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Jfc PRIMO LIBRO DEL PENTATEUCO

OS$IA.

LA G E N E S I

PREFAZIONE
11 Pentateuco tutto, siccome opera di un solo autore Uose, cos *& 'utto Sie"* sol libro, ed citato nel Nuovo Testamento col titolo di libro di Mos , ovvero col nome ai Legge. La divisione per di esso in cinque libri molto giusta , e ad Esdra si atinbwc* comunemente. Il nome, che dato nella nostra Volgata a questo primo libro viene dalla tradazione te'iXX, i quali lo intitolarono Genesi, vale a dire Generazione , perch m esso descritta la creazione dit tutte le cose, e si raccontano le generazioni de patriarci da A bramo in poi. Neti' Ebreo questo libro ( come gll altri quattro ) prende il nome ^aprima parola, da cui egli comincia, Beresith, ovvero Berescitb, Al principio. Tutta la Genesi si pu distinguere *&aMro P*** *<&* 1**** la ^ ma contiene ti retivi* del &tr**mao d Adamo fino i diluvio, Genesi V IM* * tonda abbracci* tutto il tempo , che corre da No fino ad Abramo, dal- capo rii. fino al Xll. La tersa descrive le a*iom di bramo fino alla sua morte, capa XXr. Nella quarta si narrano i fatti " Isacco, di Giacobbe e di Giuseppe fino alla morte di questo gran patriarca. Ella opinione assai comune^ tra gli Interpreti, che la Genesi fu scritta da Uose ndV Arabia allora quando Iddio disgustato coeli Ebrei per le loro mormorazioni, e petla lor miscredenza, li condann a consumare quaranC anni nel girare attorno pellegrinando

per quel vasto 'd&er'to. In tal luogo adunque Mos diede principio ad istruire e formare ii popolo commesso dal Signore al suo governo , rimettendogli davanti agli occhi le gran verit della Religione , sulle quali dovea poscia inalzarsi tutto t edifizio della sua legislazione. Quindi descritta la creazione dell universo, f origine del genere umano > la felicit del primo uomo creato da Dio a sua immagine e somiglianza ( felicit, di cui avrebber goduto i suoi discendenti, se egli non avesse disobbe dito al suo Creatore ) ; la corruzione generale degli uomini punita da Dio coli' universale diluvio, da cui il solo No colla sua famiglia salvato nelf arca ; la confusion delle lingue, e la divisione della trra tra'figliuoli d No, la separazione di uno de' discendenti di Sem per essre il padre de* credenti, e lo stipite del po* poi di Diot finalmente la vita de' patriarcha da A bramo fino a Giuseppe. Tali sono i gran diosi oggetti che ci son messi davanti in que'sto libro. L' autore di esso, il pi grande in siemet e il pi antico di tutti gli storicit ci d una continuata notizia di tutti que s ecoli^ intorno a' quali gli scrittori prof ani pi antichi pi celebri non altro han potuto a noi tramandare , se non mre favole, ovvero confuse e alterate tradizioni del vero. Quello per che sopra tutte le altre storie rende infinitamente -preziosa e venerabile quella di Mos, egli t che te essa si ha la storia della Religione da ideiamo fino a quel tempot in cui, mediatore lo stesso Mos) ferm Dio la grande alleanza to' figliuoli d* Israele, e li fece suo popolo. Cosi uomo cristiano trova nella Genesi non solo l cognizione perfetta del vero Dio , e dei

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suoi attributi ; ma di piai lumi necessarii per conoscere A- stesso , e la naturale sua mise' ria, onde condotto ad alzare la mente e il cuore verso quel celeste Liberatore , la grazia di cui pu non solamente scioglierlo dal peccato, ma ancor sostenerlo in mezzo alle tentazioni della vita presente ; vi trova i documenti gravissimi di piety e innumerabili esempli di ogni virt 7t que* santissimi uomini, la fede de' quali, degna dell' Evangelio, a cui pur appartenneroy celebrata dagli scrittori santi del Nuovo Testamento, e dal medesimo Ges Cristo : vi trova finalmente i misteri dello stesso Cristo, e della sua sposa la Chiesa, figura* ti e predetti ne" fatti pi illustri, e negli avvenimenti , e negli stessi personaggi pi rag" guarde.voli, de' quali in questa divina storia ragioitasi. Imperocch, come not s. Agostino, Di que' santi, i quali furono anteriori di tempo alla nativit del Signore, non solo le parole, ma anche la vita, e i maritaggi, e i figliuoli, e le gesta furono profezia di questo tempo, in cui nella f*de delia passione di Cristo adunata di tutte 1? genti la Chiesa ; onde giustamente afferma s. Ireneo, che ogni lettera di Mos parola di Cristo : Literae Mosis verba sunt Chrisli.

1k LIBRO DELLA GENESI,


CAPO PRIMO. Della creazione del mondo. Distinzione^ e ornato delle cose create* Formazione dell'uomo, a cui Dio sottopone tutto quello ch vea creato i. A.lprincipiocre i, (i) in principio creavit Deus coelum et Dio il cielo e la lerra. lerram. (i) Ps. 32. 6. i35.5. Ecc/. 18. i.Act. \k> *4 17. 24.
Vers. i. Al princpio creo Dio te. Con*queste parole Mos fa io primo luogo conoscere, che il mondo non eterno , ma ha avuto un principio, togliendo cosi di mezzo le false idee degli antichi filosofi: condola conoscere Palliare stesso del mondo e della natura : ed cosa da notar!, ebe in tutta la oria della creazione \ la stessa vce adopera Mo s a significare il Creatore del mondo. Questa voce esprime la potenza di Dio , colla quale non solo cre il tutto , ma il tutto ancora conserva e governa: questa voce nel numero plurale, onde letteralmente si tradurrebbe: A principio gli dii creo. Lo che non solamente ad Origine ,a s. Girolamo e a s . E p i f a n i o , ma anche a qualche antico Rabiuo parve argomento della unit di essenza, e della pluralit delle persone , che in Dio. La parola originale, che noi espoughiaruo con quella creo , questa parola bench non sempre significhi trarre dal nulla, ha nondimeno questa significazione principalmente; e io questo luogo evidentissimamente esprime la creazione dal nulla : verit confermata eziando dalla Scrittura (Maoh, n. cap. vii) oltre il consenso degli antichi, e moderni Interpreti. 11 cielo , e la terra, S. Agostino per queste due cose intese tutta la materia creata dal nulla : della qual materia doveva poi formarsi il cielo e la terra, e tutte le cose, che nel!' uno e nel 1* altra compiendomi; ode il comedi cielo, come quello di terra sono qui messi anticipatamente j Z i, de Gcnt coni. Hfunich.

2. Terra autem erat inanis et vacua, et *e* nebrae erant super fa* ciem abyssi : et spiri' tus Dei ferebatur super aquas. 3, Dixtque Deusi(\) Fiat lux. Et facta est lux.

(O Helr. 11.3.

2. E la terra era informe e vota, e le tenebre erario Sopra la faccia dell' abisso : e lo spirito di Dio si movea sopra le acque. 3. E Dio disse : Sia fatta la luce . E la luce fu fatta.

cap. vii..Simile a qusta la sposizione d s. Gregorio Nisseno. Alcuni moderni Spositori ,Pererio ec. hanno credito che sotto il nome di cielo s' intendano i corpi celesti, e sotto il nomq di terra il globo stesso terrestre coi!' acqua , col fuoco, e coli' uria, ond' circondato l stesso globo. Forse pi naturale e semplice il dire, ebe Mos racconta qui ingenerale la creazio ne dell'universo, di cui le parti principali sono il cielo e la terra.per venire dipoi alla descrizione particolare di ciascuna parte. Mos tutto inteso a risvegliare nell'uomo l'idea del suo Creatore, e il sentimento della bont, colla quale questi avea crea* te tante cose per lui, non parla della creazione degli Angeli, i quali, secondo il parere de' pi antichi Padri greci e latini furono primogeniti traile opere di Dio (Basii. Nazianz Hieron. e ). e pi probabilmente creati nei primi momenti del primo giorno. * Creo Dio il cielo e forse gli angeli insiem con esso, poich non dicesi informe e vuoto come la terra, sebbene non accora ornato degli astri. Vers. 2. La terra era informe e vola. Era una massa priva di tutti quegli ornamenti, ond' ella fu poscia abbellita, animali , piante, erbe ec.JPWi Hai. xxxi t. 11. Jerein, v. a3. Le acqua sono comprese insieme colla terra. le tenebre erano sopra la faccia dell* abiuo: e lo spirito ec. Da no passo di Giobbe xxxvm g. sembra chiaro, che que* st tenebre non erano una semplice privazione di luce , tua una specie di caligine, che investiva tutta la mole delle acque, e le ingombrava. Dov'eri tu, (diceOio a GiobbeJ quond1 io involgeva nella caligine il mare, come un bambino nelle suefaicf Lo spirito che si movea sopra le acque, egli lo Spirito Santo ? Spirito vivificante , il quale infondeva nelle acque la virt di produrre i rettili, i volatili,i pesci, eg. * Lo spirilo d Dio era portalo, aleggiava: cosi, secondo alcuni, l'Ebreo. Veri. 3. E Dio disse ec. -Fino a nove volte osservano gl'Interpreti, che ripetuta questa pai'oh io questo racconto della

4. Et vidt Deus tu em , quod esset bona-, etd'wisit lucem a tene* oris. 5. Jppellavtqiie hiceni diem , et lenebras fioclem. F ac tum que est vespere et mane dies unus.

4 E Dio vide, che Ja luce era buona : e divise la l u c e dalle tenebre. 5. K la luce n o m i n giornee le t e n e b r e noiLo. E della sera e de!la m a t t i n a s i compi il primo giorno.

creazione delle cose , indueendo cosi Mos la parola di Dio f o sia il Verbo di Dio ) come p r i n c i p i o dell' essere di t u t t e le cose , p e r c h queste cose tutte per lui furori falle.. Joan. i. Vedi q u e l l o che ci detto in (juel luo^o. Sia fuLla la luce. Questa m a n i e r a di p a r l a r e , la quale tonvciiir non pu, se non a l l ' u n i c o Essere n i . i p o t c n U - , f., crU-bruto a l t a m e n t e anche da uu relore pacano. S. ILisilio, e s. Gregorio IN'iizianzeuo credono, che questa luce fosse una q u a l i t senza dono, che fosse un corpo l u m i n o s o , d' onde ne fu poi t r a t t o il sole , e le stelle. L' Apostolo 11. Cr. iv. G. a p p l i c a questo fatto , e queste parole ad un'altra maniera di creazione, vale a dire alla spirituale rigenerazione de' fedeli per Cristo , dicendo: iddio il quale disse che dalle'lenebre splendesse la. luce, egli stesso rifulse nt? no s tri cuori, ec. Vers. 4- E Dio vide, ec. Mos rappresenta Dio a somiglianza ti i un artefice , il quale fatta che ha un'opera, la contempla , e e a p p r o v a la bont , o sia 1' utilit. Tre cose ( dice s. Agostino ) grandemente importanti a saperti doveano estere a noi intimale : chi fosse il facitore : per f/nnl mezzo le cose tutte fibbia fatte: il perche le abbia fatte. Dio disse: Sia la luce : e la luce fu. E Dio vide , che la. luce erri buona. Non havvi ne autore pi eccellente di Dio ne arte pi efficace della parola di Dio, ne causa migliore, che i' essere fatte delU coje buone da lui, che e il buono. E divise la luce dalle tenebre. Le tenebre ( le quali oramai non sono, se non una privazion delia luce ) volle Dio , che succedessero a l l a l u c e , e questa v i c e n d e v o l m e n t e a quelle. V e r s . 5. h la luce nomino ec. La notte precede il giorno : onde da una sera a l i ' a l t r a contano il piorno gli Ebrei e la chiesa. 11 mondo a d u n q u e avea avutt dodici ore di d u r a z i o n e , fillorcL Dio cre la luce. n _ . -^- -

&.Dixit quofjueDeus*, fiat firmamentam in medio aquarum \ et diviclat aquas ab aquis. 7. Et fecit Deus fir~ mamentum , divisitque aqaas , quae erant sub firmamento ab his, (ij quae erant super firmamentum, Et factam

6. Disse ancora Dio : Sia f a t t o il firmamento nel mezzo alle acque : e s e p a l i acque da acque. 7. E fece Dio il firm a m e n t o , e separ le acque , che eran sotto il firmamento da quelle che erano sopra il firmamento. E fu falto est ita, cosi. 8. Vocavitque Deus 8. E al firmamento firmamentnrn coelunt. diede Dio il nome di Et j"actum est vespere cielo. E della s e r a e et. mane dies secun- della m a t t i n a si compi dus. il secondo giorno. 9. Disse ancora Dio : g. Dixit vero Deus : Congregentur aquae , Si r a d u n i n o le acque , quae sub coelo sunt, in che sono sotto il cielo .

(i) P,y. i35. 5 , 118. 4. Jer. io. 12.6. 16.


Vers.6. Sia fallo il firmamento ce. La parola ebrea rendu la nella Volgata con quello di firmamento, secondo s. Girolamo, e i pii dotti Rabbini , significa etfxtmione , dilatazione, onde, riunendo il senso della Volgata eoo quello del lesto originale , il firmamento sar queli' ampia stabil volta , iutorno alla q uale i rivolgono i corpi celesti. Questa nelle Scritture sovente rappresentata come un vastissimo padiglione , che tutta cuopre e cinge la terra. Ps, io3. 2. Isa. s. 22. xt.ii. 5. Firmamento dunque in questo luogo tutto quello immensa spazio, che traile, stelle , e noi. Che nelle superiori parti di esso vi sieno delle acque, ripetuto tante volte nelle Scritture, che sarebbe teme rario ( per non dir di peio ) c h i u n q u e ardisse di negarlo. Vtt l i P f . n3. 4-, i o 3 . 3 , Dan. m. 20. Ps. 148.6 Vers, 8. E ... diede .. . il nome di cielo. La voce ebrea significa luogo , toi>e sono le acque* Vers. g. Si adunino le acque in un sol luogo te. Dio avea diviso le acque in due parti , come abbiarn veduto , lasciandone sopra la terra quella porzione, ch'era necessaria a'suoi disegni: or questa egli comanda che si riunisca in u sol luo^o, onde !a

locum unum : et appareat arida. Et factum est ita. io. Et vocavit Deus ardam(i)terram con* gregationesque aqua' rum appellavit maria. Et vidt Deum , quod esset bonum, n. Ei aiti Germinet terra herbam virentem^

in un sol luogo: e l'arida apparisca. cos fu fatto. 10. E ali' arida diede Dio il nome di terra , e le raunale delle acque le chiam mari. E Dio vide,che ci bene stava. 11. E disse : La terra germini erba verd<*g-

( i ) Job, 38. i. Ps. 62. 7. 88. 12. 100. 6.


terra rimasa a l i ' a s c i u t t o diventi v i s i b i l e . Ai coniando di Dio il mare lascia scoperte tutte quelle parti della terra, che Dio volle ebe fossero evacuate, e va a r i u n i r s i in un sol luogo. Imperocch t u t t i i mari nella immensa ampiezza loro fanno un sol mare, mediante la c o m u n i c a z i o n e dell'uno coll'allro. Il mar Caspio, che solo potrebbe fare'eccezione , dee aver comunicazione occulta col l'Oceano, o col Ponto Eussino , la qual cosa rendesi manifesta dal vedere, come detto mare, ricevendo molli e grandi fiumi, not rigonfia perci, n inonda. E 1' drda apparisca. Conveniva perci aprirede'vasti seni, th contenessero tutte il mare .alzare intorno ad e*ft lesive , e'dare .il pendo a'fiumi, perch andassero a scaricarti fil mare. Tutto questo in un momento fu fatto; ma tutto questo contiene infiniti miracoli delia onnipotenza e japierita del Creatore. Imperocch, per tacere degli altri, chi ha dato alle acque del m a r e quella salsedine s opportuna a preservarle dalla corruzione; la quale corruzione avebbe portata la morte e la distruzione a t u t t e le parti della terra ? Chi allo stesso fine ordini, che le acque del mare, mediante il (lusso e riflusso , in perpetua agitazione si mantenessero? Chi fiss ad esse que' termini, che elle non ardiscono di trapassare giammai? Vedi Job xxxvin. . , Proc. v j n . a y . 28. , ec. la vece di arida 1' Ebreo propriamente dice asciugata , come q u e l l a che usciva di sotto le acque. * L? arida. L' arido elemento. Vers. i i. La terra germini erba r,c. Fin qui la terra era stala infeconda, e tale polca rimanersi , se Dio avesse voluto t-o.ii. Lezione i m p o r t a n t e pt-r gli u o m i n i , affinch si avvezzino a riguardare la sub b e n e d i z i o n e . d i Dio nume unica sortole di lui-

et facientem semen, et giante, e che faccia il lignum pomiferumfa- seme, e piante fruttifeciens jructiim juxta re , che diano il frullo genus suum-, cujus se- secondo la specie loro , men in semetpso sit che in s stesse consuper terram. Et fa- tengono la lor semenctum est ita. za sopra la terra. E cosi fu fa ito.' 12. Et pro tulit terra 12. E la terra pro"herbam virentem , et dusse l ' e r b a verdegfacientem semen juxta giante, e che fa il seme genus suum \ tignum- secondo la sua specie ; que fac.iens fructum: et e le p i a n t e , che d a n n o liabens unumquodque frullo , e delle quali osementem secundum gnuna ha la propria sespeciem suam. Et vidit menza secondo la sua Deus, quod esset bo- specie. E vide Dio, che num. ci hene slava.
ti i beni conceduti all'uomo. E ci era tanto pi necessario, perch dovea poi venire no tempo, in cui questa stessa t e r r a , la quale li sua natura non ha n i t r o che s t e r i l i t , dovea da' ciechi omini adorarsi, come una d i v i n i t benefica, e come cspioo produtlrice di que.' beni , de' quali per sola bont di Dio fu arricchita. Che faccia il seme, ec. Cos Dio d una specie d'immortalit ali' erbe , e alle piante, ponendo in esse i'i principio, code riprodursi , e, propagarsi ali' infinito. Secando la specie loro. L' erbe e le piante, secondo questo comando di Dio, conserveranno in perpetuo la loro natura , e tutta la loro infinita variet ; bench mescolati; 1' une colle altre in una medesima terra,non perderanno,n altereranno giammai le specifiche lor qualit. Vi voleva perci una sapienza , la quale tutte conoscendo le particelle e gli atomi della terra , e dell'acque, secondo queste regolasse la tessitura degli strumenti della nutrizione e della vegetazione, onde dal medesimo suolo spuntassero , e si nutrissero erbe s differenti nel colore, nel sapore , nella qualit delle foglie, ec.Lo stesso dicasi delle piante. Ma qual dovizia, qual magnificenza di don! prepara Dio ali' uomo non solo per suo sostentamento , ma anche per sua delizia col crear tam' erbe e piaau fruttifere per lui ."' li Griso-

13.Et factam est vespere et mane die tertius. \f\J)xitaulemDeus: Fiant luminaria in firmamento coeli,et dividant diem , ac noctem, et sint (i) in jgna et tempora et dies et annos. (i) Ps. io. 7.

13; E della sra e della mattina si compi il terzo giorno. i4 E disse Dio : Sieno falli i Juminari nel firmamento del cielo, e distinguanoli di , e la notte; e segnino le stagioni,igorni e glianni.

storno , e s. Ambrosio harm' osservato , che Do creole piante prima del soie e delle stelle , affinch la formazione delle stesse piante non potesse attribuirsi all'influenza del sole, o degli astri. Vers. 14. e i5. / luminari nel firmamento del cielo ec Sembra v e r i s i m i l e , che in questa parola generale i luminari siena comprese le stelle , e ancile i piaceli , ma si descrive pi particolarmente la creazione del sole e della i u n a , perch e P uno e 1' altra servono in tante guise a' bisogni dell'uomo. Dio pone il sole nel firmanenlo del cielo in q u e l l a distanza dalla terra , che conveniva al bene degli uomini; talmente che n p e r l a troppa vicinanza di lui ja terra fosse abbruciata, n per la lontananza restaste sema il necessario calore. Questo immenso globo di luce e di fuoco per un milione di volte pi grande della terra.- e con tutta l'immensa quantit di materia, ch' egli getta da tanti secoli, non si vede in l u i d i m i n u z i o n e di sortealcuna, paragonando le pi antiche colle pi recenti osservazioni: lo che tanto pi m i r a b i l e , quanto che sappiamo , oh' egli non un corpo solido e denso , ma come un abisso di luce. La luce , che di per s oscura, d i f l e t t e n d o a noi la luce del sole, si fa luminosa ella stessa. 11 cangiamento delle sue fasi s ammirabile e s ben regolato , e il volgersi , che ella fa attorno alla terra, che ella ba per suo centro, dimostrano come per la terra ella fatta : quando ella crescente, continua e allunga il giorno: previene il giorno, quando ella scema, e quando piena, lo raddoppia, facendo nella notte le veci del sole. Notisi che il sole e la luna sono qui chiamati i due grandi luminari, quantunque e la luna sia minore assai delle stelle nella luce e nella massa, e alcune delle stelle uguag lino, e anche sorpassino il soie in grandezza: ma relativamente alla loro situazione , e a' loro nletu sopra la terra giustamente laScrittura d tra tutti i corpi celesti il principato al sole e alla luna.

16. Ut laceant in firmamento coeli, et il/M' minent terram. Etfactum est ila. iG.FecitgueDeusdtio luminaria magna: luminare majus, ut prae" esset diei : et luminare minus,ut praeesset noeti : et stellas. 17. Et posuit eas in firmamento coeli, ut lucerent super terram 18. Et praeessentdiei, ac noeti , et dividerent luffe m, ac tenebras. Et vidit Deus , quod esset bonum. 19. Et f actum est ve* spere et mane dies quartus.

16. E risplendano ei firmamento del cielo, e illuminino la terra. E cos fu fatto. io. fece Dio due luminari grandi: il luminar maggiore , che presedesse al giorno ; e il l u m i n a r minore , che presedesse alla notte: e le slelie. 17. E le colloc nel firmamento del cielo, affinch rischiarasser la terra. 18. E presedesseroal d, e alla notte , e dividesser la luce dalle tenebre. E vide Dio , che ci bene slava. 19. E della sera e della mattina si compi in quarto giorno.

Segnino le stagioni, i giorni, ec.l sole e ja lana c'insegnano a distinguere il di dalla notte, e insegnano a dividere il tempo in settimane, in mesi, io anni, osservando il loro corso.Forse a n cora volle qui M o s accennare , come il corso del sole e della }una dovea servire di poi a sognare i tempi e i giorni destinati in modo speciale al culto di Dio. Vers. 16. E le (telte.Quesie sono come tanti soli, ricche della propria loro luce: le pi piccole SODO |>iu g r a n d i assai delia t e r ra, la quale meno che un p u n t o riguardo a l l e m a g g i o r i : elle sono anche innumerabili. Lo spirito umano si perde in considerando la sterminata mole di tali corpi, la distanza loro quasi infinita dalia terra, l'inesausta luce, l'ordine, e il concerto de'Jor movimenti , e domanda, a qual fine mai tanta magnificenza , e lauta profusione? Dio solo , che conta il n u m e r o delle stelle, e

20. Disse ancora Dio: 20.Di.rzV etiamDeus'. Prodticantacjuae repti- Producano Je acque i le anmae viventis , et rellili animati e vivenvolatile super terram ti, e i volatili sopra la sub firmamento coeli. terra sotto il firmamento del cielo. 21. Creavilque Deus 21.E cre Dio i grancete grandia>et omnem di pesci, e tulli gli *animam viventem , at- nirnali v i v e n t i , e avenque motabilem , quam ti molo: prodotti dalle produxerant aquae in acque secondo la loro species suas , et omne specie, e tulli i volativotatile secundnm ge- li secondo il genere lonus suum.Et vidtDetis: ro. E vide Dio , che ci bene slava. quod esset bonum.
ciascheduna di esse chiama nel suo proprio nome (P$. io3. ?..), Dio solo conosce tutti i fini delle opere sue ; ma noi dobbiamo e conoscerlo per esse , e benedirlo. Vers. 20. Producano l'acque i renili animati e viventi. Rettili si chiamano nella S c r i t t u r a i pesci, perch , generalmente parlando , sono privi di piedi, e si strascinano sulle acque. Qui al comando di Dio un popolo immenso di natanti riempie il mare: q u e s t i sono di specie infinite : i pi piccoli non sono meno ammirabili pella prodigiosa loro fecondit, e pella somma loro agilit e destrezza, che i grandi pella lor mole e pella loro forza. La m a n i e r a , onde si m a n t i e n e in un elemento , dove n u l l a nasce , questa immensa popolazione, non dee recar mei.o di tnara\iglia : i grossi divorano i piccoli , ma questi e m o l t i p l l c a n o in tanto n u m e r o , e son t a n t o lesti alla fuga, e san cosi bene per tempo rifuggirsi ne'luoghi, dove per la bassezza dell' acque non possono andare i grandi , che e questi trovano a sufficienza per sostentarsi, e quegli a dispetto della c r u d e l t e voracit de' loro nemici conservano la loro specie , senza cha appariste diminuzioni". T u t t i questi miracoli della provvidenza sono accennati da Davitkle, Pi. io3. a5. Quel m are grande, vastissimo^dove sono rettili senza numero, animali minuti insieme co* grandi. E i volatili sopra la terra. L'Ebreo e il votatile voli sopra la terra ; ma nessuna variet per questo tra 1' originale, e la Volgata, ove in quello si supplifca P articolo, il quale, secondo il genio della l i n g u a , di leggieri si omette, ed e s u p p l i t o si n r l l ' Arabo , e s ancor u' LXX ; oude 4cvra uadurai; e; il velatile ,

2 2. Benc'ix iti/u eis, dicens : Crescite. 6 f multipi ic ami ni , et repletQ acjna^ r.iaris : avesque mulplicenlur super terram. 23. Etfactum est vespere ti 1 mane dies quintus. 2 4. D ixit quocjueDeus: Producattsrra animam v'wentem 77.gQ7isre suo; jumenta , et replilia, et bestias tarrae secundum species suas. Factumque est ita,

22. E li benedisse'dicerdo: Crescete, e rnoli i p l i c a t e j e popolate le acque del mare: e molliplichirio gli uccelli sopra la terra. 23. E della sera e cleiia mallina si compi il quinto giorno, 24. Disse ancora Dio: Produca la l e r r a animali v i v e n t i secondo la loro specie ; a n i m a l i domestici, e rettili , e beslie salvatiche della terra secondo la loro specie. E fa fatto cos

che voli (opra la terra. Cosi a n i m a l i si differenti , i pesci e i v o l a t i l i , hanno comune l'origino d a l l e acque del mare per v i r t li questa onnipotente parola. La n a t u r a di q u e s t i ancor pi nota all'uomo,che quella de'pesci, e in essa i n f i n i t e sono le ma r a v i ^ l i e , a l l e quali, perch o r d i n a r i e e c o n t i n u e , assi poco si ri ilette , e con estrema i n g r a t i t u d i n e 1" nomo resta i n s e n s i b i l e g tanto numero di creature, ond'egli t a n t a r i t r a e u t i l i t e d i l e t t o , e le q u a l i eziandi son fatte per i s t r u i r l o . La b r e v i t , ch io mi son proposto , non mi permette di stendermi sopra tali cose quam' io amerei; ina non mancano autori e l i b r i da potere soddisfarsi in questa materia. * Producano le acque i retili. I n a t a n t i . Vers.aa, E li benedisse dicendo, ec. Con questa benedizione Dio <l a'pesci e a g l i uccelli la v i r t di r i p r o d u r s i ne'loro p a r t i nr la conservazione d e l l a loro specie.- con questa p r o m e t t e ili vegliare a l l a loro conservazione, e di p r o v v e d e r e al 1 o r o m a n t e triine.nlQ: Due patter Iti si vendono dite denari; s in solo d etsi non dimenticato da Dio. Mail. x. ?.(). Vers. ?4' Produca la terra ec. il m a r e e l ' a r i a e r a n o i popolati J i un immenso n u m e r o di c r e a t u r e ; v i e n e ora Dio a dare leli a b i t a t o r i a l l a terra. diurnali domestici. Tale i: i l senso dell' o r i g i n a l e ; e rum d u b b i o , c h e lo stesso voglia significarsi uella Vogala colla paro-^

26. Etfecit Deus hesuas terrae juxta species suas , etjumenta , et omne reptile terra e in genere suo. Et vidit Deus, quod esset bonum. 25, Et alt: Faciamus liominem ad ( i } imaginrim et similitudinem nostram ; et praesitpiscibus maris, et volati' Lbus eoe li, et bestiis , universaeque terrae , omnique reptili , quod movetur in terra. Ci) Infr. 5. i. g. 3. io.

26. E fece Dio le beslie salvatichedella terra secondo la loro specie, e gli animali domestici , e tulli i rettili delia terra secondo la loro specie. E vide Dio, che ci bene slava. 26. E disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza; ed ei preseda a' pesci dal mare,e a'volatilidel cielo, e alle bestie , e a lutta la terra e a lutti i rellili, che si muovono sopra la terra. 6. i. Co& 11. 7, Coloss,

la jumenta;\zle a dire tutti quegli animali.cbeservono all'uomo, e a lui obbediscono, e Io aiutano nelle fatiche, gli somministrano,onde sostentarsi, e vestirsi, e supplire agli altri bisogni della vita. E certamente non altro, ebe la parola e l'ordine del Creatore pot r e n d e r e docili e obbedienti ali' uomo questi animali, dc'quali alcuni lo superano grandemente nella forza, mentre altri ve n' li 3 non cos robusti, i quali 1' uomo non pu in veruu modo addomesticare giammai, n ridargli al suo servizio ( Job. xxxix. 5 q, io. 11. ) ; perch Dio ha voluto , che a tal paragone riconoscesse 1'uomo a chi egli sia debitore della subordinazione, che mostrano a lui g i altri animali, e dell'utile, ch'! ne ricava. E i re IL! i.\ alt a dire t u t t i quegli animali, i quali si strascinano sopra la t e r r a , perch o sono affatto senza piedi , o gli hanno tanto corti, che poco, o nulla si alzano sopra la terra.Tutto questo s'intende da noi co'terraini generali, di serpenti, e d'insetti. Vers. 9.5. E Dio vide, ec. Quest'approvazione di Dio lo stesso , che la sua benedizione , e ha i medesimi effetti riguardo a tutto l'infinito popolo di animali terrestri. Vers. 26. Facciamo V uomo. Ma qui si cnmbia linguaggio i e Dio, il quale finora ha fatte tante e s grandi cose colla semplice sua parola , si dispone adoperer egli stesso, per cosi dire , di

a?- Et creavit Deus 27 . E Dio cre 1' uoJiomnem ad magnem mo a sua somiglianza : su arniti) ad imagnern a somiglianza di Dio Dei creavil illum : (2) lo creolo cre maschio, masculum, etfoeminam e femmina. creavit eos. (1) Sap. 2 23. Eccl. 17. i. (2) Mtj/^. 19. 4sua roano. Sembra (dice aa Gregorio Nissenoj che Dio a guisa di pittore rappresenti a s stesso l'idea, ch'! vuole espnmere,e attentamente consulti l'originale eletto per suo modello, mentre Alce: facciamo P nomo. Egli avea creato il mondo per P nomo ; vuole adesso crear l'uomo per .s: v u o l e adunque crearlo dotato di senso e di ragione , e capace perci d' intendere il suo creatore, e ammirar le opere di l u i , e per esse ringraziarlo e lodarlo. Tutta la Chiesa in queste parole : Facciamo . . . a nostra ec. ha riconosciuto sempre le d i v i n e Persone sussistenti io una perfettissima unit. 4 nostra immagine e somiglianza, li stessa cosa significano queste due parole immagine e somiglianza; ma unite insieme denotano una immagine perfetta quanto mai fare si possa. Vedi cap. v. 3.: onde potrebbe t r a d u r s i a nostra immagine umilissima. Or 1' uomo i m m a g i n e di Dio secondo la a n i m a incorporea, immortale , dotata d1 intelletto e di volont e di libero arbitrio, e capace di sapienza, di v i r t , di grazia e di beatitudine, cio di vedere, e godere Dio. L'uomo adunque immagin di Dio secoq1o quegli attributi,|che da lui si comunicano alle creature intelligenti. E questa immagine, o somiglianza coq Dio talmente naturale ali' uomo, ch'ei non pu perderla senza perdere la sua natura. Ben pot questa immagiue oscurarsi, e deformarsi per lo peccato;'ma cancellarsi, o togliersi non pot mai. Vedi Angiut. Retract\ lib, 11. cap. 24, Nel corpo stesso dell'uomo riluce qualche cosa di straordinario e di grande. La sua figura fatta per mirare il cielo, a differenza degli altri animaii,che son tutti piegati verso la terrjuEgli ha due manioche sono strumenti primarii di sua ragioue e di sua libert:nella sua faccia, e principalmente ne'snoi occhi trasparisce u non so che di spirituale(per cos dire), e di divino. Ei presed a1 pesci ec. L'autorir e il dominio sopra tutti gli animali dato ali' uomo, come un distintivo e una prerogativa della sua dignil.Egli,secondo l'espressione di * Basii io,aacque ali' impero, ma questo impero fu limitato assai, e ristretto, allorch egli si avvili si degrad col peccato. Tutto obbed e &erYi ali' uomo fino a Un lo ciie i' uomo fu obbediente a DO.

i8. Benedixitque il' sB.E benedisseli Dio iis Deus , et alt : (i) e disse:Crescete s e molCrescite., et muldplca- tiplicate : e riempile la mini, et replete terram, terra, e assoggettatela : et subjicite eam: et do' e abbiate dominio somin amini piscibus ma* pra i pesci del mare : e ris, et volalilbus coeli, i volatili deH'aria,e tutet universis animanti- ti gli animali , che si IjuS) quae moventur su- muovono soprala terra. per terram. (i)//r.8. 17.9.1.
Una immagine di questo assoluto dominio l'ha Dio fatta vedere in que'Santi s dell' aotico, th del nuovo Testamento, i quali ebbero docili al loro cornando e i muti animali, e le bestie pi feroci E'comuo sentimento de' padri, che gli animali, che souo adesso contrarii ali' uomo , non lo erano nello stato dell' iuuocenza. * Ed ei presieda. L' Ebr. in plurale dominio. Vers. 27. Crto V nomo a tua somiglianza^ a somiglianza ce. Ripetizione,la quale nella bocca di Dio denota ed e&alta sempre pi la grandezza di questa sua creatura, affinch questa dal suo Fattore medesimo impari a fare una giusta stima de' doui, onde egli la ricolm, e ad averne tuttala gratitudine. Lo creo maschio , e femmina. Dio cre 1' uno dopo 1' altro i due sessi, come vedremo nel capo seguente : imperocch qui si riferisce in compendio quello che in detto luogo pi ampiamente descritto. Vers 28. Benedisseli. . . Crescete^ e moltipllcate^ ec. Dio promette 11* uomo e alla donna la fecondit, la quale, supposta auche 1* unione de' sessi, sempre un dono del Creatore , e un effetto di questa benedizione. Non si ha qui adunque (checch dicano gli empi, e gli eretici) un comando, ma un' approvazione del matrimonio, per mezzo del quale la specie umana si conservi , e si propaghi. Fedi Augittt. de cv. lib, xxi. e. 22. Notisi , che le slesse parole sono dette a' pesci e agli uccelli nel vers. ?.?.. , a' quali nessun dir, che sia perci stato dato un comando. E assoggettatela. Occupatela come di vostro dominio, e coltivatela. Abbiate rfomim'o sopra i pesci .. . volatili ec- Non v'ha dubbio, che queste parole unii diano ali' uomo potest sopra tutti gli animali per farli servire a* proprii usi e bisogni, e per cibar&ene ancora quando che fosse. * ^>ioggea(ia.Faicvela sorella.

29. E disse Dio : Eo 29. Dixitque Deu.y : Ecce dedi vubis omnem co ch'io v'ho d a t o tulhe roam afferentem se- te l'erbe, che fanno semen super terram , et ne sopra la lena.e tuluniversa Ugna, quae te le piante, che hanno iabent in semetipsis in s stesse semenza seme ?i te m generis sui , della loro specie , per(i) ut sint vobis in e- ch a voi servano di scam. cibo. 3o.E a tutti gli aniSo. El cunctis animantihus terrae, omni- r*ali della terra,ea lulque volucri coeti, et ti gli uccelli dell'aria, e universis^ quae moven- a q u a n t i si m u o v o n o tur in terra , et in qui- sopra Ja terra a n i m a l i bus st anima vwsns , viventi , affinch abbiaut habeant ad vescen- no da mangiare. E cos dum. Et faclum est ita. fu fallo. 3i. E Dio vide tutte o i.( 2 ) FiditqueDeus cuncta tjuaefecerat: et le cose , che avea fatte, (i)//r.9.3. (^2) Eccl. 69. 21. Mare. 7. ^7.
Vers. 29, <:co, che io v'ho dito mile l'erbe ec. Quantunque Dio abbia fatto i' uomo padrone della vita di t u t t i gli animali per trame i vantaggi, ch' essi possono somministrargli; contuttoci concedendo adesso a lui'per suo cibo l'erbe" e le f r u t t a , ci d tutto il motivo di credere, che dalle crni drg'i animai! si astennero gli uomini fino a quel tempo, in cui l'us>.j di esse fu espressamente conceduto, come vedremo, Tale il sentimento comune de* padri e degl' Interpreti. Vers. 3o. E a tutti gli animali . . .uccelli ec. L'uomo qui istruito a non fare gran caso di que' ben*, ebe la Provvidenza ba fatti comuni anche a' pii piccoli e negletti animali, a non affannarsi di soverchio per timore di restar privo di quel sostentamento, che Dio ha preparato io abbondanza anche per queli i. Mirate i volai ili deW aria che non seminano, n mtelono , ?/ chiudono ne1 granai le biader il Padre vostro celeste li paste. Non siete voi da pi di loro? Mati. vi. 26. Ver. 3i. Ed erano buone assai Dio aveva approvata ciascuna parte dell'universo da s c r e a t a ; ma t u t t o insieme il complesso, la concatenazione, per eoljJ.ire, C l'ordina merita una partitola-

erant valete bona&tfa- ed erano buone assai. E cium est vespere et ma- della sera e della mattina si form il sesto ne dies sextus. giorno. CAPO II. 1)io, avendo compiuto in sei giorni il suo lavoro j riposa il settimo giorno , e lo benedice . Pone / uomo nel paradiso ornato di varie piante fruttifere, e di correnti. Forma dalla costa dell* uomo va per suo aiuto ; e istituisce il matrimonio. 1. 1 urono adunque i. Igitur per fed sunt cotli, et terra, et compiuti i cieli , e la oninis ornatus eorum, 1 eira , e tulio i' ornato loro. i. ComplevitqueDeas 2. E Dio ebbe comdie septimo opus suum, piuta il settimo giorno quod fecerat; et (i) re- l'opera, ch'egli avea fat(i) Exod, 20. 11. 3i. ij.Deut. 6. 14. Hebr.

4-4-

re approvazione, e pi speciale. Erano buone assai. Cos si deguasse 1' uomo d dar talvolta un'occhiata alle infinite maraviglie fatte per lui da Ojo, affi n di eccitare la &ua riconoscenza e il suo amore. Vers. i. E tulio l'ornato Joro.Tutte le creature, ebe abbell' scono e riempiono i cieli e la terra. * Tutto 1' ornato loro. L' Ebr. il loro esercito; le loro schiere: la lor milizia. Vers. 2. Ripot il settimo giorno.Scrive s, Agostino seni.277. Che Dio riposasse da tutte le opere sue, non altrimenti sidee intendere , se non che vcrun' altra natura non fu di poi formata da Zi, sensa per ch? ei lasciasse di reggete , e di conservare tjucllc che avea gi fatte. Dio sempre immobile e iruoau labile in s stesso produce tutti i cangiamenti, eli succedono

fjuievit die septmo ai universo opere , quod patrarat. 3. Et benedixit diei deprmo^ et sancficavit illum: quia in ipse cessaverat ab omni opere suo, quod creavit Deus ut fa ceret. l^.lstae sunt generationes coeli, et terrae, quando creata sunt in die , quo fecit Dominus Deus coelum , et terram. .Et omne virgultum agri,antequam oriretur in terra , omnemque terbam regionis.priusquam germinarci: non enim pluerat Dominus Deus super terram \ et

la : e ripos il setlimo giorno da tutte IH opere , che avea com pi le. 5. E benedisse il settimo giorno, e lo santitc:perch in esso avea riposato da tulle le opore, cheDio avea create e fatte. 4 Tale fu la origine de! cielo , e della terra , quando 1' uno, e l'altra fu creala nel giorno,in cui il Signore Dio fece il cielo, e la terra. 6. E tulle le piante de' campi , prima che nascessero sulla terra , e.lulte l'erbe della Urr, prima che (da essa) spuntassero : imperocch il Signore non avea

nella natura; opera perpetuamente, e a tutte le operazioni con corre delle sue creature. Sopra questo misterioso riposo di Dio vedi Heb, iv, 3. ec. e le aouotazioui. Vrs. 3. E benedille il settimo giorno, e lo santifico. Questa maniera di parlare sembra assai favorevole alla opinione di qi>e{V Interpreti antichi e moderni, i quoli hanno credulo, ,:be ilo da quel tempo rimanesse il sabato assegnato da l'io a) suo cuho in memoria del benefcio della creazione, e ebe come lale fu osservalo e ooorHto da' Gglioli di Adamo. Vers. 4- e 5. Fece il cielo , e la urr, e tutte le piante de1 campi, prima che ec. Rafferma la desciizione, ebe ci ha data della creazione del cielo e della terra; e aggiunge, che, r i g u a r d o Ile piante e all'erbe della campagna, elle ancora furono iriirueliatameute prodotte da Dio, e ebe nessuno dee figurarsele come uscite fuori dalla terra ; mentre questa non avea ancor 1' uomo, che la coltivasse, u pioggia dal cielo *r* caduta ad irrigarla e fecondarla. Muse va iocouiru a uu errore fucile ad insinuarsi u 1-

mandalo pioggia sopra la terra ; e uomo non era, che la coltivasse. 6. Ma saliva dalla (erG.Sedfons ascendebaie terra irrigati s uni- ra una fonte ad innaffiaversarti superficiem ter- re la superficie della me* terra. homo non erat, qui operaretur terram.

le menti degli uomini, ed di riguardare la terra come principio delie creature ond'ella ripiena. 1 filosofi dell'Egitto all'umido calore della terra attribuirono stoltamente la prima origine delle cose terrestri. Vers. 6 Ma saliva dalla {.erra una fonte ad innaffiarti ec. La voce ebrea invece d fonte potrebbe t r a d u r s i vapore; onde verrebbe ad intendersi, come il sottile umore attratto per forza del sole d a l j a terra e dal mare, e addensato dal freddo della notte, sciogliendosi q u i n d i iq rugiada,dovea servire a mantenere 1' u m i d o sopra la terra.Il Caldeo in cambio di vapore mette nuvola; la quale un aggregato-di addensati vapori. Questa sposizio ne per cerabra, che mal convenga con quello che dice&i nel vero precedente , ed anche coli' i n t e n z i o n e di M os , il quale ( come abbiam detto ) da voluto farci sapere, ebe Dio era stato l ' i m m e d i a t o fattore delle piante e dell' erbe, ond' era. allor vestita la terra, senza che alla produzione di esse potesse concorrere o la terra stessa, che mancava di umore, ovver l'opera del 1* uomo , il quale non fu creato , se non dopo di esse, Per la qual cose varii dotti Interpreti,anche Cattolici,intendono r i p e t u t a nel testo originale al principio di questo versetto la negazione posta nel precedente , onde si dovrebbe tradurre in tal guisa : IL Signore non avea maridato pioggia sopra la terra , e uomo non vi era, che la coltivasse (non) saliva dalla terra vapore, che innaffiasse, ec . Q u e s t ' I n t e r p r e t i provano molto bene , che molte v o l t e nell 7 ebreo si ornmette in un membretto seguente la oegativ.1 posta in quello che i n n a n z i : la quale perci dee allor sottintendersi, Questa versione fa un ottimo senso*, mentre cos Mos viene io queste u l t i m e parole ad escludere anche le rugiade, togliendo i vapori; i quali alzatisi dalla terra , addens.nisi pel freddo notturno,scendessero ad u m e n t a r e l a s u p e r Jicio della medesima terra. Imperocch sappiamo, che in molti luoghi, dove rade sono le pioggie, suppliscono al biioguo della campagna le ragade e le guazze abbondanti,

7- Formavit igitur 7- II Signore, Dio aDominus Deus homi- d u n q u e form 1* uomo nem de timo terrete , et di fango della terra , e nspiravt in faciem e- g' ispir in faccia un jus spraculum vitae : soffio di vila : e 1' uomo et (i) factas est homo fu fatto anima vivente. in animam vventem.

(i) i. Cor. 16. 45.


Veri, 7. Dio adunque form ce. Torna Mos a spiegare pi Stintamente la creazione dell' uomo. Egli ci r a p p r e s e n t a Dio creatore , il quale colle proprie sue mani forma di u m i d a terra, e di polvere u n a statua, la quale, bench ancor p r i v a di molo, e di vita, poria gi nella sua figura, e soprattutto nel!' applicazione del grande Artefice, sicuro i n d i z i o di dover essere qualche cosa d< g r a n d e e di sublime. Imperocch questa statua ( d i c e T e r i u l l i a n o ) formata non dalla imperiosa parola, ma dalla stessa benefica mano del Creatore. E g1 ispir in faccia ec. Sembra evidente da queste parole, che Dio comunica a l i ' uomo, per cos dire, una porzione del suo stesso essere, f a c e n d o g l i parte del suo proprio spirito-, onde 1' i m m o r t a l i t d e l l o s p i r i t o umano, i n d i c a t a da Mos in molti a l t r i I n o i > h i , v i e n e a d i m o s t r a r s i in queste slesse parole. Questa verit, che P a n i m a i n f u s a da Dio nell' uomo sia di un' origine t u t t a divina, e per;i i m m a t e r i a l e e i m m o r t a l e , q u e s t a verit non pot essere di poi t a l m e n t e offuscata d a l l e t e n e b r e del G e n t i l e s i m o , ebe non si trovi r i p e t u t a e celebrata presso i filosofi e i poeti pagani. L' Apostolo delle Genti cito di un antico poeta q u e l l e p a r o l e : Di Itti eziandio siamo progenie. Atti xvn. 28. E V uomo fu fatto anima vivente. Il soffio di Dio , o sia 1' a n i m a , che Dio un,i al corpo d e l i ' uomo , fu per l u i il principio di sentire, di r a g i o n a t e , e di v i v e r e . Questa u n i o n e di due sostanze tra loro si d i v e r s e , materiale l ' u n a , I' a l t r a s p i r i t u a l e , questa u n i o n e una d e l l e maggiori m e r a v i g l i e , che sieno n e l l a natnta. Dio solo pot e f f e t t u a r l a colla sua onnipotenza ; e 1' uomo pu ben s e n t i r l a , ma non comprenderla, * Form 2' nomo di fango della terra. L' E b r . formo 1' uomo di polvere della terra.l LXX. presa della polvere delia terra. * L1 nomo fu fatto in anima vivente: d i v e n n e a n i m a t o e vvente : ebbe a n i m a e v i t a . I l Caldeo porta.' d i v e n n e i p i r i t o ragionatore.

8. Pian Laverai autem Dominus Deus par adisum, volu.plaii$ a prin~ cipi', in quo posuit hominem, cjuem formalerat. y.ProduxifjueDomiJius Deus de liumo omne lgnum pfi'crum visu , et ad vescendum

8.0r il Signore avea piantalo da principio un paradiso di delizie ; dove colloc 1' uomo , che avea formalo. 9. E il Signor Dio avea prodotto dalia terra ogni sorta di piante belle a vedersi, e di frut-

Vers. 8. Or il Signore avea piantato . . . un paradiso (o sa un orto) di delizie, ec, L'Ebreo pu anche rad rsi: avea piantato un paradiso in Eden a levante, o sia dalla parie di levante, e cosi l'intesero i LXX. Eden il nome proprio dalluogo, dove Dio avea piantato il paradiso: e questo luogo era verro 1 ' o r i e n t e , o si prenda questa d e t e r m i n a z i o n e in senso generale, e assolutamente, ovvero rispetto al luogo, dove Mos scriveva questa storia. La t r a d u z i o n e per d e l l a nostra Volgatalach diversa, sta benissimo cof tflsto originale. Quella parola da principio diede occasione agli Ebrei, citati da s. Girolamo , di credere, ebe il paradiso terrestre fosse stalo creato prima de)la terra/ ma la maggior parte de' padri, e dell' Interpreti ant.'cbi e moderni lo credono formato nel terzo giorno, e alcuni pochi subito dopo la creazione del primo uomo-, perch in fatti Mos ci dice, che per faroe abitazione dell'uomo avea Dio piantato questo paradiso. Vers. 9. E Dio avea prodotto eo, Vuol dire, che Dio avea riunito m questo luogo tutta la magnificenza e vaghezza delle piante, sparse da lui nella creazione per t u t t a la terra. L> albero eziandio della vita. Vale a dire una p i a n t a , i cui frutti gustati di tanto in tanto avrebbero servito a conservare la vita , e a tener sempre lontana la molte; i f r u t t i delle altre piante doveano servire all'uomo di n u t r i m e n t o ; i f r u t t i di questa servivano a mantenere 1' uomo in una perpetua giovinezza, U albero della fcienza del bene , e del mais. Cos fu nominata da Dio questa seconda pianta , quand' egii mostrandola al p r i m o uomo g l i proib di g u s t a r del f r u t t o di essa: e la ra-, gion di tal nome si la determinatone fatta da Dio d i ' c o n s e r vare, ed accrescere la giustizia , e in felicit dell' uomo , ove , de' f r u t t i di quella pianta ; e di p u n i r l o di morte , ove disobbedieute ne avesse mangiato. Qest' albero ailu nque dovea f<ir seiHire al' uomo la diilVrenia, che passa tra 1' obbedienza, e la

suave : lgnum etiam lo dolce a m a n g i a r e , e vitae in medio parad i- T albero eziandio della */, lignumque scientae vita in mezzo a) paraoni et mali. diso , e P albero della scienza del bene e del male. io. Et fiuvius egrei o. E da queslo luodiebatur de loco volup- go di delizie scaturiva
disobbedienza a Dio ; tra la felicit promessa ali' obbedienza, e l'infelicit, nella quale precipit l'uomo disobbediente.Questo albero in effetto ci priv di t u t t i i beni , e ci sommerse in u abisso di mali, e ci fece per una trista sperienza conoscitori del bene e del male. Dio non avendo espressa la precisa specie e qualit di queste due piante, son perci varte ed i n u t i l i tutte e congetture deli' umana curiosit. A noi dee bastar di sapere, che 1' una e l ' a l t r a pianta era buona di sua natura: che la virti della prima destinata a serbar l'uomo immortale, era un effetto della libera volont del Creatore; ebe la proibizione di mangiare de'fiulti della seconda fu una riserva del supremo Padrone , che volle ( come not il Crisostomo ) serbare intero il suo dominio sopra dell' uomo , e fargli sentire, come di tanti beni, onde si vedea circondalo, egli tra non il signore, ma un semplice usufruttuario, hom. \6.in Gen. * Avea prodotto dalla terra. Da quella terra, cio dalla terra del Paradiso. Vers. io.fi da questo luogo .. , scaturiva ec. In pii luoghi della Scrittura si fa menzione del paese di Eden , lieti, xxxvn. za., iv. /?g. XYUI. 11. xix. 12. i3. xvi. 6. 9.4. Ezech. xxvu '28. Da questi luoghi ventiliamo a conoscere, che lo stesso paese dovea esssere vicino ali' Armenia , e alle sorgenti dell' Eufrale e del Tigri; quindi , che presso a' monti dell' Armenia han collocato il paradiso terrestre varii autori moderni , dove h a n n o certa loro origine que'due fiumi,Noi seguiremo questa opinione, rome quella che sembraci atta assai meglio d' ogni altra ad evacuare le difficolt, che in s a r d u a materia s'incontreranno. Scaturiva un fiume ,. , il quale di l si divide ec. Dal centro del paradiso sgorgava una sorgente, la quale spartivasi in quattro bei canali ad innaffiare ( per quanto sembra ) i quattro lati del paradiso. Questi quattro canali , scorrendo dipoi pelle vicine terre, crescevano in quattro gran f i u m i , che sono il Tigri, l'Eufrate, e i) Pbison, e il Gehon. Cosi stava certamente la cosa, allorch Dio colloc l'uomo nel paradiso, e cosi dovea esere a tempi ancor di Mos , e forse anche molli secoli appres-

talis ad irrigandum paradisum , qui inde divi di tur in quatuor capita. i i . Nomen (i) uni Phison\ipse est qui circuii omnem terramilevilath, ubi nascitur aurum. (i) Eccl 24.35.

un fiume ad innaffiare H paradiso, il qual (fiume ) d l si divide in quattro capi. il. Uno dicesi Phison; ed quello 3 che gira attorno il paese di Hevlath, dove nasce 1' oro.

so redi Kccl xxiv. 35. 36. 3j. Ma non possibile a noi , n necessario a l i ' a v v e r a m e n t o della storia di Mos, il m o s t r a r e adesso ueli' Armenia quattro fhimi nascenti, da una stessa sordi paese q u a t t r o fiumi simili ai descritti da Mos, i quali poterono nascere un di da uno stesso fonte , bench ci non sia al presente. Che il Tigri el'Eufrate avessero u n d comune l'origin e , il troviam ripetuto in molti a u t o r i profani assai posteriori a Mos : tua egli certo, che in d i f f e r e n t i luoghi nascono adesso que'fiumi , lo che ci d luogo di poter dire, che anche degli altri due (che noi crediamo essere il Fasi, e 1' Arasse ) cangia giata sia la sorgente Simili strabalzameli di f i u m i , e di laghi, cagionati da' diluvii, da' tremuoti, e dalle vicende del tempo , leggoosi n e l l e storie, e nelle relazioni antiche, e moderne. E forse Dio c o l l o slesso cangiamento operato nell' origine di questi f i u m i v o l l e a b o l i r e la memoria di Un luogo , in cui l'uomo avea stranamente abusato de' 6Uoi benefizii. Vers. i i . Uno dicesi Phison. Questo abbiam detto essere il Fasi, il quale nasce u t - l i ' A r m e n i a , e si scarics nel Ponto Eussino. Egli il fiume pi grande s famoso che abbia la Colchice, paese celebre una volta pel suo gran commercio. Vedi Plin. Ub.vi.cap. 5, Egli gira per tutto il paese di Hevilath, dove nasce 1* oro, Nel rapo x. vedremo un Hevilcth figliuolo di Ghus , e un altro H e v i l a t h figliuolo di Jectan. Ma o sia da uno dkquesti due, o da un terzo a noi ignoto, che abbia preso il suo nome il paese bagnato dal Fasi, questo paese era vicino ali* Armenia, e al* le sorgenti dell' Eufrate e del Tigri : la Colchide era in grandissima rinomanza per la qualit e l bont dell'oro , onde ar ricchivanla i suoi fiumi e torrenti , Ne abbiamo una prova nel' la favola del vello d' oro, Tedi Plin lib. zS.cap. 3.

12, Et auriim terrae illius optimum e't: ibi invenlur bdellium } et lapis onychinus. 13. Et nomen fluvii secundiGehondpse est, fjuicircumit omnem terram AEthiopiae. 14- Nomen vero fluminis terdi Tigris-.pse vadit coitra Assyrios.

12. E 1' oro di quel paese ottimo: ivi trovasi il bdeliio, e la pietra oniche. 13.-E il nome del secondo fiume Gehon : ed quello che gira per tutta la terra d'Etiopia. 14. 11 nome poi del terzo fiume Tigri, che scrre verso gli As-

Vers. i?.. Vi si trova il bdeliio. La voce ebrea debolah pochissimo conosciuta. L'Arabo, il Siro, e molti a l t r i Interpreti credono, che significhi la perla : e bench non si peschino in oggi perle nel Fasi, ci non farebbe difficolt ; perch pu ssere accaduto , ebe o seno state esaurite , o non se ne faccia ricerca.1 oltre di che se ne pescano nei mari vicini ; lo che serve a spiegare 1 ' espressione di Mos. Ma tenendosi alla versione della Volgata, il bdeliio una specie di gomma odorosa, di cui P/m. lib. xn. cap. g. Ver. i3, Jl nome del seconde fiume e Gehon. L'Arasse nasce nell' Armenia sul monte Ararat , in distanza di 6000 passi dall'Eufrate, va a scaricarsi nel mare Caspio. 11 nome di Gehon conviene benissimo a questo fiume , come quello che denota 17 impetuosit della sua corrente; la quale impetuosit fu dimostrata da Virgilio , che scrisse lib. vin. JEtieid. Il ponte Da dosso si scotea P armento Arasse. Ed e quello che gira attorno alla terrei d^Etiopia. Ovvero, come ha Vf^t eo: attorno alla terra di Chus.Quesie parole fanno una grave difficolt. Non possiam negare, che o r d i n a r i a m e n t e nelle S c r i t t u r e la terra di Chns sia l'Etiopia , e tale anche l'interpretazione de'LXX, e di S.Girolamo. Contuttoci il celebre Bochart ha dimostrato , c h e fa d' uopo riconoscere nelle S c r i t t u r e pi d' un paese, ebe abbia portato il nome di Chus , per essere stato abitato e popolato da' discendenti di Chus figliuolo di Cliam. Tale direm che fosse questo paese bagnato dall' Arasse, conforme scrive Mos. E non forse improbabile , ebe questo nome di Chus siasi con qualche alterazione conservato nel nome degli Sciti, i q u a l i , secondo varii antichi storici, abitaron da prima preso 1' Arasse. Imperocch Chus secondo 1* inflessione del dialetto caldeo, dicesi Cbut, onde poi i Cuthi ovvero $!! Sciti. Fedi il Calmet.

"Fluvius autem quartus ipse est 'Euphrates. 16. Tulli ergo Dominus Deus hominem, et posuit eum in paradiso voluptatis , ut operaretur et custodirei illum. 16. Praecepitque ei dicens: Ex omni ligno paradisi comede. 17. De ligno autem scientiae boni et mali ne comedas : in quo-

sirii. E il quarto fiume egli 1' Eufrale. i5. 11 Signore Dio adunque prese 1' uomo, e lo colloc nel paradiso di delizie,affinch lo coltivasse e lo custodisse. 16: E gli f comando, dicendorJVlangia di tutte le pian le del paradiso. 17.Ma del fruito dell' albero della scienza del bene e di male non

Vers. 14. Il Tigri, che scorre verso gli Assiri!. L'Assiria ,o sia il paese di Assur, per consenso de' pi a n t i c h i s c r i t t o r i , era di l dal Tigri; e ci crediamo che a b b i a v o l u t o significare Mos. La sorbente di questo fiume n e l l a g r a n d e Aruieuia. Vedi Plin. lib. vii. cap. ?.. Il (juaria fiume egli P E ufrate. Per t e s t i m o n i a n z a di Strabene e di Plinio, questo fiume (il q u a l e n e l l e S c r i t t u r e detto semplicemente l fiume, ovvero il gran f i u m e ) nasce sul monte Abo, o sia Aba nel!' Armenia; Vers.15. li-Signore Dio adunque prese l'uomo, e lo colloc nel paradiso ce. L'uomo a d u n q u e fu creato fuora del paradiso, aftinch riconoscesse come un favore e benefizio di Dio , e non come una cosa d o v u t a 'alla sua natura, la sorte d' avere un albergo cosi felice. dffinche lo coltivasse e lo custodisse. Dio non vuole , che 1' uomo, bench p r o v v e d u t o di t u t t o , e f o r n i t o d' ogni sorta d i delizie, passi il suo tempo i n una molle oziosit. Egl i dee occuparsi nella c u l t u r a del paradiso per conservarne 1' a m e n i t , e guardarlo dagli oltraggi degli a n i m a l i : ma la sua occupazione sar senza affanno e stanchezza; sar un onesto esercizio , non un faticoso lavoro Sar egli uno strano pensamento ('dice s. Agostino) il credere, che 1* uomo collocalo nel paradiso dovesse esercitare l'agricoltura non con travaglio di servo, ma per onesto piacere dell' animo ? Vedi anche il Crisostomo , hom. 14. in G e n . Vers. 17. Non mangiarne: imperocch in qualnnqite giorno in ne mangiei-ai) in.iubiiatamente morrai. Dio ( come uoi s. Bdsiliu di Selcucia) affile, per cos'i dire, ali' albero queslo co-

cumque enim die come- mangiarne : imperoc" deris ex eo, morie mo- ch in qualunque gior" rieris. no tu ne m a n g e r a i , indubitatamente morrai. 18. Dixit quoqueDo18. Disse ancora Dio: minus Deus : "Non est Non bene, che l'uomo bonum , esse liominem sia solo: facciamogli u solum*, faciam us ei ad' a i u t o , che a lui rassojutorum simile sibi. migli. 19. Avendo adunque 19. Formatis igitur, Dominus Deus, de hu~ il Signore Dio formati mo cunctis animantibus dalia terra tulli gli ani* terras, et universis vo- mali terrestri , e lutti latilibus coeli, adduxit gfi uccelli d e l l ' a r i a , li ea ad Adamjitvideret, condusse atlAdamo,perquid voc&ret ea : omne ch ei vedesse il nome enim , quod vocavit A- da darsi ad essi:e ognun
mandamento; Egli esige d a l l ' uomo obbedienza , e q u a n t o sia grande e im por laute questa v i r i l i , e come da s sola basti a tener 1* uomo unito con Dio , gliel fa conoscere con prescrivergli di attenersi da una cosa non m a l a , dice s. Agostino , de peccai. mer,, et rem. cap. a i . A g g i u n g e la t e r r i b i l minaccia: i indubitatamente morrai : ch' q u a n t o dire diverrai soggetto alla morte, diverrai mortale, come h a n n o alcune versioni : tu non avrai pi d i r i t t o a' ( r u t t i d e l l ' a l b e r o della vita, e non avrai pi alcun mezzo o a i u t o per tener l o n t a n a la morte: ogni passo , ogni momento ti torr u n a parte delle tue forze, e ti mener verso il sepolcro. La morie a d u n q u e pena del peccato. Per un uomo entro nel mondo il peccato., e pel peccato la morte, e cos'i ancora a^ tutti gli nomini si slese la morte, (perch,) tutti in lui (in Adamn) peccarono. Rom. v. 12. Concil. Trid. sess. 6. Sap. i, 1 3 n. 3. 9.4. Vers. 18. Non bene che l'uomo sia solo. Mese viene adesso per una maniera di r e c a p i t o l a z i o n e ad esporre pi diffusamente q u e l l o che avea s o l a m e n t e accennato nel capo i. vers.27.lmperocch n i u n o dee d u b i t a r e , che va fosse creata come Adamo, nel sesto giorno, dicendo ivi Mos: li cre maschio e femmina, Facciamogli un aiuto , che a lui rassomigli. Diamogli una compagna simile a l u i per la condizione di sua n a t u r a , capace perci di concorrere col l'uomo all'esecuzione de' miei disegni, e di u n i r s i con esso lui a l o d a r m i , e rendermi grazie de' benefizii fatti da me a tulle le c r e a t u r e .

dam animae viventis , de'nomi, che diede Adaipsum est nomen ejus. mo agli animali vivenii, il vero nomedi essi. 20. E Adamo impose 20. Appellavitque A" dam nominihus suis nomiconvenienli a tutcuncta ammantici, et ti gli animali , e a tutuniversa volatilia coe- ti i volatili dell' aria , e Li , et omnes bestias a tutte le bestie della terrae: Adae vera non terra : ma non si troinveniebatur adjutor vava per Adamo un aiuto, che a lui somisimills ejus. gliasse, 21. Immlslt ergoDo* 21. Mand adunque mlnusDeus soporem in il Signore Dio ad AdaA dam ; cumque obdor- mo un profondo sonmiss et, tulit unam de no;e mentre egli era adVers. 19. Li condusse ad Adamo ec. P r i m a di dare aliinomi l'aiuto, che gli mancava, Dio fa passare, come in rivista, d i n a n zi a l u i t u t t i gli a n i m a l i : affinch e i; 1 i col l u m e d a t o g l i dal Signore d i s t i n g u a , a che poss.i essergli u t i l e ciascuno di essi , e come padrone di t u t t i , imponga loro i nome che pii con, Ognun de* nomi che diede Adamo ... e il vero nome di etti. E nome conveniente, adattato alla natura di ciascuno degli animali; lo che dimostra la profonda sapienza data da Dio al primo uomo. Ma da queste parole viene ancora ad inferirsi, ebe i nomi dati da Adamo agli animali eransi conservati fino a Mos nel linguaggio , in cui questi parlava ; Io che proverebbe , ebe il linguaggio de) primo uomo fu 1' Ebreo. 11 celebre Bochart ha di* mostrato eoa molte etimologie la grande conformit , che passa traila n a t u r a degli a n i m a l i , e i nomi , che questi hanno nella lingua ebrea; e possiamo bea credere, che ci si diraostrarebba anche meglio, se maggiori cognizioni aver potessimo d e l l a me* destina lingua. Vedi Giuseppe Antiq. i. cap. i. Comunemente gl'Interpreti, dopo s. Agostino (lib. g. de Gen, ad Ut. cap. 12.), credono, che i pesci non dovettero comparire dinanzi adAdarao cogli a l t r i animali ; e il testo medesimo sembra favorevole a questa opinion?. Vers. 20. Ma non si trovava per Adamo ec. Adamo, bench vedesse negli animali molti traiti della sapienza i n f i n i t a del Creatore, non trov per in alcuno di es*i n u l l a di s i m i l e alle doli iaieriim ed esteriori, oad' egli era adorno.

costis ejus , et replevit cameni pro ea. 22.Et aedifieavi tD ominus Deus costavi , e) nam lulerat deAdam, in mulierem : et adduxit eam ad A darri. 23. Dixitque Adam: (\Y Hoc nunc os ex ossibus meis , et caro de carne mea : haec vacabitur vir ago , quoniam de viro sumpta est. 24. (2) Quamobrem relinquet homo patrem suum, et matrem et ad(1) i. Cor. n i. 9.

dormenUlo, gli tolse una delle sue cestole , e mise in. luogo di essa della carne. 22. E della cestola , che avea tolto da Adamo, ne fabbric il Signore Dio una donna : e me nolla ad Adamo. 20. E Adamo disse '. Questo adesso osso delle mie ossa, e carne della ma carne , ella dall' uomo a v i a il nome, perocch stala traila dall'uomo, 24. Per la qual cosa 1' UOH50 lascer il padre suo, e la madre , e sia-

(2) Matili, i g. 5. Mare. io. 7. Ephes.5. 3i.


Yers. 21. U profanilo sonno. Tale i il s i g n i f i c a l o d e l l a voce orig-nae , io luogo d e l l i q u a l e i LXX. t r a d u c o n o estati. A d a m o d u n q u e in questo sonno m a n d a t e g l i da Dio fu rapito fuor di ss stesso, e coU'animo libero e sciolto da'sensi non solo v i d e q u e l lo che Dio fece sopra di l u i , ma ri intese ancora t u t t o il misi fire: Egli in questo punto entrando nel santuario di Dio, ebbe V intelligenza delle ultime cose, dice s. Agostino. Gli tolse unii delle sue coitole ec. Chi avrebbe immaginato nel Creatore una ai straordinaria invenzione per formare nna donna? Ma q u a n t o cosi d i v i e n e sensibile la relazione t r a i l a fijjnr a , e la cosa figurata!Dorme Adamo (dice s. Agostino) affinch va sia formata; muore Cristo, affinch sia formata laChiesa; a Cristo morto e traforato il costalo , affinch ne fgorghino i Sacramenti, de1 quali tifarmi la Chiesa, S e n t . 3o,8. * Mando , infuse ; un profondo sonno. UD' estasi. Ebr. e i LXX. Vrs. a3. Questo adesso oso delle mie ossa ec Adamo riscosso dalla sua estasi, m e n t r e Dio presenta a lui In sua c o m p a g n a , riconosce iu essa un' immagine degna di &, e come un a l t r o t stesso.

haerebit uxori suae : ( i ) et erant duo in carne una. 26. "Erat autem uterque nudus>Adam scili cef, et uxor ejus\ et non erubescebanL (O i.Cor.6. 15.

r unito alla sua moglie, e i due saranno soluna carne. 26. E 1' uno e l'altra, Adamo cio, ela sua moglie , erano ignudi ; e non ne aveano vergogna.

Vers. a4' Lascer V nomo il padre suo te. Queste parole sono riferite da Ges Cristo, Matt. xix. 5. come parole di Dio a dimostrare i' indissolubilit dei matrimonio: lo che dimostra, che per istinto dello spirito di Dio furo n proferite da Adamo. Elle sono state, e saranno per tulli i secoli la legge immutabile dell'unione legittima dell' uomo e della donna , anche dopo che , sollevatesi nel cuor dell' uomo le inquiete passioni, hanno reuduta difficile, e penosaali'uomo non pi innocente una tal legge, Vedi i. Cor. vii. 3. L' Apostolo ci ha anche insegnato a riconoscere nell'unione di Adamo con va il mistero di Cristo, e della sua Chiesa. Gai. v. a3. a/j. ec. Vers. 25.Erano ignudi , e non ne avevano vergogna. Non era ancora nell'uomo avvenuto quello strano cangiamento, per ragione del quale la carne desidera contro lo spirito, e lo spirito contro la carne. Nessun contrasto essendovi tra l'uomo interiore e l'esteriore, non eravi onde arrossire della nudit. Ma sentiamo qui Agostino, che espone il felice stato dell' uomo innocente. U uomo vive a nel paradiso, come egli volea, mentre quello egli volea, ch'era stato da Dio ordinalo. Viuea godendo d Dio f della bont del quale egli era buono. Vvea senza bisogno, e aaea potest di vivere sempre cos. Avea comodo il cibo per non patire lafams; avea 1* albero della vita, perche non ve nisse a discioglierlo la vecchiezza. Nessun ombra di corruzione nel corpo, per cui foste data ' sensi di lui alcuna molestia. Nessuna malattia al d dentro, nessuna offesa si temeva al di fuora. Sanit perfetta nella carne, tranquillit asso-' luta neti' anima. Come nel paradiso non era n caldo , ne freddo; cos in colui, che vi abitava, non era alterato il buon volere ne da cupidit, n da timore.Nessuna malinconia,nessttna vana allegrezza. Un ver o perpetuo gaudio scendeva in lui da Dio , verso di cui portavasi /' ardente carit di cuore puro, di buona coscienza, e di fede non fnta' Vegliavano di concordia la mente e il corpo: osservavasi senza fatica il comandamento: noi gravava n 1' ozio, n la stanchezza; ne cadeva sopra di lu il sonno, se non volontario,

CAPO-HI. Per frode del serpente i progenitori trasgred' s cono il comandamento di Dio, Promessa del Messia. Data a ciascuno di essi la sua pena^ sono cacciati dal paradiso. i. i3ed et serpens erat callidior cune ti a nimantbus terraeyuae fecerat Dominus Deus. Qui dlxit ad mulierem: Cur praecepit vobis Deus, ut non come* deretis de omni ligno paradisi?
. Mastuto di tuta il serpente era il pi

ti gli animali della terra fatti dal Signore Dio. Questi disse alla donna: Per qual motivo eomandovvi Iddio , che non di tutte le pianta del paradiso mangiaste i frutti?

Vers, i. flfft il serpente era il pih astuto cc.Mos non ha par late fio qui Iella caduta degli Angeli ribelli; nia egli la suppone in questo racconto: imperocch in questo serpente non pu non riconoscersi n {strumento del diavoloni quale invidioso del bene fatto da Do ali' uomo, si serve di tal mezzo per i n d u r r e i nostri progenitori a violare il comando di Dio.Dovea essere provata la fedelt di Adamo e di va:da questa prova dovea dipendere la inalterabil fermezza di quel loro felicissimo stato . Dio adunque permette ebe il nemico dell'uman genere rivolga la sua malizia a tentarli per procurare la loro rovina.Ma qual via prender egli jer insinuarsi con essiPgli ha bisogno di un istruaieu to.'tenore ; e Dio gli permette di valersi del serpente, la cui scaltrezza ed astuzia sembra aver qualche cosa di simile alla malizia, ond* egli ripieno. Per qual motivo r.omandovvi Iddo se. II demonio adunque movendo la lingua e la bocca del serpente , trovando la donna appartata da Adamo, le domanda , perch mai abbia voluto Dio, che non fosse loro permesso indistintamente l'uso di t u t t i f r u t ti del paradiso. 11 testo originale porta: Veramente vi ha egli ordinato Dio, che non di tutte le piante, del paradiso ec. !S7elle quali parole il tentatore mette in dubbio il comando, o almeno la interpretazione data allo stesso comando da 4$aa10 e ^ a va.

a. Cui respondit mutier: De fruttu lignorum , quae sunt in paradiso , vescimur. S.Defructu vero l'igni, quod est in medio paradisi^ prctecepit nobis Deus , ne comede* remus , et ne tangeremus illud) ne forte mori amur

2. Cui rispose la donnn:Del frullo delle piante, che sono nel paradiso , noi ne mangiamo: 3. Ma del frullo dell' albero, che nel mezzo del paradiso , ci ordin il Signore di non mangiare, e di non toccare , affinch per disgrazia noi non abbiamo a morire.

Possibile > clic Dio abbia eccettuato alcun albero del paradiso, vietandone 1' uso a voi , mentre tutti e gli alberi e i frutti soa buoni? Avete ben inleso le sue parole? 11 senso della volgato, e du' LXX. sar lo slesso, quando si traslati: Perche mai Dio avrebbe ordinato a voi, che non di tutte le piante del paradiso mangiaste i fruiti? Lo ebe fa una negazione simile ali' Ebreo. * Ma il serpente. Ma quel serpente , con allusione al padre della bugia, che di queli' animale si valse a tradir i' uomo. Vers. a. e 3. Del frutto delle piante, che sono nel paradiso noi ne mangiamo: ma del frutto ce. va cade gi in grand* errore, mettendosi a ragionare con uno, phc comincia del mettere in dubbio il comando, ch'ella sa essere stato intimato al consorte: e per esse intimato ancbe a lei. Ella non pot far a meno di essere sorpresa ali* udire la incognita voce di un animale: e vi riconobbe un prodigio, e dovette comprendere , che una supcriore intelligenza movesse la lingua di lui: ma in cambio di temere di qualche inganno, come il discorso stesso ne dava occasione , cred di potere soddisfarsi , e vedere fin dove andasse non tal novit. Ella dunque va raccontando, che Dio ha vietato loro di mangiare del frullo di quel tal albero, ed ancor d toccarlo, perch 1' una cosa compresa nell'altra. Cosi va d a vedere, che ha presente il comando di Dio ;onde, secondo la riflessione di s. Agostino , pi evidente ed inescusabil si rende la sua trasgressione. ^Affinch per disgrazia noi non abbiamo a morire. Questa maniera di parlare non indica veruna dubbiezza,come apparisce da molti altri luoghi delle Scritture , P s. >.. 12. hai. xxvu. "A. Matth. xv. 3 Mare. vui. 3. va adunque noti solamente ha presente il precetto, ina anche la pena stabilita da Dio lla violazione del precetto.

4 Dixit autem serpe fi s ad mulierem: (i) Nequaquam morte moriemini. 5. S ci i enim Deus , quod in quocumque dia comederetis ex eo.aperientur oculi vestri i et eritis sicut Dii , scientes bonum, et malum. 6. Vidit igitur mulier, quod bonum esset li* gnum advescendum^et pulcrum oculis&spectuque delectable^ et tulit de frac tu illius , et (2) comedil; deditque viro suo, qui comedil*

4. Ma il serpente disse alla donna: Assolatornente voi non morrete. .Imperocchsa Dio, che in qualunque tempo ne mangerete, si apriranno i vostri occhi: e sarete come Dei, conoscitori del bane,edel male. 6. Vide adunque la donna, che ilfrutlo dell'albero era buono a mangiarsi, e bello a vedere , e appetitoso all'aspetto: e colse il frutto, e mangiollo ; fi ne diede a suo marito , i quale ut mangi. <uaic n uiaiigi

(1) st.Cor. n. 3. (2) Ecct. 26. 62. i. Timoth. 2. 14.


Vers. 4 Voi non morrete. Il maligno ardisce di dire tutto 11 opposto di quello che ha detto Dio. Uua simil proposizione non avrebbe potuto ritrovare credenza appresso la donna, dice s. Agostino, te nello tpirto di lei non fot se entralo gi 1' amore tfella propria libert, e una certa superba presunzione di se fletta. Ver. 5. Sa Dio, che ... /i apriranno gli occhi vostri, ce. Una delle due, dice il tentatore, o il precetto non vero, e voi male intendeste; o questo precetto in vostro danno, e parte da invidia del vostro bene. Imperocch Dio sa come dal frutto di questa pianta verrebbe a voi una scienza infinita,ch* vi uguaglerebbe a Dio stesso per la cognizione del bene e dei male, dei vero e del falso , di quella che utile, o dannoso. Vers6. Vide adunque la donna. .. e colse ec. va avea probabilmente altre volte veduto quel frutto ; ma ella avea altri occhi, che non ha adesso. Ella adesso collosguardo e col cuore tutta intesa al pomo desiderato; ne considera la bont e dai 1' esterna bellezza } ch' ella divora cogli occli, argoaiti#la, e qua!

*].~t aperti sunt oculi amborum\cumqu& cognovissent, se essenudost consueruntfolia ficus, etfecerunt sibi perizomata.

7. E si apersero gli occhi ad ambedue: d avendo conosciuto, che erano ignudi cucirono delle foglie di fico, e se u fecero della cinture.

gi gusta l'eccellente sapore; finalmente ella consuma il suo peccato; e coglie il pomo , lo mangia, e induce il marito a mangiarne. Tutta questa descrizione sommamente patetica, e degna dello spirito di Dio , il quale ha voluto dare io un esempio si grande, una gran lezione a tutti i secoli , e a tutte le generazioni future ,delle arti che tiene il demonio per indurre gli uomini alla prevaricazione della legge ; della maniera , onde Dio permette , che i falli seguenti sieno giusta pena de' primi ; del bisogno che avranno tutti gli uomini di vegliare costantemente per non entrare in tentazione , imperocch non saranno eglino ornai pi n senza peccato, n liberi dalle passioni, come Adamo ed va, n collocati come quegli in un paradiso, ma in un luogo d i tentazione, e di combattimento. La Scrittura avendo raccontato per quali vie il nemico sedusse la donna, non dice altro riguardo all'uomo,se non che quella gli porse il frutto, e che ei ne mangi. Egli (dice 1' Apostolo i. Tmot. 11.14.) non fu sedotto ctm* va ; donde intendiamo che , sebbene egli non credesse al serpente , non ebbe coraggio di resistere ali' esempio, e alle lusinghe della compagna; da cui i lasci pervertire ; egli che , essendo pi saggio e pi perfetto di lei, dovea essere sua scorta e suo consiglio. Forse non conoscendo ancora per prova la severit di Dio, credette Adamo, ebe potesse essere scusabile il fallo di non abbandonare la compagna della sua vita anche nella sosciet della colpa, dice s. Agostino de civ. lib.\iv. cap. i3.Ma l'aperta violazion del comando non sarebbe avvenuta (osserva l'istesso s. Dottore), se non fosse preceduta intcriormente la segreta compiacenza di s medesimo, e la superbia , per cui volle sottrarsi al cornando di Dio, ed essere uguale a lui. Vedi Aug.de civ, lb.xiv. cap. i3. in Ps. 70., et semi. v. ne verb. Ap, * // quale ne mangi. L'orig. , e i LXX. ne mangi con lei. Vers. 7. E si apersero gli occhi ad ambedue. Il serpente lo ava promesso (veri. 5.) ; e si avvera adesso, ma in un senso infinitamente diverso da quello, in cui volle il tentatore far prendere quelle parole: si apriranno gli occhi vostri. Si apersero i loro occhi, e videro il gran fallo commesso , l'orrenda loro disubbidienza in tanta facilit di osservare il comnndo, la ingratitudine mostruosa a'bwaefiii! del Cfcalore; videro 1' innocenza per-

8. Et eam audisset vocem Domini Dei de* ambulando in pareti* so ad auram post meridiem, abscondit se A' dam.et uxor ejus afa* eie Domini Dei in me' dio Ugni paradisi.

8. E vendo udita la voce del Signore Dio , che camminava nel paradiso nel tempo , che levasi il vento dopo il mezz,odi,si nascoseAdamo , e la sua moglie alla vista dl Signore in mezzo agli alberi del paradiso.

duta, e con questa la loro felicit; videro i mali, ne* quali si eran precipitati , il predominio delle passioni, la morte, i dolori , le malattie, le miserie della vita infinite; videro finalmente per colmo della loro afflizione il loro reato , e i mali da ci pro venuti trasmettersi a tutta la loro infelice posterit. E avendo conosciuto cha erano ignudi, ec. Aug. de Gen. ad Ut, lib. 11. 82.scrive.- L* uomo prov allora, qual fosse quella grazia, di cui era rivestito quando nella sua nudit niente soffriva (V indecente. Privato della grazia e della giustizia originale , speriment i primi frutti di quella dura legge, che ornai regnava pelle sue membra, e contrariava la legge delia spiriti, e ne ebbe dolore e vergogna; e non avendo rimedio per togliere il male, cerc di nasconderlo agli occhi proprii ed altrui. Trovasi in Egitto una specie di fico, chiamato fico d' Adamo, le foglie del quale sono graudissme, * Cucirono. L' Ebr. aggiustarono: attaccarono insieme delle foglie di fico. Vers. 8. E avendo udito la voce del Signore Do, ec.Egli molto credibile , che fino a tanto, che dur io stato dell' innocenza, Dio si facesse vedere a'nostri progenitori sotto una figura adattata alla loro capacit , e che il tempo di tali visite fosse quello che qui si descrive; vale a dire quando declinando il iole dal mezzo d, l'aura dolce e leggera , ebe si levava , invitava a goder eoo piacere maggiore Io spettacolo della natura. Queste visite doveano ancora essere precedute da un certo romoreggiamento, che ndivast nel paradiso, e avvertiva Adamo ed va di correre a presentarsi al Signore: rat questa volta Adamo ed va, agitati da' rimorsi della loro coscienza , fuggono la presenza di Dio, come si fuggirebbe un arrabbiato nemico, e corrono ad intanerai io un folto boschetto. S. Girolamo vuole, che si nascondessero sotto 1* albero stesso della scienza del bene e del male, e pare cos ancora pensaste . Agostino,- onde allora converrebbe tradurre: ti natcotero nel metto {de? rami} delV albero del paradio.

9. yocavitque Dominus Deus Adatti^ et di' xit ei: Ubi e-s? 10. Qui aiti Vocem tua/n audivii in paradiso', et timui eo , quod nudus essem^etabscondi me. 11. Cui di xit'. Quis enim indicavit ubi, quod nudus esses^ nisi quod ex ligno, de quo praeceperam libi , ne comederes 5 comedistfi

9. E il Signore Dio chiam Adanuo 3 e dissegli: Dove sei tu? 10. E quegli rispose: Ho udito la tua voce nel paradiso:ed bo avuto ribrezi&Oj perch era ignudo; e mi sono ascoso. 11. A cui disse Dio: Ma e chi ti fece conoscere ^ che eri ignudo, se non 1' aver tu mangialo del frutto,del quale io aveva a te comandato di non mangiare?

Vers. g. Dove sei iu?'lo stesso come se dicesse: Adamo, per qual motivo ti fuggi da me? Credi tu di poterti nascondere agli occhi miei? Infelice, se tu senti il peso enorme dei mali, ebe ti sei tirato addoslo, credi tu di poter trovare confiolaziooe e conforto coli' andar sempre pi lungi da tue? Ver, io. Perche era ignudo, te. Dio eoo la sua chiamata avea voluto dar motivo ad Adamo di confessargli il suo gran fallo; Adamo per torce altrove il discorso, e adduce per ragione di non essersi presentato subito, la vergogna, che avea della sua nudit, come se od egi non fosse stato ugualmente nudo ne'd precedenti, o vi fosse riparo per nascondersi in alcun modo agli occhi di Dio, L'esempio del primo uomo peccatore imitalo pur troppo da'suoi figliuoli, i quali nessuna cosa temono tanto, come la vista e la confessione della \erita, da cui sono condannati; onde cercano per ogni parte cuse e pretesti per nascondere e diminuire i proprii peccati. Vers. il. e hi ti fece conotcere ch'eri ignudo, ce. Queste parole evidentemente dimostrano, come la concupiscenza effetto del peccato, e come dalla cupidit procede il disordine delia immaginazione e dei sensi. Dio dice ad Adamo : Se tu con sei pi quello di prima, se il tuo stato oggi diverso , come apparisce dal vedere, che quello che gi non ti dava alcuna noia, ti fa oggi vergogna; e donde tal nulatioce?vresti tu perduto la veste dell' innocenza e deila gu&tisu eoa <li>obb<;dire al mio comandamento?

12. E Adamo disse : i a. Dixitqus Adami Mulier, quam dedisti La donna datami da te mihi sociam^ dedit mi- per compagna , mi ha hi de tigno t et comedi, dato del frutto, e l'ho io mangiato. 13. E il Signore Dio 13. Et dixit Dominus Deus ad mulie- disse alla donna : Perrem: Quare hoc fecistf ch facesti tal cosa? Ed Quae respondit : Ser- ella rispose: II serpente pens decepit me, et mi ha sedotta, ed io ho mangiato. comedi. 1,4. E il Signore Dio 14- Et ait Dominus Deus ad serpentem : disse al serpente; PerQuia fecisti hoc, male' ch tu hai fatto quesio, dictus es inter omnia maledetto tu tra tutanimanta, et bestias ti gli animali, e le beterrae : super pectus stie della terrattu camtuum gradieris, et ter- minerai sul tuo ventre ram comedes cunctis e mangerai terra per diebus vitae tuae. tut l'i giorni di tua vita.
Ver, la. La donna datami da te per compagna , ec. Finalmente Adamo confessa il suo peccato ; ma io confessa da reo , non da penitente-, rigetta la colpa sulla consorte, e quasi sul medesimo Dio, che gliela die per compagna ; come se 1' affetto, ch' egli doveva a lei, render giammai potesse scusabile in alcun modo una si orribile ingiustizia e disobbedienza contro del Creatore. * Datami da te per compagna. L' Ebr. che tu bai messa con me. DaH' indegna sensa apparisce come uu peccato fa strada a molti. Ver*. i3.Il serpente mi ha sedotta. La pazienza di Dio ud' accollare le false e frivola scuse d'Adamo,d animo alia donna di tentare almeno di rendere men grave il suo reato, allegando la sua ignoranza , e la sua semplicit, per cui non pot ella immaginarsi, ebe traile creature di Dio, dimoranti nel paradiso , vi fosse cbi eoa tanta perfidia si adoperasse per ingannarla e tradirla. Ma cbi pu menar buona una tal difesa? Andava egli ascoltato il serpente piuttosto che Dio? Vera. 14- E il Signore Dio ditte al ferpente: Perche tu , ec, H demonio era tuttavia in <juel serpente , ebe gli ave.i servito di

16. Inimcitias ponam inter te , et malie' rem, et semen tuum> et $emen illius. Ipsa conterei caput tUTim, et tu insidaberis calcaneo ejus

io. Porr inimicizia tra te, e la donna, e tra il seme tuo , e il seme di lei. Ella schiaccer la tua testa, e tu tenderai insidie ai calcagno di lei.

organo e di strumento a ordire le sue trame : quindi la maledizione di Dio concepita in tali termini, che , quantunque ella cada e si avveri anche in certo modo nel serpente materiale , va per pi specialmente a ferire il serpente invisibile. Malaletto tei tu tra tutti gli animali, ec Di tutti gli animali nessuno avuto in orrore dall'uomo, cerne il serpente, di qualunque specie egli sia: quindi per antica maniera di proverbio si disse: odiare una persona pi che uo serpente. Ma pi ancora di ogni serpente, sar odioso ali' uomo lo spirito maligno , il cui studio continuo si di andare ^attorno in cerca dell' anime per divorarle. Camminerai sul tuo ventre e mangerai ec. Ci dimostra la vil condizione del serpente , il quale strascinandosi perpetuamente sopra la terra , di sordido e immondo cibo si pasce. Ma pi letteralmente, per cos dire, lo spirilo di malizia avvilito e depresso dopo aver meritata la maledizione di Dio. Egli volle innalzarsi, e porre il suo trono opra le stelle ; ma la sua superbia fu umiliata e depressa sino all'inferno; egli cerc per invidia del ben dell' uomo di corrompere l'opera di Dio, e di rendere 1' uomo imitatore della sua disobbedienza per averlo compagno ancor nella dannazione; ma Dio dice al serpente, che un tale ardimento sar punito coll'ignominia e coll'obbrobrio , a cui sar ridotto lo stesso spirito. Egli, bench di natura s nobile ed elevata, sembrer divenuto la stessa corruzione, e la stessa impurit; onde altro nome quasi pi non avr , che quello di spirito immondo ; perch i suoi consigli , le sue suggestioni non avran per oggetto, se non i pi sordidi e vili piaceri, ed egli non si compiacer, e non avr per amici, se non coloro, i quali seguendo i suoi dettami s' immergeranno nella terra e nel fango Queeta espressione mangiar la polvere, come i serpenti, si trova nelle Scritture Vedi Mieli, vii. in. * Camminerai sul tuo ventre. Ti strascinerai col tuo ventre. Vers. 15. Ella schiaccer la tua testa , e In ac. L' Ebreo in. vece di Ella legge Egli ovvero Esso, riferendolo al seme; e la. comune lezione de'LXX. simile all'brea.beuch qualche edizione siavi, in cui si trovi in lezione della Volgata. Alcuni padri Latini lesser, come 1' Ebreo ; ma generalmente tatti i Mss., e i

16. Mulieri quoque dixit\ Multplicabo aerumna? tuas et conceptus tuos: in dolore paries fiilos, et suo viri pot s tate eris , (i) et ipse dominabitur lui.
(i) i. Cor. 14. 54.

io. E alla donna ancor disse : Io moltiplicher i tuoi affanni e le lue gravidanze ; con dolore partorirai i figliuoli, e sarai sotto la potest del marito , ed ei ti dominer.

PP.concordano colla Volgata, la quale d un ottimo scaso,e ebe pu combinar benissimo coli' Ebreo, come diremo. Dio parlando sempre all'uno , e ali' altro serpente , dice nel primo enso, che antipata, e nimist perpetua aver la donna, e * i figliuoli di lei coi serpente ; che la donna stessa, e la sua posterit schiaccer quando che sia a lui la testa, ed egli valendosi di sua astuzia cercher di arrivare a mordere di nascosto il calcagno di lei. Cosi va la cosa tra M serpente materiale , e la donna, e i figli di lei, dopo che per quello che avvenne nel paradiso ebbe fine la pace, che l'uomo avea col serpente, e con tutti gli animali. Ma in.un altro senso infinitamente pi sublime e importante per noi, ed avolo in mira principalmente dallo Spirito Santo, allo spirituale serpente, al demonio sono dirette queste parole, e lui esultante per la vittoria riportata sopra dell'uomo anuuDiata da Dio la vittoria, che riporter di lui una donna, Ja quale per mezzo del figliuolo, che dar alla luce , schiaccer del superbo la testa. Questa donna Maria, come il seme di lei e il Cristo, il Verbo di Dio fatto carne nel seno di questa Vergine. L'opposizione di questa Vergine, e del figliuolo di lei collo spirito immondo e superbo, e co'fgliuoli di lui, cio cogli empii, non pu esser pi grande. Siccome da una don u ebbe principio la rovina dell' uman genere, e il regno di Satana ; cos'i da questa Vergine avr principio la riparazione degli uomini, e la distruzione del peccato , per cui trionfava il demonio. Ecco la prima evidente promessa fatta da Dio agli uomini del Messia , cio di un Salvatore, il quale verr a liberargli dalla schiavit dei peccato e del demonio, a riconciliarli con Dio , e a meritare per essi la salute, e la vita eterna .Ed cosa degna di molta considerazione, come nell'atto stesso, che Dio fa giudizio dell' uomo prevaricatore, vien publicata da lui, a consolazione dell' uomo, e della sua discendenza , questa grandiosa promessa di un uovo Adamo, che dee venire a riparare con redenzione copiosa

17. Adae vero dixit: Quia audisti vocem xoris tuae, et comedisti de ligno) ex quo praeceperam libi, ne come" deres , male dicta terra in opere tuo: in labori" bus comedes ex ea cunctis diebus vitae tuae.

17. E ad Adamo disse : Perch hai ascoltata la voce della tua consorte , e bai mangialo del frutto, del quale io ti avea comandato d non mangiare,nialedetla la terra per quello che tu hai fatto: da lei trarrai con grandi fatiche il nudrimento per tutti i giorni della tua vita.

si avveri quel dell' Apostolo, clic- se pel delitto di un solo molti perirono, molto pi la grazia, e la liberalit di Dio e stala ridondante in molli merc di un uomo , cio di Gesti Cristo, Da questo punto adunque sino alla fine de' secoli Gesi Cristo . fu sempre, e sar 1* unico oggetto di speranza per l'uomo ; oude nella fede di lui venturo ebbero salute quanti della salute fece' ro acquisto prima di' egli nascesse e patisse, come nella fede di lui morto, pe' peccati nostri, e risuscitato per nostra giustificazione ottengono, ed otterranno salute tutti gli eletti. E tu tender ai insidie al calcagno di lei. L'Ebreo: e tu tpcz* zerdi, ovver morderai il calcagno di lei. Ove queste parole inlendansi della Vergine , significheranno i t e n t a t i v i , che far il demonio, bench inutilmente, per abbattere la feJe di lei, e per vincerla , come avea vinto la prima donna. Ma riportandole al seme della donna, cio a Cristo,elleno h a n n o un senso di molta maggior importanza- imperocch verranno a spiegare , per qual mezzo il figliuol della Vergine schiaccer la testa al demonio; questo mezzo sar totalmente nuovo ed inaudito II figliuolo delLi Donna combatter col demonio con colla sua possanza , ma n e l l a infermit della carne. Il calcagno significa 1 ' umanit di Cristo; il demonio per mezzo de' su> ministri metter a morte il Cristo, e la morte di lui sar la salute dell' uomo, e la scouflta del diavolo. Vers. 1.6. Moltipllcher i tuoi affanni e le tue gravidanze. Vale a dire gli aifaiini e le miserie, che vati congiunte colie gravidanze. Con dolore partorirai. Gl'incomodi delle gravidanze,! dolori del parto sono insieme il gastigo del peccato della donna , e il mezzo , oude Diu vuole punii varia , aifiue d perdonarle* L&

18. Spinas et triblos germnabit libi, et comedes herbam terrete* i g. In sudore vultus lu vtsceris pane,donec revertaris in terrami , de qua sumptus es , quia pulvs es, et in pulverem reverteris.

i8.EHa produrr per te spine e triboli , e mangerai 1' erba della terra. iQ.Mediante il sudo* re della tua faccia mangerai il tuo pane , fino a tanto che tu ritorni alla terra, dalla quale sei stalo tratto: perocch tu sei polvere 3 e in polvere tornerai.

donna sedotta prevarico; nondimeno ella ti salver per Vetncazione de* figliuoli, se $ ter? nella, fede, e nella cariici , e nella santit con modestia, i. Ttm.ll. 4 15. Sarai sotto la potest del marito ec. Di qui avea imparalo 1> Apostolo ci che insegnava continuamente intorno alla subordinazione della donna. Cosi i. Tim. IL 11. i a. La donna impari in filenzio con tutta la dipendenza; non permeilo alla donna d fare da maestra ; ma che stia cheta. E ottimamente s. Agost. de Gen. ad Ut. lib. II. cap. 3y, Non lei nalii^a , ma la colpa della donna merito di avere per signore il marito: la qual cosa quando non sia mantenuta, si corromper vie put la natura, e ander crescendo la colpa. * Ei ti dominer. Sari tuo signore, Vers. 17. e 18, Per quello che tu hai fatto, Dall' Ebreo , e dalle antiche versioni apparisce , che tale dev'essere il senso di queste parole della Volgata: In opere Ino: Maledetta ta terra ec. lo cambio dell' uom peccatore, Dio maledice la terra, e dal cangiamento grande, che in questa succede, vuol che egli argomenti la degradazione somma, a cui egli si ridotto co) suo peccato. Dal paradiso di delizie, dov' era ogni abbondanza d fruiti, Adamo mandato esule in una terra, dalla quale dovr trarre a grande stento il pane per sostentarsi. I triboli, e } spine, e le cattive erbe, e le piante inutili germaglieranno in abbondanza su questa terra; tutto quello che servir al sostentamento dell'uomo, avr bisogno di faticosa cultura. Mangerai V erba della terra. In vece di erba il testo originale ha una voce , la quale oltre il frumento comprende ogni sorta di granella, di legumi, e di erbaggi da mangiare. Yers. jy. Mediante il sudore della tua faccia mangerai ce. U precetto generale egli questo per tutti i figliuoli d'Adamo,

20. Et vQcavtAdam nomen uxoris suaejleva, eo quod mater es* set cunctorum viventium. 21. Fecit quoque Dominus Deus Adae, et uxori ejus tunicas pel" liceas et indu.it eos

ao.E Adamo pose alla sua moglie il nome di va, perch ella era per esser Ja madre di tutti i viventi* 21. E fece ancora il Signore Dio ad Adamo, e alla sua moglie delle tonache di pelle, delle quali li rivesti.

L'ozio, P infingardaggiae, l'inutilit della vita si oppongono a questa sentenza di Dio In qualunque stato, o condizione l'uomo si trovi , 1'occupazione, e la fatica proporzionata, e conveniente al medesimo stato di precetto del Signore. L* Apostolo ne era Unto persuaso , che non ha difficolt di dire che Chi non. lavora, non dee mangiare II. Thessal, HI. io. I filosofi , e i legistratori Gentili conobbero anch'essi questa verit, e ae inculcarono 1' osservanza. Perche tu tei polvere , e in polvere ritornerai, Tale la sentenza di Dio contro Adamo, e cori tre tutta la sua posterit iofetta e corrotta dal suo peccato. L'uomo era stato fa^to zrmjiortale; volle essere un D,& non perde l'essere d'uomo , ma perde l'tsere d'immortale, e per la superbia della disobbedienza, questa pena fu contralta dalla natura, bug. seni. 260. L'uomo a d u n q u e per lo peccato condannato a morire, ma non a morire per sempre; altrimenti a qual pro Dio lascerebb'egli a lui nocora per qualche tempo la vita?Dio pertanto convertendo io rimedio, e ia utile dell'uomo lo stesso castigo, coll'intimargli la morte lo invita a prepararsi a questo passaggio per mezzo della penitenza, affine di conseguire il rinnovel lamento della giustizia, e la salute mediante la fede in l u i , che dee schiacciare la testa del nemico serpente, ed gi fin d' adesso fallo da Dio giustiza, e santificazione, e redenzione per 1' uomo. Vers. 20,11 nome d' va. Hevah in ebreo lo stesso, che vi* ta. Un antico padri! not, che Adamo nell' imporre questo nome alla moglie ebbe in vista quella donna, e quel seme di lei, da cui doveva essere schiacciato il capo al serpente, e fenduta agli, uomini la vita spirituale perduta per la disobbedienza d'va Quella donna figliuola di va divenendo madre d'un figliuolo, il quale dar la vita a quelli ch' ebbero la morto da va, quella donna meritsr con giustizia i nome di madre de'viventi./i'fn/>/i

22.Et alt: ecceAdam quasi unus ex nobis faeius est, scens bonum et malum : nunc ergo ne forte mittat manum suam , et sumat etiam de ligno vitae, et comedal, et vivat in aeternum. 26. Et emisit eum Dominus Deus de paradiso voluptas , ut optraretur terram , de qua sumptas est. 4' Ejecitque Adam\ et collocavit ante paradisum voluptas Che-

22. E disse:Ecco,che Adamo diventato co me uno di noi, conoscitore del bene,e del male: ora adunque, che a sorte non istenda egli la mano sua , e colga dell' albero della vita; e ne mangi, e viva in eterno. 25. E il Signore Dio lo discacci dal paradiso di delizie, affinch lavorasse la terra: da cui era stato tratto. 24. E discacciatone Adamo, colloc davanti al paradiso di delizie un

"Vers. 7.1. Fece ancora . . . delle tonache ili pelle , ec. Non csa nuova nelle Scritture il dire,che Dio abbia fatto quello ch' egli ordinicene da altri si facesse Cosi qui o Dio ordin ad Adamo ed va di uccidere degli a n i m a l i per coprirsi delle loro pelli, o li stessi animali feceuceidere per m i n i s t e r o di qualche Angelo. Ecco sopra un tal fatto la riflessione di Oricene, hom, 6 i n L e v i t . Di tali tonache dovea rivestirsi il peccatore, le quali fossero indizio e della morie, nella quale era incorso pel primo peccato , e della tua fragilit proveniente dalla corruzione delta carne. , Yers 22. diventalo come uno di noi ec. Non v' ha dubbio , che per le parole uno d noi s* intendano le tre divine Persone. Queste sono parole di Dio, il quale non insulla alla sciagura di Adamo: ma s,li altri avverte di non insuperbirsi, come egli fece Aug. lib. 11. de Gen. 3g. Ora adunque, che a sorte non stenda fgl la mano ec. Il senso, che rimane interrotto , supplito da quel che si ha nel verso seguente. Affinch Adamo non ardisca forse di stendere la mano ali' albero della vita, perci Dio lo manda fuori del para diso. Vers. a4- Colloc davanti al paradiso . ., tiu Cherubino, ov-._- j~ y>z.^....*,:, , ...irta l'F.hreo: ma siccome ima sola

rubim , et flammeum gladum^tgue versatilem ad custodiendam viam Ugni vitae.

Gherubnocon una spada,che gettava fiamme, e faceva ruota a custodire la strada , che menava all'albero della vila.

CA.PO iv.
\damo genera di va Caino e Abete. L1 empio. Caino uccide il fratello Abete ; e punito da Dio, mena vita di vagabondo-, e genera Enoc. Adamo parimente genera Seth , di cui fu figliuolo Enos. i. JLj Adamo conobi. jtjLdam vero cognovit uxorem suam be la sua moglie va 3 Melami quae concep^ la quale concep, e paret peperit Caint dicens: lori Caino, dicendo: Ho P os sedi ho mine m per fatto acquisto di un uomo per dono di Dio. Deum.
la spada, cos molti credono , che Adamo non vedesse, ebe u Cherubino. * E discacciatone Adamo. E ripudiato Adamo. A custodire la strada, ec. U queste parole sembra potersi intendere, che il luogo assegnato per suo esilio ad Adamo, dopo che fu uscito dal paradiso, era vicino, e quasi in vista di quel 1 tiogo di delizie , arach avess' egli mai sempre di oauzi agli occhi l'immagine della perduta felicit ; e questa vista servisse a udrire in lui sentimenti di penitenza , e la gratitudine verso Dio , il quale concedendogli la vita popoli suo peccato gli somministrava il mezzo Ji meritare le sue misericordie. Vers. i. Adamo conobbe le sue mogli. Da questo luogo i Padri u inferiscono, che Adamo ed va si mantennero vergini tutto il te'npo che dimorarono nel paradiso terrestre. Ho fatto ac finis io d' un uomo ec. Caino significa acquisto , ponessi) va riconosce da Dio la sua fecondit, e iusegua alle alti^ ;1 anne a render u grazie.

a. "Rursumque pepe* rt fratrem ejus , Abel. Fuit autem Abelpastor ovium , et Cain agricola. 3. f* actum est autem post muhos dies, ut of* ferrei Cain de fructi bus terrae munera Dmino. 4. (i) Abel quoque obtulit de primogenitis gregis suis , et de adipibus eorum: et respe* xt Dominus ad Abel t et ad munera ejus. (i) Tlebr. 11. 4

a. E di poi partor il fratello di Jui, Abele. E Abele fu pastore di pecore , e Caino agricoltore. 3. Ed avvenne, che da li a lungo tempo offerse Caino doni ei Si* gnore de' frulli della terra. 4. Abel ancora offerse de* primogeniti del suo gregge , e de* pi grassi tra essi: e il Signore volse lo sguardo ad Abele, e a' uoidoni;

Vers. a. Partor Abtle d lu fratello, /f&e?esignifira vanit; col qual nome la madre , memore della sentenza di morte propunziala contro di lei, e coctro de' suoi figliuoli, volle forse indicare la condizione delfnuovo suo stato , in coi, secondo la paiola del Savio, lutto e verit; perch e gli uomini, e le cose degli omini passano come ombra. Notisi ebe Mos non parla delle figliuole di va, e nenamen di tutti i figliuoli, ma solamente di quelli ch e sono necessari per condurre la genealogia da Adamo a No , e da questo ad Abramo e al Messia: n la consuetudine portava di rammentare le donne. Vers, 3. Di l a lungo tempo. L' Ebreo alla fine de*giorni, della qual espressione 11 senso migliore embra essere alla fine elV anno ; cio dopo la ricolta : imperocch non verisimile ,: ebe quello, ebe fu poi prescritto da Dio nella legge, di offerire de'frulti della terra alla fine dell'anno, ci osservasse sotto quella ebe chiamasi legge di natura. La ragione non meno, che gl'insegnamenti di Adamo facean conoscere a* figliuoli, ebe tutto era dono del Creatore. A lui perci facevano offerta di una parte de'beni raccolti dalia terra, granella, frutti, miele, ec, tutto ci probabilmente si consumava nel fuoco. * Frutti della terra. Comuni, non scelti: non i migliri. Vers. 4- E de'pi gratti tra etsi. Il Siriaco, illustrando quello ebe alquanto oscuro oelPEbreo, tradusse; ojftrsc il prmoge-

5, Ad Cain vero% et ad munera illius non respexl'' iratusqus est Cain vehementer , et concidit vultus ejus. 6. Dixitgue Dominus ad eum: Quare iratus es? et cur concidit facies tua? 7.Nonne sibeneegeris, recipesi sin autem male., statim in foribus peccatum aderlt ? Sed sub te erit appetitus ejus] et ut dominaberis
llU'.

5. Ma non diede uno sguardo a Crino, n ai doni di lui : e Caino s accese di grande sdegno , e portava il volto dimesso. 6. E il Signoee disse a lui: Per qual motivo sei adirato ? e perch porti la faccia in seno? 7. Non egli vero , che se farai bene, ben averai: e se farai male, sar tosto alla tua porta il peccato? Ma 1' appetito d esso sar sotto di te; e tu gii comanderai.

ni ti de1* tuoi montoni, e t pi gratti: sopra di che nota il Crisostomo, che Abele dell1 ottimo offerteli meglio. Gli Ebrei insegnano , che i sacrifizii di Abele erano tutti olocausti , mentre non era ancora permesso di cibarsi delle carni,n per conseguenza di offerire sacrifizio, in cui qualche parte dell'animale si riserbasse per 1'uomo. Da molti autori profani impariamo, che 1' uso di sacrificare gli stessi animali non fu il pi antico, e comune presso le nazioni, Je quali' da prima si contentavano di offerire il latte e la lana: lo che sembra non possa avere origine altronde, se non dall' astenersi, che fecero i primi uomini, dalie cara! delie bestie. // Signore volse lo sguardo ad Abele, ed a*suoi doni. La fede ela piet sincera d'Abele fu quella che rendette a Dio accetti i suoi doni, Hebr. xi-4- Per la fede offerse a Die ostia mgliore Abele, che Caino, per la quale fu lodato come giusto , approvati ila Dia i doni di lui, 1 Padri comunemente credono , che il segno dato da Dio del grandimento, con cui accettava l'offerta di Abele a differenza di quella di Caino, si fu il consumare con un fuoco mandato dal cielo il suo sacrifizio. Un* antica traduzione approvata da s. Girolamo, dove noi abbiamo: Dio rivolse lo sguardo a'doni ec. portava: Dio mise il fuocolne* doni, ec. Simile segno d'approvazione vedesi altre volte ne'uostsi libri santi, come Levit, ix. a4- * Parai, xxi. 26.

8. Dxitque Cain ad 'Abelfratrem suumi E> grediamurforas. Cumque essset in agro^con3urrexitCain adversus Jratrem suum A bel, et (i) interfecit eum.

8. E Caino disse ad Abele suo fratello : Andiamo fuora. E quando furono alla campagna , Caino invest il suo fratello Abele: e lo uccise.

(i) Sap. io. 3. Matth. 23. 35. i, Joan. 3. 12. Judae ii.
Ver 7. Se farai &ene, lene avtra. Si pu ben credere , che Calao veggendo la predilezione di Dio verso bele, temesse, che questi non venisse a s preferito ne' diritti di primogenito. Se male, sar tosto alla tua, porta il peccato. Se tu pecchi contro il fratello , invidiando la sua sorte, il tuo peccato avrai perpetuamente alla porta delia tua casa; ed egli non tilascier iene avere . la tua cattiva coscienza sar il tuo carnefice di giorno e di uotte. Ma l'appetito di esso sar sotto di le, e tu gli comanderai. L v appetito del peccato, o sia la concupiscenza non ti dominer, se tu non vorrai; tu potrai resistere , reprimerla, e superarla. Nella sposizione di questo versetto, che certamente uno de'piu oscuri, ho seguita l'interpretazione comune de'padri,e degli Interpreti cattolici ; la quale ancora la pi naturale, e meglio si accorda col testo originale. * Sar tosto alla tua parta il peccato. Qui , come spesso ue'sacri libri, posto il peccato per la pena al peccato dovuta. Vers. 8. E io uccise. S. Giovanni ep. i. in. i a, Caino ,... ammazz il fratello: e perche lo ammazzo ? perche le opere di lui erano cattive, e quelle del tuo fratello giuste. Ma ogni elogio sorpassa quello datogli da Ges Cristo medesimo , il quale non contento di dargli il titolo di gi'zuzo per eccellenza, lo cont ti primo di quel gran numero di giusti, i quali dal principio del mondo iasioo ali* venuta del Messia, ebbero quaggi in premio della loro giustizia il martino ; onde s. Cipriano esortando i Tibaritani a dar volentieri la vita per Cristo , scrive ep. 6. lib. 4> Imitiamo,ifratell carissimi,il giusto Abelc, il quale da principio al martirio) quando egli il primo fu ucciso per la ginttitia.. Quindi fu egli degno di essere una bella figura di Ges Cristo medesimo perseguitato , e messo a morte dalla sinagoga peli 1 invidia cooceputa contro di lui da' principi de* sacerdoti , <!>' grandi del popolo. La morte di Abele avvenne 1* anno i3o cibila creazione , contando egli 159 anni di vita. Bench la Scrittura non parli de'iigliuoli di bele, credesi nondimeno, che egli

9. Et alt Dominus ad Cairn Ubi est Abelfra* ter tuus ? Qui respon* dit : Nescio r num cu* stos fratris mei sum ego? lo.Dixityue ad eum: Quid fecisti ? vox sanguinis fratris lui clamai ad me de terra, 11. Nunc igitur ma* ledictus eris super terTam, quae aperuit os suum , et suscepit san* g ulne m fratris tui de manu tua.

9. E il Signore disse a Caino : Dov' Abele tuo fratello? Ed ei rispose : Noi so : son io forse il guardiano di mio fratello? 10. E il Signore gli disse: Che hai tu fatto? la voce del sangne di t u o fratello grida a me dalla terra. 11.Or tu adunque sarai maledetto sopra la terra, la quale ha aperta la sua bocca, ed ha ricevuto il sangue del tuo fratello della tua mano.

avesse moglie , e famiglia: e i acrifixii, che egli offeriva, sembrano indicare, che eyli avesse casa a parte non uieu, che Caino. * E Caino disse ad Abele suo fratello: Andiamo fuora, Ebr. Caino parl ad Abele , e quando ei furono alla campagna. Vers. 9. Dov' e Abele ? . . . fon io forse il guardiano d mio fratello? Dio colla interrogazione, che fa a Caino, porge ali* iniquo fratricida occasione di riconoscere e confessare il suo peccato, e chiederne misericordia; ma egli colma la misura di sua iniquit coli'arrogante risposta, e col seguitare a coprire il suo peccato. Vers. io. Che hai tu fatto? la voce del sangue di ino fratello ec. Tutte queste parole di Dio hanno una forza ed una veemenza somma ad esprimere 1' atrocit del peccato commesso da Caino. El le riguardano ancora ogni omicidio in generale, perch la religione insegna agli uomini di considerarsi l'uno 1' altro coin fratelli. Vers. 11. Sarai maledetto topra la terra. Tu porterai il peso della mia maledizione, in qualunque parie della terra tu rivolga i luni passi ; perch tu la stessa terra hai imbrattata del sangue di tuo fratello. L* Ebreo legge : maledetto tu dalla terra o sia riguardo atta terra; come e dicesse la terra stessa ingrata alU ina fatiche dare a vedere , che tu lei u uomo maledetto ,

ia.Cs/w operalus fue* ris eam, non dabit tibi fructus suosi vagus et profugus erls super ter* rum. i S.toixitque Cain ad Dominum : Major est iniquit^ mea : quam ut veniam merear. 14 Ecce ejicis me hodie a facie terrae , et a facie tua abscondar et ero vagus et profugus in terrai omnis igitur, qui incenerii me , occidet me.

19. Dopo che tn 1' avrni lavorala, non dar e te i suoi frulli: lu sarai vagabondo e fuggiasco sopra la terra. 13. Caino disse al Signore: E' si grande il mio peccato, eli' io non posso meritar perdono. 14. Ecco che luoghi mi discacci da questa lerra , ed io mi nasconder dalla tua faccia , e sar vagabondo e fuggiasco per la terra : chiunque pertanto rni trover 3 darammi la morte.

odioso & Dio, e io certo modo alla terra medesima pel tuo gran misfatto. * Ha ricevuto. Ha bevuto. 11 janguc del tuo fratello dalla tua mano. Sparso dalla tua mano. Vers. 13. E $\ grande il mio peccato ce. Sentimento di Tera disperazione sommamente ingiurioso a Dio , la cui misericordia non ha coniine. Vers. i4* Da quei La terra: dalla patria, dalla societ do' miei genitori e parenti. Mi nasconder dalla tua faccia. Dio degnandosi in que'priini tempi di apparire sovente agli uomini, e di ttattare amorevolmente con essi, Caino dice, che egli beo lungi dall'anabirc u simil favore, non potendo soffrire la presenza di lui,ebe egli riprarda come nemico, cercher di nascondersi ( se posibile fia ) a' tuoi sguardi' Chiunque mi trover darammi 1 a moris. Veggonsi in Caino tutti i terrori della mala coscienza. Ma da notarsi, come non Tira di Dio, n la morte dell' anima egli teme, ma gli nomini, e la perdita della vita presente, * Chiunque pertanto mi trover, M' ioj;onlre.r.

15. Dixtque ei Do* minus'Nequaquam ita fieli sed omnis qui occiderit Cain^septuplum punietur Posuitqae Dominus Cain signum^ ut non interficeret eum. omnis , qui invenisset eum, 16. Egressusque Cain n facie Domini, habitavit profugus in terra ad orienlalen: platani Eden. 17. Cognovit autem Cain uxorem suam, quae concepii, et peperii Henoch : et aedifi," cavit cwitatem , vocaI vitque nomen ejus ex nomine filii sui Jffenoc.

io. E i! Signore gli disse : Non sar cos: ma chiunque uccider Caino,avr gastigo sette volte maggiore. E il Signore mise sopraCano un segno, affinch nessuno di quelli, che Jo incontrassero, lo uccidessero. i6.E andatoseneCaino dalla faccia del Signore fuggitivo per la terra, abit nel paese che ali' oriente di Eden. 17. E Caino conobbe la sua moglie, la quale concep, e partor Hnoch i ed egli fabbric una citt ; a cui diedn il nome di Henoc dal nome del suofigliuolo.

Vres. 15. Avr, gastigo sette volte maggiore. Dio vuole , che Caino rimanga in vita per esempio agli a l t r i uomini dell'odio suo contro gli omicidi. Chiunque pertanto ardisse di metter ma no addosso a Caiuo, protesta il Signore,che avr pena sette volte, cio grandemente maggiore di quella dello stesso Caino. 11 Signore mise sopra Caino un segno ec- La maggior parte <le' padri credono, che questo segno fosse un tremore continuo ed universale delle membra, accompagnato da un' aria di volto truce ed orribile, la quale facea consscere 1' agitazione di sua ~ coscienza. Vers. 16. * Fuggitivo per la terra, abito nel paese , che e . .ali' oriente di Eden. Ebr. Abit nella terra di Nod ali' oriente ' di Eden: Abiti) vagabondo nella terra 11' oriente <li Eden. V< Vers. i']. Fabbrico una citta ec. Queste senta dubbio la ''ciua pi aulica,che (uastj al mom9,forst CAB.O prese il partita

15. Il quale prese due mogli, una che ebbe nome Ada, un' altra che ebbe nome Sella. 20. E Ada partor Ja20. Genuitque A da Jabel, qui fuit pater bel , che fu il padre di habitantium in tento- que' che abitano sotto ris, atque posterum. le tende, e de* pastori. 21. Ed ebbe un fra91. Et nomen fratris ejus Jubal : ipse fuit tello per nome* Jubal :
d edificarla per prevedere alla sua sicurezza nel timore , ebe avea continuamente di essere ucciso.Ma qui non posso far a men di riportare la bella riflessione di s. Agostino de cii>. lib. xv. 8, Da que*du progenitori dell'umana stirpe, Caino, clic apparteneva alla citt degli uomini, fu il primo a nascere ; Abele^ che apparteneva alla citta di Dio, venne di poi. Con} in tutto il genere umano prima nasce il cittadino di questo secolo , e di poi quello che e pellegrino nel secolo,e alla citt dt Do ap' partiene , essendo predestinato per grazia, per grazia eletto , per la grazia pellegrino quaggi, per la grazia cittadino lass. , . Stet scritto adunque di Caino, ch? egli edifico una citt: Abele poi come pellegrino, non ne edific , perche la citt de* Santi e colast, bench qui ella sijaccia dt? cittadini. Vedi quello ebe di AJjrarno scrive 1' Apostolo, ffebr xi. 8 g. io. Vers. 19. Prete due mogli. Lamecb adunque fu il primo, che ardisse di da%e questo pessimo esetnpio;ond'egli chiamato uomo maledetto da Tertulliano, adultero da Niccolo I, ed ugualmente condannato da s. Girolamo. La poligamia , ebe vedremo praticata da'santissimi Patriarci)! Abramo, e Giacobbe, e e. ebbe per ragione una speciale dispensazione di Dio. Vers. 20. Jabel, che fu il padre ec. Vale a dire, egli promosse grandemente la vita pastorale,e molte cose invent riguardo alla cura de* greggi , alia quale fu addetto unicamente egli, i suoi discendenti.

18. Porro Henc ge. nuit Irad, et Irad genuli Maviael, et MaviaelgenuitMathusaelt et Mathusael genuit Lamecb. i g Qui accepit duas uxoresjiomen uni A da, et nomen alteri Sella.

18. Or Henoci gene r Irad , e Irad gener Maviael, e Maviaal gener Malhusael, e Malhusael gener Lamech.

pater canentium citha- ed egli fu il padre dei sonatori di cetra e di' ra et organo. organo. 22. Sella partor arM 22. Sella quoque geuit Tubale ain,qui fuit ebe Tubalcain , che lamallealor, etfaber in vor di martello , e fot cnncta opera aeris et artefice di ogni sorta di ferri. Soror vero Tu lavori di rame e di ferro. Sorella poi di Tu* balcain Noema* balcain fu Noema. 23. E disse LamecN ^.Dixitque Lamech uxoribus suis , Adae , alle sue mogli, Ada , e et Sellas : Andile vo- Sella: Ascoltate la miai cem meamt uxores La- voce, o donne di Lamech , auscultate ser- mech, ponete mente almonem meumtquonam le mie parole: io uccisi occidi virum in vulnus un uomo con ferita fatmeum , et adolescente* tagli da me , e un giolum in livorem meum. vinetto co' miei colpi.
Vers. ai. Patir detonaturi di cetra o <P organo. Sotto nome* di cetra si comprendono probabilmente tutti gli stromenti daf corda, e sotto nome d' organo , ovvero flauto , *' intendono gli strumenti a flato. Abbiamo qui notata da Mo l'invf nzionedelle arti necessarie ed u t i l i alla vita,in lempo molto anteriore a quello , in cui secondo gli autori profani furono i n v e n t a t e le stesse arti. Da ci vergiamo, che i Fenici! e i Greci ebbero assai tard cjtiesti ritrovamenti, i quali erano gi antichi neJl'Assiria, e nelle vicine regioni, che furon 1 abitate prima d' ogni altra. Credesi, che IVoenrn inventasse 1' arte di filare la lan? , e di tesserla, e fosse conosciuta da'Greci sotto il nome di Nemanitn, che la loro Minerva. Vers.a3. Io uccisi un uomo ec Chi sia l'uomo ucciso da Lamech non possiamo dirlo con sicurezza. Gli Ebrei, secondo una loro s tradizione riferita da s. Girolamo, dicevano, che LamecT avesse accidentalmente dato morte a Caino, e che di questo fatto egli parli alle sue mogli, dicendo loro , che non temessero, perci, che ne avvenisse a IH alcun male, perch se una sev^?.> no, o l t r e modo pi grave sarebbe la pena d'i chi uccidesse Lainech ; conciossiach?, come si suppone, Laaieck.aou avea volou-

24. Septuplum ultio 24- Sar falla vendabitur de ^Cain -9 de detta dell' omicidio di Lameck vero septua Caino sette volle ; di quel di Lamech settanges septies. ta volte sette volte. 26. E Adamo ancora 26. Cognovit quoque adhuc Adam uxorem conobbe nuovamente $uam: et peperit filium^ la sua moglie : ed ella vocavitque nomen ejus partor un figliuolo} a Seth, dicens i Posuit cui pose il nome diSeth, mhiDeus semen aliud dicendo: II Signore mi pro Abel quem accidit ha data nuova discendenza in luogo di AbeCaia. le ucciso da Caino.
tariamente, ma per meri disgrazia ucciso Caino, In questa sposi zione per da osservarsi, che l'uomo della prima parte del versetto si fa lo stesso col giovinetto della seconda parte , maniera di ripetizione usata sovente nelle Scritture. Ma chi creder, che un nomo, come Caino, possa chiamarsi giovinetto? Quindi sulla fede della stessa tradizione ebrea si aggiunge, che Lamech avea ucciso e Caino, e un giovinetto, il q uale era stato col suo errore la causa del primo omicidio. Ma cos sarebber due omicidi! , e non si potrebbe comprendere-, come potesse Lamech pretendere di dovere, o poter essere privilegiato pi di Caino. Se sopra un passo s difficile ardissi di esporre il mio sentimento, io cradurrel questo versetto cos; Io ho ucciso nn uomo per ferire me stesso, e n giovinetto per impiagarmi: equesta traduzione, che combina colla versione de' LXX, lega anche col versetto seguente , il quale la illustra. Io , dice Lamech, ho ucciso un uomo per mio danno, per mia sciagura, facendo pi male a me, che a lui , imperocch se grave fu il castigo dato a Caino, il castigo del mio misfatto sar pi atroce. Del rimanente a chi mi dimandasse, chi eia 1' uomo , e il giovinetto , di cui parli Lamech , risponderci , ch' io noi so. * Un giovinetto nel mio livore. U giovinetto con un colpo" , da me datogli. Vers. 24. Sar fatta vendetta dell* omicidio di Caino sette volle ec. Il Siro, l'Arabo, e molti padri interpretano in tal guisa queste parole: Caino per avere ucciso Abele e stato punito sette volte; io per P omicidio da me commesso sar punito settanta ^ yoUe eu volte, cica con peoa 9pwu>a,itte.ute pi grave, J

C A P O V. 26, E nacque andre 26.S ed e.t Seth natus est filius, quem vocavt a Seth un figliuolo , E nos : iste coepit invo- ch* egli ch'i a m o E nos : care nomen Domni. questi principi ad invocare il nome del Signore. CAPO V. Genealoga di Adamo, e de1 suoi posteri discesi da Setkt ed anni della loro vita fino a Tio. i.. XJL ic estliber $enerationis Adam In die, qua creavit Deus hominem , ad similiiudinemDeifecit illum(i); 2. Mas culumi etjoe* minam creavit eos , et (i) Sap. I. 27. In/r. 1. v^Juesta la genealogia di Adamo. Nei di in cui Dio cre 1* uomo, lo fece a somiglianza di Dio. 2. Lo cre maschio . e femmina, e li bene 9. 6. Sap. 2. 25. Eccl.-

17-1-' '.' . ' - - .-'-" " " ' Vers. a5. A cui pose il acme di Setti. Anche qui la madre da il nome al figliuolo. Seth significa no, ch' posto> ovvero fondamento , perch questo figliuolo dovea essere io vece di bele fondamento della sua discendenza. Egli nacque Panno i3o di Adamo , cap. v. 3. Vers. 26. Questi cominci ad invocare il nome del Signore. Vale a d i r e , egli cominci ad istituire molti de' riti, e delle cerimonie del pubblico culto da rendersi al Signore. Egli non fu l'inventore della religione ,, la quale nacque coli' uomo, ma di certe maniere di soddisfare a' doveri della religione ne' sacrilizii, nelle oblazioni , e uelle altre parti dell' esercizio pubblico della medesima religione. Vers. i. Questa la genealogia di Adamo, lo questa genealoga , lasciato Caino da patte colla sua posterit, spuo noverati i discendenti di Adamo per via di Setb fino a No. Seth lo stipite del popolo eletto , e il progenitore de'maggiori del Mesi, il qnale senipie 1' oggetto di questi libri di Mos, come di tutte le Scritture.

bqnedixit illis: et focavil nomen eorumAdam ia die , quo creati sunt. 3. VixitautemAdam ce n tum friginta annis:, et gemiti ad imaginem et similitudinem suamt vocavitque nomen ejus Setp. 4- Etfacti sunt dies (i) Adam , postquam genuil Seth, octingenti anni ; genuitque filios et fiHa$. 3.Etfactam est omne tempus , quod vixit Adam, anni nongenti tri ginta, et mortuus est. (i) Par. i. i.

disse: e diede loro il no* me di Adam il di , in cui furo n creati. 3. E Adamo visse cento trenta anni : e gener , a sua immagine e somiglianza , u figlio, a cui pose nome Seth. 4 E visse Adamo, dopo avere generalo Seth, ottocento a n n i , e gener figliuoli e figliuole. 5. E tutto il tempo , che visse Adamo, fu. di novecento trenta anni, e mori.

\erti ^. Diede toro il nome di Adam. All'uomo,e alla donna da s creati diede Dio il nome di dam; significante la loro creazione dalla terra, poich Adatn vuol dir terra.Ebbero ambedue lo stesso nome per denotare, come doveano essere i due una sola carne,e una sola cosa mediante l'unione stabilita tra essi da Dio. . Vers. 3. Gener a tua immagine e somiglianza ee. Gener n figliuolo interamenre simile a nella Datura, simile s quanto al corpo, e si ancora quanto ali* anima. * Cener a sita immagine e somigliata. Co) dirsi V uomo, guastata io l'imuin* e somiglianza originaria con Dio,generar figli a sua somigliamo, s' insinua da quello io questi trasfondersi il disordine della colpa. Yers, 5, M tutto il tempo che vitse Adamo, fa di novecento trenta anni, e mor. Questi anni della vita d'Adarao,come degli altri patriarchi, sono certamente anni di dodici mesi; come stato gi evidentemente dimostrato da molti. Gredesi, che ad usa i lunga yita abbia potuto contribuire la bont de'temperamenti, la frugalit, la miglior qualit de'frutti della terra, che erano il loro ci bo, e i quali deteriorarono dopo il diluvio; ma checch ia dj tutto questo, egli assai pi ragionevole di attribuire questa lunghezza di vita alla volont di Dio, il quale cos ordin, afta-

6* Vixit quoque Seth centum quinque annist et genuit Enos. 7. Vixitque Seth, postquam genuit Enos^ octingentis septem annis , genuitque filios et fiiias. S.Etfacti sunt omnes dies Seth nongentorum duodecim annorum, et mortuus est. g. Vixit vero Enos nonaginta annis> et ge" nuit Cainan, io. Post cujus ortum vixit octingenus quin decim annis , et genuit filios et fiiias ^ 1 1 - Factique sunt lmnes dies Enos non-

6. E visse Selh cei*. to cinque anni, e gene, r Enos. 7. E visse Seth, dopo aver generato Enos, ottocento sette anni , e gener figliuoli e figliuole. 8*E tuttala vila di Seth fu di novecento dodici anni, e mor. 9. E visse Enos novanta anni, e gener Cainan. 10. Dopo la nascita del quale visse ottocento quindici anni, e gener figliuoli e figliuole, 11. E tutto il tempo della vita di Enos fu di

ebe pi presto si propagasse il genere umano, eie arti e le scienze, e molto pi il culto dfDio, e la tradizione e i principii della religione si tramandassero pi agevolmente a'posteri pi rmoth Adamo adunque con una s lunga vita vide la moltiplicazione e la corruzione del genere umano:egli mor in tempo che Lamecb, padre di No avea cinquanta sette anni. Adamo passo la sua vita nella penitenza: e in mezzo alle proprie sciagure e alle afflizioni erre gli trapassarono 1* anima nella perdita di un figliuolo innocente, e nella riprovazione del primogenito, e nella depravazione orribile de* discendenti dello stesso primogenito, seppe egli alzare il suo cuore e le sue speranze fino a quell'unico Salvatore promesso , che dovea nascere della sua stirpe, e merit ebe la Sapienza divina lo salvasse dal suo peccato,come si legge Sap,\. i, 2., e come ha creduto e crede la Chiesa con tal fermezza, che s, Agostino e s. Epifanie non han dubitato d condannare d'eresa gli Encratiti per avere negato, ebe Adamo ed va conseguiste la salute. La Chiesa Greca fa commemorazione di Adamo e di va ai 19 di novembre,

genti quinque anni , et mortuus est. 12. V'ixit quoque Cain an septuaginta an nist et genuit Malaleel. 13. Et vixit Cainan , postquam genuit Malaleel, octingentis quadraginta annis, genuit* que fitios et filias. i4- Et fac ti sunt omnes dies Cainan non~ genti decem anni , et mortuus est. 15. Pixit autem Malaleel sexaginta quinque annis j et genuit Jared. i 6. Et vixit Malaleel, posquam genuit Jared, octingentis trignta annis , et genuit filios etfilias* 1*7. Et factisunt omnes diesMalaleel octingenti nonaginta quinque anni, ei mortuus est. 18. Vixitque Jared centum sexaginta duobus annis, et genuit Henoc. 19. Et vixit Jared , postquam genuitHenoc, octingentis annis\et genuit filios etfilias.

novecento cinque anni; e mor. 12. Visse ancora Cai* nan settantanni, e gener Malalee). 13. E visse Cainan, dopo aver generalo Malaeel, ottocento qua* ranta annij e gener figliuoli e figliuole, i4- E lutto il lempoj che visse Cainan , fu novecento dieci anni 3 e mor. 13. E visse Malaleel sessanta cinque arfni, e gener Jared 6. E visse Malaeeli dopo aver generalo Jared j ottocento renla a n n i , e gener figliuoli e figliuole. 17. tutta la vita di Malaleel fu di ottocento novanta cinque anni , e mor i8.E visse Jared cento sessanta due anni , e gener Henocb. tp. E visse Jared,do. po aver generalo Henoch , 800 a n n i , e genero figliuoli e figliiiole.,

20 Et Jactl sunt omnes dies Jared nongenti sexaginta duo anni , et mortuus est. zi. Porro Henoch vixit sexaginta quinque annis,et genuit Mathusalm. 22. Et ambulavit Henoch cum Deo: et vixt, postquam genuit Mathusalam> trecentis an nis, et genuit filios et filias. a o. Et facti sunt omnes dies Henoch trecenti sexaginta quinque anni. 4- (O Ambulavitque cum Deo , et non appa* ruit: qua tulit eum Deus*

20. E tutta la vila di Jared fu di novecento sessantadue anni, e si mori. 21. Ed Henoch vsse sessantacinque anni , e gener Matbusala. 22. Ed Henoch cammin con Dio e visse , dopo aver generato Maihusala , trecento anni; e gener figliuoli e figliuole. 23. E tutta la vita d Henoch fu di trecento sessanta cinque anni: 24. E cammin con Dio , e disparve : per ch il Signore lo rap.

(i)Ecct. 44. 15. Hefa'u. 6.


Ver. 24. Cammino con Dio. Vale a dire , visse con tal piet e tal s e n t i m e n t i di religione, che parve, avesse Dio sempre presente, e con lui e dietro a l u i camminasse.Luogi dal lasciarsi sed u r r e da'pessimi esempi degli alt n o m i n i , egli fece aperta profeisione di temere Dio, e d' onora o in tutta la sua vita. Disparveyerche il Signore lo api Questa maniera di parlare, la q u a l e adoperata qui da M c e r t a m e n t e non a caso, ed e s i m i l i n i m a a q u e l l a , onde serve la s c r i t t u r a r i g u a r d o adElia, /io. v. Rcg. n.iG. i 7., porgejut o il f o n d a m e n t o di credere , che Lnoeb vive t u t t o r a , e ebe egli fu trasportato da Dio f u o r i del rribndo, come avvenne dipoi ad Eli, donde ambedue debbono poi ritornare a predicare alle nazioni la penitenza , e a combattere contro 1 Anticristo, da cui saranno messi a morte. Vedi Apocal. xi 3. 4. L'Apostolo Paolo illustra mirabilmente queste, luogo della Genesi, e conferma la comune interpretazione de'Pa-

zb.Vixit quoque Mathusala centum octoginta septem annis> et genuit Lamech. 26. Et vixt Mathu$ ala, postquam genuit Lamech, septingentis octoginta duabus annis, et genuit filios et filias. 27. Et facti sunt omnes dies Mathusala nongen sexaginta novem annidi mortuus est. 28. yixit autem Lamech centum octoginta duabus annis', et genui filium.

26. E visse Malhusala cento ottanta sette anni, e gener Lamech. 26. E visse Matbusala , dopo aver generato Lamech, settecento ottanta due anni, e gener figliuoli e figliuole. 27. E tutta la vila di Mathusala fu di nove* cento sessanta rio ve anni, e mor. 28. E visse Lamech cento ottanta due anni, e gener un figliuolo.

dri, e degl* Interpreti cattolici: Per la fette Enochfu trasportato , perche non vedesse la morte , e non fu trovalo , perche traslatollu Lidio: imperocch prima della trattazione, fu lodato, come accetto a Dio : or senza la fede impossibile di piacere a Dio. Una profezia di Eooeh riferita da s.Giuda nella aua lettera canonica vers. i^. 15.e di essa abbiamo parlato in cj(testo luogo La Scrittura non dice , dove sieno stati trasferiti <la Dio Enocb ed Elia. S i legge nell'F.cclesiastico.-Enotf/i fu tratferito nel par adito: ma oltre che queste parole nel paradiso mancano nel testo greco, e i padri non le lessato , non potremmo neppure affermare eoo certezza quello che intendasi in quel Juogo pel paradiso : imperocch quanto al paradiso terrestre sembra indubitato , ebe ei fosse coperto dal diluvio, come tutte le altre parti del mondo. S. Girolamo spiega con queste parole: Enoch ed Elia trasportati co' loro corpi nel Cielo sotto il governo e disposizioni di Dio, * Cammini) con Do. LXX. piacque a Dio. \'ett.zn.La vita di Mainatala fu'di novecento sessanta nove anni. Essendo egli nato 1' anno 687 , ed essendo vissuto 9'19 anni . egli per conseguenza mor 1' anno del mondo i656, vale a dire l'anno stesso del diluvio, e pochi di prima dello stesso diiuvio , come not s. Girolamo, e &li Ebrei.

29 Vocavitque nomen ejus Noe , dicens : Isteconsolabitur nos ab operibus et laboribus manum nostrarum in terra , cui maledixit Dominus. So.yixitqueLamech, postquam genuit Noe , quingents nonaginta quinque annis , et genuit filio*- et filius 31. JLt facti sunt omnes dies Lamechj septingenti septuaginta septem anni , et mortuus est. Noe verojcum quin gentorum esset annorum, genuit SemtCham% et Japheth.

29. E gli pose nome No dicendo : Questi sar nostra consolazione ne' travagli e nelle fatiche delle nostre mani in questa terra, che stala maledetta dal Signore. 30. E visse Lmech, dopo aver generaloNo, cinquecento novantacinque a n n i , e gener figliuoli e figliuole. 31. E tuttala vita di Lamch fu di settecento setlantasette anni , e si mori. Ma No , essendo in et di cinquecento anni, gener Sem Cham 3 e Japheth.

Vres. 20. Questi sa fa nostro, consolazione ec. Lamech con profetico spirito previde a quali cose era destinalo da Dio il figliuolo ; e perci gli pose il nome di No, che qui s* ioterpreta consalatore. Or iu pi maniere No sar la consolazione degli uomini. Primo, perch egli sar il ristoratore del genere umano sepolto sotto il diluvio : secondo, perch nel merito di sua virt e in grazia del suo sacrifzio dopo il diluvio Iddio benedir la lena; alla qual cosa sembra che alludano specialmente le parole di Lamech: Questi s ar nostra consolazione ... sit qnestaterra maledetta da Dio : terzo , perch da lui nascer i) messia, il quale, secondo la parola dell' Apostolo , nostra pace. Vers.3 i. Essendo in et di cinquecento anni, gener Sem ec. Egli osi astenne dal matrimonio fino a queli' et, o sino allora non ebbe prole, o, se ne ebbe, i figliuoli di lui sedotti da'mali esempi degli altri, e abbandonatisi al vizio, meritarono di essere rigettati dalla famiglia del giusto loro padre. Vedi s. Agost. de cif, lib. xv. 20. Japheth fu il primogenito de'tre figliuoli di No,

CAPO VI. I peccali degli uomini causa del diluvio. No trovato giusto, ed a lui ordinata la fab brica dell' arca , nella quale si salv egli, e tut te le specie degli animali. 1. \~/ imque coepis1. I--* avendo prinsent homines multipli- cipiato gli uomini a cari super terram , et moltiplicare sopra la fila v procreassenty (erra 3 e avendo avuto delle figliuole, 2. V~ident.es filii Dei 2. 1 figliuoli di Dio filias hominum , quod vedendo la bellezza delessent pulcrae, accepe- le figliuole degli uomirunt sibi uxores ex o- ni, preser per loro mo<r mnibus, quas elogerai. gli quelle che pi di tutte lor piacquero. 3. E il Signore disse: 3. Dixitque Deus: yon permanebit spiri- Non rimarr il mio spi-. tus meus in homine in rito per sempre u 11.'
Vers. i. e 2. Avtnfli) principialo g i uomini a moltipllcare 1 figlinoli di Dio vedendo te. Quello, che qui per una specie di recapitolazione viene a narrare M os , cominci ad accdere, secondo Teodoreto,intorno alla settima generazione, e circa'i tempi di Eooch. Da No adunque torna indietro Mos a descrivere la pessima condizione dell'et precedente al diluvio; e racconta per primaria orgine della corruzione degli uomini i matrimonii iontratti da' discendenti di Seth con le figliuole della stirpe di Caino: imperocch, secondo la comune interpretazione de'padri e degl'Interpreti callolic'i,figlinoli di Dio sono chiamati i figliuoli di Seta, nella stirpe del quale erasi conservata la piet e la relgione, come figliuoli e figliuole degli uomini sono chiamati quegli e quelle della stirpe diCaino che imitarono il loro padre. Vers. 3. Non rimarr il mio spirito per sempre <?.Spirlo di Do dicesi in quetto luogo l'anima e la vita data da Ini all'uomo col suo soffio divino. Din pertanto giustamente adirato centro degtLuominidice, ebe eoa conserver ancora ad essi la vita per

aeternum,quia caro est: eruntqne dies illius centum viginti annorum. 4. Giganfes autem erant super terram in diebus illis : poste/nam enim ingressi sunt filii Dei ad filias hominum, illaeque genuerunt, isti sunt potentes a seculo viri famosi.

uomo, perch egli carne : e i loro giorni saranno cento venti anni. 4- Ed erano in quel tempo de1 giganti sopra 3a terra: imperocch dopo che i figliuoli di Dio si accostarono alle figliuole degli uomini, ed elle fecer figliuoli,ne vennero quelli possenti in antico, e famosi uomini. 5. Videns autem 5. Vedendo adunque Deus , quod multa ma- Dio j come grande era litia hominum esset in la malizia d^gli uomini terra , et (i) cuncta co- sopra la terra; e tulli i gitatio cordis intenta pensieri del loro cuore esset ad malum omni erano intasi a mal fare continuamente, tempore, (i)//?/r, 8.21. Matth. 16.19.
l u n g o tratto di tempo , perch ei son divenuti tutti caroal;*ale a d i r e vivono, come se non fossero altro che carne, e non ad altro pensar dovessero, ebe a soddisfare la carne. Fissa perci il termine di sua pazienza a cento anni, dopo de' quali dar di mano al gastigo. Dio a d u n q u e de n inizi agli uomini il d i l u v i o l'anno 48o di No, v e n t i a n n i p r i m a che egli avesse il primo de' tre f i g l i u o l i ; perocch il d i l u v i o cominci 1' anno 600 della vita di No. Vedi s. Agost. de civ. lib. xv. 24. Vers. 4 Erano in quel tempo de'giganti ee.Quello che nella nostra volgata t r a d o t t o colla voce gganti,a altre antiche versioni tradotto nomini violenti , uomini impetuosi. Mos descrvendo la cagione del d i l u v i o racconta , che d a ' m a t r i m o n i i d e l l e figliuole di Dio co' figliuoli degli uomini ne nacque una Tazza di uomini di gran corpo e statura , e robusti , senza freno di religione, pieni di ferocia, e di genio di mal fare. Questi (dice Mos ) sono quegli uomini, de' quali tanta fu in q u e i tempi antichi la possanza e il g r i d o , che si acquistarono colle loro prepotenze. Quanto agli uomini di statura straordinaria, ne abbiamo de' d o c u m e n t i in vari luoghi della Scrittura, Deiit. ni. . Nam. xni. 33. 34. fed ancora t. Agostino de civ. xv. z3. Vers. 5, * Grande era la malizia. Ebr. Estrema,

G.Posntut eum.quod Jiominemfecissetin terra.Et taclus dolore cordis intrinseciiSi 7. Dele&o, Inquit, ho* minem, quem creavi , a /ade terrete, ab homine usque ad animantia , a reptili usque ad volucres coeli'.paentet enim mefecisset eos, 8. Noe vero invenit gratiam coramDomino. 9. Hac sunt generatane s Noe-, (i) Noe vir jus tu 9 , atque perfectus fuit in generatonibus suis, cum Deo ambulavii, 10. Et genuit tres fi' (i) Eccl. 44. 17.

6. S pent cT avpr fallo 1' uomo . E preso da intimo dolor di cuore, 7. Sterminer, disse egli 5 1' uomo da me crealo dalla faccia della terra , dall' uomo fino agH animali , fia'reilili fino agli uccelli dell' aria; imperocch mi penlo d* averli falli. 8. Ma Nolrov grazia dinanzi al Signore. 9. Questi sono i figliuoli generali da No. No fu uomo giuslo, e perfetto ne' suoi lemp, cammin con Dio. 10. E gener Ire fi-

Vers.6. Si pent eli ove? fatto ly nomo ec. Dio , cui milo compre presente, ed il qnale non soggetto n a pentimento , n rM#re , si dice pentirsi e dolersi , allorch p e r l a ingiustizia e ingratitudine degli uomini, risolte di toglier loro i docortfenti le grazie , detle quali era stato liberale con essi. Si* mili espressioni nelle Scritlr'e /le quali parlando agli uomini iron possono far uso, se tn di nn linguaggio intelligibile a questi ) servono a dimostrare 1' enorme gravezza delle ingiurie latte a Dio, e l'orrore che debbe avere l ' u o m o giusto della mostruosa senescenza degli umini verso del lor Creatore. * E preso. E colpito da intimo 'doler di cuore. Vers. 7. Dati' umo sino agli animali , ec. Cosi 1' uomo ptratto anche collapmatiotte di tutte quelle cose, delle quali gfi abusata io offesa del Signore. ^Vera, g. No fit nomo giusto 'perfetto we'jcr/oi tempi Graudissimo elogio d* un oino il mantenersi fedele nella perfidia e corruiiouc universale,

lios, Sem, Cham, et Japheth. 11. Corrupta est autem terra coram Deo, et rtpleta est niqutate. 12. Cumque vdisset Deus terram esse corruptam ( omnis guppe caro corruperat viam suam super terram)t 13. J)xit ad floe:Finis unwersae carnis venit coram me : repleta est terra iniquitate a facie eorum, et ego disperdam eos cum terra* i4- 1?ac libi arcam de lignis laevigatis : mansianculas in arca facies, et bitumine li' nies intrinsecus et extrinsecus.

gliuoli , Sem , Cam, e Japheth. 11. Ma la terra era corrotta davanti a Dio, e ripiena d'iniquit. 12. Ed avendo Dio veduto come la terra era corrotta ( perocch ogni nomo sulla terra nella sua maniera di vivere era corrotto), 13. Disse a No:La fine di tutti gli uomini imminente ne' miei decreti; la terra per opera loro ripiena d' iniquit , e io gli s terminer insieme colla terra. 14. Fatti un' arca di legnami piallati : tu farai nell' arca dell pie-, col stanze , e la invernicerai d bitume e d dentro e di fuori.

Vers, 12. * Nella sua maniera di vivere. Nel snovivere. Vers. i4- Fatti un' arca di legnami piallati. S, Girolamo crede, che l'ebreo significhi legnami inverniciati di bitume: ma del bitume i parla in appresso. Altri traducono legnami di ciprestot e dicesi che nel!' Armenia e nell' Assiria, dove credest che abitasse No, non vi sia altro legname atto a farne una graa nave, come 1' arca , fuori del cipresso. Farai nelV arca delle piccate ftanze. L'aulico autore delle questioni sopra la Genesi credette, che 1' arca fosse spartita u quattrocento di queste piccole stanze; altri ne mettono UD po* meno. Le invernicerai d bituma. I LXX., il Caldeo, il Siro, e fa maggior parte degl'Interpreti convengono colla volgala, che No si servi dell'asfalto , o sia bitume, in cambio di pece.

a5.E/ sicfacies eam: Trecentorum cubtorum erit longitudo arcae, quinquaginta cubtorum la Mudo, et triginta cubitorum altitudo illius. 16. Fenestram in arca facies , et in cubito consummabis summitatem ejusi ostium autem arcae pones ex latere : deorsum coenacula, et tristegofacie s in ea. # 17. Ecce ego addueam aquas diluvii super terram^ut nterficiam omnem carnemjn

15. E la farai in que sto modo: La lunghezza dell'arca sar di trecento cubiti, la larghezza di cinquanta cubiti, 1' altezza di trenta \6 . Farai nel!' arca una finestra , e il tetto dell'arca farai, che vada alzandosi fino a un cubito: farai poi da un lato la porta dell' arca: vi farai un piano di fondo, un secondo piano, e un terzo piano. 17. Ecco, che io mander sopra la terra le acque del diluvio ad uccidere tutti gli ani-

Vers. i5. La lunghezza dell' arca sar di trecento cubiti, la larghezza di cinquanta, e l'altezza di trenta. Poste queste d i m e n s i o n i , ne viene, ohe la capacit i n t e r i o r e dell' arca era di quattrocento c i n q u a n t a mila cubitU; e il c u b i t o misura di im piede e mezzo. Per la qual cosa stato gi da uomini dottissimi evidentemente dimoslsato , che uu tale spazio piuccli sufficiente per contenere t u t t i gli a n i m a l i , e tutto quello che abbisognava oell'arca. Vedi tra gli altri Buteo, Fvilkinsio presso ti Polo Synop. Crii. Sac.ee. Vers. j6. Farainell'arca un* finestra. Questa finestra dovea occupare uri assai grande spazio nella lunghezza dell' arca , e forse girava intorno all'arca all'altezza di u cubito, e avea 1 > $a gelosia. E il tetto dell'arca farai che ec. Vale a dire : il tetto dell* arca non sar pieno , ma ander sollevandosi sino al comignolo per l'altezza di un cubito. Rifarai il -piano fondo, nn secondo piano, ec. Giuseppe ebreo , e Filone dicono , che l'arca avea quattro piani : ma contano per un piano la carena. Nella carena alcuni mettono la provvisione dell'acqua , perch la figura dell'arca non avea bisogno di zavorra.

qua spiritus vitae est subler coelum : urwer' sa , c/uae in terra, sunt, cansummentur.

iQ.Ponam g u foedus m<;um tecum : et ingredieris arcam tu, et filii lu, uxor tua , et uxores filiorum tuorum teami. 19. El ex cunctis animantibus uniuersae carnis bina in duces in arcam, ut vivant tecum, masculini sexus et faentini ni. 20. Begli uccelli se20.De volucribus juxta genus suum , et de condo la loro specie ; e

mali, che Ijanno sprito di vila sollo del cielo : tulio quello che sopra la terra,ander in perdizione. 18. Ma io far il mio palio con te, ed enlre* rai nell' arca tu } e i tuoi figliuoli , la tua moglie , e le mogli dei tuoi figliuoli. 19. E di lutti gli animali d' ogni specie due ne farai enlrare nell'arca , maschio , e femmina.

Vers. 18. Entrerai nell'arca tu, e i tuoi figliuoli._, la, ina moglie ec. Dicendosi, ch'entreranno distintamenj^Ve, 6 i suoi figliuoli , la moglie di No, e le mogli de^jwwrfifigliuoli , viene ;. significarsi , che gli u o m i n i stette^*1 nell'arca separati dalle e! e UH e, e osservarono contineB*3, onde nel capo x. i , parlandosi rie' figliuoli , che ebbero i tre figliuoli di No, si dice che nacquero dopo il diluvio. Q u i n d i la separazione degl i u o m i n i d a l le lor mogli , usata n e l l a Chiesa Giudaica , e n e l l a C r i s t i a n a ne'.tempi di lutto e d' penitenza./^ec/ ffieron. in cap.\n. Zacctiar. v, l i . Vers. y.o. Entreranno leco. L' Ebreo? verranno a te, s' offer i r a n n o in certo modo a seguirti nell* arca per proprio loro istinto , ancorch s i e n o bestie feroci. Cos per volere d i v i n o si presentarono ad Adamo t u t t i ^li a n i m a l i , cap. il. 19. Vedi s. Agostino lib. xv. de civ. 27. Notisi, che dicendo qui il Signore, che di tulli gli animali di ogni sorte due ne entreranno nell* arca , maschio , e femmina , e lo stesso dicendo degli uccelli , g i u m e n t i , ec. dimostra a No la sua volont di salvare di ogni specie un maschio, e una femmina, riserbandosi a spiegare pi d i s t i n t a m e n t e il n u m e r o , ebe dovea mettersene neli^ arca secondo la qualit di m o n d i , o immondi,yedieap.'seguenle ve .2,

lumentis in genere suo, et ex omni reptili terrae secundum genus suum: bina de omnibus ingredientur teeum, ut possint vivere. 21. Tolles igitur te* cum ex omnibus escs, quae mandi possunt, et comportabis apud te: et erant tam tibi, quam illis in cibum. 22. Fecit igitur Noe omnia, quae praeceperat illi Deus.

de'giumenti di ogni specie y e di tulli i rettili della terra secondo la loro specie : due filtreranno teco n e l l ' a r ca affinch possano conservarsi. 21. Prenderai adunque leco di tutte quelle le cose , che possono mangiarsi , e le porte, rai in questa tua casa : e serviranno a te e a loro di cibo. 22. Fece adunque No tutto quello che gii avea comandato il Signore.

C A P O VII. Entrato No co1 suoi nelf arca, le*acq u per cento cinquanta giorni soperchiarono le cime di tutti i monti, e sommersero tutti gli animali. i. JLJixttjue Domii. Hi il Signore gli nus ad eum : Ingrede- disse,: Entra nell'arca re tu : et omnis domus tu , e tuttala tua famiVers. i. Di tulle quelle cote, che possono mangiarsi. L' Ebreo-.d' ogni soria di cibo solito a mangiarsi: lo che verrebbe a significare, ebe nell'arca facesse Dio portare da No cibo adattato a ogni specie d'animali , e etc i crtrmuj per esempio vi i ribassar di carni. Vedi Buteo de arca. Vers. i. Entra nell'arca ; cio preparati ad eutrarerei!'areav^di veri. 4. * Giano <tin({W>i & nie> Realmente giusto,

tua in arcani : te e.iim glia : imperocch io ts (i) vidi jus tum coram ho riconosciuto giusto me in generaliane hac. dinanzi a me iti questa ela. 2. Ex omnibus ani2. Di tutti gli animamantibus mundis lolle li mondi ne prenderai a septena et septena^ ma* sette a sette , maschio , sculum , et foeminam : e femmina : e degli ade animantibus vero nimali immondi a due im mundis duo et duo, a due , maschio, e femmasculum , et foemi- mina. nam. 3. Sed et de volati* 5. E parimenle*degli libus coeli septena et uccelli dell' aria a selle septena, masculum , et a settej maschio, e femfoeminam : ut salvetur mina : affinch se ne semen super faciem - conservi la razza sopra riwersae terrae. la faccia della lerra. 4- Adhuc enim et 4. Imperocch di qui post dies septem ego a sette giorni io far , pluam super terratn che piova sopra la ter(i) llebr. ii. 7. 2. Petr. 2. 6.
Vers. 2. Di tutti gli animali mondi ne prenderai a selle a sette. Ho creduto con s. Ambrogio, Crisostomo , Teodoreto , e colla maggior parte degl'interpreti, che tale sia il senso della nostra volgata , come dell' ebreo ; vale a dire, che di ogni spe eie di animali mondi debbano entrare nell'arca sette capi, e degli animali impuri noa sola coppia per ogni specie. Or degli animali puri ire coppie voglionsi destinare alla conservazione della specie , il settimo per sacrifizio, che offerse d fatto No , terminato che fu il diluvio , cap. VIL. 20. Veggiamo da questo luogo , che la distinzione tra gli animali moadi e immondi, ripetuta di po! nel Levitico , fu osservata anche sotto la legge di natura, mentre Dio ordina qui a No di osservare questa distinzione; Io che suppone, che a lui f.o*e gi nata. Vers. ^.Di qui a t ette giorni te, Da'dieci del secondo mese fino a'diciassette. No eseguendo l'ordine di Dio (lai di dispojr* re oai cosa nell'arca, e v' introdusse gli ammali,

ra per quaranta giorni e quaranta nolli : e sterminer dalla super* fiele della terra tulli i vventi falli da me. 6. Fece adunque No tuttoquelloche gli aveva comandalo il Signore. 6. Ed egli era in et 6. Eratque sexcentorum annorum , quan- di seicento anni , allordo diluvii aquae inun- ch le acque del diluvio da verunt super terra m. inondarono la terra. 7. Ed entr No ,e i 7. Et (i) ingressu? est Noe , et filii ejus , suoi figliuoli, e la monxorejus-et uxores fi- glie di l u , e le mogli liorum ejus cum eo in de'suoi figliuoli con lui arcam propter aquas nelP arca a motivo delle acque del diluvio. diluvii. 8. E degli animali 8. De animantibus quoque mundis, et im- ancora mondi , ed immundis , et de vulucri' mondi 5 e degli uccelli , bus , et ex omni, quod e^di tutto quello che somovetur super terram , pra la terra si muove. g. Entrarono con No 9. Duo et duo ingressa sunt ad Noe in ar- in coppia-nell' arca macam , mas^ulus , etfoe- schio, e femmina, conm ina t sicut praecepe forme il Signore avea ordinato a No rat Dominus Noe. io. E passati i selle 10. Cumque transis$ent septem dies, giorni , le acque del diquae diluvii inundave- luvio inondarono la terra. runt super terram. (i) Matlh. 24 3?. Luc' 17- Petr' 3- 20Yers, 9. * Entrarono con JVo, L'orig. spontanei vennero,

quadraginta diebus et quadraginta noctbus t et delebo omnem sub' sfantiam^ quam feci de superfcie terrae. 6. Fecit ergo Noe omnia , quae mandaverat ei Dominus.

il. Anno vexcentesi/no vitae Noe, mense secundo , septimodecimo die mensis , rapii sunt omnes fontes a-

li. L' anno secentesimo della vita di No , il secondo mese a' diciassette del mese , si squarciarono tutte le

Vers. i l . Iranno secentesimo della, vita di Noe.Noe adunque era nell' anno secentesimo, di sua et, quando cominci il diluvio. Egli a d u n q u e d a l l ' a n n o 5oo ( o pittosto 480 , come dicemmo d i s o p r a ) fino a li'anno 600 della sua vita credette , e annunzio agli uomiui il d i l u v i o , bench la sua predicazione ( come la chiama s. Pietro ep. i. IM. 20 ) fosse schernita dagli, e rapi i , e t u t t o questo tempo la pazienza divina aspett i. peccatori i n v i t a n d o g l i a penitenza, come dice lo stesso Apostolo.. Il secondo mese. Vale a dire dell' anno civile , il qual anno cominciava verso l'equinozio d'autunno: imperocch,non essendo ancora stabilito 1' anno sacro, crediamo che Mos non abbia potuto parlare se non dell'anno civile* Cosi il principio del diluvio, cha fu a' diciassette del mese secondo, viene a cadere nel novembre, Si squarciarono tutte le sorgenti del grande abisso , e si aprirono le cateratte del Cielo Due cagioni del diluvio si assegnano qui da Mos. Primo la acque del grande abisso; quelle .acque , dalle quali al principio del mondo era coperta la, terra ; e le quali secondo l'ordine di Dio si ritirarono ne' vasti seni gi preparati a riceverle , traboccarono da tutte le parti opra la terra. la secondo luogo, quella immensa quantit Tacque, alla quale Dio aveva dato luogo opta del firmamento. Noi non cerchiamo altra prova d' uu fatto s grande e rniraco. loso, fuori della parola di Dio. Pu essere, che la filosofa trovi delle difficolt e difficolt anche grandi per intendere e spegare questo fatto: ma il fatto non lascier di esser vero e iodubitato, bench la corta nostra ragione non possa arrivare a comprendere il modo , onde siaawenuto. La divina autorit di Mos, cos ben provata da tutto quelle che per ministero di lui oper il Signore , sufficientissimo a farci chinar la testa in ossequio della fede dovuta alla parola di lui, che parola di Dio. Ma lo stesso Dio ha voluto, ebe la memoria di questo f a t t o s i conservasse nella tradizione de'popoli, e non solo dei popoli del mondo antico, ma anche di quelli del nuovo, dove certamente non ne fu tolto il modello dalle nostre Scritture. La storia naturale, e la fisica confermano la tradizione ; onde noi potremo concludere con le parole d' uno de* pi violenti nemici della religione , che a dubitare del diluvio vi vuole un'estrema ignoranza, od uri* estrema os(inastone, ogni volta che si rifletta alla concorde testimonianza della fisica^e dell'ista*

&y$si magnae,etcaler- .sorgenti del grande ctae coeli apertae sunt. abisso, e si aprirono le cateratte del cielo. 12. Et facta est pi* 12. E piovve sopra la va super terra/n qua- terra per quaranta giordraginta diebus >et qua- ni , e quaranta notti, draginta noctibus. 13. In articulo diei 13. In quello stesso illius ingressus estNoe, di entr No, e Sem,e et Sem, et Cham , et Cham, e Japhelh suoi fiJapheth, filii ejus, uyor gliuoli , la moglie di illius, et, tres uxores fi- l u i , e le mogli de9 suoi Horam ejus cum eis in figliuoli con essi nella arcam. arca. i4- Eglino , e tutti 14. Ipsi* et omne animal secundum genus gli animali secondo la suum, universaque ju~ loro specie, e tulli i menta in genere suo, giumenti secondo i loro et omne , quod movelur generi , e tutto quello super terram in gene- che sopra terra si muore suo, cunctumque ve secondo la sua spe volatile secumdum ge- eie, e lutti i volatili se* nus suum , universae condo la loro specie, e
ria, e alla voce universale del 'genere umano, Il'dilavio aniversale adunque nulla ha di contrario alla ragione; ma egli u vero miracolo superiore alla ragione in molte sue circostanze: egli fu .opera di Dio, il quale volle eoa universale gastigo punire la uni vertale corruzione degli uomini, e lasciare a' secoli posteriori una terribile immagine della severit di sua giustizia affine di ritirarli dall'empiet. Veggasi nel giornale Ecclesiastico ali' anno 1762, mese di novembre, e dicembre, la spiegazione fisicoteologica del diluvi, e de'suoi effetti, opera dell'abate Le Brun, degna di esser letta, perocch salvando, anzi ponendo per fondamento , le due cagioni del diluvio toccate da Ms, espone con. molla semplicit e chiarezza questo grande avvenimento eoa tutto quello che ne segu. Vers. 13. In quello stette (fi. Ovvero , come altri traducono , nel principio di quel giorno, vale a dire del diciassettesimo dei f3es<-, secondo.

aves t omnesque volucres, io. Ingressa sunt ad Noe in arcam bina et bina ex omni carne, in qua erat spiritus vitae. t6. Et quae ingressa sunt, masculus , et /vernina ex omni carne introierunt , sicut praeceperat ei Deus : et inclusit eum Dominus deforis. 17. Factumque est diluvium quadraginta diebus super terram ; et multiplicatae sunt aquae i et elevaverunt arcam in sublime a terra. 48. Penemn&r enim inundaverunt et omnia repLeverunt in superficie terrae: porro arca ferebatur super aquas * 19. Et aqaae praevaluerunt nimis super

lutti gli uccelli , 6 tutto quello che porta ali. 16. Entrarono da No nel!' arca a due a due per ogni specie di ani-* m a l i , che respirano, ed hanno vita, 16. E quei, che v' entrarono , entraron di ogni specie maschio , e femmina , conforme ayea a lui ordinato il Signore ; e ve lo chiuse per di fuori il Signore. 17.E venne il diluvio per quaranta giorni sopra la terra, e le acque face va n cresciuta*, e f* cer salire 1' arca molto in allo da terra. r8, Imperocch la inonda^one delle acque fu grande : ed lle co* privano ogni cosa sulla superficie della terra ma 1* arca galleggiava sopra le acque. 19. E le acque ingrossarono formisura

Vers. 16. E ve lo chiute per di fuori il Signore. \\ Signore a forse per ministero d' u Angelo, fece inverniciar per di fuoro col bitume tutto all'intorno la porta dell'arca. Siccome in tuliquesto gran fatto spira per ogni parte l'ira di Dio coutro gli era^ pii, cosi spicca del pari la carit, e la bont di Dio verso del giui sto, e verso la sua famiglia, e verso gii animali stessi cornute^ a l l a cura di No.

terrama operlique sunt sopra la terra : e rimaomnes montes excelsi ser coperti tutti i monsub universo coelo. ti sollo il cielo tulio guanto, 20. Qundecim cubi20. Quindici cubili tis altior fuit aqua su- si alz 1' acqua sopra i per montes, quos ape- monli, che ayea rico. perii. ruerat. at. (i) Consumpta21. E ogni carne, ebe que est omnis caro , ha moto sopra la terra, quae movebatur super rest consunta , gli ucterram, volucrum, ani* celli, gli animali, le fiemantium , bestarum , re , e tntli i reitilij che omniumque reptilium , strisciano sulla terra : quae reptant super ter" tutti gli uomini, rarn^i universi homi" n<$. 22. E tutto quello 2. Etcunctat in quibus spiraculum vitae che respira , ed ha vita est in terra , mortua sopra la terra, peri. sunt. 23.E fu perduto ogni 23. Et delevit omnem substantiam> quae corpo vivente , che era erat super terram, ab sopra la terra , dall' uonomine usque ad pe- mo fino alle bestie, tancus, tam ^reple , quam to i rettili, che gli ucvolucres coeii) et deleta celli dell' aria , lutto fu sunt de terra ; re man sterminato dalla (erra : sit autem s olii s JVipe, e rimase solo No , e et qui cum eo erant in quei che eran con lui, nell'arca. arca. ( i j Sap. io, 4 Ecel.Sy. 28. i. Petr. 3. 20,
Veri. 20. Qundici cubiti ti alz V acqua sopra i monti. Cnt\ n e s s u n gigante, uessun animale pol salvarsi sojua alcun monte

24 Qbtinueruntque 24. E le acque signoaquae terram centum reggiarono la terra per cento cinquanta giorni. quinquaginta diebus.

C A P O VIIL
Scemate a poco a poco le acque del diluvio, do* po aver messo fuori il corvo, e la colombaJSo esce fuori con tutti quelli cH eran nel? arca : e alzato un altare , offerisce a Do olocausti in rendimento di grazie : onde placato Dio promette , che non sar mai pi il diluvio. i. f\ecordatus autem Deus Noe , cunclorumque animanum , et omnium jumentorum j quae erant cum eo in arca.adduxit spiritum super terram , et imminvtae snn,t&iu&e* a. Et clausi sunt fon ies abyssi et cataractae coeli : et prohibii. iVJLa il Signore ricoridandosi di No , e di tulli gli animali , e di tulli i giumenti chtr erano con esso nell'arv ea, mand il vento sopra la lerra , e le acque (Ufftpttroai). a. E furo chiuse? le sorgenti del gra/ide, abisso , e le cataratte.

' Vers. 4- Per cento cinquanta giorni, la questi cento cinquanta giorni si computano anche i quaranta giorni della pioggia. Vedi Perer. Vers. i. Mando il vento sopra la terra. Questo vento gagliardo non tanto per sua propria efficacia , quanto per divina virt dovea parte consumare le acque, e alzarle in vapori, parte respingerle ne' gran seni ond' erano state tratte. * Le acque diminuirono. Calarono. Vers. ?.. E furono vietate le pioggie dal cielo- Dio trattenne ogni pioggia per sette mesi, e pi, cio da'diciassette del settimo mese , in cui le acque cominciarono a scemare -, fino a'ventisette del mese secondo del seguente anno, vers. i4> * Mietale te ptoggt'e, Trattenute,

tae sunt pluvae de eoe- Bel cielo; e forono vie* tate le pioggia dal cielo* lo. . 3. "Reversaeque sunt 3. E le acque andan* aquae de terra euntes , do , e venendo si partiet redeuntes \ et, coepe- vano dalla terra: e prinrunt minui post cen- cipiarono a scemare dotum quinquaginta dies. po cento cinquanta giorni. 4. E 11 arca si pos il 4- Requevitque arca mense septmo, vigesi- settimo mese a' ventimo septimo die mensis sette del mese sopra i sup&r montes Arme- monti d' Armenia, niae. 6. E le acque andava5. At vero aquae ikant t et decrescebant no scemando sino al deusque ad decimum men- cimo mese: perocch il semi decimo enim men- decimo mese , il primo se^ prima die mensis, giorno del mese, si scoapparuerunt cacumina prirono le velle dei montium. monti. 6. E passati quaranta 6. Cumque transisseni quadraginta dies, giorni, Noe, aperta la fiaperiensNoefenestram nestra , che avea falla arcae , quam fecerat, ali' arca, mand fuori il dimisit corvumi corvo:
- Vel'. 4- Sopra i monti cP-Armtna.U Ebreo legge.- topra le montagna di Amrat: II Caldeo: sopra i monti Cordn, chiamati Gordidi, da altri rferittori. S. Girolamo scrive , che il monte rarat una parte del monte Tauro. Che l'arca si posasse sui monti dell'Armenia, vien riferito anche da varii scrittori profani citati da Giuseppe e da Eusebio, e lo stesso fatto confermato dlia tradizione di quel paese, conservata fino al di d'oggi, intorno alla quale vedi s. asilio di Seleucia , orai, iv.de arca. 1 * A* ventisette del mese. Ebr. a? diciassette. Vera.5, // decimo mese. Non dal cominciamento del diluvio , ma dal priocipio del iccentesimo anno dalla venuta di No, co* cne apparisce dal ver s, 13. e 14., e dal capo precedette vefVu.

7. Qui egrediebatur, et non revertebatur , done siccarentur a* quae super terra/n. 8. Emisit quoque co lumbam post eum , ut videret si jam cessas* seni aquae super faciem terrae. g. Quae cum non invenisset, ubi requie scerei pes ejus , rever <sa est ad eum in ar' eam: aquae enim erant super universum ter" fam : extenditque ma' num , et aperehensam intulit in arcam. io. Exspectatls au* lem ultra septem diebus aliis, rursum di-

7. Il quale usci , e non torn fino e tanto che le acque fosser seccate sulla terra. 8. Mand ancora dopo di lui la colomba , per vedere se fossero finite le acque sopra la faccia della terra. 9. La quale non avendo trovalo , ove fermare il suo piede, torn a lui nell' arca : perocch per tutta la terra eran le acque ; ed egli stce la mano, e presala la mise dentro 1* arca. 10. E avendo a s pe 1tato sette altri giorni, mand di nuovo la co

Vers. 7.11 quale usci e non torn.NelP Ebreo manca la particella negativa,- ma i LXX. , il Siro, e tutti i padri hanno la lezione della volgata ; e 1' Ebreo con varii dotti interpreti si pu beo conciliare col Latino: imperocch queste parole il corvo lisci andando e tornando posaon significare, che il corvo veggende' cadaveri sopra i monti, amando di farne pasto , non tornava a Mos dentro I' arca; ma perch a cagione del gran fango non potea nemmen posare sopra la terra , andava a riposarsi sul tetto dell' arca. Fino a tantoch Vacque fattero seccate. Questa maniera di parlare non significa, che il corvo tornasse poi, quando le acque furono seccate, ma solamente, che per tutto quel tempo prima dell'asciugamento delle acque, egli mai non torn dentro l'arca; onde No non poter per tal mezzo sapere, in quale stato fosse la terra; e di fatto non vi torn egli mai pi, nemmeno dopo. E' da notarsi questa espressione, che trovasi anche in altri luoghi delle Scritture, Vedi Matlh, i. verj, ult,.J?t, 109,2. ce.

misti cotumlam ex arca. 11. At illa venit ad eum ad vesperam, portans ramum olivete virentibus folis in ore suo.lntellexit ergo Noe, quod cessassent aquae Super terram. 12. Exspectavitque nihilominus septem alios dies : et emisit columbam , quae non est reversa ultra ad eum. , 13. Igitur sexcentesimo primo anno , pri' mo mense, prima die mensis\imminutae sunt aquae super terram: et aperens Noe tectum arcae aspexit viditque

tomba fuori dell'arca* i l Ma ella torn a lu alla sera , portanda in bocca un ramo di ulivo con verdi foglie. Intese adunque No , come le acque erano cessate sopra la terra. i 2. E aspett nondimeno sette altri giorni, e rimand la colomba , la quale pi non torno a lui. 13. V anno adunque secentesimo primo di No , il primo mese , il di primo del mese, le acque lasciaron la terra : e No avendo scoper-' chiato il tetto dell'arca

Vers. l i . Torno a lu alla sera, ec. Ella, dice il Crisostomo, passo il giorno a mangiare ; la seta poi, fuggendo il freddo notturno, se ne torn a trovare sua compagnia. II ramoscello d'olivo che ella portava , pot benissimo serbare la sua verdura anche un interno anno sotto dell'acque, affermando Plinio che il lauro e 1' olivo vivono e fruttificano anche nel mar Rosso: Vedi anche Teophrast. hitt.plani, lb, 4 8. Il ritorno adunque della colomba, e molto pi il ramoscello d'olivo fece intendere, ebe non solo i monti pi a l t i , ma anche le colline, dqve bei) riesce i' olivo, erano asciutte. A! Vers. l3. Mir ,e vide che la superfcie della terra ec. Una tal vista quanto dovea consolare No , e qual impeto dovea svegliare i u lui di uscire fuori dell'arca! ma egli si sta in pazienza aspettando P ordine di Dio: qual virt e qual fede! La terra era senz'acque; ma v'erano ancora la belletta e il fango che non permette vano di camminarvi. * Le acque scemarono tutta terra,. Lasciarono la urr.

quod essiccata esset mir, e vide, che la superficie della terra era superficies terrae. asciutta. i4- Il secondo mese , 14. Mense secundo , septimo et trigesimo a'ventisette del mese, die mensistarefacta est la terra rimase arida. terra. 15. E Dio parl a 15. Locutus est aiir lem. Deus ad Noe, di' No, dicendo: cens : 16. Esci dall'arca tu, 16. Egredere de area, tu, et uxor tua., filii e la tua moglie, i tuoi fui, et uxores filiorum figliuoli e le mogli de' tuoi figliuoli con te. luorum tecum. 17. Conduci leco fuo17. Cuncta anima na , quae sunt apud te ri tulli gli animali, che ex omni carne, tam in sono insieme cori te, di volatilibus, quam in be- ogni genere , tanto vosliSi et universis re- latili , che bestie, e retptilius, quae reptant tili, che strisciano sulla super terram : educ te- terra , e scendete sulla cum, et ingredmni su* terra : Crescete e molper terram : ( i ) Cresci- li plc te. te., et multiplic amini su? peream. 18. E usc No, e con 1.8. JEgressus est ergo Noe, et filii ejus , u- esso i figliuoli d lui, e xor illius, et uxores fi- la sua moglie, e le mogli, de' suoi figliuoli. tiorum ejus cum, eo. 19. E tutti ancoragli 19. Sed et omnia aninantia, jumenta, et animali, e le bestie e i reptilia, quae reptant rettili, che strisciano super terram, secun- sulla terra, secondo ia dum genus suum, e- loro specie , uscirono gressa sunt de arca. dell'arca.
(i) Sap. 1. 9.7. 9.8. Infra, g. i. -.

20. Aedificavit autem Noe altare Domino : et tollens de cunctis pe~ coribus, et volucribus mundisjobtulit 1iolocau~ sta super altare. 21. Odoratusque est Dominus odorem suavitatis, et at: "Nequaquam ultra maledicam terrae propter homines: (i) sensus enim, etcoguado humani cordis in malum prona sunt ab adolescenza sua: non igitur ultra percutiam omnem animam uiveitem, sicut feci ; i 22. Cunctis diebu^ errae sements etmes* $s, frigus et aestu$\ aestas et hiems, noti etdies non requiescent.

20. E No edific un aliare al Signore : e prendendo di tulle le bestie, e uccelli mondi, gli offer in olocausto sopra l'aliare. 21. E II Signore grad il soave odore, e disse: Io non maledir mai pi la terra per le colpe degli uomini: perocch la mente , e i pensieri degli uomini sono inclinati al male fin dall' adolescenza: io adunque non mander pi flagello sopra tulli i vivenl, come ho fallo. 22. Per tulli i giorni della terra non mancher giammai la semenza e la messe, il freddo e il calore , l'estate e il verno, la nolte e il giorno.

(i) Sap. 6. 5. Maith. 15. 19.


Ver*, ai. Il Signore gratti il soave odore. S. Gio. Crisostomo: La virt del giusto cambi in dolce fragranza il fumo, e ii sito delle,arfe vttime. Io non Maledir mai pi la terra ec. Dio promette Ai non punire mai pi con simil fustigo universale 1' umana malzia, e Che avr cornpassio.ne dell' infermit degli uomini, e della proJ>nsione loro al male ; propensione nata con essi per difetto della corrotta natura.NVedesi qui notata la colpa originale e la concupiscenza cte mscono coli' uomo, e sono il principio di tutti i peccati. Vers. 32. ffon mancher giammai la semema, ec. Le vicissitudini delle fatiche di seminare e raccogliere, le vicissitudini

C A P O IX.

Dio benedice No, e i figli ; e assegna loro per cibo tutti gli animali insieme co"1 pesci, proibendo pero il sangue. Il patto tra Dio e gli uomini del non mandar pi, le acque del diluvio confermato coli' iride. Cliam , ch' avea schernito No nella sua ebbrezza, maledetto nel figlio Chanaan. ; Sem, e lapheth son benedetti. j. fjenedixltqueDeus Noe, et filiis ejus. Et dijcit ad eos : ( i ) Crescite et multi pii camini) et replete terram. 2. Et terror vester, ac tremor sit super cuncta animatici terrae, et super omnes volucres
fij Supra t. 22. 28. 8. 17. dell'anno, l'estate e il verno, finalmente le vicissitudini de'temporali, il freddo e il caldo, l'alternativa delle notti e de'giorni, promette Dio, che saranno costanti sino alla fine del mondo. Vers. j . * Crescete e molliplicale ec. Pu equivalere al futuro : crescerete e moltipllcherete e riempirete la terra. Cosi Cap. I. v. 28. Vers. 2. E temano e tremino dinanzi a voi ec. Effetto di questa legge posta da Dio si , che le bestie pi forti e robuste dell'uomo lo rispettino, n ardiscano mai di offenderlo, se non forse 'offese da lui, o strette dalla fame. Plinio racconta, che l'elefante s'impaurisce al solo vedere le pedate di n uomo ; e che le tigri appena veduto un cacciatore trasportano altrove i teneri loro parti , come se un istinto interiore avvertisse le bestie, che l'uomo il loro antico signore. Cosi Dio ha voluto conservare all'uomo "na porzione di quest'assoluto dominio, che egli avea conceduto a Adamo innocente.

1. L> Dio benedisse No , e i suoi figliuoli.; E disse loro : CresQete ^ e moltipllcate , e riempile la terra. 2. E temano, e tremino dinanzi a voi tutti gli animali della terra , e lutti gli uccelli

coeli cum universis , quae moventur super terrami omnes que* pisces maris manui vestrae traditi sunt. 3. Et omne quod move tur, et vivit, (i) eri/ vobis in cibumi quasi ciera virentia tradidi vobis omnia; 4. (2) Excepto, quod carnem cum sancitine non comedetis.
(i) Supr. i.

dell'aria, e quanto si muove sopra la terra : tutti i pesci del mare sono soggettati al vostro potere. 3. E tutto quello che ha moto e vita, sar vostro cibo : tutte queste cose io do a voi, come i verdi legumi ; 4. Eccetto che voi non mangerete carne col sangue.

(i) Lev. 17. 14-

Vers. 3. Tutto quello che ha moto e vita far vostro cibo , Dio permette l'uso delle carni degli animali. Il Crisostomo, Teodoreto, e molti interpreti moderni credono, che avanti il diluvio 4*E>n fosse proibito assolutamente 1' uso delle carni ; ma che gli uoinini pi religiosi, come i discendenti di Seth, se ne astenessero, perch Dio (cap. i. vers. 29.) avea assegnato per cibo ali uo4o non le carni, ma i legumi. Vedi detto luogo. Questa permissione di Dio secondo s. Girolamo, restringessi a quegli animali, che sono mondi, imperocch egli crede, che la distinzione di animali mondi e immondi ( la quale abbiamo detto di sopra essersi ' " osservata riguardo a' sacrifuii ) avesse gi luogo anche per 1 uso de' cibi. * Verdi erbaggi. Legumi. . , Vers. L Non mangerete caricai sangue. In virt di questa legge, rinnovata poi nel Levitico vn. 6- XVH.'II. 14- fu proibito di mangiare il sangue o rappreso nelle membra degli animali o da essi separato La ragione di tal proibizione si , primo, d iti, fonder negli omini maggior avversione dallo spargimento del 5 angue umano, Oers. 5.: secondo, perch Dio volle che il sangue, che quasi la vita dell'animale, a lui solo fos|Se offerto m sacrihzio in cambio della vita dell'uom peccatore. Vedi Levil. xvn. . Questa legge fu rinnovata di poi dagli Apostoli nel concilio di ^Gerusalemme (Atti xv. 29.) e fu osservata in molte Chiese anche *per mtti secoli. Ma siccome non per altro era stata introdotta, se iona fine di facilitare ali Ebrei tenacissimi delle lor costumante 1' ingresso nella Chiesa d Ges Cristo ; quindi e che lino da' tempi di s. Agostino cominci questa legge a non essere pm

6. Sanguinem enim animarum vestrarum requiram demanucunctarum bestiarum : et de manu nominis, de manu viri^ et fratris e~ jus, requiram animam hominis. 6. (i) Quicumque effudert humanum sanguinem, fundetur sanguis illius-, ad imagi* nem (juippe Dei factas est homo. 7. ( 2} Vos autem crescite, et mulplicami'

o. Imperocch io far vendetta del sangue vostro sopra qualsisia delle bestie: e far vendetta della uccisione di un uomo sopra 1* uomo sopra T uomo fratello di lui. 6. Chiunque sparger il sangue dell' uomo, il sangue di lui sar sparso : perocch 1* uomo fatto ad im in a gin di Dio. 7. Ma voi crescetele moltiplicate, e dilatate-

(i) Matth. 26. Sa. Apoc. 13. ao, (*) Supra, i. 28. 8. ij. osservata in molti luoghi, e a poco a poco cess interamente, attenendosi i Cristiani a quella parola di Ges Cristo: Non quello che entra j?er Im bocca imbratta P uomo, Vedi Augusti lib. xxxn. corat Faust. cap, f 3. -..* Vers. 5. Io faro vendetta del sangue vostro sopra qualsisia delle bestie. Dimostra, che la ragione della precedente proibizione si di allontanare quel pi gli uomini dallo spargere il sangue umano. Io punir le bestie istesse che avranno commesso un simil delitto, affinch l'uomo apprenda , quanto debba rispettare il sangue dell'altro uomo. Vedi Exod. xxi. 28. Faro vendetta ... sopra P uomo, sopra V uomo fratello di lui. Questa repetizione aggrava il delitto dell'omicidio, rappresentandone l'iniquit : far vendetta sopra dell'uomo della uccision? fatta da lui di un uomo, di un uomo che suo prossimo e suo fratello. Vers. 6. Chiunque sparger il sangue dell1 uomo, il sangue di lui sar sparso. Vale a dire, giusto che sia messo a morte chiunque ad un uomo avr data la morte. Alcuni Vogliono qui stabilita la legge, che dicesi del taglione, in virt della qnale permettevasi di vendicare il sangue col sangue, la morte colla morte: il qual diritto dopo la fondazione della societ pass v&f teramcnte ne' rettori e magistrati delle medesime societ.

ni," et ingredimin super terram, et implete eam. 8. Haec quoque dixit Deus ad Noe, et ad fi' Kos ejus cum eoi g. Ecce ego statuam pactum meum vobiscumt et cum semine vestro post vos \ 10. Et ad omnem animam vventem^ quae eStvobiscum tam in vo+ foribus, quam in jumentis, et pecudibus terras cunctis> quae egressa sunt de arca* et universis bestiis terrete. 11. (i) Statuam pactum meum vobiscum^ M nequaquam ultra interficietur omnis caro aquis diluvii, neque erit "deinceps diluvium dis$pans terram. 12. Dixitque Deus: Hoc signum foederis, <Vfc-54 9-

vi sopra la terra, e riempitela. 8J)isse ancora Dio a No , e a* suoi figliuoli con lui : 9. Ecco che io fermer il mio patto con voi, e con la discendenza vostra dopo di voi : i o, E coti tulli gli animal viventi, che sono con voi tanto volatili , come giumenti , e bestie della terra con tutti quelli che sono usciti dall'arca, e con tutte le bestie della terra. 11. Fermer il mio patto con voi, e non saranno mai pi uccisi colle acque del diluvio tutti gli animali, n diluvio verr in appresso a disertare la terra. v 12. E disse Dio : Ecco il segno del patto,

Ver, io. E con lutti gli animali viventi cha fono fon voi ec. Con queste parole Dio s'impegna a conservare sopra la terra tutt>p le specie degli animali, a provvederle di cibo, e di nutrimenti^-e. ji perpetuarne la fecondit. Cos Ges Cristo ci assicura nel ino Vatgelo, che neppur uno de' pi piccoli volatili dimenticato da Dio. Vers. n.* Uccisi, Fatti morire,

quod do inter me % et voS) et ad omnem animam viventem , quae est vobiscum in generatlones sempiternas . 1 3. Arcum meumponam in nubibus, et erit signum foederis inter me , et inter terram. 1 4 ( i ) Cumque obduxero nubibus coelum , apparebit arcus meus in nubibusi 16. Et recordabor foederis mei vobiscum ,
Ci)

ch' io fo Ira voi, e me , e con tulli gli animali viventi, che sono con voi per generazioni eterne. 13. Porr il mio arcobaleno nelle nuvole, e sar il segno del patto tra me, e la terra. i4 E quando io avr coperto il cielo di nuvole, comparir il mio arco nelle nuvole : 15. E mi ricorder del patto , che ho eoa

Ecd. 43. 13.

Vers. 13. Porr il mio arcobaleno nelle nuvole. La maniera di parlare di Dio, e quello che egli vuol che significhi in appresso agli uomini l'arcobaleno, sembra, dimostri assai chiaro, c|ie questo non erasi veduto giammai prima del diluvio : bench non sia da dubitare, che per tutto quel tempo non mancaron le piogge : imperocch, lasciando le altre riflessioni da parte, nissun potr comprendere, come le nuvole, o sa i vapori esalati continuamente dalle acque della terra, e accresciuti in infinito per lo spazio di due mila anni si potessero sostenere nell'atmosfera wn*, za mai sciogliersi in pioggia. L'iride adunque manc prima del diluvio, non perch mancassero le pioggie \ ma perch le acque superiori, delle quali abbiamo parlato al cap. vii. 11., impedivano , che potesse aver luogo questo fenomeno. Tolte questa acque superiori", le quali si versarono sopra la terra, e non ritornarono pi ali* antica loro sede, pot allora vedersi l'iride, ed essere un segno nuovo e infallibile, che il diluvio non sarebbe mai pi. Vedi la spiegazione, d cui sopra, vn. 11. E sar il segno del patto tra me e la terra. Il Caldeo poria : del patto tra il mio Verbo, e la terra ; accennando, come il Figliuolo di Dio stato il mediatore di tutte le alleanze tra Dio e gli uomini; perch tutte hanno avuto per oggetto e fine la grande e divina alleanza , che egli dovea contrarre con noi nella *fw incarnazione. * Porro, L'ebr. e i LXX. io pongo : io metto.

et cum omni anima vi" venie, quae carnem vegetai : et non erune ultra aquae diluvii ad delendum universam carnem. 16. Eritgue arcus in nubibus, et videbo illum , et recorda bor foederis 6* empitemi, quod pctum est interi) eumt et omnem animam viventem universe carnis, quae est super tertam. 17. Dixitque Deus ad Noe : Hoc erit signum foederis, quod jconsttu inter me, et ^nnem carnem super terram. * 18, Erant ergo filii JVbe, qui egressi sunt de arca, Sem) Cham et Japheth: porro Cham ipse estpater Chanaan.

voi, e con ogni anima vivente , che informa carne: e non verran pi le acque del diluvio a sterminare tutti i viventi. 16. E 1* arcobaleno sar nelle nuvole,e ioin veggendolo mi ricorder del patto sempiterno fermato tra Dio , e tutte le anime viventi di ogni carne, che sopra la terra.

17. E disse Dio a No: Questo il segno del patto, che io ho fermato tra me, e tutti gli animali, che sono in terra. 18. Erano adunque i tre figliuoli di No, che uscirono dall'arca, Sem, Cham, e Japheth : e Cham il padre di Chajiaan. ip. Questi sono i tre \$, Tres isti Jilii

Vers. 16. Io in reggendolo mi ricorder del patto sempiterno ec, Eg$ anche giusto per conseguenzar che gli uomini si ricordino anch'essi, in reggendo l'iride, del terribile universale castigo, col quale Dio puoi i peccati del mondo, e gratie rendano a Ipi della misericordia usata con essi. ^^Vers. io. E da questi s sparse il genere umano sopra tutta fil terra. Woe adunque non ebbe altro, che tre figliuoli, e da questi, dopo lo sterminio di tutti gli altri uomini nel diluvio, fu ripopolata la terra. Canaan nacque dopo il diluvio.

sunt Noe: et ab his disseminatum est omne genus hominum super universam terram. 20. Coepitcfue Noe vir agricola exercere terram, etplantavit vineam. 21. Bibensquevinum inebriatus est, et nudatus in tabernaculo suo. 22. Quod cum vidisset Cham* pater Chanaan, verenda scilicet patris sui esse nudata, nuntiavit duobus fratribus suisforas. 23. At vero Seni, et Japheth pallium imposuerunt humeris suisf et incedentes retror* sum operuerunt verenda patris sui.faciesque eorum aversae erant, et patris virilia non viderunt. 24' Evigilans autem Noe ex vino, cum di-

figliuoli di No, e da questi si sparse tutto il genere umano sopra tutta la terra. 20. E No , che era agricoltore, principi a lavorare la terra , e piantare una vigna. 21. E avendo bevuto del vino si inebri, e si spogli de' suoi panni nel suo padiglione. 22. E avendo veduto Cbam padre di Ghanaan la nudit del padre suo, and a dirlo a'due suoi fratelli. 23. Ma Seni, e la* pheth, messosi un mari* tello sopra le loro spal^ le, e camminando all'indietro coprirono la nudit del padre, tenendo le facce rivolte all'opposta parte , e non videro la sua nudit. 24. E svegliatosi No dalla sua ebbrezza, a-

* Sopra tutta ira terra. Per tutta la terra.


Vers. 20. c a i . E piantare una vigna: e avendo bevuto del vino ec. Fino a quell'ora gli uomini si erano contentati di mangiare 1' uve prodotte naturalmente dalla vite senza coltivarla , esenza estrarne il liquore. No fu il primo a pensare all'una, e all'altra cosa; e non sapendo ancora la forza del vino cadde per inesperienza nell' ebriet, la quale da tutti i Padri scusata da peccato, e fu figura di grandissimo mistero , come diremo.

dcisset , quae fecerat ei filius suas mi-* n or, 20. Aiti MLaledictus Chanaan, sfvus servorunt erit 'fratribus suis. 26. Dxitque: Benedictus Dominus Deus Sem\ sii Chanaan servus ejus. 27. DilatetDeus Ja*

vendo inteso quel che avea fatto a lu il suo figliuolo minore, 26. Disse: Maledetto Ghanaan , ei sar servo de' servi a' suoi fratelli. 26. E disse: Benedetto il Signore Dio di Sem ; Ghanaan sia suo servo. 27. Dio amplifichi Ja-

Vers. a/J- -W suo figliuolo minore. Oham : il quale venghiamo ad intendere, die era il pi giovine de'tre figliuoli di No; e ci senza paragone pi naturale, che il dire, che debba intendersi il nipote Ghanaan, di cui la Scrittura non ha parlato , se nou incidentemente di sopra al vers. 18. Vers. a5. Maledetto Chanaan. No non maledice il figliuolo Cham, ma s il nipote Chanaaa ; perch in primo luogo non vol^fc gettare la sua maledizione sopra un figliuolo , a cui Dio avea IKta la sua benedizione poco prima: in secondo luogo veniva ad esser punito forse pi sensibilmeute il padre colla punizione del figliuolo: in terzo luogo ottimamente No rivolge con profetico spirito la sua maledizione contro di Chanaan, perch i posteri d lui, i Ghananei, furono quelli, sopra-de'quali per la loro empiet venne a verificarsi visibilmente questa maledizione , allorch fu" rono sterminati, o ridotti in dura schiavit da'discndenti di SeM, o sia dagli Ebrei. Cos la maledizione di No non tanto una maledizione, quanto una profezia. Servo dservi. Significa servo 3|*fimo, e dellaspi abietta condizione, m Vers. 26. Benedetto il Signore Dio di Seni. Dall' altra parte Pfo veggendo col medesimo spirito i benefizii e le grazie, che t)io avrebbe a larga mano diffuse sopra Sem, e sopra i suoi postesi, si fl|plge con tenera gratitudine a benedire e ringraziare per esse i Signore. La massima delle prerogative di Sera dovea essere il culto del vero Dio conservato da'suoi discendenti, e il ?*a * e*ie 4ov^a nascer da questi. igjjjfers. 27. Dio amplifichi JapJieth, ec. li Signore dar a Japtieth un* amplissima posterit ; ma il Signore abiter nelle tende di Sena , e Chanaan sar suo schiavo. Tale il senso di questo verso secondo il CMeo; e questo senso seguitato da Teodoreto, dal Lirano, daJl'bulense, e da altri interpreti, No in questo

pheth) et iabilet in labernaculis Sem; sitfjue Chanaan servus ejus, 28. Vxit autem Noe posi diluvium trecentis tjuinc/uagi7ta annis.

pheth , o abili iie'padielioni di Seni , e Cbaw * uaan sia suo servo. 28. E visse No dopo il diluvio* trecento cinquanta aai.

versetto conclude la sua benedizione , predicando a Japhclli una numerosissima discendenza (Japheih il padre de'Gentili )j nidi ritorna a Sein, e ripete l'altissimo privilegio di lui d'avere Dio abitante nelle sue tende, non solo per ragione del culto di Dio conservato we' suoi posteri, ma molto pi per ragione di colui, nel quale abitar dovea corporalmente la Divinila, Colos. 11.9. per ragione del Messia, cio del Verbo di Dio, il quale fatto caine pose suo padiglione (cosi il Crisostomo Jo. i. 1 4 - ) e abito tra' discendenti di Seni : dopo di gi No ripete la sua maledizione contro di Chanaan: tpnto era egli certo dell'avveramento di sua predizione. Questa sposizione H fa qui vedere una chiara prilezias dell'incarnazione di Cristo. Non debbo per tacere, che molti Padri riferiscono quelle parole, e abiti ne*padiglioni di Sem, non a Dio, ma a Japheth; e intendono queste parole della vocazione de'Gentili, i quali entreranno nelle tende di Seni, quando si uniranno alla Chiesa di Gesii Cristo figliuolo di Sem secondo la carne. ^ * Amplifichi. Propaghi. Verjf, 48. falsse iVo dopo JLdiliivio trecento cinquanta anni. Abramo essendo nato Panno divento novantadue dopo il diluvio, ne segue perci, che egli visse con No cinquamtar lto anni. La lunga vita de'primi padri nell'ordine della divina previdenza fa, il mezzo di far passare la religione e il eulto di-Dio a tutti i io*~"t\ ro posteti. Noe (dice l'Apostolo) avvertito da Dio d cose, che ancora non si vedeano, con pio timore ando preparando l'arca per salvare la sua famiglia^ per la quale (arca) condann il mondo , e divento erede della giustizia , che vien dalla fede. Hebr. xi. 7. Per questa giustizia fu egli degno di essere una viva figura del Giusto per eccellenza , del vero Riparatore e Salvatore del genere umano, che dalla stirpe di lui dovea nascere , e< essere con migliori titoli il consolatorc, e la speranza djJ mondo- : La incredulit degli nomini, e il disprezzo, che questi fdero della predicazione di No, che egli invitava a penitenza, dimostrano, in qual maniera sar ricevuto il Messia dal suo popolo \ o lo stt-iminio di quelli per mezzo delle acque del diluvio presagisce la piena de'mali, e delle orrende sciagure, onde sar repentinameiv te oppresso il popolo Ebreo per aver rigettato il suo Cristo. Pe* di Mailh, xxiv. 3^. No, che riunisce nell'arca, e salva sopra Jc acque la sua famiglia, rappresenta vibilmente il ahdlore degi'i

9- Et impleti sunt 29 E tutta intera la I omnes dies ejus non- sua vita fu di novecengentorum quinquagin* to cinquanta anni, e si ta annorum: et mor- mori. tuus est, *
C A P O X.

Genealogia de figli di No da1 quali vennero le diverse nazioni dopo il diluvio, e nacquero tutti i mortali. i, (i) flae sunt generationes fiUorum "Sioe, &|0i, Cham, etJa pheth: natiaue sunt ejus filii post diluvium. i. v^uesti sono i discendenti de'figliuoli di No , di Sera , di Charn, e di Japheth: e questi i figliuoli nati ad essi dopo il diluvio. e. Figliuoli d Jax a. Filii Japhcth Corner, ctMagog, et Ma- pheth sono Gomer , e
(i) i. Par. i. 5,
uomini, il quale riunisce colla sua Chiesa ( fuori di cui non e salute ) la sua famiglia per santificarla, mondandola con la lavanda d? acqua mediante la parola di vita- Ephes, v. 26. La stessa ebbrezza di No con ci ci ne avvenne^ci dipinge al vivo l'estremo amore di Grato verso la Chiesa ; amore, che lo ridusse a spogliarsi di tutta la sua gloria, e ad esporsi alle ignominie , e gli scherni dei suoi nemici, e a offrire il pi obbrobrioso supplizio, nessun caso facendo della confusione : sostenne la croce, dispreizando la confusione. Ma due de'figliuoli di No rispettano, ed onorano la dignit del padre nella sua umiliazione,,e Ges Cristo in virt delle stesse sue^imiliazioni sar adorato qual tjj*0 ad PSS? Gentile figurato in^fapheth, e dall' ebreo fedele ^Jlitatpre diSr, e la maledizione, e l'ira star sino al fine eo^pra gli empi discendenti di Cham, opra i Giudei increduli, traditori , ed uccisori-del Cristo. Vers. 2. Figiijbli di Japhelh c. Presso alcuni scrittori Cristiani si trova scrtto, che No per ordine di Dio assegn a S%m

dai, et Javan^ et Thubalt et Mosoch, et Thiras. 3. Porro filii Corner, Ascenez, etRiphath, et Thogorma. 4- Filii autem Javan Elisa, et Tharsis, Cet~ tliim etDodanim.

Magog , e Macia i , e Javan , e Thubal, e Masoch, e Thiras. 3. E i figliuoli di Gomer, Asctnez, e Riphalh, e TJ|ogorma. 4. E i figliuoli di Ja van , Elisa , e Tharsis , e Getthinij e Dpdanim.

l'Oriente, l'Africa a Cam, e tutta l'Europa coli'isole, e le part settentrionali dell' Asia a Japheth, e che di questo spartimento ne lasci scrittura nelle mani di Sem. Questa divisione, della quale brameremmo di avere documenti pi certi, e pi antichi, pu combinare con quella che qui raccontata da Mos. Da'figliuoli di Japheth qui nominati, ^o Corner, Magog, ec., dopo la dispersione avvenuta a causa della edificazione di Babel discesero altrettante nazioni: ma il determinare, quale da ciascheduno di essi avesse 1' origine , cosa sommamente difficile, e sopra la quale per lo pii non possiamo avere, se non deboli congetture. Corner. Da Gomer molti credono derivati i Cimbri, o sia Germani. Magog. Questi creduto padre degli Sciti, de'Geti, e Massageti. Mudai. Per sentimento comune, da lui ebbero nome e origine i Medi. Javan. Da lui i Jonii, e forse tutti i Greci, Thubal. Da lui gli Spagnuoli, detti in antico Iberi: cosi s. Girolamo. Mosoch. Da lui i Moscoviti, e secondo altri, i popoli di Cappadocia. Thiras.'T?et. comun pareri^ padre de'Traci. Vers. 3. Ascenez. Nell'Ebreo Ascenaz. Egli popol l'Asia, ovvero secondo altri una provincia della Frigia minore, chiamata Ascenia, Riphat. Da lui i popoli della Paflagonia, ovvero quelli della Bitinia. V Thogorma. Da lui molti pretendono esser venuti i popoli della Turcomania, e i Turchi nominati da Plinio. Vers. 4- Kisa. Da lui forse ebbe nome l'Elide nel Peloponneso. Tkarsis.Ua lui quelli di Tarso, e g i al tri popoli dellaCilic^ Cetlhim. Non v' ha dubbio , che nella Scrittura la terra H flelthim la Macedonia, la quale da questo figliuolo di Ja\an do* ette aver nome, onde fu anche detta Maceli-.' Duilftfiim. Da lui molti derivano i Dodonci, nelJ'Epiro

5. Questi si divisero le sole delle nazioni, e le diverse regioni, ognuno secondo il proprio linguaggio , e le sue famiglie , e la sua nazione. 6. E i figliuoli di Cha m sono Ghus, e Mesraim , Phuth, e Chanaan. 7. I figliuoli di Chus 7. Filii Chus Sala 5 et llevila, et Sabatha, Saba, ed Hevila , e Sa et Regma, et Sabata* batha , e Regina , e Sacha. Filii Regma Sa- ba lacha. 1 figliuoli di Regina Saba } e Dadan. ba> et Dadan.
Vera. 5. Le sole delle nazioni. Col nome J'isole delle nazioni s'intendon non solamente le vere isole, ma anche i paesi separati dal continente della Palestina, a'quali paesi gli Ebrei non potevano andare, se non per mare. Cosi le Spagne, le Gallie , l'Italia, la Grecia, l'Asia minore presso gli Ebrei dicevansi isole delle nazioni. Yers. 6. Chus. Cham , come dicemmo , ebbe 1' Africa per sua ; parte, e Nemrod, uno de'suoi discendenti, usurp molti paesi appartenenti a' figliuoli di Sem, come vedremo. I discendenti di Chus popolarono una parte dell'Arabia, che perci detta nelJc Scritture la terra di Chus. Questo nome per si d talora anche ali' Etiopia : onde conviene ricorioscere pi paesi di tal nome. Mesraim. Da lui i popoli dell'Egitto , il quale anche ia oggi detto Mesra dagli Arabi e da' Turchi. Phuth. Da lui i Man titani e quei della Libia. Nella Mauritania havvi il fiume Phuth. Cariaart. Da lui i Cananei, il paese de'quali fu poi fello la terra d'Israele, e dopo il ritorn dalla cattivit di Babilonia eb be il nome di Giudea. J., "Vera. 7. Saba. Da lui (secondo s. Girolamo) i Sabei famosi Ype' fro incensi nell'Arabia. ffevila. Da lui, secondo alcuni, i Cavelei rammentati <la Plinio, abitanti ne^'Arabia verso il golfo Persico, Stfbathci. Da lui i Sabatci3 anch'essi ud' Arabia.

6. Ab his divisae sunt insulae gentium in regionibus suis, unusquisque secundum Unquam suam , et familias suas in nationi* bus suis. 6.FUU autem Cham Chus, et Mesraim et Phuth ,et Chanaan.

8. Porro Chus ge/tuit Nemrodi ipse copit es* se polens in terra. 9. Et erat robustus vencitor coram Domino; ob hoc exvit proverbiimi: Quasi Nemrod robustus v enator coram Domino. 10. Fuit autem principium regni ejus Baby ton , et Arach, et Achad, et Chalanne, in terra Sennaar.

8. Chus poi gener Nemrod: questi cominci ad essere potente sopra la terra. 9. Ed egli era cacciatore robusto dinanzi al Signore; d'onde nacque il proverbio:ComeNemrod cacciatore robusto dinanzi al Signore. 10. E il principio del suo regno fu Babilonia, e Arach, e Achad , e Chalanne nella terra di Sennaar

Regma. Una citt di Regama sul golfo Persico rammentata da Tolomeo. Sabalacha. Questi, secondo Bochart, passato dall' Arabia nella Caramania , vi lasci qualche memoria del suo nome. Saba. Nella Caramania la citt, e j.1 fiume Sabis. Dadan. Da lui credesi che avesse nome la citt detta in oggi Daden, o d Adeo, e il paese vicino detto Dadena sul lito del mar Persico. Vers. 8. Comincio ad essere potente sopra la terra. Secondo i LXX. egli era un gigante, vale a dire, che Nemrod era famoso s per la mole e robustezza del corpo, s ancora per 1' audacia e la crudelt. 11 nome di Nemrod pu essergli stato dato per la sua empiet. NemEod vale ribelle;* Vers. g. Cacciatore robusto Dinanzi al Signore. Cacciatore non di fiere, ma di uomini, i quali egli riduceva in ischiaviti. Quella giunta dinanzi al Signore significa , secondo la frase ebrea , che veracemente e singolarmente questo nome si adattava a Nemrod. * Cacciatore robusto dinanzi al Signore. Vedi l'osservazione al Cap. VII. verso i. Vers. io. Il principio del suo regno fil Babilonia, Nemrod dopo la dispersione di Babel si ferm nel paese , dove erasi couiiuciata la fabbrica della famosa torre , e fond Babilonia, e le ' tre citt qui nominate nella terra di Sennaar; che cos chiam.ivas il paese di Babilonia : ed ci notalo afliri di distinguere questa Babilonia da quella di Egitto , tlt'lta in o^-i il Cairo.

11. De terra illa egressus est Assur, et aedificavit Niniven 3 et plateas civitatis , et Citale, 12. Resen quoque in' ter Niniven et Chale \ haec est civitasmagna. 15. AtveroMesraim genuit Ludim, et Anamim , et Laabim, et Rephtuim, i4. EtPhetrusim, et Chasluim : de quibus egressi suntPhilisthiim, etCaphtorm,

11. Da quella terra usci Assur , ed edific Ninive, e le piazze della citt , e Chale, 12. Ed anche Resen tra Ninive e Chale : questa una citt grande. 13. Mesraim poi gener Ludim , e Anamim , e Laabim, e Nephtuim, 14- E Phetrusim, e Chasluim: da'quali vennero i Filistei, e i Caphtorimi.

Vers. 11. Da quella terra usc 4ffur.\ssur figliuolo di Semt costretto da Nemrod ad abbandonare il paese di Sennaar, che 'era di sua ragione , ritirassi nel paese, a cui diede il suo nome , onde l'Assiria, di cui la capitale Ninive. E le piazze della citt. L'Ebreo ha Rohoboth^ e lo stesso i LXX, e lo stesso nome ritenuto nella nostra Volgata, cap. xxxvi. 37. i.Paralip. 1.48. Yers. 12. Questa e una dita grande. Parla certamente di Ninive rammentata in primo luogo al principio del verso precedente. Vers. 13. Ludim. I suoi discendenti doveano abitare verso l'Egitto. fedi Ezuch. xxx. 5. :..-.' namim. Bochart rede ; che egli desse nome a' popoli che abitavano vicino al celebre tempio di Giove Ammone. Laabim. Da lui i Libj dell'Africa, o quelli d'Egitto. Nephluim. Da lui alcuni vogliono discesi i Numidi. Vers. 14 Phetrusim. Da lui diconsi derivati quelli della Tebaide detta Patras nelle Scritture, e secondo alcuni gli ArabiPetrei, Chasluim. I Parafrasti Caldei, 1' Arabo, ed altri mettono i suoi discendenti nell' Egitto inferiore. f' Fil^fte.^Sono notissimi per le guerre continue che ebbero fon essi gli Ebrea, perch eglino avean occupata una parte della Cananea. Vedi Sophon. n. 5. 7 Caphtorirni. Ciedonsi gli abitanti dell' isola di Candia , i . celebri Cretesi.

15. Chanaan autem genuit Sidonem primogentum suum, Hethaeum, io. Jebusaeum, et Amorrhoeum, G erge* saeum, 17. Hevaeum, et Aracaeum, Sinaeum, 18. Et Aradium, Sa* maraeum , et Ama* thaeum : et post haec disseminati sunt populi Chananaeorum. 19. Factique sunt termini Chanaan ve niendbus a Sidone Ge* raram usque Gazam donec ingrediaris Sodomam^et Gomorrham, et Adamam, et Seboim usque Lesa. zo.Hsurttfilii Cham ncognationibus, etUn~ guis et generationbus, terrisqe, et gentbus suis.

15. Cbanaan poi gener Sidone suo primogenito , d'onde gli Hetei, 15. Gli lebusei, e gli Amorrei, i Gergesei, 17. Gli Hevei, egli Aracei, e i Sinei , 18. E gli Aradei, t Samarei, e gli Amatei: e da questi venne la semenza del popolo de* Cananei. 19. E i confin di Chanaan sono andando tu da Sidone a Gerara fino a Gaza , e fino che tu giunga a Sodoma, a Gomorra, e Adamam , e Seboim fino a Lesa.

20. Questi sono i figliuoli di Cham distinti secondo la loro origine , e i linguaggi, e le generazioni, e i paesi , e le loro nazioni. 31. De Seni quoque 21. E anche Seni, panati sunt>patre omnium dre di tutti ifigliuolidi
Vers. 15., 16., 17. e 18. Sidone suo primogenito. Il quale fond Sidone famosa citt della Fenicia, e fu padre di quel popolo. Gli Elheii gli lebusei ce. Abbiamo qui undici popoli disceti da undici figliuoli di Chanaan. Vers. 21. Di tutti i figliuoli di Heber. Figliuoli di Heber som i popoli abitanti di l dall'Eufrate, come diremo al vers. a/I'

fiUorum Hebert fratre Heber, fratello maggioJapheth majore. re di lapheth, ebbe figliuoli. 22. (i) filii Seni, 22. Figliuoli di Sem, Aelam et Assur^etAr- Elam , e Assur, e Arphaxad , et Lud, et phaxad, e Lud, e AAram. ram. 25. Filii Aram , Us 23. I figliuoli di Aet Hul, et Gether, et ram, Us, e Hul,e CJeiher, Mes. e Mes. 24. At vero Arpha24. Ma Arphaxad gexad genuit Sale, de quo ner Sale, da cui venortus est Heber. ne Heber.
(ij i. Par. i. 17.
Fratello maggiore di lapheth. L'Ebreo pu benissimo tradii rsi fratello di lap hel h il maggiore, o sia il primogenito. Cos i LXX., e cojnunemente gl'Interpreti ; e dall'altro lato sembra fuori di dubbio, che lapheth fu il primogenito di No. Qui Mos principia a descrivere la discendenza di Seni, e in essa si estende pi che in quella degli altri fratelli, perch da Sem venivano gli Ebrei, pe* quali egli scriveva. Vers. 22. Elam. Da lui gli Elamiti vicini alla Media, e de'quali la capitale fu Elimaide. Assiir. Di lui vedi vers. \\. Arphaxad. Il nome di cui dicesi che portassero una volta i Caldei. Luti. I suoi discendenti abitarono la Lidia nell' Asia minore. Aram. Il paese di Aram nelle Scritture comprende la Mesopotamis e la Siria: gli Aram ei, o Arimei spjjjp rammentati da'pii antichi scrittori. Vers. 23. Us. Gli antichi credo/no fondata, da lui Damasco , e che egli desse il nome al paese circonvicino, chiamato Us dagli Ebrei. HuL I discendenti di lui sono collocati nell'Armenia. Gelher. S. Girolamo vuole, che questi sia padre degli Acarnani, e de'popoli della Caria; quelli nell'Epiro, questi nell'Asia Mes. Ne'Paralpomen lib. i. cap. i. 17. egli detto Mesech. 'Da lui credesi dato il nome al monte Masio nella Mesopotamia. Vers. 34. Sale. Da lui i popoli della provincia di Susa, dove *era un^ citt detta Scia sul fiume Eleo,

26. Natique suntHeber filii duo: nomen uni Phaleg, eo quod in diebus ejus divisa sit terra - et nomen fratris ejus Jectan. 26. Qui Jeclan genuit Elmodad, et Saleph, etAsarmoihJare, 27. Et Aduram, et Uzal, et Decla, 28. Et Ebal, et Abimael, Saba, 29. Et Ophir, et Jlevila , et Jobab : omnes isti filii Jectan. 30. Et facta est halitatio eorum de Mes*

26. E ad Heber nacquero duefigliuoli: uno si chiam Phaleg , perch a suo tempo fu divisa la terra : e il fratello di lui ebbe nome Jectan. 26. Questo Jectan gener Elmodad , e Saleph , e Asarmoth Jare, 27. E Aduram , e Uzal, e Decla , 28. Ed Ebal, e Abimael, Saba, 29. E Ophir, ed Hevila, e Jobab : tutti questi figliuoli di Jectan. 30. E questi abitaron nei paese , che si trova

Da cui venne HK$r. Da lui Vogliono alcuni, cne venisse il nome di Ebreo, il qual nome fu por dato ad bramo: ma sembra pi giusto il sentimento di s. Girolamo, del Crisostomo, e di molti altri, i quali dicono che il nome di Ebreo dato ad Abramo significava, com'egli era originario del paese di l dall'Eufrate. I popoli situati oltre di questo fiume erano detti/?g7iaoZi di di /, figliuoli di Eber: i LXX. in vece di bramo Ebreo, tradussero bramo passeggero, Gen. xiv. 13, Vera. ?.5. Si chiamo Phaleg. Questa divisione della terra, o sia degli uomini, e delle loro lingue, per sentimento di s. Girolamo, e di molti Interpreti, avvenne qualche tempo dopo la nascita di Phaleg : ma il padre Heber illuminato da Dio previde la divisione, e l'annnzio in certo modo, dando questo nome al su proprio figliuolo. Phaieg pu aver dato il nome alla citt di Phalga sul!' Kufrate. Jeclan. Giuseppe Ebreo assegna a Jectan, e a'snoi figliuoli i paesi dal fiume Cophene fino all'Indie, e alle regioni confinanti de' Seri. Vers. 3o. Da Messa fino a Sephar. Intorno alla vera situazione di questiluoghi si disputa tra gli eruditi.

sa pergentibus usque Sephar^ montem orientalem. 31. Isti filii Sem secundum cognationes , et linguasy et regiones in gejitibus suis. 32.Hae familiaeNoe juxta populos, et nationes suas. Ab his divisae sunt gentes in terra post diluvium.

andando da Messa fino a Sephar , monte , che ali' oriente. 31. Questi sono i figliuoli di Sem secondo le loro famiglie , e linguaggi, e paesi e nazioni proprie. 32. Queste sono le famiglie di No secondo i loro popoli, e nazioni. Da queste usciron le diverse nazioni dopo il diluvio.

C A P O XI. Nella fabbrica della torre di B abelle resta confusa la superbia, e il linguaggio degli empii. Genealogia di Sem fino ad A bramo. 1. ( i ) j / / v z autem 1. V^r la terra avea terra labiiunius^etser- una sola favella , e uno tionum eorumdem. stesso linguaggio. 2. Cumque proficisce2. E partendosi dall' rentur de oriente, in- oriente, gli uomini Ir(i) Sap. io. 5.
Vers. 31. Secondo le loro famglie e linguaggi. Anche questo detto per, anticipazione ; conciossiaeh fino alla dispersione la ferra ebbe un solo linguaggio ( come dicesi nel vers. i. del cp. eegwente), yale a dire il linguaggio, che ebbe Adamo , che era o l'Ebreo, jod altro molto simile all'Ebreo. Vers. 3ft* * Da queste uscirono. Si staccarono. Ve**; 2; E partendosi dall'oriente, gli uomini trovarono ec. I figliuoli di No ti suppone, che abitarono presso alle montagne

venerimi campum in terra Sennaar, et habitaverunt in eo. 3. Dixitque alter ad proximum suum1. Venite, faciamus lateres, et coquamus eos igni. Habueruntf/ue Lateres pro saxis , et bitumen pro coementoi 4 Et dixerunt Tenite, faciamus nobis civitatem , et turrim, cujus culmen perdngat ad coelum : et celebre* mus nomen nostrum, antequam dividamurin universas terras.

varono una campagna nella terra di Sennaar, e ivi abitarono. 3. E dissero tra di loro : Andiamo , facciamo de' mattoni, e li cucciamo col fuoco. E si valsero di mattoni in cambio di sassi, e di bitume in vece di calcina: 4. E dissero: Venite, facciamoci una citt , e una torre , di cui la cima arrivi fino al cielo; e illustriamo il nostro nome prima di andar divisi per tutta quanta la terra.

dell'Armenia, Di l a molti anni, moltipllcatisi assai, si avanzarono a cercare migliori terreni, e si posarono nella campagna d Sennaar, paese sommamente fertile e abbondante di ogni cosa. Ma propagatisi ben presto oltre misura , si videro costretti a separarsi per cercare nuove abitazioni. Allora fo, che venne loro in pensiero di fabbricare la famosa torre, di cui parla Mos. \ers. 3. Si valsero di mattoni ... e di bitume ce. II paese ha grande scarsezza di pietre, e il bitume vi abbonda, ed celebrato da tutti gli antichi scrittori. Non con altri materiali, che mattoni e bitume, furono fatte le grandiose fabbriche alzate in Babilonia da Semiramide e da Nabuccodonosor. Vers. 4- E una torre, di cui la cima ec. S. Girolamo in Isai. cap. xiv. dice, che questa torre dovette essere ^ta quattro mila passi, che fan quattro miglia italiane. Da questo fatto pot aver origine la favola de' giganti, i quali secondo i poeti vollero far guerra al cielo. Illustriamo il nostro nome. Quegl'Interpreti, i quali han voluto scusare i*l autori di tal impresa, fanno contro la comune dottrina de'Padri, e contro il fatto di Dio medesimo, che pun i medesimi autori. Peccarono adunque di vanit e di superbia; e il Crisostomo dice, che ad essi sono simili coloro, i quali intrjipren-

6. Descendit autem Dominus, ut videret ci' vitatem^ etturrimjjuam aedificabantfiLUAdanii 6. Et dixit : Ecce, unus est populus, et unum labium omnibus^ coeperantgue hoc face* re, nec desistent a cogitationibus suis, donec eas opere compleant. 7. Vgftite igitur^ descendamuS) et confundamus ibi linguam eorum , ut non audiat unusquisque vocem proximi sui.

6. Ma il Signore discese a vedere la citt e la torre,che fabbricavano i figliuoli d'Adamo, 6. E disse : Ecco che questo uri sol popolo, ed hanno tutti la stessa lingua : ed han principiato a fare tal cosa , e non desisteranno da'loro disegni, fino a che gli abbian di fatto condotti a termine. 7. Venite adunque , scendiamo, e confondiamo il loro linguaggio , sicch 1' uno non capisca il parlare dell'altro.

. dono grandi edilzi! per vanagloria. Non vuole pero negarsi, die forse non pochi furono quelli, particolarmente della famiglia di Seni, i quali o non prestarono la mano a quell'opera, o noi fecero col fine che aveano gli altri. Vers. 5. Ma il Signore,discese a vedere ec. Maniera di parlare tutta umana , ma di grand' enfasi a spiegare la Provvidenza, che veglia sopra tutti gli andamenti degli uomini. I figliuoli di Adamo. Vale a dire uomini mortali, che altro non sono che terra e polvere, e ai alzano fino al cielo col loro ardimento. "Vers. 7, Venite adunque, scendiamo ec. Prima Dio discese per osservate; ora dicesi, ch scende a punire. Alcuni Padri da questa manierjLdi parlare in plurale credono qui accennata la .frinita delle pitsone divine. Grandissimo fu il miracolo fatto da Dio di cambiare repentinamente 1' unico linguaggio di tutti gli uomini .instante lingue diverse , quanti erano i capi di famiglia: iiiaperocei. ci sembra indicarsi da Mos, quando dire x. 5. Qne' sii'^./jj^s^p le isole delle nazioni... ognuno secondo il proprio liiijrtggio , e le sue famiglie e la sua nazione. Or secondo il testo ebreo e la Volgata , si contano settanta capi di famigliaj^seeondo i LXX. se ne contano sino a settantadue. Siccome perSlfoolti de' discendenti di No<; rammentati al capo precedente

8. Atque ita divisti eos Dominus ex illo foco in universas terras , et cessaverunt aedificare civitatem. 9. Etidcirco vocatum est nomen ejus Babel, quia ibi confusum est labium universae terrae , et inde dispersit eos Dominus super faciem cunctarum regionum. 10. Hae sunt generationes Sem : ( i ) Seni erat centum annorum, quando genuit Arpha xad, biennio post diluvium. n. Vixitque Seni, postquam genuit Ar(i) i. Par- i. 17. Par.

8. E per lai modo gli disperse il Signore da quel luogo per tutti i paesi, e lasciarono da parte la fabbrica della citt. 9. E quindi a questa fu dato il nome di Babel , perch ivi fu confuso il linguaggio di tutta la terra , e di l il Signore li disperse per tutte quante le regioni. 10. Questa la genealogia di Sem : Seni avea cento anni, quando gener Arphaxad,due anni dopo il diluvio. 11. E visse Sem , dopo aver generato Ar-

non erano nati al tempo della confusione delle lingue, quindi , che non resta necessario di supporre, che in tanto numero fossero i linguaggi che nacquero allora, e gli eruditi riducono ad un piccolo numero le lingue matrici, delle quali sono tanti dialetti tutte le altre ; come per esempio, dialetto dell' Ebreo credonsi il Caldeo, il Siriaco, il Cananeo, il Cartaginese, l'Arabo, l'Armeno, l'Etiopico, e il Persiano. -V ' Vers. S.* E per tal modo l disperse il Signore. Con quanto poco Dio sa confondere il nostro orgoglio ! E se ci avvenne l'anno 34o dopo il diluvio , secondo un' antica opinione , l'istesso No sopravvissuto dieci anni, fu testimone di una nuova strcpitosa umiliazione dell' intero genere umano. "Vers. io. Questa e la genealogia ni Sern. Torna. Mos a descrivere i discendenti di Sem per la famiglia di Aiphaxad. Jno v ad Abramo, "

pJiaxad quingentis annis : et genuit filios et filius. 12. Porro Arpnaxad lvixit triginta quinque anniS) et genuit Sale. 13. Vixitque Arphaxad, postquam gentili Sale, trecentis tribus annis : et genuit filios etfilias. 14. S ale quoque vxit trginta annis , et ge nuitJej^er. 15. n.xitque Sale, postquam genuit Hebr> quadrijigends tribus annis : et genuit filios etfilias. 16. Vixit autem He^'br trginta quatuor annis, etgenuitPlialeg. 17. "Et vixit Heber, postquam genuit Pfaaleg, qadringentis triginta annis , et genuit filios etfilias. 18. Vixit quoque Phaleg trginta annis, $t genuit ijj&u. , i$.(^)lMxitquePhaleg, pmtqnam genuit Kii^f-t ducentis novem , 4tn&$ : et genuit filios ^&$ias.
flOF,'. ..19.

phaxad, cinquecento anni : e gener figliuoli e figliuole. 12. Arphaxad poi visse trentacinque anni, e gener Sale. 13.E visse Arphaxad, dopo aver generato Sale , trecento tre anni : e gener figliuoli e figliuole. i4-Sale poi visse trent'anni, e gener Heber. 15. E visse Sale , dopo aver generalo Heber , trecento tre anni: e gener figliuoli e figliuole. 16. E visse Heber trenta quattro a n n i , e gener Phaleg. 17. E visse Heber, dopo aver generato Phaleg, quattrocento trent' anni, e gener figliuoli e figliuole. 18. E visse Phaleg trent* anni, e gener Reu. 19. E visse Phaleg, dopo aver generalo Reu,dugento nove.anni t e gener figliuoli e figliuple.

20 Vxil autem Rea triginta dubus annis, et genuit Sarug. 21. yixitquoque'Reu^ postquam genuit Sarugi ducentis seplem annis : et genuit filios et filiam. 22. Vixit vero Sarug triginta annis\et genuit *$[achor* 23. Vixitque Sarug) postquam genuit NacJior, ducenti^ annis: et genuit filios etfilias. 24. Vxt autem JTchor viginti novem annis\ et genut Thare. 26. yixiyae Nachor, postquam genuit Tha* re, centum decem, et novem annis : et genuit Jilios etfilias*

20.E visse Reu trentadue a n n i , e gener Sarug. ai. E visse Reu, ^o-^ po aver generato Sarug , dugenlo sette anni : e gener Jgliuoii e figliuole. 22, E visse Sarug trent'annij e gener Nachor. 23. E visse Sarug, dopo aver generato Nachor ,dugehto anni: e gener figliuoli e figliuole. 24. E visse Nachor ventinove anni, e gener Thare. 26. E visse Nachor , dopo aver generato Thare, cento diciannove annis e gener figliuoli e figliuole.

Vers. ar>. Sftrug. Alcuni hanno crduto che a' tempi di Sarug Yesse principio 1' idolatria. Dimenticato il vero Dio creatore del telo e della terra, gli uomini cominciarono a rendere il loro cui* t:o al sole i, alla luna, alle stelle ; indi agli uomiif^celebri pe* 1* invenzione delle arti, o per imprese guerriere; e finalmente agli animali, ed anche alle piante, e a cose ancora pi VK. Eusebio Prctep. 1. i.cap. 6, pone l'origine della idolatria nell'Egitto; donde dice, che ella si sparse tra' Fenici e tra' Greci, Npn pu<> dubitarsi, che nella famiglia di Nachor e di Thare si adorassero gl'idoli. Vedi Josue xxiv. i. 14- S, Agostino de civ. lib, x. cap tilt, scrive, che Abramo liberato per divina vocazione dalle super-? stizoni de'Caldei, cominci a seguire e adorare il vero Dio. ^|rfl

26. Vixitque Thare septuaginta (i) annis, rt.et genuit Abram, et ^ffachor, et Aran. 27. Hae sunt autem generationes Thare : Thare genuit Abram, Nachor, et Aran. Porro Aron genuit Lot. 28. Mortuus que est Aran ante Thare patrem suum in terra na'( tivitatis^j$uae , in Ur CialdaWrum 29. Duxerunt autem Abrami, et Nachor uxo~ res ; nomen uxoris Aoram, Sarai : et nomen uxoris Nachor, Melclia *filia Aran, patris Meichaet et patris Jeschae.

26. E visse Thare setiant'anni, e gener Abram, e N a elio r, e Aran, 27. E questa la genealoga di Thare ; Tare gener Abram, Nachor, e Aran. Aran poi gener Lot. - 28. E mor Aran prima di Thare suo padre nella terra, doy' era nato, in Ur de' Caldei.

29. E Abram , e Nachor si ammogliarono : lamoglie di Abram avea nome Sarai: e la moglie di Nachor ebbe nome Melcha , figliuola di ran , padre di Melcha, e padre di Jesca. 5o- Ma Sarai era ste3o TLrat autem Sarai steriliS) nec habebat li- rile^ non avea figliuoli, beros.
(V) Jbs, a 4* 2. i. Par. i. 26.

Yers, ao. Gener Abram, e Ivitckof^ Aran* bramo, beiph posto ^Jllsf *n primo luogo, era il terzogenito de' figliuoli di Thare. fpi Sena sempre nominato il primo tra' figliuoli di No ,bench minore di Japheth, a cui si d il terzo luogo. Vers. 7/8. In Ur fJe' Caldei. Ur in ebreo significa fuoco, e tmfcsto diede forse origine a' racconti degli Ebrei, i quali dicono, elle bramo gettato nelle fiamme da' Caldei, come adoratore del solo Vero Dio , ne fu liberato per miracolo ; e quindi si ritiro col padre ad Haran. Trovandosi rammentata la citt di Hura nella *lesopotamia , molti credono , che ella sia quella citt , di cui si jrjrrfa in questo luogo; e perci pretendono , che l'antica Caldea ompreudesse anche la Mesopotamia. Vedi Aui vu. 2. 4

31. Thare adunque prese seco Abram suo figliuolo , e Lui figliuolo di Aran , (cio) ffef gliuolo di un suo figliuolo , e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figliuolo . e la (fondasse A'ia da Ur de'Galdei per andar nella terra di Chanaa n , e andarono fino ad Har n , ed ivi abitarono. 32. E visse'Thare du32. Et facti junt dies Thare dwcentorum g$rlo cinque anni , e (}u77iue annorum , et mor iu Ilaran. mortuus est inHwaJi. 31, (i) Tulli itaque Thare Abram fdium suum , et Lot filium Aran , filium filii sui , et Sarai nurum suam , uxorem Abram filii sui, et eduxt eos de Ur Chaldaeorum (2) ut irentin terramCianaam veneruntfjue usque Haran, et habitaverunt ibi.
(i) Jos. 9.4 2 - -N^* 9- r (>.) Judith. 5, 7. A-ct. 7.

Vers. 3-i. Tlvare adunque prtsv seco j4bra<qjjfa. Questa partenza da Ur si suppone seguita dopo la prima Riamata di Dio , di cui si parla negli Atti, cap. vii. Andarono fino ad Harnn. Ella fu di poi detta Carr^ citt famosa nelle storie , particolarmente per essere stato nlle sue vicinanze sconfitto da' Parti 1' esercitt) romano, sotto la condotta di Grasso. I Turchi hanno in venerazione quel luogo pel soggiorno fattovi da Abramo. Con bramo e con .Thare, credesi , che anche Nachor , e il rimanente della famiglia passassero in Hilaa. fedi Aug. de civ, xvu 13,

C A P O XII. ^bramo obbedendo al comando di Dio, ricevute le promesse , abbandona la patria, e in com" pagnia di Lot va pellegrino nel paese di Chanaan, e fa sacrificio al Signore in Sich&m , e a Bethel. Indi portandosi in Egitto per cagion della fame, d alla sua moglie il nome di sorella ; ed essendo ella stata condotta via a casa di Faraone , poscia renduta a lui in* latta. 1. (i) jLfixit autem Dominus ad A bram : Egredere de terra tua, et de cognatione tua, et de domo patris tut ';frt ven in terram, quam monstrabo tibi* 2. Faciamque te In gentem magnani, et be(i} Act. 7. 3.
Yers. i. E il Signore disse ad bramo, ec> Questa la seconda vocazione riferita negli Atti cap. vii. 5. 6. e da questa si contano i quattrocento treni* anni $ pellegrinaggio notati nell'Esodo cap. xii. 4<>. 41** e da Paolo <?/. ni. ij. E vieni nella terra che io ti insegner. Dio non determina 1 paese , in cujlvuol condurre Abramo ; ma gli ordina di lasciar tutto, e d andare, dovunque egli vorr condurlo. Degnlssirna perci la fede di questo Patriarca degli elogi di Paolo : Per La fede quegli che e chiamalo Abraham, obbedii per andare al /o#o, che dovea ricevere in eredita, e par senza saper, dove ttn^atse^ IJeb. xi. 8. Le promesse fattegli da Dio sono grandi, UM! Jwro adempimento lontano ; e un uomo di minor fede di lui non avrebbe saputo indursi a distaccarsi da tutto, ed esporsi a un lungo e incerto pellegrinaggio, e a tut i disastri, che l'accompagnano.

1. JLJ il Signore disse ad Abramo : Parti dalla tua terra , e dalla tua parentela , e dalla casa del padre tuo , e vieni nella terra , che io ti insegner. 2. E ti far capo di una nazione grande , e

nedicam tibi, et magnificabo nomen tuum, eriscjue benedictus* 3. Benedicam benedicentibus tibi, et maledicam maledicentibus tibi, atque (i) IN TE benedicentur universae cognationes terTae. 4- Egressus est itaque (2) Abram, sicut praeceperat ei Dominus , et ivit cum eo

li benedir, e far grande il tuo nome , e sarai benedetto. 3. Benedir que' che ti benedicono , e maledir que* che ti maledicono , e IN TE saran benedette tutte le nazioni della terra. 4- Parti dunque Abramo , conforme gli avea ordinato il Signore , e con lui and Lot: Abra

(i) Infr. 18. 18. aa. 18. Gai 3. 8, (*) Jfeb. ii. 8.
Vers. a. Ti faro capo di una, nazione granile. Secondo la lettera Abramo fu capo e stipite della nazione ebrea, la quale si moltiplic a dismisura, e divenne un gran popolo uguale nel numero alle arene del mare , come pi volte detto nelle Scritture. Secondo un altro senso pi importante, Abramo padr<j,r non solo degli Ebrei, ma anche di tutti i Gentili fedeli-, e imitatori della sua fde. Vedi Kom. iv. 7, Tibenedir ... et arai benedetto. La benedizione di Dio, ela gloria, alla eguale egli promette d' innalzare Abramo, comprendono senza dubbio anche l copia di tutte le felicit temporali, le quali volea Dio nel merito della fede di lui spargere a larga mano sopra il suo popolo. Ma a tutta altra felicit aspirava il cuore di Abramo : distaccato da tutti i beni della terra egli stette pellegrino nella terra promessa , come non sua, abitando nelle tende ... Imperocch aspettava puella citta ben fondata, della quale e architetto Dio , e fondatore. Heb. xi. g. La felicit, e la gloria di quella patria promessa ad Abramo da Dio, quando gli promette di benedirlo, d'essere suotbotettore , e di far si, che egli sia come un esempio di quel che sia .per un uomo la benedizione di Dio : Ti benedir ... e sarai benedetto ; ovvero come porta F Ebreo, sarai benedizione, e'-IN TE saranno benedette ec. IN TE, vale a dire, nel seme tuo, come si legge Gen. xu. 18., e questo seme egli il Cristo, come espone l'Apostolo, Gai. ni. 16. In questo tuo figliuolo (dice Dio ad Abramo) saranno benedette tutte le genti, Je quali imitajad.o la tua fede crederanno in lui, e da lui avranno salute.

Lot: septuaginta quin* que cmnorum erat Abram, cum egrederetur (te Hor an, 5. Tuitque Sarai uxorem suam, et Lot filiumfratris sui, U7iiversamque substantiam, quam possederant, et animas, quas fecerant in Haran : et egressi sunt ut irent in terram Chanaan. Cnmcfue venssent in eam, 6. Pertransivit A" ' pram terram usque ad locum Sichem, usque ad convattemittustrein\ Chananaeus autem tunc erat in terra.

mo avea settantacinque anni , quando usc di Haran. 6. E prese seco Sarai sua moglie , e Lot figliuolo di suo fratello, e tutto quello che possedevano, e le persone che aveano acquistate in Haran r e partirono per andare nella terra di Chauaan. E giunti col, 6. Abramo pass per mezzo al paese fino al luogo di Sichem , fino alla valle famosa : e i Chananei erano allora in quella terra

Vers, 4- Averi teltantactnque anni, ee+ Da questo lugo evidentemente conchiudesi, che bramo venne al mondo 1' anno i3o di Thare. Yers. 5. E le persone, che aveano acquistate in Haran. 1 servi, o comperati, o nati dalle loro schiave nel tempo del loro soggiorno in Haran. Potevano essere gi-nate a Lot le due figliuole. Gli antichi Ebrei per queste persone acquistate intendono gli uomini, i quali bramo avea convertiti al culto del vero Dio, e le donne convertite da Sar, Co/i un antico interprete traduse: e Impersoni}, che aveano rendale soggette alla legge in ffaran. , Ye,rs. 6, Finoal luogo di Sickern. lo stesso ebe Sichar i . Giovanni v. a. Fino atta, valle famosa.* Alcuni traducono 1' Ebreo sino alla valle della mostra ; perch Dio ad Abramo in questa valle fece Tedre la vastit, e la bellezza della terra promessa. . ;:'1. * Chananei erano allora in quella terra. Queste parole servono a dimostrare la gran fede di Abramo, il quale credette a Dio, cEe jjli prometteva il dominio di una terra occupata da un potnte nazione, e non t,eui di dimostrar*! adoratore dei vero Di>

7 Apparuit autem Dominus Abram, et di' xit ei: (i) Semi/ti tuo dabo terram hanc. Qui aedificavit ibi altare Domino, qui apparuerat ei. 8. Et inde transgre* diens ad montem, qui erat contra orientem Eetliel, tetendit ibi tabernaculum suum, ab occidejite habens Bethel, et ab oriente Hai: aedficavit quoque ibi altare Domino, et invocavi nomen ejus. 9. Perrexitque A~ )ram vadens, et ultra progrediens ad meridiem. 10. Facta est autem fames in terrai descen-

i. E il Signore apparve ad Abramo, e gli disse : A' tuoi posteri dar questa terra. Ed egli edific in quei luogo un altare al Signore, che eragli apparito. 8. E di l passando avanti verso il monte , che era a oriente di Bethel , vi tese il suo padiglione, avendo a occidente Bethel, e a levante Hai : ivi pure e- _,, dific un altare al Signore, ed invoc il suo nome. 9. E tir innanzi Abramo camminando , e avanzandosi verso mezzod. ^ t 10. Ma ven^ nel paese la fame s Abra-

frj Infr. 17. 15. 15. 18. 26, 4vZ>tfc 34 4 in un paese di perfidissimi idolatri ; onde vi alz un altare per offerirvi vittime di ringraziamento al suo Signore. Notisi, che I Chananei erano tuttora in quel paese, quando ci scriveva Mos; ma siccome doveano esserne ben presto discacciati , quindi Masi? con ispirilo profetico li consider, come se pi non vi fossero. Vers. 8. A oriente di Bethel. Bethel probabilmente quella stessa, di cui si parla cap. xxviu. itj; onde que&ljpuome le fu dato molto dappoi, e le dato qui per anticipazione. Le due citt di Bethel e di Hai sono poco disianti l'una dall'altra, f furon di poi della trib di Beniamin. Edifica un altare ... e invoco ec. Ella deg* d' ammirajbneja costanza d'Abramo nel professare altamente la sta fede nel vero Dio, tenendosi lontano da'riti de"lr idolatri, e conservatalo viva ne' suoi la piet.

ditque Abram inAEgyptum, ut peregrinaretur ibi : praevaluerat enim fames in terra M. Cumque prope ^esset, ut ingrederetur AEgyptum, dixitSarai uxori suae : Novi, quod pulchra sis mulier: 12. Et quod cum vi" derint te AEgyptit dicturi sunti Uxor ipsius sti etinterficient me, et te reservabunt. i5 (i) Die ergo, ob%ecro te, quod soror irte sis : ut bene sit mila, propter te, et vi" vnt anima mea ob gra lia m fui
(i) Ififr. ao. ii.

mo scese nell*Egitto peristarvi come passeggero : perocch la fame dominava in quel paese. 11. stando per entrar nel!' Egitto, disse a Sarai sua moglie : So, che tu sei bella donna: 12. E che quando gli Egiziani li avranno veduta , diranno : Ella sua mogli? : e uccideranno me , e te serberanno,^ i3.?Di grazia adunque di', che tu sei mia sorella : affinch per te io sia ben accolto?, e salvi la mia vita per opera tua.

Vers. io. Ma venne nel paese la fame. Dio esercita la virt di Abramo, costringendolo ad abbandonare un paese, di cui gli avea gi pi volte promesso di farlo padrone. Per islarvi come passeggero. Non per fissarvi stanza, perch egli non esita nulla sulle divine promesse. Vers. 13. Di grazia adunque d\ che tu sei ntia sorella. bramo domanda a Sar di tacere il non||j;)di sua sposa, e dire solo , ch' ella Hjta assorella ; lo che era*vero perch Sara era figliuola dello stesso padrdMt Abramo, bench non della stessa madre, come^leggesi Q^jf xx. i 3. Abramo, cui era ben noto il carattere della nazione, presti di cui si rifuggiva per salvare e s , e la famiglia dalla faMie , prende il partito di non darsi a conoscere per marito, ina solamente per fratello di Sara , provvedendo cosi alla salute propria, e della sua gente, raccomandando alla cura dellw. previdenza la castit della moglie, di cui conosceva la virt , persuaso che Dio in tanta necessit 1' avrebbe protetta , e spe-

i 4- Cum itaque ingressus esset Abram AEgyptum , viderunt AEgyptii mulierem. , quod esset pulchra nimis. 16. Et nuntaverunt principes Pharaoni, et laudaverunt eam apud illum, et sublata est mulier in domum Pharaonis.

14. Entrato adunque Abramo in Egitto , videro gli Egiziani, che la donna era bella som* marnante. 15. E i signori ne dieder nuova a Faraone , e la celebrarono dinanzi a lui: e la donna fu trasportata in casa di Faraone.

ramlo in lui contra ogni speranza. Con questi principii s. Ago~^ stino sostenne, e difese il fatto di Abramo contro un empia filosofo , il quale avea ardito d'intaccare la virt di quel santissimo patriarca. Vers. 15. Ne deder nuova a Faraone, Questo era il comun nome de're dell'Egitto, al qual nome aggiungevano un altro particolare, come Ramesse, Amenophi , ec. Questo nome significava coccodrillo secondo Bochart j e questo gran pesce era' uno degli Dei d'Egitto. Fu trasportala in casa di Faraone. Dal versetto 19. apparisce , che P intenzione di Faraone fu di sposarla. Or, 'come not s.Girolamo, l'uso portava, che le donne destinate ad esere spose de' re , fossero per lungo tratto di tempo preparate colle unzioni, e profumi , come vediamo dal libro di Esther, che facevasi alle mogli de' re di Persia, In questo tempo furono fatti ad Abramo i buoni trattamenti descritti nel Versetto seguente , e frattanto Dio co' suoi gastir:hi cambi il cuore di Faraone. Cos Dio fa vedere, com' egli e custode del forestiero Psal. io4-, e salvata la vita ad bramo , salva ancorala castit della moglie. Un antico scrittore riconta che Abramo insegn al re d'Egitto 1' astronomia : Sr qual cosafinon difficile a credersi , poich sappiamo , quanto in quella scienza fossero versati i Caldei, da' quali veniva Abramo. Riguardo alla qualit delle piaghe, colle quali Iddio pun il re, la Scrittura nulla ci d di certo : ma un isterico presso Eusebio, Praeparat. lib. ix, 1.3., scrive, che venne la peste sul re, sulla famiglia reale, e sul popolo tutto, e che g' indovini scopersero al re, che Sarai era moglie di bramo . Pu. essere benissimo , che Faraone afflitto con grave malore da Dio sospettasse del vero, e u facesse iulervoyare Sara. o da lei risapesse quello che era,

16. Abram vero bene ftsi sunt propter illam^fuenmtque ei oves, et boves , et asini , et servi, et familiae , et asinae, et cameli. 17. Flagellavi autem Dominus Pharaonem plagis maxms , et domum ejus^propter Sarai uxorem Abram. * 18. Vocavilque Pharao Abran et dixit ei : ^Oi^nam est hoc, quod jecisti mihi? quare, non indicasti, quod uxor tota esset? 19. Quam ob causam dixis&y esse sororem tuanVfut tollerem eam mihi in uxorem ? Nunc igitur ecce conjux tua, accipe eam, et vade. ao. Praecepitffue Pharao super Abram viris 1^: et deduxerunt eum, etuxqrem illius4 et omnia, quaehabebat.

16. E per rigtnrcfo a lei fecero buon' accoglienza ad Abramo : ed egli ebbe pecore, e bovi , e asini, e servi, e serve , e asine , e cammelli,. 17. Ma il Signore castigo con piaghe gravissime Faraone , e la sua casa a causa di Sarai moglie di bramo. 18. E Faraone chiam bramo , e gli disse: Che m* hai tu fatto ? perch non hai tu significalo, che ella tua moglie ? 19. Perch mai dicesti , ebe era tua sorella, perch io me la pigliassi per moglie ? Or adunque eccoti la tua donna , prendila , e va in pace. 30. E Faraone diede jy^cura di Abramo a uomini , i quali lo accompagnarono fuora colla moglie , e con tuttoquello che avea.

"Vera. 20. Diede la cura <T Abramo a uomini. Per metterlo i al coperto dagi' insulti degli Egizi.iai. .. |

C A P O XIIL ~Acromo , e Lot usciti dalt Egitto si separano a causa della lor grande opulenza : e avendo Lot eletto di stare presso al Giordano > Abra% mo abita nel paese di Chanaan , dove sono a lui ripetute le promesse di Do intorno alla moltiplicazione di sua stirpe, e intorno al do minio di quella terra**. 1. ./JE scendit ergo Abram de AEgypto, ipse, et uxor ejus, et omnia, quae habebat, et Lot cum eo, ad au stralem plagam. 2. Erat autem, dives valde in possessione auri et argenti. 3. Reversusyue est per iter, quo venerai, a meridie in B&thel usque ad locum, ubi priusfixerat tabernaculum inter B etnei, et Hai'. 1. Usci adunque Abramo di Egitto con El sua moglie,, e con tutto il suo , e insieme c/m lui Lot, andando vers il mezzod. 2. Ed egli era molto ricco di oro e d'argen** %3. E torn^per la strada , per cui era an* dato , da mezzod verso Bethel fino al luogo, dove prima avea piantato il padiglione tra Bethel, e Hai : 4. In locoaltaris, (i) 4- Nel luo||o dova quod fecerat prius : et avea gi latto P altare , invocavit ibi nomen Do- e ivi infoc il nome mini* del Signore.
(i) Sctp. 12. 7.

Vers. i. Andando verso il mezzod. Verso la pare meridionale della Cananea . Vers. 4- E ivi invoco il nome del Signore. Rend a Dio grazi jte'favori a lui compartiti nell'Egitto. * Dove uvea gi fallo.. Eretto 1' altare.

6. Sed etLot^qnerat, cum Abram, fuerunt gre&es ovuim^ et armenta% et tabernamia. 6. Nec poterat eos capere terra, ut Tiabitarent simuli (i) erat quippe substantia eorum multa, et nequi&ant habitare eommul*ter*~~ # 7. Unde etfacta est rxa inter pastores gregum jbram> et Lot. Eo <Wfem tempore Ghananaeus, et Pherezaeus liabitabantin terra illa. 8. Dlmt ergo Abram ad Lot: Ne, quaeso, sit jurgium inter me, ettet et inter pas tores meos, et pastores tuos\ fratres enim sumus. 9. Jc$! universa ter ra coram f est: recede
(tjlnfr. 36. fr

6./Ma anche Lol, che era con bramo, avea greggi di pecore , e armenti, e tende. 6. E la terra non potea capirli, abitando eglino insieme : perocch aveano molte facolt, e non potevano stare in un medeskno luogo. 7. Per la qual cosa ne nacque anche rissa tra' pastori de' greggi d' Abramo , e quei di Lot. E in quel tempo abitavano in quella terra il Cananeo, e il Frezeo. 8. Disse adunque Abramo a Lot : Di grazia non nasca alterazione tra me , e te , e tra'miei pastori, e i tuoi pastori: perocch noi siam fratelli. < Ecco dinanzi a te tutta questa terra : al-

Y*f 7. Abitavano in quella terra il Cananee ee. Accenna Wos il pericola che vi era, che quelle genti feroci e idolatre prendessero occasione da quella discordia dispogliare e dispergere ruttato e l'altro, o almeno ne restassero scandalizzate, o pi mal disposte verso la religione. Vera. 8. IVetsiamfratelli. Strettamente congiunti disangue, C questi nella Scrittura si chiamano sovente fratelli.

a me, obsecro : si ad sinistram ieris, ego dexteram tenebo: s tu dexteram elegeris , ego ad sinistram pergam. 10. Elevats itaque Lot oculis, vidit omnem circa regionem JordaniS) quae universa irrigabatur , antequam subv erteret Dominus Sodomam, et Gomor~ rham, sicut paradisus Domini^ et sicut AEgyptus venientibus in Se11. Elegitque sibi ZiOt regionem circa Jordanem, et recessit ab oriente : divisique sunt alteruter afratresuo.

lontanati, li prego, da me : se tu andrai a sinistra, io terr a destra; se tu sceglierai a destra, 10 andr a sinistra. 10. Lot adunque alzati gli occhi, vide tutta la regione intorno al Giordano, per doye sji va a Segor, la quale era tutta i n affi a la , come il paradiso del Signore, e come l'Egitto prima che 11 Signore smantellasse Sodoma e Gomorra. : * %, 11. E Lot si elesse il paese intorno al Giordano , e si ritir dall'.orienle : e si separarono 1* uno dall'altr^,

Vers. g. Se tu andrai a sinistra, io terr fi destra ee. Legge antichissima lodata da s. Agostino lib. xvi. de civ. cap> ao., che il maggiore faccia la divisione, il minore elegga la porzione, che pi gli piace. Vers. io. Vide tutta la regione ... inctffiata, come il paradiso ec. Tutta la Pentapoli avanti la sua distruzione, particolarmente quella parte, la quale dal luogo, dove allora era Abramo, si atendea verso Segor, era inaftata dalle acque del Giordano, e fertile, come gi il paradiso terrestre, e come ^Egitto. L'amenit del paese fu una grande attrattiva per Lot. 'Vers. il. S ritiro daW oriente. Per nome di oriente s'intende qui il luogo, dove stava Abramo con Lot, primawche si separassero tra Bethel, e Hai, il qual luogo disse gi caj).'jai. 8., che era all'oriente di Bethel, ed avea Bethel a occidente, a levante Hai Del rimanente, assolutamente parlando, Lot andando verso il Giordano, andava verso l'oriente: e questo senso hanno alcuni voluto dare al testo ebreo: ma non necessario di pensare a correggere la Volgata, eolia quale concordano le altre versioni.

12. A^ram habitat) it in terra Chanaan r Lot vero mo^itu& est in op* pidis, quae erant circa Jordanem, et habtavit in Soctoms, 13. Homines autem Sodomitae pessimi er$nt, et peccatore^ co rum Domino nimis-. i4 Dixtyiee Domi' nus ad Abram^ postquam iUvsus est ab eo HOtt: (i) Leva oculos tuos^f vide a loco , in g&$ nunc es , ad aqui-

ra. Abramo abito nefla terra di Chanaan r e Lot sta-va per le citt , che erana intorno al Giordano , e pose stanza in Sodoma. 13. Ma gli uomini di Sodoma erano pessimi r e formisura peccatati dinanzi a Dio. i4 E il Signore disse ad Abrama, dpo che Lat fa separata da lui : Alza gH occhi tuoi, e mira dal fuogo dove set ora, a settentrione , as

(\), Supr. 12. 7. Infr. 15. 18. 26. 4 Deut. 34. 4 * Lot s eleffc il paese intorno a Giordano. Mra per quanto fertile q[B^l luogo e delizioso si fosse, Lot scelse assai male, mpegnandt& a vivere in mezzo a popoli pessimi e abbominevol al cospetto di Dio. Yers. 12. Nella terra d Chanaan i presa in istretto significato ; perocch altrimenti ancne Sodoma era nel paese di Chanaan. Lot stava per le citta ec. Si pu intendere, che egli avesse f snoi greggi sparsi attorno di quelle citt, e andava e veniva per visitarli ; ma sua dimora ordinariamente faceva in Sodoma. Vers. 13. Formisura peccatori dinanzi al Signore. Queste . espressioni formisura dinanzi al Signore, dimostrano l'orrenda perversit ^ quel popolo. Ezechfele ne parla cos : Ecco qual fu F iniquit di Sodoma ... La superbia, i bagordi, il lusso, e la oziosit di /', e delle suis figlie: e al povero, e al bisognoso non estendevano la mano, cap. xvni. 48. Sopra le quali parole s. Girolamo: La superbia, i bagordi, i''abbondanza di tutte te &fer f ozio, e-le delizie sono il peccalo di Sodoma, da cui \ nasce la dimenticanza di Do , per la quale i beni presenti si $*H tcngon^'come perpetui... onde il sapienlissimo Saldinone prego Z>tVc<w; ammi il necessario, e quello che basta, affinch una volta ch* io sia. satollo , io non divenga bugiardo, <? dicti : Chi mi rivedr i conti? ovvero divenuto bisognoso rubi ^ , e spergiuri con offesa del nome del mio Do.

lonent et meridiem , ad orientem et occidentem. 16, Omnem terrarii, (fuamconspicis, tibi dabo, et semini tuo usque in sempiternum. 16. Faciamque semen tmim sicut pulverem terrae: si quis potest hominum numerare pulverem terrae, semen c/uoque tutori numerare poterit. 17. Surge, et perambula terram in longitudine et latitudine sua : quia tibi daturus sum eam. 18. Movensigtur tabernaculunt suum Abram , 'venti, et habitavit juxta convatem Mambre , quae est in Jlebron : aedijcavitque ibi altare domina.

mezzod, a levante, e alT occidente. 15. Tutta la terra, che tu vedi, la cfar a te, a' tuoi posteri lino in eterno. 16. E moltiplcher la, tua stirpe , come la polvere della terra : se .alcuno degli uomini pu contare i granelli della polvere della terra, potr anche contare i tuoi posteri. -t 17. Levati su, e scorrila terra, quanfe* ette lunga, e quanto larga : perocch a te io lar dar. *8. bramo adunque mosse il suo padiglione, e and ad abitare presso la valle di Manbre,,, che in Hebron: ed ivi edific un altare al Signore.

Vers. 15. Tutta la terra che tu vedi^ec. Un dotto interprete afferma, che Dio, o u Angelo per parte di Dio, p?i*e dinanzi agir ocelli d' Abramo vaia immagine della terra promessa, e a parte parte gli fece vedere tutto quello eli e ella conteneva di pi pregevole. Cosi il demonio mostro a Cristo tutti i regni del mondo-, Jllcitlh. iv. 8. T^edi il Pererio. Abbiamo gi osservato, come queste promesse hanno mi senso infinitamente pi nobile, e degno della f le di bramo T e di que' figliuoli, de' quali egli fu padre1 , secondo la fede. Fina in eterna. La promessa della terra di Clianaan era condizionata; vale a dire, purch i figliuoli carnali di Abramo-fosseio fedeli a Dio, come egli se ne dichiar, Le vit. top- a6.

C A P O XIV. Vinti i cinque re, e saccheggiata Sodoma, i quattro re vincitori ntenano schiavo Lot colla maggior parte de* suoi ; ma Abramo insegue , e ripiglia i prigionieri e la preda ; e lieto della vittoria^ d la decima a Melchisedecco , dal quale riceve la benedizione, e rende ogni cosa al re di Sodoma. \.J? actum est au~ ter^ in illo tempore, ut AmrapJielrexSennaar> et r.d&h rex Ponti, et Choaorlahomor rex Elamitarumt et Thadal rex Gentium, 2. - Inirent bellum contra Bara regem $o~ 1. fj avvenne in quel tempo , che Amraphel re di Sennaar, e Arioch re di Ponto, e Chodorlahomor re degli Elamiti, e Thadal re delle Nazioni, 2. Mosser guerra a Bara re de' Sodomiti, e

Vers. 18. Presso la valle di M'ambre ce. Questa valle era appi del monte, su di cui risiedeva la citt di Hebron, e nella valle era un quercete, come apparisce dall'Ebreo. Vers. i. Amraphel re di Sennaar. La maggior parte degli interpreti lo credono di Babilonia, e Giuseppe Ebreo scrive , che l'esercito era tutto di Assiri sotto il comando di quattro capitani. Certamente la monarchia degli Assiri la pi antica di tutte. Arioch re di Ponto. Non del Ponto Eusino, ma di un paese pi vicino , cB portava lo stesso nome. L'Ebreo legge : re di E lassar: e gli Elassari sono' posti da Tolommeo nell'Arabia. Chodortahomor re degli .Elamiti. Gli Elamiti sono i Persiani : questo Chodorlahomor avea la parte principale in questa guerra, e gli altri erano in suo aiuto. Thadal re delle Nazioni. Alcuni spiegano, re della Galilea delle Nazioni, il qual nome fu dato a questo paese a motivo del concorso, che ivi si facea di varie genti per ragion del commercio, Altri vogliono, che Thadal si fosse formato il suo regno col dar ricetto a* vagabondi e fuggitivi di qualunque nazione, come fece dipoi anche Romolo, aprendo l'asilo per popolare Roma uasccnlc.

domcfrunt^ et contra Bersa regem Gomorrhae, et contra Sennaab regem Adamae et contra Semeber regem Seboimt contraque regem Balae\ ipsa est Segar. 3. Omnes hi convenerunt In vallem Silvestrem^ quae nunc est mare salis. 4. Duodecim enim annis servierant Chodorlahomor, et tertia* decimo anno recesserunt ab eo. 6. Igitur (juartodcimo anno venit Chadorlahomor, et reges qui erant cum eo : percusSeruntque Raphaim in Astarotk - carnaim, et Zuzim cum eis, et Emim in Save Cariathaim,

a Bersa re di Gomorra , e a Sennaab re di Ada ma , e a Semeber re di Seboini, e al re d Baia; la quale Segor. 3. Tutti questi si raunarorio nella valle de* Boschi, che adessojU mar salato. 4- Imperocch per dodici anni erano stati sudditi di Ghodorlahomor , e il decimo tertia anno se gli ribellarono. 6. Per la qual cos$ 1* anno, quartodecimo si mosse Chodorlahomor, e i regi uniti a lui, e sbaragliarono i Raphaimiad Astaroth-carnaim, e con essi gli Zuzimi, e gli Emimi a Save Cariathaim,

Vers. 2, Baia, la quale e Segor. Ebbe poi il nome di Segor^ come vedremo cap. xix. 22. Vers. 3. Che e adesso il mar salato. Sotto il nome di sale s'intende anche il nitro e il bitume ; e di tutto questo pieno quello che chiamasi mare Morto, in cui fu cambiata dopo 1' incendio di Sodoma la bella valle piena di piante, che qui no* minata la valle de' Boschi. Vers. 5. Sbaragliarono i Raphaimi. Chodorlahomor co* snoi re cominciaron la guerra contro al popolo detto de' Raphaimi, forse perch questo era alleato de're della Pentapoli ; e lo stesso pu intendersi dell'altre tre nazioni, degli Zuzimi, degli Emimi, e de'Correi. In vece di Raphaimi i LXX. mettono giganti; e dal Deuteronomio ( cap. m. ), e da Giosu ( cap. xa. xui. ) apparisce ,

6. El Chorraeos in montibus Seir usque ad campestra Pharnn , quae est in solitudine. 7. Reversicfue sunt, et venerimi ad JoJilem Misphat \ ipsa est Cades\ et percusserunt omnem regionem Amal&citarum, etAmorrhaeum, qui liabitctbat in Asasonthamar* 8. ft egressi sunt rex Sodomorum, et rex Gomrrhae, rextjue A' dmae , et rex Seboim^ necnon et rex Balae,

6. E i Correi su'monti di Seir fino alle campagne di Pharan , che nel deserto. 7. E ( i re ) tornando indietro giunsero alla fontana di Misphat, che fo stesso che Cades : e devastarono tutto il paese degli Amaleciti, e degli Amorrei, che abtavano in Asasonthamar. 8. Ma il re di Sodoma , e il re di Gomorrha , e il re d'Adama , e il re di Sebom , ed anche il re di Baia, la qua-

che costoro erano gente di grande corporatura. La citt di Astarotli - earnahn era svii torrente di Jabocr e probabilmente ebbe nome da qualche simulacro della luna, che ivi era adorata ; perocch A.starte la lima. E gli Emimi. Emim. vale terribile. FeJiDeitter, u. *o. S"ave Caratham. Catta del paese dMoab , Josne xm. i g. Vers. 6. E i Charrei su' monti di Seir. I Cborrei discendevano da Seir, il quale diede il suo nome a'monti che sono a levante di Chanaan di l dal mare Morto. Vedi cap. xxxvi, 20. Pharan nome di un monte, e di una cittA. Fed Niun* MH. i, Deuteron. xxxin. a, Vers. *j, Alla fritctna (ti Mispfiat, Pereria crede, che la fontana d Mrsphat vag-li* lo stesso , che la fontana di Meriba, e che questa avesse fi nome di fontana dl giudizio (Msphat), e d fontana di contraddizione. ( Meriba ); perch ivi gli Ebrei mormorarono contra Mos ; ma Dio giudic la lite in favore di lui, facendo scaturire le acque dal vivo sasso. Nitm. xx. 13. Il paese degli Amaleciti. Vale a dire il paese, che possederono dipoi gli Amaleciti nelP Arabia Petrea tra Gades ,, e il ma* Rosso. , Ascttontkamar vuol dire citt (tefo palme ^ e f poi della Engaddi.

quae est Segar : et di- le Segor , si mossero rexerunt aciem contra e nella valle de' Boschi eos in valle Silvestri i schierarono il loro eser cito contro di quelli: 9. Vale a dire contro g. Scilicet adversus Chodorlahomor regem Chodorlahomor re degli Elamitarum , et Tha- Elamiti, e Thadal re dal regem Gentium , et delle Genti, e AmraAmraphel regem Sen- phel re di Sermaar , e naar t et Aroch regem Arioch re di Ponto,: Ponti : quatuor reges quattro regi contro cinque. adversus quinque. 10. E la valle de' Bo10. fallisi autem SU' vestris habebat puteos serhi avea molti pez,zi di multas bituminis. Ita" bitume. Or i re di Sodoque rex Sodomorum ma e di Gomorrha volet Gomorrhae terga ta ron le spalle , e vi-fu verterunt, ceciderunt fatta la strage : e quei ibi-, et qui remanserant^ che salvaron la vita, fuggirono alla montagna. fugerunt ad rnontem. 11. E ( i vincitori ) 11. Tulerunt autem omnem substantiam So- presero tutte le ricchezdomorum , et Gomor* ze di Sodoma , e d Go rhae, et universa, quae morrba, e tutti i viveri, ad cibum pertiient, et e se ' andarono. abierunt ; 12. NecJton etLot, et 12. E ( presero ) ansub stantiam eju&,filium che con tutto que Ho che
Vers. io. La valla . ctvea molti pozzi di bitume. Questi pozzi di bitume servirono poi nelle mani di Dio alla distruzione delle infami citt . E vi fie fatta strage. Alcuni vorrebbero, che si traducesse, vi caddero dentro, cio ne'pozzi del bitume; lo che sembra poco probabile di persone, che ben avean notizia de'luoghi, e saperano che in que'pozzi trovavano sicuramente la morte. Notisi, collie Dio si serv sovente del braccio d' uomini cattivi a punire altri cattivi.

fratris Abram, qui ha" aveva , il figliuolo del bitabat in Sodomis. fratello di Abramo Lot, che abitava in Sodoma. 13, Et ecce unus, qui 15. Ed ecco uno de' cvaserat, nuntavit A- fuggitivi ne port la bram Hebraeo , qui nuova ad Abramo Ehabitabat in contraile breo, il quale abitava Mambre Amorrhaei, nella valle di Mambre fratris Escol, et fratris Amorrheo, fratllo di Aner ; hi enim pepile- Escol, e di Aner; perocrant foedus cum A' ch questi avean fatto bram. lega con Abramo. 14 Quod cum audisi4- bramo adunque set Abram, captum vi- avendo udito, come era delicet Lot fratrem stato fatto prigioniero suum,numeravit expe- Lot suo fratello , scelse ditos vernaculos suos tra* suoi servi trecento trecentos decem et o- diciotto uomini i pi lecto: et persecutus est sti; e tenne dietro a'neusque Dan. mici fino a Dan.
Vers. i a, E presero anche ,.. Lot. Lot, il quale allettato dall'amenit del paese avea eletto di vivere tra genti scellerate, punito da Dio colla perdita delle sue ricchezze e della libert. Vers. 13. Ne porto la nuova ad Abramo Ebreo. Si gi detto , che il nome di Ebreo gli fu dato per essere egli venuto di paese oltre 1' Eufrate - quasi volesse dire uomo di la, cio di l Sll'Eufrate. Quctti avean fatto lega con bramo. Queste paiole danno motivo di credere, che Mambre, Escol, e Aner , che doveau essere persone di conto, aiutarono Abramo colle loro ^enti. Vedi vers. a4* Ed ecco uno de*fuggitivi ne porto la nuova : Ed uno de' fuggitivi ne port tosto la nuova. . Vera. 14. Trecento diciotto uomini Questo numero d'uomini impiegati al servizio di casa , e alla cura de' greggi di Abramo d una grande idea di quel ch'egli fosse. Vedi cap. xxni. 6. Fino a. Dan. Dan in questo luogo uon la citt di tal nome , ma un rivo, o Un luogo vicino al Giordano, # citt di Dan al tempo di Mos i chiamava Laris.

15. Et dwisis sociis, irruit super eos nocte : percussitque eos <, et persecutus est eos us~ que Hoba, quae est ad laevam Damasci* 16^ Reduxitque omnem substantiam, et Lotfratrem suum cum substantia illius, m. leres quoque, et popu luni. 17. Egressus est an tem rex Sodomorum in occursum ejus, postquam reversus est a caede Chodorlahomor, et regum, qui cum eo erant in valle Save , quae est vallis regis. 18. (i) At vero Meichisedech rex Salem, profsrens panem et vinum : erat enim sacerdos Dei Altissimi:
fi} Hebr. 7. i.

16. E divse le schiere , gli assali di notte tempo : e gli sbaragli, e gl'insegu sino ad Ho- ba, che alla sinistra di Damasco. 16. E ricuper tutte le ricchezze, e Lot suo fratello con tutta la ro ba di lui, ed anche le donne, e il popolo. f^ andogli incontro nella valle di Save ( che la valle del re ) il re di Sodoma, quand* ei tornava dalla rotta di Chodorlahomor, e de're suoi confederati. 18. Ma Melchisedec re di Salem, messo fuora del pane e del vino; perocch egli era sacerdote di Dio Altissimo :

Vcrs. 17. Nella, valle rii Save (che e la. valle del re). Questa valle, prima detta di Save, e dipoi valle del re, era dirimpetto a Gerusalemme secondo Eusebi. Vers. 18. Ma Melchisedech re d'i Salem ^ messo fuora del, pane e del umo, ce. Salem Gernsalemme per comun parere de' Padri, e degl' Interpreti. Messo fuora del pane e del vino. perocch era sacerdo-* te eo. Questa giunta, che Melchisedech era sacerdote, non essendo certamente messa a caso, dimostra assai chiaramente contro gli eretici, che il pane e il vino portato e messo fuora da Melchiscdech dovea servire al sacrifico pacifico, che egli offerse in rea-

19. Lo beneclisse, di19, Btnedixit ei, et alt\ Benedictus Abram cendo: Benedetto braDeo excelsa, qui crea* mo dall ? altissimo Dio, vit coelumt et terram : che cre il cielo, e la terra : 20. E benedetto l'al20. Et benedictus DeusexcelsuS) quo pro* tissimo Dio , per la cui temente , hostes in ma- protezione sono stati nibus tus sunt. Et de* dati in poter tuo i nedt ei decimas ex o- mici. E ( bramo ) diede a lui le decime di mnibus. tutte le cose. 21. Ei! re di Sodoma '-21.- Dixit autem rex Sodomnrum ad Abram\ disse ad Abramo : DamDa mihi animas : cele- mi gli uomini: tulio il resto tienlo per te. r lolle tibi. 22. Quegli rispose a 22. Qui respondit eh TLevo manum meam ad lui : Alzo la mano mia Dominum Deum excel- al Signore Dio altissimo, sum, possessorem eoe* padrone del cielo e delli> et terrae, la terra ,
dimenio d grazie a Do per la vittoria d Abramo : ed stato anche da altri osservato, che varii Ebrei, invece di quelle parole mise fuora del pane e del vino traducono 1' Ebreo offerse del pane e del vino: e Filone Ebreo dice, che Melchisedech offerse sncrifzio per la vittoria. Ma tutto il mistero di qnesto re sacerdote , ammirabil figura di Cristo sacerdote secondo 1' ordine di Melchisedech, e re di pace, spiegato divinamente da Paolo, H-ebr. TU.; onde da vedersi quello ch ivi si detto. Aggiunger solamente, che varii antichissimi Padri, e dietro a questi Teodoreto,ed Eusebio credono, che Melchisedech fosse un regolo della Chanasea, il quale per im miracolo della grazia si mantenne santo e giusto tra gli empii. Ver. 20. Diede a lui le decime d tulle le cose. Vale a dire dlle spoglie de'nemici, non gi anche delle robe ricuperate, tolte da questi a're, e agli abitanti della Penlapoli. Vers. za. Alto la mano mia. Antichissimo rito per prendere Dio in testimonio di qualche cosa , alzar la mano verso il cielo : invocando colui che abita nel cielo.

a3. Quod a filo subtegminis usque ad corrigiam caligae non acciplam ex omnibus , quae tua sunt, ne dicasi Ego ditavi A brani: 24 Exceptis his , quae comederunt jiwenes, et partibus virorum, qui venerunt mecum , Aner, Escol,et Marnare : isti accipient partes suas.

23. Che n un filo di ripieno, n una correggia di scarpa io prender di tutto quello che tuo , perch tu non dica: Ho fatto ricco Abramo: 24. Eccettuato quello che hanno mangiato i giovani, e le porzioni di questi uomini, che son venuti meco, Aner, Escol, e Mambre : questi avranno ognuno la sua parte.

Vera, aa, * Alzo la mano ma. Benssimo ancora nel passato, aka ec. \ers. a3. Di lutto quello che e tuo. Vale a dire di quello che ra tuo, e de' tuoi, e tuo voglio che sia tuttora, bench sia divenuto di mia ragione , come acquisto fatto in guerra giusta. Con. ragione i Padri celebrano la magnanimit e il distaccamento di Abramo. * Di scarpa ovvero di borzacchino. Yers. 9.4. Eccettualo quello che hanno mangialo i giovani , ec. Abramo eccettua que'commestibili che avesser consumato i suoi soldati, i quali con una appellazione usata nella milizia gli chiama giovani* In secondo luogo Abramo eccettua la porzione che toccava ad Aner, a Escol, e a Mambre, i quali si vede che non imitarono la sua grandezza d'animo, e probabilmente si accordarono a civ volentieri i re della Pentacoli,

C A P O XV.

Ad Abramo, che non isperapi successione^ Dio promette un figliuolo , e A bramo credendo a lui giustificato, e per caparra della terra promessa offerisce il sacrificio prescrittogli dal Signore* indicato a lui il futuro pelle* grinaggio della sua stirpe. i. fi is itaque transactis , factus * est sermo Domini ad Abram per visionem, dicens : NolitimeretAbram\ ego protector tuus sum , et merces tua magna nimis. a Dixitque Abram : Donnine Deust auid dabis mihi? ego vadant absque lberis : et filius procuratoris domus meae, iste Damascus Elezer. i. tassale che furono queste cose, il Signore parl in visione ad Abramo , dicendo : Non temere , o Abramo : io sono il tuo protettore , e tua ricompensa grande oltremodo. a. E Abramo disse : Signore Dio, che mi darai tu ? io me n' andr senfca figliuoli: e il figliuolo del mio maestro di casa , questo Eiiezer di Damasco.

Vera, . E tua rcompenfa grande oltrt modo. Dio solleva lo prto di Abramo a faticare e combattere per un premio infinitamente pi grande che le vittorie e le ricchezze del mondo. Io stesso sar tua mercede , dice Dio ad Abramo; ecco la sola mercede degna di me, e dell' amore cli'io ho per te. Vr*. a, Signore Do, che mi darai tu? io me n' andr ec. Fra tutte le maniere di esporre le prime parole della risposta di bramo ^ questa mi sembra la pi vera : Signre Dio, bene sta che voi vi degniate d'essere ma mercede : imperocch di tutte le cose del mondo, che darete voi a me, che possa essermi di consolazione? mntre quel figliulo ch' io aspettava, quel figliuolo unico oggetto di mie brame ; quel figlinolo in cui debbono esser

3, Addiditque Abram : Mihi autem non dedisti semen ; et ecce vernaculus meus haeres meus erit. f\. Statimque sermo Domini factus est ad eum , dicens : Non erit hic haeres tuus ; sed <jui egre die tur de utero tuo, ipsum habebis haeredem. 5. Edux i'tqu eumforas, et alt illi: (i) Suspice coelum , et numera stellas, si potes. Et dixit ei : Sic erit semen tuum. 6. Credidit bram Deo, etreputatum est fili ad justitiani. (2)

3. E soggiunse Abramo : Ma a me (u non hai dato figliuolo: ed ecco clie questo schiavo nato in mia casa sani mio erede. 4. E tosto il Signore gli parl , e disse : Questi non sar tuo erede ; ma quello che da'lcmbi tuoi uscir, lui avrai tuo erede. 5. E lo condusse fuora e gli disse : Mira il cielo , e conta , se puoi, le stelle. E cos ( dissegli ) sar la tua discendenza. 6. Abramo credette a Dio , e fugli imputato a giustizia.

(i) Rorn. . ,18. (a) Rom. 4. 3. Gfoi. 3. 6. Ja$, *, *3. benedette tutte le genti, io noi vedo, e temo che per jnia colpa io ne sia privo, e che senz'esso io mi morr, e ornai avr per erede non un figliuolo naturale , ma un adottivo , il figliuolo del mio maestro di casa, Damasceno di patria. Il discorso d' Abramo rotto, come ognuno vede, e patetico. Vers. 4- * Che dilombi tuoi. Che da te uscir. Vers. 5. Conia, se puoi, le stelle. Veramente di queste il numero non pu aversi con tutte le diligenze usate dagli astronomi, scoprendosene nel cielo, mediante le ripetute osservazioni, sempre delle nuove, le quali per la sterminata distanza da noi scompariscono quasi, bench sien di fatto grandissime. Or alle stelle paragonata la discendenza di Abramo, non tanto la discendenza carnale , quanto la spirituale , di que7 figliuoli cio , de'quali sta scritto , che splenderanno come stelle per inlermi" nobili eternit. Dan. iv.

Peut. Vol I.

7-E il Signore gli dis7- Wixitque ad eum: Ego Dvminus, qui edu- se : Io sono il Signore jci te de Ur Chaldaeo- che ti trassi da Ur de* rum, ut darem tibi ter- Chaldei, per dare a te ram isiam, et posside- questo paese, e perch res eam. tu lo possegga. 8. Ma quegli disse : 8. At ille mt\ Domine Deus j unde scire \I Signore Dio, donde pospossum quod possessu* so io conoscere , ch' io rus sim eam. ? sia per possederlo? 9. E il Signore rispo9. Et respondens Dominus: S urne i inquit, se: Prendimi una vacca mihi vaccam triennem, di tre anni, e una capra et capram trimam, et di tre anni, e un ariete arietem annorum trium, di tre anni , e una torturturem quoque > et co- tora , e una colomba. lumbam. 10. Ed egli prese tuti o. Qui tollens universa haec (i), divisit te queste cose , le divi<i^ Jerem, 34. j8. Vers. 6. Abramo credette n Dio^ e fugli imputato a giusti-' za. Abramo padre di nostra fede , come lo chiama 1' Apostolo, credette a Dio, e per questa fede non solo fu fatto giusto, ma ottenne eziandio di crescere nella giustizia; imperocch vuoisi osservare , che quelle parole bramo credette , e fugli imputato , ec. si applicano non solo a questa particolare circostanza, per ui sono state scritte, ma a tutte le precedenti azioni-di Abramo, rominciando dalla prima chiamata di Dio in Ur de' Chaldei : ma Ono state poste qui da Mos , perch in questa occasione spicci* ttaravigliosament la fede del gran patriarca. Abramo adunque giustificato gi per la sua fede, per la fede divenne ancora pi giusto, e cos egli fu padre della fede, e modello di giustificazione. Sopra queste parole vedi V Apostolo Rom. iv. Gai. m., e s. Giacomo cap. n. 28., e quello che abbiamo detto in questi luoghi. Vers. 8. Signore Z)io, donde po$s'io conoscere, ec. Questa diinanda non indizio di verun dubbio intorno alla verit della promessa: ma Abramo affidato nella bont del Signore domanda con umilt qualche segno riguardo al modo, onde ci debba effettuarsi. La sua interrogazione simile a quella della Vergine, ##. i 34.

ea per medium, et utrastue partes contra se altrinsecus posuit: aves autem non divisti. 11. Descenderuntepe volucres super ea" damer, et abigebat eas A brani. 12. Cumque sol octumberet, sopor irruit super A brani, et iorror magnus et tenebro$us invasit eum. 13. Dictumque est ad eum : Scito praeno-

se por mezzo, e le parti pose T uria dirimpetto ali' altra ; ma non divise i volatili. 11. E cala vano uccelli sopra le bestie morte, e Abramo li cacciava. 12. E sul tramontare del sole, Abramo fu preso da profondo sonno, e lo invase un orror grande, e oscurit. i3.Efug!idetto:Tu di fin d'adesso sapere,

Veri. io. le divise p*r mentii Balla testa in gi. Queste cose mo fette da Abramo per ispirazione di Dio, il quale conferma le sue promesse, istituendo il rito, di contrarre le alleanx rf qual rito si conserv dipoi presso gli Ebrei (f edi Jerem. xxxiv ?8.), e f adottato da molte nazioni. Secondo questo rito d ym li animali ella guisa descritta da Mos, e collocate le parti di Issi V una dirimpetto ali' altra, passavano i contraenti pel mezzo , onde venivano ad essere uniti tra loro mediante il comunci*. fizio. Ma ricordiamoci, che Abramo m premiala suafed^erito d vedere, bench da lungi, il giorno di Cristo, Jo. v M e 1 sacrifico di lui, col quale fu riunito 1' uomo con Dio, e stabilita "te na alleanza, questo sacrifico fu predetto, e mostrato ad Abramo nel sacrificio degli animali divisi da lui m simbolo della
SUfl

*MTnon Mi* i volatili. Questi non appartenevano al rito dell' alleanza ; erano solamente per essere offerji al bignore> Vrs. 11. Abramo li cacciava. Abramo si stava nei mezzo "trs.tr Itm, fu Pr da profondo sonno Qu.to sonno, o sia estasi, come hanno i LXX., gli fu mandato da Dio e le cose, che Dio rivel a lui intorno a'suoi posteri m questo sonno, lo atterrirono, e gli fecero orrore grande, e afflizione. * Profondo sonno. Per i LXX. estasi come Cap. in appresso, terrore e oscurit. Il tramontare del sole e lo sparir della luce simboleggia calamit.

scens, quod (i) peregrinimi futurum sit semen tuum in terra non sua, et subjicient eos servitoti, et affligent quadringenta annis\ 14- Verumtamen gentem> cui servitori sunt, ego judicano : et post haec egredientur cum magna substantia. 15. Tu autem ibis ad patres tuos, in pace sepultus in senectute bona. 16. Generatione autem quarta revertentur huc: necdum enim completae sunt iniquitates Amorrhaeorum usque ad praesens tempus.
(i} Actor. n. 6.

che la tua stirpe sar pellegrina in una terra non sua, e li porranno in ischiavit, e gli strazieranno per quattrocent' anni. 14- Ma io far giudizio della nazione, di cui saranno stati servi: e dipoi se ne partiranno con grandi ricchezze. 16. Ma tu andrai a trovare i padri tuoi, sepolto in pace in prospera vecchiezza. 16. E alla quarta generazione ( i tuoi ) torneranno qua: imperocch fino al tempo presente non sono ancora compiute le iniquit degli Amorrhei.

Vers. 13. Per quatirocenann. Vedi l'Esodo cap. xn. 49- 4 1 * Li porranno. Li terranno in {schiavit. Vers. 15. Andrai a trovare i padri tuoi. S. Ambrogio lib. 2. de Abraham capt q. Noi, che ci ricordiamo, che la madre nostra e quella, Gerusalemme, che e colassi, qu?ll diciamo padri, i quali nel merito precedettero e nelV ordine della vila; ivi trovavasi Abele vittima della piet, ivi il pio e santo Henock ivi Noe i et trovar questi ander bramo^ come quia Itti's promette. ' Yers. 16. Alla quarta generazione. Nella linea di Giuda si costerebbero in questa guisa le quattro generazioni d' uomini nati nell' Egitto : Efron ( nipote di Giuda ) gener Arain , Aram 'gener Aminadab, Anjinadab gener Naasson, Naasson gener IpSalmon, il quale entrjiiella terra di promissione.

17. Cum ergo occufuisset sol, facta est caligo tenebrosa, et apparuit clibanusfumanSi et lampas ignis transiens inter divisiones illas. 18. In illo die (i) peptgt Dominus foedus cum Abraham dicens : Semini tuodabo terram hanc afluvio AEgypti use/u adjluvium magnum Euphratem. 19. Cinaeos, et CenezaeoSt Cedmonaeos^ 20. Et Hethaeos, et Pherezaeos , Raphaim t]uoquet

17. Tramontato poi che fu il sole , si fece una caligine tenebrosa, e apparve una fornace fumante , e una lampana ardente , che passava per mezzo agli ani mali divisi. 18. In quel giorno il Signore ferm 1' alleanza con Abramo, dicendo : Ai tuo seme dar io questa terra dal fiume d'Egitto sino al gran fiume Eufrate. 19. I Cinei, e i Cenezei, e i Cedmonei, 20. E gli Hethei, e i Pherezei, e anche i Raphaim,

(i) Supra, i a. 7. 13. 15. Infr. 26, Deut, 34- 4- #<#. 4. ai. a, Paralip, g. a6.
Non sono ancora compiute finifuitk degli /imorrnei. Nomina questi soli, come popolo principale, e pii ragguardevole di Chaan, e ancile perch nella terra di quel popolo si trovava allora Abramo . Vers. 17. Una fornace fumante. Ecco un simbolo delle tribolazioni , e de' mali, sotto de' quali dovean gemere in Egitto i posteri d' Abramo. E una lampana ardente , che passava per mezzo eo. Dio di cui una immagine questa lampana ardenti, passando per mezzo agli animali divisi, ratifica l'alleanza fermata con Abramo. Vers. 18. Dal fiume <V Egitto sino al gran fiume ec. Il fiuto d'Egitto il Nilo: dal Nilo adunque fino all'Eufrate, promette Dio , che s stender il dominio de'posteri d' Abramo. 1 peccati di questi trattennero lungamente 1' adempimento pieno di tal promessa: ma ella fu verificata interamente lotto Davide, Saiomone . * Al tuo seme dar. Ho gi dato. .Cos l'Ebr.

zi. Et Amorrhaes, fil. E gli Amorrhei, et ChananaeoS) et Ger- e i Chananei e i G ergegesaeos, et Jebusaeos. sei, e i Jebusei. C A P O XVI. Agar data in moglie ad bramo da Sarai sua padrona : ma ella dopo di essere dive?iuta madre disprezzava la padrona ; ed essendo stata perci gastigata , si fuggi / ma per comando di un Angelo torn a soggettarsi a Sa* rai e partor Ismaele. i * igitur Sarai uxor Sbrani, non genuerat libero^ : sed iabens anciltamaegyptiam nomine Agart 2. Dixit marito suo: Ecce conclusa me Dominus , ne parerem ; ingredere ad ancllam meam, ^iforte saltem i. i-Ia Sarai, moglie di Abramo, non aveva fatto figliuoli: ma avendo una schiava egiziana per nome Agar, 2. Disse a suo marito; Ecco che il Signore mi ha fatto sterile, perch io non partorisca j sposa la mia schiava , se a

Yers, a. Se a torte di lei avessi figliuoli, L'Ebreo: /or/' io per mezzo di lei mi edificher una casar Maniera di parlare molto frequente nelle Scritture, Agaf diede nome alla citt det* ta Agra nell' Arabia Petrea, e a' popoli detti Agareni, e dipoi Saraceni, dalla parola araba S araba, che vale rubare, far latrocinii, ^ Essendosi egli prestato alle preghiere d lei : S. Agostino iib. xvi, de civ. cap. a 5. scrive. O orno, che virilmente usa delle donne : della moglie con temperanza., della schiava per condiscendenza, di nissuna con ismoderata ajffezionel E altrove non. ha difficolt di uguagliare i matrimonii d'Abramo alla castit di .Giovanni. In questo fatto Abramo fu certamente guidato dallo spirito del Signore ; onde egli non fu dipoi men caro a Dift jap||aver condisceso a' desiderii della moglie.

ex illa suscipamfiMos. sorte di lei almeno aves* Cumque ille acquiesce. si figliuoli. Ed essendosi egli prestato alle preret deprecanti, ghiere d lei, 5. Ella prese Agar e5. Tulit Agar aegyptiam, ancillam suam, giziana, sua schiava, post annos decem quam passati dieci anni, dachabi tare coeperant in ch avean principialo terra Chajiaan : et de- ad abitare nella terra di dit eam viro suo uxo- Ghanaan : e la diede al marito suo per moglie, rem. 4. Ed egli coabitava 4. Qui ingressum est ad eam. At illa conce" con essa. Ma ella vederipsse se videns despe- do, che avea concepixit dominam suam. to , prese a farsi beffe della padrona. 5. Dixitq u Sarai ad 5. E Sarai disse ad A oram : Inique agis Abramo : Tu mi fai incontra mei ego dedi giustizia : io ti ho data ancilan meam in sinum la mia schiava per tua tuum: quae videns , consorte; ed ella vedenquod conceperitt despe* do , che ha concepito, ctui me Habet: jiidcet mi beffa: il Signore sia dominus inter me jet te. giudice tra me $ e te; 6. Cui respondens d6. Rispse bfamo : bram : Ecce, alt, andi* Ecco che la tua schiala tua in manu tua est: va in tuo potere : fa utere ea, ut libet. Affli- con lei, come meglio ti gente igitur eam Sarai, piace. vSiccome adunque fugam init. Sarai la ga&tigava , ella se ne fuggi.
Yers. 4- * Prese a farsi beffe della padrona. Non raro che I prosperit facciano insolentire i men virtiiosi e i pi vili. Vers. 5. Tu mi fai ingiustizia. ara rifonde nella troppa bont't di Abramo verso di Agar la cagione de'mal i termini, che usava seco i a schiava. -.

7. Cumque invenisszt eam Angelus Do* mini juxta fontem aquae in solitudine qui est in via Sur in deserto , 8. Dixit ad illam : Agar, andila S'arai, unde venis ? et quo vadis? Quae respondit: A facie Sarai dominae meae egofugio. g. Dixitf/ue ei Angelus Domini : Revertere ad dominam tuam, et humiliare sub manu illius. i o. Et rursum: Multiplicans, inquit, multiplicabo semen tuum, et non numerabitur prae multitudine. 11. Ac deinceps: Ecce , ait, concepisti, et paries filium-, vocabis-

7. E 1* Angelo del Signore avendola trovala in luogo solitario presso una fontana di acqua , che nella strada di Sur nel deserto , 8. Le disse: Agar serva di Sarai, donde vien i , e dove vai tu ? Ed ella rispose : Io fuggo dagli occhi di Sarai mia padrona. 9. E 1' Angelo del Signore le disse: Torna alla tua padrona , e umiliati sotto la mano di lei. 10. E soggiunse : Io moltiplicher : grandemente la tua posterit, e non potr numerarsi per la sua moltitudine. 11. E dipoi: Ecco, disse, tu hai concepito, e partorirai un figliuo-

Vers. 6. La tua schiava e in tuo potere. Vedesi in questo racconto il buon ordine regnare nella casa di Abramo. Sara disgustata ed offesa non ardisce d punire Agar, ma se ne lamenta con Abramo. Abramo, senza disaminare per minuto la ragione delle querele di Sar^^avendo riguardo alla debolezza del sesso, conoscendo la prudza della consorte, rimette a lei il pensiero di umiliare la schiava affine di mantenere la pace nella famiglia, Vedi Chrjsoslom, 38. , - Vera. 7. * L'Angelo del Signore. E questa la prima volta che espressamente si fa menzione del ministero degli Angeli in pro degli nomini. * Ivi. La strada d Sur. Agar egiziana dirigevasi al mo

que nomen ejus fsmael, eo quod audieri Dominus afflictio?iem tuam. 12. Hic eritferus ho mo; manus ejus contra omnes , et manus omnium contra eum : et e regione unhersorum fratrum suorum figet tabernacula. 13. Vocavit autem nomen Ti omini ^qui lo(juebatur ad eam : Tu Deus , qui vidisti me. Dixit enim : Profecto hic vidi posteriora videntis me.

lo, e gli porrai nome Ismaele , perch il Signore ti ha esaudita nella tua afflizione. 12. Egli sar uom feroce: le mani di lui contro tutti, e le mani di tutti contro di lui ; ei pianter le tende sue dirimpetto a quelle di tutti i suoi fratelli. 13. Ed ella invoc il nome del Signore , che le parlava : Tu , Dio, che mi hai veduta. Imperocch ella disse: Certo che io ho veduto il tergo di lui; che mi ha veduta. i4 Per questo chiai 4 ( i) Propterea appellavit puteum illum m quej pozzo il pozf i j //r,"4=-6tj
Vera. la.'Z-e mani dilu contro tutti, e le mani d tutti contro ec. Predizione verificata in tutti i tempi, e fino al giorno d'oggi negli Arabi posteri d' Ismaele, feroci, amanti la guerra, e i ladronecci; senza stanza fissa, salvatichi, e vagabondi, dall'altro lato fedeli nelle promesse, e ospitali, tenendo tutti gli uomini per fratelli, e persuasi che i beni di questa terra son tutti comuni. Pianter le sue terre dirimpetto a quelle d lutti i suoi eo. G' Ismaeliti circondano la Giudea, l'Idumea, il Paese di Moab , e degli Ammoniti. * Uom feroce. Ebr. Onagro : Asino sal valico. Vers. 13. Ho veduto il 1 ergo ec. L'Angelo, che rappresentava Dio nel corpo, che avea assunto, non fece vedere ad Agar la sua faccia, ma il tergo. Vedi 11 Esodo xxxiu. 38. Quindi 1' antichissima tradizione presso gli scrittori profani, che gli Dei non mostravano mai agli nomini la loro faccia. Ho veduto il tergo di ini, che mi ha veduta. Che ha gettato lo sguardo sopra di me per consolarmi, e darmi consiglio,

puteum viventis, et videntis me. Ipse est inter Cades, et Baraci. 15. Peperitque Agar Abrae filium : qui vo~ cavit nomen ejus Ismael. 16. Octoginta et sex annorum eratAbram quando peper ei Agar Ismaelem. *

z di lui, che vive, e mi ha veduta. Egli tra Cades, e Barad. 15. E Agar partor ad Abramo un figliuolo: il quale gli pose nome Ismaele. 16. Ottanta sei anni avea Abramo, quando Agar partor a lui Ismaele.

C A P O XVH.

Le promesse son pur ripetute ad Abramo ; e a lu, e a Sarai sono cangiati i nomi. La circoncisione comandata come segno delt alleanza. Promessa di un figliuola di Sara. Prosperit d? Ismaele. bramo eseguisce il precetto della circoncisione. i. Jt ostquam vero nonaginta et novem annorum esse coeperat, apparuit ei Dominus t dixitque ad eum: Rgo f Deus omnipotens*. ambula coram me, et esto perfectum

i. JLtjLa quando egli era entrato nel nongesituo nono anno, gl|$pparve il Signore > e^ gli4 disse ; Io il Dio onnipotente : cammina alla presenza mia, e sii perfetto.

Vers. 14 Tra Cades, e Barad. Cades, o Cadesbarnc era nelP Arabia Petrea circa venti miglia lontano da Hebrtm. Di Barad non s ha certa notizia. Vers. i. Io il Dio onnipotente. Potrebbe tradursi l'Ebreo: io il Z?i'o, che sono pienezza, ovvero la stessa pienezza! cammina a^f presenza mia, e siipwfetlo: affine di renderti capace de'Jie-

2. E io fermer la 2. Ponamque foedus meum inter me , et te, ma alleanza tra me , et muldpUcabo te vehe- te, e li moltipllcher grandemente oltre momenter nimis. do. 5. Cecdit Abram 3. Si gett Abramo boccone per terra. pronus in faciem. 4- E dissegli Dio : Io 4 Dixiique ei Deus: Ego sum, et pactum sono, e il patto mio (sameum tecum , (i) eris- r ) con te , e sarai pacjue pater multarum dre di molte genti. gentium. 5. Nec ultra vocabi5. E non sarai pi tur nomen tuum A" chiamalo col nome di brami sed appellaberis Abramo; ma sarai detto Abraham', quia patrem Abrahamo : perocch io multarum gentium con- ti ho destinato padre di Stitui te. molte genti. 6. Faciamque te cre6. E ti far crescere scere vehementipsime, formisura, e ti far paetponam te in^ejitibuS) dre di popoli, e da le regesque ex ^ re~ usciranno de' regi. dientur.
ni, ch'io ti preparo, e ti ho promesso, cammina come servo fedele alla mia presenza, obbedisci a'miei comandi, e fa di essere irreprensibile, e senza macchia. Vers. 4- Io sono. Di Dio solo con verit si dice, che egli , perch egli eterno, immutabile. Egli adunque /con questa parola dimostra ad Abramo, come1 il-patto, e l'alleanza, che egli fermava coti lui, era immutabile. Vers. 5. Non sarai pi chiamato col nome di ee. Abram significa padre eccelso : Abraham ( contratto di Ab-ram-hammon) padre eccelso di moltitudine. Vers. 6. Ti far padre di popoli, e nasceranno ec. Abrahnmo secondo questa promessa di Dio fu certamente padre di popoli immensi, gl'Israeliti, gl'Idumei ; gli Arabi; ed egli ha avuto jiella sua discendenza un numero graH|Smo ti' re'^i. Nessun\io-

7- Et statuarii pactum meum inter me, et te , et inter semen trium fiQSt te iti generationibus tuis foedere sempiterno'. utsimDeus tuusy et seminis tuipost te.

8. Dabocfue libi, et semini tuo terram peregr7tationis tuae, omnem terram ChanaaTi tn possessionem aeternam, eroe/u Deus eorum. 9. Dixt iterum J)eus 9. E di nuovo disse ad Abraham: (i) Et Dio ad Abramo : Tu a(ij Actor. 7. 8.

7. E io fermer il mio palt fra me , e te : e col seme tuo dopo di te nelle tue generazioni con sempiterna alleanza : ond' io sia Dio tuo, e del seme tuo dopo di te. * 8. E dar a te, e al seme tuo la terra, dove tu sei pellegrino, tutta la terra di Chanaan in eterno dominio, e io sar lor Dio,

mo riguardo a tutto questo pot mettersi in paragone con Abraliamo, dacch mondo mondo. Ma vanno elleno a terminarsi qui le grandiose promesse di Dio? E l'alleanza sempiterna (vers. 7.) di Dio con Abrahamo che sarebb'ella divenuta, se ella avesse dovuto aver suo effetto nella sola discendenza carnale di questo ^ gran patriarca? Con ragione perci 1'Apostolo ci fa osservare, . che i figliuoli di Abrahamo secondo lo spirito sono l'oggetto di este promesse ; che a queste han diritto i Gentili imitatori Ila fede di quel patriarca, a cui queste promesse furono fatte prima eh' egli ricevesse l'ordine della circoncisione, affinch cosi . egli fosse padre di lutti i credenti incirconcisi ( vale a dire *1I.Gentili), e padr* de1 circoncisi, di quegli, i quali seguono le vestigia delfajede, che fu in Abrahamo padre nostro non ancor circoncjjjtf Rorn. iv. n. i. ix. 7. 8. Gai m. 14-, et seq. In questo senso i re, che asceranno da Abrahamo , sono in primo luogo il Cristo re de' regi, e poi i principi della casa del Signore, j;li apostoli delle Chiese, gloria di Cristo: la terra(, di cui Dio d il possesso eterno al seme di Abrahamo fedele, ella la terra de'vivi, riguardo alla quale non sono pi pellegrini n forestieri quelli che per la fede sono divenuti concittadini e/e' Santi, <i deli(t famiglia stessa di Dio. Ephes. n. * * * Tifavo padre dii^plli popoli. Ti dilater.

tu ergo custodies pactum meum , et semen tuum post te in genera-tionibus suis. io. Hoc est pactum meum, quod observabitis inter me, et vos, et semen tuum post te : circumcidetur ex vobis omne masculinum. n. Et circumcidetis carnem praeputi vestri, ut sit in signum foederis inter me et vos. (i) 12. Infans ocio dierum circumcidetur in vobis, omne masculinum in generationibus vestris : tam vernaculus\ quam emptidus circumcidetur t et quicumque non fuerit de stirpe vestra,

dunque osserverai il mio patto ? e dopo di te ij. tuo seme nelle sue generazioni. 10. Questo il mio patto, che osserverete tra me e voi 5 t u , e il seme tuo dopo di te : tutti i vostri maschi sa ran circoncisi. 11. E voi circonciderete la vostra carne in segno dell' alleanza tra me e voi. 12. Tutti i bambini maschi di otto giorni saranno circoncisi tra di voi da una generazione all'altra : il servo, o sia nato , o 1' abbiate comperato da qualunque uomo non della vostra stirpe, sar circon* ciso.

(ij Lev. la. 3. Lue. a. ai. Rorn. 4- * t.


Vers. i o. Questo e il mio patto. Cio a dire il segno del mio''-/ patto con voi sar la circoncisione. La circoncisione adunque fu "< ordinata da Dio a rammemorare P alleanza fatta da lui coi suo popolo, divenuto perci un popolo specialmeaSf dedicato e consecrato al Signore , e distinto da tutti gli altri popoli per mezzo di questo segno. Questo segno medesimo fu una figura dell'indelebil carattere che i Cristiani ricevono nel santo Battesimo, per cui sono ascritti e adottati nella Chiesa di Dio, e acquistano cliritto^a'beui della medesima Chiesa. Vers. 11. * In segno. Affinch ci sia segno. \?crs. i a. Tutti i bambini ... di otto giorni ec. Non potea farsi prima questa cercmoiiia , perch j^n fosse cagioni di morte ai

13. Eritque pactitm i3. E questo segno meum in carne vestra del mio patto sar nella in foedus aeternum. vostra carne per eterna alleanza. i4- Masculus, cujus 14* Se un maschio praeputii caro circum- non sar stato circoncisa non fuerit, delebi- ciso , una tal anima satur anima illa de populo r recisa dal ceto del suo: quia pactum meum popol suo : perocch ha violato il mio patto. sritum fecit. io. E Dio disse ancoT. S.Dxit quoque Deus ad ^Abraham: uxorem ra ad Abramo ; Non
bambino; ma potea differirsi' per giuste cause .. Vedi Josue cap. 5. 6. Il serro o sa nato in casa, o lo abbiate comperato ec. La Volgata un poc' oscura in questo luogo : onde ho procurato di esprimere il senso del testo originale, che dee essere anche il senso della stessa Volgata. Notisi, che un incirconciso potea vivere nelle terre degli Ebrei., ma non in casa di un Ebreo : e se uno schiavo straniero avesse ricusato di ricevere la circoncisione, il padrone non potea costringerlo, ma dovea rivenderlo . Vedi Maini, de circumcis. lib, i. cap. 6. , Vers. 14. Una lai anima sar recisa dal celo del popol suo. Sar rigettata dal corpo della Chiesa Giudaica, privala delle prerogative della famiglia di Abramo, ed esclusa dalle promesse contenute nella mia alleanza. Altri spiegano queste parole della pena di morte, colla quale dovr punirsi chiunque non fosse circonciso ; altri della morte dell' anima , cio dell'eterna dannazione,-nella quale incorresse chi trascurava questo rito, come quello che era stato ordinato pel rimedio del peccato originale, se< ondo s. Agostino, s. Gregorio, s. Tommaso , e altri : ma siccome ~au questo punto diversa l'opinione di molti altri Padri e Interpreti, la prima e la seconda sposizione sembrano pi accertate. Gli-Ebrei affermano che, se un figliuolo di Abramo, non circoneiso nell'infanzia, arrivato all'anno decimoterzo non si facesse circoncidere, restava soggetto alla pena intimata da questa legge. Vers. 15. Non chiamerai pi la tua moglie ec. Dopo aver mutato il nome ad Abramo, Dio cangia anche quello della consorte : tu non la chiamerai pi mia signora, ma assolutamente la signora : come quella che non di una sola famiglia sar madre f ma di tutte le genti per mezzo d*Isacco, e del Cristo che dee na scere dal seme d'Isacco, e dA cui lo stesso Isacco sar figura.

tuam non vocabis Sa- chiamerai pi la tua rai, sed Saram. moglie col nome di Sarai , ma s di Sara. 16. Et benedicane ei, 16. E io la benedir, et ex illa dabo tibi fi- e di lei dar a te un filium , cui benedicturus gliuolo , a cui io dar sum : eritcfue in nato- benedizione: ed ei sar nes, et reges populorum capo di nazioni,-e da orientur ex eo. lui usciranno regi di popoli. 17. Cecidit Abraham 17. Abramo si gett in faciem suam, et ri- boccone per terra , e risii, dicens in corde suo: se, dicendo in cuor suo: Putasne centenario na- Possibile, che nasca un scetur filius ? et Sara figliuolo a un uomo di nonagenaria pariet ? cento anni? e che Sara partorisca a novanta ?
Vers. 1-6. La benedir , e d lei ti dar un figliuolo, ec. Nell'jEbreo tutto intero il versetto si riferisce a Sara: La benedir, di lei ti dar un figliuolo, 1la benedir; ella sar madre di popoli, e da lei usciranno de re . Grandioso elogio di Sar, e infallibile prova della virt di questa gran donna . Ella degna perci di es&ere aa bella figura della Chiesa di Cristo, e anche di quella Vergine figliuola di Sara, dalla quale volle nascere il Cristo. , _ ., , . Vers. l'i. E rise, dicendo ec. Rise per eccesso di allegrezza insieme, e di ammirazione ; imperocch lungi da noi di sospettare la minima diffidenza in questo grand' uomo dopo quello che iu proposito di questo fatto medesimo ci espone l'Apostolo: Abramo contro ogni speranza credette di divenir padre di molte nazioni... e senza vacillar nella fede non consider ne il sua corpo snervato, essendo gi egli di circa cento anni, ne Vutera di Sara , gi senza vila; ne per diffidenza esit sopra la pro** messa di Dio: ma robusta ebbe la fede, dando gloria a Dio; pienissimamente persuaso, che qualunque cosa abbia prornes.* sa Dio: egli e potente per farla; perlocche eziandio fugli (ci) imputalo a giustizia. Rom. iv. 18. 22. Farmi, che queste parole di Paolo, le quali evidentemente sono allusive al fatto, di cui si parla , non lascin luogo di dubitare della fermezza invariabile della fede in Abrahamo , particolarmente ove riflettasi a quelle parole: e fugli imputato a giustizia.

18. Dixitf/ue ad Deum : utnam Ismael vivat coram te. 19. Et alt Deus ad Abraham 1(1) Sara uxor tuct paret tibi filium^ocabisfjue nomen ejus Isaac \ et cojistituam p actum meum illi in foedus sempiternum, et semini ejus post eum. 20. Super Ismael quoque exaudwi te. Ecce benedicam ei, et augebo, et multipUcabo eum. valde ; duodecim duces generabit, et faciam illum in gentem magnam. 21. P actum vero m&* um statuam ad Isaac , quem parici tibi Sara
(ij Infr. 18. io. et ai. a.

18. E disse a lui: Di grazia, vva Ismaele dinanzi a te, io. E disse Dio ad Abramo : Sara tua moglie ti partorir un figliuolo^ gliporrai nome Isaac; e fermer con lui il mio patto per un' alleanza sempiterna, e col seme di lui dopo di esso. 20. Ti ho anche esaudito riguardo a Ismaele, e lo amplificher, e moltiplicher grandemente : ei generer dodici condottieri, e farollo crescere in una nazione grande. 21. Ma il mio patto lo stabilir con Isacco, cui partorir a te Sara

Vers. 18. Di grazia , viva Ismaele dinanzi a te. Vale a dire, Signore, dacch tanta la tua bont verso di me , che mi prometti uu tal figliuolo, e con esso tanta felicit, degnati di grazia di conservare in wta anche il mio Ismaele, e di benedirlo, affinch egli viva dinanzi a te, e ti sia accetto. La risposta di Dio: Ti ho anche esaudito riguardo ad Ismaele ce. parmi , che non permetta di dare verun altro senso a queste parole . Vers. 19. E gli porrai nome Isaac : che vuol dir riso. Vers. ao. Dodici condottieri. Gli Arabi erano divisi, come gli Ebrei, in dodici trib, e lo sono anche di presente ; i capi, o sia condottieri di esse sono predetti in questo luogo. '* Farollo crescere in una nazione. Divenire una nazione grami e.

tempore ista in anno altero. 22. Cumque finitus esset sermo loc/uentis cum eo , ascendit Deus ab Abraham. 23. Tuiit autem A" braham Ismael filium suum, et omnes vernaculos domus suae-, universosque , t/uos emerat, cunctos mares ex omnibus viris domus suae : et circumcidit cameni praeputii eorum statim in ipsa die sicut praeceperat ei Deus. 24. Abraham nona" ginta et novem erat annorum quando circumcidit carnem praeputii sui. 26. Et Ismael filius tredecim annos imple

in questo tempo V anno vegnente. 22. E finito che ebbe di parlare con lui, si tolse Dio dalla vista di Abramo. 23. Abramo adunque prese Ismaele suo figliuolo , e tutti i servi nati nella sua casa : e tutti quelli che avea comperati, tutti quanti i maschi di sua casa, e li circoncise immediatamente lo stesso giorno, conforme Dio gli avea ordinato. 24. Abramo avea novantanove anni, quando si circoncise.
26. E il figliuolo I* smaele avea compito

Vers. 21. * Ma il mio patto lo stabilir con Isacco. Per quanto di glorioso ed ampio si prometta nel mondo a Ismaele, in confronto degli spirituali vantaggi destinati al fratello, nulla da Dio si valuta. Vers. 22. Si tolse Dio ec. Il Siro traduce V Angelo di BJo . E molti Interpreti credono , che per lo pi in queste apparizioni dee intendersi un Angelo rappresentante la persona di Dio. Vers. 28. Immediatamente lo slesso giorno, degna di osservazione la pronta obbedienza di Abramo. JL' udire il comando di Dio, e l'eseguirlo fu quasi Io stesso. Ma anche degna d' osservazione 1' obbedienza d'Ismaele , e di tutta quella numerosissima famiglia in soggettarsi ad un rito molto penoso. Argomento dell'autorit acquistata da bramo sopra dei suoi per una sperimentata virt e saviezza.

verat tempore circumcisionis suae. 26. Eadem die crcumcisus est Abraham, et tsmael filius ejus 2 7. Et omnes viri domus illius, tam vernaculi, quam empdtii, et alienigenae pariter cir* cumcisi sunt.

tredici anni al tempo della sua circoncisione. 26". Nello stesso giorno fu circonciso Abramo , e Ismaele suo figliuolo. 27. E tutti gli uomini di quella casa, tanto quei che in essa eran nati , come quei che erano stati comperati, e gli stranieri furono circoncisi ad un tempo.

C A P O XVIII. Tre Angeli accolti da A bramo come ospiti pro* mettono unfigliuolodi Sara ; e questa perci avendo riso , ne ripresa. Predizione della rovina di Sodoma, per cui Abramo prega pi volte. i. ( i) ^Lpparuit au" tem ei Dominus in convalle Mambre, sedenti in astio tabernaculi sui in ipso fervore de.
(i^ fle&r. 13. .
Vers. i. E il Signore apparve ad Abramo nella valle ec. I tre personaggi che apparvero ad Abramo, rappresentavano il Signore slle tre divine persone: ed erano Angeli in figura umana: iunperoccjb a questo fatto principalmente alludendo 1' Apostolo dice: Non vi dimenticato delV ospitalit, dappoich per quatta

i. EJ il Signore apparve ad Abramo nella valle d Mambre , mentr' ei sedeva ali' ingresso del suo padiglione nel maggior caldo del giorno.

2. Cumque elevasset oculos , apparuerunt ei tres viri stantes prope eum : quo s cum vidis* set.cucurrit in occursum eorum de ostio taberna* culi, et adoravit in terram. 3. Et dixiti Domine^ s inveni gratiam in o culis tuis , ne transeas servum tuum : 4. Sed afferam pau~ x illum afjuae , et lavate pedes vestros , et re quiescite sub arbore. 6. Ponamcjue buccelIam panis, et conforta

2. E avendo egli al* zati gli occhi, gli comparvero tre uomini, che gli stavano dappresso ; e veduti che gli ebbe , corse loro incontro dall'ingresso del padiglione, e ador fino a terra. 3. E disse : Signore , se io ho trovato grazia dinanzi a te , non lasciar indietro il tuo servo : 4. Ma io porter un po' di acqua , e lavate i vostri piedi , e riposatevi sotto quest'albero. 5. E vi presenter un pezzo di pane, affinch

alcuni diedero, tenta saperlo, ospizio agli Angeli. Heb. xm. 2. Vedi Augast. xvu def.ciy. cap, 29. Yers. 2. Ceduti <?ke gli ebbe , ando ec. In tutto questo racconto abbiamo una viva pittura del rispetto e della carit di Abramo verso degli ospiti . ,E adoro sino a terra. Vedi cap. xxm. 7. un' espressione simile a quella usata qui nella nostra Volgata. La voce latina adorare, e la greca de'LXX., che corrisponde a questa, significano portar la mano alla bocca, baciarsi la mano, che era segno d'adorazione presso gl'idolatri. Fedi Job. xxxi. 28. IH. Reg. xix. 18, * Adoro fino in terra. Oppure : si prostro a terra. Vers. 3. Signore, se io ho trovato ec. Abramo talora parla a tutti e tre ; talora a quello di mezzo , che faceva la prima figura, e pareva sovrastare agli altri. Vers. 4- Porter un po iV acqua ec. La lavanda de' piedi era la prima funzione dell' ospitalit. S. Agostino, e s. Girolamo, invece di quello che si ha nella Volgata: e lavate i vostri piedi, lesser, e laver i vostri piedi: ma certamente il senso lo stesso. Per questo siete venuti verso ec. A questo fine d' onorar la mia tenda, prendendo in essa ristoro; a questo fine senza altro vi siete qua rivolti.

te cor vestrum*', postea transibitisi idcirco enim declinasti^ ad servum vestrum. Qui dixerunt: Fac, ut locutus es. 6'. Festlnavit Abraham in tabernaculum ad S oram, dixitque eh Accelera ; irla sata similae commisce, etfac subclnericios panes. fy Ipse vero ad armentum cucurrit: et tuUt inde vituhtm tenerrimum^ et optimum, deditque puero, quifesti* navit, et coxit illum. 8. Tulit quoque butyrum, et lac, et vitulum,

ristoriate le vostre forze , e poi ve n* anderete? imperocch per questo siete venuti verso il vostro servo. E quelli dissero : Fa , come hai detto. 6. And in fretta Abramo da Sara, e le disse : Fa presto, impasta tre sati di fior di farina, e fanne delle schiacciate da cuocer sotto la cenere. 7. Ed egli corse ali3 armento, e ne tolse un vitello il pi tenero , e grasso, e lo diede ad un servo,il quale ben tosto lo ebbe cotto. 8. Prese anche del burro ? e del latte , e il

"Vers. 5. * VI presenter un pezzo di pane. Del ciba Vers. 6. Impasta tre sali di fior di farina. II salo misura ebrea contenente il terzo di uii'epta; onde tre sati fanno un'epha, cio piii di settanta libbre di farina. Sara in et di novaut' anni, Sar nobilissima e ricchissima donna dee impastare ( certamente colP aiuto delle sue serve } questa farina, farne il pane, e cuocerlo. Questa semplicit degli auticki costumi notata nelle Scritture si osserva anche negli scrittori profani, bench tutti posteriori a Mos. E questa semplicit serviva assaissimo a conservare nelle madri di famiglia il buon costume e 1' affezione alla casa, a renderle pii attive , e anche ^ti miglior sanit. E questa semplicit quanto mai preferibile alwmollezza e alla inutilit, nella quale le donne comode de' nostri tempi consumano la maggior parte dei tempo e della vita! Delle schiacciate da cuocere tolto la cenere. 1 Saraceni e j Mauri, simili agli Ebrei ne'costumi, anche oggid cuocono il loro pane o eotto i carboni, o cotto 1 ceneri, o nelle padelle.

quem coxerat, etposuit coram eis: ipse vero stabat juxta eos sub arbore. 9. Cumque comedissent, dixerunt ad eum: Ubi est Sara uxor tua? Ille respondit : Ecce in tabernaculo est. 10. Cui dixit-. (i) Revertens veniam ad te tempore isto, vita comi" te; et habebit filium Sara uxor tua. Quo audito , Sara risii post ostium tabernaculi.

vitello cotto , e ne imband loro la mensa : ed egli se ne stava in pi presso di loro sotto l'albero* g. E quelli mangiato che ebbero, dissero a lui: Dov' Sara tua moglie? Egli rispose : Ella qui nel padiglione. io.E alui disse (uno di quelli ) : Torner nuovamente a te di questa stagione, vivendo tu ; e Sara tua moglie avr un figliuolo. La qual cosa avendo udita Sar di dentro alla porta del padiglione, rise.

(i) Sap. 17. IQ. Infr. ai. i. Rom. 9. 9.


Vers. 8. Prese conche del burro. Nell'oriente il burro si conserva liquido, e la voce usata qui nell' originale d idea d* una cosa che si bee. Questo burro ordinariamente d grato odore. Se ne stava in pie presso di loro ; vale a dire gli serviva a tavola, come traduce il Caldeo. Vedi Jerem. in. 12. Nehem. xii. 44Vers. Q. Mangialo che ebbero. La maggior parte degl' interpreti cori Teodoreto, e s. Tommaso affermano, che questi Angeli non mangiarono in realt, ma parve che mangiassero ; e Abramo credette che avesser mangiato. Ma s. Agostino sostiene, che realmente mangiarono , e che gli Angeli posson mangiare , e , che quando P Angiolo Rafaele disse a Tobia: Pareva a voi che io mangiassi e bevessi ; ma io mi servo di cibo e di bevanda invisibile, ci non vuol dire, che Ra&ele non mangiasse effettivamente, ma significa, che quelli, chelo vedeano mangiare, credevano che egli facesse per bisogno , quand' ei lo faceva solamente per elezione. Vedi Tob. xir. i g. Vers. io. Vivendo tu. Sembrami questa la migliore interpretazione di quelle parole della Volgata vita comile; e dell' Ebreo secondo il tempo della vita; l'Angelo dice ad Abramo, che l'au>

11. Imperocch am 11, "Erant autem ambo senes, provectaeque bedue erano vecchi, e aetatis > etdesierantSa* d' eia avanzata , e Sara non aveva pi i corrae fieri nwliebria. si ordinarii delle donne. 12. Creila rise in suo 12. Quae risii occul* te , dicens : Postc/uam segreto dicendo : Dopo consenui, et (i) domi- che io sono vecchia , e nus meus vetulus est< il mio signore cadenvoluptati, operam dabd te , ridiverr io giovinetta ? 13. Ma il Signore 15, Dixit autem Dominus ad Abraham, : disse ad Abramo : PerQuare rist Sara, di- ch mai ha riso Sara , cilis : Num vere pari- dicendo : Son io per partorire da vecchia ? tura sum anus ? i4- V'ha egli cosa dif14- Numqud Deo guidquam est difficile ? ficile a Dio ? Torner a Juxta condictum rever- te secondo la promessa tar ad te hoc eodem tem- fatta in questa stagiopore , vita comile, et ne , vivendo tu , e Sara habebit Sara filium. avr un figliuolo. 15. Neg Sara, e pie15. Negavit Sara, dcens : Non risi : timore na di paura disse: Non perterrita. Dominus au- ho riso . Ma il Signore: tem : NOI est, inquit, Non cos, disse : peita: sedrisist. rocch tu hai riso.
(ij i. Pet. 3, 6, no seguente in quello stesso tempo torner a lui ; che ei sar vivo, e avr avuto un figliuolo di Sara. Yers. i a. Rse in suo segreto. Il Caldeo rse dntro di se: riguardando come impossibile quello che avea sentito dire da quelli che Ha credeva uomini ; ella perci ripresa e biasimata dall'Angelo. E il mio signore cadente. A ragione l'umilt, e il rispetto di Sara yera> il marito proposto come un beli' esempio alle donne Cristiane da e. Pietro, ep.-i. cap. in. 6.

16. Cum ergo surrexissent inde viri, direscerunt oculos contra Sodomam-. et Abraham simul gradiebatur, deducens eos. 17. Dixitque Dominus i Num celare poter Abraham, quae ge3turus sum ? 18. Cum futurus sit in gentem magnani, ac robustissimam , et ( i ) BENEDICENDO sint in illo omnes naliones terrae ? i g. Scio enim, quod praecepturus sit filiis suis , et domui suae post <set utcustodiant viam D ominide tfaciant judicium, etjustitiam j ut adducat Dominus propter Abraham omnia , quae locutus est ad eum.
(i) Supr* 12. 3. Inf. 22. 18.

16. Essendosi adunque alzati da quel luogo quegli uomini, volsero gli sguardi verso Sodoma : e Abramo andava con loro, accommiatandoli. 17. E il Signore disse : P'otr io tener nascosto ad Abramo quel che sono per fare ? 18. Mentr'egli defcbe esser capo di una nazione grande, e fortissima , e dovendo in lui avere BENEDIZIONE tutte le nazioni della terra? 19. Imperocch io so, che egli ordiner a'suo figliuoli, e dopo di sa alla sua famiglia, che seguano le vie del Signore, e osservino la rettitudine > e la giustizia ; affinch il Signore ponga ad effetto tutto quello che ha detto a lui.

Vers. 15. Non ho riso. Sara anche pi biasimevole per aver voluto coprire il suo fallo con una bugia. Vers. 19. * So che ordiner a'suoi figlinoli ec. Chi vuol pertanto piacere a Dio e riportarne benedizioni, non lasci d'insinuare ne'fgli e nella famiglia tutta, che seguano le vie dj|l Signore, e osservino la rettitudine e la giustizia, *

20. Dixit itaque Dominus : Clamor Sodomorum, et Gomorrhae muldplicatus est., etpeccatum eorum aggravatum est nimis. * Descendam, et vdea*?, utrum clamorem , qui venit ad me, opere compleverint-, an non est ita, ut sciam. t;2. Convertermite/u se inde, et abiei*unt Sojdjomam: Abraham vero ^jjii'huc staatcoramDominOi Z^T&tappropinquans ait: Nunquid perdes justum cum impio? 24. S fuerint cjuinquaginta justi in civi~ tate., peribunt simul* et non parces loco illi propter quinc/uaginta justoS) si fuerint in eoj

20. Disse adunque il Signore : II grido di Sodoma e di Gomorrha cresciuto, e i loro peccati si sono aggravati formisura. 21. Andr, e vedr , se le opere loro agguaglino il grido, che ne giunto fino a me : o, se cosi non , per saperlo. 22. E si partron di l, e s' incamminarono a Sodoma: ma Abramo stava tuttora dinanzi al Signore. 23. E avvicinandosi disse : Manderai tu in perdizione il giusto insieme coli'empio? 24' Se vi saranno cinquanta giusti in quella citt; periranno eglino insieme ? e non perdonerai tu a quel luogo per amor di cinquanta giusti, quando vi sieno?,

Vers. 20. Il grido di Sodoma e di Gomorrha ec. Questo grido, come osserva s. Agostino, significala sfacciataggine e impudenza , colla quale i cittadini di quelle citt violavano pubblicamente le leggi pi sacrosante di natura. Sono nominate queste due citt, come le principali e le pi ingolfate ne'vizii. Vers. ar. Andr e vedr, ec. Dio qui istruisce coloro , i quali sono destinati ad amministrar la giustizia, insegnando loro la circospezione e la maturit che debbono osservare ne' loro giudizii. Vers. as. E lpartiron di t, due de'tre Angeli, restando con Abramo il terzo che era quello, il quale, come abbiam detto, faceva la prima figura, e portava l parola.

2 5. Ab sit a te, ut rem hanc factas, et occidas justum cum impi, jatque justus sicut impius : non est hoc tuum ; qui judicas omiem terram, nequaquam facies judiciuJi hoc. 26. Dixitque Dominus ad eum : Si invenero Sodomis quinquaginta justos in medio civitatis, dimittam omni Loco propter eos. 27 .Respondensque A* braliam , alt : Quia semel coepi, loquar ad Dominum meum, cum sint pulvis, et cinis .

28. . Quid si minus quinquaginta /#$tis quinque fuerint? delebis propter quadraginta quinque univer$am urbem ? Et ait : Non delebo , si invenero ibi quadraginta quinque, 29. Rursumque locutus est ad eum\ Sin autem quadraginta ibi inventi fuerint, quid facies! Ait-.Non percudam propter quadraginta. Pent, VoL I.

26, Lungi da te il fare tal cosa, e che tu uccida il giusto coli' empio, e il gius 1 o vada del pari coll'empio : questa cosa non da te; tu che giudichi tutta la terra non farai simil giudizio. 26. E il Signore dissegli : Se io trover iti mezzo alla citt di Sodoma cinquanta giusti, io perdoner a tutto il luogo per amore di essi, 27. E Abramo rispose , e disse : Dacch ho cominciato una volta , parler al Signore mio, bench & sia polvere , e cenere. 38. E se vi saranno cinque giusti meno di cinquanta , dMruggerai tu la ^ilt, perch sono solamente quarantacinque ? E quegli disse : Non la distrugger ,se ve ne trover quarantacinque. 20.E Abramo ripigli, e disse a lui : E s quaranta vi si troveranno, che farai tu ? Quegli disse : Non gastigher per amor de* quaranta. 9

3o. Ne quaeso, inx/uit, indigneriSt Domi" ne , si loquar. Quid si ibi inventi fuerint tri' "ginta? Respondit: Non faciam , si invenero ibi trgnta. 5i. Quia semel) ait^ eoep, loquar ad Domi" num meum . Quid si ,,, ibi inventi fuerint vi; ' gint? Ait: Non interfi*ciam propter viginti*
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32. Obsecro , inquit t ne irascaris Domine, i9 loquar adhuc semel Quid s inventi fuerint ibi decem? Et dixiti "Non delebo propter decem, 35. Abiitffue Domi' nus postcjuam cessavit loqui ad Abraham, et ille reversiis est in /ocumsuum.

3o. Non adirarli, disse , o Signore, del mio parlare . Che sar egli quando vi se ne trovino trenta ? Rispose : Non far altro, se ve ne trover trenta. 3 i. Dacch una volta ho principiato, disse egli, parler al mio Signore. E se ve ne fosser trovati una venti* na ? Rispose: Per amor de' venti non mander lo sterminio. 3^. Di grazia , diss'egi , non adirarti, o Signore , se io dir ancora una parola. E se dieci col si trovassero? E quegli disse : Per amore de' dieci non la distrugger. 33. E andossene il Signore quando .Abrama fin di parlare ; ed egli tornosseue a casa sua.

Yers. 85. E se clieci col si trovassero? Abramo dopo questa interrogazione non va pi avanti, ma si sta cheto, ammirando la Temenza di Dio. Ei credeva, clic dieci giusti .potessero agevolinente trovarsi in tanta moltitudine. Bench la sua sollecitudine -riguardasse principalmente il nipote Lot, contuttocib egli fa ve'dere una carit universale verso gli abitanti di quelle infelici citt;-carit, colla quale merit la-liberazione del nipote. Vers. 33. Andosscnc il Signore, quando ec. Spari dagli occhi *!' Abramo quell'Angelo, col quale egli parlava, andati gli altri iue 9 Sodome, "

Lot avendo accolti in sua casa gli Angeli maltrattato da' Sodomiti : Liberato colla moglie, e colle due figliuole dall incendio di Sodoma e perde per istrada la moglie. Ubriacato commette incesto coII una e coli' altra figliuola , donde nacquero i Moabiti, e gli Ammoniti. i. (i) reneruntfjue duo Angeli Sodomam ve spere, et sedente Lot in foribus civitatis. Qui cum vidisset eos, surrexit, et hit obviam eis: adoravitque pronus in terram. 2. Et dixit: Obsecro, Domini , declinate in domum pueri vestri, et mane te ibi: lavate pe* des vestros, et mane proficiscemini in viam vestram. Qui dixerunt-. Minime , sed in platea majiebimus. 3. Compulit illos oppido , ut dverterent ad eum: ngressic/ue domum illius fecit convi"
(i) Hebr. 13. 2. ^Vers. i. -j t " alzo, e ando loro incontro ec. Lot imita la carit di Abramo verso de' forestieri. *

1. Jtii i due Angeli arrivarono a Sodoma sulla sera , e in tempo che Lot stava sedendo alla poria della citt. Ed egli veduti questi, si alz, e and loro incontro: e gli ador prostrato per terra. 2. E disse: Signori, di grazia venite alla casa del vostro servo , e albergatevi : vi laverete i vostri piedi, alla mattina ve n* andrete al vostro viaggio. Ma quelli dissero: No, noi staremo nella piazza. 3. Ei per li costrinse ad andarsene a casa sua : ed entrati che furono, fece loro il ban-

vium , et coxit azyma% chetto, e cosse del pane senza lievito , ed ei et comederunt. mangiarono. 4. Ma prima ch essi 4. Prius autem quam irent cubitum, viri civi- andassero a dormire, tatis vallaverunt do- gli uomini della citt miitn> a puero usque ad assediarono la casa, fansenem> omnis populus ciulli, e vecchi, e tutto il popolo insieme. simul. 6. E chiamaron Lot, 6. Vocaveruntque Lot, et dixerunt eh Ubi sunt e gli dissero : Dove soviri, qui introierunt ad po quegli uomini, che temete? educ illos huc, sono entrati in casa tua sul far della notte? manutcognoscamus eos. dagli qua fuora , affinch noi li conosciamo. 6. Usci Lot, chiu6. Egrcssus ad eos tiot post tergum occlu* dendo dietro a s la porta, e disse loro: dens oftium ait: 7. Non vogliate di 7. Nolite, quaeso,fratres mei, nolite malum grazia, fratelli miei, non vogliate far quehoc facere. sto male.
Vers. 3. Cotte del pane senza lievito, ec. L'Ebreo dice AJmazoth : i Greci avevano una specie d'impasto, i farina d or* o di grano, eoa acqua e latte e olio, con vino dolce, ovvero vino cotto," e questa pasta mangiavano cruda ; e chiamavasiim*,0. Simile Impasto era usuato tra gli Ebrei ; ma eglino per lo pi lo facevan cuocere. Si pu credere che tale fosse il pane dato da Lot agli Angeli. ^ * Fece lor? il banchetto. Gli prepar da bere: cosi nelVerT^ Tutto il popolo insieme. Vedesi una corruzione universale ed inaudita. , , r Vew, 5. finche noi li conosciamo. Voghamo vedere que lorestieri, e sapere chi essi sono. Sotto questo pretesto cuoprono questi empiile scellerate loro intenzioni; e questo bastava a Lot (il quale feissimo li conosceva)'per intendere quel che volessero fare,

Zo.

8. Habeo duasfilias, quae necdum cognoveruntvirimi', educam eas ad VOS) etabtimini eis, sicut placuerit, dummodo viris istis nihil mali faciatis ; quia ingressi sunt sub umbra culminis mei. 9. At illi dixerunt\ Recede illuc. JLtrursust Ingressus es, inquiunt, ut advena\ numquidut judices ? te ergo ipsum magis, quam hos, affligemus. (i) fimquefadebant Lot vehementissime : jamque prope erat, ut effringerent fores* (i) a. Petr. a. 8.

8. Ho due figliuole ancor vergini: le condurr a voi, e abusate di esse , come vi pare, purch non facciate verun male a quegli uomini ; perocch son venuti ali' ombra del mio tetto. 9. Ma quelli dissero: Va in l. E aggiunsero: Tu sei entrato qua come forestiero ; la farai tu da giudice ? Noi adunque faremo a te peggio, che a quelli. E facevano strapazzo grandissimo di Lot : ed erano gi vicini a rompere la porta.

Vers. 8. Io ho due figliuole ec. La perturbazione <? animo ad una si indegna richiesta, la sollecitudine di salvare ospiti s venerabili dall'oltraggio, l'impossibilit di opporsi per nissun modo agli attentati di coloro ; tutto questo pot diminuire in qualche maniera la colpa di Lot nel fare una tale offerta : ma egli certamente pecc ; n egli era padrone di esporre le figliuole all'infamia e al peccato ; e l'ordine stesso della carit richiedeva, che egli, padre com'era , provvedesse ali'onor delle figliuole, prima che a quello degli ospiti. S. Agostino confessando il peccato di Lot dice tutto quello che ragionevolmejjte pu dirsi per iscusarlo, in queste poche parole: Lol per orrore degli altrui peccali turbato nelV animo non bada al suo proprio peccalo ; mentre volle sacrificare le figliuole alla libidine di quegli empii. * Abusale di esse come vi piace. Fate di esse quel che vi jpiace. Vers. g. Va in la. Volevano farlo allontanare dalia porta per istoriarla ; e si vede, che riusc, loro di farlo. "

10. Et ecce miserimi manum viri, etbitroduxerunt ad se Lot, clauseruntgue ostium. 11. Et eos , qui/oris erant (i), percusserunt crediate a minimo usque ad maximum, ita ut ostium invenire non possent. 12. Dixerunt autem adLofr Habes h^cquempigan tiiorum, generum, aut filios , aut filias ? omnes , qui tui sunt, educ de urbe hac : 13. Delebimus enim locum istum\ eo quod increverit clamor eorum coram JD^ omino , qui misit nos , ut perdamus illos. i4 Egressus itaqueLot, locutus est ad generos suos, quiacceptuti erant jiiias ejus, et dixit\ Sur gite , egredi
(i) Sap. 16. i g,

10. Quand'ecco quegli steser la mano, e misero Lot in casa, e chiuser la porta. 11. E colla cecit punirono que* che eran fuori, dal pi piccolo fino al pi grande, talmente che non potevano trovar la porta. 12. E dissero a Lot : Hai tu qui alcuno de' tuoi, o genero, o figliuoli , o figlie? tutti i tuoi menali via da questa citt ; 13. Imperocch noi distruggeremo questo luogo ; perch il loro grido si alzato vie pi fino al Signore , il quale ci ha mandati a sterminarli. 14. Usci adunque Lot, e parl a*suoi generijChe doveano prendere le sue figlie, e disse: Levatevi, partite

Yers. il. E colla cecit punirono ee. Vatablo : abbacinarono la vista a quelli ec. S. Agostino, e la maggior parte degl'interpreti credono , che questa cecit consistesse nell' avere fatto si , che quantunque vedessero le altre case, non vedessero, n potessero trovare la porta della casa di Lot. * Colla cecit. L' Ebr. in plur. colle cecit, accio s comprenda lo stalo misero cui furono ridotti, sconvolto vie pi in essi 17 uso della ragione, che quello de' semi.

mni de loco isto ; quia delebitDomiJius civitalem hanc. Et visus est eis quasi ludens ioqui. 15. Cumque essetmane , cogea?it eum Angeli , dicentes : Surge ; tolte uxorem tuam , et duas filias quas habes: ne et tu pariter pereas in scelere civitatis. 16. Dissimulante illo, apprehend erunt manum ejus , et manum uxoris , ac duarum fi* liarum ejus , eo quod parceret Dominus illi. 17. (i)Eduxeruntque eum, et posuerunt extra civitatem : ibque loculi sunt ad eum dicentes : Salva animam tuam i noli respicere post tergum \ nec stes in omni circa regione : sed m moite salvum te facjie et tu simul pereas.
(ij Sap. io. 6.

da questo luogo ; perch il Signore distrugger questa citt. E parve loro, che parlasse come per burla. 16. E fattosi giorno, gli Angeli lo sollecitavano, dicendo: Affrettati ; prendi la tua moglie , e le due figliuole, che hai : affinch tu ancor non perisca per le scelleratezze di questa citt. 16. E stando egli a bada , lo preser per mano lui, e la sua moglie, e le sue due figliuole , perch il Signore a lui volea perdonarla. 17. E lo condussero via, e lo miser fuori della citt : e quivi parla rono a lui, dicendo : Salva la tua vita : non voltarti indietro , e noti ti fermare in tutto il paese circonvicino: ma salvati al monte, affinch tu pure non perisca.

Vers. 4- Che doveano prendere le sue figlie. L'Ebreo, che prendevano le sue figlie: e i LXX, che aveano prese le sue filie; vale a dire , avevano fatti gli sponsali colle sue figlie, li f Sfarei, e gli altri popoli del levante faeea n passare per lo pi un assai lungo intervallo Ira gli tjponsali e il malrimoaio.

18. Dixitque Lot ad eos: Quaeso,D ornine mi, 19. Quia invertii ser^vus tuus gratiam coram te , et magnificasti misericordiam tuam,quam fecisti mecum , ut salvares animam meam, nec possum in monte salvari^ ne forte appreiendat me malum , et moriar. ao. Est civitas haec juxta, ad quam possum fugere, parva, et salvahor in ea . Numquid non modica est, et vivet anima mea ? 21. Dxtque ad eum: Ecce etiam in hoc suscepi preces tuas , ut non subvertam urbem, pro qua locutus es.

18. E Lot disse loro: Di grazia , Signor mio, .19. Dacch il tuo servo ha trovato grazia dinanzi a te , e bai fatto a me una misericordia grande , ponendo in sicuro la mia vita, io non posso salvarmi sul monte, perch potrebbe forse venir sciagura sopra di me, e tormi la vita. 20.E qui vicina quella citt , alla quale posso fuggire ; ella piecola , e ivi trover salute . Non ella piccolina , e ivi non sar sicura la mia vita ? 21. Ma quegli disse a lui : Ecco che anche in questo io ho esaudite le tue preghiere, onde non distrugger la citt,in favor della quale tu hai parlato.

Vers. 17. * Non voltarti indietro. Riguarda il comandamento del pari la moglie , e le figlie di Lot , ed indiritto a provare coli' obbedienza la costante detestazione dejle scelleraggini del paese. Vers. 19. Non posso salvarmi sul monte, perche ec. Sembra che Lot pieno ancor di timore, d'agitazione e d'affanno per quello che gli Angeli gli avevano predetto, camminando lentamente <? a stento , temesse che gli mancasse il tempo per arrivare a salvamento sul monte ; o che assolutamente non si sentisse forza per giungervi La sua obbedienza non fu perfetta ; ma nondimeno egli merita lede, perch per tal modo cerca di salvare la piccola citt di Sego*,

22. (i) Festina, et Salvare ibi : quia non poter facere quidquam, donec ingrediaris illuc. Idcirco vocatum est nomen urbis illius Segar. 23. Sol egressus est super terram , et Lot ingressum est Segor. 24. (i) Igitur Dominus pluit super Sodomam et Gomorrliam sulpliur et ignem a Domino de coelo:

22. Affrettati, e salvati col: perocch io non potr far nulla, fino a tanto che tu vi sia entrato. Per questo fu dato a quella cifct il nome di Segor. 23. Il sole si lev sopra la terra , e Lot entr in Segor. . 24.11 Signore adunque piovve dal Signore sopra Sodoma e Gomorrha zolfo e fuoco , dal cielo:

(i) Sap. io. 6. (>.) Deut. 29. 2 3. Isa. 13. 19. Jerem. 5o. 4o Ezech. 16. 49Oj.ee 11.8. Amos 4- 11. Lue. 17. 28. Judae 7.
Vers. 22. Per questo fu dato a quella citta il nome di Segor, Prima chiamavasi Baley e di poi fu chiamata Segor, ebe vuol dir piccola. Vers. a4- H Signore piovve dal Signore ec. 1 Padri riconoscono concordemente in queste parole una dichiarazione della distinzione delle persone, del Padre e del Figliuolo, e la divinit del Figliuolo, e la sua uguaglianza col Padre, e han paragonato queste stesse parole con quelle del Salmo roo. vers. i. Disse il Signore al mio Signore, citate gi da Gesi Cristo istesso ; e quelle del Salmo lao: Per questo ti unse , O Dio, il tuo Dio, ec. citate da s. Paolo a provare le medesime verit, Heb. i. 9. Senza i>adare perci a quello che qui dicono alcuni moderni Ebrei, e anche alcuni moderni Cristiani troppo facili a seguire le dottrine di quelli, abbiam conservato nella versione la stessa pretta frase, come l'ha conservata la nostra Volgata, II Padre ha rimesso interamente al Figliuolo d far giudizio, Joan. v. 22. Il Figliuolo riceve dal Padre insieme colla essenza anche tutta la potest. Il Figliuolo adunque, che Signore, e Dio, colla potest datagli dal Padre, da cui riceve tutte le cose, piovve zolfo e fuoco dal cielo sopra Sodoma e Gomorrha. Notisi, che quantunque non si parli qui, se non di Sodoma e di Gomorrha, egli certo pero, che anche Adama e Seboim furono soggette allo stesso gastigo , e la quinta citt non fu risparmiata se non per le preghiere di Lo 1,

20. Et subvertit civitates has, et omnem rca regonem, univeros habitatores urbium., et cuncta terrete virenda. 26. (i ) Respdensque uxor ejus post se, versa est in statuam salis.
(i) Lue. 17. 3.

26. E distrusse quelle citt, e tutto il paese all'intorno, tutti gli abitatori delle citt, e tutto il verde della campagna. 26. E la moglie di Lot essendosi rivolta indietro , fu cangiata in una statua di sale.

MEa perch non riflettiamo noi sopra questo grande avvenimento, nel. quale ha voluto Dio dare una gran lezione agli uomini, facendo loro vedere un saggio di quella terribil giustizia, colla quale punir la sfrenatezza degli uomini nell' altra vita? Una regione gi amenissima e fertilissima diviene orrida a vedersi, e spaventevole, dopo che il fuoco e lo zolfo cadente dal cielo ne stermin gli abitatori, ridusse in cenere gli edifizii, e la campagna stessa coperse di rovine e di orrori. Il bitume, di cui era pieno quel terreno , serv ad accrescer l'incendio , da cui non solo le piante tutte, ma anche una parte della terra fu abbruciata. Crcpata la stessa terra in pi luoghi, e abbassatasi, le acque del Giordano vi si gettarono, e vi presero le qualit che si osservan tutt'ora, la gravezza e densit capace di sostenere i corpi pi gravi , l'oscuro e tetro colore, il fetore grande , per cui i pesci muoiono, subito che entrano in quel lago, le rive sterili, 1' aria grave e malsana che regna attorno , 1' amarezza dell' acque, la pessima condizione di que' pochi frutti che possono ancora nascervi, tutto annunzia e annunzier fino alla fine del mondo, che Dio terribile ne' suoi giudizii sopra i figliuoli degli uomini : Sodoma e Gomorrha, e le citt confinanti ree nella stessa maniera d'impurit ... furono fatte esempio soffrendo la pena del fuoco eterno, Judce 7. Vers. 26. Essendosi rivolta indietro. Lo Spirito santo nella Sapienza cap. i. 7. chiama la moglie di Lot anima incredula: fosse per affezione verso ci che ella lasciava, o fosse per accertarsi co' proprii occhi dell' avveramento della predizione degli Angeli,, a gran ragion attribuiscesi la sua colpa a mancanza di fede. Cosi ella viola il preciso comando fatto a lei non meno che al marito, ed immediatamente punita, e diviene anch'essa un grande esempio: esempio della severit , colla quale sar punito chiunque dopo la chiamata di Dio si arresta tra via, o col cuore rivolgesi e coli' affetto a quelle cose, che egli dee abbandonare

27. Abraham autem consurgtns mane , ubi steterat (i) prius cum Domino, 28. Intuitus est Sodomam et Gomorrlam, et universam terram re giojiis illius: viditque ascendentem favillarti de terra quasi fornacis fumum. 29. Cum <gn?}i subverfere f Deus civitates .regionis illius , recar* datus Abrahae, liberavit Lot de subversioiie urbium, in quibus ha~ bitaverat. So. Ascenditque Lot de Segor , et mansit in mo7ite , duae quoque fi" lae ejus cum eo ( timuerat enim manerem
(ij Supra 18. i..

27. Ma Abramo portatosi la mattina l , dove prima era stalgcol Signore, 28. Volse Jo sguardo verso Sodoma e Go* morrha, e verso la terra tutta di quella regione : e vide le faville, che si alzavano da terra , quasi il fumo di una fornace. 29.Imperocch quando Dio atterr le citt , di quella regione, ricordossi egli di bramo , e liber Lot dallo sterminio di quelle citt , nelle quali questi avea dimorato. 3o. E Lot si par ti da Segor, e si stelle sul monte, e con lui le sue due figliuole (perocch egli non si teneva si-

per andar dietro al Signore:-Ricordatevi, dice Cristo, della moglie di Lot. Lue. xvn. 32.
In una statua d sale. Di sale metallico , che resiste alla pioggia , e per la sua saldezza buono anche per gli edilizi]". Vadi Pln. lib. xxxi. cap. 7, Non pare, che possa dubitarsi, che questa statua siasi conservata per molti secoli. Fed Sap. x. 7. Giuseppe lib. i. Anlin. cap. 12. Vers. 27. Ma bramo portatosi la mattina ec. bramo ansioso di saper epa ei che fosse del suo nipote, e delle citt della Pentapoli, si porta al luogo, dove il d> avanti a.vea parlato coll'Angelo, perch di 1Y poteva vedere tutta giurila pianura. Yers. ?8. E >/,/ le faville. LT.L.reo: e nV f V il finn*.

Segor ) : et mansit in curo in Segor ): e abispeluncaipse^ et duae t in una caverna egli, e le due figliuole con jfilae ejus cum eo. lui. 31. E la maggiore di 3i. Dixtfjue major ad minorem : Pater no- esse disse alla minore: ster senex est, et nui- Nostro padre vecchio, lus virorum remanst e non rimasto uomo in terra, qui possit in- alcuno sopra la terra, ; gredi ad nos juxta mo- che possa esser nostro marito, come si costurem universae terrete* ma in tutta la terra. 32. s Vieni , ubbriaSileni, inebriemus , eum vino, dormiamus- chiamolo col vino , e que cum. eo , ut serva- dormiamo con lui, afre possimus ex patre finch serbar possiamo HQ^jtro semqn. discendenza di nostro padre. & 33. Sederunt itaque 33. Diedero adunque patri suo bibere vin uni quella notte del vino a nocte illa^ Et ingressa bere al padre loro. E la
Vers. 3o. Egli non fi teneva sctiro in Segar. Anche in questa circostanza Lot dimostra una fede assai debole: l'Angelo gli avea detto, ch' ei poteva restare in Segor ; la costernazione e l'abbattimento di spirito, in cui si trovava, gli fanno dimenticare la promessa dell'Angelo, ed egli cangia l'abitazione. Abito in una caverna. Tutte le montagne ali' intorno sono piene di simili caverne molto spaziose. Vers. 31. Non e rimasto uomo alcuno sopra la terra. Elle sapevano per, che degli uomini ne erano in Segor, dond' erano partite; ma forse, veduto come Dio avea sterminato gli abitanti delle altre citt, credettero che alla fine avverrebbe lo stttssr anche di quelli di Segor non meno scellerati; o non volevano assolutament& aver tali uomini per mariti. Ma bench possano forse scusarsi dalla menzogna, non possono per scusarsi in vrun modo da quello che fecero per aver prole, n Lot pu scusarsi; perocch egli ancora pecc ( dice s. Agostino ) non quanto porta in inceno, ma quanto porta quella ubbriachezza lib, xxu. t;ot. Faust. cap. 44-

est major, dormivitque cum patre : at ille non sensit, nec quando accubuit filia> nec quando surrexit. 34- Altera quoque die dixit major ad minore m : Ecce dormivi heri cum patre meo : demus ei bibere vinum etiam hac nocte; et dormies cum eo, ut salvemus semen de patre nostro. 55. Dederunt etiam et illa nocte patri suo bibere vinum', ingressaque minor filio, dor" mivit cum eo : et ne tunc quidem sensit, quando concubuerit,vel quando illa surrexerit. 36. Conceperunt ergo duae filiae Lot de patre suo. 37. Peperitque major filium , et vocavit nomen ejus Moab : ipse estpater Moabitarum usque in praesentem diem.

maggiore si accost a lui, e dorm col padre: ma egli non si accorse, n quando la figlia si pose a letto, n quando si lev. \ 34. E il di seguente la maggiore disse alla minore: Ecco che ieri io dormii col padre mio: diamogli da b?re del vino anche stanotte, e tu dormirai con lui, affin di serbare discendenza del padre nostro. 35. Dettero anche quella notte a bere del vino al padre loro ; g accost a lui la figliuola minore, e dorm con lui : e neppure allora si accorse , n quando quella si pose a giacere, n quando si lev. 36. Restarono adunque le due figliuole di Lot gravide del loro padre. 37. E la maggiore partor un figliuolo, e gli pose nome Moab: questi il padre dei Moabiti, che sussistono fino al d d'oggi.

Vers. 87. Gli pose nome Moab; vale a dire, che nasce dal padre mio.

38. Minar quoque peperii filium, et vocavit nomen ejus Ammon , idest, filius populi mei: ipse pater Ammonitarum usque hodie.

38. La minore ancora partor un figliuolo, e gli pose nome Amrnon , vale a dire figliuolo del popol mio? egli il padre degli Ammoniti, che sussistono fino al d d'oggi.

e A p o xx.
Ad Abramo pellegrino m Gerara tolta la moglie ; ma rimandata intatta con gran doni per comando del Signore ; e alle orazioni dAbramo rendala la sanit allafamiglia delre* ^\.JLrofectus inde M&raham terram au3tralem liabitavit inter Cades et Sur : et peregrinatus est in Cerario* . 2. Dixtque de Sar uxore sua\ S oror me a st. Misit ergo Abme* lechrex Gerarae, et tuUt eam. i.. .IL partitosi di col bramo, andando nel paese di mezzod , abit Ira Gades e Sur: e fece sua dimora come pellegrino in Gerara 2. E riguardo a Sara sua moglie disse: Ella mia sorella. Mand dunque il re di Gerara Abi melech a pigliarla.

Vers. 38. Gli pose nome Ammon; ebe vuol dire figliuolo del mio popolo. S. Girolamo scrive , che quella gran donna s. Paola, andando attorno per la Terra santa, giunta che fu a Segor, si ricord della spelonca eli Lot, e cogli occhi pieni di lacrime avvertiva le vergini compagne, essere da guardarsi dal vino, nel quale lussuria, e di cui sono opera i Moabiti, e gl'i Ammoniti. Vcrs. i. In Gerard. S. Girolamo ed Eusebio mettono Gerara in distanza di veajtieinque miglia da Eleuteropoli di l da Daroma: Ver?. 7.. Mando adunque A'bimelech n pigliarla. Il nome d Ahimelech era comune a' re di Gerara , come quello di Faraouo

3. Venit autem Deus 5. Ma Dio siie'vedead Abimelech per so- re di notte tempo in mnium nocte,et alt Hii: sogno ad Abimelech, e E n moriers propter dissegli : Or tu morrai mulierem^ quam tulisti: per ragion della donna , che hai rapita : pehabet enim vrum. rocch ella ha marito. 4. Abimelech vero 4 Abimelech per non tedierai eam, et nou P avea toccata, e ait: Domine, num gen- disse : Signore , farai tem ignoran lem, et ju- tu perire una nazione stam interficies? ignorante , ma giusta ? 6. Nonne ipse dixit 5. Non mi ha detto mihi: Soror mea est: et egli stesso : Ella mia ipsa ait : Frater meus sorella : e non ha ella est"? in simplicitate cor- detto : Egli mio fradis mei, et munditia tello? Io ho fatta tal manuum mearum feci cosa nella semplict|i hoc. del mio cuore, e ho pure le mani. 6. Dxitque ad eum 6. E il Signore gli Deus: Et ego scio, quod disse : Io pur so , che s impiici corde feceris : tal cosa hai fatta con et ideo custodivi te, ne cuor semplice : e per peccares in me, et non questo ti ho preservaa're dell'Egitto : Sar avea novant'anni ; quindi , che questo %vvenimerito d una grande idea di sua bellezza. Vedi cap. xu. 11. * K riguardo a Sara sua moglie ec. Qui pure come in Egitto die pena ad Abramo la bellezza della consorte ; bellezza forse prodigiosamente cresciuta, e non senza mistero, dopo essere stata resa feconda. Vers. 3. Ma Dio ti f1 vedere. Si vede , che questo re conosceva il vero Dio , e lo temeva , e che il popolo era , qual suoi essere per lo pi, simile al sovrano. Vers. 4- * Non V avea toccata. Non le avea fatto oltraggio. Vers. 5. Nella semplicit del mio cuore, ec. Si vede, che l'idea di Abimelech era d' aver Sar per moglie, credendola libera.

dimisi, ut tangeres lo dal peccare contro eam di me ; e non ho permesso , che tu la toccassi. 7. Nunc ergo recide 7. Rendi adunque viro suo uxorem-, quia adesso la moglie al suo propheta est: et orabit marito perocch egli pro te, et vives : si au- profeta: ed egli far tem nolueris reddere, orazione per te , e tu scito , quod morte mo- vivrai : ma se tu non rieris tu, et omnia, quae vorrai renderla, sappi, che di mala morte mortua sunt rai t u , e tutto quello che a te appartiene. 8. E tosto si alz 8. Statimque de nocte consurgens Abime- Abimelech di notte lech, vocavitomnesser- tempo, e chiam tutti vjji? suos, et locutus est i suoi servi ; e racconuniversa verba haec in t loro tutte queste auribus eorum, timue- cose , e tutti ebbero runtque omnes viri gran paura. valde. 9. E Abimelech chia9. Vocavit autem Abimelech etiam Abra- m anche Abramo , e ham , etdixit ei: Quid gli disse : Che quello fecisti nobis ? quid pec- che tu ci hai fatto? che cavimus in te> quia in- male li abbiam fatto duxisti super me, et noi, che tu avessi a tisuper regnum meum rare addosso a me, e al peccatum grande! quae mio regno un peccato non deuis ti facere, f- grande ? tu hai fatto a cisti nobis. noi quello che far non dovevi.
Vcrs. 6. * Ti ho preservato dal peccare. Ella una misericordia ben grande, quando il Signore, anco mediante i flagelli, preservaci dal peccare.

io. E i nuovo ram10. Rursumque expostulanS) aiti Quid vi- maricandosi disse: Che avevi tu veduto , onde disti, ut hoc facere^ avessi a fare tal cosa? 1 1. Rispose bramo: 11. Respondit Abraham: Cogitavi mecum, Io pensai , e dissi dendicens : Forsitan non tro di me : Forse non est timor Dei in loco sar in questo luogo isto : et interficient me timor di Dio ; e mi ucpropter uxorem meam : cideranno a causa di mia moglie : 12. Bali' altra parte 12. Alias autem et (A vere soror mea est> ella veramente ancofdia patris mei, et non ra mia sorella ; figliuofilio, matris meae, et la di mio padre , ma duxi eam in uxorem. non di mia madre , ed" io la presi per moglie. 13. Postquam autem 1 3. Ma dopo che Dio eduxit me Deus de do- mi trasse fuora dalla mo patris mei dixi ad casa di mio padre, io eam: (2) Hanc mise- le dissi : Tu mi farai ricordiam facies me- questa grazia ; in quacum: in omni locot ad lunque luogo noi arri(juem 7tgrediemur, di- veremo, dirai, ce sei ces, quod frater tuus mia sorella* $im.
(i) Supra i a. 1 3, (?.J Infra ai. a 3.

Vers. g. Che e quello che tu ci hai fatto? che male ee. Dio per bocca di questo principe insegna a tutti gli uomini, quanto gran male sia l'adulterio, riconosciuto da tutte le genti pel solo lume della natura come un orribile peccato. Il solo pensiero di essere stato vicino a cadrvi, bench per ignoranza, fa che Abimelecb. prorompa in tante e si appassionate querele contro Abramo , che gli avea taciuto la verit. Yers. io. Che avevi tu veduto, onde avesti ec. Avevi tu forse veduto cosa, onde potessi argomentare , che io , o il mio popolo fossimo gente senza legge, e senza rispetto per la giustizia ?

14. Tulli igitur AMmelech oves, et boves^ et servos , et ancillas , et dedit Abraham: reddiditque illi Saram uxorem suam, i5.Etait: Terra coram vobis est\ ubicumque tibi placuertj habita. 16. Sarae autem dixit\ Ecce mille argenteos dedifratr tuo\ hoc erit tibi in velame n oculorum ad omnes, qui tecum sunt, et quocumque perrexeris : memjjntoque te deprehensam. 17. Orante autem Abraham^ anavitDeus Abimelech, et uxores, ancillascfue ejus, et pepererunti

14 Prese adunque Abimelech delle pecore, e de'bovi, e de'servi, e delle serve, e le diede ad Abramo, e gli rendette Sar sua moglie, 15. E gli disse: Que-sta terra davanti a te; dimora, dove ti piacer. 16. E disse a Sara: Ecco che io ho dato a tuo fratello mille monete d! argento ; con queste avrai un velo per gli occhi dinanzi a tutti quelli che son cori te, e in qualunque luogo anderai: e ricordati, che sei stata presa. 17. E colle orazioni di Abramo Dio risano Abimelech , e la moglie, e le serve di lui, e partorirono :

Ver. 16. Mille monete eTargento. Mille sicli. Con queste avrai un velo per gli occhi eo. Il denaro che io he dato al tuo fratello e marito , al quale ora ti rendo , servir comprare un velo, col quale quasi sposa novella velerai il tuo capo j e ci servir a farti conoscere non solo a quelli che sono con te, ma anche in tutti i luoghi dote capiterai, per moglie di bramo. Rico^fftti che tei stata presa. Non ti scordare del pericolo, in cui ti sei trovata ; non tornare a esporti allo stesso pericolo col dissimulare il vero tuo stato.

18. Concluseratenim Dominus omnem vuivam domus Abmelech propter Saram uxorem Abraham.

18. Imperocch il Signore avea Fendute sterili tutte le donne della casa di bimelech a motivo di Sara moglie <T Abramo.

C A P O XXI. 'Nascita, e circoncisione d* Isacco : eglifu divezzato. Ismaele cacciato fuori di casa insieme colla madre per vivere n deserti. Abmelech fa alleanza con A bramo confermata con giuramento. i. JLJ il Signore visit Sara, conforme avea promesso, e adempi la sua parola. a. Ed ella concepire partor unfigliuolonella sua vecchiezza, al tempo predettole da Dio ; 3. Vocavitcjue Abra3. E Abramo pose il ham nomen filii sui , nome d'Isaac al figliuoquem genuit ei Sara, lo partoritogli da Sar: Isaac i i. r isitavit autem Dominus Saram, sicut (i) promiserat, et im" plevit quae locutus est. a. Concepitane, et(2) peperit filium in senee tute sua, tempore quo praedixerat ei Deus /
(1) Supra 17. 19, 1 9. io. (2) G/44. a3. febr. n. n. Vers. 19. Il Signoro avea. rendili iterili eC. Alcuni spiegano che non potesser le donne dare alla luce i loro parti gi maturi, lo che sembra pi facile ad intendersi, supponendo che non lungo fu il soggiorno di Sara e di bramo presso Abmelech.

pr.- .

4- Et crcumcidLmim retavo die, sicut (i) *praeceperat ei Deus, 6. Cum centum esset Mnnorum : hac quippe aetate patris, natus est Isaac 6. Dixitque Sara : -Kxsum fecit mihi Deus: quicumque audierit,corrideit mihi.
J

7. Rursumque alt : Quis auditurum crederet Abraham, tjuod Sara lactaretfilium, quem peperit ei jam seni ? 8. Crevit igitur puer, et^ablactatus esti fecitque Abraham grande conviwum in die ablactationis ejus. 9. Cumque vidisset Sara filium Agar AEgyptiae ludentem cum

4- E Tollavo giorno 10 circoncise, conforme Dio gli avea comandato, 5. Avendo egli cento anni : imperocch di quesla ela era il padre , quando nacque Isacco. 6. E disse Sara : Dio mi ha dalo , onde ridere: e chiunque ne udir la novella, rider meco. 7. E soggiunse : Chi avrebbe credulo, dovere Abramo senlirsi dire, che Sara aJlallerebbe un figliuolo parlorilo a lui gi vecchio ? 8. Crebbe adunque 11 bambino , e fu divezzalo; e nel giorno, in cui fu divezzalo fece Abramo un gran convilo. 9. Ma Sara avendo vedulo il figliuolo d Agar Egiziana, che

(ij Supra 17. 20. Matiti, i. a.


Vers. 8. E fu divezzato. Alcuni ( come racconta s. Girolamo ) affermavano, che in antico le madri allattassero i figliuoli fino a'cinque anni; il qual sentimento tenuto dallo stesso s. Girolamo. Altri credevano, che 1' et, in cui i fanciulli si divezzavano , fosse Panmo 4odecimo : lo ch sembra meno credibile. Dal tempo de'Macea&ei in poi si osserva, che il tempo di allattare era ridotto a tre,amrf interi. Vedi 2. Machab. vn. 37. a. Paralip. xxx. 16., i. Reg. i. aa., IL n.

Isaac filio" suo , dixit scherniva il suo figlio ad Abraham : Isacco , disse ad bramo: i o. ( i ) Ejice ancillam io. Caccia questa hanc, et filium ejus: schiava, e il suo figlio: non enim erit haere s fi- perocch non sar erelius ancillae cum filio de il figlio della schiameo Isaac. va col figlio mio Isacco. 11. Dure accepit hoc n. Duro parve ad Abraham pro filio suo. Abramo questo parlare riguardo ad un suo figlio. 12. Cui dixit Deus; 12. Il Signore per Non tibi videatur aspe- gli disse : Non sembri rum super puero, et su- a te aspro il far ci ad jjvr andila tua \ omnia un fanciullo , e ad una cjuae dixerit tibi Sara , tua schiava : in tutto audi vocem ejus-, quiaf quello che dir a te Sain Isaac vocabitur tibi ra, ascolta le sue parole : perocch in Isacco semen. sar la tua discendenza.
(i} Gai 4. 3o. (*) Rom. g. 7. Hebr. li. ij^ Vers. 9. Che scherniva, ec. Cosi quasi tutti g' Interpreti ; ed fuori di dubbio, che a prendere il latino nel senso di scherzare, giuocare ec. ci dilungheremmo totalmente dalla sposizione di Paolo, il quale dice che Ismaele perseguitava /.meco, Gai. iv. 9.9., e non vedremmo una giusta ragione dello sdegno di Sara, della risoluta domanda, che ella fa ad Abramo , e alla quale Dio vuole, che Abramo si arrenda. Vedi quello che si detto in quel luogo della lettera a'Galati, e il mistero nascosto nella persecuzione fatta dal figliuolo della schiava al figliuolo della donna liLera, S. Agostino crede, che Sara tem, che l'invidia e l'avversione d'Ismaele non l'inducessero a dar morte adlsacco, e a rinnovare l'orribil tragedia avvenuta tra'due primi figliuoli di Adamo per simili cagioni. Vers. io. * Caccia questa schiava. Gol non riprendere n gastigare il figliuol petulante, Agar meritavasi questa pena. Vers. 12. In Isacco sar la tua discendenza. La tua vera posterit verr da Isacco: egli sar tuo erede, ed erede delle mie

i 3. Sed et filium an13. Ma il figliuolo cillae faciam in gentem ancor della schiava famagnani , qui semen r capo di una nazione grande, perch egli tuum est. tua stirpe. l i4- Abramo adunque 14- Surrexit itaque 'Abraham mane, et tol- alzatosi la mattina, prelens panem, et utrem se del pane e un otre aquae, imposuit sca- di acqua , e lo pose a pulae ejus, tradiditque lei sulle spalle, e le diepuerum^et dimisit eam. de il fanciullo , e la liQuae cum abiisset, er- cenzi. E quella parrabatin solitudine Ber- titasi and errando per la solitudine di Bersasabee. bea. 15. Ed essendo ve15. Cumque consumpta esset aqua in utre^ nuta meno l'acqua delabjecit puerum subter l'otre j gett il fanciulp|Jmesse, e da lui nascer il Cristo , del quale egli stesso sar una viva figura. Tedi Rorn. ix. 7. 8., Gai, iv. a3., dove 1' Apostolo nelle du^e donne riconosce due testamenti: la sinagoga, ela Chiesa cristiana-, in Ismaele i discendenti d'Abramo, ma degeneranti K dalla sua fede, i quali schernirono, e perseguitarono il Cristo ; in Isacco gli Ebrei, e i Gentili fedeli. Vers. 14- Prese del pane e un otre di acqua, ec. La provvisione di pane e di acqua che questa donna poteva portare sulle sue spalle, non era grande, e di fatt,i veggiamo, che presto l'acqua manc. Nondimeno Abramo BOB fa altro che eseguire puntualmente i comandi di Dio ; e certo cost grandemente al suo buon cuore il trattare con tanto rigore una donna e un figliuolo che egli amava. E in ci appunto si manifesta l'altissima obbedienza di Abramo. Dio dall* altra parte volle in questo fatto dimostrare molti'secoli prima quello che un d avverrebbe alla sinagoga discacciata dalla famiglia di Abramo, ridotta ad andare vagabonda ed errante sopra la terra, dove miracolosamente sostienla quella Provvidenza ch,e la f s|^ir$ di evidente prova alla vera Chiesa, e la riserba Ila futura si conversione Nella solkydine di Bersabea. Questo nome posto qui per anticipazione. Fedivers. 31.

unam arborinn, quae ibi erant. 16. Et obiit, sedtque e regione procul, quantum potest arcus jacere\ ixit enim: NOJI videbo morientem puerumi etseclens contra levavitvocem suam, et flevit. 17. TZxaudivitutem Deus vocem. pueri : vocavitque Angelus Dei Agar de coelo , dice n s : Quid agis , Agar ? Noli timere : exaudivit enim Deus vocem pue77 de loco , in quo est. 18. S urge ; tolte puerum, et tene manum illius , quia in gentem magnani faciam eum. 19. Aperuitf/ue oailos ejus Deus: quae id" dens puteum actuae,

lo sotto uno degli alberi, ebe era n ivi. 16. E se n'and, e si pose a sedere dirimpetto in distanza di un tiro d'arco; imperocch disse: Non vedr morire il fanciullo: e sedendogli in faccia alz la sua voce, e pianse 17. E il Signore esaud la voce del fanciullo : e l'Angelo di Dio dal cielo chiam Agar, dicendo : Che fai , o Agr? Non temere: perocch il Signore ha esaudito la vocedelfanciullo dal luogo , ov'ei si trova. 18. Alzati; prendi il fanciullo , e tienlo j^r la mano, conciosslacfi io lo far capo di uria nazione grande. 19. E Dio le aperse gli occhi : ed ella vide un pozzo di acqua, e

Vers. 15. Getto il fanciullo te. Ovvero abbandono il fanciullo : perocch non da credere, che ella portasse addosso Ismaele, che dovea avere diciassette o diciotto anni. Veramente in alcune edizioni de'LXX. ci si legge al versole).; ma altre edizioni sono interamente simili alla Volgata. * G e ilo il fanciullo. Coli' animo abbandonandolo, comech 41QB ispirasse di pi serbarselo in vita.

abit, et implevit utrem, and ad empier l'otre 4 dedite/u puero bibere. e diede da bere al fanciullo . 20 "Et fuit cum eo , 20. E (Dio) fu con. qui crevit, et moratus lui, ed egli crebbe, e est in solitudine, fa~ abit nella solitudine, ctusque estjuvenis sa- e divenne giovane esperto a tirar d' arco. gittarius* 21. E abit nel de 21. Tlabtavitque in deserto Pharan : et ac- serto di Pharan : e sua cepit illi mater sua u- madre gli diede una xorem de terra AEgy- moglie Egiziana. pt. 22. Nello stesso tem22. Eodem tempore dixit Abimelech, et po Abimelech, e Phicol Phicol princeps exerci- capitano del suo esertus ejus ad Abraham : cito disse ad Abramo: Deus tecum est in uni- Iddio con te in tutto quello che tu fai. versis , quae agis. 26. Giura adunque 23. Jura ergo per 4r Deum , ne noceas mi- per Dio di non far male hi , et po s feris meis , a me, e a' miei posteri, sti^piquemeaei sedjux- e alla mia stirpe: ma
Vers. iq. Dio le aperse gli occhi, ed ella vide un pozzo ec< Dio fece, che ella ravvisasse questo pozzo che le era vicino, e a cui turbata e piena d'affanno, com'era, non avea posto mente. Dcesi, che gli Arabi coprono colla sabbiai pozzi da loro scavati, mettendovi sopra qualche segnale ; cos non sarebbe maraviglia, che Agar non avesse veduto quel pozzo, fino che Dio lo fece a lei riconoscere per qualche segno che egli avea. Vers, 21. Nel deserto di Pharan. Nell'Arabia Petrea. Vers. 22. Abimelech, e Phicol capitano. Gredes lo stesso bimelech, di cui si parla cap. xx., e Phicol era capitano delle sue, guardie, ovvero di tutti i suoi soldati. Abimelech veggendo, come Abranio cresceva in ricchezze e in potenza, e come Dio lo proteggeva tanto visibilmente, prevedendo che egli sarebbe divenuto n grandissimo princme, pensa saggiamente a fare alleanza con lui, affine di non aver S temere per s, e pel suo popolo,

ta m$.sericordiam^ (i) che, siccome io ho fatto quam feci tibi, facies del bene a te % cosi ti* mihi , et terrae , in qua ne farai a me, e a questa terra, in cui se'staversatus es advena to pellegrino. 24. E Abramo disse : 2 4. Dixtque AbraIo ne far giuramento. ham: Ego jurabo. 26. E fece delle que26. Et increpavit Abimelech propter pii- rele con Abimelech per teum aquae, quem vi ragione di un pozzo di abstulerant servi ejus. acqua, che i servi di lui si erano usurpati per forza. 26. E Abimelech ri26. "Resp&nditque Abimelech : Nscivi quis spose : Non ho saputa fecerit hanc rem: sed chi abbia fatta tal cosa: et tu non indicasti mi- ma n pur tu me ne hi , et ego non audivi hai fatto motto, ed io non ne ho sentito parpraeter hodie. lare se non adesso. 27. Abramo adunque 27. Tult itaque Abraham oves , et boves* prese delle pecore^ e et dedit Abimelech : de' bovi, e li diede ad percusseruntque ambo Abimelecfa : e ambedue foedus. fecero alleanza. 28. E Abramo pose 28. Et statuii Abraham septem agnas sette agnelle di branco da parte. gregis seorsum.
fi) Supra 20. 14.
Vers. 2.5. Per ragione di un pozzo d acqua ec. Un pozzo , o sia una cisterna d'acqua cosa di rilievo in un tal paese, dove costa molto il trovarne. Yers. 27. Prese delle pecore, e d'bov i, e l diede ec. Forse per farne scrifzio, come nelle alleanze s costumava, lasciando ad Abimelech l'onore d'immolare nuegli animali.

29. Cui dixit Abimelech : Quid sibi volunt ,$%ptem agnae istae, quas stare feristi seorsum ? 30. At ille : Septem , inquit, agnas accipies de manu mea : ut sint mihi in testimonium, quoniam ego fodi puteum istum. 31. Idcirco vocatus est locus ille Bersabee; quia ibi uterque juravit* 32. Et inierunt foedus pro puteo juramen4, 33. Surrexit autem Abimelech , et Phicol pqjgpeps exercitus ejus, revrsique sunt in terram Palaestinorum . Abraham vero plantavit nemus in Bersabee^ et invocavit ibi nomen Domini Dei aeterni.
(i) Supra 20. 14-

29. E dissegli Abimelech: Che vogliono dire queste sette agnelle , che tu fai stare da parte ? 30. Ed egli disse : Sette agnelle riceverai tu dalla mia mano : affinch servano a me di testimonianza, come io ho scavato quel pozzo. 31. Per questo fu quel luogo chiamato Bersabee ; perch l'uno e 1' altro ivi fatto avea giuramento. 32. E avean fatto accordo circa il pozzo del giuramento. 33. E se n' andarono Abimelech , e Phicol capitano del suo esercito , e tornarono nella terra de'Palestiri. Abramo poi piant una selva a Bersabee , e ivi invoc il nome del Signo* re Dio eterno.

f'.

Vers. 3 o. Sette ugnelle riceverai tu ec. Bench quel pozxo appartenesse ad bramo, perch egli lo avea scavato j contuttoci per lavare ogni pretesto di litigio egli paga in certo modo il fondo, offerendo ad Abimelech queste agnelle. Vedi cetp. xxvi. 15. Yers, 31, Fu chiamato Bersabee, cio pozzo del giuramento,, ovvero pozzo delle sette, cio delle sette agnelle, Ver. 33. Piant una selva ec. Piant Abramo una selva per aliarvi un altare, ed ivi esercitare gli atti del culto divino, come

34. Et fuit colonus 34- E abit pellegriterras Palaestinorum no nella terra de* Palestini per molto tenipo. diebus multis.
C A P O XXII.

provata la fede , e P obbedienza di bramo col comando d' immolare il figliuolo ; ma un Angelo lo ritiene dalF immolarlo. Sono a lui per questa insigne obbedienza confermate di nuovo Le promesse : si noverano i figliuoli di Nacor fratello di A bramo. 1. \^/uae postquam gesta sunt,,'(i) tentavit Deus Abraham , et dixit ad eum : Abraham, Abraham. At ille respondit : Ad sum. 2. Alt illi : Tolle filium tuum unigenitum, quem diligis , Isaac , et vade in terram visionis ; atque ibi offeres 1. .LJopo avvenute queste cose, Dio tent Abramo, e gli disse : Abramo, Abramo, Ed egli rispose : Eccomi. 2. E quegli disse ! Prendi il tuo ijgiiuoJo unigenito , il diletto Isacco , e va nella terra di visione: e ivi lo offe-

(i) Judith 8. 22. Hbr. li. 17. apparisce da quello che segue. In que'tempi non eravi ancora edilzio alcuno consacrato agli esercizii di religione, e gli altari si -ergevano su' luoghi pi elevati, o ne' boschi. Vers. i. Do lento Abramo. Dio avea gi pi volte messa a dure prove la fede di Abramo ; ma il cimento, a cui vuole esperia adesso si grande, e nuovo, e unico, attese tutte le sue circostanze, che veramente fa d' uopo di credere, che non solamente a far conoscere la virt di qaesto gran patriarca, ma a qualche altro fine ancora pi grande fosse ordinato da Dio questo gran fatto. E in vero il sacrifizio che Dio gli domanda , figura di un sacrifizio molto pi grande e augusto, e d maggiore importanza.

eum in holocaustum super unum montium,. quem monstravero ubi. 3. Igitur Abraham de nocte consurgens , stravit asinum suum , ducens secum duos juvens , et Isaac filium suum : cumque conci" disset Ugna in holocaustum , obiit ad locum , (juem praeceperat ei Deus. 4 Die autem tertia, elevatis oculis% vidit locum procul i

rirai in olocausto sopra uno de' monti, il quale io t'indicher. 3. Abramo adunque alzatosi, che era ancor notte , imbast il suo asino, e prese seco due giovani, e Isacco suo figliuolo : e avendo tagliate le legna per P olocausto, s'incammin verso il luogo assegnatogli da Dio. 4- E il terzo giorno, alzati gli occhi, vide da lungi il luogo :

Vera. a. Prendi il tuo figliuolo unigenito ec. 1? Ebreo pi \g*ffiettuoso: Prendi il tuo figliuolo, il tuo figliuolo unigenito, il diletto, prendi Isacco. Queste parole dimostrano (quanto a parole pu dimostrarsi) la grandezza del sacrifizio. Abramo dee offerire in olocausto il figlinolo unigenito , sopra di cui tutte posavano le sue speranze e le promesse di Dio: il figliuolo amato per le sue virt , e per quello , di cui.egli era figura, cio pel Messia, che di lui dovea nascere : un figliuolo che era stato la consolazione di sua vecchie/za e del suo esilio dalla terra e dalla casa del padre , e di tutte le afflizioni ed affanni del suo lungo pellegrinaggio. Dall'altro lato ( dice s. Agostino ) poteva egli credere Abramo che Dio potesse gradire vittime umane ? Ma allorch Dio comanda, obbedisce il giusto e non disputa. Nella terra di visione : e ivi lo offerirai ec. Il luogo T dove Dio vuole che Abramo offerisca questo sacrifizio, lontano da Bersabee, o sia da Gerara, circa cinquanta miglia ; lo che accrebbe a dismisura il patimento di lui, e segnal la sua incre<Kbil costanza. Dio adunque gli ordina di mettersi in istrada e di andare verso una certa parte , fino a quel luogo che gli sar poscia indicato: e questo luogo fu il monte che fu poi detto Moria, o sia di vis Urne i dove fu poi edificato il famoso tempio, 2, Paralip. m. i. , Vers. 3. Alzatosi, che era ancor notte ec. Non si parla di Sar, n si dice, se Abramo le facesse parte del coniando di Dio Ma s. Agostino, e altri Padri credono che il marito, conoscendo

5. Dixitque ad pueros suos i Exspectate hic cum asino : ego , et puer illuc usque prope" rantes, postquam adoraverimus , revertemur ad vos. 6. Tulit quoque tigna holocausti, et imposuit super Isaac filium suum : ipse vero portabat in manibus ignem, et. gladium. Cumque duo pergerent simul, 7. Dixif Isaac patr suo : P a ter mi. At ille respondit : Quid vis , fili? Ecce, inquit, ignis,

6. E disse a'suoi giovani : Aspettate qui coli' asino : io, e il fanciullo anderemo fin col con prestezza , e fatta che avremo 1' adorazione , torneremo da voi. 6. Prese eziandio le legna per 1' olocausto , e le pose addosso ad Isacco suo figl iuolo t egli poi portava colle sue mani il fuoco, e il coltello. E mentre eam* minavano tutti e due insieme, 7. Disse Isacco a suo padre: Padre mio. E quegli rispose : Che ' vuoi,figliuolo? Ecco ;

la sua virt, non le nascose quello che egli dovea fare, efifeella si rassegn al volere del Signore . Vers. 4- ^ terzo giorno ... vide da lungi il luogo. Per tre giorni interi (dice un antico interprete ) Abramo ebbe a combattere colla tentazione, anzi coli'agonie e colla morte. Vers. 5. E fatta che avremo V adorazione , tornerem ec. Abramo pot ci promettere sulla ferma fiducia nelle divine promesse. I sentimenti di lui sono spiegati cos dal!' Apostolo: bramo offeriva l'unigenito ... egli, a cui era stato de ito : in Isacco sar la tua discendenza, pensando, che potente Dio anche per risuscitare uno da morte. Hebr. xi. 17. 18. 19. Vedi August. de civ. xvi. 3a., Orig. etc. Abramo adunque unisce alla sua ubbidienza un'altissima fede e una speranza invincibile. " Vers. 6. Prese eziandio le legna ,.. e le pose addosso ec. A! vedere^ Isacco carico delle legna , sulle quali dee essere sacrificato , non si pu non riconoscere queli' altro Isacco, il quale cai legno della sua croce salir un di al Calvario ad essere effettivamente immolato pe' peccati degli uomini, che egli ha presi sopra di s. '

et Ugna: ubi est vidi- disse quegli, il fuoco j e le legna: dov' la vitma holocausti? tima dell'olocausto? 8. E Abramo disse : 8. Dijcit autem Abraham : Deus providebit Iddio si provveder la sibi victimam holocau- vittima per l'olocausto, sti , fili mi. Pergebant figliuol mio. Andavano adunque innanzi di ergo pariter i conserva : 9. Et veneruntad lo9. E giunsero al luocum , quem ostenderat go mostrato a lui da ei Deus , in quo aedifi- Dio, in cui egli edific cavt altare^ et desuper un altare, e sopra vi acUgna composuit : cum- comod le legna: e aque alligasset Isaac fi- vendo legato Isaceo suo lium suum, posuit eum figlio, lo colloc sull'alin altare super struem tare sopra il mucchio delle legna. lignorum. io. (i) "Extenditfjue 10. E stese la mano, manum., et arripuit gla- e die di piglio al colteldium, ut immolaret fi- lo per immolare il suo figliuolo. lium suum. 11. Quand'ecco l'Anvi. Et ecce Angelus Domini de coelo ela- gelo del Signore dal ciel mavitt dicens : Abra- grid, dicendo: Abra
(i) Jac. a. ai.
Vers. 7. Dov* e la vttima ? Quanto acerba piaga dovette* fare nel cuor di un padre queste parole ! Vera, 9. E avendo legato Isacco ec. Isacco allora non avea meno df venticinque anni, e gli Ebrei gliene danno fino a trenta e anche treutasette. Se egli adunque fu legato dal padre, lo fu di suo pieno consentimento : perocch , udito dal padre il comando di Dio, si soggett volentieri alla morte; onde merito di essere un vivo anticipato ritratto dell' altissima obbedienza, colla quale Ges Cristo porse le mani e i piedi per essere confitta opra la croce.

ham , Abraham . Qi respondit'. Ad sum. 12. Dixitque ei: Non xtendas manum tuam super puerum, neque facies illi (juidcjuam : nunc cognovi , quod ti' mes Deum, et 7ion*peperesti unigenito filio tuo propter me. 13. "Levavit Abraham oculos suos, viditq u post tergum arietem inter vepresiaerentem cornibus, quem assumens obtulit holocaustum pro filio.

mo, Abramo. E quegli rispose: Eccomi. 12. E quegli a lui disse: Non stendere la tua mano sopra il fanciullo, e non fare a lui male alcuno : adesso ho conosciuto , che tu temi Dio, e non hai perdonato ai figliuol tuo unigenito per me. 13. Alz gli occhi Abramo , e vide dietro a s un ariete preso per le corna tra' pruni, e se lo tolse, e in olocausto lo offerse in vece del figlio.

Vers. 12. Adesso ho conosciuto che tu temi Do ec. Adesso con questo gran fatto dato a conoscere a tutti, come tu temi Dio, e come lo ami fino a preferirlo al tuo unico figliuolo: ovvero, adesso ho di te una vera e certa prova che tu temi Dio, p. Non hai perdonato al figliuolo tuo unigenito per ine. Queste parole da un altro lato spiegano fortemente l'amore del Padre, il quale diede il proprio Figliuolo alla morte per 1' uom peccatore : onde ognuno di noi pu dirgli : non hai perdonato al figliuolo tuo unigenito per me: come del Figliuolo pu dire con le parole di Paolo : egli mi amo, e per me diede se stesso. * Non hai perdonato al tuo figliuolo. Non hai sotti-atto: Non hai negato a me il tuo figliuolo unigenito. Cos l'Ebr. Vers. 13. Vide un ariete preso per le corna tra? pruni. La provvidenza somministra ad Abramo la vittima pel sacrifizio in vece di Isacco ; ma questa nuova vittima una nuova figura di Cristo coronato di spine e offerto sulla croce. Cosi noi ci avvezziamo a riconoscere in tutte le vittime e in tutti i sacrifizii avanti e dopo la legge, a riconoscer, dico, queli* unica vittima e quell'unico sacrifizio, da cui tutti i pfecedenti sacrifizii trassero jl loro merito, quando furono a Dio accetti; quell'unica vittima, e quell'unico sacrifizio, il quale servV-a santificazione di lutti gli eletti di tutti i secoli precedenti, come di tutti i futuri.

14 Appellavitque nomen loci illius, Dominus videi (i). Unde usque hodie dicitur : In monte Dominus vi" debit. 15. Tocavit autem Angelus Domini Abraham secundo de coelo, dicens : 16. (2) Per memetipsum juravi , dicit Dominus : quia feristi hanc rem, et non pepercisti filio tuo unigenito propter me: 17. Benedicam tibi et multiplicabo semen tuum sicut stellas eoel., et velut arenam, quae est in litore ma" ris: possidebit semen tuum portas inimicorum suorum:

14. E pose nome a quel luogo, il Signore vede. D'onde fino a quest'oggi si dice: Sul monte il Signore provveder. 15. E l'Angelo del Signore per la seconda volta chiam Abramo dal cielo, dicendo : 16. Per me medesimo io ho giurato, dice il Signore : perch hai fatta un a tal cosa, e non hai perdonato al figlio tuo unigenito per me : 1*7. Io ti benedir , e moltiplicher la tua stirpe , come le stelle del cielo , e come l'arena , che sul lido del mare : il tuo seme s'impadronir delle porte de' suoi nemici:

(1) Psal. io4 Q. (2) Eccl 44. 21. i. Mach. a. 5a. izic. i.yB. He&.6. i3. 57. *;Preso ver le corna tra?pruni. Un' antica versione porta: preso per le corna n lacciuoli, farse credendo , ebe fosse un ariete salvatico, come attesta Senofonte , che se ne trovavano nell'oriente. . n* jVers. 14. Sul monte il Signore provveder. Maniera di proverbio presso gli Ebrei, come per dire , che , quand anche uno si trovasse m istrettezzf simili a quelle di Abramo sul Moria , Iddio sa, e pu provvedervi. ., Vers. 16. Per ,ne medesimo ho io giuralo ec. Sopra questo giuramento del Signore vedi le riflessioni di Paolo , ttebr. iv. e le note allo stesso luogo.

18. Et (i) BENEDICENTUR in semine tuo omnes gentes terrete , quia obedisti voci meae. 19. Reversus est Abraham ad pueros suoSy aberuntque Bersabee simul, et habi" tavit ibi. 20. His ita gestiSt nuntiatum est Abrahae, quod Melcha quoque genusset filos Nachor fratri suo,

18. E nel seme tuo saran BENEDETTE tulle le nazioni della terra, perch hai obbedito alla mia voce. 19. Torn Abramo da'suoi servi, e se ne andarono insieme a Bersabee, e ivi egli abit.

20. Dopo che queste cose furono avvenute cos, fu recata ad bramo la novella, che Melcha avea ancor ella partoriti de'figliuoli a Nachor fratello di lui, 21. Hus primogeni21. Hus primogenitum, et Buz fratrem to , e Buz suo fratello, ejus, et Camuel patrem e Gamuel padre de'Siri. Syrorum.
(i) Supra 12. 3.18. 18. Infr. a6.4. Eccl. 44. a5. ^ct. 3.a5.
Vers. 17. e 18. Il tuo seme s'impadronir ec. Il senso di questa promessa troppo limitato, ove s'intenda della conquista delle sole citt di Chanaan ; ella ha questa promessa il suo vero e pieno effetto nelle vittorie di Cristo e della Chiesa sopra tutte le nazioni del mondo nemiche del Vangelo , e nella obbedienza renduta allo stesso Vangelo da re e da principi della terra, i quali si glorieranno di aver parte alla benedizione meritata agli omini da quel seme di bramo, in cui fu promessa con giuramento da Dio la salute a tutte le genti. Vers. 20. Che Melcha uvea anch'elio, partoriti a Nachor ec. Nachor, come si veduto, era fratello di Abramo. Mos riferisce adesso la genealogia di Nachor per riguardo a Rebecca, la quale esser dovea moglie d'Isacco. Vers. 21. Hiis primogenito. L' Ausile tjell' Arabia deserta ebbe nome da lui, onde chiamata nel libro di Giobbe la terra di Hus.

22. Et Cased , et Azau, Pheldas quoque, et Jedlaph, 23 Ac Bathuel) de quo nata est Rebecca : ceto stos genuit Mei<cha Nacior fratri Arahae, 24. Concubina vero illius , nomine Roma, peperit Tabee et Gaam, et Tahas, et Mancha.

22. E fa sed, e Azau, e anche Pheldas, e Jedlaph , 23. EBalhuel, da cui nacque Rebecca : quesli ottofigliuolipartori Melcha a Nachor fratello d* Abramo. 24. E una sua concubina , chiamata Roma, partor Tabee , e Gaham, e Tahas, eMaacha.

jfiuz suo fratello : Elihu Busite amico d Giobbe era forse no de' discendenti di questo Buz , ovvero era nato nel paese, a cui questi avea dato il nome. Eravi una citt di Busan nella Mesopotamia. Camusi padre de1 Siri. Cio de' Camileti popoli della Siria, a ponente dell'Eufrate. Vers. 22,. Azau. Aza e Azura citt della Cappadocia possono derivare da Azau. Vers. 24. Tabee. Trovasi Tabea citt nella Perca. Maacha. Nell'Arabia felice sono i Maceli, e una citt detta Macha verso lo stretto di Ofmus. RoTha. I LX.K. la chiamano Reman, e una citt di tal nome si trova efla Mesopotamia.

C A P O XXIII.

S fa illfutto della morte di Sora, la quale sepolta nella doppia spelonca, che A bramo ' compra a danaro contante da Ephron insieme col campo. 1. rixit autem Sara centum viginti septem annis. 2. Et mortuo, est in civitate Arb&e , quae est Hebron , in terra CJianaan : venitque Abraham, ut piangerei, et fieret eam. 1. JL; visse Sar cento ventisette anni. 2. E mor nella citt di Arbee, che Hebron nella terra eli Chanaan: e and Abramo a renderle gli ultimi uffizii, e a piangerla.

Vers. i. Visse Sar cento ventisette anni. Osservano gl'interpreti , che di questa sola donna ha voluto Dio che fossero registrati gli anni nella Scrittura. Questo onore renduto alla virt, di lei e alla nobil figura che ella dovea fare nella economia della religione. Imperocch ella madre de'fedeli, come accenna s. Pietro , ep. i. cap, m. 6.; ed un' idea della Chiesa di Cristo, feconda com' ella, in virt della promessa, conforme spiega mirabilmente 1' Apostolo, Gai. iv. 22. ec. Ma ecco in qual modo della fede di questa gran donna parli Io-stesso pstolo, Heb. xr. 11. Per la fede ancora la stessa Stira ottenne virt di concepire anche a dispetto delV et, perche*credette fedele colui che le avea fatta la promessa. Per la qual cosa eziandio da un solo (e questo gi morto ) nace/ue una moltitudine, come le stelle .del cielo e come V arena innumerabile , che e sulla, spiaggia del mare.. Yers. 2. Nella citta di Arbee, ec. Cosi credesi chiamata Arbee da un Cananeo, che ne ebbe il dominio, Jud. xiv. 15. Quanto al nome di Hebron , che ella ancora port , non ne sappiamo l'origine: quelli che dicono, che ella lo ebbe da un figliuolo di Caleb chiamato Hebron , e che per conseguenza queste parole sono state aggiunte al testo di Mos , sembrano poco cauti, e vogliono provare una cosa dubbia con altra non solo dubbia, ma anche pericolosa a sostenersi.

3. Cumque surrexisset ab officio funeris, locutus est ad filio s Heth dicens : 4. Advena sum, et peregrnus apud vos\ date mihi jus sepulckri vobiscum, ut sepeliam mortuum meum. 6. Responderunt fi" Hi Heth, dicentesi 6. Audi nos , domine: Princeps Dei es apud nos : in electis sepulchris nostris sepeli mortuum tuum : nullusquG te prohibere poterit, quin in monumento ejus sepelias mortuum tuum.

3. E spedito che fu dalle cerimonie del funerale, parl co'figliuoli di Heth dicendo : ** 4- Io son forestiero, e pellegrino presso di voi: datemi tra voi il diritto di sepoltura, affinch io possa seppellire il mio morto. 6. Risposero i figliuoli di Heth, e dissero : 6. Signore, ascoltaci : Tu sei presso di noi un principe di Dio: seppellisci il tuo morto in quella, che pi a te piacer, delle nostre sepolture: e nissuno sar, che possa vietarti di seppellire il tuo morto nel suo monumento.

E ando bramo ec. Alcuni da questa parola ando ne inferiscono, che Abramo era altrove, quando Sara mor in Hebron ; ma la congettura molto mal appoggiata, mentre quella parola pu esporsi in tal guisa: Abramo and, ovvero, entro nel padig lione di Sara , ec. Yers. 4. * II mio morto. L'EbjL aggiunge : sicch noi veggia io pi. Yers. 6. Tu sei presso di noi un prncipe di Do , ec. Tutto questo trattato si faceva alla porta di Hebron, Tannandosi in que'tempi il popolo alle porte delle citt, come Moggi nelle piazze. Principe di Dio vale principe grande, esimio. Yedesi il concetto grande, in cui era Abramo presso tutti per le sue virt assai pi che per le sue ricchezze ; perocch le ricchezze disgiunte dalla virt partoriscono piuttosto invidia e malevoglienza. Seppellisci il tuo morjfr in quella che pi a te piacer , ec,Ji ,pn compresero, che Abramo non voleva aver comunanza d seller con essi, perch erano idolatri.

fj. Surrexit Abraham , et adoravit popu* lum terrae, filio s vide" cetHeth: 8. Dixitque ad eos: Si placet animae vestrae, utsepeliam mortuum m&um, audite me, et intercedile pro me apud Ephron filium Seon ^9. Ut det mju, speluncam duplicemt quam liabet in extrema parte agri sui; pecunia digna tradat eam mihi coram vobis in possessionem sepulchrL

7- Si alz Abramo, e s'inchin al popolo della terra , vale a dire ai figliuoli d' Heth : 8. E disse loro: Se piace a voi, che io seppellisca il mio morto, ascoltatemi, e intercedete per me presso Ephron figliuolo di Seor: o,. Affinch egli mi conceda la doppia caverna , che egli ha al fondo del suo campo : a prezzo giusto me la dia alla vostra presenza , affinch io sia padrone di farne una sepoltura. 10. OrEphron si stava in mezzo a' figliuoli di Heth. E rispose Ephron ad Abramo, a sentila di tutti quelli che entravano nella porta della citt, dicendo :

10. Jabitabat autem Epkron in medio filiorum Heth. Responditque Ephron ad Abraham , cunctis audientibus , qui ingredebantur portam civitatis illius , dicens : 11. Non sia cos, si11. Nequaquam ititi fiat, domine mi: sed tu gnor mio : ma fa tu magis ausculta, quod piuttosto a modo mio

Vers. g. La doppia, caverna ec. Alcuni intendono, che avesse due camere, una per seppellirvi gli uomini, l'altra per le donne. Vers. io. Ephron ti stara in mezzo ec. Questo il senso della volgata. Ephron, la caverna del quale volea comprare Abramo, si trovava presente traila'gente che era alla porta, dove Abramo parlava. Or egli alz la voce, e fece sua risposta. Fedi gli Atti MI. \Q.

locjuor : Agrum trado tib, etspeluncam, quae in eo est., praesentibus filiis populi mei: sepeli mortaum tuum.
# 12. Adoravit Abraham coram populo terrae\ 13. Etlocutus est ad Ephron, circumstante plebe : Quaeso, ut j^udias me : dabo pecuniam pro agro : suscipe eam, et sic sepeliam mortum meum in eo. H 14. Responditque Ephron : 15. Domine mi, audi mei Terra , quampo* stulasfluadringentis siclis argenti valet-. istud est predum inter me, et te : sed quantum est hoc ? sepeli mortuum tuum. \6. Quod cum audisset Abraham, appendit pecuniam.c/uam Ephron postulaverat , audiehtibus filiis Heth quaringentos ^c^^ argeijli jjrobatae mon& tae ^bvjcae.

in quel ch' io ti dico : Io ti fo padrone del campo, e della caverna, che ivi , alla presenza de' figliuoli del popol mio : seppellisci il tuo morto. ^ 12. S'inchin bramo dinanzi al popolo della terra: 13. E parl ad Ephron^,, stando tutt'aJF in torn la moltitudine : Di grazia ascoltami : io dar il denaro per il ^ campo : prendilo, e co- _"lj s vi seppellir il mio morto. 14 Ed Ephron rispose: 15. Signor mio, ascoltami : II terreno, che tu domandi, vale quattrocento sicli d'argento : questo il prezzo tra me e te : ma che gran cosa ella questa ? ijlppellisci il tuo morto. 16, Udito ci, Abramo pes il deparo domandato da Ephron alla presenza de' figliuoli di Heth , quattrocento sicli d'argento di buona moneta mercantile.

17. Confrmatusque est ager quondam Ephronis, in quo erat spelnca duplex , respiciens Mambre, tam ipse quam spelunca, et omnes arbores ejus in cunctis ^erminis ejus per circuitum, 18. Abrahae in possessionem, videntibus filiis fletti, et cunctis, qui intrabant jtortam civitatis illius. 19. Atque ita sepeli' vit Abraham S oram uxorem suam in spelunca agri duplici^ quae respiciebat Mambre :

17. E il campo una volta di Ephron , rie! quale era una doppia caverna, che guardava verso Mambre, tanto esso , come la caverna , e ^ulte le piante , che erano ali' intorno dentro de'suoi confini, 18. Fu ceduto in pien dominio ad bramo alla presenza de' figliuoli diJHeth, e di tutti quellilche entravano nella porta di quella citt. 19. E cos bramo seppell Sara sua moglie in quel campo nella doppia caverna , che guardava verso Mam-

Vers. 16. Peso il denaro. L'Ebreo pesy[argento : non eravi; ancora la moneta battuta e coniata. Di buona moneta: L'Ebreo : d'argento che corre tra?mercatanti. I quattrocento sicli verrebbero a fare poco pii di cinquantatr zecchini e mezzo , contando il siclo d' argento a soldi trentadue e sei denari di Francia , col Calmet, dissert. sopra le monete ec. Yers. 17. e 18. Fu cedut&Jn pien dominio. Non si parla di scrittura, perch non era anitra in uso ne' contratti. Abramo, a cui Dio avea promesso il dominio di tutta la terra di Chanaau, e il quale per la ferma fede in questa promessa, fa 1' acquato della caverna di Ephron per farvi una sepoltura per Sara e per s stesso , non ebbe da Dio in quel paese nemmeno un piede di terra, come not s. Stefano negli Atti cap.vu.5. Abramo vi compra un campo per avervi ragione di fepoltura ; e cosi si confessa ospite e pellegrino sopra la terra, e dimostra, che ad una terra e ad una patriajpigliore egli-anela", come dice 1' Apostolo, cio alla celeste dTcui era figura la terra di Gltanaan. VeAl IJebr. x. 13. iti. V f-

( i) haec est Hebron in terra Clianaan. 20. El confirmatus est ager, et antrum, quod erat in eo , Abrahae in possessionem monumenti a filiis Heth.

bre, la quale Hebron nella terra di Chanaan. 20. E i figliuoli di Heth confermarono ad Abramo il dominio dei campo, e della caverna, che era in esso per servirsene di monumento.

C A P O XXIV. * II serpo di A bramo dopo aver prestato giuramento mandalo nella Mesopotamia a cercare una moglie ad Isacco : chiede dal Signore un segnale , e trova Rebecca , e col consenso de* genitori e del fratello, e di lei la conduce ad Isacco , ed egli la prende per sua moglie, e si consola della perdita della madre i Jiltmt autem A* braiam senex \dierumque multorumi et Do*minus in cunctis benedixerat ei. 2. Dixitque ad servum seniorem domus suae, qui praeerat omnibus, quae habebat: (a) Pone manum tuam subterfemur meum:
(i) Infr. 35. ;.

1. J-TJla Abramo era vecchio, e d' et avanzala : e il Signore lo avea benedetto in tutte le cose. 2, E disse al pi antico servo di casa sua , Cihe avea il governo di tutto il suo: Metti la tua mano sotto la mia coscia : i

(a) Infr. fa ag.

Vers, i. Era. vecchio ce. Ava cento quarant'anni, e Isacco ne vea quaranta. Ver s. a. stl'pii antico servo: Eliezer.*' Vedi cap. xv. a.

3. Ut adjurem te per Dominum Deum coeli et terrete, ut non accifiias uxorem filio meo de filiabus Chananaeorum, inter t/uos habito, 4. Sed ad terram et cognationem meam proficiscaris , et inde accipias uxorem filio meo Isaac. 5. Respondit servusi Si noluerit mulier ve nire mecum in terram hanc, nunquid reducere debeo filium tuum ad locum, de quo tu egressus es ?

3. Perch io vo', ch tu giuri pel Signore Dio del cielo e della terra, che tu non darai in moglie al mio figliuolo nissuna delle figlie dei Chananei, tra' quali io abito. 4 Ma anderai nella terra de' miei parenti, e d l menerai una moglie al figliuolo mio Isacco. 5. Rispose il servo : Se la donna non vorr venir meco in questo paese, debbo io forse ricondurre il tuo figliuolo al luogo, donde venisti tu ?

Metti la tua mano sotto la inia coscia. Questo rito in simile occasione si osserva da Giacobbe, cap. XLVH. 29., e il non vederlo mai pi adoperato in tutta la Scrittura porse ragionevole polivo a'Padri di considerare l'azione di questi due patriarchi come misteriosa e di altissimo significato. Con essa adunque veniva ad annunziarsi il Cristo , il quale dalla carne de' medesimi patriarchi dovea nascere e pel quale facevasi giuramento, usandosi tal ceremonia : ed*? qui, dice s. Gregorio, come se Abramo dicesse al servo: Tocca il mio figliuolo, e giura pel mio Do. Vedi s. Girolamo, s. Agostino, s. Ambrogio, s. Prospero, s. Bernardo , Isidoro, ec. Vers. 3. e 4- Non darai in moglie al mio figliuolo ec. I Chananei erano un popolo maledetto da Dio, e di perversi costumi, La famiglia di Nachor, bench non fosse netta dall'idolatria, riteneva per la cognizione e il culto del vero Dio , e buoni costumi, come si vede da tutto il racconto di questo capo. Vers. 5. Se la donna non vorr venir meco, , ec. Interrogazione saggia di un servo che conosce tutta P importanza di un giuramento , e teme di non fallire.

6. E Abramo disse : Guardati dal ricondurre giammai col il mio figliuolo. 7. Il Signore Dio del cielo , il quale mi trasse dalla casa del padre mio , e dalla terra , ove io nacqui, il quale mi parl , e mi giur, di"cendo: Al seme tuo dar questa terra : egli mander il suo Angelo innanzi a te, e tu menerai di l una moglie al figlio mio. 8. Se poi non volesse 8. Sin autem mulier noluerit segui t$ , non seguirti la donna, sarai teneberis juramento: fi- sciolto dal giuramento lium metom tantum n purch tu-non ricon: duca il mio figliuolo reducas illuc, ^. ' ." ' % ' col. 9. Posmt ergo ser9. Pose adunque il vus manum, sub femo- servo la mano sotld, la , re Abraham domini coscia <i'.Aubramo tuo <s?j, et }urav$iill super padrone , e giur a lui di fare quello che era sermone hoc. stato 4f tto. 10. Tulitcfue decem io,E prese dieci camcamelos de grege do- melli dalle mandre del 6. Dixitque Abraham: Cave, nec/uando reducas filium meum illuc. ^.DomijiusDeus coel, c/ui tulit me de domo patris mei, et de terra nativitatis meae, cjuilocutus est mihi, et juravit mihi dicens: (i) Semini tuo 'dabo terram hanc : ipse mittet Anteluni suum coram te, et accipies inde uxorem filio meo:
(i) Supra 12. 7. 13. et 15. iSrln/r. 26. 3.
Vers,,*(riutfilati dal ricondurre giammai colali mio figliuolo. Obbedisce posi Abramo al comando fattogli dal Signore di lasciare egli e la sua discendenza i\ paese della sua prirria origine-.

mini sui, et abiit, ex omnibus bonis ejus portans secum, profectusque perrexil in Meso* potamiam ad urbem Nachor. 11. Cumque carne" los fecsset accumbere extra oppidum juxta puteum afjuae vespere^ tempore, cjuo solentmulieres egredi ad hauriendam ac/uam^ dixit: 12. Domine Deus domini mei Abraham, oc' curre obsecro, mihi hodie, et fac misericordia, cum domino meo Abraham. 13. Ecce ego sto prope fontem aquae, et filiae habitatorum hujus civitatis egredienturad ; hauriendam aquam.

235 XXIV. suo padrone, e si parti, portando seco di tutti i beni di lui, e s'invi a dirittura nella Mesopotamia alla citt di Nachor. 11. E fatti posare i cammelli fuori della citt vicino ad un pozzo d'acqua la sera , nel tempo in cui soglion le donne uscire ad attinger acqua , disse : 12. Signore Dio del mio signore Abramo, dammi, ti prego , quest' oggi felice incontro, e sii propizio al mio padrone Abramo. i3.J2cjco tjLe io sto vicin ^questa fontana 4i acqua, e le figlie degli abitanti di questa citt usciranno ad attinger 1' acqua i4> La fanciulla ai4- Igitur puella, cui ego dixero'. Inclina hy- dunque a cui io dir: driam tuam^ uKbibam : Porgi la tua idria, afC A P O

Vejrs. i o. Portando seco d tutti i beni ec. Questi erano per la dote della sposa , secondo 1' uso di que' tempi e di que' paesi, dove lo sposo dava la dote? Vers. ii. E fatti posare i cammelli. L'Ebreo, e fatto pisgare iil ginocchio (a terra) at cammelli: cosi riposano queste bestie . La sera, nel tempo, in cui ec. Era incumbenza delle fanciulle 1' andare ad una data ora ad attingere 1' acqua. Fedi. Exod. u. 16.

et illa responderit: Elbe, quin et camelis\tuis dabo potum : ipsa est, quam praeparasd servo tuo Isaac : et per hoc \intelligam, quod feceris misericordiam cum domino meo 15. Necdm intra se verba compleverat^ et ecce Reecca egredebatur, filia Bat&uel, filii Melchae uxoris Nachor fratris Abraham , haben&hydriam in scapula sua \ iS.^lla^rani, mis, virgoque falche^ i rima, et incognita viro: descenderat^autem ad fontem, et impleverat hydriam, ac ' revertebatur.

finch io possa bere : la quale mi risponder: Bevi, e anzi abbeverer anche i tuoi cammelli questa sar quella che tu hai preparata ad Isacco tuo serv : e da questo comprender, che tu sei stato propizio al mio padrone. 15. Non avea egli fi^ nito di dire dentro di se queste parole, quanti' ecco usc fuora Rebecca figliuola di Baiimele figliuolo di Melcha moglie di Nachor fratello di Abram la quale avea un'idria sulla spalla : 16. Fanciulla sommamente avvenente, e vergine bellissima, e non conosciutala uonjp : ella era venuta alla fon- * tana , e ave empiuta l'idria, e se h' andava. " * '

Vers, 14. La fanciulla adunque a cui io Ar, ec. Osservali Crisostomo, che il segno , al quale Questo servo vuol conoscere la fanciulla destinata d,Dio pel figlialo di Abramo, il segno di una buona moglie , di buona indole , affabile, ospitale , che non risparmia la fatica ; donna finalmente tale da piacere % Isacco e ad Abrjtmo. Fu dunque* effetto della sua fede e della speranza in Dio;% Cft particolare istinto dello Spirito Santo il chiedere un tal segn. ^ ?"

* Che hai preparata. Destinata.

i'7 Occurritque ei servus^ et alt : Pauxillum aqucte mihi ad bi~ bendurn praebe de hy, ria tua. 18. Quae respondit". Eibe domine mi. Cele" rilerque deposuit hydriam super ulnam suam, et dedit ei poum' Cumque ille bi^ 19. bisset, adjecit: Quin et camelis tuis hauriam aquam, donec cuncti bibant. * iQ.fffundensque liy* driam in canalibus, recurrit ad puteum, ut hauriret aquam : et haustam omnibus eamelis dedit. M. Ipse autem con^templabatur eam tacitus> scire volens^ utrum prosperum iter suum Jfecisset Dominus, an non. 22. Postquam autem bibeAint cameli, protulit vir inaures aure&s, appendente s siclos duos , et armiltas totidem pondo siclorum decem.

17. E il servo le and incontro , e disse : Dammi un pocolino di acqua a bere della tua idria. 18. Ed ella rispose : Bevi, signor mio. E prestamente si pre*se l'idria sul suo braccio, e diegli da bere. 19. E quando egli ebbe bevuto, ella soggiunse : Io attigner pure acqua pe'tuoi cammelli , finch tutti abbian bevuto. 20. E versata l'idria ne' canali, corse di bel nuovo al pozzo ad attigner %equa: e attingala iae diede a tutti i cammelli. 21. Ma egli si stava a contemplarla in silenzio, volendo sapere, se il Signore avesse , o no felicitato il suo viaggio. 22. E dopo che ebber bevuto i cammelli, egli tir fuori due orecchini d' oro, che pesavano due sicli, Q due braccialetti , che pesavano dieci sicli.

23. Dixitque ad eam'. Cujus es filia ? indica mihi : est in domo patris tui locus ad manendum ? 24. Quae respondit'. Filia sum Bath.uelis, filii Melchae, quem peperit ipsi Nachor. 26. Et addidit diens: Palearum quoque et foeni flurimum est apud nos , et locus spadosus ad manendum. 26. Inql7ia%it se homo , et adorava Domi? nunij * <ft 27, Diceno : Benedi' ctus D omnus Qleusdo* mini mm Jffaakam t qui non abstulit mM$ ricordiam^ et veritate, suam a damino meo., et recto itinere meperduxit in domum fratris domni mei. '4'

23. E diasele : Dimmi, di chi sei figliuola ? v' ha egli luogo in casa del padre tuo da albergarvi ? * 24. Ella rispose :So-^ no figliuola d^Bathuele , figliuolo di Meldiia," partorito da questi! a Nachor. 26. EI soggiunse; Di pglia e di fieno ne ab^l biam moltissimo in casa , e spazio grandis <% dare albergo. - 26. L'uomo allors'inchin , e ador il Si-, gnor.e, 27. Dicendo : Benedetto il Signore Di del padron mio bramo, il quale non ha mancato di essere misericoiioso, e veraci col mio|pa4 drone, e per diritta via mi ha eond<m*o alla casa ciel Rateilo del mio padrone., *

Vers. 22. Due orecchini cP oro. La voce ebfea pu significare anche ornamenti del naso o della fronte. Vedi vers. 3 j. S. Girolamo (in J3t,ech. xv%J dice, chei^e donne-di Paliiina portavano 'certi ornamenti, i qjfali dalla fronte pendevano sul n|so ; e crede, che questi sieno propriatnfnte significati colla paiwia Nes^jn, c%e qui usata. Le fanciulle nella Siria portano anche in oggi nn jjjastro alLi fronte, da cui pjndono* monete d.'oro e ^'argent; e le donne%&>e ejjjfirsiaue portano un anello d' oro' a una delle narici.

sB. Cucurrt itaque 28. Corse adunque la puella , ei nuntiavit in fanciulla , e raccont a domum matris suae casa di sua madre tutomnia, quae audierat. te le cose, che aveva udite. ?s 29. Jlabebat autem 29. Or Rebecca avea Rebecca fratrem nomi- un fratello chiamato Lane tjaban, quifestinus ban , il quale and in. egrssus est ad homi' fretta a trovar l'uomo, nem> ubi eratfons. dov' era la fontana. 3 o. Cumque vidisset 30. Gonciossiach efoaures, et armillas in gli avea veduti gli orecmanibus sororis suae, chini , e i braccialetti * et ^audisset cuncta ver nelle mani di sua sorelha referentis : Haec lo- la , e avea udite le pa$utus est mihi homo: role di lei, che riferiva: * venit ad virum, qui sta- Queli' uomo mi ha detI bat juxta camelos^ et to queste cose : ed egli prope fontem aquae. trov -J? uomo , che si stava presso a' cammelli, je*viciiQ alla fonUma. Si.Dxitgue ad eum: L.Jp dissegli : Vieni Ingredere , benedicte ro, uom benedetto "Domini: curforis stas? dal Signore : perch stai ^jiaeparavi domum, et fuora ? ho preparata la locuni camelis. jcasa , e un> luogo pei <f cammelli. 3 2. Etintroduxit eum 32. E Io introdusse in hospitium: ac destra- nell'ospizio ; e scaric i vii camelos, deditque cammelli, e diede loro s* paleas, etfoenum, et lapaglia, e il fieno, e poraquam ad lavandos pe-? t acqua per lavare i

Vers. 27. * Per diritta va. Addirittura. Vers. 28. A casa di sua madre. Le donne aveano la loro abitazione separata. (osi abbiam veduto, che Sara avea^ un padi4 gliene separato da creilo di bramo.

des ejus, et virorum, piedi a lui, e agli*i|i^, mini che eran veniiffe, qui venerunt cum eo. con lui. . . '* 33. Et apposit&s est 33. E fugl postafdain conspectu ejus pa-, vanti del pane. Ma gJL nis. Qui ait : Non c& dise : Non manger, fi^ medam, donec^loquar no a tanta che io non sermones meoAr.' Re* abbia esposta la mia* tpondit ei : Loquere. ambasciata. Ed eglf Rispose : Parla. 34- At ille: Servus ,* f 34. & quegli : Spno , inqit% Abraham sfym : disse, ser,yo di bramo: 35. Et Dominus beTKfr'E *il Signore ^a nedixit domino^ meo ^benedetto grandei*ie=nj valde magnificatusq&e te il mio padrone , e te est: etdedit ei oves^ et ha fatto grande; e^tgti* boves> argentoni, et au- ha dato peQpre^ e bovi, rum , sefvoS, %t anc%>* argento, e $% schiavi, *las, tametos^t&sinos. e* s^ht^ye, e^^nimelli, e asini?* *r> V.- * 4 36". E Sar moglie del : 3& Et peper&fSara uxr jU^ini mei^jium mio padrone ha* partodomino meo in san&i*' rita in sua vecchiaja al ctute sua, dedite/u illi miq padrone uniigliuoomnia, quae habuerat. lo, oui egli h| dato tu% to il suo. -^ 'r\ 37. Et adjumvit me , 37<(J.ilj(> padrone dominus meus, dicehs : m i Affatto giurar^ di-rf *Non accipies Uxorem cendo^ Non gyreno&rai* ^filio meo * de^jttiabus ^ moglie pel. mio. figlio CJiananaeorum, in quo- * nissuna delle figlie dei Chananli, n^lla terra rum trra liabito : de' quali i^ dimore^
*-Ver!. 36-, u egli ha dmoutlo ^ *o. Lo%a dichiara totem? erede universale per,do#o la sua morte.

38. Sed ad domum 38. Ma anderai alla patris mei perges, et casa del padre mio , e de cognatione mea ac- della mia parentela cipies uxorem filio meo, prenderai moglie al mio figliuolo. 3<), Ego vero respon39. Ed io risposi al di domino meo: Quid si mio padrone ; E se la noluerit venire mecum donna non vorr venir meco ? mulier ? 4 Dominus , ah, in 40. Il Signore, mi ricujus conspectu ambu~ spose egli, nel cospetto lojnittetAngelum suum di cui io cammino,mantecum , et diriget viam der T Angelo suo con tuam: accipiesque uxo- te , e prosperer il tuo rem filio meo de cogna- viaggio: e prenderai al tione mea, et de domo mio figlio una moglie patris mei. di mia parentela e della casa del padre mio. 41. Innocens eris a 41- Sarai esnte dalla maledizione mea, cum mia maledizione, quanveneris ad propinquos do sarai arrivato a casa meos , &t non dederint de' miei parenti , ed ei libi. ' non vorranno dartela. 42. Veni ergo hodie 4a. Sono adunque ad fontem acjuae, et quest' oggi arrivalo aldixi: 1)ornine Deus do- la fontana, e ho detto t mini mei Abraham,, si Signo/e Dio del mio pa(lirxisti viam meam , drone Abramo, se tu rni hai indirizzato pella in qua nunc ambulo, strada , in cui io ora cammino, 43. Ecco che io mi 43* JE^ce sto juxta fontem aquae , et vir- sto presso qusta fonVers. 1. * Sarai esente dalla mia maledizione. Sarai sciol fo dal giuramento a me prestato.

Pent. Vol I.

ii

g, quae egredietur.ad hauriendam aquam , audierit a me : Da mi~ hi pauxillum aquae ad bibendum ex hydria tua : 44- Et dixerit mihi : Et tu bibe : et camelis tuis hauriam : ipsa est mulier, f/uam praeparavit Dominus filio domini mei. 45. "Dumque haec t&* citus mecum volverem* apparuit Rebecca venienscum hydria^quam portabat in scapula : descenditque ad fonlem , et hausit aquam. Et aio ad eam-. Da mi" Jki paullulum bibere, '46. 'Quae festinans 'deposuit hydriam de humero, et dixit mihi Et tu bibe ; et camelis Juis tribuam p o tum. Bi~ hi, et adaquavit carnelos. 4y. Interra gaviq u eam, etdixi\ Cujus e s filia ? Quae respondit: Filia Bathuelis sum> filii Nachor , q uem peperit t>i Melcha. Sus-

tana d' acqua , e la fanciulla, che uscir fuora ad attigner acqua, ed a cui dir; Dammi un po' d' acqua da bere della tua idria : 44' Ed ella mi dir : Bevi pur tu ; io ne attigner a"nche pe' tuoi cammelli : questa la donna destinata dal Signore al figliuolo del mio padrone. 45. E mentre io quesle cose ruminava in silenzio dentro di me , comparve Rebecca, che fy veniva portando la sua m* idria sopra la spalla : e * , scese alla fonte , e at^ tinse l'acqua. E io le .\ dissi : Dammi un po\ chettino da bere. l6. Ed ella tosto si tolse dall'omero l'idria, e mi disse : E bevi tu ; e a'tuoi cammelli dar da bere. Io bevvi, ed ella abbever i cammelli. 4?. E la interrogai, e dissi : Di chi sei tu figliuola ? Ed ella rispose: Son figliuola di Bathuele, figliuolo di Nachor, e Melcha. Le die-

penali itaque inaures ad ornandam faciem ejus t et armillas posu in manibus ejus. 48 Pronusgue adoravi Dominum , bene" dicens Domino Deo domini mei Abraham^ qui perduxit me recto itinere, ut sumerem filiam Jratris domini mei filio ejus. 4p. Quamobrem s factis misericordiam, et veritatem cum domino meo , indicate mihi: sin autem aliud placet^ et hoc dicite mihi, ut vadam ad dexteram, sive ad sinistram. 60. Jtesponderunt(jue Lnban^ et Bathuel: A Domino egressus est fermo : non possumus extra placitum ejus fjuidcjuam aliud locjui tecum,

di allora gli orecchini da attaccarseli per ornare il Suo volto, e i braccialetti per le sue mani.... 48.E mi chinale adorai il Signore, benedicendo il Signore Dio del mio padrone bramo , il quale per diritta via mi ha condotto a prendere pel suo figliuolo la figlia del fratello del mio padrone. 49- Per la qual cosa se voi vi portate con bont e lealt verso il mio padrone, ditemelo: che se pensale al 1 rimenti , ditemi anche questo, affinch io a destra, o a sinistra mi volga. 5o. Ma Laban, e Bathuel risposero: II Signore ha parlato : non possiam dire a te fuori che quello che a lui piace.

Vers. 49- Affinch io a destra, o a sinistra mi volga. E una maniera d'i proverbio, che vuol dire , affinch io provveda alla mia meumbenza in un modo o in un altro. Egli potea trovare una moglie per Isaceo nelle famiglie degli altri ligliuoii di Naclior.

51. En Rebecca coram te est, tolte eam, et proficiscere, et situxor filii domini tui, sicut locutus est Dominus. 62. Quod cum audisset puer Abraham, procidens adoravt in ter ram Dominum. 53. Prolatisque vasis argenteis, et aureis, ac vestibus, dedit Rebeccae pro munere ,fratribus quoque e]us> et matri dona obtulit. 54. Inito convivio, vescentes pariter, et bibentes manserunt ibi. Surgens autem mane locutus est puer\ Dimittite me, ut vadam ad dominum meum. 55. Responderunt(juefratres ejus, et mater: M.aneat puella sal-

51. Ecco davanti a te Rebecca , prendila , e parti, ed ella sia moglie del figliuolo del tuo padrone, secondo la parola del Signore. 62. La qual cosa udita avendo il servo di A.bramo, prostrato per terra ador il Signore. 53. E tratti fuora vasi d' argento e d'oro, e vestimenti, li diede a Rebecca in donativo, e fece anche de' presenti a' fratelli di lei, e alla madre. 64. E cominciato il convito, steller ivi mangiando e bevendo, La mattina levatosi il servo disse : Lasciatemi andare a ritrovare il mio padrone. 55. Risposero i fratelli , e la madre : Rimanga la fanciulla al-

Vers. 5o. Ldban e Baihuel risposero. Questo Baiimele dovea essere anche egli fratello di Rebecca ; perch , se fosse stato il padre , a lui toccava a parlare a preferenza del figliuolo Laban, che fa qui sempre le prime parti. Gredesi perci, che Bathuele il padre fosse gi morto. // Signore ha parlato. Ci raccoglievano Laban e Bathuele, dal segno che Dio n'avea dato ad Eliezer, facendolo imbattersi in Rebecca, la quale avea detto e fatto tutto quello che egli dentro di s avea domandato al Signore.

lem decem dies apud nos , et postea proficiscetur. > 66. Nolite , alt, me retnere, quia Dominus direxit viam me ani : dmatite me , ut pergam ad dominum meum. 67. Et dxerunt: Vocemus puellam^ et quaeramus ipsius voluntalem. 58. Cumque vocata venisset^ sciscitati sunt : Vis ire cum homine i" sto! Quae ait] Vadavi. 69. Dimiserunt ergo eam> et nutricem. illius^ servumque Abraham, et comites ejus, 60. Imprecante^ pro spera sorori suae , atque dicentes : Soror nostra es , crescas in mille millia , et possideat semen tuum portas inimicorum suorum.

meno dieci .giorni con noi, e poi partir. 56. Non vogliate, diss' egli, ritenermi, dappoich il Signore ha prosperato il mio viaggio : lasciate, ch'io me ne vada al miopadrone. 67. Ed ei dissero : Chiamiamo la fanciulla, e sentiamo qual sia il suo volere. 58. Chiamata venne, e le domandarono : Vuoi tu andar con quest1 uomo ? Ed ella disse : Ander; 59. Lasciaron adunque , che ella partisse insieme colla sua balia, e il servo di Abramo, e i suoi compagni, 60. Facendo voti per la loro sorella , e dicendo : Sorella nostra, possi tu crescere in migliaia di generazioni, e i tuoi posteri s'impadroniscano delle porte de' suoi nemici.

Vcrs. 5^. Sentiamo qual fia il suo volere. Non riguardo al matrimonio con Isacco, al quale si vede che avea acconsentito (ver s. 5i. ) ma riguardo al partir cosi subito. Vers. 60. S* impadroniscano delle porte ce. Vale a dire delle citt, ovver tlelle case, de' palazzi ce.

61. Igitur Rebecca, etpuellae illius, ascensis camelis, secutae sunt virimi : quifestinus revertebatur ad domi" num suum, 62. Eo autem tempore deambulabat Isaac per viam c/uae ducit ad puteum , (i) cujus nomen est viventis, et videntis : habitabat enim in terra australi: 63. Et egressus filerai ad meditandum in agro, inclinata jam die : cumque elevasset oculos, vidit camelos venientes procul. 64- Rebecca quoque, conspecto Isaac, desceidit de camelo, 65.Etaitadpueriim: Quis est ille homo, qui
(i) Sup. 16. 14.

61 .Rebecca adunque, e le sue serve, salite su cammelli, andarono cori quell'uomo : il quale con lulta celeril se ne tornava al suo padrone. 62. In quel tempo stesso Isacco passeggiava per la strada , che conduce al pozzo , che si noma di lui che vive e vede : imperocch egli abitava nella terljra di mezzod: . 63. Ed era uscito alla campagna per meditare sui far della sera: e alzati gli occhi, vide da lungi venir i eam nielli. 64.Rebecca eziando, veduto Isacco, scese dal cammello, 65. E disse al servo : Chi queli' uomo , che

* Sorella nostra. La seconda persona presso gli Ebrei tien luogo del vocativo. Yers. 62. Per la strada che conduce al pozzo, che si noma ec. Vedi cap. xvi. 14-, xvn. n. Abitava nella terra di mezzod, A Bersabea, che era nella parte meridionale di Chanaaii. Vers. 63. Era uscito alla campagna per meditare. Alenai traducono P Ebreo per orare ; ma 1' uno e 1' altro senso s'includono scambievolmente. Sia ch'egli meditasse, sia che egli facesse orazione al Signore, questi lo consola coll'arrivo della sua sposa.

venitper agrum in occursum nobis ?Dixitque ei : Ipse est dominus meus. At illa tollens cito pallium operuit se. 66. Servus autem cuncta, quae gesserai, narravit Isaac. 67. Qui ntroduxit eam in tabernaculum Sarae matris suae, et accepit eam uxorem: et in tantum dilexit eam^ ut dolorem^ cjui ex morte matris ejus acciderat , temperare^

viene pel campo incontro a noi ? Ed egli disse: Quegli il mio padrone. Ed ella tosto preso il velo si copr. 66. E il servo raccont ad Isacco tutto quello che avea fatto. 67. Ed egli meriolla dentro il padiglione di Sara sua madre , e la prese per moglie: e l'amor che ebbe per lei fu tale, che temper il dolore , che risentiva per la morte della madre.

Vers. 65. Ella tosto preso il velo si copr. Quello che s tradotto il velo, s. Girolamo dice che era una specie di mantello che copriva la testa e il corpo tutto. Vers. 6". E V amor che ebbe per lei... tempero il datore, ec. Sara era morta gi tre anni prima . Si mostra adunque con queste parole l'affetto grande d'Isacco verso una si degna madre. In Isacco figliuolo unigenito di Abramo qui rappresentato il figliuolo unigenito di Dio, cui il padre diede l'assoluto dominio di tutte le cose. Matili, xi. 27. Il padre d al figliuolo una sposa, la Chiesa, raccolta da tutte quante le naaioni, che sono sopra la terra, e a cercare, e chiamar questa sposa ( la quale senza un invito speciale di lui non si sarebbe mossa giammai a bramare lo sposo, e l'autore di sua salute) manda i suoi servi pii fedeli, gli Apostoli, ricchi de'suoi doni e animati dallo spirito dello sposo. Questa sposa introdotta a occupare il luogo della sinagoga ; e la bellezza e la fecondit di questa sposa , che non ha n macchia, n grinza, fece svanire il giusto dolore della perdita della sinagoga.

C A P O XXV,

bramo a* molti figliuoli avuti da Cetura d dei doni ; e muore lasciando suo erede Isacco. Muore anche Ismaele dopo aver generato dodici principi. Isacco fa orazione per la mo glie sterile , ed ella partorisce due gemelli, Esa e Giacobbe, de* quali il maggiore vende al minore la primogenitura. 1. jfLbrhani vero aliam duxit uxorem nomine Ceturam : f i ) 2. Quae peperit ei Zamran, et Jecsan, et Madan , et M.adiaii et Jesboc , et Sue. 3. Jecsan quoque genuit Saba^ et Daddn. Filii Dadan fuerunt A s surim , et Latusim^ et Loomim. 4- A t vero ex Madian ortus est Epha* et O"
(i) i. Par. i. 3a.
Yers. i. Sposo un altra moglie per nome Cetura. Abramo avea allora cento quarant'anni. La virt di questo gran patriarca non permette di credere , che altro egli cercasse con questo nuovo matrimonio , cte di avere maggior numero di figliuoli, per mezzo ile' quali la vera religione si propagasse e si adempissero le promesse fattegli da Dio , di una numerosissima discendenza. E 1' essere stato benedetto da Dio questo matrimonio con buon numero di figliuoli dimostra, e che Dio gli conserv il vigore rendutogli miracolosamente, e che per ispirazione di lui bramo lo avea fatto.

1. r\bramo poi spos un'altra moglie per nome Getura : 2. La quale partor a lui Zamran, e Jecsan, e Madan , e Madian , e Jesboc, e Sue. 3. Jecsan poi gener Saba, e Dadan. I figliuoli di Dadan furon Assurim , e Latusim, e Loomim. 4. Da Madian nacque Epha, e Opher, ed He-

pher, et Henoch^ et A' bida^ et Eldaa: omnes hi filii Ceturae. 6. Deditt/ue Abraham cuncta, quae possederai , Isaac : 6. Filiis autem concubinarum largitus est munera , et separavit eos ab Isaac filio suot dum adhuc ipse viveret, ad plagam orientalem. 7. Fuerunt autem dies vitae Abrahae centum septuaginta quinque anni 8. Et deficiens mortuus est in seneetu te bojia, provectaeque ae* tatiS) etplenus dierum : congregatosene est ad populum suum.

nocb, e Abida , ed Eldaa: lutti questi figliuoli di Cetura. 5. E Abramo diede ad Isaac tutto quello che possedeva : 6. A* figliuoli poi delle concubine diede dei doni, e li separ da Isaac suo figliuolo, mentre era tuttora in vita, mandandoli verso 1' oriente. 7. E tutti i giorni della vita d'Abramo furono cento settantacinque anni. 8. E venne meno e mor in prospera vecchiezza , e d' et avanzata, e pieno di giorni, e and a unirsi al suo popolo.

Vers. 6. A*figliuoli poi delle concubine diede de'doni, ec. Le concubine, o sia mogli secondarie furono Agar e Cetura. Elle erano vere mogli, ma di assai inferior condizione, ed erano soggette alla madre di famiglia, la quale era e dicevasi signora, ovver donna : elle erano per lo pi serve e serve rimanevano, e i lor figliuoli non avean diritto ali' eredit paterna. li separ da Isaac ..., mandandoli ec. Yedesi da ci la sollecitudine d' Abramo non solamente di provvedere alla pace de' suoi figliuoli, ma ancile di allontanare il figliuolo Isacco , l'erede delle promesse, e i posteri di lui dal pericolo di contaminarsi coli' idolatria e co1 vizii, ne' quali erano per cadere i posteri degli altri figliuoli. Mandandoli verso Voriente. 1 figliuoli di Agar e quelli di Cetura furono mandati da Abramo nell' Arabia deserta , che rimane a oriente riguardo a Bersabea, dove egli pass gli ultimi i nui di sua vita.

9. E t sepelierun t eum Isaac , et Ismael filii sui in spelunca duplici , quae sita est in agro Ephron , filii Seor Hethaei , e regione Jfambre. 10. Quem emerat a filiis Heth : ibi sepultus est ipse, et Sara uxor ejus. i TI Et post obitum illius benedixit Deus Isaac filio ejus, c/ui habitabat juxta puteum

9. E Isaac e Ismaee suoi figliuoli lo seppellirono nella doppia spelonca situala nel campo di Ephron, figliuolo di Seor Heteo, dirimpetto a Mambre. 10. Il qual campo egli avea comprato da' figliuoli di Heth : ivi fu sepolti egli, e Sara sua moglie. 11. E dopo la morte di lui Dio benedisse Isacco suo figlio,il quale abitava presso al poz-

Vers. 8. E venne meno e mori ec. Mori Abramo non per effetto di malattia o d altra estrinseca causa ; ma consunte le forze e il vigor naturale, sazio (li vivere (cosi dice l'Ebreo) , senza malattia e senza dolore passo tranquillamente da questa vita, e (indo a unirsi al suo popolo: vale a dire, spogliato della mortalit, pass ad unirsi alla societ de'giusti, agli spirili fie1 giusti perfetti, Hebr. xu. ?.3. Osservano g' interpreti, aversi in questa frase popolare raffermata la costante tradizione dell' immortalit dell'anima, cui la separazione dal corpo altro non , che un passaggio ad un nuovo stato di vita. Tutto quello che abbiam fin qui veduto d' Abramo, ci d Un'altissima idea della virt e grandezza d'animo, della piet, della fede e della giustizia di questo patriarca. Io non m'avanaer a farne 1' elogio ; ma mi contenter di riferire quello che lo Spirito santo ce ne ha lasciato nell'Ecclesiastico : Abramo, il grande padre di molte genti, a cui nessuno fu il simile in gloria; il quale conservo la legge dell'Altissimo: e questi strinse con lui alleanza. Egli nella sua carne ratifico il pal~ io, e nella tentazione fu trovato fedele. Per questo Iddio giuro di dargli gloria nella sua stirpe , e clCei sarebbes mohipli,calo , come la polvere della terra; e di esaltare il seme di lui, come le stelle del cielo, e che questo avrebbe posseduto da un mare all'altro, e dal gran fiume sino a?confini del mondo, cap. XLIV. 20. 23.

^ornine viventis 3 et videntis. 12. Hae suitgenerationes Ismael, filii Abrahae, quem peperit ei Agar AEgfptia> famula Sarae r 13. Et haec nomina filiorum ejus invocabulis , et generationibus suis (i). P rimo penitus Ismaelis Tiabajoth , deinde Cedar, et Adbeel, et Mabsam: 14- Masma quoque , et Duma , et Massa, 15. Hadar, et Thma 3 et Jethur , et Na* pliis, et Cedma. 16. Isti sunt filii Ismaelis : et haec nomina per castella i et
(\) i. Par. if 2g.

z detto di colui che vi* re e che vede. 12. Questo il novero dei posteri d'Ismaele, figliuolo di A brani a,, partorito a lui da Agar Egiziana schiava di Sar: 13. E questi sono i nomi de'figliuoli di lui co' quali nomi furori chiamati i suoi discendenti. Primogenito di Ismaele fuNabajoth, dipoi Cedar, e Adbeel, e Mabsam: 14. E Mas ma, e Dama , e Massa , 15. Hadar, e Therna, e Jethur , e Naphis , e Gedma. 16. Questi sono i figliuoli d'Ismaele, e que sti nomi passarono a.'loro

Vers. 13. Primogenito d'Ismaele Naba/oth. Da cui i Nabatei, de'quali la capitale fu Petra nell' Arabia Petrea. Cedar. Da cui i Cedreeni vicini a' Nabatei. Vers. *4; Masma, e Dumo., e Massa^. Questi nomi di tre de' figliuoli d'Ismaele sono usati per modo di proverbio dagli Ebrei; perocch significano, ascoltare, tacere, sopportare: tre regole essenzialissime per conservare la pace. Duma pu aver dato nome ad una citt detta Duinathan nell' Arabia deserta. Vedi hai. xxh 11. Vers. 15. Jeihur. Da cui credesi venga il nome di Ilurea, piacol paese oltre il Giordano, che ha a levante l'Arabia deserta, a ponente lo stesso Giordano. Calma, l paese di Cedcmoth rammentalo Deuler, xi. 26.

oppido, eorum, duodecim principes tribuum suarum. 17. Etfacti sunt anni vitae Ismaelis centum triginta septem, deficiensque mortuus est, et appositus ad populum suum. 18. Habitavit autem ad lievita use/u Sur, f/uae respicit AEgy* ptum introeuntibus Assyrios. Coram cunctis fratribits suis obiit. 19. Hae quoque sunt Veneratione s Isaac filii Abraham : Abraham genuit Isaac : 20. Qui cum quadra^ ginta esset annorum, . duxit uxorem Rebeccam filiam Bathielis Syri de Mesopotamia, sororem Laban*

castelli, e e i. U ci i . Essi furo n dodici principi ognuno della sua trib. 17. E tutti gli anni della vita d'Ismaele furono cento trentasette, e and mancando e mor , e and ad unirsi col suo popolo. 18. Or egli abit il paese , che da Hevila sino a Sur, la quale ( Sur ) guarda T Egitto per cH va neli' Assira. Egli mor presenti tutti i suoi fratelli. 19. Questa pur fu la genealogia d'Isaac figliuolo di Abramo : Abramo gener Isaac : 20. E questi essendo in et d'anni quaranta, spos Rebecca figliuola di Baiimele Siro della Mesopotamia, sorella di Laban.

Vers. 16. Dodici prncipi. Vedi cap. xvu. ao. * Castelli e ciltad. L'Ebraico Tiroth in Siriaco vale ovile, circondario in cui si chiudono i greggi. * Ivi. Dodici principi. Questi Arabi, che non hanno citt n case murate, vveano come oggid i Tartari. . Vers. 18. La quale (Sur) guarda V Egitto per hi e. La solitudine di Sur sulla strada per andare dall'Egitt nell'Assiria. * Or egli abito. Altri abitarono, e lo riferisc no a' posteri d'Ismaele. * Ivi. Mor presenti. Ovvero superstiti tutti i noi fratelli. Vera, a o * Fevc preghiere. Fece istanti preghici

21. Deprecatusque est Isaac Dominum pro uxore sua, eo quod tessetsterilis*. c/ui exaudiviteum, et dedit con* ceptum Rebeccae. 22. Sed collideban tur in utero ejus parvuli ; quae alt : Si sic mihi futurum erat) quid necesse fuit concipere ? Perrexitque ut consulere t Dominum. 23. Qui respondens, aiti (i) Duae gentes sunt in utero tuo, et duo populi ex ventre tuo di" videntur, populusque populum superabitt et major serviet minori.
fi} Rorn. g. io,

21. E Isaac fece pre ghiere al Signore per la sua moglie, perocch ella era sterile : ed egli lo esaud, e fece che Rebecca concepisse. 22. Ma si urtavano nel seno di lei i bambini ; ed ella disse : Se questo dovea accadermi, qual bisogno v'era, che io concepissi? E se ne and a consultare il Signore. 23. Il quale rispose , e disse : Due nazioni sono nel tuo seno, e due popoli dal ventre tuo usciran separati, e l'uri popolo vincer P altro, e il maggiore servir al minore.

Vers. 21. E Isaac fece preghiere ec. La voce ebrea esprime, che Isacco preg molto e ardentemente e con perseveranza. La sterilit di Rebecca ( come quella di Sara) dimostrat che quel seme di benedizione, il Cristo, il quale da lei dovea discendere, sarebbe dato al mondo non per effetto di naturali cagioni, ma per mero dono di Dio, e pe.r miracolo della bont di lui, e mediante le preghiere de' giusti. Vedi il Grisostomo. Yers. 22. Se n' ando a consultare il Signore. Non pQssiarna dir con certezza, dove e da chi andasse Rebecca ; ma Teodoreto e altri interpreti credono, che ella andasse ali' altare eretto da bramo in un bosco vicino al suo padiglione, come vedemmo di sopra, e che dopo che ella ebbe pregato il Signore, questi, o in sogno, o per mezzo di un Angelo, le predicesse quello che segue, Vers. 28. // maggiore servir al minore. Il primogenito Esau ( vale a dire i posteri di lui ) servir a Giacobbe secondogenito. Gli Ebrei infatti, come soli eredi di Abramo , ebbero- il dominio

24. Era gi venuto il 24. Jam tempus p ariendi advenerat, et tempo di partorire , ed ecce gemini in utero ecco , che si trovaron ejus reperti sunt. nell'utero di lei due gemetti. 26. Quegli che il pri26. (i) Qui prior e* gressus estt rufus erat, mo venne fuora , era et totus in morem pellis rosso, e tutto peloso , hispidus : vocatums/ue come uria, pelliccia ; e est nomen ejus lEsau. fagli posto nome Esa. (2) Protinus alteregre- L* altro , che immediadiens , pian tam fratris tamente usc, tenea coltenebat manu', et idcir- la m a no i 1 piede del fraco appellavit eum Ja- tello : e per questo ella cok. lo chiam Giacobbe 26. Isacco era di ses26. Sexagenarius erat Isaac , quando na- sant' anni, quando gli ti sunt ei parvuU. nacquero questi barn* bini.
(ij Osce la. 3. fa) Matili, i. a.

della terra di Chanaan, e furono esaltati da Dio>: e i discendenti di Esali, g' Idumei, furono soggetti agli stessi Ebrei ne' tempi di Davidde e di Salomone e de'Macabei. Ma in un altro senso pi importante, come- dopo s. Paolo spiega s. Agostino: II figliuolo maggiore e il popolo primogenito riprovato; il figliuolo minare e il nuovo popolo eletto: il maggiore servir al minore: questo si e adesso verificato; adesso i Giudei sono i nostri servi, portano i libri santi a noi che gli Mudiamo , in Ps. 4E in una significazione ancora pi ampia, quest'oracolo si adernpie negli eletti e ne'reprobi, figurati i primi in Giacobbe, i secondi jn Esa; perch tutto quello che fassi da'reprobi, o intorno ad essi, diretto dalla Provvidenza alla salvazione degli eletti, redi Rom. ix. Vers. ^5. Fug/i posto nome Esa. Come chi dicesse nomo fattoi perch era nato tutto peloso, come se fosse gi nom* maturo. Giacobbe. Filone tradusse lottatore , o atleta, il quale prese l'avversario nel piede lo atterra. Vedi cctp. xxvu. 36. * // piede. La pianta del piede.

27 Quibus adultis, factus estEsau vir gjia* rus venandi, et hom>o agricola : Jacob autem vir simplex habitabat in tabernaculis. 28. Isaac amabat Esan , eo quod de venationibus illius vesceretur : et Rebecca dilige' bai Jacob. 29. Coxit autem Jacob pulmentum , ad quem cum venisset Esau de agro lassus , 3 o. Aiti Da mihi de codione hac riifa, quia oppido lassus sum. Quam ob causam vocatum est nomen ejus (i) Edom.
(ij Ab A. i. Hbr, i?.. 16.

27. I quali allorch furono adulti, Esa divenne buon cacciatore, e uom di campagna : e Giacobbe uomo semplice abitava ne' padiglioni. 28. Isacco amava Esa, perch si cibava della caccia di lui : e Rebecca amava Gi-* cobbe. 29. Or Giacobbe si era cotta una pietanza, quando venne a lui Esa dalla campagna affaticato , 30. E disse: Dammi di quella cosa rossa , che hai cotta, perocch sano stanco davvero. Per questa cagione gli fu dato il nome di Edom.

Vers. 27. Uomo semplice. Vale a dire schietto , innocente, e di ottimo costume. Cosi Giacobbe chiamato uomo semplice. Quindi egli abitava ne* padiglioni, avendo cura delle cose domestiche, e de'greggi paterni \ mentre il naturale fervido di Esati lo portava a passare il suo tempo per le campagne e pe* boschi alla caccia . Vers. 28. Isacco amava E s alt,, percte si cibava ec. L' affetto e la riverenza che Esait mostrava verso del padre, e l'attenzione che avea di provvedergli la cacciagione, della quale egli volentie^ri si nutriva, servivano ad accrescer l'amor d'Isaeco verso questo stio primogenito. Cao per non vuol dire, ch' ei non amasse e non istmasse Giacobbe. Vers. 3o. Gli fu dato il nome di Edam. Vale a dire rosso, rubicondo, ec. Le lenti d'Egitto erano famose anche a' tempi di 5. Agostino.

31. Cui dixit Jacob : Vende mihi primogeni' ta tua. 3a. Ille respondit : lEi morior ; quid mihi proderunt primogenita! 33. Alt Jacob : Jura ergo mihi. Juravit ei E san, et vendidit primogenita* 34 JZt sic aecept pane , et lentis edulio, comedt, et bibit^ et abiit^ parvipendens, quodprimogenita vendidisset.

31. Disse a lui Giacobbe : Vendimi la tua primogenitura. 32. Quegli rispose: Ecco che io mi muoio: che mi varr l'esser io primogenito ? 33. Disse Giacobbe : Giuramelo adunque. Esa fece a lui il giuramento , e vend la primogenitura. 34- Cos preso il pane, e Sa pietanza di lenti , mangi, e bevve, e s'and poco curando d'aver venduto il diritto di primogenito.

Vers. 31. Fendimi la tua primogenitura: i diritti di primogenito. Giacobbe sapeva gi, per quello che gli avea raccontato la madre, che secondo il volere di Dio a lui doveano appartenere le ragioni di primogenito : prende egli adunque questa occasione di vendicare questo diritto mediante la volontaria cessione del fratello. Vers. 3a. Ecco che io mi muoio. Quand' anche si voglia credere , che questo fatto avvenisse in tempo che era cominciata la carestia, di cui si parla nel capo seguente, come alcuni pretendono; non per da credere, che Esau non avesse nella casa di un ricchissimo padre altro cibo da levarsi la fame, se non le lenti di Giacobbe ; anzi piuttosto da credere, ch' egli voglia ricoprire la sua golosit col pretesto di estremo bisogno . Egli adunque pecc e merit di essere chiamato profano da Paolo, Hebr, sii. 16: perch a si vil prezzo, come una scodella di lenti , vend le prerogative annesse alla sua qualit di primogenito , e con esse la benedizione paterna, e per conseguenza anche il massimo de' privilegii spettanti al primogenito d'Isacco, il privilegio d' esser padre del Cristo. , Vers. 34- Se ne ando, poco curando ec. E notata dopo il peccato l'ostinazione e l'impenitenza. Forse ebbe fin d'allora in cuore di non stare al contratto, bench ratificato col giuramento, onde ti fece reo di perfidia e di spergiuro.

C A P O XXVL
m Isacco

pellegrino in Gerara a causa della care' stia. Promessa della terra di Chanaan, e benedizione del seme di lui Abimelech lo riprende , perch avea detto , die Rebecca era sua sorella. Essendo venuti a contesa i loro pastori per le cisterne, Abimelech fa alleanza con Isacco: Esa prende delle mogli. 1. IVJLa essendo venuta la fame in quel paese dopo la sterilit avvenuta ne'giorni di Abramo, se n'and Isaac da Abimelech re de' Palestini in Gerara. 2. E il Signore gli apparve, e disse : Non andare in Egitto ; ma posati nel paese , ch' io ti dir ; 3. E stavvi pellegrino, e io sar teco, e ti benedir : imperocch a le, e al seme tuo dar

1. \Jrta autem fame super terram post eam sterilitatem, quae acciderat in diebus Abraliam, abiit Isaac ad Abimelech regem P a* laestinorum in Gerara. 2. Apparuitque ei Dominus, et aiti Ne descendas in AEgyptum\ sed (juiesce in terra ? quam dixero dbi ; 3. Et peregrinare in ea , eroque tecum} et benedicavi, tibi : tibi enim, et semini tuo da-

Vers. i. Dopo la. sterilita avvenuta ec. L'Ebreo e i LXX. leggono , olire , ovvero fuori della farne avvenuta n' giorni (V bramo , cio cento tre anni prima. Ando Isaac da Abirnelech . Figliuolo probabilmente di quello che nominato al capo xxi. Vers. 2. Non andare in Egitto. Dio rimuove Isacco dall7 anrkire in Egitto per trovar da vivere, bench vi avesse mandato Abramo. Noi non vediamo le ragioni n del primo ordine, n del secondo ; ma Abramo obbedii a Dio , e and ; e Isacco obbed a Dio, e fcrmossi, dove Dio gli comand di fermarsi*

eo universa^ reglene s has , (i) complens juramentum quod spopondi Abraham patri tuo. 4- Et muldplicabo semen tuum sicut steilas coeli : daboque postera tuis unversas regiones has : (2) et BENEDICENTUR in semine tuo omnes gentes terras, 5. Eo quod obedierit Abraham voci meae, et custodierit praecepta et mandata mea, et caeremonias, legesque servaverit. 6. Mansit itaque Isaac in Geraris. 7. Qui cum interrogaretur a viris loci illius super uxore sua, respondit'. Soror mea est: timuerat enim confiteri, quod sibi esset sodata coniugio, reputans, ne forte interfi-

tutte queste regioni, adempiendo il giuramento fatto da me ad bramo tuo padre. 4. E moltiplicher la tua stirpe come le s teile del cielo : e dar ai tuoi posteri tutte queste regioni: e nel seme tuo SRAN BENEDETTE tutte le nazioni della terra, 5. Perch Abramo obbed alla mia voce , e osserv i precelti, e comandamenti miei, e mantenne le cerimonie, e le leggi. 6. Isacco adunque si ferm in Gerara. 7. Ed essendogli fatte delle interrogazioni dalla gente di quel luogo intorno alla sua moglie, rispose : Ella mia sorella ; perocch ebbe paura di confessare, che fosse unita seco in ma

(\) Snpra. is. 7. i5. 18. fa) Supra. 12. 3. 18. 22. 18. Infr, a8. 14 Yers, 5. Perche Abramo obbed alici mia voce ec. Dio, dice il Crisostomo , rammenta ad Isacco l'obbedienza del padre, affinch veggendola cosi rimunerata nella sua persona si animi ad imitarla e sorpassarla (se fosse possibile) aflin di conseguirne pi gran mercede, . * Le cerimonie. 1 riti.

cerent eum propter il- trimonio, sospettando, che forse presi dalla bellius pulchritudinem. lezza di lei non lo uccidessero, 8. E passato un lun8. Cumque pertransissent dies plurimi, et go tempo , e abitando ibidem moraretur, pro- egli nel medesimo luospiciens Abimelechrex go , traguardando AbiPalaestinorum per fe- melech re de'Palestini nestram, vidit eum jo- per una finestra , lo vicantem cum Rebecca de scherzare con Reuxore sua. becca sua moglie. 9. Et accersito eo, 9. E fattolo venir a ait : Perspicuum est, se , disse : Egli fuor quod uxor tua sit : cur di dubbio, ch'ella tua fientitus es, eam soro- moglie: per qual motirem tuam esse ? Re- vo hai tu affermato, esspondit: Timui, ne mo- ser lei tua sorella ? Rirerer propter eam. spose i Temei di essere a causa di lei ucciso. 10. Dixitfjue Abime10. E disse Abimelech\ Quare imposuist lech : Per qual motivo nobis?potuit coire (juis- ci hai tu inganna ti ? popiam de populo cum teva alcuno fare oltraguxore tua , et induxe- gio alia tua donna, e ras super nos grande tu ci avresti tirato adVers. 7. Ella e ma sorella. Rebecca veniva ad essere cugina d'Isacco. S. Agostino giustifica il fatto d'Isacco colle stesse ragioni , colle quali avea gi giustificalo il fatto d'Abramo. Vedi (ren. xii. 13., e AugusL cont. Fauni, lib. xxn. cap. 33. e f. Vers. 8. Lo vide scherzare con Rebecca. La parola dell'originale significa ridere o scherzare, n significa pi di quello che un marito saggio e circospetto farebbe talor colla moglie, scherzando onestamente con lei, con quella libert, che non userebbe con donna clic non fosse sua moglie, perch con un 7 altra ci non sarebbe decente. Vers. io. Ci avresti tirato addosso un gran peccato. Avresti dato occasione a un gran peccato, qual quello dell'adulterio.

peccatimi. Praecepit- dosso un gran peccato. que omni populo, di- E fece intimare a tutto cens : il popolo questa parola : 11. Qui te tigerit ho11. Chi toccher la minis hujus uxorem, moglie di quest' uomo, morte morietur. sar punito di morte. 12. Sevit autem Isa12. Ma Isacco semiac in terra illa , et in- n in quella terra , e in venit in ipso anno cen- quell'anno trov il centuplum : benedixitque tuplo : e il Signore lo benedisse. ei Dominus. 13. Et locupletatus 13. Ed egli divent est homo , et ibat profi- ricco, e andava crescenciens , atque succre- do di bene in meglio, scens, donec magnus talmente che divenne vehementer effectus est, sommamente grande. \!\, Habuit quoque 14. Egli fu anche papossessiones ovium, et drone di pecore, e d'ararmentorum, et fami" menti , e di numerosa liae plurimum. Ob hoc servit. Quindi portaninvidentes ei Palaesti- dogli invidia i Palestini, ni, 15. Accecarono in 16. Omnes puteos, (juosfoderant servi pa- quel tempo tutti i poztris illius Abraham , zi scavati da' servi del illo tempore obstruxe- padre di lui bramo, runt, implentes humo : empiendoli di terra: i^. In tantum , ut 16. E la cosa and ipse Abimelech diceret tanto in l, che lo stesad Isaac: Recede a no- so Abimelech disse ad
Ver*. 11. Sar punito di morie. Questa era la pena dell'adulterio tra'Filistei, e i Clianane, e gli Ebrei stessi avanti la legge. Vers. 12. E il Signore lo benedisse. Perch il Signore l'avea benedetto.

MS ; quoniam potentior Isacco: Ritiratila noi; nobis factus es valde. perocch sei molto pi possente di noi. 17. Et illediscedens', 17-Ed egli si parti ut veniret ad torren- per andare verso il tortem Gerarae, habita- rente di Gerara , e ivi retque ibi: abitare : 18. Rursum fodit a18. E di nuovo vot lios puteos , quos fode- altri pozzi scavati dai rant servi patris sui A" servi del padre suo Abraham , et (juos , illo bramo , i quali, morto mortuo^ olim obstruxequello, i Filistei avean rant Philisthiim: ap- gi tempo otturati: e pellavitque eos eisdem pose loro gli stessi noHominibus quibus ante mi, che avean gi avu. - pater vocaverat, to dal padre. 19. Foderunte/u in *9- E avendo fatto torrente, et repererunt scavo nel torrente, troacjuam vivam. varono dell'acqua viva. 20. Sedetibijurgium 20. Ma ivi ancora fu fuit pasforum Gerarae alterazione de'pastori adversus pastores Isa- di Gerara contro i paac , dicendum : Nos fra stori d'Isacco, dicendo est aqua. Quam ob rem quelli; L'acqua nostra. nomen putei ex eo, Per quod acciderat, voca- lo, la qual cosa da quelche era avvenuto, vit Calumniam. chiam quel pozzo col nome di Soperchieria. 21. Foderunt autem 21. E ne scavarono et alium : et pro illo ancora un altro: e per quoque rixati sunt, ap- ragione di questo anpelavitque eum Inimi- cora vi ebbe rissa, e lo citias. chiam Nimist. 22. Profectus inde 22. E partitosi di l fodit alium puteum, pro scav un altro pozzo, quo non contenderunt : per ragion del quale

tac/ue vocavit nomen ejus Latititelo , dcens : "Nunc dilatavit nos Dominus , et fecit crescere super terram* 23. Ascendit autem ex illo loco in Eersabee^ 24. Ubi apparuit ei Dominus in ipsa nocte^ dcens-. Ego sum Deus Abraliam patris tui : noli timere ; quia ego tecum sum: benedicami tibi, et multiplicabo semen tuum propter servum meum Abr aliam. 26. Itaque aedificavit ibi altare , et invocato nomine Domini^ extendittabernaculum; praecepitque servis suis ut foderent puteum.

non v* ebbe contrasto J e perci chiamollo Largura, dicendo: Adesso il Signore ci ha messi al largo , e ci ha fatti crescere sopra la terra. 23. E sal da quel luogo a Bersabee , 24. Dove gli appar il Signore la stessa notte , dicendo : Io sono il Dio d' Abramo padre tuo : non temere ; perocch io sono con te: ti benedir, emoltiplicher la tua stirpe per amo- re di Abramo mio servo. 26. Per la qual cosa egli edific in quel luogo un altare,-e invocato il nome del Signore, tese il suo padiglione; e ordin a' suoi servi, che scavassero un pozzo.

Vers, *>.>,. E partitosi d la ec. Il Crisostomo ammira qui con ragione la mansuetudine d'Isacco. Il giusto, dice egli, non disputa , e non contrasta; ina cede anche a de*pastori', perche questa e vera mansuetudine, non quando uno offeso da chi pi 777/0, sopporta con pazienza, ma quando offeso anche da quelli che si credono inferiori, non fa resistenza. Adesso il Signore ci ha messi al largo. Il Crisostomo, Vedi tu , dice , un animo pio , come senza far parola delle atroci contraddizioni che se gli erano opposte , s ricorda solo del bene, e di questo a Dio rende grazie? Perocch nissuna cosa "e tanto accetta a Dio, come un1 anima riconoscente ... e facendo a noi infiniti benefizii ogni giorno, non altro chiede da noi, che rendimenti d grazie per muoversi a darci quelli che fono pili grandi. * Largura. Largheggiamento, allargamento.

2 6. Ad quem locum cum venissent de Gera~ ris Abimelech, et Ochozath amicus illius , et Pcol dux militum, 27. Locutus est eis Isaac'. Quid venisti ad me , hominem , quem odistis, et expulistis a vobis ? 28. Qui re sponderunt : Vidimus, tecum esse Dominum, ei idcirco nos diximus : Sit juramentum in ter nos, et ineamus foedus, 29. Ut non factas nobis cjuidquam mali, sicut et nos nihil tuorum Gttigimus, nec fecimus, quod te laederet^ sed cum pace dimisimus auctum benedietione Domi fil. So. Fecit ergo eis convivium , et post cibum et potum -,

2,6. Nel qual luogo essendo venuti da Grara Abimelech, e Ochozath suo amico , e Phicol capitano delle milizie, 27. Disse loro Isacco: Per qual motivo siete venuti da me , da un uomo odiato da voi, e da voi discacciato ? 28. Risposer quelli : Abbiarn veduto, che il Signore con te, e perci abbiam detto: Si giuri, e si stringa tra noi alleanza , 20. D modo ch? la non faccia a noi male . alcuno , come noi pure nulla abbiam toccato di quel che tuo, n abbiam fatto cosa in tuo danno ; ma ti abbi am lasciato partire in pace ricco della benedizione del Signore. 3o. Egli adunque imband ad essi il convito, ^ dopo che ebber mangiato , e bevuto,

"Vers. 9.6. * Abimelech e OcJiozaih suo amico. Ovvero Ablmelech co'suoi nemici. Vers. arj. Ne abbiam fatto cosa in Ino danno. Maaveano permesso a'iro pastori di jfar danno, e non ne avean fatta giusti/ia.

31. Levatisi la mat3i. Surgentes mane juraverunt sibi mutuo, tina fecero scambievole dimisitque eos Isaac giuramento, e Isacco pacifice in locum suum. lasciogli andare in pa-

3a. Ecce autem ve nerunt in ipso die servi Isaac, annuntiantes ei de puteo, quemfoderant, atque dicentes\ Invenimus aquam* 33. Unde appellavit eum Abundantia : et nomen urbi impositum est Bersabee, usque in praesentem diem. 34* Esazi vero qua* dragenarius duxituxores, Judith, filiam B ceri fethae, et Basemath, filiam Elon ejusdem loci :

ce a casa loro. 32. Quand' ecco lo stesso d arrivarono i servi d'Isacco, recando a lui la nuova del pozzo scavato , e dicendo : Abbiamo trovata acqua, 33. Per la qual cosa lo chiam Abbondanza: e alla citt fu posto il nome diBersabee, come lo ha fino al d d' oggi. 34. Ma Esa in et di quarantanni prese per mogli, Judith, figliuola di Beeri Hetheo, e Basemath, figliuola di Elon del medesimo luogo: 35. (i) Quae ambae 35. Le quali ambeoffenderant animum I- due avevano disgusta$aac, et Rebeccae. to 1' animo d' Isacco , e di Rebecca.
(i) Inff. 27. 46.

Vers. 33. E alla citta fu posto nome ec. Questo nome lo ebbe prima il pozzo ; indi la citt edificata vicino al pozzo. Vers. 35. Aveano disgustalo V animo ec. L'Ebreo: erano amarezza (P animo per Isacco ec. Superbe per la loro nascita ( Giuseppe scrive , che i loro padri erano principi degli Hethei ) e per avere sposato Esali, che elle consideravan per primogenito della famiglia : essendo anche aliene dalla piet, servirono ad esercitare la mansuetudine d'Isacco, e la pazienza di Rebecca.

C A P O XXVII.

Giacobbe^ consigliato dalla madre ottiene la be* nedizione izi luogo d Esa; e per metterlo al coperto dall1 ira di lui, la madre lo esorta a ritirarsi ad Haran presso di Laban, 1. kJenuit autem /saac, et caligaverunt oculi ejus, et videre non poterat : vocavitque Esau filium suum majorem , et dixit ei: Fili mi? Qui respondit: Adsum. 2. Cui patera Videsy inquit, quod senuerim, et ignorem diem mortis meae. 5. Sume arma tuat pharetram , et arcum, etegredereforav : cum que venatu aliquid apprehenderis, 4. Fac mihi indepul-

a Isacco era invecchiato , e se gli era infiacchita la vista , e non poteva vedere: e chiam il figlio suo maggiore Esa , e gli disse : Figliaci mio? K quegli rispose: Eccomi qui. 2. A cui il padre: Tu vedi , disse , che io son vecchio, e noti so il giorno della mia morte. 3. Prendi le tue armi , il turcasso , e l'arco, e va fuori : e quando avrai preso qualche cosa alla caccia, 4 Fammene una pie*

Vcrs i. Era invecchiato. Egli avea allora cento ttentasette ermi, e Giacobbe ne avea settanta sette. Se gli era infiacchita la vista, ec. Fosse per malattia * o per ragion dell'et, egli avea perduto la vista; cosi disponendo pe' suoi altissimi fini la Providenza. Non sappiamo , se ne* quarantatr anni ch' ei sopravvisse, gli fosse renduto il lume degli occhi. Isacco adunque ridotto in tale stato fu mosso intcriormente da Do a fare quello che vedremo. * Se gli era indebolita la villa. Se gli erano contratti, ristretti gli occhi.

Pent. Vol. I.

12

mentum^ sicut velle me nosti, et affer, ut comedum : et benedicat tibi anima mea antequam moriar. 6. Quod cum audisset Rebecca , et ille abiisset in a^rum^ utjussionempatrs impleret> 6. Dixil filio suo Jacob : Audiv patrem tuum locjuentem cum Esau fratre tuo, et dicentem ei : 7. Affer mihi de venatione tua, etfac cibos, ut comedam, etbened-

tanza nel modo, che sai, che a me piace , e portamela, perch io la mangi : e 1' anima mia li benedica avanti cha 10 muoia. 5. La qual cosa avendo udito Rebecca , ed essendo quegli andato alla campagna per fare 11 comando del padre , 6. Disse ella a Giacobbe suo figliuolo: Ho sentito tuo padre parlare con Esa tuo fratello , e dirgli : 7. Portami della tua cacciagione, e fammi una pietanza , perch

Vers. 7. Dinanzi al Signore. Alla presenza di Dio, e colla autorit datami da Dio. Osservisi in questo luogo , quanto ammirabile sia Dio nell'eseguire i suoi disegni, e adempir le promesse. Esau non fu mai pi sicuro di adesso della benedizione del padre: Giaoobbe non ebbe mai minor motivo di sperare d'esser egli il benedetto ; contuttoci Esau perde la benedizione, e Giacobbe la guadagna in suo luogo. Ma qual benedizione volea Isacco dare ad Esau ? Voleva egli forse opporsi ali' espressa dichiarazione di Dio , il quale avea detto: il maggiore servir al minore? Alcuni sciolgono questa difficolt con dire, che ad Isacco non fosse nota questa dichiarazione: ma non cosi facile a concepirsi, che Rebecca avesse tenuta per tanto tempo una tal cosa occulta al marito; e non nemmeno credibile , che Isacco ignorasse la vendita de' diritti di primogenitura fatta da Esali a favor di Giacohbe. Sembra adunque piuttosto da dirsi, che Isacco vicino, com'ei crede vasi, a morire, determinasse di benedire Esau , seguitando l'ordine della.natura; e di regolarsi dipoi, quanto a'terinini della benedizione, secondo l'ispirazione di Dio. Pu anch' essere , ch' egli pensasse , che la parola di Dio dovesse aver suo effetto non riguardo a' <iue fratelli, ma solo riguardo a' loro discendenti.

eam ubi coram Domino jo la mangi, e ti beneantequam moriar : dica dinanzi al Signore prima di morire: 8. Nunc ergo, fili mi, 8. Ora dunque, fiaccjuie sce consiliis meis: gliuol mio , attienti al mio consiglio; 9. ftpergensadgre9. E va alla greggia , gem affer mihi duos e portami due de' mihaedos optimos , ut fa- gliori capretti, affinch ciam ex eis escas pa- io faccia pel tuo padre tri tuo , quibus libenter le pietanze , delle quavescitur : li con piacere si ciba : i o. Quas cum intule10. Le quali quando ris, et comederit, bene- tu avrai portate a lui, dicat libi priuscfuam ed egli le avr mangia* moriatur. te, ti benedica prima di morire. 11. Cui ille respon11. Le rispose egli : dit: N&t, quod Esau Tu sai che Esa mio frater neus homo pilo- fratello peloso , ed io su$ $it, et ego lenis. senza un pelo. 12. Si attrectaverit 12. Se mio padre vieme pater meus> et sen- ne a palpeggiarmi, e mi serit, timeo , ne putet, riconosce , temo, che me sibi voluisse illu- ei non si pensi, che io dere, et inducam super abbia voluto burlarlo, me malediconem pro onde io mi tiri addosso la maledizione in cambenedizione. bio della benedizione. 13. Ad quem mater* 13. La madre a lui : In me sit, ait, ista ma- Sia sopra di me , disse, le die tio, filimi: tantum questa maledizione, faudi vocem meam , et gliuol mio : solamente pergens affer, quaedi- fa a modo mio, e va toxi. sto , e porta quello che ho detto.

14. And , e port, e 14. Aliiti et attutiti deditque matri. Para- diede alla madre. Ella vt illa cibos, sicut vel- condizion le pietanze, le noveraipatrem illius. come sapeva esser di genio del padre di lui. 16. E lo rivest delle 15. Et vestibus Esau valde bonis\ quas apud vesti migliori di Esa , sehabebat domi, induit le quali ella teneva in eum: casa presso di s: 16. E le mani dilu \ 6. Pelliculasq u haedorum circumdedit involse colle delicate manibus , et colli nuda pelli de' capretti, e ne ricopri la parte nuda protexit. del collo. 17. Deditquepulmen* "17. E diede ( a lui) tum, et panes, quos co* le pietanze , e i pani, x erat, tradidit. che ella avea cotti. 18. Quibus illatis, 18. I quali avendo dcit: Pater mi? At il- egli portati dentro, disle respondit'. Audio. se : Padre mio ? E quegli rispose : Che vuoi ? Quis es tu tfili mi ? Chi sei tu, figliuol mio?
Vers. 13. Sia sopra, di ine . questa, maledizione. Parla cos non per disprezzo della maledizione d'Isacco ; ma per quella interna certezza che ella avea del buon esito del suo disegno ; certezza fondata sulle promesse di Dio. Vers. 15. E Lo rivesti delle vesti migliori di Esali, le qua." li ec. Gli Ebrei presso s. Girolamo, e dietro ad essi alcuni interpreti credono che queste vesti fossero non vesti comuni : perocch queste da credere, che fossero sotto la custodia delle mogli di Esa'u ; ma dicono , che fossero le vestimenta , delle quali si serviva Esali, quando in qualit di primogenito offeriva i sacrilizii; le quali perci, come cosa sacra, erano dalla madre di famiglia serbate in casse odorose: imperocch non a caso stato notato, che queste vesti le avea Rebecca presso di s in casa, ovvero nella cassa, come potrebbe tradursi, vedendosi, che le casse d'avorio piene di odori, nelle quali conservavansi le vesti, sono chiamate case d? avorio nel Salmo 44- vers- I '

i g. Dixitque Jacob\ Ego sum primogenitus tuus Esali: feci sicut praecepisti mihi : surge, sede, et comede de venatione mea , ut benedicat mihi anima tua.

19. E Giacobbe disse : Io sono il tuo primogenito Esa: ho fatto quel che m' hai comandato: alzati, siedi, e mangia della mia cacciagione, affinch l'anima tua mi benedica. 20. "Rursumque /20. E soggiunse Isacsaac ad filium suumi co al figliuol suo : Co-

Vers. if). Io sono il tuo primogenito Esai. Sono qui divisi i Padri e gl'interpreti, alcuni biasimando assolutamente Giacobbe, altri difendendolo o in tutto , o in parte. Ecco adunque in poche parole quello che pu servire a giudicare di questo fatto. In primo luogo. La menzogna sempre illecita, ed sempre di natura sua un peccato, come egregiamente dimostra 0. Agostino. In secondo luogo. Giacobbe menti e colle parole, e co'fatti; perocch e colle parole, e co' fatti procur e ottenne di farsi credere Esa. In terzo luogo. La ragion del mistero riconosciuto da tutta la Chiesa in questo avvenimento non iscusa la bugia di Giacobbe ; imperocch quantunque Dio e lo Spirito Santo siasi servito dell'inganno fatto al patriarca per adombrare, e predire un grandissimo arcano ; l'inganno per e la falsit di Giacobbe non cangiano perci di natura , come da tanti altri fatti apparisce, ne' quali il mistero per essi significato non toglie la colpa ; cos l'incesto di Thamar, ec. In quarto luogo. Posto per che Giacobbe uomo semplice e schietto non fa altro che obbedire alla madre, persuaso che, secondo il volere di Dio i diritti di primogenito a lui appartengano , e che sopra di questi avea egli acquistata nuova ragione colla rinunzia e la vendita fattane a lui dal fratello ; mi sembra perci potersi dire non solamente, che l'inganno usato da Giacobbe, non essendo n dannoso, n ingi ioso ad alcuno, pot essere colpa meramente leggera; ma ancor che poste le circostanze gi dette, pot ed egli, e Rebecca cred r lecita la menzogna e l'inganno, come usato Soltanto a vend ^are quello che era gi suo. Se tanti grandi uomini celebri p r virt e per dottrina nella Chiesa cristiana hanno potuto crede e esente da colpa e Giacobbe e Rebecca , sembra potersi dire, che molto pi pot l'uno e l'altra credere, bench erroneamente, lecito quello che l'una consigli e l'altro esegu.

Quomodo , inquit, tam cito invertire potuisri^ fili mi ? Qui respondit: Voluntas liei fuit, ut cito occorrerei mihi, quod volebam. 21. Dixitque Isaac: Accede huc, ut tangam te, fili mi, et probem, utrum tu sis filius meus Esau, an non 22. Accessit ille ad patrem, et palpato eo, dixit Isaac : Vox quidem vox Jacob est\ sed manus manus sunt Esau. 23. "Et non cognovit eum, quia pilosae ma' nus similitudinem ma' joris expresserant. Benedicens ergo illi,

s4' dt : Tu e s filius meus Esau? Respondit : Ego sum. 26. At ille-. Affer mihi , inquit, cibos de venalione tua, fili mi, ut enedicat tibi anima mea, Quos cum oblatos comedisset, obtulit ei etiam vinum , quo hausto,

me, figliuol mio , hai potuto trovare cosip presto? Egli rispose: Fu volere di Dio, ch'io tosto m'imbattessi in quello ch' io bramava. 21. E Isacco disse : Appressati qua , ch3 io ti tocchi,, figliuol mio , e riconosca, se tu sei, o no il figliuol mio Esa. 22. S' appress egli al padre , e quando i' ebbe palpato,disse Isacco : La voce veramente ella la voce di Giacobbe, ma le mani sono quelle di Esa. a 3. E noi riconobbe perch le inani pelose eran del tutto simili a quelle del maggiore. Benedicendolo adunQ ue > 24. Disse : Tu sei il figliuol mio Esa ? Rispose : lo sono. 26. E quegli : Dammi, disse, figliuol mio , le pietanze di tua cacciagione, affinch l'anima mia ti benedica. Portate le quali, e mangiate , ( Giacobbe ) gli present anche il vino, e bevuto cha 1' ebbe ,

12 6. "txit ad eum : 'Accede ad me, et da mihi osculum , fili mi. 2j. Accessit, et osculatus est eum. Statimque ut sensit vestimenforum illius fragrantam, benedicens illi, aiti Ecce odor filii mei sicut odor agri pieni, cui benedixit Dominus. 28. DettibDeus de rore coell, et de pinguedine terras abundantiamfrumenti, et vni\ 29. 'Et serviant tibi populi, et adorent te tribus : esto dominus fratrum tuorum, et ncurventur ante te filii matris tuae. Qui maledixerit tibi 3 ille male-

26". Disse a lui: Accostati a me, figlino! mio, e dammi un bacio. 27. Si appress, e baciollo, E tosto che egli sent la fragranza delle sue vestimente } benedicendolo disse : Ecco l'odore deliigliuol mio come 1' odore di un campo ben fiorito e benedetto dal Signore. 28. Dia a te il Signore la rugiada del cielo , e la pinguedine della terra, e l'abbondanza di frumento , e di vino; 20. E servi a te sieno* ipopoli, e ti adorinole trib : sii tu il signore de' tuoi fratelli, e s'inchinino dinanzi a te i figliuoli della tua madre. Chi ti maledir,,

Vers. 27. Sen la fragranza delle sue veslmenta, ec. Abbiamo detto di sopra, che queste vesti erano custodite in casse piene di odori. Vedi oltre il Salmo 44- Cani. iv. 11. E generalmente gli antichi amavano le vesti profumate di odori. Vedi Plin. lib. xxi. cajy. ic). xn. 3. Vers. 28. Dia a te il Signore la rugiada del cielo, ec. Avendo paragonato il figliuolo a un campo ben fiorito e benedetto da Dio, persistendo in quella similitudine, Isacco domanda a Dio, che dia al figliuolo la rugiada del cielo ; perch nella Palestina , non piovendo per lo pi se non circa il settembre e circa l'aprile, le piante e l'erbe sono ne'tempi di mezzo bagnate dalle copiose rugiade. Vedi Jud. v. 38.

dictus\ et quibenedixerit tibi, benedictionibus repleatur. 30. Vix Isaac sermojiem impleverat : et egresso Jacob foras, venit Esau, 31. Coctosque de venatione cibos intulitpa* tri dicens : Surge, pater mi, et comede de venatione filii tui ; ut benedica* mihi anima tua. 32. Dixitque illi /$aac: Quisenimestu? Qui respondit: Ego sum filius tuus primogenitus Esau. 33. Expavit Isaac stupore vehementi : et ultra quam credivotest, admirans ait : Quis igitur ille est, quidudum captam venationem attuBt mihi, et comedi ex omnibus priusquam tu

sia egli maledetto \ e chi ti benedir , sia di benedizioni ricolmo. 30. Appena avea Isacco finite queste parole: e Giacobbe se n'era andato, quando arriv Esa. 31. E le pietanze di sua cacciagione cucinate port al padre suo, dicendo : Alzati, padre mio, e mangia della caccia del figliuol tuo ; affinch l'anima tua mi benedica. 32. E Isacco gli disse : Ma chi sei tu ? Rispose egli : Io sono il figliuol tuo primogenito E sa, 33. Inorrid per grande stupore Isacco: e oltre ogni credere stupefatto disse: Chi adunque colui, il quale gi a me portola presa cacciagione , e io di tutto mangiai prima che tu

Vera. 9.9. Servi a te fieno t popoli, e ti adorino le trib. I LXX leggono: siena a te serv i popoli, e l adorino i principi. Sii tu il signor e d(? tuoi fratelli, ec. Nelle parole precedenti possono intendersi i popoli e i regni stranieri che saranno oggetti a' discendenti di Giacobbe ; in queste i posteri di Esau e quelli di Agar e quelli di Cetura.

vemres ? benedixirjue venissi? e io l'ho beci, et erit benedictus. nedetto , e benedetto sar. 34- Auditis Esau $er* 34. Udito il discorso moribus patrisy irrugiit del padre, rugg Esa, clamore magno, et con- e die grande strido , e sternatus ait\ Benedic costernato disse: D la etiam et mihi, pater mi. benedizione anche a me , padre mio . 35. Qui aiti Venit 35. Disse egli : Vengermanus tuus fraudu- ne cori astuzia il tuo lenter, et accepit bene- fratello , e si prese la tua benedizione, dictionem tuam. 36. Ma quegli sog36. At ille subjunxit: Juste vocatum est no- giunse : Con giustizia men ejus Jacob : sup- fu a lui posto nome plantavit enim me en Giacobbe : imperocch altera vice : primogeni- ecco che per la seconda ta mea ante tulit , et volta egli mi ha sopnunc secundo surripuit piantato : mi tolse gi benedictionem meam. la mia primogenitura , Rursumque ad patrem: e di nuovo la mia beHfunquid non reserva- nedizione mi ha tolto.
Vers. 33. Inorrid per grande stupore ec. I LXX: Usci fuor di se per una. grande eslasi: e in questa grande estasi, dice s. Agostino, che gli fu svelato tutto il mistero ed ebbe cognizione de' decreti di Dio : ci ben si conosce dal raffermare, ch' egli fa immediatamente la benedizione gi data: io V ho benedetto e benedetto sar : e ci in un tempo, in cui pareva che piuttosto dovesse accendersi d'ira contro chi lo avea ingannato, e ritrattare quello che avea fatto per ignoranza. Non si pu qui non riconoscere il dito di Dio, e 1' operazione del suo spirito nel cuore d'Isacco. Vers. 34 ... 38, Rugg Esali, e die grande strido, ec. A queste parole allude l'Apostolo, quando dice, che Esau non trovo luogo a penitenza, bench con lagrime la ricercasse. He.br. xu. ij. Vedi le note in questo luogo. 12 *

sti, ait, et mihi bene- E di nuovo disse al padictionem? dre : Non hai tu^'o paSap. 26. 33. dre, serbata benedizione anche per me ? 37. Respondit Isaac: 37. Rispose Isacco:x Dominum tuum illuni Io lo ho costituito tuo^ constitui, et onuies fra- signore, e ho soggettatrs ejus servituti illius ti ai suo servaggio tutjsubjugavi : frumento, et ti i suoi fratelli : lo ho vino stabilivi eum : et fatto forte a frumento, ubi post haec, fili mi, e a vino: e dopo di ci, ultra quid faciam ? che far io ancora per te , figlio mio ? 38. Disse a lui Esa; 38. Cui Esau : Num unam, inquit, tantum Hai tu, o padre, sol benedictionem Jiaes, una benedizione ? bepater ? mihi quoque ob- nedici, ti prego, anche secro, ut benedicas. me. E piangendo egli, Cumque ejulatu magno e urlando altamente, fieret, 3p. Motus Isaac di39. Commosso Isacxt ad eum: (i) In pin- co gli disse : Nella pinguedine terrae et in ra- guedine della terra, e re coeli desuper nella rugiada di su dal cielo 4-0. "Erit benedictio 40. Sar la tua benetua. Vives in gladio, et dizione. Viverai della fratri tuo serviesi tem- spada , e sarai servo pusque veniet, cum ex- del tuo fratello: e temfi ) Hebr. i. ao. Vera. 3g. Nella pinguedine della, terra e nella, rugiada., ec. Avrai una terra fertile e renduta vie pi feconda dalle rugiade del cielo. I monti di Seir erano molto fertili, Gen. xxxvi. 6. 8. e furouo di Esai, Jud. xxiv. 4- Ma questa fu la minima delle benedizioni date a Giacobbe.

cutias, et solvas jugum po verr , che tu scuoejus de cervicibus tuis. terai , e scioglierai dai' tuo collo il suo giogo. 4*. Esa adunque 41. Oderatergosem, per ESau Jacob pro be- avea sempre in odio nedicdone^ qua benedi' Giacobbe per la bene' x erat ei patera dixitque dizione, che questi avea in corde suo: (i) Ve- ricevuto dal padre ; e nient dies luctus palris disse in cuor suo: Vermei, et occidam Jacob ranno i giorni del lutto pel padre mio, e io amfratrem meum. mazzer Giaeobbe mio fratello. 42. Ifuntiate sunt 42- Fu ci riferito a haec Rebeccae : quae Rebeeca: la quale man^mittens, et vocans Ja- d a chiamare Giacobbe cob filium suum, dixit suo figlio , e gli disse : ad eum: EcceEsaufra- Ecco che Esa tiio frater tuus minatur., ut oc~ tello minaccia d' ucciderti. cidat te.
(i) Abd. io.
M.ers. 4<- Priverai-della spada,. Predice l spirito feroce e guerriero degP Idumei discendenti di Esau. Intorno a che vedi Giuseppe de Bel. lib. iv. cap. v. Sarai servo del tuo fratello: e tempo verr ec. G'Idumei furon soggetti a' re di Giuda da David fino a Joraro. Vedi 4Reg. vai. 20. Al tempo di Joram si ribellarono, e si crearono

un re.
Egli da notare, come la benedizione stessa data ad Esau una confermazione di quella che avea avuto GiacoBbe. Yers. 4 1 - berranno i giorni del lutto pel padre mio, ec. Pu significare primo: ferrei il tempo che mio padre, morr, e si far duolo per lui, e allora io ammazzer mo frarelio : ovvero: Verr il tempo che mo padre avr da piangere per quel di' egli ha fatto in favor di Giacobbe, perche io uc^ideru Giacobbe, e il padre morr di dolore, i LXX leggono: Vaiilano presto i giorni del lutto del padre mio. Ho tradotto iu -uisu da lasciar luogo al doppio senso. Dal versetto fa. 45. apparisce ch Rebecca credette Esau disposto a uccider Giacobbe alla priuva occasioiiCa

1^3 .Nunc ergo,fili mit andi vocem meam, et consurgensfuge ad Laban fratrem meum in Jaran : 44"Rabitabisque cum eo dies paucos, doli ec requiescatfurorfratris tui; 45. Et ce sset indi' gnatio ejus, obliviscature/u eorum, quae fcisti in eum postea mittam, et adducam te inde huc. Cur utroque orbaborfilio in uno die? l\6.Dixitque Rebecca ad Isaac : (i) Taedet me vitae meae propter filias Heth. Si acceperit Jacob uxorem de stirpe hujus terra e, nolo vivere.
fi) Supra 26. 35.

43. Or adunque, figlio mio, credi a me, e fuggi tosto a casa di Labari mio fratello inHaran:
44- E con lui ti starai per un poco di tempo , fintantoch si ammansisca il furore di tuo fratello ; 46. E passi la sua iracondia , e si scordi delle cose , che tu gli hai fatte t poscia io mander chi di l ti riconduca in questo luogo. Perch dovr io perdere tutti due i figli miei in un soi giorno ? 46. E disse Rebecca ad Isacco : Mi viene a noia la vita a causa di queste figliuole diHeth. Se Giacobbe prende una moglie della razza di questo paese, io non voglio pi vivere.

Yers. 45. Perche dovr io perdere ambedue i figli mei in an sol giorno? Ucciso l'uno, l'altro sar costretto ad andare ramingo, onde io reslerb senza figli. Vera. 4& Mi viene a noia la vila^ a causa di queste ec. Ecco un altro gran motivo , per cui Rebecca spinge Giacobbe ad andare nella Mesopotamia affinch egli prenda ivi per moglie una fanciulla della sua stirpe, i costumi della (juale convengano a lei pi clic quelli delle mogli di Esali.

C A P O XXVIII. Giacolle, ricevuta la benedizione del padre parte verso la Mesopotamia. Vede in sogno una scala, alla quale era appoggiato il Signore. Promessa a lui fatta di quella terra, e della moltiplicazione della sua stirpe. Voto, die egli fa al Signore nello svegliarsi. 1. r ocavit itaque 1saac Jacob , et benedi' xit eum, praecepitque ei dicens : Noli accipere conjugem de genere Chanaan : 2. Sed vade , et proficiscere in Mesopota* miamSyriae ad domum Bathuel) patris matris tuae , et accipe tibi inde uxorem de filiabus Laban avunciili tui. 3. Deus autem omnipotens benedicat tibi> et crescere te faciat, atque multiplicet-, ut sis in turbas populorum. 4. Et det tibi benedictiones Abr'aliae, et semini tuo post te ; ut 1. -Isacco adunque chiam a s Giacobbe , e lo benedisse, e gli diede questo comando, dicendo: Non prender moglie della stirpe di Ghanaan i 2. Ma parti, e va nella Mesopotamia di Siria alla casadiBathuele, padre di tua genitrice, e quindi prenditi una moglie delle figlie di Laban tuo zio. 3. E Dio onnipotente ti benedica, e ti faccia crescere , e ti moltiplichi ; onde tu sii capo d una turba di popoli. 4. E dia egli le benedizoni di Abramo a te, e alla tua stirpe do-

Vers. i. * /sacco chiamo. Fece venire. Ycrs. 2. Ma parti e va, ec. 1 LXX sorgit fugg- ^ec** ^sea xtl il, Sap. x, IQ,

possideas terram pere* po di te; onde tu sii pagrinationis tuae, quam drone della terra, dove sei pellegrino, promespollicitus est avo tuo. sa da lui al tuo nonno. 5. Licenziatosi Gia6. Cumquedimisisset eum Isaac, profectus cobbe da Isacco, si parvenit in Mesopotamiam t , e giunse nella MeSyriae adLaban, filium sopotamia di Siria alla Batiuel Syri, fratrem casa di Laban, figliuolo Kebeccae matris suae. di BafeWele Siro, fratello di Ilebecca sua maOsce 12. 12. dre. 6. Ma reggendo Esa, 6. Videns autem Esau quod benedixisset come il padre suo avea pater suus Jacob , et benedetto Giacobbe, e misisset eum in Me- lo avea mandato nella sopotamiam Syriae, ut Mesopotamia di Siria a inde uxorem ducerete prendervi moglie, e coet quod post benedictio- me dopo la benedizionem praecepisset ei, d- ne gli avea dato quecens : Non accipie-s u* st'ordine dicendo : Non xorem de filiabus Cha- prenderai in moglie alnaan : cuna delle figlie di Chanaan : 7. E come obbeden7. Quodque obediens Jacob parentibus suis, do Giacobbe a' suoi genitori, era andato nella i&set in Syriam : Siria : 8. A.vendo ancora spe8. ProbaJts quoque,
Vers. 4- E dia egli te benedizioni di /(bramo a te, e alla tua stirpe ec, CWi le promesse di Dio concernenti il dominio della terra di Chanaan , la moltiplicazione della stirpe, e (quello che ogni altra felicit sorpassa) il Cristo che da questa stirpe dovea nascere, queste promesse fatte ad bramo e ad Isacco sono appropriate a Giacobbe e a'discendenti di Giacobbe, com* osserva s, Agostino th ciV. xvi. 38.

quod non libenter aspi- rimentato , Che non di cerei filias Chanaanpa- buon occhio vedeva il padre suo le figlie di ter suus : Chanaan: 9.And alla casa d'Isp. Ivit ad Ismaelem, " et duxituxorem absque maele , e prese moglie, iis> quas prius kabebat oltre quelle che prima Maheleth ^ filiam Is- avea, Maheleth, figliuomael, filii Abraham, la d'Ismaele , figliuolo sororem Nabajoth. di Abramo , sorella di Nabajoth. 10. MaGiacobbe par10. Igitur egressus Jacob de Bersabee, tito da Bersabee, andapergebat Haran. va verso Haran. 11. Cumque venisset 11. E arrivato in un ad quemdam locum, et certo luogo , e volendo vellet in eo requiescere ivi riposare dopo il trapost soli' occubitum, montare del sole, prese tulit de lapidibus , qui una delle pietre, che ejacebant, et supponens rano per terra , e se la capiti suo , dormwit in pose sotto del capo, e nel eodem loco. luogo stesso si addorment. 12. Viditque in so 12. E vide in sogno mniis scalarti stantem una scala appoggiata super terram , et cacu- alla terra , la cui sommen illius fan gens eoe- mit toccava il cielo: e luni : Angelos quoque gli Angeli di Dio , che Dei ascende n te s, et de- salivano per essa, e scendentes per eam, scendevano,
Vera. 9. Ando alla casa. cT Ismaele. Ismaele era gi morto quattordici anni prima. Con questo nuovo matrimonio sembra , che Esau cerchi di racquistare la grazia de'genitori ; ma per picca verso il fratello, ch' era andato a cercare una moglie della casa di Nachor, egli va a prendere una figliuola d'Ismaele. Miike~ leth chiamata altrove Busemath. Vedi Gsn. sxxvi. 3.

13. Et Dominum in nixum scalae dicentem sibi: (i) Ego sum Dominus Deus Abraham patris lui, et Deus Isaac : terram , in qua dorms, libi dabo , et semini tuo. i4- TZritque semen tuum quasi pulvis ter" rae: dilataberis ad occidentem , et orientem.
(i) Infra 35. i. 48. 3.

13. E il Signore appoggiato alla scala, il quale a lui diceva s- Io sono il Signore Dio di Abramo tuo padre , e Dio d'Isacco : la terra , in cui tu dormi, la dar a te, e alla tua stirpe. i4- E la tua stirpe sar pme la polve della tetta : ti dilaterai a occidente, e ad oriente, e

Vers. 12. e 13. Vide una /cala appoggiata alla terra, ec. E il Signore appoggialo alla scala, ec. In questa scala, secondo la pi ordinaria sposizione, si ha una immagine della Previdenza divina, onde in capo di essa vedesi Dio. Gli Angeli che salgono e scendono, sono i ministri ed esecutori della Previdenza. Volle Dio con questa visione consolare Giacobbe, il quale fuggiasco dalla casa de' genitori per timor del fratello, coli' animo pieno di tristezza riposava sopra di un sasso. A lui dunque fa vedere questa scala che va fino al cielo ; gli fa vedere gli Angeli che per ordine di Dio si adoperano a benefizio e consolazione de' giusti, e gli fa vedere Dio stesso protettore e rimuneratore della virt. Ma forse con pi ragione diremo, che per questa scala lo Spirito Santo volle significare l'incarnazione del Verbo di Dio , il quale dovea nascere di Giacobbe, e scendere per varii gradi e generazioni fino alla terra, quando lo stesso Verbo fu fallo carne, e il cielo riun colla terra, e le somme alle infime cose, e P uomo congiunse con Dio. Scendono ad annunziare si gran novit gli Angeli, e salgono a riportare i ringraziamenti e le benedizioni che a Dio danno i giusti per un* opera cos grande. Qual consolazione ali' afflitto e ramingo Giacobbe il vedere adombrato sotto i suoi occhi un mistero si grande, vedere il Cristo che dovea nascere del suo sangue, e nel quale tutte le promesse di Dio fatte a lui e a tutti i suoi padri doveano avere il pieno e perfetto loro adempimento ! La terra, in cui tu dormi, ec. Giacobbe era tuttora nel paese di Chanaan , ma presso a' confini. A te e alla tua stirpe. Vuol dire a te, o sia alla tua stirpa; perocch la particella e molte volte esplicativa.

etseptemtrionem, et meridiem\ (i) et B E NEDICENTffR IN TE, et in semine tuo cunctae tribus terrete. 15. Et ero custos tuus , quocumque per* rexeris , et reducam te in terram hanc : nec dimittam, nisi compievero universa, quae dixi. 16. Cumque evigilas setJacobde somno^ aiti Vere Dominus est in loco isto , et ego nescio* bam. 17. Pavensque\ Quam terribilis , est, inquit, locus iste ! non est hic aliud) nisi domus Dei, et porta coeli.
(i) Deut. 12. 20. 19. 8.

a settentrione, e a mezzo giorno, e IN TE , e nel seme tuo SARAN BENEDETTE tutte le trib delia terra. 15. E io sar tuo custode,in qualunque luogo anderai: e ti ricondurr in questo paese : e non ti lascer senza avere adempiuto tutto quello che ho detto. 16. E svegliatosi Giacobbe dal sonno, disse: Veramente il Signore in questo luogo, e io noi sapeva. 17. E pien di paura ! Quanto terribile, diss' egli, questo luogo ! non qui altra cosa, se non la casa di Dio? e la porta del cielo.

Vers. 14. E IN TE, e nel teme"tuo SARAN BENEDETTE ec. Anche queste parole debbono intendersi nella stessa maniera: IN TE, o sia nel seme tuo: il qual seme Cristo. Cosi Dio viene qui egli stesso colle parole ad esporre al patriarca quello che avea voluto dimostrare col simbolo della misteriosa scala. * Ti dilaterai. Ti forai largo. Yers. 16. Svegliatosi ...disse: fieramente il Signore in questo luogo. Giacobbe svegliatosi colla mente piena di tutto quello che avea veduto e udito , crede di essersi messo a dormire senza saperlo in un luogo consecrato al Signore ; mentre ivi se gli era dato a vedere, e gli avea parlato con tanto amore.

18. Alzatosi adunque al mattino Giacobe , prese la pietra, cheavea posta sotto il suo capo, e la eresse in monumento, versandovi sopra delT olio. 19. E alla citt, che 19. Appellavitqu nomen urbis Bethel, quae prima chiama va si Luza, prius Luza vocabatur. diede il nome di BetheL, 18. Surgens ergo Jacub mane, tulitlapdemy quem supposuerat capiti suo, et erexit in titulum, (\)fundens oleum desuper. (i) Supra a6. 4Tera. 17. Quanto e terribile ... questo luogo! non b qui altra. osa,ec. Quanto venerabile, e sacrosanto questo luogo, dove Dio si fa vedere, come in sua casa, e dove mi stata mostrata la mistica scala, per cui gli Angeli scendono, e salgono, e la via, e la porta dimostrano per entrare nel cielo! Questa via, e questa porta Cristo, come dicemmo. Vedi Joan. x. g. Non sar inutile di osservare, come fin da que' tempi si degn Dio d'illustrare certi luoghi con apparizioni, e miracoli, e favori a pro degli uomini. Vers. iS. La eresse in monumento, versandovi ec, Giacobbe alza in quel luogo la pietra per memoria sacra e religiosa deigran favore ivi ricevuto da Dio, e perci unge con olio la stessa pietra, come per consacrarla, La Chiesa cattolica prese quindi 1' esempio della unzione sacra, colla quale a Dio si dedicano i uoi templi, e gli altari, Giacobbe non. si fa un idolo di questa pietra, n verun culto superstizioso le rende; ma la innalza soltanto in commemorazione delle grazie ivi ricevute da Dio. Vedi cap. xxxv. 3. Ma gl'idolatri, a'quali si vede evidentemente, che pass la notizia di questo gran fatto, lo depravarono, e della piet di Giacobbe si fecero argomento dell'antichissimo vituperoso culto, che da lor si rendette alle pietre, le quali furono chiamate Belhule dal luogo stesso diBethel, dove lasci Giacobbe il juo monumento. Alcune erano consacrate a Saturno, altre al sole, altre ad altri dei; e di esse raccontavano grandissime favole, come per esempio che avessero vita e moto, rendessero oracoli ec. Vers. ig. E alla citta che prima chiamatasi Luza, ec. Il luogo prima chiamavasi Luza dalla copia de' mandorli che vi si trovava; e lo stesso nome avea la citt, o sia il borgo, presso il quale dorm Giacobbe; e questi al luogo e alla citt diede il nome di Betbel, cio casa di Dio.

20. Vovit edam vatum , dice n s ; Si fuerit Deus mecum , et custodierit me in va , per quam ego ambulo, et dederit mihi panem ad vescendum., etvestimejttum ad induendum, 21. Reversusque fuero prospere ad domum patris mei', erit mihi Dominus in Deum, 2 2.Et lapis iste, quem crexi in titulum , vocabitur domus Dei-, cun'ctorumque , quae deders mihi, decimas offe* ram dbi.

20. Fece ancora voto, dicendo: Se il Signore sar con me, e sar mio custode nel viaggio da me intrapreso, e mi dar pane da mangiare, e veste da coprirmi, 21. E torner felicemente alla casa del padre mio , il Signore sar mio Dio, 22. E questa pietra alzata da me per monumento, avr il nome di casa di Dio: e di tutte le cose , che darai a m*5, tiofferirla decima.

Ver, ai. e aa, U Signora sar mo Do, e questa pietra ec. Con queste parole il Signoro sar mio J9i'o, Giacobbe non promette a Dio il culto interiore ed esterno, secondo il quale egli lo avea per suo Dio fin dal primo momento della sua nascila; ma promette le speciali esteriori dimostrazioni di culto e di gratitudine, come l'erezione di un altare in quel luogo , l'offerta delle decime, ce. * Ti offerir la decima. Da erogarsi o ne' saerilii Ile a te i debbono, o in quello che ti piacer d'ordinare.

C A P O XXIX. Giacobbe accolto da Laban serve a lui per patto sette anni per aver la figlia di lui Rachele. Gli vien data Lia in vece di quella : ed egli costretto a servire per la medesima sette altri anni. Rachele sterile, e Lia partorisce quattro figliuoli. 1. JLrofectus ergo Jacob venit in terram orientalem. 2. Et vidit puteum in agro, tres quoque greges ovium accubantes juxta eum : nam ex illo adaquabantur pecora, et os ejus grandi lapide claudebatur* 3. Morisque erat, ut cunctis ovibus congregatis devolverent lapidem, et refectis gregibus rursum super os pu tei ponerent. 4- Dixitque adpastores : Fratres, unde estisi Qui responderunt: De Ilaran. 1. JL artitosi quindi Giacobbe giunse nella terra d' oriente. 2. E vide in un campo un pozzo , e presso a questo tre greggi di pecore sdraiate : perocch a questo si abbeveravano le pecore , e la sua bocca era chiusa con una gran pietra. 3. Ed era usanza, che raunate tutte le pecore ribaltavan la pietra, e ristorati i greggi la rimettevano sopra la bocca del pozzo. 4. Ed egli disse a'pastori : Fratelli, donde siete ? Ed ei risposero : Di Haran.

Vcrs. i. Nella terra cT oriente. La Mesoptamia, e i paesi oltre l'Eufrate sono indicati nella Scrittura col nome di oriente. Vers. 2. E la sua bocca era cliiusa con una pietra. Cautela opportuna in un paese che scarseggiava d'acqua, affinch i greggi l'avesser pi pura e salubre e abbondante.

6. Quos interrogane: 5. E interrogolli: Coffiunquid, etiti nostis noscete voi forse LaLaban> filium Nachor ? ban, figliuolo di Nachor? Dissero: Lo coDixerunt: Novimus. nosciamo. 6. egli sano? dis6. Sanus ne est? in* quit. Valet, inquiunti se egli. Risposero: E et ecce Rachelfilia ejus sano : ed ecco Rachele sua figlia , che vien col venit cum grege suo. suo gregge. 7. E Giacobbe disse; 7. Lixitque Jacobi Adhuc multum diei Rimane ancor molto superest, nec est tem- del giorno, e non pus , ut reducantur ad tempo di ricondurre i caulas greges: date an- greggi ali' ovile : date te potum ovibus, et sic prima da bere alle peeas adpastumreducite. core , e poscia riconducetele al pascolo. 8. Risposer quelli : 8. Quiresponderunti Ufon possumus, donec Noi possiam fare , fino omnia pecora congre- a tanto che sien radugentur, et amoveamus nate tutte le pecore, lapidem de ore putei, ut e tolta dalla bocca del pazzo la pietra , si abadaquemus greges. beverino tutti i greggi. 9. Non avean finito 9. Adhuc loqueban* tur, et ecce Rachel ve- di parlare, quand' ecco niebat cum ovibus pa- che Rachele veniva coltris sui : nam gregem le pecore di suo padre : perocch ella pasceva il ipsa pascebatt gregge.
Vers. 5. Laban figliuolo d Nachor. Laban era nipote di Nactior e figliuolo di Bathuel; ma Giacobbe nomina Nachor, coie capo ili quella famiglia. .Vers. G. * E egli sano? Ebr. Ha egli pace?

10. Quam cum vidisset Jacobt et sciret con svbrinam suam, oves* queLaban avunculisui^ amovit lapidem, quo puteus claudebatur* 11. Et adaquato gre* ge , osculatiti est eam : et elevata voce flevt, 12. Et indcavit ei, quodfrater essetpatris sui, et filius Rebeccae: at illa f esdn an s nuntiavit patri suo, 15. Qui cum audisset venisse Jacob, filium sororis suae, cucui^rit obviam ei : complexusque eum, et in oscula ruens duxit m domum suam. Audtis autem causis itineris, 14 "Respondit: O s meum es, et caro mea

10. E avendola veduta Giacobbe e sapendo ch' ella era sua cugina germana , e che le pecore erano di Laban suo zio, tolse la pietra, colla quale chiudevasi il pozzo. 11. fatto bere il suo gregge, la baci: e alzata la voce pianse, 12. E le accenno, come era fratello del padre suo, e figliuol di Bebecca: ed ella and* in fretta a recarne nuova a suo padre. io. Il quale avendo udito esser venuto Giacobbe , figliuolo di sua sorella, gli corse incontro : e abbracciatolo , e baciatolo, e ribaciatolo lo condusse a casa sua. E udite le ragioni dei suo viaggio, i4- Rispose : Tu sei osso mio, e mia carne.

Ters. n. La baci: e alzata la voce pianse. Il bacio era una maniera di saluto usata particolarmente tra gli stretti parenti. Giacobbe pianse o per tenerezza, vedendosi giunto tra persone del suo sangue, o, come altri pensano, per sentimento di dolore, riflettendo al povero stato, in cui si trovava, onde non avea nulla da poter farne un presente alla cugina secondo il costume. Il timore del fratello, e la sollecitudine di schivare il suo sdegno lo avean fatto partire da casa solo, e seuz'altri preparativi, che mi poco di provvisione per vivere.

Et postguam impleti sunt dies mensis unius., 15. Dixit ei: Num quia frater meus e s, gratis servies mihi ? die quid mercedis ac* cipias, 16. Habebat vero duasfilias: nomen ma+ joris Lia ; mmor vero appellabatur Racket 17. Sed Lia lippis erat, oculisi Racket de cora facie, et venusto ,aspectu.

E passato che fu un mese , 16. Gli disse : Forse perch tu sei mio fratello , servirai a me gratuitamente ? dimmi quel che tu vuoi. 16. Or egli avea due figliuole : la maggiore chiamavasi Lia; la minore Rachele. 17. Ma Lia avea gli occhi cisposi : Rachele era bella di volto, e avvenente.

Vers. 14- Tu sei osso mio, e ma carne. Siamo tu ed io dello stesso sangue; e perci in casa mia avrai accoglimento, e sceglierai la consorte : la mia casa tua casa. Vers. 15. Servirai a me gratuitamente? Giacobbe non volendo mangiare il pane a ufo, come si dice, in casa di Laban, si occupava nelle faccende di casa, e nella cura de' greggi. Vers. 16. La maggiore chiamavas Lia; la. minore Rachele. Giacobbe qui una bella figura di Ges Cristo, Lia della sinagoga, Rachele della Chiesa cristiana. Lia maritata la prima, come di et maggiore, non ebbe mai intero il possesso del cuor dello sposo; e se fu unita a Giacobbe, Io fu , per cos dire , in razia di Rachele sotto il nome di cui la prese Giacobbe. Rachee, l'amor di Giacobbe, acquistata con prezzo di sue fatiche, e rispetto alla quale tutte le fatiche a lui sembrano un nulla-, Rachele amata con infinita costanza, Rachele degna di rappresentare la Chiesa di Ges Cristo. Alla fondazione di questa Chiesa furon dirette tutte le cure della Provvidenza divina fin dal principio del mondo, e i misteri, e i Sacramenti di lei furono figurati in tutte le ceremenie ^ e ne'riti e ne' sacrifizii dell' antico testamento. I Sapti stessi di questo antico testamento non piacquero a Dio, e non in quanto appartennero a questa Chiesa, e furono uniti per la fede col capo di lei il Messa. Questi venne in persona a .fare 1' acquisto di questa novella sposa a prezzo di fatiche e di patimenti, e diede finalmente la vita stessa per lei, cffin di renderla degna dell'eterno amor suo; perocch con questa sposa egli si star fino alla fiue de7 secoli.

18. E a questa por18. Quam ditgens Jacob aiti Serviam ti- tando amore Giacobbe i pro Rachel filia tua disse : Ti servir per minore septem annis Rachele tua figlia minore per sette anni. io.. Rispose Laban : 19. Respondit La* ban : Melius est, ut li- E meglio, ch' io la dia bi eam dem, quam al- a te, che ad altro uoteri viro : mane apud mo: statti con me. me. 20. Servivit ergo Ja* 20. Servi adunque cob pro Rachel septem Giacobbe per Rachele annis : et videbantur sette anni : e pochi gli illi pauci dies prae a* parver quei giorni pel moris magnitudine, grande amore. 21. Dixitque ad La* 21. E disse a Laban: ban : Da mihi uxorem Dammi la mia moglie : meam : quia jam tem- perocch compiuto pus impletum est, ut gi il tempo di spoingrdiar ad illam. sarla. 22. Qui, vocatis mul- . . 22. E quegli, fatta tis amicorum turbis ad invito di una gran turconvivium, fecit nu* ba di amici al convito , ptias* fece le nozze. 25. Et vespere Lia. 23. E la sera condusfiliam suam introduxit se a lui la sua figliuola ad eum, Lia,
Vers. 18. Ti tervrb per Rachele . sette anni. Si gi altrove osservato, che j mariti compravano le mogli e davano ad esse la dote ; cosi oltre gli Ebrei usavano i Greci, i Germani, ec. Vers. 20. E pochi gli parver quei giorni pel grande amore. Il maggior numero degl' interpreti credono, che i sette anni precedettero il matrimonio, in cui in vece di Rachele gli fu data Lia. E bisogna confessare, che questo senso quello che naturalmente risulta dalle parole del testo sacro. E di pi, a qual fine sarebbe detto, che la servit di sette Anni parve poca cosa a GiacoLbe pel grande amore, se egli avesse gi avuto la ricompensa de'suoi servigi, l'amata Rachele?

24- Dans ancillam filiae, Zelpham nomine. Ad quam cum ex more Jacob fuisset in* gressus, facto mane vidit Lam* 26. Et dixit ad scce* rum suum : Quid est, quod facere voltasti^ nonne pro Racliel servivi tibi ? quare mposuis ti mihi? 26. Respondit La-Itan: Non est in loco nostro consuetud7zis, ut minores antetradamus ad nuptias.

24. Dando alla figliuola una serva chiamata Zelpba . Ed essendo Giacobbe andalo a slare con lei secondo il costume, allorch venne il giorno , conobbe ch'ella era Lia. 26. E disse al suo suocero : Che quello che tuli sei indotto a fare ? non li ho io servito per Rachele ? perch mi hai tu gabbato? 26. Rispose Laban : Non usanza nel nostro paese , che le figliuole minori sieu le prime a maritarsi.

Vers. 2.3. Condusse a lui... Lia. Pecc gravissimamente Laban , e pecc anche Lia facendo a modo del padre, e accordandosi al peccato di stupro, anzi di adulterio e d'incesto. Ella sapeva , che Giacobbe era maritato cou sua sorella : Giacobbe scusato dall'ignoranza. Vers. 24. * Secondo il costume. Queste parole, che mancano nell'originale e in molte versioni, sono a proposito pej:^ dichiara-\ re in qual maniera Giacobbe non conoscesse l'inganno, quando in vece di Rachele gli fu consegnata Lia, portando il costume, che la sposa la prima volta si appressasse allo sposo colla faccia velata. Vers. a5. Perche mi hai tu gabbato ? Giacobbe non avea veruna obbligazione di sposar Lia, anche dopo quello che era avvenuto ; perch egli non avea dato verun consenso di matrimonio cou Lia: e se questo matrimonio si sostenne, fu in virt del consenso che egli vi diede in appresso. Vers. 26. Non e usanza ... che le figliuole minori ec. Questo un pretesto evidentemente falso: imperocch se fosse stata ve* ra la consuetudine di non maritare le figlie minori avanti alle maggiori, non avrebbe egli fatto con solennit le nozze di lachele, che tutti sapevano minore di et.

Peni. Vol-1*

13

27- Intple hebdomadam dierum hujus copulae ; et hanc quoque dabo libi pro opere, quo s ervturus es mihi sepfem annis aliis. 28. Acquievit piacito: et liebdomada transacta , Rackel duxit xorem : 29. Cui pater servani E alani tradiderat. 30. Tandemque potilus optalis nuptiis , amoreni secjuentis 'priori praetult, serviens apud eum septem annis aliis. 31. Videns autem Dominus , quod despiceret Liam , aperuit vulvam ejus, soro?*e sterili permanejite. 52. Quae conce p tum genuit filium, vocavitque nomen ejus Ruben, dicensi Vidit Dominus

27. Compisci la settimana di questo sposalizio ; e ti dar anche 1' altra pella servit , che mi presterai per altri sette anni. 28. Si accomod alla proposta : e passata quella settimana,prese per moglie Rachele ; 29. A cui il padre avea data per serva Balani. 30. E giunto finalmente al possesso delle nozze bramate, l'amore della seconda fu in lui pi forte, che quel della prima, servendo in casa di Laban per altri sette anni. 31. Ma il Signore veggendo, com'ei disprezzava Lia , la rendette feconda, rimanendo strile la sorella. 32. Ed ella partor il figliuolo, che avea conceputo, e posegli nome Ruben , -dicendo : II Sir

Vers. 27. Compisci la. settimana di questo sposalizio ec. La festa di nozze durava sette di, e Laban volendo che Giacobbe ritenga Lia per sua moglie , lo prega a terramare con lei i sette giorni nuziali, e che poi subito gli dar Rachele colla condizione d'i altri sette anni di servigio. * E l dar. Ebr, E ti daremo.

humilitatem meam ; nunc amabit me vir meus. 33. Rursumqne concept, et peperit filium, et alt : Quoniam audivitme Dominus liaberi conlemptui dedit etiam istum mihi: vocaviicjue nomen ejus Siineon. 34- Concepitane terfio, et genuit alium filium , dixitcjue : Nunc quoque copulabitur mi li maritus meus, eo quod pepererim ei tres filios : et idcirco appellavit nomen ejus Levi. 35. Quarto concepii^ etpeperitfilium, et aiti Modo confitebor Domino : et ob lioc vocavit eum Judam ; cessavitque parere.

gnore ha veduta la mia umiliazione ; adesso il mio marito mi amer. 33. E di bel nuovo concep, e partor un figliuolo , e disse^. Perch il Signore intese, come io era dispregiata , mi ha dato anche questo figliuolo: e diedegli ilnomediSimeon. 54- E concep la terza volta , e partor un altrofigliuolo,e disse : Adesso sar ben unito con me il mio marito , dacch gli ho fatti tre figliuoli : e perci chiamollo col nome di Levi. 35. Concep per la quarta volta, e partor un figliuolo , e disse : Adesso io dar laude al Signore : e perci chiamollo Giuda ; e cess da fare figliuoli.

Vers. 31. Dsprezzm'fi Lia. Le volea meno bene; avea per lei minore affetto. Questo il senso di questo luogo, come apparisce da altre simili espressioni della Scrittura. Vedi Matth. K. 3r. vi. 9.4. Vers. 3a. Riiben. Figliuolo della visione, o sia della previdenza: attribuendo Lia alla bont del Signore l'averla renduta madre di un figliuolo , e F averla mirata con occhio di misericordia , mentre il marito non l'amava quanto la sorella. Yers. 33. // nome d Srneon. Ynol dire Dio ha udilo, ovvero esnudilo. Vera. 34- Levi. Vale vincolo, unione, ce. Yers, 35. Giuda. Confetfione, laude ec.

C A P O XXX.

Rachele sterile , e Lia , die pi non partorisce , danno al marito le loro serve , dalle quali ottengono due figliuoli per ciascheduna. Oltre a questi Lia due altri jie partorisce ed una figlia, e Rachele partorisce Giuseppe : dopo la nascita de quali Laban pattuisce la mercede da darsi a Giacobbe, il quale cosi diviene assai ricco. i* \^ernens autem Rachel, quod uifoecunda esset, inviclit sorori suae, et alt marito suo : Da mihi liberos, alioqrin moran 2. Cuiiratas respondit Jacob : Num pro Deo ego sum, c/ui privavit te fmetu ventris fui? 3. At illa: Jabeo, in(] ut, familiam E alam : 1. iT.iaRacbeleveggendosi sterile , portava invidia alla sorella , e disse al suo marito : Dammi de' figli, altrimenti io morr. 2. Le rispose disgu- stato Giacobbe: Tengo io il luogo di Dio, il quale ti ha privala della fecondit ? 5. Ed ella: Io bo, disse, la serva Baia: pren-

Vcrs. i. Portava, invidia alla sorella. Un antico proverbio dice, che le donne sono querule e invidiose. Rachele non era ancora quello che fu di poi ; onde non miracolo , se veggendo la fecondit della sorella, e paragonandola colla sua disavventura, se ne inquietava. Dammi elevigli, altrimenti ec. Alcuni vogliono, che Rachele (sapendo, come il padre di Giacobbe avea ottenuto colle sue preghiere la fecondit a Rebecca ) domandi al marito, che impetri la stessa grazia per lei, perch altrimenti ella di afflizione si morrebbe. Ma il disgusto che a tali parole mostr Giacobbe e la risposta di lui sembra, che dia ragione al Grisostomo di dire, che qui Rachele parlo con un po' di stoltezza. Yers, a. * Tengo io il luogo d Dio. Prevalgo a Dio.

ingredere ad illam, ut pariat super ge n u mea, et iabeam ex il' la filio s, 4. Deditque illi Balam 7i conjugum : quae, 6. Ingresso ad se vi' ro, concepii et peperit filium. 6. Dxitque Rachel: Judicavit mihi Dominus', et exaudivit vocem meam^ dans mihi filium : et idcirco ap~ pellavit nomen eius Dan. 7. Rursumque Baia concipiens peperit al" terumt

dila, affinch la prole d lei io mi prenda sulle mie ginocchia, e di lei io abbia de'figli. 4- E diede a lui Baia per moglie : la quale 5. Data a marito concep , e partor un figliuolo. 6. EdisseRachele: li Signore ha giudicato in mio favore, e ha esaudita la mia voce , dandomi un figlio : e per questo chiamollo col nome di Dan. 7. E di nuovo Baia ingravid, e partorinne un altro,

Vers, 3. Prendila, affinch ec. Sposala, affinch il figlio che ella partorir , possa io prenderlo per mio, e metterlo sulle mie ginocchia, qual madre. Cos ella corretta da Giacobbe risponde ( dice il Crisostomo ) pi saggiamente dimostrando , che la sola brama di aver prole, la quale partecipi alle promesse di Dio, cagione, che ella sopporti di mal animo la sua sterilit. S. Agostino lib. xxir. cni. Faust. cap. 48. e 49. fa l'apologi di Giacobbe contro i Manichei, i quali rimproveravano a questo santo patriarca, come un gran delitto, l'avere avuto quattro mogli. Il fatto di Giacobbe, come osserva s. Agostino, non era n contro la natura , n contro il costume ( assolutamente parlando) di que' tempi ; e la propagazione della stirpe d' Abramo, propagazione tante volte promessa da Dio , sembra che inchiudesse la permissione della pluralit delle mogli : ma dove gli empii trovano occasione di mordere e di biasimare , i saggi e i giusti ammireranno con ragione in questo medesimo fatto la temperanza di Giacobbe. Una sola moglie egli spos di sua volont , che fu Rachele. Si veduto, come per fraude del suocero fu costretto a eposare anche Lia ; e le due serve non di propria elezione le spos , ma per compiacere le mogli.

8. In proposito del 8. Pro quo alt Rachel: Comparagli: me quale disse Rachele : li Deus cum sorore mea^ Signore mi ha messa ei invalili: VQcavitcfue alle mani colla mia sorella, e io l'ho vinta ; e eum NephtalL chiamollo Nephtali. 9. Veggendo Lia, cog. Sentiens La^ quod parere desiissett Zel- me avea lasciato di far pham ancillam suam figliuoli , diede a suo marito tradidit. marito la sua schiava Zelpha. io. Qua, post conce10. E avendo questa concepito , e partorito ptumt edente filium,) unfigliuolo, u.Dxit: Felicter: 11. Disse ella: Forti!-, et idcirco vocavit no- na: e chiamollo perci men eius Gad. col nome di Gad. is.NepartorZelpha 12. Peperit quoque Zelpha alterum. anche un altro. 13. E Lia disse : Que13. Dixitque La Hoc pro beatitudine sto per mia beatitumeai beatani quippe dine : nerocch beata
Vers. 6. Chamollo col nome di Dan. Dan significa giudicare , far giudzio. Vers. 8. Mi ha messa, alle mani ec. Dio ha voluto, che io abbia avuto a disputare dell* onore della fecondit colla mia propria sorella, moglie dello stesso marito; ma io con astuzia avendo fatto posare a lui la mia serva son rirnasa vincitrice. Nephta~ li vale lottatore, combattitore vantaggioso., Vers. ii. Fortuna, ovvero prosperit. E 1'esclamazione di Zelpha in vedersi madre di questo nuovo figliuolo. I LXX lesser ho avuto buona fortuna: e il Caldeo e il Siro hanno lo stesso senso, ch' seguitato dal maggior numero degP interpreti antichi e moderni. Lia adunque diede a questo figliuolo il nome di buona fortuna, e con ci fece vedere, che ella non era ancora interamente esente dalla superstizione del suo paese e della casa di Laban uomo idolatra, nella qual casa ella dovea aver sentito nominare sovente, e fors' anche invocare come una divinit, la buona fortuna. Vedi cap. xxxv. 24.

me dicent mulieres : propterea appellavit eum Aser. 14 Egressus autem Ruben tempore messis triticeae in agrum, reperit mandragora^) cjuas matri Liae detulit. Dixitque Rachel: Da mihi partem de mandragoris filii lui. 15. Illa respondit: Parumne libi videtur, quod praeripueris ma" ritum mihi, nisi etiam mandragora^ filii mei tuleris ? Alt Rachel: Dormiat tecum hac nocte pro mandragoris filii tui.

mi diranno le donne : per questo lo chiam Aser. i4- Ma essendo Ruben andato'alla campagna in tempo che mietevasi il grano, trov delle mandragore, le quali egli port a sua madre Lia. Ma Rachele disse: Fammi parte delle mandragore di tuo figlio. 15. Rispose quella i Ti sembra egli poco l'avermi rapito il consorte, se non mi togli anche le mandragore del mio figlio? Disse Rachele : Dorma egli questa notte con te in ricompensa delle mandragore di tuo figlio.

Vers.- 13. Questo e per ma beatitudine, I LXX beata me Cos applaudisce a s stessa per aver avuto un sesto figliuolo. Vers. 14- Fa?nmi parte delle mandragore ec. I LXX e il Caldeo leggono come la Volgata mandragore, ovvero frutti di mandragora ; e quantunque tra' moderni interpreti sieno non pochi quelli che pretendono di dare un altro significato alla voce del testo ebreo , io non credo, che tutte le ingegnose congetture possano mettersi in paragone coli' autorit de' LXX e del Caldeo , trattandosi di un frutto che dovea essere cognitissimo nella Mesopotamia e nella Giudea, che rammentato anche nella Cantica. Questo frutto assai bello e odoroso buono a conciliare il sonno, a cacciar la tristezza , e a dare la fecondit, conforme attestano moltissimi autori antichi e moderni. Posto ci , ognuno intende, per qual motivo Rachele avesse tanta premura di avere una parte delle mandragore trovate da Ruben. Ella per i rimase sterile, fino a tanto che a Dio piacque di consolarla.

16. Redeunti(j7ie ad vesperam Jacob de agro, egresso, est in occursum 6)11$ Lia, et: Ad me, inquit, intrabs : quia mercede conduxi te pro mandragors filii mei. Dormivitque cum ea nocte illa, 17. Et exaudivit Deus preces ejus: conce* pglie, et peperit filium ffuintum, 18. Et ait\ Dedit Deus mercedem mihi, quia dedi ancillam meam viro meo : appellavitque nomen ejus Issachar. 19. Rursum Lia concipiens peperit sextum filium, 20. Et alt: Dotavit me Deus dote bona : etiam hac vice mecum erit maritus meus, eo quod genuerim ei sex

16. E tornando alla sera Giacobbe dalla campagna, usci incontro a lui Lia, e: Meco , disse, verrai: perch ti ho caparrato col prezzo delle mandragore del mio figliuolo. Ed egli si dorm con lei quella notte. 17. E il Signore esaud le preghiere di lei : e concep, e partor il quinto figliuolo, 18. E disse: II Signore mi ha renduta mercede , perch diedi la mia schiava a mio marito: e gli diede il nome d' I s sachar. 1.9. E di bel nuovo Lia concep, e partor il sesto figliuolo, 20. E disse; II Signore mi ha dotata di buona dote: anche questa volta si star con me il mio marito per avergli

Vers. 15. Ti sembra egli poco P avermi rapito ec. Lia rinfaca a Rachelc l'aver tolto a lei Giacobbe, il quale veramente vea sposata prima lei. Rachele per avrebbe ben potuto ritorere 1' argomento. * Dorma teco. Vedrai v che a scanso d'inquietudini fralle u mogli solea Giacobbe iu tempi fssati starsi or con questa or on quella. Vers. 18. Gli diede il nome (P Issachar. Vale adire, nomo della ricompensa , della mercede.

Jliosi et idcirco appellavit nomen eius Zabulon. 21. Post quem pepe* rit filiam nomine Diri am. 22. Uecordatus quoque Dominus Rachelis, exaudivit eam, et ape' ruit vulvam ejus 23. Quae concepii, etp ep erit filium ^ dicens: A s tulit Deus opprobrium meum. 2 4 E t vaca vit nomen ejus Joseph, dicens : Addat mihi Dominus, filium alterum. 26. Nato autem Joseph, dixit Jacob socero suo: Dimtte me, ut revertar in patriam, et ad terram, meam.

10 fatti sei figliuoli : e per questo chiamollo col nome di Zabulon. 21. Dopo di questo partpr una figlia per nome Dina. 22. Ricordatosi il Signore anche diRachele la esaud, e la rend feconda. 23. E concep, e partor un figliuolo, dicendo: II Signore ha tolto 11 mio obbrobrio. 24. E chiamollo col nome di Giuseppe , dicendo . Il Signore diami ancora un altro figliuolo. 26. Ma nato che fu Giuseppe, disse Giacobbe al suo suocero : Dammi licenza, che io me ne torni alla patria , e nella mia terra.

Vers. 9.0. Chiamollo col nome d Zabulon. Alcuni interpretano Zabulon, abitazione, coabita/ione. Vers. 21. Per nome Dina. Questo nome ha la stessa radice, che quello di Dan. Gli Ebrei dicono, che Dina fu moglie di Giobbe. Vers. 9,3. Il mo obbrobrio. La sterilit, la quale era considerata come un gran disdoro. Vers. i^. Chiamollo col nome di Giuseppe ec. Significa uno che crescer, augumenter ec., volendo Rachele dimostrare la speranza di non restare con questo solo figliuolo , ma di averne ancora un altro. Giuseppe venne alla luce 1' inno nonagesimo primo di Giacobbe t il decimoquarto anno dopo il suo arrivo nella Mesopotarnia.

i3 *

26. Da mihi uxores, et libero* meos, pro quibus servivi tibi^ ut abeam: tu nosti servitutem qua servivi libi. 27. Ait illi Labani Inveniam gratiam in conspectu tuoi experimento didic, quia benedixerit mihi Deus propter te. 28. Constitue mercdem team, quam dem tbi. 29. At ille respondit i Tu nosti quomodo servierim tibi et quanta in manibus meis fuerit possessio tua. 30. Modicum Tiabuisti antequam venirem ad te: et nunc dives effectus es: benedixitque libi Dominus ad introitimi meum. Justum est igitur, ut aliquando provideam et* iam domui meae.

26. Dammi le mogli, e i miei figliuoli, per li quali sono stato a' tuoi servigi, affinch io me ne vada: tu sai qual sorte di servigio sia stato il mio. 27. Disse a lui La-^ ^ ban: Possaio trovar grazia dinanzi a te : io ho conosciuto alla prova, che Dio mi ha benedetto per causa tua. 28. Determina tu la ricompensa, ch' io deh* * ba darti. 29. Ma quegli rispose : Tu sai in qual modo ti ho servito, e quanto sieno augumentati nelle mani mie i tuoi beni. 30. Poco tu avevi prima ch' io venissi a te : ora sei divenuto ricco : e il Signore ti ha benedetto alla mia venuta. 'adunque giusto, che io pensi una volta anche alla casa mia.

Ver*. 7. Possa io trovar grazia dinanzi a te. E una specie di complimento di Laban , come s'ei dicesse : Fammi graia d ascoltarmi, * Per cania tua. Al tuo venir qua.

Si. Dixitque Laban: quid tibi dabo ? At ille at : Nihil volo : sed sifeceris, quod postulo , iterum pascam , et custodiam pecora tua. 32. Gyra omnes greges tuos, et separa cunctas oves varias, et sparso veliere', etquodcumque furvum, et maculosum , variumque fuerit tam in ovibus, quam in capris, erit merces mea. 33. Respondebitque mihi cras justitia mea> quando placiti tempus advenerit coram te: et omnia, quae non fuerint varia, etmaculosa^ etfurva tam in ovibus, quam in caprist furti me arguent.

31. E Laban gli dis* se : Che ti dar io ? Ma quegli replic: Non voglio nulla t ma se farai quello ch' io chiedo , pascer di nuovo le tue pecore , e n'avr cura, 32. Raduna insieme tutti i tuoi greggi, e metti da parte tutte 1 pecore variegate,e macchiate di pelame: e tutto quello che verr fosco , e macchiato, e vario tanto di pecore, che di capre , sar la mia mercede. 33. E parler un d a mio favore la mia fedelt, allorch verr il tempo concordato tra noi : e tutto quello che non sar di vario colore , o macchiato, o fosco tanto di pecore , come di capre, mi dimostrer reo di furto.

Vers. 31. Non voglio milia ; ma se farai ec. Non voglio da te nulla gratuitamente; ovvero non voglio che tu dia mercede : non son io n mercenario ; fa solamente quello die io dir. Yers. 3?,. E lutto quello che verr fosco e macchiato e vario ... sar mio. La lana delle pecore varia di colore poco stimata, perch non pu tingersi; e lo stesso dicasi del pelo delle capre, delle quali per il pelo nero era stimatissimo; onde Giacobbc non chiede le capre di color nero, ma quelle di color foM-o. (."osi egli si contenta di aver per ricompensa i rifiuti, pr cos'i dire, de' greggi di Labaii.

34- Dixitque Labari*. Gratum habeo quod petis. 35. Et separavit in die illa capraS) etoves, et hircoS) et arietes varos, atque maculosos : cUnctum autem gregem unicolorem, idest albi^ et nigri velleris trad" dit in manu filiorum suorum.

34- Disse Laban.- Mi piace quello che domandi. 35. E quel giorno separ le capre, e le pecora, e i capri e i mon toni di vario colore , e macchiati : e tutto il gregge di un sol colore, cio di bianco, e nero pelame lo diede in governo de' suoi figliuoli.

Vera. 33. E parler un < n mio favore la ma fedelt, allorch , ec. Vale a dire, tu vedi qual disuguaglianza si trovi in questo patto in mio svantaggio. Tu mi lascerai le pecore e le capre di un solo colore, ed io non dovr avere, se non quello che di esse nascer pezzato, e macchiato di varii colori; e quelle di un sol colore debbono essere tue. L' ordine naturale delle cose ti mostra, ch' come se io patteggiassi, che tu dovessi avere ogni cosa. Ma io spero, che la giustizia colla quale ho proceduto e procedo con te, mi assister, e mi otterr da Dio quella mercede, che tu non vorresti darmi. E lutto quello che non sar d vario colore ... mi dimostrer reo di furto. Quando dovrai! dividersi alla fine dell'anno i nuovi parti secondo il concordato tra noi, ove mai io ne ritenessi alcuno, che non fosse di vario colore, mi contenter di essere condannato qual ladro. Vers. 35. Separ le capre, e le pecore .... d vario colore ... e tutto il gregge di un sol colore ... lo diede in governo de"1 suoi figliuoli. Di chi sono questi figliuoli messi da Laban al governo de' greggi separati di un solo colore, cio o bianco, o nero, e rimessi a Giacobbe ? Sono indubitatamente i figliuoli di Laban. Quest'uomo avaro e sospettoso, affinch Giacobbe non potesse in qualche modo o frodare le figliature , o introdurre tra' suoi greggi delle pecore, o delle capre di vario colore, d a Giacobbe come per compagni, e aiuti, ma in realt per esploratori, i suoi figliuoli, ed egli'si ritira co'suoi greggi tre giornate di strada lontano dal genero. Cosi egli non ha paura, che il suo bestiame possa mescolarsi con quello di Giacobbe, n le sue pecore, e capre di color vario esser vedute dalle bianche, e nere di Giacobbe.

36. Et posuit spatium itineris trium dierum biter se., et generum, qui pascebai re li" quo s gregei ejus. 07. Tollens ergo Jacob virgas populeas virides, et amygdatinas^ et ex platanis^ ex parte decorticavi eas : detractisque corticibus, in his, quae spolata fuerant, candor apparuit : illa vero, quae integra fuerant, viridia per" manserunt-, atque in iunc modum color effectus est varius. 38. Posuitque eas in canalibus^ ubi effunde* batur aqua : ut cum venissent greges ad hibendum, ante oculos haberent virgas, et in aspectu earum conciperent.

36. pose una distanza di tre giorni di viaggio tra s, e il genero , il quale pascolava il rimanente de' suoi greggi. 37. Prese adunque Giacobbe delle verghe di pioppo verdi, e di mandorlo, e di platano, e ne lev parte della corteccia, levata la quale , dove le verghe erano spogliate, spicc il bianco: e dove non erano state toccate rimasero verdi : onde in tal guisa risult vario colore. 38. E le pose ne' canali , dove gettavasi l'acqua, affinch venute a bere le pecore , avesser dinanzi agli occhi le verghe , e concepissero rimirandole.

Vers. 36. Tre giorni di viaggio. Solito pero farsi da nn guardiano di greggi dietro al suo bestiame. Yers. 37., e 38. Prese ... delle verghe di pioppo verdi, ec. Ecco l'arte usata da Giacobbe per avere delle pecore e capre d'un sol colore de'parti di color vrio. Egli prende delle verghe, o scudisci di varie piante , ne incide , e ne leva in pi luoghi la scorza ; cosi queste verghe restano di vario colore : dipoi le pone ne' canali, dove andavano i greggi ad abbeverarsi ; il resto assai chiaro. * E ne levo parie della corteccia. E ad una parto tolse la corteccia.

3<). Factumque est, ut in ipso calore coitus oves intuerentur virgas, etparerent macuIosa, et varia, et diverso colore respersa. 40. Divisitque gregem Jacob, et posuit virgas incanatibus an* te oculos arie tum: erant autem alba> et ni" gra quaeque Laban : cetera vero Jacob, se* paratis inter se gregibus* 41. Igitur quando primo tempore ascendebaniur oves,ponebat Jacob virgas in ean a libus aquarum ante oculos arietum et oviuni,

3$. Ed avvenne, che le pecore in calore miravano le verghe , e figliavano agnelli con macchie , e pezzati, e sparsi di vario colore. 4o. E Giacobbe divise il gregge , e pose le verghe nei canali davanti agli occhi degli arieti : ed erano di Laban tutti i bianchi, e i neri : gli altri poi tutti di Giacobbe , avendo i greggi separati tra loro. 4.1. Quando adunque alla primavera doveart concepire le pecore, mettea Giacobbe le verghe ne'canali dell'acqua dinanzi agli occhi dei

Vers. 4<5. E Giacobbe divise il gregge, ec. Era riuscito a Giacobbe colla diligenza descritta ne'versetti 3j. 38. 3g. di avere degli agnelli e de'capretti pezzati di vario colore: questi egli separ dagli altri, e questi egli procurava di metter davanti alle pecore al tempo, in cui sogliono concepire. Vedesi per e in questo, e nel seguente versetto, ch' ei continua a mettere delle verghe ne' canali, dove i suoi greggi andavano a bere , osservata per la distinzione posta nel verso \i. Altri per queste parole divise il gregge intendono, che egli andasse separando via via , e mettendo in disparte gli agnelli, e i capretti macchiati, e di vario colore, che erano suoi, e non li lasciva stare mescolati co'greggi di Laban, aftinch questi non avesse pretesto di querelarsi, perch Giaeobbe si procurasse un si gran proftto col mettere quegli agnelli e capretti dinan/i alle bianche pecore e capre, aliinch queste faccsser simili i loro parti.

ut in earum contem* montoni , G delle pecoplatione conciperent : re, affinch queste concepissero in guardandole : 42. Quando vero se 42. Al tempo poi, in ratina admissura erat, cui le pecore concepiet conceptus extremus, scono, e portano per la non ponebat eas. Fa- seconda volta, non metctaque sunt e, quae teva le verghe. E le peerant serotina, Labani core della seconda eran et quae primi tempor^s^ di Laban : quelle poi Jacob. della prima figliatura erano di Giacobbe.
Vers. 4?-. Al tempo poi della seconda, figliatura,. Noi suppongiiamo, che le pecore nella Mesopotamia figliassero,due volte, come suppose s. Girolamo, e come avviene in Italia. E detto nel versetto precedente, che Giacobbe metteVa le verghe ne'canali al tempo di primavera, quando le pecore doveano concepire -, lo che egli certamente faceva, perch bramava, che di vario colore fossero, per conseguenza suoi gli agnelli, che dovean poi nascere nell'autunno. Dice adesso, ch' egli non metteva le verghe u' canali al tempo in cui per la seconda, ovvero per l'ultima volta le pecore concepivano, vale a dire nel tempo d' autunno. Donde fassi evidente, che Giacobbe sapeva, che migliori e pii robusti erano i parti concepiti in primavera, e partoriti in autunno , che quei concepiti in autunno, e partoriti in primavera : e perci i primi egli volea per s, e lasciava i secondi a Laban. Due cose sono ancora da notare in questo fatto. In primo luogo il Crisostomo, e dietro a lui gl'interpreti Greci hanno creduto, che l'avere le pecore di Giacobbe partoriti agnelli di vario colore al vedere le verghe da lui messe ne'canali, fosse un effettonon naturale, ma sopra le leggi della natura, e per conseguenza miracoloso. S. Girolamo, s. Agostino, e dietro ad essi moltissimi interpreti sostengono, che ci poteva accadere naturalmente per la forza della immaginazione, per ragione della quale si sono veduti , e si veggono sovente impressi ne' corpi degli uomini, e degli animali i segni di quelle cose, che agitarono la fantasia delle madri nel tempo del concepimento, e della gravidanza. La storia naturale piena di simili esempi; i quali bench difficilmente possano comprendersi e spiegarsi , non e per possibile di negarli. In secondo luogo si disputa, se Giacobbe poteva senza colpa servirai di UH tal mezzo per migliorare il suo contratto conii

43. Ttatasque est 43. E questi si fecs homo ultra modum, et ricco formisura , e fece habuit greges multos, acquisto di molti gregancillas, et servos, ca- gi , di serve , e servi, e di cammelli, e asini. meloSf et asinos* C A P O XXXI. Giacobbe per comando del Signore parte nasco* stamente con tutta la sua famiglia per tornare al padre. Laban gli corre dietro. Rachele, che avea rubati g' idoli del padre , delude con a* stuzia Laban, che li cercava, finalmente dopo varie cjuerele,ealtercazioni, Giacobbe e Laban^ fatta alleanza, se ne vanno alle case loro. 1. JLostquam autem audivit verba filiorum Laban dicentiumt Tutit Jacob omnia, quaefuerunt p atris nostri, et de illius facuitale ditatus factus est inclytus* 2. Animadvertit quoquefaciemLaban, quod non esset erga se sicut heri, et nudiustertius, 1. T.1 a dopo che ebbe udite le parole dei figliuoli di Laban , che dicevano : Giacobbe ha usurpato tutto quello che era di nostro padre, e dei beni di lui si fatto ricco signore : 2. Osserv ancora, che Laban non lo guar* dava collo stesso occhio, che per lo passalo ,

l'intenzione del suocero, il quale certamente suppose, che a Giacobbe dovesser toccare le pecore di vario colore, che tali nascessero senz' arie , e fortuitamente : ma se noi porrem mente , che Dio stesso sugger a Giacobbe questo mezzo di ritrarre final*ineiite la giusta mercede di tante e s lunghe fatiche, delle quali tutto il frutto /ino allora era stato di Laban, e che per conseguenza Dio volle, che a lui si appartenesse il bestiame, che mediante una tal arte dovea nascere, non avremo bisogno di ricorrere ad altre ragiona per giustiiicarlo. Vedi caf>. xxxi. 9. 11. 12,

3. Maxime elicente sibi Domino: Revertere in terrarii patrum tuorumt et ad generationeni tuamt erofjue tecum. 4- Misit et vocavit Rachel et Liam in agrum, ubi pascebat greges^ 6. Dixitque eis: Video faciem patris vestri^ quod non sit erga me sicut heri,, etnudiustertius : Deus autem patris mei fuit mecum, 6. Et ipsae nostist quod totis viribus meis servierim patri vestro, 7. Sed et pater t>ester circumvenit me, et mutavit mercedem m eam decem vicibus> et tamen non dimisit eum Deus, ut noceret mihi.

3. Dicendogli di pi il Signore : Torna alla terra de' padri tuoi, e a' tuoi parenti, e io sar teco. 4. Fece venire Rachele e Lia al campo, dove ei pasceva i greggi, 5. E disse loro : Io veggo, che il padre vostro non mi guarda collo stesso occhio, che per lo passato: ma il Dio di mio padre stato con me. 6. E voi sapete, come con tutto il mio potere ho servito al padre vostro. 7. Ma il padre vostro mi gabb, e ha mutato dieci volte la mia mercede : e con tutto questo Dio non ha permesso , ch'ei mi fecesse del male.

Vers. "r Un mutato dieci volte la mia mercede. Nelle Scritture dieci volte posto per molle volte, Levit. xxvi. 26. Ecclcs. vii. 20. Zachar. vii. a3. Ma qui s. Girolamo prende quest'espressione letteralmente, e sembra, che cosi vada presa in questo luogo ; perch la stessa cosa d' aver cambiato dieci volle riguardo alla mercede dovuta a Giacobbe rinfacciata a Laban nel versetto 4 i > Questi pertanto, ogni volta che si veniva a fare la divisione del bestiame, che era suo , da quello che era di Giacobbe (la qual divisione face vasi du volte i' anjao) , reg-

8. Si quando dixii varine erunt mercedes tuae ; pariebant omnes oves varios foetus: quando vero e contrario alt: A l a quaeque accpies pro mercede: omnes greges alea pe* pererunt. <j. Tulitque Deus vub s tantiam fratris ve* 8 tri> et dedii mihi* 10. Postquam enim conceptus ovium tem* pus advenerat, levavi oulos mSt et vidi in somnis ascendente^ mares $uper foeminas varioS) et maculosos, et diversorum colorum. 11. Dixitque Angelus Dei ad me in somnis\ Jacob ? Et ego respondi Adsum.

8. Se una volta disse : Quelli di color vario saranno la tua mercede, le pecore figlia vano tutte agnelli chiazzati : quando per lo contrario egli dsse:Tuprenderai per tuo salario tutti i bianchi, tutti i greggi figliavano agnelli bianchi. o. Dio ha prese le facolt del padre vostro, e le ha date a me. io. Imperocch quando fu venuto il tempo, in cui le pecore dovean concepire , io alzai gli occhi miei, e vidi dormendo i maschi pezzati, e macchiati, e di colori diversi, i quali coprivano le femmine. il. E l'Angelo di Dio mi disse in sogno: Giacobbe ? E io risposi : Eccomi qui.

gendo, che la parte di Giacobbe era vantaggiata sopra la sua parte, non volea pi stare a quello che erasi pattuito ; onde bisognava che questi si contentasse di fare nuova convenzione. Cos and la cosa per cinque interi anni ; onde ha ragione Giacobbe di dire, che per dieci volte Laban mut la mercede pattuita. Il lesto anno poi egli se ne fuggi, come Dio gli avea comandato. Vrs. 8. Le pecore figliavano tutte ec. Tutte le pecore vuol dire la massima parte delle pecore, e cosi di poi tutti i greggi intendesi /. massima parte de* greggi ; e in sostanza vuol dire , che a dispetto delle anghere d Laban, Dio faceva s, che il meglio e il pia del frutto de' bestiami toccava sempre a Giacobbe.

12. Qui alt: Leo a oculos tuos, et vido universos masculos ascenclentes super foeminas, varios, maculosos, cttcjiiQ respersosi vidi enim omnia^ quae fecit doi Laban.

13. Ego sum Deus Bethel, (i) ubi unxisti lapidem, et votum vovisti mihi. Nunc ergo surge, et egredere de terra hac, revertens in terram nativitatis tuae. i t\.R.esponderuntc/ue nachel et Lia : Nunquid habemus residui quidquam in facuitatibus, et haereditate domus patris nostri ?
(i} (i) Sap. 28. 18.

12. EH egli disse: Alza gli ocelli tuoi, e mira i maschi tulli, che cuopron le femmine, pezsali, e macchiati, e di vario colore : perocch io ho vedulo tulio quello che ha fallo a le Laban. 13. Io sono il Dio di Bethel, dove tu ungesti la pielra, e facesli a me il volo. A-dessoadunque levali, e parti da questa terra per tornare alla terra dove sei nato. 14 Rachele e Lia risposero : Riman egli forse qualche cosa per noi delle facoll , e del1' credila della casa di noslro padre ?

Vers. i").. Io ho veduto tutto quello che ha fatto a te Labari. Assai bella a questo passo la riflessione del Crisostomo: Di qui noi impariamo, che se allora quando ci sar fatta ingiuria noi sarem mansueti e pazienti e pacifici, goderem pi copioso e abbondante Vaiuto divino. Non ci mettiamo pertanto a combattere con quelli che ci premono e ci calunniano , ma sopportiarn generosamente, sapendo che Dio non ci disprezzer. Riconosciamo noi la sua amorevolezza: perocch egli ha detto: a me la vendetta, e io render mercede, hora. 67. Vers. i3. * Ove ungesti la pietra, e facesti a me il voto. Per dimostrargliene il gradimento. 11 Signore rammenta a Giacobbe i di lui atti di religione, e per animarvelo gli d a vedere d'aver presente il di lui voto . Vers. 14.6 15. Riman egli forse qualche cosa ec. Che abbiarn pi noi da sperare delle facolt e de' beni di uostro padre?

15. Nonne quasi alie15. Non ci ha egli rinas reputavit nos, et guardate come stranievendidit, comeditque re , e ci ha vendute , e pretium nostrum? ha mangiato i! prezzo, che di noi ha ritratto ? \6. Sed Deus tulit 16". Ma Dio ha prese opes patris nostri, et le ricchezze di nostro eas tradidit nobis', ac padre, e le ha date a filiis nostris: unde om- noi, e a' nostri figliuonia, quae praecepit tibi li: fa adunque tutto DeuSjfac. quello che Dio ti ha comandato. 17. Surrexit itaque 17. Si ammann aJacob, et mpositis li- dunque Giacobbe 3 e ers, ac conjugibus messi i figliuoli, e le suis super camelos> mogli sopra i cammelli, abiit. se ne part. |. 18. Tulitque omnem 18. E prese tutto il substantiam suam, et suo , e i greggi, e tutgreges, et fjuidquid in to quello che avea guaMesopotamia acquisie- dagnato nella Mesoporat, pergens, ad Isaac tamia, incamminandosi patrem suum in terram verso suo padre Isacco Chanaan. alla terra di Chanaan. i p. Eo tempore ierat 19. Laban in quel Labai ad tondendas tempo era andato a to* oves, et Rachel furata sar le pecore, e Racheest idola patris sui. le rub gl} idoli di suo padre*

Egli ci ha quasi diseredate , e dandoci a te senza dote, e usurpandosi tutta la mercede che tu avevi meritato colle fatiche di quattordici anni, la qual mercede era il prezzo che tu pagasti per averci , e dovea essere nostra dote. Vers. i p. Rachele rub gV idoli di suo padre. La voce ebrea Teraphm renduta qui con quella ds idoli si prende altrove in

20. Nolutr/ue Jacob 20. E Giacobbe non co7?fiteri socero suo , volle accusare a Labari la sua fuga. quod fageret. 21. Cumque ablsset 2T. E partito ch'ei tam ipse, quam omnia ^ fu con tutto quello che quae juris sui erant, et a lui apparteneva, menamjie transmisso per- tre passato il fiume( Eugeret contra moJttem frate ) si avanzava ver-' Galaad 3 so il monte Galaad,
altri sensi. Ma da Ezechiello xxi. a., e da Zacheria x. 2. apparisce, che sotto questo nome s'intendevano tra1 Caldei certe figure superstiziose le quali si consultavano per sapere le cose future. Molti dotti interpreti credono , che i Terapnim fossero talismani , cio figure eli metallo gettate o incise a certi aspetti di pia- neti, alle quali figure si attribuivano effetti straordinarii; ma adattati alla qualit del metallo, al nome de' pianeti e alle figure che in essi erano rappresentate. In oriente regna tuttora la superstiziosa e ridicola mania di questi talismani o degli amuleti, o sia preservativi contro g' incanti, contro le disgrazie , ec. Questi amuleti sono iscrizioni sulla carta o sulla carta pecora , o sopra pietre preziose. Sembra molto verisimile, che questi idoli , o Teraphim di Laban fossero figure , nelle quali ei credeva che risedesse qualche soprannatural virt. Il motivo, per cui Rachele si port via questi idoli, non notato nella Scrittura; onde chi ne assegna uno , e chi un altro. Alcuni Padri credono, che ella gli adorasse, come anche Lia, e volesse averli anche con s nel viaggio; e il non averne fatto motto a Giacobbe (come si vede vers. 3-2.) sembra un grande indizio , che Rachele non fosse ancora esente da questa superstizione. Vi sono per clegl' interpreti che suppongono, che questi idoli fosser d' oro, e fossero quello che v' era di pi pregiato in casa di Laban ; onde Rachele se li prese in compensazione dell' ingiustizia che ella pretendeva essere stata fatta dal padre a s e alla sorella. Comunque ci sia quando ella possa essere assoluta dalla superstizione, non pu essere in verun modo assoluta dal peccato di furto. Vedi vers. 3 2. Vers. 21. Passato il fiume. L' Eufrate ch' di mezzo tra la Mesopotamia e la Chananea. Verso il monte Galanti. Monte, che quasi unito al Libano , e ha alle sue radici un' ampia e fertil regione chiamata Galaad. Vedi Deuler. xxxiv. i. Jerern. xn. G. Questo nome di Galaad lo ebbe questo monte per la ragione detta nel versetto 4&

22. Nuntiatum est Laban die tertia , quod fumerei Jacob. 23. Qui, assumptis fratribus suis, persecutus est eum diebus septem : et compreliendit eum in monte Galaad. 24. Viditque in somnis dicentem sibi Deum: (i) Cave ne quid quam aspere loquaris contra Jacob. 26. Jamque Jacob extenderatin monte tabemaculum : cumque ille consecutus fuisset eum cum fratribus suis^ in eodemmonte Galaad fixit tentorium. 26. Etdixit ad Ja~ cob\ Quare ila e gisti, ut ciani me abgeres jlias meas, quasi captivas gladio? 27. Cur ignorante mefugere voltasti^ nec indicare mihi, ut pro sequerer te cum gaudo, et canticiS) et tympajus, et citharis ?
(i) Infr. 48. 16.

22. Fu portato avviso a Laban il terzo giorno , che Giacobbe fuggiva. 23. Ed egli, presi seco i suoi fratelli, lo seguit per sette giorni, e lo raggiunse sul monte di Galaad. 24. E vide in sogno Dio, che gli disse : Guardati dal dire una torta parola contro Giacobbe. 26. E Giacobbe avea gi teso suo padiglione sul monte : e sopraggiunto Laban co' suoi fratelli, la sua tenda pian l sullo stesso monte di Galaad. 26". E disse a Giacobbe: Per qual motivo hai operato in tal guisa, menando via le mie figlie senza mia saputa, come prigioniere di guerra ? 27. Perch hai tu voluto fuggire senza ch'io lo sapessi, e non anzi avvertirmi, affinch ti accompagnassi con festa, e cantici, e timpani , e cetre ?

28. Non mi hai per2 8. Non es passus, ut oscularerfUios rneos, messo di dare un bacio etfilias: stulte opera' a' miei figliuoli, e alle tus es\ et nunc quidem mie figlie : ti sei portato da stollo : e certatamente adesso 29. in poter mio 29. Valet manus meo. recidere libi mo- farti pagar il fio. Ma il limi. Sed Deus patris Dio del padre vostro ievestri heri dixit mihi: ri mi disse : Guardati (i) Cave, ne locjuaris dal parlare con aspreiscontra Jacob quidquam za contro Giacobbe. durius. 30. Tu desideravi di 30. Esto, ad tuos ire cupiebas, et desiderio andartene a trovare i erat tibi domus patris tuoi, e ti stimolava il lui: curfuratus es deos desiderio della casa paterna , ti si conceda : m eos ? perch mi hai rubati i miei dei? 31. Rispose Giacob31. Respondit Jacobi Quod inscio te prof e- be : Quanto ali' essere ctus sum, timui> n,e vio- partito senza tua sapulenter auferres fitias ta , io temei , che non tuas. mi togliessi per forza le tue figlie. 32. Quanto poi al fur32. Quod autem furti 77/e argus : apud quem- to , di cui mi riconviecumque inveneris deos ni ; chiunque sia colui, tuos, necetur coram presso del quale ritrofratribus iiostris : scru> verai i tuoidei, sia mestare qudqud tuorun so a morte alla p res e napud me inveneris> et za de'luoi fratelli : fa le aufer. Haec dicens, tue ricerche: tutto quelfO Infr. 48. 16.

ignorabat, quodRachel lo che troverai di tuo presso di me , prendilo furata esset idola. pure. Dicendo questo, egli ignorava , che Rachele avesse rubato gl'idoli. 33. Entrato adunque 33. Ingressus itaque Laban tabemaculum Laban nella tenda di Jacob.et Liae^et utrius- Giacobbe e di Lia, e que familiae, non in- dell' una e dell' altra venit. Cumque intras- schiava, niente trov. set tentorium Rachelis, Ma entrando egli nella tenda di Rachele, 34. Nascose ella con 34- Illa jestinans abscondit idola subter fretta g' idoli sotto il stramenta cameli et basto di un cammello , sedit desuper \ scrutan- e vi si pose sopra a setique omne tentorium^ dere : e rifrustando egli tuttala tenda senza troet nihil invenienti, varli , 35. Ella disse : Non 35. Aiti Ne irascatur dominus meust prenda in mala parte il quod coram te assur- signor mio , se io non gere nequeo : quia juxta posso alzarmi alla tua consuetudinem foem- presenza : perocch ho narum nunc accidit adesso il solito incomomihi-, sic delusa solici* do delle donne : cos fu tudo quaerentis est. delusa l'ansiet del cercatore. 36". Tumensque Ja56. E Giacobbe sdecob cum jurgio aiti gnato disse con agre Quam ob culpam meam rampogne: Per qual mia et ob quod peccatum colpa , o per qual mio
Vers. 32. * Sa messo a morte. Ovvero: muoia per modo di semplice imprecazione.

meum sic exarsisti post me, 67. Et scrutatus es omnem supellectilem meam? Quid invenisti de cuncta substantia domus tuael pone hic coram fratribus meis^ etfratribus tuis, et judicent inter me^ et te. ^.Idcirco viginti an* nis fui tecuml Oves luae, et caprae steriles noji fuerunt ; arietes . gregs tui non comedi: 3o,. Nec captum a bestia ostendi tbi : ego damnum omne reddebamjjuidquidfurto peribat) a me exigeas: 4o. Die, noctuque ae~ stu urebar^ et gelu,fugiebatque somnus ab oculis meis. 4i Sicfjue per vgin~ annos in domo tua servivi ubi, quatuordecim pro filiabus, et sex pro gregibus tuis : im-

peccato mi hai tenuto dietro con tanto calore. 67. E hai rifrustato tutta la mia suppellettile ? Che hai tu trovato di roba della tua casa ? ponta qui alla presenza de' fratelli miei, e de'tuoi fratelli, ed ci sie n o giudici tra me , e te. 38. Stetti io per questo venti anni teco? Le tue pecore, e le tue copre non furono sterili-, io non mangiai gli arieti del tuo gregge : 39. N io tifacea vedere quelle che avea rapito una fiera; io pagava tutto il danno : tu esigevi da me tutto quei che era rubato : 40. D, e notte io era arso dal caldo, e dal gelo, e fuggiva il sonno dagli occhi miei. 41. E in tal guisa a te servii per venti anni in tua casa, quattordici per le figliuole , e sei p^' tuoi greggi : tu pur

Vers. 3g. Ne io ti facea vedere ec. Io non ti portava a vedere giammai qualche lacero membro di bestia rapita o lacerata dalle fiere: tutto il danno anche casuale e avvenuto senza mia colpa, toccava a me a pagarlo,

Pent. Vol. L

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mutasti quoque mercdem meam decem vici* bus. 42. Nisi Deus p a tris mei Abraham, et timor Isaac affuisset mihi, forsitan modo nudum me dimisisses : afflictionem meam, et laborem manuum mearum respexit Deus, et arguit te Iteri. 43. "Respondit mLa* &an : Filiae meae, et filii, et greges fui, et omnia, quae cernis, mea $unt: quid possum facere filiis, et nep&tibus meis ? 44> Veni ergo, et in* eamusfvedus^ ut sit in testimonium inter me et te. 46. Tulit itaque Jacob lapidem, et erexit illum in titulum :

cangiasti la mia merc* de per dieci volte.

42. Se II Dio del padre mio Abramo , e colui , che temuto da Isacco, non mi avesse assistilo, mi avresti forse adesso rimandato ignudo : Dio ha mirato la mia afflizione , e la fatica delle mie mani, e ieri ti sgrid. 43, Rispose a lui Laban : Le mie figliuole, e i figliuoli, e greggi tuoi, e quanto tu vedi, son cosa mia : che pos,so io fare contro de' figli , o sia nipoti miei ? 44- Vieni adunque, e contraiamo alleanza , la quale serva di testimonianza tra me e te. 4& Prese adunque Giacobbe una pietra, e la eresse in monumento:

Vers. 4<>. * Ecco accennati i meriti d' nn buon pastore che a costo di fatiche e d'incomodi assiste il suo gregge. Vers. 43. Le mie figliuole e i figli ... e quanto tu vedi son cosa mia- Laban si mostra rappacificato, perch avea paura che Dio lo gastigasse. Egli dice, che considera come cosa sua non solo le figliuole e i figli delle figliuole, ma anche i greggi e tutto e .-elio che appartiene a Giacobbe, e che perci gli non pu vo,;r fare a lui alcun male.

46. Dixitque fratribus suis : Afferte lapides. Qui congregantes fecerunt tumulum, comederuntcjue super eum, Lfi.Quem vocavitLaban, Tumulimi testis, et Jacob, Acervum testimonii , uterque juxta proprietatem Linguae suae. 48. Dxtfjue Laban: Tumulus iste erit testis ' inter me et te hodie; et idcirco appellatum est nomen ejus Galaad^id est tumulus testis.

46. E disse a'suoi fratelli : Portale pietre. E quelli, raunateie, ne fecero un monticello, sopra del quale mangiarono. 47. E Laban ehiamollo^il Mo n lice Ilo del testimone , e Giacobbe il Monticello della testimonianza , ciascheduno secondo la propriet del suo linguaggio. 48. E Laban disse : Questo monticello sar oggi testimone tra me e te ; e per questo fu dato a quel monticello il nome di Galaad, cio Monticello del lesliii) o ne.

Vers. 47- Labari chamollo il Montichilo del testimone, s Giacobine il Monlicello della testimonianza. Nell'Ebreo la cosa ( parlando rigorosamente ) viceversa , dicendosi, che Laban k chiam il Monlicello della testimonianza, e Giacobbe il Monticello del testimone; e dee credersi, ebe dalla trascuratezza de' copisti venga la lezione differente, ebe si ha adesso nella Yoigata. Ma nel versetto 4& dell' Ebreo si attribuisce a Laban di aver dato il nome di Galaad a quel mouticello , e bisogna tradurre colla Volgata fu chiamato per nome Galaad , bench l'Ebreo porti: diede ( Laban J a quel nwnticello il nome di Galaad: il senso per lo stesso dell'una frase e dell'altra . Mancano ancor nell' Ebreo, e sono state aggiunte dal traduttore quelle parole : ciascheduno secondo la propriet del suo linguaggio : vedes? per da questo passo , che la lingua Caldea era differente gi dall' Ebraica usata da Giacobbe, bench in origina tessero probabilmente una medesima lingua. * Della testimonianza. Dell' attestazione.

4.9. Intueatur, et ju49.11 Signore ponga dicetDominus inter nos, niente, e sia giudice tra quando recesserimus a di noi, quando ci sarem dipartiti l'uno dalnobis. 1'altro. 5o. Se tu farai oltrag60. Si affiixeris filius meas, et si intr- gio alle mie figliuole , duxeris alias uxores e se oltre di esse prensuper eas: nullus ser- derai altre mogli : nismonis nostri testis est, suno testimone delle absque Deo, qui prae- nostre parole eccetto Dio, il qual presente ci sens respicit. mira. 61. E di poi disse a 51. Dixitque rursus ad Jacob : E n tumulus Giacobbe : Ecco il monhic, et lapis, quem erexi licello , e la pietra, cheinter me et te, io ho eretta tra me e te, 62. Sar testimone : 62. Testis erit: tumulus, inquam, iste, et questo monticeli, io lapis sint in testimo- dico, e questa pietra nium, si aut ego trans- rendan testimonianza, iero ad illum per gens se io l'olire passer istraad te, aut tu praeterie- dandomi verso di le , o ris, malum mihi cogi- se tu l'oltrepasserai eoa intenzione cattiva contans. tro di me. 53. Il Dio d' Abramo, 55. Deus Abraham, et Deus Nachor judicet e il Dio di Nachor, il inter Jios, Deus patris Dio del padre loro sia
Vers. 5o. Se tu farai oltraggio alle mie figlie ... nissuna*; testimone delle nostre parole, ec. Labari vuol dire , che se Giacobbe verr giammai a violare 1' alleanza che egli stabilisce oggi con ^lui , egli non citer contro di lui altra testimonianza che quella di Dio, il quale tutto vede e ascolta. Di quello che io pattuisco tra me e te (dice Laban) sar sempre testimone Dio , che vede tutto e ha possanza di punire chi viola i patti.

eorum. Juravit ergo Ja- giudice tra di noi. Giucob per timorem patris r adunque Giacobbe per lui, che Isacco suo sui Isaac : padre temeva : 6/\. Immolatisene vi54- E immolate sul ctimis in monte vocavit monte le vittime, invifratres suos^ ut ederent t i suoi fratelli a manpanem Qui cum come- giare del pane. E quel* dissenti manserunt ibi. li mangiato che l'ebbero , ivi si fermarono. 55. Quindi Laban al55. Zaban vero de nocte consurgenS) oscu- zatosi , che era ancor latus estfilos, etfilias notte, baci i figliuoli, suast et benedixit illis; e le figlie sue , e li be. reversusque est in lo- nedisse , e tornossene cum suum. a casa sua.

Vers. 53. // Dio d'bramo , e il Dio di Nachor, il Dio del padre loro. Notisi, che la voce usata nel!' Ebreo e nel Caldeo in vece di il Dio pu tradursi gli dei, e che con questa sono sovente significati g' idoli de' Gentili. Abbiam gi veduto , che Thar e Nachor adorarono i falsi dei, come facea Laban, unendo il loro culto con quello del vero Dio ; cosi egli qui giura per gli dei di Thare e di Nachor; d' onde osservano g' interpreti essere lecito ad un fedele di ricever il giuramento che un infedele far pe'suoi falsi numi; anzi essere anche lecito in caso di necessit l'esigere un tal giuramento. Giuro adunque Giacobbe ec. Giacobbe intero nella sua fede giura per colui, al quale il padre suo Isacco rendeva il culto e l'onore che dovuto al solo vero Dio. Vers. 54- E immolale sul monte le vittime, ec. Giacobbe offerse a Dio ostie paciiche in ^rendimento di grazie della pace fatta col suocero.

C A P O XXXII.

Giacobbe veduti gli Angeli spedisce messi con doni ai fratello Esa, di cui temeva', frattanto fa alla lotta con un Angelo, e ottiene la benedizione , e il cambiamento del nome , dopo che fu toccato il nervo della sua coscia. 1. \_Tiacobbe anco1, J acob (i) quoque abiit itinere, quo ra prosegui l'intraprecoeperat : fueruntque ei so viaggio: e furono incontro a lui gli Angeli obviam Angeli Dei. di Dio. 2. E vedutili disse : 2. Quos cum vidisset, alt: Castra D ei sunt Questi sono gli accamhaec : et appellavit no- pamenti di Dio : e diemen loci illius Malia- de a quel luogo il nome di Mahanaim, vale a dinaim> idest Castra re Accampamenti.
(i} Infra 48. 16. Vers. i. Furono incontro a lui gli Angeli, Giacobbe libero dal timore di Laban , entrando nel paese di Chanaan avea ancor da temere il fratello Esali: Dio pertanto incoraggia il patriarca con questa visione. Vers. a. Questi sono gli accampamenti di Do. Nell' Ebreo la voce Mahanaim, che significa Accampamenti, duale; onde comunemente gli Ebrei, e dietro ad essi molti interpreti suppon'.'ono, che due furon le schiere degli Angeli veduti da Giacobbe; l'una di quelli protettori della Mesopotamia, che lo aveano accompagnato e custodito fino a quel luogo, P altra di quelli della terra di Chanaan, Intorno a questi Angeli custodi de' regni e delle provincie vedi Dan. XH. i. Alti xv. 9. Vedesi qui adempiuta letteralmente quella parola di Davidde, Salmo xxxm. : U Angelo del Signore si accamper intorno a coloro che lo temono e li salver. Cosi Eliseo serrato d'ogni parte da' nemici vide le schiere degli Angeli armati in sua difesa, iv. Reg. vi. 1x lu quel luogo fu poi una citta che i'^be il nome di Mahanaim , Jot. xu, a6., xxi. 38.

3. Misit autem et nunti&s ante se ad Esau fratrem suum in terram Seir, in regio* nem Edom. 4- Praecepitque eis, dicens : Sic locjuimini domino meo Esau : Haec dicit frafr tuus. Jacob: ApudL ab an peregrinatus sum , et fui usque in praesentem diem. 5. Habeo boves, et , asinos et oves, et ser^ vos, et anciilas: mittof/ue nunc legatonem ad dominum meum, ut inveniam gratiam in conspectu tuo. 6. Reversique sunti nuntii adJacob dicentes: Venimus ad Esau fratrem tuum, et ecce properat tibi in occur-

3. E spedi messi ancora innanzi a s al fra? tello Esa nella terra di Seir, nella regione di Edom. 4- E fece loro questa comandamento, dicendo : Voi direte cosi al signor raio Esa : Giacobbe tuo fratello dice : 10 andai pellegrino nella casa di Laban, e vi sono stalo sino a questo d. 5. Ho de' bovi, e de~ gli asini, e delle pecore, e de'serv, e delle schiave : e adesso* invio mes si al signor mio per trovar grazia dinanzi a lui. 6..E tornarono i mes^ si a Giacobbe , e rifer* rono, : A.bbiam trovato 11 tuo fratello Esa, e questi ceco, ebe viene

Vers. 3. Nella terra, cf Seir, nella ragiono di Ectm. Molti dotti interpreti distinguono due Idumee; l'una orientale, l'altra meridionale. Della prima si parla adesso, nella quale il monte di Seir, e in essa abito per molto tempo Esau e i suoi figliuoli ; indi occuparono anche l'idumea meridionale. Cos Esali disgustato della preferenza data a Giaqobbc da'suoi genitori, e della poca soddisfazione che questi mostravano delle sue consorti, avea abbandonata la Chananea, lasciandola a Giacobbe e a* suoi figliuoli. Vers. 4- Al signor mio Esali, Con questa dimostrazione di rispetto usata affine di mitigar queli' uomo feroce, non rinunzia Giacobbe a' diritti della sua primogenitura, i quali n pure dor\tMuo aver effetto, te non in favor de' suoi discendenti.

sum cum cjuadringeji- in fretta ad incori! rarti con quattrocento uotis viris mini. 7. S'intimor Giacob7. Timuit Jacob val" de ; et perterritus divi- be grandemente ; e piesit populmn, qui sec.um no di ansiet divise la erat) greges quoque, et gente, ch'era seco, e oves, et boves,et carne- i greggi ancora, e le pe- , core, e i bovi, e i camlos in duas turmas, melli in due squadre, 8. Dicendo : Se Esa 8. Dicens : S venert Esau ad unam tur- arriver , e dar addosmam, et percusserit so ad una squadra, l'aleam, alia turma, quae tra squadra , che resta, reliqua est, salvabitur. si salver. 9. E disse Giacobbe : o.. Dixitque Jacob : Deus patris mei Abra- Dio del padre mio Aham, etDeuspatris mei braham , e Dio del paIsaac: Domine, quidi- dre mio Isaac: Signore, xisti mihi : Reverferff che dicesti a me : Torin terram tuam, et in na alla tua terra , e al locum nativitatis tuae, luogo dove sei nato, e io ti far del bene. et benefaciam tibi. 10. Io sono indegno io. Minor sum cunctis miserationibus tuis di tutte le tue miseriet veritate tua, quam cordie , e della fedelt, explevisti servo tuo. In colla quale tu hai manbaculo meo transivi tenute le promesse fatJordanem istum : et te al tuo servo. Solo col nunc cum duabus tur- mio bastone io passai mis regredior* questo (fiume) Giordano: e ora ritorno con due squadre.
Yeis. 7. Divine la gente ch,' era seco ec. Osserva a questo passo s. Agostino, che il giusto dee conlidare in Dio, senza per irascurare le diligenze e ^li aiuti umani.

11. Ente me de manu fratris mei Esau, quia valde eum timeo, ne forte veniens percutat matrem cum filiis. 12. Tu locutus es, quod benefaceres mihi, et dilatares semen meum sicut arenam maris, quae prae multi" tudine numerari non potest. 13. Cumque dormis" set ibi nocte illa, separavi de his, quae ha bebat, munera Esau fratri suo>

11. Liberami dalle mani di mio fratello Esa, perocch io lo temo forte , che in arrivando non uccida ma- dre, e figliuoli. 12. Tu bai detto di farmi del bene, e di dilatar la mia stirpe come l'arena del mare, la quale per la moltitudine non pu contarsi.

13. E avendo dormito in quel luogo per quella notte, mise a parte di quello che avea , doni pel suo fratello Esa, r 4 Capras ducentas, 14. Dugento capre, hircos viginti, oves du- venti capri, dugento centas, et arietes vi pecore^e venti montoni, ^inti, 15. Camelos foetas 16. Trenta cammelli cum pullis suis trigin- femmine , che avean fita, vaccas quadraginta, gliato ; co' loro parti, et touros viginti, asi quaranta vacche, e vennos viginti , et pullos ti tori, venti asine con earum decem. dieci loro rede.

Vers. i i . * Non uccda madre e figliuoli. Frase proverbiale significante la crudelt pi barbara che nella vendetta non sa distinguere fra tempo ed et. Vers. i3.* Diijuel che avea. Di quel che gli veniva alle mani. Vers. 15. Cammelli femmine, che avean figliato ec. Il latte de'camraelli era anche a tempo di s. Girolamo, e lo anche adesso la bevanda pi deliziosa degli Arabi. Fedi Plin. lib. xi. 4^.

16. Et misitper manus servorum suorum, singulos seorsurn greges, dixitqua pueris suis: Antecedile me: et sit spatium inter gregem et gregem. 17. E tpraecepitpriori, dicens : Si obvium habuerisfratrejn meum Esaut et interrogaverit te : Cujus es ? aut: Quo vadis ? aut cujus sunt ista, quae sequeris ? i $.Respondebis:Servi tui Jacob ; munera misit domino meoEsau: ipse quoque post nos venit* 19. Similiter dedit mandata secundo, et tertio, etcunctis, qui sequebantur greges, dicens : lisdem verbis loquiminiadEsau, cum invenerids eum. 20. Et addeds : Ipse quoque srvus tuus Jacob iter nostrum insequitur-, dixit enim: Placabo illum muneribus, quae praecedunt, et po&tea videbo illum :

16. E invi per mezzo dei suoi servi ognuno di questi greggi separato dall'altro , e disse a'suoi servi: Andate innanzi a me : e siavi un intervallo tra gregge e gregge. 17. E al primo comand , e disse : Se incontri il mio fratello Esa , e ch' ei ti domandi : Di chi sei tu ? ovvero: Dove vai tu? o di chi son queste cose, alle quali vai appresso? 18. Risponderai! Sono di Giacobbe tuo, ser- vo ; egli manda questi doni al mio signore Esa: ed egli stesso vien dietro a noi. 19. Simili ordini diede al secondo , e al terzo , e a tutti quelli che andavano dietro ai greggi, dicendo : Nella stessa guisa parlate ad Esa,quando lo troverete. 20. E soggiungerete : Lo stesso servo tuo Giacobbe seguita le nostre pedate ; imperocch egli ha detto : Lo placher co* doni, che vanno innanzi, e poscia

forsi fan propidabitur mihi. 21. Praecesserunt itacjue munera ante eum \ ipse vero mansit nocte illa in castris. 22. Cumque mature $urrexisset, tulit duas uxores suas, et toddem famulas cum undecim fiiiis, et transivit vadum Jaboc. 23. Traductsc/ue mnibus* quae ad se pertinebant, 24. Mansit solus : et ecce vir luctabatur cum eo usfjue mane.

vedr lui : forse s render a ine propizio. 21 Andarono adunque innanzi a lui i doni ; ed egli quella notte si stette nello alloggiamento. 22. E alzatosi molto per tempo, prese le sue due mogli , e le due schiave con gli undici figliuoli, e pass il guado di Jaboc. 23. E quando furo n passate tutte le cose , che a lui appartenevano, 24. Ei si rimase solo: ed ecco un uomo fece con lui alla lotta fino alla mattina.

Vera. ao. Forse si render a me propizio- Forse mi dar animo a sollevar la mia faccia. L'originale. Vers. 23. Passo il guado di Jaboc. Vale a dire passo il torrente Jaboc al guado, che era appresso a Mahanaim. Questo torrente nasce ne'monti di Galaad, ed entra nel Giordano presso al luogo, dove il Giordano esce dal lago di Genesaret. Notisi, che in questo luogo cominciava il paese delle dieci trib, e che perci gi cominciavano ad effettuarsi le promesse di Dio. Yers. ?4- Pece con itti alla lolla ec. La maggior parte de* Padri e degl'interpreti in quest'uomo, che fa alla lotta con Giacobbe, riconoscono un Angelo del Signore, il quale rappresentava Dio, o sia il Figliuolo di Dio, onde nel versetto 3o se gli d il nome di Dio. Quest'Angelo, lasciandosi vincere in questa lotta, Teniva a dare una ferma speranza a Giacobbe di poter con molto maggior facilit superare non solo Esau, ma anche tutti i nemici e tutte le contraddizioni^ Se a petto di Dio sei stalo forte , quanto pili vincerai tutti quanti gli uomini? vers. a 8. Questa lotta un' immagine della vita del giusto aopra la terra; la qual vita una lotta e una continua milizia, o sia combattimento , come dice Giobbe.

25. Qui cum vieterei^ quod eum superare non posset^ tetigt nervum femoris ejus, et statim emarcut. 26. Dixitque ad eum: Dimitie me ; jam enim ascendit aurora. Re spondit: Non dimittam te, nisi benedixeris mihi. 27. Ait ergo: Quod nomen est tibit Respondit: Jacob. 28. At ille: Nequaquam, inquit, Jacob appellabiturnomen tuum, sed Israel: quoniam si contra Deumfortisfuisti, quanto magis contra homines praevale* bis?

26. E questi reggendo, che noi polca superare , tocc a lui il nervo della coscia., il quale subitamente rest secco. 26.E disse a lui: Lasciami andare ; che gi viene l'aurora, Rispose ( Giacobbe ) : Non ti lascier andare, se tu non mi benedici. 27. Disse adunque i Qual nome il tuo ? Rispose : Giacobbe. 28. E quegli (disse): II tuo nome non sar Giacobbe, ma Israele : perocch se a petto a Dio sei stato forte, quanto pi vincerai tutti quanti gli uomini ?

Vers. 25. leggendo che noi polca, superare ec. Dio non volle, n permise, che l'Angelo si servisse di tutta la sua possanza, nel lottar con Giacobbe. Del rimanente quello che egli col solo tocco del nerbo della coscia fa provare al patriarca, argomento della facilit, colla quale avrebbe potuto abbatterlo. Ma si dimostra cos 1' efficacia dell' orazione e della vera piet a muovere il cuore di Dio, e a fargli una specie di violenza per renderlo propizio agli uomini. * Tocco. Percosse. Vers. 26. Gi. viene l'aurora. Era tempo che Giacobbe andasse a riunirsi colla sua gente, alla quale non volea l'Angelo farsi vedere . Se In non mi benedici. Colle lacrime agli occhi e con grande affetto chiese Giacobbe questa benedizione, onde si dice in Osca, ch' ei pianse e preg.

29. Interrogavi? eum Jacob : Die mihi, quo appellaris nomine ? Respondit : Cur quaeris nomen meum ? Et benedixit ei in eodem loco . 5o. Vocavitque Jacob nomen loci illius, Phanuel, dicens: VidiDeum facie ad. faciem^ et salvafacta estanimamea.

29. Giacobbe lo interrog : Dimmi, con qual nome ti chiami ? Rispose: Perch domandi del mio nome ? E lo benedisse nello stesso luogo. 30. E Giacobbe pose a quel luogo il nome di Phanuel, dicendo : Ho veduto il Signore faccia a faccia, e l'anima mia ha avuto salute.

Vers. 9.8. Il tuo nome ... non sar Giacobbe, ma Israele, Questo nome dato di nuovo a Giacobbe, cap. xxxv. io., e secondo la pi probabil sentenza significa principe di Dio, ovvero principe con Dio, quasi dicesse l'Angelo: Com'io son principe, cos\ anche tu che hai potuto lottare con me, sarai chiamalo principe, Hier. Trad. Hebr.
Vers. 29. Perche domandi del mio nome? I,'Angelo non volle dire il suo nome, o perch non ne prendessero i posteri di Giacobbe occasione di rendergli un culto superstizioso, o piuttosto perch quest' Angelo rappresentava il Verbo , il quale dovea incarnarsi, il cui nome non dovea ancor rivelarsi.

Vers. 3o. Pose a quel luogo il nome di PhanueL Questo nome significa faccia di Dio. 1 LXX lo traducono forma di Dio, ovvero figura di Dio: della qual versione ci d questo senso il Crisostomo (hom. 58.) dicendo: Giacobbe diede a questo luogo go il nome di figura, o immagine di Do , e venne e ci a preenne con dire, che questi avrebbe un ( presa V umana natura. Ma ,, . i i ..?; _j,___ _ _ z . _ perche allora non altro aveasi, che un cominciamento , e un preludio delle cose future , il Verbo appariva a que"1 palriarchi in figura. Ma allorch il Signore degnassi di prendere la forma ' deW uomo , non prese solo una carne apparente , ma vera.
JJ anima mia ha avuto salute. Osserv s. drillo, essere stata antica opinione , che il vedere un Angelo portava seco la morte; onde cosi egli, come altri interpreti spiegano: Non solo ho veduto V Angelo ; ma ho trattato con lui lesta lesta, e non me n1 e venuto alcun male: altri pero col Grisostomo intendono, che Giacobbe voglia dire, che la visione mandatagli da Dio, e la benevolenza e affetto mostratogli per mezzo dell' Angelo lo

31. Ortusque est ei statim sol, postf/uam trans gressus est Phanuel : ipse vero claudicabat pede. 32. Quam ob causam non comedunt nervum filii Israel) qui emarcult in femore Jacob, usque in praesentem diem : eo quod tetigerit nervum femoris ejus, et obstupuerit.

3i. E il sole venne a nascer subito, dopo che egli si fu avanzato di l da Phanuel : ed egli zoppicava del piede. 3s. Per questa ragione i figliuoli d'Israele fino a questo d non mangiano il nervo, che si secc nella coscia di Giacobbe : perch quegli tocc il nervo della coscia di lui , e ( il nervo ) rest senza moto.

avr liberato da ogni timore , e lo avea riempiuto di generosa fidanza.' Vcrs. 31. * Zoppicava del pied*. A Giacobbe vincitore nella misteriosa lotta, e quindi benedetto e onorato d assai glorioso nome, un ricordo si conveniva della natural sua debolezza, perch non si levasse in altura: ricordo simile a quello che nella legge di grazia ebbe l'istesso Paolo favorito dal cielo di doni speciali. Vedi II. Cor. XII. v. 7. Yers. 3a. I figliuoli <? Israele non mangiano ec. Ci fu osservato e si osserva tuttora dagli Ebrei non per legge, ma per tradizione in memoria di quello che era avvenuto a Giacobbe. Il Buxtorf racconta , che in Italia gli Ebrei levano dalla parte di dietro degli animali non solo il nervo, ma anche le vene ; che in Germania poi si astengono totalmente da'quarti didietro, e l i vendono a'Cristiani ; ma (dicesi) dopo aver mandate mille imprecazion! contro chi li manger, e fatte altre sordide cose, le yuali sono attestate da tutti i Giudei convertiti.

C A P O XXXIII.

dacobbe accolto benignamente da Esa , che gli va incontro , e a mala pena ottiene , che fjugli accetti i suoi doni, e se ne torni a sua casa. Quindi Giacobbe arriva a Salem, e vi compra una parte di un campo , e piantate le tende alza un altare. jjlevans autem Jacob oculos suoSt vidit venientem Esau,etcum eo quadringentos viros : divisitcjue filios Liete, . etRachel.amarumf/e famularum : 2. Et posuit utramfjue ancillam, et Uh eros earum in principio : Liam vero, et filios ejus in secundo Loco : ha" chel autem, et Joseph novissimos. 3. Et ipse prQgrediens adoravit pronus in terram septies , donec appropine/uaretfrater ejus* 4- Currens itaque Esau obviamfratri suo amplexatus est eum : 1. i'Ja alzando i suoi occhi Giacobbe vide Esa , che veniva, e con lui quattrocento uomini : e divise i tgli di Lia , e di RacheJe , e delle sue schiave: 2. E 1* una , e P altra schiava, e i loro figliuoli li pose in primo luogo. Lia , e i figliuoli di lei nel secondo luogo : e Rachele, e Giuseppe da ultimo. 3. Ed egli andando innanzi s'inchin fino a terra sette volte, prima che si approssimasse il suo fratello. 4. Corse allora Esa incontro al suo fratello, e lo abbracci : e strin-

Vers. 3. S'inchin fino a. terra sette volte, Giacobbe per ammansire la ferocia di Esau lo saluta fino a sette volte col massimo se^no di rispetto.

stringensque collum ejuSt et osculans flevit. 6. Levatisque oculis^ vidit mulieres et parvulos earum , et alt : Quid sibi volunt isti? et si ad te pertineit ? Respondit: Parvulisunt^ quos donavit mihi Deus servo tuo. 6. Et appropinquante s ancillae^ et filii earum incurvati sunt. 7. Accessit quoque lia cum pueris suis : et cum similiter adorassent, extremi Joseph, et Racliel adoraverunt. 8. "ixitque E s an : Quaenam sunt istae turmae^ quas obviam habui? Respondit : 171: invenirem gratiam coram domino meo. 9. At ille alt : Habeo plurima,frater mi: sint tua lii.

gendogl il collo, e baciandolo pianse. 5. E alzati gli occhi, vide le donne , e i loro bambini, e disse : Chi son questi? son eglino tuoi ? Rispose : Sono i figliuoli, che Dio ha donati a me tuo servo. 6. E appressandosi le schiave, e i loro figliuoli s'inchinarono profondamente. 7. Si appress anche Lia co' suoi figliuoli t e dopo che si furono nella stessa guisa inchinati, Giuseppe, e Rachele fecero ultimi profondo inchino. 8. E disse Esa : Che significano le squadre, che io gi incontrai ? Rispose: Bramai di trovar grazia nel cospetto del signor mio. 9. Ma quegli disse : Ho dei bene di l da molto , fratel mio : tieni il tuo per te.

Vers. f. * E appressandosi. E condotte avanti. Vers. 8. Che significano le squadre? Parla de' bestiami mandati innanzi da Giacobbe in dono ad Esa. Esali dovea gi essere stato informato da' guardiani ; ma interroga di bel nuovo per aver occasione di rifiutare il dono.

io. Dixitque Jacob : "Noli ita, obsecro : sed si nven gratiam in oculis tuis t accipe munuscukim de manibus meis : sic enim cidi faciem tuam, quasi viderim vultum Dei : e sto mihi propiduSy
fVdictionem>

\ i. Et suscipe benequam aitali tibi et quam donavit mihi Deus triluens omnia. Vixfratre compelle nte suscipienS) 12. Ait: Gradamur simuli eroque socius itneris lui. 13, Tixitqu Jacoh : Tfastiy domine mi, quod parvulos habeant teneros, et oves, et boves foetas mecum : quas si plus in ambulando f-

i o. E Giacobbe disse ; Non far cos, ti prego: ma se ho trovato grazia negli occhi tuoi, accetta il piccol dono dalle mie matti : imperocch io ho veduto la tua faccia , come se io ve dessi il volto di Dio : siimi propizio } 11. E accetta la benedizione , che io ti ho recato, e la quale fu donata a me da Dio, il quale d tutte le cose. E accettandola a mata pena sforzato dal fratello , 12. Disse quegli: Andiamo di conserva, e io ti sar compagno nel viaggio. 13. Ma disse Giacobbe: Tuvedi,signor mio, che io ho meco de' teneri bambini, e pecore, e vacche pregne : se gli affaticher pi del

Vers. io. Ho veduto la tua faccia, come se io vedessi ce. La clemenza, e 1' amorevolezza che io ho trovato in te-, mi ha rinfrancato lo spirito ne' miei timori, e ha fatto in me un effetto simile a quello che farebbe 1' apparizione di Dio o di un Angelo in un uomo afflitto e bisognoso di conforto. Siimi propizio. Concedimi questa grazia. Vers. 13. Pecore e vacche pregne, ovvero, che allattano le laro rsde.

Pcnt. Vol L

14 *

cero lavorare, morientur una die cuncti greges. 14 Praecedat dominus meus ante servuin suum: et ego sequar paulladm vestigio. ejus, sicut videro parvulos meos posse, donec veniam ad dominum meum in Seir. 15. Respondit Esau : Oro te, ut de populo, qui mecum est, saltem sodi remaneant viae tuae. Non est, inquit, necesse: hoc uno tantum ndigeo, ut inveniam gratiam in conspectu tuo, domine mi. \ 6. Reversus est ita* que illo die Esau itine' re, quo venerai in Seir. 17. EtJacob venitin Socoth-. ubi aedificata domo, etfixis tentoriis^ appellavit nomen loci

dovere a camminare, morranno in un d tutti i greggi. 14- Vada il signor mio davanti al suo servo: e io seguir bel bello le sue pedate, conforme vedr, che possano fare i miei bambini, lino a tanto ch'io giunga presso al signor mio a Seir. 16. Rispose Esa: Ti prego di lasciar, che almeno restino della genie , che con me, . alcuni, che ti accompagnino nel viaggio. Non necessario, disse quegli : di questo solo ho bisogno , di trovar grazia nel cospetto tuo, mio signore. 16. Torn adunque in quel giorno Esa per la strada, per cui era venuto in Seir. 17. E Giacobbe giunse a Socoth : dove fabbricata avendo una casa, e piantate le tende,

Vers. 14- Fino a tanto ch' io giunga ... et Seir. Giacobbe pensava allora di andare lino col a casa dei fratello; ma di poi cangi di parere forse per timore che non si risvegliassero in Esau le antiche gelosie, o perch ricevesse qualche notizia, per la quale conosi-esse che non era opportuna allora questa visita.

illius Socoth, id est, diede a quel luogo il nome di Socoth, vale a Tabernacula. dire Padiglioni. 18. E dopo il suo ri18. Transivitque in Salem urbcm Sichmo- torno dalla Mesopotarum, f/uae est in terra mia di Siria pass a SaClianaan, postfjuam. re- lem citt de' Sicbimiti, versus est de Mesopo- che nella terra di Chatamia Syriae : et habi" naan : e abit presso alla citt. tavit juxta oppidum. io,. E compr quella io,. Emitfjiie partem agri, in quafxerat ta- parte di campo , dove bernacula , a filiis JZe- avea piantate le tende, mor patris Sichem ceri- da' figliuoli di Hemor padre di Sichem per ~ tum agnis. cento agnelle.
Vers. 17. A Socolh, dove fabbricala ec. Dalle tende che alz ivi Giacobbe, venne il nome di Socoth a questo luogo , dove fu poi edificata una citt dello stesso nome, che era nella trib di Gad. L' avervi Giacobbe fabbricata una casa d argomento per credere che ivi si ferm qualche tempo. Vers. 18. Passo a Salem citta de> Sichimiti. Pass il Giordano, e da Socoth and nel paese de' Sichimiti, .dove fece sua dimora presso la citt di Salem nella Chananea. Alcuni moderni seguendo la tradizione degli Ebrei traducono in questa guisa P Ebreo : arrivo salvo alla citta de1 Sichimiti : perocch la stessa voce Salem significa salvo , sano,ec.; e soggiungono gli Ebrei, che in questo luogo Giacobbe rimase sano dalla gamba, della quale era stato zoppo fino a quel punto , onde dicesi: arrivo salvo ec. Vers. iq. Per cento agri elle. La prima maniera di contrattare nell'antichit fu certamente per via di permute; e gli antichi interpreti tutti quanti suppongono fatta questa compra da Giacobbe con dare cento agnelle. Molti moderni per la voce originale spiegano in significazione di moneta, danaro, ec. e alcuni di questi pretendono , che fossero monete che portavano l'impronta d'un'agnella, come effettivamente si costumava nell'antichit; onde dalle pecore venne il nome di pecunia alla moneta. Basti 1' avere toccato questo punto senza entrare in pi lunga discussione di una materia, sopra la quale non possono aversi se con deboli congetture.

so. E ivi alzato un so. Et erecto ibi altari , invocavit super il- altare, dinanzi ad esso ludfortissimum Deum invoc il fortissimo Dio d'Israele. Israel.
C A P O XXXIV.

Dina rapita da Sichem figliuolo del principe de* Sichimiti, i quali prima circoncisi son trucidati da Simeone, e da Levi , fratelli di Dina ; e dagli alfri figliuoli di Giacobbe desolata la loro citt : per la qual cosa Simeone^ e Levi sono sgridati dal padre. i. tLgressa est autem Dinafilia Lae, ut videret mulierem regioms illius. 3. Quam cum vdisset Sichem filius Hemor Hevaeitprinceps terrete illius^ adamavit eam : et rapmty et dormivit 1. ITXaDina figliuola i Lia usc di casa per vedere le donne di quel paese. 2. E avendola veduta Sichem figliuolo diHemor Heveo, principe di quella terra , se ne innamor .* e rapili a, e
V)

Vers. 20. Dinanzi ad esso invoco ec. Ovvero gli pose nome il fortissimo Dio d1 Israele per significare, ebe a lui e in onore di lai era dedicato questo altare. Questa imposizione di nome agli altari, a'mouumenti, e a'luoghi particolari serviva a conservar la memoria de' fatti, e anche a conservare la tradizione de'principii della religione. Cos il nome del Dio d'Israele rammemorava nn gran fatto, per cui fu cambiato il nome a Giacobbe. fedi cap. preeed. Vers. i. Ma Dina ec. lla poteva avere in quel tempo circa quindici anni. Se crediamo a Giuseppe, la curiosit di questa fanciulla ( la quale cost a lei cosi cara) fu risvegliata dal rumore di una festa solenne che si celebrava con gran concorso. Din* volle vedere, come si ornassero le fanciulle del paese, e sgvaziatornente usci della casa paterna.

cum illa, vi opprimens vrginem. 3. Et conglutinata est anima ejus cum ea,tristem(/ue delinivit blanditiis. 4 Etpergens ad Hemor patrem suum: Accipe inquit,, mihi puellam hanc conjugem. 6. Quod cum audisset Jacob, absentibus filiis et in pastu peco* rum occupatis^ situa, . donec redirent. 6. Egresso qutem Hemor, patre Sichem, ut loquGreturad Jacob; 7. JScce fila ejus ve* niebant de agro : andi' toque, quo acciderat, irad sunt valde, eo quod foedam rem operatus esset, in Israel, et violata filia Jacob, rem illicitam perpetrasset.

violentemente disonor la fanciulla. 3. E concep jper lei un'ardente passione, ed essendo ella afflitta l'acquiet con carezze. 4. E andato dal padre suo Heraor: Prendi disse, per me in moglie questa fanciulla. 5. La qual cosa avendo udita Giacobfoe, mentre i figli erano assenti , e occupati a pascer le pecore, si tacque^ finch non furon torna ti. 6. Ma essendo andato Hemor, padre di Sichem , a parlare a Gicobbe; 7. Eccoti che i figliuoli di lui tornava dalla campagna : e intesa quel eh' era avvenuto, ne concepirono grande sdegno, perch s brutta cosa avesse fatta ( Sichem ) contro Israele , e violata la figliuola di Giacobbe, avesse commesso un'azione vituperosa.

"Vers i. * Violen temente disonoro. Ebr. Umili. Vers. 4- * E andato dal padre suo. La stessa ragion natural* consiglia, che non s'impegnino i figli nel matrimonio senza Pap-* provazione e il consenso de'genitori.

8. Locutus est. itaque He m or ad eos : Sichem filii mei adhaesit ani* ma filine vestrae : date eam illi uxorem: 9. Etjungamus vicissim connubia : filias vestras tradite , nobis, et filias nostras accipite. 10. Et habitate nobiscum : terra in potstate vestra est, exercete, negotiamin, et possidete eam. 11. Sed et Sichem ad patrem, et ad fratres ejus ait: Inveniam gratiam coram vobis, et cjuaecumque statueritis dabo. 12. fugete (totem, et munera postulate, et libenter tribuam, quod petieritis : tantum date mihi puellam hanc uxorem. 13. Responderunt filii Jacob Sichem, et patri ejus in dolo, sae-

8. Disse pertanto ad essi Hernor : L' anima di Sichem mio figlio unita inseparabilmente a questa vostra fanciulla : dategliela in moglie . 9. E facciamo scambievoli matrimonii; date le \ r ostre fanciulle a noi, e sposate delle nostre fanciulle . 10. E abitate tra noi : la terra in poter vostro , lavoratela , trafficate, voi siete i padroni,11. Anzi lo slesso Sichem disse al padre , e a' fratelli di lei: Piegatevi a' miei desiderii, e dar tutto quello ch e vi parr. 12. Augumenlate la dote , e chiedete donora , e volentieri dar quello che chiederete : purch mi diate in moglie questa fanciulla. 13. Risposero i figliuoli di Giacobbe a Sichem, e al padre di lui

Vcrs. 7. Contro Israele. Contro Giacobbe padre di Dina. Vers. i. Augiimenlate La dole e chiedete donarci, ec. Si gi notato altrove il costume che lo sposo dotasse la sposa e facesse de'presenti al padre e a'fratelli di lei.

vientes ob stuprum so- con fraude, essendo esaroris : cerbatipel disonore della sorella : 14- Non possumus 14. Non possiam fare facere, quod petitis, nec quello che voi bramate, dare sororem nostrani n dar la nostra sorella flamini incircumciso ,' ad un uomo incirconcifjuod illicitum, et nefa. so : la qual cosa illerum est apud nos. cita , e abbominevole presso di noi. io. Sed in hoc vale16. Ma potrem fare l>mus foederari s vo- alleanza con questa lueritis esse similes condizione , se vorrete nostri .etcircumcidatur farvi simili a noi , e se 9 in vobis omne mascu- si circonderanno tra voi liii sexus j tutti i maschi ; 16. Tunc dabimus, 16. Allora vi daremo et accipiemus mutuo fi- le nostre fanciulle, e lius vestras, ac nostras : prenderem parimente et habitabimus vobis- le vostre : e abiteremo cum, erimusfjUG unus con voi, e faremo un sol populus. popolo. 17. Si autem circum17. Ma se non vorrecidi nolueritiS) tollemus te circoncidervi, prenfiliam nostram, et rece- deremo la nostra fandemus. ciulla , e ce ne anderemo.
Vera. 14. Ne dar la nostra sorella ad un uomo incirconciso. Egli vefisimile , die appoco appoco s'introducesse tra'posteri d'Abramo questa regola anche prima della legge di Mos ; ma in questo tempo non si poteva egli rispondere a costoro , che il loro padre avea sposate le figlie di un incirconciso , qual era Luban ? E Giuda e Simeone sposarono pure donne Ghananee, come vedremo; parlano adunque con menzogna e con frode. Vers. i^. Prenderem la nostra fanciulla. Da queste parole e dal versetto 26, apparisce , che Dina era tuttora in casa dei rapitore.

18. Placuit oblatio eorum Hemor, et Sichem filio ejus : 19. Nec distulit adolescens quin statim, quod petebatur, explerct i amabat enim puellam valde, et ipse erat inclytum in omni domo patris sui. 20. Ingressique por* tam urbis , loculi sunt ad populum : 21. Viri isti pacifici sunt, et volunt habitare nobiscum: negotientur in terra , et exerceanteam, quae spatiajta, et lata cultoribus indiget : filias eorum accipiemus uxores, et nostras illis daimus. 22. Unum est, quo differtur tantum bonum', si circumcidamus masculas nostros , ritum gentis imitantes. 5, TZtsubstantia eorumt et pecora, et cun* cta,quaepossident, no> stra erant : tantum in hoc acquiescamus, et

18. Piacque la loro offerta ad Hemor , e a Sichem suo figliuolo. 19. E il giovane non differ ad eseguire quello che era stato richiesto : perocch amava grandemente la fanciulla , ed egli era in grande onore pressa tutta la famiglia del padre suo, 20. Ed entrati dentro la porta della citt, dissero al popolo : 21. Costoro son buona gente , e amano di abitare tra noi : trafficheranno qui, e lavoreranno la terra,la quale, spaziosa e vasta com', ha bisogno di coltivatori: noi sposeremo le loro fanciulle, e daremo loro delle nostre. 22. Una sola cosa d' ostacolo a un bene si grande : vuoisi, che noi circoncidiamo! nostri maschi, imitando il rito di questa gente 23. Con questo saran nostre le loro ricchezze, e i bestiami, e lutto quello ch' ei posseggo* rio : accordiamoci sol^

iialitntes simul unum in questo, e vivendo inefficiemus populum. sieme faremo un sol popolo. . 24. Assensique sunt 24. Diedero tutti il 'omnes fircumcisis cun loro assenso , e circoncisero tutti i maschi. ctis maribus. 26. Et ecce die tertio, 26. Ed ecco il terzo quando gravissimus giorno, quando il dolovulnerum dotor est, or- re delle ferite pi areptis j duo filii Jacob, cerbo, i due figli di Simcon, etLevitfratres Giacobbe, Simeone, e Dinae, gladiist ingres- Levi, fratelli di Dina , si sunt urbem confiden- impugnate le spade, enter: (i) interfectisque trarono a man salva nella citt: e uccjsi tutomnibus masculist ti i maschi, 26. Trucidarono an26. Hemor, etSichem pariter necaverunt^ tol- che Hemor, e Sichem, lentes Dinam de domo e tolsero Dina loro soSichem&ororem suam. rella dalla casa di Sichem. 27. Quibus egressist 27. E quando questi rruerunt super occiso* si furono ritirati, gli
(i) Infra 4<> 6. Ver 23. Saran nostre le toro ricchezza e 1 toro bestiami ec. Vedesi-j che Hemor e Sichem non propongono altro motivo che quello dell' interesse per abbracciare la circoucisiotfc. Essi nostrano a' lorp concittadini P accrescimento grande di potenza e di ricchezza che ne verr dalla unione de' nuovi ospiti in un sol popolose la piet e la religione non ebbero parte alla risoluzione di quella gente. Vers, z5. Il terzo giorno , quando il dolore delle ferite ec. Nelle ferite il terzo giorno suoi venir la febbre a causa dell'infiammazione. Sitneon e Levi. Fratelli uterini di Dina. Questi certamente ebbero seco un gran numero di servi : gli altri fratelli non si vede che avessero parte a questo macello, aa, eplamejute al taccheggiamerito della citt, ver s. 27.

ceteri filii Jacob : et altri figliuoli di GiacoKdepopulad sunturbem be si gettarono sopra gli uccisi : e saccheggiaroin ulonem stupri. no la citt per vendetta dello stupro. 28. Preserie loro pe* 28. Oves eorum, et armenta^et asinos^ cun- core , e gli armenti, e ctaque vastantes^ quae gli asini, e diedero il in domibus', et in agris guasto a quanto era per le case, e alla campagna. erant. 29. E menarono an29. Parvulos quoque eorum, et uxores duxe~ che schiavi i fanciulli, e f le donne loro. runt captivas* 30. Eseguite che eb3 o. Quibus patratis audacter, Jacob dixit bero essi queste cose ad Simeon , et Levi : con tanta audacia ^disTurbastis me , et odio- se Giacobbe a Simeon, sumfecistis me Ghana- e a Levi : Voi mi avete naeis, et Pherezaeis, posto in affanno , e mi habita foribus terrae avete renduto odioso ai hujus : nos pauci su- Ghana nei, e a'Pherezei, mus : illi congregati abitatori di questa terpercutient met et dele~ ra : noi siam pochi : quehor ego, et domus mea. gli uniti insieme mi verranno addosso, e io sar sterminato con la mia famiglia. 31. Risposer quegli: 31. Responderunt : Numguid ut scorto abuti E dovean essitrattar ]a debuere sorore nostrai nostra sorella come una donna di mal affare ?
Vers. 27. Si gettarono. Infierirono, andaron sopra gli uccisi. Vers. 28. e g. Fresar le pecore eo. Giacobbe, il quale disapprov quest' azione come perfida e temeraria , non si dubita che facesse rendere e la libert, e la rolsa loro alle donne, e a' fauciuili rimasi in vita.

C A P O XXXV. Giacobbe dopo aver seppelliti presso a Schem gV idoli della sua gente, per comando del Si' gnore sale a Bethel : dove alzato un altare al Signore offerisce sacrifizo , ed confortato da una nuova apparizione di Dio. Morte di T ebora. Nascita di Bemamin colla morte di Rachele. Ruben commette incesto con Baia. Novero de*figliuoli di Giacobbe , e morte "I sacco suo padre. i. \_nterea locutus est Deus ad Jacob : * S urge i et ascende Bethel, ethabita ibi,facque altare Deo, qui apparuit tibi^ quando fugiebasE&suifratrem tuum.
Suor." 38, 16. Vers. 3 o. Voi mi avete posto in affanno, ec. Giacobbe dimostrer anche con maggior enftrgfa 1' orrore, col quale ud una crudelt si grande de'proprii figliuoli nel capo XLV. 5. Peccarono i figliuoli di Giacobbe di menzogaa, di perfidia, d* ingiustizia, di sacrilegio e di vendetta barbara e inumana. Ingannarono i Sichimiti e tradiron la fede, e pel peccato di un solo trucidarono u gran numero di persone, e a compiere si orribil disegno abusarono di un rito sacro e religioso, servendosene di pretesto a coprire lo spirito di vendetta. Finalmente non pu non condannarsi d' empiet il disprezzo ch' ei fecero del proprio padre, intraprendendo cosa tale senza sua saputa, portando un colpo mortale al cuore di lui pieno di umanit e di amore de'prossimi. Dall'altro lato la giustizia divina permise, che i Sichimiti portasser la pena delle loro iniquit; e dell'audacia e della perfidia e inumanit de* due fratelli si valse ad eseguire i suoi decreti sempre giusti e adorabili. * Mi avete renduto odioso. Ebr. Puzzolente. Vers. i. // Signore. disse a Giacobbe : sorgi ec. Dio viene a confortare Giacobbe nell' agitazione, in cui si trovava per quello

rallento il Signore disse a Giacobbe : Sorgi, e va in Bethel, e ivi fermati, e fa un altare a Dio , il quale ti apparve allorch fuggivi Esa tuo fratello.

a. Jacob vero i convocata omni domo sua, alt: Abjicite deos alie* nos, qui in medio vestri sunt, et mundammi ac mutate vestimenta vestra. 3. Sur gite > et ascendamus in Bethel, ut fa* ciamus ibi altare Deo: qui exaudivit me in die tribulationis meae , et socius fuit itineris mei. 4 Sederunt ergo ei omnes deos alienos^ quos habebant^ et inaures, quae erant in aw*

2. E Giacobbe, ratinata tutta la sua famiglia, disse : Gettate via gli dei stranieri, che avete tra voi, e mondatevi , e cangiate le vostre vesti. 3. Venite, e andiamo o Bethel per far ivi un altare a Dio: il quale mi esaud nel giorno di mia tribolazione , e mi accompagn nel mio viaggio. 4 Diedero pertanto a lui tutti gli dei stranieri che aveano, e gli orecchini, che quegli a-

eKe i suoi figliuoli avati fatto centr de' SicKimiti, e per quello che di ci poteva avvenirne, irritati per tanta crudelt gli animi de' Chananei. Yers. 2. Gettate va. gli del stranieri che avete ec. Pu essere clie gl'idoli, i quali Giacobbe comanda di gettar via fossero stati serbati della preda de' Sichimiti; e pu anch'essere, che in un grandissimo numero di servi che erano in quella famiglia condotti dalla Siria, ve ne fosse pi d'uno che continuasse a rendere culto a' falsi dei. Ma non sembra credibile , che alcuno de' figliuoli o delle mogli di Giacobbe peccassero in questo. Il v$,dere che questi intima l'ordine di gettar via gl'idoli, dopo che Dio gli avea parlato e l'avea avvertito di quello che dovea fare a Bethel in suo onore, pu dar fondamento per credere che non prima di adesso egli venisse in cognizione di questo disordine, e che Dio stesso gliene desse notizia. Mondatevi, e cangiate le vostre vesti. Per un interno istinto del rispetto dovuto a Dio fu sempre costume, che volendo gli nomini accostarsi a lui per onorarlo, o si mutasser le vesti, 2. Reg. xn. ao., ovvero le lavassero, Exod. xix. 20. Levit. xv. i3., e la nuova veste era simbolo di penitenza, e di conversione. Cosi Giacobbe esorta la sua gente a prepararsi per andare a Betliel a onorare il Signore.

rbns eorum : at ille infodit ea sub ter terebnthum^ quae est post urbem Schem. 5. Cumque profecti essent^ terror Dei invasit omnes per circu tum civitates, et non sunt ausi persegui re" cedentes. 6. Fenit igitur Jacob Luzani) quae est in ter- ra Chanaan , cognomento Bethel : ipse et omnis populus cum eo. 7. J&dificavitque ibi altare, et appellanti nomen loci illius, Domus Dei : ibi enim (i) apparuit ei Deus , cum fugeretfratrem $uumf
(i) Supr, & j3.

vevano alle orecchie : ed egli li sotterr sotto il terebinto, che di l dalla citt di Sichem. 5. E partiti ch' ei furono , il terrore di Dio invase tutte le citt all'intorno, e non ardirono d'inseguirli, mentre S ritiravano, t 6.Giacobbe adunque, egli, e tutta la sua gente con lui arriv a Luza cognominata Bethel nella terra di Chanaan. 7. E ivi edific l'altare, e a quel luogo pose il nome di Casa di Dio : perocch ivi apparve Dio a lui, quando fuggiva il fratel suo.

Vers, 4- E gli orecchini che quegli aveano all orecchie. La voce ebrea significa propriamente anelli da attaccarsi alle orecchie e al naso, o da appendere per ornare la fronte. S. Agoetino, il Crisostomo e altri interpreti credono, che questi anelli, o sia orecchini ornavano g' idoli, e non gli uomini. Fedi anche Plin. lib. xxin. cap. i. Simili anelli con figure de* falsi dei si portavano assai comunemente dagli uomini e dalle donne, ed erano una specie di Talismani, o Amuleti contro le malattie, le disgrazie, ec. Vedi August. de doctr. Christ. lib. n. a o. Li sotterro sotto il terebinto ce. Si pu credere, che li mettesse in pezzi, ovvero li fondesse, e di poi segretamente li seppellisse sotto il terebinto, o sia quercia. Vers. 5. Il terrore di Dio invase e e. Il timore ( dice il Crisostomo ) con cui Giacobbe onorava Dio, merita che Dio lo renda terribile a tutti gli uomini; onde nessuno ardisca di nuocergli) n di pensare a far vendetta della trago de' Sicbjmiti.

8. Eodem tempore mortuo, est Decora, nutrix Rebeccae, et seputta est ad radces Bethelsubterquercum : vocatumque est nomen Loci illius Quercusfletus. g. Apparuit autem iterumj)lpusJacob,postfjuam reversus est de Mesopotamia Syriae> enedixitque ei, io. Dicens : (i) "Non vocabris ultra Jacobt sed Israel erit nomen tuum. Et appellavt eum Israel. i.i. Dixitque ei: Ego Deus omnipotens ; cresces et multiplicare : gentes, et populi nato(i) Supr. 3a. 28.

8. Nello stesso tempo si mor Debora, balia di Rebecca , e fu sepolta appi di Bethel sotto una quercia : e fu chiamato quel luogo la Quercia del pianto. 9. E Dio apparve a Giacobbe la seconda volta, dopo il suo ritorno dalla Mesopotamia della Siria , e lo benedisse, 10. Dicendo :Tu non ti chiamerai pi Giacobbe , ma il tuo nome sar Israele. E chiamollo Israele. 11. E soggiunsegli ; Io il Dio onnipotente ; cresci, moltiplica : tu sarai capo di nazioni, e

Vers. 7. A quel luogo pose il nome di Casa d Rio. Conferm il nome di Bethel dato gi a quel luogo, cap. xxvui. ap. Vers. 8. Appi d Sethet. Appi del monte, sopra del quale fu edificata la citt di Bethel. Quercia del pianto. Perch quivi Giacobbe co'suoi fecero il lutto della morte di Debora, la quale dovette essere donna di non ordinaria virt. * Si mori Debora bala di Rebecca. Ma come si parla qui della morte di questa donna ? Fors' ella gi restituitasi nel suo paese, nell'occasione del ritorno di Giacobbe alla madre, erasi mossa per far visita ali' antica padrona. Vers. g. La seconda volta, dopo il suo ritorti o ee. Eragli gi apparso poco prima, quando gli ordin di portarsi a BetheL

num ex te erunt, reges de lumbis tuis egre' dientur. 12 .Terramque, quam dedi Abraham^t Isaac, dabo tibi3 et semini tuo post te. 13. Etrecessitab eo. 14 Hie vero erexit titulum lapideum in loco, quo locutus fuerat ei Deus : libans super eum libamina et ejfundens oleum : 16. Vocansque nomen loci illius Bethel. 16. Egressus autem inde venit verno tempore (id terram, quae ducit phratam: in qua cum parturret Rachel, 17. Ob difficultaim, partus periclitari coepit. Dixitque ei obstetrix : Noli timere ; quia et hunc habebis filium. 18. Ingrediente autem anima prae dolore, et imminente jam mor-

al popoli, da te usciranno de're. 12. E la terra, che io diedi ad Abramo , e ad Isacco , la dar a te , e alla tua stirpe dopo di te. 13. E partissi da lui. i4- Ed egli eresse un monumento dil* pietra nel luogo, dove Dio gli avea parlato: facendovi sopra le libagioni, e versandovi dell' olio : 15. E pose a quel luogo il nome di Bethel. 16. E partitosi di col and nella primavera ad un luogo sulla strada diEphrata : dove venendo i dolori di parto a Rachele, - 17. Essendo il parto difficile, cominci ad essere in pericolo. E la levatrice le disse : Non temere ; tu avrai ancora questo figliuolo. 18. E stando ella per rendere l'anima pel dolore , e gi in braccio

Vers. 14. Facendovi sopra le libagioni. Lav col vino, e imse con olio la pietra. Vedi cap. XXVIH. 18. Questa pietra servi al1' altare ch' egli eresse in quel luogo secondo 1' ordine di Dio 3

te vocavit nomen filio* sui Bertoni, id est, filius doloris mei : pater vero appellavit eum Ben-iamin,id est, filius dextrae. 19. Mortua est ergo Rachel. Et sepulto, est in via, quae ducit Ephratamjiaec estBethlehem^ 20. Erexitque Jacob titulum super sepulcrum ejus : (i) Hic est titulus monumenti Racfiel usque in praesen* lem drm, 2i.Egressusinde,fixit tabernaculum trans turrem gregis.
(i) /n/i-. 48. 7,

alla morie , pose al figlio suo il nome di Benoni, cio figliuolo del mio dolore : ma il padre chiamollo Ben-iamin, cio figlio della destra, io.. Mor adunque Rachele, e fu sepolta sulla strada , che mena ad Ephrata, che Bethlehem. 20. E Giacobbe eresse sulla sepoltura di lei un monumento t Questo il monumento di Rachele fi no al di d'oggi, " 21. Partitosi di la, piant il padiglione di l della torre del gregge.

Vera. 18. Pglio della destra. Come se dicesse figliuolo carissimo, amatissimo. Vers. IQ. Sulla, strada, cJio mena, ad Ephrata^ cha e Bethlehem. Bethlehem ebbe il nome di Ephrata, dopo l'ingresso degli Ebrei nella Chananea, ed ebbe questo nome dalla moglie di Caleb, i. Paralip. n. a/j.- Yedesi anche adesso il luogo, dove f sepolta Rachele distante circa un miglio da Bethlehem ; sopra il sepolcro di lei fu eretto di poi un monumento pi grande descritto dal Brocardo. Vers. ai. D l dalla torre del gregge. Questa Corre era un col mglio di l da Bethlehem verso levante , dove erano ottimi pascoli, onde vi correvano i greggi. Simili torri servivano di ricovero a' pastori ; di l badavano a' greggi, e facevano sentinella per custodirli da' ladri. In questo luogo si vuole che apparisse a' pastori l'Angelo , che annunzio loro la. nascita del Salvatore. Cos . Girolamo ed altri. Quindi vi fu poi eretta da a. Elena una chiesa sotto l'invocazione de'canti Angeli.

25. Cumque habitaret in illa regione, abiti Jiuben^etdormwitcum Baia concubina patris sui : quod illum minime latuit. Erant autem filii Jacob duodecim. Infr. 49* 4a3. FiliiLiaei primogenitus Ruben, et Sirneon, et Levi, et Judas, et lssacliar et Zabulon. 24. Filii Racket: Joseph^ et Beniamin. a 5. Filii Balae ancillae Rachelis: Dan, et Nephtali. 26. Filii Zelphae, anciilae Liae : Gad^ et A seri hi sunt filii Jacob, qui nati sunt ei in Mesopotamia Syriae. 27. Tenit etiam ad Isaac patrem suum in Mambre, civtatem Arbeet haec est Hebron,

sa. E mentre egli si stava in quel paese, Ruben and , e dormi con Baia concubina di suo padre : e questi non lo ignor. Or dodici erano i figliuoli di Giacobbe. s3. Figliuoli di Lia : ^primogenito Ruben , e Simeon , e Levi, e Giuda , e Issacbar, e Zabulon. s4 Figliuoli di Rachele: Giuseppe e Beniamin. 26. Figliuoli di Baia, schiavadiRachelejBan, e Nephtali. 26. Figliuoli di Zelpha, schiava di Lia : Gad, e Aser : questi sono i figliuoli di Giacobbe , che a lui nacquero nella Mesopolamia della Siria. 27. And poscia a trovar Isacco suo padre a Mambre, alla citt di Arbee , che Hebron ,

Vers. 22. E questi non lo ignoro. Vedremo il gastigo di Rul>en , cap. xux. 4- Non si parla del dolore che ebbe Giacobbe di questo fatto, perch era quasi inesplicabile. Vers. a6. Che a lui nacquero nella Mesopotamia. Eccettuato il solo Beniamin, nato nella Chananea, Siouil lattiera dj parlare usata vav. x.\vi. 15,, E&od. xu, 4- c-

in quaperegr'matus est Abraham, et Isaac, 28. Et completi sunt dies Isaac centum octoginta annorum. 29. Consumatusque aetate mortuus est, et appositus est populo suo senex, et plenus dierum : et sepelierunt eum Esau et Jacob filii sui.

dove Abramo , e Isaceo stettero pellegrini. 28. E tutti i giorni <T Isaceo furono cento ottanta anni. 29. E consumato d'et si mori, e vecchio, e pieno di giorni si riuni al suo popolo : e Giacobbe ed Esa suoi figliuoli lo seppellirono.

Vers. ag. S rtirt al suo popolo. Vedi eap. xxv. 8. Abblam pi volte osservato in Isacco una espressa e parlante figura di Ges Cristo."Isacco figliuolo della promessa, aspettato e desiderato s lungamente, nato non secondo 1' ordine naturale , come osserva 1* Apostolo, Gai. iv. a3., ma per divina virt da genitori sterili e di et avanzata, era degno di rappresentare quel figliuolo d' Abramo secondo la carne che dovea nascere di una Vergine a consolare le brame , e le suppliche de'giusti di tutti i secoli. L'obbedienza renduta da Isacco al padre, sino a contentarsi di dare la propria vita in sacrifizio per fare la sua volont, l'andata al monte Moria colle legna pel sacrifzio sopra le spalle, tutto questo era una viva pittura dell' unico figlio fatto obbediente fino alla morte , e morte di croce , che dovea andar al Calvario*, portando egli stesso il legno, su cui dovea essere confitto. Ma il sacrifizio di Ges Cristo dovea esser unico nella sua specie. Quel sacrifizio, per cui solo poterono essere accetti i sacrifizii di qualunque sorta offerti a Dio nella legge di natura, e sotto la legge scritta ; quel sacrifizio, il quale solo bastava ad espiare tutti i peccati del mondo, e ad impetrare la riconciliazione degli Uomini con Dio, e la copia de' divini favor : questo sacrifizio non dovea avere esempio ; e Isacco non dovea essere effettivamente sacrificato ; quindi sostituita a lui un' altr' stia , figura di quel1' agnello di Dio , il cui sangue mnda le nostre coscienze dalle opere di morte per servire a Dio vivo, Hebr. ix. 14. Lo sposalizio d'Isacco con una donna di paese rimoto r la quale viene introdotta nella tenda di Sara, rappresenta l'alleanza di Dio con un nuovo popolo formato di tutte le nazioni del mondo riunite nella Chiesa cristiana, alla quale l'antica sinagoga cede il suo luogo. Isacco finalmente, il quale per superiore disposizione condotto a benedire Giacobbe in vece di Esa, ci

C A P O XXXVI. Esa colle mogli., e figliuoli si separa dal fratello, perch uno e f altro erano troppo ricchi. Genealogia de'figlu&li d Esa3 e in quali paesi abitassero. * JjLae sunt autem generatonesEsau, ipse est Edam. 2. Esau acczpit uxores de filiabus Chanaan: A da, filiam Elon Jfethaei, et Oolbama, filiam Anae filiae Sebeon 'Hevaei\ 3. Basemath quoque, filiam Ismael sororem Nabajoth. 1. v^/uesta la genealogia di Esa , o sia di Edom. 2. Esa prese mogli delle figlie di Chanaan: Ad , figlia di Elon Hetheo , e Oolibama , figliuola di Ana, figlio di Sebeon Heveo: 3. E ancheBasemath, figliuola d'Ismaele , sorella di Nabajoth.

annunzi la riprovazione della ingrata e infedele sinagoga, per cui principalmente era stato mandato il Cristo , e della quale egli fu (secondo la, parola di Paolo ) ministro e predicatore; riprovazione gi stabilit ne' divini decreti ; e la esaltazione della Chiesa delle genti t divenuta' dopo questa benedinne l'amore del Padre, e del Figlio, e feconda di un' amplissima e fedelissi ma posterit. In una parola, tutta la vita di questo gran patriarca ha una continua ammirabil somiglianza colla vita, e colla missione di Ges Cristo; ed come una continua profezia di questo Salvatore divino. Vers. 2. e 3. Ada,figlia ti Elcn Helheo ec. Quella, ebe qui chiamata Ada figliuola di Helon Hetheo , chiamata Judith, figliuola di Beeri Hetheo, nel capo xxvi. 34; e quella, che qui Oolibama , figliuola di Ana, ivi detta Basemath , figliuola d Elon , e quella , che qui Basemath, figliuola d'ismaele, nel capo XXVIH. p. ha il nome di Maheleth. Or sopra di ci convien osservare, ch' cosa assai frequente nella Scrittura il vedere una stessa persona portare pi nomi ; onde la differenza de' nomi, che son dati adesso alle tre mogli dlEsa, non argomento, che queste non sieno le stesse, che quelle rammentale di sopra.

4. P&peritftutemAda Elphaz: Basemath genuit Rahuet, i. Parai, i. 35. 6. Oolibama genuit Jehus,etJhelon ,et Gore. Hi filii Esau, qui nati sunt ei in terra Cha* naan. 6. Tulit auem Esau uxores suas etfilios, et fias, et omnem animam domus suae, et substanti&m, et peco* ra, et cuncta, quae ha~ bere poterat in terra Chanaan: etabiitin alteram regonem^ reces* sitque afratre suo Ja cob. 7. (i) "ivtes enim erant valde, et simul habitare non poterant : nec sustinebat eos terra peregrinationis eo*
(ij fupr. 3. 6.

4. E Ada partor Eliphaz: Basemath gener Rahuel. 6, JOolibama partor Jehus , e Jheloti, e Gore. Questi sonoifigliuoli di Esa nati a lui nella terra di Chanaan. 6. Poscia Esa prese le sue mogli, e i figlino- li, e le figliuole, e tutta la gente di sua casa . e tutti i suoi beni, e i bestiami , e tutto quello che ave a nella trra di Chanaan : e and in un altro paese , e si ritir dal suo fratello Giacoh* he. 7. Perocch erano molto ricchi, e non poteano stare in un me* desimo luogo: e per la. moltitudine de* greggi

Yers. 4*. E dda partor jZltphat. S. Girolamo, e dietro a lui paolti interpreti credono, che questo Eliphaz sia queli' Eliphaz Themanite rammentato nej libro di Giobbe. Vers. 7. PeroccKk erano molto ricchi, e non potevano ec. Si vede da questo luogo, che Giaeobbe ed Esa erano in buona amist tra di loro ; pnde abitarono insieme per qualche tempa dopo la morte del loro padre : indi si separarono per la ragione, ch' qui specificata ; ed Esali, che era gi stato del tempo nel paese di Seir, ( cap. xxxy. 3.J si ritir in quelle parti non senz^ disposizione di Dio, il quale avea promessa la terra, di Chaflaan, a Giacobbe, fedi s. Agoslino, quadri, mg.

tuffi prae multtudine non potea sostentarli la gregum. terra, doy' erano pellegrini. 8. (i) Habtavtqne 8, E abit Esa, o Esau in monte Ser, sia Edom, sul monte ipse est Edom. Seir. 9. Hae autem sunt 9. Or questa la geneagenerationes'Esau, pa* logia di Esa,padre degV tris Edom in monte Seiri Idumei del monte Seir : 10. Et haec nomina 10. E questi sono i filiorum ejus : (2) Eli" nomi de' suoi figliuoli: phaz, filius A da uxoris Eliphaz, figliuolo di Ada Esau : Rahuel quoque moglie di Esa : e Rafilius Basemath uxoris huel, figlio di Basemath ejus. moglie di lui. 11. Fueruntque Eli" 11. Figliuoli di Eliphaz filii: Theman, O* phaz furono : Theman, mar, Sepho> et Gatham, Ornar, Sepho, e Galliam, et Cenez. e Cenez. 12. Erat autem Tha* 12. Thamna poi era mna concubina Eli" concubina di Eliphaz, phaz, filli Esau : quae figliuolo di Esa : ed peperit ei Amalech. Hi ella gli par tori Arnalech. sunt filii Ada, uxoris Questi sono i discendenEsau. ti di Ada, moglie di Esa. 13. "Filii autem Ra 13. Figliuoli di Ramel: Nahath, et Zara^ huel : Nahath , e Zara , Samma^et Meza. Hi Samma, e Meza. Questi filii Basemath uxoris (sono) figliuoli di Base$sau. math moglie di Esa. 14. Isti quoque erant 14. Oolibama,figliuofilii O oli ama. filiae la di Ana figliuola di Se(ij Jot. 24, 4, (aj i. Parai i. 35, Ver s. g> Genealogia di E s alt, p ad f degli Iduine. Vale a dre : ecco i discendenti di Esa, o sia figliuoli di lui nati dt paese di Ser,

'Anae, filiae Sebeon, uxoris Esau, ^#o,y #<?mt ei Jehus, e Jhelon, et Gore. 16. Hi duces filiorum Esau: filii Eliphaz primogeniti Esau : dux Theman, dux Ornar, dux Sepho, dux Cenez*

16. Dux Cere, dux Gatham, dux Amalech. Ji filii Eliphaz in terra Edem, et hi filii Ada. 17. Hi quoque filii Rahuel, filii Esau: dux Nahath, dux Zara, dux Sammat dux Meza, iti autem duces Rahuelin terra Edom. Isti filii Basemath uxoris Esau.

ben , moglie i Esau , partor a lui questi figliuoli, Jehus, e Jhelon, e Gore. 16. Questi ( sono ) i capitani de' figliuoli di Esa, ifigliuolidi Eliphaz, primogenito di Esa : Theman capitano, Ornar capitano, Sepho capitano, Cenez capitano-, 16. Gore capitano, Gatham capitano, Amalech capitano. Questi figliuoli di Eliphaz nella terra di Edom, e questi figliuoli di Ada. 17. Questi pure (sono) ifigliuolidiRahuel, figlio di Esa : Nahath capitano , Zara capitano , S anima capitano , Meza capitano. E questi (sono) i capitani discesi da Rahuel nella terra diEdom. Questi (sono ) i figliuoli di Basemath moglie di Esa.

Vers. 15. Questi sono i capitani de'jigluoli di Em. La voce e&rea tradotta colla latina duces corrisponde alla, greca chiIfarcki, o sia. capitani di mille uomini. Descrive adunque in questo luogo Mos i capi, da? quali furono governati da prima gl'Idume, i quali capi erano come quelli che erano chiamati dagli Ebrei )' principi delle trib. Ognuno di questi capitani avea il governo di una citt, o di un tratto di quel paese abitato da una trib de' discendenti di Esa.

18. Hi autem filii Oolibama uxoris Esau: duxJehus, dux Jhelon, dux Gore. Hi duces Oolibama^ filiae Anae uxoris Esau. i g. Isti sunt filii E~ sau et hi duces eorum*, ipse est Edom. 20. Isti sunt filii Seir Horraei, habitatores terrete: Lotan, etSobal, et Sebeon, et Ana. Parai, i. 38. 21. EtDison, et E$er, et Disan. Hi duces Horraei filii Seir in terra Edom. 22. Facti sunt autem filii Lotan Hori, et Heman: erat autem serar Lotan Tamna. 23. Et isti filii Sobal: Alvan, et Manahat^ et Ebal, et Sepho, et Onam. 24. Et hifiliiSebeon: Aia , et Ana . Is-te est Ana, qui invenit ayuas

i8. Questi 'poi i fi* gliuoli di Oolibama moglie di Esa : Jehus capitano, Jhelon capitano, Gore capitano. Questi i capitani discesi da Oolibama, figliuola di Ana moglie di Esa. i o,.Questi so no i figliuoli di Esa, o sia di E doni : e questi i loro capitani. 20. Questi sono i figliuoli di Seir Horreo, abitanti di quella terra: Lotan^SobaljeSebeon, e Ana. 21. E Dison, edEser, e Disan. Questi i capitani Horrei, figliuoli di Seir nella terradiEdom. 22. Figliuoli di Lotan furono Hori, ed Heman: e sorella di Lotan era Tamna. a3. E questi ifigliucK lidiSobal: Alvan,eManahat, ed EbaJ, e Se~ pho, ed Onam. 24. E questi i figliuoli di Sebeon : Aia , e Ana. Questi quell'Ana,

Vers. m Questi sono i figliuoli eli Seir H&rreo. Si notano Seir Horreo i ?'ui da Mos i discendenti edida Eliphaz, e, daquali abitarono nelIdumea prima di Esa, altri de' figliuoli di Esali, i quali perci abitarono insieme con quelli, ed ebbero dipoi il dominio del paese.

calidas in latitudine, che trov le ac<|ue calcum pascere* asinos de nel deserto, mentre pasceva gli asini di SeSebeon patria sui. beon suo padre. 26. E suo figliuolo fu 26. "ttabuitque filium Dison, et filiam Ooli- Dison , e sua figliuola Oolibama. bama. 26. E questi ( sono ) 26. Et istifiliiDison: Hamdan, et Esean, et i figliuoli di Dison : Hamdan , ed Eseban, e Jethram, et Charan Jethram, e Charan. 27. Questi pure (so27. Hi quoque filii Eser: Balaan, et Za* no ) i figli di Eser : Balaan , e Zavan, e Acan. vaii, et Acan. 28. Disan ebbe que28. Habuit autem fi* lios Disan : Hus ? et sti figliuoli Hus, e AArari. ran. 29 Questi i capitani 29. Ni duces 7/or raeorum : dux Lotan, degli Horrei : Lotan cadux Sabat) dux Sebeon, pitano, Sobal capitano, Sebeon capitano, Ana dux Ana, capitano, 3o. Dison capitano, 5o. Dux Dison, dux Eser, dux Disan. Isti Eser capitano, Disan duces Horraeorum^qui capitano. Questi i capiimperaverunt in terra tani degli Horrei, che ebber comando nella Seir. terra di Seir. 31.1 regi poi, che re31, Reges autem, qui regnaverunt in terra gnaron nella terra di Edcm, antequam fiabe* Edom , prima che g51Vttj~a TVoc le acque calile nel deserto, ec. Le acqne termali. I<e dispute mosse sopra questo passo dagi' interpreti, cominciate gi fino da' tempi di e. Girolamo , sono fuori del nostra istituto. Dir solamente, che alcuni fonno Aua inventore delta

rent regem filii Israel, fuerunt hi: 32. Bela filius Beort nomenque urbis ejus Denaba. 33. Mortuus est au* tem Bela, et regnavi* pro eo Job ab> filius Za* rae de Bosra.

sraeliti eressero re, furan questi: 32. Bela figliuola di Beor, e il nome di sua citt Denaba. 33. Mor poi Bela , e in luogo di lu regn Jobab , figliuolo dil Zara di 8osr$.

Yers. 31. /regi che regnarono ... prima che ee. Alcuni intersono di regi 5retil'Idumea.opinione , che questistatiin non fossero discendenti i Esali, ma di altra nazione, i quali diversi tempi soggiogassero Ma quando fossero veramente della stirpe di Esa, notisi in primo luogo, ch'ei non succedettero l'uno ali' ak ' tro di padre in figlio: lo che si vede chiaro nella descrizione che qui abbiamo; in secondo luogo da'versetti 3 a. e 35. si ha indizio ^ che questi regi non regnarono tutti n pur nello stesso luogo: finalmente nello spazio di dugento anni in circa, quanti posson trovarsi dal tempo, in cui Esa si fece grande nell' Idumea, fino a Mos, ei pu trovar luogo per gli otto re, che son qui notati. Imperocch vuoisi osservare, che pu benissimo l'Idumea avere avuto de' capitani in una parte e in un' altra parte de' regi. Cos in sostanza tutto quello che dobbiamo ricavare da questo luogo, si , che l'Idumea ebbe uno stato e un governo gi stabilito molto prima che i figliuoli d'Israele avessero una forma di governo e un condottiero e capo del popolo, ch* quello che vuoisi qui indicar col nome di re. Qusto condottiero, o re, che ebbero dipoi gli Ebrei, fu Mos , a cui dato qusto titolo; perch egli T come capo di tutte le trib , le govern con autorit dipendente (solo da Dio, Onde Mos detto da Filone e da altri re, legislatore, profeta e pontefice. Il titolo di re dato nella Scrittura a'semplici giudici, governatori e magistrati. Vedi Jud. xvn. 6., i. Reg, xxi. 12. Del rimanente Dio vuole far qui osservare, com Esa e i suoi posteri erano grandi sopra la terra, mentre Giacobbe e i suoi discendenti erano ancor pellegrini e senza possessione e dominio stabile, e senza quasi aver forma di popolo. Imperocch questo popolo dovea esser figura di tutti i giusti, i quali non vivono su questa terra , se non come ospiti e pellegrini ; perch ad una terra migliore anelano, dov' la loro felicit. Vers. 33. Jobab,figliuolo di Zara di Bo fra. Moltissimi Padri e interpreti credono , che questi eia il santissimo Giob, ec?ni~ piare della pazienza

34 E morto Jobab, regn in luogo di lui Husam della terra dei Themniti. 35. Morto anche questo , regn in sua vece Adad, figliuolo di Badad } il quale sbaragli i Madianiti nel paese di Moab : e il nome della citt di lui Avith. 36. E morto Adad, 36. Cumque mortuus esset Adad, regnavit regn in luogo di lui pro eo Semla de Ma- Semla di Masreca. sreca. 37. E morto anche .3y. Hoc quoque mortuo, regnavitpro eo Saul questo, regn in luogo I, di lui Sau di Rohoboth, i defluvio Rohooth* che presso il fiume (Eufrate). 38. E dopo che anche 38. Cumque et hic o&iisset, successit in questo fu morto, sucregnum Balanan^fiUus cedette nel regno Balanan, figliuolo di Aehof Achobor. bor. 39. Morto anche que, 39. Isto quoque mortuo., regnavit pro eo A- sto, regn in suo luogo dar\ nomenque urbis Adar: e il nome della ejus Phau : et appella- sua citt era Phau : e la batur uxor ejus Meta- sua moglie si chiamava bel, fitia WLatred fifoae Metabel,figliuola di MaMezaab. ired,figliuoladiMezaab,
Vers. 3q. Figliuola di Mittred, figliuola, (ti Mezaab, Vuol dire, ch'ella era figliuola di Matred, e nipote di Mezaab , ovvero figlia naturale di Matred, e adottiva di Mezaab..

34. Cumque mortuus esset Jobab, regnagli pro eo Husam de terra Themanorum. 35. Hoc quoque mortuo , regnavit pro eo Adad, filius Badad^qui percussiftyLadianin regione Moab : et nomen urbis ejus Avith.

4o. Haec ergo nomina ducum Esau in cognationibuS) et locis, et vocabulis suis : dux Thamna , dux Alvo,, dux Jetheth, 41 Dux O olibama, dux Ela, dux Phinont 42. Dux Cenez, dux Theman, dux Mabsar, 43. Dux Magdiel, dux Hiram. Hi duces Edomhabitantes in terra imperii sui-, ipse est Esau pater Idumaeorum.

40. Questi (sono)adunque i nomi de'capitani discesi da Esa secondo le loro stirpi, e i luoghi, e i nomi di questi: il capitano Thamna, "il capitano Alva, il capitano Jetheth, 41. Il capitano Oolbama , il capitano Ela, il capitano Phinon, 42.IlcapitanoCenez, il capitano Theman , il capitano Mabsar, 43. Il capitano Magdiel, il capitano Hiram. Ecco i capitani di Edom, che abitavano ognuno nella terra, a cui comandavano : questo Esa il padre degli Idumei.

Vers. 4o. Questi (sono) adunque * nomi decapitarli di Esali. Dopo il governo de' re P Idumea torn ad avere de' capitani della stirpe di Esa. , Secondo le loro stirpi e i luoghi e i nomi d questi. Vale a dire secondo i luoghi, ne' quali le diverse famiglie abitarono, e a' quali diedero il loro nome. Donde ancor di nuovo si vede, che questi capitani ( e cos i loro regni ) erano ne' diversi paesi dell'Idumea; lo che ancor ripetuto nel versetto f. Questi capitani forse erano quelli che reggevano g'Idumei, allorch g' Israeliti passarono dall'Egitto nella Chananea , e de'quali dice Mos: allora furono in scompiglio i principi di Edom , Exod. xv. 13. Vers. 43. Questo Esali e il padre ec. Finisce con dire, che i capitani e i re, de'quali ha parlato, derivano da Esa, il quale fu padre e progenitore degl' Idumei. Di Esa non sappiamo il tempo della morte. Egli fu, come gi dicemmo , figura de' reprobi ; ma ci non porta di necessit, ch' egli pure sia stato riprovato : onde sono divisi g' interpreti e i teologi riguardo alla salvazione eterna di lui, come altrove si detto.

C A P O XXXVII. Giuseppe per aver accusati di grave colpa i fratelli presso del padre, e per aver raccontati i suoi sogni si tira addosso 1* odio dei fratelli : vogliono ammazzarlo ; ma per consiglio di Ruen lo gettano prima in una cisterna : indi senza saputa di Ruben lo vendono agi'Ismaeliti. Il padre lo piange, credendolo ucciso da una fiera; Giuseppe frattanto in Egitto venduto a Putifare. 1. XJL abitavit autem Jacb in terra Ghanaan, in qua pater suus peregrinatila est. 2. Et hae sunt gener&ti&nes ejus i Joseph cumsexdecim esset an- norum, pascebat gre* gem cumfratribus suis adhuc puer: et erat cum filis Balae> et Zelphae, uxorum patris suis i ac* cusavitquefratres suos apud patrem crimine pessimo. 4. vJTiacobbe adunque abit nella terr di Ghanaan , dove fa pellegrino suo padre. 2. E questa la genealogia di lui : Giuseppe essendo di sedici anni pasceva ancor fanciullo il gregge insieme co'suoi fratelli : e stava co'figliuoli di Baia, e di Zelpha, mogli del padre suo ; e accus presso al padre i suoi fratelli di pessimo delitto.

Vera. a. E questa la genealoga di lu. Queste parole si riferiscono al novero de' figliuoli di Giacobbe, cap, XXT. a3. 26. Or ivi avendo Mos interrotta la storia di quel patriarca per tessere la serie de'discendenti di Esa, ripiglia adesso la sna narrazione, e viene a parlare del santo e casto e pazientissimo Giuseppe, onde come se dicesse: la genealogia di Giacobbe quella che gi dicemmo : ma Giuseppe uno de'suoi figliuoli eo.

5. Isrel autem diligebat Joseph super o tnnes filios suos, eo quod in senectute genusset eum, : fecitque ei tunicam polymitam. 4. Videntes autem fratres ejus., quod a patre plus cunctis filiis amaretur^ oderant eum^ nec poterant ei quid" quam pacifice loqui.

3. Or Israele amava Giuseppe pi di tutti i suoi figliuoli, perch lo aveva avuto in vecchiezza : e gli fece una tonaca di varii colori. 4. Ma i suoi fratelli reggendo, com' egli era pi di tutti gli altri figliuoli amato dal padre, 1' odiavano, e non potevano dirgli una parola con amore.

Essendo di sedici anni. Di sedici anni compiti, ed era entrato nel diciassettesimo, Hebr. Ctiald. IAX, Stava co* figliuoli di Baia e di Zelpha. Si vede che Giacobbe avea divisi in due parti i suoi greggi, e una parte eran governati da'figliuoli diLia, 1' altra da' figliuoli delle due serve, Co'quali uni Giuseppe, separandolo da'figliuoli diLia, i quali essendo nati della prima moglie di Giacobbe, che era ancor viva, non vedevano di buon occhio questo figliuolo della defunta Rachele, D pessimo delitto, Alcuni per questo delitto intendono gli odii e le risse de' fratelli tra di loro ; altri qualche cosa di pi nefando. * accuso presso il padre. Con accusarli, Giuseppe non altro intendeva, che l'emenda de'cattivi fratelli. -, Vers. 3. Perche lo avea avuto in vecchiezza. E naturale ne' genitori una certa predilezione pe' figliuoli avuti nell' et avanzata: ma in Giuseppe nato a Giacobbe gi vecchio, dovea questi notare una certa somiglianza e con s, e con 1' avo ; perocch come Giuseppe nacque di Rachele sterile , e di Giacobbe gi vecchio, cosi Isacco da Sara sterile, e da Abramo gii vecchio, e Giacobbe stesso da Rebecca sterile , e da Isacco , che gi passava i novant' anni, Oltre queste ragioni l'innocenza e santit di costumi rendevano pi amabile al padre questo figliuolo, onde le pi antiche parafrasi portano: .Egli era un fanciullo saggio e prudente. Gli fece una. tonaca divarii colori. La tonaca era la veste interiore che portavasi sopra la carne, ed era di lino, almeno in que'luoglii, dove il liao si usava, il quale iu que'paesi era comune,

6. Accidit quoque^ ut visum somnum referretfratribus suis: quae causa majoris odii seminarium fuit,, 6. Dixitque ad eos i 'Audite somnum meum^ quod vidi-. 7. Putabam, nos ligare manipulos in agro,, et quasi consurgere manpulum meum, et stare, vestrosque manipulos circumstantes adorare manpulum meum. 8. Responderuntfratres ejus: Numquid rex noster eris ? aut subiciemur ditioni tuae ? Haec ergo causa so-

3. Avvenne ancra, ch' egli rifer a' suoi fratelli un sogno, che avea veduto : la qual cosa fu n semenzaio di odio maggiore. 6. E disse loro : Udite il sogno veduto da me : 7. Mi pareva, che noi legassimo nel campo i manipoli, e che il mio manipolo quasi si alzava, e stava diritto, e che i vostri manipofistando alP intorno adoravano ' il mio manipolo. 8. Risposero i suoi fratelli Sarai tu forse nostro re ? o sarem noi soggetti alla tua potest? Questi sogni adun-

Vers. 6. Udito il sogno. Questo sogno, profezia delle cose future , era stato certamente mandato da Dio ; ma Giuseppe non ne intendeva il significato , e perci con tutta semplicit lo racconta a'fratelli. Tutto dovea concorrere a rendere questOvfigliuolo odioso a' fratelli, l'amore del padre, le distinzioni, che questi usava verso di lui, la santit stessa della sua vita, cho era un rimprovero continuo a' costumi degli altri, 1' annunzio delle sue future grandezze , che Dio stesso poneva a lui in bocca, affinch questo figliuolo fosse un compiuto, e perfetto ritratto di Ges Cristo. 1 sogni profetici di Giuseppe ci chiamano alla memoria le profezie senza numero sparse in tutto il vecchio Testamento, nelle quali e i patimenti, e la gloria del Messia erano stati predetti; profezie sovente citate in prova di sua missione da Ges Cristo , e le quali non illuminarono gli Ebrei, ma g' irritarono ancor pi contro di lui.

mniorum, atque sermo- que, e questi discorsi num, invidiae, et odii somministraron esca fomitem ministravit. ali' invidia, e ali' avversione. g. Aliud quoque viy. Vide pure un altro dit s omnium, quodnar- sogno, e raccontandolo rans fratribus ait: Vidi a' fratelli, disse : Ho veper somnium, quasi so- duto in sogno, come se lem, et lunam , et stel- il sole, e la luna, e unlas undecim adorare dici stelle mi adorassero. me. 10. Quod cumpatri 10. La qual cosa avensuo, etfratribus retulis- do egli raccontata al set, increpavit eum pa- padre, e ai fratelli, suo ,w ter suus, et dixit-, Quid padre sgridollo, dicendo: sibi vult hoc somnium, Che vuol egli dire quequod vidisti ? num ego, sto sogno, che hai veet mater tua, etfratres duto ? forse che io, e la ti adorabimus te su- tua madre, e i tuoi fraper terram ? telli prostrati per terra ti adoreremo ? 11. Invidebant ei igi11. I suoi fratelli pertur fratres sui : pater tanto gli portavano inVers. 9. * Vide pure un altro sogno. Col primo si pronosticavano gli onori che a lui renderebbero i soli fratelli. XLII. v, 6. XLIII. v. 26. Col secondo sogno quelli che posteriormente riscuoterebbe dall'intera famiglia del padre. Del resto, che indichi il sogno replicato sullo stesso soggetto, vedesi Gap. XLI. v. i>.. Vers. io. E la madre tua, ec. La madre era significata per la luna, come il p^dre pel sole. Ma Rachele era gi mortn. Quindi o queste parole debbono intendersi di Baia, la quale di serva di Rachele divenne moglie di Giacobbe , e riguardo a Giuseppe teneva il luogo di madre, ovvero Giacobbe rammenta }a vera madre Rachele per dimostrare , che quel sogno era stravagante almeno in questo, ebe quando fosse stato possibile, che il padre e i fratelli rendessero a lui quegli onori, non potea rendergliene la madre sia morta.

vero rem tcite* eonsi* vidia j il padre poi considerava la cosa in siderabat. lenzio. 12. E dimorando i i2 Cumque fratres illius in pascendis gre- suoi fratelli a pascere i gibus patris moraren- greggi del padre in Sichem, tur in Sicnem^ 13. Israele disse a i3. Dixit ad eum Israeli Fratres tui pa- lui : I tuoi fratelli sono scunt oves in Sichimis in Sichem alla pastura: venit mittam te ad eos* vieni, vo'mandarti verso di essi. E avendo Quo respondentei egli risposto : i4 Praesto sum> ait 14- Son pronto, gli ei; Vade, et vide, si disse : Va, e vecli, se tutcuncta prospera sint er* to va bene riguardo a1 s ga fratres tuos , et pe*- tuoi fratelli, e ai becora: et renunda mihi, stiami ; e riportami quid agatur. Missus de quello che ivi si fa. Spevalle Hebron venit in dito dalla valle di HeSchem: bron arriv a Sichem : 15. E un uomo lo 15. Invenitque eum vir errantem in agro, incontr, mentre andaVergi li. Il padre poi considerava la cosa ec. Giaobbe con* siderando la virt del figliuolo, la sua innocenza, la sua semplicit, e riflettendo su questi sogni medesimi, s sentiva dire al cuore, che veramente Giuseppe fosse destinato da Dio a qualche cosa di grande. E da ci vedesi, che s' ei lo sgrid, come dicesi nel versetto precedente, ci egli fece non per altro fine, che per ammansire l'invidia de'fratelli, e per avvertirlo di usare maggior circospczione nel trattare con essi. Vers. 12. In Schem. Vale a dire nel territorio di Sichem , dove Giacobbe avea comprato un campo, cap. XXMII. rg. Da Hebron a Sicbem v' erano pii di sessanta miglia. Si vede da molti luoghi della Scrittura, che si menavano i greggi molto lungi dal luogo, dove i capi di famiglia abitavano. Ve Ai cap. xxxi. 19. 32. E molto credibile, che Giacobbc mand qualohoduno de* servi ad accompagnare Giuseppe,

et interrogavit, quid va qua e l per la camyuaereret. pagna, e domandogli, che cercasse. 16. At Ille respondit-, 16. Ma egli rispose : "Fratres 'meos quaero : Cerco i miei fratelli : indica mihijubipascant insegnami, dove sieno $reges. a pascere i greggi. 17. Dixitcjue ei vir : 17. Colui gli disse : Recesserunt de loca Si sono partiti da queista ; audivi autem eos sto luogo : ed hogli udidicentes : Eamus in ti, che dicevano : AnDothait Perrexit ergo diamo a Dothain. AnJoseph post fratres <f adunque Giuseppe suos) et inventi eos in in traccia dei suoi fratelDothan. li, e trovogli in Dothain. 18. Qui cum vidis18. Ma questi veduseni eum procul, ante- tolo da lungi, prima quam accederei adeos* che ad essi si accostascogitaveruntillum occi- se, disegnarono di uccidemi derlo: 19. E dicevano gli 19. J& mutuo loquelantur\ Ecce somniator uni agli altri : Ecco il venite signore dei sogni che viene : 20. Venite > occida** ao. Su via, ammazmus eum, et mittamus ziamolo, e gettiamolo
Ver*. 16. Cerco i miei fratelli. Risposta piena di mistero, e verissima anche riguardo a quel Figliuolo unigenito, il quale mandato dal Padre venne a cercare i suoi fratelli, pe' quali dovea essere priecipio di salute. L'Apostolo ammir altamente P umilt, e la bont di Cristo , il qiiale non isdegn di riconoscere la fratellanza, ch' egli avea contratta cogli uomini in assumendo la loro natura: Non ha rossore di chiamarli fratelli, Hebr. n. 11. Vers. ip. e 20. Ecco il signare de1 sogni ... Su via ec. La persecuzione che soffrir il Cristo da'suoi fratelli, gli scherni, le burle , e i crudeli disegni contro di lui sono adombrati nel ricevimento fatto da'figliuoli di Giacobbe a Giuseppe.

Pent. Vol. L

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in una vecchia cisterna : e diremo : Una fiera crudele lo ha divorato: e allora apparir, che giovino a lui i suoi sogni. 21. Ma Ruben udito 21. Audiens autem hoc Ruben nitebatur li- questo si affaticava di berare eum de manibus liberarla dalle loro maeorum.) et dicebat : ni, e diceva : Infr. 42. 22. 22. Non gli date la 22. Non interficiatis animam ejus^neceffun- morte, e non ispargete datis sanguinem, sed il suo sangue : ma getprojicite ^urtt in cister- tatelo in questa cisternam hanc, quae est in na , che nel deserto, solitudine, manus que e pure serbate le vostre vestras servate inno* mani. Or ei ci diceva &ias. Hoc autem dice con volont di liberarlo batt volens eripere eum dalle loro mani, e restide manibus eorum , et tuirlo a suo padre. reddere patri suo. 23. Appena adunque a 3. Confestim igitur ut pervenit ad fratres giunse presso a'fratelli, suos, nudaverunt eum lo spogliarono della totunica talari, et poly* naca talare a tarii comit, lori , %k E lo caliKWJQjw^24. Miseruntque eum in csternam veteremt la vecchia cisterna, che quae non habebat a" era al secco. quam*
Vers. 9.2. * Con volont di liberarlo. Avr pensato Ruben di ricuperare per questa via la buona grazia del genitore oltraggiato. Vers. 24. Lo calarono nella ... cisterna, ec. Si ravvisa qui la sepoltura di Cristo, il quale poi liberato dalla morte, e daT Sepolcro , e comprato dagl'Ismaeliti (cio da'Gentili) cl prezzo della loro fede, dice s, Eucherjo.

in csternam veterem : dicemus que: Pera pes~ finta devoravit eum: et tunc apparebit) quid illi prosint somma sua

2 5. E sedentes ut comederent partem, viderunt Ismaelitas via* tores venire de Galaadt et camelos eorum, portantes aromata, et resi" nam, et stacten in AEgyptum. 26. Dixit ergo Judas fratribus suis: Quid nobis prodest, si occiderimusfratrem nostrum, et celaverimus sanguiftem ipsius? 27. Melius est, ut ve* % nundetur Ismaelitis, et manus nostrae non pol~ luantur\ frater enim et caro nostra est.Acquie* tferuntfratres sermonibus illius. 2 8^(1 )Et prtreun* tibus Madianitis negti&toribiis, extrahen- ' tes eum de cisterna vendiderunt eum Ismaelitis viginti argenteis : qui duxerunt eum in AEgyptum.
( i ) Sap. io. 13.

26. E postisi a sedere per mangiare il pane videro dei passeggiar! Ismaeliti che venivan di Galaad co'loro cammelli , e portavano aromi, e resina e mirra stillata in Egitto. 26. Disse adunque Giuda a' suoi fratelli : Qual bene ne avremo noi , se ammazzeremo un nostro fratello, e celeremo la sua morte? 27. E meglio che s venda agl'Ismaeliti, e che non imbrattiamo le nostre mani : perocch egli nostro fratello e nostra carne. Si acquietarono i fratelli alle sue parole. 28. E mentre passavano quei mercanti Madaniti, avendolo tratto dalla cisterna lo venderono a certi Ismaeliti per venti monete d'argento: e questi lo condussero in Egitto.

Vers. 28, Per venti monete (P argento. Per venti scll, cio dieci di meno di quello che sar venduto il Salvatore del mondo: imperocch non dovea il servo esser venduto a prezzo uguale a quel del padrone, dice s. Girolamo. Ma ella cosa degnissima di riflessione, come in tutto il tempo del negoziato fatto

29. "Reversusque Ru&en ad eis ternam non nvenit puerum. 3 o. Et scisss vesti bus', per gens adfratres suos alt: Puer no?t com* paret, et ego quo io? 3. Tulerunt autem, tunicam ejus, et in sanguine haedi, quem occi* derantt tinxerunt, 32. Mittentes , qui ferrent ad patrem , et dicerent : Hanc inveiti-* mus\ vide , utrum tunica filii lui stt an non. , 53.Quam cum agnovisset pater^ aiti Tunica filii mei est : fera, pessima comedt eumy

29. E tornato Ruben alla cisterna non vi trov il fanciullo. 30. E stracciatesi le vesti, and a trovare i suoi fratelli, e disse : II fanciullo non si vede, e io dove ander ? 3 i. Ma quelli preser la tonaca di Giuseppe , e la intriser del sangue di un agnello che aveano ammazzato j 32. Mandando persone a portarla al padre , e dirgli: Questa abbiamo trovato: guarda, se , o no , la tonaca del .tuo figliuolo. 33. E il padre avendola riconosciuta disse : Ella la tonaca del mio figliuolo : unafieracru-

tra'fratelli, nel tempo cK'ei fu spogliato di stia veste, gettato nella cisterna, e poi venduto agi' Ismaeliti, non si nota una sola parola uscita di bocca a Giuseppe. I suoi fratelli per rimproverando a s stessi il loro orrendo delitto, dicono: Peccammo contro nostro fratello, veggendo le angustie del suo cuore, men-r tr>ei ci pregava e noi non ascoltammo, cap. XLII. 21. Ma lo spirito di Mos intento pia al divino originale, ch' egli avea dinanzi agli occbi di sua niente, che alla figura, tace qui le preghiere, e le lagrime di Giuseppe ; perch queste non convenivano al Giusto per eccellenza, il quale venduto e straziato non aperse sua bocca. Ricordiamoci, che di lui, e per lui scrisse principalmente Mos, Vera. 39. Tornalo Riiben alla cisterna, ec. Si vede, che Ruben aon s trov presente alla vendita, perch erasi allontanato col pretesto di qualche affare, ma in realt per andar solo ia o opportuno alla cisterna per trame fuora Giuseppe,

Jo- dele lo ha mangiato, una bestia ha divorato Giuseppe. 34. E stracciatesi le 34- Scissisque vestibus indutus est cli- vestimenta , si copri di cio, lugens filium suum cilizio, e pianse per molto tempo il suo fimulto tempore. glio. 35. Congregats au55. Ed essendosi rautem cunctis liberis ejus> nati tutti i suoi figliuout lenirent dolorem pa- li per alleggerire il dotriSi noluit consolatio- lore del padre, non volnem accipere, sed ait\ le egli ammettere conDescendam ad filium solazione , ma disse : meum lugens in infer- Scender piangendo a num. Et illo perseve- trovare il mio figliuolo rante in fletUy nell' inferno. E mentre egli perseverava nel pianto, 36. I Madianiti in E06. lHadianitae ven"diderunt Joseph in AE- gitto venderon Giusepbestia devoravit seph
Vers. 34. Si copr di cilizio. Di abito di duolo, a cui fu dato il nome di cilizio, perch simili abiti di fosco colore, e grossolani si faceano di pelo di capra della CiUcia-. fu imitato sovente quest' esempio di Giacobbe da'sui posteri nelle occasioni di afflizione , e di penitenza. Vers. 35. Scender piangendo ec. Vale a dire, io non mi consoler giammai, fino a tanto che io muoia, evada a trovare il mio figliuolo nell' inferno, cio nel luogo, dove le anime de'giusti si stavano aspettando il Salvatore, che dovea condurlo seco nel cielo. A questo luogo dato anche da' Padri della Chiesa il nome d'myrrao, e di seno di bramo coerentemente alle Scritture, e d'Teologi pi ordinariamente il nome di limbo. Sarebbe una gran semplicit ( per non dire di peggio ) quella di.chi in questo luogo per la parola inferno intender volesse il sepolcro : imperocch come dir potrebbe Giacobbe, che ander nel sepolcro a riunirsi col figliuolo, il quale era stato ( com'ei dicea ) mangiato da una fiera, divorato da una bestia ? Riconoscasi adunque nelle parole del patriarca la fede dell' immortalit dell'auime, e della riunione di tutti i giusti ia un' altra vita.

gyplo Putphari eunu- pe a Putifare eunuco d che PliaraoniS) magi" Faraone, capitano delsfro militum. le milizie. C A P O XXXVIII. Giuda avendo avuto tre figli di una moglie Cha* nanea, fece sposar Thamar al primo e al secondo: dopo la morte di essi ebbe che fare con lei senza saperlo , credendola donna di mala vita , e gener di lei Phares e Zara. 1. IN elio stesso tempo Giuda separato da' suoi fratelli and a posare in casa di un uomo di Odollam, per nome Hiram. 2. E ivi vide la figlia fr' (i) Widitqw ibi filiam howinis Chance* di un Chananeo , chianaei., vocabulo Sue: et^ malo Sue : e , presala
r

i. Jd odem tempore &escendensJudas afratribus suis divertii ad virum Odollamitem,nomine jffiram,

(i) Parai, a, 3.
Vers. 36. Eunuco di Faraone ec. Il titolo di eunuco sovente posto per titolo di uffizio, e di dignit ; onde qui vale ministro, ovvero cortigiano, ovvero uffiziale di Faraone. Il Caldeo lo chiama satrapa, o sia principe. Yers. i. Nello stesso tempo. Vale~a Are poco dopo la vendita di Giuseppe. Lascio da parte la maniera di ordinare la serie de' fatti, che sono qui descritti? come cesa fuori del mio istituto, JB ebe non pu farsi in poche parle. Giuda ... and a posare in casa di un uomo di Odollam. Lo Spirito santo ha voluto, che fosse in questo luogo descritta la genealogia di Giuda, perch da questo per via di Thamar dovea nascere il Cristo; quindi a dimostrare P estrema esinanizione, alla quale volle per noi discendere il Verbo di Do, si raccontano anche le vergognose cadute di quelli, da'qtuJMgli non ebbe a sdegno di nascere, affinch nascendo di peccatori cancellasse i peccati di tutti gli uomini.

accepta uxore^ ingressum est ad eam. 3. Quae concepii, et peperit filium , et vocavit nomen ejus Her. 4- Rursumque conce" ptofoetu^ natum filium vocavit Onan Num. 26. 19. 5. Tertium quoque peperitl, quem appellavit Selai quo nato, parere ultra cessavit. 6. D edit autem Judas uxorem primogenito suo Her, nomine Thamar. 7. (i,) Fuit quoque Mer, primogenitus JuitepBt n e guani in conspecto Domini et ab eo occisus est. 8. Di&it&rgo Judas ad OnanfiUum suum : Incedere ad uxorem fratris tuit et sodare il('i) Num. 26. 19.

per moglie , convivea con lei. 3. Ed ella concep e partor un figliuolo , e gli pose nome Her. 4- La quale concep-. lo un' altra volta , pose al figliuolo, che le nacque, il nome di Onan. o. Partor anche il trzo , cui ella chiam Seta : e nato questo, non ebbe pi figliuoli. 6. Giuda diede in moglie ad Her, suo primogenito, una chiamata "Tha mar. 7. Ma Her, primogenito di Giuda, fu uomo perverso nel cospetto del Signore : il quale lo fece morire. 8. Disse pertanto Giuda ad Onan suo figlio: Prendi la moglie di tuo fratello, e convi-

Vers. 3. Gli pose nome Her. Giuda fu quegli, che diede qui il nome al figliuolo : al figlimelo poi del versetto seguente il nome fu imposto dalla madre, coin apparisce dall' Ebreo. Vers. 7. Her ...fu uomo perverso ec. Gredesi comunemente, che il peccato di Her fosse lo stesso, che quello di Onan ; vale a dire, che ambedue con eccesso d'infame libidine procurassero che la donna non concepisse. * Perverso nel cospetto del Signore. Scellerato ali' eccesso. Espressione notata altrove.

li, ut suscites seme/i fratri tuo. 9. Ille sciens non sibi nascifilios.) introiens ad uxorem fratris sui, semenfundebat in terram ne liberifratris nomine nascerentur.

vi con lei affin di dare figliuoli al tuo fratello. 9. Sapendo quegli, che i figliuoli, che nascessero, non sarebbero suoi*, accostandosi alla moglie del fratello, impediva ilconcepimento, affinch non nascessero figliuoli col nome del fratello. 10. Et idcirco per* 10. Quindi il Signore tussit eum Dominus^ lo fece morire , perch quod rem detestabilem faceva cosa detestabile. faceret. 11. Per la qual cosa 11. Quam ob rem dixit JudasTiamarnurui disse Giuda a Thamar suae\ E sto vidua in do- sua nuora : Rimanti mo patris tu, donec vedova nella casa dei cremai Selafilius meus : padre tuo, fino a tanto timebat enim ne et ipse ebe Sela mio figlio cremoreretur sicut fratres sca : or ei temeva , che ejus, Quae abiit> et ha- non morisse anche quebitavit in domo patris sto , come i suoi fratelsui. li. Ella se n' and , e abit in casa del padre suo.
Ver*, g. Affinch non nascessero figliuoli col nome del fratello, II primogenito portava certamente il nome del fratello defunto ma quanto agli altri figliuoli credesi, che portassero il nome del loro padre naturale, Vers. ii. Or ei temeva, che non morisse anche questa, Vuol significare, che Giuda, bench mostrasse di voler dare a Thamar per suo marito il terzo figliuolo, e di non aspettare, se non che questi avesse l'et competente, in realt per la rimandava alla casa paterna colla speranza, ch' ella frattanto trovasse occasione di rimaritarsi con alti'uomo, perch temeva che non facesse Sela

12. JZvolutis autem multis diebus i mortuo, estfiliaSuey uxorJudaei qui post luetum, consolatione suscepta ascendebatadtonsores ovium suarum^ ipse, et Hiras opilio gregis O dottami" tes> in Tiamnas. l'S.Nuntiatumqueest Thamar, quod socer illius ascenderei in Thamnas ad tondendas oves. 14- Quae) depositis viduitatis vestibus^ assumpsit theristrum : et mutato habito, sedit in bivioitineris\quod ducit THamnam ; eo quod crevisset S ela, et non eum accepisset mari* tum. 15. Quam cum vidisset Judas, suspicatus est esse meretricem : aperuerat enim vultum suum) ne agnosceretur.

12. Passati poi molli giorni mor la figliuola di Sue, consorte di Giuda : il quale dopo gli uffici funebri, passato il duolo, se n'and a trovare quelli che tosavano le sue pecore inThamnas , egli, e Hiras di Odllam, pastore di pecore. 13 E fa riferito a Thamar, come suo suocero andava a Thamnas a tosare le pecore. i4 Ed ella , posati i vestimenti da vedova, prese un velo : e travestita si pose a sedere in un bivio della strada, che mena a Thamnas ; perocch Scia era cresciuto, e non le era stato dato in isposo. 15. E avendola veduta Giuda, sospic, ch'ella fosse donna di mala vita : conciossiach ella avea coperta la sua faccia per non essere riconosciuta.

lo stesso fine che avean fatto gli altri due. Cos egli non parlava a Thamar eoa sincerit. l6' *

\6Jngrediensque ad eam alt : Dimitte me , ut coeam tecum: nesciebat enim, quod nurus sua esset. Qua respondentei Quid dabis mihi, ut fruaris concubito meo ? 17. Dixit : Mittam tibihaedum de gregibus. Rursumque illa dicente : Patiar quod vis, si deders mihi arrhabonemt do/tee mttas, quod polUceris. A 8. AitJudasi Quid ubi vis pro arrhabone dar Respondit: Annulum tuum, et armillam, et baculum, quem manu tenes. Ad unum igitur coitum mulier concepiti 19. Et surgens ab' liti depositoque habita, quem sumpseratt indta est viduitatis vestibus.

16. E appressatosi a lei la richiese di mal fare : perocch non sapeva , ch' ella fosse sua nuora. E avendo ella risposto : Che mi darai per fare il tuo volere ? 17. Disse egli : Ti mander un capretto del mio gregge. E replicando quella : Acconsentir a tutto, purch tu mi dia un pegno, perfino a tanto che tu mandi quel che prchmetti. 18. Giuda disse: Che vuoi tu, che ti sia dato per pegno ? Rispose : L'anello , e il braccialetto , e il bastone, che hai in mano. Concep adunque la donna ad un sol atto : 19. E si alz, e se ne and : e deposto l'abito, che avea preso , si vesti di vaslimenii da vedova.

Vers. 18. // braccialetto. La voce ebrea alcuni la spiegano per un berretto, altri per una fascia, colla quale gli orientali si cingevano la testa, altri in altra guisa. Siccome sappiamo, ch Anticamente gli uomini portavano de'bracciale Iti, non v r ragione di allontanarsi dalla Volgata.

20. Misit autem Judas haedum per pastoremsuum Odollamitem, ut reciperet pignus, quod dederat muieri : qui cum non invenisset eam, 21. Interrogavi? homines loci illius : Ubi est mulier, quae sedebat in bivio ? Respondentibus cunctis : Non fuit in loco isto meretrix : 22. Re versus est ad Judam, et dxit ei : Non inveni eam, sed et homines loci illius dixerunt mihi, nunquam sedisse ibi scortum a 3^ Jfr -J#das ^M&beat sibi\ certe menda* di arguere nos nonpotest : ego misi haedum, quem promiseram, et non invenisti eam. 24. Ecce autem post tres menses nuntiave-

20. Ma Giuda mand per mezzo del suo pastore Odollamite il capretto, affine di riavere il pegno dato alla donna : ma questi non a* vendola trovata, 21. Domand alla gente di quel luogo s Dov' quella donna , che stava a sedere nel bivio? E tutti rispondendogli: Non stata in questo luogo donna di mala vita : 22. Se ne torn a Giuda, e gli disse : Non l'ha trovala : e di pi tutto la gente di quel luogo mi hanno detto, non essere ivi stata giammai donna di mala vita. 23. Disse Giuda : Se lo tenga perse : almeno non pu ella rinfacciarmi bugia : io ho mandato il capretto promessole, e tu non l'hai ritrovata, 24. Ma di li a tre mesi , ecco che venne chi

Vers. a3. Se lo tenga per se; almeno non pu ee. L'Ebreo pi espressivo: Se lo tenga per s$ (il mio pegno} affinch non cadiamo noi in vergogna , ovvero non siamo noi svergognati. Giuda dice, che non vuole cercare pi il suo pegno per non venire cosi a propalare 1' azione suu vergognosa.

runt Judae, dicentes : Fornicata est Thamar nurus tua,etvideturute~ rus illius intumescere . DixitfjueJudasi Prodii' cite eam, utcomburatur. 26. Quae cum duceretar ad poenam, misit ad socerum suum, di* cens : De viro, cujus haec sunt, concep : cognosce, cujus sit annu* lus, et armilla, et ba* cuius, 26. Qui, agnts muneribus , alt : Justior me est: qua non trad' d eam S ela filio meo. Attamen ultra non cognovlt eam.

disse a Giuda : Thamar tua nuora ha peccato , e si vede, ch'ella gravida. Disse Giuda : Conducetela fuori ad esser bruciata. 26. E mentre ella era condotta al supplizio, mand a dire al suo suocero : Io sono gravida di colui, di cui sono queste cose : guarda di chi sia l'anello, e il braccialetto , e il bastone. 26. Ed egli, riconosciuti i pegni , disse : Ella pi giusta di me: perocch io non l?ho data in moglie a Sela mio figlio. Ma per egli non ebbe pi che fare con lei.

Vers. 24. Conducetela fuori fui esser bruciata. Questa dovea essere in quel tempo la pena ordinaria dell'adulterio presso quelle nazioni : e generalmente severissime furono sempre presso tutti i popoli anche barbari le leggi contro gli adulteri. Thamar era sposa di Sela secondo il convenuto con Giuda; ma dovea ella esser bruciata essendo gravida? Si pu credere, che Giuda non avrebbe lasciato, che ei eseguisse aJlora la sentenza pronunziata da Jui nel primo impeto di sdegno. Giuda qui ci rappresenta il carattere degP ipocriti, i quali non facendo caso de'proprii peccati, sono ardentissmi nel punire gli altrui. Vers. 26. Ella e pi giusta di /ne. Giuda differendo sempre con mala fede il matrimonio di Thamar col suo figliuolo Sela, ivea dato occasione alla donna di lasciarsi trasportare a simile eccesso, di procurarsi per mezzo del suocero i figliuoli, che non poteva avere col matrimonio di Sela. Ella non altro bramava, che di esser madre di un primogenito della famiglia di Giuda ; i-osi Thamar in un senso era men ingiusta di Giuda. Ci per eoa fa si, ch il delitto di Thamar, delitto di adulterio e d' B-

27. (i) Instante aulem partii, apparuerunt gemini in utero : atque in ipsa effusione in/antum unus protulit ma* num, in qua obstetrix lgavitcoccinum dicens : 28. Iste egredietur prior. 29. Illo vero re tra' hente manum, egressus est alter : dixitque mulier : Quare divisa est propter te maceria ? et ob hanc causam voca* vit nomen ejus Phares. *" 3o. (2) P ostea e gres<sus estfrater ejus, in cujus manueratcoccinum'. quem appellavit Zara. fi) Matth. i. 3. aj

27. Ma appressandosi il parto, si conobbe, che avea in seno due gemelli : e nell' uscire de' bambini uno mise fuori la mano, alla quale la levatrice leg un filo di scarlatto, dicendo; 28. Questi uscir il primo. 29. Ma avendo egli ritirata la mano , usci l'altro , e la donna disse : Per qual motivo si rotta per causa tua la muraglia ? e per tal motivo gli pose nome Phares. 30. Usci dipoi il suo fratello, che aveva alla mano ilfilodi scarlatto : e lo nomin Zara. i. Parai 2. 4,

cesto, non sia molto pi grave, che quello di Giuda, il quale pecc di fornicazione , non avendo saputo, che quella donna Cosce sua nuora, ma credendola di mala vita. Credasi, che Thamar non ebbe pi altro marito, e che Sela sposo altra donna (Niun, xxxvi. 19.), e dopo quello che era avvenuto, non avrebbe certamente potuto, n voluto averla per moglie. Vers. 28. Questi uscir il primo, L'Ebreo: uscito il primo; e vuol dire : questi il primogenito. Vers. 29, Per qual motivo si e rotta ec. Perch ella stata per te divisa la membrana, onde tu eri involto, affinch tu pas. sassi il primo? Gli pose nome Phares. Eccole parole di s. Girolamo: Pha~* res, perche divse la membrana delle secondine, prese il nome di divisione ; onde anche i Farisei, i quali come giusti si JSl'aravan dal popolo., preser tal nome,

C A P O XXXIX. Giuseppe essendo in prospero stato netta casa del padrone Putifare , ed essendo a lui caro, e governando questi la famiglia) per aver dis~ prezzata la padrona , che sovente lo tentava, accusato dinanzi al padrone, e messo in carcere , dove si acquista il favor del custode, il quale d a lui la cura de' prigionieri. i. i gitur Joseph ductus est in AEgyptum, emitque eum Putiphar eunuchus Pharaonis, princeps exercitus, vir AEgyptius, de manu Ismaelitaruni) a quibus perductus erat. i. Fnitque Dominus cum eo , et erat vir in cunctis prospere agens : Jiaitavitquc in domo domini sui. 1. \JTiuseppe adunque fu condot lo in Egitto , e lo comper Putiphar Egiziano eunuco di Faraone, capitano dell' esercito degP Ismaeliti, che ve l'aveano condotto. 2. E il Signore era con lui, e gli riusciva bene tutto quel che faceva: e abitava nella casa del suo padrone,

Vers. 3o. Chiamollo Zara* Vale a dire l'appariscente, il nascente, perch fu il primo a comparire. Phares adunque, bench figliuolo del peccato, f primogenito di Giuda, progenitore di Davidde, e di Salomone, e-di tutti i re della stirpe di Giuda, e del Cristo medesimo promesse alla famiglia di Giuda, come vedremoj, cap. XLIX. io. Vers. 2. Abitava nella casa del suo padrone. Anche questo i dett per dimostrare l'affetto e la stima del padrone verso Giuseppe. Putiphar non lo tenea occupato nelle faccende della <*ampagna, ma nella propria casa, il governo della quale a lui affido interamente.

5. Qui optime noverat Dominum esse cum eo* et omnia, quae gereret, ab eo dirgi in manu illius. 4* Invenitque Joseph gratiam coram domino suo, et ministrabat eit a q uopraepositus omni bus gubernabat ereditavi sibi domum, et universa , quae ei tradita fuerant. 6. Benedixitque Dominus domui AEgyptii propter Joseph, et multiplicavit tam in aedibus-, quam in agris cunctam ejus substantiam, 6. Nec rjuidquam aliud noverai nisi pa* nem, quo vescebatur. Erat autem Josephpul* era facie, et decorus a* spectu. 7. Post multos itaque dies injecit domina sua oculos suos in Jo-

3. II quale benissimo conoscea , che era con lui il Signore, e conduceva a buon fine tutto quello che intraprendeva. 4- E Giuseppe trov grazia dinanzi al suo padrone , e lo serviva , ed essendogli stata data da lui la soprintendenza di tutte le cose, governava la casa a s affidata, e tutti i beni rimessi nelle sue mani. o. E il Signore benedisse la casa dell'Egiziano per amor di Giuseppe , e moltiplic tutte le facolt di lui tanto in casa, come alla campagna , 6. Ed egli non avea altro pensiero , ebe di mettersi a tavola a mangiare. Or Giuseppe era di volto anreante, e di graziosa presenza. 7. Passato adunque assai tempo , la padrona fiss i suoi occhi so

Ver*. 6. Ed egli non avea altro pensiero, ce* Giuseppe pen~ sava a tutto : il padrone non avea da prenderai pensiero di cosa veruna, fuori che di mangiare, e di b,ere una maniera di proverbio.

^eph,et alt : Dorm mecum. 8. Qui nequaquam acquiescens operi nefario dixit ad eam'. Ecce dominus meuS) omnibus mihi traditis, ignorai quid habeat in domo sua : 9. Nec tjuidquam est, quod non in mea sit potestate, vel non tradideritmihi) praeter te quae uxor ejus es : quomodo ergo possum hoc malum facere^ et peccare in Deum meum? i o. Hujuscemodi verbis per singulos dies et mulier molesta erat adolescenti, et ille recusabat stuprum. 11. Accidit autem quadam die, ut intraret Joseph domum} et ope-

pra Giuseppe , e disse: Dormi meco. 8. Il quale non acconsentendo ali' opera indegna , le disse : Tu vedi come il mio padrone avendo rimessa ogni cosa nelle mie mani, non sa quel che si abbia in sua casa : 9. E veruna cosa non , ch'ei non abbia a me affidata , e di cui non m'abbia fatto padrone, fuori di te , che sei sua moglie : come adunque poss'io fare questo male , e peccare contro il mio Dio ? 10. Cogli stessi discorsi ogni d e la donna inquietava il giovinetto, ed egli ricusava di peccare. 11. Ma avvenne, che un d Giuseppe entr in casa, e si pose a far

Ver. 7. Passato assai tempo i, la padrona ec. Egli dovea aves-e venti sette anni, quando avvenne quello che qui si racconta; ed erano circa dieci anni, ch' egli serviva neJla casa di Putifare. * E disse: dormi meco. E invitollo a peccare. Vers. p. E peccare contro il mio Dio? I sentimenti del santissimo giovine furono in simile occasione ripetuti da una castissima donna : Egli e meglio per me il cadere nelle mani vostre senza aver fatto U male, che il peccare al cospetto del Sigi IL re. Dan. xui. 22.

rs t/uippiam absque arbitris /acereti 12. At illa, apprehensa lacinia vestimenti ejus, diceret: Dormi mecum. Qui relicto in manu ejus pallio fugit, et egressus est foras. 13. Cumque vidisset mulier vestem in manibus suis, et se esse contemptam : 14. Vocavit ad se homines domus suae, et ait ad eos : En ntroduxit virum Hebraeum, ut illuderei nobis. Ingressum est ad met ut coirei mecum.". cumque ego succlamassem, 15. Et audisset vocem meams en reUquit palUum, quod tenebam, et fugit foras. 1.6. In argumentum ergo fidei retentum pal-

qualche cosa non avendo alcun con s : la, E quella , preso l'orlo del suo mantello, gli disse: Vieni con me. Ma egli lasciato in man di lei il mantello, si fugg fuori di casa. 13. E la donna veggendo in sue mani il mantello ? e s disprea* zata : 14. Chiam a se la gente di casa, e disse loro : Ecco che egli ha condotto qua quest'uomo Ebreo, perch ci facesse vergogna. Egli venuto a trovarmi per peccare con me : e ave n do io alzato le grida, 16. Egli all'udir la mia voce ha lasciato il mantello, per cui io lo teneva, e si fuggito. 16. In prova adunque della serbata fede fece

Yers. 12. S fuggi fuori di casa. Sopra queste parole s. Agostino serm. aSo. Giuseppe per sollrarsi all'impudica padrona, fuggi. Impara tu ne'pericoli e/' impurit a prender la fuga, se vuoi ottenere la palma della castit ... Di lutti i combattimenti del Cristiano i pi duri e diffcili sono quelli della castit , ne' quali quotidiana e la pugna , rara la -vittoria: in questi adunque non pu mancare al Cristiano un quotidiano martirio ; imperocch se Cristo e castit , e verit, e giustizia t e se chi insidia a queste, persecutore, colui, che le difendi negli altri, e in se stesso le custodisce, tara marl*.

lium ostendit marito veder al marito tornato a casa il mantello riterevertenti domum, nuto, 17. E disse : E venui 7. Et alt: Ingressum est ad me servus ile" to a trovarmi quel ser braeus^ quem adduxi- vo Ebreo, che tu hai sti, ut illuderei mihi : condotto a svergognarmi: 18. Il quale, sentito *8. Cumque audisset me clamare, reliquit come io alzava le grida, pallium, quod tenebam^ ha lasciato il mantello, che io teneva, ed scapetfugitforas. pato. 19. His auditis do19. Tali cose avendo minuS) et nimium ere- dite il padrone troppo duluj verbis conjugis facile a credere alle parole della moglie , ne ratus est valde : concep grande sdegno : 20. E fece metter 50. (i) Tradiditque Joseph in carcerem, Giuseppe nella prigioubivincti regis custo- ne, in cui erano tenuti debantur, et erat ibi i rei di delitto commesso contro del re, ed egli clausus. fu quivi rinchiuso. 21. Ma il Signore fu 21. Fuit autem Domnus cum Joseph^ et con Giuseppe, e avendo misertus illius dedit ei compassione di lui fece
fi) Psal. 104. 18.
Vew. 16. Fece vedere al marito ... i? mantello. Se il mar ilo fosse stato capace di ben riflettere, questo mantello, ch' ella avea ritenuto, evidentemente provava cui de' due avesse voluto far violenza. Vers. 17. * Quel terco Ebreo, che tu hai condotto. Con ogni artifizio la rea donna cerca inasprire il marito contro il virtuoso giovine, esagerandone la servii condizione, la qualit di straniero, la circestanz* d'ingrato col suo benefattore.

gratiam in conspectu s, ch' ei trov grazia principis carceris. dinanzi al provveditore della prigione. 22. Qui tradidit in 22. Il quale diede a manu illius unwersos lui potest sopra tutti vinctoS) qui in custodia i prigionieri, che erano tenebantur : et quid" in quella carcere: e tutquid fiebat^ sub ipsa to quello che si facea , erat. era fatto per s,uo ordine. 23. Nec noverai ali23. E quegli non penquid\ cunctis ei credi" sa va a nulla, avendo datis : Dominus enim erat to di ogni CQsa l'arbicum illo, et omnia ope* trio a Giuseppe: perocra ejus dirigebat. ch il Signore era con lui, e conduceva a buon fine tutto quel ch'ei faceva.
Vers. 21, Fece , ch1 ei trovo grazia te. Questo principe, o sia provveditor della carcere era lo stesso Putifare, il quale dovette ben riconoscere l'innocenza di Giuseppe, e diminu la sua pena, senza per liberarlo aflin di salvar 1' onore della moglie. Cosi il Pererio. f^edi, cap. xu. 12. Ed ancora molto probabile , che lo stesso Putifare fu quegli, che diede la sua figliuola per moglie a Giuseppe. Gii uomini non vorrebbero ( osserva il Crisostomo ) che Dio lasciasse cos sovente cadere i giusti nell' afflizioni, ma li liberasse, e l tenesse in perfetta tranquillit: ma non ella cosa pi degna di Dio, e pii degna dell'amore, ch'egli ha pe'medesimi giusti, l'esercitare la loro virt, e far conoscere quello ch' egli pu fare in essi, e finalmente far si, che le-afflizioni stesse, e le tentazioni divengan per essi occasione di grande allegrezza? Ecco di fatti un giusto calunniato, e messo in prigione, divenuto vero martire della castit, come not s. Ambrogio, il quale libero in certo modo tra tutti que' rei, rispettato, e amato da tutti esercita un' assoluta potest sopra tutti i compagni , come se tra essi fosse stato mandato non come uno di essi, ma come loro provveditore, e consolatorc. Ma tutto questo un nulla in paragone della gloria, a cui la P*ovideuza vuole innalzare Giuseppe col mezzo stesso della sua umiliazione, e della sua prigionia. Il Giusto per eccellenza, il Cristo, di cui Giuseppe sempre figura, pot essere calunniato, tradito, confuso co* peccatori per

C A P O XL. ^Giuseppe nella prigione interpreta i sogni de*due eunuchi di Faraone , e predice, che UJIQ sar restituito al primiero uffizio, /' altro finir la vita sul patibolo-, e tutte queste cose si avverarono nel d della nascita di Faraone. 1. flis ita gestis accidit, ut peccarent duo eunuchi, pincerna regis AEgypti) etpistor} domino suo 2. Iratusque contra eos Pharao (nam alter pincernis praeerat, aiter pstoribus ) 3. Misit eos in carcerem principis militum, in quo erat vineius et Joseph. 4 Atcustos carceris tradidit eos Joseph, qui et ministrabat eis. Ali* quautulumtemporisflui. Uopo di ci avvenne , che due eunuchi , il coppiere, e il panettiere del re d'Egitto peccarono contro del loro signore. 2.E Faraone sdegnato contro di costoro ( uno dei quali era capo dei coppieri, e l'altro de' panattieri ) 3. Li fece mettere nella prigione del capitano delle milizie, dove era rinchiuso anche Giuseppe. 4- E il custode della prigione li consegn a Giuseppe , il quale ancor li serviva. Era pas-

la malignit di una perversa donna, la sinagoga ; ma nella slessa sua umiliazione egli eserciter una potest suprema e divina a consolazione e salute de'peccalori, e dal suo sepolcro uscir pieno di gloria, e riconosciuto , e adorato come vero Dio , e unico alxalore di tutte le genti.

xerat, et illi in custo- salo un tratto di tempo, dacch quegli erano dia tenebantun rinchiusi : 6. Quando ambedue 6. Videruntque ambo somnium nocte una jux- la stessa notte vi,dero ta interpretationem con- un sogno di significazione adattata al caso loro. gruam sibi. 6. Ed essendo la mat6. Ad quos cum introisset Joseph mane, tina andato Giuseppe a et vidisset eos tristes> trovargli, e " vedutili malinconici, 7. G'interrog, di7. Sciscitatus est eost dicens' Cur tristior est cendo: Per qual motivo hodie solito facies ve- oggi avete la faccia pi afflitta del solito ? stra* 8. Risposer quegli : 8. Qui responderunti Somnium vidimus, et Abbiam veduto un sonon est, qui interprete- gno, e non abbiamo chi tur nobis. Dixitque ad a noi lo interpreti. El eos Joseph : Numquid Giuseppe disse loro : non Dei est interpreta- Non appartiene egli a o? re/erte mihi, quid Dio l'interpretarli ? divideritis* temi quel che avete veduto
Vers. 4- Un tratto di tempo. Credesi un anno. L'Ebreo de*giorni; lo che, secondo gli Ebrei, e altri interpreti, posto assoluta-' mente, significa un anno: cosi questi due rei sarebbero stati messi nella prigione quasi nello stesso tempo, che vi fu messo Giuseppe. Vers. 5. Di significazione adattata ec. Sogno, che era una predizione di quello che ali' uno e ali' altro dovea accadere. Vers. 8. Non appartiene egli a Dio ec. L' interpretazione de' sogni dono di Dio , e Do darammi grazia d'interpretare quello che voi avete veduto. De' sogni mandati da Dio abbiamo anche altri esempi nelle Scritture j talora Dio ne d l'interpretazione a quegli stessi, a' quali li manda -, talora vuol, ch' essi la cerchino dalle persone, alle quali egli comunica lo spirito di profezia. Vedi Dan. cap. iv. v., e Gen. cap. XLI. Siccome sonoassai rari casi de' sogni mandati da Dio , ed cosa ditficilissima.

$. Narravit prior praepositus pincernarum somnium suum : Videbam coram me vilem, 10. In qua erant tres propagines, crescere paulladm in gemmas, et posi flores uvas ma* turescerei 11. Calicemgue Pha* iraonis in manu mea\ tuli ergo uvas, et exprassi in calicem, quem tenebain., et tradirti po* culunt Pharaon. 12 .Respondit Joseph: Haec est interpretatio somniii tres propagines t tres adhuc dies sunt) 13. Post quos recordabitur Pharao mimsterii tuit et resttuette in gradum prstnum: dabisque ei calicemjuxta officium tuum, sicut ante facere consueveras. 14* Tantum memen* tornei, cum bene tii fuerit^ etfacias mecum

g. 11 gran coppiere raccont il primo il suo sogno : lo vedeva davanti a me una vite, 10. La quale avea tre tralci, che gettavano a poco a poco gli occhi, e poi i fiori, e poi le uve, che maturavano: 11. E nella mia mano era la coppa di Faraone : e presi le uve, e le spre* mei nella coppa che avea in mano, e presentai da bere a Faraone. 12. Rispose Giuseppe : La spiegazione del sogno questa : Tre tralci, tre giorni vi sono ancora, 13. Dopo de' quali si ricorder Faraone dei tuoi servigi, e ti render il posto di prima : e presenterai a lui la cappa secondo il tuo uffizio, come per F avanti solevi fare. i4- Solamente ricor-dati di me, quando sarai felice, e abbi com-

il distinguerli da'sogni vani, o mandati dal Demonio; quindi il* pia icuro m generale si di non dar retta a' sogni per non c&? derc in una superstfzfoffe, la quale sovente rinfacciala alte genti idolatre nelle Scritture

lusericordiam: ut sug- passione eli me e sollegeras Pharaon, ut edu- cita Faraone , che mi cai me de isto carcere*. tragga da questa prigione : 15. Perocch con fro15. Quafurto subiate sum de terra He- de fui condotto via dalbraeornm, et hic inno-' la terra degli Ebrei, e cens in lacum missus innocente fui gettato in questa fossa. sum. 16. Vedendo H capo 16. Videns pistorum magis ter, e/uod pruden- dei panattieri, com'egli ter sonmium dissolvis- avea saggiamente dici jet, alt: Et ego vidi ferato quel sogno , dissomnium. Quod tria ca- se: Io pure ho veduto lustra farinae haberent un sogno. Pareami d'avere sopra il mio capo super caput meum; tre canestri di farina: 17. E che nel cane17. Et in uno caniatto, quod erat excel- stro di sopra io portassius, portare me omnes si d'ogni specie di manciboS) qui fiunt arte pi- giare, che si fa dall'arte storia.^ avesque come- de'panattieri, e che gli aere ex eo. uccelli ne mangiavano, 18. Respondit Jose18. Rispose Giusepph-. Haec est interpr$- -P&l-Jrfik posizione del tatio somniii Tria cani- sogno questa : trecaYers. 15. Dalla terra degli Ebrei. Dalla terra di Chanaan assegnata da Dio, e donata alla famiglia d'Abramo. La fede di Giuseppe &rric0nosce anche in questo, che egli non dubita del dominio , che i suoi aver debbono di un paese , nel quale non sono finora se non pellegrini. , * Con frode fui condotto via. E prodigiose il contegno di questo Giusto, il quale nella pi iniqua oppressione non incolpa, come avrebbe potuto, n g' invidiosi fratelli, n la maligna padrona, poich presagiva l'umilt, e la mansuetudine di quello che a noi volle farsi maestro di tali virt,

tf tra, tre s adhuc dies nestri, cio tre giorni vi sono ancora, sunt, 19. Dopo i quali Fai g. Post quos auferet Pharao caput tuum, raone ti far tagliare il ac suspendet te in cru- capo , e ti far crocifigce, et lacerabunt volu- gere, e gli uccelli dell'acres carnes tuas. ria beccheranno le tue carni. 20. Exinde dies ter* 20. Il terzo giorno di Aus natalitius Pharao- poi era il d della nascinis erat: qui faciens ta di Faraone ; il quale grande convivium pue- facendo un gran conviris suis recordatus est to a' suoi servi si ricorinter epulas magistri d a mensa del capo dei pincernarum, et pisto- coppieri, e del capo dei panattieri, runt principis > 21. E rend all'uno 21. Restituite/u al* terum in locum suum , il suo uffizio di presenut porrigeret ei pocii targli la coppa : lum: 22. E l'altro fece ap32. Alterum suspendit in padbulo, ut con- piccare a una croce, onjectoris veritas probd- de fu dimostrata la veretur. racit dell' interprete.
Vers. ir). Ti far tagliare il capo ec. Si vede che gli Ebrei, e gli Egiziani faceano tagliare a' rei la testa prima di appiccare i loro cadaveri, fedi Jerem. Thr, v. 42-? * RC&- xxxi. io., e ordinariamente si uccidevano prima tutti quelli che si doveano o crocifggere, o impiccare. Vedi Deut. xxi. 22. Nitm. xxv. 4- ecMa non si lasci d' osservare, con qual fermezza , e autorit nel luogo stesso della sua abbiezione Giuseppe sedendo arbitro della sorte di questi due uomini d ali' uno vita e salvezza, e l'altro condanna alla morte. Chi pu non riconoscere in lui Ges Cristo, il quale in mezzo agli obbrobrii della sua croce d il paradiso a u ladro, e l'altro lascia nella sua dannazione, venendo cos ad annunciare la separazione, che Carassi di tutto il genere umano in due parti nell'ultimo giorno, quando agli uni dir egli stesso: Venite benedetti dal Padre ?m'o, ec. e agli altri: Andate maledetti al fuoco elerio ec.?

23. Et tamen suea3. Ma tornalo in cedentibus prosperis , prosperit il capo dei praepositus pincerna- coppieri si scord del rum oblitus est inter- suo interprete. pretis sui.
C A P O XLI.

IXon potendo alcuno interpretare i sogni di Faraone, gli spiega Giuseppe : qumdt fatto soprintendente di tutto l'Egitto. Faraone gli d per moglie Aseneth , dalla quale ha due figliuoli prima de' sette anni di carestia. Succede finalmente la sterilit ali abbondanza. 1. jLost duos annos vdit Pharao somnium. Putabat, se stare super $uviumt 2. ,Q& quo ascende^ bant septem boves pulchrae, et cras$ae nimis: et pascebantur in locis palustrbus. 3. Aliae quoque ,yeptem emergebant de flumine, foedae , confectaeque macie: et pai. JL/ue anni dopo Faraone ebbe un sogno. Parevagli di stare alla riva del fiume, 2.Dal quale uscivano sette vacche belle, e grasse formisura: e andavano a pascere nei luoghi palustri. 3. 4t*e sette ancora scappavan fuori del fiume, brutte, e rifinite per magrezza, e si pasceva*

Vera. i. Due anni dopo. Due anni dopo la liberazione del gran coppiere, l'anno terzo della prigionia di Giuseppe. Alla riva del fiume, ovvero di un canale del fiume Nilo. Notisi, che dal Nilo viene la fertilit, o sterilit dell' Egitto: Se il Nilo (dice Plin. lib. v. g.) inonda aW altezza di dodici cubi/i, V Egitto e alla fane, se a tredici VEgitto e alla carestia 7 quattordici cubiti portano allegrezza, i quindici tranquillila , i sedici abbondanza e delizia : quindi , che dal Nilo vede Fa< raone venir su le vacche grasse, e le vacclie magre.

Pent. prol, I.

17

scebanturin ipsa amiiis ripa in locis virentibusi 4- Devoraveruntque east quarum mira species., et habitudo corporum erat. Expergejactus Pharao, 5. Rursum dormivit, et vidit alterum ,somnum* Septem spicae puliulabant in culmo uno plenae, atque formosae: 6. Aliae quoque tati" dem^spicae tenues, et percussaeuredine oriebantur, if.levorantes omnem priorum pulchritudinem. Eviglans Pharao post (juietemt 8. Et facto mane >. pavore perterritus, mi" sit ad omnes conjectores AEgyptjcuncosque -sapientes', et accersitis narravit somnium ; nec

no sulla riva stessa del fiume,dov'era del verde: 4 E ( queste ) si divorarono quelle ebe erano mirabilmente belle, e di grassi corpi. E Faraone si risvegli, 6. Poi si raddorment , e vide un altro sogno. Sette spighe si alzavano da un solo stelo piene e bellissime ; 6. E altrettante nascean dipoi spighe sottili, e bruciacchia te dal' V euro, 7. Le quali si divoravano tutte le prime s belle. Svegliatosi Faraone dal sonno, 8. E venuto la matti* na, pieno di pauramand a cercare tutti gl'indovini d'Egitto, e tutti i sapienti: e rannali che furono, raccont il so-

Vers. 3. E si pascevano sulla- riva stessa del fiume. Delle prime sette disse., che andavano, a pascere in luoghi palustri, perch il Nilo avea largamente Laon.dato la campagna ; onde bisognava andar lontano per trovar pascolo, ma di queste sette s 4lee, ifie pascolavano sulla ripa: segno che il fiume nou avea dato fuori ; onde lontan da esso mancava 1' erba, e solo si trovava del verde alle rive. Vers. 6. Bruciacchiale dall'euro. L'Ebreo bruciacchiale dalVorientC) o SA dal vento droriente, cio l'euro, il quale nocevole all'Egitto; perch molto caldo, soffiando dal vasto e secco deserto d'Arabia.

erat, qui interpretaretur. 9. Tunc demum re miniscens pincernarum magister^ aiti Confiteor peccatum meum\ 10. Iratus rex servis suis me , et magistrum pistorum retrudi jussit in carcerem principis miltum: 11. Ubi una nocte uterque vidimus somnium praesagum futurorum. 12. ~Eralibi puerilebraeust ejusdem ducis mGt&m famulus : cui narrante somna 13. Aufmmu&tquidquidpostea rei proba* vit ventus : ego enim redditus sum officio

gno ; e non v'ebbe chi ne desse la spiegazione. 9. Allora finalmente il capo de'coppieri si ricord , e disse : Confesso il mio fallo : 10. Disgustato il re contro i suoi servi ordin, che io, e il capo de' panattieri fossimo rinchiusi nella prigione del capitano delle milizie : 11.Dove in una stessa notte ambedue vedemmo uri sogno, che presagiva il futuro. 12. Bravi un giovinetto Ebreo, servo dello stesso capitano delle milizie : al quale avendo noi racconta ti i sogni 13. Ne udimmo l'interpretazione verificata && <|mef elle di poi avvenuto : perocch io fui

Vers. 8. Tutti gl'indovini ec. Questi , credesi, che fossero que' medesimi, che poi sono chiamati maghi di Faraone, facendo essi ambedue i mestieri d'indovini, e di maghi. E littti i sapienti. Questi erano i sacerdoti, la vita dei quali era occupata tutta nel culto degli dei, e nello studio della sapienza. Spendevano la notte nello studio, e nella considerazione degli astri, il giorno nel servigio degli dei, a' quali cantavano inni a quattro differenti ore della giornata. Erano versatissimi nella geometria, astronomia, e aritmetica. Vers. p. * Confesso il mio fallo. Se lo sconoscente coppiere ali' usanza de' cortigiani non credesse adesso di far piacere al suo re, non ricorderebbe Giuseppe n i di lui meriti.

meo, et ille suspensus restituito a! mio impiego, e quegli fu appeso estincruce. alla croce. 1,4. Subitamente per 14- (i) Protinus ad regis imperium edu- comando del re fu tratctum de carcere Joseph to di prigione Giuseptotonderunt : ac veste pe : e fattolo radere, e mutata, obtulerunt ei. cambiatogli il vestito, lo presentarono a lui. 15. E questi gli dis15. Cui ille ait: Vidi somma,) nec esigui edis- se: Ho veduti de'sogni, serati quae audivi te e non ho chi g' intersapientissime conjicere. preti: ed ho sentito, che tu con gran saviezza li sai diciferare. 16. Rispose Giusep* 16. Respondit Joseph: AbsquemeDeus be : Iddio senza di me respondebit prospera risponder favorevolmente a Faraone. Pharaoni 17. Raccont adunij. Narravit ergo Pharao, quod viderat: que Faraone quello che Putabam.) me stare su- avea veduto : Pareami di stare sulla ripa del per riponi fluminis, fiume, 18. E che dal fiume 18. Et septem boves
( i ) Ps. 104 20.

Vers. 14. E fattolo radere, e cambiatogli il vestito ec. Nel lutto era cosa ordinaria il lasciar crescere i capelli, e la barba. Yedesi ancora, che nissuno entrava nel palazzo d e' re in abito di duolo. Vedi Esther. iv. a., Gen, i. 4. Ver. i*>. Iddio senza di ine ec. Giuseppe non volea, che Faraone si pensasse, ch' egli o per qualche naturale sua virt, o per alcuno de'mezzi usati dagl'indovini dell'altre nazioni potesse dare una giusta interpretazione de' suoi sogni. Egli dichiara perci, che da Dio solo pu venire agli uomini la cognizione di quel che presagiscono i sogni mandati da lui, e che da Dio egli aspetta questo lume a consolazione di Faraone,

22. Vidi somnum. Septem spicae pullulabant in culmo uno, pienae atquepulcherrimae. 23. Aliae quoque septem tenues , et percussae uredine oriebantur e stipula-. 24. Quae priorum pulchritudinem devoraverunt. N'arrapi coJtjectoribus somnium, et nemo est qui edisseraL

uscissero sette vacche belle formisura, e molto grasse rie quali pascendo ne' luoghi paludosi spuntavano l'erba verde: 19. Quand* ecco dietro a queste venivano sette altre vacche tanto brutte e macilente , che mai le simili non ho vedute nella terra d' Egitto : 20. Le quali, divorato avendo 3 e consunto le prime, 21. Non diedero nissun segno d' esser satolle; ma erano abbattute come prima dalla magrezza e dallo squallore. Mi svegliai, e di nuovo fui oppresso dal sonno, 22. E vidi questo sogno. Sett spighe spuntavano da u solo, stelo , piene e bellissime. 26. Parimente altre sette sottili, e bruciacchiate dall'euro nascevano da un filo di paglia : 24. Le quali divorarono le prime si belle. Ho raccontato il sogno agl'indovini, e nissun v'ha, che lo spieghi.

26. 'Respondit Joseph; S omnium regis unum est: quaefacturus est Deus, ostendit P ha raon. 26. Septembovespulchrae et septem spicae plenae septemubertatis anni sunt\ eamdemque vim sommi comprehendunt. 27. Septem quoque boves tenues^atque maclentae, quae ascende runtpost eas, et septem spicae tenues, et vento urente percussae^ septem anni venturae sunt famf. 28. Qui hoc ordine complebuntur. 29. Ecce septem anni venient ferdlitatis magnae in universa terra AEgypdi 30. Quos sequentur septem anni alii tantae terilitatiS) ut oblivioni tradatur cuncta retro abundantia t consumi-

26. Rispose Giuseppe : Uno il sogno del re : Dio ha mostrato a Faraone quel che vuol fare. 26. Le sette vacche belle, e le sette spighe piene sono sette anni di abbondanza; e sono un soi senso. 27. Parimente le sette vacche gracili e macilente , che vennero dietro a quelle, e le sette spighe sottili, e ofiese dal vento, che brucia, sono sette anni di futura caresta. 28. E la cosa avr effetto con quest' ordine. 29. Ecco che verranno sette anni di grande fertilit per tutta la terra d'Egitto : So. Dopo i quali saran sette altri anni di sterilit cosi grande, che andr in obblio tutta la precedente ab-

Vers. 5. Uno e il sogno del re. Riguarflo al significato il sogno del re un Solo. Dio ha mostrato a Faraone eo. Si vede qui la special previdenza di Dio verso i rettori e pastori de' popoli. Vedi anche Dan. cap. n.

ptura est enim James bondanza : perocch la omnem terram, fame devaster tutta la terra, Si.Et ubertalis ma31. E la gran caregnitudinem perditura stia assorbir la granest inopiae magnitudo. de abbondanza. 32. Quod autem vidi" 32. L'aver poi tu vesti secundo ad eamdem duto replicato sogno, rem pertinens som- che una stessa cosa sinium; firmitatis indi" gnifica , segno quecium est, eo quod fiat sto, come la parola di sermo liei, et velocius Dio avr sicuramente impleatur. t effetto, e senza dilazione si adempir. 33. Scelga adunque 33. "Nunc ergo provideat rex virum sapien- adesso il re un uomo tem, et industrium, et saggio, e attivo, e diagli praeficiat eum terrae autorit in ( tutta ) la terra d'Egitto: JEgypti: 34* E questi deputi 34- Qui constituat praepasites per cunctas dei soprintendenti in regiones : et quintam ogni regione : ela quinpartem fructuum per ta parte del provento septem annos ferthta- de* sett'anni di fertilit, tis, 36. Qmjam nunc fu"36* I quali fin d'adesturi sunt, congregent so comincieranno ad esin horrea; et omne fra." sere , sia raunata ne' mentum sub Pharaonis granai : e tutto il fruVers. 34- La quinta parie del-provento ec. Giuseppe consiglia al re di far portare ne'suoi granai la quinta parte delle grasce di ciaschedun anno di fertilit. Siccome probabile, che ne' luoghi pi vicini al Nilo qualche piccola cosa si raccogliesse anche ne' sette anni della fame, Giuseppe previde che questa porzione riserbata ptea bastare al mantenimento del popolo ; oltre di che negli anni magri suoi usarsi maggior risparmio.

potestate condatur, ser- mento si rinchiuda a disposizione di Faraove tur que in urbibus* ne, e si conservi nelle citt. 56. E si tenga pre36. Et praeparetur futurae septem anno- parato per la futura carum fami, quae oppres- restia di sette anni, che suro, est AEgyptum, et verr sopra 1' Egitto, non consume tur terra affinch il paese non sia consunto dall* inopia. inopia. 37. Piacque il consi67. Placuit Pharaoni consilium , et cunctis glio a Faraone, e a tutli i suoi ministri. " ministris ejus. 38. Ed egli disse lo38. Locutusque est ad eos ; Num invenire ro : Potrem noi trovare poterimus talem virum^ uomo come questo, che qui spiritu Dei plenus pieno sia dello spirito di Dio ? sit? So,. Disse pertanto a 3g. Dixit ergo ad Joseph: Qua osiendit ti' Giuseppe : Dacch Dio bi Deus omnia, quae ha mostrato a te lutto locutus es, numquid sa- quello che hai detto, pientiorem, et consimi- potr io trovare uomo lem tui invenire potero pi saggio, e simile a te? 4 Tu avrai la so4- Tu eris super domum meam , et ad tui printendenza della mia oris imperium cunctus casa, e al comando delpopulus o&edlet: uno la tua bocca obbedir tantum regni s olio te tutto il popolo : non avr precedenza sopra pragcfidam. Psal. 104. 21. i. di te, se non quella del Mach. 2. 53. Act. 7. io. trono reale. 4i. E disse tPC.pJ'a 4i. Dixitf/ue rursus Pharao ad Joseph-, Ec- Faraone a Giuseppe : ce cons litui te super un i- Ecco che io ti do aulo-

versam terram AEgypti. 42. Tulitque annulum de manu sua, et dedit eum in manu ejus : vestivitque eum stola byssina^ et collo lorquem auream circumposuit. 43. Fecitque eum ascendere super currum suum secundum, clamante praeconet ut omnes coram eo genu fletter ent, et praepositum esse scirent universae tefrae AEgypti. t&fxitquoquerex ad Joseph-, Ego sum Pharao: absque tuo imperio non movebit quisquam manum, aut pedem in omni terra AEgypti. 46- Verdtque nomen ejus ..et vocavit eum lin-

rit sopra tutta la terra d'Egitto. 4 a--E si lev dal suo dito l'anello, e lo pose in dito a lui : e lo fece vestire di una veste di bisso, e al collo gli pose una collana d' oro. 43. E lo fece salire sopra il suo secondo cocchio, gridando F araldo, che tutti piegasser le ginocchia dinanzi a lui, e sapessero, come egli era soprintendente d tutta la terra d'Egitto. 44- Disse ancora il re a Giuseppe : Io son Faraone : nissuno in tutta la terra di Egitto mover piede, o mano fuori che per tuo comando. 45. E mutogli il nome, e chiamolio in lin-

Vers. 4^ Sopra il suo secondo cocchio. Alcuni pretendono, che sia un cocchio che andava sempre dietro a quello, in cui era il re. Vedi 2. Parai, xxxv. 24. Altri intendono il cocchio destinato per la seconda persona del regno, come fu Mardocheo sotto Assuero; onde traducono l'Ebreo : il cocchio del secondo orno, della seconda persona. Yers. 44- Nissuno in tutta la terra d1 Egitto mover ec. Io giuro, dice Faraone, che i miei sudditi saranno talmente soggetti a te , che non solamente nissuna resister a' tuoi comandi, ma non vi sar chi ardisca di far cosa d'importanza , se non sar di tuo piacimento e consenso,,
17 *

gua egiziana Salvatore del mondo. E gli diede per moglie A.seneth figliuola di Putifare sacerdote di Heliopoli . Parti adunque Giuseppe per visitare la terra d'Egitto. syp4& (Triginta autem 4$. (Or egli avea dnnorum erat, quan- trent' anni, allorch fu do stett in conspectu condotto davanti al re
Ver. 45. Chamollo ... Salvatore del mondo. E gli diede per moglie ec. Chi mai avrebbe pensato , che in un sol giorno Giuseppe di schiavo sarebbe divenuto signore, di prigioniero vicer, ceibe in luogo della prigione dovesse abitar nella reggia, e da un' estrema ignominia salire ali' altezza suprema ? Ma tutto ci anche meglio risplende nel vero Salvatore del mondo , il quale dopo tre giorni significati ne' tre anni della prigionia di Giuseppe risorge da morte pieno di gloria, e in premio delle sue umiliazini riceve dal padre un' assoluta potest in cielo e in terra, onde nel nome di lui si pieghi ogni ginocchio in cielo, in terra e nell'inferno; di lui costituito giudice de'vivi e de'morti, a cui il Padre stesso d una sposa, vale a dire, la Chiesa delle nazioni salvate col* merito de'suoi patimenti e della sua morte. La fame e la mancanza d'ogni bene sar fuori del paese, dove regna Giuseppe; ma i sudditi di lui viveranno, e a lui offeriranno in ricompensa tutti i loro beni. A lui correr la famiglia del fedele Giacobbe, ed egli dopo essere stato riconosciuto e adorato Salvatore de'Gentili, riunir finalmente al suo regno anche i discendenti d' Abramo. Figliuola di Putifare sacerdote di Helopoli. Abbiam notato di sopra, che alcuni credono, che questo Putifare sacerdote della citt del sole possa essere lo stesso che il Putifare, in casa i cui fa servo Giuseppe. Tale fia il sentimento degli Ebrei, e U Origene, e di . Girolamo ; ma . Agostino, il Crisostomo T e molti dtftti interpreti lo credeno differente. La citt di HeliopoJi, cosi detta dal colto che ivi rndevasi al sole, di cui vi erano de'templi, avea un gran numero di sacerdoti, i quali erano considerati come i personaggi non solo i pi dotti e saggi di tutto l'Egitto, -ma anche come i pi nobili ; onde dal lor ceto ae fu innalzato pi A1 uno al regno. Cosi si vede, che fu grande l'onore fatto a Giuseppe in fargli sposare una figlia di uno di que' sacerdoti.

gua, aegyptaca Salvatorem mundi. Deditque UH uxorem Aseneth fi' llam PutipJiare sacerdotis Helopoleas. JEgressus est itaque Joseph ad terroni AE-

r*gis Pharaons)\ et circuivlt omnes regiones AEgypti. 47. Vernicine fertili" tas septem annorum ; et in manipulos redactae segetes congrega" tae sunt in horrea AEgypti. 48. Omnis etiamfru~ gum abundanta in singulis urbibus condita est. 49. Tantaque fuit abundana tritici,ut arenae mariscoae(juaretur% et copia mensuram excederei. 50. (i) TJati sunt autem Joseph filii duo antequam -veniret fa* mes : quos peperit ei Aseneth filia Putipiare sacerdotis HeliopoleoS. 51. Vocavitque no~ men primogeniti Ma nasses^ dcens: Oblivisci me fecit Deus o(O Infr. 46. 20. 48. 5.

Faraone ) : ed ei fece il giro di tutte le provineie dell'Egitto. 4y. E venne la fertilit di sette anni : e i grani legati in manipoli furono raunati ne* granai dell' Egitto. 48. Tutta ancor l'abbondanza delle biade-fa riposta in ciascheduna delle citt. 4p. E tanto grande fu l'abbondanza del grano che uguagli T arena dei mare, e la quantit non potea misurarsi. 50. E nacquero a Giuseppe due figliuoli prima che venisse la carestia, i quali furono a lui partoriti da Ase~neth figliuola di Putifare aeerdote d'Heliopoli. 51. E al primogenito pose il nome di Manasse, dicendo : Dio mi ha fatto dimenticare di

Vers. 4y- % gran legati in manpoli ec. l grano nella sua spiga si conserva meglio e pi lungamente. Yers. 51( Mantisse ; Colui clje fa dimenticare,

iruium laborum meorum , et domus patris mei. 02. Nomen quoque secundi appellavit .Epliraim^ dicens: Crescere me fecit Deus in ter ra paupertatis meae. 63. Igitur trans acts ssptem ubertads annist quifuerant in AEgypto, 54- Coeperunt venire stptem anni inopiae , f/uos praedixerat JoJteph.etin universo orbe fames praevaluit : in cuncta autem terra AEgypfi panis erat. 65. Qua esuriente, tlamavit populus ad Piaraonem, alimenta petens. Quibus ille respondit : Ite ad Joseph, et cjuidquid ipse vobis dixerit ,facite. 66. Crescebat autem quotidie fames in omni terra : aperuitque Joseph universa horrea, et \-endebat AEgyptiis ;

tutte le afflizioni sofferte in casa del padre mio. 62. Al secondo poi diede ( il nome di Ephraim, dicendo : 11 Signore mi ha fatto crescere nella trra, dove io era povero. 63. Passati adunque i sette anni di ubert, che erano stati nell' Egitto, 64. Principiarono a venire i sette anni d carestia predetti da Giuseppe, e la fame regn per tutto il mondo : ma in tutta la terra di Egitto v'era del pane. 55. E quando gli Egiziani sentirono la fame, il popolo alzo le grida a Faraone, chiedendo cibo. Ed egli rispose loro : Andate da Giuseppe, e fate tutto quello ch' ei vi dir. 66. Or la fame cresceva ogni d pi in tutta la terra : e Giuseppe aperse tutti i granai, e vendeva agli Egiaia-

Yers. 3-},. Epfiraiin: Un clic fruttifica, che cresce.

nam et illos oppresse- ni ; perocch s trovarat fames. vano aneh' essi alla fame. 67. Omnesqueprovin67. E venivano tulle ciae veniebant in AE- le provincia in Egilto gyptum, ut emerent a comprar da mangiare, escas, et malum mo- e trovar sollievo ai mapie temperarent. le della carestia. CAPO XLIL

/ fratelli di Giuseppe strett, dalla fame sono mandati dal padre in Egitto a comprare de viveri ; e sono da lui riconosciuti , e trattati duramente , e messi in prigione. Finalmente lasciato Simeone in carcere^ si partono., e senza saperlo riportano ciascuno nel suo sacco il denaro insieme col grano. \.jnLudiens autem Jacob, quod alimenta venderentur in AEgyp to.dixit filiis suis: Quare negligiti ? 2. Audivi, quod trideum venundetur in AEgypto: descendite^ et emite nobis necessaria, ut possimus vivere , et non consumamur inopia. 1. Irla Giacobbe avendo udito, che si vendeva da mangiare in Egitto, disse a' suoi figliuoli : Perch state a guardarvi in viso ? 2. Ho sentito dire , che si vende grano in Egitto : andate, e comprate quello che ci bisogna, affinch possiam vivere, e non siani consunti dalla fame.

Vers. i.* Giacobbe avendo udito. Ebr. Avendo veduto. Non per necessario supporre, come ad alcuni piacque, per rivelazione divina, '

3. Descendentes igitur fratres Joseph decem , ut emerent fru? menta in AEgypto, ^.Beniamin domi retemo a Jacob, qui dixeratfratribus ejus, ne forte in itinere quid(juam patiatur moli* 5. Ingressi sunt tertam AEgypti cum aliis quipergebant ad emendum. Erat autem far mes in terra. Chanaan. 6. Et Joseph erat princeps in terra AEgyptit atque ad ejus nu" tum /rumenta populis vendebantur. Cumque adorassent eum fratres sui, 7. Et agnovisset eos, quasi ad alienos durus loquebatur, interrogans eos : Unde veni* stis? Qui responderunti De terra Chanaan, ut

3. Andarono adunque dieci fratelli di Giuseppe in Egitto a compra* re del frumento, 4. Essendosi Giacobbe ritenuto Beniamin a casa, avendo detto ai suoi fratelli, che non gli succeda qualche disgrazia nel viaggio. 6. Entrarono nella terra di Egitto con altra gente, che andava a comprare. Perocch nella terra di Chanaan era la fame. 6. E Giuseppe dominava in Egitto, e a piacimento di lui si vendevano a' popoli 3e biade. E i suoi fratelli avendolo adorato, 7. Ed egli avendoli riconosciuti, parlava lo ro con qualche durezza, come a stranieri, interrogandoli: D'onde siete venuti? Risposero : Bai-

Vera. 6, S i tuoi ffi&tell avendolo adorato. Cos questi fratelli cominciano a verificare senza saperlo i sogni del loro fratello, * Giuseppe dominava in Egitto. Se non si sapesse, che la storia tutta de'patriarchi profetica, regolata cio straordinariamente da'Dio, ci farebbe sorpresa il vedere Giuseppe per quei dieci anni che signoreggiava in Egitto, niente sollecito di procurarsi notizie dell* amato suo padre.

emamas vicini neces* la terra di Ghana n per saria. comprare quello che ci bisogna per -vivere. 8. "Et tamen fratres 8. riconoscendo e* ipse cognoscens, non gli i fratelli, non fu peest cognitus ab eis. r da essi riconosciuto. 9. tecordatusque so* 9. E rammentandosi mniorum, quae aliquan- i ogni veduti una voldo vderat, alt ad eos: ta, disse loro : Voi sieExploratores ests: ut te spioni: e siete venuvideatis infirmiora ter- ti a riconoscere i luoghi raet venistis. men forti del paese. 10. Qui dixerunt: 10. Dissero quelli: Non est ita, domine', sed Signore, non cos ^ servi fui venerunt > ut ma i tuoi servi sono veemerent cibos. nuti a comprar da man* giare. 11. Omnes filii unius 11. Siamo tutti fi viri sumus\ pacifici ve gliuoli di uno stesso nimus, nec quidquam uomo: siam venuti a famuli tw machinan- buon fine, e nissun mat&r mali, le tramano i frervi tuoi. 12. Quibus ille r&~ 12. Rispose loro : La spondit: Aliter esk im- cosa ben diversa : siemunita terrae hujus te venuti ad osservare considerare venistis. i luoghi di_ questo paese men fortificati. 13. At illi : Duode13. Ma qudK: Siamo, cim, inquiunt, servi tui, dissero , noi tuoi servi, fratres sumus, filii viri dodici fratelli, figliuoli
Vers. g. Voi slete spioni. Giuseppe parla cos per provare i fratelli, e per condurli passo passo a dargli nuova del padre e del fratello rimaso a casa ; onde bench egli sappia, che i fratelli non sono spioni, dimostra che tali li creder t se non danno buon conto dell'esser loro. Piccola mortificazione rispetto a quello che essi avean fatto verso di lui,

unius in terra Chanaan: mnimus cum patre nostre est, alius non est super. i^.Hoc est, alt, quod locutus sum: Exploratores estis. 15. Jam nunc expermentum vestri capiami per salutem Pharaonis non egrediemini hinc, donec vernai frater vester mnimus. 16". Mittte ex vobis unum^ et addueat eum: vos autem eritis in vincvlis, donec probentur, quae dixisds^ utrum vera , anfalsa sint : alioquin per salutem Pharaonis exploratores estis.

d'uno slesso uomo nella terra di Ghanaan : il pi piccolo con nostro padre, l'altro pi non . i4- La cosa, diss'egli, come ho detto : Siete spioni. 15. Io fin d'adesso vi metter alla prova : per la salute di Faraone voi non partirete di qua , fino a tanto che venga il fratello vostro pi piccolo. 16. Mandate uno di voi, che qua lo conduca : e voi starete in catene , fino a tanto che sia manifesto, se vero o falso sia quello che avete detto : altrimenti voi per la salute di Faraone siete spioni.

Vers. 14. e 15, La cosa ... , come ho detto: Siete spioni, ec. Voi dite che siete dodici fratelli figliuoli di un solo padre, e che un piccol fratello restato a casa e P altro mor. Io non credo nulla di tutto questo, se voi non mi fate toccar con mano la verit. Andate e menatemi quel fratello piccolo che dite essere restato a casa. Cosi ( dice il Crisostomo ) volea assicurarsi, ch'ei non avessero trattato il secondo figliuolo di Rachele, come avean trattato il primo. Vers. 16. Per la salute d Faraone. Alcuni in queste parole riconoscono una veemente affermazione e asseveranza piuttosto che un giuramento ; ma quand' anche elle contenessero nn vero giuramento, pot Giuseppe giurare per la salute di Faraone suo benefattore, e cui dovea tutto il rispetto e 1' amore , veneranda nella creatura il Creatore, da cui Faraone avea ricevuto la real potest, e tutta la sua grandezza. Cosi Ges Cristo c'insegna, che chi giurava pel cielo, per la terra, ec- secondo il comune

17. Tradidit ergo illos custodiae tribus diebus. .18. Die autem tertia eductis de carcere, aiti Facile, quae dixit et vivetis : Deum enim timeo. 19. Si pacifici estiS) frater vester unus ligetur in carcere: vos autem abite, et ferie frumentat quae emistis, in domos vestras , 20. (i) Et fratrem vestrum minimum ad me adducile, ut possint vestros probare sermones^ et non mora* mini. FeceruntyUt dijcerat, 21. Et loculi sunt ad invicem:Merito haecpa(,) Infr. 43. 5.

17. Li fece adunque mettere in prigione per tre giorni. 18. E il terzo giorno fattigli uscir dalla carcere, disse : Fate quello che ho detto , e sarete salvi: perocch io temo Dio. 19. Se avete buone intenzioni, uno di voi fratelli stia legato in prigione: e voi allri andate, e portate il frumento , che avete comprato , alle vostre case, 20. E conducetemi il vostro fratello pi piccolo , affinch io possa esser chiarito di quel che dite , e non siate condannati a morire. Fecero, com' egli avea detto, 21. E si dissero l'uno ali' a&ro : Con ragione

uso delle nazioni e l'intemione di chi facca tal giuramento, giurava pel loro Creatore, Malth. xxxui. 21. I Martiri di Ges Cristo soffrirono la morte piuttosto che giurare pel genio degl' imperatori idolatri ; ma la ragione si fu, perch un tal giuramento veniva a riconoscere una specie d' idolatria, mentre faceasi lo stesso giuramento per l'imperatore, come per un dio. Ma nissuno ha finora immaginato, che fosse ne'tempi di Giuseppe una tal frenesia ne'principi d'Egitto di aspirare agli onori divini. Simili giuramenti si trovano, i. Reg. i. 26., xvu, 55., WLY 26.

tmur,quia pecc&vimus iji/ratrem nostrum, vi" dentes angustiam animete illius, dum deprecnretur nos, et non audivimus: idcirco venit super nos ista tribulatio. 22. E quibus unus Ru&en, alt: Numquid non dixi vobis-, (i) No* lite peccare in puerum: et non audistis me? en sanguis ejus exquiritur. 23. Nesciebant au~ tem , quod inteUigeret Joseph: eo quod per in terppetem loqueretur ad eos.
(i) Sup. 3y. *2.

soffriamo questo, per-' ch peccammo contro il nostro fratello, vedendo le angustie del suo cuore mentr' ei ci pregava , e noi non ascoltammo : per questo venuta sopra di noi tribolazione. 2 2. Uno diessi Ruben, disse : Non vel diss'io: Non peccate contro il fanciullo : e voi non mi deste retta ? ecco che del sangue di lui si fa vendetta. 23. E non sapevano di essere intesi da Giuseppe ; perocch questi parlava loro per interprete.

Vers. ai i--Con ragione soffriamo questo. Osserva s. Gregorio, che la pena apre gli occhi che avea chiusi la colpa, E il Crisostomo: Come un ubriaco quando si e caricato d'i mollo vino, non sente alcun nule, ma lo sente di poi; cos il peccato, Jno a tanto che sia consumato, quasi densa calgine, ottenebra, la mente ; ma dipoi si leva su la coscienza, e pi crudamente d qualsisia accusatore rode la mente, mostrando l'indegnit del mate, che si e fatto. Notisi, che eran gi corsi veutidue o ventitr anni dal tempo, in cui era stato venduto Giuseppe ; contuttoci non aveano potuto ancora scordarsi dell'atroce delitto. Vers. a3. Parlava loro per interprete. Non si vede, che i figliuoli di Giacobbe avester -bisogno d'interprete per essere intesi dagli Egiziani ; ma Giuseppe o per grandezza, o piuttosto perch i.fratelli no) riconoscessero alla voce, o alla pronunzia, parlava loro per via d'interprete.

^.Avertitque se parumper, etflevit: et reversus locutus est ad eos. 26. Tollensque Si" meon , et lgans illis praesendbus, jussit mi" nistris, ut implerent eorum saccos tritico, et reponerent pecunias singulorum in sacculis suis, datis supra cibariis in viam : qui fecerint ita. 26. At illi portantes /rumenta in asinis suist profecti sunt. 27. Apertoque unus saeco, ut daretjumento pabulum in wersorio^ co72templatu$ pecuniam in ore s acculi, 28. Dixit fratnbus suist Reddita est mihi pecunia, en habetur in sacco. Et obstupefac, turbatique mutuo dixerunti Qudnam est hoc, quod fecit nobis Deus?

24* Ed egli si volse per un poco in altra parte , e pianse : e torn , e parl con essi. 26. E fatto pigliare , e legare Simeone sotto de' loro occhi, ordin ai ministri, che empisser di grano le loro sacca , e rimettessero il denaro di ciascheduno nel suo sacco, dando loro di pi de'viveri pel viaggio : e quelli fecer cosi. 26. E quelli portando sopra i loro asini il grano, se n* andarono. 27, E avendo uno di loro aperto il sacco per dar da mangiare al suo asino all'albergo, osservando il denaro alla bocca del sacco, 8. Disse a' suoi fratelli: Mi sialo renduto il denaro, eccolo qui nel sacco. E stupefatti, e turbati dissero is uno all'altro: Che mai quello che ha Dio fatto a noi ?

Vers. 2 5. E fatto pigliare , e legare Simeone ec. Egli dovea essere stato uno de' pi fieri persecutori di Giuseppe ; ma si pu anche credere di Giuseppe, che dopo questa dimostrazione di rigore trattasse Simeone eoa tutta la maggior carit. ^^^

29- yeneruntque ad Jacob patrem suum, in terram Chanaan, et narraverunt ei omnia) quae accidissent sibi^ dicentes: 3o. Locutus est nobis\ dominus terrae dure, et putavit nos exploratores esse provintiae. Si.Cui respondimus\ Pacifici sumus, nec ullas molimur insidias. 3 2. Duodecimfratres uno p atre geniti sumus: unus non est super, mi" nimus cum patre nostro est in terra Chariaan. 35. Qui ait nobis : Sic probabo, quod pacifici sitis: Fratrem vestrum unum dimitdte apud me, et cibaria domibus vestris necessaria sumitet et abitei 34. Fratremque vestrum minimum adducile ad me, ut sciam, quod non sitis explorators , et istum , qui tenetur in vinculis , re-

zg. E giunsero a casa di Giacobbe loro padre nella terra di Ghanaan, e a lui raccontarono tutto quello che era loro avvenuto, dicendo: 30. Il signore di quella terra ci ha parlato con durezza, e ha creduto, che andassimo a spiare pel paese. 31. Gli abbiam risposto : Noi siamo uomini di pace, e non macchiniamo nulla di cattivo. 32. Siam dodici fratelli nati tutti di un istesso padre : uno pi non : il pi piccolo con nostro padre nella terra di Chanaan. 33. Quegli ci ha detto : Mi chiarir in questo modo se voi siete uomini di pace : Lasciate presso di me un vostro fratello, e prendete quel che bisogna di viveri per le vostre famiglie, e partitevi : 34. E conducete a me il fratello vostro pi piccolo onde io conosca, che non siete spioni , e voi ricuperiate quello che rimane in

cipere possitis\ ac dein- prigione; e abbiate di ceps quae vultis> emen- poi permissione di comdi habeatis licentiam. prare quello che vorrete. 35. His dictis, dum 35. Delle che ebbero frumenta effimderent, quesle cose , votando i singuli repererunt in grani, trov ognuno di ore saccorum ligatas loro rinvolto il denaro pecunias, exterritisque alla bocca del sacco: ed simul omnibus, essendo tulli fuori di s, 36. Dixit pater Ja56. Disse il padre cob-. Absque iberis me Giacobbe : Voi m'avete esse fecistis; Joseph condotto ad essere senion est super, Simeon za figliuoli ; Giuseppe tenetur in vinculis, et non pi , Simeone Eeniamin avferetis: in in catene, e mi torrete me haec omnia mala Beniamin : sopra di me reciderunt. ricadono tutte queste sciagure. 37. Cui respondit Ru07. Rispose a lui Ruteni Duos filios meos ben: Uccidi due dej interface, si non redu- miei figliuoli, se io non xero illum tibi : frode lo riconduco a te : conillum in manu mea> et segnalo a me, ed io te ego eum tibi restituam. lo restituir. 38. At ille : Non de38. Ma quegli: Non scendet, inquit, filius verr, disse, il mio figlio meus vobiscum-.frater con voi : suo fratello si ejus mortuus est., et mor, ed egli rimaso
Vers. 35. Essendo tutti fuori di se. Eglino avean gi trovato il denaro alla bocca del sacco di ciascheduno , come si vede cap. XLIU. 2. ; ma probabilmente non vollero far conoscere al padre d'essersene accorti prima, perch ei non gli sgridasse di non averlo riportato a chi avea dato loro il grano : quindi dimostrano di restarne sorpresi e sbigottiti.

ipse solus remansit : si quid ei adversi accide* rit in terra, ad quam pergitis, deducetis eanos meos cum dolore ad in/eros.

solo : se alcuna cosa avverr di sinistro a lui nella terra , dove andate, precipiterete col dolore nel sepolcro la mia vecchiaja.

C A P O XLIII. I fratelli d Giuseppe con gran pena ottengono dal padre, che ritornando in Egitto con donit e col doppio del denaro^ vada con essi anche Beniamino. Sono invitati a un convito , e trai" tofuor di prigione Simeone, banchettano tutti, con Giuseppe. \.Mnterimfdmes omnem terram vehementer premebat. a. Consumptisf/ue cibis, quos ex Agypto detulerant, dixit Jacob ad filios suosf. Repertimini, et ernte nobis pauxllum escarum. 3. Respondit Judas : Denuntiavit nobis vir ille sub attestatione ju* Pisjurand, dicensiton vi&ebitis faciem meam, nisi fratrem vestrum minimum adduxertis vobiscum, 4- Si ergo vis eum mittere nobiscum, per1. J. rattanlo la fa* me vessava crudelmente tutta la terra. 2. E consumati i viveri , che aveano portati d'Egitto, disse Giacobbe a'suoi figli : Tornate a comprarci qualche poco da mangiare. 3. Rispose Giuda: Queli' orno e' intim Con giuramento, dicendo i Non vedrete la mia faccia, se non menate con voi il fratello vostro pi piccolo. 4- Se adunque tu vuoi mandarlo con noi,

gema pariter , et eme- anderemo insieme, e compreremo quello che mas libi necessaria*. ti bisogna : 6. Se tu non vuoi, 5. Sin autem non vis, non ibimus : vir enim, non andremo : perch ut saepe diximus, de- quell'uomo, come abnuntavit nobis, di biam detto pi volte, ci censi (i) Nonvidebits ha intimato, e ha detfaciem meam absque to : Non vedrete la mia faccia senza il fratello fratre vestro minimo. vostro pi piccolo. 6. Disse a lui Israe6. Dixit ei Israeli In meam hocfecisds mi" le : Per mia sventura seriam, ut indicaretis avete fatto sapere a coei, et alium habere vos lui, che avevate ancora fratrem. un altro fratello. 7. Ma quelli rispose 7. At illi responde* rnk Interrogavit nos ro : Quell'uomo c'interhomo per ordinem no* roga per ordine intor$tr&f$pj*ogemem: si po* no a tutta la nostra stirter vvrQfri #i habere pe : se il padre era vivo : m^fratrffii Wn&0 re* se avevamo altro fratelspondimuf -et' Ctonse* lo ; e noi gli rispondequenter juxta idt (jnod vamo a tenore delle fueratsciscitatusi num* sue ricerche : potevaquid scire poteramus^ mo noi sapere, ch'ei fosquod dicturus esset: Ad- se penlto^rCoidaoete ducite fratrem vestrum con voi il vostro ire* vobiscumt tello ? 8. Judas quoque di8. Disse ancor Giuda xit patri suo : Mit- a suo padre : Manda con te puerum mecum, ut me il fanciullo, affinch prqficiscamurt et possi- partiamo, e possiamo mus vivere, ne mora" salvar la vita, e non 4*} Sitp, 4^. 20.

mur nost et parvuli no s tri. 9. '(O Ego suscipio puerum: de manu mea require illum: nisi redux ero , et redddero eum tibi, ero peccati reus iti te omni tem~ pore. 10. Si non interces" sisset dlatoyjam, vice altera venissemus* 11. Igitur Israel poter eorum dixit ad eos: Si sic necesse est ,./#citet quod vults : sumite de optimis terrae fructbus in vasis ve~ stris ; et deferte viro munerat modicum resinae, et mellis, et sfar* ciS) stactes , et terebinthit et amygdalarum. 12. Pecuniam quoque duplicem ferte vobisc,um\ et illam, quam invetiistis in sacculisi
0) jiiifr 44- 32.

mojamo noi, e i nostri pargoletti. 9. Io entro mallevadore pel fanciullo : fammene render conto s s'io noi riconduco, e noi rendo a te, sar per sempre reo di peccato contro di te. 10. Se non fossimo stati a bada , saremmo gi ritornati la seconda volta. 11. Disse adunque ad essi il padre loro Israele: Se bisognatosi, fate quel che volete : prendete nehrostri vasi de'frutti pi lodatix di questo paese ; e portategli in dono a queli' uomo, un po'di resina, e di miele , e dello storace , e della mirra, e del terebinto, e delle mandorle, la.Portateunche con voi il doppio del denaro; e riportate quello che avete trovato ne'

Vers. 8. Manda con me il fanciullo. Gli Ebrei davano al figliuolo minore il nome di fanciullo senza badare all'et. Beniamin avea ventiijualtro anni.

reperiate^ neforte erro- sacchi, che forse non refactum sit. sia stato sbaglio. 13. Sed et fratrem 13. Ma prendete anvestrum tolite^ et Ite ad cora il vostro fratello , virum. e andate a trovar queli' uomo. \[.J)eus autem meus i4- E il mio Dio onomnipotens faciat vo- nipotente vel renda bis eum placabilem3 et propizio, e rimandi con remittat vobis cum fra- voi quel vostro fratello, treni vestrum quem te- che ha nelle mani, e net , et hunc Beniamin. questo Beniamin. Io Ego autem quasi orba- poi sar come uomo ritus absque liberis ero. maso privo di figliuoli. 16. Presero adunque 15. Tulerunt ergo viri munera, et pecu- quegli i doni, e il dopniam duplicem, et Be* pio del denaro, e Benianiamin, descenderunt- min, e calarono in Egitque in AEgyptum, et to, e si presentarono stetefunicoram Joseph. a Giuseppe. 16. E quegli avendo16. Quos cum ille vi~ disset) et Beniamin si- gli veduti , e insieme mal, praecepit dispen- con essi Beniamin, diesatori domus suae, dir de ordine al suo maecens: In troducviros do- stro di casa, dicendo : mum , et occide vieti- Conduci costoro in casa, mas , et instrue convi- e uccidi le vittime, e vium : quoniam meciim prepara il convito : pesunt comesturi meridie. rocch questi mangeranno a mezzogiorno con me.
Vers. 12. * Portate doppio del denaroso perch bramaste clic si facessero provvisioni maggiori, o perch temesse, che rincresciuto fosse il prezzo de' viveri. Vers. 16. Uccidi le vittime, e prepara ec. Vittime sono qui detti, come in altri luoghi, gli ammali uccsi per farne baucliet-

Pent.rol.1.

18

17. Fecit illet quod sibifuerat imperatimi, et introduxit ciros domun. 18. "Ibique exterriti dixerunt' mutuo; Propter pecuniam, quam retulimus prius in saceis nostris, introducti burnus: utdevolvat in nos calumniam, et violenter subjiciat servitut et nos\ et asinos nostros. i p, Quamobrem in Ipsis foribus accedentes ad dispensatorem domus, a o. Loculi sunt: oramus, domine> ut audias nos. (i) Jam ante de* 3cendimus, ut emeremus escasi 21. Quibus emptis, cum venissemus ad difij Sup. 42. 3.

17. Fece egli quello che gli era stato imposto , e condusse coloro dentro la casa. 18. Ed ivi pieni d paura dicea n tra di loro : Per ragion del denaro , che riportammo gi ne' nostri sacchi, siam condotti qua dntro : volendo egli aggravarci con questa calunnia per ridurre violentemente in ischiavit noi, e i nostri asini. 19. Per la qual cosa sulla stessa porta si ac- costarono al maestro di casa, 20. E dissero : Ti preghiamo, signore, ch,e ci ascolti. Siam gi venuti altra volta a comprar da vivere : 21. compratone, giunti che fummo allo

lo. Ma dee riflettersi, che presso gli Ebrei anche prima della legge 11 sangue degli animali, che si uccidevano, era riserbato al Sigaofe, Gen. ix. 4 5. Quindi il motivo di dar il nome di vittima agli animali scannati per uso anche domestico. Nella legge poi fu comandato, che si conducessero alla porta del tabernacolo le bestie 7 che -uno volea ammazzare per mangiarle, Levt. xvir. 5. 6. <j. Vera. 18. Noi, e i nostri asini. Gli antichi contavano nella famiglia i pi utili animali'domestici. Cos Esiodo mette ih mazzo colla moglie e'1 marito il bue aratore.

versonum aperuimus saccos nostros) et invenimus pecuniam in ore saccorum, quam nunc eodem pondere reportavmus. 22. Sed et aliud attulimus argentum , ut emamus , quae nobis necessaria sunt : non est in nostra conscientia quis posuerit eam in marsupiis nostris. 23. At ille respondit: Pax vobiscum, nolite * timerei Deus vestert et Deus patris vestri dedit vobis thesauros in saccis vestris : nam pecuniam quam dedstis mihi, probatam ego Tia* beo . duxltgue &d eos Simeon. a 4- Et introducta domum, attulit aquam^

albergo aprimmo i nostri sacchi, e trovammo il denaro alla bocca dei sacchi, il quale abbiamo ora riportato dello stesso peso. 22. E abbiamo ancor portato altro denaro per comprare quello che ci bisogna : noi non sappiamo chi rimettesse quello nelle nostre borse. 23. Ma quegli rispose : Pace con voi, non temete : il vostro Dio, e il Dio del padre vostro ha posti que'tesori ne'vostri sacchi, perocch il denaro, che deste a me, lo ho io in buona moneta. E condussegli a veder Simeone. ,24. Ed entrati che furono nella casa, port

Vers. 22. Nelle nostre borse. Dal versetto 35. del capo precedente, e da questo luogo intendiamo, come 1' argento, o sia denaro contavasi a borse, come si fa anche oggi in Levante, e che in tante borse avean pagato i figliuoli di Giacobbe il grano comprato, e queste borse tali quali furon rimesse ne'loro sacchi; onde dove la Volgata ha ligalas pecunias, che si tradotto il denaro rinvolto, si potrebbe tradurre il denaro imborsato, il denaro nelle borse. Di queste borse fatta menzione in Aggeo, ea/?. 1.6. Vers. 9,3. Il denaro, che deste a me, lo ho io ec. Io ricevei il vostro denaro, e bench ve l'Abbia renduto, lo tengo per pagato a me lealmente.

et laverunt pedes suos-, deditque pabulum asinis eorum z.Ilti veroparabant munera, donec ingrederetur Joseph meridie', audierant enim, quod ibi comesturi essent panem. 26. Igitur ingressum est Joseph domum suam., obtuleruntque ei munera, tenentes in manibus suis^et adoraverunt proni in terram. 27. At ille dementar rescdutotis eis, interrogaviteos dicens\S alvus ne est pater vester senex, de quo dixeratis mihi? adhuc viviti 28. Qui responderunt: Sospes estservus tuus pater noster ; adirne vivit. Et incurvati, adoraverunt eum. 29. Attollens autem Joseph oculos vidit Beniamin Jratrem suum uterinum,) et aiti Iste estfrater vester parvulus, de quo dixeratis mihi?Et rursum\ Deus,

dell'acqua, e lavarono i loro piedi , e diede da mangiare a'ioro asini. 26. Ed eglino appronta vano i regali,per quando fosse venuto Giuseppe a mezzo giorno : perocch avevano udito, come ivi doveano mangiare. 26. Entr dunque Giuseppe in casa sua, e quelli offerirono a lui i doni, presentandoli colle loro mani, e lo adorarono inchinandosi fino a terra. 27. Ma egli, renduto loro benignamente il saluto, gl'interrog dicendo : II yecchio padre vostro , di cui mi parlaste, egli sano ? vive egli ancora ? 28. Risposero : Sta bene il tuo servo il padre nostro ; ei vive tuttora. E incurvatisi lo adorarono. &g. Ma Giuseppe alzati gli occhi vide Beniamin suo fratello uterino , e disse : egli questi il fratel vostro pi piccolo , di cui mi avevate parlato ? E sog-

inquit^ misereatur lui, giunse: Abbia Dio misericordia di te, figlio fili mi. mio. 3o.E in fretta si riti30. Festinavitque, quia commota fyerant r, perch le viscere di viscera ejus super fra- lui si erano commosse tr suo, et erumpebant a causa del suo fratello, lacrimae : et introiens e gli scappavano le lacrime: ed entratogli catubiculum fievit. mera pianse. 31. Rursumque Iota 31. E di poi lavatosi facie egressus conti- la faccia venne fuora, e nuit setetait:Ponitepa- si f'forza, e disse : Portisi da mangiare. nes. 32. E imbandita che 32. Quibus apposids seorsum Joseph, et fu la mensa a parte per seorsumfratribus, AE- Giuseppe ed anche a gyptis quoque, qui ve- parte per gli Egiziani, scebantur simul, seor- che mangiavano insiesum (ilUcitum est enim me, e a parte pe' fratelAEgyptis comedere li ( perocch non lecum Hebraeis, etpro- cito agli Egiziani di fanum putant hujusce- mangiar cogli Ebrei, e modi convivium) profano credono tal convito ), 33. Sederunt coram 33. Sederono alla deeo, primogenita juxta stra di lui, il primogeVers. 3a. Non e lecito agli Egiziani d mangiar cogli, Ebrei Si sa, che gli Egiziani fuggivano di mangiare co' forestieri in generale ; onde non meraviglia, che credessero illecito di mangiar cogli Ebrei. Tra le varie cagioni, che sogliono addimi di questa loro ripugnanza, crederei che la pi vera fosse il sapersi dagli Egiziani, che le altre nazioni mangiavano di continuo certi animali^, e altre cose7 dalle quali si asteneva tutto 1' Egitto , che le adorava come tante divinit. Quindi la generale proibizione di mangiare colle altre nazonj riguardate da essi come impare, sprewatrici de' loro dei.

primogenita sua, et minimus juxta aetatem suam. Et mrabantur nimis, 34. Sumpts partibus, quas ab eo acceperant: majorque pars venit Beniamin, ita ut quin que partibus excederet* Biberuntque etinebrati sunt cum eo.

nito secondo la sua maggioranza , e il pi piccolo secondo la sua et. E restavano maravigliati oltre modo, 34-Ricevendo le porzioni , che eran loro mandate da lui : e la porzione maggiore,che era cinque volte pi grossa fu per Beniamino. E bevvero, e si esilararono con lui.

Vers. 33. Restavano maraviglat ec. L'ordine, col quale erano stati fatti edere ciascuno secondo la sua et, e 1' umanit di Giuseppe, e il cangiamento grande di scena li tenea auasi fuori di s. ., Vers. 34. Ricevendo le porzioni... la porzione maggiore, ce. Giuseppe mand ad ognuno de'fratelli la porzione secondo l'uso di que' tempi. Ne'conviti generalmente davansi da colui, che era il capo di tavola, le porzioni uguali a ciascuno de' convitati ; ma atte persone di maggior conto si dava la porzione pi grossa. Cosi fece Giuseppe riguardo a Beniamino. Bevvero, e ti esilararono. Letteralmente *' inebriarono ; ma dee intendersi nel modo, che abbiamo tradotto, perch non pu supporsi veruna intemperanza ne' fratelli, che mangiavano in un tal luogo, e dinanzi a un signore cosi grande non conosciuto pel loro fratello, e in tali circostanze. Nello stesso senso usato il verbo inebriarsi in altri luoghi della Scrittura. Vedi Cant. v. i. 4gg. i. 6., Joan. xi. io.

C A P O

XLIV.

Giuseppe comanda, che la sua coppa sia nascosta nel sacco di Beniamin : e i poi fattala trovare , affratelli fatti tornare indietro rimprovera ilfurto. Ma Giuda si offerisce ad es* sere schiavo in luogo di Beniamin* 1. JLraecepit autem Joseph dispensatoti domus suae, dicens : Impie saccos eorum fru* mento, quantumpossunt capere ; et pone pecu* niam singulorum in summitate sacci. 2. Scyphum autem meum argenteum, et pretiam, quod dedit tritici i pone in ore sacci junioriS Factumcjue est ita. 3. Et orto matte, di? missi sunt cum asinis suis. 4 J inique urbeexierant, et processerai 1. vyomand poi Giuseppe al suo maestro di casa , e disse : Riempi i loro sacchi di grano, quanto posson capirne ; e il denaro di ciascheduno mettilo alla bocca del sacco. 2. E la mia coppa d'argento col prezzo dato pel grano metfila in cima del sacco del pi giovine. E cos fa fatto. 3. E venuto il^ mattin, furon lasciati partire co' loro asini. 4 Ed ran gi usciti dalla citt, e aveanfat-

Vers. 2. Mettila in cima del tacco del pi giovine. Volle con questo Giuseppe venir in chiaro , se i fratelli amassero veramente Beniamino, ovvero gli portassero invidia particolarmente dopo la parzialit , ch' egli avea dimostrata verso di lui nel convito. A questo fine pot egli recare un breve travaglio a Beniamino , il ie noi meritava ; e a questo fine ancora mostr di credere , i fratelli avesser rubata la coppa. Quindi s. Agostino stessa pretende, non essere stata veruna menzogna nelle parole fatte dire dal maestro di casa a' fratlli,

paullulum: tunc Joseph, accersito dispensatore domus : S urge , inquit, et persequere viros , et apprehensis dicito : Quare reddidistis ma" lum pro bono ? 5. Scyphus, quem furati estis , ipse est, in quo bibit dominus meus, et in quo augurari solet : pessimam rem feci s tis. 6. Fecit ille, ut jus serat. Et apprehensis per ordinem locutus est. 7. Qui responderunti Quare sic loquitur dominus noster, ut servi tui tantum fiagitii commiserint? 8. Pecuniam quam invenimus in summitate

io un po' di strada , allorch Giuseppe chiamato a se il maestro di casa : Su via , disse, va dietro a coloro, e raggiuntili dirai ; Per qual motivo avete renduto male per bene? 6. La coppa, che avete rubato, quella, alla quale beve il signor mio, e colla quale solito di fare gli augurii : pessima cosa avete voi fatto. 6. Esegu egli il comando. E raggiuntili ripet parola per parola. 7. Risposer quelli : Per qual motivo cos parla il signor nostro, quasi i tuoi servi avesser commessa s grande scelleraggine ? 8. Il denaro ritrovato nella cima de'sacchi noi

Vera. 5. Colla quale solilo d fare gli augurii. E stato gi osservato da varii interpreti, che la parola augurio, e augurare non tempre significa indovinamento magico, e superstizioso. Tutti sapevano, che Giuseppe era stato innalzato al posto , in cui si trovava, pr la sua perizia e virt nell'interpretare i sogni, e presagire il futuro. Giuseppe, il quale non era ancor tempo, che si facesse conoscere a'fratelli, fa dire ad essi, che la coppa, che hanno rubata, era quella usata da lui, allorch dovea interpretare alcun sogno , facendo con essa delle libagioni a Dio. Questa sposizione mi sembra assai chiara ; e certamente Giuseppe nou volea neppur per giuoco farsi credere mago , o incantator egiziano,

saccornmreportavimus ad te de terra Chanaan : ' et quomodo consequens est, ut furati simus de domo domini tui aurum, vel argentum ? 9. Apudquemcumque fuerit inventum servorum tuoriim, quodquaers, moriafur. et nos eri^ mus servi domini no atri. i o. Qui dixit eis i Fiat juxta vestram sen tendami apud quem," cumque fuerit inventum , ipse sit servus meus ; vos autem eritis innoxi. 11. Itaque festinato deponentes in terram saccoS) aperuerunt singuli. 12. QIOS scrutatasi indpiens a majore usque ad minimum, invenit scyphum in sacco Beniamin. 13. At illi, scissi^ vestibus, onerasque rursum asinis, reversi sunt in oppidum. 14 Primusque Judas cunfratriltus ingressus est ad Joseph {necdurn

lo riportammo a te dalla terra di Ghanaan : e come dopo di ci fia vro, che noi abbiamo rubato di casa del tuo padrone oro , o argento ? 9. Presso chiunque de'tuoi servi si trovi quel che tu cerchi, egli muoia : e noi saremo schiavi del signor nostro. 10. Quegli disse loro: Facciasi come voi avete sentenziato : presso chiunque si trovi, egli sia mio schiavo ; voi altri poi sarete senza colpa. 11. Gettati adunque in tutta fretta a terra i sacchi, gli aprirono un dopo T altro. 12. E quegli avendoli frugati, principiando da quel del maggiore fino a quel del pi piccolo, trov la coppa nel sacco di Beniamino. 13. Ma quelli, stracciatesi le vesti, e ricaricati gli asini, se ne ritornarono in citt. 14. E Giuda il primo entr in casa di Giuseppe ( perocch non era 18 *'

enim de loco abierat\ omnesque ante eum pa~ riter in terram corruerunt. io. Quibus ille aiti Cur sic agere vobdsds ? an ignoratist quod non sit similis mei in augu* randi sciektia ? 16. CniJudas\ Quid respondebimus, inquit, domino meo 1 vel quid loquemur, aut juste poterimus obtendere Deus invenit iniquitatem servorum tuorum : en omnes servi sumus domini mei, et nos , et apud quem inventusest scypMS. 17. Respondit Jo* seph : Absit a me, ut sic agam : qui furatus

fino allora uscito di l ), e si prostr insieme con tutti i fratelli per terra dinanzi a lu. 15. Egli disse loro : Per qual motivo avele voi voluto trattar cosi? non sapete , che nissuno simile a me nella scienza <T indovinare ? 16. E Giuda a lui: Che risponderem noi, disse, al signor mio? ovvero che diremo, o qual porteremo giusta scusa? Dio ha scoperto l'iniquit dei tuoi servi: ecco che noi siani tutti schiavi del signor no* stro, e noi, e quegli, presso di cui si trovata la coppa. 17. Rispose Giuseppe : Guardimi il cielo dai far cos : colui che

Vers. 5. * Nella scienza d'indovinare. Nella scienza deg' indovinamenti. Vers. 16. Do ha scoperta P iniquit de* tuoi servi: ec. Giuda conoscendo, die la presunzione del furto era contro Beniamino , qppahuujue motivo abbia di dubitare della verit dello stesso furto, vuol piuttosto prendere opra di s, e sopra de'suoi fratelli la colpa, ebe mostrare sospetto verso di alcun altro. Ma si osservi e quste passo l'umilt, e la 1carit di questi fratelli, e come il cuor loro mutato da quel ch era prima. Qual tenerezza verso del padre ! qual impegno per riaver Beniamino ! Della grande eloquenza, di quella eloquenza, cha parla al cuore, e lo muove, e lo sforza, di quest'eloquenza il primo esemplare ella la parola dettata da Dio.

est scypkum , ipse "sit servus meus% vos autem abite liberi ad patrem vestrum. 18. Accedens autem propius Judas confidenterait Oro, domine mt loquatur servus tuus verbum inauribus tuis^ et non irascaris famulo tuo : tu^ es enim post Pharaonem 19. Dominus meus. (i) Interrogasti prius servos tuos : Uabets patrem, autfratrem ? 20. Et nos respondimus tibi domino meo : Est nobis pater senex, et puer parvulus> tini in sen&ctute illius natus est, cujus uternus frater mortuus est : ipsum solum hale^matersua^ pater vero tenere diligit eum.

ha rubalo la mia coppa ei sia mio schiavo ; voi poi andalevene franchi al padre vostro. 18. Ma fattosi pi dappresso Giuda animosamente disse : Concedi di grazia , signor mio , al tuo servo , ch' egli ti parli, e non li adirare col tuo schiavo : perocch tu dopo Faraone sei 19.11 signor mio. Tu domandasti gi a'tuoi servi : Avete il padre, o altro fratello ? 20.E noi rispondemmo a te , signor mio : Abbiamo il padre vecchio, e un fanciullo pi. piccolo, il quale nato a lui in sua vecchiaia, di cui un fratello uterino mor : e quf sti solo rimase di sua madre; e il padre lo ama teneramente, 21 E tu dicesti aHuoi 21. Dxistique servis tuis : Adduci te eum ad servi : Conducetelo a me , et ponam oculos me, e io lo vedr volenmeos super illum. tieri. 22. Noi replicammo 22. Suggessimus domino meo : Non potest al signor nostro : Non puer relnquere patrem pu il fanciullo scostar(i} Snpr. fc> ii. et 13.

suum*, si enim illum di" si dal suo padre per* miseriti morietur. ch ove si partisse, quegli morr. 23. E tu dicesti a'tuoi 23. Et dixist. servis tus: Nisi veneritfrater servi : Se non verr il vester minimus vobis- fratello vostro minore cum, non videbitis am- con voi, non vedrete plius faciem meam. pi la mia faccia. Supr. P- 3. et 5. Cum er 24. Essendo noi duna 4S ascendissemus ad famulum que arrivati a casa del tuum patrem nostrum, tuo servo il padre nonarravimus ei omnia, stro, raccontammo a lui quae locutus est domi' tutto quello che il sinus meus. gnor mio avea detto. 26. E nostro padre ci 28. Et dixit pater no* ster.Revertimn, eterni- disse : Tornate a comte nobis parum tritici. prare un poco di grano, 26. Dicemmo a lui: 26. Cui diximus: Ire n&npossumus\ si fra- Non possiamo andare : ter noster minimus [de- se il fratello nostro pi scenderli nobscum > piccolo verr con noi, proficiscemur simul: a- partiremo insieme : alliof/uin illo absente^ non trimenti senza di lui audemus viderefaciem non abbiamo ardire di mirar la faccia di quelviri, 1' uomo. 27. A questo egli ri27. Ad quae ille respondit : Vos scitis, spose: Voi sapete, come quod duos filios genue- due figli partor a me quella mia moglie. rt mihi uxor mea. 28. Uno usci di casa, 28.- Egressus est unus, etdixistis: (i) Be- e mi diceste : Una fiera stia devoravit eum ; et lo ha divorato : e {inora foucusf/ue non comparci non compare.
(i) Supr. 3-, 20. ei 33.

29. Se vi pigliate an* 2 g. S tulerids et istum , et aliquid ei in che questo, e che qualvia contgerit, deducetis che cosa succeda a lu canos meos cum moero~ pel viaggio, precipiterete con la tristezza la re ad in/eros. mia vecchiaia nel sepolcro. 30. Se io pertanto 30. Igitur si intravero ad servurn tuum pa- torner al padre nostro trem nostrum, et puer tuo servo, e che mandefuerit ( cum anima il- chi il fanciullo ( siccolius ex hujus nima pen- me dall'anima di questo pende l'anima di deat)t lui), 31. Veggendo egli, 31. Videritque , eum non esse nobiscum, mo- che questi non con re tur , et deduce n i fa- noi, morr, e i tuoi sermuli fui canos ejus cum vi precipiteranno col1' afflizione la sua vecdolore ad inferos. chiaia nel sepolcro, 32. Sia io stesso tuo 32. Ego proprie ser~ vus tuus sint, qui in proprio schiavo, io, che meam hunc recep fi- sulla mia fede ho ricedem , et spopondi di- vuto questo garzone, e censi (i) Nisireduxero ne entrai mallevadore , eum , peccati reus ero dicendo : Se io noi ri* in patrem meum omni conduco, sar per semtempore. pre*reo di peccato contro del padre mio. 33. Rester adunque 33. Manch itaque servus tuus pro puero io tuo servo a* servigi
fi j Supr. 43. 9Vers, 3o. * DalV anima, d questo pende Vanitila, iti lui Dalla vila di questo pende la vita di lui.

'n ministrio domni del signor mio in luogo mei i et puer ascendat del fanciullo : e questi curii Jratribus suis. se ne vada co9 suoi fratelli. 54- Non enimpossum 34. Perocch non posredre ad patrem meum, s'io tornare al padre absente puero j ne cala" mio senza il fanciullo : mitatist quae oppressu- non volendo essere tera est patrem meum, te- stimone della miseria, sts assistane che opprimer il padre mio.
: - -G A P O XLV.

Giuseppe si d a conoscere affratelli, e sbigottiti , carne erano, gli abbraccia , e li bacia. Faraone pieno di allegrezza con tutta la sua casa ordina, che rifaccia venire il padre con tutta la sua famiglia in Egitto. La stessa co sa ordina Giuseppe : e fatti molti doni ai frateile t rimanda al padre. 1. x\ on se poterat ultra cohibere Joseph, multis coram astanti" bus : unde praecepit, ut egrederentur cune fi foras, et nullus interesf<et alienus agnizioni mutua*. % 2. JLlevavitque vocem cumfletu : quam audierunt AEgyptii, #mnisque domus P,araonis. 1. IN on poteva pi contenersi Giuseppe, molti essendo d'intorno a lui : per la qual cosa ordin, che tutti si ritirassero, affinch nissuno straniero fosse presnte , mentre ad essi si dava a conoscere. 2. E piangendo alz la voce : e fu udita dagli Egiziani, e da tutta la casa di Faraone

3. Et dixlt fratribus suis : Ego sum Joseph: adhuc patermeus viviti Non poterantresponderefratres nimio terrore perterriti. 4. Ad (JUQS ille eiementer: Accedite, inquit , ad me. Et cum accessissent prope : ( i ) Ego sum, alt, Josephfrater vester, q uem vendidistis in AEgyptum. 5. Nolite pavere, neque vobis durum esse videatur, quod vendidists me in his regionibus : (2) pro salute enim vestra misit me Deus ante vos inAEgyptum.
(~i) Act. 7. \3.

3. E disse a1 suoi fratelli : Io son Giuseppe : vive tuttora il padre mio ? Non poteano dargli risposta i fratelli per 1' eccessivo sbigottimento. 4. Ma egli con benignit disse loro : Appressatevi a me. E quando gli furon dappressos Io sono, disse, Giuseppe vostro fratello, che voi vendeste per l'Egitto. 5. Non temete, e non vi sembri dura cosa l'avermi venduto per questo paese: perocch per vostra salute mandommi Dio innanzi a voi in Egitto.

(} Infr. 5o. ao

Vers. 3. Io son Giuseppe. Chi pu spiegare la confusione^ Io stordimento, il terrore, che dovette cagionar questa vce nel cuore di que' poveri fratelli ? Ma Giuseppe fa quanto pu per incoraggiarli. Cosi Ges Cristo dopo la sua risurrezione facendosi vedere ammantato di gloria a' suoi amici gli Apostoli, i quali 10 aveano gi abbandonato e negato, dice : son io], non temete, Lue. xxiv. 36. Vers. 5. E non vi sembri (tura cosa V avermi venduto, ec. Giuseppe non proibisce a'fratelli di affliggersi, e d'avere un giusto orrore del loro fallo; ma teme gli eccessi, e cerca di mitigare 11 loro dolore col far vedere il bene, che ha saputo trarre la Provvidenza dalla loro scelleraggine, per ragion del qual bene

6. Bienniumestenim, quod coepitfames esse in terra : et adhuc quinque anni restant, quibus nec arari poterit, nec meti. 7. Praemisitque me Dominus, utreservemini super terram>etescas ad viventium habere possitis. 8. Non vestro consilio , sed Dei voluntate huc missus sumt qui

6. Imperocch sono due anni, che la fame ha principiato nel paese : e rimangono ancor cinque a n n i , ne'quali non s potr arare , n mietere. 7. E il Signore mi mand innanzi, affinch voi siate salvati sulla terra , e possiate aver cibo per conservare la vita. 8. Non per vostro consiglio sono stato mandato qua, ma per

fu permessa da Pio la vendila, che avean fatta di Ini. Cosi il Principe degli Apostoli parlando del secondo Giuseppe , Aiti n. a3, 4 ec. dice: Questi per determinalo consiglio e prescienza d Dio essendo stalo tradito, voi trafiggendolo per le mani degli empii lo uccideste... Questo Ges lo risuscito Iddio ,.. Esaltalo egli adunque, e ricevuta dal Padre la, promessa dello Sprito Santo, lo ha diffuso, quale voi lo vedete, e udite ... Sappia adunque tutta la casa d1 Israele, che Dio ha costituito Signore, e Cristo questo Ges, il quale voi avete crocifisso. Ma tornando a Giuseppe, il Crisostomo cos interpreta le sue parole: Quella servit mi ha meritato questo principato ; la vendila mi ha innalzalo a questa gloria; quella afflizione, e stata per me causa di tanto onore ; quell'invidia mi ha partorito tanta grandezza. Ascolliamo noi queste cose, anzi non le ascoltiamo solamente ; ma imitiamole, e consoliamo quelli che ci han recato afflizione, non imputando loro quel che han fatto contro di noi, e ogni cosa sopportando con gran carit^ come quest'uomo ammirando. Hora. 64> * Per vostra salute mandornmi Di&. Ancora nel Salmo CIV. v. 17. si legge: Mando avanti di loro un uomo. Giuseppe fu venduto per ischiavo. Ver. 6. Non ti potr arare, ne mietere. Si gi oaservatqr, che ne'luoghi pi bassi e umidi presso al Nilo si-seminava, e qualche cosa si raccoglieva. Vedi cap. XLVH. \y, ma ei era s poca cosa, che Giuseppe noi contava per un soccorso.

fecit me quasi patrem Pharaons% et dominum uniyersae domus ejus, ac principem in omni terra AEgypti. 9. Festonate, etascendite ad patrem meum, et dicetis ei: "Haec mandat filius tuus Joseph : Deus fecit me dominum universae terraeAEgypti : descende ad me ; ne moreris. 10. Et habitabs in terra Gessen, erisque juxta me tu, et filii tuit et filii filiorum tuorum, oves tuae, et armenia tua, et universa, quae possides* 11. Ibique te pascam ( adhuc enim quinque anni residui sunt famis ), ne et tu pereas,

volere di Dio , il quale mi ha renduto quasi il padre di Faraone, e padrone di tutta la sua casa, e principe di tutta la terra d'Egitto. 9. Speditevi, e andate a mio padre, e ditegli : Queste cose ti manda a dire Giuseppe tuo figlio : Dio mi ha fatto signore di tutta la terra d'Egitto: vieni da me ; non porre indugio, 10. E abiterai nella terra di Gessen, e sarai vicino a me tu, e i tuoi figliuoli, e i figliuoli de' tuoi figliuoli, le tue pecore , e i tuoi armenti, e tutto quello che possiedi. 11. E ivi ti sostenter (perocch vi restano tuttora cinque anni di fame ), affinch non pe-

Vers. 8. Quasi il padre d Faraone. Cosi iFre di Tiro d al MIO principal consigliere il titolo di padre suo, 2. Paralip. n. 13., e Aman chiamato padre di Artaserse. Esther. xn. 6., e g' imperatori Romani davano il titolo di padre al prefetto del pretorio. Vers. io. Abiterai nella terra di Gessen. Secondo s. Girolamo il nome di Gessen viene da una voce, che significa pioggia, perch in quell'angolo vicino all'Arabia cadeva della pioggia, lo che non avveniva in tutto il resto dell'Egitto, La citt principale del paese di Gesset eja Ramesse,

et domus tua et omnia, risca tu , e la tua casa, quae possides* e tutto quello che possiedi, 12. En oculi vestri, 12. Ecco che gli ocet oculi fratris mei Be- chi vostri, e gli occhi niamin, vident, quod del fratello mio Beniaos nteu/n loquatur ad mino veggono, che son io, che di mia bocca vi vos. parlo* 13. IV'untiate patr 13. Raccontate al pameo universum gloriavi dre mio tutta la mia meam , etcuncta, quae gloria , e tutto quello vidistis inAEgypto\fe- che veduto avete in $tiriate> et adduciteeum Egitto : affrettateiri, e ad mei conducetelo a me. tlVumgueamplexa14. E lasciandosi catus recdissetin collutti der sul collo del suo fraBen iamin ffatris sui tello Beniamino pianse, ftvitt illo quoque siifd- piangendo ugualmente (itffiente Super collutti anche questi sul collo eju3.~ di ui. i 6. E baci Giuseppe 16. Osculatusque est Joseph omnes frtres tutti i suoi fratelli, e suos, et ploravit super pianse ad uno ad uno singulos: post quae au- con essi: dopo di ci preser fidanza di par asi sunt loqui ad eum re con lui. 16. E si sent dire, e 16. Auditumque est et celebri sermone vukt divulgossi di bocca in
Vera., ta. e 16. Tatto questo ragionamento di Giuseppe spira una bont .di cuore cos grande, divina, che per questo lato ancora egli merita di rappresentare Colui, il quale non ebbe a sdegno di essere chiamato l'amico de' peccatori, e di dichiarare, che per questi egli era venuto dal ciclo in terra. '* Di-mia bocca vi parlo. Non pi per interprete, come io era solito, quando voleva tenervi in timore ed alla mia autorit sottomessi.

gatum in aula regis: J^enerunt fratres Joseph: et gapisus est Pharao, atque omnis familia ejus. 17. Dixitque ad Joseph , ut imperare t fratribus suis, dicens : Onerantes jumenta ite in terroni Chanaan\ 18. Et tollite inde po trem vestrum^ et cogna* tionem, et venite ad me : et ego dabo vobis omnia bona AEgypt, ut comedatis medullam terrae. 19. Praecipe edam, ut totlant plaustra de terra Agypti ad subvectionem parvulorum suorum , ac conjugum, etdicitoi Tollite patrem vestrum , et properate, quantocius venientes. 20. Nec dimittatis quidquam de supelleetili vestra; quia omnes opes AEgypti vestrae erunt* 21. Feceruntque filii Israel ut eismandatum

bocca per la reggia di Faraone ; Sono venuti i fratelli d Giuseppe : e Faraone, e tutta la sua famiglia ne prov gran piacere. 17.Sdisse a Giuseppe , che comandasse, e dicesse ai suoi fratelli : Caricate i vostri giumenti , e andate nella terra di Ghanaan ; 18. E di l prendete il padre vostro, e la sua famiglia, e venite da me : e io vi dar tutti i beni dell'Egitto , e vi nutrirete del midollo della terra. 19. Ordina ancora, che prendano carri dalla terra di Egitto per trasportare i piccoli lo* rotigli, e le donne, e dirai loro : Prendete il padre vostro, e affrettate vi, e venite con_ tutta eelerit. 20. E non vi date pena di non portare lutti i vostri utensili ; perocch tutte le ricchezze dell'Egitto saranno vostre. 21. E ifigliuolid'Israele fecero, com'era

fuerat. Quibus dedit Joseph plaustra secundum Pharaonis imperium , et cibaria in itinere. 22. Singulis quoque pro ferri jussit binas stolas: Beniamin vero dedit trecentos argenteos cum quinque stolis optimis : 23. Tantumdem pecuniae , et vestium mit* tens patri suo, addens et asinos decem, qui subvherent ex omnibus dwitiis AEgypti, et tgtdem asinas,triticum in itinere panesqueportantes* 24. Dnisit ergofratres suosi etproficiscentibus ah : Ne irascaminiinjoia. 26. Qui ascendentes ex AEgypto venerunt in terram Chanaan ad patrem suum Jacob.

lor comandato. E Giuseppe diede loro de' carri, conforme avea ordinato Faraone, e i viveri pel viaggio. 22. E ordin ancora, che fossero messe fuori due vesti per ognuno di essi : e a Beniamin diede trecento monete d'argento con cinque ottime vesti: 26. Altrettanto denaro , e altrettante vesti mand a suo padre colla giunta di dieci asini, che portavano d'ogni sorta delle ricchezze d.' Egitto, e altrettante asine cariche di grano e di pane pel viaggio. 24. Licenzi adunque i fratelli, e mentre stavano per partire disse : Non sieno dispute tra voi per viaggio. 20. Quelli partiti dallr Egitto giunsero al padre loro Giacobbe nella terra di Chanaan.

Ver*. 4 Won fieno tra voi. La carit di Giuseppe pensa a tutto Egli teine, che discorrendo per viaggio sopra quello che era avvenuto, non succedessero altercazioni, cercando ognuno di comparir innocente, o mea reo in quello che era stato fatto contro il fratello.

26. Et nuntiaverunt ei, dicentes : Joseph filius tuus vivit, et ipse dominatur in omni ter" ra AEgyptL Quo audito Jacob , quasi de gravi somno evigilans, tamen non credebat eis. 27. Illi contra refe" rebant omnem ordinem rei. Cumque vidis$et plaustra, et universa , quae miserai, revixit spiritus ejus, 28. Et ait\ Sufficit mihi, si adhuc Joseph filius meusvivit: vadam et videbo illum ante" quam moriar.

26. E gli dieder le nuove, e dissero : Giuseppe il tuo figlia vive, ed egli padrone in tutta la terra d'Egitto. Udita la qual cosa Giacobbe, quasi da profondo sonno svegliandosi, non prestava per fede ad essi. 27. Ma quelli tutta raccontaron la serie delle cose. E quando ebbe egli veduti i carri, e tutte le cose, che quegli avea mandate , si ravviv il suo spirito, 28. E disse : A me basta, che sia ancor in vita Giuseppe mio figlio : ander, e lo vedr prima d morire.

C A P O XLVI. Giacobbe, dopo avergli Dio rinnovettate le promesse , scende in Egitto con tutti i suoi figli e nipoti, de quali si registrano i nomi. Gi seppe va loro incontro , e gli esorta, che dica* no a Faraone, essere pastori di pecore. i.Jtartito Israele * Jlrofectusque /srael cum omnibus, con tutto quello che aquae habebat, venit ad veva , giunse al pozzo puteum juramentii et del giuramento ; e ivi

mactads ibi victimis avendo immolato vittiDeo patrs sul Isaac, me al Dio del padre suo Isacco, 2. Audivit eum per 2. Ud in visione di visionem nocds vocan- notte tempo uno , che tem se, et dicentem si- lo chiamava, e gli dibi i Jacob, Jacob : cui ceva : Giacobbe, Giarespondit* E tee adsum. cobbe : a cui egli rispose : Eccomi qui. 3. Dissegli Dio : Io 3. Alt illi Deus : Ego sum fortissimus Deus sono il Dio fortissimo patris lui : noli timere\ del padre tuo : non tedescende in AEgyptum\ mere : va in Egitto, quia in gentem magnani perocch ivi tifarcapo di una gran nazione. faciam te ibi. 4 Io verr teco ol, 4- Ego descendam tecum illuc, et ego inde e ti sar guida nel tuo adducam te reverten- ritorno di l : Giuseppe tem: Joseph quoque po~ ancora chiuder a te gli nel manus suas super occhi. oculos tuos, 5. Surrexit autem 5. E alzoss GiacobJacob a puteo juramen" be dal pozzo del giurati i (i) tuleruntque eum mento: e i suoi figliuoli filii cum parvutisi et u- lo misero coi bambini e xoribus suis in plau- le donne su' carri manstris^quae miseraiPha- dati da Faraone per rao ad portandum se* trasportare il vecchio, nemt
(i) Act. 7. 15.
Vers. i. Al pozzo del giuramento. A. Bersabea. Vei cap. xxi. 31. Vers. 4- E ti sar guida nel tuo ritorno di l. Promessa adempiuta nI ritorno de' posteri di Giacobbe alla terra di Chanaan. Egli stesso dopo la sua morte fu*riportato nella medesima terra. tfen.L. 5.

6. Et omnia, quae possederai in terra Chanaan: (\)ve.nitque in AEgyptum cum omni temine suo, 7. Filii ejus, et nepotes ifiliae, et cuncta simul progenies* 8. Haec sunt autem nomina filiorum Israel, qui ingressi sunt in AEgyptum, ipse cum liberis suis : primogenitas Ru&en. Exod. i. 2. et 6.14. Num. 26. 5. Par.5. i. 3. 9. Filii Ruben : Henodi, et Phallu, et He $ron, et Charmi. 10. FUiz Simeon: Jamuel, et Jamin, et Ahod, et Jachin, et Sohar, et S aul filius Cha naanitidis. Exod. 6. 16. Par.4. 24.

6. E tutto quello che possedeva nella terra di Ghanaan : ed egli giunse in Egitto con tutta la sua stirpe, 7. Co' suoi figliuoli, e coi nipoti, e figlie , e tutta insieme la discendenza. 8. E questi sono i nomide'figliuoli d'Israele, i quali entrarono in Egitto, egli co' suoi figliuoli de' quali il primogenito Ruben. 9. Figliuoli di Ruben : Henoch, e Phallu, ed Hesron , e Charmi. 10. Figliuoli di Simeon: Jamuel, e Jam in, e Ahod, e Jachin, e Sohar , e Saul figliuolo di uaa Chananea.

(i} Jos. 24 4 -PwZ. 104. a3. /f. 5?.. 4Vers. 7. E figlie. Glacobbe non avea altra figlinola che Dinaonde il plurale sarebbe messo per il singolare T come nel versetto 9.3., e in molti altri luoghi; ovvero s'intender la figliuola Dina, e le nipoti figlie de' figliuoli. Vers. 8. Nomi de* figliuoli d'Israele, i gitali entrarono i* Egitto. S. Agostino, e molti dotti interpreti avvertono, che non erano ancora tutti nati quelli che sono qui descritti della discendenza di Giacobbe, per esempio parte de'figliuoli di Beniamin, e quelli di Phares , i quali nacquero uell' Egitto.

11. (i) Fiai Levi i Gerson, et Caath, et Merari. 12. (2) Filii Juda: Her, et Onan , et Selat et Phares, et Zara : mortui sunt autem Her et Onan in terra Chanaan. TSatique sunt filii Phares Hesron, et Hamul. 13. (3) Filii Issachar : Thola, et Plwa, et Job, et Semron. 14. Filii Zabulon : Sared, et Elon, et Jahelel, 15. Hi filii Liae, quos "genuit in Mesopotamia Syriae cum Dina filia sua : omnes animae filiorum ejus, etfiliarum triginta tres. 16. Filii Cadi Sephion , et Haggi, et Suni , et Esebon, et Heri, et Arodi , et Areli. 1 7- (4) Filii Aser: Jam/te, et Jesua, et Jes~ sui, et Beria, Sara quo* que soror eorum. Filii Beria : Heber, et MeiMeli
fO i. Par. 6. i. f 2 ) i. Par. 2. 3. 4. ai.

11. Figliuoli di Levi Gerson, e Caath, e Merari. 12. Figliuoli di Giuda: Her, e Onan,e Scia, e Phares, e Zara: ma Her, ed Onan morirono nella terra di Chanaan. E a Phares nacquero i figliuoli Hesron, e Hamul. 13. Figliuli di Issachar : Thola, e Phua, e Job, e Semron. 14. Figliuoli di Zabulon : Sared, ed Elon, e Jahelel. 15. Questi sono i figliuoli di Lia partoriti da lei nella Mesopotamia della Siria insieme con Bina suafiglia: tutte le anime de'suoi figliuoli e figlie trentatr. 16. Figliuoli di Gad: Sephion, e Haggi, e Suni, ed Esebon, ed Heri, e Arodi, e Areli. 17. Figliuoli di Aser: Jamne , e Jesua, e Jessui, e Beria, e anche Sara loro sorella. Figliuoli di Beria : Heber, e Melchiel.
(3J i. Par. n. ,. (4) i. Par. 7. 3o.

1 8. Hi filii Zelphae, quam deditLabanLiae fliae suae : et hos genuit Jacob , sedecim aqLmas* 19. Filii Racket uxoris Jacob : Joseph , e Beniamin. 20. (i) Natiqte sunt Joseph filii in terra AEgypt) quos genuit ei Aseneth, filia Putiphare sacerdotis Heliopoleosi Manasses, et Ephraifri. 21. Filii Beniamin i Bela, et Bechar, et A$el,etGera,etNaamant et chi, et Eos, et Mopliim , et Vphim, et Ared.

i. Par. 7. 6. ei 8. i.

18. Questi sono i figliuoli di Zelpha data da Laban a Lia sua figlia: e questi li gener Giacobbe, sedici anime. 19. Figliuoli di Racket moglie di Giacohbe : Giuseppe, e Beniatnin. 20. E Giuseppe ebbe per figliuoli nella terra di Egitto Manasse, ^d Ephraim partoritigli da Aseneth, figliuola di Putifare sacerdote d Helopoli. 21. Figliuoli di Betiiamn : Bela , e Becbor, e Asbel, e Gera , e Naamart, ed Ecbi, e Ros, e Mophim , e Ophim, e Ared.

22. Hi filii Rachelt 22. Questi sono i fiquos genuit Jacob: o- 'gliuoli di Racbele, e di tnnes animae quatuor- Giacobben tutto quattordici anime. decim. 2 o. Filii D an-.Husim. 23. Figliuoli di Baii: Husim. 2/1. Figliuoli di Ne24- JPifit Nephtali: Jasel, et Guni> etJeser, pblali : Jasiel, e . Guni, e Jeser, e Sallem. et Sallem. 26. Questi sono fi26. Hi filii Balae^ quam dedit Laban Ra- gliuoli di Baia data da
(i) A-7.4i.Ko./n/r.48.5.

cheli filae suae i etJios Labari a sua figlia Ragenuit facob\ omnes a chele ; e questi discesero da Giacobbe ; in tutnimae septem. to sette anime. 26. Tutte le anime, a 6. Cunctae animae, quae ingressae sunt che andarono in Egitto cum Jacob in dEgy~ con Giacobbe, discenpium, et egressae sunt denti da lui, tolte le de femore illius > absque mogli de'suoi figliuoli, uxoribus filiorum ejus, sessantasei. sexaginta sex. 27. I figliuoli di Giu27. Filii autem Jo- \sepji, qui nati sunt ei seppe nati a lui in in terra AEgypti, ani- Egitto, due anime.Tutmae duae. (i) Omnes te le anime della casa animae domus Jacob, di Giacobbe, che entraquae ingres s ae sunt in rono in Egitto , furon AEgyptum, fuere se- settanta. ptuaginta. 28. (Giacobbe) 28. jfisit autem JuT dam ante se adjoseph, spedi avantidi s Giuda ut nuntaret ei , ut oc- a Giuseppe per avvisarlo, che venisse incontro curreretin Gessen. a lui in Gessen. 29. E quand'ei vi fu 29. Quo cum pervenisset, 'juncto Joseph arrivato, Giuseppe fatto curru suo ascendit ob" attaccare il suo cocchio
(i) Deut. io. 2 a. Vere. a6. Tutte le anime ... sessanta, sei. Non era in questo numero n Giacobbe, n Giuseppe co'suoi figliuoli, che eran gi in Egitto. Si contano trentadue figliuoli discesi da Lia, sedici da Zelpha, undici da Rachele, e sette da Baia. Vers. 27. Furori settanta. Compreso Giacobbe, e Giuseppe, e i due figli di Giuseppe. I LXX. ne contano settantacinque : lo stesso numero si ha negli Atti, cp. vii, 14- dove si parlato della origine di tal divaria.

viam patri suo ad eum" dem locum : vldensque eum , rruit super collum. ejus , et inter am~ plexus flevit. 3<x Dixitque paterad Joseph : Jam laetus m orlar, (jula vidi fa" ciem Zuam, et superstite te relinquo. 31. At ille locutus est ad fratre s suos , et ad omnem domum pa tris sui : Ascendam, et nuntiabo Pharaon , dieamque ei: Fratres mei, et domus patris mei, qui erant in terra Chanaant venerunt ad me : Sa. Tt suntviripastores ovium, curamque ha" bent alendorum gregum ' pecora sua, et armenta, et omnia, quae habere potuerunt, adduxerunt secum. 33. Cumque vacaverit vos et dixerit : ubi est opus vestrum ? 34 Jtespondebits : Viri pastores sumus servi fui ab infantia

and fino alio stesso luogo incont ro ai padre: e quando lo vide, s lasci andare sul oollo d lui, e abbracciatolo pianse. 30. E il padre clissc a Giuseppe : Ora io morr contento, perch ho veduta la tua faccia, e ti lascio dopo di me. 31. Ma quegli disse a'suoi fratelli, e a tutta la famiglia del padre suo : Ander a recar la nuova a Faraone, e gli dir : 1 miei fratelli, e la famiglia del padre mio, che erano nella terra di Chanaan, sono venuti da me : 32. E sono uomini pastori di pecore, e si occupano a mantenere de'greggi : hanno condotto seco il loro bestiame, e gli armenti, e tutto quello che potevano avere. 33. E quand'egli vi chiamer , e vi dir : Qual mestiere il vostro ? 34. Voi risponderete: Noi servi tuoi siamo pastori dalla nostra in-

nostra usque in praesens , et nos, et patres nostri. Haec autem di* cetis, ut Jiabitare possitis in terra Gesseni quia detestanturAEgyptii omnes pastores o* pium.

fanza sino a quest'ora, e noi, e i padri nostri. E ci voi direte, affinch possiate abitare nella terra di Gessen : perch gli Egiziani hanno in abbominazione tutti i pastori di pecore*

Ver*. 34- Risponderete: hot servi tuoi siamo pastori ec. E qui molto da osservarsi l'umilt di Giuseppe, il quale si spaccia pubblicamente per fratello di pastori, professione poco men che disonorata nell' Egitto. Ma con questa umilt d ancora un saggio di somma prudenza : i fratelli dichiaratisi pastori potranno pi facilmente star uniti tra loro, e aver meno occasione di tratiare cogli Egiziani, e mantenendosi nella loro semplicit non contrarranno i costumi di quelli, potranno ottenere il paese di Gessen ottimo per le pasture, e comod al ritorno nella Chananea. CH Egiziani hanno in abborninazione tutti i pastori di "pecore. Comunemente crederi, ch questa avversione nascesse dall' uso de* pastori di uccidere le pecore , e mangiarne le carni. Ora gli Egiziani le adoravano, come vedesi, Exod. vui. 26. ; mantenevan per delle pecore (cap. XLVII. 17.), ma per avere il latte e la lana, e Tenderle agli stranieri.

CAPO

XLVIL

Giuseppe, fatto sapere a Faraone 1 arrivo del padre , e de* fratelli , conduce il padre co suoi figliuoli alla presenza di lui : e conceduta ad( essi per loro abitazione la terra di Gessen Faraone gli alimenta pel tempo della carestia* La fame preme in tal guisa PEgitto, che venduti i bestiami, son costretti a vendere anche i terreni donde ne avv iene, che la quinta parte de* frutti ceduta dre d* Egitto in per* petuo , eccettuate le possessioni de sacerdoti. Diciassette anni dopo Giacobbe diventato rie* chissimo, e vicino a morire, si fa promettere con giuramento da Giuseppe che lo seppellisca nella Chananea. i. A-nd adunque Giuseppe a dire a Faraone : Mio padre , e i miei fratelli colle loro pecore , e armenti, e con tutto quello che hanno, sono venuti dalla terra di Ghanaan : e gi sono fermi nella terra di Gessen. a. E present i n sie* 2. Extremos quoque fratrum suorum quin* me al re cinque persoque viros constituit co- ne , gli ultimi dei suoi fratelli : ram rege :
Yers. a. Cinque persone, gli ultimi dt? suoi fratelli. Questa maniera di parlare dinota, che Giuseppe non scelse tra'fratelli quelli di personale pii vantaggiato; ma o prese quelli che gli capitarono i primi davanti, come spiega il \atablo, e altri; ovvero prese quelli che erano men vistosi, e da dar meno nell' occhio per la bellezza del corpo, affinch a Faraone non venisse voglia

. Jingressus ergo Joseph nuntiavit Pharaon, dicens : Pater meus, etfratres, oves eorum i et 0,rmentat et cuncta, quae possident^ venerunt de terra Cha naan: et ecce consistimi in terra Gessen.

3. Quos ille interrotytviti Quid habetis operisi Responderunti Pastore^ ovium sumus servi tu, et no$% et pa tres nostri. ll~Adpererinandum in. terra tua venimus : quoniam non est nerba gregbus servorum tuorum, ingravescente fa* me in terra Chanaan : petimuscfue, ut esse nos y&beas servos tuos in terra Gessen. 5. Dixit itaque rex ad Joseph : Pater tuus% tfratres tui venerimi ad te. 6. Terra Aftgypti in conspectu tuo est: in cptimo loco fac eos habitare> et trade eis terram G esse n. Quod si nost. in eis esse viros industrios^ constitue il-* los magistros pecorum meorum. 7. Post haec intr* duxit Joseph patrem suum ad regem, et sta-

3. A' quali quegli domand : Qual mestiere avete? Risposero : Siam, pastori di pecore tuoi servi, e noi, e i padri nostri. 4. Siam venuti a star pellegrini nella tua terra: perch non vi erba pe' greggi de' tuoi servi nella terra diChanaan, e la fame va crescendo : e noi preghia* mo , che comandi a noi tuoi servi di stare nella terra di Gessen. 5. Disse pertanto il re a Giuseppe: Tuo padre, e i tuoi fratelli sono venuti a trovarti. 6. La terra d' Egitto dinanzi a te : fa che abitino in ottimo luogo, e d ad essi la terra di Gessen. Che se conosci tra di loro degli uomini di capacit, eleggili soprintendenti de' miei Bestiami. 7. Dipoi Giuseppe condusse suo padre al re , e lo present a lui:

<U servirsene sella milizia, o alla corte ; lo die non volea Giuseppe per timore, che i fratelli uoa prendessero le usanze degli Egiziani, fedi Perer. Vera. 6. La terra d* Egitto e dinanzi a te. Ti offerisco tutto l'Egitto; scegli la parte, che pili ti piace.

fuit eum coram eoi qui benedicens illi> 8. Et interrogatilo ab eo : Quot sunt dies annorum vitae tuae ? e). Respondit: Dies peregrinationis meae centum triginta annorum sunt,pauci., etniali , et non pervenerunt usque ad dies patrum m eorum , quibus peregrinati sunt io. Et benedicto rege, egressus estforas. n. Joseph veropatri^ etfratrbus suis dedit possessionem inAEgypto in optimo terrae loCO) Ramessest ut praeceperat Pharao. 12. Et alebat eost omnem que domum patris sui^ praebens cibaria singulis.

Giacobbe augur a lu* ogni bene, 8. E interrogato da lui : Quanti sono i tuoi anni ? 9. Rispose : I giorni del mio pellegrinaggio sono cento trent' anni, pochi , e cattivi, e non agguagliano il tempo del pellegrinaggio di padri miei. 10. E augurato ogni bene al re , si ritir. 11. Giuseppe poi diede al padre, e a'suoi fratelli in Egitto una tenui a in luogo buonissimo in Ramesses,come aveaeomandatoFaraone. 12. Ed ei dava da mangiare ad essi, e a tutta la famiglia di suo padre, dando a ciascbeduuo di che cibarsi.

Vers. C). / giorni del mo pellegrinaggio. Letteralmente la vita di Giacobbe fu un pellegrinaggio continuo, come s veduto; ma in un altro senso, a cui mirava principalmente il santo patriarca, egli come tutti i giusti non si considerava se non come forestiere su questa terra , aspirando alla vera patria, che il cielo. Vedi quello che si detto, Heb. xi. 13. Gli anni, che egli avea vissuto, erano pochi in'paragone delle lunghe vite degli antichi patriarchi, ed erano stati anni cattivi, cio pieni di grandi afflizioni. \ers. 11. In Ramesses. In quella parte del paese di Gessen , dove dipoi gl'Israeliti edificarono la citt, cui diedero il nome d Ramesses. Cosi s. Girolamo.

13. In toto enim orbe panis deerat) et oppresserat fames terram, maxime AEgypti, et Chanaan. i4 E quibus omnem pecuniam congregavi pro vendition&frumenti, et intulit eam in aerarium regis. i S. Cumque defecis$et emptorwus predumt venit cuncta AEgyptus ad Joseph, dicens : Da nobis panes: quare morimur coram tet deficiente pecunia ? 16. Quibus ille respondit: Adducite pecora vestra^ et dabo vofiis pro eis cibos, si pre* tium non habetis. 17. Quae cum adduxissenty dedit eis alimenta pro equs, et ovibuS) et bobus> et asinis : sustentavitque eos illo anno pro commuta* tione pecorum. 18. fenerunt quoque anno secundo^ et dixe-

13. Perocch mancava il pane in tutto il mondo, e la fame opprimeva Ja terra principalmente dell'Egitto, e di Chanaan. 14. De'qual (paesi) Giuseppe prese tutto il denaro pel frumento venduto, e lo ripose nel P erario del re. 16. E i compratori non avendo pi moneta , tutto l'Egitto and a trovar Giuseppe dicendo : Dacci del pane: per qual motivo morremo sugli occhi tuoi per mancanza di denaro? 16. Rispose loro : Menate i vostri bestiami, e in cambio di questi vi dar da mangiare , se non avete moneta. 17. E quegli avendoli menati, diede loro da vivere in cambio de'cavalli, e delle pecore, e de* buoi, e degli asini : e queli' anno li sostent colla permuta de'bestianii. 18. Tornarono ancora il secondo anno, e gli

Ver, i. * Dando a ciaf cimo di che cibarsi. Come e tut fossero in et puerile. Cos sembra portare l'origina,!*;.

runt ei : flon celabimus dominum nostrum,quod deficiente pecunia, pecora simul defecerunt : nec clam te est, quod absque corporibus, et terra nihil habeamus. i g. Cur ergo moriemur, te vedente ? et nos, et terra nostra tui eri* mus : eme nos in servit tem regiam, et praebe semina, ne pereunte cultore, redigatur terra in solitudinem. 20. Emit igitur Joseph omnem terramAEgypti, vendendbus singulis possessiones suas prae magnitudine famisi subjecitque eam Pharaoni, 21. Et cunctos populos ejus a novissimis terminis AEgyptiusque ad extremosfines ejus. 22. Prae ter terram sacerdotum, quae a re-

dissero: Noi non celere mo al signor nostro, che, mancato il denaro, sono mancati insieme i bestiami : e tu ben vedi, che oltre i corpi, e la terra non abbiam nulla. 19. Perch adunque morremo noi, veggente te ? e noi, e la nostra terra saremo tuoi: compraci per ischiavi dei re, e dacci da seminare, affinch periti i coltivatori , non si riduca la terra in deserto. 20. Compr adunque Giuseppe tutta la terra d'Egitto, vendendo ognuno le sue possessioni pel rigordllafame: e la rend soggetta a Faraone, 21. Insieme con tutti i popoli da un'estremit deli* Egitto sino ali' altra. 2 2. Eccettua taia terra de'sacerdoti data lo-

Vers. 18. Tornarono il secondo anno. Intendesi il secondo anno dopo la permuta de'bestiami, che era il quarto, o il quinto della gran carestia. Vers. ai. Insieme con tutti i popoli (la un'estremit del" P Egitto aW altra. Il re essendo divenuto padrone di tutte le terre, e fin de'bestiami, i popoli erano divenuti suoi schiavi, non avendo propriet nemmen di n palmo di terreno. Questo stesto fatto indicato anche da autori profani.

19 *

ge tradita, fuerat eis , quibus et statuto, cibaria ex horreis publicis praebebantur. et idcirco non sunt compulsi ven~ derepossessiones suas. 2 3. Dixit ergo Jo* seph adpopulus-. Ent ut cernitiSj et vos, et ter ram vestram, Pharao possidet: accipite semina, et scrite agros% 24. Utfruges habere possitis. Quintam partem regi dabitis : quatuor reliquas permuto vobis in sementem, et in cibumjamiliis, et litteris vestris. 26. Qui respondemnt\ Sabis nostra in manu tua est: respiciat nos tantum dominus noster, et laet serviemus regi. 26. Ex eo tempore usque in praesentem

ro dal re, a' quali si davano da'pubblici granai i viveri, e perci non furon costretti a vendere le loro tenute, 20. Disse adunque Giuseppe a'popoli: Ecco che , come vedete , Faraone padrone di voi, e della vostra terra: prendete da seminare, e seminate i campi, 2/f Affinch possiate raccogliere. Darete aire il quinto: le altre quattro parti le lascio a voi per seminare, e per mantenere le famiglie, e i figliuoli vostri. 26. Risposer quelli : La nostra salute nelle tue mani: solamente rivolga a noi lo sguardo ilsignor nostro, e serviremo con piacere al re. 25. Da quel tempo fino al d d'oggi in tut-

Vers. 22. Eccettuata la, terra de' sacerdoti ec. I sacerdoti ricevendo da'granai del re il vivere in quegli anni calamiitosi, noia furon perci costretti a vendere le loro possessioni. E notato che queste possessioni i sacerdoti le aveano avute dal re ; lo cha non dovr intendersi di quel re che regnava allora, ma di alcun altro assai pi antico. Diodoro di Sicilia scrive, che il terzo de' terreni del paese fu assegnato da Osiri a' sacerdoti, affinch ne spendesser 1' entrate ne' sacrifizii e nel culto degli dei. Vers. 7,5. Serviremo con piacere al rei Saremo volentieri non sudditi) ma schiavi di Faraone,

diem in universa terra AEgypti regibus quinta pars solvitur : et factam est f/uasiin legem, absque terra sacerdotali, quae libera ab hac condition e fuit. 27. Habitavit ergo Israel in AEgypto , id est, in terra G essen, et possedit eam, auctusque est) et multiplicatus nimis. 28. Et vixit in ea decern^ etseptem annis: factique sunt omnes dies vitae illius, centum 'quadraginta septem annorum. 29. Cumque appropinquare cerneret diem martis suae^ vocavit filium suum Joseph^ et dixit ad eum : Si inveni gratiam in conspectu tuo, (\)pone manum tuam sub femore meo : et facies mihi misericordiam, et veritatem, ut non sepelias me in AEgypto;
(i) Slip. 24 3,

ta la terra d'Egitto si paga il quinto a' regi : 10 che divenuto come If^gge, eccettuata la terra sacerdotale, che libera da questa servit. 27. Abit adunque Israele in Egillo , cio nella terra di Gessen, e ne fu possessore, e s'ingrand, e moltipllc formisura. 28. Ed ivi egli vsse per diciassette anni : e tutto il tempo di sua vita fu di anni cento quaranta sette. SQ. E veggendo, ebe si appressava il giorno della sua morte, chiam 11 suo figliuolo Giuseppe , e gli disse : Se bo trovato grazia dinanzi a te , poni la tua mano sotto la mia coscia: e userai meco ditu bont , e fedelt, e non darai a me sepoltura in Egitto ;

Vers. 9.6. S paga il quinto a* regi, Cos era al tempo di Mos, e cosi continu ad essere in appre&so , come vien raccontato da Erodoto, Diodoro, Giuseppe, e s. Clemente d'Alessandria. Vers. ag. Poni la tua mano sotto la mia coscia. V&

3o.Sed dormiam cum patribus meis, et auferas me de terra hac, condasque insepulchro majorum meorum. Cui respondit Joseph : Ego faciam, quod jussisd. 31. Et ille: Jura er* go , inquit^ mihi. Quo furante, adoravit Israel Deum conversus ad le" ctuli caput*

30. Ma io dormir co* padri miei, e tu mi terrai da questa terra, e mi riporrai nel sepolcro de'miei maggiori. Rispose Giuseppe: Io far quel che hai comandato. 31. Ed egli: Fanne adunque a me giuramento. E avendo quegli giurato , Israele rivolto al capo del letticciuolo] ador Dia,

JVon darai a me sepoltura m Egitto. Lo stesso leggesi'cli Giuseppe, cap. L. 24. Giacobbe (come gli altri patriarchi) muore nella fede ; poich eleggendosi la sepoltura nella terra di Chanaan dimostra la sua ferma credenza alle promesse di Dio, delle quali rimira da lungi l'adempimento, e negli animi de'suo posteri ravviva la stessa fede, affin di tenerli distaccati da'beni, e dagli allettameli dell' Egitto, e disposti ad udire la voce di Dio, e seguirla, allorch egli vorr ch'ei ritornino in Chanaan. Giacobbe vuol essere sepolto in quella terra , nella quale riposano i piissimi suoi progenitori bramo e Isacco, in quella terra, nella quale sola sar un di il vero culto di Dio, e il suo tempio ; in quella terra, nella quale egli sa, che dee nascere, morire, ed essere sepolto, e risuscitare il Cristo ; in questa terra sperata dalla sua fede , nella quale era una figura, e un pegno della patria celeste, in questa terra volle esser sepolto. Giacobbe morto ( dice un antico interprete ) diede ' vvi V esempio che nella speranza della patria celeste amassero ilpegno dell'eterna eredita. Vers. 3 o. Ma io dormir co? padri miei. Professione chiarissima dell'immortalit dell'anima. Vers. 31. Israele rivolto al capo del lettccuolo adoro Do : I LXX. lesser : Israele ador la sommit^- del bastone di lui. E questo passo riferito dall'Apostolo (Hebr. xi. -2.1.,) secondo quenta versione, la quale era in uso a' suoi tempi ; e il senso di questa lezione egli , che Giacobbe rendette esteriormente onore alla potest di Giuseppe ; ma intcriormente ador la regia potest di Cristo rappresentata da Giuseppe, che ne era figura. Vedi le note a questo luogo nella lettera agli Ebrei. * Fanne adunane a me giuramento. Non per diffidenza che avesse del figlio , ma per rimuovere qualunque difficolt che
nt>nnr; vwitAc.* A~ P.^(>

C A P O XLVIIL Giuseppe vsita Giacobbe ammalato : e questi adotta , e benedice i due figliuoli di lui , Manasse, ed Ephram , e bench vi s opponga Giuseppe, il minore antepone al maggiore. D finalmente a Giuseppe una porzione di pi che a fratelli. \.JjLis itaque trans*' 'actis, nuntiatum est Joseph, quod aegrotaretpater suus, qui as~ sumptis duobus filiis^ THanasse, et Ephraimt ire perrexit. 2. Dictumque est seni'. Ecce filius tuus Joseph venit ad te. Qui confortatus sedit in lectulo. 3. Et ingresso ad se ait : Deus omnipotens (i) apparuit mihi in Luza, quae est in terra Ckanaan, benedixitque mihi ; 4. Et ait i Ego te augebo^ et multiplicabO) et faciam, te in turbas populorum : daboque tibi terram hanc, et semini tuo post te inpossessionem sempiternam.
/,\ C.,,, Q ,*

1. Uopo che queste cose furono in tal guisa avvenute,Giuseppe ebbe nuova, come suo padre era ammalato : ed egli presi con s i due figliuoli, Manasse, ed Ephr aim, and in fretta da lui. 2. E fu detto al vecchio : Ecco che il tuo figlio Giuseppe viene a trovarti. Ed egli ripigliate le forze si pose a sedere sul letticciuolo. 3. E quando quegli fu entrato gli disse: Dio onnipotente mi apparve a Luza, che nella terra di Chanaan, e mi benedisse ; 4. E disse: T'ingrandir , e ti moltiplicher, e ti far capo di una turba di popoli, e dar questa terra a te , e alla tua stirpe dopo di te in dominio sempiterno.

6. Duo ergo filii tui, qui (i) nati sunttibiin terra AEgypti, antequam huc venirem ad te, mei erunt ; (a) Eph* raim, et Manasses^sicut Ruben, et Simeon reputabuntur mihi. 6. ReliguQS autem , quos genuerispost eos, tui #runt, et nomine fratrum suorum vocabun* tur in possessionibus suis. 7* Mihi enim ^ quando veniebam de Meso~ potama, fi) mortua est Rachel in terra Cha(i} Sup. 4*. 5o.

5.1 duefigliuoliadunque , che ti sono nati nella terra d'Egitto, prima ch' io venissi a trovarti , saranno miei : Ephraim, e Manasse saran tenuti per miei come Ruben, e Simeon. 6. Gli altri poi, che ti verranno dopo di questi, saranno tuoi, e porteranno il nome de'loro fratelli nella terra, che ognun di questi posseder. 7. Imperocch quando io veniva dalla Mesopotamia, mi mor Rachele nella terra di Cha(3) Sup. 35. i g.

(2) Jos. 13. 7. et 29.

Vers. 4- "* dominio sempiterno. I discendenti di Giacobbe possedettero la terra di Chanaan sino alla venuta del Cristo ; i figliuoli d'Abramo, d'Isacco, e Giacobbe, secondo lo spirito, possederanno in eterno quella terra, di cui fu figura la Chananea. Notisi ancora, che queste parole, dar questa terra a te, e alla tua stirpe dopo di le in dominio sempiterno, letteralmente possono intendersi, che questo dominio non avr fine sino a tanto che duri la nazione, a cui questo dominio stato promesso; perch se questa nazione fosse distrutta e cessasse di esser tn popolo , e una repubblica , ella non potrebbe posseder pii quella terra : tale il caso degli Ebrei. Vers. 5. Saranno miei. Io gli adotto per miei figliuoli, e miei saranno non meno, che Rufoen, e Simeon. Nomina questi come maggiori di et di tutti gli altri; onde s'intende, che se que' figliuoli di Giuseppe sono agguagliati a Rubn , e Simeon, molto pi agli altri' Quindi eglino saranno capi di due trib diverse, e avranno non una porzione (come sarebbe avvenuto, se si fosser considerati come rappresentanti la persona di Giuseppe ) ; ma due porzioni distinte avranno nella terra di Chanaan. Vers. 6. Gli altri poi ... porteranno il nome de1 loro fratelli. Saranno contati in una delle due trib di Manasse, e di Ephraim. Non veggiam. che Giusnnn* avpf> =>!,-: ~i:,.~i:

naan in ipso itinere, eratfjue vernum tempus et ingrediebar phratam, et sepelivi eam juxta viam Ephratae, quae alio nomine appellatur Bethlehem. 8. Viclens autem fi lios ejus dixit ad eum : Qui sunt Isti ? 9. Respondit : Flli mei sunt, quos donavit mihi Deus in hoc loco. Adduc, inquit, eos ad me, ut benedicam illis. 10. Oculienimlsrael caligabant prae nimia senectute; et dare vi" dere non poterat. Applidtosque ad se deo

naan nello stesso viaggio , ed era tempo di primavera, stando io per entrare in Ephrata, e la seppellii presso la strada di Ephrata , che con altro nome detta Bethlehem. 8. E mirando i suoi figli, disse a lui: Questi chi sono? o,. Rispose : Sono i miei figliuoli donatimi da Dio in questo paese. Fa, che si appressino a me ( diss'egli ) affinch io li benedica. io. Imperocch gli occhi d'Israele si erano ottenebrati per la gran vecchiaia, e non potea vedere distintamente.

Vers. 7. imperocch quando io veniva dalla Mesopotamia, mi mori Rackele ec. Queste parole tendono in primo luogo a rendere ragione a Giuseppe del motivo, per cui egli, che avea tanta premura di esser sepolto co' padri suoi in Hebron , avesse dato altra sepoltura alla cara sua sposa, alla madre di Giuseppe, Rachele. Or egli dice, che quando ella mori nel tornar ch' ei facea dalla Mesopotamia, era di primavera, nella quale stagione malamente posson salvarsi i cadaveri dalla corruzione ; e perci la seppell non in Ephrata, o sia Betlemme; perch non volle T che fosse sepolta tra gl'idolatri, ma bens sulla strada, che mena a Betlemme. In secondo luogo queste parole tendono a determinare la parte principale del retaggio, che avr Ephraim nella terra di Chanaan: del qual retaggio avea in certo modo preso anticipatamente il possesso la madre Rachele coli* essere sepolta in quel luogo. Vers. 8. Questi chi sono1? Essendosegl indebolita la vista, non avea finora saputo discernere, che fossero Ephraim e Manas&e 1 due persone , he eran vicine a Giuseppe.

sctilatuS) et drcumple- Ma appressati cfcefhmn quegli a lui, li baci , xus eos, e tenendoli traile sue braccia, 11. Dixit ad filium 11. Disse al suo figlio* <suum : Non sum frali- Non mi stato negato datus aspectutuo-.insu- di veder te : e di pi per ostendit mihi Deus Dio mi ha fatto vedere la tua stirpe. semen tuum. 12. Cumque tuisset 12. E Giuseppe aveneos Joseph de premio doli ripigliati dal seno patris, adoravitpronus del padre , s'inchin fiin terram. no a terra. 13. E pose Ephraim l'.EtposuitEphraim ad dexteram suam, id alla sua destra, vale a est, ad sinstram Israel; dire alla sinistra d'IsraeManassen vero in s- le; Manasse poi alla sua nistra sua, ad dexte- sinistra, cio alla destra ram scilicet patris, ap- d?l padre, e fece che plicuitque ambos ad ambedue si accostassero eum. a lui. 14. Ed egli stesa la 14- Qui extendens manum dexteram po- mano destra, la pose sui $uit super caput Eph- capo di Ephraim fratelraim minoris fratris \ lo minore ; e la sinistra sinstram autem super sul capo diManasse, che caput Manasse, qui era il maggior nato,lrasmajor natu erat, com ponendo le mani. mutans manus.
Vcrs* 11. * Non m e stalo negato. Non avrei creduto. Vers. 12. Avendoli ripigliati dal seno del padre. Si erant* inginocchiati dinanzi a Giacobbe ; onde aveano il capo nel seno del vecchio. ; e Giuseppe, perch non gli dessero pena , e perch questi li benedicesse, li fece alzare, e K pose dinanzi a Giacobbe. Vers. 14. Trasponendo le mani. Ovvero: incrociando le ma-" ni. Questa preferenza data al minor figliuolo era un segno, come avvertono i Padri, della preferenza, che avrcbbono i Gentili so-

15. (ij. Benedixitque Jacob filiis Joseph, et ah'. Deus, in cujus conspectu ambulaverunt patres mei Abraham, et Isaac, Deus, qui pascit me abadolescen* tia mea usque in prae sentem diem : 16. (2) Angelus, qui eruit me de cunctis malis, benedicat pueris istis : et invocetur super eos nomen meum, no mina quoque patrum meorum Abraham, et Isaac, et crescant in multitudinem super ter" ram. 17. Tidens autem Joseph, quod posuisset
( i ) ffebr. ii. ai.

15. E Giacobbe benedisse i figliuoli di Giuseppe , e disse : Dio, alla presenza del quale camminarono i padri miei Abramo , e Isacco, Dio, che mio pastore dalla mia adolescenza fino al d d'oggi : 16. L'Angelo, che mi ha liberato da tutti i mali, benedica questi fanciulli : ed ei portino il nome mio, e i nomi ancora de'padri miei Abramo, e Isacco , e moltiplichino sopra la terra. 17. Ma reggendo Giuseppe, come il padre

fa) Slip. 3i. 29. ei 3a. 2. Mail. 18. io.

pra i Giudei. Ephraim, dice nn antico interprete, e figura di quelle nazioni, le quali per mezzo della croce di Cristo , nel quale credettero, sono preferite a Manasse, vale a dire a?Giudei. Vedi Terlull. de Bapt. Osservano g' interpreti, come nelle Scritture si veggono molti figliuoli di et minore men considerati negli occhi degli uomini, essere preferiti a' maggiori di et: cos Abele a Caino, Isacco a Ismaele, Giacobbe ad Esai, Phare* a Zara, Giuseppe a Ruben, Ephraim a Manasse, Mos ad Aronne , Davidde a' sette fratelli. Yers. 16. L'Angelo che mi ha liberalo ec. Ovvero: e r/uelVAngelo. Assai comunemente i Padri per quest' Angelo intendono lo stesso Dio, e il titolo di suo liberatre dato da Giacobbe a quest'Angelo n' un indizio assai forte, e non cosa inusitata nelle Scritture, che Dio sia chiamato con questo nome, come pure ch talora a un Angelo diasi il nome di Dio. A Dio adunque doman1* da Giacobbe, che ratifichi, e dia effetto alla benedizione, ch'egM con profetico spirito dar ad Ephraim , e a Miniasse.

pater suus dexteram manum super caput E/yhramt graviter accepit, et appreiensam manum patris levare conatus est de capite Ephram, et trans/erre super caput Manasse* 18. Dixitque ad patrem : Non ita conventi^ pater ; fjum hic est primogenita : pone dexteram tuam super caput ejus. 19. Qui rejiuens alt: S ci, fili miy scio: et iste quidem erit in populos^ et multiplicabitur : sed frater ejus minor> major erit illo ; et semen illius crescef in gentes. 20. Benedixitcfue eis in tempore illo, dicens : In te enedicetur Israel atque dice tur : faciat ti Deus, sicut Ephraim, et sicut Manas-

avea posta la mano Destra sopra il capo diEphraim , ne ebbe pena grande , e presa la mano del padre tentava di levarla dal capo di Ephraim , e trasportarla sul capo di Manasse. 18. E disse al padre: Non va bene cos, o padre ; perocch questi il primogenito: poni la tua destra sul capo di lui. io,. Ma quegli ricuso, e disse : Lo so , figliuol mio, lo so ; e questi ancora sar capo di popoli , e moltiplicher: ma il suo fratello minore sar maggiore di lui : e la sua stirpe si dilater in nazioni. 20. E allora li benedisse, dicendo: Tu sarai modello di benedizione in Israele, e si dir: Faccia a te Dio , come ad Ephraim e come a

Ver. 18. Non va bene cos, o padre ec. Dio non avea rivelato a Giuseppe quello che avea rivelato a Giacobbe. Giuseppe ra anch' egli profeta ; ma Dio, che d sua porzione a ciascheduno secondo ch' ei vuole, discuopre talvolta ali' uno quello che ali' altro nasconde. Vers. ij). La sua stirpe ti dilater in nazioni. La trib di Ephraim fu effettivamente una 'delle pi numerose 7 e possenti d'Israele, e.fu la pritua nel regno delle dieci trib.

se. Consdtutcjue Epk* raim ante Ma/lasse. il. Et alt ad Joseph filium suum: E n ego morior, et erit Deus vo biscum, reducetque vos ad terram patrum VG* strorum, 22. Do tibl (i) partem unam extra fratres tuos>quamtulide manu (2) Amorrhaei in gi" diot et arcu meo*
(i) i. Jos. 15, 7. et. 16. i,

Manisse. E pose Ephraim avanti a Manasse. 21. E disse a Giuseppe suo figlio : Ecco ch'io mi muoio , e Dio sar con voi, e vi ricondurr alla terra de'padri vostri. 22. Io do a te esclusivamente a'tuoi fratelli quella porzione, che io conquistai sopra gli Amorrei colla spada , e coli'arco mio.
(ij Jor. 24. 8.

Vers. ift. Quella porzione , che io conquistai sopra, gli Amorrei. Questa porzione donata specialmente a Giuseppe il campo comprato da Giacobbe, cap. xxxm. iq. Ma come dice egli, che questo campo lo conquisto ec. ? La risposta , che sembra pii* semplice, e anche coerente al testo sacro, si , che dopo la strage de'Sichimiti Giacobbe temendo l'ira de'Chananei si allontan da que' luoghi, onde questo campo fu occupato dagli Amorrei: per la qual cosa convenne a lui di ricuperarlo colla forza. Ma pongasi mente alla fermezza invariabile della fede, che era in Giacobbe. Egli pellegrino in Egitto non solamente riguarda come infallibile per la sua stirpe il possesso di Chanaan, ed ivi vuol esser sepolto ; ma dispone in favor di Giuseppe , e de' suoi discendenti di una porzione dello stesso paese , la qual porzione non dovr entrare nella divisione della stessa terra di Chanaan; senza temere, che alcuno si opponga a questo smembramento, o metta ostacolo all'esecuzione di questa sua volont: egli sa, ch' padrone di quella terra, e che pu disporne, bench in tutta la sua vita nulla vi abbia avuto del suo fuori di quel campo comprato col suo denaro. Quanto onore ('siami permei&Q. il dirlo ) fa a Dio una tal fede!

C A P O XLIX. Giacobine moribondo benedice ad uno ad uno i figliuoli ; ma per alcuni la benedizione eam biata in maledizione, e riprensione severa* Predice ad essi le cose future, e finalmente dichiarato il luogo di sua sepoltura sen muore. 1. V ocavt autem Jacob filios $uos> et alt eis i (i) Congregami' ni, ut annuntiem, quae ventura sunt vobis in diebus novissimis. 2. Congregamini, et audite^ filii Jacob, audite Israel patrem vestrum. 3. Ruben primogenitus meus, tufortitudo mea, et principium dolors mei : prior in donis, major in imperio.
fi} Deut. 33. 6. Vers. i. Chiam Gacobbe i tuoi figliuoli, e. Notisi l'auti* cTiissimo costume, secondo il quale i padri prima di morire lasciavano i loro avvertimenti e ricordi a'figliuoli, e poi li benedicevano:' cos fece Mos, e Giosu, e Tobia, e Mathathia, e lo tesso Cristo. Qui Giacobbe raunati i figliuoli annunzia loro le cose, che avverranno ne1 tempi avvenire ; vale a dire ne' tempi susseguenti,, e prossimi, e remoti, nel quale annunzio contiensi ache un gran tesoro di salutari avvertimenti. Yers. 3. Tu mia fortezza. Primo frutto della mia vegeta et E principio del fnio dolore. S3 perch i figliuoli portano

i. LJ chiam Gi* cobbe i suoi figliuoli, e disse loro : Raunatevi, affinch vi annunzi le cose , che a voi succederanno ne'giorni avvenire. 2.Raunatevi, e ascoltate, figliuoli di Giacobbe, ascoltate Israele vostro padre. 3. Ruben mio pri* mogenito , tu mia fortezza , e principio del mio dolore : il primo ai doni, il pi grande in potest.

4. Tu ti sei disperso, come acqua : tu non crescerai ; perch sei salito sul letto del padre tuo, e hai profanato il suo talamo. 6. Simeon, e Levi fra6. Simeon, et Levi fratreSy vasa iniquit- telli , strumenti micidiali d'iniquit. tis bellantia* 4. Effusus es, sicut aqua : non crescas \ quia (i) ascendisticubile patris fui, et maculasti stratum ejus.
(i}Sup. 35. 22. i. Par. 5. i.
"Jnolte cure e sollecitudini a' genitori, sia peli* incesto commesso da lui. L'Ebreo pu dare un altro senso, e tradursi: principio di mia robustezza, d ma fecondila , principio dijigliuolanza, come sono tradotte le stesse parole, Deuler. xxi. 17., e come qui leggono anche i LXX. Il primo a? doni. Il Caldeo, e le altre parafrasi, e s. Girolamo, e comunemente gl'interpreti sottintendono tu saresti stato ; onde dice Giacobbe: tu saresti stato il primo a' doni; vale a di* re, a te come primogenito dovea spettare il diritto della doppia porzione nella terra di Chanaan, e il sacerdozio, al quale era annesso il diritto di ricevere le oblazioni. Questi due diritti di primogenitura son qui accennati colla parola doni: il terzo quello ebe segue. Il pi grande in potest. Il primogenito avea u quasi prn*cipato sopra gli altri fratelli. Vedi Gen. xxvu. 20. Cosi dovea essere; ma pel peccato di Ruben la doppia porzione fu data a Giuseppe, cio a'suoi figliuoli: onde i. Parai, v. n si dice trasferita la primogenitura da Ruben in Giuseppe, il sacerdozio a Levi, l'impero a Giuda. \ers. 4- Tu li sei disperso come V acqua. Versando da un vaso l'acqua per terra, non rimane nel vaso nessun segno di quello ebe ivi fn : cosi $ dice Giacobbe, tu, o Ruben, hai perduta tutta la tua dignit e grandezza , e nulla te n' rimaso ; perch ti abbandonasti ad una brutale passione, e facesti oltraggio alla moglie del padre tuo. Si potrebbe forse tradurre : ti sei svaporato , come acqua : come acqua, che bolle , e svapora fino a ridursi a nulla, csi tu per la tua indegna passione ti sei svaporato , e quasi annichilato in paragone di quello che eri. JVbn crescerai. La tua libidine sar punita anche colla sterilit. Quindi la trib di Ruben fu sempre poco stimata, e di scarso numero. Vedi Deuler. xxxu. 6.

6. In consilium eorum non veniat anima mea, et in coetu illorum non sit gloria mea; (i) quia in furore suo occiderunt virum, et in voluntate suasuffoderunt murum* 7. "Maledctus furor eorum, quia pertinax, et ndignatio eorum, quia dura 1(2) dividam eos in Jacob, et disper gam eos in IsraeL
(i} Slip. 34. a5.

6. Non abbia parte ai loro consigli l'anima mia, e la mia gloria non intervenga alle loro adunanze ; perch nel loro furore uccisero 1' uomo , e\iel loro mal talento atterrarono la muraglia. 7, Maledetto il loro furore perch ostinato, e la loro indegnazione, perch inflessibile: io li divider in Giacobbe, e Ji disperger in Israele.

(i) Jos. 19. i. et 21. i. etc.

Vers. 5. Simeon, e Levi fratelli. Simeon, e Levi umilissimi nella fierezza, e nella crudelt, sono fratelli nel male. Strumenti micidiali <P iniquit. In tre parole descrive il furore, e la frode usata da questi contro de'Sichimiti. Vers. 6; Non abbia parte alloro consigli V anima mia. Detestai, e detesto tuttora i perfidi, e crudeli loro disegni. ^ E la mia gloria non intervenga ec. La mia gloria e qui l'istesso, che l'anima mia, come in varii luoghi de'Salmi. (Ps. xxrx. 13., xv. 9., vii. 6.} Ripete con maggior forza il sentimento precedente": io sono stato, e staro sempre lontano dalle loro conventicole, nelle quali pot ordirsi una s orribil tragedia. Uccisero V uomo. 11 singolare pel plurale: ma qui questo singolare ha forza particolare: parlasi tuttora della strage di quei di Sichem. E nel loro mal talento atterrarono la mitraglia. Non perdonarono nemmeno alle mura delle case, e de'palagi, ovvero alle mura stesse della citt. Vers. 7.. Io li dividero in Giacobbe, e l disperger in Israele. La loro unione nel mal fare la punir col dispergerli nella terra d'Israele, e nella eredit di Giacobbe , e separarli gli ni dagli altri. La trib di Levi fu dispersa pelle citt assegnate a'Leviti nelle terre dell' altre trib ; e alla trib di Simeon tocc per sua parte tm angolo nella trib di Giuda, e quando quelli di Simeon crebbero di numero, andarono a cercarsi delle terre nel deserto parte a Gador, e parte a Scir. Fedi i. Paralip. iv.

8. Judo,) te laudabunt fratres tui\ manus tua in cervicibus inimico* rum tuorum : adorabunt te filii patris tui. g. Catulus leonis Juda : ad praedam , fili mi, ascendisti : requie" scens accubuisti) ut leo, et quasi leaena : quis suscitabit eum ? i. Par. 5. 2.

8. Giuda , a te daran laude i tuoi fratelli : tu porrai la tua mano sulla cervice dei tuoi nemici : te adoreranno i figliuoli del padre tuo. 9. Giuda giovin lione tu , figliuol mio , sei corso alla preda : poi riposandoti ti sei sdraiato , qual lione , e qual lionessa : chi ander a stuzzicarlo ?

87. 3t). 4^. Gli Ebrei dicono , che gli scribi, i maestri de' fanciulli venivano quasi tutti da questa trib, e per guadagnarsi da vivere andavano chi in un Inogo, * chi in un altro a fare scuola. Cosi la dispersione de* Leviti, e anche di quelli della trib di Simeon torn in vantaggio della religione, e della piet ; onde la profezia di Giacobbe per un certo lato una benedizione. Vers. 8. Giuda, a te daranno laude i tuoi fratelli. Allude al nome di Giuda, che vale, lodare , confessare. La madre avea posto a lui questo nome per significare, che questo figliuolo era per lei argomento di dar lode a Dio: Giacobbe dice ora, ch' egli merita questo nome, perch sar lodato, e celebrato da tutti i fratelli. Vedremo in quante occasioni questa trib si distinse sopra le altre. Da questa nacque Davidde, e Salomone, e gli altri re fino alla cattivit di Babilonia, e Zorobabele condottiere del popolo nel suo ritorno della cattivit, e finalmente ella oltremodo gloriosa per essere nato di lei il Cristo. Tu porrai la tua mano sulla cervice de1 tuoi nemici. Per prostrargli, gettargli a terra. Te adoreranno i filinoli del padre tuo. Non 'dice i figliuoli di tua madre, ma i figliuoli del padre tuo per significare, che tutti quanti i figliuoli di Giacobbe renderanno a lui onore, e ossequio, come a primogenito. Rigorosamente parlando questa profezia non ebbe il suo pieno adempimento, se non in Cristo nato del sangue di Giuda, adorato da tutti gli uomini, come Dio, e Salvatore. Vers. p. Giura., giovin lione: tu,fgliuol mio, tei corso alla, preda. l'aria qui de'posteri di Giuda: quale Giuda tra gli altri fratelli, tale dice che sar la trib di Giuda traile altre trib; ci si verific principalmente sotto Davidde principe bellicoso,

io.(i)NONUFEEETUR sceptrum de Jud^ et dux de femore ejus,, donec veniat, qui mittendus est, et ipse erit exspectado gentium.
Ci} Malt, 2. 6. Joan* i. 4$.

io. Lo scettro NON SAR' TOLTO da Gi* da, e il condottiero della stirpe di lui, fino a tanto che venga coui, che dee esser mandato, ed ei sar l'espeltzioiie delle nazioni.

e conquistatore, e a lui, e alla sua trib ottimamente adattati la similitudine d'un giovin lione. Poi riposandoti ti sei sdraialo, qual lione, e qual lionessa. 11 regno di Salomone fu un regno pacifico , ma rispettato e temuto da tutti ; come un line o una lionessa non lasciano d'in* cuter terrore ; bench satolli di preda si stieno sdraiati per terra; Vers. io. Lo scettro non sar tolto da Giuda ...fino a tanto elle venga, colui, che dee ssere mandalo. Che ih queste parole si contenga una certissima predizione del Messia, e un' epoca infallibile di sua Venuta, consta dalla tradizione non solamente della Chiesa cristiana <, ma anche della Sinagoga. Tutte le parafrasi Caldaiche convengono nel senso di questa profezia; e i pi celebri Rabbini non solo antichi, ma anche i moderni. Noi vedremo la trib di Giuda godere una speciale preminenza sopra le altre trib,, prima che fosse re in Israele. Vedi IVurn. x. 14., xi. 3., vii. la., Josiie xvi. i., Jud. i. i. D Davidde fino alla cattivit di Babilonia tutti i re di Gerusalemme furono della stirpe di Giuda. Nel tempo della cattivit troviamo de'giu* dici della medesima stirpe. Dan. MH. 4- Dopo il ritorno di Babilonia questa trib ebbe tal predominio, che diede il tiome a tutta la nazione degli Ebrei, e i suoi ottimati ebbero autorit superiore nel sinedrio, magistrato supremo, il quale, bench con Autorit limitata da'Romani, govern la nazione fino agli ultimi tempi. Se i Maccabei, che rano della trib di Levi, governarono un tempo, e se i capi del sinedrio furono talora della stessa trib * la potest^ che ebbero questi, venne in essi trasfusa dalla trib di Giuda ; la quale non perde perci il suo impero, come noi perde un popolo libero , che si elegga de' consoli, e de' rettori di altra nazione, i quali coli' autorit ricevuta da lui lo governino. E anche da osservare, che dopo il ritorno dalla cattivit i miseri avanzi dell' altre trib si unirono, e s' incorporarono con Giuda, e fecero con esso un sol popolo. Cos; iu Giuda rimase lo

11 .Ligansadvineam pullum suum, et ad vi* tem , o fili mi, asinam suam. Lavabit in vino s totam suam, et in sanguine uvae pallium suum., 12. Pulchriores sunt oculi ejus vino , et den-

11. Egli legher alla vigna il suo asinelio, e la sua asina, ofigliomio, alla vite. Laver la sua veste col vino , e il suo pallio col sangue del1' uva. 12. Gli occhi suoi son, pi belli del vino, e i

scttro fino alla, venuta del Siloh, o, come traduce il Caldeo , fino alla venuta del Messia , a cui il regno appartiene. Da Ges Cristo in poi Giuda non ha pi n stato , n scettro , n>"> autorit, e non pi un popolo. Ges nato di quella trib fonda il suo nuovo regno , in cui raduna i Giudei fedeli, e le nazioni , le quali lo adorano come loro re , e loro Dio. Egli il vero Siloh , cio il Messo , o sia Ambasciatore spedito da Dio con autorit suprema, e a questo suo titolo alludesi in moltissi'*ni luoghi dell'Evangelio, e di tutto il nuovo testamento. Vedi Joan. ix. 7., ec.

Ed ei sar P espettazione delle nazioni. Le nazioni correranno a lui, come se tutte lo avessero aspettato, e desiderato. Alcuni traducono 1' Ebreo: a lui obbediranno le genti: altri: a lui si congregheranno, e si aduneranno le genti: cosi in Aggeo, cap. n. 8., i 1 Messia dicesi il desideralo da tutte le nazioni.
Vers. t i . Egli legher alla vigna il suo asinelio, e la sua. sina ... alla vite. I_Padr generalmente prendono queste parole come spettanti al Messia, d cui nel versetto precedente; ed forza di confessare , che non parlandosi qui di Giuda , come apparisce da quest' apostrofe : Egli legher ^ vfigliuol mio ( o Giuda), ad altra persona non pu pinnrturalmente applicarci quello che qui si dice, se non a quella, di cui erasi gi cominciato a parlare, cio al Siloh. Del Messa adunque con figure profetiche ragiona Giacobbe, e dice, ch'egli legher col vincolo d ella fede il popolo Gentile alla sua vigna , vale a dire alla Chiesa, la quale de' credenti Giudei fu primamente formata ; e la sua asina , vale a dire il popolo Ebreo avvezzo gi al giogo della legge, legher alla sua vite , vale a dire a s stesso; perocch egli vera vite, come sta scritto , Joan. xv. i. Laver la sua veste col vino, e il suo pallio col sangue delVuva. Vino, e sangue dclVuva sono la medesima cosa. Questo vino significa il sangue di Cristo sparso da lui in tanta copia , che ne fu lavata non solo la veste interiore, cio la carne di lui, ma anche l'esteriore veste, ci?: la Chiesa.

Peni. Vol L

20

tes ejus lacte candidiores. io. Zabulon in littore moris habitabt, et in stallone navium perfin gens usque ad Si donem. 14- Issachar asinus fortis accubans inter terminos. io. Vdit requiem quod esset bona, et terram quod optima : et

suoi denti pi candidi del latte. 13. Zabulon abiter sul lido del mare, e dove le navi hanno stazione, si dilater fino a Sidone. i4 Issachar asino forte giacer dentro i suoi confini. 15. Egli ha considerato , come buona cosa il riposo, e che la sua

Vers. i a. Gli OcJii suoi son pili "belli elei vino, e suo! denti pt candidi del latte. Descrivcsi la sovraumana bellezza del Cristo, e particolarmente dopo la sua resurrezione. Vers. 13. Zbulon abiter sul lido del mare, ec. Dugento anni prima della conquista della terra di Chanaan predice Giacobbe i luoghi, che dovean toccare in sorte a' suoi posteri ; e Mos che tutte queste cose racconta, non entr n pur egli nella terra promessa, la quale solamente dopo la sua morte fu conquistata, e divisa. Zbulon pi giovine benedetto prima d'Issachar maggiore di et ; e ci da alcuni interpreti si crede fatto in grazia del Messia , il quale fu concepito inNazareth, e dimor molto tempo in Capharnaum, che erano l'una e l'altra di questa trib. Si dilater sino a Sidone. Intendesi non sino alla citt di Sidone nella Fenicia, ma sino a'confini della provincia chiamata Sidone nelle Scritture , dal nome della citt capitale. Il paese di Zbulon a occidente finiva al mare Mediterraneo, e ad oriente al mare di Tiberiade. Vers. 14-e 15. Issacha. asino forte ec. Questa comparazione a* tempi nostri parrebbe poco graziosa ; ma n eroe da Omero paragonato a uij asino per la fortezza, e per la pazienza ne' travagli ; II. xii. notato qui il naturale robusto e laborioso di quelli della trib d'Issachar : e soggiunge, cn' ei si contenteranno d restare ne'loro confi.!, e lavorare in pace i loro buoni terreni, agando anche un tributo a'nemici piuttosto che far guerra per liberarsene. Vedi \. Paralp.iin. 31 Alcuni spiegano un po'diversamente, e dicono, che Issachar am meglio di pagare un tributo al re d'Israele, che andar a servire nella milizia, la quale godea l'esenzione dal tributo. Il paese, che tocc alla trib d'Issachar, era maravigliosamente bello, e fertilissimo.

supposnt TiJimerum suum ad portandum, factusfjue est tributis serviens. 16. Danjudicabit po* pulum suum, sicut et alia tribus in Israel. 17. Fiatfiancoluber in via , cerasies in semita, mordens ungulas equi, ut cadat ascensor ejus retro, 18. SALUTARE tuum expectabo, Domine. *

terra o! lima: e ha spiegato i suoi omeri a portar pesi, e si soggettato al tributo. 16. Dan giudicher il suo popolo , come qualunque altra trib d'Israele. 17. Divenga Dan un serpente sulla strada, nel sentiero un ceraste, che morde l'unghie del cavallo per far cadere il cavaliere ali'indietro. 18. LAvSALUTE tua aspeller io, o Signore.

Vers. 16. Dttn giudicher, il mio popolo, come ec. come se dicesse: il giudice far giudizio, ec., alludendosi qui al nome di Dan. Vedi cap. xxx. G. La trib li Dan avr de'gin dici del ipopolo d'Israele, come avere li possa qualunque altra trib. Non mancher a lei quest'onore; bench Dan sia figliuolo di un' ancella, e la sua trib non sia delle pi grandi. Gli Ebrei, e s. Girolamo, e molti dotti interpreti vogliono, che qui sia accennato Sansone, e che di lui si parli anche nel Versetto seguente: egli era di questa trib, e fu uno de'giudici d'Israele. Vers. l'j. Divenga Dan un serpente sulla strada, Dan, cio Sansone, sar come un serpente, il quale nascosto lungo la strada assalisce improvvisamente i passeggieri. Nel sentiero un ceraste, che morde ec. Il ceraste un serpente del color dell'arena, cornuto, (donde il nome di ceraste), il quale non potendo offendere il cavaliere morde nel piede il cavallo per far cadere il cavaliere, e ucciderlo. Tedi Plin. IH). P. cap. 9,p. Cos vuol significarsi, che Sansone operer cose grand i anche pi coli'astuzia, che colla forza. Vedi il libro de'Giudici!. Non debbo per tacere, che questo versetto da molti Padri inteso dell'Anticristo, il quale debba nascere da questa trib , e combattere la Chiesa non tanto colla forza, quanto coli' astuzia , e colle frodi, e con ogni maniera di seduzione. Vedi quello che abbiamo detto al capo vii. dell'Apocalisse, vera. f\.

19. Gad armato di io.. G ad accinctus praeliabitur ante eum : tutto punto combatteet ipse accingetur re* r dinanzi a lui: e si allestir per tornare all'iatrorsum. dietro. 20. Aser pnguis po.20. Grasso il pane ns ejus , et praebebit di Aser, e sar la delizia de're. deUcias regibus. 21. Nephtali, cervus 21. Nephtali, crvo emissus.etdans eloquio, messo in libert, egli pulchritudinis. pronunzia parole graziose.
t Vera. 18. LA SALUTE tua aspetter io, o Signore. Tenerissima aspirazione di Giacobbe, il quale pieno di fede, di speranza nel veto Liberator d'Israele dall'aver rammentato Sansone il terrore de' nemici del popol suo prende occasione di volgersi nuovamente a Dio per domandargli quella vera salute, ovvero quel Salvatore, che viene da lui, ch' egli mander. Il Caldeo parafras ia-tal guisa: Io non aspeltp la saltile di Gedeone figliuolo di Joas, la quale e sol per un tempo, ne la salute di Sansone figliuolo di Manne, la quale e transitoria; tna aspetto la redenzione del Cristo figliuolo di David, il quale verr a chiamare a se i figliuoli (V Israele: la redenzione di lui e bramata daWanima ma. Non inutile 1' osservare in qual modo gli antichi Ebrei intendessero le Scritture , prima che lo spirito di cecit e di errore s'impossessasse della sinagoga. "Vers. ip. Gad armato d lutto punto combatter dinanzi a lui. Cio^dinanzi, ovvero innanzi ad Israele, di cui vers. 16. Sembra che si accenni quello che leggiamo ne'Numeri, cap. xxxii. 17., dove vedesi, come la trib di Gad, e que'd Ruben, e una parte della trib di Manasse, essendo stata loro assegnata la porzione di l dal Giordano , si offersero a passare quel fiume innanzi a,tutti i loro fratelli per conquistare la terra di Chanaan. E si allestir per tornar alV indietro. Collocate le altre trib ne'luoghi, che ad esse erano destinati, se ne torneranno que* di Gad finalmente alle loro stanze. Vedi Jo sue xxn., e s. Girolamo. Vers. io. Grasso e il pane di Aser. Giacobbe commenda i grani del paese, che toccher ad Aser. Mos aggiunge C Deliter. XXXIH. 24) ch'egli abbonder di olio prezioso; e si sa ancora, che avea de'vini eccellenti: tutto questo espresso nobilmente con dire, che i frutti di quel paese saran la delizia de*re.

22. (i) Filius accrescens Joseph, filius accrescens, et decorus aspectu : filiae discur rerunt super murum. 23. Sed exasperave runteum^etjtrgati suntt invideruntque illi habentes jacula. (\) Par. 5. i.

22. Figliuolo crescente Giuseppe , figliuolo crescente , e bello di aspetto: le fanciulle corsero sulle mura. 23. Ma lo amareggiarono e contesero con lui, e gli portarono invidia i maestri di tirar frecce.

Vers. ai. Nephtal, cervo messo in libert, ec. Gli Ebrei, e con essi alcuni interpreti riferiscono queste parole a Barach, che era di questa trib, il quale ebbe da principio la Umidit del cervo ; ma di poi nel perseguitare i nemici imit il cervo stesso nella celeril. Le graziose parole, ch'ei pronunzi, sono il cantico cantato da lui, a da Debora. Vedi Jud. iv. I LXX. lesser : Ifephtali e come una pianta , che getta de* nuovi rami, e le messe di cui sono buone. Nephtali avea quattro soli figliuoli, quando and in Egitto, e la sua trib era di quattrocento cinquantatr mila, e quattrocento uomini capaci di portar 1' armi, quando usc dell'Egitto : gran moltiplicazione questa in poco pii di dugenla A*mi. Vers. aa. Figliuolo crescente Giuseppe, figliuolo crescente, ec. Giacobbe si diffonde con particolare affetto nel benedire Giuseppe; lo che egli fa non Unto per la tenerezza, ch' egli avea verso questo figliuolo diletto, quanto per riguardo a colui, del quale fu s bella ed espressa figura Giuseppe e ne' patimenti, e nella gloria. Alludendo qui al nome di lui si dice , ch' egli un figliuolo, che va sempre di bene ia meglio, prospera, e si avanza; e cos sar della sua trib, o piuttosto delle due trib, che da lui avranno origine, Ephraim, e Manasse: egli soggiunge, che le fanciulle egiziane prese dall'avvenenza di lui correvano su'terrazzi, quand'ei passava, affili di vederlo. Questa particolarit non parrebbe degna della gravit patriarcale di Giacobbe, s'ella nou servisse a profezzare l'ardore, e l'impegno, con cui correranno a Cristo le nazioni mosse dalle attrattive del pi specioso tra' figliuoli degli uomini, Psalm. 44Vers. a3. Ma lo amareggiarono, e contesero con lui. L'Ebreo pu tradursi: lo amareggiarono, e lo trafissero; nondimeno la nostra Volgata d un ottimo senso: amareggiarono Giuseppe, e vennero in rotta con lui que' maestri di frecce , quegli arcieri: cos Giacobbe uoiiuaa quei suoi figliuoli, i quali co' delti morda-

4- Sedit in forti arcus ejus> et dissoluta sunt vincula bracinorum et manuum illius per manus potentis Jacob : inde pastor egressus estt lapis /sraeL 2 b.Deuspatris lui erit adjutor tuus, et Omnipotens benedicet tibi enedicdonibus coeli desuper, benedictionius abyssi jacentis deorsum, benedictionibus uberum> et vulvae.

24. L* arco di lui si appoggi sul (Dio) forte, e i legami delle braccia e delle mani di lui furono disciolti per mano del possente ( Dio ) di Giacobbe: indi usc egli pastore, e pietra d3Israele. 26. Il Dio del padre tuo sar tuo aiutatore, e 1' Onnipotente ti benedir colle benedizioni di su alto del cielo, colle benedizioni dell'abisso, che giace gi basso, colle benedizioni delle mammelle, e degli uteri.

ci, colle derisioni, e colle calunnie afflassero l'anima di Giuseppe, e finalmente lo gettaron nella cisterna, e lo venderono; cos contro Cristo adoperaron le frecce della lingua gli Ebrei, e colla spada della lingua 1' uccisero prima che Filato lo facesse crocifiggere: e a Cristo hanno relazione queste parole del patriarca. "Vers. a4' L'arco di lu fi appoggi sul (Dio) forte. Per l'arco inteudesi frequentemente la difesa: cosi qui dicesi: la difesa di Giuseppe pos tutta sopra l'assistenza del forte per eccellenza, cio Dio. Fedi Joab, XLIX. 20. E i legami delle braccia e delle mani d lui furono disciolti. Giuseppe tra le catene non fu dimenticato da Do : la sapienza eterna non abbandono il giusto venduto, e incatenalo. Sap. cap, x. La mano del possente Dio di Giacobbe fu quella che spezz le catene di Giuseppe. Indi egli usci pastore, e pietra a' Israele. Per questo, pereh la mano dell'Onnipotente era con lui, per questo egli da' suoi combattimenti e travagli usc rettore di popoli, e pietra fondamentale d'Israele, cui egli salv dalla fame, e lo stabil in ottima terra. Giuseppe fu il sostegno della nazione, guida de'fratelli, fermezza del popolo, come si ha, Ecclesiastici xux. 17. Tutto ci infinitamente meglio conviene a Cristo liberato dalla morte, e risuscitato per essere pastore del nuovo popolo, e pietra fondamentale della nuova Chiesa,

26. Benedictionem pa^ iris tuicofortatae sunt benedicticnibuspatrum ejus; donez veniret desiderium ollium aeternorumi fieni in capite Joseph, & in vertice TSazaraei inter fratres $uo$.

26. Le benedizioni del padre tuo sorpassano quelle dei padri di lui ; fino al venire di lu., che il desiderio dei colli eterni: posino.Ile sul capo di Giuseppe , sul capo di lui Nazareno tra* suoi fratelli.

Vers. a5. Cle benedizioni di su alto del cielo. Colle benedizioni, che venjono di lass, cio dal cielo. Colle benedizioni delV abisso , che giace gi basso. Siccome colle benediioni del cielo s'intendono le pioggie, cosi colle benedizioni dell'iusso s'intendono le sorgenti, le quali da' lunghi sotterranei soijono fuori, e scaturiscono ad irrigare, e fecondare la terra. Colle benedizioni delle mammelle, e degli uteri. Intendes la fecondit dellelonne, e anche de'bestiami, e l'abbondanza del latte nelle madri per nutrire*! loro parti : imperocch tutto dono, tutto bentjizione di Dio, il quale dona ad ogni momento ali' uomo anch\ quello che secondo le leggi della natura ordinate da lui fin da principio stabil di concedergli. Tutte le benedizioni, che pu da>e il Cielo, tutte le benedizioni, che pu ricever la terra, convenga a Cristo, in cui piacque al padre, che abitasse corporalmen,e tutta la pienezza della divinit , e da cui ricev la Chiesa si^ sposa queli' ammirabile fecondit , per cui celebrata cotanto In Isaa, cap. 4Q- e Co. Vers. 26. Le benedizioni <* padre tuo sorpassano ec. Tra le varie sposizioni di questo luoj^ questa mi paruta la pi semplice, e anche pi adattata al w$to originale. Le benedizioni, che io do a te (dice Giacobbe), sor^ssano quelle, onde io fui benedetto da'padri miei: tu sarai ben-detto P* & me opra di me, e di me pi felice. Fino al venir di lui, ch' e iliesidero de1 colli eterni: ec. Debbo osservare , che dove nella ncxtra Volgata si ha adesso donec veniret, in varii antichi luanosojtti di essa si ha donec veniat. Tutte queste benedizioni vengaUy sopra Giuseppe, sopra di lui, ch' Nazareno tra'suoi fratelli, fino^ tanto che venga colui, ch' il desiderio de'colli eterni, il quale amplissima benedizione porter a' posteri di Giuseppe, e al moi^0 tutto. Cristo qui chiamato il desiderio de'colli eterni; vale indire degli Angeli, e di tutte le creature spirituali: in lui, dice I\p0sioio Pietro, desiderano gli Angeli di fissare lo sguardo^ Giuseppe detto Nazareno tra1 suoi frateilit che vuol dir serrato, ovvero co-

27. Benlamin lupus rapax, mane comedet praedam et vespere dividei spotia. 28. Omnes li in triubus Israel duodecim. Haec locutus est eis p ater suu, benedixitque singulis benedizionibus propriis. 29. Et praecepit eis, dicens\ Ego congregor ad popuhim meum\ sepelite me cum patribus meis in spelunca duplici , quae est in agro Epkron Jfethae,

27. Beniamino lupo rapace, la mattina div^ rer la preda, e la sera spartir le spoglie. 28. Tutti questi capi delle dodici irib d'Israele. Queste cose disse loro il pacre , e eiascheduno diessi benedisse colla rropria sua benedizione. 29. Diede poi loro ordine, diceido : Io vo ad unirmi al mio popolo: seppellitegli coi padri miei nelle doppia caverna, che nel campo di EphronHetbeo ,

ronato , e distnto tra' suoi fratelli ; egl f separato e distinto per la sua innocenza, e per l'esimia vi>, e fu coronato, vale a dire ebbe suprema potest in Egitto Questo nome istesso ci rappella il Cristo , di cui fu figura Giuseppe, il Cristo, che port il nome di Nazareno, e fu segregato da tutti gli uomini, e consacrato a Dio, e unto re, e ponile. Vers. 27. Beniarnin lupo rapac -, l& mattina ec. Descrivesi il naturale indomabile e fiero di qu-'i della trib di Beniamin col ritratto di un lupo, il quale al pattino si divora la preda, e la sera torna a spartirne della nuo^- Questo carattere de'Beniaruiti apparisce in quello che di essi accontasi, Jud. cap. xx. Quasi tutti i Padri Latin'con s. Girolamo e s. Agostino, e alcuni anche de' Padri Grec' intendono queste parole di Paolo Apostolo nato di questa tri'u, il quale la mattina, cio ne' suoi primi anni, fu lupo rapace persecutor della Chiesa ; la sera poi, vale a dire ne' tempi veggenti dopo la sua conversione, arricch la Chiesa di molte confate. Vers. 28. CiaschetUno d essi benedisse ec. Giacobbe non diede qui veruna bendtione a Ruben, n a Simeon, n a Levi; ma la riprensione, A'ei fece loro, tiene luogo di benedizione, in quanto per quest> nome s' intendono i sentkueuti, e i ricordi di un padre vicino a morire,

3 o. Contra Mambre in terra Chanaan , ( i ) quam emit Abraham cum agro ab Ephron Hethaeo in possession nem sepulchri. 31. Ibi sepelierunt eum et Saram uxorem ejus : ibi sepultus est Isaac cum Rebecca conjuge sua: ibi et Lia condita jacet, 32. Finitisque mandats , quibus fdios instruebat, collegit pedes suos super lectulum, et obiit: appositusque est ad populum suum.
(i) Slip. 2 3. in.

5o. Dirimpetto a Mambre nella terra di Chanaan , la quale Abramo compr insieme col campo da Epbron Hetheo per avervi un sepolcro. 31. Ivi fu sepolto e^ gli, e Sara sua moglie : ivi fu sepolto Isacco con Rebecca sua moglie: ivi fu sepolta anche Lia. 32. Finiti poi gli avvertimenti dati da lui per istruzione de figliuoli , raccolse i suoi piedi nel letlicciuolo, e si mori : e and ad u nirsi al suo popolo.

Vers. 3a. Raccolse i suoi piedi nel letticcuolo. Egli nel tempo, che parlava a'figliuoli, sedeva sopra un lato del letto co'piedi in fuora: finito che ebbe di parlare raccolse i piedi nel letto, e rend lo spirito. Questa la descrizione di un nomo, il quale disponendosi a pigliar sonno accomoda le su membra in quel sito, che pili gli pare ; ma la morte del giusto non altro, che un dolce sonno^ Abbiamo in varii luoghi osservato, come questo gran patriarca nella sua vita laboriosa, e piena di patimenti e di affanni fu una figura di Ges Cristo l'uomo de' dolori, e provato ne'travagli come chiamollo Isaia: quello, che io desidero, che si noti particolarmente in lui, si la fede immobile, e fermissima alle promesse di Dio. Egli vede il figliuolo quasi re in Egitto, vien dato a lui in quel regno un paese fertilissimo , e pieno d'ogni bene: tutto questo non capace d'intiepidire in lui il de-, siderio di quella terra, nella quale volea Dio stabilita la sua discendenza: egli non vuole nemmeno , che le sue ossa restino in Egitto; ma ordina che sieno portate nella terra di Chanaan, della quale non solo conferma ad essi il dominio con questa dis

C A P O L.

Giuseppe fatto imbalsamare il corpo del padre , v e fatto il duolo funebre s va co1 seniori d'Egitto a seppellirlo nella terra di Chanaan\ e aven do compiuta la cosa con grande solennit, ab* braccia benignamente, e consola i fratelli, che temevan di s a motivo delle passate in giurie. Egli dopo aver ordinato^ che neWuscir daW Egitto portin seco le sue ossa nella ter ra di Chanaan s riposa in pace. 1. v^i avendo ve1. \^/uod cernens JoseprTruit super fa* duto Giuseppe si gett ciem patris fiens 3 et sulla faccia del padre piangendo, e baciandeosculans eum. dolo. 2. E ordin a'm edici 2. Praecepitcjue servis suis medicis.ut aro* suoi servi, che imbalsamatibus condirent pa* massero il padre. treni. 3. quaranta giorni 3. Quibus jussa ex* plendbus, transierunt passarono, mentre quequadraginta dies : iste gli eseguivano puntuale/uippe mus erat cada* mente il suo comando:
posizione, ma molto pi colla divisione delle parti di essa tra' suoi figliuoli. Vers. a. Ordino a? medici... che imbalsamassero ce. L' uso d'imbalsamare i cadaveri fu comunissimo presso gli Egiziani, da'quali lo presero gli Ebrei. Si vede, che questo mestiere d'imbalsamare dovea es&erVfiroprio de' medici, i quali erano in numero grandissimo nell' Egitp, dove ogni specie di malattia avea i suoi medici, che non s'impafceiai^iuv se nonjdLjjuella. La maniera tenuta nell'imbalsamare descritta da Erodoto e da Strabene. notissimo, come i corpi imbalsamati all'egiziana si conservavano anche per molti secoli: anzi fino al d d'oggi si trovauo di questi cadaveri, o mummie conservate assai bene.

verum conditorum : fle- imperocch cosi portavitque eum Mgyptus se- va il costume riguardo ptuaginta diebus, all'imbalsamare i cadaveri: e l'Egitto fu in lutto per settanta giorni. 4. Et expleto pian4* E finito il tempo eius tempore, locutus del duolo, disse Giusepest Joseph ad familiam pe alla famiglia di FaPharaonis : Si inveni raone : Se io ho trovato gratiam in conspectu grazia dinanzi a voi, vestro^ loguimini in au insinuate Faraone, ribus PharaoniSy 5. Che il padre mo 5. Eo quod pater meus adjuraverit z/ze, facendomi giurare di dicens : En morior ; in obbedirlo, mi disse : Io sepulchro meo ( i ),guod mi muoio : tu mi sepfodi mihi in terra Cha** pellirai nella mia sepolnaan> sepelies me A" tura, che mi scavarnelscendam igitur, et $e- la terra di Chanaan. peliam patrem meum, Ander dunque a sepac revertar. pellire il padre mio, e poi torner.
(i).Sup. 47. 29.
Vers. 3. E V Egitto fu in lutto per settanta giorni. Il lutto de' re d'Egitto non durava, se non due giorni di pi, cio settantadue giorni. Si vede da ci, come fosse onorata la memoria di Giacobbe. I riti, o sia le stravaganze, che si osservavano dagliEgiziani nel lutto de' privati, e de' re, sono descritte da Erodete, da Pomponio Mela, e da Diodoro. Vers. 4- Disse alla famiglia di Faraone, ec. Credesi, che Giuseppe usasse di tal mezzo per far intendere il suo desiderio a Faraone, perch il tempo del lutto finito per gli altri, non essendo finito per lui, n dovendo finire, se non dopo la sepoltura del padre, non poteva egli contro il costume presentarsi in abito di duolo dinanzi al re. Vedi cap~ XLI. 17. Vers. 5. Nella mia sepoltura, che mi scavai ec. Si vede, che nella doppia caverna Giacobbe si era preparato il luogo, dove avea da riporsi il suo corpo,

6. E Faraone gli dis6. Dixitque ei Pharao: Ascende, et sepeli se : Va, e seppellisci il patrem tuum, sicut ad' padre tuo, come promettesti eoa giurajuratus es. mento. 7. Ed egli and, e 7. Quo ascendente, ierunt cum eo omnes andaron con lui tutti senes domus Pharao- gli anziani della casa di nis, cuncdque majores Faraone, e tutti i prinnatu terras AEgypti: cipali della terra d1 Egitto : 8. E la casa di Giu8. Domus Joseph cum fratrius suis, abs- seppe co'suoi fratelli, que parvulis, et gregi- lasciando ji fanciulli, e bus, atque armentis i greggi, e gli armenti quae dereliquerant in nella terra di Gessen. terra Gessen. g. Habuit quoque in 9. Ebbe ancora accomitatu currus, et e- compagnamento di carquites-. et facta est tur- ri, e di cavalieri, e fu ba non modica. una non piccola turba. io. Veneruntque ad 10. E giunsero all'aia aream Atad, quae sita di Atad, che situata est trans Jordanem : di l dal Giordano: dove ubi celebrantes exse- impiegarono sette di a quias planctu magno, celebrare il funerale atque vehementi, im- con duolo grande, e pleverunt septem dies. profonda
Ver, y. Gli anziani della cata d Faraone. Il titolo di an alano riguarda non tanto l'et, come la dignit. Vers. io. Giunsero &W aia di Atad. La Volgata sembra, che abbia preso Atad per nome di un uomo, se non debbe intendersi: giunsero^ alV aia detta Atad, o sia delle spine. S. Girolamo dice, etc questoluogo ebbe dipoi il nome di Bethagla. Situata di l dal Giordano. Sulla riva occidentale del Giordano.

12. Fecerunt ergo filii Jacob, sicut praeceperat eis. 13. Etportantes eum in terram Chanaan, sepelierunt eum in spelunca duplici, ( i ) quam emerat Abraham cum agro in possessionem sepulchri ab Ephron Hethaeo contra faciem Mambre. Act. 7. 16. 14- Reversusque est Joseph in AEgyptum cum fratribus suis , et omni comitatu, sepulto patre. 16. Quo mortuo , timentes fratres ejus , et mutuo collofjuentes: Ne forte memor sit injuriae, quam passus est, et reddat nobis omne malum, quod fecimus\
(i) Sup. f.3. 16.

gypti.

11. Quod cum vids$ent habitatores terrete Chanaan dxerunt i Planctus magnus est iste AEgyptiis. Et idcirco vocatum est nomen loci illius Planctus AE-

11. Lo che osservato avendo gli abitatori della terra di Chanaati dissero : Gran duolo menano gli Egiziani. E per questo fu chiamato quel luogo il Duolo dell'Egitto. 12.Fecero adunque i figliuoli di Giacobbe, come egli avea lor comandato. 13. E portatolo nella terra di Chanaan, lo seppellirono nella doppia caverna^ la quale Abramo avea comprata insieme col campo dirimpetto a Mambre da Ephron Hetheo per farne una sepoltura. i4E Giuseppe torn in Egitto co'suoi fratelli , e con tutto il suo accompagnamento, sepolto che fu il padre. 16. Dopo la morte del quale vivendo in timore i fratelli, e dicendo tra di loro : Chi sa, ch'ei non si ricordi dell'ingiuria sofferta, e non voglia renderci tutto il male, che a lui facemmo ?

16. Ittandaverunt ei 'dicentes : Pater tuus praecepit nobis antequam moreretur^ 17. Ut haec tibi verbis illius diceremus i Obsecro, ut obliviscaris scelerisfratrum tuorum, et peccati atque malitiae, quam exercuerunt in te', nos quoque oramus, ut servisi Dei patris lui dimittas iniquitatem hanc. Quibus auditiS) flevit Joseph. 18. Veneruntque ad eumfratres sui et proni adorantes in terram, dixerunti Servi lui sumus. 19. Quibus ille respondit : N'olite amerei num Dei possumus resstere voluntatis

16. Mandarono a dirli : II padre tuo prima di morire ci comand, 17. Glie a nome suo ti dicessimo : Di grazia poni in dimenticanza la scelleraggine de'tuoi fratelli, e il peccato, e la malizia usata da loro contro di te : noi pure ti preghiamo di perdonare questa iniquit a' servi del Dio di tuo padre. Udito questo, pianse Giuseppe. 18. E andarono a trovarlo i suoi fratelli, e prostrati per terra adorandolo, dissero : Noi siam tuoi servi. 19. Rispose loro : Non temete : possiam noi resistere al volere di Dio ?

Vcrs. 16. Mandarono ci dirgli : il -patire tuo c. Credsi, che l'imbasciata la portasse Beniamin, il quale non avea avuto veruna parte a quello clic era stato fatto a Giuseppe : e credesi ancora , che il timore faccia dire a questi fratelli una menzogna. Giacobbe conosceva assai bene la mansuetudine, e la carit di Giuseppe; onde non tem, ch'egli potesse giammai pensare a vendicarsi Vers. ip. Possiamo noi resstere al volere d Dio ? Giuseppe per consolare e rianimare i fratelli vuole, clic in tutto quello , ch' avvenuto riguardo a l u i , considerino le sole disposizioni della Provvidenza divina, la quale permise il loro odio, e la loro persecuzione contro di lui, per trame quel gran bene, ch' essi vedevano; vale a dire perch egli fosse la salute di molti popoli ,

2 o. Vos cogitastis de me malum sed Deus vertit illud in bonum, ut exaltaret me, sicut in praesentiarum cernitis, et salvos faceret multas populos. Sup. 46. 5. 21. Nolite limerei ego pascam vos , et parvulos vestros. Consola tusque est eos, et blande , ac leniter est locu* tus. 22. Et Jiabitavit in 'AEgypto cum omni domo patris sui", vixitque centum decem annis. Et viditEphraimfilios usque ad tertiam generationem. (\) Filii quo~ que Macliirfilii Manasse nati sunt in genibus Joseph.

20. Voi faceste cattivi disegni contro di me ; ma Dio li convert in bene affine di esaltarmi, come vedete di presente, e salvar molti popoli, 21. Non temete : io nutrir voi, e i vostri pargoletti. E gli consol, e parl loro con dolcezza, e mansuetudine.

22.Ed egli abit^iell5 Egitto con tutta la famiglia del padre suo : e visse cento dieci anni. E vide i figliuoli di Ephraim fino alla terza generazione. I figliuoli ancora di Machir figliuolo diVIanasse furon posti sulle ginocchia di Giuseppe. 23. Dopo tutte que23. Quibus transa ctis^ (2) locutus est fra- ste cose disse egli a'
(i) Num. 3a. 3g. (>.) Hbr. 11. 12.

Sup. 4?. 12.

e principalmente fie' suoi stessi persecutori. E in questo ancora egli simile a quel divino originale, di cui fu vivissima copia in tutto il tempo di sua vita. * Possiam noi resistere al volere d Dio? Ritorna la stessa frase del cap. XXX. v. ?-. E con essa vuol significarsi, che non possibile 1' alterare le divine disposizioni, per cui il delitto de'fratelli di Giuseppe sarebbesi convertito in loro profitto.

tribus suis: Post mortem meam Deus vsitabit vos*) et ascendere vos faciet de terra ista ad terram , quam juravit Abraham^ Isaac, et Jacob. 24- Cumque adjurasset eos, atque dixisset: Deus visitabit vosi (i) asportate ossa mea vobiscum de loco sfo: 26. Mortuus est, expletis centum decem vitae suae annis. Et con" ditus aromatibus repositus est in loculo in AEgypto.

suoi fratelli : Dio vi visiter dopo la mia morte, e faravvi passM^da questa terra alla tePra promessa con giuramento ad Abramo, ad Isacco, e a Giacobbe. 24* E fattili giurare, dicendo : Quando Dio vi visiter, portate con voi da questo luogo le mie ossa: 20. Si mori, compiuti i cento dieci anni di sua vita. E imbalsamato fu riposto ia una cassa nell'Egitto.

(ij Exod. 13. io. Jos. 24. 32.

FINS DEL LIBRO DELLA. GENESI,

Ver*. 4- * Portate con vi le mie ossa. Imita Giuseppe la piet e la religione de'padri suoi, ma si adatta a'tempi, ed contento che le ossa sue vengano trasferite d'Egitto, quando a Dio piacer visitarvi il sno popolo. Confida intanto, che queste, depositate nel luogo della sua morte, renderan bene affetti gli Egiziani a Israele, qual monumento de' benefizii divini lor compartiti per mezzo suo.