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Pagina 4 - Cultura

ASIS news Anno VI numero 12 - 30 giugno 2007

Un grande giornalista in lotta con il suo tempo

Controcorrente
Renato Calapso Le pi belle scoperte sono quelle che si fanno per conto proprio, nella quiete delle vie non rumorose perch non eccessivamente battute. Per questo, quando abbiamo visto occhieggiare il volto di Indro Montanelli dalla copertina duna edizione ormai fuori commercio dei suoi Contr ocor r ente (niente paura ne s ono disponibili ben due ristampe recentissime per i tipi della Rizzoli) nella capiente cesta ricolma di occasioni librarie che in dotazione al nostro edicolante, non abbiamo saputo resistere. Abbiamo fatto certamente bene. Tutti sanno che Indro Montanelli si cimentato in tutti i generi letterari e giornalistici, almeno limitatamente alla prosa. Tale sua estrema versatilit gli ha consentito di spaziare dal reportage politico allinchiesta di costume, dallarticolo di fondo allelzeviro, dallintervista al romanzo (Il generale della Rovere), ai testi teatrali. In questo senso Montanelli riuscito a lasciare la sua inconfondibile impronta dartista sia nelle centinaia di pagine del libro di storia dalta divulgazione, che nel breve corsivo. Ma Montanelli non si accontentato dei formati tipici della prosa giornalistica. Quando, dagli anni Settanta, ha diretto un giornale suo, ha tentato, con successo pieno, un ulteriore exploit virtuosistico: la riduzione del corsivo ad ununica folgorate battuta, preparata con secca maestria per poche, talvolta pochissime, righe dintroduzione. Insomma Montanelli decise su Il Giornale, di estendere ai lettori tutti la battuta folgorante, laforisma tagliente che ne aveva fatto il dominatore ricercatissimo di tanti salotti. Anche di quelli aristocratici, che di solito non ammettevano letterati. Ma il gioco non finiva qui: le battute venivano di volta in volta attribuite dallautore a Voltaire, Montagne, Churchill, Talleyrand, con un gusto prezioso ormai scomparso del falso verosimile. Ma perch questo gioco aforistico e caustico, questa richiesta di complicit con il lettore, questo titolo, Controcorrente, che d un senso di accerchiamento, singolare in un giornalista tanto brillante quanto conservatore e allineato? Il fatto che quando nel 1974 Montanelli fonda Il Giornale lo fa in netta polemica con Il Corriere della Sera, in cui era entrato giovanissimo e sulle cui colonne si era affermato sin dal 1940 come un inviato di evidente, incontestabile bravura. Nei primi anni Settanta la propriet del Corriere e cio i Crespi, avevano affidato la direzione del giornale di punta della borghesia italiana a Piero Ottone. Il quale aveva, secondo Montanelli, collocato troppo a sinistra lorgano della borghesia italiana. Ci spiega la necessit da parte di Montanelli, per la prima volta direttore di in grande quotidiano, di chiamare a raccolta i suoi lettori, in polemica con lo snaturarsi, con il pervertirsi del Corriere. Si trattava di insegnare a tutti, dando di gomito a un gruppo sempre pi esteso di appassionati lettori, cosa fosse un vero giornalismo conservatore: dignitoso e colto ma implacabile, sia pure con stile, nei confronti di una sinistra empia, di un ceto politico italiano considerato corrotto e inefficiente, di un costume che andava divenendo sempre pi lassista e disordinato. Da qui Controcorrente. E proprio il caso di dire che ce n per tutti: la calma, signorile e sarcastica sferza di Montanelli non risparmia nessuno. Non risparmia il PCI, ma non tenero nei confronti della DC, non tollera Il Manifesto, s p ar a a zer o s u l f emmin is mo , s u lle rivendicazioni degli omosessuali, e lelenco potrebbe continuare. Ma qual il valore che assume oggi una simile lettura, dalla quale spesso dissentiamo pur nellammirazione? E presto detto, nellinattualit, oggi i tempi sono talmente volgari e rozzi che il fine (anche se caustico) sarcasmo montanelliano probabilmente non sarebbe capito. Esso, infatti, rende testimonianza di un giornalismo che vuol far riflettere o indignare un lettore che trattato con rispetto, su un piano di parit. Oggi su tale giornalismo prevale uno stile propagandistico che vuole dominare, influenzare, manipolare il lettore. Da qui tutta la nostalgia dun autore con il quale cos raramente avevamo consentito.