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Pagina 8 - Cinema

ASIS news Anno VI numero 20 - 30 novembre 2007

Michael Moore smascherato in un nuovo film canadese

La falsa verit
Renato Calapso Anche questo doveva accadere. Il primo atto del festival di Torino, nella nuova gestione affidata a Nanni Moretti, stato la demolizione di un mito, di un eroe, dellicona dellopposizione globale: Michael Moore. Fabbricando il dissenso, opera di due giovani registi canadesi un film dedicato a mostrare i r etr o s cen a s g r ad ev o li, la s o s tan ziale manipolazione contenuta nei film di Michael Moore. Che cosa ha fatto il simpatico e occhialuto guru del dissenso americano? Si comportato scorrettamente nei confronti di Ralph Nader, sostenendone la candidatura alla casa bianca nel 2000, per poi allontanarsene e accusarlo di aver sottratto voti decisivi a Gore. Si comportato scorrettamente nei confronti di Roger Smith, presidente della General Motors, responsabile della chiusura delle fabbriche automobilistiche nella citt in cui lo stesso Moore era cresciuto, Flint, nel Michigan. Il primo successo di Moore, Roger & Me del 1989, interamente basato su unintervista che Moore chiese a Smith senza mai ottenerla. Era falso, i due registi Rick Caine e Debbie Melnyk sembrano aver dimostrato (a questo punto ogni cautela dobbligo) che le interviste ci furono, ben due, ma che poi Moore abbia deciso di distruggerle e inventare linfruttuoso inseguimento del regista assetato di verit nei confronti del manager cattivo. Noi non abbiamo ancora visto il film. Se per questo conosciamo bene di Moore solo Bowling a Columbine. Non abbiamo avuto soverchia curiosit di vedere n il film sullundici settembre, n lultimo sulla sanit americana, Sicko. Sappiamo per di dover tenere i fatti separati dalle opinioni. Ebbene, che la sanit interamente privata abbia costi sociali disastrosi non lo ha inventato Moore. Che qualcosa nelle versioni ufficiali sul terribile giorno del 2001 in cui mutato il clima internazionale e si modificata la convivenza in termini planetari, sostanzialmente certo. Le bibliografie scritte e filmate sono ormai ponderose. N ci pare abbia inventato lo smantellamento della General Motors. Dunque Moore dice cose per lo pi note. In cosa consiste il valore aggiunto- Michael? Primo. Nella divulgazione di massa. Secondo. Nella esemplificazione palmare e stringente. Qui Moore ha fatto una cosa assai simpatica: ha barato. Ovvero ha travestito da documentario unopera essenzialmente di finzione. Cio ha trasformato il verosimile del racconto realistico in fatto incontestabilmente vero. E allora? Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi per dirla con Bertolt Brecht. Michael Moore un artista, vale quel che esprime. Se salta fuori che ha adoperato degli effetti ingannevoli e subdoli, ci lo rimpicciolisce. Ma decisivo rimane ci che ha voluto dirci sulla societ americana. Ci ha detto cose che Altman, Pollack, Arthur Penn e Sidney Lumet ci avevano detto senza bisogno di barare, mentire e manipolare. Ma questo riguarda la sua impotenza dartista, non la sostanza degli argomenti trattati, dove ci sembra che non abbia scoperto niente. Chi voglia respirare aria pulita si rivolga invece alle opere dichiaratamente di finzione di Gillo Pontecorvo, scomparso giusto un anno fa. Opere di finzione in cui si respira il rigore del documentario, si pensi alla scabra, equilibrata ricostruzione de La battaglia di Algeri. Del resto, quando unartista incontestabilmente grande argomenti di questo genere divengono inconsistenti. Certo Goethe ha manipolato, abbellito la sua vita, purgandola di vari episodi sgradevoli in Poesia e verit, la sua autobiografia. Cos come anni fa sembr saltare fuori che Brecht si era servito dellaiuto di una sua compagna per la redazione di diverse opere. E allora? Noi non abbiamo mai creduto nella santit di Goethe, Brecht o Michael Moore. Contano le opere, e quel che davvero cinteressa lesistenza de Il cerchio di gesso del Caucaso, a quante mani sia stato scritto riguarda la filologia. Cos come che Goethe non fosse del tutto una brava persona pu dispiacerci, ma ci basta che abbia scritto il Faust. Il problema fondamentale di Moore non dunque la disonest (ce la aspettiamo dagli esseri umani) ma che essa abbia contribuito alla relativa modestia delle sue opere.