero chiamavasi Lia; la mi-
appellabatur Racket nore Rachele.
17. Sed Lia lippis 17. Ma Lia avea gli
erat, oculisi Racket de occhi cisposi : Rachele
cora facie, et venusto era bella di volto, e av-
,aspectu. venente.

Vers. 14- Tu sei osso mio, e ma carne. Siamo tu ed io dello


stesso sangue; e perci in casa mia avrai accoglimento, e sceglie-
rai la consorte : la mia casa tua casa.
Vers. 15. Servirai a me gratuitamente? Giacobbe non volen-
do mangiare il pane a ufo, come si dice, in casa di Laban, si oc-
cupava nelle faccende di casa, e nella cura de' greggi.
Vers. 16. La maggiore chiamavas Lia; la. minore Rachele.
Giacobbe qui una bella figura di Ges Cristo, Lia della sina-
goga, Rachele della Chiesa cristiana. Lia maritata la prima, co-
me di et maggiore, non ebbe mai intero il possesso del cuor
dello sposo; e se fu unita a Giacobbe, Io fu , per cos dire , in
razia di Rachele sotto il nome di cui la prese Giacobbe. Rache-
f e, l'amor di Giacobbe, acquistata con prezzo di sue fatiche, e
rispetto alla quale tutte le fatiche a lui sembrano un nulla-, Ra-
chele amata con infinita costanza, Rachele degna di rappresen-
tare la Chiesa di Ges Cristo. Alla fondazione di questa Chiesa
furon dirette tutte le cure della Provvidenza divina fin dal prin-
cipio del mondo, e i misteri, e i Sacramenti di lei furono figu-
rati in tutte le ceremenie ^ e ne'riti e ne' sacrifizii dell' antico te-
stamento. I Sapti stessi di questo antico testamento non piacque-
ro a Dio, e non in quanto appartennero a questa Chiesa, e fu-
rono uniti per la fede col capo di lei il Messa. Questi venne in
persona a .fare 1' acquisto di questa novella sposa a prezzo di fa-
tiche e di patimenti, e diede finalmente la vita stessa per lei,
cffin di renderla degna dell'eterno amor suo; perocch con que-
sta sposa egli si star fino alla fiue de7 secoli.
18. Quam ditgens 18. E a questa por-
Jacob aiti Serviam ti- tando amore Giacobbe
i pro Rachel filia tua disse : Ti servir per
minore septem annis Rachele tua figlia mi-
nore per sette anni.
19. Respondit La* io.. Rispose Laban :
ban : Melius est, ut li- E meglio, ch' io la dia
bi eam dem, quam al- a te, che ad altro uo-
teri viro : mane apud mo: statti con me.
me.
20. Servivit ergo Ja* 20. Servi adunque
cob pro Rachel septem Giacobbe per Rachele
annis : et videbantur sette anni : e pochi gli
illi pauci dies prae a* parver quei giorni pel
moris magnitudine, grande amore.
21. Dixitque ad La* 21. E disse a Laban:
ban : Da mihi uxorem Dammi la mia moglie :
meam : quia jam tem- perocch compiuto
pus impletum est, ut gi il tempo di spo-
ingrdiar ad illam. sarla.
22. Qui, vocatis mul- . . 22. E quegli, fatta
tis amicorum turbis ad invito di una gran tur-
convivium, fecit nu* ba di amici al convito ,
ptias* fece le nozze.
25. Et vespere Lia. 23. E la sera condus-
filiam suam introduxit se a lui la sua figliuola
ad eum, Lia,
Vers. 18. Ti tervrb per Rachele . sette anni. Si gi altro-
ve osservato, che j mariti compravano le mogli e davano ad esse
la dote ; cosi oltre gli Ebrei usavano i Greci, i Germani, ec.
Vers. 20. E pochi gli parver quei giorni pel grande amore.
Il maggior numero degl' interpreti credono, che i sette anni pre-
cedettero il matrimonio, in cui in vece di Rachele gli fu data
Lia. E bisogna confessare, che questo senso quello che natural-
mente risulta dalle parole del testo sacro. E di pi, a qual fine
sarebbe detto, che la servit di sette Anni parve poca cosa a
GiacoLbe pel grande amore, se egli avesse gi avuto la ricom-
pensa de'suoi servigi, l'amata Rachele?
24- Dans ancillam 24. Dando alla figliuo-
filiae, Zelpham nomi- la una serva chiamata
ne. Ad quam cum ex Zelpba . Ed essendo
more Jacob fuisset in* Giacobbe andalo a sla-
gressus, facto mane re con lei secondo il
vidit Lam* costume, allorch ven-
ne il giorno , conobbe
ch'ella era Lia.
26. Et dixit ad scce* 26. E disse al suo
rum suum : Quid est, suocero : Che quello
quod facere voltasti^ che tuli sei indotto a
nonne pro Racliel ser- fare ? non li ho io ser-
vivi tibi ? quare mpo- vito per Rachele ? per-
suis ti mihi? ch mi hai tu gabbato?
26. Respondit La- 26. Rispose Laban :
-Itan: Non est in loco Non usanza nel no-
nostro consuetud7zis, ut stro paese , che le fi-
minores antetradamus gliuole minori sieu le
ad nuptias. prime a maritarsi.

Vers. 2.3. Condusse a lui... Lia. Pecc gravissimamente La-


ban , e pecc anche Lia facendo a modo del padre, e accordando-
si al peccato di stupro, anzi di adulterio e d'incesto. Ella sape-
va , che Giacobbe era maritato cou sua sorella : Giacobbe scu-
sato dall'ignoranza.
Vers. 24. * Secondo il costume. Queste parole, che mancano
nell'originale e in molte versioni, sono a proposito pej:^ dichiara-\
re in qual maniera Giacobbe non conoscesse l'inganno, quando
in vece di Rachele gli fu consegnata Lia, portando il costume,
che la sposa la prima volta si appressasse allo sposo colla fac-
cia velata.
Vers. a5. Perche mi hai tu gabbato ? Giacobbe non avea ve-
runa obbligazione di sposar Lia, anche dopo quello che era av-
venuto ; perch egli non avea dato verun consenso di matrimonio
cou Lia: e se questo matrimonio si sostenne, fu in virt del con-
senso che egli vi diede in appresso.
Vers. 26. Non e usanza ... che le figliuole minori ec. Questo
un pretesto evidentemente falso: imperocch se fosse stata ve*
ra la consuetudine di non maritare le figlie minori avanti alle
maggiori, non avrebbe egli fatto con solennit le nozze di lache-
le, che tutti sapevano minore di et.
Peni. Vol-1* 13
27- Intple hebdoma- 27. Compisci la set-
dam dierum hujus co- timana di questo spo-
pulae ; et hanc quoque salizio ; e ti dar anche
dabo libi pro opere, quo 1' altra pella servit ,
s ervturus es mihi se- che mi presterai per
pfem annis aliis. altri sette anni.
28. Acquievit piaci- 28. Si accomod alla
to: et liebdomada trans- proposta : e passata
acta , Rackel duxit - quella settimana,prese
xorem : per moglie Rachele ;
29. Cui pater servani 29. A cui il padre a-
E alani tradiderat. vea data per serva Ba-
lani.
30. Tandemque poti- 30. E giunto final-
lus optalis nuptiis , a- mente al possesso delle
moreni secjuentis 'prio- nozze bramate, l'amore
ri praetult, serviens a- della seconda fu in lui
pud eum septem annis pi forte, che quel del-
aliis. la prima, servendo in
casa di Laban per altri
sette anni.
31. Videns autem 31. Ma il Signore veg-
Dominus , quod despi- gendo, com'ei disprez-
ceret Liam , aperuit zava Lia , la rendette
vulvam ejus, soro?*e feconda, rimanendo st-
sterili permanejite. rile la sorella.
52. Quae conce p tum 32. Ed ella partor il
genuit filium, vocavit- figliuolo, che avea con-
que nomen ejus Ruben, ceputo, e posegli nome
dicensi Vidit Dominus Ruben , -dicendo : II Sir

Vers. 27. Compisci la. settimana di questo sposalizio ec. La


festa di nozze durava sette di, e Laban volendo che Giacobbe ri-
tenga Lia per sua moglie , lo prega a terramare con lei i sette
giorni nuziali, e che poi subito gli dar Rachele colla condizione
d'i altri sette anni di servigio.
* E l dar. Ebr, E ti daremo.
humilitatem meam ; gnore ha veduta la mia
nunc amabit me vir umiliazione ; adesso il
meus. mio marito mi amer.
33. Rursumqne con- 33. E di bel nuovo
cept, et peperit filium, concep, e partor un
et alt : Quoniam audi- figliuolo , e disse^. Per-
vitme Dominus liaberi ch il Signore intese,
conlemptui dedit etiam come io era dispregia-
istum mihi: vocaviicjue ta , mi ha dato anche
nomen ejus Siineon. questo figliuolo: e die-
degli ilnomediSimeon.
34- Concepitane ter- 54- E concep la ter-
fio, et genuit alium fi- za volta , e partor un
lium , dixitcjue : Nunc altrofigliuolo,e disse :
quoque copulabitur mi- Adesso sar ben unito
li maritus meus, eo con me il mio marito ,
quod pepererim ei tres dacch gli ho fatti tre
filios : et idcirco appel- figliuoli : e perci chia-
lavit nomen ejus Levi. mollo col nome di Levi.
35. Quarto concepii^ 35. Concep per la
etpeperitfilium, et aiti quarta volta, e partor
Modo confitebor Domi- un figliuolo , e disse :
no : et ob lioc vocavit Adesso io dar laude
eum Judam ; cessavit- al Signore : e perci
que parere. chiamollo Giuda ; e ces-
s da fare figliuoli.
Vers. 31. Dsprezzm'fi Lia. Le volea meno bene; avea per
lei minore affetto. Questo il senso di questo luogo, come ap-
parisce da altre simili espressioni della Scrittura. Vedi Matth. K.
3r. vi. 9.4.
Vers. 3a. Riiben. Figliuolo della visione, o sia della previ-
denza: attribuendo Lia alla bont del Signore l'averla renduta
madre di un figliuolo , e F averla mirata con occhio di miseri-
cordia , mentre il marito non l'amava quanto la sorella.
Yers. 33. // nome d Srneon. Ynol dire Dio ha udilo, ovvero
esnudilo.
Vera. 34- Levi. Vale vincolo, unione, ce.
Yers, 35. Giuda. Confetfione, laude ec.
C A P O XXX.

Rachele sterile , e Lia , die pi non partorisce ,


danno al marito le loro serve , dalle quali ot-
tengono due figliuoli per ciascheduna. Oltre a
questi Lia due altri jie partorisce ed una figlia,
e Rachele partorisce Giuseppe : dopo la nasci-
ta de quali Laban pattuisce la mercede da darsi
a Giacobbe, il quale cosi diviene assai ricco.

i* \^ernens au- 1. iT.iaRacbeleveg-


tem Rachel, quod ui- gendosi sterile , porta-
foecunda esset, inviclit va invidia alla sorella ,
sorori suae, et alt ma- e disse al suo marito :
rito suo : Da mihi libe- Dammi de' figli, altri-
ros, alioqrin moran menti io morr.
2. Cuiiratas respon- 2. Le rispose disgu-
dit Jacob : Num pro stato Giacobbe: Tengo
Deo ego sum, c/ui pri- io il luogo di Dio, il qua-
vavit te fmetu ventris le ti ha privala della
fui? fecondit ?
3. At illa: Jabeo, in- 5. Ed ella: Io bo, dis-
(] ut, familiam E alam : se, la serva Baia: pren-

Vcrs. i. Portava, invidia alla sorella. Un antico proverbio


dice, che le donne sono querule e invidiose. Rachele non era
ancora quello che fu di poi ; onde non miracolo , se veggendo
la fecondit della sorella, e paragonandola colla sua disavventu-
ra, se ne inquietava.
Dammi elevigli, altrimenti ec. Alcuni vogliono, che Rache-
le (sapendo, come il padre di Giacobbe avea ottenuto colle sue
preghiere la fecondit a Rebecca ) domandi al marito, che impe-
tri la stessa grazia per lei, perch altrimenti ella di afflizione si
morrebbe. Ma il disgusto che a tali parole mostr Giacobbe e la
risposta di lui sembra, che dia ragione al Grisostomo di dire,
che qui Rachele parlo con un po' di stoltezza.
Yers, a. * Tengo io il luogo d Dio. Prevalgo a Dio.
ingredere ad illam, ut dila, affinch la prole d
pariat super ge n u lei io mi prenda sulle
mea, et iabeam ex il' mie ginocchia, e di lei
la filio s, io abbia de'figli.
4. Deditque illi Ba- 4- E diede a lui Baia
lam 7i conjugum : per moglie : la quale
quae,
6. Ingresso ad se vi' 5. Data a marito con-
ro, concepii et peperit cep , e partor un fi-
filium. gliuolo.
6. Dxitque Rachel: 6. EdisseRachele: li
Judicavit mihi Domi- Signore ha giudicato in
nus', et exaudivit vo- mio favore, e ha esaudi-
cem meam^ dans mihi ta la mia voce , dando-
filium : et idcirco ap~ mi un figlio : e per que-
pellavit nomen eius sto chiamollo col nome
Dan. di Dan.
7. Rursumque Baia 7. E di nuovo Baia
concipiens peperit al" ingravid, e partorinne
terumt un altro,
Vers, 3. Prendila, affinch ec. Sposala, affinch il figlio che
ella partorir , possa io prenderlo per mio, e metterlo sulle mie
ginocchia, qual madre. Cos ella corretta da Giacobbe risponde
( dice il Crisostomo ) pi saggiamente dimostrando , che la sola
brama di aver prole, la quale partecipi alle promesse di Dio,
cagione, che ella sopporti di mal animo la sua sterilit.
S. Agostino lib. xxir. cni. Faust. cap. 48. e 49. fa l'apologi
di Giacobbe contro i Manichei, i quali rimproveravano a questo
santo patriarca, come un gran delitto, l'avere avuto quattro mo-
gli. Il fatto di Giacobbe, come osserva s. Agostino, non era n
contro la natura , n contro il costume ( assolutamente parlando)
di que' tempi ; e la propagazione della stirpe d' Abramo, propa-
gazione tante volte promessa da Dio , sembra che inchiudesse la
permissione della pluralit delle mogli : ma dove gli empii tro-
vano occasione di mordere e di biasimare , i saggi e i giusti am-
mireranno con ragione in questo medesimo fatto la temperanza
di Giacobbe. Una sola moglie egli spos di sua volont , che fu
Rachele. Si veduto, come per fraude del suocero fu costretto a
eposare anche Lia ; e le due serve non di propria elezione le spo-
s , ma per compiacere le mogli.
8. Pro quo alt Ra- 8. In proposito del
chel: Comparagli: me quale disse Rachele : li
Deus cum sorore mea^ Signore mi ha messa
ei invalili: VQcavitcfue alle mani colla mia so-
eum NephtalL rella, e io l'ho vinta ; e
chiamollo Nephtali.
g. Sentiens La^ quod 9. Veggendo Lia, co-
parere desiissett Zel- me avea lasciato di far
pham ancillam suam figliuoli , diede a suo
marito tradidit. marito la sua schiava
Zelpha.
io. Qua, post conce- 10. E avendo questa
ptumt edente filium,) concepito , e partorito
unfigliuolo,
u.Dxit: Felicter: 11. Disse ella: Forti!-,
et idcirco vocavit no- na: e chiamollo perci
men eius Gad. col nome di Gad.
12. Peperit quoque is.NepartorZelpha
Zelpha alterum. anche un altro.
13. Dixitque La 13. E Lia disse : Que-
Hoc pro beatitudine sto per mia beatitu-
meai beatani quippe dine : nerocch beata
Vers. 6. Chamollo col nome di Dan. Dan significa giudica-
re , far giudzio.
Vers. 8. Mi ha messa, alle mani ec. Dio ha voluto, che io ab-
bia avuto a disputare dell* onore della fecondit colla mia pro-
pria sorella, moglie dello stesso marito; ma io con astuzia aven-
do fatto posare a lui la mia serva son rirnasa vincitrice. Nephta~
li vale lottatore, combattitore vantaggioso.,
Vers. ii. Fortuna, ovvero prosperit. E 1'esclamazione di
Zelpha in vedersi madre di questo nuovo figliuolo. I LXX les-
ser ho avuto buona fortuna: e il Caldeo e il Siro hanno lo
stesso senso, ch' seguitato dal maggior numero degP interpreti
antichi e moderni. Lia adunque diede a questo figliuolo il nome
di buona fortuna, e con ci fece vedere, che ella non era ancora
interamente esente dalla superstizione del suo paese e della ca-
sa di Laban uomo idolatra, nella qual casa ella dovea aver senti-
to nominare sovente, e fors' anche invocare come una divinit, la
buona fortuna. Vedi cap. xxxv. 24.
me dicent mulieres : mi diranno le donne :
propterea appellavit per questo lo chiam
eum Aser. Aser.
14 Egressus autem i4- Ma essendo Ru-
Ruben tempore messis ben andato'alla campa-
triticeae in agrum, re- gna in tempo che mie-
perit mandragora^) tevasi il grano, trov
cjuas matri Liae detu- delle mandragore, le
lit. Dixitque Rachel: quali egli port a sua
Da mihi partem de madre Lia. Ma Rachele
mandragoris filii lui. disse: Fammi parte del-
le mandragore di tuo fi-
glio.
15. Illa respondit: 15. Rispose quella i
Parumne libi videtur, Ti sembra egli poco l'a-
quod praeripueris ma" vermi rapito il consor-
ritum mihi, nisi etiam te, se non mi togli an-
mandragora^ filii mei che le mandragore del
tuleris ? Alt Rachel: mio figlio? Disse Rache-
Dormiat tecum hac le : Dorma egli questa
nocte pro mandragoris notte con te in ricom-
filii tui. pensa delle mandrago-
re di tuo figlio.
Vers.- 13. Questo e per ma beatitudine, I LXX beata me
Cos applaudisce a s stessa per aver avuto un sesto figliuolo.
Vers. 14- Fa?nmi parte delle mandragore ec. I LXX e il
Caldeo leggono come la Volgata mandragore, ovvero frutti di
mandragora ; e quantunque tra' moderni interpreti sieno non
pochi quelli che pretendono di dare un altro significato alla vo-
ce del testo ebreo , io non credo, che tutte le ingegnose conget-
ture possano mettersi in paragone coli' autorit de' LXX e del
Caldeo , trattandosi di un frutto che dovea essere cognitissimo
nella Mesopotamia e nella Giudea, che rammentato anche nel-
la Cantica. Questo frutto assai bello e odoroso buono a conci-
liare il sonno, a cacciar la tristezza , e a dare la fecondit, con-
forme attestano moltissimi autori antichi e moderni. Posto ci ,
ognuno intende, per qual motivo Rachele avesse tanta premura
di avere una parte delle mandragore trovate da Ruben. Ella pe-
r i rimase sterile, fino a tanto che a Dio piacque di consolarla.
16. Redeunti(j7ie ad 16. E tornando alla
vesperam Jacob de sera Giacobbe dalla
agro, egresso, est in oc- campagna, usci incon-
cursum 6)11$ Lia, et: Ad tro a lui Lia, e: Meco ,
me, inquit, intrabs : disse, verrai: perch ti
quia mercede conduxi ho caparrato col prezzo
te pro mandragors filii delle mandragore del
mei. Dormivitque cum mio figliuolo. Ed egli si
ea nocte illa, dorm con lei quella
notte.
17. Et exaudivit 17. E il Signore esau-
Deus preces ejus: conce* d le preghiere di lei : e
pglie, et peperit filium concep, e partor il
ffuintum, quinto figliuolo,
18. Et ait\ Dedit 18. E disse: II Signo-
Deus mercedem mihi, re mi ha renduta mer-
quia dedi ancillam cede , perch diedi la
meam viro meo : appel- mia schiava a mio ma-
lavitque nomen ejus Is- rito: e gli diede il nome
sachar. d' I s sachar.
19. Rursum Lia con- 1.9. E di bel nuovo
cipiens peperit sextum Lia concep, e partor
filium, il sesto figliuolo,
20. Et alt: Dotavit 20. E disse; II Signo-
me Deus dote bona : re mi ha dotata di buo-
etiam hac vice mecum na dote: anche questa
erit maritus meus, eo volta si star con me il
quod genuerim ei sex mio marito per avergli
Vers. 15. Ti sembra egli poco P avermi rapito ec. Lia rinfac-
a a Rachelc l'aver tolto a lei Giacobbe, il quale veramente
vea sposata prima lei. Rachele per avrebbe ben potuto ritor-
ere 1' argomento.
* Dorma teco. Vedrai v che a scanso d'inquietudini fralle
u mogli solea Giacobbe iu tempi fssati starsi or con questa or
on quella.
Vers. 18. Gli diede il nome (P Issachar. Vale adire, nomo
della ricompensa , della mercede.
Jliosi et idcirco appel- 10 fatti sei figliuoli : e
lavit nomen eius Za- per questo chiamollo
bulon. col nome di Zabulon.
21. Post quem pepe* 21. Dopo di questo
rit filiam nomine Di- partpr una figlia per
ri am. nome Dina.
22. Uecordatus quo- 22. Ricordatosi il Si-
que Dominus Rachelis, gnore anche diRachele
exaudivit eam, et ape- la esaud, e la rend fe-
' ruit vulvam ejus conda.
23. Quae concepii, 23. E concep, e par-
etp ep erit filium ^ dicens: tor un figliuolo, dicen-
A s tulit Deus oppro- do: II Signore ha tolto
brium meum. 11 mio obbrobrio.
2 4 E t vaca vit nomen 24. E chiamollo col
ejus Joseph, dicens : nome di Giuseppe , di-
Addat mihi Dominus, cendo . Il Signore dia-
filium alterum. mi ancora un altro fi-
gliuolo.
26. Nato autem Jo- 26. Ma nato che fu
seph, dixit Jacob so- Giuseppe, disse Giacob-
cero suo: Dimtte me, be al suo suocero : Dam-
ut revertar in patriam, mi licenza, che io me
et ad terram, meam. ne torni alla patria , e
nella mia terra.

Vers. 9.0. Chiamollo col nome d Zabulon. Alcuni interpre-


tano Zabulon, abitazione, coabita/ione.
Vers. 21. Per nome Dina. Questo nome ha la stessa radice,
che quello di Dan. Gli Ebrei dicono, che Dina fu moglie di Giobbe.
Vers. 9,3. Il mo obbrobrio. La sterilit, la quale era conside-
rata come un gran disdoro.
Vers. i^. Chiamollo col nome di Giuseppe ec. Significa uno
che crescer, augumenter ec., volendo Rachele dimostrare la
speranza di non restare con questo solo figliuolo , ma di averne
ancora un altro. Giuseppe venne alla luce 1' inno nonagesimo
primo di Giacobbe t il decimoquarto anno dopo il suo arrivo
nella Mesopotarnia.
i3 * .
26. Da mihi uxores, 26. Dammi le mogli,
et libero* meos, pro e i miei figliuoli, per li
quibus servivi tibi^ ut quali sono stato a' tuoi
abeam: tu nosti ser- servigi, affinch io me
vitutem qua servivi ne vada: tu sai qual sor-
libi. te di servigio sia stato il
mio.
27. Ait illi Labani 27. Disse a lui La-^ ^
Inveniam gratiam in ban: Possaio trovar gra-
conspectu tuoi experi- zia dinanzi a te : io ho
mento didic, quia be- conosciuto alla prova,
nedixerit mihi Deus che Dio mi ha benedet-
propter te. to per causa tua.
28. Constitue merc- 28. Determina tu la
dem team, quam dem ricompensa, ch' io deh* *
tbi. ba darti.
29. At ille respon- 29. Ma quegli rispo-
dit i Tu nosti quomodo se : Tu sai in qual mo-
servierim tibi et quan- do ti ho servito, e quan-
ta in manibus meis to sieno augumentati
fuerit possessio tua. nelle mani mie i tuoi
beni.
30. Modicum Tiabui- 30. Poco tu avevi pri-
sti antequam venirem ma ch' io venissi a te :
ad te: et nunc dives ora sei divenuto ricco :
effectus es: benedixit- e il Signore ti ha bene-
que libi Dominus ad detto alla mia venuta.
introitimi meum. Ju- 'adunque giusto, che
stum est igitur, ut ali- io pensi una volta an-
quando provideam et* che alla casa mia.
iam domui meae.

Ver*. 7. Possa io trovar grazia dinanzi a te. E una specie


di complimento di Laban , come s'ei dicesse : Fammi graia d
ascoltarmi,
* Per cania tua. Al tuo venir qua.
Si. Dixitque Laban: 31. E Laban gli dis*
quid tibi dabo ? At il- se : Che ti dar io ? Ma
le at : Nihil volo : sed quegli replic: Non vo-
sifeceris, quod postu- glio nulla t ma se farai
lo , iterum pascam , et quello ch' io chiedo ,
custodiam pecora tua. pascer di nuovo le tue
pecore , e n'avr cura,
32. Gyra omnes gre- 32. Raduna insieme
ges tuos, et separa tutti i tuoi greggi, e
cunctas oves varias, et metti da parte tutte 1
sparso veliere', etquod- pecore variegate,e mac-
cumque furvum, et ma- chiate di pelame: e tut-
culosum , variumque to quello che verr fo-
fuerit tam in ovibus, sco , e macchiato, e va-
quam in capris, erit rio tanto di pecore, che
merces mea. di capre , sar la mia
mercede.
33. Respondebitque 33. E parler un d a
mihi cras justitia mea> mio favore la mia fedel-
quando placiti tempus t, allorch verr il tem-
advenerit coram te: et po concordato tra noi :
omnia, quae non fue- e tutto quello che non
rint varia, etmaculosa^ sar di vario colore , o
etfurva tam in ovibus, macchiato, o fosco tan-
quam in caprist furti to di pecore , come di
me arguent. capre, mi dimostrer reo
di furto.

Vers. 31. Non voglio milia ; ma se farai ec. Non voglio da


te nulla gratuitamente; ovvero non voglio che tu dia mercede :
non son io n mercenario ; fa solamente quello die io dir.
Yers. 3?,. E lutto quello che verr fosco e macchiato e va-
rio ... sar mio. La lana delle pecore varia di colore poco sti-
mata, perch non pu tingersi; e lo stesso dicasi del pelo delle
capre, delle quali per il pelo nero era stimatissimo; onde Gia-
cobbc non chiede le capre di color nero, ma quelle di color fo-
M-o. (."osi egli si contenta di aver per ricompensa i rifiuti, pr co-
s'i dire, de' greggi di Labaii.
34- Dixitque Labari*. 34- Disse Laban.- Mi
Gratum habeo quod piace quello che do-
petis. mandi.
35. Et separavit in 35. E quel giorno se-
die illa capraS) etoves, par le capre, e le pe-
et hircoS) et arietes va- cora, e i capri e i mon
ros, atque maculosos : toni di vario colore , e
cUnctum autem gregem macchiati : e tutto il
unicolorem, idest albi^ gregge di un sol colo-
et nigri velleris trad" re, cio di bianco, e ne-
dit in manu filiorum ro pelame lo diede in
suorum. governo de' suoi fi-
gliuoli.

Vera. 33. E parler un < n mio favore la ma fedelt, al-


lorch , ec. Vale a dire, tu vedi qual disuguaglianza si trovi in
questo patto in mio svantaggio. Tu mi lascerai le pecore e le ca-
pre di un solo colore, ed io non dovr avere, se non quello che
di esse nascer pezzato, e macchiato di varii colori; e quelle di
un sol colore debbono essere tue. L' ordine naturale delle cose
ti mostra, ch' come se io patteggiassi, che tu dovessi avere ogni
cosa. Ma io spero, che la giustizia colla quale ho proceduto e
procedo con te, mi assister, e mi otterr da Dio quella merce-
de, che tu non vorresti darmi.
E lutto quello che non sar d vario colore ... mi dimo-
strer reo di furto. Quando dovrai! dividersi alla fine dell'anno
i nuovi parti secondo il concordato tra noi, ove mai io ne rite-
nessi alcuno, che non fosse di vario colore, mi contenter di es-
sere condannato qual ladro.
Vers. 35. Separ le capre, e le pecore .... d vario colore ... e
tutto il gregge di un sol colore ... lo diede in governo de"1 suoi
figliuoli. Di chi sono questi figliuoli messi da Laban al governo
de' greggi separati di un solo colore, cio o bianco, o nero, e ri-
messi a Giacobbe ? Sono indubitatamente i figliuoli di Laban.
Quest'uomo avaro e sospettoso, affinch Giacobbe non potesse
in qualche modo o frodare le figliature , o introdurre tra' suoi
greggi delle pecore, o delle capre di vario colore, d a Giacobbe
come per compagni, e aiuti, ma in realt per esploratori, i suoi
figliuoli, ed egli'si ritira co'suoi greggi tre giornate di strada
lontano dal genero. Cosi egli non ha paura, che il suo bestiame
possa mescolarsi con quello di Giacobbe, n le sue pecore, e ca-
pre di color vario esser vedute dalle bianche, e nere di Giacobbe.
36. Et posuit spa- 36. pose una di-
tium itineris trium die- stanza di tre giorni di
rum biter se., et gene- viaggio tra s, e il ge-
rum, qui pascebai re li" nero , il quale pascola-
quo s gregei ejus. va il rimanente de' suoi
greggi.
07. Tollens ergo Ja- 37. Prese adunque
cob virgas populeas vi- Giacobbe delle verghe
rides, et amygdatinas^ di pioppo verdi, e di
et ex platanis^ ex par- mandorlo, e di platano,
te decorticavi eas : de- e ne lev parte della
tractisque corticibus, in corteccia, levata la qua-
his, quae spolata fue- le , dove le verghe era-
rant, candor apparuit : no spogliate, spicc il
illa vero, quae integra bianco: e dove non era-
fuerant, viridia per" no state toccate rima-
manserunt-, atque in sero verdi : onde in tal
iunc modum color ef- guisa risult vario co-
fectus est varius. lore.
38. Posuitque eas in 38. E le pose ne' ca-
canalibus^ ubi effunde* nali , dove gettavasi
batur aqua : ut cum ve- l'acqua, affinch venute
nissent greges ad hi- a bere le pecore , aves-
bendum, ante oculos ser dinanzi agli occhi
haberent virgas, et in le verghe , e concepis-
aspectu earum conci- sero rimirandole.
perent.
Vers. 36. Tre giorni di viaggio. Solito pero farsi da nn guar-
diano di greggi dietro al suo bestiame.
Yers. 37., e 38. Prese ... delle verghe di pioppo verdi, ec. Ec-
co l'arte usata da Giacobbe per avere delle pecore e capre d'un
sol colore de'parti di color vrio. Egli prende delle verghe, o
scudisci di varie piante , ne incide , e ne leva in pi luoghi la
scorza ; cosi queste verghe restano di vario colore : dipoi le pone
ne' canali, dove andavano i greggi ad abbeverarsi ; il resto assai
chiaro.
* E ne levo parie della corteccia. E ad una parto tolse
la corteccia.
3<). Factumque est, 3$. Ed avvenne, che
ut in ipso calore coitus le pecore in calore mi-
oves intuerentur vir- ravano le verghe , e fi-
gas, etparerent macu- gliavano agnelli con
Iosa, et varia, et diver- macchie , e pezzati, e
so colore respersa. sparsi di vario colore.
40. Divisitque gre- 4o. E Giacobbe divi-
gem Jacob, et posuit se il gregge , e pose le
virgas incanatibus an* verghe nei canali da-
te oculos arie tum: e- vanti agli occhi degli
rant autem alba> et ni" arieti : ed erano di La-
gra quaeque Laban : ban tutti i bianchi, e i
cetera vero Jacob, se* neri : gli altri poi tutti
paratis inter se gregi- di Giacobbe , avendo i
bus* greggi separati tra loro.
41. Igitur quando 4.1. Quando adunque
primo tempore ascen- alla primavera doveart
debaniur oves,ponebat concepire le pecore,
Jacob virgas in ean a mettea Giacobbe le ver-
libus aquarum ante ghe ne'canali dell'acqua
oculos arietum et oviuni, dinanzi agli occhi dei

Vers. 4<5. E Giacobbe divise il gregge, ec. Era riuscito a Gia-


cobbe colla diligenza descritta ne'versetti 3j. 38. 3g. di avere
degli agnelli e de'capretti pezzati di vario colore: questi egli
separ dagli altri, e questi egli procurava di metter davanti alle
pecore al tempo, in cui sogliono concepire. Vedesi per e in
questo, e nel seguente versetto, ch' ei continua a mettere delle
verghe ne' canali, dove i suoi greggi andavano a bere , osservata
per la distinzione posta nel verso \i.
Altri per queste parole divise il gregge intendono, che egli
andasse separando via via , e mettendo in disparte gli agnelli, e
i capretti macchiati, e di vario colore, che erano suoi, e non li
lasciva stare mescolati co'greggi di Laban, aftinch questi non
avesse pretesto di querelarsi, perch Giaeobbe si procurasse un
si gran proftto col mettere quegli agnelli e capretti dinan/i
alle bianche pecore e capre, aliinch queste faccsser simili i lo-
ro parti.
ut in earum contem* montoni , G delle peco-
platione conciperent : re, affinch queste con-
cepissero in guardan-
dole :
42. Quando vero se 42. Al tempo poi, in
ratina admissura erat, cui le pecore concepi-
et conceptus extremus, scono, e portano per la
non ponebat eas. Fa- seconda volta, non met-
ctaque sunt e, quae teva le verghe. E le pe-
erant serotina, Labani core della seconda eran
et quae primi tempor^s^ di Laban : quelle poi
Jacob. della prima figliatura
erano di Giacobbe.

Vers. 4?-. Al tempo poi della seconda, figliatura,. Noi suppon-


giiamo, che le pecore nella Mesopotamia figliassero,due volte,
come suppose s. Girolamo, e come avviene in Italia. E detto nel
versetto precedente, che Giacobbe metteVa le verghe ne'canali
al tempo di primavera, quando le pecore doveano concepire -, lo
che egli certamente faceva, perch bramava, che di vario colore
fossero, per conseguenza suoi gli agnelli, che dovean poi nascere
nell'autunno. Dice adesso, ch' egli non metteva le verghe u' ca-
nali al tempo in cui per la seconda, ovvero per l'ultima volta le
pecore concepivano, vale a dire nel tempo d' autunno. Donde
fassi evidente, che Giacobbe sapeva, che migliori e pii robusti
erano i parti concepiti in primavera, e partoriti in autunno , che
quei concepiti in autunno, e partoriti in primavera : e perci i
primi egli volea per s, e lasciava i secondi a Laban.
Due cose sono ancora da notare in questo fatto. In primo
luogo il Crisostomo, e dietro a lui gl'interpreti Greci hanno cre-
duto, che l'avere le pecore di Giacobbe partoriti agnelli di vario
colore al vedere le verghe da lui messe ne'canali, fosse un effetto-
non naturale, ma sopra le leggi della natura, e per conseguenza
miracoloso. S. Girolamo, s. Agostino, e dietro ad essi moltissimi
interpreti sostengono, che ci poteva accadere naturalmente per
la forza della immaginazione, per ragione della quale si sono ve-
duti , e si veggono sovente impressi ne' corpi degli uomini, e de-
gli animali i segni di quelle cose, che agitarono la fantasia delle
madri nel tempo del concepimento, e della gravidanza. La storia
naturale piena di simili esempi; i quali bench difficilmente
possano comprendersi e spiegarsi , non e per possibile di negarli.
In secondo luogo si disputa, se Giacobbe poteva senza colpa
servirai di UH tal mezzo per migliorare il suo contratto conii
43. Ttatasque est 43. E questi si fecs
homo ultra modum, et ricco formisura , e fece
habuit greges multos, acquisto di molti greg-
ancillas, et servos, ca- gi , di serve , e servi, e
meloSf et asinos* di cammelli, e asini.
C A P O XXXI.
Giacobbe per comando del Signore parte nasco*
stamente con tutta la sua famiglia per tornare
al padre. Laban gli corre dietro. Rachele, che
avea rubati g' idoli del padre , delude con a*
stuzia Laban, che li cercava, finalmente dopo
varie cjuerele,ealtercazioni, Giacobbe e Laban^
fatta alleanza, se ne vanno alle case loro.

1. JLostquam au- 1. T.1 a dopo che


tem audivit verba filio- ebbe udite le parole dei
rum Laban dicentiumt figliuoli di Laban , che
Tutit Jacob omnia, dicevano : Giacobbe ha
quaefuerunt p atris no- usurpato tutto quello
stri, et de illius facui- che era di nostro padre,
tale ditatus factus est e dei beni di lui si fat-
inclytus* to ricco signore :
2. Animadvertit quo- 2. Osserv ancora,
quefaciemLaban, quod che Laban non lo guar*
non esset erga se sicut dava collo stesso occhio,
heri, et nudiustertius, che per lo passalo ,
l'intenzione del suocero, il quale certamente suppose, che a Gia-
cobbe dovesser toccare le pecore di vario colore, che tali na-
scessero senz' arie , e fortuitamente : ma se noi porrem mente ,
che Dio stesso sugger a Giacobbe questo mezzo di ritrarre final*-
ineiite la giusta mercede di tante e s lunghe fatiche, delle qua-
li tutto il frutto /ino allora era stato di Laban, e che per conse-
guenza Dio volle, che a lui si appartenesse il bestiame, che me-
diante una tal arte dovea nascere, non avremo bisogno di ricor-
rere ad altre ragiona per giustiiicarlo. Vedi caf>. xxxi. 9. 11. 12,
3. Maxime elicente 3. Dicendogli di pi
sibi Domino: Revertere il Signore : Torna alla
in terrarii patrum tuo- terra de' padri tuoi, e
rumt et ad generatio- a' tuoi parenti, e io sa-
neni tuamt erofjue te- r teco.
cum.
4- Misit et vocavit 4. Fece venire Rache-
Rachel et Liam in le e Lia al campo, do-
agrum, ubi pascebat ve ei pasceva i greggi,
greges^
6. Dixitque eis: Vi- 5. E disse loro : Io
deo faciem patris ve- veggo, che il padre vo-
stri^ quod non sit erga stro non mi guarda col-
me sicut heri,, etnudius- lo stesso occhio, che per
tertius : Deus autem lo passato: ma il Dio di
patris mei fuit mecum, mio padre stato con
me.
6. Et ipsae nostist 6. E voi sapete, co-
quod totis viribus meis me con tutto il mio po-
servierim patri vestro, tere ho servito al padre
vostro.
7. Sed et pater t>e- 7. Ma il padre vostro
ster circumvenit me, mi gabb, e ha mutato
et mutavit mercedem dieci volte la mia mer-
m eam decem vicibus> et cede : e con tutto que-
tamen non dimisit eum sto Dio non ha permes-
Deus, ut noceret mihi. so , ch'ei mi fecesse del
male.
Vers. "r Un mutato dieci volte la mia mercede. Nelle Scrit-
ture dieci volte posto per molle volte, Levit. xxvi. 26. Ec-
clcs. vii. 20. Zachar. vii. a3. Ma qui s. Girolamo prende
quest'espressione letteralmente, e sembra, che cosi vada presa
in questo luogo ; perch la stessa cosa d' aver cambiato dieci vol-
le riguardo alla mercede dovuta a Giacobbe rinfacciata a La-
ban nel versetto 4 i > Questi pertanto, ogni volta che si veniva a
fare la divisione del bestiame, che era suo , da quello che era
di Giacobbe (la qual divisione face vasi du volte i' anjao) , reg-
8. Si quando dixii 8. Se una volta dis-
varine erunt mercedes se : Quelli di color va-
tuae ; pariebant omnes rio saranno la tua mer-
oves varios foetus: cede, le pecore figlia va-
quando vero e contra- no tutte agnelli chiaz-
rio alt: A l a quaeque zati : quando per lo con-
accpies pro mercede: trario egli dsse:Tupren-
omnes greges alea pe* derai per tuo salario
pererunt. tutti i bianchi, tutti i
greggi figliavano agnel-
li bianchi.
<j. Tulitque Deus o. Dio ha prese le
vub s tantiam fratris ve* facolt del padre vostro,
8 tri> et dedii mihi* e le ha date a me.
10. Postquam enim io. Imperocch quan-
conceptus ovium tem* do fu venuto il tempo,
pus advenerat, levavi in cui le pecore dovean
oulos mSt et vidi in concepire , io alzai gli
somnis ascendente^ occhi miei, e vidi dor-
mares $uper foeminas mendo i maschi pezza-
varioS) et maculosos, ti, e macchiati, e di colo-
et diversorum colorum. ri diversi, i quali co-
privano le femmine.
11. Dixitque Ange- il. E l'Angelo di Dio
lus Dei ad me in som- mi disse in sogno: Gia-
nis\ Jacob ? Et ego re- cobbe ? E io risposi :
spondi Adsum. Eccomi qui.
gendo, che la parte di Giacobbe era vantaggiata sopra la sua
parte, non volea pi stare a quello che erasi pattuito ; onde bi-
sognava che questi si contentasse di fare nuova convenzione. Cos
and la cosa per cinque interi anni ; onde ha ragione Giacobbe
di dire, che per dieci volte Laban mut la mercede pattuita. Il
lesto anno poi egli se ne fuggi, come Dio gli avea comandato.
Vrs. 8. Le pecore figliavano tutte ec. Tutte le pecore vuol
dire la massima parte delle pecore, e cosi di poi tutti i greggi
intendesi /. massima parte de* greggi ; e in sostanza vuol dire ,
che a dispetto delle anghere d Laban, Dio faceva s, che il me-
glio e il pia del frutto de' bestiami toccava sempre a Giacobbe.
12. Qui alt: Leo a 12. EH egli disse: Al-
oculos tuos, et vido za gli ocelli tuoi, e mi-
universos masculos a- ra i maschi tulli, che
scenclentes super foe- cuopron le femmine,
minas, varios, macu- pezsali, e macchiati, e
losos, cttcjiiQ respersosi di vario colore : peroc-
vidi enim omnia^ quae ch io ho vedulo tulio
fecit doi Laban. quello che ha fallo a le
Laban.
13. Ego sum Deus 13. Io sono il Dio di
Bethel, (i) ubi unxisti Bethel, dove tu ungesti
lapidem, et votum vo- la pielra, e facesli a me
visti mihi. Nunc ergo il volo. A-dessoadunque
surge, et egredere de levali, e parti da questa
terra hac, revertens in terra per tornare alla
terram nativitatis tuae. terra dove sei nato.
i t\.R.esponderuntc/ue 14 Rachele e Lia
nachel et Lia : Nun- risposero : Riman egli
quid habemus residui forse qualche cosa per
quidquam in facuitati- noi delle facoll , e del-
bus, et haereditate do- 1' credila della casa di
mus patris nostri ? noslro padre ?
(i}
(i) Sap. 28. 18.

Vers. i").. Io ho veduto tutto quello che ha fatto a te Labari.


Assai bella a questo passo la riflessione del Crisostomo: Di qui
noi impariamo, che se allora quando ci sar fatta ingiuria
noi sarem mansueti e pazienti e pacifici, goderem pi copioso
e abbondante Vaiuto divino. Non ci mettiamo pertanto a com-
battere con quelli che ci premono e ci calunniano , ma sop-
portiarn generosamente, sapendo che Dio non ci disprezzer.
Riconosciamo noi la sua amorevolezza: perocch egli ha det-
to: a me la vendetta, e io render mercede, hora. 67.
Vers. i3. * Ove ungesti la pietra, e facesti a me il voto. Per
dimostrargliene il gradimento. 11 Signore rammenta a Giacobbe
i di lui atti di religione, e per animarvelo gli d a vedere d'aver
presente il di lui voto .
Vers. 14.6 15. Riman egli forse qualche cosa ec. Che ab-
biarn pi noi da sperare delle facolt e de' beni di uostro padre?
15. Nonne quasi alie- 15. Non ci ha egli ri-
nas reputavit nos, et guardate come stranie-
vendidit, comeditque re , e ci ha vendute , e
pretium nostrum? ha mangiato i! prezzo,
che di noi ha ritratto ?
\6. Sed Deus tulit 16". Ma Dio ha prese
opes patris nostri, et le ricchezze di nostro
eas tradidit nobis', ac padre, e le ha date a
filiis nostris: unde om- noi, e a' nostri figliuo-
nia, quae praecepit tibi li: fa adunque tutto
DeuSjfac. quello che Dio ti ha co-
mandato.
17. Surrexit itaque 17. Si ammann a-
Jacob, et mpositis li- dunque Giacobbe 3 e
ers, ac conjugibus messi i figliuoli, e le
suis super camelos> mogli sopra i cammelli,
abiit. se ne part. |.
18. Tulitque omnem 18. E prese tutto il
substantiam suam, et suo , e i greggi, e tut-
greges, et fjuidquid in to quello che avea gua-
Mesopotamia acquisie- dagnato nella Mesopo-
rat, pergens, ad Isaac tamia, incamminandosi
patrem suum in terram verso suo padre Isacco
Chanaan. alla terra di Chanaan.
i p. Eo tempore ierat 19. Laban in quel
Labai ad tondendas tempo era andato a to*
oves, et Rachel furata sar le pecore, e Rache-
est idola patris sui. le rub gl} idoli di suo
padre*

Egli ci ha quasi diseredate , e dandoci a te senza dote, e usur-


pandosi tutta la mercede che tu avevi meritato colle fatiche di
quattordici anni, la qual mercede era il prezzo che tu pagasti
per averci , e dovea essere nostra dote.
Vers. i p. Rachele rub gV idoli di suo padre. La voce ebrea
Teraphm renduta qui con quella ds idoli si prende altrove in
20. Nolutr/ue Jacob 20. E Giacobbe non
co7?fiteri socero suo , volle accusare a Labari
quod fageret. la sua fuga.
21. Cumque ablsset 2T. E partito ch'ei
tam ipse, quam omnia ^ fu con tutto quello che
quae juris sui erant, et a lui apparteneva, men-
amjie transmisso per- tre passato il fiume( Eu-
geret contra moJttem frate ) si avanzava ver-'
Galaad 3 so il monte Galaad,

altri sensi. Ma da Ezechiello xxi. a., e da Zacheria x. 2. appari-


sce, che sotto questo nome s'intendevano tra1 Caldei certe figure
superstiziose le quali si consultavano per sapere le cose future.
Molti dotti interpreti credono , che i Terapnim fossero talisma-
ni , cio figure eli metallo gettate o incise a certi aspetti di pia-
- neti, alle quali figure si attribuivano effetti straordinarii; ma
adattati alla qualit del metallo, al nome de' pianeti e alle figu-
re che in essi erano rappresentate. In oriente regna tuttora la
superstiziosa e ridicola mania di questi talismani o degli amu-
leti, o sia preservativi contro g' incanti, contro le disgrazie , ec.
Questi amuleti sono iscrizioni sulla carta o sulla carta pecora ,
o sopra pietre preziose. Sembra molto verisimile, che questi ido-
li , o Teraphim di Laban fossero figure , nelle quali ei credeva
che risedesse qualche soprannatural virt.
Il motivo, per cui Rachele si port via questi idoli, non
notato nella Scrittura; onde chi ne assegna uno , e chi un altro.
Alcuni Padri credono, che ella gli adorasse, come anche Lia, e
volesse averli anche con s nel viaggio; e il non averne fatto
motto a Giacobbe (come si vede vers. 3-2.) sembra un grande in-
dizio , che Rachele non fosse ancora esente da questa superstizio-
ne. Vi sono per clegl' interpreti che suppongono, che questi ido-
li fosser d' oro, e fossero quello che v' era di pi pregiato in casa
di Laban ; onde Rachele se li prese in compensazione dell' ingiu-
stizia che ella pretendeva essere stata fatta dal padre a s e alla
sorella. Comunque ci sia quando ella possa essere assoluta dalla
superstizione, non pu essere in verun modo assoluta dal peccato
di furto. Vedi vers. 3 2.
Vers. 21. Passato il fiume. L' Eufrate ch' di mezzo tra la
Mesopotamia e la Chananea.
Verso il monte Galanti. Monte, che quasi unito al Liba-
no , e ha alle sue radici un' ampia e fertil regione chiamata Ga-
laad. Vedi Deuler. xxxiv. i. Jerern. xn. G. Questo nome di Ga-
laad lo ebbe questo monte per la ragione detta nel versetto 4&
22. Nuntiatum est 22. Fu portato avvi-
Laban die tertia , quod so a Laban il terzo gior-
fumerei Jacob. no , che Giacobbe fug-
giva.
23. Qui, assumptis 23. Ed egli, presi se-
fratribus suis, persecu- co i suoi fratelli, lo se-
tus est eum diebus se- guit per sette giorni,
ptem : et compreliendit e lo raggiunse sul mon-
eum in monte Galaad. te di Galaad.
24. Viditque in so- 24. E vide in sogno
mnis dicentem sibi Dio, che gli disse : Guar-
Deum: (i) Cave ne dati dal dire una torta
quid quam aspere lo- parola contro Giacobbe.
quaris contra Jacob.
26. Jamque Jacob 26. E Giacobbe avea
extenderatin monte ta- gi teso suo padiglione
bemaculum : cumque sul monte : e soprag-
ille consecutus fuisset giunto Laban co' suoi
eum cum fratribus suis^ fratelli, la sua tenda
in eodemmonte Galaad pian l sullo stesso mon-
fixit tentorium. te di Galaad.
26. Etdixit ad Ja~ 26". E disse a Giacob-
cob\ Quare ila e gisti, be: Per qual motivo hai
ut ciani me abgeres operato in tal guisa,
jlias meas, quasi ca- menando via le mie fi-
ptivas gladio? glie senza mia saputa,
come prigioniere di
guerra ?
27. Cur ignorante 27. Perch hai tu vo-
mefugere voltasti^ nec luto fuggire senza ch'io
indicare mihi, ut pro lo sapessi, e non anzi
sequerer te cum gau- avvertirmi, affinch ti
do, et canticiS) et tym- accompagnassi con fe-
pajus, et citharis ? sta, e cantici, e timpa-
ni , e cetre ?
(i) Infr. 48. 16.
2 8. Non es passus, 28. Non mi hai per-
ut oscularerfUios rneos, messo di dare un bacio
etfilias: stulte opera' a' miei figliuoli, e alle
tus es\ et nunc quidem mie figlie : ti sei porta-
to da stollo : e certa-
tamente adesso
29. Valet manus 29. in poter mio
meo. recidere libi mo- farti pagar il fio. Ma il
limi. Sed Deus patris Dio del padre vostro ie-
vestri heri dixit mihi: ri mi disse : Guardati
(i) Cave, ne locjuaris dal parlare con aspreis-
contra Jacob quidquam za contro Giacobbe.
durius.
30. Esto, ad tuos ire 30. Tu desideravi di
cupiebas, et desiderio andartene a trovare i
erat tibi domus patris tuoi, e ti stimolava il
lui: curfuratus es deos desiderio della casa pa-
m eos ? terna , ti si conceda :
perch mi hai rubati i
miei dei?
31. Respondit Jacobi 31. Rispose Giacob-
Quod inscio te prof e- be : Quanto ali' essere
ctus sum, timui> n,e vio- partito senza tua sapu-
lenter auferres fitias ta , io temei , che non
tuas. mi togliessi per forza
le tue figlie.
32. Quod autem furti 32. Quanto poi al fur-
77/e argus : apud quem- to , di cui mi riconvie-
cumque inveneris deos ni ; chiunque sia colui,
tuos, necetur coram presso del quale ritro-
fratribus iiostris : scru> verai i tuoidei, sia mes-
tare qudqud tuorun so a morte alla p res e n-
apud me inveneris> et za de'luoi fratelli : fa le
aufer. Haec dicens, tue ricerche: tutto quel-

fO Infr. 48. 16.


ignorabat, quodRachel lo che troverai di tuo
furata esset idola. presso di me , prendilo
pure. Dicendo questo,
egli ignorava , che Ra-
chele avesse rubato gl'i-
doli.
33. Ingressus itaque 33. Entrato adunque
Laban tabemaculum Laban nella tenda di
Jacob.et Liae^et utrius- Giacobbe e di Lia, e
que familiae, non in- dell' una e dell' altra
venit. Cumque intras- schiava, niente trov.
set tentorium Rachelis, Ma entrando egli nella
tenda di Rachele,
34- Illa jestinans 34. Nascose ella con
abscondit idola subter fretta g' idoli sotto il
stramenta cameli et basto di un cammello ,
sedit desuper \ scrutan- e vi si pose sopra a se-
tique omne tentorium^ dere : e rifrustando egli
et nihil invenienti, tuttala tenda senza tro-
varli ,
35. Aiti Ne irasca- 35. Ella disse : Non
tur dominus meust prenda in mala parte il
quod coram te assur- signor mio , se io non
gere nequeo : quia juxta posso alzarmi alla tua
consuetudinem foem- presenza : perocch ho
narum nunc accidit adesso il solito incomo-
mihi-, sic delusa solici* do delle donne : cos fu
tudo quaerentis est. delusa l'ansiet del cer-
catore.
36". Tumensque Ja- 56. E Giacobbe sde-
cob cum jurgio aiti gnato disse con agre
Quam ob culpam meam rampogne: Per qual mia
et ob quod peccatum colpa , o per qual mio

Vers. 32. * Sa messo a morte. Ovvero: muoia per modo di


semplice imprecazione.
meum sic exarsisti post peccato mi hai tenuto
me, dietro con tanto calore.
67. Et scrutatus es 67. E hai rifrustato
omnem supellectilem tutta la mia suppellet-
meam? Quid invenisti tile ? Che hai tu trova-
de cuncta substantia to di roba della tua ca-
domus tuael pone hic sa ? ponta qui alla pre-
coram fratribus meis^ senza de' fratelli miei,
etfratribus tuis, et ju- e de'tuoi fratelli, ed ci
dicent inter me^ et te. sie n o giudici tra me , e
te.
^.Idcirco viginti an* 38. Stetti io per que-
nis fui tecuml Oves sto venti anni teco? Le
luae, et caprae steriles tue pecore, e le tue co-
noji fuerunt ; arietes pre non furono sterili-,
. gregs tui non comedi: io non mangiai gli arie-
ti del tuo gregge :
3o,. Nec captum a 39. N io tifacea ve-
bestia ostendi tbi : ego dere quelle che avea ra-
damnum omne redde- pito una fiera; io paga-
bamjjuidquidfurto per- va tutto il danno : tu
ibat) a me exigeas: esigevi da me tutto quei
che era rubato :
4o. Die, noctuque ae~ 40. D, e notte io era
stu urebar^ et gelu,fu- arso dal caldo, e dal ge-
giebatque somnus ab lo, e fuggiva il sonno
oculis meis. dagli occhi miei.
4i Sicfjue per vgin~ 41. E in tal guisa a
annos in domo tua te servii per venti anni
servivi ubi, quatuorde- in tua casa, quattordici
cim pro filiabus, et sex per le figliuole , e sei
pro gregibus tuis : im- p^' tuoi greggi : tu pur
Vers. 3g. Ne io ti facea vedere ec. Io non ti portava a vedere
giammai qualche lacero membro di bestia rapita o lacerata dalle
fiere: tutto il danno anche casuale e avvenuto senza mia colpa,
toccava a me a pagarlo,
Pent. Vol. L 14
mutasti quoque merc- cangiasti la mia merc*
dem meam decem vici* de per dieci volte.
bus.
42. Nisi Deus p a tris 42. Se II Dio del pa-
mei Abraham, et timor dre mio Abramo , e co-
Isaac affuisset mihi, lui , che temuto da
forsitan modo nudum Isacco, non mi avesse
me dimisisses : affli- assistilo, mi avresti
ctionem meam, et labo- forse adesso rimandato
rem manuum mearum ignudo : Dio ha mirato
respexit Deus, et ar- la mia afflizione , e la
guit te Iteri. fatica delle mie mani, e
ieri ti sgrid.
43. "Respondit mLa* 43, Rispose a lui La-
&an : Filiae meae, et ban : Le mie figliuole,
filii, et greges fui, et e i figliuoli, e greggi
omnia, quae cernis, mea tuoi, e quanto tu vedi,
$unt: quid possum face- son cosa mia : che pos,-
re filiis, et nep&tibus so io fare contro de' fi-
meis ? gli , o sia nipoti miei ?
44> Veni ergo, et in* 44- Vieni adunque,
eamusfvedus^ ut sit in e contraiamo allean-
testimonium inter me za , la quale serva di
et te. testimonianza tra me
e te.
46. Tulit itaque Ja- 4& Prese adunque
cob lapidem, et erexit Giacobbe una pietra, e
illum in titulum : la eresse in monumento:

Vers. 4<>. * Ecco accennati i meriti d' nn buon pastore che a


costo di fatiche e d'incomodi assiste il suo gregge.
Vers. 43. Le mie figliuole e i figli ... e quanto tu vedi son co-
sa mia- Laban si mostra rappacificato, perch avea paura che
Dio lo gastigasse. Egli dice, che considera come cosa sua non solo
le figliuole e i figli delle figliuole, ma anche i greggi e tutto
e .-elio che appartiene a Giacobbe, e che perci gli non pu vo-
,;r fare a lui alcun male.
46. Dixitque fratri- 46. E disse a'suoi fra-
bus suis : Afferte la- telli : Portale pietre. E
pides. Qui congregan- quelli, raunateie, ne fe-
tes fecerunt tumulum, cero un monticello, so-
comederuntcjue super pra del quale mangia-
eum, rono.
Lfi.Quem vocavitLa- 47. E Laban ehiamol-
ban, Tumulimi testis, et lo^il Mo n lice Ilo del te-
Jacob, Acervum testi- stimone , e Giacobbe il
monii , uterque juxta Monticello della testi-
proprietatem Linguae monianza , ciascheduno
suae. secondo la propriet del
suo linguaggio.
48. Dxtfjue Laban: 48. E Laban disse :
Tumulus iste erit testis Questo monticello sar
' inter me et te hodie; et oggi testimone tra me
idcirco appellatum est e te ; e per questo fu
nomen ejus Galaad^id dato a quel monticello
est tumulus testis. il nome di Galaad, cio
Monticello del lesli-
ii) o ne.

Vers. 47- Labari chamollo il Montichilo del testimone, s


Giacobine il Monlicello della testimonianza. Nell'Ebreo la cosa
( parlando rigorosamente ) viceversa , dicendosi, che Laban k
chiam il Monlicello della testimonianza, e Giacobbe il Mon-
ticello del testimone; e dee credersi, ebe dalla trascuratezza
de' copisti venga la lezione differente, ebe si ha adesso nella Yoi-
gata. Ma nel versetto 4& dell' Ebreo si attribuisce a Laban di
aver dato il nome di Galaad a quel mouticello , e bisogna tra-
durre colla Volgata fu chiamato per nome Galaad , bench
l'Ebreo porti: diede ( Laban J a quel nwnticello il nome di
Galaad: il senso per lo stesso dell'una frase e dell'altra .
Mancano ancor nell' Ebreo, e sono state aggiunte dal traduttore
quelle parole : ciascheduno secondo la propriet del suo lin-
guaggio : vedes? per da questo passo , che la lingua Caldea era
differente gi dall' Ebraica usata da Giacobbe, bench in origina
tessero probabilmente una medesima lingua.
* Della testimonianza. Dell' attestazione.
4.9. Intueatur, et ju- 49.11 Signore ponga
dicetDominus inter nos, niente, e sia giudice tra
quando recesserimus a di noi, quando ci sa-
nobis. rem dipartiti l'uno dal-
1'altro.
60. Si affiixeris fi- 5o. Se tu farai oltrag-
lius meas, et si intr- gio alle mie figliuole ,
duxeris alias uxores e se oltre di esse pren-
super eas: nullus ser- derai altre mogli : nis-
monis nostri testis est, suno testimone delle
absque Deo, qui prae- nostre parole eccetto
sens respicit. Dio, il qual presente ci
mira.
51. Dixitque rursus 61. E di poi disse a
ad Jacob : E n tumulus Giacobbe : Ecco il mon-
hic, et lapis, quem erexi licello , e la pietra, che-
inter me et te, io ho eretta tra me e te,
62. Testis erit: tu- 62. Sar testimone :
mulus, inquam, iste, et questo monticeli, io
lapis sint in testimo- dico, e questa pietra
nium, si aut ego trans- rendan testimonianza,
iero ad illum per gens se io l'olire passer istra-
ad te, aut tu praeterie- dandomi verso di le , o
ris, malum mihi cogi- se tu l'oltrepasserai eoa
tans. intenzione cattiva con-
tro di me.
55. Deus Abraham, 53. Il Dio d' Abramo,
et Deus Nachor judicet e il Dio di Nachor, il
inter Jios, Deus patris Dio del padre loro sia

Vers. 5o. Se tu farai oltraggio alle mie figlie ... nissuna*;


testimone delle nostre parole, ec. Labari vuol dire , che se Gia-
cobbe verr giammai a violare 1' alleanza che egli stabilisce oggi
con ^lui , egli non citer contro di lui altra testimonianza che
quella di Dio, il quale tutto vede e ascolta. Di quello che io pat-
tuisco tra me e te (dice Laban) sar sempre testimone Dio , che
vede tutto e ha possanza di punire chi viola i patti.
eorum. Juravit ergo Ja- giudice tra di noi. Giu-
cob per timorem patris r adunque Giacobbe
sui Isaac : per lui, che Isacco suo
padre temeva :
6/\. Immolatisene vi- 54- E immolate sul
ctimis in monte vocavit monte le vittime, invi-
fratres suos^ ut ederent t i suoi fratelli a man-
panem Qui cum come- giare del pane. E quel-
* dissenti manserunt ibi. li mangiato che l'ebbe-
ro , ivi si fermarono.
55. Zaban vero de 55. Quindi Laban al-
nocte consurgenS) oscu- zatosi , che era ancor
latus estfilos, etfilias notte, baci i figliuoli,
suast et benedixit illis; e le figlie sue , e li be-
. reversusque est in lo- nedisse , e tornossene
cum suum. a casa sua.

Vers. 53. // Dio d'bramo , e il Dio di Nachor, il Dio del


padre loro. Notisi, che la voce usata nel!' Ebreo e nel Caldeo in
vece di il Dio pu tradursi gli dei, e che con questa sono soven-
te significati g' idoli de' Gentili. Abbiam gi veduto , che Thar
e Nachor adorarono i falsi dei, come facea Laban, unendo il loro
culto con quello del vero Dio ; cosi egli qui giura per gli dei di
Thare e di Nachor; d' onde osservano g' interpreti essere lecito
ad un fedele di ricever il giuramento che un infedele far
pe'suoi falsi numi; anzi essere anche lecito in caso di necessit
l'esigere un tal giuramento.
Giuro adunque Giacobbe ec. Giacobbe intero nella sua
fede giura per colui, al quale il padre suo Isacco rendeva il cul-
to e l'onore che dovuto al solo vero Dio.
Vers. 54- E immolale sul monte le vittime, ec. Giacobbe of-
ferse a Dio ostie paciiche in ^rendimento di grazie della pace fat-
ta col suocero.
C A P O XXXII.

Giacobbe veduti gli Angeli spedisce messi con


doni ai fratello Esa, di cui temeva', frattan-
to fa alla lotta con un Angelo, e ottiene la be-
nedizione , e il cambiamento del nome , dopo
che fu toccato il nervo della sua coscia.

1, J acob (i) quo- 1. \_Tiacobbe anco-


que abiit itinere, quo ra prosegui l'intrapre-
coeperat : fueruntque ei so viaggio: e furono in-
obviam Angeli Dei. contro a lui gli Angeli
di Dio.
2. Quos cum vidis- 2. E vedutili disse :
set, alt: Castra D ei sunt Questi sono gli accam-
haec : et appellavit no- pamenti di Dio : e die-
men loci illius Malia- de a quel luogo il nome
naim> idest Castra di Mahanaim, vale a di-
re Accampamenti.
(i} Infra 48. 16.

Vers. i. Furono incontro a lui gli Angeli, Giacobbe libero


dal timore di Laban , entrando nel paese di Chanaan avea ancor
da temere il fratello Esali: Dio pertanto incoraggia il patriarca
con questa visione.
Vers. a. Questi sono gli accampamenti di Do. Nell' Ebreo la
voce Mahanaim, che significa Accampamenti, duale; onde
comunemente gli Ebrei, e dietro ad essi molti interpreti sup-
pon'.'ono, che due furon le schiere degli Angeli veduti da Gia-
cobbe; l'una di quelli protettori della Mesopotamia, che lo avea-
no accompagnato e custodito fino a quel luogo, P altra di quelli
della terra di Chanaan, Intorno a questi Angeli custodi de' regni
e delle provincie vedi Dan. XH. i. Alti xv. 9. Vedesi qui adem-
piuta letteralmente quella parola di Davidde, Salmo xxxm. :
U Angelo del Signore si accamper intorno a coloro che lo
temono e li salver. Cosi Eliseo serrato d'ogni parte da' nemici
vide le schiere degli Angeli armati in sua difesa, iv. Reg. vi. 1x
lu quel luogo fu poi una citta che i'^be il nome di Mahanaim ,
Jot. xu, a6., xxi. 38.
3. Misit autem et 3. E spedi messi an-
nunti&s ante se ad E- cora innanzi a s al fra?
sau fratrem suum in tello Esa nella terra
terram Seir, in regio* di Seir, nella regione
nem Edom. di Edom.
4- Praecepitque eis, 4- E fece loro questa
dicens : Sic locjuimi- comandamento, dicen-
ni domino meo Esau : do : Voi direte cosi al
Haec dicit frafr tuus. signor raio Esa : Gia-
Jacob: ApudL ab an per- cobbe tuo fratello dice :
egrinatus sum , et fui 10 andai pellegrino nella
usque in praesentem casa di Laban, e vi sono
diem. stalo sino a questo d.
5. Habeo boves, et 5. Ho de' bovi, e de~
, asinos et oves, et ser^ gli asini, e delle pecore,
vos, et anciilas: mit- e de'serv, e delle schia-
tof/ue nunc legatonem ve : e adesso* invio mes
ad dominum meum, ut si al signor mio per
inveniam gratiam in trovar grazia dinanzi a
conspectu tuo. lui.
6. Reversique sunti 6..E tornarono i mes^
nuntii adJacob dicen- si a Giacobbe , e rifer*
tes: Venimus ad Esau rono, : A.bbiam trovato
fratrem tuum, et ecce 11 tuo fratello Esa, e
properat tibi in occur- questi ceco, ebe viene

Vers. 3. Nella terra, cf Seir, nella ragiono di Ectm. Molti


dotti interpreti distinguono due Idumee; l'una orientale, l'altra
meridionale. Della prima si parla adesso, nella quale il monte
di Seir, e in essa abito per molto tempo Esau e i suoi figliuoli ;
indi occuparono anche l'idumea meridionale.
Cos Esali disgustato della preferenza data a Giaqobbc
da'suoi genitori, e della poca soddisfazione che questi mostrava-
no delle sue consorti, avea abbandonata la Chananea, lasciandola
a Giacobbe e a* suoi figliuoli.
Vers. 4- Al signor mio Esali, Con questa dimostrazione di ri-
spetto usata affine di mitigar queli' uomo feroce, non rinunzia
Giacobbe a' diritti della sua primogenitura, i quali n pure dor-
\tMuo aver effetto, te non in favor de' suoi discendenti.
sum cum cjuadringeji- in fretta ad incori! rarti
tis viris con quattrocento uo-
mini.
7. Timuit Jacob val" 7. S'intimor Giacob-
de ; et perterritus divi- be grandemente ; e pie-
sit populmn, qui sec.um no di ansiet divise la
erat) greges quoque, et gente, ch'era seco, e
oves, et boves,et carne- i greggi ancora, e le pe- ,
los in duas turmas, core, e i bovi, e i cam-
melli in due squadre,
8. Dicens : S vene- 8. Dicendo : Se Esa
rt Esau ad unam tur- arriver , e dar addos-
mam, et percusserit so ad una squadra, l'al-
eam, alia turma, quae tra squadra , che resta,
reliqua est, salvabitur. si salver.
o.. Dixitque Jacob : 9. E disse Giacobbe :
Deus patris mei Abra- Dio del padre mio A-
ham, etDeuspatris mei braham , e Dio del pa-
Isaac: Domine, quidi- dre mio Isaac: Signore,
xisti mihi : Reverferff che dicesti a me : Tor-
in terram tuam, et in na alla tua terra , e al
locum nativitatis tuae, luogo dove sei nato, e
et benefaciam tibi. io ti far del bene.
io. Minor sum cun- 10. Io sono indegno
ctis miserationibus tuis di tutte le tue miseri-
et veritate tua, quam cordie , e della fedelt,
explevisti servo tuo. In colla quale tu hai man-
baculo meo transivi tenute le promesse fat-
Jordanem istum : et te al tuo servo. Solo col
nunc cum duabus tur- mio bastone io passai
mis regredior* questo (fiume) Gior-
dano: e ora ritorno con
due squadre.
Yeis. 7. Divine la gente ch,' era seco ec. Osserva a questo
passo s. Agostino, che il giusto dee conlidare in Dio, senza per
irascurare le diligenze e ^li aiuti umani.
11. Ente me de manu 11. Liberami dalle
fratris mei Esau, quia mani di mio fratello E-
valde eum timeo, ne sa, perocch io lo te-
forte veniens percutat mo forte , che in arri-
matrem cum filiis. vando non uccida ma-
dre, e figliuoli.
12. Tu locutus es, 12. Tu bai detto di
quod benefaceres mihi, farmi del bene, e di di-
et dilatares semen latar la mia stirpe co-
meum sicut arenam me l'arena del mare, la
maris, quae prae multi" quale per la moltitudi-
tudine numerari non ne non pu contarsi.
potest.
13. Cumque dormis" 13. E avendo dormi-
set ibi nocte illa, sepa-
to in quel luogo per
ravi de his, quae ha quella notte, mise a
bebat, munera Esau parte di quello che a-
fratri suo> vea , doni pel suo fra-
tello Esa,
r 4 Capras ducentas, 14. Dugento capre,
hircos viginti, oves du- venti capri, dugento
centas, et arietes vi pecore^e venti montoni,
^inti,
15. Camelos foetas 16. Trenta cammelli
cum pullis suis trigin- femmine , che avean fi-
ta, vaccas quadraginta, gliato ; co' loro parti,
et touros viginti, asi quaranta vacche, e ven-
nos viginti , et pullos ti tori, venti asine con
earum decem. dieci loro rede.

Vers. i i . * Non uccda madre e figliuoli. Frase proverbiale


significante la crudelt pi barbara che nella vendetta non sa
distinguere fra tempo ed et.
Vers. i3.* Diijuel che avea. Di quel che gli veniva alle mani.
Vers. 15. Cammelli femmine, che avean figliato ec. Il latte
de'camraelli era anche a tempo di s. Girolamo, e lo anche ades-
so la bevanda pi deliziosa degli Arabi. Fedi Plin. lib. xi. 4^.
16. Et misitper ma- 16. E invi per mez-
nus servorum suorum, zo dei suoi servi ognu-
singulos seorsurn gre- no di questi greggi se-
ges, dixitqua pueris parato dall'altro , e dis-
suis: Antecedile me: et se a'suoi servi: Andate
sit spatium inter gre- innanzi a me : e siavi
gem et gregem. un intervallo tra greg-
ge e gregge.
17. E tpraecepitprio- 17. E al primo co-
ri, dicens : Si obvium mand , e disse : Se in-
habuerisfratrejn meum contri il mio fratello E-
Esaut et interrogave- sa , e ch' ei ti doman-
rit te : Cujus es ? aut: di : Di chi sei tu ? ov-
Quo vadis ? aut cujus vero: Dove vai tu? o di
sunt ista, quae seque- chi son queste cose, al-
ris ? le quali vai appresso?
i $.Respondebis:Ser- 18. Risponderai! So-
vi tui Jacob ; munera no di Giacobbe tuo, ser-
misit domino meoEsau: vo ; egli manda questi
ipse quoque post nos doni al mio signore E-
venit* sa: ed egli stesso vien
dietro a noi.
19. Similiter dedit 19. Simili ordini die-
mandata secundo, et de al secondo , e al ter-
tertio, etcunctis, qui se- zo , e a tutti quelli che
quebantur greges, di- andavano dietro ai greg-
cens : lisdem verbis gi, dicendo : Nella stes-
loquiminiadEsau, cum sa guisa parlate ad E-
invenerids eum. sa,quando lo troverete.
20. Et addeds : Ipse 20. E soggiungerete :
quoque srvus tuus Ja- Lo stesso servo tuo
cob iter nostrum inse- Giacobbe seguita le no-
quitur-, dixit enim: Pla- stre pedate ; imperoc-
cabo illum muneribus, ch egli ha detto : Lo
quae praecedunt, et placher co* doni, che
po&tea videbo illum : vanno innanzi, e poscia
forsi fan propidabitur vedr lui : forse s ren-
mihi. der a ine propizio.
21. Praecesserunt 21 Andarono adun-
itacjue munera ante que innanzi a lui i do-
eum \ ipse vero mansit ni ; ed egli quella notte
nocte illa in castris. si stette nello alloggia-
mento.
22. Cumque mature 22. E alzatosi molto
$urrexisset, tulit duas per tempo, prese le sue
uxores suas, et toddem due mogli , e le due
famulas cum undecim schiave con gli undici
fiiiis, et transivit va- figliuoli, e pass il gua-
dum Jaboc. do di Jaboc.
23. Traductsc/ue 23. E quando furo n
mnibus* quae ad se passate tutte le cose ,
pertinebant, che a lui appartenevano,
24. Mansit solus : et 24. Ei si rimase solo:
ecce vir luctabatur cum ed ecco un uomo fece
eo usfjue mane. con lui alla lotta fino
alla mattina.

Vera. ao. Forse si render a me propizio- Forse mi dar animo


a sollevar la mia faccia. L'originale.
Vers. 23. Passo il guado di Jaboc. Vale a dire passo il tor-
rente Jaboc al guado, che era appresso a Mahanaim. Questo tor-
rente nasce ne'monti di Galaad, ed entra nel Giordano presso al
luogo, dove il Giordano esce dal lago di Genesaret. Notisi, che
in questo luogo cominciava il paese delle dieci trib, e che per-
ci gi cominciavano ad effettuarsi le promesse di Dio.
Yers. ?4- Pece con itti alla lolla ec. La maggior parte de* Pa-
dri e degl'interpreti in quest'uomo, che fa alla lotta con Gia-
cobbe, riconoscono un Angelo del Signore, il quale rappresenta-
va Dio, o sia il Figliuolo di Dio, onde nel versetto 3o se gli d
il nome di Dio. Quest'Angelo, lasciandosi vincere in questa lotta,
Teniva a dare una ferma speranza a Giacobbe di poter con molto
maggior facilit superare non solo Esau, ma anche tutti i nemici
e tutte le contraddizioni^ Se a petto di Dio sei stalo forte ,
quanto pili vincerai tutti quanti gli uomini? vers. a 8.
Questa lotta un' immagine della vita del giusto aopra la
terra; la qual vita una lotta e una continua milizia, o sia com-
battimento , come dice Giobbe.
25. Qui cum vieterei^ 26. E questi reggen-
quod eum superare non do, che noi polca supe-
posset^ tetigt nervum rare , tocc a lui il ner-
femoris ejus, et statim vo della coscia., il qua-
emarcut. le subitamente rest
secco.
26. Dixitque ad eum: 26.E disse a lui: La-
Dimitie me ; jam enim sciami andare ; che gi
ascendit aurora. Re viene l'aurora, Rispose
spondit: Non dimittam ( Giacobbe ) : Non ti la-
te, nisi benedixeris scier andare, se tu non
mihi. mi benedici.
27. Ait ergo: Quod 27. Disse adunque i
nomen est tibit Respon- Qual nome il tuo ?
dit: Jacob. Rispose : Giacobbe.
28. At ille: Nequa- 28. E quegli (disse):
quam, inquit, Jacob ap- II tuo nome non sar
pellabiturnomen tuum, Giacobbe, ma Israele :
sed Israel: quoniam si perocch se a petto a
contra Deumfortisfui- Dio sei stato forte, quan-
sti, quanto magis con- to pi vincerai tutti
tra homines praevale* quanti gli uomini ?
bis?

Vers. 25. leggendo che noi polca, superare ec. Dio non vol-
le, n permise, che l'Angelo si servisse di tutta la sua possanza,
nel lottar con Giacobbe. Del rimanente quello che egli col solo
tocco del nerbo della coscia fa provare al patriarca, argomento
della facilit, colla quale avrebbe potuto abbatterlo. Ma si di-
mostra cos 1' efficacia dell' orazione e della vera piet a muovere
il cuore di Dio, e a fargli una specie di violenza per renderlo
propizio agli uomini.
* Tocco. Percosse.
Vers. 26. Gi. viene l'aurora. Era tempo che Giacobbe andas-
se a riunirsi colla sua gente, alla quale non volea l'Angelo far-
si vedere .
Se In non mi benedici. Colle lacrime agli occhi e con grande
affetto chiese Giacobbe questa benedizione, onde si dice in Osca,
ch' ei pianse e preg.
29. Interrogavi? eum 29. Giacobbe lo in-
Jacob : Die mihi, quo terrog : Dimmi, con
appellaris nomine ? Re- qual nome ti chiami ?
spondit : Cur quaeris Rispose: Perch doman-
nomen meum ? Et be- di del mio nome ? E lo
nedixit ei in eodem lo- benedisse nello stesso
co . luogo.
5o. Vocavitque Jacob 30. E Giacobbe pose
nomen loci illius, Pha- a quel luogo il nome di
nuel, dicens: VidiDeum Phanuel, dicendo : Ho
facie ad. faciem^ et sal- veduto il Signore faccia
vafacta estanimamea. a faccia, e l'anima mia
ha avuto salute.

Vers. 9.8. Il tuo nome ... non sar Giacobbe, ma Israele,


Questo nome dato di nuovo a Giacobbe, cap. xxxv. io., e se-
condo la pi probabil sentenza significa principe di Dio, ovvero
principe con Dio, quasi dicesse l'Angelo: Com'io son principe,
cos\ anche tu che hai potuto lottare con me, sarai chiamalo
principe, Hier. Trad. Hebr.
Vers. 29. Perche domandi del mio nome? I,'Angelo non vol-
le dire il suo nome, o perch non ne prendessero i posteri di
Giacobbe occasione di rendergli un culto superstizioso, o piutto-
sto perch quest' Angelo rappresentava il Verbo , il quale dovea
incarnarsi, il cui nome non dovea ancor rivelarsi.
Vers. 3o. Pose a quel luogo il nome di PhanueL Questo no-
me significa faccia di Dio. 1 LXX lo traducono forma di Dio,
ovvero figura di Dio: della qual versione ci d questo senso il
Crisostomo (hom. 58.) dicendo: Giacobbe diede a questo luogo go
il nome di figura, o immagine di Do , e venneenne econ ci a pre-
dire,, , che questi avrebbe un ( presa V umana natura. Ma
. i i ..?; _j,___ _ _ z . _
perche allora non altro aveasi, che un cominciamento , e un
preludio delle cose future , il Verbo appariva a que"1 palriar-
chi in figura. Ma allorch il Signore degnassi di prendere la
forma ' deW uomo , non prese solo una carne apparente ,
ma vera.
JJ anima mia ha avuto salute. Osserv s. drillo, essere
stata antica opinione , che il vedere un Angelo portava seco la
morte; onde cosi egli, come altri interpreti spiegano: Non solo
ho veduto V Angelo ; ma ho trattato con lui lesta lesta, e non
me n1 e venuto alcun male: altri pero col Grisostomo intendo-
no, che Giacobbe voglia dire, che la visione mandatagli da Dio,
e la benevolenza e affetto mostratogli per mezzo dell' Angelo lo
31. Ortusque est ei 3i. E il sole venne a
statim sol, postf/uam nascer subito, dopo che
trans gressus est Pha- egli si fu avanzato di l
nuel : ipse vero claudi- da Phanuel : ed egli zop-
cabat pede. picava del piede.
32. Quam ob causam 3s. Per questa ragio-
non comedunt nervum ne i figliuoli d'Israele
filii Israel) qui emar- fino a questo d non
cult in femore Jacob, mangiano il nervo, che
usque in praesentem si secc nella coscia di
diem : eo quod tetigerit Giacobbe : perch que-
nervum femoris ejus, et gli tocc il nervo della
obstupuerit. coscia di lui , e ( il ner-
vo ) rest senza moto.

avr liberato da ogni timore , e lo avea riempiuto di generosa


fidanza.'
Vcrs. 31. * Zoppicava del pied*. A Giacobbe vincitore nella
misteriosa lotta, e quindi benedetto e onorato d assai glorioso
nome, un ricordo si conveniva della natural sua debolezza, per-
ch non si levasse in altura: ricordo simile a quello che nella
legge di grazia ebbe l'istesso Paolo favorito dal cielo di doni spe-
ciali. Vedi II. Cor. XII. v. 7.
Yers. 3a. I figliuoli <? Israele non mangiano ec. Ci fu os-
servato e si osserva tuttora dagli Ebrei non per legge, ma per
tradizione in memoria di quello che era avvenuto a Giacobbe. Il
Buxtorf racconta , che in Italia gli Ebrei levano dalla parte di
dietro degli animali non solo il nervo, ma anche le vene ; che in
Germania poi si astengono totalmente da'quarti didietro, e l i
vendono a'Cristiani ; ma (dicesi) dopo aver mandate mille im-
precazion! contro chi li manger, e fatte altre sordide cose, le
yuali sono attestate da tutti i Giudei convertiti.
C A P O XXXIII.

dacobbe accolto benignamente da Esa , che


gli va incontro , e a mala pena ottiene , che
fjugli accetti i suoi doni, e se ne torni a sua
casa. Quindi Giacobbe arriva a Salem, e vi
compra una parte di un campo , e piantate le
tende alza un altare.

jjlevans autem 1. i'Ja alzando i


Jacob oculos suoSt vidit suoi occhi Giacobbe vi-
venientem Esau,etcum de Esa , che veniva, e
eo quadringentos viros : con lui quattrocento
divisitcjue filios Liete, uomini : e divise i tgli
. etRachel.amarumf/e di Lia , e di RacheJe , e
famularum : delle sue schiave:
2. Et posuit utram- 2. E 1* una , e P altra
fjue ancillam, et Uh eros schiava, e i loro figliuoli
earum in principio : li pose in primo luogo.
Liam vero, et filios ejus Lia , e i figliuoli di lei
in secundo Loco : ha" nel secondo luogo : e
chel autem, et Joseph Rachele, e Giuseppe da
novissimos. ultimo.
3. Et ipse prQgre- 3. Ed egli andando
diens adoravit pronus innanzi s'inchin fino
in terram septies , do- a terra sette volte, pri-
nec appropine/uaretfra- ma che si approssimas-
ter ejus* se il suo fratello.
4- Currens itaque 4. Corse allora Esa
Esau obviamfratri suo incontro al suo fratello,
amplexatus est eum : e lo abbracci : e strin-

Vers. 3. S'inchin fino a. terra sette volte, Giacobbe per am-


mansire la ferocia di Esau lo saluta fino a sette volte col massi-
mo se^no di rispetto.
stringensque collum gendogl il collo, e ba-
ejuSt et osculans flevit. ciandolo pianse.
6. Levatisque oculis^ 5. E alzati gli occhi,
vidit mulieres et par- vide le donne , e i loro
vulos earum , et alt : bambini, e disse : Chi
Quid sibi volunt isti? son questi? son eglino
et si ad te pertineit ? tuoi ? Rispose : Sono i
Respondit: Parvulisunt^ figliuoli, che Dio ha do-
quos donavit mihi Deus nati a me tuo servo.
servo tuo.
6. Et appropinquan- 6. E appressandosi le
te s ancillae^ et filii ea- schiave, e i loro figliuo-
rum incurvati sunt. li s'inchinarono profon-
damente.
7. Accessit quoque 7. Si appress anche
lia cum pueris suis : Lia co' suoi figliuoli t e -
et cum similiter ado- dopo che si furono nel-
rassent, extremi Jo- la stessa guisa inchina-
seph, et Racliel adora- ti, Giuseppe, e Rache-
verunt. le fecero ultimi profon-
do inchino.
8. "ixitque E s an : 8. E disse Esa : Che
Quaenam sunt istae significano le squadre,
turmae^ quas obviam che io gi incontrai ?
habui? Respondit : 171: Rispose: Bramai di tro-
invenirem gratiam co- var grazia nel cospetto
ram domino meo. del signor mio.
9. At ille alt : Habeo 9. Ma quegli disse :
plurima,frater mi: sint Ho dei bene di l da
tua lii. molto , fratel mio : tie-
ni il tuo per te.

Vers. f. * E appressandosi. E condotte avanti.


Vers. 8. Che significano le squadre? Parla de' bestiami man-
dati innanzi da Giacobbe in dono ad Esa. Esali dovea gi esse-
re stato informato da' guardiani ; ma interroga di bel nuovo per
aver occasione di rifiutare il dono.
io. Dixitque Jacob : i o. E Giacobbe disse ;
"Noli ita, obsecro : sed Non far cos, ti prego:
si nven gratiam in ma se ho trovato gra-
oculis tuis t accipe mu- zia negli occhi tuoi, ac-
nuscukim de manibus cetta il piccol dono dal-
meis : sic enim cidi fa- le mie matti : imperoc-
ciem tuam, quasi vide- ch io ho veduto la tua
rim vultum Dei : e sto faccia , come se io ve
mihi propiduSy dessi il volto di Dio :
siimi propizio }
\ i. Et suscipe bene- 11. E accetta la be-
fVdictionem> quam aitali nedizione , che io ti ho
tibi et quam donavit recato, e la quale fu
mihi Deus triluens donata a me da Dio, il
omnia. Vixfratre com- quale d tutte le cose.
pelle nte suscipienS) E accettandola a mata
pena sforzato dal fra-
tello ,
12. Ait: Gradamur 12. Disse quegli: An-
simuli eroque socius diamo di conserva, e io
itneris lui. ti sar compagno nel
viaggio.
13, Tixitqu Jacoh : 13. Ma disse Giacob-
Tfastiy domine mi, quod be: Tuvedi,signor mio,
parvulos habeant tene- che io ho meco de' te-
ros, et oves, et boves neri bambini, e pecore,
foetas mecum : quas si e vacche pregne : se
plus in ambulando f- gli affaticher pi del

Vers. io. Ho veduto la tua faccia, come se io vedessi ce. La


clemenza, e 1' amorevolezza che io ho trovato in te-, mi ha rin-
francato lo spirito ne' miei timori, e ha fatto in me un effetto si-
mile a quello che farebbe 1' apparizione di Dio o di un Angelo
in un uomo afflitto e bisognoso di conforto.
Siimi propizio. Concedimi questa grazia.
Vers. 13. Pecore e vacche pregne, ovvero, che allattano le
laro rsde.
Pcnt. Vol L 14 *
cero lavorare, morien- dovere a camminare,
tur una die cuncti gre- morranno in un d tut-
ges. ti i greggi.
14 Praecedat domi- 14- Vada il signor mio
nus meus ante servuin davanti al suo servo: e
suum: et ego sequar io seguir bel bello le
paulladm vestigio. ejus, sue pedate, conforme
sicut videro parvulos vedr, che possano fare
meos posse, donec ve- i miei bambini, lino a
niam ad dominum tanto ch'io giunga pres-
meum in Seir. so al signor mio a Seir.
15. Respondit Esau : 16. Rispose Esa:
Oro te, ut de populo, Ti prego di lasciar, che
qui mecum est, saltem almeno restino della
sodi remaneant viae genie , che con me, .
tuae. Non est, inquit, alcuni, che ti accompa-
necesse: hoc uno tan- gnino nel viaggio. Non
tum ndigeo, ut inve- necessario, disse que-
niam gratiam in con- gli : di questo solo ho
spectu tuo, domine mi. bisogno , di trovar gra-
zia nel cospetto tuo, mio
signore.
\ 6. Reversus est ita* 16. Torn adunque
que illo die Esau itine' in quel giorno Esa per
re, quo venerai in Seir. la strada, per cui era
venuto in Seir.
17. EtJacob venitin 17. E Giacobbe giun-
Socoth-. ubi aedificata se a Socoth : dove fab-
domo, etfixis tentoriis^ bricata avendo una ca-
appellavit nomen loci sa, e piantate le tende,

Vers. 14- Fino a tanto ch' io giunga ... et Seir. Giacobbe pen-
sava allora di andare lino col a casa dei fratello; ma di poi can-
gi di parere forse per timore che non si risvegliassero in Esau
le antiche gelosie, o perch ricevesse qualche notizia, per la qua-
le conosi-esse che non era opportuna allora questa visita.
illius Socoth, id est, diede a quel luogo il
Tabernacula. nome di Socoth, vale a
dire Padiglioni.
18. Transivitque in 18. E dopo il suo ri-
Salem urbcm Sichmo- torno dalla Mesopota-
rum, f/uae est in terra mia di Siria pass a Sa-
Clianaan, postfjuam. re- lem citt de' Sicbimiti,
versus est de Mesopo- che nella terra di Cha-
tamia Syriae : et habi" naan : e abit presso
tavit juxta oppidum. alla citt.
io,. Emitfjiie partem io,. E compr quella
agri, in quafxerat ta- parte di campo , dove
bernacula , a filiis JZe- avea piantate le tende,
mor patris Sichem ceri- da' figliuoli di Hemor
~ tum agnis. padre di Sichem per
cento agnelle.

Vers. 17. A Socolh, dove fabbricala ec. Dalle tende che alz
ivi Giacobbe, venne il nome di Socoth a questo luogo , dove fu
poi edificata una citt dello stesso nome, che era nella trib di
Gad. L' avervi Giacobbe fabbricata una casa d argomento per
credere che ivi si ferm qualche tempo.
Vers. 18. Passo a Salem citta de> Sichimiti. Pass il Giordano,
e da Socoth and nel paese de' Sichimiti, .dove fece sua dimora
presso la citt di Salem nella Chananea. Alcuni moderni seguen-
do la tradizione degli Ebrei traducono in questa guisa P Ebreo :
arrivo salvo alla citta de1 Sichimiti : perocch la stessa voce
Salem significa salvo , sano,ec.; e soggiungono gli Ebrei, che
in questo luogo Giacobbe rimase sano dalla gamba, della quale
era stato zoppo fino a quel punto , onde dicesi: arrivo salvo ec.
Vers. iq. Per cento agri elle. La prima maniera di contrattare
nell'antichit fu certamente per via di permute; e gli antichi in-
terpreti tutti quanti suppongono fatta questa compra da Gia-
cobbe con dare cento agnelle. Molti moderni per la voce origi-
nale spiegano in significazione di moneta, danaro, ec. e alcuni
di questi pretendono , che fossero monete che portavano l'im-
pronta d'un'agnella, come effettivamente si costumava nell'anti-
chit; onde dalle pecore venne il nome di pecunia alla moneta.
Basti 1' avere toccato questo punto senza entrare in pi lunga
discussione di una materia, sopra la quale non possono aversi se
con deboli congetture.
so. Et erecto ibi al- so. E ivi alzato un
tari , invocavit super il- altare, dinanzi ad esso
ludfortissimum Deum invoc il fortissimo Dio
Israel. d'Israele.
C A P O XXXIV.

Dina rapita da Sichem figliuolo del principe


de* Sichimiti, i quali prima circoncisi son tru-
cidati da Simeone, e da Levi , fratelli di Di-
na ; e dagli alfri figliuoli di Giacobbe deso-
lata la loro citt : per la qual cosa Simeone^ e
Levi sono sgridati dal padre.

i. tLgressa est au- 1. ITXaDina figliuo-


tem Dinafilia Lae, ut la i Lia usc di casa per
videret mulierem regio- vedere le donne di quel
ms illius. paese.
3. Quam cum vdis- 2. E avendola veduta
set Sichem filius Hemor Sichem figliuolo diHe-
Hevaeitprinceps terrete mor Heveo, principe di
illius^ adamavit eam : quella terra , se ne in-
et rapmty et dormivit namor .* e rapili a, e
V)
Vers. 20. Dinanzi ad esso invoco ec. Ovvero gli pose nome
il fortissimo Dio d1 Israele per significare, ebe a lui e in onore
di lai era dedicato questo altare. Questa imposizione di nome
agli altari, a'mouumenti, e a'luoghi particolari serviva a conser-
var la memoria de' fatti, e anche a conservare la tradizione
de'principii della religione. Cos il nome del Dio d'Israele ram-
memorava nn gran fatto, per cui fu cambiato il nome a Giacob-
be. fedi cap. preeed.
Vers. i. Ma Dina ec. lla poteva avere in quel tempo circa
quindici anni. Se crediamo a Giuseppe, la curiosit di questa
fanciulla ( la quale cost a lei cosi cara) fu risvegliata dal rumore
di una festa solenne che si celebrava con gran concorso. Din*
volle vedere, come si ornassero le fanciulle del paese, e sgvazia-
tornente usci della casa paterna.
cum illa, vi opprimens violentemente disonor
vrginem. la fanciulla.
3. Et conglutinata 3. E concep jper lei
est anima ejus cum un'ardente passione,
ea,tristem(/ue delinivit ed essendo ella afflitta
blanditiis. l'acquiet con carezze.
4 Etpergens ad He- 4. E andato dal pa-
mor patrem suum: Ac- dre suo Heraor: Prendi
cipe inquit,, mihi puel- disse, per me in moglie
lam hanc conjugem. questa fanciulla.
6. Quod cum audis- 5. La qual cosa aven-
set Jacob, absentibus do udita Giacobfoe,
filiis et in pastu peco* mentre i figli erano as-
rum occupatis^ situa, senti , e occupati a pa-
. donec redirent. scer le pecore, si tacque^
finch non furon torna ti.
6. Egresso qutem 6. Ma essendo andato
Hemor, patre Sichem, Hemor, padre di Si-
ut loquGreturad Jacob; chem , a parlare a Gi-
cobbe;
7. JScce fila ejus ve* 7. Eccoti che i fi-
niebant de agro : andi' gliuoli di lui tornava
toque, quo acciderat, dalla campagna : e in-
irad sunt valde, eo quod tesa quel eh' era avve-
foedam rem operatus nuto, ne concepirono
esset, in Israel, et vio- grande sdegno, perch
lata filia Jacob, rem il- s brutta cosa avesse
licitam perpetrasset. fatta ( Sichem ) contro
Israele , e violata la fi-
gliuola di Giacobbe, a-
vesse commesso un'a-
zione vituperosa.
"Vers i. * Violen temente disonoro. Ebr. Umili.
Vers. 4- * E andato dal padre suo. La stessa ragion natural*
consiglia, che non s'impegnino i figli nel matrimonio senza Pap-*
provazione e il consenso de'genitori.
8. Locutus est. itaque 8. Disse pertanto ad
He m or ad eos : Sichem essi Hernor : L' anima
filii mei adhaesit ani* di Sichem mio figlio
ma filine vestrae : date unita inseparabilmente
eam illi uxorem: a questa vostra fanciul-
la : dategliela in moglie .
9. Etjungamus vicis- 9. E facciamo scam-
sim connubia : filias bievoli matrimonii; da-
vestras tradite , nobis, te le \ r ostre fanciulle a
et filias nostras acci- noi, e sposate delle no-
pite. stre fanciulle .
10. Et habitate no- 10. E abitate tra noi :
biscum : terra in pot- la terra in poter vo-
state vestra est, exer- stro , lavoratela , traffi-
cete, negotiamin, et cate, voi siete i padroni,-
possidete eam.
11. Sed et Sichem ad 11. Anzi lo slesso Si-
patrem, et ad fratres chem disse al padre , e
ejus ait: Inveniam gra- a' fratelli di lei: Piega-
tiam coram vobis, et tevi a' miei desiderii, e
cjuaecumque statueritis dar tutto quello ch e vi
dabo. parr.
12. fugete (totem, et 12. Augumenlate la
munera postulate, et dote , e chiedete dono-
libenter tribuam, quod ra , e volentieri dar
petieritis : tantum date quello che chiederete :
mihi puellam hanc uxo- purch mi diate in mo-
rem. glie questa fanciulla.
13. Responderunt fi- 13. Risposero i fi-
lii Jacob Sichem, et gliuoli di Giacobbe a
patri ejus in dolo, sae- Sichem, e al padre di lui

Vcrs. 7. Contro Israele. Contro Giacobbe padre di Dina.


Vers. i. Augiimenlate La dole e chiedete donarci, ec. Si
gi notato altrove il costume che lo sposo dotasse la sposa e fa-
cesse de'presenti al padre e a'fratelli di lei.
vientes ob stuprum so- con fraude, essendo esa-
roris : cerbatipel disonore del-
la sorella :
14- Non possumus 14. Non possiam fare
facere, quod petitis, nec quello che voi bramate,
dare sororem nostrani n dar la nostra sorella
flamini incircumciso ,' ad un uomo incirconci-
fjuod illicitum, et nefa. so : la qual cosa ille-
rum est apud nos. cita , e abbominevole
presso di noi.
io. Sed in hoc vale- 16. Ma potrem fare
l>mus foederari s vo- alleanza con questa
lueritis esse similes condizione , se vorrete
nostri .etcircumcidatur farvi simili a noi , e se
9 in vobis omne mascu- si circonderanno tra voi
liii sexus j tutti i maschi ;
16. Tunc dabimus, 16. Allora vi daremo
et accipiemus mutuo fi- le nostre fanciulle, e
lius vestras, ac nostras : prenderem parimente
et habitabimus vobis- le vostre : e abiteremo
cum, erimusfjUG unus con voi, e faremo un sol
populus. popolo.
17. Si autem circum- 17. Ma se non vorre-
cidi nolueritiS) tollemus te circoncidervi, pren-
filiam nostram, et rece- deremo la nostra fan-
demus. ciulla , e ce ne andere-
mo.

Vera. 14. Ne dar la nostra sorella ad un uomo incirconciso.


Egli vefisimile , die appoco appoco s'introducesse tra'posteri
d'Abramo questa regola anche prima della legge di Mos ; ma in
questo tempo non si poteva egli rispondere a costoro , che il loro
padre avea sposate le figlie di un incirconciso , qual era Luban ?
E Giuda e Simeone sposarono pure donne Ghananee, come ve-
dremo; parlano adunque con menzogna e con frode.
Vers. i^. Prenderem la nostra fanciulla. Da queste parole
e dal versetto 26, apparisce , che Dina era tuttora in casa dei
rapitore.
18. Placuit oblatio 18. Piacque la loro
eorum Hemor, et Si- offerta ad Hemor , e a
chem filio ejus : Sichem suo figliuolo.
19. Nec distulit ado- 19. E il giovane non
lescens quin statim, differ ad eseguire quel-
quod petebatur, exple- lo che era stato richie-
rct i amabat enim puel- sto : perocch amava
lam valde, et ipse erat grandemente la fan-
inclytum in omni domo ciulla , ed egli era in
patris sui. grande onore pressa
tutta la famiglia del pa-
dre suo,
20. Ingressique por* 20. Ed entrati dentro
tam urbis , loculi sunt la porta della citt, dis-
ad populum : sero al popolo :
21. Viri isti pacifici 21. Costoro son buo-
sunt, et volunt habita- na gente , e amano di
re nobiscum: negotien- abitare tra noi : traffi-
tur in terra , et exer- cheranno qui, e lavore-
ceanteam, quae spa- ranno la terra,la quale,
tiajta, et lata cultori- spaziosa e vasta com',
bus indiget : filias eo- ha bisogno di coltivato-
rum accipiemus uxo- ri: noi sposeremo le lo-
res, et nostras illis da- ro fanciulle, e daremo
imus. loro delle nostre.
22. Unum est, quo 22. Una sola cosa
differtur tantum bo- d' ostacolo a un bene
num', si circumcidamus si grande : vuoisi, che
masculas nostros , ri- noi circoncidiamo! no-
tum gentis imitantes. stri maschi, imitando
il rito di questa gente
5, TZtsubstantia eo- 23. Con questo saran
rumt et pecora, et cun* nostre le loro ricchez-
cta,quaepossident, no> ze, e i bestiami, e lutto
stra erant : tantum in quello ch' ei posseggo*
hoc acquiescamus, et rio : accordiamoci sol^
iialitntes simul unum in questo, e vivendo in-
efficiemus populum. sieme faremo un sol po-
polo.
. 24. Assensique sunt 24. Diedero tutti il
'omnes fircumcisis cun loro assenso , e circon-
ctis maribus. cisero tutti i maschi.
26. Et ecce die tertio, 26. Ed ecco il terzo
quando gravissimus giorno, quando il dolo-
vulnerum dotor est, or- re delle ferite pi a-
reptis j duo filii Jacob, cerbo, i due figli di
Simcon, etLevitfratres Giacobbe, Simeone, e
Dinae, gladiist ingres- Levi, fratelli di Dina ,
si sunt urbem confiden- impugnate le spade, en-
ter: (i) interfectisque trarono a man salva
omnibus masculist nella citt: e uccjsi tut-
ti i maschi,
26. Hemor, etSichem 26. Trucidarono an-
pariter necaverunt^ tol- che Hemor, e Sichem,
lentes Dinam de domo e tolsero Dina loro so-
Sichem&ororem suam. rella dalla casa di Si-
chem.
27. Quibus egressist 27. E quando questi
rruerunt super occiso* si furono ritirati, gli
(i) Infra 4<> 6.

Ver 23. Saran nostre le toro ricchezza e 1 toro bestiami ec.


Vedesi-j che Hemor e Sichem non propongono altro motivo che
quello dell' interesse per abbracciare la circoucisiotfc. Essi no-
strano a' lorp concittadini P accrescimento grande di potenza e
di ricchezza che ne verr dalla unione de' nuovi ospiti in un sol
popolose la piet e la religione non ebbero parte alla risolu-
zione di quella gente.
Vers, z5. Il terzo giorno , quando il dolore delle ferite ec.
Nelle ferite il terzo giorno suoi venir la febbre a causa dell'in-
fiammazione.
Sitneon e Levi. Fratelli uterini di Dina. Questi certamente
ebbero seco un gran numero di servi : gli altri fratelli non si ve-
de che avessero parte a questo macello, aa, eplamejute al tac-
cheggiamerito della citt, ver s. 27.
ceteri filii Jacob : et altri figliuoli di GiacoK-
depopulad sunturbem be si gettarono sopra gli
in ulonem stupri. uccisi : e saccheggiaro-
no la citt per vendetta
dello stupro.
28. Oves eorum, et 28. Preserie loro pe*
armenta^et asinos^ cun- core , e gli armenti, e
ctaque vastantes^ quae gli asini, e diedero il
in domibus', et in agris guasto a quanto era per
erant. le case, e alla campagna.
29. Parvulos quoque 29. E menarono an-
eorum, et uxores duxe~ che schiavi i fanciulli, e f
runt captivas* le donne loro.
3 o. Quibus patratis 30. Eseguite che eb-
audacter, Jacob dixit bero essi queste cose
ad Simeon , et Levi : con tanta audacia ^dis-
Turbastis me , et odio- se Giacobbe a Simeon,
sumfecistis me Ghana- e a Levi : Voi mi avete
naeis, et Pherezaeis, posto in affanno , e mi
habita foribus terrae avete renduto odioso ai
hujus : nos pauci su- Ghana nei, e a'Pherezei,
mus : illi congregati abitatori di questa ter-
percutient met et dele~ ra : noi siam pochi : que-
hor ego, et domus mea. gli uniti insieme mi ver-
ranno addosso, e io sa-
r sterminato con la mia
famiglia.
31. Responderunt : 31. Risposer quegli:
Numguid ut scorto abuti E dovean essitrattar ]a
debuere sorore nostrai nostra sorella come una
donna di mal affare ?

Vers. 27. Si gettarono. Infierirono, andaron sopra gli uccisi.


Vers. 28. e g. Fresar le pecore eo. Giacobbe, il quale disap-
prov quest' azione come perfida e temeraria , non si dubita che
facesse rendere e la libert, e la rolsa loro alle donne, e a' fau-
ciuili rimasi in vita.
C A P O XXXV.
Giacobbe dopo aver seppelliti presso a Schem
gV idoli della sua gente, per comando del Si'
gnore sale a Bethel : dove alzato un altare
al Signore offerisce sacrifizo , ed conforta-
to da una nuova apparizione di Dio. Morte di
T ebora. Nascita di Bemamin colla morte di
Rachele. Ruben commette incesto con Baia.
Novero de*figliuoli di Giacobbe , e morte "I
sacco suo padre.

i. \_nterea locutus rallento il Si-


est Deus ad Jacob : gnore disse a Giacobbe :
* S urge i et ascende Bet- Sorgi, e va in Bethel, e
hel, ethabita ibi,facque ivi fermati, e fa un al-
altare Deo, qui appa- tare a Dio , il quale ti
ruit tibi^ quando fugie- apparve allorch fug-
basE&suifratrem tuum. givi Esa tuo fratello.
Suor." 38, 16.

Vers. 3 o. Voi mi avete posto in affanno, ec. Giacobbe dimo-


strer anche con maggior enftrgfa 1' orrore, col quale ud una
crudelt si grande de'proprii figliuoli nel capo XLV. 5. Peccarono
i figliuoli di Giacobbe di menzogaa, di perfidia, d* ingiustizia, di
sacrilegio e di vendetta barbara e inumana. Ingannarono i Sichi-
miti e tradiron la fede, e pel peccato di un solo trucidarono u
gran numero di persone, e a compiere si orribil disegno abusa-
rono di un rito sacro e religioso, servendosene di pretesto a co-
prire lo spirito di vendetta. Finalmente non pu non condannar-
si d' empiet il disprezzo ch' ei fecero del proprio padre, intra-
prendendo cosa tale senza sua saputa, portando un colpo morta-
le al cuore di lui pieno di umanit e di amore de'prossimi. Dal-
l'altro lato la giustizia divina permise, che i Sichimiti portasser
la pena delle loro iniquit; e dell'audacia e della perfidia e inu-
manit de* due fratelli si valse ad eseguire i suoi decreti sempre
giusti e adorabili.
* Mi avete renduto odioso. Ebr. Puzzolente.
Vers. i. // Signore. disse a Giacobbe : sorgi ec. Dio viene a
confortare Giacobbe nell' agitazione, in cui si trovava per quello
a. Jacob vero i convo- 2. E Giacobbe, rati-
cata omni domo sua, nata tutta la sua fami-
alt: Abjicite deos alie* glia, disse : Gettate via
nos, qui in medio vestri gli dei stranieri, che a-
sunt, et mundammi ac vete tra voi, e monda-
mutate vestimenta ve- tevi , e cangiate le vo-
stra. stre vesti.
3. Sur gite > et ascen- 3. Venite, e andiamo
damus in Bethel, ut fa* o Bethel per far ivi un
ciamus ibi altare Deo: altare a Dio: il quale mi
qui exaudivit me in die esaud nel giorno di mia
tribulationis meae , et tribolazione , e mi ac-
socius fuit itineris mei. compagn nel mio viag-
gio.
4 Sederunt ergo ei 4 Diedero pertanto a
omnes deos alienos^ lui tutti gli dei stranie-
quos habebant^ et inau- ri che aveano, e gli o-
res, quae erant in aw* recchini, che quegli a-

eKe i suoi figliuoli avati fatto centr de' SicKimiti, e per quello
che di ci poteva avvenirne, irritati per tanta crudelt gli animi
de' Chananei.
Yers. 2. Gettate va. gli del stranieri che avete ec. Pu essere
clie gl'idoli, i quali Giacobbe comanda di gettar via fossero stati
serbati della preda de' Sichimiti; e pu anch'essere, che in un
grandissimo numero di servi che erano in quella famiglia con-
dotti dalla Siria, ve ne fosse pi d'uno che continuasse a rende-
re culto a' falsi dei. Ma non sembra credibile , che alcuno de' fi-
gliuoli o delle mogli di Giacobbe peccassero in questo. Il v$,de-
re che questi intima l'ordine di gettar via gl'idoli, dopo che Dio
gli avea parlato e l'avea avvertito di quello che dovea fare a
Bethel in suo onore, pu dar fondamento per credere che non
prima di adesso egli venisse in cognizione di questo disordine, e
che Dio stesso gliene desse notizia.
Mondatevi, e cangiate le vostre vesti. Per un interno istin-
to del rispetto dovuto a Dio fu sempre costume, che volendo gli
nomini accostarsi a lui per onorarlo, o si mutasser le vesti, 2.
Reg. xn. ao., ovvero le lavassero, Exod. xix. 20. Levit. xv. i3., e
la nuova veste era simbolo di penitenza, e di conversione. Cosi
Giacobbe esorta la sua gente a prepararsi per andare a Betliel a
onorare il Signore.
rbns eorum : at ille vevano alle orecchie :
infodit ea sub ter tere- ed egli li sotterr sotto
bnthum^ quae est post il terebinto, che di l
urbem Schem. dalla citt di Sichem.
5. Cumque profecti 5. E partiti ch' ei fu-
essent^ terror Dei in- rono , il terrore di Dio
vasit omnes per circu invase tutte le citt al-
tum civitates, et non l'intorno, e non ardiro-
sunt ausi persegui re" no d'inseguirli, mentre
cedentes. S ritiravano, t
6. Fenit igitur Jacob 6.Giacobbe adunque,
Luzani) quae est in ter- egli, e tutta la sua gen-
ra Chanaan , cogno- te con lui arriv a Lu-
mento Bethel : ipse et za cognominata Bethel
omnis populus cum eo. nella terra di Chanaan.
7. J&dificavitque ibi 7. E ivi edific l'alta-
altare, et appellanti re, e a quel luogo pose
nomen loci illius, Do- il nome di Casa di Dio :
mus Dei : ibi enim (i) perocch ivi apparve
apparuit ei Deus , cum Dio a lui, quando fug-
fugeretfratrem $uumf giva il fratel suo.
(i) Supr, & j3.

Vers, 4- E gli orecchini che quegli aveano all orecchie.


La voce ebrea significa propriamente anelli da attaccarsi alle
orecchie e al naso, o da appendere per ornare la fronte. S. Ago-
etino, il Crisostomo e altri interpreti credono, che questi anelli,
o sia orecchini ornavano g' idoli, e non gli uomini. Fedi anche
Plin. lib. xxin. cap. i. Simili anelli con figure de* falsi dei si
portavano assai comunemente dagli uomini e dalle donne, ed
erano una specie di Talismani, o Amuleti contro le malattie, le
disgrazie, ec. Vedi August. de doctr. Christ. lib. n. a o.
Li sotterro sotto il terebinto ce. Si pu credere, che li met-
tesse in pezzi, ovvero li fondesse, e di poi segretamente li sep-
pellisse sotto il terebinto, o sia quercia.
Vers. 5. Il terrore di Dio invase e e. Il timore ( dice il Criso-
stomo ) con cui Giacobbe onorava Dio, merita che Dio lo renda
terribile a tutti gli uomini; onde nessuno ardisca di nuocergli)
n di pensare a far vendetta della trago de' Sicbjmiti.
8. Eodem tempore 8. Nello stesso tem-
mortuo, est Decora, po si mor Debora, ba-
nutrix Rebeccae, et se- lia di Rebecca , e fu se-
putta est ad radces polta appi di Bethel
Bethelsubterquercum : sotto una quercia : e fu
vocatumque est nomen chiamato quel luogo la
Loci illius Quercusfle- Quercia del pianto.
tus.
g. Apparuit autem 9. E Dio apparve a
iterumj)lpusJacob,post- Giacobbe la seconda
fjuam reversus est de volta, dopo il suo ritor-
Mesopotamia Syriae> no dalla Mesopotamia
enedixitque ei, della Siria , e lo bene-
disse,
io. Dicens : (i) "Non 10. Dicendo :Tu non
vocabris ultra Jacobt ti chiamerai pi Giacob-
sed Israel erit nomen be , ma il tuo nome sa-
tuum. Et appellavt r Israele. E chiamollo
eum Israel. Israele.
i.i. Dixitque ei: Ego 11. E soggiunsegli ;
Deus omnipotens ; cre- Io il Dio onnipotente ;
sces et multiplicare : cresci, moltiplica : tu
gentes, et populi nato- sarai capo di nazioni, e
(i) Supr. 3a. 28.

Vers. 7. A quel luogo pose il nome di Casa d Rio. Confer-


m il nome di Bethel dato gi a quel luogo, cap. xxvui. ap.
Vers. 8. Appi d Sethet. Appi del monte, sopra del quale
fu edificata la citt di Bethel.
Quercia del pianto. Perch quivi Giacobbe co'suoi fecero
il lutto della morte di Debora, la quale dovette essere donna di
non ordinaria virt.
* Si mori Debora bala di Rebecca. Ma come si parla qui
della morte di questa donna ? Fors' ella gi restituitasi nel suo
paese, nell'occasione del ritorno di Giacobbe alla madre, erasi
mossa per far visita ali' antica padrona.
Vers. g. La seconda volta, dopo il suo ritorti o ee. Eragli gi
apparso poco prima, quando gli ordin di portarsi a BetheL
num ex te erunt, reges al popoli, da te usciran-
de lumbis tuis egre' no de're.
dientur.
12 .Terramque, quam 12. E la terra, che io
dedi Abraham^t Isaac, diedi ad Abramo , e ad
dabo tibi3 et semini tuo Isacco , la dar a te , e
post te. alla tua stirpe dopo di
te.
13. Etrecessitab eo. 13. E partissi da lui.
14 Hie vero erexit i4- Ed egli eresse un
titulum lapideum in lo- monumento dil* pietra
co, quo locutus fuerat nel luogo, dove Dio gli
ei Deus : libans super avea parlato: facendovi
eum libamina et ejfun- sopra le libagioni, e ver-
dens oleum : sandovi dell' olio :
16. Vocansque no- 15. E pose a quel luo-
men loci illius Bethel. go il nome di Bethel.
16. Egressus autem 16. E partitosi di co-
inde venit verno tem- l and nella primave-
pore (id terram, quae ra ad un luogo sulla
ducit phratam: in qua strada diEphrata : dove
cum parturret Rachel, venendo i dolori di par-
to a Rachele,
17. Ob difficultaim, - 17. Essendo il parto
partus periclitari coe- difficile, cominci ad es-
pit. Dixitque ei obste- sere in pericolo. E la
trix : Noli timere ; quia levatrice le disse : Non
et hunc habebis filium. temere ; tu avrai ancora
questo figliuolo.
18. Ingrediente au- 18. E stando ella per
tem anima prae dolore, rendere l'anima pel do-
et imminente jam mor- lore , e gi in braccio
Vers. 14. Facendovi sopra le libagioni. Lav col vino, e imse
con olio la pietra. Vedi cap. XXVIH. 18. Questa pietra servi al-
1' altare ch' egli eresse in quel luogo secondo 1' ordine di Dio 3
te vocavit nomen filio* alla morie , pose al fi-
sui Bertoni, id est, fi- glio suo il nome di Be-
lius doloris mei : pater noni, cio figliuolo del
vero appellavit eum mio dolore : ma il padre
Ben-iamin,id est, filius chiamollo Ben-iamin,
dextrae. cio figlio della destra,
19. Mortua est ergo io.. Mor adunque
Rachel. Et sepulto, est Rachele, e fu sepolta
in via, quae ducit E- sulla strada , che mena
phratamjiaec estBeth- ad Ephrata, che Beth-
lehem^ lehem.
20. Erexitque Jacob 20. E Giacobbe eres-
titulum super sepul- se sulla sepoltura di lei
crum ejus : (i) Hic est un monumento t Que-
titulus monumenti Ra- sto il monumento di
cfiel usque in praesen* Rachele fi no al di d'oggi, "
lem drm,
2i.Egressusinde,fi- 21. Partitosi di la,
xit tabernaculum trans piant il padiglione di
turrem gregis. l della torre del gregge.
(i) /n/i-. 48. 7,

Vera. 18. Pglio della destra. Come se dicesse figliuolo caris-


simo, amatissimo.
Vers. IQ. Sulla, strada, cJio mena, ad Ephrata^ cha e Beth-
lehem. Bethlehem ebbe il nome di Ephrata, dopo l'ingresso de-
gli Ebrei nella Chananea, ed ebbe questo nome dalla moglie di
Caleb, i. Paralip. n. a/j.- Yedesi anche adesso il luogo, dove f
sepolta Rachele distante circa un miglio da Bethlehem ; sopra il
sepolcro di lei fu eretto di poi un monumento pi grande de-
scritto dal Brocardo.
Vers. ai. D l dalla torre del gregge. Questa Corre era un
col mglio di l da Bethlehem verso levante , dove erano ottimi
pascoli, onde vi correvano i greggi. Simili torri servivano di ri-
covero a' pastori ; di l badavano a' greggi, e facevano sentinella
per custodirli da' ladri. In questo luogo si vuole che apparisse
a' pastori l'Angelo , che annunzio loro la. nascita del Salvatore.
Cos . Girolamo ed altri. Quindi vi fu poi eretta da a. Elena
una chiesa sotto l'invocazione de'canti Angeli.
25. Cumque habita- sa. E mentre egli si
ret in illa regione, abiti stava in quel paese,
Jiuben^etdormwitcum Ruben and , e dormi
Baia concubina patris con Baia concubina di
sui : quod illum minime suo padre : e questi non
latuit. Erant autem fi- lo ignor. Or dodici era-
lii Jacob duodecim. no i figliuoli di Gia-
Infr. 49* 4- cobbe.
a3. FiliiLiaei pri- s3. Figliuoli di Lia :
mogenitus Ruben, et ^primogenito Ruben , e
Sirneon, et Levi, et Ju- Simeon , e Levi, e Giu-
das, et lssacliar et da , e Issacbar, e Zabu-
Zabulon. lon.
24. Filii Racket: s4 Figliuoli di Ra-
Joseph^ et Beniamin. chele: Giuseppe e Benia-
min.
a 5. Filii Balae an- 26. Figliuoli di Baia,
cillae Rachelis: Dan, schiavadiRachelejBan,
et Nephtali. e Nephtali.
26. Filii Zelphae, 26. Figliuoli di Zel-
anciilae Liae : Gad^ et pha, schiava di Lia :
A seri hi sunt filii Ja- Gad, e Aser : questi so-
cob, qui nati sunt ei in no i figliuoli di Giacob-
Mesopotamia Syriae. be , che a lui nacquero
nella Mesopolamia del-
la Siria.
27. Tenit etiam ad 27. And poscia a tro-
Isaac patrem suum in var Isacco suo padre a
Mambre, civtatem Ar- Mambre, alla citt di
beet haec est Hebron, Arbee , che Hebron ,

Vers. 22. E questi non lo ignoro. Vedremo il gastigo di Ru-


l>en , cap. xux. 4- Non si parla del dolore che ebbe Giacobbe di
questo fatto, perch era quasi inesplicabile.
Vers. a6. Che a lui nacquero nella Mesopotamia. Eccettua-
to il solo Beniamin, nato nella Chananea, Siouil lattiera dj par-
lare usata vav. x.\vi. 15,, E&od. xu, 4- c-
in quaperegr'matus est dove Abramo , e Isaceo
Abraham, et Isaac, stettero pellegrini.
28. Et completi sunt 28. E tutti i giorni
dies Isaac centum o- <T Isaceo furono cento
ctoginta annorum. ottanta anni.
29. Consumatusque 29. E consumato d'e-
aetate mortuus est, et t si mori, e vecchio, e
appositus est populo pieno di giorni si riuni
suo senex, et plenus al suo popolo : e Gia-
dierum : et sepelierunt cobbe ed Esa suoi fi-
eum Esau et Jacob fi- gliuoli lo seppellirono.
lii sui.

Vers. ag. S rtirt al suo popolo. Vedi eap. xxv. 8. Abblam


pi volte osservato in Isacco una espressa e parlante figura di
Ges Cristo."Isacco figliuolo della promessa, aspettato e deside-
rato s lungamente, nato non secondo 1' ordine naturale , come
osserva 1* Apostolo, Gai. iv. a3., ma per divina virt da genitori
sterili e di et avanzata, era degno di rappresentare quel figliuo-
lo d' Abramo secondo la carne che dovea nascere di una Vergine
a consolare le brame , e le suppliche de'giusti di tutti i secoli.
L'obbedienza renduta da Isacco al padre, sino a contentarsi di
dare la propria vita in sacrifizio per fare la sua volont, l'andata
al monte Moria colle legna pel sacrifzio sopra le spalle, tutto
questo era una viva pittura dell' unico figlio fatto obbediente fi-
no alla morte , e morte di croce , che dovea andar al Calvario*,
portando egli stesso il legno, su cui dovea essere confitto. Ma il
sacrifizio di Ges Cristo dovea esser unico nella sua specie. Quel
sacrifizio, per cui solo poterono essere accetti i sacrifizii di qua-
lunque sorta offerti a Dio nella legge di natura, e sotto la legge
scritta ; quel sacrifizio, il quale solo bastava ad espiare tutti i
peccati del mondo, e ad impetrare la riconciliazione degli Uomi-
ni con Dio, e la copia de' divini favor : questo sacrifizio non do-
vea avere esempio ; e Isacco non dovea essere effettivamente sa-
crificato ; quindi sostituita a lui un' altr' stia , figura di quel-
1' agnello di Dio , il cui sangue mnda le nostre coscienze dalle
opere di morte per servire a Dio vivo, Hebr. ix. 14.
Lo sposalizio d'Isacco con una donna di paese rimoto r la
quale viene introdotta nella tenda di Sara, rappresenta l'allean-
za di Dio con un nuovo popolo formato di tutte le nazioni del
mondo riunite nella Chiesa cristiana, alla quale l'antica sinagoga
cede il suo luogo. Isacco finalmente, il quale per superiore dis-
posizione condotto a benedire Giacobbe in vece di Esa, ci
C A P O XXXVI.

Esa colle mogli., e figliuoli si separa dal fra-


tello, perch uno e f altro erano troppo ric-
chi. Genealogia de'figlu&li d Esa3 e in quali
paesi abitassero.

* JjLae sunt au- 1. v^/uesta la ge-


tem generatonesEsau, nealogia di Esa , o sia
ipse est Edam. di Edom.
2. Esau acczpit uxo- 2. Esa prese mogli
res de filiabus Cha- delle figlie di Chanaan:
naan: A da, filiam Elon Ad , figlia di Elon He-
Jfethaei, et Oolbama, theo , e Oolibama , fi-
filiam Anae filiae Se- gliuola di Ana, figlio di
beon 'Hevaei\ Sebeon Heveo:
3. Basemath quoque, 3. E ancheBasemath,
filiam Ismael sororem figliuola d'Ismaele , so-
Nabajoth. rella di Nabajoth.
annunzi la riprovazione della ingrata e infedele sinagoga, per
cui principalmente era stato mandato il Cristo , e della quale
egli fu (secondo la, parola di Paolo ) ministro e predicatore; ri-
provazione gi stabilit ne' divini decreti ; e la esaltazione della
Chiesa delle genti t divenuta' dopo questa benedinne l'amore
del Padre, e del Figlio, e feconda di un' amplissima e fedelissi
ma posterit. In una parola, tutta la vita di questo gran patriar-
ca ha una continua ammirabil somiglianza colla vita, e colla
missione di Ges Cristo; ed come una continua profezia di
questo Salvatore divino.
Vers. 2. e 3. Ada,figlia ti Elcn Helheo ec. Quella, ebe qui
chiamata Ada figliuola di Helon Hetheo , chiamata Judith,
figliuola di Beeri Hetheo, nel capo xxvi. 34; e quella, che qui
Oolibama , figliuola di Ana, ivi detta Basemath , figliuola d
Elon , e quella , che qui Basemath, figliuola d'ismaele, nel ca-
po XXVIH. p. ha il nome di Maheleth. Or sopra di ci convien os-
servare, ch' cosa assai frequente nella Scrittura il vedere una
stessa persona portare pi nomi ; onde la differenza de' nomi,
che son dati adesso alle tre mogli dlEsa, non argomento, che
queste non sieno le stesse, che quelle rammentale di sopra.
4. P&peritftutemAda 4. E Ada partor E-
Elphaz: Basemath ge- liphaz: Basemath gene-
nuit Rahuet, r Rahuel.
i. Parai, i. 35.
6. Oolibama genuit 6, JOolibama partor
Jehus,etJhelon ,et Gore. Jehus , e Jheloti, e Go-
Hi filii Esau, qui nati re. Questi sonoifigliuo-
sunt ei in terra Cha* li di Esa nati a lui nel-
naan. la terra di Chanaan.
6. Tulit auem Esau 6. Poscia Esa prese
uxores suas etfilios, le sue mogli, e i figlino-
et fias, et omnem ani- li, e le figliuole, e tutta
mam domus suae, et la gente di sua casa . e
substanti&m, et peco* tutti i suoi beni, e i be-
ra, et cuncta, quae ha~ stiami , e tutto quello
bere poterat in terra che ave a nella trra di
Chanaan: etabiitin al- Chanaan : e and in un
teram regonem^ reces* altro paese , e si ritir
sitque afratre suo Ja dal suo fratello Giacoh*
cob. he.
7. (i) "ivtes enim 7. Perocch erano
erant valde, et simul molto ricchi, e non po-
habitare non poterant : teano stare in un me*
nec sustinebat eos ter- desimo luogo: e per la.
ra peregrinationis eo* moltitudine de* greggi
(ij fupr. 3. 6.

Yers. 4*. E dda partor jZltphat. S. Girolamo, e dietro a lui


paolti interpreti credono, che questo Eliphaz sia queli' Eliphaz
Themanite rammentato nej libro di Giobbe.
Vers. 7. PeroccKk erano molto ricchi, e non potevano ec. Si
vede da questo luogo, che Giaeobbe ed Esa erano in buona
amist tra di loro ; pnde abitarono insieme per qualche tempa
dopo la morte del loro padre : indi si separarono per la ragione,
ch' qui specificata ; ed Esali, che era gi stato del tempo nel
paese di Seir, ( cap. xxxy. 3.J si ritir in quelle parti non senz^
disposizione di Dio, il quale avea promessa la terra, di Chaflaan,
a Giacobbe, fedi s. Agoslino, quadri, mg.
tuffi prae multtudine non potea sostentarli la
gregum. terra, doy' erano pelle-
grini.
8. (i) Habtavtqne 8, E abit Esa, o
Esau in monte Ser, sia Edom, sul monte
ipse est Edom. Seir.
9. Hae autem sunt 9. Or questa la genea-
generationes'Esau, pa* logia di Esa,padre degV
tris Edom in monte Seiri Idumei del monte Seir :
10. Et haec nomina 10. E questi sono i
filiorum ejus : (2) Eli" nomi de' suoi figliuoli:
phaz, filius A da uxoris Eliphaz, figliuolo di Ada
Esau : Rahuel quoque moglie di Esa : e Ra-
filius Basemath uxoris huel, figlio di Basemath
ejus. moglie di lui.
11. Fueruntque Eli" 11. Figliuoli di Eli-
phaz filii: Theman, O* phaz furono : Theman,
mar, Sepho> et Gatham, Ornar, Sepho, e Galliam,
et Cenez. e Cenez.
12. Erat autem Tha* 12. Thamna poi era
mna concubina Eli" concubina di Eliphaz,
phaz, filli Esau : quae figliuolo di Esa : ed
peperit ei Amalech. Hi ella gli par tori Arnalech.
sunt filii Ada, uxoris Questi sono i discenden-
Esau. ti di Ada, moglie di Esa.
13. "Filii autem Ra 13. Figliuoli di Ra-
mel: Nahath, et Zara^ huel : Nahath , e Zara ,
Samma^et Meza. Hi Samma, e Meza. Questi
filii Basemath uxoris (sono) figliuoli di Base-
$sau. math moglie di Esa.
14. Isti quoque erant 14. Oolibama,figliuo-
filii O oli ama. filiae la di Ana figliuola di Se-
(ij Jot. 24, 4, (aj i. Parai i. 35,
Ver s. g> Genealogia di E s alt, p ad f degli Iduine. Vale a d-
re : ecco i discendenti di Esa, o sia figliuoli di lui nati dt
paese di Ser,
'Anae, filiae Sebeon, ben , moglie i Esau ,
uxoris Esau, ^#o,y #<?- partor a lui questi fi-
mt ei Jehus, e Jhe- gliuoli, Jehus, e Jhelon,
lon, et Gore. e Gore.
16. Hi duces filiorum 16. Questi ( sono ) i
Esau: filii Eliphaz pri- capitani de' figliuoli di
mogeniti Esau : dux Esa, ifigliuolidi Eli-
Theman, dux Ornar, phaz, primogenito di
dux Sepho, dux Cenez* Esa : Theman capita-
no, Ornar capitano, Se-
pho capitano, Cenez
capitano-,
16. Dux Cere, dux 16. Gore capitano,
Gatham, dux Amalech. Gatham capitano, A-
Ji filii Eliphaz in ter- malech capitano. Que-
ra Edem, et hi filii Ada. sti figliuoli di Eliphaz
nella terra di Edom, e
questi figliuoli di Ada.
17. Hi quoque filii 17. Questi pure (so-
Rahuel, filii Esau: dux no) ifigliuolidiRahuel,
Nahath, dux Zara, dux figlio di Esa : Nahath
Sammat dux Meza, iti capitano , Zara capita-
autem duces Rahuelin no , S anima capitano ,
terra Edom. Isti filii Meza capitano. E que-
Basemath uxoris Esau. sti (sono) i capitani di-
scesi da Rahuel nella ter-
ra diEdom. Questi (so-
no ) i figliuoli di Base-
math moglie di Esa.
Vers. 15. Questi sono i capitani de'jigluoli di Em. La voce
e&rea tradotta colla latina duces corrisponde alla, greca chi-
Ifarcki, o sia. capitani di mille uomini. Descrive adunque in
questo luogo Mos i capi, da? quali furono governati da prima
gl'Idume, i quali capi erano come quelli che erano chiamati da-
gli Ebrei )' principi delle trib. Ognuno di questi capitani avea
il governo di una citt, o di un tratto di quel paese abitato da
una trib de' discendenti di Esa.
r 18. Hi autem filii i8. Questi 'poi i fi*
Oolibama uxoris Esau: gliuoli di Oolibama mo-
duxJehus, dux Jhelon, glie di Esa : Jehus ca-
dux Gore. Hi duces pitano, Jhelon capitano,
Oolibama^ filiae Anae Gore capitano. Questi i
uxoris Esau. capitani discesi da Ooli-
bama, figliuola di Ana
moglie di Esa.
i g. Isti sunt filii E~ i o,.Questi so no i figliuo-
sau et hi duces eorum*, li di Esa, o sia di E doni :
ipse est Edom. e questi i loro capitani.
20. Isti sunt filii Seir 20. Questi sono i fi-
Horraei, habitatores gliuoli di Seir Horreo,
terrete: Lotan, etSobal, abitanti di quella terra:
et Sebeon, et Ana. Lotan^SobaljeSebeon,
Parai, i. 38. e Ana.
21. EtDison, et E- 21. E Dison, edEser,
$er, et Disan. Hi duces e Disan. Questi i capi-
Horraei filii Seir in ter- tani Horrei, figliuoli di
ra Edom. Seir nella terradiEdom.
22. Facti sunt autem 22. Figliuoli di Lotan
filii Lotan Hori, et He- furono Hori, ed Heman:
man: erat autem serar e sorella di Lotan era
Lotan Tamna. Tamna.
23. Et isti filii Sobal: a3. E questi ifigliucK
Alvan, et Manahat^ et lidiSobal: Alvan,eMa-
Ebal, et Sepho, et O- nahat, ed EbaJ, e Se~
nam. pho, ed Onam.
24. Et hifiliiSebeon: 24. E questi i figliuo-
Aia , et Ana . Is-te est li di Sebeon : Aia , e A-
Ana, qui invenit ayuas na. Questi quell'Ana,

Vers. m Questi sono i figliuoli eli Seir H&rreo. Si notano


?'uiIdumea
da Mos i discendenti di Seir Horreo , i quali abitarono nel-
prima di Esa, e da Eliphaz, e da altri de' figliuoli di
Esali, i quali perci abitarono insieme con quelli, ed ebbero di-
poi il dominio del paese.
calidas in latitudine, che trov le ac<|ue cal-
cum pascere* asinos de nel deserto, mentre
Sebeon patria sui. pasceva gli asini di Se-
beon suo padre.
26. "ttabuitque filium 26. E suo figliuolo fu
Dison, et filiam Ooli- Dison , e sua figliuola
bama. Oolibama.
26. Et istifiliiDison: 26. E questi ( sono )
Hamdan, et Esean, et i figliuoli di Dison :
Jethram, et Charan Hamdan , ed Eseban, e
Jethram, e Charan.
27. Hi quoque filii 27. Questi pure (so-
Eser: Balaan, et Za* no ) i figli di Eser : Ba-
vaii, et Acan. laan , e Zavan, e Acan.
28. Habuit autem fi* 28. Disan ebbe que-
lios Disan : Hus ? et sti figliuoli Hus, e A-
Arari. ran.
29. Ni duces 7/or 29 Questi i capitani
raeorum : dux Lotan, degli Horrei : Lotan ca-
dux Sabat) dux Sebeon, pitano, Sobal capitano,
dux Ana, Sebeon capitano, Ana
capitano,
5o. Dux Dison, dux 3o. Dison capitano,
Eser, dux Disan. Isti Eser capitano, Disan
duces Horraeorum^qui capitano. Questi i capi-
imperaverunt in terra tani degli Horrei, che
Seir. ebber comando nella
terra di Seir.
31, Reges autem, qui 31.1 regi poi, che re-
regnaverunt in terra gnaron nella terra di
Edcm, antequam fiabe* Edom , prima che g51-

Vttj~a TVoc le acque calile nel deserto, ec. Le acqne ter-


mali. I<e dispute mosse sopra questo passo dagi' interpreti, co-
minciate gi fino da' tempi di e. Girolamo , sono fuori del nostra
istituto. Dir solamente, che alcuni fonno Aua inventore delta
rent regem filii Israel, sraeliti eressero re, fu-
fuerunt hi: ran questi:
32. Bela filius Beort 32. Bela figliuola di
nomenque urbis ejus Beor, e il nome di sua
Denaba. citt Denaba.
33. Mortuus est au* 33. Mor poi Bela , e
tem Bela, et regnavi* in luogo di lu regn Jo-
pro eo Job ab> filius Za* bab , figliuolo dil Zara
rae de Bosra. di 8osr$.

Yers. 31. /regi che regnarono ... prima che ee. Alcuni inter-
5seroreti sono di opinione , che questi regi non fossero discendenti
i Esali, ma di altra nazione, i quali in diversi tempi soggiogas-
l'Idumea. Ma quando fossero stati veramente della stirpe di
Esa, notisi in primo luogo, ch'ei non succedettero l'uno ali' ak
' tro di padre in figlio: lo che si vede chiaro nella descrizione che
qui abbiamo; in secondo luogo da'versetti 3 a. e 35. si ha indizio ^
che questi regi non regnarono tutti n pur nello stesso luogo:
finalmente nello spazio di dugento anni in circa, quanti posson
trovarsi dal tempo, in cui Esa si fece grande nell' Idumea, fino
a Mos, ei pu trovar luogo per gli otto re, che son qui notati.
Imperocch vuoisi osservare, che pu benissimo l'Idumea avere
avuto de' capitani in una parte e in un' altra parte de' regi. Cos
in sostanza tutto quello che dobbiamo ricavare da questo luogo,
si , che l'Idumea ebbe uno stato e un governo gi stabilito mol-
to prima che i figliuoli d'Israele avessero una forma di governo
e un condottiero e capo del popolo, ch* quello che vuoisi qui
indicar col nome di re. Qusto condottiero, o re, che ebbero di-
poi gli Ebrei, fu Mos , a cui dato qusto titolo; perch egli T
come capo di tutte le trib , le govern con autorit dipendente
(solo da Dio, Onde Mos detto da Filone e da altri re, legisla-
tore, profeta e pontefice. Il titolo di re dato nella Scrittura
a'semplici giudici, governatori e magistrati. Vedi Jud. xvn. 6., i.
Reg, xxi. 12. Del rimanente Dio vuole far qui osservare, com
Esa e i suoi posteri erano grandi sopra la terra, mentre Giacobbe
e i suoi discendenti erano ancor pellegrini e senza possessione e
dominio stabile, e senza quasi aver forma di popolo. Imperocch
questo popolo dovea esser figura di tutti i giusti, i quali non vi-
vono su questa terra , se non come ospiti e pellegrini ; perch ad
una terra migliore anelano, dov' la loro felicit.
Vers. 33. Jobab,figliuolo di Zara di Bo fra. Moltissimi Pa-
dri e interpreti credono , che questi eia il santissimo Giob, ec?ni~
piare della pazienza
34. Cumque mortuus 34 E morto Jobab,
esset Jobab, regnagli regn in luogo di lui
pro eo Husam de terra Husam della terra dei
Themanorum. Themniti.
35. Hoc quoque mor- 35. Morto anche que-
tuo , regnavit pro eo sto , regn in sua vece
Adad, filius Badad^qui Adad, figliuolo di Ba-
percussiftyLadianin re- dad } il quale sbaragli
gione Moab : et nomen i Madianiti nel paese di
urbis ejus Avith. Moab : e il nome della
citt di lui Avith.
36. Cumque mortuus 36. E morto Adad,
esset Adad, regnavit regn in luogo di lui
pro eo Semla de Ma- Semla di Masreca.
sreca.
3y. Hoc quoque mor- 37. E morto anche .-
tuo, regnavitpro eo Saul questo, regn in luogo I,
defluvio Rohooth* di lui Sau di Rohoboth, i
che presso il fiume
(Eufrate).
38. Cumque et hic 38. E dopo che anche
o&iisset, successit in questo fu morto, suc-
regnum Balanan^fiUus cedette nel regno Bala-
Achobor. nan, figliuolo di Aeho- f
bor.
39. Isto quoque mor- 39. Morto anche que- ,
tuo., regnavit pro eo A- sto, regn in suo luogo
dar\ nomenque urbis Adar: e il nome della
ejus Phau : et appella- sua citt era Phau : e la
batur uxor ejus Meta- sua moglie si chiamava
bel, fitia WLatred fifoae Metabel,figliuola di Ma-
Mezaab. ired,figliuoladiMezaab,

Vers. 3q. Figliuola di Mittred, figliuola, (ti Mezaab, Vuol di-


re, ch'ella era figliuola di Matred, e nipote di Mezaab , ovvero fi-
glia naturale di Matred, e adottiva di Mezaab..
4o. Haec ergo nomi- 40. Questi (sono)a-
na ducum Esau in co- dunque i nomi de'capi-
gnationibuS) et locis, et tani discesi da Esa se-
vocabulis suis : dux condo le loro stirpi, e i
Thamna , dux Alvo,, luoghi, e i nomi di que-
dux Jetheth, sti: il capitano Tha-
mna, "il capitano Alva,
il capitano Jetheth,
41 Dux O olibama, 41. Il capitano Ool-
dux Ela, dux Phinont bama , il capitano Ela,
il capitano Phinon,
42. Dux Cenez, dux 42.IlcapitanoCenez,
Theman, dux Mabsar, il capitano Theman , il
capitano Mabsar,
43. Dux Magdiel, 43. Il capitano Mag-
dux Hiram. Hi duces diel, il capitano Hiram.
Edomhabitantes in ter- Ecco i capitani di Edom,
ra imperii sui-, ipse est che abitavano ognuno
Esau pater Idumaeo- nella terra, a cui coman-
rum. davano : questo Esa
il padre degli Idumei.

Vers. 4o. Questi (sono) adunque * nomi decapitarli di Esali.


Dopo il governo de' re P Idumea torn ad avere de' capitani della
stirpe di Esa. ,
Secondo le loro stirpi e i luoghi e i nomi d questi. Vale
a dire secondo i luoghi, ne' quali le diverse famiglie abitarono, e
a' quali diedero il loro nome. Donde ancor di nuovo si vede, che
questi capitani ( e cos i loro regni ) erano ne' diversi paesi del-
l'Idumea; lo che ancor ripetuto nel versetto f. Questi capita-
ni forse erano quelli che reggevano g'Idumei, allorch g' Israe-
liti passarono dall'Egitto nella Chananea , e de'quali dice Mos:
allora furono in scompiglio i principi di Edom , Exod. xv. 13.
Vers. 43. Questo Esali e il padre ec. Finisce con dire, che i
capitani e i re, de'quali ha parlato, derivano da Esa, il quale fu
padre e progenitore degl' Idumei. Di Esa non sappiamo il tem-
po della morte. Egli fu, come gi dicemmo , figura de' reprobi ;
ma ci non porta di necessit, ch' egli pure sia stato riprovato :
onde sono divisi g' interpreti e i teologi riguardo alla salvazione
eterna di lui, come altrove si detto.
C A P O XXXVII.
Giuseppe per aver accusati di grave colpa i fra-
telli presso del padre, e per aver raccontati i
suoi sogni si tira addosso 1* odio dei fratelli :
vogliono ammazzarlo ; ma per consiglio di
Ruen lo gettano prima in una cisterna : indi
senza saputa di Ruben lo vendono agi'Ismae-
liti. Il padre lo piange, credendolo ucciso da
una fiera; Giuseppe frattanto in Egitto ven-
duto a Putifare.

1. XJL abitavit autem 4. vJTiacobbe adun-


Jacb in terra Ghana- que abit nella terr di
an, in qua pater suus Ghanaan , dove fa pel-
peregrinatila est. legrino suo padre.
2. Et hae sunt gene- 2. E questa la ge-
r&ti&nes ejus i Joseph nealogia di lui : Giusep-
cumsexdecim esset an- pe essendo di sedici an-
norum, pascebat gre* ni pasceva ancor fan-
gem cumfratribus suis ciullo il gregge insieme
adhuc puer: et erat cum co'suoi fratelli : e stava
filis Balae> et Zelphae, co'figliuoli di Baia, e di
uxorum patris suis i ac* Zelpha, mogli del pa-
cusavitquefratres suos dre suo ; e accus pres-
apud patrem crimine so al padre i suoi fratel-
pessimo. li di pessimo delitto.

Vera. a. E questa la genealoga di lu. Queste parole si


riferiscono al novero de' figliuoli di Giacobbe, cap, XXT. a3. 26.
Or ivi avendo Mos interrotta la storia di quel patriarca per tes-
sere la serie de'discendenti di Esa, ripiglia adesso la sna narra-
zione, e viene a parlare del santo e casto e pazientissimo Giusep-
pe, onde come se dicesse: la genealogia di Giacobbe quella
che gi dicemmo : ma Giuseppe uno de'suoi figliuoli eo.
5. Isrel autem dili- 3. Or Israele amava
gebat Joseph super o Giuseppe pi di tutti i
tnnes filios suos, eo suoi figliuoli, perch lo
quod in senectute ge- aveva avuto in vecchiez-
nusset eum, : fecitque za : e gli fece una tona-
ei tunicam polymitam. ca di varii colori.
4. Videntes autem 4. Ma i suoi fratelli
fratres ejus., quod a pa- reggendo, com' egli era
tre plus cunctis filiis pi di tutti gli altri fi-
amaretur^ oderant eum^ gliuoli amato dal padre,
nec poterant ei quid" 1' odiavano, e non pote-
quam pacifice loqui. vano dirgli una parola
con amore.

Essendo di sedici anni. Di sedici anni compiti, ed era en-


trato nel diciassettesimo, Hebr. Ctiald. IAX,
Stava co* figliuoli di Baia e di Zelpha. Si vede che Gia-
cobbe avea divisi in due parti i suoi greggi, e una parte eran go-
vernati da'figliuoli diLia, 1' altra da' figliuoli delle due serve,
Co'quali uni Giuseppe, separandolo da'figliuoli diLia, i quali es-
sendo nati della prima moglie di Giacobbe, che era ancor viva,
non vedevano di buon occhio questo figliuolo della defunta
Rachele,
D pessimo delitto, Alcuni per questo delitto intendono gli
odii e le risse de' fratelli tra di loro ; altri qualche cosa di pi
nefando.
* accuso presso il padre. Con accusarli, Giuseppe non
altro intendeva, che l'emenda de'cattivi fratelli. -,
Vers. 3. Perche lo avea avuto in vecchiezza. E naturale
ne' genitori una certa predilezione pe' figliuoli avuti nell' et
avanzata: ma in Giuseppe nato a Giacobbe gi vecchio, dovea
questi notare una certa somiglianza e con s, e con 1' avo ; peroc-
ch come Giuseppe nacque di Rachele sterile , e di Giacobbe gi
vecchio, cosi Isacco da Sara sterile, e da Abramo gii vecchio, e Gia-
cobbe stesso da Rebecca sterile , e da Isacco , che gi passava i
novant' anni, Oltre queste ragioni l'innocenza e santit di costu-
mi rendevano pi amabile al padre questo figliuolo, onde le pi
antiche parafrasi portano: .Egli era un fanciullo saggio e pru-
dente.
Gli fece una. tonaca divarii colori. La tonaca era la veste
interiore che portavasi sopra la carne, ed era di lino, almeno in -
que'luoglii, dove il liao si usava, il quale iu que'paesi era comune,
6. Accidit quoque^ ut 3. Avvenne ancra,
visum somnum refer- ch' egli rifer a' suoi fra-
retfratribus suis: quae telli un sogno, che avea
causa majoris odii se- veduto : la qual cosa fu
minarium fuit,, n semenzaio di odio
maggiore.
6. Dixitque ad eos i 6. E disse loro : Udi-
'Audite somnum meum^ te il sogno veduto da
quod vidi-. me :
7. Putabam, nos li- 7. Mi pareva, che noi
gare manipulos in agro,, legassimo nel campo i
et quasi consurgere manipoli, e che il mio
manpulum meum, et manipolo quasi si alza-
stare, vestrosque ma- va, e stava diritto, e che
nipulos circumstantes i vostri manipofistando
adorare manpulum alP intorno adoravano '
meum. il mio manipolo.
8. Responderuntfra- 8. Risposero i suoi
tres ejus: Numquid rex fratelli Sarai tu forse
noster eris ? aut subi- nostro re ? o sarem noi
ciemur ditioni tuae ? soggetti alla tua pote-
Haec ergo causa so- st? Questi sogni adun-

Vers. 6. Udito il sogno. Questo sogno, profezia delle cose fu-


ture , era stato certamente mandato da Dio ; ma Giuseppe non
ne intendeva il significato , e perci con tutta semplicit lo rac-
conta a'fratelli. Tutto dovea concorrere a rendere questOvfigliuo-
lo odioso a' fratelli, l'amore del padre, le distinzioni, che questi
usava verso di lui, la santit stessa della sua vita, cho era un
rimprovero continuo a' costumi degli altri, 1' annunzio delle sue
future grandezze , che Dio stesso poneva a lui in bocca, affinch
questo figliuolo fosse un compiuto, e perfetto ritratto di Ges
Cristo. 1 sogni profetici di Giuseppe ci chiamano alla memoria
le profezie senza numero sparse in tutto il vecchio Testamento,
nelle quali e i patimenti, e la gloria del Messia erano stati pre-
detti; profezie sovente citate in prova di sua missione da Ges
Cristo , e le quali non illuminarono gli Ebrei, ma g' irritarono
ancor pi contro di lui.
mniorum, atque sermo- que, e questi discorsi
num, invidiae, et odii somministraron esca
fomitem ministravit. ali' invidia, e ali' avver-
sione.
g. Aliud quoque vi- y. Vide pure un altro
dit s omnium, quodnar- sogno, e raccontandolo
rans fratribus ait: Vidi a' fratelli, disse : Ho ve-
per somnium, quasi so- duto in sogno, come se
lem, et lunam , et stel- il sole, e la luna, e un-
las undecim adorare dici stelle mi adoras-
me. sero.
10. Quod cumpatri 10. La qual cosa aven-
suo, etfratribus retulis- do egli raccontata al
set, increpavit eum pa- padre, e ai fratelli, suo
,w ter suus, et dixit-, Quid padre sgridollo, dicendo:
sibi vult hoc somnium, Che vuol egli dire que-
quod vidisti ? num ego, sto sogno, che hai ve-
et mater tua, etfratres duto ? forse che io, e la
ti adorabimus te su- tua madre, e i tuoi fra-
per terram ? telli prostrati per terra
ti adoreremo ?
11. Invidebant ei igi- 11. I suoi fratelli per-
tur fratres sui : pater tanto gli portavano in-

Vers. 9. * Vide pure un altro sogno. Col primo si pronosti-


cavano gli onori che a lui renderebbero i soli fratelli. XLII. v, 6.
XLIII. v. 26. Col secondo sogno quelli che posteriormente ri-
scuoterebbe dall'intera famiglia del padre. Del resto, che indichi
il sogno replicato sullo stesso soggetto, vedesi Gap. XLI. v. i>..
Vers. io. E la madre tua, ec. La madre era significata per la
luna, come il p^dre pel sole. Ma Rachele era gi mortn. Quindi
o queste parole debbono intendersi di Baia, la quale di serva di
Rachele divenne moglie di Giacobbe , e riguardo a Giuseppe te-
neva il luogo di madre, ovvero Giacobbe rammenta }a vera ma-
dre Rachele per dimostrare , che quel sogno era stravagante al-
meno in questo, ebe quando fosse stato possibile, che il padre
e i fratelli rendessero a lui quegli onori, non potea rendergliene
la madre sia morta.
vero rem tcite* eonsi* vidia j il padre poi con-
derabat. siderava la cosa in si-
lenzio.
i2 Cumque fratres 12. E dimorando i
illius in pascendis gre- suoi fratelli a pascere i
gibus patris moraren- greggi del padre in Si-
tur in Sicnem^ chem,
i3. Dixit ad eum 13. Israele disse a
Israeli Fratres tui pa- lui : I tuoi fratelli sono
scunt oves in Sichimis in Sichem alla pastura:
venit mittam te ad eos* vieni, vo'mandarti ver-
Quo respondentei so di essi. E avendo
egli risposto :
i4 Praesto sum> ait 14- Son pronto, gli
ei; Vade, et vide, si disse : Va, e vecli, se tut-
cuncta prospera sint er* to va bene riguardo a1 s
ga fratres tuos , et pe*- tuoi fratelli, e ai be-
cora: et renunda mihi, stiami ; e riportami
quid agatur. Missus de quello che ivi si fa. Spe-
valle Hebron venit in dito dalla valle di He-
Schem: bron arriv a Sichem :
15. Invenitque eum 15. E un uomo lo
vir errantem in agro, incontr, mentre anda-

Vergi li. Il padre poi considerava la cosa ec. Giaobbe con*


siderando la virt del figliuolo, la sua innocenza, la sua sempli-
cit, e riflettendo su questi sogni medesimi, s sentiva dire al
cuore, che veramente Giuseppe fosse destinato da Dio a qual-
che cosa di grande. E da ci vedesi, che s' ei lo sgrid, come di-
cesi nel versetto precedente, ci egli fece non per altro fine, che
per ammansire l'invidia de'fratelli, e per avvertirlo di usare
maggior circospczione nel trattare con essi.
Vers. 12. In Schem. Vale a dire nel territorio di Sichem , do-
ve Giacobbe avea comprato un campo, cap. XXMII. rg. Da He-
bron a Sicbem v' erano pii di sessanta miglia. Si vede da molti
luoghi della Scrittura, che si menavano i greggi molto lungi dal
luogo, dove i capi di famiglia abitavano. Ve Ai cap. xxxi. 19. 32.
E molto credibile, che Giacobbc mand qualohoduno de* servi
ad accompagnare Giuseppe,
et interrogavit, quid va qua e l per la cam-
yuaereret. pagna, e domandogli,
che cercasse.
16. At Ille respondit-, 16. Ma egli rispose :
"Fratres 'meos quaero : Cerco i miei fratelli :
indica mihijubipascant insegnami, dove sieno
$reges. a pascere i greggi.
17. Dixitcjue ei vir : 17. Colui gli disse :
Recesserunt de loca Si sono partiti da que-
ista ; audivi autem eos sto luogo : ed hogli udi-
dicentes : Eamus in ti, che dicevano : An-
Dothait Perrexit ergo diamo a Dothain. An-
Joseph post fratres <f adunque Giuseppe
suos) et inventi eos in in traccia dei suoi fratel-
Dothan. li, e trovogli in Dothain.
18. Qui cum vidis- 18. Ma questi vedu-
seni eum procul, ante- tolo da lungi, prima
quam accederei adeos* che ad essi si accostas-
cogitaveruntillum occi- se, disegnarono di ucci-
demi derlo:
19. J& mutuo loque- 19. E dicevano gli
lantur\ Ecce somniator uni agli altri : Ecco il
venite signore dei sogni che
viene :
20. Venite > occida** ao. Su via, ammaz-
mus eum, et mittamus ziamolo, e gettiamolo

Ver*. 16. Cerco i miei fratelli. Risposta piena di mistero, e ve-


rissima anche riguardo a quel Figliuolo unigenito, il quale man-
dato dal Padre venne a cercare i suoi fratelli, pe' quali dovea es-
sere priecipio di salute. L'Apostolo ammir altamente P umilt,
e la bont di Cristo , il qiiale non isdegn di riconoscere la fra-
tellanza, ch' egli avea contratta cogli uomini in assumendo la lo-
ro natura: Non ha rossore di chiamarli fratelli, Hebr. n. 11.
Vers. ip. e 20. Ecco il signare de1 sogni ... Su via ec. La per-
secuzione che soffrir il Cristo da'suoi fratelli, gli scherni, le
burle , e i crudeli disegni contro di lui sono adombrati nel rice-
vimento fatto da'figliuoli di Giacobbe a Giuseppe.
Pent. Vol. L 16
in csternam veterem : in una vecchia cister-
dicemus que: Pera pes~ na : e diremo : Una fie-
finta devoravit eum: et ra crudele lo ha divora-
tunc apparebit) quid il- to: e allora apparir,
li prosint somma sua che giovino a lui i suoi
sogni.
21. Audiens autem 21. Ma Ruben udito
hoc Ruben nitebatur li- questo si affaticava di
berare eum de manibus liberarla dalle loro ma-
eorum.) et dicebat : ni, e diceva :
Infr. 42. 22.
22. Non interficiatis 22. Non gli date la
animam ejus^neceffun- morte, e non ispargete
datis sanguinem, sed il suo sangue : ma get-
projicite ^urtt in cister- tatelo in questa cister-
nam hanc, quae est in na , che nel deserto,
solitudine, manus que e pure serbate le vostre
vestras servate inno* mani. Or ei ci diceva
&ias. Hoc autem dice con volont di liberarlo
batt volens eripere eum dalle loro mani, e resti-
de manibus eorum , et tuirlo a suo padre.
reddere patri suo.
a 3. Confestim igitur 23. Appena adunque
ut pervenit ad fratres giunse presso a'fratelli,
suos, nudaverunt eum lo spogliarono della to-
tunica talari, et poly* naca talare a tarii co-
mit, lori ,
24. Miseruntque eum %k E lo caliKWJQjw^-
in csternam veteremt la vecchia cisterna, che
quae non habebat a" era al secco.
quam*
Vers. 9.2. * Con volont di liberarlo. Avr pensato Ruben di
ricuperare per questa via la buona grazia del genitore oltraggiato.
Vers. 24. Lo calarono nella ... cisterna, ec. Si ravvisa qui la
sepoltura di Cristo, il quale poi liberato dalla morte, e daT
Sepolcro , e comprato dagl'Ismaeliti (cio da'Gentili) cl prezzo
della loro fede, dice s, Eucherjo.
2 5. E sedentes ut 26. E postisi a sedere
comederent partem, vi- per mangiare il pane vi-
derunt Ismaelitas via* dero dei passeggiar! I-
tores venire de Galaadt smaeliti che venivan di
et camelos eorum, por- Galaad co'loro cammel-
tantes aromata, et resi" li , e portavano aromi,
nam, et stacten in AE- e resina e mirra stillata
gyptum. in Egitto.
26. Dixit ergo Judas 26. Disse adunque
fratribus suis: Quid no- Giuda a' suoi fratelli :
bis prodest, si occideri- Qual bene ne avremo
musfratrem nostrum, noi , se ammazzeremo
et celaverimus sangui- un nostro fratello, e ce-
ftem ipsius? leremo la sua morte?
27. Melius est, ut ve* 27. E meglio che s
%
nundetur Ismaelitis, et venda agl'Ismaeliti, e
manus nostrae non pol~ che non imbrattiamo le
luantur\ frater enim et nostre mani : perocch
caro nostra est.Acquie* egli nostro fratello e
tferuntfratres sermoni- nostra carne. Si acquie-
bus illius. tarono i fratelli alle sue
parole.
2 8^(1 )Et prtreun* 28. E mentre passa-
tibus Madianitis ne- vano quei mercanti Ma-
gti&toribiis, extrahen- ' daniti, avendolo tratto
tes eum de cisterna ven- dalla cisterna lo vende-
diderunt eum Ismaeli- rono a certi Ismaeliti
tis viginti argenteis : per venti monete d'ar-
qui duxerunt eum in gento: e questi lo con-
AEgyptum. dussero in Egitto.
( i ) Sap. io. 13.

Vers. 28, Per venti monete (P argento. Per venti scll, cio
dieci di meno di quello che sar venduto il Salvatore del mon-
do: imperocch non dovea il servo esser venduto a prezzo ugua-
le a quel del padrone, dice s. Girolamo. Ma ella cosa degnissi-
ma di riflessione, come in tutto il tempo del negoziato fatto
29. "Reversusque Ru- 29. E tornato Ruben
&en ad eis ternam non alla cisterna non vi tro-
nvenit puerum. v il fanciullo.
3 o. Et scisss vesti 30. E stracciatesi le
bus', per gens adfratres vesti, and a trovare i
suos alt: Puer no?t com* suoi fratelli, e disse : II
paret, et ego quo io? fanciullo non si vede, e
io dove ander ?
3. Tulerunt autem, 3 i. Ma quelli preser
tunicam ejus, et in san- la tonaca di Giuseppe ,
guine haedi, quem occi* e la intriser del sangue
derantt tinxerunt, di un agnello che avea-
no ammazzato j
32. Mittentes , qui 32. Mandando perso-
ferrent ad patrem , et ne a portarla al padre ,
dicerent : Hanc inveiti-* e dirgli: Questa abbia-
mus\ vide , utrum tuni- mo trovato: guarda, se
ca filii lui stt an non. , o no , la tonaca del
.tuo figliuolo.
, 53.Quam cum agno- 33. E il padre aven-
visset pater^ aiti Tuni- dola riconosciuta disse :
ca filii mei est : fera, Ella la tonaca del mio
pessima comedt eumy figliuolo : unafieracru-
tra'fratelli, nel tempo cK'ei fu spogliato di stia veste, gettato nel-
la cisterna, e poi venduto agi' Ismaeliti, non si nota una sola pa-
rola uscita di bocca a Giuseppe. I suoi fratelli per rimprove-
rando a s stessi il loro orrendo delitto, dicono: Peccammo con-
tro nostro fratello, veggendo le angustie del suo cuore, men-r
tr>ei ci pregava e noi non ascoltammo, cap. XLII. 21. Ma lo spi-
rito di Mos intento pia al divino originale, ch' egli avea dinanzi
agli occbi di sua niente, che alla figura, tace qui le preghiere, e
le lagrime di Giuseppe ; perch queste non convenivano al Giu-
sto per eccellenza, il quale venduto e straziato non aperse sua
bocca. Ricordiamoci, che di lui, e per lui scrisse principalmen-
te Mos,
Vera. 39. Tornalo Riiben alla cisterna, ec. Si vede, che Ru-
ben aon s trov presente alla vendita, perch erasi allontanato
col pretesto di qualche affare, ma in realt per andar solo ia
o opportuno alla cisterna per trame fuora Giuseppe,
bestia devoravit Jo- dele lo ha mangiato, una
seph bestia ha divorato Giu-
seppe.
34- Scissisque vesti- 34. E stracciatesi le
bus indutus est cli- vestimenta , si copri di
cio, lugens filium suum cilizio, e pianse per
multo tempore. molto tempo il suo fi-
glio.
35. Congregats au- 55. Ed essendosi rau-
tem cunctis liberis ejus> nati tutti i suoi figliuo-
ut lenirent dolorem pa- li per alleggerire il do-
triSi noluit consolatio- lore del padre, non vol-
nem accipere, sed ait\ le egli ammettere con-
Descendam ad filium solazione , ma disse :
L meum lugens in infer- Scender piangendo a
num. Et illo perseve- trovare il mio figliuolo
rante in fletUy nell' inferno. E mentre
egli perseverava nel
pianto,
06. lHadianitae ven- 36. I Madianiti in E-
"diderunt Joseph in AE- gitto venderon Giusep-
Vers. 34. Si copr di cilizio. Di abito di duolo, a cui fu dato il
nome di cilizio, perch simili abiti di fosco colore, e grossolani si
faceano di pelo di capra della CiUcia-. fu imitato sovente que-
st' esempio di Giacobbe da'sui posteri nelle occasioni di afflizio-
ne , e di penitenza.
Vers. 35. Scender piangendo ec. Vale a dire, io non mi con-
soler giammai, fino a tanto che io muoia, evada a trovare il
mio figliuolo nell' inferno, cio nel luogo, dove le anime de'giu-
sti si stavano aspettando il Salvatore, che dovea condurlo seco
nel cielo. A questo luogo dato anche da' Padri della Chiesa il
nome d'myrrao, e di seno di bramo coerentemente alle Scrit-
ture, e d'Teologi pi ordinariamente il nome di limbo. Sarebbe
una gran semplicit ( per non dire di peggio ) quella di.chi in
questo luogo per la parola inferno intender volesse il sepolcro :
imperocch come dir potrebbe Giacobbe, che ander nel sepol-
cro a riunirsi col figliuolo, il quale era stato ( com'ei dicea )
mangiato da una fiera, divorato da una bestia ? Riconoscasi adun-
que nelle parole del patriarca la fede dell' immortalit dell'aui-
me, e della riunione di tutti i giusti ia un' altra vita.
gyplo Putphari eunu- pe a Putifare eunuco d
che PliaraoniS) magi" Faraone, capitano del-
sfro militum. le milizie.

C A P O XXXVIII.
Giuda avendo avuto tre figli di una moglie Cha*
nanea, fece sposar Thamar al primo e al se-
condo: dopo la morte di essi ebbe che fare con
lei senza saperlo , credendola donna di mala
vita , e gener di lei Phares e Zara.

i. Jd odem tempore 1. IN elio stesso


r
&escendensJudas afra- tempo Giuda separato
tribus suis divertii ad da' suoi fratelli and a
virum Odollamitem,no- posare in casa di un uo-
mine jffiram, mo di Odollam, per no-
me Hiram.
fr' (i) Widitqw ibi 2. E ivi vide la figlia
filiam howinis Chance* di un Chananeo , chia-
naei., vocabulo Sue: et^ malo Sue : e , presala
(i) Parai, a, 3.
Vers. 36. Eunuco di Faraone ec. Il titolo di eunuco soven-
te posto per titolo di uffizio, e di dignit ; onde qui vale mini-
stro, ovvero cortigiano, ovvero uffiziale di Faraone. Il Caldeo lo
chiama satrapa, o sia principe.
Yers. i. Nello stesso tempo. Vale~a Are poco dopo la vendita
di Giuseppe. Lascio da parte la maniera di ordinare la serie
de' fatti, che sono qui descritti? come cesa fuori del mio istituto,
JB ebe non pu farsi in poche parle.
Giuda ... and a posare in casa di un uomo di Odollam.
Lo Spirito santo ha voluto, che fosse in questo luogo descritta
la genealogia di Giuda, perch da questo per via di Thamar do-
vea nascere il Cristo; quindi a dimostrare P estrema esinanizio-
ne, alla quale volle per noi discendere il Verbo di Do, si rac-
contano anche le vergognose cadute di quelli, da'qtuJMgli non
ebbe a sdegno di nascere, affinch nascendo di peccatori cancel-
lasse i peccati di tutti gli uomini.
accepta uxore^ ingres- per moglie , convivea
sum est ad eam. con lei.
3. Quae concepii, et 3. Ed ella concep e
peperit filium , et voca- partor un figliuolo , e
vit nomen ejus Her. gli pose nome Her.
4- Rursumque conce" 4- La quale concep-.
ptofoetu^ natum filium lo un' altra volta , pose
vocavit Onan al figliuolo, che le nac-
Num. 26. 19. que, il nome di Onan.
5. Tertium quoque o. Partor anche il
peperitl, quem appella- trzo , cui ella chiam
vit Selai quo nato, pa- Seta : e nato questo, non
rere ultra cessavit. ebbe pi figliuoli.
6. D edit autem Judas 6. Giuda diede in
uxorem primogenito suo moglie ad Her, suo pri-
Her, nomine Thamar. mogenito, una chiama-
ta "Tha mar.
7. (i,) Fuit quoque 7. Ma Her, primoge-
Mer, primogenitus Ju- nito di Giuda, fu uomo
itepBt n e guani in conspe- perverso nel cospetto
cto Domini et ab eo del Signore : il quale lo
occisus est. fece morire.
8. Di&it&rgo Judas 8. Disse pertanto
ad OnanfiUum suum : Giuda ad Onan suo fi-
Incedere ad uxorem glio: Prendi la moglie
fratris tuit et sodare il- di tuo fratello, e convi-
('i) Num. 26. 19.

Vers. 3. Gli pose nome Her. Giuda fu quegli, che diede qui
il nome al figliuolo : al figlimelo poi del versetto seguente il no-
me fu imposto dalla madre, coin apparisce dall' Ebreo.
Vers. 7. Her ...fu uomo perverso ec. Gredesi comunemente,
che il peccato di Her fosse lo stesso, che quello di Onan ; vale a
dire, che ambedue con eccesso d'infame libidine procurassero
che la donna non concepisse.
* Perverso nel cospetto del Signore. Scellerato ali' eccesso.
Espressione notata altrove.
li, ut suscites seme/i vi con lei affin di dare
fratri tuo. figliuoli al tuo fratello.
9. Ille sciens non sibi 9. Sapendo quegli,
che i figliuoli, che na-
nascifilios.) introiens ad
uxorem fratris sui, se- scessero, non sarebbero
menfundebat in terram suoi*, accostandosi alla
ne liberifratris nomine moglie del fratello, im-
nascerentur. pediva ilconcepimento,
affinch non nascessero
figliuoli col nome del
fratello.
10. Et idcirco per* 10. Quindi il Signore
tussit eum Dominus^ lo fece morire , perch
quod rem detestabilem faceva cosa detestabile.
faceret.
11. Quam ob rem di- 11. Per la qual cosa
xit JudasTiamarnurui disse Giuda a Thamar
suae\ E sto vidua in do- sua nuora : Rimanti
mo patris tu, donec vedova nella casa dei
cremai Selafilius meus : padre tuo, fino a tanto
timebat enim ne et ipse ebe Sela mio figlio cre-
moreretur sicut fratres sca : or ei temeva , che
ejus, Quae abiit> et ha- non morisse anche que-
bitavit in domo patris sto , come i suoi fratel-
sui. li. Ella se n' and , e a-
bit in casa del padre
suo.

Ver*, g. Affinch non nascessero figliuoli col nome del fra-


tello, II primogenito portava certamente il nome del fratello de-
funto ma quanto agli altri figliuoli credesi, che portassero il
nome del loro padre naturale,
Vers. ii. Or ei temeva, che non morisse anche questa, Vuol
significare, che Giuda, bench mostrasse di voler dare a Thamar
per suo marito il terzo figliuolo, e di non aspettare, se non che
questi avesse l'et competente, in realt per la rimandava alla
casa paterna colla speranza, ch' ella frattanto trovasse occasione
di rimaritarsi con alti'uomo, perch temeva che non facesse Sela
12. JZvolutis autem 12. Passati poi molli
multis diebus i mortuo, giorni mor la figliuola
estfiliaSuey uxorJudaei di Sue, consorte di Giu-
qui post luetum, conso- da : il quale dopo gli
latione suscepta ascen- uffici funebri, passato il
debatadtonsores ovium duolo, se n'and a tro-
suarum^ ipse, et Hiras vare quelli che tosava-
opilio gregis O dottami" no le sue pecore inTha-
tes> in Tiamnas. mnas , egli, e Hiras di
Odllam, pastore di
pecore.
l'S.Nuntiatumqueest 13 E fa riferito a
Thamar, quod socer il- Thamar, come suo suo-
lius ascenderei in Tha- cero andava a Tha-
mnas ad tondendas mnas a tosare le pecore.
oves.
14- Quae) depositis i4 Ed ella , posati i
viduitatis vestibus^ as- vestimenti da vedova,
sumpsit theristrum : et prese un velo : e trave-
mutato habito, sedit in stita si pose a sedere in
bivioitineris\quod ducit un bivio della strada,
THamnam ; eo quod che mena a Thamnas ;
crevisset S ela, et non perocch Scia era cre-
eum accepisset mari* sciuto, e non le era sta-
tum. to dato in isposo.
15. Quam cum vidis- 15. E avendola vedu-
set Judas, suspicatus ta Giuda, sospic, ch'el-
est esse meretricem : la fosse donna di mala
aperuerat enim vultum vita : conciossiach ella
suum) ne agnosceretur. avea coperta la sua fac-
cia per non essere rico-
nosciuta.

lo stesso fine che avean fatto gli altri due. Cos egli non parlava
a Thamar eoa sincerit.
l6' *
\6Jngrediensque ad 16. E appressatosi a
eam alt : Dimitte me , lei la richiese di mal fa-
ut coeam tecum: nescie- re : perocch non sape-
bat enim, quod nurus va , ch' ella fosse sua
sua esset. Qua respon- nuora. E avendo ella ri-
dentei Quid dabis mihi, sposto : Che mi darai
ut fruaris concubito per fare il tuo volere ?
meo ?
17. Dixit : Mittam ti- 17. Disse egli : Ti
bihaedum de gregibus. mander un capretto
Rursumque illa dicen- del mio gregge. E re-
te : Patiar quod vis, si plicando quella : Accon-
deders mihi arrhabo- sentir a tutto, purch
nemt do/tee mttas, quod tu mi dia un pegno,
polUceris. perfino a tanto che tu
mandi quel che prch-
metti.
A 8. AitJudasi Quid 18. Giuda disse: Che
ubi vis pro arrhabone vuoi tu, che ti sia dato
dar Respondit: An- per pegno ? Rispose :
nulum tuum, et armil- L'anello , e il braccia-
lam, et baculum, quem letto , e il bastone, che
manu tenes. Ad unum hai in mano. Concep
igitur coitum mulier adunque la donna ad
concepiti un sol atto :
19. Et surgens ab' 19. E si alz, e se ne
liti depositoque habita, and : e deposto l'abito,
quem sumpseratt ind- che avea preso , si ve-
ta est viduitatis vesti- sti di vaslimenii da ve-
bus. dova.

Vers. 18. // braccialetto. La voce ebrea alcuni la spiegano


per un berretto, altri per una fascia, colla quale gli orientali si
cingevano la testa, altri in altra guisa. Siccome sappiamo, ch
Anticamente gli uomini portavano de'bracciale Iti, non v r ragio-
ne di allontanarsi dalla Volgata.
20. Misit autem Ju- 20. Ma Giuda mand
das haedum per pasto- per mezzo del suo pa-
remsuum Odollamitem, store Odollamite il ca-
ut reciperet pignus, pretto, affine di riavere
quod dederat muieri : il pegno dato alla don-
qui cum non invenisset na : ma questi non a*
eam, vendola trovata,
21. Interrogavi? ho- 21. Domand alla
mines loci illius : Ubi gente di quel luogo s
est mulier, quae sede- Dov' quella donna ,
bat in bivio ? Respon- che stava a sedere nel
dentibus cunctis : Non bivio? E tutti rispon-
fuit in loco isto mere- dendogli: Non stata
trix : in questo luogo donna
di mala vita :
22. Re versus est ad 22. Se ne torn a Giu-
Judam, et dxit ei : Non da, e gli disse : Non l'ha
inveni eam, sed et ho- trovala : e di pi tutto
mines loci illius dixe- la gente di quel luogo
runt mihi, nunquam se- mi hanno detto, non
disse ibi scortum essere ivi stata giammai
donna di mala vita.
a 3^ Jfr -J#das ^M&- 23. Disse Giuda : Se
beat sibi\ certe menda* lo tenga perse : almeno
di arguere nos nonpot- non pu ella rinfacciar-
est : ego misi haedum, mi bugia : io ho man-
quem promiseram, et dato il capretto promes-
non invenisti eam. sole, e tu non l'hai ri-
trovata,
24. Ecce autem post 24. Ma di li a tre me-
tres menses nuntiave- si , ecco che venne chi

Vers. a3. Se lo tenga per se; almeno non pu ee. L'Ebreo


pi espressivo: Se lo tenga per s$ (il mio pegno} affinch non
cadiamo noi in vergogna , ovvero non siamo noi svergognati.
Giuda dice, che non vuole cercare pi il suo pegno per non ve-
nire cosi a propalare 1' azione suu vergognosa.
runt Judae, dicentes : disse a Giuda : Thamar
Fornicata est Thamar tua nuora ha peccato ,
nurus tua,etvideturute~ e si vede, ch'ella gra-
rus illius intumescere . vida. Disse Giuda : Con-
DixitfjueJudasi Prodii' ducetela fuori ad esser
cite eam, utcomburatur. bruciata.
26. Quae cum duce- 26. E mentre ella era
retar ad poenam, misit condotta al supplizio,
ad socerum suum, di* mand a dire al suo suo-
cens : De viro, cujus cero : Io sono gravida
haec sunt, concep : co- di colui, di cui sono que-
gnosce, cujus sit annu* ste cose : guarda di chi
lus, et armilla, et ba* sia l'anello, e il brac-
cuius, cialetto , e il bastone.
26. Qui, agnts mu- 26. Ed egli, ricono-
neribus , alt : Justior sciuti i pegni , disse :
me est: qua non trad' Ella pi giusta di me:
d eam S ela filio meo. perocch io non l?ho da-
Attamen ultra non co- ta in moglie a Sela mio
gnovlt eam. figlio. Ma per egli non
ebbe pi che fare con lei.

Vers. 24. Conducetela fuori fui esser bruciata. Questa dovea


essere in quel tempo la pena ordinaria dell'adulterio presso
quelle nazioni : e generalmente severissime furono sempre presso
tutti i popoli anche barbari le leggi contro gli adulteri.
Thamar era sposa di Sela secondo il convenuto con Giuda;
ma dovea ella esser bruciata essendo gravida? Si pu credere,
che Giuda non avrebbe lasciato, che ei eseguisse aJlora la sen-
tenza pronunziata da Jui nel primo impeto di sdegno. Giuda qui
ci rappresenta il carattere degP ipocriti, i quali non facendo caso
de'proprii peccati, sono ardentissmi nel punire gli altrui.
Vers. 26. Ella e pi giusta di /ne. Giuda differendo sempre
con mala fede il matrimonio di Thamar col suo figliuolo Sela,
ivea dato occasione alla donna di lasciarsi trasportare a simile
eccesso, di procurarsi per mezzo del suocero i figliuoli, che non
poteva avere col matrimonio di Sela. Ella non altro bramava,
che di esser madre di un primogenito della famiglia di Giuda ;
i-osi Thamar in un senso era men ingiusta di Giuda. Ci per
eoa fa si, ch il delitto di Thamar, delitto di adulterio e d' B-
27. (i) Instante au- 27. Ma appressando-
lem partii, apparuerunt si il parto, si conobbe,
gemini in utero : atque che avea in seno due
in ipsa effusione in/an- gemelli : e nell' uscire
tum unus protulit ma* de' bambini uno mise
num, in qua obstetrix fuori la mano, alla qua-
lgavitcoccinum dicens : le la levatrice leg un fi-
lo di scarlatto, dicendo;
28. Iste egredietur 28. Questi uscir il
prior. primo.
29. Illo vero re tra' 29. Ma avendo egli
hente manum, egressus ritirata la mano , usci
est alter : dixitque mu- l'altro , e la donna dis-
lier : Quare divisa est se : Per qual motivo si
propter te maceria ? et rotta per causa tua
ob hanc causam voca* la muraglia ? e per tal
vit nomen ejus Phares. motivo gli pose nome
Phares.
*" 3o. (2) P ostea e gres- 30. Usci dipoi il suo
<sus estfrater ejus, in cu- fratello, che aveva alla
jus manueratcoccinum'. mano ilfilodi scarlatto :
quem appellavit Zara. e lo nomin Zara.
fi) Matth. i. 3. aj i. Parai 2. 4,

cesto, non sia molto pi grave, che quello di Giuda, il quale


pecc di fornicazione , non avendo saputo, che quella donna Cos-
ce sua nuora, ma credendola di mala vita. Credasi, che Tha-
mar non ebbe pi altro marito, e che Sela sposo altra donna
(Niun, xxxvi. 19.), e dopo quello che era avvenuto, non avrebbe
certamente potuto, n voluto averla per moglie.
Vers. 28. Questi uscir il primo, L'Ebreo: uscito il primo;
e vuol dire : questi il primogenito.
Vers. 29, Per qual motivo si e rotta ec. Perch ella stata
per te divisa la membrana, onde tu eri involto, affinch tu pas-
. sassi il primo?
Gli pose nome Phares. Eccole parole di s. Girolamo: Pha~*
res, perche divse la membrana delle secondine, prese il nome
di divisione ; onde anche i Farisei, i quali come giusti si JS-
l'aravan dal popolo., preser tal nome,
C A P O XXXIX.

Giuseppe essendo in prospero stato netta casa


del padrone Putifare , ed essendo a lui caro,
e governando questi la famiglia) per aver dis~
prezzata la padrona , che sovente lo tentava,
accusato dinanzi al padrone, e messo in
carcere , dove si acquista il favor del custode,
il quale d a lui la cura de' prigionieri.

i. i gitur Joseph du- 1. \JTiuseppe adun-


ctus est in AEgyptum, que fu condot lo in Egit-
emitque eum Putiphar to , e lo comper Puti-
eunuchus Pharaonis, phar Egiziano eunuco
princeps exercitus, vir di Faraone, capitano
AEgyptius, de manu dell' esercito degP I-
Ismaelitaruni) a quibus smaeliti, che ve l'avea-
perductus erat. no condotto.
i. Fnitque Dominus 2. E il Signore era
cum eo , et erat vir in con lui, e gli riusciva
cunctis prospere agens : bene tutto quel che fa-
Jiaitavitquc in domo ceva: e abitava nella ca-
domini sui. sa del suo padrone,

Vers. 3o. Chiamollo Zara* Vale a dire l'appariscente, il na-


scente, perch fu il primo a comparire. Phares adunque, bench
figliuolo del peccato, f primogenito di Giuda, progenitore di
Davidde, e di Salomone, e-di tutti i re della stirpe di Giuda, e
del Cristo medesimo promesse alla famiglia di Giuda, come ve-
dremoj, cap. XLIX. io.
Vers. 2. Abitava nella casa del suo padrone. Anche questo
i dett per dimostrare l'affetto e la stima del padrone verso
Giuseppe. Putiphar non lo tenea occupato nelle faccende della
<*ampagna, ma nella propria casa, il governo della quale a lui af-
fido interamente.
5. Qui optime nove- 3. II quale benissimo
rat Dominum esse cum conoscea , che era con
eo* et omnia, quae ge- lui il Signore, e condu-
reret, ab eo dirgi in ceva a buon fine tutto
manu illius. quello che intrapren-
deva.
4* Invenitque Joseph 4- E Giuseppe trov
gratiam coram domino grazia dinanzi al suo
suo, et ministrabat eit padrone , e lo serviva ,
a q uopraepositus omni ed essendogli stata data
bus gubernabat eredi- da lui la soprintenden-
tavi sibi domum, et uni- za di tutte le cose, go-
versa , quae ei tradita vernava la casa a s af-
fuerant. fidata, e tutti i beni ri-
messi nelle sue mani.
6. Benedixitque Do- o. E il Signore bene-
minus domui AEgyptii disse la casa dell'Egizia-
propter Joseph, et mul- no per amor di Giusep-
tiplicavit tam in aedi- pe , e moltiplic tutte
bus-, quam in agris cun- le facolt di lui tanto
ctam ejus substantiam, in casa, come alla cam-
pagna ,
6. Nec rjuidquam 6. Ed egli non avea
aliud noverai nisi pa* altro pensiero , ebe di
nem, quo vescebatur. mettersi a tavola a man-
Erat autem Josephpul* giare. Or Giuseppe era
era facie, et decorus a* di volto anreante, e di
spectu. graziosa presenza.
7. Post multos ita- 7. Passato adunque
que dies injecit domina assai tempo , la padro-
sua oculos suos in Jo- na fiss i suoi occhi so

Ver*. 6. Ed egli non avea altro pensiero, ce* Giuseppe pen~


sava a tutto : il padrone non avea da prenderai pensiero di cosa
veruna, fuori che di mangiare, e di b,ere una maniera di
proverbio.
^eph,et alt : Dorm me- pra Giuseppe , e disse:
cum. Dormi meco.
8. Qui nequaquam 8. Il quale non ac-
acquiescens operi nefa- consentendo ali' opera
rio dixit ad eam'. Ec- indegna , le disse : Tu
ce dominus meuS) omn- vedi come il mio padro-
ibus mihi traditis, igno- ne avendo rimessa ogni
rai quid habeat in do- cosa nelle mie mani,
mo sua : non sa quel che si abbia
in sua casa :
9. Nec tjuidquam est, 9. E veruna cosa non
quod non in mea sit , ch'ei non abbia a me
potestate, vel non tra- affidata , e di cui non
dideritmihi) praeter te m'abbia fatto padrone,
quae uxor ejus es : quo- fuori di te , che sei sua
modo ergo possum hoc moglie : come adunque
malum facere^ et pec- poss'io fare questo ma-
care in Deum meum? le , e peccare contro il
mio Dio ?
i o. Hujuscemodi ver- 10. Cogli stessi dis-
bis per singulos dies et corsi ogni d e la don-
mulier molesta erat na inquietava il giovi-
adolescenti, et ille re- netto, ed egli ricusava
cusabat stuprum. di peccare.
11. Accidit autem 11. Ma avvenne, che
quadam die, ut intraret un d Giuseppe entr
Joseph domum} et ope- in casa, e si pose a far

Ver. 7. Passato assai tempo i, la padrona ec. Egli dovea ave-


s-e venti sette anni, quando avvenne quello che qui si racconta;
ed erano circa dieci anni, ch' egli serviva neJla casa di Putifare.
* E disse: dormi meco. E invitollo a peccare.
Vers. p. E peccare contro il mio Dio? I sentimenti del san-
tissimo giovine furono in simile occasione ripetuti da una castis-
sima donna : Egli e meglio per me il cadere nelle mani vostre
senza aver fatto U male, che il peccare al cospetto del Si-
gi IL re. Dan. xui. 22.
rs t/uippiam absque qualche cosa non aven-
arbitris /acereti do alcun con s :
12. At illa, appre- la, E quella , preso
hensa lacinia vestimen- l'orlo del suo mantello,
ti ejus, diceret: Dormi gli disse: Vieni con me.
mecum. Qui relicto in Ma egli lasciato in man
manu ejus pallio fugit, di lei il mantello, si fug-
et egressus est foras. g fuori di casa.
13. Cumque vidisset 13. E la donna veg-
mulier vestem in mani- gendo in sue mani il
bus suis, et se esse mantello ? e s disprea*
contemptam : zata :
14. Vocavit ad se 14. Chiam a se la
homines domus suae, gente di casa, e disse
et ait ad eos : En n- loro : Ecco che egli ha
troduxit virum He- condotto qua quest'uo-
braeum, ut illuderei mo Ebreo, perch ci fa-
nobis. Ingressum est cesse vergogna. Egli
ad met ut coirei mecum.". venuto a trovarmi per
cumque ego succlamas- peccare con me : e ave n
sem, do io alzato le grida,
15. Et audisset vo- 16. Egli all'udir la
cem meams en reUquit mia voce ha lasciato il
palUum, quod tenebam, mantello, per cui io lo
et fugit foras. teneva, e si fuggito.
1.6. In argumentum 16. In prova adunque
ergo fidei retentum pal- della serbata fede fece

Yers. 12. S fuggi fuori di casa. Sopra queste parole s. Ago-


stino serm. aSo. Giuseppe per sollrarsi all'impudica padrona,
fuggi. Impara tu ne'pericoli e/' impurit a prender la fuga,
se vuoi ottenere la palma della castit ... Di lutti i combatti-
menti del Cristiano i pi duri e diffcili sono quelli della ca-
stit , ne' quali quotidiana e la pugna , rara la -vittoria: in
questi adunque non pu mancare al Cristiano un quotidiano
martirio ; imperocch se Cristo e castit , e verit, e giustizia t
e se chi insidia a queste, persecutore, colui, che le difendi
negli altri, e in se stesso le custodisce, tara marl*.
lium ostendit marito veder al marito tornato
revertenti domum, a casa il mantello rite-
nuto,
i 7. Et alt: Ingressum 17. E disse : E venu-
est ad me servus ile" to a trovarmi quel ser
braeus^ quem adduxi- vo Ebreo, che tu hai
sti, ut illuderei mihi : condotto a svergognar-
mi:
*8. Cumque audisset 18. Il quale, sentito
me clamare, reliquit come io alzava le grida,
pallium, quod tenebam^ ha lasciato il mantello,
etfugitforas. che io teneva, ed scap-
pato.
19. His auditis do- 19. Tali cose avendo
minuS) et nimium ere- dite il padrone troppo
duluj verbis conjugis facile a credere alle pa-
ratus est valde : role della moglie , ne
concep grande sdegno :
50. (i) Tradiditque 20. E fece metter
Joseph in carcerem, Giuseppe nella prigio-
ubivincti regis custo- ne, in cui erano tenuti
debantur, et erat ibi i rei di delitto commes-
clausus. so contro del re, ed egli
fu quivi rinchiuso.
21. Fuit autem Do- 21. Ma il Signore fu
mnus cum Joseph^ et con Giuseppe, e avendo
misertus illius dedit ei compassione di lui fece
fi) Psal. 104. 18.

Vew. 16. Fece vedere al marito ... i? mantello. Se il mar ilo


fosse stato capace di ben riflettere, questo mantello, ch' ella avea
ritenuto, evidentemente provava cui de' due avesse voluto far
violenza.
Vers. 17. * Quel terco Ebreo, che tu hai condotto. Con ogni
artifizio la rea donna cerca inasprire il marito contro il virtuoso
giovine, esagerandone la servii condizione, la qualit di stranie-
ro, la circestanz* d'ingrato col suo benefattore.
gratiam in conspectu s, ch' ei trov grazia
principis carceris. dinanzi al provveditore
della prigione.
22. Qui tradidit in 22. Il quale diede a
manu illius unwersos lui potest sopra tutti
vinctoS) qui in custodia i prigionieri, che erano
tenebantur : et quid" in quella carcere: e tut-
quid fiebat^ sub ipsa to quello che si facea ,
erat. era fatto per s,uo ordine.
23. Nec noverai ali- 23. E quegli non pen-
quid\ cunctis ei credi" sa va a nulla, avendo da-
tis : Dominus enim erat to di ogni CQsa l'arbi-
cum illo, et omnia ope* trio a Giuseppe: peroc-
ra ejus dirigebat. ch il Signore era con
lui, e conduceva a buon
fine tutto quel ch'ei fa-
ceva.
Vers. 21, Fece , ch1 ei trovo grazia te. Questo principe, o
sia provveditor della carcere era lo stesso Putifare, il quale do-
vette ben riconoscere l'innocenza di Giuseppe, e diminu la sua
pena, senza per liberarlo aflin di salvar 1' onore della moglie.
Cosi il Pererio. f^edi, cap. xu. 12. Ed ancora molto probabile ,
che lo stesso Putifare fu quegli, che diede la sua figliuola per
moglie a Giuseppe. Gii uomini non vorrebbero ( osserva il Cri-
sostomo ) che Dio lasciasse cos sovente cadere i giusti nell' affli-
zioni, ma li liberasse, e l tenesse in perfetta tranquillit: ma
non ella cosa pi degna di Dio, e pii degna dell'amore, ch'egli
ha pe'medesimi giusti, l'esercitare la loro virt, e far conoscere
quello ch' egli pu fare in essi, e finalmente far si, che le-affli-
zioni stesse, e le tentazioni divengan per essi occasione di gran-
de allegrezza? Ecco di fatti un giusto calunniato, e messo in pri-
gione, divenuto vero martire della castit, come not s. Ambro-
gio, il quale libero in certo modo tra tutti que' rei, rispettato, e
amato da tutti esercita un' assoluta potest sopra tutti i compa-
gni , come se tra essi fosse stato mandato non come uno di essi,
ma come loro provveditore, e consolatorc. Ma tutto questo un
nulla in paragone della gloria, a cui la P*ovideuza vuole innal-
zare Giuseppe col mezzo stesso della sua umiliazione, e della
sua prigionia.
Il Giusto per eccellenza, il Cristo, di cui Giuseppe sempre
figura, pot essere calunniato, tradito, confuso co* peccatori per
C A P O XL.

^Giuseppe nella prigione interpreta i sogni de*due


eunuchi di Faraone , e predice, che UJIQ sar
restituito al primiero uffizio, /' altro finir la
vita sul patibolo-, e tutte queste cose si avvera-
rono nel d della nascita di Faraone.

1. flis ita gestis i. Uopo di ci av-


accidit, ut peccarent venne , che due eunu-
duo eunuchi, pincerna chi , il coppiere, e il
regis AEgypti) etpistor} panettiere del re d'E-
domino suo gitto peccarono contro
del loro signore.
2. Iratusque contra 2.E Faraone sdegna-
eos Pharao (nam alter to contro di costoro
pincernis praeerat, ai- ( uno dei quali era ca-
ter pstoribus ) po dei coppieri, e l'altro
de' panattieri )
3. Misit eos in car- 3. Li fece mettere
cerem principis mili- nella prigione del capi-
tum, in quo erat vin- tano delle milizie, dove
eius et Joseph. era rinchiuso anche
Giuseppe.
4 Atcustos carceris 4- E il custode della
tradidit eos Joseph, qui prigione li consegn a
et ministrabat eis. Ali* Giuseppe , il quale an-
quautulumtemporisflu- cor li serviva. Era pas-

la malignit di una perversa donna, la sinagoga ; ma nella slessa


sua umiliazione egli eserciter una potest suprema e divina a
consolazione e salute de'peccalori, e dal suo sepolcro uscir pie-
no di gloria, e riconosciuto , e adorato come vero Dio , e unico
alxalore di tutte le genti.
xerat, et illi in custo- salo un tratto di tem-
dia tenebantun po, dacch quegli erano
rinchiusi :
6. Videruntque ambo 6. Quando ambedue
somnium nocte una jux- la stessa notte vi,dero
ta interpretationem con- un sogno di significazio-
gruam sibi. ne adattata al caso loro.
6. Ad quos cum in- 6. Ed essendo la mat-
troisset Joseph mane, tina andato Giuseppe a
et vidisset eos tristes> trovargli, e " vedutili
malinconici,
7. Sciscitatus est eost 7. G'interrog, di-
dicens' Cur tristior est cendo: Per qual motivo
hodie solito facies ve- oggi avete la faccia pi
stra* afflitta del solito ?
8. Qui responderunti 8. Risposer quegli :
Somnium vidimus, et Abbiam veduto un so-
non est, qui interprete- gno, e non abbiamo chi
tur nobis. Dixitque ad a noi lo interpreti. El
eos Joseph : Numquid Giuseppe disse loro :
non Dei est interpreta- Non appartiene egli a
o? re/erte mihi, quid Dio l'interpretarli ? di-
videritis* temi quel che avete ve-
duto

Vers. 4- Un tratto di tempo. Credesi un anno. L'Ebreo de*gior-


ni; lo che, secondo gli Ebrei, e altri interpreti, posto assoluta-'
mente, significa un anno: cosi questi due rei sarebbero stati messi
nella prigione quasi nello stesso tempo, che vi fu messo Giuseppe.
Vers. 5. Di significazione adattata ec. Sogno, che era una
predizione di quello che ali' uno e ali' altro dovea accadere.
Vers. 8. Non appartiene egli a Dio ec. L' interpretazione
de' sogni dono di Dio , e Do darammi grazia d'interpretare
quello che voi avete veduto. De' sogni mandati da Dio abbiamo
anche altri esempi nelle Scritture j talora Dio ne d l'interpre-
tazione a quegli stessi, a' quali li manda -, talora vuol, ch' essi la
cerchino dalle persone, alle quali egli comunica lo spirito di
profezia. Vedi Dan. cap. iv. v., e Gen. cap. XLI. Siccome sono-
assai rari casi de' sogni mandati da Dio , ed cosa ditficilissima.
$. Narravit prior g. 11 gran coppiere
praepositus pincerna- raccont il primo il suo
rum somnium suum : sogno : lo vedeva da-
Videbam coram me vi- vanti a me una vite,
lem,
10. In qua erant tres 10. La quale avea tre
propagines, crescere tralci, che gettavano a
paulladm in gemmas, poco a poco gli occhi,
et posi flores uvas ma* e poi i fiori, e poi le uve,
turescerei che maturavano:
11. Calicemgue Pha* 11. E nella mia mano
iraonis in manu mea\ era la coppa di Faraone :
tuli ergo uvas, et ex- e presi le uve, e le spre*
prassi in calicem, quem mei nella coppa che avea
tenebain., et tradirti po* in mano, e presentai da
culunt Pharaon. bere a Faraone.
12 .Respondit Joseph: 12. Rispose Giusep-
Haec est interpretatio pe : La spiegazione del
somniii tres propagi- sogno questa : Tre
nes t tres adhuc dies tralci, tre giorni vi so-
sunt) no ancora,
13. Post quos recor- 13. Dopo de' quali si
dabitur Pharao mim- ricorder Faraone dei
sterii tuit et resttuette tuoi servigi, e ti rende-
in gradum prstnum: r il posto di prima : e
dabisque ei calicemjux- presenterai a lui la cap-
ta officium tuum, sicut pa secondo il tuo uffizio,
ante facere consueve- come per F avanti sole-
ras. vi fare.
14* Tantum memen* i4- Solamente ricor--
tornei, cum bene tii dati di me, quando sa-
fuerit^ etfacias mecum rai felice, e abbi com-
il distinguerli da'sogni vani, o mandati dal Demonio; quindi il*
pia icuro m generale si di non dar retta a' sogni per non c&?
derc in una superstfzfoffe, la quale sovente rinfacciala alte
genti idolatre nelle Scritture
lusericordiam: ut sug- passione eli me e solle-
geras Pharaon, ut edu- cita Faraone , che mi
cai me de isto carcere*. tragga da questa pri-
gione :
15. Quafurto subia- 15. Perocch con fro-
te sum de terra He- de fui condotto via dal-
braeornm, et hic inno-' la terra degli Ebrei, e
cens in lacum missus innocente fui gettato in
sum. questa fossa.
16. Videns pistorum 16. Vedendo H capo
magis ter, e/uod pruden- dei panattieri, com'egli
ter sonmium dissolvis- avea saggiamente dici
jet, alt: Et ego vidi ferato quel sogno , dis-
somnium. Quod tria ca- se: Io pure ho veduto
lustra farinae haberent un sogno. Pareami d'a-
super caput meum; vere sopra il mio capo
tre canestri di farina:
17. Et in uno cani- 17. E che nel cane-
atto, quod erat excel- stro di sopra io portas-
sius, portare me omnes si d'ogni specie di man-
ciboS) qui fiunt arte pi- giare, che si fa dall'arte
storia.^ avesque come- de'panattieri, e che gli
aere ex eo. uccelli ne mangiavano,
18. Respondit Jose- 18. Rispose Giusep-
ph-. Haec est interpr$- -P&l-Jrfik posizione del
tatio somniii Tria cani- sogno questa : treca-

Yers. 15. Dalla terra degli Ebrei. Dalla terra di Chanaan as-
segnata da Dio, e donata alla famiglia d'Abramo. La fede di Giu-
seppe &rric0nosce anche in questo, che egli non dubita del do-
minio , che i suoi aver debbono di un paese , nel quale non sono
finora se non pellegrini. ,
* Con frode fui condotto via. E prodigiose il contegno di
questo Giusto, il quale nella pi iniqua oppressione non incol-
pa, come avrebbe potuto, n g' invidiosi fratelli, n la maligna
padrona, poich presagiva l'umilt, e la mansuetudine di quello
che a noi volle farsi maestro di tali virt,
tf tra, tre s adhuc dies nestri, cio tre giorni
sunt, vi sono ancora,
i g. Post quos aufe- 19. Dopo i quali Fa-
ret Pharao caput tuum, raone ti far tagliare il
ac suspendet te in cru- capo , e ti far crocifig-
ce, et lacerabunt volu- gere, e gli uccelli dell'a-
cres carnes tuas. ria beccheranno le tue
carni.
20. Exinde dies ter* 20. Il terzo giorno di
Aus natalitius Pharao- poi era il d della nasci-
nis erat: qui faciens ta di Faraone ; il quale
grande convivium pue- facendo un gran convi-
ris suis recordatus est to a' suoi servi si ricor-
inter epulas magistri d a mensa del capo dei
pincernarum, et pisto- coppieri, e del capo dei
runt principis > panattieri,
21. Restituite/u al* 21. E rend all'uno
terum in locum suum , il suo uffizio di presen-
ut porrigeret ei pocii targli la coppa :
lum:
32. Alterum suspen- 22. E l'altro fece ap-
dit in padbulo, ut con- piccare a una croce, on-
jectoris veritas probd- de fu dimostrata la ve-
retur. racit dell' interprete.
Vers. ir). Ti far tagliare il capo ec. Si vede che gli Ebrei,
e gli Egiziani faceano tagliare a' rei la testa prima di appiccare i
loro cadaveri, fedi Jerem. Thr, v. 42-? * RC&- xxxi. io., e ordi-
nariamente si uccidevano prima tutti quelli che si doveanoec o
crocifggere, o impiccare. Vedi Deut. xxi. 22. Nitm. xxv. 4- -
Ma non si lasci d' osservare, con qual fermezza , e autorit nel
luogo stesso della sua abbiezione Giuseppe sedendo arbitro del-
la sorte di questi due uomini d ali' uno vita e salvezza, e l'al-
tro condanna alla morte. Chi pu non riconoscere in lui Ges
Cristo, il quale in mezzo agli obbrobrii della sua croce d il pa-
radiso a u ladro, e l'altro lascia nella sua dannazione, venendo
cos ad annunciare la separazione, che Carassi di tutto il genere
umano in due parti nell'ultimo giorno, quando agli uni dir egli
stesso: Venite benedetti dal Padre ?m'o, ec. e agli altri: Andate
maledetti al fuoco elerio ec.?
23. Et tamen sue- a3. Ma tornalo in
cedentibus prosperis , prosperit il capo dei
praepositus pincerna- coppieri si scord del
rum oblitus est inter- suo interprete.
pretis sui.
C A P O XLI.

IXon potendo alcuno interpretare i sogni di Fa-


raone, gli spiega Giuseppe : qumdt fatto so-
printendente di tutto l'Egitto. Faraone gli d
per moglie Aseneth , dalla quale ha due fi-
gliuoli prima de' sette anni di carestia. Suc-
cede finalmente la sterilit ali abbondanza.

1. jLost duos annos i. JL/ue anni dopo


vdit Pharao somnium. Faraone ebbe un sogno.
Putabat, se stare super Parevagli di stare alla
$uviumt riva del fiume,
2. ,Q& quo ascende^ 2.Dal quale uscivano
bant septem boves pul- sette vacche belle, e
chrae, et cras$ae ni- grasse formisura: e an-
mis: et pascebantur in davano a pascere nei
locis palustrbus. luoghi palustri.
3. Aliae quoque ,ye- 3. 4t*e sette ancora
ptem emergebant de scappavan fuori del fiu-
flumine, foedae , con- me, brutte, e rifinite per
fectaeque macie: et pa- magrezza, e si pasceva*

Vera. i. Due anni dopo. Due anni dopo la liberazione del


gran coppiere, l'anno terzo della prigionia di Giuseppe.
Alla riva del fiume, ovvero di un canale del fiume Nilo.
Notisi, che dal Nilo viene la fertilit, o sterilit dell' Egitto: Se
il Nilo (dice Plin. lib. v. g.) inonda aW altezza di dodici cubi-
/i, V Egitto e alla fane, se a tredici VEgitto e alla carestia 7
quattordici cubiti portano allegrezza, i quindici tranquillila ,
i sedici abbondanza e delizia : quindi , che dal Nilo vede Fa<
raone venir su le vacche grasse, e le vacclie magre.
Pent. prol, I. 17
scebanturin ipsa amiiis no sulla riva stessa del
ripa in locis virentibusi fiume,dov'era del verde:
4- Devoraveruntque 4 E ( queste ) si di-
east quarum mira spe- vorarono quelle ebe era-
cies., et habitudo corpo- no mirabilmente belle,
rum erat. Expergeja- e di grassi corpi. E Fa-
ctus Pharao, raone si risvegli,
5. Rursum dormivit, 6. Poi si raddormen-
et vidit alterum ,so- t , e vide un altro so-
mnum* Septem spicae gno. Sette spighe si al-
puliulabant in culmo zavano da un solo stelo
uno plenae, atque for- piene e bellissime ;
mosae:
6. Aliae quoque tati" 6. E altrettante na-
dem^spicae tenues, et scean dipoi spighe sot-
percussaeuredine orie- tili, e bruciacchia te dal'
bantur, V euro,
if.levorantes omnem 7. Le quali si divora-
priorum pulchritudi- vano tutte le prime s
nem. Eviglans Pha- belle. Svegliatosi Farao-
rao post (juietemt ne dal sonno,
8. Et facto mane >. 8. E venuto la matti*
pavore perterritus, mi" na, pieno di pauraman-
sit ad omnes conjecto- d a cercare tutti gl'in-
res AEgyptjcuncosque dovini d'Egitto, e tutti
-sapientes', et accersitis i sapienti: e rannali che
narravit somnium ; nec furono, raccont il so-
Vers. 3. E si pascevano sulla- riva stessa del fiume. Delle
prime sette disse., che andavano, a pascere in luoghi palustri,
perch il Nilo avea largamente Laon.dato la campagna ; onde bi-
sognava andar lontano per trovar pascolo, ma di queste sette s
4lee, ifie pascolavano sulla ripa: segno che il fiume nou avea
dato fuori ; onde lontan da esso mancava 1' erba, e solo si trovava
del verde alle rive.
Vers. 6. Bruciacchiale dall'euro. L'Ebreo bruciacchiale dal-
VorientC) o SA dal vento droriente, cio l'euro, il quale noce-
vole all'Egitto; perch molto caldo, soffiando dal vasto e secco
deserto d'Arabia.
erat, qui interpretare- gno ; e non v'ebbe chi
tur. ne desse la spiegazione.
9. Tunc demum re 9. Allora finalmente
miniscens pincerna- il capo de'coppieri si
rum magister^ aiti Con- ricord , e disse : Con-
fiteor peccatum meum\ fesso il mio fallo :
10. Iratus rex servis 10. Disgustato il re
suis me , et magistrum contro i suoi servi or-
pistorum retrudi jussit din, che io, e il capo
in carcerem principis de' panattieri fossimo
miltum: rinchiusi nella prigione
del capitano delle mi-
lizie :
11. Ubi una nocte 11.Dove in una stes-
uterque vidimus som- sa notte ambedue ve-
nium praesagum futu- demmo uri sogno, che
rorum. presagiva il futuro.
12. ~Eralibi puerile- 12. Bravi un giovi-
braeust ejusdem ducis netto Ebreo, servo del-
mGt&m famulus : cui lo stesso capitano delle
narrante somna milizie : al quale aven-
do noi racconta ti i sogni
13. Aufmmu&tquid- 13. Ne udimmo l'in-
quidpostea rei proba* terpretazione verificata
vit ventus : ego enim && <|mef elle di poi av-
redditus sum officio venuto : perocch io fui
Vers. 8. Tutti gl'indovini ec. Questi , credesi, che fossero
que' medesimi, che poi sono chiamati maghi di Faraone, facendo
essi ambedue i mestieri d'indovini, e di maghi.
E littti i sapienti. Questi erano i sacerdoti, la vita dei qua-
li era occupata tutta nel culto degli dei, e nello studio della sa-
pienza. Spendevano la notte nello studio, e nella considerazione
degli astri, il giorno nel servigio degli dei, a' quali cantavano in-
ni a quattro differenti ore della giornata. Erano versatissimi nel-
la geometria, astronomia, e aritmetica.
Vers. p. * Confesso il mio fallo. Se lo sconoscente coppiere
ali' usanza de' cortigiani non credesse adesso di far piacere al suo
re, non ricorderebbe Giuseppe n i di lui meriti.
meo, et ille suspensus restituito a! mio impie-
estincruce. go, e quegli fu appeso
alla croce.
14- (i) Protinus ad 1,4. Subitamente per
regis imperium edu- comando del re fu trat-
ctum de carcere Joseph to di prigione Giusep-
totonderunt : ac veste pe : e fattolo radere, e
mutata, obtulerunt ei. cambiatogli il vestito,
lo presentarono a lui.
15. Cui ille ait: Vidi 15. E questi gli dis-
somma,) nec esigui edis- se: Ho veduti de'sogni,
serati quae audivi te e non ho chi g' inter-
sapientissime conjicere. preti: ed ho sentito,
che tu con gran saviez-
za li sai diciferare.
16. Respondit Jo- 16. Rispose Giusep*
seph: AbsquemeDeus be : Iddio senza di me
respondebit prospera risponder favorevol-
Pharaoni mente a Faraone.
ij. Narravit ergo 17. Raccont adun-
Pharao, quod viderat: que Faraone quello che
Putabam.) me stare su- avea veduto : Pareami
per riponi fluminis, di stare sulla ripa del
fiume,
18. Et septem boves 18. E che dal fiume
( i ) Ps. 104 20.

Vers. 14. E fattolo radere, e cambiatogli il vestito ec. Nel


lutto era cosa ordinaria il lasciar crescere i capelli, e la barba.
Yedesi ancora, che nissuno entrava nel palazzo d e' re in abito di
duolo. Vedi Esther. iv. a., Gen, i. 4.
Ver. i*>. Iddio senza di ine ec. Giuseppe non volea, che Fa-
raone si pensasse, ch' egli o per qualche naturale sua virt, o per
alcuno de'mezzi usati dagl'indovini dell'altre nazioni potesse da-
re una giusta interpretazione de' suoi sogni. Egli dichiara perci,
che da Dio solo pu venire agli uomini la cognizione di quel che
presagiscono i sogni mandati da lui, e che da Dio egli aspetta
questo lume a consolazione di Faraone,
uscissero sette vacche
belle formisura, e molto
grasse rie quali pascen-
do ne' luoghi paludosi
spuntavano l'erba verde:
19. Quand* ecco die-
tro a queste venivano
sette altre vacche tan-
to brutte e macilente ,
che mai le simili non
ho vedute nella terra
d' Egitto :
20. Le quali, divora-
to avendo 3 e consunto
le prime,
21. Non diedero nis-
sun segno d' esser sa-
tolle; ma erano abbat-
tute come prima dalla
magrezza e dallo squal-
lore. Mi svegliai, e di
nuovo fui oppresso dal
sonno,
22. Vidi somnum. 22. E vidi questo so-
Septem spicae pullula- gno. Sett spighe spun-
bant in culmo uno, pie- tavano da u solo, ste-
nae atquepulcherrimae. lo , piene e bellissime.
23. Aliae quoque sep- 26. Parimente altre
tem tenues , et percus- sette sottili, e bruciac-
sae uredine oriebantur chiate dall'euro nasceva-
e stipula-. no da un filo di paglia :
24. Quae priorum 24. Le quali divora-
pulchritudinem devora- rono le prime si belle.
verunt. N'arrapi coJtje- Ho raccontato il sogno
ctoribus somnium, et agl'indovini, e nissun
nemo est qui edisseraL v'ha, che lo spieghi.
26. 'Respondit Jo- 26. Rispose Giusep-
seph; S omnium regis u- pe : Uno il sogno del
num est: quaefacturus re : Dio ha mostrato a
est Deus, ostendit P ha Faraone quel che vuol
raon. fare.
26. Septembovespul- 26. Le sette vacche
chrae et septem spicae belle, e le sette spighe
plenae septemubertatis piene sono sette anni
anni sunt\ eamdemque di abbondanza; e sono
vim sommi comprehen- un soi senso.
dunt.
27. Septem quoque 27. Parimente le set-
boves tenues^atque ma- te vacche gracili e ma-
clentae, quae ascende cilente , che vennero
runtpost eas, et septem dietro a quelle, e le set-
spicae tenues, et vento te spighe sottili, e ofie-
urente percussae^ se- se dal vento, che brucia,
ptem anni venturae sunt sono sette anni di fu-
famf. tura caresta.
28. Qui hoc ordine 28. E la cosa avr ef-
complebuntur. fetto con quest' ordine.
29. Ecce septem an- 29. Ecco che verran-
ni venient ferdlitatis no sette anni di gran-
magnae in universa de fertilit per tutta la
terra AEgypdi terra d'Egitto :
30. Quos sequentur So. Dopo i quali sa-
septem anni alii tantae ran sette altri anni di
terilitatiS) ut oblivioni sterilit cosi grande,
tradatur cuncta retro che andr in obblio tut-
abundantia t consumi- ta la precedente ab-

Vers. 5. Uno e il sogno del re. Riguarflo al significato il so-


gno del re un Solo.
Dio ha mostrato a Faraone eo. Si vede qui la special pre-
videnza di Dio verso i rettori e pastori de' popoli. Vedi anche
Dan. cap. n.
ptura est enim James bondanza : perocch la
omnem terram, fame devaster tutta la
terra,
Si.Et ubertalis ma- 31. E la gran care-
gnitudinem perditura stia assorbir la gran-
est inopiae magnitudo. de abbondanza.
32. Quod autem vidi" 32. L'aver poi tu ve-
sti secundo ad eamdem duto replicato sogno,
rem pertinens som- che una stessa cosa si-
nium; firmitatis indi" gnifica , segno que-
cium est, eo quod fiat sto, come la parola di
sermo liei, et velocius Dio avr sicuramente
impleatur. t effetto, e senza dilazio-
ne si adempir.
33. "Nunc ergo provi- 33. Scelga adunque
deat rex virum sapien- adesso il re un uomo
tem, et industrium, et saggio, e attivo, e diagli
praeficiat eum terrae autorit in ( tutta ) la
JEgypti: terra d'Egitto:
34- Qui constituat 34* E questi deputi
praepasites per cunctas dei soprintendenti in
regiones : et quintam ogni regione : ela quin-
partem fructuum per ta parte del provento
septem annos ferthta- de* sett'anni di fertilit,
tis,
36. Qmjam nunc fu- "36* I quali fin d'ades-
turi sunt, congregent so comincieranno ad es-
in horrea; et omne fra." sere , sia raunata ne'
mentum sub Pharaonis granai : e tutto il fru-

Vers. 34- La quinta parie del-provento ec. Giuseppe consi-


glia al re di far portare ne'suoi granai la quinta parte delle gra-
sce di ciaschedun anno di fertilit. Siccome probabile, che
ne' luoghi pi vicini al Nilo qualche piccola cosa si raccogliesse
anche ne' sette anni della fame, Giuseppe previde che questa
porzione riserbata ptea bastare al mantenimento del popolo ;
oltre di che negli anni magri suoi usarsi maggior risparmio.
potestate condatur, ser- mento si rinchiuda a
ve tur que in urbibus* disposizione di Farao-
ne, e si conservi nelle
citt.
36. Et praeparetur 56. E si tenga pre-
futurae septem anno- parato per la futura ca-
rum fami, quae oppres- restia di sette anni, che
suro, est AEgyptum, et verr sopra 1' Egitto,
non consume tur terra affinch il paese non sia
inopia. consunto dall* inopia.
67. Placuit Pharaoni 37. Piacque il consi-
consilium , et cunctis glio a Faraone, e a tut-
ministris ejus. li i suoi ministri. "
38. Locutusque est 38. Ed egli disse lo-
ad eos ; Num invenire ro : Potrem noi trovare
poterimus talem virum^ uomo come questo, che
qui spiritu Dei plenus pieno sia dello spirito
sit? di Dio ?
3g. Dixit ergo ad Jo- So,. Disse pertanto a
seph: Qua osiendit ti' Giuseppe : Dacch Dio
bi Deus omnia, quae ha mostrato a te lutto
locutus es, numquid sa- quello che hai detto,
pientiorem, et consimi- potr io trovare uomo
lem tui invenire potero pi saggio, e simile a
te?
4- Tu eris super do- 4 Tu avrai la so-
mum meam , et ad tui printendenza della mia
oris imperium cunctus casa, e al comando del-
populus o&edlet: uno la tua bocca obbedir
tantum regni s olio te tutto il popolo : non
pragcfidam. avr precedenza sopra
Psal. 104. 21. i. di te, se non quella del
Mach. 2. 53. Act. 7. io. trono reale.
4i. Dixitf/ue rursus 4i. E disse tPC.pJ'a
Pharao ad Joseph-, Ec- Faraone a Giuseppe :
ce cons litui te super un i- Ecco che io ti do aulo-
versam terram AEgy- rit sopra tutta la ter-
pti. ra d'Egitto.
42. Tulitque annu- 4 a--E si lev dal suo
lum de manu sua, et dito l'anello, e lo pose
dedit eum in manu in dito a lui : e lo fece
ejus : vestivitque eum vestire di una veste di
stola byssina^ et collo bisso, e al collo gli pose
lorquem auream cir- una collana d' oro.
cumposuit.
43. Fecitque eum a- 43. E lo fece salire
scendere super currum sopra il suo secondo
suum secundum, cla- cocchio, gridando F
mante praeconet ut o- araldo, che tutti piegas-
mnes coram eo genu fle- ser le ginocchia dinan-
tter ent, et praepositum zi a lui, e sapessero,
esse scirent universae come egli era soprin-
tefrae AEgypti. tendente d tutta la
terra d'Egitto.
t&fxitquoquerex ad 44- Disse ancora il
Joseph-, Ego sum Pha- re a Giuseppe : Io son
rao: absque tuo imperio Faraone : nissuno in
non movebit quisquam tutta la terra di Egitto
manum, aut pedem in mover piede, o mano
omni terra AEgypti. fuori che per tuo co-
mando.
46- Verdtque nomen 45. E mutogli il no-
ejus ..et vocavit eum lin- me, e chiamolio in lin-
Vers. 4^ Sopra il suo secondo cocchio. Alcuni pretendono,
che sia un cocchio che andava sempre dietro a quello, in cui era
il re. Vedi 2. Parai, xxxv. 24. Altri intendono il cocchio desti-
nato per la seconda persona del regno, come fu Mardocheo sotto
Assuero; onde traducono l'Ebreo : il cocchio del secondo orno,
della seconda persona.
Yers. 44- Nissuno in tutta la terra d1 Egitto mover ec. Io
giuro, dice Faraone, che i miei sudditi saranno talmente soggetti
a te , che non solamente nissuna resister a' tuoi comandi, ma
non vi sar chi ardisca di far cosa d'importanza , se non sar di
tuo piacimento e consenso,,
17 *
gua, aegyptaca Salva- gua egiziana Salvatore
torem mundi. Deditque del mondo. E gli diede
UH uxorem Aseneth fi' per moglie A.seneth fi-
llam PutipJiare sacer- gliuola di Putifare sa-
dotis Helopoleas. JE- cerdote di Heliopoli .
gressus est itaque Jo- Parti adunque Giusep-
seph ad terroni AE- pe per visitare la terra
syp- d'Egitto.
4& (Triginta autem 4$. (Or egli avea
dnnorum erat, quan- trent' anni, allorch fu
do stett in conspectu condotto davanti al re
Ver. 45. Chamollo ... Salvatore del mondo. E gli diede per
moglie ec. Chi mai avrebbe pensato , che in un sol giorno Giu-
seppe di schiavo sarebbe divenuto signore, di prigioniero vicer,
ceibe in luogo della prigione dovesse abitar nella reggia, e da
un' estrema ignominia salire ali' altezza suprema ? Ma tutto ci
anche meglio risplende nel vero Salvatore del mondo , il quale
dopo tre giorni significati ne' tre anni della prigionia di Giusep-
pe risorge da morte pieno di gloria, e in premio delle sue umi-
liazini riceve dal padre un' assoluta potest in cielo e in terra,
onde nel nome di lui si pieghi ogni ginocchio in cielo, in terra
e nell'inferno; di lui costituito giudice de'vivi e de'morti, a cui
il Padre stesso d una sposa, vale a dire, la Chiesa delle nazioni
salvate col* merito de'suoi patimenti e della sua morte.
La fame e la mancanza d'ogni bene sar fuori del paese, do-
ve regna Giuseppe; ma i sudditi di lui viveranno, e a lui offeri-
ranno in ricompensa tutti i loro beni. A lui correr la famiglia
del fedele Giacobbe, ed egli dopo essere stato riconosciuto e
adorato Salvatore de'Gentili, riunir finalmente al suo regno an-
che i discendenti d' Abramo.
Figliuola di Putifare sacerdote di Helopoli. Abbiam no-
tato di sopra, che alcuni credono, che questo Putifare sacerdote
della citt del sole possa essere lo stesso che il Putifare, in casa
i cui fa servo Giuseppe. Tale fia il sentimento degli Ebrei, e
U Origene, e di . Girolamo ; ma . Agostino, il Crisostomo T e
molti dtftti interpreti lo credeno differente. La citt di Heliopo-
Ji, cosi detta dal colto che ivi rndevasi al sole, di cui vi erano
de'templi, avea un gran numero di sacerdoti, i quali erano con-
siderati come i personaggi non solo i pi dotti e saggi di tutto
l'Egitto, -ma anche come i pi nobili ; onde dal lor ceto ae fu
innalzato pi A1 uno al regno. Cosi si vede, che fu grande l'ono-
re fatto a Giuseppe in fargli sposare una figlia di uno di que' sa-
cerdoti.
r*gis Pharaons)\ et cir- Faraone ) : ed ei fece il
cuivlt omnes regiones giro di tutte le provin-
AEgypti. eie dell'Egitto.
47. Vernicine fertili" 4y. E venne la ferti-
tas septem annorum ; lit di sette anni : e i
et in manipulos reda- grani legati in manipo-
ctae segetes congrega" li furono raunati ne*
tae sunt in horrea AE- granai dell' Egitto.
gypti.
48. Omnis etiamfru~ 48. Tutta ancor l'ab-
gum abundanta in sin- bondanza delle biade-fa
gulis urbibus condita riposta in ciascheduna
est. delle citt.
49. Tantaque fuit a- 4p. E tanto grande
bundana tritici,ut are- fu l'abbondanza del
nae mariscoae(juaretur% grano che uguagli T
et copia mensuram ex- arena dei mare, e la
cederei. quantit non potea mi-
surarsi.
50. (i) TJati sunt au- 50. E nacquero a
tem Joseph filii duo Giuseppe due figliuoli
antequam -veniret fa* prima che venisse la
mes : quos peperit ei carestia, i quali furono
Aseneth filia Putipia- a lui partoriti da Ase-
re sacerdotis Heliopo- ~neth figliuola di Putifa-
leoS. re aeerdote d'Helio-
poli.
51. Vocavitque no~ 51. E al primogenito
men primogeniti Ma pose il nome di Manas-
nasses^ dcens: Oblivi- se, dicendo : Dio mi ha
sci me fecit Deus o- fatto dimenticare di
(O Infr. 46. 20. 48. 5.

Vers. 4y- % gran legati in manpoli ec. l grano nella sua


spiga si conserva meglio e pi lungamente.
Yers. 51( Mantisse ; Colui clje fa dimenticare,
iruium laborum meo- tutte le afflizioni sof-
rum , et domus patris ferte in casa del padre
mei. mio.
02. Nomen quoque 62. Al secondo poi
secundi appellavit .E- diede ( il nome di E-
pliraim^ dicens: Cresce- phraim, dicendo : 11 Si-
re me fecit Deus in ter gnore mi ha fatto cre-
ra paupertatis meae. scere nella trra, dove
io era povero.
63. Igitur trans acts 63. Passati adunque
ssptem ubertads annist i sette anni di ubert,
quifuerant in AEgypto, che erano stati nell'
Egitto,
54- Coeperunt venire 64. Principiarono a
stptem anni inopiae , venire i sette anni d
f/uos praedixerat Jo- carestia predetti da
Jteph.etin universo orbe Giuseppe, e la fame re-
fames praevaluit : in gn per tutto il mon-
cuncta autem terra AE- do : ma in tutta la ter-
gypfi panis erat. ra di Egitto v'era del
pane.
65. Qua esuriente, 55. E quando gli
tlamavit populus ad Egiziani sentirono la
Piaraonem, alimenta fame, il popolo alzo le
petens. Quibus ille re- grida a Faraone, chie-
spondit : Ite ad Joseph, dendo cibo. Ed egli ri-
et cjuidquid ipse vobis spose loro : Andate da
dixerit ,facite. Giuseppe, e fate tutto
quello ch' ei vi dir.
66. Crescebat autem 66. Or la fame cre-
quotidie fames in omni sceva ogni d pi in
terra : aperuitque Jo- tutta la terra : e Giusep-
seph universa horrea, et pe aperse tutti i granai,
\-endebat AEgyptiis ; e vendeva agli Egiaia-

Yers. 3-},. Epfiraiin: Un clic fruttifica, che cresce.


nam et illos oppresse- ni ; perocch s trova-
rat fames. vano aneh' essi alla fa-
me.
67. Omnesqueprovin- 67. E venivano tulle
ciae veniebant in AE- le provincia in Egilto
gyptum, ut emerent a comprar da mangiare,
escas, et malum mo- e trovar sollievo ai ma-
pie temperarent. le della carestia.
CAPO XLIL
/ fratelli di Giuseppe strett, dalla fame sono
mandati dal padre in Egitto a comprare de
viveri ; e sono da lui riconosciuti , e trattati
duramente , e messi in prigione. Finalmente
lasciato Simeone in carcere^ si partono., e sen-
za saperlo riportano ciascuno nel suo sacco
il denaro insieme col grano.

\.jnLudiens autem 1. Irla Giacobbe a-


Jacob, quod alimenta vendo udito, che si ven-
venderentur in AEgy- deva da mangiare in E-
p to.dixit filiis suis: Qua- gitto, disse a' suoi fi-
re negligiti ? gliuoli : Perch state a
guardarvi in viso ?
2. Audivi, quod tri- 2. Ho sentito dire ,
deum venundetur in che si vende grano in
AEgypto: descendite^ et Egitto : andate, e com-
emite n