Sei sulla pagina 1di 2

POLITICA E CULTURA IERI E OGGI Galeazzo Ciano promise ad Alberto Moravia che avrebbe letto nella notte, in treno,

il suo La mascherata. Dove andava? A Monaco e non in gita di piacere, era il settembre del 1938 e un uomo come il ministro degli esteri italiano trovava il modo e il tempo per occuparsi di letteratura. Il fatto che l'epoca avesse una fiducia e un rispetto considerevoli per la cultura e le lettere in particolare, testimoniato dal fatto che lo stesso Ciano quando era costretto a inghiottire qualcosa di politicamente indigesto, si consolava con un: - Ho messo tutto nel mio Diario, che oggi ci fa purtroppo sorridere. Comunque, Ciano non era il solo. Poco prima di cadere e non aver presumibilmente testa per queste cose, Mussolini in persona confidava di aver recentemente riletto i Promessi sposi, e di averlo apprezzato ancora di pi. Ebbene, nel 1943 Benedetto Croce affermava sconsolato che la vita (culturale) italiana, si stava irrimediabilmente afflosciando. Avr avuto ragione ma insomma, da queste testimonianze ci pare chiaro che gli uomini che all'epoca dirigevano il paese e le cui politiche noi troviamo oggi davvero assai discutibili, comunque non solo nella cultura a loro modo credevano, ma che soprattutto la letteratura la amavano e la leggevano. Passiamo da un diario all'altro. Da quello di Galeazzo Ciano a quello dell'appena meno potente Giuseppe Bottai. Guardate le note di lettura che l'edizione Guerri riporta in un grazioso corsivo, vi spicca Moll Flanders di Defoe, per volerne citare solo una, tra tante allo stesso livello. Anche su un piano pi squisitamente professionale, Bottai dimostrava una benevola attenzione nei confronti di un grande critico come Luigi Russo, che per gli scriveva da professore a ministro, per dirgli che i bombardamenti gli rendevano difficile l' andare in treno da Firenze (dove risiedeva con la famiglia) a Pisa (dove insegnava). E Bottai gli consentiva di restare a casa, in tal modo aggiungeva, potrai darmi quelle pagine critiche di cui se capace. Insomma le bombe cadevano e il ministro si occupava della critica letteraria di un professore peraltro notoriamente crociano e antifascista. A questo punto il lettore si chieder se siamo diventati revisionisti. Ma no, dio guardi, detestiamo ancora e sempre il fascismo. Per quegli uomini dalle scelte talora ripugnanti avevano con noi in comune la fede nella poesia e nella letteratura. Quindi li si poteva combattere. Oggi con chi polemizzi pi? Non abbiamo premesse comuni con i vari ministri della pubblica istruzione, certo molte meno di quelle che sussistevano tra Russo e Bottai, che pur erano avversari e non ne facevano mistero. Oggi non abbiamo terreno comune con i nostri avversari e spesso nemmeno con coloro che dovrebbero essere nostri amici. Inutile dire che non ci riconosciamo nella politica culturale e nella visione della cultura che imperano oggi in Italia. Ma questo accade perch tale visione prevede il fatto che gli uomini politici possono benissimo non avere alcuna cultura di base, possono benissimo non sapersi esprimere, posso perfettamente essere dei crassi ignoranti. Ma nel ceto dirigente anche chi ignorante lo un po' meno, nutre per la cultura un sovrano disprezzo e non si cura di nasconderlo. E la letteratura? Un bene di consumo di pura plastica, da adulterare, prefabbricare, standardizzare. Va tutto bene se riesci a venderlo. E l'espressione dello stato di cose in cui si trovano gli esseri umani? No quella va sradicata perch pericolosa. Chi oggi al potere ha una concezione radicalmente antidemocratica della politica. Non vuol pi

ripetere l'errore che commise il fascismo lasciando filtrare e valorizzando un po' di cultura. Andrea Camilleri ricordava recentemente di essere divenuto antifascista leggendo La condizione umana di Andr Malraux. Egli ricordava che intere masse cerebrali si erano mosse nella sua mente e la mattina si era svegliato con la febbre e coperto di macchie rosse: un rush cutaneo da stress. Da quella mattina per, era divenuto antifascista, lui che a dieci anni aveva scritto una lettera a Mussolini per essere inviato a combattere in Abissinia. Oggi non si commettono pi questi errori, i fiduciari italiani del nuovo potere economico globale si adoperano perch la gente anche se si trova in mano un libro decisivo non abbia pi gli strumenti per capirlo.