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Pagina 6 - Politica

ASIS news Anno VI numero 5 - 15 marzo 2007

Crisi dei partiti


Renato Calapso Nel mondo di ieri i partiti erano club, circoli, gruppi che mobilitavano in modo non rigido una cerchia di pari su una piattaforma comune, che comunque non toccava mai quelle scelte ideologiche di fondo che tutti gli ottimati componenti il corpo politico condividevano. Ci si scontrava duramente sulla provvisoria sospensione della libert di stampa e di riunione (1899) non sulla forma dello stato. Era lepoca in cui i partiti risentivano ancora dessere sorti come istituzioni aristocratiche. Da cui il senso di sport, di gioco connaturato alla loro prima attivit, sia pure in un contesto assai diverso da quello in cui alla fine del Seicento in Inghilterra fu inventata la campagna elettorale. Quando allinizio del Novecento entrarono in gioco le classi subalterne ed espressero le loro organizzazioni politiche, il gioco si fece molto pi serio, se non pi duro. Dal 1945 la vita dei parlamentari affiliati ed espressi da organizzazioni vaste, capillari, invadenti divenne angosciosa. Togliatti prescriveva con accurata attenzione ai particolari addirittura labbigliamento dei deputati comunisti: giacca blu, pantaloni grigi, cravatta rossa, scarpe nere. Il parlamento era nel frattempo divenuto il luogo di uno scontro ideologico e politico senza quartiere. Ma questo scontro era regolato, ordinato, disciplinato da una rigidissima disciplina di partito. Come abbiamo visto rappresentava un problema non tanto votare in modo difforme da essa, ma scegliersi una cravatta non consentita. Per la D.C. le cose stavano in modo diverso, qualcuno si inebriava della trasgressione profittando delle votazioni segrete, erano i franchi tiratori. Agendo nellombra provocavano effimere crisi di governo che non mutavano, era noto in partenza, un quadro politico consolidato, in cui la balena bianca era alternativa a se stessa, seconda la ben nota sentenza di Aldo Moro. Nel 1992 questa situazione finita. Da allora gli osservatori della politica italiana si interrogano insistentemente sulla natura dei nuovi partiti politici, che hanno sostituito i vecchi, mantenendo per, salvo eccezioni di rilievo, il vecchio ceto politico. I nuovi partiti non sono pi ideologici, sono leggeri cio privi dorganizzazione capillare di base, contendono essenzialmente sui media, dispongono di quadri intermedi non professionali, di modesto livello culturale ma che dispongono di vergognosi privilegi economici. Ma qual la loro vera natura? Se lo chiede anche Beppe Severgnini, acuto commentatore politico e di costume del Corriere della Sera. I partiti, in Italia, non sono un mezzo per uno scopo (come accade nelle democrazie mature). Sono invece forme di espressione, veicoli per le ambizioni e le vanit individuali, riserve di potere, strumenti di pressione, serbatoi di ricordi e nostalgie. La crisi del governo Prodi, nei giorni scorsi, lo ha dimostrato ancora una volta. Siamo dunque tornati indietro, al circolo, al gruppo di potere che cento anni fa si chiamava partito. Non si pu che concordare ancora una volta con Severgnini. Semplificare e razionalizzare il sistema politico italiano difficile in modo proibitivo proprio per questo. C ias cu n r ag g r u p p amen to es p r ime u n particolarismo, pi che una visione complessiva della societ. Tale particolarismo si dispiega poi in una vita associativa rigidamente verticistica, data lestrema disuguaglianza che vige allinterno di ogni partito. Come dice Severgnini questi organismi che scaturiscono da interessi particolari (talvolta di singole persone) privi di collante ideologico e dunque di disciplina morale, ma dotati nondimeno duna gerarchia assai severa, hanno un che di feudale. Il senso di disperazione che prende a osservare la nostra vita politica deriva dallimpressione di vedere resuscitata davanti ai nostri occhi una realt che avevamo conosciuto solo nei libri di storia. Ci sembra di vedere, risorto in carne e ossa, lintreccio caotico e inestricabile di interessi ed egoismi particolari che paralizzava la macchina dello stato nellancien rgime, prima della r iv o lu zio n e f r an ces e e d ella s p ietata semplificazione napoleonica.

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