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La trappola dell'austerit

L'ultima notizia terribile e sconvolgente: la televisione di stato greca chiude, gettando sul lastrico pi di duemila dipendenti. E' solo l'ultima tragedia (non abusiamo della parola) che colpisce l'economia e la vita europee sotto i colpi di una crisi pi terribile di quella del 1929. Come allora i governi credono opportuno di varare progressive misure di austerit nell'illusione di riequilibrare i conti pubblici dei vari stati. Non cos, come stato pi volte spiegato, l'austerit deprime e uccide la domanda aggregata, da cui deriva la stessa produttivit del lavoro, crollando la domanda aggregata e spegnendosi le attivit produttive si riduce il prodotto interno lordo, diminuiscono le stesse entrate fiscali, il disavanzo degli stati aumenta, e con lui il debito pubblico necessario a soddisfarlo. Quindi l'austerit fa aumentare e non ridurre il debito pubblico. Se ne recentemente accorto persino il fondo monetario internazionale, con il suo capo economista Olivier Blanchard che ha riconosciuto qualche piccolo errore nel valutare gli effetti della austerit espansiva, la spiritosa invenzione di Reinhart e Rogof, che invece espansiva non affatto. Sarebbero dunque necessarie misure volte a stimolare la domanda aggregata, che per non possono riguardare un solo paese (per esempio il nostro) in regime di rigidit del cambio e senza la rete di una banca centrale che decida finalmente di garantire il debito dei paesi in difficolt. Insomma, che il problema sia l'euro? Che il problema sia la banca centrale europea? La moneta unica non consente ai singoli paesi di equilibrare gli shock esterni, come l'attuale, scaturito peraltro da una immensa massa di debito privato, dunque da una paurosa sofferenza del sistema bancario internazionale. La banca centrale europea nasce con l'unico obiettivo di impedire l'inflazione, una banca privata, che non garantisce il debito dei singoli stati. Ma esistono ancora gli stati come tali? Mah forse no. Essi sono costretti a rivolgersi al mercato per finanziarsi, esponendosi a una rovinosa spesa per interessi, si indebitano in moneta straniera. Insomma sotto il fardello pauroso di una spaventosa crisi del sistema finanziario (debito privato, banche in crisi) gli stati europei hanno scoperto di essersi affidati a istituzioni economiche comuni che li lasciano del tutto indifesi. Di fronte a chi? Ma proprio di fronte al sistema finanziario internazionale che deve assolutamente rientrare dalla sua spaventosa esposizione e reclama dagli stati i soldi che gli stessi stati hanno investito a fondo perduto per salvare le banche. Si, ma gli stati chi li salva? Non li salva nessuno. Privi della possibilit di svalutare la loro moneta per rendere pi competitive le loro esportazioni e di una banca centrale in grado di garantirne il debito, possono solo scaricare sui salari e sulle tasse il peso di un terribile aggiustamento interno. Risultato una feroce disoccupazione che morde, chi pi chi meno i principali paesi europei. Questo vale per quasi tutti, e la Germania? La Germania ha i conto in ordine, frutto di un feroce programma di contenimento dei salari e di un vastissimo popolo di sotto occupati. Questo contenimento di spesa le consente di finanziarsi a tassi negativi e di essere ancora competitiva. Competitiva? Si ma solo sulla carta. Infatti il crollo della domanda dell'eurozona implica ormai da presso le sue esportazioni, le critiche al regime dell'euro sono ormai prossime a esplodere anche in Germania. Anzi forse sar proprio la Germania la prima nazione a uscire dall'euro. Oppure? Oppure essa potrebbe avere un lampo di ragionevolezza e varare, come nazione guida dell'eurozona proprio le misure espansive di cui parlavamo all'inizio.

Aumentare i salari interni, stimolare la domanda di importazioni, aprire cos a noi poveri paria il suo mercato. Sarebbe linfa vitale per tutta l'europa e forse un primo raggio di luce in questa notte nera, ma secondo noi la Germania non lo far. Non lo far per motivi culturali, di tradizione, di mentalit politica. Forse dovremmo essere noi italiani a suggerirlo, a invocarlo, a esigerlo. Esigerlo: gli imprenditori italiani si suicidano tutti i giorni. Esigerlo: senza di noi l'euro e l'eurozona sono destinati a morte certa. Ma noi non lo faremo, per tentare questa politica dovremmo disporre di un ceto dirigente, forte, strutturato, colto, probo e coraggioso e non l'abbiamo. Forse meritiamo di diventare anche noi terzo mondo.