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ASIS news Anno VI numero 8 - 30 aprile 2007

Avvenimenti - Pagina 15

A Cefalonia il 25 aprile scorso cera Battista Alborghetti

Difesa della dignit di una nazione


Il significato vero della ricorrenza della Liberazione
Renato Calapso Il luogo comune pi diffuso riguardo al carattere nazionale italiano quello che lo vorrebbe pigro, pasticcione, indolente, opportunista al limite dellamoralit, individualista fino allindifferenza verso il proprio simile. Ce lo ripetono quasi ogni giorno che siamo cos. Libri, giornali, televisione a reti quasi unificate, in modo diretto o indiretto. Per questo abbiamo una mal repressa tentazione di convincercene. Che dire allora di quel che accadde nel settembre del 1943, quando, dopo larmistizio dellotto settembre, le forze armate italiane dovettero affrontare da sole, senza ordini precisi, senza appoggio politico concreto, il tentativo tedesco di disarmarle e catturarle? Esse assai spesso si dissolsero, soprattutto per la nequizia dei capi, ma in molte circostanze ressero a questa prova durissima, resistettero con coraggio e con ordine, dovettero cedere, ne affrontarono virilmente le conseguenze. A Lero, Spalato, Corf e soprattutto a Cefalonia accadde esattamente questo. Dopo la resa le forze armate tedesche si abbandonarono a uninumana rappresaglia, contraria ad ogni norma del diritto internazionale di guerra e ai principi non scritti dellumanit e della civilt. I comandanti italiani venero fucilati alle spalle come il generale Gandin, assassinati a tradimento come il generale Amico, sottoposti a un processo illegale e pure fucilati, come il contrammiraglio Luigi Mascherpa che resistette per pi di un mese nella piazzaforte di Lero abbattendo pi di duecento Stukas. Non solo loro ovviamente, incorsero nellira dei nazisti, che del resto avevano cancellato il principio di legalit dal loro stesso ordinamento giuridico interno, ci accadde anche agli ufficiali e agli stessi soldati. In particolare a Cefalonia gli ufficiali italiani vennero concentrati presso la casetta rossa in pi di cento, e fucilati in gruppi di quattro. Il modo nel quale questi ragazzi, talvolta molto giovani seppero affrontare una morte ingiusta e assurda conservando il senso dellonore e del dovere stato a lungo dimenticato. Oggi, confermando una tendenza emersa negli ultimi anni, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto rendere omaggio a tali atti di eroismo silenzioso, celebrando la ricorrenza del 25 Aprile, festa della Liberazione, a Cefalonia. L ha parlato con i reduci, ha deposto la sua corona preso la grande lapide, ha sostato a lungo davanti alla casetta rossa. Nello stesso luogo gli ufficiali italiani caddero senza cedere alle lusinghe di chi voleva introdurre presso di loro la divisione e il malanimo. I tedeschi offrirono di risparmiare chi potesse dimostrare di essere iscritto al P.N.F. Le tessere vennero pubblicamente strappate. Quattro giovanissimi sottotenenti si offrirono al plotone di esecuzione tenendosi a braccetto e cantando la canzone del Piave. Cosa rimane dei luoghi comuni? Dov la vilt legoismo, laccidia, il particolare? Il Presidente Napolitano ha concluso la sua emozionante sobria allocuzione indicando nella difesa della dignit di una nazione il senso della testimonianza di questi magnifici ragazzi. Da qui, da questi atti coraggiosi, disciplinati, fieri e sobri nasce quellampio movimento di popolo che prender il nome, radicato nel diritto naturale, di resistenza. Da qui il senso ritrovato di dignit nazionale che nasce in Grecia da un movimento consapevole e spontaneo di resistenza alla sopraffazione, e si decliner attraverso due atroci anni di guerra, in tante diverse ispirazioni ideologiche e politiche. Esse concorreranno tutte alla gestazione della nostra costituzione repubblicana nei cui valori di libert, dignit, eguaglianza tra gli esseri umani ci sentiamo di continuare a credere, tra mille difficolt e nei quali educhiamo i nostri figli. Tra i reduci faceva spicco, spesso inquadrato dalla televisione, un bel signore canuto, dal colorito acceso, il fazzoletto giallo della Acqui al collo. Si tratta di Battista Alborghetti, pap di Roberto, valente giornalista professionista e consulente scientifico dellASIS. Il bel volto commosso senza ostentazione dellintervistato compendia per noi la fedelt, tenacemente coltivata nel tempo, ad alcuni fondamentali valori che sono soprattutto umani. Giova ricordare il volumetto di Roberto Alborghetti mio padre nellinferno di Cefalonia. La memoria di un superstite, un massacro impunito, i silenzi e le omert di Stato. Trenta pagine, in ottima veste tipografica, in ognuna delle quali il figlio mette il proprio lavoro di cronista al servizio della memoria di suo padre e ne racconta la vicenda di sopravvissuto.

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