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Pagina 4 - Cultura

ASIS news Anno VI numero 7 - 15 aprile 2007

Il testimone dell'orrore

Primo Levi a vent'anni dalla morte


Renato Calapso Esattamente ventanni fa, lundici Aprile del 1987 si spegneva a Torino in circostanze mai del tutto chiarite, Primo Levi. Chimico, scrittore, memorialista deccezione, fu un uomo per pi versi esemplarmente legato ai travagli e alle tragedie del secolo, di cui visse da protagonista e da testimone la parte centrale, era nato a Torino nel 1919. Giovane chimico colpito dalle leggi razziali, resistente catturato da repubblichini e avviato prima al campo di Fossoli e poi ad Auschwitz, ad Auschwitz incredibilmente sopravvissuto, ha lascito di tutto questo una testimonianza scabra avvincente e indispensabile in libri che non sono pi solo celebri ma addirittura proverbiali, Se questo un uomo, La tregua. Primo Levi stato coetaneo dei grandi scrittori italiani del secondo Novecento, da Pasolini a Calvino. Per nulla intimidito da questa compagnia egli si applicato, nei giorni e nei momenti su cui non incombeva la sua impegnativa professione, a dare forma a ci che per definizione alla forma artistica sfugge e ripugna, il Campo di sterminio. In questo senso si potrebbe dire che Levi ha fatto letteralmente limpossibile, quanto alla forma letteraria, e c riuscito con sobriet estrema, economia di mezzi, misura. Come sanno bene i lettori di Se questo un uomo, tutti questi elementi concorrono a una riuscita despressivit e dequilibrio unici. Ma lequilibrio e la sobriet non hanno leffetto di edulcorare la terribile materia trattata, quanto invece di restituirne lunicit, la mostruosit sconvolgente e definitiva. Tutti, credo, ricordano il momento e le circostanze della loro vita in cui hanno letto Se questo un uomo. Levi stato certamente favorito dallaver evitato, almeno in partenza, di collocare la sua esperienza in un contesto filosofico o letterario. Da qui scaturita la sua estrema, vivida raffigurazione di fatti, persone e circostanze tanto oggettive quanto individuali. Che sono state consegnate al loro significato di cesura definitiva nella storia dellumanit proprio dalla nudit senza orpelli con cui sono state presentate. Chi potr dimenticare lesame di chimica davanti al collega tedesco? Era la mia febbre, dei miei esami. Chi potr dimenticare i divieti del lager, che sono immotivati perch di regola, in Lager tutto vietato? Chi potr dimenticare la bambina ebrea che si lava nella tinozza incredibilmente rimediata dai genitori nel vagone piombato? Senza un trattamento esplicitamente letterario come quello di una Nelly Sachs, senza laspro tono accusatorio quanto legittimo di Gorge Steiner il martirio dei bambini ebrei appare nella nudit di cui lo circonda Levi ancora pi terribile e irreparabile. Questo stesso approccio dimesso e comunicativo (lopposto dellasserita bancarotta di ogni comunicazione argomentata da Adorno e praticata da Paul Celan) Levi assunse nei rapporti con i tedeschi e la cultura tedesca, dopo il Lager. A differenza di Vladimir Janklvitch, Levi rimase in contatto con tedeschi di ogni estrazione, con tutti coloro che vollero corrispondere con lui, attento, ancora una volta alla fisica e non alla metafisica dellorrore. Ne sono venuti alcuni scorci indimenticabili nella loro apparente leggerezza, come quello del colloquio con i colleghi tedeschi ai quali Levi rivolgeva delle scuse assai significative, per il suo tedesco: appreso dalle SS e non in unaula universitaria, e dunque per il lessico che non poteva non risentire di una certa rozzezza. Con tutto questo Levi non ha abdicato da considerazioni filosofiche, o perlomeno generali. Ma le ha spostate lontano nel tempo e nello spazio rispetto al consueto quadro di riferimento degli intellettuali europei. Li ha affidati al s uo pers onaggio pi indimenticabile, il greco di Salonicco Mordo Nahum, invitto reduce dal campo di sterminio e compagno di Levi nel tratto iniziale de La tregua. Quando Levi, in un momento di euforia seguito alla liberazione si lascia sfuggire un ingenuo: Ora che la guerra finita, Mordo, di rimando dice le parole decisive dellopera di Levi. Guerra sempre, che nella loro maest eraclitea ci indicano a quali fonti dissertarci per non soccombere di fronte al volto di medusa dellorrore.