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Ui PRIMO

UBR.O DEL PENTATEUCO


0S$1.f.

LA GENESI.
PREFAZIONE

a di un
Il Pentateuco tutto , siccome ~ oper me un
solo autore ,Hosè, così. e,rli è tutto insie Testamento
sol libro, ed è cirato nel Nuovo col nome di
col titolo di libro di Mosè , ovvero cinque li•
Legge. La divisione però di esso in attr-ibuisce
bri é molto giu.,ta, e ad Esdr a si no&tra
comunemente. Il nome, che è dato nella dalla tra•
Yolgata a questo primo libro viene o Genesi,
duzione de' LXX , i quali lo intitolaron è de-
vale a dire Generazione , perchè in esso , e si rac•
scrit ta la crea zione di; t11Ue le cose
i da .A.bra-
contano le generar,ioni de' patriarch ( t;ome gli
mo in poi. :Nelt Ebre o ques to libro
prima pa•
altri quattro) prende il nome dalla ovvero
rola, da cui eg;i comincia, Bere silh, si si pui;
Berescitb, Al princ ipio, Tatt4 la Gene la pri~
distinguere in ,IJ'lallro pOl'ti, delle qu/JU
mna110 da
ma contiene la .,to,ia del. ~n~ re .La sa.•
Adamo fino -àl diluvio,· Genesi YlJ, corl"e da
conda abbracci4 tutto il 18mpr>, ck11 fino al
Noè fino ad .Abramo, dal· capo Yll, .Af?ramo
Xll. La terza descrjve le azioni di quarta
fino alla sua morte , capo XXP '. Nella
obbe e di
si narrano i fat# <I /su.eco, di Giac gran ptJ•
Giuseppe fino alla mort e di ques to
ne tra gli
triarca. Ella è opinione assa i comu da Mosè
Interpreti, che la Gtme si fu scrit ta
stato ca•
nd,l' Arab ia allora quando Iddio disgu e pella
gli Ebrei per le loro mormorazioni, consumare
lor miscredenza , li condannò a ringnd<>
quarant' ,inni nel girare attorno pelleg
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per qael vt,uto atf~erto. In tal luogo a"dunqr,e
Mosè diede principio ad istruire e formare ii
popolo commesso dal Signore al suo governo,
rimettendogli davanti agli occhi le gran verità
della Religione , sulle quali do•·ea poscia inal•
2arsi tutto f edifizio della sua legislazione.
Quindi è descritta la creazione dell universo,
l'origine del genere umano, la felicità del pri•
mo uomo creato da Dio a sua immagine e so-
miglianza ( felicità, di cui avrebber goduto i
suoi discendenti, se egli non avesse disobbe-
dito al suo Creatore); la corruzione generale
degli uomini punita da Dio coll'universale di-
luvio, da cui il solo Noè colla sua famiglia è
·salvato nelf arca; la confusion delle lingue, e
'la divisione della terra tra'figliuoli di Noè, la
--separazione di uno de' discendenti di Sem per
essere il padre de' credenti, e lo stipite del po•
pol di Dio; ~ finalmente la vita de' patriarchi
·da .Il bramo fino a Giuseppe. Tali sono i gran•
'diòsi oggetti che ci son messi' davanti in que-
·sto libro. L'autore di esso, il più grande in•
'sieme, e il più antico di tutti gli storici, ci dà
una continuata notizia di tutti que' secoli, in-
·1orno a' 9uali gli Sèrittori profani più antichi
e più cel-ebri non a!Jro han potuto a noi traman-
'dare, se norf mér"e favole, ovvero confuse e
aùerate tradizioni del vero. Quello però che
·8oprà t1'1te le allre storie renJe infinitamente
·preziosa e venerabile quella di Mosè, egli ~,
·che· iri esita si ha la storia della Religione da
:Adamo fino a quel tempo, in cui, mediatore lo
stesso Mosè, 'fermò' Dio la grande alleanza
·co' ,tigliuoli d' Israele, e li fece suo popolo. Co•
sì f uomo criatiano tror,a nella Genesi non so•
io là Cf'gnitj.one perfeJta del vero Dio , e dei
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suoi attributi; ma di pi,} i lumi nece.fsarii per
conoscere sè sksso, e la naturale sua mise-
ria, onde è condotlo ad alzare la mente e il
cuore versn quel celeste Liberatore , la grazia
di cui può nor, sulame11te scioglierlo dal pt!C•
calo, ma ancor sostenerlo in mezzo alle tenta•
zio;,i della vita presente; vi trova i documenti
gravissimi di pietà, e innumerabili esempli di
ugni virtù in que' santissimi uomini, la fede
de' quali, degna dell' Evangelio, a cui pur ap•
parlennero, è celebrata dagli scrittori santi
del Nuovo Teslamenlo, e dal medesimo Gesù
Cristo: vi trova finalmente i misteri dello stes-
so Cristo, e della sua sposa la Chiesa,figura•
Li e predetti ne' /atti più illustri, e negli avve•
nimenti , e negli stessi personaggi pizì rag·
guarde.voli, de' quali;,. quesla dfrina storia ra·
gionasi. lmperocchè, come notò s. Agortino, Di
que' santi, i quali furonù anteriori di tempo alla
nalivilà dd Signore, non solo le parole, ma an•
che la vita, e i rnaritaggi, e i :figliuoli, e le g•sla
furono profezia di questo tempo, in cui nella
f •de della passione di Cristo è adunata di tulle
l,• genti la Chiesa; onde giustamente afferm,i
s. Ireneo, che ogni lettera di, Mosè è parola di
Cristo: Lilcrae Mo$is verba sunt Chrisli,
IL.
LIBH.O DELLA GENESI.

CAPO PRIMO.
Della creazione del mondo. Distinzione, e orna•
to delle cose create. Formazione dell'uomo, a
cui Dio sottopone tatto quello che avea creato.

1. (1) fn principio 1. A1priocipiocreò


creavit Deas coelam et Dio il cielo e la terra.
terram.
( 1) Ps. 52. 6, 155. 5. Eccl. 18. 1 • .d.ct. 14. 14.
17. 24.
Vers. J. Al principio creò Dio re. Con "quelle parole Mos~
fa io primo luogo cooo,cere, cbe il moodo no.10 è eterno , ma
ha avuto un prioi.::ipio, coglieodo così di mezzo le fahe idee de•
gli antichi filo106: 1ecoodo1fa eo11&1c~re. l'aULQre.,teno del. mon--
do e della natura : ed è aoaa da not.al•i, Cb"é 'ib tutta la storia
della creaziooe·, la 1te11a "òc'è a.tò'péi'à ·mo.-.- • aigaificare il
Creatore del mondo, Quetta 't'oce eaprime la potenu di Dio ,
colla quale non solo creò il tutto, ma il tutto ancora conìerva e
governa: questa voce è nel numero pi urale, onde leueralmentc
,i tra·durrehhe: A principio gli dii creò. Lo che non aolameute
ad Origioe, a s. Girolamo e a s. Epifanio , ma anche a qualche
antico Rahillo parve argomento de11a unit.1 di eueozll 1 e della
pluralità delle penoue, che è io Dio. La parola originai et che
noi rspoogbiawo con quella creò, questa parola beocbè oou
sempre significhi trarre Jal nulla, ha nondimeno questa signifi-
cazi~ne principalmente;, e in questo luogo evideotisumamente
esprime la creaiione dal nulla : verità confermata eziàndìo dalla
Scrittura (!Jlaoh. 1 ,. cap, vu) olue il consenso desii antid1i 1 e
moderni Interpreti.
li c:ielo I e la terra. S. Agostino per qneste due cose intese
tuUa la materia creata dal nulla : della qual materia doveva poi
formarsi iJ cielo e Ja terra, e tutte le co,e, che uell' uno e uell'
altra eompreudonsi; «lde iJ ooll)edi ciclo, come quello di terra
1ouo 11ui meui ao,icieatameute; _l 1 J:, dc G,n, ,out, 1Jft4nich.
48 GENESI
Terra autem erat
2. 2. E la terra era in•
inanis et vacua, et te• forme e vl>ta, e le te•
nebrae eraut sr,per /a• nebre erano sopra la
ciem abyssi: et spiri• faccia dell' abisso : e lo
tus Dei ferebatur sa• spi rito di Dio si movea
per aquas. sopra le arque. _
5. Dixitque Deus:( 1) 3. E Dio disse: Sia
Fiat lu:i:. Et facta est falla la luce. E la luce
·lu:x. fu falla.
(1) Hebr. 11. 3.
cap, vu.~Simile a que,ta è la sposizione di ,. Greg&rìo Nisseno.
Alcuni moderni Spositori, Pererio ec, hanno credt.lo che sou.o
il nome di cielo•' -ioten1lnoo i corpi celesti, e spLto il nomi; di
terra il globo· ,tesso terrestre coli' acqua , col fuoco, e coli'
aria, ond' è-circondato lo stel$o globo, Forse è più. naturale e
semplice li dire, ehe Mosè racconta qni in genera le la creazio
ne dell'universo, di cui le parti principali sono il cielo e la
tern.perveJ1-h:edipoi ali.a descrizione particolare di ciascuna par~
•"· Molè tutto intc10 a risvegli.ne nell'1Mmo J'idea del suo Crea•
tore, e il seotimcn•o della bontà, colla quale questi :.ivea créa·
te teote eo,e per lui, ooo parla della crf'azione degli Angeli, i
quali, tecoo.J.o il parere de' piU antichi Padri greci e tatioi fu-
rooo primog~oiti traile opere di Dio (Basi/. Nazian:. Hieron.
ec ). e pili probabilmeote creal.i nei primi momenti del pri1nl)
giorno. ·- 1
* Creò Dio il cielo e rorse gli A.ogeli iosi€m eoo esso. poichè
non diceai iofo.rme e vuoto come la terra, aebbeoe oon anc,,ra or-
mato des1i astri.
Ven. 2. La terra era informe e 11ota. Era una massa priva
di tot.ti quegli oroameoli,, ood' ella (11 poscia abbelJita, animali ,
piante, ~rbe er. Pedi lsai. nxn. 1 ,. Jerem,. 1v, 2.3, Le acque
,ono compre,e insieme colla terra.
E le lertebre erano sopra la facci'a 'dell' abi,.-o: e lo spiri•
to ec. Da ua passo di Giobbe uxvnt 9. sembra cbiarot che que•
ste tenebre non er•no uoa semplice privazione di luce, ma uoa
,pecie di caligine, che investiva tona '3 mole delle ACt}Ue, e 1ft
fogombrava. Do,leritu, (diceO,o a Giobbe) quand'io invol!Jt'"
"a nella caligine il mare, come un bambino nelle me fasci ~
Lo spirito che ,i movea sopra le acque, egli è lo Spirito Santo,
Spirito vivificaote , il quale infondeva nelle acque Ja virtU di.
prnilnrre i rettili, i volatili, i pesci, et-
* to 1pirilo dì Dio era portato. Aleggiava: cosi, s-econdo al ..
cunit P Ebreo.
Ver,, 3. E Dio dine ec. 'FioD a nove volte ouervano gl'In~
urpre&i, c1!! è ripc\Qla q_lle,ta ra '"lai o q11ej~O rai;conlo ddla
CAPO I.
4, Et vidit Deas lu- 4, E Dio vide, che la
, em, quorl es set bona: luce era buona : e divi-
et rlivisit lucem a tene- se la !"ce dalle tenebre,
bris. 5. E la luce norniuò
5 • .J ppellavi tque !,,. giorn( 1 ,e le tenebre not.
cem diem , et tenebra s I f>. E ,folla sera e della
no,:tem. Factum que est mali iua si compi è il pri-
,jcspere et mane dies mo gicrno.
llllltS.

creazione delle coHi, inducendo cos'.t I\Josè h parola


di Dio ( o
sia il Verbo di Dio ) come prin<'ipio ddl' ess~rc di tutte
le co-
se, pcrcliè qur.5te cosi•. tull~ per lui fi:ro1i fatte. Joao.
i . Vedi
<111e!!,, 1.,be ci è ,letto in ,Juel luogo.
Si,1f11tla la luce. Qut>sla maniera di p.1tlrire, la llUJ}e
t.on~
H'uir llù(J puì,, se uon ,dl'unico Es~ere u111,ip(,trnl
1·, fu c,·lcòr,,-
t~ al~ilmcnte ,u1ehe da un retore pu_;;ano. S. lì.1~:lio, e
~.~re:;o·
rio I\uzìauzcuo credo110, che q11t•i.ta luce fos~t: uoa
qua lita seuia
:sno;;ctto, o i.ia corpo, su cui pi•sat1~e: oud" lu i.les~o s.
Grt·gorio
lii diiama luLe spirilualc. Cgou c;ird., s. Tomm;i~1,, v
altri rre~
clouo, che fosse un corpo 1umiaos11 ,.d' I.lode ut· fu poi
trJtlO il
i,olc I e )e steJle. L'Apostol o 11. Cor. 1v. lì . .ipplica questo
fot-
to, e queste ptirole ad un'altra maniero di creaiio11e
rnlc a <li~
re alla spirituale rigentir1_t.iooe de' fedeJi per Cciuo,1
dicendo:
Jddio il quale dine che dalle'liile bre splendesse la luce,
egli
sleuo r:ful,e nt'nostri <!uori; ec.
Vers. 4. E Dio vi.de, ec. l\losè rappresen ta Dio a somigliao u
(Ìi un artefice, il <piale ratta che ha un'opera,
la coutempla , e
ue apprO\'a la l,onta, n sia l'utilità. Tre cou ( dice
s. Agosti~
110 ) gramieme nte impol'lar.! i a saperJi doveano enere a noi
ir1ti1rwte : ,.:hi {oJSe ,l f,icitore : per 11ual r,u:tzo le
cuse lulle
nlibia fatte: il perc!t'e le abbia fatte. Dw dùse: Sia la
lua :
e fo foce fu. E Dio vide, clie la lnce et'n buona. Non
lrnvvi
nè ncll~re più eccellente ,li Dio, ,iè arte più efficace della
pa-
1 ola d, lJio, nè cmua miKliore, che
r tJJerc fatte delh lo~e
e
buone da lui' che il buono.
E dwise la luce dalle tenebre. Le tenebre ( le quo]i oramai
r,on suuo, se u,,n uua priv11iion de]la luce) ,•olle Dio
, che ,uc~
t'.edesscro ,dia lut·e, e questa virco1levo lmu1le .i tJuelle.
"ers. 5. E la luce nominò ec. La noltt' J•rt'C1·1lè il
giorno:
onde da una sera :di' 1dtra contano il 1dorno gl! Ebrei
e la chie-
611· li mondo aùt.nqut' avea e;vutv
dodid ore di duraiione , 11J-
l1,rcl.è l)jq creò I a luce.
Pelll, Vd, l. ?i
60 GENESI
6.Dix;t quoqueDeus; 6. Disse ancora Dio :
fiat firmament11m in Sia fatto il firmamento
medio aq1tarum : et di- nel mezzo alle acque :
vidat aquas ab aquis. e se par i acque da acque.
7. Et fecit Deu.• fir- 7. E fece Dio il fir-
mamentrtm, d;v;sitq11e mamento, e separò le
a7u1zs, quae erant sub acque , che eran sollo
firmamento ab his, (1) il firmamento da quel-
quae erant super fir- le che erano sopra il
mameittum, Et factum firmamento. E fu fatto
est ita, cosi.
8. P-ocaPitque Deus
firmamentr,m coelum.
8. E al firmamento
diede Dio il nome di
1
Etfactr,m est vespere cielo. E della sera e
et mane dies secun- del'la mallina si co111piè
dus. il secondo giorno .
.9. Dixit Pero Derts : 9. Disse ancora Dio :
Congregentur aq1tae, Si radunino le acque,
quae srtb coelo s11nt. in che sono sotto il cielo ,

(1) Ps. 155. 5,118. t1. Jer. ,o. 12. 5. 15.


Ven.6. Siafauo il.firmamento cc. La parola ebrea rendu ..
ta nella Vol~ata con ~uel\(I. diJirmamento,secoodo s. Girolamo,
e i pit.1 dotti Rabbini, aiguifica etpanjione 1 ,lilata:r.ione I onde,
riuneo,lo il senan della Volgata coo quello del testo originale,
il firmamento sarà qu'illl' ampia stabil volta, iotorno alla q uni e
si rivolgono i corpi celesti. Questa oelle Scritture è sovente
rappresentata come uo vasti,~irno padigliooe, cbe tutta cno1•re
e cinge la terra. P,. 103. 2. lsai. :u. :t'l. XLII. 5. Firmatnento don•
que è io questo luo:,:o tutto quello immenso spnio, <"he è traile,
stelle, e ooi. Che nelle superiori f)llrti di esso vi sieno delle a•
eque, è ripetuto taate 1Mlte aelle Scrittur~, che sarebbe teme
urio ( per non dir di peggio) chiunque ardisse di negarlo, P"t.-
,liPs. 113. 4., 103. 3, Dan.111. 1-0, Pr. 148.6
Vera, 8. E ••. diult. ••• il norne ili cielo, La voce ebrea si•
gni6ca luogo, ,love sono le acque,
Vers. 9. Si a.lunino le acque in 1111 sol luogo ec. Dio avea
divi.to le acque in ,lue parti, cnme ttbbiarn ve(liuo, )asciandone
sopra la terra quella porzione, ch'era uecesi;aria a'auoi ti1segoi:
or queda egli ..:omaada i:be 1i riuòi~ca in ua ml luooo, onùt !a
C A P O t. 61
locum u11um : et appa• in un sol luogo: e l'ari•
real arida. Et factum da apparisca. E così fu
est ita. fatto.
10. Et vocav.it Deus 10. E al!' arida di~de
aridam( 1),terram, con• Dio il nome di terra, e
gregationesque aqua- le raunale delle acque
rum appellavit maria, le ,biamò mari. E Dio
Et vidit Deum, quod vide,che ciò bene stava.
esset banum.
11, Ei ait: Germinet 11. E disse: La ler•
terra herbam virentem, ra germini erba ,·erdeg•

(1) Job. S8. 1. Ps. 52. 7. 88. 12,155.6.

terra rimasa ali' asciuuo diventi vi~ibile. Al cornan1\o di Dio il


mMe lascin scoperte tutte quellr, parti della terra, che Dio yol-
Je cl1e fossero evacuate, e va a riunirsi in un sol luogo. lmpe-
roccliè tutti i mari nella immeasa ampinza loro fonnn un sol
mare, medi'1ote Ja comunicazione dell'uno coll'altro. Il mar Ca-
spio, che solo votrcbhe fare· eccezione, dee aver còmuoicazione
occulta coll'Oceano, o col Ponto E.ussino • ln qnbl cosa rendesi
waui(esca dal vedere, C'ome detto m11re 1 ricevtnJo mohi e sno-
di li umi, non rigonfia pnciò, oè inonda,
El' a'rida oppari,ca.-Conveoiva perciò aprirede'vosti seni,
che conteneuero tulio il ma-re. alure io torno ad Ha& Je,rive,
e:dare.il peodìo a'fiumi, percbù anda~sero a .eaNcarti- eel ma•
re. Tutto questt> in uo momento fu fauo; ma tulio questo coo-
t.ieoe infiniti miracoli della onnipotenza e aapienu del Creato-
re. Imperoccliè, ller &:.cere degli altri, chi ha dato alle acque
del mare quella salsedine sì opportuna a preserurle dalla cor-
ruzione; la quale corruzione avehhe porta-la la morte e la di-
struzione a tutte le parti della terra? Chi allo stesso fi.oe or•
dinò, che Je .icque del mare, merli:n,te il (fosso e riflusso, ,n
perpetua agitaiiooe ai mantenessero? Chi fiasò ad esse rp1e' ter-
miai, che elle noo ardiscono di trapa$Sare giammai? Pedi Job
XX'iYIIJ, 1 I., Prov. vui. ?.J, 28. , et:,
fa vece di arida P Ebreo propriameote dice asciugata , ro-
me quella che 11Sciva di sotto le acque,
* U arirln, L'arido elemento.
Vt:rR, 1 1. La lerr'l germini erba r.c. Fin qui 1a terra era ~o~
ta infeconda, e tale potea rimanersi, ie Dio avesse voluto t'1oÌ,
Leiione importante pt•r gli uomini, affind1è ,i o>nezz.ino a ri ..
i;uardatt la :.1du Lt'rH1l11.,out: ili D,o UtJIUf. 1.4uicu aoroune di tUL·
GENESI
etfacientem semen, et gianle, e che faccia il
lignum pomiferumfa· seme, e pian le fruttife-
ciens fructum juxta re, che diano il frullo
genus suum·, cu;us se· secondo la specie loro,
men in semetìpso sit che in sè stesse con-
super terram. Et fa- tengono la lor semen.
ctum est ìta. za sopra la lerra. Eco-
sì fu fotto.
12. Et protulit terra 12. E la lerra pro-
herbam virentem , et dusse l' erba verdeg•
facientem semen juxta gian le, e che fa il seme
genus suum ; lignum- secondo )a sua speci(~ ;
que Jar.iens fructum: et e le pian le, che danno
lzabens ,mumquodque frullo, e delle quali o-
seme11tem secundum gnuna ha la propria se•
speciem suam. Et vidit menza secondo la sua
Deus, quod esset bo- specie. E vide Dio, che
1wm. ciò bene slava.

ti i beui coneedoti all'uomo. E ciò era ta'?-to più necessario, per-


chè do,ea poi Hnire no tempo, in cui qtiPsta 6l~ssa lt>na, 111
quale di sua uaturn non ba 1d11·0 che s(t>rilità, ilovea ,!f.' ciechi
uomini adnrarsi, come una divinitll. be11t•lìca 1 e cnme c11i;:ion pro•
duttrice di que' beni, cle' quali per sola bontà di Dio fu .irric-
chita.
Che/accia il seme, ec. Così Dio dà una specie d'immortalità
all' erbe, e alle piante, poneoilo in eue i'l principio, 01.1de ri-
produni , ~ pro pagani all' i ufìniLo.
J.'ee11ndo la spec:ie loro. L' erbe e Je piante, secontlo questo
comando di Dio, conserveranno io perpetuo la loro natura, e
tutta la loro infinita varietEl; benchè mescolate P une colle aJ-
tre in una medesima terra.non perderaooo,nè altereranno giam-
mai le specifiche loi- qualitA. Vi voleva perciò una sapien2a, la
(Juale tutte conoscendo le particelle e t,li atomi della terra, e
dcll'acque, secondo queste regolasse la teasi&u,a degli Hrumen-
ti delJa nutrizione e della vegetazione, onde dal medetimo suo-
lo apuntaa11ero, e si nutrissero erbe si differenti nel colore, nel
sapore I nella qualità delle foglie, ec,Lo stesso dic.asi delle pian-
te. Ma qual dovizia, qual magoifìceoza di doni prepara Dio ali'
uomo non solo per suo 5osteotaraento, ma anche per ,u.:. de-
lizia col i:rear LaDL' erbe e pfo,oLe fruLLift:rc 11u lui :1 Il Griso-
e A P o r. 65
13.Et factum est ve• 15. E della sera e
spere et mane dìe ter• della mattina si compiè
tius. il terzo giorno.
14.DixìtautemD;,us: 14, E disse Dio, Sic-
Fiant luminaria Ìll fir- no falli i luminari nel
mamento aoeli, et divi• firmamento del cielo, e
dant diem , ac noctem, distinguano il di , e la
et sint ( 1) in ,,i14na et notle; e segnino le sta-
tempora et dies et an· gioni, i giorni e gli anni.
nos.
(1) Ps. 156. 7.
stomo, e s. Ambrogio hann' osservato , d1e Dio ueò le piante
prima del sole e delle stelle. affiochè 1a formazione delle steli•
se piante non poteue auribuirsi ali' influenza del sole, o degli
a~lri.
Vers. ,4. e 15. I luminari nel firmamento del ctelo ec Sem•
bra verisimile, che in 1p1esta parola ~euernle i luminari sieno
comprese le steJle I e anche j piaLeti; ma si descri,·e piì.t par•
ticolnmeute la creazione del sole e del la Juoa, perchè e P uno
e l'altra servono in tante guise a 1 bisogni delFuomo, Dio pone
il sole uel fìrmanento del cielo in tp1ella distania dalla· terra,
che conveniva al bene degli UiJminì; talmente dH! nè per Ja
troppa viçh1ania di Jui Ja Lerra fosse abbruciata, nè per la Joo ..
tanan2a reatane aeuza iJ neceuario calore.. Queuo immenso glo ...
bo di JU<'e e d1 fooco è per un milione di volte più gr4ude
della terra: e con tutta l'immensa quaoti.tà d~ materia, eh' egli.
getta da tanti secoli, non si vede in lui diminuzione di sorteaJ ..
cuna, parogonaodo Je più anticbe colle più tf'centi osservazio-
ni: lo cbe è tanto piÌI mirabile, quanto che s11ppiamo, <'h' egli
non è un corpo ,o lido e denso, ma come un abisso di luce.
La )Ui?C, che di per sè è oscura, diilellr.ndo a noi la Jnce del
sole, si fa luminosa ell« stessa. li cangiament~ ddle sue far.i sì
ammirabile e sì ben regolato, e il vol;;ersi , che ella fa allorno
alla terra, che ella ba per suo t'entro, dimnstrano come per la
terra ella è fatta; <JUnndo ella è rre,cente, continua e alJuoga il
giorno: previene 11 giornr., quando ella è scema, e quando è pie ...
na, lo raddoppia, facendo nella nolte le vet>i del s1JJe. Notisiche
)1 to1e e b luna aono qui chiamati i due grandi luminari, quan•
tunque e la luna sia minore assai delle stelle nella luce e nella
massa, e alcune delle stelle uguaglino, e anche ,urpauino il sow
Je in grandezza: ma rebtivamente alla loro $ituaziooe, e a' loro
t"ffett.1 ,opra la terra r;iustanienle laScriLtura dà tra tutti i corpi
ct:l~ui il principato al 10Je e .alla luoa,
GENESI
15. Tlt l,,ceant in fir- 15. E risplendano nel
mamento coeli, et ;u,,. firmamento del cielo, e
minent terram. Etfa· illuminino la terra. E
clllm est ita. cosi·fu fallo.
16.FecitqueDensdno 16. E fece Dio due lu-
luminaria magna: lu- minari grandi: il lumi·
minare majus, ut prae- nor maggiore, che pre-
esset diei: et luminare sedesse al giorno ; e il
minus,ut praeesset no- )uminar 1uinore, che
cti: et stellas. presedesse alla nolte: e
le stelle,
17. Et posuit eas in 17. E le collocò nel
firmamento coeli, ut lu- firmamento del cielo,
cerent 'super terram, affi.nchè rischiarasser la
terra.
1 8. Et praeessen t diei, 18. E presedesseroal
ac 11octi , et ,dividerent di, e alla notte, e divi-
lrM!em, ac·ltmebras.Et desser la lnce dalle te-
vidit Deus, quod esset nebre. E vide Dio , che
bonum. ciò bene slava.
19. Et factum est Ile• 1g. E della sera e
.spere et mane dies dell~ mallina sicompiè
quartus. in quarto gioruo.

Segnino 14 stagionl, ,· giorni, ec.11 sole e la Juna c'insegnano


a di•lingoere'il dl dalla notte, e insegna,oo a dividere il tempo
in settimane, in mesi, io aoui, osservando il loro corso.Forse an ..
a11ra volJe qui M,,sè accennare : come il corso Jel sole e della
luna dovr.a unire di poi a !lf'gnare i tempi e i giorni destiuti
in morlo speciale al culto di Dio.
Vert, 16. E le ttelle.Q11este sono come tanti soli, ricche della
propria loro luce: le pili piccole sono pili grandi assai della ter•
ra, la quale è meno che un punto riguard11 alle maggiori: elle
sono anche innumerabili. Lo spirito umano si perde in conside-
rando la sterminata mole di tali corpi, la distanza loro quasi in-
finita dalla terra, l'ioestiusta luce, P ordioe, e il concerto de'Jor
movimeati, e domanda, a qual fine mai tanta mag-ni6cenza, e
tatita pro(uslonc.? Dio solo, che conta il numero delle stelle, e
CAPO I. 55
20.Dixit etiamDe1is: 20. Disse ancora Dw:
Prodflcant aq11ae repli- Producano le acque i
le animae ,,ivelllis , et rellili animati e viven-
volatile super terram ti, e i volatili sopra la
sub firmamento cveli. terra sollo il :firma-
mento del cielo.
2 1. Creavitque Deus 2 t.E creò Dio i gran-
cete grandia,et omnem di pesci, e tu lii gli •·
a11imam JJiventenz, at- niwali vi\renli, e a~'en ..
que motabilem , quam li moto: prodolli dalle
produxerant aquae in acque secondo la loro
species suas, et omne specie, e lulli i volati-
vola1ile secundnm i;e- li secondo il genere lo-
nus suum.EtviditDeus: ro. E vide Dio, che ciò
q11od esset bonum. bene slava.

ciascheduna di esse chiama nel suo proprio nome (Ps. 103, '.>.,),
Dio solo conosce tuLti i fini delle opere sue ; ma noi dobbiamo
e conoscerlo per esse, e beneùirlo,
Ycrs. 2-0, Producano l'acqu6 i rettili animati~ viventi. Ret~
tili si ch;amano nelJa Scrillura i pesci, perchè, generalme11te
parlando, sono privi di piedi, e sì strascinano sulle acque. Qui
al comando di Dfo un popolo immenso di natanti riempie iJ ma.
re: questi sono di specie infinite: i più piccoli non sono meno
an,mirabili pella prodigiosa loro feconditii, e pella somma loro
:igilità e destrezza, che i srandi pella lor mole e pella loro fotta.
La maniera , onde si mao tiene 10 un elemento , dove nulla na.
sce, questa immt'nsa popolazione, non dee recar meL.o di mara-
viglia: i grossi divorano i pic~oli, ma que!ti e mohipli<'ano in
tanto numero, e son tanto lesti alla fuga, e &an cosi bene per
tempo rifuggirsi nc'luoglii, dove per la Lassezza dell' acque Don
11ossono andare i grandi , che e queui trovan4? a sufficienza per
sostentarsi, e quegli a dispetto detJa erudehà e voracità de' loro
JJemici conservano la loro specie, se11za cha apparista diminu•
:rione, Tuui questi n1ì racoli della proHÌdenza sono accenoati da
na,·i,Me, Pi·, 103. 25. Quel rnnre grande, vastissimo,dove so-
no rtllili senza numero, anìmali mìnuti insieme co' grandi.
E i volatili sopra la terra. L'Ebreo e ìl volatile voli sopra
In ter·ra; ma 1ieasuna variet3 è per questo tra l' orisioale, e )a
Vol~ata 1 ove in quello si supplirca l' ar\Ìcolo, il quale, serondo
Jl genio della )ingua, di lt>t,:giui si f'metlf', ed f.: supplitQ 51 nf'll'
Ar.-bo ~ e 5Ì ancor 1.1.1;,' LXX ; oudc douà 1raJuu1; e il v,dald:,
[; _)

22. Belle.li.xittJli.eeis, 22. E li benedisse di-


dfre11s: Crescite, et mul- cerdo: Cresce le, e mol-
1iplicçzmi11i, et replete liplicale, e popolaLe le
aquas .':1aris: avesque acque del mare: e mol-
mulliplice11lur super tiplichino gli uccelli so•
lerrran. pra la terra.
23. Et/actum est ve· 23. E ,1':Jla sera e
spere et mane dies deila mattina si com-
qai11tas. piè i I quinto giorno.
24. Disse ancora Dio:
24. Dixit qua-711 eDeus: Produca h terra anima-
Prod11catttJrra aflimanz li viventi secondo la lo-
,·iventenz in genere suo; ro specie; animali do ..
j!imenla , et reptilia, et mestici, e rellili, e be-
be.\·tias lt:rrae secun· stie salv:.liche della ler•
dam species suas. Fa- ra sccond<> la loro spe•
ctllmqae est ita. c:e. E fo fallo così

che voli topra la lerra. t;,u'.t. animali ~ì iliffae.r1ti, i pesci e i


volittili, banno comune l'ori;.;in~ dalle acque deJ ruare per virtù
,li questa onnipoteote parola. La natura di questi è aocor pili
n.:,ta alPuocno,cbe quella tle'pc~ci, e iu essa iufiuite sono Je ma-
ravi;.;lie, alle ,prnli, percbè ordinarie e contiuue, assi poco si ri •
ilette, e con estrema ingr:1titud1ne 1· 1101,11, rt'sta insensibile a
tanto numero di creature, 11nd'egli tanta ritrae utilità e diletto,
e le quali ezian{l1 • son fatte per istruirlo. La brevitit, cbP. io mi
son proposto, non mi permette di stC'odcrmi sopra tali cnsP.
q11an1.' io amerei; mii non maocllno autori e )ibri da potere aod -
di~for.~1 in questa materia.
* Pro,llll:ano le acqrl~ i reti li. I natanti.
Vers. ?.?. , F, li benedisse dù:cndo, ec. Con qu l:"~ta benf:'dizione
Dio dà a'pejci e agi i uccelli la virtil di riprodursi ne'1oro parti
per l.1 conserva2i11ne dellà loro specie,. c<>u que:.ta pror.1ettt> di
vegliare alla forrt conservaz.ione, e <li provverlcre al I "ro m:int<'~
oi111P11to: Due }J(Htero lli si vendono ilu.: denari;~ un solo di.
eui non è dimentù:alO da Dio. ::U.Jtt. x. ?().
Ver~. ?4. Pro,hlc(l la. terra ec.11 m;;rc'c Paria erono già :10-
pol:iti Jì un immenso nu1uero di cieaturt·; \'i,iuc ora Dio a dare

,te~~:,:~};;t,~~ :};;t,~~/r.;;,ih• i: il scn~o


1 dell' nri~inale i e non è
dubbio,chQ lo ucssv ~oolia sionifict1rsi uella Volg.ita colla p<1ro-..
C A l' O I. 51
25. Etfecit Deus be· 25. E fece Dio le be-
stias terrae juxta spe· s lie salva li che della ter•
cies suas , et jumenM , ra secondo la loro spe-
et omne reptile terrae cie, e gli animali dome•
in genere suo. Et vidit slici , e tulli i rettili
Dew;, quod esset bo· della terra secondo la
num. loro specie. E vide Dio,
che ciò bene slava.
25. Et ait: Faciamus 26. E disse: Faccia-
hominem ad ( 1) imagi• mo l'uomo a nostra im,
n11m et similit1,dinem magine e somiglianza;
nostram ; et praesit pi- ed ei preseda a' pesci
scibus maris, et volati· dal mare,e a'volatili del
libut coeli, et bestiis , cielo, e alle bestie , e a
universaeque terrae , tutta la terra e a tutti
omnique reptili, quod i rellili, che si muovo.
movetur in terra. no sopra la terra.
(•) lnfr. 5. 1. 9. 6. 1. Co,;. 11. 7. Coloss.
3. 10.
la jmnenta;vale • dire tutti 4ueg.Ji.1nimaJi 1~Le1enono 1tl'11omo,
e a lui obbedisrooo, e lo aiutano nelle raticbe, gli ,omminis'tra•
no.onde sostentarsi, e vestirsi, e supplire ag)i altri bisogni della
vita, E certamente non 1J.ltro, che la rarola e l'ordine del Crea-
tore potè ,end ne docili e obbedienti ali' uomo quesLi animali,
dc 'quaJi c1lcuni lo superano grand~mente nella forza, mentre al ..
tri ve n' lu non così robusti, i quali I' uomo non può in verun
modo addomesticare giammai, nè ridurgli al suo servizio ( Job.
ux1x. 5. 9. 10. 11.) ; percbè Dio ba vo1uto, cbe a tal paragooe
ricono.;cesse l'uomo a chi egli sia debitore della subordinazione,
che mostre no a lui gli ohri animali, e dell'utile, ch'ei ne ricava.
E i reti/i. Vale a ti ire tutli quegli animali, i quali si strascina-
no s1,pra la terra, perchè o sono affatto 1enia piedi, n gli banno
tau lo rorti, che poco, o nulla si alzano sopra Ja terra.Tutto que-
sto s'intende da noi co't~rmini generali, di serpenti, e d'iuseui.
Vers. 25. E Dio Yide, ec. Quest'approvaiione di Dio è lo stes-
so, che la ,ua ben~dizil)oe, e ha i medesimi effetti risuardo a
tutto l'infinito popolo di animali terrestri,
Vns. 2.6. Facciamo l' r,omo. Ma qui si combia Jiug11aggio ~ e
Dio, il quale Gcora ba folle tao le e &Ì grandi eo&e cnlla srmplice
1ua paruJa, 1i disr1mc ad O[)Cr&re ee,li Btesso, _PI!! co,i dire, di
58 GENESI
•1· Et creavit Deus 27. E Dio creò I' uo-
hominem ad imaginem mo a sua somiglianu:
suam:(1) ad imaginem a somi~lian:i.a di Dio
Dei creavit illum : ( 2) lo creò:lo creò maschio,
masculum, etfoeminam e femmina.
creal'it eos.
(1) Sap. 2. 23. Ecci. i7. 1.
(2) Matth. 19. 4,
sua maoo. Sembra (dice san Gregorio Nisseno) che DiQ a guiaa
di piuor~ rappreumti a sè stesso l'id~a, ch'ei vuole esprimere 1e
aU.entamente eoosulti l'originale eletto per suo modello, men-
tre dice: /iqcciamo l' ttomo. Egli avea crealo il mondo per l'
110,no; vtrnle adeuo crear J. 1uomo per .,t;: vuole aduoque crear-
lo dotalo di ,eoso e di ragione, e capace perciO d' iuteadere il
auo cuatore,eamr~irar le opere di iui, e per cs4e rin;;raziarJo
e lodarlo. Tutta l,i, Chiesa io que~te parole: .Facciarno . .• a
nostra ec. ha ricooJlSciuto s~mpre le divine Persone ll'USliiLeoti
in uoa·per(euissima uoit.\.
A nostra i!nmngine e somiglianza. La steua cosa sigq.ificaoo
queste due parole immagine ~somiglianza; ma unite insieme
deootauo una immagioe pt:rfeua quanto mai fare si possa. J/edi
cap. v. 3.: onde potrebbe tradursi a noslra immagind •imilisu-
ma. Or I' u0mo ~ immai;ine di !Jio ,ecoudo l'annua incorporea,
immortale, dotata •l'intelletto e di volontà e di libero arbitrio,
e capace di. sapienza, di virtU, di grazia e di be<1titudiue 1 cioè di
vedere, e godere Dio. L'µomo adunque è imnu1gin tli Dio secoq-
do quegli attributi,Jcbe dc1 lui si comunicano alle creature in-
telJigeoti. E questa immagioe 1 o ,omigliaoza coo Dio è talmente
uatu,,.Je all' uo~o, cb'ei oon può perderla senza perdere la sua
oatura. Beo potè qucata.immagiue oscurarsi, e deformarsi per !o
peccato;:ma cancellarsi, o toglìersi ooo po&è mai. Yedi AuguH.
.8.etract. lib. t 1. cap, 24. Nel corpo steuo dtill'uomo riluce qual·
che cosa di 1traordioario e di graode. La sua figura è faua per
mirare il cielo, a differenza degli altri animali,cbe son tutti pie-
gati verso la Lerra.Egli ba due maoi,che sono &trumenti primarii
di ,ua ragioue e di 1ua libertà:nella sua (accia, e priocipalmen•
te ae'uoi occlU traapari1ce uu noa so che di spirituale{percosì
dire), e di divino.
Ei presedà q' pesci te, L'autorirà e il domiuio sopra tutti gli
animali è dato all'uomo, come un distiutivo e una prerogativa
della sua dignità.Egli,secondo Fespressione di s, Basilio1 .1acque
1111' in1pero,ma questo impero (u limitato auai, e ri 1tretto, al·
lorcbè egli si avvilì -e sl de11radò col peccato. Totlo obbe1JÌ e
1ttvì ali' uomo, fioo a taa~o 1.:lu: 1' uomo fo obbcdlei+ie a Dlo.
CAPO I.
28. IJ efledixitque iL- 21\.E henedisseli Dio
lis Deus , et ait: ( 1) e disse:Crescete, e mol·
Crescite, et multiplica- tiplicale: e riempile la
mini, et replete terram, terra, e assoggellalela:
et subjicite eam: et do- e abbiate dominio so-
minamifli piscibus ma• pra i pesci del mare: e
ris, et volatiLibus coeli, i volatili dell'aria,e lul-
et ,udversis anin1a11ti- li gli animali , che si
bus, quae moventur su- muovono sopra la terra.
per terram.
(1) Infr. 8, 17. 9. 1.
Una immagine di questo assoluto tlomioio l'ha Dio fatta vedere
in que'Sariti ,ì dell'antico, d1e del nuovo 'festameoto, i quali
ebbero docili al loro ce>rnaoc.lo e i muti animali, e le beati~ pio
ftroci E.'comuu St!Otiinento de 1 padri, che gli auioudi, che 11ouo
adesso contrarii ali' uon10 , rion lo erano nello slaLo dell' iunu-
cenza.
* Ed ei pre1ieda. L' Ebr. io plurale dominio.
Vers, 27, Cr,O l'uomo a ,ma somi15lianza, a somtgiianll.a t<.',
Riretizione,la quale nella bocca di Dio denoLa eJ e,;ilta sempr4-'
piu Ja grandnza di questa sua creatura, i,Jlfochè questa dal ~,w
Fattnre mede,imo impari a fare una giusta ali ma de' doui, oude
t>gli la ric.olmò, e ad a·verne tuu.aJa grat.itudioe. ,
Lo creo maschio• t! femmina. Dio creù l' uoo dotto p-- altro 1
dud seui, come vedremo nel capo segu-eote: imperocchè qui s 1
riferisce io compeodio quello che in deuo luogo piUatoplameo ..
te è descritto.
Vers 2S. Benediueli •. , Cresctle 1 e moltiplicate1 ec. Dio pro•
mette 1111' uomo e alla donna la fecoDllità, la quale, sui>posta ai..-
che l'unione de' sessi, è sempre un dono del Creatore, e uo
dfctto di questa bc.netJizioue. Non si ha qui aduuq ue ( cbe~rhè
Jiciloo gli empi, e sii eretici) un comando 1 ma un 1 approva:i1one
del matrimonio, p1"r mezw òei quo le la specie umana si coocer ..
vi, e si propaghi. Yed, duguJl, de civ. lib. xrn. c. 22. Notisi,
i;:be le stesse parole sono dt:Ut: a' pesci e agli uccelli oel vers.
22,, a' quali neuun dir.i, che sia perciò stato dato uo comaodo.
E' assuggettatda; Occupatela come di rnstro dominio, e col ..
&ivatela.
Abbiate dominio ropra ipeici ... volati.li ec. Non ,.'ba tlull:
Lio, eh~ queste parole unu dio.no ali' uomo potestia sopra tutti
glì anirnnli per farli senire a' propriì 1.ui e buo5ni, e per cil,rnr•
Hne ancora •1t1aallo che fosse,
* d_Hoiisetl(~td a. Fatevela :i 0 bgcUa,
tìo GENESI
29. Dìxilque Deus : 29. E disse Dio : Ec-
Ecce dedi vubisomnem co eh' io v"ho dato tut-
herbarn a.fferentem se- te !'erbe, che fanno se-
men super terram , et 1ne sopra la lena,e tul-
universa ligna, quae le le piant<, che hanno
habent in semetipsis '" sè stesse semenza
sernentem generis sui. della loro specie , per·
( 1) ut si11t vobis in e- chè a voi servr.no di
scam. cibo.
3o. Et c1111ctis ani- 3o. E a lulti gli ani•
ma11tihus terrae, omni· n,ali della lerra,e a lui•
que volucri coeli, et li gli uccelli delrarìa, e
unù:ersis, quae moven- a quanti si 1nuovono
tur in terra , et irt qui- sopra la terra animali
bus est anima viv,ms , viventi , affincht\ abbia•
ut hab,ant ad vesce11- no da mangiare, E cosi
d11m. Et (aclum est itq. fu fallo.
51.( 2) riditqueDeus 31, E Dio viJe lutle
CllllCla, quaej'ecerat: et le cose, che avea fatte,·
(•) Infr, 9. 5.
l2) Ecc!. 59, 21.21Iarc. 7. 37.
Vers. 29. E-eco, che lo v'ho drito tutte l'erbe ec. Quantunque
Dio abbia fallo l' uomo podroue della vita di tutti gli animali
per trarne i rnota~gi 1 ~b 1 essi pouooo somministrargli; contut-
tociU coocedeodo adesso a lui!per suo cibo l't!rbe'e )e frutta, ci dà
tutto il motivo di credere, che dati,. c;,rni,h•g'i animali si asten-
nero gli uomini 600 a quel tempo, in cui l'u,o di eue fu espres-
samente con ceduto, come vedremo, Tale è il &eoti111e11Jo comune
de' padri e. degl' Jnterpreti.
Vers. 3o. E a tutti gli an~mali •. ~ uccelli ec. L'uomo è qui
istruito a non fare gran caso di quet beni, che Ja Provvidenu ha
f,atti comò oi anche a' piU piccoli e negletti animali, a non affau·
nani' di soverchio per timore di restar privo di quel sostenta -
n1ento, che Dio ha preparatò io abbondant'a anche per quelli.
b1iratt i volatili dell'aria che non semmano, nè m,etorlo , n~
chiudono ne'g,·anai le biade,e il P~dre 11oslro celesle li paui:.
Non siete voi da piì.1 di loro? Matt. v!. z6.
Vere. 3_1. Ed erano b,,one a1rai Dio aveva approvata ciascuna
11arte delPuoi\•erso da ,è c.-rP1::1ta; 0111 tutto io1icme il complesso,
b coocatena1il)Be, per c'-:.\.~.,;!.i.H;, e i"urJiq• merita una pani~ula.-
C A P O I.
erant J.Ja!Je bona.Et là· ed erano buone assai. E
ctum est vespere el ma• della sera e della mal•
ne dies sextus. lina si formò il sesto
giorno.

CAPO II.
1Jio, ar:endo compiuto in sei giorni il suo lavoro;
riposa il settimo giorno, e lo benedice • Pone
L uumo nel paradiso ornato di varie piante
fruttifere, e di correnti. Forma dalla costa
,le{/.' uomo Eva per .suo aiuto; e istituisce il
matrimonio.

1. ]gitur perfecti 1. Furono adunque


.wnt coeli, et terra, et compiuti i cieli, e la
0;11nis ornatus eoram. I erra , e tulio ì' ornato
loro.
2.Comp[epitqueDe11s 2. E Dio ebbe com•
die septimo oprM· suum, piuta il settimo giorno
qaod fecerat: et( 1) re• l'opera, ch'egli ave a fat-
( 1) Exod. 20. 11, 31. 17. Deat, b. 14, Hebr.
4· 4,
re approvazione, e più speciale. Era.no buone auai. Così ,i d,e-
guaue P uomo di dar talvolta un'occhiata aHe iofioite maravi-
l;lie fatte per lui da Dio, affin di eccitare la iua ricoaoscenza e
il suo amore,
Vers. 1. E tutto l'ornato loro.Tutte le creature, che abbelli ...
scono e riempiono i cicli e la terra.
* Tullo l' ormito loro. L' Ebr. il loro esercito: )e loro schie-
re: la lor miliiia.
Vers. 2. Riporò il uttimo giorno.Scrive s. Agostino sent.277.
Che Dio ripor asse da tulle le opere we, non altrimenti si dee
intendere , se non che verun' altra nalura non fu di poi for 4

mnta tla lui, senia però cftt ei lasciane ili regt;e' e , e di con-
.-e,·vare quelle che avea già fatte. Dio sempre immobile e iru 4

UJ.u~iibile in ~~ ,u:uo produce t.uui i ca~glameoti, c~a aucecdouq


GENESI
9uìevit die septimo ab la ; e riposò il sellimo
universo opere , quod gi-,rno ria tulle le ope-
patrarat. re, che avea compiute.
5. Et benedixit diei 3. E b•nedisse il set-
septimo, et sam•tificavit timo giorno, e lo sanli-
illum: quia in ipse ces- ficò:percbè in esso avea
saverat ab omni opere riposalo da tulle le o-
suo, quod crea,•it Deus 1wre, che Dionea crea•
utfaceret. le e fatte,
4.Jstae sunt genera- 4- Tale fu la origine
tìones coelio·, et terrae, drl cielo , e della terra,
quando creata sunt in quando l' uno, e l'alt, a
die , quo fecit Dominus fu creala nel giorno, in
Deas coelum , et ter- cui il Signore Dio fece
ram. il cielo, e la lerra.
6.Et omne 11irg11ltum f,, E tulle le piante
agri,antequam oriretur de' campi , prima che
in terra , omnemq11e nascessero sulla lerrn ,
herbam regionis,prius- e tulle l'e,bedella l<r•
q 11am gern,inaret: non ·ra, prima che (da essa)
enim pluerat Dominus spuntassero: imptroc·
De11s super terram ; et chè il Signore non avea

ndJa natura; opera perpetuamente, e a tutte Je ttperazioa i co_a ..


corre rif·lle sne creature. Sopra questo misterioso ripoi.o di Dio
\'e1Ji Heb. iv 3. ec. e le aonouzioui.
Vus. 3. E benediue il settimo giorno, e lo wntificò. Questa
maniera di p;:rlare sembra auai ravorevole alla opinione di quep
~p loterµreLi antichi e mfltleroi, i qua ti hauno cred11tn, t:Le tin
,Ja qvel tern1rn rimanesse il sabato au.-gnal') da Dio ;il suil culto
io memoria del beneficio della ,·rN1tiooe, e che come tale fu fli 4

1ervaJo e orrnrnto da' figlioli di Adamo.


Vers. 4. e b. Pece il cielo , e la ,ei,,.a, e luUe le piante ,le'
,:ampi, pruna che ec. RulTerma la Jt-ac1lzione, che ci ha data
della cru1.i11oe ,lei cielo e 1lella terra; e o~giunge, che, ri~oattlo
~Ile piante e .i.tl'erbe della campagna, eiJc ancorn furooo imrue#
diatainente prudoue da Dio, e che nessnno dee fi;turar~ele come
11scite fuori dalla terra; meotre qut'&ta non avea ancor I' uorno,
che la cohivas&et nè pioggia dai cielo era- ~a1luta ad irrigarla e
fecoodarfa, Mosè \'I incuulro a uu errore {1,..,;He .id insiouaui nel•
l. A PO II. 6:1
homo non erat, qui ope- mandalo pioggia sopra
raretur terram. la terra ; e uol)lo 11011
·era, che la coltivasse.
6.Sedfons ascende- 6. Ma ,ali va dalla Ier-
bate terra irrigans uni• ra una fonte ad innaffia-
versam superficiem ter• re 111 superficie della
rae. terra.

le inenti degli uomini, ed è Ji riguardare la terra come priucipio


delle creatore ood'ella è ripieu1:1. l filosofi dell'Egitto all'umido
calore della terra attribuirono 11tohameute la primaorigioe delle
cose terrestri.
\' ers. 6 Ma saliva dalla I.erra una fonte ad innaffiare ec.
La voce ebrea invece di fonte potrebbe tradursi vapore; onde
vnrebhe a,i inLeodersi, come il sottil~ umore attratlo per forza
del sole dalla terra e dal m11,re) e addensa~o dal freddo della
notte, sciogliendosi qqindi iq rugiada,dovea servire .t mantenere
l'umido sopra la terra.li Cal,Jeo in cambio di vapore mette m,-
vola; Ja quale è lii.) aggre;ato·di a,ldeqsati vapori. Questa sposi-
zio ue però 8embra, che aual convenga con quelto ~be dice,i oel
veno precetleut~, ed anche c_oH' inJenzione di Mosè, il quale
( come abbinin detto) l1a voluto farci sapere, che Dio era 1tato
1
) immediato fattore delle piante e dell' erbe, ond' eut allor ve-
stita la terra, senza che alla procluzione di esse po,ess~ concor-
rere o la ter~ steua, che ma oca va di umore, ovver l'opera dell 1
uomo, il qu4(e non fo creato, se oon dopo di esst>, Per la qual
cose varii dotti loterpreti,anrbe Cattolici,intendono ripE>tuta nel
testo origioale al principio di questo versetto la negctz.ione po-
sta nel precedente, onde si dovrebbe tradurre in tal suis~: Il
Signore non. avea mandato pioggia sopra la terr4 , e uomo
non vi era, che la t:oltiva.rse (non) saliva dalla terra vapore,
che inmufiaue, ec. Quest' loterprcti provano moho beoe, che
molte volte nell' ebreo si otnmette io uo membretto ,egueote.
]a oeg;1tiv11 posta io quello che è iooaoii: la qua]e perciò dee
allor sottinteoderu. Queita versione fa un ottimo senso i men-
tre così Mosè viene lo queste ulc.ime parole ad escludere aocbe
le rn;;iade, togliendl) i vapori: i quali alzatisi dalla terra , ad·
dens,jtisi pel freddo ootturno,scendessero ad umeotarelasuper-
hcit: <lella me,lesiana terra. Imperocchè 6appiamo, che io molti
lu,lahi 1 dove rade sono le pioggie, suppliscono al bì,ogno della
c.ampaona le ragiade u le g•uzze abbondauti,
6!~ GENESI
7. Formavit igit11r 7. Il Signore, Dio a.
Dominus Deus homi- dunque formò l' uomo
nem de limo terrae , et di fango clella lerra , e
inspiravit in faciem e- gl' ispirò in faccia un
jas spirac11lum vitae : soffio di vila : e r uomo
et (1) factus est homo fu fallo anirna vivente.
in anùnam viventem.

( 1) 1. Cor. 15. 45.

Verf. 7. Dio adunqrieformò ec. Torna Mosè a spiegare più


d~uintamente la creazione dell' nomo. Egli -ci r;,ppresl'Titil Dio
creatore, il quale colle pr1,prie sue mani forma di umida lerra~
e di polvere una statua, la quale, beo-chi: ancor pF1va di moto,
e di vit:1, porta gi3 ne.Ila sua figura, e soprnttutto nell' avylica.
z:iooe deJ ,:rande Artefice, 1icuro indizi o tfj dol'er euere qu:tlcbe
-co&a di grJnde e di 1ub)ime, lmperoccbè questa slalua ( di<'e
e
Tertulliano) formata non dalla imperiosa parola, ma dal-
la stessa bene/fra mano del Creatore.
E gl' i.fpirò in faccia ec. Sunbrn evidf'nle tla queste p:tM•
le, che Dio comunit"a aJl' uom(), per ('osi dirf', una porziolle del
suo stesso essere. facf'ndogli parte dt>l SOQ proprio spirito; on•
dc l' immortalid1 dello ~pirito umano, indicata da Mosè in mo).
ti alt.ri luoi.;hi, "iene a t\imostrarsi in queste steue parole. Que-
sta ~~rità 1 che l'anima iofosa da Dio nell'uomo sia di un' ori•
,;ine &uua divin.<t, e peu:iò immateriale._, immortale, 'Juesta ve-
J';t8 o~u pot.è euere di poi talmente offuscata ,la\le tenebre del
Gf'ntil•s1mo, che non si lro'\li ripetuta P. ('elt>brata presso i fi.
losofi e i poeti paga11i, L'Apostolo delle Genti citO Ji un an-
tico poeta q••elle parole: Di /m eziandio sìamo progenie. At·
ti XVIJ. 28.
El' uorno fu Jrdlo an~ma ~iv1mte. li snffio di Dio, o sia l'
anima , che lJio uq.ì al corpo dell' uomo. fu per lui il princi-
pio rli sentire, di ragiooue, e di vi.,.ere. Questa 1111ione di due
sostantç tra loro &Ì diverse, materiale l'un», I' ahra spirituale,
quesla uuione è uua delle maggiori mnaviglie, che ~ieno nella
natnh, Dio 1m1o pt>tè effettuarla colla sua oonipoleni.a; e l' uu•
mo può ben setllirla, nrn noo comprf'ndcrla,
* l?ormò l' uomo tlifdngo della terra. 11 1-:br. formò l' uo•
mo di polvere della terra.I LXX. preu1 ,lella pol.,.ere della terra.
*l'uomo fu fatto in anima ,•ivente: diH·nne aoim;1toe ,,ì-
'Veote: ebbe anima e viLD. Il Caldeo p<>rld, di,eone •riril~ ra•
&ionatorc,
C A ~ O II. 65
3. Planfrwerat autem 8.0r il Signore avea
Dominus Deus paradi- piantato da principio
sur11 volupra:iç a prin- un paraJiso <li delizie;
cipio: in quo pn.wit ho· dove collocò I' uomo ,
nzinem, qucm,fornzaPe- che avea formalo.
rat.
9.Produxit1ueDomi- 9. E il Si 6 nor Dio
11us Deus dc i,umo onz .. avea pro<lollo dalla ler-
ne lign1Jm p 11crllm vi.. ra ogni sorta òi piante
1

su, et ad cescendum belle a vedersi, e di frul•

Yers. S. Or iì Sip10re avf'a piantato, .• un para,li10 (o sia


un orto) di delizie, ec. L'Ebrt'o p,uò ancbe tr11d11rsi:avea pian-
tato un paradiso in Eden a [,.,,,,mle, o sia dall~t parte di le-
vaute, e_co_sì l'intesero i LXX. Eden è il nome prc,prio dal luo.•
GO, dove 010 avea JJiantato il paradiso: e questo luogo era ver-
fO l'oriente, o si preo1!a questa dt>terminazione in se oso gene•
r::ile, e asso!utameou, on·cro ri1peUo 111 luogo, dnve Mosè seri ..
veYa questa storia. La traduzione però delJa nostra Volgatatben•
chè d1versp, sta beniuimo col tt:sto originale. Quella parola ,I"
pr-inc1pio dirde occ11sil'<ne agli Ebrei, crtati da s. Girolamo, di
cretlere, cbe il paradiso terrestre fosse statll creato prima del-
la terra; ma Ja m11ggior pt1rte de' p11dri, e delJ' Interpreti ant: ..
cbi e moderni lo credono formato nel terzo giorno 1 e alcuni po ..
chi subito dopo Ja crea2ione del primo u,,omo.; pcrcbè ;n fatti
Mosè ci dire, che per farne abitazione dell'uomo avea Dio pian ..
lato questo pAradiso.
Vns, 9· E Dio avea prodolto ec, Vuol dire, che Dio avea
riunito in questo luogo tutta la magnificenisa P. vagheua delle
pirinte, sparse da Jui oelJa crea2ione per tutta la terri1.
L'albero eziandio della vita. Vale a dire una pianta, i cui
frnLti gustali di tanti) in tanto avrebbero servito a conservne la
,·ita , e a tr,ner sempre lootana Ja morte; i frutti dP.lle altte
piante dovt>ao<:> servire all'uomo di nudrimcnto; i frutti dì q11e-
st:1 :i:erviv:ino R mantenere P uomo in una pcrpetn:i giovinezza,
L'albero della 1cienza del bene I e del rnttle. Così fu no-
minatll tla Oio qnP.sta secooda pi.anta, quand' ebl i mnstran,foh
!ll primfJ uomo gli proibì di gnstar del frutttl di e~s/l: e la ra-.
gion di tal oome si è la determinalione fatta da Dio 1]1 conser•
van', erl accrescere la gimtizia , e la feJicità deli' uomo, ()Ve,
obb~ilendo al divieto, si fosse astenuto dal cogliere e gustare
ile' frutti d; quella pianta; e di punirlo di morte• ove disoh-
hP,,lieute ne avesse m:1ngiato. Qncst' albern n1lt1nque dovea f,1f'
•rntire aH' nomo la 1Lfft:rt:n1.a1 di~ 11aHa tra l' ob!..ieJico:t,1, e la.
66 GENESI
suave : lignum etiam lo dolce a nuingìarf', ~
vitae in medio paradi- l'albero eziandio della
~·i, lignumque scienliae vita in mezzo al para-
bo11i et mali. diso , e 1' albero .Ìella
scienza de I bene e de I
male.
1 o. Et flui•ius egre- 1 o, E da questo luo-
diebatur de loco volllp- go di delizie scal uri va

Jisobbedienza a Dio; tra] a felicità promeua ali' obbedienz:i, e


l'inrelicilà, nella quale i,rccipitò P uomo disobLediente.Quest•J
albero io effetto ci privò di tuu,i i beni , e ci sommerse in uu
abisso di mali, e ci fece per una trista sperienia conoscitori del
bene e del male. Dio oon .a\·(ndo espressa la precisn specie
e qualità di queste due piante, son perciò va:1e ed inutili t•1tte
Jt> congetture dell'umana curiosità. A uoi dee bastar di s..pere,
t.he I' 1,ntt e l'altra pianta era huonn di $!Ili natura: che la virlÌt
della .1,ima destmata a serbar Fnomo immortale, era un e:!fetlo
deJla Jibera voloDlà del Creatore; cbe b proibizione di man-
giare de'f..uui delJa seconda fu uua riscna del supremo Padro•
11e, che volle ( come notò il Crisostomo) serbare intero il suo
dominio 1opra dell' uomo, e fargli 6entire, come di tanti beoi,
()Ode si vedca circondato, egli era nou il signore 1 ma un sem.
t11ice usufruttuario, hom. 16. in Gen.
* Avea p,·o,lotto dalla terra. Da quella terra, cioè tlalla ter-
ra del Para,liso.
Ver11. 10. E da questo luogo,. , scaturivn ec. lo piit luoghi
della Scritr.ura si fa menzione del paese di Eden , ltai. xxx,·u.
u., IV, Beg, XTIII. 11. 1':IX, 12, 13. XVI. 6. 24, E'zech. XX\'11 ?.8,
Da quet~i lueghi veogbiamo a conoscere, che lo stesso p&ese do-
,,ea ensere vid'Do aJJ' Armenia, e alle sorgenti deJP Eufrate e
del Tigri: quindi è, che presso a' monti del1' Armenia han col-
locato iJ paradiso terrestre verii autori moderni , 1iove hanno
certa loro origine que'Jne fiumi.Noi ,eguiremo questa opinione,
1:nme quella che sembraci atta assai mt-glio d'ogni altra 11d eva-
cuare le difficoltà, cbe io sì ardua materia s' incootreraono,
Scawriva un fiume, •. il quale di là si divide ec. Dal cen-
tro del paradiso s~orgava una 6orgente, la 11uale spartivasi in
.quattro bei canali ad 10naffiare ( per quauto Hmbra) i quattro
lati del paradiso. Questi quattro canali, ,correndo dipoi pelle
vicine terre, crescenno in quattro gran fiumi, che ,ooo il Ti-
gri, l'Eufrate, e il Phison, e il Gehon. Così stava certamente la
.cosa, allorchè Dio collocò l'uomo ne) paradiso, e così dovea es-
•c:r.e ai tem1)i ancor di Mosè , e forse anrhe molli neo li appres-
C A P O II.
tati.1· ad irrigandum un fiume ad innaffiare il
paradìsum, qui inde paradiso, il qual ( fiu-
dividitur in r;uatuor me ) di là si divide in
capita. quattro capi.
11. Nomen (1) uni 11. Uno dicesi Phi-
Phison:ipse est qui cir· son; ,d è quello , che
Cllit omnem terramlle- gira ali orno il paese di
vilath, ubi nascitur au• Hevilalh, dove nasce l'
rum. oro.

(1) E ccl. ra4, 55.

so. Yedi Rccl. xuv. 35. 36. 37, Ma non è possibile a noi , nè
llt:Ct:uario ali: av,eramenlo della &Loria_ di Mosè, il mourare •·
de.s.so uell' Armenia quattro fi-umi. nasceuti da Pila stessa sor-
~ente. Basta al nostro io tento il trovare in una cena e&teosiou
di paeie quattro fiumi simili ai descritti da Mosè, i quali pote-
rono oasct"re un dì da uoo stesso fonte , heochè ciò non ,ia al
presente, Clie iJ Tigri el'Eufrate avehero un dì comune l'origi·
ne, il troviam ripetuto in molti autori profani assai posteriori
a Mosè: tlla egli è certo, che in differenti luoghi nasr.ouo ades-
60 que'lit1mi, Jo che ci dà luoso di poter dire, che anche degli
altri due ( che noi cretiiamo estere il Fàsi, e l' Arasse ) cangia-
giata aia la sorgente, Sis»ili i&:rabalaame~ti di fiumi, e di laghi,
cagicnati da' di.luvii, doa' treQSuolii,.e.·d•U• ,.tCende del tempo·,
leggoosi nelle storie, e nelle rela-a:Hlni •aticbe, e· mod-eNu'I, E
fors~ Dio collo stesso C&tl@iemeotooperato nell'origine di que-
11ti fiumi volle abolire la memoria di t.fn luogo, in chi l'uomo
avea ,;traoamente abusato df:' ~uoi benefizii.
Vers. 11. Vno dwesi Phison. Queuo abbiam detto euere il
Fasi, il quale ouce u..-11' Armf'n1a 1 e si scaricat nel Ponto Eus ..
sino. Egli è il fiume piU grande e ramoso che abbia la Colchi1ie,
paese ct:lebre una volta pel tuo gran commercio. Yedi Plin.
lt&. v1. cap. 5,
Egli gira per tutto il paese di Hevilath, dove nasce l'oro,
Nel capo x. vedremo un Heviktb figliuolo di Chus, e un al·
trn l:levilath figliuolo di Jectall, Ma o sia da uno d~ques&i due 1
o da un terzo a noi iguoto, che abbia preso il mo nome il pae-
&tl bagnato dai Fasi, queuo paese era \licino ali' Armenia, e al•
Je sorgenti deU 1 Eufr11te e del Tigri: In Colchide era in gran-
disairua rinomanza per la qualità e la bontà dell'oro I onde ar ..
ricchivaola i auoi fiumi e torrenti , Ne abbiamo una prova nel ..
J" favola del veJJo d 1 oro, re,li Plin lib. 25. cap. 3.
68 GENESI
12. Et aurum terrae 12. E )'·oro di quel
illius optimum est: ibi paese ·è ollimo: ivi lro•
invenitur bdellium, et vasi il bdellio, e la pie•
lapis onychinru. . tra onicbe.
13. Et nomen fim,ii 13. E il nome del se-
secundiGehon:ipse est, condo fiume è Gehon :
qui circumit omnem ter- ed è quello che gira per
ram AEthiopiae. lulla la terra d'Etiopia.
14. Nomen vero fi1t· 14, Il nome poi del
minis tertii Tigris:ipse terzo fiume è Tigri ,
vadit contra Assyrios. che scòrre verso gli As·
Vers. t?., P'i si trova il bdellio. La ,·oce ebrea debolah è
pochissimo cooosciuta. L'Arabo, il Siro, e molti altri lnterpre-
&i credono, che si~t.ifichi Ja perla: e benchè non si peschino
in ogi;i perlé n'el Fasi, cfo non farebbe difficolta ; -perchè può
euere' accaduto 1 èhe o sieno state esaurite , o non se ne faccia
7Ìcerca: <1hre di che se ne pescano nei mari vicini; lo che serve
a 1pit>gare l' upret!lione 'di Mosè. Ma tent:ndosi alla versione
dttUa Vnlgat-a, il bdellio è una specie di somma odorosa, di cui
Plin; ,lib. ,m. cap. g.
Veri. 13, ll nomt1 del secondo fiume è Gehcn. L'Arasse na-
sce nell' Armenia sul roonte Ararat, in dutanza di 6000 passi
dall'Eufrate, e va a scaricarsi nel mare Caspio. H nome di Gehon
~onvieoe beoiuimo a questo fiume, come quPl1o che denota l'
impelU:osit~ de Ha sua corrente; la qual~ impetuosità fu dimo..
strata da Virgilio, che scriue lib. "Yln • .lEueid.
li ponte
Da dosso si ,cotea l' armenio- Arasse.
Ed è quello che gira attorno alla terra d'Etiopin.. Ovvern,
come ha J'Ebr eo: attorno alla terra di Chus.Que&Le parole fan-
no una grave difficohà. Noo pouiam nt>gare 1 che ordinariamente
nelle Scritture la terra di Chos sia l'Etiopia, e tale è anche
l'int~rpretazione de'LXX1 e di s. Girolamo. Contuttociù il cele-
bre Bocbart ba dimostrato , e he fa d' uopo riconoscere oelJe
Scritture più d'un paese, che abbia portato il nome di Chus,
p~r essere stato abitato e popolato da' discemlenti di Chus fì-
i;liuolo di Cliam. Tale d1rem che fosse questo paese bagnato
dall'Arasse, conforme scrive Mosè. E non è forse improbabile,
the questo nome di Cbus sia~i coo qualche alteraiione cooaer-
vato nel nome degli Sci ti, i quali, secondo varii aotichi storici,
abitaron da prima preso l' Arasse. lmperocrhè Chus se<"oodo l'
inilessi,rne del rlialetto r.alileo, dicesi Cbut, onde poi i Cutbi ov~
\IUO ~li Stili, Fedi a Calmet.
CAPO II.
Fltu,ius autem quartus sirii. E il quarlo fiume
ipse est Euphrates, egli è l' Eufrale.
15, Tulit ergo Domi- 15. li Signore Dio
nus Deus hominem, et adunque prese l'uomo,
posuit ewn in paradiso e lo collocò nel pàradi-
<Jolllptatis , ut operare- so di delizie,affinchè lo
tur et custodiret illum. collivasse e lo custo-
disse.
16. Praecepitque ei 16: E gli fè comando,
dicens: Ex omni ligno dicendo:Mangia di lul-
paradisi comede. te le pian le del paradiso.
17. De ligno autem 17.Ma del frullo dell'
scientiae boni et mali albero della scienza del
ne comedat : in que>- bene e dèl male non

Vers, 14. Il Tigri, che sco,·re veno tli Assiriì. L'Assiria ,o


sia il p.iese rii Assur, per coosenso dt/ piu antichi scrillori, era
di lii dal Tigri; ti eiò crediamo che abbia ,•oluto si;;nifìearc Mo-
sè, La s,,r,!;eute •li <J.llesto fiume è uella grantle Ariueuia. Vedi
Plin. lib. v11. cap. ?..
Il qllarlo.fiume egli CV Eufrate Per teotimonirmza di. Stra-
bone e di Plinlo, questo fiume {il quale n~lle Scritture è detto
semplicemr.nte il fìume, ov,•ero il gran iiume) uasce rnl monte
Abò, d sia Aba oell' Arm1rnia.
Vers.15. JlSinnore Dio adttn,rue prete t'ttomo, e lo collocò
nel paradiso ec. L'uomo adunque· fu creato fu ora del paradiso,
flfiinchè ricooosl'esse come un tavore e benél'ìzio di Di(, 1 e non
come una cosa dovuta 'alla sua natura, la sorte d'avere un· al•
beq;o coù felice.
Affinch'e lo coltivaue e lo custodiste. Dio non ,·uo1e , cl1e
1' uomo, benchè provveduto df tutto, e fornite, d' ogni sorta di'
ddiz:e, passi il suo tempo in ttna molleoziosità. E;;lidel! occu.
parsi ueHa cultura del par,uliso 1Jer conservarne l' 1:11ncoità , e
f;Uardarlo dagli oltraggi Jegli animali: ma la sua occupazione
urà senza affanno e stanchezza i sarà un onesto esercizio, non
un faticoso lavoro Sarà e{{li uno rlrano pensamento ( dice s,
Agostino) il credere, che l'uomo collocato nel paradiro do·
veue esercitare l'agricùltrira non c~n lravaglio di se,·vo, ma
per one,·to piacere ,lell1 animo? VtJdi t11iche il Grisostomo,
l,om. 14. in Gen.
Vers. 17. Non man1:iarne: imperocrhè in qualunque 1:iorrzo
tu t1e 1J-.a11~ie,·ai1 i11,lulJilala111ente morrai. Dio ( corue 1101ò .s.
1.i.1~il1u Ji :Sclcu,.:1<1) aUluc 1 11,t cu;it J.1n: 1 aU' illbero qucSLo e,;-
GENESI
cumque enim die coine- 111nngiarne : imperoc•
deris ex eo, morte mo- chà in qualunque gior·
rieris. no tu ne mangerai, in-
dubilalam,nle morrai.
18. Dixit quoqfleDo- 18. Disse ancora Dio:
minfls Deus : Non est Non è bene, che l'uomo
bonum, esse lwminem sia solo: facciamogli un
solum: facianws ei ad- ai ulo , che a lui rasso-
jutorum simile sibi. migli.
19. Pormatis igitur, 1~ Avendoadunque
Dvminus Deus, de hu- il Signore Dio formali
mo cunctis animan r,ibus dalla lerra tulli gli ani•
terrne, et universis vo- mali lrrreslri , e lutti
latilibu.s coeli, adduxit gli uccelli dell'aria, li
ea ad Adam,1,tvideret, condusse adAdamo,per-
quid voc«ret ea : omne cbè ei vedesse il nome
enim , quod vocavit A- da dar-si ad essi:e ognun
u.and•mento: Egli uige: dall'uomo obbedienza, e quanto sia
grande e importante que.ta virlÌl • e come da sè sola basti a te ..
ner J' uomo unito con Dio, gliel {11 conoscere coo prescrivergli
di a,teoeni da una cosa non mala, di.ce s. Agostino, de pecct'tl.
mer., el rem. cap. :u.Aggiunge la terribil miDaccia: tu irulubi-
talamente morrai : eh' è quanto dire ,liverrai soggetto alla
morte, diverrai mortale, come hanno alcune ,,crsioni: tu oon
avrai piì.t iliritto a' frutti 1lell'albero de1la vita, e non avrai più
alcun meno o aiuto per tener Jont1,na la morte: ogni passo , o--
~ni mnrnento ti torri una parte delle tue forze, e ti menerà
verao il •epolcro. La morte aduoque è pena del peccato. Per un
uomo en:.tri, ,ne.I mondo il ptccatQ, e pel peccalo la morte , e
eosi ancora q tt1lt(g.li uomini ,i ste6e la morte 1 (percbèJ tutti
in lui (in Adamo) pucarono. Rom. v. 12. C-0ncil. Trid. seu. 6.
Sap. 1, 13 o. -13. ~4-
Vers. 18. Non è bene che l'uomo sia solo. Mosè vi~neadesso
per una maniera di rec&pitolaiione ad esporre pill diffuu,mente
qnello che avea solamente accennato nr1 capo 1. vers .27.lmpe·
roccbè niuno dee dubitare, che Eva rosse creala come Adamo,
nel ,esto giorno 1 Jict-odo i"i Mosè: li creO maschio efernmina.
Facciamogli un t1iulo I eh~ a [u; rassom,gh. Diamogli una
compagna ,imi le a lui per la condizione di sua natura, capace
perciò di concorrere c.-ol l'uomo ali 'esecuzione de' miei disegni,
e di unirsi con euo lm a J...,Jarmi , e rent!ermi grazie de' beae 4

fi,ii fatLi da me a tuue le cre.iture.


C A PO II.
dam animae viventis, de'nomi, che diede Ada•
ipsum est nomen ejus. mo agli animali viven•
Li,è il vero nome di essi,
20. ,1ppellavitque A- 110. E Adamo impose
dam 11omi11ibus suis nomiconvenienli a tut-
cuncta animantia , et ti gli animali , e a tut•
1tniversa oolatilia coe- ti i volatili dell' aria, e
li , et omnes bestias a tutte le bestie della
terrae: Adae vero non terra : ma non si tro-
inveniebatur adjutor vava per Adamo un a-
similis ejus. iulo, che a lui somi-
gliasse.
2,. lmmisit ergoDn, 21. Mandò adunque
m;nusDeus soporem in il Signore Dio ad Ada.
Adam; cumque ubdor• mo un profondo son-
misset , tulit unam de no;e mentre egli era ad.
-, Vers. rq. Li conrluue ad Adamo ec. Prima di dare a1l' nomb
1- l'aiuto, che gli mancava, Dio fa passare. come Ìrt rivista, 1linan-
zi a lui tutti gli animai.i: aflinchè egli col luroe datoµli dal Si4

goore distingua, n che pou,, essergli utiJe \!iascuno di eui, e


come padrone di tutti I imponga loro i1 nome che piìl con-
ven~a.
, Ogn11n de' nomi cl,e die'1e Adamo ... è i'l v4!.ro nome ài eui.
E nome coovenieote, adattato allq; ~atura di ei .. ,cuno degli ani-
mali; lo che dimostra la profonda u,pienza data da Dio al primo
uomo. Ma da queste parole viene ancora a1l iderirai. ehe i nomi
dati da A(laruo agli animali eraasi cnn~ervati fìoo a Mosè nel lin-
guaggio, in cui questi parlava ; lo che proverebbe, che il lin-
guag~io del primo uomo fu P Ebreo. Il celebre Bochart ba di.
mostrato cuu. molte etimologie la grande conformità ) che paua
traila natura degli animali , e i noroi , che questi banno nella
\io~ua ebrea.; e possiamo ben cre,lere. che ciO si dimostrarebbe
anche ine~lio, se maggiori cognizioni uer potessimo tle Ila me•
desima lingua. Yerli. Giuseppe Antiq. L cap. 1, Comunemente
J;l'Interpreti, dopo s. Agostino (lib. g. de Gen. atl lit. cap. 12.),
credono, che i pesci non doveUero t:omparire dina01.i adAdamo
cogli altri aoimali ; e i! testo me.de,imo sembra favorevole a
ques\a opioinn07.
Vers. ~o. Ma non ,i trovava per Adamo ec. Adamn, benchtf
vedesse neo,li animali molLi trauì delJa sapieoza infinita del
Cr~atore, non trovO perl1 io alcuno di eui onlta di ,iwile alle
doli inti;:riori ed eHeriori, ond' egli era adorno.
7'1. GENESI
c<>stis ejus, et replevit dormenlalo, gli tolse
c'arnem pro ea. una delle sue costole,
e mise in luogo di essa
della carne.
22.Et aedificavitDo- 22. E òella co;;lola ,
mintts Deus rostani , che avea lollo da Ada-
9uam tulerat deAdam, mo, ne fabbricò it Si-
in mulierem : et addu- gnore Dio una donna:
xit eam ad Adam. e menolla arl Adamo.
23. Dixitque Adam: 25. E Adamo disse !
(,), Hoc nunc os ex os- Questo adesso osso del-
si bus meis , et caro de le mie ossa, e carne del·
carne mea : haec r:oca- la mia carne, ella dall'
bitur virago, 9uonfom uomo avrà il nome, pc•
de viro sumpta est. rocchè è stata lra! la
dalruomo.
24. (2) Quamobrem 24. Per la qual cosa
relin9uet homo patrem l'uomo !asrerà il padre
suum, et matrem, et ad- suo, e 1a maùrc , e sta-
Cor. 1 1. 9.
( 1) 1.
(2) Mat!h. 19. 5. Mare. 10. 7. Ephes.5. 31.
Vers. -i1. Ua profondo Jotmo. Ttllr ~: i\ si;:;11ilì,.;:,to ddlavoc1i
originale, in \un;;n delh qua\t' i LXX. tr;11luconn e,ta1i Atlaino
1lnnque in queuo soonn 1nan,1atc;;li da Dio fu rapito fu1,r cli sè
stesso,~ coli'auiano libero e sriolt9 do'seosi non solo vide quel~
]o clw Dio fece snpra di lo i, ma nè intese a11c11r11 lutlo il~mi~te-
ro: Egli in questo punto entrando nd 1antuario di Dio, ebbe
l' intelligen~a delle t~ltime cou, dice s. Ag(lstioo.
Gli tolse una delle 1ue eo,tole e,·. Chi avrebbe imm:1ginato
nel Cnfatore una ,'i 1traor<finaria invenziooe per formare ona
doonaJ Ma quanto cosi diviene sensibile la rel:.tzione tralla 11~11-
ra ,e la cosa 6i;u1;ito~Donne Adamo (d;,,tl s. Agostino) ajfirrchè
Eva sia formalai mttorc Cristo, affin1.:lz'e sia formata laClzie•
sa; a Critlo morto è traforato il coflato , affi'.nch'e ttl!! rgm·-
,T,ino i Sacramenti, de' q1rnli ,i.formi la Chiesa, Sent.3,.8.
* Mandò , infuse i un profondo sanno, un'estasi. Ebr. e i
LXX.
Vres, 23. Que1lo adesso oHo dellt mie oua te Adamo riscos·
so dalla sua estt.~i, mentre Dio presenta a lui la so;i comp:ig11a,
rieono$Ce iu essa un' immagiue tle:;na rii &;t 1 e come un altro a.~
&teuo.
CAPO II.
haerebit uxori suae , rà unito alla sua moglie,
( 1) et erunt duo in car• e i due saranno sol una
ne una. carne.
26. Era! autem uter- 25. E l' uno e l'altra,
que nudus,A.dam sci/i. Adamo cioè, e la sua
cet, et uxor ejus; et non moglie , erano ignudi ;
embescebant. e non ne aveano ver.
gogna.
(1) 1. Cor. 6. 16.
Vers, ~4. Lasce,-à l'uomo il padrt suo te, Queste parole 10-
no riferite da Gesù Criato, Matt. xn:. 5. come parole di Dio a di~
mostrare l' iudissolubilità del matrimonio: Jo the dimosua, che
per i1tinto dello spirito di Dio foron proferite da Adamo. Elle
soao sta.te, e taraono per llltti i secoli la legse immutabile del-
l'unione legittima dell'uomo e della donlla, an.-:he dopo che,
sollevatesi nel cuor de1l' uomo le rnquietc passioni, hanno reu-
duta difficile) e peno,aalt'uomo non più io nocente una tal legge,
Yeili 1, Cor. vu, 3. L'Apostolo ci ha anche insegnato a ricono ..
scere oelPunione dì Adamo con Eva jl mi$,ero dr Cristo, e della
sua CL.ies11. Gal. v. :i3, 24. ec.
Vers. 25.Erano ignudi, e non ne avevano vergogna, Non
era ancora nell'uomo nvenuto CJlltlllo strano caogiameolo, per
ragione del quale la carne desidera contro lo spirito, e lo spirjto
cootro la carne. Neuun contrasto essendovi tra l'uomo interiore
e l'esterfore, non eravi onde arrossire delJa nudità. Ma ,entiamo
qni Agoatino, ehe espone il felice stato dell'uomo innocente. L 1
uomo vivea nel paradiso, com11 egli volea, mentre quello egli
volea1 ch'era stato da Dio ordinalo. Yi4Jea godendo di Dio,
della bontà del quale egli e,•a buono, Yivea senza bisogno, e
ave a potesth di 11iYere sempre così. ÀYea comodo il cibo pe"P
non patire la famr; avea. l'albero ,!ella vita, perchè non ve•
niue a discioglierlo la 11ecchieua. Numn ombra di corru-
:t1one nel corpo 1 per cui foste data a' sensi di lui alcuna mo-
lestia. Neuuna malattia al di Jent,-o, nesnma offesa si teme-
va al difuora. Sanità perfeua nella· carne, tranquillità asso•
luta nell'anima. Come nel paradiso non era nè caldo, nè
freddo; co1ì in colui, che 11i abitava, non era alterato il buon
t.1olere ne da cupidità, nè da timore.Nessuna malinconia,nes·
mna vana aUeg,-eua. Un veio perpetuo gaudio scendeva in
lui da Dio, verso di cui porJa11ari l'ardente carità ,li cuor«
puro1 di buona costitnz.a, a di fede non.finta• Vegliavano di
' conrordia la mente e il corpo: OJJervavasi senza fatica il co.
mandamento: nol gravava nè l' ozio, ne la stançhe1iat nè ca•
deva 1opra ili foì. il sonnv, 1c non vofon~rio.
Peni, Yvl, I. 4
GENESI
CAPO III.
Per frode del sèrpente i progenitori trasgredi-
'\ scono il comandamento di Dio. Promessa del
Me1111ia. Data a ciascuno di essi la sua pena,
,sono cacciati dal paradiso.

1. Sed et serpens
erat callidior cuncti a•
1. Ma il supente
era il più astuto d1 tut.
nimantibus terrae,quae ti gli animali della ter-
/ecerat Dominus Deus. ra fatti dal Signore Dio.

I
Qui dixit ad mulie- Questi disse alla doa•
rem: Cur praecepit vo• na: Per qnal motivo co-
bis Deus, ut non come• man,lovvi J ,Jélio , che
deretis de omni ligno non di tutte le piante
paradisi? del paradiso mangiaste
i frutti? ;.

Vers, t, Jl,f4 il 1erpent~ era il più. astuto ec.Mosè non ha par ..


1::itd fin qni della caduta degli Angeli ribelli; ma egli la ntppo•
ne in que,to raetonto: imperocchè in questo serprnte non pnlJ
non riconosrersi un istl'Umeo\o del diavolo,il 'l'wie iavitlios~ del
bene [atto Ja Dio all' uomo. si aerve di tal meno per indurre i
nostri progenitori a violare il comando di Dio.Dovea essere pro ..
vata la fe1leltà di Adamo e di R"a:da questa prov11 dovea dipeo ..
dere la inalterabil fermnza di quel loro felicruimo stato • Dii)
adooque permette che il nemico delPuman genere rivoJga la su a
matii:ie a teot&rli per procurare I.a loro rovina.Ma qual via preo•
derà egli per insinuarsi eon essi?Eg1i ba bisogno di un inrnmen ..
te) esteriore; e Dio gli permette di valersi dr.I serpr.nte, la cui
scaltreua ed astuzia sembra aver qualche cosa di simile allo ma-
U:iia, oml' egli è ripieno.
Per qual motivo Mrnan1lovvi Iridio ec. Il demonio adunqu e
movendo la lingua e la bocca ilei serpente, trovando la donna
appartata da AJatno, le domanda, perchè mai abbia volnto Dio,
cbe non fosse loro permesso iotlistiotamente l'uso di tutti i [rut•
ti de) paradiso. li testo ori:;inale pflrta: P'eramente ·vi ha e;;li
ordinato Dio, che non di tulle le piante del paradiso ec. NelJe
qùati. par~le il tent:Utue mette io dubbio il comaado, o almeno
Ja interp.retiaz.iooe dati, allo stesso çomaudo da 4:)amo e ùa Eva.
CAPO III.
2. Clli respo11ditmll• 2. Cui rispose la don-
lier: De Jmttr, ligno· nn:Del frullo delle pian•
rllm , quae sunt in pa- I e, che sono nel paradi-
radiso, vescimur: so , noi ne mangiarno:
1'1. De /ructtt vero li- 3. Ma del frullo dell'
gni, q11od est in medio albero, che è nel mez.
paradisi, praecepit no• zo del paradiso , ci or-
bis Deus , ne comede- dinò il Signore di non
remus , et ne tnngertJ• mangiare, e di non
mus illud, ne/orte mo- toccare , aflincb~ per
riamur. disgrai.ia noi non ab•
biamo a morire.

Possibile, clie Dio abbia erceuuato alcun :olbno del para,1iso,


vietandone l'uso a voi , mentre tutti e gli alberi e i frutti son.
buoni? Avete bea inteso le sue parole? 1J st>nso della volgota, e
dc' LXX. sarà lo stesso, quando si traslati: PuchC mai Dio a ..
vrebbe ordinato a voi, che non ,li tutte le piante ,lei paradiso
mangiaste i frutti? Lo che fa una oegaiione simile all'Ebreo.
* iJ1a il terpente. Ma quel serpente, con allusi(loe al p~dre
de Ha bugia, che di quel\t animale si valse a tradir P uomo,
Vers. 2. e 3. Delfrutlo delle ri<:inu, che rnno nelparmlilo
t1oi ne mangi·amo: ma del frutto c,c, Eva cade gi~ in grand' er-
rore, metteodosi • ragiou,re c·oi;a ur:_10, ,::~e cot:nincia del mettere
fo dubbio jJ comando, ch'elJa ,a essere stato intimato al consor-
te: e per esse intin.ato anche a )ej, EJJa non potè far a meuo di
essere sorpresa ali' udire la incognita voce di un animale: e vi
ticonobbe un prodi@io, e dovette comprendere, rhe una supe ..
rio re intelligt"nza movesse la lingua di lui: ina in c,unbio di h'·
mere di qualche inganno, come il discorso stesso ne dava occuio ..
ne, credè di potere soddi6(aui, e vedere fin dove andasse unit
tal novità. Ella du:ique va raccontando 1 cbe Dio lia vietato loro
di man~iare dd frutto di <Juel tal albero~ t>d 11ncor di toccarlo,
perchè l' una cosa è compresa nell'altra. Così Eva dà a vedere,
che ha presente il coma odo di Dio; onde, secouJo Ja rillessioue
di s, Agostino, pfo evidrnte ed inescusabil si rende la sua tra...
sgressione.
Affinchè per disgra:.ia noi non abbiamo a morire. Questa
maniera di parlare non iudi<"a veruna dubbieiza,come apparisce
da molti nitri lunghi delle Scritture• Ps. ?., 12, /sai, xxv11. 3,
blauh. xv, 3 hJarc, vm. 3. F.va adunque 0<1n solamente ha prc•
sente il prt:ceuo, ma ant:L~ Ja prna 5t;1J,ilila tla Dio •Ha vioJa-
1.iooe ùc) precetto,
GJsNRSI
4, Dixit autem ser• 4, Ma il serpente. dii·
pens ad mulierem: ( 1) se alla donna: Assolu•
:Nequaquam morte mo- tamente voi non mor-
riemini. rele,
5. Scit enim Deus , 6.lmperocchè sa Dio,
quod in quocumque die che in qualunque tem•
comederetis ex eo,ape- po ne mangerete, si a-
rientur oculi vestri: et priranno i vostri occhi:
eritis sicut Dii , scien• e sarete come Dei, co-
tes bonum, et malt,m. noscitori del bene,e del
male.
6.ridit igitr,r mulier, 6. Vide aclunque la
quod bonum esset li- donna, che il frullo dol-
gnum advescendum,et i' albero era buono a
p1J[crum oculis,asptictu• mangiarsi, e bello a ve•
que delectabile, et 11,lit dere , e appetitoso al-
defructa illius, et (2) l'aspelto: e colse il frul•
comedit; deditque Piro to, e mangiollo; e ne
.SUI>, qui comedit, diede a suo marito , il
quale nè mangiò.
(1)2.Cor. 11. 5.
(2) Eccl. 25. lh. 1, Timoth. 2. 14.
Vers, 4. Poi non morrete. Il ma.li~no ardisce di dire tutto l'
oppo,to dl quello che ba detto Dio. Uua aimil proposizione non
avrebbe potuto ritrovare credenza appresso la donna, dice s.
Agostino, ,e nello 1pirilo di lei non fosse entrato già l'amore
,/ella propria libertà, i, una cert.4 ,uperba prewnzione di sè
IUJSa,
Vers. 5, Sa Di'o, c1ie .•. ti apriranno gli occhi vostri, ec.
Una delle due, dice il tentatore, o il precetto non è vero, e vol
male io tendeste; o questo precetto è io vo,tro daouo, e parte da
invidia del vo&Lro bene. Jmperocchè Dio aa come dal frutto di
queua piaota verrebbe a voi una scieni:\ iofioita,cbe vi uguaslie•
rebhe a Dio stesso per la cognizione del bene e del male, del
~ero e del falso , di c1uella che è utile, o da1uioso.
Vers6. Yide adunque la donna.•. e colse ec. Eva avea pro~
Labilmente altre volte veduto quel frutto ; ma ella avea altri
occhi, che noo ba ade1&0. E Ila è adesso collo sguardo e col cuore
tutta intesa al pomo desiderato; ne considera la boot.l e Jail'
e,terna belleJJa I eh' ell~ 1J,ivç,f~ cvgli occùi I arg1}w.c:,uta, e 4uaai
CAPO III, 77
7.Et aperti _sunl ocu- 7. E si apersero gli
li amhorum:cum9ue co- occhi ad ambedue: "d
gnovissent, se essenu- avendo conosciuto, che
dos, consueruntfolia fi.. erano ignudi cucirono
cus, etfecerunt sihi pe- delle foglie di fico, e se
1'Ìzomata, ue fecero della cinture.

giU gusta l' ecce1lente aapore; finalmente ella consuma il suo


peccato; e coglie il pomo, lo mnngia, e induce il marito n mao-
siarne. Tutta tpiesta descrizione è sommamente valetica, e de-
gna de Ilo spirito di Dio, il quale ha voluto dare io un esempio
si grande, una gran lei.ione a tuLti i 1ecoli , e a tutte le ~cnera-
~ioni future ,df'lle arti che tiene il demonio per indurre gli un-
mini alla prevaricazione della legge; della maniera, onde Dio
permette, che i falli segueuti sieno giusta pena de' primi; del
bisogno che avranno tutti gli uomini di vegliare costantemente
per non entrare in tentazione I imperotcbè non saranno ei;lino
ornai piì.1 nè ~enzn peccato, oè liberi dalle passioni, come Ariamn
ed Eva, nè collocati come quegli in un paradiso, ma in uo )uoso
di tenta,ione, e di combattimento.
La Scrittura avendo raccontato per quali vie il nemico sedus-
se la donna, non dice altro riguardo all'uomo,se non che quella
gli porse il frutto, e che ei ne mangiò. Egli (dice l'Apostolo 1,
Timot. 11. 14,) non fu 1edotto ctm' Eva; don,lc in&endiamo
che , aebbene egli non credeste t1I terpeote I non ebbe coraggi('I
di resistere all' etempi.o, e alJe Ju,jughe della compagna; da cui
ti ·)asciò pervertire; egli c_he I e11eodo più saggio e più perfetto
di lei, dovea essere sua scorta e auo tonaiglio. Forse non couo~
accodo ancora per prova Ja severità di Dio, credette Adamo,che
potesee essere 1cusobile il (allo di non abbandonare la cornpa-
sna rlella sua vita anche nella soscietà della colpa, dice s. Ago-
itino de civ. lib. xiv. cap. 13. Ma l '11perta violu.ion Jel comando
non sarebbe avvenuta (osserva l'istesso s, Dottore), se oon fosse
1,rec~d11ta inlt'riormeote la segreta compiacernadi sf. medesimo,
e la supnbia, per C'Ui volle sottrarsi al comando di Dio, ed es-
tt>re uguale a·lui. redi .Aug .de civ, lib. xiv. cap. 13, in Ps. 70.,
et urm. v. ne flerb. Ap.
* Il quale ne man~iO. L'orig., e i LXX. ne mangiò con lei.
Vers. 7. E si apersero gli occhi ad ambedue. Il serpente lo
ave:i promesso (veri. 5.); e ,i avvera aclcuo 1 ma in un senso in-
finitamente diverso da (JuelJo, io cui volle il tenLatore far pren-
dere quelle parole: 1i apl'iranno gli occhi vo1tri. Si ap~rscro i
loro occhi, e videro ti gran fallo commesso 1 Porrcnda loro disub-
bid.ienza in tanta facilità di ou.~ervuo !I com11ndo 1 la iogrntitudi-
111: inottirtrote a'b<"Of'fizii 4e1 Creatore; vidt!To l' innoo-e-nza p-er-
GENESI
8. Et cum audisset 8. E aivendo udita la
vocem Domini Dei de- voce del Signore Dio ,
ambulantis in paradi- che camminava nel pa-
so ad auram post me- radiso nel tempo , che
ridiem, abscondit seA.- levasi il venlo dopo il
da-/n, et uxor ejus afa• mezzodi,si nascoseAda-
cie Domini Dei in me• mo , e la sua moglie al-
dio ligni paradisi. la vista del Signore in
mezzo agli alberi del
paradiso.
dota, e con questa la loro felicit&; videro i mali, ne' quali si eran
precipitati , il predomi.Dio delle pauiooi, la morte, i dolori I le
1nalaLtie, le miserie della vita infinite; videre finalmente per
colmo della loro afflizione il loro reato , e i. mali da ciù pro
,·eouti trasmettersi a tutta la loro infelice posterit8.
E avendo conosciuto ehi! erano ,'gnudi, ec, A.ug. de Gen. acl
lit.. lib. 11. 32.acrive: L'uomo provò allora, qual fosse qnella
grazia, <li erti era rivestilo quando nella sua nwlità niente
soffriva d1 indecente. Privato della grazia e dell11 giu1tizia (lri~ •'
t;inale, sperimentò i primi rruui di quella dura legge, che
('ntai regnava pelle sue membra, e contrariava la. legge dello
1-pirit,, 1 e ne ebbe dolore e versogoa; e non aveod!f rimedio
per togliere il male, cercò di nasconderlo agli occhi proprii
e1l altrui. Tril\'asi in Egitto una specie di fico, chiamato fico
.d' Adamo, le foglie del quale sono gral.dissime.
* Cllcirono. L' Ebr, agglni;tarono: attaccarono insieme delle
loi;lic di fico.
Vers. 8. E avendo udito la voce d~l Signord Dio, ec.Ehli
~ molto credibile , che fino a tanto, che durò Jo s&ato dtdl'
iunoceoza, Dio 1i faceue vedere a'nostri progenitori sotto una
figura ~attata alla loro capacità , e che il temi,o di tali vi~
aite fos,e quello che qui 1i descrive; vale a dire quando de~
cJinando il ,ole dal mezzo di, l'aura dolce e leggera , che si
Je-.,ava, io-.,itava a goder coo piacere maggiore lo spettacoln
della 1\Blura. Queue vitite doveano ancera e,sere precedute
da u11 certo romoreggiameoto, che ndivaai nel paradiso, e n·
ver&iva Adamo ed Eva di correre a pre,eotarsi al Signore: m•
questa volta Adamo ed Eva, agitati da' rimoui della loro co-
acienza , fuggono la presenza di Dii'), come ,i fuggirebbe uo
arrabbiato nemico, e corrono ad iuta.narai in un folto boschet•
to. S. Girolamo vuoJe , cbe si nascondessero ,otto Jt albero
1testo della tcienza del bene e del male, e pare così aocorl!i
peonsse •· Ago,ti.an,· onde allora cooverrr.bbe tradune: si na-
scoçero nel mt.uo (d~' rami} dell' alberv ,lel ptiradi10.
CAPO III. 79
9. rocavitq1te Domi- 9. E il Signore Dio
n1ts Deus .A.dam, etdi- chiamò Adamo , e òis-
xit ei: (]bi es? segli: Dove sei Lu?
IO, Qui ,iit: rocem 10. E quegli r;spose:
tuam uudfrii in para. Ho udilo la lua voce
diso: et timui eo , quod nel paradiso:ed bo avu•
nuclus essem;etabscon· lo ribrezzo, perchè era
di me. ignudo; e mi sono 8•
scoso.
11. Cui dixit: Quis 11. A cui disse Dio:
ellim ùzdicm•it ttU , Ma e chi ti fece cono.
quod nudus esses, TJisi scere, che eri ignudo,
quod ex ligno, de quo se non l' aver lu man-
praeceperam tibi , ne gialo del frullo,del qua-
comederes , comedisti? le io aveva a te coman-
dalo di non man~iare?

Vers. !l· Dove se, tu?E'lo stesso come se diceoe: Adamo,


per qual moiivo ti fug{;i da me? Credi tu di poterti nascon ..
dere agli oeeh1 miei? fofelice, se tu senti il pe$O enorme dei
mali, cbe ti aei Lirato addouo, credi tu di poter trovare coo--
6ola2.io11e e conforlo coli· andar sempre pih Juosi da me?
Vert. 10, P~rchè era ignudo, ec. Dio coo la sua: chiama~a
avea voluto dar motivo ad Adamo dì eonfeasargli il no grao
fallo; Adamo perù torce aJtro\'e il diaCOr,o, e adduee per ,a..
~iooe di non easeui preseotato subito, Ja vergo8oa. che nea
della sua nudità, come se od egli non fos.te atato ugualmt.ul.e
oudo ne'dì precedellti, o vi fosse riparo per uascondersi in
.tdcun modo a~li occhi di Dio, V esempio del primo ld)mo
peccalore è ir.nitato pur troppo da"suoi figiiuuJi, i quali ues-
111na cosa temono tauto, come la ,·ina .e Ja coa!cuiòoe della
"eritb, da cui sono condannati; onde cercano per ogni parte
tcuse è pretesti 11er nascondere e dimiouire i pfOprii peccati.
Vers. 11. E chi ti fece couo1cere cli' eri i'gumfo, ec.Que-
1te parole evidentemente dirnostrt?oo, come fa coucupisceoza è
effetto del peccato, e come dalla cupiclità 1nocede il Jisordioe
della immaginaziooe e dei seosi. Ujo dice ad Adamo: Se t,u
uon se1 11iu qudJo di prima, &e iJ tuo alato è o6gi di~crso,
come apparisce dal vedere, che quello t che sià non ti da-va
akuoa noia, ti fa oggi veq;oguai t: donde '1.11 mutazio1:,1eJav,e.
i;ti tu perduto la veste ,teli' inoocenu e della giu&\Ìll,ia con
tiuobL..:Jirt: al lllÌo co.waudamcut9f
Ilo GENESI
n. Di:citqutJ .tldam: 1~. E Adamo disse:
Mulier, quam dedisti La donna datami da le
mihi sociam, dedit mi- per compagna , mi ba
- hi de ligno, et comedi, dato del frutto, e l'ho io
mangiato.
15. Et dixit Domi- 13. E il Signore Dio
nus Deus ad mulie- disse alla donna: Per-
rem: Quare hoc /ecisti? cbè facesti tal cosa? Ed
Quae respondit: Ser- ella rispose: Il serpente
pens decepit me , et mi ha sedotta, ed io ho
co,nedi. mar;igrnlo.
i4, Et ait Dominus 1.4. E il Signore Dio
Deus ad serpentem : disse al serpente; Per-
Quia/ecisti hoc, male, cbè tu hai fallo questo,
dicrus es inter omnia maledetto lu tra tul-
animantia, et bestias li gli animali, e le be-
terrae : super pectus stie della terra:tu cam-
tuum gradieris, et ter- minerai s11,l tuo ventre
ram comedes c1mctis e mangerai terra per
diebus vitae tuae. tutl'i giorni di tua vita.
Veri, n.La donna datami da te per compagna, ec. Final-
mente Adamo con(esaa il suo peccato ; ma 1o confeua da reo ,
non da peni.t.ente; rigetta }a colpa sulla consorte, e quasi ,ul
rnedesimo Dio, che gliela dit: per compagna; come ie J' alfdto,
eh' egli doveva a lei, repder giammai potesse ,cusabile in aJcuu
modo una al orribile iogiustiiia e disobbedieoH contro del
Creatore;.
* Dq.tami da te per compagna, L' Ebr. che lP bai meua con
me. Da}P indegna ,cusa appariace come uu peccato fa ltre;da a
molti.
Ven. 13.Il ,erpent.e milta se<lot.ta, La puienza di Dio nell'
a,coh,are ]e Cal,e e frivole scuse d'Adamo,dà aoiwo aHa donna di
teutare almeno di rendere meo grave il suo 1·eato, allegando Ja
sua ignoranza, e la aua sewplicità, per cui noo p11tè elJa imma ...
giaani, eh.e tulle creature di Dio, dimoranti nel paradi,o 1 •i
foHe cbi ton tauta perfidia si adoperasse per ioganoarla e tra-
dirla. Ma chi può menar buona una tal difeu? Andava esJj atcol-
1.ato il 1e1pente piuttosto che Dio?
Vera. 14, E a Signore Dio diue al serpent.e:Perchè tu, ec.
11 Jiemoolo era tuuaviil in 4uel ,erpe:ote t che sii avea ten'i&o di
C A P O III. 81
1 5.I nimìcitias po• ~6. Porrò inimici;:ia
nam inter te , et malie· lra te, e la donna, e tra
rem, et semen tuum, et il seme tuo , e il seme
semen illius. Ipsa con• di lei. Ella schiacctrà la
teret caput tu11m, et tu tua tesla, e tu tenderai
insìdiaberis calcaneo insidie al calcagno di
ejus, lei,

org,mo e di strumento a ordire le sue trame: quindi la maledì~


:zinne di Dio è concepita io ta1i termini, che, quantunque eJla
cada e 11i avt"eri anche in certo modo nel serpente materiale ,
'Va perè, pill specfalmente a ferire il serpente invisibi1e.
1llnlaletto 1ei tu tra tutti gli animali, ec, Di tutti gli anima-
li nessuno è avut() io orrore dall'uomo, ceme il serpPnte, di qu11~
lnnqne specie egli sin: quindi per antica maniera di proverbio
si disse: odiaré una persona più che uo serpf':nte. 1\18 pili ancora
di ogni serpente, sarà odioso ali' uomo lo spirito maligno, il cui
at.udio continuo ai è di andare :auorno in cerca deli' aoime per
divoTarle.
Cam,nineraì 1ul tuo venlre e man~erai ec. Ciò dimostra la
vii condizione del serpent_e, il ,1uale lilrascinaodosi perpet.ua-
ment.e aopn la terra , di sordido e immondo cibo si pasce. Ma
più letteralmente, per così dire, Jo spirito di malizia è avvilito e
depreun dopo ner meritata la malediaiooe di Dio. Egli volle
innalzarsi, e porre il tuo trono 1opra le stelle ; ma la ,ua super..
bia fu umiliata e depretsa sino all'inferno; eglj cercò per iavidia
del ben dell'uomo di corrompere l'opera di Dio, e di rendere
}' uomo im ìtatore della ma disobbedienza per averlo compagno
ancor nella dnnnaiione; ma Dio dice al serp~nt.e, che un tale ar-
dimento sarà punito coll'ignomiuio e coll't>bhrob-t·io, a cui sar3.
ridotto lo stesso spirito, Egli, benchè di naLtira sì nobile ed ele-
'\lata, sembrerà divenuto la r.tena corruiione, e la stessa impuri•
tà; ondP. altro nome quasi più non avrà, che quello di spirito
immondo; perchè i suoi consi~li, le sue suggestioni 0011 avran
per oggetto, se non i piì1 sordidi e vili piaceri, ed egli ooo si
compiacerà, e non avrii pt•r amici, se non coloro, i quali aeguen•
do i suoi dettami s'immergeranno nella terra e oel fanso Que ...
6t3 esprenione mangiar la polvr.re, come i serpenli, ai trova
nelle Scritture r~di frlich. VII, 17.
* Camminerai ml lfto ventre. Ti strascinerai col tuo ventre.
Veu, 15. Elfo schiacce,-it la tua testa, e lu ac. L'Ebreo in
\"t>l'e di Elfo lf'gge E,:;li ovvero Euo, riferendolo al seme; e la,.
comune )eiione de'LX.X, è simile all'Ebrea,beuchè qualche edi.
2-ione siavi, in cui si trovi la le:1iooe della Volgata. Alcuni padri
Latini leucro, come l1 ibreo; ma generalmen,te !utti i MH., e i
GENESI
16. Malieri quoque 16. E alla donna an-
dixit: Multiplicabo ae• cor disse : Io moltipli-
rumnas tuas et conce- cherò i tuoi affanni e
ptus tuos: in dolore pa• le lue gra V idanze ; COO
ries fiilos , et sub Piri dolore partorirai i fi.
pote state eris , ( 1) et gliuoli, e sarai sotto la
ipse dominabitur lui. poleslà del marito, ed
ei li dominerà.

( t) 1. Cor. 14. 54,


PP.concordano colla Vnlgata 1 la quale dà un onimo senso, e che
può combinar beoiuimo coli' Ebreo, come diremo.
Dio parlaodo sempre all'uno, e ali' altro serpente, dice nel
/primo senso, che antipatìa, e nimistà perpetua aYerà la donna, e
i figliuoli di lei col 1erpeote ; che la doona stessa, e la sua po-
sterità ,cbiaccerà quantlo che ,ia a lui la testa, ed "Sii valendosi
di sua astuzia cercherà di arrivare a mordere di uasco1to il cal-
cagno di lei. Così. va la cosa tra 'I serpente materia)e, e Ja don-
aa, e j figli di lei, dopo che per quello che avvenne nel parat.liso
et.be fine la pace, che l'uomo avea col serpente, e con tutti gli
animali. Ma in.un altro senso infinitamente più sublime e im-
J)Ottante per noi, ed avnto in mira principalmente dallo Spirito
Santo, allo spirituale serpente, al c!emonio sono dirette queste
Jlarole, e lui esultante per la vittoria riporLata sopra delPuomo
è aanuoziata da Dio J,ii vittoria, che riporteril di lui una donna,
la quale per ~ea,,,..JeJ figliuolo, che darà alla luce, schiaccerà
del superbo la testa. Questa donna è Maria, come il ,eme <li Jei
è il Crillo,iJ Verbo di D10 fatto carne oel seno dt questa Vergi-
ne. L'oppoti'lione di quetta Vergine, e del figliuolo ,]j lei collo
spirito immondo e superbo, e co 1figliuoli di lui, cioè cllgli em-
pii, non può ea.ser più grande. Siccome da una don oa ebbe prin-
cipio la rovina dell' uman geo ere, e il regno di Satana; così da
quesu Vergine avril princip:o la riparnione degli uomini, e la
distruzione deJ peecato, per cui trionfava il demonio. Ecco la
prima evidente promessa fatta da Dio agli uomini del Messia ,
cioè di un Salvatore, il quale verrà a liberargli dalla schiavitì1
del peccato e del demonio, a riconeiliArli ego Dio, e a meritare
per eHÌ la salute, e la vita eterna.Ed è cosa degna di molta cou~
siderazioae1 come nell'atto stesso, che Dio fa giudizio delP uo ..
mo prevarica&ore, vien publicata da Jui1 a coauolazione dell' uo~
mo, e della aua discendenza , que,ta grandiosa prnme,sa di uo
11uovo A«lamo, che dee veoire a riparare con redenzione copiosa
• • • • • o • I I.-~~ ,,._..,I ..
e A Po nr. 83
17. Adae vero di.xit: 17. E ad Adamo dis-
Quia audisti vocem u- se : Percbè hai ascolta-
.xoris tuae, et comèdisti ta la voce della tua c(\n-
de ligno, ex quo prae- sorte ' e bai mangialo
ceperam tibi, ne come• del frullo, del quale io
deres , maledicta terra lì avea comandato dì
in opere tuo: Ìll labori- non mangiare,maledet-
bus comedes ex ,a cun- la la terra per quello
ctis diebus vitae tuae. che lu hai fallo: da lei
trarrai con grandi fati-
che il nudrimenlo per
lutti i giorni della lua
vita.

si avveri quel ddl' Apostolo, d1e· ,e pd ddiuo di un solo mol-


ti periroru>, multo pih la grazia, e la libualità di Dio è stata.
n,londante in molti mercé ,li un uorno, cioe di Ge,lt C,·irto.
Da (JUesto punto aduoque sino alla fioe de' secoli Gesì.1 Cristo .
fu sempu~, e sarà Punico o:,::getto di speranu per l'uomo; ooJe
nella fede di lui venturo ebbero salute quanti della salute fece#
ro acquisto prima cb' egli nascesse e patisse, eome nella fede di
)ni morto, pe' peccati nostri, e risuscitato per oonra giuatifica~
zione ottengono, ed otterraono ulute tutli gli eletti.
E lit tenderai insidie al calcagno di lei. L'Ebreo: e lU spet.•
::.era i, ovver morderai il ca/,,,.agno d1 lei. O,•e queste parole in-
ten1bn1i della Vergine, sii;nificbnanno i tentativi, che farà il
demonio, bencbè io utilmente, per abbaltere Ja feJe di lei, e per
vincerla , come avea vinto la prima donua. Ma riportandole al
seme della ,lonoa, cioè a C!isto,elleno banno un senso Ji molta
mag:g:ior imp,,rtanza; itntJerocchè verranno a spiegare , per qual
meno il figliuol <lella V-irgiue schiaccer3 Ja testa al demonio~
questo mcuo sarà totalmente ooovo e1l iuaudito Il fi1;;liuolo del~
l.1 Oonna comb:itterii col demonio non colla su.1 }Ht~sant.a, ma
,wlla informità della caroe. Il calcriguo significa l'umanità Ji
Cristo; i1 Jcmonio per mrz:to ile' su,)i ministri metterà a morLt:
.il Crii.to, e la morte Ji lui sarO. la salute dell' uomo 1 e la scon•
fìtta del di,,,•olo.
Vers. 16. Moliiplic!tei-à ì tuoi affanni e le tue gravidanze.
Vale a dire gli alfauni t! le miserie, che van consiuote colle gta-
vidanze. .
Con ilalore partorirai. Gl'iucnmo•li Jdle gravidanie, i dolo~
ri dd parto sono iusieme il gsstigo del peccato Jella donna , e
1! lllt:Uo I onde Dio vuole puri1i1:,arli1 1 atliue d! i1erdouarlc. L:,
GE~ESI
18. Spina8 et tribu- 18.Ella produrrà per
lo1 germìnabit tibi , et le spine e triboli , e
comedes herbam ter- mangerai l'erba della
rae. terra.
19. Ln sudore vultus 1 o.Mediante il sudo·
tui vesceris pane,donec re d~lla lua faecia man•
revertaris in terram , gerai il luo pane , fino
de qrta sumptus es , a lanlo che tu ritorni
quia pulvis es, et in alla terra, dalla quale
pulllerem reverteris. sei sta lo lralto: peron-
chè tu sei polvere, e in
polvere tornerai.

,lonna 1edotta prevaricò; nondimeno ella si url'1e1·h per l'edu-


cazione de1 figli,,oli, se si te,·1 à nellR fede, e nella carità • e
rulla 1antilà con modestia. 1, T,m.11, 14. 15.
Sarai 101to, la potestà del marito ec. Di qui avea imparato
l'Apostolo ciò che insegnava continuamente intl)rno alla subor-
dinazione della donna, Cosi 1, Tim. li. a 1. u. La donna irt1pa-
1·i in 1ilenzio con talla la diperul1m%a: non permetto alla don-
na di fare da 'rnae1lra ,· ma cht! stia cheta. E ottimameritr. s.
Agost. de Gen. ad lit. Iìb. Il. cap. 37. Non /4 natura, ma la
colpa della dorrna meritò di avere per signore il marito: la
qual cosa quando non sia maulenula, si corrcmper4 vie piÌt.
la natura, e anderh crescendo la colp~.
* Ei ti dominerù. Sara tuo sigaorc.
Vers. 17. e 18. Per quello che tu hai fatto. Dall'Ebreo I e
dolle antiche versioni apparisce , che tale dev'essere il senso di
queste parole della Volgata: In opere tuo: Maledetta ta terra
ec. In cam~io del!' uom peccatore, Dio maledice la terro, e dal
·cangiamento grande, che io questa succede, vuol che Egli argo-
weoti la degradazione s.omma, a cui egli si è ridotto CQ) suo pec--
cato. Dal paradiso di deli'Zie, dov' e!a ogoi abbooda~11a di frutti.,
Adamo è mandato esule in una terra, dalla quale dovrà trarre a
grande stento il pane pu sostentarsi. I triboli, e le .spine, e le
cattive erbe, e le piante iontili germ6g)ierano0, io 11bbondanza ... ,
su quena terra; tutto quello che •ervira al s<?steotamento del-
1' uomo, avrà bisogno Ji faticosa cultura.
Mangerai l' "rba della terra, Jn vece di erba il testo origi~
nale ha una ~oce , la quale oltre jJ frumento comprende ogni
sona di granella, di legumi, e di erbaggi da mangiare.
Vers. 19. Mediante il sudore della tua faccia mangerni t·c.
Uu rreceuo g~neralc egli ò r1ueito per tutti i figlino Ji cì'4.dai:~10.
C A P O III. 85
20. Et vocaPitAdam 20.E Adamo pose al•
nomenu:coris suae,He- la sua moglie il nome
va, eo quod mater es. di Eva, perchè ella era
sel cunctorum viven· per esser la madre di
tium. tulti i viventi.
21. Fecit quoque Do• 2 1. E fece anr.ora il
minzts Deus Adae, et Signore Dio ad Adorno,
uxori ejus trmicas pel- e alla sua moglie delle
liceas , et induit eos : I onache di pe Ile , delle
quali li rivesti.

J)ozio, P io6.ogard11ggiae, l'inutilità della vita si oppon~ono a


questa sentenza di Dio In r1ua.h10que stato, o condizione l'uomo
si trovi. l' occup11zio11e, e la fatica prnporxionata, e convenien~
te al medesimo stato è di precetto del Signore. L'Apostolo ne
~ra tanto pel'Suaso t che non ha difficoltà di dire che Chi nor,
lavora, non d~e mangiare li. The11al. 111. 10. I filosofi, e i le-
(!Ìstratori Gentili conobbero anch'essi questa verità, e ne incul-
l'IHOtlo P osservanza.
Perchè llt 1ei polvere, e in polvere J'itorncrai, Tale è la
1enteoza di Dio contro ,_\damo, e contr(• tnua bo sua posterità in•
feua e corrotta d°'I 1~10 peccato. L'uomo era 1tato faito ìmm.or-
tale: 1,1olle eueN un Dù>; non per,lè l'e11ere d'uomo , ma per·
,lè l'e11ere d'immortale, e per la rnperbia della disobbedùn:a
quest,\ pena fu. contratta ,falla natlu·a, Aug. sent, -.i6o. L'uomo
oJunque per J_o peccato è condannato a morire, ma noll a morire
per sempre; altrimenti a 11ua1 pro Dio lascerebh'egli a lui nuco•
ra per qualche tempo la vita?Dio pertanto con,·ertendo in rime~
dio, e in utile ddl'uomo lo stesso castigo, coll'intimargli la mot-
te lo invita a prepararsi a queato raua::::~io per meuo della pe~
nitecza, affine d1 cons('~uireil rinnoveJJamento ,lell:.i ;;iustizia, e
la salute medianie la fede in lui, che dee schia.::ciare la testa
,lei nemico serpente, ed è già 60 d' adcuofatto da Dio gùtsti-
z1'a, e santificq.zione, e redenziond per l'uomo.
Vers. 20, ll nome d' E11a. Lleub in ebreo è lo steuo,che fii ..
ta. Uo autico padrd notò, che Adamo nell' iaiprnre questo nome
al1a moglie ebbe in vista que11Ii donna, e quel seme di lei, da
cui doveva essere schiacciato i1 capo al serpentP, e renduta :igli.
nomioi la vita spiritunle perduta per la disobbediP.nza d'Eva
Quella donoa fisliuola di Eva divenendo madre d'un figliuolo,
il quale darò 1a vita a quelli eh' ebbero la mortt' do Eva, quella
donna mecitorà con gimtizia. i! nome di madre Je'vin!nti.Epiph
ha,r, 78.
86 GENESI
22.Et ait: ecceAdam 22. E disse:Ecco, che
·9uasi unusex nobisfa· Adamo è diventalo co•
ctus est, sciens bonum me uno di noi, conosci•
et malum : nunc ergo lore del bene,e del ma.
ne forte mittat manum le: ora a.tunque, che a
s11am , et sumat etiam ,orle non istenda egli
de ligno vitae, et come• la mano sua , e colga
dat, et vivat in aeter- dell' albero della vita; e
num, ne mangi, e viva in e•
terno.
25. Et emisit e11m 25. E il Signore Dio
Dominus Deus de pa- lo discacciò dal paradi-
radiso voluptatis , ut so di delizie, affinchè la-
operaretur terram , de vorasse la terra: da cui
q11a sumptlls est. era stato tratto.
24. Ejecitque Adam; 24. E discacciatone
et collocavit ante para- Adamo, collocò davanti
disum voluptatis Che- al paradiso di delizie un

Vers. •.21. Fece ancora ... delle tonache di pelle, cc. Non è
cosa nuova nelle Scritture il dire,che Dio abbìa fatto <pie Ilo eh'
egli ordinò,che da ah.risi facesse Co~Ì qui o Dio ordinò ad Adamo
ed Eva di ucci<lere degli Jnimali per <'opr1rside1le loro pelli, o
::;li stessi aoimali fece uccidere per ministero di qualcbe Angelo.
Ecco sopra un tal fatto la rifleHione di Origene, hom. ti io Levit.
Di tali tonache Jovea rive..-tirsi il peccatore, le qual, f,usero
indiaio e della morte, nella quale era incorso pel primo pec-
cato I t: della 1ua fragilità pro11eniente ,!alla corruzione della
carne. ,
Vera 22. E diventato come uno di no, ec. Non v' ha dubhi-0 1
che per le parole uno di noi .s' io tendano le &re divine P,irsooe.
Queste sono parole rl, Dio, il quale non insulta alla sciagura
di Adamo: ma ~li altri avverte di non insuperbirsi, come egli
feco Aug. lib. \I. d, Gen. 39.
Ora adunque, che a sorte non ,'stenda egli la mano ec, li
senso, che rimane interrotto, è supplito da quel che .si ba uel
verso segnentf', Affinchè Adamo ooo ardisca forse di stendert: Ja
maoo alt' albero della vita, 1,ereiò Dio lo m:ioda fuori del pau
diso.
Vers. 2.4, Collocò daw:tnli al Farrt,liro •.. 1m, Chcrabùio, ovÀ
,_, ni..~ •. 1.;_; ,.,..,..,., ...... ,,. PEhreo: ma .siccome uua aola i
e,\ Po m.
rubim , et jlammeum Cberubinocon una spa•
gladium,atque versati- da,che gettava fiamme,
lem ad custodiendam e faceva ruota a custo-
viam ligni vitae. dire la strada , che me-
nava ali' albero della
vita.

CA.PO IV.

,1.damo genera di Eva Caino e Abele.L'empio.


Caino uccide il fratello Abele; e punito da
Dio, mena vita di vagabondo: e genera Enoc,
Adamo parimente genera Seth , di cui fu fi·
gliuolo Enos.

1. Adam
vero co• 1. Adamo conob-
gnovit uxorem suam be la sua moglie Eva,
E
Hevam: qllae concepit, la qua le concepl, e par•
et peperit Cain, dicens: lori Caino, dicendo: Ho
Possedi hominem per fatto acquisto di un uo•
Deum. mo per dono di Dio.

la spada, così molti credono, che Adamo non vede,se, che un


Cberub1nt1,
* E tliscaccialone Adamo. E ripudiato Ariamo•
•4 crutodire la s,rada ec, Ua queste parole sembra potersi
foteodere, che il luogo asse3nato per Sllo esilio ad Adamo, dopc,
che fu uscito dal p11radiso 1 era vicino, e quasi io vista di quel
Jno;;o di delizie, arfìncbè avess' egli mai sempre dioarazi agh OC·
chi P immagine della per,iuta felicità; e queota vista servisse a
nudrire in lui sentimenti. di peoitem:.i, e la graticudiue verso
Dio, il qnale c()nCe(Jeodogli la vita popo il suo peccato gli solll·
ministrava il ,nezio Ji meritare le sue misericordie.
Vers, 1, A,fomo conobbe le 1tie mogli. Oa questo luogo i Pa•
t.l.ri ue inferiscono, che Adamo ed Eva si manteunero vergini tut-
to il te•np() che dimorarono ael paradi110 terrestre.
Ho fatto acquùw d'un uomo cc. Caino siguiGca acqriisto,
poueuo Eva riconosce da Oio la sua fl!coudità, e iu5egna dle alv
1u• ,I t11,uc .i reoùerue graiie.
88 GENESI
!I. Jlul'SU11UJUe pepe• :.i. E d1 poi patior1 il
rit fratrem ejus , .A.bel. fratello di lui, Abele. E
FtLit autem.dbel pastor Abele fu paslore di pe·
ovium , et Cain agri• core , e Caino agricol-
col.a. tore.
5.Factum est autem 5. Ed avvenn.,,· che
post multos dies, ttt of- da li a lungo tempo of-
ferret Cain de fructi ferse Caino doni el Si•
bus terrae munera Do- gnore de' frulli della
mino. terra.
4. (1) Abel qrtoque 4, Abel ancora offer-
obtulit de primogenitis se de' primogeniti clel
gregis suis , et de adi- suo gregge, e de' più
pibus eorttm: et respe• grassi tra essi: e il Si-
xit Dominus ad A bel, gnore volse lo sguardo
et ad munera ejus. ad Abele, e a' ~Ul)idoni;

( 1) Hebr. 11. 4,
Vers, :i. Parto,·ì Abtle rii lui fratello, Abele si~nifi1'.a vanità;
col qual nome la mtidre, memorè della seatenza Ji mort~ pro~
JlUn:r.iata contro di lei, e contro de' suoi figliuoli, volle forse io-
dioare la condizione deli-nUC'IVO •uo st.,to I in coi, secondo la p:1-
yola del Savio, tutto è verità; pucl1è e ~li Ut'.lmini, e }e cou: de...
~li uomini passano come ombra, Notisi chP Mosè non parla delle
figliuole d~ Eva, e nemmen di tuui i figliuoli, ma solamente di
quel1i che 11000 neceuari per t'Ondurre Ja geneal1gia da Adomo
a Noè 1 e da questo .ad Abramo e al Meuia: nè la coniuetudine
portava di rammentare Je donne.
Vera. 3. Di f, a lungo ternpo, L'Ebreo alla fine ,le' gionu',
della qual espressione il 1ento migliore ,embra estere alla.fine
dell'anno; cioè dopo Ja ricolta: impt!rocchè non è verisimile,:
che quello, che fu poi prescritto da Dio nella legge, di offerire
de'fruni deJJa terra a1la lìne deJl'anno, ,i osservassesouo queBa
che chiamasi legge di natura. La ragione non meno, che gl' in-
se~nameoti di Adamo facean conoscere a' figliuoli, che tutto era
dono del Creatote. A lui perciò facevano offerta dì una parte
cle'heni raecolti dalla terra, granella, frutti, miele, ec, tutto ciO
probabilmente ai conaumava 11el fuoco.
* Frutti della terra. Comuni, uon sce1ti: non i tni,sliòri.
Vera. 4. E de'pik grassi t,·a e11i. Il Siriaco, illustrando quello
~he è al4uan10 oocuro nelrEbreo, lrfd~11e; ojfor,e il rrimog•-
C A PO IV.
5. Ad Cain vero, et 5. Ma non diede uno
ad munera illius non sguardo a Crino, nè ai
respexit: iratus9•l8 est doni di lui : e Caino si
Cain vehementer , et accese di grande sde-
concidit vultus ejus. gno, e porla va il vo!L o
dimesso.
6. Dixitque Dominus 6. E il Signoee disse
ad eum: Quare i.·atus a lui: Per qual motivo
es? et cur concidit fa• sei adirato ? e perchè
cies tua? porti la faccia in seno?
7.Nonne si bene ege• 7. Non è egli vero ,
ris, recipies:sin autem che se farai bene, bene
male, statim inforibus averai: e se farai male,
peccatum adent? Sed sarà tosto alla tua por•
sub te erit appetitus ta il peccalo? Mal' ap•
ejus; et ut dominaberi$ pelilo dl esso sarà sol-
ìllitu. lo dì te; e lugli co-
manderai.
nìti de' 1uoi montoni, e i piì, grani: sopra di che nota il Gri-
s,,storno, che Abele dell' ottimo offerte il meglio. Gli Ebrei in- ,
sego ano , che i aacri6iii di Abele era no &uni olocauni , me otre
non era ancora permeuo di. eibani delle caroi,nè \ler cooaeguen-
za tli offerire &acri6aio, io cui qualche parte deJl•animale ai ri-
serbasse per l'uomo. Da molti autori profani impariamo, che
l' uso di sacrificare g)i dessi animali non fu il più antico, e co-
mune presso Je nazioni, le quali da prima ci contentavano di o{-
{erire il latte e la lana: lo che aembra noo possa avere origine
altroude, se non dal1' a.stenersi, che fecero j primi uomfoi, dalle
carni delle bestie.
Il Signore volte lo sguardo ad Abde, ed a 1tuo,· doni. La fe-
de e la pietà sincera d'Abele fu quella che rendette a Dio al'.'cet•
ti i suoi doni, Hebr. x1,4. Per la fede offerte a Dis 01tin miglio•
re Abele, che C11ino, per la qual~fu lodato com~ giusto, ap-
p,.011alL ,la Dio i doni di lui. I Padri comunemente credono ,
che il seguo dato da Dio del grandimeoto, con cui acceuava l'oC-
ferta di Abele a dilferenza d, quella di Caino, si fu il con,umare
con 110 fuoco mandato dal cielo il 11uo ncri6zio. Un'antica tra-
duzione approvata da 1. Girolamo, dove noi abbiamo: Dio rivol-
st lo sguardo a'doni ec, portava: Dio mise il fuocolnt:'doni, ec.
Simile •ebno d'approvazione vedesi altre volte ne' nosui libri
saou, çome L&vit. 1x. !14, .t, Paral, UL 26.
GENESI
8. Dìxitque Cain ad 8. E Caino disse od
'.Abelfratrem suum: E· Abele suo fratello : Ao•
EJrediamur foras. Cum- diamo fuora. E quando
9ue essset in agro,con• furono alla ca,npagna,
surrexitCain adversus Caino investì il suo fra•
Jratrem suum .A bel, et tello Abele: e lo uccise.
( 1) inte,fecìt eum.
(1) Sap. 10, 3, Matth, 25. 56. 1. Joan. 5.
u. Judae 11.
Ven 7. Se farai bene, bene a"trai. Si può ben credere, che
Caioo veggeodo la predilezione di Dio verso Abele, tt:messe,chc
questi non veoiue a aè preferito ne 1 diritti di primogenito,
Se male, sarà tosto alla tut't porta il peccato. Se tu pecchi
contro il fratello , invidiando la sua sorte, il tuo peccato avrai
perpetuamente aJla porta dei la tua casu; ed egli ooo 1,i lasciera
Lene avere: la tua cauiva coacienza 1aria il tuo carnefice di gior•
JlO e di notte.
Ma l'appelilo di e110 1arà souo di te, e tu gli comanderai,
L • appetito del peccato, o sia la concupiscenza non ti dominer1,
•e tu non vorrai; tu potrai resia&ere, repnmerla, e superarla.
NelJa •posizione di questo versetto, che è certamente uno de'più
oscuri, bo sesuita Pinterpretaztone comune de>padri, e deGli Jn ..
terpreti cattolici; la quale è ancora la piU naturale, e w.ei:;lio ai
accorda col te,to orisinale.
* Sarà tosto alla tua porta il peccato. Qui , come spesso
Jle'aacri libri, è posto il petcato per la pena al peccato dovuta.
Vers. 8. E fo uccise. S. Gio~auni ep, 1. m, n. Caino .... a,n ..
ma.uO il fratello; e ptrchè lo ammauò? perchè le op4re di
lui erano cattive, e quelle dol 1110 fratello giuste. Ma ogni elo~
a;Jo 1orp11au quello datogli da .Ge1U Criato medesimo, li quale
r100 contento di dargli il titolo di siruio per eccellenza, lo contò
il primo di quel gran uumero di giuati, i quali dnl principio del
mondo io.sioo alla venuta del Messia, ebbt>ro quaggiù ID premio
della loro giustizia il martirio; onde 1. Cipriano esortando i Ti-
luritani a dar volentieri la vita per Cristo, •crive ep. 6. lib, 4,--
lmitiamo,Jratelli cari11imi 1 i'l giusto Abele, il quale dà prin~
cipio al martirio, quando egli il primo fu, ucciso per la gilt·
,tiiia. Quindi fu esli degno di essere una bella figura di Gesù
il:ri,to mede$Ì1Uo perseguitato, e mesao a morte dalla ,inagoga
pcJl' invidia conceputa contro di lui da' priDcipi de' sacerdoti ,
t;! da' graod! del popolo. La morte di Abele avveuoe Panno 130

d .. lla ('teazioae, contando eslà 1:29 aoni di vita. Bencb~ la Scrit-


t.1.1r.'.I non parli .de'Jioliuoli di Abele, crede1i noodimeao, che egli
C A P O IV. 91
9.Et ait Dominus ad 9. E il Signore disse
Cain: Ubi est .tlbelfra• a Caino : Dov' è Abele
te.- tuus ? Qui respon- tuo fratello? Ed ei ri-
dit: Nescio r num cu• spose : Noi so : son io
stos /ratris .mei sum forse il guardiano di
ego? mio fratello?
10. Dixitque ad eum: 10. E il Signore gli
Quid fecisti ? vox san- disse: Che hai tu fallo?
guinis fratris tui cla• la voce del sangne di
mat ad me de terra. I uo fratello grida a me
dalla terra.
J t, Nunc igitur ma- 11.0r tu adungue sa-
ledictu,1 eris super ter- rai maledello sopra la
ram , quae aperuit os terra, la quale ha a per-
,suum , et suscepil san• la la sua bocca, ed ba
g1tinem fratris tai de ricevuto il saague del
manu tua. tuo fratello della tua
mano.

aveue moglie, e ft1mìg1ia: e i ucrifì.iii, che egli offeriva, sembra ..


no indicare, che e_gli aveue caaa a parte ooo men, che Caiuo.
* E Caiuo (liue ad Abel~ suo fratello: Andiamo fuora.
Ebr. Caioo parlò ad Abele, e qqando ei (u_ro.no alla campagna,
Veu. 9. DoY' 6 Abele?.,. son ioforJe il guar,liano di mio
fratello? Dio colla interrogazione, che fa a Caino, porge alP mi.
quo fratricida occesione di riconoscere e confessare il 1uo pecca ..
to, e chiederne misericordia; ma egli colma la misura di suaini ..
quità coJl' arrogante riapoata, e col aeguitare a coprire il auo
peccato,
Vers. 10. Che hai t,t fatto? la voce del 1angue di tuo fra•
tello ec, Tutte queste parole dl Dio hanno una forza ed una
veemenza somma ud esprimere l'atrocità del peccato comrneuo
da Caino, El le riguardano ancora ogui omicidio .in generale, per-
chè la relii.;ionc i1aegaa agli uomini di coo,iderarai l'uno P ahro
c,uoc fratelli.
Ven, 11, Sarai maledetto topra la terra. Tu porterai il pe&o
,klla mia maledizione, in qualunque parte della terra tu rivolg,'l
i tuoi passi ; perchè tu )a stessa tr.rra hai imbrattata del sangue
di tuo fratello. L'Ebreo legge: maledetto tu. dalla terra. o sia
ri;ua.,·.lo alla terra; come te dicesse la terra stessa ingrata el-
1~ tua faiicbe darà n vedere, cbe t.u tei uo uomo maltideLto ,
GENESI
12.Cum operarus fue• u. Dopo che tn l' a-
ris eam, non da bit tibi vrai lavorala, non darà
fructus suos: vagus el e te i suoi frulli: tu sa.
profugus eris super ter- rai vagabon'1o e fug.
ram. giasco sopra la terra.
15.Dixitque Cain ad 15. E Caino disse al
Dominum : Major est Signore: E' si gr• nde il
iniquitas mea : quam mio peccato, eh' io non
ut veniam merear. posso meritar perdono.
14, Ecce ejìcis me 14. Ecco che tu oggi
hodie afacie terrae, et mi discacci da questa
a/acie tua abscondar terra , ed io mi nascon-
· et ero vagus et pro/u• derò dalla tua faccia ,
gus in terra: omnis igi• e sarò vagabondo e
tur, qui invenerit me , fuggiasco per la terra :
occidet me. chiunque pertanto mi
troverà , darammi la
morte.

odioto a Dio, e io e.erto modo alla tena medesima pel tuo grau
misfatto.
* Ha riavuto. Ha bevuto, Il sangue del tuo fratello dalla
lua. mano. Sparso dalla tua mano.
Vers. 13. E s1 grande il mio p~ccato ec. Seotimeuto di Tera
disperazif)oe ,omma,neot.e iogiurioso a Dio , la cui misericordia
non ha con6 ne.
Ver1. J4, Da 9ue1ta terra: dalla patria, dal1a società do' miei
genitori & parenti.
Mi nasconderò dalla tua/accia. Dio degnandosi io que'prÌ·
,pi tempi di apparire ,oveote agli uomini, e di U.i.ltMe umore•
vo)mente con eui, Caino dice, che esli beo )unsi dall'o1Ubire uo
s1mil favore, non potendo soffrire Ja presenza dì lui,cbe egli ri-
~rarda come nemico, cercherà di oa,coodersi ( se po,ibile fia )
u' •uoi sguardi•
Chiunque mi troverà darammi la morte. Veggoosi io Caino
tutti i terrori delJa mala coscienza. Ma è da notarai, 1:ome non
J'ir-a di Dio, nè Ja morte dell'anima e61i leme, me sli uomfoi. e
la 1•erdila della vita presente.
* Chitmqru pertanLD mi tro1,1erk, M' in,;:o'!llt~r4.,
CA P O IV.
15. Dixitque ei Do• 15, E il Signore gli
minus: Nequaquam ita disse : Non sarà cosi:
fiet: sed umnis qui oc- ma chiunque ucciderà
ciderit Cain,septuplum Caino,avrà gastigo set-
puniet11r • Posuitq,,e le volle maggiore. E il
Dominus Cain signum, Signore mise sopraCai-
ut non interficeret e11mno un segno, affinchè
omnis , qui invenisset nessuno di quelli , che
eum. lo incontrassero, lo uo-
cidessero.
16. Egressusque tain 16.E andatoseneCai-
nfacie Domini, habita- no dalla faccia del Si-
vit profugus in terra gnore fuggitivo per la
ad oriemalem· plagam terra, abitò nel paese
Eden, che è ali' oriente di E-
den.
17. Cognovit autem 17. E Caino conobbe
Cain uxorem suam , la sua nloglie, la quale
, quae concepit, et pepe• concepl, e partorì H~-
rit Henoch : et aedifi· noch: ed egli fabbricò
~ cavit civitatem , voca- una cillà; a cui died"
1vitque nomen ejus ex il nome di Henoc dal
, nomine filii sui Henoc. nome del suo figliuolo •

Vres. 15. Avrà gasti'go sette volte maggiore. Dio tuo le, che
Caino rimanga in vita per esempio agli altri uomini de11' odio
ano contro gh omicidi. Chiunque pertanto ardisse di metter ma ..
no ad1losso a Caiuo 1 protesta il Signore 1 cbe avrà pena sette volte,
cioè grandemente maggiore di quella dell'> stesso Caiuo,
Il Signore ,nise sopra Caino un segno ec, La maggior parte
de' padri credouo, che questo segno fosse un tremore coutiouo
ed universale delle membra, accompagnato da un' aria di '1oho
truce ed orribile, la 4ualc facea coooscere l'agitazione di au1
- coscienza.
*
Vers. 16. Fuggitivo per la terra, abitO nel paese, che è
all'oriente di Eden. Ebr. Abitò nella terra di No·d ali' oriente
i di Etlen: Abiti> vagab-00Jo nel111 terra •li' oriente ,li Eden.
~f;. Vers. 17.Fabbricò una città ~c. Queste senza dubbio è l:.i
~-ti~~a i1iì.t. a.uLi..:a 1e~~ [1.1ue al lllOD.dl?, Foru <,;,11.iuo l'rcse ii parLiw
GENESI
18, Porro 1lenòc ge. 18. Or Henocl1 gene•
nuit Irad, et Irad ge· rò Irad , e Irad generò
nllit Maviael, et Ma- Maviael, e Maviaal ge•
viael gentJitMathusael, nerò Malhusael, e Mal•
et Mathusael genuit husael generò Lam<'ch.
Lamecb.
19 Qui accepit duas 19. Il quale prese
u:rores,nomen uni Ada, due mogli, una che eb·
et nomen alteri Sella. be nome Ada, un' allra
che ebbe nome Sella.
20. Genuitque Ada 20. E Ada partorì Ja-
Jab(!l , qui fuit pater bel, che fu il padre di
habitantium in tento- que' che abitano sollo
riis, atque pastorum. le tende, e de' pastori.
u.Et nomenfratris 111. Erl ebbe un fra•
ejus Jubal: ipse fuit !elio per nomi! Jubal :

di edilìearla per provederè alJa sua 1icureua nel timore , che


avea continuamente di euere ncci~o.Ma qni non posso far a me-
110 di riportare la bella riflenione di s. Agostino de civ. lib. xv. 8.
Da que'due progtnitori dell'umana 1tfrpe., Caino, clie appar•
teneva alla città degli uomìnt'. ftt il primo a na1r.rre; Abele,
che apparteneva alla città rli Dio, venne di poi. Co,.} in tutto
il genere umano prirna nasce il cittadino di questo secolo , e
e
di poi quello che pellegrino nel ucolo,e alla c:iutl d, Dio ap•
partiene , e11endo predestinato per grazia. per grazia eletto,
per la gra:ia pellegrino quag{!.Ìl,, per la grt'l.:ia. ci~tadino ~as-
s~. , • Sta scritto aJunque di Caino, eh' egl; edijfro una città:
Abele poi, come pellegrino, non ne edificò, petche la c,llà
de' Santiè co/a11h, benchè qui ella si/accia de'cittadini. Vedi
qnello che di Abrarnn scrive l' Apo,tolo, Hebr u. 8 g. 10.
Vers. 19. Pre,e ,lue mogli'. Lamcch adunque (u il primC1, che
ardisse di Jlflte que,to pf'uimo eu'mpio;nnd't>gli è chiamalo uo-
mo maledetto da Tertul li.-no, adultuo da Nir<"ofo J, ell è ugoaJ...
mente condannato Ja s. Girolumo. La poli~amìa, che \'edremo
prati~ala da'sautiuimi Patriarchi Abramo, e Giacuhbe, ec, ebbe
per ragione nna speriafe dispeouzione di Dio.
Verr. 20. Jabel, clufu il padre u. Vale o ,JirP, e~Ji promosse
grandemr.nte la vita pRstorale,e moltr. COif! inv•ntò rigunrdo alla
<'Ura de' gr.-ggi , alla quale (u addetto unicamente esli, t: i auoi
Jis ceoJeuti.
C A PO IV.
pater canentium citha• ed egli fu il padre dei
ra et organo. sonatori di cetra e di'
orgsno.
!12. Sella quoque ge- 2 2. Se Ila partorl a n•
nuit Tubalcain,quifuit cl,e Tubalcain , che la-
malleator , et faber in vorò di martello , e fu
cuncta òpera aeris et artefice di ogni sorta di
ferri. Soror vero Tll• lavori di rame e di fer•
balcain Noema. ro. Sorella poi di Tu•
bnlcain fu Noema.
25.Dixitque Lamech 23. E disse Lameclì
uxoribr,s STtis, Adae, alle sue mogli, Ada , e
et Sellae: Atzdite vo• Sella: Ascoltate la mia
cem meam, uxores La- voce, o donne di La•
mech, auscullate ser- mech, ponete mente al-
monem meum:quaniam. le mie parole: io uccisi
occidi virum fo Plllnus un uomo con ferita fat.
meum , et adolescentu• tagli da me , e un gio•
lum in liPorem meum. vinetto co' miei colpi.

Vers. !I'-• Pa.d,., d1.' '1onatori di cetra o d' organo. Sotto nomd
,Ji cetra si cnmp.ren,done probabilmente tutti gli ,tromeoti da
C'or,fa, e toltn nome d' o1"g•n• , ovvero flauto ., ,, intendono g)i
strumenti a fiato. Abbiamo ,1ui notata da Mo.è Pfou:nziionedelle
Mti ae~essarie e,l utili alla vita,in tempo moltn anteriore a quel ..
In, in cui s~ron•l<t gli autori prnfoni rurono irivPnt:tte le steue
arti, Da ciò ve~giamo, che i Fellicii e i GrPci ebbero ;issai tardi
questi ritrovamenti, i quali erano già antid1i nell'Assiria, e nelle
vicin\:! re~ioni 1 che fnt0tl'J abitate prima d'ogni altre.
Credesi, che Noers:i inveoUçse I' arte di filare la la.nl', e ili
teu""rla, e Eoue conosciuta <la'Greci sotto il nome di Nemanun,
che~ la Jnro Minerva.
Vers.23. lo ucciJi 1m uomo ec Cbi sia l'uomo ucci~o da La ..
mech non possiamn dirlo con sicurezza. Gli F.hrei, sProndn una
loro rtradizione riferita da s. Girolam n, rlie'evano, che Lamed1
,ne~se accidentalmente dato morte a Caino, e cl1e di fJt1esto fat ..
to exli. parli alle me m~:;li, diceailo lor~" , cht> non teuu:uno,
perciò, che ne avvenisse a h,i alcun malf', petch~ se un,1 Sjé>Vf'l':t
e ri!:orosa p.nnizione era suta minacciata a chi .uu .. e H<·cìso Cai~
oo, ,)!tre m~1lo piì1 Gra,e sarebbe Ja pena di chi ucè1,lesse La~
mech; co1:..:.<Hsiaehi\ come :ii suppone, Lamecb nou z.n.. .i vo!ol,-
GENESI
• 24. Septuplam ultio 24. Sarà falla ven-
'dttbitur de • Cain ; de detta dell' omicidio di
Lamech vero septua• Caino selle volle ; di
gies septies. quel di Lamech sellan-
la volle selle volte.
25, Cognovit quoque 25. E Adamo ancora
aJhuc A dam uxorem conobbe nuovamenle
suam, et peperit fi[ium, la sua moglie : ed ella
pocavitque nomen ejus parlorl un figliuolo, a
Seth, dicens : Posuit cui pose il nome diSeth,
mihiDerts semen aliad dicendo: Il Signore mi
pro Abel qrtem occidit ba data nuova discen-
Cain. denza in luogo di Abe•
le ucciso da Calno.

tariamente, ma per merì disgrazia oeciso Caino. lo questa aposi -


ziooe però è da osservarsi, che l'uomo della prima parte del ver-
e etto ai fa 1o steuo col giovinetto della seconda parte, maniera
di ripetizione usata revente nelle Scriuure. Ma chi crederà, cbe
un uomo, come Caino, possa cbiamani giovinetto? Quindi sulla
fede della stessa tradizione tibrea si aggiunge, che Lamt>ch nea
uccin e Caino, e un giovioetlo, il quale era stato col suo errore
] a causa ,Je) primo omicidio. Ma così s.arebber due omicidH , e
n,m si potrebbe oomprendeTe; come -potesse Lamech pretendere
di dovere, o poter esseTe privilegiato più di Caino, Se sopra un
passo sì djfficile ardissi di esporre il mio sentimento, io uadurrei
queito nraetto così: lo ho nccito un uomo per ferire me J'lesso,
e rm gioi•inetta per impia,:armi: e-questa tradn:ziooe, che com-
l>ioa coJla veuione de' LXX, lega aocbe col versetto seguente,
il quale la illu,&ra. Io , dice Lamech, ho ucciso un uomo per
mio danno, per mia ,ciaguu, facendo più male a me, che a lui ,
,jmperoccbè se grave (u il castigo dato a Caino, il castigo del mio
mis(atto &ar8 più atroce. Del rimaneote a chi mi dimandasse, chi
sia l'uomo, e iJ giovinetto, di cui parli Lamech, risponderei
~~~- .
* Un giovinetto nel mio li"ore. Uo giovinetto con un colpo ..
da me datogli.
Vers. 24, Sari:t. fatta vendetta dell'omicidio di Caino sette
-,olt~ ec, Il Siro, l'Arabo, e molti padri ioterpretaoo io tal guisa
queste parole: Caino per avere t1ceiso Abele e •tato punito sette
'Vn]te; io per P omicidio da me commesso 11arù punito settanta i.;

volle 1eU! Y?II•, <.illè coo peoa 'FJllllJmente più sme.


.
CAPO V. 97
26.Sed et Seth natus 26. E nacque andre
est jilius, quem vocavit a Selh un figliuolo ,
Enos : iste coepit invo- eh' egli cliiamò Enos :
care nomen Domini. questi principiò ad in.
vocare il nome del Si•
gnore.

CAPO V.
Genealogia di .J.damo, e de' suoi posteri discesi
da Seth, ed anni della loro vita fino a Noè.

1. Hicestliberge•
nerationis .J.dam. .ln
1. Q nesta è la ge•
nealogia di Adamo, Nei
die, qua creavit D~us di in cui Dio creò I' uo•
hominem , ad similiiu• mo, lo fece a somiglian-
dinemDeifecit illum( 1 ); za di Dio.
2. MasctJlum, et/oe• 2. Lo creò maschio ;
minam creavit eos , et e femmina, e li bene
(1) Sap. 1. <J.7, ln/r. 9. 6. Sap. 2, 25. Eccl.·
17. 1. .,

Vers. ,-5. À cui pose il t,Jome di Se,,i.'AoebB qui J-f rn~dre'da


il nome al figliuolo. Se&h ,igJ:1jfica uno, elle posto, ovvero/on-'
damento, perchè questo figliuolo dovea essere io vece di AbeJe
foodamento della sua disceodenia. Egli nacque Panno 130 di
Ad.imo, cap. v. 3.
Vers. 26. Qu~sti cominciò ad i'nvocare il nome del Si,tnore.
Vale a dire, egli cominciò ad iHituire molti de' riti, e delle ce-
rimonie del pubblico culto da rendersi al Signore. Egli uop fu
i, inventore deJJa reli:;:iooe ,.Ja tJUa]e nacque coJI' uomo, ma di
certe maniere di soddisfare a' doveri della rdigione ne' sac,rifi ..
iii, nelle oblazioni , e uelle ahre parti dell'esercizio pubblico
della rnede~ima religione.
e
Vers. 1, Questa la genealogia di Adamo, Io quella genea-
logia, lasciato Caino da parte col~a ,ua posterità, IQcDO no"erati
i discendenti di Adamo per via di Setb 600 a Noè. Setb è lo sti-'
pite del popolo eletto. e il progenitore de' maggiori ilei Messia,
il quale C sempte l' oggetto di questi libri di Mo1è1 come di tut•
'I, te le Scritture.
Pent. Yol. I. b
~ENESI
bfnedixit illis: et voca- disse: e diede loro il no-
vit nomen eorumA. dam me di Adam il dì , in
in die ' quo creati :tunt. cui furon creati •
. 3. YixitautemA.dam 3. E Adamo visse
centum triginta annis,, cento trenta anni : e
et genuit ad imaginem generò , a sua immagi•
et similitudinem suam, ne e somiglianza , un
l'ocavitque nomen ejus figlio, a cui pose nome
Setp. Seth.
4. Etfacti sunt dies 4. E visse Adamo ,
(1) .ddam, postq1,am dopo avere generalo
genuit Seth, octingenti Seth, ollocenlo anni,
anni; genuitque filios e generò figliuoli e .li•
etfilia.1. gliuole.
3.Etfactum eslomne 5. E lutto il tempo,
t-empus , quod vixit A.- che visse Adamo, fu di
dàm, anni nongenti tri• novecento trenta anni,
gim(!, et mortuus est. e mori.
f.1)·Par. 1. 1,
Verft?• Diede loro il nome di AJam, All'uomo,e alla donna
da ,è creati diede Dio il nome di Adam; significante la loro crea.-
zione dalla terra, poicbè Adam vuol dir terra.Ebbero ambedue
lo stesso nome per denotare, come do•eano essere i due una sola
corne,e una sola con mediante l'unione stabilita tra eui Ja Dio •
. Vers. 3. Generò a 1iia immagine e sornigliansa ee. Geoerò
up 6i;liuolo ioteramenre simile a ,è oella natura, simile ,i quaa--
lo al corpo, e 1'1 ancora quanto all'anima .
.* ,<;~n~rì:, t:i 111a i~nu,gf111 e somig(iasa. CoJ dirsi l'uomo,
~tota ia.,1è l'imtaioe tt ao,-:tigliaoza originaria con Oio 1generar
figli aJua topaigJianz._ •' inai.nua da quello in quiesti trHfonder--
ai il di,ordine dcdla cQlpa.
. Vpu. 5,. E. lullO il umpo UI• t1iJ1e Adarno,f,, Ji novecenio
irt,nt:a·anni, e morì.Questi anni della vita d'Adamo,come degli
altri patriarchi, 1000 certamente, anni di dodici mesi; come è ,ia-
to già evidentemente dimostrato da molti. Credeti, che ad uaa
1\ l14qga 1ita abbia potuto cootrib,u,ir.e la bootà.de'temperamenti,
)4..rrqgalità, la .miglior qualità de'rroui della &erra, che erano il
f
)a1,pi cibo,«; i 411.ali deteriorarono dopo il d!luvio; ma checchè 1ia
i{j. t,utto que.110, egli è a11ai più ragionevole di aUribuiH quetta
lunghma cli vila alla voloolà di Dio, il 4uale çoal ordioò1 IIIID•
C A I> O V,
6. 'f'ixit qaoque Seth 6. E visse Selh cen..
,:entum quinque annis, lo cinque anni, e gene.
et genuit Enos. rò Enos. ·
· 7. 1'ixitque Seth, 7, E visse Selh, dopo
po.1tquam genuit Enos, av·er generalo Enos, ol•
octingentis septem an• locenlo selle anni , e
nis, genuilque filios et generò figliuoli e fi.
filias. gliuolc.
8.Etfacti .~uni omnes 8, E tutta la vita di
dies Seth nongentorum Se lh fu di novecento
daodecim annorum , et dodici anni, e morì.
mortuus est.
9. Yixit vero Enos 9. E visse Enos no-
nonaginta annis, et ge• vanta anni, e generò
nuit Cainan, Cainan.
10. Post cujas ortum 1 o. Dopo la nasci la
vixit octingentis quin• del quale visse ollocen•
decim annis , et genuit lo quindici anni, e ge-
filios et filias. nerò figliuoli e figliuole,
_ 11- Factiqae srmt 11. E tutto il tempo
omnes dir:s E110s non- della vita di Enos fu di

cbè più r.re1to Ji prop,ga,se_il genere omaoo~ e le arti e ]e a~ieo-


ze, e mo to più il .cuJto diD,o, e la (radiz'iooe e i priocipit deJla
1-eli~ione si tramanda&seÌ'o più agevnlmente a'posui-,,i piu rimoti.
Adamo aduoque con una si lunga vita vide la moltiplicazione e
)a corruzione del genere umano:ef;li morì. in tempo che Lamech
padre di Noè avea cinquanta 1etie anni. Adamo pauò la sua vita
nella penitenza: e in mezzo aJle proprie sciagure t. alle afllizinni
eh-e gli trapassarono l'anima nella perdita di un figliuolo inoo-
cente, e nelJa riprovazione del primogeoito, e nelJa depravazio--
11e orribile de' discendenti dello stesso primogenito, seppe egli
alzare il suo c.uore e le sne speranze fino a quell'unico Salvatore
promesso I cl.e dovea naseere della aua stirpe, e meritò che la
Sapienza divina lo salvasse dal suo peccato,come si legge Snp. x.
1. 2., e come ha creduto e crede la Chiesa con tal fermezza, c-he
i. Ago,tino e,. Epifanio non han dvbitato di conr1annare d'erl'-
s~a gli Encratiti per avere negato, che Adamo ed Eva const>gui~-
nro la salute. La Chiesa Greca fa commemoraiione di Adamn e
di Eva 1i 19 di oovembre.
100 GENES l
tenti qrtinque anni , et novecento cinque anni1
mortuus est. e morl.
12.Yixit quoque Cai· 12. Visse ancora Cai•
nan SeP_tuaginta annis, nan settanl' anni, e ge·
et genu,t Malaleel. nerò Malaleel.
13. Et vixit Cainan, 13. E visse Cainan,
post91tam genuit Ma• dopo aver generalo Ma-
laleel, octingentis qua• laleel, ottocento qua•
draginta annis, genuit• ranta anni, e generò fi.
9ue jilios et filias. gliuoli e figliuole,
14. Et facti sunt o• 14, E lutlo il tempo,
mnes dies Cainan non- che visse Cainan , fu
genti decem anni , et novecento dieci anni, e
mortuus est. oiod.
1 5. Yixit autènz Ma• 13. E visse Malaleel
laleel se.i:agint~ 9uin- sessanta cinque atlbi,
que annis , et genuit e generò Jared,
Jaret/.
t6. Et vixit Mala• J 6. E visse Maiale e!,
leel, posqr,am genuit dopo aver generalo Ja •
Jared, octingentis tri• red I oltocent_o trenta
ginta annis , et genuit anni, e generò figliuu•
filios et filias, li e figliuole.
17. Et factisunt om• 17. E tulla la vita di
nes diesMalalee l octin• Malaleel fu di ottocen•
genti nonas·inta quin• lo novanta cinque an-
·9r,ze anni, et mortuus ni; e morì.
est.
18. Yixit91,e Jared 18. E visse Jared cen•
centum sexaginta duo• to sessanta due anni ,
bus annis , et genuit e generò Henocb.
Henoc.
19. Et vixit Jared, 19. E visse Jared,do.
postquam genuitHenoc, po aver generalo He.
octingentis annis,et ge· nocb , 800 anni, e ge.
nuit fi.lios et fi.lias, nerù figliuoli e figliuole •.
C A 1? O V. l()l

110. Et Jacti sunt o• 20. E lulla la vi la <li


mnes dies Jared non• Jared fu di novecenl,l
genti sexaginta duo an• sessantadue anni, e si
11i, et mortuus est. morì.
2.1. Porro Henoch vi- 21. Ed Henoch visse
xit sexaginta q11inque sessanlacinque anni, e
annis,et genuit Mathu• generò Malbusala,
salam.
22. Et ambulavit He. 22. Ed Henoch cam•
noch cum Deo: et vixit, minò cou Dio e visse ,
postquam genait Ma· dopo aver generalo Ma•
thasalam, trecentis an• !husala, trecento anni;
nis , et genuit filios et e generò figliuoli e fì.
filias. gliuole.
2 5, Et facti sunt o• 25, E tutta la vila dì
mnes dies Henoch tre· Henoch fu di trecento
centi sexaginta quin• sessanta cinque anni:
que anni.
24. (1) Amhular,itque 24. E camminò con
cum Deo, et non appa• Dio , e disparve : per•
rllit: qllia tulit eum chè il Signore lo rapì.
Deus,
(1) Ecci. 44, 16, Hehr, 11. 6.

Ver,. 24. C4mminò con Dlo. Vale a dire, "i:ue con taJ pietii
e tai ,eotimenti di reJigione, rbe parve, neue Dio sempre p,e-
slnte, t con lui e dietro a lui camminasse.Lungi dal lasciani se-
dur~e da'\,essimi esempi df'gli altri nomini, es li fece aperta pro ..
fusione d1 teme.re Dio, e dt onorarlo in tutta la sua vita.
Disparve-11erchè il Signore lo rapi Questa maniera di parla-
re, fa quale è adoper:ita qui da Mosè certamente non a caso, l!d
è aimilinima a quella, onde servesi la scrittura riguardo adElìa,
lib. 1~. Reg. I 1, 16. 17,, Jlorge.r.uuo il fondamento di credere,
che Enocb vive tuttora, e che egli fu trasportato da Dio fuori
del ~n~o, come avveone dipoi ad Elìa,dondeamhedue debbo ..
no poi r1tol"Oare a predicare alle nazioni la peni tenia. e a com-
batt.ere contro I' Anticriuo, da ('Ui saranno messi a mnrte. redi
Àjtocal. u 3. 4. L'Apostolo Paolo illustra mirabilmrnte q11Psto
lt.10-,;o della Genesi, e conferma la comune interpretazione de'Pa-
10a GENESI
a5.rixit quoque Ma· 25. E visse Malhusa•
thusala centum octogin. la cento ollanla sell.e
la septem annis, et ge· anni, e generò Lamech.
nuit Lamech.
26. Et vixit Mathu- 26. E visse Mathusa•
sala, postquam genuit la , dopo aver genera-
I,amech, septingentis lo Lamech, sellecenlo
octoginta duobusannis, ollanla due anni, e ge-
et genuit filios et fi· nerò figliuoli e figliuole,
lias.
27. Et facti sunt om- 27. E tutta la vila di
nes dies Mathusala Mathusala fu di nove,
non!{enti sexaginta no· cento sessanta novean,
vem anni.et mortuus est. ni, e n1orì.
28. Yixit autem La· 28. E visse Lamech
m•ch centum octoginta cento ottanta due al!ni,
duobus annis, et genuit e generò un figliuolo.
'fi,lium.

dri, e degl' Joterpreti cattolici: Per la fede Enochfu tra,por.:


tato, perchè non vedeue la morte , e non fu l rovaio , perchè
traslatollu Jddio: ùnperoccl,è prima della trarlm.ione,fu lo·
,lato, come a:;cello a Dio : or senza la fede è impotsibile di
piar.:ue a LJ,o. Una prnfeLÌa di Enocb è riferita da s.Giuda nella
aua lettera canonica vers. •4 15.,..e di essa abbiamo parfot<J fo
que$tO luogo La Scrittura ooo dice , dove aieoo stati trasferiti
da Dio Enoch ed Elia.Si legge nell'Ecclesiastico:Enoéh fu. tra-
s.Jerito ndparadi10: ma oltre chs qtaene parule nel paradiso
m.aocaoo,o.el testo greco, e i padri non le lessno, Mn potrem-
mo neppure.aiferma,re eon certezza quello che intendasi in quel
Juogo p.-1 pnra,lito: imperoccbè qu1111to al paradiso terrestre
sembra indubitato, cbe ei foue coperto dal Oiluvio, coane tutte
Je altre parti del moodo. S. Girolamo spiega con queste paro-
lt': Enoch ed E Ha tra1portat, co' loro corpi nel Cielo 1otto ìl
governo e disposizioni di Dio,
* Cammin;, con Dio. LXX. piacque a Dio.
\'er1.27.La vita di Mathusalafu.·di novecento ses,anta no ..
"e anni. E•seodo egli nato l'anno 987, e.d essendo vinutn 9fi9
1011i. egli per con$egi,eoza morì l' anuo del mondo 1656, vale a
dire l'anno stesso del diluvio, e pochi dì. prima delJo sf,es&odiJu ..
l'io , com.e notù •·Girolamo, e .,li Ebrei,
C A P O V.
29- Yocavitque no- 29. E gli pose nome
men ej1ts Noe, dicens: Noè dicendo : Qnesti
lsteconsolabitur nos ab sarà nostra consolazio-
operibus et laboribus ne ne' travagli e nelle
manum nostrarum in fatiche delle nostre ma-
terra , cui maledi.xit ni in questa !erra, che
Dominus. è stata maled~lla dal
Signore .
5o. Yi.xitq 1teLamech, .'3o. E visse Lamech,
postquam genuit Noe, dopo aver generaloNoè,
quingentis nonaginta cinquecento novanta-
quinque armis , et ge· cinque anni , e generò
nuit filio.~ et filias :figliuoli e figliuole.
31. Etfacti sunt om- 51. E lulla la vita di
nes dies Lamech, sept- Lamech fu di settecen-
ingenti septuaginta se- to sellantaselle anni,
ptem anni , et mortuus e si mori. Ma Noè , es•
est, Noe vero,cum quin• sendo in ~là di cinque•
gentorum esset anno- cento anni, generò Sem
rum, gen1tit Sem,Chaf/1, Cham , e Japhetb,
et Japheth.

Vres. !19~ Quelli 1.arà no1tra con1olaUoné · e,:. LAlllech eo.a


profetico 1pirito previde a quali coae era deuinat.o da Dio il fi-
gliuolo; e perciò gli pose iJ nome di Noè, cl1e qui•' ioterpreta
consolatorf', Or in più maniere Noè sarà la con,olaziooe degli
uomini, Primo, percbè egli sarà H ristoratore dc) genere umano
aepolto sotto il diluvio: secondo, percbè nel merito di ma virtù.
e io grazia del suo sacri6zio dopo i) dih1vio Iddio benedirà Ja
tena; alla qual cosa aembra che alludano $pecialmeote le varole
d1 Lamecb: Que,ti sari:t noJtra con1ola:ione .•. su questa terra
maledeaa da Dio: terzo, perchè da lui nascerà iJ messia, il
q11ale, secondo la parola dP-11' Apostolo , è nostra pace,
Vera.3 ,. E11endo in età di cinquecento anni, generò Sem ec.
Egli osi astenne dal nulrimooio fioo a quell'età, o sioo allora
non ebbe prole, o, se ne ebbe, i figliuoli di lui sedotti da'mali
esempi degli altri, e abbandonatisi al vizio, meritarono di essere
rigettali da Ha f11miglia del giusto loro padre. r~di s. Agost. de
civ, lib. xv. 20. JapbeL~ fu il primooeniL~ dc'Lre figliuoli dìNoè,
CAPO VI.

I peccati degli uomini cartsa del dilavio. Noè è


trovato giusto, ed a lui è ordinata la /ab brica
dell'arca, nella qrzale si salvò egli, e tutte le
.specie degli animali.

I, c,,mque coepÌS•
se.,, homines multipli-
1. E avendo prin-
cipiato gli uomini a
cari super terram , et moltiplicare sopra la
fìlia ,. procreassent, terra, e avendo avulo
delle figliuole,
2 •. ridentes (ìlii Dei 2. I figliuoli di Dio
jilias hominum , quod vedendo la bellezza del·
essent pulcrae, accepe- le figliuole degli uomi-
r:znt sibi uxores ex o- ni, preser per loro mo.
pinìbus, quas elegerat, gli quelle che più di
lulte lor piacquero.
5. Dixitque Deus: 5, E il Signore disse:
'Non permanebit spiri- Non rimarrà il mio spi-.
tus meus in homine in rito per sempre uell'

Vers, t, e 2 • • 4v~nd., princip1'ato gli ttoinini a moltiplicare 1


fighuoli di Dio vedendo ec. Quetlo, che qui per una •pt>cie «li
recapitola$ione viene a nsrrare Mosè, comioeio ad accéidere, se--
condo' Teodoreto,intoroo a.Ila set&:ima generazione, e circa· item-
pi di Eaocbj Da Noè adunque torna iudietro Mosè a descrivere
la peuima condisione dell'età precedente al diluvio: e racconta
per primari• origioe della corruziooe degli uomini i matrimonii
.~ootraui da' diaceodeoti di Seth con Je Ugliuole della stirpe di
CRino: imperocchè, secondo la comune interpretHiooe de'padri
e degPloterpreti cattolici,.fìglùtoli di Dio sono chiamati i fìgliul)-
l'i di Setb.., nella stirpe del quale eras i conservata la pietà e la
Telgione,comejigliuoli e figliuole degli uomini sono chiamati
quegli e quelle della stirpe diCaino che imitarono il loro padre.
Vers. 3. Non rimarrà il mio spirito per sempre ec.Spirito di
Dio dicesi in qnetto luogo l'anima e Ja vita data da lni all'uomo
col suo soffio diviao. Dio pertanto giuuameote a1lir,1to c,mtro
d.esliuom.wi dice 1 cbe oon conserverà anco..ra ad eui la vita per
C. A PO VI. 105
aeternr,m,qTJÌacnro est: uomo, perchè egli è car-
eruntqTJe dies illius cen-
ne: e i loro giorni sa ..
tum viginti annomm. ranno cento venti anni.
4. Gigantes autem e- 4, Ed erano in quel
rant super terram in tempo de' giganti sopra
diebus illis: postquam la lerra:,imperoc,·hè do-
enim ingressi stmt filii po che i figliuoli d,Dio si
Dei ad jiliaS' hominum, accostarono alle figliuo-
illaeque genuerunt, isti le degli uomini, ed elle
stmt potentes a seculo fecer figliuoli,ne venne-
viri famus-i. ro quelli possenti in an•
lico, e famosi uomini,
5. ridens autem 5. Vedendo adunque
Dells, quod multa ma- Dio, come grande era
litia hominum esset in la malizia d•gli uomini
/, terra, rt (1) etmcta co- sopra la terra; e lulli i
I gita/io cordis intenta pensieri del loro cuore
esset ad malum omni erano inl<·si a mal fare
tempore, conlinuamente,
(1)ln/r.8.21, Matth. t5.19.
lungo tratto di tempo, perchè ei son d.1venuti tuui carnali;1ale
a di re \livono 1 come •e non fossero ahro che catD.e, e non ad al-
tro pensar dovessero, che a sorfdisfare la carne. Fisia perciò il
termine ,li sua pazienza a cento armi, dopo de' quali darà di ma-
no al gastigo. Dio atluoque denunziò agli uomiu1 il diluvio l'ali-
no 480 di Noè, venti a noi prima che egli avesse il primo de' tre
figliuoli; peroccbè il diluvio cominciò l'anno 600 della vita di
Noè. Yedi s. Agost. de cir,. lib. xv. 24.
Vers. 4. Erano in quel tempo de'siganti e.:.Quello che nella
noura volgata è tradotto colla voce giganti,in altre antiche ver-
1ioni è trndotto uomini violenli, uomini impetuosi. Mosè de-
Jicriveodo la cagione ,lei diluvio racconta, che da' matramonii
delle figliuole di D;o co' figliuol: degli uomini ne nacque una
rana di uomini di gran corpo e statura , e robusti , senza freno
di religione, pieni di rerocia, e di genio di mal rare. Questi (di-
ce Mosè} sono quegli uomini, de' quali tanta fu in quei tempi
antichi la posunza e il grido, cbe si acquistarono colle loro
vrepoten'le. Quanto agli uomini ~i ,talora straordinaria, ne ab-
biamo de' docume,Hi in vari luoghi della Scrittura, Deut.. ui, ••
Num. x111. 33. 34, redi ancora s. Agostino de civ. xv. 23.
-*
Vers. 5. Gran<le era la ,11ali~ia. Ebr. Estrema,
~~
GENESI
6.Poenituit eum,quod 6. Si penti d' aver
'hominem/ecissetin ter- fallo l' uomo . E preso
ra.Et tactus dolore cor- da inlimo dolor di cu<>·
dis intrinsecus, re,
7. Delebo, inquit, ho- 7. Slerminerò, disse
mineni, quem crea, i , a 1 egli , l' uomo da me
facie terrae, ab homi-re creato dalla faccia della
usque ad a1zimantia , a terra , dall' uomo :fino
reptili ruque ad volu- agli animali, ,la' rellìli
crescoeli:paenitet enim :fino agli uccelli del!' a•
mefeci.uet eos. ria; imperocchè mi pen·
lo cl' averli fai li.
8. Noe vero invellit 8. Ma Noè trovò gra•
gratiam coramDomino, zia clioanzi al Signore.
9. Hac sunt genera- 9. Q11esli sono i fi.
tiones Noe: ( 1) Nve t1ir gliuolì generati da Noè.
jtlslttr, atque perfectus Noè fu uo~o g\uslo, ~
fuit in generationib"s perfello ne suoi tempi,
suis, cum Deo ambula- camminò con Dio.
'1Ì4
10. Et genuit tres fi· 10, E generò tre 6.
(1) Eccl.44. 17,
Vera.6; Si pehù di a11er fauo l' nomo ec, Dio, coi t11tto è
~mpre pre,ente, ed il qnale non i, soggetto nè a pentimento.
nè·a,.411'.Jith'e 1
-,; dice penti~.si e dolersi , allorchè per li1 in .. iu ...
1ti2:ia e i.agra.titudioe de,;li uomfoi, risolve di toglier loro i "'do~
camebti e le graEie, detle fJUaH era Stato liberale con essi. Sj ..
mili esprettioni nelle Scrlnore (le qtlali parlando agli uomioi
~n p('IHflDO far .nso, te l'iOn di nn libguag:gio intelJigibile a qne-
sb ) _servooo a dunostrar'e l' ènol'me graveua delle ingiurie fatte
a 010 1 e l'orrore che deb~e avere l' uomo giusto deJJa
IJtostruo,a 1Mnosceru:a degli uòmioi verso del Jor Crr.atore.
* E preso. E colpito da intimo dnJor di. cunre.
Veu. 7. Datl' f;Omo sino agli animali. ec, Cosi 1' uomo è
pttuÌt<f anche colta printio,se di tatte qutlle cose, del le quali
egli ahbtata ia oll'esa del Signore.
-Nff1, 9. Noèfi, 1tomo giruto trperfeéto ne'1uoi tempi. Grau-
dinim~elogio d' uo uoldo il rnaoteaer&i·fedelo nella perfidia e
curn111oue uaiveraal e,
e A P o vr.
lios, Sem, Cham, et Ja- gliuoli , Sem , Cam, e
pheth. Japhetb.
11. Corrupta est au- 11. Ma la terra era
tem terra coram Deo, corrolla davanti a Dio,
et repleta est iniquitate. e ripiena d' iniq-uità.
12. Cumque vidisset 12. Ed avendo Dio
Deus terram esse cor- veduto come la terra
ruptam ( omnis quippe <' ra corro tla ( peroccliè
caro corruperat viam ogni uomo sulla terra
.suam super terram), nella sua maniera di
vivere era corrotto),
15. Dixit ad Noe:Fi• 15.Dissea Noè:La fi.
nis univer.sae carnis ne di tutti gli uomini è
venit coram me: reple• imminente ne' miei de•
ta est terra iniquitate a ere ti: la terra per op•·
facie eorum, et ego dis- ra loro è ripiena d' ini-
perdam eos cum terra. quità, e io gli stermi•
nerò insieme colla terra.
14. Fac tibi arcam 14. Falli un'arca di
de lignis laevigatis : legnami piallati : t11 fa.
mansi,meula• in arui rai 11ell' arca d•II" pie,
f acies, et bitumine li• cole stanze , e la inver•
nies intrinsecus et ex• nicerai di bitume e di
trinsecus. dentro e di fuori,

*
Vere, n. Nella sua maniera di vivere. Nel suovlvere.
Vers. 14. Fatti un'arca di legnami piallati. S, Girolamo
crelle, çhe l'ebreo si1;;:ui-fìchi legnami inverniciali di bitume: ma
del bitume ti parla io appresso. Altri traducono legnR.mi di e, ..
pre110, e dicesi che oel P Armenia e oelP Assiria, dove credesi.
che abitar.se Noè, non vi sia altro ~egaame atto {l farne una gran
uave, come l'area , fuori del cipre110.
Farai nell'arca .delle piccole stanze. L'atu.ico autore deUc
questioni sopra la Geoesi credette, ("bel' arca fosse spartita in
quauroceoto di queste piccole 1taoze; ahri oe mettòoo un p0,1
meno.
Le invernit:erai di bi'mme. I LXX., il Caldeo, il Siro, e I.
maggior parte degl' lo\.crpreti convengono colla volgata, che Noè
ii servì dell';ufolto, o ~ia bitume, io cambio di pct:e,
GENESI
.i5.Et sicfacies eam: 15. E la farai in que•
Trece:,torum cubitorum sto modo: La lunghez-
erit longitudo arcae , za dell'arca sarà di tre-
9uinquagintacubitorum cento cubiti, la larghez·
latitudo, et triginta cu• za di cinquanta cubili ,
bitorum altitudo illius. l' alt.ezza di trenta,
i6. Fenestram in ar- 16. Farai nell' arca
ca facies , et in cubito una finestra, e il tello
consummabis summita- dell'arca farai, che vada
tem ejus: ostium autem alzandosi fino a un cu-
arcae pones ex latere : bito: farai poi da un !a-
deorsum coenacula, et lo la porla dell'arca: vi
tristegofacies in ea. farai un piano di fondo,
~
un s~condo piano, e un
terzo piano.
17. Ecce ego addu- 17. Ecco, che io man-
cam aquas diluvii su- òero sopra la terra le
per terram , ut interfi·· acque del diluvio ad
ciam omnem carnem,in uccidere lulli gli ani-

Vers. 15. La lungheua dell' arca sarà di frecenlo cubiti,


la larglteua di ciriquanta, e l'altezza di trenta.Poste queste
dimensioni, ne vìeoe, d1e la capacità interiore dell' nrrfl era di
quattrocento ciaquaote mila cubiti,.,· e il cubito è misura di un
piede e mezzo. Per Ja qual cosa è stato ciii da uoruioi dottissimi
evidentemente dimostsato, cbe uu tale spn:z:io è piucd1è suffi-
ciente per contenere tutti gli animali, e l\Hto quello che abbi ..
,ogoav• qell' arca. Yedi tr4 gli altri Bttteo, P- vilkin.uo presso
il Polo S:,nop. Crit. Sac,ec,
Ver,, 16. Farai nell'arca una finellra, Que,ta finestra do,
·na occupare un assai graode spazio nella luoghe:z:u dell'arca,
e forae girava iotoroo all'arca all'altezza di un cubito, ç ave a
l" ma gelo,ì.a.
E il letto dell'arca/arai che ec. Vale a dire: il tetto ileH'
arca non sarà pieno ,· ma aoderà aollev.o:i.dosi siuo al comigr.olo
per l'altezza di un cubito,
Yifarai il piano fondo, un secondo piano, ec. Giuseppe
ebreo, e Filone dicono , che l'arca avea quattro piani : ma con-
tano per un piano la carena. NeHa carena alcuni metto.no la
1novvisiooe deJl'acqua , perchè la figura dell'arca non aved bi.,
i,ugoo di zavorra,
CA P O VI. 109

qua spiritus vitae est mali, che l,anno spiri-


subter coelum : univer- to di vila sollo del cie-
,rn , quae ia terra sunt, lo : tullo quello che è
consammentur. sopra la lerra,anderà in
perdizione,
18.Ponam quefoedus 18. Ma io farò il mio
mr:um tecum : et ingre· pallo con te, ed enlre.
dieris arcam llt, et filii rai nell' arr.a tu , e i
ttti , uxor tua , et uxo- tuoi figliuoli , la tua
res filiorum tuorum te- moglie, e le mogli dei
cr,m. lµoi figliuoli.
19. Et ex cunctis a- 19. E di lutti gli ani-
nimantibus 1miversae mali d' ogni specie due
carnis bina induces in ne farai entrare nell'ar-
arcam. ut vivant tecum, ca , maschio , e femmi-
masculini sexus,etfoe· na.
minini.
20.De volucrib11s jux- 20. Degli uccelli se-
la genus suum , et de condo la loro specie ; e
VP~s. 18. ~ntrerai nell'arca tu, ~ i, tuoi tiglinol{~J.9. fu'!
mogl,e ec. D1cendoa1, ch'eotreraooo d1st1utamcri 1 oe, è 1 1uo1
fìs!iuoli 1 )a moglie di Noè, e le mogli ~e' figliuoli, viene
:isignificarsi, che gli uomioi stet~.f!rd-nell'arca separati dalle
donue, e ouervarono contioe.1u;a, Onde nel capo x. 1, parlandosi
de' figliuoli , che 1:bbero i tre figliuoli tli Noè, si dice che na.
crp1cro Jopo il diluvio. Quindi la separazione dt>g:I i uomini dal-
le lor mogli, usata pella Cbieu Giudaica I e uella Cristiana
r1~' h!mpi di l~tto e <li penitenza.Pedi Hieran. in cap, x11, Zac-
char. v. 12.
Vers. 20. Rntreranno teco. L' Ebreo: verranno a te, s' offe-
riranno in certo modo n se~uirti nell'arca pt!r proprio loro
istinto, aocorchè sieno bestie feroci. Così per volere divino si
}Heseutart,uo ad Adamo Lutti hli animali• cap. 11. 19. Pedi s.
Ag<11tina lib. xv. de civ. 2.7. Noti,i, che diceodo qui il Signore,
che di tutti ~li animali di ogni sarle ,foe ne entreranno nell'
ill'ca, maschio , e femmina , e lo stesso dicendo degli 1,1 ccel-
li , giumenti , ec. dimostra a Noè la sua volont8 di sahare di
01,;oi specie On maschio, e una femrniua, riserbandosi a spiega- ___ _
re pill distir.ttamcnte jJ numero, che dovea mettersene , g ~
arca sccoutlo la (1uali,à di mondi, o immoodi.Y~Ji,, çap, uguen--
t.c YC , :.,.,
110 GENESI
jumentis in genere sw,, de' giumenti di ogni
et ex omni reptili ter• specie , e di tulli i ret•
rae secundum genus tili della terra secondo
sullm: bina de omnibus la loro specie : due rn•
ingredientur tecum , ut lreranno leco nell' ar•
possint vivere. ca al!inchè possano con•
servarsi.
21. Tolles igitur te• 21. Prenderai adun•
cum éx omnib11s escis, que leco di tulle quelle
quae mandi possunt, et le cose , che possono
comportabis apud te: et mangiarsi , e le porte.
erunt tam tibi, quam il- rai in questa tua ca•a:
lis in cibum, e serviranno a te e a
loro di cibo.
22. Fecit- igitrtr Noe 22. Fece aduoque
omnia , quae praecepe• Noè tutto quello che
rat illi Deus. gli avea comandalo il
Signore.

CAPO YII.
Entrato Noè co'suoi nell'arca, leàcquepercen•
to cinquanta gion1i soo;erchiarono le cime di
tutti i monti, e sommersero tutli gli animali.

. : ~. Di.rill/~ Domi-
nus ad eum : Ingrede-
1, E il Signore gli
disse,: Entra nell' arca
re tu : et omnis domus tu , e lutta la tua fami-
Vers. 21. Di tutte quelle co,e, che possouo mangiarsi. L' E-
J,reo: d'ogni sorta di cibo solito a 1,nangiarsi: lo che verrebbe
a sigo ifrcare, che nell'arca facésse Dio portare da Noè cibo adat-
Uto • ogni •pecie d 1aoimali , e che i càhtÌ--vCl.[i per esempio vi
,ti cibasteT -di caroi. Yedi Buteo de arca.
Vers. 1. Entra nell'arca; cioè preparati ad entrare 1,ueU' ar.
u,,1',di ver,, 4,
* Giu,io 4'nqn!i ~ mt. Realmente giusto,
e A P o -vn. l ll

tua in arcam : te e.,im glia : im pe rocchè io ti


( 1) vidi j1tst1tm coram ho riconosciuto giusto
me in generatione hac, dinanzi a me in questa
elà.
2. Ex omnib1ts ani- 2. Di tulli gli anima•
mantib1ts mundis talle li mondi ne prenderai a
septena et septena, ma• sette & sette, maschio,
scubtm, et foeminam : e femmina: e degli a-
de aT1imantibus vero nimali immondi a due
immundi~· duo et duo, a due, maschio, e f•rn·
masculum , et foemi• mina.
nam.
5. Sed et de volati• 5. E parimente-degli
libus coeli septena et uccelli dell' aria a selle
septena, masculum, et a setlel maschio, e fem-
foeminam: ,u salvetur mina : affincbè se ne
semen super /aciem u• conservi la razza sopra
niversae terrae. la faccia della terra.
~- Adhuc enim et 4. Imperoccbè di qui
post dies septem ego a sette gi<>rni io farò ,
pluam super terram che _piova sopra la ler-
(1) llebr, 11. 7. a. Petr. 2. 5.

Ven. :i. Di tutti gli animali mon,li ne prenderai a selle a


sette. Ho creduto eon t. Ambrogio, Crisostomo, 'feoJoreto , e
colla magg,ior parte degl'interpreti, che tale sia il senso del la
nostra volgata , come del!' ebreo; vale a dire, che di <lgni spe ..
cie di ar,hoali mondi debbano entrare oell' arca tette capi, e
degli animali impuri una 101a coppia per ogoi apecie. Or de-
gli animali puri tre cnppie vogHoosi destiaare alla consenazio ..
ne·delJa specie, il settimo per sacrifizio, cbe off'erse dj fatto
Noè t terminato che ru il diluvio, cap. v1L. 20. Vesgiamo da
qoesto luogo, che la distinzione tra gli anima-li m:011-di e im•
mondi, ripetuta t:!i poi uel Levitico , fu ouerva&a aoche 10U0o
)a legge di natura, mentre Dio ordina qui a Noè di ouervare
tJUesta diniozione; lo che Nppeoe, che a lui (.oue già oeta.
Ven. 4.Di qui li. tette giorni ec. Da'dieci del 1econdo mese
fino a'diciaaseue, Noè eseguendo l'ordine di Dio fisì di diapor•
re ogni co&a .o.dl'arca, e~' iot.rodu;j;ç gll auimali ~
11a GENESI
(/ttadraginta diebus et ra per quaranta giorni
9uadragint,, noctibus : e quaranta noi li: e
et delebo omnem sub- sterminerò dalla super,
stantiam, quam feci de licie della terra l.ulli i
superficie terrae. viventi fallì da me.
6. Fecit ergo Noe om- 6. Fe~e adunque Noè
nia, quae mandaverat tulloquello che gli ave,
ei Dominus. va comandalo il Signo-
re.
6. Eratque sexcen• 6. Ed egli era in età
torum annorum, quan• di seicento anni , allor·
do dilu,,;i aquae i11u11- chè le acque del diluvio
daverr,ntsuper lerram. inondarono la lerra.
7,Et (1) ingressus 7.Ed enlròNoè,ei
est Noe, et filii ejlls, suoi figliuoli, e la mo-
uxor ejus,, et uxores fi· glie di lui, e le mogli
liorum eju.t cum eo in de'suoi tigliuoli con lui
arcam propter aquas nell' arca a motivo del·
dil11vii. le acque del diluvio.
8. De anima111iblls 8. E degli animali
quoque m1mdis, et im- ancora mondi , ed im-
mu11dis, el de Vlllucri, mondi , e degli uccelli ,
bus , et ex omni, quod e.di tulto quello che so,
movetur super terram, pra la terra si muo\'e.
9. Duo et duo ingres, 9. Entrarono con Noè
sa s1mt ad Noe in ar, in coppia nell' arca ma-
cam, masçulus , et/òe· scbio, e femmina, con•
mina, sìcut praecepe-· forme il Signore avea
rat Dominus Noe. ordinato a Noè
10. Cumque transis• 10. E passati i selle
sent septem dies, a- giorni , le acque del di-
9uae diluvii inundave- lu vio inondarono la ter,
runt super terram. ra.
(1) Matth. 24. 57, Luc. 17. Petr. 5. 20.
Vera, 9. * Entra-rono con Noè. L'orig. svontanei vennero.
C A P O VII. 115
Anno sexcente•
J 1. 11. L' anno secenle•
simo vitae Noe, mense simo della vita di Noè,
sectmdo , septimodeci• il secondo mese a' di-
mo die mensis , r11pti ciasselte del mese , si
sunt omnes Jontes a· squarciarono tutte le
Vers. 11, L'anno secentesimo della PÌl4di Noè.Noèadunque
era nell'anno secentesimo.di &ua· età,, quando comjociQ il di-
luvio. Egli adnnque clall' anno 500 ( o piuouo 480, come di•
cemmo di ,opra) 6 no a 11 1 anno 600 della sua vita credette 1 e
anount.iò agli uomiui il diluvio, bencbè la sua predicazione-
( come la chiama s. Pietro ep, 1. 111, 20) fosse schernita dagli.
t'mpii, e tutto questo tempo la pazienza divfoa a,pett.ò i. pec•
catori invitandogli a penitenza, come dice lo stesso Apostolo•.
Il sec8ndo ,nere. Vale a dire deW anno ch·ile, il qual anno
cominciava verso l'equino~io d.'aut.unoo: imperocchè,ooo essendo
iaucora stabilito l' aooo sacro, crediamo eh.e Mo.sè ooo abbia po-
t11Lo parlare se noo dell'anno civile, Così il principio del di-
luvio, <'ba fu a' diciaueuo del mese secondo, viene a cadere-
nel novembre.
Si squarciarono tulle le sorgenti ,le( grande a,liiuo, e si
·aprirono le c<1teratte d-el Ci~lo Du(! cagioni del diluvio si a•-
aegoano tttti da Mosè. Primo lo acque del grande abisso: que\-
)e .acque, dalle quali al principio de) mondo era coperta Ja,
terra ; e le quali ,ecoodo l'ordine di Dio ,i rilirarooo Qe' va_sLi
seni già preparati a riceverle , traboccaro~o da tuue le parli
sopra la terra, lo deondo Juego, q11eJla·immeo._ quantità dt. I•
çque, alla quale Dio ne,a 4,ato luogo. 19p,:e d,.t...fhmaineoto..
Noi noo cerchiamo altra prova d' uu fatto sì grande e miraco ..
)~so, fuori della parola di Dio. Può euere, che la fì101ofia tro-
v! delle difficoltà e tlifficoltà a oche grandi per iotendere e spie..
sare questo fotto: ma il fatto non larcierà di esser vero e io.
dubitato 1 bencbè la corta nostra ragione ooo possa arrivare a
comprendere il modo, onde siaavveouto, La divina autorità di
Mosè, così beo provato da tutto q•JeJle cbe per ministero di Jni
operi, il Signore, è sufficientissimo a fard chinar la tena in
ossequio della fetle dornta alla puola di lui, che è parola di
Ilio. Ma lo stesso Dio ba voluto, che la memoria di questo
fatto si conservasse nella tradizione de' popoli, e non solo dei
pl)poli del mondo antico, ma anche Ji quelJi del nuovo t dove
certamente nou ne ru tolto il modello dalle noatre Scritture, La
storia naturale, e Ja fisica coo.fermaao la tradizione; onde noi
potremo concludere con le i,aro1~ d'uno ·de' più violt>nti ne•
miei della religione, che a dubitare del diluvio vi vuole un'.,.
strema ignoranza, ori un' utrema ostintt.1,io11e, ogni volta c!?c
..-, rf/leua alla concorde testimonianza della /1.J'ica,e d_ell'isto•
GENESI
by•si magnae,etcatera- .sorg•nti del grande
ctae coeli apertae sunt. abisso, e si aprirono k
caterall.e del cielo.
u. Et /acta est plu, 12. E piovve sopra la
via super terram 9ua• terra per quaranta gior•
draginta diebus,etqua- ni • e quara nla nolti,
draginta noctibus,
13. In articulo diei 15. In quello stesso
illius ingressus estNoe, di •nlrò Noè, e Sem, e
,et Sem , et Cham , et Cham, e Japhelh suoi fi-
Japheth,filii ejus, uxor gliuoli , I.a moglie di
illius, et tres uxores fi· lui, e le mogli de' suoi
iiorum ejus cum eis in figliuoli con essi nella
arcam. arca.
14. Ipsi, et omne a• 14. Eglino , e tutti
nimal secundum genus gli animali secondo la
suum, universa9ue ju• loro specie, e lutti i
,j,èn,ta in genere suo , giumenti secondo i loro
t1t omne , quod mov8tur generi , e tulto quello
,1uper terram in gene- che sopra lerr a si muo-
re suo , cunctumque ve secondo la sua spe.
volatile secumdum ge- cie, e Lutti i volatili se•
nus suum , universae condo la loro specie, e
~ia, e al.la Poce uni"e,sale del ..genere umano. n;dna,io uni•
•enale aduoque,nulla ha di contrario alla regione: ma egli è uu
vero miracolo auperiore alJa ragione in molte 1ue circoltanze:i
•cli Ca .opera di ,Dio., ii 4-uale volle coa uoivenale gutigo punire
la ooivcruLt.corruzioae degli uomini, e laaciare a' aecoli poste~
,iori .ua 1er-1"ibiJe imm,agioe della,everiaà di •n• giu,tizia affine
di ritirarli dall'empietà. Vegaa,i ae-1 giornale Eedetiastico all'
anno •76:11 me1.e di novembre, e dicembre, la tpiegazione fisico-
teologica del diluvio, e de' auoi effetti, opera deW abate Le
Br.1,1,a, degna di euer leua, perocehè sahando, anzi ponendo per
fi:mdameoto, le due cagioni del diluvio toccate da M«ti1è, espone
e.oQ molta ,emplic1tà e chiarezza 4uesto grande aneoimento con
&utto quello che ne 1eguì.
v.,.. 13. ln quello ste110 cl}. Ovvero, come alui traducono,
nel principio di qual giorno, vale a dire del diciaase,te,imo del
Q:acr" secondo.
CA P O VII. u5
aves , omnesque volu· lulli gli uccelli , "
cre.r, lulto quello che porla
ali.
1b. Ingressa sunt 16. Enlrarono da Noè
ad Noe in arcam bina nell' are.a a due a due
et bina ex omni carne, per ogni specie di ani.
in qua erat spiritus vi- mali, che respirano, ed
tae, hanno vita,
,6. Et quae ingres- 16. E quei, che v' en-
sa sunt, masculus , et trarono, entraron di
/uemina ex omni car- ogni specie maschio , e
ne introierunt , sicut femmina , conforme a•
praeceperat ei Deus : vea a lui ordinato il Si•
et inclusit eum Domi- gnore; e ve lo chiuse
nus de/oris. per di fuori il Signore.
17. Factumque est 17.E venne il diluvio
diluvium quadraginta per quaranta giorni so-
diebus super terram ; pra la terra, e le acque
et multiplicatae .runt a- facevan cresciula; e fe-
quae, et elevaverunt ar- cer salire l' arca mollo
cam in sublimt1 a terra. in allo da terra,
18. YehemiJnkr · e• · ·r8. Irnperocchè la i•
nim inundaverunt : er nondnioné delle llcque
omnia repleverunt in fu grande : ed elle co•
superficie terrae: porro privano ogni cosa sulla
arca fertJbatur super superficie della Lerra :
aquas, ma l'arco galleggiava
sopra le acque.
19. Et aquae prae- 19. E I~ acque in•
valuerunt nimis super grossarono formisura
Vers. 16. E ve lo chi1tte per di fuori il Signore. ti Signore a '
forst pe:r niiuistero d'un Aogelo, fece inverniciar per di fuoro
col bitume tuUo all•iotorno la porta delP arca. Siccome io tutl.-
queslo gran fatto spira per ogoi parte l'ira di Dio coutro gli em ..
pii, così 5picca del pari la carit8 1 e la bontà di Dio verso Jel giui
sto, e verso la sua famiglia, e veno &li aniauali stessi comntt:35
aUa cura di Noè, ,
116 GENESI
terram; opertique sunt sopra la terra : e rimn•
·omnes montes excelsi ser coperti tutti i mon-
.sub universo coelo. ti sollo il cielo lullo
quanto,
Ao, Quindecim tubi- 20. Quindici cubili
lis altior fuit aqua su• si alzò l'acqua sopra i I
per montes, 9uos ope· monti , che avea rico, ~
ruerat, per li.
1u, ( 1) Cons11mpta- 21. E ogni carne, che
que est omni.s caro , ha molo •opra la terra,
9uae movebatur super restò consunta, gli uc•
lerram , volucrum, ani- celli, gli animali, le fie-
mantium , bestiarum, re, e lnlli i rettili, che
omnium9ue reptilium , strisciano sulla terra 1
quai: reptant super ter- l11lli gli uomini.
ram,: universi homi-
nes,
H. Et euncta, in IJ1'Ì• 112, E tulto quello
bus spiraculum vitae che respira, eà ba vita
est in terra , mortua sopra la lerra, peri.
sunt.
25, Et delevit om- 25.E fu perdulo ogni
nem substantiam, quae corpo vivente , che era
erat s11per terram , ab sopra la terra , dall' uo-
homine usq"e ad pe• mo fino alle bestie, tan-
cus, tam 'reptile , quam to i rettili, che gli uc-
volucres coeli., et deleta celli dell' aria, lullo fu
sunt de tt1rra : reman• sterminalo dalla terra :
.sit autem solus Noe, e rimase solo Noè , e
et qui cum eo eranl in quei che eran con lui,
Drca. nell'arca,

(1) Sap. 10, 4. Eccl.59. 2c8, 1. Petr. 3. 20.

,Ven. 20. Qitindfcì cubilf si alzò l'acqua 1opra i monti. Co1l


ne uuo sigante1 ueuuo aoimale poLt: 1alvani. sopn ili.mo monte.
C A PO VII
24.Obtinueruntque 114. E le àcque signo•
aquae terram centum reggiarono la terra per
quinquaginta diebus. cento cinquanta giorni.

CAPO VIII.
Scemate a poco a poco le acque del diluvio, do•
po aver messo fuori il corvo, e la colomba,Noè
esce fuori con lutti quelli eh' eran nell' arca:
e alzato tlll altare , afferisce a Dio olocausti.
;,, rendimento di grazie: onde placato Dio,
promette , che no11 sarà mai più il diluviò.

1. Recordatus au•
tem Deus Noe, cuncto•
1, Ma il Signore
ricondandosi di Noè , e
rumque animantium , di lulti gli animali, e
et omnium ju,nenlo• di lulli i giumenti eh,!
rum , quae erant cum erano con esso nell' ar-
eo in arca,adduxit spi• ca, mandò il vento so•
ritum super terram , et pra la terra , e le acque
iìnmin,,.tatJ .sallt.a1uae, diminuirofll).
11. Et clausi suntfon- 11. E furon chiusi!" le
tes abyssi et ,:atara• sorgenti · del gra,nde.
ctae coeli : et prohibi· abisso , e le ca Lara lle.

Vers. 2.4. Pdr cento cinquanta giorni. Io questi ceoto cin-


quanta giorni ai computano aucbe i quaranta giorni della piog-
gia. Yedi Perer.
Vers, ,. Mandò il vento sopra la ierra, Que~to vento ga-
gliardo noo Lanto per tua propria efficacia , quaot.o per divina
virtù doveaparte consumare )e a,:que, e alzarle in vapori, parte
respingerle ne' grao aeni ond' erano stette tratte.
~$,
* Le acque diminuirono, Calarono,
Vers. 2.E furono vietate le pioggie dal cielo. Dio trattenoe
ogni pioggia per sette mesi, e piu, cioè da'diciaueue del settimo
mese, in cui le acque cominciarono a scemare 1 fino a'veotisettc
del m~se secoodo del segucole anno, Vet'I, 14.
* Yielat~ le pio9gie 1 Traueoutc,
uS GENESI
tae sunt plr1viae de coe• del cielo; e furono· vie•
lo, tate le pioggie dal cielo•
. 5. Reversaeque sunt ,5, E le acque andan•
aquae de terra euntes , do, e venendo si parti-
et redeuntes : et. coepe- vano dalla terra: e prin-
runt mimti post cen- cipiarono a scemare do-
tum quinquaginta dies. po cento cinquanta
giorni.
4- Reqllievitque arca 4, El' arca si posò il
mense septimo , vigesi- settimo mese a' venli-
mo septimo die mensis selte del mese sopra
.supBr ,montes .Jrme- monti d' Armenia,
niae.
5, .Ll.t vero aguae Ì· 6. E le acque andava•
4ant , et decrescebant no scemando sino al de-
nsque ad decimum men- cimo mese: peroccbè il
sem: decimo e11im men• decimo m•se, il primo
.se , prima die mensis , giorno del mese, si sco-
apparuerunt cacumina prirono le velle dei
montium. monti.
6. Cumque transis- 6. E passati quaranta
sent quadraginta dies, giorni, No~, aperls la fi.
aperiensNoefenestram nesl ra , r.he ave a falla
arcae , qu,im fecerat, ali' arca, mandò fuori il
dimisit corr'l/.m: corvo:

~ V-e,t:4, Sopra i monti ,l' Armenia.L'Ebreo lfgge: ,opra le


montagn• di Arcrat: Il Caldeo: sopra i monti Cord", chiama-
ti Gordt.ci, da &Itri •c:rittofi. S. ·Girolamo strive, che il monte
Ararat è una parte del tnonle Tauro. Che J' arca si posasse sui
monti deH'Atmenia, vien riferito anche da vari i acritiori profani
ci1ati d.t Giuseppe e da Eusebio, e 1o stesso fatto è confermatò
dalla tradizione di quel paese, cooaervata fino al dì d'oggi, in tor•
JIO aHa 1uale Yedi •· 8asiJio di Seleuda, orat. 1v, de arca.
' * A,• ventisette del me1e. Ebr. ai' diciassette.
: Vers .5, Il decimo mue. Non·dal cominciamento del diluvio,
ma dal prir.icipio elel 1eceotesiruo anno deJla venuta di Noè, co•
me •pparj1ce dal vera. 13. e 14., e dal capo preocdeale' veti.·, 1.
CA PO VIII.
"1· Qui egrediebatur, 7. Il quale usci , e·
et non re,•ertebatur , non tornò fino e tanto
donec siccarentur a• che le acque fosser sec.
q·uae super terram. cale sulla lerra.
8. Emisit quoque co• 8. Mandò ancora do-
lumbam post eum , ut po di lui la colomba ,
videret si jam cessas· per vedere se fossero fi.
sent aquae super fa· nite le acque sopra la
ciem terrae. faccia della Lerra.
· 9. Quae c'um non in• 9. La quale non· a•
venisset, ubi requie• vendo trovalo , ove fer•
sceret pes ejus , rever• mare il suo piede, tor-
sa est ad eum in ar- nò a lui nel!' arca: pe•
cam: aquae enim erant rocchè per tutta la ter-
super univèrbam ter- ra eran le acque ; ed e-
ram : extenditque ma- gli sie ;e la mano, e pre•
num , et aperehensam sala la mise dentro l' ar-
intulit in arcam. ca.
10, Exspectatis au• 10. E avendo aspel-
tem ultra septem die• lato selte altri giorni ,
hus aliis, rursum di- mandò di nuovo la co•

, Vera, 7. Il qz,ale 1uci e non tornO.Nelr Ebreo manca J1 piir-


ticella negativa; ma i LXX, , il Siro, e tutti i padri hanno )a le•
zioae della volgata ; e l'Ebreo CllD varii dotti ioterpreti si puù
beo conciliare col Latino: inaperoccbè queste parole il corvo"'"
sci andando e tornando vo1100 significare, cbe il corvo veggeo-
de' c.adaveri sopra i monti, amando di farne p111to, uoo tornava
a Mosè dentro l'arca; ma percbè a cagione deJ gran fango non
potea oemmen posare sopra la terra , andava a ri.po1ar1i sul tetto
dell'arca,
Fino a tanto che l'4cque fo11ero 1eccate, Qae,ta maniera di
parlare uon significa, cbe iJ cono tora111e -poi, quando Je acque
furono teccat&, ma ioJameote, cbe per tutto quel tempo prima
dell'asciugamento delle acca~, egli mai. non tornò dentro l,arca;
onde Noè 01>0 poter per tal mezt.o sapere, in quale stato foHe la
terra; e di fatto non vi toroù egli mai più, nemmeno dopo. E' da
notarsi questa espreuiooe, cbe &rovui anche io altri luoghi delle
Scrit1.nre,r,a, •·•rs.
lltatth, I, rtlt, P,.109, 2, <C,
120 GENESI
misit columbam ex ar• lomba fuori dell'arca.
ca.
11. At illa 11enit ad 11, Ma ella lornò a
eum ad vesperam, por• lui alla sera , portandol
tans ramum olivae vi- in bocca un ramo di U•
rentibus /oliis in ore livo con verdi foglie. In-
suo.lntellexit ergo Noe, tese aduuque Noè, CO•
quod cessassent aquae me le acque erano ces•
super terram. sale sopra la lerra.
u. Exspectavitque 1 11. E as peltò nondi-
nihilominus septem a• meno sette altri giorni,
lios dies : et emisit co- e rimandò la colomba,
lumbam , quae non est la quale più non tornò
rev~rsa vltra ad eum, a lui.
15. Igitur sexcente• 13. L'anno adunque
simo primo anno , pri- secentesimo primo di
mo mense , prima die Noè, il primo mese, il
mensis,imminutae sunt di primo del mese, le ac•
aquae super terram, et que lasciaron la terra:
aperiens Noe tectum e Noè avendo scoper-·
arcae aspexit viditque chiato il Lello dell'arca

Vers. 11. Tornò a lui alla sera, ec, Ella, dice il Gri,ostomo,
pass ù 11 giorno a mangiare; la se1a poi, fuggendo il freddo not•
turno, 1e ne lornù a troYare sua compa,;nia.11 ramo1ce1lo d'olivo
che ella portna, potè benissimo ,erhare la sua verdura anche
on iuteroo aono sotto deJl'acque, affermando Plinio ('hf': il lauro
e l'olivo vivono e (rutti6cano anche nel mar Rouo:redi anche
Teophrast. M1t, plant. lib. 4. 8, Il ritorno adunque della co-
lomba, e ml)lto più il ramoscello d'olivo fece intendere, che non
solo i mon,i più ahi 1 ma anche Je collioe, dq,ve beD riesce l'
Olivo, ·erano asciutte.
"·Veu. 13. Mirò .e vide c1ie la superficie della tura ec. Uoa
tal viata quanto dovea consolare Noè. e q~al impeto do"ea ne•
gfiaré i a lui .di uscire fuori dell'arca! ma egli si sta in pazienza
•tptttando P ordine di Dio: qual virtù e qual fedt>! La terra era
seoz"acque; ma v'erenò ancora la belletta e il faogo che non per·
mette vano di camminar~,.
* Le ac1u• scemarono ·,ulla terra.. Laadarono la terra.
e A p·o VIII. 12l

9uod exsiccata esset mirò, e vide, che la su-


superficies terrae. perficie della terra era
asciutta.
1/1, Mense secundo , 14. Il secondo mese ,
I septimo et vigesimo a'venlisetle del mese,
diemensis,are/acta est la terra rirnase arida.

t terra.
15. Locutus est a,,- 15. E Dio parlò a
tem Deus ad Noe, di- Noè, dicendo:
cens:
16. Egredere de ar- 16. Esci dall'arca tu,
ca, tu, et uxor tua, jilii e la tua moglie, i tuoi
tui, et uxores filiorum figliuoli e le mogli de'
tuorum tecum. tuoi figliuoli con le.
17. Cuncta animati• 17. Conduci leco foo.
tia , 9uae sunt apud te ri lulli gli animali, ch"
ex om.nì carne, tam ìn sono insieme con le, di
,1olatilibus, 9uam in be- ogni genere, tanto vo.
stiis, et unwersis re- latili, che bestie, e ret-
ptilibus , 9uae reptant tili, che strisciano sulla
super terram : educ te- terra , e scendete sulla
cum, et ingredimìni su• terra : Crescete e mol-
per tt,rram: ( 1) Cresci•, liplìca(e.
te, etmultiplicaminisu-
peream.
1_8. Egressus est er- 18.E usci Noè, e con
go Noe, eijilii ejus, u- esso i figliuoli di lui, e
xor illius, et uxores fi· la sua moglie, e le mo-
liorum ejus cum eo. gli, de' suoi figliuoli.
19. Sed et omnia a• 19. E lutti ancora gli
nimantia, jumenta, et animali, e le bestie e i
reptilia , 9uae reptant rettili , che striscia no
super terram, secun• sulla terra, secondo la
dum genus suum , e- loro specie , usc1rouo
gressa sunt de arca. dell'arca.
r\) Sap, t. ?.?. ?.R lnfrn. 9
Pent. Voi. l. 6
122 GENESI
20. Aedificavit autem 20. E Noè edificò un
Noe altare Domino: et altare al Signore : e
tollens de cunctis pe· prendendo di tulle le
èoribus , et volucribus bestie, e uccelli mondi,
mundis,obtulit lwlocau- gli offerì in olocausto
sta super altare. sopra l'allare.
21. Odoratasque est 21. E Il Signore gra-
Dominus odorem sua• dì il soave odore, e dis-
vitatis, et ait: Nequa• se: Io non maledirò mai
quam ultra maledicam più la terra per le colpe
terrae propter homines: degli uomini: perocchè
( 1) sensus enim, et co- la mente , e i pensieri
gitatio humani cordis degli uomini sono incli-
in malum prona sunt nati al male fin dal!' a-
a!Jc adolescentia sua : dolescenza: io adunque
non igitur ultra percu• non manderò più Jlagel•
tiam omnem animam lo sopra tutti i viventi,
viventem, sicut.feci. come ho fatto .
.•.. 22. Cunctis dieb'4 2 2. Per tutti i giorni
lerrq,e sementis etmes1- della terra non manche-
sis, frigus et aestus, rà giammai la semenza
aestas et hiems, nox e la messe, il freddo e il
etdies non requiescent. calore , l'estate e il ver-
no, la nolte e il giorno.

(•) Sap. 6. 5. Matth. ,5. 19.

Vera. u. ll .fignore graill il soave o<lore. S. Gio. Grisosto~


mo: La virlÙ delgùuto cambiò in dolce fragranza ilfwno, e
il sito dalle, arse v1'ttimc,
J-0 non lnale,Iirò mai pilÌ. la terra ec. Dio f>romette ili non
~ire mai più con simil ~astigo universale l'umana mali1,ia, e
the avrà comp,t1ssinne delV infermita degli uomini, e di:"lla l)l'O-
pensio~e loro al male; propensione nata con essi per dift>tto del-
la. ~t:r. natura." Vedesi qui notata la colpa originale e la con-
cnpi-4eeJlh che Bf\scouo coll' uomo, e sono il principio di tutti
i peccati.
Vers. 22, Non mancherà ghtmmai la umenz.a, cc. Le vlcii;-
1itudL11i delle fatiche di aeminare e racco,glieret le vidssitu1liui
CAPO IX.
Dio benedice Noè, e i figli; e assegna loro per
cibo trttti gli animali insieme co' pesci, proi-
bendo perii il sangue, Il patto tra Dio e gli
uomini del non mandar più le ac9ue del dilu-
vio è confermato col[ iride, Cham , eh' avea
schemito Noè nella sua ebbrezza, è maledet-
to nel fip,lio Chanaan; Sem, e Iapheth son
benedetti,

J, BenedixitqueDeus
Noe, etfiliis ejus, Et
i. E Dio benedisse
Noè , e i suoi figliuoli,;
dixit ad eos: ( 1 ) Cre- E disse loro: Cresçtte;
scite et multiplicamini, e moll iplicate , e riem•
et replete terram, pile la terra.
2. Et terror vester, 2. E temano , e lr<'•
ac tremorsitsupe,· cun• n1ino dinanzi a ,,oi lul-
--eta animalia terrae, et li gli animali rlella ter-
super omnes volucres ra , e lulli gli ucce~i

(1) Supra ,. >0. ,S. 8. 17.

dell'anno, l'f:Hnte e il verno. finalmente le vicissit11dini d(''tem-


porali, il frc<ld.o e il caldo, l'alternativa delle notti e de' giorni,
}ll'<•ruette Dio, che saranno <ostanti sino ulla f.ne del moudo.
*
Vers. J. Cren;ete e moltiplù·ate ec. Pu() equivalere aJ fu-
turo: crescerete e moltj1,licheretc e riempirete 1a terra . C.osì
Cap. I. v. 2R
Vers. 2. E temano e tremino dinanzi a voi ec. Effetto di que-
sta legge posta da Dio si è, che le bestie piì1 forti e robuste <lel-
l'uomo lo rispeuino, nè ardiscano mai di offenderlo, 6e non forse ~
·offese da lui, o strette dalla fame. PJinio racconta 1 che Fdefaute
s' impaurisce al solo vedere le pedate di un uomo ; e che le tigri
appena veduto un c.-cciatore trasportano altro,·e i teneri foro par-
ti , come se un istinto interiore avvertisse le he1>tie, che l' nonio
è il lorò antico signore. Così Dio ba ,·o]uto conservare all'uomo
una porzione di quest'assoluto dominio, che egli o.1vu conceduto
a Adamo innocente.
GEN ESI
toeli cum universis , dell' aria , e quanto si
9uae moventur super muove sopra la terra :
terram: omnesque- pi- tutti i pesci del mare
sces maris manui ve• sono soggett ati al vo-
s trae traditi sunt. stro potere.
5. Et omne 9uod mo- 5. E tutto quello che
vetur, et vivit, ( 1) erit ha moto e vita, sarà vo•
vobis in cibum: quasi stro cibo: tutte queste
olera virentia tradidi cose io do a voi , come
vobis omnia; i verdi legumi ;
4. ( 2) Excepto, quod 4, Eccetto che voi
carnem cum sanguine non manger ete carne
non comedetis. col sangue.

(•) Lev. 17. 14,

Vers. 3. Tutto qrullo che ha moto e vita .t~rit 1101tro cibo .


Teo-
Dio permette l'uso delle carni degli ani:mali. Il Grisostomo,
.Jloreto, e molti interpreti moderni credono, che avanti il diluvio gli
~ll fosse proibito assolutame nte l'uso delle carni; ma che
uo:ìbini piìt religiosi, come i discendenti di Seth, se ne astenesse-
cttp. r. vers. ~!)-) avea assegnato per cibo alP~o-
ro, perchè Dio (
...,,o non le carni, ma i legumi.. Pedi detto luogo. Questa permu-
animali,
sione di Dio secondo s. Girolamo, restringesi a quegli
di ani:
chè sono mondi, imperocchè eili crede, che 1a distinzione
mali mondi e immondi ( la quale abbiamo detto di sopra eueru
l' uso
· · osservata riguardo a' sacrifiiii) avesse t,ià luogo anche per
de'cibi.
* Yerdi erbaggi. Legumi,
Vers. 4, Non mangerete carrili col 1nngut. In \rirtì1 ùi questa
.Jegge, ri~novata poi nel Levitico vu. 2& xvu. ·11, 14. fu proih_itoo
di ·mangiarè il san.gut o rappreso nelle membra degli animali
d' in-
da essi separato. La ragione di tal ptoihizion e si è, primo,
to del
. fonder negli uomini maggior avversione dallo spargimen
sangue umano, fJers. 5.: secondo, perchè Dio volle, che il sangue,
Sacrifì-
~be è quasi la vita dell'anima le, a lui solo fosse offerto in
,:io in cambio della vita dell' uom peccatore. 'Yedi Levit. xvu.
11.
di
Questa legge fu rinnovata di µoi dagli Apostoli nel concilio
fu osservata in molte Chiese anche
'\&erusale mme (Atti xv. 2q.) e
se
"lt-'J)C"r mòlti secoli. Ma siccoine non per altro era stata introdotta,
non il fine di fadlitare a;Ii Ebrei tenacissimi delle 1or costuman-
nella Chiesa di Gesù. Cristo ; quindi è che fino
.ze l'ingresso
più
do' temri di S, Agostino cominciU questa legge a non essere
CAPO IX. 126
·5, Sanguinem enim b. lmperocchè io fa.
animarum vestrarum rò vendetta del sangue
requiram de manu cun- vost.ro sopra qualsisia
ctarum bestiarum : et delle bestie: e farò ven-
de manu hominis, de detta della uccisione di
manu viri, etfratris e- un uomo sopra l' uomo
jus, requiram animam sopra l' uomo fratello
hominis. di lui.
6. ( 1) Quicumque e.f- 6. Chiunque spargerà
fuderit h11manum Jan• il sangue dell' uomo, il
guinem, fundetur san• sangue di lui sarà spar•
guis illius: ad imagi• so : perocchè l' uomo è
nem quippe Deifactus faltoad immagin di Dio.
est homo.
7.(2)'/Tosautemcre- 7. Ma voi crescete, e.-
scite, et multiplicami,, moltiplicale, e dilatate-
(•) Matth. 26. 52. Apoc. 13, ,o.
(2) Supra 1. 28, 8. 17.

osservata io molti luoghi, e a poco a poco cessò interamente, at-


tenendosi i Cristiani a quella parola di GesÌ.l Cristo: Non quel-
lo che entr4 pw l4 J,9cca imbratta l' UQmo • Ved.i Au~us?.
lib. xxxn. cor,t. Faust. cap.. 13. ....
Ver,. 5. lo farò vendetta del sangue POstro sopra 9uaùi1ia
delle bestie. Dimostra, che la. ragione della precedente proibizio..
ne si è di allontanare quel più gli uomini dallo spargere il san-
gue umano. fo punirò le bestie istesse che avranno commesso un
simil delitto, affinchè l'uomo apprenda , quanto debba rispettare
il sangue delPaltro uomo. J7edi Exod. xxi. 28,
FarQ vendetta ... sopra l'uomo, sopra l'uomo fratello di lui.
Questa repetizione aggrava il delitto dell' omiciJio, rappresen-
tandone l'iniquità: farò vendetta sopra dell'uomo della uccision~ ~
fatta da lui di un uomo, di un uomo che è suo prossimo e suo
fratello.
Vers. 6. Chiunque spargerà il sangue dell'uomo, il sangue
di lui sarà sparso. Vale a dire, è giusto che sia messo a morte
chiunque ad un uomo avrlt. data la morte. Alcuni. vogliono qui
atabilita la legge, che dicesi del taglione, in virtù della qua.lg_,
Jlermetteva11i di vendicare il sangue col sangue, ]a morte colla
morte: il qual diritto dopo la fondazione delJa i;ocietà passò ia.-
teramente ne' rettori e mas:istrati delle medesime società,
u6 GENESI
ni ; et ingredimini su- vi sopra la terra, e riem-
per terram, et implete pilela.
eam.
8. Haecquoque dixit 8.J}isse ancora Dio a
Deus ad Noe, et ad fi· Noè , e a' suoi figliuoli
lio,s ejus cum eo: con lui:
9. Ecce ego statuam 9. Ecco che io ferme-
pactum meum Pobis- rò il mio patto con voi,
cum; et cum semine ve• e con la discendenza
stro post pos: vostra dopo di voi :
10. Et ad omnem a• 10. E con· lutti gli a-
nimam viventem, quae nimali viventi, che so-
utPobiscum tam in vo- no con voi tanto vola•
/uiribus, quam in ju• tili , come giumen•
mentis , et pecudibus ti, e bestie de!la lfrra
terrae cunctis, quae e• con tulli quelli che so-
gressa sunt de arca, no usciti dall'arca , e

• et unipersis bestiis ter- con tutte le bestie del-


me.
" ù. (1) Statuam pa•
la terra.
11. Fermerò il mio
ç.tum meum Pobiscum, patlo con voi, e non
li nequaquam ultra in• saranno mai più uccisi
terficietur omnis caro colle acque del diluvio
"aquìs diluPii, neque erit tutti gli animali, nè di-
''ti,einceps dihwium dis- luvio verrà in appresso
$fpans terram. a disertare la terra.
" 12. Dixitque Deus: 'ìc-. 12. E disae Dio: Ec-
Hoc signu,n, f oederis , co il segno del pallo,
(•) I,. 54, 9,

Veri. 10. E con tutti gli animali viventi, chd sono con voi ec.
Con queste parole D10 s'impegna a conservare sopra la terra tut-
Ji!,le-~e degli animali, a provvederle di cibo, e di nutrimen-
_.e._a, pel'pe&uarne la fecondlt8.. Cosi Gesù Crisllo ci assicura nel
sìÌ.~ V&dg-eL,, che neppur uno de' più piccoli volatili è dimeuti-
(':at<, da Dio.
Vers. 11. * U"cisi, Fatti morire.
CAPO IX. 12,7

quod do inter me, et eh' io fo lra voi , e me ,


vos, et ad omnem ani- e con tulli gli animali
mam viventem , quae viventi , che sono con
est vobiscum in gene- voi per generazioni e-
rationes sempiternas. terne.
15, .Arcum meumpo- 15. Porrò il mio arco-
nam in nubibus, et erit baleno nelle nuvole , e
signum foederis inter sarà il segno del patto
me, et inter terram. tra me , e la terra.
14.(1)C1tmqueobdu- 14, E quando io a-
xero 111tbib1ts coelum , vrò coperto il cielo di
apparebit arcus meus nuvole, comparirà il mio
in n1tbibus: arco nelle nuvole :
16. Et recordabor 1 ~- E mi ricorderò
foederis rnei vobisc1tm, del patto , che ho con
(1) Ecci. 43, n.,

Vcrs. 13. Porrò il mlo arcobaleno nelle nuvole. La maniera --~


di parlare di Dio, e quello che egli vuol che significhi in app!es,..
ao agli uomini l'arcobaleno, sembra, dimostri assai chiar~, c~e
questo non erasi veduto giammai prima del diluvio: benchè n.on
sia da dubitare., <:be per tutt9 quel tempo non mancaron le pi. .
,;e : imperocchè, l a a ~ lo Qltrç rifieH.ioni da pari.et nissu11 ,po-
trà comprendere, come le D.uvole, o sia: i v8p0rt esalatf coniinua-
mente dalle acque della terra, e accresciuti in· inlìnit<J per lò,
spapo di due mila anni $i potessero sostenere nell'atmosfera~;-'.
za mai sciogliersi in pioggia. L'iride aJum1ue mancò prima del'
tliluvio, non pcrchè mancassero le pioggie l ma pcrchè le ru.·que
superiori, delle quali abbiamo parlato al cap. vn. 11., impediva-
no, che potesse aver luogo questo fenomeno. Tolte queste-acque
:superiori, le quali si versarono sopra la terra, e nou ritOrnarono
più alP antica loro seùe, potè allora vedersi l'iride, ed essere un
:segno nuovo e infallibile., che il diluvio non 6are1>1,~ mai più.
P'edi la 1piegazione, di cui 1opra, vu. 11. \ •
t: sarà il segno del patto tr·ti ,ne e la ten·a. Il C:lldeo porta:
del patto tra il ,nio P-erbo, e la terra; accenmmJo, come il Fi-
t,liuolo di Dio è staio il mediatore di tutte le alleanz;e tra Dio e
gli. uomini; pcrchè tutte hanno :ivuto per oggetto e fine la gran"".
dc e divina alleanza I che egli dovca contrarre con noi nella i\'•
im·.trnazione.
* Pu,·rò. L'chr. e i LXX. io pons:Q: fo metLn.
GENESI
et cum omni anima vi- voi, e con ogni anima
v,mte, quae carnem ve- vivente, che informa
getai: et non erunt ul- carne: e non verran più
tra aquae dilavii ad le acque del diluvio a
delendum universam sterminare tutti i vi-
carnem. venti.
16. Eritque arcus in 16. E l'arcobaleno
11ubibus, et videbo il- sarà nelle nuvole,e ioin
lum, et recordabor foe- veggendolo mi ricorde-
deris sempiterni, quod rò del patto sempiterno
~ pàctum est interDeum, fermato lra Dio , e tut-
et omnem animam vi- te le anime viventi di
ventem universàe car• ogni carne, che è sopra
~is, quae est super ter- la terra.
ram.
i7. Dixitque Deus 17. E disse Dio a Noè:
ad Noe: Hoc erit si- Questo .\ il segno del
gnum foederis, quod patto, che io ho ferll)&•
,,constitui inter me, et to tra me, e tutti gli a-
;w,z.nem carnem super nimali, cbe sono in ter-
ìerram. ra •
.., 18. Erant ergo filii 18. Erano adunque i
Noe, qui egressi sunt tre :figliuoli di Noè, che
de arca, Sem, Cham et uscirono dall'arca, Sem,
J apheth: porro Cham i- Cham , e Japheth: e
pse est pater Chanaan. Cham è il padre di Cha-
;,Vaan.
19- Tres isti ,Jilii 19. Questi sono i tre

Vers. ,6. Io in vtggendolo mìrlcorderòdel patto sempittr-


no ec, Egij 'è anche giusto per conseguenza, che gli uomini ,i ri-
cordino anch1essi, in veggendo l'iride, del terribile universale ca-
stigo, col quale Dio punì i peccati del mondo, e grWe rendano a
della misericordia usata con essi.

f !V.ez,. 1g. E da questi sì sparse il genere umano sopra tutta


terra. Noè adunque non ebbe altro, che tre figliuoli , e da
questi, dopo lo sterminio di tutti gli altri uomini nel diluvio 1 fu
ripopolata 1a terra. Canaan nacque dopo iJ dilu'°io.
CAPO Ix:. 129

sunt Noe: et ab hisdis- figliuoli di Noi,, e da


seminatum est omne questi si sparse lutto il
genus hominum super genere umano sopra
universam terram. tutta la terra.
20. Coepitque Noe 20. E Noè, che era
vir agricola exercere agricoltore, principiò
terram, et plantavit vi- a lavorare la terra , e
neam. piantare una vigna.
21. Bibensquevinum 21. E avendo bevuto
inebriatus est, et nu- del vino si inebriò, e si
datus in tabemaculo spogliò de' suoi panni
suo. nel suo padiglione.
22. Quod cum vidis- 22. E avendo veduto
set Cham,. pater Cha- Cbam padre di Chana-
naan, verenda scilicet an la nudità del padre
patris sui esse nuda- suo, andò a dirlo a'due
ta, nuntiavit duobus suoi fratelli.
fratribus suisforas.
23. At vero Sem, et 25. Ma Sem, e Ja~
Japheth pallium impo- pheth, messosi un madl
sue~unt humeris suis, Lello sopra le loro spa4:
et zncedentes retror- le , e camminando al-
sum operuerunt veren- ]' indietro coprirono la .
da patris sui.faciesque nuditàdelpadre,t'ènen: '_-
eorum aversae erant, do le facce rivolteall'op•
et patris virilia non posta parle , e non vi-
viderunt. dero la sua nudità.
24. Evigilans autem 24. E svegliatosi Noè
Noe ex vino, cum di- clalla sua ebbrezza , a•

* Sopra tutta ta terra. Pet tutta 13 terra.


V'ers. 20. e 21. E piantare una vigna: e at•endo bevuto del
1.·ino ec. Fino a quell'ora gli uomini. si erano contentati di man-
giare l' uve prodotte naturalmente dalla ,rìte senza coltivarla 1 ·:C.
senza estrarne il liquorf". Noè fn j} primo a pensare aIP una t e
all' a1tra cosa; e non sapendo ancora 1a forza del vino cadde per
inesperienza nell' ebrietà, la quale da tntti i Padri é S('USata da
pecrnto, e fu fii:;ura di grandissimo mi;;tero ~ come diremo.
15o GENESI
dicuset , quatf fece- vendo inteso quel che
., rat ei ftlias suas mi• avea fatto a lui il suo fi.
nor, gliuolo minore,
25. Ait: Maledictus 26. Disse: Maledetto
Chanaan , se'fvus ser- Cbanaan , ei sarà servo
vorum erit, '/ratribus de' servi a' suoi fratelli.
sais. ·
26. Dixitque: Bene• 26. E disse: Benedet•
'llictus Domimzs Derzs lo il Signore Dio di
* Sem; silChanaan ser•
vus ejus.
Sem ; Cbanaan sia suo
servo.
27. Dilatet Deus Ja• 27. Dio amplifichi Ja.
V era. 24. Il suo figliuolo miuore. Cham: il quale venghiamo
ad intendere, cbe era il piu giovine ùe'tre figltuoli di Noè; e ciù
è senza paragone p.iù. naturale: che il dire, che debba intendersi
il nipote CLanaan, di cui l,1 ScTittura non ha parlato, se non in-
cidentemente di sopra al vers. 18.
Vers. 25. Maledetto CT!anaan. Noè non maledice il figliuolo
Cham 1 ma sì. il nipote Chanaau; pcrchè in primo luogo non voi-
.te gettare la sua maledizione sopra uu figliuolo, a cui Dio avea
'iiita la sua benedizione poco prima: in secondo luogo veni.va a,l
esser punito forse più sens~bilmeute il pad.re colla puuizi.one '1d
figliuolo: in terzo luogo ottimaménte Noè rivolge con profetico
epirito la sua maledizione contro di Chanaan, perchè i posteri di
lui, i Cbauanei, furono quelli, sopra ·de1quali per la loro 6mpietà
,enne a verificarsi visibilmente questa maledizione, allorchè fu-
:-' Tono .terminati, o ri,lotti in dura schiavitù da' discendenti di
Sent, o sia dagli Ebrei. Così la maledizione di No~ non è tanto
IUla malediiàope, quanto una pro~zia. .
Sen,o de'servi. Significa serv~: · mo, e della:,--pfo abietta conM
,lwone. '
. Vers. 26. Benedetto il Jf;nore Dio di Seni. Dall'altra parte
r(-oè veggendo col medesirno spirito i benefizi.i e le g:razie, ch<1
Dio avrebJ,e a larga mano ..tiJfuse sopra Sem, e sopra i suoi _po-
ateri, si_.lge con tenera gratitudine a beneùire e rinsraz1are
per e.se ffSignore. La massìma delle prerogative di Scm dov~a
estere il culto del vero· Dio conservalo da' suoi discendenti, e 1i
, che dov'r' nascer da questi.
· ,. 2.7. ,Pio cmplifichi Japlietlt., ec. Il Signore darà a Ja-
un• amplllaima. posterita; ma il Signore abiterà nelle ten-
de di Sem, e C~Jfftn aarà suo schiavo. Tale ~ il senso di ,1ucsto
-veno secondo il c.,i[eo; e questo senso è seguitato da Teodore-
to, dal Lirano, dall'Abulewe, e da alt.ci interpreti. Noè in que•to
CAPOlX. l~l

phetl,, et IItlbÌlet in la· phelh, <' abili uc"padi.


bernaculis Sem; sitque glioni di Sem , e Cha.•
<:hanaan servus ejus. uaan sia suo seno. •
zB. Yixit autem Noe zll. E visse Noè dopo
post dilzwium trecentis il diluvio, trecento ciu•
quinr;uagi11ta annis. quanta aDQi.
,·crseLto conclude la sua bencdiziùue l predicando a Japl1cLl1 una
numerosissima discenden:za (Ja1)heth è il padrç de'Gcutili ); luth
ritorna a Sem, e ripete l'altissimo privilegio di lui <l'avere Dm
abitante nelle sue tende, non solo per ragione del 'Culto di Dio
conservato ne' suoi posteri, ma mo1to pill per ragione di colui, f:,
nel t{Ua]e abitar dovea corporalmenle la DiYinitle, Colos. 11. 9.
per ragione del Messia, cioè del Verbo di Dio, iJ quale fatto car-
ne pose suo padig1ione ( così il Crisostomo Jo. 1. 1 ft.) e ahttu
tra' discendenti di Sem : dopo di eiò Noè ripete la su;:i, malc,lizio-
ne contro di Chanaan: t.;into era _µIi certo ddl' avveramento di.
sua predizione. Questa sposizione et· fa <i«Ì veùcr(' una chiara pH•-
fezia, dell'incarnazione di Cristo.
Noq debbo però tacere, che molti Padri riferiscono quelle pa-
role, e abiti ne'padigliuni di Sem, non a Dio, ma a Japhet11; e
intendono queste parole della vocazione de' Gentili, i quali c11-
treranno nelle tende di Sem , quando si uniranno alla Chie:ia di
Gesù Cristo 6gliuolo di Sem scco-µdo la carne. ~
* ~npl/jit_,.Ji;, Propaghi. _ •
Ve-r~ 28. Yisse-Noè ,lopo i.fw!ibwio trecento cinqua_1it4. an~1i.
Abramo essendo nato l'anno clBl;ento novantadue dopo 11 d1!uvJO,
ne seg1te pereiò, che q;li viue con Noè ciu1J_ll.ll1ttòltq-arinì: La
lunga vita de' primi padri nell'ordine della dhrina prov.idew..t fll;--.,
JJ mezzo di far passare ]a. Feligione e iJ culto· di Dio a tutti i ,lg,..{gr
ro posteti. JYoè ( <lice l'Apostolo) avvertito da Dio di cwe~ eh.e '·
ancora non si vedeano 1 con pio timore antlO- preparando l' a,:~
f;tl per sdfrare t~ sua famiglie,, per la quale ( arca) condannÌ)
il mondo~ e divehtò erede del/ti, giusti::.ia , eh~ vien ,~alla fede.
lfebr. x1. i· Per questa giustizia fu egli degno di essere una viva
figura del Giusto per Ct'.cdleuza , tlel v.cro Riparatoni e Salvat~
re del genere umano, che dalla stirpe ili lui don:a nascere, et!
essere con migliori titoli il consolatore, e la speranza da.I. ruond 0 .:
La incredulità dei;li.uomini, e il disprezzo, che questi ~ero de!-
Ja predicwiio-.'.te di Noè 1 che egli invitava a penitenza, dimostrano,
in qual maniera sarà ricevuto il l\Jessìa dal suo popolo; e lo slct .-
minio di quelli per mezzo delle 3(.'<p.tc del diJ1,1vio fresagis,·e la
piena dc'mali, e tlclJe orrende sciagure, onde Sarà repcntinainen....;
te oppresso iJ popolo Ebreo per aver rigettato il suo Cri..,to. Fe-
di JJJauh. UlY. 37. Noè, che 1·iunisce 1~dl'arca, e.salva sopr.i Ju
a<:11nc 1,t 4tta fami.slia) rappresenta ,hilulmc.utc il b.ih.tLore dcp;i
GENESI
29. Et impleti sunt 29. E tutta intera la
4 ·omnes dies ~jus no_n• sua vita fu di novecen•
gentorum qUZIUJUag_uz• to cinquanta anni, e si
ta annorum: et mor- mori.
tuus est. •
CAPO X.
Geneal.ogia de'figli dt Noè da' quali vennero le
diverle nazioni dopo il diluvio , e nacquero
tutti i mortali,

·1, (1) Hae sunt


·generationes filioruna
1. Questi s00-0 i di-
scendenti de'figliuoli di
Noe, ~ . Cham, etJa• Noè , di $em , di Cham,
pheth:nati1,uesuntejus e di Japheth: e questi i
filii post diluvium. :figliuoli nati ad essi do-
po il diluvio.
2. Pilii Japheth Go- 11, Figliuoli di Ja-
mer, et Magog, et Ma- ph~th sono Gomer , e
(•) 1. Par. ,. 5.

"
uomini, il quale riunisce colla sua Chiesa ( fuori di cuj non è sa-
lute) la sua famiglia per santificarla, mondandola con la la-
vanda d' acqua mediante la_.-E/lrola di vi~a_, Epbes, v. 26. l,a
atessa ebbrezza di Noè con ciò éfi. tie av\'enn~ci dipinge al vivo
11 estremo amore di Crw&4> verso la Clùesa; amore, che lo ridusse
a tpogliarsi di tutta la Tua gloria, e ad esr.orsi alle ignominie , e
agli scherni dei snoi nemici, e a soffrire il piu obbrobrioso sup-
plizio, nessun caso fac~ndo deUa confusione: sostenne la croce 1
dispret.sando la confusione. Ma due de'figliuoli di Noè rispetta-
no, ~d onorano la dignità del padre nella sua umilia1.)\)ne, e Ge-
tù Cristo .in virtù. delle stesse sue,emiliazioni Sat'à adorato qual
· .~1 pogqlo Gentile figurato in Japheth, e dall'ebreo fedele
ore di~t'm, e la malediz.ione , e l'ira starà sino al fi~e 60-
l empi é:ti,Cfln~enti di Cham, sopra i Giudei iucredul1, tra-
ditori, ed ucci,~el Cristo.
· Vers. :i. Figl/ilt,li di Japheth u. Pressn alcuni scrittori Cri-
I etiani lìÌ trova scritto, che Not!- per ordine di Dìo assl'guù a S-èin
CAPO X.
dai, et Javan, et Thu- Magog , e Madai, e Ja.
hal, et Mosoch, et Thi- van , e Thubal , e Mo- -a.
ras. socb , e Tbiras.
3. Porro filii Gomer, 5. E i figliuoli di Go-
A scenez, et Riphath, et mer, Asdnez , e Ri•
Thogorma. pbalh, e T4ogorma.
4,Filiiautem Javan, 4. E i figliuoli di Ja•
Elisa, et Tharsis, Cet- van , Elisa, e Tbarsis ,
thim, et Dodanim. e Cetthim, e Dpdanim.
l'Oriente, l' Afri('a a Cam, e tutta l'Europa coll' isole, e le parti
settentrionali de11' Asia a Japheth, e che di questo spartimento
ne Iasei0 Gcrittnra nelle mani di Sem. Questa divisione, della
quale brameremmo di avere documenti più certi , e più antichi,
può combinare con quella che è qui raccontata da :Mosè. Da'fi-
gliuoli di Japheth qui 11-ominati, ~oè Gorner, Magog, ec., dopo
la dispersione avvenuta a causa della edificazione di Bahel disce-
sero altrettante nazioni: ma i] determinare, quale da ciascheduno
di essi avesse l'origine, è cosa sommamente difficile, e sopra la
(JHale per lo più non possiamo avere, se non deboli congetture.
Gomer. Da Gomer molti credono derivati i Cimhri, o sia
Germani.
Magog. Questi è creduto padre degli Sciti, de'Geti, e l\Jas-
sageti.
Ma,la,: Per eentimentO' cemune, da lui ebbero nome e ori..
gine i Medi.
Javan. Da lui i Jonii, e forse tutti i Greci.
Thubal. Da lui gli Spagnuoli, detti in antico Iberi: così s. -
Girolnmo.
Mosoch. Da lui i Moscoviti, e secondo altri, i popoli di Cap-
padocia.
Thiras.·Per,comun parerefpadre de'Traci.
Vers. 3, Ascener.. Nell'Ebreo Ascenaz. Egli popolò l'Asia, ov-
..,·ero secondo altri una provincia della Frigia minore, chiamata
Ascenia,
Riphat. Da lui i popoli della Paflagonia, ovvero 'luelli del-
la Bitinia. \
Thogorma. Da lui molti pretendono ~sscr venuti i popoli
dc:-lJa Turcomania, e i Turchi nominati da Plinio.
Vers. q. Elisa. Da lui forse ehhe nome l'Elide nel Peloponneso.
Thnrsis. Da lui quelli. 1..li Tarso~ e gH allri. popoli <lella CilicJ/iif:
Cettltim. Non v' ha dubbio, che nelta Scrittura la t:rra 'l(
C.f'tthim è la Macedonia, la quale da questo figliuolo di Javan d'l~
w:tte aver nol).H' 1 onde fu ~nche detlil Maeetia.
Dvdanim. Da lui molti derivano i Dodonei 1 neU'Fpiro,
134 G E NE S I
b. Ab hìs divisae 5. Questi si divisero
,z, sunt insulae gentiwn le isole delle nazioni ,
in regionibus suis, u• è le diverse regioni ,
nusquisque sec1tnibtm ognuno secondo il pro•
linguam suam, et fa- prio linguaggio, e le
milias suas-in narioni• sue famiglie, e la sua
bus suis. nazione.
6.Filii autem Cham 6. E i figliuoli di
Chus, et Mesraim, et Clum sono Chus, e Me-
Phuth, et Chanaan, sraim, Phulh, e Cha•
naan.
7. Filii Clws Sabn, 7. I figliuoli ,li Chus
et Uevila, et Sabatha, Saba , ed Hcvila , e Sa·
et Regma, et Sabata• balba , e Regma , e Sa•
clia. Filii Regma Sa- balacha. 1 figliuoli di
ba, et Dadan. Regma Saba, e Dadan.

Vers. 5. le i'sole ,lt-lle nazioni. Col nome d' iJ<,le delle nazio-
ni s'intendon non solamente le vere isole, ma aucl1e i paesi sep,,..
tati dal continente della Palestina, a' quali vaesi sli Ebrei uou
potevano andare, se non per mare. Così le Spa~ue, le Gallie ,
" l'Italia, la Grecia, l'Asia minore presi.o sli Ebl'ci <licevansi isole
1..\elle nazioni.
Vers. 6. Chtts. Cham, come dicemmo, ebbe l'Africa per sua
: parte, e Nemrod, uno de'suoi òlscendenLi, usurpò molti paesi ap-
partenenti a' figliuoli di Sem, come vcllrcmo. I discendenti di
Chus popolarono una parte dcU'Arabia, che è pert·iò detta nelJc
Scritture la terra di Chus. Qu~,l.o nome però 6Ì da talora anche
all'Etiopia: onde conviene ricodbacere pill paesi di tal nome.
Mesraim. Da lui i popoli ,le1l'Egitt.o, il qu.,Je anclw iu og-
gi è detto Mesra dagli Arabi e da' Turcl1i.
, Ph1tlh. Da lui i Mauritani e quei della" Li»ia. NeHa Mauri-
tania ha"v.i il fiume Phuth. .
Canaan. Da lui i Cana11ci, il paese de' qua-li fu poi detto l.t
terra d'Israele, e dopo a ritornò dalla caLLività di Babilouia eh~
be il nome di Giudea.
·>,·_.;.'V-er,_. 7. ~af>4. "Da lui ( secondo s. Girolamo) i Sabei fomos'i
.'fpe' ffiro iDcens:i" nell'Arabia,
Bevila. Da lui, secondo alcuni, i Cavelei r.tmmcntati ~la
Plinio, abitauti ~elCArabia verso il holfo Pc, si4·0.
SJ1,batha. Da lui i Sabatcj 1 am.:.h' csi,i ndl' Arabia.
CAPO X.
8. Porro Chus gelluit 8. Chus poi generò
Nemrod: ipse coépit es• Nemrod: questi comin-
se potens in terra. ciò ad essere potente
sopra. la terra.
9. Et erat robustus 9. Ed egli era caccia-
venator.coram Domino; tore robusto dinanzi al
ob hoc exivit prover- Signore; d'onde nacque
bium: Quasi Nemrod il proverbio:ComeNem-
robustus venatorcoram rod cacciatore robusto
Domino. dinanzi al Signo're.
10. Fuit autem prill• 10. E il principio del
dpium regni ejus Ba• suo regno fu Babilonia,
bylon, et Arach, et A- e Ara eh, e Achad , e
chad, et Clialanne. Ìll Chalanne nella terra di
terra Sennaar. Sennaar.

Reg~na. Una c.ittà di Rcgama sul f;Olfo P~r&ico è ram111enla-


ta da Tolomeo.
Sabalach(J, Questi, secondo Bochart, passato dall' An.thn
nelJa Caramania, vi lasciò qualche memoria del suo nome.
Saba. Nella CaTamanfa è la città, e;J fiume Sahis.
Dadan. Da lui credesi che avesse oOme la città detta in oi:;-
;;i Daden, o di Aden, e iJ. paese ._ilcino detto Dadena sul lito del
mar Persico.
Vers. 8. Cominciò acl euere potente sopra la terra. Setondo
i LXX. egli era un gigante, vale a dire, che Ncmrod era famoso
sì per la mole e robustezza del corpo, sì ancora pet l'audacia e
la crudeltà. Jl nome di Nemrod può essergli stato dato per la
sua empietà. Nemr.od vale ribell~;,..
Vers. 9. Cacciatore robusto Jinan:i al Signore. Cal'ciatore
non di fiere, ma di uomini, i qnali egli riduceva in ischiavitì.1~
Quella giunta dinanzi al Signore significa , secondo la frase
ebrea, che veracemenle e singolarmente <p1csto nome si adat-
tava a Nemrod.
* Ca,.:ciatore robusto dinan%i al Signore. Vcdi l'osservazioue
al Cap. Vll. verso 1,
Ve1·s. 1o. Il principio del suo re.gno fit Babilonia. NemMd "'
rl.opo la dispersione di Babel si fermò nel pae$C , dove crasi
rniuciata la fabbrica della famosa torre 1 e fondò Babilonia, e 1c
"
tre t-iuli qui nominate nella terra ili Sennaar; che così d1iam,l-
,·asi il paese di Babilonia: cd è cio notalo aOiu di distinguere
q~1c:;ta lJaluloni.i tla quella di Egìtto I tlclla i11 o_;;:;l .i1 Cdiro.
'136 GENESI
11.De terra illa e- 11. Da quella terra
gressus est Assur, et usci Assur , ed edificò
aedificavit Niniven, et Ninive, e le piazze del-
plateas civitatis , et la città , e Chale,
Chale,
12. Resen quoque in- 12. Ed anche Resen
ter Niniven et Chale; tra Ninive e Chale :
haec estcivitasmagna. questa è una citlà
grande.
15. .At r,eroMesraim 15. Mesraim poi ge-
genuitLudim, et Lina• nerò Ludim , e Ana-
mim , et Laabim , et mim , e Laabim, e Ne-
Nephtuim, phtuim,
14. Et Phetrusim, et 14, E Phetrusim, e
Chasluim: de quibus e- Chasluim: da'quali ven•
gressi suntPhilisthiim, nero i Filistei, e i Ca-
etCaphtorim. phtorimi.

Vers. 11. Da quella t~rra ttsd Assur.'A.ssur figliuolo di Sem 1


costretto da Nemrod ad abbandonare il paese di Sennaar, che
1
era di sua ragione , rìtiroui nel paese, a cui diede il suo nome ,
onde l'Assiria, di cui la capitale è Ninive.
E le piane della città. L'Ebreo ha Rohoboth, e lo stesso i
l,XX, e lo stesso nome è ritenuto nella nostra Vols:ata, cap. sxnr,
37. ,. Pa.-a/;p. ,. 4s .
. Vers. 1 'l, Questa è una città grande, Parla certamente di Ni~
nave rammentata in primo luogo al principio del verao precedente.
Vers. J 3. Ludim. I suoi discendenti doveano abitare verso l' E-
gitto. Yedi Ez.ech. xxx. 5. ,_,..-
Anamim. Bochart~rede;-·éne egli desse''nome a' popoli che
abitavano vicino al celebre tempio di Giove Ammone.
Laabim. Da lui i Lihj dell'Africa, o quelli d'Egitto.
Nephtuùn. Da lui alcuni vogliono discesi i Numidi.
,Ven. 14. Phetrrt.fÌm, Da lui diconsi derivati quelli della Tehai~
de detta Patros nelle Scritture, e secondo alcuni gli ArahiPetrei.
Chasluim. I Parafrasti Caldei , l' Arabo, ed altri mettono ì
,5,uoi diacend~Ji nelP Egitto inferiore.
_; I Pi{jp,;J. Sbno notissimi per le guerre continue che ebbero
t',?n essi glL~hte.i, _perchè eglino aYean occupata una parte deHa
Cmanea. Yédì Sophon. u. 5.
I Caphtorùni. Credon.sì gli abitanti de1l' isola di Candia, i
. celebri C1etesi. ·
CAPO X.
15. Chanàan autem 15. Chanaan poi ge-
genuit Sidonem primo- nerò Sidone suo primo-
genitum suum, He- genito, d' onde gli He-
thaettm, tei,
16. Jebttsaeum, et 16. Gli Iehusei, e gli
Amorrhoeum, Gerge• Amorrei , i Gergesei,
saeum,
17. Hevaeum, et A- 17. Gli Hevei, e gli
racaeum, Sinaeum , Aracei , e i Sinei ,
18. Et A.radium, Sa- 18. E gli Aradei , i
maraeum , et Ama- Samarei, e gli Amatei:
thaeum : et post haec e da questi venne la se-
disseminati sunt popu- menza del popolo de'
li Chananaeorum. Cananei.
19. Factique sunt 19. E i confini di
termini Chanaan ve• Chanaan sono andando
nientibus a Sidone Ge- tu da Sidone a Gerara
raram usque Gazam, fino a Gaza , e fino che
donec ingrediaris So- tu giunga a Sodoma, a
domam,et Gomorrham, Gomorra , e Adamam ,
et Adamam, ttt Seboim e Seboim finQ a Lesa.
usque Lesa.
20.Hi suntfilii Cham 20. Questi sono i fi-
in cognationibus, et lin-
gliuoli di Cham distin-
guis,et generationibus, ti secondo la loro ori-
terrisque , et gentibus gine , e i linguaggi, e
suis. .)e generazioni, e i pae•
si , e le loro nazioni.
2i. De Sem qu.oqtte 21. E anche Sem, pa-
nati sunt,patre omnium dre di tutti i figliuoli di

Vers. 15., 16., 17. e 18. Sidone .mo primogenr'to. 11 quale ron-
dO Sidone famosa città della Fenicia, e fu padre di quel popolo.
Gli Ethei, gli lebruei cc. Abbiamo qui undici popoli disc~..
,i da undici figliuoli di Chanaan.
Vers. ':lt, Di 'l.ttt'r.i i_figliuoli di Heber. Fi~linoli di Ueber &on"
i vopoli abitanti di là da!PEufr.-te, crune diremo al vers. 214,
138 GENESI
filiorum Heber, Jratre Heber, fratello maggio.
Japheth majore. re di laphelh, ebbe fi.
gliuoli.
22. ( 1) Filii Sem, 22. Figliuoli di Sem,
Aelam, et Assur,et Ar- Elam , e Assur, e Ar-
phaxad , et Lud, et phaxad, e Lud, e .A·
Aram. · ram.
23. Filii Aram, Us, 23. I figliuo!j di A•
et Hul, et Gether, et ram,Us,ellul,e (ìelher,
Mes. e Mes. :
24. At vero Arpha- 24. Ma Arphaxad ge•
xad genuitSale,dequo nerò Sale, da cui ven•
ortus est Heber. ne Heber.

(1) ,. Par. 1. 17.

Fratello maggiore di laplteth. L'Ebreo può benissimo tra-


dursi fratello di lapheth il maggiore, o sia il primogenito. Co-
sì i LX.X., e comunemente gl'lnterpreti; e dall'altro lato sembra
Cuori di dubbio, che Iapheth fu il primogenito di Noè. Qui Mosè
principia a descrivere la discendenza di Sem , e in essa si esten-
de pfo che in quella degli altri fratelli, perchè da Sem venivano
gli Ebrei, pe' quali et;li scriveva.
Vers, 22. Elam. Da lui gli Elamiti vicini alla MeJ.ia, e de'qua~
li la capitale fu }-:limaide.
Assnr. Di lui vedi vers. 1 ,.
Arpliaxad. Il nome di cui dicesi che portassero una vol-
ta i Caldei.
Lwl. I suoi d.iscendenti ahltarono la Lldia nell'Asia minore,
.Aram. Il paese di Aram nelle Scritture comprende la Me-
i,opotamilt e la Siria: gli Aram~, o Arimei SQ~ rammentati da'piìt
antichi seriuori.· ··
Vers. 23. Us. Gli antichi credqno (o~dat4. da lui Damasco , e
~be egli desse .il nome al paese circonvicino, chiamato Us da.-
sii Ebrei.
Hul. I discendenti di lui sono collocati nell'Armenia.
Gether. S. Girolamo vuole, che questi sia padre degli Arnr-
~ , e de'r9:poli della Caria; quelli nell'Epiro, questi ucll'A~i<t
.·.. mmore . :·
~::... Mes. Ne'Paralipomcni lib. ,. cap. I. 17.egli è detto Mesecb.
· 'fJa lui crede,i dato il nome ai monte Masio nella Mesopotamia.
Vcrs. 24. Sale. Da lui j popoli della pro,,iucla cli Susa 1 dove
.. • era u~ città detta Sela sul fium,e Elro,
C,APO X.
25. NatiquesuntHe- 25. E ad Heber nac•
berfilii duo: nomen uni quero due figliuoli: U•
Plialeg, eo quod indie- no si chiamò Phaleg ,
bus ejus divisa sit ter- percbè a suo tempo fu
ra : et nomen Jratris divisa la terra: e il
ejus Jectan. fra le Ilo di lui ebbe no-
me Jectan.
215. Qui Jectan ge• 26. Questo Jectan
nuit Elmodad, et Sa· generò Elmodad, e Sa-
lepli, etAsarmotliJt1re, Ieph , e Asarmoth Jare,
27. Et Aduram, et 27. E Aduram , e U-
Uzal, et Decla, zal , e Decla ,
28. Et Ebal, et Abi- 28. Ed Ebal, e Ahi•
mael, Saba, mael, Saba,
29. Et Ophir, et lle- 29. E Opbir, ed He-
vila, et Jobab: omnes vifa, e Jobab : talli
isti filii Jectan. questi figliuoli di Je-
clan.
5o. Et/acta est lia- 5o. E questi abitaron
bitatio eorum de Mes- nel paese , che si trova
Da cui venne l!e'li!fr. Da lui vogliono alcuni, che venisse il
nome di Ebreo, il qual nopae fu rof:dato ad Abramo : ma sembra
vili giusto il sentimento di a. Girolamo, del Grùostomo, e di
rnolti altri, i quali dicono che il nome di Ebreo dato ad Abramo
significava, com' egli era originario del paese di là dalP Eufrate.
l popoli $Ìtuati oltre di questo fiume erano dettifigliuoli didi ld,
figliuoli di Eber: i LXX. in vece di .Abramo Ebreo, traduoisero
Ahramo paucggera·, Gen. Xlv, 13.
Vcr~. ,.5_ Si chiamò Phaleg. Questa divisione della terra, o
sia <lcgli uomini, e delle loro lingue, per sentimènlo di s. Giro-
lamo, e di molti Interpreti, avvenne 11ualche tempo dopo lana..
scita di Pbaleg:: ma il pad1·e lleher illuminato da Dio previde la
divisione, e l'annfinzfo in certo modo, dando questo nome al suo
proprio iigliuolo. Pha1eg può aver dato il nome alla citt3 di
Phal3a suU' Eufrate.
Jectan. Giuseppe Ebreo assegna a Jcctan, e a'snoi figliuoli i
riaesi dal fiume Copheoe fino all' Indie, e aUe regioni confinanti
dc' Seri.
Vers. 3o. Da Messa fino a Sephar. Intorno alla vera situai.io-
ne di c1uesti luoghi si disputa tra gli eruditi.
GENESI
sa pergentibus usque andando da Messa fino
Sephar, montem orien• a Sephar, monle , che
talem. è ali' orienle.
31. lstifilii Sem se• 51. Questi sono i fi.
cundum cognationes , gliaoli di Sem secondo
et linguas, et regiones le loro famiglie , e !in•
in gentibus suis. guaggi, e paesi e nazio-
ni proprie.
32.HaefamiliaeNoe 52. Queste sono le fa.
ju,xta populos, et natio• miglie di Noè secondo
nes suas. Ab his dii•i• i loro popoli , e nazio-
sae sunt gentes in ter- ni. Da queste usciron
ra post diluvium. le diverse nazioni dopo
il diluvio.

CAPOXI.
Nellafabbrica della torre di Babelle resta con•
fusa la superbia, e il linguaggio degli empii.
Genealogìa di Semfino ad Abramo.

1. (1)Erat autem 1. Or
la terra avea
terra labiiunius,etser- una sola favella , e uno
monum eorumdem. · stesso linguaggio.
2. Cumque proficisce- li. E partendosi dall'
rentur de oriente , in- oriente, gli uomini tro•

(•) Sap. 10. 5.

Ver,. 3r. Secbndo le lorofam,'glie e linguaggi. Anehe questo


. ì: detto pei: anticipazione ; conciossiachè fino alla dispersione la
&erra eh~~ UIJ ~olo linguaggio ( come dicesi nel vers. 1. del c·ap.
,eg,tumt6J,)'~1,: • dire il linguaggio, che fbhe Adamo t che era o
1) .Ebt-, ,od Jth:ro molto simile all'Ebreo,
'*
Vera_ 3!34 Da queste uscirono. Si staccarono.
Ve,.; 2; E partendosi dall'oriente, gli uomini trovarono ec. l
flgJi"?_U di Noè ti suppone, ,che abitarono preuo alle ~ontagn•
CAPO XI.
venerunt campum in varono una campagna
terra Sennaar, et ha- nella terra di Sennaar,
bitaverunt in eo. e ivi abitarono.
5. Dixitque alter ad 5. E dissero tra di
proximum suum: re. loro: Andiamo, faccia.
nite,faciamus lateres, mo de' mattoni , e li
et coquamus eos igni. cuociamo col fuoco. E
Habueruntque Lateres si valsero di mattoni in
pro saxis, et bitumen cambio di sassi, e di bi·
pro coemento: tume in vece ai cal-
cina:
4. Et dixerunt: 'JTe- 4. E dissero: Venile,
nite , faciamus nobis facciamoci una cillà , e
civitatem , et turrim , una torre , di cui la ci•
cujus culmen pertingat ma arrivi fino al cielo;
ad coelum: et celebre- e illustriamo il nostro
mus nomen nostrum, nome prima di andar
antequam dividamur in divisi per tutta quanta
universas terras. la terra.

dell'ATmenia, Di là a molti anni, moltiplicatisi assai, si avanzaro-


no a çercare migliori terr~ni, e si posarono nella campagna di
Sennaar, paese somn\hmente fertile e abbondante di ogni cosa.
l\1a propagatisi ben presto oltre misura, si videro -costretti a se-
pararsi per cercare nuove abitazioni. Allora fu, che venne loro ia
pensiero di fabbricare ]a famosa torre, di cui parla Mosè.
Ve1·s. 3. Si vali ero di mattoni ... e di bitume ec. 11 paese. La
grande scarsezza <li pietre, e il bitume vi abbonda, f'd è celebrato
Ja tutti gli antichi scrittori. Non con altri materiali, che mattoni
e bitume, furono fatte le sranJiose fabbriche ahate in Babilonia
da Sf'miramide e da Nahuc<·odonosor.
Vers. 4. E una torre, ,li cui la cima ec. S. Girolamo in lsai.
cap. x1v. dice, che questa torre dovette essere ,..Ita quattro mila
passi, che fan quattro miglia italiane. Da questo fatto potè aver
origine la farnb de' giganti, i quali secondo i poeti vollero far
guerra al cielo.
Illustriamo il nostro nome. Quegl' Interpreti, i quali lian
voluto scusare ~li autori di tal impre~a, fanno contro la comune
dottrina de' Padri, e contro jJ fatto di Dio medesimo, che punì. i
medC'simi :111tori. Peccarono adunquc di vanità e di superbia; e ì1
Grisostomo ,lice, che ad essi sono simili coloro, i quali intiftpren-
GENESI
6. Descendit autem 6. Ma il Signore di-
Dominus. ut videret ci• scese a vedere la città e
vitatem, etturrim,quam la torre,cbe fabbricavano
aedificabantfiliiA dam, i figliuoli d'Adamo,
'.: 6. Et dixit: Ecce , 6. E disse: Ecco che
1enus est populus , et questo è un sol popolo,
unum labium ..mnibus; ed banno lutti la stessa
coeperantque hocface• lingua : ed han princi-
re, nec desistent a co• piato a fare tal cosa , e
gitationibus suis, do· nov. desisteranno da'lo·
nec eas opere com- ro disegni, fino a che gli
pleant. abbian di fallo condot-
ti a termine.
7. Ye.1,1ite igitur, de- 7. Venite adunque,
scendamus, et eonfun- scendiamo, e confondia,
damus ibi linguam eo• mo il loro linguaggio,
.rum, ut non audiat U• sicehè l'uno non capi-
·nusquirque vocem pro· sca il parlare dell'altro.
ximi sui.
"$_,' dono grandi edilizi.i per vanagloria. Non vuole per(• negarsi, cl1e
forse non pochi furono (p1elli, particolarmente della famiglia di
St>m, i quali o non prestarono la mano a quell'opera 7 o nol fece-
ro col fine che aveano gli .altri.
Vers. 5, Ma il Signore,disces~ a vedere ec. Maniera di parla-
re tutta umana, ma di grand' enfasi a spiegare la Provvidenza,
che veglia sopra tutti gli andamenti degli uomini,
I.figliuoli di Adamo. Vale a dire uomini mortali, che altro
non sono che terra e polverç:, e ai alzano fino al ciclo col loro
.ardimeuto.
Vers. 7, Yem'te adunqrie, scendiamo ec. Prima Dio discese
per osservate; ora dieesi, chè scende a punire. Alcuni P.adri <la
. g~ta m~pie~t.,di parlare fo plurale uedono qui aC'c{'nnnt:t la
·.""1",;foi,tà de_Jle ~tsone divine. Grandissimo fu il mira('o]o fatto da
·nw d,i cfl)Jlbiare repentinamente l'unico lingua~gio di tutti gli
uonaini ~. ~tante lingue diverse, quanti erano i capi di famiglia:
1.lp- • -· 'sçmbra indicarsi da Mosè, qnantlo <li(•e x. 5. Que-
· ,~ · i"t!.' 1
•le isole delle nazioni ... ognuno secondo il pro-
11:rfo ,lii.ggio, e le sue .famiglie e la sua nazione. Or scc('ln-
do H teato ebreo e la Volgata, si contano settanta capi di fami-
glia:W,econdo i LX.X. se ne contano sino a settantadue. Siccome
peri:i~ohi de' discerHlenti di Noi': rammentati Iil capo precedente
CA P O Xl.
6. A t,que ita divisit 8. E per lai modo gli
eos Dominus ex illo disperse il Signore da
loco in universas ter- quel luogo per tutti i
ras, et cessaperunt ae• paesi , e lasciarono da
dijicare civitatem. parte la fabbrica della
città.
9. EtidcircoPocatum 9. E quindi a questa
est nomen ej,,s Babel, fu dato il nome di Ba-
quia ibi confus1tm est bel, perchè ivi fu con-
labium 1tniPersae ter- fuso il linguaggio di
rae , et inde dispersit tutta la terra , e di là il
eos DominTtS s1tper fa• Signore li disperse per
ciem c1tnctarum regio- tutte quante le regioni.
num.
10. Hae sunt gene- 10. Questa è la ge-
ratfones Sem: (1)Sem nealogia di Sem : Sem
erat centum annor1tm, avea cento anni, quan-
quando genuit Arpha- do generò Arphaxad,duc
xad, biennio post dilu- anni dopo il diluvio.
vium.
11, Yixitque Sem, 11. E visse Sem , do-
postq1tam gen1tit Ar- po aver generato Ai-
(•) r, Par. r. 17.

non erano nati al ter,ipo della confusione dcl1e lingue, quindi è,


cl1e non resta necessario di supporre, che in tanto numt'.ro ·rosse-
ro i linguaggi che nacquero al1ora li' e gli eruditi riducono ad un
piccolo numero le lingue matrici., df"lle quali sono tanti dia1ctti
tutte le altre; come per esempio, dialetto dell' Ebreo credonsi il
Caldeo, il Siriaco, il C.ananeo, il Cartaginese·, l'Ar~bo, l'Armeno,
l'Etiopico, e il Persiano. ','(,.,· ' '·
*
Vers. 8. E per tal modo li dù-perse il Signore. Con quanto,
poco Dio sa C"onfonilere il nostro orgoglio! E se c.iò avvenne l'an-
no 340 dopo il diluvio 1 secon(lo un'antica ?pinioue, l~ istesso
Noè sopravvissuto dieci anni, fu testimone di Una n~ya,strcpi-
tosa umiliazione t.lell' intero genere umano.
Vns. 10. QueJ'la è la ~enealog}a di Sem. Torna, Mosè a de..:.

.
scrivcrt~ i diseendenti di Sem per la famiglia di Arrh:\)l.a4"jno
~~-
GENESI
phaxad, quingentisan• phaxad , cinquecenlo
Ris : et genuit filios et anni : e generò figliuo•
filias. li e figliuole.
. i,;1. Porro Arphaxad u. Arphaxad poi vis-
.vixit triginta quinque se lrenlacinque anni ,
annis, et genuit Sale. e generò Sale.
13. Yixitque Arpha• 13.E visseArphaxail,
xad , postquam genuit dopo aver generato Sa-
Sale , trecelltis tribus le , trecento tre anni :
annis : et genuit filios e generò figliuoli e fi.
etfilias. gliuole.
14. Salequoquevixit 14.Sale poi visse tren•
triginta annis , et ge• l' anni, e generò He·
nuit lle,/ter. ber.
1 5. '/J(ixitque Sale , 15. E visse Sale , ,lo.
postquam genuit Ile• po aver. generalo He-
ber, quadringentis tri- ber, trecento tre anni:
bus annis : et genuit e generò figliuoli e fi.
fllios etfilias. gliuole.
. 16. Yixit autem lle- 16. E visse Heber
tther triginta quatuor trenta quallro anni,
annis,etgenuit Plialeg. e generò Phaleg.
17. Et vixit Heber, 17. E visse Heber.
postquam ge11uit Pha- dopo aver generato
leg , qùadringentis tri• Phaleg, quallrocenlo
..ginta an11is , et genuit tren t' anni , e generò
filios et filias. figliuoli e figliuole.
18. JTixit quoque 18. E visse Pbaleg
Phaleg triginta annis, trent' anni, e generò
# genuit:i,u. Reu.
"· . 19.(f)l1JxitquePha- 19. E visse Phaleg,
Aeg, ~siffJtam genuit dopo aver generalo
.. l(~i/t/ucentis. nov~m Reu, dugenlo nove .an•
. 'lìniln : et genuit filzos ni: e generò figliuoli
~ ff,fi/iàS. e figliuole.
, ' · · f-(1) Ym· 1. 19
CAPO XI •.
!!O,P'ixit autem Reu 20. Evisse Reu tren-
triginta dtJ(JbUS annis , tadue anni, e generò
et genuitSarug. Sarug.
21. VixitquoqueReu, 111. E visse Reu, il0c~*'
postquam genuit S arug, po aver generalo Sa-
ducentis septem an11is: rug, dugenl o sette an-
et genuit filios et jilias. ni: e generò jìgliuoli
e figliuole.
22. Vixit vero Sarug 22, E visse Sarug
triginta annis,et genuit trent' anni, e generò
•Nachor. Nachor. "'·
25. Vixitque Sarug, 25. E visse Sarug,
postqaam genuit Na- dopo aver ieneralo
chor , dncentis annis: Nachor, dugento anni:
et genuit.filios etfiliM, e generò figliuoli e fi.
gliuole.
24. P'ixit autem Na• 2{•· E visse Nachor
chor viginti novem an• ventinove anni, e ge•
nis, et genuit Thare. nerò Thare.
25. P'ixitque Nachor, 26. E visse Nachor ,
postquam genuit Tha- dopo aver generato
re , centum decem , et Thare, cento dicianno-
novem annis I et genuit ve anni : e generò fi-
jili,os et filias. gliuoli e figliuole.

Vers. 20.. Sltf'ug. Alcnni hanno creduto che a' tempi di Sarug
tl'vesse principio l' ìdulatria. Dimenticato il V'ero Dio creatore dt>l
tièlo e della terra, gli uomini cominciarono a rendere il loro cui.
to al sole, alla lurta, alle stelle ; indi agli uom"* celebri pet' 1•
inven~ionc delle arti, o per imprese guerriere; e fin.Imente agli
~mimali, ed ànche alle piante, e a cose ane<'lra più. Vili, Eusebio
Praep, l. 1. cap. 6. pone l'origine della id<:ila.tri.a oell1 Egitto;
donde dice, ehe ella si sparse tra' Fenici e tra' Grtci, Non pui,
dubitarsi , che neUa famiglia di Na.chor e di Thare si adorassero
gl' idoli. P-e,li Josue xxiv. 2. 14. S. Agostino de civ. lib. x. cap.
ttlt. scrìve1 che Abramo liberato per divina vocazione dalle s'npe~
niz.ioui de'Caldei, cominciò a seguire e adorare il vero Dio, ~ i
ancora s. Cirillo çontr, Jul, li.b. m,
Pent. Voi. I, 7.
GENESI
26. Yixitque Thare 26. E visse Thare set-
septuagi11ta ( 1) a,mis ,
lan t' anni, e generò A-
.,. et genuit Abram, et brarn, e Nachor, e Aran.
f'.JYachor, et Aran.
27. Hae suntautem 27. E questa è la ge-
generationes Thare : nealogia di Thare, Ta-
Thare ,genuit Abram, re generò Abram, Na-
Nachor, et Aran. Por- chor, e Ara::i. Aran poi
ro A ran genuit Lot. generò Lot.
28. M.ortuusque est - 28. E morì Aran pri-
lì' Aran ante Thare pa- ma di Thare suo padre
• • trem suum in terra na- nella terra, dov'era na-
*' tivitatis,,,,ruae, in Ur
Chaldaeorum. .
to, in Ur de' Caldei.

29. Du.xerunt autem 29. E Abram, e Na-


.Abram, et Nachor uxo- chor si ammogliarono :
res; nomen uxoris A· la moglie diAbram avea
bram, Sarai : et nomen nome Sarai: e la moglie
JJlli/:xoris Nachor,Melcha di Nachor ebbe nome
-,ilia Aran, patris Mel- Melcba, figliuola di A-
chae, et patris Jeschae. ran, padre di :Melcha,
e padre di Jesca.
5o. Erat autem Sarai 5o- Ma Sarai era ste-
sterilis, nec habebat li- rile,e non avea 1igliuoli,
beros.
(•,) ,!r>f, •4· •· .' '. Par. ,. 26.
Yers. 26. Ge,r,ef'() AbMm, e N;,,èhor, e Aran. Abramo, be~
t:hè posto da Mf?sè in primo luogo, era il terzogenito de' figliuo-
li 'di Thare, (lllì' Sem è sempre nominato il ,Primo tra' figliuoli.
di Noè ,bencbè minore di Japh<th, a cui si da i1 terzo luogo.
Vers. ,.8. In V,· dt/ l'altlei. Ur in ebreo signilica fuoco, e
, '4Jtl~to diede forse origine a' racc,'Qnti degli Ebrei, i quali dicono,
, illè Abrtuno gettato n·elle 1ìamme da1 Cald·ei , come "'doratore del
iolO Ye1'0 Dto, ne fu liberato per mi-racolo ; e quindi si ritirO col
p_adre ad Haran. Trovandosi rammentata la città di Hura nella
}\f~sopotamia, molti credono , che ell~ sia quell;1 dttll, di cui sì
pMa in queato luogo; -e perciò preteudono, che l'antica Caldea
eom,PreudeNe anche la Mesopotillrua. Y-edi .dui vu. 2. ,4.
CAPO XI. 1 47
51., ( 1) Tulit itaque 51. Thare adunque
Thare .4bram fdù,m prese seco Abram suo
s111tm, et Lotfilùnn A- figi molo, e Lol figliuo-
rau , fili.um filii sui , et lo di Aran , ( cioè ) lì!;i,
Sarai nurunz sziam, tt- gliuolo di un suo figliuo-
:rorem A bram filii sui, lo , e Sarai sua nuora,
et eduxit eos de Ur moglie (li Ab ram suo fi.
Chald,ieorum ( ~) ttt Ì· gliuolo , e li &ndusse
rent in terramChauarwo via d.a Ur de'Ca!dei per
ve11eruntque usque Ha· andar nella terra di Gha-
ran, et habitaverun.t ibi. naa n ., e andarono :fino
ad Haran, ed ivi ab1la•
rono. ,..._;
52. Et .facti suut 52. E viMe 'Thare du-
dies Thareducentomm ~rito einque anni , e
ljUil16fTte annorum , et morì in Ilaran.
1Iwrtw,s est iu Hlfll'all,
{•) Jo,. ,4. 2. ]'{eh. 9. 7.
(•) .lr,ditf,. 5. ,. A-et. ;. ,.

V'f!r1i, :ti. Th'l/,re nJunque prt-se sere Abrtt.,,.,.. Qnesta par,.,


teuza da Ur si suppone seguita dopo la prima è\iamata di Dfo
d.i cui bÌ parla negli Atti, cap. vu. ' ·
Andarono fino -ad Harvm. Ella fu di poi detta Carre., cit-.. -
tà fumosa nelle storie, partjcolarmt'nte per essere 5tato n-eJJe sue
\'ici»anze sconfitto da' Parti l' erercito romano, sottn la condotta
di Crasso. I Turchi hanno in vrnerazione quel luogo pel soggior...
no fattovi <la Abramo. Con Abramo r: con .Tliare, credesi , che
•~che l\achor, e il rimanente della famiglia pa.ss.,fisero in Hlih:u.
l'cdi Aug. de civ. xvi. 13.
GENESI

CAPO XII.

Jlhramo chhedendo al comando di Dio, riceva~


le promesse , abbandona la patria , e in com•
pagnia di Lot va pellegrino nel paese di Cha•
naan, efa sagrificio al Signore in Sichem, e
a Bethel. Indi portandosi in Egitto per cagion
della fame, dà alla sua mcglie il nome di so•
rella ; ed essendo ella stata condotta via a
li casa di Faraone, è poscia renduta a lui in•
.• latta.
J,\
·1. (1)Dixitautem
Dominus ad Abram:
1. E il Signore dis-
se ad Abramo : Parti
Egredere de terra tua, dalla tua terra , e dalla
et de cognatione tua , tua parentela , e dalla
et de domo patris tui, casa del padre tuo , e
·: ·et veni in terram, quam vieni nella terra , che
monstrabo tibi. io li insegnerò.
2. Faciamque te in 2. E ti farò capo di
~ gentem magnam, et be- una nazione grande , e
(•) Act. 7· 3.

Vers. 1. E il Signore disse ad Abramo, ec. Questa è la se-


conda vocazione riferita negli Atti cap. vn. 5. 6. e da questa si
«,ntano i quattrocento trent'anni, di pellegrinaggio notati nel-
l1E,odo ,;ap. xu. 40. 41., e da Paolo Gal 111. t 7•
E 11ieni neli:terra clie io ti insegnerò. Dio non determina
il-paete , in e. ol condurre Abramo ; ma gli ordina di lasciar


l,utto, e di an e, dovunqne egli vorrà condurlo. Degnissima
perciò è la fede di questo Patriarca degli elogi di Paolo: Per la
f,et/.e -quegli che è chiamato .Abraham, obbeif, per andare al
: ~ ~he dovea ricevere in eredità, e partì senza saper, dove
~e".; ljeb. x1. 8. Le promesse fattegli da Dio sono grandi,
••il.~ adempimento è lontano; e un uomo di minor fede di
lui noti-avrebbe saputo indursi a distaccarsi da tutto, ed esporsi
a q',bu1go e incerto pellegrinagsio, e a 1;utù i diaa,tri, che l'ac-
. com~auo.
CAPO XII.
nedicam tibi, et magni- li benedirò, e farò gran-
ficabo nomen tuum, e- de il tuo nome , e sarai
risque benedictus. benedetto.
3. Benedicam bene• 3. Benedirò que' che
dicentibu~· tibi, et ma- ti benedicono , e male-
ledicam maledicenti- dirò que' che I i ma ledi•
bus tibi , atque ( t) IN cono, e IN TE saran
TE benedicentur uni• benedette tutte le na•
versae cognationes ter- zioni della terra,
rae.
4. Egressus est ita- 4. Partì dunque Abra•
que (z) Abram, sicut mo, conforme gli avea
praeceperat ei Domi, ordinato il Signore , e .
nus , et ivit cum eo con lui andò Lot: Abra- ~il
I (•) ln.fr. 18. 18. ••· 18. Gal. 3. 8,
~
(•) Heb. 11. 8.

Vers, 2. Ti farò capo ,li una na::.z'one grande. Secoudo la


lettera Abramo fu capo e stipite della nazi.one ebrea, la quale
ai moltiplicO a dismisura, e divenne un gran popolo uguale nel
numero alle arene del Jnare, come piu volte è detto nelJe Scrit-
_ture. Secondo un altro 6CDSO più. importante, Abramo è padri:~
non solo d!'gli Ebrei, ma anche di tutti 'i Gentili fedeli'.,_ e imita-
tori deUa ,uà_féde; -Yedi Roìn. iv. 'J•
Ti benediro ... ~-sarai bme,letto. La·benedizione di Dio, e·]a
gloria, alla quale egli promette d' il!,na1zBre Abramo, compri!n-
dono senza dubbio anche la copia di tutte le felicità temporali,
le quali volea Dio nel merito della fede di lui spargere a lar.ga
mano sopra il suo vopolo. Ma a tutta altra felicita. aspirava il
cuore <li Abramo: distaccato da tutti i beni della terra egli stet-
te pellegrino nella I.erra promessa , come non ma, abitamlo
nelle tende ... lmperocchè aspettaya quella città ben fondata,
della quale è architetto Dio , e fondatore, Heh. x1. 9. La felici-
ta, e 1a gloria di quella patria è promessa ad Abramo da Di~
quando gli p_romette di benedirlo, d'essrre su~tettore, e di
far sì, che egli sia co~e un esempio di quel c1~''J"'sia .per un uo-
mo la benedizione di Dio: Ti benedirò ... e sarai benedetto; ov-- ~"
'tero come porta l'Ebreo, sarai benedi:Lione, tr-lN '.f'E saranno
benedette ec. IN TE, vale a dire, nel seme tuo, come si legge
Gen. x.u. 18., e iuesto seme egli è il C1isto, come eàpone P Apo-
1tolo, Gal. m, 16. fo questo tuo fig1iu~lo ( dice Dio ad Abramo)
1arunno benedetto tutte le genti, )e qu;11i imitando )a &.ua fede
erederanno in lui, e da lui avranuo 1al11te, "
150 GENEs·1
LOt: ,feptuaginta quin• mo avea settantacinque
que annorum erat A- anni , quando usci di
bram, cum egrederetur Haran.
deHaran.
5. Tu!J.t9ue Sarai u,. 5. E prese seco Sarai
xorem suam, et Lot fi· sua moglie, e Lot fi.
liumfratrissui, u11iver- gliuolo di suo fratello,
samque substa11tiam, e lutto quello che pos-
qu.'lm possederant, et sedevano, e le persone
animas, quas fecerant cbe aveano acquistate
in Haran: et egressi in Haran : e partirono
sunt ut irent in terram per andare nella terra
Cha.na,m. CTtmgue ve- di Chan·aan. E giunti
nissent in eam, colà ,
6. Pertransfrit A- • 6. Abramo passò per
pram terram usque ad mezzo al paese fino al
~cum Sic_hem, usque luogo di Sichem, fino
àd convallemillustrem: alla valle famosa : e i
-
Chananaeusautemtunc Chananei erano allota
erat in terra. in quella terra •
.:t,
Vers. 4. Avert 1ettantaclnq-ue anni, er. Da questo bwgo evi-
dentemente conchiu<lesi, che Abramo venne al mondo Fanno
130 di Thare.
Vers. 5. E le persone, che aveano <tl·quistate ,'n Haran. I
,ervi, o comp~rati, o nati dalle loro schiave nel tempo del loro
S03'giorno in liat"an. Poternno essere gilt ,nate a Lot. le due figliuo-
le. GJi antichi Etnei per tiueste persone acquistate intendono
ali uomini, i \1uali Abramo avea convertiti al culto del vero Dio,
.e le donne convert.it.e da Sara. C°'ì un antico interprete tradus-
,le:e l4,per1ont1, cht1 aveano re"ntlute soggett(I alla legge in
Haran..
Ve,n. 6. Fin~ luogo 4i Sichern. È lo stesso cho Sù.•har ia
a. Giovanni 1v. ?[.
. Fino alla.valle fa,n'1sa. Alcuni traducono l'Ebreo sino alla
1111.lk della ,nostra; perchè Dio ad Ah ramo in questa valle fece
t.edéfo. la--.a&t.ità, e la bellezza della terra promessa.
·_;.·E..-;i C~~i erano allora in quella lerra. Queste -parole
,e~u_ a dimostrare Ja gran fede di Ahramo, il quale credette a
Dio 1 cfu; .Qi prumetteva ii ùominio. ùi una terra occupata da una-
pottD.lie nazione, e non t,,em.ì:, Ui d.im0&trani adoratote. del VCI''> Dio
C A P O XII.
7, Appnruit autem ~. E il Signore appar-
Dominus A.bram, et di- ve' acl Abramo, e gli
xit ei: (1) S emi11i tuo disse: A" tuoi posteri
dabo terram ha11c. Qui darò questa terra. Ed
aedificavit ibi altare egli edificò in quel luo-
Domino, qui apparue- go un altare al Signo- ·
rat ei. re, che eragli apparito.
8. Et inde transgre• 8, E di lì passando
diens ad montem, qui avanti verso il monte ,
erat contra orientem che era a·oriente <li Be-
B ethel, tetendit ibi ta• thel , vi tese il suo pa•
bernaculum suum, ab digliohe, avendo a occi-
occidente habens Be• dente Bethel , e a le-
thel, et ab oriente Hai: vante Hai: ivi pure e--. ,
aedificavit quoque ibi dificò un altare al Si- ·
,·., altare Domino, et invo• gnòre, ed invocò il suo
,,
cavit nomen ejus. nome.
9, Perrexitque A- 9, E tirò innanzi A-
bram vadens, et ultra bramo camminando , e
progrediens ad meri- avanzandosi verso mez-
diem. zodì.
10. Facta estautem 10. Ma ve~ nel
fames in terra: desc~n~ paese la fame , e Abra-
(•) lnfr. • 7. 15. 15. 11!. 26. 4. D,ui. 34, 4-

in un paese di perfldissimi idolatri; onde vi alzò un altare per


offe:irvi vittime <li ringraziamento al suo Signore. Notisi, che i
Chanauei erano tuttora in quel paese, quando ciò scriveva Mosè;
ma siccome doveano esserne hen presto <liscacciati , qui_ndi 1Hoscè
con ìspirito profetico li con.sìdcrO, come se pih uon vi fossero.
Vers. 8. A oriente di Bet!tel. Bethel è prob_t)ilmente quella
stessa, di cui si paria cap. :1.x.vm. 19; onde quesJtnome·Ie fu da-
to molto dappoi, e le è dato qui pet' anticipazion'!'• Le due cittcl.
di Bethel e di Hai sono poco distanti l'una daU,.',altrà, e fui;on di
poi della tribl, di Deniamìn. . . _,
Edijìcò un altaro ... e inv0-cà ec. Ella è àe~rt,41 "d' amrnira-
xìbno .la costanza d' Abramo nel profeuare nltamente la 1112,-. fe-
de nel vero Dio, tenendosi lontano da' riti degl" idolatri, e-
couwrvaoùo viva. no' ,uoi la pietà. •

\
15z G È NE SI'
tlitqueAbraminAEgy- mo scese nell'Egitto
ptum, ut peregrinaretur per islarvi come passeg•
ibi: praevaluerat enim gero : perocchè la fame
fames in terra. dominava in quel paese.
11. Cumque prope 11. E stando per en-
ii•sset, ut ingrederetur trar nell' Egitto, disse
.4.Egyptum, dixitSarai a Sarai sua moglie: So,
uxori suae: Novi, quod che tu sei bella donna:
puleltra sis mulier:
12. Etquod cum vi• 12, E che quando gli
derint te LI.Egyptii, di- Egiziani li avranno ve•
cturi sunt: U xor ipsius duta, diranno: Ella è
est: et interjicieut me, sua mogli~: e uccide-
et te reservabunt. ranno me, e le serbe-
ranno.
15. (1) Dic ergo, ob• , 5. 'Di grazia adun-
lecro te , quod soror que di' , che tu sei mia
11teà sis : ut bene sit sorella : affinchè per te
mib,i propter te, et vi• io sia ben accoltQ;, .e
J:at anima mea ob gra• salvi la mia vita per o-
tiamtui, pera tua.
r,; rtlj,-. ,o. "·
Vers. 10. Ma venne nel paese la fame. Dio esercita la virtù
d.i Abramo , costringendolo ad abbandonare un paese, di cui
gli avea già più. volte promesso di farlo padrone.
, Per istarui come pass~ggero. Non per fìsaarri stanza, per-
chè egli non esita nulla sulle divine promesse,
Yen. 13. Digra-r.ia adunque di\.~he tu sei mia sorella. Abra-
lDO domanda a Sara di tacere il 11.o.nil~ sua sposa , e dire solo ,
cli' ella '*8 a~orel1a; lo che' eir:vero perchè Sara era fi-
gliuola dello ete,ao ~dr. . Abramo, beDChè non della stes-
• ea madre , com.eggesi «Jll1IJ' xx. , 2.
Abramo , cui era ben noto il carattere deUa nazione, pres-
lQ tli cui 1i rifuggiva per salvare e sè , e la famiglia dalla fa-
~e, prende il partito di non darsi a conoscere per marito,
)9a Hlam«nt_e per fratello di Sara, provvedendo così al)a salu-
\o~~-, e" 4ella sua gente, raccomandando alla cura dell1l
' provideua la caìtità della moglie, di cui conosceva la virtu ,
pcnua.sò che Dio jn tc1uta neceuità l' anehbe protetta , e spe-
CAPO XII. 153
14, Cum itaque in- 14. Entrato adul)que
gressus esset Abram Abramo in Egitto , vi-
AEgyptum, viderunt dero gli Egiziani, che
AEgyptii mulierem , la donna era bella som-
9uud esset pulchra ni- mamente.
mis.
15. Et nuntiaverunt 15. E i signori ne
principes Pharaoni, et dieder nuova ·a Farao•
laudaverunt eam apud ne , e la celebrarono di-
illum , et sublata est nanzi a lui: e la donna
mulier in domum Pha- fu trasportata in casa
raonis. di Faraone.

~- rando in lui contra ogni speranta. Con questi princìpii s. Ago.--:,::,


atino sostenne, e difese il fatto di Abramo contro un empio\ :5',; 1
fJlosofo , il quale avea ardito d'intaccare la virtU di quel san-
tissimo patriarca.
Vers. 15. Ne dieder nuova a Faraone, Questo era il commi
nome de' re delP Egitto, al qual nome aggiungevano un altro.
particolare, come Ramesse, Amcnophi , ec. Questo nome si-
gnificava coccodriJJo 1>econdo Bochart ; e c1uesto gran pesce era'
uno degli Dei d' Egitto,
Fu trasportata in casa di Faraone. Dal versetto rg. ap-
parisce, che P intenzione di FaraÒne fu di sposarla. Or, ·come
notO s. Girolamo, l'uso portava, che le donne de,tinate ad es-
aere spose de' re , fossero per lungo tratto di te,npo preparate
colle unzioni, e profumi, come vediamo dal libro di Esther,
che facevasi alle megli de' re di Persja, In questo tempo furo-
no fatti ad Abramo i buoni trattamenti descrjtti nel versetto
11eguente, e frattanto Dio co' suoi gasti;:hi cambiò il cucre di
Faraone. Cosl Dio fa v,eùere, com' egli è custode ,lelfw;.e,rtiero
Psal. 104., e salvata la vita ad A1H'..ii_O, salva ancora'"fà ('asti-
tit della moglie. Un antico scritto1·e· rt:conta cW Abramo inse-
gnO al re d'Egitto l' astronomia: )r qual cosAon è djfficila
a credersi , poichè sappiamo, quanto in quella scienza fossero
versati i Caldei , da' <1uali veniva Abramo. Riguardo alla quali-
ta delle piaghe, colle quali lddio ruuì il re, la Scrittura nul- ,..
la ci dà di certo : ma un istorico presso Eusebio , Praeparat. ~·'il{
lib. 1x, 1.3., scrive, che venne ]a peste sul re, su Ha famiglia
J·eale, e sul popolo tutto, e che gl' indovini scopersero al re,
che Sarai era moglie di AJHamo . PuO essere benissimo 1 ehe
Faraone afti.itlo con grave nwfore da Dio sospettasse del vero,
e »e face1:i:>e i11t.en·uoare Sara. o da lei risapehe ,1ueHo che era.
GENESI
16. Abram vero be• 16. E per rigu~rclo a
ne lllsi sunt propt~r il- lei fecero buon' acco•
lam;fueruntque eioves, glienza ad Abramo: ed
et boves, et asini, .et egli ebbe pecore, e bo-
·• servi , et famulae , et vi , e asini, e servi , e
asinae, et cameli. serve , e asine , e ca1n•
melli;
17. Flagellrwit au- V]. Ma il Signore ca•
tem Domùzus Pharao· sligò con piaghe gravis•
nem plagis maximis, sime Faraone , e la sua
et domum ejus'{>ropter casa a causa di Sarai·
Sarai uxorem Abram. moglie di Abramo.
11;· 18. Yocavitque Pha• 18. E faraone chia-
rao Abram, etdixitei: mò !\bramo , e gli Jis• .l
\Qitldnam est hoc, quod se: Che rn' hai tu fatto? ,r
'fecisti mihì? quare non perehè non hai tu si•
indicasti, quod uxor gnificalo, che ella è tua
tua esset? moglie?
19. Quam obcausam 19. Perchè mai dice•
dixi~Jjg esse sororem sti, che era tua sorella,
tuam ; ·ut tollerem eam perchè io me la piglias-
mihi in uxorem? Nunc si per moglie ? Or a-
igitur ecce conjux tlla, dunque eccoti la tua
accipe eam, et vade. donna , prendila , e va
in pace.
:ao. Praecepitque :2-0. E Faraone diede
Pharao s1tper .4:bram 11..i:ura di i\bramo a uo-
viris'f! et· deduxerunt ~ni , i quali lo accom-
eum, et uxqrem iluus. pagnarono fuora colla
et omnia, qftae habebat. moglie , e con tutto
quello ;Ile avca.

Vtrs. '2t't. Diede la c·urct ,P Abramo a uomini. Per metterlo


al coperto dagl' insulti de-oli E1i1izi,11,U.
165
CAPOXIU.
* ·,t
Alm:nno., e Lot usciti dal!' Egitto si sep«rano a
causa della lor grande opulenza , e avendo
Lot eletto di stare presso al Giordano, Abr~
mo a!Jita nel paese di Chanaan , dove sono a
lui ripetute le promesse di Dio intorno alla
moltiplicazione di sua stirpe , e intorno al do-
minio di quella terra,

1. Ascendit
Abram de AEgypto,
ergo 1. Usci
adunque "'"
bramo di Egitto con 1ft
ipse , et uxor ejus , et sua moglie,.e con tutto
omnia, quae habebat, il suo , e insieme i.~
et Lot cum eo, ad au• lui Lot , andando verso
.stralem plagam. il mezzodl.
2. Erat autem dives 2. Ed egli era molto
val.de in possessione ricco di oro e d' argen-
auri et argenti. to. .!ì!,:
5. Reversusque est 5. E torncJ""per la
per iter, quo venerat, a strad~ , .Per cui era an•
meridie in B ethel us- · dato, da mezzodì verso
que ad locum, u&i prius Bethel fino at luogo, do-
fixerat tabernaculum ve prima avea piantato
Ùtter B ethel, et Hai: il padiglione tra Bethel,
e Hai:
4, In loco altaris, ( 1) 4. Nel Ju<>to dova
quod fecerat prius: et avea gia ~lto I' altare ,
invocavit ibi namen Do• e ivi in'focò il nome
mini. del Signore.
(•) S"P· ro. 7·
Vers. 1. Andando verso il meuodì, Verso la parte me1·i<lio-
nale deBa Cananea .
Ven. /4- H ivi im.JOcO il nome del Signore. Rendi: a Dio srazict
lle'f,wori .i lui eompartiLi neU'E.~itto.
* Ovvi ,ivea :;ii, jattv.. EreLLo 1' altare.
15& GENESI
6. Sed et Lot,,(fuÌ e• ·.~ 5. , Ma anche Lot ,
rat cu,rµ Abram, Jue• che .-ra con Abramo ,
rant gr"#es ovium , et avea greggi di pecore,
armenta , et taberna- e armenti, e tende.
"1tla, ,'
• 6. Nec poterat eos 6. E la terra non po•
capere terra, ut habi- tea capirli, abitando e-
tarent simul: ( l) erat glino insieme : peroc-
·91«,ppe substantia eo- cbè avea.no molle facol•
rum multa , et nequi- là, e non potevano sta-
'/Jant habitare ~,,.mu- re in un medesimo luo-
lliter~~ · go •
.;-7. Unde etfactaest 7. Per la qual cosa
rira inter pastores gre- ne nacque anche rissa
gum 1'bram, etLot.Eo tra' pastori de' greggi
(11/Jf:m tempore Chana- d' Abramo , e quei di
naeus, et Pherezaeus Lot. E in quel tempo
kabitaba1'tin~a illa. abitavano in queUa ter•
ra il Cananeo, e il Fe-
rezeo.
8, Diiù ergo .Ahram 8. Disse adunque A·
ad Lot: Ne, quaeso, sit }?ramo a Lot : Di grazia
jurgium inter me, et te, non nasca altercazi.one
et inter pastores meos, tra me , e te , e tra'miei
et pastores tuos: fra• pastori, e i tuoi pastori:
tres enim sumus. peroccb,è noi siam fra-
telli.
9, ECO/! lllfiversa ter- 9: Ecco dinanzi e te
ra coram te est: reçede tutta questa terra : al•
(•) Infr. 36, f.·
Y•·· 7. Abitqvano in quella. terra il Cnnaneo ee. ACTem1a
f'& Moiè il per..ico)9 c)ie vi era, che que.llc genti feroci e idolatre
f/!lf p r ~ occasione dt q.uella discordia di spogliare e disper-
,t rNJ~ P'ttuo e l'altro, o almeno ne restassero s.ca.ndalizzatc, o plU
m•l Jispo,te verso la religione..
Vçra..8. Neì.siamfratelli. St,rettamente congiunti di aangue,
e que,ti ~ella Scri\tura ,i çhiam&uo ,o,·cwte fr~elli.
CAPO XIII.
a me, obseero: si ad si- lontanali, li prego, da
nistram ieris, ego dex- me : se tu andrai a si•
teram tenebo: si tudex• nistra, io terrò a. destra;
teram elegeris, ego ad se tu sceglierai il' destra,
sinistram pergam, io andrò a sinistra. •
10. Elevatis itaque 10. J,ot adunque al• t
Lot oculis, vidit omnem zati gli occhi, vide tut•
circa regionem Jorda- ta la regione intorno al
nis, quae universa ir- Giordano, per dove aj
rigabatur , antequam va a Segor, la quale era
s1tbverteret Dominus tutta inaffiata, come il
Sodomam , et Gonwr- paradiso del Signore, e
rkam , sicut paradisus come l'Egitto prima che
Domini, et ~·icut AEgy- il Signore smantellasse
ptus venientibus in Se- Sodoma e Gomorra.
gor.
11. Elegitque sibi 11, E Lot sì elesse il
1,ot regionem circaJor- paese intorno al Gior- Il

danem, et recessit ab dano , e si ritirò dall' o-


oriente: divisique sunt riente : e si separarono
alteruter afratre suo. l' uno dall' altrd,-

Vers. 9. Se tu amlrm' a sinistra, io t.elTP a destra u. Legge


antichissima lodata da s. Agostino lib. 1.v1. dtt ci'V. cap. 20., che
il maggiore faccia la divisione, il minore elegga la porzione, che
più gli piace.
Vers. 10. Yide tutta la regione ... in1ffiata, come il para,fi-
so ec. Tutta la Pentapoli avanti la sua distruzione, particolar-
. mente quella parte, la quale dal luogo 1 dove allora er~ Abramo,
si stendea verso Segor, era inaffiata dalle acque <lel ·Giordano, e
fertile, come gill il paradiso terrestre, e come fEgitto. Vamenita
del paese fu una grande attrattiva per Lot. ·.,,
Vers. 1 1, Si ritirò dall'oriente. Per nome di oriente s'intende
qui il luogo, dove stava Abramo con Lot, prim~chç: si separasse-
ro tra Bethel, e Hai, il qual luogo disse già ,:aT). ;u1. 8., che era ~,;.
all'oriente di Bethel, ed avea Bethel a occùlen_te, a levante Hai
Del rimanente, assolutamente parlando, Lot ·andando verso il
Giordano, andava verso l'oriente: e questo senso hanno alcuni
voluto dare al testo ebreo: ma non è necessario di pensare a cor-
reggere la Volgata, colla quale concordauo le altre veraion~
GgNESI
12. Ahram habitavit tll. Abramo abitò neJ-
in terra Chanaan: Lt>t la terra di Chanaan: e
vero mm;ptus est in op- Lot stava per le eitta,
pidis, qùae erant circa coo erano intorno al'
Jordanem, et h:abitavl't: Giordano , e pose stan-
inSodomis. zir in Sodoma.
15. Homines arttem 15. Ma gli uomini di
Sodomitae pessimi e• Sodoma erano pessimi ,
,..-,zt, et peccatores co- e formisura peccatori ;:!i-
ram Domino nimis. nanzi a Dio.
14. Dixitque Domi- 14. E il Signore disse
nus ad Abram, post• ad Abramo, dopo che
9uam tlivisus est ab eo Lot fa separato da lui :
Dìlt: (1) Leva oculos Alza gli occhi tuoi, e
tuos ,!f;t vide a loco , in mira dal }uogo dove sei
tpt~ mtnc es , ad aqui- ora, a settentrione , a.
(1). Supr. n. 7. Iufr. ,5. 18. 26. 4. Dcr,t. 34. 4_.

* Lot si' deu-e il paet~ intornQ al Gior,Tano. Ma peT quan-


to fertile qµ~l luogo e delizioso si fosse, Lot scelse assai male,
.jmpegnand&i a vi,·ere in mezzo a popoli pessimi e abbominevoli
al cospetto di Dio. ,
Vers. 12. Nella terra ,li Chanaan: pTesa in istretto significa-
to; pero1.,··cbè altrimenti anche Sodoma era nel paese di Chanaan.
Lot stava per le città ec. Si può intemfere, che egli avesse i
suoi greggi sparsl attorno di quelle città, e andava e veniva per
visitarli ; ma sua dimora ordinariamente faceva in Sodoma.
Vers. 13. Formintra peccatori dìnanzi'al Signore. Queste .
espressioni formisu.ra dinanzi al SignQre, dimostrano l'·on-enda
perversita 4t quel popolo. Ezechiele nespar1a così: Ecco qual
fit r iniquìtà ài Soàoma ... La superbia, i bagorài 1 il lrtsso, e
la oziosità d'i lei, e.,rellt sue figlie.- e al povero, e al bisoguQ..
so non istendevano la mano, cap. xvm. 48, Sopra le quu]i pa-
role s. Girolamor l,,a superbia, i bagordi, l'abbondanza di tulle
le to!'e., t'ozio, e·)e ,letizie sono il peccato ,T{Sorloma, da cui
}!t_:, nasce la: àimenticll'nzti di Dio, per la quale i beni presenti si
k~'{ij> teng~-tome perpetui ... on,le il sapientiuimo ,ft_llo"morie pre-
gò Di<J cos~: Dammi il neceJsario, e quello l,-fu: bmta, qjfin-
chè un.a volta eh' io sia. satollo, io non divenga bu,giardo, t;
llica: -C~i mi rive1lrà i conti? 01•vero rlivemllo _bisOKntJsl) nthi t,,
~ spergiuri con ojfua del nomt: dd mio Dio.
CAPO XIII.
lo11em et meridiem , ad mezzodi., a levante , e
orientem et occùlentem. atr occidente.
15. Omnem terram, 16. Tutta la terra,
9uamconspicrs, tibi da- che tu vedi, la àarò a te,
bo, et semini tuo usque é a' tuoi posteri fino in
in sempiternum. eterno.
· t6. Faciamque se- 16. E moltiplicherò la
men trmm sicut pulve- t~a stirpe, come la poi•
rem terrae: si quis pot- vere della terra : se ,fI·
est homitzum numera- cuno degli uomini può
re pulverem terrae, se• contare i granelli .dellà
mell quoque tuwn nu• polvere della terra, po•
merare poterit. trà anche contare i tuoi
posteri. ·1°
17. Surge, et peram• 17. Levati su, e scor•
bula terram in !on• ri la terra, quant' ella· è
gitudine et latitudine lunga, e quanto è 1ar•
sua : quia tibi daturus ga: perocchè a te io la
sum earn. darò.
18. Mouensigitur t,z. ~8. Abramo adunque
bernaculum suum A- niosse il suo padiglione-,
bram , ve nit, et habita• e andò ad abitare pres-
vit ju.:r:ta convallem so la valle di Mam.bre ..
Mambre , quae est in che è in Hebron: ed ivi.
Hebron: aedijìcavitque edificò un altare al Si-
ibi altare Domillo. gnore..
Vers. 15. 7'uua la terra C"he tu ve,li, ec; Un dotto interprete
afferma, che Dio, o un Angelo per parte Ji Di(), pf'lse tlinanzi agli-
occhi \},' ,\.!>ramo una immagine deHa terra promessa, e a parte a
parte gli. fece vedere tutto cptelio che ella conteneva di piil pre-
gevole. Così il demonio mo~tro a Cristo tutti i regni del mondo,,
JJ!rttlh. 1v. 8. Fe,li il Pererio. Ab-biamo già osst>rvato, com.e qnC-
ste pr,)mcssc hanno nn senso infinitamente piìt nobile-, e degno
della fo,le lli Abra:no,. e di r1ue1 figliuol.i, de' quali egli fu padre,
:iccontlo la fecle.
Fùw in et.:rno.. La promessa della terra cli Chanaan era con-
diJ.ionab; vale a J.ire-, pnrchè i ii;;l.i-noli t•arBali cli Ahramo· fos~e-
lQ fellcli a Dio, come egli se ne dichiarò, Lcvii. t,;a.p. '.16.
160 GENESI

CAPO XIV.
1''inti i cinque re, e saccheggiata Sodoma, i
1uattro re Pincitori ntenano schiaPo Lot colla
maggior parte de' suoi; ma Abramo insegue,
e ripiglia i prigionieri e la preda ; e lieto della
Pittoria, dà la decima a Melchisedecco , dal
1uale riceve la benedizione, e rende ogni co-
sa al re di Sodoma.

1, Ft!ICtum est au-


te~ in i{lo tempore , ut
1. E avvenne in
quel tempo , che Amra•
A mrapktdrexSennaar, phel re di Sennaar, e
et ,1.fi.hi rex Ponti, et Arioch re di Ponto , e
ChÒdorlahomor rex E- Chodorlahomor re degli
lamitarum, et Thadal Elamìti , e Thadal re
rex Gentium, delle Nazioni,
2. · Inirent bellum 2. Mosser guerra a
contra Bara regem So- Bara re de' Sodomiti, e
Vers. 18. Pre110 la yalle tli Mambre ec. Questa valle era ap-
pi.è del monte, su di cui risiedeva la città di. Hebron 1 e nella val-
le era un querceto, come apparisce dall'Ebreo.
Vers. 1. Àmraphel re di Sennaa.r. La maggior parte degli in-
terpreti lo credono di Babilonia, e Giuseppe Ebreo scrive, che
l'esercito era tutto di Assiri sotto il comando ~i quattro capitani.
Certamente la monarchia degli Assiri è J._ più antica di tutte.
A.rioch re di Ponto. Non del Ponto'Eusino, ma di un paese
più vicino, e~ portna lo stesso nome. L'Ebreo legge: re ,li.
Elassar: e gli Elassari sono' posti da Tolommeo nell'Arabia.
Ckodorlakomor re degli Elamiti: Gli Elamiii sono i Per--
a.iani: questo Chodorlahomor avea la parte principale iu questa
guerra~ e p;li altri erano in suo aiuto.
Thadal re delle Nazioni. Alcuni spiegano, re deUa Galilea
jelle Nu.Ìf).JÙ, il qual nome fu dato a q nesto paese a moti \'O del
concorio/èhe-ivi ai facea di varie genti per ragion del commercio.
Altri vog~ou9, ·che Thadal si fosse formato il suo regno col dar
ricetto a' vagabolldi e fuggitivi di qualunque nazione, come fece
Jjpoj anclie Romolo, apreudo l'.1,ilo per po11olare Roma uasc~n,e.
e A P o ;x:rv.
domqrunt, etcontra Ber- a Bersa re di Gomorra ,
sa regem Gomorrhae , e a Sennaah re di Ada•
et colltra Se1l1laab re• ma , e a Semeber re di
gem A dama e, et colltra Schoim , e al re di Baia;
Semeber regemSeboim, la quale è Segor. ·
contraque regemB (Jiae;
ipsa est Segor.
5. Omlles hi collve• 5. Tutti questi si rau-
nerunt in vallemSilve• naro 110 nella valle de'
strem, 1uae nunc est Boschi , che è adesso il
mare salis. mar salato. -,.,
4. Duodecim enim 4. Imperocchè perdo-
annis servierant Cho• dici anni erano stati
dorlahomor, et tertio• sudditi di Chod.Qrlaho•
decimo anno recesse• mor , e il decimò ter&
runtab eo. anno se gli ribelI.wonÒ.
6. Igitur quartodeci• 6. Per la qual cosa l'
mo anno venit Chodor- anno. quarlodecimo si
lahomor , et reges qui mosse Chodorlahomor,
erant cum eo : percus- e i regi uniti a lui, e
seruntque Raphaim in sbaragliarono i Raphai•
.Astarotk • carnaim, et miad Astaroth-carnaim,
Zuzim cum eis, .et E• e con essi gli Zuzimi, e
mim in Save Caria- gli Emimi a Save Ca-
thaim, riathaim,

Vers. 2, Bala, la quale è Segor. Ebbe poi il nome di Segor,


come vedremo cap. xix. 22.
Vers. 3. Che è adeuo il mar salato, Sotto il nome di sale
s-' intende anche il nitro e il bitume ; e di tutto questo è pieno
quello che chiamasi mare Morto, in cui. fu cambiata dopo l' in-
cendio di Sodoma la bella valle piena di piante, che è qui no•
minata ]a valle de' Boschi.
Vers. 5. Sbaragliarono i Raphaimi. Chodorlahomor co' snoi
re cominciaron la guerra contro al popolo detto de' Raphaimi,
forse perchè questo era alleato de're della Pentapoli; e lo stesso
può intendersi dell'altre tre naiioni, degli Zuzimi, degli Ero.imi,
e de'Correi. In vece di Raphaimi i LXX. mettono giganti; e dal
Deuteronomio ( cap. 111.) 1 e da Giosuè ( cap. xu. xm.) appariice,
GENESI
6. Et Chorraeos in 6. E i Correi su'mon.
montibus Seir 1isque ad ti di Seir fino alle cam-
campestria Ph«ran , pagne di Pharan , che
quae est in solitudine. è nel deserto.
7. Reversique sunt, 7. E (ire) tornando
et venerunt ad fontem indietro giunsero alla
Misphat; ipsa est Ca· fontana di Misphat, che
des: et percusserunt è lo stesso che Cades:
omnem regionem Ama- e devastarono tutto il
lç,citarum, et A morrhae- paese degli Amaleciti,
um, qui habitabat in e degli Amorrei • che a-
A sasonthamar, bitavano in Asasontha-
mar.
8. Et egre1Jsì srmt 8. Ma il re di Sodo•
rex Sodomontm, etrex ma , e il re di Gomor-
Gomorrhae, re.r:que A- rha, e il re d'Adama, e
ddmae , et rex Seboim, il re di Seboim , ed an-
necnon et rex Balae, che il re di BaHi, la qua-

che costOPO erano gente di grande c&rporatura. l..a città di Asta--


roth-co.rnaim era sul torrente di. Jaboc, e probabilmente ebhe
nome da qualche simulacro della lll'lla, che ivi era adorata; pe-
rocch.è Astarte è la luna.
E gli Einim.,'.. Emim vale terribile. Yeili Deuter. u. 10.
Sawi Carìatliairn. Cìtta del paese dì Moab, .Tosree xm, 19.
Vers. 6. E i Clwrrei su' monti di Seir. I Chorrei di.scm:i.devano,
da Seir, il quale ùiede il suo nome a' monti che sono a levante
di Chanaan <li ta dal mare Morto, Pe,li cap. xnv1. 20.
r
- Pharan è nome di lln monte, e di wia città. ecli Nmn~
Deuteron. XXXIII. 2.
Xlii, l, •
Vers. 7. Alla fotitana tli MispAat, Pererio crede, che la fon-
tana di Mìsphat vagli• 1o nesso, che la fontana di Meciba, e che
questa avesse il nome di fouta:na del giudizio (Mìs-phat), e dì fon-
tana di contraddizione. ( Met"iba); perchè ivi gli Ebrei mormora-
rono contra Mosè; ma Dio giudicò la lite fo favore di lui, fàcen-
do scaturire le acque dal vivo sasso. Nztm. xx. 13.
Il paese degli Amaleciti~ Vale a dire il paese-, che possede-
rono dipoi 3li A.maleciti- nell'Arabia Petrea tra Cades,. e il ma-
Ro.sso, ,
,tsa,o,.tltam,u vuo,I dire città ,relll, palme' • r.. roi deua
Eogad<li.
CAPO XIV.
qrtrte est Segor: et di- le è Segor , si mossero :
rexerunt aciem contra e nella valle de' Boschi
eos in valle Silvestri: scnierarono il loro eser-
cito contro di quelli:
9. Scilicet adversus 9. Vale a dire contro
Chodorlalwmor regem Cbodorlanomor re degli
Elamitarum , et Tha- Elamiti, e Thailal re
dal regem Gentium , et delle Genti, e Amra-
A.mraphel regem Sen- phel re di Sennaar, e
naar, et A.rioch regem Arioch re di Ponti!·•
Ponti : quatuor reges quattro regi conlro cin-
adversus guingue. que.
10, ra!Lis autem Sil- 10. E la valle de' Bo-
vestris habebat puteos sc;hi avea molti pezzi di
multos bituminis. Ita• bitume. Or i re di Sodo·
que rex Sodomorum ma· e di Gomorrha vol-
et Gomorrhae terga taron le spalle, e vi·fu
verterunt , ceciderunt fatta la strage: e quei
ibi: et qui remanserant, che salvaron la vita, fug-
jùgerunt ad montem. girono alla monlagna.
11. Tulerunt autem 11. E ( i vincitori)
omnemsitbstantiam So- presero tutte le ricchez-
doinoru:m , et GoTmJr- ze dì Sodoma ,e di Go-
rhae, et universa, quae morrha, e tutti i viveri,
arl cibum pertinent , et e se n' andarono.
abierunt:
t 2. Necnon et Lot, et 12. E ( presero) an-
substantiam ejus,filmm che ccm tutto quello che

Vers. 10. La valle ... ar,,ea molti pozzi rli bitume. Questi- poz-
ri di bitume servirouo poi. nelle mani di Dio alla &istruzione del-
le ~nfami cittll..
E vi fit fatta strage. Alcuni vorrebbero, che si trnducesse,
>t1Ì caddero dentro, cioè ne' p">z-ii. del bitume; lo che sembra po-
co pr.obah-ile di persone, che ben avean notizia de'luo-ghi, e sape-
Tano che in que'poz.zt trovavano sicuramente la morte. Notisi, co-
me Dio si ser\1-9- sovente del bt'accio d'uomini cattivi a punire al-
tri cattivi.
f64 GENESI
fratris Ahram, qui ha- aveva , il figliuolo del
bitabat in Sodomis. fratello di Abramo Lot,
che abitava in Sodoma.
13. Et ecce unus, qui 15. Ed ecco uno de'
evaserat, nuntiavit A- fuggitivi ne portò la
bram llebraeo , qui nuova ad Abramo E•
habitahat in convallé' breo, il quale abitava
Mambre A.morrhaei, nella valle di Mambre
fratris Esco!, ùfratris Amorrheo, fratèllo di
Llner; hi enim pepige- Esco!, e di Aner; peroc•
rant foedus cum A· chè questi avean fatto
bram. lega con Abramo.
14, Quod cum audis- 14. Abramo adunque
set Abram, captum vi- avendo udito, come era
delicet Lot fratrem stato fatto prigioniero
suum,: numeravit expe- Lot suo fratello, scelse
ditòs vernaculos suos tra' suoi servi trecento
trecentos decem et o- diciotto uomini i più le•
cto : et perseçutus est sti; e tenne dietro a'ne•


usqueDan • miei fino a Dan.

Vers. u. E presero anche ... Lot. Lot, H quale allettato d.-]..


1' amenitla del paese avea eletto di vivere tra genti sceUerate, ù
punito da Dio colla perdita delle sue ricchei.:.te e della libertlt..
Vers. 13. Ne porto la nuova ad Abramo Ebreo. Si è già det-
to, che il nome di Ebreo gli fu dato per essere egli venuto di
paese oltre l'Eufrate, quasi volesse dire uomo di là, cioè dì la
dàll' Eufrate. · _
Qm:sti avean fatto lega con Abramo. Queste pat,0le dan..
no motivo di credere, che Mambre, Escol, e Aner, che dovean
essere persone di conto1 aiutarono Abramo coJle loro tfenti. re-
di vers. :a4.
* Ed ecco uno de'fuggitivi ne portò la nuova: Ed uno
de' fu,gitivi ne portò tosto la nuova. . .
. Vers. 14, Trecento diciotto uomini. Questo numero d'uomim
impiegati al ,ervizio di casa, e alla cura de' greggi di Abramo dà
una grande idea di quel eh' egli fosse. Fedi cap. xxm. 6.
Pino a Dan. Dan in questo luogo uon è la cittlt di tal no-
lllC 1 "'I.MD .rivo, o un luogo vicino al Giorda:u.~ ;La città di Dan
al tempo d.i Mo,è 11~ chiamava Lari,.
CAPO XIV. 165-
15. Et divisis sociis, 15. E divise le schie-
irruit super eos nocte: re, gli assalì di notte
percussitque eos , et tempo: e gli sbaragliò,
persecutu& est eos us- e gl'inseguì sino ad Ho•
que Hoba, quae est ad ba, che è alla sinistra
laevam Damasci. di Damasco.
16. Reduxitque o- 16, E ricuperò lui.te
mnem substantiam, et le ricchezze, e Lot suo
Lotfratrem .ruum c11m fratello con tutta la ro-
substantia illius , mu, ba di lui, ed anche le
lieres quoque , et popu- donne, e il popolo.
lum.
17. Egressus estau- ~ andogli incon•
'tem rex Sodomorum in tro nella valle di Save
occursum ejus , post- ( che è la valle dei re )
quam reversus est a il re di Sodoma, quand~
caede Chodorlahomor, ei tornava dalla rolla di
et regum , qui cum eo Chodorlahomor, e de're
erant in valle Save , suoi confederati.
quae est vallis regis.
18. (1) .At vero Me~ 18. Ma Melchisedec
chisedech rex Salem, re di Salem, messo fuo-
profer.e11s panem et vi- ra del pane e del vino:
num : erat enirn sacer- perocchè egli era sacer•
dos Dei .Altissimi: dote di Dio Altissimo :
(r) Hebr. 7. ,.

Ver!. r~. Nella valle ,li' Save (che t la valle del re). Qoesta
valle, prima detta di Save, e dipoi valle del re, era dirimpetto a
Gerusalemme secondo Eusebio.
Vers. 18. Ma Melchisedech re di Salemt mu10 fnora del
pane e del vino, ec. Salem è Gernsalemme per comun parere
de' Padri, e degl' Interpreti.
Muso fuora del pane e del tn'no, peroéchè era 1acerdo-
lt tè, Questa giunta, che Melchisedech era sacerdote, non essen-
do certamente messa a caso, dimostra assai chiaratnente contro
gli eretici, che il pane e il vino portato e messo foora da Mekhi.-
acdcch dovca servire al &acrifizio pacifico 1 che eg1i offers.e in rcn-
166 GENESI
19. Benedixit ei, et 19. Lo bent'disse, di-
aìt, Benedictus _4.bram cendo: Benedetto Abra-
Deo excelso , q1ii crea• mo dall'altissimo Dio ,
vit coelum, et ten-am : che creò il cielo , e la
terra:
20.Et henedictus 20. E benedeUo l' al•
Deus e:ccelsus, quo pro- tissimo Dio, p~r la cui
tegente, hostes in ma- protezione sono stati
nibus tui-s sunt. Et de- dati in poter luo i ne•
dit ei decimas ex o- mici. E ( Abramo ) die-
mnibus. de a lui le decime di
tulle le cose.'
21. Dixitautemrex 21. E il re di Sodoma
Sodomnrum ad Abram, disse ad Abramo: Dam.
Da mihi animas : cete• mi gli uomini: tulio il
rà tolle tibi. resto lienlo per te.
2 2. Qui respondit ei: 2 2. Quegli rispose a
I,evo ,nanum meam ad lui : Alzo la mano mia

• Dominum Deum e:xcel•


.sum, possessorem coe•
li, et terrae,
al Signore Dio altissimo,
padrone del cielo e del•
la terra,

dirnento dì grazie a Dio per la vittoria di Alnamo: ed è stato an-


che da alLri osservato, ('be -..,arii Ehrei, invece di quelle parole
fi!ise .Juo,·a del pane e del ,,i,:w traducono l' Ehrço offerse ,lel
pane e del vino: e Filoue Ebreo dice, che Melchi:sedecli offerse
sacrifizio per la vittoria. Ma tutto il mistero ai questo re sacer-
dote, ammirabil figura di Cristò sacerdote secondo l'ordine di.
Melchisedech, e re di pa~e, è spiegato divinamente da Paolo,
B,tJBr. "TII,; -onde è· aa vedersi 'qllcllo èhè" ivi si è detto. Aggiunge-
rò ~lanrente, che v.arii antichissimi P.adri, e dietro a quei ti Teo--
òoreto ,ed Eusebio credono, che Mekhist?dech fosse un regolo
deaa Chananea, il quale per un miracolo della t,rrazia si manten-
11,e &auto e giu,to tra gli empii .
Vera. 20, Diede a lui le ,le-cime di tutU le cote. Vale a dire
d.ell'.(t .,pegUe de'nemici, non già anche deUe robe ricuperate, tol-
te da que,ti a're, e agli abitanti della Pentapoli.
Vers. 2~. dbo la mano mia. Antichissimo rito per prendere
Dio in testimonio di qua1che cosa , alzar la mau.o ver,50 il cielo:
invocando colui c~e .a.b.ita nel de.Io.
CA P O XIV.
25. Quod a filo sub- 23. Che nè un filo di
tegminis usque ad cor- ripieno, nè una correg•
rigiam caligae non ac• gia di scarpa io prende-
cipiam ex omnibus , rò di tutto quello che è
quae tua sunt, ne di• tuo , percbè tu non di-
cas: Ego ditavi .tl.bram: ca: Ho fatto ricco A·
bramo:
24, Exceptis his , 24. Eccettuato quello
quae comederu11t juve• che hanno mangialo i
nes, et partibus viro• giovani, e le porzioni
rum, qui veneru11t me• di questi uomini, che
cum, .tl.ner, Escol,et son venuli meco, Aner,
Mambre: isti accipient Esco! , e Mambre: que•
partes suas. sti avranno ognuno 13
sua parte.

Ven, 22~ * Alzo la mano mia. Benissimo ancora nel passata,


.ìkaì ec.
Vers. 23. Di tutto quello che è tuo. Vale a dire di que1lo che
~ra tuo, e de' tuoi, e tuo voglio che sia tuttora, benchè sia dive-
nuto di mia ragione , come acquisto fatt.o fo guerra giu5t.1, Con
ragione i Padri celebrano la magnanimità e il distaccamento di
Abramo. .
* Di scarpa ovvero di boriacchino.
Vers. ~q. EL·,:ettuato quello che hanno mangiato i giova-
ni, ec. Abramo eccettua c1tte'comruestibili che avesser consumato
i suoi soldati, Ì quali con una aprellazione usata nella milizia
egli chiama giovani.
In secondo luogo Abramo eccettua la porzione che tocc-ava ./t
ad Aner 1 a Esco1, e a Mamhre, i quali si vede che non imitarono
la sua grandezza d'animo, e probabilmente si accordarono a ciV
voleutieri i re della Pentapoli.
GENESI

CAPO XV .

.d.d Abramo, che non isperapiù successione, Dio


promette 1tnfigliuolo, e Abramo credendo a
lui è giustificato , e per caparra della terra
promessa offe_risce il sacrificio prescrittogli
dal Signore. E indicato a lui ilfuturo pelle•
grinaggio della sua stirpe.

1.H is itaque trans•


actis , factus ' est ser-
1, Passale che furo•
no queste cose, il Signo•
mo Domini ad Abram re parlò in visione ad
pe_r visionem ; dicens : Abramo, dicendo : Non
Nolitimere,.tlbram;ego temere, o Abramo : io
protector tuus sum , et sono il tuo" protettore,
merces tua magna ni• e tua ricompensa gran•
mis. de oltremodo.
11. Dixitque Abram: 11. E Abramo disse :
Dom,ine Deus, quid da• Signore Dio, che mi da-
bis lnihi 1 ego vadam rai tu? io me n'andrò
absque liberis : et fi· senza figliuoli: e il fi.
lius procuratoris domus gliuolo del mio maeslrn
titeae , iste Damascus di casa , questo Eliezer
Eliezer. di Damuco. '

Vers. t. E tua ricompan,a granJe oltre ,nodo. Dio solleva lo


Spirito di Abramo a faticare e combattere per un premio in1ìni ..
tamente più grande che le vittorie e le ricchezze del mondo. lo
l!i_teHo sarò ,ua mercede , dice Dio ad Abramo; ecco la sola mer..
cede degna di me, e dell' a1nore ch'io ho 'Per te.
Veri. ,. Signore Dio, che mi darai tii? io men' andrò ec.
Frà 'tatte le maniere di esporre le prime parole della risposta di

•· Abrat.eo-' '4Ueata mi sembra la più vera: Signore Dio, bene sta


ehe voi vi degniate d'essete mia mercede: imperocchè di t1ttte le
cose del mondo, che darete voi a me, che possa essermi <li con-
solazione? mentre quel JigliuO)o eh' io aspettava 1 quel JigliuoJo
unico oggetto di mie brame; quel figli-nolo in C"W debbono cuer
CAPO XV.
5. Addiditque A· 5. E soggiunse· Abra-
bram : M;hi autem non mo: Ma a me fu non
dedisti semen: et ecce hai dalo figliuolo: ecl ec-
vernaculus meus hae- co che questo schiavo
res meus erit. nalo in mia casa sarà
mio erede.
4. Statimque sermo 4. E tosto il Signor"
Domini factus est ad gli parlò , e disse: Que•
eum, dicens: Non erit sli non sarà luo erede ;
hic haeres tuus ; sed ma quello che <la'kmbi
qni egredietur de utero tuoi uscirà, lui avrai
tuo, ipsum habebis hae• tuo erede.
redem.
5. Eduxitque eumfo· 5. E lo condusse foo-
ras,etaitilli: ( 1) Suspi• ra. e gli disse : Mira il ·'f!.:
ce coelum , et numera cielo , e conta , se puoi, "'
stellas, si potes. Et di- le stelle. E così ( disse•
xit ei: Sic erit semen gli J sarà la tua discen-
tuum. denza.
6. Credidit À bram 6. Abramo credette a
Deo, et reputatum est Dio, e fugli imputato a
µLi ad justitiam. ( 11) giustizia.
(1) Rom. 4..,8.
(•) Rom. 4. 3. Gala~ 3. 6. Jaç. •· s3.
benedette tutte le genti, io nol vedo, e temo che per mia colpa
io ne sia privo, e che sen:z.'esso io mi morrò, e omai avrò per cre-
de non un figliuolo naturale , ma un adottivo , il figliuolo dt•l
mio maestro di casa, DamMceno di patria. 1l discono d' Abramo
è rotto, come ognuno vede, e pa,etico.
*
Vers. q. Che da' lombi tuoi. Che da te uscirà.
Vers. 5. Conta, se puoi, le stelle. V cramente di queste il nu-
mero non pu;.. aversi con tutte le diligen:z.e usate dagli astrow)-
mi 1 scoprendosene nel cielo, mediante le ripetute osservazioni,
sempre delle nuove , le quali per la sterminata distan:ia da noi
scompariscouo quasi, beuchè sieu dì fatto grandissime. Or alle
stelle ~ paragonata la discendenza di Abramo, uo11 tanto la di-
acende..nza carnale, quanto la spirituale, di que' figliuoli <'iot', •
dc''luali !lta scritto, che splenderanno '-"Ome stelle 17er intermi- ·
1uthili eternità. Dan. 1v.
Pent, /7ol. I. 6
7. Dixitque ad eum:
GENESI
7. E il Signore gli dis•
Ego Dominus, qui edu• se : Io sono il Signore
xi te de Ur Chaldaeo- che li trassi da Ur de'
rum, ut darem libi ter- Cbaldei , per dare a te
j
I
ram istam, et pos.~ide- questo paese, e perchè I
res eam, tu lo possegga.
8. At ille ait: Domi- 8. Ma quegli disse:
ne Deus, unde scire i Signore Dio, donde pos•
possum quodpossessu- so io conoscere, eh' io
rus sim eam? sia per possederlo l
9.EtrespondensD(}• 9. E il Signore rispo•
minus: Sume, inquit, se: Prendimi una vacca
mihi v~cam triennem, di lre anni, e una capra
et capram trimam, et di tre anni, e un ariete
arietemannorumtrium, di tre anni , e una tor•
turturem quoque, et co• tora, e una colomba.
lumbam.
10. Qui tollens uni- 10, Ed egli pre~e tut•
versa haec (1), divisit te qu~te cose, le divi•
(•) Jerern. 34, , 8.

Vers. 6. Abramo credette tt Dio-, e fiigli imputato a giusti...


,r:ia. Abramo padre di nostra fede 1 come lo chiama l'Apostolo,
eredette a Dio, e per questa fede non .solo fu fotto giusto, ma ot-

~
tenne eziandio di crescere nella gìusti-i.ia; impcrocchè -vuolsi os-
servare, che quelle parole Abramo cre,lette , e fugli imputa~
,t.o, ec. si applicanQ non solo a questa particolare circostanza, per
t'Ui sono state scritte, m:t a tutte le precedenti azioqi•di Abramo,
eom.inci.ando dalla prima chiamata di Dio in Ur de' thaldei: ma l
sono state poste qui da Mosè, perchè in questa occasione spiccò
m.a.ravigliosament,e la fede del gran patriarca. Abramo adunque
'
gjustificato ~i8. per la sua fede, per la f~de divenne ancora piì1
giusto, e con egli fu padre della fede, e modello di giustificazio-
ne. Sopra queste parole vedi P Apostolo Rom. 1v, Gal. m,, es.
-Giacomo cap. n. ~3., e quello che abbiamo detto in questi luoghi.
Vera. 8. Signore Dio, donde poss'io eonosoe,·e, ec. Qnesta di-
manda non è indizio di venin dubbio intorno alla verità della
promessa: ma Abramo affidato nella bont8 del Signore domanda
con umiltà qualche segno riguardo al modo, onde ciò debba
.effettuarsi. La aua interrogazione è simile a quella della Vers;iu.e,
L,,,,,.L34,
e A. P o xv.
eri per mediu m, et u• se per mezzo , e le parli
trasque partes contra pose I' una dirim petlo
se altrinsecus posuit: ali' altra; ma non divi•
aves autem non divisit. se i volai ili.
11. Descenderu11t• 11. E calava no uccel-
q1te volucres super ca• li sopra le b~slie morte ,
davera, et abigebat eas e Abramo li cacciava.
Abram.
· 12. Cumque sol oc- 12. E sul tramo ntare
~umberet, sopor irruit del sole,Abramo fu pre•
super Abra m, et hor- so da profondo sonno,
ror magnus et tenebro• e lo invase un orror
sus invas it eum. grand e, e oscuri tà.
15. Dictumque est 13. E fogli detto: Tu
ad eum : Scito praeno- dèdin d' adesso sapere,

in giù. Qne•te cose


Vers. 10. Le di'viu ptr rneuo: Dalla testa
il quale conferma
1JOno fatte da Abramo per ispirazione di Dio, e le alleanze ; il
le sue promes se, istituen do il rito di contrarr
qual rito si conservò dipoi presso gli Ebrei
(redi Jerem. xxxiv.
18.J, e fu adottato da molte nazioni.Mosè, Secondo questo rito divisi
nella p.i,.a de,critt a da e collocate le parti dl
~li animali
contrae nti pel mezzo,
essi l'una dì~iIPpeito ali' altTa, passavano i te il comun sacri-
onde venivano ad euere uniti tra loro median
-dell~ ,ua fed.tNne-
fìzio. Ma ricordiamoci, che Abramo in premi&-Cristo, Jo. vn.; e il
henchè da lungi, il giorno di
ritO <lì vedere,
con Dio, e stabilita
sacrifìzio di lui, col quale fu riunito l' uomo
] 1 eterna alleanz a, questo sacrifizi
o fu 11redet to, e mostrato ad
da lui in simbolo della
Abramo nel sacrificio degli animali divisi
:ma alleanza . nevano al rito
Ma non divist i voltttUi. Questi non apparte al SignoTe.
offerti
dell'all eanza i ,.713. erano solamen te per essere
si stava nel mezzo
Vers, 1 t, E Abram o li'cacciava. Abramo
delle bestie divise. Questo son-
Vers. 1 ~- Abram o ftt prtJO da profon, lo sonno.
mandato da Dio; e le
no, o sia est-asi, come hanno i LXX., gli fu questo sonno,
a iui intorno a' suoi posteri in
<'ose, clie Dio rivelò
afflizione.
lo atterriro no, e gli fecero orrore grande, e 11. e ~I. Ed
* Profondo .ronno. Per i LXX. estasi come Cap.
del sole e lo iparir
in appretso, terrore e oscurità. Il tramont are ;_
della luce simboleggia calamit a.
GENESI
scens , quod ( 1) pere- che la tua stirpe sarà
grìnum futurum sìt se- pellegrina in una terra
men tuum in terra non non sua, e li porranno
sua , et subjicient eos in iscbiavitit, e gli stra-
servìtuti , et affligent zieranno per quattro-
quadringentia amzis. cent' anni.
14. r erumtamen gen- 14. Ma io farò giudi-
tem, cui servituri sunt, zio della nazione , di
ego judicabo: et post cui saranno slali servi:
haec egredientur cum e dipoi se ne partiran•
magna substantia. no con grandi ricchez-
.r;e.
15. Tu autem ibis 15. Ma tu andrai a
ad patres tuos , in pa• trovare i padri tuoi, se-
ce sepultus in senectu- polto in pace in prospe·
te bona. ra vecchiezza.
16. Generatione au- 16. E alla quarta ge-
tem quarta revertentur nerazione ( i tuoi) tor•
huc: necdum enim com- neranno qua: imperoc•
pletae sunt iniquitates chè fino al tempo pre-
Amorrhaeorum usque sente non sono ancora
ad praesens tempw. compiute le iniquità de-
gli Amorrhei.
(•) Actor. 7. 6.

Vers. 13. Per quattrocent'anni. Vedi l'Esodo cap. xn. 49. 4r.
* Li porranno. Li terranno in i1chiavitù.
Vers. 15. Andrai a trovare i padri tuoi. S. Ambrogio lib. 2.
de Abraham cap: 9. Noi, che ci ricordiamo, che la rr-.,adre no-
stra è quella, Genualemme, che è colaul.t, qw·lli tliciamo pa-
dri, i qu.al{ nel merito precedettero e 1'l.ell' ordine della vita;
ivi troyavasi Abele vittima della pietà, ivi il pio e santo He-
noch, ivi Noè, a irovar qnerti anderà Abramo,\come qui a
· lui~si promet~.
· fers. 16. Alla quarta generazione. Nella linea di Giuda sì
conterebbero in questa guisa le quattro generazioni d' uomini
_nati nel)' Egitto : Efron ( nipote di Giuda) generò Aram , Aram
:generò Aminadab, Aminadab generò, Naasson, Naasson generò
~~almon1 il quale entrì61iella terra dì promi.Hione.
CAPO XV.
17, Cum ergo occu- 17. Tramontato poi
bulsset sol, facta est che fu il sole , sì fece
caligo tenebrosa, et ap- una caligine tenebrosa,
pamitclibanus.fumans, e apparve una fornace
et lampas ignis trans- fumante, e una lampa·
iens inter divisiones i/. na ardente , che passa-
las. va per mezzo agli ani-
mali divisi.
18. In ilio die (1) pe• 18. In quel giorno il
pigit Dominus foedus Signore fermò l' allean-
cum A braham dicens : za con Abramo , dicen•
Semini tuodabo terram do : AJ tuo seme darò
hanc afluvio AEgypti io questa terra dal fiu-
usque ad fluvium ma• me d'Egitto sino al
gnum Euphratem. gran fiume Eufrate. ·
l9• Cinaeos, et Ce- 19. I Ci nei, e i Ce-
nezaeos, Cedmonaeos, nezei, e i Cedmoneì,
20. Et Hethaeos, et 20. E gli Helhei , e i
Pherezaeos , Raphaim Pherezei, e anche i Ra-
quoque, phaimi,
(i) Sup1'fl;J•· 1· 13. ,~. lnfr. ,6, [)eut. 34, 4. Reg. 4. ,,.
•· Paralip. !i, •<l

Non sono aneora complut6 l'iniquità deKli A.morrA.el. No-


mina questi soli, come popolo principale, e piìl ragguardevole di
Chaan, e anche perchè nella terra di quel popolo si ti-ovava
allora Abramo . -
Vcrs. 17. Una fornaco fumante. Ecco un simbolo delle tri-
bolazioni , e de' mali, sotto de' quali <lovean gemere in Egitto i
posteri d' Abramo. . ~-
E una lampana ardente, che passava per mezzo ec. Dio
di cui è una immagine questa lampana ardente-, passando per
mezzo agli animali divisi, ratifica l'alleanza fermata con Abramo.
Vers. 18. Dalfìume d'Egitto sino al granjìwne ec. Il fium@'
d'Egitto è il Nilo: dal Nilo adunque fino all'Eufrate, fromette
Dio , che si stendera il dominio de' posteri d' Abramo. peccati
di questi. trattennero lungamente P adempimento pieno di tal
promessa: ma ella fu verificata interamente sotLo Davide, e Sa-
lnmone.
* À l tuo seme darò. Ho gilt dat0:,. CosJ. l' Eb,-.
. G lt N :es· I
,21. Et _Jmorrhaeos, 121. E gli Amorrhei,
et Chananaeos, et Ger- e i Chananei e i Gerge-
gesae(Js, et Jebusaeos. sei, e i Jebusei.

CA P O XVI.

Agar J datà i~ moglie ad Abramo da Sarai sua


padrona : ma ella dopo di essere divenuta
madre disprezzava la padrona; ed essendo
stata perciò gastigata, si fuggì; ma per co-
mando di un Angelo tornò a soggettarsi a Sa-
rai, e partorì Ismaele.

1, Jgitur Sarai uxor


':Abram·; non genuerat
1, Ma Sarai, mo•
glie di Abramo, non a-
libèros I sed ltabens veva fatto :figliuoli: ma
ancillamaegyptiam no- avendo una schiava egi•
mine Agar, ziana per nome Agar,
2. Dixit marito suo: 2. Disse a suo marito:
Ecce condusit me Do- Ecco ehe il Signore mi
minus , ne parerem ; ha fatto slerile, perchè
ingredere ad ancillam io non Pl!rlorisca , spo•
meam, si forte saltem sa la mia schiava , se a
:~
Vers. 2. Se a sorte di lei aveuifigUuoU. L'Ebreo:/ors' io
per rneu.o di lei mi edificherò una casa,• maniera di parlare
molto frequente nelle Scritture, Agar diede nome alla città dei,.
ta Agra nell'Arabia Petrea, e a' popoli detti Agareni 1 e dipoi
Saraceni I dall4' parola aUt»a Sarai a , che vale rubare, far la--
trociRii, f-<~.:..
. Esstmdosi egli prestato all" preghiere di lei: S. Agostino
lib. xn, dt1 civ. cap. 25. scrive. O uomo, che viribnente u,a <Jel--
1,e donne.- della moglie con temperan!t.a, della schiava- per
eo,uliuffihnsa, di nismna co,i is,noderata affe:r,ione! E altro-
ve nQJJ. h difficoltà cli uguagliare i matrimonii d'Abramo alla ca-
stità ,q.i .GioYJUJÙ, In questo fatto Abramo fu certamente guidato
dallo spirito de) Sjgnore; onde egli non fu dipòi men caro a O.lai
~ver coJ.Uli.seeso a' des~~ii della moolie,
CAPO XV~'
ex illasuscipiamfilios. sorte di lei almeno aves-
Cumque ille acquiesce. si figliuoli. Ed essendo-
ret deprecanti, si egli prestato alt<! pre•
ghiere di lei,
5. Tulit Agar aeg:r- 5. Ella prese Agar e-
ptiam, ancillam s1tam, giziana, sua schia\'a,
post amzosdecem quam possa li dfeci anni , <lac-
habitare coeperaut in chè avean principialo
terra Chanaan: et de- ad abitare nella lerra di
dit eam viro suo uxo- Chanaan: e la diede al
rem. marito suo per moglie,
4. Qui ingressus est 4, Ed egli coabitava
ad eam. A t illa conce- con essa. Ma é!:la veden-
pisse se videns despe- do , che a vea concepi-
xit dominam suam. to , prese a farsi be:ffe
della padrona,
5. Dixitque Sarai ad 6. E Sarai dìsse ad
Abram: Inique agis Abramo : Tu mi 'fai in-
contra me: ego dedi giustizia : io ti ho data
ancillan meamin sinum la mia schiava per tua
tuum: quae videns , consorte; ed ella veden•
quod conceperit, despe• do , che ha concepito,
ctui me kahet: · jrulicet mi beffa: il Signore sia
Dominus inter mit,et te. giudice tra me ; e te.
6.Cui respondens A· 6, l\i~pòse Abramo :
hram: Ecce, ait, ancil• Ecco che la tua schia•
la tua in manu tua est: va è in tuo potere : fa
utere ea, ut libet. Ajjli- con lei, come meglio li
gente igitur eam Sarai, piace. Siccome adunque
fugam iniit. Sarai la ga~igava , ella
se ne fuggi.

Vers. 4. * Prest1 a farsi be.!Je della pa,lrona. Non è raro che


l-e prosperitil facciano insolentire i men virtuosi e i pfo vili.
Vcrs. 5. Tu mi fai ù1giusti::.ia . .Sara rifond-, nella troppa Jwn-
t.'.i di Abramo verso di Aiar la cagione de' mali tcrmiui, eh.e ~&a- .\,
va. ieco Ja ,chiava. .;fi· " \,
i;;

\:
4,
''GENESI
7, Cumque invenis- 7. E l' Angelo del Si-
,;~t eam Angelus Do· gnore avendola trovala
mini juxta fontem a- in luogo solitario pres-
q11at1 in solitudine, qui so una fontana di ac-
est in via Sur in de- qua, che è nella strada
serto, . di Sur nel deserto ,
B. Dixit ad illam : 8. Le disse: Agar ser-
Agar, ancilla Sarai, va di Sarai , donde vie-
unde venis ? et quo va- ni , e dove vai tu ? Ed
dis ? Quae respondit: ella rispose : lo fuggo
A facie Sarai dominae dagli occhi di Sarai mia
meae ego fagio. padrona.
9. Dixitqae ei Ange• 9. E l'Angelo del Si•
las Domini: Revertere gnore le disse: Torna
ad dominam tuam ' el alla tua padrona , e u-
humiliare sub manu i[. miliati sollo la mano
lius. di lei.
10. Et rursum: Mul- 10. E soggiunse: lo
tiplicans, inquit, multi- moltiplicherò: grande•
plicabo semen tuum , mente la tua posterità,
et non numerabitur e non potrà numerarsi
prae multitudine. per la sua moltitudine.
11. Ac deinceps:Ec· 11. E dipoi: Ecco,
ce , ait , concepisti, et disse, tu hai concepito,
paries jilium: vocabis- e partorirai un figliuo-

Ven. 6. La tua schiava è in tuo poter11. Vedesi in questo rac-


conto il buon ordine regnare nella casa di Abramo. Sara disgu-
stata ed offesa non ardisce di punire Agar, ma se ue lamenta con
Abramo. Abramo, senza disaminare per minuto la ragione delle
querele di Sar~jlvendo riguardo alla debole:iza del sesso, cono-
t.cendo la prudinì.a della consorte, rimette a lei il pensiero di.
mni1iare la schiava afline di mantenere la 1,ace nella famiglia.
Yedi Chr_rsustom, 38. ,
- Veri. 7. *L'Angelo del Signore. È questa la prima volta che
e1preMamente ,i fa menzione del mini.itero degli Angeli in pro
degli uomini.
* lvi. La str"tla ,I,' J'ur. Agar egiziana dirigeva.i al ,uo
.,

que nomen ejus Is- lo, e gli porrai nome


mael , eo quod audierit Ismaele , perchè il Si-
Dominus affl,ictìonem gnore tiha esaudita nel-
tuam. la tua sfllizione,
12. Hic erit ferus ho- 12. Egli sarà uom fe•
mo: manus ejus contra roce: le mani di lui con-
omnes , et manus omn• tro t utli , e le mani di
ium contra eum : et tutti contro di lui ; ei
e regione universorum pianterà le tende sue
Jratrum suorum jiget dirimpetto a quelle di
tabernacula. tutti i suoi fratelli.
15. rocavit autem 15. Ed ella invocò il
nomen Domini , qui lo- nome del Signore , che
9uebatur ad eam : Tz, le parlava: Tu, Dio,
Deus , 9ui vidisti me. che mi hai veduta. Im-
Dixit enim : Profecto perocchè ella disse: Cer-
hic vidi posteriora vi- to che io ho vedulo il
dentis me. tergo di lui , che mi ha
veduta.
14. (1) Proptereaap- 14. Per questo chia-
pellavit puteum _illum mò quel pozzo il poz-
(•) Infr, "4," 6t:

Veri. 1<J.."Le mani di lii.i corìtro ·rutti,• ù mani di tutti co,a..


tro ec. Predizione verificata in tutti i tempi, e fino al giorno
d'oggi negli Arabi posteri d' Ismaele, feroci , amanti la guerra, o
i ladronecci; senza stanza fissa, 1mhatichi, e vagabondi, dall'altro
lato fedeli nelle promesse, e ospitali, tenendo tutti gli uomini
per fratelli, e persuasi che i beni di questa terra son tutti comuni.
Pianterà le sue terre dirimpettv a quelle di tutti i suoi ec.
Gl' Ismaeliti circondano la Giudea, l' ldumea, il Paese di Moab,
e degli Ammoni ti.
* Uomferoce. Ebr. Onàgra: Asino saJvatico. >wfr
Vers. 13. Ho veduto il tergo ec. L'Angelo, che rappresenta-
va Dio nel corpo, che avea assunto, non fece vedere ad Agar Ja
sua fa('cia, ma il tergo. Yedi l'Esodo xnm. 38. Quinùi 11 anti-
chissima tradizione vresso gli scrittori profani , che gli Dei non
mostravano mai ogli nomini la loro f«ccia.
Ho veduto il tergo di lui, che mi ha verluta. Che ha get...
tato lo sgu.irtlo wpra di me per co11solarmi, e dauni ,cou::1ì&li~1
178 G"ENESI
puteum viventis , et vi- zo di lui, che vive, e mi
dentis me. Ipse est in• ha veduta. Egli è tra
ter Cades, et Barad. Cades , e Ba rad.
15. Peperitque Agar 15. E Agar partori
:A.hrae filium: qui vo• ad Abramo un figl.iuo-
cavit nomen ejus Is- lo: il quale gli pose no-
mael. me Ismaele.
16. Octoginta et sex 16. Ottanta sei anni
ànnorum era! Abram, avea Abramo,, quando
quando peperit ei .1. gar Agar partori a lui
Ismaelem. Ism;iele.

CAPO XVII.

Le promesse son pur ripetute ad Abramo; e a


lui, e a Sarai sono cangiati i nomi. La cir-
concisione tJ comandata come segno dell' al-
leanza, Promessa di un figliuola di Sara.
Prosperità d'Ismaele. Abramo eseguisce il
precetto della circoncisione.

1. Rstquam vero
nonaginta et noveman•
1. Ma quando egli
era entrato nel nonà·ge.
norum esse coeperat, simo nono anno, g!ij's~P·
apparuit ei Dominus, parve il Signore , è 'gli'
dixitque ad eum: Ego disse: Io il Dio on:,ipo•
.~ Deus omnipotens: am- tente: cammina . alla
·~ !,ula coram me, et esto presenza mia, e sii per-
·~ per;fectus, fetto.

Vers. 14, Tra Cmles, e Barati. Cades, o Cadesbarne era nel-


}' Arabia Petrea circa venti miglia lontano da Hehron. Di Barad
non si lta certa nt>tizia.
Vers. 1. Io il Dio onm"potente. Potrebbe tradursi l'Ebreo: fo
il Dio, che sono 'piene,:,-:a, ovvero la steua pienezza: cammina
a~?Jlpresenza mia, e siip,:{~tto: affine di rcuderti eapacede'be-
.,
/;.:
CAPO XVI.
,. Ponamqne Joedus 2. E io fermerò la
meum inter me , et te , mia alleanza tra me , è
et multiplicabo te vehe- te , e li moltiplicherò
menter nimis. grandemente oltre mo•
do.
3. Cecidit Abram 3. Si gettò Abramo
promts in faciem. boccone per lerra.
4. Dixitque ei Deus: 4. E dissegli Dio : lo
Ego sum, et pactum sono, e il patto mio (sa•
meum tecnm , ( 1) eris- rà) con te , e sarai pa•
91te pater multarum dre di molle genti.
gentium.
6. Nec ultra vocabì- 5. E non sarai pm
tur nomen ·tunm À· chiamalo col nome 'di
bram: sed appellaberis Abramo: ma sarai dello
A braham: quia patrem Abrahamo : perocchè io
mnltarum gentium con• ti ho destinato padre di
stitui te. molte genti.
6. Faciamque te cre- 6. E ti tarò crescere
scere. vehementi.ssime , form isura , e ti farò pa•
et ponam te ittf:~ptibus, àre di popoli , e da le
regesque ex ·l« e1ve-. usciranno de' regi.
dientur. · ·
(1) Ecci. 44. ,o. Rom. 4. 17.

ni, eh' io ti preparo, e ti ho promes<;o, cammina come servo (ed.e:-


le alla mia presenza, obbedisci a'mìei comandi , e fa di esierc ir~
reprensibile, e senza macchia.
Vers. 4. Io sono. Di Dio solo con verità si dice, che egli è, per-
cbè egli t: eterno, immutabile. Egli adnm1ue _-con questa parola
tlimostra ad Abramo, comé' il'.patto, e l'alleanza, che egli ferma-
va con lui, era immutabile.
Vers, 5. Non sarai pili, chiamato col nome di ec. Abram si-
gnifica padre eccelso : Abraham ( contratto di A.b-ram-ham-
mon) padre eccelso di moltitudine.
Vers. 6. Ti farò padre di popoli, e nasceranno ec. Abralrn-
mo secondo questa promessa di Dio fu certamente padre di po-
roli immensi, gl' Israeliti, gl' ldumei, $.H Arabi; ed ef!:li ha_ a,vuto
hClla sua disceftdcn:z:a un numero 15ral\4.is,imo di regi, Nrssnn 'no-
I GENESI
7. ·Et stataam pa- 7. E io fermerò il mio
ctum meum inter me, et pnlto fra me , e te: e
te ,etintersemen tuum col seme tuo dopo dì tè
post te in generationi- nelle tue generazioni
bus tuis foedere sempi- con sempiterna allean-
terno: utsimDeus tuus, za : ond' io sia Dio tuo,
et seminis tui post te. e del seme tuo dopo di
te. ·
fl. Daboque tibi, et 8. E darò a te, e al
semini tuo terram pere- seme tuo la terra, dove
grùzationis tuae , omn- tu sei pellegrino, tutta
el" terram Chanaa,1 la terra di Chanaan in
in possessionem aeter- eterno dominio, e io sa-
11am, eroque Deus eo- rò lor Dio.
rum.
9. Di:xit iterum IJeus g. E di nuovo disse
ad Abraham: ( 1) Et Dio ad Abramo: Tu a-
( 1) .A.ctor. 7. 8.

mo riguardo a tutto questo potò mettersi in paragone con Abra-


hamo, dacchè mondo è mondo. Ma vanno elleno a terminarsi qui
le grandiose promesse di Dio? E l'alleanza tempiternci (vers. 7.)
di Dio con Abrahamo che sarebh' ella ùivenuta, se ella aves:ie
dovuto aver imo effetto nella sola ùiscemleuza carnale di questo
, gran patriarca? Con ragione i,erciO l' Apostolo ci fa osserv:i."rc,
· che i figliuoli di Abrahamo secondo ]o spirito sono l'oggetto di
queste promesse; che a queste han diritto i Gentili .imitatori
della fede di quel patriarca, a cui queste promesse furono fatte
prima eh' egli ricevesse P ordine delJa circoncisione, atfinchè così.
, -egli fosse patire di tutti i credenti incil'conci1i ( vale a dire
,de!,. Gentili), e padr• de' circonciJ-i, di quegli, i quali seguorto
le vestigia ,lellt,Jecle, che fu in Abrahamo padre nollro non
ancor circonci#f. Rom, 1v, 11. 1. 1x. 7. 8. Gal. m. 14., et seq. In
questo senso i re, che na.cct"anno da Ahrahamo , sono in primo
luogo il Cristo re de'regi, e poi i principi della casa del Signore,
~ll apostoli <lclle Chiese, gloria di Cristo: la terra,, di c!-1-i Dio ,là
Jl possesso eterno al seme di Abrahamo fedele, ella e la terra
<le' vivi, riguardo alla <Juale non sono piu pe1legrini nè forestieri
•1uelli che per la fede 11000 divenuti concittadini de 1 Santi , .t
,le1nçifamiglia stena di Dio. Ephes. u .
. ,. ._- 1'ifarò pa,lre di.!J!Plti 7Jopoli, Ti <lilaterò.
CAPO XVII.
tu ergo custodies pa- dunque osserverai il
ctum meum , et semen mio patto, e dopo di te
tuum post te in genera- i~ tuo seme nelle sue
tionibus suis. generazioni.
to. Hoc est pactum 10. Questo è il mio
meum, quod observa• patto, che osserverete
bitis inter me, et vos, tra me e voi; tu , e il
et semen tuum post te: seme tuo dopo di te :
circumcidetur ex vobis tutti i vostri maschi sa•
omne masculinum. ran circoncisi.
11. Et circumcidetis 11. E voi circoncide-
carnem praeputii vestri, rete la vostra carne in
1tt sit in sign1tm foede- segno dell'alleanza Ìra
ris inter me et vos. ( 1) me e voi.
12. I,ifans octo die- 12. Tutti i bambini
r1tm circ1tmcidet1tr in maschi di ollo giorni
vobis , omne mascr,li- saranno circoncisi tra
num in generationibus di voi da una genera-
vestris , · tam vernacr,- zione all'allra: il servo,
l1tS, q1tam emptitius cir- o sia nato , o l'abbiate
c1tmcidetur, et quicum- comperato da qualun•
q1te non fuerit de s tir- que uomo non della vo-
pe vestra, · · stra stirpe, sarà circon,,
ciso.
(1) Lev. n. 3. Lac. 2. 21. Rom. 4. IL

Vers. 10. Queilo è il mia patto. Cioè a 1lire i1 segno del mio\)-:
Jiat.to con voi..sara la circouà,iouc. La circoncisione aduU(1ue fu ~f
ordinata da Dio a rmnmcmorarc l' alleauza faua da lui col auo
11opolo 1 divenuto percio un popolo specialmetflè dedicato e con-
secrato al Signore , e distinto da tutti gli altri po1mli per meL-
:w <li questo seguo. Questo segno medesimo fn una figura dcl-
i' inJelchil carattere che i Cristiaui ricevono nel santo Battesimo1
per cui sono ascritti e adottati nella ~hiesa <li Dio 1 e acqui:.tauo
diritto a'heni della medesima Chiesa.
*
Vers', l 1. J,i segno. Allìnchè cio sia segno.
\' t:rs. 12;. Tutti i bambini ... di otto gionli ec. Non potea forsi
rr~ma 1ptc:ita Hrcn1011i<1, percl.è ~n fo~se ct13io11 tli morte aJ
182 GENgsr
15. Eritque pactum 15. E questo segno
meum in carne vestra del mio patto sarà nella
in foedus aeternum. vostra carne per eterna
alleanza.
14. Masculus, cujus 14. Se un maschio
praeputii caro circum- non sarà slalo circon-
cisa non fuerit, delebi- ciso, una tal anima sa-
tur anima illa de populo rà recisa dal ceto del
suo: quia pactum meum popol suo: perocchè ha
i,·ritum j'ecit. violato il mio patto.
'1.5.DixitquoqueDeus 15. E Dio disse anco-
ad~Abraham: uxorem ra ad Abrnmo ; Non

bambino; ma potea differirsi· per giuste cause . redi Josuò


cap. 5. 6.
Il sen,o o sia nato in casa, o lo abbiate comperato ec. La
Volgata è un poc' oscura in questo luogo: onde ho procurato di
esprimere il senso del testo originale, che ùee essere anche il
•enso della stessa Volgata. Noti.si, che un incirconciso potea vive-
re nelle terre degli Ebrei, ma non in casa di un Ebreo: e se uno
schiavo straniero avesse ricusato di ricevere la circoncisione, il
padrone non potea costringerlo , ma dovea rivenùcdo . Ye.li
Maim, <le drcumcis. lib. 1. cap. 6.
Vers. 14- Una tal anima sarà recisa ,lai ceto del_popol suo.
~ar.\ rigettata dal corpo della Chiesa Giudaica, privai.a delle pre-
rogative della famiglia di Abramo 1 e<l esclusa dalle promesse
contenute nella mia alleanza. Altri spiegano queste parole della
pena di morte, colla quale dovrO. punirsi chiunque non fosse c!r-
conciso; altri della morte dell'anima, cioè dell'eterna dannaz10-
ne,.nella quale incorresse chi trascurava questo rito, come quel-
. lo che era stato ordinato pel rimedio del peccato originale, sc-
m:·.eondo a. Agostino, s. Gregorio, s. Tommaso, e altri: ma siccome
', -,u
0
.questo punto è diversa l'opinione di molti altri Padri e Inter-
preti , la prima e la seconda sposizione sembrano piU accertate.
Gli -Ebrei affermano che, se un figliuolo di Abramo, non circon-
Giso nell'infanzia, arrivato all'anno decimoterZo non si facesse cir--
goncidere, restava soggetto alla pena intimata da questa legge.
Vers. 15. Non chiamerai piii la ttta moglie ~c. Dopo aver
mutato .il nome ad Abramo. Dio cangia anche quello della consor-
te : tu non la chiamerai pill rnia signora, ma assolutamente la
signora: come quella che non di una sola famig·lia sar8. madre,
ma di tutte le genti per mezzo d'Isacco, e del <.:risto che dee na~
sccre <lai seme d' hacc(), e (\i. cui lo 'Stesso Isacco sarà figura.
CAPO XVII.
mam non vocabis Sa- chiamerai pm la tua
rai, sed Saram. moglie col nome di Sa-
rai, ma si di Sara.
16. Et benedicam ei, 16. E io la benedirò,
et ex illa dabo tibi fi· e di lei darò a te un fi.
lium , cui benedicturus gliuolo , a cui io darò
sum : eritque in natio- benedizione: ed ei sarà
nes, etreges populorum capo di nazioni , .e da
orientur ex eo. lui usciranno regi di
popoli.
17. Cecidit Abraham 17. Abramo si gettò
in faciem suam, et ri- boccone per terra, e_ ri-
sit, dicens in corde suo: se, dicendo in cuor suo:
Putasne centenario na• Possibile, che nasca un
scetur filius ? et Sara figliuolo a un uomo di
nonagenaria pariet? cento anni? e che Sara
partorisca a novanta?
Vers. 16. La benedirò, e di lei ti darò un figlitwlo, ec. Nel-
llEbreo tutto intero il versetto si riferisce a Sara: La benedirò,
di le~ ti darò rmfigliuolo, la bene,lirò; ella sarà madre di po-
poli, e da let u1ciranno de' re. Grandioso elogio <li Sara, e in-
fallibile prova della virtù. di quegta gran donna . Ella è degna
perciò di es.ere ~ bGlla 6g_u.ra della Chiesa di Cri.sto, e anche,
di quella Vergine figliliola di Sara, dalla quale volle nascere il
Cristo. .,... ~- , . "-
Vers. 17. E ri.te, dicendo ec. Rise per eccesso di allegreua in-
sieme, e di ammirazione; imperocchè lungi da noi di sospettare-
la minima diffidenza in questo grand' uomo dopo quello che in
proposito di qu~sto fatto mede-simo ci espone l'Apostolo: Abra- ,
mo contro ogni speranza credette di divenir padre di molte~
nazioni"" e senza vacillar nella fe.-le non considerò nè il srta ''
corpo snervato, euendo gi(l; egli di circ-a cent.o anni, nè l'ntero
di Sara, già senza vita; nè per dijfidenza esitò sopra-la pro--
messa ,li Dio: ma robusta ebbe la fede, dando gloria a Dio;
pieni.uimamente persuaso, che qualunque cosa abbia promes-
sa Dio: egli è potente per farla; perlocchè eziandio fitgli (ciO)
imputato a giustizia. Rom. ,v. 18. 2:2. Parmi, che queste parole
di Paolo, le quali evidentemente sono allusive al fatto, dì cui si
parla, non lascin luogo di dubitare della fermezza invariabile
della fede in Abrahamo , particolarmente ove rifletta-si a quelle-
parole: e fugli imputato a 5ùutiz:ia. ,,
GENESI
1 8. Dlxitque ad 18. K disse a lui: Di
Deum : utinam I.smael grazia, viva Ismaele di•
vivat coram te. nanzi a te.
·19. Et ait Deu.s ad 19. E disse Dio ad
Abraham; (1) Sara u- Abramo: Sara tua mo-
xor tua pariet tibi fi· glie ti partorirà un fi.
lium,vocabi.sque nomen gliuolo,e gli porrai nome
eju.s I.saac ; et co11.sti- Isaac; e fermerò con lui
tuam pactum meum il- il mio pallo per un' al-
li ùi .foedu.s .sempiter- leanza sempilerna, e
num, et .semini eju.s post col seme di lui dopo di
eum. esso.
20. Super I.smael 20. Ti ho anche esau-
quoque exaudivi te.Ec- dito riguardo a Ismaele,
ce benedicam ei , et au- e lo amplificherò, e mol-
gebo, et multiplicabo tiplicherò grandemen•
eum. valde; duodecim te.: ei genererà dodici
duce.s ~enerabit, et.fa· condottieri, e farollo
ciam illum in gentem crescere in una nazio-
magnam. ne grande.
21. Pactum vero me- 21. Ma il mio patto
um .statuam ad 1.saac , lo stabilirò con Isacco,
'luem pariet tibi Sara cui partorirà a la Sara
(1) lnfr. 18. 10, et ~1. 1l,

Ven. 18. Di grazia, viva Ismael~ dinanzi a '8. Vale a dire,


Signore, dacchè tanta è la tua bontà verso di ·me, che mi pro-
metti no tal figliuolo, e con esso tanta felicità, degnati di grazia
di oonseTvare in ·,!ta anche il mio Ismaele, e di bene<ll'f'lo, affin-
ehè egli viva dinanzi a te, e ti sia accetto, La risposta di Dio: Ti
ho auche esaudito riguardo ad Ismaele ec. parmi , che nou
permetta di dare verun altro senso a queste parole.
Vers. 19. E gli porrai nome lsaac: che vuol dii:_ riso.
Vers. 20. Dodici condottieri. Gli Arabi erano divisi, come gli
t:brei, in dodici tribU, e lo sono anche clj presente: i capi , o liiia
condottir.ri di esse sono predetti in questo luogo.
* Farollo cresccrfl in una nazione. Divenire una nazione
grande.
CA P O XVIll.
tempore isto in anno al- in questo tempo l' 11n•
tero. no vegnenle.
22. Cllmque jinitlls 22. E finito che ebbe
esset sermo loqllentis di parlare con lui , si
cum eo , ascendit Dells tolse Dio dalla vista di
ab Abraham. Abramo.
23. Tlllit alltem A· 23. Abramo adunque
braham Ismael jilillm prese Ismaele suo fi.
suum, et omnes vernacu- gliuolo, e tutti i servi
los domlls Sllae: univer- nati nella sua casa: e
sosqlle , qllos emerat, I ulti quelli che avea
cunctos mares ex omni- comper11ti, lutti quan•
lms viris domlls Sllae : ti i maschi di sua casa,
et circllmcidit carnem e li circoncise immedia•
praeputii eorum statim tamente lo stesso gior•
in ipsa die sicut prae- no_, conforme Dio gli
ceperat ei Deus. avea ordinato.
24. Abraham nona- 2i. Abramo avea no-
ginta et novem erat an- vantanove anni , quan-
norum, quando circllm• do si circoncise.
cidit carnem praeplltii
sui.
25. Et [s11ff1d ft,liU$ 25. E il figliuolo J.
tredecim annos imple,. 'smaele avea compito

Vers. :u. * Ma il mio patto lo stabilirò con Isacco. Per


quanto di glorioso ed ampio si prometta nel mondo a Ismaele, in
coufronto degli spirituali vautaggi destinati al fratello, uul,la da
Dio si valuta.
Vers. 22. Si tolse Dio ea. Il Siro traduce V Af!:gelo di l}_io. E
molti Interpreti crc<lono, che per Jo piu in q~ste apparizioni
dee intenùersi un Angelo rapprcsent.nnte la pcr~ona di Dio.
Vers. 23. Immediatmne'!.te lo stesso giorno, E degna di osser-
"azione la pronta obbedienza di Abramo. L'udire il comando di
Dio, e l'eseguirlo fu quasi lo stesso. Ma è anche degna d, osserva-
iione l' obbedienza d' Ismaele, e di tutta quella numerosissima
famiglia in sogg-ettarsi ad un rito molto penoso. Argomento del-
l'autorità acquistata da Abramo sopra dei ,uoi per una ipcrimç.u.-
1.ata virtù e ,aviezza.
186 GEN:ll!SI
r,erat tempore circumci- tredici anni al 'tempo
.sionis suae. della sua circoncisione.
z6. Eadem die cir- 26, Nello stesso gior-
cumcisus est A.braham, no fu circonciso Abra-
et Ismael filius ejus. mo , e Ismaele suo fi.
gliuolo.
11.7. Etomnesvirido- 27. E tutti gli uomi-
mus illius , tam verna- . nidi quella casa, tanto
culi, quam emptitii, et quei che in essa eran
alienigenae pariter cir- nati , come quei che e-
cumcisi sunt. rano stati comperati, e
gli stranieri furono cir-
concisi ad un tempo.

e A Po xvm.
Tre A.ngeli accolti da Abramo come ospiti pro-
mettono un figliuolo di Sara; e questa perciò
avendo riso , ne è ripresa. Predizione della
rovina di Sodoma, per cui Abramo prega più
volte,

1. (1)Àpparuitau•
tem ei Dominus in con-
1. E il Signore ap-
parve ad Abramo nella
valle Mambre, sedenti. valle di Mambre, men.
in ostio tabernaculi sui tr' ei st>deva ali' ingres•
in ipso fervore diei. so del suo padiglione
nel maggior caldo del
giorno.
( •) Hebr. 1 3. •·

Vers. 1. E il SignortJ apparv~ ad Abramo ne1la valle t1c. l


tre personaggi che apparvero ad Abramo, rappresentavano il Si~
~ nélùi tre divine persone: ed erano Angeli in figura nmana:
itn~rocchè a questo fe.tto prindpalmente alludendo l'Apostolo
dice: Non vi dimenticata delP ospitalità, dappoichb ,ttr·qmnta-
CAPO XVIII.
2.Cumque elevasset 2. E avendo egli al.
oculos , apparuerunt ei zali gli occhi, gli com-
tres viri stantes prope parvero tre uomini, che
eum : quos cum vidis• gli stavano dappresso;
set,cucurrit in occursum e veduti che gli ebbe,
eorum de ostio taberna• corse loro incontro dal-
culi , et adoravit in ter- 1' ingresso del padiglio-
ram. ne, e adorò fino a terra.
5. Et dixit: Domine, 5. E disse : Signore ,
si inveni gratiam in o- se io ho trovato grazia
culis tuis , ne transeas dinanzi a te , non la•
servum tuum : sciar indietro il tuo ser-
vo:
4. Sed afferam pau• 4. Ma io porterò un
xillum aquae, et lava- po' di acqua, e lavate i
te pedes vestros , et re• vostri piedi , e riposa-
quiescite sub arbore. tevi sollo quest'albero.
6. Ponamque buccel• 6. E vi presenterò un
lam panis , et conforta• pezzo di pane, affinchè

alcrtni diedero, stnsa 1aperlo, ospir.io agli Angeli. Heb. xm. 2.


Vedi .t\ug:nst. xvi.. de 1.:(v, cap. 29.
Ven. 2, Yedr,ti :C'4e. gli ebbe, andò ec, In tutto questo raccon-
to abbiamo una viva pittura del rispetto e della carita di A.bramo
verso degli ospi ti . -- · - -
E adorò sino a terra. Vedi cap. xxm. ')• un' espressione si-
mile a quella usata qui nella nostra Volgata. La voce latina ado-
rare, e la greca de'LXX., che corrisponde a questa, significano
portar la mano alla bocc~, baciarsi la mano, che era segno d'ado.
razione presso gl'idolatri. P'edi Job. xxxi. 23,111. Reg. xix. 18.
* AdoT'Q ji'no ,:n terra. Oppure: 1i prostrò a terra.
Vers. 3. Signore, se io ho trovato ec. Abramo talora parla ~
tutti e tre ; talora a quello di. mezzo , che faceva la prima figura.,:
e pareva sovrastare agli altri.
Vers. 4. Porterò un pò d' acqua e_c. La lavanda de' piedi era
la prima funzione dcll' ospitalit3.. S. A1,tostino, e s. Girolamo, in-
vece di quello cho si ha nella Volgata: e lm•ate i vostri piedi,
lessero, e laverò i vo.rtri piedi: ma certamente il senso è lo stesso.
Per questo siete venuti verso ec. A questo fine d'onorar la
mia tenda, prendendo in essa ristoro; a questo fine sen.za altro vl
siete qua rivolti.
GKNESI
te cor vestrum ', postea ristoriate le vostre l'or-
transibitis: idcircoenim ze, e poi ve n' andere•
declinasti.s ad .servum te1 imperocchè per que•
vestrum. Qui dixerunt: sto siete venuti verso
Fac_, ut locutu.s e.s. il vostro servo. E quelli
dissero : Fa, come hai
dello.
~- Festlnavit Abra- 6. Andò in fretta A·
ham in tabernaculum bramo da Sara, e le dis•
ad Saram, dixitque ei: se : Fa presto, impasta
Accelera ; tria sala .si- tre sati di :fior di fari•
milae commisce , etfac na, e fanne delle schiac-
s1tbdnericios panes. ciate da cuocer sotto la
cenere.
·1• Ipse vero ad ar- 7, Ed egli corse all'
mentum cucurrit: et tu• armento, e ne tolse un
lit inde villtlum tener- vitello il più tenero, e
rimum, et optimum, de· grasso, e lo diede ad un
ditque puero, quifesti• servo,il quale ben tosto
navit, et coxit illum. lo ebbe colto.
8. Tulù quoque buty- 8. Prese anche del
rum , et lac, et vitulum, burro , e del latte , e il

*
Vers. 5. Yi pre,enterò un peno di pane. Del cibo.
Vers. 6. Impasta tre sali ,li .fior di farina. Il sato è misura
ebrea contenente il terzo dl uu'epha; onde tre ,ati fanno un'epha,
cioè più. di settanta libb1·e di farina. Sara in età di novant'anni,
Sara. nobilissima e ricchissima donna dee impastare ( certamente
coll'aiuto delle sue aerve) questa farina, farne il pane, e cuocer-
lo. Questa semplicitlt. degli antichi costumi notata nelle Scrittu-
re' si osserva anche negli scrittori profani, benchè tutti posteriori
a l\fosè. E <Juesta semplicità serviva assaissimo a conservare nelle
madri di famiglia il buon costume e l' affezione alla casa, a ren-
derle piu attive, e anche :di miglior sanità. E questa sem,plicitit
quanto è mai preferibile aJ4l··moHezza e alJa inut~lità, nella qua-
le le donne comode de' nostri tempi conaumano la magi:;ior parte
del te:111po e della vita!
Delle schiacciau dt1 cuocera ,otto la cenertt, ) Saraceni,. e
i Mauri, 6Ìmili agli Ebrei ne'costumi, anche oggidì cuocono il lo-
11?' pane o sotto i carboni, o ,otto l• çeneri, o nelle padelle.
CAPO XVIII.
quem coxerat, et posuit vitello cotto, e ne im-
corameis: ipse verosta• bandi loro la mensa :
bat juxta .eo.r sub ar· ed egli se ne stava in
&ore. piè presso di loro solto
l'albero,
9. Cumqzte comedis- 9. E quelli mangiato
sent, dixerunt ad eum: che ebbero, dissero a
Ubi est Sara uxor tua? lui: Dov'è Sara tua mo-
Ille respondit: Ecce in glie? Egli rispose : Ella
tabernaculo est. è qui nel padiglione.
1o. Cui dixit: ( 1) Re· 10.E a lui disse (uno
vertens veniam µd te di quelli ) : Tornerò
tempore isto, vita comi• nuovamente a te di que•
te; et habebitfilium Sa- sta stagione , vivendo
ra uxor iua. Quo au- tu ; e Sara tua moglie
dito , Sara risit post avrà un figliuolo. La
ostium tabernaculi. qual cosa avendo udila
Sara di denlro alla por•
ta del padiglione, rise •
.(•) Sap. 17, 19. Infr. >I, 1. Rom. 9. 9-

Vers. 8. Pres~ (JlMtlte .del burro. Nell'oriente il burro si con-


serva liquido~ e la voce usata qui nell'originale dà idea d' una
cosa che si bee. Questo burro ordinariamente dà grato odore.
Se ne stava in piè prt1sso di loro; vale a dire gli serviva a
tavola, come traduce il Caldeo. Fedi Jerem. m. 12. Nehem. xn. 44.
Vers. 9. JJiangialo che ebbero. La maggior parte degl' inter-
preti con Teodoreto, e s. Tommaso affermano, che questi Angeli
non mangiarono in realtà, ma parve che mangiassero; e Abramo
credette che avesser mangiato. Ma s. Agostino sostiene, che real-
mente mangiarono 1 e che gli Angeli posson mangiare, e, che
quanclo l' Angiolo Rafaele disse a Tobia: Pareva a voi che io
mangiassi e bevessi; rna io mi servo ,li cibo e di bevanda in-
visibile, ci.O non vm;>l dire, che ~ l e non mangiasse effettiva-
mente, ma significa, che quelli, ché·1è, vedeano mangiare, cred~-
vauo che egli facesse per bisogno, quaud' ei lo faceva aolameulc
per elezione. Fedi Tob. xu. 19.
Vers. 1 o. Yivendo tu. Sembrami questa la migliore interpre-
tazione di quelle parole della Volgata vita comite; e deH' Ebreo
suon.do il tempo della vita; l'Angelo dice a,d Abramo, che l'an,
GENESI
Erant autem am•
11. 11. Imperocchè am•
bo se11es, provectaeque bedue erano vecchi, e
aetatis, et desierantS a- d'età avanzata, e Sa-
rae fieri muliebria. ra non aveva più i cor•
sì ordinarii delle donne,
12, Quae risit occul• 12. Or ella rise in suo
te , dice11s : Postquam segreto dicendo : Dopo
consenui , et ( 1) domi• che io sono vecchia , e
nus meus vetulus est 1 il mio signore è caden•
voluptati operam dabol te, ridiverrò io giovi-
netta ?
1&:, Dixit autem Do- 13. Ma il Signore
minus ad A braham : disse ad Abramo : Per•
~~ risit Sara, di- chè ma i ha riso Sara ,
c_, : Num vere pari• dicendo : Son io per
wra sum anus? partorire da vecchia?
14. Numquid Deo 14. V'ha egli cosa ,Jjf.
9uidquam est difficile? ficile a Dio ? Tornerò a
Juxta condictum rever- te secondo la promessa
tar ad te hoc eodem tem• fatta in questa stagio•
pore , vita comite , et ne, vivendo t.u , e Sara
habebit Sarafilium. avrà un figliuolo.
15. Negavit Sara, di- 15. Negò Sara, e pie-
cens: Non risi: timore na di paura disse: Non
perterrita.Dominus au- ho riso • Ma il Signore:
tem: Non est, im;uit, Non è così, disse : pe-
ita: sedrisisti. rocchè tu hai riso.
(•} ,. Pet 3. 6.

Il() seguente in quello stesso tempo tornerà a lui ; che ei. sarà vi..
'VO, e avrà avuto un figliuolo di Sara.
Vers. 12. Rise in suo segreto. Il Caldeo ri'se ,!entro di sè: ri-
gnardaJtdo come impossibile quello che avea sentito dire da quel-
li. ehe ella credeva uomini ; ella è perefo ripresa e biasimata dal-
1' Angelo.
E il mio si'gnon ~ cadente. A ragione l'umiltà, e il rispet..
ta. di Sara Y~Je il marito è proposto come un bell' esempio alle
dbnne CN':tiane da ,. Pietro, ep. 1, cap. 111. 6.
CAPO XVIII.
16, Crtm ergo surre- 16. Essendosi adun.
xisselll inde viri, dire• que alzati da quel luo-
xerrmt oculos contra go quegli uomini, volse•
Sodomam: et Abraham ro gli sguardi verso So-
simul gradiebatur, de· doma : e Abramo anda•
d1tcens eos. va con loro, accommia-
tandoli.
17, Dixitque Domi• 17, E il Signore dis•
nus : Num celare pote- se: Potrò io tener na•
ro Abraham, quae ge• scosto ad Abramo quel
.sturus sum? che sono per fare?
18. Cum futurus sit 18. Mentr'egli delibe
in gentem magnam , esser capo di una na-
a,e robustissimam , et zione grande , e fortis•
( 1) BENEDICEND.IE sima , e dovendo in lui
·sint in illo omnes na- avere BENEDIZIONE
liones terrae l tutte le nazioni della
terra?
19. Scio enim, quod 19. Imperocchè io so,
praecepturrts sit filiis che egli ordinerà a'suoi
suis , et· domui suae figliuoli, e dopo di sèi
post se , ut custodiant ella sua famiglia,chese•
viam Domini,etfaciant guano le vie del Sigtto•
j1tdicium, .et justitiam ; re, e osservino la retti-
ut adducat Dominus tudine , e la giustizia;
propter A braham omn• a:ffinchè il Signore pon•
ia , quae l,ocutus est ga ad effetto tutto quel•
ad eum. lo che ha dello a lui.

(•) Supr. t>, 3. lnf 22. 18.

Vers. 15. Non ho ,•iso. Sara è anche piU biasimevole per aver
-voluto coprire il suo fallo con una bugia.
*
Vers. 19. So che ordinerh a'suoifigliuoli ec, Chi vuol per-
tanto piacere a Dio e riportarne benedizioni, non lasci. d'insinua-
'l'e ne'figli e nella famiglia tutta~ che segu.inG le vie ds;.l Sign~:re,
e osservino la rettitudine e ·la giustizia. ·
GJINESI
'20. Di:cit itaque Do- 20. Disse adunque il
minus : Clamor Sodo- Signore : Il grido di So-
monim , et Gomorrhae doma e di Gomorrha è
multiplicatus est, et pec- cresciuto, e i loro pec-
catum eorum aggrava- cati si sono aggravali
tum est nimis. formisura.
2i. Descendam, et 2 1. Andrò, e vedrò ,
vide1'o , utrum clamo- se le opere loro aggua-
rem , qui venit ad me, glino il grido, che ne è
opere compleverint; an giunto fino a me : o, se
non est ita, ut sciam. cosi non è, per saperlo.
~2. Converteruntque 22. E si partiron di
se inde, et abierunt So- là, e s' incan1rninarono
iJpmam: Abraham vero a Sodoma: ma Abramo
,}. 'fJihuc stabatcoramDo• stava tuttora dinanzi
mino. al Signore.
23,Etappropinquans 25. E avvicinandosi
ait: Nunquid perdes ju- disse : Manderai tu in
stum cum impio? perdizione il giùslo in-
sieme col!' empi.o?
24. Sifuerint quin- 24. Se vi saranno cin-
quaginta justi in civi- quanta giusti in quel-
tate, peribunt simul? et la città; periranno egli-
non parces loco illi no insieme? e non per-
propter quinquaginta donerai tu a que!luogo
justos, si fuerint in eo ? per amor di cinquanta
giusti, quando vi sieno?,
Vers. 20. Il grido di So,loma e ,li' Gomorrlia ec. Questo gri-
do, come osserva s. Agostino, significa la ,i;facciataggine e jmpu-
denza, colla r1uale i cittadini di quelle citt3 violavano pubblica-
mente ·]e leggi più sacr~sante di uatnra. Sono nominate queste
d~e citt.a, come le prinilipali e le pii.t ingolfate ue 1 vizii.
V.er,s._u, Andrò e veàrì:>, ec. Dio qui istruisce coloro, i ,piali
IOllO destinati ad amministral' 1a giustizia, insegnando lol'o la cil--
cos~one e la maturit.\ che debbono osservare ne1 loro giudizii.
Vera. 25, E sì partiron di là, due de'tre Angeli, restando .con
Abramo il:~rzo che era quello, il quale, come abbiam detto, fa-
ceva la. pri"ì9a figura 1 e portava la parola.
e A Po xvm.
25. Absit a te, ut 25. Lungi da te il fa.
rem hanc facias, et oc- re tal cosa, e che lu uc•
cidas justum cum im• cida il giusto coll' em•
pio, fiatque justus' sicut pio, e il giusto vada del
;mpius : non est hoc pari coll'empio: questa
tuum ; qui judicas o• cosa non è da te; tu
m11em terram , nequa• che giudichi tutta la
quam f a,:ies judiciwn terra non farai simil
hoc. giudizio.
26. Dixitque Domi• 26. E il Signore dis•
nus ad eum: Si inve• segli : Se io troverò in
nero Sodomis quinqua- mezzo alla città di So- ''
ginta justos in medio doma cinquanta giusti,
civitatis, dimittam o• io perdonerò a tutto il
mni loco propter eos. luogo per amore di essi.
27 .Respondensque A• 27. E Abramo rispo•
braham , ait: Quia se• se, e disse: DaccM bo
mel coepi , loquar ad cominciato una volta ,
Dominum meum, cum parlerò al Signore mio,
sim pulvis , et. cinis . benchè iò sia polvere,
e cenere.
28. : Qliid si mi- 28. E se vi saranno
nus quìnquaginta jr,,, cinque giusti meno di
stìs quinquefuerint? de- cinquanta • dit!;rugge•
lebis propter quadra, rai tu la -eiltà, percbè
ginta quinque univer- sono solamente qua-
sam urbem ? Et ait: rantacinque? E quegli
Non delebo , si invene- disse : Non la distrug-
ro ibi quadraginta quin• gerò, se ve ne troverò
que. quarantacinque.
29. Rursumque locu• 29.E Abramorjpigliò,
tus est ad eum: Sin au- e dfsse a lui : K'se qua•
tem quadraginta ibi in- ranta vi si troveranno,
venti fuerint , quid fa• che farai tu ? Quegli
cies? Ait:Nonpercutìam disse: Non gasligberò
propter quadraginta. per amor de' quaranta,
Pent. Yol. I, 9
I
·GENESI
5o. Ne r;uaeso, in- 5o. Non adirarli, dis-
quit, indi1,neris, Domi- se , o Signore, del mio
ne , si loquar. Quid si parlare . Che sarà egli
ibi inventi fuerint tri-
ginta? Respondit: Non
faciam , sì invenero ibi
triginta.
51. Quia semel, ait,
coepi, lor;uar ad Domi-
num mertm. Quid si
quando vi se ne trovi-
no lrenta ? Rispose:
Non farò altro, se ve
ne troverò trenta.
· 51. Dacchè una volla
ho principiato, disse
egli , parlerò al mio Si-
i
" ibi inventi fuerint vi- gnore. E se ve ne fos-
'rf 15inti? Ait: .Non interji- ser trovati una venti-

I
cia;n propter viginti. na? Rispose: Per amor
de' venti non manderò
fo sterminio.
1', 52. Obsecro, inquit, 52. Di grazia, di_ss'e-
ne irascaris Domine , gti , non adirarti , o Si-
,~i lor;uar adhuc semel, gnore , se io dirò anco-
Quid si inventi fuerint ra una parola. E se die-
ibi decem? Et di.xit, ci colà si trovassero r
Non delebopropter de- E quegli disse : Per
cem. amore de' dieci non la
distruggerò.
55. Abiitr;ue Domi- 55. E andossene il
nus postquam cessavit Signore quando ,Abra-
lo-7ui ad Abraham·; et ma finì di parlare ; ed
ille revers1ts est in lo- egli tomossene a casa
cum suum. sua.
Vers. ·32. E se dieci .colà si irovauer() ., Abramo dopo questa
interrogazione non va piu avauti, ma si sta cheto, ammirando la
demenza di Dio. Ei credevn, che dieci giusti ,potessero agevol-
mente trovarsi in tanta moltitudine. BencM la sua sollecitudine
,riguatdaue principalmente il nipote L1)t, eontnttodò egli fa ve...
,de!"e una car1tà universale verso gli abitanti dì quelle infelici
..:-ittà·;·e~ti, colla quale meritò la·liberazione del nipote.
Vers. 33 . .Jndoueru, il Signc,re, quan{lo ec. Spari dagli occhi
.d' Abramo ~l'Angelo, col quale egli .rarla,•a; andati gli altri
éu e J Sodom,J"I"_;
1{15
CAPOXIX.

Lot avendo accolti in sua casa gli Angeli è mal-


trattato da' Sodomiti: è liberato colla moglie,
e colle due figliuole dall'incendio di Sodoma,
e perde per istrada la moglie. Ubriacato com-
mette incesto coll'una e col!' altra figliuola ,
donde uacquero i Moabiti, e gli Ammoniti.

1. (1) 'Peneruntque
dtto Angeli Sodomam
1. E i due Angeli
arrivarono a Sodoma
vespere, et sedente Lot · sulla sera, e in tempo
ù,foribus civitatis. Qui che Lot stava sedendo
cum vidisset eos , sur- alla porla della città.
rexit, et ivit obviam eis: Ed egli veduti questi,
adoravitque pronus in si alzò, e andò loro in-
terram. contro: e gli adorò pro-
strato per terra.
2. Et dixit: Obsecro, 2. E disse: Signori,
Domini , declinr_lte in dì grazia venite alla ca-
domum pueri vest,ri,, et sa del vostro servo , e
manete ibi: lavate pe• albergatevi: vi lavere-
des vestros , et mane te i vostri piedi, è alla
proficiscemini in viam mattina ve n' andrete
vestram. Qui dixeru7?t: al vostro viaggio. Ma
Minime, sed in platea quelli dissero: No, noi
manebimus. staremo nella piazza.
5. Compulit illos op· 5. Ei però li costrin-
pido, ut diverterent ad se ad andarsene a casa
eum: ìngressique do· sua: ed entrati che fu.
mum illius fecit confJi• rono, fece loro il han-
(•) Hebr. 13. ,.

Vers. 1. ._;j alzè, e andò loro incentro ec. Lot imitP la carità
d.i A.Wamo n."Tso de' forestieri. 11

.,
GEN ESI
vium , et coxit azyma , chetto , e cosse del pa-
et comederunt. ne senza lievito , ed ei
n1angiarono.
4. Prius autem quam 4. Ma prima eh' essi
irent cubitum, viri civi- andass ero a dormi re,
tatis vallaverunt do- gli uomin i della cillà
assedia rono la casa, fan- f
mum, a puero usque ad
senem , omnis populus ciulli, e vecchi, e tutto
simul , il popolo insiem e.
b. Vocaveruntque Lot, 6. E cbiamaron Lot,
et dixeru nt ei: Ubi sunt e gli dissero : Dove so-
viri, qui introierunt ad po quegli uomin i, che
te llf)Cte? educ illos huc, sono entrat i in casa tua
ut'co5noscamus eos. sul far della notte? man-
dagli qua fuora , aflìn- J.
cbè noi li conosciamo, '
6. Egres sus ad eos 6. Uscì Lot , chiu-
Lot post tergum occ/u,-, dendo dietro a sè la
dens ot'tium ait: porla, e disse loro:
e di
7. N alite, quaeso,fra· 7• Non vogliat
tres mei, nolite malum grazia , fratelli miei ,
hoc/ac ere. non voglia te far que-
sto male.

Vers. 3. Cosse del pane unza lievito, ec. L' Ebreo dice tÌ
di farina d'or.. ~. -
de'maso th: i Greci avevano una specie d'impasto,
:io, o~ grano, coo acqua e latte e olio,
con vino dolce, ovvero f,
chiamavasi ma-
vino cotto, e questa pasta mangiavano cruda; e
sa. Simile impasto era usitato tra gH Ebrei ; ma eglino per lo
ll pane da-
piìi lo facevan cuocere. Si può crédei-e che tale
to da Lot agli Angeli.
fosse
M~
*
Fece lor9 il banchett o. Gli preparò da bere: così
nel-
l'Ebreo.
Vera. 4- T11,tto il popolo insieme. Vedesi una
Tersale ed inaudita.
V~ra. 5. Affinchè noi li conoscia mo. Vogliamo
corruzione uni-
I'
vedere que' fo.. ,~_-'.: .
• -restie!i, e chi essi sono. Sotto questo pretesto cuoprono ,
e loro intenz~on i; e questp bastava a Lot
questi erp e scellerat
( ilquale uimo li conoscev a)' per intender e quel che vole&- J
eero fare,
CAPOXIX. 1 97 •
B. Habeo duasfilias, 8. Ho due figliuole
quae necdum cognove- ancor vergini: le con-
runt virum: educam eas durrò a voi , e abusate
ad vos, et abutimini eis, di esse , come vi pare,
sicut placuerit , dum- purchè non facciate ve-
modo viris istis nihil run male a quegli uo-
malifaciatis; quia in- mini ; perocchè son ve-
gressì sunt sub umbra nuti all'ombra del mio
culminis mei. tetto.
9. At illi dixerunt: 9. Ma quelli dissero:
Recede illuc. Etrursus: Va in là. E aggiunse- ._
Ingressus es, inquiunt, ro: Tu sei entrato qua
ut advena; numquid ut come forestiero; la fa.
judices? te ergo ipsum rai tu da giudice? Noi
magis, quam hos, affii- adunque faremo a te :>i!1'
gemus. (1) rimquefa· peggio , che a quelli.
ciebant Lot vehemen• E facevano strapazzo
tissime: jam.!F':e prope grandissimo di Lot: ed
erat , ut ejfrmgerent erano già vicini a rom•
jòres. pere la porta.
(•) 2. Petr. •· 8.

Vers. 8. lo ho duefigli'ttole ec~ La perturb~zione d.' animo ad


una sì indegna richiesta, la sollecitudine di salvare ospiti sì ve-
nerabili dall'oltraggio, P impossibilita di opporsi per niuun mo-
_do agli attentati di coloro; tutto y:uesto potè diminuire in qual-
che maniera la colpa di Lot nel fare una tale offerta: ma egli
certamente peccò ; nè egli era padrone di esporre le :figliuole al-
l'infamia e al peccato ; e l'ordine stesso della carit& richiedeva,
che egli, padre com'era, provvedesse all'onor delle fig1iuole,
prima che a quello degli ospiti. S. Agostino con.feasando il pecca-
to di Lot dice tutto quello C'he ragionevo1m«wte può dirsi per
iscusarlo, in queste poclie parole: l.Jot per orrore degli altrui.
peccati turbato nell'animo non bada al suo proprio peccato :
mentre volle sacrificare le figliuole alla libidine di quegli.
empii.
* Abusate dì eue come vi piace. Fate di eue quel che vi
,piace.
Vers. 9· Ya in là. Volevano farlo allontanare dalla porta per
isforz.arlu; e si veùe 1 che rluic. loro di farlo. '
GENESI
10. Et ecce miserunt 10. Quand'ecco que•
manum viri, et ùztrodu- gli sleser la mano, e
xeru1U ad se Lot, clau• misero Lot in casa, e
seruntque ostium. chiuser la porta.
11. Et eos, quiforis 11. E colla cecità pu-
erant (1), percusserunt nirono que· che eran
c~citate a minimo us- fuori , dal più piccolo
q ue ad maximum, ita fino a I più grande, tal-
ut ostium invenire no11 mente che non poteva-
possent. no trovar la porta.
12. Dixerunt autem 12. E dissero a Lot:
adLot:Habeshjcquem• Hai tu qui alcuno
PÌ,Rm tttorum, generum, de' tuoi , o genero, o fi.
aut filios , aut filias ? · gliuoli , o figlie? tutti
omnes , qui tuì sunt, i tuoi menali via da ,)
educ de urbe hac : questa città:
15. Delebimus enim 15. Imperocchè noi
locum _istum; eo quod distruggeremo questo
· increverit clamor eo- luogo ; perchè il loro
rum coram Domino, grido si è alzato vie
qui misit nos , ut per- più fino al Signore , il
damus illos. quale ci ba mandati a
sterminarli.
14. Egressus itaque 14. Usci adunque
Lot, locutus est ad ge- Lot, e parlò a'suoi ge•
neros suos, quiacceptu• neri,che doveano pren-
-ri erant filias ejus , et dere le sue figlie, e dis-
dixit: Surgite , egredi- se: Levatevi, partite
(,) Sap. 16. •!),
Vera. 11. E edita cecità punirono e~. Vatab1o: aMacinarono
la vista a quelli ec. S. Agostino, e la maggior paru, degl' inter-
preti credono, che questa cecitA consistesse nell' avere fatto sì ,
che quantunque vedessero le altre case, non vedeHero,1
nè potes-
sero trovare la porta della casa di Lot.
* Colla cecità. L' Ehr. in plur. colle c~cità, acc10 st com-
prenda J~.to misero cui furono ridotti, sconvolto Tie piU in
e.ui 11uso de11a r&1oione, che fiUt:llo do' ae111i.
C A PO XIX.
mini de loco isto; quùi da questo tuogo ; per-
delebitDomùzus cù,ita- chè il Signore distrug.-
tem !tane. Et visus est gerà questa ciUà. ~~
eis quasi ludens loqui. parve loro, che parlasse
come per burla.
15. Cumque essetma• , 5. E fallosi giorno,
11e , cogeba11t eum .A 11- gli Angeli }o soiled'ita-
geli, dice11tes : Surge ; ~ano, dicendo: AffreUa-
to{{e uxorem tuam, et ti; prendi la tua mo-
duas filias quas lzabes, glie, e le due figliuole,
ne et tu pariter pereas che hai: affinchè tu an-
in scelere civitatis. cor non perisca per le ·'
scelleral ez1.e di questa
cillà.
16. Dissimulante il- 16. E stando egli a
w, appre!tenderuntma- bada , lo preser per ma-
num ejus , et ma11um no lui, e 1a sua tnoglie,
uxoris , ac duarum fi· e le sue due figliuole,
liarmn ejus , eo quod perchè il Signore a lui
parceret Dominus illi. volea perdonarla.
t 7. (1) Eduxeruntque 17. E lo eondussero
eum , et posuerunt ex- via, e lo miser fuori del-
tra civitatem , ibique la città : e quivi parla-
locuti sunt ad eum di- rono a lui , dicendo :
centes: Salva animam Salva la tua vita: non
tuam , noli respicere voltarti indietro, e no1t
post tergum : nec stes ti fermare in tutto il
in omni circa regione : paese circonvicino: ma
sed in monte salvum te salvali al monte, aflin-
fac,ne ettusimulpereas. cbè tu pure non perisca.
(•) Sap. 10. 6.

Vers. rft.. ChB ,lovBano premlere le sue.figlie. I..! Ebreo, <Ju:


prendevano le ntejiglie: e l LX."X, che ,wear/0 prese le we fi-
t:_lie . _vale~ dire_, avev~mo fatti gli sponsali 1:oUc sue fi1,Jie. Gh
E.brci, e gh altn popoh del levante facean passare per lo pii.i. un
a,siii lunt,o iutcrvullo tra ;:;li 11,ou,ali e il 1natrinwuio,
2oò G E N-E SI
18. Dixitque Lot ad 18. E Lot disse loro:
eos: Quaeso,Domine mi,Di grazia, Signor mio,
19. Dacchè il luo ser-
19. Q_uia invenit ser-
vo ha trovato grazia di-
·°'t;us tuus gratiam coram
nanzi a le, e hai fallo
te , et magnificasti mi-
sericordiam tuam,quam a me una misericordia
fedsti mecum , ut sal- grande , ponendo in si-
vares animam meam , curo la mia vita, io non
11ec possum in monte posso salvarmi sul man•
le, perchè potrebbe for-
,ralvari, ne forte appre•
hendat me malum , et se venir sciagura sopra
moriar. di me, e tarmi la vita.
io. Est civitas haec 20. È qui vicina quel,
juxta, ad quam possum la città, alla quale pos-
so fuggire; ella è pic-
fugere, parva, et salva-
bor in ea • Numquèd cola, e ivi troverò salu-
non modica est, et vi-te. Non è ella piccoli•
vlft anima mea? na , e i vi non sarà sicu-
ra la mia vita ?
21. Dixitque ad eum: 21. Ma quegli disse
Ecce etiam in hoc su- a lui : Ecco che anche
scepi preces tuas , ut in queslo io ho esaudi-
non subvertam urbem , te le tue preghiere, on-
pro qua locutus es. de non distruggerò la
citlà,in favor della qua•
le tu hai parlato.
*
Vers. 17. Non voltarti indietro. Riguarda il comandamento
del pari la moglie , e le figlie di Lot , ed è indiritto a provare
eoll' obbedienza la costante detestazione deJle scelleraggioi del
paese.
, Vers. •!)· Non pouo salvarmi sul monte, perchè ec. Sembra
che Lot pieno ancor di timore, d'agitazione e d'affanno per quel-
lo cho gli Angeli gli avevano predetto, camminando lentamente
• a •t~to, temesse che gli mancasse il tempo per arrivare a sal-
vamento sul monte; o che assolutamente non si sentisse forza
per giungery,i,. La &Ua obbedienza non fu perfetta; ma nondimeno
egli merita lq,4e, perchè per tal modo «rea, di salvare la pici;ola
città di Sego,.
~
CAPO XIX.
"·201
22. ( 1) Festina, et 22. Afl'rettali, e sal-
salvare ibi : quia non vati colà: pei:_occhè io
poterofacere quidquam, non potrò far nulla, fi.
donec ingrediaris illuc.
no a tanto che tu vi sia
Id circo vocatttm est no•
entrato. Per questo fu
men urbis illius Segor,da lo a quella città il
nome di Segor.
23. Sol egressus est 23. Il sole si levò so-
,mper terram , et Lot pra la terra , e Lot en-
ingressus est Segor. trò in Segor. ,
24. (2) Igitur Domi- 24, li Signore adun:
nus pluit super So- que piovve dal Si.gno-
domam et Gomorrham re sopra Sodoma e Go-
sulphur et ignem a Do- morrha zolfo e fuoco
mino de coelo: dal cielo:
(1) Sap. 10. 6.
(~) Deut. "-9· 23. lsai. 13. 1q, Jerem. 5o. 4o, Euch. 16. 4!),
Oue 11, 8. Amos 4. 11. Luc. Ì7. 28. Jzulae 'i·

Vers. 'l'l. Per 'l.ue,to fu dato a quella città il nome di Segor.


Prima chiamavaH Bale, e cli poi fu chiamata Ses;or, che vuol dir
piccola. ·
V crs. 24. Il Signore piovve dal Signore ec. 1 Padri riconosco-
no concordemente in queste parole una dichiarai.ione della di-
stinzione lle11e persone, del Padre e del Figliuolo, e la divinità
del Figliuolo, e la sua uguaglianza col Padre, e han paragonato
queste stesse paro1e con quelle del Salmo 100, vers, 1. Disse iL
Signore al mio Signore, citate già da Gesù. Cristo istesso ; e ~
quelle del Salmo 1?.o: Per questo ti unse, o Dio, il tuo Dio, ec.
<'Ìtate da s. Paolo a pronre le medesime verità, Heb. 1. 9. Senza
l,adare perciò a quello che qui dicono alcuni moderni Ebrei, e
anche alcuni moderni Cristiani troppo facili a seguire le dottri-
ne di quelli, abbiam conservato nella versione la stessa pretta
frase, come l'ha conservata la nostra Volgata, Il Padre ha rimet-
so interamente al Figliuolo di far g11ulizio, Joan. v. 22. Il Fi-
gliuolo riceve dal Padre insieme colla essenza anche tutta la po-
testà. Il Figliuolo adunque, che è Signore, e Dio, colla potestà
datagli dal Padre, ,la cai rù.:eve tutte le (,'OSe, piovye zolfo e fuoco
tlal cielo sopra Sodoma e Go1norrha. Notisi, che quantunque non
:\i parli q_ui, se non di Sodoma e di Gomorrha, egli è certo perO,
che anche Adama e Seboim furono soggette allo stesso gastigo ,
e la quin~a città non fu risparmiata se non per le preghiere di Lo L,
202 GENESI
25. E;t subvertit civi- 25. E distrusse quel-
tates has , et omnem le città, e tutto il pae-
,t;Jrca regio11em, univer- 6e all'intorno, tutti gli
Bos habitatores urbium, abitatori delle città, e
et cuncta terrae viren• tutto il verde della
tia. campagna.
26. (1) Respiciensque 26. E la moglie di
uxorejus post se, versa Lot essendosi rivolla
est in statuam salis. indietro , fu cangiata
in una statua di sale.
(•) Luc. 17. 3>.

Dia perchè non riflettiamo noi sopra qnesto grande avvenl-


,, mento, nelquale ha voluto Dio dare una gran lezione agli uomi-
-;~ ,"i ni, facendo loro vedere un saggio di quella tertjbil giustizia, col-
.,,. .\ · la quale punira la sfreµatezza degli uomini neJP altra vita? Una
regione gia amenissima e fertilissima diviene orrida a •edersi, e
spaventevole, dopo che il fuoco e lo zolfo cadente dal cielo ne
atcrqiinò gli abitatori, ridusse in cenere gli edifizij, e la campagna
sl'.4'a coperse di rovine e di orrori. Il bitume , di cui era pieno
quel terreno , servì ad accrescer l' incendio , da cui non solo le
piante tutte, ma anche una parte della terra fu ab bruciata. Cre-
pata la stessa terra in più luoghi, e abbassatasi, le acque ùel
Giordano vi si gett'-rono, e vi presero le qualità. che si osservan
tutt'ora, la gravezza e densità capace di sostenere i corpi piu gra-
vi, l' oscu-ro e tetro colore, il fetore grande, per cui i pesci muo-
iono, subito cbe entrano in quel lago, le rive sterili, l'aria grave
e malsana che regna attorno , P amarezza delP acque , la pessima
condizione di que' pochi frutti cl1e possono ancora nascervi, tutto
.. annunzia e annunzierà fino alla fine del mondo, che Dio è terri-
:>f bile ne' suoi giudizii sopra i figliuoli degli uomini: Sodoma e
Gomorrha, e le città confinanti ree nella rtessa maniera d'ùn-
purità ... furono fatte esempio soffrendo la pena del fuoco
iterno, Judre 7.
Vers. 26. Essendosi rivolta indietro. Lo Spirito santo nella
Sapienza cap. t. 7. chiama la moglie di Lot anima incredula:
fosse per affezione verso ciò che ella lasciava, o fosse per accer-
tars.i co' proprii occhi dell' avveramento della predizione degli
Angeli., a, gran ragion attribuiscesi la sua colpa a mancanza di fe-
de. Così ella viola il preciso COlflando fatto a lei non meno che al
marito, ed è hnmediatarnente punita, e diviene anch'essa un
grande esempio: ~scmpio della severità , colla quale sarà punito
chiunque dopo 'la chiamata di Dio si arresta tra via, o col cuore
rivolgesi e coll'alfetto a quelle cose, che egli dee abbandonare
CAPO XIX.
27. Abraham autem 27. Ma Abramo por-
consurgé11s mane , u&i tatosi la mallina là,
steterat ( 1) prius cum dove prima era slat1>
Domino, col Signore~
,i.8. Intuitas est So- 28. Volse lo sguardo
domam et Gomorrliam, verso Sodoma e Go-
et universam terram morrha, e verso la ter-
regionisillias: viditque ra tutta di quella re-
ascendentem favillam gione : e vide le favi!~
de terra quasifornacis le, che si alzavano da
fumum. terra, quasi il fumo di
una fornace.
29. Cum 11n.'11 sub- 29.Imperocchè quan-
ve.,,teret Deus civitates do Dio a U en·ò le citlit f. ,
.regùmis illù,s , recor· di qucllh region<', ri-
datas Abrahae, li&era- cordossi egli di Abra-
vit Lot de subPersio;,e mo, e liberò Lot dallo
urbium, in quibus ha• slerminio di quelle cit-
bita~·erat. ta ' nelle quali questi
avea dimoralo.
So. Ascenditqne I,ot 5o, E Lot si parti da
de Segnr, et mansit in Segor , e si slell e sul
monte , duae quoque fi· monte, e con lui le sue
liae ejus cum eo ( ti- due figliuole ( perocehè
muerat en irn nzanere i1J egli non si teneva si- '
(>) Supra 18. ,.

per andar dietro al Signore-: B.icordàlevi, dice Cristo, deliu mo-


glie di Lot. Luc. xvu. 32..
In una statua di sale. Di sale rnetall~o, cl:e resiste all.t
pioggia, e per la sua saldezza è Luono anche per gli etliGzii. f't1.-
di Plin. lib. xxxi. cap. 7. Non pan", che possa dubitarsi, che cprn-
~ta statua siasi conservata pct molti secoli. JTedi Sap. x. r:. Giu-
lt>p7;e lib. 1. Antiq. cap. 12. '
. VC'rs: 27. Ma Abramo portato.ii la mattiiw IJC. Al)r,'ì.mo l\H-
$IOSO d1 saper llUcl che fos5e del suo nipott•, e ileJJc citt.'.t Jcll<t
Pentapoli, si porta ;_1l lnogo, ,loH iJ ùÌ avanti ave.:i poufo.to rnl-
p A~1gelo, pl'n:hl: di là polcv,'l. \"cdnf' tutta 1p1t'lJa t•i,murJ:.
\ien.1B. E ri.ltJ lefnviUe. L'Fl_,rco: t 1·/lfr i'/ fr1mn.
204 GENESI
Segor): et mansit in curo in Segor ): e abi-
spelunca ipse, et duae tò in una caverna egli,
jìliae ejus cum eo. e le due figliuole con
lui.
."h. Dixitque major 3 1. E la maggiore di
ad minorem: Pater no- esse disse alla minore,
ster senex est, et nul- Nostro padre è vecchio,
lus virorum renumsit e non è rimasto uomo
in terra, qui possit Ìll• alcuno sopra la terra,
gredi ad nosjuxta mo• che possa esser nostro
rem universae terrae. marito, come si costu-
ma in tutta la terra.
32. Veni, inebriemus 32. •Vieni , ubbria-
l' -t'- eum vino, dormiamus- chiamolo col vino, e
, que cum eo , ut serva- dorn,iamo con lui, af-
re possimus ex patre finchè serbar possiamo
n~_tro semt;n. discendenza di nostro
->.: padre.
• 33. Dederunt itaque 33. Diedero adunque
pntri suo bibere vinum quella notl e del vino a
nocte illa, Et ingressa bere al padre loro. E la

Vers. 3o. Egli non si teneva sicrtro in Seior. Anche in questa


circostanza Lot dimostra una fede assai debole: l'Angelo gli avca
detto, eh' ei poteva restare in Segor; la costernazione e l' abbat-
timento di spirito, in cui si trovava, gli fanno dimenticare la pro-
messa dell'Angelo, ed egli cangia l'abitazione.
Abitò in una caverna. Tutte le montagne all'intorno sono
piene di simili caverne molto spa:iiose.
Vers. 31. Non è rimasto uomo alcrtno sopra la terra. EIJe
aapevano però, che degli uomini ne erano in Segor, dond' erano
partite ; ma forse, veduto come Dio avea sterminato gli abitanti
delle altre cittll, credettero che alla fine avverrebbe lo stffSSCl
anche di quelli di Segor non meno scellerati; o non volevano as.
solutamente, aver tali uomini per mariti. Ma benchè possano for-
se scusarsi da1Ja menzogna, non possono però scusarsi in verun
modo da quello che feeMo per aver prole, nè Lot può scusar~ì;
perocchè egltencora peccò ( dice s. Agostino ) non quanto port,t
un incetto, ma qnanto porta quella ubbriache:i.za, lib. xxu.
tont, Falut. c.ip. 44.
CAPO XIX. ~o5
est major, dormivitque maggiore si accostò a
cum patre: at ille no11 lui, e dormi col padre :
sensit, nec quando ac• ma egli non si accorse,
cubuit jilia, nec quan- nè quando la figlia si
. do surrexit. pose a letto, nè quan•
do si levò.,
54. Altera quoque 54, E il dl seguente
die dixit major ad mi- la maggiore disse alla
norem : Ecce dormivi minore: Ecco che ieri
heri cum patre meo : io dormii col padre mio:
demus ei bibere vinum diamogli da b1re del vi-
etiam hac nocte, et dor- no anche stanotte, e tu
mies cum eo, ut salve• dormirai con lui, affin
mus semen de palre di serbare discendenza
nostro. del padre nostro.
55. Dederunt etiam 35. Dettero anche
et illa nocte patri suo quella notte a bere del
bibere vinum; ingres- vino al padre loro; é .si
saque minor jilia dor• accostò a lui la figliuo•
mivit cum eo : et ne la minore, e dormì con
tunc quù:lem sensit , lui: e neppure allora si
quando concubuerit,vel accorse , nè quando
quando illa surrexerit. quella si pose a giace•
re, nè quando si levò.
56. Conceperunt er• 56. Restarono adun•
go duae jiliae Lot de que le due figliuole di •
patre suo. Lot gravide del loro
padre.
57. Peperitque ma- 57. E la maggiore
jor jilium , et vocavit partorì un figliuolo, e
nomen ejus Moab : i- gli pose nome Moab:
pse est pater Moabita• questi è il padre dei
rum usque in praesen• Moabiti , che sussisto-
tem diem. no fino al dì d'oggi.
Vers. 37. Gli pose ~me /Jfoab; Yale a dire 1 che nasce dnl
radre mio.
zo6 GENESI
58. Minor 'luo'lue pe- 58. I,a minore anco-
perit filium, et vocavit ra partorì un figliuolo,
nomen ejus Ammon , e gli pose nome Am-
idest,filius populi mei: mon , vale a dire fi.
ipse pater Ammonita- gliuolo del popol mio,
rum us'lue hodie. egli è il padre degli
Ammoniti, che sussi-
stono fino al dì d' ogg,i.

CAPO XX.
Ad _J,bramo pellegrino ùz Gerara è tolta la mo-
glie ; ma è rimandata intatta con gran doni
per comando del Signore; e alle orazioni d'_J.
bramo è renduia la sanità allafamiglia delre.

t
, :.i,1. R,!fectus inde
Alraham terram au•
1. E partitosi di
colà Abramo, andan<lo
stralem liabùavit inter nel paese di mezzodì ,
Cades et Sur: et pere- abilò lra Cades e Sur:
grùzatus est in Gera· e fece sua dimora come
ris. 1,ellegrino in Gerara.
2. Dixit'!ue de Sara 2. E riguardo a Sara
11xore sua: Soror mea sua moglie disse: Ella è
est. Misit ergo Abime- mia sorella. Mandò dun•
lechrex Gerarae, et tu• que il re di Gerara Ahi•
liteam. melech a pigliarla.
Ve~s. 3R. Gli pose nome Ammor.; che vuol dire-figliuo1o clel
mio popolo. S. Girolamo serive 1 che quella gran donna s. Paola,
andando attorno per la Terra santa, giunta che fu a Segor, si ri-
cordò della spelonca (li Lot, e cogli occhi p ieui di lacrimo avver-
ti voi le ve.1:gini compa~ne, essere da guardarsi dal vino, ud quale
t: lussuria, e di cui ti:ono opera i Moabiti, e gli Ammoniti.
Vcrs. 1. In Gerara. S. Girolamo ed Eusebio nw-ttono Gerara
in distanza cli venticinque miglia da Eleuteropoli di la da Daroma:
Ver~. ?.. lJlandà adunquc Abimelech a pigliarla. Il nome dt
Ahìme1ech era comune a' re di Cernra, come queHo di Farnc,uo
CAPO XX.
3. Venit autemDeus 5. Ma Dio si fe'vede-
ad Abimelech per so- re di notte tempo in
mnium nocte,et aitilli: sogno ad Abimelech, e
En morieris propter dissegli : Or tu morrai
mulierem, quam tulisti: per ragion della don•
habet enim virum, na, che hai rapita: pe•
rocchè ella ha marito.
4. Abimelech vero 4, A bimelech però
non tetigerat eam , et nou l' avea toccata, e
ait: Domine, num gen• disse : Signore , farai
tem ignorantem, et ju- tu perire una nazione
stam interficies? ignorante, ma giusta?
6. Nonne ipse dixit 6. Non mi ha detto
mihi: Soror mea est: et egli stesso: Ella è mia
ipsa ait : Froter meus sorella : e non ha ella
est? in simplicitate cor• detto: Egli è mio fra-
.
dis mei, et munditia tello? Io ho fatta tal
manuum mearum feci cosa nella semplicil~
hoc. del mio cuore, e ho pu•
re le mani.
6. Dixitque ad eum 6. E il Signore gli
Deus: Et ego scio, quod disse : Io pur so , che
simplici cordefeceris: tal cosa hai fatta con
et ideo custodivi te, ne cuor .semplice: e per
peccares in me, et non questo ti ho preserva•

a're delPEgitto: Sara avea novant'anni; quindi~, cl1e questo •v-


venimeòto dà una grande idea di sua bellezza. Fedi cap. xu. 11.
* E riguar,lo a Sara sua moglie ec. Qui pure come io
Egitto diè pena ad Abramo la bellezza deUa consorte; bellezza-
forse prodigiosamente cresciuta 1 o non senza mistero, dopo esse-
re stata resa feconda.
Vers. 3. Ma Dio ti fe' ,•edere. Si vede , che questo re conosce-
va il vero Dio, e lo temeva, e che il popolo era, qual suol esse-
re per lo piu, simile al sovrano.
*
Vers. 4, JYon l' avea toccata. Non le avea fatto oltraggio.
Vers. 5. Nella semplicità del mio cuore, ec. Si veùe, che l'idea
di Abimelech era d'aver Sara 1wr moglie, credendola !ibera.
208 GENESI
'dimisi , ut tangeres to dal peccare contro
eam. di me ; e non ho per-
messo , che tu la loc-
cassi.
7. Nunc ergo redde 7, Rendi adunque
viro suo uxorem; quia adesso la moglie al suo
propheta est: et orabit marilo; perocchè egli
pro te, et vives: si au• è profeta: ed egli farà
tem nolueris reddere , orazione per te , e tu
scito , quod morte mo- vivrai: ma se Lu non
rieris tu, etomnia,quae vorrai renderla, sappi,
tua sunt. che di mala morte mor-
rai lu, e tutto quello
che a te appartiene.
8. Statimque de no• 8. E tosto si alzò
cte consurgens Abime• Abimelech di notte
lech, vocavitomnesser- tempo, e chiamò tutti
VJJ_t suos, et locutus est i suoi servi; e raccon-
universa verba haec in tò loro tulle queste
auribus eorum, timue- cose , e tutti ebbero
runtque omnes viri gran paura.
valde.
9. Yocaoit autem A· 9. E Abimelecb chia- •
bimelech ctiam Abra- mò anche Abramo, e
ham , et dixit ei: Quid gli disse , Che è quello
fecisti nobis? quid pec- che tu ci hai fatto? che
cavimus in te, quia in• male li abbiam fallo
duxisti super me; et noi, che tu avessi a ti-
super regnum meum rare addosso a me, e al
peccatumgrande? quae mio regno un peccato
non debuistifacereJe· grande ? tu bai fatto a
cisti nobis. noi quello che far non
dovevi.
*
Vcrs. 6. T{Tw preserl)ato dal peccare. Ella è una: mi5ericor-
1lia hen grande, quand~ il Signore, aoco mediante i flaselli, pre-
servat·i dal peccare.
CAPO XX.
10. Rursumque ex• E di nuovo ram-
10.
postulans, ait: Quid vi• maricandosi disse: Che
disti, ut hoc faceres? avevi tu veduto, onde
avessi a fare lai cosa?
11. Respondit Abra• 11. Rispose Abramo:
ham: Cogitavi mecum, Io pensai, e dissi den•
dicens : Forsitan non tro di me: Forse non
est timor Dei in loco sarà in queslCl luogo
isto: et interficient me timor di Dio : e mi uc-
propter uxorem meam: cideranno a causa di
mia moglie:
12. Alias autem et 12. Dall'altra parle
( 1 \ vere soror mea est, ella è veramente anco-
filia patris mei, et non ra mia sorella ; figliuo-
filia matris meae , et la di mio padre , ma ~
duxi eam in uxorem. non di mia madre , ed~
io la presi per moglie.
13. Postquam autem 13. Ma dopo che Dio
eduxit me Deus de do- mi trasse fuora dalla
mo patris mei, dixi ad casa di mio padre," io
eam: (2) Hanc mise• le dissi : Tu mi farai
ricordiam facies me• questa grazia : in qua-
cum: in omni loco, ad lunque luogo noi arri-
quem ingrediemur, di- veremo, dirai, che sei
ces, quod frater tuus mia sorella,
sim.
(1) Srtpra n. 13. (•) Infra 01. 23.

Vers. 9. C!te è quello che tu ci hai fatto'? che male ec,. Dio
per bocca di questo principe insegna a tutti gli uomini, quanto
gran male sia l'adulterio, riconosciuto da tutte le genti pel solo
lume della natura come un orribile peccato. Il solo pensiero di.
essere stato vicino a cadervi, benchè per ignoranza, fa che Ahi-
melech prorompa in tante e sì appassionate querele contro Abra..
mo, che gli avea taciuto la verità.
Vcrs. 10. Che avevi tu. veduto, onde avessi ec. Avevi tu forse
veduto cosa, onde potessi argomentare, che io, _o il mio popolo
fouimo gente senza lesge, e senza rispetto per la giu$tìzia?
210 GENESI
14. Tulit igitur À· 1/f. Prese adunque
bimelech oves, et boves, Ahimelech delle peco-
et servos', et ancillas , re, e de' bovi, e de' ser-
et dedit A braham: red- vi, e delle serve, e le
. diditque illi Saram u- diede ad Abramo, e gli
xorem suam, rendette Sara sua mo-
glie,
15. Et ait: Terra co- 15. E gli disse: Que-
ram vobis est; ubicum- sta terra è davanti a
que tibi placuerit, ha- te; dimora, dove ti pia•
bita. cerà.
16. Sarae autem dì- 16. E disse a Sara:
xìt: Ecce mille argen- Ecco che io ho dato a
teos dedifratri tuo; hoc tuo fratello mille mo•
4' erit tibi in velamen o· nete d' argento; con
:, culorum ad omnes, qui queste avrai un velo
tecum sunt, et quocum- per gli occhi dinanzi
quc perrexeris : me- a tulti quelli che son
11!,.(iztoque te deprehen- con le, e in qualunque
sam. Juogo anderai: e ricor-
dab, che sei stata presa.
17. Orante ar1tem 17. E colle orazioiv
A braham,sanavitDeus di Abramo Dio risano
Abimelech, et uxores, Abimelech , e la mo•
ancillasque ejus, et pe- glie, e le sene di lui,
pererunt, e partorirono :

Vers. 16. Mili<, monete d'argento. Mille dcli.


Con queste avrai un velo per gli occhi ec. Il denaro che
lo hQ dato al tuo fratello e marito, al quale ora ti rendo, senirà
a wmprare un vefo, col quale quasi sposa novella velerai il tuo
c-Bpo-, e ciò servirit a farti conoscere non solo a quelli che sono
cori te, ma anche in tutti i luoghi do•e capiterai, per moglie di
Abramo.
Ricortf:_ati che sei stata presa. Non ti scordare del pericolo,
in cui ti sei ti-ovata; non tornare a esporti allo shl$SO pericolo col
d.iuimulare il vero \llo ,tato,
CAPO XX. 211·

18. Concluseratenim 18. Imperocchè il Si-


Dominus omnem vul- gnore avea rendute ste-
vam domus Abimelech rili tutte le donne del-
propter S aram uxorem la casa di Abìmelech a
Abrahae. motivo di Sara moglie
d'Abramo.

CAPOXXl.
Nascita, e circoncisione d'Isacco: eglifu divez•
zato, Ismaele è cacciato fuori di casa insieme
colla madre per vivere ne' deserti. Abimeleck·
fa alleanza con Abramo confermata con giu-
ramento.

1. 'f{;it~vit autem
Dominus Saram, sicut
1. E ·1s·
1
tò Sara, conforme avea
·•
1gnorev1s1•

( 1) promiserat, et im-
promesso, e adempii: la
plevit quae locutus est.
sua parola.
2. Concepitque, et( 2)2. Ed ella concepì, e
peperit filium in sene•
partorì un figliuolo nel-
ctute sua, temporè quola sua vecchie~a , al
praedixerateiDeus; tempo predettÒle da
Dio;
5. Vocavitque Abra- 5. E Abramo pose il
ham nomen filii sui , nome d'Isaac al figliuo-
quem genuit ei Sara, lo partoritogli da Sara:
lsaac:
(1) Supra 17. 19- 19. ro.
(•) Gal.._4. •3. Hebr. u. 11.

Vers, t 8. Il Signore avea randutd 1teriU e.,. Alcuni spiegano


che non potesser le donne dare alla luce i loro parti già maturi,
lo che sembra più. facile ad .intendersi, supponendo che non hm-
go fu il soggiorno di Sara e d.i Abramo preS110 Abimelech.
• 212 GENESI
4. Et circumcidi!.um 4. E l'ottavo giorno
~octav() die , s icut ( 1) lo circoncise, conforme
, praeçeperat ei Deus, Dio gli avea comandato,
6. çum centum esset 5. Avendo egli cen-
:itrtnerum : hac quippe to anni: imperocchè
aetate patris, natus est di questa età era il pa-
Isaac. dre , quando nacque
Isacco,
6. Dixitque Sara: 6. E disse Sara: Dio
--Risum fecit mihi Deus: mi ha dato, onde ride-
quicumque audierit,cor• re: e chiunque ne udi-
ridebit mihi. rà la novella , riderà
meco.
7. Rursumque ait: 7. E soggiunse: Chi
, .. Quis auditurum crede- avrebbe creduto, dove-
. ret A.braham, 'JUOd Sa- re Abramo sentirsi di-
ra lactaretfilium, q:uem re, che Sara allaltereb•
peperit ei jam seni ? be un figliuolo parto-
<;,
rito a lui già vecchio?
8. Crevit igitur puer, 8. Crebbe adunque
et ablactatus est :fecit- il bambino , e fu divez-
qte .A.braham grande zato; e nel giorno, in
convirlium in die aUa- cui fu divezzato fece
:.': ctationis ejus. Abramo un gran con•
vito.
9. Cumque vidisset 9. Ma Sara avendo
Sarafilium .A.gar .A.E· veduto il ngliuolo di
,f5Yptiae ludentem cum . Agar Egiziana , che
(•) Supra 17, 20. Matth. ,. •·
Vers. 8. E fu diveuato. Alcuni ( come racconta s. Giro1amo)
affennavano, che in antico le madri allattassero i figliuoli fino
a' cinque anni; il qual sentimento è tenuto dallo stesso s. Girola-
mo. Altri credevano, che l'età, in cui i fanciulli si divezzavano,
fosse Panllo ..,lttodeciUlo: lo ché sembra tnèno credibile. Dal tem-
po de'l\lace• in poi si ouerva, che il tempo di allattare era ri-
dotto a tre,81l1JT interi. Yedi
2. Machab. v11. ::17. 21. Paralip. ux.
16., 1. Reg. 1. 22..1 IL u.
CAPO XXI. 211>
Jsaac jilio" suo , dixit scherniva il suo figlio
ad Abraham: Isacco , disse ad Abra~
mo:
1o. ( 1) Ejice ancillam 1 o. Caccia . questa
hanc , et filium ejus : schiava, e il suo fio-Jio:
non enim erit haeres fi· perocchè non sarà"ere•
lius anciUae cum filio de il figlio della schia-
meo lsaac. va col figlio mio Isacco.
11. Dure accepit hoc 11. Duro parve ad
Abraham pro -/ilio suo. Abramo questo parlare
riguardo ad un suo fi.
glio.
12. Cui dixit Deus: 12. Il Signore però
Non tibi videatur aspe• gli disse : Non sembri
rum super puero, et su- a te aspro il far ciò ad
per ancilla· tua : omnia un fanciullo , e ad una
quae dixerit tibi Sara, tua schiava: in tutto
audi vocem ejus: quia(2) quello che dirà a te Sa•
in lsaac vocabitur tibi ra, ascolta le sue paro•
semen. le : perocchè in Isacco
sarà la tua discendenza.
(•) Gal. 4. 3o. (•) Rom. 9, 7, Hebr. 11. •_1
.,,.,,_,
Vers. çi. Che scherniva ec. Così quasi tutti gl' Interpreti; ed è
fuori di dubbio, che a prendere il latino nel senso di. scher-:.are,
giuocare ec, ci dilungheremmo totalmente dalla sposizionc di
Paolo, il qnale dice che l.rrnaele perseguitava Isacco, Gal. iv.
?.9., e non vedremmo una giusta ragione dello sdegno di Snra,
dèlla risoluta domanda, che ella fa ad Abramo, e alla <1ualc Dio
vuole, che Abramo si arrenda. Vedi quello che si è detto in quel
luogo della lettera a'Galati, e il mistero nascosto nella persecu-
zione fatta c.lal figliuolo della schiava al figliuolo della d'onna Ji-
hera. S. Agostino crede, che Sara temè, che l'invidia e l'avversio-
ne d'Ismaele non rioduceasero a dar morte ad Isacco, e a rinno-
'Vare l'orribil tragedia avvenuta tra' due primi figliuoli di Adamo
per simili cagioni,
*
Vers. 1 o. Caccia questa schiava. Col non riprendere nè ga-
stigare il figliuol petulante, Agar meritavasi questa pena.
Vers. 12. In Isacco sarà la tua discenden,,;a. La tua vera po-
1terità verra cla faacco: esli. sarà tuo erede, ed erede delle mie
GENESI
115. Sed et filium an- 15. Ma il figliuolo
cillaefaciam in gentem ancor della schiava fa.
magnam , qui semen rò capo di una nazione
tuumest. grande, perchè egli è
tua stirpe. ·
14. Surrexit itaque 14. Abramo adunque
'.,lbraltam mane , et tol-
alzatosi la mattina, pre•
lens panem , et utrem se del pane e un otre
aquae , imposuit sca- di acqua, e lo pose a
pulae ejus , tradiditquelei sulle spalle, e le die-
puerum,et dimisit eam. de il fanciullo , e la li-
Quae cum abiisset, er- cenziò. E quella par-
rabat in solitudine Ber-li la si andò errando per
.sabee. la solitudine di Bersa-
bea.
l5. Cumque consum- 15. Ed essendo ve-
pta esset aqua in utre, nuta meno l'acqua del-
abjecit puerum s11bter )' otre, gettò il fanciul-

~esse, e da lui nascerà il Cristo , del quale egli stesso sara


una viva figura. Yedi Rom. tx. 7. 8., Gal. 1v. ?-3.1 dove l' Apostolo
nelle d1'e donne riconosce due testamenti: la sinagoga, e la Chie-
sa cristu«la; in Ismaele i discendenti d'Abramo, ma degeneranti
'.._ dalla sua fede, i quali scl1ernirono, e perseguitarono il Cristo; iu
' Isacco gli Ebrei, e i Gentili fedeli.
Vers. 14. Prese del pane e un otre di' acqua, ec. La provvisione
di pane e di acqua che questa donna poteva portare sulle sue spal-
i~ non era grande, e di fat\i veggiamo, che presto l'acqua man(.'Ò.
Nondi.m.eu.o AbramG 11,011. fa "altro che eseguire puntualmente i co-
mandi di Dio; e certo costò grandemente al suo buon cuore il
trattare con tanto rigore una donna e un figliuolo che egli amava.
E in ciò appunto si manifesta l'altissima obbedienza di Abramo.
Dio dall'altra parte volle in questo fatto dimostrare molti' SC<"oli
prima quello che un dÌ avverrebbe alla sinagoga discacciata dalla
fauiigl~ <li Abramo, ridotta ad andare vagabonda ed errante so-
pra l• te,na, dove miracolos~mente sostienla quella P.rovvidenza
cl-Je la f.:~irt di e\•idente prova alla vera Chiesa, e la riserba
alla futura. ,sa: conversione.
Nella sol_~ine di Bersabea,. Questo nome è posto qui per
anticipazione. Yedi .,er.s, 3,. ·
CAPO XXI. 215

1tr1ftm arborum, quae lo sollo uno degli al-


ibi erant. beri, cbe eran ivi.
16. Et abiit, sedit• 16. E se n'andò, e si
que e regione procul, pose a sedere dirim•
q1wntum potest arcus petto in distanza di un
jacere; dixit enim: Non tiro d'arco; imperoc-
videbo morientem pue- chè disse: Non vedrò
rum : et sedens contra morire il fanciullo: e
levavit vocem suam, et sedendogli in faccia· al-
fievit. zò la sua voce, e rian•
se,
17. Exaudivit autem 17. E il Signore esau-
Deus vocem pueri : vo- dì la voce del fanciul-
cavitque Ang•lus Dei lo: e l'Angelo di Dio
Agarde coelo, dicens: dal cielo chiamò Agar,
Quid agis, Agar? No• dicendo : Che fai , o
li timere : exaudù-it Agàr? Non temere: pe•
enim Deus vocem pue- rocchè il Signore ha
ri de loco , in r;uo est. esaudito la voce del fan-
ciullo dal luogo, ov' ei
si trova.
18. Surge; tolle pue- 18. Alzali; prendi il
r.um, et tene manum il- fanciullo , e tienlo ~r
lius , quia in gentem la mano, conciossiacfiè
magnamfaciam eum. io lo farò capo di una
nazione grande,
19. Aperuitque Ot:Tt• 19. E Dio le aperse
los ejus Deus: quae vi- gli occhi: ed ella Yide
dens puteum ·aquae , un po:i.zo di acqua, e

Vers. 15. Geuò ilfanciullo ec. Ov-vero abbandonò ilfan~iul-


lo: perocchè non è da credere, che ella por.tasse addosso Ismaele,
che ùovea avere diciassette o diciotto anni. Vel'amente ju alcune
edizioni de'LXX. ciò si legge al verso 1.9.; ma altre edizioni sono
interamente simili alla Volgata.
* GettO il faneiullo. Coll'animo abbandonandolo, comechè
-uon .i sperasse di pii.t serbarselo iu vita.
216 GENESI
abiit, et implevit utrem, andò adempier l'otre,
deditque puero bibere. e diede da bere al fan-
ciullo.
Ilo. Et fuit cum eo , 20. E (Dio) fu con.
9ui crevit , et moratus lui , ed egli crebbe, e
est in solitudine , fa· abitò nella solitudine,
ctusque est juvenis sa- e divenne giovane e•
gittarius. sperto a tirar d' arco.
21. Habitavitque in 21. E abitò nel de•
deserto Pharan : et ac• serto di Pharan : e sua
cepit illi mater sua u- madre gli cliedè una
xorem de terra AEgy- moglie Egiziana.
pti.
22. Eodem tempore 22. Nello stesso lem•
tiixit .Abimelech, et po Abimelcch, e Phicol
Phicol princeps exerci- capitano del suo eser-
tus ejus ad Abraham: cito disse ad Abramo:
Deus tecum est in uni• lddio è con te in tutto
versis, quae agis. quello che tu fai.
25. Jura ergo per 25. Giura adunque
--. Deum , ne noceas mi- per Dio di non far male
hi, et posteris meis , a me, e a' miei posteri,
stif'piq ue meae: sedjux- e alla mia stirpe: ma

Vers. 19. Dio le aperse gli occhi, ecl ella vide cm pozzo ec,

!
Dio fece, che ella ravvisasse questo pozzo che le era vicino, e a
cui turbata e piena d'affanno, com'era, non avea posto mente. Di--
cesi, che gli Arabi coprouo colla sabbia i po-izi da loro scavati,
mettendovi sopra qualche segnale; così. non sarebbe maravig]ia, ;l
che Agar non avesse veduto quel pozzo~ fino che Dio lo fece a lei
ric~:;:~:r,~ Jv:1 }:::;~: ~;~nha~1;.:~~~f;A•;abia Petrea. ',
Vers. 22. Abimelech, e Phicol capitano. Credesi lo stesso Ahi..
nielech, di cui si pada cap. xx., e Phicol era capitano delle sue, '
Cl?'~,. 9Vvero di tutti i suoi soldati. Abimelech veggen<lo, come .,~
A'.bl'~Q ç~ateva in ricchezze e in potenza, e come Dio lo proteg-
geva ·tlUl-to,,-visihilmente, prevedendo cbe egli sarebbe divenuto
un grandi5!i;;no prinie, pensa saggiamente a fare alleanza con ,'
Ju4 affine di non aver temere per sè, e pel suo popolo, 1,
CAPO XXI.
ta misericordiam, ( 1) che, siccome io ho fatto
9uamfeci tibi, facies del bene a te , così tu.
mihi , et terrae , in 9ua ne farai a me, e a que-
versatus es advena. sta terra , in cui se' s la-
to pellegrino.
24. Dixit9ue Abra- 24, E Abramo disse:
ham: Ego jurabo. Io n_e farò giuramento.
26. Et increpavit 2 5. E fece deJie que•
Abimelech propter pu- rele con Abimelech per
teum a9uae , 9uem vi ragione di un pozzo di
abstulerant servi ejus. acqua, che i servi di lui
si eran0 usurpa ti per
forza. ,
26. Respondit9ue A· 26. E Abimeleeh ri-
òimelech: Nf!scivi 9uis spose : Non ho saputo
fecerit hanc rem: sed chi abbia fatta tal cosa:
et tu non indicasti mi- ma nè pur tu me ne
hi, et ego non audivi hai fatto motto, ed io
praeter hodie. non ne ho sentito par-
lare se non adesso. ~
27. Tulit itaque A· 27. Abramo ndunque
braham oves, et boves, prese delle pecor~ e
.tt detfit Abimelech: de' bovi. e li diede 'ad
percusserunt9ue ambo Abimelecla: e ambedua
foedus. fecero alleanza.
28. Et statuit Ahra• 28. E Abramo pose
ham septem agnas sel te agnelle di branco
gregis seorsum. da parte.
(•) Supra >o. 14,

Vers. ,.5. Per ragiqne di un pozzo di a/qua u. Un pozzo, o


sia una cisterna d'acqua è cosa di rilievo iu un tal paese, dove co-
lta molto il trovarne.
Vers. 27. Pre1e delle pecore, e de'bov i, e li diede ec. Forse per
farne s"acrifìzio, come nelle allèanze si costumava 1 lasciando Ml
Ab.imeled1 l'onore (l'immolare •p1egli anjmali.
flp:nf: T/'.-il ,
uO GENESI
29. Cui dixit Abime- 29. E dissegli Abi-
lech : Quid sibi volunt melech: Che vogliono
,sçptem ag11ae istae, dire queste selle agnel-
1uas stare Jecisti seor- le, che tu fai stare da
,\·um? parte?
5o. At ille: Septem, 3o. Ed egli disse :
i11quit, agnas accipies Selle agnelle riceverai
de manu mea : ut si11t tu dalla mia mano : af-
mihi ia testimonium, finchè servano a me di
quoniam ego f'odi pu- testimonianza, come io
·1,. teum istum. ho scavato quel pozzo.
51. Idcirco vocatus 51. Per questo fu
est locus ille Bersabee; quel luogo chiamato
9uia ibi uterque jura-
vit.
Bersabee; perchè l'uno
e l' altro ivi fatto ave a
·t· <
giuramento.
lk Et inieru;,t Joe- 32. E avean fatto ac-
dus pro puteo juramen- cordo circa il pozzo del
".> li. giuramento.
!< 53. Surrexit autem 55. E se n' andarono
· Abimelech , et Phicol Abimelecb , e Phicol
prweps exercitus ejus' capitano del suo eserci-
reversique sunt in ter- to·, e tornarono nella
ram Palaestinorum. terra de'Palestini. Abra-
Abraham vero planta- mo poi piantò una sel-
11it :nemus in Bersabee, va a Bersabee , e ivi in•
et invocavit ibi nomen vocò il nome del Signo•
Domini Dei aeterni. re Dio eterno.
(1) Supra 20, ,4.
Vers. 3o. Sette agnello riceverai tu ec. Benchè quel pont'.l ap-
partenesse ad Abramo, perchè egli lo avea 6Cavato; contuttociU Jt
per ~vare ogni pretesto di litigio egli paga in certo modo il for.ido,
~~o iid Abimelech queste agnelle, r~Ji cap. XXVJ, 15.
Vera. 31; Fu chiamato Bersabee, cioè pouo del giuramento 1
ovvero po$1,0 delle sette, cioè delle .setteagnelle.
Vers,. 33. Piantò una selva ec. Pfantò Abramo una selva pe,
ahan·i un altare, çd ivi esercitare 1,li atti del culto divino i come
CAPO XXI.
54. Et fuit colonus 54. E abitò pellcgri•
terrae Palaestinorum no nella terra de' Pale•
diebus multis. stini per molto tevipo.

CAPOXXII.

È provata la fede, e l'obbedienza di .Abramo


col comando d' immolare il figliuolo; ma un
Angelo lo ritiene dall'immolarlo, Sono a lui
per questa insigne obbedienza confermate di
nuovo le promesse : si noverano i figliuoli di
Nacor fratello di Abramo,

1. Quae vostquam 1. Dopo avvenute


queste cose, Dio tentò
gesta sunt ,' (1) tentavit
Deus Abraliam, et di• Abramo, e gli disse:
xit ad eum: Abraliam, Abramo, Abramo, Ed
A braliam. .A t ille re• egli rispose : Eccomi.
spondit : A dsum, "'
2, Ait illi: Tolle fi· 2. E quegli diss; :
{ium tuum unigenitum , Prendi il tuo flliuolo
quem diligis , lsaac , unigenito , il '"'diletto
et vade in terram visio- Isacco , e va ne Ila terra
nis : atque ibi o.fferes di visione: e ivi lo offe•
(1) Judith 8, ••· Hebr, Il, 17,

apparisce da quello che segue. In que'tempi non eravi ancora edi-


fizio alcuno consacrato agli esercizii di re1igioue, e gli altari si
.ergevano su' luoghi più elevati, o ne' boschi.
Vers. 1. Dio tentò Abramo. Dio aveagià più volte messa a dure
prove la fede di Abramo; ma il cimento, a cui vuole esporla ades-
so è sì grande, e nuovo, e unico, attese tutte le sue circostan7e,
c~e veramente fa d' uopo di credere, che non solamente a far
conoscere 1a virtù di qttesto gran patriarca, ma a qualche altro
fine ancora più grande fosse ordinato da Dio questo gran fatto. E
in vero il sacrifizio che Dio gli domanda, è figura di un sacrifizù,
molto piit grande e augusto , e di mil6S~ore importanza.
~20 GENEST
eumin holocaustumsu- rirai in olocausto sopra
per unum montium , . uno de' monti , il quale
quem monstravero tibi. io t'indicherò.
5. lgitur Abraham 5. Abramo aduoque
de nocte consurgens , alza tosi , che era ancor
stravit asinum suum , nolte , imbastò il suo
ducens secum duos ju- asino, e prese seco due
venès , et Isaac filium giovani, e Isacco suo fi.
suum: cumque conci- gliuolo : e avendo ta-
disset ligna in holocau- gliate le legna per l' o-
stum , abiit ad locum , locausto, s'incamminò
quem praeceperat ei verso il luogo assegna•
Deus. togli ,1a Dio.
4. Die autem tertio, 4. E il terzo giorno,
elevatis oculis, vidit lo- alzati gli occhi, vide
cum procul: da lungi il luogo :

Vera. 2. Prendi il tuofiglùeolo um'genito ec. L'Ebreo è piìi


·\~ifettuoao: Prendi il tuo jlgliuolo, il tuo figliuolo unigenito, il
diletto, prentli bacco. Queste parole dimostrano ( quanto a pa-
role può dimostrarsi) la grandez.za del sac-riftzio. Abramo tlee of-
ferire in olocausto il figliuolo unigenito, sopra di cui tutte po-
savano le aue speranze e le promesse di Djo: .il Jìgliuo1o amato
per le ane virtll, e per quello, di cui.egli era figura, cioè pel
Messìa, che di lui dovea nascere: un figliuolo che era stato la
consolazione di sua veccl.1iezza e del suo esilio dalla terra e daUa
casa del padre , e di tutte le aillizioni ed affanni del suo lungo
pelleO'rina.,gio. Dall'altro lato { dice s. Agostino) poteva egli cre-
dere Ahra~o che Dio potesse gradire vittime umane? Ma allor-
chè Dio comanda, obbedisce il giusto e non disputa. -
Nella terra di visi'one: e in: lo offerirai ec. Il luogo,- dove
Dio vuole che Abramo offerisca questo sacri.tizio, è lontano da
Ber.sabee, o sia da Gerara, circa cinquanta miglia ; lo che ac-
crebbe a dismisura il patimento di lui, e segnalò la sua incre-
rubil costanza. Dio adunque gli ordina di mettersi in istrada e
di andare verso una certa parte, fino a quel 1uogo che gli sarà
poscia indicato: e tJuesto luogo fu il monte che fu poi detto Mo-
ria, o sia di-vis/tme, dove fu poi edificato il famoso tempio, 2.
Paralip. m. 1.
Vers. 3. Alzatosi, cAe era ancor notte ec. Non si parla dì
Sara, nè si dice, se Abramo le fac"esse parte del comando di Djo.
l\la s, Agostino,_ e altri Paùr~ credono che H marito, conosccudo
CAPO XXII,
5. Dixitque ad pue• 5. E disse a'suoi gio•
ros suos: Exspectate vani : Aspettale qui
hic cum asino: ego, et coli' asino: io, e il fan-
puer illuc usque prope• ciullo anderemo fin colà
rantes, postquam ado- con prestezza , e fatta
raverimus , revertemur che avremo l' adorazio-
ad vos. ne , torneremo da voi.
6. Tulit quoque ti- 6. Prese eziandio le
gna holocausti , et im• legna per l' olocausto ,
posuit super Isaac fi· e le pose addosso ad
lium suum : ipse vero Isacco suo figliuolo~
portabat in manibus egli poi portava colle
) ignem , et. gladium. sue mani il fuoco, e il
Cumque duo pergerent coltello. E mentre cam-
simul, minavano tutti e due
insieme,
7. Dixit lsaac patri 7. Disse Isacco a suo
suo: Pater mi. .dt ille padre: Padre mio. E .··
respondit: Quid vis, quegli rispose : Che i*'
fili? Ecce, inquit, ignis, vuoi , figliuolo ? Ecco ;
•y
la sua virtù, non le nascose quello che egli dovea fare, .;,- el-
Ja si rassegnò al volere del Signore •
Vers. 4. Il teno giorno ... vidt: da lungi il luogo. Per tre
giorni interi (dica un antico interprete) Abramo ebbe a combat-
tere colla tentazione, anzi coll' agonie e colla morte.
Vers. 5. E fatta che avremo l' a,lorazione , tornerem ec.
Abramo potè cfo promettere sulla ferma fiducia nelle divine
promesse. I sentimenti di lui sono spiegati così dall' Apostolo:
Abramo offeri va l' um"genito ... egli, a cui era stato detto: in
lsaccò sarà la tua discendenza, pensando, che potente è Dio
anche per risuscitare uno ,la morte. Hebr. x1. 17. 18. 19. Vedi
Augl1st. de civ. xvJ. 32., Orig. etc. Abramo adunque unisce alla
sua ubbidienza un'altissima fede e·una speranza invincib.i.le,
Vers. 6. Prese eziandio le legna ,.. e le P'!$e addosso ec. _Al
vederei. Isacco carico delle. leo-na sulle quali dee essere sacrifi-
calo, non si può non riconos~re 'quell' altr~ _Isacco, il quale e~
legno della sua croce salirà un dì al Cal~a~10 ad ess~re elfettt:-
vamente immolato pe' peccati degli uom1lll, che egh ha pres.i
sopra di sè. '
GENESI
et ligna: ubì est vieti- disse quegli, il fuoco;
ma holocausti ? e le legna: dov'è la vit•
tima dell'olocausto?
8. Dixit autem A bra- 8. E Abramo disse :
ham : Deus providebit lddio si provvederà la
sibì victimam holocau- vittima per l'olocausto,
sti, fili mi. Pergebant figliuol mio. Andavano
ergo pariter: adunque innanzi di
conserva:
9. Et venerunt ad lo- 9. E giunsero al luo-
cum , quem ostenderat go mostrato a lui da
ei Deus, in quo aedifi- Dio, in cui egli edificò
cavit altare, et desuper un altare, e sopra vi ac-
tigna composuit: cum• comodò le legna: e a•
qlie alligasset Isaac fi· vendo legato Isacco suo
lium suum, posuit eum figlio, lo collocò sull'al-
in altare super struem tare sopra il mucchio
lignorum. delle legna.
'!f 10. (1) Extenditque 10. E stese la mano,
manum, et arripuit gla- e diè di piglio al coltel-
dium , ut immolaret fi· lo per immolare il suo
liumsuum. figliuolo.
11. Et ecce Angelus 11; Quand'ecco l' An-
Domini de coelo cla- gelo del Signore dal ciel
mavit, dicens: Abra• gridò, dicendo : Abra•
(•) Jac. ,.. ••·

Vers. 'i· DoJ''è la vittimaJ Quanto acerba piaga dovetter fare


nei cuor di un padre queste parole!
Vera. g. E avendo legato bacco ec. Isacco allora non avea
meno di venticinque anni, e gli Ebrei gfome danno fino a tren-
ta e anche trentasette. Se egli adunque fu legato dal padre, lo
fu di suo pieno eonsentimento: perocchè, udito dal padre il co-.
mando di Dio, si soggettò volentieri alla morte; onde meritò di
essere un vivo anticipalo ritratto dell'altissima obbedienza, col-
la quale Gesù Cristo pona le mani e i piedi per essere confitt'l
10pra la croce.
CAPO XXII.
ham, Abraham. Qui mo, Abramo. E quegli
respoudit: Adsum. rispose: Eccomi.
12. Dixitque ei: Non 12. E quegli a lui dis-
t!xtendas manum tuam se: Non stendere la tua
super puerum, neque mano sopra il fanciul-
facies illi quidqrtam : lo, e non fare a lui ma•
nunc cognovi, quod ti- le alcuno: adesso ho co-
mes Dertm, et non•pe- nosciulo , che tu temi
percisti unigenito jilio Dio, e non hai perdona-
tuo propter me. to al figliuol tuo unige-
nito per me.
15. Levavit Abra- 15. Alzò gli occhi A-
ham oculos suos , vi- bramo , e vide dietro a
ditq ue post tergum a- sè un ariete preso per
rietem inter vepres hae• le corna tra' pruni, e
rentem cornibus, quem se lo tolse, e in olocau-
assrtmens obtulit ho- sto lo offerse in vece del
locaustum pro filio. figlio.

Vers. u. Ad euo ho conosciuta che tu temi Dio ec. Adesso


con questo Srau fatto è dato a conoscere a tutti, come tu temi
lJio, e come lo ami fino a preferirlo al tuo unico figliuolo: civve-
ro 1 adesso ho di te una vera e certa prova che tu temi Dio, •
Non hai perdonato al figliuolo tuo unigenito per me.
Queste parole da un altro lato spiegano fortemente l'amore del
Padre, il quale rliede il proprio Figliuolo alla morte per l' uorn
peccatore : onde- ognuno di noi può dirgli: non hai perdonato
al ,figliuolo tuo unigenito per me: come del Figliuolo può cl.ire
con le parole di Paolo: egli mi amò, e per me diede sè stesso.
* Non hai perdonato al tuo.figliuolo. Non hai sottratto:
Non hai negato a me il tuo figliuolo unigenito. Così l'Ebr,
Vers. 13. Yùle un ariete preso per le corna tra' pruni. La
rrovvidcnza somministra ad Abramo la vittima pel sacrifizio
io veçe di Isacco; ma questa nuova vittima è una nuova figura
di Cristo coronato di spine e offerto sulla croce. Così noi ci av-
vezziamo a riconoscere in tutte le vittime e in tutti i sacrifizii.
avanti e dopo la legge, a riconoscer, dico, quell'unica vittima e
quell'unico sacrifizio, da cui tutti i precedenti sacrifizii trassero
il loro merito, quando furono a Dio accetti; quell' unica vitti-
ma,, e qnell'unico sacdfizio, il quale servì~ ,antificazione di tut-
ti gli eleui dì tutti i secoli precedenti 1 come (li tutti i, futuri.
GEN ESI
14, Appellavitque no• 14. E pose nome a
men loci illius, Domi- quel luogo, il Signore
nus- videt (1), Unde vede. D'onde fino a que•
usque lwdie dicitur : st'oggi sidice: Sulmon •
In monte Dominus vi- te il Signore provve•
debit. derà.
15. Pocavit autem 15. E l'Ange lo del
Angelu s Domini.A.bra- Signore per la seconda
ham secundo de coelo, volta chiamò Abramo
dicens : dal cielo, dicendo :
1 6. ( 2) Per memet- 16. Per me medesi•
ipsum juravi , dicit mo io ho giurato , dice
Domin us : quia fecisti il Signore : perchè hai
llanc · rem , et non pe- fatta una lai cosa, e non
percist i filio tuo uni- hai perdon ato al figlio
genito propter me: tuo unigen ito per me:
17. Benedi cam tibi, l"'/, Io ti benedir ò , e
et multiplicabo semen moltipl icherò la tua
tuum, sicut stellas coe- stirpe, come le stelle
li, et velut arenam , del cielo , e come l'are•
quae est in litore ma• na, che è sul lido del l
ris: possidebit semen mare: il luo seme s'im•
tuum portas inimico·
rum suorum:
padron irà delle porte
de' suoi nemici : l
1,
(1) P,al. 104, 9.
(>} E ccl. 44. 2Ì. 1, Mach. •· 5,. Luc. 1. 73, Heb. 6. 13. '7·

*~Preso per le corna tra'przmi : Un'antic a versione porta:


fosse un
preso per le corna ne' lm:cùtoli , forse credendo , che
trovavano
ariete salvatico, come attesta Senofonte , che se ue
nell'orien te.
di pro-
· V~rs,.. 14. Sul monte il Signore provvederà. Maniera anche uno
verbio presso gli Ebrei, come per dire,. che, quand'
a quelle di Abramo sul 1Uoria
si trovasse in istrettezz o simili 1

lddio sa, e può provvedervi.


ec. Sopra questo
Vers. 16. Per ,,ie medesimo ho io giuralo
~iuramento del Signore ,•eùi le. riflessioni di Paolo, Hcbr.
IY- e

le noLe allo stesso luogo.


CAPO XXII. 225
18. Et (1) BENE- 18. E nel seme tuo sa•
DICENTUR in semi• ran BENEDETTE tut•
ne tuo omnes gentes te le nazioni della ter•
terrae , quia obedisti ra, perchè hai obbedito
voci meae. alla mia voce.
19. Rtwersus est 19. Tornò Abramo
'Abraham ad pueros da' suoi servi, e se ne
suos, abieruntque Ber- andarouo insieme a Ber•
sabee simul, et habi- sabee, e ivi egli abitò.
tavit ibi.
20. His ita gestis, 20. Dopo che queste
nuntiatum est A.bra- cose furono avvenute
hae, quod Melc'l.a quo• così, fu recata ad Abra-
que genuisset filios N a• mo la novella, che Mel-
chor fratri suo, cha avea ancor ella par•
toriti de' figliuoli a Na-
chor fratello di lui,
21. Hus primogeni- 21. Hus primogeni•
tum, et Buz fratrem lo , e Buz suo fratello,
ejus, et Camuel patrem e Camuel padre de'Siri.
Syrorum. -
(•)Supra••· 3. 18. 18,Jnfr.26.4.Eccl.44. ,5.Ac~ 3.,5.
-~~~·
Vers, 17. e 18. Il lllo seme s'impadronirà ec. Il senso di qiie-
sta promessa è troppo limitato, ove s'intenda della conquista
delle sole città di Chanaan ; ella ha questa promessa il suo vero
e pieno effetto nelle vittorie di Cristo e della Chiesa sopra tutte
le nazioni del mondo nemiche del Vangelo, e nella obbedienza
renduta allo stesso Vangelo da re e da principi della terra, i
quali si glorieranno di aver parte alla benedizione meritata agli
uomini da quel seme di Abralllo, in cui fu promeiSa con giura-
mento da Dio la salute a tutte le genti.
Vers. 20. Che Melcha avea anch'ella partoriti a Nachor e1.,·.
Nachor, come si è veduto, era fratello di Abramo. Mosè riferisce
adesso Ja genealogia di Nachor per riguardo a Rebecca, la quale
esser dovea moglie d'Isacco.
Vers. 21. Hiu primogenito, L' Ausite 1,J,ell' Arabia deserta eb-
be nome da lu.i, onde è chiamata .uel libfO di Giobbe )a terra
dillus.
Pent. Yol. I. 10 •
GENESI
22. Et Cased , et 22. E f'.ased, e Azau,
Azau, Pheldas quoque, e anche Pheldas, e Jed-
,et Jedlaph, Japh,
23 • .A.e Bathuel, de 23. E Bathuel, da cui
quo nata est Rebecca: nacque Rebecca : que-
octo istos genuit Mel- sl i otto figliuoli parlori
'Cha Nachor fratri. A- Mele ha a Nachor fratel-
'1rahae. lo d'Abramo.
24. Concubina vero 24. E una sua con-
-illius , nomine Roma, cubina , chiamala Ro-
peperit Tabee et Ga- ma, partorì Tabee , e
liam, et Tahas, et Ma- Gaham, e Tahas, e Maa•
acha. cha.
. ~-
... ,.._.;
• l-

Bnz suo fratello: Elìhu Busite amico di Giohhe era forse


•mo de' discendenti di r1uesto Buz , ovvero era nato nel paese, a
·cui questi avea dato il nome. Eravi una città di Busan nella
Mesopotamia.
Cmnuel padre de' Sir/. Cioè de' Cami.leti popoli ùe1la Si-
l'Ì:l, a ponente dell'Eufrate.
Vers. 22;. Azau. Aza e Azura cittU della Cappadocia possono
,derivare da Azau.
Vers. 24. Tabee. Trovasi Tabea città nella Perea.
Maacha, Nell'Arabia felice sono i Maceti, e una cittB. detta
Macha ·verso lo stretto di Otinus.
Rom~. I LXX.. la chiamano Reman, e una città di tal nome
s.i trova :Q.~Da Mesopotamia.
CAPO XXIII.
Si fa illfutto della morte di Sara, la quale è se-
polta nella doppia spelonca, che Abramo
compra a danaro contante da Ephron insieme
col campo.

1. Kxit autem Sa- 1.


ra centum viginti se- to venlisetle anni.
E
visse Sara cen•

ptem annis.
2. Et mortua est in 2. E morì nella città
civitate Arbe,e , quae di Arbee, che è Hebron
est Hebron , in terra nella terra di Chanaan:
Chanaan, venitque A- e andò Abramo a ren•
braham, ut plangeret, derle gli ultimi uffizii, e
et fleret eam. a piangerla.

Vers. t. Pisse Sara cento ventisette anni. Osservano gl'inter-


preti, che di questa sola donna ha voluto Dio che fossero regi...
strati gli anni nella Scrittura. Questo onore è .renduto alla v~rtù.
di lei e alla nohil figura che ella dovea fare nella economia del-
la religione. lmperocchè ella è madre de'fedeli, come accenna s.
Pietro , ep. 1. cap. m. 6.; ed è un' idea della Chiesa di Cristo,
foconda com' ella, in virtù della promessa, confoi-me spiega' mi-
rabilmente l'Apostolo, Gal. 1v. 2?.. ec. Ma ecco in qual modo
della fede di questa gran donna parli lo•stes';SO-A~6stolo, Heb. xr.
11. Per la fede ancora la stessa Sfwa ~!tenne virtÌ.1, di conce-
pire anche a dispetto dell' età , percllè·' cred<lte fedele colui
che le avea fatta la promessa. Per la qual cora eziandio da
un solo ( e quulo gia morto ) nacr1ue una moltitudine, come
le stelle _del cielo e come l'arena innumerabile, che è sulla.
spiaggia del mareb
Vers. ?.. Nella città di Arhee, ec. Così credesi chiamata Ar-
bee da un Cananeo, che ne ebbe il dominio, Jud. xiv. 15. Quan-
to al nome di Hebron 1 che ella ancora portò, non ne sappiamo
l'origine: quelli che dicono, che ella lo ebbe da un figliuolo di
Caleb chiamato Hebron, e che per conseguenza queste parole
sono state aggiunte al testo di Mosè , sembrano poco cauti, e vo-
gliono provare una cosa dubbia con altra non solo dubbia, ma
anche_ pericolosa a sostenersi.
GENESI
5. Cumque surrexis- 5. E spedito che f11
set ab officio funeris, dalle cerimonie del fu.
locutus est ad filios nerale, parlò co·figliuo-
Heth dicens : li di Heth dicendo : •
4, A.dvena sum, et 4. lo son forestiero,
peregrinus apud vos: e pellegrino presso di
date mihi jus sepulchri voi: datemi tra voi il
vobiscum , ut sepeliam diritto di sepolt11ra, af-
mortuum meum. finchè io possa seppelli-
re il mio morto.
b. Responderunt fi- 6. Risposero i figliuo•
lii Heth, dicentes: li di Heth, e dissero :
6. A.udi nos , do~- 6. S\'gnore, ascoltaci:
ne-: Princeps Dei :es Tu sei presso di noi un
apud nos : in electis principe di Dio: seppel•
sepulchris nostris se• lisci il tuo morto in
peli mortuum tuum : quella , che più a te
nullusqlllJ te prohibe- piacerà, delle nostre se-
re potertt, quin in mo• pollur~: e nissuno sarà,
numento ejus sepelias che possa vietarti di
mortuamtuum. seppellire il tuo morto
nel suo monumento.

E andò Abramo ec. Alcuni da questa. parola andò ne in-


feriscono, che Abramo era altrove, quando Sara morì in Hebron;
ma la congettura è molto mal appoggiata, mentre quella parola
può esporsi in tal guisa: Abramo andO, ovvero, entrò nel padi-
glione di Sara, ec.
*
. V~.rs. 4. Il mio morto. L' E~ aggiunge: sicchè noi veggia
10 pm.
Vers. 6. Tu sei preuo di noi ttn principe di Dio, ec. Tutto
questo trattato si faceva alla porta di Hebron, ra11;nandosi in
que' tempi. il popolo alle porte delle citt8, come hi oggi nelle
piane. Principe di Dio vale principe grande, esimio. Vedesi il
concetto grande, in cui era Abramo presso tutti per le sue virtÌl
assai più. che per le sue ricchezze; perocchè le ricchezze disgiun-
te dalla virtÌl partoriscono piµ.t.tosto invidia e malevoglienza.
Seppollisci il tuo mor.(tì, in quella che più a te piace-
rà, ec,_E~.'!P~ compreser~, che ~bramo.non v~leva aver comu-
·"t? nanza cli 4*',cro con essi, parche erano 1dolatn.
CAPO XXIII.
7. Surrexit Abra- 7. Si alzò Àbramo, e
ham, et adoravit popu• s'inchinò al popolo del-
lum terrae, filios vide• la terra , vale a dire ai
!cet Heth: figliuoli d' Heth:
8. Dixitqu,e ad eos: 8. E disse loro: Se
Si placet animae ve- piace a voi, che io sep-
strae, ut sepeliam mor- pellisca il mio morto,
tuum m6Um, audite me, ascoltatemi, e interce-
et intercedite pro me dete per me presso E-
apud Ephron filium phron figliuolo di Seor:
Seor:
.9· Ut det mi/Ji spe• 9. Affinchè egli mi
. luncam duplicem,quam
"J;abet in extrema parte
co~ceda la doppia ca-
verna , che egli ha al
agri sui; pecunia di- fondo del suo campo : a
gna tradat eam mihi prezzo giusto me la dia
coram vobis in posses• alla vostra presenza ,
sionem sepulchri. affinchè io sia padrone
di farne una se poi tura.
10. Habitabat-autem 10. OrEphron si sta-
Ephron in medio filio- va in mezzo a' figliuoli
1·um Heth. Respondit• di Helh. E rispose E-
que Ephron ad .Abra• phron ad Abramo , a
ham, cunctis a1tdienti- sentila di tutti quelli
bus , qui ingredieban- che entravano nella por-
tur portam civitatis il- la della città, dicendo:
lius, dicens:
11. Nequaquam if:Àì. 11. Non sia così, si-
fiat, domine mi: sed tu gnor mio : ma fa tu
magis a1;,sculta, quod piuttosto a modo mio
Vers. 9. Ea doppi4 caverna ec. Alcuni intendono, che avesse
due camere, una per seppellirvi gli uomini, l'~ltra per le donne.
Vers. 10. Epltron 6i starà in mezzo ec. Questo è il senso
della volgata. Ephron, la caverna del quale volea comprare
Abramo, si trovava presente trallà· gente cl1e era alla porta, do-
·ve Ahramo parlava. Or egli alzò la voce, e fece sua rispoata, Y-e- i:
,ti gli Aui vu. 16.
!Z30 GENESI
loquor: A grizm trado in quel eh' io ti dico :
tibi, etspeluncam, quae Io li fo padrone del
in eo est, praesentibus campo, e della caverni,
filiis populi mei: sepeli che ivi e, alla presen!l
mortuum tuum. de' figliuoli d_el popol
mio: seppellisci il tuo
,J morto.
12. Adoravi! Abra• 12. S' inc~ò Abra-
ham coram populo ter- mo dinanzi al popolo
rae: della terra:
13. Et locutus est ad 13. E parlò ad E-
Ephron , circumstante phrofi!t standotutt'aJl'
plebe : Quaeso, ut .tpt· intorno la moltitudine :
dias me: dabo pecu• Di grazia ascollami: io
niam pro agro: susci- darò il denaro per il
pe eam, et sic sepe- campo : prendilo, e co-
liam mortum meum sì vi seppellirò il mio
in eo. >Il. . morto.
14. Responditque E· 14 Ed Ephron rispo·
phron: se:
15. Domine mi, audi 15. Signor mio, a.
me: Terra, quam po- scollami : Il terreno,
stulas,quadringentis si- che tu domandi, vale
clis argenti vaLet: istud quattrocento sicli d' ar-
est pretium inter me , gento: questo è il prez-
et te: sed quantum est zo tra me e te: ma che
hoc ? sepeli mortuum o-ran cosa è ella questa?
tuum. ,lppellisci il tuo morto.
16. Quod cum au- 16. Udito ciò, Abra•
disset Abraham, ap- mo pesò il denaro do-
pendit pecuniam,quam mandato da Ephron al-
Ephron postulaverat , la presenza de' figliuoli
audiehtibus filiis 11eth, di Heth , quattrocento
quadringentos siclt;&, sicli d'argento di buo-
arge'il,i JKobatae mon~ na moneta mercanlile.
tae p"lbtfi:ae.
CAPO XXIII.
17. Confirmatusque 17. E'il campo una·
est ager quondam Ep· volta di Ephron , net
J,ronis, in quo erat spe- quale era una doppia
t,,nca duplex , respi- caverna, che guardava
ciens Mambre, tam i- vers·o Mambre, tanto
pse quam spelunca, et esso, con1e la caverna ,
omnes arbores ejus in e .tutte le piante , che
czmctfs 1_erminis ejus erano ali' intorno den•
per clrcmtum, lro de' suoi confini,
18. Abrahae in pos- 18. Fuceduloi n pien
sessionem , videntibus dominio ad Abramo al·
jiliis lleth , et ~nctis, la presenza de' figliuoli
qui intrabant 7'ortam di.)Ielh, e di tulli qu,1-
civitatis illius. li~èhe entravano nella
porla di quella cillà.
r.. 19. A tque ita sepeli-
vit Abraham Saram
19. E cosi Abramo
seppellì Sara sua mo-
uxorem suam in spe· glie in quel cimpo nel•
lunca agridup_lici, quae la doppia caverna , che
respiciebat Mambre : guardava verso Mam-

Vers. 16. Pesò il denaro. L' ~hreo peiQ]!~argento.- non er.'."t:vi


ancora la moneta battuta e comata.
Di lmona moneta: L'Ebreo: d'argento che corre tra'mer-
catanti, I quattrocento sicli verrebbero a fare poco piìt di cin-
quantatrè zecchini e mezzo , contando il siclo d' argento a soldi
trentadue e sei denari di Francia, col Calmet, dissert, sopra le
monete ec.
Vers. 17. e 18. Fit cedut/Jj,Jn pùm dominio. Non si parfo tlt
scrittura, perchè non era arill'ra in uso ne' contratti.
Abramo, a cui Dio avea promesso il dominio d.i tutta la ter-
ta di Chanaan, e il quale rer la ferma fede in questa promessa..
fa l' acquf,to della caverna di Ephron per farvi una sepoltun
per Sara e per sè stesso , non ebbe da Dio in quel paese nem-
meno un piede di terra, come notò s. Stefano nl!gli Atti cap. vu.5.
Abramo vi compra un campo per avervi ragione di ..poltura ,
e così si confessa ospite e pellegrino sopra la terra, e climostra:
d1e ad una terra e ad una patri~igliore eç;li-anela", come ùit·e_
l' Apostolo, cioè alla celeste dY'-cui era ficura la tena J.i (.;WI,.
Jlaau. reili_llebr. 3. 13. 16. ·. f-.
,.
GENESI
( t) haec est Hebron in hre, la quale è Hebron
terra Chanaan. nella terra di Chanaan.
20. Et confinnatus 20. E i figliuoli di
est ager, et antrttm , Helh confermarono ad
quod erat in eo, Abra- Abramo il dominio del
ftae in pfJSSessionem campo, e della caverna,
monumentZ afilii,,Hetft. che era in esso per s~r-
virsene di monumento.

CAPO XXIV.
Il servo di Abramo dopo aver prestato giura- \
mento è mandato nella Mesopotamia a cerca-
re una moglie ad Isacco : clùede dal Signore --..·.,a.r' ,~
un segnale , e trova Rebecca, e col consenso
de' genitori e del fratello, ti di lei la conduce ~
.. ,J ..
ad Isacco, ed egli la prende per sua moglie,
e si consola della perdita della madre,

. . Èatau:~m A•
braham senex ;dierum-
Ma
1. Abramo era
vecchio, e d' età avan•
1ue multorum: et Do~ zala: e il Signore lo a-
minus in cunctis bene- vea benedetto in lulle
dixerat ei. le cose.
2. Dixitque ad ser- 2, E disse al più an-
vum seniorem domus tico servo di casa sua ,
sttae, qui praeerat o- c,he avea il governo cli
mnibus, 1uae habebat: ìtitto il suo: Melli la
l 2) Pone manum tuam tua mano sollo la nua
sttbter Jemur meum: coscia:
(1) Infr. 35. 2;. ('-) lnfr. 47· 29-

Vers. 1. Era v.ecchio ec. Av~ cento quarant'anni, e Isacco ne


i vt>.a quaranta, · -
Yers. 2. 4~più antico servo: Elieier,Yedi cap. xv."·
CAPO XXIV.
5. Ut adjurem te per 5. Perchè io vo', che
Dominum Deum coeli tu giuri pel Signore Dio
et terrae , ut non acci- del cielo e della terra,
[iias uxorem filio meo che tu non darai in
de filiabus Chananaeo• moglie al mio figliuolo
rum, inter 9uos habito. nissuna delle figlie dei
Cbananei, tra' quali io
abito.
4, Sed ad terram, 4. Ma anderai nella
et cognationem meam terra de' miei parenti ,
proficiscaris , et inde e di là menerai una mo-
·accipias uxorem jilio glie al figliuolo mio I-
meo Isaac. satco.
5. Respondit servus: 6. Rispose il servo:
Si noluerit mulier ve- Se la donna non vor•
nire mecum in terram rà venir meco in que-
hanc, 11u119uid reduce- sto paese, debbo io for-
re debeo filium tuum se ricondurre il tuo fi.
ad locum , de f/ll-0 tu gliuolo al luogo, donde
egressus es? :venisti tu?

Metti la tua mano 1otto la mia cosci'a. Questo rito .in ,i-
rnile occasione si osserva da Giacobbe, cap. xtvn. 29., e il non
vederlo mai piu adoperato in tutta la Scrittura porse ragionevo-
le ip,otivo a' Padri di considerare l'azione di questi due patriar--
chi come misteriosa e di altissimo significato.. Con essa adunque
veniva ad annunziarsi il Cristo, il quale dalla carne de' medesi..
mi patriarchi dovea nascere e pel quale facevasi giuramento,
usandosi tal ceremonia: ed~,è qui, dice s. Gregorio, come se
Abramo dicesse al servo: Tocca il mio figliuolo, e giura pel
mio Dio. Vedi s. Girolamo, s. Agostino, s. Ambrogio, s. Prospero,
s. Bernardo, Isidoro, ec.
Vers. 3. e 4- Non darai in moglie al rnio.figUuolo ec. I Cha-
nanei erano un popolo maledetto da Dio, e di perversi costumi.
J_,a famiglia di Nachor, henchè non fosse netta dall'idolatria, ri-
teneva però la cognizione e il culto del vero Dio, e buoni co-
stumi, come si vede da tutto il racconto di questo capo.
Vers. 5. Se la ,lonna non vorrà venir mecq, ec. Interrogaw
zione saggia di uu servo che conosce tutta l'importanza di qu
t,iuramento , e teme di non fallire.
GENESf
6. Dixitque Abra- 6. E Abramo disse :
ham: Cave, nequando Guardati dal ricondurre
·reducas filium meum giammai colà il mio fi.
illuc. gliuolo.
7. Dominus Deus coe• 7. Il Signore Dio del
li, qui tulit me de do- cielo , il quale mi tras-
mo patris mei , et de se dalla casa del padre
tçrra nativitatis meae , mio, e dalla terra ,. ove
qui locutus est mihi, et io nacqui , il quale mi
juravit mihi dicens: ( 1) parlò, e mi giurò, di-
Semini tuo 'dabo ter- *cendo: Al seme tuo da-
ram hanc : ipse mittet rò questa terra: egli
Angelum suum coram manderà il suo Angelo
te, et accipies inde uxo- innanzi a le, e tu me-
rem filio meo: nerai di là una moglie
al figlio mio. ~:
8. Sin autem mulier 8. Se poi non volesse +
noluerit sequi _«I , non seguirti la donna, sarai
teneberis juranlfoto: fi· sciolto dal giuramento-
lium '!'r tanfl,:m nè purcbè tu .•non ricon:
reducas llluc.,.. . duca il mio :figliuolo
. .. 'r. colà.
9. Posuit ergo ser- 9. Pose adunque il
vus manum. sub femo- servo la mq_no sollo la
re Abraham domini coscia d' Aòramo tuo 'e·
,&ui, et juravit.illi super padrone , e giurò a lui
sermone hoc. di fare quello che era
·1' stato ~tto.
· Tulitque decem
10. 1 o.E prese dieci cam-
camelos de grege do- melli dalle mandre. del
(•) Supra 1?., 1. 13, et 15. 18.1fnfr. ,6. 3.

Ver,. 6. *,Gu11,r1lati dal ricondu'ri-8 giammai colà il mio fi-


tlù,olo. Obbeàfsce.,.così Abramo a~ comando fattogli. dal Signo~e
J.i. }~sciare egli e la sua disccn4'12za ii, paese dCUa sua prima
-ongw&.
CAPO XXIV.
mmi sui, et abiit, ex suo padrone, e si parti,
omnibus bonis ejus por- porlando seco di tutti
tans secum, profectus• i beni di lui, e s'inviò
que perrexit in Mesa- a diritlura nella Meso-
potamiam ad urbem polamia alla città di
Nachor. Nachor.
11. Cumque carne• 11. E fatti posare i
los fecisset accumbere cammelli fuori della cit-
extra oppidum juxta tà vicino ad un pozzo
puteum aquae vespere, d'acqua la sera, nel
tempore, quo solentmu- tempo in 'cui soglion le
lieres egredi ad hau• donne uscire ad allin-
.,,, riendam aquam, dixit: ger acqua , disse :
12. Domine Deusdo. 12. Signore Dio del
mini mei dbraham, oc- mio signore Abramo ,
'curre, obsecro, mihi ho• dammi , ti prego , que-
die, et fac misericor• st' oggi felice incontro,
diam cum domino meo e sii propizio al mio pa•
dbraham. drone Abramo.
15. Ecce'egostopro- 15.,f;çco ®e io sto
pe fontem aquae, et fi· vicin6 a,questa fontana
liae habitatorum hujus, · 4i acqua, e le figlie dc-
civitatis egredienturad gli abilanti di questa
ha11riendam aquam. città usciranno ad at-
,.,, tinger l' acqua,
14. Igitur pue!la, czti 14. La fanciulla a-
ego dixerò: Inclina li:)'- dunque a cui io dirò:
driam tuam, ut'bibam : Porgi la tua idria, af-

Vei:s. 1 o. Portan,lo seco di tutti i beni ec. Questi erano per


la dote della sposa, secoudo l'uso di que' tempi e di que' paesi,
dove lo sposo dava la dote.~
Vers. 11, E fatti posare i cammelli. L'Ehreo, e fatto ptega-
re til ginocchio ( a terra) a' cammelli: così riposano queste
bestie. -i-

La sera, nel tempo, in cui ec. Era incm:pbcnza delle fan-


ciulle l' andare ad una data ,-ora ad attingere l' acqua. Y edi.
Exotf. u. 16.
ll56 GENE SI
et illa responderit, Bi- :finchè io possa bere : é
be, quin etcamelis;t uis la quale mi risponderà:
dabo potum : ipsa est , Bevi, e an:r.i abbevererò
quam praeparasti ser- anche i tuoi cammelli:
vo tuo lsaac : et per questa sarà quella che
hoc :intelligam , quod tu hai preparata ad J.
feceris misericordiam sacco tuo servò: e ,da
cum:domino meo. questo comprende,:ò,
che l u sei stato propi-
:r.io al mio padrone.
15. Necdttm intra 15. Non avea egli fi~
se verba ·compleverat, nito di dire dentro di sè
et ecce Rebecca egre• queste paMle , quan• •
diebatur, filia B at)iuel, d' ecco uscì fuora Re•
filii Melchae uxoris becca figliuola di Ba•
Nachor fratris Abra• tlni.ele figliuolo di Mel•
/tam, habens,hydriam cha moglie di' Nacbor
in scapula sua;;: fratello di Abramo , la
quale avea un'idria sul•
.; ~, la spalla:
16,,f!riélla 4ill,rani,. 16.Fanciul ia somma-
mis, virgoque pulè'lteftt·• mente avvenenle, e ver•
rima, et incognita viro: gioe bellissima, e non
descenderat..autem ad conosciuta11141a uonj~: ,.
fontem, et ùµpleverat ella era venuta alla _ffin•
k)'driam, ac·0•· reverte• tàna, e avei} empmta
batur. l'idria, e se h' andava.
•:t, •

Vers: 14. Lafancli~lla a,11mque a cui io cfiT'O, ec. Osser,va..il


Grisostomo, che il segno, al quale cuiesto servo vuol co_nOàcere
la fanciulla destinata da:, Dio pel figli Allo di Abramo 1 .~ 11 segno
di una buona moglie, di buona indole , affabile, osp1tale , che
non risparmia la fatica; donna finalmente tale da piacere ad
~ Isacco e ad _.t\.brano, Fu dunque e1fetto della sua fede e della
0

sp~ranza in bio~ (1 particolare istinto dello S,eirito Santo!~


eJvedere un tal segno.
*
tf
Che_ hai preparata; Destinata.
' .. "':
'fl·

.
CAPO XXIV.
1'7. Occurritque ei
17. E il servo le an-
servus, et ait: Pauxil- dò incontro , e disse:
lum aquae mihi ad bi- Dammi un pocolino di
bendum praebe de hy• acqua a bere della tua
. drià tua. idria .
18. Quae respondit: 18. Ed ella rispose:
Bibe, domine mi. Cele- Bevi , signor mio. E
ritèrque deposuit hy- prestamente si prése
d,:-iam super ulnam l' idria sul suo braccio,
suam, et dedit ei po- e diegli da bere.
4um.
_. • · 19. Cumque il/e bi- 19. E quando egli
·'" hisset, adjecit: Q_uin et ebbe bevuto, ella sog-
>. ._.. eamelis tuis hauriam giunse : Io allignerò
. aquam, donçc cuncti pure acqua pe'tuoicam-
'."=t~-~ bibant. melli , :finchè tutti ab-
bian bevuto.
• 20.;Effundensque hy• 20. E versata l'idria
driam in canalibus., re- ne' canali, corse di bel
currit ad puteum , ut nuovo _al pozzo ad at-
hauriret aquam : et tigner 11çqua: e atlin-
haustam omnibus ca• _,.\~,ae ~ede a tutti i
melis dedit. · éammelh.
· i\. Ipse autem con• 21. Ma è_gli si stava
.ltemplabatur ·'eam taci- a contemplarla in silen•
tus, scire volens, utrum zio, volendo sapere, se
prosperum·· iter suum il Signore avesse, o no
. fecisset Domin"f, an felicitato ~lsuoviaggio .
non.
22_. Postquam autem 22. K dopo che ebber
hibel'unt cameli , pro-
ì tulit vir inaures tift•
bevuto i ca1T1melli, egli
tirò fuori due orecchi-
.· I
reas, appendentes si• ni d' oro, che pesa vano
clos duos , et armillas due sicli , e due brac-
totidem pondosiclorum cialetti, éhe pesavano
decem. · dieci sicli.
;~t
GENfSI
23. Dixitque ad eam: 23. E dissele : Dim•
Cujus es filia ? indica mi, di chi sei figliuola?
mihi : est in domo pa- v' ha egli luogo in casa
tris tui locus ad ma• del padre tuo da alber-
nendum? garvi? ~ v
24. Quae respondit: 24. Ella rispose: So-•
Filia sum Bathuelis, no iigliubla d~ Bathue-
filii Melchae, quem le , :figliuolo di MelèÌa, ·
peperit ipsi Nachor. partorito da questi a
Nachor. ' ,,
25. Et addidit di- ,25. E soggiunse: Di
uns: Palearum quo- paglia e di fieno ne ab• ~
que et foeni p7urimum biam moltissimo in ca• ,..
est apud nps , et .(ocus sa , e spazio grande ,fa, "Q
spatiosus ad mànen- dare albergo.
dum, ,., , , , ,-.,j
26. Inr;linac,it se ho- :26. L'uomp a,llors'in• ~ ·~
mo , et adoravit Domi, chinò , e adorò il Si- ,., '<it
num, >t .,, gno~e ,
27, DiçtJns: Benedì- 27. Ilic~11d-0: Bene• 1li
ctus :Qomù1usJ)1eusdo• detto il Signore Die del
mini. ,mei .,J'6,;a~7lh padron_ mio Abràmo, il
qui non abstulit miJliJ,.-., quale n'on ha mancato
ricordiam, e'tveritatem di essere miserico~o-
suam a 411mzno meo, et so, e vera& col miCl(>a°"Ìl
recto itinàe me
perda- drone, e per diritta .via
:cit in domum Jrat;is mi ha i;ond41tfo"alla ca•
domini mei. sa d,,el Jratello del l!JÌO ~'
padrone, a
• Vers, 2'l. Due o~e}chini d' ~ro. La voce ebtl"a può significare
anche ornamenti del naso o deJla fr(lnte. J7 edi vers.-. 37. 'S. Gi-
rolamo (in l!hech. xv1,) dice, cl1f''*c donne·di Pale!l1ina porta--
vano terti ornamenti , i q,ali dalla fronte pendevano sul n!J-so;
e crede, che questi sieno propriap>rnte Significati co1la paÌIJfa t!
Ne,~, cì,.e io_ qui usata. Le fariciuille ne~]a Siria ll()Ttano an-
che fo oggi Ùn .»astro al1t\, fronte, cla cui P,&=IHlono· monete
'11oro e fargentO; e le d~1;1ne '.A(fhe ef,Fr~faue p<)rtano un anA-
lo <l' oro· a una delk nanc1 .
.+,.,, ..
CAPO XXIV.
~~8. Cucurrit itaque 28. Corse adunque la
puella , et nuntiavit in fanciulla, e raccontò a
domum mtttris suae casa di sua madre tut•
omnia, quae audierat. te le cose, che aveva U•
dite.
• .,,; 29. H(lbebat autem 29. Or Rebecca avea
Rebeccafratrem nomi- un fratello chiamato La•
ile 1:..aban, quifestinus han, il quale andò in
egrèirsus est ad hoini• fretta a trovar l'uomo,
nem, ubi eratfons. dov' era la fontana.
5o, Cumque vidisset 5o. Conciossiachè e•
iltaures, et armillas in gli avea veduti gli orec-
manibus sororis suae, chini, e i braccialelli
, et audisset cuncta ver- nelle mani di sua sorel-
L ba referentis: H aec lo• la , e ~vea udite le pa·
J • · cuttis est mihi homo : role di lei, che riferiva:
• < '> veni_t ad virum, qui sta': Quell' uomo mi ha det•
· lii: bat juxta camelos, et lo queste cose : ed egli
prope fontem aquae. trovò l'uomo , che si
stava presso a' ç?mrnel-
· li, e·vi(:iit'Q alla fonfana.
'
51.Dixitque adeum: ,-~1.J): dtssegli: Vieni-
lngredere, ben'edicte de-il\ro, uom benedetto
·nomini: cur foris stas? dal Signore: perchè stai
~aeparavi domum, et fuora ? ho preparata la
locum camelis. .,casa , e un -luogo pei
~ cammelli.
52.Etintroduxiteu,m 52. E lo introdusse
in hospitium: ac destra• nell'ospizio ; e scaricò i ·
vit camelos , deditque cammelli, e diede loro ''
paleas, etfoenum, et lapaglia, e ilfieno, e por-
f'.' aquam ad lavandos pe-· tò acqua per 'lavare i
'
*
Vefs. 27. Per diritta via. Addirittura.
Vers. 28. A casa di· sua madre. Le donne aveanO· la loro ah}-
tn~io~ separata. ~osì abbi?f ved~to·,, che Sara ave, uu~padi-
ghone separato da quelio d1 Abramò .
.,,.,.
GENESI
des ejus, et virorum; piedi a lui , e àgli:~
qui venerunt cum eo. · mini, che eran ven-
con lui. ._ ..•. · ·1 _
55. Et appositNs est 55. E fogli post~a- '
in conspectu ejus pa•. vanti del pane. _Ma egJ~
nis. Qui ait: Nòn c<P disse : Non mooijerò, lì;
medam , donec "loquar no a tanto eh~ 10 fbOll
sermones meòs . Re- abbia esposta ja fhil
-spondit ei : Loquère. · · àlJ,lbasciata. ,Ed eglf ,;i• "
s1.fose : Parla.
54. At ille: Servus ,. , 54. t: quegl~: S9no,
inquit, Aoraham sqm: d1/!ie, seçyo di Abramo: *.
55. Et Dominus be- , '5&:1~ -il Signori! tla •
nedixit domino. meo "be~edelto gran"Elemen., • .
vàlde; magnificatusqae te il·mio padr.one; cJe ,._
est: etdedit ei oves, et ha fatto g~apde; e~i,_,;
, _bo11es, ar-,;enw:m., et au- hlJ dato pe<:pr~ e bov1,_ ·
rum, _smo;s, ·'et ani:'i'4 ar"gento, e .c/i:li..scbia,vi,
'•½s, èamelo,1~t.4siqos. e" s~ih,ve, e,4,11mme1li, _.
~ .. ' - 'I'.·' ,_ e asinif• .,I. . 'l.· ,.. ~o-

'. 56. Et peperie-,.8am ' 5~. E Sara moglie ò,el


n:,;t>J,_.:if1Pni11&6ij/Ji~ mio p,drone'ha parto-
domin'o meo in s/ffifr ril~ in sua veccbiaja al 'f
ctute sua, doo,itque illi miq padrone un-lìgliuo-
omnia, quae habuerat. lo, _o.ui egli hf daJi tu$
" todsuo._ •• 1 · •
57~ Et adjw,,wit me· . 57,l il*4o padrone
_dominus »ieus, diéetzs: l\lÌ,:h\,fatto gmrarg,. di-,_
~'-;'Non accipies 'Uxorem cendoW: Nop. )?<fenderai
:~filio. meo · d,e_"JUiabus moglie pel. mio. figlio
C"/iananaeorom, in quo- • nissuna delle lì~lie dari
rum terra /iabito: Chanlrnti, .!ella terra
de' qiµli içì. dimor:9
CAPO XXIV.
58. Sed ad domum 38. Ma anderai alla
patris mei perges , et casa del padre mio, e
de cognatìone mea ac• della mia parentela
cipies uxorem fili o meo, prenderai moglie al mio
figliuolo.
39. Ego vero respon• 39. Ed io risposi al
di domino meo: Quid si mio padrone, E se la
nolrterit venire mecum donna non vorrà venir
mulier? meco?
40. Dominus , ait, in 40. Il Signore, mi ri-
cujus conspectu ambu- spose egli, nel cospetto
bJ,mittetA.ngelumsuum di cui io cammino,man•
tecrtm , et diriget viam derà l' Angelo suo con
tuam: ttccipiesque uxo- te , e prospererà il tuo
rem filio meo de cogna• viaggio: e prenderai al
tione mea, et de domo mio figlio una moglie
patris mei. di mia pa~entela e del•
la casa del padre mio.
41. lnnocens eris a 41. Sarai esènte dalla
maledictione mea, cum mia maledizione, quan•
veneris ad propinquos do sarai arrivato a casa
meos , · t.t non dederint de' miei parenti , ed ei
tibi. . - non vorranno dartela.
411. 'fTeni ergo hodie 411, Sono adunque
fl,d fontem aquae , et quest' oggi arrivalo al•
dixi, Domine Deus do- la fontana, e ho dello:
, mini mei A.braham, si Signo1e Dio del mio pa•
dirèxisti viam meam , drone Abramo, se tu mi
in qua 11uizc ambulo, hai indirizzato pella
strada, in cui io ora
cammino,
43, Ecce sto juxta 43. Ecco che io mi
fontem aquae , et vir- slo presso questa fon-

. Ners. 4.r. * Sarai e.rente dalla mia maledizione, Sarai sdol•


"' &o dal giuramento a me prestato.
Pe,;zt. Yol. I. 11
GENESI
f/O, quae egredietur.ad tana d' acqua , e Ia fan•
ha1trie11dam aq11am , ciulla, che nscirà fuora
audierit a me: Da mi- ad at.tigner acqua, ed a
hi pa11xill11m aquae ad cui dirò:Dammi un po'
bibendum ex hydria d'acqua da bere della
,tua: tua idria:
44. Et dixerit mihi: 44. Ed ella mi dirà :
Et tu bibe: et camelis Bevi pur tu; io ne atti-
t11is hauriam : ipsa est gnerò ~nche pe' tuoi
mulier, quam praepa• cammelli: questa è la
ravit Dominus filio do- donna destinata dal Si-
mini mei. gnore al :figliuolo del
mio padrone.
45. Dumque ha1Jc ta• . 45. E mentre io que-
citus mecum volverem, s-te cose ruminava in
apparuit Rebecca ve- silenzio dentro di me,
niens cum hydria,quam comparve Rebecca, che
portabat in scapula : veniva portando la sua
descenditque ad fon• idria sopr-a la spalla : e
tem , et ha11sit aq11am. scese alla fonte, e at•
Et aio ad eam: Da mi- tinse I' acqua. E io le
Jti paullul11m /,ibere. · dissi: Dammi un po•
chellino da bere.
·46. Quae festi11ans 46. Ed ella l:@slo si
-.Zeposuit hydriam de tolse dall'omem l'idria,
humero , et dia:it mihi: e mi disse : E bevi tu;
Et tu bibe; et camelis e -a' tuoi cammelli darò
Jiuis tribuam potum. Bi- da bere. lo bevvi, ed
bi , eJ; adaq11avit came• ella abbevecò i cam-
/,os. melli.
47· Interrogaviq11e 47• E la interrogai,
,,am, etdixi: Crljus es e dissi: Di chi sei Lu fi.
jilia? Quae respondit: gliuola? Ed ella rispo•
Filia Bathuelis sum, se: Son :figliuola di Ba-
filii Nachor, quem pe· t huele, figliuolo di N a•
perit ,:'i Melcka. Sus- chor, e Melcha. Le dìe•
CAPO :X:XIV.
peh,,li itaque inaures d1 allora gli orP,ccbini
ad ornandamfaciem e• da. !ltt?ccarseli per or-
jus , et armillas posui narii'-ìl ·suo volto , e i
ùt •manibus ejus. braccialetti per le sue
mani..
48, Promuque ado- 48,E mi chinai,eado-
rac,i Dominum , bene• rai il· Signore, bene-
dicens Domino Deo do· dicendo il Signore Dio
mini tnei Abraham, qui del mio padrone Abra-
perduxit me recto iti- mo, il quale per dirit-
nere, 1tt sumeremfiliam ta via mi ha condotto
Jratris domini mei filio a prendere pel suo fi.
ejus, gliuolo la figlia del fra•
tel10 del mio padrone.
49· Quamobrem si 49- Per la qual cosa
•.. /adtis misericordiam, se voi vi portate con
et <Jeritatem cum domi• bontà e lealtà verso il
no meo, indicate mihi: mio padrone, ditem~lo:
sin autem aliud placet, che se pensale all ri-
et lioc dicite mihi, ut menti, ditemi anebe
vadam ad dexteram, questo , affìnchè io a
s_ive ad sinistram. destra, o a sinistra mi
volga.
F,o. Responderunt- 5o. Ma Laban, e Ua-
<;1te Lrthan, et Batlwel: thuel risposero: Il Si-
A Domino egressus est gnore ha parlalo: non
sermo: non possumus possiam <lire a te fuori
extra placitum ejus che quello che a lui
<Jllid<JUam aliudloquite• piace.
cum,,

Vers. 49, Affinchè io a destra, o a sinistra mi vof~a. Ì,: una


maniera di proverbio, che vuol dire, a6inchè io provvr.rla alJa
mia inl:'nmbenza in un modo o iu un altro. Egli poti•a trovare
uth'\ moglie per Isac-co nelle famiglie degli altri figliuoli di
r,,·,whor,
GENESI
51. En Rebecca co• 51. Ecco davanti a te
ram te est, tÒlle eam, Rebecca , prendila, e
et proficiscere, et sit u- parti, ecl ella sia mo-
xor filii domini tui, sic• glie del figliuolo del tuo ,
ut locutus est Domi• padrone, secondo la
7/US, parnla del Signore.
52. Quod cum audis- 5 2. La qual cosa udi-
set puer A.braham, pro• ta avendo il servo di
cidens adoravit in ter- A.bramo, prostrato per
ram Dominum. terra adorò il Signore.
55. Prolatisque vasis 55. E tratti fuora va-
argenteis, etaureis, ac si d'argento e d'oro, e
vestibus, dedit Rebec• vestimenti , Ii diede a
cae pro munere ,fratri- Rebecca in donativo, e
bus quoque ejus, et ma• fece anche de' presenti
tri dona obtulit. a' fratelli di lei, e alla
madre.
54, lnitoconvh•io, ve• 6q. E cominciato il
scentes pariter , et bi- convito, stetlero ivi
bentes manserunt ibi. mangiando e bevendo.
Surgens autem mane La mattina levatosi il
locutus est puer: Di• servo disse: Lasciatemi
mittite me , ut vadam andare a ritrovare il
ad dominum meum. mio padrone.
55. Responderunt• 55. Risposero i fra•
quefratres ejus, etma. telli , e la madre : Ri-
ter: Maneat pue!Ja sal. manga la fanciulla al-

Vers. 5o. Laban e Batlmel risposero. Queno Bathuele dovea


essere anche egli fratello di Rebecca; perchè, se fosse stato il
padre, a lui toccava a parlare a preferenza del figliuolo Laban,
che fa qui sempre le prime parti. Credesi perciò, che Bàthnele
il padre fosse già morto.
Il Signore hn parlato. Ciò raccoglievano Laban e Bathue-
le 1 dal segno che Dio n' avea dato ad Eliezer, facendolo imbat-
tersi in Rebecca, la (1nale avca detto e fatto tutto quello che
esli dentro di iè avea domanJato al Signore,
CAPO XXIV.
tem decem dies apud meno dieci .giorni con
nos , et postea profici· noi, e poi partirà,
scetur.
66. Nolite , ait, me 56. Non vogliate ,
retinere, quia Dominus diss' egli , ritenermi ,
direxit fJÌam meam: di- dappoichè il Signore ha
millite me , ut pergam prosperato il mio viag•
ad dominum meum. gio : lasciate, eh' io me
ne vada al miopadrone.
67. Et dixerunt: Yo• 67. Ed ei dissero :
cemus puellam, et quae• Chiamiamo la fanciulla,
ramus ipsius volunta• e sentiamo qual sia il
tem. suo volere.
68. Cumque vocata 58. Chiamata venne,
venisset,sciscitatisunt: e le domandarono :
Yis ire cum homine Ì• Vuoi tu andar con que•
sto? Quae ait; Yadam. sl' uomo? Ed ella dis-
se: Anderò;
69. Dimiserunt ergo 59. Lasciaron adun•
eam, et nutricem illius, que, che ella partisse
servumque Abraham 1 insieme colla sua balia,
et comites ejus , e il servo di Abramo, e
i suoi compagni,
60. Imprecantes pro- 60. Facendo voti per
spera soror{ suae , at- la loro sorella, e dicen-
que dicentes: Soror do : Sorella nostra, pos-
nostra es , crescas in si l u crescere in mi-
mille millia, et possi- gliaia di generazioni, e
deat semen tuum por- i tuoi posteri s' impa•
tas inimicorum suorum. droniscano delle porte
de' suoi nemici.

Vers. 57. Sentiamo qual 1ia il suo voler.,. Non riguardo al


matrimonio con Isacco, al quale ,i vede che avea acconsentito
( vers. 5i.) ma riguardo al partir così subito.
Vt"rs. 60. S'impadroniscano delle porte ec. Vale a dire delle
l'jttàl ovver sleUe cate, de, palazzi cc.
GENESI
61. lgitur Rebecca, 61.Rebecca adunque,
etpueliaeiflius,ascen- e le sue serve , salite
.sis camelis , secutae su cammelli, andarono
.suntvirum:quifestinus con quell'uomo: il qua-
revertebatur ad domi- le con lulta celerità se
num suum. ne torna va al suo pa-
drone.
62. Eo autem tem- 62. In quel tempo
pore deambulabat I- stesso Isacco passeggia-
.saac per viam quae du- va per la slrada , che
cit ad puteum , ( 1) cu- conduce al pozzo , che
jus 11omen est viventis, si noma di lui che vive
et videntis : habitabat e vede: imperocchè e-
enim in terra australi: gli abitava nella terra
di mezzodì:
63. Et egressus fue- . 63. Ed era uscito al-
rat ad meditandum in la campagna per medi•
agro , inclinata jam lare sul far della sera:
,lie : cumque elevasset e alzati gli occhi , vide
oculos , vidit camelos da lungi venir i cam•
venientes procul. mclii.
64, Rebecca quoque, 64,Rebecca eziandio,
conspecto lsaac ,. de- veduto Isacco, scese dal
scendit de camelo, cammello,
65.Etaitadpuerum: 65. E disse al servo :
Quis est ilie homo, qui Chi è quell' uomo , che
(1) Srtp. 16. 14.

* Sorella nostra. La seconda persona presso gli Ebrei tieu


luogo del vocativo.
Vers. 62. Per la strada clie conduce al pozzo, che ti no~ '
ma ec. Vedi cap. xvi. 14., xvu. 11.
Abitava nella terra ,li mezzodì. A Bersabea, che era nella
parte meridionale di t:hanaan.
Vers. 63. Era uscito tilla campagna per meditare. Alcnni
traducono l'Ebreo per o rare ; ma l'uno e 1' altro senso s' inclu-
dono scambievolmente. Sia ch'egli meditm;se. sia che egli faces:Je
orai.ioue .il Signore, c1uesti lo consola coll'arrivo della ,ua sposa.
e A PO :X:XIV.
venit per agrum in oc• viene pel campo incon-
cursumnouis? Dixitque tro a noi ? Ed egli dis-
ei: Ipse est dominus se: Quegli è il mio pa-
meus. At illa tullens drone. Ed ella tosto pre•
cito pallium operuit se. so il velo si coprì.
66, Servus autem 66. E il servo rac-
cu,ncta, quae gesserat, con Lò ad Isacco tullo
narravit Isaac. quello che avea fatto.
67. Qui introduxi t 67. Ed egli menolla
eam in tabernaculum dentro il padiglion e di
Sarae matris suae, et Sara sua madre , e la
accepit eam uxorem: et prese per moglie: e l'a-
in tantum dilexit emn, mor che ebbe per lei fu
ut dolorem, qui ex mor• tale, che temperò il do-
te matris ejus accide· lore, che risentiva per
rat, temperaret. la morte della madre..

Vers. 65. Ella tosto preso il velo si copr}. Que"llo che si è,


tradotto il velo, s. Girolamo dice che era una specie di mantello
che copri va la testa e il corpo tutto.
Vers. 67. El' amor che ebbe per lei ... temperò il dofore e4.~-
Sara era morta già tre anni. prima. Si mostra adunque con cÌue-
ste parole l'affetto grande d'Isacco verso una sì degna madre_ In
Isacco figliuolo unigenito di Abramq è qui rappresentato il fi-
gliuolo unigenito di Dio, cui il padre diede l'assoluto 1.lominio di
tutte le cose. Matth. x1. 27. Il padre dà al figliuolo una sposa, la
Chiesa, raccolta da tutte quante le na:&ioni, che sono sopra la
terra, e a cercare, e chiamar questa sposa ( la quale senza un in-
vito speciale di lui non si sarehbe mossa giammai a bramare lo
svoso, e l'autore di. sua salute) manda i suoi servi pii1 fedeli, gli
Apostoli, ricchi de'suoi doni e animati dallo spirito dello spo:10.
Questa sposa è introdotta a occupare il luogo della liÌuago;;a; e
la bellezza e la fecondità di (lllesta sposa, che non ha nè mac~
chìa, nè grinia, foce nanire il giusto 4olore della 1)erdita della-
.sinagoga.
GENESI

CAPO XXV.

Abramo a' molti figliuoli avuti da Cetura dà dei


doni; e muore lasciando suo erede Isacco •
Muore anche Ismaele dopo aver generato do·
dici principi. Isacco fa orazione per la moglie
sterile , ed ella pa~torisce due gemelli, Esaù
e Giacobbe , de· quali il maggiore vende al
minore la primogenitura.

1. Àbrahani vero 1. Abramo poi spo•


ali am duxit uxorem no- sò un'allra moglie per
mine Ceturam: ( 1) nome Cetura:
2. Quae peperit ei 2. La quale parlori !
Zamran, et Jecsan, a lui Zamran, e Jecsan,
et Madan, et Madian, e Madan , e Madian , e
et Jesboc, et Sue. J esboe , e Sue.
5. Jecsan quoque ge• 5. Jecsan poi generò
nuit Saba, et Dada'n. Saba , e Dadan. I fi.
Filii Dadan fuerunt gliuoli di Dadan furon
Assurim, et LatitSim, Assurim, e Lalusim, e
et Loomim. Loomim.
4. Atveroex Madian 4. Da Madian nacque
ortus ·est Epha~ et o. Epha, e Opher, ed He•
(•) 1. Par. 1. 3'.

Vors. I. Sposò un· a,ltra moglie per nome Cetura. Abramo


avea allora cento quarant'anni. La virtll di questo gran patriarca
non permette di credere, che altro egli cercasse con questo nuo-
vo matrimonio, che di avere maggior num~ro di figliuoli, per
mezzo de' quali la vera religione si propagasse e si adempissero
le promesse fatte~li da Dio , di una numerosissima discendenza.
E l'essere stato benedetto da Dio questo matrimonio con buon
numero di figJiuoli dimostra~ e che Dio gli conservò il ,igore
Tèlulutoi:;li miracolosamente, e che per i.spirazione di lui Abra,mo
Jo avea fatto.
CAPO :XXV.
pher, et Henoch, et A- noch-, e Abida , ed El-
, bida, et Eldaa: omnes da a: lutti questi figliuo•
hi filii Ceturae. li di Celura.
6. Deditque A bra- 6. E Abramo diede
ham cuncta , quae pos- ad Isaac tutto quello
.sèderat, Isaac : che possedeva:
6. Filiis autem con- 6. A'figliuoli poi del-
cubinarum largitus est le concubine diede dei
munera , et sepa,,avit doni, e li separò da 1-
eos ab Isaac filio suo, saac suo :figliuolo, men-
dum adhuc ipse viveret, tre era tuttora in vita ,
ad plagam orientalem. mandandoli verso I' o-
riente.
7. Fuerunt autem 7. E tutti i giorni
dies i>itae A brahae cen• della vita d'Abramo fu.
tum septuaginta quin• rono cento sellantacin•
que anni. que anni.
8. Et deficiens mor- 8. E venne meno e
tuus est in senectute morì in prospera vec-
bona, provectaeque ae- chiezza, e cl' elà avan-
tatis, etplenusdierum: zala, e pieno di giorni,
congregat1tSq1te est ad e andò a unirsi al suo
populum suum. popolo.
Vers. 6. A 1figliuoli poi delle concubine diede de'doni, ec. Le
concubine, o sia mogli secqudarie furono Agar e Cetura. Elle
erano vere mogli., ma di assai inferior condizione, ed erano sog-
gette alla madre di famiglia, la quale era e dice vasi signora, ov-
ver donna: elle erano per lo piu serve e serve rimanevano, e i
lor figliuoli non avean diritto all'eredità paterna.
E li separò da IJ·aac ... , mandandoli ec. Vedesi da cfo la
aollecitudine d' Abramo non solamente di provvedere alla pace
ùe' suoi figliuoli., ma anche di allontanare il figliuolo Isacco ,
l'erede delle promesse, e i posteri di lui dal pericolo di conta-
minarsi coll'idolatria eco' vhii, ue' quali erano per cadere i po-
.steri degli altri figliuoli.
blandaudoli verso l'oriente. 1 fjgliuoli di Agar e quelli di
Cctura furono mandati da Abramo nell' Arabia deserta, che ri-
mane a oriente l"Ìt)U.i.rdo a llersabea, dove eoli pa~sO sll ultimi
• uui di sua ,·ita.
GENESI
9. Et sepelierunt eum 9. E Isaac e Ismaele.
lsaac, et lsmael filii suoi figliuoli lo seppel•
sui in spelunca dupli• lirono nella doppia spe-
ci, quae sita est in a• lonca situala nel campo
gro Ephron, filii Seor di Ephron, figliuolo di
Hethaei , e regione Seor Heteo, dirimpetto
Mambre. a Mambre.
10. Quem emerat a 10. li qual campo
filiis Heth: ibi sepultus egli avea comprato da'
est ipse, et Sara uxor :figliuoli di Hetb: ivi fu
ejus. sepolto egli, e Sara sua
moglie.
1 r, Et post obitum 11. E dopo la morte
illius benedixit Deus di lui Dio benedisse
Isaac filio ejus, qui ha- Isacco suo figlio, il qua•
1,itabat juxta puteum le abitava presso al po:u-

Vers. S. E venne meno e morì ec. Morì Abramo non per er-
fetto di malattia o di altra estrinseca causa ; ma consunte le for-
2e e il vigor naturale, sazio ,li vit,ere ( così dice l' Eh reo) , senu
malattia e senza dolore Passò tranquillamente <l~ questa vita, e
andO a unirsi al suo popolo: vale a dire, spogliato della mor-
talità, passò ad unirsi alla società de'g:iusti, agli spiriti de' giusti
perfetti, Hebr. x11. ~3. Osservano gl' interpreti, aversi iu questa
frase popolare rarr~rmata la costante tradizione dell'immortalità
dell'anima, cui la separazione dal corpo altro non i;, che un pas-
8ag3io ad un nuovo stato di vita.
Tutto quello che ahbiam fin qui veduto d'Abramo, ci dà
un' alt.issjma idea della virtù. e grandezza d'animo, della pieta,
della fede e della giustizia di questo patriarca. Io non m' avan-
~cri.> a farne l' elogio; ma mi contenterì) di riferire q1tel10 che lo
Spirito santo ce ne lia lasciato nell'Ecclesiastico: Abramo, il
grande padre di molte genti, a cui neuuno fu il J'Ùnile in
gloria; il quale conservò la legge dell' Altùsùno: e questi
strinse con lui alleanza. Egli nella 1ua carne ratijieO il pat-
to, e nella tentazione fu troYato fedele. Per quesl,o Id.Zio· giu-
rò ,li dargli gloria nella .ma Jlirpe, e ch'ei uu-ebbesi moltipli,...
cato, come la po!11ere della terra; e di esaltare il 5eme di lui,
come le stelle ,lei cielo, e che questo avrebbe poucduto da un
mare all'altro, e dal gran fiume sino a' confini del morulo 1
ca1), XLIV. '20, 23.
CAPO XXV.
,ramine viventis , et vi- zo dello di colui che vi-
dentis. ve e che vede.
12. Hae suntgenera- 12. Questo è il nove-
tiones lsmael, filii A· ro dei posteri d' Ismae-
brahae, quem peperit le, figliuolo di Abramo,,
ei Agar AEgyptia, fa• partorito a lui da Agal'
mula Sarae, Egiziana schiava di Sa-
ra:
15. Et haec nomina 15. E questi sono i,
filiorum ejus in vocabu- nomi de'figliuoli di lui,
lis , et generationibus co' quali no,mi· furou
suis ( 1 ). Primo~nitus chiamai i i suoi discen-
lsmaelis Nabajoth, dentr. Primogenito di
deinde Cerlar, et Ad- Ismaele fi.r. Nabajolh, di-
beel, et Mabsam: poi Cedar, e Ad'beer, e·
Mabsam:
14. ]li[asma quoqr1,e , 14. E Masma, e Du-
et Duma , et Massa, ma, e Massa,
15. Hadar, et The• 15. Hadar, e Thema,
ma, et Jethur, et Na• e Jelhur, e Naphis, e
phis , et Cedma. Cedma.
16. Isti sunt filii l- 16. Questi sono i fi.
smaelis: et haec no• gliuoli d'Ismaele, e que.
mina per castella , et ati nomi passaronoa'loro
(•) ,. Par. ,, 29.

Vers._ 13. Prfmogenito d'Ismaele Nabajoth. Da c~ì i Nabatci 1


de'quah la capitale fu Petra nell'Arabia Petrea,
Cedar. Da cui i Cedreeni vicini a' Nabatei.
Yers. 14. Manna, e Dama,, e IJlaua ... Questi nomi di tre
<le' fi9liuoli d' ~sm.ael_e sono usati per modo di proverbio dagli
Ebrei; perocc~. s~gmfica.no, ascoltare-, tacere, sopportare: tt-e
regole essenz.1al1ss1me per conservare la pace. Duma può aver
dato nome ad una città detta Dumathan nelP Arabia dcserb..
Yedi Isai. XXI-, 11.
Vers. 15. Jet~ur~_Da cui credesi venga il nome di lturea, pie-
col paese oltre 11 Giordano, che ha a levante l'Arabia de~2rl.i) a
ronent~ lo stesso Giordano.
Ccdmc,. H paese di Ccdcmoth è rammentato Dclllil". xi. ·.di
GENESI
nppida eorum , duode- castelli, e ciltadi . Essi
cim pri11cipes tribuum furon dodici principi
suarum. ognuno della sua tribù.
17. Etfacti sunt an- 17. E lutti gli anni
11i vitae lsmaelis cen• della vita d'Ismaele fu.
tum triginta septem , rono cento trentasette,
tleficiensque mortuus e andò mancando e mo-
est, et appositus ad po- rì, e andò ad unirsi col
pulum suum. suo popolo.
1 Il. Habitavit autem 18. Or egli abitò il
ad Hevila usque Sur, paese , che è da Hevila
1uae respici~ AEgy· sino a Sur, la quale
ptum introeuntibus As- (Su~) guarda l'Egitto
s_yrios. Coram cunctis per chi va nell' Assiria.
fratrilms suis obiit. Egli morì presenti lut•
li i suoi fratelli.
19. Hae quoque sunt 19. Questa pur fu la
generationes lsaac jilii genealogia d' Isaac fi.
Abraham: Abraham gliuolo di Abramo : A-
genuit lsaac : bramo generò Isaac :
20. Qui cum quadra- 20. E questi essendo
ginta esset annorum , in età d'anni quaranta,
duxit uxorem Rebec- sposò Rebecca figliuola
cam jiliam B athùelis di Bathuele Siro della
Syri de Mesopotamia , Mesopotamia, sorella
sororem Laban. cli Laban,

Vers. 16. Dodici principi. Vedi cap. xvu. 2.0.


* CaJtelli e t:ittadi. L'Ebraico Tiroth in Siriaco vale ovile t
circondario in cui si chiudono i greggi.
* lvi. D0<.lici principi. Questi Arabi, ehe non hanuo ciuà
nè case·murate , W:veano come oggidì i Tartari.
Vers. 18. La qziale (Sur) guanla l'Egitto per chi u. La &o-
litudine di Sur è sulla strada per andare dall'Egitto neU' Assiria
* Or egli abitò. Altri abitarono, e lo riferiscono a.' posteri
d'Ismaele.
* lvi: Morì presenti. Ovvero superstiti tuLti i auoi fratelli.
*
"eu. 2.0 E~e~e ('l'e!Jhie,-e. fece istanti preshiere.
CAPO XXV.
21. Deprecatusque 2 1. E Isa ac fece pre~
est lsaac Dominum pro ghiere al Signore per
,ixore sua , eo quod la sua moglie, perocchè
-esset sterilis: qui exau- ella era sterile : ed egli
divii eum, et dedit con• lo esaudì, e fece che
ceptum Rebeccae. Rebecca concepisse.
22. Sed collideban- 2~. Ma si urtavano
tur in utero ejus parvu- nel seno di lei i bambi-
li ;' quae ait: Si sic mi- ni; ed ella disse : Se
hifuturum erat, quid questo dovea accader-
necesse fuit concipere? mi, qual bisogno v'era,
Perrexitque ut consu- che io concepissi? E se
leret Dominum. · ne andò a consullarc il
SigltDre.
23. Qui r_espondens, 23. Il quale rispose ,
ait: (1) Dua11 gentes e disse : Due nazioni
sunt in utdro tuo, et duo sono nel tuo seno, e due
populi ex ventre tuo di- popoli dal ventre tuo
videntur, populusque usciran separati, e l'un
populum superabit, et popolo vincerà l'altro,
major serviet minori. e il maggiore servirà al
minore.

Vers. 21. E baac fece preghiere ~c. La voce ebrea esprime,


c11e Isacco pregò molto e ardentemente e con perseveranza. La
sterilità di Rebecca ( come quella di Sara) dimostra, che quel
,eme di benedizione, il Cristo, il quale da lei dovea discendere,
sarebbe dato al mondo non per effetto di naturali (',agioni, ma
per mero dono di Dio, e per miracolo delJa bontà di lui, e me-
diante le preghiere de' giusti. J/edi il GriJ·ostomo.
Vers. 22. Se n'andò a consultare il Signore. Non pQssiamo
dir con certezza, dove e da chi andasse Rebecca; ma 'feodoreto
e altr~ interpreti credono, che ella andasse alP altare eretto da
Abramo in un bosco vicino al suo padiglione, come vedemmo di.
sopra, e che dopo che elfo ebbe pregato il SigD.ore, questi, o in
Jogno, o per mezzo di un Angelo, le pretlic,~sse quello che st-gu~.
Vers. 2,3. Il maggiore servirlt al minore. Il primogenito Esau.
( \/aie a dire i posteri di lui} servirà a Giacobbe set·ornlogenito.
Gli Ebrei fofaLLi, come soli eredi Ji Abramo t chhcw il domiuiO
GENESI
24.Jam tempus pa· 24. Era già venuro il
riendi advenerat, et tempo di partorire , ed
ecce gemini in utero ecco , che si trovaron
ejus reperti sunt. ne!l' utero di lei due
g.emeUi.
25. (1) Qui prior e• 26. Qu~li che il pri-
gressus est, rufus erat, mo venne fuora, era
et lotus in morem pellis rosso, e tutto peloso·,
hispidus : vocatumque come una_ pelliccia; e
est nomen ejus Esau. fogli po_sto nome· Esaù.
( 2) Protinus alter egre- L'altro, che immedia-
diens , planta,n fratris tamente uscì, tenea col-
tenebat manu: et idcir- la mano il piede del fra-
co appellavit eum Ja- tello: e per questo ella
cob. lo chiamò Giacobbe.
26. Sexagenarius e- 26. Isacco era di ses- ..J'

rat Isaac , quando na• sant' anni, quando gl:i


ti sunt ei pari,uu. nacquero questi bam-
bini.
(•) Osee u. 3. (,) Mattk. ,. •·

della terra di Chanaan, e furono esaltati. da DW,: e i discendenti.


di Esaì1, gl'ldumei, furono soggetti agli stessi Ebrei ne'tempi di
Davidde e di Salomone e de' Macabei. Ma in un altro senso piit
importante, come- dopo s. Paolo spiega s. Agostino: lt figliuolo
e
maggiore il popolo primogenito riprovato·; il.figliuolo minQ•
re è i.l nuovo popolo eletto: il maggiore s-er-virà al minore:
questo si è ade5,w verfficatxJ; adesso i Giudei sono i nostri
servi, portano i libri santi a noi t,·he gli stztdiamo, in Ps. 40.
E in una significazione ancora piÌt ampia, q_uest'oracolo si adem,.
pie negli eletti e ne' reprobi, figurati i primi in Giacobbe, i se-
condi in Esaù; perchè tutto quello che·fassi da'reprobi, o intor•
no ad ~si, è diretto dalla Provvidenza alla salva2òione degli elet-.
ti. Yerli Rom. 1x.
Vers. 2.5. J.'ugfi posto nome Esale. Come chi dicesse uomo
fatto; perchè era nato tutto peloso , come se fos:;e già nom-t
maturo.
Giacobbe. Filone tradusse lottatore·, o atlt>ta, il •pmle preso
l'avversario nel piede lo atterl'a. Tedi Cd:JJ, n,,,1. 36.
* Il piede. La pianta del piede.
CAPO XX:V. 255
27, Quibus adultis, 27. I quali allorch/ì
factus est Esau vir gna• furono adulti, Esaù di-
rus venalldi, et homo venne buon cacciatore-,
agricola: Jacob a1ttem e uon1 di campagna: e
vir simplex habitabat Giacobbe uomo sempli-
Ìll tabemaculis. ce abitava ne' padi-
glioni.
28. Isaac amabat E· 28. Isacco amava E-
sau , eo 11uod de vena• saù, perchè si cibava
tionibus illi1ts vescere- della caccia di lui : e
tur : et Rebecca dilige· Rebecca amava Gia ..
bat Jacob. cobbe.
29. Coxit autem Ja• 29, Or Giacobbe si
cob pulmentum , ad era cotta una pietimza,
quem cum venisset E· quando venne a lui E-
,s-au de agro l1zssus , saù dalla campagna af.
faticato,
3o, Ait: Da mihi de 3o.Erlisse: Dammidi
coctione hac nifa, quia quella cosa rossa , che
oppido lassus sum. hai colta, perocchè so-
Quam ob causam voca• no slanco davvero. Per
tum est nomen ejus ( 1) quesla cagione gli fu
Edom. dato il nome di Edom.
(1) Abd. 1. Hebr. 12. 16.
Vers. 27. Uomo .templice. Vale a dire schietto, innocente, e
di ottimo costume. Così Giaeobhe è chiamato uomo semplice.
Quindi egli abitava ne' padiglioni, avendo cura delle cose do-
mestiche, e de'greggi paterni i mentre il naturale fervido di Esaù.
lo portava a passare il suo tempo per le campagne e pe, boschi.
alla caccia. ,
Vers. 28. Isacco amava Esali-, perchè si cibava ec. L'affetto
e la riverenza che Esaù mostrava verso del padre, e l'attenzione
che avea di provvedergli la cacciagione, della quale egli volentie-
risi nutriva, servivano ad accresct'r l'amor d'Isacco verso questo
sno primogenito. Ciò perO uon vuol dire, eh' ci non amasse e non
isti.masse Giacobbe.
VcrS. 3o. Gli fu dato il nome di Etlom. Vale a dire rossa,
rnhicon~lo, ec. Le leuti 1.P Eoiuo er.1no famose anche .-' tempi <li
s. A::_;011t.uw.
GENESI
51. Cui dixit Jacob: 51. Disse a lui Gia•
]Tende mihiprimogeni• cobbe: Vendimi la tua
tatua. primogenitura.
5~. Ille respondit: 52. Qu~gli rispose:
En morior; quid mihi Ecco che io mi muoio:
proderunt primogellita? che mi varrà l'esser io
primogenito ?
55. Ait Jacob: Jura 55. Disse Giacobbe:
ergo mihi. Jurrwit ei
Esau , et vendidit pri•
rnogenita.
Giuramelo adunque •
Esaù fece a lui il giura•
mento , e vendè la pri•
mogenit.ura.
t
5,\, Et sic acce pio pa• 54, Così preso il pa-
ne , et lentis edulio, co- ne, e la pietanza di len•
medit, et bibit, et abiit, li , n1angiò, e bevve, e
parvipendens, 9uod pri- s'andò poco curando d'a-
mogenita 11endidisset. ver venduto il diritto
di primogenito.
Vers. 31. rendimi la tua prùnogenilm·a: i diritti di primo..
genito. Giacobbe sapeva gi31 per quello che gli avea raccontato la
madre, che secondo H volere di Dio a lui doveano appartenere
le ragioni di primogenito: prende egli atlunque questa occasione
di vendicare questo diritto mediante la volontaria cessione del
fratello. .
Vers. 32. E eco che io mi muoio. Quand'anche si voglia cr~
dere, che questo fatto avvenisse in tempo che era cominciata la
carestia, di cui si parla nel capo seguente, come alcuni preten-
dono ; non è però da credere, ci.e Esaù non avesse nella casa di
un ricchjssimo padre altro cibo da levarsi la fame, se non le
lenti di Giacobbe; anzi è piuttosto da credere, eh' egli voglia ri-
copl'ire la sua golosità col pretestò di estremo bisogno. Egli
adunque peccò e meritò di essere chiamato profano da Paolo,
Hebr. xu. 16: perchè a sì vii prezzo, come è una scodella di len-
ti, vcndè le prerogative anues.se alla sua qualità di primogenito,
e con esse la benl!dizione paterna, e per conseguenza anche il
massimo de' privilegii spettanti al primogenito d'Isacco, il pri,·i-
Jegio d' esser padre del Cristo. ,
Vers. 34, Se ne ando, poco curan<lo cc. E notata dopo il pec-
çato l'ostinazione e l'impenitenza. Forse ehbe :fin d'allora in cuo-
JC di non 1tare al contratto, benchè ratificato col siurameuto,
()Ude ii fece reo di iicrflilia e di ipe1·oiuro.
C A PO XXVI.
Isacco pellegrino in Gerara a causa della care-
• stia. Promessa della terra di Chanaan, e be-
nedizione del seme di lzti.Abimelech lo ripren-
de, perchè avea detto , che Rebecca era sua
sorella; Essendo venuti a contesa i loro pasto-
ri per le cisterne, Abimelech fa alleanza
con Isacco: Esaù prende delle mogli.

1. Orta autem fa-


me super terram post
1. Ma essendo ve-
nuta la fame in quel pae-
eam sterilitatem, quae· se dopo la sterilità avve•
acciderat in diebus A- nuta ne'giorni di Abra•
braham, abiit Isaac ad mo, se n'andò Isaac da
Abimelech regem Pa• Abimelech re de' Pale•
laestinorum in Gerara. stini in Gerara,
2. Apparuitque ei 2. E il Signore gli ap•
Dominus, et ait: Ne de- parve, e disse: Non an-
scendas in AEgyptum; dare in Egillo ; ma po·
sed quiesce in terra , sati nel paese, eh' io ti
quam dixero tibi; dirò;
5. Et peregrinare in. 5. E stavvi pellegrino,
ea , eroque tecum , et e io sarò i.eco , e ti be-
benedicam. tibi : tibi nedirò: imperocchè a
enim, et semini tuo da· te, e al seme tuo darò

Vers. i. Dopo la ~teritità mwenuta ec. L'Ebreo e i LXX. leg-


sono, oltre , ovvero fuori ,lella fame avvenuta ne' giorni
,l1 Abramo, cioè cento tre anni prima.
ArulO /J·aac da Abirnelech. Figliuolo probabilmente di.
quello che è nl'lminato al capo x.x.1.
Ycrs. 2. Non andare in Egitto. Dfo rimuove Isacco dall' an~
dare in Egitto per trovar da vivere, benchò vi avesse mandato
Abramo. Noi non vediamo le ragioni nè del primo ordine, nè
del secondo; ma Abramo obbedì a Dio, e andO; e hacco ohbedl
.a Dio, e fcrmoslìi, dove Dio gli comanclO d.i fermarsi.
2.56 GENESI
'ho universas regiones tutte queste regioni,
has , ( 1) complens ju- adempiendo il giura-
ramentum quod spopon• mento fallo da me ad
di A braham patri tuo. Abramo luo padre.
4, Et multipucabo 4. E moltiplicherò la
semen tuum sicut stel• tua stirpe come le stel-
las coeli: daboque po- le del cielo : e darò ai
steris tuis universas tuoi posteri tutte que-
regiones has : ( 2) et ste regioni: e nel seme
BENEDICENTUR in tuo SARAN BENE-
semine tuo omnes gen• DETTE tutte le nazio•
tes terrae, ni della terra,
5. Eo quod obedierit 5. Perchè Abramo ob>
'.Abraham voci meae, bedì alla mia voce , e
et custodierit praece- osservò i precetti, e CO•
pta, et mandata mea, et mandamenti miei, e
caeremonias, legesque mantenne le cerimonie,
servaverit. e le leggi.
6. Mansit itaque Isa- 6. Isacco adunque s.i
ac in Geraris. fermò in Gerara.
7. Qui cum interro- 7• Ed essendogli fat-
garetur a viris foci il- te delle interrogazioni
uus super uxore sua , dalla gente di quel luo-
respondit: Soror mea go intorno alla sua mo-
est: timuerat enim con- glie, rispose: Ella è mia
fiteri , quod sibi esset sorella : perocchè ebbe
sociata conjugio, repu- paura di confessare, che
tans, ne /orte interfi• fosse unila seco in ma•
(1) Snpra n. 1. ,5. 18.
(•) Supra. 12. 3. 18, 22. 18. Infr. •8. 14,

Vers. 5. Perchè .Abramo obbetft alla mia voce u·. Dio, dice
il Grisostomo, rammenta ad Isacco l'obhetl.ien1..a del padre, affln-
chè veggendola così. rimunerata nella sua persona si animi ad
imit.arla e 1orpa$&arla ( se fosse possibile) affin di con.se3ui:rne più:
t;nm m~rcede,
,* Le cerimonie, I riti.
C A PO XXVI.
cerent eum propter il- trimonio; sospettando,
lius pulchritudùzem. che forse presi <lalla bel-
lezza di lei non lo uc-
cidessero.
8. Cumque pertrans- 8. E passalo un lun•
issent dies plurimi, et go lempo, e abitando
ibidem moraretur, pro- egli nel medesimo luo-
spiciens Abimelechrex go, traguardando Abi-
Palaestìnorum per fe• melech re de' Palestini
nestram, vìdìt eum jo- per una finestra , lo vi-
cantem cam Rebecca de scherzare con Re-
uxore s11,a. becca sua moglie.
9. Et accersito eo, 9. E fattolo venir a
ait: Perspicuum est, se , disse : Egli è fuor
quod uxor tua sit: cur di dubbio, ch'ella è tua
- • ,nentitus es, eam soro- moglie: per qual moti.•
rem tuam esse ? Re· vo hai lu affermato, es•
spondit: Timui, ne mo- ser lei tua sorella? Ri-
rerer propter eam. spose : Temei di essere
a causa di lei ucciso.
10. Dixitque Abìme- 10. E disse Abime-
lech: Quare imposuisti lech: Per qual motivo
nobis? potuit coireJuis- ci hai tu ingannati? po-
piam de populo cum teva alcuno fare ollrag•
uxore tua , et induxe- gio alla tua donna, e
ras super llOS grande lu ci avresti lirato ad-

Vers. 7. Ella è min IOrella. Rebecca venirn ad essere cugina


ù' Isacco. S. Agostino giustifica il fatto d'Isacco colle stesse ragio-
ni, colle quali avea già giustificalo il fotto d' ALrumo. J/"t:di
Gen. xu. 1.3., e Augtut. cout. FauJ'l. l1b. xxu. cap. 33. e 4G.
Vers. 8. Lo vide scherzare con Rebecca. La puro la dell' origi•
nale significa ridere o schel'i:are, nè sit,nifica piì.t <li queUo che
un marito sa~gi.o e drcospeU.t• farebbe talor colla moglie 1 scher-
zando onestamente ('.on lei, con que1la libertà, che non usen:bb1:
con donna che uon fosse sua mo3lie, perchè cou nn' altra ci.o noa
:i.arebbe decente.
Vers. 10. Ci avr·esti liruto ad1louo u.n ~r·an peccato. Aue:,Li
daLo occa:iioue a un gnin pecc,tto, 1p1al è ,1ucl10 J.eH' adulte-rio,
GENESI
peccatum. Praecepit- dosso un gran peccato.
1ue omni populo , di- E fece in limare a tullo
cens: il popolo questa pa•
rola:
11. Qui tetigerit ho- 11. Chi toccherà la
mzms hujus uxorem , moglie di quest'uomo,
morte morietur. sarà punito di morte,
12. SePit autem lsa- 12. Ma Isacco semi-
ac in terra illa , et in- nò in quella terra , e in
venit in ipso anno cen- quell'anno trovò il cen-
tuplum : benedixit9ue tuplo : e il Signore lo
ei Dominus. benedisse.
15. Et locupletatus 15. Ed egli diventò
est homo , et ibat profi· ricco, e andava crescen-
ciens , at9ue succre• do di bene in meglio,
scens , donec magnus talmente che divenne
vehementer e_ffectus est, sommamente grande.
14, Habuit 9uo9ue 14. Egli fu anche pa•
possessiones ovium , et drone di pecore, e d'ar-
armentorum , et ./ami• menti, e di numerosa
liae plurimum. Ob hoc servitù. Quindi portan-
ùwidentes ei Palaesti- dogli invidia i Palesli-
ni, ui,
15. Omnes puteos, 15. Accecarono in
quos.foderantservi pa- quel tempo lutti i poz-
tris illius Abraham, zi scavali da' servi del
illo tempore obstruxe• padre di lui Abramo,
runt, implentes humo : empiendoli di terra:
16. In tantum , ut 16. E la cosa andò
ipse Abimelech diceret tanto in là, che lo stes-
ad Isaac: Recede a no- so Abimelech disse ad

Vers. 11. Sarà punito ,ll morte. Questa era la pena dell' adul-
terio tra'Filistei, e j Clumanei, e gli Ebrei stessi avauti la legge.
Vers. 12. E il Signore lo bcmediue. Perchò il Signore l'avca
Leucdcttu.
e A Po :x:x:vr.
bis; quoniam potentior Isac co: Riti
rati da noi;
nobis fact us es valde. peroccbè sei
mol to più
poss ente di noi.
.: 17. Et illed isce dens , 17, Ed
ut veniret ad torren• per anda egli si part i
re verso il tor-
tem Gerarae , habita- rent e di
Ger ara, e ivi
retque ibi: abit are:
18. Rurs um fodi t a- 18,
,. lios pute os, quos fode - allri E di nuov o votò
pozz i scav ati dai
rant serv i patr is sui A. servi del
padr
braliam , et quos , ilio bram o , i qual e suo A•
mortuo, olim obst ruxe - quel lo, i i , mor to
Filis tei avea n
rant Phil isthi im: ap- già temp
o
pellavitque eos eisdem_ pose loro ottu rati: e
gli stess i no-
nominibus quibus ante mi, che
~ . pate r vocavera
avea n già avu•
t, to dal padr e.
19. Fod enm tque in 19. E aven do fatto
torrente , et repererunt scavo nel
torre nte, tro-
aqua m vivam. varo no dell'acqtia viva .
2c-. Sede tibij urgi um 20, Ma
fuit pastorum Gerarae alter cazi ivi anco ra fu
one de' past ori
adve rsus past ores Isa• di Gera
ac, dice ntiu m: Nostra stori ra cont ro i pa-
d'Isa cco, dice ndo
esta qua. Qua m ob rem quelli:
L'ac
nomen pute i ex eo , Per la qual qua è nost ra.
quod acciderat , voca• lo, che cosa da quel •
era avve nuto ,
vit Calumniam. chia mò quel pozz o col
nom e di ·sop erch ieria .
21. Fod erun t aute m
21, E ne scav
et aliu m : et pro illo anco ra un allro aron o
quoque rixa ti sunt , ap- ragio ne di ques: e per
to an•
pellavitque eum Inim i- cora vi ebbe rissa
, e lo
citias. chia mò Nimistit.
22. Prof ectu s inde 22. E part itosi di là
fodi t aliu m puteum, pro scavò un altro
pozz o,
9uo non contenderunt: per ragi on del
qual e
itaque vocavit nomen
GE.NESI
non v'ebbe contrasto:
i
I
I
I
ej1ts Latimdo , dicens : e perciò cbiamollo Lar-
N1tnc dilatavit nos Do· gura, dicendo: Adesso
minus, etfecit cresce• il Signnre ci ha messi

l
re super terram. al largo , e ci ha fa lti
crescere sopra la terra.
23. Ascendit autem 23. E salì da quel
ex illo loco in B ersabee, luogo a Bersabee ,
24. Ubi apparuit ei 24. Dove gli apparì
Dominus in ipsa nocte,
dicens: Ego s1tm DeTJS
il Signore la stessa noi•
te, dicendo: Io sono il
I,
Abraham patris tui: Dio d' Abramo padre
noli timere ; q1tia ego tuo : non temere ; pe-
tecum sum: benedicam rocchè io sono con te: li
libi, et multiplicabo se• benedirò, e moltipliche-
men tuum propter ser- rò la tua stirpe per amo•
vum meum Abraham. re di Abramo mio servo.
25. Itaque aedificavit 25. Per la qual cosa
ibi altnre, et invocato egli edificò in quel luo-
nomine Domini, exten• go un alla re, -e invoca-
dit tabernaculum; prae- to il nome del Signore,
cepitque servis suis ut tese il suo padiglione; e
foderent puteum. ordinò a' suoi servi, che
scavassero un pozzo.
Vr-rs. ?.2. E partito.ridi là ee. I) Grisostomo ammira qni con
ragione la mansuetudine d'Isacco. Il giusto, dice egli, non dù-
puta, e non contrasta; ma cede anche a de' pastori; perch~
quuta è vera mansuetudine, non quando uno offeso t!a clii
pill può, sopporta con pazienza, ma quando offeso anclie da
quelli che si credono inferiori, non fa rnùtenza.
Adeuo il .Signore ci ha messi al largo, Il Grisostomo,
Fedi tu, dice, un animo pio, come senza far parola delle
atroci contraddizioni che se gli erano opposte, si ricorda solo
del bene, e di' questo a lJio renrle grazie? Perocchè nismna
e
cosa tanto accetta a Dio, come un'anima riconoscente ... e
facendo a noi i,~finiti benefizii ogni giorno, non altro chiede
,la noi, che rendimenti di grazie per muoversi a darci quelli
che tono piit gran,li.
* Largrira, Larghegginmento, allargnmento.
CAPO XXVI.
26. ,id q,uem locum 26. Nel qual luogo
· c:umvenissentde Gera• essendo·venuti da Ge-
ris 11.bimelech, et Och• rara Abimelech, e 0-
•. ozath amicus illius , et chozath suo amico , e
Plzicol dux militum, Phicol capitano delle
milizie,
27. Locutus est ei-s 27. Disse loro Isacco:
( Isaac: Quid venisti ad Per qual morivo siete
"· me., hominem, quem venuti da me , da un
odistis, ·et expulistis a uomo odialo da voi, e
vobis? da voi discacciato ?
28. Qui responde- ~8. Risposer quelli:
runt: Pidimus, tecum Abbiam veduto, che il
esse Dominum, e;, id- Signore è con te, e per•
cirr.o nos diximu.s : Sit ciò abbiam dello : Si
.juramentum inter nos, giuri , e sì stringa tra
et ineamus foedus, noi alleanza ,
29. Utnonfacìasno• 29. Di modo eh~ liL
bis quidquam mali,sic- non faccia a noi male
11t et nos nihil tuorum alcuno, come noi pure
attigimus, necfecìmus, nulla abbiam toccato
9uod te laederet, sed di quel che è tuo, nè
cum pace dimisimu.s abbiam fatto cosa in
auctum benedictione tuo danno; .ma li ab-
Domini. biam 'Jascìalo partire
in pace ricco della be-
nedizìone del Signore.
So. Fecitergo eìscon• So. Egli adunque im•
vivium , et post cibum bandì ad-essi il convito,
.et potum, ·e dopo che ehber man-
gialo , e bevuto,

*
'Vets. ?.6. Abi'tndeclt e Ocliozatli suo amìco. Ovvero Ahi-
meled1 co' suoi nemici.
Vers. ?.9, Iv"e abbimn.fatto cosa in tuo danno. Ma ~veano per-
messo a'loro pastori di far danno, e non ne avean fatta giust.ii:ia,
GENESI
51. Surgentes mane 51. Levatisi la -mal•
juraverunt sibi mutuo , tina fecero scambievole . r
I
dimisitque eos Isaac giuramento, e Isacco '
pacifice in locum suum. lasciogli andare in pa•
ce a casa loro.
52. Ecce autem ve• 52. Quand' ecco Io
neront in ipso die ser- stesso di arrivarono i I
vi Isaac, annuntiantes servi d'Isacco, recando
ei de puteo, qùemfode· a lui la nuova del poz•
rant, atque dicentes ; zo scavalo, e dicendo:
Invenimus aquam.
55. Unde appellavit
Abbi9mo trovata acqua.
55. Per la qual cosa
eum .Abundantia: et Io chiamò Abbondanza:
nomen urbi impositum e alla città fu posto il
l
est B ersabee, usque in nome diBersabee, come
praesenlem diem. lo ha fino al di d' oggi. -
54, Esa1t vero qua• 54. Ma Esaù in età
dragenatius duxituxo• di quarant'anni prese
res, Judith,filiam Bee• per mogli, Judith, fi.
ri Hethaei, et Basema- gliuola di Beeri Hetheo,
th, filiam Elon ejusdem e Basemalh, figliuola di
loci: Elon del medesimo luo•
go:
55. ( 1) Quae ambae 55. Le quali ambe•
offenderant animum J. due avevano disgusta-
saac , et Rebeccae. to l' animo d' Isacco, e
di Rebecca.
(1) lnfr. 27. 46,

Vers. 33. E alla città fu pOJlo nome ec, Questo nome lo eb..
be pri.ma il pozzo; indi la città edificata vicino al pozzo. i
Vers. 35. Aveano disgrutato P animo ec. L'Ebreo: erano f;
am.are:n.a d' animo per Isacco ec. Superbe per la loro nascita i
( Giuseppe scrive, che i loro padri erano principi degli Hethei) 'i...
e per avere sposato Esaù., che elle consideravan 1,er primogenito i,~

della famiglia: essendo anche aliene dalla pietà, servirono ad


esercitare la niansuetu.dine d'Isacco, e la pazienza: di Rebecca.
CAPO XXVII.
Giacobbe, consigliato dalla madre ottiene la be•
nedizione in luogo di Esmì; e per metterlo al
coperto dalf ira di lui, la madre lo esorta a
ritirarsi ad Haran presso di Laban.

1. Senuit autem I•
.saac , et caligaverunt
1. Ma Isacco era
invecchiato , e se gli e•
oculi ejus, et r,idere non ra infiacchita la vista ,
poterat : vocavitque E• e non poteva vedere: e
saufilium suum majo- chiamò il figlio suo
rem , et dixit ei: Fili maggiore Esaù, e gli
mi? Qui respondit: disse : Figliuol mio? E
Adsum. quegli rispose: Eccomi
qui,
2. Cui pater: Yides, 2. A cui il padre: Tu
inquit, quod senuerim, vedi , disse , che io son
et ignorem diem mortis vecchio , e non so il
meae. giorno della mia morte,
5. Sume arnuì tua , 5. Prendi le tue ar•
pharetram , et arcum , mi, il turcasso, e l'ar•
et egredere foras : cum• co, e va fuori! e quan•
que venatu aliquid ap· do avrai preso qualche
prehenderis , cosa alla caccia,
4. F ac mihi inde pul- ·4, Fammen.e una pie•
Vcrs. r. Era invecchiato. Egli a.vea allora cento ~)ltuette
anni, e Giacobbe ne avea settanta sette.
Se gli era infiacchita la vista, ec. Fnsse pe1' malattia, o
per ragion dell' etR, egli avea perduto la vista; così dìsponen<lo
pe' suoi altissimi fini la Providenza. Non sa11piamo, se ne' qua..
rantatrè anni eh' ei sopranisse, ~li fosse renduto il lume degli.
occhi. lsncco adunque ridotto jn tale stato fu mosso interiormen..
te da Dio a fare quello che vedremo.
* Se gli era indebolita la vitta. Se gli erano CQUtratti 1 ti--
stretti gli occhi.
Pent. Vol, 1, u
:266 GENESI
mentam, sicut velle me tanza nel modo , che
nosti, et a.ffer, ut come• sai , che a me piace , e
ilam, et benedicat tibi portamela, percbè io la
anima mea antequam mangi: e l'anima mia
moriar. li benedica avanti cho
io muoia.
b. Quod cum audis• 6. La qual cosa aven-
set Rebecca , et ille ab· do udilo Rebecca, ed
iisset in agrum, ut jus• essendo quegli andato
sionem patris impleret, alla campagna per fare

l
il comando del padre ,
6. Dixitfilio suoJa• 6. Disse ella a Gia-
cob: Audivì patrem cobbe suo figliuolo: Ho
tuum loquentem cum sentito tuo padre par-
Esau fratre tuo, et di- lare con Esaù tuo fra•
ceutem ei: tello, e dirgli: l
7. A.ffer mihi de ve• 7 • Portami della tua
natione tua, etfaccibos, cacciagione, e fammi
ctt comedam, et benedi- una pietanza , perchè
Vers. 7. Dfoanzi al Signore. Alla presenza <li Dio, e colla au..
torid. datami da Dio. Ossen·isi in questo luogo , quanto ammira~
~ile sia Dio nell'eseguire i suoi disegni, e adempir le promesse.
Esali 110n fu mai piì1 sìcuro di adesso della. benedizione del pa-
clr.-: Giacobbe non ebbe mai minor motivo di. sperare d' esser
e;,1i il benedetto ; contuttociò Esaù perde la benedizione, e Gia-
cobbe 1a guadagna in suo luogo. Ma qual benedizione volca Isac-
co dare ad Esaù? Voleva eglì forse opporsi ali' espressa dichiara-
2ione dì Dio, il qua}e avea detto: il maggiore servirà al mino-
re'! Alcuni sciolgono questa dilfìcoltll con dire, che ad Isacco non
fosse nota questa dichiarazione: ma non è così facile a concepirsi,
che Rebecca avesse tenuta per tanto tempo una tal co-sa occulta
al marito; e non è nemmeno credibile , che Isacco ignorasse la
,,cndita de' diritti <li primogenitura fatta da EsaÌl a favor di Gia-
cohbe. Sembra adunqne piuttosto da dirsi, che Isacco vicino,
com' ci crc(l<>vasi 1 a morire, determinasse di benedire Esaì.t, se-
g~itando l'ordine della. natura; e di regolarsi dipoi, quanto a'ter-
mmi del1a benedizione, secondo l'ispirazione di Dio. Può an-
ch' essere, eh' egli pensasse, che la parola di Dio doves.se aver ·,1
~1~0 effetto. non riguardo a' Jue fratelli 1 ma ~fo riguardo a' loro i
<l,scenùcutt.
1
C A P O XXVII. 267
cam tibi coram Domino io la mangi, e ti bene•
antequam moriar : . dica dinanzi al Signore
prima di morire:
8. Nunc ergo,fili mi, 8. Ora dunque, fi.
acquiesceconsiliismeis: gliuol mio, attienli al
mio consiglio:
9. Et pergens ad gre- 9. E va alla greggia ,
gem a.ffer mihi duos e portami due de' mi-
haedos optimos, utfa· gliori caprelli, affinchl,
ciam ex eis escas pa• io faccia pel luo padre
tri tuo , quibus libenter le pietanze , delle qua~
vescitur: li con piacere si ciba :
10. Quas cum intule- 10. Le quali quando
ris, et comederit, bene- tu avrai portate a lui,
dicat tibi priusquam ed egli le avrà mangia•
moriatur. te , ti benedica prima
di morire,
11. Cui ille respon- u. Le rispose egli:
dit: NMti, quod Esau Tu sai che Esaù mio
frater meus homo pilo- fratello è peloso, ed io
sus sit, ét ego lenis. senza un pelo.
12. Si attrectaverit 12. Se mio padre vie•
me pater meus, et sen• ne a palpeggiarmi, e mi
.serit, timeo , ne putet, riconosce , temo, che
me sibi r·oluisse illu- ei non si pensi; che io
dere, et inducam super abbia voluto burlarlo,
me maledictionem pro onde io mi tiri addosso
benedictione. la maledizione in cam-
bio della benedizione.
15. Ad quem mater-. 15. La madre a lui:
In me sit, ait, ista ma- Sia sopra di me, disse,
ledictio,fili mi: tantum questa maledizione, fi.
audi <'ocem meam , et gliuol mio : solamente
pergens qffer, quae di- fa a modo mio, e va to-
xi. sto , e porta quello che
bo detto.
2.68 GENESI
14. Abiit, et attulit, 14, Andò, e portò, e
deditque matri. Para• diede alla madre. Ella
vit illa cibos, sicut vel• condizionò le pietanz<",
le 11overatpatremillius. come sapeva esser di
genio del padre di lui.
15. Et vestibus Esau 15. E lo rivestl delle
va/de bonis, quas apud vesti migliori di Esaù ,
sehabebat domi, induit le quali ella teneva in
eum: casa presso di sè:
16. Pelliculasque 16. E le mani di lui
haedorum circumdedit involse colle delicate
manibus , et colli nuda pelli de' capretti, e ne
protexit. ricoprì la parte nuda
del collo.
17. Deditque pulmen• - 17. E diede ( a lui)
tum, et panes, quos co- le pietanze , e i pani ,
xerat, tradidit. che ella avea cotti.
18. Quibus illatis, 18. I quali avendo
dixit: Pater mi? At i[. egli portati dentro, dis-
le respondit: Audio. se : Padre mio ? E que•
Quis es tu ,fili mH gli rispose: Che vuoi?
Chi sei tu, figliuol mio?

VeTs. t 3. Sfrt sopra di me "" questa maledizione. Parla così


non per disprezzo della maledizione d'Isacco; ma per quella in-
terna certezza che ella avea del buon esito del suo disegno; cer-
tezza fondata sulle promesse di Dio.
Vers. 15. E lo rivestì delle vesti migliori di Esal1,, le qua...
li ec. Gli Ebrei presso s. Girolamo, e dietro ad essi alcuni inter-
preti credono che queste vesti fossero non vesti comuni: peroc-
c::hè queste è da credere, che fossero sotto la custodia delle mo-
gli di Esaù.; ma dicono, che fossero le vestimenta, delle quali si
serviva Esaù., quando in qualitfl di primogenito offeriva i sacrifi-
!Zii; le quali perciò, come cosa sacra, erano dalla madre di fami-
glia serba-te in casse odorose! imperocchè non a caso è stato no-
tato, che queste vesti le avea Rebecca presso di sè in casa, ovve-
ro nella cassa, come potrebbe tradursi, vedendosi, che le casse
d'avorio piene di odori, nelle quali conservavansi le vesti, sono
c:hiamate case d1 avorio nel Salmo 44. vera. 10.
C A PO XXVII,
19. Dixitque Jacob: 19. E Giacobbe dis-
Ego sum prùnogenitus se: Io sono il tuo pri•
tuus Esau: feci sicut mogenito Esaù: ho fat-
praecep/sti mihi: surge, to quel che m'hai co-
sede, et comede de ve- mandato: alzati, siedi,
natione mea , ut bene• e mangia della mia cac•
dicat milù anima tua. ciagione, affinchè l'ani-
ma tua mi benedica,
20. Rursumque J. 20, E soggiunse Isac-
saac ad jilium suum: co al :figliuol suo : Co-

Vers. 1n. Io sono il tuo primogenito Esalt. Sono qui divisi i


Padri e gÌ'interpreti, alcuni biasimando assolutamente Giacobbe,
altri difendendolo o in tutto, o in parte. Ecco adunqne in poche
parole quello che può servire a giudicare di questo fatto.
In primo luogo. La menzogna è i;empre jllecita, ed è se:m--
pre 11i natura sua un peccato, come egregiamente dimostra ,.
Asostino.
In secondo luogo. Giacobbe menti e colle parole, e co' fatti;
perocchè e colle parole, e co' fatti procurò e ottenne d.i farsi cre-
dere Esaù.
In terzo luogo. La ragion del mistero riconosciuto da tutta
la Chiesa in questo avvenimento non iscusa la hugìa ili Giacob-
be; imperocchè quantunque Dio e lo Spirito Santo siasi servito
deJI' inganno fatto al patriarca per adombrare, c. predire un gran-
dissjnto arcano; l'inganno perii e la falsitlt di Giacobbe non can-
giano perciò di natura , come da tanti altri fatti apparisce,
ne' quali il mistero per esti aignificato non toglie la colpa; COiÌ
l'incesto di Thamar, ec,
In quarto luogo. Posto però che Giacobbe uomo semplice e
schietto non fa altro che obbedire alla madre, persuaso che, se-
condo il volere di Dio i diritti di primogenito a lui appartenga-
no, e che sopra di questi avea egli acquistata nuova ragione colla
rinunzia e la vendita fattane a lui <lai fratello ; mi sembra per-
ciò potersi dire non solamente, che l'inganno usato da Giacobbe,
non esse udo nè dannoso, nè ingiurioso ad alcuno, potè essere
colpa meramente leggera; ma ancora che poste le circostanze già
dette, potè ed (~gli, e Rebecca cre<ler lecita la menzo~na e l'in-
t,anno, come u,ato );oltanto a vendicare quello che era già suo.
Se tanti grandi uomini. celebri per virtU e per dottrina nella
Chiesa cristiana hanno potuto credere esente da colpa e Giacob-
be e Rebecca, sembra potersi dire, che molto pii1 potè l'uno e
l' <tllra credere, beuchè erroneamente, lecito quello cbe l'una
cowigliò e P altro eacguì.
GEN ESI
Qaomodo , inquit, tam me , figliuol mio , hai
cito ini·enire potuisri, potuto trovare cos!r
fili mi? Qui respondit: presto? Egli rispose:
Yoluntas Dei fuit, ut ci- Fu volere di Dio, ch'io
to occurreret mihi,quod tosto m'imbat tessi in
volebam. quello eh' io bramava .
21. Dixitque lsaac: 21. E Isacco disse:
Accede huc, ut tangam Appressa ti qua, eh' io
te , fili mi, et probem , ti tocchi. figliuol mio,
utrum tu sis filius meu$ e riconosca, se tu sei, o
Esau, an non. no il figliuol mio Esaù.
22. Accessit ille ad 22. S'appres sò egli
patrem , et palpato eo, al padre , e quando l'
Jixit Isaac: Yox qui- ebbe palpato,d isse Isac-
Jem vox Jacob est; sed co: La voce veramen te
manus manus sunt E- ella è la voce di Giacob-
sau. be , ma le mani sono
quelle di Esaù.
23. Et non cognovit 23. E noi riconobb e
eum, quia pilosae ma- perchè le Inani pelose
nus similitud inem ma- eran del tutto simili a
joris expresse rant. Be- quelle del maggiore .
nedicens ergo illi, Benedice ndolo adun•
que,
24. Ait: Tu es filius 24. Disse : Tu sei il
meus Esau? Respon- figliuol mio Esaù? Ri-
Jit: Ego sum. spose : ]o sono.
25. Atille:A ffermi- 115. E quPgli: Dam-
1,i, inquit, cibos de ve- mi, disse, figliuol mio ,
natione tua, fili mi, ut le pietanze di tua cac-
henedicat tibi anima ciagione , affinchè l'ani- .
mea. Quos cumoblatos ma mia ti benèdica.
comedisset , obtulit ei Portate le quali, e man-
etiam vinum , quo ha1e- giate , ( Giacobbe ) gli
sto, presentò anche il vino,
e bevuto che l' ebbe ,
CA P O XXVII. 2711

126. Dixit ad eum: 26. Disse a, lui: Acco-


'.decede ad me, et da stali a me, figliuol mio,
mihi osculum , fili mi. e dammi un bacio.
27. Accessit, et oscu,- 27. Si appressò, e
latus est eum. Statim- baciollo ., E tosto che
que ut sensit pestimen• egli senti la fragranza
torum illius fragran- delle sue vestimenla,
tiam , benedicens illi , benedicendolo disse :
ait: Ecce odor filii mei Ecco l'odore del figliuol
sicut odor agri pleni , mio è come l'odore di
cui benedixit Dominus. un campo ben fiorito e
benedetto dal Signore.
28. Det tibi Deus de 28. Dia a le il Si-
rore coeli, et dff pingue- gnore la rugiada del
dine terrae abundan- cielo, e la pinguedine
tiam frumenti, et vini; della terra, e l' abbon-
danza di frumento, e
di vino;
29. Et serPiant tibi 2 9. E servi a te sieno,
populi, et adorent te i popoli, e ti adorino le
tribus : esto deminus tribù: sii tu il signore
/ratrum tuorum, et in- de' tuoi fratelli , e s'in-
curPentur ante te filii chinino dinanzi a te i
matris tuae. Qui male• figliuoli della tua ma•
dixerit tibi, ille male• dre. Chi ti maledirà ,

Vers, '1.7. Sent} la fragranza delle irte vesti'menta, ec. Ab-


biamo detto <li sopra, che queste vesti erano custodite in casse
piene <li odori. Fedi oltre il Salmo 44. Cant. 1v. 11. E general-
mente gli antichi amavano le vesti profumate di odori. redi
Plin. lib. xxi. cap. 19. xn. 3.
Yers. 28. Dia a te il Signore la rugiada del cielo, ec. A.~e_n-
do paragonato il figliuolo a un campo ben fiorito e benedetto .
da Dio, persistendo in qnella similitudine, Isacco domanda a Dio,
d1e dia al figliuolo la rugiada del cielo i perchè nella Pale.stina •
non piovendo per lo più se non circa il settembre e circa l'apri-
Je, le piante e l'erbe SOJlO ne'tempi di mezzo bagnate dalle Clì"
fÌO•e ruoiade. Yedi Jud. V, 38.
G .E NE SI
"dictus; et qui benedixe• sia egli maledetto ; e
rit tibi, benedictionibus chi ti benedirà , sia di
repleatur, benedizioni ricolmo.
3o, Yix Isaac ser- 3o.Appenaavea Isac-
monem impleverat : et co finite queste parole:
egresso Jacob foras, e Giacobbe se n'era an•
venit Esau, dato, quando arrivò E··
saù.
31. Coctos9ue de ve- 31, E le pietanze di
natione cibos intulit pa, sua cacciagione cucina-
tri dicen.s: Surge , pa• te portò al padre suo,
ter mi, et comede de dicendo : Alzati , padre
venatione filii tui; ut mio,emangia della cac-
benedicat mihi anima cia del figliuol tuo; af-
tua. finchè l'anima tua mi
benedica.
32, Dixil<Jue illi I· 32. E Isacco gli dis,
saac: Quis enim es tu? se: Ma chi sei Lu? Ri-
Quirespondit: Egosum spose egli : Io sono il
jUùts tuus primogenitus figliuol tuo primogeni•
Esau. to Esaù.
33. Expavit lsaac 53. Inorridl per gran•
stupore vehementi: et de stupore Isacco: e ol•
ultra 9uam credir,otest, tre ogni credere stupe•
admirans ait: Quis Ì• fatto disse: Chi è adun•
gitur ille est, 9uidudum que colui , il quale già
captam venationem at• a me portò la presa cac-
tulit mihi, et comedi ex ciagione , e io di tutto
omnibus prius9uam tu mangiai prima che tu

Vera. 2.9- Servi a te 1ìeno i popoli, e ti ado1·ino le triblt. I


LXX leggono: sieno a te j'ervi ì popoli, e ti adorino i principi.
Sii tu il &ignor e de' tuoi fratelli, ec. Nelle parole prece-
denti possono intendersi j popoli e i regni stranieri che s;;.ranno
,oggetti a' di,cendenti <li Giacobbe; in que,tc i po,teri di :t-:,aii
e q11clli di Agar e quelli ùi Cetura.
C A P O XXVII. 273.
venires? benedixir1ue venissi ? e io l'ho be-
ei, et erit benedictus. nedetto , e benedeltr,
sarà.
54. Auditis Esauser- 54. Udito il discorso
monil,us patris,irragiit del padre, ruggì Esaù,
clamore magno, etcon- e diè grande strido , e
sternatus ait: Benedic coste, nato disse: Dà la
etiam et mi/ii, pater mi. benedizione anche a
me , padre mio .
55. Qui ait: Venit 55. Disse egli: Ven-
germanus tuus fraudu- ne con astuzia il tuo
lenter, et accepit bene• fratello , e si prese Ja
dictionem tuam. tua benedizione.
56. At ille subjunxit: 56, Ma quegli sog-
Juste vocatum est no• giunse : Con giustizia
men ejus Jacob: sup- fu a lui posto nome
plantavit enim me en Giacobbe : imperoccbè
altera vice : primogeni- ecco che per la seconda
ta mea ante tulit , et volta egli mi ha sop-
nunc secundo surripuit piantato: mi tolse già
benedictionem meam. la mia primogenitura ,
Rursumque ad patrem: e di nuovo la mia be-
Nunquid non reserva• nedizione mi ha tollo.

Vers. 33. Inorrùli. per grande stupore ec. l LXX: Usd/uor


tli sè per 1111a gran.de estasi: e in questa grande estasi, dice s.
AgNtÌno, che g]i fu svelato tutto il mistero ed ebbe cognizione
dt:' decreti di Dio: ciO ben si conosce dal raffermare, eh' egli fa
jrnmediatamenl.e la bene<lizione già data: io l' ho benedetto e be~
nedetto sarà: e cii, in un tempo, in cui pareva che piuttosto do-
Yesse accendersi d'ira contro chi lo avea fog;_mnato, e ritrattare
quello che a,·ea fatto per ignorauza. Non si può qui non ricouo-
scere i] dito di Dio, e l' operazione del .!>UO spirito "nel cuore
d'Isacco.
Ver.s. 34 ... 38. Ruggì Esaù, e diè graude sll'ido, ec.A queste
parole allude l'Apostolo, <1uantlo dice, che EsaÌl non trovò luo150
a ,1eniten::.a, bencltè con la3rime la ricen.·asse. Hebr. xu, 17.
Vedi le note in ljue,to luogo.
4
12
GENESI
sti, ait, et mihi bene- E di nuovo disse al pa•
dictionem? dre: Non hai tu; o pa-
Sap. 25. 55. dre, serbata benedizio-
ne anche per me?
57. Responditlsaac: 57. Rispose Isacco :~.
Dominum tuum illum Io lo ho costituito tuo'
constitui, et omnesfra· signore, e bo soggetta.
tres ejus servituti illius ti al suo servaggio tut•
subjugavi: frumento, et ti i suoi fratelli : Io ho
vino stabilivi eum : et fatto forte a frumento,
tibi post haec, fili mi, e a vino: e dopo di ciò,
ultra quidfaciam? · che farò io ancora per
te, figlio mio?
58. Cui Esau: Num 58. Disse a lui Esaù:
unam , inquit, tantum Hai tu, o padre, sol
benedictionem habes, una benedizione ? be•
pater? mihi quoque ob- nedici, ti prego , anche
secro , ut benedicas. me. E piangendo egli ,
Cumque ejulatu magno e urlando altamente ,
jl.eret,
59. Motus lsaac di- 59. Commosso Isac-
xit ad eum: ( 1) In pÌll· co gli disse: Nella pin•
guedine terrae et in ro• guedine della terra, e
re coeli desuper nella rugiada di su dal
cielo
40. Erit benedictio 40. Saràla tua bene•
tua. Yives in gladio, et dizione. Viverai della
fratri tuo servies: tem• spada , e sarai servo
pusque veniet, cum ex• del Luo fratello: e tern•
(•) Hebr. 11. ,.,

Vers. 39. Nella p;ngttedine della terra e nella rugiada, ec.


Avrai una terra fertile e renduta vie piÌ.l feconda dalle rugiade
del cielo. I monti di Seir erano molto fertili, Gen. uxv1. 6. 8. e
furouo di Esaù, Jud. xxiv. 4. l\1.a que1ta fu la minima delle bene•
di:iioui date a Giacobbe.
CAPO XXV?!.
cutias, et solvas jugum po verrà , che tu s,;uo-
ejus d-e cervicibu.s tuis. terai , e scioglierai rlal'
tuo collo il suo giogo.
41. Oderatergosem- 41:. Esaù adunque
_per Esau Jacob pro be- avea sempre in odio
nedictiane, qua benedi- Giacobbe per la bene•
xerat ei paler: dixitque dizione, che questiavea
in corde sua: (1) re- ricevuto dal padre ; e
nient dies luctus palris disse in cuor suo: Ver-
mei, et accidam Jacob ranno i giorni del lutto
fratrem meum. pel padre mio, e io am•
mazzerò Giacobbe mio,
fratello.
42. Nuntiata sunt 42. Fu ciò riferito a
haec Rebeccae :· quae Rebecca: la quale man•
',mittens, et vooans Ja• dò a chiamare Giacobbe
cob filium suum , dixit suo tiglio , e gli disse:
ad eum: EcceEsaufra• Ecco che Esaù tuo fra-
ter tuus minatur, ut oc• tello minaccia d' ucci•
cidat te.. derti.
(1) ,{bd, 10,

V.ers. 40. Yz'verai della. sparta.. Predice lo spirito feroce e


guerriero degl' Idumei di,cendenti di Esaù. Intorno a che vedi
Giuseppe de Bel. lib. 1v; cap. v.
Sarai $ervo del tuo fratello: e tempo ,verrà ec. Gl' Idumd
fu.ron soggetti a' re di Giu<la da David fino a Joraio. Yedi. 4-
Reg. vm. 20. Al tempo di Joram si ribellarono, e si crearono
un re.
Egli è da notare, come la benedizione stessa data ad Esall
è una confermazione di quella che avea avuto Giacobbe..
Vers. 41. Verranno i giorni del lutto pel padre mio, ec. PuY
significare primo: Yerrh il tempo che mio padn: nwrrà, e si..
far,'t duolo per lui, e allora ,io ammazzerò mio frareUo : ov~
vero: Yerrà il tempo che mm padre av1·Ì.t da. pian"'err: per
quel cli' egli ha fatto in favor di Gùtcobbe, pen·hè io ~tc~ùlerV
6-iacobbe, e il padre morrà di dolore. 1 LXX leggono: Fen,~a-
rw pres_to i giorni del lu!lo del padre mio. Ho tradotto iu l,!,ii..~.a
da lasciar luogo .il doppio senso. Dal versetto 4:i. 45, appari:ic-.,
cl,.e Reb~cca credette Esai1 d-ispt•sto a uccider Glat·obhe alla pr.i.~
:wa, OCC.ìilt)ll.e.
GENESI
t,5.Nunc ergo,fili mi, 45. Or adunque, figlio
audi vocem meam , et mio, credi a me, e fug~
co11surge11sfugead La• gi tosto a casa di Laban
ban fratrem meum in mio fratello in Haran:
Haran: )
44. Habitabisque 44. E con lui ti sta•
cum eo dies paucos, do• rai per un poco di tem•
nec requiescatfurorfra• po, fintantochè si am•
tris tui; mansisca il furore di tuo ·i
fratello; ~
45. Et cesset indi- 45. E passi la sua ira•
gnatio ejus , oblivisca• condia , e si scordi del-
turque eorum, quaefe• le cose , che tu gli hai
cisti in eum : postea fatte: poscia io mande-
mittam, et add,,cam te rò chi di là li riconduca
inde huc. Cur utroque in questo luogo, Perchè_
orbabor filio in uno die? dovrò io perdere lui.li
due i figli miei in un sol
giorno?
46.Dixitque Rebecca 46. E disse Rebecca
ad lsaac: (1) Taedet ad Isacco : Mi viene a
me vitae meae propter noi"a la vita a causa di
jUias Heth. Si accepe- queste figliuole diHeth.
rit Jacob uxorem de Se Giacobbe prende una
stirpe hlljus terr,1e, no- moglie della razza di
lo vivere, questo paese, io non VO•
glio più vivere.
(1) .fol'ra 26. 35.

Ven. 45, Perchè dovrò ,·o pt!rtlere ambedue i figli miei in


zm sol giorno? Ucciso l'uno, l'altro sara costretto aù andare ra-
min,go, onùe io resLerò &i.mza figli.
'\i ers. 4G, !J1i viene a noia la vita, a causa dì queste ec, Ecco
un altro gran motivo, per cui Rebecca spinge Giacobbe ad anda-
re ~eUa Mesopotamia afflnchè egli prenda iYi 11er moglie una
fanciulla della sua stirpe, i costumi della 4ua.le conveng.wo a lei
11iu che quelli delle mogli di [5al1..
C A P O XXVIII.
Giacobbe , ricevuta la benedizio11e del padre
parte verso la Mesopotamia. Vede in sogno
una scala, alla quale era appoggiato il Si•
gnore. Promessa a luifatta di quella terra,
e della moltiplicazione della sua stirpe. Yoto,
che egli fa al Signore nello svegliarsi.

1. Kcavit itaque J. 1. lsacco adunque


.raac Jacob, et benedi- chiamò a sè Giacobbe ,
xit eum , praecepitque e lo benedisse, e gli die-
ei dicen.r : Noli accipere de questo comando, di·
co11jugem de genere cendo: Non prender mo-
Chanaan: glie della stirpe di Cha-
naan:
2. Sed vade, et pro- 2. Ma parli, e va nel-
ficiscere in Me.ropota• la Mesopotamia di Siria
miamSyriae ad domum alla casadiBathuele, pa-
Bathuel, patris matris dre di tua genitrice, e
tuae , et accipe tibi in- quindi prenditi una mo-
de uxorem de filiabus glie delle figlie di La•
Laban avunculi tui. ban tuo zio.
5. Deus autem omni• 5. E Dio onnipotente
potens benedicat tibi, et ti benedica , e li faccia
crescere te Jaciat , al• crescere , e li moltipli-
que multiplicet; ut sis chi ; onde tu sii capo di
in turbas populorum. una turba di popoli.
4. Et det tibi bene- 4, E dia P.gli le be-
dictiones Abrahae, et nedizioni di Abramo a
semini tuo post te ; ut le, e alla tua stirpe do•

*
Vers. 1. Isacco c1tiarnò. Fece venire.
Ycrs. ,:. Ma parli e va ec. l LXX sorsi, fuggi. Vedi (hea xl!.
x. 10.
1"2. S<1p,
GENESI
possideas terram pere• po di te;·onde tu sii pa•
grù1ationis tuae, quam drone della terra, dove
pollicitus est avo tuo. sei pellegrino, promes-
. sa da lui al tuo nonno.
6. Cumquedimisisset 6. Licenziatosi Gia•
eum lsaac, prqfectus cobbe da Isacco, si par-
venit in Mesopotamiam ti, e giunse nella Me•
Syriae adLaban,filium sopolamia di Siria alla
Bathuel Syri, fratrem casa di Laban, figliuolo
Rebeccae matris suae. di Bat;huele Siro , fra•
Osee 12. 12. telio di Re becca sua ma·
dre.
6. Yidens autem E· 6. Ma veggendo Esaù,
8au, quod benedixisset come il padre suo avea
pater suus Jacob, et benedetto Giacobbe , e
misisset eum in Jl,le• lo avea mandato nella
sopotamiam Syriae, ut Mesopotamia di Siria a
inde uxorem duceret; prendervi moglie, e CO•
et quod post benedictio- me dopo la benedizio-
nem praecepisset ei, di- ne gl'i avea dato que•
cens : Non accipies u• st'ordine dicendo: Non
xorem de filiabus Cha• prenderai in moglie al-
naan: cuna delle figlie di Cha•
naan:
7. Quodque obediens 7. E come obbeden-
Jacob parentibus suis, do Giacobbe a' suoi ge•
isset in Syriam : nitori, era andato nella
Siria:
8. Probans quoque, 8. Avendo ancora spe·

Vers. 4. E dia egli le benedizioni di A.bramo aie, e aliti tua.


stirpe ec. Così le promesse di Dio concernenti il dominio della
terra di Chanaan , la moltiplicazione della stirpe, e ( qneHo che
ogui altra felicità sorpassa) il Cristo che da questa stirpe dovea
nascere, queste promesse fatte ad Abramo e ad Isacco sono ap-
pr~priate a Giacobbe e a' discendenti di Giacobbe 1 come osserv.a.
,, Ac,;;oitino ,lo 1:iv. ,._ v1. 38.
C A P O XXVIII. 279
quod non libenter aspi• rimentato, èhe non di
ceretfilias Chanaan pa- buon occhio vedeva il
ter suus : padre suo le figlie di
Chanaan:
9. Ivit ad lsmaelem, 9.Anùò alla casa d'ls•
- et duxituxorem absque maele, e prese moglie,
iis, quas prius habebat, ollt·e quelle che prima
Maheleth, filiam ls• avea, Mabeletb, :figliuo-
mael, filii Abraham, la d' Ismaele , figliuolo
sororem Nabajoth. di Abramo , sorella di
Nabajotb.
10. Igitur egressus 10. Ma Giacobbe par•
Jacob de Bersabee, tilo da Bersabee, anda-
pergebat Haran. va verso Haran.
11. Cumque venisset 11. E arrivalo in un
ad quemdam locum, et certo luogo , e volendo
vellet in eo requiescere ivi riposare dopo il tra-
post solis occubitum, montare del sole, prese
tulit de lapidibus , qui una delle pietre, che e-
jacebant, et supponens rano per terra , e se la
capiti suo , dormivit in pose sotto delcapo,enel
eodem loco. luogo stesso si addor-
mentò.
12. JTiditque in so- 12. E vide in sogno
mniis scalam stantem una scala appoggiala
super terram , et cacu• alla terra, la cui som-
men illius tangens coe· mità toccava il cielo: e
lum : Angelos quoque gli Angeli di Dio, che
Dei ascendentes, et de· salivano per essa, e
scendentes per eam, scendevano,

Vers. 9- An,lò alla ca1a ,1' lmiaele. Ismaele era già mol'to
quattordici anni prima. Con ciues.to nuovo matrimonio sembra,
che EsaU cerchi di rac11uistare la grazia de' genitori ; ma per pic-
ca verso il fratello, eh' era andato a cercare una moglie della ea--
sa di Naehor, egli va a prendere una figliuola d'fsmaele. l\-:falu.:-
leth ~ chiumata altrove Bll.6emath. Yedj G,m. ~xxn. 3.
280 GENESI
13. Et Dom;r,um in- 13. E il Signore ap-
11ixum scalae dicentem poggiato alla scala , il
sibi: (1) Ego sum Do- quale a lui diceva : Io
minus Deus Abraham sono il Signore Dio di
patris tai, et Deus Abramo tuo padre, e
Isaac: terram, in qua Dio d'Isacco : la terra ,
dormis , tibi dabo , et in cui tu dormi, la da-
semini tuo, rò a te,e alla tua stirpe.
14. Eritque semen 14. E la tua stirpe sa•
tuum quasi pulvis ter• rà fOme la polve della
rae: dilataberis ad oc• terra: li dilaterai a oc-
cidentem , et orientem, cide'nte, e ad oriente, e
(•) Infra 35. 1. 48, 3.

Vers. 12. e 1 3. P-ide una 1cala appoggiala alla terra, ec.


E il Signore appoggiato alla scala, ec. In questa scala, secondo
la piu. ordinaria sposi:tione, si ha una immagine della Providema
<livina, onùe in capo di essa vedesi Dio. Gli Angeli che salgono
e scendono, sono i ministri ed esecutori della Provideni.a. Volle
Dio con questa visione consolare- Giacobbe, il quale fuggiasco
dalla casa de' genitori per timor del fratello, colP animo pieno di
tristezza riposava S(?pra di un sasso, A lui dunque fa vedere que-
sta scala che va fino al cielo; sii fa vedere gli Angeli che per or--
<line di Dio si adoperano a benefizio e consolazione de' giusti, e
gli fa vedere llio stesso protettore e rimuneratore della virtù.
Ma forse con più ragione <liremo, che per questa scala lo Spirito
'Santo volle significn1·e l'incarnazione del Verbo di Dio, il quale
dovea nascere cli Giacobbe, e scendere per variì gradi e genera..
-z.ioni fino alla terra, qunndo lo stesso Verbo fii fatto carne, e il
cielo riunì colla terra, e le somme alle infime cose, e P uomo
congiunse con Dio. Scendono ad annunziare sì gran no\-·ittl gli
Angeli, e salgono a riportare i ringraziamenti e le benedizioni
che a Dio danno i giusti per un'opera così grande. Qual consola-
2.ione alP afflitto e ramingo Giacobbe il vedere adombrat,o sotto
i suoi occhi un mistero sì grande, vedere il Cristo che dovt:a na-
acere del suo sangue, e nel quale tutte le promesse di Dio fatLe
a lui e a tutti j :.uoi padri doveano avere il pieno e perfeLt.o loro
adempimento!
La terra, in cui tu dormi, ec. Giacobbe era tuttora nel pae-
se di Chanaan , ma presso a' confini.
A te e alla tua stirpe. Vuol dire a te, o sia alla trta stir-
pt; perocchè la particella e molte volte è esplicativa.
C A P O , XXVIII. 281

etseptemtrionem,et me- a settentrione, e a mez•


ridiem: (1) et BENE· zo giorno, e IN TE, e
DICENTfIR IN TE, nel seme tuo SARAN
et in semine tuo cun• BENEDETTE tutte le
ctae tribus terrae. tribù della terra.
15. Et ero custos 15. E io sarò tuo cu•
tTJrtS , quocumque per- stode,inqualunque luo-
rexeris , et reducam te go anderai: e ti ricon•
in terram hanc : nec durrò in questo paese:
dimittam , nisi compie• e non ti lascerò senza
vero uniPersa , quae avere adempiuto tutto
dixi. quello che ho delto.
16. Cttmque evigilas• 16. E svegliatosi Gia•
setJacobdesomno, ait: cobbe dal sonno, disse:
/Tere Dominus est in lo- Veramente il Signore è
co isto, et ego nescie• in questo luogo, e io noi
bam. sapeva.
17.Pavensque:Quam 17. E pien di paura:
terribilis , est, inquit, Quanto è terribile, dis•
locus iste ! non est hic s'egli, questo luogo I
aliud, nisi domus Dei, non è qui altra cosa, se
et porta coeli. non la casa di Dio 1 e la
porta del cielo.
(•) Dertt. u. 20. 19- 8.

Vers. ,4. E IN TE, e nel temetrto SARAN BENEDET-


TE ec. Anche queste parole debbono intendersi nella stessa
maniera: IN TE, o sia nel seme tuo: il qual seme è Cristo. Co-
sì Dio viene qui egli stesso colle parole ad esporre al patriarca
1p1e1lo che avea voluto dimo$trare col simbolo della mistcrio-
5a scala.
* Ti dilaterai. Ti farai largo.
Vt>rs, 16. Svegliatosi ... disse: Veramente il Signo~ 6 iti
questo luogo. Giacobbe svegliatosi colla mente piena di tutto
quello che avea veduto e udito, cre<le di essersi messo a dormi-
re senza saperlo in un luogo consecrato al Signore; mentre ivi
11e gli era dato a vedere, e gli avea parlato con tanto amore.
GENESI
18. Surgens ergoJa• 18. Alzatosi adunque
cob mane, tulitlapidem,al mattino Giacobbe ,
quem supposuerat ca• prese la pietra, che avea
posta sotto il suo capo,
piti suo, et erexit in ti•
tulum , ( 1) fundens o•e la eresse in monumen•
leum desuper. to, versandovi sopra del•
l'olio.
19.Appellavitqueno• t 9. E alla città, che
men urbis Bethel, quae prima chìamavasi Luza,
prius Luza vocabatur. diede il nome di BetheL
(1) Supra 26. 4,

Vera. 17, Quanto~ ten·ibile ... questo luogo! non b qui altra
Cosa, ec. Quanto venerahilc, e sacrosanto ~ questo luogo, dove
Dio_si fa vedere, come in sua casa, e dove mi è stata mostrata la
mistica scala, per cui gli Angeli scendono, e salgono, e la via, e
I.I porta dimostrano per entrare nel cielo! Questa via, e questa
porta è Cristo, come dicemmo. Vedi Joan. x. g. Non sarà inutile
di os,ervare, come Jìn da que' tempi si dcgnO Dio d' illustrare
certi luoghi con apparizioni, e miracoli., e favori a pro degli
uomini.
Vera. 18. La eresse ,·n monumen~o,, versamlovi ec. Giacobbe
aba io quel luogo la pietra per memoria sacra e religiosa del
gran favore ivi ricevuto da Dio, e perciò unge con olio la stessa
pietra, come per consacrarla, La Chiesa cattolica prese quin<li
l'esempio della unzione sacra, colla quale a Dio si dedicano i
1uoi templi, e gli altari. Giacobbe non si fa un idolO di questa
pietra, nè verun culto superstizioso le rende; ma la innalza sol-
tanto in commemorazione delle grazie ivi ricevute da Dio. Y'edi
cap. xxxv. 3. Ma gFidolatri, a'qual.i si vede eyjJentemente, che
passò la notizia di questo gran fatto, lo depravarono, e della pie-
tà di Giacobbe si fecero arsomento dell'antichissimo vituperoso
culto, che da lor si rendette alle pietre, le quali furono chiama-
te Bethule dal luogo stesso di Bethel, dove lasciò Giacobbe i!
fUO monumento. Alcune erano consacrate a Saturno, altre al so-
le, altre ad altri dei; e di esse raccontavano grandissime favole,
çome per esempio che avessero vita e moto, rendessero oracoli ee.
Vers, 19. E alla città che prima chiamavasi Luza, ec. Il
luogo prima chiaruavasi Lui.a dalla copia de' mandorli che v.i si
trovava; e lo stesso nome avea la citta, o sia iJ borgo, presso il
quale dormì Giacobbe; e questi al luogo e alla cittit diede il uo-
~e di Bethel, cioà casa di Dio.
C A P O XXVIII. 283
20. 'JTovit etiam vo- Fece ancora voto,
20.
tum, dicens: Sifueril dicendo: Se il Signore
Delts mecum , et custo- sarà con me, e sarà n1io
dierit me in via , per custode nel viaggio da
quam ego ambulo , et me intrapreso, e mi da·
dederit mihi panem ad rà pane da mangiare, e
vescendum,etvestimen- veste da coprirmi,
tltm ad induendum ,
2 1. Reversusque fue• 121. E tornerò felice-
ro prospere ad domum mente alla casa del pa·
patris mei: erit mihi dre mio , il Signore sa•
Dominus in Deum, rà mio Dio,
22.Etlapis iste, quem 22. E questa pietra
erexi in titulum , voca• alzata da me per mo-
bitur domus Dei; cun- numento, avrà il nome
,:torumque , quae dede· di casa di Dio: e di tut-
ris mihi, decimas effe• te le cose , che darai a
ram tibi. m~, tiofferirò la decima.

Vcn. 2,1. e 2.,. li Sig"flors 1ttrd mio Dio; tJ qu~1ta pietra u,


Con queste parole il Signori, sar<i mio Dio, Giacobbe non pro-
mette a Dio il culto interiore ed esterno, tecon<lo il quale e~li
lo avea per suo Dio fin dal primo ~omento della sua nascita t
ma promette le speciali esteriori dimostrazioni di culto e di gra-
titudine, come l' ereiione di un altare in quel luogo , l'offerta
delle decime. cc. •
* Ti offirirò la decima. Da erogarsi o ne' s.acr.ifiiii abe a te
ai debbono 1 Q in quello che ti piacurd J' or<lin.ire.
GENESI

CAPO XXIX.
Giacobbe accolto da Labari' serve a lui per pat•
to sette anni per aver la figlia di lui Rachele.
Gli vien data Lia in vece di quella: ed egli
è costretto a servire per la medesima sette
altri anni. Rachele è sterile, e Lia partorisce
9uattro figliuoli.

1. Profectus ergo 1. Partitosi quindi


Jacob venit in terram Giacobbe giunse nella
orientalem. terra d'oriente.
2. Et vidit puteum 2. E ~·ide in un cam-
in agro, tres quoque gre• po un pozzo , e presso
ges ovium accubantes a questo tre greggi di.
juxta eum: nam ex illo pecore sdraiate: peroc•
adaquabantur pecora, et chè a questo si abbeve•
os ejus grandi lapide ravano le pecore, e la
claudebatur, sua bocca era chiusa con
una gran pietra.
5. Morisque erat, ut · S, Ed era usanza, che
cunctis ovibus congre• raunate tutte le pecore
gatis devolverent lapi- ribaltavan la pietra, e
dem, et refectis gregi• ristorati i greggi la rÌ•
bus rursum superos pu• mettevano sopra la boc•
tei ponerent. ca del pozzo.
4. Dixitque adpasto- 4. Ed egli disse a' pa·
res: Fratres, unde e- stori : Fratelli , donde
stis? Qui responderant: siete? Ed ei risposero :
De llaran, DiHaran.

Ven. t, JSrella terra d'oriente. La Mesopbtamia, e i paesi ol-


tre l'Eufrate sono imlicati nella S<·rittura col nome di oriente.
Vers. 2, E la sua bon,·a era diiusa cun una pietra. Cautela
opportuua in un paese che scarseggiava d'acqua, aftiucbè i gress;i
J' avesscr 1,iì.t pura e salubre e abLondante.
C A P O XXIX. 285
5. Quos interrogans, 5. E interrogolli: Co-
Nrmquid, ait, nostis noscete voi forse La•
Laban, fi[ium N achor ? han, figliuolo di Na-
Dixerunt: Novimus. cbor? Dissero : Lo CO•
nosciamo.
6. Sanus ne est? in• 6. È egli sano? dis-
quit. ralet. inquiunt: se egli. Risposero: E
et ecce Rachelfilia ejus sano: ed ecco Rachele
venit cmn grege suo. sua figlia , che vien col
suo gregge.
;. Dixitque Jacob: 7. E Giacobbe disse:
A.dhuc multum diei Rimane ancor molto
superest , nec est tem• del giorno, e non è
pus , ut reducantur ad tempo di ricondurre i
-caulas greges: datean• greggi all' ovile: date
te potum ovibus, et sic prima da bere alle pe•
eas adpastumreducite. core , e poscia ricondu•
cetele al pascolo.
8. Qui responderunt: 8. Risposer quelli :
Non possumus, dùnec Noi possiam fare, fino
omnia pecora congre- a tanto che sien radu•
gentur , et amoveamua nate tulle le pecore,
lapidem de ore putei, ut e tolta dalla bocca Jel
adaquemus greges. pozzo la pietra, si ab-
beverino tutti i greggi.
9 . .Adhuc loqueban• 9. Non avean finito
tur , et ecce Rachel ve• di parlare, quand' ecco
niebat cum ovibus pa- che Rachele veniva col•
tris sui: nam gregem le pecore di suo padre :
ipsa pascebat, perocchè ella pasceva il
gregge.

Vers. 5. Labrm figliuolo di Nachor. J..aban era nipote di Na-


chor e figliuolo di Bathuel; ma Giacobbe nomina Nacbor 1 come
capo lli qnell~ famiglia.
Vers. 6. * E egli sano? Ebr. Ha e15li pnc~1
GENÉSI
10.Quam cum JJidis- 10. E avendola vedu-
.setJacob, etsciretcon• ta Giacobbe, e sapendo
S'Obrinam suam , oves• eh' ella era sua cugina
que Laban avunculi sui, germana , e che le pe•
amovit lapidem , quo c01·e erano di Laban
p11teus claudebatur. suo zio, tolse la pielra,
colla quale chiudevasi
il pozzo.
11. Et adaquato gre• 11. È fallo bere il
ge, osculatus est eam: suo gregge , la baciò:
et elevata voce flevit, e alzata la voce pianse,
12. Et indicavit ei, 12. E le accennò, CO•
quodfrater es set patrìs me era fratello del pa-
sui, et filù,s Rebeccae: dre suo , e figliuol di
al illa festinans mm• li.e becca: ed ella anelò·
tiaµit patri suo. in fretta a recarne nuo-
va a suo padre,
15. Qui c1,m audìs- 15. Il quale avendo
set µenisse Jacob, fi· uclilo esser venuto Gia-
lium sororis suae , cu• cobbe, figliuolo di sua
currit obviam ei: com- sorella, gli corse incon•
plexusque eum, et in tro: e abhraccialolo, e
oscula ruens duxit in baciatolo, e ribaciatolo
domum suam. A udìtis lo condusse a casa sua.
autem causis itineris, E udile le ragioni del
suo viaggio,
14. Respondit: Os 14. Rispose : Tu sei
meum es, et caro mea. osso mio, e mia carne.

Vers. rr. T,a ba('iò: e alzaia la voce pianse. Il bacio era una
maniera dì saluto usata particolanrtente tra ~li streui. parenti. Gia-
cobbe pianse o per tenerezza, vedendosi giuuto tra persone del
suo sangue, o, come altri pensano, per sentimento di dolore, ri-
flettendo al povero stato, in cui si trovava, on<le non axca nulla
da poter farne un presente alla cugina secondo il costume. II ti-
more del fratello, e la sollecitudine di schivare il suo !:degno
lo avean fotto partire da casa ~olo, e senz' altri prcpou-ativi, che
uu. }h1co ,li pNvvisione per "Vivere.
CAPO XXIX.
Et postquam impleti E passalo che fu un
srtnt dies mensis unius, niese,
15. Dixit ei: Num 15. Gli disse: Forse
quia frater meus es, perchè tu sei mio fra-
gratis servies mihi? tello , servirai a me
dic quid mercedis ac- gratuitamente? dimmi
cipias, quel che tu vuoi.
16, Habebat vero 16. Or egli avea duot
duas filias: 11ome11 ma• :figliuole : la maggiore
joris Lia; minor vero chiamavasi Lia; la mi-
appellabatur Rachel, nore Rachele.
17. Sed Lia lippis 17. Ma Lia avea gli
erat. oculis: Rachel de, occhi cisposi : Rachele
corafacie, et venusto era bella di vollo, e av•
. aspectu. venente.

Vers. 14. Tu sei osso mio, e mìa carne. Siamo tu ed io dello


stesso sangue; e perciò in casa mia avrai accoglimento, e sceglie-
rai la consorte: la mia casa è tua casa.
Vers, 15. SerYirai a me gratuitamente? Giacobbe non volen-
do mangiare il pane a ufo, come si dice, in casa di Laban 1 si oc-
cupava nelle faccende di casa, e nella cura de' greggi.
Vers. 1G. La maggiore thiamavasi Lia; la minore Rachele.
Giacobbe è qui una bella figura di Gesìt Cristo, Lia della sina-
goga, Rachele delJa Chiesa cristjana. Lia maritata la prima, co-
me di et8. maggiore, non ebbe mai int.ero il possesso del cuor
dello sposo; e se fu unita a Giacobbe, lo fu, per così dire, in
4;razia di Rachele sotto il nome di cui la prese Giacobbe. Rache-
le, r amor <li Giacobbe, acquistata con prezzo di sue fatiche, e
rispetto alla quale tutte le fatiche a lui sembrano un nuJla; Ra-
chele amata con infinita costanza, Rachele è degna di rappresen-
tare la t:hiesa Ji Gesù. Cri-sto. Alla fomlazìone di questa Chiesa
fnron <lirette tutte le cure della Provvidenza diYina fin dal prin-
cipio del mondo, e i misteri, e i Sacramenti di lei furono :figu-
l'a.ti in tutte le ceremenie, e ne'riti e ne' sacrifizii dell'antico te-
Btamento. I Saoti ste~si di questo antico testamento non piacque-
to a Dio, -se non in quanto appartt>nnero a questa Chiesa, e fu-
rono uniti per la fede col capo di .lei il Messìa. Questi venne in
persona a fo.1 e 17 acqui:sto di questa novella sposa a prezio di fa-
tiche e di patin1entì, -e diede finahnente la vita stessa per lei,
&ftln di renderla degna dell'eterno amor suo; perocchè con que-
sta ,p,osa t>-g1l si stara fino alla fme de' secoli.
288 GENESI
18. Quam 'diligens 18. E a questa por•
Jacob ait: Serviam ti- tando amore Giacobbe
bi pro Rachel filia tua disse : Ti servirò per
minore septem annis. Rachele tua figlia mi•
nore per sette anni •
19. Respondit La• • 19. Rispose Laban,
ban: Melius est, ut ti- E meglio , eh' io la dia
l;i eam dem , quam al- a te , che ad altro uo-
teri viro : mane apud mo: statti con me.
me.
20. Servivit ergo Ja• 20. Servì adunque
cob pro Rachel septem Giacobbe per Rachele
annis : et videbantur sette anni : e pochi gli
illi pauci dies prae a• parver quei giorni pel
moris magnitudine. grande amore.
\
21. Dixitque ad La• 21. E disse a Laban:
/;an: Da mihi uxorem Dammi la mia moglie:
meam : quia jam tem- perocchè è compiuto
pus impletum est, ut già il tempo di spo•
ingrediar ad illam. sarta.
22, Qui, vocatis mul- ~2. E quegli, fatto
tis amicorum turbis ad invito di una gran tur•
convivium , fecit nu• ba di amici al convito ,
ptias, fece le nozze.
25. Et vespere Liam. 25. E la sera condus•
filiam suam introduxit Se a lui la sua figliuola
adcum, Lia,
Vers. 18. Ti urvirò pt:r Rachek ,.. tt:tte anni, Si è gi& altro..
ve osservato, che j mariti compravano le mogli e davano ad esse
la dote; così oltre gli Ebrei usavano i Greci, i Germani, eé,
Vers. 2.0. E pochi gli parver quei giorni pel grande amon.
Il maggior numero degl' interpreti credono , che i sette anni pre-
cedettero il matrimonio, in cui in vece di Rachele gli fu data
Lia. E bisogna confessare, che questo sento è quello che natura}..
mente risulta dalle parole del testo sacro. E di più, a qual ftne
s_arebbe detto, che la servitù di sette auni parve poca cosa a
GiacoLbe pel grande amore, ,e egli avesse gi;l avuio la ricom..
penaa de' auoi aervigi, l' amaia Rachele?
CAPO ~XIX.
24. Dans ancillam 24. Dando alla figliuo-
filiae, Zelpham nomi- la una serva chiamala
ne. Ad quam cum ex Zelpba . E,l essendo
more Jacobfuisset in- Giacobbe andato a sia•
gressus, Jacl:o mane re con lei s~condo il
vidit Liam, costume , allorchè ven•
ne il giorno , conobbe
ch'ella era Lia.
25, Et dixit ad soce• 26. E disse al suo
rum suum : Quid est, suocero: Che è quello
quod facere voluisti ? che tu ti sei indotto a
nonne pro Rachel ser• fare? non li ho io ser•
vivi tibi? quare impo• vito per Rachele ? per-
suis ti mihi? chè mi hai tu gabbato?
26. Respondit La- 26. Rispose Laban :
. ban: Non est in loco Non è usanza nel no-
nostro consuetudùzis ,ut stro paese , che le fi.
minores ante tradamua gliuole minori sien le
ad nuptias. prime a maritarsi.

Vers. 23. Conditue a lui ... Lia. Peccò gravissimamente La-


ban, e peccò anche Lia facendo a modo del padre, e accordando-
6i al peccato di stupro, anzi di adulterio ed' incesto. E Ha sape...
va, che Giacobbe era maritato con aua sorella: Giacobbe è scu•
sato dall'ignoranza.
Vers. 24. * Secondo il CO$tltmo, Qu.esle parole, che mancano
ncll' originale e in molte versioui, sono a propç,siLo per-dichiara- 1
re in qual maniera Giacobbe non conoscesse l'inganno, quando
in vece di Rachele gli fu com.eguala Lia, portando il costume,
che la sposa la l'rima volta :ii appressasse allo sposo colla fac ..
eia velata.
Yers. 2.5. Perchè mi hai tu gabbato ? Giacobbe non avea ve-
yuna obbligazione di spo~ar Lia, anche d9po quello che era av..
venuto ; percht: egli non avea <lato veruu consenso di matrimonio
con Lia: e se quc.sto matrimonio si sostenue, fu in virtù del con-
senso che egli vi diede in appresso.
Vers. 2.6. Non è usanza ... che le figlùtole minori ec. Questo
è un pretesto eYidt'.titemente falso: imperocchè. se fosse stata ve•
ra la consuetudine di non maritare lt: figlie minori avanti alle
maggiori, non avrebbe egli fatto con soleuuit.ì le nozze dì llachc-
le, che tutti sapevano minore di etll.
Peut. Yol. I. 15
GENESI
27. Imple hebdoma• 'J7. Compisci la set-
ilam dierum hujus co- timana di questo spo·
pulae; et hanc quoque salizio ; e ti darò anche
dabo tibi pro opere, quo l' altra pella servitù ,
sPrfJiturus es mihi se• che mi presterai per
ptem annis aliis. altri selle anni.
28. Acquievit placi• . 28. Si accomodò alla
to: et /,ebdomada trans- proposta : e passala
acta , Rachel duxit u• quella settimana, prese
:x-orem: per moglie Rachele;
2 9. Cui pater servam 2 9. A cui il padre 8•
B alam tradiderat. vea dala per serva Ba• f
1am.

1
So. Tandemque poti- 5o. E giunto final-
tus optatis nuptiis , a- mente al possesso delle
morem sequentis 'prio- nozze bramate, l"amore
ri praetulit, serviens a- della seconda fu in lui
pud eum septem annis più forte, che quel del- -~
aliis. la prima , servendo in 'l
casa di Laban per altri
sette anni.
51. Videns autem 51. Ma il Signore veg•
Dominus , quod despi- gendo, com' ei disprez•
ceret Liam , aperuit zava Lia , la rendette
r•ulr,am ejus , sorore feconda,rimanendo ste.
sterili permanente. rile la sorella.
ifa. Quae conceptum 52. Ed ella partorì il
ge11uit filium, vocavit- figliuolo, che avea con•
que nomen ejus R11&e11, ceputo, e posegli nome
dicens: Yidit Dominus Ruben , -dicendo: Il Si,

Vers_. ?..7. CompiJci la settimana ,li questo sposalizio ec. La


festa d1 nou;e durava sette <lì i e Laban volendo che Giacobbe ri-
tenga Lia per sua moglie, lo pre"a 0
a termiuare ron lei i sette
biomi nuziali, e che poi snùito gli darà Rachele col1a condizione
fli altri sette anui di servi;:,-io.
* E ti darò. Ehr. E ti ,faremo.
CAPO XXIX.
humilitatem meam ; gnore ha vedula la mia
mmc amabit me vir umiliazione; adesso il
meus. mio marito mi amerà.
55. Rursumque con- 53. E di bel nuovo
cepit, et peperitfilium, concepì , e partorì un
et ait; Quoniam audi- figliuolo , e disse.; Per-
vit me Dominus luzberi chè il Signore intese,
contemptui,deditetiam come io era dispregia-
istum mihi: vocavitque ta, mi ha dal o anche
nomen ejus Sùneon. questo figliuolo: e die-
degli ilnomediSirneon.
54. Concepitque ter• 54. E concepì la Ler-
tio, et genuit alium fi· za volta , e partorì un
lium , dixitque : Nunc altro figliuolo, e disse:
quoque copulabitur mi- Adesso :arà ben unilo
hi maritus meus , eo con me il n1io marito,
1uod pepererim ei tres <lacchè gli ho fatti tre
filios: et idcirco appel- figliuoli: e perciò chia•
(ar,it nomen ejus Levi. mollo col nome di Levi.
· 55. Quarto concepii, 55. Concepì per la
et peperitfilium, et ait: quarta volta, e partorì
Modo confitebor Domi- un figliuolo, e disse:
no : et ob hoc vocavit Adesso io darò laude
eum Judam ; cessavit- al Signore : e perciò
que parere. chiamollo Giuda ; e ces•
sò da fare figliuoli.
Vrn. 31. Disprezzrn,a J,in. Lt> volP.a meno lume; a\'ea. peT
]ci minore affetto. Questo è i] sen!'ìo di qu<'sto luogo, come ap-
parisce da a]trc simili f'spressioni della Scrittura. Fedi Matth. x.
3.-.
1
VI. ?.4.
Vns. 32. Ruben. Figliuolo della visfone, o sia ,lella provi-
ilenza: attribuendo Lia alla bontà del Signore l' aw~rla renduta
rnadrf' di un figlim_>lo, e l' averla mirata con occhio di miseri-
cordia, mentre il marho non l'amava quanto la sorella.
Verro. 33. Jl nome di Simeon. Vuol dire Dio ha udito, oyyero
·nmulito. '
\ t!rs, 14. Le-vi. Vale n'ncolo, unione, cc.
Vera, 35, Giuda. Confes,ionc, laude: e,:.
CAPO XXX.

Rachele sterile , e Lia , che più non partorisce,


danno al marito le loro serve , dalle quali ot-
tengono due figliuoli per ciascheduna. Oltre a
questi Lia due altri ne partorisce ed una figlia,
e Rachele partorisce Giuseppe: dopo la nasci-
ta de ·quali Laban pattuisce la mercede da darsi
a Giacobbe, il quale cosi diviene assai ricco.

1. Cer11e11s au- 1. MaRacheleveg-


tem R.achel, quod in- gendosi sterile, porta-
foecunda es set, inviclit va invidia alla sorella ,
sorori suae, et ait ma- e disse al suo marito :
rito suo: Da mihi libe- Dammi de' figli, altri-
ros, alioquin moriar: menti io morrò.
2. Cui iratus respon- 2. Le rispose disgu.
dit Jacob: Num pro stato Giacobbe: Tengo
Deo ego sum, qui pri- io il Jnogo di Dio, il qua-
vavit te fructu ventris le li ha privata della
tui? fecondità?
3. At illa: Habeo, in- 3. Ed ella: Io ho, dis•
quit,famulam Balam: se, la serva Baia: pren-

Vcrs. 1. Portava invidia alla sorella. Un antico proverbio


dice, che le donne tono querule e im·idiose. Rachele non era
ancora quello che fu di poi; onde non è miracolo, se vefj:gcndo
la fecondit1t della sorella, e paragonandola colla sua disancnLu-
ra, se ne inquietava.
Dammi de'Jigli, altrimenti ec. Alcuni vogliono, che Rache-
le ( sapendo, come jJ padre <li Giacobbe avea ottenuto colle sue
preghiere la fecondità a Rebecca) domandi al marito, che impe-
tri la stessa grazia per lei, perchè altrimenti ella di a!Iiizioue si
morrebbe. Ma il disgusto che a tali parole mostrO Giacol)be e la
ri:'lposta di )ni sembra, che dia ragione al Grisostomo di dire,
che qui Rachele parli, con un po' di stoltezza.
Vcrs. 2. * Tengo iO il luogo di Dio. Prevalgo a Dio.
e A Po xxx.
ingredere ml il!am, ut dila, affincbè la prole di
pariat super ge1111a lei io mi prenda sulle
men, et habeam ex il- mie ginocchia, e di lei
la fiLios. io abbia dc' figli,
!~. Deditque illi Ba- 4. E diede a lui Bala
lam in conjugùmi : per moglie : la quale
quae,
b. Ingresso ad se vi- 5. Data a mlirito con•
ro, concepit, et peperit cepi, e partorì un fì.
filùmz. gliuolo.
6. Dixitq11e Rachel: 6. E disse Rachele: Il
J11dicavit mihi Domi- Signore ha giudicalo in
nus, et exa11divit po- mio favore, e ha esaudi-
cem meam, dans mihi ta la mia voce, dando-
filium : et idcirco ap- mi un figlio: e per que•
pellavit nomen eius sto chiamollo col nome
Dan. di Dao.
7. Rursumque Bala 7; E di nuovo Baia
concipiens peperit af. ingravidò, e partorinne
terum, un allro,
Vcrs. 3. Prendila, 11Jinchè ec. Sposala, affinchè il figlio che
ella partorir a, possa io prenderlo per mio, e metterlo sulle mie
giuocchja, qual madre. Così ella corretta da Giacobbe dsronde
{ dice il Grisostomo ) più saggiamente dimostrando, che la sola
brama di aver prole, la quale partecipi alle promesse di Dio, è
cagione, che ella sopporti Ji mal animo la .sua sterilitlt.
S. Agostino [il,. xxu. cont. Faust. èap. 48, e 49. fa l' apologì.a
di Giacobhe contro i Manichei, i quali rimproveravano a questo
,anto patriarca, come un gran delitto, l'avere avuto quattro mo-
gli. Il fatto di Giacobbe, come ossena s, Agostino, non era nè
('ontro la natura, nè contro il costume ( assolutamente parlan<lo)
di que' tempi ; e la propagazione della stirpe d' Abrnmo, propa-
gazione tante volte vromessa da Dio , sembra che ind1ìudesse la
permissione dcUa plura!idt delle mogli: ma dove gli. empii tro-
v.1110 occasione cli mordere e di biasimare, i saggi e i giusti am-
rni1 eranno con ragione in questo medesimo fatto la temperanza
di Ciacohbe. Uua sola moglie egli sposi» rli sua rnlont.'t ì che fu
Rat·hele. Si è veduto, come per fraude del suocero fu costretto a
apo!are anche Lia ; e le due serve non di propria elczj,oue fo ,po·-
$ò·, ma per compi..1cere Je mogli.
GENESI
8. Pro quo ait Ra• 8. In proposito del
chel: Comparavit me quale disse Rachele : Il
Deus crtm sorore mea, Signore mi ha messa
l'!: iuvalui: vocavitque alle mani colla mia so•
eum Nephtali. rella, e io l'ho vinta: e
chiamollo Nephlali.
9. S entiens Lia, quod 9. Veggendo Lia, co-
parere desiisset, Zel- me avea lascialo di far
pham ancillam suam figliuoli , diede a suo
marito tradidit. marito la sua schiava
Zelpha.
10. Qua, post conce- 10. E avendo questa
ptum, edente filium, concepito , e partorito
un figliuolo ,
11. Dixit: Feliciter: 11. Disse ella: Fortu-.
et idcirco vocavit no• na: e chiamollo perciò ~
men eius Gad. col nome di Gad.
12. Peperit quoque 12. Ne partorì Zelpha
Z elpl,a alterum. anche un 11llro.
13. Dixitque Lia: 13. E Lia disse: Que 0

Hoc pro beatitudine sto è per mia beatitu-


mea: beatam quippe dine : perocchè beala
Vers. 6. Chiamollo col nome di Dan. Dan significa gi'mlica-
re, :fur giudizio.
"ers. S. iUi ha messa alle mani ec. Dio ha voluto, che io ab-
bia avuto a disputare dell'onore della fecondità colla mia pro ..
pria soreUa, moglie dello stesso marito; ma io con astuzia aven-
do fatto •posare a hti la mia aerva son rimasa vincitrice. Nephta-
li vale lottatore, combauitore vantaggioso.,
Vers. 1 1. Portrma, oyvero prosperità. E I' esclamazione di
Zelpha in vcrlersi madre di questo nuovo figliuolo. I LXX Ies-
aero ho aYtito buona fortuna: e il Caldeo e il Siro hanno lo
stesso senso, eh' è seguitato dal maggior numero dcgl' interpreti
antichi e moderni. Lia adunque diede a questo figliuolo il nome
di buor,a fortuna., e con ciò fece vedere, che ella non era ancora
interamente esente dalla superstizione del suo paese e della ca.-
i.a di Laban uomo idolatra, nella <1ual casa ella <lovea aver senti-
to nominare sovente, e fors, anche .invocare come una divinit~ la
buona fortuiia. Ye,li cap. xuv. 2"1,
CAPO XX:X,
me dicent mulieres: mi diranno le clonne :
propterea appellavit per questo lo chiamò
eum Aser. Aser.
14. Egressus autem 14. Ma essendo Ru-
Ruben tempore messis ben andalo'alla campa-
triticeae in agrum, re- gna in tempo che mie-
perit mandragoras, tevasi il grano, trovò
quas matri Liae delll• clelle mandragore , le
Ut. Dixitque Rachel: quali egli' portò a sua
Da mihi partem de madre Lia. Ma Rachele
mandragoris filii tui. disse: Fammi parte cld-
le mauclragore di tuo fi.
glio.
15. Illa respondit: 1 5. Rispose quella :

. Parumne tibi videtur,


quod praeripueris ma•
Ti sembra egli poco l'a-
vermi rapito il consor-
ritum mihi, nisi etiam te, se non mi togli an•
mandragoras filii mei cbe le mandragore del
tuleris? Ait Rachel: mio iìglio? Disse Rache-
Dormiat tecum hac le: Dorma egli questa
nocte pro'mandragoris notte con le in ricom-
filii tui. pensa delle mandrago•
re di tuo figlio.

Vers.· 13. Questo è per mi.:z betttitudine. ,I LXX beata mtt


Così applaudisce a sè stessa per aver avuto un sesto figliuo.lo.
Vers. 14. Fammi parte delle manàragore ec. I LXX e il
Caldeo leggono come la Volgata mandragore, ovvero frutti di
mandragora ,· e quantunque tra' moderni interpreti sieno non
pochi quelli che pretendono di dare un altro significato alla vo-
ce del test.o ebreo, io non credo, che tutte le ingegnose conget-
ture possano mettersi in paragone colP autorità de' LXX e del
Caldeo, trattandosi di un frutto che dovea essere cognitissimo
nella Mesopotamia e nella Giudea, che è rammentato anche nel-
la Cantica. Questo frutto assai bello e odoroso è buono a conci-
liare i1 sonno, a cacciar la tristP.ua, e a dare Ja fecon<lità, cou-
forrne attestano moltissimi autori antichi e moderni. Posto cii, ,
ognuno intende, per qual motivo Rachele aHsse tanta premura
di a~·ere una parte de11e mandragore trovate da Ruben. Ella pe-
rò ai rimase &terile, fino a tanto che a Dio piacque di con:11ib:rla.
GENESI
16. Redeuntiqrte ad 16. E tornando alla
vesperam Jacob de sera Giacobbe dalla
agro, egressa est in oc• campagna, uscl incon-
cursum ejus Lia, et: Ad tro a lui Lia, e: Meco,
me, inquit, intrabis : disse, verrai: perchè ti
quia mercede conduxi bo caparrato col prezzo
te pro mandragoris filii delle mandragore del
mei. Dormivitque cum mio figliuolo. Ed egli si
ea nocte illa. dormì con lei quella
notte.
17. Et exaudivit 1 7. E il Signore esau-
Deus preces ejus: conce• dì le preghiere di lei: e
pitque, et peperit filium concepì, e partorì il
9uintum, quinto figliuolo,
18. Et ait: Dedfr 18. E disse: Il Signo-
Deus mercedem mihi, re mi ba renduta mer• ,.•
9uia dedi ancillam cede, perchè diedi la
meam viro meo: appel- mia schiava a mio ma•
lavitque nomenejus Is- rito :e gli diede il nome
sachar. d' Issacba r,
19. Rursum Lia con• 19. E di bel nuovo
cipiens peperit sextum Lia concepì , e partori
filium, il sesto figliuolo,
20. Et ait: Dotavit 20. E disse: Il Signo-
me Deus dote bona: re mi ha dotata di buo-
etiam hac vice mecum na dote: anche questa
erit maritus meus, eo volta si starà con me il
quod genuerim ei sex mio marito p·er avergli
Vers. • 5. Ti sembra egli poco P avermi rapito ec. Lia rfofacM
eia a Rachele_l' ;wer tolto a lei Giacobbe, il quale veramente
avea sposata pritn.a lei. Rachele però avt·ebòe ben potuto ritor-
cere F argomento.
* Dorma teco. Ved.rai ~ che a scanso d' inquietudini fralle
:sue mogli solea Giacobbe iu tempi fissati starsi or con questa or
con quella.
Vcrs,_ 18. Gli die,le il nomD d' Issm:har. Valo adire, iiomo
tiella ru.-ompensa 1 dtilla mer,;ed~. .
CAPO XXX. 2 97

Jilio.r"; et idcirco appel- io falli sei :figliuoli : e


lavit nomen eius Za• per questo chiamollo
bulon. col nome di Zabulon.
21. Post qllem pepe• 2 1. Dopo di questo
rit filiam nomine Di- parlori una figlia per
1tan1. nome Dina.
22. Recordatus q1to• 22. Ricordatosi il Si-
que Dominus Rachelis, gnore anche di Rachele
exaudivit eam, et ape• la esaudì, e la rendè fe.
mit vulvam ejus. conda.
23. Quae concepit, 23. E concepì, e par•
etpeperit filium, dicens: torì un figliuolo, dicen•
Abstulit Deus oppro- do: Il Signore ha tolto
brium meum. il mio obbrobrio.
2/•• :Etvocavit nomen 24, E chiamollo col
ejus J oseph, dicens: nome di Giuseppe , di-
LJddat mihi Dominus cendo., Il Signore dia•
filium alterum. mi ancora un altro Ji.
gliuolo.
25. Nato autem Jo- 26. Ma nato che fu
seph, dixit Jacob so- Giuseppe, disse Giacob-
cero suo: Dimitte me, be al suo suocero: Dam•
ut revertar in patriam, mi licenza, che io me
et ad terram meam. ne torni alla patria , e
nella mia terra.

Vers. ?.O. Chiamollo C'Ol nome di Zalmlon. Alcuni interpre-


tano Zabulon, abitazione, coabitazione.
'Vers. 21. Per nome Dù1a. Questo nome ha la stessa ra.1lic-c,
che quelJo di Dan. Gll Ebrei 1licono,che Dina fu mogli.e di Giobbe.
,·ers. ,3. Il mio obbrobrio. La sterilità, la <1uale era conside-
rata comft un ~ran disdoro.
V crs. :::t4. Chiamollo col nome ,li C iuseppe u. Sjgnifica uno
che crescerà, angumentcrà cc., volendo ltad1ele dimostrare Ja
speranza di non restare con questo solo fi;~lioolo, ma tli averne
:mcora un altro, Giuseppe venne alla luce l' 111mo nonagesimo
primo di Giacobbe, il decimoquorto anuo dopo il suo arrivo
, neUa l\icsopotamia.
13 •
GENESI
26. Da mihi uxores, 26. Dammi le mogli,
et libero.; meos, pro e i miei figliuoli, per li
9uibus servivi libi, ut quali sono stato a' tuoi
abeam : tu nosti ser- servigi, affinchè io me
vitutem, qua servivi ne vada: tu sai qual sor-
libi. te di servigio sia stato il
mio.
27. .Ait illi Laban: 2 7. Disse a lui La.
Inveniam gratiam in. ban: Possa io trovar gra•
conspectu tuo: experi• zia dinanzi a te: io ho
mento didici, quia be- conosciuto alla prova,
nedixerit mihi Deus che Dio mi ha benedet•
propterte. to per causa tua.
28. Constillle merce• 28, Determina tu la
dem tuam, quam dem ricompensa, eh' io deb- •
libi. ba darti.
29. A t ille respon• 29. Ma quegli rispo•
dit: Tu nosti quomodo se: Tu sai in qual mo•
servierim tibi, et quan• do ti ho servito, e quan-
ta in manibus meis to sieno augumentali
fuerit possessio tua. nelle mani mie i tuoi
beni,
3o. Modicum habui- 5o. Poco tuavevipri-
sti antequam venirem ma eh' io venissi a te :
ad te : et mmc dives ora sei divenuto ricco :
effectus es: benedixit- e il Signore ti ha bene•
que tibi Dominus ad detto alla mia venuta.
introit1,m meum. Ju- È ~dunque giusto, che
stum est igitur, ut ali,. io pensi una volta an•.
quando proddeam et- che alla casa mia.
iam domui meae.

Vers. ?.7. Poua io trovar grazia dinanzi a te. È una speci~


di complimento di Laban, come s'ei dice3se: F.unmi gralla di
.tJcoltarmi.
* Per c:ausa tua. Al tuo 'Veair qua.
CAPO XXX. 299
51. Dixitque Laham 31. E Laban gli dis--
Quid tibi dabo? Atil- se: Che ti darò io? Ma
le ait: Nihil volo: sed quegli replicò: Non vo-
sifeceris, quod postu• glio nulla : ma se farai
lo , iterum pascam , et quello eh' io chiedo ,
custodiam pecora tua. pascerò di nuovo le tue
pecore, e n'avrò cura.
52, Gyra omnes gre- 32. Raduna insieme
ges tuos, et separa luUi i tuoi greggi , e
cunctas oves varias, et metti da parte tulle le
sparso vellere: etquod- pecore variegale,emac•
cumque furvum, et ma- chiate di pelame: e lui•
culosum , variumque to quello che verrà fo.
fuerit tam in ovilms, sco, e macchialo, e va•
quam in capris, erit rio tanto di pecore, che
merces mea. di capre, sarà la mia
mercede.
53. Respondehitque 55. E parlerà un dì a
mihi cras justitia mea, mio favore la mia fede!•
quando placiti tempus tà, allorcM verrà il tem-
advenerit coram te: et po concordato tra noi:
omnia, quae non fue• e tutto quello che non
rint varia, etmaculosa, sarà di vario colore , o
etfurva tam in ovibllS, macchiato, o fosco lan•
quam in capris, furti to di pecore , come di
me arguellt. capre, mi dimostrerà reo
di furto.

Vers. 31. Non voglio nulla; ma se farai. u. Non vni:;:lio ifa


te nulla gratuitamente; ovvero non voglio che tu dia mercede:
non son io un mercenario; fa solamente quello cl1e io diri).
Vers. 3?:. E tutto quello che yerrà fosco e macchiato e va-
rio ... sarà mio. La lana delle pecore varia di colore è pot·o sti-
mala, perchè non pul) tingen.i; e lo stess-o dicasi del pelo delle
caprl:" 1 ti.elle quali perì, il pelo nero era ~timalissimo; onde t;ia-
i'.oùhc non chiede le capre di color nero, ma qudlc di color fo-
:.n,. Cm,Ì e1,?:li si coutcnla di. nvcr per ricompensa i rifiuti, })U CtJ-
::.'t tlin· 1 tlc' g:ret,i;i ùi Lahau.
5oo GENESI
54, DixiùJzte Laban: 34, Disse Laban: Mi
Grat1tm habeo quod piace quello che do-
pet;s. mandi.
35. Et separavit in 35. E quel giornò se-
die illa capras, etoves, parò le capre, e le pe-
et hircos, et arietes va- core, e i capri e i mon-
rios, atque maculosos: toni di vario co !ore , e
citnctum autemgregem macchiati: e tutto il
zmicolorem, idest albi, gregge di un sol colo-
et nigri velleris tradi- re, cioè cli bianco, e ne•
dit in manu filiorum ro pelame lo diede in
suoram. governo de' suoi fi.
gliuoli.

Vera. 33. E parlerà un ,n a mio favore la miafed,!ltà, al-


lorchè, ec. Vale a dire, tu vedi qu:1111isuguaglianza si trovi in
c1uesto patto in mio svantagg:io. Tu mi lascer<1.i le pecore e le ca-
pre di un solo colore, ed io non dovrò avere, se non quello che
di esse nasceril pezzato, e macchiato di varii colori; e quelle di
un sol colore debbono essere tue. L'ordine naturale delle cose
ti mostra, eh' è come se io patteggiassi, che tu dovessi avere ogni
cosa. Ma io spero, che la giustizia colla cpiale ho proceduto e
procedo con te, mi as5istera, e mi otterrà da Dio quella merce-
de, che tu non vor!'esti clarmi.
E tulto quello che non sa,-à di vario colore -· mi dimo-
strerà r·eo difurto. Quautlo tlovrau divi1lcrsi alla fine delJ'anno
i nuovi 11art-i secondo il concordato tra noi, ove mai io ne rite-
nessi alcuno, cl1e non fosse ùi vario colore, mi contenterò di es-
2-ere i..·ondannato qnal laùro.
Vers. J5. Separ(J le capre, ~ le pecore .... di '1ario color·e ... e
tutto il gregge di un sol colore ... lo ,liede in governo de' suoi
ji~liuoli. Di chi sono questi figliuoli messi da Laban al governo
de) greggi separati di un solo colore, cioè o bianco, o nero, e ri-
messi a Giacobbe 1 Sono indubitatamente i figliuoli di Laban.
Quest, uomo avaro e sospettoso, amnchè Giacobbe non potesse
ia qualche modo o frodare le figliatu.re , o introdurre tra' suoi
greggi delle pecore, o delle capre di vario colore, <lil a Giacohb<~
come per compagni, e aiuti, ma in realtU per esploratori, i suoi
figliuoli, ed egli' si ritira co' suoi gr~ggi tre giornate di strada
lontano dal genero. Così egli non ha vaura, che il mo bestiame
poua mes.colarsi con quello di. Giacobbe, nè le 6Ue pecore, e ca~
Jlre di color vario c&ser vcùute dalle bianche, e nere di Giacobbe.
CAPOXXX.
56. Et posnit spa• 56. E pose una di-
tium itineris trinm die· stanza di tre giorni di
rum inter se, et gene• viaggio tra sè , e il ge•
rum, qui pascebat refi• nero, il quale pascola•
quos greges ejus. va il rimanente de' suoi
greggi.
37. Tollens ergo Ja. 57. Prese adunque
cob virgas populeas vi· Giacobbe delle verghe
rides, et amygdalinas, di pioppo verdi , e di
I et ex platanis, ex par• mandorlo, e di platano,
l
J
te decorticavit eas : de- e ne levò parte della
) tractisque corticibus, in corteccia, levata la qua•
his, quae spoliatafue- le , dove le verghe era•
rant, candor apparuit: no spogliate, spiccò il
iLla vero, quae integra bianco: e dove non era•
fuerant, viridia per- no sta te toccate rima-
mrmserunt: atque in sero verdi : onde in tal
hunc modum color ef- guisa risultò vario co•
Jèctus est varius. !ore.
38. Posuitque eas in 38. E le pose ne' ca-
canalibus, ubi effunde• nali , dove gettavasi
batur aqua: utcum ve• l'acqua, affinchè venute
nissent greges ad bi- a bere le pecore , a ves-
bendum, ante oculos ser dinanzi agli occhi
haberent virgas, et in le verghe , e concepis•
aspectu earum conci- sero rimirandole.
perent.
Vers. 36. Tre giorni tli viaggio. Solito Ilerò farsi da un guar-
diano di greggi dietro al suo best..iame.
Vers. 37., e 38. Prese ... delle verghe di pioppo verdi, ec. Ec--
co l' arie usata da Giacobbe per avere delle pecore e capre <l'un
sol colore dc' parti di color vàrio. Egli prende delle verghe, o
scndisd di varie piante, ne inciùe, e ne leva in piÌt luoghi. la
S<'Orza i così queste verghe restano di vario colore : <lipoi le pohe
ne' canali, <love andavano j grci,gi ad abbeverarsi; il resto è assai
chiaro.
* E ne levò parte tiella co,·lei.:cia. E ad una parto tohe
la cur~e1.;cia.
5oz GENESI
59. Factumque est, 59. Ed avvenne, che
ut in ipso calore coitus le pecore in ca !ore mi-
oves intuerentur vir• ra vano le verghe , e fi.
gas, et parerent macu• gliavano agnelli con
losa, et varia, et diver- macchie, e pezzati, e
so colore respersa. sparsi di vario colore.
(o. Divisitque gre• 40. E Giacobbe divi-
gem Jacob, et posuit se il gregge , e pose le
virgas incanalibus an• verghe nei canali da•
te oculos arietum: e• vanti agli occhi degli
rant autem alba, et ni- arieti : ed erano di La·
gra quaeque Laban: ban tutti i bianchi , e i
cetera cero Jacob, se- neri: gli altri poi tutti
paratis inter se gregi• di Giacobbe , avendo i
bus. greggi separali tra loro.
41, Igitur quando 41. Quandoadunque
primo tempore ascen- alla primavera dovean
debar, tur oves, ponebat concepire le pecore,
Jacob virgas in cana• mettea Giacobbe le ver•
libus aquarum ante ghe ne'canalidell'acqua
oculos arìetum et ovium, dinanzi agli occhi dei

Ven. 40. E Giacobbe divi.re il gregge, ec. Era riuscito a Gia-


cobhe col1a dili;;enza descritta ne' versetti 37, 38. 39. ùi aven~
degli agnelli e dc' capretti pezzati di vario colore: questi e;;li
st·partl dagli altri, e questi egli. procurava di m~tter davanti aUe
pecore al teJDpo, in cui sogliono concepire. Vedesi pnò e fo
que,to, e nel seguente versetto, eh' ei continua a mettere ùelle
Terghe ne' canali , dove i suoi greggi andavano a bere, osservata
perO la distinzione posta nel verso 42.
Altri per queste parole divise il gregge intendono, l'be egli
andftsse separando via via , e mettendo in disparte gli agnelli, e
i capretti macchiati, e di vario colore, che erano suoi, e non li
lasc-i va stare mescolati co' greggi di Laban, aflinchè questi nou
avesse pretesto di qut"rclarsi, perchè Giacobbe si procurasse 1111
sl ~ran profitto col mettere quegli a:;nclli e carretti dinam i
alle bianche pecore e capre, .._tnnchè queste faccsser simili i lo-
ro parti. --
CAPO XXX. 3o3
ut in earum contem- montoni , e delle peco•
platione conciperent: re, affinchè queste con•
cepissero in guardan•
dole:
42. Quando vero se• 42. Al tempo poi, in
rotina admissura erat, cui le pecore concepi-
et conceptus extremus, scono, e portano per la
non ponebat eas. Fa- seconda volta, non mel•
ctaque sunt ea, quae teva le verghe. E le pe•
erant serotina, Laban: core della seconda eran
etquae primi temporjs, di Laban : quelle poi
Jacob. · della prima nglialura
erano di Giacobbe.

V~rs. 42. Al tempo poi della secondajigliritura. Noi suppon-


ghiamo, che le pecore nella Mesopotamia figliassero,due volte,
come suppose s. Girolamo, e come avviene in Italia. E detto nel
versetto precedente, che Giacobbe mettel'a le verghe ne' canali
al tempo di primavera, quando le pecore <loveano concepire; lo
che egli certamente faceva, percbè bramava, che di vario colore
fos.sero, per conseguenza suoi gli agnelli, che dovean poi nascere:
neU' autunno. Dice adesso, eh' egli non metteva le veq;:he ue' <.·a-
nali al tempo in cui per la seconda, ovvero per l' ultirna volta Je
pecore concepivano, vale a dire nel tempo ù' autunno. Donde
fassi evidente, ehe Giacobbe sapeva, che migliori e }JiÌ.t robusti
erano i parti concepiti in primavera, e partoriti in autunno, che
quei concepiti in autunno, e partoriti in primavera: e pcrciO i
primi egli volca per sè, e lasciava i secondi a Laban.
Due cose sono ancora da notare in questo fatto. In primo
luogo iJ Grisostomo, e dietro a lui gP interpreti Greci hanno cre-
duto, che Pavere le pecore di Giacobbe partoriti agnelli di ,·ario
colore al vedere le verghe da lui messe ne'canali, fosse un effetto
non naturale, ma sopra le legg:i della natura, e per conseguenL.t
miracoloso. S. Girolamo, s. Agostino, e dietro ad essi moltissimi
interpreti sostengono, che ciò poteva accadere naturalmente per
la forza della immaginazione, per ragione della quale si sono ve-
duti, e si veggono sovente impressi ne' corpi degli uomini, e de-
gli animali i segni di quelle cose, che agitarono la fantasia delle
madri nel temJlO del concepimento, e della gravidanza. La storia
naturale è piena di simili esempi; i q_uali bcnchC difficihnente
rossanQ comprendersi es.piegarsi , non e peri) possihile di neoarJi.
In secondo luogo si disputa, se Giacobbe poteva senza c.olpa
:icrvirsi di uu tal mezzo per migliorare i1 suo coutratto cvnuo
3o4 GENE S I
43. DitrUusqzee est 43. E questi si fece
homo ultra modum, et ricco formisura , e foce
habuit greges multos, acquisto di molti greg•
ancillas, et servos, ca• gi , di serve , e servi, e
melos, et asinos, di cammelli, e asini,
CAPO XXXI.
Giacobbe per comando del Signore parte nasco•
stamente con tutta la sua famiglia per tornare
al padre. Laban gli corre dietro. Rachele, che
avea rubati gl' idoli del padre , delude con a•
stztzia Laban, che li cercava. Finalmente dopo
varie querele, e altercazioni, Giacobbe e Laban,
fatta alleanza I se ne vanno alle case loro.

1. Postquam au- 1. Ma dopo che


tem audivit verba filio• ebbe µdite le parole dei
rum Laban dicentium: figliuoli di Laban , che
Tulit Jacob omnia, dicevano : Giacobbe ha
quaefuerunt patris no• usurpato tutto quello
stri, et de illius facul- che era di nostro padre,
tate ditatus factzts est e dei beni di lui si è fat.
inclytus: lo ricco signore :
2. Animadvertit quo. 2. Osservò ancora ,
quefaciemLaban,quod che Laban non Io guar.
non esset erga se sicut dava collo stesso occhio,
heri, et nudiustertius, che per lo passalo ,

l'iuteazione del suocero.., il quale certamente suppose, che a Gia--


cobbe ùovesser toccare le pecore di vario colore, che tali na-
sces~ero aenz' arte, e fortuitamente: ma se noi porrem mente ,
che Dio stesso suggerì a Giacobbe questo me:izo di ritrarre final.-
tneute la giusta mercede di tante e sì lunghe fatiche, delle qua~
li tutto il frutto fino allora era stato di Laban, e che per conso-
guenza Dio volle_. che a lui si appartenesse il bestiame, che we-
<liante una tal arte dovea nascere, non avremo bi.sogno Ji rieor-
rcro .id .iltrtt ragion.i per siu,tificarlo. Fedi ca.p. xxx.i. g. 11. 12.
C A PO XXXI. 3o5
3. Maxime dicente 3. Dicendogli di più
sibi Domino: Revertere il Signore : Torna alla
in terram patrum tuo- terra de' padri tuoi, e
rum, et ad generatio- a' tuoi parenti, e io sa-
nem tuam, eroque te- rò teco.
cum.
4. Misit et vocavit 4. Fece venire Rache-
Rachel et Liam in le e Lia al campo, do-
agram, ubi pascebat ve ei pasceva i greggi,
greges,
5. Dixitque eis: ri- 6. E disse loro : Io
deo faciem patris ve- veggo, che il padre vo-
stri, quod non sit erga stro non mi guarda col•
mesicutheri,etnudius- lo stesso occhio, che per
tertius : Deus au.tem lo passato: ma il Dio di
patris meifuit mecum. mio padre è stato con
me.
6. Et ipsae nostis, 6. E voi sapete, co-
quod totis viribus meis me con tutto il mio po-
servierim patri vestro. tere ho servito al padre
vostro.
7. S ed et pater ve- 7. Ma il padre vostro
ster circumvenit me, mi gabbò, e ha mutato
et mutavit mercedem dieci volte la mia mer•
meam decem vicibus, et cede : e con tutto que•
tamen non dimisit eum sto Dio non. ha penµes-
Deus, ut noceret mihi. so, ch'ei mi facesse del
male.

Vers. 7. Ila mutato ,lieci volte la mia merce,le. Nelle Scrit-


ture dieci ,,o/te è posto per molte '1olte. Levit. xxvi, 26. Ec-
dcs. vn. 20. Zachar. vn. 23. Ma qul s. Girolamo prende
quest'espressione letteralmente, e sembra, che così vada presa
in questo luogo ; peuht: la stessa cosa d'aver cambiato dieci -.,ol-
te rig11;1rdo alla mercede dovuta a Giacobbe è rinfacciata a La-
han nel versetto 41. Questi pertanto, ogni volta che si veniva a
fare la divisione del bestiame, che era suo , da quello che era
di Giacohbo (la qual d.ivlliione facevasi du~ volte l'anno), yeg-
Soo GENESI
8. Si quando dixi: 8. Se una volta dis-
variae erunt mercedes &e: Quelli di color va-
tuae; pariebant omnes rio saranno la tua mer-
oves varios Joetus: cede, le pecore figliava•
quando vero e contra• no tutte agnelli chia7.•
rio ait: Alba quaeque zati: quando per lo con•
accipies pro mercede: lrarioegli disse:Tu pren-
omnes greges alba pe• derai per tuo salario
pererunt. tutti i bianchi, tutti i
greggi figliavano agnel•
li bianchi.
9. Tulitq-ae Deru 9. E Dio ha prese le
'8ubstantiam patris ve• facoltà del padre vostro,
stri, et dedit- mihi, e le ha date a me.
10. Postquam enim 1 o. lm peroechè quan•
conceptNs ovium tem• do fu venuto il tempo,
pus advenerat, levavi in cui le pecore dovean
ocuws meos, et vidi in concepire , io alzai gli
sonrnis ascendentes occhi miei , e vidi dor•
mares super foeminas mendo i maschi pezza-
varios, et maculosos, ti, e macchiati, e di colo-
et diversorumcolorum. ri diversi , i quali co-
privano le femmine.
11. Dixitque Ange- l l , E l'Angelo di Dio
lus Dei adme in som• mi disse in sogno: Gia-
nis: Jacob ? Et ego re• cobbe ? E io risposi:
spondi, Adsum. Eccomi qui.
gendo, che la parte d.i Giacobbe era vantaggiata sopra la sua
parte , non volea fiÌl stare a quello che erasi pattuito ; onde bi-
1ognava che questi si contentasse d.i fare nuova convenzione. Cosi.
andò la cosa per cinque interi anni; onde ha ragione Giacobbe
di dire, che per dieci volte Lahan mutò la mercede pattuita. II
1esto anno poi egli se ne fuggì, come Dio gli avea comandato.
Vtrs. 8. Le pecore figliavano tutte ec. Tutte le pecore vuol
dire ltt mauùna parte delle pecore, e così di poi tutti i greggi.
intendesi la massima parte de' greggi; e in sostanza vuol dire,
che a dispetto delle angherìe dì Laban, Dio faceva sì, che il me-
;lìo e il più. del frutto de' bestiami toccava sempre a Giacobbe.
CAPO XXXI.
12.Qui ait: Le()(t 12. Kd egli disse: Al-
oculos tuos, et vide za gli occhi tuoi, e mi-
u11iversos masculos a- ra i maschi tutti, che
scende11tes super foe- cuopron le femmine ,
minas, varios, macu· pezzati, e macchiati, e
losos, atr/lte respersos: di vario colore: peroc-
vidi enùn omnia, quae chè io ho veduto tutto
fecit tibi Laban. quello che ha fatto a te
I,aban.
13. Ego sum Deus 15. Io sono il Dio di
Bethel, (1) ubi un.xisti Bethel, dove tu ungesti
lapidem, et votum vo- la pietra, e facesti a mc
visti mihi. Nunc ergo il voto. Adesso ad unquc
surge, et egredere de levati, e parti da questa
terra hac, revertens in terra per tornare alla
terram nativitatis tuae, terra dove sei nato.
14.Responderuntque 14, Rachele e Lia
Rachel et Lia : Nun- risposero: Riman egli
quid habemus residui forse qualche cosa per
quidquam infacultati- noi delle facoltà , e del-
bus, et haereditate do- 1' eredità della casa di
mus patris nostri? nostro padre ?
(•) S"P· .s. 18.

Vers. t?.. lo ho veduto tutto qnello che ha fatto a te l,aban.


Assai bella è a questo passo la riflessione del Grisostomo: Di qui
noi impariamo, che se allora quando ci sarà fatta ingiuria.
noi sarem mansueti e pazienti e pacifici, goderem piì.,, copioso
e abbondante l'aiuto ,livino. Non ci mettiamo pertanto a com-
battere con quelli che ci premono e ci calunniano, ma sop-
pot·liam generoramente, sapendo c!ie Dio non ci disprezzer4.
Riconosciamo noi la sua amorevolezza: perocch'e egli ha det-
to: a me la vendetta, e io renderò mercede, hom. 57.
*
Vers. d. Ove ungesti la pietra., e facesti a me il volo. Per
dimostrargliene il gradimento. H Signore rammenta a Gi.wohhe
i di lui atti di religione, e per anix:narvelo gli dil a vedere d'aver
presente j} di lui voto.
Vers. 14. e 15, Riman egli forse qualche rosa ec. Che ah-
biam più. noi da .sperare delle facolLà e de' beni ùi uost1·0 padre}
308 GENESI
16. Nonne quasi alie- 16. Non ci ha egli ri•
nas reputavit nos, et guardate come stranie-
vendirlit, comeditque re , e ci ha vendute , e
pretium nostrum? ha mangiato i! prezzo,
che di noi ha ritratto ?
16. Sed Deus tulit 16. Ma Dio ha prese
opes patris nostri, et le ricchezze di nostro
eas tradidit ,zobis, ac padre, e le ha date a
filiis nostris: unde om- noi, e a' nostri figliuo-
nia, quae praecepit tibi li: fa adunque lutto
Deus,fac. quello che Dio ti ha co-
mandalo.
17. Surrexit itaque 17. Si ammanni a-
Jacob, et impositis li- dunque Giacobbe , e
beris, ac conj11gib11s messi i figliuoli , e le
suis s11per camelos, mogli sopra i cammelli,
abiit. se ne partl. I
18. Tulitque omnem 18. E prese tutto il
substantiam s11am, et suo , e i greggi, e tut-
greges, et quidq11id in to quello che avea gua•
Mesopotamia acquisie- dagnato nella Mesopo•
rat, pergens, ad Isaac tamia, incamminandosi
patrem suum in terram verso suo padre Isacco
Chanaan. alla terra di Chanaan.
19. Eo tempore ierat 19, Laban in quel
Laban ad tondendas tempo era andato a to-
oves, et Rachelf11rata sare le pecore, e Rache-
est idola patris sui. le rubò gl' idoli di suo
padre.

Egli ci ha quasi diserec1ate , e dandoci a te senza <lote, e u~nr--


pandosi tutta la mercede che tu avevi meritato co11e fatiche di
quattordici anni , la <p1al mercede era i1 prezzo che tu pagasti
per merci, e dovca essere nostra dote.
Vrrs. 19. Rachele rubò gl'idoli di .mo padre. La voce ebrea
T6rtiphùu nnduta qui con quella d' idoli si prende altrove in
CAPO XXXI. 509
20.Noluitque Jacob E Giacobbe non
20.
confiteri socero suo , volle accusare a Laban
quoclfugeret. la sua fuga.
21, Cumque abiisset 21. E partilo ch'ci
tam ipse, quam omnia, fu con lutto quello che
qnae juris sui erant, et a lui apparteneva, men-
amne transmisso per- tre passalo il fiume( Eu-
geret collLra nzo1ue1n frate) si avanzava ver-
Galaacl, so il monte Galaad,

altri sensi. Ma da Ezechiello XXI,~., e <la Ztt.c-bcria x:. 2. appari-


sce, che 1,otto questo nome s' iutendevauo tra' Caldei certe figure
superstiziose le quali si cousulta\'tmo per sapere le cose future.
lVlolti <lotti interpreti credono , che i Teraphim fossero talisma-
ni , cioè figure di metallo gettate o incise a certi aspetti di pia-
. neti, alle quali figure si attribuivano effetti c;traordinarii; ma
adattati alla 'lualità del metallo, al nome de' pianeti e alle figu-
re che in essi erano rappresentate. Iu oriente regna tuttora la
superstiziosa e ridicola malÙa di questi talismani o degli amu-
leti, o sia preservativi contro gl' incanti, coutro le disgrazie, ec.
Questi amuleti sono iscrizioni sulla carta o sulla carta pecora,
o sopra pietre preziose. Sembra molto Yerisimile, che questi. ido-
li, o Teraphim di Laban fossero figure, nelle quali ei credeva
che riscdeslle qualche soprannatural virtll.
Il motivo, per cui Rachele si portO via questi idoli, nou è
notato nella Scrittura; onde chi ne assegna uno , e chi uu altro.
Alcuni Padri credono, che ella gli adorasse, come anche Lia. e
volesse averli anche con sè nel viaggio; e il non averne fotto
motto a Giacobbe ( come si vede vers. 32.} sembra un grande in-
dizio , che Rachele non fosse ancora esente da questa superstizfo...
ne. Vi sono pcrO degl' interpreti che suppongono, che questi ido-
li fosser d' oro, e fossero quello che v' era di piit pregiato in casa
di Laban; onde Rachele se li prese in compensazione dell' ingiu-
stizia che ella pretendeva essere stata fatta dal padre a sè e alla
sorella. Comunque ciò sia qnando ella pos~a essere asrnluta dulia
superstizione, non pul) essere in vcrun modo assoluta dal peccato
di furto. Fedi vers. 3 2.
Vers. :u. Passai.O ìljiwne. L'Eufrate eh' è di mezzo tra la
Mesopotamia e la Chananca.
Ferso il monte Galaad. 1\-fonte, cltc è quasi unito al Liba-
no 1 e ha alle sue radici un' ampia e fcrtil regione chiamata Ga-
laatl, l'edi Deuter. xx,:1v. 1. Jerem. xu. G. Questo nome <li Ga-
la.ad lo ebbe ':{uesto monte per la rn.3iou.e detta nel versetto 48.
GENESI
22, Nuntiatum est 22. Fu portalo avvi-
Laban die tertio , quod so a l,aban il terzo gior-
fugeret Jacob. no, che Giacobbe fug•
giva.
23. Qui, assumptis 23. Ecl egli, presi se-
fratribus suis, persecu- co i suoi fratelli, lo se•
tus est eum diebus se- guitò per sette giorni ,
ptem : et comprehendit e lo raggiunse sul mon-
eum in monte Galaad. te di Galaad.
24. Yiditque in so- 24. E vide in sogno
mnis dicentem sibi Dio, che gli disse: Guar-
Deum : ( 1) Cave, ne dati dal dire una torla
quidquam aspere lo• parola contro Giacobbe.
quaris contra Jacob.
2&. Jamqrte Jacob 2&. E Giacobbe avea
extenderat in monte ta- già leso suo padiglione
bernaculum: cumque sul monte: e soprag-
ille consecutus fuisset giunto l,aban co' suoi
eum cum fratribus snis, fratelli, la sua tenda
in eodem monte Galaad piantò sullo stesso mon-
fixit tentorium. te di Galaad.
26. Etdixit ad Ja- 26. E disse a Giacob-
cob: Quare ita egisti, be: Per qual motivo hai
ztl clam me abigeres operalo in tal guisa ,
jilias mens, qztasi ca· menando via le mie fi.
ptù,as gladio? glie senza mia saputa,
come prigioniere di
guerra?
27. Cztr ignorante 27. Perchè hai tu vo.
me.fugere voh,isti, nec luto fuggire senza ch'io
indicaJ·e mi/ii, ut pro• lo sapessi, e non anzi
sequerer te cnm gau• avvertirmi, aflinchè ti
dio, et canticis, et tJ·m- accompagnassi con fe-
pa11is, et citharis? sta, e cantici, e timpa•
ni, e cetre?
t,) lnfr. /48. 16.
CAPO XXXI. 511
28. Non es passus, 28. Non mi hai per-
1tt oscularerfilios meos, messo di dare un bacio
et filias: stulte opera• a' miei figliuoli, e alle
tus es; et nunc quùlem mie figlie: ti sei porla•
to da stollo : e certa·
tamenle adesso
29. P'alet manus 29. È in poler mio
mea reddere tibi ma• farti pagar il fio. Ma il
lum. Sed Deus patris Dio del padre vostro ie•
vestri heri di.x-it milii: ri mi disse : Guardati
( 1) Cave, ne wquaris dal parlare con asprez.
contra Jacob quidquam za contro Giacobbe.
durius.
3o. Esto, àd tuos ire 3o. Tu desideravi di
cupiebas, et desiderio andartene a trovare i
, erat til,i domus patris tuoi, e ti stimolava il
tui; curfuratus es deos desiderio della casa pa-
meos? terna , li si conceda :
perchè mi hai rubati i
n1iei dei?
51. ResponditJacob: 3 i. Rispose Giacob-
Quod inscio te profe• be : Quanto ali' essere
ctus sum, timui, ne vio- partito senza tua sapu-
lenter auferres jilias la, io temei, che non
tuas. mi togliessi per forza
le tue figlie.
:'b. Quod autemfurti 52, Quanto poi alfur-
me arguis: apud quem• lo, di cui mi riconvie•
cumque inveneris deos ni; chiunque sia colui,
tuos, necetur coram presso del quale ritro-
fratribus 11ostris : scru• verai i luoidei, sia mes-
tare quidquid tuorum so a morte alla preseu-
apud me inveneris, et :,;a de'luoi fratelli: fa le
aufer. Haec dicens, tue ricerche: lullo quel-

~. (,) Inf,·. 48, 16•


...
GENE'SI
ignorabat, quod Rachel lo che troverai di luo
furata es set idola. presso di me , prendilo
pure. Dicendo questo,
egli ignorava , che Ra·
chele avesse rubato gl'i•
doli.
33. lngressus itaque 33. Entrato adunque
Laban tabemaculum Laban nella tenda di
Jacob,et Liae,et utrius- Giacobbe e di Lia , e
que famulae , non in• dell' una e dell' altra
venit. Cumque intras- schiava, niente trovò.
set tentorium Rachelis, Ma entrando egli nella
tenda di Rachele ,
34. J!ld Jestinans 34, Nascose ella con
abscondit idola subter fretta gl' idoli sotto il
stramenta cameli, et basto di un cammello,
seditdesuper: scrutan• e vi si pose sopra a se•
tique omne tentorium, dere: e rifrustando egli
et nihil invenienti,

36. Ait: Ne irasca•


tuttala tenda senza tro•
varli,
55. Ella disse: Non
. \

tur dominus meus, prenda in mala parte il


qztod coram te assur- signor n1io , se io non
gere nequeo:quia juxta pos~o· alzarmi alla tua
consuetudinem jòemi- presenza : perocchè ho
narum 11u11c accidit adesso il solito incomo-
mihi: sic delusa solici• do delle donne: così fu
tudo quaerentis est. delusa l'ansietà del cer•
cat:ore,
36, Tumensque Ja• 56. E Giacobbe sde•
cob cltln jurgio ait: gnato disse con agre
Qztamob culpam meam, rampogne: Per qual mia
et ob quod peccatum colpa , o per qual mio

Vers. 32, * Sia messo a morte. Ovvero: muoia; per modo di


semplice .imprecar.ione. ,
CAPO XXXI. 513
meum sic exarsisti post peccalo mi hai tenuto
1ne, dietro con tanto calore.
37. Et scrutatus es 37. E hai rifrust.atÒ
omnem supellectilem tulta la mia suppellel•
meam? Quid invenisti tile? Che hai tu trova-
de cuncta substantia lo di roba della tua ca-
domus tuae? pone hic sa ? ponla qui alla pre-
coram fratribus meis, senza de' fratelli miei,
etj'ratribus tuis, et ju- e de'luoi fratelli, ed ei
dicent inter me, et te. sieno giudici tra me, e
te.
58.Idcirco vigi11ti an• 38. Stelli io per que-
nis fui tecum? Oves sto venti anni leco? Le
luae, et caprae steriles e
tue pecore, le tue ca-
110n fuerunt; arietes pre non furono slerili;
. gregis tui non comedi: io non mangiai gli arie-
ti del tuo gregge:
39. Nec captum a 39. Nè io tifacea ve-
bestia ostendi tibi: ego dere quelle che avea ra-
damnum omne redde· pito una fiera; io paga•
bam ,9uid9uidfurto per• va lutto il danno : tu
ibat, a me exigebas: esigevi cla me tutlo quei
che era rubalo:
40. Die, noctu9ue ae• 40. Dì, e notte io era
stu urebar, et gelu,fu- arso dal caldo, e dal ge-
giebat9ue somnus ab lo, e fuggiva il sonno
oculis meis. dagli occhi miei.
lfl• Sic9ue per vigin- 41. E in lai guisa a
ti annos in domo tua te servii per venti anni
servivi tibi, 9uatuorde- in tua casa, quattordici
cim pro filiabus, et sex per le figliuole, e sei
pro gregibus tuis: im- p'l.' tuoi greggi : tu pur

Vers. 39. N'e io ti faceti vedt're ec. lo non ti portaYa a vcd{'re


~iammai 4ualcbe lacero membro di. hf'stia rnpita o lacerata d:ille
fiere: tutto il danno anche Cilsual<' e avv('nuto senza mia coJpa 1
toccaya n ml:' a p:1garlo,
Pwt, Yol. I. 14
GENESI
mutasti quoque merce- cangiasti la mia merce•
dem meam decem vici- de per dieci volle.
bus.
42, Nisi Deus patris 42. Se il Dio dPl pa·
mei A braham, et timor dre mio Abramo, e co·
lsaac affuisset mihi, lui , che è temuto da
forsitan modo 11udum Isacco , non mi avesse
me dimisisses: affii- assistito, mi avresti
ctionem meam, et labo- forsP. adesso rimandato
rem manuum mearum ignudo: Dio ha mirato
respexit Deus, et ar• ]a mia afflizione, e la
guit te /Jeri. fatica delle mie mani, e
ieri li sgridò.
43. R-espondit &i<La• 4"i- Rispose a lui La•
han: Filiae meae , et han: Le mie figliuole,
filii , et greges tui, et e i figliuoli, e greggi
omnia, quae cernis, mea tuoi, e quanto tu vedi,
sunt: quid possum face- son cosa mia : che pos·
re ji.liis , et nepotibus so io fare contro de' fì.
meis? gli, o sia nipoti miei?
44, reni ergo, et in• 44, Vieni adunque,
eamusfoedus, ut sit in e contraiamo allean-
testimonium inter me za , la quale serva di
et te. testimonianza tra me
e te,
45. Tulit itaque Ja• 45. Prese adunque
cob lapidem, et erexit Giacobbe una pietra, e
illum iu titulum: la eress-e iu monumento:

Vers. 40. *· Ecco accennati i meriti d 1 un buon pastore che a


costo di fatiche e d'incomodi assiste il suo gregge.
Vers. 43. Le mie figliuole e i figli ... e qu.anto tu lJeài son co-
sa mia, Lahan si mostra rappacificato, perchè avea paura che
Vio Io gestigasse. Eg.Ii dice, che considera come cosa sua non solo
:e figliuole e i figli delle figliuole, ma anche i greggi e tutto
- .·elio che appartiene a Giacobbe, e cbe pei;cfo "tili non pnò vo-
~. r fare a lut alcun male, ·
e A Po xxxr.
46. Dixitque Jratri• 46. E disse a'suoi fra•
hu.r suis : A.fferte la• lelli: Portale pietre. E
pùles. Qui congregan· quelli, raunalele, ne fe.
tes .fecerunt tumulum, cero un monticello, so·
comederuntque super pra dei' quale mangia-
eum. rono,
47.Quem vocrwitLa· 47.E Laban chiamol-
btw, Tumulum testis,et 1..il Monlicello del te-
Jacob, Acert•um testi- stimone, e Giacobbe il
monii , 1tterque juxta Monticello della testi-
proprietatem linguae monianza, ciascheduno
~-uae. secondo la proprietà del
suo linguaggio.
48. Dixitque Laba11: 48, E Laban diss~:
Tumulus iste erit testis Questo monl icello sarà
· i11ter me et te hodie; et oggi testln1one tra n1e
ùlcirco appellatum est e le; e per questo tu
1
• nomen ejus Gala ad, id
est tumub,s testis.
dato a quel monticello
il nome di Galaad, ci<>è
Monlicello del testi-
mone.

Vers. 4/. Laban chiamollo il Monticello del te:l/imone. e


Giacobbe il Monticello della Ustimonianza. Nell'Ebreo Ja cos:i
( parlando rigorosamente) è vicevrrsa, di<-enrlosi 1 che Laban lo
chiamò il Monticello ,lella testimonianza, e Giacobbe il Mon-
ticello <lel tes'timone; e dee credersi, che dalla trascuratezza
de' copisti venga la lezione diffen•nte, che si ha adesso nella Vol-
gata. Ma uel versetto 48 dell' Ebreo si attribuisce a Laban di
aver <lato il nome di Galnarl a q.ucl mouticeBo, e bisogna tra-
durre colla Volgata fu chiamato per nome Galaad, bencht"
F Ebreo porti: diede ( Laban) a quel monticello il nome .li
(Jnlaad i il senso però è lo stesso dell'una frase e dcll' altrn.
l\1ancnno ancor nell'Ebreo, e sono state aç;~iunte dal traduttore
quelle parole: ciascheduno .fecondo la proprietà del suo lin-
~uaggio; vedesi però da ljl1esto passo, che la lingua Cal.lea eu
t!iff('u:nte già dall'Ebraica usata da Giacobbe, btnchè in origin-c
Jos~ero probabilmente una medesima lingua.
* Ddfo Uttùnoniam,a. Uell' atte,tazione.
516 GENESI
49· Intueatur, et ju• 49. Il Signore ponga
dicetDomimts inter nos, mente, e sia giudice tra
quando recesserimus a di noi, quando ci sa-
llobis. rem dipartiti l'uno dal•
l'altro.
bo. Si afflixeris fi· 5o. Se lu farai ollrag.
lias meas, et si intro• gio alle mie figliuole ,
duxeris alias uxor*s e se oltre di esse pren•
super eas: nullus ser• derai altre mogli: nis-
monis nostri testis est, suno è testimone delle
absque Deo, 1ui prae• nostre parole eccetto
sens respicit. Di_o, il qual presente ci
nura.
61. Dixitque mrsus 61. E di poi disse a
ad Jacob: En tumulus Giacobbe: Ecco il mon-
hic, etlapis,quemerexi ticello , e la pietra , che -
inter me et te, io ho eretta tra me e le,
52. Testis erit: tu- 62. Sarà testimone :
mulus, inquam, iste, et questo monticello, io
lapis sint in testimo• dico, e questa pietra
11ium, si aut ego trans-- rendan testimonianza,
iero ad illum pergens se io l'ollrP passeròistra•
ad te, aut tu praeterie• dandomi verso di le, o
ris, malum mihi cogi- se lù l'oltrepasserai con
tans. intenzione cattiva con-
tro di me.
53. Deus dbraham, 63. li Dio d' Abramo,
et Deus Nachor judicet e il Dio di Nachor, il
inter nos, Deùs patris Dio del padre loro sia

Vers. 5o. Se tu farai oltraggio alle mie .fiKlie ... nissuno;:


testimone delle nostre parole, ec. Laban vuol dire , che se Gia-
cobbe venà giammai a violare l' alleanza che egli stabili.sce oggi
con :tui • e;::li non citerli contro di lui altra testimonianza che
quella di Dio, .il quale tntto vede e ascolta. Di quello che io pat-
tuisco tra me e te ( dice Lahan) sara sempre testimone Di.o , die
YcJ.e tutto e h:t possanza di punire chi yiola i patti.
CA P O XXXI.
eorum. J urai>it ergo J a• giudice tra di noi. Giu-
cob pa tùnorem patris rò adunque Giaeobbe
sui lsaac: per lui , che Isacco suo
padre lem eva:
64. Immolatisr;11e vi- 5t,. E immolale sul
ctimis in monte, vocaPit monte le ,·ili.ime, invi-
jì-atres suos, ut ederent tò i suoi fratelli a man•
.,, panem. Qui cum come- giare del pane. E quel-
0dissent, manserunt ibi. li mangialo che l'ebbe-
ro , ivi si fermarono.
55. Laban vero de 65. Quindi I,aban al-
11octe consurgens, oscu- zatosi , che era ancor
latus estfilios, etfilias notte, baciò i figliuoli,
suas, et benedixit illis; e le figlie sue , e li be-
. reversusr;ue est in lo- nedisse , e lornossene
cum suum. a casa sua.

Vers. 53. li Dio d'Abramo, e il Dio di Nachor, il Dio del


padre loro. Notisi, che la voce usata nelP Ebreo e nel Caldeo in
vece di il Dio puO tradursi 15/i dei, e che con questa sono soven-
te sigaifìcati gl' idoli de' Gentili. Abbiam gi3 veduto, che Thare
e Nachor adorarono i falsi dei , come facea Lahan, unendo il loro
culto con quello del vero Dio ; così egli. qui giura t)er gli dei di
'fhare e di Nachor; d' onde osservano gl' interpreti essere Jecito
acl un fedele di ricever il giuramento che un infedele farà
pe' suoi falsi numi; ami essere anche ledto in caso di necessità
l'esigere un tal giuramento.
GùtNJ adunque Giacobbe ec. Giacohbe intern ne Ila sna
ff'de giura per colni, al quale il padre mo Isacco rcmleva il cul-
to e l'onore che è dovuto al solo vero Dio.
Vers. 5~. E immQ/ate J·ul monte le vittime, ec. (;iRcobhc of-
ferse a Dio ostie IHU.:ilìche iu Tendimento di orai.ie della pace fat-
ta col anocero.
GENESI

. C A P O XXXII.

Gif1cobbe veduti gli Angeli spedisce messi con


doni affratello Esaù, di cui temeva:frattan-
tofa alla lotta con un .4ngelo, e ottiene la be-
nedizione , e il cambiamento del nome , dopo
che fu toccato il nervo della sua coscia.

1. ]acoh (1) quo- 1. Giacobbe anco-


que abiit itinere, quo ra proseguì l' intrapre-
coeperat: fueruntque ei so viaggio: e furono in-
obviam Angeli Dei. contro a lui gli Angeli
di Dio.
2. Quos cum vidis- 2. E vedutili disse :
.,et,ait: CastraDeisunt Questi sono gli accam-
haec : et appellavit no• pamenti di Dio : e die-
men foci illius Maha- de a quel luogo il nome
naim, idest Castra. di Mahanaim, vale a di-
re Accampamenti.
{•) Infra 48. 16.

Vers. r. Furono incontro a Irti gli Angeli. Giacobbe libero


dal timore <li Lal)an, eutrando nel paese di Chanaan avea nncor
da temere il fratello Esall: Dio pertanto incoraggia il patriarca
con questa visione.
Vers. ?.. Questi sono gli accampamenti di Dio.Nell'Ebreo la
Toce JJ:Iahanaim, che significa Accampamenti, è duale; onde
comunemente gli Ebrei, e dietro ad essi molti interpreti sup-
pon,:ono, che due furon le schiere degli Angeli veduti da Gia-
cobbe; Puna di quelli protettori della Mesopotamia·, che lo avea-
no accompagnato e custodito :fino a quel luogo, l'altra di queJJi
dcl1a terra di Chanaan. Intorno a questi Angeli custodi. de' regni
e delle provincie vedi Da1l. xu. 1. Atti xv. g. Vedesi qui adein-
piu.ta letteralmente quella parola di Davidde, Salmo xnm. :
L' Angelo del Signore .ri a(.•camperà intorno a coloro che lo
temono e li salverà. Così Eliseo serrato d'ogni parte da' nemici
..-ide le •chiere degli Angeli armati in ma difesa, 1v. Reg. v1. 15.
Ju quel luogo fu poi una città che ..;~ho i! nome di 1\lahan.tim ,
Jo1. Xll. 1t6., XXl, 38,
C A P O X.XXII. 319
3. Misit autem et 3. E spedì messi an•
nunti0s ante se ad E· cora innanzi a s.è al fra-
sau fratrem suum in tello Esaù nella terra
terram Seir, in regio• di Seir, nella regione
nem Edom. di Edom.
4. Praecepitque eis, 4. E fece loro qu~stG
dicens : Sic loquimi• comandamento, dicen-
ni domino meo Esau : do: Voi direte così al
Haec dicit frat'!r tuus. signor mio Esaù : Gia-
Jacob:A.pudLabanper- cobbe tuo fratello dice:
egrinatus sum, et fui Io andai pellegrino nella
usque in praesentem casa di La!J.on, e vi sono
diem. slalo sino a questo dì.
5. Habeo boves, et 5. Ho de' bovi, e de•
asinos, et oves, et ser-. gli a'sini, e de Ue pecore,
vos, et ancillas: mit• e de'servi, e delle schia-
toque nunc legationem ve: e adesso invio mes•
ad dominum meum, ut si a-1 signor mio per
inveniam gratiam in trovar grazia dinanzi a
conspectu tuo. lui.
6. Reversique sun-t 6. E' torearono i mes.
nuntii adJacob dicen• si a Giacobbe , e riferì•
tes: renimus ad Esau rono.: ~bbiam trovalo
fratrem tuum, et ecce il- tuo fratello Esaù, e
properat tibi in occur• questi, eeco. che viene

Vers. 3. Nella terra <fi Seir, nella rè~iontt lli E,fb,n, Molti
dotti interpreti distinguono due ldumee i l'una orientale, l'altra
meridionale. Della prima si parla adesso, nella quale è il monte
di Seir 1 e in eua abitò per molto tempo Esaù. e i suoi figliuoli;
indi occnparone anche l'ldumea meridionale.
Così Esaìi disgustato della preferenza data a Gia~obbe
da' suoi genitori, e della poca soddisfai.ione che questi mostrava-
no delle stte consorti, avea abbandonato. la Chananea, lasciando1a
a Giacobbe e a' su,~i figliuoli.
Vers. 4. Al signor mio EJ·all. Con questa dimostrazione di ri-
spetto usata affine di mitiga:r (1uell' uomo feyoce, non rinunzia
&i,,cobhe a' diritti della ana primogenitura, i quali nè pure dQ<-
'HJ.UO aver effetto, 1c non in favur de' suoi disceu.deu..ti.
520 GENESI
sum cum quadringen• in frella ad inconl rarli
tis viris. con quattrocento uo-
mini.
7. Timuit Jacob val- 7. S'intimorì Giacob-
de ; et perterritus divi- be grandemente; e pie-
sit populum, qui ser:um no di ansietà divise la
erat, greges quo1ue, et gente, eh' era seco, e
oves, et boves,et came- i greggi ancora, e le pe•
los in duas turmas, core, e i bovi, e i cam•
melli in due squadre,
8. Dicens : Si vene• 8. Dicendo : Se Esaì,
rit Esau ad unam tur• arriverà , e darà addos•
mam, et percusserit so ad una squadra, l'al•
eam, alia turma , quae tra squadra, che resta,
reliqua est, salvabitur. si salverà.
9• Dixitque Jacob, 9. E disse Giacobbe:·
Deus patris mei Abra• Dio clel padre mio A-
ham, et Deus patris mei braham, e Dio del pa-
lsaac: Domine, qui di- dre mio Isaac: Signore,
xisti mihi : Revertere che dicesti a me: Tor•
in terram tuam , et in na alla tua terra, e al
locum nativitatis tuae, luogo dove sei nato, e
et benefaciam tibi. io ti·farò del bene.
to. Minor sum cm,. 1 o. Io sono indegno
ctis miserationibus tuis di tulle le tue miseri-
et veritate tua, quam cordie, e della fedeltà,
expler,isti servo t:110, In colla quale tu hai man•
baculo meo transivi tenute le promesse fat-
Jordanem istum: et te al tuo servo. Solo col
nunc cum duabus tur- mio bastone io passai
mis regredior, questo (fiume) Gior•
dano: e ora ritorno con
due squadre.
Veu. 7. Diui.fe llt 1:ente eh' ertt uro ec. Os.~erV'a a questo
p.a~so s. Agosti~o., che il ~i~sL_o t~ee con.(iJ.are iu Dio, senza 1•erò
tra~curare le d111gen:i;c e Jh au1t1 uma1u.
C A P O XXXII. 521·

11.Eruemede manu 11, Liberami dalle


fratris mei Esau, quia mani di mio fratello E-
valde eum timeo , ne saù , perocchè io lo te•
forte veniens percutiat mo forte , che in arri-
matrem cumfiliis. vando non uccida ma•
dre, e figliuoli.
12. Tu locutus es , 1 2. Tu bai detto di
quod benefaceres mihi, farmi del bene, e di di-
\I et dilatares semen latar la mia stirpe co-
meum sicut arenam me l'arena del mare, la
maris, quae prae multi- quale per la moltitudi-
tudine numerari non ne non può contarsi.
potest.
13. Cumque dormis- 13. E avendo dormi-
set ibi nocte illa, sepa• to in quel luogo per
ravit de his, quae ha• quella notte, mise a
bebat, munera Esau parte di quello che a-
fratri suo, vea , doni pel suo fra•
lello Esaù,
r4, Caprasducentas, 14. Dugento capre,
hircos Piginti, oves du- venti capri , dugento
centas, et arietes PÌ• pecore,e venti montoni,
ginti,
15. Camelos foetas 15. Trenta cammelli
c1tm pullis suis trigin• femmine, che avean fi.
ta, Paccas quadraginta, gliato; co' loro parti ,
et tauros viginti, asi- quaranta vacche, e ven•
nos vigbzti , et pullos ti tori, venti asine con
earum decem. dieci loro rede.

*
Vers. 11. Non uccida madre e figliuoli. F~ase proverbiale
,ignificante la crudelt.\ pil, barbara che nelJa vendetta non .sa
distinguere fra temvo ed età.
*
Vcrs. 13. Di ,,uel che avea. Di quel che gli veniva alle mani.
Vcrs. 15. Cammelli femmine, che avean figliato ec. Il latte
tle\·ummelli era anch~ a tempo di s. Girolamo, e lo è anche ade&•
r
,o Ja bcvaulla piit dclii.iosa decli Arabi, e,li Plin. lib. Xl, 45,
GENESI
16. Et misit per ma- 16. E inviò per mez-
nu~· servorum suorum zo dei suoi servi ognu-
singulos seorsum gre- no cli quesli greggi se ..
res , dia:itque pueris parato dall'altro, e dis-
suis: Antecedite me: et se a'suoi servi: Andate
sit spatium inter gre- innanzi a n1e: e sia,·i
gem et gregem. un intervallo tra greg-
ge e gregge.
17. Etpraecepitprio- 17. E al primo CO•
ri, dicens : Si obvium mandò, e disse: Se in-
habuerisfratrem meum contri il mio fratello E-
Esau, et interrogave- saù , e eh' ei ti doman-
rit te : Cujus es ? aut: di : Di chi sei tu ? ov-
~uo vadis ? aut cujus vero: Dove vai tu? o di
sunt ista, quae seque- chi son qùeste cose, al-
ris? le quali vai appresso?
16.Respondebis:Ser- 18. Risponderai~ So•
vi tui Jacob; munera no di Giacobbe tuo. ser-
misitdomino meoEsau: vo ; egli manda questi
ipse q11oque post nos doni al mio signore E·
ve;nit. saù: ed egli stesso vien
dietro a noi.
19. Similiter dedit 19. Simili ordini die-
mandata secundo, et de al secondo , e al ter-
tertio, etcunctis, qui se- zo, e a tutti quelli che
quebantur greges, di- andavanodietroai greg-
cens : lisdem verbis gi, dicendo: Nella stes ..
loquimini ad Esau, cum - sa guisa parlate ad E ..
inveneritis eum. saù,.quando lo troverete.
20. Et addetis: Ipse 20. E soggiungerete:
quoque servus tUltS Ja• Lo stesso servo tuo
cob iter nostrum inse• Giacobbe seguila le no•
quitur; dixitenim: Pla- stre pedate; imperoc.
cabo illum muneribus, chè egli ha detto : Lo
9uae praecedunt , et placherò co' doni, che
postea videbo itlum : vanno innanzi, e poscia
e A P o xxx:rr. !fa3
forsitan propitiabitur vedrò lui : forse si ren-
mihi. derà a me propizio.
2 1. Praecesserunt 21. Andarono adun•
itaque munera ante que innanzi a lui i do-
eum; ipse vero mansit ni; ed egli quella Rotte
nocte illa in castris. si stette nello alloggia•
menlo.
22. Cumque mature 22. E alzatosi mollo
1mrrexisset, tulit duas per tempo, prese le sue
uxores suas,et totidem due mogli , e le due
famulas cum undecim schiave con gli undici
filiis, et transivit va• figliuoli, e passò il gua-
dum Jaboc. do di Jaboc.
23. Traductisque 23. E quando furon
omnibus, quae ad se passa te tulte le cose ,
pertinebant, che a lui appartenevano,
24. Mansit solus : et 24. Ei si rimase solo:
ecce vir luctabatur cum ed ecco un uomo fece
eo usque mane. con lui alla lotta fino
alla matlina.

Vers. 20. Forse si render;, a me propizia. Forse mi darà animo


a sollevar la mia faccia. L'originale.
Vers. 2~. PauO il guado di Jaboc. Vale a dire passò il tor-
rente Jaboc al guado, che era appresso a Mahanaim. Questo tor-
rente nasce ne' monti di Galaad, ed entra nel Giordano presso al
luogo, dove il Giordano esce dal lago di Geuesaret. No tisi, che
in questo luogo cominciava il paese delle dieci tribù., e che per-
ciò già cominciavano aù effcttnani le promesse di Dio.
Vcn. 24. Fece con lui alla lotta ec. La maggior parte de' Pa-
dri e degi' interpreti in quest'uomo, che fa alla lotta con Gia-
cobbe, riconoscono un Angelo del Signore, il quale rappresenta-
va Dio, o sia il Figliuolo di Dio, onde nel versetto 3o se gli dà
il nome di Dio. Quest'Angelo, la-sciandosi vincere in questa lotta,
Teniva a dare una ferma speranza a Giacobbe di poter con mollo
maggior facilità superare non solo Esait, ma anche tutti i nemici
e tutte le contraddizioni~ Se a pcllo di Dio sei stato Jort• ,
quanto pil, vincerai tutti qruinli gli uomini? vers. :18.
Questa lotta è un'immagine della vita <lei giusto sopra la
terra; 1a qual vita è una lotta e una continua milii;ia, o 1ia com-
battimento, come: dice Giobbe.
GENESI
25. Qui cam videret, 116. E questi veggen•
quod eam superare non do, che noi polea supe-
posset, tetigit nervum rare , toccò a lui il uer-
femoris ejus, et statim vo della coscia., il qua-
emarcuit. le subitamente restò
secco.
26. Dixitque ad eum: 26.E disse a lui: La-
Dimitte me; jam enim sciami andare; che gii.
ascendit aurora. Re• viene l'aurora, Rispose
spondit: Non dimittam (Giacobbe): Non li Ja.
te , nisi benedixeris scierò andare, se tu non
nlihi. mi benedici.
27. Ait ergo: Quod 27. Disse adunqùe:
nomenesttibi? Respon• Qual nome è il tuo ?
dit: Jacob. Rispose : Giacobbe.
28. At il/e: Nequa- 28. E quegli (disse):
quam, inquit,Jacob ap• Il tuo nome non sarà
pellabiturnomen tuum, Giacobbe , ma Israele :
sed lsrael: quoniam si perocchè se a petto a
contra Deum fortis fui• Dio sei stato forte, quan-
sti, quanto magis con• to più vincerai tut li
tra homines praevale- quanti gli uomini ?
bis?

Vers. 25. Yeggendo che nol potea superare ec. Dio non voi..
le, nè permise, che l'Angelo si servisse di tutta la sua possanza,
nel lottar con Giacobbe. Del rimanente quello che eg1i col solo
tocco del nerbo della coscia fa provare al patriarca, è argomento
delJa facilità, colla quale avrebbe potuto abbatterlo. Ma si di-
mostra così l'efficacia dell'orazione e della vera pietà a muovere
il cuore di Dio, e a fargli una ,pecie di violenza per renderlo
propiiio agli uomini.
* Toccò. Percosse.
Vers. 26. Già viene l'aurora. Era tempo che Glacohbe at'ldas-
ae a rfonirsi colla sua sente, aJla quale non volea l'Angelo far-
lii vedere.
Se ltt non mi bene,lici. Co] le lacrime agli occhi e con gran<le
affetto chie . . e Giacobbe 11uesta henet.liiionc, onde si dice in Osea,
eh' ei pianse e pregi,,
C A P O :X:XXH. 525
29. lnterrogar,iteum 29. Giacobbe lo in-
Jacob: Dic mihi, quo terrogò : Dimmi , con
appellaris nomine? Re- qual nome ti chiami ?
spondit: Cur quaeris Rispose: Perchè doman-
nomen meum? Et be- di del mio nome ? E lo
nedixit ei in eod'em lo- benedisse nello slesso
co. luogo.
5o. rocavitque Jacob So. E Giacobbe pose
11omen foci illius, Pha 0 a quel luogo il nome di
1mel,dice11s:YidiDeum Phanuel, dicendo : Ho
.facie ad faciem, et sal- veduto il Signore faccia
vafacta estanimamea. a faccia, e l'anima mia
ha avuto 'salute,

Vers. ~8. Il tuo nome ... non sarà Giacobbe, ma l.rraele,


- Questo nome è dato di nuovo a Giacobbe, cap. xxxv. 10., e se~
condo la pill probabil sentenza significa principe di Dio, ovvero
pl'incipe con Dio, quasi dicesse l'Angelo: Com'io son principe,
t:osì anche lit clie hai potuto lottare con me, sarai chiamato
principe, Hier. Trad. Hehr.
Vers. 29. Perchè domandi del mio nome? V Angelo non vol-
le dire il suo nome, o perchè non ne prendessero i posteri di
Giacobbe occasione di rendergli un culto superstizioso, o piutto-
sto perchè quest'Angelo rappresentava il Verbo, il quale dovea
incarnarsi, il cui nome non rlovea ancor rivelarsi.
Vers, 3o, Pou a 'luel luogo il nome di Phanuel. Questo no-
me signHìca faccia di Dio. I LXX lo traducono forma di Dio,
ovvero .figura di Dio: della qual versione ci dà questo senso il
Grisostomo ( hom. 58.) dicendo: Giacobbe diede a questo luogo
il nome di.figura, o immagine di Dio, e vtmne con ci-O apre-
,lire, che questi avrebbe un tf, presa l' umana natura. Ma
perchè allora non altro aveaJi, L'he tm cominciamento , e mL
preludio delle co1e future, il Yerbo appariva a que' patriar-
t·hi in fig,wa. lJJa allorchè il Signore degnouì di prendere La
forma dell' uomo , non prue solo una carne apparente ,
ma vera.
L'anima mia ha m.mto salute. Osservò s. Cirillo, esser~
stata antica opinione, che il vedere un Angelo portava seco La
morLe; outle così egli, come altri interpreti sviegano: .Non wlo
ho 1.Jeduto l'Angelo; ma ho trattato con (ni testa testt:t 1 e non
11u· n'è venuto alcun male: altri però col Grisostomo intendo-
uo, che Giacobbe vogli.t dire, che fo \'.isionr m:rnd:itagli da Dio,
e la lJeJH'V,)]t•uLa e affetto mostrJ.tos;li per meuo <lt:11' Anpelo lo
GENESI
51. Orlusque est ei 31. E il sole venne a
statim sol, postquam uascer subito, dopo che
transgressus est Pha- egli si fu avanzalo di là
nuel : ipse vero claudi- da Phanuel: ed egli zop-
cabat pede. picava del piede.
32. Quamob causam !h. Per quesl.a ragio-
non comedunt nervum ne i figliuoli d'Israele
filii Israel, qui emar• fino a questo di non .,
cuit in femore Jacob, mangiano il nervo, che 4
usque in praesentem si seccò nella coscia di
diem : eo quod tetigerit Giacobbe : perchè que-
nervum femoris ejus, et gli toccò il nervo della
obstupuerit. coscia di lui, e ( il ner-
. vo) restò senza moto.

a,,ra liberato da o~ni timore, e lo a,•ea riempinto di gtnerma.


f1dmua.·
*
Vf'rs. 31, 7,()ppi<"rtva del pied<". A Giacohhr \'Ìncitore ne1la
misteriosa lotta, e quindi benedetto e onorato di assai glorioso
t;ome, un ricordo si conveniva della natural sua debolezza, per-
chè non si levasse in altura: rieordo simile a quello che nella
legge dj gr.azia ebbe P isteaso Paolo favorito dal cielo di doni spe-
ciali. Vedi Il. Cor. XII. v. 7.
Vers. 32. I figliuoli d'Israele non mangiauo ec. Cfo fu os-
!Crvato e si osserva tuttora dagli Ebrei non per legge, m.i per
tradizione in memoria di quello che era an,enutn a Gjacobbe. Il 'I.
Bnxtorf racconta, che in Italia gli Ebrei ]e\•ano dalla parte di
dietro degli animali non solo il nervo, ma auche le vene; che in
Germania poi si astengono totalmeute da' quarti di <lietro, e li
vendono a' Cristiani ; ma ( dicesi) dopo aver mandate mille im-
prec.:11:ioni contro chi li mangerà, e fattt' altre sordide co,e, le i
'iuali ~oao attesto1te d.i tuui .i Giudei t'ouvertiti.
e A P o xx:xm.
Giacobbe è accolto benignamente da E.raù , che
gli va incontro , e a mala pena ottiene , che
quegli accetti i suoi doni, e se ne torni a sua
casa. Quindi Giacobbe arriva a Salem , e vi
compra una parte di un campo , e piantate le
tende alza un altare.

i. E levans autem
Jacob oculos suos, vidit
1. Ma alzando i
suoi occhi Giacobbe vi-
penientem Esau, et cum de Esaù , che veniva, e
eo quadringentos viros: con lui quattrocento
divisitque filios Liae , uomini: e divise i figli
_ etRachel,ambanimqùe di Lia , e di Rachele , e
famularum: delle sue schiave:
2, Et posuit utram- 2. E l' una , e l' allra
que ancillam, et liberos sr.biava, e i loro figliuoli
earum in principio : li pose in primo luogo.
Liam vero, etfilios ejus Lia , e i figliuoli di lei
in secundo loco : Ra· nel secondo luogo: e
chel autem, et Joseph Rachele, e Giuseppe da
novissimos. ultimo.
3. Et ipse progre- 5. Ed egli andando
diens adoravit pronus innanzi s'inchinò fino
in terram septies , do- a terra selle volte, pri-
nec appropinq11aretfra- ma che si approssimas•
ter ejus. se il s1,10 fratello.
4. Currens itaque 4. Corse allora Esaù
Esau ob11iamfratrisuo incontro al suo fratello,
amplexatus est eum : e lo abbracciò : e sl.rin-

Ver~. 3, S'inchinò fino a terra .rette volte. Giacobbe per a~-


mansir-e la ferocia di Esaù. lo salu,a fino a sette -rolte c-ol masu-
mo ~1Jgno <li risp'"tto.
3z8 GENESI
stringensque collum gendogli il collo, e ba•
ejus, et osculans jlevit. ciandolo pianse.
5. Levatisque oculis, 6. E alzati gli occhi,
vidit mulieres et par• vide le donne , e i loro
vulos earnm , et ait : bambini , e disse : Chi
Quid sibi volunt isti? son questi? son eglino
et si ad te pertine11t ? tuoi? Rispose : Sono i
Respondit:Parvuli sunt, figliuoli, che Dio ha do·
quos donavitmihiDeus nati a me tuo servo.
servo tuo.
6. Et appropi11qua11• 6. E appressandosi le
tes ancillae, et filii ea• schiave, e i loro figliuo-
rum incurvati su11t, li s'inchinarono profon-
damente,
7. Accessit quoque 7. Si appressò anche
Lia cum pueris suis : Lia co' suoi figliuoli : e.
et cum similiter ado- dopo che si furono nel•
rassent, extremi Jo- la stessa guisa inchina-
seph, et Racliel adora· li, Giuseppe, e Rache-
vernnt. le fecero ultimi profon-
do inchino.
B. Dixitque Esau: 8. E disse Esaù: Che
Quaenam sunt istae significano le squadre,
turmae, qua.r obviam che io già incontrai ?
habui? Respondit: Ut Ri,;pose: Bramai di tro-
invenirem gratiam co- var grazia nel cospelto
ram domino meo. del signor mio.
9. At ille ait: Habeo 9. Ma quegli disse :
plurima,frater mi: sint Ho del bene di là da
tua tibi. molto, frate! mio: tie-
ni il tuo per te.

Vers. 6. * E apprusamlosi. E condotte avanti.


Vers. 8. Che significano le squadre? Parla dc' besliatni man-
<lati innanzi da GiaCohhe in dono ad Esah. Esah dovea ~ià f'Sse-
re stato informato da' guardiani ; ma intcrrona
0
,li bel nuovo per
aH·r occasione di rifiutare il ùouo.
C A P O XXXIII. Si9
10.Dixitque Jacob : 1 o.E Giacobbe disse:
Noli ita, obsecro: sed Noo far così , ti prego:
si invenì gratiam in ma se ho trovalo gra-
oculis tuis , accipe mu- zia negli occhi tuoi, ac-
nusculum de manibus cella il piccol dono dal-
meis : sic enim Pidi fa- le mie mani: imperoc•
ciem tuam, quasi vide· ch~ io ho veduto la t.ua
r;m vultum Dei : esto faccia , come se io ve-
mihi propitius, dessi il volto di Dio :
siimi propizio ,
11. Et suscipe bene- 11. E accetta la be-
,Ydictionem, quam attuli nedizione, che io ti ho
libi et quam donavit recato , e la quale fu
mihi Deus triluens donala a me da Dio, il
omnia. F'ixfratre com- quale dà tutte le cose.
pellente suscipiens, E accettandola n ma'8
pena sforzato dal frà•
Lello,
12. Ait: Gradìamur 12. Disse quegli: An·
simul, eroque socius diamo di conserva, e io
itiru:r.ùJ:Bi. ti sarò compagno nel
viaggio.
15. Di:i:itqrie' Jacoh: 13. Ma disse Giacob-
Nosti, domine mi, quod be: Tuvedi,signor mio,
parvulos habeam tene- che io ho meco de' le-
ros, et oves, et boves seri bambini, e pecore,
foetas mecum: quas si e vacche pregne: e se
plus in ambulando /e- gli affaticherò più del

Vers. J·o. Bo verluto la tua faccia, come se io.vedessi ec. La


demenza, e l'amorevolezza eh.e io ho ttovato in te, mi ha rin-
francato lo $pirito ne' miei timori, e ha fatto in me uu effetto si-
mile a quello che farebbe l'apparizione di Dio o di un Angelo
in un uomo afflitto e bisognoso di conforto.
Siimi propizio. Concedimi questa grazia.
Vn:,. d. Pecore e van:he pregne. ov\·of'rQ, ,·he alfottmw /lf
foro , !;de.
l'rnt. P-ol, [, 1 11 •
550 GENESI
cero laborare, morien- dovere a camminare,
tur una die cuncti gre- morranno in un dì tut•
ges. ti i greggi.
. 14. Praecedat domi- 14. Vadailsignormio
nus meus ante servum davanti al suo servo: e
suum: et ego sequar io seguirò bel bello le
paullatim vestigia ejus,sue pedale , conforme
sicut videro parvulos vedrò, che possano fare
meos posse, donec ve• i miei bambini, fino a
niam ad dominum tanto ch'io giunga pres-
meum in Seir. so al signor mio a Seir.
15. Respondit Esau: 15. Rispose Esaù:
Oro te, ut de populo, Ti prego di lasciar, che
qui mecum est, saltem almeno restino della
socii remaneant viae
tuae. Non est, inquit,
necesse: hoc uno tan·
gente , che è con me, ,
alcuni, che li accompa~
guino nel viaggio. Non
f
tum indigeo, ut inve- è necessario, disse quc•
niam gratiam in con- gli : di questo solo ho
spectu tuo, domine mi. bisogno , di trovar gra-
zia nel cospello tuo, mio
signore.
16. Reversus est ita- 16. Tornò adunque
que ilio die Esau itine- in quel giorno Esaù per
re, quo venerat in Seir. la strada , per cui era
venuto in Seir.
17. EtJacob venitin 17. E Giacobbe giun-
Socotlt: ubi aedi.ficata se a Socoth: dove fab,
domo, etfixis tentoriis, bricala avenùo una ca-
appellavit nomen loci sa, e piantate le lenùe,

Vers. 14. Fino a tanto di' io giunga ... a Seir. Gfacobhe pen~
sava allora di andare fino colà a ('asa del fr,,tdlo; ma di poi can-
giò di parere forse per t.imore che uon sì risveglinsst•ro in Esali {t
le aoti(·he selosie, o pcrchè ricevesse ipiakhe uotiiia, per la qua- cr
le con.o~i·nse eh<' 11011 era opportuna ;:Horn 11uesta visita.
C A P O XXXIII. 331
illius Socoth, id est, diede a quel luogo il
Tabernacula. nome di Socoth, vale a
dire Padiglioni.
18. Transivitque in 18. E dopo il suo ri-
Salem urbcm Sichimo- torno dalla Mesopota-
rum, quae est in terra mia di Siria passò a Sa-
Chanaan, postquam re- lem città de' Si chimi ti,
versus est de Mesopo• che è nella terra cli Cha-
tamia Syriae : et habi- naan: e abilò presso
tavit juxta oppidum. alla città.
l_'}• Emitque partem 19. E comprò quella
agri, in quafixerat ta- parte di campo, dove
bernacula, afiliis He· avea piantate le tende,
mor patris Sichem ceu- da' figliuoli di Hemor
. tum agnis. padre di Sichem per
cento agnelle.

Ver,. 17. A Socoth, do11efabbricata ec. Dalle tf>nde cbe alzO


ivi Giacobbe, venne il nome di. Socoth a questo luogo, tlo,'e fu
poi edificata una città dello stesso nome, che era nella tribi1 di
Gad. L'avervi Giacobbe fabbricata una casa J.1 argomento per
credere che ivi si fermò qualche tempo.
. Vers. 18. Passò a Salem città de'Sichimiti. Passò il Giord:mo,
e da Socoth andò nel paese de' Sichimiti, .dove fece sua diniorn
presso la città di Salem nella Chananea. Alcuni moderni srguen-
do }a.tradizione degli Ebrei traducono in questa guisa l'Ebreo:
arrivo salvo alla ciutl, ,le' Sichùniti: perocchè la stessa voce
Satem siguifica salvo, sano, cc.; e soggiungono gli Ebrei, che
in questo luogo Giacobbe rimase sano dalla gamba 1 de11a quale
era stato zoppo fino a quel punto, onde dicesi: arriyÒ sa[yo ec.
Vers. 19. Per.cento agnclle. La prima maniera di contrattare
nell'antichità fu certamente per via <li permute; e gli anLichi in-
terpreti tutti qumui suprongono fotta questa compra da Cia-
cohbe con dare cento agnell~. Molti moderni perO la voce origi-
nale :.piegano in sìgnifìcazione di moneta, danaro, et;. e ;.llcunl
~li c1uesti pretendono , clic fossero monete che portavano l' im-
pronta d' uu'agnella, come effettivamente si costumava nell'anti-
chità; onde dalle pecore venne i1 nome di pecunia alla moueta.
Basti P avere toc..:ato questo punto 6em.a entrare in ri.ll lunt~a
discussione di uua materia, sopra la tJ_Uale uon possono aversi i:,e
non <lebo1i cont,cUure. ,
GENESI
20. Et erecto ibi al- 20. E ivi alzato un
tari, invocavit super il- altare, dinanzi ad esso
lud fortissimum Deum invocò il fortissimo Dio
lsrael. d'Israele.

CAPO XXXIV;

Dina è rapita da Sichem figliuolo del principe


de' Sichimiti, i quali prima circoncisi son tru•
cidati da Simeone, e da Levi, fratelli di Di•
Ra ; e dagli altri figliuoli di Giacobbe è deso-
lata la loro città: per la qual cosa Simeone, e
Levi sono sgridati dal padre.

1. E gressa est au-


tem Dina filia Liae, ut
1. Ma Dina fìgliuo-'
la di Lia usci di casa per
vùleret mulieres regio• vedere le donne di quel
nisillius. paese.
2. Quam cum vidis- 2. E avendola veduta
setSichem filius Hemor · Sichem figliuolo di He-
Hevaei,princeps terrat1 mor Heveo, principe di
illius, adamavit eam : quella terra , se ne in•
et rapuit, et dormirlit namorò : e ra pilla , e

Vers. 20. Di'nanzi ad esso invocò ec. Ovvero sii pose no~Q
'il fortiuimo Dio d' Isr(lele pe:r significare, che a lui e in onOf'e
cli hll er41. dedicato questo .Itare. Questa imposizione di nome
agJi altari, a' mou.umenti, e a' luoghi paTticolari serviva a conser-
"Var la memoria de' f~1ti, e anche a conservare la tradizione
de' principii della J"e}igione. Così il non:ae del Dio d'Israele ram-
mt:morava un gran fatto, per cui fu cambiot.o il nome a Giacob-
l>e. Pedi cap. preeetL _
Ver,. 1. Ma Dina ec. Ella poteva avere in, q.uel iempo circa
quindici 4lJIDi. Se crediamo a Giuseppe, la curiosità di questa
faociulla ( la qnale costò a lei così cara) fu risveg1iata dal rumore
di noa festa solenne che si celebrava con gran concorso. Dina
v~Jle vedere, come si ornassero le fanciulle. del pacae ,. e sg,a:iia.....
Omente uscì della caba paterna.
e A P o nxiv. 333
cum illa, vi opprimens violentemente disonorò
virginem. la fanciulla.
5. Et conglutinata 3. E concepì ,per lei
est anima ejus cum un'ardente passione ,
ea,tristemque delinivit ed essendo ella afflitta
blanditiis. l'acquietò con carezze.
4, Et pergens ad He• 4. E andato dal pa-
mor patrem suum: Ac• dre suo Hemor! Prendi,
cipe, inquit, mihi puel- disse, per me in moglie
lam hanc conjugem. questa fanciulla.
5. Quod cum artdis- 5. La qual cosa aven•
set Jacob, absentibus do udita Giacobbe,
filiis et in pastu peco- mentre i :figli erano as-
rum occupatis, siluit, senti, e occupati a pa•
__ donec redirent. scerle pecore, si tacque,
finchè nonfuron tornati.
6. Egresso autem 6. Ma essendo andato
Hemor, patre Sichem, Hemor , padre di Si-
"t lo9u11retw-ad Jacob; chem , a parlare a Gia-
cobbe;
7. Ecce jilii ejus ve- 7. Eccoti che i fi.
niebant de agro: au;Ji,, gliuoli di lui tornavaa
toque, quoti, acciderat, dalla campagna : e in•
iratisunt valde,eo 9uod. teso quel eh' era avve-
foedam rem operatus nuto, ne concepirono,
esset in Israel, et vio• grande sdegno , perchè
lata filia Jacob, remi[. si brutta cosa avesse
licitam perpetrasset. fatta ( Sichem ) contro
Israele , e violata la fi-
gliuola di Giacobbe, a-
vesse commesso un'a-
zione vituperosa.
*
Veu 2. Yiolentemenle dùonorò. Ebr. Umiliò.
*
Vers. 4. E andato dal padr~ suo. La stessa ragion natural«-
con.)iglia, che non s'impegnino i fi;;h nel matrimonio. u:nza V ap~
provazione e il consenso de' senitori.
534 Gl3NESI
8. Locutus est itaque 8. Disse pertanto ad
llemor ad eos : Sichem essi Hemor: L'anima
filii mei adhaesit ani• dì Sichem mio figlio è
mafiliae pestrae, date unita inseparabilmente
eam illi uxorem: a questa voslra fanciul-
la: dategliela in moglie.
9. Etjungamus vicis• 9. E facciamo scam-
sim connubia : filias bi èvoli niatrimonii; da-
vestras tradite twbis, te le vostre fanciulle a
et jUias nostras acci- noi, e sposate delle no•
pite. stre fanciulle.
10. Et habitate no- 10. E abitate tra noi:
biscum : terra in pote• la terra è in poler vo-
state vestra est, exer- stro, lavoratela, traffi•
cete, negotiamini, et cale, voi siete i padroni,.
possidete eam.
11. Sed et Sichem ad 11. Anzi lo stesso Si-
patrem, et ad fratres chem disse al padre, e
ejus ait: Inveniam gra• a' fr:itelli di Jei: Piega•
tiam coram vobis, et levi a' miei desiderii, e
quaecumque statueritis darò tutto quello cbevi
dabo. parrà.
12. A1tgete dotem, et 12. Auf;umentate la
munera postulate, et dote , e chiedete dono-
libenter tribuam, quod ra , e volentieri darò
petieritis : tantum date quello che chiederete :
mihi puellam hanc uxo• purchè mi dia le in mo•
rem. glie questa fanciulla.
13. B.esponderunt fì. 15. Risposero i fi.
lii Jacob Sichem, et gliuoli di Giacobbe a
patri ejus in dolo , sae- Sichem, e a I padre dì lui

Vers. 7. Contro Israele. Contro Giacobhf> padre di Dina.


\lers. 1-i.. Augmnenlale la dote e chù:dete dunora, ec. Si è
gi11 not;:ito altrove il costume che lo s1)0so dotasse 1a sposa e fa-
(!esse de'presenti al padre e a'fratelli di lei.
C A P O XXXIV. 535
t>ientes ob stuprum so- con fra ude, essendo esa-
roris: cerbali pel disonore del-
la sorella:
14. Non possumus 14. Non possiam fare
facere, q1tod petitis, nec quello che voi bramale,
dare sororem nostrani nè dar la nostra sorella
homini incircumciso ; ad un uomo incirconci-
quod illicitum, et nefa. so : la qual cosa è ille-
rium est apud nos. cita, e abbominevole
presso di noi.
16. Sed in hoc vale- 16. Ma polrem fare
bimus foederari, si vo- alleanza. con questa
lueritis esse similes condizione , se vorrete
nostri ,etcircumcidatur farvi simili a noi, e se
in vobis omne mascu- si circonderanno tra voi
. 'lini sexus ; tutti i maschi;
16. Tunc clabimus, 16. Allora vi daremo
et accipiemus mutuofi- le nostre fanciulle , e
lias vestras. ac nostras, prenderem parimente
et habitabimus ~·obis- le vostre : e abiteremo
cum , erimusque unus con voi, e faremo un sol
populus. popolo.
17. Si autem circum- 17. Ma se non vorre-
cidi nolueritis, tollemus te circoncidervi , r,ren•
I
filiam nostram, et rece- deremo la nostra fan-
demus. ciulla , e ce ne aodere•
mo.

i! Vers. 14. Nè dar la 'nostra sorella ad un uomo incirconciso.


Egli è verisimile, t.·he appoco appoco s' introducesse tra' posteri
d'Abramo questa regola anche prima della legge di Mo~è; ma in
questo tempo non si poteva l'(~li rispondere a costoro, che il foro
radre avea sposate le figlie di un incirconciso, lpial era Lahan?
E Giuda e Simeone sposarono pure donne Cl1anuuee, come Ve-
dremo; parlano ad11n(1ue con menzogna e con frode.
Vers. 17. Prentlt:rem la noffrafanciulla. Da c:iu~ste parole
e dal versetto 26. apparisce, che Din.i t'ra tuLlora iu casa dd
rapitore.
GENESI
,a. Placuit oblatio 18. Piacque la loro
eorum Hemor, et Si- offerta ad Hemor , e a
chemfilio ejus: Sicbem suo figliuolo.
19. Nec distulit ado- 19. E il giovane non
kscens quin statim, differì ad eseguire quel-
quod petebatllr, exple- lo che era stato ricbi.,.
ret : amabat enim puel- sto : perocchè amava
lam valde, et ipse erat grandemente la fan-
inclytus in omni domo ciulla , ed egli era in
patris sui. grande onore presso
tutta la famiglia del pa-
dre suo.
20, Ingressique por- 20. Ed entrati dentro
tam urbis , locuti sunt la porta della città, dis-
ad populum: sero al popolo :
21. Yiri isti pacifici 21. Costoro son buo-
sunt , et volunt habita• na gente , e amano <li
re nobiscum: negotien• abitare tra noi : traffi-
tur in terra , et exer- cheranno qui, e lavore-
ceant eam , quae spa- ranno la terra, la quale,
tiosa , et lata cultori- spaziosa e vasta com'è,
bus indiget : filias eo- ha bisogno <li coltivalo•
rum aecipiemus uxo- ri: noi sposeremo le lo-
res, et nostras illis da- ro fanciulle , e daremo
bimus. loro delle nostre.
22. Unum est, quo 22. Una sola cosa è
dif.fertur tantum bo· d' ostacolo a un bene
num: si circumcidamus si gra,nde : vuolsi , che
mtUCulo.1 nostros , ri- noi circoncidiamo i no·
tum, gentis imitantes. stri maschi, imitando
il rito di questa gente.
s3. Etsubstantia eo• 23. Con questo saran
rum, et pecora, et cun- nostre le loro ricchez-
cta, 9,uae possident, no• ze, e i bestiami, e lutto
stra errznt: tantum i11 quello eh' ei posst>ggo·
hoc acquù:scamus , et no : accordiamoci sob
C A P O XXXIV. 537
'habittlntes simul unum in queslo, e viv~ndo in,
efficiemus populum. sieme faremo un sol po•
po!u:
24. .Assensique sunt 24. Diedero tutti il
'omnes,circumcisis cun- loro assenso, e circon•
ctis maribus. cisero tutti i maschi.
25. Et ecce die tertio, 26. Ed ecco il terzo
quando gravissimus giorno, quando il dolo•
vulne rum dolor est, ar- re delle ferite è più a-
reptis, duofilii Jacob, cerbo, i due figli di
Simeon, et Levi,fratres Giacobbe, Simeone, e
Dinae, gladiis, ingres• Levi, fratelli di Dina ,
si sunt urbem confiden• impugnale le spade, en-
ter: ( 1) inte,;fe,:tisque trarono a man salva
omnibus masculis, nella cil là: e uccisi lul•
ti i maschi,
26. Hemor, etSicliem 26. Trucidarono a n•
pariter necaverunt, tol- che Hemor, e Sichem,
lentes. Dinam de domo e tolsero Dina loro SO•
Siclu:msororem 4uam. rella dalla casa di Si-
chem.
27. Quwus egressis, 27. E quando questi
irruerunt super occisos si forono ritirati , gli
(•) Infra 49' 6.

Ver, 23. Saran no.rtre le loro ricche:.zt e i I.oro bestiami ec,


Vedesi·, che Hemor e Sichem non propongono altro motivo che
<1ue1lo delF interesse per abbracciare la circoucisiolll!:. Es~i fno-
strano a' loro concittadini l1 accrescimento grande di potenza e
di ricchezza che ne verrà dalla unione de' nuovi ospiti in un sol
popolo; e la pietà e la religione non ebbero parte alla rj,olu-
zfone dj quella gente.
Vers. 2.5. Il terzo giorno, quando il dolore delle ferite ~c.
Nelle ferite il terzo giorno auol venir la febbre a cau&a. dell'm-
fiammazione.
Sùneon e Levi. Fratelli uterini di Dina. Questi certamente
ebbero seco un gran numero di servi: gli altri fratelli non .si ve--
de che avessero parte a questo macello 1 ~ij e.ofam.ttnte (1..1. tac-
cheggiamento della città, Yt:TI, 'l7,
Pen.t, Yol. I. .i5
558 GENESI
celeri filii J acob : et altri figliuoli di Giaeob'-
depopulati sunt urbem be si gettarono sopra gli
in ullionem stupri. uccisi : e saccheggiaro•
no la ciltà per vendetta
dello stupro.
28. Oves eorom, et 28. Preser le loro pe,
armenta,et asinos, can- core, e gli armenti, e
ctaq ue vasta11tes, quae gli asini , e diedero il
in domibus, et in agris guasto a quanto era per.
erant. le case, e alla campagna.
29. Parvulos quoque 29. E menar,ono an•
eorum, et uxores duxe• che schiavi i fanciulli, e Il'
runt caplivas. le donne loro. '
3o. Quibus patratis 3o. Eseguite che eb•
audacter, Jacob dixit bero essi queste cose
ad Simeon , et Levi: con tanta audacia,_ dis_.'
Turbastis me , et odio• se Giacobbe a Simeon,
sumfecistis me Chana- e a Levi: Voi mi avete
naeis, et Pherezaeis, posto in affanno , e mi
habitatoribus terrae avete renduto odioso ai
liujus : nos pauci su- Chananei, e a'Pherezei,
mus: illi congregati abitatori di questa ter-
percutient me, et dele- ra : noi siam pochi: que-
bor ego, et domus mea. gli uniti iusie~mi ver•
ranno addosso, e io sa-
rò stermiòalo con lamia
famiglia.
31. R.esponderunt: 51. Risposer quegli:
' Numquidutscortoabuti E dovean essi "trattar la
debuere sorore nostra? nostra sorella come una
donna di mal affare ?

Vers. 2.7. Si gettarono. Infierirono, andaron sopra gli uccisi.


Vers. 28, e 2.9. Preser le pecore ec. Giacobbe, il quale disap-
provò quest' azione come ferfida e temeraria , non si dubita che
facesse readue e la Ehcrta, e la rn~a loro illle donne, e a' fau-
ciu11i rjma" in vita.
CAPO XXXV.

Giacobbe dopo aver seppelliti presso a Sichem


gl' idoli della sua gente, per comando del Si-
gnore sale a Bethel: do11e alzato un altare
al Signore o.fferisce sacrifizio, ed è conforta-
to da rma nuova apparizione di Dio. Morte di
Debora. Nascita di Beniamin colla morte di
Rachele. Ruben commette incesto con Bala.
Novero de'figliuoli di Giacobbe, e morte d'I-
sacco suo padre.

1. J nterea locutus
est Deu.r ad Jacob:
1. Frattanto il Si-
gnore <lisse a Giacobbe:
'• Surge, et ascende Bet- Sorgi, e va in Bethel, e
hel, ethabita ibi,facque ivi fermati, e fa un al-
altare Deo, qui appa- tare a Dio , il quale ti
ruit tibi, quandofugie- apparve allorchè fug-
basESAUfratrem tuum. givi Esaù tuo fratello.
Supr. ,s. 16.

Vers. 3o. P'o~ mi .a~te po,to ln affanno, ec. Giacobbe dimo-


strerà anche con maggior enMgi~ l'orrore, col quale udì una
crudelta sì grande de'proprii figli:uoli nel capo XLV. 5. Peccarono
i figliuoli di Giacobbe di menzogna, di pedidia, d'ingiustizia, di
sacrilegio e di vendetta barb.ara e inumana. Ingannarono i Sichi-
miti e tradiron la fede·, e pel peccato di nn solo trucidarono un
gran numero di persone, e a compiere sì orribil disegnO abusa-
rono di un rito sacro e religioso, servendosene di pretesto a co-
prire lo spirito di vendetta. Fi.nalmente non può non condannar-
si d'empietà il disprezzo eh' ei fecero del proprio padre, intra-
prendendo cosa ta]e senza sua saputa, portando un co1po morta-
le al cuore di lui pieno di umanità e <li amore de' prossimi. Dal-
)' altro lato 1a giustizia divina permise, che i Sichimiti portasser
la pena delle loro iniquitil; e dell'audacia e della perfidia e inu-
manità de' due fratelli si valse ad eseguire i suoi decreti sempre
giusti e ad-,rabili,
* Mi avete remluto odiorn. Ebr. Puzzolente.
Vers. i. Il Signore.disse a Giacobbe: sorgi ec. I;)io viene a
confortare Giacobbe nell'agitazione, in cui si trovava per quello
GENESI
11.Jatob vel'o, collvo• 2. E Giacobbe, rau•
tata omni domo sua, nata tutta la sua fami•
ait:. A bjicite deos alie- .glia, disse: Gettate via
nos, qui in medio vestri gli dei stranieri, che a-
sunt, et mundamùzi, ac vete tra voi, e monda•
mutate vestimenta ve- tevi , e cangiate le vo•
stra. stre vesti.
3. Surgite, et asce11- 3. Venite, e andiamo
àamus in Bethel, utfa• li Bethel per far ivi un
ciamus ibi altare Deo: altare a Dio: il quale mi
qui exaudivit me indie esaud! nel giorno di mia
tribulationis meae , ei tribolazione , e mi &C•
S<Jcius fuit itineris mei. compagnò nel mio viag-
gio.
4, Dederunt ergò ei 4. Diedero pertanloa
omnes deos alienos, lui tutti gli dei stranie- ·
quos habebant, et inau- ri che aveano, e gli o•
res, quae erant in au- recchini j che quegli a•

eh, i suoi tigliuoli aveart fatto c•ntr6 de' Siè'himi.ti, e pèr quello
che di ciò poteva avvéuirne, irritati per tanta crudelta gli animi
de' Chananei.
Vcrs. 2, Gettate vi'a gli dei stranieri che avete ec, Può essere
che gP idoli, i quali Giacobbe comanda <li gettar via fossero stati
serbati della preda de' Sichimiti; e può anch' essere, che in un
grandissimo numero di servi che erano in quella famiglia con-
dotti dalla Siria, ve ne fosse più. d'uno che continuasse a rende...
re culto a' falsi dei. Ma non sembra credibile, che alcuno de' fi-
gliuoli o delle mogli. di Giacobbe peccassero in 1uesto. Il v;,de-
re che questi intima l'ordine di gettar via gfidol1, dopo che Dio
gli avea par1ato e l' avea avvertito di quello che dove a fare a
Be&h.e.J ,ill •uo onore, può dar fo11damento per credere che non
prima di .adesso egli venisse in t'ogniz.ione di questo disordine, e
che Dio stesso g1iene desse notizia.
~fondatevi, e cangiate le vostre vesti. Per un interno istin-
to del rispetto dovuto a Dio fu selllpre costume, che volendo gli
uomini accostarsi a lui per onorarlo, o si mutasser le vesti, 2.
Reg. u1. 20., ovvero le lavassero, Erod. xix. 20. Levit. xv, 13., e
la ~uova veste era simbolo di p"!:nitenza, e di con\'ersione. Così
Giacobbe esorta la sua gente a prepararsi per andare a Bethel a
cnor.Jlte il Si4;nore.
G A PO XXXV.
ribas eorum : at ilh:
vevano alle orecchie :
ed egli li sotterrò sotto
infodit ea sttbter tere•
il terebinto, che è di là
binthum, quae est post
urbem Sichem. <lalla città di Sichem.
5, Cumque profecti 6. E parliti eh' ei fu.
rono , il terrore di Dio
essent, terror Dei in•
invase tutte le città al-
vasit omnes per circui-
l'intorno, e non. ardiro-
tum civitates , et non
no d'inseguirli, mentre
sunt ausi persequi re•
cedentes. si ritiravano. $
6. r enit igitur j acoò
6. Giacobbe adunque,
Luzam, quae est in ter-
egli, e tutta la sua gen-
ra Chanaan , cogno• te con lui arrivò a Lu•
mento Bethel: ipse etza cognominata Bethel
. omnis populus cum eo, nella terra di Chanaan.
· • 7. ZE.dificavitque ibi 7. E ivi edificò l'alta•
altare, et appellavitre, e a quel luogo pose
nomen loci illius , Do-
il nome di Casa di Dio :
perocchè ivi apparve
mus Dei : ibi enim ( 1)
apparuit ei Deus , cum
Dio a lui , quando fug-
fugeretfratrem 1uum, giva iJ fn1tel suo.
(•) Supr, i8, J3,

Ver,. 4. E gli orecchini che quegli ,weano ali• oreccAi•.


La voce ebrea significa propriamente anelli da attaccarsi alle
orecchie e al naso, o da appendere per ornare la fr9nte. S. A.go-
et-ino, il Grisostomo e altri interpreti credono, che que11ti anelli,
o sia orecchini ornavano gP idoli, e non gli uomini, Yedi anckt1
flin. lib. xxm. cap. 1, Simili anelli con figure de• falsi dei si
portavano assai comunemente dagli uomini e dalle donne, ed
erano una apecie di Talismani, o Amuleti contro le malattie, le
disgrazie, ec. Yedi August. de doctr. Christ. lib. u. 20.
Li sotterrò sotto il terebinto cc. Si può credere, che li met-
tesse ìu pezzi, ovvero li fondesse, e di poi segretamente li sep-
pellisse sotto il terebinto, o sia quercia.
Vers. 5. Il terrore di Dio invase cc. Il timore ( dice il Griso-
stomo ) con cui Giacobbe onorava Dio, merita che Dio lo renda
terribile a tutti gli uomini; onde nessuno ardisca di nuQcergli,
nè di pensare a far vendetta della otrago de' Sic~uiti.
GENESI
8. Eodem tempore 8. Nello stesso tem•
mortua est Debora, po si morì Debora, ba-
nutrix Rebeccae, et se- lia di R~becca , e fu se-
pulta est ad radices polta appiè di Bethel
B ethelsubterquercum: sotto una quercia : e fu
vocatumque est nomen chiamato quel luogo la
loci illius Quercus fle· Quercia del pianto.
tus.
9• .tlpparuit autem 9. E Dio apparve a
iteruTTifFusJacob,post• Giacobbe la seconda
quam reversus est de volta, dopo il suo ritor•
Mesopotamia Syriae, no dalla Mesopotamia
benedixitque ei, della Siria , e lo bene-
disse,
10. Dicens: (1)Non 1 o. Dicendo : Tu non
vocabèris ultra Jacob, ti chiamerai più Giacob-
sed Israel erit nomen be , ma il tuo nome sa-
tuum. Et appellavit rà Israele. E chiamollo
eumlsrael. Israele.
11. Dixitque ei: Ego 11. E soggiunsegli:
Deus omnipotens ; cre- Io .il Dio onnipotente;
sce, et multiplicare : cresci, moltiplica: tu
gentes, et populi natio- sarai capo di na:i;ioni, e
(,) Sitpr. 32. 28.

Vers. 7. A quel luogo pose il nome di Ca1a di /)io. Can!er-


mò il nome di Bethel dato già a quel luogo, cap. u:-vm. 29. '
Vers. 8. Appiè di Bethel. Appiè del monte, sopra del quale
fu edificata la città di Bethe],
Quercia del pianto. Perchè quivi Giacobbe co' suoi fecero
iJ lutto della morte d.i Debora, la qu.ale dovette essere donna di
non. ordinaria virtù.
* Si morì Debora balia di Rebecca. Ma come si parla qui
della morte di questa donna? Fors' ella già restituitasi nel suo
paese, nell'occasione del ritorno di Giacobbe aUa madre, erasi
mossa per far visita aU' antica padrona.
Vers, 9. La seconda volta, dopo il suo ritorno ec. Eragli già
apparso poco prima, quando gli ordinò di portarsi a Bethel
C A P O XXXV. .345
num ex te erunt, reges di popoli, da te usciran-
de /u,mbis tuis egre- no de' re.
dientur.
12.Terramque, quam 12. E la terra, che io
dediAbraham,etlsaac, diedi ad Abramo , e ad
dabo tibi, et semini tuo Isacco , la darò a te , e
post te. alla tua stirpe dopo di
te.
15. Etrecessit ab eo. 15. E partissi da lui.
14. Ille vero erexit 14. Ed egli er,esse un
titulum lapideum in lo- monumento di!i.pietra
co, quo locutus fuerat nel luogo, dove Dio gli
ei Deus : libans super avea parlato: facendovi
eum libamina, et effun- soprà le libagioni, e ver-
dens oleum: sandovi dell' olio :
15. Yocansque no- 15. E pose a quelluo•
men loci illius Bethel. go il nome di Bethel.
16. Egressus autem 16. E p artilosi di co-
inde venit verno tem• là andò nella primave•
pare ad terram, quae ra ad un luogo sulla
ducit EjJhratam: in qua strada di Ephrala: dove
cum parturiret Racket, venendo ì dolori dì par•
lo a Rachele,
17. Ob difficultat11_•- . 1.7. Essendo il parto
partus periclitari coe- difficile, cominciò ad es-
pit. Dixitque ei obste- sèrè in pericolo. E la
trix : Noli timere; quia levatrice le disse : Non
et hunc habebis filium. temere; tu avrai ancora
questo figliuolo.
18. Egrediente au- 18. E stando ella per
tem anima prae dolore, rendere l'anima pel do-
et imminente jam mor- lore , e già in braccio

Vers. 14. Facendovi sopra le libagioni. Lavi.> col v.ino, e 11nse


con olio la pietra. Pedi cap. :i.:x.vm. 18. Quest<1 pietra servì al-
1' altare eh' egli erene in quel luoso secondo l' ordine di Di0,
ver,. 1,
GENESI
te "1Jeavit nomen filiti;. alla morte , pose al fi-
.sui Benoni, id est, ft- glio suo il nome di Be-
lius doloris mei : pater noni, cioè figliuolo del
vero appellavit eum mio dolore: ma il padre
Ben-iamin,id est,filius chiamollo Ben-iamin,
dextrae. cioè figlio della destra.
19. Mortua est ergo 19. Morì adunque
Racliel. Et sepulta est Rachele , e fu sepolta
in via, quae ducit E- sulla strada , che mena
phrata.haec estBeth• ad Ephrata, che è Beth•
lehem. lehem.
20. Erexitque Jacob 20, E Giacobbe eres-
titulum .super sepul- se sulla sepoltura di lei
crum ejus : ( 1) Hic est un monumento : Que-
titulus monumenti Ra- sto è il monumento di
chel usque in praesen- Rachele finoaldìd'ogzi.
tem di~m.
21.Egressusinde,fi- 21. Partitosi di là,
xit tabernaculumtrans piantò il padiglione di
turrem gregis. là della torre del gregge.
(•) lnfr, 48, 7•

Vero. ,8. Piglio della destM. Come se diel!.sse 6gllaolo cari..


1imo, amatissimo.
Vers. 19. Sulla çtM{la cliB mena acl Epkrata 1 clu, è Bet1,...
lehem. Bethlehem ebhe il nome di Ephrata, 4opo l'ingresso de--
gli Ebrei nella Chananea, ed ebbe qnesto nome dalla moglie di
Calcb, 1, Paralip, n. ~4- Vedesi anche adesso il luogo, dove (11
,epo1ta Rachele distante circa an miglio da Bethlehem : $0p?'a il
sepolcro di lei fu eretto di po.i uu moJ1umento più grande de,,,
1Critto dal Brocardo.
Vera. u. Di là dalla tor'rs del gregge. Qnesta torre eta ttn
io1 miglio di là da Bethlehem verso levante , dove erano ottimi
pascoli, onde vi correvano i greggi. Simili torri servivano di ri-
c:overo a' pastori; di 13 badavano a' greggi, e facevano sentinella
per custodirli da' ladri. In questo luogo si vuole che apparisse
a' pastori l'Angelo, che annunziò Joro la, nasci.ta del Salvatore.
Così •· Girolamo ed altri. Quindi vi fil poi eretta da e. Elena
U». chiesa aotto l'invocazione de' tanti Angeli.
G AP O XXXV. 545
22,. Cttmq11e habita- u. E mentre egli si
ret in illaregione,abiit stava in quel paese ,
Ruben, etdormivit cum Ruben andò , e dormi
Bala concubina patris con Baia concubina di
sui: quod illum minime suo padre: e questi non
latuit. Erant autem fi- lo ignorò. Or dodici era-
lii J acob duodecim. no i figliuoli di Gia-
lnfr. 49. 4. cobbe.
25. Filii Liae I pri- 115. Figliuoli di Lia:
mogenitr,s Ruben, et 1primogenito Ruben , e
Simeon, et Levi, et Ju- Simeon , e Levi, e Giu-
das, et Issachar, et da, e Issac)!ar, e Zabu•
Zabulon. lor... ·
24. Filii Rachel: 24. Figliuoli di Ra-
Joseph, et Berziamin. chele: Giuseppe e Denia-
min.
25. Filii Balae an- 'J.5. Figliuoli di Baia,
cillae Rachelis: Dan, schiava di Rachele:Dan,
et Nephtali. e Nephtali.
26. Filii Zelphae, 26. Figliuoli di Zel-
ancillae Liae : Gad, et pha, schiava di Lia:
Aser: hi sunt filii Ja- Gad, e Aser : questi so-
cob, qui nati sunt ei in no i :figliuoli di Giacob-
Mesopotamia Syriae. be, che a lui nacquero
nella Mesopotamia del-
la Siria,
'J.7. renit etiam ad 27.Andò poscia a tro-
Isaac patrem suum in var Isacco suo padre a
Mambre, civitatem Ar- Mambre , alla città di
bee, ltaec est Hebro1z, Arbee, che è Hebron ,

'Vers. 2~. E questi non lo ignorò. Vedremo il gastigo di Ru-


ben, cap. ~LIX. 4. Non si parla del dolore che ebbe Giacobbe di
questo fatto, perchè era quasi inesplicabile.
Vers. ~6. Che a lui nacquero nella hlesopotarnia. Eccettua-
to il solo Beniami.n, nato uc1la Cbananea, S~il wauiera ~ par-
,5.,
lai;e è usata ,;ap. xxvi. J:,',,n1d. l.U, 40. ec.
iii •
GENESI
in quaperegrìnatus est dove Abramo , e Isacco
Abraham, et Isaac, stettero pellegrini.
28. Et completi sunt 28. E tutti i giorni
'dies I.taac centum o- d'Isacco furono cento
ctoginta annorum. ottanta anni.
29. Consumatusque 29. E consumato d'e-
aetate TJU>rtuus est, et tà si mori, e vecchio, e
appositus est populo pieno di giorni si riunl
suo senex, et plenus al suo popolo : e Gia-
dierum : et sepelierunt cobbe ed Esaù suoi fi.
eum Esau et Jacobfi- gliuoli lo seppellirono.
lii sui.

Ver,, 29. Si riunì al suo popolo. Vedi ~ap. xxv. 8. Abbiam


più volte osservato in Isacco una espressa e· parlante figura di
Gesù Cristo, ]sacco figliuolo della promessa, aspettato e deside-
rato sì lungamente , nato non secondo l' ordine naturale , come
osserva 11 Apostolo, Gal. 1v. 23., ma per divina YÌrtù da genitori
:;terili e di etlt avanzata, era degno di rappresentare quel figliuo-
lo d'Abramo secondo la carne che dovea nascere di una Vergine
a consolare le brame, e le suppliche de' giusti di tutti i secoli.
L'obbedienza renduta da Isacco al padre, sino a contentarsi di
dare la propria vita in aacrifizio per fare la sua volontà, P andata
al monte Moria colle legna pel sacrifizio sopra le spalle, tutto
questo era una viva pittura dell'unico figlio fatto obbediente fi-
no alla morte, e morte di croce, che dovea andar al Calvario,
portando egli stesso il legno, su cui dovea essere confitto. Ma il
aacrifizio di Gesù Cristo dovea esser unico nella: stia specie. Quel
~acrifizio, per cui solo poterono essere accetti i sacrifizi.i di qua-
lunque sorta offerti a Dio nella legge di natura, e sotto la legge
scritta; quel sacrifizio, il quale solo ba.stava ad espiare tuui i
peccati del mondo, e ad impetrare la rjconciliazione degli uomi-
ni con Dio , e la copia de' divini favori: questo ,acri6zìo non ào-
'Vea avere esempio; e Isacco non dovea essere effettivamente sa-
crificato; qvindi è sostituita a lui ~n' akr' Ostia, figura di quel,..
l' agnello di Dio, il cui sangue monda Je nostre coscienze dalle
oper<r: di morte per servire a Dio vivo, Bebr. n:. 14.
Lo sposalizio d'Isacco con una donna di paese rimoto,- la
quale viene introdotta nella tenda di Sara, rappresenta l' allean-
za di Dio con un nuovo popolo formato di tutte le nazioni del
mondo Tiunite nella Chiesa cristiana, alla quale l'antica sinagoga
cede il suo luo~o. Isacco finalmente, i] quale per superiore di.s-
rosizione è condotto a benedire Giacohhc in vece di Esali, ci
C A PO XXXVI.
Esaù colle mogli, e figliuoli si separa dal fra-
tello, perchè t uno e f altro erano troppo ric-
chi. Genealogia de'figliuoli di Esaù, e in quali
paesi abitassero.

1. Hae sunt au-


tem generationes Esau,
t. Questa~ la ge-
nealogia di Esaù , o sia
ipse est Edom. diEdom.
2. Esau acC'!pit uxo- 2. Esaù prese mogti
res de filiabus Cha- delle figlie di Chanaan:
naan: Ada,filiam Eum Adii , figlia di Elon He-
Hethaei, et Oolibama, lheo , e Oolibama , ti-
filiam Anae ,filiae Se- gliuola di Ana, figlio di
beon Hevaei: Sebeon Heveo:
3. Basemath quoque, 3. E ancheBasemalh,
filiam Ismael sororem figliuola d'Ismaele , so-
Nabajoth. rella di Nabajoth.

annunzia la Tiprovazione delta ingrata e infedele sin:lf<'lga, Pf'T


eui principalrq_eutc era stato mandato il Cristo, e della quale
f!gli fu ( secop.do la parola di Paolo ) ministro e predicatore; ri-
provazione già •tal.,ilit11 ne' di'vini decreti; e la esaltazione delJa
Chiesa delle gen.ti,. divenata- -dopo questa benedione l'amore
del Padre, e del Figlio, e feconda di un' amp)issjma e fede}issì
rna posterita. In una parola, tutta la vita di questo gran patriar-
ca ha una continua ammirabil somigliauza colla vita, e colJa
missione di Gesù {~risto; ed è come una contiIÌua profeiia dl
questo Sa1vato?'e divino.
\'ers. 2. e 3. A,la,figlia di Elcn Retheo, ec. Quella, che qnL
è chiamata Ada figliuola di He1on Hetheo, t: chiumata Judith,
figliuola di BeeYi Hetheo, ne1 capo uv1. 34; e quella, che qui
t! Oolibama, figliuola di Ana, è ivi detta .UasemalÙ, figlitiola di
Elon, e queJla, che qui t! Basemath, :figliuola d'h;maele, nel ,a-
po xxv111. 9. ha il nome di Maheleth. Or sopra di ciò convien os-
servare, eh' è cosa assai frequPnte nel1a Scrittura il vedere una
t>tessa persona portare più nomi; onde 1a differt>nza de' nomi,
e.be son dati adesso alle tre mogli dt· Esaù, non è .ir~omento, che
1p1este non sieno le stcsse1 che r!m•J e ramm{'ntitle tli ~orra.
GENESI
4. Peperitautem Ada 4. E Ada partorl E-
Eliphaz: B asemath ge- Jiphaz: Basemath gene•
nuit Rahuel, rò Rahuel.
t. Parai, 1 , 56.
6. Oolibama genuit 6, ;oolibama perfori
Jehus,et Jhelon ,et Core. Jehus , e Jhelon , e Co-
Ili jilii Esau, qui nati re, Questi sono i figliuo-
sunt eì in terra Cha• li di Esaù nati a lui nel-
naan. la terra di Chanaan.
6. Tulit aulem Esau 6. Poscia Esaù prese
uxores sua.r, et filios , le sue mogli, e i figliuo•
et filias, et omnem ani- li, e le figliuole, e tutta
mam domus suae , et la gente di sua casa, e
substantiam , et peco- tutti i suoi beni, e i be•
ra, et cuncta, qua,; ha- stiami, e tutto quello
bere poterat in terra che avea nella terra di
Chanaan: et abiit in al• Chanaan: e andò in un
teram regionem, reces• altro paese , e si ritirò
si(que afratre suo Ja• dal suo fratello Giacob-
cob, be.
7• (1) Divìtes enim 7. Perocchè erano
erant valde , et simul molto 1·icchi, e non po-
habitare non poterant: teano stare in un me,
nec sustinebat eos ter- desimo luogo: e per 111
ra peregrinationis eo- moltitudine· de' ¾?reggi
(•) Supr. ,3. 6.

Vera. 4- E A,la pttrtor) Elip1uu. S. Girolamo, e dietro a lui


i».Qlti .ip.tePpreti credQno, che-,uesto Eliphaz eia 4,uell' Eliphaz
Them,~ite ramm~i~to ~el libro ~ Giobbe.
Vers. 7. Perocckò erano mQllo rie-chi, e no1,1 potwano ec. Si
vede da questo luogo, che Giacobbe ed Eaaii erano in buona
amistl tra di loro; i;mde abitarono insiem.e per qnalche tempo
dopo la morte del loto padre : .indi si separarono per la ragione,
eh'è qui specificata; ed Esaù, che era già stato del tempo nel
p~cse ~i. Seir,_( c_ap. ~n~,. 3.J si ritirò in quelJe parti non senza,
d1spoS1z1one di Dw, al quale avea promeasa la terra d' C~_IA,
a C.iacobhe. Ye,li ,. Agostino, 9tiaest. , 19-
e A P o xn:vi. a~
rum Jh'ae multitudine non potea &Ostentarli la
gregum. terra, dov'erano pelle•
grini.
8. ( 1) Habitavitque 8, E abitò Esai'l, o
Esau in monte Seir, sia Edom, sul monte
ipse est Edom. Seir.
9. Hae autem sunt 9.0rquestaèlagenea-
generationes'Esau, pa• logiadiEsaù,padredegl'
tris Edomin monteSeir: ldumei del monte Seir:
10. Et haec nomina 10, E questi sono i
filiorum ejus: ( 2) Eli- nomi de' suoi figliuoli:
phaz,jìlìus Ada uxoris Eliphaz, figliuolo di Ada
E.sau: Bahuel quoque moglie di Esaù : e Ra-
jilius Basemath uxoris huel, figlio di Basemath
ejus, moglie di lui.
11. Fueruntque Eli- it. Figliuoli di Eli-
phazfilii: Theman, o. phaz furono: Theman,
mar,Sepho, et Gatham, Omar, Sepho,eGatham,
et Cenez. e Cenez,
u, Erat autem Tha- 12. Thamna poi era
mna concubina Eli- concubina di Eliphaz,
phaz,jilii Esau: quae figliuolo di Esaù: ed
peperit ei Amalech. Hi ella glipartorìAmalech,
sunt jilii A da , uxoris Questi sono i discenden-
Esau. tidi Ada,moglie di Esaù.
15. Filii autem Ra- i5. Figliuoli di l\a-
liuel: Nahath, et Zara, huel: Nahath, e Zara,
Samma, et Meza. Hi Samma, e Meza, Questi
filii Bas.emath uxoris (sono) figliuoli di Base•
".(f.sau. math moglie di Esaù.
·14. Isti quoqueerant 14. Oolibama,:figliuo-
filii Oolibama, filiae la diAna :figliuola di Se-
(•) Jo,. 24. 4. (>) 1. ;f'aral. ,. 35.

Vers. ~ Genealogia di E,ait, padA! degli ldumei. Vale a di-,


re: ecco i discendeut.i di Eiaù , Q si.a i fìg,liuo~i di. lui nati nel
11aeae di Seir.
550 GENESI
I
'Anae, filiae Sebeon, beòn , moglie di Esirù ,
uxoris Esau, quos ge- parlorì a lui questi fi.
nuit ei Jehus, et Jhe- gliuoli, Jehus, e Jhelon,
lon, et Core. e Core.
16. Hiducesfiliorum i5. Questi (sono) i
Esau: filii Eliphaz pri- capitani de' figliuoli di,
mogeniti Esau : dux Esaù, i figliuoli di E\i-
Theman, dux Omar, phaz, primogenito di
dux Sepho1 dux Cene,r,, Esaù : Theman capita-
no, Omar capitano, Se~
pho capitano , Cenez
capitano.,
16. Dux Core, dux 16. Core· ca-pitano,
Gatham,dux Amalech. Gatham capitano , A-
Hi filii Eliphaz in ter- malech capitano. Que-
ra Edsm,ethifilii Ada. sti figliuoli di Eliphaz
nella terra di Edom, e .->;
qlll!sti figliuoli di Ada.
17. Hi quoque filii 17. Questi pure ( so-
Rahuel, filii Esau: dux no) i figliuoli diRahuel,
Nahath,dux Zara,dux figlio di Esaù : Nabath
Samma, dux Meza. Hi capitano, Zara capita-
autem duces Rahuel in no,, Samma capitano,
terra Edom. Isti filii Meza capitano, E que-
Basemath uxoris Esau. sti (sono) i éapitani di-
scesi da Rabuel nella ter-
ra diEdom. Questi ( so-
no ) i figliuoli di Hase-
math moglie di Esaù.
Vers. 15. Qu.eni-1ono i capitani de'.ftglùtoli ài Esall. La voce
ebrea tradotta coJla Jatina duce, corrisponde aHa, greca chi-
liarcln', o sia capitani di' mille 1wmini. Descrive adunque in
questo luogo Mosè i capi, dal 4uaH furono governati da prima
sl'Idumei, i qua1i capi erano come quelli che erano chiamati da-
~li Ebrei i principi delle tribù. Ognuno di questi capitani avea
,J (;Qverno di una città, o di un tratto di quel paese abitato ~
una tribll de' discendenti di Esaì1.
C A' P O XXXVI. 561
,. 18. Hi autem filii 18. Questi "poi i fi-
Oolibama uxoris Esau: gliuoli di Oolibama mo-
dux Jehus, dux Jhelon, glie di Esaù: Jehus ca-
dux Core . Hi duces pitano,Jhelon capitano,
Oolibama, filiae Anae Core capitano. Questi i
uxoris Esau. capitani discesi da Ooli-
bama, figliuola di Ana
moglie di Esaù.
19. Isti suntfilii E- 19.Questi sono i figliuo-
sau, et hi duceseorum: li di Esaù, o sia diEdom:
ipse est Edom. e questi i loro capitani.
20, Isti suntfilii Seir 20, Questi sono i :fi-
Horraei , habitatores gliuoli di Seir Horreo,,
terrae: Lotan, et Sobal, abitanti di quella lf\rra:
et Sebeon, et Ana. Lotan,e Sobal,eSebeon,
Parai, 1. 58. e Ana.
2 1. Et Dison, et E- 2 1. E Dison, ed Eser,
ser, et Disan. Hi duces e Disan. Questi i capi-
Horraeijilii Seir in ter- tani Horrei, figliuoli di
ra Edom. Seir nella terradiEdom.
22, Facti. sunt autem 22. Figliuoli di Lotan
filii Lotan Hori, et He- furono Hori, edHeman:
man: erat autem soror- e sorella di Lotan era
Lotan Tamna. Tamna.
25. Etistiji.lii Sobal: 25, E questi i figliuo-
.dlvan, et Manahat, et li di Sobal: Alvan,eMa-
Ebal, et Sepho, et 0- nahat, ed Ebat, e Se-
11am. pho, ed Onam.
24. Et hiji.liiSebeon: 24. E questi i figliuo-
Aia, et Ana. Is.te est li di Sebeon : Aia , e A-
.dna, qui invenit aquas na. Questi è quell'Ana,

Vers. 20. Questi sono i _figliuoli di Seir Herreo. Si notano


qui da Mosè i discendenti di Seir Horreo , i quali abitarono nel...
J> ldumea prima di Esaù, e da Eliphaz, e da altri de' figliuoli di
l:sa\l, i quali perciò abitarono insieme con quelli, ed ebbero di-
poi il dominio del paese.
55:l GENBSI
calidas in &olitudino, c:he trovò le acque cal-
cum pasceret asinos de nel deserto, mentre
Sebeon patri$ sui. pasceva gli asini di Se-
beon suo padre.
25. Halmitquefilium 116. E suo figliuolo fu
Dison , et jiliam Ooli- Dison , e su3 figliuola
bama. Oolibama. ·
26. El istifilii Dison: 26. E questi ( sono)
Hamdan, et Eseban, et i figliuoli di Dison :
Jethram, et Charan. Hamdan, ed Eseban 1 e
Jethram , e Charan,
27. Hi quoque filii 27. Questi pure ( so-
Eser: Balaan I et Za,, no) i figli di Eser: Ba•
van, et Acan. laan, e Zavan, e Acan.
28. Habuit autem fi- 28. Disan ebbe que-
lios Disan : Hus 1 et sti figliuoli I Hus, e A-
.1.ran. ran.
29. Hi duces Hor- 29. Questi i capitani
raeorum : dux Lotan, degli Horrei: Lotan ca•
dux Sabal, dux Sebeon, pilano, Sobal capitano,
dux .dna1 Sebeon capitano I Ana
capitano,
5o. Dux Dison, dux 5o. Dison capitano ,
Eser, dux Disan. lsti Eser capitano , Disan
duces Horraeorum, qui capitano. Questi i capi-
imperaverunt in terra tani degli Horrei, che
Seir. ebber comando nella
terra di Seir.
51, Regesautem,qlli 51. I regi poi, che re-
regnaverunt in terra gnaron nella terra di
:U.dom, antequam habe- Edom I prima che gl' I-

Ven, '!A.1f Trovè 16 acqll~ cal,1e nel deJerto, ec. Le acqne ter-
mali. Le dispute mosse .sopra questo passo dagl' interpreti., co-,
!11i~ci~te g~à. fino da1 tempi di s. Girolamo , sono fuori del nostro
ut.,ituto. D1ro ~l.u:llente, chu alcup,j, f41,no,Q A:ua ÌJ.1\'exatore della.
f?.iJil d@'iu\Jll, '
G A P O XXXVI. 563
ront regem jilii Israel, sraeliti aTessero re, fu.
fuerunt hi: ron questi:
,52.
Belafilius Beor, 52, Bela figliuolo di
nomenque urbis ejus Beor, e il nome di sua
Denaba. città Denaba.
55. Mortuus est au. 55. Mori poi Bela , e
tem Bela, et regnavit in luogo di luiregnòJo-
pro eo Jobab,filius Za• bab , figliuolo <li Zara
rae de Bosra. di Bosr,.

Vers. 3,. I regi ehd regnarono ,.. primll, eh, ee. Alcurtl inter..
preti sono di opinione , che questi regi non fossero discendenti
di Esaù., ma di altra naiione, i quali in diversi tempi soggiogas-
sero l' ldumea. Ma quando fouero stati veramente della stirpe di
Esaù l noti si in primo luogo, eh' ei non succedettero l'uno ali' al..
, ~ tro di padre in figlio: lo che s.i vede chiaro nella descrizione eh@
qui abbiamo; in secondo luogo da'veraetti 32. e 35. si ha indizio,
che questi regi non regnarono tutti nè ~ur nello stesso luogo:
finalmente nello spazio di dngento anni 1n circa , quanti possoo
trovarsi dal tempo, in cui Esaù si fece grande nell' ldumea, fino
a Mosè, ,i può trovar luogo per gli otto re ~ che son qui notati.
Imperoeehè "fuolsi osservare, che può benissimo l' ldumea avere
;ivuto de' c.pi\atÙ in una parte e in un' altra. parte de' regi. Così
in aostama totto quello che dobbiamo ricavare da questo luogo,
si è, che Pldumèa eb"'bè 000-atato e 1111 governo già stabilito mol..
to prima che i figliuoli d' Jn-1.tµe ayes,ero una forma di governo
e un condottiere e capo del PQpolo, eh' è 4uello che vuol si qui
indicar col nome di re. Questo Condottiere , o re, che e~bero di...
poi gli Ebrei , fu Mosè , a cui è dato q~stò· Citolo; perehè egli ,
come capo di tutte le tribù, le governò con autorità slip~ent•
Jolo da Dio, Onde Mosè è detto da Filone e da altri re, legisla-
tore, profeta e pontefice. Il titolo di re è dato nella Scrittura
a' semplici giudici , governatori e magistrati, Vedi Juà. xvn. 6., r.
Reg. x:x:1. u. Del rimanente Dio vuole far qui ossenare, com•
Esali e i suoi posteri erano grandi sopra la terra, mentre Giacobbe
e i suoi discendenti erano ancor pellegrini e senza possessione e
dominio stabile, e sen:,;a quasi aver forma di popolo. Imperocchè
questo popolo dovea esser figura di tntti i giusti, i quali non vi-
vono su questa terra, se non come ospiti e pellegrini; percht: ad
una terra migliore anelano, dov'è la loro Jelicit3.
Vers, 33. Jobab, figliuolo ,li Zara ,li Bosra. Moltissimi Pa,..
dri e interpreti credono, che ques\i eia il &aQtiniw.Q Giob, escm--
plare della pazienza.
564 GENESI
54, Cumque mortuus 54, E morto Jobab,
esset Jobab, regnavit regnò in luogo di lui
pro eo Husam de terra Husam della terra dei
Themanorum. Themniti.
55. Hoc quoque mor- 55. Morto anche que-
tuo , regnavit pro eo sto , regnò in sua vece
Adad,filius Badad,qui Adad, figliuolo di Ba-
percussit~adianin re- dad, il quale sbaragliò
gione Moab: et nomen i Madianiti nel paese di
urbis ejus Avith. Moab : e il nome della
città di lui Avith.
56. Cumque mortuus 56. E morto Adad,
essei Adad, regnavit regnò in luogo di lui
pro eo Semla de Ma- Semla di Masreca.
sreca.
57, Hoc quoque mor- 57. E morto anche
tuo,regnavitproeoSaul questo , regnò in luogo
de jluvio Rohoboth. di lui Saul diRohoboth,
che è presso il :fiume
(Eufrate).
58. Cumque et hic 58. E dopo che anche
obiisset, successit in questo fu morto, suc-
regnum Balanan,filius cedette nel regno Bala-
Achobor. nan, figliuolo di Acho-
bor.
59. Isto quoque mor- 59. Morto anche que-
tuo, regnavit pro eo A.- sto, regnò in suo luogo
dar : nomengue urbis Adar : e il nome della
ejus Phau: et appella- sua città era Phau: e la
batur u:,:or ejus Meta- sua moglie si chiamava
bel, jilia Matred filiae Metabel,figliuola di Ma-
Me:ziaab. tred, figliuola diMezaab.

Vers. 39. Fisliuola di Matred,jigliuola ,li Mer.a«h. Vuol d:i.


rei ch'ella era lìgliuola di Matred, e nipote di Mezaah, ovvc-ro fi.
,glia naturale di Matred, e adottiva di Mezaah ..
C A P O XXXVI. 555
40. Haec ergo nomi- 40. Questi (sono) a-
na J,,c,,m Esall in co- dunque i nomi de'capi•
gnationiblls, et l;,cis, et tani discesi da Esaù se•
vocabulis suis : dllx condo le loro stirpi, e i
Thamna, dllx Alva, luoghi, e i nomi di que-
J,,x Jetheth, sti: il capitano Tha-
mna, :il capitano Alva,
il capitano Jetbelh,
41. Dux Oolibama, 41. Il capitano Ooli-
dllx Ela, dux Phinon, bama, il capitano Eia,
il capitano Phinon,
42. Dllx Cenez, dux 42. Il capitano Cenez,
Theman, dux Mabsar, il capitano Theman, il
capitano Mabsar,
, 45. Dllx Magdiel, 45. Il capitano Mag•
• dux Hiram. Hi dllCes diel, il capitano Hiram.
Edomhabitantes in ter- Ecco i capitani di Edom,
ra imperii sui: ipse est che abitavano ognuno
Esau pater Idumaeo- nella terra, a cui coman-
ram. davano : questo Esaù è
il padre degli ldumei.

Vers. 40. Questi (sono) adun'lr,~ i nomi de'capitam' di Esaù.


Dopo il governo dc' re l' ldumea tornò ad avere de' capitani della
5tirpe di Esaù. ,
Secondo le loro sti'rpi e i luoghi e i nomi di questi. Vale
a dire secondo i luoghi, ne' quali le diverse famiglie abitarono, e
a' quali diedero il loro nome. Donde ancor di nuovo si vede, che
questi capitani ( e così i loro regni ) erano ne' diversi paesi del-
1' ldumea; lo che è ancor ripetuto nel versetto 43. Questi capita-
ni forse erano quelli che reggevano gl'Idumei, allorchè gl' Israe-
liti passarono dall'Egitto nella Cbananea, e de'quali dice Mosè:
allora furono in iscompi'glio i principi di Edom., Exod. xv. 13.
Vers. 43. Questo Esah è il padre ec. Finisce con dire, che i
capitani e i re, de'quali ha parlato, derivano da Esaù, il quale fu
padre e progenitore degl' Idumei. Di Esaù non sappiamo il tem-
po della morte. Egli fu, come gia dicemmo, figura de' reprobi;
ma ciò non porta di necessita, eh' egli pure sia stato riprovato:
·onde sono divisi gl' interpreti e i teologi riguardo alla salvazione
eterna di lui 1 come aJtrove si è detto.
556 GENESI

C A P O XXXVII.
GiuseppB per aver accusati di grave colpa i fra-
telli presso del padre , e per aver raccontati i
suoi sor1ni si tira addosso l'odio dei fratelli:
vogliono ammazzarlo; ma per consiglio di
Ruben lo gettano prima in una cisterna : indi
senza saputa di Ruben lo vendono agl'Ismae-
liti. Il padre lo piange , credendolo ucciso da
una fiera: Giuseppe frattçintq in Egitto è 11en•
duto a Putifare.

,. Habitavit autem i. Giacobb~ adun-


Jacob in terra Chana• que abitò nella terra di
an, in qua pater suus Chanaan , dove fu pel•
peregrinatus est. }egri no suo padre.
2. Et hae sunt gene- 2. E questa è la ge-
rationes ejus: Joseph nealogia di lui: Giusep.
cumae.rdecim essetan• pe essendo di sedici an-
norum, pascebat gre• ni pasceva ancor fan•
gem cumfratribus suis ciullo il gregge insieme
adhuc puer: et erat cum co' suoi fratelli: e slava
- filis Balae, et Zelphae, co'fìgliuoli di Baia, e di
uxorum patris suis: ac• Zelpha, mogli del pa•
cusavitquefratres suos dre suo : e accusò pres-
apud patrem crimine so al padre i suoi fral-el-
pessimo. li di pe1simo delitto.

Ven. .m, E questa l la genealogi<1 di lui, Queste parole ,i


riferiscono al novero de' :figliuoli di Giacobbe, cap. x:n·. 2,3. 2.6,
Or ivl avendo Mosè interrotta la storia di quel patriarca per tes-
1ere la rerie de'discendeoti di Esaù, ripiglia adesso la sua narra-
-,:ione, e vieue a parlare J.el santo e casto e pa:zientissimo Giusep-
pe, onde$ come ae dicesse : la genealogia di Giacobbe è quella
che gib. dice.llllDo: ma Giu1eppe uuo de'auoj tigliuolieo.
C A P O XXXVII. 557
S. Isrttel autem dili- 3. Or Israele amava
gebat Joseph super o- Giuseppe più di tutti i
mnes jilios suos , eo suoi :figliuoli, perchè lo
quod in senectute ge- aveva avuto in vecchiez-
nuisset eum: fecitque za : e glifece una tona-
ei tunicam polymitam. ca òi varii colori.
4. Yidentes autem 4. Ma i suoi fratelli
fratres ejus, quod a pa- veggendo, com' egli era
tre plus cunctis jiliis più di lutti gli allri :fi-
amaretur, oderant eum, gliuoli amato dal padre,
nec poterant ei quid- l'odiavano, e non pote-
quam pacifice loqui. -vano dirgli una parola
con amore.

Euenrlo di sedici anni. Di sedici anni compiti, ed era en...


trato nel diciassettesimo. Hebr. Chald. LXX.
Stava co' figliuoli di Baia e di Zelpha. Si vede che Gia-
cobbe avea '1ivisi in due parti i suoi greggi, e una parte eran go-
vernati da' figliuoli di Lia, l'altra da' figliuoli delle due sene,
co' quali unì Giuseppe, separandolo da'figliuoli diLia, i quali es-
sendo nati della prima moglie di Giacobbe, che era ancor viva,
non vedevano di buon occhio questo figliuolo della defunta
Rachéle.
Di pessimo JdittO. Alcuni per questo delitto intendono ~li
odii e le risse de' fratelli tra di loro; altri qualche cosa di pi\l
nefando.
* E accusò presso il padre. Con accusarli, Giuseppe non
altro intendeva, che l'emenda de'cattivi fratelli. ~ -,
Vers. 3. Perchè lo avea avuto in vecchiezsa, E nat11rale
ne' genitori una certa predilezione pe' figliuoli avuii" neiP età
avanzata: ma in Giuseppe nato a Giacobbe gi.à vecchio, dovea
questi notare una certa somiglianza e con sè, e con l' avo ; peroc-
chè come Giuseppe nacque di Rachele sterile , e di Giacobbe già
\'ecchio, così Isacco da Sara sterile, e da Abramo gn vecchio, e Gia-
cobbe stesso da Rebecca sterile , e da Isacco, che già passa\'a i
novant' anni, Oltre queste ragioni I' innocenza e santit8. di costu-
mi rendevano più. amabile al padre questo figliuolo, onde le piil
antiche parafrasi portano: ~Egli era un fancùtllo saggi-O e pru.-
,Iente.
Gli fece untt tonaca di 11arii colori. La tonaca era. la veste
interiore che portava~i sopra. la carne, ed era di lino, .almeno in -
(jue'luochi, dove il liao ai usava> il quiile iu c1ue'paesi era comune,
358 GENESI
b. Accidit quoque, ut 5. Avvenne ancora,
visum somnium refer- eh' egli riferì a' suoi fra-
retfratribus suis: qrtae telli un sogno, che avea
causa majoris odii se- veduto: la qual cosa fu
minarium fuit, un semenzaio di odio
maggiore.
6. Dixitque ad eos: 6. E disse loro : Udi-
'A udite somniummeum, te il sogno veduto da
9uod vidi: me:
7. Putabam, nos li- 7. Mi pareva, che noi
gare manipulos in agro, legassimo nel campo i
et quasi consurgere manipoli, e che il mio
manipulum meum , et manipolo quasi si alza-
stare , vestrosque ma- va, e stava diritto, e che
nipulos circumstantes i vostri maniporistando
adorare manipulum all' intorno adoravano ·'
meum. il mio manipolo.
8. Responderuntj'ra- 8. Risposero i suoi
tres ejus: Numquid rex fratelli : Sarai tu forse
n0$ter eris? aut subii- nostro re? o sarem noi
ciemur ditioni tuae ? soggetti alla tua pote-
Haec ergo causa so- stà? Questi sogni adun-

Vers. 6. Udito il sogno. Questo sogno, pro(ezja delle cose fu-.


tun~, era stato certamente mandato da Dio; ma Giuseppe non
ne intendeva il significato , e perciò con tutta semplicitit Io rac-
conta a'fratelli. Tutto dovea concorrere a rendere questoJìgliuo-
lo odioso a' fratelli, l'amore del padre, le distinzioni, che questi
"Usava verso di lui, la santità stessa della sua vita, cho era un
rimpro--vero continuo a' costumi degli altri, l'annunzio delle sue
f.uture grandezze, che Dio stesso poneva a lui in bocca, affinchè
questo fìgliuo]o fosse un compiuto, e perfetto ritratto di Gesù
Cristo. I sogni profetici di Giuseppe ci chiamano a11a memoria
le profezie senza numero sparse in tutto il vecchio Testamento,
nelle qua]i e i patimenti, e la gloria del Messia erano stati pre~
detti i profezie sovente citate in pr<'va di sua missione da Gesll
Cristo, e le qua]i non illuminarono gli Ebrei 1 ma gl' irritarono
ancor pih contro di lui.
C A P O XXXVII. 359
mniorTJm, atque sermo• qu<", e questi discorsi
num, invidiae, et odii somministraron esca
/omitem ministravit. ali' invidia, e all' avver-
sione.
9. AliTJd quoqTJe vi- 9. Vide pure un altro
'dit somniTJm, qTJodnar- sogno·, e raccontandolo
rans fratribus ait: Vidi a' fratelli, disse: Ho ve-
per somniTJm, quasi so- dato in sogno, come se
lem, et lunam , et stel- il sole, e la luna, e un-
las undecim adorare dici stelle mi adoras-
me. sero.
10. Quod cum patri 1 o. La qual cosa aven-
suo, etJratribus retulis- do egli raccontata al
set, increpavit eum pa- . padre, e ai fratelli, suo
·• ter suus, et dixit: Quid padre sgridollo, dicendo:
sibi vult hoc somnium, Che vuol egli dire que-
quod vidisti? num ego, sto sogno, che hai ve-
et mater tua, et fratres duto ? forse che io, e la
tui adorabimus te su- tua madre, e i tuoi fra-
per terra'!' ? telli prostrati per terra
li adoreremo ?
11. Invidebant ei igi- 11. lsuoifralelli per-
tur fratres sui: pater tanto gli portavano in-

Yers. ~- * Yùre pure un altro 1ogno. Col prim~ si pronosti ..


cavano gli onori che a lui renderebbero i soli fratelli. XLII. v. 6.
XLIII. v. 2.6. Col secondo sogno quelii che posteriormente ri-
:scuoterebbe dall'intera famiglia del padre. Del resto, che indichi
il sogno replicato sullo stesso soggetto, vedesi Cap. XLI. v. , .,,.
Vers. 1 o. E la marlre tua, ec. La madre era significata per la
luna, come il p.adrc pel so1e~ Ma Rachele era già morta. Quindi
o queste parole debbono intendersi di Baia, Ja quale di sena di
Rachele divenne moglie di Giacobbe, e riguardo a Giuseppe te-
neva il luogo di i:nadre, ovvero Giacobbe rammenta ~a vera ma-
dre Rache1e per dimostrare, che quel sogno era stravagante al-
mt>:no in questo, che quandfl fosse stato possibile, che il padre
e i fratelli -r-et1deS-set""o a lui qnegli onori, non potca remlergliene
1a madre gi.'1 morta.
Mo GENESI
vero rem taciiu.1 con.si,. vidia : il pàdre poi con•
· cle;abat. siderava la cosa in si•
lenzio.
12, Cumque /ratrea 12. E dimorando i
illius in pascendis gre- suoi fratelli a pascere i
gibus patris 11Wraren- greggi del padre in Si•
tur in Sichem, chem,
.L5. Dixit ad ertm 15. Israele disse a
Israel: Fratres tui pa- lui : I tuoi fratelli sono
scunt oves in Sichimis: in Sichem alla pastura:
veni, mittam te ad eos. vieni, vo'mandarti ver•
Quo respondente: so di essi. E avendo
egli risposto :
14, Praesto sum, ait 14. Son pronto, gli
ei: rade ' et vide ' si disse: Va, e velli, se tttt•
cuncta prospera sint er- lo va bene riguardo a' '
ga fratres tuos, et pe• tuoi fratelli, e ai be•
cora: et renuntia mihi, stiami ; e riportami
11uid agatur. Missus de quello che ivi si fa. Spe•
valle Hebron Penit in dito dalla valle di He-
Sichem: bron arrivò a Sichem:
15. Invenitque eum 15. E un uomo lo
vir errantem in agro, incontrò, mentre anda•

Vers. i t. Il padre poi ~onsidef'av'a la cosa ec. Giacobbe con...


8ideraado la virtìt del fìgli.uolo, la sua innocenza, la sua sempli-
cita, e riflettendo su questi sogni medesimi, si sentiva dire al
cuore, che veramente Giuseppe fosse destinato da Dio a qual-
che cosa di grande. E da ciò vedesi, che s' ei lo sgridò, come di•
celi nel veraetto pr«'Cedente, efo. egli fece non per altro fine, cbe
per anullauaire l'invidia de' Cr"telli, e per avvertirlo di usare
maggior circospezione nel trattare con essi.
Vers. n. In Sichern. Vale a dire nel territorio di Sichem 1 do-
\"e Giacobbe al'ea comprato un campo, cap. x:u:m. rg. Da He--
bron a Sichem v'erano più di sessanta miglia. Si vede da molti.
luoghi della Scrittura, che si menavano i greggi molto lungi dal
luogo, dove i capì di famiglia abitavano. Ve.Ii cap. xxxi. 19- 2-2.
E molto credibile, che Giacobbe mandò qualoboduno de, ieni
aul aooompasnaro Giuseppe, -~
e A P o xxxvrr. 561.
et interrogavit, quid va qua e là per la cam-
quaereret. pagna, e domandogli,
che cercasse.
16.At ille respondit: 16. Ma egli rispose :
Pratres ·meos quaero: Cerco i miei fratelli :
indica mihi,ubi pascant insegnami, dove sieno
greges. a pascere i greggi.
17. Dixitque ei vir: 17. Colui gli disse :
Recesseru11t de loco Si sono parliti da quP•
isto : audivi autem eos sto luogo : ed hogli udi-
dice11tes : Eamus in ti, che dicevano: An-
Dothain. Perrexit ergo diamo a Dotbain. An-
Joseph post fratres tò
adunque Giuseppe
suos, et invenit eos in in tracciadeisuoifralel-
Dothain. . lì, e trovogli in Dothain.
18. Qui cum vidis- 18, Ma questi vedu-
sent eum procul, ante- tolo da lungi, prima
quam accedere! ad eos, che ad essi si accostas•
cogitaverunt illum occi- se, disegnarono di ucci-
deM~ derlo:
19. Et mutuo loque- 19. E dicevano gli
'hantur: Ecce somniator uni agli altri: Ecco il
venit; signore dei sogni che
viene:
20. Yenite, occida-- 20. Su via, ammaz-
mus e=, et mittamus ziamolo, " gettiamolo

Ver,. 16. Cerco i miei fratelli. Risposta piena di mistero, e ve..


rissima anche riguardo a quel Figliuolo unigenito, il quale man-
dato dal Padre venne a cercare i suo.i fratelli, pe' quali dovea es-
sere priu.cipio di salute. L'Apostolo ammirò altamente F umilLà,
e la bontà <li Cristo, il quale non isdegnò <li riconoscere 1a fra-
tellanza, eh' egli avea contratta cogli uomini in assumendo la lo-
ro natura: Non ha rossore 'cli L'hiamarlifratelli, Hehr. u. I 1.
Vers. 19. e 20. Ecco il 1i,rnore de' sogni ... Su via ec. La per--
a~cuzi.one ~ che soffrirà il Cr'isto da' suoi fratelli, gli icherni, 1e
burle , e i crucJ.eli disegni contro di lui sono arlomhrati nel rice•
,-imento fotto da' figliuoli di Giacobbe i. Giuseppe.
Pent. Yol. I. 16
562 GENESI
in cisternam veterem: in una vecchia cislH•
dicemusque, Fera pes• na: e diremo: Una fie-
sima devoravit ertm: et ra crudele lo ha divora-
tunc apparebit, quid il- to: e allora apparirà,
li prosint somnia sua, che giovino a lui i suoi
sogni.
21, .4.udie11s autem 21, Ma Ruben udito
hoc Ruben nitebatur li- questo si affaticava di
berare eum de manibus liberarlo da Ile loro ma•
eornm, et dicebat: ni, e diceva :
Infr. 42, 22,
22. Non interficiatis 112, Non gli date 1a
animam ejas, nec effun- morte, e non ispargete
datis sanguinem , sed il suo sangue : ma get-
projicite -eum in cis ter- tatelo in questa cister•
nam hanc, quae est in na , che è nel deserto ,
solitudine, manusque e pure serbate le vostre
iJestras servate inno- mani. Or ei ciò diceva
xias. Hoc alltem dice• con volontà di liberarlo
hat, volens eripere eum dalle loro mani, e resti-
de mam1,us eorum , et tuirlo a suo padre.
reddere patri suo.
25. Co,ifestim igitur 25.Appenaadunque
rtt pervenit ad .fratres giunse presso a' fratelli,
.-:uos , nudaventnt eum lo spogliarono della to•
tunica talari, et poly• naca talare a 'fariÌ CO•
n1.ita, lori,
24. Miseruntque eum 114. E lo CIWlfMIQ.Jl"!•
in cisternam veterem, la vecchia cisterna, che
9uae non habebat a- era al secco.
9uam. ·
, VerS. 22. '* Con volontà di liberarlo. AYrà pensato Ruben di
ricuperare per questa via la buona grazia del genitore oltra~iato.
Veu. 24, Lo calarono nella ... cfrterna, ec. Si ravvi~a qu! Ja
iepoltur3. di Cristo, il quale è poi liberato dalla morte, e dal:
ltpolcro, e còmprato dagl' Ismaeliti ( cioè da' Geµtili) cOt' preizo
deJla loro fedç_, dice s. Euc]ierio. , .. ·
C A P O XXXVII. 563
25. Et sedentes 1tt 25. E postisi a sedere
comederent panem, vi- per mangiare il pane vi-
derunt Ismaelitas via- dero dei passeggieri J.
tores venirede Galaad, smaeliti che venivan di
et camelos eorum, por- Galaad co"loro cammel-
tantes aromata, et resi- li, e portavano aromi ,
nam, et stacten in AE- e resina e mirra stillata
gyptum. in Egitto.
26. Dixit ergo Judas 26. Disse adunque
fratribus suis: Quid no- Giuda a' suoi fratelli:
bis prodest, si occideri- Qual bene ne avremo
mus fratrem nostrum, noi , se ammazzeremo
et celaverimus sangui- un nostro fratello, e ce-
1tem ipsius? leremo la sua morte?
27. Melius est, utve- 27. E meglio che si
, nundetur Ismaelitis, et venda agi' Ismaeliti, e
manus nostrae non pol- che non imbrattiamo le
luantur:.frater enim et nostre mani : perocchè
caro nostra est.Acquie• egli è noslro fratello e
~NJJ!t fratres sermoni- noslra·carne. Si acquie-
bus illfùs. tarono i fratelli alle sue
parole.
28.(1)Etprdetèreun• 28. E mentre passa•
tibus Madianitis ne- va.o.o. guei mercanti Ma-
gotir1:toribrts, extrahen- '· diariiti; avendolo tratto
teseum decisternaven- dalla cisterna lo vende-
diderunt eum Ismaeli- rono a certi Ismaeliti
tis viginti argenteis : per venti monete d' ar-
qui duxerunt eum in gento: e questi lo con•
A.Egyptum. dussero in Egitto.
(t) Sap. 10, 13.

Vers. 28. .Per venti monete ,l'argento. Per venti sicli, CJOC
dicri di meno di quello che sarà venduto il Salvatore del mon-
do: imperocchè non dovea il servo esser venduto a preuo ugua-
le a quel dd padrone, dice s. Girolamo. Ma ella è cosa degnissi-
ma di riflessione, come in tutto il tempo dd negoziato fatto
564 GENESI
119. Rei>ersusque Ru- 29. E tornato Rùben
ben ad cisternam non alla cisterna non vi tro-
invenit puerum. vò il fanciullo.
5o. Et scissis i>esti- 5o. E stracciatesi le
bus, pergens adfratres vesti , andò a trovare i
suos ait: Puer non com- suoi fratelli, e disse: Il
paret, et ego quo ibo? fanciullo non si vede, e
io dove anderò ?
5 1. Tulerunt autem 31. Ma quelli preser
tunicam ejus, et in san- la tonaca di Giuseppe ,
guine haedi, quem occi• e la intriser del sangue
derant, tinxerunt, di un agnello che avea-
no ammazzato
52. Mittentes , qui 32. Mandando perso-
ferrent ad patrem , et ne a portarla al padre ,
dicerent: Hanc ini>eni- e dirgli: Questa abbia- ·
rnus: vide , utrum tuni- mo trovato: guarda, se
ca filii tuisit, an non. è , o no , la tonaca del
.tuo figliuolo.
. 55. Quam cum aguo- 55. E il padre aven-
visset pater, ait: Tuni- dola riconosciuta disse:
ca filii mei est: fera. Ella è la tonaca del mio
pessima comedit eum, figliuolo : una fiera cru-

tra'fratelli, nel tempo ch'ei fu spogliato di sua veste, gettato nel-


la cisterna, e poi venJ.uto agl' Ismaeliti, non si nota una sola pa-
rola uscita di bocca a Giuseppe. I suoi fratelli però rimprove-
rando a sè stessi il loro orrendo delitto, dicono: hcCdmMO con-
tro nostro fratello, veggendo le •nflutic del .tuo cuore, men-
tr1 ei ci pregava e noi non asc9ltammo, cap. uu.21. Ma lo spi-
rito di Mosè intento più. al divino originale, eh' egli avea dinan:r.i
agli occbi di sua mente, che alla figura, tace qui le preghiere, e
le lagrime di Giuseppe; perchè queste non convenivano al Giu-
ato per eccellenza, il quale venduto e straziato non aperse sua
bocca. Ricordiamoci, che di lui, e per lui scrisse principalmen-
te Mosè..
Veri. :19- Tornato Ruben alla ci1t;erna ec. Si vede, che Ru-
ben 110n si trovò presente alla vendita, perchè erasi al1ontanato
col pretesto di qualche affare , ma in realtà per andar solo io
K,mpo opportu~o alla cisterna per trarne fuora Giu.seppe,
C A P O XXXVII. 565
bestia devoravit Jo- dele lo ha mangia lo, una
.-;eph, bestia ha divorato Giu-
seppe.
54, Scissisque vesti- 5~. E stracciatesi le
bus indutus est cili- veslimenta, si copri di
cio, lugens filium suum cilizio, e pianse per
multo tempore. molto tempo il suo fi-
glio.
55. Congregatis au• 55. Ed essendosirau-
tem cunctis liberis ejus, nali tutti i suoi figliuo-
ut lenirent dolorem pa- li per alleggerire il do-
tris, noluit consolatio- lore del padre1 non vol-
nem accipere , sed ait; le egli ammettere con-
Descendam ad filium solazione, ma disse :
, meum lngens in infer- Scenderò piangendo a
num. Et ilio perseve- trovare il mio figliuolo
rante in fletu, nel!' inferno. E mentre
egli perseverava nel
pianto,
56. Madianitae ven- 56. I Madiaoiti in E-
'diderontJoseph in A.E• gitto venderon Giusep-
Vera. 34. Si coprì di ci'llzio. Di abito di Juolo, a cui fu dato il
nome di cilizio, perch~ simili abiti di fosco colore, e grossolani .si
faceano. di pelo di c~pra .della Cilicia;. fu imitato sovente que-
st'esempio di Giacobbe da'suOi "posteri iieUe occasioni di afflizio-
ne, e di penitenza.
Vers. 35. Scenderò piangendo ec. Vale a dire, io non mi con-
solerO giammai, fiuo a tanto che io muoia, e vada a tro\'are il
mio figliuolo nell'inferno, cioè nel Juogo, dove le anime de' gi_u-
ati si stavano aspettando ii Sa1vatore, che dovea condurle seco
nel cielo. A questo luogo è dato anche da' Padri della Chiesa j]
nome d,inferno, e di seno di Abramo coerentemente aHe Scrit-
ture, e da'T eolor;:i fiu ordinariamente il nome di limbo. Sarebbe
una gran semplicita ( per non dire di peggi.o) quella di, chi in
(1uesto luogo per 1a parola inferno intender volesse i1 sepolcro:
imperocchè come dir potrebbe Giacobbe, che andcrà nel sepol-
ero a riunirsi col figliuolo. i1 quale era stato ( com' ei dicea)
mangiato da una fiera, divorato da una bestia? Riconoscasi adun-
q_ue nelle parole del patriarca 1a fede dell'immortalità delP ani-
me, e della riunione di tutti i giusti in un'altra vita,
566 GENESI
grpto ·Putiphari eunu- pe a Putifare eunuco di,
&ho Pharaonis, magi- Faraone , capitano del-
stro militum. le milizie.

C A P O XXXVIII.

Giuda avendo avuto tre figli di una moglie Cha-


nanea, fece sposar Thamar al primo e al se-
condo: dopo la morte di essi ebbe che fare con
lei senza saperlo , credendola donna di mala
vita, e generò di lei Phares e Zara•

. 1. Eodem tempore 1. elio Nstesso


fflCendensJudas afra- tempo Giuda separato . i,
tribus suis divertit ad da' suoi fra teli i a odò a
~·irum Odollamitem,no- posare in casa di un uo•
mine Hiram. mo di Odollam, per no•
me Hiram.
-~. (1) Yùiitque ibi 2, E ivi vide la figlia
filiam kominis Cha1ta- di un Chananeo , chia-
naei, vocabulo Sue: et,, malo Sue : e , presala
{•) Parai. •· 3.
Vers. 36. Eunuco di Faraone ec. Il titolo di eunuco è fìoven•
te posto iier titolo di uffizio , e di dignità; onde qui nle mini-
stro, ovvero cortigiano• ovvero uflìz.iale di Faraone. Il Caldeo lo
chiama satrapa, o sia principe~
Vers. 1, Nello stesso tempo. ValJt-.a dire poco dopo la vendita
di Giuseppe. Lascio da parte la maaiera di ordinare la serie
de' fatti, che sono qui deu:ritti, come .ce.a fu.ori del mio i&tituto,
.11 ·cL.e l10ll può far,i in poche parole.
, .,Giuda .... anJQ a posare 1iz c,ua di un uomo di Odollam.
Lo Spi.rito aanté ha "'Oluto, che foeae in questo luogo descritta
la genealogia di Giuda, perehè da questo per via di Thamar do-
vea naaoue i) Cristo; quindi a dim03trare I' estrema esinanizio--
ne, alla quale volle per noi discendere i) Verbo di l>10, si -rac-
contano anche le vergognose cadute di quelli, da'qu. ..egli non
ebbe a adegno di nascere , affinchè nascendo di peccatori cancel...
lal6e i peccati di t»Ui pi uom.iu.i. ,
C A P O XXXVIII. 567
tucepta uxore, ingres- per moglie , convivea
sus est ad eam. con lei.
5. Quae concepit, et 3. Ed ella concepi e
peperìt filium , et voca• partorì un figliuolo , e
vit nomen ejr,s Her. gli pose nome Her.
4. Rursumque conce• 4, La quale concepi-
pto Joetu, natum filium to un'altra volta , pose
vocavit Onan. al figliuolo, che le nac•
Num. 26. 19, que, il nome di Onan.
5. Tertium quoque o. Partorì anche il
peperit, quem appella- terzo , cui ella chiamò
vit Seta: qw nato, pa• Sela: e nato questo, non
rere ultra cessavit. ebbe più figliuoli.
6. Dedit arllem Judas 6. E Giuda dieae in
uxorem primogenito suo moglie ad Her, suo pri•
Her, nomine Thamar. mogenito, una chiama•
ta 'Thamar.
7• (1) Fuit quoque 7. Ma Her, primoge•
Her, primogenitus Ju- nito di Giuda, fu uomo
·dtl'1J, ne,ptam in conspe- perverso nel cospello
ctt& Domini : et ab eo del Signore : il quale lo
occisus est. fece morire.
8. Di:zit m-KO Juda:s 8. Disse pertanto
ad Onanjilium suum: Giuda ad Onan suo fi.
Ingredere ad uxorem glio: Prendi la moglie
fratris tui, et sodare il- di tuo fratello, e convi-
(•) Nzim, 26. 1 O·

Vers. 3. Gli po.re nome Her. Giuda fu quegli 1 che diede qui
il nome al figliuolo: al figliu~o poi del versetto seguente il no-
n1e fu imposto dalla madre 1 come apparisce dall' Ebreo.
Vers. 7. Her ... fu uomo pen•erso ec. Crede$Ì comunemente,
ehe il peccato di Her fosse lo stesso, che quello di Onan; vale a
dire, che ambedue con eccesso d'infame libidine procurassero
che la donna non concepisse.
* Pervel'lo nel cospetto del Signore. Scellerato all' eccesso.
Ei-prc,sione notata altrove.
GENESI
li, ut suscites semen vi con lei aflìn di dare
fratri tuo. :figliuoli al tuo fratello.
9. I/le sciensnon sibi 9. Sapendo quegli ,
nascifilios, introiens ad che i figliuoli, che na-
uxoremfratris sui, se- scessero, non sarebbero
men.fundebat in terram, suoi\ accostandosi alla
ne liberif'ratris nomine moglie del fratello, im-
nascerentur. pediva il concepimento,
affnehè non nascessero
figliuoli col nome del
fratello.
10. Et idcirco per- 10. Quindi il Signore
cussit eum Dominus, lo fece morire , perchè
quod rem detestabilem faceva cosa detestabile.
faceret.
11. <J.uam ob rem di- 11, Per la qual cosa
xitJudasThamarnurui disse Giuda a Thamar
suae: Esto Pidua in do- sua nuora: Rimanti
mo patris tui, donec vedova nella casa del
crescat S elafilius meus: padre tuo, fino a tanto
limebat enim ne et ipse che Sela mio figlio cre•
moreretur, sicutfratres sca : or ei temeva, che
ejus. Quae abiit, et ha- non morisse anche que•
bitavit in domo patris sto , come i suoi fratel-
sui. li. Ella se n' andò , e a-
bitò in casa del padre
suo.

V ~r.s. 9, Affiuchè non na1ce11ero figlùwli col nome del fra-


tello. Il primogenito portava certamente il nome del fratello de-
funto ; ma quanto agli altri 1igliuo)i credesi , che portas•ero il
nome del loro padre naturale.
Vers. J l, Or ei temeva, che non morisse am:he qztt:Jta. Vuol
significare, che Giuda, benchè mostrasse di voler dare a Thamar
per suo marito il terzo figliuolo, e di non aspettare, se non che
questi avesse 11 età competente, in realtà però la rimandava alla
,casa paterna colla speranza, eh' ella frattanto trovasse occasione
di rimaritarsi con alt! 'uomo 1 perchè t~meva che no.u fac1sse Seh
CA P O XXXVIII. 369
·)2. Evolutis autem 12. Passali poi molli
mrdds diebus, mortua giorni mori la :figliuola
estfiliaSue,uxorJudae: di Sue, consorte di Giu-
qui post luctum, conso- da : il quale dopo gli
latione suscepta ascen- uffici funebri, passato il
debatad tonsores ovium duolo, se n'andò a tro-
-'>'llarum, ipse, et Hiras vare quelli che tosava-
opilio gregis Odollami- no le sue pecore in Tba-
tes, in Thamnas. mnas, egli , e Hiras di
Odollam , pastore di
pecore.
13. Nundatumqueest 13. E fu riferito a
Thamar, quod socer il- Thamar, come suo suo-
lius ascendere! in Tha• cero andava a Tha-
nmas ad tondendas mnas a tosare le pecore.
oves.
14. Quae, depositis 14. Ed ella , posali i
viduitatis vesdbus, as- vestimenti da vedova,
sampsit theristrum , et prese un velo : e trave-
mutato habitu, sedit in stita si pose a sedere in
bivioidneris,quod ducit un bivio della strada,
Thamnam; eo quod che mena a Thamnas ;
crevisset Sela, et non perocchè Se!a era cre-
eum accepisset mari• sciuto, e non le era sta-
tum. to dato in isposo.
15. Quam c11m vidis- 15. E avendola vedu-
set Judas, suspicatus ta Giuda, sospicò, ch'el-
est esse meretricem : la fosse donna di mala
operuerat enim vultum vita: conciossiachè ella
suum, ne agnosceretur. avea coperta la sua fac-
cia per non essere rico-
nosciuta.

)~ stesso fine che nvean fatto gli altri due. Cosi egli non l'arlava
a Thamar con 5incerità.
16"'
GENESI
16.Ingrediensque ad 16. E appressatosi a
eam ait: Dimitte me, lei Ia richiese di mal fa.
,a coeam tecum: nescie- re:: perocchè non sape-
bat enim, quod nurus va , eh' ella fosse sul\
sua esset. Qua respon- nuora. E avendo ella ri-
dente: Quid dabis mihi, sposto : Che mi darai
ut fruaris concubitu per fare il tuo volere?
meo?
17.Dixit: Mittam ti• 17. Disse egli : Ti
bi.haedum de gregibus. manderò un capretto
Rursumque · illa dicen- del mio gregge. E re-
te : Patiar quod vis, si plicando quella : Accon-
dederis mihi arrhabo- sentirò a Lutto, purchè
nem, donec mittas, quod tu mi dia un pegno ,
polliceris. perfino a tanto che tu
mandi quel che pro-
1uetli.
.18. AitJudas: Quid 18. Giuda disse: Che
tibi vis pro arrhabone vuoi tu, che ti sia dato
dari 1 Respondit : .d n• per pegno? Rispose:
nulum tuum, et armil• L' a nello , e il braccia-
1am, et baculum, quem . letto , e il bastone, che
manu tenes . .dd unum hai in mano. Concepi
igitur coitum mulier adunque la donna ad
concepit: un sol atto:
19. Et surgens ab- 19. E si alzò, e se ne
iit: depositoque habitu, andò: e deposto l'abito,
(Jztem sumpserat, indu- che avea preso , si ve-
ta est viduitatis vesti.- sti di vaslimenti da ve-
bus, (lova.

Vers. 18. Il braccialetto. La voce ebrea alcuni ]a spiegano


per un berretto, altri per una fascia, c-ol1a quale gli orientali si
dnr,ev:mo la testa, altri in altra guisa. Siccome sappiamo, che.
.1inlicalbente gli uomini portavano de' braccialetti, DOD v 1è rat,io--
.ne di a.llo.o.tanani dalla VoJsata.
C A P O XXXVIII. S7 1
20. Misit autem Ju• Ma Giuda mandò
20.
das haedum per pasto- per mezzo del suo pa-
remsuum Odollamitem, store Odollamile il ca-
ut reciperet pignus, prello, affine di riavere
9uod dederat mulieri: il pegno dato alla don•
qui cum non invenisset na : ma questi non a-
eam, vendola trovata ,
2 1. Interrogavit ho- 21. Domandò alla
mines loci ilfius: Ubi ge,nte di quel luogo,
est mufier, 9uae sede• Dov'è quella donna,
bat in bivio ? Respon- che stava a sedere nel
dentibus cunctis: Non bivio? E tutti rispon•
fuit in loco isto mere• dendogli: Non è stata
trix: in questo luogo donna
di mala vita :
22, Reversus est ad 22.Se ne tornò a Giu-
Judam, et dixit ei: Non da, e gli disse: Non l'ha
inveni eam, sed et ho- trovala : e di più lutto
mines foci iflius dixe- la gente di quel luogo
runt mihi, nun9uam se- mi hanno del to , non
disse ihi acortum. essere ivi stata giammai
donna di mala vita.
~3..Ait-...huùu:.Jut. 25. Disse Giuda : Se
heat aibi; certe menda- lo tenga per sè: almeno
cii arguere nos nonpot• non può ella rinfacciar-
est: ego misi haedum, mi bugia : io ho man·
quem promiseram, et dato il caprettopromes•
non invenisti eam. sole, e tu non l' hai ri-
trovala,
24. Ecce autem post 24. Ma di lì a tre me•
tres menses nuntiave• si, ecco che venne chi

Vers. 23. Se lo tenga per sè; alrneno non può ec. V Ebreo
lf
è pi~ espress~v.o: Se lo tenga per (il mio pegno) tdfinchè non
.::~dzam~ noi m ver~ogna, ovvero non siamo noi svergognall.
Gmda dice, che non vuole cenare più il .suo pegno pu n(ln ve-
nire i.:o:ù a pro1-•alarc P atl<ine :ilht nrpii:;nosa,
GENESI
J-rtnt Judae, dicentes : disse a Giuda: Thamar
Fornicata est Thamar tua nuora ha peccato,
nurus ma, etvideturute• e si vede, eh' ella è gra•
rus illùts inmmescere • vida. Disse Giuda: Con-
DixitqueJudas: Produ- ducetela fuori ad esser
cile eam, ut comburatur. bruciata.
25. Quae cum duce- 25. E mentre ella era
retur ad poenam, misit condotta al supplizio,
ad socerum suum, di. mandò a dire al suo suo-
cens : De viro , cujus cero : Io sono gravida
ltaec snnt, concepi : co- di colui, di cui sono que-
gnosce, cujus sit annu. ste cose : guarda di chi
lus, et armilla, et ba- sia l'anello, e il brac-
culus. ciale Lto, e il bastone.
26. Qui, agnitis mtt- 26. Ed egli, ricono-
neribus , ait: J ustior sciuti i pegni, disse :
me est: quia non tradi- Ella è più giusta di me:
,li eam Sela filio meo. perocchè io nonl'hoda-
.Attamen ultra non CO• ta in moglie a Sela mio
gnovit eam. figlio. Ma però egli non
ebbe piùche fare con lei.

Vers. ~4. Conducetela fuori a,-f esser bruciat.a. Questa dove,1


essere in quel tempo la pena ordinaria delP adulterio presso
quelle nazioni: e generalmente severissime furono sempre pres!tU
tutti i popoli anche barhari le leggi contro gli adulteri
Thamar era sposa di Sela secondo il convenuto con Giuda;
· ma dovea eHa esser bruciata essendp gravida] Si può credere,
che Giuda o.on avrebbe lasciato, che si eseguisse allora la sen-
tenza pronunziata da lui nel primo impeto di sdegno. Giuda qui
ci rappresenta il caPattere degl' ipocriti, i quali non facendo caso
de'proprii peccati, sono ardentiasìm.i nel punire gli altrui.
Ven. 26. Ella è più giusta di me. Giuda differendo sempre
wn mala fede il matrimonio di Thamar col suo figliuolo Sela 1
.-vea dato occasione alla donna J.i lasciarsi trasportare a simile
eccesso, di procurarsi per mezio del suocero i figliuoli, che nou
poteva avere col matrimonio di Sela. Ella non altro bramava,
che di esser madre di un primogenito .della famiglia di Giuda;
t!OSÌ Tbamar io un senso era men ingiusta di Giuda. Ciò però
nou fa sl 1 chè il delitto di Thamat 1 delitto di adulterio ed' !Jl
4
27, ( 1) Instante au- 27. Ma appressando-
tem parta, apparuerunt si il parto , si conobbe,
gemini in utero : atque che avea in seno due
in ipsa effusione infan- gemelli : e nell' uscire
tium unus protulit ma- de' bambini uno mise
num, in qua obstetrix fuori la mano, alla qua-
ligavitcoccùzum dicens: le la levatrice legò un fi-
lo di scarlatto, dicendo:
28. lste egredietur 28. Questi uscirà il
prior. primo.
29. Illo vero retra- 29. Ma avendo egli
hente manum,egressus ritirata la mano , usci
est alter: dixitque mu- l' altro , e la donna dis-
lier: Quare divisa est se : Per qual motivo si
propter te maceria ? et è rotta per causa tua
ob hanc causam voca• la muraglia ? e per tal
vit nomen ejus Phares. motivo gli pose nome
Phares.
3o. ( 2) Postea egres- 3o. Usci dipoi il suo
.susestfraterejus,in cu- fratello, che aveva alla
jus manueratcoccinum: mano il :filo di scarlatto:
quem appellaPit Zara, e lo nominò Zara.
{•) Mauh. ,. 3. [o) 1. Parai. 2. 4,

cesto, non sia mo1to più grave, che quello di Ghida, il quale
peccò di fornicazione , non avendo saputo, che quella 4-<,~a fos-
6e sua nuora, ma credendola di mala vita. Credesi , che 'l'ha--
mar non ebbe piia altro marito, e che Sela sposQ altra donna
(Nmn. xxxv,. 19.), e dopo quello che era avvenuto, non avrebbe
certamente potuto, nt! voluto averla per mo3lie.
Vers. 2:8. Questi uscirà il primo.L'Ebreo: è uscito il primo.-
e vuol dire: questi è il p1·imogenito.
Vers.. ?.9. Per qual moti110 si è rotta ec. Perchè è ella stata
per te divÌsa la membrana, onde tu eri involto, atfiuchè tu pa.s-
·••si.i j} primo?
Gli pOJ"e nome Phares, Ecco1e parole di s. Girolamo: Plia-
ns1 perehe divùe la membrana delle secondine, prese il nome
,Li divtJione; onde anche i Farùei, i 1uali come giurli. si J,e..
raravHn dal porolo 1 prcser tiil nome.
CAPO XXXIX.
Giuseppe essendo in prospero stato nella casa
del padrone Putifare, ed essendo a lui caro,
e governando questi la famiglia, per aver dis•
prezzata la padrona, che sovente lo tentava,
è accusato dinanzi al padrone , e messo in
carcere, dove si acquista ilfavor del custode,
il quale dà a lui la cura de' prigionieri. /i

1. [gitur Joseph du- 1. Giuseppe adun•


ctus est in .tlEgyptum, que fu condollo in Egil•
emitque eum Putiphar to, e lo comperò Puti-
eunuchus P haraonis , phar Egiziano eunuco
princeps exercitus, vir di Faraone , capitano
AEgyptius, de manu dell' esercito degl' I•
Ismaelitarum, a quibus smaeliti, che ve l' avea•
perductus erat. no condotto.
2. Ftdt9ue Dominus 2. E il Signore era
cum eo , et erat vir i11: con lui , e gli riusciva
cunctisprospereagens: bene tutto quel che fa.
habitavitque in domo ceva: e abitava nella ca-
domini sui, sa del suo padrone,

Vers. 3o. Cliiamollo Zara. Vale a dite l'appariscente, il na-


scente, perchè fu il primo a comparire, Phares adunqne, henchè
figliuolo dèl p e~cato, fu primogenito di Giuda, progenitore di
Dnidd~, ~ di Salomone,. e·di tutti i re della stirpe di Giuda, e
defCi-isto medesimo promesso .aJla famiglia di Giuda, come ve-
dremo~, cap. xu x. 1 o.
Vets. 2. 4~ ~at>a nella casa del suo padrone. Anche quesw
ì.: detto per dimOstrare J' affetto e la stima del padrone verso
Giuseppe. Ptuiphar non lo tenea occupato nelle faccende della.
l'•~i!agna, ma nella propria casa 1 il governo della quale a lui af....
fido 1nteraniente.
a. Qui optime nove- li. Il quale benissimo
rat Dominum esse cum conoscea , che era con
eo: et omnia, quae ge• lui il Signore, e cond u-
reret, ab eo dirigi in ceva a buon fine tutlo
manu illius. quello che intrapren-
deva.
4. Invenitque Joseph 4. E Giuseppe trovò
gratiam coram domino grazia dinanzi al suo
suo, et ministrabat ei, padrone , e lo serviva ,
a quo praepositus omni• ed essendogli stata dala
bus gubernabat credi• da lui la soprintenden-
tam sibidomum, et uni• za di tutte le cose, go-
versa, quae ei tradita vernava la casa a sè af-
fuerant, fidata, e tulli i beni ri-
messi nelle sue mani.
5. Benedixitque Do- b. E il Signore bene-
mùius domui AEgJ·ptii disse la casa dell'Egizia-
propter Joseph, et mul- no per amor di Giusep•
tiplicavit tam in aedi- pe , e moltiplicò tutte
bus, quam inagris cun- le facoltà di lui tanto
ctam ejus substantiam, in casa, come alla cam-
pagna,
6. Nec quidqruim 6. Ed egli non avea
aliud noverat nisi pa•, altro pensiero , che di
nem, quo vescebatur. mettersi a tavola a man-
Erat'autem Josephpul• giare. Or Giuseppe era
era facie, et decorus a• di voltonve11ènte,edi
spectu. graziosa presenza.
7. Post multos ita• 7. Passato adunque
que dies injecit domina assai tempo, la padro-
sua oculos suos in Jo- 11a fissò i suoi occhi so-

Veu. 6. Ed egli non avea altro pensi4f'O, ec., Giuseppe pen.-


sava a tutto: i) padrone non avea da prcnder,si pensiero di cosa
veruna, fuori che di rnangiarc, e qi ~ere. E una maniera di
proverbio.
GENESI
seph,et ait : Dormi me• pra Giuseppe , e disse:
cum. Dormi meco.
8. Qui nequaquam 8. Il quale non ab•
acquiescens operi nefa· consentendo ali' opera
rio, dixit ad eam: Ec• indegna , le disse : Tu
ce dominusmeus, omn• vedi come il mio padro•
ibus mihi traditis,igno• ne avendo rimessa ogni
rat quid habeat in do• cosa nelle mie mani,
mo sua: non sa quel che si abbia
in sna casa:
9. Nec tfttidquam est, 9. E veruna cosa non
quod non in mea sit è, ch'ei non abbia a me
potestate, vel non tra• affidata , e di cui non
dideritmihi, praeter te, m'abbia falto padrone,
quae uxor ejus es: quo- fuori di te , che sei sua
modo ergo possum hoc moglie: come adunque
malum facere, et pec• poss'io fare questo ma-
care in Deum meum? le , e peccare contro il
mio Dio?
10.Hujuscemodi ver- 10. Cogli stessi dis-
bis per singulos dies et corsi ogni dì e la don•
mulier molesta erat na inquietava il giovi-
adolescenti, et ille re• · netto, ed egli ricusava
cusabat stuprum. di peccare.
11. Accidit autem 11. Ma avvenne, che
quadam die, ut intraret un di Giuseppe entrò
Joseph domum, et ope• in casa , e si pose a far

Ven, 7. Passato assai tempo; la patlrona ec. Egli dovea ave...


:t~ 'Y-enti &ette anni, quando avvenne quello che qui si racconta;
ed erano circa dieci anni, eh' egli serviva neJla casa di Putifare.
* E disse: dormi meco. E invitollo a peccare.
Vers. g. E peccare contro il mio Dio? 1 sentimenti del san-
tissimo giovine furono in simile occasione ripetuti da una castis-
:,ima donna: Egli è meglio per me il cadere nelle mani vostre
senza aver fatto i.l male, ,;he il peccar8 al cospttlo del Si~
H"' re. Dau. 1.1u. 22.
CAPO· XXXIX. 377
rìs quìppiam absque qualche cosa non aven-
arbitris faceret: do alcun con sè :
i2. At illa, appre- 1 ~. E quella , preso
/iensalaciniai•estimen- l'orlo del suo manteUo,
ti ejus, diceret: Dormi gli disse: Vieni con me.
mecum. Qui relicto in Ma egli lasciato in man
manu ejus pallio fugit, di lei il mantello, si fug-
et egressus est foras. gì fuori di casa.
13. Cumque vidisset 13. E la donna veg-
mulier 1•estem in mani- gendo in sue mani il
bus suis , et se esse mantello I e sè dispre:,;.
contemptam: zata:
14. Yocavit ad se 14. Chiamò a sè la
liomines domus suae , gente dì casa, e, disse
et ait ad eos : En in- loro : Ecco che egli ha
troduxit virum He- condotto qua quest'uo-
braeum , ut illuderet mo Ebreo, perchè ci fa.
nobis. Ingressus est cesse vergogna. Egli è
ad me, ut coiret mecum: venuto a trovarmi per
cumque ego succlamas• peccare con me: e aven•
sem, do io alzato le grida,
15. Et audisset vo- 15. Egli all'udir la
cem meam, en reliquit mia voce ha lasciato il
pallium, quod tenebam, mantello , per cui io lo
etfugitforas. ' teneva, e si è fuggilo.
16. In argumentum 16. In prova adunque
ergo fidei retentum pal• della serbata fede fece

Vers. 1 2.. Si fuggi fuori di casa. Sopra queste parole s. Ago-


stino serm. 2.50. Gùueppe per J'OtlrarJ·i all'ùnpzulica padrona
fuggì. Impara tu ne' pericoli d'impurità a prender la fuga,
$e vuoi ottenere la palma della castità ... Di tutti i combatti..
menti del Cristiano i piÌ.t duri e djjficili sono quelli della ca-,.
slità, ne' quali quotidiana C la pug,,,a, rara la ,villoria: in
quest~ ':'-du'!'que non può m":nca,re al_<./ristiano. lfn qu~tid~a.no
martirio; imperocche j·e Cru-to e castita 1 e verita, e guutuaa,
e se chi insidia a queste, è persecutore, colui, che le dif,nd•
nesli altri, e in ..rè stesso le cwtodi.u. e, ,·a.rà UJ..iJ.l,Ji.J..z
GENÈSI
léum ostendit marito veder al mari lo lornalo
revertenti domum, a casa il mantello rite-
nuto, ,
17. Etait:lngressus E disse: E venu-
l'f,
est ad me servus He- to a trovarmi quel ser-
braeus, quem adduxi- vo Ebreo, che tu hai
sti, ut illuderet mihi , condotto a svergognar-
mi:
~6. Cumque audisset 18. Il quale, sentilo J,
me clamare , reliquit come io alzava le grida,
pallium, quod tenebam, ha lasciato il mantello,
etfugitforas. che io teneva, ed è scap-
pato.
19. His auditis do- 19. Tali cose avendo
min11S, et nimium cre- udite il padrone troppo
JulWJ verbis conjugis, facile a credere alle pa•
iratus est valde : role della moglie , ne
concepìgrandesdegno:
,o.(i-) Tradiditque 20. E fece metter
Josepli in carcerem , Giu$eppe ne Ila prigio-
ubi vincti regis cttsto• ne, in cui erano tenuti
diebantur, et erat ibi i rei di delillo com mes-
clausus. so contro del re, ed egli
fu quivi rinchiuso,
21. Fuit autem Do• 21. Ma il Signore fu
minus cum Joseph, et con Giuseppe, e avendo
misertus illius dedit ei compassione di lui fece
(•) Psal. 104. 18.

Ver,. 16. Fece vedt1re al marito ,H l'l mantello. Se il marito


fosge stato capace di ben riffettere, questo mantello, eh' ella avea
ritenuto, evidentemente provava chi de' due avesse voluto far
violenA,
Vers. 17. *' Quel 1erpo Ebreo, che tu hai condcnro. Con ogni
arti6zio la rea donna cerca inasprire il marito contro il virtuoso
t;io.vine1 esagerandone Ja servii condizione, la qualità di 1tranis"
ro, la cirooJCanaa d' insrato col suo benefattore.
C A P O XXXIX. 579
gratiam in conspecllt si, eh' ei trovò grazia
principis carceris. dinanzi al provveditore
della prigione.
22, Qui tradidit in 22. Il quale diede a
manu illius universos lui potestà sopra lutti
vinctos, qui in custodia i prigionieri, che erano
lenebantur : et quid- in quella carcere: e tut-
quid fiebat, sub ipso to quello che si facea ,
erat. era fatto per &uo ordine.
23. Nec noveratali- 23.E quegli non pen-
quid, cunctis ei credi- sava a nulla, avendo-.da-
tis : Dominus enim erat to di ogni cQsa l' arbi-
cum ilio, et ()mnia ()pe• trio a Giuseppe: peroc-
ra ejus dirigebat. chè il Signore era con
lui, e conduceva a buon
:fine tutto quel ch'ei fa.
ceva •

. Vers. 21. Fec~ 1Ì, eh' ei' tNWÒ grazr'a u. Questo principe, o
sia provveditor della carcere era lo stesso Putifare, il quale do-
-vette ben riconos