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ASIS news Anno VI numero 4 - 28 febbraio 2007

Politica - Pagina 5

Un problema storico

Libert del Parlamentare


Renato Calapso Quando leggerete queste pagine la crisi di governo si sar, in un modo o nellaltro, risolta. Sapremo se siamo davanti a un crisi di sistema (DellArti) o a una tempesta in un bicchiere dacqua. Ma certamente non si sar esaurita la disputa teorica sulla natura delle regole che la disciplinano o dovrebbero disciplinarla. Ancora stamattina (24 febbraio) Michele Ainis delineava sulla Stampa un ipotetico conflitto tra Cos tituzione s critta e Cos tituzione materiale scaturita dai tratti maggioritari della recentissime legge elettorale. Conflitto che metterebbe addirittura in discussione la certezza del diritto, bene supremo di un ordinamento giuridico. Rimane il fatto che in effetti la Costituzione scritta (che daltronde lunica vigente) assegna a tutti gli attori della crisi di governo la massima libert dazione. Il singolo parlamentare privo di vincolo di mandato (art. 67 Cost.) pu dunque far[si] candidare da un partito e poi cambiar cavallo durante larco della legislatura, [...] mietere voti per la destra e un minuto dopo lelezione metterli all'incasso dello schieramento di sinistra, [...] rimbalzare dall'opposizione alla maggioranza come una pallina da ping pong. La situazione che Ainis descrive in modo cos colorito ha caratterizzato mezzo secolo di vita politica italiana, senza che i parlamentari (che per allora sapevano la data della Rivoluzione francese) si trasformassero in schegge impazzite, facessero cadere i governi in seguito a personalissime crisi di coscienza, o passassero armi e bagagli allo schieramento opposto come prassi consolidata. Non abbiamo alle spalle cinquanta anni di campagne acquisti in Parlamento. In altri termini il principio che negava ogni vincolo di mandato era consolidato, per quale motivo oggi foriero di tutti questi problemi? Perch non ha creato in passato linstabilit che determina oggi? Si tratta, a nostro avviso, di un problema storico che si potrebbe impostare come segue. Quando vigeva lo Stato monoclasse, la legge elettorale era censitaria, elettori ed eletti appartenevano alla stessa cerchia di notabili, il vincolo di mandato sarebbe stato assurdo e insultante. Poi venne la Costituzione repubblicana (1948) lo Stato pluriclasse, leffettiva contrapposizione ideologica tra schieramenti parlamentari. In questa fase i parlamentari rappresentavano la nazione senza vincolo di mandato, ma la loro libert era solo teorica. I grandi partiti di massa, costruiti su base ideologica imponevano una ferrea disciplina non solo ai loro eletti ma ai militanti, agli iscritti, ai simpatizzanti medesimi. Che i deputati di quei partiti pensassero alla possibilit di cambiare schieramento era unipotesi remota. Si conta solo qualche sofferta eccezione che conferma la regola, per esempio il caso Melloni. Oggi siamo a una sorta di fase tre. Lassenza di grandi partiti ideologici determina un personalismo e una fluidit curiosamente paragonabili a quelle di un secolo fa. Ma tutto questo si svolge in un contesto caratterizzato da un furioso conflitto ideologico su problemi e interessi essenziali. Cos si perviene al paradosso attuale, che legami e contrapposizioni personali, o lintima crisi del singolo giungano a determinare fratture e rivolgimenti di carattere epocale. Per porre rimedio a tale paradosso Ainis invoca il vincolo di mandato. Solo che lo si fa derivare dalla Costituzione materiale, ovvero quella del maggioritario, dellindicazione del capo del governo sulla scheda elettorale, del premio in seggi (almeno 340) alla coalizione pi votata. Significa che se un senatore zompa da un polo all'altro viola un mandato vincolante [...] se Prodi continuasse a governare sostituendo qualche pezzo del motore (per esempio i comunisti), a rigore di logica questi ultimi dovrebbero restituire il premio elettorale, e dunque suicidare il proprio scranno in Parlamento. Secondo noi eccessivo fare derivare conseguenze cos cogenti da un articolo della legge elettorale (votata da maggioranza non qualificata) e da poco altro. Il problema reale ma una effettiva riforma del s is tema che conferis ca maggior forza allesecutivo resta ancora da fare. Per ora ci accontenteremmo di una legge elettorale meno pasticciata.