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Premio Strega, una storia italiana

Il primo vincitore del premio strega fu Ennio Flaiano, nel 1947, con un romanzo che Leo Longanesi gli aveva ordinato perentoriamente per il dicembre dell'anno precedente, Ferito a morte. Flaiano aveva eseguito, come sempre faceva con gli ordini da rabdomante di Longanesi, che prima della guerra gli aveva detto cos senza tanti complimenti: -Lei, Flaiano, quand' che si mette a scrivere seriamente? Intimandogli di dedicarsi a quella che sarebbe poi stata la sua carriera. Il romanzo premiato uno dei nostri capolavori del dopoguerra, e non solo, racconta una storia molto aspra ambientata nell'Africa orientale italiana. Quindi il premio che i coniugi Alfredo e Maria Bellonci inventarono subito dopo la guerra e ambientarono nello scenario ineffabile del Ninfeo di villa Giulia, nacque subito sotto il segno della seriet e della verit artistica. Nato sotto questo segno il premio non era destinato a smentirsi pi, almeno per i primi decenni. Dopo Tempo di uccidere tocc con Villa Tarantola, a un Cardarelli ormai stanco e malato che si aggirava con il suo cappotto e la lobbia anche d'estate per i luoghi della Roma letteraria. Il premio rese dunque omaggio al pi serio e pi duro dei rondisti e poi spicc il volo verso il giovane dominatore della scena letteraria nazionale, il direttore editoriale di Einaudi, il brillante, nevrotico, sofferente Cesare Pavese. Pavese nel giugno del 1950 fece un salto a Roma ritirare il premio conferito al suo smagliante La bella estate, che avrebbe soddisfatto anche l'esigentissima Simone de Bauvoir, poi torn a Torino e quello stesso agosto si uccise nella solitudine dell'hotel Roma. Ancora durezza, ancora verit umana, ancora seriet artistica. Tutto questo mentre invece, sul piano sociale il premio si avvia diventare una occasione mondana alla quale non si pu mancare, riunendo immancabilmente quel mondo letterario che Alberto Arbasino si affretter a prendere in giro nella sua Filastrocca del premio strega. Nella quale Muscetta e Salinari convincono Bernari a prendere un campari, mentre Elio Filippo Accrocca si aggira per il Ninfeo con un maritozzo in bocca, e Leonetta Cecchi Pieraccini immancabilmente effigiata dal satiro vogherese con tutti i nipotini. Fin qui Arbasino e la mondanit, fin qui la satira. Ma i vincitori, il livello dei premiati decade man mano che ci si addentra negli anni Cinquanta e ci si avvicina alla nostra belle poque dei Sessanta? Vero il contrario, il premio non mancher di registrare quanto di meglio e di pi genuino si fa in Italia narrando. Cos mentre si diradano le brume della tragedia di un Pavese, delle sofferenze di Cardarelli, del dolore di Flaiano (che mor di crepacuore dopo aspri contrasti con i produttori intorno al suo Melampo, di cui comunque Ferreri fece un capolavoro) e si approda ai pi sereni Moravia e Soldati, il livello non scende, anzi. Forse Le lettere da Capri (vincitore nel 1954) non il romanzo di Mario Soldati che ci fa stravedere, ma Soldati tra i vincitori sta a meraviglia. Mentre al contrario con I racconti gli amici della domenica premiano il migliore, forse, tra i libri di Alberto Moravia. Comunque il livello resta uniformemente alto, fin quando registra nel 1959 il primo caso nella letteratura italiana del dopoguerra con il celebre Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, siamo ancora lontani dalle logiche pubblicitarie e compiutamente commerciali che prevarranno pi avanti ma non vige pi l'aria di rigore quasi feroce degli anni Quaranta. Comunque ancora per qualche anno l'atmosfera pi distesa giova ancora largamente al premio. Che, per esempio azzecca magistralmente e puntualmente incorona Lessico famigliare di Natalia Ginzburg, indimenticabile, meraviglioso ritratto della Torino intellettuale degli anni Trenta. Libro unico della grande memorialista, saggista, editrice e della meno grande romanziera, che infatti d come suo libro migliore questo strepitoso non-romanzo attirando con puntualit l'attenzione dei

Bellonci e del premio. Al capo opposto, appena due anni prima sta un libro-summa, un libroculmine per eccellenza: Ferito a morte del napoletano Raffaele La Capria vincitore nel 1961 e vertice secondo noi indiscutibile della narrativa italiana dell'epoca. In conclusione non certamente azzardato dire che il merito principale degli amici della domenica stato quello di riuscire a scovare, intercettare e premiare i libri che nel panorama italiano costituivano, almeno fino a tutti i Sessanta, un remarkable achievement, talora per i motivi opposti: dando al pezzo unico, all'anomalia significativa e talora scabrosa, un posto quasi sempre pari rispetto al prodotto impeccabile, al libro-summa, al frutto maturo di una tradizione. Questo fino al limitare degli anni Settanta dopo i quali, forse si aperta una lenta e malinconica decadenza.